Subject: AU - ambientata nel passato
Warnings for:
no.
Rating: NC17
Genere: Romance, Angst.
Lunghezza: 31 capitoli
Summary: La principessa Elisabeth del fiorente regno di Sunnydale deve scegliere un marito, ma nessuno dei tanti pretendenti la convince. Sino a quando non incontra William di Sermania, mercenario fuggito dal suo paese dopo aver capeggiato un’interruzione, che la salva da un rapimento. Buffy sa che dovrebbe diffidare, pervenuta com’è nei confronti degli uomini, ma…


Capitolo 1

SUNNYDALE, MAGGIO 1829
Al ballo per la celebrazione del venticinquesimo compleanno della principessa ereditiera Elisabeth che esaminava la marea di uomini in abito da sera bianco e nero e si diceva che non aveva mai visto in tutta la sua vita un insieme di perone così deprimenti. Ed erano tutti suoi. Tutti suoi.
-Mia cara. Hai lo stesso sorriso tirato di quando ti duole la testa. Ma non dimenticarti che ti aspetta ancora il varo di una nave-
Buffy non guardò il padre come imponeva il protocollo. La principessa era in piedi alla destra di Re Giles seduto sul trono. Entrambi sorridevano. I gentiluomini si avvicinavano uno alla volta per inchinarsi alla giovane donna o più precisamente al trono che speravano di conquistare. Ma il tono del Re raggiungeva solo le orecchie della figlia e il sovrano sembrava assai divertito. Inoltre la principessa sapeva che il sorriso era sincero. E perché non avrebbe dovuto?
Buffy era l’unica erede del piccolo regno di Sunnydale e doveva mettere al mondo un figlio, possibilmente due, prima che la gioventù svanisse, Purtroppo in quella situazione si sentiva come un melo non impollinato.
- Queste sono le api- per punirsi del commento la principessa compensò con un sorriso lievemente più cordiale un certo signor Andrew. Che la sua dame di compagnia gli stava presentando. Lui lo ricambiò facendo un altro inchino mentre Joyce alzava le sopracciglia elegantemente disegnate in un’espressione elegante.
-Forse una volta sposata smetterai di parlare da sola- bisbiglio il padre
-Probabilmente no mi piace sempre avere conversazioni intelligenti-
Lui nascose la risata sotto un elegante colpo di tosse
-Non lasci una sola possibilità a questi ragazzi-
La principessa preferì ignorare l’osservazione
-Sei tu che parli da solo-
Il sovrano prese la mano della figlia
-Era abituato a parlare con tua madre. Lo faccio ancora, come posso-
Cedendo alla tentazione Buffy abbassò gli occhi su quelli del padre e ancora una volta desiderò essere come lui, intelligente e gentile allo stesso tempo.
Senza vanità lei sapeva di essere intelligente. Mostrava pazienza con i bambini e le persone più fragili, ma provava assoluto disprezzo per gli uomini frivoli e oziosi. Purtroppo venerano molti tra i ricchi gentiluomini che si affilavano nella sala da ballo.
-Se nessuno di questi ti piace… puoi sempre avere Riley- disse il padre
Riley? Le avrebbe permesso di prendere Riley, conte dei Finn, il suo ex compagno di giochi? Ministro degli interni di Sunnydale, l’uomo che aveva gia deciso di sposare, l’uomo che Re Giles si era rifiutato di prendere in considerazione? Esasperata Buffy balbettò.
-Ma… avevi detto… allora perché tutto questo-
- Il perché lo sai-
Lo sguardo della principessa cercò Riley in fondo alla fila che si prolungava infinita sul marmo a scacchi del pavimento. E notò appena il Duca Siciliano troppo bello che le si inchinava davanti in quel momento
-Papà Riley è un brav’uomo. Per me darebbe la vita-
-Lo so, lo so- Re Giles alzò la mano per interromperla dal continuare
-Ma è anche una persona corretta-
-Gia. Mi piace per questo-
-Mi piace- ripete Re Giles con sarcasmo.
-Sicuro. Mi piace. Abbiamo tutto in comune. Appartiene a una delle famiglie più vecchie di Sunnydale. E’ consapevole dei miei doveri come pochi. E’ intelligente e responsabile-
-E’ corretto- il tono del Re era ancora più infastidito
-Papà non potrò mai innamorarmi più come la prima volta-
-Perché non vuoi-
-Certo che no- pensò che sarebbe stata pazza a innamorarsi di nuovo con la stessa passione con cui aveva amato Liam
-Eri una ragazzina, e ti sei innamorata di un uomo più anziano di te. Avrei dovuto capirlo-
-E come? Chi poteva sapere che Liam…- Buffy si interruppe anche Re Giles ritenne l’argomento troppo delicato per parlarne in quel luogo, perché disse
-Sei troppo orgogliosa per condannare Liam e con lui me e le mie responsabilità. Ma io ti capisco e so che ne porti ancora le ferite-
-Come sei drammatico- lei sposto con impazienza lo sguardo sul principe von Fulda che s’inchinava muovendo la mano con eleganza.
-Liam non mi ha mai fatto del male. Ho più capacità di recupero di quanto immagini-
-Sei corazzata contro l’amore più di quanto una donna debba esserlo-
-Amore- lei ripetè la parola con un sarcasmo superiore a quello di suo padre nel ripetere mi piaci
-Hai convocato tutti questi uomini. Credi che ne potrei scegliere uno qui tra la folla, credi che un colpo di fulmine possa colpire entrambi che i violini si mettano a suonare e che io possa volare tra le braccia del mio amato Vero?-
Il sovrano si mosse a disagio sul trono
-Oh papà!Io non voglio un amore, ho bisogno di un marito nel mio letto-
-Un marito che funzioni- insistette Re Giles
-Riley funzionerà- e anche se sospettava che far e l’amore con Riley non sarebbe stato travolgente, pensò che una piccola passione era pur sempre una nuova esperienza.
Ballò quasi con tutti i pretendenti. A un cenno di Joyce si avvicinò un altro candidato per ballare.
D’improvviso la principessa si ribellò
-No- disse alla dama di compagnia
Con il grazioso sorriso reale Buffy indicò che la festa doveva continuare, le conversazioni ripresero come se non vi fosse stata alcuna pausa e lei si diresse verso l’unica stanza in cui poteva rimanere sola. IL BAGNO.
Vi entrò, si appoggiò all’uscio e chiuse gli occhi. Perché suo padre aveva insistito in quella farsa? Era gia abbastanza difficile rassegnarsi a desiderare solo quello che poteva avere.
E ora, senza volerlo cercava tra la serie indefinita di volti colui che le permettesse di amare ancora.
Fuggire dal party era stata una buona idea. Fuggire da se stessa le sembrò un’idea ancora migliore. Se avesse potuto rimanere sola a pensare era sicura di riuscire a togliersi quei dubbi dalla mente.
Aprì l’usci e guardò da una parte all’altra del corridoio. Era vuoto. Attraversò lo studio. Apri la portafinestra e uscì nella terrazza. Appoggio le mani al marmo della balaustra e respirò l’aria fresca.
Buffy udì una porta che si apriva e la musica la raggiunse pensò forse che all’interno faceva troppo caldo o che una coppia di innamorati cercasse un posto più buio per amoreggiare.
Si voltò. Contro la porta a vetri vide un uomo
-Altezza- disse un lieve accento straniero
L’uomo indossava un’uniforme. No, una livrea. La livrea reale
Lei lo fissò stupita, non l’aveva mai visto
-Si?-
Lo sconosciuto le si avvicinò. Era molto robusto e sembrava che la giacca non riuscisse a contenerlo. Puzzava di sudore. All’improvviso allungò una mano per afferrarla. Lei lo schivo esclamando.
-Che avete intenzione di fare?-
Senza una parola l’uomo la prese per la vita, la sollevò e se la caricò sulla spalla.


Capitolo 2


Buffy penzolava dalla spalle del bruto, paralizzata dallo choc. Solo quando lui appoggiò un piede alla balaustra pronto a saltare nel giardino sottostante, lei cacciò un grido e gli afferrò i capelli.
Le rimase in mano una parrucca unta. Gridò ancora e tempestò di pugni la schiena del bruto. L’uomo perse l’equilibrio più del previsto e ricadde all’indietro. Contenta Buffy lo colpì ancora, si gettò di lato e finì sul pavimento battendo il gomito. L’aggressore si gettò su di lei poi qualcosa… qualcuno si abbatté su entrambi.
Un attimo dopo, libera dal peso dell’aggressore, Buffy potè riprendere fiato. In lontananza udì il rumore di una colluttazione, poi dei passi sulla terrazza, stupidamente pensò che non poteva farsi trovare con le vesti in disordine e si mise seduta, con la testa che le girava. Si guardò intorno.
I passi erano quelli dell’aggressore e del salvatore, che si allontanavano dal punto della terrazza più vicino alla sala sa ballo inoltrandosi nel buio. Un uomo balzò oltre la balaustra
-Codardo- balbettò Buffy. Non era giusto, ma le dolevano le costole e il gomito, e lei, la principessa, non era obbligata a essere giusta. Non dopo essere stata aggredita da un bestione fetido e solo uno dei suoi fedeli sudditi o forse uno dei suoi ardenti corteggiatori era corso in suo aiuto.
Il salvatore si stava avvicinando. Zoppicava. Bene! Era ferito e cercava compassione, ma lei non l’aveva.
Anche lui aveva spalle larghe anche se non erano enormi come quelle del bruto. Mentre avanzava tra le zone in ombra e illuminate dalle luci della sala, sembrava più un fantasma che un uomo. La principessa si sforzò di distinguere il volto, ma riuscì solo a vedere una chioma chiara, zigomi pronunciati e labbra carnose .
Indossava una giacca scura, cravatta nera, calzoni neri sopra scarpe nere. Evidentemente non aveva molta fantasia nel vestire ma il suo abbigliamento era da gentiluomo grazie a dio.
Quando giunse abbastanza vicino a poter essere udito, l’uomo domandò, con un tono di voce a cui lei non era abituata
-Che diavolo significa tutto questo?-
Sbalordita, indignata e dolorante lei balbettò
-Chi….che cosa…come osate?-
-Era un pretendente respinto?-
-Mai visto prima-
-Allora la prossima volta che uno sconosciuto vi aggredisce e vi carica sulle spalle è meglio che gridiate come un maiale in procinto di essere scannato-
Buffy si tirò in piedi a fatica stringendosi il gomito
-Ho gridato!-
-Io vi ho sentito appena- l’uomo le stava di fronte, aveva occhi blu e profondi, la faccia segnata da una cicatrice che gli attraversava la guancia e il mento alla tempia
-Ed ero proprio dietro i vasi-
La principessa guardò le piante alte nei vasi contro il muro, poi di nuovo lo sconosciuto. Aveva l’accento inglese. Uno straniero.
-Che cosa facevate?- gli chiese, sospettosa
-Fumavo-
Lei gli senti addosso l’odore del fumo, un lieve aroma di tabacco come quello che circondava suo padre. Per quanto stupida, questa circostanza attenuò la sua differenza.
-Chiamo le guardie e faccio inseguire il furfante-
-Furfante- lo sconosciuto rise piano -Siete una vera signora. Ma non disturbatevi a farlo inseguire, è gia lontano.

Lei sapeva che era vero, ma si domandò perché lui ridesse del sostantivo furfante.
Così, invece di fare ciò che avrebbe dovuto, lasciò che lo straniero le posasse una mano sulla schiena all’altezza della vita e la facesse ruotare verso la luce. L’uomo si limitò a esaminare con distacco i suoi lineamenti e con tono gentile le chiese.
-Vi siete fatta male?-
-Solo qualche contusione-
Lui le afferrò il polso lentamente le allungò il braccio
-Non è rotto- affermò
-Credo di no-
Lo sconosciuto rise, i suoi denti bianchi brillarono sul viso in penombra
-Se lo fosse ve ne accorgereste. Un gomito rotto si fa sentire- disse sbottonandogli il guanto, glielo tolse e fece correre le dita con decisione sulle ossa dell’avambraccio e più delicatamente sull’interno gomito.
Il contatto le fece venire la pelle d’oca. Lo straniero non portava i guanti e l’amano dell’uomo le sfiorava la pelle nuda.
-Che tipo di lesione state cercando?-
-Non cerco alcuna lesione. Pensavo solo che mi sarebbe piaciuto accarezzare questa pelle morbida come quella di un bambino- rispose lui, e rise all’indignazione di Buffy. Probabilmente aveva mentito dicendo di volerla accarezzare.
Le strappo il guanto e mentre lo infilava si accorse che le tremavano le mani. Le tremò anche la voce quando disse
-Non so perché qualcuno dovrebbe farmi del male… chissà cosa voleva…-
-Non siete voi la principessa?-
Lei ebbe un colpo al cuore. All’improvviso tornò calma e fece un passo indietro
-Si-
-Allora posso dire che è stato un tentato rapimento-
Buffy guardò allibita lo straniero cercando di vedere meglio nell’oscurità il possessore di quella voce impenetrabile -E’assurdo-
-Non mi pare. Siete la sola erede di un piccolo regno molto prosperoso. Immagino che vostro padre pagherebbe una fortuna per liberarvi. Mi sorprende solo che nessuno l’abbia fatto prima-
Lei si sentì molto ingenua -Noi siamo in pace qui….-
-Sapete quel che si dice, basta una mela marcia… Ma ormai quell’uomo è scappato e se è disperato potrebbe riprovarci. O potrebbe non essere solo. Dovreste prendere in considerazione la possibilità di assumere una guardia del corpo-
Chi credeva di essere? Come osava darle dei consigli?
-E voi chi siete- gli chiese
- William Darcy di Sermania, ma tutti mi chiamano Spike- l’uomo si avvicinò alla grossa pianta e riprese il sigaro che in precedenza aveva lasciato cadere nel vaso –Sono uno dei vostri pretendenti-
Anche se era spaventata, Buffy aveva conservato la presenza di spirito
-Non mi siete stato presentato-
-Impossibile ingannarvi, vero? Sono arrivato in ritardo- disse buttando il sigaro ormai spento e sporco di terra
Era maleducato, rozzo, oltre poco tempestivo, e parlava con le con tale disinvoltura da farle rizzare i capelli. Buffy decise di farglielo notare
-Se volete corteggiare una principessa, dovreste coltivare la puntualità-
-Puntualità- lo straniero imitò il suo accento patrizio –In realtà non ne vedo la ragione. Non volete certo sposami-
Era ovvio, ma le diede fastidio che ne fosse così sicuro –E perché no?- domandò
-Sono il fratello del Re di Sermania-
Stupita, lei frugò nella memoria. Il fratello del Re di Sermania? Non sapeva che avesse un fratello, ma perché quell’uomo avrebbe dovuto inventarsi quella bugia?
-Bè- disse Buffy cautamente –Non è un legame disprezzabile. Noi confiniamo a nord-ovest con il regno di Sermania…-
-Io sono il fratello bastardo-
-Capisco- certo questo spiegava molte cose, in modo particolare il perché lui sembrava non conoscere il segreto che Sunnydale e Sermania condividevano. E quel gentiluomo, doveva chiamarlo per forza così, si sentiva certo a disagio per la sua nascita illegittima, altrimenti sarebbe arrivato puntuale e si sarebbe fatto presentare come tutti gli altri
-Qui ci sono dei bastardi-
-E nemmeno loro hanno alcuna possibilità- Spike si avvicinò alla balaustra di marmo e vi si sedette sopra.
-O sbaglio?-
Buffy non voleva essere costretta ad ammetterlo
-La stessa possibilità di qualunque altro-
-Ah, allora avete gia fatto la vostra scelta. Chi sarebbe il fortunato con la palla al piede?-
Buffy sapeva che doveva rientrare e riferire l’incidente al padre. Invece rimase lì e fece anche un passo avanti per scorgere meglio i lineamenti di William
-Non ho scelto nessuno-
Come se lei non avesse parlato, l’uomo riprese
-Vi ho vista ballare con tutti quei somari-
Fu il suo sguardo a farla rabbrividire
-Avrei giurato che quel tipo…come si chiama?...Quello alto con la pomposa fascia bianca.
Buffy trattene una risata. Parlava di Riley!
-Si ora ricordo- continuò –Il piccolo lordo Riley Finn-
Il divertimento svanì
-E questo che si dice in giro?
-In parte ma c’è dell’altro. Si sono fatte congetture su ogni giovane ce vi ha tenuta tra le braccia. Specialmente tra le debuttanti. Non è che impazziscono per voi, sapete-
William passava da un argomento all’altro, e le raccontava episodi che nessuno avrebbe mai osato riferirle
-Che cosa volete dire?- domandò lei
-Parlo di tutte le signorine in fila lungo le pareti e che faranno campanello davanti agli specchi. Prima vi sposerete, più felici saranno. Non amano essere lo zimbello di una donna della vostra veneranda età-
Buffy scosse la testa –Penso di no-
-Anche se vi tenete abbastanza bene per una donna di venticinque anni. Molto bella, in realtà. Il colore dei capelli e naturale?-
-Siete insopportabile!- ma fu costretta a trattenere di nuovo una risata
-Allora non lo è. Lo immaginavo-
La principessa si riprese e replicò –Dovete ammettere che lo sembra però- lo chignon si era scomposto nella caduta.
-Non esattamente. Poche donne hanno capelli biondi come il grano e la pelle così bianca. Usate il succo di limone-
In quello aveva azzeccato –Trovo che aiuti a impallidire-
William annuì –Essere uomini è una fortuna-
-Lo sempre pensato- ammise Buffy –Gli uomini hanno tutti i vantaggi. Possono grattarsi quando hanno prurito, camminare senza far caso al rumore dei propri stivali e abbandonarsi a ogni necessità del corpo-
-E soprattutto, abbiamo… razioni inappropriate nei confronti delle signore, anche quando sappiamo che si tingono i capelli-
Lei si sentì gelare le mani e sbarrò gli occhi. Era un modo irriguardosi per dire che la trovava attraente.
-Se prometto di non fare versi sconvenienti, mi permetterete di tenervi compagnia a cena?-
Lentamente Buffy abbassò le mani e si chiese perché stava lì a parlare con quell’uomo. Ha Joyce sarebbe venuto un colpo.
-Non mi sembra una buona idea-
-Al piccolo lord Riley non piacerebbe- con la coda dell’occhio lei vide William annuire con saggezza
-Naturalmente. Pensavo solo che potreste essermi grata ho lottato con quel bruto e l’ho fatto scappare- e si strofinò un labbro come se gli facesse male.
Buffy non poteva negare di divertirsi.
-Siete bravo. Molto bravo. Ma perché dovrei andare a cena con voi quando tanti altri uomini arrivati puntualmente e che non sbirciano da dietro le piante desiderano avere l’occasione di corteggiarmi?-
Il lungo silenzio di William la costrinse a voltarsi per osservarlo. Lui sorrise
_Guardiamo in faccia la situazione, principessa. Probabilmente questa è la vostra ultima possibilità di essere corteggiata. Potete trarne il maggior vantaggio possibile e, perché no, aizzare i vostri ammiratori l’uno contro l’altro, civettare e flirtare, divertirvi come si diverte ogni donna quando riesce a farsi desiderare da molti uomini. Con me al fianco potete fare ciò che vi pare, poiché io non sono un principe né un borghese legittimo, ma solo un uomo di paglia non idoneo a un corteggiamento onesto-
Vagamente offesa, lei replicò –Avete una bella opinione del mio carattere-
William scrollò le spalle –Non credo che la vostra vita di principessa sia molto divertente, perciò potete dare un calcio al dovere una volta tanto- la guardò e lei per la prima volta nei suoi occhi vide il guizzo del predatore
-Inoltre vi serve una guardia del corpo ed è questo che sono. Il vostro mercenario personale pronto a proteggervi dalla cattiveria del mondo-


Capitolo 3


Se fosse stata giudiziosa, Buffy avrebbe fatto dietro front e sarebbe tornata di corsa nella sala da ballo. Ma quell’uomo aveva ragione essere principessa era estremamente noioso. E poi William era stimolante . Inoltre doveva saperne di più sul suo conto. Per la salvezza del regno, naturalmente
-Signor…-
-Spike- disse lui – se no William a voi la scelta-
-William, siete un mercenario?-
-Non ci sono molte possibilità per il fratello bastardo di un Re. Devo pur guadagnarmi da vivere-
Un mercenario. Un uomo che si batteva da una parte all’altra in cambio di denaro. Questo spiegava la sua velocità d’azione, la cicatrice, l’esperienza in ossa rotte…. E il suo cinismo. Oltre all’aureola quasi visibile di pericolosità che lo circondava.
-Siete scioccata piccola principessa- di nuovo quel tono divertito. Erano seduti uno di fianco all’altra e lui la superava di poco. Ma Buffy non si era mai fatta intimorire dalla presenza di un uomo.
-Mi stavo solo domandando… Se voi sarete la mia guardi del corpo chi mi salverà da voi?-
- Siete una ragazza intelligente. Vi salverete da sola-
-Non sono una ragazza- aveva cessato di esserlo quando aveva sposato Liam –Sono una donna-
-Una donna della tarda età di venticinque anni-
Lei lo guardo accigliata. Poteva essere più sgradevole?
-Sona abbastanza intelligente da capire che se un uomo come voi decidesse di rapirmi o di farmi del male, lo farebbe prima che io avessi il tempo di difendermi-
William non si mosse ma le disse in tono abbastanza freddo
-Se avessi deciso di rapirvi o di farvi del male, Altezza, l’avrei gia fatto.
A Buffy venne la pelle d’oca sapeva che lui era in gamba e che avrebbe potuto falla sparire senza che nessuno se ne accorgesse.
In quel momento una figura scura e robusta si fermò sulla porta dello studi e guardò fuori. Era Riley. E malgrado i suoi dubbi su William lei desiderò che se ne andasse.
Naturalmente Riley non o fece. Usci sulla veranda e domando
- Elisabeth che cosa fate qui fuori? Tutti si domandano se abbiate abbandonato la festa-
-E così-
-Non nel modo appropriato mai cara- che quel perfetto gentiluomo si permettesse di criticarla la diceva lunga. E fissare l’uomo di fianco a lei con aria di superiorità la diceva ancora più lunga
-Siete qui con un… signore-
Sulle labbra di Riley l’appellativo signore suonava come un insulto. Insulto che non sfiorò minimamente William, ma fece rizzare i capelli a Buffy. Riley si immischiava troppo, l’aveva sempre fatto.
La principessa si sistemò meglio sulla balaustra accanto a William
-Si questo signore e William di Sermania fratello di Re Wesley, ed è uno dei miei pretendenti-
Non fece in tempo a finire la frase che desiderò non averla detta
Riley si avvicinò e senza curarsi di William si concentrò su di lei
-Il fratello di Re Wesley sarebbe un principe-
William intervenne -No lord Finn, non senza il diritto conferito da un santo matrimoni tra i miei genitori-
Lei posò una mano sul braccio e lui le sorrise. Buffy si sentì ciecamente eccitata
-Io e la principessa abbiamo gia discusso la questione della mia nascita poco ortodossa, e come questa possa influire sul mio corteggiamento- William posò la sua mano su quella di Buffy
-Dovrò essere particolarmente galante per convincerla di essere l’uomo che cerca-
Lei lo fissò, sapeva che l’aveva detto per indispettire Riley. Tuttavia quel miscuglio di pericolosità e fascino ebbe su di lei un effetto travolgente
-Commovente- riuscì a dire Riley -Ma sono sicuro che Sua Maestà converrà che sarebbe meglio se lei rientrasse per la cena.
La cena. William le aveva chiesto di poterla accompagnare, e adesso le teneva la mano e aspettava una decisione. Dannazione. Quell’uomo la capiva, come lei capiva lui. Il mercenario sapeva che se lei non avesse accettato il suo invito, si serbe sentita colpevole per averlo respinto e contrariata con Riley.
Quello che le sembrava naturale un’ora prima cioè considerare Riley il suo favorito, ora non lo era più. Si disse che doveva dare un’opportunità anche agli latri pretendenti.
-E’ gia ora di cena? Grazie per avermelo ricordato Riley- Buffy scese dalla balaustra e si girò verso Spike
-Voliamo rientrare?-
Lui si alzò e le offrì il braccio
-Altezza,voi mi fate un grande onore-
Non avevano fatto neanche un passo che il senso di colpa si fece sentire
-Venite, Riley. Devo presentare William di Sermania a Sua Maestà mio padre-
-Si, Riley venite- ripetè Spike in tono malizioso.
Riley non sopportava la mancanza di etichetta di quell’uomo e si affrettò a raggiungerli
-Altezza, non siete stata presentata a quest’uomo secondo li cerimoniale, quindi non potete andare a cena con lui- disse, poi vedendola alla luce della lambada
-Altezza!-
Buffy si fermò –Che cosa c’è?-
-Guardatevi- riprese Riley indicando uno specchio alla parete
-Sembrate una sgualdrina!-
Era vero. La breve lotta con l’aggressore la aveva lasciato l’abito in disordine, un guanto sporco e lo chignon si ero scomposto, alcune ciocche le scendevano su una spalla e tutta la squisita acconciatura pendeva da una parte.
La principessa fisso la sua immagine riflessa -Oh mio dio!-
-Tuttavia, lord Finn, io esiterei a usare il vocabolo sgualdrina riferito a sua Altezza- la voce di Spike era divertita, ma anche tagliente.
Riley si trovò nell’insolita posizione di chi a torto e le sue scuse suonarono poco convincenti
-Dire sgualdrina è stata davvero una scelta infelice da parte mia-
-Io trovo il suo disordine delizioso- commentò l’altro
-Certo. Lo immaginavo. Sono lieto di non essere uscito prima sulla terrazza, Altezza. Non avrei mai voluto interrompervi mentre vi divertivate con questo individuo-
Lei non capì subito che cosa intendesse con divertirsi. Quando ci arrivò provò un misto di indignazione, confusione, divertimento e insieme un senso di ingiustificato imbarazzo . Perché lei non si era divertita ma in fondo avrebbe preferito farlo. Certo sarebbe stato meglio dell’aggressione che aveva subito
-Riley, no! Io sono stata…-
-Salvata appena da una caduta dalla balaustra. Da me. Credo che la principessa avesse bevuto un po’ troppo-
Buffy si voltò indignata –Prego?-
-Negate pure, se vi fa piacere, Altezza- Spike fece un lieve inchino con la testa guardandola intensamente
-Ma quanti bicchieri avete bevuto?-
Per qualche ragione William non voleva che lei rivelasse l’incidente, ma la sua falsa accusa non aveva importanza in quel momento. In quel lei poteva vederlo, in piena luce.
L’uomo aveva la mascella squadrata , zigomi ambi. E la cicatrice, una riga bianca sulla pelle abbronzata divideva il viso in parte disuguali. Non poteva in alcun modo definirsi bello
Tuttavia lo era. Era splendido. Stupefacente. Magnifico.
Occhi di un blu purissimo, di un intensità penetrante, di una sensualità irresistibile. Nei suoi occhi si potevano leggere disprezzo, ammirazione, tormento, desiderio persino crudeltà. Una donna poteva cadere nei suoi occhi e percorrere la strada che conduceva alla sua anima.
Non conosceva affatto quell’uomo, ma sapeva a quale razza apparteneva quella dei seduttori.


Capitolo 4


- Elisabeth siete ubriaca?-
Il tono furente di Riley riportò la principessa al mondo normale
-Cosa?- chiese scostando lo sguardo da Spike a Riley
-Non posso credere che abbiate potuto farlo. A che cosa stavate pensando?- incalzò Riley sempre più in collera
-A che pensavo?- pensava che aveva imparato dei propri errori, ecco tutto
-Avete bevuto senza ritegno nella vostra serata speciale?-
Lei lo guardò ancora un momento stupita, poi il cervello si mise in movimento. Non osava guardare William
-Io pensavo- ripose –Anzi non pensavo, ma ora sto meglio. L’aria fresca mi ha fatto bene e sono sicura che la cena mi rimetterà in sesto- parlava a casaccio, confermando il suo stato di ebbrezza e aumentando lo sbigottimento di Riley.
Incapace di resistere oltre, lanciò uno sguardo implorante a Spike. Lui sorrise. Sulle guance apparvero due fossette. Due. Devastanti.
Riley irruppe nei suoi pensieri dicendo
-Altezza, presumo preferiate che il signor…
-William- il mercenario tratteneva ancora la mano della principessa al suo fianco
-Solo William. Noi bastardi non abbiamo il privilegio di un cognome-
Riley detestava trovarsi in una situazione di cui non conosceva il protocollo
-Altezza immagino preferiate che sia William a scortarvi a cena-
-Forse è meglio- intervenne William -Sono esperto in casi del genere-
-Casi del genere – indignata Buffy vide Spike fare un segno di intesa a Riley che dopo una attimo di indecisione quest’ultimo lo ricambiò e si allontanò
William seguì Riley con lo sguardo e dopo che fu uscito spinse Buffy verso lo specchio e si pose dietro la spalla sinistra. Poi con delicatezza di una donna, le tolse le forcine dai capelli. Lei trattenne il fiato domandandosi se aveva intenzione di sedurla
-Tenete- le disse -Vi risistemo i capelli. Ho una certa esperienza-
Lei poté immaginare come l’avesse acquistata
-Come avete potuto insinuare quelle cose su di me?-
-Non volevo che voi diceste a Finn del tentato rapimento- le raccolse i capelli in una coda e l’attorciglio
-Non conosciamo la provenienza del bruto e se devo farvi da guardia del corpo non voglio creare scompiglio nel palazzo-
Buffy guardo l’immagine dell’uomo riflesso nello specchio e rimase colpita ancora una volta della sua bellezza virile
-Sua Maestà, mio padre…-
-Deve saperlo- Spike prese delle forcine dalla mano
-Perché se si tratta di una minaccia, questa può estendersi anche a lui-
Buffy non aveva pensato a questo. Il panico ebbe il sopravento su ogni altra sensazione
-State ferma! Non voglio straparvi i capelli”
-Mio padre…”
“Sta bene. I rapitori sono codardi e stupidi, ma non tenterebbero mai un colpo n una sala da ballo di fronte a tutti, Verrebbero subito presi e giustiziati-
-Si certo- concordo lei
-Sua Maestà e costantemente in pericolo-
-Ho molte conoscenze. Indagherò al poto domani e spero che qualcuno parli. Se lo faranno mi sarò guadagnato la paga no ancora contratta- concluse con un sorriso tutto fossette e seduzione.
Lei si sentì afferrare del desiderio
-Allora non siete più un pretendente ma un servitore- domandò
William sorrideva ancora, ma in modo diverso, il suo sorriso si era indurito, come d’acciaio
-Io non sarò mai un servo. Un servo è qualcuno al servizio dei comodi di un’altra persona. Io devo essere libero di andare e venire, devo lavorare al di fuori del vostro noioso protocollo-
Lei gli sorrise
-E devo sapere cosa chiederete come compenso-
- Com…pen…so? Volete che vi dica che cosa voglio come compenso?-
La principessa aspettò domandandosi come quell’uomo riuscisse ad apparire, al tempo stesso, minaccioso e protettivo, affidabile e intimidatorio
-Altezza- l’uomo abbassò le mani sulle spalle nude di lei. Erano le mani ruvide di un lavoratore, dalle dita lunge… mani d’amante.. Le passò sulla lieve curva dei muscoli, tracciando la linea del collo on la punta delle dita. La carezza era una promessa di ricompensa.
-Ora vi dirò il mio progetto, Altezza, e se volete, vi mostrerò le mie credenziali. Intendo proteggervi e tenervi lontana da ogni pericolo, e se sarete soddisfatta e constaterete che ho mantenuto la parola presenterò le mie richieste- abbassò la testa e le mormorò all’orecchio
-A voi. E voi pagherete-


“Dove diavolo era” Re Giles parlò con diversi pretendenti ma nessuno di loro, dal comportamento del sovrano, capì che era preoccupato perché la figlia, educata alle più sofisticate regole del protocollo, era sparita da un ora.
In quel momento Buffy entrò, quasi correndo.
Re Giles per poco non balzò. La figlia aveva guance accese e l’abito in disordine. Si guardò attorno ansiosa e si tuffò tra la folla.
Un gentiluomo sconosciuto la seguiva a ruota.
Rabbia, preoccupazione e, alla fine, sollievo si agitavano nel animo del re mentre si risistemava sul trono. Non conosceva l’uomo che osservava la figlia con occhi famelici, ma sotto la superficie sofisticata di lui, il sovrano intuì una corrente di forti emozioni e riconobbe nel suo sguardo uno scopo preciso.
Senza togliergli gli occhi di dosso, Re Giles con un dito fece segno a Joyce di avvicinarsi
-Perché quel giovane non mi è stato presentato?-
La donna strinse i pugni con rabbia, detestava che si facessero insinuazioni sulla sua supposta negligenza.
-William si Sermania è arrivato in ritardo, Maestà- spiegò Joyce
-Conducetelo da me-
Come sempre quando riceveva un ordine, la dama si irrigidì. Poi si mosse per eseguirlo.
Joyce si avvicinò a William e lo prese per un braccio ma lui si liberò con un gesto di impazienza. La dama gli parlò e lui alzò lo sguardo sul sovrano.
Re Giles sorrise sapendo che William di Sermania non avrebbe mai osato disobbedirgli. Ma l’uomo poteva mostrare la sua contrarietà a Buffy con lo sguardo, e lo fece.
Anche lei guardò il padre, poi alzò la testa fissando William con atteggiamento di sfida.
Mio dio, che intimità c’era tra quei due che potevano litigare senza una parola?
Re Giles non poteva, anzi, non voleva immaginarlo. Ma capiva che William voleva Buffy disperatamente on tutto l’ardore e la profondità di emozione che lui avesse sempre desiderato per la figlia. E se il giovane avesse mantenuto quella promessa di passione, re Giles l’avrebbe aiutato a catturarla.


Capitolo 5


Il re sospettava? Sapeva forse?
Spike attraversò la sala da ballo a lunghi passi dirigendosi verso il monarca raggiante e si domandò se quello sarebbe stato il suo ultimo incarico. Si, re Giles sorideva ma da quando era in culla Spike aveva imparato a non fidarsi dei reali. Un aristocratico poteva fare un uomo a pezzi per un capriccio.
E Spike sapeva che questa volta meritava esattamente questo trattamento.
Aveva detto alla principessa di essere un mercenario e un bastardo, ed era vero…ma non era tutta la verità.
Lui si trovava a Sunnydale in missione

Una località dei Pirenei, marzo 1829

-Non uccido più per denaro. Sono a riposo- Spike si appoggiò al muro, le mani sul tavolo, e si rilassò senza rivelare alcun segno di fatica all’uomo che sedeva di fronte a lui, rigido come un militare
-Un mercenario- Alexander Harris sorrise appena tamburellando la punta delle dita sul tavolo umido
-Uno che combatte per molto denaro. Ho sentito dire che hai fallito in quel settore.
Harris aveva convocato Spike in quella bettola ai confini del nulla proprio per quello, Perché sapeva che Spike era disperato, anche se non ne conosceva il motivo.
Una bambina dipendeva da lui. Non era sua, ma la considerava l’ultima occasione per redimersi.
-Sono convinto che tu ci sappia fare con le donne-
La fioca luce delle candele ammorbidiva l’aspetto di Harris, aveva i denti macchiati di nero e indossava l’uniforme che aveva disegnato lui stesso.
-Così hai rinunciato a fare il mercenario e sei diventato un gigolò-
Spike mantenne le mani ferme e l’espressione indifferente –Un uomo con i miei precedenti ha imparato a essere versatle-
Harris l’ho osservò, cercano in lui un punto debole
-Quel piccolo diavolo di Grecia a decimato la tua banda-
Le mani di Spike rimasero ferme -Ho perso qualche uomo in gamba-
-Li hai persi tutti- lo corresse l’altro
Spike era sicuro di poter uccidere Harris in uno scontro leale…ma non aveva mai fatto l’errore di pensare che l’avversario potesse essere leale
-Si. Tutti- Spike si corresse –Perciò non ti posso essere utile e vado per la mia strada- appoggiò le mani sul tavolo, tirò indietro la panca… e vide il lampo, udì il sibilo della lama che gli sfiorava l’orecchio e si conficcava nel muro.
Harris si protese in avanti, negli occhi una luce sinistra -A me non servono i tuoi uomini. Ho bisogno solo di te. Ti pagherò venticinquemila sterline a lavoro ultimato, e ora siediti-

Per venticinquemila sterline, Spike era pronto ad affrontare qualsiasi pericolo, ma quello che gli aveva chiesto Harris era un infame tradimento.
Ora, ai piedi del trono, Spike si domandava se la spada che i re teneva al fianco fosse solo ornamentale o se presto avrebbe sentito la punta sul suo collo. Sapeva di meritarlo.
Mentre il sovrano si alzava in piedi e gli si avvicinava, Spike si sforzò di non battere ciglio. Ma il re scese e lo prese per un braccio.
-Venite nel mio studio. Prederemo un brendy-
-Un brendy- Spike attraversò lentamente la sala da ballo. Gli doleva l’anca per lo sforzo di poco prima. Tutti gli occhi erano puntati su di lui.
La principessa osservava il padre che conduceva via William, il quale le sorrise. Evidentemente lei era più preoccupata di lui. Buon segno.
-Volentieri, Maestà. Trovo che il brendy vada d’accordo con i sigari. Ne ho qualcuno buono qui con me. Se mi permette di offrirveli…-
Il re gli battè la mano sulla spalla
-Eccellente idea! Sicuro, e faremo una bella conversazione-
-Conversazione?- “Perché”
-Vorrei conoscervi meglio, William di Sermania- Re Giles imboccò il lungo corridoi e l’ospite lo seguì. Notò che le guardie in uniforme stavano sull’attenti al passaggio del monarca.
Quando si fermarono davanti a un uscio chiuso, protetto da altre due guardie, una di queste si voltò per aprirlo e Spike porto la mano al pugnale che teneva nella manica. Ma poi si fermò.
Mentre entravano nella grande stanza dalle pareti ricoperte di libri e l’uscio si chiudeva, Spike si trovò con il polso stretto nella mano del sovrano.
Re Giles lo fissò sul volto era sparita ogni traccia di cordialità
-Qui non si mangia, giovanotto, Il coltello non serve-
Il mercenario capì che il re non era stupido. Che sospettasse ciò che lui voleva fare? No se no a quell’ora era gia nella prigione reale.
William di Sermania si propose quindi di ingraziarsi il sovrano e di portare avanti il progetto di de Harris.
-Perdonatemi, Maestà, ma dopo l’aggressione alla principessa non sono tranquillo-
Il re impallidì e gli strinse forte il braccio.
-Aggressione?- esclamò -Quando? Dove?-
Evidentemente il re e la figlia erano davvero uniti come sembrava -Stasera, Maestà. Sulla terrazza-
Re Giles si avviò alla porta -Chiamo le guardie-
-No- esclamò l’altro, con enfasi -No, ve ne prego, Maestà. La principessa non è in pericolo nella sala da ballo e vi prego di ascoltarmi-
Il sovrano si fermò borbottando - No, certo. Non dobbiamo suscitare allarme. Non adesso- Poi si avvicinò ai liquori e ordinò - Ditemi tutto- la sua voce era ferma ma la mano che alzava la caraffa tremava
Il protocollo prevedeva che l’ospite non si avvicinasse, ma il buon senso di Spike lo spinse al fianco del re.
-Maestà, permettete che ci pensi io-
Re Giles cedette e si lasciò cadere nella poltrona più vicina.
-Un uomo con la livrea reale ha cercato di rapire la principessa mentre era sulla terrazza-
-Era solo?-
-Nessun complice-
-Voi avete assistito?-
-Si, Maestà- Spike versò il brandy nei bicchieri di cristallo
-Sua Maestà ha gridato e ha cercato di difendersi. Io ho colpito il mascalzone e quando lui l’ha lasciata e si è messo a correre l’ho inseguito-
Re Giles prese il bicchiere che l’altro gli porgeva
-E l’avete preso, immagino-
-No, maestà. Purtroppo una ferita al fianco mi renda difficile correre-
-Come ve la siete procurata?-
-In guerra. In Grecia-
Il re si appoggiò allo schienale e fissò Spike abbastanza a lungo da farlo sentire a disagio
-hi siete William di Sermania?-
Chi era? Un furfante che tentava di intrufolarsi nella vita di Elisabeth. Quando l’aveva vista, per la prima volta, ballare con suo padre aveva pensato che non era poi tanto bella. Troppo piccola di statura per i suoi gusti e troppo minuta e delicata; ma quando aveva immaginato di averla a letto sotto di sé, e l’aveva fatto con molta precisione, aveva pensato che sarebbe stato costretto a controllare la passione per non fargli male.
Ma non aveva fretta. Avrebbe portato il suo lavoro a buon fine. Come sempre.
Così era andato sulla terrazza a fumarsi un sigaro.
Che Elisabeth fosse uscita anche lei era stato un colpo di fortuna. E che fosse stata aggredita era stata una fortuna ancora più grande. Meglio farle da guardia del corpo che sedurla.
-Chi sono?- ripetè –Sono il figlio bastardo del vecchio re di Bermania, e un mercenario-
Re Giles aggrottò la fronte -Certo. Siete uno di figli del vecchio Leon. Vi hanno mai detto che assomigliate a vostro fratello, re Wesley?-
Spike estrasse dalla tasca il portasigari, lo aprì e lo protese al re -Si- disse
Il sovrano scelse un sigaro -Un argomento delicato, vero? Non c’è da meravigliarsi che siate venuto a tentare fortuna con Buffy cioè Elisabeth –
Buffy?
-Non mi aspetto di sposarla- anche Spike prese un sigaro, poi chiuse l’astuccio
-Troppa concorrenza?- il re chiuse gli occhi, annusò il sigaro e sorrise
-Non ho mai pensato…-
Il sovrano l’ho blocco con un gesto
-Si, si, lo so. Credete di potermi leggere nel pensiero. E’ una bella dote, ma vi assicuro, giovanotto, che non l’avrete-
-Certo che no, Maestà. Non sono tanto presuntuoso- ma Spike sapeva molto bene che cosa stesse pensando il re: un bastardo non poteva essere principe. Voleva solo vivere come tale.
-Non ho bisogno di dirvi che l’incidente di stasera è una cosa seria. Se non mi fossi trovato là, Sua Altezza sarebbe stata perduta. Così, proporrei….-
-Di diventare la sua guardia del corpo-
Spike tirò un sospiro di sollievo. Aveva fatto un passo avanti


Capitolo 6

A un occhio inesperto, la baracca appariva semplicemente la casa di un manovale in una tenuta di campagna, immersa nel sonno sotto una luna gelida.
Ma Spike la conosceva bene. Prima di mettere piede sul ponte traballante che attraversava la gola, fece il sognale usato dalla sua banda di mercenari, il richiamo del falco da caccia.
Faith era la sola sopravvissuta della sua banda.
Spike non temeva per le un’aggressione da parte di un malvivente occasionale, perché da questo poteva facilmente difendersi. Ma Spike e i suoi mercenari si erano fatti dei nemici adesso erano rimasti solo lui e Faith.
Inoltre lui non si fidava di Alexander Harris. Anche se gli aveva detto che la banda era stata eliminata, quell’individuo aveva spie ovunque e se avesse saputo di Faith e della bambina non avrebbe esitato a fare loro del male pur di sottomettere lui al suo volere.
E Spike avrebbe ceduto, perché Faith era sua compagna d’armi, sua amica… sua sorella nell’animo.
Dopo qualche minuto la porta si spalancò. Lei era meno di un ombra nel buoi della casa
-A sinistra- parlò a voce bassa per non farsi sentire
Spike attraversò il ponte di cosa ed entrò nella baracca
-Perché sei tornato qui?- Faith chiuse la porta -Non mi aspettavo di vederti
-E io non riesco a vedere te con questo buoi- Spike aspettò che lei rimuovesse la cenere dai carboni e li attizzasse soffiandoci sopra
-Come va il fianco?- gli chiese lei
-Bene. Zoppico solo quando mi conviene-
Lei le sorrise mentre il fuoco illuminava la stanza. Spike andò a inginocchiarsi accanto al letto. Osservò con attenzione la bambina addormentata, poi, delicatamente, sfiorò il bernoccolo rosso che aveva sulla fronte
-Si è fatta male- commentò
-Ha inciampato e ha sbattuto contro la colonna del letto-
Spike guardò Faith, vestita con un rozzo abito in tela grezza. I mercenari non indossavano biancheria di notte, perché dovevano essere sempre pronti ad alzarsi e scappare
-Andava di corsa?-
-Va sempre di corsa- Faith lo disse con il tono affettuoso di una madre -Si comporta come se la vita dovesse sfuggirgli se non la prende subito-
Era vero. Spike passò le dita tra i capelli mori di Dawn.
-Questo posto le piace. Andiamo sulle colline, nel bosco. E i bambini nel prato…la lasciano giocare con loro-
Spike si accigliò –Ci si può fidare?-
-Qui sono tutti contadini ricchi. Coltivano ciò che serve loro per mangiare, pescano e vanno a caccia. Non sanno che cosa sia la vera vita
-Non dirglielo. Lo scopriranno anche troppo presto.-
Faith si sistemò i capelli dietro l’orecchio
-Non mi sembra giusto. Forse potrei dolo dire…-
-No!- Spike si alzò in piedi
-Sss- Faith gli si parò davanti, alta e sottile, ma con una forza che molti uomini non potevano immaginar, e indicò la piccola
Lui abbassò la voce, ma non cambio tono
-Sei matta? Questi soldi ci servono e non li avremo se avvertiamo la popolazione. Comunque, non so che cosa Harris intenda fare dopo che gli avrò procurata l’informazione che vuole-
-Si che lo sappiamo. Non occorre che ce lo dica per immaginarlo- e si avvicinò di più all’uomo
-vuole provare a truffarci e prenderci i soldi-
-Lui non sa di te e della bambina. Quindi sono a rischio solo io, e se è stupido tenterà di uccidere me-
La fiamma illuminava il volto e gli occhi infossati di Faith
-Se ci riuscirà potrei vendere quel dannato diamante, ma…-
-Non è un diamante qualunque; è il santo diamante di Pollardine, che mi è costato un grande rischio-
-Lo so, lo so. Potrei prendere i soldi e andare in America. Ma sono preoccupata per te-
Spike sapeva che era sincera. Erano cresciuti insieme, due bambini nati in un ambiente depravato e corrotto. L’aveva protetta quando era stato possibile. Lei l’aveva curato quando era necessario. Non erano mai stati amanti. Non avevano legami di sangue, almeno non credeva, ma erano legati dalle esperienze che avevano condiviso, e nessuno avrebbe potuto dividerli.
Tuttavia la nascita di Dawn aveva cambiato Faith. La ragazza aveva lottato senza pietà, che aveva cercato il piacere senza cuore, aveva scoperto la tenerezza, che non aveva mai provato.
Lui aveva capito. La bambina aveva portato in superficie l’istinto protettivo che non avevano mai saputo di avere.
-Se sei preoccupata per me, allora non dir niente hai contadini se non vuoi che la rabbia di Harris si scateni su di noi-
-E’ che sono così…ingenui-
Spike sentì dal suo tono che l’invidiava, e capì. Loro due non erano mai stati innocenti -Non avvisarli-
Faith si voltò - No. Credo che non lo farò. Ma ho pensato che potremmo essere felici in un posto come questo.
William si guardò intorno. La luce fioca lasciava intravedere solo scabri muri di pietra, un pavimento di terra battuta e rozzi mobili di legno
-Come questo?-
-Si. Tu sai chi siamo noi. Due bastardi messi a servizio dalle prostitute quando potevamo appena parlare, e obbligati a guadagnarsi da vivere il pane sui materassi non appena…-
-Lo ricordo- Spike aveva passato la vita cercando di dimenticarlo. Faith non aveva mai parlato di quelle umiliazioni fino ad allora. Sconcertato e ostile, lui domandò
-Che cosa c’entra questo con le altre cose?-
-Mi hai salvato dal bordello. Se non mi avessi portata via in fretta sarei morta pazza per la sifilide-
-Come mia mamma. E la tua- Spike sentiva ancora l’amarezza del lutto
Faith si sforzò di non lasciarsi andare e ricacciò indietro le lacrime. Quando si fu ripresa, disse
-A volte abbiamo vissuto come re. Abbiamo avuto bei vestiti e carrozze, abbiamo pranzato con membri della casa reale.- si pulì il naso con la manica
-Per il resto del tempo abbiamo vissuto nelle montagne e nelle foreste, a volte avevamo da mangiare a volte no. Abbiamo combattuto guerre, siamo stati feriti e abbiamo sepolto i nostri morti-
Spike incrociò le braccia -Se hai qualcosa da dire dilla e basta!!-
-Paragonata alla nostra vita passata questa non è tanto brutta. Potremo stabilirci qui, allevare Dawn come una bambina normale, io coltiverei la frutta e la venderei al mercato, tu potresti…-
Lui esplose in un eccesso di rabbia -E credi che possiamo stare qui? Qui? Conosco Harris, ha spie dappertutto in questo paese. Uno degli ingenui per cui provi pietà potrebbe passargli delle informazioni. Uno di questi bambini che gioca con dawn potrebbe venderci a lui
-No…-
-Si! E sai che è vero. Sono degli ingenui e ci venderebbero per due soldi- Si passò le mani nei capelli e disse con sarcasmo -Rimanere qui!-
Faith non sopportava quel tipo di ironia. Di colpo gli mollò un sonoro ceffone e gli ringhiò all’orecchio
-Come vuoi tu. Non qui. Ma in un posto dove non dovremo scendere a patti col diavolo. Forse sulle ginocchia delle nostre madri non abbiamo imparato la bontà. Forse quando abbiamo combattuto in guerra eravamo spinti dall’ignoranza. Ma adesso è diverso. Non siamo costretti a fare patti con Harris-
- L’abbiamo gia fatto! Io l’ho gia fatto. Ho promesso che avrei messo nelle sue mani il segreto di Sunnydale. E sono un uomo di parola-
-Uomo di parola! Hai combattuto e ucciso per denaro, senza preoccuparti delle conseguenze che la guerra poteva portare alla gente. Ti sei intrufolato nel palazzo con false pretese e ti sei finto amico della principessa Elisabeth per poterla tradire. E vuoi mantenere la parola con Harris?-
Faith aveva ragione. Non aveva senso, ma Spike non osava cedere
Lei fece un gesto spazientito e disse -Non ti fidi abbastanza di Harris per fargli dare quello che gli spetta senza garanzia. Come hai avuto il diamante di Pollardine?-
- L’ho rubato-
-Così sei un ladro!-
- No. Harris lo riavrà indietro, quando ci darà i nostri soldi. Dopo questo lavoro potremmo andarcene per sempre- Allargò le braccia chiedendole di condividere con lui quel sogno
-Se avremmo fortuna potremmo comprarci una terra, un palazzo, avere il ghiaccio d’estate invece che d’inverno-
-Non ci servono queste cose-
Trasportato dall’entusiasmo lui continuò
-Dawn imparerà a diventare una signora, non come te e me, noi recitiamo e basta. Lei sarò una vera signora e sposerà un Lord-
Faith scuoteva la testa , senza ascoltarlo. Non capiva.
Disperato Spike aggiunse
-Non avrà più fame-
Faith sussultò – Nemmeno io voglio che abbia fame., ma c’è una bella differenza tra essere affamata e vivere nel lusso. Riesci a immaginare la mia bambina piena di vita che diventa una signora? Sarebbe coma ammaestrare un gatto selvatico-
Lui non l’ascoltava. Non voleva ascoltarla. Faith sospirò.
-E dove avresti intenzione di comprare la terra dove costruire il palazzo?-
Questa era la parte difficile –Volevo andare… a Bermania-
Faith non riuscì a trattenersi e gridò -Che cosa?-
Dawn si tirò a sedere e si mise a piangere
-Hai visto che cosa hai fatto?- contento dell’interruzione Spike si avvicinò al letto e prese in braccio la bambina
- L’hai svegliata-
-Potevi immaginare che avrei gridato- Faith gli si accostò -Sei impazzito? A Bermania?-
Comoda tra le braccia di lui, la piccola mormorò
-William- e lui le appoggiò la guancia su i suoi capelli soffici e corti. Non aveva mai avuto a che fare con ei bambini, ma quando l’aveva fatta nascere in una grotta su una montagna si era innamorato di lei.
-non siamo più tornati in Bermania da quando ci hanno cacciato tredici anni fa, dopo che abbiamo cercato di spodestare tuo fratello-
-Allora non era re-
-Ma lo è adesso e in modo stabile. La gente adora re Wesley e la regina, il paese è unito.- gli prese il volto tra le mani e aggiunse
-Laggiù abbiamo passato le pene dell’inferno. Perché ci vuoi tornare?-
Dawn alzò la testa e li guardò. Poi puntò il dito contro la madre e disse
-Mamma cattiva. Vogliamo bene a William-
Faith si potò le mani alle tempie, come se le dolesse la testa. Aveva capito più di quanto lui immaginasse
-Ce l’hai nel sangue. Sei davvero figlio di un re-
William aveva respinto la verità. Non voleva ammettere di aver ereditato qualcosa dall’uomo che aveva crudelmente usato e abbandonato la madre.
-Hai pensato a quello che ti disse la vecchia?- chiese l’amica -Te lo ricordi-
Spike non aveva bisogno di chiederne il nome. Sapeva bene a chi si riferiva Faith.
-Lo ricordo- disse

Aveva mille anni, o almeno così diceva la legenda. La vecchia aveva mille anni ed era anche santa. Lui aveva vent’anni e guidava la rivolta, figlio bastardo del re, non aveva paura di niente, nemmeno della tortura, neppure della morte, eppure era caduto in ginocchio davanti a lei come se glielo avesse ordinato.
“Figlio di re” gli aveva detto “ascolta e ascolta bene. Nelle tue vene scorre sangue reale, ma il tuo cuore e corrotto dall’odio ed è diventato piccolo. Prendi i tuoi mercenari e vattene. E non tornare finché non sarai diventato un uomo”
“Non tornerò mai più” aveva giurato lui
Mentre i suoi occhi la incenerivano con la loro fiamma azzurra.
“Si, tornerai. La terra ti chiamerà, i fiumi canteranno per te e tu tornerai. Tornerai….implorando in ginocchio.”

