
Subject:
AU
- ambientata nel far west
Warnings for: no.
Rating:
NC17
Genere: Romance, Angst.
Lunghezza:
Capitolo
unico
Summary: William Kincaid torna
come sceriffo a Landing, città che lo aveva cacciato sospettandolo
di un omicidio che non aveva commesso quando era solo un ragazzo. Abbandonando
la città, aveva abbandonato anche Elisabeth, per la quale la decenza
e il decoro vengono prima di tutto. Ma qualcosa le farà cambiare idea...
Landing, Kansas. 1878
William Kincaid era tornato. Inframmezzati al fruscio di sottogonne inamidate
e al tintinnio dei chiodi che venivano pesati sulla bilancia, brani di conversazioni
giungevano alle orecchie di Buffy Summers, la proprietaria dell’emporio.
Gli agricoltori dei dintorni, venuti in città per acquistare le provviste
di primavera, si passavano la notizia di bocca in bocca. I vecchi residenti
sostenevano che no poteva trattarsi dello stesso ragazzo. Non si sarebbero
mai azzardati a rimettere piede a Landing dopo quanto era accaduto. I nuovi
coloni volevano sapere che cosa aveva combinato esattamente quel William Kincaid.
I vaghi accenni a presunte marachelle infantili e al fatto che nessuno avesse
mai conosciuto suo padre, li inducevano a scrollare le spalle. La città
aveva bisogno di uno sceriffo, sostenevano. Purché quel Kincaid fosse
capace di proteggerli e mantenere l’ordine, se ne infischiavano del
suo passato. Le donne raggruppate accanto allo scaffale con le pezze di stoffa,
bisbigliavano che era bello come il peccato. <<E il peccato è
sempre fonte di guai>> sentenziò la vedova Joyce scuotendo la
testa mentre si dirigeva verso la parte anteriore del negozio, dove si trovavano
lo scrittoio e lo stipo che funzionavano da ufficio postale. Facendo scivolare
il suo corpo fra i due mobili, si lasciò cadere sulla sedia. Buffy
sollevò lo sguardo dai fogli dell’inventario che stava controllando.
La prima grossa partita di merci stava arrivando dall’Est. La primavera
era sempre una stagione di grande lavoro. I coloni venivano più spesso
in città per comperare sementi e attrezzi agricoli, oltre ad indumenti
e a articoli di prima necessità. <<Chi è fonte di guai?>>
domandò pur conoscendo benissimo la risposta. Come tutti, desiderava
parlare di William. Era veramente tornato? Si ricordava di lei? Scosse la
testa. Si stava comportando da stupida. Certo che si ricordava di lei. Come
poteva aver dimenticato il modo in cui si erano separati sette anni addietro?
Trasse un profondo respiro. Chi poteva immaginare che sarebbe tornato?
La signora Joyce smise di contare i suoi francobolli e si lisciò il
corpino dell’abito nero. Dopo dieci anni di vedovanza, vestiva ancora
in lutto. Probabilmente perché quella tinta le donava in modo particolare.
<<Quelle là>> Joyce inclinò la testa in direzione
del crocchio di donne.<<Non fanno che parlare di William Kincaid. Dicono
che è bello. Beh, quel ragazzo è sempre stato più attraente
di quanto un uomo non abbia il diritto di essere, ma era anche un piantagrane.
Il tipo da cui una donna farebbe meglio a tenersi alla larga>> Buffy
mise giù i fogli e si asciugò sulla gonna il sudore che all’improvviso
le aveva inumidito le mani.<<Forse è cambiato>> Girandosi
sulla sedia, la signora Joyce socchiuse gli occhi verdi inchiodandola con
lo sguardo <<Non eravate per caso anche voi una di quelle scellerate
che gli sbavavano dietro, vero?>> Lei alzò il mento in un gesto
altezzoso. La sua risata risuonò disinvolta perfino alle proprie orecchie.<<mi
avete mai vista insieme a lui?Vi sembra probabile che venisse a corteggiarmi
a casa mia?>> <<Ovviamente no, buffy. Siete sempre stata una ragazza
a posto. Rispettabile>> Joyce riportò la propria attenzione sui
francobolli. <<Non che potrei biasimarvi se lo aveste notato. Era difficile
non farlo. E non era poi così cattivo, lo ammetto. Tuttavia ci creerà
un sacco di fastidi. Ricordate le mie parole>> Buffy raccolse i fogli
e si affrettò a eclissarsi nel retro dell’emporio. Al di là
della tenda di cotonina c’era un corridoio. Sulla sinistra si trovava
il magazzino. sulla destra lo stanzino che le serviva da ufficio. Dopo essersi
richiusa la porta alle spalle, si appoggiò alla scrivania. Al pari
del resto dell’emporio quella minuscola stanza era linda e pulita. Sforzandosi
di calmare il furioso martellare del cuore, Buffy depositò le carte
in una pila ordinata sul ripiano e si avvicinò al tavolino posto in
un angolo. Dopo aver versato l’acqua della brocca nella bacinella, si
arrotolò le maniche e si lavò la faccia. Inutile. Lo specchio
ovale appeso alla parete le confermò che il rossore che le aveva incorporato
le guance non era scomparso. I suoi occhi scintillavano, impossibile dire
se per la paura o per l’eccitazione. Si portò le dita alle labbra,
ma non riuscì ad arrestarne il tremito.
William Kincaid era tornato. Forse non era lui, pensò mentre si riabbottonava
i polsini. Poteva trattarsi di un suo omonimo. Sia il nome che il cognome
erano piuttosto comuni. Si riavviò i capelli e rientrò nell’emporio.
Andrew, il commesso, stava incartando un taglio di mussola bianca acquistato
da una ragazza. Senza dubbio si sarebbe cucita un abito grazioso per il ballo
del quattro luglio. Benché mancassero ancora diversi mesi, la gente
cominciava a fare i preparativi con grande anticipo. Il pensiero di quel ballo
non contribuì minimamente a ridarle la tranquillità di spirito
né a farle dimenticare William. In effetti le ricordò altri
balli, durante i quali, volteggiando fra le braccia di giovani ammodo, aveva
sbirciato William con la coda dell’occhio. Lui ballava sempre con quasi
tutte le ragazze presenti meno che con lei. Le faceva ridere con le sue battute
spiritose e il suo malizioso ammiccare. Una volta, durante una di quelle feste,
in una magica notte piena di stelle, William l’aveva incontrata mentre
attraversava un boschetto. Non c’era nessuno intorno, anche se gli accordi
del violino giungevano fino a loro. Senza una parola l’aveva circondata
con le braccia avvicinandola a se molto più di quanto non facessero
gli altri ragazzi. Tanto vicino da consentirle di avvertire il calore del
suo corpo, di percepire il suo alito sul viso. Tanto vicino da farle battere
forte il cuore. avevano ballato per quella che era parsa una eternità,
gli occhi negli occhi. Le sue dita le avevano bruciato la schiena. Per la
frazione di un istante, mentre aspettavano che il violino riprendesse a suonare,
lui aveva chinato la testa e le aveva sfiorato la guancia con le labbra. Poi
l’aveva fissata e.....
<<Oh, ecco vi qua, Buffy>>le giunse una voce <<Dovrei ordinare
alcuni metri di seta>> Sbattendo le palpebre, lei si ritrovò
in piedi nell’emporio. La donna che le era di fronte le stava raccontando
che sua figlia si sarebbe sposata presto e che le occorreva qualcosa di speciale
da indossare la prima notte di nozze. Buffy arrossì. Lei non aveva
mai avuto una prima notte di nozze. Non aveva mai avuto un marito. A ventiquattro
anni era ormai una vecchia zitella. E una donna d’affari, ricordò
a se stessa mentre si precipitava a servire la cliente. Che cosa le importava
se William era tornato? Non aveva il tempo di curarsene. Ma quel pomeriggio,
mentre svolgeva il suo consueto lavoro, gli accordi del violino di quella
notte lontana continuarono a risuonarle nelle orecchie e un fremito le percorse
la guancia sotto il tocco delle labbra di William.
Alle tre e mezza buffy non riuscì più a resistere. Se un’altra
persona fosse entrata nell’emporio e le avesse chiesto se era vero che
William Kincaid era tornato, si sarebbe messa a urlare. Tutti erano ansiosi
di parlarne, ma nessuno era disposto ad accertarsene di persona. La vedova
Joyce non faceva che ripetere che il suo ritorno fosse stato un grande errore
e che una persona nata nei guai di solito moriva inguaiata. Anche se non era
colpa sua.<<Ricordate le mie parole. E’ facile illudersi che un
ragazzo come quello possa diventare una brava persona, ma nessuno può
saperlo con sicurezza. Ho la sensazione......>> Rifiutandosi di ascoltarla
ancora, Buffy andò nel suo ufficio, afferrò il cappello e se
lo mise in testa. Indugiò davanti allo specchio il tempo sufficiente
ad accertarsi che fosse dritto e che non una ciocca fosse sfuggita dalla sua
severa acconciatura, poi si gettò il mantello sulle spalle. Raccolti
i guanti e la borsetta, tornò all’emporio. <<Andrew, sostituiscimi
alla cassa, per favore>> gli gridò mentre percorreva il corridoio
centrale. <<Dove state andando?>> le domandò Joyce incuriosita.
Lei si fermò a un passo dalla porta infilandosi i guanti <<A
scoprire la verità>> <<Volete dire....>> <<Vado
all’ufficio dello sceriffo>> <<Ma non potete. Mia cara ragazza,
se è lui, beh..........è quel tipo d’uomo. Che cosa dirà
la gente?>> Quella domanda la fece esitare. Conosceva bene il valore
di ciò che diceva la gente. Viveva a seconda di quello che gli altri
avrebbero o non avrebbero pensato di lei. Grazie alle regole ferree che le
aveva imposto suo padre e alla scomoda presenza di un cognato pastore, era
sempre stata costretta ad attribuire un enorme peso all’opinione altrui.
<<E’ pieno giorno>> ribatté aprendo la porta. <<L’ufficio
dello sceriffo è un luogo pubblico. Non è come se andassi nella
stanza d’albergo di un uomo signora Joyce. Perché qualcuno dovrebbe
trovarci qualcosa da ridire?>> Prima di perdere il poco coraggio che
aveva, uscì nel sole e svoltò a destra. I suoi stivaletti ticchettarono
sulle assi di fronte al negozio. Il marciapiede proseguiva fino alla scuderia
di cavalli da nolo e si interrompeva di colpo tre metri dopo la macelleria.
Da lì si stendeva un fiume di fango, finché le assi non riprendevano
all’altezza dell’ufficio dello sceriffo. Per fortuna era quasi
primavera, pensò mentre si sollevava le gonne di diversi centimetri.
Studiò il tratto melmoso valutando da dove le convenisse passare per
evitare le pozzanghere più grosse. Augurandosi di non rovinarsi completamente
le scarpe, si incamminò con passo esitante. Un paio di agricoltori
le fecero un cenno con capo oltrepassandola. Una sua conoscente la salutò.
Buffy sorrise senza fermarsi, nella speranza che nessuno le chiedesse dove
stava andando. Raggiunto il marciapiede, batté i piedi per liberare
gli stivaletti dal fango e lasciò ricadere le gonne. Alzò leggermente
il mento sforzandosi di ignorare il panico che le faceva balzare il cuore
nel petto e sudare i palmi delle mani sotto i guanti di capretto. Poi si avvicinò
alla costruzione in legno a un solo piano. Due finestre fiancheggiavano la
porta. Poiché non venivano lavate da mesi, le fu impossibile sbirciare
all’interno e accertarsi se l’uomo di cui tutti parlavano fosse
il William Kincaid che aveva conosciuto in passato. Inoltre, si rimproverò,
non stava bene spiare il prossimo. Si sarebbe limitata ad aprire la porta
e a varcare la soglia come chiunque altro. <<Buongiorno Buffy>>
Lei si girò di scatto. La signora Greeley, la moglie del macellaio,
le stava passando accanto. <<Buongiorno>> Quella parola le uscì
con un suono strozzato. Aveva dimenticato che il senso di colpa rende la gola
arida. <<Bella giornata, vero?>> La signora Greeley si alzò
le gonne fino alle ginocchia.<<Purché non si faccia caso a un
po’ di sporcizia>> le lanciò di sopra a una spalla. Buffy
fissò la porta in preda all’indecisione.’ Oh falla finita
‘, si impose risolutamente. Doveva affrettarsi a entrare prima che sopraggiungesse
qualcun altro. Impugnò la maniglia e l’abbassò. Il battente
si aprì senza produrre alcun rumore. Fino a quel momento Buffy non
si era resa conto di non aver mai messo piede nell’ufficio dello sceriffo.
Non ne aveva nessun motivo. Non aveva mai denunciato nessuno né era
stata accusata di un qualche reato. Varcata la soglia, percorse lentamente
la stanza con lo sguardo. Dei manifesti di ricercati erano appesi alle pareti
spoglie. Chiazze di sole illuminavano il pavimento scalfito dai tacchi di
tanti stivali e da innumerevoli bruciature di sigaro. Tre scrivanie, due più
piccole disposte lateralmente e una più grande al centro, occupavano
quasi tutto lo spazio disponibile. Due porte, entrambe chiuse, davano accesso
alla parte posteriore. Fatta eccezione per lei, l’ufficio era deserto.
Avanzò di un passo tirando un sospiro di sollievo. Nessuna avrebbe
assistito all’ umiliazione che avrebbe potuto infliggerle William Kincaid.
Ovviamente non c’era nemmeno William Kincaid. Si avvicinò alla
scrivania centrale su cui era posata una scatola. Dato che il coperchio era
stato spinto da parte, riuscì a scorgere delle carte e delle penne,
oltre a un paio di manette. Sul fondo intravide l’estremità di
un grosso temperino. Delle iniziali erano state intagliate sul fianco, ma
non riuscì a decifrarle. Non era necessario. William aveva sempre inciso
le sue iniziali sul temperino. Senza dubbio erano la stessa W e la stessa
K intagliate sul coltello a serramanico che lei teneva nel suo portagioielli.
Era lui. Era tornato.<<una vera sorpresa.>> Buffy sobbalzò
al suono di quella voce maschile. William era emerso da una delle porte posteriori.
Dato che il sole che filtrava dai vetri sporchi non lo raggiungeva, ebbe difficoltà
a distinguerne i lineamenti. Ciò nonostante non ebbe esitazione a riconoscerlo.
Riconobbe l’ampiezza delle spalle, l’inclinazione della testa
e l’agilità del passo. Mentre si avvicinava attraversava zone
di ombra e di luce. Per un attimo la sua faccia si illuminava, si oscurava
e poi tornava a illuminarsi. Lei non realizzò di indietreggiare finché
la scrivania non venne a trovarsi fra loro. questo avrebbe dovuto farla sentire
al sicuro, ma non fu così. lui si spostò di lato e il sole lo
colpì in pieno viso. I capelli erano castano chiari come ricordava
e più lunghi che mai. Le ciocche sulla nuca gli coprivano il colletto
della camicia. Occhi di un blu intenso sfrecciarono sul volto e sul corpo
di Buffy con tutta la critica freddezza di un compratore di cavalli che valuti
una fattrice. Ma era lei stessa troppo occupata a studiarlo per offendersi.
Le rughe intorno ai suoi occhi si erano fatte più profonde. A causa
delle intemperie o perché aveva molto riso e sorriso in quegli anni?
Le guance incavate facevano apparire la sua bocca più piena di quanto
non ricordasse. Il mento era ancora proteso in un gesto di sfida e ostinazione.
<<E così sei venuta a salutarmi>> continuò William
afferrando la sedia. La girò e vi sedette a cavalcioni incrociando
le braccia sullo schienale. <<quale onore. E’ riservato a me o
corri a dare il benvenuto a tutti i nuovi arrivati?>> Buffy lo fissò,
incapace di credere a una simile maleducazione. Scosse la testa. Perché
si meravigliava? Si comportava esattamente come il William che ricordava.
<<Suvvia Buffy. Sei venuta soltanto per guardarmi a bocca aperta? E’
così tanto tempo che il luna park non passa da questa città?
Non ricordavo che fossi tanto silenziosa>> Lei lo fulminò con
un occhiataccia. <<Bentornato, William. No ti ringrazio per essere stato
tanto gentile da offrirmi una sedia, ma preferisco stare in piedi>>
<<Oh che caratterino!. Non ricordavo neanche questo. Vuoi che ti prenda
una sedia? Dovrai perdonarmi. Essendo il bastardo della città, tendo
a dimenticare le buone maniere>> Buffy trasalì come se l’avesse
colpita. Ma prima che riuscisse a riprendersi a sufficienza per pensare di
andarsene, lui balzò in piedi afferrò una sedia da dietro la
scrivania alla sua destra e gliela piazzò accanto. <<Prego>>
si inchinò. Erano vicinissimi adesso. Tanto vicini da permetterle di
studiare la cicatrice che aveva sul sopraciglio sinistro. Il suo profumo l’avviluppava.
L’odore del suo corpo, un misto straordinario di uomo e di tentazione,
le riempiva i polmoni e la faceva tremare le ginocchia. Era passato tanto
tempo, pensò oscillando verso di lui. Tanto, tento tempo. Come gli
occhi di William incontrarono i suoi, alla paura si sostituì uno struggente
languore. Inconsapevolmente mormorò il suo nome. <<siediti Buffy>>
ringhiò lui premendole una mano sulla spalla. <<Accomodati e
raccontami che cosa diavolo ci stai facendo nel mio ufficio>> La sua
collera completò l’opera cominciata dalla sua vicinanza. Le ginocchia
le si piegarono e lei cadde di schianto sul sedile. <<Mi dispiace>>
farfugliò a capo chino torcendosi le mani. Come aveva potuto reagire
in quel modo alla sua presenza? non lo sentì muoversi, ma quando infine
trovò il coraggio di alzare lo sguardo, William era tornato dietro
la scrivania, a cavalcioni della sedia. <<Ho commesso un errore. Non
sarei mai dovuta venire qui>> <<Perché l’hai fatto?>>
William indossava un panciotto nero su una camicia bianca. Benché le
convenzioni richiedessero che tutti i bottoni fossero allacciati anche nelle
giornate più torride, portava la camicia aperta sulla gola. Lei riusciva
a scorgerne l’incavo, la pelle abbronzata e l’inizio dei muscoli
del petto. Una volta, mentre sedevano sulle rive di un ruscello in una calda
notte d’estate e lei aveva bevuto un sorso della sua fiaschetta, aveva
baciato quell’incavo, assaporato la sua pelle e percepito il suo calore.
E lo aveva sentito gemere fra le sue braccia. Meglio dimenticare quegli sciocchi
ricordi, si disse. Era arrabbiato con lei. Del resto non poteva fargliene
una colpa. Aveva tutte le ragioni per essere in collera. Anzi, avrebbe dovuto
odiarla. <<Ero venuta ad accertarmi che lo sceriffo Kincaid fossi veramente
tu>> Buffy si slacciò il mantello che le scivolò giù
dalle spalle. <<Lo sei>> <<Niente giochetti con me Buffy.
Avresti potuto chiederlo a decine di persone. Perché sei qui? Che cosa
vuoi da me?>> <<Oh, non avrei mai potuto chiedere di te. La gente
avrebbe voluto sapere il perché. Non potevo lasciare che pensassero.......>>
Il resto della frase le morì in gola, ma era troppo tardi. Per la seconda
volta William balzò in piedi senza curarsi di nascondere il suo furore.
Emanava da lui come una cosa tangibile, rendendogli più pronunciati
i contorni della mascella, serrandogli le labbra in una linea dura. Sebbene
le braccia gli pendessero lungo i fianchi, aveva i pugni stretti. Nel vederlo
avvicinarsi, buffy si ritrasse. <<Che cosa avrebbero potuto pensare?>>
<<Non è quello che intendevo dire, esattamente.>> <<Che
cosa intendevi dire con esattamente?>> Non poteva guardarlo. Non sopportava
di leggere il disprezzo nei suoi occhi. La odiava, appariva chiaro. Si nascose
il volto fra le mani. <<Scusami, scusami>> bisbigliò <<Sono
talmente desolata per tutte le cose che ho detto>> <<Ma non per
quelle che hai fatto>> Aveva parlato a voce così bassa, che in
un primo momento Buffy credette di essersi immaginata quelle parole. Sollevò
lo sguardo. Era tornato a sedersi dietro la scrivania. <<Ti dispiace
di avermi chiamato “il bastardo della città”, ma non ti
dispiace di non essere venuta con me>> Pronunciò quelle parole
in tono neutro, quasi fossero del tutto irrilevanti. Buffy cercò i
suoi occhi nella speranza di intuire ciò che provava. nelle iridi azzurre
non vide riflesse che due minuscole immagini di se stessa. <<Mi dispiace
di averti fatto del male>> <<oh, no, Buffy, non è così
semplice>> con mossa fulmina William girò attorno alla scrivania
e le si accovacciò di fronte. <<La coscienza ti rimorde per quello
che hai detto, non per quello che hai fatto>> <<Smettila>>
gli ordinò con un filo di voce che parve piuttosto una supplica. Non
poteva nemmeno darsela a gambe, poiché lui le sbarrava la strada. E
per spingerlo da parte avrebbe dovuto toccarlo e se lo avesse toccato sarebbe
stata perduta <<Che cosa vuoi da me?>> <<La verità,
Buffy. Per una volta in vita tua dimmi la verità. L’accetterò
al posto delle tue scuse>> Ora fu la sua collera a divampare, lottando
contro la confusione che la pervadeva. Non conosceva quell’uomo irascibile.
non era il William Kincaid che ricordava dai tempi della sua infanzia né
il ragazzo di cui si era innamorata sette anni addietro. Era un uomo duro
e minaccioso, freddo e sarcastico. Se ne sarebbe voluta andare e dimenticare
quell’incontro, dimenticare l’ardore del suo sguardo, l’odore
del suo corpo e il modo in cui le sue mani le stringevano le dita. <<La
verità, buffy. Dilla>> Ritirò le mani e balzò in
piedi. Attraversando la stanza, fece diversi, profondi respiri. <<Si!>>
gridò <<Si, mi dispiace di aver detto quelle cose, ma non mi
dispiace di essere rimasta qui. Non mi dispiace di non averti seguito.>>
Lui sorrise senza la benché minima traccia di ilarità. Un brivido
gelato la percorse inducendola a incrociare le braccia sul petto.<<Contento?>>
gli domandò. <<No, ma finalmente mi hai detto la verità.
Tuo marito è a conoscenza della tua abitudine di evitare gli argomenti
incresciosi?>> <<Marito?>> Oh, Signore, era convinto che
fosse sposata. Quando avesse scoperto che non lo era, avrebbe dato per scontato
che lo aveva aspettato?. Erano molte le ragioni per cui non si era sposata,
ma William kincaid non era una di quelle. <<non ho l’abitudine
di evitare gli argomenti incresciosi. E tua moglie? Sa che hai l’abitudine
di saltare addosso a delle sconosciute in ufficio?>> Questa volta il
sorriso che gli curvò le labbra era genuino. Buffy aveva dimenticato
la fossetta che si formava sulla sua guancia sinistra e come gli si increspavano
gli occhi quando era sinceramente divertito. Suo malgrado sorrise a sua volta.
William aveva sempre avuto il potere di affascinarla, per quanto lei si sforzasse
di aggrapparsi alla collera o al buonsenso. <<Non direi che ti sono
saltato addosso, Buffy>> <<Sai benissimo cosa intendo>>
Con estrema circospezione ricadde sull’orlo della sedia, pronta a balzare
in piedi alla benché minima provocazione. <<No, mia moglie non
sa che salto addosso alle donne in ufficio>> anche se quelle parole
non avrebbero dovuto sorprenderla, ebbe l’impressione che decine di
spilli la pungessero. Chi avrebbe immaginato che fosse sposato? Ricordò
i suoi timori di quella mattina, quando si era chiesta che cosa avrebbe fatto
quando si fosse trovata a faccia a faccia con lui. Si era dibattuta tra la
speranza che non ricordasse quanto c’era stato fra loro e il timore
che desiderasse riprendere la loro relazione. Ora non aveva più nulla
da temere. Era sposato. <<Chi è?>> gli domandò,
augurandosi che non notasse che il sorriso le si era cancellato dalle labbra.<<Chi
è chi?>> <<Tua moglie>> <<Quale moglie?>>
<<William, nemmeno tu puoi trattare tua moglie con una simile mancanza
di rispetto. Chi è la donna che hai sposato?>> La sua allegria
scomparve insieme all’uomo che Buffy ricordava. Il freddo, collerico
estraneo tornò a prenderne il posto. <<Vuoi dire che perfino
il bastardo della città dovrebbe sapere come si tratta una signora?
Che cosa ti fa pensare che abbia sposato una signora?>> <<Durante
la tua assenza hai acquisito una prontezza di linguaggio a cui sono incapace
di tener testa>> buffy si gettò il mantello sulle spalle <<Mi
scuso per qualunque insulto possa averti rivolto. Ti giuro che non era intenzionale.
Faccio a te e a tua moglie i miei migliori auguri>> <<Non ho una
moglie Buffy>> La collera era sbollita, dissipata dalla seduzione della
sua presenza. La paura l’aveva abbandonata. Sebbene le tremassero ancora
le ginocchia, sarebbe riuscita a mantenere la padronanza di se. L’unica
cosa che le restava era la confusione. Perché si divertiva a giocare
con lei? Voleva forse punirla per ciò che aveva fatto sette anni addietro?
No, se avesse voluto punirla, avrebbe significato che teneva ancora a lei.
Impossibile. E anche ammesso che esistesse quella remota possibilità,
la situazione restava invariata. Lui era sempre William Kincaid e lei.........La
porta si spalancò con un tonfo. <<buffy Summers, che cosa diavolo
stai facendo qui, insieme a .............quest uomo?>> Sua sorella Anya
avanzò nella stanza con tutta la furia vendicatrice di un angelo che
varchi la soglia del regno degli inferi. Buffy avrebbe voluto strisciare sotto
la scrivania, ma non ce n’era il tempo. E tanto meno lo spazio. <<Signorina
summers>> le sorrise William <<Lieto di rivederla>> <<sono
la signora Harris, signore. Che cosa credete di fare qua dentro con mia sorella?>>
<<Beh stavamo solo........chiacchierando>> Con un gemito Buffy
tentò di farsi il più piccola possibile. Fra le parole solo
e chiacchierando c’era stata una pausa più che sufficiente per
dare a Anya motivo di preoccuparsi. Come William vi aggiunse un sorriso allusivo
e le strizzò l’occhio, ebbe la certezza che la sua sorte fosse
segnata. Sua sorella le avrebbe fatto la predica per almeno tre settimane.
Nel medesimo istante in cui si stava dicendo che non sarebbe potuto capitarle
niente di peggio, William afferrò la mano inguantata di Anya e se la
portò alle labbra. Prima che questa potesse ritirarla, vi stampò
un bacio sonoro.<<Lasciatemi andare signore>> strillò Anya.
<<Non sapete chi sono? Dillo tu, Buffy, a questo..........questo essere>>
Buffy alzò lo sguardo verso di lui. Dietro la maschera ironica, dietro
il sorriso disinvolto e lo sfoggio di fascino, percepì la collera latente.
Da un momento all’altro William sarebbe potuto ridiventare un animale
selvatico. Nessuno avrebbe ricevuto un avvertimento, tanto meno lei. William
Kincaid era tornato in città. E i fremiti che la percorrevano le fecero
capire che niente sarebbe più stato come prima.
William fece passare lo sguardo da Buffy a sua sorella. C’era stata
un’epoca in cui le ragazze Summers si erano assomigliate al punto che
gli estranei avevano avuto difficoltà a distinguerle l’una dall’altra.
Ora non era più così. Anya aveva assunto un aspetto matronale.
Il suo viso, un tempo così grazioso, appariva sciupato, l’espressione
acida, come se il profumo della vita la disgustasse. Quanto a Buffy, era diventata
più bella. Avrebbe dovuto odiarla per questo. Invece odiava se stesso
per il tuffo al cuore che lo aveva colto alla sprovvista. Perché non
poteva essere diventata vecchia e brutta durante la sua assenza? O almeno
perché non poteva essersi sposata e trasferita altrove? Volgendo lo
sguardo nella sua direzione, la sorprese a fissarlo. Le strizzò l’occhio.
Lei arrossì e si morse il labbro inferiore. William sapeva benissimo
che si stava chiedendo se lui avesse udito le prime parole della sorella,
che sperava non avesse notato che Anya l’aveva chiamata Buffy Summers.
L’aveva notato, eccome. In quei sette anni non si era sposata. Abbassò
lo sguardo sul suo seno e tornò a sollevarlo sul suo viso. Non era
stato il suo aspetto a tener lontani i pretendenti. Ricordò il sapore
della sua bocca e la passione che era stato incapace di padroneggiare. Non
era stato neanche quello ad impedirle di trovare un marito. Perché
allora non si era sposata? <<Non sapete chi sono?>> ripeté
Anya. William si era stancato di quel giochetto. Tornò dietro la scrivania,
girò la sedia e vi si lasciò cadere. <<Ricordo tutto di
voi Anya, compresa quella domenica in cui siete corsa fuori dalla chiesa a
una tale velocità che non avete visto il mucchi di sterco di cavallo
subito sotto gli scalini. Siete scivolata e vi siete sporcata il vestito.
Piangevate come una fontana perché puzzavate e nessuno avrebbe voluto
sedervi accanto>> una brutta tonalità di rosso le tinse le guance.
Con la coda dell’occhio lui scorse l’espressione scioccata di
Buffy. Forse aveva oltrepassato i limiti della buona creanza, ma non gliene
importava nulla. Sebbene Anya fosse stata più piccola degli altri suoi
compagni di scuola, di tenero non aveva avuto che l’età. Durante
la ricreazione si univa agli altri bambini per schernirlo. A cinque anni,
con la sua voce infantile cantava già il monotono ritornello che risuonava
spesso nel cortile della scuola:”William è un bastardo, William
è un bastardo”. Buffy era stata una delle poche a non unirsi
al coro voltando le spalle a quei bambini crudeli. Quel ritornello aveva continuato
a perseguitarlo finché non era divenuto abbastanza grande da prendere
a pugni i ragazzi troppo sciocchi per tenere la bocca chiusa e abbastanza
attraente da far girare la testa alle ragazze. Ma non lo aveva mai dimenticato.
Sprizzando fuoco e fiamme, anya si avvicinò alla scrivania<<Mio
marito è un uomo molto importante in questa città>> lo
informò <<Come mai la cosa non mi stupisce?>> <<Non
sarete mai lo sceriffo di Landing, William Kincaid. Provvederò io.<<
Gli indicò la scatola. <<Non disturbatevi a tirar fuori le vostre
cose. Ve ne andrete prima di sera>> Si rivolse alla sorella. <<Sono
contenta che nostro padre sia morto e non possa vedere come disonori la nostra
famiglia>> Ciò detto, anya girò sui tacchi e si diresse
alla porta
William la seguì con lo sguardo. Al suo arrivo in città aveva
notato molti cambiamenti. Nuovi edifici erano sorti lungo Main Street, la
maggior parte delle persone che aveva incontrato gli era sconosciuta. Ma aveva
immaginato che molte cose erano rimaste le stesse. Si era aspettato delle
difficoltà, aveva avuto la certezza che il vecchi Summers fosse ancora
lì per rendergli la vita amara. Benché avesse cercato di odiarlo,
non era nemmeno riuscito a trovarlo antipatico. Era il padre di Buffy. E in
fondo lo aveva sempre capito. Se avesse avuto una figlia come lei, non avrebbe
affatto gradito che un ragazzo come lui le ronzasse intorno. <<Mi dispiace
per tuo padre. Non sapevo che fosse morto.>> Buffy sembrò stupita.
<<Grazie. E’ scomparso circa cinque anni fa.>> <<Chi
dirige l’emporio? Anya e suo marito?>> Lei rise, un suono che
gli fece l’effetto di un pugno nello stomaco. la sua risata gli aveva
sempre fatto pensare all’estate. Pur ignorandone il motivo, anche in
quel momento si rivide con lei in riva al ruscello. I capelli biondi le ricadevano
sulle spalle, gli occhi verdi lo fissavano con sguardo adorante. Scosse la
testa per scacciare quel ricordo. Non aveva né il tempo né la
voglia di rinvangare il passato, e se proprio doveva ricordare qualcosa, gli
sarebbe convenuto richiamarsi alla mente l’ultima ora che avevano trascorso
insieme prima della sua partenza. Sarebbe stato più che sufficiente
per impedire a qualsiasi uomo di sognare. <<Anya ha sposato un prete,
il signor Alexander Harris. Credo che fosse già qui prima che tu te
ne andassi. Adesso è quasi completamente calvo, ma penso che allora
avesse ancora i capelli. Almeno in parte.>> <<Un prete? Caspita!
mi meraviglio che non ne abbia sposato uno anche tu, Buffy Summers>>
Un intenso rossore le salì al colletto dell’abito blu fino alla
radice dei capelli. Ma a differenza di Anya, quel rosa acceso fece apparire
Buffy ancora più bella. <<Non ho mai affermato di avere un marito.
Sei stato tu a darlo per scontato>> <<Quindi nessuno dei due è
sposato.>> <<non illuderti che ti abbia aspettato>> si affrettò
a ribattere lei. Quella frase portò con se un’altra rivelazione.
Dopo tanti anni buffy aveva ancora il potere di ferirlo. Naturale che non
lo aveva aspettato, si disse William. Gli aveva detto chiaro e tondo che cosa
pensava di lui e della sua proposta di matrimonio. Si impose di rilassarsi.
Prima o poi avrebbe finito per non provare che indifferenza. Il tempo trascorso
lontano da Landing glielo aveva insegnato. <<Non mi era mai venuto in
mente che mi avessi aspettato. Finche non l’hai detto tu>> <<non
sei affatto cambiato>> <<Ti sbagli mia cara. Sono un uomo diverso.
Molto più pericoloso>> <<Immagino che tu abbia ragione.
In certi aspetti sei rimasto lo stesso in altri no.>> <<In quali
sono cambiato?>> <<Una volta eri molto più simpatico>>
William rovesciò la testa scoppiando in una risata <<Simpatico?
Non sono mai stato simpatico>> <<Con me, si>> La sua ilarità
si spense insieme al desiderio di continuare quella conversazione. <<Ti
stupisce? Dopo quanto è successo?>> <<Sei ancora in collera
con me>> <<Si, sono ancora in collera. Dopo sette anni avrei dovuto
dimenticare, ma non l’ho fatto. Se non altro Buffy avresti dovuto essermi
amica>> <<Lo ero>> Ma i fatti smentivano quelle parole.
Buffy abbassò lo sguardo sulle mani strette nel grembo. <<Perché
allora non mi hai creduto?>> <<Non ero sicura. Tutti dicevano
che eri stato tu>> <<Io sostenevo il contrario>> Lei sollevò
lo sguardo. Una profonda tristezza le ingrandiva gli occhi oscurandone il
colore verde sino a farlo apparire grigio. <<Lo so. In seguito quando
è stata dimostrata la tua innocenza, non sapevo dove ti trovassi. Avrei
voluto scriverti per chiederti scusa>> William balzò in piedi,
le si avvicinò e le tese la mano. Lei esitò fissando il suo
palmo per alcuni secondi, poi vi posò sopra la mano inguantata e gli
permise di aiutarla ad alzarsi. Lei aveva il profumo di un fiore proibito.
Con i capelli scostati dal viso, nulla nascondeva la purezza della carnagione,
i grandi occhi a mandorla, le labbra tremanti. Quante notti era rimasto sveglio
a immaginare quel viso sforzandosi di dimenticare, anelando a ricordare? Quante
volte aveva pregato il cielo perché gli fosse consentito di udire le
parole che lei aveva appena pronunciato, la dichiarazione della sua innocenza?
<<E’ troppo tardi. Non ha più importanza>> <<Oh
William, certo che ce l’ha. Come hai detto tu stesso, qualunque cosa
sia successa, eravamo amici>> <<Non lo siamo più. A te
non piacerebbe essermi amica. Sono sempre il bastardo della città>>
<<Mi dispiace di averlo detto. Quel giorno mi avevi spaventata. Non
sapevo cosa fare.>> <<Avresti potuto dire che avevi cambiato idea>>
<<Avevo paura che riuscissi a persuadermi. Hai sempre avuto la capacità
di farlo.>> L’aveva ancora? Quel pensiero lo tentò. No,
non aveva importanza. Era tornato a Landing per riconciliarsi con i suoi abitanti.
Per dimostrare a loro e a se stesso che non era solo un piantagrane. Di lì
a un anno sarebbe partito per cercare un posto in cui mettere radici. Fino
a quel momento si sarebbe tenuto il più alla larga possibile da Buffy
summers. Era sempre stata la sua più grande debolezza. E con ogni probabilità
lo era ancora. <<Va a casa, Buffy. Torna alla tua rispettabile esistenza.
Non sono venuto per creare problemi>> <<Li hai già creati
e lo sai benissimo. Credevi forse di poter tornare qui a fare lo sceriffo?
Pensavi che la gente non avrebbe ricordato?>> <<Spero che ricordi>>
Buffy si accigliò. Lui adorava i suoi piccoli cipigli. Lo inducevano
a desiderare di spianarle le rughe della fronte a furia di baci e di stringerla
a se per tranquillizzarla. <<Perché sei venuto, allora?>>
<<Non capiresti>> <<Capirei>> Lei gli posò
la mano sul braccio. Anche attraverso il guanto e la camicia quel contatto
parve scottargli la pelle. <<Spiegamelo>> Il fuoco del desiderio
riaccese la collera. Liberando il braccio con uno strattone, sollevò
un foglio dalla scrivania e glielo agitò sotto il naso. <<Questo
è tutto ciò che vi occorre sapere, signorina Summers. il consiglio
municipale di landing mi ha assunto con regolare contratto. A meno che non
commetta un reato, sarò il vostro sceriffo per un anno. Non mi occorre
la vostra amicizia né alcuna altra cosa da voi>> <<Benissimo>>
Buffy afferrò il mantello e se lo gettò sulle spalle. <<Tenetevi
pure i vostri segreti e la vostra amicizia, sceriffo. Farò in modo
che tutti sappiano che siete tornato e che siete cambiato in peggio>>
<<Perché non racconti loro anche il resto? Perché non
dichiari pubblicamente per quale motivo sei tanto spaventata?>>Lei raccolse
la borsetta <<Non so di che cosa tu stia parlando>> Si avviò
alla porta ma lui la precedette con un balzo e si appoggiò al battente
con tutto il suo peso.<<Racconta loro il tuo vergognoso, piccolo segreto.
Scommetto che nessuno lo sa. Nessuno è a conoscenza dei nostri incontri
in riva al ruscello.>> <<Smettila>> <<Racconta a tutti
quanto ti piacevano i miei baci, quanto ti piaceva che ti toccassi>>
<<Taci!>> Buffy alzò su di lui gli occhi pieni di lacrime.
Ma la prova della sua sofferenza non contribuì minimamente a placarlo.
Anzi, lo indusse a desiderare di ferirla ancora di più. <<Ti
andavo bene per vedermi di nascosto, ma non per presentarmi a tuo padre>>
<<Non capisci. Non hai mai capito. Ci sono tante cose che non sai. Non
potevo confidartele. non potevo dirti niente>> <<Tipico di te,
Buffy. Hai sempre mantenuto i tuoi piccoli, sporchi segreti. Qualcuno sa che
avevi promesso di sposarmi?>> Soffocando un singhiozzo, lei scosse freneticamente
la maniglia. <<Lasciami an.........andare. Non intendevo dire questo.
Mi dispiace.>> <<Ti dispiace di aver acconsentito a sposarmi o
ti dispiace di avermelo gettato in faccia?Ti dispiace di non aver potuto sposare
il bastardo della città?>> William si fece da parte consentendole
di aprire la porta. Quando lei gli scoccò un’ultima occhiata,
scorse le guance rigate di lacrime e la sua espressione addolorata. Di colpo
ogni traccia di collera lo abbandonò, spazzata via da un’ondata
di vergogna. <<Mi dispiace che tu sia tornato>> dichiarò
Buffy varcando la soglia. <<E’ questo che volevi sentire no? Volevi
che mi dispiacesse. Beh mi dispiace moltissimo>> Lui fu tentato di correrle
dietro, poi scosse la testa. Era troppo tardi. Batté un pugno contro
la parete accanto alla porta. L’acuta fitta di dolore non fu sufficiente
a distrarlo. Buffy aveva ragione, non era più simpatico. E’ poco
ma sicuro, non lo era stato con lei. <<Perdonami>> mormorò
alla sua schiena al di là dei vetri. Lei camminava in fretta senza
salutare nessuno. <<Tornare a Landing e chiudere con il passato>>
borbottò <<Gran Bell’inizio>> Le doveva delle scuse.
Qualunque cosa fosse successa fra loro in passato, non aveva nulla a che vedere
con la sua carica di sceriffo. Non aveva il diritto di essere tanto maleducato
con uno dei suoi concittadini. Rupert sarebbe rimasto terribilmente deluso.
Ovviamente era colpa di Rupert se lui si trovava lì. Quel vecchio impiccione,
pensò con affetto. Era stato il suo amico e il suo ex datore di lavoro
ad avere l’idea che lui dovesse riconciliarsi con il suo passato. Era
stato Rupert a leggere l’annuncio con cui si sollecitava chi fosse in
possesso dei requisiti necessari a candidarsi per la carica di sceriffo di
Landing. E poi a costringerlo a proporre la sua candidatura. William distolse
lo sguardo dalla finestra e fissò il suo piccolo ufficio. Forse aveva
commesso un errore. Avrebbe fatto meglio a cercarsi un altro lavoro. Dopotutto
gli sceriffi delle piccole città non erano tanto facili da trovare.
Sopratutto nel Kansas. Sarebbe potuto andare più a ovest o forse nel
Texas. ma nossignore. Era tornato a Lnding per dimostrare a tutti quanti che
si erano sbagliati sul suo conto. Un progetto ammirevole, che però
aveva una pecca. E se loro invece avessero avuto ragione? Se fosse stato lui
a sbagliarsi? Forse in effetti era un piantagrane nato. Fissò il contratto
firmato e controfirmato. Aveva un anno intero per scoprirlo.
Un’ora più tardi William prese giacca e cappello e lasciò l’ufficio. Tutto a un tratto aveva avuto l’impressione di soffocare in quella piccola stanza. Attraversò la strada, scansandosi per evitare un carro tirato da sei cavalli. Il sole stava già tramontando alle spalle degli edifici. Si fermò un momento a osservare la scuderia di cavalli da nolo. Qualcuno lo aveva informato che tre anni addietro aveva preso fuoco. La nuova costruzione era più grande. Lui vi aveva lavorato dai tredici ai venti anni, quando se n’era andato. Gli era piaciuto fare l’agente di polizia e non dubitava che gli sarebbe piaciuto fare lo sceriffo, ma sentiva la mancanza dei cavalli. Forse l’anno seguente avrebbe acquistato un appezzamento di terreno e messo su un allevamento. Scrollò le spalle e proseguì per la sua strada. qualsiasi progetto per l’avvenire costituiva una perdita di tempo. A fianco della scuderia si ergeva una piccola costruzione in mattoni. Il piano terreno apparteneva al medico condotto, quello superiore a un avvocato. Mentre vi passava davanti, la porta d’ingresso si spalancò per lasciare uscire una donna sulla cinquantina che vacillava sotto il peso di un enorme cesta. Le sue scarpe infangate scivolarono sui gradini di pietra. Con un grido girò su stessa per riacquistare l’equilibrio. William si precipitò ad aiutarla. Afferrò la cesta con una mano e la donna con l’altra. Lei gli si aggrappò, le piume nere del cappello che ondeggiavano nel vento della sera. <<Grazie signore. Per poco non sono ruzzolata lungo questi scalini. alla mia età sarebbe bastato per mandarmi al creatore>> Raddrizzandosi, gli piantò in faccia gli occhi verdi <<Guarda, guarda. Non site forse William Kincaid?>> william osservò la vedova Joyce imprecando mentalmente. Proprio lei doveva incontrare. <<Buonasera signora. Se vi sentite salda sulle gambe, io...............>> <<fatevi guardare giovanotto. avevo sentito dire che eravate tornato in città, ma mi sembrava impossibile>> La signora Joyce non aveva mai avuto peli sulla lingua. Evidentemente non era cambiata. Era stata l’unica della città a prendersi cura di sua madre quando questa si era ammalata. Aveva portato minestra e medicine casalinghe nella loro stanzetta buia e vegliato su sua madre finché non aveva esalato il suo ultimo respiro. Avrebbe voluto restituirle la cesta e allontanarsi. Non ne fu capace. joyce non aveva mai voluto essere ringraziata nè aveva accettato il denaro che lui aveva tentato di darle. Ascoltare le sue ciance era un bel piccolo prezzo per pagare un debito così grande. <<Sono tornato, signora. E resterò qui per un anno. Sono il nuovo sceriffo.>> <<Così mi hanno detto. Toglietevi il cappello, voglio guardarvi in faccia>> Quando lui l’accontentò, la vedova scosse la testa. <<Le donne hanno sempre sostenuto che eravate bello come il peccato. E sapete cosa ho sempre risposto io? <<Non ne ho la più pallida idea>> <<Che il peccato è una fonte di guai. Siete tornato per creare guai?>> <<Sono tornato per impedire che accadano. Rappresento la legge, signora Joyce>> <<Speriamo che sia vero. Se ben ricordo, finivate sempre per cacciarvi in qualche pasticcio, che lo voleste o no. La gente non fa che parlare di voi. Ho l’impressione che stiate seminando zizzania. Avanti aiutatemi a scendere questi scalini. E sbrigatevi.>> william l’aveva considerata un membro della vecchia guardia, sempre pronta a giudicare. Ma dopo che si era presa cura di sua madre, si era reso conto che dietro i suoi modi bruschi, si celava un cuore d’oro. Come ebbero raggiunto il marciapiede, lei scosse la testa ancora una volta.<<C’è gente che non sarà affatto contenta di riavervi qui>> <<lo immaginavo. Ho intenzione di costringerli a cambiare idea>> <<E’ per questo che siete tornato?>> lui le consegnò la cesta. <<Attenta signora. Non vorrei che faceste un ruzzolone. Potrei non trovarmi a passare, la prossima volta.>> Mentre la signora Joyce l’afferrava, la cesta oscillò e ne uscì un fievole lamento.<<Zitte ragazze. Fra poco saremo a casa. Ho della crema di latte per voi>> Alzò lo sguardo su di lui.<<Micie Il dottor Ramsey mi ha assicurato che la loro madre è un eccellente cacciatrice di topi>> Scostò il tessuto a scacchi bianchi e rossi che copriva la cesta rivelando tre gattini acciambellati uno sull’altro. Due erano bianchi e neri con delle macchiette arancione sul muso, il terzo era un piccolo pezzato con grandi occhi verdi. <<Io volevo solo i due bianchi e neri, ma il dottor Ramsey ha messo qua dentro anche l’altro. E’ troppo piccolo per servire a qualcosa. Ma se gli avessi detto che non lo volevo, lo avrebbe affogato>> Ricoprì la cesta con la stoffa.<<non ho mai avuto gatti in vita mia. Il mio cane si era sempre occupato di topi, ma è morto questo inverno. E dato che la mia staccionata è semi crollata durante una tempesta, un altro cane mi darebbe troppo da fare. Perciò adesso mi ritrovo con tre gatte. Vedremo se riusciremo ad andare d’ accordo.>> <<Non ne ho alcun dubbio>> Lei si guardò intorno, come se tutto a un tratto si fosse accorta di essersi trattenuta troppo a lungo <<Misericordia, devo andare a casa. Sarebbe sconveniente farmi vedere a chiacchierare con un bel giovanotto. Che cosa direbbe la gente?>> Con un rapido sorriso girò i tacchi. <<Grazie per il vostro aiuto>> <<Non c’è di che>> William la seguì con lo sguardo mentre si dirigeva verso la fontanella pubblica. La cesta oscillava con violenza, come se le micie avessero deciso improvvisamente di mettersi a giocare. Erano davvero graziose, sopratutto quella pezzata. L’idea gli si affacciò alla mente nel medesimo istante in cui i suoi piedi cominciavano a muoversi. Era un’idea stupida, pensò. Poi sorrise. Perché no?
Era
un’idea stupida, pensò. Poi sorrise. Perché no?
<<Signora Joyce!>> la richiamò correndole dietro. Fermandosi,
lei si voltò a guardarlo. <<Se non volete il micio più
piccolo, potreste darlo a me>> <<Volete un gatto? non vi permetteranno
di tenerlo nella vostra stanza d’albergo>> William non prese la
briga di chiederle dove abitava. La vedova aveva sempre saputo tutto di tutti.
L’unico segreto che lui fosse mai riuscito a mantenere in quella città
era il suo rapporto con Buffy. Accantonò l’ondata di ricordi
che lo aveva assalito all’improvviso.<<desidero regalarlo a qualcuno>>
<<A una ragazza che intendete far venire da dovunque siete stato?>>
<<non intendo far venire una ragazza e, non mi sono neanche sposato>>
la signora Joyce non ebbe il buongusto di arrossire.<<Siete sicuro che
quella persona si prenderà buon cura della gattina?>> <<Certo>>
<<D’accordo>>Joyce infilò una mano nella cesta<<Eccola
qua. E’ probabile che abbia fame, perciò non gingillatevi>>
Sebbene nessuno lo avesse accusato di gingillarsi da quando aveva otto anni,
lui ritenne inutile farglielo notare. Dopo averla ringraziata, si portò
due dita al cappello e si diresse all’emporio. La gattina gli si rannicchiò
sul petto e rabbrividì. Il vento si era fatto più impetuoso
e la temperatura stava calando.. William si sbottonò la giacca e la
infilò nella tasca interna, avendo cura di riaccostare i lembi per
proteggerla dal freddo, ma non tanto per farle mancare l’aria. Era così
concentrato sul benessere della sua passeggera, che non si accorse che l’emporio
era chiuso finché non si fermò di fronte. Imprecò mentalmente.
Avrebbe dovuto ricordare che i negozi della città osservavano l’orario
invernale fino a dopo il disgelo. Da un momento all’altro si sarebbe
potuta scatenare una tempesta di neve impedendo agli incauti di tornare a
casa. Non si sarebbe dovuto intrattenere così a lungo con la signora
Joyce. O meglio non avrebbe dovuto trattare Buffy in quel modo. In tal caso
non sarebbe stato costretto a perdere del tempo a scusarsi. Stava per tornare
sui suoi passi, quando sentì sbattere una porta. Sbirciando verso il
retro dell’emporio, vide Buffy allontanarsi di buon passo. La seguì.
Se sua sorella aveva sposato il pastore e suo padre era morto, era probabile
che lei vivesse ancora nella grande casa dei summers alla periferia della
città. A causa dell’abito lungo e degli stivaletti avrebbe dovuto
prendere il sentiero. Se si fosse sbrigato avrebbe potuto prendere la scorciatoia
attraverso il bosco e arrivare prima di lei. Girando in fretta attorno all’edificio,
andò quasi a sbattere contro un uomo mingherlino che portava un grembiule
macchiato di sangue sotto il cappotto.<<Buonasera signor Greenley>>
<<Sera. William Kincaid? Siete proprio voi?>> William non prese
briga di fermarsi a chiacchierare. Portandosi due dita al cappello, mise una
mano sotto la gattina e corse via. Quando uscì dal bosco, scorse la
villa dei Summers appollaiata in cima a una piccola altura. Costruita su tre
piani sembrava un’aggraziata vecchia signora. I rami spogli delle querce
si innalzavano al di sopra del tetto. Il sole morente si rifletteva sulle
finestre della facciata. Un ampio portico la circondava sui quattro lati,
ma i mobili da giardino erano stati accatastati in un angolo e coperti con
una tela cerata. Si avvicinò lottando contro i ricordi. Quante volte
era rimasto lì, sul limitare del bosco a fissare la villa? Quante volta
aveva imposto mentalmente a Buffy di uscire? Molti pomeriggi lei lo aveva
fatto. Una notte era sgattaiolata fuori dalla porta di servizio e lo aveva
raggiunto al ruscello. Avevano riso e chiacchierato fin quasi l’alba,
quando lui l’aveva rimandata a casa perché la desiderava troppo.
Fin da allora aveva saputo che Buffy Summers non era il tipo con cui un uomo
potesse spassarsela. Era il genere di ragazza da sposare. Era per questo che
lui gliel’aveva chiesto. Il ben noto senso di oppressione al petto lo
indusse a scacciare quei ricordi. Non voleva ricordare. Voleva scusarsi e
darsela a gambe. Raggiunse gli scalini sul portico e sedette ad aspettarla.
Sarebbe arrivata da un momento all’altro. Dando un’occhiata alla
gattina, constatò che si era addormentata nella sua tasca. Alzò
la testa a un rumore di passi sulla ghiaia Buffy si stava avvicinando con
un pacco sotto un braccio. Volse lo sguardo in direzione della casa e si arrestò
di botto. <<che cosa stai facendo qui?>> <<Sono venuto a
chiederti scusa>> <<come mai non ti credo?>> <<Non
lo so. E’ la verità>> Lei salì gli scalini<<Non
c’è mai nulla di semplice con te, William. Sai quali pettegolezzi
verrebbero fuori se qualcuno ti vedesse qui?>> Aprì la porta
e scivolò all’interno <<Presto entra. tu puoi anche infischiartene
delle chiacchiere, ma io no>> William si alzò lentamente. Per
la prima volta in vita sua avrebbe varcato quella soglia. Sarebbe dovuto esserne
contento, ma non lo era. Aveva fatto male a tornare. Niente era cambiato.
Buffy Summers teneva ancora alla sua reputazione più che a ogni altra
cosa al mondo. E lui era ancora quel bastardo di William Kincaid.
Mentre lui si avvicinava adagio, Buffy gli tenne la porta aperta con aria
spazientita. Se non fosse stata una donna di buonsenso, avrebbe giurato che
lo facesse apposta. Forse per punirla, pensò scuotendo la testa. Non
le era sfuggito il lampo di collera che gli era sfrecciato negli occhi due
minuti prima, quando lo aveva accusato di non curarsi della sua reputazione.
Lo fulminò con un’occhiata. William gliene rivolse un’altrettanto
infuocata. <<Non hai intenzione di invitarmi a sedere in salotto?>>
le domandò in un tono indolente in netto contrasto con la rigidità
del suo corpo. <<No>> ribatté lei seccamente, pur sentendosi
in colpa. Era una grossa mancanza di educazione tenere un ospite in piedi
nell’ingresso. Ma William non era un ospite. Deglutì a stento
e incontrò il suo sguardo. La tensione esistente fra loro saturava
l’aria. Un brivido le percorse la schiena. Scese con il suo sguardo
dai suoi occhi alla bocca, poi alle spalle e al petto.. il pesante giaccone
che portava contribuiva a farlo apparire più poderoso. E virile. Era
un uomo, un uomo che era sempre stato in grado di farle dimenticare le convenienze
e le buone intenzioni. A un tratto il ticchettio della pendola in salotto
parve risuonare con fragore, echeggiando in tutta la casa e rammentandole
che era completamente sola con lui. <<che cosa vuoi?>>lo apostrofò
con voce tremula. Lui scosse la testa quasi si stesse destando da un sogno
e si diresse verso il lume posto accanto alla porta. Senza disturbarsi a chiederle
il permesso lo accese. Quando lo stoppino prese fuoco, regolò la fiamma
in modo che spandesse la luce vivida. Pigramente, quasi avesse tutta la sera
a disposizione, si sbottonò il giaccone. Buffy si portò una
mano alla gola. Benché non avesse fatto niente di scorretto, si sentì
improvvisamente esposta e vulnerabile, come se lui avesse cominciato a spogliarsi.
Non si trattava soltanto del giaccone, si disse. La maggior parte della gente
se lo toglieva dentro casa. Solo che la maggior parte della gente non l’aveva
baciata sulla riva di un ruscello in una magica notte estiva. La maggior parte
della gente non l’aveva allacciata alla vita per poi risalire ad accarezzarle
il........non pensarci, si impose. Quello che aveva fatto con William era
stata una pura follia causata dalla sua giovanissima età, dall’incanto
della notte e dal sorso di whisky che aveva bevuto dalla sua fiaschetta. Era
stato un sogno. L’indomani alla luce del giorno se ne era vergognata.
