
Subject:
Buffyverse
Warnings:
no.
Rating:
NC17.
Genere: Romance.
Storyline: Sesta stagione.
Spoiler: no.
Lunghezza: Ficlet (7017
parole).
Summary: Contest 2 - San
Valentino - Seconda Classificata

Guardandosi
allo specchio, Buffy si scoprì ansiosa. Le mani le tremavano e
le gambe la reggevano a stento. Lo stomaco aveva chiaramente ingaggiato
una lotta con il resto del suo corpo e, dai rumori che stava facendo,
sembrava anche che stesse vincendo.
Forse avrebbe fatto meglio a lasciar perdere tutto. Avrebbe dovuto svestirsi,
infilarsi il pigiama e dormire. Dormire fino a che il sole non fosse sorto,
cancellando quella serata, che non aveva senso di esistere. Era la decisione
più giusta.
Non si sarebbe scatenata l’apocalisse, se per una sera, solo per
una sera, avesse saltato la ronda. Giusto?
Ma se poi non fosse uscita, avrebbe significato dare un valore a quel
giorno particolare.
E non lo aveva.
No, decisamente no.
Nessun valore.
Forse avrebbe fatto meglio ad andare a caccia e dimostrare a tutti che
quella era una sera come tante.
Si, avrebbe fatto così!
Buffy, annuì vigorosamente davanti allo specchio, soddisfatta del
compresso a cui la sua mente era arrivata. Poi osservò il vestito
che stava indossando e storse la bocca.
Ma quel vestito le piaceva sul serio?
Si spogliò velocemente, gettando nel mucchio l’abito rosa,
e indossò una gonna longhette nera stretta sui fianchi, con un
lungo spacco sul ginocchio, ed una camicia nera semitrasparente.
Di nuovo.
“La prima scelta è sempre la migliore!” pensò
mentre lasciava qualche bottone strategicamente aperto. Si bloccò.
E se, poi, lui si fosse fatto qualche strana idea? Se avesse pensato che
dietro quel suo abbigliamento ci fosse un secondo fine?
Forse una maglietta più castigata sarebbe andata meglio.
Poi si ricordò di aver già fatto quel pensiero, all’incirca
un ora prima quando aveva provato quello stesso completo per la quarta
volta e si era resa conto che la camicia nera semitrasparente era l’indumento
più castigato che avesse nel guardaroba. Si maledì di non
aver accompagnato Anya a fare shopping. Avrebbe potuto comprare anche
lei qualcosa di adatto all’occasione.
Alt…lei non aveva nessuna occasione. Da dove le era venuta quella
parola?
Era una sera come tante, punto e basta. Una serata di ronda. Non era un
appuntamento.
No, decisamente no.
Era solo un vedersi casualmente, allo stesso posto, allo stesso orario.
Era semplicemente questo.
E nulla significava che il luogo in questione fosse casa sua.
Lui non stava andando a prenderla per portarla fuori e quello non era
un appuntamento.
Niente romanticherie, solo lavoro.
Come sempre.
Buffy sospirò rassegnata.
Forse avrebbe dovuto indossare i pantaloni di pelle?
“Meglio di no. Mi fanno cattiva ragazza e so bene come lui reagisce
al solo pensiero !” si disse, mentre alzava e abbassava le gambe
alternativamente per scegliere la scarpa più adatta da indossare.
Dopo mezz’ora di quello strano balletto, quando ormai i muscoli
cominciavano a dolerle, optò per il decoltè nero a punta
tonda e tacco alto. Sorrise allo specchio, appagata della scelta.
Quelle scarpe erano decisamente più appropriate del decoltè
nero a punta quadrata e tacco alto.
Ecco la riprova che per lei quello non era un appuntamento. Aveva impiegato
solo due ore e mezza per scegliere cosa indossare. In pratica aveva presa
la prima cosa che le era capitato sotto mano.
E, forse, non sarebbe scesa nemmeno “molto” in ritardo a dimostrazione
ulteriore che realmente quella serata non aveva alcun significato.
Ma se poi lui l’avesse trovata poco curata?
Il panico, che da quel pomeriggio la tormentava, tornò farsi sentire.
Buffy si precipitò verso la scrivania dove vi era appoggiato un
sacchetto di carta e cominciò a soffiarvi dentro. Il respiro si
placò ed il cuore riprese il normale battito “accelerato”
che aveva dalla mattina, ma che nulla aveva a che fare con quella serata.
No. Assolutamente niente.
Era normale per lei soffrire di tachicardia qualche volta.
E nulla centrava che tutto era cominciato quando lui le aveva espressamente
chiesto di uscire per una ronda con un tono di voce che faceva pensare
a tutt’altro.
Era un puro caso che il battito aumentasse ogni qualvolta pensasse ai
suoi occhi, alla sua bocca…al suo corpo. Il cuore accelerò
ancora una volta la sua corsa. Buffy tornò a soffiare nella busta.
Ma poi di cosa si preoccupava?
In fin dei conti ricordava bene l’effetto che aveva avuto l’ultima
volta quella camicia. Lui le aveva dimostrato di apprezzare e anche molto.
Ma molto molto.
Non che le interessasse.
Nessun interesse per Buffy.
No, assolutamente no.
Semplicemente non voleva sembrare sciatta. Ecco era solo questo. Era una
semplice attenzione per il proprio aspetto. A proposito di questo, doveva
truccarsi. Sembrava decisamente pallida ed emaciata.
Stanca.
Sembrava che tutte le preoccupazioni di quei mesi le si fossero manifestate
sul viso. Attraverso ogni piccola ruga Buffy riusciva a vedere le bollette
da pagare, la casa da pulire, la cleptomania della sorella, l’assistente
sociale, Willow e la sua dipendenza dalla magia. Attraverso la pelle rovinata
riusciva a sentire quel puzzo continuo di fritto e di hamburger che, per
altro, le aveva tolto definitivamente l’appetito con il conseguente
dimagrimento di altri cinque chili, che di certo non aiutava il suo colorito
o le sue forme già scheletriche. E per quanto ci provasse, il correttore,
il fondotinta o il fard non potevano restituirle il riposo di cui aveva
estremamente bisogno.
