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Subject: AU - Ambientata nel passato
Warnings for:
no.
Rating: NC17
Genere: Romance.
Lunghezza: 30 capitoli (61944 parole)
Summary: Un'accademia davvero speciale, dove le ragazze imparano a crescere, ad avere fiducia in loro stesse. E' lì che la madre di Elisabeth Summers iscrive la figlia, con la speranza che apprenda la preziosa arte di...contrarre un buon matrimonio. Ma guai se sapesse cosa succede durante le poco ortodosse lezioni di scherma, tenute da un duro e apparentemente cinico eroe di guerra. Che sta insegnando a Elisabeth una lezione molto più importante...


Prologo


Kent, Inghilterra , aprile 1811

-Devo ammettere, Anya, che hai un aspetto magnifico- dichiarò la signora Cordelia mentre il cameriere la faceva accomodare a tavola,.
-Il tuo cappellino e delizioso, e anche il vestiti, e i guanti…Un gusto squisitamente continentale-
La contessa ricambiò il sorriso scuotendo l’incredibile massa di boccoli biondi.
-Cosa ti aspettavi Cordy? Sono stata all’estero per più di vent’anni-
-Hai un accento straniero!-trillò Cordy eccitata. Poi si accorse che il cameriere aspettava pazientemente e si mise a leggere il menu.
-Oh, Dio, non ho la minima idea di cosa prendere. Inizia tu, Anya -
-Io vorrei- disse la contessa –un’omellette aux fines herpes, molto delicata, e un’insalatina verde poco condita. E una coppa di champagne-
Cordy alzò un sopraciglio.
-Champagne? A pranzo?-
-Mi sembra il modo migliore per festeggiare il nostro incontro-
-Ah, beh, in tal caso…ne prenderò uno anch’io. E il polpettone di pollo. Ma che non sia troppo salto-
-Benissimo, signore- il cameriere si ritirò. Anya si tolse i guanti, e li posò accanato al coltello. Ci fu un breve momento di silenzio. Poi Cordelia iniziò a parlare con fare un po’ nervoso.
- Sono rimasta sorpresa, quando mi hai scritto che avresti preferito incontrami qui nel Kent, piuttosto che a Londra -
- Sono ritornata esclusivamente per vedere te, Cordy. E ho pensato che forse non avresti gradito farti vedere in città insieme a me- rispose tranquilla la contessa.
- Ma, Anya, come hai potuto pensare una cosa del genere?-
-Non sono esattamente de bon ton –
-Sei la mia più vecchia e cara amica. E sono orgogliosa di te…ovunque- fece una pausa –Beh, quasi ovunque-
La contessa esplose in un’elegante risata e pre la mano dell’amica.
-Oh, Cordy! Sono contenta di scoprire che non sei cambiata! Mi sei mancata tantissimo-
-Anche tu mi sei mancata- confessò lei –Quando ripenso ai momento più felici della mia vita, mi accorgo di averli passati tutto insieme a te. Ti ricordi di quel picnic, quando sei caduta nello stagno?-
La contessa trasalì –Si, qualche volta mi ritorna in mente-
- E hai tirato in acqua Robert Carston, che era venuto a salvarti…-
-A palpeggiarmi…più che altro-
Cordelia rideva di gusto.
-Con il suo abito nuovo! Era furioso!-
-Era un cretino-
-Oh, hai assolutamente ragione. Si è sposato con una donna ricca. Ed è riuscito a sperperare il suo patrimoni a tempo di record. Mi dispiace tanto per lei. Oh, ma dimmi di te. Raccontami che hai fatto dall’ultima volta che ci siamo vista -
-Hai ricevuto le mie lettere- fece notare la contessa, mentre il cameriere posava le coppe sulla tavola.
- Ma non ho capito proprio tutto…quella Maison de Touton a Parigi dove hai abitato per tutto il tempo…cos’era?-
-Una casa da gioco- rispose la contessa, alzando il bicchiere –A noi!-
-A noi!- Cordelia ripeté il brindisi soprappensiero. –Ma non vorrai dire che… avevi un appartamento la dentro?-
-La casa era di mia proprietà-
-Capisco- mormorò lei, sorseggiando lo champagne.