‘Bugiarda’le bisbigliò una vocina interiore. ‘ Ti
sei sentita meravigliosamente bene ‘. lei la ignorò. <<Sono
venuto a scusarmi te l’ho detto. Sa iddio perché mi sono preso
il disturbo. Avrei dovuto ricordare che per la signorina buffy Summers niente
è più importante di ciò che pensa il resto del mondo>>
<<A nessuno piace beffarsi della convenzione>> <<Forse,
per una volta, potresti cercare di capire da sola quali sono le cose veramente
importanti, invece di lasciare che siano gli altri a insegnartelo>>
Digrignando i denti, Buffy si slacciò il mantello. Dopo averlo appeso
all’attaccapanni, si mise di fronte allo specchio e si tolse gli spilloni
dal cappello. <<Mi formo le mie opinioni dopo aver riflettuto sulle
parole del signore, le leggi degli uomini e le regole della società>>
ribatté con la massima calma posando il cappello. <<Malgrado
il tuo parere contrario, non credo che dovrei mettere le mie opinioni al di
sopra delle loro>> <<E’ sempre stato questo il tuo guaio,.
Sei priva di spina dorsale Buffy>> <<A quanto pare durante la
tua assenza ho superato la perdita di mio padre e amministrato l’emporio
con notevole successo. Due imprese non da poco per una persona senza spina
dorsale, non trovi?>> <<ma tutto quello che fai, tutto quello
che pensi è dettato da ciò che pensano gli altri. Che cosa ti
spaventa tanto?>> <<Rovinare la mia reputazione. Una cosa che
per te non ha nessuna importanza, essendo un uomo. Ma io sono una donna sola
che vive in una piccola città. Se voglio conservare la mia posizione
sociale, devo preoccuparmi di quello che pensano gli altri. E se non condividi
i miei timori, dovresti almeno capirli. In fondo tua madre godeva di una pessima
reputazione e guarda un po’ che cosa le è successo.>> Nel
medesimo istante in cui Buffy pronunciava avrebbe voluto rimangiarsele. Si
premette una mano sulla bocca, ma era troppo tardi. William si immobilizzò
a metà strada tra lei e la scala, la bocca serrata in una linea dura,
un muscolo che gli pulsava sulla guancia destra. Lei indietreggiò non
per paura, bensì per la vergogna.<<Scu.......scusami>>
balbettò <<Non volevo dire questo. Ho fatto male. Malissimo.
So che le volevi bene e che lei era una brava donna. Mi hai fatto perdere
le staffe.>> Si torse le mani con una piccola scrollata di spalle<<Una
misera scusa, non è vero? Non è colpa tua e io non avrei dovuto
dirlo. E’ colpa mia. Mi dispiace>> William sbatté le palpebre,
quasi non avesse udito il suo insulto. La sua faccia si rilassò assumendo
la sua solita espressione ironica<<Puoi fare a meno di scusarti per
quanto mi riguarda. In passato ho sentito ben di peggio. Le tue osservazioni
non erano nemmeno originali e non erano espresse con cattiveria. Non mi importa
abbastanza di te per sentirmi ferito da ciò che pensi>> Era cambiato
tanto in quei sette anni. Il ragazzo che le aveva insegnato a baciare e a
conoscere la passione era stato sostituito da quell’enigmatico sconosciuto.
Meglio così, si disse Buffy. Il William di un tempo avrebbe costituito
una tentazione troppo grande. <<Ferito o no ti chiedo perdono>>
con un sospiro gli passò davanti ed entrò nel salotto. Gli ultimi
raggi di sole filtravano attraverso le tende dando risalto ai mobili massicci.
Avvicinandosi a un tavolo d’angolo, accese un lume e si voltò
a guardarlo. Come aveva sospettato l’aveva seguita. Si stava dondolando
sui talloni guardandosi intorno. Seguendo la direzione del suo sguardo, lei
si chiese come doveva apparire quella stanza a chi la vedeva per la prima
volta. Sovraccarica, pensò facendo passare lo sguardo dai tre sofà
alle poltrone imbottite, ai tavoli sparsi dappertutto. A suo padre erano sempre
piaciuti gli oggetti costosi. C’erano scatole di lacca e ciotole d’argento,
ventagli orientali e ninnoli di ogni specie. Una carta da parati color avorio
e pesanti tendaggi di velluto blu facevano da sfondo a quella ostentata opulenza.
<<chi avrebbe mai immaginato che un giorno avrei avuto la fortuna di
vedere l’interno della favolosa villa dei Summers? Devi essere fiera
di abitare qui>> <<Non lo sono. Come ben sai, William, questa
casa non ha alcun valore per me. E’ la casa di mio padre, non la mia>>
<<ovviamente. Preferiresti vivere in una capanna di fango in un posto
sperduto nell’ovest, ingaggiando una battaglia quotidiana contro scorpioni
e serpenti e vedendo morire di stenti i tuoi figli>> <<Stai distorcendo
le mie parole>> Lui si ficcò le mani in tasca. Il sorriso che
gli incurvò le labbra era tutt’ altro che piacevole <<Mi
stai dicendo che saresti felice di abitare in una stanza al di sopra di un
saloon come mia madre? Sentiresti il chiasso proveniente da sotto, sai. Le
grida degli ubriachi, gli strilli delle prostitute. E gli odori. Tabacco,
sudore e ............>> <<Smettila!>> Buffy andò
a piazzarglirsi di fronte <<Smettila, per favore. Ti ho spiegato che
mi dispiace per quello che ho detto su tua madre. E’ stato sconsiderato
e crudele da parte mia. Non ho alcuna giustificazione, tranne la verità>>
<<Che sarebbe?>> <<Quando ho paura, tendo a parlare senza
riflettere. E’ un mio difetto. Ti prego di essere indulgente.>>
Prego era stato un termine malaccorto. Buffy lo capì nel medesimo istante
in cui si azzardò a incontrare il suo sguardo. Il fuoco era riapparso,
ma non era alimentato dalla collera. Lei sbatté le palpebre e distolse
in fretta lo sguardo. Si, la collera era scomparsa, ma ciò che l’aveva
sostituita era infinitamente più pericoloso. <<Di che cosa hai
paura?>> le domandò lui <<del fatto che tu sia tornato>>
Buffy si avvicinò al caminetto e accostò un fiammifero alla
legna già pronta. Non appena gli sterpi ebbero preso fuoco, si raddrizzò
e gli indicò uno dei sofà. <<Accomodati>> William
scosse la testa <<non ho intenzione di trattenermi a lungo. Perché
hai paura di me?>> <<non ho paura di te>>ribatté,
poi sorrise. Lui era il male minore, il vero problema era lei. Averlo accanto,
pensare a lui, la inducevano a comportarsi in modo diverso, come se la donna
rispettabile che si sforzava di apparire non fosse che una falsa copertura,
simile a una facciata di un negozio. Il mondo la vedeva come un emporio lindo,
mentre all’interno non era che uno squallido saloon. <<E così
resterai qui per un anno>> Lui le scese con lo sguardo lungo la gola.
Pur dicendosi che avrebbe dovuto offendersi, quel franco apprezzamento le
infuse un senso di calore. In passato l’aveva guardata spesso in quel
modo. La sua ammirazione l’aveva fatta sentire orgogliosa di essere
una ragazza, e una ragazza desiderabile. Anche se l’aveva spaventata
un poco, poiché la sua inesperienza le aveva fornito più interrogativi
che spiegazioni. Ma tra le sue braccia aveva dimenticato ogni cosa. <<Esatto.
Come ti ho detto questo pomeriggio, ho un contratto di un anno con i bravi
abitanti di questa città>> <<Perché sei tornato?
Per punirli?>> William scosse il capo <<Per riconciliarmi con
il passato, anche se per il momento non sembra che funzioni>> <<Che
cosa pensi di fare mentre sarai qui?>> <<Sono lo sceriffo. Farò
rispettare la legge, cercherò di tenere la gente fuori dai guai e,
in line di massima, farò in modo che la mia presenza non venga ignorata>>
<<Ci sono molte persone che ti metteranno i bastoni tra le ruote.>>
<<Tua sorella, vuoi dire?>> <<non solo. So che anya è
diventata una.......>> <<Una bacchettona?>> Un sorriso le
curvò le labbra <<Piuttosto scortese da parte tua. Ma si, hai
ragione. E suo marito è peggio di lei Ho sentito le voci, quello che
la gente dice di te. Prima o poi tutti capitano all’emporio. ai nuovi
coloni non importa che tu sia lo sceriffo. Ma i vecchi residenti, quelli che
erano già qui quando.........>>Si interruppe di colpo. Non desiderava
parlare di quel giorno. Non voleva ricordare le parole cattive che aveva pronunciato
né la sofferenza che gli aveva letto negli occhi. Preferiva ignorare
fino a che punto lo avesse ferito e avesse ferito se stessa. In un remoto
recesso del suo cuore sapeva di aver preso la decisione giusta. Non avrebbe
mai potuto seguirlo. Solo che aveva sbagliato atteggiamento nel comunicargli
la sua decisione. <<Non ti perdoneranno>> <<non è
necessario. Ti sono grato della tua preoccupazione, ma non è giustificata.
Il contratto è vincolante. A meno che io non commetta un reato non
possono sbarazzarsi di me. Dovranno abituarsi di avermi a Landing per i prossimi
dodici mesi>> <<E alla scadenza del contratto che cosa farai?>>
William portò lo sguardo sul fuoco<<Lascerò questo posto
e non tornerò mai più>> <<Quindi resterai solo per
un anno?>> <<Si, Buffy. Fra un anno ti libererai per sempre di
me>> <<Penso che sia meglio che ci teniamo lontani l’uno
dall’altra durante questo tempo>> Invece di risponderle, William
sorrise. Conosceva bene quel sorriso. Le faceva tremare le mani e piegare
le ginocchia, ricordare i suoi baci e le sue carezze. La induceva a desiderare
che William Kincaid fosse stato una persona perbene, il figlio di un agricoltore
o di un commerciante. La induceva a chiedersi che cosa fosse accaduto se fosse
partita con lui. <<Che problema c’è se ci vediamo?>>
non poteva rispondere a quella domanda. Lui avrebbe potuto sospettare la verità
senza però averne la certezza. <<Perché sei venuto qui?>>
<<sono lo sceriffo, no?>> <<Perché sei venuto a casa
mia intendo dire>> <<prima voglio che tu risponda alla mia domanda
Buffy. Che problema c’è se ci vediamo?>> Benché
Buffy non lo avesse visto muoversi, lui le si era avvicinato. Un silenzio
profondo era calato nella stanza, rotto soltanto dal crepitio delle fiamme.
Quando William tese le braccia nella sua direzione, pensò di indietreggiare,
ma chissà perché i suoi piedi rifiutarono di obbedirle. Stava
per toccarla e lei intendeva permetterglielo. Doveva sapere se aveva ancora
un qualche effetto su di lei. Si trattava di un esperimento scientifico. Il
suo pollice le sfiorò la mascella e si spostò sul mento. Venne
assalita da una miriade di sensazioni, simili all’inatteso calore del
sole dopo un temporale. L’aria si fece soffocante. <<Come mai
non ti sei sposata?>> <<Nessuno mi ha chiesta in moglie>>
Quella bugia le salì alle labbra con una scioccante spontaneità.
Perché l’aveva detta? Era stata fidanzata per mesi. Sarebbe stato
preferibile che William lo sapesse, ma al momento era incapace di rivelarglielo.
Era troppo confusa. <<Mi è difficile credere che tu non abbia
mai indotto un uomo in tentazione. Possibile che siano tutti ciechi?>>
<<Non mi interessa la tentazione>> ribatté lei con un filo
di voce. Si sforzò di deglutire, ma aveva la gola secca. Suo malgrado
si stupì a affondare nei suoi occhi fissando la fiamma che vi era riflessa.
Il bagliore parve guizzare, poi si spense. Il buio li avviluppò. percepì
il calore proveniente dal caminetto alle sue spalle e quello di lui. Era come
un sogno in cui non riusciva a muoversi, non riusciva a gridare. L’unica
cosa che poteva fare era accettare coraggiosamente la sua sorte. Ma invece
dei demoni che popolavano i suoi sogni, doveva solo affrontare William. Non
era poi un’impresa così ardua. <<A me interessa>>
lo udì bisbigliare mentre le chiudeva il volto tra le mani.<<Che
cosa?>> <<La tentazione>> Il viso di lui si abbassò.
Quando le sfiorò le labbra con le sue, ogni pensiero coerente le si
cancellò dalla mente. Non esistevano che quel momento e il sapore dolce
amaro del passato. La sua bocca era ferma e cedevole a un tempo. La passione
di allora era tenuta accuratamente sotto controllo.. Le accarezzò ripetutamente
le labbra, quasi volesse familiarizzare con loro. Sollevandosi sulla punta
dei piedi, buffy modellò il corpo contro il suo. Il senso di completezza
che provò le fece salire le lacrime agli occhi. Avrebbe voluto abbracciarlo
come l’abbracciava lui ma non osava arrivare a tanto. Perciò
tenne le mani lungo i fianchi, i pugni strettamente chiusi. Le dita di William
le scivolarono sotto lo chignon massaggiandole delicatamente la nuca. Quindi
le scesero lungo la spina dorsale avvicinandola ancora di più. Infine
lui approfondì il bacio. Non avrebbe dovuto provare un simile piacere.
Altri uomini l’avevano baciata. Non molti, solo due. perché doveva
essere proprio lui l’unico capace di farle provare quelle sensazioni?
Soffocò il grido di protesta contro quel crudele scherzo del destino.
William le circondò la vita con le mani scendendole con le labbra lungo
il collo fino alla scollatura dell’abito. Quando tornò a accarezzarle
la bocca ogni traccia di autocontrollo la abbandonò. Dischiuse le labbra
e lo circondò con le braccia aderendo a lui sempre di più. Infilandogli
le mani sotto il giaccone, gliele fece scorrere lungo il torace. A un tratto
le sue dita toccarono qualcosa nella tasca interna. La strana protuberanza
si mosse emise un fievole miagolio e si stiracchiò. William si scostò
da lei. <<Che cos’è?>> gli domandò appena
ritrovò la voce. Lui si infilò la mano nella tasca ed estrasse
un minuscolo gattino <<Sua madre è un’ottima cacciatrice
di topi. Ho pensato che ti sarebbe piaciuta>> Fece una smorfia <<Mi
dispiace per come ti ho trattata oggi nel mio ufficio. Ero appunto venuto
a chiederti scusa. Anche se in passato abbiamo avuto i nostri problemi, ho
dei doveri verso di te e di tutta la cittadinanza. Sono stato maleducato e
ti chiedo perdono. Lei è la mia offerta di pace.>> Le porse la
micia. Buffy la prese fra le mani. Il minuscolo animale sbatté le palpebre
con aria assonnata, poi si rannicchiò sul suo petto e cominciò
a fare le fusa. <<E’ talmente dolce>> Alzò lo sguardo
su di lui. Le sue labbra umide e l’intensità dello sguardo le
riportarono alla mente quanto appena accaduto fra loro. Erano ancora l’uno
vicino all’altro. Troppo vicino. Indietreggiò di un passo. Inutile.
Ebbe la netta sensazione che non sarebbe servito nemmeno se fosse andata all’altra
estremità del Kansas. Le sue scuse gli inducevano a perdonargli qualsiasi
cosa. I suoi baci e il suo dono le facevano provare più di quanto non
fosse prudente. Doveva chiedergli di andarsene. Subito, prima che fosse troppo
tardi. <<Vuoi fermarti a cena?>> <<Non sarebbe una buona
idea. Hai ragione. Non dobbiamo essere amici. Sarebbe preferibile per tutti
e due se stessimo alla larga l’uno dall’altra. So bene che Landing
è una piccola città, ma se ci metteremo d’impegno, riusciremo
ad evitare dei contatti troppo frequenti>> Buffy fu tentata di chiedergli
a che cosa fosse dovuto quel repentino cambiamento. Si trattava del bacio?
Era forse rimasto deluso? Scioccato dalla sua reazione? Pensava che lei non
fosse una signora? Lo accompagnò alla porta d’ingresso <<Ti
ringrazio per avermi regalato la gattina>> <<Non c’è
di che>> Le piantò gli occhi in faccia con un’espressione
che le fu impossibile decifrare. Lui era un tale insieme di noto e di ignoto.....Uno
sconosciuto e allo stesso tempo un uomo che non avrebbe mai potuto dimenticare.
<<Scusami per quello che ho detto di tua madre>> William scrollò
le spalle <<Addio Buffy>> Afferrò il cappello che aveva
appeso all’attaccapanni e uscì nel portico. Istintivamente lei
fece girare lo sguardo attorno al giardino spoglio. Non c’era nessuno
in vista. Grazie al cielo. Chissà cosa sarebbe successo se sua sorella
o qualcun’altro lo avesse visto uscire da casa sua. <<Non dirai
niente a nessuno, vero?>> Lui le diede un’occhiata di sopra alla
spalla. <<No, non dirò una parola. La tua preziosa reputazione
è al sicuro con me>> Si allontanò a grandi passi. Buffy
lo seguì con lo sguardo. Fu tentata di cercare di dargli una spiegazione,
ma lui non avrebbe capito. Ignorava a quale destino lei sarebbe andata incontro.
Tante volta aveva cercato di confidargli il triste segreto del suo passato,
ma non aveva mai avuto il coraggio di farlo. Si vergognava troppo. Perciò,
invece di richiamarlo, chiuse a chiave la porta e si diresse in cucina<<Ho
del buon latte per te. Ti piacerebbe?>> La gattina le si agitò
fra le braccia. Anche se il suo tepore non fu sufficiente a fugare i fantasmi
del passato e il gelo che le attanagliava il cuore, era sempre meglio che
doverli affrontare da sola.William si rialzò il bavero della giacca
per ripararsi dal freddo della sera. Mentre s’incamminava imprecò
contro se stesso e la sua stupidità. Accidenti a Buffy e accidenti
a lui per essersela presa tanto. Lei aveva sempre tenuto alla sua reputazione
più di ogni altra cosa. Fece una smorfia disgustata. Si augurò
che la sua reputazione le tenesse compagnia la notte, altrimenti avrebbe avuto
una vita lunga e solitaria. Non che a lui importasse, beninteso. L’unica
cosa che gli dispiaceva era di aver perso del tempo con lei. Andare a trovarla
era stato un errore. Baciarla, uno ancora più grande. Giunto in città,
si diresse verso l’ufficio dello sceriffo. Prima di rientrare in albergo
doveva chiuderlo a chiave. Mentre passava accanto al saloon, udì il
suono ben noto della musica e delle grida eccitate. Senza dubbio erano in
corso un paio di partite di poker. Probabilmente avrebbe dovuto fare una capatina
là dentro, ma le sue mansioni non sarebbero iniziate ufficialmente
che l’indomani mattina. Fermandosi un istante in mezzo alla strada,
fissò l’edificio. Quel saloon era più nuovo e più
grande dell’altro, a un isolato di distanza. Si diresse verso il golden
Landing chiedendosi quanto gli sarebbe costato entrare. Il vecchio edificio
non era cambiato. L’insegna aveva ancora bisogno di una mano di vernice.
Le finestre del piano superiore erano buie, segno che le ragazze non avevano
ancora iniziato il loro “lavoro”. Lo strimpellare di un pianoforte
soffocava il suono delle conversazioni e il tintinnio dei bicchieri. Di lì
a un paio d’ore un rumore assordante avrebbe soffocato la musica, finché,
verso le dieci, il pianista non si sarebbe arreso. Lui conosceva bene suoni
e odori di quel saloon. Sua madre vi aveva lavorato fino da quando riusciva
a ricordare. Anno dopo anno aveva lavato bicchieri, servito clienti e fatto
pulizia dopo che tutti erano tornati a casa. Molte volte gli uomini avevano
offerto del denaro perché scaldasse il loro letto. Anche se con un
bambino da mantenere doveva essere stata tentata di accettare quei facili
guadagni, non l’aveva mai fatto. Aveva tenuto la loro stanzetta in perfetto
ordine e non gli aveva mai fatto mancare nulla. E anno dopo anno lui l’aveva
vista logorarsi sempre di più. Aveva lasciato la scuola per lavorare,
ma quel poco denaro in più non l’aveva guarita dalla tosse ostinata
né aveva cancellato il colore terreo della sua faccia. William deglutì
a stento lottando contro i ricordi. Sua madre era stata una donna onesta,
una lavoratrice indefessa. Ma nessuno a Landing se ne era curato. Prestava
servizio in un saloon e non aveva sposato il padre di suo figlio, due motivi
sufficienti perché venisse giudicata una poco di buono. Voltò
le spalle all’edificio e al passato. Come aveva già fatto nelle
ultime ventiquattro ore, si chiese se non avesse commesso un errore a tornare.
In quel momento desiderò di non aver mai sentito il nome di quella
città e quello di buffy Summers. Non era mai stato capace di resisterle,
maledizione. Se avesse saputo che viveva ancora li, non avrebbe mai rimesso
piede a landing. Gli aveva ricordato che non era che quel bastardo di William
Kincaid e che era stato un idiota nell’illudersi che lei lo avesse amato.
Benché di vecchia data, il risentimento era ancora vivo in lui. Desiderò
che diventasse abbastanza intenso da consentirgli di farle pagare l’umiliazione
che gli aveva inflitto. Ma era impossibile. Non sarebbe mai stato capace di
farle del male. Ed era per questo che doveva tenersi lontano da lei. Mentre
attraversava la strada deserta notò che nel suo ufficio brillava la
luce. Dato che prima di andarsene non aveva acceso un lume, doveva avere visite.
Avvicinandosi, scorse due uomini in piedi accanto alla sua scrivania. Quando
uno di loro si girò verso la finestra, i muscoli dello stomaco gli
si contrassero. Conosceva quei capelli castano chiari e quei baffi. Wyatt
aveva impiegato quasi cinque mesi per farseli crescere così folti e
ne era stato tanto fiero che non faceva meraviglia che li portasse ancora.
Sebbene non conoscesse l’uomo più giovane non era difficile capire
chi fossero quei due. I suoi assistenti. I distintivi d’argento che
scintillavano sui loro petti non lasciavano dubbi in proposito. Prima di entrare
esitò un momento. Wyatt era stato uno dei ragazzi che si era divertito
a riempirlo di botte. Non aveva smesso fino a quando lui non era diventato
abbastanza forte da restituirgliele. William aprì la porta e varcò
la soglia. Lo sconosciuto gli rivolse un mezzo sorriso. Wyatt lo fissò
come se avesse visto un fantasma <<Buonasera signori. Sono William Kincaid,
il nuovo sceriffo di Landing>> Il giovane bruno gli tese la mano <<Daniel
Thomas, sceriffo. Piacere di conoscervi>> <<Da quanto tempo sei
in città thomas?>> <<Circa tre settimane signore. Prima
facevo l’agente in una città del nord. Sono contento di aver
ottenuto questo posto>> <<Bene. Buonasera Wyatt>> <<William>>
mormorò lui. C’erano confusione, collera e turbamento nei suoi
occhi castani, ma si cancellarono di colpo non appena sorrise <<Bentornato>>
Avvicinandosi alla sua scrivania William raccolse un foglio <<Secondo
questo contratto, resterò qui per un anno. Esigo una lealtà
e un obbedienza totali. Puoi lavorare per me o andare altrove. Che cosa scegli?>>
Spostando il peso del corpo da una gamba all’altra, Wyatt si portò
una mano alla vita, al di sopra del calcio della pistola. William non batté
ciglio. Non era armato, ma non era questo a preoccuparlo in quel momento.
Wyatt non intendeva sparargli, si limitava a metterlo alla prova. Facesse
pure, pensò lui. Ciò che gli stava a cuore era la decisione
che avrebbe preso. Preferiva fare a meno di un uomo, piuttosto di lavorare
con uno di cui non poteva fidarsi. <<Avevo sentito dire che eravate
voi, ma non ci avevo creduto. Se qualcuno mi avesse detto che un giorno vi
avrei incontrato nell’ufficio di uno sceriffo, avrei giurato di trovarvi
dietro le sbarre>> William sorrise <<per poco non ci sono finito.
Ma i miei errori mi hanno insegnato molte cose. Ho fatto l’agente per
più di cinque anni, ho studiato legge e mi è stata perfino offerta
la carica di giudice. Le mie qualifiche sono più che sufficienti per
questa città. Non m’importa un accidente se non lo sono anche
per te. L’unica cosa che mi interessa è sapere da che parte stai.
Non ho la benché minima intenzione di guardarmi continuamente le spalle.
O stai con me o puoi trovarti un altro posto>> Wyatt si rilassò
e lasciò ricadere la mano lungo il fianco <<guarda bene quest’uomo,
Thomas. Mi ha spaccato il naso quando avevamo entrambi dodici anni. Me l’ha
spaccato di nuovo quando ne avevamo quindici. D’accordo William. Anch’io
ho imparato una lezione. Lavorerò con voi>> Lui strinse gli occhi.
Era stato troppo facile. Wyatt scrollò le spalle <<So che cosa
state pensando. Non si tratta solo del fatto che io le abbia buscate da voi.
Sappiamo tutti che non siete stato voi a picchiare quella ragazza. Se foste
rimasto qui il tempo sufficiente, avreste scoperto da solo che eravate stato
scagionato>> <<Nessuno era disposto ad aspettare che fosse dichiarata
la mia innocenza. Non vedevano l’ora di assistere a un impiccagione.
Squagliarmela mi è sembrata la cosa migliore>> Wyatt annuì.
Avanzando di due passi, gli tese la mano <<Mia sorella mi ha confessato
di aver avuto un debole per voi. Che dopo una festa vi aveva messo con le
spalle al muro, vi aveva baciato e ………….beh, vi aveva
fatto capire che ci sarebbe stata, ma che voi l’avevate rimandata a
casa e avvertita che se fosse stata tanto sciocca da offrirsi a un altro uomo,
si sarebbe ritrovata in un mare di guai. Ve ne sono grato>> William
gli strinse la mano. Non si fidava ancora di Wyatt, ma era disposto a concedergli
una possibilità. Thomas seguitava a fissarli a bocca aperta <<non
capisco signore>> <<Capirai>>William gli batté una
mano sulla spalla <<Un tempo vivevo in questa città. Ero uno
scapestrato e un piantagrane. Mia madre lavorava in un saloon, ma non era
una prostituta. Non ho mai conosciuto mio padre e i miei genitori non erano
sposati. Il che mi rende un bastardo. Qualcuno potrebbe raccontarti che non
sono solo questo. Lavoro sodo e pretendo la stessa cosa dai miei uomini. Non
tollero che si beva in servizio, né che si giochi. Mai. A parte questo,
ciò che fate durante il vostro tempo libero non mi riguarda. Qualche
domanda?>> I due agenti scuoterono la testa <<Bene. C’è
qualche problema in città di cui io dovrei essere al corrente, Wyatt?>>
Questi sollevò un paio di fogli dalla sua scrivania <<Stavo appunto
scrivendo un rapporto. E’ tutto tranquillo, fatta eccezione per l’omicidio
del mese scorso>> <<Omicidio?>> <<Una ragazza del
saloon è stata picchiata a morte alla periferia della città>>
Un senso di gelo lo pervase. Avendo cura di non lasciar trapelare alcuna emozione,
William studiò i particolari del caso. Non erano molti. Secondo il
rapporto, Roberts il suo predecessore, aveva indagato per un paio di giorni
e concluse che l’aggressore era uno dei molti vagabondi che abitavano
a Landing. <<Che tipo di sceriffo era Roberts?>> <<Discreto.
Manteneva l’ordine in città>> Non abbastanza, si disse
lui sforzandosi di tenere a bada i fantasmi che minacciavano di soffocarlo.
Per un attimo pensò che Roberts avesse chiuso le indagini perché
era stato comprato. Non c’era modo di dimostrarlo però. In ogni
modo non gli piaceva niente di quella storia, ne l’assassinio in se
stesso, né la brevità delle indagini né il fatto che
la vittima fosse una ragazza del saloon. <<A quanto pare non ha interrogato
che il proprietario del saloon. Niente prova che sia stata assassinata da
un vagabondo>> <<Se non è stato un vagabondo., dev’essere
stato qualcuno della città. E’ assurdo. Chi potrebbe aver desiderato
farla fuori?>> William non aveva una risposta. Tornò a studiare
il rapporto e concentrò la propria attenzione sul nome della ragazza.
Laurie Smith. Il nodo che gli serrava lo stomaco si fece più stretto.
Era la stessa che era stata picchiata a sangue sette anni addietro. Era la
ragione per cui lui era dovuto fuggire, essendo stato accusato del fatto.
Non lo aveva commesso e non appena aveva ripreso i sensi lo aveva discolpato.
Ma era ormai troppo tardi. Lui aveva già lasciato Landing giurando
di non tornarci mai più. Beh adesso era li e una ragazza del saloon
era stata uccisa. A giudicare dell’atteggiamento dei cittadini nei confronti
di qualcuno che giudicavano meno rispettabile di loro, a nessuno importava.
A lui sì. Era assai probabile che i due reati fossero stati opera della
stessa persona. E aveva tutte le intenzioni di scoprirlo. <<Voglio riaprire
le indagini>> Wyatt si strinse nelle spalle <<Siete voi il capo>>
William mise giù il rapporto. Aveva qualcosa da dimostrare a se stesso
e alla città. Avrebbe risolto il caso. Non gli restava altra scelta.
Quando William uscì dalla scuderia di cavalli da nolo era pomeriggio
inoltrato. Due donne stavano passando lungo il marciapiede. Lui si fece da
parte e si portò le ditta alla tesa del cappello. La più giovane
chinò il capo e gli sorrise, finché la più anziana non
le bisbigliò qualcosa all’orecchio. dopo avergli lanciato un’occhiata,
tutte e due si affrettarono ad allontanarsi, La stessa cosa gli era capitata
per tutto il giorno. La maggior parte dei vecchi residenti si ricordava ancora
di lui e non gradiva affatto averlo come sceriffo. E come gli aveva detto
Buffy, purché mantenesse l’ordine i nuovi coloni se ne infischiavano
del suo passato. Nessuno dei due gruppi però era stato in grado di
fornirgli informazioni sulla ragazza assassinata. La voce che lui stava indagando
sull’omicidio si era sparsa a una tale velocità che, quando era
giunto alla scuderia dei cavalli da nolo, il vecchio Zeke gli era andato incontro
scuotendo la testa, sostenendo di non aver mai conosciuto la ragazza e di
non aver nemmeno saputo che fosse morta. Zeke era così debole che lui
dubitava che fosse in grado di alzare la mano su un cane di media taglia,
figurarsi su una persona. Ma per quanto lo riguardava tutti gli altri erano
sospetti. Aveva mandato Wyatt a parlare con le altre ragazze del saloon e
Thomas a interrogare i coloni del circondario. Lui era entrato a far domande
in ogni negozio della città. Meno uno. Ficcandosi le mani in tasca,
si avviò lungo il marciapiede. Gli sarebbe piaciuto sapere se avesse
rimandato il momento di parlarle, o se l’avesse tenuta per ultima di
proposito. Sarebbe stato meglio per tutti e due se non avesse dovuto pensarci
affatto, se l’idea di vederla gli fosse stata del tutto indifferente.
Era troppo tardi per cambiare quanto era accaduto tra loro, ricordò
a se stesso. Se solo lei fosse diventata vecchia, brutta o calva........Perfino
un marito avrebbe costituito un ostacolo sufficiente. Ora, invece, fra lui
e Buffy Summers non c’erano che le sue buone intenzioni, una difesa
equivalente a un lenzuolo di cotone durante una tempesta di neve. William
aprì la porta ed entrò nell’emporio. Mentre il battente
gli si richiudeva alle spalle, udì il tintinnio di una campanella.
Malgrado le grandi vetrate, era più buio all’interno che all’esterno
e gli ci volle un momento per abituare la vista <<Buongiorno William.
Siete venuto a trovarmi?>> Girandosi verso la voce, lui si stupì
di vedere la vedova Joyce seduta dietro a uno scrittoio di fianco alla porta
<<Non esattamente. Ma avrei qualche domanda da farvi, se avete terminato
i vostri acquisti>> <<non sto facendo acquisti sto lavorando>>
La vedova gli mostrò le lettere che aveva davanti <<Volete che
guardi se c’è posta per voi?>> Ma certo. La signora Joyce
era l’impiegata del piccolo ufficio postale di Landing <<No grazie.
Non aspetto nessuna lettera>> <<Si può sempre sperare.
Da una ragazza, forse?>> Proprio quello che gli mancava. Una vecchia
impicciona che spettegolasse sulla posta che riceveva <<Come sta la
mia gattina?>> Gattina? Poi ricordò <<Benissimo>>
<<E’ strano sapete. Stamattina Buffy è arrivata qui con
un micio identico a quello che io avevo dato a voi. Non sapevo che voi due
vi conosceste>> All’odore del pericolo i capelli gli si rizzarono
sulla nuca. La vedova avrebbe potuto creare dei problemi a Buffy. Non fidandosi
di lei a sufficienza da rivelarle la verità, non gli restava che bluffare
<<Vi assicuro che non ne so assolutamente niente>> <<Capisco.
Avete detto di avere delle domande da farmi. Quali sono?>> <<Sto
indagando su un omicidio commesso qui il mese scorso. Una ragazza di saloon
è stata picchiata a morte e abbandonata alla periferia della città.
Avete qualche informazione da darmi in proposito?>> La signora Joyce
lo guardò con occhio torvo <<Poiché ho la certezza che
non intendevate offendermi, fingerò di non aver sentito>> <<Non
sto insinuando che abbiate qualcosa a che fare con la sua morte, signora.
Sto solo cercando di raccogliere indizi>> Joyce continuò a fissare
un punto al di la della sua spalla <<Le avete mai rivolto la parola?>>
Silenzio <<D’accordo, signora Joyce. Buongiorno>> William
si avvicinò al banco. Joyce aveva reagito come tutte le altre donne
di Landing, rifiutandosi di parlare della ragazza assassinata. Un giovanotto
sui venti anni alzò lo sguardo su di lui. Il nome ricamato sul suo
grembiule era Andrew <<In che cosa posso servirvi signore?>> gli
occorrevano alcuni minuti per far sbollire la rabbia prima di parlare con
Buffy. bisticciare con lei non gli sarebbe stato di nessuna utilità
<<Un centesimo di caramelle>> Andrew posò le caramelle
e le lasciò cadere in un sacchetto di carta <<Altro?>>
Lui prese il pacchetto <<Sono il nuovo sceriffo. Circa un mese fa una
ragazza è stata uccisa e io sto cercando di scoprire chi è l’assassino.
Si chiamava Laurie Smith e lavorava in uno dei saloon. La conoscevate, per
caso?>> Andrew arrossì fino alla radice dei capelli <<N...no.
No frequento molto i saloon. Mia madre non vuole>> <<Non l’avete
mai pagata per tenervi compagnia?>> Il giovane si affrettò a
distogliere lo sguardo. A giudicare dall’intensificarsi del suo rossore,
si sarebbe detto che non aveva mai avuto il piacere di andare a letto con
una donna. William si sentì vecchio <<Verrà anche il vostro
momento, figliolo>> Si guardò intorno nell’emporio affollato
<<Dov’è la signorina Summers?>> <<In ufficio>>
Lui si incamminò in quella direzione <<Signore! Non potete andare
nel retro. E’ privato>> William scoccò ad Andrew un’occhiata
glaciale <<Si tratta di una questione ufficiale giovanotto>> Poi
scomparve dietro la tenda.
China sulla sua scrivania, Buffy stava controllando la quantità di
pezze di mussola che intendeva ordinare. Sarebbero arrivate in tempo per la
festa del raccolto. Con qualche soldo in più nel portamonete, molte
persone avrebbero desiderato acquistare un abito nuovo. E lei voleva essere
pronta. Ma mentre faceva scorrere la matita lungo la fila di cifre, la gattina
gliela fece cadere di mano <<Non sei di alcun aiuto>> la rimproverò.
La gattina le piantò gli occhi in faccia. Il suo grazioso musetto era
multicolore come il resto del pelo, come se il Signore avesse cambiato idea
diverse volte e non si fosse preso la briga di cancellare quanto aveva creato
in precedenza <<Dovresti essere brutta come una marmotta>> mormorò
sollevandola e stringendola contro di se. Appoggiandosi allo schienale della
sedia, cominciò ad accarezzarla <<Vedo che lavori sodo>>
Lei sobbalzò al suono della voce maschile. Si raddrizzò di colpo
strappando alla gattina un miagolio di protesta. Alzando lo sguardo scorse
William appoggiato allo stipite della porta. La stanza era già abbastanza
piccola senza che lui occupasse tutto lo spazio disponibile. Era troppo virile.
Suo padre era morto da un tempo sufficiente a consentirle di cancellare ogni
sua traccia dall’ufficio. Ma la sola vista di William la faceva sentire
indifesa e tremebonda. Depositò la micia sulla scrivania, si alzò
e si lisciò la gonna <<Salve William. Che sorpresa>> <<Sono
venuto a fare acquisti>> Le mostrò il pacchetto e accennò
in direzione della gattina <<E a vedere come stava. Sembra piuttosto
soddisfatta. Le hai già dato un nome?>> <<Alice>>
William inarcò un sopracciglio <<E’ mia. Posso chiamarla
come mi pare>> <<Alice?>> <<Non mi sono mai piaciuti
i nomi sciocchi come Bianchina, Pussy o Nerina. Volevo darle un vero nome,
un nome di cui potesse andare fiera>> Lui avanzò di un passo
lasciando poco più di un mezzo metro fra loro <<E’ solo
un gatto>> <<Lo so ma........>> Nel vederlo tendere una
mano la voce le morì in gola. Il sangue prese a cantarle nelle vene,
il cuore le accelerò i battiti. Stava per accarezzarla lì, nel
suo ufficio, dove chiunque sarebbe potuto entrare e..........William sollevò
la gattina <<Ciao Alice>> mormorò passandole l’indice
sotto il mento. Alice lo guardò per la frazione di un istante e cominciò
a fare le fusa. Buffy ricadde di colpo sulla sedia. Sapeva benissimo che cosa
provasse Alice. Se William l’avesse accarezzata, anche lei avrebbe fatto
le fusa. Si era detta che sarebbe riuscita a sopportare qualsiasi cosa per
un anno. Ma lui era in città da quarantotto ore e le aveva già
sconvolto la vita <<Un mese fa è stata uccisa una ragazza. Ne
sai qualcosa?>>
<<niente. Perché dovrei saperlo?>> <<Perché
una persona che viveva qui da molti anni è stata assassinata. non è
morta nel sonno né ha avuto un incidente. Qualcuno l’ha trovata
e ammazzata a furia do botte>> Buffy incrociò le braccia all’altezza
della vita. La collera di lui era quasi tangibile. Occupava tutta la stanza
e il suo profumo impregnava l’aria mozzandole il fiato. <<non
ho sentito......>> <<Niente, lo so. Che avete tutti quanti? Perché
a nessuno importa di sapere che cosa le è successo? perché vi
rifiutate di scoprire la verità?>> <<non la conoscevo.
Mi dispiace che abbia fatto una fine così brutta, naturalmente, ma
non vedo per quale motivo avrei dovuto conoscere una ragazza di saloon>>
<<Il che ti rende indifferente alla sua morte>> <<No. Affatto.
Vorrei che nessuno dovesse morire in quel modo>> <<Non ti preoccupi
per te stessa? Non temi per la tua incolumità?>> <<Perché
dovrei? Chiunque l’abbia uccisa non nutre alcun interesse per una donna
perbene>> Mettendo giù il gatto, William si sporse attraverso
la scrivania e piazzò le mani sui braccioli della poltrona imprigionandole
le dita <<Come fai a saperlo?>> <<Lo sceriffo ha dichiarato
che era stata uccisa da un vagabondo. Ce n’erano diversi in città
in quel momento. Disse che avevano avuto una discussione a proposito delle
sue......prestazioni>> <<E a nessuno è importato un accidente>>
<<Non hai il diritto di farmi queste domande né di mettermi le
parole in bocca>> <<Spiegalo a Laurie>> <<Chi?>>
<<La ragazza uccisa. Aveva un nome, sai. Aveva la tua età. Non
era molto più alta di te. E neanche lontanamente così carina.
Ma dato che lavorava in un saloon e si faceva pagare per quello che tu mi
hai offerto gratis, non ha importanza che sia morta>> <<No!>>
buffy liberò le dita e lo respinse con le mani sul petto <<Non
ti ho mai offerto niente>> William si raddrizzò. solo allora
lei si rese conto che la porta era spalancata e che chiunque nell’emporio
avrebbe potuto udire la loro conversazione. Alzandosi gli girò intorno
per chiuderla <<Abbassa la voce>> <<Ah dimenticavo. La tua
preziosa reputazione>> La schernì lui. Poi occupò la sua
poltrona e stese le gambe davanti a se imprigionandola accanto alla porta
<<Non ti aspettavi sul serio che la conoscessi, William? Mi dispiace
che sia stata uccisa, mi dispiace di non poterti aiutare, ma non puoi incolparmi
della sua morte>> <<Immagino di No. Qualcuno ha mai preteso delle
indagini più approfondite?>> <<non che io ricordi. Roberts
dichiarò che era stata uccisa da un vagabondo>> <<Ah si?>>
<<William mi dispiace. Era lo sceriffo. Perché avrebbe dovuto
mentire?>> <<Non sto dicendo che abbia mentito. Mi stavo solo
chiedendo perché non si sia preso la briga di indagare più a
fondo>> <<Pensi che l’assassino fosse un altro?>>
<<Non lo so>> appariva talmente desolato, che lei dovette trattenersi
per impedirsi di avvicinarsi. Avrebbe voluto toccarlo, dirgli che tutto si
sarebbe sistemato. Solo che ignorava che fosse vero. E poi lui non avrebbe
accettato nessun conforto da lei <<Si chiamava Laurie>> <<Me
l’hai detto >> <<Laurie Smith>> Buffy si aggrappò
alla maniglia per sorreggersi, sforzandosi invano di assumere un’espressione
indecifrabile <<Dunque ricordi anche tu>> <<Si. Era la......>>
<<la ragazza che sono stato accusato di aver picchiato a sangue sette
anni fa. Una coincidenza interessante, non trovi?>> <<Ti ha discolpato>>
<<Così mi hanno detto>> <<Ma non sai come>>
<<Che cosa vuoi dire?>> Buffy si pentì di aver aperto bocca.
Non voleva parlare di quella faccenda con William. Non aveva modo di farlo
senza che lui sospettasse quanto ne avesse sofferto. Nessuno era mai stato
a conoscenza del loro rapporto, ricordò a se stessa. Era stata l’unica
cosa a tenerla in vita durante quei giorni spaventosi. Quando aveva saputo
com’erano andate le cose, aveva compreso di aver fatto bene a restare
a Landing <<Dimmi di che cosa stai parlando Buffy>> alzandosi
lui le si avvicinò. Gettò il cappello su una sedia e le posò
le mani sulle braccia <<Dimmelo>> <<Beh.......quando lei
dichiarò che non eri stato tu, lo sceriffo le domandò come facesse
a saperlo, visto che era buio. E lei......lei rispose che ti avrebbe riconosciuto
dovunque. Era stata con te diverse volte, alcune al buio>> Sbatté
le palpebre per ricacciare le lacrime <<tu passavi quelle sere d’estate
a baciarmi e a indurmi in tentazione sulla riva del ruscello, ma trascorrevi
la notte con lei. Dopo essere stato con me, andavi da una sgualdrina>>
<<Un vero figlio di puttana>> William lasciò ricadere le
braccia <<Perciò, anche se tu avessi la possibilità di
far luce sulla sua morte, te ne guarderesti bene>> <<Ti sbagli.
Se lo pensi, significa che non mi conosci affatto>> <<Hai ragione
non ti conosco>> Lui afferrò il cappello <<Sono passati
sette anni, Buffy. Malgrado quanto abbiamo condiviso in passato, siamo due
estranei. Ora è meglio che vada>> <<Non so niente, te lo
giuro>> William annuì e le passò davanti dirigendosi alla
porta. Lei avrebbe voluto dire qualcosa, qualunque cosa, per ristabilire fra
loro un rapporto amichevole. Ma non c’era più niente da dire.
Erano due estranei, aveva ragione. Lui aprì la porta <<William?>>
<<Si?>> <<Non so se possa esserti utile, ma cinque anni
fa è stata uccisa un’altra ragazza di saloon. Anche lei è
stata picchiata a morte>> <<Come andò?>> <<Non
lo so. Mio padre era molto malato e io mi prendevo cura di lui, perciò
non rimproverarmi di non essermene interessata. Non conosco i particolari,
ma ho l’impressione che siano molto simili alle circostanze in cui è
avvenuto l’assassinio di Laurie smith>> <<Grazie per avermelo
detto. nessun altro si è disturbato a farlo. immagino che non prenderesti
in considerazione l’idea di andare in giro a fare domande su Laurie.
Forse la gente si sbottonerebbe di più con te che con me>> <<non
posso. La gente potrebbe......>> <<Sono stato uno stupido a chiedertelo>>
<<Non è giusto. Nessuno che io conosca avrebbe frequentato una
ragazza di saloon>> William uscì nel corridoi <<Dimmi una
cosa, Buffy. A lungo andare tanto perbenismo non lascia addosso un senso di
freddo e di solitudine?>> Si allontanò senza attendere risposta.
Lei lo seguì con lo sguardo. Era un uomo irragionevole. Pretendeva
troppo. E aveva ragione. Il suo mondo era molto più freddo e vuoto
di quanto lui non potesse immaginare. William irruppe sul marciapiede come
un ciclone e si diresse a grandi falcate verso il suo ufficio. A un tratto
rallentò il passo nel ricordare l’espressione di Buffy mentre,
con voce atona, pronunciava le parole che dimostravano la sua innocenza, ossia
che Laurie Smith lo avrebbe riconosciuto anche al buio poiché era andata
a letto con lui. Più di una volta. Fece un profondo respiro e lasciò
andare il fiato lentamente. Era così giovane allora. Così infatuato
di Buffy, così deciso a non approfittarsi di lei. Ma dopo essersi limitato
a baciarla notte dopo notte, si era sentito eccitato in modo insopportabile.
Perciò aveva cercato sollievo con Laurie, perché era giovane,
profumata e perché se chiudeva gli occhi, poteva fingere che fosse
Buffy. Si sarebbe strappato il cuore pur di non farle sapere ciò che
aveva fatto. Scosse la testa tentando invano di cancellarsi dalla mente la
sua espressione di orgoglio ferito. Era troppo innocente per capire le esigenze
di un uomo, sopratutto di uno sciocco ragazzo. Ignorava che il tempo e l’esperienza
avevano mitigato quelle necessità e che il fatto che fosse andato a
letto con Laurie non significava che l’avesse amata di meno. spalancò
la porta del suo ufficio con un tonfo. Era così intento a dimenticare
Buffy e a concentrarsi sulla notizia dell’omicidio avvenuto cinque anni
addietro, che in un primo momento non si accorse che Thomas si trovava alle
prese con un donnone corpulento <<Sceriffo!>> esclamò con
evidente sollievo nel vederlo <<Sono così contento che siate
tornato. Questa signora......>> indicò la donna poveramente vestita
<<......vuole parlarvi>> La donna si volse a guardarlo. C’era
qualcosa di così palesemente malvagio in lei, che non faceva meraviglia
che il povero Thomas ne fosse tanto intimidito <<Siete l’ultima
persona a cui dovrò spiegare questa faccenda o per ora mi conviene
tenere la bocca chiusa? Non mi piace masticare il pane due volte>> <<Sono
lo sceriffo>> ribatté William indicandole una sedia. Dopo essersi
tolto la giacca e il cappello le rivolse il più seducente dei suoi
sorrisi. la donna gli rivolse un’occhiata torva. i suoi capelli untuosi,
striati di grigio, erano raccolti in una crocchia. L’abito e il mantello
erano vecchi e sporchi, la faccia non troppo pulita. Solo la lunga consuetudine
con persone di ogni genere gli impedì di ritrarsi per il fetore che
emanava da lei <<In che cosa posso esservi utile?>> <<Sono
stata alla parrocchia. La signora con gli occhi come capocchie di spillo mi
ha detto che non le interessavano i problemi della gente come me. Non che
posso biasimarla. Neanche a me interessano i guai altrui>> William scoccò
un’occhiata a Thomas, il quale si strinse nelle spalle <<Non lo
so, signore. Quando siete entrato avevamo appena iniziato a parlare>>
<<Ci arrivo>> si spazientì la donna <<Marmocchia
vieni qui>> William vide una piccola sagoma staccarsi dall’angolo
in cui era rimasta rannicchiata. All’ordine della donna avanzò
lentamente fissandosi con ostinazione le scarpe. Se possibile i suoi abiti
erano in condizioni peggiori di quelli della donna, sporchi e troppo corti.
Dalle maniche uscivano due polsi scarni. Aveva le gambe magrissime, nude e
graffiate. L’alluce del piede sinistro faceva capolino dalla scarpa.
Un’ondata di collera lo travolse <<Mi state dicendo che la signora
che avete visto in parrocchia si è rifiutata di procurarvi del cibo
per vostra figlia?>> Tipico di Anya riservare la sua carità cristiana
alle persone che godevano di una certa posizione sociale, quelle che ne avevano
meno bisogno <<Non è mia figlia>> Come la bambina si fu
avvicinata a sufficienza, la donna le afferrò un braccio e la spinse
davanti a se <<Saluta>> <<Salve>> mormorò la
piccola con voce tremante. Non poteva avere più di cinque, sei anni
e appariva terrorizzata <<Temo di non capire>> dichiarò
lui. La donna si accigliò <<E’ molto semplice. Quella puttana,
Laurie Smith, mi pagava purché mi prendessi cura della sua bastarda.
Ora è morta e il denaro non c’è più. La mia casa
non è un’ orfanotrofio. Ho dei figli miei da mantenere e non
ho proprio bisogno di un’altra bocca da sfamare>> <<Signora
vi sarei grato se non parlaste in questo modo davanti alla bambina>>
La donna scrollò le spalle <<Usate pure tutte le belle parole
che vi pare. Come vi ho spiegato la signora della parrocchia non vuole saperne
di questa mocciosa. E io non mi sogno certo di tenermela. A mio avviso, il
problema è solo vostro>> Si diresse alla porta, l’aprì
e si allontanò a tutta velocità.‘E adesso?’ si chiese
William osservando la bambina che seguitava a fissarsi le scarpe logore. Thomas
rientrò trafelato dopo essere corso dietro alla donna <<E’
scomparsa>> ansimò <<Deve aver avuto un carro da qualche
parte. Non mi ci vorrà molto a sapere chi è e dove vive. Potrei.......>>
Lui lo interruppe con un gesto della mano e si accovacciò di fronte
alla bambina. Lunghi capelli neri scarmigliati le pendevano sulle spalle e
le nascondevano il viso. Era sporca e puzzava quanto la donna che l’aveva
portata lì. <<Come ti chiami?>> <<B…….Bonnie>>
<<Quella signora è tua madre?>> <<No, la mia mamma
è morta>> <<Mi dispiace, Bonnie. Quella signora si prendeva
cura di te?>> <<La mamma non poteva stare con me, perciò
mi lasciava con la signora Jarvis. La signora Jarvis mi ha detto che tutte
le prostitute vanno all’’nferno e che ci andrò anch’io,
per stare insieme alla mia mamma. E’ per caso questo l’inferno?>>
Un sorriso tirato gli curvò le labbra <<A volte penso che lo
sia tesoro, ma no, non lo è. Questa è landing. La signora Jarvis
ti ha portato in città>> Quando allungò una mano verso
di lei, Bonnie sobbalzò <<Voglio solo vedere il tuo bel faccino>>
Mettendole l’indice sotto il mento, glielo sollevò. Nell’attimo
in cui gli occhi azzurri pieni di lacrime incontrerono i suoi, ebbe l’impressione
che un cavallo gli avesse tirato un calcio nello stomaco. Erano gli stessi
occhi, la stessa bocca di Laurie. O almeno così gli parve. Era difficile
dirlo, dato che aveva le labbra gonfie e un livido violaceo sulla guancia.
Qualcubo doveva averla schiaffeggiata con tutte le sue forze <<Mi porterete
all’inferno?>> <<No. Nessuno va all’inferno>>
Tranne forse, la signora Jarvis, se mai si fosse azzardata a rimettere piede
in città. William si rivolse a Thomas <<Da quanto ci ha raccontato
la donna ha portato la bambina dalla moglie del pastore ed è stata
messa alla porta>> <<Non ho mai sentito dire che la moglie di
un pastore abbia fatto una cosa simile>> <<Probabilmente non hai
ancora conosciuto Anya Harris. Quando ne avrai il piacere non ti meraviglierai
tanto. E’ quasi buio. Bonnie ha bisogno di un posto dove passare la
notte>> <<Io dormo alla pensione, sceriffo. Siamo diciotto in
una stanza. Non è un posto adatto a una bambina>> <<Lo
so>> William cercò di immaginare chi potesse ospitarla. Il nome
di Buffy gli balzò alla mente, ma si affrettò ad accantonarlo.
Una donna così rispettabile si sarebbe rifiutata di venire contaminata
dalla figlia di una ragazza di facili costumi. Bonnie rabbrividì. appena
lui le aveva lasciato il mento, aveva riabbassato gli occhi sulle scarpe.
Posandole una mano sulla spalla, rimase scioccato nel sentire le ossa <<Hai
mangiato oggi?>> Lei scosse il capo. William imprecò mentalmente.
Non c’era nessuno di cui potesse fidarsi, nessuno a cui potesse rivolgersi
<<Vieni, Bonnie. Ti porterò al mio albergo e ti procurerò
qualcosa da mangiare. Thomas, aspetta Wyatt e senti che cosa ha saputo. Se
si tratta di un’informazione importante, vieni a riferirmela in albergo,
altrimenti può aspettare fino a domattina. Già che sei qui,
guarda se riesci a trovare qualche notizia su un altro omicidio avvenuto cinque
anni fa. Un’altra ragazza di saloon. I due casi potrebbero essere collegati>>
<<In che modo?>> <<Non lo so>> ammise lui <<E’
solo una sensazione>> Quando raggiunse la porta, si rese conto che Bonnie
non l’aveva seguito <<Vieni tesoro. Ti porto a casa mia. Potrai
avere qualcosa da mangiare e forse un bel bagno caldo>> Lei alzò
adagio la testa, l’espressione atterrita <<Andrà tutto
bene>> le promise. Bonnie non si mosse <<mi darete sul serio da
mangiare?>> domandò dopo un lungo silenzio. Al cenno affermativo
di lui, attraversò la stanza e gli prese timidamente la mano. Aveva
le dita gelate. William le toccò la mantellina. Era lisa fino alla
trama. Come aveva potuto Laurie affidare sua figlia a quella megera? Quando
entrò in albergo tirandosi dietro Bonnie, il portiere divenne paonazzo,
quasi stesse per venirgli un colpo apoplettico <<Signor Kincaid, quella
bambina! E’ lurida>> <<Lo so Newt. C’è una
stanza comunicante con la mia. E’ Libera?>> <<Si signore.
Ma non credo.....>> <<Bene. Mandate su dell’acqua calda
per il bagno e una cena per due>> <<Ma, signore!>> <<La
chiave!>> Voltandosi, Newt la staccò dal gancio <<Credo
che dovrei parlarne al direttore, signor Kincaid. Non potete portare una signora
sola in questo albergo>> <<Ha cinque anni>> Bonnie gli tirò
una manica <<Sei, signore>> William afferrò la chiave <<Ne
ha sei. Dite alla cameriera di sbrigarsi a portare l’acqua>> Appena
fu entrato nella sua stanza al piano di sopra, lasciò andare la mano
di Bonnie e aprì la porta della camera adiacente <<Tu dormirai
qui>> le sorrise. Sulla soglia fra le due stanze, Bonnie lo stava fissando
con le pupille dilatate, in procinto di scoppiare in lacrime <<che c’è
tesoro?>> In quel medesimo istante bussarono alla porta. Due ragazzi
entrarono con una tinozza, seguiti da altri tre con dei secchi di acqua calda.
Subito dopo comparve una cameriera con degli asciugamani e una saponetta.