Buffy pensò che un rossetto più acceso avrebbe potuto almeno
distogliere l’attenzione dalle occhiaie. Scelse, tra la sua ormai
scarna collezione, uno lipgloss rosso passione. Lo passò sulle
labbra e, sporgendole all’infuori, mimò un bacio allo specchio.
Si, così poteva andare.
Con quel colore, nel momento in cui avrebbe messo il broncio, lui sarebbe
impazzito.
Non che lei lo volesse. Chiariamoci. Non stava in nessun modo pensando
di provocarlo.
No, assolutamente no.
Era una semplice arma di difesa. Se lui avesse detto o fatto qualcosa
che a lei dava fastidio avrebbe messo il broncio e lui si sarebbe sciolto,
lasciandola vincere.
Era solo quello. Una questione di potere e supremazia.
“Buffy! Spike è qui!” urlò, dal fondo delle
scale, Dawn.
La cacciatrice andò in iperventilazione un'altra volta.
Perché era già lì? Perché diavolo era arrivato
maledettamente puntuale? E perché stava parlando come lui?
“Calmati, calmati…calmati!” si ripeté cercando
di placare il cuore, le mani, le gambe e lo stomaco.
Non aveva nessun motivo per essere nervosa.
Quella era una sera come tante. Non aveva nessun significato.
E non aveva alcuna importanza che fosse il giorno di San Valentino.
Lei stava andando a caccia, vestita come se stesse andando ad un appuntamento,
ma non c’era nessun appuntamento. Era una semplice uscita tra amici.
Anzi tra meno che amici.
Tra colleghi.
Conoscenti.
Conoscenti che ultimamente facevano sesso insieme.
Ma solo conoscenti.
Certo facevano molto sesso insieme.
Ma sempre solo conoscenti.
Ecco cosa erano lei e Spike.
Nessuna relazione. Nessun appuntamento. Nessun festeggiamento tra innamorati.
Perché loro non erano innamorati. Era vero che lui le ripeteva
una continuazione che l’amava, ma non significa nulla.
Non era amore.
Niente amore per la cacciatrice e il vampiro.
“Buffy!” urlò ancora la sorella.
“Arrivo!” rispose, cercando di superare il battito ormai impazzito
del proprio cuore.
Ma perché stava reagendo così? Non era come se non fosse
mai uscita di ronda il giorno di San Valentino. Aveva cacciato e polverizzato
altre volte quel giorno. Non lo aveva mai fatto vestita in quel modo e
con un accompagnatore, bello e sexy, con il quale faceva tanto sesso,
ma questo sicuramente non poteva portarle tutto quel nervosismo. Aveva
detto sexy?
Spike non era sexy.
Era arrogante, presuntuoso, irritante, ossessivo e malato, ma non sexy.
Decisamente no.
“Buffy!” altro urlo.
Ok…era solo un pochino sexy.
Ma poco poco.
E questo non era il momento di pensarci.
In fondo alle scale vi era l’oggetto in questione che la stava aspettando
per fare una semplice ronda il giorno di San Valentino e lei aveva ancora
i capelli che erano un disastro. Forse sarebbe stato meglio tirarli su.
No giù.
SU.
GIU’.
SU.
Definitivamente Giù.
Buffy si pettinò i capelli lasciandoli sciolti, pensando che fosse
la decisione più giusta.
E non era stato per nulla determinante il fatto che a Spike piacessero
più in quel modo.
E solo perché si stava pentendo di essersi tagliata i capelli per
fargli un dispetto mesi prima, non significava che lei avesse in alcuna
considerazione l’opinione del vampiro.
Lui non aveva questo potere su di lei. Non aveva la capacità di
determinare le sue scelte o azioni.
Non influenzava i suoi stati d’animo, e men che meno il battito
del suo cuore.
Erano solo coincidenze.
Stupide, piccole coincidenze.
Ed era vero che di solito lei non credeva alle coincidenze, ma in quel
caso si.
Decisamente si.
Per una sera, solo per una sera, lei avrebbe creduto alle coincidenze.
E magari anche ai folletti.
“Buffy…ci sei ancora o sei morta davanti lo specchio?!”
urlò ancora Dawn.
La cacciatrice sgranò gli occhi.
Battuta infelice.
Decisamente infelice. Sentì le lacrime salirle agli occhi e quello
non era proprio il momento più adatto per piangere. Sarebbe calato
tutto il mascara e sarebbe sembrata poi un mostro.
Ma non era quello che era? In che altro modo definire quel corpo vuoto
e senza emozione?
“Dawn!” fu il rimprovero di Spike.
La voce arrabbiata, ma decisa del vampiro le arrivò dritta al cervello
e in un attimo la calmò.
I pensieri cupi scivolarono via, prima ancora di potersi formare e, di
questo, lo ringraziò mentalmente. Tamponando qualche goccia furtiva,
fece un ultimo sorriso allo specchio, uscì dalla sua camera e si
avviò verso le scale.
Appena arrivata nell’ottica del vampiro, fermo alla base della scalinata,
abbassò gli occhi, improvvisamente interessata alle sue belle scarpe.
“Forse avrei fatto meglio a mettere quelle con la punta quadrata!”
pensò scendendo lentamente i gradini. In realtà era nervosa.
Maledettamente nervosa e spaventata.
Aveva paura di incrociare lo sguardo di Spike e leggervi dentro le sue
emozioni. E non sapeva se l’atterriva di più una possibile
indifferenza o ammirazione. Perché l’indifferenza del vampiro
l’avrebbe sicuramente offesa, ma un suo eventuale apprezzamento
le avrebbe dimostrato senza ombra di dubbio, che quella era più
che una semplice uscita tra conoscenti, come continuava a ripetersi. Le
avrebbe confermato che quello era un appuntamento.
Un appuntamento per San Valentino.
Il suo primo appuntamento per San Valentino.