Almeno in parte aveva avuto ragione. La terra lo chiamava, i fiumi cantavano. Ma non sarebbe mai tornato in Bermania a pregare in ginocchio.
Spike non si era mai sentito più al sicuro. Avrebbe avuto successo. Ma non poteva riuscirci senza Faith.
-Ho bisogno del tuo aiuto- le disse
Lei si irrigidì -Perché sei venuto?Pensavo che stessi cercando di farti ammettere a palazzo-
-Lo fatto. Ci sono riuscito. Ma stasera è successo qualcosa…per me è stata una fortuna, ma troppo per essere un coincidenza-
Faith gli indicò una sedia accanto al fuco
-Raccontami-
Lui diede un’occhiata alla bambina che aveva ripreso a dormire, poi si sedette e le riferì in sintesi il tentato rapimento
-Credi che dietro ci sia Harris?-
- Perchè mi avrebbe dato il denaro per vestirmi come un cortigiano per poi raggirarmi con un rapimento?-
-Se un piano non funziona, potrebbe funzionare un altro. O lui pensa di poter sapere quello che vuole torturandola….- suggerì lei
-O ricattando il padre- Spike aveva gia considerato tali possibilità
-Forse il paese non è stabile come Harris voleva farmi credere. Forse i rapitore era un bandito con più coraggi che cervello. Forse uno dei corteggiatori di Elisabeth sognava di sposarla secondo le antiche abitudini. Non conosco la risposta e voglio che tu la trovi-
-Domani andrò in città, al mercato, e parlerò con i venditore ambulanti- Faith aggrottò le sopracciglia -E’ possibile che Harris voglia farti fare un passo falso?-
Spike toccò l’impugnatura del coltello affilato di recente, nascosto nella manica
-Non lo so. Per quanto cerci di entrare nei suoi pensieri non ci riesco- Ormai metà della notte era passata e lui doveva ritornare al palazzo per essere sveglio e vigile all’alba
-So che le nostre congetture non portano a niente-
Faith si allungò all’indietro e gli sorrise in modo malizioso
-Ma tu sei stato capace di volgare la faccenda a tuo vantaggio. La principessa si fida di te completamente? L’hai già potata a letto?
-Ho fatto degli errori- “Come al solito” pensò
Faith si raddrizzò -Che genere di errori?-
-Appena mi ha visto…-
-Si è innamorata di te-
- No. Non lei. E’ più intelligente di quanto lo sia di solito una principessa- Buffy gli piaceva, al punto da eccitarsi anche adesso al solo parlare di lei. Se Faith se ne fosse accorta, non avrebbe più smesso di ridere, ma per fortuna la luce fioca nascondeva la sua condizione. Almeno lo sperava
-Allora è brutta. Tanto brutta che non sei riuscito a nascondere il disgusto e lei se ne accorta- suggerì l’amica
-No!- preferiva non parlare della principessa, descriverla con i capelli biondi scesi sulle spalle e l’abito in disordine. Finn aveva pensato che lui le avesse infilato le mani sotto le vesti, ma se avesse potuto lui non si sarebbe limitato a quello
-Lei è…attraente e intelligente. Per questo custodisce il segreto del regno. Harris dice che vi è una ricchezza inspiegabile nel paese.
-Allora perché non marcia alla conquista di Sunnydale- domandò Faith , mercenaria fino al midollo
-Harris non è onnisciente come vuole farci credere. Se riesce a fare entrare abbastanza denaro a Paladine è sistemato per la vita, se no…- Spike scosse le spalle. Non gli importava se Harris perdeva la sua posizione, anzi, sperava che accadesse. Però voleva portare a termine la missione
-Pare che Harris abbia attentato alla vita del re qualche anno fa. L’attentato è fallito, naturalmente, e ancora gli rode-
-Come l’hai saputo?- chiese la donna dubbiosa
-Dopo che mi ha affidato la missione e mi ha stabilito i termini, gli ho chiesto informazioni. Per avere più probabilità di successo. Lui è furbo e mi ha riferito lo stretto necessario per mettermi nei guai, ma…-
.Così ti ha mandato a sedurre la principessa ed estorcerle le notizie che gli servono…- Faith rifletté un momento poi scosse la testa -E’ un piano troppo sofisticato… non mi convince-
Spike non si mosse. A volte la ragazza aveva delle intuizioni migliori delle sue, e in quella faccenda lui aveva sempre sentito puzza di bruciato
-E’ vero. I piani di Harris sono più diretti. Dunque non è stato lui a idearlo. Ma allora chi è stato?-


Capitolo 7

La saletta da pranzo, che si affacciava sulla terrazza di pietra, era illuminata dal sole del tardo mattino e dalle portefinestre entrava l’aria marina. Con gesto pomposo il cuoco presento il cibo preferito del re, uova e salsiccia, panini fragranti, meloni dorati e arance. Senza nemmeno alzare la testa dalle sue carte, il sovrano approvò ogni piatto con un cenno del capo. Il cioccolatiere reale posò il bricco sulla fiamma. Il nervoso assaggiatore provò ogni portata e proclamò il cibo assenta di veleno.
Il maggiordomo posò i piatti sul piccolo tavolo tondo e Joyce servì buffy e suo padre.
Poi la donna prese il tovagliolo della principessa per un angolo, lo aprì e glielo posò sulle ginocchia.
- Nient’altro, Altezza?-
-Tutto sembra delizioso- rispose la principessa mentre riempiva la tazza del padre con la cioccolata. Poi sorrise con la maggior grazia possibile, aggiunse
-potete andare- voleva parlare con il padre, ne aveva bisogno prima che fosse troppo tardi.
Ma Joyce conosceva molto bene la sua protetta, e mentre gli altri uscivano lei si fermò.
-Andate pure, Joyce, sono sicura che siete molto impegnata a organizzare i festeggiamenti del compleanno-
La donna irrigidì ancora di più il busto già rigido e rispose
-La situazione è sotto controllo-
-La vostra competenza non può essere certo messa in dubbio- commento Buffy -ma tutte quelle persone di origine diverse mi preoccupano, temo che alcune siano un po’ inaffidabili. Tra loro ci sono anche dei romantici uomini latini.
Un’espressione quasi allarmata guizzò negli occhi di Joyce, che si diresse rapidamente verso l’uscio borbottando
-Latini…-
Buffy si guardò attorno e vide che il padre aveva messo da parte i giornali e la guardava da sopra gli occhiali.
-Che cosa c’è?-
-Volevo parlarti da solo- sorrise Buffy -Papà, non credo che l’idea della guardia del corpo sia da riprendere in considerazione. Chariton è impegnato ma ci potrebbe consigliare qualcuno. E chi è in regalata questo William? Come mai si trovava proprio sul terrazzo quando quel tipo ha tentato di rapirmi?-
Re Giles decapito il suo uovo bollito con un colpo di coltello
-Non te l’ha spiegato? E arrivato in ritardo al ballo e, apparentemente, pensava che l’essere illegittimo lo escludesse dalla possibilità di considerarsi un tuo pretendente. Così è andato a fumare in terrazzo-
Era la stessa storia che aveva raccontato a lei, ma anziché sentirsi tranquilla la ragazza ebbe la sensazione di essere stata raggirata.
La sera prima William era andato da suo padre. Joyce lo aveva presentato e dopo una breve conversazione il re l’aveva condotto nello studio. Nel suo studio privato!
Nessuno dei pretendenti di Buffy vi era mai stato ammesso e la principessa aveva colto le occhiate sbieche indirizzate a lei. Inoltre Anya, contessa e sua amica fidata infatti aveva il permesso di chiamarla Buffy solo chi la conosceva bene poteva farlo, le si era avvicinata per dirle “Dev’essere stato molto persuasivo per allontanarti dal ballo e ridurti in queste condizioni. Dimmi, Altezza come si chiama?”
Malgrado fosse maggiore di lei di soli due anni, Anya era già due volte vedova, tre volte madre e fin da bambina era stata un demonio. Buffy aveva sempre cercato di non abbassarsi al suo livello. Tuttavia sussultò ripensando alla sua risposta “Anya, va a quel paese!”
Dopo un momento di silenzio, Anya era scoppiata a ridere “C’è ancora speranza per te Buffy!”
Buffy arrossì ricordando con che velocità si era sparsa la voce che la principessa aveva trovato un uomo che le andava a genio
-Qualcosa non va, mia cara?- Re Giles rimase con ilo cucchiaino a mezz’aria e la guardò con un espressione preoccupata e curiosa insieme -Mi sembri un po’ nervosa-
Sforzandosi di apparire il più normale possibile, Buffy immerse la punta della forchetta nelle uova strapazzate
-Credo che sarei più sicura circondata dalle guardie del corpo-
Il re rise sotto i baffi –I tuoi pretendenti saranno scoraggiati da un entourage simile-
La principessa si portò graziosamente la forchetta alla bocca
-Allora ci vorrebbe un uomo che conosciamo e di cui ci possiamo fidare-
-Sono convinto che ci possiamo fidare di William di Sermania-
Suo padre faceva assegnamento su un uomo chiaramente malvagio dalla testa hai piedi. Buffy abbassò la voce e disse
-Ricordati di quello che devo fare domani
-Come se potessi dimenticarlo- Re Giles premette delicatamente il tovagliolo sulla bocca, aggrotto la fronte e con tono tranquillo
-Non so. Buffy. Credo che questa volta sarebbe meglio che lo facesse qualcun altro-
-E chi? Non c’è da fidarsi a mettere al corrente qualcun altro-
-Ma non è sicuro per te farlo con tanta gente qui. Un uomo ha cercato di rapirti ieri sera, Buffy, e nemmeno Chariton sa chi può essere stato. Inutile dirti che è molto preoccupato-
-Lo so, l’ho visto stamane. Ma non aveva suggerimenti da darmi e si è limitato a raccomandarmi di stare attenta- Allungò una mano che il padre strinse con affetto -Lui si fida di me, e devi fidarti anche tu-
-E’ così e tu lo sai. Hai la testa sulle spalle e sono molto orgoglioso di te-
Glielo aveva detto altre volte, ma lei amava sentirselo dire, perché il prezzo che pagava per questo era molto alto e doloroso
-E’ logico che lo faccia io. Tu distrarrai gli invitati intrattenendoli personalmente, io sparirò per poche ore e quando tornerò al regno avrà prosperità assicurata per un altro anno. Vi è coinvolto troppo denaro per affidare l’incarico a una persona diversa, e mi piace guadagnarmi da vivere-
-Ti guadagni la vita svolgendo il tuo dovere con impegno. Tuttavia non è necessario che la metta in pericolo- ma lei era riuscita a rassicurarlo -Se non fossi tanto simile a tua madre! Non capirò mai perché Dio mi abbia messo al fianco due persone come voi-
-Pensa come sarebbe stata noiosa la tua vita se non le avessi avute- replicò Buffy stringendogli la mano
-Dovrai sfuggire anche a William-
- Un’altra ragione per non volerlo-
-Non credi di riuscire a ingannarlo?-
-Certo che ci riesco, ma…- la principessa s’interruppe, ma troppo tardi. Si era tradita -Ti ha confessato di essere un mercenario?-
-Certo. Me l’ha detto quando gli ho chiesto i suoi requisiti come guardia del corpo-
-Non ti preoccupa sapere che tua figlia è protetta da un uomo che ha venduto la spada al migliore offerente?-
Con una logica irrefutabile il sovrano replicò
-Sarei preoccupato se fosse incompetente, mia cara-
Incompetente? Buffy arrossì ricordando le sue carezze sulle spalle. Quell’uomo sprizzava competenza da tutti i pori. Competenza in battagli. Competenza a letto.
Re Giles, che capiva anche troppo bene, sorrise
-William ha detto che quando te l’ha proposto non sembravi contrariata ad averlo come guardia del corpo-
- All’inizio no- ammise lei
-Allora che cosa ti ha fatto cambiare idea?-
-Solo un vago senso di disagio. Non è facile parlare con lui e averlo intorno in ogni momento frenerebbe i miei sforzi di trovare marito- ecco, questo era un argomento convincente
-William ha detto che avete conversato piacevolmente sulla terrazza-
-Sarà stato lo choc dell’aggressione-
-Credo che sia stato perché fuori era buio-
Buffy si concentrò sul suo pane imburrato
-Non tutti gli uomini attraenti sono come Liam, mia cara-
Lei lasciò cadere la forchetta -Si, invece- guardò fissamente re Giles e continuò
-Credimi papà, gli uomini belli sono pochi e quelli che lo sono hanno tutto facile. Le donne si gettano su di loro, la gente li crede brave persone perché Dio non avrebbe mai dato la bellezza a individui malvagi, e non devono neanche lavorare troppo perché si vuole risparmiare loro il peso della vita-
Replicando con dolcezza all’enfasi di lei, il re replicò
- Anch’io ero un bell’uomo, un tempo-
-E lo sei ancora. Ma tu sei…diverso-
Re Giles alzò la mano -William non ha l’aria di essere stato viziato-
-E’ marcio papà. Non mi serve conoscerlo per sapere che è così. E’ marcio fino al midollo-
Dalla porta della terrazza, una voce disse
-Grazie, Altezza. Farò in modo di strigliarmi bene per togliermi il fetore di dosso quando dovrò proteggere dal pericolo la vostra persona-


Capitolo 8

Spike era fermo sulla soglia. Da dove era sbucato? Come poteva muoversi in modo tanto silenzioso?
E perché Buffy si sentiva in imbarazzo? Lei era la principessa. Aveva il diritto di parlare da sola con suo padre in sala da pranzo. Era William a doversi rimproverare di aver messo in luce la propria natura subdola.
Tuttavia arrossì e si pentì di essersi espressa in modo così duro. Poteva essere sensibile, quel bastardo senza cognome.
Re Giles non si accorse dello sconforto della figlia e con un gesto invitò Spike a entrare
-Ah, buongiorno, giovanotto. Sua altezza e io stavamo proprio dicendo che è stata fortunata che siate comparso al momento giusto-
-Si. Ho sentito- rispose Spike
Entrò. Buffy non guardò altrove. Se l’avesse fatto, lui avrebbe potuto pensare che si vergognasse del giudizio villano espresso nei suoi confronti. E, peggio ancora, poteva dare a se stessa l’impressione di non avere il coraggio di guardare un bell’uomo, perché era ancora suscettibile a quel genere di fascino. Ebbene, non lo era. Anzi, avrebbe voluto ridergli in faccia.
La principessa alzò gli occhi sul viso di William e si accorse che lui la guardava con ironia. La sfidava con quelle iridi azzurre come il manto della Madonna, con quelle fossette seducenti, il sorriso sulle labbra invitanti, i pugni stretti hai fianchi.
L’uomo si chiuse la porta alle spalle, e si inchinò davanti al re
-Maestà, altezza- si inchinò anche a lei con un gesto virile e armonioso insieme, poi si rivolse al re con tono deciso
-Maestà, posso parlarvi francamente di qualcosa che mi ha colpito stamattina?-
-Certo- rispose il re -Vi pago per questo-
“Quanto?Quanto lo paghi?” avrebbe voluto chiedergli Buffy. E, irrazionalmente, avrebbe voluto che William la proteggesse gratis.
-Devo consigliarvi la prudenza, intendo dire che dovreste stare attenti a chi sbircia di nascosto e sospettare di tutti, anche dei servitori più fedeli che possono ascoltare le vostre conversazioni-
Buffy s’irritò –Noi stiamo sempre attenti-
Lui rispose guardando il re -Parliamo del rapimento con le porte della terrazza aperte? Io vi ho sentiti, e Dio solo sa chi altri lo abbia fatto prima di me. Dovete essere vigili, Maestà, sempre.-
-Siamo stati impudenti. Prendete una sedia- disse il sovrano -E avvicinatevi al tavolo, fate colazione e parlate-
Buffy si domandò come il padre non si accorgesse che quell’uomo era spietato come i pirati che solcavano i mari
-Sono sicura che avrete fatto la colazione con gli ospiti- disse
Spike prese la sedia, la sistemò tra lei e il re e con tono condiscendente le rispose
-In verità no. Non ho preso nulla da ieri sera. Sono appena tornato, dopo aver messo in moto una serie di indagini. Ho fatto un bagno, mi sono cambiato ed eccomi qui a riferire-
Lei notò che aveva le palpebre pesanti. Avrebbe commosso qualsiasi donna sensibile
-Sono deliziose- disse passandogli le uova strapazzate e lo seguì con lo sguardo mentre si serviva. Senza cambiare espressione, Spike sollevò la tazza e disse
-Sareste gentile da servirmi, Altezza?-
- Assaggiate anche le salsicce- invitò il re
-Grazie, volentieri-
L’ospite si servì e Buffy sollevò il bricco e versò la cioccolata
Spike sospirò –Cioccolata?- Avrei dovuto aspettarmelo. E’ una bevanda da signore-
-In verità è Sua Maestà che la predilige- ribattè lei con tono gelido
Re Giles commentò –Trovo che addolcisca l’umore di Sua Altezza-
Stizzita, Buffy lanciò al padre un’occhiata bieca mentre i due uomini ridevano
-Il re sei tu. Se desideri un’altra bevanda non hai che da chiederla-
-Stavo scherzando, cara- rispose lui battendole affettuosamente la mano sulla spalla con il tono che avrebbe usato con una bambina permalosa. Se Spike non fosse stato presente, forse Buffy avrebbe riso e risposto al padre con garbo…Oh cielo, certo che l’avrebbe fatto!
Era tutta colpa del mercenario. Le aveva fatto perdere il suo senso dell’umorismo.
-Sapete chi potrebbe essere dietro l’attentato alla principessa?-
-No- rispose il re
-Chi sono i vostri nemici tradizionali? C’è una ragione che potrebbe averli spinti a usare maniere forti?-
L’attenzione di Spike era sempre concentrata sul re, come se la principessa non esistesse.
-Il mondo sta cambiando. Le tradizioni stanno cambiando. Paesi che per mille anni sono stati nostri nemici non lo so più. Paesi che erano nostri alleati stanno…- il re esitò prima di continuare –Beh forse ci conviene esaminare le nostre amicizie. Confesso che questo attentato alla principessa mia ha colto di sorpresa. Temo che ci siamo crogiolati troppo in noi stessi-
Buffy osservò l’espressione del padre, sforzandosi di indovinarne i pensieri, ma non riuscì che a leggervi stanchezza a imbarazzo. Il sovrano aveva mandato in missione Chariton, ma a lei non aveva detto nulla. Il re si rivolse a Spike.
-Non è un’impresa facile- William bevve un sorso di cioccolata -Purtroppo i festeggiamenti per il compleanno di Sua Altezza non hanno attirato solo i suoi pretendenti. Ci sono zingari e mercanti, contadini e ladri che girano per Omania. Tutti sconosciuti. Il mio aiutante non sarà notato tra la folla, ma nemmeno il rapitore-
-Così non prevedete di avere successo- intervenne Buffy
-Ho delle doti formidabili, Altezza, ma non quella dell’indovino. La sola cosa che posso prevedere i guai. E indovino sempre- concluse allungando una mano verso il cestino del pane
-Si, i guai tendono ad arrivare quando meno te lo aspetti- convenne re Giles.
Più Spike insisteva che c’era pericolo, più lei avrebbe voluto insistere che non ve n’era. Ma non poteva. Non dopo il tentativo di rapimento. Tuttavia sbottò
-I guai colpiscono coloro che si fanno trovare impreparati-
-Intendete dire che voi siete preparata?- domandò William tagliando in due un panino
Buffy pensò a ciò cha aveva messo in borsetta
-Io si-
-Sono d’accordo. Siete preparata ad avere guai. Avete assunto me- replicò lui
La principessa aveva perso l’appetito, ma per fare qualcosa prese un’arancia dalla fruttiera e cercò di togliere la buccia con le mani. Nel farlo, si schizzò una goccia di succo sul sopraccigli.
Spike allungò una mano e le sfiorò il labbro inferiore
-Basta con il broncio, Altezza-
Con grande rammarico lei si sentì tremare il labbro, solo perché lui l’aveva toccato. Lo guardò con espressione terrorizzata. Sperava che non l’avesse notato. Ma lui la fissava la bocca, come se il desiderio di baciarla assorbisse tutta la sua attenzione.
Che cosa le stava succedendo? Un uomo l’aveva appena sfiorata e lei ne era accecata, stordita come da un fulmine, dimenticata di tutto fuorché di lui.
Spike ritrasse la mano con estrema lentezza, come se fosse riluttante a staccarsi dal suo labbro, e Buffy fissò le lunghe dita e il largo palmo. Era una mano buona, non flaccida come quella degl’altri
Corteggiatori, ma forte e capace. La mano di un soldato.
William guardò il re e tossicchiò. Il rumore risuonò aspro e inopportuno nel silenzio sospeso della stanza.
Anche lei lo guardò. Vide il padre il padre osservare la scena come affascinato e arrossì, come e lui li avesse scoperti a godere di un piacere peccaminoso.
Spike disse – Altezza, quando vi sorveglierò sarò così discreto che non vi accorgerete della mia presenza-
Lei non riuscì dal trattenersi dal ridere di fronte a tale assurdità. Non accorgersi di lui? Certamente scherzava.
Infatti. Anche l’uomo sorrise, mostrando denti perfetti, piccole rughe attorno agli’occhi azzurri che la canzonavano. Le tolse l’arancia di mano e finì di pelarla rapidamente. Poi stese il suo tovagliolo sul tavolo, vi mise sopra gli spicchi separati e con un gesto del capo la invitò a servirsi mentre lei fissava li frutto, e lui.
Era cos’ attraente. E capace, abile, intelligente, in grado di provvedere a lei in ogni circostanza, per quanto fosse un uomo rozzo.
Buffy non si mosse e Spike le avvicinò l’arancia con un sorriso che rivelava la sua riluttanza lo divertisse
-Qual è il programma di oggi?-
-Il tradizionale protocollo per il compleanno della principessa- Re Giles si appoggiò allo schienale, con la mente rivolta all’evento di tanti anni prima -Venticinque anni fa, quando è nata Elisabeth, ho decretato una vacanza di tre giorni, ed è diventata una tradizione continuata nel tempo, il nostro unico festeggiamento-
-Molto…commovente. E cosa si fa per celebrare il sacro evento?-
- C’è un prato fuori città dove i nobili e gente comune si radunano e stanno insieme- rispose il re
- C’è il mercato, com i prodotti della nostra campagna e di altri paesi. Abbiamo menestrelli e giocolieri ambulanti, e tornei con dei premi-
Spike terminò le sue uova e salsiccia –Che genere di tornei?-
-Tiro con l’arco, col fucile, e gare di lotta, corse…-
-Dove i nobili fanno la figura degli stupidi cercando di battere i nostri migliori cacciatori e i nostri contadini- intervenne Buffy
-Vostra Altezza non apprezza una sana competizione?- chiese Spike
Buffy cedette alla tentazione e prese uno spicchio d’arancia –Se un nobile riesce a scoccare una freccia meglio di un plebeo che va ha caccia per vivere, significa che ha avuto più tempo per addestrarsi. E un nobile che partecipa a una gara di corsa con un cavallo di razza mentre gli altri hanno un ronzino è una persona disonesta-
-Lo fanno perché cercano di ottenere i favori della principessa- spiegò il sovrano
-Ovviamente finora la cosa non ha funzionato- osservò Spike
-Ma continuano a provarci- Buffy addentò lo spicchio e ne assaporò la dolcezza
-Allora non parteciperò alla gara di tiro a segno-
Pur tenendo gli occhi bassi, la principessa sapeva benissimo che lui la guardava con fin troppa attenzione
-Vuoi potete farlo. Siete un soldato di ventura. Immagino che se non sparereste bene non sareste qui adesso-
-Non ce l’avrei fatta a uscire vivo dalla mia prima battaglia Comunque, non potrei sorvegliarvi se mi esibissi per la gioia delle signore. E domani?-
Buffy provava un piacere dispettoso a informarlo
-Una caccia. Credete di riuscire a tenere il passo?-
-Se non riuscirò, dovrete rallentare per aspettarmi-
La guardò negli occhi, come se volesse lanciarle un messaggio.
E lo lanciò molto bene. Lei ebbe un brivido, quella frase sembrava insieme una minaccia e un premio.
Dopo un lungo momento, re Giles commentò –Mia figlia è una cacciatrice meravigliosa, la migliore amazzone che abbia mai visto, se si esclude sua madre, ma è anche sveglia come un colpo di frusta. Non si metterebbe mai in pericolo cavalcando più avanti della guardia del corpo-
Buffy vide davanti a se due facce, una che l’ammirava, una divertita e ironica che leggeva in lei come in un libro sebbene l’avesse appena incontrata
- No. Certo che no- ammise con riluttanza
Il padre gli rivolse un sorrisetto di approvazione
-E io prometto di fare il possibile per tenere il passo di Vostra Altezza- assicurò Spike

La spia si allontanò dal pannello nascosto dietro la parete della sala da pranzo privata.
Un rapimento. Qualcuno aveva cercato di rapire la principessa e, a differenza di William, la spia sapeva chi era.
Harris aveva perso di nuovo la pazienza a aveva cercato di accelerare le cose. Accidenti a lui. Avrebbe dovuto fidarsi, ma Harris pensava che la principessa fosse il ninnolo che si lasciava portare via e alla quale si poteva estorcere l’informazione facilmente. Non sapeva che avrebbe resistito persino alla tortura. Che non avrebbe mai rivelato volontariamente la fonte della prosperità di Sunnydale. No. Paura e dolore non avrebbero mai vinto la principessa. Solo con la fiducia e l’amore si potevano raggiungere gli obbiettivi. E Harris aveva fatto almeno la cosa giusta assumendo William.
Lui l’avrebbe sedotta. La principessa si sarebbe fidata.
E Harris e la sua spia avrebbero avuto il regno e le ricchezze di Sunnydale


Capitolo 9

Spike si spostò dalla sala da pranzo privata alla terrazza. Il luogo del tentato rapimento di Buffy avvenuto la sera prima si trovava appena dietro l’angolo. Il solo accendente brillava sul pavimento. Era una mattina splendida e l’uomo pensava alla gentilezza di re Giles. Dannazione, quel vecchio era ingenuo. Come poteva fidarsi di un estraneo senza una lettera di referenze e con la pretesa di essere figlio bastardo di un re? Si ripromise, finito il lavoro, di dire a Re Giles…
-Scusatemi- la voce brusca e il tono altezzoso di Riley lo fecero fremere di botto -Avete fatto colazione con Sua Maestà e Sua Altezza?-
Spike si voltò e lo vide appoggiato al telaio della porta, che lo guardava con la fronte aggrottata. Quel miserabile sospettava.
Spike sorrise con l’espressione falsamente amabile di chi si trova di fronte un rivale
-Siete il controllore del re?-
-Sono il ministro degli interni- lo corresse Riley senza un briciolo di umorismo -e amico personale di Sua Maestà e di Sua Altezza-
- Anch’io sono amico personale di re Giles e della principessa ereditario- Spike si avvicinò a Riley e lo guardò negli occhi. Era quasi della stessa altezza –A re Giles piacciono gli uomini audaci, che prendono quello che vogliono, non quelli privi di attributi-
Era vero. Spike aveva capito il re al volo.
-A me non interessano le preferenze del re, ma quelle di sua figlia- replicò Riley
Dannazione. Per Spike sarebbe stato più facile se il rivale fosse stato uno stupido. Sarebbe stato meno stimolante, certo, ma Spike aveva scoperto negli ultimi anni che non gli piaceva più fare il duro. Rispose.
–Ciononostante andrò a fare conversazione con il re e la principessa ogni qualvolta lo desiderano-
Sul bel volto di Riley apparve una vaga sorpresa
-Certo. Se richiedono la vostra presenza fate quello che vi dicono. E’ l’etichetta. Tuttavia non credo che questa storia durerà a lungo. Se è vero che Sua Maestà preferisce i bravacci, la principessa ha molto buon senso-
-Anche lei preferisce i tipi audaci. Solo che ancora non lo sa- rispose Spike con disinvoltura. Aveva scoperto la sera prima che era smaniosa d’avventura. Il che lo rendeva irresistibile hai suoi occhi. Sedurla non sarebbe stato faticoso. La dolce, piccola bocca principessa era assetata di baci.
Tuttavia forse Riley poteva spiegargli il perché, dopo che l’aveva preso all’amo quel pesciolino argentato di Buffy era sgusciato via. Quel timore le adombrava gli occhi?
Spike si ripromise di farsi rivelare da riley i segreti della ragazza. Non sarebbe stato facile
-Forse non la conoscete come pensate-
Riley battè le palpebre come se il pensiero gli avesse scatenato un fitta alla testa
-Sciocchezze, La conosco dall’infanzia-
-Ed è sempre stata tanto assennata?-
-Lo è diventata. Come tutte le donne quando maturano-
-Non avete una grande esperienza di donne, vero?-Spike ripensò all’interesse di Buffy per lui, per il suo lavoro…per le sue carezze. Avrebbe potuto palpeggiarla di più sulla veranda, ma aveva voluto prima tastare il terreno e non darle il modo di ritirasi.
Ma li l’aveva fatto lo stesso. E ciò era peggio, quella stessa mattina era passata all’attacco. Spike si disse che sarebbe stato meglio se si fosse dato da fare la sera prima. Di certo aveva bisogno di essere baciata e molto, con grande sicurezza aggiunse
-Io dico che la sua anima selvaggia è solo addormentata e aspetta che l’uomo giusto la svegli-
-Avete voglia di scherzare- Riley non poteva essere più irremovibile –Sua Altezza è maturata, prima di altre di cui potrei fare nome- qualcosa nel giardino aveva catturato il suo sguardo. Spike si voltò e vide una signora bella e procace che camminava tra le siepi con un cavaliere, un bel ragazzo che sembrava sbalordito di essere stato scelto per flirtare
-Alcune non maturano affatto-
-Certo che lo fanno. Devono- Riley diede le spalle al giardino -Sono donne-
-Sua Altezza non ha il buonsenso che pensate. La mia professione l’affascina-
-Siete un mercante-
-Un mercenario-
Le narici di Riley fremettero come se avesse fiutato un orribile odore
-Sua Maestà lo sa?-
Spike si trattenne dal ridere. Era troppo divertente
-Si, certo-
-E vi ha lasciato scortare a cena Elisabeth ieri sera e fare colazione con lei stamattina?-
-ha detto che il mio denaro è buono come quello di qualunque altro-
Riley emise un mugolio di incredulità –nessuno può comprare la mano della principessa-
-Non è la sua mano che mi interessa- William rise vedendolo inorridito
-Andiamo, amico, confessate. Voi guidate il branco dei pretendenti.. Non ditemi che non avete mai pensato alla notte di nozze!-
-Non ho intenzione di continuare questa conversazione volgare- Riley si voltò per guardarlo in faccia
-Nessuno dovrebbe pensare alla principessa in questo modo. Non è decente-
-Indecente dire che non è mai stata in giardino sola con voi? Come…ehm…qual è il nome di…quella laggiù- Spike accennò alla giovane signora che in quel momento stava attirando a sé il volto del giovane corteggiatore
-Quella è Anya, una donna dalla moralità poco severa, alla quale non interessa altro che il piacere che trova nel contatto fisico- rispose l’altro guardando la signora con sdegno
-Frequenta troppo il giardino. Sua Altezza non può essere paragonata a Anya in alcun modo-
-Anya?- Spike notò che il giovane aveva perso i suoi modi affettati –Anya?-
Riley arrossì violentemente –Ho sentito che la chiamano così-
-Sono pronto a scommetterci- dal rossore Spike era pronto a scommettere che l’interesse di riley per Anya era superiore anche al protocollo e all’ambientazione. Bene. L’elegante ministro non era un rivale
-Sua Altezza è stata sposata. E di sicuro il matrimonio ha risvegliato un certo appetito per i piaceri della carne-
Il rossore di Riley svanì rapidamente come era comparso
-Questa conversazione è inconcepibile!-
-Forse suo marito era al di sotto delle aspettative. Forse non la soddisfaceva appieno-
-Non posso cedere che siate tanto volgare da speculare sulla vita matrimoniale di Sua Altezza-
-Sono piuttosto volgare infatti- Spike accolse l’insulto con l’indifferenza che meritava –Avete detto di essere un buon amico della principessa. Di certo vi ha parlato della sua vita matrimoniale-
-non so che genere di pettegolezzi abbiate ascoltato, ma Sua Altezza non confida a nessuno la sua vita personale e vi assicuro che, contrariamente alle chiacchiere che circondano, il suo matrimonio era civile e cortese, come deve esserlo un unione reale-
-Civile e cortese- Spike non riusciva a crederci. Non c’era meravigliandosi che non avesse avuto figli. Probabilmente s’ incontravano una volta al mese, secondo una data prescritta, nella reale camera dell’amplesso.
Era stata felice con quell’altro? Forse Riley ne era convinto, ma Spike non ci credeva ed era sicuro che con lui sarebbe stato diverso
-Questa conversazione è stata molto illuminante. Ma adesso dobbiamo unirci agli altri- disse avviandosi

-Guardate- in piedi, alle spalle di Buffy, Spike le indicò il pretendente inglese
-Il signor Borsadoro Sharparrow partecipa alla gara degli spacca legna-
Lei abbassò il cappello che aveva in testa per proteggersi gli occhi dal sole pomeridiano e guardò il prato. La scena che vide le fece desiderare di poter ridere.
Il presuntuoso signor Sharparrow le diresse quello che doveva essere un corretto cenno del capo. Ma vestito com’era, Buffy non poteva prenderlo sul serio. Infatti indossava un abito che per qualche sarto doveva rappresentare un abito da campagna, ruvidi calzoni, calzini di lana e un camiciotto. Sembrava semplicemente un pazzo.
Sharparrow alzò la scure e la principessa chiuse gli occhi quando fece cadere con grande vigore e nessun controllo sul tronco. Non sentendo nessuno gridare lei aprì cautamente gli occhi.
L’uomo fissava perplesso la scure conficcata nel ciocco ancora intatto
-Mi domando se ha capito che il legno deve essere spaccato- commentò Spike
Buffy si impose di non voltarsi per fargli smettere di commentare in modo rozzo gli eventi della giornata. Ma come faceva quel mercenario a sapere sempre quello che le passava per la testa?
Le si era affiancato appena era uscita dal palazzo
Nel grande spazio erboso che re Giles aveva denominato Prato di Elisabeth regnava un’atmosfera festosa.
Lungo il perimetro del prato vi erano dei chiostri che vendevano birra, selvaggina arrosto e pane. A questi si aggiungevano gli ambulanti con i carretti spinti a mano che reclamizzavano la qualità della mercanzia unendo le loro grida al rumore della folla. L’odore del pino e di erba calpestata si mischiava a quello pungente dei corpi sudati. Di fronte a un chiostro, un medico si prendeva cura delle inevitabili ferite e dei malori provocati dalle zuffe e dall’eccesso di cibo.
Joyce aveva organizzato gare scegliendo il luogo e il tempo di ognuna. Buffy sospettava che la donna disapprovasse quella frivolezza senza freni, ma al tempo stesso amava poter mettere in mostra le sue formidabili doti organizzative.
All’arrivo di Buffy si alzò un grido di saluto che fece sorridere Spike, evidentemente impressionato dalla popolarità della principessa. Lei se ne accorse e dovette ammettere, irritata, che la cosa le faceva piacere. Spike le rimase accanto durante il suo breve discorso di benvenuto e ascoltò gli auguri delle autorità e dei nobili. Poi, per il resto della mattinata e nel pomeriggio, la seguì dappertutto e procedette a tutte le necessità provvedendo hai suoi desideri, commentando con competenza ogni evento come se fosse esperto in tutto.
-Ah, ho capito subito chi sarebbe stato il vincitore della gara con l’arco- disse annuendo compiaciuto. Si era dimostrato molto abile nell’indovinare i vincitori
-Inutile dire che non era il vostro corteggiatore russo, lord Mischa-
No, lord Mischa si era dimostrato un perdente, anche lui.
-Dovete andare a consegnare il premio, Altezza-
Il fatto che Spike glielo avesse ricordato le dava un gran fastidio, ma non voleva redarguirlo. Anche se tacere era contrario alla sua indole loquace, non voleva parlargli. Non che a lui importasse molto, anzi, sembrava che il silenzio di lei lo incoraggiasse a conversare.
-Da questa parte, Altezza- disse inchinandosi mentre la principessa gli passava davanti dirigendosi verso la zona dove si svolgeva il tiro con l’arco. Teneva lo scialle di lei su un braccio, l’aveva preso quando aveva cominciato a far caldo, come se gli piacesse farle da servitore.
-Mi sento molto onorato, Altezza- l’arciere abbassò la testa mentre lei gli appendeva la medaglia la collo. Aveva le orecchie paonazze e sorrideva come tutti i sudditi maschi della principessa quando vincevano una gara, come se la vittoria non dipendesse dalla loro destrezza ma dalla loro virilità. Buffy aveva notato che era così per tutti gli uomini, indipendentemente dalla loro classe sociale e ricchezza.
-Grazie, bravo arciere. Senza la vostra capacità Sunnydale sarebbe senza cibo e senza difese. Vi siamo tutti grati-
Eccitato, lui rispose –Non volevamo dirvi…tutti noi cacciatori…augurarvi un buon compleanno-
-Grazie- la principessa gli toccò lievemente la spalla e fece per andarsene, ma qualcuno sussurrò qualcosa e l’uomo aggiunse
-Ah, Vostra Altezza…a nome di tutti noi vogliamo aggiungere che siamo contenti che finalmente vi sposiate- e guardò Spike
Questo Buffy non poteva sopportarlo
-Non c’è alcun fidanzamento- replicò
Spike, accidenti a lui, rise. Non disse una parola, ma Buffy e gli uomini gli lessero nel pensiero
“Per ora”
Con un gesto,lei congedo l’uomo, che andò a farsi festeggiare e prendere in giro da compagni.
Buffy si allontanò dal campo di tiro. Non sopportava di parlare con Spike. Non sapeva dove andare e non gliene importava. Desiderava stare da sola.
Ma, naturalmente, era impossibile. La guardia del corpo teneva bene il passo, era così vicino che il suo braccio quasi la sfiorava, e la sua presenza emetteva un magnetismo che la faceva venire la pelle d’oca.
Il commento del cacciatore dimostrava quanto lei già sapeva. Chi conosceva Spike e i suoi intrighi pensava che avesse ottenuto il favore del re, e ciò aveva provocato attacchi di gelosia da parte dei pretendenti. Questo poteva essere un motivo dei loro sforzi straordinari per mettersi in mostra.
Spike la afferrò per un braccio costringendola a fermarsi. Indicando il fiume che attraversava il prato facendo un’ansa nel suo percorso verso il mare, spiegò
-Il Principe Germani di Baviera partecipa alla gara di canottaggio. Non fa bene a un uomo della sua età-
-E con la sua pancia- mormorò Buffy
-Volete andare a vedere?-
Di colpo la principessa sbottò -Che cosa hanno in mente quei cretini?-
-Non capisco-
Non sembrava per nulla contento che la principessa gli rivolgesse finalmente la parola e lei sapeva che non avrebbe dovuto cominciare, ma le frasi che aveva trattenuto fino a quel momento premevano per uscire
-Chi credono di essere a gareggiare con uomini che lavorano nei campi e sul mare? Quei bellimbusti non hanno una sola possibilità di riuscire!-
-Quel bellimbusto laggiù vicino agli alberi si sta togliendo la giacca per partecipare alla gara di lancio del coltello- Spike scandagliò la piccola folla di rozzi individui che si affollavano attorno al bersaglio
-Sfortunatamente per lui, il tipo con le brache rosse lo batterà-
Spike aveva scelto con decisone il vincitore dell’anno prima, irritando Buffy ancora una volta
-Come lo sapete?- gli chiese
-I vostri paesani sono molto bravi e la loro abilità sembra provocare i pretendenti- fece una pausa poi riprese
-Che non sono poi così male se si considera che nella vita di tutti i giorni si limitano a stare in sella. Forse andranno meglio domani, nella caccia-
Per la prima volta dopo la colazione, la principessa lo guardò negli occhi
-Mi sentirei meglio se, fino a quel momento, evitassero di maneggiare oggetti appuntiti-
Spike sorrise. Era perfetto come i David di Michelangelo e il suo sorriso aveva il bagliore di mille candele.
Cautamente, Buffy si allontanò un po’ da lui distogliendo lo sguardo dalla sua persona. Aveva fatto beni prima a non guardarlo, e ora si disse “Non dire o fare nulla che lo faccia sorridere”
Ma era troppo tardi
- Elisabeth - la voce baritonale di Spike era più bassa del solito, troppo intensa e seducente. I suoi occhi le frugavano l’anima, e lei sentì l’impulso irresistibile di lanciarsi tra le sue braccia e dentro il suo cuore.
Poi su brusio della gente, si alzò l’urlo di una donna.
L’atmosfera sensuale che li aveva avvolti si dileguò e Buffy si voltò nella direzione di quel trambusto
Qualcuno gridava -Si è rovesciato un carro!-
Ancora un po’ intimorita, si accorse che Spike aveva la fronte aggrottata e le narici frementi. Le ricordava un cavallo di razza pronto a correre e trattenuto a forza.
La donna urlò ancora. Gli spettatori accorrevano sul luogo dell’incidente .
William guardò severamente Buffy e con tono infastidito disse
-Non ora!-