<<Desiderate altro, signore?>> <<Penso di si. Vi spiacerebbe
fare il bagno alla bambina?>> <<Come signore?>> La cameriera
sembrava lei stessa poco più di una bambina. Benchè la cuffia
e il grembiulino la invecchiassero un pò, non poteva avere più
di sedici anni <<Come vi chiamate?>> <<Alice>> Un
largo sorriso gli curvò le labbra <<Non è un nome così
buffo, signore>> <<Lo so. E’ che......>> come spiegarle
che aveva lo stesso nome del gatto di Buffy? <<Sentite Alice. C’è
una bambina nella mia stanza. Ha bisogno di un bagno. Credo che sarebbe preferibile
che l’aiutasse voi e non io>> <<Si, signore. Ho sette fratelli
più piccoli. Sono abituata a lavare i ragazzini>> <<Magnifico.
Bonnie, Alice ti.......>> Ma Bonnie era scomparsa.
dopo brevi ricerche, William la trovò sotto il suo letto <<Ti
stai nascondendo?>> <<Si>> <<Perchè?>>
<<Ho paura>> <<Hai paura di fare il bagno? C’è
una bella signorina qui, si chiama Alice. Ti aiuterà. Hanno mandato
su una saponetta, sai. Credo che abbia un buon profumo>> <<Mi
farà male?>> <<no, l’acqua è tiepida. Quando
avrai finito ti sentirai a meraviglia. Poi mangeremo. Ti piacerebbe?>>
Invece di rispondere, Bonnie strisciò da sotto il letto. Alice le sorrise
dalla soglia <<Ciao. posso aiutarti a lavarti?>> Allungò
una mano e la ritirò arricciando il naso <<Che devo farne dei
suoi abiti, signore?>> <<Forse potresti lavarli>> <<Ne
ha altri? Questi non saranno asciutti per domattina>> <<No>>
William riflettè un’istante sul dal farsi <<Ecco qua>>
Aprì l’armadio e tirò fuori una della sue camicie <<Mettetele
questa, dopo che le avrete fatto il bagno. Poi portate fuori i suoi indumenti,
spazzolateli e lasciateli all’aria. Domani gliene procurerò altri>>
Rimasto solo, si lasciò cadere sulla panchetta sotto alla finestra.
Era tornato a Landing esattamente da due giorni. In quelle quarantotto ore
aveva litigato due volte con Buffy, l’aveva baciata, aveva scoperto
che c’era stato un omicidio, offeso metà delle donne della città
interrogandole su una ragazza di saloon assassinata, era venuto a conoscenza
di un secondo omicidio e si era ritrovato sulle spalle la responsabilità
di una bambina. Qualcuno bussò alla porta. Una voce maschile gli annunciò
che era arrivata la cena. Mentre si alzava per andare ad aprire, lui si augurò
che si fossero ricordati di mandargli su una bottiglia di whisky. Non aveva
mai avuto tanto bisogno di un drink in vita sua. Seduta di fronte a lui, pulita
e profumata, Bonnie masticava lentamente una focaccina dopo aver trangugiato
la minestra e un bicchiere di latte <<come vi chiamate?>> gli
domandò <<William. E puoi darmi del tu>> <<Resterò
sempre qui con te?>> <<Vedrò se c’è una famiglia
simpatica a cui piacerebbe avere una bella bambina come te. Fino ad allora,si
resterai con me>> <<La signora Jarvis dice che non mi vuole nessuno.
Che sono un peso. Un peso è una brutta cosa, vero?>> William
rimase interdetto. Benchè avesse solo sei anni, sembrava più
grande, come se avesse molto vissuto <<Non credo che tu sia un peso>>
<<La signora Jarvis mi ha portato dalla signora della parrocchia. Aveva
un sorriso cattivo. Io credevo che tutti i sorrisi fossero buoni, ma il suo
non lo era. Ha detto che nessuno mi avrebbe presa perchè la mia mamma
era una p......prostituta>> Bonnie si accigliò, incespicando
nella parola sconosciuta <<La signora Jarvis diceva che le puttane mettono
al mondo dei bastardi come le altre persone. Diceva sempre che la mia mamma
era una puttana. Io avevo paura di chiederle che cosa voleva dire. Tu lo sai?>>
Lui fissò la graziosa bambina che aveva di fronte. La crudeltà
della gente non avrebbe dovuto stupirlo. Eppure di tanto in tanto lo coglieva
alla sprovvista. Si sforzò di tenere a freno la collera per non spaventare
Bonnie. La signora Jarvis era una rozza contadina che probabilmente era nata
povera e povera sarebbe morta. Anya non aveva scuse. Era la moglie di un pastore.
Avrebbe dovuto dare il buon esempio alla comunità <<La signora
della parrocchia ha fatto male a dire quelle cose, Bonnie. Io conoscevo la
tua mamma. Era molto buona e molto carina. Non l’ho ancora visto, ma
credo che tu abbia il suo dolce sorriso>> Bonnie si illuminò
un tantino <<Anch’io trovavo carina la mamma. Quando vaniva a
trovarmi mi permetteva di spazzolarle i capelli. E quando doveva andarsene,
piangeva. Diceva che erano lacrime buone, lacrime d’amore. Perchè
si piange quando si ama qualcuno?>> <<Non lo so. Hai dei parenti
Bonnie?>> Lei scosse la testa <<La mia mamma è morta. La
signora Jarvis mi ha detto che non tornerà più. Mi manca tanto>>
<<Lo so tesoro. Non hai nessun’altro?>> <<Una volta
ho chiesto alla mamma dov’era il mio papà. Lei ha pianto, era
così triste. Ha detto che non avevamo bisogno di lui>> william
mandò giù un sorso di whisky. Con ogni probabilità, quando
aveva saputo che Laurie era incinta, quel bastardo era fuggito a gambe levate.
com’era successo a sua madre. Osservò la bambina sperando che
i bravi cittadini di Landing la trattassero meglio di quanto avevano trattato
lui. Neanche per un giorno gli avevano consentito di dimenticare chi era e
che cosa faceva sua madre per guadagnarsi il pane. Bonnie sbadigliò
<<bene, piccola. E’ ora di andare a letto>> Quando lei si
arrampicò sul materasso, i lembi della camivia si sollevarono mettendo
in mostra tre brutti ematomi sulle cosce scarne. William strinse i pugni.
Poteva darsi che si fosse procurata accidentalmente quegli ematomi, ma ne
dubitava. La bambina era stata picchiata <<Hai abbastanza caldo?>>
<<Ah-ha>> <<Io sono nella stanza accanto. Chiamami se hai
bisogno di qualcosa>> <<Domani dovrò tornare dalla signora
Jarvis?>> <<Non tornerai più da lei, te lo prometto. Buonanotte,
piccola>> Dopo aver spento il lume, lui rientrò nella sua stanza
lasciando la porta socchiusa. Tornò a sedersi a tavola e fissò
la bistecca mangiata a metà, ma non aveva più fame. Intendeva
mantenere la promessa che aveva fatto a Bonnie. Non l’avrebbe mai rimandata
dalla signora Jarvis. Ma che ne avrebbe fatto di lei? Sapeva per esperienza
quale trattamento riservasse Landing ai suoi abitanti più sfortunati.
Appoggiandosi allo schienale della sedia, sorseggiò il suo whisky.
Non era più lo zimbello della scuola, ricordò a se stesso. Era
lo sceriffo. E intendeva fare tutto ciò che era in suo potere per accertarsi
che Bonnie non subisse la sua stessa sorte. Meritava di meglio e lui avrebbe
fatto in modo che lo ottenesse.
<<Puoi immaginare come sia rimasta sconvolta>> Anya si sfilò
i guanti e li posò sul banco. Era ancora presto. Non c’erano
che pochi clienti nell’emorio. Buffy osservò la sorella cercando
di ricordare l’ultimo volta in cui l’avesse vista vestita di tutto
punto a quell’ora del mattino. Il mantello marrone e il capellino in
tinta erano all’ultima moda. Avendoli ordinati personalmente, lei sapeva
benissimo quanto costassero. Se non fosse stato per l’eredità
del loro padre. anya non si sarebbe mai potuta permettere degli indumenti
tanto costosi. Buffy si chiese che cosa pensasse il cognato del fatto che
sua moglie spendesse tanto denaro per quelle che doveva considerare delle
fivolezze. non che avrebbe mai osato impedirglielo. Ben poche persone erano
disposte a sopportare le scenate e la lingua malefica di Anya. <<Perchè
ti sei tanto stupita? E’ una chiesa. non è la prima volta che
qualcuno ti porta degli orfani>> <<Lo so. E’ una tale seccatura.
Quella era peggio di tutti gli altri messi insieme. Era così sporca
e puzzava. non capisco perchè la gente si riduca in simili condizioni>>
Buffy fissò la scatola dei bottoni che da più di un mese si
riprometteva di dividere secondo il prezzo e le dimensioni. Facendo un profondo
respiro, s’impose di pazientare. una volta che si fosse sfogata, Anya
se ne sarebbe andata <<E’ raro che i bambini possano scegliere
le loro condizioni igieniche. Non puoi dare la colpa a lei se sua madre non
la lava>> <<Ma quella donna non era sua madre>> Buffy lanciò
un’occhiata ai due uomini che stavano entrando nell’emporio. Uno
era il vecchio Zeke, l’altro era Cameron Forbes, un vedovo attraente
che possedeva una grande fattoria a sud della città. Anya abbassò
la voce a un bisbiglio <<Ieri il nostro nuovo sceriffo......>>
fece una pausa sprezzante <<......andava in giro a fare domande su una
prostituta assassinata>> <<Lo so>> <<Era sua figlia>>
<<Chi era figlia di chi?>> <<Vuoi degnarti di darmi ascolto?
Sto cercando di spiegartelo. Una donna orrenda una certa signora Travis o
Jarvis, o come diavolo si chiami si è presentata in parrocchia con
quella bambina disgustosa dicendo che era stata pagata per prendersi cura
di lei. Poichè la prostituta era morta e nessuno la pagava più,
voleva rifilarmi quella mocciosa. Sono rimasta allibita. Xander non c’era,
ovviamente. Gli uomini scelgono sempre i momenti meno opportuni per andare
a trovare gli ammalati. Sono stata costretta a vedermela da sola con quella
donna>> <<Che cosa hai fatto?>> <<Le ho detto quello
che pensavo, e cioè che non mi interessava minimamente la bastarda
di una prostituta>> Un sorriso curvò le labbra di Anya <<Le
ho detto anche un paio di altre cosette e l’ho mandata all’inferno>>
Buffy la fissò inorridita. A volte trovava difficile credere che fossero
sorelle, cresciute nella stessa casa ed educate nello stesso modo <<hai
messo alla porta la bambina?>> <<Non è soltanto una bambina.
E’ anche una bastarda te l’ho detto. Sue madre era.........>>
<<Si ho sentito quello che hai detto. Si direbbe che ti piaccia pronunciare
parole oscene, Anya. Lo trovi eccitante?>> Anya si erse in tutta la
sua persona <<Non azzardarti a parlarmi con quel tono!>> <<Ti
parlo come mi pare e piace. Non sei mia madre>> <<Sono la moglie
di un pastore. E ti consiglio di tenerlo a mente>> Era una minaccia
ricorrente. Anche se ormai avrebbe dovuto esserci abituata, ogni volta che
la sentiva Buffy avvertiva un nodo alla bocca dello stomaco <<l’hai
scacciata. Ma non è che una bambina. dove andrà andesso?>>
<<perchè dovrei preoccuparmene? xander mi costringe gia abbastanza
a fare della beneficenza. Chiunque ne avrebbe fin sopra i capelli. Non puoi
aspettarti che mi prenda in casa una bastarda>> Buffy raccolse i bottoni
e li lasciò ricadere nella scatola <<non è che una bambina>>
ripetè <<Non è colpa sua se i suoi genitori erano quelli
che erano. Perchè sei così crudele?>> Si diresse verso
il retro. Anya la seguì <<Ho dei doveri verso questa città
e verso la Chiesa. Come moglie del pastore devo dare l’esempio>>
<<Esatto. Un esempio di carità e di generosità>>
<<Se l’avessi vista! Era disgustosa. E suo padre potrebbe essere
stato chiunque>> <<non mi importa se suo padre sia stato il demonio
in persona. Come hai potuto scacciarla?>> <<Non farmi la predica
Buffy. So quale è il mio posto in questa città. Abbiamo una
posizione sociale da mantenere. Un nome onorato. e’ gia abbastanza degradante
il fatto che tu sia una zitella e diriga l’emporio da sola. Non dimenticare
che il fatto che io lo accetti non significa che lo accettino anche gli altri.
I confini sono ben definiti, quindi cerca di decidere da che parte stai. Io
faccio tutto il possibile. So quale è il mio dovere>> Osservando
la sorella, notò il rapido sollevarsi e abbassarsi del petto. Era davvero
furibonda. A un tratto il nodo alla bocca dello stomaco non le parve più
così stretto. Al timore e alla preoccupazione si era sostituita un’immensa
tristezza. Pensò alla loro madre e al suo destino, una cosa di cui
Anya si rifiutava di parlare <<Sei sempre tanto sicura di avere ragione?>>
le domandò a bassa voce <<Certo>> <<Io no>>
<<Non sei sicura che io abbia ragione o non sei sicura di avercela tu?>>
<<tutte e due le cose>> Prima di poter aggiungere altro, buffy
avvertì un lieve tocco sul braccio. Voltandosi vide che Cameron Forbes
la stava fissando <<vi sentite bene signorina Summers?>> Il suo
tono sommesso avrebbe dovuto farle correre un fremito lungo la spina dorsale.
Con il suo aspetto seducente incarnava il sogno di ogni fanciulla. Quando
al suo sorriso si univa la mestizia dello sguardo, sarebbe dovuto apparirle
irresistibile. Era a Landing da quasi cinque anni. Avevano chiacchierato spesso
dopo le funzioni religiose, avevano perfino ballato due volte alla festa del
Quattro luglio dell’anno precedente. Avrebbe dovuto farle accelerare
i battiti del cuore. Ma non era così <<Sto benissimo signor Forbes>>
<<Perchè non dovrebbe?>> interloquì Anya <<Sono
sua sorella>> Cameron la ignorò <<Ne siete certa?>>
<<Certissima>> <<Bè non ho mai sentito una simile
sciocchezza>> sbuffò Anya <<Sarò qui a pochi passi
se avrete bisogno di me>> Cameron si portò le dita al cappello
<<Signore>> <<Chi si crede di essere quell’uomo?>>
esplose Anya <<Un ottimo cliente. Grazie alle sue colture sperimentali
e alle sue idee innovative ordina sempre delle cose speciali. Ed è
mio amico>> <<Attenta alle persone che frequenti Buffy. Sei una
donna sola e landing è una città molto piccola>> <<Lo
so>> Anya cominciò a infilarsi i guanti <<Nonostante la
pessima opinione che hai di me, mi stanno a cuore gli interessi di quella
piccola bastarda. Ci sono dei posti per i bambini come lei>> <<Per
esempio?>> <<Un orfanotrofio. la chiesa sarebbe disposta a pagarle
il viaggio>> Con ogni probabilità sarebbe stata la cosa migliore
per la bambina, si disse lei. Se fosse rimasta lì, Anya le avrebbe
reso la vita amara. Osservò la sorella che si stava raddrizzando il
cappello. C’era stato un tempo in cui erano state così simili.
Quando tutto questo era cambiato? quando Anya era diventata così meschina?
Prima o dopo il suo matrimonio con Xander? buffy si sforzò di ricordare.
All’improvviso le parve estremamente importante. Una volta le aveva
confidato ogni suo segreto. Una volta la gente le aveva prese per gemelle.
Benchè minore di quasi due anni, nya adesso appariva più vecchia
di lei. Una fitta rete di rughe le circondava gli occhi. L’insodisfazione
le rendeva il viso.......La porta dell’emporio si spalancò di
colpo. Prima ancora che lei riuscesse a mettere a fuoco il cliente che aveva
varcato la soglia, il cuore le balzò in gola. Non aveva bisogno di
guardarlo sapeva chi era. Doveva essersi lasciata sfuggire un suono, perchè
Anya si voltò lentamente <<Ah, sceriffo Kincaid>> pronunciò
il suo nome come se le lasciasse un pessimo sapore in bocca <<Credo
che ieri abbiate parlato con quella donna spaventosa e con quella piccola
bastarda. Ho riflettuto sulla situazione>> buffy portò lo sguardo
su di lui. la luce del mattino che filtrava dai vetri lo circondava di un
alone dorato. Pur sapendo di essere ridicola, le parve invincibile come un
guerriero. Si ergeva alto e forte, con le gambe leggermente divaricate e le
braccia lungo i fianchi. Lei si strinse al petto la scatola dei bottoni. Anya
aveva trovato pane per i suoi denti <<Non intendo ascoltare una parola
di quanto avete da dirmi, signora>> Anya gli si avvicinò <<
La chiesa è disposta a........>> In quel momento una bambina
sbucò da dietro di lui. Era magra con occhi enormi e magnifici capelli
neri. L’abito e la mantellina erano logori, le scarpe a pezzi. Anche
da quella distanza Buffy riuscì a vedere il livido che le oscurava
una guancia. Il suo cuore si tese verso di lei. Dimostrava circa sei anni
e aveva un espressione solenne come se non avese mai avuto motivo di sorridere.
Lei non aveva avuto che qualche anno di più quando aveva perso sua
mdre. Ricordava bene quanto si fosse sentita sola, pur avendo ancora un padre
e una sorella. Quella bambina era sola al mondo. La piccola si morse il labbro
inferiore <<Questa è la signora della parrocchia. Quella che
ha detto che la mia mamma era una prostituta>> william le posò
una mano sulla spalla <<Lo so, tesoro. Sta tranquilla. Non le permetterò
di farti del male>> Portò lo sguardo su Anya <<Voi avete
gia fatto abbastanza. Penserò io alla bambina>> <<voi?
Sarebbe sconveniente>> <<Molto meno di qualunque cosa voi possiate
avere in mente. Non vi affiderei un sacco di frumento, figuriamoci una bambina>>
<<non osare insultarmi!>> <<Anya, ti stai scaldando più
del necessario>> intervenne Buffy <<Se William rifiuta il tuo
aiuto, fa a meno di darglielo>> <<Non mi occorre che tu combatta
le mie battaglie>> Anya posò uno sguardo malevolo sulla bambina
<<Faro il mio dovere di buona cristiana nonostante la vostra interferenza,
Willliam Kincaid. Come stavo dicendo la parrocchia è disposta ad acquistarle
un biglietto ferroviario per l’Est, in modo che possa andare in un orfanotrofio.
A landing non disponiamo dei mezzi per occuparci di una bambina come lei>>
Bonnie impallidì e gli occhi le si riempirono di lacrime <<Non
permetterle di mandarmi in un orfanotrofio>> <<Non temere>>
ribattè William senza distogliere lo sguardo da Anya <<Immagino
che abbiate intenzione di tenerla con voi>> <<Se non troverò
un’altra soluzione>> Lei rise, una risata aspra che risuonò
nell’emporio simile al suono di un vetro che andava in frantumi <<Nella
vostra stanza d’albergo? Che ne farete di lei mentre andrete a trovare
le vostre......>> <<Tacete! Altrimenti non risponderò delle
mie azioni>> <<William?>> Bonnie gli tirò una manica
<<Promettimi che non mi manderai in un orfanotrofio>> <<Te
lo prometto tesoro>> Un’unica lacrima le cadde su una guancia.
Lui gliela asciugò con il pollice. Buffy posò la scatola dei
bottoni sul banco e le si avvicinò <<Se William afferma che ti
terrà al sicuro devi credergli>> Bonnie tirò sul col naso
<<Non voglio andare in quel posto. La signora Jarvis dice che picchiano
i bambini>> Un’altra lacrime le rotolò lungo la guancia.
Ancora una volta William gliela asciugò. Un gesto tenero che sarebbe
dovuto apparire goffo e fuori luogo, pensò Buffy, se lui non fosse
sempre riuscito a fare le cose più inaspettate <<Una scenetta
molto commovente>> osservò acidamente Anya <<Comunque non
abbiamo un posto per tenerla in città>> <<Ho detto che
resterà con me. Voglio aiutarla a trovare i suoi parenti>> <<Pensate
davvero che ne abbia? Se suo padre avesse tenuto a lei avrebbe sposato sua
madre. Del resto dev’essere per questo che voi due state così
bene insieme. Siete un bastardo anche voi, non è vero William? Dio
li fa e poi li accoppia>> <<Lasciali in pace Anya. dovresti rallegrarti
di non doverle pagare il viaggio. Smettila adesso>> <<Non darmi
ordini!>> ribattè Anya in tono glaciale avviandosi alla porta
<<ti consiglio di stare attenta, Buffy. Non sei che una vecchia zitella
e la tua reputazione è l’unica cosa che ti resta. Se la gente
scoprisse che tu frequenti quell’uomo e quella mocciosa, andrebbe a
fare altrove i suoi acquisti, piuttosto di trattare con una persona di così
scarsa moralità>> <<Possiedo l’unico emporio della
città. Dove dovrebbero andare?>> <<Questa non è
l’unica citta, sai>> lei studiò la sorella, i suoi abiti
costosi, la sua elaborata acconciatura. Questa donna le era completamente
sconosciuta <<E William non disturbatevi a cercare qualcun’ altro
disposto a prendersi in casa la bambina. Provvederò affinchè
nessuna donna rispettabile della città voglia saperne di lei. Se vi
stancherete di fare la balia, la mia offerta di un biglietto per l’Est
è sempre valida. Altrimenti c’è sempre il saloon. Forse
troverete dei suoi parenti tra le puttane. Dopotutto è li che avete
trovato sua madre>> Anya scoppiò in una risata <<Vattene!>>
urlò Buffy. Anya si fece seria <<Non tirare troppo la corda,
Buffy. Potrei distruggerti>> E con quelle parole aprì la porta
e se la sbattè alle spalle.
Buffy fissò la porta chiusa chiedendosi quando avrebbe smesso di tremare,
un tremito dovuto tanto alla collera quanto alla paura. Si guardò intorno.
Nessuno dei clienti le stava prestando attenzione, anche se non dubitava che
avessero udito la discussione. Sarebbe potuto andarle peggio, pensò.
Almeno nè Cameron nè il vecchio Zeke sarebbero andati in giro
a spettegolare. Se la signora Joyce fosse stata presente, prima di mezzogiorno
l’intera città ne sarebbe stata al corrente <<Tutto bene?>>
Lei alzò lo sguardo su William che le si era avvicinato. Le posò
la mano sul braccio come aveva fatto Cameron poco prima. Anche la domanda
era la stessa. Solo la sua reazione era diversa. La voce di William la rasserenava,
il suo tocco le infondeva un senso di forza e di calore. <<benissimo>>
<<vieni piccola, voglio presentarti una mia carissima amica. Buffy summers,
questa è Bonnie smith>> Bonnie la studiò un istante <<Siete
carina come la mia mamma>> Le dita di William rafforzarono la stretta
sul suo braccio. doveva pensare che quel paragone suscitasse la sua indignazione.
scrollandogli via la mano, Buffy si accovacciò <<Ciao Bonnie>>
le accarezzò la guancia <<Non conoscevo la tua mamma, ma ti ringrazio
per il complimento. Tu sei talmente carina che lei deve essere stata bellissima>>
<<E’ morta. La signora Jarvis dice che andata all’inferno>>
<<Chi è la signora Jarvis?>> <<La signora che si
prendeva cura di me. Non le piaceva la mia mamma>> Buffy le sfiorò
il livido che le oscurava la guancia <<E’ stata lei a picchiarti?>>
Bonnie annuì <<non mi fa più male. Una volta ho raccontato
alla mamma cosa mi aveva fatto. Lei ha sgridato la signora Jarvis, ma non
è servito a niente. Appena la mamma se ne è andata, mi ha picchiata
di nuovo>> Corrugò la fronte <<Prenderò delle botte
anche adesso?>> <<No. Ne William ne io abbiamo l’abitudine
di picchiare i bambini. Vedi quel grosso barattolo laggiu?>> <<Ah-ha>>
<<Dentro ci sono delle caramelle. Se stai molto attenta, puoi salire
sullo sgabello e prenderne una. Ti piacerebbe?>> Bonnie annuì
energicamente <<Una volta ho mangiato una caramella. Era buona>>
<<Bene. Attente a non cadere, mi raccomando>> La bambina corse
via facendo ondeggiare i lunghi capelli neri. Laurie Smith doveva essere stata
stupenda, pensò Buffy. Non faceva meraviglia che William avesse preferito
il suo letto ai casti baci che gli offriva lei. <<Mi hai lasciato di
stucco. Non avrei mai creduto che fossi capace di tener testa a tua sorella>>
Lei scrollò le spalle sforzandosi di ignorare il tocco delle sue dita
sul braccio. Fissò le assi del pavimento, poi risalì con lo
sguardo fino ai bottoni della sua camicia. Riusciva a scorgere l’alzarsi
e l’abbassarsi del suo petto, a percepire il suo odore e il suo calore.
Sarebbe dovuta essere furibonda di Bonnie, di Laurie smith e del tempo che
William aveva trascorso con lei. Avrebbe dovuto buttarlo fuori dall’emporio.
Ma l’unica cosa che desiderava fare era gettarsi nelle sue braccia <<Anya
aveva torto. Bonnie non ha scelto i suoi genitori nè la situazione
in cui si trova>> <<Anya è una.......>> <<No.
So che a volte può essere molto difficile sopportarla, ma ti sarò
grata se ricorderai che è pur sempre mia sorella>> <<Non
vi assomigliate affatto, grazie a dio>> Buffy azzardò un occhiata
al suo viso e fu ricompensata dal più smagliante dei sorrisi. Quello
era il William che ricordava. Il William che non era mai riuscita a dimenticare.
In quel momento entrarono due donne con le borse della spesa. Lei indietreggiò
istintivamente e si diresse verso il settore dei dolciumi. Bonnie aveva preso
la sua caramella e stava esplorando l’emporio. Piazzandosi dietro il
banco, Buffy cominciò a sistemare le bottiglie <<Com’è
che la bambina è finita da te?>> <<dopo che la tua gentile
sorellina l’ha cacciata dalla parrocchia, la Signora Jarvis l’ha
portata nel mio ufficio. Mi ha detto senza mezzi termini che, visto che non
sarebbe più stata pagata, non intendeva più prendersi cura di
Bonnie>> Mentre parlava, lui aveva stretto i pugni sul banco. Senza
riflettere, Buffy gli coprì le mani con le sue <<Mi dispiace>>
Incontrò i suoi occhi. Quei meravigliosi occhi blu parvero trapassarla
e frugarle l’anima. Ebbe paura, paura dei vecchi sentimenti, delle sensazioni
che avrebbe potuto farle provare. Si affrettò a ritirare le mani e
a distogliere lo sguardo <<Bonnie è troppo magra>> dichiarò
per cambiare argomento <<Non credo che abbia mangiato mai molto. Ha
dei lividi anche sulle gambe. I suoi abiti sono sporchi. Ho chiesto a una
cameriera di pulirli come meglio poteva e di farle il bagno, ma Bonnie non
possiede nemmeno un paio di scarpe decenti>> <<A questo posso
rimediare io>> ribattè lei dirigendosi verso l’estremità
opposta del negozio <<Dovrebbero esserci diverse cose qui>> aggiunse
tirando giù una pila di indumenti dallo scaffale più alto <<Le
occoreranno un paio di abitini, un cappotto, della biancheria, una camicia
da notte. Che altro?>> Prese a rovistare fra gli indumenti mettendone
da parte due di ognuno. <<Potresti prenderla tu Buffy. Vivi da sola
in quella casa così grande>> Lei immobilizzò le mani sulla
scatola delle camicie da notte. Prendere Bonnie? In casa sua? Posò
la scatola sul banco riflettendo. Le minacce di Anya costituivano il primo
ostacolo. Non che la preoccupassero eccessivamente, ma sua sorella avrebbe
potuto darle del filo da ttorcere. E c’era la questione del suo lavoro.
Non essendoci una scuola in città, Bonnie sarebbe dovuta stare tutto
il giorno all’emporio. Si sarebbe annoiata. D’altra parte sarebbe
stato indubbiamente preferibile alla casa della signora Jarvis <<Lascia
perdere>> borbottò William <<che cosa vuoi dire?>>
<<Avrei dovuto ricordare che niente è più importante della
tua reputazione per te. Le minacce di Anya ti hanno impaurita, non è
così? Non preoccuparti, Bonnie e io non abbiamo bisogno di te>>
<<Sei ingiusto William. stavo solo pensando a tutto ciò che comporta
prendersi in casa una bambina>> <<Quando si è trattato
della gattina non ci hai pensato un istante>> <<C’è
una bella differenza>> Lui si sporse attraverso il banco <<Sai
benissimo che cosa voglio dire. Nessuno fa caso a un gatto, quindi non c’è
problema. Ma se si tratta di correre un certo rischio, fai marcia indietro.
Hai un tale terrore di comportarti come gli altri si aspettano da te. Bene.
Se è l’unica cosa che ti sta a cuore, tieniti pure la tua reputazione>>
<<Non essere ridicolo. Pensi di riportarla in albergo? E’ piccola.
Le occorre ben altro>> <<Sta molto meglio con me di quanto no
stesse ieri>> <<Ne convengo. Ma non puoi tenerla. Sei scapolo>>
<<Neanche tu sei sposata>> <<Ma sono una donna>> <<A
me importa di Bonnie, a te no>> <<Certo che mi importa di lei.
Ti stai comportando in modo irragionevole, William. La porterò a casa
mia>> Lui si sporse ancor di più, finchè i loro nasi non
vennero a trovarsi a meno di venti centimetri l’uno dall’altro
<<No!>> Buffy fece il possibile per tenere a freno la collera,
ma lui stava mettendo a dura prova la sua pazienza. Per la verità si
sentiva un pò in colpa. Aveva pensato a come avrebbe reagito Anya.
Anche se non voleva lasciarsi influenzare dalle opinioni altrui, sembrava
non potenerne farne a meno. Se solo avesse ignorato quanto fosse pericoloso
beffarsi delle convenienze! <<Non mi hai nemmeno lasciato la possibilità
di riflettere. Perciò se non acconsento immediatamente senza pensare
alle conseguenze che potrebbero influire su Bonnie che su di me, tu pensi
subito al peggio>> <<Non sei cambiata Buffy>> Quelle parole
la ferirono più di qualsiasi altra cosa lui avesse potuto dire <<Ti
sbagli>> <<Si? pazienza. Bonnie resterà con me. Ha la sua
stanza e sembra piuttosto contenta>> A un grido eccitato alzarono entrambi
la testa. Bonnie stava correndo verso di loro striongendo qualcosa in mano
<<Guardate! Guardate che cosa mi ha regalato quell’uomo!>>
Mostrò loro una bambola fatta con il cartoccio di una pannocchia. I
tratti del viso erano disegnati con il carboncino, l’abito era fatto
con pezzetti di stoffa. Ma a giudicare dalla sua espressione, Bonnie la giudicava
la cosa più bella del mondo. Cameron apparve alle sue spalle. Si schiarì
la voce, palesemente a disagio <<Per favore, mettetela sul mio conto,
signorina Summers>> William continuava a fissare bonnie <<Che
cosa c’è?>> gli domandò Buffy <<Non l’avevo
mai vista sorridere. Grazie, signore>> <<Tutte le bambine hanno
bisogno di una bambola >> farfugliò Cameron <<Prendo altre
due zappe, signorina Summers. Mettete anche queste sul mio conto>> I
suoi capelli scuri avevano bisogno di essere tagliati, il colletto della camicia
era sfilacciato. Non era la mancanza di denaro a conferire a Cameron Forbes
un aspetto un pò disordinato, bensì la mancanza di una donna.
Aveva perso la moglie e la figlia un paio di anni addietro e non si era mai
ripreso <<E’ meglio che vada>> dichiarò avviandosi
alla porta. Girandosi verso William, Buffy lo sorprese a fissarla con una
strana espressione, fra stizzita e perspicace. Avrebbe voluto urlare per la
frustrazione. Prima l’aveva mal giudicata perchè non lo aveva
immediatamente supplicato di affidarle Bonnie. Ora si stava chiedendo se non
ci fosse qualcosa fra lei e Cameron. Gli uomini. Non li avrebbe mai capiti.
spinse verso di lui la pila di indumenti <<Questi dovrebbero risolvere
i problemi più urgenti di Bonnie. Ho delle scarpe, nel magazzino. vado
a vedere se ne trovo un paio che le vada bene>> <<Non è
necessario>> <<voglio farlo>> Buffy fece due passi, si girò
di scatto e afferrò gli abiti <<Ripensandoci, li terrò
io>> <<Perchè?>> <<Perchè oggi Bonnie
resterà con me>> <<No>> <<No? E che ne farai
di lei mentre lavori?>> <<Beh......>> William borbottò
qualcosa, probabilmente un imprecazione <<D’accordo ma solo per
oggi. Verrò a prenderla all’ora di chiusura>> <<Oh
grazie William. Come sei gentile>> Lui le scroccò un’occhiata
truce. Ridendo, Buffy tese la mano a Bonnie <<Vieni cara. Andiamo a
cercare un paio di scarpe nuove. A più tardi William>> La bambina
la seguì docilmente. Quando raggiunse la tenda da cui si accedeva al
retro, lei fu tentata di voltarsi. Ma non lo fece, avrebbe rovinato l’effetto.
Inoltre sapeva che William stava ribollendo di rabbia e tanto le bastava.
William raggunse la villadei Summers proprio mentre il sole stava calando
all’orizzonte. Prima di salire gli scalini del portico esitò
la frazione di un istante. Buffy lo stava aspettando. Gli aveva lasciato detto
all’emprio che aveva portato Bonnie a casa sua per provarle gli abiti
e che lui andasse a prenderla quando gli fosse stato possibile. andrew gli
aveva riferito il messaggio con un tono di voce normale, consentendo di udirlo
a chiunque si trovasse nelle vicinanze. Non significava niente, si disse.
Buffy non era e non sarebbe mai cambiata. non doveva permettersi di sperare,
di illudersi che potesse esserci qualcosa tra loro. il ragazzo che le aveva
promesso amore eterno non esisteva più. Erano due persone diverse,
due estranei, e il passato non era che una serie di ciò-che-sarebbe-potuto-essere.
Scaccio risolutamente quei pensieri della mente. Non erano che il frutto di
una giornata troppo lunga e di una notte insonne. si sarebbe limitato a prendere
la bambina e a tornarsene in albergo. Buffy gli aprì prima che avesse
avuto la possibilità di bussare <<william>> mormorò
portandosi un dito alle labbra <<sh. bonnie sta dormendo>> Gli
fece cenno di entrare, richiuse la porta senza fare rumore e prese il cappello
che lui si era tolto automaticamente. Quindi tese la mano per farsi consegnare
la giacca, William se la sfilò chiedendosi se dovesse farle presente
che non intendeva trattenersi. Senza lasciargli il tempo di decidere, lei
lo precedette in salotto. bonnie giaceva rannicchiata sul sofà più
vicino al caminetto, una mano sotto la guancia, l’altra che stringeva
la bambola. Una leggera coperta le copriva le spalle. Alice ronfava beatamente,
acciambellata ai suoi piedi <<non è deliziosa?>> bisbigliò
Buffy. William si volse a guardarla. Le fiamme che crepitavano dietro il parafuoco
erano l’unica fonte di luce nella stanza. Da quando era tornato l’aveva
sempre vista con i capelli severamente raccolti. Quella sera portava invece
una treccia che le pendeva sulla schiena, con ciocche bionde che le ricadevano
sul viso. L’abito verde che indossava faceva apparire i suoi occhi dello
stesso colore. Aveva un che di diverso. Di più morbido forse <<William?>>
Aveva pronunciato il suo nome con una tale dolcezza........Il suo sguardo
gli corse immediatamente alle labbra ricordando il sapore che aveva gustato
quando l’aveva baciata. Possibile che fosse stato solo due giorni addietro?
Aveva l’impressione che fosse trascorsa una vita intera. Che cosa c’era
in Buffy Summers che aveva il potere di fargli dimenticare ogni altra cosa?
Perchè doveva essere proprio lei l’unica in grado di fargli perdere
la testa? Era decisa a condurre una vita rispettabile. per lei sarebbe sempre
stato quel bastardo di William Kincaid <<Lasciamola dormire>>
sussurrò dirigendosi verso l’ingresso. Buffy lo seguì
<<ho cercato di tenerla sveglia, ma tutto a un tratto le è caduta
la testa sul petto. Oggi siamo state molto indaffarate>> <<Così
pare>> Lei intrecciò le mani davati a se <<Ho arrostito
un pollo. Vuoi fermarti a cena?>> Alzando un braccio si sistemò
una ciocca dietro l’orecchio <<non sei impeccabile come sempre,
stasera>> <<Lo so. Stavamo giocando con la sua bambola e Bonnie
mi ha chiesto se poteva spazzolarmi i capelli. Ha detto che a sua madre li
spazzolava sempre. Mi è sembrata una ben piccola concessione. Poi ha
voluto farmi una treccia. ho un aspetto sapventoso, lo so>> <<Affatto>>
William le sistemò un’altra ciocca dietro l’orecchio <<Sei.....>>
Perfetta, pensò, ma non poteva dirglielo. Lo stava fissando con una
tale ansia, come se il suo parere contasse più di ogni altra cosa al
mondo. Come se gli volesse ancora bene. Ma era impossibile. Non gliene aveva
mai voluto <<Stai benissimo>> <<oh. Resti allora?>>
Non poteva. Cenare con lei avrebbe significato riportare in vita i fantasmi
del passato. Ma era troppo stanco per resisterle. Forse un’altra volta
si sarebbe sentito più forte <<Sicuro>> Buffy lo precedette
in cucina <<Sarà pronto fra pochi minuti. Ho gia preparato l’impasto
delle focaccine. Devo solo cuocerle>> Afferrò un canovaccio e
aprì lo sportello del forno. dopo aver tirato fuori la teglia che conteneva
il pollo e le patate, la sostituì con quella delle focaccine. Avvicinandosi
al tavolo, raccolse le pile di indumenti che ne coprivano la superficie <<Ti
prendo il caffè>> dichiarò indicandogli una sedia libera
<<Mi dispiace per questo disordine. Bonnie e io abbiamo passato il pomeriggio
in soffitta. c’erano molte cose che portavamo Anya e io quando eravamo
piccole. Abiti, due paia di scarpe. Perfino delle bambole, anche se lei preferisce
quella di pannocchia>> William sedette allungando le gambe davanti a
se <<Dubito che Anya gradirà vedere addosso a Bonnie le sue vecchie
cose>> <<E’ probabile. ma non ha importanza. Lei non le
farebbe mai indossare a sua figlia. quando gliel’ho proposto, ha risposto
che preferiva comprare tutto nuovo. Uno spreco, a mio avviso. Sono contenta
che possa portarle Bonnie>> Mentre chiacchierava Buffy si aggirava rapida
ed efficiente per la cucina, versandogli una tazza di caffè e apparecchaindo
la tavola. Poi cominciò a tagliare il pollo disponendolo su un piatto
<<Si direbbe che tu abbia passato molto tempo qua dentro>> <<Naturale.
Credevi che avessi una cuoca?>> <<Tuo padre l’aveva>>
<<Quando lui è morto, lei ha preferito andarsene e io non ne
ho cercata un’altra. Sarebbe stato assurdo tenere una cuoca solo per
me>> <<E la cameriera?>> <<Se n’è andata
anche lei, anche se dvo ammettere che ho una donna che viene due volte la
settimana a fare le pulizie. quando torno a casa sono troppo stanca per mettermi
a spolverare. Anya è terribilmente scandalizzata. ritiene che dovrei
assumere un direttore che si occupi dell’emporio. il guaio è
che in tal caso non saprei cosa fare tutto il giorno. Mi piace lavorare>>
<<Anya è una......>> <<William........>> <<Si
lo so. E’ tua sorella>> Buffy si pulì le mani nel canovaccio
e controllò il forno <<Ancora cinque minuti>> avvicinandosi
al tavolo, gli sedette di fronte <<hai l’aria stanca. Hai avuto
una giornata faticosa?>> <<Puoi ben dirlo>> ribattè
lui sforzandosi di ignorare l’atmosfera di serenità domestica
<<Hai scoperto qualcosa sulla morte di Laurie?>> <<no. Tutti
dichiarono di non averla mai conosciuta. Qualcuno è arrivato perfino
ad ammettere che non è poi una gran perdita. La signora Greeley mi
ha chiesto perchè perdo tempo a svolgere delle indagini>> <<Mi
dispiace>> Appariva sincera. Ed era così bella. All’improvviso
William provò la necessita di parlare con qualcuno disposto ad ascoltarlo.
Non c’era nessun altro di cui potesse fidarsi <<anya ha messo
in atto la sua minaccia. Prima ancora che avessi la possibilità di
chiederlo, quasi tutte le donne a cui mi sono rivolto hanno detto che non
erano disposte a prendersi in casa Bonnie. Una coppia che possiede una piccola
fattoria ha dichiarato che l’avrebbe accolta in cambio di un compenso
adeguato. Posibile che siano tutti così insensibili in questa città?>>
<<La prenderò io William. L’avrei fatto anche stamattina
se me ne avessi dato la posibilità>> <<no>> <<Perchè?
pensi che una donna che vive sola non sia in grado di dare una casa a Bonnie?>>
<<non si tratta di questo>> afferrando la tazza, William tracciò
un cerchio sulla tovaglia. Una tenue fragranza di rose gli colpì le
narici. Buffy la usava per sciacquarsi i capelli. Osservò il suo abito.
Benchè la cotonina verde facesse risaltare i suoi colori, era tutt’altro
che immodesto. Malgrado il caldo della cucina, non si era slacciata un solo
bottone o rimboccata i polsini. Portava meno sottogonne di quante non avrebbe
richiesto la decenza, ma non si sarebbe mai sognata di farne completamente
a meno. L’unica cosa fuori posto erano i capelli. E non era che un caso.
Aveva parlato con gli abitanti della città. Se si mostravano così
poco caritatevoli nei confronti di una bambina, chissà come avrebbero
trattato una donna che avesse osato sfidare l’opinione pubblica. L’aveva
sempre canzonata per il suo timore di quello che avrebbe potuto dire la gente.
Ora, per la prima volta, cominciava a capire quale potere esercitasse Landing
<<Non starebbe bene>> <<Cosa? Non starebbe bene?>>
alzandosi Buffy estrasse le focaccine dal forno e portò in tavola la
cena <<Hai battuto la testa? Al William Kincaid che conosco io non importerebbe
un.........un.......>> Lui inarcò le sopracciglia <<Un
accidente>> <<Può darsi che stia imparando>> <<Fa
lo stesso. Mi piace Bonnie>> <<Lo so, ma la terrò io>>
<<Sarebbe più sconveniente per te che per me>> <<Io
me ne infischio di quello che dicono di me, Buffy. ho gia sentito tutto ciò
che c’era da sentire. Non possono farmi del male>> <<Non
possono farlo neanche a me>> William sollevò la forchetta e sorrise
<<Sei sempre stata una pessima bugiarda>>
<<Dunque, dimmi che cosa hai trovato di diverso da quello che ricordavi>>
Buffy raccolse i piatti vuoti. Vedendo che lui accenava ad alzarsi, gli fece
cenno di non muoversi <<Siediti. Sei mio ospite. Non mi capita più
tanto spesso di averne perciò mi diverto. Per giunta abbiamo mangiato
in cucina. Un fatto gia abbastanza scandaloso senza che tu debba anche sparecchiare.
Dunque quali cambiamenti hai notato a Landing?>> <<E’ più
grande>> William si lasciò andare contro lo schienale della sedia.
La cena era stata ottima. La compagnia ancora migliore <<ci sono più
negozi, più persone. Ho saputo che presto avrete anche un giornale>>
<<Purtroppo. Anya vuole che Xander tenga una rubrica sulla moralità.
I suoi sermoni sono gia abbastanza noiosi. Sarebbe terribile doverli anche
leggere. Che altro?>> <<La scuderia di cavalli da nolo. E’
nuova>> Buffy portò in tavola il bricco di caffè e riempì
le tazze <<Quella vecchia è bruciata qualche anno fa>>
<<E c’è un nuovo saloon>> <<Io non l’ho
notato, naturalmente>> <<Quello vecchio esiste ancora, però>>
Lei gli coprì la mano con la sua <<Mi dispiace>> <<E
perchè mai? non c’è ne motivo. Non è colpa tua
se mia madre lavorava in un saloon>> <<Lo so ma mi sono sempre
sentita.......oh, non colpevole, bensì a disagio. Erano tutti così
crudeli. Una cosa che detestavo>> Lui le studiò la mano. Aveva
le dita sottili, le unghie curate. Gliela rovesciò <<Serviva
ai tavoli e faceva le pulizie. Non è mai salita sopra con un uomo>>
La sentì irrigidirsi, ma invece di lasciarle la mano prese a strofinarle
il pollice sul palmo finchè lei non si rilassò <<Le offrivano
del denaro, li sentivo con le mie orecchie. Per quanto poco possedessimo,
mia madre era una donna onesta>> buffy liberò le dita e si alzò
<<Non ne dubito. Vuoi una fetta di crostata di mele? Bonnie e io l’abbiamo
preparata oggi pomeriggio. Sono sicura che è squisita.>> Si diresse
verso la credenza e tirò fuori il piatto con la torta <<C’è
anche della panna>> William si alzò a sua volta e le si avvicinò
togliendole il coltello di mano. Poi la fece girare verso di se <<Non
intendevo metterti in imbarazzo>> <<Non sono imbarazzata>>
<<no? Perchè allora hai le guance rosse?>> <<Perchè
ho caldo>> <<Sei una pessima bugiarda, ti ripeto>> <<Bè
mi sento un tantino a disagio. Ma non ha importanza. Possiamo parlare di tua
madre, se questo può farti del bene>> <<Non si tratta solo
di lei. Non immaginavo di avere tanti brutti ricordi>> <<Come
mai?>> <<In questa città non mi è mai successo niente
di buono>> Buffy si morse il labbro inferiore. Non era difficile intuire
che cosa stesse pensando. Si stava chiedendo se anche lei costituisse un brutto
ricordo. Per fortuna non aveva il coraggio di domandarglielo, perchè
lui non avrebbe saputo cosa risponderle <<E’ andata meglio quando
l’hai lasciata?>> <<si. Molto meglio che qui>> <<Dove
sei andato?>> <<Non ha importanza>> Buffy si scostò
da lui <<Perchè non vuoi dirmelo?>> <<Perchè
è irrilevante. Ho lasciato Landing giurando a me stesso che non ci
avrei più rimesso piede. Mi sarei dovuto attenere a quella decisione,
invece di essere tanto stupido da tornare>> <<sì, avresti
dovuto farlo>> Lei afferrò il coltello e tagliò la crostata.
L’aveva ferita appariva chiaro. William si appoggiò al tavolo
e incrociò le braccia. Non gli era restata altra scelta. Se avesse
cominciato a raccontarle dove era stato, avrebbe ricordato il perchè
era fuggito. E subito dopo gli sarebbe tornato in mente quanto l’avesse
amata. Una cosa che doveva evitare a qualsiasi costo <<Un anno passerà
in fretta e non sarai più costretto a tornare. Potrai limitarti a prender
su tutto ciò che ti appartiene e.....>> Buffy si interruppe di
colpo portandosi una mano alla bocca <<Che c’è?>>
<<Mi sono ricordata di una cosa. Scusami>> Corse fuori dalla stanza
e su per le scale. Non potendo chaimarla per timore di svegliare Bonnie, lui
la seguì. Giunto sul pianerottolo, si fece guidare dal rumore dei cassetti
che venivano aperti e richiusi. C’erano diversi usci lungo il corridoio,
ma uno solo era aperto. Mentre avanzava, Wiliam si impose di tornare in cucina.
buffy era andata nella sua stanza da letto. Stava per girarsi allorchè
gli giunse un suono soffocato <<dove diavolo ho messo quella dannata
chiave?>> La curiosità ebbe la meglio sui buoni propositi. Si
avvicinò senza far rumore alla porta spalancata e sbirciò all’interno.
Lei era china su un cassetto del comò. Un grosso scrigno era poggiato
sul pavimento, ma non fu questo a catturare la sua attenzione. Fu il letto.
Aprì la bocca, ma la sua mente fu incapace di formulare un solo pensiero.
Se qualcuno gli avesse detto che Buffy Summers nascondeva dei segreti sarebbe
scoppiato in una risata. Se qualcuno gli avesse detto che Buffy era in grado
di scioccarlo, lo avrebbe creduto ubriaco. Si sarebbe sbagliato in tutte e
due i casi. Avanzò di un passo, poi di un altro, fermandosi ai piedi
del letto. Il copriletto era celato sotto dei mucchi di biancheria femminile.
Ma non era questa la cosa sconvolgente. Naturale che Buffy la usasse. Ma l’assennata,
rispettabile Buffy avrebbe indossato biancheria di cotone o al massimo di
delicata batista. Forse avrebbe aggiunto un nastrino rosa alla camiciola,
una striscia di pizzo alla sottogonna. Ma i tessuti scintillanti che aveva
davanti a se erano raso, seta e trine spumeggianti. Un lento sorriso gli curvò
le labbra. Uno dei molti vantaggi nell’essere cresciouto in mezzo a
delle donne che intrattenevano gli uomini per denaro era la capacità
di saper distinguere il cotone dalla seta. Costosi pizzi francesi e civettuoli
copribusto non avevano misteri per lui. Sapeva che cosa avrebbe potuto indossare
la proprietaria di un emporio del Kansas sotto il modesto abito di cotonina
e non era quello che stava vedendo. Sollevò una sottilissima camicia
da notte ornata di elaborati ricami. L’impalpabile seta rosa gli sgusciò
fra le dita <<Trovata!>> esclamò Buffy in tono di trionfo.
Sollevò una chiave, cadde in ginocchio e aprì lo scrigno. Dopo
aver rovistato all’interno per alcuni secondi estrasse un oggetto e
si raddrizzò. I loro occhi si incontrarono. Lei avvampò dal
colletto dell’abito alla radice dei capelli sbarrando gli occhi <<C.......cosa
stai facendo qui?>> <<E tu che ci fai con questa?>> William
sollevò la camicia da notte <<Io.......bè.........io...>>
si schiarì la voce <<Non sono tenuta a spiegarlo a te. Questa
è la mia stanza e ti ordino di andartene. Subito!>> Lui non si
mosse <<Ammetto di essere esterrefatto. Seta e pizzo francese? Nessuno
ne è a conoscenza vero?>> <<La mia biancheria non ti riguarda,
William Kincaid. Vattene immediatamente>> William la percorse con lo
sguardo <<Hai indosso qualcosa di simile vero? Sono impressionato>>
<<William!>> Lui si fece scivolare la camicia da notte fra le
dita. Gettandoglisi addosso come una furia, Buffy gli afferrò il braccio
<<Non riesco a credere che tu possa essere tanto villano! Come osi entrare
nella mia stanza e toccare la mia biancheria personale? Non hai un minmo di
educazione? Un minimo di pudore?>> <<No, nessuno. Neanche tu è
evidente. Scommeterei la testa che quella bacchettona di tua sorella non ha
la più pallida idea della tua costumatezza>> Buffy lo spinse
fuori dalla stanza e chiuse la porta <<Non sono ne perversa ne costumata.
Durante il mio ultimo viaggio a St. Louis ho acquistato delle cose per l’emporio.
Dato che non le ho vendute, me le sono portate a casa. Non voglio che si sciupino
e comunque non sono affari tuoi>> Il rossore le si era cancellato dal
viso lasciandole soltanto due chiazze sugli zigomi. Tremava come una foglia
<<Non cercare di mentire. Inoltre>> aggiunse William facendole
scorrere l’indice dal mento al lobo dell’orecchio <<Mi piace
sapere che sotto quell’abito così rispettabile nascondi sete
e trine>> Anche la sua pelle era di seta, pensò continuando ad
accarezzarla. E la sua bocca........ <<Accidenti a te, Buffy. Hai sempre
costituito una simile tentazione?>> Le labbra le si dischiusero, il
suo respiro si fece ansante. Gli occhi verdi si fecero tempestosi <<Penso
di si>> Non fu che un sussurro. Lui accostò la bocca alla sua
<<Credo che tu abbia ragione>>Buffy si irrigidì, in attesa
del tocco delle sue labbra. Fuggevolmente si disse che avrebbe dovuto respingerlo
finchè le restava un briciolo di lucidità. Era una follia permettergli
di baciarla, sarebbe andata a cacciarsi in qualche guaio. E non sarebbe stata
la prima volta. Anche se fosse vissuta fino a cent’anni, non avrebbe
mai dimenticato il ragazzo che era stato un tempo. Nè l’immagine
di lui nella sua stanza da letto con la sua biancheria fra le dita. Si sentiva
mortificata, sgomenta e incredibilmente......... William premette la bocca
contro la sua. Fu come se una ventata impetuosa le avesse investito la mente
spazzando via ogni pensiero. Piegò le dita contro il palmo delle mani.
Nella sinistra sentì l’oggetto che era salita a prendere poco
prima. Dopo esserselo infilato nella tasca della gonna, alzò le braccia
e gliele allacciò intorno al collo. Era una signora. Avrebbe dovuto
mostrarsi schiva e riservata, intimidita dall’indole animalesca dell’uomo.
Avrebbe dovuto recitare la parte della vergine riluttante. Ma quell’uomo
era William e lei non era mai riuscita a comportarsi correttamente con lui.
Mentre la pressione delle sue labbra si intensificava, si sollevò sulla
punta dei piedi aderendo al suo corpo. Aveva bisogno che lui l’abbracciasse
forte, quella sera. Forse a causa della discussione con Anya. O del passato.
O forse si sentiva così fragile perchè stava cominciando a pensare
di assomigliargli più di quanto non fosse disposta ad ammettere. Gli
scese e risalì con le mani lungo le braccia godendo del calore che
emanava. Gli strinse un attimo le spalle e gli abbassò le dita sul
petto tracciando piccoli cerchi prima di cingergli la vita. Nel sentire il
suo gemito esultò. Qualunque cosa fosse successa in quei sette anni,
aveva ancora il potere di risvegliare la sua passione. Si stava rallegrando
con se stessa, quando William le percorse la fessura delle labbra con la lingua.
Lei le dischiuse fremendo per l’eccitazione. Lui si limitò a
mordicchiarle teneramente il labbro inferiore. Il respiro le uscì in
un ansito, le gambe minacciarono di piegarsi sotto di lei. Sentì le
sue mani scenderle sulle spalle, lungo la schiena e posarsi sui fianchi. Quando
William l’attirò ancora più contro di se, si protese verso
di lui. Una volta, mentre si stavano baciando sulla riva del ruscello, una
mano le era rimasta stretta fra i loro corpi. Mentre la sua lingua operava
la consueta magia, lui le aveva premuto il palmo contro una protuberanza.
Lei, allora, non aveva avuto che un’idea molto vaga di quanto accadeva
fra un uomo e una donna. Quello strano contatto l’aveva spaventata ed
eccitata allo stesso tempo, ma senza lasciarle il tempo di esplorare o di
fare domande, William le aveva spostato le dita. In quel momento mentre i
suoi fianchi snelli si muovevano contro di lei, imprecò contro gli
abiti che le impedivano di sentire quella parte misteriosa della sua anatomia.
Le sue dita le risalirono all’altezza della vita. Le piaceva sentirlo
così vicino, le piacevano le sue carezze. Ma desiderava di più.
Intuiva che si stava trattenendo, pur ignorando per quale motivo. Resa audace
dalla frustazione si ritrasse <<William........>> Gli occhi di
lui incontrarono i suoi. Buffy vi scorse il fuoco e comprese da dove scaturissero
quelle fiamme. Erano le stesse che guizzavano lungo le sue membra lasciandola
in preda al desiderio di qualcosa che non capiva <<Baciami>> mormorò
<<Lo sto facendo>> <<No. Stai giocando>> Il sorriso
gli si cancellò dalle labbra lasciando il posto ad un’espressione
perspicace <<Sei diventata impaziente durante la mia assenza>>
Non poteva ammetterlo, si disse Buffy, però poteva stuzzicarlo come
lui stuzzicava lei. Circondandolo con le braccia, abbassò lentamente
le mani fino a posargliele sui fianchi. Piano, piano continuando a ripetersi
che era una donna perversa e che sarebbe finita all’inferno, gliele
fece scivolare lungo i pantaloni finchè non avvertì la sua eccitazione
sotto i polpastrelli. Flettè leggermente le dita. Lo udì trattenere
il fiato e sentì rafforzarsi la sua stretta attorno alla vita. Il fuoco
divampò fra loro sprigionando una miriade di scintille <<Accidenti
a te>> William pronunciò quelle parole come se fossero la più
dolce delle carezze, poi si chinò per impossessarsi delle sue labbra.