Il cuore, che non aveva smesso un attimo di correre all’impazzata,
minacciò di uscirle fuori dal petto. Il sangue le ribollì
nelle vene ed un rossore le colorò le guance. Maledisse quello
stupido organo che non voleva seguire il cervello e che non faceva altro
che battere sempre più forte, come se fosse stata un adolescente
alla prima cotta. Non che lei avesse una cotta per qualcuno.
Questo no.
Assolutamente no.
“Perché sei vestita in quel modo? Non dovete andare a caccia?”
chiese sospettosa Dawn.
Buffy alzò gli occhi di scatto ed un ondata di panico la sommerse.
E ora cosa avrebbe dovuto rispondere? Perché si era vestita in
quel modo?
Ma perché la sorella doveva essere sempre così irritante?
E perché quel maledetto vampiro se la stava ghignando in quel modo?
“E’…è perché…dopo ho un appuntamento!”
disse in un lampo di genio, congratulandosi con se stessa.
La soddisfazione aumentò quando notò lo sguardo innervosito
di Spike.
“ E con chi? Non mi ha detto nulla!” contrattaccò Dawn.
“Ed ora cosa le rispondo? Con chi ho un appuntamento? Come si chiamava
quello stupido amico di Xander?”
“E tu, Spike, perché porti lo spolverino abbottonato fino
al collo? Non soffochi?” chiese ancora la sorella, cambiando l’oggetto
delle suo interrogatorio.
“Vampiro qui, ricordi? Io non soffoco!” le rispose prontamente
l’ossigenato.
“Si…ma.. perché…”
“E tu perchè non ti fai un po’ gli affari tuoi!”
la interruppe Buffy, ormai innervosita da quel interminabile terzo grado.
“Andiamo!” disse, infilando la giacca coordinata alla gonna
ed trascinando fuori la porta il vampiro inerme. Accelerò il passo
per allontanarsi dalla casa e soprattutto dalle inevitabili domande di
Spike, che presto sarebbero arrivate.
“E con chi hai un appuntamento?” disse con un tono acido lui,
mentre cercava di tenere il passo.
“Non sono affari tuoi!” gli urlò Buffy.
Era arrabbiata.
Era arrabbiata con Dawn e la sua maledetta curiosità.
Era arrabbiata con se stessa e quella linguaccia che l’aveva messa
in quel pasticcio.
Era arrabbiata con Spike che era uno ottuso che non capiva mai nulla.
“Non dirmi che è quell’idiota della tuo compleanno?”gridò
a sua volta il vampiro.
“Chi è il fortunato? Un altro capitan america tutto muscoli
e niente cervello?” continuò.
“Non ho nessuno appuntamento…ok? Nessun maledettissimo appuntamento!”
rispose infine Buffy esasperata. Ricominciò a camminare, mentre
sentiva le lacrime fare capolinea tra le ciglia. In quel momento si sentiva
una stupida. Una stupida che aveva sperato che per una sera, solo per
una sera, la sua vita potesse essere diversa. Una stupida che aveva impiegato
tre ore a vestirsi per un vampiro che odiava perché non aveva mostrato
nemmeno il minimo interesse per il suo abbigliamento, troppo impegnato
a fare il geloso nei confronti del nulla.
“Sei bellissima!” le disse improvvisamente Spike, raggiungendola
e afferrandole un braccio. La bloccò e guardandola fissa negli
occhi ripeté con voce roca.
“Sei bellissima, Buffy!”
Lei arrossì ed il nervosismo svanì di incanto al suono di
quel piccolo complimento. Non le aveva detto che “stava bene”
come avevano balbettato per il passato i ragazzi con i quali era uscita.
Non si era espresso in termini di “maledettamente sexy” come
spesso le sussurrava nell’orecchio durante i loro amplessi. E non
aveva neppure specificato “stasera” o “ con quel vestito”
Spike l’aveva guardata negli occhi e aveva pronunciato, con tutta
la dolcezza di cui era capace, una semplice constatazione. E Buffy attraverso
il blu del suo sguardo poteva stabilire che era vero.
Lei era bellissima. Riusciva a sentirlo.
Per la prima volta, da quando era uscita da quella tomba, riusciva a sentirsi
bella.
Sorrise.
Forse, per una sera, solo per una sera, si sarebbe potuta permettere il
lusso di crederci veramente.
“Sarebbe meglio saltare la ronda stanotte. Che ne pensi, pet?”
chiese Spike.
Buffy si irrigidì consapevole che il momento della verità
era ormai arrivato.
Se ora avesse assentito, avrebbe dimostrato a se stessa e al vampiro che
effettivamente lei si era vestita in quel modo per lui e gli avrebbe fatto
capire che considerava quell’uscita un appuntamento. Un grosso cartello
di pericolo si materializzò nel suo cervello.
“Perché non possiamo andare a fare la ronda? Credi che io
non possa cacciare con i tacchi e la gonna? Io posso polverizzare te e
la tua razza con qualsiasi abbigliamento!” contrattaccò lei,
fingendosi alterata.
Ecco la parola d’ordine. Fingere.
Fingere di ridere, fingere di arrabbiarsi, fingere di piangere e di essere
felice.
Fingere di mangiare e di respirare.
Era quello che faceva ormai da mesi e la sua maschera era diventata talmente
tanto perfetta che lei stessa a volte faceva a fatica a distinguere dove
iniziasse la bugia e finisse la realtà.
“In realtà, luv, pensavo l’esatto contrario!”
disse Spike con aria divertita, per nulla toccato dalla risposta acida
che lei gli aveva dato.
“Stasera, così vestita, faresti una strage. Sono sicuro che
cadrebbero tutti ai tuoi piedi!” continuò, scherzando, lui.
E allora successe.
Un suono che il cervello di Buffy non riuscì subito a decifrare
le fuoriuscì dalle labbra e lei si ritrovò a ridere scioccamente,
senza nemmeno averne intenzione. Si rese conto che per quanto si sforzasse,
con Spike la messinscena proprio non funzionava. Lui sapeva sempre cosa
dire e cosa fare per farle vacillare la maschera e svelarla. Come in quell’esatto
momento.