Capitolo 10

-Non ora- ripetè Spike. L’aveva portata dove voleva. Conosceva quell’espressione languida di desiderio, il modo in cui i suoi seni si sollevavano a ogni respiro profondo, le mani dischiuse abbandonate. Se avesse avuto un po’ più di tempo avrebbe potuto trasformare quella velata ostilità in passione travolgente.
Spazientita, Faith gridò ancora, con insistenza, e Spike fu costretto ad entrare in scena. Afferrò la mano di buffy e si mise a correre trascinandola.
Dopo un attimo di stupita esitazione lei lo seguì sul luogo dell’incidente.
Spike la collocò in modo che potesse assistere alle operazioni di salvataggio e si piegò sul mercante imprigionato sotto il cerchio della ruota
-Come và?- domandò
L’uomo lo guardò -Era ora…che arrivassi-
-Sono venuto appena ho potuto- sottovoce aggiunse -Grida forte e contorciti come se soffrissi-
-Non posso muovermi- la fronte del mercante era madida di sudore -Credo di essermi rotto una costola quando mi sono tirato il carro addosso-
-Dannazione- imprecò Spike. Ancora sfortuna. La sfortuna che l’aveva perseguitato da quando… Tra la gente scorse Faith che teneva per mano Dawn.
Oltre due anni prima era stato lo stupro di Faith a dare vita a una serie di avvenimenti sfortunati. Eppure quando lui aveva accettato quell’ultimo incarico aveva avuto la sensazione che tutto sarebbe andato bene. Sentiva di avere il destino sotto controllo. Faith non sarebbe più stata in pericolo e Dawn non avrebbe avuto una vita difficile come la loro.
Spike si raddrizzò, si tolse la giacca e si arrotolò le maniche della camicia. Sul fondo del carro erano state allineate delle casse che nessuno sapeva essere vuote, e la ruota era stata posizionata con cura sopra una tana di un coniglio, così quando il mercante l’aveva tirato il mezzo si era rovesciato facilmente. Era stata un’operazione ben congeniata. Spike doveva apparire dotato di una forza di dieci uomini e del cuore di un eroe nel liberare l’uomo.
Il mercenario vide Buffy che l’osservava. Afferrò un angolo del carro e cercò di alzarlo. Pesava più di quanto avesse immaginato. Il fianco gli bruciava come un tizzone ardente. Sperò che lei si accorgesse del suo sforzo allorché raddrizzò il veicolo e lo tirò da parte.
Ma quando si voltò per ricevere il suo elogio, lei non c’era più. Si era inginocchiata accanto al mercante e gli parlava con dolcezza. Faith era accanto a lei, Dawn in piedi un po’ in disparte mentre due donne tagliavano la camicia dell’infortunato
-Altezza cosa state facendo?- le chiese, come se non fosse ovvio.
La principessa lo ignorò con reale alterigia, come aveva fatto per quasi tutta la giornata, e lui avrebbe voluto afferrarle le spalle e gridare “No, non guardare quel vecchio imbroglione. Guarda me sono il tuo sogno diventato realtà”
Ma Buffy sembrava piena di compassione per i meno fortunati e nient’affatto altezzosa nei loro confronti. Infatti chiese al ferito
-Come ti chiami?-
-Monty, vostra Altezza- ansimava, non si capiva se per il dolore o la soggezione
Scoraggiato Spike avvertì –Vado a prendere delle bende-
-Pulite. Dal dottore- ordinò Buffy togliendosi il capello di paglia che depositò sull’erba.
Camminando in fretta per smaltire la frustrazione, William arrivò dal medico, il quale stava ricucendo un lungo taglio sul braccio del signor Sharparrow. Dopo aver ascoltato la versione dell’incidente il dottore commentò
-Sua Altezza può risolvere la situazione da sola. Ecco qui- prese un pacco di bende pulite e le diede al richiedente dicendo -Portatagliele. Lei sa che cosa fare-
Quando tornò. Spike scoprì che la folla era aumentata notevolmente. Tutti erano stati attratti dallo spettacolo della principessa che curava un di loro con le proprie mani. Impaziente gridò.
-fatemi passare- la calca si aprì e mentre camminava, lui udì che qualcuno diceva
-Sua Altezza ne ha pescato uno che promette bene eh?- questo lo fece sentire un po’ meglio finché non raggiunse il carro.
Le due donne stavano parlando tra loro. Se c’era una persona che non avrebbe dovuto parlare con la principessa era Faith, ma cosa poteva dirle “Non parlare a Faith, potrebbe commuoversi e metterti in guardia?”
-Possiamo fasciagli il busto, ma non potrà spingere il carretto per qualche tempo- disse Buffy
- L’osso è inclinato in modo grave. Non potrà fare molto per parecchie settimane e avrà dolori per mesi- rispose Faith
Spike consegnò loro le bende e a malincuore decise di sacrificare parte del denaro di Harris per lenire il senso di colpa di Faith
-Farò in modo che qualcuno si occupi di lui-
Buffy cominciò ad aprire il pacco di bende
-Perché mai? Voi non avete niente a che fare con l’incidente. L’avete salvato. Quest’uomo rimarrà a palazzo, farà qualcosa di leggero se sarà in grado, finché non potrà riprendere il suo lavoro-
Spike avrebbe voluto dire “non mi sembra il caso che siate gentile con un uomo che sa che sono un impostore” persino monty riconobbe la proposta della principessa un ostacolo al piano prestabilito
-Vi sono grato Vostra Altezza, ma non è necessario- disse
-Nel palazzo ci sono molte camere, Monty. Non sarete di alcun disturbo e può anche darsi che possiate dare aiuto- Buffy gli sorrise e quello stolto bestione divenne molle come un fungo
-Permettetemi di tenerlo sollevato mentre voi lo fasciate, Altezza- disse Faith
-Ma è pesante- replicò Buffy come se fosse preoccupata che una donna grande e forte come quella sollevasse un uomo
-Allora lo solleverà William e io gli fascerò le costole- Faith lo fissò, come se fosse impensierita dal fatto che la piccola, delicata principessa si trovasse in dubbia compagnia.
Ma prima che l’uomo potesse dire qualcosa un tizio si fece avanti tra la folla -Lasciate fare a me- disse sorridendo. Era un tipo simpatico con i capelli scuri, carnagione chiara e accento corretto che faceva ritenere fosse uno dei pretendenti
-Eccellente idea- rispose Spike cercando di allontanare Buffy
Ma il ciclo sfortunato non aveva ancora concluso il suo corso. Dawn si tolse le dita dalla bocca puntandole verso di lui e disse -William-
Buffy rise –Com’è sveglia! E’ tua, Gloria?-
Gloria? Come poteva conoscere il suo primo nome? Faith aveva ridotto uomini in polpette per averla chiamata Gloria.
-Si, è Dawn- Faith raccolse le bende, allontanò delicatamente Buffy e mentre lo sconosciuto sollevò monty, cominciò a fasciare il torace di quest’ultimo.
Sorridendo con dolcezza la principessa disse alla piccola – Ciao, Dawn, ti stai divertendo?-
Assalita dalla timidezza dei suoi diciotto mesi, la bambina si rimise le dita in bocca e assentì. Buffy cercò con le moine di indurre la piccola a rispondere e l’ansia di Spike si mescolò all’orgoglio quando Dawn trotterellò verso di lei. Ma orgoglio per chi? Per la bambina che si appoggiava alla principessa inginocchiata balbettando nel suo linguaggio per fortuna incomprensibile, o per Buffy che sembrava divertirsi e circondava Dawn con il braccio come se fosse una cosa preziosa?
Spinto da dietro, Spike si voltò verso una vecchia coppia che chiedeva la sua attenzione. L’uomo aveva le mani callose. La donna aveva in testa una bandana colorata per tenere a posto le tracce. Con il suo occhio esperto, Spike lì classificò subito come contadini. Poi esaminò con attenzione i loro occhi e pensò “ Sono più che contadini”. Si stupì che volessero parlare con lui. Di solito le persone rispettabili captavano al sua natura selvaggia, e anche tra la folla si sentiva sempre solo. Ma lo sguardo ridente della coppia non aveva riserve
-Sua Altezza e molto prava con i bambini, eh?- disse la donna
-Molto brava- rispose Spike
-E’ sempre stata così con i bambini. Li ama, la nostra principessa- L’uomo agganciò i pollici alle bretelle -No è forse vero, Minnie?-
-E’ vero, Roy-
Al pari dell’arciere, Minnie e Roy lo ritenevano l’uomo scelto dalla principessa come marito, ed erano subito passati a commentare l’aspetto del matrimonio che più interessava loro, la nascita di un erede.
Ma prima che la principessa potesse coccolare un figlio suo, doveva stare con un maschio. E quella gente pensava che quel maschio fosse lui.
Minnie interruppe le sue riflessioni
-Per un uomo come voi le famiglia dev’essere importante-
Spike fece un passo indietro. Sembrava che buffy non stesse ascoltando, ma non voleva correre il rischio
-Un uomo come me?-
Minnie parve delusa –Ci avevano detto che siete un… mercenario e un bastardo-
Il sogghigno di Spike, aggressivo e tutto denti, spaventò la donna e si strinse al marito
-Di ho detto di non dare ascolto alle chiacchiere- la rimproverò Roy, che però le mise un braccio attorno alle spalle e guardò trovo il mercenario.
Centinaia di volte, lungo le strade di guerra, Spike aveva incontrato uomini così. Per sua moglie, Roy avrebbe affrontato qualsiasi guerriero nel fiore delle gioventù. Era pronto a combattere e a morire per lei, perché loro due erano una cosa sola, saldati insieme nel tempo, dalle esperienze e dalla sola emozione che, grazie a Dio, lui non aveva mai provato…quella che i romantici chiamavano amore.
Lentamente, per non spaventarli con un cambiamento d’espressione, allentò il ghigno feroce e dichiarò –No, vostra moglie ha ragione. Io sono un bastardo-
Minnie fu la prima a riaversi -Credo che sia importante che i vostri figli abbiano una buona famiglia-
-Molto importante- convenne Spike. Ora Buffy teneva la bambina in grembo e aveva la testa china su di lei. I capelli raccolti in alto le lasciavano esposta la nuca.
Faith la osservava con una luce di tenerezza nello sguardo, il che preoccupò nuovamente Spike. La giovane donna aveva gia discusso i suoi ordini una volta
Spike appoggiò la mano sul braccio di Minnie –Non vi preoccupa che la vostra principessa possa sposare un bastardo?- immediatamente si pentì della domanda
-Peuh! La principessa Elisabeth ha la testa sulle spalle e con voi al suo fianco…Quando le state vicino, Sua Altezza è raggiante…-
-Donna, tu parli troppo- l’ammonì Roy
-No, mi fa piacere- Spike non era stato più sincero in tutta la sua vita
Minnie ignorò entrambi –Oggi, quando ho visto Sua Altezza, ho detto a mio marito “La principessa è abbastanza grande da scegliere chi vuole” almeno voi avete l’aria di essere un uomo equilibrato- il marito le diede una gomitata –Bè. È vero-
-Mi sembra che la conosciate bene- incalzò Spike
-Abbiamo servito la famiglia reale per anni. Anche nostro figlio…-
-Nostro figlio è al servizio del re- intervenne Roy
-Grazie è stato un piacere conoscervi- e le baciò la mano
La donna gli sorrise, poi fece una cosa straordinaria per lui: s’inchinò
Intanto i domestici della Casa reale stavano portando via Monty su una barella e la folla si stava disperdendo. Dawn, in piedi, teneva per mano sua madre e Buffy parlava con fervore.
Spike tresse un respiro profondo. La vecchia contadina si era inchinata a lui. Come se non le importasse davvero che fosse un mercenario e un bastardo.
Guardò la principessa che aveva preso l’altra mano di Dawn e la faceva dondolare. La piccola rideva beata. Con gesto furtivo, Faith si pulì il naso con la manica. Il tipo che l’aveva aiutata a sollevare Monty guardava la scena con interesse. Troppo interesse.
Spike si disse che era il momento di condurre via Buffy.


Capitolo 11

Mentre Spike scortava Buffy, Faith prese in braccio Dawn e notò l’occhiata di lui, che l’ammoniva di non rovinare tutto.
Non l’avrebbe fatto, ma tutta la faccenda non le piaceva.
-Mamma- Dawn le mise una manina sulla guancia e le girò il viso verso di se.
Faith la guardò senza attenzione, con la mente rivolta all’uomo che era stato suo comandante per tanti anni.
-Cosa vuoi Dawn?-
La bambina sorrise mostrando i dentini
-Mamma bella-
Lei osservò la figlia, la bimba più dolce intelligente e adorabile che fosse mai stata creata
-Sei un tesoro-
Dawn. Una gemma trovata nella desolazione della sua vita. Per lei avrebbe fatto qualsiasi cosa, avrebbe rubato, truffato, ucciso.
Tuttavia, mentre la piccola cresceva e imitava ogni suo atto, Faith si rendeva conto, che tutte le madri in ogni luogo, che dipendeva da lei farle capire la differenza tra il bene e il male
-Vuoi un biscotto?- le chiese
-Caramelle!- grido Dawn
-Un biscotto- replicò la madre con fermezza avviandosi verso il carretto del fornaio.
Lei, Faith, una bastarda di un bordello senza cognome e senza casa doveva diventare una donna di cui la figlia potesse essere orgogliosa. Ma come?
“Sei stata molto brava ad aiutare uno dei miei sudditi” aveva detto la principessa. “Per ringraziarti voglio che tu venga al palazzo e ti darò dei vestiti nuovi.” Alla protesta di Faith, Buffy aveva aggiunto: “ io ne ho tropo, ma tu hai molto più di me: ti invidio per la tua bellissima bambina.” La principessa aveva accarezzato il capelli di Dawn, come se le volesse bene davvero e aveva confidato a Faith: “Quando sarò sposata spero di avere anch’io una bambina, bella la metà di questa”.
La principessa sapeva essere gentile. Glielo avevano insegnato quando era in culla. Ma a Faith nessuna aveva insegnato qualcosa oltre alla sopravvivenza. Aveva passato la vita disprezzando le persone che andavano in chiesa la domenica a pregare, Lei credeva di non aver bisogno di quel tipo di narcotico per essere felice nella vita. Beveva troppo, rideva troppo forte, lottava con troppa durezza e non aveva mai trovato la pace.
Poi era stata violentata.
Anche adesso, a volte, quando chiudeva gli occhi, vedeva il viso butterato dello stupratore, sentiva le sue mani addosso e il suo fetore disgustoso…
L’aroma del pane fresco guidò i suoi passi verso il carretto.
Il venditore la guardò con sospetto mentre estraeva dalla tasca la moneta e gliela porgeva. Poi Dawn gli sorrise e lui si sciolse come il burro su uno dei suoi panini caldi.
-avete una bambina bellissima - le disse porgendole la ciambella più grossa del paniere e quando Faith gli fece osservare di aver pagato solo un biscotto, lui replicò
-I bambini crescono in fretta. Non mangiano mai abbastanza.
Faith gli sorrise, contenta quanto Dawn. Poi, con figlia e ciambella, si guardò intorno cercando un posto dove sedersi. La sua attenzione fu attratta da una quercia sotto la quale, oltre ad altra gente, era seduta una donna in abito nero con due bimbi addormentati in braccio.
La Faith di un tempo avrebbe disdegnato un posto simile. Ore si trovò a dirigersi verso quell’albero in preda a una timidezza quasi troppo penosa da sopportare.
La violenza subita era stata stupidaggine; un attimo di distrazione, un momento di dolore, disgusto e umiliazione. Non valeva la pena pensarci.
Ma non era stata capace di smettere di piangere, o di biasimarsi per aver detto la cosa sbagliata, per essersi vestita nel modo sbagliato, per avere in qualche modo eccitato quel bruto di un marinaio.
Lo stupro le aveva insegnato la differenza tra piacere e dolore, gioia e umiliazione.
E poi quando aveva scoperto di aspettare! E quella terribile guerra in Grecia.
Faith si avvicinò all’albero e la conversazione s’interruppe. Lei chiese senza rivolgersi a nessuno in particolare
-Posso sedermi-
Una delle donne anziane che erano appoggiate al tronco si spostò di lato
-certo, sedetevi e date da mangiare alla bambina-
Faith si sedette, si appoggiò all’albero r la conversazione riprese mentre lei dava Dawn dei bocconcini di ciambella con mele e uvette e ricordava.
Solo William era tornato indietro per lei. Facendosi strada tra i cadaveri era uscito barcollante dal campo di battaglia. Poi c’era stata la fuga sulle montagne, con lei appesantita dalla gravidanza, sbalordita dall’enormità del disastro, straziata per la perdita degli amici. Lei e Spike erano stati dei morti ambulanti finché non era nata Dawn.
Con la piccola avevano scoperto di avere un nuovo obbiettivo. Un obbiettivo che dava loro la voglia di vincere. E lei voleva fare ciò che era giusto.
Ma non sapeva come.
Ora Dawn dormiva e Faith la prese in braccio. Spike e la principessa non si vedevano. Sospirò preoccupata, Spike avrebbe fatto quello che sapeva fare, cercando la fortuna nel modo che gli riusciva meglio, anche se le sue azioni avrebbero distrutto la principessa che tanto lo affascinava. Lui fingeva di volerla sedurre solo per dovere, per il suo cosiddetto onore . Ma Faith sapeva che non era così, quando camminava accanto a Buffy sprigionava una sensualità palpabile e bruciante.
Faith si sentì le palpebre pesanti e si abbandonò a un leggero dormicchiare però vigile. D’un tratto si svegliò, sudata e con il cuore che le batteva forte. Strinse a se Dawn preparandosi a correre via mentre si guardava attorno in cerca del pericolo. Tutto sembrava immutato, quando finalmente lo vide.
Vide un uomo, in piedi in mezzo al prato, non troppo distante. Il sole batteva sui suoi capelli bruni e sulla sua pelle chiara, e la sua persona le diede l’impressione di forza e solidità.
Faith lo riconobbe. Era la persona che l’aveva aiutata con Monty, che aveva osservato intensamente Spike e la principessa e il suo sguardo l’aveva messa in agitazione. E adesso la fissava di nuovo con gli occhi bruni fermi e penetranti che la sconcertavano, spingendola a controllarsi i bottoni del vestito e a coprirsi la faccia come l’odalisca di un harem.
Poi l’uomo le sorrise e si diresse verso di lei.
Era pericoloso? Non ne aveva l’aria, ma nemmeno quel marinaio l’aveva.
La donna anziana le diede un colpetto con il gomito e abbastanza forte da farsi sentire dall’uomo disse
-Gli piacete-
Faith arrossì. Per la prima volta dopo anni, forse in tutta la sua vita, arrossì.
Lui le si inginocchiò davanti. Aveva l’aria innocua, amichevole, aperta, e Faith si rilassò sotto l’insolita attenzione di un ammiratore. Finché lui disse
-E’ da un pò che vi osservo-



Capitolo 12

-Ho dell necessità personali che non posso rimandare- disse Buffy con alterigia. Si trovava con Spike al margine del prato, lontano dal centro dei festeggiamenti.
La principessa imboccò il sentiero curvo e scosceso che portava a una toilette delle signore allestita in una capanna abbandonata all’inizio del bosco
-Aspettate- Spike segnalò la propria presenza posandole la mano calda e ruvida sul braccio
-Prima devo perlustrare la zona- si aspettava una protesta ma Buffy gli fece cenno di andare e non battè ciglio quando le sfiorò le labbra col pollice dicendo
-Molto saggia-
In lui tutto era provocazione, il sorriso, l’atteggiamento di sfida, il tono della voce, e lei si domandò che cosa lo spingesse a punzecchiarla come un ragazzino con una verga.
Lo seguì con lo sguardo mentre percorreva il viottolo.
Anche i suoi calzoni neri erano una provocazione, gli aderivano alle gambe e ai glutei in un modo che attirava l’attenzione. Le prudevano le dita dalla voglia di toccare i muscoli compatti imprigionati sotto il tessuto e lasciò vagare la fantasia lungo la strada dell’esplorazione e della scoperta.
Fortunatamente per il suo residuo buonsenso, Spike sparì dietro un muro in rovina.
Quando lo vide tornare si domandò perché avesse quel sorriso malizioso. Lui non poteva sapere che quel sorriso le toglieva ogni discernimento e la trasformava in una creatura debole e indifesa. Molti uomini non se ne rendevano conto e William era molto uomo.
Tuttavia il suo atteggiamento irritava la sua persona e la sua dignità
-Fate presto- le disse
-Non preoccupatevi. Joyce ha raggruppato tutti i miei compiti della mattinata, perché Sua Maestà vuole che abbia del tempo per me durante i festeggiamenti in mio onore-
-Comunque, non rimanete lontana per molto tempo- a Buffy il suo tono, la sua pretesa autoritari o il fatto che avesse ragione non piacevano, così gli passò davanti senza gratitudine per lui e i suoi sforzi.
Camminava cautamente per non inciampare e rendersi ridicola, ma l’ondeggiare dei suoi fianchi sembrava un invito. E anche se in realtà non lo era, lei sentiva lo sguardo di Spike su si sé mentre avanzava calpestando gli aghi di pino che coprivano il sentiero. Quando svoltò a una curva e seppe che lui non la vedeva più provò un sollievo immenso. Si fermò e appoggiò la mano a un tronco d’albero. Il cuore le batteva forte come se avesse scalato una montagna e avrebbe voluto sedersi per riprendere fiato. Ma non osava temendo che, se avesse perso troppo tempo, lui sarebbe venuto a cercarla.
Così affrettò il passo e quando raggiunse l’ultima baracca all’estremo limite del paese udì un gemito. Si fermò e pensò all’uomo dell’incidente, che aveva appena curato. Ebbe l’impressione che il lamento provenisse dai due muri ancora intatti di quella che era una baracca. Udì un altro gemito seguito da un grido di donna. Che qualcuno fosse vittima di un’aggressione?
Spinta dall’orgoglio e dalla determinazione si mise a correre frugando intanto nella borsa. Nessuno sarebbe stato rapito. Non il giorno del suo compleanno.
Svoltò l’angolo del muro intatto e si fermò di botto, in preda un umiliante imbarazzo.
Seminuda, Anya si contorceva tra le braccia di un uomo, e non era certo un’ aggressore. Non c’era da stupirsi che Spike fosse tornato sorridendo.
Nella frenesia amorosa, i due non l’avevano vista.
Buffy, la fronte madida di sudore, indietreggiò e si allontanò dalla coppia. Trovò un grosso masso, nascosto in un cespuglio, vi sedette e si prese la testa tra le mani.
Che stupida! Era corsa a salvare una persona tanto fortunata da essere coinvolta in un abbraccio appassionato.
Subito corresse il proprio pensiero: non tanto fortunata, ma tanto scostumata. Tuttavia non riuscì a convincere se stessa.
Anya si sceglieva i suoi partener con un occhio alla qualità e lei la invidiava per questa. In verità la invidiava in tutto.
Anya si era sviluppata presto, era diventata alta e prosperosa mentre lei era ancora piccola e abbastanza piatta. E se la natura avesse in seguito regalato a Buffy una figura piena di curve, non l’avrebbe fatta crescere molto di statura e l’aveva lasciata a guardare in su mentre Anya passava da un flirt all’altro fino a sposarsi a sedici anni.
“Almeno ho fatto in modo da farmi cogliere in flagrante da un duca” le aveva detto accarezzandosi il ventre gonfio.
Il duca era morto, il secondo marito pure e adesso Anya era una vedova ricca con tre figli che adorava e lo sguardo inquieto.
Buffy udì dei mormorii appassionati, poi il rumore dei passi decisi dell’amante che si allontanava, evidentemente il rinvigorito dall’amplesso. Si rannicchiò a palla e continuò a guardare in direzione del sentiero. Fu per questo che non vide Anya finché non la sentì alle sue spalle
-Altezza! Mi stavate spiando?
Buffy fece un balzo tale da sbattere la testa contro un ramo basso e l’altra rise. Poi si voltò e trovò la sua nemica, e amica, in piedi lungo il pendio, all’angolo di un muro.
-Anya, come hai fatto a…-
-Ero sicura che non fossi andata lontana. Che cosa credevi stesse accadendo? Pensavi volesse uccidermi?- di fronte all’espressione di Buffy, anya rise forte
- L’hai pensato! E sei venuta per salvarmi!-
-non sapevo che fossi tu o non mi sarei preoccupata- borbottò la principessa, osservandola con espressione cupa.
Quando finalmente ebbe ripreso il controllo, Anya disse
-Dovresti vedere la tua faccia. Sembri mia zia zitella quando a scoperto che Sammie era nato sei mesi dopo il matrimonio-
Parlare di Sammie fece sentire meglio Buffy. Era la sua madrina e lui era un bambino delizioso di dieci anni che adorava lei e i regali che gli portava
-Sono sicura che è prematuro-
-Oh, certo. I prematuri pesano sempre quattro chili- Anya corse verso di lei -Altezza, se permetti vorrei parlare con te-
Buffy non voleva conversare, ma l’amica aveva molto carattere e un gran cuore, così decise di lasciarle esternare quello che teneva chiuso nell’ampio petto e le diede il permesso
-Puoi sederti- disse
Anya si accoccolò accanto alla principessa, estrasse un fazzolettino dalla manica, si tamponò delicatamente il viso e domandò
-Sono macchiata?-
Un angolo dell’occhio era sbavato di nero e una guancia aveva perso il rouge. Buffy posò il taccuino sul masso accanto a se e prese il fazzolettino –Lascia che faccia io-
Mentre l’amica regale la risistemava, Anya disse
-Tu prendi tropo sul serio la faccenda di trovare marito. Continui a camminare avanti e indietro come un soldato in parata. Se non ti conoscessi ti scambierei per Joyce-
Buffy le pizzicò la guancia -Sei cattiva-
-Oh- disse l’altra -Non c’è bisogno che usci tanta forza-
-Ti ho fatto tornare le guance rosee-
Anya si toccò il viso con la punta delle dita -Le volevo rosee non nere e blu-
Le due giovani risero insieme, poi Buffy cercò di togliere le sbavature di trucco dagli occhi
-Con tanti uomini che hai attorno pensi solo ai doveri ufficiali- disse guardandola fissamente e poi proseguì –Dovresti divertirti-
Non era la prima volta che Buffy se lo sentiva dire
-Non posso. Sto cercando di sistemare il pasticcio che hai in faccia-
-William- riprese Anya con un sorrisetto -William di Sermania, così si definisce. E’ di lui che parlo. Ti fa la corte e ti segue dappertutto come uno stallone sulla scia di una puledre-
Buffy sussultò, indignata dalla volgarità dell’amica, poi la sentì dire
-Portatelo a letto- a quel punto il cuore le balzò in gola e prese a batterle tanto forte da farle temere che le scoppiasse “Portarlo a letto? William?”
-non dirmi che non lo desideri- continuò l’amica -Ho visto com’eri in disordine l’altra sera quando sei entrata in sala da ballo. Ho visto come vi guardavate oggi, e quando pronunci il suo nome sembri mia figli quando ha l’acquolina in bocca per un candito-
Buffy non apprezzò il paragone, specialmente perché temeva che fosse vero
-Divertirsi non significa portarsi a letto un uomo-
-Bugia- Anya si distese con le mani dietro la testa, compiaciuta come un pascià soddisfatto dei servizi di un harem
-E se non sbaglio, il che mi succede di rado, il tuo William sa esattamente quello che sta facendo-
-Non e il mio William-
-Non vorresti portartelo a letto?- chiese Anya con tono insinuante
-Si- Buffy sapeva che la confessione allentasse il suo nervosismo, ma la fece solo sentire più stupida
-E’ che tutti gli uomini attraenti hanno su di me lo stesso effetto. Io…li voglio-
-Tutti? Volevi anche Jaime?
-Chi?-
-Quel tipo gagliardo con il quale mi hai pescata-
Buffy scosse la testa –Quello non è un uomo, è un ragazzo-
-Ha ventidue anni, signora attempata, e se lo mettessi ai voti scopriresti che tutte le donne di qui direbbero che è il più bel gallo del pollaio
l’altra cercò di ricordarsi come le era apparso Jaime la sera prima quando le era stato presentato, con i pantaloni a posto e la sua attenzione rivolta a lei. Alto e scuro, con liquidi occhi bruni e una bellezza tormentata… -Troppo giovane-
-E quel persiano? Kalil? O il signor Shanahan?-
Buffy rammentò l’orientale e l’irlandese dai capelli di rame
-Belli, ma non come William-
Anya le afferrò il braccio –Si, lo sono. E migliori di William perché non hanno quella cicatrice in faccia-
-La cicatrice gli conferisce personalità- ribattè indignata la principessa
-Non stiamo parlando di carattere, ma di semplice aspetto fisico. Certo se vogliamo parlare di fascino pericoloso, le cose cambiano. William è davvero magnetico-
-Non mi vuole. E’ come Liam, tutto fumo e niente arrosto- affermò Buffy stringendo in mano il fazzoletto
-Vuoi dire che non ti ama e che ti vuole solo per… la tua posizione?-
-B è, si-
-Non riesco a credere che tu possa essere tanto fortunata e tanto testarda. Un uomo attraente da togliere il fiato che sa come far divertire una donna cerca i tuoi quattrini e il tuo corpo e tu non vuoi nemmeno provarlo-
- L’ho gia provato un uomo attraente da togliere il fiato e guarda come sono ridotta-
Anya fece un sorriso sbieco -Lo so, Buffy. Ho cercato anch’io di cavalcare quel cavallo. Tuo marito era un castrato e se non sbaglio…sei ancora vergine-
-Zitta!- Buffy si guardò attorno smarrita. Quasi si aspettava di veder sbucare William furente perché non l’aveva vista tornare
-Per l’amor del cielo sta’ zitta!-
Anya era anche troppo zitta
-Non lo sapevi?- chiese la principessa
-Non ne ero certa. Come potevo? Mi dispiace tanto per te- replicò l’altra pensierosa
Buffy capì che le dispiaceva davvero e desiderò potersi nascondere sotto un masso. Ma vi ere seduta sopra ed era troppo pesante
-Peggio ancore. Ti basti sapere che lui decise di non fare di me sua moglie nel senso completo della parola. Non posso dirti di più-
-Come vuoi Altezza-
-Grazie-
-Ma posso fare delle congetture- osservò l’inafferrabile Anya -Quella notte di nozze dev’essere stata una delusione infernale-
-Avevo solo sedici anni e non sapevo tutto- replicò Buffy con un’occhiata malevola dell’amica
-Anche e qualcuno mi aveva spiegato la deflorazione nei dettagli-
-Chi te lo avrebbe detto altrimenti? Ho solo cercato di aiutarti-
-Mi avevi spaventato a morte-
-La prima volta è un po’ doloroso e tu eri una ragazzina piagnona-
-Non è vero-
-Lo eri- Buffy stava per replicare ma Anya alzò un dito disse
-Tu hai venticinque anni e sei vergine. Questa è un’emergenza- l’amica non l’aveva vista più seria
-Ascoltami. Alla tua età qualsiasi donna ha gia fatto parecchie capriole. Ha avuta un marito e due, probabilmente una dozzina di amanti. Tu non hai avuto niente e hai l’obbligo verso te stessa di scoprire cosa hai perso-
Buffy alzò gli occhi al cielo
-E va bene. Lo devi almeno al tuo futuro marito. Il quale si aspetterà di sposare una donna di mondo, non una zitella-
L’argomento era valido, tanto che Sua Altezza cominciava a convincersi
-Ma lui si aspetterà che il nostro primo sia suo- obiettò
-Non ha importanza che sia su, ma che sia tuo. Sei tu che possiedi sangue reale, non lui. E non permettere ad alcun marito di dire il contrario-
-Io so chi sono- osservò Buffy con decisione
-Non devi prendere questo William per sempre- continuò Anya con ton persuasivo
-ma provarlo. E’ come comprare un cavallo. Lo cavalchi, per vedere se ha un buon passo e buona resistenza. Se non li ha passi a un altro stallone-
-E’ un modo orribile di considerare la cosa!- si udì un fruscio e a Buffy si rizzarono i capelli
- Sta’ zitta-
-Perché?- continuò l’amica imperterrita l’amica
-E’ questo che cerci, uno stallone con denti sani e gambe forti che ti dia dei figli. E se ti fa divertire a letto, tanto meglio-
La principessa guardò i cespugli ma non vide niente di sospetto. Grazie a Dio William non c’era. E per quanto lo desiderasse non riusciva a ignorare il suggerimento dai Anya
-Si, ma come faccio a…-
-Sorridigli, sbatti le palpebre, così- Anya battè le ciglia come un beduino in una tempesta di sabbia
-Mettigli la mano sul braccio. Appoggiati al lui. Abbassa la voce, come quella di un gatto che fa le fusa. Ti ho gia detto di sorridere?-
-Io non posso…-
-Si che puoi. Funzione- sospirò esasperata e con la pazienza di un genitore che istruisce suo figlio, continuò
-Questa è la tua ultima occasione. Tu sei la principessa. Non puoi andare in giro a fare la sciocca dopo che tu sarai sposata. Ma se adesso ti prendi un amante nessuno se ne accorgerà. Mio Dio, credi che io sia la sola che sgattaiola via per un sveltina?-
Buffy voleva tapparsi le orecchie
-Se ti capita a tiro, acchiappalo. Altrimenti ce ne sono altri che desiderano essere convocati- Anya prese il fazzolettino dalle mani dell’amica, poi si alzò e facendo un passo indietro aggiunse
-Non dimenticarti che puoi sempre avere Riley-
Neppure il pensiero di Riley fece rientrare la mente di Buffy nella cornice del buonsenso
-Non mi vorrebbe mai se mi fossi comportata male-
-Riley potrebbe offendersi un po’ se glielo facessi notare, ma se non glielo dirai lui volterà educatamente la testa fingendo di non essersi accorto di niente. E’ E’ martellato dall’ambizione. Io non l’ho mai avuto, ma guardiamo in faccia la realtà: a letto sarebbe uno strazio-
Anya ebbe una nota strana nella voce, poi si stirò l’abito con le mani e si ravviò i capelli
-Sono presentabile?- chiese
-Stai benissimo. Tu sei sempre bellissima-
L’amica le diede un buffetto sulla guancia
-Non essere triste, tesoro. Sei molto bella anche tu, e hai un alone di freschezza che tradisce. Gli uomini trovano l’ingenuità affascinante e dovresti imparare a usarla a tuo vantaggio. Nel frattempo pensa alle mia parole-
Detto questo la giovane donna tolse i guanti dalla scollatura, lì infilò, lì abbottonò, poi si avviò lungo il sentiero, perfetta personificazione di eleganza e femminilità; una vedova senza paure, con un’insaziabile fama di uomini.
Buffy non era come lei, ma non poteva smettere di pensare al consiglio che le aveva dato.
Andare a letto con William solo per fare un’esperienza? Tenerlo s le piaceva e gettarlo via sostituendolo con un altro se non le andava bene? L’idea era buona ma non riusciva a pensare a che William accettasse un suo rifiuto e si allontanasse senza protestare. No, se lo prendeva come amante lui si sarebbe aspettato delle cose: il matrimonio, un titolo.
Eppure… sarebbe stato un magnifico amante, l’uomo giusto per indurla ai piaceri e alle complessità dell’amore fisico. E allora, perché lei non poteva concedersi un po’ di svago? Solo un piccolo divertimento e con un uomo carico di esperienza. Che sprizzava sensualità. Doveva esserci un modo per…
Un ramo si spezzò. Buffy afferrò il taccuino e si voltò.
Ma non abbastanza in fretta. Un drappo nero le scese sulla testa e due mani forti la sollevarono senza difficoltà. Come nell’incubo della sera prima, qualcuno la caricò sulla spalla e la portò via.


Capitolo 13

Spike salì il pendio di buon passo, tentando di non zoppicare. Cercava un posto lontano dal sentiero, nel bosco, dove poter scatenare la sua vendetta. Buffy si contorceva all’interno del sacco nero. Immaginò che assai scomoda, penzolante dalla sua spalla. Che diavolo, sperava che stesse scomoda. Nessuna donna al mondo l’aveva mai fatto infuriare come la principessa Elisabeth di Sunnydale. Aveva avuto la faccia tosta di sedersi a chiacchierare quando sapeva di dover tornare indietro immediatamente. Aveva parlato di lui, e ascoltato quella sgualdrina della sua amica che lo descriveva come il prototipo dello stallone.
Incredibile! Non aveva udito molto, non essendo abbastanza vicino, ma gli era bastato. Le donne per bene non parlano così. Anya aveva molte cose di cui dover rispondere.
Accidenti alla principessa per la paura che gli aveva fatto prendere. L’aveva cercata per tutta la collina. Era andato persino nella toilette delle signore dove una vecchia talpa si era messa a strillare accusandolo di essere una specie si satiro, e si era indignata ancora di più quando gli si era presentato come guardia del corpo della principessa.
Con amarezza aveva riflettuto che in meno di ventiquattro ore dalla sua assunzione l’aveva persa. Per consolarsi aveva pensato che stesse cercando di nascondersi da lui.
Alla fine era stata la voce di Anya e condurlo da Buffy, che se ne stava seduta tranquillamente, mentre l’amica le diceva di prendersi un amante.
A Spike non piaceva ammettere di aver avuto paura. La sparizione di quel demonio di donna l’aveva portato al limite dell’angoscia. E adesso voleva stringerla tra le braccia, baciarla e farla tremare di passione.
Ma voleva anche insegnarle una lezione che non avrebbe mai dimenticato. E non poteva stringerla e baciarla subito. Non mentre era così infiammato. Doveva farlo con freddezza, deliberatamente…
Accidenti a lei!
Così era andato a comprare un sacco pieno di stracci puliti e, con stupore dell’ambulante, aveva rovesciato fuori il contenuto. Poi era tornato, aveva aspettato che Anya se ne andasse, e avvicinandosi a Buffy le aveva messo il sacco in testa, l’aveva tirato giù lungo le braccia e l’aveva rapita con il proposito di farla morire di paura.
Adesso era tranquilla, non si muoveva, sperò che non fosse svenuta.
Spike lasciò il sentiero e s’inoltrò nel bosco, dove gli alberi attutivano il brusio della gente nel prato lontano. In un luogo solitario nessuno avrebbe sentito le grida di Buffy. Quello era il posto adatto.
Con precauzione, mise la principessa in piedi e a sostenne finché capì che poteva reggersi da sola. Sotto il drappo che la copriva fin quasi al ginocchio vide che muoveva una mano. Bene, era sveglia, consapevole, spaventata, pronta.
In fretta le tolse il sacco di dosso.
E si vide puntata conto il petto la piccola pistola lucente. Fece in tempo a tuffarsi da parte mentre lei tirava il grilletto, ma scivolò e cadde a faccia in giù, sentendosi in bocca il sapore della terra.
-William?- esclamò con orrore la principessa sbalordita
-Dannazione!- Spike si sedette e si toccò l’abrasione sulla guancia. Poi si guardò le dita sporche di sangue.
Con gli occhi spalancati Buffy fece un passo verso di lui
-State bene?-
-Mi avete sparato!!-
Lei fece un gesto con la pistola ormai scarica
-Ho cercato di mancarvi quando ho visto che eravate voi-
Poi guardò il sacco per terra e lo fissò con odio
-Voi!!-
Spike si rimise in piedi strofinandosi il fianco che gli faceva male
-Voi mi avete rapita. Voi mi avete spaventata a morte- l’arma le pendeva dalle dita, e il taccuino le pendeva dal polso
-Che cosa diavolo volevate fare con quella pistola?-
Spike le si avvicinò furioso, cercando di dominarla con la statura. Non era difficile, era così piccola!
E feroce. La principessa strinse la mano libera a pugno e lo percosse sullo sterno tanto forte da togliergli il fiato.
-Mi avete rapita. Mi avete spaventata, siete un pazzo. Che cosa credete di fare?-
Lui si strofinò il petto ed esultò quando la vide scuotere le dite doloranti, e sussultare come se si fosse frantumata le nocche
-Volevo darvi una lezione-
-Una lezione? Che genere di idiota avrebbe mai pensato di mettermi in un sacco e trasportarmi su una montagna per darmi una lezione?-
-Il genere di idiota che è la vostra guardia del corpo e che aveva perso la principessa che avrebbe dovuto proteggere- le strappo la pistola di mano e lei replicò
-Non mi avevate persa- si sfilò il taccuino che teneva appeso al polso e lo gettò a terra
-Ero là sulla collina-
-Dove non potevo vedervi. A chiacchierare con quella sgualdrina-
-Non osate chiamarla così-
-E perché no? Questo è, la vostra amica-
-Beh, non chiamatela così- lo chignon si era sciolto e i capelli le erano scesi attorno al viso
-Pensavo che qualcuno volesse rapirla- spiegò riavvicinando le ciocche con impazienza
-Ridicolo. Perché qualcuno avrebbe dovuto farlo?-
- L’avevo sentita gridare-
-Gridava perché…-
-Lo so il perché. Ma io ero corsa da lei per salvarla!-
-Un momento- Spike fece un respiro profondo per calmarsi, ma senza risultato
-Avete sentito una donna gridare, pensavate che volessero rapirla e siete corsa ad aiutarla?
Lei lo guardò con odio, per nulla intimorita, ma coraggiosa
-Certo. Qualcuno forse stava per aggredirla, o violentarla. O…-
Spike perse completamente la pazienza. Lasciò cadere la pistola e afferrò la principessa per le spalle
-O per assassinarla? Qualcuno forse stava uccidendo una vostra amica…-
-Non sapevo fosse Anya- rispose lei irritata
Poi notando qualcosa nell’espressione, s’interruppe e con meno veemenza aggiunse
-A volte non andiamo d’accordo –
-Perché non siete venuta a chiedere aiuto a me?- disse lui scandendo bene le parole, dandole il tempo di riflettere prima di rispondere.
Ma lei non lo fece.
-Eravate in fondo alla collina quando lei ha gridato- rispose
-Voi siete piccola e fragile, siete coccolata e viziata, siete la principessa, e io sono responsabile della vostra persona-
Aveva le spalle esili, poco muscolose, e mentre la stringeva, Spike si rendeva conto valore fosse contenuto in quella donna minuta e vulnerabile. Si commosse e alzò di nuovo la voce
-Se trovate qualcuno nei guai vi consiglio di scappare come una lepre e lasciare che se ne occupi chi è capace di farlo-
Lei sbuffò. Non era uno sbuffo da signora. Era come se non le importasse niente di quello che lui diceva. Come se fosse abbastanza grande e dura da sconfiggere ogni malandrino da lì alla Transilvania. Spike desiderò tenerla stretta, farla sua e renderla così consapevole della propria vulnerabilità da farle passare la voglia di mettere a rischio la propria vita.
Aveva bisogno di una lezione, e subito, per lui e per il motivo per il quale era stato assunto. Deliberatamente, Spike curvò le labbra nel sorriso che usava contro quei pochi uomini che avevano avuto il coraggio di sfidare la sua autorità
-Principessa Elisabeth di Sunnydale- usò il titolo e il nome per intero gustandone ogni sillaba
-Un tempo avrei dato qualsiasi cosa per poter tenere tra le braccia una principessa di sangue reale- disse facendole scivolare i palmi lungo la schiena.
Con soddisfazione la sentì irrigidirsi e proseguì
-E non è vanità- l’avvicinò ancor di più a sé togliendole ogni possibilità di liberarsi, anche s lei cercò di farlo lottando con i gomiti
-Io sono un mercenario e capisco perché un uomo possa volervi rapire: naturalmente per denaro, ma nel vostro caso c’è anche qualcosa di stuzzicante. Siete piacevole da guardare e non abbastanza robusta da farmi male se vi dibattete. Certi uomini provano piacere a domare le donne focose e voi certamente lo siete- vide che l’espressione di lei da allarmata si fece spaventata.
Ne fu contento, il suo piano era farle perdere quell’incosciente sicurezza e inculcare un po’ di buonsenso. Ma non gli piaceva vederle tremare il mento orgoglioso o leggere l’apprensione nei suoi occhi. Per un attimo sembrò una donna umiliata al padrone.
Perché? Come faceva a conoscere la paura?
Malgrado il sangue reale, Spike non era un aristocratico. Non credeva che certe persone fossero di diritto migliori di altre.
Tuttavia amava il carattere indomito della sua protetta, il suo credersi invincibile e quella buffa aria innocente che nessuna donna della sua età ed esperienza avrebbe dovuto avere. Era strano, ma voleva proteggerla.
Le aveva dato una bella lezione di prudenza. La principessa era spaurita. Sapeva di essere indifesa. Sarebbe stata attenta. Non voleva spaventarla ulteriormente, ma anche lei lo aveva terrorizzato, e sentiva il bisogno di fargliela pagare.
Cambiò tattica. Tirò indietro la testa e le scrutò il viso, con calma.
- Cos’ì, secondo l vostra amica, io potrei essere un amante promettente per voi-
Buffy cercò di liberarsi dalla sua stretta e arrossì imbarazzata
-Avete sentito? Fino a che punto?- domandò
-Quanto basta. Mi pare che mi abbia definito uno stallone-
-E’ tutto quello che avete sentito?-
-Perché, non è sufficiente?-
Lei lo guardò attentamente, poi ebbe l’improntitudine di apparire sollevata
Spike ritentò -Uno stallone con denti buoni e gambe forti-
Inviperita, la collera negli occhi, buffy scacciò la sensazione di disagio
- L’ha detto lei, non io-
Questo gli piaceva di più. L’indignazione e l’imbarazzo significavano…
-Ma voi lo pensate-
Era vero, perché lei cominciò a muovesi in modo frenetico, colpendogli il petto di pegno, cercando di sfuggirgli. Guardava dappertutto ma non lui. L’aveva smascherata. Contento, e per qualche ragione sollevato, Spike rise, le strinse i polsi e li sollevò all’altezza delle spalle, obbligandola in questo modo ad aderire completamente a lui.
Era una bella sensazione. Quando faceva l’amore, Spike di solito riusciva a essere coerente. Aveva imparato alcuni fasi essenziali che ripeteva nell’eccitazione del momento e questo piaceva alle donne.
Ma nella situazione attuale, in quello stuzzicante abbraccio in piedi, la sola cosa alla quale riusciva a pensare era che lei lo faceva sentire bene. E non riusciva a dire nulla.
Ma Buffy non era ammutolita
-Siete…siete uno spregevole furfante- lo apostrofò, esibendo la migliore imitazione di una principessa offesa, mai contaminata dal tocco di un uomo
-Lasciatemi andare-
-Uno spregevole furfante?- chiese lui fingendosi sbalordito, felice di averle mostrato il pericolo senza averla piegata, godendo del calore e della vitalità che la sua persona irradiava
-E’ tutto quello che sapete dire? Voglio insegnarvi come imprecare-
-Non mi insegnerete niente-
L’allegria svanì. Spike non l’aveva premeditato, aveva solo pensato di darle un piccolo assaggio di sé. Ma l’arroganza della principessa fece vibrare una corda nella profondità del suo essere. Le avrebbe fatto vedere che tipo era l’uomo che lei disprezzava.