Questa non ci furono esitazioni ne riserve. La sua lingua penetrò nei
segreti della sua bocca, esigendo una risposta. Il cuore prese a martellarle
sempre più in fretta. Ricambiò il bacio con identico ardore,
aggrappandosi a lui mentre il mondo si dissolveva, non lasciando che quell’uomo
e le sensazioni che le procurava. Scostandosi un poco, lui le baciò
il mento, il collo e la gola. Buffy rovesciò la testa abbandonandosi.
Il soffio di aria fresca sul petto la colse alla sprovvista. Subito dopo,
sentendo le sue dita sulla pelle nuda, capì che le aveva sbottonato
il corpino. Lo choc la paralizzò. Avrebbe dovuto protestare, pensò.
Quando le sue nocche le sfiorarono la parte esterna del seno, trasalì
violentemente. William si raddrizzò riprendendo a baciarle il collo
e a mordicchiarle le orecchie. Una sensazione meravigliosa. Più meravigliosa
di quanto ricordasse. Quando si accorse che le sue dita le stavano slacciando
altri bottoni, l’assalì un vago senso di panico. Fissò
il suo viso famigliare, i capelli scuri che gli ricadevano sulla fronte. La
durezza dei suoi lineamenti era nuova, al pari delle rughe attorno agli occhi.
Ma era sempre William. Quasi avesse percepito il suo sguardo, lui immobilizzò
la mano <<Sei così bella>> sussurrò <<Non
aver paura>> <<William, io........>> <<Fidati di me>>
le scostò i due lembi del corpino e sciolse il nastro che le chiudeva
il copribusto. Poi le posò la bocca su un seno. Calda e umida, la sua
lingua ne tracciò l’attaccatura. Fra lui e la sua pelle nuda
non c’era che la seta sottile della camiciola. Buffy trattenne il fiato
sperando che smettesse, augurandosi che continuasse. Le sue dita scivolarono
sulla seta suscitando un turbine di sensazioni lungo le braccia e le gambe,
lungo il torace e lo stomaco e sopratutto in fondo all’addome. Strano,
le venne in mente, come quella sensazione fosse quasi dolorosa. William le
sfregò i pollici sui capezzoli fino a farli inturgidire. Poi fece una
cosa stupefacente. Gliene prese uno in bocca e vi strofinò sopra la
lingua. Con un gemito lei gli afferrò la testa <<William, oh
William. Come puoi fare una cosa simile? Come riesci a farmi provare quello
che provo?>> spostandole la bocca sull’altro seno, lui ripetè
quella dolce tortura. Quando accennò a tirarsi indietro, lei gli intrecciò
le dita fra i capelli <<No, non smettere>> La sua risata sommessa
la rese improvvisamente consapevole di quanto stavano facendo. Sfilandogli
le dita dai capelli, gliele posò sulle spalle e lo respinse. William
si raddrizzò e la guardò. Quindi le abbassò lo sguardo
sul seno. Imitandolo, lei vide la seta umida che le aderiva alla pelle. Era
talmente trasparente, che tanto valeva che fosse nuda <<Sei più
bella di quanto non immaginassi. Sopratutto con la biancheria di seta>>
Il fatto che lui si limitasse a canzonarla non le impedì di sentirsi
in colpa <<William!>> proruppe indignata affrettandosi a riabbottonarsi
il corpino <<Guardami. Buffy>> Lei non voleva guardarlo. Stava
ancora arrossendo. Aveva paura di quello che le aveva fatto provare e di ciò
che gli avrebbe letto negli occhi. Tuttavia non poteva rifiutarsi per l’eternità.
Piano piano, sollevò lo sguardo <<I tuoi vergognosi segreti sono
al sicuro con me>> <<E questo dovrebbe tranquillizzarmi?>>
<<Certo. Pensa che cosa direbbero le timorate signore di Landing se
sapessero che cosa porti sotto gli abiti>> Sorridendo, Wiliam allungò
una mano verso il corpino del suo abito, ma lei si tirò indietro <<Adesso
non diventarmi timida>> <<Non posso farne a meno. Sono sconvolta
per quello che abbiamo fatto>> il sorriso gli si cancellò dalle
labbra <<Meno male che hai detto abbiamo>> <<Non nego di
non aver opposto resistenza quando tu......Ma nessuno deve saperlo>>
<<Ho sempre mantenuto i tuoi segreti, Buffy. Puoi fidarti di me>>
L’ultima fiammella di passione guizzò fra loro e si spense. Buffy
sapeva benissimo a che cosa si riferisse. Non aveva mai fatto parola dei loro
incontri sette anni addietro. Non aveva mai ripetuto le cose orribili che
lei gli aveva detto <<Mi dispiace>> bisbigliò <<Perchè?
Ti sei limitata a esprimere i tuoi pensieri>> Lei ebbe l’impressione
che l’avesse schiaffeggiata. Ma non poteva smentirlo. All’epoca
avrebbe detto qualsiasi cosa per convincerlo che non lo amava più <<Inoltre,
se sei fortunata e la città mi accetta, potrai confessare uno dei tuoi
segreti senza che qualcuno ti giudichi meno rispettabile. Fatta forse eccezione
per Anya. Dubito che mi considerà mai più di un.........>>
<<Taci! Smetti di riferirti a te stesso con quella parola. Non voglio
sentirla mai più>> William la osservò per diversi secondi
senza che Buffy riuscisse a decifrare la sua espressione. Si rifiutava di
sentirgli dire che lui si considerava ancora un bastardo. Era un uomo troppo
perbene. Lo era sempre stato, ma sette anni prima lei era troppo giovane per
capirlo <<E’ meglio che vada>> dichiarò lui avviandosi
lungo le scale <<Bonnie dovrebbe essere a letto già da un pezzo>>
<<Lasciala qui. Sta gia dormendo. So che sei convinto che io non la
voglia, ma non è vero. mi dispiace di aver esitato quando me l’hai
chiesto, ma sei stato ingiusto nei miei confronti. Le voglio bene>>
<<Ti credo, ma devo ugualmente prtarla con me. Io la capisco e questa
è la cosa che più le occorre al momento>> Dato che lui
aveva raggiunto il fondo delle scale e lei si trovava sull’ultimo gradino,
riusciva a guardarlo direttamente negli occhi <<La capisco anch’io.
Non ero molto più grande di lei quando ho perso mia madre. So cosa
prova. Sono in grado di aiutarla>> <<Non si tratta di questo.
Tu appartenevi a una famiglia rispettabile. La madre di Bonnie era una ragazza
di saloon. Come farai a spiegarglielo quando comincerà a fare domande?>>
Buffy lo ignorava. Che cosa avrebbe potuto rispondere alla bambina? William
aveva ragione. Ancora una volta. Prima di passargli davanti, si infilò
le mani in tasca ed estrasse l’oggetto che aveva tolto dallo scrigno
<<E’ tuo. Intendevo restituirtelo ieri sera, ma me ne sono dimenticata>>
Lui fissò il temperino. La luce dell’ingresso si rifletteva sulla
superficie illuminando le iniziali intagliate <<Come mai lo hai conservato?>>
<<non lo so. Ho avuto spesso l’intenzione di buttarlo via, ma
non ci sono mai riuscita. Prendo la roba di Bonnie>> Buffy ficcò
le scarpe e gli abiti nuovi in una borsa di tela e vi mise sopra la bambola.
William prese fra le braccia la bimba addormentata e se la strinse al petto.
lei gli consegnò la borsa. Gli aprì la porta <<Buonanotte>>
bisbigliò. Lui tardò molto a rispondere <<C’è
qualcosa fra te e quell’agricoltore?>> sbottò all’improvviso
<<cameron? No, naturalmente>> <<bene>> commentò
William varcando la soglia. Buffy lo seguì con lo sguardo finchè
non scomparve alla vista. Bene? Pensava che fosse un bene che lei non avesse
alcun rapporto con l’attraente Cameron Forbes? E Perchè? Aveva
gia chiuso la porta e stava spegnendo le luci, quando trovò la risposta.
William era geloso. Avrebbe potuto farne a meno. Non c’era mai stato
che lui nella sua vita. E cominciava a chiedersi se ci sarebbe stato di nuovo.
<<Ci metterai anche del pizzo?>> domandò Bonnie <<Certo
al collo e ai polsi>> Buffy sollevò l’abititno azzurro
che stava adattando alle sue misure <<Vedi come è carino? Ha
il colore dei tuoi occhi>> Era trascorsa più di una settimana
dal giorno in cui William aveva portato all’emporio la bambina magrissima
e spaventata. Da allora avevano passato insieme la maggior parte delle loro
giornate. Lui gliela lasciava alla mattina e passava a riprenderla prima di
tornare in albergo. Non c’era più stata una replica della prima
sera, quando William si era fermato a cena e bè.........avevano fatto
quello che avevano fatto. Lei portava la bambina a casa sua, ma aveva sempre
cura di tornare all’emporio prima del tramonto <<Era tuo?>>
domandò Bonnie accarezzando il pesante cotone <<Si quando ero
un pò più grande di te. Credo di averlo indossato soltanto un
paio di volte, quindi è praticamente nuovo. Starà meglio a te
di quanto non sia mai stato a me. Hai dei capelli neri così belli>>
Lei sorrise timidamente, quasi i complimenti le fossero estranei quanto lo
erano stati i pasti regolari. Ma in quegli ultimi giorni i lividi erano impalliditi
e il suo viso aveva perso l’aria smunta e famelica <<Andremo alla
festa campestre, vero?>> <<Si. Domenica, dopo la funzione in chiesa>>
<<Non sono mai stata in chiesa>> Buffy la fissò a bocca
aperta. Non era mai stata in chiesa? Stava per dire qualcosa ma ci ripensò.
Naturale che Bonnie non ci fosse mai stata. Chi l’avrebbe accompagnata?
A sua madre sarebbe stato sbarrato l’ingresso dell’edificio più
sacro di Landing. E se la signora Jarvis non aveva provveduto alle sue necessità
fisiche, perchè avrebbe dovuto preoccuparsi della salvezza della sua
anima? <<Ti piacerà, vedrai>> Le sorrise <<Ci sono
i canti e il pastore legge la Bibbia. Ci parla di Dio. A volte parla un pò
troppo, ma ha una bella voce perciò lo ascoltiamo volentieri>>
<<ci sono i canti anche alla festa?>> <<Qualche volta. si
tratta sopratutto di un picnic per dare il benvenuto a William, il nuovo sceriffo>>
<<Un picnic? Ne ho sentito parlare. Ci sarà il pollo fritto?>>
<<Senza dubbio. E le torte e la limonata>> <<Anche per me?>>
<<naturalmente>> <<Sono contenta che William sia il nuovo
sceriffo>> Lei rise <<Non ne ho alcun dubbio>> Riportando
la sua attenzione sull’abito, riprese a scucire l’orlo. Purtroppo
non tutti condividevano l’entusiasmo di Bonnie. William continuava ad
indagare sulla morte di Laurie Smith e molti cittadini lo accusavano di dedicare
troppo tempo a una faccenda che consideravano priva di importanza. Proprio
il giorno innanzi lei aveva avuto una discussione in proposito con la signora
Greeley. In un accesso di collera le aveva detto che avrebbe dovuto ringraziare
il cielo che William si prendesse tanto a cuore la cosa. Se qualcuno avesse
ammazzato suo marito perchè faceva pagare un prezzo eccessivo per la
carne, William avrebbe fatto in modo di consegnare il colpevole alla giustizia.
Se n’era pentita all’istante, ben sapendo che il suo battibecco
con la moglie del macellaio non avrebbe tardato a diventare di domilio pubblico.
Una delle ragioni per cui quella mattina aveva portato Bonnie a casa sua,
era stato appunto quella di evitare sua sorella. poichè il giorno precedente
era piovuto e il sentiero di accesso alla villa si era trasformato in un fiume
di fango, Anya non avrebbe mai rischiato di rovinarsi un paio di scarpe per
arrivare lì. Per fortuna le persone come Anya e la signora Greeley
sembravano in netta minoranza. I nuovi coloni erano in numero sufficiente
a far pendere la bilancia a favore di William, il quale trovava dei sostenitori
anche fra le persone più impensate. Lei era rimasta di stucco quando
aveva appreso che era stata la signora Joyce a organizzare la festa in suo
onore, dal momento che aveva sempre sosotenuto che William era bello come
il peccato e che il peccato portava con se un sacco di guai. Forse pensava
che i guai causati da un peccato così bello non fossero tanto terribili
<<Potresti fare anche un vestito per la mia bambola?>> le domandò
Bonnie <<Penso di si>> <<E per Alice?>> Sveglata dal
suo sonnellino, la gattina era venuta a curiosare <<Credo che alice
sia più che soddisfatta della sua pelliccia>> <<E tu cosa
ti metterai?>> <<Oh, ho un sacco di vestiti>> <<Ma
dovrai indossare qualcosa di speciale>> <<Troverò l’abito
adatto>> <<Perchè non lo scegliamo subito?>> Buffy
appoggiò l’abitino azzurro <<D’accordo>> Prese
la bambina per mano e salì nella sua stanza. C’erano un grande
armadio in fondo al letto e uno più piccolo accanto alla finestra.
Spalancò quello più grande <<Che ne dici di questo?>>
domandò tirando fuori un abito di cotone a fiori che doveva avere almeno
quattro anni. Le cuciture erano visibili sulle spalle e la stoffa aveva perso
tutta la sua consistenza. Arrampicata sul letto, Bonnie scosse la testa <<Non
mi piace Buffy>> <<Va bene>> Questa volta lei estrasse un
abito celeste. Era grazioso, ma il colore non le donava. prima ancora che
Bonnie arricciasse il naso, lo aveva gia riappeso. Ne esaminarono altri, fra
di cui uno di seta rosa, che secondo Bonnie sarebbe potuto andare bene. Poi
la bambina le indicò l’altro armadio <<Che cosa c’è
là dentro?>> Lei esitò. Non avrebbe dovuto mostrarglielo,
tanto più che non l’avrebbe mai potuto indossarlo. Era un abito
assolutamente scandaloso. Nessuno lo aveva mai visto e all’improvviso
si scoprì di desiderare l’opinione della bambina <<E’
un abito molto speciale>> dichiarò avvicinandosi all’armadio
<<Ma si tratta di un segreto. Non dovrai dirlo a nessuno. Hai capito?>>
Bonnie annuì energicamente. Buffy spalancò l’armadio.
Per metà era occupato da una fila di mensole su cui teneva la biancheria
di seta che William aveva visto una settimana prima. Arrossì al ricordo.
Quella sera aveva riordinato i vari capi mentre Bonnie dormiva e lui era entrato
nella sua stanza prima che avesse avuto la possibilità di mettere via
ogni cosa. ma non prese nessuno di quegli indumenti. tirò fuori invece
un abito color avorio. La scollatura indecentemente profonda era bordata di
roselline di un’accesa tonalità di rosa. Le maniche minuscole
si sarebbero limitate a coprirle le spalle, lasciandole le braccia completamente
nude. Dal corpino aderente partiva una gonna voluminosa che si raccoglieva
all’altezza dei fianchi sulla gonna di tulle. File e file di balze erano
bordate di nastri rosa. I trenta centimetri al di sopra dell’orlo erano
fittamente pieghettati. Girò l’abito lentamente in modo che Bonnie
potesse ammirare la parte posteriore. Una cascata di nastri e roselline arrivava
fino a terra. Era un abito degno di una principessa. La bambina lo fissò
a bocca aperta <<Oh Buffy, è così bello. E’ la cosa
più bella che abbia mai visto in vita mia>> <<Lo so. E’
una creazione di Worth. Tre anni fa andai a St. Louis per fare acquisti per
l’emporio. Quest’abito era stato ordinato da una signora che poi
aveva cambiato idea. L’uomo da cui acquistavo i miei abiti confezionati
me lo mostrò e io......bè non ho saputo resistere>> Era
stata una perversione da parte sua, lo sapeva, ma se n’era infischiata
<<Mettiti questo>> disse Bonnie <<No, non posso>>
Buffy lo riappese nell’armadio. Il solo pensiero di ciò che avrebbe
detto la gente, di quello che avrebbe detto Anya, era sufficiente a farla
rabbrividire. Al pari della biancheria costituiva un suo vergognoso segreto
<<E’ stupendo dovresti indossarlo. Anche il mio sarà bellissimo,
eppure lo indosserò>> <<E’ un abito di Worth, un
famoso sarto parigino>> <<E lui non vuole che tu lo porti?>>
Forse, pensò Buffy, ma non nel Kansas <<Si ma non alla festa
campestre>> <<Allora potrai metterti quello rosa. Staremo bene
insieme>> dichiarò Bonnie <<Certo>> Chinandosi Buffy
la strinse a se. avvertì una fitta lancinante al petto. Anche se si
sforzò di ignorarne la causa, le fu impossibile. Amava il suo lavoro.
La gratificava e le impediva di impazzire a poco a poco, rinchiusa in quella
enorme casa. Negli ultimi anni si era detta e ripetuta che l’emporio
le bastava. Che era fortunata a poter svolgere un’attività. La
maggior parte delle donne non ne avevano la possibilità. Ma mentre
Bonnie si rannicchiava contro di lei, si rese conto di aver ingannato se stessa.
Così come stare a casa tutto il giorno non l’avrebbe soddisfatta,
neanche l’emporio le era sufficiente. Si sentiva sola da tanto, tanto
tempo. Raddrizzandosi, si chiese che cosa potesse fare in proposito. Anelava
alle gioie normali di qualsiasi donna. Una famiglia e un marito. Ma come?
E con chi? Da quando aveva sedici anni non c’era stato che un uomo nella
sua vita. E di li un anno quell’uomo se ne sarebbe andato.
Mentre si avvicinavano alla chiesa, William abbassò lo sguardo su Bonnie.
Alice, la cameriera, le aveva acconciato i capelli in una cascata di boccoli.
L’abito azzurro con il grande colletto di pizzo aveva esaltato il colore
dei suoi occhi. Era incantevole, una copia in miniatura di sua madre. Gli
uomini che aveva frequentato Laurie si sarebbero innervositi nel notare l’impressionante
somiglianza tra lei e sua figlia, e questo avrebbe gettato un ombra alla festa.
La giornata si prospettava lunga e faticosa. Man mano che avanzavano, i diversi
gruppi di persone che stavano conversando sul sagrato tacquero ad uno a uno.
Bonnie gli si aggrappò alla mano e si strinse al petto la bambola.
I greeley erano i più vicini al vialetto d’accesso <<Buongiorno,
scer.....>> Quando la moglie gli mollò una gomitata alle costole,
il macellaio si interruppe di colpo. Il sole splendeva radioso nel cielo del
mattino. Gli ucceli cinguettavano sugli alberi. Uomini, donne e bambini indossavano
i loro abiti migliori. Quell’aria festosa avrebbe dovuto infondergli
un senso di compiacimento, pensò William. Invece avrebbe voluto girare
i tacchi e fuggire a gambe levate. Ma non poteva farlo. Era di vitale importanza
che Bonnie venisse accettata dagli abitanti della città, anche se cominciava
a chiedersi se sarebbe mai stato possibile <<Buongiorno, sceriffo>>
William si volse al suono della voce familiare. La signora Joyce stava venendo
verso di loro, il cappello ornato di piume che sobbalzava ad ogni passo <<Signora
Joyce>> la vedova si chinò su Bonnie <<Mio dio come sei
carina>> <<Buffy mi ha fatto questo abito perchè ha il
colore dei miei occhi>> <<E’ vero. Hai degli occhi meravigliosi>>
La signora Joyce si raddrizzò <<Sono molto arrabbiata con voi,
william Kincaid>> Lui si irrigidì pronto a portare via Bonnie
se le cose si fossero messe male <<Vi siete tenuto questa deliziosa
bambina tutta per voi. Avreste dovuto darla a me. L’avrei ospitata volentieri>>
<<Voi!?>> <<Si, io. Chiudete la bocca e piantatela di fissarmi
con quell’aria da ebete. So quel che dicono alcuni nostri concittadini
e non vi perdono per aver pensato che anch’io fossi del loro parere>>
William non seppe cosa rispondere. Neanche per un attimo gli era venuto in
mente di affidarle Bonnie, dato che la signora Joyce si era sempre risolutamente
schierata dalla parte dei cosiddetti benpensanti. Quando lui era bambino,
gli aveva rimproverato spesso la sua capacità di andare a cacciarsi
nei guai. Forse non era poi così odiosa come aveva pensato all’epoca.
Forse si era limitata a preoccuparsi per lui <<William?>> Bonnie
gli tirò la manica <<Per favore, non mandarmi via>> <<Resterai
sempre con me tesoro>> le sorrise lui <<Sta tranquilla. La signora
Joyce ti stava solo offrendo ospitalità>> La vedova annuì
<<Sei una bambina deliziosa e ci divertiamo molto all’emporio.
Le sto insegnando l’aritmetica, sapete William. E’ davvero intelligente.
Dunque, pensate di rimanere li impalato o avete intenzione di accompagnarmi
in chiesa?>> <<Sono sbalordito signora>> William le offrì
il braccio <<E’ nuovo il vostro cappello? incantevole>>
<<Non cercate di lisciarmi con le vostre lusinghe, giovanotto. Sono
troppo vecchia per queste cose. Dunque, vediamo......andremo a sederci laggiù,
accanto a Buffy>> La signora Joyce si incamminò con passo deciso
<<No, prima io>> Scivolò nel banco e si sistemò
le gonne. Bonnie prese posto accanto a lei e William all’estremità
del banco. Tentò di sbirciare al di là della vedova per salutare
Buffy, ma il cappello di questa era troppo voluminoso. Si accontentò
di osservare la chiesa. In quei sette anni non era molto cambiata. I banchi
erano ancora delle scomode panche senza schienale, il pulpito estremamente
semplice. l’unica novità era il giovane dalla faccia di topo
che faceva scorrere le dita sulla tastiera di un organo <<Una volta
non c’era>> bisbigliò alla signora Joyce <<oh è
vero. Buffy lo ha donato alla chiesa tre anni fa. Siamo fortunati ad avere
il nostro organo e un pastore fisso qui a Landing. Le città del circondario
devono accontentarsi di averlo una volta al mese>> <<Si, è
una vera fortuna>> Joyce lo fulminò con un’occhiataccia,
ma lui la ignorò. Avrebbe scommesso la paga di una settimana che Anya
aveva estorto l’organo alla sorella con un ricatto. E dato la paga di
un’altra settimana per scoprire in che modo. La signora Greeley e il
marito stavano percorrendo la navata <<Buongiorno Annabel. buongiorno
winston. Come state?>> li salutò Joyce. La coppia si fermò.
Il viso della signora Greeley si alterò per la frazione di un’istante,
poi si volse verso il loro banco <<Buongiorno a voi, Joyce. Benissimo,
grazie>> <<Conoscete William, naturalmente. E questa è
Bonnie>> Anabel Greeley impallidì, aggrappandosi con una tale
forza alla sua borsetta da far pensare che intendesse farla a pezzi. Infine
fece un profondo respiro ed annuì <<Buffy, sceriffo>> Digrignò
i denti <<Bonnie>> Joyce seguitò a fermare tutti quelli
che entravano, finchè Bonnie non fu presentata all’intera congregazione.
Quando la funzione ebbe inizio, William era troppo esausto per poter fare
altro all’infuori di ascoltare. Tuttavia il sermone di Xander Harris
catturò la sua attenzione, sopratutto quando, dopo una decina di minuti,
cominciò a parlare dei terribili castighi che attendevano i peccatori.
Gli parve di sentire su di se gli occhi di tutta la comunità. Benchè
quelle parole fossero chiaramente destinate a lui e alla piccola Bonnie, il
loro impatto sull’uditorio venne attenuato dall’atteggiamento
favorevole della vedova Joyce. Si sporse verso di lei <<Vi ringrazio
per averle spianato la strada>> bisbigliò <<Immagino che
non vogliate spiegarmene il motivo>> <<Ho sempre sostenuto che
eravate bello come il peccato, William Kincaid. Può darsi che sia abbastanza
vecchia da poter essere vostra nonna, ma non sono ne sorda ne cieca. E poi
mi piace la bambina. Ora tacete e prestate attenzione alla predica>>
Quando questa giunse al termine, lui aveva i crampi alle gambe e la schiena
indolenzita <<Impossibile addormentarsi su queste panche, non è
vero?>> <<No, Xander non sarebbe affatto contento>> rise
la signora Joyce <<Sbrigatevi, William, dobbiamo andare alla festa.
Siete l’ospite d’onore e non potete arrivare in ritardo>>
alzandosi, lui si piazzò al centro della navata, in attesa che Buffy
lo raggiungesse <<buongiorno>> bisbigliò. Lei farfugliò
qualcosa di inintelleggibile e abbassò il capo. Lui notò il
rossore che le imporporava le guance. ma non fu che quando la vide mordersi
il labbro che capì il motivo della sua timidezza. Quel giorno appariva
completamente diversa dalla ragazza di alcune sere prima. I suoi capelli biondi
erano raccolti in una elaborata acconciatura, in cima alla quale era sistemato
un cappellino di paglia ornato di nastri. L’abito di seta rosa aderiva
al suo corpo a sufficienza da rammentargli ciò che aveva visto,toccato
e assaporato. Quella mattina appariva come l’incarnazione della rispettabilità.
William avvertì più di quanto non avrebbe creduto possibile
la mancanza della ragazza un pò scarmigliata che ben conosceva. Gli
mancavano il suo sorriso e il suo spirito, la sensazione che fosse accessibile
e disponibile. Quella Buffy Summers era invece distante e altezzosa quanto
sua sorella. portò lo sguardo in direzione dell’ingresso della
chiesa, dove Xander arris e sua moglie stavano salutando i loro parrocchiani.
Anya indossava un abito verde talmente inamidato, da dare l’impressione
di stare in piedi da solo. Le sue labbra strette e la sua posa militaresca
lo fecero rabbrividire. Forse era stato troppo frettoloso a paragonare Buffy
a sua sorella <<Di che cosa stai ridendo?>> gli domandò
lei <<Del fatto che non assomigli più a Anya. Una volta la gente
aveva difficoltà a distinguervi l’una dall’altra>>
<<Tu ci sei sempre riuscito>> William fissò le iridi nocciola
dei suoi occhi a mandorla. Percepiva il profumo di rose che si sprigionava
dai suoi capelli e il seducente calore del suo corpo. C’era stato un
tempo in cui aveva pensato di sposarla. Quando gliel’aveva chiesto e
lei aveva accettato, non era riuscito a credere che una ragazza simile potesse
desiderare per marito un uomo come lui. Aveva consentito a diventare sua moglie
quando il massimo che aveva potuto offrirle era la speranza di poter acquistare
un giorno la vecchia scuderia di cavalli da nolo. Nessuno dei suoi sogni si
era avverato. Era stato costretto a lasciare la città e lei si era
rifiutata di seguirlo, investendolo con una tale veemenza da impedirgli di
ripetere l’errore di chiederglielo. Ora contro ogni sua altra previsione
era tornato a Landing e Buffy possedeva ancora la capacità di metterlo
in ginocchio <<Ieri Bonnie e io abbiamo preparato dei piatti freddi
per il picnic. Vuoi pranzare con noi?>> <<Sai bene che cosa significherebbe>>
Lei annuì lentamente <<Anya non approverebbe>> <<Non
mi occorre la sua approvazione>> Parole coraggiose, se un tremito non
le avesse percorso le labbra <<D’accordo signorina Summers. Sarà
un onore unirmi a voi>> William le offrì il braccio. Preceduti
da Bonnie, si avviarono all’uscita. Diverse famiglie si erano gia sistemate
sotto gli alberi che circondavano il sagrato. Buffy si diresse verso il grosso
paniere che aveva lasciato all’ombra. Prima che riuscissero a trovare
uno spazio disponibile, la signora Joyce li chiamò <<Buffy, William
da questa parte. Vi ho tenuto il posto>> Lei scrollò le spalle
<<E’ animata da buone intenzioni>> <<Per me va bene>>
<<Mi meraviglio>> <<Perchè?La signora Joyce è
convinta che io sia bello come il peccato>> Dopo che tutti si furono
sistemati e serviti, Buffy si appoggiò al tronco di un albero con le
gambe sotto di se. Il rosa dell’abito si rifletteva sul suo viso e William
si scoprì ripetutamente a portare lo sguardo sulla sua bocca <<Che
cosa stai guardando?>> gli domandò lei a bassa voce per non farsi
udire da Bonnie e dalla signora Joyce <<Te. Sei incantevole oggi>>
mormorò lui <<Quell’abito è delizioso>> aggiunse
a voce più alta <<Ne ha uno molto più bello>> dichiarò
Bonnie <<Bianco, con dei fiori qui>> aggiunse posandosi una mano
sul petto <<E dei nastri dietro, con un enorme fiocco>> Joyce
agitò in aria una coscia di pollo <<Perchè non l’avete
indossato, Buffy?>> <<Non era adatto>> ribattè lei
prima di rivolgersi a Bonnie <<non avresti dovuto parlarne>> <<oh!
Me ne ero dimenticata>> William si allungò ai piedi di Buffy
appoggiando la testa sulla mano <<Per che cosa è adatto?>>
Lei gli scoccò un’occhiataccia. William la studiò intuendo
che doveva trattarsi di un altro dei suoi vergognosi segreti. Le percorse
il corpino con lo sguardo chiedendosi che cosa indossasse al di sotto. Raso
e pizzi francesi? O forse una finissima seta che le accarezzava la pelle?
Il sangue gli si incendiò all’istante costringendolo a passarsi
un dito all’interno del colletto della camicia <<Che cosa ha di
tanto speciale quell’abito?>> <<Niente. E’ sfarzoso
tutto qui. Non potrei certo indossarlo a una festa campestre>> <<Un
altro segreto, dunque?>> <<Uno dei molti temo>> gli sorrise
lei <<Non è necessario che ti scusi. I tuoi segreti mi incuriosiscono>>
<<Sul serio?>> C’era una strana luce nei suoi occhi. Qualcosa
che lo indusse a desiderare di attirarla a se e baciarla. O a tenerla scostata
da se e costringerla a rivelargli che cosa stesse pensando. Buffy era cambiata
in quei sette anni. la ragazza timida a cui aveva donato il suo cuore era
maturata. Si lasciava ancora influenzare troppo facilmente dall’opinione
altrui, ma era riuscita a ribellarsi a sufficienza da usare pizzi francesi.
Il buonoumore lo abbandonò nel ricordare che i pizzi francesi non erano
sufficienti. Si tirò su lentamente. Baci appassionati e soffici curve
femminili non sarebbero bastati a fargli dimenticare il passato <<hai
visto quel passerotto, William? La signora Joyce dice che posso lasciargli
delle briciole di pane nel bosco>> Bonnie battè le mani, quasi
avesse ricevuto un regalo di inestimabile valore <<sono sicuro che il
passerotto ne sarà felice>> Lei gli si gettò fra le braccia
<<Mi piace la chiesa e la festa mi piace ancora di più>>
Pur avvertendo lo sguardo delle due donne su di se, William non alzò
gli occhi limitandosi a tenere Bonnie contro di se ed accarezzarle i capelli.
Nel suo intimo, in un posto che aveva ignorato così a lungo da avere
la certezza che nopn esistesse più, sentì guizzare un’emozione
dimenticata. Voleva bene a quella bambina. Quasi quanto una volta era stato
così sciocco da volerne a Buffy <<Non riesco a credere che questa
sia la stessa bambina che hai portato all’emporio circa quindici giorni
fa>> osservò Buffy <<Grazie alle tue cure è rifiorita>>
Quella lode lo mise in imbarazzo e allo stesso tempo gli fece piacere <<Ci
capiamo a vicenda>> Inclinando la testa Bonnie gli sorrise <<Staremo
sempre insieme>> <<Certo>> William le pizzicò il
naso. Anche se non sempre aveva mantenuto le sue promesse, era deciso a tener
fede a quella. Pur essendo così piccola, lei era stata l’unica
a fargli capire quanto fosse vuota la sua esistenza. Benchè non fosse
certo sufficiente a colmare il vuoto che aveva dentro ne a cancellare l’amarezza
del passato, smussava abbastanza le asperità da fargli talvolta dimenticare
ciò che era accaduto e ignorare il rimpianto per ciò che sarebbe
potuto essere.<<Bambini! Bambini! Tutti in fila per la corsa con le
uova!>> gridò il signor Greeley dall’altra estremità
della radura <<Posso?Posso?>> domandò Bonnie facendo passare
lo sguardo da William a Buffy. Lui le sorrise <<Va’ pure. Ma se
romperai l’uovo e ti macchierai l’abito, non sperare che te lo
lavi>> <<Starò molto, molto attenta>> Buffy la seguì
con lo sguardo mentre correva a raggiungere gli altri bambini, aspettando
con il cuore in gola di vedere come sarebbe stata accolta. Dopo averle scoccato
un’occhiata, il signor Greeley le consegnò un cucchiaio. Diversi
ragazzini la fissarono con curiosità. La figlia di Anya tirò
su col naso con aria sprezzante, proprio come sue madre, poi un maschietto
dai capelli rossi le dette una gomitata e sorrise a Bonnie. Lei si rilassò
contro l’albero <<Penso che non avrà problemi con i bambini>>
<<Bene>> William si allungò ai suoi piedi. Si era tolto
la giacca e il candore della camicia formava un netto contrasto con la pelle
abbronzata del viso e delle mani. Abbassò le palpebre come se si disponesse
a schiacciare un pisolino. Nel frattempo la signora Joyce era andata a fare
due chiacchiere con le amiche lasciandoli soli sulla coperta, circondati dal
resto della città. Buffy studiò i suoi tratti ben noti, la bocca
curvata nell’ombra di un sorriso. Ammirò l’ampiezza del
suo petto ricordando che cosa avesse provato nel posarvi sopra le mani. Avvertì
un lieve formicolio alle dita, un piccolo fremito al seno e.....
Deglutì a stento sforzandosi di accantonare quei pensieri. Non riusciva
ancora a credere a ciò che avevano fatto, a ciò che lei gli
aveva permesso di fare. Non stava bene. E non solo perchè fra loro
non esisteva un corteggiamento e tantomeno un fidanzamento, ma perchè
lui non intendeva restare a Landing per più di un anno. E se lei avesse
continuato a consentirgli di prendersi delle libertà? Non avrebbe forse
messo a repentaglio ben più della verginità e della sua reputazione?
non avrebbe messo in pericolo il suo cuore? non poteva farlo. Se si fosse
spezzato ancora una volta, non sarebbe più riuscita a rimettere insieme
i pezzi. Tuttavia era pressochè impossibile ignorare l’uomo attraente
disteso ai suoi piedi. Inginocchiandosi, cominciò a raccogliere i piatti
e a riporli nel paniere. le posate tintinnarono allorchè le gettò
sopra i piatti. Stava sollevando il resto della torta al cioccolato, quando
si sentì afferrare la caviglia. Per poco non si lasciò sfuggire
di mano il vassoio. Guardando di sopra la spalla, vide il braccio di lui spuntarle
da sotto l’orlo della gonna. Il suo pollice le stava scivolando lungo
la calza <<Sei diventato matto?>> bisbigliò atterrita guardandosi
intorno. Ma tutti stavano osservando i bambini che si erano allineati per
iniziare la corsa <<Stai facendo troppo rumore>> ribattè
lui senza aprire gli occhi <<Non posso dormire>> <<Avresti
potuto dirmelo invece di assalirmi>> <<Tesoro, non hai la più
pallida idea di che cosa sia un assalto>> La sua mano le risalì
fino al polpaccio. Lei si immobilizzò, in precario equilibrio sulle
ginocchia, una mano protesa per sorreggersi, l’altra che reggeva la
torta. Una sorta di piacevole languore le pervase le membra. William Kincaid
le stava toccando una gamba. Al cospetto dell’intera città. E
nessuno se n’era accorto. Quando le sue dita ripresero a muoversi, ogni
altro pensiero le si cancellò dalla mente. Non era consapevole che
delle carezze sulla pelle e del calore sempre più intenso che le saliva
lungo le cosce. Poi, a un tratto, la sua mano si ritirò. Malgrado i
muscoli indolenziti Buffy non si mosse, nella speranza che il magico tocco
si ripetesse. Poichè nulla accadde, gli lanciò un’occhiata.
Giaceva con le mani intrecciate sul petto, l’espressione completamente
rilassata. Lei mise la torta nel paniere, sbuffò rumorosamente e si
abbandonò contro il tronco. L’indignazione alimentò la
passione. Avrebbe voluto urlare...o baciarlo. Si accontentò di fissarlo
in cagnesco <<Tenteresti un santo>> mormorò lui. A Buffy
per poco non sfuggirono quelle parole. Come le registrò, ogni traccia
di collera l’abbandonò. William non era un santo, bensì
un peccatore della miglior specie <<Grazie>> bisbigliò.
Il signor Greeley dette il via e i bambini cominciarono ad avanzare. Bonnie
teneva saldamente il cucchiaio con l’uovo di fronte a se <<brava
Bonnie!>> le gridò lei <<Sta vincendo?>> domandò
William senza sollevare le palpebre <<No, ma si sta divertendo un mondo.
Dormi>> lui farfugliò qualcosa e tirò un lungo sospiro.
Buffy portò la sua attenzione sulla gara. Alcuni conocrrenti erano
gia stati costretti a ritirarsi. A un tratto una bambina di quattro o cinque
anni lasciò cadere l’uovo, il quale si ruppe macchiandole il
vestito bianco. La bimba si gettò a terra e scoppiò in lacrime.
Il fratello maggiore si sporse per consolarla urtando contro un altro bambino
che inciampò e sbattè a sua volta contro un altro in calzoncini
corti. Il piccolo si sforzò di non perdere l’equilibrio. L’uovo
oscillò per la frazione di un istante, prima di scivolare giù
dal cucchiaio e precipitare direttamente sulle lucidissime scarpe di Xander
Harris. Lei si premette la bocca per soffocare una risata. Percorse la folla
con lo sguardo, ma tutti quanti avevano concentrato la loro attenzione sulla
bambina in lacrime e sul ragazzino che le era ruzzolato accanto. Buffy tornò
a posare gli occhi su Xander. Li spalancò al colmo dell’incredulità.
Suo cognato, l’integerrimo, stimatissimo pastore della città
di Landing, afferrò il bambino per un braccio e prese a inveire contro
di lui. C’era un che di malvagio, di bestiale nel suo viso. Girò
la testa come per accertarsi che nessuno lo stesse osservando, poi colpì
il bambino con un forte manrovescio. Questi cadde a terra, troppo sbalordito
per piangere. Dopo aver aggiunto qualcosa, Xander si allontanò. Il
piccolo cominciò a singhiozzare e corse dalla madre. Buffy lo vide
massaggiarsi la guancia e indicare il pastore. La donna si accigliò.
Afferrato il figlio per un orecchio, lo trascinò via. <<non gli
ha creduto>> <<Chi non ha creduto? E a chi?>> domandò
William con voce assonnata <<Quella donna. non ha creduto a quello che
le ha detto suo figlio. Ma io l’ho visto>> Sbadigliando lui si
puntellò su un gomito <<Visto cosa?>> <<Un bambino
ha fatto cadere l’uovo sulle scarpe di Xander. Lui lo ha rimproverato
e lo ha schiaffeggiato col dorso della mano buttandolo a terra. Poi se ne
è andato con la massima calma, come se non fosse successo niente. Quando
il bambino lo ha raccontato a sua madre, lei non gli ha creduto>> <<Sembrerebbe
una reazione un pò troppo violenta dal parte del nostro venerato uomo
di Dio>> <<Sono d’accordo>> buffy si alzò in
piedi con l’intenzione di andare a cercare la madre e dirle che suo
figlio non le aveva mentito. Ma in quel momento Bonnie sopraggiunse di corsa
con un nastro bianco in mano <<Guardate! Guardate! Ho vinto un nastro!>>
<<Il terzo premio>> le sorrise William <<Sono molto fiero
di te, Bonnie. Sei stata bravissima. C’erano dei bambini molto più
grandi di te>> <<Adesso c’è la corsa nei sacchi.
Questa volta arriverò prima>> rise lei. Dopo aver messo il nastro
nella mano di Buffy, tornò verso il centro del prato <<Sono quelli?>>
domandò William indicando un carro che si allontanava. Riconoscendo
il bambino, lei annuì <<La prossima volta che verranno in città,
racconterò a quella donna come sono andate veramente le cose. Non posso
credere che Xander abbia fatto una cosa simile>> <<Credici. La
gente è fondamentalmente cattiva>> <<Non puoi parlare sul
serio>> <<No? guarda cosa è appena successo. Un bambino
è stato schiaffeggiato da Xander e nessuno gli ha creduto>> <<E’
una cosa diversa. Xander è un pastore. Nessuno si aspetta che si comporti
in quel modo>> <<Gli esseri umani si comportano sempre peggio
di quanto noi ci aspettiamo. E’ una lezione che ho imparato a mie spese>>
<<Mi rifiuto di pensare che il mondo sia un posto così brutto>>
<<Non è il mondo ad essere brutto, ma la gente che lo abita>>
<<Sei un cinico>> <<E tu un’ingenua>> William
le si sdraiò accanto imprigionandole le caviglie fra gli stivali. Prendendole
una mano, la fece aderire al palmo della sua e intrecciò le loro dita.
Solo allora le venne in mente che si sarebbe dovuta tirare indietro per non
permettergli di prendersi quelle libertà. Non era prudente. poi reclinò
la testa e fissò il limpido cielo del Kansas. Era stanca di fare sempre
la cosa giusta. La cosa giusta portava alla solitudine <<Non sono riuscito
ad ottenere nessuna informazione sui parenti di Bonnie>> <<Non
sapevo che li stessi cercando>> <<Gliel’avevo promesso>>
la parola data aveva un enorme valore per lui, pensò Buffy. Quando
faceva una promessa, la manteneva. Non come lei. Lei aveva dato la sua parola
e se l’era rimangiata <<Ho telegrafato in diverse città,
ma sto cominciando a credere che Laurie Smith non fosse il vero nome di sua
madre>> <<Sarebbe così semplice cambiare nome e ricominciare
da capo>> <<Meno di quanto immagini>> Lei lo fissò,
ma William aveva chiuso gli occhi. Se non fosse stato per il pollice che le
strofinava il dorso della mano, avrebbe giurato che si fosse addormentato
<<Anche tu hai cercato di ricominciare da capo?>> <<Sicuro.
E guarda dove sono finito>> <<Landing non è poi così
male>> <<Non per te, forse. Ma per Bonnie e il bambino che Xander
ha schiaffeggiato è tutt’altro che un posto ideale>> <<Lo
so, ma............>> Buffy scosse il capo. Perché stava difendendo
quella città? Lei stessa aveva non poche difficoltà a cercare
di barcamenarsi tra la necessità di apparire rispettabile e quella
di vivere la sua vita. A mano a mano che cresceva, aveva scoperto di desiderare
qualcosa di diverso. Sette anni addietro tutto era stato così chiaro.
Adesso non c’era che confusione. Portò lo sguardo sui bambini
che si erano messi in fila per la corsa nei sacchi. Bonnie si era tirata su
il suo quasi fino al mento. Agitò la mano nella sua direzione e Bonnie
le sorrise. Bonnie aveva sei anni. Se avesse sposato William e lo avesse seguito,
lei avrebbe potuto avere una bambina di quella eta. A quali conseguenze sarebbe
andata incontro? Suo padre l’avrebbe ripudiata. Anya, pure. A diciassette
anni non era stata capace di immaginare una sorte peggiore. Molto meglio stare
sola che rischiare la disapprovazione della sua famiglia e di tutta la città.
Ora non ne era più tanto sicura. Abbassò lo sguardo sull’uomo
che le giaceva accanto, sul suo petto che si sollevava e si abbassava al ritmo
del respiro. Pensò ai suoi teneri sorrisi e alle cure che dedicava
a Bonnie. A come ignorava le convenzioni e si comportava nel modo che riteneva
più giusto. Innamorarsi di William era stata l’esperienza più
bella e terrificante che le fosse mai capitata. Sette anni più tardi
era maturata a sufficienza da ammettere che, se ne avesse avuto di nuovo l’occasione,
sarebbe andata con lui. Purtroppo il William che l’aveva amata al punto
da volerla sposare non esisteva più. L’uomo che aveva preso il
suo posto poteva anche provare qualcosa per lei, ma non le aveva mai perdonato
quel tradimento. Non le avrebbe mai più accordato una fiducia sufficiente
a innamorarsi di nuovo, per quanto lei lo desiderasse.A cavalcioni sulla staccionata,
William battè con forza il martello sui chiodi. Il suono echeggiò
nell’aria frizzante del mattino. Dopo alcuni secondi la porta di casa
si spalancò e la signora Joyce uscì nel portico stringendosi
addosso uno scialle rosa. <<Cos’è questo fracasso infernale?
Siete voi a farlo William? Sapete che ore sono? Come pensate che una persona
possa dormire se voi menate martellate a tutto spiano?>> <<Buongiorno
signora>> le sorrise lui chinandosi a raccogliere la traversa superiore
e sistemandola al suo posto <<non avete risposto alle mie domande>>
<<Sto riparando la vostra staccionata. Qualche giorno fa avevate detto
che una parte era crollata durante l’inverno>> <<Perché
fate una cosa simile?>> <<Mi limito a comportarmi da buon vicino>>
<<Può darsi che sia vecchia, ma non sono rimbambita. Siete lo
sceriffo. Non avete il tempo di andare in giro a riparare staccionate. Perché
non badate piuttosto a mantenere sicura la città per i suoi rispettabili
abitanti?>> <<Landing sembra un posto piuttosto sicuro per i cittadini
rispettabili. Sono gli altri che dovrebbero preoccuparsi>> <<Vi
riferite a quella ragazza assassinata, non è vero? Una faccenda davvero
deplorevole. Ma non mi avete ancora detto perché vi prendete la briga
di riparare la mia staccionata>> William afferrò il martello
<<Ne aveva bisogno. E poi se non fosse stato per voi, Bonnie non sarebbe
stata accettata, domenica scorsa. Vi sono grato per quello che avete fatto>>
<<Mi sono comportata nel modo che mi è parso più giusto.
Avete gia mangiato?>> <<No, signora>> <<Quando avrete
finito con quel baccano, entrate in casa. Vi preparerò la colazione>>
La signora Joyce raggiunse la porta e tornò a voltarsi verso di lui
<<Ma non raccontatelo a nessuno. Ho una reputazione da difendere. On
voglio che la gente spettegoli perché ospito un giovanotto in casa
mia>> <<Non fiaterò>> rise William. Mezz’ora
più tardi si lavò alla pompa del giardino e salì gli
scalini del portico. Dopo aver bussato alla porta, varcò la soglia
e si diresse in cucina. Un profumo di pancetta, prosciutto e pane appena sfornato
gli colpì le narici. Una tazza di caffè fumante era posta sulla
tavola apparecchiata per due <<E’ vostra>> dichiarò
la signora Joyce indicandogliela <<Bevete il caffè finchè
è caldo>> Lui sedette e osservò Joyce. C’era qualcosa
di diverso in lei, quel mattino. Qualcosa che……….Un sorriso
gli curvò le labbra da orecchio a orecchio <<Diamine,Joyce, avete
uno scialle stupendo. Mi piace quella sfumatura di rosa>> La donna si
girò di scatto facendo sfrecciare lo sguardo da lui all’indumento
incriminato. Poi sorrise a sua volta <<Sono più di dieci anni
che mio marito è morto. Ho pensato che fosse arrivato il momento di
portare qualcosa di colorato>> <<Direi anch’io>> <<Molti
si stupirebbero se sapessero che ho intenzione di smettere il lutto>>
<<Non come se sapessero che avete curato mia madre>> <<E
pensate a ciò che direbbero se sapessero che amoreggiate con Buffy>>
William aprì la bocca per protestare <<Vi tenevate per mano non
negatelo. C’ero anch’io domenica scorsa, giovanotto, e ho un ottima
vista>> <<La vista di una lince. E così abbiamo tutti e
due i nostri segreti>> la signora Joyce portò il cibo in tavola
<<Non posso tenere la bocca chiusa, se ritengo di dover parlare. Che
intenzioni avete nei confronti di buffy?>> <<non lo so>>
Benchè avesse risposto senza riflettere, William comprese che era la
verità. Ignorava come comportarsi con Buffy perché tutto in
lei lo disorientava. Il fatto di averla ritrovata a Landing era gia stato
uno choc piuttosto notevole, ma oltre a questo c’era la questione dell’innegabile
attrazione reciproca. Lei si vestiva e si comportava come una zitella costumata.
Però indossava pizzi francesi e lo baciava con un abbandono che gli
incendiava il sangue nelle vene <<Mi fido più di questa risposta
spontanea che di una su cui avreste potuto meditare. E Bonnie? Avete intenzione
di tenerla con voi?>> <<Si>> <<Siete scapolo, William.
E lei è una bambina>> <<Ha bisogno di me>> <<E
immagino che anche voi abbiate bisogno di lei. Ora capisco perché non
vi siete rivolto a me. Di tutte le donne della città, ero l’unica
che temevate vi avrei detto di si. Non volevate rinunciare a lei, non è
vero?>> <<Siete furba come una volpe>> <<Niente lusinghe
con me, giovanotto. E’ così vero?>> <<Una volta che
mi sono abituato all’idea, ho preferito tenerla con me>> <<E
che ne pensa Buffy?>> <<A lei interessa soltanto la sua reputazione>>
<<Non biasimatela per questo. Può darsi che siate convinto di
sapere tutto, ma vi sbagliate>> Lui si accigliò <<che cosa
volete dire?>> <<Oh solo che non dovreste essere tanto frettoloso
nel giudicarla. In fondo, anche se tenete a Bonnie perché lei ha bisogno
di voi, c’è una parte di voi che gode nel creare guai>>
<<Non è vero. Le voglio bene>> <<Non ne dubito. Ma
le difficoltà costituiscono un incentivo in più. I guai hanno
sempre esercitato un’attrazione irresistibile per voi>> <<Non
sono più un ragazzino>> <<lo so. E mi auguro che l’età
sia sufficiente a non farvi commettere sciocchezze, perché ci saranno
più guai di quanto noi due riusciamo a immaginare. Ho la netta sensazione
che la situazione peggiorerà>>
<<Stai commettendo un errore>> dichiarò Buffy mentre asciugava
la caffettiera d’argento. Anya posò la zuccheriera sul vassoio
<<So benissimo che cosa sto facendo. Sarei dovuta correre ai ripari
fin dal primo momento, se mi fossi resa conto delle vere intenzioni di quell’uomo.
E’ scandaloso>> <<Non è che una bambina. Perchè
non puoi lasciarli in pace?>> <<Ti ritengo colpevole quanto quell’uomo.
Dato che sei mia sorella, non menzionerò la parte che hai avuto in
questa faccenda, ma sono molto, molto delusa. Chissà che cosa avrebbe
detto nostro padre>> Buffy si impose di non perdere la calma. Anya stava
dando in smanie, cosa che le capitava di tanto in tanto. Quanti la circondavano
erano costretti ad ascoltarla per ore e ore, finchè la suacollera sbolliva.
Lei si sarebbe dovuta limitare a sorridere e darle ragione, come al solito.
Solo che questa volta l’oggetto delle ire di sua sorella era Bonnie
e non intendeva permettere che le capitasse qualcosa di male. Controllò
il bricco di caffè. Un suono di chiacchiere e risate filtrava dal salotto.
Sua sorella aveva invitato la maggior parte delle signore della città
e alcune che abitavano nelle fattorie del circondario <<E’ pronto
il caffè?>> <<Non ancora>> Buffy cominciò
a tagliare la torta che aveva portato <<Credo che tu sia in errore>>
<<Per fortuna nessuno si cura della tua opinione>> Lei digrignò
i denti. Arrabbiarsi non sarebbe servito a nulla <<William si mostra
molto premuroso con la bambina. Provvede a vestirla e a nutrirla. Si è
preso cura di lei quando nessun altro era disposto a farlo. Che cosa c’è
di così terribile?>> <<E’ scapolo e vive in albergo,
in nome del cielo! Quella bambina è la figlia di una puttana e una
bastarda per giunta. Dovrebbe stare in un orfanotrofio con quelli come lei.
Non girare per la città e insegnare ai nostri bambini timorati di Dio
il suo sporco linguaggio>> Buffy posò il coltello <<L’unica
persona che conosco che usa un linguaggio osceno sei tu, mia cara sorella.
Provi piacere nel dire delle parolacce, non è vero?>> Anya si
erse in tutta la sua persona <<Come osi?>> <<Come osi tu?
Bonnie non ha colpa di tutto questo. Come mai non riesci a capirlo?>>
<<Capisco che ti sei lasciata influenzare da quell’uomo. Mi domando
fino a che punto siano arrivate le cose. Quali peccati hai commesso, Buffy
Summers?>> <<non è questo il punto. Il punto è Bonnie.
Sei ingiusta verso di lei>> <<ti proibisco di vederla e di frequentare
quell’uomo spregevole>> <<Non hai il diritto di impormi
delle proibizioni>> <<Cero che ce l’ho. Sono tua sorella
e sono una donna sposata. Sono responsabile della tua reputazione e di tutto
quello che fai. Ho saputo che hai difeso quell’uomo con la signora Greeley.
Chissà che altrohai combinato>> <<stiamo parlando di Bonnie,
non di me. Non ha una famiglia, non ha una casa. E ha solo sei anni. Come
può essere colpevole di ciò che hanno fatto i suoi genitori?>>
<<’Le colpe dei padri ricadranno sui figli’>> Anya
afferrò il bricco e versò il caffè nella caffettiera
d’argento <<Finisci di sistemare il secondo vassoio>> <<non
ti riconosco più Anya. Una volta eravamo amiche, ora siamo due estranee>>
<<Colpa tua. Io non sono cambiata, tu si. Sei tu quella che frequenta
lo sceriffo e la sua.........>> <<Smettila! Smettila di gratificarla
dei tuoi epiteti spaventosi e dire quelle cose cattive. Mi rifiuto di ascoltarti>>
<<Non darmi ordini, sai>> <<Non fare così>>
Buffy fissò la sorella chiedendosi quando fossero diventate nemiche.
Perchè Anya si rifiutava di ascoltarla? Perchè le era tanto
difficile accettare la verità? <<Quando eravamo piccole e nostra
madre se ne andò..........>> <<La mamma non se ne è
nadata è morta. Quante volte devo ripetertelo? E’ morta. c’è
stato un funerale>> <<Non è stato così>> <<No!
Non voglio sentirlo>> anya afferrò il vassoio <<Ti inventi
queste menzogne per torturarmi, lo so. Passi la tua vita a tormentarmi. E’
gia abbastanza scandaloso che tu diriga l’emporio. Hai idea di quale
vergogna costituisca per me? Mia sorella che lavora come una qualunque operaia.
Per di più sei una zitella. A volte provo una tale vergogna che nonho
il coraggio di alzare la testa>> <<La tua vergogna va e viene
a seconda delle circostanze. la questione della bambina è ancora irrisolta.
Non capisco la tua riluttanza a occuparti di lei. Comunque sono affari tuoi.
Ma perchè ti inalberi se qualcun altro se ne prende cura? Dove è
finita la tua carità cristiana?>> <<La riservo ai buoni
cristiani>> Anya si diresse alla porta <<Ricorda quel che ti dico,
sorella. Non intendo tollerare più a lungo la tua malvagità.
Una parola mia o di Xander e nessuno metterà più piede nel tuo
negozio>> <<Ti sbagli di grosso>> <<Si? Vogliamo scommettere?>>
<<Sono tua sorella. non conta niente per te?>> <<Non se
ti ostini a comportarti in questo modo>> Ciò detto, Anya uscì
dalla cucina. Buffy si lasciò cadere su una sedia e appoggiò
il mento sulle mani. Il brusio proveniente dal salotto giungeva fino a lei.
