
Subject:
AU
(tutti umani)
Warnings for: no.
Rating:
NC17
Genere: Romance.
Lunghezza:
16
capitoli
Summary: A Faith, migliore amica
di Buffy, piace un ragazzo. Spike. E Buffy è felice dell'amica, ma
se piacesse anche a lei?
Prologo
Ogni persona ha il suo angelo. Alcuni dubitano della loro esistenza. Altri
ripongono tutta la loro fiducia in loro. Altri invece li incontrano. Io appartengo
quest’ultima categoria.
Il mio angelo io l’ho incontrato e ferito. Si chiamava Faith, ed era
l’amica più importante che avessi mai avuto. È merito
suo se sono ancora viva.
Quando mia madre morì io avevo solo 11 anni, ricordo che mi chiusi
in casa per giorni. Non volevo più andare a scuola, né vedere
le amiche e tanto meno parlare con quella massa di parenti che voleva farmi
le condoglianze solo in apparenza. In realtà volevano solo i dettagli
più macabri. Pettegoli. Insensibili. Crudeli. E questi sono solo gli
aggettivi meno volgari che mi vengono in mente.
Disgraziatamente, siccome non avevo un padre, andai a vivere con una delle
mie zie: Jenny. Era una donna molto dolce, buona e ammodo, ma non poteva sicuramente
sostituire mia madre o soffocare il mio grande dolore. Riuscì però
a farmi tornare a scuola. Fu la mia salvezza.
Nonostante stessi sempre da sola, in disparte, isolata dal resto della classe,
un giorno un angelo moro venne a farmi visita. Il suo nome era Faith. Era
così piena di vitalità e gioia di vivere che subito attrasse
la mia attenzione di bambina. Lei era un po’ quello che io volevo essere
e non trovavo la forza di essere. Stranamente facemmo subito amicizia. Anche
se io non me ne accorsi pian piano, con il tempo, aggrappandomi a lei, riuscii
a uscire dall’ombra di malinconia che gravava sul mio cuore e a volare
leggera, come faceva lei.
Così siamo cresciute insieme, senza mai separarci. Fino all’università,
che abbiamo scelto insieme. Non potevamo separarci: eravamo troppo legate.
Eppure, è stato lì che ho dato la coltellata all’angelo
che mi salvò la vita. Lì dove ho smarrito e allo stesso tempo
ritrovato me stessa.
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Mi chiamo Faith. Sono laureata da poco in biologia ad indirizzo patologico.
Fino a pochi anni fa mai avrei pensato di poter riuscire ad arrivare a questo
livello di preparazione. Io odiavo la scuola, la volevo abbandonare all’età
di 11 anni, se non avessi conosciuto, all’epoca, il mio angelo biondo.
Si chiamava Buffy e mi ha dato la forza di rimanere a Sunnydale. I miei genitori
erano sempre completamente sbronzi, il loro divertimento maggiore era picchiarmi
e nessuno faceva niente per fermarli. Volevo scappare via e sarebbe successo,
se non avessi conosciuto lei. Era triste, la mia Buffy, sua madre era morta
da poco e lei sembrava volesse seguirla. Mi ha fatto sentire improvvisamente
necessaria: sentivo dentro di me di dover fare qualcosa per farle tornare
il sorriso e, modestamente, credo di esserci riuscita anche piuttosto bene,
ora il suo sorriso acceca. Siamo diventate amiche per la pelle e per lei avrei
fatto di tutto.
Eravamo in classe assieme al liceo: lei era la più tranquilla e gentile
tra le due, io quella che menava e si ergeva a salvatrice degli oppressi.
Insomma, una gran coppia, una coppia così affiatata che è rimasta
intatta anche al college. Dormivamo nella stessa stanza, ci divideva solo
la scelta della facoltà: lei giurisprudenza, io biologia.
Fu proprio qui che iniziarono i guai, fu proprio qui che la nostra amicizia
si crepò, a causa, ovviamente, di un uomo… e che uomo!
Eppure, se non fosse stato per questo, ora non avrei Lui al mio fianco e sarei
ancora persa.
Capitolo 1
“Cazzo, Faith! Siamo in ritardo.” Urlò Buffy. In ritardo?
Siamo? Mi sa che ha il cervello ancora annebbiato, io ho lezione appena dopo
pranzo, è lei quella che deve correre.
“Uhmmmm… lasciami in pace, ieri ho fatto tardi.” Bofonchio
io.
“E lezione?”
“B. sei del quinto anno, hai il college nelle tue mani e ancora ti preoccupi
di arrivare in ritardo di cinque minuti? E non per criticare, ma io fino alle
due non devo andare in laboratorio.”
“La solita fortunata.” Sbuffa lei. È ancora vestita con
il suo pigiama di cotone con le paperelle. Se non avessi così tanto
sonno mi metterei a ridere.
Dopo dieci minuti è pronta: si mette in velocità un paio di
scarpe di ginnastica in tinta con i jeans ed esce urlandomi qualcosa sulla
cena… non l’ho sentita, ho la testa sotto il cuscino per evitare
la luce che inevitabilmente entra dalla finestra. Eh sì che ho già
protestato in direzione che gli scuri sono da aggiustare, ma loro hanno fatto
orecchie da mercante. Mi sa che dovrò dare un colpo di telefono alla
mia amica quando sarò in grado di ragionare.
Ieri sera sono ritornata tardissimo in dormitorio: sono riuscita ad entrare
qui grazie ad una borsa di studio per meriti sportivi, Dio benedica il kick-boxing.
Soltanto che non avevo idea di quanto potesse interessarmi la scienza. Ora
la borsa è stata tramutata per meriti scolastici… sono quasi
diventata una secchiona e tutto per merito di quella suonata della mia coinquilina.
Lei passava ore china sui suoi libri e per non sentirmi esclusa lo facevo
pure io. Morale: sono diventata bravissima. Peccato solo che per poter rimpinguare
le mie tasche, ogni tanto devo fare qualche lavoretto. Il proprietario del
Bronze, l’unico locale vagamente decente della città, ogni tanto
mi chiama, quando ha delle serate che si preannunciano particolarmente calde
ed è quello che è successo ieri.
Nulla, non riesco a stare a letto, mi tocca alzarmi per forza. A differenza
di Buffy che usa i pigiami più strani possibili, io dormo solo con
gli slip e i calzini se fa freddo. Cerco una canottiera pulita nel mucchio
di vestiti che ho buttato sulla sedia della mia scrivania e poi un paio di
pantaloni. Mi guardo allo specchio per vedere se il mio istinto è riuscito
a coordinare i vestiti… impresa impossibile! I pantaloni di pelle rossa
si intonano molto male alla canottiera gialla canarino, gentile omaggio del
campus. No, decisamente non si abbinano un gran che. Lo stomaco brontola senza
pietà, ma non posso andare in mensa ridotta in questo stato: oltre
i vestiti che fanno a pugni tra di loro, ho due occhiaie terribili e i capelli
che cadono sulla schiena a corde. Urge una doccia!!
Il nostro bagno è piccolo, ma riusciamo a starci bene lo stesso. L’acqua
calda scivola fra le pieghe del mio corpo e io mi sento rinascere. I pantaloni
di pelle, però, me li voglio tenere, mi fanno un gran bel culo. Modestamente
sono molto apprezzata per questo e non voglio deludere i miei fans. Aggiungo
una felpa nera con il cappuccio e il mio fedele giubbotto di pelle nera, splendido
regalo di compleanno di Buffy e degli altri amici.
Nell’atrio del dormitorio ci sono un sacco di ragazze: in questa palazzina
i ragazzi non sono ammessi nelle camere… che spreco. La regola non viene,
ovviamente, osservata: i rendez-vous notturni servono ad alcune di noi per
divertirsi un po’ tra una lezione e l’altra, ma di mattina non
si vede l’ombra di un bel maschio possente neanche a morire.
“Ciao Faith!” la voce ferma e decisa che sento appartiene a Cordelia:
è una splendida bellezza mora, alta, con il corpo da modella. Infatti
ogni tanto partecipa a qualche sfilata. Indossa un bel vestito color bordeaux
che la slancia ancora di più.
“Ciao Queen C. come butta?”
“Benissimo: sono appena passata dal mio professore di economia politica.
Ha detto che posso cominciare con lui la tesi appena faccio un altro esame
da aggiungere al libretto. Quindi dovrò aspettare ancora fino a gennaio,
ma pazienza.”
“Ti toccherà laurearti un semestre in ritardo.” Osservo
io: è la mia paura, dovrei trovare ulteriori soldi ed è sempre
un’impresa.
“Sì, ma non è un problema per me. I miei hanno detto di
fare tutto con calma, in modo che le cose vadano al meglio… diciamo
la verità, vogliono che stia lontano da casa il più possibile.”
E ridacchia. “Tu hai già deciso che cosa vuoi fare per tesi?”
annuisco violentemente.
“Certo. Voglio fare la tesi sulle patologie nello sviluppo embrionale.”
“Ah…” mi guarda come se avessi detto una parolaccia e io
sorrido.
“Tranquilla, non è niente di brutto… o meglio un po’
lo è, ma lasciamo perdere. Questa sera ho un appuntamento con l’assistente
del prof. Travers, così potrò vedere se sarà possibile
fare l’internato nel loro laboratorio.”
“Sembra bello… ma perché con l’assistente e non con
il professore stesso?” chiede a ragione Cordelia.
“Travers delega tutto agli assistenti: lezioni, colloqui, tesi. Lui
mette solo le firme sui libretti.”
“Voglia di lavorare saltami addosso.” Chiacchierando siamo arrivate
davanti alla mensa: moltissimi ragazzi ci hanno fissato a bocca spalancata.
Non facile vedere due ragazze belle come noi. Cordy lo sa e fa sempre di tutto
per sfoggiare il suo fascino, anche ora che è fidanzatissima con Liam.
Bellissima coppia sul serio.
“Senti, io andrei a mangiare qualcosa, il mio stomaco brontola. Ti unisci
a me?” chiedo alla mora, ma lei declina il mio invito.
“Mi aspettano in facoltà per studiare. La prossima volta, magari.”
Salutata Cordelia, mi avvio a mangiare. Sono le undici e mezza e il pranzo
è già esposto per i primi studenti in arrivo. Avrei voglia di
un caffè, ma mi toccherà prenderlo al bar, non qui. L’odore
di fritto è un po’ nauseante: ma non c’è niente
per una povera ragazza affamata appena sveglia?!? Uffa! Prendo una pagnotta
di pane e un bicchiere di the freddo, facciamo finta che sia una buona colazione:
devo imparare a svegliarmi prima o a fare docce meno lunghe.
Capitolo 2
Mentre Morfeo mi stringe ancora nelle sue braccia, un raggio di sole colpisce
i miei occhi, obbligandomi ad aprirli.
“Dannazione...” mormoro con la voce ancora impastata dal sonno.
Allungo la mano verso la sveglia domandandomi che ore sono. “CAZZO!!”
urlo completamente sveglia. Balzo giù dal letto mentre il mio cervello
viaggia già a una velocità impressionante. Complimenti Buffy,
sei riuscita a svegliarti venti minuti prima della lezione, è il tuo
record personale, mi dico.
“Cazzo Faith! Siamo in ritardo!” urlo alla mia compagna di stanza
mentre preparo il caffè, l’unica cosa che riuscirò a ingurgitare
stamattina.
“Uhmmmm… lasciami in pace, ieri ho fatto tardi.” Articola
lei nel sonno.
“E lezione?”
“B. sei del quinto anno, hai il college nelle tue mani e ancora ti preoccupi
di arrivare in ritardo di cinque minuti? E non per criticare, ma io fino alle
due non devo andare in laboratorio.”
“La solita fortunata.” Sbuffo. Scommetto che trova tutto molto
divertente, nonostante io abbia un diavolo per capello ogni mattina. Arraffo
il mio caffè e lo butto giù tutto d’un sorso. Bollente
come al solito, ma ormai la mia gola è diventata d’amianto a
furia di caffè ustionanti.
Dieci minuti e sono pronta, i vestiti volano e in men che non si dica sono
già vestita di jeans e scarpe da ginnastica in tinta.
“Faith, ricordati che stasera non ci sono, vado a cena con delle amiche
della facoltà... Buona dormita!” Di solito sono io che preparo
le cene. Sono portata per la cucina, beh, forse portata non è la parola
giusta, ma tra le due sono la più brava. Così ho preso io l’onere
dei pasti.
Esco correndo. Dannazione, ho solo cinque minuti per attraversare il campus.
Come tutte le mattine del resto... Non mi stupisco di essere diventata una
scheggia...
Apro la porta dell’aula proprio mentre la campanella sta suonando.
“Miss Summers....” mi accoglie il professor Finn, il mio insegnante
di diritto. “Mi fa piacere che abbia deciso di unirsi a noi... è
un grande onore che ci concede poco spesso...”
e io divento paonazza.
“M-mi scusi..... N-non volevo...” dico con lo sguardo basso. Sta
esagerando di proposito, lo so. Da quando ho rifiutato di cenare con lui l’anno
scorso il mio corso di diritto è diventato un vero inferno. Sono sempre
la più preparata e mi becco sempre i voti più bassi. Eppure
cosa posso fare? Mi tocca stare zitta e sopportare. Mi farò valere
appena ne avrò l’occasione.
“Lei non vuole mai Summers, eppure non c’è mai una volta
in cui è in orario... Ha intenzione di andarsi a sedere o vuole ancora
farci perdere tempo?”
In silenzio salgo e prendo posto in alto, vicino a William, che ha osservato
tutta la scena lanciandomi di tanto in tanto occhiate solidali. Abbiamo un
rapporto un po’ strano, io e lui. Ci siamo conosciuti il primo anno,
a letteratura, e da lì....beh, è stato odio a prima vista. Litigavamo
appena ne avevamo l’occasione, sempre in modo molto pungente. L’ho
addirittura soprannominato Spike per il suo carattere pungente, e anche per
i capelli, ossigenati e a punta. Non andavamo per niente d’accordo.
Fino all’anno scorso. Non so quale tipo di magia ci abbia stregati,
ma da quando ha saputo della storia di Finn siamo diventati molto amici. Certo,
il nostro vecchio vizio di lanciarci frecciatine è rimasto, ma siamo
più amichevoli. Adesso è il mio migliore amico, anche se a volte
non lo capisco. È capace di passare da un umore all’altro così,
senza motivo. Ma sa anche essere molto dolce.
William mi da una gomitata richiamandomi al pianeta terra.
“Summers che cosa ho appena detto?” mi chiede Finn con quel suo
fare odioso. Non attende neanche la mia risposta e attacca subito “Se
non le interessa il mio corso è libera di prendere quella porta quando
vuole...”
“Certo, Finn, e me ne fai venir voglia ogni giorno di più...”
mormoro io. “Mi spiace...” dico invece a lui, trattenendo uno
sbuffo che potrebbe firmare la mia condanna a morte. Lui si accontenta e riprende
la sua spiegazione.
“Stamattina è proprio inviperito eh?” sussurra William.
“Non parlarmene, per carità... Non vedo l’ora di laurearmi...
Così me lo tolgo dai piedi. Ma perché non ho fatto medicina?”
dico sbuffando.
“Perché non riesci a tenere a freno la tua linguaccia....”
dice lui canzonandomi. Scuoto la testa divertita, è sempre il solito.
Grazie al cielo, l’ora di diritto vola e io posso andarmene da quell’aula
maledetta.
A pranzo non trovo Faith come speravo, chissà dove sarà andata
a cacciarsi. Scommetto che stamattina non ha capito una parola di quello che
le ho detto. Pazienza, vorrà dire che per una volta si arrangerà.
Prendo il mio vassoio con il mio pranzo e mi metto sotto l’albero a
mangiare per cercare un po’ di frescura.
“Buongiorno passerotto...” dice una voce alle mie spalle. Non
ho bisogno di girarmi, so già che è lui.
“Che ci fai qui Spike? Harmony ha per caso lasciato l’università?”
Harmony è la sua ragazza. Una specie di oca giuliva che gli gira intorno
in continuazione. Ha però una bella carrozzeria. L’unica cosa
che la rende appetibile. La odio, e Spike lo sa.
“Ti è andata male tesoro, è ancora qui. E mi sta cercando
per di più.” Si siede di fianco a me.
“E tu stai scappando?” chiedo confusa.
“Si..” prende un lungo respiro. “Sono giorni che mi tormenta.
Vuole che io mi iscriva con lei a un corso di aerobica. Come se non avessi
già poco tempo.” Scoppio a ridergli in faccia, è troppo
comico. “Non c’è niente da ridere!” dice fingendosi
offeso. “È semplicemente inquietante! Io che faccio aerobica...
Cose da pazzi...!”
“Che affronto per la tua virilità!” e stavolta scoppiamo
a ridere insieme.
“Tieni..” mi porge un fiore. Bianchissimo. Sembrerebbe un’orchidea,
ma non sono mai stata un’esperta di fiori. Lo prendo sentendo già
le guance infiammarsi. “Grazie...” mormoro imbarazzata. Lui me
lo appunta nei capelli e iniziamo a mangiare parlando del più e del
meno.
Prego solo che Harmony non ci trovi. Conoscendola, farebbe una scenata. E
non sarebbe nemmeno la prima volta. La settimana scorsa, al Bronze, la sua
stupida gelosia mi è costata un vestito nuovo, che avrei tanto voluto
rimettere e che, per colpa sua, si è irrimediabilmente rovinato. Da
gentiluomo William mi ha pagato il vestito e ha portato via la belva feroce
prima che facesse altro danno, ma io rimango sempre in guardia da quel momento.
Faith pensa che io abbia invaso il suo campo, ma lei sa che per me è
solo un amico, visto tutte le volte che gliel’ho ripetuto, eppure sostiene
che dovrei tenermi a debita distanza da lui. Pensandoci bene dovrei presentare
Faith e Spike. Non si sono mai visti in vita loro, ma sono sicura che andrebbero
d’accordissimo. E finalmente non dovrei più sopportare le scenate
di quell’oca giuliva. Un sorrisino maligno si dipinge sul mio viso e
il mio cervello inizia a macchinare un piano diabolico.
Capitolo 3
Eccomi qui, sono finalmente seduta e con la pancia piena nella mia classe:
non siamo in molti a seguire questo corso, verso la fine degli studi restiamo
veramente in pochi. Quindi la classe è molto intima, alla fine. Qualcuno
di loro mi saluta, altri mi conoscono così poco che si limitano ad
un cenno veloce, ma io non me la prendo. Questo corso per me è fondamentale,
in quanto è con Travers che dovrei fare la tesi: ovvio, come ho già
detto a Cordy, sarà il suo assistente a farmi da insegnante, il vecchio
Quentin ci lascerà soltanto la firma. Infatti, eccolo che entra, con
il suo tipico completo in tweed, gli occhiali ovali con la montatura metallica
nera sul naso e quella capigliatura così anacronistica da risultare
perfetta per uno come lui.
“Buongiorno.” Ci dice con la sua lieve cadenza inglese elegante.
Le sue lezioni sono molto interessanti: biologia dello sviluppo è qualcosa
che mi è piaciuto fin dalla prima ora. In più, alla fine, discutiamo
di altri argomenti tecnici-scientifici. Non sono sul programma, ma credo che
a lui piaccia farceli fare per vedere come ci comportiamo in un dibattito
o anche per capire le idee di noi studenti. Mi piace come professore, è
bravo.
“Lei che ne pensa, signorina Lehane?” mi chiede. Si sta discutendo
di evoluzione e delle implicazioni dell’inquinamento.
“Il fatto che il nostro pianeta sia durato così a lungo non vuol
dire che sia immortale.” Dico io.
“In effetti, prima o poi esploderà o verrà inglobato dal
sole, ma voi credete che noi distruggeremo la terra?” ci chiede sorridendo
malizioso.
“Se ci fosse un incidente nucleare…” inizia un ragazzo dietro
di me “Allora la Terra sarebbe morta.”
“Lei pensa?” Il prof comincia a camminare lentamente per l’aula
parlando “Supponiamo che ce ne sia stato uno di dimensione globale:
tutte le piante, gli animali, gli uomini scomparsi e la terra surriscaldata.
La vita sopravvivrebbe da qualche parte: nei ghiacci eterni, se ce ne sono,
o proprio nelle profondità della terra. Ci vorrebbero millenni, magari,
ma tornerebbe a rifiorire, magari con forme di vite sconosciute, che non si
basano sul carbonio, ma tornerebbero. La terra sopravvivrebbe alla nostra
follia, solo noi pensiamo di no.”
“E se lo strato di ozono si assottigliasse di più?” chiede
una rossa vicino a me.
“Maggiori radiazioni UV. A noi portano un incremento dei cancri, ma
è le radiazioni sono energia potente che promuovono mutazioni portando
nuove forme di vita.” Si ferma un secondo pensieroso. “Cosa ne
sapete voi dell’ossigeno, studenti di biologia?”
“È il gas che ci permette di vivere, ci è necessario.”
“Eppure una volta era un veleno, era un gas di scarto, come per noi
lo è l’ossido di azoto delle auto, terribilmente nocivo per le
forme di vita presenti all’epoca che non lo usavano. Ricordatevi che
l’ossigeno è l’elemento ossidativo per eccellenza, corrosivo
come il fluoro.”
“Dove vuole arrivare, prof, vuole dirci che gli attuali agenti inquinanti
saranno neutralizzati.?” Domanda uno acidamente e il prof sospira.
“No, io voglio dire che la vita sa badare a se stessa. Nel pensiero
umano cento anni sono tantissimi, ma per la terra cento anni sono niente,
un milione di anni sono niente. Questo pianete vive e respira su una scala
molto più vasta, noi non possiamo nemmeno immaginare i suoi ritmi.
Abitiamo qui solo da un batter del suo occhio, se domani non ci fossimo più,
la Terra non sentirebbe la nostra mancanza.”
“E potremmo veramente non esserci più.” Mormoro io consapevole
di come il nostro ambiente sia degradato.
“Vero.”
“Quindi? Non dovremmo aver cura dell’ambiente?” chiede sempre
lo studente di prima. Comincia a darmi sui nervi, credo che non abbia capito
un tubo di quello che il professore sta dicendo.
“No, ovviamente no.”
“E allora?”
“Siamo chiari, il pianeta non è in pericolo. Noi lo siamo. Noi
non abbiamo il potere di distruggere o salvare la terra. Noi abbiamo solo
il potere di salvare noi stessi.**”
La campanella interrompe la discussione e io mi ritrovo a pensare a quello
che ha detto: una grossa malinconia mi pesa sulle spalle.
“Per la prossima lezione leggete da pagina 189 a 195. Arrivederci.”
Mi riscuoto: devo assolutamente parlare con lui. Infilo velocemente le mie
cose in borsa e prendo a correre per i corridoi sperando di beccarlo prima
che entri in ufficio.
“Professore… professor Pryce!” mi sente e si gira, guardandomi
con curiosità.
“Miss Lehane, prego mi dica. C’è qualcosa della lezione
che non le è chiaro?”
“No, volevo parlarle di un’altra cosa.” Dico un po’
intimorita: non mi ero mai accorta che dietro quelle lenti spesse si celassero
due occhi azzurri come il mare, mi sento quasi esposta, nuda, davanti a quello
sguardo.
“Dica pure, se posso aiutarla lo faccio volentieri.”
“Grazie. Volevo sapere se posso fare la tesi con lei.” È
sorpreso, lo capisco immediatamente.
“Entri, è meglio che ne parliamo con calma.” Mi dice lasciandomi
passare per prima nel suo ufficio. Mi ritrovo in un ambiente non molto grande,
giusto il posto per una bella scrivania ed una libreria ricolma di testi di
tutti i tipi. Una piccola finestra illumina il tavolo completamente sgombro
di carte dove spicca uno schermo piatto del pc. “Prego, si accomodi.”
Mi dice facendomi segno di sedermi sulla piccola sedia per gli ospiti. “Mi
dica tutto.”
“Ecco, io volevo chiederle se posso fare la tesi con lei.” Si
siede anche lui e mi guarda fisso.
“Lo sai che non sono un professore, ma sono un assistente. È
Travers che prende le decisioni.”
“Con tutto il rispetto, professor Pryce, ma sappiamo tutti che il professor
Travers non si occupa degli studenti, come non si preoccupa delle lezioni.
Sono gli assistenti che fanno tutto il suo lavoro, quindi mi sembra ovvio
che io sia venuta a parlare con lei e non con lui.” mentre parlavo avevo
paura che si arrabbiasse per la mia franchezza e per come avevo parlato del
suo capo, ma mi spiazza mettendosi a ridere di gusto.
“Ha ragione miss Lehane. Io però devo comunque parlare con lui
per vedere se posso prenderti come tesista. Hai già qualche idea?”
quel passaggio al tu mi mette molto più a mio agio, lo ammetto.
“Avrei voluto fare una tesi sulle patologie nello sviluppo embrionale”
“Interessante scelta, il mio campo.”
“Per questo sono qui.”
“Si può fare, il problema è che dovresti prima aver finito
il corso, altrimenti rischi di perdere passaggi fondamentali per il lavoro
in laboratorio.”
“Ma così prima di gennaio non potrei iniziare i lavori e mi laureerei
in ritardo.”
“È un grande problema per te?”
“Sì, ho una borsa di studio, ma copre solo l’iscrizione:
il dormitorio e la mensa la pago con i soldi del lavoro e con le lezioni ho
avuto problemi a gestire due cose in uno… insomma, capisce?”
Non mi risponde subito, ma si alza per raggiungere uno degli scaffali, da
dove tira fuori dei fascicoli di fogli rilegati. Li guarda con attenzione,
come per saggiare quale sia il migliore e poi me ne porge uno.
“Miss Lehane, parliamoci chiaro. Lei è la migliore e probabilmente
la più interessata del mio corso e per me è una grande soddisfazione.
Capisco i suoi problemi ed è solo per le precedenti motivazione che
le propongo un piccolo compromesso che non proporrei a nessuno. Questa dispensa
contiene tutti gli appunti delle mie lezioni, glielo presto. Tra due settimane
do una sessione straordinaria di esame per i fuori corso a cui lei, se vorrà,
potrà partecipare. Il voto sarà convalidato a febbraio, insieme
a quello dei suoi colleghi di corso, ma intanto potrà iniziare l’internato
per la tesi. Pensa di farcela?”
Sono sbalordita. È stato gentilissimo, io non ci posso credere, infatti
balbetto!
“Mi creda, non è perché è lei, ma deve prima sostenere
l’esame per lavorare in laboratorio da me, è strettamente necessario.”
“Io le credo. Grazie mille, professor Pryce, farò il possibile
per passare l’esame al meglio.” Credo di essere raggiante.
“Mi aspetto grandi cose da lei, miss Lehane. Ecco, le scrivo qui il
mio numero di ufficio e anche quello del cellulare. Lei studi, poi se vede
che c’è qualche argomento che le risulta ostico, mi chiami e
ci mettiamo d’accordo per una veloce lezione.”
Non ho parole. Farò la tesi che voglio, con un assistente veramente
in gamba che è estremamente disponibile. Credo che nessuno sia fortunato
come me!!
“Io… non so come ringraziarla.”
“Si presenti all’esame preparata e lo passi, andrà più
che bene.”
Mi alzo per uscire: ho una voglia matta di chiamare Buffy per raccontarle
la novità… voglio che lei sia la prima a saperlo. Gli porgo la
mano felice e me la stringe. Rimango un po’ sorpresa: ha una mano calda,
per nulla sudata e terribilmente morbida. Si capisce subito che non è
un uomo che fa lavori pesanti, ma che si dedica a lavori più minuziosi
con apparecchiature fragili, eppure la sua stretta è salda e sicura.
Insomma, mi piace. Per un piccolo e breve momento mi trovo a chiedere quanti
anni potrebbe avere, ma poi penso che è un mio insegnante e che devo
stare tranquilla con lui.
“Grazie ancora e arrivederci.” Gli dico uscendo con la sua dispensa
stretta al petto. Ho due settimane e saranno di fuoco. Per fortuna che metà
programma l’ho già fatto!!
Tiro fuori il cellulare e chiamo Buffy, che mi risponde al secondo squillo.
“Ciao B. ho una fortuna pazzesca… si la tesi… ti racconto
dopo a cen…ah, è vero, non ci sei. Ma al Bronze ci andiamo, non
è vero? Dobbiamo festeggiare assolutamente. Ok, allora a dopo, direttamente
al Bronze. Ciao bella.”
Chiudo la chiamata e decido di andare al bar del dormitorio a prendermi un
panino: cenerò in camera, voglio iniziare a studiare da subito. Due
settimane per cambiare la mia vita!
** Il discorso tra il prof e gli studenti è tratto dal libro ‘Jurassic
Park’ di Micheal Crichton. Lungi da me volermene appropriare. Vi consiglio
caldamente di leggerlo.
Capitolo 4
La campanella suona, concludendo la mia giornata. Raccatto velocemente i libri
e esco. Mi è venuta un’idea che devo assolutamente mettere in
pratica. Non me la posso far sfuggire. Ed ecco che il cellulare suona. Spero
che non siano scocciature, guardo, e invece è Faith.
“...Ciao Faith!...Novità sulla tesi per caso?... Ecco, lo sapevo...
a cena non ci sono... Si che ci andiamo, e di filato!! Ci vediamo là
allora... Alle 11.30.. Ciao... Un bacio...” riattacco.
Perfetto, ora so come realizzare il mio piano. Devo solo ritrovare l’ossigenato
e sono a posto. Ma lui non si vuole far trovare. Lo cerco ovunque ma nulla.
Nemmeno Harmony sa dov’è finito. Pensa, Buffy, pensa, dove può
essere andato a cacciarsi?
E all’improvviso arriva la folgorazione: il tetto. Mentre salgo le scale
di corsa mi ricordo di quella volta in cui mi aveva confessato che quando
doveva pensare si rifugiava sul tetto della scuola.
Ed eccolo lì, infatti. Mi fa quasi tenerezza. È sdraiato a terra,
con il libro appoggiato sulla faccia, e sono pronta a scommettere che sta
ronfando di gusto. Mi avvicino a lui piano e mi acquatto lì, per non
svegliarlo. Dopo pochi minuti lui si toglie il libro dalla faccia, e stropicciandosi
gli occhi mi chiede:
“Buongiorno passerotto... Che ore sono?” chissà come diavolo
avrà fatto a riconoscermi...
“Le quattro e trenta, è ora di svegliarsi, bell’addormentato.”
Lui di tutta risposta mugola qualcosa che assomiglia a un: “Ancora cinque
minuti...” e appoggia la testa sulle mie gambe. Facendo un sorrisino
malizioso mi dice, sempre a occhi chiusi:
“Sei comoda amore...” e io arrossisco come una scema. Chissà
perché, poi, arrossisco? Mistero.
“Svegliati Spike...” piagnucolo. “La mamma non ti ha spiegato
che non è educazione dormire sulle gambe altrui?” a questo lui
si alza e si stiracchia.
“Allora, che cosa c’è di così importante da dovermi
svegliare?” mi fissa con i suoi grandi occhi blu, e per un paio di secondi
io perdo totalmente la parola. Mi riscuoto.
“Stasera hai da fare?” chiedo speranzosa.
“Nulla, per il momento. Harmony inizia proprio stasera quel maledetto
corso e io sono deciso a non farmi trovare. Hai qualche proposta indecente,
tesoro?”
“Beh, ho pensato che potremmo andare al Bronze....”
“In occasione di cosa?” mi stuzzica interrompendomi.
“Su, non fare domande... Ti offro pure una via di fuga, che cosa vuoi
di più?”
“Mmmmmmmh..Un’idea ce l’avrei...” dice malizioso facendo
scorrere il suo sguardo sul mio corpo.
“Scemo!” dico tirandogli una sberla sul braccio. “Ci sarai?”
“Sì,” dice rassicurandomi. “sarò là...”
“11.30 va bene?”
“Ok, è perfetto.”
“Allora stasera....” dico sorridendo.
“A stasera...” poi fa una cosa che non mi sarei mai aspettata.
Mi prende la mano e me la bacia. Oddio, forse ha capito male. Faccio un mezzo
sorriso e scappo via, con la mano in fiamme. Ossantoiddio, non ci posso pensare.
Lui crede che io e lui... Insomma, noi due, stasera avremo un...incontro ravvicinato?
Si sbaglia di grosso! Io e lui... Mai e poi mai! Ne devo assolutamente parlare
con qualcuno, ma con chi? Ne parlerei a Faith, ma questo manderebbe a monte
il mio piano.
Corro da Tara allora e inizio a bussare alla sua porta come una pazza. Spero
solo che sia in camera.
Tara è una mia compagna di corso, andiamo molto d’accordo, e
lei è così una cara ragazza. È dolce, un po’ timida,
ma sa ascoltare davvero. È la mia seconda vera amica.
“Buffy...” dice sorpresa aprendomi la porta. “Ti vedo sconvolta.
È successo qualcosa?”
“Sì.. Oddio, non ti puoi neanche immaginare cosa è successo...”
dico col fiato corto.
“Vieni, entra. Chissà perché ma qualcosa mi dice che c’entra
il bel William.”
“Colpita e affondata...” dico sedendomi su uno dei due letti.
Lei si siede di fronte a me.
“Prendi un bel respiro, e racconta dall’inizio.” E così
le racconto tutto, senza omettere nessun particolare.
“Beh, mi sembra ovvia la situazione..” dice a racconto concluso.
“Gli piaci..” a questo non ero preparata. Scatto in piedi e inizio
a misurare la stanza a grandi falcate.
“No, non può essere. Lui ha Harmony. E stasera si vedrà
con Faith… La sua anima gemella. È lei quella di cui si deve
innamorare, non io. Non sono pronta a una storia..” nascondo il viso
tra le mani e mi butto all’indietro sul letto. Tara mi guarda comprensiva.
“Se è vero che non vuoi una storia con lui questo non dovrebbe
turbarti. Se sei sicura che non susciti nemmeno una piccola emozione in te,
continua col tuo piano.”
Seguo il suo consiglio. La saluto e vado a prepararmi per la cena.
Alle 11.30 la cena è già finita e io mi sto dirigendo verso
il Bronze. Non so nemmeno io perché ci sto andando, ma sento il bisogno
di vedere con i miei occhi. Che cosa non lo so nemmeno io.
Prendo l’entrata sul retro, in modo che Faith non mi veda, e salgo sulla
balconata. Non mi troverà mai lì sopra.
La prima ad arrivare è appunto Faith che, non vedendomi, si mette a
ballare. Ha già adocchiato qualche ragazzo carino e ci sta già
provando spudoratamente. Dopo poco arriva lui, William. Il fiato mi si spezza
e non riesco più a respirare. Indossa una camicia blu mare, che richiama
il colore dei suoi occhi in un modo pazzesco. Sotto, un paio di pantaloni
in pelle fascia le sue cosce muscolose in modo strepitoso. Indossa il suo
fido spolverino in pelle, che lo fa sembrare un dio in terra. Non mi ero mai
accorta che fosse così bello. Anche Faith sembra accorgersene, infatti
smette di ballare e lo guarda quasi affascinata direi. Mentre lei si sta già
avvicinando a lui con fare sensuale io mi giro e scappo. La fitta allo stomaco
è troppo forte per essere sopportata.
La mia corsa viene fermata in fretta. In men che non si dica mi trovo col
fondoschiena a terra, dolorante.
“Va tutto bene?” mi chiede una voce amica. È Monica, la
cugina tutto pepe di Faith, una vera scalmanata. Sua cugina assicura che è
molto più irrequieta di lei, ma, per quanto la conosco, rimane sempre
Faith la più pazza delle due. Io, Monica e Faith siamo un trio fantastico,
potrei addirittura dire che ci completiamo a vicenda, forse proprio perché
le due cugine sono così simili. Monica però l’ho conosciuta
dopo. È una ragazza molto bella, alta, mora e con due occhi marroni
molto profondi. Ed è proprio per la sua bellezza conturbante che lavora
qui, al Bronze, come cameriera.
“Sì, sembrerebbe tutto a posto.” Mi porge la sua mano e
mi aiuta ad alzarmi.
“Che ci fai qui tutta sola? Se cerchi mia cugina è giù,
a ballare.”
“Oh,” adesso cosa mi invento??? “l’avevo vista. Ma
non sono dell’umore stasera. Credo che andrò a casa a farmi una
bella dormita. Divertitevi...” sto già andando via quando lei
mi ferma.
“Non così in fretta Buffy. So per esperienza che qualcosa non
va.” Lancia un’occhiata giù dalla balconata. “Riguarda
per caso quel bel ragazzo biondo?”
“Oh, no, ma che sciocchezze vai dicendo.. Lui è William... Solo
William... Ci odiamo a morte..” la vista mi si annebbia, sto per scoppiare
a piangere, ma perché? “Senti,” dico cercando di mantenere
la calma. “non dire a Faith che mi hai vista qui. Per favore. È
importante che non lo sappia.”
“Ok...” dice a malincuore. Sta per aggiungere qualcosa ma io la
interrompo.
“Ci vediamo eh!” e scappo via.
Finalmente posso correre nella notte, lasciando cadere le lacrime a lungo
trattenute. Voglio fuggire... Smettere di pensare... Dimenticarmi dell’esistenza
di William... E dimenticare quello che ho appena visto.
Entro di corsa in camera e mi getto sul letto. Perché sto piangendo??
Dannazione, non lo so nemmeno io... Dopo un po’ mi calmo, e mi addormento,
sprofondando in sogni felici.
Capitolo 5
Wow, mi sento accaldata, mi sento prorompente… insomma, mi sento veramente
figa. Questa sera voglio trovarmi un uomo, o almeno vorrei farmene uno. Chissà
chi sarà il fortunato: ci sono parecchi ragazzi appetibili. Inizio
a ballare esattamente in mezzo alla pista: ho addosso un paio di pantaloni
di pelle nera che lasciano ben poco spazio all’immaginazione e una camicetta
ultra stretta che soffoca il mio seno. Non è strano che alcuni esemplari
maschi stiano sbavando a cinque centimetri da me. Sorrido trionfante, solo…
dove diavolo è Buffy?