Lui aveva fatto una sciocca battuta galante e lei aveva riso come una
ragazzina.
Forse per una sera, solo per una sera , poteva lasciar perdere il teatro
e abbandonarsi a quegli sprazzi di vita e di emozioni che lui solo sapeva
regalarle.
“ E allora che facciamo?” rispose, con ancora il sorriso stampato
sulle labbra che non riusciva più a mandare via.
“Ti fidi di me?” chiese lui, porgendole una mano.
Il sorriso svanì in un lampo.
Buffy rimase in silenzio, non sapendo questa volta realmente cosa rispondere.
Ma perché glielo domandava ancora una volta? Non gli era già
abbastanza chiaro che non lei non poteva fidarsi di lui? Insomma tra una
cacciatrice ed un vampiro non era prevista la fiducia.
Proprio no.
Lei avrebbe dovuto impalettarlo e trasformarlo in polvere.
Basta, solo questo.
Nessuna relazione e fiducia.
Non era previsto.
Non era previsto che lottassero l’uno affianco all’altro in
una sorta di alleanza temporanea per salvare il mondo da un apocalisse
annunciata.
Non era previsto che lei gli affidasse la vita della madre e della sorella
o che lui si innamorasse di lei e rischiasse la pelle per salvaguardare
il segreto di Dawn.
Non era previsto che lo volesse al suo fianco per la battaglia finale
contro un dio infernale. E neppure che lo trovasse con gli occhi commossi
alla base di quelle scale, a ricordarle quanti giorni era stata via. Non
era previsto che si sentisse a sua agio più con lui che con chiunque
altro.
Non era previsto che lei si fidasse di lui.
Eppure lo faceva. Nonostante tutto lo faceva.
Gli aveva affidato la madre.
Gli aveva affidato la sorella e la sua stessa vita.
Ma era pronta ad affidargli anche il suo povero cuore, ormai malandato
e morente?
Spike scacciò lo sguardo di delusione che chiaramente gli si era
dipinto sul viso al silenzio di lei, e le afferrò la mano.
“Andiamo!” le disse prima di trascinarla di corsa per la strada.
A Buffy bastarono pochi minuti per capire dove la stesse portando: erano
diretti alla sua cripta.
Si irritò con se stessa.
Lei lo sapeva che sarebbe andata a finire così. Lei sapeva che
lui avrebbe frainteso il suo abbigliamento ed i segnali confusi ed ambigui
che gli aveva finora lanciato. Ed ora sarebbe stata costretta a fermarlo
e a fargli capire che non avrebbe fatto sesso con lui.
Basta con il sesso.
Era stato solo un errore l’ultima volta.
E anche la volta precedente.
E quella ancora prima.
Ma reggeva ancora quella scusa? Dopo tre mesi poteva avere ancora un valore
quella menzogna che urlava a lui e a se stessa? Ma se non era uno sbaglio,
allora che cos’era? Come definire lo strano rapporto che avevano
instaurato? La poteva chiamare relazione?
No. Assolutamente no.
Lei era una cacciatrice e lui un vampiro senza anima.
Niente relazione tra di loro.
Ma allora perché non riusciva a fermare i propri piedi?
Arrivati all’ingresso della cripta, lui la bloccò improvvisamente.
“Aspettami un attimo qui!” e prima di fuggire all’interno,
le diede un leggero bacio sulle labbra.
Buffy rimase inebetita ad osservare la pesante porta di pietra, mentre
con le dita ridisegnava la traccia di quel piccolo gesto. Lui ancora una
volta l’aveva spiazzata.
E quella sera non stava facendo altro.
Quel singolo bacio soffiato l’aveva lasciata tremolante e confusa
come mai nella sua vita. Non era nemmeno paragonabile al puro fuoco che
lui riusciva a trasmetterle quando lottava con la sua lingua e le sue
labbra per il predominio, eppure non si era mai sentita così. Perché
quella carezza a fior di labbra sapeva di una banale quotidianità,
di un’intimità profonda e di una connessione di spirito che
mai si era concessa di provare.
Quello non era un gesto da amante.
Quello era un gesto da fidanzato.
Spike era il suo fidanzato? Poteva considerare Spike il suo ragazzo?
E se lo avesse fatto, per una sera, solo per una sera?
Il vampiro uscì dopo pochi secondi e non indossava più lo
spolverino nero.
“Ora sono pronto…possiamo andare!” disse lui.
“Ti..ti..sei cambiato?” balbettò banalmente Buffy,
osservando la giacca nera che indossava al di sopra dei soliti jeans,
che però non sembravano proprio gli stessi. Avevano qualcosa di
diverso. Erano nuovi?
“E’ una camicia bianca quella?” continuò ancora
lei, strabuzzando gli occhi.
Spike portava una camicia bianca.
Niente nero o rosso o altro colore scuro.
Una semplice camicia bianca di ottima fattura.
Ed era bellissimo.
“Sai volevo cambiare un po’…so che non è un granchè…”
cominciò lui, mettendosi le mani in tasca. Buffy si ritrovò
davanti un uomo timido ed imbarazzato che non aveva nulla a che fare con
il big bad che tanto bene conosceva. Spike quella sera le stava mostrando
qualcosa che non le aveva mai permesso di vedere prima. L’uomo al
di là del demone.
“Stai…benissimo!” gli disse lei. E nel momento esatto
in cui le parole le vennero fuori con voce tremante, si maledì.
Si sentì come una di quelle adolescenti imbranate che balbettavano
ed arrossivano davanti al più bello della scuola. Ed era sicura
che se loro due fossero stati solo un ragazzo ed una ragazza normali,
Spike sarebbe stato sicuramente il più bello di tutti. Soprattutto
con quello sguardo commosso e quel sorriso grato che aveva disegnato sul
volto perfetto.
Lui fece un piccolo inchino e poi le offrì il braccio, in un gesto
galante che sapeva di un'altra epoca.
Buffy rimase allibita e confusa.
Le avevano mai offerto il braccio?