Capitolo 14

Spike abbassò gli occhi sulla principessa, che percepì subito il suo cambiamento di umore. Mentre lo guardava, il respiro accollerò, le lunghe ciglia palpitarono, le labbra piene si misero a tremare.
Languidamente, come se avesse tutto il tempo del mondo, Spike le abbassò le braccia, e gliele portò dietro la vita aderendo con il suoi corpo a lei
- Elisabeth – bisbigliò.
Il profumo dei suoi capelli, un misto di cannella e di rosa lo inebriò
-Piccola principessa-
La teneva vicino con tenerezza, come se temesse di romperla. Guardava la sua carnagione 0luminosa, con la lieve sfumatura color pesca che aveva visto solo una volta riflessa in un bicchiere di vetro di Murano. Lei dischiuse le labbra mostrando il bagliore perlaceo dei denti e aumentando in lui il desiderio.
Se Buffy avesse etto di no o se solo avesse arricciato il naso all’idea che un tale miserabile potesse baciarla, Spike si sarebbe tirato indietro. E avrebbe riso al pensiero di aver desiderato un incontro appassionato con lei, raccomandandole ancora una volta di stare attenta.
Ma lei non fece e ciò segnò il suo destino. Spike premette le labbra sulle sue assaporandone la freschezza.
Ovviamente Buffy non era stata con un uomo nemmeno dopo la morte del marito e non finse un’abilità che non aveva. Né mascherò la propria curiosità; aprì gli occhi, poi li chiuse e li aprì di nuovo, come fosse confusa dalla sua vicinanza.
-Aprite la bocca- le disse lui
Buffy battè di nuovo le palpebre, poi annuì e aprì la bocca con determinazione di una donna che debba affrontare per la prima volta l’estrazione di un dente.
Spike non potè fare a meno di sorridere
-Siete adorabile- commentò
La principessa chiuse le labbra di colpo
-Adesso non ditemi che sono preziosa. Le donne basse sono sempre preziose. Quando avrò cent’anni sarò ancora preziosa-
Lui inclinò la testa e la osservò. Aveva ragione. Era preziosa e l’età non avrebbe tolto quella peculiarità. Ma forse quel termine era stato troppo usato come complimento nei suoi confronti
-Siete affascinante, insolente, coraggiosa, stupida. Bella da far male. E dovete imparare a baciare-
-Sto cercando di farlo- gli sorrise, per la prima volta da quando l’aveva presa tra le braccia, come una sirena intenta a sedurre
-Ma volete state star zitto-
Spike ridacchiò. Ma quando lo guardava in quel modo gli toglieva il fiato. Si, non solo era bellissima, ma lo sfidava con ogni arma a sua disposizione, e lui era troppo un mercenario per non cogliere la sfida.
Il sapore delle sue labbra trasformò il desiderio in un incendio. Quando le esplorò la bocca si sentì dentro di lei.
Quel bacio era come un rapporto sessuale; umido, intimo, così bello che gli occhi s’inumidirono di lacrime. E quando lei gli toccò la lingua con la propria…
Spike le liberò i polsi. Avrebbe voluto alzarle la gonna, abbassarsi i calzoni e sfogare la voglia che lo tormentava da quando l’aveva vista la prima volta.
Ma se lei si fosse sottratta…
Si staccò da lei, Buffy prese fiato e distolse lo sguardo, poi si aggrappò alle maniche e alzò di nuovo il viso.
Lui la spinse dolcemente contro un albero e aderì con il suo corpo a quello di lei, appoggiando le mani sul tronco ai lati di Buffy. I capelli lunghi e sciolti glie sfioravano le dita e lo stuzzicavano.
La baciò di nuovo. Lei era tanto maldestra, smaniosa di imparare, quando lui era terrorizzato di perdere il controllo. Non poteva non sapere ciò che provocava un simile atteggiamento in un uomo. Non poteva ignorare che il suo appassionato desiderio di una nuova esperienza era uno stimolo per lui e aumentava la sua passione. Spike era un predatore, un lupo che si aggira tra gli agnelli e prendeva quello che voleva. Come tutti gli uomini, del resto. Lei doveva saperlo. Tutte le donne conoscevano la vera natura dell’altro sesso, che era quella di mordere e fuggire, poi tornare e mordere ancora. Spike non riusciva a capire quella follia spingesse una creatura dolce e tenera come la principessa a credere di poter ammaestrare un lupo.
-William- mormorò Buffy alzandosi in punta di piedi, cercando di avvicinarsi di più, anche se non erano separati che dagli abiti. Gli fece scivolare le mani sulle spalle, poi nei capelli, accarezzando le ciocche che gli coprivano la nuca come se fossero amanti da anni.
Spike fu percosso da un brivido. Si abbandonò alla sua bocca assaporandola la morbidezza, il profumo, il piacere di possederla con la lingua. Staccò una mano dal tronco e la sollevò verso il seno fiorente, appena sotto il braccio alzato. Era una zona sensibile, che poteva trasformare la curiosità di lei in cieco abbandono.
Se lui avesse osato.
Spike abbassò di nuovo la mano sul tronco. Solo uno stupido avrebbe potuto osare. Il suo desiderio era glia troppo profondo e potente. Lo teneva sotto controllo a fatica e non poteva lasciarsi trascinare da quella follia.
Gradualmente e con uno sforzo di volontà riuscì a ritirarsi, ad allentare il suo potere su di lei per darle la possibilità di ritrovare la disciplina connaturata al suo ruolo di principessa.
Nobili e contadini vagavano nel prato sotto di loro e nel bosco circostante. Un qualsiasi ubriaco o una coppia di innamorati in cerca di solitudine avrebbe potuto scorgerli e il loro abbraccio sarebbe stato insozzato dai pettegolezzi divertiti e dall’avido interesse dei sudditi di Buffy, che ritenevano di avere il diritto di osservare i movimenti della propria principessa.
Ma la cosa più importante era che il rapitore poteva essersi nascosto nelle vicinanze, aspettando di coglierli alla sprovvista.
Spike le diede un live bacio e si ritirò con la leggerezza di un ladro. Niente lasciava l’uomo più debole del sesso.
Lo sapeva e aveva utilizzato questa conoscenza in più occasioni, ma sempre giurando a se stesso di non lasciarsi cogliere impreparato. E più che mai in questa circostanza non osava sfidare la propria decisione. La violenza della propria risposta a un semplice bacio lo avvertiva che un amplesso con quella donna lo avrebbe derubato dell’intuito, del buonsenso e della prudenza che lo avevano mantenuto in vita fino a quel momento.
Una parte di lui biasimava il fatto che una donna gli facesse perdere il controllo. L’altra parte lo desiderava, voleva la passione ad ogni costo.
Ma Spike sapeva che non avrebbe ma sopportato a che Buffy venisse fatto del male. E ciò sarebbe accaduto se Harris avesse raggiunto il suo scopo.
Spike sussultò. Se lui avesse portato a compimento la sua missione Buffy avrebbe sofferto. Sarebbe rimasta sola, sedotta e umiliata.
Non era il momento di riflettere sulla faccenda.
L’avrebbe fatto più tardi, senza le dita di lei che gli accarezzavano i capelli, senza la sua bocca, che accettava quella dolce ritirata come il preludio di qualcosa di più.
-Altezza- bisbigliò, sperando che la formalità avesse successo dove la discrezione aveva fallito. E quando si accorse che il titolo non incrinava l’alone di voluttà che l’avvolgeva, le prese le mani e si liberò dall’abbraccio.
Buffy aprì gli occhi e lo fissò con lo sguardo costernato e annebbiato. I capelli lei si erano impigliati nella corteccia ruvida del tronco creando una specie disordinata aureola chiara attorno al viso. Le labbra tradivano i baci e la passione le aveva seccato le guance.
Spike pensò che sarebbe apparsa proprio così dopo il sonno seguito a un amplesso, se l’avesse svegliata per amarla ancora.
L’idea lo turbò tanto che indietreggiò bruscamente, inciampando in una radice sporgente dal terreno
-William?- Buffy si sfiorò le braccia come se avesse freddo. La sua confusione era così trasparente da non poter essere simulata, anche se lui l’avrebbe preferito. Gli occhi grandi e tristi e la bocca tremante gli fecero desiderare di prenderla ancora tra le braccia e assicurarle che il suo desiderio era pari a quello di lei.
-Principessa Elisabeth - disse con un lieve inchino
-Altezza, credo dovremmo tornare alla festa prima che Joyce si accorga della vostra mancanza-
Lei si strofinò le labbra con le dita
-Non voglio tornare-
-E’ il vostro compleanno- le sorrise dimostrandole che sapeva essere ragionevole nonostante la sofferenza inflittagli dai pantaloni, divenutegli improvvisamente troppo stretti
-Non possiamo sparire così. La gente farà delle chiacchiere-
Buffy aggrottò la fronte e guardò il sentiero come se ripensasse al modo in cui l’avevano percosso prima, poi riportò lo sguardo su di lui, esaminandolo maliziosamente
-Potete farmi un regalo. Subito-
Spike si era sempre vantato di conoscere le donne,ma non questa. Un’ora prima avrebbe giurato che la principessa non conosceva la civetteria femminile, ma in quel momento lo stava provocando!
-Una principessa dovrebbe essere al di sopra di qualsiasi volgare illazione-
Lei sorrise appena, come se ridesse di se stessa
-Non c’è mai stata alcuna illazione volgare nella mia persona-
Ricominciava a ragionare. Spike sperò che il sollievo che provava calmasse anche la parte più ribelle del suo corpo.
Ma le aggiunse
-Sarebbe quasi ora-
Il sollievo svanì.
Buffy increspò le labbra in un’espressione di regale impazienza
-Ma avete ragione. Questo non è il momento giusto- disse scuotendosi la gonna per risistemare le sottovesti
-Devo rimettere a posto l’acconciatura, ma ho perso le forcine- disse voltandogli la schiena
-Vi dispiacerebbe rifarmi le trecce?-
I capelli biondi, lunghi quasi fino alla vita, rilucevano sotto le chiazze di sole. Lei li raccolse e li spinse indietro sulle spalle, poi gli rivolse uno sguardo così misterioso da fare invidia a Mona Lisa
-Non volete farmi le tracce?-
La gonna rosa si allargava sui fianchi snelli, l’orlo più corto del consueto per le attività all’aperto gli consentiva la vista delle caviglie sottili e dei nastri neri delle scarpe, allacciati fino…a dove?
Bruscamente replicò -Fatelo voi- E raccolto da terra il sacco vuoto si domandò perché gli fosse venuto in mente di poterle dare una lezione
-Prendo le vostre cose-
-Come volete- la streghetta sembrava sottomessa e rimase voltata mentre divideva in tre parte i capelli e cominciava a intrecciarli. Più la treccia aumentava più si scopriva la sua figura, e con più accanimento lui raccoglieva la sua roba. Trovò il taccuino, sciupato e sporco e lo lasciò cadere nel sacco. La pistola gli parve leggera come un giocattolo, ma sapeva che un proiettile gli avrebbe bucato un braccio il petto.
-Portate sempre una pistola?-
-Assolutamente no- lo guardò tenendo in mano l’estremità della treccia
-Avete qualcosa per legarla?-
Lui tolse un filo di tessuto dal sacco
-Questo mi piace degli uomini- commentò la principessa sorridendogli
-Siete in grado di far fronte a qualsiasi situazione-
Si, se la vita gli aveva insegnato qualcosa, era la capacità di provvedere alle necessità di coloro che amava. Aveva un obbligo verso Faith e Dawn. Non l’avrebbe dimenticate, e nemmeno l’accordo che aveva fatto per il loro bene.
Buffy prese il filo e legò l’estremità della treccia
-Sua Maestà mi ha dato la pistola qualche anno fa, poco dopo la morte di mio marito- continuava a sorridere ma lui aveva notato la sua voce tentennare, un’esitazione che non aveva mai avuto, e ancora una volta Spike sentì che in lei c’era un mistero.
-Naturalmente la so usare. Sua Maestà me l’ha insegnato bene. Ma non avevo mai avuto l’occasione di portarne una con me-
-Finora?-
-Qualcuno ha cercato di rapirmi, l’altra notte. E anche se vi credo un’abile guardia del corpo, non si può essere sicuri di niente e non voglio trovarmi in una situazione di impotenza nell’eventualità di un attacco- gli toccò la spalla e gli quel particolare sorriso. Un sorriso intimo, che lasciava intendere che tra loro c’era, o ci sarebbe stato, qualcosa di più di un semplice bacio
-Vi sarete accorto che non sono stupida-
Spike la guardò accigliato
-Cominciavo a sospettarlo-
-Bene- Buffy gettò la treccia sulla spalla e allungò la mano verso la pistola.
Controvoglia, lui gliela lasciò prendere, ma le chiese
-Che cosa avete intenzione di farne?-
-Quando riavrò le mie borse da sella la caricherò di nuovo-
-Mi piacerebbe vedervi sparare-
-Non solo in aria, volete dire?- abbassò la voce in un sussurro –Lo vorrei anch’io- gli mise la mano sul braccio e disse –Vogliamo andare-
Spike le guardò la mano, il gesto era intimo e caldo.
-Andate avanti. Io finisco di raccogliere le vostre cose e vi seguo-
-Ma avete detto che devo stare a vista d’occhio-
-Lo sarete-
Buffy lo lasciò con ostentata riluttanza e gli sorrise, battè le ciglia e si allontanò ondeggiando i fianchi come una zingara in cerca di una preda.
Era davvero troppo per Spike, che faceva gia sforzo per reprimere le pulsazioni del proprio corpo
-Avete una fitta alla schiena- le chiese
Lei si voltò, la mano su un fianco
-Come avete detto?-
-Camminate come se la schiena vi facesse male-
La principessa si eresse in tutta la sua altezza, che no era molta, lo guardò con espressione ostile e se ne andò inseguita dalla risata di lui.
Ma presto Spike smise di ridere. Dove diavolo avevano imparato le donne quelle manovre? E perché la principessa le usava con lui?
Dopo aver finito di mettere le loro cose nel sacco lui la seguì con occhi trovi lungo il sentiero. Adorava il suo sorriso e il tocco della sua mano sul braccio e sulle spalle. Se il bacio avesse guarito la tensione tra loro o avesse trasportato lei in un universo di bruciante desiderio, sarebbe impazzito di gioia. Ma Buffy baciava come una ragazzina, piena di curiosità e impaziente interesse. Era lui che era stato travolto da una passione così forte da costringerlo, faticosamente, a fare marcia indietro.
Sentì le mani che gli pungevano e le guardò. Il contatto con il tronco dell’albero gli aveva irritato la pelle, e alla base delle dita aveva schegge di legno penetrate profondamente.
Si, aveva affondato le pene della passione dolorosa. Lei non si era nemmeno accorta della sua sofferenza e non era stata certo sopraffatta da un desiderio insopprimibile. Spike sapeva ciò che significava; ci sarebbe arrivato anche un cretino. La piccola principessa aveva avuto un matrimonio frigido. Ora voleva esplorare il paradiso e, proprio come aveva previsto Harris, aveva scelto lui, per il suo aspetto, per la sua aria temibile e per la sua verosimile esperienza. L’aveva scelto per la stessa ragione per cui lo sceglievano tutte le donne.
Molto bene. L’avrebbe fatta godere a tal punto che sarebbe stata lei a pregarlo di ascoltare i segreti della nazione. Poi lui se ne sarebbe andato con il cuore intero, molto denaro, l’onore intatto e un’altra piccola vendetta perpetrata sui regnanti.
Poco importava se per un breve momento aveva pensato che Faith e l’anziana coppia di agricoltori avessero ragione, e che lui avrebbe potuto essere un uomo migliore e il marito di un principessa.


Capitolo 15

Buffy si disse che non era andata bene. Civettare non era molto difficile. L’aveva indotto a baciarla, l’aveva provocato, aveva avuto la prova che lui la voleva.
La desiderava. Un largo sorriso le illuminò il volto.
L’uomo che lei voleva la voleva. All’epoca del corteggiamento di Liam, non sapeva che cosa dovesse aspettarsi, ma negli anni seguenti, guardandosi attorno, l’aveva capito.
Pensando a Anya, che la spingeva ad approfittare del desiderio che provava, il suo sorriso si affievolì. Non credeva di avere il coraggio di andare a letto con un uomo solo perché era attraente. Tanto più che si trattava di un individuo appena conosciuto, di una persona che aveva approfittato delle circostanze per ritagliarsi un posto nella vita di lei, un uomo di cui non si fidava. Era sempre stata convinta di non poter andare a letto con qualcuno di cui non si fidava.
Buffy si fermò per togliersi un sasso dalla scarpa e si guardò indietro. William la seguiva senza perderla d’occhio.
Per lei la più importante delle virtù era l’affidabilità. Come principessa sapeva fin troppo bene che molte persone l’avrebbero amata solo finché avessero potuto trarre vantaggi dalla sua posizione. Infatti si fidava solo di quattro persone: suo padre, Riley, Anya e Chariton. La fiducia in loro le era stata garantita da anni di comportamento discreto e di sostegno morale.
Ma su William aveva dei dubbio. Malgrado la sua apparente freschezza era circondato da un alone di mistero, come se avesse deliberatamente sepolto dentro di sé dei segreti. Forse erano solo quelli propri di ogni mercenario, e l’istinto ben sviluppato che lei possedeva le suggerivano di essere cauta nei confronti di un uomo con un simile passato. Anche lei aveva dei segreti, ma la loro importanza era ben diversa.
Tuttavia, Spike aveva salvato Monty dal carro. A Buffy era piaciuta la sua emozione evidente. E… sebbene di Riley si fidasse, non le importava proprio di portarlo a letto mentre in quei pochi momenti con Spike là sulla collina…
La sentì gridare un attimo prima che qualcuno la urtasse facendola cadere a terra. Scivolò tra gli aghi di pino sotto una pesante forma umana, massiccia, che puzzava di denti marci e di urina.
Il rapitore
Buffy cercò di prender fiato e inghiottì una boccata di terra. Tossì.
L’uomo la spinse fuori del sentiero verso il bosco, dove nessuno poteva vederla. Che fine aveva fatto William? Le aveva detto di gridare. Lei gridò, e cercò di reagire, ma il manigoldo le diede un colpo in testa tanto forte da farle temere di perdere i sensi, la caricò sulla spalla e corse nel bosco, allontanandosi dal luogo dei festeggiamenti-
;a dov’era William? Avrebbe dovuto raggiungerli, ormai.
Alzò la testa e si guardò attorno. Dietro di lei vide il sentiero che stavano percorrendo, alcuni rami spezzati dal loro passaggio. Avrebbe dovuto scorgere William che lì inseguiva. Ma non lo vide.
I suoi sospetti erano giusti. William aveva pianificato il rapimento fin dall’inizio. Quale altra ragione avrebbe potuto esserci per i suoi baci e l’esibizione del suo fascino? Sapeva bene che una principessa non avrebbe potuto sposare un bastardo e nessun uomo sano di mente l’avrebbe corteggiata se non per la sua ricchezza. Ancora una volta se era comportata da stupida.
William non arrivava e lei poteva contare solo su se stessa. Doveva cercare di liberarsi, o morire tentando di farlo.
Grazie a William e al suo falso rapimento non aveva proiettili nella pistola. Che l’avesse fatto per quello? Per mettere alla prova la sua capacità di difendersi?
Le lacrime le bruciavano gli occhi e le scivolavano sulla fronte; le asciugò con la mano. Non doveva pensare a William. Doveva cercare di scappare.
Il rapitore era grosso e brutale ma anche pesante e goffo.
Quando Buffy era bambina, la sua capacità di correre forte e di nascondersi l’aveva salvata da molte lezioni e cerimonie noiose. Se avesse potuto correre adesso…
In un punto dove gli alberi erano fitti, il tanghero la caricò a terra così brutalmente da farle dolere la spina dorsale. Di sfuggita lei vide due occhi grandi e folli nella faccia larga del rapitore. Un grosso cavallo le stava quasi addosso, gli zoccoli irrequieti e minacciosi.
Lei non pensò più a fuggire, solo a evitare quegli zoccoli , ma quando cercò di spostarsi, l’uomo le strinse il braccio come se volesse stritolarlo
-Sta ferma- ordinò
Buffy non riuscì a identificarne l’accento, ma non gliene importava. Voleva solo uscire viva da quella situazione
-Non vi pagheranno se quel cavallo mi uccide- disse.
Nonostante la paura, riuscì a esibire una buona imitazione della collera.
-A loro non importava se vi fate un po’ male. Ve ne faranno più-
-Loro?- quindi non era solo. Era stato assoldato. E lei sapeva che questo significava una congiura in atto.
William l’aveva avvertita
-Chi sono loro?-
-Lo saprete presto- il bruto le strattonò il braccio facendole vedere le stelle
-Non muoverti o è peggio per te- disse, poi la lasciò e arretrò lentamente
Lei piegò la testa sul petto e strinse la gonna con le mani.
Senza perderla d’occhio, il brigante slegò il cavallo e lo guidò fuori dal fitto bosco, sul sentiero. Non era un castrato, come Buffy aveva pensato in un primo momento, ma uno stallone, capriccioso come i maschi di ogni specie. Bastava l’ondeggiare di un ramo per farlo impennare.
Con la mano, la principessa cercò a tentoni, furtivamente, un sasso nel terreno finché trovò quello giusto, pesante, appuntito. Lo soppesò e attese. Quando lo stallone le mostrò il fianco si tirò su pronta a scattare.
-Non muoverti, cagna- l’ammonì il rapitore
-Non…-
Buffy balzò in piedi e tirò con forza il sasso sul fianco del cavallo. L’animale s’impennò e lei si mise a correre. Udì alle spalle un rumore, un urlo di dolore o di rabbia, ma non si fermò. Mentre cercava di tornare sul sentiero più agevole, i rovi strapparono gli abiti e le graffiarono la pelle. Un ramo la imprigionò, ma riuscì a liberarsi, Rallentò solo quando non udì più alcun rumore al di fuori del proprio respiro. Si guardò alle spalle: nessuno.
Continuò ad andare avanti cercando di nascondere le proprie tracce. Aveva paura a dirigersi verso il prato o il palazzo, sicura che William, o qualche altro, la stesse cercando. Voleva nascondersi.
Trovò il posto adatto in un cumulo di pietre e cespugli. Raccolse alcuni rami spezzati e si nascose sotto di essi in un incavo della pietraia, cercando di farsi più piccola possibile, e attese stringendo in mano un ramo.
Sussultava a ogni richiamo di uccello, a ogni stormire di fronde, ma non vide nessuno e si domandò che cosa fosse successo al rapitore. Che il cavallo lo avesse sbalzato di sella? Che fosse andato nella direzione sbagliata? Non aveva capito il perché di quel silenzio. Non poteva credere di averla fatta franca.
Non si fidava di William. Né lo capiva. Perché avrebbe dovuto organizzare il rapimento? Come aveva detto una volta, se avesse deciso di portarla via l’avrebbe gia fatto. Ma non l’aveva nemmeno salvata: che cosa poteva averglielo impedito?
A meno che qualcuno non avesse aggredito anche lui. Forse il grido che aveva udito era di William, che cadeva per mano del nemico. Chiuse gli occhi e respinse una fitta al petto. Possibile che fosse morte, vittima dell’avidità di un bandito?
Ma in quel caso, dov’era il complice? Avrebbe dovuto inseguirla
D’improvviso sentì un rumore di un cavallo.
E quando Spike scostò le fronde gli ficcò un ramo nella pancia.
Lui grugnì e si piegò in avanti. Buffy alzò di nuovo il bastone ma Spike glielo stappò di mano
-No- sibilò -L’ho catturato-
La credeva stupida? Buffy prese un altro bastone e lo minacciò, ma l’uomo si limitò a farsi da parte
-Guardate! E’ legato sul cavallo!”
La principessa esitò. Non si fidava di Spike, ma sapeva di non averlo ferito. Se lui avesse voluto avrebbe potuto tramortirla fino a farle perdere i sensi.
Eppure, non voleva ancora scappare.
Gli girò intorno e scese dal cumulo di pietre e arbusti
L’enorme stallone era là e aveva una persona priva di sensi sulla groppa. Avvicinandosi, lei fiutò il suo odore acre prima ancora di toccarlo. Con senso di disgusto gli sputò in viso.
Aveva gli occhi chiusi, di cui uno quasi invisibile per il gonfiore che si allargava anche al naso e a buona parte della guancia destra.
-Altezza, posso avvicinarmi, adesso?- chiese Spike
-Si- non provava sollievo per essere stata salvata. Né rabbia per l’uomo che l’aveva minacciata. Provava solo un profondo senso di gratificazione per non essere stata tradita da Spike.
Dalle rocce sopra di lei, lo sentì dire
-mi dispiace di aver impiegato tanto tempo, ma siete molto brava a nascondervi. Sono tornato indietro tre volte prima di scovarvi-
Buffy alzò gli occhi su Spike che la sbirciava con circospezione e vide la sua faccia meravigliosa attraversata dalla vecchia cicatrice e da una ferita fresca, di coltello.
-Avete coso per un bel pezzo-
-ho seguito le vostre istruzioni!-
-Si. Ma non vi avevo detto di conficcarmi un bastone nella pancia- replicò l’uomo massaggiandosi l’addome dolente.
Lei lo guardò accigliata
-Tuttavia vi approvo- si affrettò ad aggiungere
-Poiché non sapevate chi fossi. Approvo specialmente il vostro proposito di darmi una botta in testa. Non bisogna mai far male a un avversario solo per mandarlo in collera, ma bisogna renderlo completamente impotente. E poi fuggire-
-Lo so. E sapevo che eravate voi. Ma non so a chi abbiate giurato fedeltà-
Il mercenario rise scendendo verso di lei. Una cicatrice di notevoli proporzioni gli attraversava la guancia. E appena sotto c’era il taglio, sottile e superficiale. Ridacchiando, si succhio le nocche spellate.
Perché era così felice sebbene lei gli avesse appena detto che sospettava della sua lealtà.
-Mi perdonate per non avervi liberata subito?- senza attendere risposta aggiunse
-Volevo vedere dove quello zotico vi portava e se aveva un complice, ma quando ha preso il cavallo ho capito che dovevo agire subito. Bell’idee quella di lanciare il sasso allo stallone-
-Era la mia sola possibilità-
-Molte persone, quando sono terrorizzate, non riescono a pensare. Quella pietra mi ha permesso di tagliargli le gambe- si tastò la faccia –Peccato che avesse un coltello-
Buffy gli scostò la mano ad esaminò la ferita
-Quando torneremo alla festa, il medico la curerà- disse, e guardandolo negli occhi aggiunse –Non siete offeso che abbia sospettato di voi?-
-Certo che no. Nella vostra posizione non dovete fidarvi di nessuno- e con enfasi ammonì –Non fidatevi di nessuno, Altezza-
-Nessuno- gli fece eco Buffy. Ma era troppo tardi.
Sul cavallo, il brigante si agitò e grugnì
-Lo porteremo al palazzo e lo metteremo in prigione- disse Spike
-Lo lasceremo a marcire per tutta la notte e domattina lo interrogheremo e scopriremo chi sono coloro che l’hanno assoldato e perché vogliono voi-
Con un dito le sfiorò le escoriazioni sulla sua guancia
-Mi dispiace per il vostro viso, e proprio il giorno del vostro compleanno. Ma vi rendete conto che questo attentato è una benedizione. Con quel manigoldo nelle nostre mani, presto scopriremo chi c’è dietro tutto questo-
Buffy ebbe una folgorazione. Spike stava sciorinando il trionfo maschile. Il genere di trionfo esibito dall’arciere che aveva vinto una gara. Spike aveva combattuto, aveva vinto il suo antagonista e adesso si pavoneggiava come se fosse la prima battaglia che vinceva.
Quella ridicola celebrazione rituale non l’aveva mai impressionata prima. Il mercenario credeva forse che ne sarebbe rimasta colpita adesso?
Lo gratificò con un tremulo sorriso.
Funzionò. Grazie al cielo, funzionò. Gli andò incontro e Spike aprì le braccia. Lei si aggrappò al suo petto, assaporando la sua forza, godendo della sua virilità…e si fidò di lui.

Faith s’incamminò verso casa con Dawn in braccio tendendo l’orecchio a eventuali passi alle sue spalle.
La notte era scesa troppo presto per i suoi gusti, avvolgendo la campagna nell’ombra e rendendola bersaglio facile per l’uomo che aveva detto di averla osservata.
Oh, lui era stato gentile e aveva affascinato le vecchie signore. Si era presentato come Chariton , uno dei fedeli servitori di Sua Maestà, ma lei si fidava solo del proprio intuito. Nella frase”E’ da un po’ che v osservo” aveva scorto il pericolo.
“Da quanto tempo?” avrebbe voluto chiedergli, e “Per quale ragione?”
“non per corteggiarla, come pensavano le donne. La osservava perché la sospettava di qualcosa.
E lei sapeva di essere colpevole. Era venuta in quel regno con una missione distruttiva, e anche se aveva fatto obiezioni sul piano di Spike, lo aveva accettato. Stava collaborando ad un progetto che avrebbe portato caos a Sunnydale.
Tese ancora l’orecchio. Nulla. Non ud’ nulla, ma si sentì rizzare i capelli sulla nuca. Chariton si nascondeva da qualche parte, sbirciava da un orto di ulivi, si sedeva tra massi avvolti dalla nebbia. La osservava.
L’aveva seguita per il resto della giornata ed era stato gentile, con lei e con Dawn. E per tutto il tempo i sospetti di faith erano aumentati di più.
Lei riusciva a battersi meglio della maggior parte delle donne. ma da quando aveva subito la violenza, la vista di un individuo sospetto la paralizzava per alcuni secondi e in quel breve lasso di tempo rischiava di perdere la battaglia. Inoltre, aveva in braccio Dawn. Si sarebbe battuta per lei ma le sarebbe stata di intralcio.
Non pensava che chariton potesse far del male a una bambina, non ne sembrava il tipo, né aveva l’aria dell’assassino a sangue freddo. La verità era forse peggiore. Quando la guardava, la su espressione era benigna e interessata.
Come se le facesse la corte invece che cercare di scoprire i suoi segreti.
E questo la spaventava ancora di più.
Sembrava uno di quegli individui sempre pronti a combattere per la propria terra, e con destrezza. Era riuscita a liberarsene solo appena prima di prendere la via di casa.
Dannazione, che cosa doveva fare?
Avvistò la sua casupola, piccola, bassa e le parve tanto sicura. Se fosse riuscita ad entrare avrebbe fatto in modo che nessuno potesse farle del male.
Attraversò il ponte sulla gola appoggiando i piedi con prudenza. Nessuna delle trappole era stata toccata e la strada alle sue spalle era tranquilla e silenziosa.
Ferma sulla porta si guardò attorno.
Nulla. Lui non c’era. Che tutta la faccenda fosse solo frutto della sua immaginazione? Non lo credeva, ma forse, se agiva con furbizia, avrebbe potuto evitare Chariton da quel momento in poi.
Appoggiò la spalla alla porta, l’aprì ed entrò.
E mentre la chiudeva udì la sua voce che diceva
-Vi stavo aspettando-

Un gendarme svegliò Spike prima dell’alba con un messaggio.
Mentre le sentinelle erano di guardia alla porta della prigione, il rapitore era stato avvelenato. Ed era morto.


Capitolo 16


-Buffy-
La mano sulla sua spalla era leggera, la voce era quella di sua padre, eppure Buffy uscì dal sonno profondo con il pugno pronto a colpire. Re Giles lo schivò e accettò le scuse che lei gli porse quando vide il suo viso illuminato dalla candela, ma il gesto gli aveva rivelato l’inquietudine come nient’altro avrebbe potuto fare.
-Cara bambina- il re le strinse la mano -Sono preoccupato per te. Hai paura persino nel sonno-
-Io sono pronta anche quando dormo- buffy fece un respiro profondo cercando di calmare la corsa del cuore
-E tu avresti spaventato chiunque, papà! Perché sei venuto di soppiatto nella mia camera alle…- guardò l’orologio –alle quattro del mattino?-
-Volevo parlarti in privato-
Indossava l’abito da equitazione grigio, era ben pettinato, con il nodo alla cravatta allentato, ma con stile. Aveva svegliato il suo cameriere personale prima del solito perché lo preparasse per la caccia e lei sapeva il perché. E sapeva di cosa le voleva parlare. Spike gli aveva riferito del rapimento a se Buffy voleva fare il suo dovere doveva pensare in fretta qualcosa per soffocare l’istinto protettivo del padre
-Papà, sei venuto a dirmi che sei soddisfatto di me?- gli chiese
Lui aggrottò la fronte, nascondendo la sua perplessità con burbera cortesia
-Sempre, mia cara. Ma per quale ragione dovrei essere soddisfatto di te proprio ora?-
La sua confusione diede a Buffy la speranza di portarlo superare in astuzia
-Sono scappata da quel furfante da sola. Te l’ho detto che nelle emergenze ho la mente lucida-
-Si- il re aveva capito benissimo il suo gioco , tuttavia non potè nascondere il suo orgoglio
-Sono molto compiaciuto della prontezza del tuo cervello. Ma, Buffy, sei una ragazza di buonsenso e capisci da sola che non ti è possibile seguire il programma di oggi-
Così, voleva metterla a posto e usarle la sua influenza di genitore. Ma lei sapeva che cosa rispondere
-Non sono una ragazza, ma una donna. E ben avanti negli anni, come sai- assunse un’espressione buffa e aggiunse
-Sono vecchia, papà. Venticinque anni è un’età avanzata!-
-Non essere sciocca, mia cara. Sessanta è un’età avanzata e sei decadi portano molta saggezza, che io debbo utilizzare in ogni caso. Sarei un passo a lasciarti andare al cottage oggi, dopo due tentativi di rapimento-
-Ho avuto altri compleanni, papà, con regali che mi aiuteranno a sopravvivere. Ricordi l’anno della morte di Liam? Mi hai regalato una pistola e io l’ho tenuta sempre ben lubrificata, carica, e mi esercito sempre-
-Né una pistola, né la prontezza di riflessi potrebbero resistere a una forza armata che ha l’ordine di portarti via-
-Consci una forza simile a Sunnydale?- Buffy si domandò se il padre avesse altre cose da dirle, oltre alle raccomandazioni-
-No, ma io…-
Lei si rilassò –L’ho sentito dire proprio da te che una forza armata non può nascondersi a Sunnydale per molto tempo. Il nostro regno è troppo piccolo e troppo popolato. Chi ha cercato di rapirmi è un traditore che agisce di nascosto ed è stato sconfitto da William e me-
Il re si tirò la punta del baffo, come faceva sempre quando era a disagio
-Lo spero, ma credo di conoscere il nostro nemico ed è uno che non si lascia scoraggiare facilmente. Da molti anni ormai i nostri rapporti con re Humphey di Pollardine non sono più cordiali-
- Humphey?- Buffy cercò di ricordare quello che le era stato detto dal vicino re di Pollardine, e non trovò niente di bello
-Credevo fosse un idiota-
-Lo è. Se non fosse stato per l’abilità di sua moglie, il regno di Pollardine sarebbe certamente stato abbattuto dalla rivoluzione, perché Humphey è un uomo senza intelligenza né capacità. Un uomo che si lascia guidare facilmente dagli altri- Re Giles si sedette sul letto. Sul viso aveva un’espressione che lei aveva visto raramente e avrebbe voluto non vederla mai: quella di un uomo costretto ad ammettere di aver sbagliato
Purtroppo, il mio nemico è l’uomo che lo manovra-
Buffy non riusciva a capire quel genere di animosità. Non verso il suo adorato padre
-Tu non hai nemici-
Il re le diede un buffetto sulla guancia
-Un re ha sempre dei nemici. Ma questa volta si tratta di odio personale. Un tempo, Alexander Harris era un amico-
- Alexander Harris- Buffy aveva sentito pronunciare quel nome una volta durante una conversazione tra il padre e Chariton –Non è forse un nobile?-
-Si. Humphey gli ha dato un titolo. Qualcuno potrebbe dire che se lo merita, perché è figlio di uno dei miei baroni, antica nobiltà anche se impoverita. Il padre lo aveva messo al mio servizio quando ero ancora in culla. Alexander e io siamo cresciuti insieme, come amici, credevo.
Fino ai diciassette anni. Poi scoprii che vendeva i suoi servigi cercando di influenzarmi, per denaro- Re Giles alzò la voce
-Questo non era amicizia. Quell’uomo era una sanguisuga, e poiché ero giovane e privo di tatto…-
-E’ offeso-
-Si, anche questo. Così gli dissi cosa pensavo di lui-
-Forse era una circostanza in cui sarebbe stato meglio non essere sincero-
Re Giles abbassò di nuovo la voce
-Da quel giorno mi odiò. Se ne andò, non sapevo dove, e non me ne importava. Poi, sette anni fa, lo vidi in occasione di quell’incontro diplomatico Humphey. Lui stava dietro alla sua spalla e sorrideva. Allora capii…e cercai di mettere in guardia Humphey, ma questo fu un errore ancora più grande, perché lui è davvero un imbecille. Forse lo sono tutti i re quando si tratta di capire le presone-
Buffy gli sorrise, cercando di confortarlo e, al tempo stesso, di ammonirlo
-Non credo che i re non sappiano capire il carattere delle persone, ma credo che un errore in questo senso possa portare a un re conseguenze disastrose-
-E’ una maledizione reale- commentò lui sfiorandole la guancia
Buffy annuì, consapevole delle ripercussioni causate dai propri stessi sbagli. Tuttavia era decisa, e disse:
-Papà, andrà tutto bene-
-Tesoro, preferirei perdere il mio regno piuttosto che esporti a un pericolo-
-Questo sentimentalismo non è forse in contrasto con il tuo ruolo di re?-
-Non ho detto di voler rinunciare a Sunnydale, Buffy. Sono pronto a combattere per salvarla, e lo sai. Sai anche quante precauzioni abbia preso per la tua sicurezza-
-SI- lei conosceva tutti i suoi piani. In caso di guerra o di insurrezioni nella sua terra, re Giles aveva predisposto degli schemi da seguire, nei quali lei aveva una funzione. Anche oggi l’aveva; si trattava di un incarico al quale non poteva rinunciare
-Papà, negli ultimi cinque anni ho imparato il senso dell’onore e del dovere come mai in precedenza. Prima del matrimonio credevo che il mio solo compito importante fosse mettere al mondo un erede per Liam. Quando è nata in me la consapevolezza che era impossibile , mi sono resa conto che dovevo svolgere alcune funzioni nel regno e quando mi hai dato tanta fiducia da permettermi di andare in montagna a incontrare il delegato di Sermania, mi sono sentita…felice-
Il re alzò la voce per protestare –Ma…-
Il tono di lei lo sovrastò –Niente ma. Questo incontro è per Sunnydale più cruciale di qualsiasi altro mio incarico. Mi fa sentire importante e completa. Se non avrò più alcuna nave da varare o non dovrò più fare un altro discorso, se non metterò al mondo un erede o non diventerò regina, saprò di aver portato a Sunnydale una ricchezza che le ha conseguito di essere indipendente-
Re Giles si grattò la fronte con irritazione
-Farò interrompere a Chariton il suo pedinamento e manderò lui-
-Ieri ha detto di avere una traccia riguardante il rapimento, poi è sparito. Chissà dov’è andato-
-Allora manderò un altro a fare lo scambio con il delegato-
-Nessuno sospetta di me-
-Manderò un’altra persona, solo per quest’anno-
-Hai sempre sostenuto l’importanza di mantenere segreta questa operazione, e il delegato porta moltissimo oro. Non c’è nessun di cui possiamo fidare-
-Allora il delegato di Sermania può aspettare- il re fermò la protesta della figlia con un gesto della mano
-Tutti sanno che il giorno successivo al tuo compleanno vai in ritiro. Probabilmente i tuoi pretendenti non ci fanno caso, ma i rapitori ti osservano. E sono in attesa-
Era venuto il momento di prendere una decisione, e solo un codardo avrebbe vacillato. Lei fece un respiro profondo per tener ferma la voce
-Anche se non mi piace ammetterlo, su William avevi ragione. E’ una brava guardia del corpo. Ieri mi ha salvata- Buffy alzò la mano per scostarsi dal viso una ciocca di capelli
-Se lo porto con me, sarai più tranquillo?-
Re Giles la osservò, come se percepisse un motivo nascosto
-Ti fidi di lui fino a questo punto?-
Lei pensò alla prima notte, sulla terrazza, a quando lui le era piaciuto subito, ma sapeva che c’era qualcosa d’altro a cui non sapeva dare un nome. Quell’uomo faceva affiorare in lei la parte selvaggia che aveva dentro e alla quale doveva dare soddisfare per non passare il resto della vita domandandosi…
-Si, papà. Mi fido di lui fino a questo punto-
La spia si allontanò dall’usci e si affettò lungo il corridoio. Finalmente uno spiraglio nel mistero della ricchezza di Sunnydale. Il ritiro della principessa il giorno successivo al suo compleanno non era semplicemente una fuga dalle cosiddette fatiche della sua posizione. Buffy andava nella sua casa di montagna per scambiare merce con denaro. Che genere di merce fosse rimaneva da stabilire, ma sapendo luogo e giorno sarebbe stato facile scoprirlo.
La spia sorrise, un sorriso raro e genuino che sembrò meravigliare William di Sermania che si stava avviando verso la prigione.
Andasse pure a investigare sulla morte del rapitore. La spia doveva organizzare un’altra morte.
Il delegato non sarebbe tornato a Sermania.

-Buongiorno Altezza- Joyce tirò le cortine per far entrare la luce del primo mattino nella camera di Buffy -Sono le cinque e mezzo. Dovete alzarvi se volete prendere parte alla caccia-
Buffy nascose il sorriso nel guanciale orlato di pizzo. Come se suo padre e gli ospiti potessero andare senza di lei. Ma Joyce le aveva inculcato un principio fondamentale; una principessa non doveva mai approfittare dei propri privilegi. Buffy era d’accordo, anche se per ragioni diverse dalle sue. Pensava infatti che le persone obbligate a sottomettersi a lei dovessero essere trattate sempre con la massima gentilezza, puntualità e con le buone maniere.
Joyce pensava che qualsiasi cedimento alla perfezione offuscasse la patina di gloria della famiglia reale.
Due diverse filosofie che raggiungevano lo stesso risultato.
Mentre Buffy allungava le braccia fingendo di essersi appena svegliata, Joyce impartiva ordini alle cameriere
-Oggi Sua Altezza indosserà il costume da amazzone di broccato blu, il capelli blu con veletta e i guanti di pelle nera-
Normalmente Buffy si lasciava guidare da Joyce, poiché il buon gusto della principale dama di corte era indiscutibile. Ma Buffy aveva un piano che non includeva il rigido codice di comportamento della dama, né una tradizionale abito blu
- Oggi indosserò il completo di velluto marrone- annunciò sollevandosi a sedere sul letto.
Una delle cameriere sussultò per l’opposizione della pricipessa all’autorità di Joyce. Le altre due ridacchiarono e si diressero verso il capace armadio della camera da letto.
Impassibile come sempre, Joyce non mostrò stupore né dispiacere, ma si avvicinò al letto e a bassa voce disse
-Altezza, forse non ricordate che l’abito di velluto marrone non è venuto bene come il sarto aveva promesso. Non è decente-
Buffy mordicchiò pensierosamente il labbro inferiore
-Mi sembra che copra tutta la pelle, e ricordo perfettamente che il tessuto mi piaceva moltissimo. Almeno voglio provarlo-
Joyce le rivolse uno dei suo sorrisi di riprovazione
-Non avete tempo di provare tutto il guardaroba-
Di solito, Buffy ricordava che Joyce l’aveva guidata fin dall’adolescenza e le permetteva certe libertà. Ma quel giorno ricordò di avere venticinque anni, di essere vedova, e praticamente vergine. Doveva cambiare quello stato di cose. Non aveva tempo da perdere. E sebbene raramente abusava della sua autorità, ciò non significava che non sapesse come fare. Scese dal letto e disse
- Allora oggi indosserò il completo di velluto marrone-
L’intonazione di Buffy era di ignorare l’elegante indignazione della dama, ma qualcosa, forse un movimento di Joyce, la spinsero a guardarla.
Vide che non c’era niente di elegante nella sua indignazione. Per un attimo la maschera creata da parrucca, fard e distinzione crollò e la principessa vide solo una enorme rabbia da troppo tempo nascosta.
Poi l’emozione sul viso di Joyce si attenuò, si ammorbidì, e si trasformò in un intenso disgusto per se stessa
-Certo, Altezza. Perdonate la mia impertinenza. A volte dimentico che voi siete solo la mia ex pupilla, ma la principessa si Sunnydale-
Disorientata, Buffy la scusò con un cenno del capo. Sapeva quanto Joyce prendesse sul serio i privilegi della famiglia reale ed era conscia di averle mancato di rispetto. Eppure…eppure…
Joyce perse il completo di velluto dalle mani delle cameriere
-Ecco. Vostra Altezza. Provatelo, così potrete prendere una decisione. La partita di caccia vi aspetterà di certo-
-Si- Buffy esitò solo un attimo. Quel tanto che bastava
-Si, sono sicura che aspetterà ma…-
-Qualche problema, Altezza?-
-Mi dispiace essere in ritardo- sfrontatamente Buffy si servì del senso del dovere della donna per liberarsene –Vorreste far servire loro una tazza di vino caldo speziato prima della partenza? Mi darà più tempo per prepararmi-
Joyce si eresse nella persona con militaresca prontezza
-Andrò io stessa a controllare il servizio-
-Sarebbe perfetto- commentò Buffy – mi sostituirete come avete fatto tante volte e gli ospiti gradiranno il vostro vino-
-Si- presa la decisione, Joyce marciò verso la porta, ma prima di uscire guardò le cameriere, con espressione dubbiosa
-Le avete istruite bene- la rassicurò la principessa.
-La mia toilette è in bune mani-
L’altra rispose con un deciso cenno di assenso.
Buffy attese un minuto buono dopo lo scatto della serratura, poi si mise al lavoro.