Si sentiva malacetta e a disagio in casa della sorella. Il che la rendeva
triste, anche se non avrebbe dovuto meravigliarla. La cosa si preparava da
tempo. Forse tutto quanto era iniziato in quella fredda giornata di novembre,
quando il padre le aveva informate che la loro madre era morta. Da quanto
le risultava, era stata la prima volta che aveva mentito. Xander entrò
dalla porta di servizio, le tempie lucide di sudore. Scorgendola, si arrestò
di colpo e sorrise <<Buffy! Che cosa stai facendo qui?>> Balzando
in piedi lei si avvicinò ai fornelli <<Anya ha gente. Stavo aspettando
che passasse il caffè>> Sollevò il coperchio del bricco
<<E’ pronto>> aggiunse versandolo nella caffettiera. Senza
lasciarle il tempo di afferrare il vassoio, Xander le si avvicinò e
le posò una mano sul braccio <<Anya è molto preoccupata
per te>> Nonostante l’espressione glaciale, Xander non era un
uomo poco attraente. Era alto e snello, con un portamento gradevole, anche
se studiato. Quando lo avevano conosciuto, al pari della sorella lei lo aveva
trovato seducente. Ma frequentandolo non aveva tardato a cambiare idea. In
quel momento, mentre le dita di lui le accarezzavano il braccio, fu costretta
a reprimere l’impulso di mettere la maggior distanza fra loro possibile
<<Anya è eccessivamente protettiva nei miei confronti. Capisco
le sue preoccupazioni, anche se non le condivido. Neanche tu devi preoccuparti,
Xander. Va tutto bene>> <<Mi preoccupo, invece. Da quando tuo
padre non c’è più, mi sento responsabile nei tuoi confronti>>
Gli occhi scuri di lui incontrarono i suoi. Vi ardeva una strana fiamma. Rifiutandosi
di analizzarla, Buffy sollevò il pesante vassoio. Xander le tenne la
porta aperta, cosa del tutto inutile, visto che il battente stava spalancato
da solo <<La piccola verrà allontanata>> dichiarò
prima che lei varcasse la soglia <<Anche tu? Che cosa ha quella povera
creatura che vi spaventa tanto?>> <<non sono affatto spaventato.
mi limito a metterti in guardia. La sua presenza in questa città è
deleteria, divide la popolazione. Il Signore vuole che ci amiamo l’uono
con l’altro e viviamo in armonia>> <<Fatta eccezione per
Bonnie e sua madre>> <<Esatto>> <<Non è che
una bambina>> <<basta un apio di mani per compiere l’opera
del demonio>> Buffy imboccò il corridoio chiedendosi chi fosse
il peggiore, se Anya o suo marito. Tutti e due la facevano rabbrividire. Entrando
in salotto si rese conto di essere cadutra dalla padella alla brace <<E’
disgustoso>> stava dicendo la signora Greeley <<Incredibile>>
aggiunse un’altra. C’erano dieci donne sedute nel salotto di Anya,
la quale aveva ereditato dal padre la tendenza a sovraccaricare le stanze.
Prima di mettere giù il vassoio, Buffy dovette attendere che la signora
joyce le facesse posto su un tavolino <<Dorme nel suo letto>>
continuò la signora Greeley in tono saccente. Tutte le altre boccheggiarono.
Erano il fior fiore della società di Landing. La moglie del macellaio,
quella del pastore, le sorelle vedove che possedevano la fattoria più
vecchia del circondario e alcune altre che lei conosceva solo di vista. la
signora Joyce si rizzò sul sofa <<Anabel, mi meraviglio che divulghiate
delle bugie del genere. Bonnie ha la sua stanza>> <<Ma è
adiacente a quella di lui, non è vero?>> <<Ha solo sei
anni>> si infervorò Buffy <<La notte ha paura. Ha perso
sua madre da poco più di un mese>> <<Una liberazione per
tutti noi>> sentenziò Anya con aria di sussiego. Buffy si accinse
a balzare in piedi, ma la signora Joyce la trattenne con una mano sul braccio
<<Zitta bambina>> mormorò <<Arrabbiarsi sarebbe inutile>>
<<Come mai siete venuta? Credevo che aveste simpatia per William>>
<<Infatti. Scoprire che cosa ha in mente vostra sorella mi è
sembrata la cosa più saggia>> La signora Greeley aveva ripreso
la parola <<Il fatto che abbia o meno la sua stanza non è rilevante
vero? Il problema è la bambina in se stessa. Una macchia sulla nostra
città e il simbolo vivente del tipo di peccato da cui ci sforziamo
di liberarci. Se lo sceriffo rifiuta l’offerta più che generosa
della chiesa.........>>Fece una pausa mentre Anya sorrideva modestamente
<<……..sono del parere che dovrebbe essere licenziato>>
<<Possiede un contratto>> le ricordò una delle vedove <<Chiederò
a Winston di consultare il nostro avvocato entro settimana>> <<william
kincaid è un uomo in gamba ed è una fortuna per noi averlo come
sceriffo>> dichiarò la signora Joyce. Anya inarcò un sopracciglio
<<Un punto di vista interessante. Dovremmo forse dimenticare che sette
anni fa è stato scacciato da Landing perché aveva picchiato
a sangue una prostituta?>> <<E’ stato discolpato da quella
accusa>> <<Appunto, è stata lei a discolparlo. Se ben ricordo,
ha dichiarato di aver avuto rapporti tanto intimi con lui, da essere in grado
di riconoscerlo anche al buio. Strano, non trovate, il fatto che si sia preso
tanto a cuore le sorti della figlia di quella stesa ragazza?>> Buffy
capì che cosa la sorella volesse insinuare <<Bonnie ha solo sei
anni. William……….>> Deglutì a stento, mentre
otto paia di occhi la fissavano. Avrebbe dovuto dire lo sceriffo Kincaid.
In ogni modo era ormai troppo tardi <<William è stato via sette
anni. Bonnie non può essere sua>> <<Oh, ma non abbiamo
che la parola della bambina che certifichi la sua età. E’ probabile
che sua madre abbia mentito di proposito per salvare il suo amante>>
buffy si scrollò dal braccio la mano della signora Joyce <<Siete
tutte quante impazzite. Bonnie non è che una bambina come i vostri
figli. Non ha fatto nulla di male. E William ha fatto quello che nessuna di
voi ha avuto il coraggio di fare>> Puntò il dito in direzione
della sorella <<Non sai nemmeno che cosa sia la carità cristiana.
Sei crudele e senza cuore. Non ti conosco più>> <<Attenta
buffy. Non dimenticare chi sono.>> <<So benissimo chi sei. Chi
siete tutte quante. Mi vergogno di avervi considerate mie amiche>> Buffy
si fece strada fra il labirinto di tavolini. Nell’ingresso afferrò
lo scialle e la borsetta <<mi dispiace, signora joyce. So che state
dalla parte di William, ma sbagliate se pensate di poter ragionare con queste
signore>> Anya balzò in piedi <<Sei in preda a un attacco
isterico. Torna a sederti in salotto>> <<Neanche per tutto l’oro
del mondo>> Sua sorella la seguì nel portico <<Ti comporti
come una sciocca. Non mettermi i bastoni fra le ruote in questa faccenda Buffy,
altrimenti giuro che te ne pentirai>> <<Non ho paura di te>>
<<L’avrai>> le gridò dietro Anya mentre lei scendeva
gli scalini <<L’avrai, te lo garantisco!>>
Buffy irruppe come un turbine nell’ufficio dello sceriffo e andò
a piazzarsi di fronte alla sua scrivania. Dietro quella alla sua sinistra,
un giovane bruno la fissò a bocca aperta. Lei lo degnò appena
di un’occhiata <<Devo parlarvi, sceriffo>> <<Lo immaginavo>>
William inclinò la testa in direzione della porta <<Và
a fare una passeggiata, Thomas>> <<Signorsi>> Rimasti soli,
lui le indicò una sedia <<Accomodati>> <<Grazie>>
Buffy vi si lasciò cadere e balzò in piedi subito dopo <<Sono
troppo agitata per stare seduta>> si tolse lo scialle e lo depositò
sulla sedia insieme alla borsetta. Il cuore le martellava in petto, il respiro
affannoso. Girando intorno alla scrivania, William vi si appoggiò e
incrociò le braccia osservandola <<Sei talmente furibonda che
saresti capace di bestemmiare>> <<Io non bestemmio mai. Ma hai
ragione, oggi sono davvero furiosa>> Trasse un profondo respiro <<Sono
stata da Anya>> <<Una cosa più che sufficiente a far passare
il buonumore a chiunque>> <<non ho voglia di scherzare. Non era
sola. C’erano diverse altre donne a casa sua>> <<Non mi
importa>> <<Dovrebbe importarti, invece>> <<Perché
vogliono mandarmi via? Non sono stupido, buffy. E’ naturale che Anya
e le sue amiche desiderino sbarazzarsi di me. Le faccio sentire a disagio.
Comunque non ho commesso alcun reato. Non possono toccarmi>> <<Ti
sbagli. Dicevano delle cose orrende. Inventate di sana pianta, in realtà,
ma che potrebbero nuocerti. Dicevano che Bonnie dorme nel tuo letto>>
Lui socchiuse gli occhi <<Chi l’ha detto?>> <<Questo
non conta. La signora Joyce ha ribattuto che era falso e ovviamente il personale
dell’albergo può confermarlo. Anya ha anche insinuato che………>>
Buffy si interruppe di colpo. Non voleva terminare la frase. Aveva paura di
sapere. Anzi, era gelosa del suo passato, dei rapporti che aveva avuto con
Laurie Smith. <<Buffy? Cos’ha insinuato Anya per sconvolgerti
fino a questo punto?>> <<Che Bonnie è tua figlia. Che è
per questo che ti sta tanto a cuore>> William si lasciò sfuggire
un’imprecazione. Quando lei alzò la testa, la fissò con
occhio torvo <<Non ho intenzione di scusarmi per aver imprecato. Tua
sorella è un’intrigante, una bugiarda………Accidenti
a lei. Non mi è mai piaciuta un granchè, e ora mi piace anche
meno>> Lei distolse lo sguardo. Non lo aveva negato. Gli seccava che
Anya avesse indovinato la verità <<Capisco>> <<ne
dubito>> Sentì i suoi passi sulle assi del pavimento, avvertì
le sue mani sulle spalle <<Tu le credi, non è vero?>> <<Non
so cosa pensare. Laurie aveva dichiarato che era in grado di riconoscerti
al buio e tu.. e tu hai confessato di aver fatto quelle cose con lei>>
<<Hai un’opinione così brutta di me? Non mi stupisce che
tu non mi abbia accompagnato quando ho lasciato Landing>> Buffy chiuse
gli occhi. Pur sentendolo dietro di se, si rifiutò di voltarsi. Non
voleva che si accorgesse di quanto soffriva. Non voleva che capisse quanto
teneva ancora a lui. <<Si, sono stato a trovare Laurie, di tanto in
tanto. Si ho fatto quelle cose con lei. Ma non dopo che tu avevi accettato
di sposarmi>> Girandosi di scatto, lei gli posò le mani sul petto.
L’estraneo era scomparso. Quello era il William che ricordava, il ragazzo
di cui si era innamorata <<siamo stati fidanzati per parecchi mesi>>
<<Appunto. Se Laurie fosse stata incinta, all’epoca dell’aggressione
sarebbe aèpparso evidente. Riesci a immaginare a quale velocità
quella notizia si sarebbe propagata?>> <<Come un incendio nella
prateria. Grazie per avermelo detto. Non eri tenuto a farlo. E’……..è
molto importante per me>> Mettendole l’indice sotto al mento,
William glielo sollevò per costringerla a guardarlo <<Mi credi?>>
<<Certo>> <<ogni volta che penso di averti capita, riesci
a cogliermi alla sprovvista>> Prendendole le mani, lui gliele allontanò
dal suo petto. Nel vederla aprire la bocca per protestare, lanciò un’occhiata
in direzione della finestra. Lei annuì. Chiunque avrebbe potuto vederli.
Poi alzò la testa e raddrizzò le spalle. Non aveva fatto niente
di male, non aveva nulla da nascondere <<Riconosco quel gesto ostinato
Buffy Summers. Che cosa hai in mente adesso?>> <<Stavo pensando
a cose molto coraggiose. Sfidare Anya e via dicendo>> <<Buon per
te. Che altro è successo a quella riunione di vipere?>> <<Vogliono
farti mandar via e una di loro chiederà al suo avvoccato di dare un’occhiata
al tuo contratto>> William scrollò le spalle <<Credevo
che tenessi a questo lavoro. Avevi detto che eri tornato perché avevi
qualcosa da dimostrare. Se perdi il posto, avranno vinto loro>> <<non
posso vincere Buffy. Ho gia realizzato quanto mi ero proposto. Mi sono riconciliato
con alcune persone, ho affrontato i miei fantasmi. Se dovessi andarmene, non
sarebbe poi un gran male>> ‘per me si’ pensò Buffy.
Un pensiero pericoloso, si disse. Le cose erano diverse adesso fra loro. Non
potevano tornare indietro di sette anni. Tuttavia desiderava che restasse.
Poteva darsi che si fosse riconciliato con alcune persone, ma non con lei.
Esisteva ancora qualcosa tra loro. Avevano bisogno di tempo per consolidarlo
<<lascia che prenda Bonnie>> proruppe d’impulso <<Se
non starà più con te, non avranno motivo di lagnarsi>>
<<No. Ti sei sempre curata troppo di ciò che dicono gli altri.
Ora che la signora Joyce ha spianato la strada, trovo un po’ troppo
comoda questa tua disponibilità>> <<Non è giusto!
Ero disposta a prenderla anche prima, solo che tu non mi hai dato la possibilità
di parlare. Può darsi che io mi preoccupi di quello che potrebbe dire
la gente, ma tu sei sempre stato troppo frettoloso nel giudicarmi. Non ho
acconsentito immediatamente, d’accordo. E’ proprio così
grave? Sono una donna d’affari, trascorro la maggior parte delle mie
giornate all’emporio. Mi preoccupavo per Bonnie, non per me stessa.
Ora vedo invece che le piace stare in negozio e chiacchierare con la gente.
Ero preoccupata per lei, ti ripeto. Ma è chiaro che tu non mi credi.
Continui a pensare che io sia la ragazzina sciocca e spaventata di sette anni
fa, ma ti sbagli>> <<un bel discorsetto, solo che non è
vero. Ti sei sempre lasciata influenzare dall’opinione altrui>>
<<non mi stai ascoltando. Voglio prendere Bonnie con me. Me ne infischio
di quello che diranno la signora Greeley, mia sorella e l’intera città..
E’ una bambina. Ha bisogno di una casa, di cure e di affetto. Io posso
procurarle tutte queste cose>> <<Le ha gia>> buffy lo fissò
pensando alle accuse della signora Greeley e al comportamento poco caritatevole
della sorella. Nessuno aveva capito il vero motivo per cui William aveva tenuto
con se la bambina. Lei stessa aveva pensato che lo avesse fatto perché
nessuno dei due aveva mai avuto un padre ed erano costretti a vivere in una
città ostile. Forse all’inizio era stato così, ma ora
non lo era più <<Le vuoi bene>> constatò stupita
<<Che cosa pensavi?>> <<Non ne ero sicura. Credevo che lo
considerassi un dovere o che lo facessi perché infastidiva la gente>>
<<trovo estremamente lusinghiera l’alta opinione che hai di me>>
<<non dire sciocchezze. Sai benissimo che cosa voglio dire. Ma non si
tratta solo di questo. Le vuoi veramente bene>> <<Non è
difficile volergliene. A bonnie non importa chi siano o non siano stati i
miei genitori. Il giorno in cui lo scoprirà, si sentirà ancora
più legata a me. Se ne infischia della città e di quello che
pensa. Ama con tutto il suo cuore. Senza riserve. Senza menzogne>> Buffy
si portò la mano alla guancia con l’impressione di essere stata
schiaffeggiata. Bonnie era facile da amare per tutte le ragioni per cui lei
lo aveva abbandonato. Avvicinandosi a una finestra, fissò la strada
al di la dei vetri. Amarlo era stata la cosa più meravigliosa che avesse
mai fatto e la più difficile. Per quanto fossero forti i suoi sentimenti,
non aveva mai provato un senso di serenità ne di libertà. In
cuor suo aveva sempre saputo che non esisteva un futuro per loro. Non si era
fidata di lui a sufficienza da avere il coraggio di abbandonare tutto quanto.
La paura aveva avuto il sopravvento sull’amore. Che cosa sarebbe successo
se avesse cessato di temere, se avesse fatto ciò che desiderava? Chiudendo
gli occhi un istante, le parve di riudire la voce di suo padre che annunciava
a Anya e al lei la morte della loro madre. Pur sapendo che si trattava di
una menzogna, aveva avuto paura di contraddirlo. Paura. Ancora e sempre quella
parola. Se ne sarebbe mai liberata? Per un attimo fu tentata di spiegargliene
il motivo. William l’avrebbe ascoltata, forse persino capita. Tornò
a sollevare le palpebre e fece un profondo respiro. Era troppo tardi per le
spiegazioni <<mi dispiace. So che le parole non hanno valore, ma devi
sapere che non ho dimenticato quanto accadde quel giorno. Ho fatto male a
reagire in quel modo. Ho fatto male a dire quelle cose>> <<So
che ti dispiace. Questo però non modifica il passato ne il fatto che
me ne sia andato da solo>> C’era stato un tempo in cui lui avrebbe
dato l’anima per udire quelle parole. Ora lo lasciavano indifferente.
Era gentile scusarsi da parte sua, ma non cancellava il suo tradimento. <<non
modifica i fatti, è vero. Vorrei……….immagino che
i miei desideri non contino. Dove sei andato quando hai lasciato Landing?
Mi sono sempre chiesta che cosa ne fosse stato di te. Lo sceriffo parlava
di sguinzagliare una pattuglia sulle tue tracce, poi Laurie riprese i sensi
e ti scagionò>> Buffy, quel giorno, indossava un abito di cotonina
azzurra molto simile a quello verde che portava la sera in cui lui aveva cenato
a casa sua. La sera in cui lui l’aveva baciata e le aveva accarezzato
il seno. La sera in cui aveva scoperto che, per quanto la odiasse, la passione
divampava ancora fra loro più ardente che mai. Quella sera portava
una trccia e delle ciocche bionde le ricadevano sul viso. Adesso aveva i capelli
raccolti in uno stretto chignon. Sarebbe dovuta apparire severa. Era solo
stupenda. Il sole del pomeriggio le illuminava un lato del collo. Lui aveva
toccato quella pelle morbida, l’aveva assaporata e baciata. E lei si
era lasciata sfuggire un gemito di piacere. Avrebbe potuto dimenticare quella
sera. Avrebbe potuto portarsela a letto oppure no……..e lasciarla
andare. Non era la passione a farlo sentire teso come una molla. Era il fatto
che lei non lo avesse dimenticato dopo la sua partenza. Che avesse pensato
a lui, che forse lo avesse perfino pianto <<Non sei tenuto a rispondermi,
se non vuoi>> <<Non ha importanza. Me ne andai deciso a dimostrare
all’intera città che non si sbagliava sul mio conto. Se mi giudicavano
un criminale, tanto valeva che lo diventassi>> Lei si volse lentamente
<<Non avevi mai infranto la legge>> <<Nessuno sembrava averlo
notato. Se c’era un problema, di solito mi ci trovavo dentro fino al
collo. Avevo intenzione di mettermi a rapinare banche. Pensavo che fosse il
modo più rapido per farmi un nome>> <<non ne saresti ami
stato capace>> <<Dopo diversi giorni arrivai in una cittadina.
Non ero nemmeno sicuro di dove mi trovassi. Probabilmente nel Wyoming. Comunque
c’era una banca e decisi di iniziare da li. Entrai nel saloon. Mi occorreva
un drink per farmi coraggio. Dopo un paio di whisky cominciai a spararle grosse
vantandomi di quanto intendevo fare. Arrivai perfino a mostrare la mia pistola
al proprietario del locale che parve davvero impressionato>> Buffy tornò
verso la scivania dietro la quale lui aveva preso posto e si lasciò
cadere sulla sedia di fronte <<E lui ti aiutò?>> <<Si,
ma non come pensi tu. Mi fece un sacco di domande su come intandevo effettuare
la rapina, poi mi fece notare che c’erano delle difficoltà a
cui non avevo pensato. Dopo qualche minuto mi resi conto di non essere pronto
a diventare un ladro. Mi sentii completamente a terra. Non ero neanche un
buon criminale. Quando lo confessai, il vecchio mi sorrise e dichiarò
che era meglio così. Poi tirò fuori dalla tasca il suo distintivo
e lo gettò sul tavolo. Oltre a essere il proprietario del saloon, era
anche lo sceriffo della città>> Istintivamente William si portò
una mano al distintivo appuntato sul petto <<Devi essere rimasto di
stucco>> <<Di stucco è un eufemismo. Rimasi……..sconvolto,
non mi ero mai sentito più imbarazzato in vita mia. Ma Rupert era un
uomo giusto. Mi disse che non avevo commesso un reato e che le intenzioni
non bastavano a far arrestare una persona. Poi fece una cosa incredibile.
Mi chiese se mi occorreva un lavoro e mi propose di assumermi come suo sostituto>>
<<Ha creduto in te. E’ stato il primo. Nessuno qui ti aveva dato
fiducia. Nemmeno io>> <<Gli devo moltissimo. Pagai una parte del
mio debito tempo fa, quando abbiamo avuto delle grosse difficoltà,
ma è solo una parte. E’ per questo che sono tornato a Landing.
Rupert mi disse che dovevo conciliarmi con questa città, prima di dedicarmi
a ciò che desideravo fare>> <<non ti aspettavi di trovarmi
qui, vero?>> <<Pensavo che ti fossi sposata e trasferita altrove>>
<<Naturale. Perché non avrei dovuto farlo?>> La strana
smorfia della sua bocca sarebbe potuta essere indice di un profondo dolore,
pensò William. Solo che una manifestazione di dolore avrebbe impliccato
che gli voleva ancora bene. Ed era impossibile. Lui era ancora il bastardo
della città e lei la rispettabilissima signorina Summers <<Che
cosa farai quando ti sarai rappacificato con la città?>> <<Ce
ne andremo>> <<Tu e Bonnie, vuoi dire?>> <<Se non
riuscirò a trovare un suo parente, ho intenzione di adottarla>>
<<A causa di cio che Rupert ha fatto per te?>> Lui annuì
<<E perché non voglio perderla>> <<Vorrei essere
stata più perspicace, sette anni fa. Vorrei poter tornare indietro
e modificare quanto è accaduto fra noi>> <<Perché?
La situazione resterebbe invariata. Ti rifiuteresti ancora di partire con
me>> <<Forse no>> <<Non ti credo>> <<Lo
so. Sei convinto che sia solo a causa di ciò che pensa la gente e che
non dovrei curarmene. Non è così semplice. Ho ricevuto un’educazione
diversa dalla tua. Non ho mai imparato ad attribuire importanza all’opinione
altrui, soprattutto a quella delle persone che mi sono care. Mio padre mi
avrebbe ripudiata. Non avevo che diciassette anni, william. Ho fatto male,
ma vorrei che tu capissi quanto sia stato difficile per me. Quanto lo sia
ancora>> <<No, non capisco. Che c’è a Landing che
ti spaventa tanto? Chi esercita una tale influenza su di te?>> <<Non
posso spiegartelo>> William la vide allungare una mano attraverso la
scrivania e afferrare il temperino posato sul ripiano. Era lo stesso che gli
aveva restituito la sera in cui era stato a casa sua. Se lo rigirò
fra le dita e ne tracciò le iniziali con i polpastrelli. C’era
un che di abituale in quel gesto, quasi lo avesse fatto migliaia di volte.
<<a Anya non piace che lavori all’emporio. Ritiene che sia vergognoso
che una donna sola, una zitella, faccia la commerciante. Legge troppe cronache
mondane, a mio avviso. Non è che abbiamo un’elevata posizione
sociale>> <<A Landing si>> <<Questo non conta. In
ogni modo, lei non fa che ripertermi che faccio male a lavorare. Che dovrei
assumere un gestore e dedicarmi a ……..non ho ben capito cosa>>
<<A cercare un marito?>> <<Anche questo ovviamente. Ma soprattutto
alle opere di benificienza, anche se solo per coloro che lei ritiene degni>>
Uno strano suono gli gorgogliò in gola. Buffy sollevò lo sguardo,
l’espressione triste <<Tu puoi anche trovarlo divertente. Io no.
Anya è l’unica parente che mi rimane. Dopo quanto è accaduto
oggi, dubito che mi rivolgerà più la parola>> Sebbene
si sforzasse di provare della comprensione, William ne fu incapace. Un allontanamento
da Anya sarebbe stata la cosa migliore per Buffy, sempre che fosse riuscita
a superare il senso di colpa. Pensò all’emporio e a quanto apparisse
fiorente. A giudicare dalla varietà di articoli e dal flusso costante
di clienti, sembrava che se la cavasse meglio del padre. Non riusciva a immaginarla
chiusa in casa, intenta a sferruzzare calzini per gli orfanelli. Ne a immaginarla
sposata a un altro uomo <<Hai ricevuto altre proposte di matrimonio
dopo la mia?>> Lei tornò a posare il temperino sulla scrivania
e incrociò le mani in grembo <<sono stata fidanzata per un certo
tempo, ma quando mio padre passò a miglior vita, il mio fidanzato si
rifiutò di rimandare il matrimonio fino a quando non fosse terminato
l’anno di lutto, come io desideravo. Ruppe il fidanzamento e sposò
un’altra>> <<Non devi essere stata molto ansiosa di sposarti
se eri disposta ad aspettare un anno>> Buffy si raddrizzò sulla
sedia <<Non sono cose che ti……..hai ragione, non ero innamorata
di lui. Non potevo. Non dopo………..non dopo tutto quello che
mi era successo>> ‘Non dopo di te’ Era questo che stava
per dire? Non voleva saperlo, pensò William. Avrebbe cambiato troppe
cose. Aveva accettato il fatto che Buffy fosse ancora a Landing e che continuasse
a esistere qualcosa di molto intenso fra loro. Ma intendeva fare il possibile
per accertarsi che questo non portasse con se alcuna conseguenza. Era stato
debole una volta e lei per poco non lo aveva distrutto. Una seconda volta
gli sarebbe stata fatale <<Tuo padre e Anya approvavano quel tuo fidanzamento,
o hai tenuto segreto anche quello?>> <<Basta così, William.
Hai vinto questa partita. Non posso più giocare. Non sopporto più
questa altalena di situazioni, non sopporto più di passare dalla tenerezza
all’umiliazione>> Buffy si alzò e si lisciò la gonna
<<Non sono abbastanza rispettabile per la mia famiglia e lo sono troppo
per te. Ho l’impressione di non appartenere più a un posto determinato>>
<<Createne uno tutto tuo, maledizione! Non dipendere da me ne da nessun
altro>> <<Facile a dirsi. Ammiro la tua capacità di fare
quello che ti pare e piace. L’ho sempre considerate una manifestazione
di forza. Una forza che, purtroppo io non possiedo. Dovresti rallegrarti che
non mi sia mai sposata. Immagina quale delusione sarebbe stata per te>>
Alzandosi, lui girò intorno alla sua scrivania e le strinse le mani
tra le sue <<Scusami. Per tutto. Non spetta a me giudicarti>>
Si portò le sue mani alle guance e le premette contro la pelle <<Hai
ragione. Questo gioco è durato fin troppo. Starò alla larga
da te. Ti tratterrò con rispetto e distacco. Perfino Anya non troverà
niente da ridire>> Buffy tirò via le mani <<E’ questo
che pensi io desideri?>> <<E’ la cosa migliore>> <<Per
me, immagino. Oh mi fai talmente uscire dai gangheri. Sei cattivo quanto Anya.
Lei mi dice che cosa devo fare, che cosa devo pensare. E tu non sei diverso
da lei>> <<Credevo che fosse quello che volevi>> <<No.
Ti sei limitato a darlo per scontato. Non me l’hai chiesto. Nessuno
me l’ha mai chiesto. Tutti mi danno ordini, mi impongono delle regole>>
<<Cielo, Buffy, sto cercando di comportarmi nel modo migliore. Sei tu
quella che deve vivere in questa città. Cercavo di facilitarti le cose.
Dovresti ringraziarmi>> <<non darmi consigli e smettila di bestemmiare>>
<<Non vuoi che mi tenga alla larga da te?>> <<Oh>>
Al colmo della frustrazione, Buffy battè un piede sul pavimento <<Voglio…….voglio
decidere da sola. Voglio essere io a prendere in mano le redini della mia
vita>> <<Accomodati pure. Quando avrai deciso, fammelo sapere>>
William si voltò <<No!>> gridò lei. Afferrandogli
la camicia, lo attirò verso di se finchè le loro facce non vennero
a trovarsi a pochi centimetri l’una dall’altra. Lui scorse l’espressione
battagliera dei suoi occhi e un’altra cosa. Un che di decisamente appassionato
<<Buffy?>> <<Oh, taci!>>
Buffy premette le labbra contro le sue aderendo al suo corpo. Fu un bacio
lungo, ardente e tenero al tempo stesso. Infine si staccò da lui e
lo spinse con le mani sul petto fino a farlo arretrare contro la scrivania
<<siediti>> William sedette sul ripiano e divaricò le gambe.
Lei gli s insinuò tra le cosce. Aveva una cosa da dimostrargli. Pur
desiderando opporrle resistenza, non gli fu possibile. Non quando lo stava
accarezzando con tanta tenerezza. Non quando i suoi dolci, incoerenti bisbigli
erano dettati dalla sincerità. Non quando fra loro si frapponeva il
desiderio. <<Ho deciso>> dichiarò Buffy accarezzandogli
il viso con le labbra <<E’ una mia scelta. Ne tua ne di Anya ne
di nessun altro>> <<Buffy, dovresti.......>> <<no>>
lo interruppe lei posandogli la bocca sul petto. William le afferrò
le braccia con l’intenzione di respingerla, invece l’attrasse
contro di se, mentre la sua lingua gli guizzava sul petto. Benchè non
gli avesse slacciato che tre bottoni, quel gesto era sufficiente a farlo impazzire.
Quando una mano di lei gli scivolò fra le cosce, dovette digrignare
i denti per impedirsi di premersela contro all’inguine <<Accidenti
a te>> ringhiò <<ho deciso che mi piace moltissimo>>
<<Posso farti notare che ci troviamo nel mio ufficio?>> <<Non
me ne importa. Non mi importa di niente. Baciami William>> Lui si arrese.
Non era mai stato in grado di resisterle in passato. Perchè adesso
sarebbe dovuto essere diverso? Le aveva appena sfiorato le labbra, quando
sentì aprirsi la porta. Nel medesimo istante in cui si tirava indietro,
un gemito soffocato risuonò nella stanza <<buffy Summers, non
mi sono mai vergognata tanto in vita mia!>> strillò Anya con
voce così acuta da fare tremare i vetri <<Non credo ai miei occhi>>
Scostandosi da lui, Buffy si portò le mani alla gola <<Anya!
Che cosa stai facendo qui?>> <<Ho sentito delle chiacchiere molto
spiacevoli, questo pomeriggio a casa mia. La signora Greeley sosteneva che
voi due ve la intendevate. E io, da quella sciocca che sono, ti ho difesa.
lurida sgualdrina!>> Buffy sobbalzò, mentre William andava a
piazzarsi di fronte a Anya <<Aspettate. Non c’è bisogno
di lanciare insulti. Se è colpa di qualcuno, è solo mia>>
<<Non ne dubito, sceriffo, ma non disturbatevi a difendere mia sorella.
So benissimo che è venuta qui di sua spontanea volontà>>
<<Non ho bisogno di essere difesa>> dichiarò Buffy spingendolo
da parte per avvicinarsi alla sorella <<Era solo un bacio. e con questo?
Non ho fatto nulla di male>> <<Perdonami se non riesco a condividere
il tuo senso dell’umorismo. Ho visto con i miei occhi quello che stavate
facendo. Come hai potuto? E con lui, per giunta>> Anche se il disprezzo
che si percepiva in quelle parole lo aveva indotto a stringere i pugni, William
non si mosse. Qualunque cosa pensasse di lei, Anya era una donna e sua madre
gli aveva insegnato a rispettare le donne. Buffy fremeva di rabbia <<Lascialo
fuori da questa faccenda. Lui non c’entra. E’ una cosa fra te
e me. Si, ci stavamo baciando. E sai perchè, mia casta e pura sorella?
Perchè io lo desideravo. Io ho chiesto di baciarlo. E se vorrò
farlo di nuovo, lo rifarò. Senza che tu possa impedirmelo>> Anya
la fissò a lungo, poi scosse la testa <<Ti compatisco, Buffy.
Sospettavo da tempo che la tua condizione di donna nubile ti avesse sconvolto
la mente, ma non immaginavo fino a questo punto. Deve essere difficile vivere
con la consapevolezza di non essere mai stata desiderata da un uomo. Non sei
poi così brutta. Forse è stato il tuo spirito di indipendenza
ad allontanare gli uomini. Capisco che tu ti sia stancata di essere una vecchia
zitella, ma dovevi proprio scegliere lui? Indubbiamente il peso doloroso della
solitudine è più facile da sopportare del disonore che deriva
dallo stare con un uomo del genere>> William avanzò di un passo
<<Un momento Anya>> <<No!>> buffy gli fece cenno di
fermarsi <<non ho intenzione di stare qui ad ascoltare le tue menzogne,
Anya. Non ti conosco più. saresti capace di inventare qualsiasi cosa
per richiamare l’attenzione su di te. Quanto al fatto che abbia scelto
William.....è la cosa più intelligente che abbia mai fatto.
Magari l’avessi fatto molti anni fa>> Anya scoppiò in una
risata stridula <<Credi di sapere tutto, Buffy, ma ti sbagli. Ti stai
rendendo ridicola. Tutti ne sono al corrente. Tutti ridono. Buffy Summers,
quella isterica, vecchia zitella, che corre dietro all’affascinante
sceriffo. Lui si serve di te per farsi aiutare con quella piccola bastarda
e tu ti illudi di interessarlo. Sei diventata lo zimbello della città.
Ti compatisco. Ti ho sempre compatita>> William afferrò un braccio
di Buffy, ma lei sfuggì alla sua stretta e corse alla porta, il volto
rigato di lacrime. Passando davanti alla sorella, si precipitò sul
marciapiede. quando lui fece per seguirla, Anya sbattè la porta e vi
si appoggiò contro <<Non ha bisogno di voi>> <<Levatevi
di mezzo>> ringhiò William <<Non mi spaventate sapete>>
<<Lasciami passare!>> Lei si fece da parte <<Non disturbatevi
a correrle dietro. E’ troppo tardi. Vedete ormai non può più
frequentarvi. Non vi crederà se le direte che non è vero che
tutti stanno ridendo di lei. Nemmeno voi riuscirete a convincerla>>
<<Non crede più alle vostre bugie>> <<Vedremo. Buffy
è sempre stata estremamente influenzabile. Una piccola ribellione di
tanto in tanto, ma finisce sempre per tornare alla ragione>> <<Dovete
odiarla sul serio>> <<Non la odio affatto. Le sono affezionata.
E’ mia sorella. Lo faccio per il suo bene>>
Quando irruppe nell’emporio, william si limitò a un cenno in
direzione della signora Joyce e raggiunse Buffy in un paio di falcate <<Dobbiamo
parlare>> Annuendo, lei lo precedette nel retro, ma preferì condurlo
nel magazzino piuttosto che rischiare di trovarsi con lui nello spazio troppo
stretto del suo ufficio. Voltandogli le spalle, cominciò a contare
le scatole disposte in fila sugli scaffali <<Buffy?>> <<Si?>>
Sessanta scatolette di piselli. E quante di mais? Riprese a contare <<guardami,
maledizione!>> Senza lasciarle la possibilità di fuggire, William
le afferrò un braccio e incontrò i suoi occhi <<Nessuno
ride di te>> <<Be non sembra che lo faccino in mia presenza. Sono
sicura che Anya ha esagerato per rendere più efficace la sua filippica>>
<<Ha mentito. Su tutto>> <<Non direi. Sono una vecchia zitella.
Quanto al resto, sono tutte sciocchezze>> <<Ah si? ne sei sicura?
io non lo credo. Tutto quello che ha detto era una bugia. Ogni maledetta parola.
Nessuno ride di te. Nessuno sa niente>> <<La signora Joyce lo
sa. E la signora Greeley lo sospetta>> <<E lo so io>> Buffy
ebbe l’impressione che l’avesse denudata e si stesse beffando
della sua fragilità. Si dimenò per liberarsi, ma lui non allentò
la stretta <<Smetti di agitarti. Io conosco la verità e tu l’ascolterai,
che ti piaccia o no>> <<Vattene, William. Hai gia fatto abbastanza>>
<<Non ho neanche incominciato. Sei sempre stata la più bella
ragazza che abbia mai conosciuto>> Lei aprì la bocca, ma non
ne uscì alcun suono <<Anya non è che una arpia. Siccome
ha sposato Xander Harris, vuole che tutti siano infelici quanto lei. Si serve
dell’ipocrisia per nascondere il fatto che sa benissimo di essere antipatica
a tutti. Quanto al fatto che tu mi corra dietro, se mai mi bacerai di nuovo
in quel modo, ti strapperò gli abiti di dosso, compresa la camiciola
di seta francese, e ti mostrerò quello che accade esattamente fra un
uomo e una donna. E non mi importa se saremo soli a casa tua, qui all’emporio
o in mezzo alla strada. Sei una donna stupenda e desiderabile. A quanto pare,
gli abitanti di landing sono una massa di sciocchi>> William le prese
una mano tirandola verso di se e appoggiandosela all’inguine. Buffy
avvampò fino alla radice dei capelli. Senza darle la possibiltà
di muovere le dita, lui le lasciò il polso e indietreggiò di
un passo. <<hai capito?>> <<Si. Penso di si>> <<E
immagino che non prenderesti in considerazione l’idea di darmi un bacio?>>
Le sue parole di poco prima le avevano fatto venire in mente una serie di
immagini erotiche. Anche se non sapeva esattamente quello che avveniva fra
un uomo e una donna, aveva sentito abbastanza bisbigli da raffigurarsi tra
le braccia di William con il seno nudo contro il suo petto. Sarebbe dovuta
inorridire. Invece si scoprì a protendersi verso di lui <<Non
tentarmi Buffy. Mezz’ora fa hai mandato a pezzi il mio autocontrollo.
Sto facendo del mio meglio per riacquistarlo, ma mi occorre la tua collaborazione>>
Buffy gli scivolò con lo sguardo sulla bocca sensuale, lungo il torace,
fino ai calzoni, dove la sua virilità premeva contro i calzoni. Non
si erano ne baciati ne toccati, eppure appariva chiaro che........
<<Stasera puoi tenere Bonnie con te?>> Lei sobbalzò <<Si,
perchè?>> <<Ho bisogno di ubriacarmi fino a stordirmi e
preferisco che lei non mi veda in quello stato>> ubriacarsi? Perchè?
<<William........>> <<Devo andare>> Buffy udì
il rumore dei suoi passi sul pavimento dell’emporio, sentì aprirsi
e richiudersi la porta. Fissò il punto in cui lui era stato fino a
poco prima, quasi potesse trovare le risposte alle sue domande. Poi sorrise.
Non aveva importanza. Niente aveva importanza. Anche se non era vero, William
l’aveva fatta sentire bella e femminile. E lei aveva acceso il suo desiderio.
Andò nel suo ufficio e sedette alla scrivania, ma non riuscì
a concentrarsi sul grosso libro che aveva davanti. L’immagine di William
continuava ad apparirle fra le pagine. Benchè fosse tornato da pochissimo
tempo, era gia riuscito a riconquistare la maggior parte della città.
Anya avrebbe continuato a osteggiarlo, la pari delle altre donne e della signora
Greeley, ma lei cominciava a pensare che sarebbe stato William a vincere.
Un colpo bussato alla porta la indusse a balzare in piedi. Che fosse tornato?
Affrettandosi ad attraversare la stanza, spalancò la porta. Invece
del bel viso di William, si trovò di fronte quello del cognato <<non
so cosa dire>> mormorò varcando la soglia <<Anya mi ha
raccontato quello che è successo. Anche se disapprovo la sua veemenza,
condivido i suoi timori>> <<Grazie. se è per questo che
sei venuto.........>> <<non è l’unico motivo>>
Xander si tolse il cappello e lo tenne in una mano. Con l’altra le accarezzò
la spalla <<Sono venuto anche per vederti, Buffy. Avrei voluto che ti
fossi confidata con me. dopotutto sono il tuo pastore>> <<Naturalmente.
Che cosa avrei dovuto confidarti?>> <<le tue necessità.
Mi sarei dovuto rendere conto che una donna sola deve provare un certo........vuoto
interiore. Sarei potuto esserti di aiuto>> Buffy si sentì assalire
dal panico. non era possibile che alludesse a quello che lei pensava. non
aveva senso. Era sposato con sua sorella. Volse lo sguardo attorno alla stanza
in cerca di una via di scampo. Xander si trovava fra lei e l’unica porta
<<ritengo che tu possa desiderare un’assistenza spirituale>>
<<Assistenza spirituale?>> Per poco non scoppiò a ridere
per il sollievo. Anya la aveva sconvolta più di quanto non avesse immaginato.
Vedeva pericoli dove non esistevano <<Oh, capisco. Sono piuttosto occupata,
al momento, ma sei stato molto gentile a offrirmela>> La mano di lui
le risalì lungo il collo, il suo pollice le tracciò la linea
della mascella <<Ho molto da offrirti Buffy. Sei una donna estremamente
attraente. Anya può essere assai difficile a volte, come puoi immaginare.
Devi sentirti molto sola. Io potrei esserti d’aiuto.>> <<No!>>
Buffy lo respinse con le mani sul petto. Poichè lui non si muoveva,
gli sgusciò di sotto il braccio e indietreggiò finchè
non sentì la porta dietro di se <<Mi hai fraintesa e hai frainteso
la situazione, Xander. Sei il marito di mia sorella>> Ogni traccia di
cordialità gli si cancellò dallo sguardo lasciando il posto
alla collera <<Capisco>> <<Non credo. Può darsi che
io ti abbia indotto a pensare........>> Buffy si interruppe. L’unica
cosa che le mancava era inimicarsi il cognato <<Apprezzo molto la tua
sollecitudine, sia nei miei confronti sia nei confronti di mia sorella. Limitiamoci
a dimenticare questo increscioso incidente>> Lui cominciò ad
avanzare nella sua direzione <<puttana>> <<cosa?>>
<<figlia di Satana. Mi hai indotto in tentazione, mi hai spinto a deviare
dalla retta via. Ti denuncerò pubblicamente>> <<Che cosa
significa?>> <<domenica mattina ti denuncerò come la peccatrice
che sei. Ti accuserò davanti all’intera comunità di aver
tentato di sedurmi e tutti quanti ti volteranno le spalle>> <<Ma
è assurdo. Sei tu quello che ha cominciato a toccarmi>> <<Il
tuo corpo costituisce una tentazione. E i tuoi capelli……..>>
Senza lasciarle il tempo di scostare la testa, le afferrò lo chignon
e lo tirò con tutte le forze che aveva strappandole un grido. Diverse
ciocche le ricaddero sul petto. Avvicinandosi ancora di più, lui allungò
le mani per toccarle <<no!>> Buffy abbassò la maniglia
e si buttò nel corridoio. Xander la seguì <<Anya aveva
ragione. Mi ha raccontato di averti trovata tra le braccia di quell’uomo.
Io non le ho creduto, ma sei tu che menti, non lei. Rivelerò i tuoi
sporchi segreti al mondo intero, Buffy summers>> Calcandosi il berretto
in testa, si diresse verso la porta posteriore <<non ho fatto niente>>
gli gridò dietro lei <<La tua anima è nera quanto il peccato>>
<<Come fai a saperlo? Non mi conosci affatto. Nessuno di voi mi conosce.
Tutti pensano di sapere chi sono, ma si sbagliano. Vuoi denunciare il mio
peccato? Benissimo. Ma giuro che prima di domenica ti darò qualcosa
che varrà la pena di denunciare. Ti consiglio di correre a casa, Xander.
Se oggi pensavi che Anya fosse sconvolta, aspetta di vedere che cosa farò
adesso>> Lui le indirizzò un’occhiata torva <<Che
Dio abbia pietà della tua anima>> <<E della tua>>
Buffy strinse i pugni desiderando fare qualcosa di concreto, ma non sapendo
che cosa <<Buffy?>> Girandosi di scatto, lei scorse la signora
Joyce sulla soglia del retro con la tenda scostata fra le mani <<Non
ho potuto fare a meno di ascoltare una parte della vostra conversazione con
il signor Harris. C’è qualche problema?>> <<No. Si,
un problema enorme. Xander mi ritiene una figlia di Satana. E la cosa peggiore
è che non ho mai fatto nulla di male in vita mia>> <<Che
è successo? Che cosa vi ha fatto? Avete i capelli in disordine>>
Lei rise, una risata isterica <<Oh, Buffy>> Avvicinandosi Joyce
le tese le braccia <<Calmatevi bambina. Andrà tutto bene>>
Lei si lasciò abbracciare. Un tremito la percorse tutta, un fiotto
di lacrime le salì agli occhi <<Credo che avesse intenzione di
baciarmi. Ha detto che capiva la necessità di una donna come me. E’
stato spaventoso>> <<Quell’uomo non mi è mai piaciuto>>
<<Neanche a me. Ma lui e Anya sono gli unici membri della famiglia che
mi restino. Non credo che nessuno dei due mi rivolgerà più la
parola>> <<Bè non è poi una cosa così terribile>>
<<Lo so. Solo che Xander ha intenzione di accusarmi davanti all’intera
congregazione di averlo indotto in tentazione. Non mi importerebbe tanto se
avessi commesso un vero peccato. Almeno ci sarebbe un motivo>> <<Siete
sempre stata una brava ragazza>> Buffy si scostò da lei <<Perché
mi importa tanto di ciò che pensano gli altri?>> <<Perché
è un atteggiamento pieno di buonsenso>> Ma lo era davvero? Buffy
era arrivata a dubitarne. Stava per cadere in disgrazia senza averne la benchè
minima colpa. Incredibile. Certo, avrebbe potuto difendersi, dire la verità,
ma chi le avrebbe creduto? William, la signora Joyce. Ma quanti altri avrebbero
creduto alla sua parola contro quella del pastore? <<Sono rovinata>>
<<non direi proprio. Col tempo……..>> <<no, non
voglio aspettare. Non è giusto. Sono stanca di venir giudicata secondo
il peso e la misura altrui. Sono stanca di dover essere sempre quella che
si piega>> <<Attenta, Buffy. Non fate nulla di cui possiate pentirvi.
Non dimenticate che siete voi il giudice più inflessibile. Che nessuno
vi ha giudicata più duramente di quanto voi stessa abbiate fatto>>
<<Avete ragione. E per che cosa? Quale peccato mortale ho mai commesso?>>
Buffy prese a misurare il corridoio a passi concitati. A un tratto si arrestò.
Un’idea le si presentò alla mente. Un’idea impulsiva, perfino
avventata. Si era ripromessa di scandalizzare la città prima della
domenica. E quella era la cosa migliore che le fosse venuta in mente <<Potreste
ospitare bonnie, stasera?>> <<Certo. Perché? Che cosa pensate
di fare?>> <<Di infangare la mia reputazione>> Joyce le
posò una mano sul braccio <<Una volta che l’avrete perduta,
non riuscirete più a riconquistarla>> <<Non ne avrò
più una comunque, da domenica in poi. Che importanza ha?>> <<Mi
auguro che sappiate a che cosa andate incontro>> <<No, non lo
so. Forse per la prima volta in vita mia>> Buffy entrò nel suo
ufficio e ne uscì con lo scialle e la borsa <<Vi ringrazio di
tutto. State tranquilla andrà tutto bene>> Joyce annuì
<<Se avrete bisogno di me, mi troverete a casa>> <<Apprezzo
la vostra comprensione>> <<Sono stata anch’io giovane ed
impulsiva, una volta. Cercate di essere sicura di ciò che fate, Buffy.
Molto sicura>> <<Lo sono. Devo farlo. Non so perché né
che cosa devo dimostrare, ma almeno potrò dire di aver agito di impulso
una volta in vita mia senza aver pensato alle conseguenze>> Gettandosi
lo scialle sulle spalle, entrò nell’emporio. Uno dei ragazzi
dei Greeley stava fissando i dolciumi con aria vogliosa. Buffy sapeva bene
che sua madre lo teneva a stecchetto. Avvicinandosi a un barattolo ne estrasse
una manciata di caramelle <<Sono tutte tue, se porterai un mio messaggio
all’ufficio dello sceriffo. Che ne dici, Winston?>> <<sissignora.
Subito, signora>> <<Perfetto>> Dopo aver infilato le caramelle
in un sacchetto, Buffy scrisse in fretta e furia un biglietto e lo ripiegò
in due <<Troverai le caramelle al tuo ritorno. Chiedile ad Andrew>>
Dopo aver afferrato il biglietto, Winston corse alla porta <<Torno subito>>
<<Non ne dubito>> Sorridendo, Buffy pregò il commesso di
chiudere l’emporio alla solita ora e si affrettò ad andarsene
prima che il coraggio l’abbandonasse.William diresse lo sguardo al di
là della vetrata dell’albergo e tornò a fissare il biglietto
che aveva in mano. Buffy gli dava appuntamento lì per le sei. Un’occhiata
all’orologio posto sulla mensola del caminetto gli confermò che
era in ritardo di dieci minuti. C’era qualcosa che non andava, lo sentiva
nella viscere. Era la stessa sensazione che lo aveva spinto a gettare improvvisamente
a terra lo sceriffo Rupert Giles quando erano entrati in banca durante una
rapina a mano armata. La sua mossa fulminea gli aveva salvato la vita. Anche
se per poco il proiettile non aveva colpito lui, la sua mira era stata più
precisa di quella dei rapinatori. Lo avrebbe fatto volentieri un centinaio
di volte per il suo amico. Fino a quel momento Rupert era stato l’unico
a credere in lui. Anche Buffy gli aveva creduto, ricordò a se stesso,
pur sapendo che lo aveva fatto quando ciò non aveva presentato alcuna
difficoltà. Se le cose si fossero messe male ancora una volta, si sarebbe
dileguata alla stessa velocità di un tempo. Perchè dunque voleva
vederlo? E perchè al suo albergo? Il motivo doveva avere qualcosa a
che fare con quanto era accaduto nel pomeriggio. Era riuscito a convincerla
che Anya aveva mentito su tutta la linea? per un istante desiderò essere
uno di quegli uomini istruiti in possesso di una grande capacità di
persuasione. Il senso di inquietudine si intensificò. Riportò
lo sguardo sulla vetrata. Sul marciapiede opposto una donna si era fermata
per guardare a destra e a sinistra prima di attraversare la strada. Quando
sollevò le gonne per evitare che strisciassero nella polvere, mise
in mostra un piede e alcuni centimetri di caviglia. In qualunque altra occasione
lui avrebbe goduto di quella vista. Quella sera non vi prestò la benchè
minima attenzione, intento com’era a osservare il volto e l’abito
della donna. Il fatto di essere cresciuto al di sopra di un saloon, in mezzo
a una dozzina di prostitute, non solo gli aveva insegnato ad apprezzare la
biancheria raffinata, ma lo aveva anche messo in grado di riconoscere un abito
costoso quando ne vedeva uno. E quello sarebbe stato adatto a un ballo di
gala in una città della costa orientale, o forse persino a un salotto
parigino. Ma a Landing, nel Kansas, appariva fuori luogo quanto una bottiglia
di cognac francese. Non era l’unico ad averlo notato, evidentemente.
Diverse persone fissarono la donna mentre saliva sul marciapiede e indugiava
di fronte all’albergo. Mentre le apriva la porta, William la vide annuire
con un cenno aggraziato. <<Buonasera signora Jones. Bella giornata,
non è vero?>> Lui non riuscì ad afferrare le parole dell’altra
donna. la voce di Buffy tuttavia risuonò forte e chiara <<Il
mio abito? Bello, vero? Si, viene direttamente da Parigi. E’ una creazione
di Worth, l’ho comprato a St. Louis. Se volete scusarmi ho un appuntamento
con lo sceriffo Kincaid. Come? Si, abbiamo un appuntamento in albergo. Saremo
solo noi due. Buonasera>> Varcò la soglia sorridendo, come se
avesse appena appreso un meraviglioso segreto <<William come sei stato
gentile ad aspettarmi nell’atrio. Non era necessario però. Avrei
certo trovato la tua stanza>> <<Non so a che gioco tu stia giocando,
ma io non voglio farne parte. Non saliremo nella mia stanza e questo è
tutto.>> <<Oh, che delusione!>> Buffy sporse le labbra in
un piccolo broncio <<Che cosa diavolo ti succede?>> <<non
mi hai detto niente del mio abito. Che ne pensi?>> Prese a girare lentamente
di fronte a lui offrendogli una perfetta visuale da tutte le angolazioni.
Era sempre stata stupenda, con un corpo capace di far sognare qualsiasi uomo.
Non faceva differenza che indossasse un vecchio abito di cotonina o uno sontuoso
di taffetta. O almeno fu ciò che William si disse in un primo momento.
Ma mentre lei seguitava a girare su se stessa, si ritrovò con il cuore
che gli martellava nel petto e il palmo delle mani madido di sudore. se aveva
immaginato che non sarebbe potuta essere più incantevole di come le
era apparsa fino ad allora, si era sbagliato di grosso. il corpino le aderiva
al seno lasciandole scoperta l’attaccatura. i petali delle rose che
ne ornavano la profonda scollatura fornivano l’unica concessione alla
modestia. Dalla cima della sua elaborata acconciatura alla punta delle scarpette
di raso era una donna creata per fare impazzire un uomo <<Sto cercando
di decidere se il tuo silenzio è un buon segno oppure no>> Lui
si schiarì la voce <<Sei perfetta>> <<Perfetta? La
perfezione è esattamente quello che sto cercando di lasciarmi alle
spalle. Pazienza. Forse potremmo provvedere in altro modo, in privato>>
Buffy ammiccò lentamente, in modo chiaramente provocante. Il sangue
gli si incendiò nelle vene. Chi era quella donna? Dopo avergli sorriso,
lei si volse in direzione del banco, dietro il quale Newt la stava fissando
a bocca aperta <<Salve, Newt>> <<Signorina>> <<Quale
è il numero della stanza dello sceriffo?>> <<Duecentododici.
Quello della signorina Bonnie è il duecentoundici>> <<Grazie>>
Buffy si avviò verso la scala <<signorina Summers! Non potete
salire>> <<No? E perchè?>> <<Bè........non
sta bene>> <<Oh, tutto qui?>> <<Buffy?>> <<Andiamo
William. abbiamo diverse cose di cui parlare>> Lui la osservò
di sotto le palpebre semiabbassate, sforzandosi di capire che cosa avesse
in mente. Ma era difficile pensare con lucidità quando l’unica
cosa che riusciva a scorgere era il candore del suo seno. In quel momento
due uomini entrarono nell’atrio chiacchierando fra loro. Scorgendola
si interruppero di colpo. William non si prese nemmeno la briga di voltarsi.
Non gli importava chi fossero. L’unica a interessarlo era Buffy. Facendole
scivolare lo sguardo lungo il braccio, lo posò sulla mano stretta attorno
alla ringhiera delle scale. Vi si aggrappava come se avesse terrore di cadere.
O come se fosse semplicemente terrorizzata. La nebbia che gli offuscava la
mente si diradò restituendogli la capacità di pensare. Le osservò
l’altra mano, stretta spasmodicamente attorno alla borsetta di raso.
Aveva intenzione di dimostrare qualcosa. Ma cosa? E perchè in quel
modo? <<Ne sei sicura?>> mormorò. Uno strano sfavillio
le si accese negli occhi incupendoli <<Per la prima volta da molto tempo,
sono assolutamente sicura>> Si avviò lungo le scale. William
la raggiunse e le offrì il braccio. Sul pianerottolo si fermò
<<Sei ancora in tempo. Ti sei messa in mostra, ma non sei ancora entrata
nella mia stanza. Puoi tornare indietro>> <<Non tornerò
mai indietro>> Raddrizzando le spalle, Buffy si incamminò risolutamente
verso al sua porta.
Lui annaspò con la chiave. La sua vicinanza lo rendeva nervoso e maldestro,
quasi fosse la prima volta che si portava una donna in camera <<fra
noi non succederà niente>> dichiarò quando riuscì
a inserire la chiave nella toppa e ad aprire la porta. Un sorriso le curvò
le labbra <<non so di che cosa tu stia parlando>> <<Gia.