No, era sicura di no.
Ed accettarlo cosa avrebbe significato?
“Buffy, non significa nulla…è per una sera…è
solo per una sera!” le rispose lui, come se avesse percepito nello
sbigottimento del suo sguardo quella muta domanda.
Era per una sera.
Solo per una sera.
Aveva ragione. Lei poteva smettere di fingere. Smettere di controllare
ogni azione e movimento. Poteva rilassarsi.
Poteva permettersi di essere la ragazza al di là della cacciatrice.
Con un gesto timido, gli afferrò il braccio, poggiò la testa
sulla sua spalla e lasciò che lui la conducesse per le strade silenziose
di Sunnydale.
Non si dissero una parola, perché niente c’era da dirsi.
C’era solo da godere della bellezza di quella notte stellata, di
una passeggiata e delle presenza reciproca. Come avrebbe fatto una coppia
normale.
Perché per una sera, solo per una sera, loro lo erano. Una coppia.
“Siamo arrivati!” disse Spike indicando la discreta insegna
luminosa.
Buffy la osservò e spalancò gli occhi riconoscendo il posto:
l’aveva portata da Mario’s, il ristorante più costoso
di tutta Sunnydale.
“Ho pensato che per una sera avremmo potuto anche lasciar perdere
quei soliti hamburger, decisamente poco appetitosi, o la solita sacca
di sangue di maiale nel mio caso!” disse lui, con un sorriso ed
una voce incoraggiante. Se non fosse sembrata completamente impazzita,
Buffy, in quel momento, avrebbe voluto piangere. Piangere di quel ulteriore
conferma che il vampiro le stava dando quella sera. Pur avendo percepito
i suoi problemi con il cibo e la sua ormai evidente incapacità
a gestire se stessa, Spike non l’aveva giudicata né colpevolizzata
nemmeno una volta. Non l’aveva spinta a parlare né a fare
alcunché.
Eppure, ora, le stava offrendo un occasione concreta per risolvere i propri
conflitti . Le stava mostrando, con gentilezza ed eleganza, che un alternativa
era possibile. Le stava porgendo il suo aiuto senza nemmeno rivendicarlo.
Non le stava dicendo di amarla.
Glielo stava dimostrando.
Buffy gli fece un piccolo cenno e si lasciò condurre all’interno
del locale.
Afferrando la sua mano, si lasciò il buio alle spalle, per camminare
verso una nuova luce.
“Se avessi saputo che avresti mangiato così tanto, non ti
avrei mai portato nel ristorante più costoso di Sunnydale”
scherzò Spike, uscendo dal locale.
“Ma stai zitto!” gli rispose Buffy, ridendo scioccamente e
dandogli una lieve pacca sulla spalla. La leggerezza di quel momento le
rischiarò l’animo ed un sentimento di felicità la
pervase, incollandole sul viso un sorriso sincero, come di quelli che
da troppo tempo non riconosceva. Godendo della aria fresca della notte,
ebbe l’impressione di star tornando a respirare dopo mesi di apnea
e di star riaffiorando in superficie, dopo aver provato la profondità
degli abissi. E di tutto questo non sapeva se dover ringraziare la serotonina
che il soufflé al cioccolato le aveva messo in circolo, il leggero
stordimento del vino o semplicemente il vampiro che le passeggiava affianco,
tendendola per mano.
Buffy si strinse un po’ di più al suo braccio.
Solo due ore prima, si era seduta al tavolo, che Spike aveva prenotato,
con la mente in subbuglio e l’animo inquieto, spaventata dalla serata
e ancora di più del non riuscire a superare il proprio disagio
nei confronti del cibo. Lui le aveva allora afferrato la mano e non aveva
mai smesso di carezzarle il dorso, tranquillizzandola all’istante.
Il resto poi lo avevano fatto la vista di quelle prelibate pietanze, il
loro profumo e l’esplosione di gusto che l’aveva investita
al primo assaggio.
I pensieri negativi erano scivolati via e lei si era ritrovata a godere
di quella cena come mai avrebbe potuto immaginare. Spike aveva fatto di
tutto per rendere ulteriormente piacevole quella serata, rivelandosi un
perfetto accompagnatore. Avevano conversato per tutta la cena amabilmente,
chiacchierando di tutto e di niente, dal cinema alla letteratura, dalla
politica alla religione, passando per i viaggi di lui e le aspirazioni
di lei. E mai una volta avevano parlato di demoni, magia o cose del genere.
Per una sera, solo per una sera, Buffy aveva potuto dimenticare l’esistenza
della cacciatrice e assaporare la vita di una ragazza normale.
“Nemmeno tu ti sei minimamente risparmiato e sei un vampiro!”
contrattaccò lei, rimanendo incollata a lui.
“E che c’entra questo?”
“Beh…si presuppone che i vampiri non mangino altro che sangue!”
“Quello ci fa sopravvivere pet, ma godersi una buona cena è
un'altra cosa!” rispose lui, con un tono allusivo, che provocò
in lei immagini sconce.
“E allora perché non ti avevo mai visto mangiare prima?”
chiese lei.
Ma poi aveva mai trascorso tanto tempo con Spike per scoprilo effettivamente?
Prima di quella sera gli aveva mai dato la possibilità di farsi
conoscere?
“Se avessi i soldi per potarti a cena tutte le sera, allora si che
mi vedresti mangiare più spesso!” commentò lui, scoppiando
in una risata cristallina che contagiò per un attimo anche Buffy.
Improvvisamente si irrigidì.
“Dove li hai presi?”
“Cosa?” domandò Spike, accorgendosi un secondo in ritardo
che lei si era fermata.
“Dove hai preso i soldi per tutto ciò?” ripeté,
mantenendo lo sguardo lontano da lui, nel buio del vicolo.
“Segreto!” scherzò, non riuscendo ancora a vedere il
nervosismo di lei.
“Dimmi dove li hai presi!” ordinò con un tono di voce
più alto.
“Buffy, non è un grande affare…credimi…!”
cercò di giustificarsi lui.