Proprio quando sto per decidere di andarmene perché senza la mia amica
non mi diverto, entra al Bronze un dio. No, dio è riduttivo: è
un ragazzo non molto alto, bisogna ammetterlo, ma dalla muscolatura leggera,
felina. Quei pantaloni neri e lucenti come ali di un corpo seguono le sue
movenze come una seconda pelle. La camicia è blu elettrica e svetta
su un abbigliamento completamente nero. Ma, il tocco migliore, che gli dà
un’aria di punk da strada, sono i suoi capelli biondo platino e uno
spolverino di pelle nera che lo copre dalle spalle ai piedi. Noto che ha anche
gli anfibi in coordinato. Mi metto a fissargli il viso e santo Dio, ha il
viso da angelo caduto: il volto è affilato, con gli zigomi sporgenti
e le guance scavate, terribilmente sexy, per non parlare delle labbra, sottile
quello superiore e più pieno quello di sotto. Ho fugacemente la fantasia
di succhiarglielo come fosse un frutto maturo. Ha anche due grandi occhi,
ma da lontano non riesco a capirne il colore.
Ho deciso che sarà lui il fortunato, questa sera. Sculettante, vado
da lui che è appoggiato al bancone aspettando da bere.
“Ehy.”
“Ehy.” Mi risponde lui guardandomi: ha gli occhi blu? Blu, che
razza di colore è per un paio di occhi? Di solito sono azzurri, cerulei
al massimo, ma blu? Mi ricordano quelli di un’altra persona, ma non
riesco a capire chi.
“Mi offri da bere, bel uomo?” chiedo sorridendo.
“Ad una ragazza così bella sarebbe un delitto non offrire qualcosa.”
Dice lui. Ha uno strano accento, non americano. La voce bassa e suadente…
uhmmm mi attrae parecchio.
“Grazie. Com’è possibile che un fusto come te sia solo
stasera?” ho imparato da molto che dire le cose come stanno è
la miglior arma per una ragazza. Lui sorride e diavolo, sento le gambe diventarmi
molle. Per fortuna sono appoggiata al bancone, o rischierei di crollare.
“La mia normale accompagnatrice era a fare un corso di aerobica…
mi ci vedi a farlo con lei?”
Mmmm, farlo?? Oh, Faith sveglia, non era a quello a cui alludeva.
“No, in effetti ti vedo in altre faccende affaccendato. Mi chiamo Faith
Lehane.”
“Io sono Spike.” Spike? Che razza di nome è? Guardo i suoi
capelli sparati in alto e forse capisco.
“Carino come nome…” dico con poco entusiasmo e lui si mette
a ridere.
“Sarebbe William, in realtà, ma Spike va benissimo.” Sorrido
tentando il mio approccio migliore, cioè quello di spostare il mio
braccio in modo tale da far esaltare a più non posso il mio seno e
immagino che funzioni, visto che lui non stacca un attimo il suo sguardo da
me. “allora, quello che vedi è di tuo gradimento?” dico
spiccia io… ragazze, voi non capite, ma io ho bisogno di un uomo, insomma,
per due settimane dovrò fare vita da reclusa per studiare, adesso devo
sfogare i miei ormoni!
“Molto… sei una ragazza molto dotata, complimenti.”
“Allora… da te o da me?” lui si mette a ridere senza ritegno
della mia proposta.
“Sei spassosa Faith, mi piaci un sacco, ma sono costretto a declinare
l’offerta.”
“Perché?” chiedo con poco garbo, lo ammetto. Lui sembra
pensarci un po’ per darmi la risposta, infatti quando riprende a parlare
è piuttosto serio.
“Vedi, passerotto, io sto con una ragazza che reputo un’oca e
stupida e con lei ci vado a letto e basta. Tu non mi sembri né stupida
né, tanto meno, un’oca. Sarò sincero: io sono innamorato
di una ragazza e per il sesso ho Harmony. Non voglio portarti a letto per
una notte, perché ti reputo una splendida persona. La tua schiettezza
mi ha rinfrancato la giornata.”
Sono rimasta senza parole… perfino la mia stizza per la scopata persa
si è attenuata… questo ragazzo è spettacolare in tutti
i suoi atteggiamenti.
“Capisco… e chi sarebbe questa ragazza che ti ha preso il cuore?”
lui sorride dolcemente.
“Una ninfa…ma lascia perdere. Come mai sei sola, Faith?”
“Avevo un appuntamento con una amica, ma mi ha dato buca.” E metto
su un finto broncio l’ho imparato da Buffy.
“Che coincidenza… è capitato anche a me. Bhe, almeno questo
mi ha permesso di conoscerti, direi che è una bella fortuna.”
Lascia un paio di banconote al barista, pagando anche la mia ordinazione,
poi si gira per andarsene. “Credo che tornerò al campus.”
Mi dice tranquillo.
“Io resto qui ancora. Ho bisogno di sfogarmi più che posso. Ci
si potrebbe beccare qualche volta… per un caffè, magari.”
“Certo!” e se ne va camminando flessuoso come un grosso gatto
sexy.
“Wow…” dico a bassa voce quando lo vedo uscire dalla porta.
Credo di avere ancora un piccolo rivoletto di bava, infatti dal nulla vedo
apparire un fazzoletto di carta.
“Occhio, mi allaghi il locale.” Monica!! E come ti sbagli? Sta
pazza di mia cugina deve aver seguito tutta la scena. “Anche se ammetto
che il ragazzo merita una cifra.”
“Merita? Di più! È splendido… non sapevo che qui
al campus ci fosse un esemplare simile.”
Monica passa velocemente lo straccio sul balcone prima di sbadigliare sonoramente.
“Devo trovarmi un altro lavoro. Questi turni doppi al Bronze mi uccidono.”
Decido di andare in stanza, senza Buffy e con il mio archetipo di uomo che
mi ha lasciato qui, che ci sto a fare? E poi domani dovrei andare a studiare,
altrimenti la tesi? Saluto Monica da lontano e mi avvio.
Ho deciso che Spike sarà mio: non ci proverò più in maniera
diretta, ma gli resterò accanto come amica, chissà che non si
accorga di provare qualcosa per me, così potrebbe dimenticare questa
sua benedetta ninfa.
Entro in stanza: Buffy è già a letto e quindi evito di svegliarla.
Mi spoglio e in un attimo sono sotto le lenzuola ad immaginare due occhi blu
come il mare che mi fissano innamorati.
Capitolo 6
La mattina dopo, al mio risveglio, Faith dorme. Rinuncio alla colazione e
sgattaiolo via prima che lei si svegli: non ho ancora pensato a una scusa
decente, e non voglio essere colta impreparata. Poi c’è anche
Spike. Non ho pensato nemmeno a lui. Oddio, cosa gli racconto? Faith me la
farà passare probabilmente, ma William mi odierà a morte.
Non ho più pensato a lui. Al mio risveglio mi era sembrato tutto così
distante... Quasi fosse stato un brutto sogno. Invece è tutto terribilmente
reale, troppo per i miei gusti. L’ipotesi di Tara mi torna in mente,
e stamattina mi sembra più lontana che mai. Se ieri sera ero quasi
arrivata, erroneamente, ad ammetterlo, ora sono decisa a negarlo. Perché
non può essere vero. Non voglio che sia vero. Come avrei fatto a vivere
tutto il tempo con questo peso, se fosse stato così? E tutte le litigate,
le occhiatacce, gli insulti, perché mai?? Per di più ora la
situazione si è ulteriormente complicata. Conoscendo Faith, si sarà
invaghita di Spike, e lui di lei. Non posso rovinare tutto dopo averlo organizzato
nei minimi dettagli. Spike è solo un amico, mi ripeto, e nemmeno molto
caro, visto come ci siamo scannati in passato. Certo, ora le cose sono diverse
ma...
“Ciao Buffy Summers” dice una vocetta stridula scandendo ogni
parola. È Harmony Kendall, che si para davanti a me in tutti i suoi
180 centimetri di stupidità.
“Ciao Harmony. Dormito male per caso?” dico alzando gli occhi
al cielo.
“Confessa!!! Lo so che ieri sera tu e il mio orsacchiotto biondo eravate
insieme!” trattengo a stento le risate, se dovessi iniziare non mi fermerei
più....
“Io e chi??” chiedo allibita.
“Tu e Spikey, chi se no?” chiede irritata. Alzo di nuovo gli occhi
al cielo e mi preparo ad affrontare, per la trecentesima volta, la stessa
conversazione che Harmony vuole fare con me da tempi immemori.
“Non lo so, fortunatamente non conosco i vostri nomignoli nel privato.”
“Allora?? Eravate insieme vero???” dice con voce ancora più
acuta.
“La tua stupidità è pari solo alla tua cocciutaggine.
Per l’ultima volta, io e Spike NON stiamo assieme. Sei tu che stai insieme
a lui, in caso non te lo ricordassi. Sono informazioni complesse per il tuo
cervellino.” dico mettendo l’accento sul non.
“E allora dov’era ieri sera??” chiede preoccupata senza
cogliere il mio insulto. “Dovevamo fare aerobica insieme!” piagnucola.
Cerco ancora di non ridere, mi sforzo, la situazione è troppo comica.
Harmony che si rivolge a me per i suoi problemi sentimentali....Cose dell’altro
mondo... E per di più so esattamente cosa stava facendo Spike ieri
sera, il che rende la cosa ancora più divertente.
“Immagino che questi siano problemi vostri. Non sono il dottor Stranamore,
rivolgiti a lui se vuoi spiegazioni. Io e Spike non viviamo in simbiosi.”
Riprendo la mia strada tranquilla lasciandola da sola, a sbollire la sua rabbia.
Sinceramente, non me ne può fregare di meno se quell’oca continua
pensare che io e William stiamo insieme. Non è mio il problema.
Anche senza colazione, arrivo in classe al suono della campanella, e tutto
per colpa di Harmony. Grazie al cielo non è l’ora di Finn. L’aula
è comunque gremita e io sono costretta ad andare a sedermi molto in
alto. Evito lo sguardo accusatorio di Spike che stamattina non mi ha tenuto
il posto, solitamente lo fa. E io ho la certezza di averlo ferito ora. Molto
meglio, così non vorrà spiegazioni e per il momento non dovrò
arrampicarmi sugli specchi.
La mattinata scivola via veloce finalmente arriva l’ora di pranzo. Scorgo
Tara, l’unico volto amico, e mi siedo con lei.
“Ciao Tara! Come va?” le chiedo allegramente.
“Oh, Buffy! Ciao! Tutto bene e tu? Com’è andata la tua
serata?” mi chiede con un grande sorriso.
“Strana. La cena è stata divertente ma quando sono andata al
Bronze mi sono divertita di meno.” Evito di guardarla negli occhi. Non
voglio leggerci nessuna sfumatura vagamente somigliante a un: te l’avevo
detto.
“Come mai? C’entra William?” chiede timidamente.
“Sì e no...” dico mentre torturo la mia insalata. “Oh,
ma chi voglio prendere in giro? Certo che c’entra lui. Ieri sera, quando
sono andata al Bronze, l’ho visto con Faith e....” la voce mi
muore in gola. Spike sta venendo verso di noi a grandi falcate e non sembra
molto felice. Il suo spolverino nero ondeggia intorno a lui e gli dà
un’aria da cavaliere della morte. Deglutisco e attendo il mio destino.
“Ciao Buffy...” dice con un largo sorriso che sembra vagamente
inquietante. “Posso sedermi?” dicendolo guarda anche Tara, ma
non aspetta una risposta. Si siede e basta. Tara avvampa, i ragazzi non la
mettono molto a suo agio. Balbetta una scusa e mi lascia nelle fauci del leone.
In fondo è giusto così, dobbiamo parlare.
“Allora, ti sei divertita ieri sera?” ora sono io ad avvampare.
Non mi renderà le cose facili, lo so.
“Ehmmm... Vedi io volevo.....” ma lui non mi lascia finire la
frase.
“Tu volevi cosa? Prenderti gioco di me?” mi chiede sempre con
la solita calma. I suoi occhi blu sono puntati su di me come dei grandi fari
e io vorrei morire.
“No, ti assicuro che...”
“Dev’essere stato divertente. Qual è il tuo motto Buffy?
Se qualcosa va male nella vita prendiamocela con Spike?” mi interrompe
di nuovo.
“Se tu mi lasciassi spiegare, forse riuscirei a dirti che non sono venuta
perché avevo un po’ di febbre. Non avendo il tuo numero di cellulare
non sapevo come avvisarti...Tutto lì....” abbasso lo sguardo.
Con quegli occhi penetranti che si ritrova, potrebbe leggere la mia menzogna
a chilometri di distanza.
“E va bene....” dice sbuffando. “Sei perdonata per stavolta...”
dice in modo scherzoso. “Per un attimo ho pensato che mi avessi dato
buca....” lo dice in un modo strano, non riesco a capire se l’ha
bevuta o no. Sto per dire qualcosa per cambiare discorso ma da lontano scorgo
Faith che mi saluta allegramente. Ricambio il cenno. Si siede con noi, con
mio grande sollievo.
“Ehi B.!” poi il suo sguardo cade su William e Faith sorride.
Ed è uno sguardo molto interessato. “Ciao Spike... Non pensavo
di vederti così presto!”
“Ciao Faith! Com’è andato il risveglio?” già
non mi guarda più, è perso di Faith, lo so.
“Traumatico, come sempre. Cercavo una certa Buffy stamattina, ma sembrava
sparita.” Dice con leggero tono di rimprovero. Io mi limito a scrollare
le spalle e evitare il suo sguardo. Faith è praticamente l’altra
parte di me, come riuscirei a mentirle??
“Vi conoscete?” guardo alternativamente Faith e Spike, in modo
da cambiare discorso. Gli occhi della mia amica si illuminano, uno sorriso
dolcissimo prende forma sul suo volto. Non l’avevo mai vista così.
“Sì.” La precede Will. “Ho avuto il piacere di conoscere
Faith ieri sera. Immagino quindi che siate amiche....” sposta quei due
grandi fari blu su di me.
“Sì, da tantissimo tempo. Non è vero B.?” dice la
mia amica appoggiandomi un braccio sulla spalla.
“Già, si potrebbe quasi dire che siamo sorelle...” Dico
sorridendo.
“...o che viviamo in simbiosi!” aggiunge lei. Poi stacca il braccio
e torna a guardare Spike. Sembra così rapita, così presa. E
qualcosa si agita in fondo al mio stomaco. Soprattutto perché William
continua a guardarmi. Non riesco mai a capire cosa passa nella sua testa,
e forse è un bene. Mi sentirei ancora più in imbarazzo probabilmente.
Spesso non riesco a interpretarlo, e questo è un po’ inquietante.
“Buffy...??? Ci sei?? Terra chiama Buffy!” Faith interrompe il
filo dei miei pensieri. Probabilmente mi è stata rivolta una domanda
che io non ho nemmeno sentito.
“Cosa?” chiedo distrattamente. Spike sghignazza divertito. Ma
cos’avrà da ridere???
“Non importa, passerotto...” Will guarda la mia amica e si scambiano
un sorriso d’intesa. Scatto in piedi. Merda! La lezione di Finn!! Mi
sono trattenuta troppo.
“Oddio! Spike, dobbiamo correre. Finn ci farà a fettine se arriviamo
tardi...!” lui controlla l’orologio da polso.
“Per l’inferno maledetto!! Corriamo!!” mi prende per un
braccio e riesco appena a afferrare la borsa con i libri prima che lui mi
trascini via. Urlo un saluto a Faith da sopra la spalla e Spike fa lo stesso.
Potrò mai essere puntuale nella mia vita? Sinceramente mi sto stancando
di dover correre qua e là. E la cosa peggiore è che sto diventando
anche contagiosa!
Nella confusione generale non ho notato che Spike mi ha presa per mano. Arrossisco
senza sapere nemmeno io il perché. Tra noi cala il silenzio, rotto
solo dai nostri respiri affannati, mentre corriamo verso l’aula di Finn
più veloci che possiamo. Intorno a noi il campus è in fermento,
gente che non deve andare a lezione e gente che ci sta andando ci circonda
con le loro urla e i loro discorsi. Nessuno sembra prestare molta attenzione
a noi, grazie al cielo. Arriviamo trafelati all’aula di Finn. Spike
mi guarda, per un interminabile istante, mi molla la mano e poi mi apre la
porta facendomi passare.
“Grazie...” sussurro mentre entro. La maggior parte della classe
si sta sedendo, segno che sono tutti arrivati da poco. Disgraziatamente l’idiota
è arrivato prima di noi. I suoi insulsi occhietti ci scrutano, e si
accendono. Evidentemente non ha gradito molto il fatto che io sia arrivata
al seguito di Spike. Noi mormoriamo un leggero buongiorno ma lui non sembra
soddisfatto. Ci fa cenno di rimanere lì, mentre lui richiama l’attenzione
della classe.
“Un momento di attenzione prego.” Tutta la classe ci fissa, e
io vorrei sprofondare. Perché, proprio quando lo vuoi ardentemente,
non si apre nessuna voragine nel pavimento e non ti inghiotte? “Questo,
“ e indica noi. “è quello che non dovete mai fare. Non
dovete mai arrivare in ritardo. Per quanto miss Summers possa essere un caso
irrecuperabile, oggi ci ha dimostrato che può fare di meglio, coinvolgendo
i suoi amici in questo giochetto esasperante. Forse ha un problema con le
autorità, forse è mentalmente instabile, ma non intendo più
tollerare il suo comportamento in classe. Ha capito bene?” io annuisco
debolmente, ma Will poggia una mano sul mio braccio e scuote la testa.
“Mi scusi, professor Finn,” dice calcando l’accento sulla
parola <<professore>> . “siamo arrivati in leggero ritardo,
non è il caso di farne una tragedia etichettandoci come il diavolo
in persona. Credo che lei debba delle scuse alla signorina Summers.”
Non posso credere alle mie orecchie... Dev’essere impazzito! Finn lo
farà a fettine. Cerco di guardarlo e di sussurrargli di lasciar perdere,
ma lui stringe ancora di più la presa sul mio braccio.
Finn stringe gli occhi spasmodicamente, nessuno aveva mai osato parlargli
in quel modo, e lui è davvero infuriato.
“Dieci punti in meno al prossimo esame, a tutt’e due. Shelby,
che non si ripeta mai più una cosa del genere, altrimenti ti sbatto
fuori dal mio corso.” Tiro Spike con me, su, in cima alla classe. So
che vorrebbe fargliela pagare, sento il sangue che ribolle nelle sue vene,
ma meglio lasciar perdere. Diritto ci serve. Gli lancio un’occhiata
di gratitudine, mentre ci sediamo. In un certo senso ha sconfitto Finn, che
non ha trovato nulla da replicare a quello che Spike gli ha detto. Rivolgo
tutta la mia attenzione a Finn, il prossimo esame non sarà facile,
ma lo supererò lo stesso. Con o senza quei dieci punti.
Capitolo 7
Adesso sono sempre più convinta che Buffy mi nasconda qualcosa. Questa
mattina quando mi sono svegliata lei non era ancora a letto e quando la trovo
è, ma guarda caso, con il fusto di ieri sera. Si conoscono… e
ho qualche idea che il nostro incontro non fosse del tutto fortuito. Qui gatta
ci cova. Vorrei aspettarla fino alla fine delle lezioni, ma devo assolutamente
andare a studiare: non posso tradire la fiducia del prof. Pryce e poi devo
laurearmi, quindi, a studiare.
Passano alcune ore, io non mi sono praticamente mossa dalla mia scrivania,
tranne per prendere del caffè di tanto in tanto e dei biscotti. Gli
appunti prestatimi sono veramente ben fatti, ordinati e chiari. Ammetto che
alcuni argomenti mi sono ostici, non avendoli ascoltati dalla vivida voce
del professore, ma dopo un paio di lette cominciano ad entrarmi in testa.
Mi ritrovo con il biglietto da visita di Pryce in mano e per un attimo ho
l’istinto folle di chiamarlo solo per chiedergli come sta. Non posso
fare finta che la sua gentilezza non mi abbia colpito: in tutta sincerità
non conosco molti professori che sarebbero stati così indulgenti con
una studentessa, eppure… ricordo il suo sguardo speranzoso diretto verso
di me, quei profondi occhi azzurri incorniciati dagli occhiali, la sua mano
sicura e morbida che stringe la mia. Cavoli, ho già la dita sulla cornetta,
pronta ad inventarmi una scusa, quando mi tira fuori da qualsiasi impaccio,
Buffy, che, come al solito trafelata, entra in stanza.
“Oh, ciao Faith…credevo fossi fuori.” Mi dice quasi imbarazzata.
Mi metto a sorridere in modo tale che capisca che sono un po’ arrabbiata.
“Vedi, se ieri sera non mi avessi tirato buca al Bronze, sapresti che
per le prossime due settimane sarò reclusa in stanza per prepararmi
ad un esame volante, esame che, se andrà bene, mi porterà direttamente
all’internato per la tesi. Quindi sono qui… e per un po’
non tenterai di combinarmi un appuntamento con un maschio, anche se bello
come Spike.” Il suo immediato rossore la smaschera definitivamente.
“Come ci sei arrivata?” chiede sconfitta, mentre si butta sul
letto.
“Ci siamo conosciuti ieri e mi ha detto che anche lui era stato bidonato.
Ho fatto due più due… in realtà la sicurezza assoluta
me l’hai data adesso. Almeno ti do atto che hai scelto veramente bene!”
con questa frase la faccio sorridere, anche se mi sembra un po’…
triste?
“Ehy, non è che ti piace, vero?” chiedo titubante.
“No! Assolutamente no!” risponde di scatto “Cioè,
siamo amici ed un po’ mi piace… ma volevo fartelo conoscere perché
secondo me siete fatti l’uno per l’altra.” La guardo un
po’ scettica… mi nasconde qualcosa di sicuro.
“Solo questo?” sta farfugliando qualcosa che non capisco “EH?
Non sento.”
“Bhe anche per levarmi dall’impiccio Harmony! Tu non la conosci,
è insopportabile, sempre a chiedermi di Spike. Se tu e lui faceste
coppia lei non mi seccherebbe perché sto con il suo Orsetto Biondo.”
“Orsetto biondo?” chiedo schifata.
“Già, ti rendi conto come l’ha soprannominato?” non
riusciamo a stare serie un secondo di più al pensiero di Spike con
una pelliccia da orso biondo e ci mettiamo a ridere come pazze.
“Ok, ti ringrazio lo stesso della tua premura… comunque lui ama
un’altra ragazza, anche se non questa oca senza cervello.” Le
dico per metterla al corrente delle novità.
“Sei sicura?” mi chiede lei ad occhi sgranati, evidentemente non
se lo aspettava proprio.
“Sì, sì, me lo ha detto chiaramente lui a scanso di equivoci.
Ovvio, non che questo mi fermi, solo rallenta un po’ le cose.”
Mi fermo a pensare un attimo “A meno che, ovviamente, non sia interessata
tu a lui. Se mi dici fin da ora che me la devo vedere anche con te, mi blocco
all’istante.”
“No, tranquilla, non è il mio tipo. Buttati a pesce.” Non
so perché, ma non mi sembra molto convinta, però evito di insistere.
“Come è andata con Finn oggi?” le chiedo per uscire dall’argomento
Spike.
Per un po’ mi dice tutto quello che è successo a lezione, del
suo ritardo e della presa di posizione del bel ossigenato. Mi fa andare la
rabbia al cervello quel maledetto professore.
“Che bastardo, ce l’ha con te solo perché non sei uscito
a cena con lui. Viscido e bastardo!” sbotto io infuriata alla fine del
racconto.
“Sì, ma se tutto va bene alla fine del semestre me lo levo dalle
scatole, lui e quel suo maledetto corso. Spero solo che quello che è
successo oggi non porti guai a Spike, mi spiacerebbe un po’.”
“Già, però è stato molto gentile a mettersi in
gioco per te.” Annuisce pensierosa, poi tutto ad un tratto mi chiede:
“Allora, questa tua tesi? Racconta meglio.”
Le dico del patto sancito con il professor Pryce, delle sue lezioni, gli appunti
che mi ha prestato e della possibilità di laurearmi a luglio. Sono
raggiante.
“Certo che questo Wesley Wyndam-Pryce è veramente gentile…
Finn per essere vagamente decente dovrebbe avere un decimo della sua disponibilità.”
“Vero!” faccio io saltellando sul posto felice. “Ha detto
che gli do molta soddisfazione perché sono la più interessata
al corso.” dico facendo un po’ il verso al Prof, cercando di imitare
il suo accento inglese, ma poi mi viene da ridere. “Comunque devo farcela
e non solo per me, ma anche per lui… in fondo si è messo in gioco
ad ammettermi al suo esame nonostante tutto.” Riprendo in mano il biglietto
dove sono segnati i suoi numeri di telefono: per stasera non ho intenzione
di usarli, la presenza di Buffy mi frena e forse è meglio così.
Sono
passate orami le fatidiche due settimane: non ho fatto altro che studiare
per tutto il tempo, uscendo solo per andare in mensa o per sgranchirmi un
po’ le gambe con una corsetta veloce. So che Buffy sta progettando una
mega festa al Bronze per la mia riuscita dell’esame, sempre che vada
bene. La sta mettendo su grazie all’aiuto di mia cugina Monica e credo
anche di un malcapitato Spike. Infatti ogni tanto me lo ritrovavo in stanza
a seguire Buffy che faceva finta di non sapere nulla della festa… come
se non la conoscessi da una vita. Crede di poter mentire a me? Ovvio che non
può, ma io farò la brava amica del cuore e mi stupirò
per il party a sorpresa.
Per quanto riguarda Spike, invece, mi sono trattenuta molto. La mia voglia
crescente è sempre quella di saltargli addosso e violentarlo, se non
me lo dà di sua volontà, ma ho deciso che devo conquistarlo
con calma, quindi pian piano sto facendomi largo dentro il suo cerchio di
amicizie e mi sembra di riuscirci piuttosto bene. Evviva! Sto cominciando
a capire le sue battutine, i suoi silenzi e ancora meglio i suoi lunghi discorsi
che fa con gli occhi. Chissà se si rende conto che le sue emozioni
sono facilmente intuibili attraverso quei due specchi blu? Forse no. Ho il
sospetto che sia attratto da Buffy, solo che in certi momenti non la calcola
neppure un po’. Magari l’affetto che vedo presente dentro di lui
è solo dovuto alla loro presunta amicizia.
Ci ho provato con lui, oh…se non l’ho fatto! Ma lui sembra un
santo. Ci martoria con le sue battute maliziose e non, ma non si lascia andare,
né con Buffy e tanto meno con me. Questo mi dà da pensare.
Ma non adesso: davanti al mio futuro c’è solo una ragazza…
che penso abbia scambiato la classe di Travers per un locale di lap dance!
Indossa un top aderente al limite della legalità, sicuramente senza
reggiseno sotto, visto che svettano i capezzoli come ciliegie. La scollatura
è vertiginosa, la minigonna è così mini che l’avevo
scambiata per la cintura, e sì che io vivo con Buffy e lei di minigonne
ne ha un cassetto pieno. Ha pure gli stivali con i tacchi a spillo. Va bene
che devi conquistare il professore, ma questa è vestita come se dovesse
fargli un pompino… ops, scusate. Ho il vago sospetto che si sia vestita
così più per Pryce che per Traver.
Alla fine il numero di Pryce mi è servito solo una volta, per un argomento
leggermente ostico. È stato gentilissimo: mi ha offerto di passare
nel suo ufficio una sera e parlarne. L’ho trovato ancora chino su un
gel di agarosio per elettroforesi. Guardarlo lavorare è stato…
non lo so come è stato, ma mi ha scaldato dentro, forse perché
sapevo che a breve l’avrei fatto pure io. Non vedevo l’ora. Abbiamo
fatto tardi quella sera: lui ha praticamente imbastito una lezione completa
solo per me. Siamo stati buttati fuori dal custode a metà. Per finire
di spiegarmi il tutto siamo andati in un piccolissimo ristorante e lui mi
ha pure offerto la cena. Penso che quando mi laureerò gli dovrò
fare un regalo immenso, solo per fargli capire la mia gratitudine.
La ballerina esce con lo sguardo corrucciato, in attesa della decisione del
voto. La guardo, sperando che mi dica come è andata, ma lei fa mutismo.
Dovrò arrangiarmi mi sa. La richiamano dentro e io inizio a preoccuparmi
sul serio… adesso tocca a me. Mi alzo e mi aggiusto la camicia: io,
a differenza della ragazza che mi ha preceduto, mi sono data ad un look un
po’ più sobrio. Pantaloni neri, camicia bianca spessa, in modo
da non far vedere niente di quello che indosso sotto, scarponcini eleganti,
ma non troppo e una giacca nera. Pochissimo trucco e molta preparazione: speriamo
sia sufficiente!
La ragazza esce inviperita un secondo dopo.
“Stai attenta, oggi Travers ha un diavolo per capello!” mi dice
prendendo lo zaino e non posso non sdrammatizzare con una battuta.
“E per fortuna che gliene sono rimasti pochi.” Sussurro.
“Il prossimo!” urla il vecchio Quentin da dietro la porta. Entro
leggermente insicura: non è rimasto nessuno con me, sono l’ultima
del girone infernale. Pryce mi sorride benevole tendendomi una mano per avere
il libretto, solo che io ho capito male il suo gesto e gliela stringo. Di
nuovo quella sensazione di calore che sale dalle dita per arrivare fino allo
stomaco: la sua stretta di mano mi piace un sacco. Mi siedo dimenticando di
dare la mano anche a Travers, ma lui non sembra farci caso.
“Dunque, lei è la signorina Lehane. Wesley mi ha detto che vorresti
fare la tesi con lui al più presto.”
“Sì, signore.” Rispondo con sicurezza.
“Bene, vediamo se sei pronta per farlo.” Smetto di sorridere:
adesso inizia la vera tortura. Travers comincia a chiedermi un argomento basilare
di biologia dello sviluppo, credo voglia cogliermi in fallo su cose fatte
tempo fa, ma non ci casco. Inizio come un treno, non mi fermo un istante e
vedo, con la coda dell’occhio, che Pryce sta sorridendo sotto i baffi
ed ha uno sguardo malizioso rivolto a me. Questo mi fa stare ancora meglio.
Continua con le domande, alcune banali, altre più complesse, ma le
nozioni imparate dagli appunti scivolano via con facilità, Travers
ne sembra quasi infastidito, infatti ad un certo punto si alza.
“Vado a prendermi un caffè. Wesley, tu scrivi tutto, direi che
con lei abbiamo finito. Il voto lo ufficializzeremo a gennaio, è corretto
per lei signorina?” chiede un po’ sprezzante.
“Perfetto!” rispondo con un sorriso splendente. Travers esce borbottando
qualcosa, ma non mi interessa. Sono troppo felice per come sono riuscita a
fregarlo.
“Sei stata molto brava, Faith.” Mi dice Pryce con tono allegro.
Sentirlo chiamarmi con il mio nome mi fa una strana sensazione, piacevole
in realtà.
“Grazie professor Pryce.” Rispondo tutto ad un tratto timida.
“Naa, ora non sono più il tuo professore, l’esame l’hai
passato.” Sta scrivendo gli argomenti discussi all’esame su un
foglio con una grafia lineare e ordinata. “E poi, visto che dovremmo
lavorare spalla a spalla per qualche mese, chiamami Wesley. Professor Pryce
mi ricorda troppo mio padre.” Quest’uomo non smette mai di strabiliarmi,
diamine.
“O-ok, Wesley.” Dico facendo una fatica immensa.
“Ottimo! Allora, ci vediamo in laboratorio alle nove di lunedì.
Mi raccomando, puntuale.” Dice, tentando di essere severo, forse, ma
nel farlo mi sta sorridendo: di sicuro non mi romperà le scatole come
fa Finn con Buffy.
“Perfetto. Allora… arrivederci profess…Wesley.” Dico
di rimando con un sorriso radioso.
Sono felice, per Diana, sono veramente felice. La mia vita non potrebbe andare
meglio, ora.
Capitolo 8
Superato lo scoglio del Bronze, la mia vita si fece meno angosciosa, per modo
di dire. È infatti da due settimane a questa parte che non ho un attimo
di pace. Né per il corpo né per la mente. Ma procediamo con
ordine.
Due settimane fa io e Faith abbiamo quasi smesso di parlare, aveva l’Esame,
quello famoso, e io allora ho cercato di togliermi dai piedi il più
spesso possibile. Solo alla sera si concedeva un po’ di meritato riposo
guardando un po’ di tv, ma non accadeva spesso.
Allora ho pensato di organizzare una festa. Che ci vuole? Mi sono chiesta.
Avrei scoperto solo in seguito quanto mi sbagliavo.
Il posto per la festa sarebbe stato ovviamente il Bronze, e chi meglio di
Monica poteva convincere il padrone ad affittarmelo per una serata? E il problema
numero uno era risolto.
Iniziando a organizzare mi accorsi che c’era molto lavoro. Troppo, per
una sola persona.
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“Spike!!!!” chiamo a gran voce. Lui sta andando a lezione, con
Harmony al seguito. Ma io me ne accorgo solo dopo. Lui si gira e dice qualcosa
alla bionda. Discutono animatamente per qualche minuto e poi lei se ne va,
arrabbiata. Forse le ha detto di andare davanti da sola....alimentando la
sua gelosia.
Si avvicina a me a grandi passi, come un grosso felino.
“Che c’è amore?” mi chiede quando è vicino.
“Non resisti proprio senza di me, eh?” dice alzando quel suo sopracciglio
così.... che diavolo vado a pensare?????
“Farò finta di non aver sentito nulla.” Dico facendo un
mezzo broncio. “Hai impegni per le prossime due settimane?” butto
subito lì. A che servirebbe rimandare? Lui è stupito. Parecchio.
“Nessuno. Perché lo vuoi sapere?” ok, ha intuito che voglio
chiedergli un favore. Glielo leggo negli occhi.
“Mi servirebbe un favore. Vedi, sto organizzando una festa a sorpresa
per Faith e, visto che siete tanto amici, mi chiedevo se avessi voglia di
darmi una mano.” Adesso mi incenerisce...
“No, “ dice scuotendo energicamente la testa. “hai sbagliato
persona! Ho tanti esami da dare!”
“Non dire cazzate. Lo so che non ne hai manco uno. Dai, te lo sto chiedendo
con il cuore in mano,” dico facendo gli occhi dolci. “ci divertiremo.”
Concludo ottimista. Lui sbuffa e accetta.
“Grazie!” gli salto al collo e gli do un bacio sulla guancia.
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Le settimane dopo non sono state proprio un esempio di divertimento, ma sono
state davvero emozionanti. Io e William abbiamo lavorato spalla a spalla,
come una squadra, è stato piacevole, devo ammetterlo. E in alcuni momenti
sì, ci siamo divertiti. Ad essere sincera in molti momenti. Spike ha
reso il lavoro molto più leggero, nonostante si lamentasse spesso.
Saltava fuori nei momenti meno opportuni con un “ma chi me l’ha
fatto fare!” oppure “Ma non potevo fare un corso di cucito piuttosto?”.
Faceva il burbero, ma io sapevo che in fondo si divertiva.....
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Attendo Spike fuori dal Bronze. Al campus ho dovuto fare il diavolo a quattro
per sgattaiolare via senza che Faith si insospettisse. Per fortuna deve studiare!
Ed eccolo che arriva, il platinato, in ritardo per giunta.
“Sei in ritardo lo sai? Sono dieci minuti che ti aspetto...” lui
guarda l’orologio.
“Allora eri in ritardo pure tu....” dice con voce canzonatoria.
“Ma il mio è un elegante ritardo, il tuo è un maleducato
ritardo...” dico entrando con lui.
“Voi donne... Vi credete chissà chi.” Sto per rispondergli,
ma da un angolo spunta Monica.
“Ciao ragazzi, sempre a litigare, eh?” dice con un sorrisino che
non mi piace affatto. Io e Spike ci guardiamo e simultaneamente diciamo “È
tutta colpa sua!”, per poi scoppiare a ridere insieme.
Iniziamo poi i preparativi, festoni, cibo e tutto il resto. Un’ora dopo
arrivano i ballerini per la selezione. Una festa senza spogliarellisti non
è una vera festa!
“Ti do una mano a sceglierli amore?” io scoppio a ridere. Non
ce lo vedo proprio William come giudice. Così ci prendiamo un paio
di sedie e ci piazziamo davanti al palco, con un’abbondante porzione
di pop corn, per gustarci meglio lo spettacolo.
Uno spettacolo comico per la precisione. Io e Will continuiamo a ridere mentre
facciamo commenti sui ballerini.
“Non stiamo mangiando forse troppi pop corn, passerotto? Se continui
così dovrò chiamarti aquilotto.”
“Ah si??” chiedo minacciosa. Inizio a tirargli manciate di pop
corn e lui cerca di pararsi come meglio può. Con un gesto veloce mi
blocca il polso e mi tira sulle sue gambe, immobilizzandomi i polsi. Sono
in suo potere.
“La mamma non ti ha detto che non si gioca con il cibo?” mi scosta
una ciocca di capelli ribelle. Non riesco a parlare. Non so perché.
La voce si rifiuta di uscire e la gola è secca come il deserto.
“Si può sapere cosa state combinando?” è Monica.
Ed è anche arrabbiata. Ci ricomponiamo velocemente e scegliamo cinque
ballerini che a Faith faranno tutt’altro che schifo.
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Ogni tanto ci inseguivamo per il campus per metterci d’accordo. Eravamo
fin troppo evidenti in effetti, ma io speravo di tutto cuore che Faith fosse
troppo concentrata nello studio per occuparsi di noi. A volte mi rincorreva
persino fino in camera...
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Entro in camera cercando di non fare rumore. Ho dimenticato il libro di latino...