Capitolo 17

Quando Buffy entrò nel cortile della scuderia affollato di pretendenti e di ospiti in abito da caccia, le chiacchiere s’interruppero. La principessa vide per un attimo il signor Sharparrow portarsi la mano inanellata al petto.
Vide Joyce voltare la testa mortificata. Vide re Giles alzare le sopracciglia, sbalordito. Poi il brusio riprese, in un crescendo eccitato. La principessa sorrise, sperando che nessuno si accorgesse che stringeva i denti mentre esaltazione e nervosismo si disputavano il suo cuore. Se almeno avesse potuto vedere William, misurarne la reazione per assicurarsi di aver individuato la strategia giusta!
Invece vide gli occhi bistrati di Anya, spalancati.
E non senza motivo. L’abito da equitazione avvolgeva Buffy dalle spalle alle caviglie , i guanti le coprivano le mani, un vivace cappellino quadrato era appoggiato sulla testa, gli stivaletti marroni con il tacco alto le arrivavano fin quasi le ginocchia. Non si vedeva un solo centimetro di pelle, tuttavia, come Joyce aveva temuto, il velluto che le copriva così bene le segnava anche la linea del seno, della vita, dei fianchi. Il tessuto reagiva a ogni movimento, attirava la luce del sole e la rifletteva con bagliori allusivi di morbida sensualità
La cosa più importante era quello che indossava sotto, o meglio, quello che non indossava. La camicia, di cotone sottilissimo e morbida pelle, la proteggeva dalle cuciture della piccola giacca di pelle. La gonna era tanto aderente da impedirle la libertà dei movimenti e l’uso di biancheria, ma il tessuto era abbastanza pesante perché nessuno notasse che non indossava sottoveste né mutandine. E la blusa dal collo alto, che avrebbe potuto proteggere l sua modesta sotto gonna, giaceva sulla spalliera di una sedia nello spogliatoio.
Ripensamenti? No davvero, finché Anya le rivolse un inopportuno e palese cenno di approvazione. Riley vide il gesto, vide lei, e il suo sguardo si fece sbalordito e scandalizzato. Fece per dirigersi verso di lei con le labbra serrate e sprizzando disapprovazione da tutti i pori, ma Anya gli posò una mano sulla schiena e lo spinse nella mangiatoia di un cavallo.
La caduta scatenò un’esplosione di risate nei pretendenti che consideravano Riley un serio concorrente. Anya rise soddisfatta e si allontanò dal malcapitato, bagnato fradicio e furente, che senza guardare Buffy si diresse a lunghi passi verso Anya
Re Giles mormorò all’orecchio –Non me n’ero mai accorto, ma quei due…- e guardò Riley e Anya.
-Quei due…che cosa?- disse lei, e poiché il padre non rispondeva, si voltò e vide Riley stava scrollando la vedova con le mani bagnate. Quello non era più il Riley rigido e formale che lei conosceva, e da come Anya lo guardava e rideva si poteva intendere…
William fece la sua comparsa nella terrazza del palazzo e Buffy dimenticò Anya e Riley, e lo guardò. Non le importava che l’amica trovasse più attraenti gli altri corteggiatori. Solo Spike era tanto bello da farle venire l’acquolina in bocca. Era lì, sopra di loro, con una mano sulla balaustra e l’altra sul fianco. Era senza capello e la luce batteva sulle sue tempie prematuramente brizzolate.
Sole e ombra scolpivano la sua faccia dura mettendo in risalto la ferita di coltello che si era procurato per difendere lei. Il costume nero da equitazione gli abbracciava il corpo dolcemente come una vergine. Spalle come le sue erano il risultato di un lavoro duro e nel mondo Buffy, fatto di aristocratici e di bellimbusti, si vedevano raramente.
Lo sguardo severo di Spike scandagliò la folla sottostante, indugiando, osservando, soppesando, e quando i suoi occhi la trovarono lei rimase senza fiato per un lungo momento. Era possibile che quell’uomo meraviglioso conoscesse i suoi progetto? Quando la guardava, vedeva una donna affamata d’amore che implorava la sua attenzione? Poteva leggere i suoi segreti, scavare nel suo animo? O era Liam, che si preoccupava solo di se stesso?.
Spike non sorrideva nel guardarla, ma a poco a poco arrossì. Lui la desiderava. La vita le aveva insegnato con quanta facilità fosse possibile ingannarsi su qualcosa, ma di questo era sicura: lui la desiderava.
-Papà- bisbigliò -E’ ora di cominciare-
-Si credo di si- Re Giles infilò i guanti e disse a voce bassa -Prometti di tenere sempre William al tuo fianco?-
-Si, papà-
-Starai attenta? Al minimo segno di pericolo, tornerai indietro?-
-Ti do la mia parola-
Il re si lisciò i baffi -Non dovrei permetterlo, e lo sai.-
-Ti sei sempre fidato di me, e con ragione- Spike stava scendendo le scale con lo sguardo puntato su di lei.
Ma Buffy non voleva parlargli in quel momento. Non con gli occhi di tutti addosso.
-E adesso, Maestà, via a guidare la caccia; e tienili impegnati in modo che non guardino me-
-Lo farò- come la principessa, re Giles era un cavaliere nato e sapeva come dirigere l’attenzione di cortigiani. Alla fine della giornata nessuno si sarebbe lamentato dicendo che con la guida di un uomo più giovane avrebbero potuto correre di più e più lontano. Prima di allontanarsi, il sovrano aggiunse
-E a proposito, mia cara, sei affascinante-

Spike la guardava, Buffy lo sapeva. Attorno a loro i rumori della caccia echeggiavano nel bosco. I cani abbaiavano inseguendo l’odore di un cervo. Pretendenti, signori e cortigiani, sparpagliati nella zona per miglia, cavalcavano dietro ai cani. Alla pianura seguì la brughiera, alla brughiera seguì il bosco. In testa a tutti suo padre, il re, guidava la caccia galoppando con elegante determinazione.
Spike la seguiva con lo sguardo come aveva fatto per tutta la mattina. La vide andare a destra, verso il centro del branco, poi la seguì con più cautela e meno rapidità.
Buffy pensò che Spike stava cercando di indovinare il suo umore e di capire che cosa avesse causato la sua trasformazione da dama offesa a donna che dimostrava…interesse-
Avrebbe voluto dirgli “E’ stata Anya a convincermi”
Ma sarebbe stato come abdicare alla propria responsabilità, e Joyce non l’avrebbe approvato.
Molto probabilmente lei, Buffy era pronta al cambiamento. Soffriva di noia ed era pronta a coinvolgersi in qualcosa oltre il dovere, influenzata dalle speranze del padre, spazientita dalla pesantezza di Riley, scossa dalla prima apparizione di William, infuriata dalla lezione che aveva deciso di darle con il falso rapimento.
Si, era così. William aveva avuto successo e i suoi baci le avevano provocato un’esaltazione che non aveva provato dal giorno del matrimoni con Liam. Fino al momento in cui aveva scoperto che anche a una principessa viziata non era consentito averle tutte vinte, e che la passione, come l’onore, avevano un prezzo.
Mente i cacciatori si avvicinavano alla scorciatoia il sentiero si andava stringendo. Alla destra di Buffy si alzava una parete rocciosa e a sinistra il terreno andava digradando. Le grida cessarono e i cavalieri si concentrarono nel compito di guidare gli animali nello stretto sentiero. Anya e riley si contendevano il terreno cercando di superarsi, in perenne competizione.
Cavalcando con apparente indifferenza, Buffy spinse Sterling verso il margine del gruppo, facendo in modo che il signor Sharparrow si trovasse tra lei e William e bloccasse la visuale della guardia del corpo. Quando si fu assicurata l’attenzione dell’inglese gli sorrise.
Lui rallentò, sorpreso, e Buffy si lanciò in avanti, si spostò a destra verso la roccia, le girò intorno poi rallentò, fermando la sua cavalcatura dietro l’albero.
Sharparrow si lanciò anche lui in avanti, guardandosi intorno, ma l’abito marrone della principessa si confondeva col mantello del cavallo mimetizzandosi dietro la roccia di granito. Gli altri continuarono per la loro strada gridando e ridendo. Lei ebbe la visone fugace di Spike accigliato e attento, mentre passava con gli altri.
Era sicura che sarebbe tornato indietro. Era intelligente e quando si fosse accorto che lei era sparita avrebbe riconosciuto i suoi movimenti e si sarebbe ricordato della roccia. Avrebbe imprecato contro di lei e sarebbe venuto a cercarla, e ancora una volta si sarebbe infuriato perché non lo aveva informato.
Buffy sorrise. Si sentiva pizzicare le dita e l’eccitazione le scaldava i lombi.
Si, sarebbe stato in collera e lei sapeva di essere pazza a provocarlo. Ma voleva mettere alla prova la propria abilità almeno in un campo; una principessa imparava presto a evadere in suo entourage. Era il solo modo per avere un po’ di privacy e negli ultimi ani riusciva a conquistarla era stata una vera gara di destrezza.
Soprattutto, per una sorta di caparbietà che aveva dentro, non voleva che lui l’avesse vinta in tutto. Con un uomo come William, se lei non avesse stabilito subito la propria indipendenza, sarebbe stata sottomessa per tutta la vita.
“Per tutta la vita” la frase echeggiò nella sua mente mettendola a disagio e, mentre i suoni della caccia si perdevano in lontananza, Buffy scacciò quel pensiero mettendosi in movimento. Voltò Sterling verso una braccia nella roccia e lo spinse avanti.
Erano solo tre i sentieri che conducevano al cottage e lei li alternava per evitare di lasciare evidenti tracce, ma guidò il cavallo tra le pareti di pietra senza esitare. Il sentiero saliva bruscamente ma Sterling non era stato scelto da lei solo per la sua velocità. L’animale aveva avuto modo di confermare la sua destrezza nei terreni difficili e la sua natura paziente ogni volta che l’aveva portata all’appuntamento che dominava la sua vita da cinque anni.
Buffy si concentrò a mano a mano che il sentiero si stringeva e diventava sempre più ripido, ma quando si fece più agevole potè ricominciare a riflettere, e irresistibilmente il suo pensiero tornò alla guardia del corpo. A William, alla decisione che aveva preso e alle proprie aspettative.
Per tutta la vita. Che cosa si aspettava da quell’imprevedibile mercenario? Un’avventura? Il matrimonio? Una famiglia? Un compagno? Un amante? Una vita il più possibile normale per una principessa erede al trono? Era questo che voleva?
-Si- bisbigliò al vento -Si. Quello che voglio è William-
Perché proprio lui? Quel era la vera ragione? Era bello, pericolosamente bello, al punto che lei lottava contro l’impulso di fuggire. Aveva imparato bene la lezione. Gli uomini attraenti erano freddi.
Eppure la sua aria pericolosa, che alternativamente la spaventava e l’attraeva, in un certo senso era rassicurante. Quell’uomo era guidato da una passione…per che cosa? Lei non lo sapeva e voleva scoprirlo, ma del suo modo di muoversi, di guardare, di parlare, aveva intuito che sapeva odiare, amare, provare sentimenti. La freddezza che affliggeva Liam non avrebbe mai afflitto William e questo era molto importante. Buffy voleva un uomo che avesse sperimentato la vita, le sue gioie e i suoi dolori, i suoi odi e…i suoi dolori.
William la desiderava. Ne aveva avuto la prova dal suo corpo, aveva sentito l’emozione nei suoi baci. E anche lei voleva provare la stessa passione con la stessa intensità di lui. William glielo avrebbe insegnato. Di questo non dubitava.
E la cosa più importante era che dopo il salvataggio del giorno prima avesse incominciato a fidarsi.
Lontano, i cacciatori suonarono i corni. La caccia era finita.
Si, William sarebbe arrivato presto, furente per essere stato giocato,e Dio solo sapeva che cosa sarebbe stato capace di farle per vendicarsi. Al ricordo del bacio di ieri, arrossì dalla testa ai piedi.
William…si toccò il foulard di seta bianca che portava attorno al collo e lo spinse in fondo alla profonda scollatura della giacca.
Il sentiero ricominciò a salire. L’aria era intrisa dell’odore dei pini, ed era così fresca e tagliente da far quasi male ai polmoni. Buffy udì il gorgoglio del ruscello vicino al cottage e si fermò per far bere il cavallo, il quale, dopo aver finito, alzò la testa e raddrizzò le orecchie. Buffy sentì alle spalle un leggero scalpitio di zoccoli.
William l’aveva trovata.
Il cuore le batteva forte e le ginocchia le tremavano al punto che lui avrebbe potuto raggiungerla a piedi nel deserto invece che cimentarsi in un civile inseguimento nei boschi a solo due ore dal palazzo. Con la fantasia immaginò William che la braccava, la raggiungeva e la gettava a terra…
Il guaio era che quell’uomo impersonava la parte del cacciatore spietato troppo bene. Si toccò ancora la sciarpa di seta e deglutì. Forse, per una vedova vergine, non era stato molto saggio provocarlo.
Non aveva dubbi sul fatto che chi si stava avvicinando fosse William, nel breve periodo della loro conoscenza in lei si era acutizzato l’istinto per tutto ciò che lo riguardava.
Tuttavia ricordava anche i tentativi di rapimento. Si tolse i guanti, li affondò in una delle borse della sella strapiene, poi prese la pisola e sollecitò Sterling ad accelerare il passo.
Arrivò al cottage prima di Spike. Era una specie di cubo bianco, con dei gradini che portavano alla porta principale, le persiane chiuse. L’inviato non c’era ancora arrivato ed era meglio. Proprio come aveva previsto.
Scese di sella con qualche difficoltà a causa della gonna stretta e l’impatto con il terreno non fu certo dolce. Legò Sterling a un albero e, pistola in mano, si nascose dietro un alto rovo di more vicino alla stalla, aspettando l’arrivo della guardia del corpo.
Lui notò l’animale, il cottage, gli alberi ombrosi e mentre si guardava attorno, Buffy lo osservava. Spike montava il cavallo come se fosse sempre stato suo, benché l’avesse avuto solo il giorno prima per volere del re, era uno stallone nero, il più bello delle scuderie reali.
Spike riusciva a controllare il cavallo anche senza le redini: infatti, malgrado Oscuro avesse un carattere ribelle, e si vedeva subito, lui lasciva pendere le redini dalle mani con negligenza.
Era un uomo che sapeva tenere sotto controllo anche una donna e Buffy si accorse di oscillare tra la paura e l’eccitazione. Aveva voluto quella situazione, l’aveva programmata, ma sapeva che nessuna persona con la testa a posto avrebbe voluto affrontare di proposito la collera di Spike senza interrogarsi sulla propria sanità mentale.
In quel momento non riusciva a ricordare perché si fosse allontanata da lui deliberatamente.
E mentre il cavallo vagava nell’incertezza, Spike parlò
-Potete uscire allo scoperto, Altezza- disse, fissando il cespuglio di more.


Capitolo 18

Buffy uscì dal cespuglio sforzandosi di non mostrare il proprio smarrimento e, seguendo le istruzioni di Anya rivolse a Spike un sorriso accattivate.
-Sapevo che mi avreste trovata-
-Sempre- lui ricambiò, ma Buffy capì che non si trattava di un sorriso allegro
-Non contate mai sul fatto che non ci riesca-
Era in collera, come aveva immaginato. Lei era convinta di essere pronta ad affrontarlo, ma aveva la bocca secca e il suo sorriso vacillò quando lo vide scendere di sella.
Invece di avvicinarsi, Spike si accostò alla testa del cavallo, claudicando visibilmente, e suo malgrado Buffy si sentì sollevata. Riuscì a calmare il tremito delle labbra e si comportò come se l’uomo fosse un inviato a lei una perfetta padrona di casa.
-Qui non ci sono domestici. Dobbiamo occuparci personalmente dei nostri cavalli-
-Certo- lo sguardo di Spike fissò la pistola che lei aveva in mano
-Vedo che, ancora una volta, non siete stupida-
- Mai- lo sapeva, almeno
Lui prese le redini e guardò ancora il cottage
-Che cos’è questo posto?-
-E’ il rifugio personale- Buffy gli passò davanti sperando che la fermasse. Infatti non lo fece ma la fissò, nel suo sguardo c’era come un ardore opprimente e al promessa di fargliela pagare
-Papà l’ha fatto costruire per mia madre. Dopo il mio…Dopo la morte di Liam pensava che mi servisse un posto dove poter stare un po’ da sola- rimise la pistola nella borsa da sella, slegò Sterling e lo condusse verso la stalla.
Spike la seguì
-Per quale motivo una principessa dovrebbe aver bisogno di stare sola?-
Buffy esitò ma era troppo presto per raccontargli tutta la verità. Aveva imparato la discrezione a una scuola molto dura. Scherzosamente disse -Qui posso grattarmi dove mi pare-
-Ah, si- suo malgrado, Spike era divertito
-Mi sembra di ricordare che quella sera sulla terrazza avete invidiato molti uomini perché possano gettarsi grattarsi a loro piacimento-
-Oh- doveva ricordare sempre quanto era stata sciocca due giorni prima?
-E’ vero, l’ho detto-
-Avete detto molto per la principessa reticente che avete dimostrato di essere-
La sua voce era vicina, lei si voltò mentre Spike la superava, diretto anche lui alla stalla. Quando la raggiunse alzò la sbarra, poi spalancò la porta e si fermò. Uscì un soffio di arida umida, ma Buffy proseguì col proposito di condurre dentro Sterling; la scarsa luce dell’interno l’avrebbe protetta dallo sguardo incisivo del mercenario.
Mentre gli passava davanti, lui le afferrò le dita
-E solo al buio che fate parlare il cuore?- le chiese
-Si- all’improvviso le sembrò di avere le gote troppo stretta, chiusa dall’agitazione. Tossicchiò persuado: “mi sta trattenendo la mano”. Poi, mentre lui col pollice le accarezzava il palmo, pensò “Mi sta accarezzando”
-Si, deve essere l’effetto del buio-
Spike si chinò e posò le labbra sul dorso della mano. Solo questo, per un lungo momento. Non era un bacio, le avevano baciato la mano tante volte; era piuttosto un assaggio, un antipasto che precede il primo piatto.
Poi lui socchiude le labbra, e le succhiò il dito medio, con piacere goloso. Teneva gli occhi chiusi , le sue ciglia ombreggiavano le lievi occhiaie. Una ciocca di capelli gli cadde sulla fronte. La scena, recitata sulla soglia di una stalla in cima a una montagna avrebbe dovuto apparire ridicola. Invece la situazione le parve così romantica che le vennero le lacrime agli occhi.
Le labbra e la lingua di lui, lentamente, scivolavano verso la punta del dito. La sua bocca lo avvolse. Poi lui le rovesciò al mano e si raddrizzò continuando a centellinare la sua pelle come fosse brandy.
-William- mormorò debolmente Buffy -Non credo che…-
Lui la morse. Un piccolo morso pungente.
Lei ritirò la mano e la strinse all’altra senza smettere di fissarlo e domandandogli se fosse un maniaco per morderla così… o se era pazza lei ad avere un brivido di eccitazione.
Il sorriso del mercenario era tutto promesse e seduzione. Come se non fosse successo niente, disse
-E buio l’ dentro-
Buffy non aveva idea di che cosa stesse parlando. In quel momento riusciva a malapena a ricordare il proprio nome.
Spike tornò a prendere Oscuro con andatura claudicante
-Potete parlarmi là dentro. E dirmi che cosa vi piace- aggiunse. Mentre le passava davanti, il significato di quelle parole penetrò lo stato di trance della principessa. Senza riflettere lo seguì all’interno della stalla.
-No- replicò, e si detestò per averlo detto
Si detestò ancora di più quando lui osservò
-Avete dimenticato il vostro cavallo-
Sterling era un animale sensibile e quando si voltò, Buffy se lo trovò alle calcagna
-Non è vero- replicò afferrando le redini
-Lo vedo- canticchiando, Spike aprì la porta di uno dei sue stalli e vi sistemò Oscuro
- C’è della paglia?-
-Nel fienile- lei sciolse il nastro sotto il mento, si tolse il capello e lo appese a un chiodo.
-Volete andare a prenderla voi o vado io?-
-Fatelo voi. Ho la gonna troppo stretta- rispose Buffy, poi spinse Sterling nell’altro stallo, gli tolse le quattro borse da sella con una smorfia per lo sforzo e le gettò a terra.
-Chi lo fa di solito?-
-Io- Buffy sganciò la cinghia della sella
Spike appoggiò le braccia sul divisorio di legno tra i due box e disse con tono incredulo
-Davvero venite qui da sola?-
-Si-
-E Sua Maestà non ha niente da obbiettare?-
Lei afferrò la sella pesante con tutte e due le mani e la mise a terra con un borbottio
-Non farei mai una cosa che potesse arrecare inutili precauzioni a Sua Maestà-
Spike rimuginò sulle sue parole -Così, lui obbietta, ma non abbastanza da impedirglielo-
Non c’era solo il desiderio di solitudine a spingerla al cottage, così lei non rispose e, trascinata la sella fino allo scaffale basso, la sollevò per deporla. Lo scafale ondeggiò sulle gambe disuguali. Chiodi e martello erano un enigma per lei, ma aveva ugualmente costruito quel sostegno ed era orgogliosa del suo lavoro.
Spike non disse nulla. La osservava, la faccia e il corpo avvolti nell’oscurità. Buffy non riusciva a immaginare che cosa pensasse della principessa di Sunnydale che si occupava personalmente del cavallo. Non sapeva nemmeno se le credeva e decise che la stava guardando per giudicare le sue abilità. Ma avrebbe preferito che l’avesse interrogata sul cottage e sulla sua attività in quel luogo invece che su quello che le piaceva.
Quando il silenzio divenne opprimente, Spike disse
-Sua Maestà vi lascia fare di testa vostra. Ma anche con un rapitore in giro?-
Buffy ribattè –Si fida delle mie capacità di badare a me stessa-
-La piccola rivoltella che avete non può far molto contro una banda di briganti-
-Ma ho voi- si sarebbe morsa la lingua per averlo detto quando lui commentò
–Verissimo –
Poiché Spike rimaneva appoggiato al muro gli chiese seccamente
-Volete che tolga la sella anche al vostro?-
Lui rise
-Piccola strega- sparì di nuovo nello stallo e un momento dopo gettò la giacca sul palo.
Ciò significava che era in maniche di camicia. E che solo un sottile tessuto di cotone copriva le sue spalle che lei tanto ammirava. Senza volerlo, Buffy attese immobile, aspettando di vedere se sul palo apparissero altri indumenti. La stessa camicia e forse il calzoni.
Chiuse gli occhi, decisa a imporsi con autorità sulle rosee fantasie che avevano dominato i suoi pensieri anche troppo; una donna potava sognare a occhi aperti solo per poco. Un giorno avrebbe dovuto aggiungere a quel colore tenue qualche particella di realtà.
Quando Spike cominciò a salire la scala a pioli che portava al fienile, la principessa non riuscì più a controllare i propri pensieri. Gli occhi si erano abituati anche troppo bene alla luce scarsa della stalla, e seguivano bramosi i movimenti di lui.
Spike immaginava l’effetto che poteva farle senza camicia? Certamente no. Nemmeno lui poteva intuire che la fantasia della principessa volavano attorno alle sue cosce muscolose e alle sue spalle possenti. Si domandò quale fosse il colore esatto della sua pelle su quelle spalle, desiderò ardentemente vedergli flettere i muscoli delle gambe e, sospirando, si chiese se Anya avesse mentito quando le aveva descritto l’espansione dell’organo maschile in certi momenti.
Era stupefatta della propria malizia, perché, come Joyce le aveva detto parecchie volte, le donne oneste non speculavano sul fisico dei gentiluomini per bene.
Quindi Joyce intendeva senza dubbio dire che non doveva immaginare Spike senza indumenti addosso. Ma Spike non era per bene, non era un gentiluomo, e lei, purtroppo, non considerava alla definizione di donna onesta nel senso che intendeva Joyce.
Una cascata di paglia interruppe le sue fantasticherie.
Buffy prese il badile e riempì le mangiatoie di granaglie che teneva nel ripostiglio. Poi munita di brusca e striglia, si avvicinò a Sterling e mentre parlava gli tolse le briglie e gli grattò gli zoccoli. Quindi andò a prendere lo sgabello, vi salì e cominciò a strigliare l’animale.
Udì spike scendere la scala, lo vide gettare la paglia negli stalli di Sterling e di Oscuro e lasciarne un mucchietto in un angolo
-Per dopo- disse
Di tanto in tanto gli gettava un’occhiata. Notò la sua capacità di manovrare la forca e si domandò se mai vi fosse qualcosa che non sapeva fare bene.
Quando ebbe finito con la paglia e il fieno, Spike sparì nello stallo di Oscuro e lei udì rimuovere la sella, prendere altre spazzole e strigliare il suo cavallo con la stessa cura con cui…
No. Buffy non voleva pensare a quello.
Il movimento circolare della striglia e il silenzio la rilassarono come certamente rilassavano Sterling. Finì di spazzolare la testa e il collo dell’animale e spostò lo sguardo per cominciare il dorso. Quando ebbe finito, scese a terra e lavorò sui fianchi. Nell’altro box, Spike faceva la stessa cosa e lei pensò che avrebbe finito per primo. Dopotutto aveva il vantaggio della statura.
Sembrava che il lavoro gli facesse piacere, perché cominciò a cantare a bocca chiusa, prima senza un’aria definita, poi intonando un valzer che lei non aveva mai udito prima.
-Chi l’ha comprato?- domandò Buffy, senza accorgersi della contentezza che trapelava dalla propria voce.
- Johann Strauss. Era di garn moda quando eravamo a Vienna-
Gelosia e curiosità invasero la mente di Buffy.
-Eravamo?-
-Il mio gruppo. I miei mercenari-
La risposta la sorprese. Spike aveva gia nominato il suo gruppo altre volte ma lei l’aveva dimenticato
-Che fine hanno fatto gli altri?-
-Sono morti-
-Oh- capì che Spike non era indifferente alla vicenda, ma che non voleva rivelarle le proprie emozioni.
Buffy lo comprendeva. Chi era stato tradito spesso era cauto. Dopotutto, sarebbe stato facile anche per lei denudarsi del corpo che la mente. Tuttavia, se si fosse trattato solo di una questione fisica, lei avrebbe potuto scegliere Riley.
Con un tono allegro che fece drizzare le orecchie persino al suo cavallo riprese il discorso.
-Mi piacerebbe sentire le vostre avventure da mercenario, ma credo che prima vi piacerebbe sapere qualcosa di me, e io non ho obbiezioni-
-“Non molte” –Che cosa vorreste sapere?
Attese, temendo che le chiedesse che cosa le piaceva.
Invece lui domandò
-Avete finito?-
Date le ultime spazzolate alle zampe di Sterling, Buffy gettò brusca e striglia sullo scaffale
-Si, ho finito- il cavallo era asciutto, pulito e contento e lei si sentì gratificata, come sempre quando era soddisfatta del lavoro compiuto
-Avete caldo?-
Lei non rispose subito, totalmente sbalordita
-Come avete detto?-
Spike appoggiò di nuovo le braccia al divisorio dello stallo. Aveva le maniche della camicia arrotolate fino sopra i gomiti e mostrava le cicatrici che gli ricavano le braccia. La fissò
-Questo è un lavoro duro e voi site ingrassata in quell’abito aderente. Dovete aver caldo-
Lentamente, Buffy si drizzò in tutta la sua altezza che in questo caso era più che mai inadeguata. Mentre lavorava non si era accorta del caldo, era in fiamme.
Era anche la principessa, non era abituata a commenti sulla propria persona e non sapeva bene come destreggiarsi. Era più che sicura che quel commento non fosse solo confidenziale, ma addirittura intimo.
Ed era questo che cercava, l’intimità, e non solo verbale.
Lo guardò dritto negli occhi
-Ho caldo, infatti-
Spike sorrise, un sorriso malizioso –Venite, lasciate che vi aiuti-
A lei quel sorriso soave, con le fossette, non le piaceva. Doveva averlo usato per sedurre centinaia di donne. Ma non credeva di doversi lamentare. Non sapeva cosa dirgli che lo voleva sincero. Così uscì dal box di Sterling e gli si avvicinò.
Quando erano uno di fronte all’altra non importava più che Spike sorridesse come un prestigiatore impegnato in un trucco con le carte; il cuore le batteva forte e i seni si alzavano e abbassavano a ogni rapido respiro.
-Avete una bella sciarpa- le disse lui sfiorandola con un dito
-Ma potete farne a meno. Vogliamo toglierla?-
Lei assentì.
Era giusto. Anche lui era mezzo svestito, con un lembo della camicia fuori dai calzoni e senza colletto.
E non doveva fissarlo a quel modo. Spostò lo sguardo sul viso di lui e scoprì che la fissava con un sorriso sinceramente divertito ma carico di seduzione.
Spike allungò le mani, quadrate, forti, capaci, verso il collo di lei e, lentamente, tirò fuori un lembo della sciarpa dalla scollatura della giacca, scoprendo la pelle nuda all’attaccatura del seno.
Il petto e la gola erano nudi sotto lo sguardo di lui, vi era solo una leggera increspatura di pizzo che spuntava dal bordo della giacca.
Spike non i mosse e le sue mani s’immobilizzarono. La fissava senza riguardo, senza l’astuzia del dongiovanni.
Fece un lungo respiro profondo. La sciarpa cadde a terra.
-Che cosa avete sotto quell’abito?-
L’aveva scosso. Buffy non riuscì a nascondere il trionfo nella voce quando disse
-Il minimo possibile-
Lui la prese il mento tra le dita e guardandola meglio negli occhi bisbigliò
-Non vi rendete conto di quello che avete fatto-
Di colpo l’afferrò per la vita, la strinse a sé e la baciò. Fu in bacio senza riguardo, incontrollato. Si, il seduttore non c’era più. L’uomo che la teneva in quel momento era il mercenario feroce e indomabile.
Era l’uomo che lei voleva.
Spike le schiuse la bocca, la violò con la lingua, muovendo i fianchi contro di lei.
Buffy lo lasciò a fare, lo solleticò, si crogiolò nel calore, nella passione di un partner senza freni. Confusamente, pensò che Anya aveva ragione; l’organo che sentiva premuto contro di sé era più grosso di prima. L’aveva osservato molte volte per non accorgersene. Ed era sicura che volesse metterlo dentro di lei, aveva sentito la sua mano premuta sui glutei poi tra le gambe, trattenuta solo la gonna stretta.
-Dannazione- lo udì imprecare staccando le labbra dalle sue per un attimo e avvertì la frustrazione nel tono della voce. Tenendola stretta, Spike la fece indietreggiare. Buffy scivolò e affondò in un mucchio di paglia con Spike addosso. Era più pesante di quanto avesse immaginato, la sopraffaceva con il suo buono odore, il suo peso, le sue dimensioni. Lei gli sfiorò il petto, e fece scivolare le mani sulle sue spalle, che si tesero sotto l dita sottili. Erano spalle larghe e forti come le aveva immaginate, i muscoli ben delineati sotto il fragile tessuto della camicia.
Spike la sistemò meglio sotto di sé, avvolse le gambe attorno a quelle di lei e la baciò di nuovo, con impazienza.
-Non avreste dovuto farlo- disse e le sollevò il busto con un braccio. La testa Buffy ricadde all’indietro, il collo e il petto si inarcarono. Lui mugolò come un lupo.
Ma le labbra che si posarono sulla sua gola erano morbide, aperte, la sua lingua un promessa di delizie. Le succhiò la pelle, poi massaggiò il segno che le aveva lasciato.
-Vi ho impresso il mio marchio, Altezza-
La bocca di Spike riprese il sentiero in discesa, i capezzoli s’indurirono per il desiderio. Inatteso, le sfuggì dalla gola un basso mugolio, un suono strano che la fece trasalire. Alzò il capo.
Anche lui l’aveva alzato. Gli brillavano gli occhi. La guardò contento, e questa volta il suo sorriso era spontaneo
-Cantate ancora per me, mia dolce principessa-
Le sbottonò la giacca, scostando il pizzo e il cotone sottile della camicia e cominciava a tormentarla. I baci violenti che le avevano gonfiato le labbra adesso erano dolci sui seni. Non le dava tregua. Succhiò i capezzoli che divennero due punte dure.
Poi alzò la testa di scatto
-E’ questo che volete?- chiese lei in un sussurro
-No- le scrutò il petto nudo, il seno esposto, il velluto ammaccato dove l’aveva toccata
-No, vi voglio nuda, ma non nella stalla, non la prima volta, non voi- riprese fiato e per un momento fece il sorriso falso che lei odiava
-E, potete star sicura non con me-
Scrupoli. Scrupoli da parte di Riley. Scrupoli da parte di un mercenario, un mercenario bastardo.
-Perché gli uomini si fanno sempre degli scrupoli con me?
Il sorriso svanì -E’ accaduto molte volte, Altezza?-
-No, perché voi siete il mio primo amante-
-Infatti io voglio che sia come voi lo desideriate-
-Allora siamo d’accordo-
Lui le circondò la vita con un braccio
-Dato che mi avete portato qui per questo, credo che dovremmo entrare in casa-
-Si-
-E finire quello che abbiamo iniziato-
-No-
Lui si ritrasse, sbalordito, ma aveva promesso di fare come voleva lei. e…
-Prima voglio parlarvi-


Capitolo 19

Parlare. Come tutte le donne, lei voleva parlare.
Mentre Buffy sfaccendava nell’unica stanza del cottage spazzando e spolverando, Spike la osservava fermo sulla porta, così eccitato da non poter quasi camminare. E come avrebbe potuto, se non riusciva nemmeno a toglierle gli occhi di dosso?
Proprio come lei aveva programmato. Gli aveva acceso i fuochi dell’inferno re le gambe. E intanto lei girava nella stanza, bella come non mai, con i capelli sciolti sulla schiena, le ciglia palpitanti, un sorrisetto sulle labbra e senza quella dannata sciarpa. Il seno era bellissimo, la carnagione color crema senza una lentiggine, ma l’aveva gia visto la sera prima. Le donne lo esibivano nell’abito da ballo, e quello della principessa aveva una scollatura abbastanza profonda da lustrargli la vista.
Ma quando una donna non indossava la biancheria tradizionale sotto il vestito, l’uomo giungeva alla conclusione che tutti gli indumenti potevano, anzi dovevano essere rimorsi appena possibile. Mai, fin dalla notte dei tempi, un maschio aveva pensato, vedendosi davanti una donna scarsamente vestita, che prima dovessero parlare.
Parlare. Come lei aveva deciso avrebbero parlato. E appena finito l’avrebbe presa per mano, condotta su quel letto di corde e avrebbero fatto l’amore finché lei non fosse più stata in grado di camminare. Spike appoggiò le mani sullo stipite della porta. A volte c’era giustizia in questo mondo. Lui non aveva poteva camminare prima, lei non avrebbe camminato dopo.
Buffy, che stava estraendo del cibo dalla borsa da sella per riporlo nella credenza, si fermò
-Sembrate così a disagio. Perché non vi sedete?-
-Preferisco stare in piedi- era tutta colpa sua.
Avrebbe dovuto prenderla nella stalla, ma aveva fornicato in tanti posti da sapere che quel brutto mucchio di paglia non era abbastanza folto e ben sistemato da proteggere il reale fondoschiena durante i momenti cruciali. E le donne danno storie quando la paglia le punge in certe parti.
Certo, l’avrebbe potuta mettere sopra, ma anche lui diventava nervoso quando la paglia gli pungeva la schiena.
Inoltre voleva essere sopra di lei la prima volta. Di solito la cosa non aveva importanza, ma con Buffy l’aveva. Oh, si, l’aveva.
Così, nella stalla si era comportato da gentiluomo e ora ne pagava lo sconto. Lei voleva parlare.
Buffy si fermò davanti a lui e sorriso
-Potete entrare. Non dovete rimanere sulla porta come un cane bastonato- gli prese una mano, la portò alle labbra e depose un piccolo lieve bacio sulle nocche. Un gesto che la sua grazie fece apparire naturale, come se il principe fosse lui e lei la bastarda
-Sono venuta al cottage solo per voi- gli disse
Per lui? -Perché?-
-Principalmente per voi- secondo Spike la precisazione non era necessaria
-Volevo che vedeste che cosa mi piace. Sapere se piace anche a voi-
Lo sguardo dell’uomo abbracciò la stanza angusta. Buffy aveva aperto le imposte e il locale era inondato dal sole, ma lui non vedeva niente che le piacesse. Una parete era dominata dal camino, un mastodonte che doveva consumare quintali di legna. Le rozze pietre arrotolate che, una sull’altra, formavano due pilastri accanto alla grata di ferro dovevano provenire, con un gancio per la pentola e un vecchio mortaio che si andava sbriciolando tra le pietre.
-Chi è cha taglia la legna?- domandò, presagendo di doversi sbarcare un duro lavoro.
-Papà non me lo lascia fare, quando sono qui da sola. Lo preoccupa sapermi con un’asci in mano e devo ammettere che non ho dimestichezza con le lame-
Spike le prese le mani tra le sue –Volete dire che avete tentato di spaccare la legna?-
-No-
-Mano male-
-non son riuscita a sollevare l’ascia-
Non servì a niente ripetersi che lei era lì, sana e salva: nella mente di Spike si formò l’immagine di lei che alzava l’ascia sulla testa e…
Buffy scoppiò a rudere -Avete la stessa faccia di papà quando gliel’ho detto!!-
Spike comprendeva l’ansietà del re. Il pensiero della piccola Dawn che correva con i suoi piedini verso il pericolo lo terrorizzava, avrebbe voluto tenerla sempre avvolta nella bambagia perché non le accadesse niente. Il padre di Buffy doveva provare gli stessi sentimenti e si sarebbe sentito l’ultimo dei criminali quando si fosse reso conto che assumendo lui come guardia del corpo l’aveva esposta al più grande dei pericolo
Tuttavia Spike era il migliore egli uomini quando si trattava di ostacolare i rapitori. Proteggere la principessa era terribile, e l’avrebbe detto a re Giles, dopo averli…traditi.
Guardò Buffy. Spike non aveva mai recitato la parte dell’amante con il proposito di ingannare una donna, nemmeno se era di sangue reale. Ma non aveva nemmeno ma tradito il padrone. Risicava il suo onore. Faith aveva bisogno di stabilità e di sicurezza. Era in gioco il futuro della bambina. Buffy non contava niente di fronte a queste tre necessità.
La principessa lo sfruttava per il suo corpo e la sue esperienza. Non doveva dimenticarlo.
-Quello che non riesco a fare io lo fa una coppia fedele da generazioni alla mia famiglia- spiegò Buffy.
- Minnie e Roy rinnovano la provvista di fieno e di legna. Erano loro le persone con cui avete parlato ieri, ricordate-
Spike lo ricordava e adesso capiva perché i due vecchi avevano espresso le loro opinioni con tanta libertà.
-Alla morte di mia madre, papà ha chiuso la casa, così eccetto loro due nessuno sa che vengo qui-
-Anche se qualcuno capitasse in questo posto, non penserebbe certo di essersi imbattuto in una dimora reale- commentò Spike
Il letto era in un angolo, un telaio di legno rozzo agganciato al muro, con una rete di corde per sostenere il materasso consistente in un grande sacco vuoto che Buffy aveva trascinato verso la porta per riempirlo di pigia fresca. Spike aveva pensato che volesse far fare il lavoro a lui, e forse era così, ma aveva cominciato a rendersi conto che la principessa poteva cavarsela benissimo da sola, come aveva fatto molte volte.
Si tenevano ancora le mani, come due amanti, poi lei lo trascinò in mezzo alla stanza
-Mio padre ha fatto quella credenza per mia madre e mia madre l’ha decorata. Non è bellissima?-
La credenza faceva bella mostra si sé in un angolo, ed era un mobile assai precario. Spike pensò che egli intagli ornamentali sembravano scavati dai denti di un roditore, ma non voleva assolutamente contrastare l’ammirazione di Buffy
-E’ bellissima. Sua Maestà ha fatto anche il tavolo?-
-E le sedie-
Questo spiegava molte cose, come per esempio perché la sedia pendeva da un lato a causa della gambe disuguali e perché se qualcuno avesse appoggiato i gomiti sul tavolo se li sarebbe riempiti di schegge.
Ma a paragone delle due sedie primitive e al sedile senza gambe nel centro della stanza il tavolo era una meraviglia.
-A che servono quelle?- domandò Spike indicando le sedie
Con un sorriso malizioso, Buffy andò verso la seconda porta, quella che dava sulla parte posteriore del cottage, l’aprì e con un ampio gesto invitò Spike a uscire.
Trafitto dallo sguardo e dal luccichio nei suoi occhi, lui obbedì e la seguì nel portico, affacciato al fianco della montagna come un nido d’aquile.
Il portico era lungo quanto il cottage, ombreggiato dallo spiovente del tetto e sospeso su una rapida parete di roccia. Spike rimase senza fiato quando guardò sopra le cime degli alberi vivificati dai voli e dai nodi tanto vicini che si potevano toccare. Scoiattoli rossicci saltellavano da un ramo all’altro e la sommità dei pini gemevano a ogni lieve soffio di vento.
Colpito da tanta bellezza, Spike si avvicinò al parapetto verniciato di bianco e osservò la natura che la circondava. Un corso d’acqua scorreva in un letto roccioso e univa la sua musica al canto degli uccelli; in lontananza la collina si appiattiva e il corso d’acqua si univa a un altro torrente che scendeva dal fianco della montagna. Lasciò vagare lo sguardo su una catena di cime che sembravano azzurre. Più sotto, nello spazio tra due massicci montuosi, notò un altro celeste, più intenso e velato di eternità.
Spike ispirò lentamente l’aria frizzante, quasi sopraffatto da una bellezza che colpiva i più intimi recessi del suo animo dannato e miserabile. Nei suoi viaggi aveva visto molti panorami, ma nessuno l’aveva riempito di timore reverenziale come quello. Nessun luogo l’aveva commosso da quando era stato espulso da Sermania, ma quel cottage emanava pace e tranquillità. Si sentiva che un tempo qualcuno era stato felice in quel luogo e che qualcuno lo sarebbe stato in futuro.
-Vi piace?- il tono di Buffy non era dubbioso, ma pieno di placido orgoglio. Era felice di potergli mostrare il proprio regno privato.
-Si- Spike annuì, catturato da tanto splendore
-Capisco perché venite qui-
-Lo immaginavo- la principessa gli passò un braccio attorno alla vita e appoggiò la testa sul braccio
-E’ la mia personale casa sugli alberi-
Lo sguardo di Spike si abbassò su di lei: lo toccava, ma non in modo lascivo. Si appoggiava a lui come aveva visto fare da tante donne con il loro marito, per avere conforto e sostegno, per condividere un momento o per far riposare la testa. L’intimità del gesto lo colse alla sprovvista. Il mercenario che sapeva esattamente come rispondere a un’avance, si trovò incapace di fare qualsiasi mossa.
Forse era ciò che voleva. Per alcuni lungi secondi Spike rimase immobile e le ne sembrò contenta. Una contentezza che lui avrebbe potuto condividere se Buffy non fosse stata una principessa reale, e l’obiettivo dell’incarico che doveva svolgere.
Dopo aver strofinato la testa contro di lui come una gattina, lei si allontanò, rientrando in casa
-Le sedie sono per il portico- disse -Se volete possiamo dormire qui fuori. In montagna fa freddo, ma abbiamo molte coperte. Il freddo tiene lontani i moscerini e le stelle sono bellissime…-
Spike si rese conto che era nervosa. Nervosa per avergli fatto una proposta così intima? Come se lui avesse potuto respingerla!
Ma forse qualcuno l’avrebbe fatto. William si sedette sul parapetto e la guardò. Nella stalla lei gli aveva detto che sarebbe stato il suo primo amante. Non le aveva prestato molta attenzione in quel momento, ma se lo ricordava.
Forse cercava di dirgli che non aveva mai provato soddisfazione e che la funzione di lui era soddisfarla. Questo era comprensibile, ma lo faceva riflettere. Buffy era una donna appassionate ed esuberante, e allora che tipo d’uomo poteva aver fallito con lei?
-Dovete parlarmi di vostro marito- disse
Il rossore eccitato sulle guance di lei impallidì
-non voglio-
-Avete detto che dovevate parlarmi-
-Di questo- rispose indicando il panorama
-E di voi. Vi conosco appena-
La gioia che quella vista gli aveva dato svanì rapidamente. Perché diavolo le donne volevano frugare nella sua vita? Buffy pensava che aveva scelto lui sarebbe stato più morale se avessero finito di essere amici?
-Non vale la pena che si parli di me?-


Capitolo 20


Buffy lo vide rientrare, rigido come un gatto selvatico che punta una preda. L’aveva offeso. Non voleva parlare di sé e lei lo capiva. Era un mercenario e solo gli scontenti prendevano quella strada. Solo i disperati lasciavano la casa per combattere per gli stranieri e morivano in terre lontane. Tuttavia, lei voleva sapere. La sete di sapere la tormentava, aveva bisogno di scavare nei segreti di quell’uomo, voleva guarire le sue ferite e placare la sua rabbia.
Anya sarebbe riuscita a portarselo a letto senza nemmeno saperne il nome. Lei invece voleva far parte della sua vita.
Scuotendo la testa per la propria follia, Buffy rientrò nel cottage. Il materasso non c’era più, la porta che dava sul retro era aperta e lei non potè impedirsi di gioire che Spike avesse deciso di fare quel lavoro. Le sembrò un segno di intimità domestica, come se avesse cominciato a domare un gatto selvatico.
Seguendo il suo istinto femminile, andò a lavorare anche lei per calmare il bruto.
Spinse le sedie nel centro del portico, una di fianco all’altra. Trascinò fuori il dondolo, lo appese alle catene che pendevano dal soffitto e gli diede una spinta immaginando Spike seduto là a recuperare una parte dell’infanzia.
La casa era stata edificata vicino a un torrente, e re Giles aveva fatto creare un piccolo lago nell’ultimo tratto del torrentello che precedeva la cascata sul fianco della montagna. Buffy andò a riempire d’acqua un secchio, lo portò dentro, strofinò il tavolo impolverato e dispose con ordine le vivande. La cuoca aveva preparato pollo arrosto freddo, pane e olio d’oliva, fragole e miele di trifoglio odoroso e una bottiglia di vino rosso. C’erano anche del formaggio, che Buffy pensò di tenere per cena e delle gallette per l’indomani. Immaginò le chiacchiere del palazzo dopo la sua richiesta di provviste. Le deduzioni dovevano essere state volgari e al tempo stesso speranzose: e questa corrispondevano a verità.
Spike non era ancora tornato. Buffy si domandò che cosa che cosa avrebbe potuto fare per lui e se c’era tempo per lavarsi. Perché no? Se si fosse sbrigata…
Prese dalla credenza un asciugamano di lino e una pezzuola, trovò nella borsa da sella la spazzola e uscì dalla porta posteriore. Udì imprecare dalla stalla, non era un’espressione di dolore, ma la serie monotona di maledizioni che gli uomini di cattivo umore borbottavano senza un motivo preciso. Probabilmente Spike se la prendeva con la paglia scivolosa o con il materasso. Non aveva importanza purché fosse occupato.
Il bordo del laghetto era cosparso di ciottoli grandi come un pugno, il fondo del laghetti di pietre levigate. Re Giles aveva sempre voluto il meglio per sua moglie. Buffy s’inginocchiò su una grande pietra piatta, bagnò la pezzuola nell’acqua fredda e lavò e asciugò completamente ogni parte del corpo non coperta da camicia e stivaletti.
Spike non era ancora comparso, così le si sedette e scosse i capelli intrecciati con fili di paglia. Cominciò a pettinarli usando lei mani e spazzola, ma di solito quel lavoro glielo faceva una cameriera, e quando era venuta dal cottage non si era mai rotolata nella paglia. Mentre cercava di dissecarsi i capelli si specchiava nell’acqua. Le escoriazioni sul viso erano sbiadite. Spazzolandosi la chioma di tanto in tanto sussultava e si lamentava a denti stretti.
A volte apprezzava il fatto di essere ricca e coccolata.
Detestava dover apprendere cose nuove. Eccetto la diplomazia e gli affari di stato, non conosceva a fondo nient’altro e temeva di apparire stupida.
Era venuta al cottage per imparare da Spike. Si sentiva come una bambina di fronte all’insegnante di nuoto e a una pozza d’acqua più profonda di quella in cui si trovava. Ricordava benissimo quanto aveva gridato. Non voleva imparare, ma suo padre aveva insistito, le aveva dato della codarda.
All’insulto, Buffy aveva gridato ancora più forte ma si era accostata nell’acqua. L’aveva saggiata con l’alluce, lamentandosi che era fredda. Poi si era sul bordo immergendo i piedi. Alla fine, dopo un’ora di pianti, si era gettata dentro la pozza ed era stato per merito dell’insegnante se non era annegata, e dell’acqua se aveva potuto galleggiare.
Purtroppo, nel caso attuale, Spike rappresentava sia l’insegnate che l’acqua. Ma avrebbe stretto i denti e imparato a fare l’amore, anche se il suo corpo di vergine tremava all’idea.
-Altezza!-gridò Spike dalla porta sul retro, e non sembrava allegro.
-Sono qui- rispose Buffy
Lui seguì la direzione della voce sbucò dall’angolo della casa con un pugnale lucente in mano. Quando la vide rimise l’arma nello stivale e la guardò con espressione trova. Evidentemente riempire il materasso non gli aveva sollevato lo spirito.
Buffy gli sorrise e fece un gesto con la spazzola.
-Voi sapete appuntare i capelli e scioglierli. Siete capace di districarli?-
Spike le si avvicinò a lunghi passi -Devo sapere dove siete in ogni momento-
-Avete gia catturato il rapitore ieri- gli fece osservare lei
-Ne ho preso uno. E stamattina era morto- precisò lui, posandole le mani sulle spalle.
-Che cosa?- Buffy si voltò di scatto dandogli le spalle
-Non può essere morto-
-Eppure, Altezza, lo è. Qualcuno l’ha avvelenato-
Com’è possibile che una persona sia entrata nel palazzo reale e…- S’interruppe. Conosceva la risposta.
-Nel palazzo c’è un traditore-
Spike le tolse di mano la spazzola
-Chi può essere?-
-Nel palazzo lavora tanta gente- rifletté Buffy massaggiandosi la fronte
-Sono in tanta a occuparsi del cibo…i cuochi, il maggiordomo, i camerieri. E nelle prigioni, le guardie-
-Non sospettate nessuno di tradimento?-
-Se sospettassi di qualcuno sarebbe già in prigione-
-Sua Maestà h detto la stessa cosa quando l’ho informato-
Così, il mercenario aveva informato il padre.
-Sua Maestà vi ha detto che cosa è successo 5 anni fa?-
Lo sguardo di Spike era puntato su di lei
- No. Che cosa?-
Lei sospirò –Non lo so-
-Che significa non lo so? Avete appena detto…-
-Sono accadute delle cose, ma in quel periodo mio merito è morto e io…io non ho…- riaffiorò il senso di colpa di quel periodo, come sempre. Spike attese che si calmasse.
-Solo più tardi mi sono resa conto che tutto era cambiato. Mio padre concedeva più raramente la sua fiducia e si preparava ad affrontare ogni situazione spiacevole che potesse verificarsi nel nostro regno. Ma ha resa partecipe dei suoi progetti come non era mai accaduto. All’inizio pensavo lo facesse per distrarmi dalla mia…infelicità. Più tardi mi sono accorta che alcuni dei suoi collaboratori più fedeli erano spariti e ho sentito dire che erano stati esiliati. In quel periodo mio padre ha istituito la sua guardia personale e l’esercito. E ha voluto che io fossi al suo fianco.
Lentamente, Spike le passò la spazzola tra le ciocche attorno al viso e la guardò con…ammirazione?
-Siete molto saggia e bellissima, principessa-
Lei non potè fare a meno di esultare
Spike la pregò di voltarsi, poi le sciolse alcuni nodi nei capelli
-Allora…non abbiamo a che fare solo con un rapitore. Ma con un assassino. Datemi la vostra parola che non sparirete più-
- D’accordo. Vi dirò sempre dove vado-
Era stano, ma sentirsi spazzolare i capelli da Spike era diverso che sentirseli spazzolare da una cameriera. Prima di tutto la cameriera non imprecava quando incontrava un nodo. E poi perché non le accarezzava i capelli dopo ogni colpo di spazzola.
Alla fine Spike si interruppe, le prese il viso tra le mani e le rovesciò indietro la testa
-Non avete intenzione di dormire?-
Senza sollevare le palpebre, lei mormorò
-Assolutamente no-
Spike le baciò le labbra, un bacio breve, tenero -Vado a mangiare?-
Buffy lo guardò con gli occhi sgranati e lui rise. Poi divenne serio
-Quando vi guardo vedo una terra inesplorata da conquistare. Perché credete che mi succeda, Altezza?-
-Tipico pensiero da mercenario-
-Si-. Spike le passò lievemente la mano aperta sul collo e la fermò sul petto dove batteva il cuore
- Dev’essere così- lei gli rivolse un largo sorriso e gli porse la mano -Andiamo-
Lui ricambiò con un sorriso vero. Buffy si rese conto con stupore che era la prima volta che lo vedeva sinceramente contento.
-Venite, o pricipessa- le prese la mano, l’aiutò ad alzarsi e la condusse al cottage senza lasciarle la mano e senza smettere di sorridere.
Buffy gli diede da mangiare, lo stuzzicò, flirtò con lui come le aveva suggerito Anya, solo che adesso quelle mosse le venivano spontaneamente. Lui sembrava ammaliato. Più di una volta parve sul punto di rivolgerle uno dei suoi sorrisi sinceri…e lei ne voleva un altro
Finito il pranzo, la mandò fuori sotto il portico mentre lei riordinava. Poi lo raggiunse. Spike era appoggiato a una colonna vicino al parapetto e guardava lontano, come se non potesse ancora credere a tanta bellezza.
-Non è stupendo?- domandò
-Stupendo. Ed è vostro- rispose lui stringendole la mano
-Mio-
Spike la guardò sorridendo -Se poteste immaginare il tono possessivo con cui l’avete detto!-
-Perché no? Da qui vedo il mio regno, tutto il mio regno fino al mare che si apre davanti nel più meraviglioso spettacolo dalla terra-
-Lo amate molto-
-Certo, chi non lo amerebbe- rise -E voi no?-
Lui guardò di nuovo lontano e non rispose subito. Quando lo fece l’ammissione sembrò costargli cara
-Si. Si. Il panorama mi piace. -
-Noi confiniamo con…con Sermania. Queste montagne fanno parte dei Pirenei. E anche se le strade non sono molto battute, se da vi dirigete a nord-ovest potete raggiungere Sermania in meno di una giornata. Vi manca il vostro paese?-
Lui scosse le spalle -Non ci vado da dodici anni. Ed era abituato a star sempre lontano-
-Non vuol dire che non si possa provare nostalgia-
Ancora una volta Spike non rispose subito e poiché il silenzio si faceva pesante Buffy si domandò se non avesse varcato quella invisibile barriera che lui aveva tracciato intorno a sé, e se non fosse il caso di fare marcia indietro.
Ma mentre cercava un argomento qualsiasi, l’uomo finalmente rispose
-Non mi è mancata per moltissimo tempo. Avevo gli amici, i miei mercenari che erano tutti si Beminia Combattevo. Avevo denaro. Ma quando la guerra se lì è presi e lo scolpo che mi teneva legato al resto del mondo è sparito…sarei dovuto tornare a casa- il desiderio si trasformò in disgusto
- Strisciare a casa come un cane ferito-
Per lei era ovvio - E’ naturale. Dove si va quando si è feriti, se non a casa?-
Spike si voltò così in fretta che lei fece un passo indietro
-Non capite. Voi…si, voi vorreste andare a casa perché per voi la casa significa padre, cibo, caldo e amore. Ma per me Beminia non significa che dolore. Sapete chi sono io?-
-Il figlio del re-
-Non l’unico. Quel vecchio Giuda ha finto di amare decine di donne e ha avuto figli da quattro di loro. Solo Wesley è stato legittimato, ma gli altri due sono stati comunque assistiti-
E perché non voi?-
-Sono stato concepito appena prima della rivoluzione del ’96- sorrise, con amarezza -La regina, sua moglie, è stata assassinata prima che mia madre potesse andare a chiederle aiuto-
Buffy non avrebbe voluto sentire il resto. Sospettava che la storia fosse orribile e temeva di non poterla dimenticare. Ma doveva continuare ad ascoltarlo, doveva scoprire che cosa era stato a farlo diventare un uomo astuto, crudele e duro che aveva visto ieri
-Che cosa è successo a vostra madre?-
-Quando suo padre ha scoperto che aspettava un bambino l’ha scacciata di casa. Intanto era cominciata la rivoluzione. Lei è andata in città, non so come. Se penso…- Spike strinse i pugni, scosso dal desiderio di cambiare una realtà vissuta ancor prima di nascere
-Anche dopo essere stata per tanti anni in un bordello, mamma era sempre bella. Delicata come voi, con un sorriso che adoravo-
Un bordello. Buffy deglutì per sciogliere il nodo alla gola. L’unico rifugio che madre di lui era stata capace di trovare era il bordello. Non riusciva nemmeno a immaginare l’orrore di vendere il proprio corpo a sconosciuti, uno dopo l’altro. E Spike aveva visto.
-Così mi ha tenuto con sé. Agli uomini piacevano il suo sorriso, le sue forme e la vecchia prostituta che gestiva il postribolo non voleva lasciala andare-
-Non sareste stato meglio in un orfanotrofio?- chiese timidamente Buffy
-La rivoluzione aveva affamato il paese e gli orfani no interesavano a nessuno- scrollo le spalle come se la tensione gli avesse irrigidito i muscoli
- Specialmente il figlio del re che tutti biasimavano per i loro guai-
-Come sapevano che eravate figlio del re?-
-Mamma lo dichiarava con orgoglio. Lo amava ancora, accidenti a lei- il viso di Spike rivelava amore e dolore insieme –Così l’ha detto a tutti, e tutti sapevano che ero il solo bastardo respinto-
Buffy non trovò parole per confortarlo. Che cosa si poteva dire per cancellare il dolore di un bimbo ormai cresciuto? Non le veniva in mente niente e gli prese la mano. Spike la strinse troppo forte, indifferente a tutto tranne che la propria angoscia.
-Non ho mai conosciuto mio padre. Lui e la regina sono stati uccisi insieme ma ogni volta che mi guardo nello specchio lo vedo. Gli assomigliò. Sono come i miei fratelli-
Essere un membro della famiglia reale…ah, questo lei lo capiva
-Tutti vi canzonavano, vi biasimavano per i loro guai e invidiavano il vostro sangue blu-
Spike la guardò -Siete chiaroveggente. Vostra Altezza-
Aveva trasferito le ostilità contro di lei. L’abisso tra le legittimità e l’illegittimità era così grande che nemmeno l’affetto poteva varcarlo. Ma Buffy rispose ugualmente pagando con un pezzo del proprio cuore la confessione di lui
-A volte, coloro che non mi conoscono mi ritengono poco intelligente, come se io non mi accorgessi della loro meschinità; oppure mi odiano, perché pensavano che sia migliore di loro-
Arrossì ricordando il loro rozzo sarcasmo
-Lo credono-
Spike inclinò la testa e la osservò con meno animosità e più interesse
-Non avrei mai immaginato di avere questo in comune con voi. Anche voi picchiavate quelli che vi canzonavano?-
No, ma avrei voluto farlo- in fretta aggiunse
-Non sottovalutate le vostre sofferenza-
-Ne sono sicuro-
Buffy si accorse di aver interrotto il flusso della sue confidenze. Non era questo che voleva. Né voleva obbligarlo a ricordare l’angoscia della sua infanzia.
Ma non c’era da preoccuparsi. Spike si allontanò dal naufragio della sua vita, si allontanò da lei finì la storia senza sfumare emozione
-Mia madre se è ammalata. Mi hanno messo a lavorare. Il lavoro consisteva nel soddisfare le donne. Poi mia madre è morta. E io me ne sono andato- la faccia si contrasse in un sorriso sbieco e confessò la cosa peggiore
-Ho guidato la rivoluzione per distruggere mio fratello. Ho fallito- si mise a braccia conserte aspettando la razione di lei.
Era scioccata? Inorridita? Si, ma non perché avesse guidato una rivoluzione. Era inorridita per quanto lui avesse sofferto, per il bambino che era stato, cresciuto amando la madre e odiato la vita che conduceva. E sapendo a quanto avesse rinunciato lui. Migliaia di ricorsi lo perseguitavano, peggiori di quanto lei avesse potuto immaginare
-Che cosa avete fatto poi?-
-Ho perso la mia banda e ci siamo venduti come mercenari-
-Perché sono morti?-
-Mi sono messo dalla parte sbagliata in una piccola guerra stupida e sono tutti…- s’interruppe. La ferita era troppo recente. Non riusciva a separare se stesso da quel dolore, dal senso di colpa.
-Li hanno uccisi tutti?-
-E rimasta Faith. Solo lei della banda-
-E dov’è adesso-
-Fruga nelle locande e nella zona del porto cercando di sapere qualcosa sul rapimento. Mi mancano. La loro compagnia, i loro scherzi. Facevamo tutto insieme, siamo stati uniti per molto tempo, conoscevamo l’uno i pensieri dell’altro senza pensare. Sono morti per colpa mia, capite, e io devo…salvare qualcosa per loro. Riuscire a fare la cosa buona alla loro memoria-
-Qualsiasi cosa facciate, so che sarà la cosa giusta-
-Che principessa comprensiva- commentò lui con sarcasmo
-No, vi sbagliate. Non portò mai capire, perché le mie esperienze sono state diverse dalle vostre-
-Siete contenta principessa? Siete riuscita a farmi parlare-
-Contenta non è esattamente….-
-Adesso farò l’altra cosa che volevate da me- chinò la testa e il suo respiro le sfiorò le labbra
-Ora vi bacio-
-Se non volete…-
Le prese le labbra come il mercenario che era, con irruenza, senza pietà. LE schiuse la bocca e la esplorò con la lingua tanto da toglierle il fiato e la ragione. Quando Buffy gli infilò le unghie nelle spalle lui si ritrasse
-Avete scelto un buon candidato da portarvi a letto, Altezza. Ho imparato molto nel bordello. Posso farvi godere con le mani, con la bocca- le prese una mano e se la posò sul sesso -Con questo-
Una donna per bene sarebbe rimasta scioccata, Buffy era curiosa. Lo palpeggiò per farsi un’idea di come fosse realmente ciò che aveva nei pantaloni.
Ma prima che riuscisse a raggiungere il suo scopo, Spike allontanò la mano
-Dannazione, Elisabeth, se continuate così non vi rimarrà niente per soddisfare il vostro desiderio-
Lei non capì
Trattenendole per il polso, Spike le fece un beffardo baciamano
-Non siete la prima principessa che ho baciato, sapete. Ve ne sono state altre. Una era curiosa de sapere come un mercenario faceva l’amore. Un’altra pensava che sarei stato brutale e frettoloso perché così le piaceva, finché non l’ho istruita diversamente. Ho insegnato loro la passione e loro mi hanno insegnato al raffinatezza. Sono state loro a fare di me l’uomo che ha potuto entrare nella vostra sala da ballo e convincere gli altri pretendenti che ero un vostro corteggiatore-
Ma se Spike credeva di farsi odiare con qualche frase colma di disprezzo, si sbagliava. La principessa pensava con la propria tasta
-Se mi dite i loro nomi, scriverò loro un lettera per ringraziarle-
-Di chi?- chiese lui, scrutandola
-Delle principesse che vi hanno insegnato a baciare-
Buffy si accorse di averlo sbalordito. Dopo un attimo Spike scoppiò in una gran risata e bisbigliò
-Non mi ricordo il loro nome-
-Il mio lo ricordate?-
Il suo spirito calmò l’aggressività di Spike come aveva fatto la compassione. Ora non la stingeva più, la cullava
-Si, perché temo sia scritto nel mio cuore- rispose
Poi le si avvicinò e ricominciò a baciarla.
Sulla soglia qualcuno tossicchiò