-Cara…Cordy…ti ho sconvolta?-
-Un pochino, devo confessarlo. Immaginarti in mezzo a quella gente volgare…-
-Quella gente volgare mi fruttava circa tremila sterline all’anno-
A Cordelia andò di traverso champagne.
-Accidenti- e si precipitò ad asciugarsi con il tovagliolo –Non mi stupisco che tua stia così bene. Ed era divertente gestirla?-
-Piuttosto deprimente, in realtà. Gli uomini possono essere così stolti. Nessuna donna che sta perdendo cinquemila sterline in una sera continuerebbe a giocare nella certezza di far girare la fortuna della sua parte-
-E’ per questo che ti sei trasferita in Italia?-
-Oh, no. Me ne sono andata dopo la morte di Jean-Baptiste-
-Ah, si, ricordo che hai scritto di lui. Un generale morto in guerra, se non sbaglio. Gli eri molto vicina, vero?-
-E’ stato il mio amante per più di dieci anni. L’avevi capito no?-
-Si, ma…Posso farti una domanda personale: perché non l’hai mai sposato?-
-Era gia sposato-
-Oh- Cordelia si accorse con sollievo che stava arrivando li cameriere col pranzo.
-Questa volta ti ho proprio scandalizzato, vero?-
-No, no…beh, non più di tanto. Ti sembrerò una terribile provinciale-
-Oh, assolutamente no. Tu sei l’ emblema di tutto ciò che è buono e giusto al mondo. E’ per questo che mi sei sempre stata così cara. Avrei decisamente preferito che Jean-Baptiste fosse libero. La vita di un’amante, per quanto adorata, non è mai soddisfacente come quella di una moglie-
-Ma poi ti sei sposata- ricordò Cordelia –dopo la sua morte-
-Si, con il conte-
-Era piuttosto vecchio, vero?-
-Mio, Dio, era preistorico- rispose la contessa francamente –Ma era l’uomo più corretto…e il più ricco… che abbia mai incontrato. Non so se mi puoi capire, Cordy: è stato un sollievo, dopo la morte di Jean-Baptiste, trovare qualcuno che si prendesse cura di me…E mi rendesse una donna onesta-
-Si, gliene sono stata molto grata-
- Com’è l’Italia?-
La contessa sorrise –Magnifica. Un altro motivo per essere grata a Paolo. Nessuno dovrebbe morire senza aver visitato almeno una volta l’Italia - assaggiò l’omelette e sussultò –Ah, davvero finte herpes! Solo prezzemolo e cipolla. Avrei dovuto sapere che non è un piatto da prendere nel Kent-
-Immagino che avrai mangiato meravigliosamente in Francia e in Italia. Eppure, non hai preso neppure un chilo da quando ci siamo perse di vista-
-Ma adesso dei parlami di te- disse la contessa –Ho letto sulla “Gazzetta” del trionfo di Vanessa! Il conte di Clayton…e subito dopo il debutto! Che colpo!-
-Beh…s…si- la sfumatura amara di quella risposta non sfuggì all’amica, anche dopo anni di lontananza.
-Non ci sono problemi ,spero-
-No, no- poi la voce di Cordelia si incupì –Eccetto due bambini in due anni e un marito farfallone-
-Capisco- la contessa assaggiò l’insalata –Ed è molto infelice?-
-No!- esplose Cordelia –La cosa peggiore è che quella stupida non è per nulla infelice! Continua a partorire e a fornire scusa al marito-
-Beh, se lo ama…-
-Quella sciocca non riconoscerebbe l’amore neppure se gli sbattesse contro- esclamò indignata –Le continuazione “Reagisci, affrontalo, non lasciati trattare così” ma lei non sente ragioni. Mi risponde sempre “ Ho tutto quello che desidero, mamma…un vestito nuovo alla settimana e molti più gioielli di quelli che riuscirò a indossare in tutta la mia vita” e io vorrei tanto afferrarla e scuoterla urlandogli in faccia “ Non hai nulla se non hai l’amore”-
La contessa rigirò mestamente una foglia di insalata
-Troppo condimento- sospirò –Mi stupisco che proprio tua figlia sia così cieca riguardo alle cose che importano di più nella vita-
-E’ tutta colpa mia, Anya. Non le ho dato un grande esempio: mio marito si comportava proprio come il suo-
-Ti comporteresti diversamente se avessi la possibilità di rimediare?-
-Oh, si! Le insegnerei a leggere libri, a pensare autonomamente, a scegliere la sua strada- risponde Cordelia con decisione –e non a diventare un semplice ornamento nella casa di un uomo ricco-
La contessa sorseggiò lo champagne –Che strana coincidenza, Cordy! Anch’io ho riflettuto molto su questa cose ultimamente. Nel continente le donne hanno molta più libertà che qui in Inghilterra -
-E’ vero- ammise l’amica -Ma cosa possiamo farci?-
Gli occhi di Anya scintillarono.