Ma dove ho la testa??? Ma Faith mi becca subito.
“Buongiorno Buffy... Come va?” dice stiracchiandosi.
“Ciao secchiona.. Non ti starai rattrappendo in camera?” evito
il suo sguardo. In fondo sto cercando un libro.
“Aspetto di recuperare dopo...” dice con una risatina satanica.
La porta si apre all’improvviso.
“Buffy sei qui?” è Spike, lo riconosco. Salto in piedi.
“Spike sen...” ma lui per fortuna ha visto la nostra amica e non
ha continuato.
“Oh.. Ciao Faith! Ma che sorpresa...” lei ridacchia. È
contenta di vederlo.
“Beh, considerando che ormai passo le mie giornate qui, direi che la
sorpresa me l’hai fatta tu... Ma dimmi, qual buon vento ti porta qui?”
dice inclinando la testa leggermente da un lato.
“Dovevo dire una cosa a Buffy.” Dice un po’ in difficoltà.
“Mi serve un consiglio...” furbo, e nemmeno troppo lontano dalla
realtà.
“Sì, Spike, adesso arrivo.” Dico prima che Faith possa
dire qualcos’altro. Arraffo il libro di latino e lo spingo fuori. “Che
ti salta in testa?!” sussurro una volta fuori.
“Non ti trovavo!!” sussurra concitato. Sbuffo.
“Beh, ora mi hai trovata. Ma per poco non salta tutto!”
“La prossima volta farò di testa mia allora!” alza leggermente
il tono. “A che ora faccio arrivare il catering?” ci penso un
attimo.
“Le sette direi. Così portiamo lì gli invitati e tutto
il resto con calma. Grazie a Dio è quasi finita....” sussurro.
Lui sembra colpito. Qualcosa nei suoi occhi si gela.
“Io devo andare ora... Harm mi starà aspettando.” Dice
con voce normale. “Ci si vede Buffy.” Gli faccio un cenno con
la mano e torno dentro.
“Tutto a posto?” mi chiede Faith leggermente turbata. Io annuisco.
“Sembra che tu e Spike abbiate una grande intesa....”
“Ma che dici? Se non facciamo che litigare dalla mattina alla sera??”
dico guardandola male. Che le passa per la testa????? Io e Spike??? Nemmeno
se l’inferno dovesse congelarsi!
“A me piace davvero sai...” per un attimo mi sembra tenera. “Però
se dici che ti piace te lo lascio.. Non voglio entrare in competizione con
te...” io la abbraccio.
“Non ti preoccupare,” dico staccandomi. “vai tranquilla
che è tutto tuo!” le faccio l’occhiolino e, dopo averla
salutata brevemente, scappo verso la lezione di latino.
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Il giorno precedente alla festa, i preparativi erano terminati, con nostro
grande sollievo. Certo, il giorno dopo avremmo dovuto sistemare meglio il
tutto, ricevere il catering e gli ospiti, e magari dare qualche dritta ai
ballerini. Il più era comunque stato fatto. Avevamo deciso di riposarci
e di bigiare un paio di inutili lezioni che avremmo benissimo potuto recuperare
facendoci prestare gli appunti.
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Sono distesa sotto un albero nel cortile del campus, a godermi la brezza.
Conoscendo la mia compagna di stanza, oggi ci sarà il mega-ripasso,
dal quale io voglio mettere una distanza ragionevole. La stanza sarà
un tappeto di fogli e il tavolo sarà pieno di bricchi di caffè
vuoti. Le piace berne parecchio mentre studia, l’aiuta a mantenere la
concentrazione. È un’abitudine che ha passato anche a me.
Spike arriva svegliandomi. Non che prima stessi dormendo, ma c’ero molto
vicina.
“Buongiorno tesoro. Dormito bene?” prende posto vicino a me.
“Mmmmmh...” mugolo stiracchiandomi. “Ho bisogno di dormire
ancora un po’... Sto morendo di sonno.” Lui si stende di fianco
a me. Che diavolo vuole fare?? Senza aprire gli occhi, aguzzo i miei sensi,
tutti tesi a percepire pericoli imminenti. Fa scivolare un braccio intorno
alle mie spalle, con infinita tenerezza, e mi tira verso di lui, facendomi
appoggiare al suo petto. È davvero rilassante. Se fossi un gatto mi
metterei a fare le fusa.... Ma che razza di pensieri passano nella mia testa???
Sento i capelli che mi vengono spostati. Poi la voce di Spike, vicinissima
al mio orecchio, mi sussurra: “Dormi amore. Veglio io su di te.”
Rasserenata da quelle parole mi addormento tranquilla.
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Ieri mi sono poi svegliata imbarazzatissima. Come ho fatto a lasciarmi andare
così? Sono ancora sconvolta. Di ieri non se n’è più
parlato, per fortuna, nemmeno oggi, quando abbiamo approntato le ultime modifiche.
Oggi è infatti il gran giorno. Sto aspettando Faith in camera, per
rapirla e portarla a fare un po’ di shopping. Spike stasera ci aspetterà
al Bronze, insieme a tutti. Spero che la sorpresa sia ben riuscita. Le ho
anche comprato un regalo per festeggiare, ma lo conservo per stasera.
“Allora?? A giudicare dal tuo sorriso a trentadue denti direi che è
andata molto bene!!” dico subito a Faith appena rientra in camera.
“Beh... Non per vantarmi... Ma credo di averlo superato a pieni voti!”
le salto al collo, anch’io entusiasta, e quando ci stacchiamo mi dice
“Non ci posso ancora credere! È tutto merito di Wesley! Se non
ci fosse stato lui....” non conclude la frase, ma è davvero entusiasta.
“Come siamo passate da ‘Professor Wesley’ a ‘Wesley’
e basta?” chiedo sospettosa. Non si sarà mica presa una cotta
per il bel professore?
“Mi ha detto lui che lo posso chiamare per nome. Che persona gentile
che è...” ma forse con quel gentile vuole intendere molto di
più... Staremo a vedere.
Come prestabilito, ci diamo alla pazza gioia oggi. Torniamo a casa cariche
di borse e borsette con i nostri nuovi acquisti, che sono davvero la fine
del mondo. Propongo a Faith di andare al Bronze e lei non si tira di certo
indietro. Ci prepariamo e in poco tempo siamo là, entrambe vestite
molto sexy.
Come da piano, quando entriamo le luci si spengono e la musica si arresta.
La mia amica mi guarda confusa. Approfitto dell’oscurità per
scivolare insieme agli altri. Quando le luci si accendono urliamo tutti insieme
un ‘SORPRESA!’ degno del coro dell’Antoniano. Parte così
la musica e i folli festeggiamenti. Faremo le ore piccole stasera, me lo sento.
Evito Spike cortesemente, non me la sento di guardarlo negli occhi. Faith
capirebbe. Leggerebbe troppe cose nel mio sguardo.
Per non metter in imbarazzo gli altri, aspetto di trovare Faith da sola per
darle il mio regalo. Cosa molto difficile visto che è circondata da
una marea di persone. Ad un certo punto si allontana e va verso il bancone,
dove Monica molto gentilmente ci fa da barman. È la mia occasione.
“Ti stai divertendo?” le chiedo sedendomi al suo fianco.
“Da morire B.! Grazie per la splendida festa!!”
“Prego, figurati... Ma senza Monica e Spike non so come avrei fatto....”
lancio uno sguardo riconoscente a Monica che mi sorride. “Tieni....”
dico porgendole una scatoletta in velluto. “È il mio regalo...”
a lei brillano gli occhi. Adora i regali, anche se sta per dirmi qualcosa
del tipo ‘grazie non dovevi ’.
“Non so cosa dire... Grazie mille B., non dovevi davvero... è
già un magnifico regalo questa festa...”
“E allora non dire nulla, aprilo...” è un braccialetto.
Alle estremità ho fatto incidere le nostre iniziali, lei lo nota quasi
subito. Mi ringrazia di nuovo e stavolta ci abbracciamo.
Si ributta subito in pista, per sfogare tutta quell’energia che ha represso
nelle ultime due settimane. Io prometto di raggiungerla dopo. Adesso c’è
qualcos’altro che devo fare. Dall’alto della balconata, Spike
mi fissa. È da tutta la sera che mi sento il suo sguardo appiccicato
come un francobollo. Volevo fare finta di nulla, ma lui non mi molla.
“Bella serata, non trovi?” dico appoggiandomi alla balaustra e
guardando giù.
“Siamo stati molto bravi. È tutto quanto meglio di quanto potessi
aspettarmi...”
“Siamo una grande squadra...” dico scherzando. Lui si gira verso
di me. Il cuore mi batte forte. Che cosa vorrà? Mi giro anche io verso
di lui. Con un dito mi sfiora il mento, sento un brivido caldo corrermi dal
mento fino alla schiena. Vorrei spostarmi, parlare per dire qualcosa, qualsiasi
cosa... Ma sono paralizzata.
“Sei radiosa stasera.. Un fiore bellissimo..” la sua voce si fa
sempre più roca e il suo viso sempre più vicino. “....e
proibito.” Mette dolcemente la mano dietro alla mia nuca e mi bacia.
Le mie labbra diventano fuoco liquido. Le farfalle sembrano aver preso di
mira il mio stomaco. All’inizio non mi muovo, senza rispondere al suo
bacio, poi pian piano mi sciolgo. Rispondendo con foga. Una foga che nemmeno
io pensavo di avere. Sento un calore denso in mezzo alle mie gambe. Dio, non
ragiono più. Non avrei mai creduto possibile che Spike potesse portarmi
a questo punto.
Il rumore di un bicchiere rotto alle nostre ci interrompe. Faith, sconvolta,
ci guarda pietrificata. Cerco di aprire la bocca per parlare, ma lei fugge
veloce. Cerco di inseguirla, ma appena esco non c’è più
nessuno.
L’ ho persa. Forse per sempre. Sento improvvisamente come un buco nel
cuore. E il bello è che sono stata io a farcelo.
Capitolo 9
Credo di star vivendo un brutto sogno, no, no, proprio un incubo terribile.
Davanti a me, appoggiati sul balconcino del Bronze, si stanno baciando Spike
e Buffy. Improvvisamente mi sento una stupida: dunque è lei la fantomatica
ninfa, certo, tutti i pezzi ora vanno al posto giusto, tranne quelli del mio
cuore, sia ben inteso. Il bicchiere che tengo in mano va a frantumarsi sul
pavimento con un rumore sordo ed ecco che loro si accorgono di me. Il volto
di Buffy è rosso dalla passione, i capelli biondi sono sconvolti a
dir poco e mi guarda con orrore e raccapriccio: non riesco a stare lì,
corro via, scappo come un lampo dimenticandomi anche il giubbotto. Non riesco
a togliermi dalla mente quei due che si baciano!
Una parte di me sta odiando Buffy per avermi portato via Spike, perché
ci volevo provare io, perché se non avessi avuto queste due settimane
impegnate a studiare, lui sarebbe stato mio, eppure, se mi mettessi a riflettere
rivedrei lo sguardo che aveva Spike mentre la guardava e capirei, in meno
di un secondo, che non sono mai stata sua e non avrei mai avuto neppure una
possibilità. L’amore che prova per lei è inchiodato nei
suoi profondi occhi blu e a me non resta che versare due lacrime per un amore
che non è riuscito neppure a nascere.
Apro con foga la porta del mio appartamento al campus e prendo i primi vestiti
che mi vengono sottomano, preparo la valigia con una disperazione incredibile,
eppure non è da me reagire in questo modo per un ragazzo, non l’
ho mai fatto! Sulla scrivania c’è ancora il mio libro aperto,
quello che ho usato per l’esame e una profonda malinconia mi assale;
stavo così bene fino a due ore fa, era il momento più alto della
mia vita e Lei ha dovuto rovinarmelo in questa maniera.
“Faith!” Eccola, è arrivata: ha pianto, ne sono sicura,
lo sento dal leggero tremolio della voce, che segue pari pari quello delle
labbra.
“Me ne vado! Vi lascio la stanza libera.” Dico con una ferocia
che non credevo potessi provare per lei. Metto la borsa sulle spalle e sto
uscendo, quando lei mi prende per un braccio in un disperato tentativo di
fermarmi.
“Lasciami spiegare…” inizia, ma io mi volto e la fisso furente.
“Spiegare cosa? Sei innamorata di lui, bene, scopatelo e godi per bene,
immagino che lui ci sappia fare!”
“Io non sapevo…”
“Che cosa, che ti piaceva tanto da scioglierti nelle sue braccia? Sapevi
che mi piaceva, me lo hai voluto presentare tu e adesso, quando finalmente
potevo provarci, prenderlo per me, me lo hai portato via.”
“No, io non lo voglio, io… rinuncerò a lui.” è
la sua ultima carta e la gioca per me. La guardo con una enorme tristezza,
so benissimo che non vuole rinunciare a Spike, nessuna donna sana di mente
lo farebbe e lei pazza non lo è di sicuro. Ha il volto rigato dalle
lacrime che deve aver versato dal Bronze fino a qui.
“Mi spiace, troppo tardi. Mi hai pugnalato alla schiena e sanguino ancora.
Io mi fidavo di te, è questo che mi fa più male. Uomini ce ne
sono in giro, magari non belli come lui, ma uno passabile posso trovarlo uscendo
da qui, quindi quello è il male minore, ma tu, Buffy… tu mi hai
spergiurato per giorni che lo odiavi addirittura, che non ti interessava proprio
e guarda… baciati! No, non ci siamo proprio. Addio.”
La lascio sola nella stanza. So che adesso si siederà sul letto ed
inizierà a piangere. Sono assurdamente felice di questo e proprio per
questo riesco anche a sentirmi in colpa per averla trattata in questo modo.
Ma da lei io non me lo aspettavo proprio. Non mi interessa di Spike, cioè,
non è vero, mi interessa eccome, ho fantasticato di lui e me a letto
insieme per sere intere e mi ritrovo con un pugno di mosche in mano, però
quello che veramente mi brucia è la bugia di Buffy, il suo tradimento.
Appena esco dal dormitorio vado, ovviamente, a sbattere contro Spike, che
deve aver cercato di seguire la sua amata per consolarla. Lo guardo con un
mix di rabbia e dolore che mai avevo provato in vita mia, neppure quando i
miei mi picchiavano a ripetizione. Non gli dico nulla, a che scopo? Essere
presa ancora in giro da lui? Eppure fa male, il mio cuore sta sanguinando
come se fosse lacerato da una lama rovente. Anche lui mi guarda: è
dispiaciuto, questo lo capisco, ma è anche risoluto, vuole Buffy. Gli
volto la schiena e me ne vado in silenzio per la città addormentata
e penso.
Penso a Buffy e a queste ultime settimane: la maledico perché non mi
ha mai detto niente. Lo so, sono ripetitiva, ma io mi fidavo di lei, non ho
mai riposto tanta fiducia in una persona come ho fatto con Buffy. Le ho chiesto
se lo voleva lei, io mi sarei fatta da parte più che volentieri, per
lei mi sarei mozzata un dito e lei mi ha sempre risposto di no! E allora perché?
Mi ritrovo su una panchina solitaria e mi siedo. Adesso, invece di pensare
a quello che è successo al Bronze, devo trovare un posto dove andare
a letto. Non mi sono resa conto di quanto tardi è: ho camminato così
tanto rimuginando sul mio novello odio per Buffy, che si sono fatte le tre.
Ringrazio il cielo che domani è sabato e che quindi potrò dormire,
sempre che trovi un posto dove poterlo fare. Penso a chi avrebbe un posticino
per me e mi avvio velocemente verso la zona periferica della città,
fino a raggiungere un caseggiato alto sei piani, appena riammodernato e dipinto
con un terrificante color verdino pastello intenso. Salgo le scale, ancora
vogliosa di scaricare la tensione e, al quarto piano, busso con forza ad una
porta rossa con un bel otto appiccicato sopra. Continuo con foga, so che ci
vuole un po’ perché quella mi risponda. Poi un piccolo spiraglio
e da dietro la catenella, appare lei, con gli occhi gonfi di sonno, i capelli
castani arruffati, una maglietta lunga fino alle ginocchia e un’aurea
di odio intossicante.
“Che cazzo vuoi?”
“Un posto dove dormire questa notte.”
“Ma minchia!” È sempre sboccata quando si sveglia male
“Hai una stanza al Campus! A meno che Buffy non sia riuscita ad intripparsi
con il fusto platinato.” Serro la mandibola così forte che quasi
scricchiola, se ne è accorta anche lei.
“Ahi, guai in Paradiso mi sa. Dai, entra, prima di svegliare tutto il
palazzo e poi chi li sente sti rompi cazzi?”
“Grazie Monica.” Entro e mi trovo davanti ad un piccolo salotto
stracolmo di fumetti, libri, DVD, cd e fogli sparsi. Monica è sempre
stata assai eclettica nelle cose, le piace fare di tutto.
“Allora, che è successo?” mi chiede dalla cucina mentre
si prende un bicchiere di succo.
“Lasciamo perdere… ho solo voglia di dormire un po’. Posso?”
mi sento sfinita e non solo fisicamente, ma soprattutto mi sento come svuotata
dentro, come se non avessi nulla per cui valesse la pena andare avanti.
“Certo. Vieni, la stanza degli ospiti è a tua disposizione.”
Mi risponde lei impietosita. Mi guida davanti una porta e mi fa entrare in
una stanza piccolina con un letto singolo già pronto.
“Aspettavi gente?”
“No, sono solo previdente. Ci sono degli asciugamani nel cassetto. Domani
mattina io dormo, il frigo e la dispensa sono stati appena riempiti, fai come
se fossi a casa tua, ok?” io annuisco quasi incapace di proferire parola,
ma mi riprendo:
“Non starò qui tanto… giusto quello che mi serve per trovare
un altro posto.” Lei fa spallucce tranquilla.
“Per me puoi stare qui anche per tutto l’internato. So quanto
ti costerebbe trovare una stanza fuori dal college e non ne vale la pena.
Staremo leggermente scomode, ma ci si adatta. Basta che tu vada d’accordo
con la mia James.” James è la sua gatta nera: l’ ha chiamata
in onore di un suo attore preferito, solo che doveva essere maschio, invece
le è arrivata femmina, ma a quel punto Monica era già in simbiosi
con la gatta.
“No problem, M.”dico io. Monica mi saluta e si butta in camera
sua: ha subito capito che devo aver litigato di brutto con Buffy e sicuro
come le tasse, che sa anche che c’entra Spike tra noi, ma, come il suo
solito, non ha domandato nulla. So che si aspetta che io lo faccia, ma mi
darà il tempo che mi serve e quando le vorrò parlare, lei sarà
lì per aiutarmi. Lo so e le sono grata.
Mi spoglio e mi metto a letto. Come al mio solito guardo il cellulare prima
di metterlo sul comodino e lo trovo spento: l’avevo chiuso al Bronze,
per non essere disturbata da chicchessia. Lo accendo e subito dopo scopro
che ho un messaggio nella segreteria… sono indecisa se ascoltarlo o
meno, potrebbe essere di Buffy e non la voglio ascoltare, poi la curiosità
ha la meglio: nel caso fosse suo, lo cancellerò senza ascoltarlo.
Invece, sorpresa delle sorprese, è del professor Pryce, anzi, di Wesley.
“Buonasera Faith. Lo so che domani è sabato, ma io sarò
in laboratorio per provare un esperimento interessante. Se ti va di venire
a dare un’occhiata per ambientarti meglio… bhe sai dove trovarmi.
Ciao.”
Lo ascolto ancora due volte e poi, presa da un raptus, lo riascolto: non posso
farci nulla, la voce di Wesley mi calma, mi rasserena. È come se tutto
ad un tratto avessi trovato una zattera nel bel mezzo della tempesta, qualcosa
che mi salva in un momento in cui tutto sta morendo. Metto la sveglia alle
nove, così da essere in laboratorio per le dieci: sarà un buon
modo per distrarmi. Mando un SMS al mio professore dicendogli che domani sarei
andata lì con molto piacere e che lo ringrazio del pensiero, poi mi
appoggio sul cuscino sperando di dormire, ma le immagini della serata mi sommergono.
Il Bronze, il braccialetto, la festa, il balcone, loro due che si baciano,
lo sguardo innamorato di Spike, le lacrime di Buffy. E alla fine, ancora,
le lacrime di Buffy, le lacrime del mio piccolo angelo biondo, ormai angelo
caduto. Pensando a questo, esplodo in un pianto silenzioso.
Mi
sveglio più stanca di quando sono andata a dormire, con quella dannata
sveglia del cellulare che mi trapana il cervello. La spengo alla velocità
della luce, prima che la senta anche Monica dall’altra stanza. Conoscendola
non si alzerà dal letto prima delle undici, quindi meglio evitare che
capiti prima, sarebbe controproducente per me. Mi vesto con sobrietà,
un paio di jeans, una maglietta maniche corte ed una felpa. Scarpe da ginnastica
ed occhiali da sole per nascondere le occhiaie notturne. Esco silenziosamente
dall’appartamento mentre James mi guarda curiosa: sa chi sono, per questo
non ha paura.
Il mio stomaco brontola pesantemente e mi prendo un muffin con un caffè
e mi metto a mangiarlo al parco: il sole è ancora tiepido, tipico di
ottobre, l’aria frizzante mi aiuta a svegliarmi un po’ meglio,
ma, purtroppo, non riesce a portare via la mia tristezza e la mia rabbia per
quello che mi è successo con Buffy.
Sapete, razionalmente capisco benissimo che non è proprio tutta colpa
sua, insomma, non lo sapeva neppure lei che Spike le stava dietro, però
quello che mi dà nervoso è che lei non abbia voluto dirmi con
esattezza che cosa provava per lui. Almeno così avremmo potuto gareggiare
ad armi pari, invece in questo modo partivo già a perdere. È
questo che mi dà fastidio e lei lo sa, ovvio che lo sa, mi conosce
meglio delle sue tasche! Eppure, nonostante ciò, non lo ha fatto. Mi
sta salendo di nuovo il nervoso. Riprendo la mia camminata verso il laboratorio
di Wes, improvvisamente in trepidazione all’idea di vederlo.
Davanti al campus compro due bicchieri di caffè nero e qualche dolcetto:
non so quanto mangia in realtà e quindi abbondo, anche perché
io ho una fame incredibile. Corro per i corridoi vuoti e silenziosi, di solito
di sabato non c’è mai nessuno da queste parti. Apro la porta
con timore quasi reverenziale: eccolo, lo vedo, è chino su un piano
illuminato, sta guardando qualcosa anche se non capisco cosa. Mi metto ad
osservarlo nel suo ambiente naturale: mi sembra più sicuro di quanto
non lo sia mai stato in classe o nei corridoi del campus. Gli occhiali leggeri
sono appoggiati sul naso, mentre le labbra si muovono velocemente, come se
leggesse tra se qualcosa. Le mani eleganti sono appoggiate al tavolo con le
dita che tamburellano la superficie.
“Buongiorno.” Dico piano per non spaventarlo. Lui si gira sorpreso
e mi sorride tranquillo.
“Ciao Faith, sono contento che tu sia qui. Mi spiace di averti trascinato
qui quando magari vorresti essere da un’altra parte.”
“Tranquillo, mi va bene di iniziare da subito.” Mi tolgo gli occhiali
e appoggio i caffè. Noto che mi sta guardando stranamente. “Che
c’è?”
“Non hai dormito?” deve aver notato le occhiaie pesanti.
“Non molto bene. Per questo ho portato questi!” dico esibendo
i bicchieri e i dolcetti.
“Perfetto, ma non possiamo metterci a fare colazione qui. Vieni, andiamo
nel mio ufficio, così parliamo anche di quello che dovrai fare in questi
mesi di internato. Immagino sarai curiosa.”
È tanto brutto se gli dico che non ho pensato all’internato e
ai miei futuri compiti da un bel po’? Sì, lo sarebbe. Quindi
sorrido e annuisco gentilmente e lo seguo fino alla sua stanza e mi siedo
sulla stessa sedia dell’altra volta, stupendomi ancora di quanto sia
spartano il suo ufficio. Dividiamo salomonicamente caffè e dolci e
ci mettiamo a chiacchierare. Mi chiede di raccontargli qualcosa di me e più
di dirgli che mi piace quello che studio e che abito un po’ fuori non
mi viene in mente nulla. La maggior parte delle mie cose è incentrata
su Buffy e di lei non ho proprio voglia di parlare. Vorrei ascoltare quello
che lui ha da dirmi.
“E come mai lei è venuto a vivere qui?” chiedo curiosa.
Insomma, il suo accento inglese è inconfondibile.
“Riformula la domanda in maniera corretta.” Risponde spiazzandomi
lui, sorridente e tranquillo.
“Uhm…come mai…” mi metto a pensare. “…lei…Tu
sei qui.”
“Esatto, questa va bene. Mi sono laureato ad Oxford tre anni fa proprio
con Travers, poi lui ha avuto un’offerta di lavoro qui e mi ha portato
con se, quindi l’ ho seguito.”
“Capito.” Dico addentando una ciambella carica di glassa, infatti
sento che mi cola sulle labbra. Faccio per prenderla con la lingua e mi ritrovo
ad arrossire penosamente vedendo come mi sta guardando lui: ha gli occhi azzurri
che brillano maliziosi e un sorriso malandrino. Uhm… ha detto tre anni
fa? Il mio cervello sta facendo i calcoli… non dovrebbe avere più
di ventisette… ventotto anni? Interessante!
“Ehm…” cerco di riprendermi. È incredibile, lui non
ha fatto nulla, ma ha la capacità di farmi perdere il filo del discorso…
qualsiasi discorso io stia facendo. “allora, che dovrò fare?”
“Oh, hai ragione. Seguimi.” Mi porta in giro mostrandomi dove
avrei trovato reagenti e strumenti per gli esperimenti. È un cicerone
perfetto, mi spiega con chiarezza quello che avrei dovuto fare nei prossimi
giorni. Non c’è che dire, questo internato è giusto quello
che mi ci voleva per evitare Buffy e compagni. È il mio salvagente,
Wesley è il mio salvagente e a questo punto gli sono ancora più
grata di prima.
Alla fine della giornata di lavoro, fuori è già scuro. Sto pensando
tra me e me che non ho le chiavi per entrare a casa di Monica e che, probabilmente
dovrò andare al Bronze a recuperarle. Non ho voglia di tornare in quel
posto, ho paura che i ricordi mi sommergano di nuovo.
“Mi hai sentito?” ritorno alla realtà quando Wes mi parla.
“Scusa?”
“Ti ho chiesto se ti va di mangiare qualcosa con me, ovviamente offro
io, visto che ti ho rubato tutta la giornata.”
“Volentieri. Comunque è stato un piacere passarla qui con te.”
Mi porta nella stessa tavola calda dove eravamo stati quando mi aveva fatto
quella veloce lezione personalizzata. Credo che qui sia conosciuto perché
tutti lo salutano come se fosse di casa. Ordiniamo un piatto di pasta con
il pesce che farebbe resuscitare un morto da quanto è buono e lo accompagniamo
con una bottiglia di buon vino bianco. Non mi sono mai trattata così
bene in vita mia. Ad un certo punto, tra una chiacchiera sugli esperimenti
e la classica discussione ‘non esistono più le stagioni di una
volta ’, Wesley prende a guardarmi fisso negli occhi lasciandomi non
poco imbarazzo addosso. Mi chiedo se sappia quanto possa essere disarmante
uno sguardo come il suo diretto ad una donna. Io penso di no .
“Io lo so che non sono fatti miei e sei liberissima di arrabbiarti,
“esordisce “ ma sarei curioso di capire che cosa ti è successo.”
Rimango a bocca aperta. Come fa ad essersene accorto? Insomma, il tempo passato
assieme si conta sulle dita di una mano, lui non sa probabilmente neppure
che uso la penna blu per prendere gli appunti e se ne viene fuori con una
domanda così diretta e personale? Non ho parole.
“Perché pensi che mi sia successo qualcosa?” la mia specialità:
rispondere ad una domanda con una domanda. Lui appoggia la forchetta al piatto
e si sistema meglio sulla sedia, come per prendere tempo per soppesare la
risposta.
“Vedi, mi sembri diversa. Nel senso, sei sempre la stessa Faith, brava,
intelligente e disponibile al lavoro che ho imparato a conoscere in questi
ultimi mesi di lezione fatti assieme. Eppure stamattina, nel tuo sguardo,
nelle tue espressioni, mancava qualcosa…una specie di scintilla che
ti rende… luminosa.” Sento gli occhi inumidirsi e devo evitare
assolutamente questo argomento o potrei mettermi a piangere al tavolo e non
sarebbe giusto.
“Devo essere sincera, non mi va di parlarne.” Dico forse anche
un po’ troppo scortese. Lui non replica, ha capito, quindi si rimette
a mangiare calmo, come se nulla fosse successo.
“Scusa.” Dice solo dopo qualche secondo.
“Non ti devi scusare, tu non c’entri, non avrei voluto parlarne
con nessuno.”
“Lo avevo capito.” Risponde lui sorridendo dolcemente.
Passa il cameriere e lui lo chiama gentilmente. “Due dolci della casa,
Antonio.” Lo guardo andare a prendere le nostre ordinazioni e poi mi
giro verso Wesley che sta finendo di bere il suo vino.
“Conosci molto bene la gente che lavora qui.” Lui fa spallucce.
“Vedi, quando sei solo, senza una famiglia, senza una fidanzata o anche
senza un animale che ti aspetta a casa, la prospettiva di mangiare da solo
sul divano davanti alla tv, ti appare improvvisamente squallida. Vengo qui
ogni sera a cenare, tanto guadagno bene e non ho tempo per spendere perché
sono sempre in laboratorio.”
“Mi spiace.” E mi spiace sul serio, non è una classica
frase di circostanza. Un ragazzo come lui non merita tutta questa solitudine…
poi riavvolgo il nastro… ha detto che non ha la ragazza. Ottimo!
“Fa niente.”
Usciamo satolli e immersi in mille sorrisi provenienti da tutti i camerieri,
baristi e cuochi del ristorante: ho visto alcuni che si facevano perfino gesti
tra loro, come per dimostrare che fossimo una coppia. Stranamente mi ha fatto
sentire molto bene.
“Ti porto a casa.” Mi dice salendo in macchina.
“Posso chiederti un favore? Dovrei recuperare le chiavi da mia cugina.
Lavora al Bronze, non so se lo conosci.”
“Sì, ci sono stato un paio di volte. Andiamo allora.” La
notte scivola silenziosa sotto di noi, mentre ci perdiamo ascoltando la radio.
In tutta onestà non ho voglia di rompere questo silenzio così
complice che si è instaurato tra di noi, ma voglio assaporarlo come
fosse una scaglia di cioccolato fondente di quello buono, magari con la cannella,
che si scioglie sulla lingua facendoti esplodere il cervello di benessere.
Ecco, questo è quello che provo a stare con lui.
Quando arriviamo, penso che lui mi aspetterà in macchina, invece scende
e mi accompagna dentro, aprendomi perfino la porta per entrare. Mi guardo
intorno e vedo alcune persone di mia conoscenza: Cordelia e Liam seduti su
un piccolo divano, Tara seduta con Willow, la sua ragazza, a studiare qualche
incantesimo da Wicca e Monica che sfreccia veloce con il vassoio in mano.
“Arrivo subito.” Dico a Wesley nell’orecchio: la musica
è così alta che per farmi sentire da lui mi sono dovuta mettere
in punta di piedi. Non che mi sia dispiaciuto, mi ha permesso di venir avvolta
nel suo profumo, che ormai non è il CKB che aveva stamattina, ma è
il suo profumo naturale, un mix tra la fragranza di the e di ammorbidente,
qualcosa di pulito eppure terribilmente maschio. Infatti quando mi stacco
sono come confusa. Vado da Monica che mi sembra di volteggiare.
“Ciao M.”
“Non ora, sono di fretta. Non ho tempo Faith, quella stupida di Daisy
se ne è andata senza preavviso e siamo senza una cameriera questa sera.
Se la becco le faccio un culo così.” Mi risponde incazzata nera.
“Vorrei solo le chiavi di casa.”
“Tho, ma lasciami la porta aperta stanotte.” Mi porge le chiavi
e sta per salutarmi, quando vede Wesley vicino alle scale che mi guarda mentre
mi aspetta. “Scusa, e quel ben di Dio dove te lo sei trovato? Non qui,
non l’ ho mai visto.”
“È Wesley, il tizio della tesi.” Monica fischia ammirata.
“Se avessi avuto professori come lui col cavolo che mollavo il college.
Ho capito stellina, cercherò di non disturbarvi quando torno.”
Scuoto la testa a questa affermazione.
“Ti sbagli, si è solo offerto di accompagnarmi, blocca il manzo
della fantasia, lui è il mio capo.”
“Sarà pure il tuo capo, ma non dirmi che non ti sei mai immaginata
cos’altro possa saper fare su una scrivania… magari con te sotto.”
Se ne va senza lasciarmi il tempo di replicare a questa assurdità e
io me ne vado via sconsolata, per essere bloccata due passi dopo da Spike.
Rimango a bocca aperta a guardarlo, i suoi occhi sono ancora più blu,
perché, immagino, è terribilmente incazzato.
“Che cazzo fai, Faith?” sì, decisamente arrabbiato.
“Niente, sto andando a dormire, lasciami passare.” Dico cercando
di superarlo, ma lui è più grosso di me e mi blocca la strada.
“Buffy sta male.” Serro con forza la mandibola. “Ed è
colpa tua.” Colpa mia? Adesso lo ammazzo.
“No, è colpa sua. Io mi fidavo di lei, avrei dato la mia vita
per lei e lei non è stata sincera con me.” Lui abbandona l’aria
da arrabbiato per sostituirla con una più triste.
“Faith, passerotto, lo sai che non ti avrei mai detto di sì,
sono stato chiaro fin dall’inizio con te.” Tipico degli uomini,
crede che sia lui il problema anche quando non potrebbe essere più
lontano di così.
“Non hai capito nulla, Spike. La questione non è che io ti possa
o non possa avere. Di uomini ce n’è pieno il mare. Ma la fiducia,
quella vera, la trovi raramente e quella di Buffy l’ho persa. Tu non
c’entri, o almeno, sei molto marginale.” Ecco, adesso riesco a
sgattaiolare via, ma lui mi prende per un braccio, deve essere un vizio e
io cerco di svincolarmi, tanto che Wesley si precipita da me per liberarmi.
Anche Spike rimane spiazzato dalla sua entrata in campo: pagherei cento dollari
per sapere che cosa sta pensando Wes di questa scena.
“Tutto ok, Faith? Ti sta importunando?” che dolce!
“No, abbiamo solo avuto un leggero scambio di opinioni. Andiamo.”
“Che dico a Buffy?” chiede Spike come ultima cosa mentre si prende
una sigaretta dallo spolverino.
“Che passerò a prendere il resto della mia roba lunedì,
quando lei sarà a lezione. E dille anche che ci vada a lezione, perché
non voglio vederla.” Gli lancio il braccialetto che mi ha regalato Buffy
per la festa e me ne vado con Wesley che ancora mi abbraccia per le spalle
e io, stupidamente, neppure me ne accorgo. Una lacrima solca le mie guance
mentre sono in macchina con il mio professore.
Quando parcheggia davanti al palazzo di Monica cerco freneticamente di asciugarmi
il volto, ma Wesley ci arriva prima. Ha tirato fuori dalla tasca della giacca
un fazzoletto bianco di cotone e mi asciuga: che vergogna, penserò
che sono patetica.
“Scusa.” Balbetto io, ma lui scuote la testa sorridendo triste
con me.
“Un bel viso come il tuo, Faith, non merita di essere rigato con delle
lacrime. In verità, una bella persona come te non merita queste lacrime.”
Mi porge il fazzoletto e io lo uso, come nei migliori film, per soffiarmi
il naso.
“Te lo riporto lavato.” Gli dico quando mi accorgo quello che
ho fatto, ma lui scoppia a ridere e contagia anche me.
“Non ti preoccupare, ne ho un cassetto pieno. Mia mamma non fa che regalarmene
un pacco ogni anno per Natale.”
“Grazie di tutto, prof Wesley.” Dico io leggermente più
leggera.
“Di nulla e….uhm Faith, su con la vita. Quando ridi sei ancora
più bella.” Esco barcollando per la quantità di sentimenti
che sto provando. Tristezza per Buffy, fastidio per l’incontro con Spike
e per la felicità che ho provato stando con Wesley, che, vedo, sta
aspettando di vedermi entrare prima di partire. Lo saluto con la mano mentre
apro il portone e sento che si allontana.
Vengo salutata dal miagolio di James che si struscia sulle mie gambe facendomi
le fusa. Caracollo in camera, desiderosa solo di dormire: stringo il fazzoletto
bianco tra le mani e annusando mi pare di essere ancora con lui, in quel piccolo
ristorante, oppure nel laboratorio, in un mondo tutto nostro, dove nessuno
può raggiungerci.
Capitolo 10
Dopo una lunghissima corsa dal Bronze, arrivo al campus. Ho pianto per tutta
la strada e non so come ho fatto ad arrivare fino a qui dal momento che non
vedo a un palmo dal mio naso. Per tutto il tempo ho pensato a come si deve
essere sentita la mia migliore amica... Pugnalata alle spalle da me.... Mi
sento malissimo.
Eppure io non sapevo, fino a stasera, che potesse anche solo lontanamente
piacermi Spike.
Apro la porta con la speranza che sia in camera...
“Faith!” dico con voce tremante. Grazie al cielo l’ho trovata!
Io le devo spiegare, parlare, lei non sa cosa è realmente successo....
“Me ne vado! Vi lascio la stanza libera.” È arrabbiata.
Furente. Come darle torto? Cerca di andarsene ma io la fermo prendendola per
un braccio. È vitale che lei sappia.
“Lasciami spiegare…” cerco di dire, ma lei mi interrompe.