Capitolo 21


Spike rispose con l’istinto del freddo combattente. Spinse Buffy contro la colonna e gettò lontano la sedia. Prima di inchiodare al muro l’intrusa e di puntarle il pugnale alla gola ebbe la fugace visione di due occhi spaventati in viso ad una donna.
-Identificatevi- ordinò con voce bassa e minacciosa
-William, no!- sentì Buffy avvicinarsi, il rumore dei suoi tacchi alti, sulle assi del pavimento.
-E’ la mia messaggera-
Lui non lasciò la donna e non distolse lo sguardo dai suoi occhi carichi di apprensione
-Non mi avevate detto che sarebbe arrivato qualcuno-
-Ve lo dico ora- replicò tirandolo per un braccio -Lasciatela andare. Per l’amor di Dio, William, è una donna-
-Ho visto donne che impiegherebbero meno tempo a sbudellare un uomo che a cucirgli una camicia- ma era sicuro che Buffy non mentisse. Lentamente allentò la stretta
-Chi è?-
-Si chiama Willow e non merita di essere trattata così-
Spike sentì il tono di comando. Buffy, quando voleva, era in grado di svolgere il suo ruolo di principessa.
-Che bisogno avete di una messaggera?-
Buffy lo ignorò e tenendole un braccio attorno alle spalle condusse Willow all’interno del cottage
-Ti andiamo a prendere dell’acqua- disse cercando di calmarla
-Deve averti spaventato parecchio-
-Chi è?- domandò Willow
Lui le aveva seguite e fu irritato dal fatto che Buffy rispondesse alla domanda della ragazza prima della sua.
-La mia guardia del corpo- spiegò
-Non è la solita guardia- osservò la giovane
Mentre Buffy faceva sedere l’invitata su una sedia, Spike si appoggiò al tavolo e guardò trovo le due donne.
La ragazza, che indossava un abito da contadina scuro, ricambiò il suo sguardo. Aveva un atteggiamento che gli ricordava qualcuno, ma non riusciva ad identificarlo.
Di sicuro non le era piaciuto affatto essere inchiodata al muro e spaventata.
Buffy portò un mestolo d’acqua e mentre Willow beveva, andò a rovistare nella credenza
- Com’è stato il viaggio?-
-Buono. Finché non sono arrivata qui- rispose guardando Spike con odio.
A Spike venne in mente che Willow aveva il gusto per l’avventura e la diffidenza che possedeva Faith quando era giovane, eseguiva qualsiasi incarico, accettava ogni prova, faceva di tutto pur di evadere dalla routine.
-Mi dispiace, non è pericoloso, davvero- spiegò Buffy mettendo il cibo sul tavolo
Mentre Willow mangiava, Spike prese per un braccio Buffy e gli domandò ancora
-Chi è?-
-E chi siete voi?- intervenne la ragazza –Assomigliata are Wesley-
Spike ebbe un moto di ripulsa identificando il carattere della giovane. Non conosceva lei, ma quegli occhi
- Voi siete serephiniana-
- Serminiana- lo corresse -Nessuno si definisce serephiniana o beminiano, eccetto i vecchi che non sanno adeguarsi- la ragazza, che non doveva aver più di diciotto anni, lo guardò con disprezzo
-Allora, chi siete?-
Spike si piegò su di lei, deciso a terrorizzarla
-Sono William di Bermania-
Willow lo fissò per un momento, poi gettò indietro la testa e rise
- William è morto-
Lui si ritrasse. Morto? William di Bermania non era morto, era il flagello dei Due Regni
-Con quella faccia dovete per forza essere un parente di re Wesley- riprese Willow –ma non cercate di farmi credere alla storia di William. L’ho già sentita altre volte e non mi ha incantata-
Spike udì la principessa ridacchiare. Non osava guardarla. Era gia stato schiaffeggiato all’annuncio della propria morte.
- Hai portato il pacco?- chiese Buffy
Willow guardò l’uomo con diffidenza, poi accennò con la testa la porta sul retro
- E’ nel solito posto-
Buffy si avvicinò di nuovo alla dispensa e dallo scaffale inferiore estrasse un grosso zaino nero che con evidente sforzo sollevò sul tavolo accanto alla ragazza.
Lo zaino sprigionava un profumo intenso, che Spike non riuscì ad identificare.
-E’ tutto quello che devi portare nel viaggio di ritorno-
-Deve portarsi dietro quello?- chiese lui soppesando con un’occhiata la magra Willow
-Ha un cavallo, vero?-
La ragazza rise, per nulla offesa – Un cavallo attirerebbe l’attenzione. Ho un vecchio asino- rispose e sollevò lo zaino con entrambe le mani.
Lui osservò i muscoli delle braccia tendersi nello sforzo e pensò che se fosse stato ancora un mercenario l’avrebbe reclutata subito.
-Un buon raccolto- commentò la ragazza
-Molto buono- Buffy guardò Spike aspettando la sua domanda. Ma lui non voleva rivelare la propria ignoranza di fronte a Willow
-Torna tra quindici giorni c’è ne sarà di più –
Parlavano in un codice che Spike non capiva e ne era irritato
-Ai vostri ordini Vostra Altezza- la ragazza dimostrò le sue buone maniere inchinandosi profondamente alla principessa che si apprestava ad aiutarla a caricarsi lo zaino sulle spalle. Spike non voleva dare una mano alla ragazza ma non potava non darla a Buffy. Così la spinse da parte e sistemò il peso sulla schiena della giovane contadina. L’odore di menta e terra divenne più forte e fece affiorare alla mente dell’uomo ricordi lontani. Si vide camminare in un bosco in mezzo all’erba…
Ma dimenticò tutto quando Willow lo guardo bofonchiando
- William di Bermania-
Finalmente, con un senso di sollievo, la vide uscire
-Se è così che allevano le ragazze a Sermania, vuol dire che il paese è andato in malora dopo che io me ne sono andato-
-Quanti anni avete William?- domando Buffy
Perchè lo voleva sapere? -Trentatrè-
-Parlate come se ne aveste ottanta- Buffy cominciò a raccogliere i resti del pasto di Willow, ma Spike la fermò con una domanda
-Perché è venuta quella donna? Che cos’è tutta questa faccenda?-
Lei esitò a rispondere r lo scrutò, come se potesse comprendere il suo carattere osservando i suoi lineamenti. Poi annuì, lo prese per mano, lo condusse sotto al portico e indicò la sedia dove lui si era seduto poco prima.
Lentamente, Spike si accomodò sul legno duro senza smettere di guardarla.
Buffy appoggiò al largo parapetto
-Sapete che cos’è la mantha nobilis?-
-No io…- Spike si interruppe pensando al profumo proveniente dallo zaino.
Ricordò l’antica scena del bosco. Camminava in mezzo a un’erba e uno dei suoi uomini gli aveva afferrato un braccio e l’aveva tirato da parte.
“Porta sfortuna, capitano”
“Che cosa?”
“Camminare sull’erba di maggio reale” gli aveva spiegato l’uomo senza guardarlo in faccia.
Erba di maggio. Un’altra delle superstizioni che circondavano la famiglia reale a Bermania e anche a Serephinia. Spike aveva premuto il tacco nell’erba morbida come il muschio sfidando il compagno. Il quale era impallidito ed era arretrato balbettando
“Sfortuna. Sfortuna, capitano”
Mantha nobilis. Ovvero l’erba di maggio reale. Spike non aveva mai creduto nei presagi o nella fortuna, ma evidentemente non c’era bisogno di credere per essere sconfitto
-La mantha nobilis è un’erba che cresce ad alta quota, in luoghi appartati, a Sermania . Dicono che sia un rimedio per le affezioni della carne e delle piante-
Buffy gli sorrise come un’insegnante orgogliosa dell’allievo
-E’ vero. Essiccata è molto leggere ma molto efficace. E’ una tradizione di Sermania spargerla sul raccolto , specialmente sull’orzo. Tiene lontano la ruggine dalle piante. E si dà il caso che Sunnydale abbia il terreno più adatto per crescere la mantha nobilis-
A poco a poco, la verità cominciò a farsi strada nel cervello di Spike, ma non osava crederci
-A Sermania la sua crescita è stata spontanea- disse
-A Sermania non è stata in grado di coltivarla. Noi si. Questa pianta è volubile, ma sembra che nelle nostre montagne ci sia qualcosa che le piace. Così noi abbiamo un accordo soddisfacente con re Wesley e la regina. Noi coltiviamo l’erba, loro ci pagano per averla e i loro raccolti sono raddoppiati-
Spike colse subito il significato dello scambio
-Non acquistano erba da nessun altro?-
-Subito dopo l’ascesa del tono di re Wesley e della regina e la situazione del paese era disperata Voi ne sapete qualcosa- disse la principessa guardandolo negli occhi.
Lui si limitò a un secco cenno del capo.
-Così, papà diede loro tutta la mantha nobilis che cresceva da noi . Non era molta, dato che qui si usa poco. I nostri raccolti non soffrivano di malattie. Alcuni eccentrici la bevevano come tè-
-Ha sapore di terra-
-L’avete provata?-
-Mia madre me la faceva bere quando ero ammalato-
Buffy gli rivolse un lungo sorriso -Doveva amarti molto-
-Si- già, ne era sicuro, ma il suo amore non il aveva salvati dalla vergogna, dalla povertà, dall’umiliazione. Aveva dovuto salvarsi da solo quando ormai era troppo tardi per salvare lei. Non si era mai perdonato per questo. Se fossi cresciuto un po’ più in fretta…
-Parlatemi dell’erba-
-Dopo cinque anni papà ha ricevuto una proposta della famiglia reale di Sermania. Ci avrebbero pagato bene per l’erba di nostra produzione se l’avessimo venduta a loro soltanto, e loro l’avrebbero comprata solo da noi. Grazie dell’erba i loro raccolti sono aumentati e le casse dello stato si sono riempite- Buffy raddrizzò le spalle e alzò il mento era la raffigurazione dell’orgoglio.
-E anche le nostre casse si sono piene-
-Come mai non lo sa nessuno?-
-E’ una cosa tanto piccola. I contadini tagliano l’erba e la seccano. Gli agenti del re la recuperano e solo pochissime sanno della loro importanza-
-Ma perché tenerlo segreto?- chiese lui, come se non lo sapesse.
-Le nostre relazione con altri paesi vicini non sono cordiali come quelle con Sermania, perciò abbiamo ritenuto che la segretezza potesse evitare qualsiasi fraintendimento- Buffy si tese verso di lui e aggiunse
-Vi rendete conto dell’importanza di tutto questo, vero? Solo tre persone in tutta Sunnydale ne sono al corrente, e adesso anche voi-
Lui comprese. Si mantha nobilis, una stupida particella era tento potente da cambiare la fortuna di due paesi.
Si irrigidì. Buffy gli aveva confidato liberamente e solo perché lui aveva catturato un uomo che voleva rapirla e che non aveva avuto l’accortezza di rimaner vivo nella prigione del re.
Faith, benedetta ragazza, aveva indovinato. Era stato Harris a mandare degli uomini a rapire la principessa. Lo stesso Harris che aveva assoldato lui.
Quell’individuo non si fidava di nessuno, quindi doveva aver convinto uno dei servi del palazzo reale a tradire. L’avvelenamento del prigioniero ne era la conferma. Convinto che qualcuno tradisse, Spike aveva sorvegliato tutti con freddo occhio analitico.
Riley, era roso dall’ambizione, Joyce ...qualcuno poteva credere che una donna non riuscisse ad agire con tanta perfidia, ma non Spike.
-Chi è la terza persone al corrente del segreto?- chiese Spike, sperando di approfittare dell’impudenza di Buffy.
Lei fece un gesto vago con la mano
-Non ah importanza. L’importante è quello che ho capito ieri, quando mi avete salvata. Allora e solo mi sono convinta che eravate davvero un uomo d’onore, un uomo che aveva dato la sua parola di proteggermi e che ha rischiato la vita per mantenerla-
Lei l’aveva spinto a confidarsi, gli aveva fatto raccontare la sua storia la sua infanzia, l’aveva ascoltato raccontare a lungo di sua madre e di come si guadagnava da vivere.
Buffy non l’aveva deriso. L’aveva portato lassù per mostrargli il più profondo segreto di Sunnydale, e la sua confessione non le aveva fatto cambiare idea.
Stupida donna. Che cosa stava cercando di fare? Di farlo innamorare di lei?
Diavolo, no. Lui non l’amava.
E poi, che differenza avrebbe fatto? Non aveva scelta. Doveva passare il segreto a Harris.
Guardò la principessa, piccola e sincera, generosa fino al midollo. Lui non l’amava, ma in quel luogo. Davanti al panorama di Sunnydale, fece un voto. Sarebbe tornato.
Avrebbe fatto il possibile per contrastare il male che, inevitabilmente, avrebbe fatto a Buffy. E prima di andarsene avrebbe avanzato i suoi diritti su di lei.
Finalmente lui si mosse e senza guardarla domandò
-Altri segreti che volete raccontarmi?
- No. Quello è il solo segreto che io conosca- rispose con un filo di voce
-Allora toglietevi i vestiti-


Capitolo 22

Buffy pensò che l’aria di montagna avesse uno strano effetto su di lui
-Come avete detto?- domandò
William si voltò a guardarla, gli occhi azzurri erano braci come dopo un incendio in una foresta
-Toglietevi i vestiti!- lei rimase senza fiato
L’uomo prosegui
-Non sono stato capace di pensare ad altro che a voi, nuda sotto quella giacca, da quando mi avete detto che non vi siete mai messa la blusa. Era questo che volevate, no?-
-Volere è eccessivo- rispose Buffy con voce fioca lentamente e con movimento sensuale, Spike accarezzò il bracciolo della sedia
-Che verbo usereste Altezza sperare?-
Alzò le mani al primo bottone della giacca e lentamente lo sciolse all’asola. Poi si fermò
-Mi tolgo gli indumenti se vi togliete i vostri-
-Non provocatemi- replicò William con voce tanto bassa da udirlo appena
-Mi sto gia trattenendo così. Quando mi sarò tolto i calzoni non avrete più scampo-
Le sue parole le arrivarono dritte al cuore e ne ebbe paura. Era stupido temerlo, ma in quel campo lui aveva tutto il potere e lei non era altro che una debole donna, una donna Innamorata.
Lo fisso intimorita. Era innamorata di William di Sermania.
Questo era la ragione per cui l’aveva portato lassù e gli aveva rivelato il segreto del regno. Era quella la ragione per cui lo aveva scelto per fare l’amore.
LO AMAVA.
Tutti i pretendenti di fronte a lui impallidivano paragonati a quell’uomo rude pericoloso, genuino, chiamato William di Sermania.
-Non guadatemi così, perplessa e spaventata- allontanò la mano dal bracciolo e le toccò la guancia col pollice
-Non c’è niente che vi spaventi. Siete la donna più coraggiosa che abbia mai conosciuto-
-Non è vero- Buffy non sopportava che le dessero della coraggiosa quando aveva passato la maggior parte della sua vita a vegetare. E non osava dirgli che l’amava
- E’ solo che quando ho paura non lo do a vedere-
- E’ quello il coraggio Altezza. Ma con me non ne avrete bisognO. Giuro che non vi farò del male. E’ solo che vi voglio troppo per farlo come volete voi. Dobbiamo farlo come voglio io- le accarezzò il mento col pollice
-Perciò toglietevi i vestiti-
I bottoni della giacca scivolarono facilmente dalle asole. Aperta la giacca, Buffy si fermò per prendere fiato. Lui sbirciava sotto i lembi della giacca come se potesse guardare attraverso la stoffa.
Strano essere così timida quando Spike le aveva gia scoperto il seno una volta, ma l’aveva fatto in un impulso di Passione.
-Toglila- all’improvviso le dava del tu
Le maniche della giacca erano strette, specialmente hai polsi, di solito l’aiutava la cameriera. Lui non l’avrebbe aiutata. Bastava guardarlo in faccia per capire che non l’avrebbe fatto. Buffy dovette alzarsi in piedi, tenere le braccia all’indietro, afferrare una manica con la mano opposta
- Di fronte a me- ordinò Spike e poiché lei esitava, il suo tono divenne secco come un colpo di frusta
-Di fronte-
Lei ruotò sui tacchi e lo guardò con furore, Accidenti a lui! Chi credeva di essere?
L’uomo rispose alla domanda senza che lei la formulasse ad alta voce
-Sono il tuo amante e voglio che tu sia davanti a me!-
Lui era il suo amante. L’aveva detto, quindi doveva essere vero. Non era proprio una dichiarazione d’amore, ma lei poteva dargli tanta passione da tenerlo legato al suo fianco e forse un giorno tutte quelle emozioni si sarebbero concentrati sulla sua persona
-Togliti la giacca!-
Spike la credeva coraggiosa e sarebbe stato stupido deluderlo. Si sfilò una manica lasciando intravedere il pizzo della camicia.
Lui la osservava, accarezzando il bracciolo della sedia, Buffy osservava il movimento delle dita affusolate. Voleva sentirle su di se. Prese coraggio e lasciò andare la giacca.
Spike segui il gesto con lo sguardo e smise di muovere la mano. I suoi occhi vagarono sulle gambe, indugiando sul seno, con voce morbida e calda mormorò.
-Vedo le punte, attraverso la camicia. Voglio fare l’amore con te e fati mia e voglio farlo nel modo che preferisco- abbasso le palpebre -E conosco molti modi-
- Anya me ne ha parlato di uno solo-
Spike storse la bocca
- Anya si è trattenuta. Adesso vorrei vederti nuda. Svestiti-
La gonna si chiudeva da un lato, Buffy la sbottonò. Non considerò che indossava solo una camicia sottile fino al ginocchio e calze di seta con giarrettiera alla coscia, e non le venne in mente che senza lui era in grado di vedere… tutto. Avrebbe potuto spogliarsi per un uomo ogni giorno, era così facile. Finché gli stivaletti s’impigliarono nella gonna quando l’allontanò con un calcio.
Accigliata, li fissò. Erano stretti e da sola non sarebbe mai riuscita a toglierli. Non aveva pensato a quel particolare quella mattina quando si era vestita. Ora il pensiero di piegarsi in avanti, con addosso solo la camicia, e trafficare con gli stivaletti le sembrava indecoroso.
Ma non aveva preso in considerazione Spike
-Lascia che ti aiuti- lui si alzò agilmente dalla sedia e, da perfetto cavaliere delle tentazioni, fece quanto era necessario. Mise le mani sugli stivaletti, dove lei non poteva sentirle. Così non andava affatto bene. Abbassò gli occhi, ma Spike le stava inginocchiato davanti, a testa china. E se l’avesse alzata cosa poteva dirgli? “Voglio che mi tocchi…”
Rapidamente lui le sbottonò uno stivaletto.
Buffy sentì la mano di lui attorno alla caviglia, poi sul polpaccio e dimenticò di preoccuparsi . Quando la senti sul ginocchio le si confuse la vista. Spike sciolse la giarrettiera di seta sulla coscia, le nocche le sfiorarono la pelle nuda e lei si accorse di aver perso la sensibilità nelle dita.
Si domandò se la maggior parte dei suoi sensi non si fossero improvvisamente atrofizzati. Ma valva la pena di avere le mani si Spike sulla pelle mentre le arrotolava giù le calze. Sentirle indugiare dietro al ginocchio per accarezzare quel punto sensibile e poi scendere più giù. Le dita sostarono sulla caviglia sottile e sfiorarono l’arco del piede. Buffy sorrise e cercò di sottrarglielo, ma capì che era più una provocazione.
Sapeva che cosa sarebbe accaduto dopo, lui avrebbe fatto scivolare la mano sull’altra coscia per togliere la seconda calza.
Ma lui…non lo fece
-E adesso, togli l’altra- le disse
-Oh- Buffy si sforzò di pensare e come avrebbe fatto
-Qui- ordinò Spike battendo la mano sulla sedia -Metti il piede qui-
Buffy non si mosse, volevo dire no, affermare la propria autorità, obbligarlo a rendersi conto che non poteva farle fere quello che voleva. E dietro il suo rifugio vi la consapevolezza che stava esitando solo per la tenerezza.
Lui lo sapeva. Quell’uomo conosceva le donne, conosceva lei troppa bene perché potesse essere tranquilla.
-Buffy- le appoggiò la mano calda, callosa, agile, sulla caviglia nuda
-Io sono l’uomo che vuoi. Mi hai scelto tra tutti i pretendenti di Sunnydale e hai fatto bene-
Fece scivolare la mano in alto, fino al ginocchio, poi ridiscese.
-Ti farò provare un piacere che hai mai avuto. Prima che abbia finito griderai cento volte-la sua mano risalì a mezza coscia, anche se lei avrebbe preferito più in alto, e ridiscese ancora.
Spike domandò –Io ti desidero moltissimo. Mi stai guardando e pensi”Siede ai miei piedi e vede…tutto”- sorrise con malizia -E’ vero, vedo attraverso il tessuto, lo sapevi?-
Stordita dall’emozione lei scosse la testa.
-Sei controluce e posso scorgere le curve del tuo corpo, i seni perfetti, l’incavo dell’ombellico e questo…-
Fece scorrere la mano in alto, sempre più in alto, fino a raggiungere la chiazza bruna tra le sue gambe. Spike la sfiorò appena ma lei non riuscì a trattenere un gemito. Senza fiato, attese…sperò…
-Voglio il tuo piede qui- disse lei battendo la mano sulla sedia.
-E voglio che ti tolga l’altra calza. Solo questa volta devi fare a modo mio. Non vuoi accontentarmi?-
-E’ probabile che io stesse abbia creato un pessimo pretendente premettendoti di fare tutto a modo tuo su tutto- Cautamente, Buffy mise il piede sulla sedia
-Ecco qui. Date un uovo a un mercenario e lui vorrà tutta la gallina- sollevò l’orlo della camicia, appena sopra la giarrettiera e lo distolse con una mano. Senti Spike respirare forte, ma continuò. Sciolse la giarrettiera, e la lasciò cadere, poi cominciò a togliersi la calza. Non avrei mai avuto un uomo inginocchiato accanto a lei, che le teneva la caviglia e le guardava le gambe. Nel piegarsi in avanti per arrotolare le calze fino alle caviglie, guardò di sottecchi Spike e spalancò gli occhi. Non le guardava le gambe, ma in mezzo alle gambe.
-William…-
Lui non alzò la testa né disse una parola di conforto.
Era stato scoperto, ma non ne era sorpreso. Le mise le mani sui fianchi e la fece ruotare verso di sé. Buffy cercò di abbassare la gamba, ma Spike le afferrò il ginocchio e glielo impedì, bloccandola davanti a lui un piedi a terra, e uno sulla sedia. Lui le alzò la camicia fino alla vita e guardò ancora. Inclinò la testa e incontrò gli occhi di lei. non le nascondeva niente, lasciava che lei lo vedesse com’era realmente, un mercenario, un soldato, un bastardo in tutto, ma era il suo uomo.
Le baciò la gamba appoggiata a terra, all’interno dalla coscia.
Poi…la gamba sollevata , sempre sulla coscia un po’ più vicino al posto a cui nessun uomo era mai arrivato.
Oh, lui non sapeva. Buffy era sicura che non avesse compreso quanto gli aveva detto che sarebbe stato il suo primo amante. Forse, per come era stato allevato, non sapeva nemmeno che cosa significasse essere vergine. Ma a lei importava che le lasciasse un po’ di tempo per abituarla a quelle sensazioni.
Anche se non poteva lamentarsi che le mettesse fretta.
Spike la baciò ancora, con la bocca dischiusa, all’interno della coscia, e con il gomito appoggiato al ginocchio di lei sfiorò ancora con le dita il ciuffo di riccioletti tra le cosce.
-Buffy…lo sai quello che sto per fare?- le mormorò con le labbra premute sulla sua pelle
-No- poi lo intuì -SI- balbettò e cercò di tirarsi indietro
Spike era pronto per lei. Le passò un braccio tra le gambe e premendole la mano suoi glutei la tenne ferma.
-William!- Buffy gli afferrò i capelli, ma questo non fece che avvicinarlo ancora di più, portandolo a strofinare la testa contro la sua epidermide come un grosso gatto
-Non puoi…-
-No, si tu che non puoi fermarmi- rise l’uomo. Poi la dilatò con le dita e la baciò internamente sulla parte nuda, la più tenera, delicata. Trovò il bottoncino carnoso e sensibile e lo leccò, proprio come un gatto al quale lei lo paragonava. Gemendo, Buffy si aggrappò ai suoi capelli, non per allontanarlo ma per sostenersi.
Spike la succhiava, l’attirava verso la sua bocca mentre con la mano tracciava l’ingresso al suo grembo con movimento circolare, minacciando , promettendo. Il viso le bruciava, i seni soffrivano. L’amante l’assoggettò al piacere finché lei non cercò di allontanarlo, ma lui la distrasse infilando un dito dentro di lei.
Buffy inarcò il dorso, tirò indietro la testa. I muscoli interni si contrassero per farlo entrare dentro di sé più profondamente. Di colpo Spike allontanò le labbra
-Mio Dio!- mormorò, togliendole anche la mano. Si alzò, di scatto e lei, fugacemente, vide nel suo volto l’espressione di un uomo al limite del controllo, incalzato dal desiderio.
Poi si sentì abbracciare e guidare al letto.
Spike le depose bruscamente in mezzo al letto, le posò una mano sullo stomaco e le disse
-non muoverti- lei capì che non ci sarebbe riuscita.
Poi, lui si tolse la camicia mettendo in mostra i muscoli e le cicatrici.
Aprì rapidamente i bottoni dei calzoni, con l’espressione di un uomo concentrato nel proprio scopo.
L’erezione balzò fuori e Buffy, senza fiato, mosse le labbra per dire
-Oh, no!- colta dall’improvviso terrore della vergine, si sollevò in ginocchio cercando di scendere dal letto. Spike la agguantò per una caviglia
-No, dolcezza, non ci sperare- la trascinò verso di sé afferrandole l’orlo della camicia.
Lei si aggrappò alle coperte. Non c’era da meravigliarsi che gli avesse sentito il sesso attraverso gli indumenti. Era troppo grosso.
-Non possiamo farlo. Lo proibisco-
Le sue parole non ebbero nessun effetto. Spike la riportò in mezzo al letto e l’attirò a sé, le ginocchia tra quelle di lei. La camicia le salì fino alla vita. Quando cercò allontanarsi dandogli un calcio con i piede libero, lui lo afferrò e le divaricò le gambe. Poi avanzò.
Buffy si accorse che tutto il suo coraggio era svanito. Gli sfiorò le braccia con le mani nervosamente, non lo spinse via ma non lo abbracciò nemmeno. Aveva le lacrime agli occhi e un le scese sulla guancia
- William, ti prego-
Lui le stava sopra. Le baciò la guancia, l’orecchio, leccò una traccia di lacrime sulla tempia
-Non ti farò del male, Buffy- la voce gli rimbombava nel petto compresso contro quello di lei e il tono profondo la confortò suo malgrado
-Ho promesso di darti piacere e lo farò-
Le affondò una mano nei capelli. L’altra…dov’era l’altra? Tra di loro; ecco che apriva la porta segreta ed entrava, alimentando l’umore verginale che non voleva cessare.
Il suo corpo sembrava non essersi accorto che lei aveva cambiato idea. Buffy si contorse quando lui le accarezzò il bottoncino carnoso che aveva leccato
- William, fermati- ma purtroppo la sua voce aveva perso il tono autoritario. Era languida e quasi…lasciva.
Finalmente, Spike entrò dentro di lei con il suo sesso. Doveva essersi accorto che Buffy aveva trattenuto il fiato.
Ora la mano di Spike le accarezzava i capelli
-Come puoi pensare che possa farti del male? Ti renderò felice-
Era troppo grosso. Quell’atto era troppo intimo. Buffy era troppo sensibile, avrebbe voluto nascondersi finché non fosse riuscita a comprendere le nuove emozioni. Tuttavia quando volto la testa, lui le prese il mento fra le dita e la obbligò a girasi di nuovo. I suoi occhi azzurri e limpidi la osservavano mentre il suo corpo ascoltava quello di lei.
Dopo il primo assalto, Spike si preparava a quello successivo
-Stai tranquilla. Lo so che è passato molto tempo, ma se riesci a rilassare i muscoli, per te sarà più facile-
-Non posso- ma i loro corpi erano alleati e inevitabilmente, quando il dolore iniziale si calmò, i muscoli si allentarono e si arresero.
Spike le prese le mani e se le mise attorno al collo obbligandolo ad abbracciarlo mentre si spingeva in avanti, senza tregua.
Buffy sentì aumentare la sensazione di pienezza.
Cominciò a muovere le dita fra i capelli di Spike, attorcigliandoli. Si accorse di aver alzato le gambe per stringergli i fianchi, e di provare sollievo o soddisfazione o…qualche altra cosa. Lui le afferrò le ginocchia e le sollevò perché gli cingessero la vita, cos’ da potersi spingere più profondamente dentro di lei.
Buffy ebbe la sensazione che qualcosa si strappasse dentro di lei, sentì il dolore che lacerava la sua innocenza.
Spike si fermò. Tutti i rumori svanirono. Il modo era lontano. Rimanevano solo William e Elisabeth, gli sguardi avvinti, i corpi intrecciati.
Dalle labbra di lui sfuggì con dolcezza una parola pronunciata con timore
-Vergine- finalmente aveva capito. Era ora.
Con sollecitudine, Buffy sollevò i fianchi facendolo entrare completamente dentro di sé, e contraendo e rilassando i muscoli interni lo tenne nel proprio corpo per possederlo completamente.
Poi gli prese il viso tra le mani come aveva fatto lui e con tono da principessa e desiderio di donna mormorò
- William, io ti amo. Sposami-


Capitolo 23

William abbassò lo sguardo sulla principessa della casa reale di Sunnydale, vinta sotto di lui, sottomessa al suo potere.
Era questo che gli piaceva, era il coronamento di ogni seduzione reale, quando le principesse diventarono donne come le altre, assoggettate a lui e alla sua abilità. E questa, in particolare…aveva lottato; aveva cercato di nascondersi da lui, di evitare una risposta passionale alla sua richiesta, finché lui non l’aveva spinta sotto di sé obbligandola ad assecondarlo. Qualsiasi uomo sarebbe stato soddisfatto di quel potere, ma il bastardo del re se ne gloriava addirittura. William aveva insegnato la passione alla futura sovrana inesperta.
Nel farlo aveva giustificato se stesso e il proprio abuso di fiducia.
Ora fissava quegli occhi verdi scintillati e bagnati di lacrime. Contro lo sterno sentiva il battito del cuore di lei.
Lui non aveva capito ma lei sì e gli aveva offerto deliberatamente la sua verginità, l’amore e, se llui avesse acconsentito, il matrimonio.
Con voce che non riconobbe come sua, disse:
-Spero che tu parlassi sul serio, Altezza, perché non ti libererai più di me- e si spinse dentro di lei il più possibile
Buffy spalancò gli occhi -Lo farai?-
Lentamente lui si ritrasse –Sposarti? Con il più grande piacere, Altezza. E prometto di darti il più grande piacere – le baciò le labbra tremanti e ricominciò a muoversi, sempre lentamente. Lei cercò di ribellarsi al su assalto
-No, rilassati- bisbigliò Spike
Doveva rilassarsi. Il sentiero era stretto e scivoloso. La sorpresa non lo tratteneva più. Il desiderio lo aggrediva e lo teneva prigioniero. Per la prima volta dopo il suo primo amplesso giovanile con una donna capì di non poter mantenere il controllo del proprio corpo.
Non voleva farle male. Pregò Dio di non farle male, ma lei doveva rilassarsi. Spike si ritrasse e poi si spinse in avanti. Lei spalancò gli occhi poi il richiuse.
Ancora.
Lei cominciò a muovere le gambe, senza accorgersene.
Ancora.
Buffy si morse le labbra e lui la baciò lievemente.
Ancora.
Lei sollevò i fianchi nel ritmo istintivo dell’amore.
Spike senti che i freni inibitori si frantumarono. Le mise una mano sotto i fianchi e li attirò nella posizione ideale, non per facilitare lei, ma per poter essere dentro al suo corpo nel modo giusto. Subito. Subito.
Buffy gemette. Si ribellava? Lo trattenne con le unghie. Si dibatteva? Spike non lo sapeva ma non gliene importava. Doveva essere sua come voleva lui, e una volta finito avrebbe ricominciato.
Poi, sentì che dentro di lei avveniva un cambiamento. I muscoli interni si strinsero attorno al sesso invasore per trattenerlo, le gambe fecero lo stesso attorno alla sua vita.
Buffy afferrò le coperte, gridò e lui riconobbe la dolce espressione di assoluto abbandono.
L’aveva fatta sua.
E l’onda del trionfo la penetrò con tutta la sua lunghezza e si abbandonò allo spasmo primitivo.

Ora che era tutto finito, lei pensò che si sarebbe spostato, e infatti lui si sollevò, ma solo quel tanto che bastava per alleviare il male alle ossa causato dal suo peso e da… lei non sapeva da cos’altro. Forse da quella attività frenetica. Certo Spike non sembrava preoccupato per quanto era accaduto. Il suo sesso, nonostante avesse cambiato dimensioni, la teneva inchiodata a lui e al letto. Anche con gli occhi chiusi, a buffy sembrava di vedere lo sguardo del suo amante fisso su di lei.
-Dicevi sul serio?- le chiese
Era la domanda giusta. Quante donne proponevano il matrimonio in un momento del genere?
-Voglio che mi sposi-
-No, l’altra cosa-
Cautamente lei aprì gli occhi. L’espressione di Spike era come l’aveva immaginata: pensierosa, fiera, autoritaria e Buffy perse subito il filo della conversazione
-Come?- chiese debolmente
-Quello che hai detto prima della proposta di matrimonio-
-Oh- lei capì che il mercenario no riusciva nemmeno a pronunciare quella parola -Che ti amo? Si, è vero-
Svanita la fierezza, Spike appoggiò la fronte contro quella di lei.
-Grazie a dio. Pensavo che il gonfiore mi fosse arrivato al cervello-
Buffy non potè fare a meno di ridere.
Spike la guardava con un mezzo sorriso sulle labbra. Lentamente si staccò da lei e si mise su un fianco, le chiuse le gambe e le tirò giù la camicia. Poi si sedette sul bordo del materasso e Buffy sentì il tonfo degli stivali che finalmente si era sfilato. Sperò che si tirasse su i calzoni, ma lui li tolse e uscì dal cottage. Buffy si soffermò a seguire il movimento dei suoi glutei.
Prima era stata innamorata delle sue spalle. Ora l’infatuazione si era spostata più in basso e sperò che si fermasse lì.
Si domandò come fossero i suoi piedi.
Spike tornò quasi subito con il secchio e una bracciata di asciugamani stretti al petto. Ei tenne lo sguardo fisso sul suo viso e si sentì gratificata da uno dei suoi speciali sorrisi
-E’ un po’ tardi per questo- disse -Potresti guardare anche il resto-
Lei obbedì. Non voleva, ma gli occhi su spostarono verso il basso da soli. Sotto la vita tutto appariva molto diverso ora. Non faceva assolutamente paura, se non si pensava alla magica abilità di certi parti del corpo di cambiare dimensioni. Il fatto che ogni muscolo della sua figura fosse ben delineato e possente poteva allarmare donne meno avventurose di quanto lei avesse dimostrato di essere. E una lunga cicatrice, memento della sua vita di mercenario, gli attraversava il fianco.
Spike appoggiò il secchio a terra e lasciò cadere gli asciugamani sul letto. Poi, appoggiò un ginocchio sul materasso, bagnò la pezzuola che serviva per lavarsi e la strizzò.
-Me l’avevi detto- affermò
Buffy lo guardò allarmata finché non capì a che cosa si riferiva
-Stai parlando di verginità-
Spike si piegò su di lei e le strappò di mano l’orlo della camicia
-Non avevo capito-
Ma che cosa stava facendo? Non poteva fare una cosa del genere
-lo so-
-Allarga le gambe, piccola innocente. L’acqua fredda ti farà sentire meglio-
Lei osservò la pezzuola allargata sulla sua mano
-No-
-Forse sarebbe meglio che ti portassi di peso nel laghetto- scherzò lui
Buffy nascose la faccia sotto il guanciale e decise di non uscirne finché il rossore sul viso non fosse scomparso, cioè mai.
-Buffy?-
Lei aprì leggermente le gambe e Spike le mise la pezza nel punto giusto
-Temevo di farti male-
Lei rispose da sotto il cuscino
-Si- Spike aveva ragione, naturalmente. Il freddo calmava l’irritazione
-Ma quello che hai fatto prima…era così…beh, mi avevi promesso piacere e…- sbirciò fuori
Lui aveva ascoltato la spiegazione balbettata con gli occhi socchiusi: un mezzo sorrisogli increspò nuovamente le labbra
-Non devi temere di sentire ancora male- lasciò cadere la pezzuola nel secchio e le sistemò la camicia
-Spike- mugolò Buffy e si rimise sotto il cuscino. Lui non si curò del suo disagio, ma spostò il guanciale e le alzò la camicia sulla testa. Buffy si rimise subito il cuscino sulla faccia sperando di calmare il rossore sotto la mussola.
Seguì un silenzio, un lungo silenzio che la spinse a tirare fuori la testa incuriosita. Spike la guardava, indugiando sulle sue spalle, sui seni, sulla vita sottile e i fianchi tondi.
Lei non riusciva neanche a respirare, ansiosa com’era che lui apprezzasse ciò che vedeva.
-Perfetta. E mia- fu il suo commento
Si allungò verso di lei e le sue dita sulla sua scollatura e lungo la curva dei seni e dei fianchi le procurarono piccoli brividi sulla pelle.
-Non ricominceremo a ballare fino a domattina. E solo se non sentirai più male-
Il tono era disinvolto ma lei notò un lieve tremito nelle dita quando le toccò i capezzoli ancora una volta e disegnò dei piccoli cerchi lievi attorno ad essi, facendo vibrare una corda sensibile nel basso ventre.
Poi, Spike la sollevò, spinse giù le coperte e la piazzò sul lenzuolo
-Intanto…- disse mentre bagnava e strizzava di nuovo la pezzuola. E questa volta la lavò dappertutto.
Buffy strillò, cercò di fare obbiezioni, ma aveva appena cominciato a parlare che lui gettò la pezza e affondò la testa tra le sue gambe facendole provare con la bocca le sensazioni entusiasmanti e magiche che le aveva promesso.