-Credo, Cordy, che tu e io possiamo fare molto per rimediare a questo triste stato delle cose-
-Tu e io? Cosa vuol dire?-
-Ho pensato di aprire una scuola. Una scuola per giovani donne di buona famiglia-
-Una scuola? Per l’amor di Dio, Anya, quale madre in possesso delle facoltà mentali manderebbe la figlia in una scuola gestita da una donna come te?-
-Nessuna- concordò allegramente Anya con la vecchia amica –Ed è proprio per questo che ho bisogno di te. Ti propongo di creare una scuola per l’emancipazione del cuore e dell’anima delle ragazze inglesi. Ovviamente porterà il tuo nome, non il mio. Io rimarrei una socia…invisibile. Fornirei il denaro e tutto quello che serve, ma rimarrei discretamente dietro le quinte-
Cordelia rimase silenziosa per un momento a riflettere.
-E che cosa pensi di insegnare alle ragazze?-
-Quello che hai detto tu. A pensare in maniera autonoma. A impegnarsi per il proprio miglioramento. A non essere un semplice ornamento nella casa del marito ricco-
Cordelia si mordicchiò il labbro inferiore.
- Se Vanessa avesse frequentato una scuola del genere…-
-Non avrebbe fatto un matrimonio così prestigioso- riconobbe onestamente la contessa –O forse si. Ma sicuramente avrebbe un’unione più soddisfacente -
Seguì un’altra lunga pausa.
-Ti confesso, Anya, che sono confusa- disse infine Cordelia. –Da una parte mi addolora vedere mia figlia che si intraprende così idiota, ma dall’altra… intraprendere un’attività!! Non mi pare proprio bon ton-
- Purtroppo è vero, ci sono poche attività rispettabili per una donna- concordò la contessa –Ma non vedo problemi di responsabilità nella fondazione di un’istruzione del genere. Dopo tutto, sei la madre della ragazza che ha fatto il colpo più clamoroso della Stagione-
-E’ vero- ammise –Le mammine inglesi correrebbero a portarmi le loro figlie, in modo che insegni loro quello che ho insegnato a Vanessa. Anche ora mi assalgono ogni volta che compaio in società, a implorare il mio aiuto-
-Vedi?-
-Ma quello che proponi…insegnare alle ragazze a essere indipendenti, condividere con loro i veri frutti della mia esperienza…per non parlare della tua… sarebbe più che altro una scuola di scandalo-
-Nome perfetto- dichiarò la contessa. ammiccando –La chiameremo così…ma solo tra noi. Per il mondo sarà “ Collegio della signora Chase per il perfezionamento delle giovani donne-
Cordelia alzò il bicchiere. –Non so. Mi sembra uno scherzo terribile, tirato alle mamme che si aspettano che le loro figlie siano istruite nel pianoforte e nella danza-
-Oh, ma noi offriremo anche quelle lezioni-
-E cos’altro?-
-Quello di cui, di volta in volta, avranno bisogno le giovani affidate alle nostre cure per realizzarsi nella vita. Oh, Cordy ci pensi-
-Se posso essere sincera, Anya, quello che mi proponi sembra più che altro una vendetta nei confronti della società che si è comportata male con te…costringendoti all’esilio e facendo del tuo stesso nome uno spauracchio per le giovani donne-
-L’unica cosa che posso dirti- dichiarò la contessa –è che non provo alcun risentimento verso coloro che mi hanno fatto del male, perché in realtà mi hanno fatto un favore- e si sporse verso l’amica
–La mia vita, è stata ricchissima. Ho avuto Jean-Baptiste, ho avuto Paolo, ho guadagnato moltissimi soldi, ne ho ereditati ancora di più. Ho usato la mia intelligenza, ma non ho mai perso il contatto con il mio cuore. Quando morirò, guarderò alla mia vita e sarò in grado di dire in totale sincerità “Sono stata felice”. Secondo te, quante donne inglesi sono in grado di dirlo?-
-Si contano sulle dita di una mano- la coppa di Cordelia era vuota- La contessa fece un segno al cameriere.