“Spike, dove cazzo ha i preso tutti questi soldi, dimmelo o se no…”
“Cosa? O se no cosa? Mi picchierai a sangue, come l’ultima
volta?” urlò il vampiro, prima di allontanarsi di colpo da
lei e accendersi una sigaretta.
“Ma maledizione cacciatrice, una dannatissima sera potresti essere
meno pesante!”
Qualcosa nel petto di Buffy si ruppe. Lui l’aveva appena chiamata
cacciatrice e non lo aveva mai fatto per tutta la sera. L’illusione
era finita.
“Dimmelo!” urlò arrabbiandosi sempre di più,
mentre lottava per tenere le lacrime ferme.
“Sto giocando a Poker!” disse lui alla fine esasperato.
“I gattini!” sussurò lei portandosi una mano alla bocca.
“No, nessun maledetto gattino. Hai reso abbastanza chiaro cosa ne
pensassi l’ultima volta. Non sto giocando con i demoni!” la
interruppe lui.
“C’è una bisca giù al porto, dove stupidi stracolmi
di soldi vengono per assaggiare il sapore dei bassifondi. Io ne approfitto
semplicemente...insomma non è come se rubassi!”
“E’ l’unica cosa più onesta che sono riuscito
a trovare per adesso!” confessò in sussurro appena udibile
alla fine lui, con un tono di voce stanco e rassegnato.
Buffy si sentì una stronza.
Lui le aveva regalato una bellissima serata e lei gliela aveva rigetta
addosso. Spike si stava sforzando di essere migliore e lei non faceva
altro che ripetergli che era solo una cosa senza anima.
Lui la ricopriva di mille attenzione tenerezze e lei continuava a calpestarlo
e distruggerlo.
Chi era il mostro senza cuore, ora?
Lei non era più sicura.
E adesso cosa avrebbe fatto? Sarebbe fuggita come faceva di solito? Lo
avrebbe colpito e se ne sarebbe andata, lasciandolo solo e afflitto in
quel vicolo?
Qualcosa scattò dentro di lei.
Fece un passo verso di lui e prendendogli una mano lo guardò.
“Spike, andiamo!” gli disse invitandolo con lo sguardo a seguirla
per salvare quella serata che fino a pochi attimi prima era stata perfetta
e che lei stava rischiando di rovinare.
“Buffy, non dobbiamo..!” le rispose lui, con un tono di voce
stanca e rassegnata.
“Hai ragione, non dobbiamo. Ma lo vogliamo!” gli disse seducente,
strusciandosi sul suo corpo.
“Tu mi vuoi, mi vuoi veramente?” le chiese dubbioso lui, inclinando
la testa e restringendo gli occhi su di lei. Buffy lo guardò allibita
cercando di capire perché glielo stesse domandando.
Non era abbastanza chiaro che lo desiderava?
Poi ripensò ai loro ultimi incontri e capì.
No, non era chiaro.
Perché lei lo aveva sempre trattato come il suo giocattolo sessuale,
da prendere e lasciare a piacimento. Perché ogni volta, dopo l’amplesso,
aveva urlato e gridato la sua virtù. Perché anche quando
gli aveva lasciato il controllo, si era sempre mostrata ritrosa e riluttante.
Perché gli aveva fatto capire che doveva essere convinta, di qualcosa
che in realtà voleva anche lei.
E allora non era chiaro.
Lei glielo doveva dire.
Per una sera, solo per una sera, lui aveva bisogno di ascoltare un si.
Annuì lentamente, senza mai lasciare i suoi occhi, non ancora pronta
a dare voce ai propri sentimenti, sperando nel proprio cuore che questo
piccolo passo a Spike bastasse.
E a lui bastò.
In un attimo la bocca di lui fu su quella di lei.
Labbra contro labbra, lingua contro lingua, in un abbraccio indissolubile
che trasportò Buffy in altra dimensione. Niente di quello che aveva
provato in precedenza poté essere paragonato al turbinio di sensazioni
ed emozione che improvvisamente invasero ogni cellula del suo corpo.
Quel bacio divenne improvvisamente tutto.
Divenne aria, acqua e fuoco.
Fu il centro del mondo.
Il centro del loro mondo, in cui non esisteva null’altro.
E non ci fu ansia, depressione, desiderio di conforto o rabbia.
Solo quel bacio, che sapeva di promesse passate e incantesimi falliti.
Il vicolo svanì, e Buffy si ritrovò nella cripta del vampiro
senza riuscire a capire come e quando ci fossero arrivati. Ma non ebbe
importanza. Quel groviglio di mani, labbra, corpi, desideri, ansiti ed
amore fu l’unica cosa che in quel momento contava.
“Aspettami un attimo qui!” disse improvvisamente lui, allontanandosi
da lei con grande sforzo.
Poi ancora ansimando, scese le scale lasciando Buffy, sconvolta e tremante
per il senso di perdita.
Cosa le stava accadendo?
Perché era tutto così intenso? Perché improvvisamente
il mondo aveva riacquistato i propri colori?
Lei ora riusciva a vederli, riusciva a sentirli. E tutto questo lo doveva
ancora una volta a Spike.
Lui le era diventato essenziale. Come l’aria, come l’acqua,
come il fuoco e forse anche di più.
Una parte del suo cervello continuava a dirle di scappare.
Di scappare ora che era ancora in tempo, prima di farsi male inesorabilmente.
Perché stava bruciando e presto di lei non sarebbe rimasto più
nulla.
Perché la perfezione non poteva esistere e prima o poi l’inferno
sarebbe tornato e lei non sarebbe sopravvissuta ancora.
Eppure il suo corpo non voleva muoversi.
Il suo cuore non voleva muoversi.
Lei voleva bruciarsi.
Per una sera, solo per una sera, voleva che lui la bruciasse.
La facesse sua, completamente.
Per una sera, solo per una sera, voleva sapere cosa avrebbe significato
amare Spike.
La voce del vampiro la richiamò e Buffy, con una lentezza esasperante,
fece un passo davanti l’altro e scese quelle scale.