“Spiegare cosa? Sei innamorata di lui, bene, scopatelo e godi per bene,
immagino che lui ci sappia fare!”
“Io non sapevo…”
“Che cosa, che ti piaceva tanto da scioglierti nelle sue braccia? Sapevi
che mi piaceva, me lo hai voluto presentare tu e adesso, quando finalmente
potevo provarci, prenderlo per me, me lo hai portato via.”
“No, io non lo voglio, io… rinuncerò a lui.” È
la cosa giusta da fare. Non posso perdere Faith, al solo pensiero lo stomaco
mi si stringe in una morsa.
“Mi spiace, troppo tardi. Mi hai pugnalato alla schiena e sanguino ancora.
Io mi fidavo di te, è questo che mi fa più male. Uomini ce ne
sono in giro, magari non belli come lui, ma uno passabile posso trovarlo uscendo
da qui, quindi quello è il male minore, ma tu, Buffy… tu mi hai
spergiurato per giorni che lo odiavi addirittura, che non ti interessava proprio
e guarda… baciati! No, non ci siamo proprio. Addio.” Detto questo,
prende la porta e se ne va.
Non ci posso credere, sono sola ora. Le gambe non mi reggono più e
gli occhi si appannano di nuovo. Mi getto sul letto piangendo disperatamente.
Poco dopo arriva Spike, che dev’essersi fatto anche lui la strada di
corsa. L’ho lasciato al Bronze senza nemmeno una spiegazione.... Sono
stata una vera stronza anche con lui.
Alzo giusto un attimo la testa per guardarlo e poi mi rigetto disperata sul
cuscino.
“Buffy.....” nella sua voce c’è compassione, tristezza
e amore, tanto amore.
Lo sento sedersi a fianco a me. Mi accarezza dolcemente i capelli e il viso,
con estrema dolcezza. “Amore mio.... Non piangere. Andrà tutto
a posto. Rimetteremo tutto a posto.” La sua voce è calma e rassicurante.
Cerca di tirarmi su e di stringermi tra le sue braccia, ma io ho uno scatto
d’ira. Perché mi ha baciata? È tutta colpa sua se sto
in questo stato di merda!
“Lasciami!! Immediatamente! .... Esci dalla mia camera!! Vattene!!...”
riesco a dire tra le lacrime, prendendolo a pugni sul torace. Lui non vuole
lasciarmi, anzi, aumenta la stretta.
“Piangi, amore... Sfogati, io sono qui. Sfoga la tua frustrazione su
di me...” le mie mani si fermano, così, da sole, e io mi abbandono
sul suo petto a piangere.
“Perché...?” chiedo tra un singhiozzo e l’altro.
“Perché ti amo, perché dal primo giorno che ti ho vista
sei stata nei miei pensieri e nei miei sogni, perché non c’è
creatura più bella e più leggiadra di te, perché quando
è successo il mondo intorno a me ha iniziato a prendere forma e senso,
perché ci ha fatto stare bene....” ha capito perfettamente il
senso della mia domanda. Ma io non sto bene. Sono come spaccata in due. Una
metà vorrebbe mandare Spike a quel paese e ritrovare il mio angelo
bruno, l’altra invece vorrebbe baciarlo, fare l’amore con lui
e non smettere mai di guardarlo. Mi odio ancora di più per questo desiderio
nei confronti di Spike, se è possibile.
Non dico nulla, a che servirebbe ora? Cerco di calmarmi, di scacciare le immagini
di Faith dalla mia mente, piccoli flashback che mi trafiggono come lame, e
di concentrarmi sulle mani di Spike. Pian piano, sotto le sue carezze, i miei
singhiozzi cessano, e mi addormento tra le sue braccia.
Stranamente,
la mattina dopo sono io la prima a svegliarmi. Sono ancora accoccolata tra
le braccia di Spike, ma non so nemmeno io quello che provo.
Nella mia testa rimbomba ancora il rumore di quel bicchiere, frantumato, come
il mio cuore.. E anche come quello di Faith. Improvvisamente provo un senso
di repulsione. Come posso stare qui con l’uomo che mi ha separato dalla
mia migliore amica? In fondo, però, so che non è colpa sua,
ma solo mia e della mia stupidità.
Sguscio via e vado a cambiarmi. Non ho nemmeno voglia di fare la doccia, vorrei
solo uscire e andare a cercare Faith. Dove sarà il mio angelo bruno?
Sicuramente non vorrà vedermi, ma io la devo trovare.
Prima di uscire lascio un biglietto a Spike, nonostante non sia molto. Il
mio martoriato cuore sembra spezzarsi in pezzi ancora più piccoli,
gli occhi tornano ad emettere stille salate, ma ricaccio indietro tutto. Niente
rimorsi, la mia decisione l’ho presa. Esco cercando di fare il meno
rumore possibile, l’ultima cosa che voglio ora è lo sguardo di
Spike addosso.
Non
posso più stare con te. Ti prego, perdonami.
Sempre e solo
B.
La
prima cosa che faccio è setacciare il campus. Potrebbe essere andata
a dormire da un’amica, anche se è improbabile, non avrebbe corso
il rischio di incontrarmi, anche solo per caso. Incontro Tara per caso, capisce
subito che sono sconvolta. Mi porta al bar del campus e mi offre una tazza
di caffè, accompagnata da sane chiacchiere.
“... Ecco, ora sai tutto...” dico dopo aver terminato il mio racconto
sulla serata precedente. Il sorriso che Tara mi fa non è come i soliti,
è triste, compassionevole. È un sollievo vederlo, almeno lei
non prova ribrezzo per quello che ho fatto.
“Tu come stai?” chiede dolcemente.
“Come vuoi che stia? Sono a pezzi. Prima ho perso Faith e ora Spike,
direi che è una di quelle giornate da dimenticare.”
“Mi dispiace Buffy, davvero. Ma non hai preso in considerazione nemmeno
per un attimo l’idea di restare con Spike? Insomma, prima o poi Faith
se ne farà una ragione.” Comica questa. Non lo capirà
mai, lo so. Ma ho bisogno di provare....
“Tu non la conosci, è testarda. Non credo che riuscirò
a farle capire come sono andate le cose, a meno che qualche santo non mi aiuti...”
“E adesso che hai intenzione di fare?”
“La troverò. Lei sentirà la mia versione dei fatti, dovesse
cascare il mondo.” Su questo sono ferma e decisa.
“E’ davvero così forte l’amicizia che vi lega?”
chiede lei timidamente.
“Sì. Vedi, lei non è solo una mia amica. Lei è
LA mia amica, c’è sempre stata, sia nei momenti belli che in
quelli brutti. È stata la mia famiglia, insieme siamo cresciute e diventate
più forti, imparando dai nostri errori. Non riesco a immaginare la
mia vita senza di lei.”
“Io non so come sono andate le cose, ma se fosse veramente tua amica
accetterebbe questa situazione, sarebbe felice per te e ti sosterrebbe. Non
mi sembra così amica come la definisci..” Tara arrossisce. Forse
ha paura che la rimproveri e che reagisca male.....
“Si è sentita pugnalata alle spalle, lei amava Spike e aveva
fiducia in me. Un mix letale...” vista la tarda ora decidiamo di pranzare
insieme e di parlare d’altro, così posso avere un po’ di
sollievo. Dopo il pranzo saluto la mia amica e riprendo le mie ricerche. Ho
un’idea ben precisa: so dov’è Faith.
Busso
a una porta rossa, sperando che l’inquilina sia in casa.
“Arrivo!” sento urlare dall’interno. Quando apre la porta
non è per nulla sorpresa, Monica sapeva che l’avrei cercata.
Un aroma di ragù esce dalla sua casa, stava sicuramente cucinando.
“Ciao Monica. È qui?” dico cercando di sembrare allegra,
ma con scarsi risultati.
“Entra. Ne parliamo dentro. Hai già pranzato?” dice spostandosi
per farmi passare.
“Sì, grazie lo stesso. Comunque non avrei molta fame lo stesso.”
Ci accomodiamo in cucina, la sua piccola e graziosa cucina.
“Allora?” chiedo impaziente mentre lei mescola il sugo.
“E’ qui, anche se al momento non è in casa, ma mi ammazzerebbe
se sapesse che te l’ho detto. Sembrava piuttosto incazzata con te.”
“Quindi non sai cos’è successo?”
“No, uomini per caso?” tira a indovinare e c‘azzecca subito.
“Esattamente...” le racconto tutto, da cima a fondo, senza saltare
nemmeno la mia fantastica giornata.
“Bel pasticcio...” commenta lei alla fine. “Ma a te, questo
Spike, quanto piace?” si versa un bel piatto di pasta e si siede di
fronte a me.
“Bella domanda.. Credo che potrei innamorarmi di lui. Per questo l’ho
respinto. Monica, io ci tengo davvero a Faith.” Oddio, sono patetica,
mi si stanno inumidendo gli occhi. “Voglio che ritorni al campus, con
me.”
“Lo so, tesoro, ma la conosci Faith. È testarda.” Sul suo
volto si dipinge un’espressione dolce. “Comunque anche tu hai
le tue colpe...”
“Lo so, e mi odio per essere stata così stupida. Ma io fino a
ieri sera non sapevo nulla! Che scema sono stata...” scuoto la testa
tristemente.
“Andrà tutto bene, vedrai...” ma non ne è molto
convinta nemmeno lei.
“Non potresti metterci tu una buona parola con Faith?” è
una carta rischiosa, ma potrebbe funzionare in fondo....
“Posso provare...” dice con un gran sospiro. “Non sarà
una passeggiata però... L’ hai fatta grossa stavolta, ai suoi
occhi.”
“E tu? Cosa pensi?” chiedo speranzosa.
“Ah no, non guardare me! Io non faccio da giudice. Penso che queste
cose dobbiate risolvervele da sole, al massimo posso fare da ambasciatrice,
ma non giudico.” E fa bene, rimanere neutrale è la cosa migliore
per lei, ho sbagliato io a chiederle di prendere posizione.
“Grazie Monica. Sei una vera amica..” e lo penso davvero.
“E di cosa? Lo sai, voglio anche io che le cose tornino come prima.
Così finalmente Faith la pianterebbe di finirmi l’acqua calda
al mattino...” e con questa battuta riesce a strapparmi un sorriso.
“Ma adesso dov’è?” speravo che tornasse a casa ma
evidentemente pranza fuori.
“Si doveva vedere con un amico, ma non so di preciso. Non mi sembra
una buona idea cercarla ora... Falle smaltire un po’ di rabbia.”
“Non posso, la perderei.” Poi, inventandomi una scusa, scappo.
Non so ancora dove andrò, ma la cercherò, di nuovo.
Qualcuno
bussa con insistenza alla mia porta. Che diavolo di ore sono? La mia sveglia
segna le undici. Quale persona sana di mente verrebbe a rompere alle undici??
Caracollo fino alla porta, sembro davvero un cadavere. Oggi, dopo essere stata
da Monica, l’ho cercata di nuovo, ma invano. Allora sono tornata a casa,
in lacrime, di nuovo. Ci speravo di trovarla. Ma così non è
stato. E ora sono ridotta a una specie di mocho vileda.
“Chi diavolo....” dico aprendo la porta. La voce mi muore in gola.
È Spike.
E io sono conciata così.
“Buona sera passerotto? Mi fai entrare? Bene grazie..” Non aspetta
nemmeno la risposta e entra passandomi a fianco.
“Ma prego... Fai come fossi a casa tua...” dico ironicamente.
Lui si siede sulla poltrona, con un ghigno beffardo. “Che diavolo vuoi
Spike?” Lui si irrigidisce. Non volevo essere così acida, ma
quando mi sveglio sono come Monica.
“Ti porto un messaggio, di Faith.” Dice freddo. Io sussulto, questa
proprio non me la aspettavo. “Lunedì viene a prendere le cose
che ha lasciato qui. Dice di andare a lezione, non ti vuole vedere.”
Vorrei scoppiare a piangere, ma non ci riesco, non ho più lacrime da
piangere... “Mi ha anche detto di darti questo...” è il
braccialetto che le ho regalato... Mi sento morire.
Non pensavo sarebbe arrivata a tanto. Spike me lo porge, e io lo guardo tristemente.
Ricordi indelebili scorrono nella mia mente... Facendomi sempre più
male. Il tempo non doveva lenire il dolore??
“Scusa...” dice lui. Sembra essersi ammorbidito un po’ di
fronte al mio dolore. “Non volevo...”
“E’ tutto a posto..” dico con un mezzo sorriso: il meglio
che riesco a fare.
Ora non so cosa dire. O cosa fare. Sono imbarazzata, e parecchio anche. Non
mi ha ancora detto nulla del biglietto di stamattina, non che io ci tenga,
per carità, meglio così... Però mi aspettavo una domanda...
Una qualsiasi cosa... Non il gelo totale.
“Bene... il messaggero ha finito il suo compito... Se non c’è
altro...” si alza. Non voglio che se ne vada...... E per questo mi faccio
schifo. Provo così tante emozioni che potrei anche scoppiare.
Spike arriva alla porta senza nemmeno guardarmi, ma io lo fermo. Il motivo
non lo so nemmeno io...
“William... Aspetta....” lui si ferma e mi guarda. Una piccola
fiammella di speranza ha sciolto un po’ del gelo che stava nei suoi
occhi. Continua però a non parlare. “Senti, io... Mi dispiace
per stamattina. Avrei voluto che le cose fossero andate diversamente, ma la
situazione è complicata, lo sai.....” Per favore, non guardarmi
così... Mi sento già abbastanza male non credi? Non posso sopportare
la tristezza scavata nel suo volto e nei suoi occhi. È troppo.
“Anche io.” Poi fa una cosa che non mi sarei mai aspettata: mi
prende il volto fra le mani e mi da un bacio sulla fronte. Sconvolta dal suo
tocco, rimango lì inebetita e Spike ne approfitta per andarsene.
Suonava come un addio quel bacio. L’ennesimo addio di una persona che
mi ha tanto amata. E io voglio che sia un addio? A questo punto non lo so.
Eppure, se voglio che le cose tornino come prima, devo fare a meno di Spike.
Stanca e frastornata, torno a dormire. Tra le mani stringo ancora il braccialetto
di Faith.
Lunedì
mattina mi sveglio presto, troppo per i miei gusti. È il gran giorno,
questo, e non voglio correre il rischio di essere impreparata. Ho preparato
un discorso da fare a Faith, l’ho ripetuto almeno mille volte, ma non
credo che mi servirà. Non so nemmeno se mi lascerà parlare....
La porta si apre mentre io sono sdraiata sul letto a rimuginare. Scatto in
piedi. È lei.
Appena mi vede il suo sguardo s’indurisce. Nonostante lo stadio della
collera sia passato temo che basti una fiammella per farlo tornare.
Sembra indecisa, ma alla fine decide di entrare.
“Faith....” dico a mezza voce. Che bello rivederla...
“Che ci fai qua? Non hai parlato con il tuo amante?” la sua voce
è dura, aspra.
“Devo parlarti....” ignoro l’allusione sull’amante.
In questo momento ribattere servirebbe solo a farla incazzare di più.
“Ti prego, ho bisogno che mi ascolti...”
“Non abbiamo niente da dirci.” Va diretta verso il suo armadio
ma io le sbarro la strada.
“E invece sì! Tu non sai quello che è successo!”
ricaccio indietro le lacrime.
“Mi è bastato quello che ho visto, non voglio sentire il romantico
racconto di come sia sbocciata la passione tra te e... Spike...” pronuncia
il suo nome con disprezzo, quasi con disgusto.
“No, non è quello che volevo... Voglio solo parlare di noi....”
prendo fiato, l’angoscia mi stringe le budella e mi spezza il fiato.
“Faith, tu per me sei la persona più importante e cara che ho.
Sei la mia migliore amica.. La mia famiglia... L’altra parte di me stessa...
Sei tutto.”
“Bel modo di dimostrarlo...” dice incrociando le braccia.
“Non avrei mai e poi mai tradito la tua fiducia volontariamente.”
Meglio ignorare di nuovo le sue parole astiose. “Mi conosci, non avrei
mai potuto ferirti deliberatamente.... Non avrei mai potuto portarti via Spike
così... Mi sono pentita di aver avuto quell’attimo di debolezza
e averlo baciato, sai? L’ho mollato. Per me la tua amicizia è
davvero più importante....” le parlo con il cuore in mano. Spero
che possa leggere dentro di me....
“Non ci arriverai mai, eh?” la sua voce non è più
dura. È solo.. malinconica... “Certo, mi piaceva Spike, ma non
è lui il problema. Sei tu. Io mi fidavo di te e tu cosa hai fatto?
Mi hai pugnalata alle spalle! Bell’amica! Se ci avessi tenuto alla nostra
amicizia ti saresti fermata.
Senza contare il fatto che mi hai mentito per un sacco di tempo.....”
“Io non sapevo, non ti ho mentito! È cambiato tutto mentre mi
baciava... Credevo di odiarlo sul serio, l’ ho scoperto con te di amarlo.”
“Addirittura amarlo? Ma va’ al diavolo...” fa per andarsene
ma la blocco per un braccio.
“Faith..... Ti prego...” la voce mi trema. Cerco di sostenere
il suo sguardo e dentro ci leggo tanta amarezza.
Ho tanta, tanta, tanta paura. Se se ne va ora potremo rimettere le cose apposto?
“Tu mi preghi? Ma fammi il favore...” con uno strattone si libera
il braccio. “In giornata passerà Monica a prendere le mie cose.
Addio, B.” Non riesco nemmeno a rispondere...
Se ne va lasciandomi lì.. Sola e disperata... Che cosa ho fatto??
Capitolo 11
Che coraggio, questo lo devo ammettere: avevo detto a Spike di dire a Buffy
di non farsi trovare e lei, ovviamente ha fatto tutto il contrario. Quasi
quasi mi veniva da ridere a vederla, non fosse che sono ancora arrabbiata
con lei. Non voglio parlarle e non voglio ascoltarla, per questo mi sono presa
pochissime cose, delegando Monica a finire il lavoro –sono sicura che
brontolerà per questo-. Devo sfogarmi ora, quindi mi metto a correre
per il parco seguendo il sentiero in mezzo agli alberi.
Mentre sono qui non faccio che pensare: vedere Buffy è stato un tuffo
al cuore. Lo so che non lo volevo ammettere, ma mi è mancata un casino
e sono stata lontano da lei soltanto un week-end. Sono veramente patetica,
ma ci sono poche cose al mondo che mi fanno incazzare come essere tradita.
Non vorrei essere così, obiettivamente vorrei cambiare, ma adesso non
è il momento giusto, non riuscirei neppure ad immaginare di calmarmi.
In preda ad un raptus di follia omicida che mi sta venendo rivedendo dentro
di me il loro bacio al Bronze, faccio uno scatto veloce fino al piccolo lago
che c’è al centro del parco. È un posto che mi piace molto,
perché è poco frequentato e gli alberi profumano sempre, anche
di inverno. Solo Dio sa come è possibile, ma è così.
Adesso che è autunno ci sono dei bellissimi colori: le foglie sono
tutte virate ormai tra il giallo e il marrone scuro. Rossi e arancioni brillanti
quasi feriscono gli occhi per la loro intensità, resi ancora più
lucenti dal sole di ottobre vivace e dal cielo azzurro frizzante. Mi fermo
guardando la superficie dell’acqua immobile come se fosse uno specchio.
Mi siedo su una piccola spiaggetta di erba verde smeraldo, abbracciando le
ginocchia portate al petto e appoggiandoci sopra la fronte. Tra il mio respiro
affannato, il cuore che batte a mille, le prime lacrime si affacciano alle
palpebre. Vorrei piangere, ma mi ricordo che parole che Wesley mi ha detto
in macchina e pensando a lui sorrido.
Ancora mi domando come un ragazzo come lui, tutto laboratorio e casa, sia
riuscito a penetrare in me in questa maniera. Insomma, deve avere comunque
una sensibilità notevole. Quando mi ha abbracciata per portarmi fuori
dal Bronze, mi sono sentita così perfetta, anzi, così protetta.
E quando è venuto a “salvarmi” da Spike? Santo cielo, un
cavaliere d’altri tempi.
Mi riprendo tirando un po’ su col naso e mi avvio lentamente verso l’università.
Non incontro nessuno che conosco e questo è un bene, perché
credo che risponderei molto male a delle domande dirette e nessuno si merita
il mio cattivo umore, solo Buffy forse. Vado nello spogliatoio e mi metto
il mio camice: mi sta bene, lo ammetto, è lungo, con i bottoni grandi
blu (mio piccolo vezzo) e il bianco mi dona, specie grazie il contrasto con
i miei capelli ora raccolti in una coda stretta. Entro in laboratorio pronta
e vedo Wes già a lavorare: ma non dorme mai quest’uomo?
“Buongiorno. Sei in ritardo Faith.” Mi sento in colpa.
“Mi scusi, non succederà più.” Lui si gira e mi
sembra pensieroso. Forse le cose non vanno come vorrebbe.
“Fa nulla tranquilla. Come stai?”
“Bene.” Mento con prontezza. Non voglio che mi riveda nello stato
in cui ero sabato. Lui inclina il capo come per scrutarmi, poi sorride con
tristezza.
“Non è vero, ma pazienza. Allora iniziamo.” Ecco, l’
ha fatto di nuovo, mi ha spiazzato e mi ha letto dentro. È incredibile!
Quasi la trovo insopportabile questa sua capacità di mettermi a nudo.
Mi mette immediatamente a lavorare tra provette e reagenti, così che
riesco a far passare il tempo senza pensare troppo al resto della mia vita.
Voglio che la tesi venga alla grande. Wesley mi ha dato dei libri in cui trovare
le informazioni iniziali teoriche e da lì inizierò il lavoro
scritto. Ma la pratica è tutta nostra e voglio che venga splendida!
Poi mi blocco… ripenso a quando sono arrivata: lui era girato, non mi
ha visto entrare in laboratorio, sarebbe potuto entrare chiunque, ma lui ha
subito capito che ero io: come diavolo ha fatto? No, no, no! Devo smettere
di pensare ancora. Basta! Lui è il mio capo, una storia sarebbe deleteria,
devo mettermelo in testa. Eppure non riesco a smettere di guardarlo: ha il
camice bianco aperto cosa che mi permette di vedere i suoi jeans blu, anche
questi decisamente una novità per lui, ed una camicia verde smeraldo,
molto elegante. Oggi non si è fatto la barba e gli dà un’aria
da vero uomo sexy. Non so come mai, ma mi ritrovo con la salivazione azzerata.
“Tutto ok?” mi chiede Wesley quando si accorge di me. Mi sento
rispondere con una specie di gemito sgozzato… perché ora mi guarda
con quell’espressione scioccata? Oddio… grazie al cielo il timer
mi salva da questa situazione imbarazzante. Vado immediatamente a lavorare.
Oh Signore, mi sento… scombussolata.
Sono
finalmente tornata a casa: la giornata è stata faticosissima. In realtà
il lavoro è andato bene, sto facendo le cose alla grande, ma la vicinanza
di Wesley è pericolosa per i miei neuroni e ormoni. Purtroppo e per
fortuna non sembra essere molto interessato a me, altrimenti dubito che sarei
riuscita a trattenermi.
Monica mi mette davanti al naso un piatto di pasta al ragù decisamente
gustoso… credo che sia ora di parlare… è il suo modo per
farmelo capire.
“Allora, che vuoi sapere?” lei si mette a ridere di gusto.
“Sono stata scoperta mi sa. Ok, innanzi tutto, voglio capire perché
hai litigato con Buffy.” Prendo un respiro profondo, sto per buttarmi
di nuovo nel mare della tristezza.
“Non c’è molto da dire.” E comincio a descrivere
ogni cosa, da quando ho conosciuto Spike al Bronze alla mia discussione di
stamattina con Buffy. Insomma, non ho tralasciato il minimo particolare. “Che
pensi?” chiedo infine.
“Penso che se tutto questo discorso per te è un ‘non c’è
molto da dire ’, figurati se il discorso fosse stato lungo.” La
guardo male addentando una forchettata di pasta. “Ok, scherzi a parte…
forse sei un po’ troppo categorica nella tua scelta finale, in fondo
neppure lei sapeva dei suoi sentimenti per lui.” sbuffo insoddisfatta.
“Non dico che anche lei non abbia fatto i suoi errori, anzi, ma forse…”
lascia in sospeso.
“Tu vorresti che io andassi a chiederle scusa? Non pensarci nemmeno!”
esclamo categorica e lei fa spallucce.
“Fa come ti pare, il mio era solo un consiglio.” E lo so pure
io. Sospiro pesantemente e poi cambio discorso.
“Ti sei mai innamorata?” lei spalanca gli occhi dalla sorpresa
e io divento rossa come un pomodoro.
“Chi è lui?”
“Ehy, sei tu a dover rispondere. E poi io NON sono innamorata.”
Rispondo mettendo le mani avanti.
“Ah, ah… e allora perché quella domanda? Comunque sì,
mi sono innamorata una volta… e direi che sarebbe anche il momento per
rifarlo… sono stufa di essere sola.”
“E come ti sei accorta di essere innamorata?”
“Faith, stellina… si può sapere di chi non saresti innamorata?”
È così difficile credere che io non ami nessuno? Insomma, conosco
Wesley da quanto, tre giorni? Quindi non lo amo… no, proprio no .
“Di nessuno.” Monica sospira e si appoggia sulla sedia.
“Quando ero innamorata di Jean Luc e ancora non glielo avevo detto,
perché mi sembra che questo sia il tuo caso, “ io protesto, ma
lei continua imperterrita “… non pensavo ad altro, volevo solo
stare con lui e la sua voce mi pareva il suono migliore del pianeta. Me lo
immaginavo nudo in ogni angolo della casa per poi… ok, non diventiamo
volgari, forza. Insomma, lui era un po’ il mio mondo… anche troppo
forse. Sarebbe bastato che fosse il mio salvagente. Un ragazzo non dovrebbe
condizionare la vita di una ragazza fino al punto di distruggerla, si capiscono
queste cose sempre troppo tardi.” E sorride con rimpianto. “Non
fare i miei errori.” Mi dice bonaria.
“Non ti preoccupare… io non sono innamorata di lui.”
“Ah! Lui!! Chi è?” Madonna mia, cosa ho detto? Mia cugina
non molla, è peggio di un mastino napoletano con la rabbia.
“Allora, questo rimarrà tra noi, se esce da questa cucina io
ti trancio la lingua e le mani… ci siamo capite?”
“Ah, ah…”
“C’è questo tipo che mi sconquiffera parecchio. Ci conosciamo
molto poco, ma ogni volta che resto in stanza con lui anche solo per lavorare,
sento che impazzisco…” sono piuttosto ritrosa a parlarne “Il
problema è che lui sarà il mio boss almeno per qualche mese.”
“No! Il tuo professore?”
“Assistente… la differenza è sostanziale, lui non appare
nelle carte della tesi.” Cerco di proteggermi io.
“Quindi ci stai pensando a te e lui sulla scrivania… possibilmente
distesi.” E sghignazza… sì, lo ammetto l’ ho immaginato,
anche se in realtà quando penso a Wesley mi viene in mente un caminetto
acceso, un bicchiere di vino e della musica classica. Ho un’idea molto
romantica del mio assistente del cuore.
“Smettila, io ti chiedo aiuto e tu mi dici queste cose? Uffa…”
“Dai, sto scherzando. Stai attenta però… potrebbe causarti
dei guai.” Annuisco convinta. Lo so anche io che potrebbe essere dannosa
come storia, ma amo il pericolo.
Riesco
a passare indenne le prime settimane di tesi. Sono stata piuttosto brava ad
evitare troppi coinvolgimenti emotivi con Wesley e pure lui sembra si sia
raffreddato nei miei confronti… forse non sto lavorando come si aspettava.
Eppure io sto facendo del mio meglio. Grazie al cielo è arrivato sabato:
ieri sera ho pure lavorato al Bronze. Monica è stata felice di questo,
perché ho alleggerito un po’ delle sue mansioni al locale, ma
già questa sera non sono stata chiamata dal boss. Meglio, ne approfitterò
per riposare. Devo ammettere che lavorare con il prof Pryce si sta dimostrando
faticoso: ogni mattina alle nove in punto io arrivo e lui è già
lì chino su qualche esperimento, finisco all’una, poi vado a
lezione dalle due alle quattro, giusto in tempo per ritornare da Wesley fino
alle sette, a volte otto, e poi a casa a cena, per passare la sera a studiare
per gli ultimi tre esami che mi mancano. E qualche volta devo anche lavorare
al Bronze. Non mi stupisco che sono arrivata ad oggi morta. Passerò
la mattina a letto e guai a chi oserà svegliarmi.
A pranzo c’è anche Monica: decidiamo di darci ad una tazza di
latte e biscotti a go-go, dato che nessuna di noi ha la minima intenzione
di preparare qualcosa di più elaborato.
“Allora Faithy, che farai oggi? Ti andrebbe di fare un po’ di
shopping assieme?” mi chiede mia cugina tutta contenta.
“Perché no? Mi piacerebbe comprarmi qualcosa… anche se
ho i soldi contati. Ok, guarderò te che ti compri quello che vuoi.”
Purtroppo devo fare i conti con la mia situazione. I pochi soldi che guadagno
al Bronze, mi servono per pagare le spese della casa e devo anche ringraziare
Monica che tenta di non farmele pagare, ma non posso andare a sbafo per sempre.
Ci vestiamo e mi metto in versione veramente figa: pantaloni di pelle attillati
al limite della legalità e un top che mi lascia scoperta la pancia
e mi fa due tette da urlo. Non so neppure io perché ho voluto conciarmi
così. Monica mi guarda un po’ scettica, ma non dice nulla, prende
la borsa ed usciamo. Il giubbotto di pelle mi ripara dall’aria frizzante
che c’è in città, per fortuna il sole è ancora
splendente e quindi si sta abbastanza bene. C’è molta in gente
in giro che come noi ha voglia di spendere un po’ dei loro salari e
per un attimo sto veramente bene con me stessa e il mondo.
“Buffy, andiamo…” mi interrompo a metà proprio mentre
capisco di aver sbagliato alla grande, infatti Monica mi guarda con gli occhi
pieni di tristezza, la stessa che sommerge me. Ero convinta di essere con
Buffy, queste cose le facevo sempre con lei. “Scusa… andiamo a
vedere qualche paio di scarpe?” cerco di svicolare io.
“Se ti manca così tanto, perché non vai da lei?”
chiede, giustamente, la mia compagna.
“Non mi manca per niente, ho solo sbagliato.” Lei non dice nulla,
ma entra imperterrita in un negozio di vestiti anche piuttosto eleganti. Che
succede? Un’apocalisse? Monica ed eleganza non possono starci nella
stessa frase. Infatti ci viene vicino una commessa che ci guarda come fossimo
due aliene da Marte.
“Buongiorno. Devo andare ad un matrimonio, cerco qualcosa di elegante,
ma non troppo.” Dice sicura Monica e adesso capisco il perché
di questa scelta per i vestiti. Mi metto a gironzolare curiosa tra camicette
semi trasparenti e gonne lunghe…
“Questa le starebbe molto bene.” Mi dice una ragazza apparsa praticamente
dal nulla. Mi mostra una gonna nera, lunga con uno spacco posizionato sulla
gamba sinistra che parte da mezza coscia. È fatta di cotone elasticizzato
e in effetti la trovo molto carina, ma non per me, invece la tipa continua
imperterrita. “La provi, magari insieme a questo golfino.” Un
golfino?? Io?? Questa è impazzita, ma come se non mi sentisse me lo
mette in mano. Deve essere fatto di cachemire, è morbidissimo, bianco
come la neve e ha pure il collo alto. Sospirando sconfitta mi infilo in camerino
e mi cambio. Allo specchio non sembro neppure io: sono veramente elegante,
la gonna mi cade senza una piega allungandomi le gambe fantasticamente e il
golf sembra una nuvola… esco dal camerino curiosa: vorrei che Monica
mi giudicasse.
“Che ne pensi?” le chiedo infatti. Lei fa un fischio ammirato
nel momento in cui mi posa lo sguardo addosso.
“Sei uno spettacolo.”
“Dici? Io mi sento così strana…” faccio guardandomi.
“Eppure non dovresti, Faith.” Diamine, io questa voce la conosco…
mi volto lentamente e il mio cuore si ferma. “Stai molto bene così.”
Wesley è lì che mi guarda… e sembra quantomeno compiaciuto
di quello che vede. Monica ha già gli occhi che le luccicano: ha qualche
idea in testa, ci scommetterei la gonna.
“Vero?” rincara la dose la commessa. “Un paio di scarpe
con i tacchi e sarebbe pronta per una serata di gala.”
“Non esageriamo…” mi difendo io. Mi vergogno di questa strana
passerella, specie perché Wes è uno degli spettatori. Ha in
mano un paio di pantaloni scuri e una camicia, evidentemente è appena
uscito da un camerino, visto che fino a quel momento non l’avevo visto.
Improvvisamente vedo Monica che si avvicina a Wesley e comincio a sudare freddo.
“Ciao, io mi chiamo Monica e tu?” gli chiede allungando la mano
con fare sensuale.
“Wesley.” Fa lui stringendogliela.
“Oh, tu sei quel Wesley… l’assistente che la segue? Faith
non fa che parlare di te, di quanto sei gentile e bravo.” Mi chiedo
perché non appaia mai una buca dove poter sprofondare quando tua cugina
ti fa fare delle terribili figure di merda.
“Veramente?” chiede lui guardandomi sorridente. “In realtà
sono io il ragazzo fortunato: avere Faith come aiutante è una manna
dal cielo. È bravissima e capisce tutto al volo.” Bene, sono
completamente rossa in volto, ma anche molto contenta di queste parole, lui
è contento di me. Monica sorride maliziosa.
“Wesley, che fai di bello questa sera?” gli chiede: io la conosco…
quel tono da gatta che affila le unghie non promette nulla di buono, specie
per me.
“In realtà, non avevo nessun programma.”
“Ottimo!” Monica fa uscire dalla borsetta un piccolo cartoncino
e glielo pone. “Perché non vieni al Bronze? Io lavoro lì
e ho questi biglietti gratuiti per la sezione privè. Potresti portarci
Faith, ha bisogno di sfogarsi un po’, sai il biglietto vale per una
coppia…” La uccido, adesso la uccido. Non voglio neppure vedere
che espressione, sicuramente schifata, ha Wes in questo preciso istante.
“Monica…” sussurro a mo di serpente, ma non sembra che lei
abbia sentito.
“Perché no?” il tempo si ferma. Wesley ha detto che gli
andrebbe bene uscire con me? Mi giro scioccata verso di lui che mi sta guardando
sorridendo imbarazzato.
“Eh?” faccio io, mentre Monica sorride esultante e mi fa il classico
segno di vittoria in modo che lui non mi veda.
“A patto che tu esca vestita così, Faith.” Dice indicando
quello che indosso.
“Non posso permettermelo, mi spiace.” Dico categorica. Uscirò
con lui, ma non così. Monica fa un gesto come se scacciasse una mosca
davanti a se.
“Te lo regalo io. E non accetto contraddizioni. Per il compleanno non
ti ho preso nulla.”
“Perfetto allora, ti passo a prendere alle sette e mezza così
andiamo a cena.” Dice Wesley contento e salutandomi con una mano, va
a pagare la sua roba e se ne va… Mio Dio, mi sento improvvisamente nei
guai, quel ragazzo è peggio di un uragano per me.
“Oh guarda, devo andare al Bronze.” Dice Monica mentre paga. Sono
ritornata con i miei pantaloni di pelle e mi sento bene… terrorizzata,
ma bene. Appena uscite dal negozio mi metto ad urlarle dietro.
“Sei impazzita? Lo sai che cosa hai fatto?”
“Certo, ti ho rimediato un appuntamento con uno dei ragazzi più
caldi che abbia mai posato i suoi regali globi oculari su di te. Ma hai visto
come ti mangiava con gli occhi? Quello è perso!”
“Tu sei suonata… in laboratorio è sempre distaccato con
me.”
“Perché in quel caso tu sei una sua sottoposta, ma prima…
Oh Faith, prima attorno a lui c’era una frenesia sessuale… si
sentiva a pelle! Quello vuole possederti in tutte le possibili varianti e
credimi, lo sai che sono un drago in queste cose!”
La guardo incredula.
“Tu sei suonata.” Si blocca guardando l’orologio, mi molla
le sue borse cariche di roba e la sua carta di credito.
“Senti, devi andarti a prendere un paio di scarpe, ma io devo andare
al lavoro. Usa questa senza problemi ok? Mi ripagherai con tutta calma. Ciao!”
se ne corre via lasciandomi lì come una povera fessa… una fessa
che deve comprarsi delle scarpe con i tacchi!
Sono
le sette e venti… tra dieci minuti Wesley sarà qui. Oh cielo,
sono emozionata come una bambina prima di Natale. Mi metto le scarpe nuove:
tacco dieci a spillo, punta arrotondata e aperte davanti. Ho optato per le
autoreggenti che preferisco rispetto ai collant, tanto non si vedono. Ho completato
il look con un trucco leggero, giusto un po’ di eye-liner nero, mascara,
rossetto bordeaux e i capelli lasciati liberi. Sette e ventotto… oh
cavoli…
Il campanello suona e io sobbalzo: ma cazzo Faith, sai che deve venire a prenderti,
che cavolo ti spaventi a fare? Prendo una borsa nera di Monica che tanto lei
non usa e scendo. Lui è veramente bello: indossa un paio di jeans blu
scuro di taglio elegante, un maglione nero di lana da cui fa capolino una
camicia sempre nera. Non ha gli occhiali, evidentemente deve avere le lenti
a contatto e i suoi occhi mi paiono ancora più grandi.
“Ciao.”
“Buonasera.” Rispondo io intimidita da tutto quello che potrebbe
accadere. Mi apre la porta dell’auto con galanteria e io mi siedo praticamente
incapace di dire qualunque cosa.