Nemmeno io>> Fu tentato di non chiudere la porta, cosa che avrebbe dato
loro l’illusione di rispettare le convenienze. Scosse la testa. Chi
stava prendendo in giro? Buffy Summers era appena entrata nella sua stanza
d’albergo. Mezza città ne era gia a conoscenza, l’altra
metà non avrebbe tardato a saperlo. Si chiuse la porta alle spalle
e vi si appoggiò contro a braccia conserte. Buffy si diresse verso
la finestra e si sporse al di sopra della panchetta sottostante <<Da
quassù si vede tutta la città. La gente si ferma a fissare l’albergo.
Pensi che sappiano gia che sono qui?>> <<Non ne ho il minimo dubbio>>
<<Magnifico. Immagino di aver provocato uno scandalo>> william
si avvicinò al letto e si aggrappò a una delle quattro colonne.
Non si trattava soltanto di quel maledetto abito. Il fatto di averla lì,
di vederla, di ricordare i baci che si erano scambiati tre ore addietro, tutto
quanto congiurava per fargli desiderare di gettarla su quel letto e possederla.
Ma per quanto tentato, non intendeva farlo <<Perché sei venuta?>>
<<Pensavo che avremmo potuto fare quattro chiacchiere>> <<Cosa?>>
Portò lo sguardo su di lei che si era girata verso la stanza <<Di
che cosa vorresti parlare? No. Prima dimmi perché hai voluto farlo
qui. E perché diavolo hai indossato quell’abito>> <<Il
mio abito di Worth? Non è meraviglioso? L’ho comprato tre anni
fa. Sapevo che non avrei dovuto farlo. Dopotutto come avrei potuto indossarlo
a Landing? Ma non ho saputo resistere. Come lo chiameresti tu? Un altro dei
miei vergognosi segreti>> Alzandosi gli si piazzò di fronte <<Non
mi aspetto che tu capisca. Sei convinto che si tratti di un gioco, invece
sono molto seria. Mi sono resa conto che, poiché sarei stata giudicata
comunque, tanto valeva che facessi qualcosa di perverso. Solo per una volta.
Per tutta la vita mi sono comportata in modo ineccepibile, come gli altri
si aspettavano da me. Tu non puoi capire neanche questo. Ti sei sempre beffato
delle convenzioni>> <<Capisco benissimo. Più di quanto
tu possa immaginare. Ma sei sicura che sia quello che vuoi? Hai pensato bene
a quello che stai facendo?>> <<no, non ci ho pensato affatto.
E’ questa la cosa più bella. Resterò qui per un ora, il
tempo sufficiente per rovinarmi la reputazione. Poi tornerò a casa.
Spero che non ti dispiaccia>> <<Che tu mi stia usando come mezzo
per ottenere la tua morte sociale?>> Cosa piuttosto strana, gli dispiaceva
<<Sei in collera>> <<No, sono deluso. Non mi hai lasciato
una possibilità di scelta. Ti è mai venuto in mente che una
delle cose che più mi piacevano di te era la tua innocenza, la tua
reputazione senza macchia?>> Lei indietreggiò lentamente <<Non
ero più sicura di piacerti affatto. Quanto alla mia reputazione, perché
dovresti curartene? Mi hai sempre rimproverata perché mi preoccupavo
di quello che diceva la gente. Mi hai sempre canzonata perché tenevo
tanto alla rispettabilità>> Raggiunta la poltrona, vi si lasciò
cadere in una nuvola di rose e taffetta <<Deciditi. O ti piace la mia
posizione sociale, la stima di cui godo, o vuoi darmi una mano a distruggerla.
Non puoi avere tutte e due>> Aveva ragione, si rammaricò William.
La sua disponibilità a lasciarsi influenzare dall’opinione altrui
lo mandava su tutte le furie. Se non fosse stato per la reazione della sua
famiglia, sarebbe partita con lui sette anni addietro. O forse no. Forse la
sua famiglia non era stata che un pretesto. Forse non aveva mai avuto l’intenzione
di sposarlo. Forse……..Si riavviò i capelli con le dita.
Non poteva continuarsi ad arrovellare in quel modo. Il passato era morto e
sepolto. Non avrebbe mai saputo come sarebbe potuto essere <<Vuoi bere
qualcosa?>> le domandò a un tratto avvicinandosi al vassoio posto
accanto al caminetto. Versò due dita di cognac in un bicchiere di cristallo
e si voltò in attesa di una risposta. <<non ho mai bevuto bevande
alcoliche. Tranne quel sorso dalla tua fiaschetta. Non era molto buono>>
<<Questo è meglio>> Lei annuì anche se con aria
dubbiosa. Lui le porse il bicchiere e versò per se una dose un po’
più generosa di liquore <<Alla tua reputazione infangata>>
brindò. Con un sorriso forzato, Buffy mandò giù in un
sorso. Suo malgrado, la bocca le si contorse in una smorfia <<Si è
meglio>> mentì affrettandosi ad appoggiare il bicchiere sul tavolino.
William sedette in una poltrona di fianco al caminetto <<Ebbene di che
cosa vogliamo parlare?>> Lei portò lo sguardo sul soffitto come
per cercarvi ispirazione <<di Bonnie. Sta imparando a leggere. Proprio
ieri…….>> Ma lui non l’ascoltava. Si limitava a fissarle
la bocca senza udire le parole. A un tratto la vide alzare le braccia e servirsi
delle mani per descrivere qualcosa. La sua pelle nuda scintillò come
la seta dell’abito che indossava. Al pensiero di toccarla, accarezzarla,
fare l’amore con lei fino a dimenticare ogni altra cosa fu percorso
da un fremito. La fissità del suo sguardo la innervosiva, appariva
evidente dalle rapide occhiate che gli scoccava di tanto in tanto. La presenza
di Buffy nella sua stanza avrebbe dato luogo a uno scandalo come a Landing
non si era mai visto. Non avrebbe dovuto permetterle di entrare. Ma lo aveva
colto talmente alla sprovvista, da privarlo delle sue facoltà mentali.
Ormai era troppo tardi <<Non mi stai ascoltando>> <<Scusami.
Dicevi?>> <<Non importa. Ci sono novità nelle indagini
sulla morte di Laurie?>> <<Purtroppo no. Nessuno sa niente ne
dell’assassinio di Laurie ne di quello dell’altra ragazza di saloon
commesso cinque anni fa. Pensavo di recarmi in alcune città vicine
per chiedere se ci siano stati omicidi del genere da quelle parti>>
<<Ne dubito>> <<E’ poco probabile, lo so. Comunque,
se in altre città fosse stato commesso lo stesso tipo di omicidio,
forse riusciremmo a trovare un filo conduttore>> <<E’ talmente
spaventoso. Perché una persona dovrebbe afre una cosa così orribile?>>
<<La gente si comporta nel modo più strano>> <<Questa
indagine è molto importante per te, non è vero? Perché
non vuoi deludere il tuo amico sceriffo?>> <<In parte. Rupert
si aspetta che io faccia del mio meglio. Ma in parte si tratta del fatto che
è stata uccisa una persona>> <<E in parte lo fai per te,
vero? Vuoi metterti alla prova>> <<Sei troppo perspicace>>
<<Ti conosco bene>> William mise giù il bicchiere e si
sporse in avanti appoggiando i gomiti sulle ginocchia e intrecciando le mani
<<Vivere qui non è come avevo immaginato. Landing è cambiata.
O forse sono io ad essere cambiato. A volte mi domando se tutto questo abbia
un senso. Rupert era talmente sicuro che dovessi scendere a patti con il passato>>
<<Ci sei riuscito?>> <<può darsi. Comincio a rendermi
conto di aver contribuito a creare la mia reputazione. Come quella volta in
cui presero fuoco quei tre granai. Dato che tutti affermavano che ero0 stato
io, non mi presi la briga di contraddirli. Pensavo che nessuno mi avrebbe
creduto. un ‘idea sciocca. Avrei dovuto dichiarare la mia innocenza>>
<<Eri solo un bambino>> William per poco non le chiese perchè
neanche lei gli avesse creduto, ma se ne astenne. Gli piaceva quella conversazione
pacata, la leggera tensione che saturava l’aria. Non desiderava modificare
alcunchè tra loro. Non voleva farla arrabbiare. Non quella sera, non
con lui. In seguito non sarebbe mancata l’occasione di accusarsi a vicenda,
ma non era quello il momento migliore <<Ho capito che ci saranno sempre
delle persone che mi troveranno antipatico. Mi va benissimo. Probabilmente
non desidero la loro simpatia>> <<Vorrei assomigliarti di più.
Pensi ancora di andartene fra un anno?>> <<A meno che non mi licenzino
prima. Come ben sai, alcune signore della città sono decise a buttarmi
fuori a calci>> <<Molte stanno cambiando idea. La signora Joyce
mi ha riferito che due di loro hanno lasciato la casa di Anya subito dopo
di me, sostenendo che eri lo sceriffo più adatto per la nostra città>>
<<Non basterà a conservarmi il posto>> <<Oh>>
Fu il modo in cui Buffy pronunciò quel monosillabo a indurlo ad alzare
lo sguardo. Lo stava fissando con una strana intensità, quasi lo vedesse
per la prima volta. Avrebbe voluto chiederle che cosa stesse pensando. Contemporaneamente
ricordò a se stesso che non poteva farlo. Sarebbe stato troppo pericoloso.
Il fatto che le signore della città cambiassero idea su di lui non
bastava a farlo restare a Landing. Purtroppo una parola di Buffy sarebbe stata
più che sufficiente. Era sfuggito alla verità fin dal giorno
del suo arrivo, ma ormai sarebbe stato inutile. La verità sedeva sulla
poltrona accanto alla finestra, a meno di tre metri di distanza. Aveva sempre
esercitato un enorme potere su di lui. Anche se lei non gli avrebbe mai creduto,
per quante volte glielo avesse ripetuto. Non avrebbe mai conosciuto l’immensità
del suo amore. In un certo senso se ne rallegrava. Non sospettandolo, non
avrebbe mai capito fino a che punto lo avesse distrutto quando si era rifiutata
di seguirlo <<Perchè mi guardi in quel modo?>> <<Quale
modo?>> <<Come se volessi strozzarmi......e baciarmi nello stesso
tempo>> Lui mandò giu l’ultimo sorso di cognac <<In
effetti avrei voglia di fare entrambe le cose>> <<Accetterei volentieri
un bacio, ma preferirei non essere strozzata>> Lui deglutì a
stento <<E’ il cognac che parla. Ti avevo avvertita che cosa sarebbe
successo se ci fossimo baciati di nuovo. Possibile che tu l’abbia gia
dimenticato?>> Buffy arrossì, si lisciò la gonna e si
alzò lentamente <<No, non l’ho dimenticato. Ciononostante
mi piacerebbe ancora che mi baciassi>> <<Sembreresti molto più
sincera se smettessi di tremare come una foglia>> <<Sono un pò
nervosa, in effetti. Ma non è il cognac che parla, sono io. Non ne
ho bevuto che un sorso. E ti sbagliavi, non ha un sapore migliore>>
<<E’ l’unica cosa su cui mi sono sbagliato oggi. E’
ora che tu vada Buffy. Sei rimasta un’ora nella mia stanza, l’hai
fatto sapere a tutta la città. Per quanto ti sforzi di indurmi in tentazione,
ho la ferma intenzione di rimandarti a casa innocente come quando sei arrivata>>
<<Mi stai sfidando?>> Un suono strozzato gli salì alle
labbra. L’unica cosa che gli mancava era venire sottoposto a un ‘opera
di seduzione. Non aveva mai avuto la forza di resisterle. Non l’avrebbe
mai avuta <<A che cosa si deve questo cambiamento improvviso? Sette
anni fa eri furibondo con me perchè desideravo tenere nascosto il nostro
rapporto. Ora sei tu a voler nascondere ogni cosa>> <<Sono più
vecchio e più saggio e dovresti ringreaziare il cielo che a uno dei
due resti un pò di buon senso>> <<Non sono mai stata più
lucida in vita mia>> ribattè Buffy chinandosi su di lui e appoggiando
le mani guantate sui braccioli della poltrona. Un’imprecazione gli sfuggì
dalle labbra. Il seno di lei si trovava direttamente di fronte ai suoi occhi.
Solo un uomo infinitivamente migliore di lui sarebbe stato capace di distogliere
lo sguardo e tutti sapevano che non era che il bastardo della città.
Si abbeverò a quella vista ricordando come quei seni gli avessero riempito
le mani, sentendo ancora la dolcezza della sua pelle attraverso la camiciola
di seta <<Baciami William. Voglio sapere. Devo sapere solo per una volta.
Da domani non ne avrò piu la possibilità. Sarò rovinata
comunque>> Si sporse ancor di più verso di lui, le labbra a un
paio di centimetri dalle sue, l’alito che gli accarezzava una guancia,
la gonna di seta che gli frusciava fra le gambe. L’aveva desiderata
fin dalla prima volta che l’aveva vista, l’amava da un’eternità.
Per anni e anni si era negato la cosa che più bramava, a cui più
anelava, di cui aveva maggiore bisogno. Si alzò costringendola a ritrarsi
un poco. I suoi occhi lo tennero avvinto. C’erano delle domande in quelle
verdi profondità, ma non paura. Solo il desiderio puro, misto all’eccitazione
dell’attesa. Si fidava di lui. Quella certezza rischiò di farlo
cadere in ginocchio. Sapeva di commettere un errore. Sapeva che quell’errore
avrebbe portato con se rimpianto e anche pentimenti. Era in grado di sopportare
i propri. Avrebbe rimpianto la brevità di quel momento e sofferto per
la consapevolezza che il donarsi di lei non aveva nulla a che fare con lui
ma solo con quanto aveva deciso di dimostrare. Ma i pentimenti di lei lo avrebbero
ferito, annientato. Perchè Buffy lo avrebbe odiato <<Te ne pentirai>>
sussurrò <<Mai>> <<vattene, perchè altrimenti
ti porterò nel mio letto>> ‘E non ti lascerò più
andare’ <<Non vado in nessun posto>> William fissò
i suoi occhi, le sue labbra tremanti. Sapeva che avrebbe dovuto mostrarsi
forte, ma lei era sempre stata la sua debolezza più grande. Non era
mai stato capace di resisterle e quei sette anni di assenza non avevano modificato
la situazione. Ne il fatto che l’aveva sempre amata, che l’amava
ancora. Lentamente accostò la bocca a quella di lei.
Buffy aveva pensato di essere pronta a ricevere il bacio di William. Si erano
baciati così spesso in passato. Diamine, si erano baciati solo qualche
ora prima. Non aveva immaginato che questa volta sarebbe stato diverso. Non
si era aspettata di venire travolta da un turbine in cui non esistevano che
il calore, sapore, passione. Lui le sfiorò le labbra modellandovi le
proprie, appropriandosene senza la benchè minima esitazione. Se le
altre volte l’aveva stuzzicata fino a ottenere il suo gioioso consenso,
adesso le invase la bocca sfidandola a stare al passo con lui. Lei gli si
aggrappò alle spalle, quasi fossero l’unica cosa solida in un
mondo precario, incerto. Le sue mani le scivolarono lungo la schiena, poi
la fecero aderire al suo corpo. Attraverso gli abiti lei non percepì
che i vaghi contorni dei suoi fianchi. Chissà se era eccitato come
lo era stato all’emporio? Avrebbe voluto guardare, magari anche toccare,
ma non ne ebbe il coraggio. Era ancora scioccata dalla propria audacia. Non
riusciva a credere di averlo veramente spinto a insegnarle i segreti che l’avevano
sempre incuriosita <<Buffy>> William mormorò il suo nome
come una preghiera. Sollevando la bocca dalla sua, le tempestò di baci
il collo e la gola, poi scese ancora più giu, fino a tracciare la curva
del seno con le labbra. D’istinto lei rovesciò la testa. le era
difficile respirare. Quando la sua lingua le affondò nell’incavo
fra i seni, si sentì in procinto di perdere i sensi. Quando pensò
che sarebbe morta di piacere e capì che quel magico tocco era la cosa
più meravigliosa che avesse mai conosciuto, lui le risalì lungo
il collo mordicchiando e baciando, fino a raggiungere un orecchio. In un remoto
recesso della sua mente Buffy si chiese se non dovesse protestare, poi per
poco non scoppiò in una risata. Anelava a quelle carezze. Era venuta
li di sua spontanea volontà, consapevole di quanto sarebbe potuto accadere.
In un primo momento aveva avuto l’intenzione di non trattenersi più
di un’ora, il tempo sufficiente a far scoppiare lo scandalo. Ma dopo
averlo sorpreso a fissarla con una tale intensità, dopo aver scorto
il fuoco della passione nei suoi occhi, aveva capito che non se ne sarebbe
potuta andare. Non finchè non avesse saputo. Non finchè non
fosse diventata sua. Tornando a schiacciarle la bocca William le percorse
con le dita la fila di gancetti sulla schiena. Rapidamente, abilmente, prese
a slacciarli a uno a uno. Il terrore l’assalì ai margini della
sìcoscienza. Buffy si sforzò di soffocarlo, ma il mostro riemerse
più insidioso che mai. Non voleva aver paura. Voleva stare con lui.
Serrando le palpebre pensò qa quanto lo desiderava, al contrasto fra
i suoi capelli morbidi e la ruvida linea della mascella. William rialzò
la testa <<Lo hai mai fatto con lui?>> <<Lui chi?>>
<<L’uomo con cui sei stata fidanzata. Hai mai fatto queste cose
con lui?>> <<No, mai. Mi ha baciata un paio di volte, ma non come
fai tu>> <<Quindi non ti ha mai slacciato l’abito>>
Quella domanda riportò la sua attenzione sulle dita che le scivolavano
lungo la schiena. Avevano ormai oltrepassato la vita e stavano raggiungendo
gli ultimi gancetti <<No>> <<Non hai mai fatto neanche questo
allora>> bisbugliò William indietreggiando di un oasso e facendole
scivolare l’abito dalle braccia finchè non fu cheuna nuvola attorno0
ai suoi fianchi. Buffy represse a stento l’impulso di coprirsi. Lui
la stava fissando come se fosse la cosa più bella che avesse mai visto.
Un ciuffo di capelli vcastani gli ricadeva sulla fronte, i suoi occhi sfavilllavano
riflettendo un fuoco interiore. Poi, chinandosi, la sollevò fra le
braccia e la strinse contro di se <<Dimmi che lo desideri>> le
ordinò. Non si era mai sentita così al sicuro, realizzò
lei. Il vago senso di disagio che provava per essere seminuda di fronte a
lui non aveva importanza. Niente aveva importanza all’infuori di quel
momento e di quell’uomo. Niente aveva peso all’infuori delle sensazioni
che le suscitava e della certezza che in quei sette anni non l’aveva
dimenticata. Gli accarezzò la faccia tracciandogli i contorni della
bocca e della cicatrice che gli solcava il sopracciglio. Rico0rdò la
rissa a cui aveva assistito tanti anni addietro. Tre ragazzi lo avevano assalito
alle spalle. Uno aveva estratto il coltello. Lei stava tornando a casa dall’emporio
e aveva visto tutto. Perfino adesso riusciva a sentire in bocca il sapore
metallico della paura. Prima che si fosse ripresa abbastanza da andare in
cerac di aiuto, William aveva atterrato due ragazzi e si era girato verso
il terzo, quello che aveva il coltello. Avevano lottato in silenzio. Il ragazzo
lo aveva ferito al sopracciglio, ma era stato il suo ultimo gesto offensivo.
con mossa fulminea William gli aveva sferrato un pugno micidiale facendolo
cadere a terra privo di sensi. Gli altri due avevano trascinato via l’amico
sconfitto. Senza riflettere, lei aveva tirato fuori un fazzoletto e gli si
era avvicinata. Aveva quindici anni all’epoca. una bambina. lui ne aveva
diciotto ed era un uomo in tutto e per tutto <<Che cosa stai pensando?>>
<<A come ti sei procurato questa cicatrice>> <<Sarei dovuto
stare più attento. Sapevo che mi stavano seguendo, ma tu mi avevi distratto>>
<<Sul serio?>> <<Oh, Buffy se solo sapessi tutta la verità>>
<<Non pensarci adesso. Per favore>> Non sapendo che altro fare,
Buffy lo baciò. Al primo tocco delle sue labbra William rafforzò
la stretta intorno a lei. Sentendola dischiudere la bocca, ritirò un
braccio in modo da farla scivolare contro di se. Il passato di dissolse lasciando
soltanto le sensazioni che li pervadevano. Con un gemito lui si lasciò
cadere sul letto sollevandola a cavalcioni su di se <<Paura?>>
le chiese <<Naturalmente no>> <<Sei sempre stata una pessima
bugiarda>> Afferrando un capo del nastro che le chiudeva il copribusto,
William sciolse il fiocco <<La prima volta fa male>> la avvisò
incontrando i suoi occhi. Lei deglutì <<Non importa>> <<Ho0
sentito dire che le donne possono avvertire una leggera pressione o un grande
dolore. Non saprei dirti che cosa proverai tu>> <<Non puoi fare
in modo che io non provi dolore?>> <<Vorrei averne la possibilità.
Farei qualunque cosa per te, Buffy>> <<Lo so. Cercherò
di mostrarmi coraggiosa>> <<Non devi spaventarti. Non ti sto chiedendo
di prendere una medicina. Ne varrà la pena te lo assicuro>> Buffy
ne dubitava. Anya non aveva mai accennato a un eventuale dolore. Anzi non
aveva mai detto un granchè, limitandosi a farle notare con aria compiaciuta
che si trattava di una cosa che con ogni probabilità lei non avrebbe
mai sperimentato. Dopo averle sfilato il copribusto, William si accinse a
slacciarle il busto. Non vedeva l’ora di dirlo a Anya. Sarebbe rimasta
talmente sorpresa, che con ogni probabilità...... Fu in quel momento
che sentì il busto caderle di dosso. Abbassò lo sguardo su di
se e arrossì. Era stata così intenta a immaginare la reazione
di sua sorella, che non aveva prestato attenzione a quello che stava facendo
William <<I miei indumenti>> protestò <<Non ti serviranno.
Non aver paura>> mormorò lui facendola rotolare sul letto. Nella
manovra Buffy perse le scarpe. Mentre si allungava sul materasso, si sforzò
di non pensare al fatto che indossava solo la camiciola, i mutandoni e le
calze. Si sforzò anche di ignorare il tremito che le scuoteva le membra
<<Non aver paura>> ripetè lui <<Non ho paura>>
<<Si che ce l’hai. Preferisci tenere addosso il resto della biancheria?>>
<<Posso? Sarebbe meraviglioso. non mi sentirei tanto vulnerabile>>
<<Non è un problema>> <<Sei molto gentile a .......>>
La bocca di lui le si abbassò su un capezzolo cancellandole dalla mente
ogni pensiero coerente. La sensazione era identica a quella che ricordava
di aver provato quella famosa sera a casa sua. Solo che questa volta si trattava
di una carezza infinitivamente più audace. E questa volta lei non doveva
preoccuparsi di cadere giu dalle scale. Poteva avvinghiarsi a lui e abbandonarsi
completamente <<William.......>> sussurrò. Rialzando la
testa dalla seta bagnata, lui si puntellò su un gomito <<Sei
talmente bella. Molto più bella di quanto non avessi mai immaginato>>
Quelle parole la rasserenarono, nonostante l’intenso calore causato
dalle sue dita che le indugiavano ancora sul seno <<come ti senti?>>
<<A meraviglia. Avverto un fremito dentro di me>> <<Sei
tutta rossa>> <<Be fa caldo in questa stanza>> <<Colpa
di tutto quello che hai addosso>> <<Oh>> Una rapida occhiata
le confermò che la sua camiciola era diventata trasparente <<Pensi
che se me la togliessi starei meglio?>> <<Indubbiamente>>
<<Va bene>> Buffy posò le mani sul fiocco annodato sul
seno>> <<Lascia fare a me>> Dopo averle sfilato la camiciola
e senza lasciarle il tempo di incrociare le braccia sul petto, William le
prese l’altro capezzolo fra le labbra, per poi farle scivolare la bocca
sullo stomaco. Nell’attimo in cui raggiunse il cinturino dei mutandoni,
lei pensò di respingerlo. Toccarla in altri posti andava bene, ma li
era tutto un altro paio di maniche. Era inammissibile, lo sapevano tutti.
Tuttavia, mentre le faceva scorrere le dita lungo le cosce, si meravigliò
di trovarlo piacevole quanto le carezze sul petto. Spalancò gli occhi.
William non la stava guardando; seguitava ad accarezzarla con una stupefacente
concentrazione costringendola a riabassare le palpebre in preda all’estasi.
Era sbagliato, si disse. Doveva esserlo. Una cosa corretta non poteva esere
tanto piacevole. Doveva dirgli di amettere <<William, ho caldo>>
<<Forse staresti meglio se ti togliessi i muatndoni>> Lei aprì
gli occhi <<Credi?>> Lui annuì con la massima serietà
mentre le sfilava i mutandoni lasciandole soltanto le giarrettiere e le calze.
Poi ci furono solo tensione e calore, la necessità di emergere dall’abisso
in cui stava precipitando. solo dopo che fu di nuovo in grado di connettere
e di sussurrare il suo nome, solo dopo che le lacrime le rotolarono sulle
tempie, William smise di accarezzarla e la strinse a se. poi a una a una le
tolse le forcine e le sciolse le trecce, finchè i capelli non le ricaddero
a ventaglio sulle spalle e la schiena. Con l’altra mano si sbottonò
il panciotto e la camicia e le avvicinò le dita al petto <<Toccami
Buffy>> Il primo pensiero che le sfrecciò nella mente fu che
tutto a un tratto si sentiva troppo timida per acconsentire. Ma quando lui
le posò un bacio sulla sommità del capo, ricordò a se
stessa che lui era William e che avevano appena condiviso la più incredibile
esperienza della propria vita. Inoltre desiderava toccarlo da anni. Gli insinuò
la mano sotto la camicia. Aveva la pelle calda e levigata. Abbassando le palpebre,
si abbandonò a quelle nuove sensazioni. L’odore di pulito del
suo corpo, l’ansito del suo respiro, il calore generato dalle loro membra.
Infine si puntellò su un gomito per tirargli fuori la camicia dai pantaloni.
Chinandosi su di lui, gli baciò una guancia. I capelli le caddero in
avanti simili a una manto di seta isolandoli dal resto del mondo. Lo sentì
muoversi per la frazione di un secondo e quando gli scese con una mano lungo
il torace, non incontrò l’ostacolo dei pantaloni. rialzò
la testa e lo fissò. William aprì gli occhi <<Ti desidero>>
bisbigliò facendola mettere supina. Dopo essersi sbarazzato del resto
dei suoi abiti, le si inginocchiò accanto. Buffy gli appoggiò
le labbra sul petto. Aveva un sapore leggermente salato. Mentre la sua bocca
gli sfiorava la pelle, lui le intrecciò le dita fra i capelli e le
sollevò la testa <<Sono al limite della sopportazione>>
mormorò <<Bene>> gli sorrise lei, ma William non le restituì
il sorriso <<Voglio di più Buffy. Voglio stare dentro di te>>
<<Anch’io voglio sentirti dentro di me>> <<Ne sei
sicura?>> Lei annuì <<Che cosa devo fare?>> Dopo
averla fatta sdraiare, William le si insinuò fra le cosce. A poco a
poco la penetrò. All’improvviso si immobilizzò. Buffy
avvertì una lieve pressione. Senza lasciarle il tempo di resgire, lui
affondò ancora di più. Un grido le salì alle labbra più
di sorpresa che di dolore <<Buffy?>> <<Sto benissimo. Sul
serio>> Borbottando qualcosa di incomprensibile, William la circondò
con le braccia e le schiacciò la bocca con la propria. Prese a muoversi
in lei, il respiro affannoso. La fitta tra le gambe si trasformò in
un altra sensazione, una sensazione simile a quella provata poco prima. Stava
per succedere di nuovo? Possibile? Così presto? Si, stava precipitando
ancora una volta. Avrebbe dovuto distogliere lo sguardo, lo sapeva. Avrebbe
dovuto chiudere gli occhi, ma le fu impossibile. Per assurda che fosse, sentiva
la necessità di non nascondergli nulla di se stessa. Perciò
si sforzo di tenere le palpebra alzate anche quando i muscoli le si contrassero
e lei si sentì di nuovo innalzare verso la superficie. Anche quando
lui si irrigidì di colpo e mormorò il suo nome. Solo quando
si allungarono fianco a fianco sotto il copriletto, Buffy si lasciò
sfuggire un sospiro e si permise di abbassare le palpebre. Appoggiandogli
la testa sul petto, percepì i battiyi del suo cuore. Non aveva mai
provato un simile senso di appagamento e di intimità. Quasi fossero
state le uniche due persone al mondo <<Lo fanno tutti?>> bisbigliò.
Lui ridacchiò <<Tutti lo fanno in continuazione. Sopratutto le
coppie sposate>> <<E’ questo che hai fatto con Laurie?>>
<<Perchè me lo chiedi?>> <<Perchè adesso ha
più senso. Non avevo mai capito perchè gli uomini desiderassero
andare a trovare.....bè sai, quel tipo di donne. Ma chi non pagherebbe
un dollaro per una cosa così meravigliosa?>> <<Buffy!>>
Lei gli accarezzò il viso <<Avevi mai desiderato farlo prima?
Con me, voglio dire>> <<Oh si. Sempre>> <<Sempre?Quante
volte lo fa la gente?>> <<tutte le volte che vuole>> <<Sul
serio? Quindi possiamo rifarlo? Subito?>> William sorrise <<Sarai
la mia morte>> <<Perchè?>> <<Taci. Credevo
che volessi rifarlo>> Buffy aveva un’altra domanda sulla punta
della lingua, ma nell’attimo in cui le chiuse le dita attorno a un seno,
ogni altra cosa le si cancellò dalla mente.
William si svegliò in preda a un brutto presentimento. Prima ancora
di sollevare le palpebre intuì che Buffy aveva lasciato il letto. Non
voleva aprire gli occhi per vedere dove fosse andata. Non voleva sapere se
si era vestita o era ancora deliziosamente nuda. Si rifiutava di ammettere
che era l’alba e che la notte era irrimediabilmente fuggita. Rimase
immobile respirando profondamente come se, fingendo di dormire, potesse trattenere
quanto avevano condiviso. quelle poche ore avevano operato un totale cambiamento.
Lei era troppo innocente per immaginarlo, ovviamente. Dava per scontato che
tutti provassero la stessa passione che era divamapta fra loro. Niente di
più falso. Lui era stato con altre donne, ma non aveva mai sperimentato
quello che aveva conosciuto con Buffy. Forse perchè l’aveva desiderata
da quando riusciva a ricordare. O forse il destino gli aveva giocato un tiro
crudele legandolo all’unica donna che non avrebbe mai potuto avere.
un suono sommesso catturò la sua attenzione. Un lieve sospiro. Aramandosi
di coraggio per affrontare l’inevitabile pena, si tirò su e aprì
gli occhi. Di fronte alla finestra Buffy stava guardando fuori. I lunghi capelli
biondi le ricadevano sulla schiena e si era avviluppata nel copriletto, segno
evidente che non si era ancora vestita. Tuttavia non un fremito lo percorse.
Non ci sarebbe stato alcun fuoco fra loro quella mattina solo angoscia. alzandosi
dal letto, le si avvicinò. Senza soffermarsi col pensiero sul fatto
che lei avrebbe potuto odiarlo, la circondò con le braccia e aspirò
l’odore famigliare del suo corpo. Lei si abbandonò contro di
lui <<il sole è appena sorto>> mormorò <<Ma
la gente è gia in giro>> William portò lo sguardo in direzione
dell’orizzonte. Il primo raggio di sole rischiarava la città
addormentata. Buffy aveva ragione. Il signor Greeley si stava dirigendo verso
la sua macelleria <<Lo sanno>> la udì bisbigliare con voce
rotta. Rimpianto. Ecco che cosa aveva temuto di più, che lei rimpiangesse
la notte che avevano trascorso insieme. Pur avendolo previsto, si sentì
stringere il cuore. Indietreggiò di un passo <<Se ti sbrighi,
riuscirai ad arrivare a casa senza che nessuno ti veda>> <<no,
è troppo tardi>> Mentre scuoteva la testa, alcune ciocche le
svolazzarono leggermente intorno al viso. William avrebbe voluto toccargliele,
accarezzarla, qualunque cosa per arrecarle un pò di conforto. Ma gli
fu impossibile. Buffy aveva ragione. Era troppo tardi. Per tutti e due. Si
meravigliò nel sentirsi assalire da un moto di collera <<Avresti
dovuto pensarci prima. Sei stata tu a voler salire a tutti i costi nella mia
stanza. Sei stata tu a volere uno scandalo. Perchè ti meravigli, ora
che hai raggiunto il tuo scopo? E’ naturale che ci sia un prezzo da
pagare. C’è sempre>> <<Almeno così siamo pari>>
Posandole le mani sulle spalle, William la fece voltare verso di se <<Che
cosa significa?>> <<Stamattina riceverò il meritato castigo.
dovresti rallegrartene. Stamattina pagherò finalmente per le cose che
ti ho detto sette anni fa>> <<Tu credi che fosse questa la mia
intenzione? Pensi che ti abbia portata a letto per punirti di quanto mi hai
detto?>> <<No, naturalmente. Una punizione non sarebbe stata così
dolce. Ma puoi sosotenere in tutta onestà che quell’idea non
ti abbia mai sfiorato la mente? Puoi davvero affermare che mentre salivamo
quelle scale una piccola parte di te non si sia segretamente compiaciuta al
pensiero di quello che avrei dovuto affrontare stamattina?>> <<Mai>>
<<Vorrei poterti credere. Riesci sinceramente a perdonarmi, William
Kincaid? Sei in grado di dimenticare il passato?>> era sempre stata
bella, ma quella mattina con la pelle che emanava ancora il profumo dei loro
amplessi notturni, le guance leggermente arrossate e le labbra tremanti, l’aggettivo
bella non cominciava neanche a desciverla. Era l’unica donna che lui
avesse mai amato. Gli aveva spezzato il cuore e mandato la vita in frantumi.
Aveva individuato la sua debolezza più grande e se n’era approffitata.
Amarla era sempre stato facile, ma perdonarla? <<Lo sospettavo. Non
sei capace di perdonarmi. Pazienza. Neanch’io sono capace di perdonare
me stessa>> Scostandosi da lui, Buffy sedette sulla poltrona accanto
alla finestra. Il copriletto che si stringeva addosso la faceva apparire giovane
e vulnerabile <<Ti amavo. So che non mi credi, ma giuro che ti amavo
più di qualsiasi altra cosa nella mia vita. quella mattina fu spaventoso.
Avevo sentito dire che una ragazza era stata selvaggiamente picchiata. Anya
non parlava d’altro. Mio padre sapeva che accusavano te. Era indignato,
diceva delle cose terribili. Mi spaventò a morte. Xander venne da noi
e mi mise al corrente di tutti i particolari. Fu lui a dirmi che venivi ritenuto
colpevole di quel tentato omicidio>> William si avvicinò alla
poltrona posta di fianco al caminetto e vi si lasciò cadere senza prendersila
briga di infilarsi i pantaloni <<Io ero sicura delle tua innocenza.
Poi Xander prese da parte mio padre e lo informò che tu avevi ammesso
di essere stato con Laurie. Che l’avevi pagata per fare quelle cose.
Eravamo fidanzati, William. Tu dichiaravi di amarmi, ma avevi confessato di
essere stato con una......una prostituta>> <<Ti ho gia spiegato
il perchè>> <<Lo so. Ma quelle spiegazioni mi occorrevano
sette anni fa, non il mese scorso>> <<Avresti dovuto avere fiducia
in me>> <<Può darsi>> Buffy alzò lo sguardo
su di lui, le ciglia imperlate di lacrime <<Ero distrutta al pensiero
che tu fossi stato con un’altra. Allora non capivo le necessità,
le esigenze di un uomo. Ignoravo fino a che punto fosse meraviglioso e perchè
non volessi farlo con me>> <<eri tu quella che desideravo, maledizione!
Eri tu quella di cui ero innamorato>> <<volevo crederti. Quando
ci incontrammo al ruscello, desideravo sentire che eri innocente. Ho atteso
a lungo che tu mi spiegassi perchè eri stato con Laurie. Ma tu non
hai detto una parola>> <<Non immaginavo che lo sapessi. Non era
una cosa di cui andassi troppo fiero>> <<Pensai che, se mentivi
su quello, era probabile che mentissi anche su tutto il resto. Ora capisco
che avevo paura di crederti. Se ti avessi creduto veramente innocente, ti
avrei difeso schierandomi dalla tua parte. Non potevo farlo. Avevo troppa
paura. Paura di quello che avrebbe detto mio padre. Paura di ciò che
Laurie era stata capace di darti ed io no. Avevo paura di tutto>> <<Ti
saresti potuta limitare a confessarmelo>> <<Lo so. Ma sapevo che
in tal caso tu mi avresti convinta. Ne sei sempre stato capace>> <<Non
abbastanza>> <<Non intendevo dirti quelle cose spaventose. Mi
sono uscite di bocca di loro spontanea volontà>> Seguì
un lungo silenzio durante il quale tutti i suoi demoni tornarono ad assalirlo,
riportandogli alla memoria le parole crudeli di quel giorno lontano. Non lo
amava, non lo aveva mai amato. Lei era Buffy Summers, sapeva chi era suo padre.
Lui non era che quel bastardo di William Kincaid <<Mi dispiace>>
la udì sussurrare <<Perchè ti importa tanto degli altri?
Perchè diavolo ti curi di quel che pensa la gente? Quale potere esercita
su di te? Dimmelo, accidenti!>> Buffy aprì due volte la bocca
prima di riuscire ad emettere un suono <<Non posso>> <<Si
tratta di me? Di tua sorella? Di Xander?>> Lei scosse la testa <<No,
non si tratta di nessuno di voi. E’ colpa mia. E’ sempre stata
colpa mia>> Chinò la testa e i capelli le ricaddero in avanti
nascondendole il viso. William non voleva sapere che stava piangendo. Nonostante
il dolore, nonostante tutto, le sue lacrime lo avrebbero annientato. <<Buffy......>>
<<no! Vuoi sapere il perchè?>> Attese una risposta che
non venne <<Non puoi cambiare idea adesso, William . Ti confesserò
tutto>> Trasse un profondo respiro <<Un giorno, quando avevo circa
nove anni, tornai a casa prima da scuola perchè non mi sentivo bene.
Andai in cucina, come sempre, e udìì delle voci provenienti
dal salotto. Erano le voci di mio padre e di un altro uomo. sgattaiolando
lungo il corridoio, vidi che era presente anche mia madre. A un tratto tutti
cominciarono ad urlare. Le grida erano così forti, che in un primo
momento non riuscìì ad afferrare le parole. Poi compresi. Mia
madre intendeva andarsene con quell’uomo. Voleva portare con se Anya
e me, ma mio padre non glielo permise. le rivolse gli epiteti più osceni>>
Buffy prese a dondolarsi avanti e indietro. Lui desiderò avvicinarsi
e consolarla. Sopratutto desiderò impedirle di continuare a pronunciare
delle parole che evidentemente la facevano soffrire in modo indicibile. Ma
non poteva farlo. Egoisticamente doveva sapere che cosa avesse dettato il
suo comportamento, perchè non avesse esitato a distruggere entrambi
<<A un certo punto non riuscii più a sopportarlo, perciò
corsi fuori e rimasi nascosta fino all’ora normale dell’uscita
da scuola. Feci giurare ad Anya di non dire a nessuno che me ne ero andata
prima>> Rovesciando la testa, Buffy portò lo sguardo sul soffitto.
Un’unica lacrima le rotolò sulla tempia scivolandole fra i capelli
<<Nostro padre ci disse che era morta>> <<Tua madre?>>
Lei annuì <<Ci spiegò che era accaduto all’improvviso,
che era caduta dalle scale. In un primo momento pensai che l’avesse
uccisa. Quando portarono la bara, ne fui sicura. Quella notte scesi di soppiatto
al piano di sotto e sbirciai dentro la cassa. Era vuota. Due giorni più
tardi seppellimmo una bara vuota e da allora in poi lui parlò di mia
madre come se fosse veramente morta>> <<Non l’hai più
rivista?>> <<No. Cercai di spiegare a Anya come stessero effetivamente
le cose, ma lei si rifiutò di ascoltarmi. Una volta mi hai chiesto
quando si fosse trasformata da un indiavolato maschiaccio, in una bambina
ammodo. Fu il giorno in cui seppellimmo quella bara. Penso che sapessimo tutte
e due che se mai avessimo fatto qualcosa di male, per nostro padre saremmo
morte. Morte e sepolte. Eravamo così piccole. Non dimenticammo mai
la lezione. Anche se Anya rifiuta di parlarne io so che ricorda>> William
non ebbe coscenza di alzarsi e di attraversare la stanza, ma tutto a un tratto
lei fu fra le sue braccia, stretta al suo petto. I suoi singhiozzi risuonarono
nel silenzio mattutino, le sue membra furono percorse da un fremito irrefrenabile
<<Calmati, Buffy. Nessuno ti farà più del male>>
le bisbigliò all’orecchio. E subito dopo realizzò di essere
disposto a fare qualsiasi cosa per mantenere quella promessa. Lei sollevò
il viso inondato di lacrime <<Ma non vedi? Ho finalmente compreso. Mia
madre aveva un amante. Papa era un uomo così difficile e severo. Io
mi ero sempre chiesta perchè tenesse tanto alla nostra reputazione,
ma via via che crescevo ho cominciato a capire. Eppure alla fine tutti i suoi
sforzi sono risultati vani>> Anche se intuì che cosa fosse in
procinto di dire, lui non riuscì a impedirglielo. Quando le premette
le dita sulla bocca, lei gliele allontanò con un gesto spazientito
<<Sono esattamente come lei. Anch’io mi sono presa un amante.
E per quanto papà fosse insopportabile, avere un amante è una
cosa malfatta non credi? Sono rovinata, proprio come lei. Solo che io non
posso essere morta per il mondo. Devo affrontarlo. La signora Joyce mi aveva
avvertito. Mi aveva fatto notare che se avessi perso la mia reputazione non
avrei più potuto riacquistarla e aveva ragione.>> <<No,
non sarai mai come lei. Te lo giuro, te lo giuro>> William prese ad
accarezzarle i capelli per tentare di confortarla. Nel momento in cui i loro
corpi aderirono l’uno all’altro ricordandogli la loro nudità,
una fiammella di desiderio si accese in lui. La ignorò. In quel momento
l’unica cosa che contasse era Buffy e ciò che le aveva fatto.
Nel medesimo istante in cui lei aveva varcato la soglia dell’albergo,
aveva intuito che intendeva distruggere la sua reputazione. Se l’avesse
lasciata lì e fosse tornato in ufficio, il suo piano sarebbe andato
a monte. Dopo matura riflessione sarebbe ritornata in se. Ma lui non le aveva
lasciato il tempo di riflettere. Era stato talmente felice di vederla, così
ansioso di baciarla e di stringerla a se, che non aveva pensato che a se stesso
e a ciò che desiderava. Quella incresciosa situazione era colpa sua
e doveva porvi rimedio. Chiudendole il volto fra le mani, le asciugò
le lacrime con i pollici e sorrise <<Risolverò tutto quanto sta
tranquilla>> <<E come?>> <<Vestiti>> <<Che
cosa intendi fare, William?>> <<si tratta piuttosto di quello
che farai tu>> <<E cioè?>> <<Mi sposerai>>
Uscendo dalla chiesetta sconosciuta dove un pastore sconosciuto li aveva uniti
in matrimonio, Buffy pensò che erano finalmente marito e moglie......sette
anni troppo tardi. William non le aveva perdonato quanto era accaduto fra
loro in passato. Che quelle nozze fossero una raffinatissima forma di vendetta?Intendeva
farle pagare un prezzo per il resto della sua vita? Oppure il loro matrimonio
costituiva una seconda possibilità? Avrebbero avuto il tempo di imparare
a conoscersi e forse, di innamorarsi di nuovo? L’averlo sposato per
salvare la propria reputazione significava che era destinata a una perenne
infelicità? La signora joyce che insieme a bonnie, aveva assistito
alla brevissima cerimonia, si schiarì la voce <<Se preferite
non accettare la mia proposta, vi capirò ma ho intenzione di farvela
lo stesso>> Fece una pausa. Non avendo la più pallida idea di
quello che sarebbe seguito, Buffy scoccò un’occhiatata a william.
Lui si limitò a scrollare le spalle <<Sarebbe più semplice
spiegare alla gente che voi due avete lasciato Landing ieri sera e non stamattina.
Se capite quel che voglio dire>> aggiunse Joyce con un cenno significativo
in direzione di Buffy. In un primo momento lei non capì. poi, di colpo,
comprese. Joyce stava proponendo di spargere la voce che si erano sposati
prima che lei trascorresse la notte nella stanza d’albergo di William.
Una bugia che avrebbe contribuito enormemente a salvaguardare la sua reputazione.
Attese invano che lui le fornisse un indizio di ciò che stava pensando.
Spettava a lei decidere se iniziare la loro vita con una menzogna o con una
completa onestà. Si rivolse alla signora Joyce <<Niente bugie>>
dichiarò <<Che pensino quello che vogliono. Non ho paura>>
‘non ho paura’. Paole facili da pronunciare quando si trovavano
ancora a due ore di strada da Landing, pensò William. Molto meno credibili
adesso che, dopo aver attraversato la città con tutti gli sguardi puntati
su di loro, si stavano dirigendo verso la periferia. La grande villa si stagliava
nella luce morente. La casa del vecchio Summers, pensò. Vi sarebbe
vissuto, ma non sarebbe mai stata la sua casa, lo sapeva. buffy gli aveva
rivolto a stento la parola per tutto il tempo in cui si erano trattenuti all’albergo
per ritirare la sua roba e quella di Bonnie. Alice, la cameriera, si era offerta
di dar loro una mano e per fortuna la presenza di una terza persona aveva
allentato un tantino la tensione. Ma chi l’avrebbe fatto quella sera?
e lui dove avrebbe passato la notte? Nel letto di Buffy? O in un altro da
solo? <<siamo arrivati?>> domandò Bonnie dal sedile posteriore
del calesse che William aveva noleggiato. Balzò in piedi facendolo
oscillare leggermente <<Oh si. Staremo qui per sempre?>> Lui non
seppe cosa risponderle. Aveva sempre avuto intenzione di non fermarsi a Landing
più di un anno. Ma era sposato adesso. Poteva ancora pensare di andarsene?
Lo desiderava? <<Posso avere una stanza tutta per me?>> aggiunse
Bonnie <<ma certo. Ti lascerò perfino scegliere quella che preferisci>>
ribattè buffy <<E saremo una vera famiglia? La mia mamma mi aveva
sempre promesso che avrei avuto una vera famiglia>> <<Faremo del
nostro meglio, Bonnie>> le sorrise lei. william si chiese se il loro
meglio sarebbe stato sufficiente. Saltando a terra girò intorno al
calesse e tese le braccia a Buffy. Come lei gli posò le mani sulle
spalle, l’abbassò lentamente al suolo. Per la frazione di un
istante i loro occhi si incontrarono. Lui le frugò lo sguardo per tentare
di capire i suoi sentimenti. Scorse apprensione e timore. Si affrettò
a girare la testa rifiutandosi di sapere quali altre emozioni lasciassero
trapelare quelle profondità verdi. Non si sentiva abbastenza forte
per affrontare il suo biasimo. Non ancora. Non quando aveva ancora il suo
sapore sulle labbra. Quasi aspettandosi di vedere saltar fuori il vecchio
Summers per sbarragli la strada, varcò la soglia alle spalle di Buffy
e Bonnie. La casa era fredda e buia all’interno. Si percepiva un vago
sentore di muffa nell’aria, come se lepulizie gioranliere non fossero
sufficienti a mascherare il fatto che vi abitava una sola persona. mentre
buffy si toglieva lo scialle e il cappello, Bonnie saltellava impaziente ai
piedi delle scale <<Va pure>> rise lei <<Sali a scegliere
la tua stanza>> <<So gia quale voglio>> ribattè la
bambina correndo su per le scale. William mise giù la sua valigia e
il bauletto che conteneva le cose di Bonnie <<Sai quale sceglierà?>>
<<Penso di si. C’è una stanza d’angolo dalla forma
asimmetrica, da cui si gode la vista del bosco. Ho sempre avuto l’impressione
che fosse quella che le piaceva di più>> <<e’ vicina
alla tua?>> <<No, è dalla parte opposta. Io ho una stanzetta
da questo lato>> Una stanzetta. con uno stretto letto verginale. William
osservò la costosa carta da parati acquistata a St. Louis o forse perfino
a New York. Il pavimento sotto i suoi piedi scintillava, il mobilio era solido
e imponente. Gli era difficile credere di trovarsi a meno di un chilometro
dalla cameretta al di sopra del saloon nella quale era cresciuto. Quella non
era la sua casa, era la casa di Buffy. Per la centesima volta quella mattina
si chiese perchè avesse accettato di sposarlo e che cosa avesse fatto
lui alla scadenza del contratto. <<c’è una stanza molto
grande per gli ospiti in cima alle scale>> Lui si volse a guardarla.
Si stava fissando le mani come se l’impresa di sfilarsi i guanti richiedesse
tutta la sua concentrazione. Una grande stanza degli ospiti, con un letto
altrettanto grande. Se avessero diviso quel letto, lui non avrebbe saputo
impedirsi di fare l’amore con lei notte dopo notte. Un nodo gli serrò
la gola. Se avessero diviso quel letto, Buffy avrebbe finito per restare incinta.
E alla scadenza del contratto lui sarebbe stato costretto a restare. Non avrebbe
mai abbandonato suo figlio. Studiò le sue spalle nude che emergevano
dall’abito di Worth. ricordò la sensazione suscitata dalla sua
pelle sotto le dita, il calore del suo corpo premuto contro di lui. Se fosse
rimasto, lei lo avrebbe distrutto. Vivere con lei sapendo che non lo amava
lo avrebbe logorato a poco a poco. Aveva sempre desiderato amare Buffy Summers
ed essere amato da lei. Al pari della stragrande maggioranza degli uomini,
si struggeva per l’unica cosa che non avrebbe mai potuto avere. Avrebbe
potuto possedere il suo corpo, ma quando l’avesse tenuta fra le braccia
avrebbe saputo che non si fidava di lui ne riteneva che fosse degno di lei.
Che lo aveva sposato per evitare uno scandalo. Afferrò la valigia <<Dormirò
nella stanza accanto a quella di Bonnie>> dichiarò ignorando
il suo sussulto sbalordito. Evitando i suoi occhi, si diresse verso le scale
<<E’ meglio che le stia vicino. Soffre di incubi, a volte>>
Buffy si impose di non piangere, tirò su col naso e battè un
piede per terra. Le lacrime non erano mai servite a niente. Inoltre le avrebbero
arrossato il naso e gonfiato gli occhi. Non che William ci avrebbe fatto caso.
Non voleva nemmeno dormire nel suo stesso letto. Anche se il bruciore sotto
le palpebre si accentuò, decise di ignorarlo. Che cosa era successo?
Che cosa aveva fatto per mandarlo in collera o sconvorgelo fino a quel punto?
La notte appena trascorsa era stata talmente, talmente.........strinse le
mani davanti a se ed espirò lentamente.......talmente stupenda. Non
aveva mai immaginato che esistessero sensazioni del genere, che tutto il suo
corpo potesse essere pervaso da un così delizioso piacere. Tuttavia
doveva aver commesso un errore. Lo aveva offeso o messo in imbarazzo con il
suo entusiasmo? Doveva pur esserci un motivo se lui non voleva dividere il
suo letto. Non lo avrebbe mai saputo senza chiederglielo e avrebbe preferito
venire flagellata sulla pubblica piazza piuttosto che sottoporsi a una simile
tortura. Fissò imbronciata la grande cesta che un ragazzo aveva consegnato
pochi minuti prima. Conteneva una cena fredda e una bottiglia di champagne
francese, accompagnate da un biglietto in cui la signora Joyce augurava loro
ogni felicità. Buffy fece scorrere un dito lungo la bottiglia. Era
ancora fredda e minuscole goccioline imperlavano il vetro. non aveva mai bevuto
champagne in vita sua e si chiese se avesse un sapore migliore del cognac
che William le aveva offerto la sera precedente. ‘Non pensarci’
si ordinò, poi scosse la testa. Come sarebbe stato possibile? Avvertiva
ancora il magico tocco delle sue dita. Non doveva nemmeno chiudere gli occhi
per vederlo torreggiare su di lei, il volto alterato dalla passione, l’ampio
petto nudo così vicino, così........Un colpo bussato alla porta
posteriore la trasse dalle sue fantasticherie. prima che avesse la possibilità
di andare ad aprire, la porta si spalancò e Xander varcò la
soglia. Benchè vestito di tutto punto, aveva la giacca sbottonata e
il cappello di traverso. Due chiazze violacee gli macchiavano gli zigomi e
tutte le fiamme dell’inferno sembravano ardere nei suoi occhi. Lei indietreggiò
istintivamente <<Che sorpresa Xander>> <<E’ stata
una sorpresa anche per noi, Buffy>> Parlava con voce bassa e faticosamente
tenuta sotto controllo <<Che cosa stai facendo qui?>> <<Sono
venuto ad accertarmene di persona>> ribattè lui avanzando nella
stanza. La percorse con uno sguardo di riprovazione inducendola a rendersi
conto che indossava ancora l’abito fi Worth <<hai l’aspetto
di una sgualdrina>> aggiunse togliendosi il cappello <<Come osi?>>
<<come oso io? hai disonorato la nostra famiglia più di una volta.
ti ho considerata spesso una prova a cui nostro Signore voleva sottoporci
e ho sopportato il tuo indegno comportamento con cristiana rassegnazione.
Ma questa volta........questa volta hai superato ogni limite>> Buffy
aprì la bocca per ribattere, ma non riuscì a trovare parole
adeguate. Come osava accusarla di aver oltrepassato ogni limite, mentre solo
il giorno innanzi le aveva proposto di provvedere alle sue necessità?
<<Non ho fatto niente di male>> riuscì infine a ribattere
<<Oh Buffy, non aggiungere la menzogna al gia lungo elenco dei tuoi
peccati. vorresti forse negare di aver passato la notte con quell’uomo?
Nella sua stanza d’albergo?>> Lei si sentì avvampare. no,
non poteva negarlo <<Sono una donna sposata>> <<Hai sposato
Kincaid? Quel lurido bastardo?>> <<Ti proibisco di insultare mio
marito. Che ti piaccia o no, adesso è tuo cognato. Ti consiglio di
abituarti all’ idea>> <<Mai!>> Xander le si avvicinò
ancora di più afferrandole il braccio <<Sei diventata un’estranea
per me, Buffy. Come per tua sorella. La sua vergogna è così
grande, che stamattina non è riuscita ad alzarsi dal letto>>
‘Se fossi costretta ad avere rapporti intimi con lui tutte le notti,
neanch’io vorrei affrontare un nuovo giorno’ pensò lei.
Cercò di divincolarsi, ma la sua stretta era incredibilmente forte
<<non m’importa ne di Anya ne della sua vergogna. Mi ha minacciata
per l’ultima volta. Mi rifiuto di lasciarmi intimidire ancora da lei.
Ne da lei ne da te Xander. Ho la mia vita, che ora comprende un marito e una
figlia>> <<figlia? Una figlia? Hai intenzione di ospitare quella
progenie di Satana sotto il tuo tetto? Non lo permetterò>> Buffy
liberò il braccio con uno strattone <<Posso ricordarti che questa
non è casa tua?>> <<E io posso ricordarti che sono un uomo
di Dio? Il Signore è dalla mia parte>> <<Non credo, Xander.
Non questa volta>> Un tremito aveva cominciato a percorrerle le membra,
ma era dovuto alla collera, non alla paura <<William è mio marito.