Ma quanti passi stava facendo quella sera, dopo essere rimasta immobile
per mesi?
Quello che vide appena alzò gli occhi la meravigliò.
Il buio della cripta inferiore era illuminato da decine di candele danzanti,
che rendevano l’ambiente caldo e romantico. L‘aria era intrisa
di un inebriante profumo di incenso e altro che lei non riuscì
a definire. Rose rosse in ogni luogo coloravano d’amore il pavimento
e le pareti.
E al centro di quella visione, semplicemente William.
“So che non è una suite di un albergo, so che è solo
una squallida cripta e vorrei realmente poterti dare di più. Tu
meriti il meglio, Buffy…!” cominciò lui con quella
voce timida ed imbarazzata alla quale mai lei si sarebbe abituata. Il
cuore già gonfio di emozione, le scoppiò e parlò.
“E’ perfetta. E’ perfetta per me e per te!” lo
interruppe lei questa volta.
E prima che lui potesse aggiungere altro, corse tra le sue braccia e lo
baciò.
E si lasciò bruciare.
Spike la strinse forte a se, mentre approfondiva il bacio, divorandola
con una passione che mai era stata così intensa. Le mani di lei
si unirono attorno ai capelli di lui, rispondendo con lo stesso disarmante
desiderio alle sue labbra. E quando sentì l’ erezione premerle
sulla pancia, divenne frenetica. Senza staccare il contatto, iniziò
a vagare sul suo corpo, nel tentativo di togliergli la giacca, la camicia
ed i pantaloni, contemporaneamente.
Aveva bisogno di sentirlo.
Aveva bisogno di sentire Spike.
Lui le bloccò le mani e poi staccandosi, leggermente da lei, prese
un respiro non necessario.
“Fai fare a me. Per una sera, fai fare a me, pet!” le sussurrò
nell’orecchio, facendola tremare di anticipazione. Non disse niente,
ma si abbandonò semplicemente al suo tocco esperto.
Quello che successe dopo, Buffy non riuscì a determinarlo con precisione.
Le sue labbra scesero a baciarle il collo, mordicchiandoglielo dolcemente,
mentre le mani le scoprivano la pelle, bottone dopo bottone, gettandola
in vortice di piacere. Non riusciva più a capire dove finisse lei
e iniziasse lui. L’unica cosa che riusciva a fare era ansimare in
una muta preghiera di averne di più.
Ancora.
Sempre di più.
Si ritrovò nuda stesa tra le lenzuola di seta nera, senza sapere
come, con Spike che la guardava con un espressione di pura estasi e meraviglia
dipinta sul volto. Gli occhi di lui, scuriti dalla passione, le parlavano
di promesse d’amore eterno.
E lei le accettò.
Per una sera, solo per una sera, lei avrebbe accettato quell’amore
come il più prezioso dei doni.
Lui le aprì dolcemente le gambe, e si tuffò in lei, assaggiandola
e bevendola come un assetato nel deserto. Buffy afferrò le lenzuola,
mentre la lingua di lui turbinava sulla sua femminilità.
Era troppo.
Semplicemente troppo.
Eppure ne voleva di più.
Ancora.
Sempre di più.
Stava impazzendo.
La voglia di urlare il proprio piacere fu più forte di qualsiasi
reticenza. Spike alzò un attimo la testa, senza mai smettere di
toccarla e stuzzicarla con le dita. La guardò e le ghignò
soddisfatto delle sue reazione, che mai erano state così libere.
Il vampiro malizioso ed impertinente era tornato, ma non le importò.
Se quello era il prezzo per la felicità che stava provando, allora
lo avrebbe pagato volentieri.
Una, dieci cento volte.
Per l’eternità.
E non aveva importanza che fosse lui ad avere il controllo.
Per una sera, solo per una sera, non glielo stava concedendo. Glielo stava
donando.
Quando la lingua di Spike tornò a farla vibrare, Buffy si ritrovò
persa tra paradiso ed inferno.
Ad ogni bacio, ad ogni tocco, il suo corpo bruciava tra le fiamme del
desiderio, mentre il suo cuore si librava verso le porte dell’eden.
Un attimo prima che il tutto scoppiasse in un esplosione di colori e suoni,
lui si spinse in lei con unico colpo. Un gemito di sorpresa le fuoriuscì
dalle labbra, mentre per l’ennesima volta affogava negli occhi di
Spike. E non seppe se a farla tremare fino alle lacrime fu la sensazione
di completezza che l’averlo dentro di lei le procurava, o lo sguardo
innamorato che lui le donò. Lui le baciò le gocce salate
sulle guance, attestandosi su un ritmo lento e cadenzato.
Normalmente lo avrebbe spinto ad essere più veloce, più
violento e forte.
Ma quella sera no.
Perché per una sera, solo per una sera, lei voleva provare tutto.
Voleva godere della pelle di lui, contro la propria pelle.
Voleva assaggiare il suo sudore.
Voleva sentire i suoi gemiti.
Voleva fondersi con lui, in unico essere
Essere lui, mentre lui era lei.
Voleva sentire la sua virilità mentre la penetrava più affondo,
sempre più affondo.
Più vicino al suo cuore.
Perché quella sera Spike non stava riempiendo quel vuoto emozionale,
che la faceva sentire solo un corpo morto, senza sentimenti. Quella sera
lui le stava lenendo il cuore.
La stava guarendo.
Le stava restituendo la vita.
Ed in quel momento, Buffy per la prima volta capì cosa significasse
fare l’amore con Spike.
O forse cosa significasse fare l’amore in senso assoluto.
Perchè mai era stato così completo e perfetto nella sua
vita.
Con Angel c’era stata l’imbarazzo e la dolcezza. Con Parker
c’era stato l’inganno e l’egoismo. Con Riley un caldo
affetto.
Con Spike c’era tutto. Amore, dolcezza, passione, possesso, desiderio.
Era questo che lui le regalava.
Se stesso.
E lei decise di fare lo stesso.