“Sei bellissima Faith, non mi stancherò mai di dirtelo.”
Adesso svengo, ragazze, trattenetemi perché adesso svengo. Anche lui
sembra imbarazzato per quello che ha detto, infatti accende la radio e ci
avviamo al ristorante. Non mi porta in quello usuale, ma andiamo verso la
spiaggia. Il locale è uno dei più conosciuti, si chiama ‘Caritas’,
fanno molto bene da mangiare e c’è anche il karaoke per chi ha
voglia di esibirsi. Mi sento una principessa. Entriamo e ci dirigiamo verso
un tavolino tondo, molto piccolo ed intimo: mi sento osservata da chiunque.
I ragazzi mi osservano interessati-io so di essere una bella ragazza- e le
donne mi invidiano visto che chi mi accompagna è un Wesley in tutto
il suo splendore. Quando il cameriere se ne va con le nostre ordinazioni,
io mi sento in dovere di parlare.
“Scusa per questa serata.”
“Prego?”
“Bhe, sei stato praticamente obbligato a portarmi fuori a causa di mia
cugina. Sa essere assai seccante, lo so.”
“Non ti preoccupare, anzi, sono molto contento di essere qui questa
sera… con te.” Mi sento incredibilmente più leggera.
Cominciamo a parlare del nostro campo comune, gli esperimenti, e la serata
va via liscia senza intoppi. Wesley è un ragazzo veramente intelligente,
conosce molte cose nei campi più disparati ed è un piacere,
per me, ascoltarlo. Al dolce viene a farci visita Lorne, il proprietario,
e si mette a cantare una stucchevole canzone d’amore, nonostante sia
io che lui cerchiamo di fargli capire che noi non stiamo assieme, con scarsi
risultati. Nulla, usciamo dal ristorante con tutti gli avventori che ormai
ci credono felicemente fidanzati.
Arriviamo al Bronze che già è completamente pieno: Monica ci
viene incontro e Wesley le dà l’invito.
“Ottimo, vieni, Sali la scala.” Gli dice facendogli un gesto,
poi lei mi blocca per la manica. “Su non c’è nessuno…
il privè è totalmente privè. Se non ci combini qualcosa,
ti strozzo. Buona serata… ah, arrivo tra cinque minuti per le ordinazioni.”
Se ne va in slalom, mentre io salgo piano le scale. So cosa c’è
la sopra ad aspettarmi: lui e un divanetto rosso. Tutto da copione, solo che
Wesley è in piedi a guardare la gente che balla di sotto.
“Non sono mai venuto qua sopra.” Mi dice quando si accorge di
me. “È molto carino.”
“Già.” Sono nervosa: di solito il balconcino è deputato
alle coppiette in cerca di intimità, chissà se lui lo ha capito.
Io, del resto, lo so bene, visto che ogni tanto mi è toccato pulirlo
da preservativi ed altro.
“C’è qualcuno che conosci qua sotto?”chiede e io
mi metto vicino a lui e guardo giù.
“Sì, la c’è Tara, quindi Willow non è lontana.
Uhm… vedo Anya che balla: Xander sarà al banco.” E indico
ognuno di loro. Wesley sembra piuttosto interessato a sapere qualcosa dei
miei amici.
“Sei fortunata, hai molti amici.”
“Li avrai anche tu, solo che esserti trasferito te li ha fatti perdere.”
Lui scuote la testa.
“No, Faith, non è la lontananza a rovinare le amicizia. A Londra
non ero uno di quei ragazzi, come dite voi americani… ah, popolari!
Ho sempre passato molto tempo a studiare per poter entrare ad Oxford e gli
unici amici che avevo li ho persi. Qui a Sunnydale, poi… sei la prima
persona con cui esco Faith… e la cosa è così strana.”
“Veramente? Cioè… veramente?” sono stupita. Come
fa uno come lui ad essere così poco voluto.
“Già… in realtà per un paio di volte sono uscito
con una avvocatessa, Lilah si chiama, ma non è durato molto, non era
il mio genere di donna.”
“Mi sento… lusingata.” Dico.
“Non devi esserlo, non ne valgo la pena.”
“Scherzi?!” non riesco a finire di dire nulla, che arriva Monica
a portarci da bere: birra media rossa per lui, un bacardi breezer alla pesca
per me. Ci sediamo sul divano, mentre in pista le coppie si danno ai lenti.
“Io penso che tu sia un gran ragazzo.” Dico tutto ad un fiato
mentre appoggio la mia bottiglia al tavolino. Lui mi guarda sorpreso. “Sì,
insomma, sei molto intelligente, sei gentile, un bravissimo professore ed
un ottimo assistente. Senza dimenticare che sei molto carino e giovane.”
Lui ride piano a sentirsi declamare le doti.
“Troppo buona, miss Lehane.” Probabilmente è perché
sono completamente avvolta dal suo profumo e ho il cervello che annega in
esso, ma mi sembra che dica il mio cognome come se fosse una poesia. Mi accende…
deve stare molto attento, potrei saltargli addosso. Mi sorride e mi sembra
sia ancora più dolce del solito.
“Volevo chiederti scusa, Faith.” Dice tutto ad un tratto e io
resto stupita. “Per tutto il tempo, in laboratorio, mi sono comportato
con te più freddamente di quello che volevo. Tu sei molto brava e meriti
di sentirtelo dire.” Arrossisco furiosamente e faccio una smorfia di
dolore: le scarpe sono belle e mi stanno bene, ma mi fanno un male cane. “Che
c’è?”
“Le scarpe…” lui sghignazza e io alzo gli occhi al cielo.
Che romantico.
“Toglile se vuoi e distendi le gambe.” Lo faccio senza esitare…
quelle due vergini di Norimberga che ho ai piedi per stasera hanno finito
di torturarmi. Oh, mi sento rivivere, specie quando Wes me li prende in mano
ed inizia a massaggiarmeli. C’è troppa intimità in questo
momento e devo smetterla…oh, come fa a maneggiarmeli così? La
cosa più incredibile e forse umiliante a seconda dei punti di vista,
è che mi sto bagnando, quella stimolazione ai piedi mi eccita.
“Wesley…” speravo di dare alla mia voce un tono deciso o
perlomeno neutro, invece… sembra la voce che uso a letto con i miei
amanti.
“Scusa…” dice lui, ma non sembra voglia smettere e mi ritrovo
ad essere cera morbida nelle sue mani, potrebbe farmi quello che vuole e io
non gli direi di no.
Poi, tutto ad un tratto, le sue mani non sono più su di me. Apro gli
occhi di scatto e lo vedo che sta prendendo dei grossi respiri come per calmarsi.
“Wesley?” stavolta la voce è migliore.
“Faith, non posso andare avanti…”
“Eh?”
“È da troppo che ti voglio… io… tu non sai che ti
vorrei fare!” esclama alzandosi. Non faccio fatica a vedere che i suoi
pantaloni sono più stretti di prima e mi ritrovo a leccarmi le labbra
per l’impazienza. Chi se ne frega se è un mio professore, anzi
assistente.
“Fallo, diavolo, fallo!” noto solo ora che ha gli occhi più
scuri, più blu, come se il desiderio li avesse intorbidati.
“Faith…”
“Wesley.” Lo chiamo e questa volta la voce è volutamente
provocante. A quanto pare la sua volontà regge molto poco.
Mi prende per le mani e mi alza attirandomi a se e mi accarezza la guancia
con lentezza esasperante, togliendomi i capelli che sono caduti davanti. Chiudo
gli occhi per assaporare al meglio il calore della sua mano sul mio volto
e il caldo infernale che mi da il suo corpo addosso. Riapro gli occhi e lo
guardo: le sue iridi mi stanno chiedendo una cosa sola, sesso sfrenato per
tutta la notte. È lui a prendere l’iniziativa, lui mi bacia per
primo. Le sue labbra sono asciutte, calde e morbide, ma, cosa migliore, si
adattano perfettamente alle mie, che si aprono al suo tocco, in modo da poter
far guizzare la lingua ed incatenarla alla sua. Mio Dio, mi sento volteggiare
in Paradiso e ancora non mi ha messo le mani addosso. Con fatica, incespicando,
si siede sul divano attirandomi sopra di se, prendendomi dietro la testa per
accarezzarmi i capelli.
“Oh Faith…” mormora al mio orecchio e io prendo a leccargli
il collo sentendo i suoi gemiti. Ho voglia di prendere il controllo, ma lui
non me lo vuole lasciare. Insinua le mani sotto il mio golfino bianco e mi
accarezza i fianchi fino ad arrivare al mio reggiseno: lo slaccia con abilità
e prende i miei seni in mano. Sento di avere i capezzoli già duri e
lui li sta pizzicando facendomi ansimare praticamente davanti alla sua bocca.
Mi abbassa il collo della maglia e me lo bacia con passione: oh, io potrei
venire soltanto con uno che mi lecca lì e Wes è pericolosamente
al limite… mi metto praticamente ad urlare per la doppia stimolazione.
E non smette. È spettacolare, mi fa sentire unica e amata come non
mi capitava da tempo. Ansimo sempre più forte.
“Wesley, ti prego…” i miei slip sono fradici e trovo la
gonna improvvisamente scomoda. Mi tiro via la maglia: fa troppo caldo.
“Wesley cosa? Dimmi che cosa vuoi Faith…” chi è questo
maniaco del sesso che mi sta torturando i seni e mi guarda con occhi maliziosi
e profondi?
“Voglio…” mi si azzera la voce e lui mi bacia di nuovo facendomi
perdere ancora il cervello.
“Che cosa vuoi Faith?” chiede di nuovo lui provocante quando mi
lascia andare.
”Voglio che mi scopi.” Esalo io strofinandomi sui suoi jeans.
“Già meglio!” mi alza la gonna dove c’è lo
spacco e mi accarezza la coscia nuda sopra le autoreggenti. Lo sento prendere
in mano il mio sedere e io cerco di aprirgli la patta dei pantaloni che rivelano
un paio di eleganti boxer neri attillati. Lo sento particolarmente duro. Mi
strappa gli slip infervorato e io mi sento libera.
“Scusa, non volevo…” mi dice fermandosi un attimo. Mi viene
da ridere, adesso sì che riconosco il mio Wesley del laboratorio.
“Fa niente, vai avanti.” Gli dico tirandogli via il maglione e
aprendo i primi bottoni della camicia, in modo tale da potergli stuzzicare
i capezzoli bene come lui ha fatto con i miei. I suoi gemiti mi fanno capire
che apprezza. Quasi svengo quando sento le sue dita scivolare nella mia femminilità:
mi accarezza con delicatezza le pareti del monte, per poi scendere verso l’apertura
già pronta. Il primo dito entra senza nessuna difficoltà, seguito
a ruota dal secondo. Muovo i fianchi per fargli capire che deve aumentare
il ritmo e lui non se lo fa ripetere. Muove le dita avanti ed indietro con
foga, per poi fermarsi e farlo lentamente, riprendendo poi la velocità…
mi sta portando al limite. Con il pollice mi tocca il clitoride e si mette
ad accarezzarlo in modo tale che vengo in pochissimi tocchi.
“Cazzo, Wes… Oddio!” urlo al divano, in modo di non farmi
sentire troppo in giro, ma se penso che sia tutto finito, mi sa che sbaglio:
senza esitazione mi prende per i fianchi e mi alza, per poi abbassarmi sopra
il suo membro duro e lucido dal liquido pre-coito. Mi sento come se stessi
per morire. L’orgasmo precedente non è ancora scomparso che sento
ne sta nascendo un altro sopra… il suo pene è perfetto, si adatta
a me come una mano al guanto, mi riempie meravigliosamente.
“Dio Faith, sei così splendidamente stretta.” Mi dice all’orecchio
eccitato. “Tu mi fai impazzire, miss Lehane.”
“Oh sì, dillo ancora…”
“Miss Lehane.” È così perfetto, così proibitivo,
così unico. È lui a muovermi e lo fa velocemente, vuole venire
e io con lui. Gli prendo la testa con la mano e lo guido al mio seno cosi
che lui possa succhiarmelo… oh, così… continua… penso
dentro di me, dato che non ho la forza di dirlo a voce alta. Il suo dito sulla
mia clitoride, il suo cazzo, eh sì, siamo volgari, piantato dentro
di me e la sua bocca sul mio seno mi fa esplodere.
“Wes, sto per venire…” gli dico a voce alta.
“Anche io miss Lehane. Oh Faith…” sento il suo seme caldo
colpirmi le pareti della mia vagina che si contraggono di piacere, portandomi
ad urlare di nuovo.
Mi accascio su di lui, siamo entrambi ansimanti e stremati. Appoggio la testa
sulla sua spalla e lui si mette darmi piccoli baci leggeri sul collo e la
clavicola. Mi sento così bene…
Dopo qualche minuto ci slacciamo dal nostro abbraccio… ho paura di guardarlo
negli occhi ora e lui se ne accorge, infatti mi prende il volto e me lo gira.
“Faith, guardami.” Alzo lo sguardo su di lui e nei suoi occhi,
almeno questo, non leggo niente di negativo. Mi bacia dolcemente e io mi sciolgo
in poche lacrime. “Che c’è?” chiede lui preoccupato.
“Io… noi… santo cielo, sei il mio assistente…”
lui sospira. Ci rivestiamo in silenzio: mi pulisco le gambe con dei fazzoletti
di carta e vedo che lui si è di nuovo seduto sul divano e sta bevendo
quel che resta della sua birra.
“Vieni qui.” Mi dice accennando al divano e io mi siedo un po’
riluttante.
“Tu hai ragione, noi non dovremmo aver fatto nulla di tutto questo,
ma… sinceramente, sono felice che sia successo. Sono settimane che lavori
con me e sono settimane che mi trattengo e che mi faccio docce fredde per
calmarmi. Meglio che sia successo qui, che non in laboratorio.” Sorride
imbarazzato per quello che mi ha detto e io sorrido con lui. Pensavo che la
sua freddezza fosse il risultato della mia incapacità in laboratorio,
invece lo faceva perché era attratto da me… mi inorgoglisco alla
grande. “Ti ho desiderato fin dalla prima volta che ti ho visto in classe:
eri seduta al secondo banco, un top nero stretto stretto che ho sognato per
notti intere e quei tuoi occhi grandi e luminosi… se ci ripenso…
comunque, adesso abbiamo poche cose da poter fare…” entrambi riordiniamo
le idee.
“Se cambio professore per la tesi?”
“Puoi farlo, ma nessuno a parte me sta lavorando sulle cose che facciamo
noi. Altrimenti la finiamo qui.” Oh, no…
“No!” esclamo io convinta e lui ride soddisfatto.
“Scherzetto… non credo che riuscirei a smettere, ormai mi sei
entrata dentro, miss Lehane.” Mi dice con fare tranquillo. “Semplicemente
cerchiamo di non farci beccare. All’università dovremo restare
distanti, nessuna effusione. Però il week-end è nostro.”
Lo abbraccio di slancio e mi sento veramente bene.
“Vuoi venire a dormire da me?” mi chiede alzandosi.
“Certo!”
Lasciamo il Bronze, mano nella mano. Monica mi sta guardando e io faccio il
segno tipico della vittoria e lei sorride. Da lontano vedo Buffy: vicino a
lei c’è Spike e per un piccolo istante mi sento vagamente in
colpa, ma scuoto la testa e vado via con il mio perfetto cavaliere inglese.
La nostra notte è appena iniziata.
Capitolo 12
Lunedì sera mi rifugio da Tara, ho davvero bisogno di un’amica
neutrale con cui confidarmi.
Busso alla sua porta. Ci mette un po’ ad aprire, stavo quasi per andarmene
infatti. Noto subito che c’è qualcosa che non va: i capelli sono
tutti spettinati, i vestiti sono tutti disordinati e il viso è rosso
di.... passione! Occavolo che figure! Devo averla interrotta....
“Ciao Buffy...” dice lei naturale. Forse spera che me ne vada
in fretta, per quello è così tranquilla.
“C-ciao .. Tara... Ehm.. Io... Mi chiedevo... S-se avevi un po’
di... sale, sì, giusto, sale. Sai, l’ho finito...” pessima
figura, un balbuziente l’avrebbe detto più velocemente......
Lei ride, con una risata cristallina e tranquilla. Dev’essere la presenza
di Willow. Diventa un’altra persona quando è con lei, è
più distesa, sicura di sé.... Forse così è ancora
più piacevole del normale.
“Il sale?” mi guarda scettica. “Accomodati pure,”
dice spostandosi dalla porta. “così ti do un po’ di SALE...”
calca il tono sull’ultima parola. Mamma mia che figure... Deve aver
capito benissimo quello che sto pensando. E lo trova pure divertente... Possibile
che devo sempre ritrovarmi in queste situazioni tragicomiche?
Entro e mi dirigo incerta verso i letti. Li ha uniti, Willow ci si è
sdraiata a pancia in giù e sta sfogliando una rivista con noncuranza.
Quando mi vede mi fa un cenno di saluto.
“Come stai?” mi chiede subito, premurosa. La notizia deve aver
fatto il giro in fretta....
“Sono a pezzi ma grazie di averlo chiesto...” mi isso sulla cassettiera.
Non voglio sedermi sul letto, mi sembrerebbe di violare la loro intimità.
Tara invece prende posto vicino a Will, sedendosi a gambe incrociate.
“Mi dispiace... Fatti forza...” dice la rossa.
“Per caso oggi l’hai vista?” chiede Tara. Devo essere davvero
trasparente...
“Sì... Sono così trasparente?”
“No, non che io sappia.” Dice con un mezzo sorriso. “Ieri
sera c’eravamo anche noi al Bronze... Abbiamo visto tutta la scena...”
“Oh...” riesco a dire io. Sono preoccupata, probabilmente ora
mi racconteranno quanto veleno Faith ha sputato su di me. E farà male.
“A momenti scoppiava una rissa...” dice Willow divertita, attirandosi
gli sguardi incuriositi di me e della sua fidanzata. “Scusate, non c’è
nulla di divertente....”
“Rissa? E tra chi?”
“Spike e Faith... Quando lui l’ha vista entrare a momenti non
le è saltato addosso..” dice Tara.
“Oh no...”
“Tranquilla, non si sono scannati per molto. Però Spike si è
fatto valere. È stato così dolce...” dice l’altra
stavolta. Ancora una volta io e Tara la guardiamo perplesse. “Non guardatemi
così! Io l’ho trovato romantico. Le ha detto che soffrivi e ha
ribadito che lui non le aveva dato nessuna chance...”
“...e lei ha ribadito di essere rimasta scottata dal tuo comportamento.”
Coltellata al cuore. “Poi immagino che il resto tu lo sappia...”
“Sì, Spike mi ha riferito... Non è stata una bella conversazione,
ho dovuto respingerlo di nuovo. È stato così brutto vederlo
soffrire....”
“Non l’ha presa molto bene, immagino....” dice la mia bionda
amica.
“Beh, a dire il vero l’ha presa piuttosto bene... Non ha fatto
scenate, e non ha nemmeno protestato.” Dico facendo spallucce.
“Oh Buffy, perché sei così ostinata? Perché continui
a respingerlo? Tu lo ami, e lui anche, infinitamente. Perché non vi
mettete insieme e smettete di soffrire entrambi?” chiede Will.
“C’ho pensato tante di quelle volte... Eppure non posso. Devo
sacrificare il sacrificabile se voglio aggiustare le cose con Faith.”
“Oggi com’è andata con lei? Meglio?” rido nervosamente.
“Direi proprio di no... Ho potuto avere un’altra dose di disprezzo
allo stato puro. Evviva evviva...” dico con una punta di amarezza.
“Forse le serve solo tempo....” è quello che mi dicono
tutti, ma io non ne sono affatto convinta...
“E se il tempo ci allontanasse ancora di più?” anche se...
potremmo essere più lontane di così? Sia Willow che Tara mi
guardano con occhi velati di tristezza. Sanno che questa situazione mi sta
mettendo a dura prova, e sanno anche quanto è importante la mia migliore
amica per me. I loro sguardi, però, scatenano l’ennesima reazione
di pianto in me. Non vorrei farlo, non di nuovo, ma non ce la faccio....
“No, tesoro, non piangere...” mi dice Willow avvicinandosi e abbracciandomi.
“Andrà tutto bene, promesso. Non rimarrai sola...” anche
Tara mi abbraccia e io mi appoggio alla sua spalla piangendo come una dannata.
“Stanotte dormi qui, ti va?” mi dice con un grande sorriso appena
mi calmo.
“No,” mi asciugo gli occhi. “non serve, davvero... Avete
già fatto tanto anche solo ascoltandomi. Vi ho già rovinato
la serata... non voglio rovinarvi anche la nottata.” Tiro su con il
naso.
“Non dire sciocchezze.. Tara, andresti a prendere il pigiama di Buffy
in camera sua?” lei annuisce e va. Sono davvero meravigliose... “Buffy...
Io ti capisco... Vedi, il mio primo ragazzo si chiamava Oz. Era il ragazzo
più dolce del mondo, lo amavo da morire, era la seconda parte di me.
Un giorno però l’ho trovato a letto con una mia cara amica, Veruka.
Credo che tu possa immaginare come ci sia rimasta... Per settimane non ho
fatto altro che piangere. Ma Oz non mollava, voleva parlarmi, spiegarmi e
raccontarmi la sua versione dei fatti. Un giorno ho preso coraggio e, armata
di kleenex, ho lasciato che lui mi spiegasse. Non sono riuscita a perdonarlo
subito, ma con il tempo ce l’ho fatta. Ho capito e perdonato. Ci siamo
rimessi insieme, e siamo stati di nuovo felici per un po’.”
“Che fine ha fatto Oz?”
“È morto. Cinque anni fa. Aveva una malformazione a un polmone
dalla nascita. È stato il mio primo e più grande amore... è
stato lì che ho deciso di chiudere con gli uomini, nessun altro avrebbe
mai potuto sostituirlo. Ma non è questo il punto. Quello che io volevo
dirti con questa penosa storia è di lasciare tempo al tempo. Un giorno
Faith capirà e perdonerà. Tornerete amiche come prima, siete
così legate che prima o poi capirà... Quindi su con il morale,
eh?” io annuisco. “Me lo fai un bel sorriso?” Io ci provo,
la mia bocca però si rifiuta di collaborare e riesco solo a fare un
mezzo sorriso, tirato per giunta. “Non così... Sorridi con il
cuore...” Le sue parole mi sbloccano magicamente e, a quanto sembra
dalla sua espressione soddisfatta, riesco a fare un sorriso decente.
Subito dopo arriva Tara con le mie cose, un vero tesoro. Quella notte ho dormito
con Willow e Tara, ed è stato davvero bello. Ho sentito tanta pace
e tanta calma e, soprattutto, mi sono sentita meno sola.
Ultimamente
lo studio è diventato il mio chiodo fisso, è la mia unica ancora
di salvezza e io mi ci aggrappo prontamente. Mi permette di non pensare, e
questa è una gran cosa. Non ho ancora gettato la spugna con Faith però,
lei è e sarà sempre il mio angelo, e io non voglio rinunciarci.
Con Spike le cose non vanno proprio. Lui ha smesso di “darmi la caccia”
e io invece ho proprio smesso di parlargli. Mi manca anche lui, ma grazie
a persone come Tara, Xander, Willow, Cordelia e ogni tanto Anya, riesco a
tirare avanti. Essendo anche amici di Faith, non si sono schierati, ma il
solo fatto che siano lì per me mi da coraggio.
Stasera dobbiamo uscire, almeno al sabato sera mi voglio divertire, probabilmente
Cordelia e Liam non ci saranno, a loro piace fare i piccioncini, e così
mi ritroverò circondata da coppiette felici. Per fortuna che andiamo
al Bronze, così almeno c’è Monica a distrarmi, oppure
sarò io a distrarla, ipotesi più plausibile.
Un’oretta prima qualcuno bussa alla porta.
“Arrivo!” urlo io che già mi stavo mettendo gli orecchini.
Mollo tutto e, aprendo la porta, trovo davanti a me “Xander! Che sorpresa!
Non dovevamo vederci al Bronze?” lo sguardo mi cade sulle lattine di
birra che ha in mano. Che ci vuole fare?
“Aug, grande capo, vengo in pace. Ecco i soccorsi!” dice alzando
le lattine di birra.
“Oh, grazie al cielo. Temevo di non farcela stasera...” Lo faccio
entrare e ci sediamo sul letto. Io sul mio e lui su quello della mia ormai
ex migliore amica. Mi lancia una lattina e io la apro e me la scolo velocemente.
“Questa è una manna dal cielo...” dico io. E lo è
davvero, mi serviva proprio qualcosa che mi distendesse i nervi prima di stasera...
“Già...” dice lui sorseggiando la sua birra. “Una
vera manna...” prende un altro grande sorso.
“Allora.. qual è la tua scusa per darti all’alcool? La
mia la conosci già..” ed è alta, bruna e con un gancio
destro piuttosto efficace.
“Anya, è lei. Mi sta davvero facendo impazzire. Continua a fare
riferimenti al matrimonio... Vuole che glielo chiedo. Ma mi ci vedi sposato??”
finisce la lattina e ne prende subito un’altra.
“È questione di abitudine..” dico facendo spallucce. Anche
io passo alla seconda lattina.
“E Spike invece? Si è più fatto vivo?” al solo sentire
il suo nome una morsa mi contrae lo stomaco. Prendo un’interminabile
sorsata di birra, e tutto si fa già più leggero. I miei sensi
diventano più deboli, e lo spazio intorno a me inizia a mutare, a diventare
più... piatto.
“Facciamo un patto, io non parlo di Anya e tu non parli di Spike. D’accordo?”
“Affare fatto!” sbatte la sua lattina contro la mia, come a suggellare
una specie di alleanza segreta. “L’amore è un problema...”
aggiunge dopo un po’.
“Puoi dirlo forte amico!” dico con un voce che non sembra più
la mia.
“Io non ho bisogno di quella stupida.... cosa.” dice schifato.
“Ben detto! È insopportabile... Loro sono insopportabili..”
e in questo momento sto pensando a voi, Spike Faith e Anya! Vi odio, avete
capito?? Cambio lattina, la seconda è andata.
“Ed è insopportabile il modo in cui ti dicono <<Vuoi sapere
qual è il mio colore preferito Xander? Il bianco!>> oppure ancora
<<Che invidia... Alfrec si è sposata.. Non sei invidioso anche
tu?>>” beve ancora.. “Al diavolo! Non sono per niente invidioso,
il matrimonio è la tomba dell’amore! E io odio il bianco!”
“Così si parla amico! Deve ancora nascere la donna che incastrerà
Xander Harris!” faccio fatica a mettere a fuoco le lattine. Ne prendo
un’altra e me ne abbevero. “Sai cosa odio anche? Quegli occhioni
da cucciolo impaurito che ti fanno mentre tu gli stai dicendo che il tuo cuore
è fracassato e non hai tempo per una nuova relazione! Oppure il modo
in cui ti sbattono in faccia che loro stanno soffrendo, e tu, OVVIAMENTE,
no! Per non parlare di quando ti dicono che hai tradito la loro fiducia e
ora puoi andare a morire da un’altra parte, sola come una cagna!”
chi è che sta parlando ora? Di certo non io. In vino veritas, grande
cazzata.
“Fregatene Buff!” urla il mio amico con voce scossa dai singhiozzi.
“Mandalo a quel paese! Sia lui che lei!” andiamo avanti a inneggiare
e a urlare insulti contro i nostri amici finché il mio sguardo cade
casualmente sull’orologio. Ci metto un po’ a leggerlo, perché
il dannato non smette di girare? Mi accorgo che è molto tardi. Dobbiamo
essere al Bronze tra cinque minuti. Grazie al cielo avevo preparato i vestiti
prima, così almeno non devo cercare di riconoscerli. Caracollando,
riesco a vestirmi con molti sforzi.
Xander, che è leggermente meno ubriaco di me, mi sorregge e mi aiuta
a salire sulla sua auto.
Non
ricordo molto del viaggio, forse perché ero troppo intenta osservare
il modo curioso in cui tutto ruotava intorno a me. Luci, colori, suoni, tutto
veniva alterato dai miei sensi, alterati dall’alcool. Per la prima volta
non ero preoccupata per nulla e il mio cuore era così leggero. Non
l’avrei mai creduto possibile.
Entriamo sorreggendoci a vicenda, Xander mezzo ubriaco e io ubriaca fradicia.
La cosa però non ci preoccupa, continuiamo a scherzare come se niente
fosse.
Appena i nostri amici ci vedono entrare corrono subito da noi. Anya è
la più preoccupata.
“Buona sera!” dice Xander alzando un braccio e scoppiando a ridere,
senza motivo.
“Xander! Hai bevuto??” chiede isterica la sua fidanzata.
“Giusto un tantino...” non la guarda negli occhi.
“Hai fatto sesso con lei??” urla poi indicando me. O così
almeno mi pare...
“No! Cioè.. E anche se fosse? Sarebbe affar tuo?” mentre
l’attenzione generale è incentrata sulla lite di Xander e Anya,
io sgattaiolo via. Se i miei sensi non hanno fatto cilecca, pochi metri più
avanti mi è sembrato di vedere Spike. Ma non ne sono sicura, girava
troppo velocemente. Qualcuno però mi prende sottobraccio e mi trascina
fino agli sgabelli del bar. Si china davanti a me. È Monica.
“Buffy? Mi senti?” chiede preoccupata.
“Moooooonica! Tesoooooro!” scivolo dolcemente dallo sgabello e
le cado addosso, mentre in realtà stavo solo cercando di abbracciarla.
“Ti voglio taaaaanto bene, lo sai vero?”
“Ok, sei ubriaca fradicia.” Mi rimette sullo sgabello. Da sola
non credo che avrei potuto farcela. “Non muoverti, adesso ti faccio
un espresso coi contro cazzi.” Con uno sforzo incredibile mi giro verso
il bancone mentre Monica si mette in postazione per farmi il caffè.
“Io non voglio il caffè...” metto il broncio. “Voglio
una birra.”
“Mi sembra che tu ne abbia bevute abbastanza per stasera.”
“Non è vero. La birra non è mai abbastanza!” lei
ride.
“Tieni,” dice porgendomi una tazzina di caffè. “bevilo
tutto, questo ti permetterà di camminare senza barcollare, e, in linea
teorica, di dire cose sensate. Ma dipende soprattutto da te.” Conclude
con un sorrisetto.
Io guardo riluttante la tazzina, la studio per qualche minuto come se fosse
la mia nemica numero uno. Poi, improvvisamente, la prendo e la bevo tutta
d’un sorso, senza nemmeno sapere perché.
“Va meglio?” improvvisamente mi sento meno leggera e più
preoccupata. Gli effetti dell’alcool sono un po’ svaniti, purtroppo.
“No. Andava meglio prima.” Rispondo scura in volto.
“Vuol dire che stai meglio. Non bere nient’altro, mi raccomando...”
e poi sparisce, per andare a servire gli altri clienti. Non credo che l’ascolterò.
Non voglio avere pensieri stasera....
Monica però è stata furba perché, quando chiedo una birra
al barista, questo mi dice che non è il caso e di rivolgermi alla mia
amica per le lamentele.
Sconsolata, torno verso i miei amici, che stanno ancora osservando la lite
tra Anya e Xander. Purtroppo è necessario: Anya potrebbe saltare addosso
a Xander e così serve qualcuno che li divida. All’improvviso
scorgo la mia oasi di salvezza: Tara sta sorseggiando un drink. Mi avvicino
a lei.
“Scusa...” dico prima di prendere il suo drink e berlo tutto d’un
sorso. Le restituisco il bicchiere vuoto. Lei non ha parole e io non le lascio
il tempo di trovarle perché scappo via alla ricerca di Spike. L’ebbrezza
è in gran parte tornata e io mi sento una leonessa pronta a colpire.
Riesco a individuarlo facilmente, nonostante tutto abbia ricominciato a girare
lentamente intorno a me. Sta ballando con una bionda, Harmony, credo.
Inizio a ballare da sola, sicura di attirare lo sguardo di Will. Non mi sbaglio.
Inizio allora a ballare più sensualmente, per cercare di sedurlo. Lui
si ferma, quasi ipnotizzato, a quel punto io mi frappongo tra lui e Harm,
che ha già iniziato a piagnucolare e lamentarsi dietro di me.
All’inizio Spike non si muove e lascia che sia io a strusciarmi sensualmente
contro di lui, poi inizia a rispondere agli stimoli e a muoversi con me. Lui
mi cinge la pancia e la vita, schiacciandomi il bacino contro la sua erezione
già gonfia. Mi rigiro nella sua stretta e, a occhi socchiusi, gli sussurro
all’orecchio:
“Sei dannatamente sexy stasera...” posso percepire il brivido
di eccitazione che gli attraversa tutto il corpo.
“E tu sei ubriaca, dannatamente ubriaca.” Dice con un sorrisetto.
I nostri corpi sono ancora avvinghiati in una danza sensuale. Spike però
si ferma e mi trascina fuori dal mucchio.
“Dove mi porti?” dico con fare malizioso.
“A prendere un bel caffè.”
“Inutile, ci hanno già provato.”
“Ho un metodo infallibile...” Mi porta al bancone del bar e chiede
una tazza di caffè, bello forte. Contro le mie aspettative, se la porta
alle labbra e ne beve un poco. Poi accosta le sue labbra alle mie e, con una
bacio passionale, il caffè passa nella mia bocca.
Sono sconvolta, scioccata, e sono tutta un fuoco. Il tocco delle sue labbra
ha acceso in me una fiamma potente, che nemmeno io sapevo di possedere.
“Beviamo il resto?” chiede malizioso. Avendo perso l’uso
della parola, riesco solo ad annuire. Lui fa come prima e io così finisco
il mio caffè.
Quando le nostre labbra si staccano, io sento il bisogno di inseguirle, ma
Spike mi mette un dito sulle labbra. Improvvisamente sento lo sguardo di qualcuno
addosso, ed è uno sguardo familiare. Mi volto appena in tempo per vedere
Faith che sgattaiola via con un tipo che non avevo mai visto prima. Ha fatto
in fretta a consolarsi.... Questo però riaccende in me una nuova speranza...
Non è tutto perduto, continuo a ripetermi.
“Li hai visti pure tu?” mi chiede all’improvviso Spike.
“Beh, sì...” dico facendo spallucce.
“Lui è lo stesso dell’ultima volta, quando mi ha dato il
braccialetto.”
“Oh...” che risposta stupida. Però è l’unica
cosa che riesco a dire.
“Scusa... Non dovevo... Fa male?” dice guardandomi negli occhi.
Dio, perché deve essere sempre così diretto? Non capisce che
il solo contatto visivo mi fa avvampare? O forse lo sa e gli piace stuzzicarmi?
“Un po’.. Ma non ti devi preoccupare... Starò benissimo..”
forzo un sorriso. Lui appoggia la mano sulla mia e intreccia le sue dita con
le mie. Ed è lì che capisco: nei suoi occhi, quando mi tocca,
posso vedere lo stesso fuoco che sento io.
Senza interrompere il contatto visivo, si porta la mia mano alla bocca, baciandola
leggermente, poi la porta nell’altra mano, facendomi alzare, e con la
sinistra mi cinge la spalla.
“Appoggiati a me se ne hai bisogno...” so che non si riferisce
a questo preciso istante, ma sono felice di appoggiarmi lo stesso. Insieme,
così teneramente abbracciati, andiamo fuori. Non so dove mi sta portando,
ma non c’è bisogno di parole: lo seguirei in capo al mondo.
Scopro con sorpresa che stasera è venuto in moto, probabilmente non
aveva voglia di camminare.... Oppure doveva accompagnare Harm, ma non ci voglio
pensare.
Salgo dietro di lui e mi aggrappo alla sua schiena.
“Tieniti forte.” Dice un attimo prima di partire a tutta birra.
Seguo il consiglio e mi stringo a lui ancora più saldamente. Spike
viaggia a una velocità straordinaria, e io non oso nemmeno alzare lo
sguardo per vedere i chilometri, so che mi prenderebbe un accidente quindi
decido di godermi il viaggio. L’aria mi scorre nei capelli facendoli
volare all’indietro. L’aria mi aiuta anche a smaltire un po’
della mia ubriachezza.
Mi sento così libera... è come se esistessimo solo noi. In un
certo senso è proprio così che dovrebbe essere: io e Spike,
all’infinito. Temo di amarlo, e questo rende tutto ancora più
difficile. Non me ne preoccupo, ora come ora spero solo che mi porti lontana,
lontanissima, in un posto dove esistiamo solo noi, dove possiamo finalmente
vivere senza condizionamenti.
“Siamo
arrivati...” dice fermandosi davanti a una deliziosa casetta in legno
mezz’ora dopo. Sono senza parole: è bellissima. Scendo a faccio
qualche passo per avvicinarmi. È una piccola casetta in legno bianco,
su due piani, che si affaccia direttamente sulla spiaggia. Posso scorgere
addirittura da qui le onde che si infrangono sulla sabbia, in un lento ritmo
regolare e tranquillizzante.
“Ti piace amore?” mi volto.
“È fantastica. La adoro! È tua?” lui annuisce.
“E quando ci sposeremo, se vorrai, potrà essere tua..”
dice cingendomi le spalle. Io gli lancio un’occhiataccia. “Ehi,
stavo solo scherzando!” dice con un sorrisetto malizioso. “Vieni,
ti mostro la casa.” Mi prende per mano e mi trascina dentro. L’interno
è comparabile solo all’esterno, è davvero bellissima.
Appena entrati ci troviamo davanti un salotto arredato nei colori del panna
e del rosa, molto grazioso. La cucina è leggermente più ampia,
dotata di ogni elettrodomestico possibile e immaginabile. I lucidi mobili
moderni sono tutti bianchi e si intonano perfettamente all’ambiente
precedente. La lunga isola posta al centro della stanza attira subito la mia
attenzione.
Il bagno è molto spazioso. Situato anch’esso al piano terra,
ha una grande doccia e il mobilio di un adorabile azzurro cielo, accompagnato
da pareti bianchissime.