E bonnie è mia figlia come se la avessi messa al mondo io. Mi aspetto
che tutti e due vengano trattati con rispetto e cortesia. In caso contrario,
non ti considerò più un membro della mia famiglia>> Xander
allungò una mano verso di lei. Ma invece di colpirla come aveva immaginato,
gliela posò sulla gola. Senza premere troppo, però. Un brivido
le serpeggiò lungo la spina dorsale. C’era qualcosa di stramìno
nella sua espressione. Un che di brutale, di animalesco. <<Non ti azzardare
a sfidarmi. Ti distruggerò>> la minacciò <<Ora parli
proprio come Anya>> Le dita di lui aumentarono la pressione attorno
alla gola. D’istinto Buffy gli afferrò il polso con tutte e due
le mani e tirò con tutte le sue forze costringendolo a mollare la presa
<<Non farlo mai più>> gli intimò <<come preferisci,
Buffy>> Xander posò lo sguardo sulla profonda scollatura con
un sorriso lascivo sulle labbra <<ordinerò ai membri della mia
congregazione di boicottare il tuo emporio. Ti denuncerò pubblicamente
come una puttana, l’amante del bastardo di una puttana>> La sua
voce non si era alzata di un’ottava pronunciando quelle parole come
una sommessa cantilena. Un altro brivido le serpeggiò lungo la spina
dorsale. Alzando il mento, lo guardò direttamente negli occhi <<Fa
quello che ti pare. Non ho paura. Il mio è l’unico emporio di
Landing. Alcuni se ne terranno alla larga per causa tua, ma la maggior parte
non lo farà. Sono sempre stata onesta nei confronti degli abitanti
di questa città e ho sempre fatto pagare dei prezzi equi. Puoi gridare
e sbraiatare finchè vuoi contro di me, ma questo non cambierà
la verità>> <<La verità? La verità è
che sei stata a letto con quel bastardo>> <<Dopo che tu ti eri
offerto di provvedere di persona alle mie necessità, dannato ipocrita.
Sei il marito di mia sorella. Non venirmi a dire che sono io a peccare agli
occhi del Signore>> <<Mai! Mai!>> Xander dilatò le
pupille sbiancandosi in viso <<Bugiarda. Sgualdrina. Devi essere fermata!
Devi essere punita!>> Buffy lo fissò a bocca aperta. Non lo aveva
mai visto in quello stato. Il cuore le martellava in petto, mentre cominciava
a indietreggiare lungo la parete della cucina. Prima che riuscisse a schivarlo,
lui le afferrò un braccio <<E’ la volontà del Signore.
Devi essere puinita>> Alzò l’altra mano al di sopra della
testa inducendola a irrigidirsi in attesa delle percosse. A un tratto venne
violentemente allontanato da lei. Volò attraverso la cucina e sbattè
contro la porta posteriore, per poi crollare sul pavimento <<Se mai
vi azzarderete a toccare di nuovo mia moglie, vi ucciderò>> dichiarò
William a denti stretti <<Alzatevi schifoso essere immondo.....>>
<<William?>> Lui si volse a guardarla gli occhi simili a tizzoni
ardenti. Non a causa del fuoco della passione, bensì per qualcosa di
infinitivamente più oscuro, micidiale. Buffy non lo riconobbe. Ciononostante
si fidò di lui e gli corse al fianco <<Calmati, Buffy. Va tutto
bene>> Xander si rialzò lentamente <<La cosa non finisce
qui>> <<Vi ho avvertito. Il fatto che siate un uomo di Dio non
fa alcuna differenza per me>> Rivolgendogli un’occhiata torva,
Xander varcò incespicando la soglia. Dopo che se ne fu andato, lei
si lasciò sopraffare dal tremito e si aggrappò a William. Lui
la strinse a se <<All’inferno, Buffy, perchè non mi hai
chiamato?>> <<non mi è venuto in mente>> <<Perchè
no, buon Dio?>> <<Smettila di bestemmiare>> Spostando la
faccia sul petto di lui, lei aspirò il suo odore. Era venuto in suo
soccorso. Malgrado gli errori che doveva aver commesso la sera precedente,
teneva abbastanza a lei da volerla difendere <<Ti ha fatto del male?>>
Buffy scosse il capo <<Ne sei proprio sicura?>> Una delle sue
mani le si richiuse attorno a un braccio. Prima che riuscisse a soffocarlo,
un gemito le sfuggì dalle labbra. William la fece voltare verso il
lume posto sul tavolo di cucina e osservò i segni violacei. Avevano
la forma esatta delle dita di un uomo <<Avrei dovuto ucciderlo>>
borbottò <<Non è niente. Inoltre sei lo sceriffo. Non
puoi ammazzare la gente solo perchè ne hai voglia>> <<A
che cosa mi serve essere lo sceriffo se non sono nemmeno in grado di proteggere
mia moglie?>> Anche se Xander l’aveva spaventata con la sua brutalità
e preoccupata con le sue minacce, non aveva importanza. Studiò il viso
famigliare di William notando l’intensità del suo sguardo. Tutto
il suo corpo sembrava vibrare per il desiderio di vendetta. Buffy tornò
ad avvertire il bruciore sotto le palpebre, ma questa volta non era dovuto
alla tristezza e alla confusione, bensì alla felicità. William
abbassò lo sguardo su di lei <<Perchè mi guardi in quel
modo?>> <<Quale modo?>> <<come se il sorgere del sole
dipendesse da me>> <<Mi hai difesa>> <<Sei mia moglie,
Buffy. Che cosa volevi che facessi?>> <<nessuno aveva mai preso
le mie difese prima di stasera>> Lo sguardo di lui si fece così
intenso da costringerla ad abbassare gli occhi. Un silenzio profondo regnava
nella stanza, rotto soltanto dal ticchettio della pendola nell’ingresso.
Un paio di minuti prima gli era corsa accanto senza riflettere. adesso, a
solo un passo di distanza da lui, avrebbe voluto prenderlo fra le braccia,
aspirare il suo odore e sentire il suo calore. William l’aveva difesa
perchè era sua moglie. Se solo avesse saputo quanto fosse ansiosa di
interpretare completamente quel ruolo. Rimase immobile di fronte a lui, a
capo chino, il cuore stretto. I minuti si trascinarono lentamente. Infine
lui si fece da parte e portò lo sguardo alla cesta <<Che cos’è?>>
<<La signora Joyce ci ha mandato una cena fredda>> <<Ha
un’aria allettante. Vado a chiamare Bonnie>> Buffy lo seguì
con lo sguardo ascoltando il rumore dei suoi passi sulle scale. Quella sera
si sarebbe coricata sola nel suo letto, con i suoi ricordi come unica fonte
di calore. Una lacrima le rotolò lungo una guancia. non si trattava
soltanto del rifiuto di William di trascorrere la notte con lei, ma sopratutto
del fatto che il loro matrimonio era una farsa dal principio alla fine. Per
il momento vivevano sotto lo stesso tetto, ma cosa sarebbe successo quando
il suo contratto fosse scaduto? Si sarebbero separati? Avrebbero chiesto il
divorzio? Sembrava impensabile. Volgendosi verso la cesta, Buffy cominciò
a tirare fuori le pietanze. Non la preoccupava lo scandalo che avrebbe suscitato
la partenza di William. Si chiedeva invece come avrebbe fatto a sopravvivere
dopo averlo perso per la seconda volta in vita sua.
Buffy osservò l’emporio affollato. Erano passate tre settimane
da quando aveva sposato William, tre settimane dalla notte che avevano trascorso
insieme e tre settimane da quando Xander aveva minacciato di rovinarla. Per
il momento, però, le sue minacce erano risultate vane. Fin dal giorno
successivo al suo matrimonio, la gente era entrata per congratularsi con lei,
contrariamente al suo timore di venire disapprovata, sopratutto dalle più
fedeli sostenitrici di Anya. La signora Greeley aveva arricciato il naso borbottando
una frase scortese, un paio di donne avevano smesso di fare i loro acquisti
da lei, ma il resto della città sembrava avere accolto la notizia con
palese compiacimento <<Buffy, Buffy, vieni presto!>> Bonnie entrò
di corsa e si precipitò verso di lei <<E’ arrivato! E’
arrivato!>> <<Chi è arrivato?>> <<Il postale
con le merci. Pensi che ci siano anche i miei libri?>> alle consuete
ordinazioni Buffy aveva aggiunto dei libri di lettura facili facili. Da quando
aveva imparato a decifrare quelle parole semplici, Bonnie non vedeva l’ora
di leggere un’intera storia tutta da sola. Chinandosi su di lei, le
raddrizzò il collettino di pizzo <<Senza dubbio. Comunque andiamo
ad accertarcene di persona>> all’esterno una folla si stava gia
radunando attorno alla diligenza. L’unico passeggero stava scendendo,
spolverandosi gli abiti come se fosse stato costretto a dividere il sedile
con un carico coperto di sporcizia. Probabilmente era vero. Ogni centimetro
del veicolo traboccava di scatole, sacchi e barili. <<Dove sono?>>
domandò Bonnie sbirciando attraverso la calca <<Non li vedo>>
<<Saranno in una delle scatole. Sta tranquilla sono sicura che li hanno
mandati>> Alzando lo sguardo Buffy scorse William in piedi al suo fianco.
Faceva caldo, quel giorno. Era ormai primavera inoltrata e l’estate
era gia nell’aria. Lui non indossava che un panciotto nero sulla camicia
a righe bianche e azzurre. La stella d’argento gli brillava sul petto.
Era così alto e bello, forte e orgoglioso, ed era suo marito. un impeto
di gioia le gonfiò il petto <<Che cosa stai facendo qui?>>
<<Cerco sempre di trovarmi nei paraggi quando arriva la diligenza>>
Strano, pensò lei, non ricordava di averlo mai visto prima di allora.
Bonnie gli tirò una manica <<Ha portato i miei libri di lettura>>
<<Fantastico>> William le tirò la treccia e lei rise. le
piaceva vederli insieme, si disse Buffy. Sembravano andare così d’accordo.
Si capivano a vicenda. Le affinità del loro passato costituivano un
vincolo che lei non avrebbe mai potuto condividere, eppure non la facevano
sentire esclusa <<Avete visto che meraviglia?>> Quel grido la
indusse a riportare la sua attenzione sul postale. Tre alte piante venivano
scaricate dal settore destinato ai passeggieri. Le radici erano state avvolte
in iuta bagnata e collocate in tre grandi contenitori di metallo. Altra iuta
era avvolta attorno alle piante nascondendole quasi del tutto. Solo una magnifica
rosa faceva capolino dalla cima dell’imballo <<chissà chi
le ha ordinate?>> mormorò, ben sapendo di non essere stata lei.
La maggior parte della gente faceva le ordinazioni tramite l’emporio,
ma alcune persone telegrafavano direttamente a St. Louis <<io>>
William si fece strada attraverso la folla per avvicinarsi alle piante. Dopo
aver dato un’occhiata ai cartellini, cominciò a togliere la iuta.
Erano alte quasi quanto lui, con lunghi rami flessuosi che ricadevano fino
a terra. La moglie di un agricoltore emise un grosso sospiro <<Rose
rampicanti. Mia madre ne aveva di molto simili quando ero bambina. Erano il
suo orgoglio e la sua gioia. Io ho sempre pensato che fossero la cosa più
bella che avessi mai visto. Guardate il rosa acceso di quei boccioli>>
Buffy raggiunse il marito <<Per chi sono?>> <<Per la casa.
Ho pensato che ti sarebbe piaciuto piantarle a ridosso del portico. La stagione
è un pò troppo avanzata, ma sono robuste e attecchiranno. Forse
avrei dovuto interpellarti prima, ma volevo farti una sorpresa. Sono il mio
regalo di nozze>> Lei fece scorrere lo sguardo dai delicati boccioli
che ondeggiavano nella brezza all’uomo attraente che attendeva una reazione
al suo dono <<Sono stupende>> mormorò. william si spinse
il cappello all’indietro consentendole si vedere i suoi occhi. La circospezione
che vi lesse le fece venir voglia di piangere. O meglio, la indusse a desiderare
di buttargli le braccia al collo e baciarlo fino a fargli dimenticare ogni
cosa all’infuori delle meravigliose sensazioni che sembravano sempre
scaturire fra loro. Ma il brusio della folla le ricordò che non erano
soli. Avrebbe dovuto rimandare il suo impulso a più tardi. Fu solo
dopo che lui ebbe caricato le rose sulla parte posteriore del carro che Buffy
ricordò che anche quando fossero stati a casa non avrebbe potuto offrigli
i suoi baci. Benchè vivessero sotto lo stesso tetto, dormivano in letti
separati. <<Dove sono i miei libri?>> si spazientì Bonnie
<<Probabilmente nell’emporio, insieme alle alre merci>>
ribattè William <<Andremo a prenderli fra poco>> <<Li
voglio subito>> Saltando giù dal carro, lui la sollevò
fra le braccia e cominciò a farle il solletico <<Da quando sei
diventata così prepotente, mia piccola peste?>> Buffy sorrise
alle risate e agli strilli della bambina. Rientrò nell’emporio
e cominciò a controlare le scatole che Andrew aveva gia aperto. Si
sforzò di concentrarsi, ma l’occhio continuò a correrle
in direzione della vetrata. La diligenza se n’era andata egran parte
della folla si era dispersa. le poche persone riamste annuivano e sorridevano,
mentre osservavano il loro sceriffo che giocava con la bambina. Era una scena
così in contrasto con quanto era successo i primi giorni seguiti all’arrivo
di William. Era difficile credere che tante cose fossero cambiate. Lui aveva
trovato una casa a Landing. ‘Perchè solo adesso?’ si chiese
Buffy. Come mai ci erano voluti sette anni perchè tutti si accorgessero
dell’uomo che era in realtà? <<Ecco i libri di Bonnie>>
disse Andrew porgendoglieli <<Grazie. Non vede l’ora di cominciare
a leggerli>> Andrew annuì, poi seguitò a vuotare le scatole
e a catalogare le merci. Lavorava per lei da quando suo padre era morto. Era
fidanzato con la figlia di un agricoltore e presto si sarebbe sposato. Buffy
riportò lo sguardo al di la dei vetri. A bonnie occorreva un’attenzione
maggiore di quella che lei era in grado di dedicarle. Forse avrebbe dovuto
prendere in considerazione l’idea di delegare ad Andrew parte delle
sue responsabilità e lavorare con un orario ridotto. William gettò
in aria Bonnie e la riprese al volo. Ridendo, lei gli spazzò via il
cappello dalla testa. Buffy studiò i contorni del suo viso e del suo
corpo. Fino a che punto conosceva l’uomo che aveva sposato? Era sua
moglie e non lo era. Per la prima volta dal giorno del loro frettoloso matrimonio
ammise di desiderare di più. La presenza di William e di Bonnie conferiva
alla villa l’atmosfera di una vera casa. Ma non le bastava. Voleva che
loro tre diventassero la famiglia che Bonnie desiderava, voleva diventare
la moglie che William meritava. lui depositò a terra la bambina. Questa
gli si aggrappò alle gambe e alzò lo sguardo sul suo volto,
gli occhi sfavillanti di amore e di fiducia. Sorridendo, William le scostò
alcune ciocche dalle fronte. Buffy ebbe l’impressione che una morsa
le attanagliasse il cuore. Desiderava che William la fissava con lo stesso
sguardo colmo di affetto. Desiderava convincerlo che non correva il rischiodi
soffrire volendole bene. Desiderava.......tutto <<Buffy, mia cara, sarei
felice di tenere Bonnie con me questa sera>> Lei si volse in direzione
della signora Joyce <<Non capisco>> <<C’è la
riunione stasera. L’avete dimenticato?>> Evidentemente si <<Quale
riunione?>> <<Quella per discutere sull’opportunità
di assumere una maestra. Tutti i genitori devono parteciparvi>> <<Ma
io non sono.......>> buffy si interruppe di colpo. Lei e William si
erano assunti la responsabilità di Bonnie, il che li rendeva dei genitori,
almeno agli occhi di Joyce <<Avete ragione. Grazie per la vostra offerta.
Passeremo a prenderla prima di tornare a casa>> Joyce agitò una
mano <<non è necessario che vi affrettiate, per quel che mi riguarda.
mi piace stare con la bambina>> <<Anche a me>> Amava la
presenza di Bonnie nella sua vita. Aveva cercato così a lungo di ignorare
le sue esigenze di donna, che aveva finito per dimenticare di desiderare un
marito e dei figli. Ma William e Bonnie l’avevano costretta a ricordare
i suoi sogni di tanto tempo addietro. Riprese a rovistare nelle scatole, ma
la sua mente era lontana mille miglia. si stava chiedendo come sarebbe stato
tenere un bambino piccolo fra le braccia. Il bambino suo e di William. Si
posò la mano sull’addome piatto. Durante la loro unica notte
d’amore non era rimasta incinta. Ma se ce ne fossero state altre, chissà?
Era per questo che lui la evitava? Temeva di avere un figlio? O temeva di
avere un figlio da lei? Buffy abbassò le palpebre sforzandosi di ricacciare
le lacrime. Desiderava un bambino, desiderava che suo marito non fosse solo
un estraneo in casa loro. Desiderava.......Tirò un lungo sospiro. per
qualche ragione misteriosa le era stata concessa una seconda possibilità
e questa volta non intendeva lasciarsela sfuggire.
William scalciò via un ciottolo dal sentiero e rimase a seguirlo con
lo sguardo <<sembri un ragazzino imbronciato che preferisce andare a
pescare invece che in Chiesa>> lo canzonò Buffy <<E’
certo che non ho la benchè minima voglia di partecipare a quella riunione.
E tu?>> <<Neanch’io ma è necessario. Avere una maestra
a Landing è importante per chiunque abbia dei bambini. Dobbiamo pensare
a Bonnie>> <<Ritengo che tu e la signora Joyce ve la caviate a
meraviglia come insegnanti>> <<E quei bambini che non hanno nessuno
in grado di dar loro lezioni?>> Il ragionamento non faceva una grinza.
Lui stesso come avrebbe fatto a ricevere un’istruzione se non ci fosse
stata una maestra? All’epoca in cui loror erano bambini, esisteva una
scuola di una sola stanza alla periferia della città. Una serie di
giovani diplomate era venuta a trascorrere un anno, avolte due, nella prateria
solitaria. L’edificio era stato distrutto da un incendio otto anni addietro.
Fra i rigidi inverni e le invasioni di cavallette non c’erano stati
ne il tempo ne il denaro per ricostruirlo. I bambini avevano dovuto fare a
meno di un’istruzione scolastica <<Qualcosa mi dice che gli altri
genitori non gradiranno la nostra presenza>> <<Lo so>> Anche
se il tono di voce di lei non tradiva alcuna emozione, William percepì
la sua ansia dalla contrazione delle dita che gli aveva posato sul braccio
<<Se preferisci non andare.......>> <<No, voglio.....Dobbiamo
essere presenti, William>> Lui non sapeva proprio perchè, ma
al momento non si sentiva in vena di discutere. Non mentre Buffy gli camminava
accanto nell’aria della sera. Indossava un abito di cotonina verde che
dava risalto al colore dei suoi occhi. Dopo il lavoro della giornata si era
rinfrescata e riavviata i capelli, in modo che neanche una ciocca sfuggisse
all’elegante chignon. Invece di conferirle un aspetto severo, quell’acconciatura
metteva in risalto il suo viso e la pienezza delle labbra. I loro passi si
accordavano con naturalezza, le sue gonne gli sfioravano le gambe come una
carezza proibita. Altre coppie si stavano dirigendo verso la chiesa, dove
avrebbe avuto luogo la riunione. Rifiutandosi di pensare alla prospettiva
di affrontare Xander senza aver avuto il piacere di spaccargli la faccia,
William fissò il cielo che si stava oscurando. le stelle si stavano
accendendo a una a una <<Grazie per le rose>> bisbigliò
Buffy <<E’ stato un pensiero molto carino e premuroso. Come ti
è venuto in mente di ordinarle?>> <<Una volta Wyatt mi
parlò delle rose di sua madre e mentre stavo tornando a casa ho notato
che il portico appariva spoglio. Non sono che rose, Buffy>> Non avevano
alcun valore, in realtà. Tranne che per il fatto che gli faceva piacere
che lei avesse apprezzato il suo dono <<E’ una magnifica serata>>
osservò lei <<Magnifica>> le fece eco studiando il gioco
di luci e ombre sul suo viso. Era sempre stata la ragazza più incantevole
che avesse mai conosciuto. Pur sapendo che molti non sarebbero stati del suo
stesso avviso, se ne infischiava dell’opinione altrui. Aveva sempre
incarnato il suo ideale di donna. Sarebbe stato terribile lasciarla. Anche
per pochi giorni <<Dato che il tempoè così bello, pensavo
di recarmi in alcune città del circondario>> <<Stai ancora
indagando sulla morte di Laurie Smith>> non era una domanda <<voglio
informarmi se sono stati commessi altri delitti del genere, o anche solo se
delle ragazze sono state picchiate. Forse in tal caso riuscirei a trovare
un filo conduttore, cosa che mi aiuterebbe a scovare l’assassino>>
<<Continui a credere che non sia stato un vagabondo, non è vero?>>
<<No. se c’è una cosa che ho imparato durante la mia assenza,
è che gli eventi della vita non sono mai così semplici. I criminali
non si limitano ad entrare in una città, ammazzare qualcuno e svignarsela.
La maggior parte della gente viene uccisa per un motivo ben determinato e
di solito da qualcuno che conosce>> <<Sono contenta che tu non
abbia abbandonato le indagini>> <<Perchè?>> <<Perchè
questo denota il tipo d’uomo che sei. Sono fiera di te, William>>
Non sapendo come rispondere, lui tacque. Si avvicinarono alla chiesa raggiungendo
altre coppie di genitori. Ai piedi degli scalini Buffy si arrestò di
colpo <<Sei preoccupata a causa di Anya e Xander>> Lei annuì
<<Hanno due bambini e lui è il pastore di questa chiesa. Sono
sicura che saranno presenti. Il fatto è che non vedo Anya da........>>
Dal giorno precedente al loro matrimonio. Da quando Anya aveva fatto irruzione
nel suo ufficio lanciando le sue menzogne con una mira infallibile <<Non
siamo obbligati a entrare>> <<Si, lo siamo. Mi rifiuto di lasciarmi
spaventare da lei. Inoltre dovrò pure affrontarli, prima o poi>>
William aveva fatto il possibile e l’impossibile per non toccarla. Gli
faceva troppo male starle vicino sapendo che non avrebbe mai potuto averla.
Ma quella sera lei aveva bisogno del suo tocco e lui non era mai stato in
grado di rifiutarle alcunchè. Sollevando una mano, le sfiorò
una guancia con le nocche <<Prenderò a pugni Xander, se lo desideri>>
l’ombra di un sorriso le aleggiò sulle labbra <<Non so
perchè, ma ho l’impressione che ti piacerebbe un pò troppo>>
<<Hai ragione>> <<Ti ringrazio, ma no. Li affronterò
da sola. Se mi daranno troppo filo da torcere, mi limiterò a riprendermi
l’organo>> <<E io ti darò una mano a portarlo via>>
Entrando in chiesa, scoprirono che la maggior parte degli abitanti di Landing
occupava gia i banchi. Con suo sommo sollievo William notò che i pochi
posti ancora liberi si trovano nelle ultime file. Essendo il pastore, Xander
avrebbe presieduto la riunione. Se fosse stato costretto a sedergli di fronte,
il desiderio di affrontarlo con violenza avrebbe avuto la meglio su di lui.
E dubitava che i bravi cittadini di Landing avrebbero gradito vedere il loro
sceriffo e il loro pastore impegnati in una rissa di osteria ai piedi dell’altare.
Scivolando in un banco, tentò invano di trovare una posizione comoda.
dopo essersi postato un paio di volte, si rassegnò a trascorrere una
lunga, noiosa serata e ad avere il mal di schiena la mattina seguente. Xander
raggiunse il tavolo situato davanti ai banchi e si schiarì la voce
<<Vi ringrazio per essere venuti. Come ben sapete, dovremo decidere
quali provvedimenti prendere per dare ai nostri figli un’istruzione
adeguata>> Mentre procedeva con il suo discorsetto di apertura, fece
serpeggiare il suo sguardo malevolo sulla congregazione. Quando lo posò
su William le parole gli morirono sulle labbra. lui sorrise. Non era che una
vittoria insignificante nei confronti di un uomo su cui avrebbe avuto il sopravvento
in qualsiasi competizione, ma ne ricavò ugualmente una profonda soddisfazione.
Il pastore espose diverse soluzioni. Tra l’altro propose che ogni famiglia
a turno ospitasse la maestra e le corrispondesse una mensilità dello
stipendio. Come ebbe terminato uno degli agricoltori si alzò. Indossava
abiti logori, costellati da toppe <<non possiamo pagare uno stipendio
a una maestra e non sapremmo dove ospitarla per un mese in casa nostra. Non
credo che le piacerebbe dormire nella stalla insieme alla mucca>> Xander
lo ringraziò <<Capisco i vostri problemi, ma il raccolto sarà
abbondante per tutti, quest’anno>> <<E l’anno prossimo?
Non potete saperlo, a meno che Nostro Signore non vi abbia parlato all’orecchio>>
Buffy si morse il labbro inferiore, ma William udì la risatina che
non fu in grado di trattenere. Si chinò su di lei <<Zitta. si
limitava a esprimere la sua opinione, non intendeva mancargli di rispetto>>
<<Lo so, ma non credo che xander e Anya la vedano in questo modo>>
Volgendo lo sguardo in direzione di Anya, lui la vide irrigidirsi sulla panca.
Se si fosse tenuta un pò più eretta, le gambe le si sarebbero
staccate dalle anche. L’agricoltore si rigirò il cappello fra
le mani <<Sono disposto a pagare la mia parte. Voglio che i miei figli
imparino a leggere e scrivere. Sto solo facendovi notare che non sappiamo
che cosa succederà l’anno prossimo. E non posso prometterwe di
pagare una mensilità finchè non lo avrò saputo>>
<<Ha ragione>> gridò un altro agricoltore <<non siamo
ricchi come voi, reverendo>> xander si schiarì la voce <<Mia
moglie ha ricevuto una piccola eredità, il che non ci rende certo ricchi>>
<<Più ricchi di noi sicuro>> si levò una voce al
centro della navata. Buffy balzò in piedi. Era la prima donna a prendere
parola. Anya impallidì e serrò le labbra in una linea dura.
Xander si passò un dito all’interno del colletto duro <<Forse
dovremmo prendere in considerazione un’altra forma di pagamento. E se
invece di costringere tutti a pagare la stessa somma, cosa che potrebbe costituire
un problema per molti, facessimo pagare la gente secondo quanto guadagna?
Se il raccolto sarà scarso, coloro il cui reddito non dipende dall’inclemenza
del tempo ne dalle pestilenze provvederanno a versare una quota maggiore.
Quando invece il raccolto darà buoni profitti, saranno gli agricoltori
a pagare di più>> Diverse persone mormorarono il loro consenso
<<Non ho mai sentito niente di più stupido>> insorse la
signora Greeley <<Sedetevi e chiudete la bocca, Buffy Summers. Non avete
nemmeno un figlio>> William si accinse a balzare in piedi, ma lei lo
fermò con una mano sul braccio <<Mi chiamo Buffy Kincaid e ho
dei doveri nei confronti di una bambina. Il mio interesse non è minore
del vostro>> <<Seduta!>> il signor Greeley tirò il
braccio della moglie finchè questa non ricadde sulla panca. buffy rimase
in piedi per diversi secondi, come per dimostrare a tutti quanti che non aveva
paura, poi sedette a sua volta. Xander tornò a schiarirsi la voce <<Forse
sarebbe consigliabile che le signore lasciassero la decisione a noi uomini
e.........>> Si levò un coro di proteste femminili <<Signore,
vi prego. Signore!>> william si sporse verso sua moglie <<Un’idea
intelligente la tua. Sono d’accordo>> <<Grazie. La cosa
verrà messa ai voti, ovviamente, ma ci tenevo a dire la mia. Immagino
di non essermi resa gradita agli occhi di mia sorella>> Anya, in effetti
si stava sventolando furiosamente e sembrava avere difficoltà di respiro
<<Se fossi in te, non me ne preoccuperei>> <<Dovresti prendertela
più a cuore William. Dopotutto, la mia cara sorellina è tua
cognata>> lui si lasciò sfuggire un gemito <<E’ una
malignità da parte tua ricordarmelo>> Un sorriso malizioso le
curvò le labbra. Benchè udisse il chiacchiericcio attorno a
loro, William era incapace di prestarvi attenzione. Studiava Buffy desiderando
che fossero soli. Un desiderio sciocco che lo avrebbe cacciato in un mare
di guai, ma che non era in grado di soffocare, pur sapendo che cosa lei provasse
nei suoi confronti, pur sapendo che lo aveva sposato perchè ci era
stata costretta. Si sforzò di chiamare a raccolta il suo orgoglio maschile,
ma f inutile. quando si trattava di lei, ogni traccia di orgoglio lo abbandonava,
non esistevano più che la passione e il desiderio <<ti prometto
che passeremo con loro soltanto le feste comandate>> <<non è
una grande consolazione>> <<Forse saremmo fortunati e Anya non
vorrà più rivolgermi la parola>> <<Sarebbe magnifico>>
ammise William pentendosene subito dopo. Malgrado la cattiveria e la boria
di Anya, Buffy le voleva bene. E pur di compiacerla lui era disposto a sopportare
sua sorella. ‘passeremo con loro soltanto le feste comandate’.
William si irrigidì, registrando il significato di quelle parole che
implicavano che di li a molti anni sarebbero stati ancora insieme. Possibile
che quella farsa di matrimonio sarebbe durata? Lo riteneva altamente improbabile.
Sarebbe morto se avesse dovuto continuare a vivere con lei senza che fosse
veramente sua moglie. Il tempo si trascinò lentamente a misura che
la temperatura aumentava. Si agitò ancora una volta sul duro sedile
di legno. <<Fermo>> lo ammonì Buffy posandogli una mano
sul braccio <<Si tratta di una questione importante>> Lui incrociò
le braccia sul petto <<mi sto annoiando a morte. Sarei tentato di dar
loro il denaro per costruire la scuola e assumere una maestra>> <<Mi
meraviglio che tu sia disposto a cedere gran parte del tuo stipendio per realizzare
questo progetto>> <<Non sarei costretto ad usare il denaro del
mio stipendio>> ribattè William realizzando di essere sul punto
di sorprenderla. Buffy non attribuiva un eccessivo valore al denaro, non aveva
mai temuto di dover patire la fame. Lui si. All’età di dodici
anni aveva giurato a se stesso che non sarebbe più stato povero e affamato.
Aveva impiegato quasi sette anni, ma aveva mantenuto quel giuramento <<Come
avresti intenzione di pagare?>> Lui si sporse per bisbigliarle all’orecchio
<<Sono ricco>> <<cosa?>> <<Ho investito tutto
quello che avevo nella compagnia ferroviaria. Circa un anno fa vendetti le
mie azioni ricavandone un enorme profitto. Possiedo più denaro di te,
tua sorella e tutti gli abitanti di Landing messi insieme>> <<Perché
allora ti sei preso la briga di tornare qui?>> ‘Perché
dovevo rivederti, Buffy’. Quel pensiero gli balzò alla mente
completamente formulato. Anche se si sforzò di scacciarlo, capì
che era vero. Si era inventato un sacco di pretesti, ma la verità era
che era tornato per lei. <<Avevo lasciato una questione in sospeso>>
In quel medesimo istante un uomo si alzò dall’ultima panca e
si incamminò lungo la navata. Era Cameron Forbes, l’affascinante
vedovo. Giunto di fronte a Xander, estrasse un sacchetto dalla tasca dei pantaloni
e lo depositò sul tavolo situato davanti al pastore. Come il sacchetto
toccò il legno, si udì un tintinnio sonoro <<Qua dentro
c’è abbastanza denaro per costruire una scuola e pagare un anno
di stipendio a un’insegnante. Nel frattempo troverete un sistema per
continuare a pagarla>> Fece girare lo sgaurdo sulla congregazione, un’espressione
dolente negli occhi scuri <<Costruirò una casetta di tre stanze
sulla mia proprietà, accanto alla strada principale. La maestra potrà
abitarci senza spendere un centesimo. A mio avviso, se non sarà costretta
ad alloggiare presso altre famiglie, sarà più facile assurmene
una veramente competente. Quanto al resto, lascio a voi la decisione>>
si mise il cappello in testa e uscì a lunghi passi dalla chiesa. Seguì
un momento di silenzio, poi tutti cominciarono a parlare all’unisono
<<cos’è questa storia?>> domandò William <<Non
lo so di preciso>> bisbigliò Buffy <<Ha perso la moglie
e la figlia qualche anno fa. Non credo che si sia mai ripreso da quella disgrazia.
Forse il suo gesto a qualcosa a che fare con questo>> Xander battè
il pugno sul tavolo, ma nessuno gli prestò la benchè minima
attenzione. Per quanto riguardava gli abitanti di Landing, il problema era
stato risolto. Buffy si alzò inarcandosi leggermente per massaggiarsi
le reni, un movimento che le mise in evidenza il seno. Deglutendo a stento,
William distolse lo sguardo da lei e in tal modo vide Anya che avanzava verso
di loro. Inclinò la testa nella sua direzione <<Se ci sbrighiamo,
riusciremo a svignarcela prima che ci raggiunga>> lei non esitò
che la frazione di un istante <<No. Devo pur affrontarla prima o poi>>
Attese che la sorella si trovasse di fronte a lei e chinò il capo in
cenno di saluto <<ti vedo bene, Anya>> <<Vorrei poter dire
lo stesso di te>> Anya le rivolse un sorriso ipocrita, poi fulminò
William con un’occhiata. Lui si alzò lentamente <<Vedo
che il matrimonio non ha migliorato le vostre maniere>> <<Avete
ragione, senza dubbio, anche se mi ha portato nel caldo seno della vostra
famiglia. Immagino quanto dobbiate esserne contenta>> Lei fece una smorfia,
come se un sapore amaro le avesse invaso la bocca <<Non so come tu faccia
a sopportarlo, Buffy. In ogni modo non sonn venuta per bisticciare con te>>
<<no? E per che cosa sei venuta?>> <<Siamo sorelle. So nel
mio cuore che hai commesso un gravissimo errore. Se una peccatrice agli occhi
del Signore e di questa città>> <<E’ questo il vostro
concetto di non bisticciare?>> sbottò William <<buffy dovrebbe
forse ringraziarvi per le vostre critiche? Attenta, Anya. Non me ne starò
qui fermo a sentirvi parlare in questo modo a mia moglie>> Anya non
lo degnò di uno sguardo <<Comunque sei mia sorella e sono costretta
ad ignorare la ripugnanza che provo per quello che hai fatto. Sarebbe poco
caritatevole da parte mia voltarti le spalle>> <<Fallo pure>>
mormorò Buffy. William la fissò. Doveva aver sentito male. Eppure
il suo udito non lo aveva ingannato, dato che Anya la stava fissando al colmo
dell’incredulità <<come hai detto?>> <<fallo
pure. Voltami le spalle, Anya. Non me ne importa più niente. Ho sposato
william Kincaid e considero Bonnie mia figlia. Niente di quanto tu possa dire
o fare modificherà la situazione. Non ho più paura di te ne
delle tue minacce. Se vuoi che diventiamo tutti una famiglia, sono disposta
ad accontentarti. Ma se non accetterai mio marito e mia figlia, non voglio
avere più nulla a che fare con te. E intendo accettare. Senza osservazioni
maligne ne allusioni alla mancanza di educazione, di posizione sociale o di
qualunque altra cosa tu ritenga importante. O li accetti come tuoi pari o
non mi vedrai più>> anya aprì la bocca, ma per un istante
non ne uscì nessun suono <<Hai il coraggio di impormi delle condizioni?>>
articolò infine con voce strozzata <<Ho il coraggio di fare molto
di più>> ribattè Buffy volgendosi verso il marito <<Andiamo
a casa>> avevano quasi raggiunto i gradini del portico, quando Anya
si riebbe dalla sorpresa <<E’ colpa sua non è vero Buffy?>>
urlò. Lei si fermò per lanciarle un’occhiata di sopra
la spalla. <<E’ tutta colpa di quel maledetto bastardo, non è
vero? E’ lui il motivo per cui non ti sei mai sposata, anche quando
ne hai avuta l’occasione. Aspettavi il suo ritorno. Sei una sciocca,
Buffy Summers. Non ti vorrà mai bene. Finirà per piantarti,
lasciandosi altri mocciosi bastardi da sfamare>> William fu tentato
di tornare sui suoi passi e chiuderle la bocca una volta per tutte. Poi scosse
la testa. Non ne valeva la pena <<Andiamo a casa>> ribattè
Buffy prendendogli il braccio. Prima ancora che imboccassero il sentiero che
portava alla strada principale, un uomo balzò fuori dalle tenebre.
Con un sorriso nervoso il signor Greeley si tolse il cappello <<Vi chiedo
scusa per mia moglie, signora>> dichiarò prima di rivolgersi
a William <<La signora Greeley non è sempre una donna felice>>
lui si limitò ad annuire. <<ho intenzione di parlarle stasera
stessa. State facendo un ottimo lavoro, sceriffo. E voi signora summers….voglio
dire signora Kincaid, siete sempre stata molto buona con noi. Vostra sorella
e suo marito stanno cercando di mettervi contro la città. Volevo solo
farvi sapere che noi stiamo tutti dalla vostra parte>> William fissò
l’ometto mingherlino. Visualizzando quella virago di sua moglie, provò
una fitta di compassione per lui <<Ve ne sono grato>> il signor
Greeley si affrettò a dileguarsi nella notte <<Devi sentirti
molto soddisfatto>> osservò Buffy mentre tornavano a incamminarsi
<<Stai dimostrando a tutti quanti che si sono sbagliati sul tuo conto>>
<<gia>> <<ho notato quante persone ti hanno salutato alla
riunione. Una grande differenza con il giorno del tuo arrivo a landing>>
Un senso di gelo gli pervase le vene, un nodo gli serrò la bocca dello
stomaco <<Dubito che Anya cambierà mai idea, ma onestamente non
me ne importa un bel nulla. Crede di poter dominare tutti quanti, ma si sbaglia.
Se dovessimo arrivare a una completa rottura, pensò che sarà
lei a essere messa al bando>> Buffy gli si strinse contro <<Ti
rispettano, William. Sono così fiera di te>> Il nodo allo stomaco
si fece così stretto, che lui si chiese come riuscisse a stare in piedi.
Per giorni e giorni aveva ignorato la verità, ma non poteva più
farlo. Buffy non si mostrava gentile e affettuosa perché aveva imparato
a volergli bene. Non aveva importanza che lui non avesse mai cessato di amarla,
che l’amasse ancora. L’unica cosa che le importava era l’opinione
altrui. Ora che la città lo aveva accettato, poteva accettarlo anche
lei. Poteva presenatrsi in pubblico al suo fianco senza mettere in pericolo
la sua reputazione. Non avrebbe dovuto meravigliarsene. Buffy aveva sempre
più attribuito importanza a ciò che diceva la gente che a ogni
altra cosa. Riusciva perfino a capire il perché. Questo però
non cambiava il fatto che non lo avrebbe mai amato per se stesso. Non cambiava
il fatto che teneva più alla sua reputazione che a lui <<Che
cosa c’è che non va, William?>> <<Pensavo che le
cose stessero in modo diverso. Ma non è così, non è vero?>>
<<non…non capisco. Perché tutto a un tratto ti sei arrabbiato?>>
William si fermò di colpo girandosi a guardarla. Il chiaro di luna
illuminava i suoi tratti femminili, le sue labbra piene. Non voleva amarla!
Non voleva essere prigioniero di un amore che non sarebbe mai stato ricambiato
<<Devi sentirti al settimo cielo. E’ una vera fortuna che tuo
marito sia finalmente diventato una persona rispettabile. Ora non devi più
vergognarti di avermi sposato>> <<Ma…….ma che cosa
stai dicendo?>> <<La verità. Puoi anche confessarmela,
sai. Siamo vecchi amici. Ti conosco meglio di chiunque altro. So bene fino
a che punto tieni alla tua reputazione>> lei sussultò <<E’
questo che pensi di me? Che abbia aspettato il giudizio favorevole della città
prima di acconsentire a sposarti?>> <<Sta tranquilla. Non ti pianterò
in asso>> Non avrebbe mai potuto farlo, per tutti i diavoli dell’inferno!
Neanche se lo avesse voluto <<Oh William, credo di sapere perché
pensi una cosa simile, ma ti sbagli. I sono molto affezionata>> <<Non
è sufficiente. Maledizione, donna come osi venirmi a dire che mi sei
affezionata? Come se fossi una vecchia zia rimbambita di cui hai deciso di
prenderti cura. Io ti amo, Buffy. Ti ho sempre amata>> Buffy trattenne
il fiato <<William?>> sussurrò tendendo una mano nella
sua direzione. Lui indietreggiò <<No! Basta con le bugie. Basta
con le finzioni. Basta con i tradimenti>> <<William resta qui!>>
Non fu che un bisbiglio, ma giunse troppo tardi. William se n’era andato.
Dopo aver dato a Bonnie il bacio della buonanotte, Buffy afferrò il
lume e si diresse verso la sua stanza. Era sicura che William sarebbe tornato.
Non sarebbe mai stato capace di lasciare Landing senza avvertirla. Una volta
in camera sua, invece di spogliarsi sedette sulla sponda del letto e portò
lo sguardo in direzione della finestra aperta. I suoni della notte giungevano
fino a lei insieme al fresco profumo della primavera. Posò il lume
sul comodino e abbassò la fiamma fino a immergere la stanza nell’oscurità.
William l’amava. Chiudendo gli occhi, si aggrappò alla sua felicità.
L’aveva sempre amata e l’amava ancora. Un senso di ebbrezza la
inondò. Tutto sarebbe andato bene adesso, lo sapeva. William era l’uomo
più sincero, più onesto che avesse conosciuto. Non avrebbe mai
mentito su una cosa tanto importante. La sua proposta di matrimonio era stata
un gesto di un uomo d’onore, al pari del modo in cui si era sempre schierato
al suo fianco. C’erano dei problemi da risolvere, ovviamente. Tutto
si riconduceva al loro passato. Ma se lui l’amava, doveva perdonarla.
Rise di nuovo, sopraffatta dalla gioia e dal sollievo. Erano insieme, finalmente.
E lei sapeva in cuor suo di aver sempre atteso il suo ritorno. A un tratto
balzò a sedere fissando la stanza buia. Era per questo che William
aveva voluto che dormissero in due stanze separate? Perchè l’amava
e credeva che lei non ricambiasse il suo sentimento? Sembrava logico. Annaspando
nel buio, accese il lume. Non le restava che dirgli la verità. Poi
sarebbero stati insieme per sempre.
Quando entrò nel suo ufficio, William non si prese la briga di accendere
un lume. Nel tenue chiarore lunare andò a sedersi dietro la scrivania.
Aperto l’ultimo cassetto, estrasse una bottiglia di whisky ancora intatta,
se la mise in grembo e appoggiò i piedi a un angolo del ripiano. Era
una serata tranquilla. Non c’erano ubriachi che dormivano nell’unica
cella del retro. Da quando era entrato in carica, non aveva dovuto arrestare
che una mezza dozzina di attaccabrighe. Non si trattava di un incarico faticoso
e impegnativo. Avrebbe potuto fare qualche altra cosa, se lo avesse desiderato.
Per esempio mettere su l’allevamento di cavalli che sognava da quando
lavorava alla scuderia. Afferrò la bottiglia, poi la depositò
sulla scrivania e chiuse gli occhi. Era veramente passato tanto tempo dal
giorno in cui aveva lasciato la scuola per poter aiutare sua madre? Non sembravano
più di un paio di mesi. Era ancora tutto pelle e ossa a quel tempo,
le buscava ancora regolarmente dai ragazzi più grandi che non avevano
di meglio da fare che tormentare il bastardo della città. Sua madre
aveva pianto nel vedere quei lividi e quei tagli, lacrime silenziose per le
sofferenze del suo ragazzo che, quando non aveva più bisogno di essere
accudito, le aveva offerto tutto il suo conforto. Aveva mai sospettato la
verità? si domandò William. Aveva indovinato che il motivo per
cui non tornava più a casa malconcio e contuso era che era lui a ridurre
i suoi avversari a malpartito? O aveva immaginato che andasse più d’accordo
con gli altri ragazzi? E che avrebbe detto del suo matrimonio con Buffy Summers?
Pur rifiutandosi di non pensarci, non potè farne a meno. Buffy faceva
parte di lui quanto la sua anima. Strapparla da se gli sarebbe costato troppo.
Con ogni probabilità sua madre sarebbe stata contenta delle loro nozze
e non avrebbe visto che ciò che desiderava vedere. Era così
che era riuscita a sopravvivere alla sua squallida esistenza, alloggiando
in una stanza sopra il saloon e trascorrendo le sue giornate a pulire e strofinare
in ginocchio. Ma era stato tutto inutile. Il denaro che lui guadagnava alla
scuderia non era servito a salvarla. Era tornato per chiudere con il suo passato,
solo per ritrovarvicisi più invischiato che mai. Era sposato con una
donna che non avrebbe mai potuto amarlo. La fragile pace con la città
era irrilevante in confronto al dilemma che lo assaliva. Come avrebbe fatto
a lasciarla? E conoscendo la verità, come gli sarebbe stato possibile
restare? Sporgendosi in avanti, aprì il primo cassetto. In fondo, fra
alcuni proiettili e carte varie, c’era un minuscolo sacchetto di panno.
Lo tirò fuori e lo tenne in mano un istante. Sette anni addietro era
tornato nel bosco e aveva trascorso gran parte della notte a cercarlo. Lo
aprì e lo capovolse, in modo che la sottile catenina d’oro gli
ricadesse sul palmo. L’aveva regalata a Buffy il pomeriggio in cui le
aveva chiesto di sposarlo. E lei gliel’aveva scagliata addosso il pomeriggio
in cui si era rifiutata di seguirlo. ‘Non ti amo. Sei pazzo se pensi
che ti abbia mai amato’ Quelle parole parvero urlare nel silenzio. Il
fatto che fossero state pronunciate sette anni addietro non contribuì
minimamente a diminuirne l’impatto. E ora, sette anni troppo tardi,
Buffy gli dichiarava il suo affetto. Non perchè lo amasse o avesse
bisogno di lui, ma perchè la città lo aveva accettato. perchè
era facile e non correva più il rischio di rovinarsi la reputazione.
lui conosceva ormai loa ragione per cui attribuiva un tale valore all’opinione
altrui. Ciò che aveva fatto suo padre era imperdonabile. Ma non era
una scusa sufficiente. Desiderava molto di più. Doveva avere la certezza
che lo amasse per se stesso e non perchè riscuoteva l’approvazione
generale. Se solo lo avesse seguito quando gliela aveva proposto.......Sarebbero
stati insieme per tutto quel tempo. Avrebbero potuto avere un figlio, forse
una figlia come Bonnie. Una bambina di sei anni che.......William balzò
in piedi. Il tonfo dei suoi stivali sul pavimento echeggiò nell’ufficio
silenzioso. Qualcosa stava affiorando da un remoto recesso della sua mente.
Qualcosa che aveva un senso, anche se ancora incompleto. Bonnie aveva sei
anni. Sette anni addietro sua madre era stata picchiata selvaggiamente. Possibile
che qualcuno avesse tentato di ucciderla perchè lei aveva scoperto
di essere incinta? Prese a misurare l’ufficio a passi concintati. Si,
aveva un senso. Ma perchè aspettare tanto tempo per ucciderla sul serio?
perchè l’assassino non lo aveva fatto quando aveva saputo che
era in stato interessante? A meno che Laurie non lo avesse conosciuto e fosse
stata convinta che quella prima aggressione fosse dovuta a un attacco di collera
che non si sarebbe più ripetuto. Molti uomini picchiavano le donne
e le prostitute avevano più probabilità delle altre di venire
malmenate. Da quanto lui ricordava del suo carattere, se Laurie avesse voluto
bene a quell’uomo, gli avrebbe concesso una seconda possibilità.
‘La mamma mi prometteva sempre che avrei avuto una vera famiglia’
aveva detto Bonnie. William si arrestò di colpo. E se Laurie avesse
fatto pressione sul suo amante? In tal caso avrebbe significato che lui era
sposato. Quasi tutti gli uomini di Landing erano sposati e con la possibile
eccezione del pastore, la maggior parte di loro frequentava regolarmente le
ragazze di saloon. Poteva trattarsi di chiunque. Tuttavia era pur sempre un
inizio. La mattina seguente sarebbe partito per recarsi in alcune città
vicine e interrogare i loro sceriffi per sapere se ci fossero stati reati
del genere nella loro zona. Dopo aver chiuso a chiave la porta dell’ufficio,
William si avviò lungo il marciapiede. Mentre attraversava la città
addormentata, si chiese se dovesse prendere in considerazione l’idea
di stabilirsi definitivamente. Lo avrebbe fatto per Buffy. Il che, indubbiamente,
lo rendeva un idiota ancora più grande. Si infilò nel taschino
del panciotto la catenina che aveva ancora in mano e si sforzò di pensare
ad altro. Quando raggiunse la villa dei Summers, aveva messo a punto il suo
itinerario e compilato un elenco di domande da rivolgere ai vari sceriffi
locali. Benchè l’atrio fosse immerso nell’oscurità,
un lume era stato lasciato ai piedi delle scale. Sollevandolo, prese a salirle
lentamente. Sul pianerottolo del primo piano indugiò un istante di
fronte alla porta chiusa di Buffy. Quante volte aveva desiderato entrare nella
sua stanza e guardarla dormire nel suo letto verginale? Quante notti aveva
immaginato di aprire la porta e trovarla ad aspettarlo con indosso soltanto
la sua seducente biancheria francese? Esercitando un grosso sforzo su se stesso,
si allontanò. Doveva riuscire a resistere solo per quella notte. La
mattina seguente se ne sarebbe andato e al suo ritorno......bè, se
ne sarebbe preoccupato al momento opportuno. Dopo aver dato un’occhiata
a Bonnie per accertarsi che fosse ben coperta, si diresse verso la sua stanza.
La porta era socchiusa. Spinse il battente e varcò la soglia. Se d’istinto
non avesse rafforzato la stretta attorno al lume, lo avrebbe lasciato cadere
appiccicando un incendio.
Buffy giaceva rannicchiata sul suo letto, i lunghi capelli biondi sparsi sul
cuscino, il corpo appena velato da una vestaglia di finissima seta. un’ondata
di desiderio lo travolse con una tale violenza, che le gambe minacciarono
di piegarglisi. Subito dopo lo folgorò il pensiero che avrebbe dovuto
voltarsi e fuggire nella direzione opposta. Fare l’amore con lei lo
avrebbe reso ancora più vulnerabile. Ed era gia fin troppo vicino a
venire annientato dai sentimenti che provava nei suoi riguardi. Fu allora
che Buffy si mosse e lui fu perduto. Non perchè riuscisse a godere
di una più ampia visuale del suo corpo ne ad aspirare il profumo della
sua pelle, bensì per la consapevolezza che si fidasse di lui a tal
punto di rischiare di venire respinta e che avesse avuto il coraggio di recarsi
da lui praticamente nuda <<Buffy>> mormorò posando il lume
sul cassettone. Lei sollevò le palpebre e lo fissò. Non c’erano
ne sorpresa ne confusione nei suoi occhi. Evidentemente ricordava benissimo
dove si trovava. Gli sorrise e si stiracchio <<Non avevo intenzione
di addormentarmi. Volevo aspettarti in piedi>> <<Perchè?
Che cosa vuoi da me?>> Mettendosi seduta, Buffy si scostò i capelli
dal viso <<Sono tua moglie, William. Voglio...>> Si affrettò
a chinare il capo, ma non prima che lui notasse il tenue rossore che le era
salito alla guance. Per restare dov’era dovette fare ricorso a tutto
il proprio autocontrollo. Avrebbe voluto correre da lei e prenderla fra le
braccia accettando avidamente tutto ciò che gli offriva. Ma non poteva.
Non dopo che le aveva confessato che non aveva mai smesso di amarla. Non sapeva
che farsene della sua pietà. Lei si mise in piedi lentamente. Con occhi
sfavillanti e senza traccia di modestia si slacciò la vestaglia e se
la fece scivolare dalle spalle. L’indumento le cadde ai piedi lasciandole
indosso soltanto la più trasparente delle camice da notte. Due sottilissime
bretelline sostenevano la trina che le modellava il seno. <<Sono venuta
perchè..........>> Ma William non le permise di portare a termine
la frase. Aveva pensato di mostrarsi forte e allontanarsi risolutamente. Aveva
pensato di dover proteggere l’ultima parte rimasta intatta del suo essere
per non consentirle di ridurlo completamente a pezzi. Era stato uno sciocco.
Non era capace di resisterle, non lo era mai stato. E perchè avrebbe
dovuto? Una notte d’amore con lei non valeva forse una vita intera all’inferno?
Attraversò la stanza in due falcate senza curarsi di calpestare la
vestaglia. Con un unico, rapido movimento, le sfilò la camicia da notte
dalla testa e se la gettò alle spalle. Poi, impaziente di sentire il
suo corpo contro di se, la sollevò fra le braccia, l’abbassò
sul letto e le si allungò accanto. Era seta e raso, rose e champagne.
Non esistevano parole sufficienti a descrivere la sua bellezza, la sua morbidezza.
Mentre lei lo fissava con gli occhi spalancati, le fece scorrere le mani lungo
le spalle e le braccia, lungo la vita, i fianchi le gambe. Dovunque posasse
le dita non incontrava che pelle levigata, curve sensuali, il totale abbandono
di una donna che si fida di un uomo. Si inginocchiò ai suoi piedi.
Gli piaceva la sua nudità. L’ombra di un sorriso gli curvò
le labbra. Piaceva. che parola inadeguata per descrivere quella sorta di timore
reverenziale. Aveva l’impressione che davanti ai suoi occhi fosse accaduto
un miracolo. Quella notte l’avrebbe accarezzata, assaporata, baciata
fino a farla gridare, fino a farla piangere. Solo allora l’avrebbe posseduta
e solo allora lui avrebbe pianto. Nel profondo del cuore. Dure, amare lacrime
per quello che non sarebbe mai stato, per la sicurezza che non avrebbe mai
conosciuto al suo fianco. Ma il dolore sarebbe venuto in seguito. Nell’ora
successiva non ci sarebbero esistite che quella donna e la sua meravigliosa
bellezza. Cominciando a sbottonarsi il panciotto, urtò con le dita
contro il piccolo rigonfiamento del taschino. La catenina. Dopo un’esitazione
infinita la tirò fuori. <<William! l’avevi trovata>>
Lui la sollevò verso la luce, poi le prese una mano e la fece sedere.
In silenzio Buffy si rialzò i capelli in modo che potesse mettergliela
al collo. Il filo d’oro le aderì alla pelle meno di cinque centimetri
sotto la gola. Lei ne tracciò la curva con l’indice <<Grazie>>
bisbigliò con voce tremula. William finì di sbottonarsi il panciotto
e se lo tolse. La camicia lo seguì subito dopo sul pavimento. Chianandosi
su di lei, le afferrò le spalle. Buffy rovesciò la testa e dischiuse
le labbra, quasi non le occoresse alcuna seduzione da parte di lui. Non ci
fu, infatti. William la amò con un ardore famelico, a un ritmo sempre
crescente, finchè una serie di spasmi non la scosse e lei non gridò
il suo nome in un lungo, ininterrotto singhiozzo. La strinse a se mentre piangeva
sentendo il calore delle sue lacrime sul petto nudo. Dopo avergliele asciugate
con la bocca, le permise di accarezzarlo. Quando i suoi gesti inesperti lo
portarono sull’orlo della follia, si sbarazzò dei calzoni e la
fece ricadere supina. E finalmente, confortato dal suo calore, William trovò
sollievo all’angoscia che lo attanagliava. In quei pochi istanti di
piacere ineffabile dimenticò. Mentre il corpo di lei si addattava al
ritmo del suo, si disse che sarebbe stato sempre così e per una volta
non si beffò della propria menzogna. Dopo aver raggiunto la più
alta vetta dell’estasi, attese il ritorno inevitabile del dolore.
<<Perchè sei venuta da me?>> le domandò quando giacquero
entrambi immobili. Buffy si stiracchiò contro di lui come una gattina
davanti al fuoco <<Siamo sposati, William. Marito e moglie dovrebbero
dormire insieme>> <<Penso di si>> <<non ti dispiace?>>
Lei alzò la testa con l’avidente intenzione di guardarlo in faccia.
Posandole una mano sui capelli, William la spinse giù, in modo che
tornasse ad appoggiargli la guancia sulla spalla <<Non mi dispiace>>
Come sarebbe stato possibile? Era la realizzazione di tutti i suoi sogni.