Capitolo 24

Quando Buffy si svegliò era gia sera. Si accorse di essere stata svegliata dall’assenza del battito del cuore di Spike sotto l’orecchio. Tocco il suo guanciale e lo sentì ancora caldo
- William?- chiamò
Lui arrivò subito con un vassoio tra le mani e una borsa da sella penzolante sul braccio.
Se aveva intenzione di lavarla, lei avrebbe protestato. O forse no.
Lui era ancora nudo e questa volta non ne fu intimidita. Notò che i muscoli delineavano la forma del suo corpo levigato, forte e armonioso, segnato un po’ dappertutto da cicatrici di varia forma e origine ma più numerose su petto e braccia. Poi c’era la più brutta, che gli attraversava il fianco.
-E’ inutile che mi guardi in questo modo. Stanotte ho deciso che la mia principessa vergine deve riposare-
Appoggiò il vassoio e la borsa da sella sul pavimento vicino al letto e aggiunse
-Inoltre, voglio parlarti-
La sua espressione allegra le suggerì che volesse fargliela pagare per qualcosa, anche se non riusciva a immaginare cosa. Cautamente rispose
-Parliamo pure, ma non hai freddo?-
-Sono caldo per natura- Spike alzò le coperte, entrò nel letto e le mise un piede gelido sulle gambe.
Buffy stillò e tentò di spingerlo via. Lui rise e l’abbracciò.
Era tutto naturale, come fossero amanti da anni, eppure dalla normalità faceva capolino una sensazione di novità. Si conoscevano solo da tre giorni e meglio di qualsiasi, altra coppia al mondo. Avevano scoperto l’uno dall’altro tutto quello che era importante e al tempo stesso avevano ancora da scoprire tutto.
Spike sollevò il vassoio e lo mise sul letto in mezzo a loro. Poi rovistò nella sacca, tirò fuori una camicia e gliela mise sulle spalle.
-Ti ho presa- rise
-Perché te l’ho lasciato fare- replicò lei, lieta di infilare le braccia nelle maniche dell’indumento maschile.
-E sei mia prigioniera-
Sembrava contento, ma lei notò nella sua voce una nota nascosta che le stimolò l’istinto protettivo. Il poveretto non riusciva a credere che si fosse promessa a lui. Gli prese la mano sotto le coperte e la strinse.
-Non può succedere niente che mi faccia cambiare idea-
-Non lo permetterò- rispose Spike con tono asciutto. Poi riprese
- C’è del formaggio. Taglio del formaggio e tiro fuori queste cose marroni-
-Cose marroni?- Buffy non ricordava di aver portato cose marroni e poiché il tramonto scendeva rapidamente non riusciva a vedere quello che lui le mostrava
-Mele secche-
-Non ti piacciono le mele secche?-
-Mangio qualsiasi cosa, ma è la carne che mi piace- rispose Spike masticando un frutto
-Domani vado a caccia-
-Domani? Credevo saremmo partiti per Omnia-
- No. Rimarremmo qui un altro giorno, in luna di miele. Voglio che tu sappia di chi sei la donna-
-Prima che torniamo dai miei corteggiatori, vuoi dire-
Lui scosse la testa -Corteggiatori. Non ne hai mai voluto neanche uno.
-No, ma…-
-Mangia- le accostò un pezzetto di formaggio alle labbra e aspettò che lo ingoiasse
-Hai bisogno di tutte le tue forze- la imboccò alternando piccoli tocchi di formaggio, pane, mela, poi disse
-Voglio sapere perché eri vergine-
Buffy voltò la testa rifiutando il boccone che le offriva e sospirò
-Nella famiglia di mio marito c’era la tara della pazzia. Il re crede che Liam mi abbia sposata per mettersi al sicuro e che abbia disertato il letto nuziale per evitare di procreare altre…anime tormentate-
-Credi che Liam fosse tormentato?-
La sera diventava sempre più buia e Buffy era contenta che Spike non potesse guardarla in faccia
-Aveva degli attacchi di demenza-
Spike si pulì le dita sul vassoio, poi lo mise sul pavimento, eliminando quella piccola barriera tra loro
-Perché Sua maestà ha permesso che lo sposassi?-
-Papà non sapeva niente. Aveva mandato qualcuno in Irlanda a prendere informazioni sulla famiglia, ma l’inviato era tornato confermando che Liam aveva davvero un titolo ed era ultimogenito di un’antica famiglia. Tutto quello che aveva detto a noi era vero. Il problema era ciò che aveva taciuto.
-Sua Maestà non avrebbe dovuto far sposare la sua adorata figlia sulla base di informazioni così scarse-
Buffy non potè trattenere un sorriso
-Io voglio molto bene a mio padre e non parlerei mai male di lui, ma ha un punto debole. E’ convinto che essendo re, è in grado di giudicare una persona a prima vista-
Spike commentò seccamente -In questo sbaglia di sicuro-
Buffy s’innervosì
-Sembra essere un difetto comune a tutti gli uomini-
-Specialmente tra i reali-
Lei non seppe che cosa rispondere. Non capiva nemmeno perché Spike fosse così offensivo.
-Liam era attraente- dichiarò Spike
Lo disse con tanta decisione che l’immagine del marito affiorò nella mente di Buffy: era moro, con la fronte nobile(Eheh) , cortese ed elegante.
-Chi te l’ha detto? Ti sei informato sul mio matrimonio?-
-L’ho chiesto solo a te, Altezza- Spike non sembrava per nulla offeso, anche se la domanda era stata troppo diretta e rude
-Ma la prima volta che hai posato gli occhi su di me, la mia faccia non ti è piaciuta-
-E alle donne piace- replicò per deduzione Buffy -Sono così trasparente?-
Spike le sollevò la mano e le baciò le dita
-Tu sei per me un mistero infinito-
-Mi prendi in giro?- disse lei ritirandosi
-No- Spike le prese di nuovo la mano e la tenne con forza.
-Non capisco come mai una principessa della tua intelligenza e del tuo ambiente abbia scelto me-
Buffy prese fiato, pronta a rispondere, ma lui domandò
-Ti picchiava?-
Lei sapeva che le tremavano le dita e che Spike se ne era accorto
-Volevi sapere perché ero vergine e te l’ho detto. Non vedo il motivo di continuare questa conversazione-
-Io però ti ho parlato di mia madre-
Lei s’irrigidì e fissò il bosco nell’oscurità sparando pregando che lui non insistesse
-Ti ho detto chi ero e chi sono. Credi che non voglia sapere di te?-
Buffy piegò le ginocchia fino al petto. Spike le lasciò la mano e si infilò sotto le coperte
-Hai fatto la dichiarazione anche a Liam?- teneva i gomiti sul cuscino, la testa tra le mani
Anche lei avrebbe dovuto rannicchiarsi sotto le coperte, perché aveva freddo, le piaceva guardarlo. In quella posizione era più alta di lui e le sembrò un vantaggio.
- No. Ha chiesto a mio padre il permesso di corteggiarmi a papà e dopo aver avuto il suo benestare mi ha chiesto di sposarlo, in ginocchio, sotto un albero in giardino-
-Sono offeso. Io non ho avuto una cornice così romantica- il suo sarcasmo le consentì di rilassarsi almeno un pochino e di riflettere.
-Ti ho dato la cornice che pensavo ti facesse piacere-
Lui le prese di nuovo la mano e se la posò sul petto
-Sua Altezza è molto astuta-
Buffy sentiva sotto il palmo il battito del cuore e avrebbe voluto posargli la testa sul petto e pregarlo di far svanire i ricordi.
-Liam non mi picchiava, soltanto…Quando ci siamo sposati avevo sedici anni. Lui ventiquattro. Credevo di essere innamorata. Siamo andati in una delle nostre case di campagna e la prima notte…non si è fatto vedere. Ho aspettato e aspettato e alla fine sono andata a cercarlo- il ricordo la fece arrossire
-Dormiva. La mattina dopo io…Lui era cordiale, ma io avevo sedici anni, ero innamorata e sono entrata in argomento. Credo che lui all’inizio non volesse farmi del male, ma io ero la principessa e ho fatto valere i miei diritti di moglie. E lui ha detto…ha detto…-
-Che era colpa tua- Spike lo disse con calma prendendole la mano su quella di lei mostrandole che volva essere accarezzato.
-SI!- lei fece correre la mano lungo il petto -Perché vuoi saperlo?-
-Se ti avesse detto la verità, tu e tuo padre avreste chiesto l’annullamento. Tu sei l’erede al trono. Devi mettere al mondo un figlio e la Chiesa non ti avrebbe negato questo diritto-
Spike era molto logico.
-Così, lui ti ha detto…che cosa, esattamente?- chiese Spike
- All’inizio, che ero troppo giovane. Poi... Devo ammettere che ero viziata e che andavo in collera anche a quell’età-
-E lui non lo sapeva?-
-Prima del matrimonio diceva che il mio carattere lo affascinava-
Spike grugnì
-ma quando gli ho detto che doveva fare il suo dovere di marito, lui ha risposto che non ne aveva l’intenzione. Ha detto che non mi voleva nessuno. Che i soli motivi per cui qualcuno mi aveva fatto la corte erano il mio titolo e la mia ricchezza, e lui l’aveva fatto per la stessa ragione. Ha detto che mi aveva sposata solo per questo e non avrebbe fatto lo sforzo di andare a letto con una donna brutta e viziata come me-
-Lord Mentecatto ne ha dette di stupidaggini-
Lei ricordava ogni parola, ogni sfumatura, malgrado avesse cercato di dimenticare
-A mano a mano che parlava Liam diventava sempre più agitato. Io ero spaventata e volevo tornare a casa da mio padre, ma lui ha riso. Ha detto che papà non mi avrebbe creduto, perché mi ero appena sposata e gli uomini sanno che tutte le donne subito dopo il matrimonio sono isteriche. Ha detto che ero una stupida-
Buffy si accorse che gli aveva cominciato a graffiargli il petto. Spike le prese la mano e delicatamente la allontanò.
-Liam diceva che lui e papà erano amici, ed era vero. Per questo papà ha acconsentito al matrimonio, bevevano insieme, andavano a caccia ed erano buoni compagni-
-Qualsiasi cosa tu faccia, tuo padre ti sosterà sempre-
-Lo so- adesso ne era sicura
-Liam usava le menzogne miste a verità. Io sapevo di essere viziata. Me l’aveva detto Joyce. Sapevo di avere un carattere impetuoso, avevo spaccato il servizio di porcellana- stinse i denti prima di confessare
-E devo avvisarti che a volte lo faccio ancora-
-Puoi lanciarmi contro vasi quando vuoi. Sono molto bravo ad afferrarli. In molti modi- sembrava sinceramente divertito
-Sei anche modesto. Comunque non credevo di essere stupida, ma Liam diceva che leggere in latino e calcolare il raccolto per acro non mi rendeva saggia, solo istruita-
-Immagino che lui non sapesse leggere il latino-
-Non bene, ma allora non ci avevo pensato-
-Così non hai detto niente a tua padre-
-Non ho detto niente a nessuno che mio marito, l’uomo che aveva dormito con innumerevoli donne in tutta l’Europa non voleva toccarmi. Io continuavo a sperare che si addolcisse. Pensavo che se fossimo stati al buio, se io avessi avuto i vestiti adatti o avessi detto la cosa giusta…ma non ha funzionato-
-Altezza, non voglio che tu pensi che goda della tua infelicità, ma io, in questo momento, sono contento- Spike le prese il volto tra le mani e se la strinse al petto
Buffy percepì l’odore della sua pelle. Era un uomo vero, era lì e lei lo amava
-Liam sapeva essere un buon compagno quando io…non gli davo fastidio-
Spike le circondò le spalle e la stinse a sé facendole sentire il calore e l’eccitazione del suo corpo
-Se mi vuoi toccarmi, io non lo considero un fastidio-
Buffy rise. Il calore e l’umorismo cominciavano a rilassarla
-Riuscimmo a mantenere una buona apparenza, ma i servi spettegolavano sul fatto che non dormivamo insieme. E poi non rimanevo incinta e mio padre cominciò a farsi delle domande-
Passandole la mano tra i capelli lui commentò
-E tu non gli hai detto niente-
-Non potevo parlare con lui di questo-
-No, certo che no- lui comprendeva la sua timidezza
-Gli attacchi di demenza di Liam diventarono sempre più evidenti, così, a mia insaputa, mio padre mi ha messo in casa una spia- Spike le accarezzava la schiena con un movimento circolare e lei si stirava como un gatto
-Era Chariton-
Spike fermò la mano
-Chi è Chariton-
-Il nostro amico e servitore. E’ l’uomo che ha aiutato Faith a fasciare Monty –
-Non me l’hai presentato-
-Chariton preferisce rimanere sconosciuto. Dice che per lui è più facile svolgere i suoi compiti-
-I suoi compiti?- chiese Spike seccamente
Buffy spiegò.
-E’ il nostro investigatore, all’occorrenza, e la mia guardia del corpo-
Perché ora non ti fa da guardia?-
Buffy sentì i battiti del suo cuore accelerare
-Perché sei comparso tu, sei piaciuto a papà e papà ha capito che piacevi anche a me, malgrado io non volessi ammetterlo. Credo…anzi, sono sicura che abbia recitato il ruolo di Cupido-
-E dove si trova adesso Chariton?-
-Papà l’ha mandato a scoprire quello che può sul tentato rapimento. Interrogherà la gente di Omnia per sapere se qualcuno ne ha sentito parlare. Ha contatti al proto e nelle locande.
-Mi domando se si sia imbattuto in Faith-
-Può darsi. Ha detto che Faith cercava degli indizi-

Buffy appoggiò la mano sul petto di Spike
-Credi che si siano conosciuti?-
-Penso di si- il battito del cuore di Spike aveva ripreso il ritmo normale, calmo e forte
-E così Chariton a scoperto che eri vergine-
-Lo ha sospettato, quindi anche papà. Credo che l’abbia sospettato anche Joyce. E tutto il regno a fatto delle congetture-
-Anche tuo padre è impetuoso, ma ne sono accorto stamattina quando gli ho detto che il rapitore era morto. Nessuno l’ha rimproverato per aver rotto un vaso. E non avrebbe rimproverato te se fossi stato un uomo.
-Gli uomini riescono sempre ad arraffare ciò che vogliono- borbottò lei
-Certo che le donne hanno un brutto destino- Spike si rotolò nel letto trascinando con sé Buffy che si trovò sopra di lui, nel modo che già conosceva
-Che cosa ne pensi?-
Durante il sonno i dolori erano diminuiti. L’aria della notte le pizzicava il naso, le stelle brillavano nel cielo blu di mezzanotte, le coperte erano un bozzolo caldo, e sotto di esse c’era un uomo, il suo uomo, che la voleva
-Credo che aspetterò l’alba- allungò la mano e avvolse le dita attorno al suo sesso in erezione
-mi sembra che sia ancora presto-
Si fermò un attimo, ancora meravigliata delle sue dimensioni, ma spinta dalla curiosità la spinse ad esaminare, il glande e le vene
-Non senti gli uccelli che cinguettano il buongiorno?-
-in questo momento il mio udito non è dei migliori-
Lei fiera del potere che aveva in quel momento
-Allora devi fidarti di me-
-Mi fido. Tu di me?- la baciò con la dolcezza e l’ardore che le avevano rubato il cuore
-Stare con te è la prima cosa che ho fatto da anni…anzi, che ho dovuto fare e che non…-trattene il fiato al soffio del suo respiro su un capezzolo.
Lui scosse la testa
-Non che cosa?- chiese
-Non sia stata ben meditata- e poiché lui aveva smesso di toccarla, riuscì a continuare
-Sei stato il mio unico mio momento di passione-
-Unico? E solo?-
-Fino a ora- rispose lei passandogli la punta di un dito sul bordo dell’orecchio
-ma ti fidi di me?- Spike le coprì la bocca con la mano e le impose
-Dimmi di si- poi tolse la mano
-Si-
-Allora è come se fossimo gia sposati- commentò lui e cominciò a muoversi tra le sue gambe.

Ma quando arrivò davvero l’alba e lei aprì gli occhi al nuovo giorno, il guanciale era freddo e lui se ne era andato.


Capitolo 25

Spike vide le tracce del passaggio di una forza armata. Dovevano essere più vecchi di una settimana. L’esercito invasore di Pollardine aveva attraversato le montagne sopra la città di Omnia e adesso aspettava l’occasione giusta per calare e conquistare Sunnydale. Avevano solo bisogno di informazioni. Le informazioni che lui aveva portato.
Alexander Harris aveva un vero talento come spia in ogni genere di trattativa segreta, e aveva pagato Spike per indagare.
O meglio, Spike aveva accettato un pagamento per carpire le informazioni, e lo ammetteva. Era accaduto un mese fa, e l’uomo che lui era allora aveva ritenuto quel lavoro disonorevole ma necessario. Dopotutto il suo tradimento avrebbe fatto soffrire solo una principessa, appartenente alla nobiltà che detestava, alla stessa classe sociale di quello sciagurato di suo padre.
Poi aveva incontrato Buffy, tutta fuoco e intelligenza, bellezza e onestà. Era più di quanto mai aveva sognato di avere…e si era data a lui. Non aveva dovuto sedurla per estorcigli il segreto, glielo aveva rivelato spontaneamente. Gli aveva dato tutto, persino offerto una vita al suo fianco.
E Spike quella vita la voleva, non per il potere, il prestigio o la ricchezza , ma perché in qualche modo Buffy l’aveva legato a sé. Se fosse stato disonesto avrebbe detto che lo aveva imprigionato con i vincoli della carne. Ma lui aveva fatto l’amore con molte donne,e non aveva mai provato quel senso di… responsabilità. Perciò l’attaccamento che provava era stato causato da lei. Dalla principessa Elisabeth, dal suo candore, dalla sua vulnerabilità, dal suo fascino. La sentiva naturalmente sua.
E doveva rinunciare a lei perché aveva fatto un patto con il diavolo.
Arrabbiato, guidò Oscuro in un sentiero laterale. Lo legò in un punto nascosto dalla strada e smontò. Estrasse dalla borsa della sella il mantello nero con le tasche nascoste nella fodera e si schiarì la voce. Guardò in alto le cime dei pini e sentendosi più stupido di quanto gli fosse mai accaduto chiamò
-Dio?- la sua voce risuonò nel silenzio. Arrossì. Probabilmente quel richiamo informale non era il modo giusto per appellarsi alla divinità sconosciuta, ma nei tanti anni successivi alla morte di sua madre non aveva mai fatto alcun tentativo per avvicinarlo, poiché aveva sempre saputo che cosa fare. Ora non lo sapeva più, così si schiarì di nuovo la voce e ripeté
-Dio? Ho bisogno di un segno. Una donna e una guerra non sono un gran cosa se paragonate al mio affetto per Dawn e al dovere come lo considero io, ma non riesco a convincermi che sto facendo la cosa giusta. Cos’, se potessi indicarmi che cosa devo fare te ne sarei molto grato- e poiché il finale gli sembrò troppo brusco, aggiunse
-Amen-
Terminata l’invocazione, non seppe che cosa fare. Attendere. Ma per quanto tempo? Immaginava che Dio fosse molto impegnato, ma Spike sentiva l’odore del fumo dei fuochi, il che significava che l’accampamento di Pollardine era vicino e che non poteva nascondersi alle sentinelle per molto tempo. Se il segno non fosse arrivato presto, sarebbe stato obbligato ad andare alla tenda del re e finire il lavoro per il quale era stato assunto. E probabilmente sarebbe morto.
Diavolo, con la sfortuna che aveva probabilmente sarebbe morto comunque. Era meglio darsi una mossa e andare fino in fondo, poiché Dio non si sarebbe certo occupato di un uomo come lui.
Così avanzò nella macchia dirigendosi verso la strada. Poco prima di uscire all’aperto udì un tintinnio di briglie e corse Joyce a cavallo proveniente dal campo. Sorrideva, il sorriso di un’assassina e di una traditrice, e Spike capì. Joyce aveva motivo di tradire la padrona. Aveva in mano tutto il palazzo. Aveva avuto modo di avvelenare il prigioniero senza farsi scoprire. Spike non doveva più tradire la principessa. Era arrivato tropo tardi. L’aveva gia tradita Joyce.
Lui aveva chiesto un segno. L’aveva avuto. Guardò le cime degli alberi e disse
-Grazie, Dio-
Ma rimaneva la faccenda del denaro che aveva guadagnato , e quello della salvezza di Buffy.
Prontamente si avviò all’accampamento.
L’ordine di muoversi non era ancora stato dato, perché nella prateria in cui Harris aveva allestito il campo, stavano ancora oziando soldati, coscritti, e civili al seguito. Una sentinella fermò Spike, ma lo lasciò subito andare quando seppe che doveva parlare con Harris. Quando passò davanti ai mercenari riuniti vicino al fuoco si sentì chiamare con il suo nome di battaglia
-Spike!- Toti rise con finto piacere vedendo il suo antico rivale
-Per che cosa ti hanno assunto? Vogliono essere sicuri della disfatta?
-Sembra che qualcuno stia preparando una guerra-
-Sei geloso?- chiese l’altro attizzando il fuoco con un bastone
-No- non lo era si certo visto che Harris aveva assunto mercenari più a buon mercato e meno affidabili che potesse trovare
-Ho un ultimo lavoro da finire, poi me ne vado-
I baffi di Toti si abbassarono –Hai abbastanza soldi per poterlo fare?-
-Non ancora. Comunque è quella la tenda di Harris?- chiese Spike scendendo da cavallo
Gli risposero con cenni vari
-La tenda del re- precisò Toti
-E’ la che devo andare- legò il cavallo a un palo e si allontanò seguito da un silenzio testo. Sentiva su di sé lo sguardo degli uomini e cercò di non zoppicare, anche se passare tante ore a cavallo era la cosa che lo faceva soffrire maggiormente.
Quando raggiunse la tenda, Harris doveva essere gia stato informato del suo arrivo al campo, perché la guardi sollevò il lembo che fungeva da porta e si tirò da parte in silenzio.
Spike non dovette nemmeno piegarsi per entrare. Un uomo era seduto ad un tavolo, e un altro era alle sue spalle. Erano re Braden e Harris, entrambi pericolosi. Ma non essendo stato accolto con una coltellata, Spike capì che Harris volesse una conferma.
Con ostentazione, il mercenario tolse il pugnale dal fodero
-Harris, hai cercato di raggirarmi-
L’altro sogghignò -Che cosa vuoi dire, giovanotto?-
-Hai cercato di rapire la mia principessa-
Harris lo fissò con espressione tagliente
-La tua principessa?-
-Si, la mia. Cercare di rapirla è stato un grande errore- con una mossa fulminea conficcò la lama del pugnale sul tavolo
Il re di Pollardine non sussultò nemmeno, da quello stupido che era. Si limitò a guardare l’arma
-Che cosa credevi di fare?- chiese Spike
-Non sapevo se ce l’avresti fatta a sedurla - rise Harris -Ma si direbbe di si-
-Così volevi prenderla e torturarla?- incalzò alzando la voce. Una guardia mise dentro la testa e Spike sbottò
-Mandalo via e digli di stare lontano-
Il sorriso dell’altro sbiadì.
- Alexander…- chiamò il re con voce lamentosa
Harris gli diede un buffetto sulla testa
-Va tutto bene, Braden. Non mi farà del male- e alla guardia, schioccando le dita -Fuori. E stai lontano dalla porta-
- C’è un problema Harris. Tu hai intenzione di pendere l’informazione che ti dirò, anzi, che ti venderò, e di occupare Sunnydale. Di marciare sul paese e devastarlo-
-Voi farmi cambiare idea?-
-Ti dico che conosco la tua intenzione di fare del male alla mia pricipessa. In questo momento non mi importa di rispettare il nostro patto. La cosa che più desidero è tagliarti la gola-
Finalmente Harris mostrò di che pasta era fatto. Il suo coltello luccicò fuori dalla manica e saettò così vicino all’orecchio di Spike da fargli sentire il sibilo del suo passaggio
-Prima devi arrivarci-
Era un’arma in meno
-Non mi piace il tradimento che hai cercato di realizzare. Mi hai mandato a fare un lavoro, quindi sta indietro e lasciamelo fare-
A Harris la tranquillità del mercenario non piaceva e rispose stizzato
-Di recente non hai avuto molto successo-
-Solo perché tu devi picchiare una donna per portartela a letto non significa che io debba fare la stessa cosa- replicò Spike
Re Braden ridacchiò
-E’ vero, lo fai. Io no. Io piaccio alle donne-
Spike soffermò lo sguardo sul dentone dal potere reale
-Allora ditemi dov’è il denaro, Maestà-
-E’…- stava per indicare un baule aperto dal quale traboccavano tessuti di seta e gioielli quando Harris gli diede uno schiaffo sulla mano.
Re Braden glielo rese, abbastanza forte da farlo arretrare.
Ne momento di silenzio carico di tensione che seguì, Spike si rese conto del conflitto di potere tra i due uomini. Con indifferenza, come se fosse abituato a scene del genere, disse
-Io prendo il denaro, ti rivelo il segreto e siamo tutti contenti-
Ma Harris non piaceva perdere. Sulla faccia gli comparve un sorriso grottesco
-Io non ho mai dubitato di te, caro William. Prendi pure i tuo compenso-
Spike non esitò. Si avvicinò al baule, rovistò nel suo contenuto, trovò una borsa di pelle in un angolo e la sollevò
-Non pesa come venticinquemila corone pollardiniane-
-Avevo detto venticinquemila?- Harris si battè le dita sulle labbra simulando un atteggiamento pensieroso
-Credevo di aver detto diecimila-
-No- Spike guardò il contenuto della borsa. Monete. Moltissime monete. Forse diecimila monete. Certamente il peso era quello. Aprì la tasca interna nascosta nella fodera del suo mantello e vi trasferì le monete facendo bene attenzione che i punti non cedessero. Poi mise di nuovo la mani nel baule ed estrasse un’altra borsa.
-E altri diecimila di bonus-
Re Braden gemette, ma Harris lo tranquillizzò con una mano sulla spalla, e con una parola all’orecchio
Spike aprì di nuovo la tasca e ripetè l’operazione
-E altre…ah, peccato, sembra che questa sia l’ultima. Come farai a pagare i mercenari?-
-Con il tesoro di Sunnydale- rispose Harris -Allora, qual è il segreto
Spike si avvicinò al tavolo estrasse dal legno il pugnale che vi aveva conficcato e senza esitare tradì la principessa e il suo regno.
Dopo di che, soddisfatto il proprio onore di mercenario e compiuto il proprio dovere verso Dawn, disse
-Se fossi in te non lo tirerei quel pugnale, harris-
L’uomo che aveva gia in mano una lunga lama pronta per essere lanciata
-Per quale motivo? Il segreto lo sapevo gia. Non mi hai detto niente di nuovo-
-Perché se mi uccidi il tuo re non riavrà mai il diamante di Pollardine-
Tra le mani di Harris il pugnale tremò
-Il diamante di Pollardine?- strillò re Braden stringendosi il petto.
-Che cosa sai del diamante?- chiese l’altro
-So dov’è- Spike teneva la voce e lo sguardo fermi, la mani sul calcio della pistola nascosta nella fodera del mantello.
Re Braden strillò di nuovo e si sbottono la camicia.
Spike lo osservò con interesse intuendo che cosa cercasse e sicuro che non lo avrebbe trovato.
Il re estrasse un laccio di pelle da cui pendeva il sacchettino che teneva sotto il corsetto
-E’ qui- disse toccandolo - Lo sento- ma quando aprì il sacchetto e rovesciò il contenuto sul tavolo, ne uscì solo un piccolo pezzo di cristallo.
Dall’accampamento giungevano le voci convitate degli uomini.
Dentro la tenda si combatteva una battaglia di volontà e di potere.
Harris mise il pugnale nel fodero.
La pistola di Spike sparì nella fondina.
Harris agguantò il cristallo.
-Quarzo- commentò e lo gettò via con forza.
-Accidenti a te, rognoso bastardo, che ne hai fatto del diamante?- gridò avvicinandosi al mercenario che lo fissava con una smorfia di disprezzo.
Spike non aprì bocca.
Harris si fermò di botto a mezzo metro da lui. Ma quell’uomo non era pane per i suoi denti e lo sapevano entrambi.
Spike vide Harris portare la mano al pugnale e gli colpì la mano tanto da rompergli le ossa, poi gli afferrò il polso e lo torse facendo cadere l’uomo in ginocchio. Dopo di che si piegò su di lui e gli bisbigliò all’orecchio
-Ho preso la libertà di assicurarmi una garanzia per la mia pelle. E adesso ti dico che il diamante è una garanzia anche per la salvezza della principessa. Il sacro diamante di Pollardine verrà restituito dopo il colpo di stato quando la principessa verrà affidata a me- Spike storse il braccio che teneva stretto, finché Harris gemette forte
-Senza ferite, senza stupri, senza torture e nemmeno un livido. Mi sono spiegato?-
L’altro annuì
Il mercenario aumentò la stretta –Hai capito?-
-Si!!-
Spike lasciò l’avversario e si raddrizzò. Poi fece un’ampia riverenza e disse
-Dormite bene, Maestà. A proposito, dovete essere affascinate in camicia da notte-
E questa volta uscì senza voltarsi
In fretta attraversò il campo fino al posto in cui aveva lasciato il cavallo, e non si fermò nemmeno quando gli ex compagni lo chiamarono
-Se fossi in voi me ne andrei. E’ una spedizione sfortunata- disse a Toti, quando gli passò davanti

Buffy aspettò il ritorno di Spike per un giorno intero. Un’intera miserabile giornata. Una notte fredda e senza sonno.
Alla fine smise di sperare e sognare e affrontò la desolazione della propria vita. Non sarebbe più tornato. Non aveva mai avuto l’intenzione di rimanere. Nemmeno la promessa di un’esistenza facile come consorte della principessa ereditaria di Sunnydale poteva costringerla a sposarla.
E quel che era peggio, la sua passione mal risposta aveva messo in pericolo il regno di suo padre.
Non appena questo pensiero gli affiorò alla mente, si affrettò a tornare a Omnia. Quando entrò nel palazzo lo trovò quasi vuoto. I pretendenti se n’erano andati. Le dame erano svestite, Rimanevano solo pochi servi abbattuti che bisbigliavano tra loro. Buffy corse seguita dall’eco dei propri passi, lo sguardo fisso verso lo studio del padre. L’aveva quasi raggiunto, era quasi arrivata quando una mano ossuta le afferrò il braccio e la fermò.
Si voltò e si trovò davanti Joyce
-Camminate- la donna incombeva come sempre su di lei, e la sua voce sferzante aveva un tono che non ammetteva repliche
-Una vera principessa non corre come una sgualdrina. Camminate-
Buffy liberò il braccio con uno strattone e massaggiò l’importa che le avevano lasciato le dita della dama.
Joyce sapeva. In qualche modo doveva aver capito che le sue predizioni sul carattere della principessa si erano avverate, che lei aveva distrutto quello che amava in un momento si passione.
Indietreggiò di fronte all’arcigna ma trionfante dama di compagnia, girò sui tacchi e continuò fino alla studio senza correre.
Quando bussò nessuno rispose, e lei aprì la porta.
Re Giles, la faccia pallida come cenere, sedeva in poltrona con una lettera in mano. Buffy corse da lui e gli si inginocchiò accanto
-Papà-
-L’esercito di pollardine è accampato nel campo dell’erba di maggio. Se non mi arrendo distruggeranno Sunnydale. Se non accetto di mantenere l’ordine rea il mio popolo e di essere il loro burattino, ti uccideranno-
Buffy gli pere le mani tra le sue
-Papà, ti ho tradito. Ho tradito la nazione. E’ tutta colpa mia-
Gli occhi tristi del re, cos’ simili ai suoi, si riempirono di lacrime
-Non illuderti. Non sei la sola che ha commesso degli errori. Non sei la sola che ha sbagliato a giudicare una persona. Io sono re e dico che è tutta colpa mia- appoggiò la fronte a quella di lei e aggiunse
-Ma anche salvare la nazione è nostra responsabilità, figlia mia, e noi lo faremo-


Capitolo 26

Spike entrò in Sermania senza accorgersene.
Un sentiero divenne una pista e finalmente una strada.
A Sermania tutte le strade portavano al fiume e udì il suo rumore prima ancora di vederlo. Sotto il sole l’acqua riluceva come argento vivo ed era bella, ma anche a Sunnydale i fiumi lo erano. Scese dalla sella, s’inginocchiò sulla riva e mentre affondava le mani nell’acqua e si lavava la faccia si accorse che tremava. I fiumi di Sunnydale non facevano gelare le ossa della gente.
No, tornando a Sermania non esultava come aveva immaginato. Aveva fretta. Doveva raggiungere Sunnydale prima che la guerra toccasse Buffy.
-Ehi, voi!- si sentì chiamare
Spike si voltò con l’istinto del mercenario che ha lasciato la schiena esposta. Non era stato un uomo a chiamarlo, ma un ragazzino di circa sedici anni.
-Non vi conosco- poi indicò Oscuro legato a un albero -Non siete di queste parti-
La sua affermazione aveva un fondo di verità. Infatti lui non era di quelle parti. Non lo era da molto tempo.
-No-
-Decisamente non conosco nemmeno il cavallo. E’ una bellezza- commentò il giovane
Spike si alzò in piedi
-Si- e aggiunse -Vengo da Sunnydale-
-Davvero?- gli occhi del contadino si illuminarono e dimenticò Oscuro -Dicono che a Sunnydale c’è la guerra-
-Gia-
Il ragazzino si curvò sulla zappa
-Vorrei essere là. Non qui dove non succede mai niente-
Spike guardò avanti, nei campi dove stava crescendo l’orzo. La terra era ricca, ogni spiga era un tributo al governo di Wesley e ai vantaggi della pace. E quello stupido ragazzino si lamentava.
-Come ti chiami, figliolo?- chiese
-Gregor-
-Beh, Gregor, qui sono successe molte cose. Non hai mai sentito parlare della battaglia combattuta da re Wesley per conquistare il trono?-
-Contro il malvagio William- rispose l’altro con il tono di chi recita la lezione -Si, l’ho sentito. Papà ne parla sempre, perché ha avuto una parte importante nel salvataggio del principe e della principessa. Ma è successo tanti annida, io ero appena un bambino, e da allora non è successo più niente. Comunque io credo che Wiliam sia solo un orco inventato per spaventare i più piccoli-
L’orco inventato era lì e lo guardava
-William era un uomo in carne e ossa- farfugliò Spike
-Parlate come mio padre. Dovreste andare d’accordo. Venite, sta suonando la campana della cena. Voi e papà potrete raccontare le vostre storie e spaventare i bambini-
Spike nona aveva mangiato per tutto il giorno e un buon mercenario non rifiuta mai un pasto. Tuttavia disse:
-Grazie, mi piacerebbe spaventare i piccoli, ma non ho tempo-
Gregor lo esaminò
-Avete una gran fretta dunque-
-Si, devo salvare la mia donna-

Spike camminava verso il palazzo dei Due Regni, era sicuro di saper attirare l’attenzione. Andò dal capitano delle guardie reale e chiese l’udienza con re Wesley. Il capitano non era né stupido né non si ricordava la rivoluzione. Osservò la faccia dell’uomo che aveva impressi i lineamenti della famiglia reale e gli fece segno di entrare. Spike varcò il portone del palazzo seguendo il capitano ed era certo che costui avesse a portata di mano le armi. Entrò nell’ufficio del primo ministro e dopo un attimo entrò il primo ministro in persona.
Spike lo riconobbe subito
- Victor, fratello! Come sono contento di vederti-
-Dannazione- Victor era in piedi, le mani sui fianchi -Speravo che il capitano si fosse sbagliato. Che cosa ci fai qui?-
-Forse sono venuto a cercare lavoro- rispose Spike -Pare che nostro fratello distribuisca impieghi di alto livello a qualsiasi membro della famiglia-
-Peggio. E’ probabile che sua Maestà ne dia uno anche a te- Victor voltò le spalle e uscì -Vieni-
Spike si affrettò a raggiungerlo
-Rammollito- lo rimproverò -E se avessi un’arma?-
Victor gli lanciò un’occhiata piena di disgusto
-Non sei venuto per ammazzarci, Se avessi voluto farlo ti saresti fatto vivo prima, o ti saresti infilato dentro di nascosto, come un ladro. No, sei venuto per realizzare la profezia della vecchia-
“Tornerai implorando in ginocchio-
Victor vide Spike trasalire al ricordo e disse
-Spero che mi permetteranno di assistere-
-Sai se Willow è tornata da Sunnydale senza problemi?
Victor si fermò di colpo -Ti sei dato da fare, eh?-
-Allora?-
-Si. L’uomo che stava con la principessa Elisabeth non le era piaciuto, così è tornata per un sentiero segreto. Eri tu quell’uomo, vero?-
Spike rise guardando il fratellastro
-Perciò ha avuto ragione a stare in guardia- commentò Victor e riprese a camminare nell’antico corridoio.
Victor bussò a una solida porta di legno e l’aprì
-E’ lui- annunciò, e fece segno al fratellastro di entrare.
Spike si aspettava di vedere un’anticamera o almeno un ufficio, invece si trovò in una stanza da letto. Un’ampia stanza da letto reale con decorazioni in oro e argento, illuminata da candele poste negli angoli, e dove torreggiava un letto con tende a baldacchino su una padella.
Il peggio era che nel letto era stasa una donna e un uomo seduto al suo fianco: Fred e Wesley
Non dirmi che sei ammalata- esordì Spike vedendo i suoi piani crollare. Sapeva che il fratellastro non avrebbe lasciato la moglie se fosse stata ammalata.
Ma Fred esplose con una risata divertita
-Assolutamente no. Non mi sono mai sentita meglio-
-Devi essere arrivato solo ora, altrimenti avresti saputo le novità- la voce di Wesley era sempre la stessa, solo più forte e più sicura, se possibile
-Siamo stati benedetti dalla nascita di un’altra figlia- sembrava molto orgoglioso, ma quali erano le altra novità?
Spike vide la culla accanto al camino
-Posso guardare mia nipote?- chiese
Wesley accordò il permesso con un gesto e la moglie gli sorrise con tale affabilità da fargli pensare che con il parto le avesse dato di volta il cervello. A lei e a Wesley. Così si avvicinò alla culla e tirò le coperte
-Ah. Una principessa- disse con un sospiro.
La piccola dormiva e muoveva la bocca come se stesse sognando latte e benessere. Spike non poteva vederle gli occhi , ma avrebbe scommesso che erano azzurri, perché aveva lo stesso ciuffo arruffato di capelli biondo cenere di Victor, di Wesley e suoi. Non si poteva dubitare che fossero consanguinei e pensò che presto anche lui avrebbe avuto un figlio che assomigliava a quella bambina. Ne era sicuro.
Se almeno avesse avuto la possibilità di tornare da Buffy prima che fosse troppo tardi.
Con molta attenzione fece scivolare una mano sotto la testa della piccola, l’altra sotto il suo corpicino, poi la sollevò e se l’appoggiò al petto. Pensava così poco ed era tanto preziosa!
-Dovrebbe essere fasciata- lo sapeva dall’esperienza fatta con Dawn.
-L’ho detto anch’io, ma Fred non vuole sentirne parlare- disse Wesley
-Barbarie- borbottò Fred
Spike pensò che quando avesse avuto una figlia, sangue del suo sangue, l’avrebbe fasciata, protetta e guidata
-Ho bisogno del tuo aiuto- disse a Wesley
Wesley lo guardò divertito come se la vista del fratello ribelle con la neonata lo incantasse
-Davvero? Che genere di aiuto?-
Dai pressi della culla una voce stridente chiese
-Sei disposto a metterti in ginocchio per salvare la tua principessa?-
Spike guardò la vecchia balia e riconobbe la luce nei suoi occhi. Era la vecchia che aveva fatto la predizione. Aveva giurato che non si sarebbe ami inginocchiato davanti a Wesley, ma la vita di Buffy era in pericolo. La vita di Buffy e del loro bambino.
La piccola che teneva tra le braccia si agitò e sospirò, era una promessa per il futuro. E Spike rispose senza esitare
-Si, per Buffy sono pronto ad inginocchiarmi –
E si inginocchiò.


Capitolo 27

La cella della prigione era piccola ma pulita e malgrado fosse sotto il livello della strada era anche asciutta. Buffy aveva una sedia di degno dello schienale alto, un tavolo, e un letto di ferro con un materasso di piume e lenzuola pulite. Riceveva solo due pasti al giorno, ma sostanziosi benché semplici. Le guardie di Pollardine la trattavano bene, anche se una di loro aveva scambiato la sua cortesia per affetto e lei aveva dovuto metterlo a posto con il tacco della scarpa sul piede.
Buffy riprese a misurare la stanza a lunghi passi. Udì la una chiave girare nella toppa all’ingresso e si fermò. Joyce non permetteva a nessun altro di farle visita. Gli avevano gia postato la cena.
La chiave girò. La porta si aprì. E Buffy udì William di Sermania, il più grande bastardo del mondo che diceva
-Grazie, Toti ne avrai di più quando mi farai uscire-
Il dolore nel sentire la sua voce la fece quasi piegare in due.
Non aveva mai pensato che Spike avesse la faccia tosta di venire a Sunnydale, nella sua prigione. Per prendere in giro? No. Nemmeno lui poteva essere così crudele.
Buffy si piazzò davanti all’entrata. Non lo guardò né dimostro di averlo visto
-Toti, ti do la mia parola di principessa che sarete compensato se lo portate via-
Spike la spinse indietro con il suo corpo possente
- Va’ fuori, Toti-
-L’uomo rise stupidamente come il solito e chiuse la porta lasciandoli soli.
Lei non si concesse nemmeno di riaversi . Se avesse aspettato avrebbe perso il coraggio. Così lo guardò,sopportò il dolore di vederlo senza indietreggiare e disse
-Ti chiedo perché sei venuto, ma immagino che tu l’abbia fatti per ridermi in faccia-
Il viso di lui, quel viso da angelo caduto con la barba di un giorno, cambiò espressione , da vigile a spazientito.
-Non mi conosci bene-
-E’ vero, non ti conosco affatto- lo vide sussultare e ne godette
-Invece si. In senso biblico-
Buffy doveva aspettarsi che non l’avrebbe lasciata vincere nemmeno in una battaglia verbale. Quell’uomo attaccava su tutti i fronti, annientava le sue difese rammentando la sua stupidità, per lasciarla ancora una colta straziata e imponente.
Ma non glielo avrebbe permesso. Non avrebbe mai saputo che lei si era svegliata di notte con la faccia bagnata dalle lacrime.
Annuì con prudenza.
-Si. Quella parte mi è piaciuta. Immagino che come amante tu sia bravo-
Spike smise di esaminare la prigione e la guardò, incredulo
-Immagini?-
-Forse non te ne rendi conto, ma da quando te ne sei andato non ho potuto sperimentare altri uomini e le loro capacità- indicò la stanza con un gesto circolare
-Qui le possibilità sono limitate-
-Allora non ti ha toccata nessuno-
Lui era vestito in modo diverso dall’ultima volta, calzoni e gilet di pelle nera. Buffy avrebbe scommesso che la camicia, pure nera, era di seta, con maniche e collo aderenti. Se aveva una giacca non l’aveva indossata per entrare in cella. Solo gli stivali erano sempre gli stessi, pesanti e neri.
Buffy avrebbe voluto chiedergli dove dovesse andare vestito in quel modo bizzarro
-Nessuno si avvicina a me-
Spike annuì -Ho detto a Harris che non dovevano farti del male-
Le si strine la gola per l’emozione. Era buffo che le facesse effetto sentirlo ammettere la propria complicità col nemico. Sapeva che l’aveva usata. Sapeva di essere stata stupida. Ma sentirlo riconoscere di aver pianificato la sua cattura, di aver messo di ridicolo la principessa di Sunnydale
-E’ stato gentile da parte tua- riuscì a dire
Spike la osservò, guardò con occhio trovo l’abito sgraziato e dimesso che Joyce le aveva consentito di indossare.
-Non sono venuto per prendermi gioco di te. Ma per aiutarti-
Lei fece una smorfia
-Aiutarmi? A fare che cosa? Prepararmi per la vita in prigione? Prepararmi alla morte? Strangolarmi? Spezzarmi il collo?-
Lui avanzò lentamente, verso di lei, con determinazione
-Tu non morirai qui!-
Buffy si spostò da un lato tenendosi lontana dagli angoli
-Non qui, ma se il tuo Harris l’avrà vinta, probabilmente finirò sulla forca nella piazza di Omnia-
Spike la bloccò affermandola per le spalle
-Ascoltami. Non si arriverà a questo punto-
Il suo tocco non era cambiato. Non importava ciò che sapeva di lui, come l’avesse tradita. Sentiva la pelle scaldarsi, il cuore trillare, tutto il suo corpo desiderava unirsi a lui.
All’improvviso capì perché era venuto
-Questo fa parte del tuo onorario?- chiese con voce roca -Poiché non sono ancora distrutta hanno mandato William di Sermania a finire il lavoro? O hai una paga extra per torturare donne e bambini?-
Spike aggrottò la fronte
-Lo riconosco quello sguardo- continuò lei puntandogli il dito sulla faccia -Significa che stai perdendo la pazienza. O forse no. Forse significa che stai solo recitando la parte di chi perde la pazienza. Come hai recitato di desiderarmi, hai recitato la parte di un uomo affidabile, hai recitato..-
Lui le ripiegò le dita della mano, le prese il pungo e l’attirò a se
-Io ti desideravo. E sono affidabile-la prese per la vita e la stinse forte –E sto davvero perdendo la pazienza-
Il contatto con io suo corpo, il suo odore aumentarono la collera di Buffy. Voleva batterlo, schiacciarlo
-Credi che la tua rabbia mi faccia paura? Sotto la tua protezione ho fatto la cosa peggiore che una principessa possa fare alla propria famiglia e alla nazione. Non ho più paura dei lampi, dei marosi o degli orsi infuriati e di sicuro non ho paura di te-
Con pazienza titanica, Spike le domandò
-Non vuoi ascoltarmi, vero?-
Quella pazienza, le fece perdere la pazienza del tutto.
-Sono stata stupida con Liam. Sono stata stupida con te. Ma non ci sarà una terza volta-
Lui la teneva abbracciata, solo questo, e la guardava, gli occhi ardenti come braci nella parte più calda del fuoco.
-Avevi detto di amarmi-
Voleva vincere ad ogni costo. Non le lasciava difese, le rinfacciava ogni debolezza fino a farla crollare.
Bene. Buffy conosceva la guerra come non l’aveva mai conosciuta prima, e anche lei aveva delle armi.
-Ho detto molte, cose. In quel momento le credevo. Da allora è passata una vita- gli afferrò i capelli e gli piegò con forza il tacco sul collo del piede.
Spike la lasciò mugolando dal dolore.
Lei indietreggiò.
-William, l’amore avvizzisce al suono delle risate, e tu hai riso di me per tutto il tempo che siamo stati insieme-