Al piano di sopra c’è un altro bagno dotato di vasca idromassaggio
e un’unica camera da letto matrimoniale. Un grande letto rotondo con
lenzuola nere, di un tessuto che sembrerebbe raso, troneggia al centro della
stanza. L’unico altro arredo presente nella stanza è un largo
armadio a quattro ante, nero e bianco, che richiama il letto e i muri.
“Ti piace?” dice dopo aver completato il tour.
“La adoro!” lui sorride.
“Ho un’altra sorpresa per te...” si dirige verso l’armadio
e ne tira fuori un bikini azzurro, semplice ma elegante. “Che ne pensi,
andiamo a fare una nuotata?”
“A quest’ora??”
“Certamente.” Risponde malizioso.
“E va bene! Hai vinto! Vado a cambiarmi...”
“Ma come,” dice fermandomi per un braccio. “non ti cambi
qui? Dov’è la mia ricompensa?” Io gli accarezzo piano una
guancia e poi gli do un casto bacio sulle labbra.
Uscendo dal bagno cinque minuti dopo, lo trovo in costume anche lui: un paio
di succinti boxer neri che gli fasciano le parti intime in maniera sublime.
“Va bene la misura? Sai, sono andato a occhio...” io boccheggio
senza riuscire a proferir parola. Si avvicina a me e mi bacia con passione.
“Anche tu sei bellissima passerotto.”
Finalmente recupero l’uso della parola, ma preferisco stare zitta. Spike
prende la mia mano e mi porta all’esterno, sulla spiaggia.
“Sei pronta?” dice guardandomi negli occhi.
“No..” sto congelando ma lui non sente ragioni. Prende la rincorsa
e si getta in acqua.
“Forza Buffy!” urla quando emerge. “Buttati!” sbuffo,
prendo coraggio e mi lancio, riemergendo proprio a fianco di Spike. Scoppiamo
a ridere. Poi iniziamo a schizzarci, a giocare, a nuotare insieme. Infine,
esausti, ci asciughiamo e ci cambiamo. Spike ha pensato pure a quello. Mi
ha preso una bellissima camicia da notte in seta nera: un vero sogno. Mi cambio
nel bagno e quando esco i suoi occhi sembrano brillare di nuova luce. Si alza
dal letto, sul quale mi aveva aspettata, e mi fa fare un giro su me stessa.
Fischia ammirato.
“Sei proprio bellissima.” Dice dolcemente. Poi andiamo in camera.
Lui si infila subito sotto le coperte. Io mi avvicino piano, cauta. Lui invece
sembra non vedere l’ora di saltarmi addosso...Non so cosa fare, vorrei
lasciarmi andare con lui ma dall’altra parte non vorrei, non mi sento
pronta, le mie ferite non si sono ancora rimarginate.
Lui mi tira vicino a lui.
“Non voglio fare niente che tu non voglia stanotte...” sussurra
dolcemente. Si mette sopra di me e mi bacia. A lungo. Con passione.
Apre il primo bottone della mia camicetta e io sussulto. Di eccitazione. Di
impazienza. E anche un po’ di timore.
“Shhh... Fidati di me...” inizia a baciarmi il collo e a scendere
sempre più giù. Io fremo di piacere e di desiderio, metto la
mano nei suoi capelli per spingere ancora di più la sua testa contro
il mio corpo e poter sentire il tocco dell’amore ancora meglio.
“Come sei bella...” sussurra lui sul mio ombelico. Poi risale
alla mia bocca, per darmi un altro bacio infuocato. “So che non sei
pronta amore... Ma saprò aspettare. Ti amo, Buffy, ora e per sempre.”
Io non so cosa dire, non posso dirgli che lo amo. Mi limito a rannicchiarmi
nelle sue grandi braccia protettive, che mi stringono e mi fanno sentire meglio.
Ti amo William, ti amo come non ho amato nessun altro uomo, ma non te lo posso
dire. Un giorno, quando sarò pronta, ti renderò partecipe di
questi sentimenti che m’infiammano l’anima, ma non è questo
il momento.
La
mattina seguente al mio risveglio non trovo nessuno al mio fianco. Mi alzo
di colpo e mi stropiccio gli occhi per assicurarmi che non sia un brutto incubo,
ma è proprio vero: sono sola. Scendo dal letto e mi tiro vicina la
vestaglia. Tremando, giungo fino in cucina.
Lì trovo Spike, per fortuna. Per un attimo ho davvero creduto che mi
avesse lasciata sola....
Per il momento mi mantengo alle sue spalle, appoggiata al muro, e mi accontento
di vederlo mentre si affaccenda ai fornelli. Un vero spettacolo. Indossa un
grembiulino bianco con disegnate delle piccole spatole azzurre indossato sopra
i pantaloni del pigiama e annodato al collo. Sulle prime mi veniva da ridere,
ma guardandolo meglio mi accorgo che è sexy anche così, roba
da non credere. Ma sarà umano questo uomo così perfetto?
“Buongiorno...” dico tutt’ad un tratto.
“Buongiorno amore. Mi stavo giusto chiedendo per quanto tempo volessi
stare lì a fissarmi mentre cucino...” si volta e mi dedica un
sorriso luminoso. Io mi sento in imbarazzo, mi sento una mummia. Ho i capelli
tutti arruffati e gli occhi stropicciati con tanto di mascara e matita sbavati.
Un incubo, insomma.
Mi siedo al tavolo continuando a sbirciare nella padella.
“Che cucini di buono?”
“Frittelle al cioccolato. Volevo portartele in camera ma mi hai preceduto...”
dall’odore sembrerebbero squisite. Sono estasiata: sa anche cucinare?
Mi serve un piatto degno di un gourmet francese e ne serve uno anche per sé.
“Assaggia e dimmi come sono. Non cucino spesso ed ho sempre paura di
avvelenare i miei ospiti.” Lui aspetta che sia io la prima ad assaggiare,
forse per usarmi come cavia? Io non me lo faccio ripetere due volte. Sto per
andare in estasi, sono meravigliose... Il boccone addirittura mi si scioglie
in bocca... Devo ricordarmi di farmi dare la ricetta....
“Fantastiche, davvero fantastiche. Mai mangiate frittelle più
buone in vita mia!”
“Sono contento che ti piacciano...” mi dice con un lieve sorriso.
Dopo colazione andiamo ancora un po’ in spiaggia, giusto per fare un
breve bagno e stenderci al sole come lucertole.
Ben presto però arriva la sera, con mio grande rammarico. Mi riporta
a casa in tempo per l’ora di cena e insiste per accompagnarmi fino alla
mia camera.
“Allora grazie Spike...” gli dico davanti alla mia porta, prima
di lasciarci.
“E di che? È stata una bella giornata anche per me. E anche una
bella notte. La più bella notte della mia vita...” mi guarda
negli occhi. Io subito interrompo il contatto, avvampando.
“Ma dai... Ce ne saranno state di migliori...” ecco, questa potevo
anche risparmiarmela. “Immagino che tu di solito faccia cose più...
interessanti.” Brava Buffy, bella affermazione. Così penserà
che vuoi ficcare il naso nella sua vita.
“Ti ho solo guardata dormire per tutta la notte e... è stato
sconvolgente. E non scherzo quando dico che è stata la notte più
bella della mia vita, perché lo è stata davvero. Per la prima
volta ho sentito che eri lì, con me.” Mi sento bruciare, le sue
parole mi hanno toccata davvero.
“Non so cosa dire...” ed è vero.
“Eri lì con me Buffy?” chiede guardandomi dritta negli
occhi.
“Sì,” dico alzando lo sguardo e incatenandolo al suo. “ero
lì con te.”
“Questo può bastare. Non devi dire nient’altro.”
Mi tira indietro una ciocca di capelli e mi da un bacio dolce, a fior di labbra.
“Buona notte amore mio...” sussurra ancora vicinissimo alle mie
labbra.
“Notte Spike.”
Se ne va, lasciandomi sola, nella mia prigione di dolore: la mia camera.
Capitolo 13
Stamattina mi sento felice. E carica. Era un po’ che non accadeva: che
sia un miracolo? Mi alzo di buon’ora, molto stranamente, e faccio colazione
con un litro di caffè e una brioche. Arrivo in aula puntualissima,
un altro miracolo. L’ora dopo, purtroppo, ho lezione con Finn, quindi
cerco di godermi questa. Il tempo passa troppo veloce e in un attimo finisce
l’ora. Non cerco Spike per entrare. È una cosa che devo affrontare
da sola. Prendo un grosso respiro. Sto per entrare, ma qualcuno mi prende
per il polso e mi costringe a girarmi. Chiudo gli occhi. So già che
è lui. Mi mette un braccio intorno alla vita e mi bacia. All’inizio
il bacio è dolce, un semplice contatto di labbra, ma poi diventa sempre
più appassionato e bollente. Le nostre mani si esplorano a vicenda,
frenetiche, impazzite. Mi spinge contro il muro, lontano dalla classe, mi
blocca i polsi in alto e scende sul mio collo. Mi sembra di impazzire. Vorrei
di più, ma non è questo il luogo né il momento. Sembra
abbassarsi ancora un po’ e tutto il mio corpo sembra tendersi in attesa
di quel contatto proibito, scandaloso, ma, sul più bello lui si blocca
e mi da’ solo un bacio a fior di labbra.
“Buongiorno passerotto.” Mi libera i polsi. Finalmente lo guardo
in faccia. I suoi occhi azzurri sembrano ancora più grandi e luminosi.
Ha un sorrisetto malizioso stampato sul volto.
“Buongiorno...” riesco ad articolare io a fatica. Ma la frase
non è uscita come volevo io, sembra più la voce che uso quando
sono in preda a un orgasmo. Orgasmo... Spike.. Mmmmmmh... Cattiva Buffy! Non
devi! Scaccio i pensieri osceni che mi sono venuti in mente e cerco di assumere
l’aria più normale possibile.
“Pronta ad entrare nella fossa del leone?” io annuisco. Lui mi
prende per mano e si avvia verso la classe.
“No...” ritraggo la mano. “Non è il caso di farlo
incazzare.” Spike si volta verso di me.
“E perché no? È divertente...” io sono dubbiosa
ma lui non mi lascia il tempo di riflettere, mi prende di nuovo per mano e
mi porta in classe con lui. È così dolce.... A volte mi chiedo
cos’ho fatto per meritarmi un uomo del genere...... Ma la risposta è
sempre uguale: nulla.
Appena Finn ci vede entrare i suoi occhi si riducono a fessure. Se potesse
incenerire Spike con lo sguardo non credo che esiterebbe nemmeno un minuto
a farlo.
Ci sediamo in alto, cercando di mettere più distanza possibile tra
noi e lui. Finn inizia a spiegare e, come al solito, mi tartassa di domande.
Io sono sempre preparata. Ogni volta che entro qui dentro è come se
facessi un esame. Sbagliare una riposta significherebbe un tete à tete
con Finn contornato da un lunghissimo rimprovero sulla serietà nello
studio, nel caso migliore, altrimenti mi insulterebbe più o meno velatamente.
E tutto questo perché non ho ceduto alla sue avances... Mi viene un
nervoso quando ci penso!
Spike mi tiene la mano per tutta la lezione. Me l’accarezza, me la stringe,
e mi tranquillizza. Stamattina, stranamente, è lui la seconda cavia,
e viene tartassato almeno quanto me di domande. Non se l’aspettava,
ma è comunque ben preparato. Poi succede il disastro. Non si ricorda
la risposta a una domanda. Pianissimo, gliela sussurro.
“Signorina Summers, vuole per caso rispondere lei? Ci sento benissimo
sa? Dopo la lezione si fermerà qui. Le assegnerò una relazione
da fare. Vedremo se dopo avrà ancora voglia di suggerire...”
che stronzo... Ho voglia di scendere e di tirargli un pugno. Ma questo significherebbe
essere espulsa. Quindi calmo i miei bollenti spiriti. Spike invece mi stringe
ancora di più la mano. Un po’ per infondermi coraggio, e un po’
perché vorrebbe rompere il naso a Finn.
La lezione finisce in fretta e io raccatto i miei libri con estrema lentezza,
cercando di ritardare il momento del faccia a faccia con Finn. Con il cuore
in gola, scendo da lui. Spike rimane a fianco a me.
“Esca di qui, Signor Shelby. La questione è tra me e la Signorina
Summers, stavolta non potrà fare il cavalier servente.” Spike
esce senza dire nulla, ma prima mi sussurra all’orecchio che lui è
fuori e di urlare se ho bisogno. “Bene, eccoci a noi, Signorina Summers...”
dice Finn appena Spike esce. “Vediamo, che relazione posso darle? Lei
ha qualche preferenza? Sarà una cosa molto lunga, senza dubbio.”
Lo dice con un sorrisetto sadico che non promette nulla di buono. “Non
avrà più tempo di vedere quel suo amico, il Signor Shelby, non
avrà più tempo per far nulla, dovrà scrivere la relazione
per diversi giorni. Lo so che in questo momento mi sta odiando, ma non lo
sa che l’odio è il sentimento più affine all’amore?”
che verme...
“Io non la odio.” Dico con sincerità. “La disprezzo
e basta. E mi fa anche un po’ pena. Trovo patetico che un professore
corra dietro a una studentessa in questo modo ossessivo. Ma se per stare bene
ha bisogno che io faccia la sua relazione, bene, la farò, se questo
serve a mantenere il suo delicato equilibrio mentale.” Non so dove ho
trovato il coraggio di dirgli queste cose, ma ora sto molto meglio. Lui si
avvicina, minaccioso.
“Attenta, stai giocando con il fuoco....” la sua voce è
un sibilo, che forse ha la pretesa di sembrare sensuale, ma è solo
disgustosa. È la voce di un pervertito. E poi da quando mi da del tu???
Con un dito mi accarezza una guancia, ma io lo fermo subito, respingendo il
suo tocco.
“Tenga giù le mani. Le conviene. Lei non sa quanti guai posso
procurarle. Se si azzarda a toccarmi un’altra volta credo che farò
una chiacchierata con sua moglie, e, chissà perché, non credo
che sarebbe molto felice di sapere che suo marito vorrebbe scoparsi una sua
alunna.” Lo guardo con aria di sfida. In fondo è un codardo,
non farà nulla. Riduce gli occhi a due fessure e si limita a darmi
la relazione. È tosta, ma mi ha dato una settimana di tempo. Non sospetta
minimamente che ci metterò due giorni. Mi sottovaluta.
Appena esco Spike mi viene incontro, preoccupato. Era nervoso, infatti si
è fumato una decina di sigarette, tutte spente a terra qua e là.
“Tutto a posto?” dice prendendomi le mani.
“Sì.” Sospiro. “Per un paio di giorni dovrò
chiudermi in casa, ma mi aspettavo molto peggio.”
“Mi dispiace è colpa mia.” Dice tristemente.
“No, Spike, non dirlo nemmeno per scherzo. Non è colpa tua. Lo
sai che Finn è fissato con me. Quel maniaco...”mi stringe forte
a sé e mi accompagna alla prossima lezione, sperando che sia meno pesante
di questa.
Il
giorno dopo, a pranzo, sono seduta sotto il mio solito albero e ricontrollare
la relazione per Finn. Ci ho messo una notte intera, ma ne è valsa
la pena. Il risultato è discreto. Domani la farò ingoiare al
caro Riley Finn... Voglio proprio vedere che faccia farà.
Un’ombra scura mi toglie la luce.
“Chiunque tu sia, levati. Mi togli la luce.” Non alzo nemmeno
lo sguardo. Non è giornata di gentilezze questa.
“Buffy Summers, come osi rivolgerti a me in questo modo?” oh no.
Oddio, è lei. Quella vocina stridula e petulante la riconoscerei tra
mille. Non so se sia più irritante lei o Finn.
“Buongiorno Harmony. Posso aiutarti? Hai bisogno che ti presti qualche
neurone?” finalmente mi degno di guardarla in faccia. Ed eccola lì,
in tutto il suo metro e ottanta che si erge minacciosa su di me.
“Te l’ho già detto una volta Summers, vedi di stare lontana
dal mio orsetto biondo. Altrimenti...” scatto in piedi.
“Altrimenti cosa Harmony?” la interrompo minacciosa. “Mi
graffi con le tue unghie finte? Oddio, che paura! Vi prego salvatemi! Ma fammi
il favore... Vai a farti un giro dall’estetista và...”
le volto le spalle diretta in camera mia, dove finalmente potrò studiare
in santa pace.
“Aspetta. Tu e Willy state insieme?” di nuovo. È una bella
domanda però, di cui io purtroppo non conosco la risposta.
“No.” Opto per quella che mi darà meno guai.
“È vero Harm, io e Buffy non stiamo insieme.” Mi volto
di scatto. Oddio, è Spike. Bella situazione. Lo guardo in faccia e
ci leggo tanta amarezza e rabbia. Non volevo ferirlo, ma la situazione è
così poco chiara... “Questa ragazzina viziata non mi interessa
minimamente. E ora, Summers, se vuoi scusarci abbiamo cose più importanti
da fare, noi.” E mentre Harmony gli scodinzola intorno felice lui la
prende a braccetto e la porta verso il dormitorio. Io sono semplicemente impietrita.
Non me l’aspettavo una cosa del genere. Così tanta freddezza
e rancore.... Sento una morsa, all’altezza dello stomaco che mi paralizza.
Se penso che Spike sta per.... Con Harmony....... Io.... Mi viene da piangere,
e anche da prendermi a calci nel sedere da sola. Come al solito è tutta
colpa mia. Le lacrime mi riempiono gli occhi. Mi passano in mente tante immagini
di me e Spike insieme. Ricordi ora dolorosi. L’ho perso. Per sempre
stavolta. Ha ragione lui, sono una ragazzina viziata, non mi merito il suo
amore. Inizio a camminare, senza meta, senza guardare le facce delle persone
che mi passano a fianco. Qualcuno mi saluta, ma sembra così lontano....
Il dolore fa da filtro agli stimoli esterni, tanto da isolarmi in un mondo
tutto mio. Non vedo né sento. Non so dove sto andando né voglio
saperlo. Vorrei solo poter tirare indietro le lancette del mio orologio e
poter correggere l’errore madornale di prima.
Mi scuoto improvvisamente, e mi trovo davanti una porta, con un numero: 515.
È la stanza di Spike. Tendo l’orecchio, per cercare di captare
gemiti o urla, anche se so che mi sto solo facendo del male. Sembra tutto
silenzioso. E io mi tranquillizzo.
“Buffy...” dice una voce sconosciuta alle mie spalle. Mi volto.
È un ragazzo, di colore, dev’essere Gunn, il compagno di stanza
di Spike. Ufficialmente non ci siamo mai presentati, ma a quanto pare lui
mi conosce già. “Tu devi essere Buffy, non è così?”
“Sì, sono io... E tu sei Gunn, giusto?”
“Esattamente.” Oddiomio che vergogna. Mi ha beccata che fissavo
la porta come una scolaretta delle medie alle prese con il suo primo amore.
“Bene, mi ha fatto piacere conoscerti. Ora però io devo scappare,
ho lezione. Ci vediamo...” con uno <<scatto alla Summers>>
mi dirigo a gran velocità verso la mia camera, senza lasciare il tempo
di dire nulla a Gunn. Richiudo la porta dietro di me, velocemente, e mi getto
sul letto, rannicchiandomi su me stessa. Dio che figura del cavolo. Credo
che questa non me la scorderò per un po’. Il che sarebbe un bene,
visto che continuo a farne.
Dopo pochi minuti qualcuno bussa alla porta. Mai una volta che si possa stare
tranquilli.
“Arrivo..” sto per alzarmi, ma il mio scocciatore entra direttamente.
È Spike. Salto in piedi. Sembra piuttosto sconvolto. Apro la bocca
per dire qualcosa ma lui alza la mano, per farmi segno di stare zitta. Inizia
a passeggiare su e giù per la stanza senza proferire parola. Sono preoccupatissima,
e non scherzo. All’improvviso si blocca e mi guarda.
“Non sono riuscito a toccarla. Nemmeno con un dito. Credimi, io avevo
tutte le intenzioni di fartela pagare. Quando siamo arrivati in camera sua
però, io vedevo solo te. Sapevo che era Harmony, ma avevo solo te davanti
agli occhi. Non mi era mai successo...” riprende a passeggiare nervosamente
su e giù per la stanza. Trattengo un sorriso. “Ho amato altre
donne nella mia vita, ma non sono mai arrivato a questo punto. All’inizio
non mi era chiaro, ma quando ho parlato con Gunn ho capito, ho saputo perché.
Perché per me ormai esisti solo tu.” Si ferma a guardarmi. “Ti
amo come non ho mai amato nessuna. E nonostante ciò so che non potrò
mai avere lo stesso sentimento da te, continuo ad amarti lo stesso, perché
non riesco a dimenticarti. Non voglio dimenticarti....” mi alzo in piedi
e mi getto tra le sue braccia.
“Anch’io ti amo. Ho speso così tanto tempo a negarlo....
Quanto sono stata stupida... E quante umiliazioni ti ho lasciato patire a
causa mia... Potrai mai perdonarmi?”
“Sì...” dice dolcemente accarezzandomi i capelli. “Ti
perdonerò sempre...” e poi ci baciamo. Ma non è come al
solito, è diverso... Mi sembra di baciarlo per la prima volta, perché,
solo ora, comprendo pienamente la potenza del mio amore. Ti amo, William Shelby,
sei l’unico.
Spike mi ha mollata qui, sola, ma ha detto che verrà a prendermi stasera.
Vuole farmi una sorpresa. Io non sto più nella pelle dalla curiosità.
Ho fatto di tutto per distrarmi: ho ricontrollato la relazione, ho studiato,
mi sono vestita e truccata, ma niente, continuo a pensare a lui. E ora sono
qui, come un leone in gabbia, a camminare avanti e indietro per la stanza
e a torcermi le mani. Do uno sguardo all’orologio: sono le sette e mezza.
Che cosa sta aspettando?? Mi sembra di impazzire, i minuti sembrano ore.
Ed ecco che, quando meno me l’aspetto, sento scivolare una mano sulla
vita. Sobbalzo.
“Non girarti...” mi ammonisce Spike. Devo ricordarmi di non dare
più le spalle alla porta, la prossima volta potrei anche rimanerci
secca.
Lentamente, con una benda di seta nera, mi copre gli occhi e me la allaccia
all’altezza della nuca.
“È troppo stretta?” scuoto la testa. “Ok, passerotto,
ora ti guiderò io. Ti fidi di me?”
“Ciecamente.” Sembra un gioco di parole, ma non lo è. È
la pura verità. Sento la mano di Spike scivolare nella mia. Mi lascio
guidare da lui. Intanto mi concentro sui suoni. Le voci degli studenti si
fanno sempre più lontane, mi sta portando fuori dal campus, credo.
“Aspetta un attimo...” dice ad un certo punto. Mi lascia la mano
e io mi sento persa.
“Non fare strani scherzi....” mi sento così indifesa....
“Non ti preoccupare...” sta spostando qualcosa di pesante, lo
sento. Avverto un rumore metallico e poi sento due braccia forti, che mi sollevano
da terra. In un attimo, mi ritrovo sulla moto di Spike, o così almeno
mi sembra. “Aggrappati a me.” Faccio come mi dice, mi stringo
forte a lui. Le mie sensazioni erano esatte, siamo in moto. Partiamo a tutta
birra, diretti in un luogo misterioso e forse lontano. Dentro di me spero
che mi porti di nuovo al mare, ma non credo lo farà, vuole stupirmi.
Non saprei dire con certezza quanto è durato il viaggio, ma è
stato pieno di curve agghiaccianti. Se non mi fossi tenuta stretta a Spike
sarei sicuramente caduta.
Una volta fermi Spike mi aiuta a smontare dalla moto e mi conduce per mano
su per una stradina in salita, ripida. Sento il cigolio di una porta davanti
a me.
“Cinque passi avanti e c’è un gradino.” Dice lui.
Obbedisco, e sento subito un calore avvolgente. Devo essere entrata in una
casa, o qualcosa del genere. Sento di nuovo il familiare cigolio dietro di
me. “Sei pronta?” mi sussurra all’orecchio.
“Sì...” dico semplicemente. Anche se questo monosillabo
non può esprimere tutta la curiosità che ho in questo momento.
Sento la benda scivolare via dai miei occhi dolcemente. Quando apro gli occhi
non riesco a credere a quello che vedo. È un bellissimo chalet, piccolo
ma molto ben arredato. Davanti a me c’è una distesa infinita
di candele, appoggiate ovunque, sulle finestre, nei candelabri, sulle pareti...
Poco più avanti, a sinistra, c’è una piccola tavola apparecchiata
per due. C’è anche un caminetto, scoppiettante. Davanti ad esso
si trovano un ampio tappeto, molto morbido alla vista, e un divano, in pelle
bianca.
Qui tutto è in legno, il parquet, il tavolo, le sedie, la scala vicino
al divano, le pareti, insomma: proprio tutto.
“Ti piace quello che vedi passerotto?” mi chiede lui, visto che
non do cenni di vita.
“È meraviglioso... Semplicemente meraviglioso...” lui sorride
caldamente.
“Sono contento che ti piaccia. Ed ora,” mi prende la mano. “Mademoiselle,
se si vuole accomodare....” mi bacia la mano e mi conduce a una sedia,
facendomi sedere. “Lo chef William andrà in cucina a controllare
se è tutto pronto. Due minuti e sarò da lei.” Mi fa l’occhiolino.
Io non ci posso credere: mi ha preparato la cena. Dio mio che uomo.... Vorrei
saltargli addosso, ho aspettato troppo per farlo, ma mi trattengo. La cena
sarà ugualmente piacevole. Per non parlare del dopo cena......
Ok, Buffy, asciugati la bava e datti un contegno. In fondo è solo colpa
tua se ora devi aspettare.....
Spike esce dalla cucina con un carrellino con appoggiati due piatti coperti.
La scena è alquanto bizzarra, ma ridere adesso non è proprio
la cosa migliore da fare....
“Allora...” dice fermandosi davanti a me. “Qui abbiamo il
piatto numero uno: risotto al tartufo.” Alza il coperchio di un piatto.
“E questo invece è il piatto numero due: spaghetti al pomodoro
e basilico, semplici e delicati.”
“Io opterei per il numero uno....”
“Così ti piacciono i piatti elaborati eh?” mi serve il
piatto che ho scelto e si siede davanti a me con i suoi spaghetti.
“Uhmmm... Non è quello il punto, è che ho una passione
per i funghi, qualsiasi tipo di funghi.” Annuso lo stupendo aroma squisito
che sale dal piatto.
“Allora c’ho azzeccato. Che intuito...”
“L’intuito di un vero chef.” Lo canzono.
La cena va avanti senza intoppi. La conversazione è vivace e io scopro
tante cose che non sapevo prima di stasera. Non sapevo, per esempio, che ha
perso entrambi i genitori. Suo padre è morto in un incidente stradale.
Anche lui era in macchina, mi racconta con un velo di commozione, ma è
scampato miracolosamente. L’unico segno che gli è rimasto, a
parte quello emotivo, è una cicatrice molto sexy sul sopracciglio.
Dev’essere dura per lui alzarsi ogni mattina e guardarsi allo specchio,
ricordando quel dannato incidente ogni volta. Mi commuovo anche io, stringendogli
la mano per fargli capire che partecipo anche io al suo dolore.
Sua madre invece se n’è andata quando aveva diciassette anni,
era molto malata e non è stata una sorpresa per nessuno quando è
morta. C’è stato solo tanto dolore e tristezza.
Non sapevo nemmeno che al liceo ha passato un periodo punk, durante il quale
portava una cresta alta dieci centimetri, verde. Gli stava da cani, ma a quel
tempo era convinto che gli donasse. Lo strano colore di capelli che porta
ora, invece, è il risultato dello sbaglio del suo parrucchiere, quattro
anni fa. Il risultato gli è piaciuto così tanto, nonostante
sul momento volesse sgozzare il parrucchiere, che ha deciso di rifare lo stesso
colore.
Dopo cena continuiamo la nostra chiacchierata con un bicchiere di vino rosso,
di cui mi ha sicuramente detto il nome ma io me lo sono già scordato.
“Notizie di Faith?” mi chiede ad un certo punto. Subito si morde
il labbro inferiore, pentito.
“Non ti preoccupare, sto meglio. Posso parlarne tranquillamente ora.
Mi manca, ma non soffro più ora, mi è rimasta solo la cieca
determinazione di riconquistarla. Comunque niente notizie.”
“Non l’hai più cercata?”
“Tempo al tempo, diceva Monica. Credo che aspetterò il momento
più opportuno per sondare il terreno... Ma è quasi arrivato.
Sento il bisogno di rivederla.... Se la conosco come credo, anche lei si sente
come me... Ma non lo ammetterebbe mai, nemmeno sotto tortura.”
“È tanto testarda?” Rido.
“Tu non ti immagini neanche quanto.” Prendo una sorsata di vino.
L’alcool allevia i dolori, o almeno così dicono...
“Basta parlare di questo, ora godiamoci la serata...” gli sorrido.
È davvero dolce. “Posa il bicchiere.” Gli lancio un’occhiata
torva.
“Perché?? Sei forse impazzito?”
“Buffy, amore,” dice togliendomelo di mano. “ti conosco
da abbastanza tempo per sapere che Buffy e alcool non vanno molto d’accordo.
Se ti lascio bere ancora ti ubriacherai e questa è l’ultima cosa
che deve accadere stasera. Mi servi lucida...” dice malizioso.
“E perché?” mi faccio ancora più vicina. Lui non
risponde. Mi prende il viso tra le mani e mi bacia. E subito lo sento, il
fuoco intendo, quello che mi sta accendendo ora. Mi sfiora il braccio, e io
subito mi bagno. Sento le guance accendersi, possibile che basti così
poco ad accendermi quando si parla di Spike?
Mi attira tra le sue braccia, interrompendo il contatto con le mie labbra,
dove mi stringe forte. E quando meno me l’aspetto mette l’altra
mano sotto le mie ginocchia, prendendomi in braccio.
“Dove...?” chiedo io. La risposta è così ovvia....
Mi porta su per la scala, guardandomi negli occhi per tutto il tempo, mentre
io mi rifugio contro il suo ampio petto, creato apposta perché io ci
possa nascondere il viso.
La camera da letto è uno spettacolo: una distesa di candele. Il letto,
inutile dirlo, è ricoperto da morbide lenzuola di seta nere. In quanto
alla comodità... Beh, sto per scoprirlo...
Mi appoggia delicatamente sul materasso e si mette sopra di me. Iniziamo da
un candido bacio, che diventa subito lava bollente. Le nostre lingue duellano
nelle nostre bocche, si esplorano a vicenda e si accarezzano. Le mani di Spike
corrono sul mio corpo impazzite, indecise sul punto in cui fermarsi. In un
attimo mi spoglia, mentre io sono riuscita a togliergli solo la maglia. E
poi si ferma. Si tira indietro per guardarmi meglio. Io mi copro con le mani,
arrossendo.
“Oddio, non guardarmi così....”
“Voglio solo ammirarti... Sei così bella....” Mi prende
i polsi e li porta all’altezza della mia testa. Io volto la testa di
lato, sempre più imbarazzata. “Stanotte amerò ogni centimetro
del tuo corpo, lo bacerò, lo leccherò e lo adorerò...
Sono così fortunato.... E quando mi chiedo cosa ho fatto per meritarti....
beh, la risposta è sempre la stessa: nulla....” e poi si getta
in picchiata sul mio collo, leccando, mordicchiando, baciando... Mi sta facendo
impazzire, e lo sa... Finalmente si libera dei pantaloni. Strabuzzo gli occhi:
niente biancheria intima, e chi l’avrebbe mai detto.
Piazza la sua asta in mezzo alle mie gambe, facendomi dannare ancora di più.
Lo voglio così tanto.... E lui sta tergiversando... Dal collo mi lascia
una lunga scia di baci bollenti fino al ventre. Con gli occhi accecati dalla
lussuria, guarda la mia femminilità già fradicia con l’aria
di un assetato davanti a una fonte.
“Bevi amore...” sussurro senza nemmeno accorgermi. Lui non se
lo fa ripetere due volte. Si tuffa in mezzo alle mie gambe. Inizia a lappare
infinitamente piano, gli stringo le gambe intorno al collo, premendolo ancora
più a fondo. Finalmente, con la lingua trova la mia clitoride, e io
impazzisco. Getto la testa all’indietro, gemo e sgroppo sulla sua bocca.
Quando sento un dito insinuarsi lentamente dentro di me, trattengo a stento
un urlo. Spike si ritrae, per vedere meglio la mia espressione. Arrossisco
violentemente e chiudo gli occhi.
“Amore...” sussurra lui. “Se ne vuoi ancora devi guardarmi....”
diabolico fino in fondo. Mi costringo ad aprire gli occhi. “Brava la
mia ragazza.” Inizia a pompare dentro e fuori, dapprima con un dito,
poi ne aggiunge sempre di più arrivando a quattro. Il contatto visivo
con i suoi occhi mi sta eccitando ancora di più, e non so per quanto
potrò resistere. Dio, mi sta facendo impazzire, e lo sa.
“WILLIAM!!!” con un urlo spasmodico, vengo, sulla sua mano. Stremata,
abbandono la testa di lato. Lentamente, la sua lingua scivola tra le mie pieghe,
succhiando il mio rilascio.
Così dannatamente bello......
Sento che inizia a baciarmi il collo, desideroso di attenzioni da parte mia.
Gli prendo il viso tra le mani e mi porto le sue labbra alla bocca, baciandolo
intensamente. Improvvisamente, ribalto le posizioni, e mi getto sul suo petto
così ampio e muscoloso, tracciandone i contorni. Scendo sempre più
in basso, finché la mia femminilità non tocca il suo cazzo duro.
Inizio a sfregarmici contro, bagnandomi subito. La sensazione è divina,
potrei venire anche solo così...
Spike intanto si sta dando da fare per resistere. Lo sto torturando sadicamente,
padrona della situazione.
“Buffy... T-t-ti prego...” dice guardandomi negli occhi.
“Ah sì? Mi preghi? Dillo con più convinzione amore.”
Inizio a sfregare la mia clitoride sul suo membro, godendo sempre di più,
a Spike quasi si incrociano gli occhi per la sorpresa.
“Oddio, ne ho bisogno adesso. Ti prego...” dice in un attimo di
lucidità. Rapidamente mi impalo sul suo cazzo. Ed è così
fottutamente bello. Per un momento, fatichiamo entrambi a respirare, i nostri
occhi si agganciano mentre annaspiamo in cerca d’aria. Finalmente, ricomincio
a respirare. Inizio a cavalcarlo, imponendo un ritmo lento e tranquillizzante.
Non avevo mai provato una così vasta gamma di sensazioni mentre facevo
sesso, William è il primo che riesce a mandarmi in aria anche solo
guardandomi....
Spike ribalta le posizioni, ora è sopra di me e ha decisamente accelerato
il ritmo, bisognoso di sentirmi. Gli allaccio le gambe dietro alla schiena
e mi muovo per incontrare le sue spinte e sfregare a fondo la clitoride contro
il suo uccello. I nostri respiri tornano ad essere affannosi, mugoliamo, gemiamo,
ci guardiamo, e, finalmente, veniamo insieme, con i nostri nomi sulle labbra.
“Sei una dea...” mi sussurra accarezzandomi i capelli. Ma questo
è solo un piccolo e breve momento di dolcezza, prima di continuare
la Nostra notte.
Al
mio risveglio, Spike non è lì con me. Sbadiglio. Abbiamo fatto
sesso per tutta la notte, e ora sono distrutta, nel vero senso della parola.
Ho imparato tanti bei giochini.... ma questi non sono pensieri da fare la
mattina presto. Mi vesto e scendo di sotto.
“Dannate crèpes...” sento dalla cucina.
“Buongiorno amore...” gli abbraccio la schiena.
“Passerotto, già sveglia? Che sia uno dei sette segni dell’apocalisse?”
“Spiritoso...” dico mettendo il broncio. Mi allungo oltre la sua
schiena. Sta preparando delle crèpes, ma il risultato non sembra buono
quanto quello delle frittelle dell’ultima volta. “Che è
successo nella padella?” dico sghignazzando.
“Le ho solo bruciacchiate un po’! Non mi sembra il caso di farne
una dramma.. Vuoi provare tu?”
“Mi stai sfidando? Io sono la maga delle crèpes.” Lui mi
guarda sarcastico. “Spostati, uomo. Ci penso io.” Mi cede il suo
posto ai fornelli e si appoggia al muro dietro di me. “Sali pure intanto,
così puoi dormire ancora un po’.”
“Mi piace guardarti cucinare... Il tuo grazioso sederino si muove così
bene...”
“Pervertito.. Forse non hai capito: sali ancora un po’ in camera,
così dopo posso imboccarti.” Spike sghignazza.
“Ok amore. Ti aspetto di sopra.”
Pochi minuti dopo sono da lui, con la colazione che, come l’ho costretto
ad ammettere, è molto meglio del suo abbozzo. Stiamo insieme ancora
un po’, e poi torniamo a scuola, dove io mi cambio velocemente.
Alla quarta ora mi ritrovo Finn. E sono sola. Spike non potrà esserci,
aveva promesso di dare una mano a un amico, ma non me ne preoccupo. Gli farò
un culo così.
Appena entro nella sua aula, puntualissima, appoggio sulla cattedra la relazione,
e, lanciandogli uno sguardo di disprezzo, mi dirigo il più in alto
possibile.
“Signorina Summers...” mi blocca lui. Che scocciatura che è
questo uomo.
“Sì, Professor Finn.” Calco l’accento sulla seconda
parola. Chi lo sa, potrebbe anche ricordarsi di essere in una scuola e non
nel suo campo giochi.
“Per quando le avevo detto di portare la relazione?”
“Per sabato.”
“E che giorno è oggi?”