In seguito ne sarebbe morto, ma che importanza aveva se non poteva averla?
<<Ne sono contenta. Ho riflettuto su un sacco di cose mentre tu non
c’eri>> <<Lo immagino>> <<hai detto che mi ami>>
<<lo so>> Era stato un errore, un momento di debolezza. Tuttavia
non intendeva ritrattarlo <<Mi ami davvero?>> <<Si>>
<<Ma non riesci a perdonarmi?>> <<No>> <<Capisco>>
Benchè ne dubitasse, William si disse che tanto valeva lasciarle quella
illusione. Scivolò con le dita lungo la schiena e i fianchi. Lei gli
si strinse contro <<William ti.........>> Lui intuì ciò
che sarebbe seguito prima ancora che lei pronunciasse le parole. Non voleva
sentirle. Non in quel momento. Non così. Non quando non aveva la possibilità
di proteggersi <<Ti amo anch’io>> Aveva previsto il dolore,
quindi non avrebbe dovuto sorprenderlo. Ciononostante non seppe impedirsi
di irrigidirsi per difendersene. Si sentì mozzare il fiato e il cuore
prese a martellargli nel petto <<William che cosa c’è?>>
lui si alzò a sedere lentamente e mise le gambe giù dal letto
<<William? Che cosa ti succede? Mi spaventi>> <<Non è
niente>> <<Ma........>> <<Lasciami in pace, Buffy.
Non ha importanza>> <<certo che ce l’ha. Ho appena confessato
di amrti e tu ti comporti come se ti avessi pugnalato alle spalle. Voglio
sapere la verità. Hai paura di quello che significa? Non vuoi che ti
ami?>> William si voltò a guardarla. Si era seduta sul letto
e i capelli le ricadevano sul seno nudo. Come avrebbe fatto a lasciarla? <<Non
dirlo mai più!>> <<Perchè? Che cosa c’è
di tanto terribile nel fatto che ti ami?>> <<non ti credo>>
Buffy fissò l’uomo che solo pochi minuti prima l’aveva
accarezzata così intimamente. la faccia, il corpo, perfino la voce
le erano famigliari. Ma non lo conosceva. Il suo William le avrebbe creduto,
mentre quel tenebroso estraneo si limitava a fissarla con sguardo vacuo <<Non
puoi parlare sul serio>> mormorò <<Maledizione, Buffy,
non prendere quell’aria sbigottita. pensi che sia cieco?>> <<Ma
.............>> <<Nei primi tempi dopo il mio ritorno a Landing
eri terrorizzata dall’idea che qualcuno ci vedesse insieme. La tua preziosa
reputazione ti stava a cuore più di qualsiasi altra cosa>> <<Non
è giusto. Ti ho spiegato che cosa aveva fatto mio padre>> <<Si,
è vero>> Sporgendosi, lui le sfiorò la guancia con un
dito <<Mi dispiace per quanto è accaduto a tua madre. Capisco
che debba averti ferita e spaventata. Ma è successo molto tempo fa.
Non sei più quella bambina. Ho l’impressione che tu usi quanto
accadde allora per giustificare i tuoi timori di oggi. Non volevi correre
il rischio che qualcuno venisse a sapere che eravamo stati fidanzati perchè
avevi paura di quello che avrebbe detto la gente. ora che tutti mi hanno accettato
puoi farti vedere insieme a me, perfino essere sposata con me>> <<Sono
venuta nella tua stanza d’albergo william. Ho rovinato di proposito
la mia reputazione. Non azzardarti a dirmi che mi preoccupo ancora di cosa
pensa la gente>> <<Si è trattato di una reazione dettata
dalla collera e dalla frustrazione. Il tuo comportamento anticonformista non
aveva nulla a che fare con quanto provavi nei miei confronti. Anzi, ti sei
servita dei miei sentimenti usandoli contro di me. Sapevi bene che non sarei
stato capace di resisterti>> Avvampando per la vergogna, Buffy distolse
lo sguardo. Aveva ragione. Non aveva mai pensato che William l’avrebbe
messa alla porta, se fosse andata da lui. Benchè non avesse avuto intenzione
di trattenersi tanto a lungo da diventare la sua amante, si era aspettata
che lui assecondasse il suo piano. Anche dopo che avevano passato la notte
insieme e lei era stata colta dal terrore, aveva avuto la certezza che William
l’avrebbe protetta. E l’aveva fatto. Sposandola <<Devi odiarmi
molto>> mormorò cincischiando l’orlo del lenzuolo <<No,
questo mai. Ma ti conosco. Al primo sentore di guai, non esiteresti a dartela
a gambe>> <<No, te lo giuro. Sono cambiata. Sono maturata in questi
sette anni. Non sono più la ragazzina spaventata che hai conosciuto
sette anni fa. Ho avuto il tempo di capire molte cose>> <<Non
è cambiato nulla. Anche sette anni fa dichiaravi di amarmi e guarda
un pò come è andata a finire>> <<non paragonare
quella che sono oggi a quella che ero allora. Ho ammesso di aver agito in
modo puerile e di aver avuto paura di quello che avrebbe detto la gente. Questa
volta è diverso>> <<No, non lo è>> William
si alzò e torreggiò su di lei, apparentemente dimentico della
sua nudità, mentre lei era acutamente consapevole di quel corpo che
solo pochi minuti prima si era fuso col suo. Com’era possibile che stessero
litigando dopo aver condiviso una passione così sfrenata? Com’era
possibile che lui fosse in grado di procurarle un simile, delizioso piacere
e non si fidasse di lei? <<Non ti credo>> ripetè <<Proprio
stasera hai affermato di essere così contenta che la città mi
avesse accettato>> <<Ero contenta per te, non per me stessa. Voglio
che tu sia felice qui a Landing e con me. stai distorcendo deliberatamente
le mie parole. Perchè dovrei mentire affermando che ti amo? Perchè
dovrei fingere?>> <<Perchè ti diverti a dominarmi. Ti è
sempre piaciuto il potere che avevi su di me>> L’ingiustizia di
quell’accusa la lasciò a corto di parole. Fissandolo, comprese
che non c’era modo di raggiungerlo, quella notte. Forse non ci sarebbe
mai stato. Studiò il suo viso, i suoi occhi privi di espressione e
sentì in bocca il sapore amaro della sconfitta. <<Mi hai usata>>
dichiarò sentendosi percorrere da un brivido. Non sopportando di stare
più nuda davanti a lui, scese dal letto e raccolse la vestaglia. Benchè
la seta sottile offrisse ben poca protezione, la indossò e annodò
strettamente la cintura. Gettandosi i capelli all’indietro, si volse
verso di lui <<Come hai potuto?>> Un sorriso crudele gli sollevò
gli angoli della bocca <<Ora sai che cosa ho provato in tutti questi
anni. Sei stata tu ad usare me, Buffy. In passato, quando mi avevi promesso
di sposarmi e alcune settimane fa, quando sei venuta al mio albergo. Perfino
stasera. Sei entrata nella mia stanza ben sapendo che io non ti avrei respinta.
Quindi è inutile discutere su chi ha approffitato dell’altro.
Sei tu l’esperta in materia>> ‘Avevi detto che mi amavi,
è per questo che sono venuta stasera’ Buffy aprì la bocca
per pronunciare quelle parole, poi scosse la testa. Era completamente inutile.
Girandogli attorno, si diresse alla porta. Com’era potuto accadere?
Com’era possibile che la loro notte d’amore si fosse trasformata
in quell’incubo orrendo? Afferrò la maniglia e l’abbassò
<<Partirò domani all’alba>> Un fiotto di lacrime
le salì agli occhi, ma non le lasciò traboccare. Aveva intenzione
di abbandonarla? Proprio ora che aveva capito quanto avesse bisogno di lui?
<<E.....e Bonnie?>> <<Non puoi occuparti di lei? Starò
via meno di una settimana. Con un pò di fortuna capirò chi è
l’assassino>> Un’ondata di sollievo la ionvestì.
Non intendeva abbandonarla. Si limitava a recarsi in alcune città vicine
per indagare sulla morte di Laurie. Ma certo. Come aveva fatto a dimenticarlo?
<<Bonnie sentirà la tua mancanza>> mormorò sforzandosi
di sciogliere il nodo che le serrava la gola <<Io........>> Scosse
la testa ancora una volta. Non c’era altro da dire <<Buona fortuna
William>> concluse chiudendosi la porta alle spalle. Percorse il corridoio
buio fino alla sua stanza. Una volta che la ebbe raggiunta, si rannicchiò
in una poltrona accanto alla finestra e fissò la notte al di la dei
vetri. Immagini e frasi di quella sera le sfrecciarono nella mente. Le analizzò
a una a una chiedendosi quali errori avesse commesso. Doveva capire se William
avesse ragione. Cosa non facile, però, quando l’unico suo desiderio
sarebbe stato di farsi piccola piccola e svanire nel nulla, di fuggire tanto
lontano da poter dimenticare William e le sue parole crudeli. Piegando le
ginocchia contro al petto, si abbracciò le gambe. Aveva indubbiamente
ragione per quanto riguardava il passato. Ma riguardo al presente? Era vero
che lei gli aveva confessato di amarlo perché adesso tutto era infinitamente
più semplice? Pensò a sua sorella e alle sue minacce. Pensò
a Xander, alla signora greeley e a tutte le altre persone che non avrebbero
mai compreso ne perdonato. Sarebbe riuscita a sopravvivere anche senza la
loro approvazione. Pensò all’emporio e a come la legava a Landing.
Al termine del suo contratto era molto probabile che William decidesse di
andarsene. E lei? Sarebbe stata capace di abbandonare tutto quanto per seguirlo?
Sarebbe stata capace di amarlo e fidarsi di lui fino a quel punto? Le piaceva
lavorare in negozio, trattare con i clienti e non dipendere economicamente
da nessuno. Ma amava William ancora di più. Se fosse stata costretta
a scegliere, lo avrebbe seguito, perché senza di lui non le sarebbe
rimasto più niente. Ma lui le avrebbe dato la possibilità di
scegliere o si sarebbe limitato ad abbandonarla come aveva fatto lei in passato?
Alzando una mano, accarezzò la sottile catenina d’oro. Qualunque
cosa fosse successa, non intendeva perderlo un’altra volta. Se William
se ne fosse andato senza di lei, lo avrebbe seguito. Se lui si fosse rifiutato
di accoglierla, sarebbe tornata cento e cento volte per cercare di convincerlo.
Lo amava. Ne aveva la certezza, come era certache il sole sarebbe sorto l’indomani.
Ma non era la sua buonafede a essere messa in discussione. Il punto era come
avrebbe fatto a convincere William. Avrebbe potuto seguirlo per tutta la vita
senza riuscire mai a conquistare la sua fiducia. E allora? Che cosa avrebbe
dovuto fare per persuadere suo marito che questa volta era veramente innamorata
di lui?
Al tonfo fragoroso tutti i presenti nell’emporio si voltarono di scatto.
Buffy finì di catalogare i campionari, prima di trarre un profondo
respiro e portare lo sguardo in direzione dell’ultimo disastro. Un enorme
barattolo di vetro pieno di bottoni si era capovolto. anche se il barattolo
non si era rotto, diversi chili di bottoni si erano rovesciati sul banco e
sul pavimento. Bonnie li guardò afflitta mordendosi il labbro inferiore.
Tuttavia la vera colpevole si trovava a diversi metri di distanza, seduta
sulla vetrinetta dei gioielli, intenta a leccarsi il pelo, quasi volesse assicurarsi
che andava tutto per il meglio <<Alice l’ha fatta grossa>>
mormorò Bonnie <<Lo vedo>> Era incredibile quanti danni
riuscisse a combinare un gatto così piccolo in un emporio. <<Quel
gatto è una vera calamità>> dichiarò la signora
Joyce avvicinandosi <<Lo so perfettamente. Ma Bonnie sente molto la
mancanza di William, e Alice la distrae. Non posso proibirle di portarla con
noi, non trovate?>> <<Quella bambina stravede per William. Rimedieremo
anche questa volta, immagino. Però fatemi il piacere di tenere quella
bestia lontana dalla mia scrivania. Mi pare gia di vederla con tutti i miei
francobolli appiccicati addosso>> Buffy rise <<Non è affatto
divertente>> Lei si sforzò di apparire serissima <<Penso
di no>> Avvicinandosi alla vetrinetta, prese Alice <<Devi smetterla,
sai, di infilarti sempre dappertutto>> Alice le si ranicchiò
fra le braccia e cominciò a fare le fusa. Buffy scosse la testa. In
tutta onestà, le piaceva avere attorno quella micetta vivacissima.
L’aiutava a passare le lunghe ore della giornata. Al pari di Bonnie,
sentiva terribilmente la mancanza di William. Era via soltanto da quattro
giorni, ma le parevano quattro mesi. Forse perchè non avevano avuto
l’occasione di parlarsi prima della sua partenza <<Scusami Buffy>>
bonnie sembrava in procinto di scoppiare in lacrime <<Li raccoglierò
io>> <<E’ un grosso lavoro. Probabilmente ci vorrà
tutto il pomeriggio>> <<Mi frusterai?>> Buffy si sentì
stringere il cuore. La bambina le rivolgeva quella domanda ogni volta che
combinava quella marachella. Depositando Alice sul banco, le accarezzò
i capelli <<No, niente frustate. Te l’ho promesso molto tempo
fa, ricordi? Non ti picchierò mai, bonnie. Sarai punita quando te lo
meriti, ma non devi più temere che qualcuno ti faccia del male>>
Due lacrimoni le rotolarono lungo le guance. Gettandosi su di lei, le circondò
le gambe con le braccia <<Ci dispiace molto, vero Alice? Non volevamo
combinare un simile disastro>> <<Lo so tesoro. Non preoccuparti.
Capisco che voi due stavate solo giocando>> <<ho preparato una
torta ieri sera>> intervenne Joyce <<Perchè non vieni con
me alla mia scrivania? Ne mangeremo una fetta. Poi potrai cominciare a raccogliere
i bottoni>> Bonnie stava ridendo con Joyce quando la porta si spalancò
e Anya varcò la soglia. Indossava un abito azzurro con inserti di pizzo
alle maniche e alla scollatura. Un abito elegante e costoso, ordinato direttamente
a New York. Anya non prendeva neanche in considerazione i negozi di St. Louis
e non le sarebbe mai venuto in mente che un abito del genere potesse apparire
del tutto fuori luogo a landing. Comunque non era lei la persona più
adatta a farglielo notare, si disse Buffy. Dopotutto teneva chiusa nel suo
armadio una sfarzosa creazione di Worth. un sorriso le curvò le labbra.
Anche se sua sorella poteva essere difficile, a volte, era innegabile che
possedessero alcune cose in comune. La predilezione per gli indumenti inadatti
e costosi era una di queste. Mentre Anya le si avvicinava, ogni conversazione
cessò nell’emporio e molte paia d’occhi si volsero nella
loro direzione. Evidentemente tutti avevano sentito parlare del loro bisticcio
dopo la riunione della settimana precedente. Fermandosi di fronte a lei, sua
sorella abbassò lo sguardo sui bottoni sparsi sul pavimento <<C’è
stato un incidente?>> <<No, li stavo contando>> Anya si
accigliò un istante, quasi non fosse del tutto certa di essere presa
in giro <<Xander e io ci siamo resi conto che dobbiamo affidarci alla
nostra fede per tenerci lontani dal male>> Buffy sbattè le palpebre
vagamente confusa <<Ne sono felice per voi>> <<Bè
confortati di questo pensiero, vorremo avere a cena te e........la tua famiglia.>>
<<Molto gentile invitarci da parte vostra>> <<Mi avevi detto
che dovevo accettare tuo marito e quella..........che se noi due volevamo
continuare ad essere sorelle, avrei dovuto accettare William e Bonnie. Malgrado
ciò che pensi di me, ho molto a cuore i tuoi interessi. Anche se non
approvo quello che hai fatto, sono disposta a compiere il primo passo>>
si trattava di un gesto magnanimo da parte di sua sorella, ricordò
Buffy a se stessa. in fondo, non era famosa per la sua generosità.
Fu tentata di rifiutare e di troncare ogni rapporto fra loro, ma ci ripensò.
La soddisfazione momentanea non avrebbe tardato a lasciare posto al rammarico
<<Avevo pensato a domani sera. Alle cinque e mezzo. Va bene per voi?>>
<<Temo che domani non sia possibile. William si è assentato per
qualche giorno. E’ andato in alcune città vicine per informarsi
se sono stati commessi degli omicidi dello stesso tipo di quello di Laurie
Smith>> <<Una perdita di tempo a mio avviso>> <<No,
non si tratta di una perdita di tempo. Dovresti rallegrarti che svolga il
suo lavoro con tanta serietà>> <<Sono convinta che prenda
questa faccenda tanto sul serio perchè anche sua madre era una prostituta.
Hai pensato a quello che farà durante la sua assenza? E’ probabile
che nel corso delle sue indagini debba interrogare alcune di quelle ragazze.
Non dimenticare che ha ammesso lui stesso di aver conosciuto una sgualdrina,
sette anni fa. Conosciuto intimamamente. Se fossi inte, sarei piuttosto preoccupata>>
Anya scosse la testa <<Ti sei gia pentita, non è vero? Avresti
dovuto darmi ascolto. Avrei potuto dirti........>> <<Smettila!>>
le ordinò Buffy <<Smettila immediatamente! Mi meraviglio di essere
stata tanto stupida da cascarci di nuovo. Come mai sono sempre così
disposta a crederti in buonafede, mentre tu non fai altro che dimostrarmi
quanto io mi sbagli di grosso?>> <<Non so di che cosa tu stia
parlando. Mi limito a constatare l’evidenza. Tuo marito........>>
<<Non è affar tuo>> la interruppe lei. Posando le mani
sul banco, si sporse verso la sorella <<Non intendo ripetertelo, perciò
ascoltami bene. Se ti sento criticare ancora una volta William o bonnie anche
per la cosa più insignificante, come il fatto che l’abitino di
lei non è di tuo gusto o non ti piace come lui porta i capelli, non
ti rivolgerò più la parola finchè vivo. Sono stufa di
vederti tiranneggiare la gente di questa città e soprattutto sono stufa
di vederti angariare me>> Anya trasalì, ma Buffy non aveva finito
<<Non fai che vantarti del tuo comportamento virtuoso e della posizione
di tuo marito come pastore, ma rendi una beffa la carità e il vero
spirito cristiano>> <<Non azzardarti a parlarmi in questo modo!>>
<<Non azzardarti tu a minacciarmi. non intendo più ascoltarti.
Non ho più pura di te ne di nessun altro. Non mi importa un accidenti
di quello che pensi. L’unica persona la cui opinione mi sta a cuore
è William>> <<Non sei migliore di una puttana, Buffy. Sono
sicura che tuo marito ti trova perfetta>> <<Hai oltrepassato ogni
limite, Anya. Non voglio più vederti qua dentro. Del resto, ne tu ne
Xander pagate mai il conto. Ma non dubito che avrai un sacco di tempo per
pensarci quando sarai costretta ad arrivare fino alla prossima città
per fare la spesa. Quanto al fatto che io sia perfetta..Se solo tu sapessi
la verità. Hai ragione. Uno di noi due non è degno dell’altro,
ma sono io a peccare di indegnità. Sono io a non essere all’altezza
di William. Merita tanto di più, ma deve stare con me perchè
lo amo e non ho intenzione di lasciarlo andare>> Anya divenne bianca
quanto il fazzoletto con cui si tamponava freneticamente il naso. Per la frazione
di un istante temette di svenire, ma riuscì in tempo ad aggrapparsi
al banco e a riprendere fiato <<Non dirlo>> <<Perchè
no? E’ la verità. Lo amavo sette anni fa e lo amo ancora. L’unica
cosa che mi dispiace è di aver sprecato tutti questi anni. Saremmo
potuti stare insieme, potremmo gia avere dei figli>> <<Sei pazza>>
<<Può darsi>> convenne Buffy, meravigliandosi di provare
un tale sollievo dopo aver espresso i suoi veri sentimenti <<Sono annicchilita>>
Anya si diresse alla porta. Dopo averla aperta, si volse a guardarla <<Ne
parlerò a Xander. Pregheremo per te>> <<Ottima idea>>
le gridò dietro Buffy mentre varcava la soglia. Quando il battente
si richiuse, si guardò intorno e notò che tutti la stavano fissando.
Incontrò ognuno di quegli sguardi, la testa alta, le spalle erette.
Non aveva nulla di cui vergognarsi. Bonnie la raggiunse di corsa e le sorrise
<<Sono contenta che tu ami William. Ora possiamo essere una vera famiglia>>
Lei la sollevò fra le braccia stringendola a se <<Farò
il possibile affinchè questo accada, tesoro. Il possibile e l’impossibile>>
Aprendo gli occhi, Buffy si domandò che cosa l’avesse svegliata.
aveva il vago ricordo di un tonfo, come se qualcosa avesse urtato contro un
muro della casa. o come se qualcuno avesse sbattuto una porta. Sedette sul
letto. Che William fosse tornato? Aveva detto che sarebbe rimasto via alcuni
giorni e ne erano gia passati quattro. Gettando le gambe giù dal letto,
afferrò la vestaglia. Benchè non fosse la veste da camera di
seta impalpabile che aveva indossato per recarsi nella stanza di lui, neanche
quella, di un morbido raso celeste orlata di trina nera, avrebbe riscosso
l’approvazione della sua cara sorellina. La infilò infilando
i piedi nelle pantofole in tinta. Quando raggiunse la porta, si era gia annodata
in vita la cintura. In cima alle scale sbirciò giu <<William?
Sei tu?>> chiamò senza alzare troppo la voce per non svegliare
Bonnie. Non ci fu risposta <<William?>> ripetè dopo un
momento. Ancora silenzio. Scese uno scalino e si fermò tendendo l’orecchio.
Udì una specie di cigolio. No, non esattamente. Inclinando la testa,
tentò di individuare da dove provenisse quel suono. Forse da dietro
di lei? Da una delle stanze da letto? Girandosi lentamente, percorse il corridoio
con lo sguardo. Le porte erano tutte chiuse. Per la prima volta si sentì
assalire da un brivido di apprensione. C’era un estraneo in casa? I
capelli le si rizzarono sulla nuca. prima che riuscisse a decidere se andare
a vedere o prendere Bonnie e correre fuori, le giunse un tonfo sordo seguito
da uno strillo <<buffy!>> Precipitandosi lungo il corridoio, spalancò
la porta della stanza della bambina. Il letto era vuoto <<Bonnie!>>
Volgendosi in direzione del grido inintellegibile che le rispose, Buffy scorse
un’alta sagoma scura che si stava dirigendo con la bambina verso la
finestra aperta <<Altolà!>> urlò <<Lasciatela
andare!>> Senza riflettere corse verso l’uomo, indugiando il tempo
sufficiente ad afferrare l’attizzatoio che si trovava accanto al caminetto.
Vide il suo braccio stringere Bonnie alla vita, mentre si accingeva a scavalcare
il davanzale. Sollevando l’attizzatoio, glielo abbattè su una
spalla con tutte le sue forze. Con un gemito l’uomo girò la testa
nella sua direzione. D’istinto lei balzò indietro. Due occhi
scuri la fissarono torvi al di sopra del pezzo di stoffa legato attorno alla
parte inferiore del viso e al di sotto del cappello calato sulla fronte. per
la frazione di un istante Buffy rimase ipnotizzata da quello sguardo. C’era
qualcosa di familiare in quegli occhi, qualcosa di spaventosamente famigliare.
Subito dopo smise di chiedersi chi fosse quell’uomo. Alzò di
nuovo l’attizzatoio. Lui lo schivò, ma per farlo dovette lasciar
andare la bambina. Afferrandola Buffy la gettò dietro di se <<Fuori>>
gridò <<Fuori di qui!>> Tornò a colpirlo ripetutamente
finchè lui non scavalcò la finestra vacillando e scese lungo
una scala a pioli. E seguitò a urlare anche dopo che lui fu scomparso
nel bosco. Solo allora il terrore la avolse lasciandola in preda a un tremito
irrefrenabile. Le gambe si rifiutarono di reggerla, tanto che dovette aggrapparsi
al davanzale per tenersi in piedi. Dopo aver ripreso fiato, spinse la scala
con tutte le sue forze allontanandola dal muro e facendola schiantare al suolo.
Chiuse la finestra e si volse verso Bonnie, la quale stava rannicchiata in
un angolo singhiozzando disperatamente. Lasciò cadere l’attizzatoio
e corse da lei <<Zitta, zitta tesoro>> mormorò abbracciandola
<<So che sei spaventata, ma va tutto bene adesso. sei al sicuro>>
<<L........lui mi aveva detto che mi avrebbe fatto del m.....male>>
<<E’ finita. Sei sana e salva tesoro. Sei con me adesso>>
Buffy le accarezzò la schiena e le scostò i capelli dal viso
<<Vieni, andiamo nella mia stanza. Ci coricheremo nel mio letto, staremo
insieme. Quell’uomo non tornerà>> Dato che Bonnie restava
avvinghiata a lei, la sollevò fra le braccia e la portò in camera
sua. Chiuse a chiave la porta e posò la bambina sul letto. Dopo averla
sistemata sotto le coperte, le sedette accanto appoggiando la schiena alla
testiera. Piegandosi di lato, aprì il cassetto del comodino e tirò
fuori una piccola pistola. Suo padre non si era limitato a metterla in grado
di dirigere l’emporio. L’aveva anche lasciata in grado di difendersi.
Circondando Bonnie con un braccio, fissò la porta chiusa. Non intendeva
permettere a nessuno di farle del male. Mille domande le si affollarono alla
mente. Chi poteva aver tentato di rapirla e perche? Non aveva senso. Non costituiva
un pericolo per nessuno. Non aveva parenti, non conosceva che pochissime persone.
Doveva esserci un errore. Tuttavia quell’uomo doveva aver saputo che
si accingeva a rapire una bambina. Trattenne il fiato. si trattava effettivamente
di un sequestro? qualcuno aveva pensato di tenerla in ostaggio per poi chiedere
un ricatto? <<Buffy?>> <<Si, cara?>> <<Gli sparerai
davvero se tornerà a prendermi?>> Lei fu tentata di mentire,
ma non le fu possibile <<Si Bonnie gli sparerò>> <<Bene.
Quell’uomo cattivo mi ha fatto prendere tanta paura>> <<Lo
so, ma ti prometto che non correrai più alcun pericolo. Ti proteggerò
io. sempre>> Bonnie tacque per un lungo istante <<Sei la mia mamma
adesso?>> <<Penso di si>> <<Sono contenta>>
bisbigliò Bonnie rannicchiandosi contro di lei <<Anch’io.
Cerca di dormire adesso, tesoro. Io resterò qui, vicino a te>>
Poco prima dell’alba Bonnie cadde in un sonno profondo, ma buffy non
si azzardò a chiudere occhio. Continuando a fissare la porta, pregò
affinchè William tornasse presto. Aveva bisogno che l’aiutasse
a proteggere la loro bambina.
William entrò in città poco prima di mezzogiorno. Osservando
le strade ben note, si chiese perchè fosse tanto sciocco da immaginare
di poter sentire la mancanza di landing una volta che l’avessero scacciato.
Con ogni probabilità sarebbe stato lontano prima di sera. Con un pò
di fortuna forse sarebbe riuscito ad evitare un linciaggio. Ma aveva fatto
ciò che si era proposto di fare. aveva trovato l’assassino. Non
riusciva ancora a crederci. La soluzione dell’enigma era apparsa così
ovvia, una volta scoperto di chi si trattava. Non si era sbagliato. Laurie
era stata assassinata da un uomo che conosceva. Lo stesso uomo che aveva tentato
di ucciderla quando lei gli aveva annunciato di essere incinta. Tirò
le redini di fronte all’ufficio dello sceriffo. Dopo essere smontato,
legò il cavallo e varcò la soglia. Wyatt stava misurando la
stanza a passi concitati. Al rumore della porta che si apriva, si girò
di scatto <<Sceriffo! Grazie a dio siete tornato. Non sono mai stato
tanto felice di vedervi>> Un sinistro presagio si insinuò in
lui <<Che cosa è successo?>> <<dovete andare subito
da Buffy.......dalla signora Kincaid, voglio dire>> <<Sta male?>>
<<No. E’ successa una cosa incredibile. Stamattina è venuta
qui, voleva sapere a tutti i costi quando sareste tornato. Io le ho risposto
che non lo sapevo con precisione. Pare che stanotte qualcuno abbia scavalcato
una finestra del primo piano e tentato di rapire Bonnie>> William lo
fissò allibito, poi imprecò ad alta voce. Si precipitò
fuori correndo lungo il marciapiede con il suo agente alle calcagna <<thomas
è in giro a interrogare la gente>> ansimò Wyatt <<Se
a mezzogiorno non foste arrivato, avrei tele grafato agli sceriffi di tutte
le città vicine per cercare di rintracciarvi>> Attraversarono
la strada polverosa schivando un carro e un uomo a cavallo. William scorse
davanti a se la vetrina scintillante dell’emporio. Raggiunse la porta
con un salto e la spalancò <<Buffy!>> tuonò varcando
la soglia. Una mezza dozzina di clienti si girarono a fissarlo a bocca aperta.
Alcune donne indietreggiarono di un passo. Guardandosi intorno lui vide Bonnie
seduta accanto alla signora Joyce. La bambina gli corse incontro e gli si
buttò fra le braccia <<William, sei tornato!>> Lui se la
strinse al petto <<Come sta la mia ragazza?>> Aveva l’impressione
di essere stato via un anno intero <<Mi sei mancato>> <<nche
tu mi sei mancata Bonnie>> ribattè William a bassa voce. Avrebbe
voluto chiederle se stesse bene, ma aveva paura di turbarla. Poi udì
dei passi famigliari alle sue spalle e si voltò in quella direzione.
Buffy si stava avvicinando attraverso l’emporio. Benchè indossasse
un abito azzurro stirato con cura e non avesse un capello fuori posto, il
suo aspetto non lo ingannò nemmeno per un istante. Notò le ombra
scure sotto gli occhi e il nervosismo con cui si torceva le mani. Pur avendo
deciso di tenersi a distanza da lei dopo il modo in cui si erano separati,
non ne fu capace. Non dopo quanto aveva appena appreso. Spostò Bonnie
su un solo braccio e le tese l’altro. Buffy fece di corsa gli ultimi
passi e gli si gettò contro. Lui la fece aderire a se <<Mi dispiace>>
bisbigliò <<Non avrei dovuto lasciarti>> Lei alzò
sul suo viso gli occhi pieni di lacrime <<Non è colpa tua. Non
potevi sapere che cosa sarebbe successo. Bonnie e io stiamo benissimo, vero,
tesoro?>> La bambina annuì <<Buffy ha una pistola>>
William inarcò le sopracciglia <<Non è che una piccola
rivoltella. Mio padre me la comperò diversi anni fa, quando cominciai
a trattenermi all’emporio fino a tardi>> <<Tuo padre aveva
più buon senso di me>> borbottò lui, rendendosi conto
che avrebbe dovuto pensare a darle modo di difendersi. Ma non gli era mai
venuto in mente che lei o Bonnie potessero correre qualche rischio. Sorrise
alla bambina <<Buffy e io dobbiamo parlare un momento. puoi stare con
la signora Joyce?>> <<Certo. Stavamop leggendo. Ho letto tutto
un libro da sola>> <<Bravissima. Forse stasera ti chiederò
di leggerlo anche a me>> William la mise giù. Dopo aver ordinato
a Wyatt di aspettarlo, si rivolse a Buffy <<Andiamo nel retro. Voglio
che tu mi racconti per filo e per segno come sono andate le cose>> <<Va
bene>> Avevano quasi raggiunto l’ufficio, quando William realizzò
che lei stava aggrappata alla sua mano come se non volesse più lasciarla
andare. Studiandola, notò il lieve tremito che le scuoteva le spalle.
Doveva essere stata terrorizzata, quella notte. Un senso di opressione gli
schiacciò il petto al pensiero di ciò che sarebbe potuto accaderle.
Gli altri sceriffi gli avevano fornito un rapporto particolareggiato sulle
prostitute assassinate nella loro città. Tutte le ragazze erano state
picchiate selvaggiamente, tutte erano state uccise con efferata crudeltà.
Nel suo ufficio Buffy gli lasciò la mano <<Mi sono svegliata
dopo mezzanotte>> gli riferì con la massima calma <<Avevo
sentito un rumore. In un primo momento ho pensato che tu.........>>
A un tratto lui le afferrò le spalle e l’attirò contro
di se. Senza lasciarle il tempo di protestare le afferrò le labbra.
era un errore baciarla. DEra un cataclisma, maledizione! Ma all’inferno.
Lei era sana e salva e niente altro aveva importanza. La baciò delicatam,ente,
lentamente, non volendo spaventarla ancora di più. era morbida, calda
e arrendevole come ricordava. Reagiva alle sue carezze con l’ardore,
lo slancio di sempre. Chiudendole il volto fra le mani, le tempestò
la faccia di baci <<Ti amo>> sussurrò <<Oh, William
credimi se ti dico che ti amo anch’io. Per sempre. Più tardi
cercheremo di chiarire i come e i perchè. Più tardi troverò
il modo di convincerti della mia sincerità. Ma adesso, solo per un
attimo, credimi ti prego>> Lui non avrebbe desiderato altro. Avrebbe
dato qualsiasi cosa per potersi fidare di lei. Ma non poteva. Le accarezzò
i capelli <<Sono contento che tu stia bene>> <<Accidenti
a te, William Kincaid. Sei l’uomo più testardo del mondo>>
<<E’ probabile>> <<Perchè rifiuti di credermi?>>
Quando Buffy accennò a sollevare il capo dalla sua spalla, lui gliela
immobilizzò. Non voleva guardarla negli occhi e leggervi le emozioni
che provava. Non voleva che lei intuisse il suo turbamento <<Dimmi cos’è
successo ieri sera>> In poche, brevi frasi, Buffy gli narrò come
avesse trovato l’uomo che cercava di fuggire con Bonnie <<L’hai
visto in faccia?>> <<No. Aveva una pezza attorno alla parte inferiore
del viso e il cappello calato sulla fronte. Ho visto solo i suoi occhi. Non
troppo bene, però. Era buio, ma non avevo un lume con me. Erano.........>>
<<Come? Qualsiasi cosa può essermi d’aiuto>> <<Erano
famigliari, ma non chiedermi in che modo.......non lo so. C’era qualcosa
di perverso in lui>> Un brivido la percorse <<Va tutto bene. Sono
qui adesso>> <<Ho avuto una tale paura. E se avesse rapito bonnie?
Avrebbe potuto farle del male>> Probabilmente lì’avrebbe
uccisa, ma non era necessario che Buffy lo sapesse<<Non gliene ha fatto.
Sei stata molto coraggiosa>> <<Non mi sentivo coraggiosa. Volevo
solo riprendermela. Sapevo che lui non l’avrebbe lasciata andare, perciò
ho afferrato l’attizzatoio e ho cominciato a colpirlo>> <<Quante
volte?>> <<Non lo so. Cinque, sei. Che importanza ha?>>
<<L’hai colpito con forza?>> <<con tutte le mie forze,
su un braccio e su una spalla>> <<Bene. Deve avere dei lividi.
Riusciremo a dimostrare che è stato lui>> Buffy si raddrizzò
<<Sei tornato. Questo significa che hai finalmente scoperto chi è
l’assassino?>> William annuì <<E?>> Lui le
sfiorò una guancia con il dorso della mano. Aveva una pelle così
soffice, così calda e levigata. Si augurò di morire di dolore
al momento di perderla, perchè non voleva passare il resto della sua
vita a rimpiangerla <<Mi dispiace Buffy. Voglio che tu resti qui finchè
tutto sarà finito. Sarai più al sicuro all’emporio>>
<<Al sicuro da cosa? Chi è l’assassino? E’ lo stesso
uomo che ha tentato di rapire Bonnie?>> <<Si. Il colpevole di
tutto questo è Xander, tuo cognato>>
Buffy lo fissò a bocca aperta. Xander un assassino? Impossibile. suo
cognato era un pallone gonfiato, un ipocrita che avrebbe preferito venire
frustrato piuttosto che aiutare una persona bisognosa, ma un assassino?William
fece una smorfia <<Non mi aspetyto che tu mi creda. Perciò è
meglio che resti qui. Ci sranno non pochi problemi. Immagino che i bravi cittadini
di Landing non gradiranno che io arresti il loro pastore. Se ci tieni a salvare
quel poco che ti rimane della tua reputazione, non avvicinarti alla chiesa.
In seguito potrai divorziare da me e non dubito che ti accoglieranno di nuovo
in seno alla loro comunità>> Si voltò e lasciò
l’ufficio. lei sbattè le palpebre. Non poteva aver parlato sul
serio <<William?>> Ma lui se n’era gia andato. Buffy corse
alla tenda da cui si accedeva all’emporio e la scostò. William
si stava dirigendo verso la porta insieme a Wyatt <<William, aspetta!>>
Lui non prese neanche la briga di voltarsi. La signora Joyce emerse da dietro
il suo scrittoio <<Che c’è Buffy? Che cosa sta succedendo?>>
<<William è andato ad arrestare Xander>> <<Il pastore?
Per quale ragione?>> <<Per l’assassinio di Laurie Smith
e......>> Buffy scoccò un’occhiata a Bonnie che la stava
fissando con gli occhi sgranati <<.......altre cose>> Si rivolse
a Andrew <<Sai dove tengo il fucile?>> <<S........sissignora>>
<<Sai usarlo?>> Lui annuì <<Benissimo. Signore e
signori, sono desolata, ma l’emporio chiude per un paio d’ore.
Lasciate qui i vostri acquisti. Potrete ritirarli più tardi>>
Dopo che tutti furono usciti, lei si inginocchiò di fronte a Bonnie
<<Devo andare ad occuparmi di una certa cosa. William è convinto
di aver trovato l’uomo cattivo che ti ha fatto del male. Voglio accertarmi
che arresti quello giusto. Vuoi restare qui con Andrew?>> La bambina
annuì <<Non permettere a quell’uomo cattivo di fare del
male a William>> <<Non lo permetterò>> Buffy attese
che Andrew tornasse con il fucile <<Ti affido mia figlia>> <<Sissignora.
La proteggerò come se fosse mia>> <<Dopo che me ne sarò
andata, chiudi la porta a chiave. Non aprire che a me e allo sceriffo. Intesi?>>
Varcata la soglia, si raccolse le gonne e corse verso la chiesa. Joyce le
si affiancò <<Ne siete prorpio sicura? Ha davvero intenzione
di arrestare Xander?>> Buffy annuì senza fermarsi. Non aveva
senso. William doveva sbagliarsi. Eppure non le sarebbe potuto importare di
meno <<Ha delle prove?>> ansimò Joyce <<Non lo so>>
<<Deve aver commesso un errore. Perchè Xander avrebbe dovuto
uccidere una prostituta? Dubito che sappia perfino a cosa servono>>
<<Se William sostiene che è stato lui, io gli credo>> Fuori
dalla chiesa William stava confabulando con Wyatt. Nel vederla avvicinarsi,
si accigliò <<maledizione, Buffy! Vattene immediatamente>>
Al suo cenni di diniego, lui si avviò lungo gli scalini. Buffy gli
corse dietro lasciando Joyce ad arrancare dietro di lei. Raggiunti i gradini,
le giunse la voce del marito che chiamava Xander. Li salì a due a due.
Era buio e fresco all’interno, in netto contrasto con la luce abbagliante
e l’aria calda dell’esterno. Fu costretta a fermarsi un istante
accanto alla porta, in attesa che la vista le si abituasse. William e Wyatt
erano accanto al pulpito. Emergendo dall’ombra, Xander si fece loro
incontro <<Buongiorno, sceriffo. Cosa posso fare per voi?>> <<Mi
sono persa qualcosa?>> sbuffò Joyce entrando in chiesa <<Shh>>
Buffy si incamminò lungo la navata. Voleva essere in grado di sentire
ogni cosa. Joyce le tenne dietro. Alle loro spalle si udivano fruscii e scalpicii,
come se l’intera cittadinanza le avesse seguite. William avanzò
verso Xander. Suo cognato era più grosso e pesante di suo marito. Lei
cercò di visualizzarlo mentre si arrampicava su una scala a pioli.
La sua immaginazione non le venne in aiuto. William doveva aver commesso un
terribile errore. Raddrizzò le spalle. Pazienza. era sua marito e lei
si sarebbe schierata al suo fianco <<Vi dichiaro in arresto per l’omicidio
di Laurie Smith, Ellen Morgan e Sharono Tyler. Oltre a questo, stanotte avete
tentato di rapire una bambina con l’intenzione di uccidere anche lei>>
Buffy si rese conto di quanta gente fosse entrata in chiesa solo quando udì
l’esclamazione di sgomento collettivo. William non si disturbò
neanche di voltarsi. Xander lo fissò a lungo prima di scoppiare in
una risata <<Omicidio? Mi state accusando di omicidio? Suvvia, sceriffo.
So che abbiamo avuto i nostri contrasti, ma nemmeno voi sareste capace di
arrestare un innocente con delle accuse così assurde>> Un urto
improvviso costrinse Buffy ad aggrapparsi a un banco per non perdere l’equilibrio.
Con l’impeto di una nave da guerra, Anya stava percorrendo la navata
dirigendosi verso William. Gli assestò un violento spintone, ma lui
non si mosse <<Che cosa diavolo state facendo?>> strillò
<<Come osate entrare in chiesa e cercare di arrestare un uomo di Dio?>>
<<Può darsi che sia un uomo di Dio, ma possiede una decisa propensione
al peccato. Le manette, Wyatt>> <<No!>> Scagliandosi contro
di lui, Anya prese a tempestarlo di pugni. Quando lui le afferrò le
braccia e la scostò da se, cominciò a tirargli calci negli stinchi.
Avvicinandosi alla sorella, Buffy si piazzò le mani sui fianchi <<Anya
Harris, smettila immediatamente!>> <<non impicciarti!>>
le ordinò William in tono deciso <<Mi impiccio, eccome>>
ribattè lei indirizzandogli un’occhiata decisa. Il suo sguardo
era freddo e ostile. Non voleva averla lì, non si fidava di lei. Bè
peggio per lui. Anya la guardò con occhio torvo <<Non vedi che
cosa sta cercando di fare? Non ti accorgi che sta tentando di distruggere
tutto cio che ti è caro? E’ un demonio, Buffy. un uomo malvagio.
Ha tradito te e le tue speranze più care. Salvati finchè sei
in tempo. Mettiti in salvo!>> William la spinse via rischiando di farla
cadere. Wyatt l’afferrò al volo <<Per l’amor del
cielo, calmatevi signora>> <<Toglietemi le mani di dosso!>>
urlò anya liberandosi dalla sua stretta <<Ve ne pentirete sceriffo.
Vi farò impiccare, dovesse essere l’ultima cosa che farò
in vita mia>> <<E’ probabile. Prima però intendo
arrestare vostro marito>> togliendo le manette dalle mani di Wyatt,
si avvicinò a Xander. Lui scosse la testa e tese i polsi lentamente.
<<Vi compatisco Kincaid. E invoco su di voi la misericordi divina>>
<<Grazie, ne avrò bisogno>> Buffy vide il marito chiudere
le manette. Il click echeggiò in tutta la chiesa. Alle loro spalle
si levò un mormorio di protesta. William lo ignorò <<Siete
ricercato per due omicidi in due diverse città, oltre a essere il principale
indiziato per altri tre. Tutte le ragazze, prostitute locali, sono state assassinate
quando vi trovavate sul posto per predicare>> <<Predicare è
ben diverso da uccidere>> <<Giusto>> approvò Anya
<<Ve ne pentirete amaramente sceriffo>> <<Chiudi il becco>>
le intimò Buffy. Avvertiva tutti gli sguardi su di se, sguardi che
la giudicavano senza benevolenza. Ignorò la fitta di terrore che l’assalì.
Si fidava di lui. Si era sempre fidata di lui. Ed era finalmente pronta a
dimostrarlo al mondo intero <<William sa benissimo che cosa sta facendo.
e’ un uomo rispettabile, onesto e buono. Si preoccupa del bene di questa
città più di quanto non abbia mai fatto qualcuno da molto tempo>>
William si volse a guardarla, un sopracciglio inarcato. senza lasciarle il
tempo di ridpondere, Anya si piazzò fra loro <<ti ha stregata
Buffy. Non dargli ascolto. Se tieni alla salvezza della tua anima, devi dimenticare
la sua esistenza>> Lei fissò a lungo la sorella. Erano due estranee
da tanto tempo che le era difficile ricordare se fossero mai state amiche.
Scosse la testa <<No. Lo amo e credo in lui. Ora levati dai piedi>>
Anya non si mosse. Lentamente, in modo che nessuno potesse equivocare le sue
intenzioni, Buffy le girò intorno e si mise a fianco del marito. William
abbassò lo sguardo su di lei e si affrettò a distoglierlo <<Se
sto commettendo un errore, ti troverai in un mare di guai>> <<Non
ha importanza, purchè stiamo insieme>> <<Molto commovente>>
dichiarò Xander <<Ma non certo pertinente al mio arresto. Attento,
sceriffo, la folla che ha invaso la mia chiesa si sta innervosendo>>
William lo ignorò <<Sai a quali rischi vai incontro?>>
le domandò <<Nessuno, Tu sei l’unico che mi stia a cuore.
ti amo>> Un guizzo malizioso gli sfrecciò nello sguardo <<Bel
modo per dimostrarmelo>> <<E’ stato l’unico che mi
è venuto in mente, date le circostanze>> <<Sei una donna
che ragiona con la sua testa>> <<Grazie>> William tornò
a rivolgersi a Xander <<Anche la sorella di Ellen Morgan lavora in un
saloon. Vi ha visti insieme diverse volte>> L’arroganza del pastore
si appannò un tantino <<E’ chiaro che sta mentendo. Chi
crederebbe alla sua parola contro la mia?>> <<Sette anni fa avete
tentato di uccidere Laurie Smith, ma non ci siete riuscito. Alcuni mesi fa
lei cercò di costringervi a mantenere la promessa di andare via con
lei. Non potevate, ovviamente. Che cosa avrebbe detto la gente? Perciò
l’avete di nuovo riempita di botte e questa volta l’avete uccisa>>
Un gemito sommesso risuonò nella chiesa. Portando lo sguardo sulla
sorella, Buffy la vide premersi le mani sullo stomaco <<No!>>
urlò <<no!>> <<Stanotte avete cercato di rapire Bonnie
perchè avevate saputo che io avevo lasciato Landing per qualche giorno.
Dovevate sbarazzarvi di lei perchè costituiva il vostro unico legame
con Laurie>> <<Assurdo! Per quale ragione dovrei curarmi della
bastarda di una puttana?>> <<Per la semplice ragione che è
vostra figlia>> Anya si accasciò al suolo con un gemito. Wyatt
si precipitò verso di lei <<Lasciate perdere>> lo fermò
Buffy <<non è affatto svenuta>> L’agente esitò,
mentre la folla rumoreggiava alle loro spalle. Anya si tirò su <<Con
quale coraggio?>> strillò <<Con quale coraggio?>>
Buffy si stava preparando a difendere suo marito, quando si accorse che la
sorella si rivolgeva al suo <<Una puttana? Sei andato a letto con una
puttana?>> Lui la fissò <<Sta zitta, donna. Sono tutte
menzogne. Menzogne, hai capito?>> Ma aveva cominciato a sudare. Rivoli
di sudore gli scorrevano sul viso. tremava come una foglia e il suo sorriso
non era più così tracotante <<Non avete prove. Neanche
lo straccio di una prova>> <<E questo?>> Con mossa fulminea
William gli afferrò il colletto della camicia e gliela strappò
di dosso. Tutti boccheggiarono. Diversi ematomi gli arrossavano la pelle bianchiccia.
Buffy si sentì assalire da un’ondata di nausea. Quella notte
aveva colpito un uomo con un attizzatoio e quel giorno suo cognato appariva
contuso. Alzando la testa, Xander portò lo sguardo nella sua direzione.
Quegli occhi! Gli stessi occhi che aveva visto quella notte, pieni di odio
e collera anche in quel momento. Era lui! <<Erano tutte puttane!>>
urlò Xander <<Erano figlie di Satana e dovevano essere punite!
Se riuscivo a resistere ai loro addescamenti le lasciavo vivere, ma quando
mi facevano cadere in tentazione le ,mandavo all’inferno, dove meritavano
di bruciare per l’eternità. Ero nel giusto! Non ho fatto nulla
di male>> Singhiozzando Anya si nascose il viso tra le mani. Nessuno
mosse un dito per confortarla. a un cenno di William, Wyatt prese Xander per
un braccio e lo condusse via. Solo allora Buffy si volse in direzione della
folla assiepata in fondo alla chiesa. Questa aprì un varco per lasciare
passare la gente e il detenuto, poi riportò l’attenzione su Anya.
Pur dicendosi che avrebbe dovuto aiutare la sorella, Buffy scoprì di
non averne la forza. Quando William le cinse le spalle con un braccio, si
appoggiò contro di lui <<Portami a casa>> bisbigliò.
Una pioggia leggera tamburellava sugli alberi del giardino ravvivando i colori
dei fiori primaverili. William lasciò ricadere la tenda e tornò
a voltarsi verso il, salotto. Sollevando lo sguardo dal caffè che stava
servendo, Buffy gli sorrise <<Non riesco a credere che sia tutto così
tranquillo>> mormorò <<E che siamo finalmente soli>>
Arrossendo, lei gli porse la tazzina. William le sedette accanto sul sofa
<<Anya è partita stamattina?>> <<Si. La diligenza
era in orario. Prenderà il treno per St. Louis. Non so che cosa farà
una volta arrivata. Grazie al denaro ereditato da nostro padre, riuscirà
a cavarsela anche senza Xander>> <<Meglio così. Non lo
rivedrà mai più>> Buffy rimescolò lo zucchero nel
suo caffè, ma lasciò la tazza sul piattino <<Dovrai andare
a Topeka per il processo?>> <<E’ probabile, ma non mi tretterrò
a lungo>> William si spostò, in modo da trovarsi di fronte a
lei, un ginocchio premutoi contro la sua coscia, il braccio allungato sullo
schienale. Sollevando la mano, gliela pose sulla nuca <<Mi dispiace,
Buffy>> <<Non vedo il perchè. Dovresti sentirti molto orgoglioso,
invece. Hai risolto il caso e consegnato il colpevole alla giustizia>>
<<Non è per questo che mi sto scusando>> Lo stoppino di
un lume sfrigolò allìlatra estremità della stanza. Il
cerchio di luce si limitava a lambire Buffy lasciando in una tenue penombra
i suoi lineamenti perfetti. Lei sedeva con la schiena eretta, le mani intrecciate
in grembo. Solo il leggerissimo tremito che le percorreva le dita sotto la
carezza delle sue tradiva un certo nervosismo <<Sono passati cinque
giorni. Non possiamo rimandare questa conversazione per l’eternità>>
William posò la tazza sul tavolino di fronte a loro <<Lo so.
Vorrei dirti che ti amo, ma ho paura che tu non mi creda. So che l’altro
giorno in chiesa, mi hai creduta per un istante, ma hai avuto il tempo di
riflettere e.........oh, so bene che è sciocco, ma.........se tu avessi
cambiato idea?>> Le dita di lui affondarono all’interno del colletto
del suo abito finchè non toccarono la catenina d’oro <<Non
ho cambiato idea>> <<Ne sei sicuro?>> Lui annuì <<Oh
William!>> esclamò Buffy gettandoglisi fra le braccia. Lui se
la strinse al petto <<Ti amo Buffy. Per sempre. Non piangere>>
sussurrò quando lei premette la guancia umida contro la sua <<Sono
lacrime di gioia, amor mio. Lacrime di felicità>> <<Anch’io
sono immensamente felice>> E lo era. Le domande rimaste senza risposta
potevano aspettare. Ma come tante altre volte in passato, Buffy gli lesse
nel pensiero <<E ora che cosa c’è?>> <<Mancano
ancora diversi mesi alla scadenza del mio contratto>> <<E poi?>>
<<Non lo so>> rispose lui con sincerità <<Il tuo
lavoro è qui e so quanto sia importante per te. Ciononostante non sono
sicuro di voler restare a Landing>> <<Tutti ti adorano>>
<<Passerà presto>> <<Andrei dovunque pur di stare
con te. Non m’importa dell’emporio. Posso sempre venderlo>>
<<Sh>> le sussurrò William sulle labbra <<Non dobbiamo
decidere oggi>> <<Ma........>> <<Stai perdendo tempo
prezioso. Joyce terrà Bonnie con se solo fino domattina>> <<Domattina?
Credevo che l’avrebbe tenuta fino a stasera>> <<Dopo che
tu te ne sei andata, le ho detto due paroline all’orecchio>> <<Oh.......>>
<<Buffy, pensavo........>> Accidenti non era mai stato facile
con lei <<Speravo che dopo quanto era accaduto in chiesa, dopo quello
che avevi detto.....>> Imprecò a denti stretti. Stava facendo
una terribile confusione. Scostandosela da se, William si alzò. Avrebbe
potuto lasciar perdere, non dire una parola. Ma entrambi meritavano di meglio.
Si schiarì la voce <<Non posso più stare con te, a meno
che il nostro non sia un vero matrimonio. Mi è troppo difficile fingere
che non mi importi se dormi in un altro letto. Voglio essere tuo marito, Buffy.
Voglio tenerti ogni notte fra le mie braccia. Voglio svegliarmi accanto a
te ogni mattina. O sei mia moglie in ogni senso della parola, o non potrà
mai esserci niente fra noi>> Buffy si alzò a sua volta facendosi
scorrere le mani lungo i fianchi. L’abito rosa che indossava sembrava
farla risplendere dentro. Nonostante il desiderio che lo aveva assalito, William
rimase in silenzio. Le sue parole erano state dettate da una profonda convinzione.
Non intendeva accettare un matrimonio a metà. Meglio non vederla mai
più che soffrire come un cane e morire a poco a poco. <<Mi hai
perdonato?>> Lui chiuse gli occhi per sfuggire al suo sguardo penetrante.
L’aveva perdonata? Era capace di dimenticare il passato? Gli aveva rivolto
una domanda logica, pensò, realizzando che se la sarebbe dovuta aspettare.
Se voleva che Buffy gli si donasse completamente, poteva forse darle di meno?
Era disposto a ignorare l’angoscia a voltare le spalle alla sua costante
compagna? A volte costituiva l’unica cosa che lo spingeva a tirare avanti
<<Si>> bisbigliò. Avvicinandosi, lei gli posò le
mani sul petto <<Sarò tua moglie, William. Dividerò il
tuo letto, i tuoi problemi e la tua vita finchè mi vorrai. Nella speranza
che potessimo riconcigliarci, questo pomeriggio mi sono presa la libertà
di preparare la camera padronale. Vi ho perfino portato le nostre cose>>
<<E se io avessi taciuto?>> <<Avrei trovato un modo per
persuaderti>> Sollevandosi sulla punta dei piedi, gli diede un bacio
sulla guancia <<Abbiamo una seconda possibilità, William. Ho
impiegato sette anni a ritrovarti. Non intendevo lasciarti andare>>
Chinandosi, William la sollevò fra le braccia <<Sei una donna
perversa>> <<Me l’hai insegnato tu, quindi non azzardarti
a lamentarti>> Attraversando il salotto, lui si diresse verso le scale
<<Non mi stavo lamentando>> Come raggiunsero la stanza da letto,
la mise giu con delicatezza e le chiuse il volto fra le mani <<Ti amerò
per l’eternità>> le promise in un sussurro <<Ti darò
dei figli. resterò sempre al tuo fianco e mi prenderò cura di
te. Ho vissuto tutta la vita per te. Non saprei fare altro. Non.......>>
<<Parli troppo>> Afferrandogli il davanti della camicia, lei lo
attrasse a se. Le loro bocche si sfiorarono una, due volte, poi lei dischiouse
le labbra strappandogli un gemito. Niente era mai sembrato così giusto.
Buffy era la’ltra metà di lui, pensò William, la sua unica
ragione di vita. Mormorò una prewghiera ringraziando il cielo di averla
finalmente ritrovata. Era tornato a Landing per chiudere con il suo passato.
Invece aveva trovato un futuro insieme all’unica donna che avesse mai
avuto.
Fine