Per una sera, solo per una sera, lei sarebbe stata sua. Si aggrappò
a lui, graffiandogli la schiena, mentre l’ambiente si riempiva dei
suoi gemiti e dei sussurri d’amore di lui. Lui continuava a martellare
dentro di lei, mentre una mano le stuzzicava un capezzolo e le labbra
premute sul suo collo, le mandavano scariche di adrenalina ed eccitazione.
E quando lui la morse dolcemente con i suoi denti normali, Buffy capì
una grande verità.
Lei si fidava di lui. Totalmente.
Gli porgeva la giugulare, dove lui avrebbe potuto affondare in ogni momento,
e non aveva nessuna paura. Perché lei di lui si fidava. E se un
giorno l’avesse morsa era perché lo desideravano entrambi
ne era ormai sicura.
La loro danza continuò per un tempo indeterminato, tra i movimenti
lunghi e profondi di lui ed i baci di lei. Una danza che per una sera,
solo per una sera, non era dettata dal bisogno, dall’urgenza, dalla
rabbia o dalla depressione.
Per una sera, solo per una sera, c’era solo l’amore.
E poi improvvisamente non ci fu nemmeno più questo.
Fu solo fuoco.
I loro corpi reclamarono di più.
Lei gli agganciò le gambe dietro la schiena, mentre lui le afferrava
i fianchi per stringerla più forte a se e penetrarla da una nuova
angolazione alla ricerca di quel punto speciale.
“Spike!” sussurrò lei in un gemito soffocato, mentre
sentiva la sua virilità completamente conficcata in lei. Strinse
i muscoli vaginali istintivamente.
“Ti amo…ti amo…ti amo…oh dio.. Buffy!” mormorò
lui convulsamente, mentre le spinte si facevano sempre più veloci
ed intense.
La bocca di lui scese a succhiarle un capezzolo, mentre una mano di fece
spazio tra i loro corpi per stuzzicarle il clitoride.
“Ti prego!” piagnucolò lei, ormai vicino al rilascio.
“Buffy!” ansimò lui, soffocando le urla nel collo di
lei.
E poi, tutto si sciolse.
Il letto, la stanza, la cripta e l’intero mondo.
Il sole e la luna si mescolarono, cancellando la distinzione tra luce
e buio.
Le stelle esplosero in migliaia di fuochi di artificio, dissipando l’universo.
Nulla più ci fu.
Solo due corpi, ancora sconvolti dalla passione, indissolubilmente abbracciati
in una tenera morsa.
Solo Buffy e solo Spike.
Rimasero unti, senza muoversi, per un tempo indeterminato, godendo ad
occhi chiusi semplicemente l’uno della pelle dell’altro. Respirandosi
reciprocamente.
Poi il vampiro lentamente fuoriuscì da lei e senza dire una parola
e senza guardarla, le si gettò al fianco con un espressione di
pura sofferenza dipinta sul viso. Soffocando un gemito di dolore, portò
il braccio destro a coprirsi gli occhi. Buffy lo osservò e per
la prima volta riuscì a vedere distintamente le ferite che le sue
fughe e le sue urla gli avevano inflitto.
Perché quello era di solito il momento in cui fuggiva dal suo letto,
urlando la propria virtù.
Il momento in cui il senso di colpa, le responsabilità ed i problemi
quotidiani tornavano a farsi sentire, gravandole sulle spalle. Il momento
in cui la realtà reclamava il proprio peso.
Eppure in quell’istante nulla di questo stava accadendo.
Buffy si sentiva solo in pace, serena come non mai.
Lei era in paradiso.
Quel paradiso che gli amici le avevano strappato crudelmente e che Spike
aveva ricostruito per lei. Solo per lei. E non da questa sera. Lui, azione
dopo azione, attenzione dopo attenzione, le stava restituendo se stessa.
Forse per una sera, solo per una sera, allora, avrebbe potuto lasciare
al di là della pesante porta di pietra, le bollette da pagare,
la casa da pulire, l’assistente sociale, la puzza di frittura, la
cleptomania della sorella ed i problemi di Willow.
Forse per una sera, solo per una sera, avrebbe potuto godere di quell’attimo
di silenzio e pace.
Buffy si avvicinò a Spike, appoggiandosi sul suo petto.
Se avesse alzato gli occhi avrebbe potuto vedere nello sguardo del vampiro
un espressione di pura meraviglia, mentre la stringeva a se con forza,
spaventato che potesse sparire da un momento all’altro.
“Rimani?!” domandò in un sussurro incredulo lui, ma
a Buffy sembrò un affermazione.
Perché lei, in quell’esatto momento capì di non aver
scelta. Perché non si sarebbe voluta trovare in nessun altro luogo.
Perché aveva trovato tra le sue braccia muscolose, il suo angolo
di paradiso.
E allora glielo disse.
“Si!” e in quel semplice assentire, riversò tutti i
"si" che si era negata da sempre di dirgli.
“Grazie!” mormorò lei un attimo dopo, sentendo il sonno
ormai prossimo.
“Per cosa?” chiese lui stupito.
Con gli occhi chiusi, lei sorrise per quella domanda inutile.
Lei aveva mille motivi per ringraziarlo.
Perché era lì e non l’aveva mai lasciata nonostante
le fughe e le botte.
Perché si era innamorato di lei, nonostante fosse un disastro.
Perché era suo amico e a volte ancora un nemico.
Perché era un compagno ed in alleato.
Perché era un confidente ed un amante.
Perché era dolce.
Perché era impertinente e presuntuoso.
Perché era se stesso.
Perché era Spike.
Tuttavia lei rimase in silenzio, non ancora pronta a dirgli tutto questo.
“Buon San Valentino, amore mio!” disse lui, baciandole i capelli,
prima di chiudere gli occhi.
“Buon San Valentino, Spike!”rispose lei, scivolando definitivamente
in un sonno placido senza sogni. Due parole a fior labbra si persero nell’oblio
della mente ed una piccola frase svanì nel silenzio della cripta.
Ma non ebbe importanza.
Perché quella sera, solo per una sera, lei lo aveva provato.
Ed un giorno glielo avrebbe detto.
Fine

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