“Mercoledì.”
“Il mondo non gira intorno a lei sa? Per questa volta gliela correggerò,
ma la prossima la butterò nel cestino. Se le dico una data, la rispetti.
E non si aspetti un occhio di riguardo solo perché è stata rapida.”
Rapida è un eufemismo, sono stata una scheggia, e il bastardo lo sa.
Senza rispondergli, vado a sedermi in cima all’aula, sperando che abbia
finito con me. Subisco il solito interrogatorio, solo che stavolta è
più soft, forse per l’assenza di Spike. Che uomo disgustoso.
Oggi sembra che mi fissi particolarmente, quando nessuno lo guarda sembra
quasi ammiccare, con un risultato pietoso. Oddio, mi sorge un dubbio... Non
vorrei che il mio comportamento dell’ultima volta lo avesse spinto a
perseverare. E per di più oggi sono venuta senza Spike.... Per favore,
fa che non sia così!!
Appena la lezione finisce io filo via come una scheggia, non ci tengo a ritrovarmi
sola con Finn. L’ho scampata, almeno per stavolta.
La
sera stessa, sono molto agitata. Ho intenzione di andare da Faith, e di riportarla
al dormitorio con me. Mi vesto facendo attenzione ai particolari: jeans neri,
con un maglione nero che mi ha regalato lei, sopra ci metto la collana che
mi ha regalato lei. Apro il portagioie. Appena vedo il braccialetto che le
ho regalato mi si stringe il cuore. Lo infilo in tasca, ho intenzione di restituirglielo
stasera. Mi metto la giacca e esco.
Arrivata a casa di Monica mi ripasso mentalmente il discorso che mi sono preparata,
camminando avanti e indietro dal nervosismo. Finalmente mi decido: busso.
Il mio respiro accelera mano a mano che sento i passi avvicinarsi alla porta.
È Monica.
“Buffy! Ciao splendore! Come stai?”
“Male...” dico con una faccia angosciata. “C’è
Faith?” lei sorride.
“Capisco... Adesso te la chiamo. Buona fortuna!” mi strizza l’occhio.
Dopo di che chiama la cugina a gran voce.
Appena Faith mi vede si blocca, ma solo per un attimo, perché subito
dopo cerca di chiudere la porta. Io sono più veloce, e la blocco. La
guardo per un secondo. È così bella...Sembra che la mia lontananza
le abbia giovato parecchio...
“Aspetta, per favore.” Ci mette un po’ prima di rispondermi.
“Va bene. Hai cinque minuti. Non uno di più.” Mi guarda
sempre in cagnesco. E fa male, perché io vorrei solo saltarle al collo
e abbracciarla.
“Conosco tutte le tue ragioni. Ne hai più di una per essere incazzata
con me, ma tutti sbagliamo. Me compresa. Non ti chiedo di dimenticare tutto,
non ti chiedo di lasciare che tutto torni come prima, così... Ti chiedo
solo di tornare all’inizio. Ti ricordi quando eravamo piccole? Che ci
conoscevamo appena? Torniamo indietro, ti prego, torniamo ad essere semplici
conoscenti. Lo so, la fiducia è fragile, ma con il tempo si ricostruisce.”
“Non si può cancellare tutto così...”
“So anche questo, ma non posso andare avanti così. Mi manchi...
Mi sento divisa in due, sto male davvero. E so che è così anche
per te.”
“Sbagli...” dice poco convinta. Da quando è diventato così
difficile parlare con lei? Da quando è così laconica?
“Ti conosco fin troppo bene... E poi noi due siamo una cosa sola...
Siamo state create per essere amiche, per dividere in due i dolori. Torniamo
amiche, ti prego.” Lei ha un attimo di esitazione. Tolgo il braccialetto
dalla tasca e glielo porgo. “Riprendilo, è tuo...” Vedendolo
si riscuote.
“Nemmeno tra un milione di anni B.! Vai a raccontarla a qualcun altro.
La recita dell’amica modello non attacca con me!”
“Non sei vera. Non sei tu in questo momento. Accetterò un rifiuto
solo dalla vera Faith, non mi accontento del riflesso del tuo orgoglio. Aspetterò,
qui, finché non mi risponderai.” Sono determinata. Non me ne
andrò finché non avrò una risposta.
“Sei totalmente impazzita tu. Puoi aspettare qui per tutta la vita,
per quanto mi riguarda. Io intanto, andrò a dormire.” Sta per
sbattermi la porta in faccia ma io la blocco di nuovo.
“Non è uno scherzo.” Mi appoggio al muro del pianerottolo
e scivolo a terra. Incrocio le braccia. “Io aspetto qui, anche tutta
la notte se è necessario. Da qui non mi schiodo.” Lei chiude
la porta, ma posso vedere che è perplessa. Porto le ginocchia al petto
e le abbraccio: inizia l’attesa.
Passano diverse ore, ogni tanto sento dei passi dietro alla porta, probabilmente
stanno controllando se sono ancora qui. Guardate pure, io non mi muovo. Di
tanto in tanto Monica esce con dei viveri, o da bere, o anche solo per parlare
e tenermi compagnia.
Dopo circa due ore, inizio ad avere freddo e sonno. Ripeto, da qui non mi
schiodo. Mi giro di lato, per trovare una posizione più comoda, e così
mi addormento.
Al mio risveglio, è già mattina. Gli uccellini cantano. Monica,
pure, canta. Mi ritrovo avvolta in una coperta e con un cuscino dietro la
testa. Sicuramente sarà stata Monica. Eppure... La coperta mi ricorda
qualcosa.... Ma sì!! È di Faith! Che sia stata lei?? Non ci
posso credere. Ma non voglio farmi illusioni. C’è un solo modo
per fare luce sull’intera faccenda: busso alla porta. Monica viene ad
aprirmi.
“È qui?” le chiedo ansiosa.
“No, è uscita da un po’. Sembrava avesse fretta di fuggire..”
“Grazie per le coperte...” le dico porgendogliele.
“Non sono stata io.” Dice con un sorrisetto. “Non sono mie
quelle.”
“Allora...?” lei annuisce. Sul mio volto si distende un lungo
sorriso. Questo è già un inizio. Qualcosa sta cambiando. E io
sono al settimo cielo!
Capitolo 14
Non ce l’ho fatta… ovviamente, quando Buffy decide di fare una
cosa non la smuovi neppure con le bombe atomiche. Aveva deciso di rimanere
fuori dalla porta finchè io non uscivo per parlare con lei e l’ha
fatto. Certo, io sono andata via prima che lei si svegliasse, ma non ce l’avrei
fatta ad affrontarla. Un po’ mi vergogno, io non sono mai scappata in
vita mia, sono sempre stata una che affrontava i propri demoni personali,
invece questa volta… Stavo per andare al lavoro, l’ho vista rannicchiata
sullo zerbino e mi si è stretto il cuore. Il perché è
presto detto: mi manca la mia Buffy, non ci posso fare nulla. Non voglio che
si prenda male, per questo le ho lasciato cuscino e coperta.
Arrivo in laboratorio addirittura in anticipo, tanta è la mia voglia
di non stare vicino a Buffy con il rischio di farle capire quanto mi sia mancata
in realtà. Wes è già arrivato: ma insomma, questo ragazzo
non dorme mai?
“Ciao Faith.” Mi dice girato di spalle.
“Come diavolo fai a capire che sono io? Insomma, non puoi avermi visto,
io so che non hai un paio di occhi dietro la testa.” Sbotto io prendendo
il quaderno dove sono appuntati tutti i dati.
“Perché ti sento. Capisco che sei tu per come cammini, per come
apri la porta…” si alza dal suo sgabello e si avvicina a me sorridendo
malizioso…un sorriso che in questi tempi ho imparato ad associare ad
un paio di lenzuola spiegazzate. “…e poi sento il tuo profumo
fino qui.” Mi sussurra all’orecchio e io mi devo spostare.
“Sei impazzito? Qualcuno potrebbe vederci…” e a me che mi
frega? Nulla, ma ho una tesi da portare avanti e una storia favolosa da sviluppare.
Il suo sorriso cambia e diventa più gentile.
“Hai ragione, ma non ci posso fare nulla, mi viene sempre voglia di
baciarti quando ti vedo.” Ecco, questa è una di quelle cose estremamente
dolci e arrapanti che lui mi sa dire. Cosa puoi rispondere ad una affermazione
del genere? Nulla, questa è la verità, però la mia autostima
è decisamente aumentata.
Andiamo entrambi a finire i nostri lavori, ma io non sono molto concentrata…continuo
a pensare a Buffy. Purtroppo tutte le cose che mi ha detto sul nostro rapporto
sono dannatamente vere. Io e lei siamo ormai una cosa soltanto, ci conosciamo
troppo bene, non possiamo stare per troppo tempo lontane. Vedere quel braccialetto
mi ha fatto tornare in mente quanto felice ero prima di tutta questa situazione.
Ammetto con me stessa che le mie argomentazioni stanno piano piano crollando.
Sospiro per l’ennesima volta.
“Vieni, credo che tu abbia bisogno di una pausa stamattina.” La
voce di Wesley mi fa sobbalzare: sono così presa dai miei pensieri
che non l’ho sentito entrare.
“In effetti non hai tutti i torti.”
Dieci minuti dopo siamo seduti uno davanti all’altra ad un tavolino
del bar della facoltà. Come sempre c’è un sacco di gente,
ma ci siamo rintanati nell’angolo più angusto della sala. Wesley
ha davanti a sé la sua classica tazza di the e un toast, mentre io
mi butto su un caffè e una fetta di torta. Uhm…crema pasticcera
e frutta fresca, una delle mie preferite. Mi piace guardare quello che accade
intorno a me, vedere la gente che parla tra di loro: mi ricorda quello che
facevo io fino a poco tempo fa. Mi sedevo su quegli stessi tavoli ed insultavo
i miei professori perché agli esami ci chiedevano cose impossibili,
oppure discutevo perché una ragazza si era comportata come una squillo
con qualcuno. Insomma, la vita andava che era una meraviglia.
“Allora, mi dici che cosa ti succede?” La domanda da un milione
di dollari tesoro.
“Nulla, veramente.” Dico io sfoggiando un sorriso falso come una
moneta da tre dollari e lui se ne accorge, infatti mi guarda arrabbiato.
“Miss Lehane!” Di solito questo me lo dice quando siamo a letto
e lui mi sussurra parole peccaminose, rendendo il tutto ancora più
perverso chiamandomi per cognome, come se fossi la sua studentessa. Mi sento
molto Lolita di Nabokov ed è terribilmente eccitante. Solo che questa
volta non mi provoca lo stesso brivido di eccitazione, anzi, capisco che è
deluso da me.
“È una faccenda personale, Wes.” Dico io, più acida
di quanto volessi essere, sperando di farlo desistere, invece lui non molla.
In modo che nessuno lo noti, mi prende la mano e me la stringe guardandomi,
ed io annego. Sì, perché i suo incredibili occhi azzurri sembrano
ancora più grandi quasi quando si posano su di me.
“È qualcosa che ti fa stare male, Faith, e io vorrei poterti
aiutare. Per favore.” Non so che dire, forse sfogarmi con lui potrebbe
farmi bene, non ne sono ancora molto sicura, ma guardandolo non posso dirgli
di no, non ci riesco, è matematicamente impossibile. Ok, buttiamoci.
Quasi in apnea gli racconto tutto, della mia amicizia con Buffy fin da quando
eravamo piccole, Spike, la sera al Bronze e le coperte questa mattina. Ormai
il mio caffè è freddo e la torta completamente finita. Ammetto
che a parlare con lui mi sono tolta un bel peso dallo stomaco. Mi accorgo
di aver versato qualche lacrima, quando lui con un dito mi accarezza la guancia
per asciugarmela.
“E ti sei tenuta dentro tutto questo?” mi domanda dolce e io annuisco.
“In realtà ne ho parlato a mia cugina, ma non so se fa testo,
perché lei è piuttosto coinvolta nella faccenda. Tu sei il primo
a cui racconto la mia vita per intero…” Lui mi bacia la mano e
io vorrei piangere di nuovo, solo per la perfezione e la dolcezza di questo
gesto.
“Ne sono onorato, Faith.”
“Non so bene come fare, ora. Una parte di me vuole dimenticare Buffy
e mandarla a quel paese a ripetizione, però mi manca…”
sospiro guardando il vuoto.
“Allora vai da lei e chiedile scusa.” Questa per me è una
doccia fredda, infatti lo squadro malissimo e lui sorride. Che cavolo sorridi
a fare, eh? Vuoi solo che mi sciolga davanti a te? “Scusa, mi sono spiegato
male. È ovvio che in questa situazione siete in due ad aver sbagliato.
Lei, forse, avrebbe dovuto fare maggior chiarezza nel suo cuore prima di provare
a farvi mettere assieme, intendo te e questo Spike, e tu, magari, avresti
dovuto darle un po’ più di beneficio del dubbio, giusto amore?”
Devo capire se sono più scioccata dal fatto che mi consigli di tornare
da Buffy, o perché mi ha chiamato amore. No, adesso non ci devo pensare,
infilo la questione ‘amore’ in un angolino così me lo assaporerò
più tardi. “Cioè, sarebbe brutto rovinare una così
bella amicizia solo per delle stupide incomprensioni…in fondo a te Spike
non interessa più…vero?” che cuccioloso, sembra così
preoccupato, geloso, anzi.
Gli sorrido e gli lascio un leggero bacio sulle labbra.
“Ho trovato una persona migliore di Spike.” Gli sussurro.
“Meglio così...non vorrei dover battermi. Sono un ragazzo pacifico...”
e mi sorride dolce. Oh...ma quanto è bello?
Entrambi soddisfatti, decidiamo che è meglio tornare al lavoro.
Mentre lui è chino su una delle sue elettroforesi io penso a quello
che mi ha detto, fino a quando non prendo una decisione.
Ormai
è deciso: sono completamente rincretinita. Ho deciso di seguire il
consiglio di Wesley e sto andando da Buffy.
In realtà, oggi che è venerdì, dovrei dedicarmi al mio
ragazzo, ma gli ho chiesto se per quella sera potevamo non vederci. Saremmo
usciti la sera dopo, gli ho promesso di passare la notte a casa sua. Ora ho
qualcosa di più importante da fare.
Non so se voglio veramente che le cose tornino come prima: se mai la nostra
amicizia tornerà, io non voglio andare a dormire di nuovo al Campus..
Diciamo che ci andremo piano, sempre che si decida di riprovare.
Calpestando la mia poca dignità rimasta, busso alla porta del nostro
vecchio appartamento...e aspetto...aspetto...e che cavolo! Io vengo qui per
parlarti e tu non ci sei? Dove diamine la trovo adesso? Prendo il telefono
e chiamo Monica:
“Ciao cugina.”
“Ciao Faith, dimmi tutto.”
“Buffy è a casa tua?”
“Non lo so, io sto lavorando...e qui ti posso dire che ancora non è
passata....allora qualcosa di nuovo all’orizzonte?” Io sbuffo
leggermente.
“Diciamo di sì, ma prima vorrei parlarne con lei.” Non
la vedo, ma immagino già che stia annuendo soddisfatta.
“Forse la trovi da quel Spike. Ultimamente li vedo sempre assieme.”
“Grazie. Ci vediamo dopo.”
“Ciao.”
Avrei dovuto pensarci prima, Buffy e Spike fanno coppia fissa, quindi potrebbero
aver preferito stare nella sua camera... il problema, adesso, è come
scoprire quale sia. Il campus non è piccolo. Prendo a girare per i
vari palazzi, sperando di trovare qualcuno che conosco, invece mi trovo davanti
solo matricoline irriverenti che pensano di essere chissà chi e che
mi guardano come se fossi una pazza. Finalmente in lontananza, dopo che per
mezz’ora mi sono rigirata su me stessa, scorgo una faccia conosciuta:
spalle larghe, alto che sembra un armadio, capelli scuri e tagliati a spazzola
con un quintale di gel e occhi scuri e profondi come una pozza di pece. Questo
è Liam, ragazzo di Cordelia, decisamente sexy e bastardo. Ci vado molto
d’accordo!!
“Liam! Liam!!” urlo e gli vado incontro.
“Ciao Faithy, come stai?” Lui è l’unico al mondo
che mi chiama in questo modo, perchè è l’unico che non
riesco a stendere con un pugno.
“Bene, ma starei meglio se sapessi dove dorme Spike.” lui mi guarda
con la fronte aggrottata.
“Spike, intendi il tizio ossigenato che gira con Buffy?”
“Sì, proprio lui.”
“E che ti serve?” io roteo gli occhi impaziente.
“Liam, sono cazzi miei. Devo trovare Buffy e penso che sia da lui.”
“Ma tu e Buffy non avete litigato?” Sto cominciando a provare
una insana voglia di impalettarlo, stile vampiri, sapete? Ce lo vedo bene
Liam come vampiro, uno di quelli veramente sanguinari e tremendi...comunque,
non è di questo che si parlava, io devo trovare Buffy!
“Liam, non sono dell’umore giusto.” Lui scrolla le sue spalle
massicce.
“Io sapevo che dormiva nel dormitorio nuovo, ma la stanza...non ti saprei
dire quale è.”
Bhe, è già qualcosa. Quando ci entro dentro chiederò
informazioni, no?
“Grazie!” Urlo senza sentire quello che Liam mi sta dicendo. Mi
spiace stella, ma ho fretta.
Il dormitorio nuovo è la costruzione più recente di tutto il
campus: le stanze sono le migliori e, maledizione a loro, sono state date
tutte ai maschietti. Li odio! Nell’atrio vedo gente di tutti i tipi
che chiacchiera felice, ma di Spike o Buffy, neppure l’ombra. Mi avvicino
alla receptionist dell’edificio e ci trovo un ragazzino alle prese con
un fumetto dell’Uomo Ragno.
“Ciao Biondino.” gli dico per farlo voltare, ma quello niente,
è come se fosse rapito dagli alieni. Leggo il suo cartellino e provo
a richiamarlo. “Andrew! Andrew...Welsh...ci sei?”
“Un attimo, sono nel bel mezzo del combattimento originale tra L’uomo
ragno e il Goblin...è un pezzo di storia fumettistica.” Io sospiro
spazientita...tra un po’ quel fumetto lo cestino.
“Senti, ho bisogno di una informazione veloce, poi ti lascio solo a
masturbarti con i tuoi supereroi, ok?” Lui alza lo sguardo scioccato,
completamente rosso in volto e a me viene da ridere.
“Uffa!” Mi fa lui mettendo il broncio usando un tono di voce da
pulcino bagnato.
“Senti, dimmi in che camera dorme Spike e poi ti lascio.”
“Chi?” che stupida, Spike non è mica il suo nome vero!!
“William...non mi ricordo il cognome. Spolverino nero, capelli ossigenati.”
“Ah, William Shelby...uhm...bel tipo.” fa Andrew che in quel momento
ha perso immediatamente interesse per quello che stava leggendo.”Stanza
515, quinto piano”
“Grazie.” Mi giro e mi metto a correre su per le scale senza praticamente
riprendere fiato, fino a quando non mi trovo davanti alla porta giusta.
Solo che adesso devo ripigliarmi, altrimenti farei la figura della scema.
Mi guardo attorno: il corridoi illuminato è deserto, si vede che tutti
i ragazzi sono già usciti, oppure sono in procinto di farlo. Mi domando:
e se Buffy non fosse qui, dove diavolo la trovo? Bhe, ci penserò dopo,
al massimo mi toccherà aspettare domani. Busso con forza e aspetto...aspetto...e
aspetto. Diavolo, non è possibile! Sono quasi girata, che sento qualcuno
imprecare. Bene! Busso di nuovo, giusto per fargli capire che non me ne sono
andata e finalmente mi trovo davanti Spike con un asciugamano addosso che
gli copre le parti intime. Però Buffy, te lo sei preso veramente affascinante:
ha i capelli bagnati che gocciolano sulla moquette soffice e che gli bagnano
il torace liscio e leggermente pallido. Sì, carino, ma Wesley è
meglio!
“Che cazzo...” Rimane piuttosto sorpreso quando mi vede, ma si
riprende subito. “Faith...che ci fai qui?”
“Cerco Buffy.” sintetica e ferma. Lui mi guarda rabbuiandosi.
“Mica vorrai farla stare di nuovo male, no, perchè io non te
lo permetto.” Un po’ mi si stringe il cuore a quelle parole, ma
ho deciso di lasciarle perdere, non sono qui per fare conversazione con lui.
“No, ho un’altra cosa per la testa. Senti, dimmi solo se è
qui.”
“Non c’è. Mi ha detto che doveva fare una cosa importante
questa sera, non so che cosa sia.”
“Grazie!” sto andandomene via, ma lui mi prende per un polso.
Mi prudono le mani, io odio quando mi si fa così!
“Molla il braccio...” faccio io con voce fintamente calma, lui
lo fa capendo il mio disagio, ma mi punta i suoi occhi blu nei miei.
“Non scherzavo prima. Non voglio che tu le faccia male.” La rabbia
mi sta montando veloce.
“Non è stata l’unica a stare male. Pure io ho sofferto
e non permetto ad un perfetto sconosciuto di giudicarmi. Io...io ho capito
che ami Buffy e sono molto contenta per voi, sul serio. So che cosa vuol dire
amare qualcuno con tutto il proprio cuore...” e dicendo questo, ho un
fugale pensiero per Wes. “...ma quello che c’è tra me e
Buffy è particolare. Non voglio che tu ci metta becco, sul serio. Io
ho sbagliato, ma lei ha fatto altrettanto. Ti pregherei di non dimenticarlo.”
Adesso si che me ne vado tranquilla con lui che scuote la testa. Mi spiace
un po’, lui è un tipo a posto, questo l’ho capito, ma io
non amo chi mi attacca a spada tratta senza neppure sapere di cosa si sta
parlando. Lui conosce la storia dal punto di vista di Buffy e vuole proteggerla,
fa bene, è quello che facevo io prima di perderla, ma lui non sa quante
lacrime io ho versato, quante volte mi sembrava di sentire il mio cuore spezzarsi
ripensando a loro due al Bronze.
Sono finalmente fuori dal palazzo e mi fermo...dove diavolo posso andare adesso?
Se lei non è nella sua stanza, né in quella del suo ragazzo,
dove si è cacciata? Mi siedo sconsolata su una panchina e tiro fuori
il telefono...ho voglia di una voce amica.
“Faith, tesoro, come va?” Amo Wesley...non ci posso fare nulla,
è proprio più forte di me. Quando lo sento, o lo vedo, il cuore
mi si riempie di belle sensazioni.
“Insomma, ancora non sono riuscita a trovarla.” dico sconsolata
io.
“Vedrai che la troverai. Hai provato al Bronze?”
“Monica mi ha detto che non si è ancora fatta vedere. Non è
nella sua stanza né da Spike... Uffa, non so più dove cercarla.”
“Mi spiace. Vuoi passare di qui?”
“Perchè, hai Buffy nascosta sotto il divano?” Lo sento
ridere di gusto e sorrido anche io. Ve l’ho già detto quanto
mi fa stare bene?
“No, ma piuttosto che saperti fuori da sola e triste, ti preferisco
qui con me, accoccolata sul divano a mangiare schifezze guardando un terribile
film e a farmi tante coccole.” Me lo immagino già, mentre tutto
rosso si abbandona a queste rivelazioni. E’ un timidone lui, l’ho
scoperto nei giorni passati assieme.
“Sei un amore, Wes. Facciamo così, io faccio un ultimo giro per
il campus che magari ho culo e riesco a beccarla. Tu, intanto, prepara quel
buon the che mi avevi fatto l’altra sera...” Mi sta contaminando
con la sua inglesità. “...così se io vengo da te tutta
triste, mi tiri su il morale, che ne dici?”
“Mi sembra una bella idea. Fammi sapere che concludi, ok?”
“Ok, un bacio.”
“Un bacio a te.”
“Wes..”
“Sì?”
“Io ti a...voglio bene!” Ecco, una confessione così intima
non va bene farla per telefono.
“Ti voglio bene anche io Faith. Ti aspetto sveglio.”
Ci salutiamo come due piccioncini con il diabete...Dio, mi faccio pena da
sola! Ma non ci devo pensare...ora ultimo giro in cerca di Buffy!
Basta,
ho deciso che getto la spugna. Questa sera, evidentemente, non è destino
che io trovi la mia ex migliore amica. Spero che non resti ex per troppo tempo.
Possibile che quando non volevo vederla me la trovavo per tutti gli angoli
e che adesso che mi serve trovarla, lei sia una desaparecidos? Non è
giusto!
Comincio a muovermi verso casa di Wesley...dovrà fare parecchie cose
carine per tirarmi su di morale...mi viene l’acquolina in bocca al pensarci.
Poi, tutto ad un tratto, in lontananza vedo una figura conosciuta: Buffy!!
Finalmente! E’ vestita molto easy, jeans a vita bassa come piacciono
a lei, una camicetta che la fa sembrare un’educanda ed una bella coda
di cavallo (stile settima stagione, per intenderci. N.d.M). Non credo che
si sia accorta di me, anche perchè sembra stia cercando di dimenarsi...
la vedo in difficoltà...ma il tipo con lei non è Spike...è
molto più alto di lui e decisamente più grosso. Non fosse che
ha i capelli chiari, penserei a Liam, anche se lui non tratterebbe mai un’amica
in questo modo. Mi avvicino praticamente correndo, noto come lo sconosciuto
sta stringendo il braccio di Buffy, fino a trascinarla lontano dalle luci
della strada. Sul volto di Buffy stanno scendendo copiose delle lacrime silenziose.
Oh, amico, hai fatto il tuo più grande errore, nessuno può colpire
o trattare male Buffy...solo io posso e per delle buone ragioni, che adesso
non mi vengono in mente.
“Ehy tu, che cazzo stai facendo?” Urlo in direzione della coppia.
Entrambi si fermano, come se la mia apparizione fosse un miracolo. Lui mi
guarda in cagnesco, mentre lei è sorpresa.
“Ti consiglio di sloggiare bella. Non sono affari tuoi.” mi risponde
lui ansimante. Evidentemente Buffy l’ha fatto penare parecchio.
“Sono decisamente fatti miei. Non permetto che qualcuno tratti così
una mia amica.” La sto guardando negli occhi per farle capire quanto
le mie parole siano sincere e credo che lo capisca, perchè nonostante
non sia in una bella situazione, mi sorride contenta. Però Buffy non
è nemmeno una stupida, quindi approfitta di questo momento di distrazione,
per assestare un calcio come si deve allo stinco del tizio che, preso alla
sprovvista, la lascia cadere a terra.
“Brutta cagna!” le urla, cercando di riprenderla, ma io non voglio
lasciarla nei guai. Mi avvento sul tipo mollandogli un pugno.
“Si può sapere chi cazzo sei, brutto stronzo?”
“Uno che ti metterà nei guai piccola puttanella.” dice
lui sputando un po’ di sangue. Colpendolo devo avergli spaccato il labbro.
Vi ho detto che facevo kick-boxing?
“Dici? Non sono io quella che ha assalita una ragazza.”
“No, ma hai colpito un professore di questa università.”
Sai che me ne frega, io me lo scopo un professore, ma evito di dirlo a questa
emerita testa di minchia che non è altro. Credo anche di aver capito
chi sia: Buffy mi aveva parlato del tizio che a lezione le rompeva le palle...Finn,
mi pare.
Lui si avventa di nuovo verso di me e sento che Buffy mi urla qualcosa, ma
non ho tempo di ascoltarla: provo a difendermi con qualche mossa collaudata
e per un po’ lui esita.
“Corri a chiamare qualcuno. Telefona alla polizia.” Urlo alla
mia amica, sperando che Buffy non si sia dimenticata il cellulare in camera
come al suo solito. Non riesco neppure a finire di pensarci, che Finn riesce
a raggiungermi e mi colpisce con uno schiaffo a mano aperta che farebbe rintronare
un lottatore si Wrestling, figuriamoci me che sono un mezzo scricciolo.
Barcollo senza capire niente, fino a quando quel bastardo non mi prende per
il bavero del giubbotto e mi attira verso di lui.
“Sai, piccola, prima mi scopo la Summers che è tutto l’anno
che me la vuole dare e poi passo a te. Mi sembri una tosta.” Io gli
sputo diretto in un occhio e così facendo mi tocca un secondo schiaffo
che mi lascia distesa a terra.
L’ultima cosa che vedo, prima di svenire, sono delle luci blu lampeggianti,
poi il buio.
Capitolo 15
“E questo è quello che è successo stanotte. Tu che ne
pensi?” chiedo speranzosa a Tara.
Dopo aver parlato con Monica la prima cosa che ho fatto è stata correre
qui da Tara, per conoscere un altro punto di vista e condividere la mia gioia
con qualcuno. Lei si è dimostrata, come al solito, ben disposta ad
ascoltarmi. Ed ora siamo qui, a parlare, da una mezz’oretta buona.
“Secondo me c’è una speranza... Il fatto che lei si sia
impietosita vedendoti dormire al freddo e al gelo avrà pure un significato,
no?”
“È quello che ho pensato pure io! Ma poi ho pensato che era meglio
non farsi illusioni.”
“Sei tu la persona che la conosce meglio...Tu cosa senti? Presentimenti?”
“Molto buoni. Forse ci vorrà ancora un po’ di tempo, ma
per la prima volta ho la certezza che tutto andrà a posto. Ti immagini?”
dico buttandomi all’indietro sul letto. “Tutto tornerà
come prima...” Tara sorride dolcemente. “No, cosa dico, sarà
tutto meglio di prima..”
“Grazie a Spike?” cerco di trattenere un sorriso compiaciuto.
“Beh, sì...” dico avvampando. “Se Faith è
una metà del mio cuore, Spike è certamente l’altra. Sono
entrambi essenziali per me. Faith mi ha plasmata, modificata e, sì,
anche fatta maturare. Spike invece mi ha insegnato il valore delle emozioni,
a far chiarezza nel mio cuore e mi ha insegnato l’importanza dell’amore.”
“Se non sbaglio una volta mi avevi detto che era Spike il primo ragazzo
di cui ti innamoravi...”
“Non sbagli, è davvero lui il primo.. Tutti gli altri se paragonati
a lui sbiadiscono... Il che è anche comprensibile... è perfetto...”
Tara sghignazza cercando di nascondersi dietro a una mano. “Che hai
da ridere??” le chiedo fingendomi offesa.
“Sei proprio innamorata persa..” dice scuotendo la testa.
“A proposito di innamorati persi....come va con Will?” si rabbuia
un attimo, ma è solo un momento di sconforto perché subito dopo
ritrovo il suo solito sorriso.
“Tutto a posto...”
“Dov’è ora?”
“Ok, colpita e affondata. È andata a San Francisco, alla tomba
di Oz. Domani è l’anniversario della sua morte e lei voleva andare
a trovarlo. Ha l’aereo tra mezz’ora.”
“Perché non sei andata con lei? Un po’ di sostegno poteva
aiutarla...”
“Credi che non gliel’abbia chiesto? Lei ha semplicemente rifiutato.
Ha detto che è una cosa che doveva fare da sola.”
“Mi spiace...”
“Mi sento a disagio spesso. È come se lui fosse ancora vivo per
lei... Come se fosse sempre presente tra noi. Mi sento tanto inferiore...”
“Oh, no, piccola, non devi dire così. Willow ti ama più
di qualsiasi altra cosa. Però ha anche amato Oz, ed è al ricordo
di quel ragazzo e al ricordo di quello che provava per lui che è andata
a rendere omaggio. Devi anche capire che tra loro, ufficialmente, non è
mai finita... Chissà, se non fosse morto ora sarebbero ancora insieme...”
“Bel modo di consolare un’amica!” rido.
“Quello che volevo dire è che Willow ha amato tanto Oz, e lui
le è semplicemente stato strappato via. A prescindere dal fatto che
fosse il suo ragazzo, lei gli era tanto affezionata. È normale che
a volte senta la sua mancanza.. Senza nulla togliere a quello che prova per
te. Che è invece ancora ben vivo.”
“Così va meglio... Ma non avevi diritto tu alle 11?” il
mio sguardo schizza all’orologio. Sono le 10.59.
“Cazzo!” urlo scattando in piedi. “Grazie di avermelo ricordato.”
Dico mentre recupero le mie cose velocissimamente. “Ci sentiamo più
tardi!” dico prima di schizzare fuori dalla porta.
Sono sicura: arriverò in ritardo. E Finn mi romperà le scatole.
Corro a più non posso, saltando persone e ostacoli. Non posso fermarmi.
Sono solo le 11.03 quando mi fermo, esausta, davanti all’aula di diritto.
Entrando, la prima cosa che faccio è vedere dov’è Spike,
che invece oggi non c’è. Strano.
“Buongiorno Professor Finn, mi scusi per il ritardo.” Dico tutto
d’un fiato.
“Buongiorno Summers. Le devo ricordare per l’ennesima volta che
il mio corso non è il circolo di bridge?”
“Sono desolata. Le prometto che non accadrà più.”
Quanto mi costano queste parole...
“Vada a sedersi, voglio essere buono oggi...” buono un paio di
palle, sono sicura che me la farà pagare più tardi.
Infatti mi tartassa di domande. Non riesce a fregarmi nemmeno stavolta, perché
io sono preparatissima, sempre. Evidentemente la cosa gli brucia, alla fine
della lezione infatti mi chiede di fermarmi. Ahia, altra relazione in arrivo...
“Aveva così tanta fretta di parlarmi, professor Finn?”
gli chiedo appena tutti se ne sono andati.
“Ora no, non ho tempo. Facciamo stasera, al Bronze, così potremo
parlare con calma.” Ew, che schifo! Non ci penso nemmeno, brutto maniaco!
“E perché, di grazia?” cerco di stare calma. Lui si avvicina
minaccioso. Dio, che voglia che ho di dargli una ginocchiata nei gingilli
di famiglia.
“Avanti Summers, non fare tanto l’innocentina.... Sappiamo entrambi
quello che vuoi.” Con un dito mi sfiora il collo, soavemente. Io respingo
la sua mano disgustosa.
“Mi spiace,” dico dura. “non ho la minima idea di quello
di cui sta parlando.” Lo fisso negli occhi. Sì, Finn, questa
è una sfida. Ce ne ho piene le palle di rispettarti solo perché
sei un professore, d’ora in poi ti tratterò come la gran merda
che sei.
“Allora vieni stasera al Bronze alle 9, così lo scoprirai...
e se ti azzardi a darmi buca il prossimo esame non lo passerai nemmeno con
un mese di studio. Buona giornata.” Conclude con un sorriso, prende
la sua valigetta e se ne va, lasciandomi interdetta. Ora è passato
alle minacce dirette! Che viscido verme... Ma il problema è un altro:
che cosa faccio io ora? Non posso parlarne con nessuno, perché nessuno
sa. Gli unici che sanno sono Faith e Spike. È ancora troppo presto
per parlare con Faith, e Spike farebbe di Finn una poltiglia. L’unica
sarebbe parlarne con Tara, ma diventerebbe una cosa troppo lunga. Me la caverò
da sola, non c’è altra soluzione.
Dopotutto non sono molte le cose che posso fare: o vado o non vado. Se non
vado avrò un esame da recuperare.... ma se vado mi metterà le
mani addosso. E a quel punto come diavolo farò a difendermi? Insomma,
so il fatto mio, ma non sono brava come Faith... Né tanto meno ho fatto
kick boxing come lei... Vorrà dire che stasera mi metterò la
cintura di castità... Chi lo sa, magari così a Finn le voglie
scappano.... ma chi voglio prendere in giro? Per quel mandrillo basta che
respirino...
Sospiro e inizio a dirigermi verso la mia stanza. Una doccia è proprio
quello che ci vuole. Chiudo la porta della stanza dietro di me e mi lancio
direttamente in bagno.
La piacevole frizione dell’acqua calda sul mio corpo mi aiuta a dimenticare
gli avvenimenti di questa giornata da incubo. Inizio a insaponarmi il corpo
con il mio bagnoschiuma alle fragole e improvvisamente i problemi si fanno
più leggeri, il mondo sparisce, e rimango solo io. Chissà dove
sarà finito Spike... Ho la tentazione di andare a fare un salto in
camera sua per vedere come sta... Ma preferisco evitare. Mi farebbe delle
domande del tipo: facciamo qualcosa insieme stasera? E sinceramente preferisco
glissare. Stasera mi aspetta il mio personalissimo inferno. Mi avvolgo nell’accappatoio
e mi getto sul letto dove, esausta, mi addormento.
Rinvengo solo un bel po’ più tardi e scopro che è tardissimo.
Dannazione! Perché devo sempre arrivare in ritardo? Non che me ne freghi
qualcosa di far aspettare Finn, sia chiaro, il problema è che se ritardo
troppo potrebbe pensare che gli sto dando buca. Il che sarebbe la mia rovina.
Inizio a vestirmi. Opto per un look molto spartano e per nulla sexy: camicia
bianca ben abbottonata fino al colletto, jeans e stivali. I capelli li tiro
in modo da farli diventare liscissimi e poi li raccolgo in una coda alta.
Il trucco è quasi inesistente, in modo che non si faccia strane idee,
anche se è quasi impossibile...
Guardo l’orologio: è ora. La mia condanna a morte si avvicina.
Sconsolata, prendo la mia giacca di pelle corta e mi dirigo al Bronze con
tutta la calma possibile.
Arrivo in elegante ritardo: 9.05. Tanto per far capire all’imbecille
che non me ne frega nulla di lui. Lui è già lì che mi
aspetta. Si è tirato a lucido stasera, cosa non facile per un carciofo
del genere.
“È questa l’ora di arrivare?” mi dice subito.
“È questo il modo di trattare una ragazza?” ribatto io.
Lui sorride e sghignazza un po’.
“No,” dice con voce vellutata. “certo che no. Entriamo,
ti va?” da quando siamo passati al tu?