Capitolo 28

Spike ringraziò Dio per gli stivali pesanti che lo avevano salvato dalla frattura al piede. Guardò Buffy, la schiena contro la porta, che non riusciva a contenere la propria soddisfazione e ringraziò Dio anche per un’altra cosa.
-Altezza, hai dimenticato un particolare-
Buffy era abbastanza intelligente da non lasciarsi ingannare dal suo tono cordiale
-E quale sarebbe?-
Spike appoggiò il piede a terra e si accertò che non avesse subito danni
-Siamo chiusi a chiave-
I seni di lei si alzarono e si abbassarono al ritmo del suo respiro affrettato.
-Hai tentato di fare del male al mercenario bastardo che ha preso la tua verginità e se ne è andato mentre dormivi…-
-E mi ha tradita-
-E ti ha tradita- fece eco lui -Ricordi il consiglio che ti ho dato dopo il secondo tentato rapimento?-
Buffy battè ripetutamente la mano contro la porta.
Oh, si, lo ricordava. Ma lui lo ripetè
-Mai fare del male a qualcuno tanto da farlo arrabbiare. Devi renderlo impotente, perché un uomo arrabbiato è difficile da tenere a freno. Ricordi l’altra cosa che ti ho detto, Altezza?-
Buffy riprese a battere contro la porta con tutta la forza che aveva, ma senza voltargli la schiena.
Bene, pensò Spike, era abbastanza furba da essere preoccupata. Era abbastanza coraggiosa da sfidarlo.
Non aveva paura di lui. E anche questo era un bene.
Ed era furente.
Ma non era un problema, perché lo era anche lui.
Lei lo amava, glielo aveva detto. E anche lui aveva scoperto di amarla. Ma, dannazione, doveva fidarsi di lui.
A denti stretti Spike riprese
-Ti ho detto che dopo aver reso l’avversario impotente devi correre via. Bene, Altezza, qui non hai modo di fuggire. Siamo nella cella di una prigione e nessuno ti può sentire-
-Toti deve farti uscire-
-Toti non lo farà- ne era sicuro quanto il nome di suo padre –Di proposito sono entrato nella trappola di re Harris, che non mi lascerà andare finché non gli avrò dato il diamante di Pollardine-
Buffy smise di battere sulla porta e lo guardò
-Il diamante di Pollardine? Come l’hai avuto?-
-L’ho preso al re mentre dormiva lo tengo come garanzia. Garanzia che ho sacrificato venendo qui- Spike simulò un sorriso cordiale, si accomodò sulla sedia e si tolse gli stivali
-Altezza, sei legata a me-
-Che… che cosa hai intenzione di fare?-
Come se non lo sapesse
-Ho passato la settimana più infelice di tutta la mia vita. Avevo programmato di stare due giorni e due notti interi con te per convincerti che eri la mia donna. Mia, per sempre. Ma tu mi avevi detto che Chariton e sapevo che, se non fossi andato via subito, lui sarebbe venuto a dirti la verità sul mio conto e io non avrei potuto portare a termine il mio incarico. E’ un modo orribile di finire una carriera… in prigione-
Lei rise con amarezza –lo so-
Spike la guardò e si tolse il gilet
-Così me ne sono andato in fretta, senza da riposare il povero Oscuro, alla ricerca dell’esercito di Pollardine. Grazie a Dio sono arrivato troppo tardi, ma per poco non sono stato imbrogliato sulla page e ucciso-
-Mi domando quale delle due cose ti interessi di più-
-Poi, più in frette che ho potuto, mi sono diretto a Sermania-
-Sermania?- chiese lei perplessa
Lui godette della sua conclusione
-A Sermania, dove vivevo un tempo. Là ho scoperto che è il vincitore a scrivere il libro di storia, e il re mio fratello era il vincitore. Io non ero niente, solo un verme che lui ha schiacciato sotto il tacco-
-Magari fosse vero-
Buffy non lo considerava un verme e lui lo sapeva.
-ma laggiù ho compiuto la mia missione. Ho impiegato alcuni giorni, avevano bisogno del mio aiuto per studiare il modo migliore di conquistare Sunnydale-
La principessa apparve sconvolta
-Hai mandato un altro esercito su di noi?-
Accidenti a lei, accidenti a lei! Spik su levò la camicia a tempo di record e cominciò a togliersi i calzoni
-Ma appena finito ho montato Oscuro e sono corso qui-
-hai inviato Sermania a invaderci?- ora l’espressione della principessa era strana.
-Appena arrivato ho chiesto di te- le puntò un dito contro -Non di Faith, non di Dawn, ma solo di te, perché per tutto il tempo non avevo fatto altro che pensarti. La sola cosa di cui mi preoccupavo eri tu. La sola cosa che volevo eri tu. La principessa Elisabeth che mi amava. La principessa Elisabeth che voleva sposarmi-
Lei gli voltò la schiena e ricominciò a battere sulla porta gridando
-Toti, apri questa porta, Toti!!-
Finalmente aveva capito.
Spike gettò i calzoni sopra il gilet e la camicia e le si avvicinò nudo com’era venuto al modo
-Principessa Elisabeth, tu e io ci siamo scambiati una promessa, che tu voglia ammetterlo o no, e che io sia dannato se non ti insegnerò che quando si fa una promessa la si mantiene-
Avrebbe potuto afferrarla da dietro, invece approfittò della posizione per sbottonarle il vestito.
Quando Buffy si accorse di ciò che lui stava facendo cercò di voltarsi, ma lui aveva esperienza di situazioni simili. Se si fosse lasciata cadere sul pavimento avrebbe avuto una possibilità, ma tentò di lottare e lui la immobilizzò facilmente
-Quando uscirò di qui ti farò frustare- esclamò con reale furore
-Io ho un idea migliore- Spike finì di sbottonarle il vestito e arretrò. Come aveva previsto lei si girò di scatto e l’indumento le scivolò via. La camicia non poteva essere più semplice.
Proprio come Spike aveva sperato
-Non porti mai il busto, vero? Mi piace in una donna- lui sollevò la fondina ed estrasse la pistola.
-In prigione? Qui non mi vede nessuno - rispose lei, ma il suo sguardo oscillava tra il sesso orgoglioso di lui e la pistola.
-Non vedono neanche me- Spike era così eccitato che voleva solo prenderla in braccio e affondare dentro di lei, ma doveva provarle qualcosa
-E nessuno saprà mai cosa succederà fra noi stanotte-
-Notte?- Buffy alzò gli occhi verso la finestra dove brillava ancora il sole.
Lui controllò la pistola. Era carica. Avanzò a lei si appiattì contro la porta. Spike le prese la mano e avvolse le dita attorno all’arma
-Ti voglio, hai solo una via d’uscita-
Buffy fissò la mano maschile sulla propria e la pistola che era costretta a tenere in mano
-Che cosa vuoi dire?-
-Che devi uccidermi-
Lentamente, lei alzò gli occhi sul suo viso.
-Su, avanti. Le guardie non possono sentirci, sono troppo lontane. Ci sono stati tanti spari in strada nessuno se ne preoccuperà. E io non farò niente per fermarti- sogghignò sfidandola
Subito si rese conto che il suo sogghignò era stato un errore, perché Buffy si raddrizzò e lasciò cadere il vestito. Gli sorrise e si allontanò dalla porta. Non era un bel sorriso.
-Hai un sigaro?- gli chiese
-Un sigaro?- l’aveva. Quando Wesley aveva scoperto che gli piacevano gliene aveva regalato una scatola.
-Perché?-
-Perdilo-
Lui non capì il motivo, ma intuì che non gli sarebbe piaciuto. Rovistò nella tasca interna del gilet e ne estrasse uno.
-Infilalo in bocca e mettiti contro il muro- ordinò Buffy accompagnando le parole con un gesto della mano che reggeva la pistola.
Spike retrocesse verso il muro. Si domandò che cosa gli fosse venuto in mente di provocarla. Aveva del rancore nei suoi confronti e lui lo capiva, come capiva dall’espressione dei suoi occhi e dalla posizione delle spalle che la provocazione aveva aumentato il suo furore.
-Metti in bocca il sigaro e girati di profilo- gli impose
-Ma se mi metto di profilo…- purtroppo era ancora in erezione.
-Hai detto che volevi una dimostrazione della mia capacità di sparare- gli disse Buffy senza smettere di sorridere
-Ti toglierò il sigaro di bocce con la pistola.-
Spike pensò che avrebbe sempre visto quel sorriso negli incubi a venire
-Prendere la mira è difficile, e con quest’arma non hai mai sparato-
-Non puoi che fidarti di me, non credi?-
Lui pensò che, di recente, Dio aveva risposto alle sue preghiere. Istintivamente, incapace di trattenersi, Spike cominciò a pregare.
-Meglio se ti copri le orecchi. Farà rumore- consigliò lei.
Ma non furono le orecchie che Spike si coprì.
Si fece coraggio e chiuse gli occhi.
L’esplosione fece volare il sigaro in mille pezzi.
Ma per fortuna Spike era vivo per accorgersene. Aveva briciole di intonaco sparpagliate sul viso. Per la seconda volta nella sua vita alzò gli occhi al cielo e mormorò
-Grazie, Signore- poi si voltò e guardò Buffy.
-bel colpo, principessa-
-Si- Buffy si avvicinò al tavolo e vi appoggiò la pistola
-Mi hai dato due possibilità, sparati o venire a letto con te. Io ho scelto la terza. Non cercare mai più di impormi degli ultimatum-
Spike finse di non aver mai dubitato che potesse fallire il colpo
-E adesso? Io sono sempre vivo e siamo sempre soli-
Buffy sollevò la camicia, sciolse il nastro che sosteneva le semplici mutande bianche e le lasciò cadere.
Poi con tutte e due le mani gli diede una spinta e Spike barcollò all’indietro, quando sentì dietro le ginocchia il legno della sedia. Buffy gli afferrò le braccia e sibilò
-Non puoi violentarmi né sedurmi. Questa volta, se dobbiamo farlo sarà a modo mio
In quella posizione i seni di lei erano al livello dei suoi occhi. Buffy respirava forte.
Una settimana prima, per una meravigliosa giornata e una meravigliosa nottata Spike aveva guardato quei seni, li aveva tenuti in mano e da quel momento li aveva sognati. Aveva pensato alla forma, al peso, alle dimensioni.
Ora quei seni perfetti si alzavano e abbassavano con il respiro. E lui non desiderava che succhiarli ancora, ma quando tentò di allungare la mano, Buffy la allontanò con uno schiaffo sul dorso.
-A modo mio-
Dopo di che sollevò la camicia, mise una gamba a destra e una a sinistra della sedia e rimase in piedi sopra le cosce di lui. Non era alta e la posizione era scomoda, eppure…era pronta. Il pene, teso, si muoveva, la cercava disperatamente la voleva. Se non fosse riuscito a entrare subito, pensò Spike sarebbe impazzito di desiderio e la vendetta di Buffy sarebbe stata completa.
La frustrazione gli imperlava la fronte di sudore. Cautamente allungò le mani dietro di lei avvicinandosi. Buffy non lo riproverò e non reagì nemmeno quando lui sollevò la camicia e la bloccò con le mani sui glutei.
Buffy contrasse i muscoli e lo guardò con rabbia, o passione, o…non gli importava come, ma non protestò.
-Altezza…- si accorse di essere rauco e si schiarì la gola -Con il tuo permesso, io sono pronto, quando vuoi?-
Buffy teneva la testa alta, il suo atteggiamento era deciso e reale.
Buffy cominciò a scendere su di lui, ma era quasi vergine. Il sentiero era stretto.
-Se mi lasci fare…- Spike trovò il punto e aprì il sentiero con le dita. Al primo tocco, lei si fermò, gli occhi semichiusi, il respiro interrotto.
Buffy lo guardò e si leccò il labbro inferiore. Spike sentì un fremito nel ventre. Quella bocca l’aveva incantato ogni giorno quando erano insieme, l’aveva osservata mentre parlava, sorrideva, mangiava, e sempre aveva desiderato baciarle. Aveva richiamato alla memoria il sapore di lei, pensato ai giochi d’amore che avrebbero potuto fare, troppo intensi da togliere il fiato.
Aveva bendato a tutto questo e voleva farlo.
-Altezza- Spike le avvicinò le labbra dischiuse e lei si ritrasse
-A modo mio- ripetè.
Gli prese la testa tra le mani, premette le labbra su quelle di lui e fu lei questa volta ad aprigliele e a esplorargli la bocca. Doveva assolutamente farla sua.
L’esplorò con le dita mentre accoglieva nelle labbra i lievi gemiti di delizia. Sentì che era pronta. Lui lo era da un pezzo. Tolse le dita e la guidò verso di se. Bastò il minimo contatto per spingergli i fianchi in alto.
Ecco, era entrato. Se fosse riuscito a entrare dentro completamente, a sentirla avvolta attorno a ogni centimetro del suo sesso, lei avrebbe ricordato che era la sua donna e gli avrebbe detto che l’amava ancora.
Doveva dirgli che l’amava.
Buffy interrompe il bacio, gli mise le mani sulle spalle e lo guadò negli occhi.
Poi, con decisone, si sollevò. Non del tutto, ma abbastanza perché lui l’afferrasse e cercasse di forzarla ad abbandonarsi ancora.
-A modo mio- ripetè lei, e prima che lui potesse afferrarla di nuovo, con gesto languido si abbassò, ma non completamente. Rimaneva con i piedi sul pavimento. Sapeva controllarsi .Forse era una forma di vendetta.
Appoggiata a lui, Buffy lo accarezzava con il suo corpo mentre con lentezza si alzava e si abbassava. Ogni volta il sesso maschile entrava un poco si più ogni volta non abbastanza.
I capezzoli gli sfioravano il patto. Il sottile tessuto della camicia lo pugnava. Spike voleva toglierla, rimuovere ogni barriera che esisteva tra loro, fare di quella tortura un vero piacere.
-Prendimi tutto- la supplicò. Avrebbe potuto forzarla, certo, ma era un uomo leale. Buffy aveva il diritto di tormentarla com’era stata tormentata.
Ma cos’ era troppo. Spike non ne poteva più, si sentiva esplodere, ma lei lo stuzzicava ancora.
-Ti prego, tesoro, Altezza, ti prego!-
-Tesoro, Altezza- gli fece eco lei -mi piace sentirtelo dire-
Era ancora in grado di parlare e l’aveva ridotto a balbettare. Ma Spike non fece l’errore di credere che non fosse coinvolta. Mentre si muoveva, la sentiva contrarre i muscoli interni attorno al suo sesso, mentre sfiorava i seni sul suo petto. Spike sapeva come portatala all’orgasmo con una carezza. Era stato addestrato a dar piacere a una donna.
Adesso sapeva perché. Quegli anni di asservimento erano stati un disegno del fato. Il destino l’aveva preparato per Buffy.
La toccò. Fece scivolare la mano sulla parte più intima della coscia, e sfiorò il piccolo punto sensibile. Lei s’impennò come un’onda. Quella piccola carezza sarebbe stata sufficiente, ma lui voleva fare di più. Le sfiorò con piccoli movimenti ritmici di incoraggiamento. Ad ogni carezza lei tratteneva la presa sul piacere e allentava il controllo. I piccoli mugolii irrefrenabili e primitivi che lui aspettava che esplodessero. Il viso della principessa divenne il volto dell’amore, classico e senza tempo. Ogni oscillazione era una ricerca di appagamento, una contrazione forte.
Ormai Buffy aveva perso ogni ritegno, gli chiedeva in silenzio di affrettarsi a soddisfarla. Spike obbedì con gioia selvaggia.
Quando il corpo fu vinto e lei pensò di non poter resistere oltre, Spike prese in mano la situazione. Le strinse i fianchi e si alzò trattenendola completamente sul suo sesso.
Lei gli conficcò le unghie nelle spalle e gridò
-William!- scossa da un tremito confuso, fiamma viva tra le sue braccia.
Gridò di nuovo, avvolse gambe e braccia attorno all’amante. Spike fece tre lunghi passi verso la porta, appoggiò Buffy al legno e la tenne così restando tra le sue gambe. Come aveva immaginato, il contrasto tra la freschezza della porta sulla schiena e il calore tra loro la fece tornare alla realtà. Lo guardò negli occhi. E lui con tono morbido e dominatore disse
-A modo mio-

Finalmente Spike si stava addormentando quando sentì le spalle di Buffy tremare. Subito pensò a un incubo, ma il letto era troppo piccolo per fare quell’errore.
Lei piangeva, con la testa sul suo braccio, le lacrime scendevano sulla sua pelle e sul cuscino. Spike si sollevò su di lei e le chiese
-Che cos’ha la mia ragazza coraggiosa-
-Ti amo- fu la risposta
Spike fu pervaso da una tale sensazione di sollievo che per un momento si rimproverò di essere stato troppo vulnerabile. Secondo i saggi, l’amore doveva dare sicurezza, non stringergli il cuore per un singhiozzo
-Lo so-
-Non capisco- Buffy emise un sospiro tremante –Io non voglio. Non voglio ed è più di quanto possa sopportare-


Capitolo 29

Spike si svegliò lentamente, sapendo che Buffy si era già alzata. Si stirò e sentì i dolori che lei gli aveva inflitto. Se li meritava. Erano di nuovo insieme. Avevano fatto l’amore tutta la notte, come voleva lei. Aprì gli occhi e la cercò.
Guardò di nuovo.
Si mise a sedere poi, stupidamente, guardò sotto il letto.
Balzò in piedi, inconsapevole della propria nudità e sbattè contro la porta. Era chiusa. Guardò la finestra. Niente. Non era cambiato nulla, la cella era la stessa. Ma Buffy se n’era andata.
Come aveva fatto? Per i fuochi dell’inferno, come aveva fatto a scappare?
Spike raccolse i vestiti in fretta e l’indossò con movimenti frenetici, poi camminò per la stanza, toccò le pareti, spostò il letto, cercò un uscita segreta.
Niente.
Alla fine trascinò il tavolo contro il muro esterno, vi mise sopra una sedia e salì sopra. Mantenne l’equilibrio trattenendo il fiato. I mobile che a terra sembravano robusti ora apparivano molto fragili.
Si aggrappò alle barre della finestra, sperando che fossero abbastanza forte da sostenerlo. Lo erano. E Buffy non era scappata dalla finestra. La parte bassa della finestra era al livello della strada e guardando fuori intravedeva una via laterale. Passò un carro trainato da buoi sul lato opposto della strada. Torcendo il collo, Spike riuscì a vedere la fine della strada dov’erano freme le guardie.
Dannazione, un esercito stava arrivando in città, lui doveva uscire subito a parlare con Wesley.
Così cominciò a urlare
-Ehy, sono quaggiù, fatemi uscire! Devo assolutamente andare via di qui! Ehy!-
Nessuno gli prestò attenzione, anzi, la maggior parte delle persone accelerò il passo. Le guardie rimasero al loro posto.
-Ehy-
Un vestito marrone di tela ruvida si fermò davanti al suo naso e Spike lo tirò per l’orlo
-Signora, ho bisogno di aiuto-
A donna s’inginocchiò davanti alla finestra e guardò dentro.
-Direi proprio di si-
-Faith- sollevato, appoggiò la fronte alle sbarre fredde e guardò la piccola faccia divertita
-Dov’è Dawn?-
-Al sicuro-
-Puoi tirarmi fuori di qui?-
-Forse-
Lui alzò la testa. Faith si comportava in modo strano.
-Che significa forse?-
-Hai fatto un gran pasticcio, William-
-Non ricominciare- la guardò contrariato -Ho il denaro per Dawn-
-Non per Dawn, ma per te- lo corresse lei -E per averlo hai distrutto una nazione-
Evidentemente il possesso di un paio di seni pregiudicava la sanità mentale di una persona. Spik ribattè con veemenza
-Non è distrutta, solo un po’ danneggiata. E io contribuirò a rimetterla in sento-
-Credi che quando qualcosa si rompe si possa sempre aggiustarla con un po’ di colla e farla tornare nuova?- faith appoggiò le mani sulle ginocchia come se avesse intenzione di fermarsi per un po’
-Persino Dawn ragiona meglio di te-
Spike allungò il collo per osservare le guardie. S stavano passando una bottiglia e ridevano
-tu esageri-
-Allora dov’è la principessa?-
-Scappata-
-Senza di te?-
-Non essere maligna- senza di te. La frase echeggiò nei contortii meandri della sua mente
Buffy l’aveva lasciato senza neanche voltarsi indietro.
-Se n’è andata- ripeté Spike. Come? Guardò Faith con sguardo pungente –Ormai la consci bene-
-Oh, si. La principessa e io parliamo tutti i giorni-
Spike provò un momento di disagio riflettendo sul quello che Buffy poteva aver pensato quando le aveva detto che l’unico mercenario rimasto in vita era una donna che aveva conosciuto e con la quale era stata tanto gentile. E aveva saputo del carro? Spike non si era preoccupato delle proprie bugie, perché non aveva mai pensato di rimanere.
Ma nulla aveva importanza, ormai, a eccezione di com’era fuggita
-Allora sai anche come ha fatto a uscire di qui-
Faith sorrise.
Spike si raddrizzò e battè la testa sul soffitto
-Dannazione!- si grattò la testa ma il colpo gli mise in moto il cervello
-Quel Chariton ti ha trovata-
-Molti giorni fa-
-Così, è lui che sta aiutando la principessa?- Alzò la voce, incredulo. Buffy preferiva farsi aiutare da un’altra persona?
-Sarebbe meglio dire che la principessa si stia aiutando da sola. Ha organizzato la rivolta della sua cella-
-rivolta- Spike girò la testa verso la cella squallida. Buffy aveva organizzato una rivolta in quella stanza? Perché non glielo aveva detto?
Affiorò la sua esperienza militare
-Come? Quando? Rinfrescami-
Faith risposa al suo comandante come aveva sempre fatto, con fredda efficienza
-Cinque anni fa il re e la principessa hanno messo a punto un piano in caso di invasione, e in questa settimana l’hanno attuato. La principessa passava e riceveva dei messaggi attraverso la finestra pare che le lettere che riceveva fossero in codice. In questo momento l’esercito di Sunnydale si sta raccogliendo fuori dalla capitale. Il re è fuggito dal palazzo. La principessa è stata condotta al suo posto di comando-
-E’ al sicuro?-
-Solo se riescono a riconquistare il regno-
Ci sarebbero riusciti. Spike stesso se n’era assicurato.
-L’esercito di Sermania arriverà stanotte. Faith, devo uscire di qui-
Lei si ritrasse e l’osservò
-La principessa era contenta di vederti?-
-No, era furente- se Faith le aveva parlato conserva gia la risposta -Ma ho migliorato le cose-
-E’ per questo che ti ha lasciato chiuso nella cella?-
Faith, l’antica Faith se n’era definitivamente andata. Ora criticava le sue opinioni, gli rinfacciava le bugie. La ragazza ferita e ribelle era cresciuta e a lui il cambiamento non piaceva
-Puoi tirarmi fuori o no?-
-Non prima di averti detto alcune cose, William-
Lui grugnì e appoggiò di nuovo la fronte alle sbarre
-Non adesso!-
Lei gli afferrò i capelli e gli sollevò la testa per guardarlo negli occhi
-Questo è il solo modo per farmi ascoltare da te. La principessa ti ama-
-Lo so. Me l’ha detto- non disse a Faith che cos’altro aveva aggiunto
Ma Faith aveva tutta l’aria di saperlo
-Tuttavia si odia per questo-
-Te l’ha confessato lei?-
-no, ma lo so. Credi che io sia passata attraverso tutti questi anni di lotte e di passione senza imparare che significhi essere donna? E sono stata violentata. So che cosa significano vergogna e amarezza-
-Io non l’ho violentata!- si difese Spike
-No, ma l’hai fatta vergognare di se stessa. Il che è peggio. Will, l’amore dovrebbe rendere orgogliosa una donna-
Lui rispose come aveva sempre risposto ai rimproveri
-Io son un bastardo mercenario-
Faith fece un gesto esasperato respingendo la sua giustificazione
-Non cercare di vendermi questa balla scoperta. Lo so chi eri- Ma in tutti questi anni non ho seguito un mercenario e un bastardo. Ho seguito un uomo che capivo profondamente. Un uomo d’onore, un uomo che proteggeva i suoi amici, un capo-
-Stai dicendo che tento di giustificarmi?- Faith sapeva davvero come prenderlo, e sapeva che lui odiava coloro che fuggivano dalle proprie responsabilità .
-Dico che quando vuoi fare del male a qualcuno dichiari di essere un mercenario e un bastardo-
-Io non ho fatto del male a Buffy-
-Ah, davvero?- faith si alzò in piedi –Ora devo andare. Stanno arrivando le guardie-
Se ne andò lasciando Spike a fissare la strada. Fare del male a Buffy? Lui non le aveva fatto del male. Lei era arrabbiata e basta.
Ma se questa era la verità, perché lei aveva pianto?
Le guardie gli passarono davanti senza nemmeno prendersi la briga di dirgli qualcosa, poi tornarono indietro mentre Spike aggrappato alla sbarre cercava di capire.
-le ho detto che l’amavo- borbottò a Faith che non c’era più.
Naturalmente non era vero, ma l’aveva pensato. Ma gli uomini quelle cose non le dicevano. Ti amo. Non l’aveva mai sentito dire a un uomo. Da quando era morta sua madre lui non l’aveva più detto a nessuno.
Ma l’aveva pensato. L’aveva sentito. Le donna non avevano forse un intuito in quelle cose? si domandò, con tristezza.
Sotto ai suoi piedi la sedia si mosse. Si aggrappò alla sbarre e guardò in basso. C’era faith con un sorriso da monello impertinente sulle labbra e le chiavi in mano
-Vogliamo andare o vuoi stare appeso lassù per tutto il giorno?-


Capitolo 30

Un ventina di uomini e donne allegri, sporchi, stanchi, trionfanti e macchiati di sangue sia affollavano sotto la predella nella stanza del trono. Erano i nuovi eroi di Sunnydale venuti a celebrare la vittoria, e confrontare le ferite, a raccogliere e soprattutto a osservare da vicino la malconcia ed esausta famiglia reale.
Buffy capiva il loro stato d’animo. Voleva guardarli tutti anche lei. Tutti, eccetto…Ah, ma William si era conquistato il suo posto anche lui. Secondo gli informatori era stato come un turbine, aveva convinto i mercenari di Pollardine che era il momento di darsela a gambe e aveva posizionato al punto strategico re Wesley e l’esercito di Sermania. La battaglia, durata due giorni, era stata violenta, e adesso, mentre stava spuntando l’alba, re Giles sedeva solidamente sul trono del suo palazzo.
Solo che tutto questo non sarebbe successo se non fosse stato per William.
E se non fosse stato per lei.
Quasi nessuno conosceva tutta la verità. Si diceva che re Giles si fosse arreso quando la figlia era stata catturata. Nessuno lo criticava per questo, specialmente considerando che il re aveva riconquistato il paese con molta rapidità.
Ma Buffy conosceva la verità. E la sapeva anche Spike. Erano legati insieme dalla consapevolezza della perfidia dell’uno e dell’altro, malgrado la principessa non volesse più avere a che fare con il mercenario.
E gli aveva chiesto di sposarla.
Buffy prese la mano di re Giles.
Spike era deciso ad averla.
Il re le accarezzò affettuosamente le dita e lesse i suoi pensieri con incredibile abilità.
-Devi smettere di biasimarti. L’errore è stato tanto tuo quanto mio. Ti ho gettata tra le sue braccia. Ma dopotutto non è stato poi un grande errore, no?-
-Che intendi dire?-
-Colui che conosce i proprio nemici è un uomo fortunato e re Braden è stato riportato a Pollardine con il suo diamante appeso al collo. E’ fortunato anche chi conosce i propri alleati- fece un cenno a re Wesley che stava parlando con Spike
-Possiamo riconoscere i nostri amici più cari- indicò Anya coperta da polvere da sparo, e Riley bendato e con una stecca alla gamba fratturata; Chariton con la sua Faith, e Dawn che trotterellava per la stanza per nulla impressionata dalla celebrazione
-La nostra gente ha combattuto per noi e ha vinto- dalla finestra aperta entrarono gli echi dei festeggiamenti.
Si accorse che lo stava osservando. Il mercenario aveva preso in braccio Dawn ma guardava lei, con la fronte aggrottata e l’espressione impaziente.
-Papà, diamo inizio alla cerimonia- bisbigliò
Re Giles le strinse la mano, poi la lasciò e si alzò in piedi. Il chiacchiericcio cessò, le persone avanzarono per formare un’unica fila davanti al trono, e il re disse
-Cari amici, mia figlia, la principessa Elisabeth, e io non potremo mai esprimere la nostra gratitudine per il vostro appoggio nella riconquista del nostro regno. Ma possiamo e desideriamo assegnarvi il più altro e antico riconoscimento di Sunnydale, la Croce di Saint Simon-
Buff prese le medaglie, la spada del re e si mise al fianco del padre.
-Per primo il nostro amico Re Wesley di Sermania, con la nostra più profonda riconoscenza-
Re Wesley piegò la testa mentre re Giles gli metteva la medaglia al collo. I due sovrani sia abbracciarono e bisbigliarono qualcosa per un momento. Entrambi guardarono Buffy. Lei sostenne il loro sguardo.
La rassomiglianza tra Wesley e William era evidente, ma lei non avrebbe mai scambiato uno per l’altro. Wesley era calmo, e riflessivo. Il fuoco che ardeva in Spike e che l’attraeva, nel fratello era tenuto a bada. Tuttavia la esaminava con un interesse possessivo e lei arrossì domandandosi che cosa gli avesse raccontato Spike.
Re Giles tossicchiò e Buffy in fretta gli presentò la spada. Chiamati da lei gli altri si avvicinarono uno alla volta. Riley di inginocchiò davanti al re il quale battè la spada prima su una spalla e poi sull’altra. Buffy gli mise la decorazione al collo e lo abbracciò.
Fu la volta di Anya. Il re ripeté la cerimonia, Buffy le mise la croce al collo, poi subì entusiasmate abbraccio e un bisbiglio
-Hai disfatto il letto con lui?-
Dopo si inginocchiò Chariton al quale vennero conferiti la medaglia e un nuovo titolo creato a posta per lui.
Spike aveva restituito Dawn alla madre che si avvicinò al trono per la medaglia tenendo la bambina per mano, e la principessa riservò loro un abbraccio particolare. Faith era stata la sua forza durante la settimana passata e buffy non l’avrebbe mai dimenticato.
Alla fine rimase solo Spike, il quale aveva aspettato pazientemente con le mani lungo i fianchi. Si fece avanti con il suo portamento elegante e disinvolto e elegante mentre Buffy pensava “Questo è inaccertabile”
Non poteva accettare che sebbene lui l’avesse usata, tradita, sedotta, lei ancora lo desiderasse.
Buffy lo vide inginocchiarsi davanti a suo padre e osservarlo con un’espressione starna, guardinga. Fissò per un attimo il re e si meravigliò che sorridesse a Spike.
Wesley aveva le braccia incrociate e rideva. Gli altri uomini si erano schierati tutt’intorno per vedere meglio, mentre le donne si scambiavano occhiate di intesa.
Buffy intuì che doveva esserci qualcosa in ballo che lei non sapeva
-William di Sermania- dichiarò il re -Non dimenticherò mai quello che avete fatto per me e mia figlia-
La figlia trovò la frase curiosa.
-E ora voglio darvi la ricompensa- gli battè la spada sulla spalla, me nel rialzarla la fece passare troppo vicina alla testa di Spike e dall’orecchio del mercenario uscì un rivolto di sangue.
Spike si coprì la ferita con la mano.
Buffy sussultò e si coprì la bocca con le dita
-Papà!-
-Mi dispiace molto- disse il re anche se non sembrava per niente dispiaciuto –Dev’essermi scivolata. Qui, lasciate che finisca-
Spike piegò la testa e chiuse gli occhi come se aspettasse un altro colpo.
Re Giles posò la spada sull’altra spalla e di nuovo la lama ondeggiò, sfiorando il collo del cavaliere. Una lunga striscia di sangue fu il risultato del nuovo graffio.
-E’ stata una grande sbadataggine da parte mia- il re ripulì la spada apparentemente senza rimorso
-devo essermi stancato troppo, è stata unna grand fatica fermare l’ invasione. Voi capite vero?-
-Certo che capisco- Spike si alzò in piedi, rigido, estrasse un fazzoletto dalla tasca e si tamponò l’orecchio. Dalle parte opposta, il sangue gli colava direttamente nel colletto.
-Buffy, quest’uomo sanguina. Non hai una benda?-
Con tono mordente, lei rispose
-Anche se ho passato parte della notte a lavorare in ospedale, si dà il caso che non abbia pensato di riempirmi le tasche di bende. Non immaginavo che l’avresti tagliuzzato- ma a ridacchiare che si sentiva nella sala, era ovvio che tutti gli altri l’avevano immaginato.
Buffy avrebbe voluto rimproverare il padre, ma Spike era ancora davanti a loro e sanguinava. E lei non pensò nemmeno a qualcun altro potesse occuparsi di lui. O che Spike avrebbe porto medicarsi da solo. Così spiegò la garza messa a sua disposizione miracolosamente da qualcuno e gli tamponò la ferita.
-Non so perché l’abbia fatto- mormorò all’orecchio si Spike.
-Io si- rispose lui, fissandola
Erano così vicini che il suo respiro le sfiorava il viso. Vedeva le sue pupille mentre la guardava. Avrebbe potuto baciarlo
-Perché?-
-Per un paio di motivi- rispose lui -il primo per aver tradito lui e il suo paese. Il secondo per aver sedotto e fatto piangere sua figlia-
Con orrore, Buffy si sentì affiorare le lacrime agli occhi.
Spike sollevò le mani su di lei, senza toccarla. Le loro voci basse non bastavano a celare l’atmosfera drammatica della scena
-Mi cara, non piangere. Mi fai sentire l’ultimo degli uomini-
-Lo sei- Buffy deglutì per sciogliere il nodo alla gola -Se avessi delle bende ti poteri fasciare il collo molto stretto-
Spike sorrise con il fascino che lei aveva percepito la sera prima del loro incontro
-Ti farebbe sentire meglio?-
Poteva emanare il fascino che voleva, me questa volta non avrebbe funzionato. Non con lei. Assolutamente.
-No- rispose
Ma Spike la prese per le braccia e la scosse
-Buffy, dobbiamo parlare-
Le lacrime si asciugarono sotto un impeto di collera
-Abbiamo parlato anche troppo-
Doveva aver alzato la voce, perché i presenti ridacchiarono. Non le importava.
-Non è finita- anche lui aveva alzato la voce -Hai detto che mi amavi. Mi hai chiesto di sposarti…-
I presenti sussultarono
-….E giuro su questa medaglia che noi…-
-I prigionieri sono arrivati- annunciò re Giles
Buffy e Spike si voltarono verso il sovrano.
Lui indicò le guardie che aspettavano in fondo alla sala.
-Harris e Joyce sono qui per il processo-
Di colpo Spike dimenticò Buffy. Si voltò a guardare i due criminali entrambi sporchi e stanchi, ma eretti, senza catene, circondati da guardie nel rigido e antico abbigliamento tradizionale.
Dannazione, re Giles non si rendeva conto del rischio che correva facendo entrare quello sporco di Harris in una sale piena di civili. E con Buffy presente.
Spike estrasse un pugnale dalla manica.
E a quel punto si scatenò il caos. Harris spinse in avanti Joyce facendole perdere l’equilibro alle guardie. Quelle che erano al suo fianco cercarono di reagire, ma erano impedite dal loro abbigliamento pesante. Harris s’impadronì di due dei loro coltelli prima ancore che i gendarmi capirono che cosa stesse succedendo.
Harris cominciò a farsi strada tra la gente a colpi di pugnale. Poi fece un balzo in avanti, e alzò il pugnale in direzione del trono, Spike lanciò il suo, che fendette in aria contemporaneamente con quello di Harris.
La lama si Spike affondò nel petto del malvagio. Ma il mercenario era arrivato troppo tardi. Si voltò terrorizzato e vide Buffy sul pavimento, re Giles sopra di lei e il pugnale di harris conficcato nel legno del trono.
Spike sentì che il cuore ricominciava a battere.
Il silenzio che seguì fu rotto dal grido di Joyce
-Non sono stata io!-
Wesley mise la mano sulla spalla a Spike
-il re e la principessa si sono spinto a terra a vicenda- si guardò in giro –L’hanno fatto in molti-
Sul pavimento vi erano coppie stese. Riley e Anya…erano uno tra le braccia dell’altro e si baciavano selvaggiamente.
Spike si diresse verso il trono deciso a rialzare al pavimento Buffy e sistemare le cose con lei.
Re Giles gli si parò davanti. Spike tentò di evitarlo, ma il sovrano lo afferrò per la camicia.
Spike lo guardò.
Il re ricambiò lo sguardo, non sorrideva
-Se volete venire con me, William, averi alcune cose da dirvi-

Nello studio di re Giles si sedette alla scrivania e cominciò a firmare delle carte, fingendo di ignorare Spike.
Spike non si era mai trovato in quella situazione, davanti al padre di una ragazza che aveva sedotto.
Finalmente il sovrano firmò anche l’ultimo documento e lo mise da parte. Poi incrociò le braccia davanti a se, esaminò Spike dalla testa ai piedi, e a giudicare dal suo sguardo non ne sembrò affatto impressionato.
-Ebbene, giovanotto, che cosa avete da dire?-
“A proposito di che?- si chiese Spike “Che cosa dicendogli aspiranti corteggiatori al padre di una ragazza? Specialmente quando la prima notte di nozze è gia stata consumata?”
Spike deglutì, le ferite all’orecchio e al collo gli dolevano e voleva raggiungere Buffy. Subito
-Maestà…-
-Sapete- re Giles prese la penna e la rigirò tra le dita -Quando mi sono reso conto che il matrimonio di Buffy era stato un fiasco…Immagino che ve ne abbia parlato…-
-Si, ma adesso ho bisogno di vederla, e…-
-Bene. Vi ha detto che suo marito è stato assassinato?-
Spike rimase di stucco.
-Vedo che non ve ne ha detto- il r appoggiò la penna -In verità non l’ho mai messa al corrente di questo. Si sentiva già abbastanza colpevole-
Spike voleva saperne di più
-Assassinato?-
-Ho voluto che Liam mi stesse vinco, per tenerlo lontano da lei. L’assassino ha ucciso l’uomo sbagliato. Fu per me un colpo di fortuna-
“E per Buffy” pensò Spike
-Dopo ciò ho deciso di fare tutto quello che era in mio potere perché il matrimonio successivo fosse molto passionale. Potete immaginare li mia delusione nel vedere passare gli anni senza che nessuna passione spuntasse all’orizzonte- re Giles -Così ho inventato la celebrazione del compleanno e in voi ho visto la passione che avevo immaginato per la mia bambina-
-Grazie, Maestà-
All’improvviso il tono del sovrano si fece ostile
-La passione è calda. La vendetta è fredda. Se avete tradito la mia bambina per vendetta- si alzò in piedi e posò una mano sulla scrivania
-Vi bandirò da questo paese e lei sposerà Riley-
Spike andò su tutte le furie. Battè il pungo sul tavolo ed esclamò
-Dovrà passare prima sul mio cadavere-
Il re si protese in avanti
-Questo si può organizzare-
-Lei è mia! E’ sarà sempre mia anche se dovessi rapirla io stesso e portarla via. Su questo non si discute-
-Allora l’amate?-
-L’amo-
-Oh- la rabbia del sovrano svanì e si mise seduto –In tal caso, vorrete chiedermi qualcosa-
A Spike girava la testa
-Io …voi….- Era stato giocato -Maestà, posso chiedervi la mano di vostra figlia?-
-Sarò lieto di darvi il benvenuto in famiglia. Se riuscirete a convincere la principessa-
Spike era sicuro di riuscirci
-Ne sarà felice, Maestà. Potete dirmi dove si trova?-
-E’ andata al cottage-


Capitolo 32

Era scappata da palazzo al cottage per non parlare con Spike, e sperava vivamente che lui non la trovasse. Però allo stesso tempo desiderava che Spike fosse lì con lei. Posò la fronte contro lo stipite della porta della stalla. Probabilmente era stupida.
Voleva che Spike la inseguisse, che le si inginocchiasse davanti, che ammettesse la sua colpa, la implorasse di perdonarlo…così lei avrebbe potuto respingerlo e cacciarlo da Sunnydale.
Alle sue spalle Sterling sbuffò e lei dovette dargli ragione. Entrò nella stalla ombrosa, odorosa di fieno, e aprì le impostate, Si strofinò il petto dolorante, proprio dove c’era il cuore. Era in un vicolo cieco. Voleva Spike, ,a solo se lui l’amava, e anche se lui glielo avesse detto come avrebbe potuto esserne sicura?
Udì il suo richiamo ancor prima di sentire gli zoccoli di Oscuro
-Buffy!-
L’aveva trovata. O meglio, suo padre l’aveva mandato. Per qualche misteriosa ragione, il re voleva che lo sposasse, e Sua Maestà, a suo modo, riusciva a essere testardo quanto lei.
Lui gridò ancora
-Sono qui!- rispose lei di rimando con lo stesso tono di voce. Le faceva bene allargare i polmoni, aprire la bocca e urlare. Lo fece ancora
-Nella stalla!-
Spike comparve sulla porta, una sagoma possente contro la luce del sole. Con le spalle lievemente curve e i pugni contratti eri il ritratto di un toro infuriato.
Bene. Che soffrisse pure gli effetti di una furia repressa.
Spike entrò nella stalla seguito da Oscuro
_Credevo che tu mi avessi promesso di non sparire senza avvertire- l’apostrofò
Buffy affondò la forca nella paglia e la spostò scoprendo una botola
-Questo era prima-
-Prima di cosa?- chiese in tono infuriato
-Prima che tu sparissi senza una parola- lasciò cadere la forca e afferrò l’anello della botola con entrambe le mani
-Forse avrei dovuto farti promettere la stessa cosa-
Spike si rilasso un po’ -Lo prometto-
Lei rise senza gioia –Per quello che valgono le tue promesse…-
-Le mie promesse valgono moltissimo, perché per mantenere la mia con Harris ho gettato via la possibilità di sposarmi, di essere un principe, di essere rispettabile. Ho gettato tutti i miei sogni alle ortiche-
-Commovente- fiera di quella risposata gelida. Buffy sollevò l’anello e aprì la botola.
Spike le si avvicinò a braccia tese e un raggio di sole lo illuminò. Era ancora vestito di pelle nera e seta. Non si era fermato par lavarsi ed era chiazzato di polvere da sparo. Era talmente bello che il corpo di lei reagì con un impulso di desiderio, tanto forte da farle male.
-No!- gridò lei
Lui si fermò.
-no, faccio da sola. Sono forte- disse, impettita, sfidandolo ad avvicinarsi.
E Spike arretrò con le mani ancora tese
-Buffy…-
Oscuro battè gli zoccoli
-Il cavallo- balbettò lei
Spike non aveva nemmeno notato il nervosismo dell’animale
-Che cosa?-
-Il cavallo è sudato. Farai bene a dargli una bella strigliata-
- Oh. Si, io…- prese la briglia, condusse Oscuro nel suo stallo e lo asciugò con la paglia e dei cenci
-So, l’ho fatto correre- ora la sua voce era come quella dello William che lei conosceva, duro e fiducioso
-Ci sono dei mascalzoni nei dintorni-
-Furfanti malintenzionati come te- Buffy si guardò le mani. I guanti che indossava per cavalcare non erano adatti al lavoro manuale, ma nella fretta non si era ricordata di cambiarli
-Conosco il pericolo. Che cosa credi che abbia fatto negli ultimi due giorni?-
-Hai diretto la rivolta in città- Spike prese a spazzolare e cominciò a strigliare Oscuro con movimenti rapidi, come se il lavoro fisico servisse ad alleggerirgli la tensione
-Hai detto agli uomini che cosa fare, dove combattere, chi ammazzare…-
Lei prese il badile e lo gettò nella botola
-io sono consapevole di ogni pericolo che mi minaccia-
-Io non sono un pericolo per te-
- Ah, davvero?- disse andando verso lo stallo –Non sei stato tu a corteggiarmi con tutto il tuo fascino, a salvarmi dal rapitore con tanta efficienza, a raccontarmi la tua storia tanto ad indurmi a fare quello che non avevo fatto in quasi dieci anni?-
-Non ho mentito sul mio passato-
-Poi, poi mi hai sedotto. Non ne avevi bisogno. Io ti avevo gia messo al corrente del segreto più importante del mio paese. Avevi quello che ti serviva per prendere il tuo denaro- malgrado lei fosse in piedi appena fuori dal box, Spike continuava a lavorare.
-Avresti potuto andartene e lasciarmi ferita, ma con il cuore intero. Ma no, hai dovuto prendere la mia verginità, farmi innamorare di te, indurmi a farti una proposta di matrimonio. Ti ho proposto di sposarmi perché ero perdutamente innamorata! Tu eri la grande passione, mi avevi ridato fiducia negli uomini…e io mi sono ritrovata da sola, nuda e tremante-
Spike gettò la spazzola i un angolo e si avvicinò. Se lei era adirata, lui era furioso. Buffy fece un passo indietro.
L’uomo le mise un dito davanti al naso e con voce bassa e dura disse
-Si, ti ho sedotta. Ho capito subito che avrei potuto farlo. Ma non ti ho costretto ad amarmi. Se avessi il potere di fare innamorare una donna, non credi che l’avrei fatto prima? Pensi che avrei vagato per il mondo come un bastardo se avessi questo potere?- fece un altro passo verso di lei
-Sei stata tu a darmi il tuo amore, e non puoi riprendertelo-
Buffy arretrò fino alla botola profonda circa mezzo metro, saltò dentro e prese il badile. Senza chiedere spiegazioni, lui tornò allo stallo di Oscuro, e la principessa infilò il badile nel terriccio.
Il rumore delle striglie ricominciò
-Pensavo fossi arrabbiata con me-
Buffy gettò fuori dal buco un po’ di terra
-lo sono-
-Posso capirlo. Lo sarei anch’io. Ma, se sei solo in collera, posso fartela passare coccolandoti un po’-
Buffy si domandò se sarebbe riuscita a colpirlo col badile abbastanza forte da farlo cadere a terra
-Coccolarmi?-
-Io sono stato pieno di rabbia per tutta la vita, ma bisogna essere duri per mantenere una tale ostilità. Bisogna essere il bastardo di un re, essere stato sfruttato in un bordello e perdere la madre per sifilide prima dei tredici anni. Tu hai avuto delle brutte esperienze, non lo nego. Ma non puoi fare della rabbia una ragione di vita. Non ne hai la durezza-
Che cosa doveva dirgli?Grazie?
-Faith mi ha detto qualcosa d’altro a proposito di te-
Buffy strinse forte il manico del badile
-Non ho mai parlato di noi a Faith-
-Non ce n’era bisogno. Da quando a partorito ha sviluppato un forte intuito, e posso dirti per esperienza che non sbaglia-
Buffy sapeva di non volerlo ascoltare
-Ha detto che sei ferita-
-Mai stata meglio- rispose lei
-Dice che sei fatta di tanti strati e che se riseco a togliere lo strato di rabbia posso vedere il dolore che ti ho fatto-
Buffy conficcò il badile nel terriccio
-Non c’è niente che il tempo non sia in grado di curare- replicò
-Dicono che il tempo guarisce tutte le ferite, ma io so che cosa significa questa banalità- Spike si era avvicinato in silenzio e Buffy non l’aveva sentito
-A volte bisogna aspettare la morte per guarire, io voglio che tu guarisca adesso-
-Non puoi averle tutte vinte- le sfuggì una lacrima
-Buffy, io ti amo-
Lei gli gettò del terriccio sugli stivali
-MI hai sentito?-
-Ti ho sentito-
-Non sei la prima persona che amo-
Buffy si bloccò e sollevò lo sguardo.
Spike la fissava, osservando la sua agitazione, le lacrime sul suo viso e ogni emozione
-Ho amato i miei uomini e li ho perduti, Amo Faith come una sorella, da sempre. E amo Dawn-
Lei pensò a come lui l’aveva tenuto in braccio la piccola quella mattina stessa e a come lei lo abbracciasse.
-Lo so-
-Quando persi miei uomini, quando Faith e io rischiammo di morire di fame e Dawn venne alla luce i una grotta giurai che avrei trovato il modo, qualsiasi modo, per prevedere a lei. Nessuno mi voleva come mercenario. Non avevo uomini e quel che era peggio avevo la reputazione di sfortunato e quando Harris mi ha offerto il lavoro ho accettato- la guardò lei era così triste.
-Mi dispiace. Ma ora sono cambiato. Voglio sposarti e dedicarmi a fare bambini con te- si sporse ancora più verso di lei e le prese il mento tra le mani
-Ti farò felice, Buffy, perché ti amo-
Le sue parole avevano alleviato la pena del tradimento. Ma anche se poteva perdonarlo, Buffy non riusciva a dimenticare. La diffidenza sarebbe sempre rimasta tra loro.
Lo respinse –No- sollevò il badile pieno di terra –William, il problema è che di te non mi fido più-
Lui la guardò lavorare –Che cosa stai facendo?-
-Sto tirando fuori il denaro pagato a Sermania per l’erba di maggio- gettò la terra sul pavimento della stalla e disse bruscamente
-Dopo la piccola guerra che hai provocato, Sunnydale ha bisogno del denaro per rifiorire il tesoro nazionale-
Spike non disse nulla rimase lì accoccolato con le braccia conserte a guardarla.
-Suppongo che tu stia pensando che se non mi fido di te non dovrei disabbellire la ricchezza del mio paese davanti hai tuoi occhi-
Spike sollevò le sopracciglia
- C’è una spiegazione- proseguì lei, mentre Spike si alzava in piedi –Il denaro è per metterti alla prova, per vedere se tu…-
-Ti carico su una spalla e ti porto vis e ti violento finché non ti torna il buonsenso?-
-No!-
Spike si fermò. Buffy stava diventando brava a dire quella parola. Forse poteva dargli qualche lezione. Fece un altro passo.
Lei continuò
-Sono stanca di essere portata di qua e di là. I rapitori mi aggrediscono, tu mi aggredisci, sono sempre trasportata come un sacco di patate- continuò ancora più in fretta –Sono una donna adulta che ha appena diretto una rivolta, che porta sulle spalle le speranze di una nazione e in questa storia colgo prendere da sola le mie decisioni-
Sotto lo sguardo di lui, Buffy uscì dalla botola appoggiandosi al badile, poi lo lasciò cadere e si avviò alla porta; si fermò, diede un’occhiata indietro, sorrise a Spike e battè le ciglia
-L’ultimo che arriva al cottage sta sotto!-
Si mise a correre e udendo i passi di lui alle calcagna pensò
“Mi domando come farà a togliermi il busto”
Ma alla fine William dimostrò ancora una volta di essere un uomo pieno di risorse.

 


Fine

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