“Ok. Ma preferirei che continuassimo a darci del lei. Mi pareva di averglielo
già spiegato...” in un raro attacco di galanteria, Finn mi porge
il braccio, ma io fingo di non vederlo e entro da sola, con lui che mi rincorre
come un cagnolino.
La serata è davvero movimentata stasera, c’è il pienone,
è addirittura peggio delle altre sere. Spero solo che Monica non ci
veda... Sarebbe alquanto imbarazzante.
“Balliamo?” chiede Finn.
“No, preferisco darmi all’alcool.” Ci sediamo al bancone.
Mi guardo intorno, ma Monica per fortuna non sembra essere di turno stasera.
“Allora, di cosa voleva parlarmi, professor Finn?”
“Con calma, c’è tempo... Abbiamo tutta la serata per noi...”
perché quando ha detto <<noi>> mi si sono rizzati tutti
i capelli?
“Una vodka liscia.” Chiedo al barista. Ne avrò bisogno.
“Lei cosa prende? Un arsenico? Del cianuro?”
“Molto divertente Summers. Vuole giocarsi il prossimo esame?”
dice a bassa voce, in modo che solo io senta.
“No di certo, è l’unico motivo per cui sono qui. Di solito
non... esco” quanto mi costa questa parola. “con le persone che
mi stanno del tutto indifferenti.” Prendi e porta a casa!
La vodka arriva, e sospende il nostro diverbio. Mi ci tuffo dentro, è
come una manna dal cielo. La butto giù tutta d’un fiato. Ci voleva
proprio....
“Ora non potrà rifiutarsi di ballare...”
“Io non ballo con lei! Lo vuole capire? E adesso mi dica quel che mi
deve dire così la facciamo finita con questa guerra fredda e io me
ne torno a casa.”
“Dal suo amichetto? Il signor Shelby?”
“Non sono affari suoi!”
“Sa, signorina Summers,” mi dice all’orecchio. “ho
cercato di essere gentile, ma lei proprio non capisce. Mi sono stufato. Vede,
ho capito che le troie vanno prese a calci nel sedere.” Detto questo,
mi prende alla sprovvista per un polso e mi trascina fuori. “Mi lasci!!!”
urlo io. Ma è tutto inutile, vengo portata fuori. Finn mi lancia contro
il muro.
Ok, non ho paura. Non ho paura. Non posso farmi toccare da questo stronzo,
non ci penso nemmeno!
“Piccola troietta... adesso ti scoperò fino a farti uscire gli
occhi dalle orbite. Ti piacerà vedrai.”
“Ti piacerebbe eh?” in un impeto di rabbia gli tiro un cazzotto
su un occhio,bello forte. Finn vola a terra e io cerco di scappare. Prontamente,
mi afferra la caviglia, e io volo a terra. Si rialza e si mette sopra di me
a cavalcioni. Sto per vomitare: posso sentire la sua erezione attraverso il
tessuto dei pantaloni.
“Mollami bastardo! Mi fai schifo!” Cerco di divincolarmi ma lui
mi tiene ferma. Ha un ghigno sadico sulla faccia. Gioco la mia ultima carta:
gli sputo in un occhio.
“Brutta troia!” mi libera una mano per pulirsi e io ne approfitto
per mettergli le mani sulle palle e dargli una bella strizzata. Lui urla di
dolore. Finalmente riesco a farlo alzare da me. Poi cerco di scappare, ma
lui mi prende per i capelli e mi sbatte al muro.
“Vediamo ora cosa ti inventi, Summers...” mi tiene la braccia
bloccate in alto. Non ho la forza per lottare, non ci riesco. Sta per farmi
sua... Che schifo. Ma non chiuderò gli occhi, continuerò a fissarlo
dritto nei suoi.
“Ehy tu,” dice una voce a me nota. “che cazzo stai facendo?”
è Faith! È venuta a salvarmi! Oddio, non ci posso credere!
“Ti consiglio di sloggiare bella. Non sono affari tuoi.” risponde
lui ansimante.
“Sono decisamente fatti miei. Non permetto che qualcuno tratti così
una mia amica.” Le sorrido dolcemente, questa frase la aspettavo da
giorni, e ora che è arrivata non ci posso davvero credere.
Approfitto del momento di distrazione del bastardo per assestargli un calcio
sullo stinco, e ora via a correre!
“Brutta cagna!” mi urla, ma Faith si lancia in mio soccorso tirandogli
un bel cazzotto.
“Si può sapere chi cazzo sei, brutto stronzo?”
“Uno che ti metterà nei guai piccola puttanella.” Io piano
piano scivolo lungo il muro e finisco seduta a terra poco più in là,
priva di forze.
Quando lui si rialza, ha un labbro rotto e molto sangue che gli sgorga.
“Bene, puttanella,” dice pulendosi. “adesso mi occupo di
te e poi della tua amichetta, la signorina Summers, che è tutto l’anno
che me la vuole dare.”
“Sei un povero pazzo.” Iniziano a picchiarsi. Faith sembra in
vantaggio, ma Finn capovolge la situazione. Disgraziatamente è più
grosso e più forte di lei. Mentre si accanisce su di lei, io frugo
nella mia borsa e tiro fuori il cellulare. Sento Faith che mi urla qualcosa,
ma non sento nulla, sono troppo concentrata. Devo sbrigarmi. Compongo il numero
di Spike, l’unico che ci possa aiutare ora.
“Amore! Sono io, lascia parlare me, devi correre al Bronze,” dico
cercando di non piangere. “la situazione è disperata, ci serve
il tuo...” improvvisamente Finn mi strappa di mano il telefono. Guardo
Faith: è a terra, svenuta. Cazzo. Speriamo non si sia fatta troppo
male.... Mi si stringe il cuore a vederla lì, distesa a terra... Per
causa mia...
“Fine della telefonata.” Dice lanciando il mio telefono lontano.
Credo di avere cinque minuti di attesa, Spike ce ne metterà cinque
ad arrivare. Correrà, lo so, farà l’impossibile per essere
qui in meno di una frazione di secondo.
Indietreggio, fino a trovarmi contro il muro. Dannazione, è finita.
“E ora,” dice avvicinandosi minaccioso. “io e te ci divertiremo
un po’.” Con uno scatto d’ira nato da chissà dove,
mi slancio in avanti e, evitando i tentacoli del mio professore preferito,
sfrutto i tacchi dei miei stivali e gliene pianto uno dritto sull’alluce.
Finn urla di dolore e inizia a saltellare su un piede solo. Inizio a correre
verso il Bronze. Mi spiace lasciare lì Faith, mi si stringe il cuore,
davvero, ma non arriverei nemmeno a cinque metri dalla porta se dovessi trasportare
anche lei. Sono ormai quasi arrivata quando qualcosa mi tira violentemente
indietro. È lui. Mi sbatte a terra e si mette sopra di me. Ancora una
volta sono sua prigioniera.
“Hai un buon profumo sgualdrina....” appoggia il naso sui miei
capelli e inala. Io ho il voltastomaco. Sono oltremodo disgustata. Non posso
credere che stia accadendo davvero, a me poi...
“Ehi! Solo io posso fare quello!” dice uno Spike piuttosto incazzato.
Con una sola mano prende Finn per il colletto e lo scaraventa indietro. “Va
tutto bene amore?” dice porgendomi una mano. Io l’afferro e mi
rialzo. Dio, quanto sono sollevata... Se fosse arrivato anche solo un secondo
dopo non so cosa sarebbe potuto succedere....
“Sì.. Per fortuna che sei arrivato in tempo.” Trattengo
le lacrime. Non è ancora il momento di piangere, non è ancora
finita. Lui mi accarezza il viso.
“Sta tranquilla passerotto, non ti toccherà più.”
Si gira per vedere che fine ha fatto l’odioso professore, che nel frattempo
si sta rialzando. È piuttosto malconcio, visto quello che Faith e io
gli abbiamo fatto, ma, non si sa bene come, sembra reggersi ancora in piedi.
Spike lo fronteggia. “E ora, pezzo di merda, ti darò quello che
ti meriti.” Subito Spike inizia a riempirlo di cazzotti, ma Finn non
dura molto, stasera ne ha già prese tante, e così, dopo poco,
crolla a terra svenuto. L’incubo è finito.
Ma il mio pensiero più grande ora è un altro: Faith. Corro da
lei, inginocchiandomi al suo capezzale.
“Faith?? Mi senti?” le prendo una mano tra le mie. Dio ti ringrazio:
c’è battito. Tiro un grande sospiro di sollievo. “Spike,
entra a chiamare un ambulanza di corsa.” Lui annuisce ed entra in gran
velocità. “Piccola? Mi senti? Non mi abbandonare.... Non ora....
Ho ancora tanto bisogno di te...” Una lacrima cade lenta dai miei occhi
alla sua mano. “Ti voglio bene Faith...” Spike riemerge dal Bronze.
“Ok, ho chiamato. Arriveranno a minuti.”
“Ce la farà?” gli chiedo con gli occhi lucidi riferendomi
alla mia amica.
“Sì, ha la pelle dura. Hanno detto di non spostare nessuno, mi
raccomando.” Annuisco. Spike si china e mi abbraccia da dietro. “Sai
che spavento mi hai fatto prendere? Pensavo che mi sarebbe venuto un infarto...
Perché non mi hai detto nulla invece che fare di testa tua??”
“Lo avresti sfondato di botte... Il che, ora come ora, non sembra proprio
una cattiva idea..”
“Prometti che non lo fai più.”
“Promesso.” Mi giro nel suo abbraccio e lo bacio dolcemente.
Poco più tardi arriva l’ambulanza. Decido di salire con Faith
per non lasciare la sua mano. Sono sicura che mi può sentire......
Siamo una cosa sola... Ora e per sempre.
“Buffy...
Buffy, sveglia...” Nonostante i miei buoni propositi alla fine è
successo: mi sono addormentata al capezzale di Faith. “Buffy, mi stai
fermando la circolazione.” Ridacchio un po’, è sempre la
solita. Senza aprire gli occhi allento un po’ la presa sulla sua mano.
Per tutta la notte non l’ho mollata.
Solo dopo decido di svegliarmi.
“Buongiorno.” Dico tra uno sbadiglio e uno stiracchiamento.
“Buongiorno. Allora, come sto?”
“Hai la pelle dura, sei solo un po’ ammaccata. Stasera ti dimettono,
a detta dell’infermiera.”
“E tu? Tutto a posto? Cos’è successo ieri sera dopo che
sono svenuta?”
“Sì, tutto a posto. Mi ha solo sbatacchiata un po’. Poi
per fortuna è arrivato Spike, con un tempismo perfetto.”
“E Finn?”
“In coma...”
“Allora vuol dire che devo ringraziare Spike?”
“Non ti preoccupare, ci penso io....” dico ridacchiando. “I
miei ringraziamenti sono mooooooooolto più efficaci.”
“Eeew, basta così! Non voglio sapere altro!” scoppiamo
a ridere insieme. Improvvisamente sento una cosa in tasca. Una cosa che ho
preso ieri sera, automaticamente, senza accorgermi.
“Ti devo dare una cosa...” sfilo dalla tasca il braccialetto di
Faith e glielo metto. “A me ha portato fortuna, sul serio. Ora te lo
restituisco, perché la fortuna possa girare.” Lei sorride mentre
glielo metto.
“Grazie..” dice semplicemente.
“Faith... Non litighiamo più..” dico piano.
“Ci puoi giurare! E tanto meno per un uomo.”
“Tranquilla, io tanto non ho più intenzione di cambiare il mio......”
ci abbracciamo forte. Un certo baccano fuori nel corridoio ci fa separare.
“Fermo! Non può entrare! C’è già qualcun
altro nella stanza!”
“La devo vedere! Lasciatemi andare!” a quanto pare le infermiere
stanno litigando con qualcuno.
Un bel ragazzo moro dagli occhi blu quasi quanto quelli del mio Spike fa irruzione
nella stanza, con tre infermiere al seguito. Lo riconosco, è il ragazzo
del Bronze.
“Wes?” dice la mia amica stupita. “Che ci fai qui?”
“Faith! Ti ho trovata! Stai bene? Mi avevano detto che ti avevano portata
qui in ambulanza, mi è venuto un colpo!”
“Qui siete in troppi..” dice un’infermiera petulante.
“Esco io.” Dico alzandomi. “Torno dopo...” dico guardando
Faith. Lei annuisce. Io faccio una cosa strana: prendo la mano che non ho
mai abbandonato e gliela bacio, poi la passo a Wes.
Esco, ma per un attimo rimango dietro alla porta a spiarli. Negli occhi di
lei c’è solo lui, e negli occhi di lui c’è solo
lei.... Sono così carini... Io intanto vado da Spike. È stato
dolcissimo, ha dormito tutta notte fuori, nella sala d’attesa. Non voleva
lasciarci sole. Ed eccolo lì, rannicchiato sulla poltrona, che cerca
di dormire. Gli accarezzo una guancia.
“Ciao...” mi dice lui aprendo gli occhi. Si mette a sedere e mi
tira tra le sue braccia.
“Ciao...” gli dico sfiorando le sue labbra. Ci baciamo dolcemente.
“Come sta?” chiede Spike sinceramente preoccupato.
“Lei bene, ora è con Wes. Il suo ragazzo, in caso non l’avessi
capito. Tu come stai?”
“Infiacchito. Queste poltrone sono davvero terribili.”
“Non ti ho ancora ringraziato...”
“E per cosa?” dice lui incredulo.
“Per ieri sera... Mi hai salvato la vita, grazie.”
“Non dire sciocchezze, se l’ho fatto è per puro egoismo:
non avrei potuto vivere senza di te.” Ci baciamo ancora.
“Come mai ci sei sempre quando ho bisogno di te?” chiedo con la
testa affondata nel suo petto.
“Perché ti amo.... Sei stata forte ieri sera. Ora puoi piangere
sai... Non devi fingere con me..” i miei occhi si inumidiscono e io
mi lascio andare a un pianto dirotto.
“Ho avuto tanta paura... Pensavo di averla persa, di nuovo... E poi
ho pensato che avrei perso anche me... Dio, se non fossi arrivato in tempo...”lui
mi stringe ancora di più.
“È tutto finito ora. Sta tranquilla..” piano piano mi calmo,
cullata dalle sue forti braccia. Dietro di noi sento un colpo di tosse.
“Scusate...” è Wes. “Io dovrei andare, ho degli impegni
di lavoro improrogabili. Ti affido Faith, Buffy, ok?” io riemergo con
il viso e rassicuro Wes: ci penso io alla mia amica.
“Io torno da Faith, tu torna pure al campus.”
“Sei sicura? Posso restare qui se vuoi, non ho nessun impegno.”
“Tranquillo, vai, noi saremo al sicuro.”
“E va bene.” Ci alziamo. “Se hai bisogno di qualsiasi cosa
però chiama, ok?” annuisco. Lui mi posa un bacio sulla testa.
“Ti amo..”
“Anche io...”
Lo guardo mentre se ne va e poi torno da Faith, al suo capezzale, ci dovrebbe
essere una certa mano rimasta libera......
Capitolo 16
Non ho idea di dove sono, sento solo la testa terribilmente pesante. Con lentezza
esasperante apro gli occhi e mi trovo davanti ad una stanza bianca ed asettica.
Sono distesa in un letto e a fianco a me, addormentata, c’è la
mia Buffy. Chissà da quanto tempo è qui e come deve essersi
preoccupata.
Respiro profondamente, in fondo voglio godermi questa intimità ritrovata
e che ho avuto paura di perdere.
Adesso mi ricordo tutto: la sua ricerca, Finn che la molestava, il mio tentato
salvataggio...cavoli, ho una voglia incredibile di menare ancora quel figlio
di puttana, salvando sua madre, s’intende. Chissà che gli è
accaduto, spero sinceramente che sia in carcere.
“Buffy, mi stai fermando la circolazione.” le dico mentre si stiracchia
e sbadiglia.
“Buongiorno.”
“Buongiorno. Allora, come sto?”
“Hai la pelle dura, sei solo un po’ ammaccata. Stasera ti dimettono,
a detta dell’infermiera.”
“E tu? Tutto a posto? Cos?è successo ieri sera dopo che sono
svenuta??
“Sì, tutto a posto. Mi ha solo sbatacchiata un po?. Poi per fortuna
è arrivato Spike, con un tempismo perfetto.?
“E Finn?”
“In coma...” lascio un sospiro di sollievo che non mi ero accorta
di star trattenendo.
“Allora vuol dire che devo ringraziare Spike?”
“Non ti preoccupare, ci penso io....? dice lei ridacchiando ?I miei
ringraziamenti sono mooooooooolto più efficaci.?
“Eeew, basta così! Non voglio sapere altro!? in realtà
non mi interessa poi così tanto sapere quello che è successo,
ma solo sapere che lei è qui con me e che le nostre incomprensioni
non ci sono più...almeno spero.
?Faith... Non litighiamo più..? mi dice lei con voce tremante. No,
non voglio più discutere con lei, mi è mancata troppo, in fondo
lei è sempre stata l’altra metà di me e senza una metà
del cuore, uno non può vivere, neppure io.
?Ci puoi giurare! E tanto meno per un uomo.? Non succederà, anche perchè
io non ho voglia di cambiare il mio, come, me lo dice anche lei, non vuole
fare Buffy.
?Fermo! Non può entrare! C?è già qualcun altro nella
stanza!? Da fuori la porta sento un vociare, probabilmente una infermiera.
Che diamine succede?
“La devo vedere! Lasciatemi andare!” Io questa voce la conosco,
infatti fa la sua comparsa Wesley. Ha gli occhi ricolmi di preoccupazione
e il volto tirato.
“Wes, che ci fai qui?”
?Faith! Ti ho trovata! Stai bene? Mi avevano detto che ti avevano portata
qui in ambulanza, mi è venuto un colpo!? E’ vero, come avrei
potuto informarlo degli ultimi sviluppi da un letto di ospedale e mezza svenuta?
Povero tesoro, doveva essere preoccupatissimo.
“Qui siete in troppi..” dice un’infermiera petulante e rompi
palle
?Esco io.? Dice Buffy sorridendomi: ha capito benissimo che voglio stare un
po’ con lui. ?torno dopo? io annuisco e lei mi prende la mano per baciarmela...mi
sento come una bambina, poi la dà a Wes che la prende delicatamente,
come per non farmi del male. Vorrei accarezzarlo con la mano libera, ma le
forze rimaste non me lo permettono.
“Wesley...” lo chiamo. Mi sta guardando occhi negli occhi e capisco
che ha avuto una paura del diavolo. “Chi ti ha avvisato che ero qui?”
Lui si siede sul bordo del letto vicino a me...adesso vorrei tanto che si
distendesse qui con me e mi abbracciasse stretto, ma credo che lui non voglia
farlo, un po’ perchè siamo in un luogo pubblico ed un po’
perchè sarebbe un gesto troppo intimo. In fondo stiamo insieme da poche
settimane, non di più.
?Quando non sei arrivata, ho pensato che tu avessi trovato Buffy, però
quando non ho ricevuto neppure un tuo messaggio per dirmi che le cose erano
andate bene, bhe mi sono preoccupato sul serio. Sono andato al Bronze pensando
di trovarci tua cugina, ma mi hanno detto che non era il suo turno di lavoro.
Volevo credere che stava andando tutto bene, che ti eri solo dimenticato di
me.? Cosa? Come potrei dimenticarmi di lui? Impossibile, ma lui non vede la
mia espressione scioccata e continua ?Questa mattina, prima di entrare in
laboratorio, Travers mi ha detto quello che ti è successo. A lui lo
ha detto il rettore, che era stato avvisato dalla polizia, visto che ad aggredirti
è stato quel pezzo di merda di Finn.? Mi viene da ridere sentendo come
Wes ha definito Finn. ?Non c’è nulla da ridere, quel maledetto
è un porco bastardo e se non fosse già in coma a causa vostra,
ce lo avrei mandato io.? Sbotta infuriato. Non dubito che lo avrebbe pestato
come un sacco da boxe.
?Wes, mi abbracceresti?? gli chiedo. Non ho più voglia di parlare di
quello che è successo ieri sera, ormai è passato e io oggi uscirò
di qui.
?Certo!? lui mi aiuta ad alzarmi e mi tiene stretta fra le braccia. Come è
bello sentire il suo odore che mi avvolge, mi fa sentire a casa. Vorrei poterlo
fare sempre, liberamente. Lui mi alza il volto con la mano e si avvicina alle
labbra, solo che io mi scosto.
?Faith? Che c’è??
“Niente.” mi vergogno a dirgli quello che penso ora. Lui mi sembra
improvvisamente rattristato.
?Ho fatto qualcosa...non vuoi stare più con me?? alzo lo sguardo su
di lui così veloce che sembro azionata da una molla.
“No!”
“E allora perchè non mi lasci baciarti?? io inizio a balbettare.
?Bhe...sai...vorrei darti un gran bacio...ma...sì...insomma...?
“Miss Lehane? Cosa succede?” arrossisco quanto mi permette il
pallore cadaverico da ospedale.
“Ho le labbra tutte screpolate. Baceresti solo carta vetrata.”
ecco, l’ho detto, ma, capitemi, io voglio che ogni nostro bacio sia
perfetto. Lui mi guarda con gli occhi sgranati dalla sorpresa e poi si mette
a ridere furiosamente. “Ecco, lo sapevo che non avresti capito.”
Dico mettendo il broncio. Smette subito, ed incurante delle mie precedenti
proteste, mi bacia con passione incredibile e io mi perdo. Ok, me ne fotto
se le mie labbra sono secche, in fondo me le sta umidificando lui in questo
istante. Dio, come lo amo.
“Faith, io ti bacerei anche se... non lo so, anche fossi ricoperte di
pustole o cose altrettanto schifose, figurati se mi fermo per le tue splendide,
sexy e incredibili labbra solo un po’ screpolate.”
Il mio cuore si gonfia di felicità a queste sue parole e lo stringo.
Senza neppure accorgermene mi metto a piangere.
?Amore, che c’è adesso??
?Ho creduto sul serio di perderla e quando ho visto Finn che la molestava
non ci ho visto più. Dio, cosa sarebbe successo se lui le avesse fatto
qualcosa? Non me lo sarei mai perdonata.?
?Shhh, ora basta, è finito tutto per il meglio. Ora Buffy è
fuori che sta benissimo con il suo amico, quello biondo platino...siete tornate
amiche e tu uscirai da qui questa sera. Meglio di così non potrebbe
andare.? io sorrido e scuoto la testa.
?No, c’è una cosa che la fa andare ancora meglio.? faccio io
sicura.
?E cosa?? è un po’ lento in certe cose, non ci arriva...
“Ci sei tu qui con me.”
I suoi occhi azzurri si riempiono di gioia, io lo capisco subito. Se aveva
avuto qualche dubbio sul mio interesse per lui, bhe, credo che se li sia levati
proprio ora.
“Non posso pensare a cosa sarebbe stato di me, se tu non mi fossi stato
vicino Wes.? credo che sia il momento giusto per confidarmi totalmente con
lui, che mi guarda senza capire. ?Quando io e Buffy abbiamo litigato, mi sono
improvvisamente sentita senza bussola. Io e Buffy siamo sempre state legate
a filo doppio e quando questo è stato reciso...io mi sono sentita morta
e con una rabbia dentro di me che non sapevo come gestire. E poi sei arrivato
tu...Tu sei stato la mia ancora, la mia zattera nel mare in tempesta, Wesley,
tu mi hai salvato.? Due piccole lacrime mi scendono sulle gote e lui si affretta
a togliermele. ?All’inizio sei stato solo un professore per me, molto
carino, ma sempre un professore. Infatti non volevo coinvolgermi in una storia
così difficile, ma ora...non posso stare senza di te, Wes. Ti amo troppo.?
Ecco qui, una bella dichiarazione completa. Mi sembra corretto!
Lui non mi risponde neppure, ma mi bacia di nuovo facendomi distendere sul
letto....uhm, mi piacerebbe che andasse avanti...peccato che siamo in ospedale.
Infatti lui lascia le mie labbra appoggiando la sua fronte sulla mia e facendomi
sentire il suo respiro affrettato.
“Ti amo anche io, Faith.” Vorrei tornare a piangere per la perfezione
di questo attimo, ma mi limito ad accarezzare la sua guancia rasata di fresco.
?Ora vai, Wes, lo so che in laboratorio ti aspettano.? Lo incito io. Non voglio
che gli facciano storie perchè ha perso una mattina di lavoro.
?Sei sicura? Perchè io posso benissimo prendermi uno di quei giorni
di ferie che mi spettano.?
?Sicurissima. Ti chiedo solo...? posso chiedergli una cosa così da
coppiette dolciose? Ma sì, dai. ?...mi vieni a prendere quando esco
dall’ospedale? Mi piacerebbe dormire con te questa notte.? Arrossisco
mentre glielo domando, ma mi sembra una cosa così da romantica che
stona con il mio solito modo di essere.
?Non è neppure da chiedere Faith, sarò qui nel momento stesso
in cui scenderai dal letto!? Si alza e mi bacia anche lui la mano ?Ti lascio
a Buffy, ok? Immagino che avrete parecchie cose da dirvi.?
Annuisco e lui esce. Mi sento bene, nonostante la testa stia ancora scoppiando
per le botte che mi sono presa e i sedativi che mi hanno dato i medici. Aver
trovato qui il mio angioletto biondo e poi Wesley mi ha rinfrancato l’anima.
Meglio così, guarirò più in fretta.
In quell’istante riappare Buffy: noto subito che ha pianto, mostra ancora
i segni sulle guance, ma, dal suo sorriso, immagino che qualcuno l’ha
tirata su di morale proprio qui fuori.
?Allora, dimmi per bene quello che è accaduto con Finn.? le chiedo,
giusto per capire quello che mi ero persa in questi mesi. Lei comincia a parlare
e mi racconta ogni cosa, delle lezioni impossibili, della relazione, delle
sue avance, fino alla minaccia di bocciatura. Quando finisce ho la faccia
schifata.
“E’ proprio un verme!”
?Già, ma ormai ha finito di strisciare. E tu, raccontami di Wesley...lo
ami?? Io fisso un punto indistinto fuori dalla finestre. Il cielo è
azzurro come i suoi occhi e io mi ritrovo a sorridere.
?Sì, lo amo.?
?Ottimo così.?
?Buffy...? riprendo io seriamente ?Scusa per tutto quello che hai passato.
Io non volevo che stessi male a causa mia, ma mi sono sentita veramente tradita
da te. Ho capito che forse me la sono presa troppo, ma...insomma, mi spiace.?
taglio corto. In realtà non sono mai stata brava nelle scuse.
?Hai ragione Faith. Sono stata molto male, ma è colpa mia. Avrei dovuto
capire prima le cose e, soprattutto, non dovevo continuare a convincere me
stessa che odiavo William e che non lo sopportavo, quando in realtà
ero estremamente attratta da lui. Non c’è nulla di cui scusarsi.
Abbiamo sbagliato e pure pagato salato, ma non succederà più.?
Io annuisco mettendo fine al discorso, poi continuiamo a parlare finalmente
come due vere amiche. Mi mancava veramente tanto.
Poi arriva finalmente l’orario per me di essere dimessa e telefono a
Wesley per chiedergli di venire a prendermi, nonostante le proteste di Buffy
che mi vorrebbe di nuovo nel dormitorio. Però dopo averle spiegato
per bene che voglio stare con il mio ragazzo, lei cede, non senza aver messo
su un broncio galattico, sorridendo, però, alla mia idea di invitare
Spike a tenerle compagnia. Riesco a camminare bene, anche se molto lentamente
e lui mi sostiene amorevolmente. A casa sua ha già preparato il divano
con mille cuscini colorati e comodi, sul tavolo della cucina c’è
una splendida rosa rossa e una candela che spande una tenue luce.
“Volevo...Volevo renderla accogliente.” mi dice balbettando un
po’. Ecco che il timido professore viene alla luce.
?E’ perfetta.? Mi fa sedere sul divano e poi mi porta un vassoio con
la cena. Lui si siede vicino a me e ceniamo così, guardandoci e parlando
di cose sciocche e dolci, ma lui, neppure per un secondo, ha smesso di toccarmi.
Gli sorrido felice, per poi riscuotermi....oh cazzo....
?Che c’è Faith?? domanda lui sorpreso dal mio cambio repentino
d’umore.
“Qualcuno ha avvisato Monica?”
Epilogo
Eccoci di nuovo qui! Siamo Faith e Buffy, vi ricordate di noi, vero? Vi abbiamo
raccontato la nostra storia, di come le nostre strade, prima incrociate a
filo triplo, si sono separate per una misera incomprensione e poi si sono
di nuovo riunite. Ebbene adesso credo che dobbiate conoscere quello che è
successo dopo.
Sono passati nove mesi e il grande evento è arrivato...no, io e Wesley
non aspettiamo un bambino, che credete. Però io mi laureo, finalmente.
Sono riuscita a terminare i due esami che mi mancavano e poi la tesi. Alla
fine non ho cambiato professore, quindi la storia tra me e Wesley era semi
clandestina. Lui ora mi sta guardando felice: è in giacca e cravatta
tra i miei amici che ascolta il mio discorso. Travers, invece, con la toga
e il cappellino buffo, mi guarda arcigno, ma, in fondo, credo che mi abbia
preso anche in simpatia. Tutti i commissari mi porgono la mano facendomi i
complimenti per l’ottimo lavoro. È tanto brutto dire che non
me ne frega proprio un cazzo? In effetti credo di sì, quindi sorrido
e annuisco alle loro parole. Io, in realtà, voglio solo uscire da questa
stanza, con la mia corona di alloro e baciare alla luce del sole e davanti
a tutti il mio Wesley.
Ogni giorno in laboratorio era una tortura: vederci e volerci toccare, ma
non poterlo fare. In realtà fino ad un certo punto è stato quasi
divertente, giusto per capire quanto resistevamo a non farlo. Alla fine molto
poco, almeno ci sfioravamo, sapete? Ora non più…andrò
a vivere da lui fissa, non ce la faccio a stargli troppo lontano. Però,
dovrei iniziare un lavoro in un laboratorio diverso dal suo e non universitario,
soprattutto.
Sorrido e vedo Buffy con le lacrime agli occhi di felicità per questo
mio traguardo, accanto a lei, ovviamente Spike, che la abbraccia possessivamente…ha
visto che qualche mio compagno di corso ha allungato lo sguardo su di lei
e vuole mettere le cose in chiaro. Mi fa ridere…Buffy è talmente
innamorata che già mi parla di matrimonio! Io e Wes non ne abbiamo
mai parlato e non intendo farlo per molto tempo, ma la convivenza…quella
mi attira parecchio. In realtà all’inizio ero tornata da Buffy
al dormitorio: non potevo sempre contare su Monica, per quanto lei fosse contenta
di avermi per casa.
Ma adesso non posso
Andiamo tutti al Bronze, dove ho chiesto a Monica di organizzare la mia festa
di laurea ed inizio a divertirmi come una folle, vi rendete conto? Mi sono
laureata! Non ci credo neppure io.
Allora, che devo dirvi ancora? Ah sì, Finn. Bhe, alla fine il bastardo
si è risvegliato dal coma. Ha farneticato sul fatto che io e Buffy
lo abbiamo aggredito, ma, tra le nostre deposizioni e quelle di altre studentesse
che erano state molestate…rimarrà in galera per un bel po’
di tempo. Abbiamo fatto una grandissima festa per questo! Evviva!!
Adesso sto ballando sul balcone del Bronze spogliata degli abiti più
eleganti, anche se Wes non mi sembra particolarmente felice, ma sono troppo
su di giri per prendere nota della sua gelosia, tanto lui sa benissimo che
a casa festeggeremo in privato alla nostra maniera!
Quindi siamo giunti insieme alla fine. Io e Buffy non credo che litigheremo
mai più, o almeno, non in maniera così tremenda come è
successo questa volta. Abbiamo esagerato entrambe, prese in momenti non fortunati.
Andremo avanti con le nostre vite, ora leggermente separate, visto che non
vivremo più assieme dalla prossima settimana, ma non ci potranno mai
dividere: lei possiede la metà del mio cuore e io del suo. E poi, diciamocelo,
due come noi divise, come potrebbero stare?
“Ecco il caffè che mi aveva chiesto, Signorina Summers.”
“Grazie Fred.” La mia segretaria appoggia la tazza sulla scrivania
e se ne va facendo un inchino. Mentre sorseggio il mio caffè mi volto
nella poltrona girevole e fisso i lunghi grattacieli davanti a me. E non posso
fare a meno di pensare al passato...
Dopo l’incontro di wrestling con Finn io e Faith ci siamo del tutto
rappacificate. Volevo che tornasse a dormire con me, al dormitorio, ma lei
non ha voluto sentire ragioni: voleva il suo Wes, e, in fondo, come darle
torto? Mi sono rassegnata e ho chiamato un degno sostituto, Spike. È
stato un idillio. Certo, la mia migliore amica mi mancava lo stesso, ma con
William era un’altra cosa... L’ultima cosa che vedevo la sera
era il suo viso, e la mattina pure. È stato così tenero con
me... Non mi ero mai sentita più felice di così, ma questo si
era capito.
Poco tempo dopo Faith si è laureata. Non potevo crederci! Ero così
orgogliosa del mio angelo! Mi ero ripetuta mille volte come un mantra di non
piangere, ovviamente ho fatto il contrario e sono scoppiata come una fontana.
Spike, a fianco a me anche in quell’occasione, mi teneva stretta possessivamente.
Per un po’ di tempo è stato così, avevamo entrambi così
paura di perderci che guardavamo in cagnesco chiunque si avvicinasse. Pensandoci
ora, eravamo davvero comici.
Finn ha avuto la fine che si meritava: il carcere. Senza dirlo a nessuno un
mese dopo la sua incarcerazione sono andata a trovarlo. Volevo guardare in
faccia l’uomo che voleva violentare sia me che la mia migliore amica
e sputargli in faccia il mio disprezzo. Lui mi ha salutato ridendomi in faccia.
Io, con una calma gelida, gli ho sputato addosso il mio odio e la mia felicità
per la sua condizione di prigioniero e di marito abbandonato. Ebbene sì,
la moglie di Finn ha voluto il divorzio dopo tutte quelle denunce. La notizia
ha fatto il giro di mezza America, acclamandoci come eroine. Grande cazzata,
a parer mio, ci siamo solo difese. Ma un po’ di pubblicità non
mi ha fatto schifo, così non ho reclamato.
Con un semestre di ritardo rispetto a Faith mi sono laureata anch’io,
avevo deciso di prendermela comoda. Il sostituto di Finn, il professor Giles,
si è rivelato infinitamente migliore del suo predecessore e di una
gentilezza infinita. È stato con lui che ho fatto la mia tesi. Mi sono
laureata con il massimo dei voti, insieme a Spike, anche lui con un punteggio
da far girar la testa. E proprio mentre stringo la mano a Giles Faith urla
“Vai così Buffy!!”. Tutti si guardano straniti ma io sorrido,
finisco di stringere le ultime mani e mi giro a farle il segno della vittoria,
per poi correre ad abbracciarla.
Niente festa di laurea per me, Spike ha deciso di regalarci una vacanza in
quella sua bella casetta al mare. Sono stati giorni indimenticabili. E chi
se lo aspettava che al ritorno le cose potessero andare ancora meglio? Avevamo
trovato un lavoro! O meglio, avevo trovato un lavoro. Con tutta la pubblicità
che mi aveva fatto la stampa il mio nome era giunto addirittura a una famosa
compagnia legale di Los Angeles, la W&H, che era sempre in cerca di nuovi
talenti. Beh, non potete nemmeno immaginarvi la mia faccia quando mi hanno
chiamata per un colloquio. Ero allibita. Modestie a parte, hanno capito subito
che facevo al caso loro e mi hanno assunta quasi immediatamente. E indovinate
chi mi ritrovo a lavorare nell’ufficio proprio accanto al mio? No, non
Spike, ma Angel! Quasi pensavo che fosse un miraggio quando l’ho incontrato
nei corridoi. Lui, raccomandato dagli amici di suo padre, aveva trovato un
posti in un batter d’occhio, noncurante della scorrettezza. “Sono
un avvocato..” mi aveva spiegato con un sorrisetto più tardi.
Da quel momento abbiamo iniziato a lavorare spalla a spalla, diventando un’accoppiata
vincente. Appena Spike l’ha saputo è andato su tutte le furie
e ha subito tentato di farsi assumere alla W&H. E’ passato a pieni
voti. Così ora me lo ritrovo sempre a gironzolare nel mio ufficio.
È gelosissimo, soprattutto perché tra me e Angel si è
instaurato una rapporto molto intimo di confidenza. Ma perché rovinargli
tutto dicendogli che tra due mesi Angel si sposa con la bella Cordelia? Eh
sì, hanno deciso di fare il gran passo. Complimenti davvero. Anche
Xander e Anya si sono sposati, ve lo sareste mai immaginato?? Vivono felici
e contenti.
Willow e Tara invece convivono, ironia della sorte, a San Francisco, dove
Tara ha trovato un lavoro come sceneggiatrice.
Io e Spike eravamo partiti in quarta con l’idea del matrimonio, e ci
stiamo ancora pensando, ma per ora abbiamo deciso di rallentare il passo e
dedicarci completamente al lavoro. Per il momento conviviamo. Sinceramente
non ho fretta, so che voglio essere sua per sempre e questo mi basta. Lo amo
più della mia vita e so che per lui è lo stesso. Anche William
la pensa così. È inutile, siamo sempre in sintonia.
Io e Faith ormai abbiamo riallacciato i rapporti alla grande. Andiamo spesso
a trovarla e le telefono spesso, pagando bollette esorbitanti. In fondo me
lo posso permettere con la paga che mi danno. E poi non potrei stare senza
il mio dolcissimo angelo. Le voglio un mondo di bene, perché lei è
l’altra parte di me, la ragazza che mi ha stregato il cuore e mi è
entrata dentro, la sorella che non ho mai avuto, e senza di lei non sopravvivrei.
Fine