-Oh, no, non posso-
- Perché no?-
-Beh…non lo so-
-Altre due coppe di champagne- ordinò con sicurezza la contessa –Anzi, portaci la bottiglia-
-Oh, Anya-
-Il tuo polpettone si sta Freddando-
-Io detesto il polpettone-
- E perché lo hai ordinato?-
-E’ considerata la giusta scelta per le signore a pranzo da sole- ridacchiò –Suona così stupido-
-No- la rassicurò la contessa –E’ proprio quello che le nostre studentesse devono sapere, se vogliono sbocciare davvero- il cameriere portò la bottiglia e Anya riempì le coppe
-Mio Dio, se la metti così-
La contessa alzò la coppa. Dopo un attimo lo fece anche Cordelia.
-Realizzarsi nella vita- mormorò Cordy –Non riesco a immaginare quali materie si debbano insegnare per ottenere una fine del genere-
- Neanch’io- Ripose serena la contessa –Ma lo scoprirò, quando incontrerò le ragazze-

Capitolo 1

Elisabeth Summerss piombò a sedere sulla poltroncina della carrozza, con le braccia incrociate e la faccia semicoperta dal cappellino ribelle. La madre seduta di fronte a lei, dopo aver tirato fuori il lavoro a maglia sospirò esasperata.
- Elisabeth, siediti bene. Ti rovinerai il portamento- la ragazza mormorò qualcosa a denti stretti.
-Non ti ho sentito- disse la baronessa sferruzzando.
-Ho detto: cosa me ne frega del portamento-
- Buffy, bada al linguaggio! Chissà che dirà la signora Chase se continuerai a essere così volgare-
Buffy borbottò qualcosa che suonò come:
- All’inferno la signora Chase-
Sua madre sussultò –Cosa hai detto?-
-Mi avete sentito-
Drusilla posò i ferri.
-Cerca di aprire le orecchie, signorina. Questo è il tipo di comportamento che mi ha convinto a iscriverti al collegio della signora Chase. Non so proprio come ho fatto a trascurare tanto la tua educazione…Certo, la guerra è una terribile sciagura. Se non fossi stata tanto preoccupata per i poveri Brian, Ryan, Daniel, Michele e adesso anche il mio piccolo Liam…-
- Io e Liam abbiamo la stessa età- fece notare la ragazza.
-Si, ma tu sei solo una ragazza- la baronessa si stinse nel suo costosissimo scialle –Quando penso al mio Liam che affronta i fucili di quel feroce siciliano…-
-Napoleone è corto-
-Non essere sfrontata- Drusilla drizzò le spalle –Il minimo che possa fare, è assicurarmi che non si geli i piedi- e mostrò la calza che stava facendo –Pensi che sia abbastanza lunga?-
-Come posso saperlo?- disse Buffy con un’alzata di spalle –Perché non glielo chiedi?-
-Non essere indisponente. Ma guardati: non hai un minimo di fascino o raffinatezza…Non sai che, se continui così non troverei mai un marito?-
-Cosa c’è di così meraviglioso nel trovare marito?-
-E per di più sei maleducata e ribelle. Speriamo che la signora Chase riseca a insegnarti un po’ di obbedienza e umiltà, imprese nella quale io ho decisamente fallito-
La carrozza oltrepassò un cancello elegantemente lavorato. Buffy, con il cuore in pena, vide l’insegna e sospirò dal profondo dell’anima.
COLLEGIO DELLA SIGNORA CHASE PER IL PERFEZIONAMENTO DELLE GIOVANI DONNE….
- Eccoci arrivati- dichiarò Drusilla tutta in agitazione –Hai la reticella per i capelli? Pulisciti la faccia, li, vicino al mento…no, no, per l’amor di Dio, usa il fazzoletto! Non vedo l’ora di liberarmi della responsabilità della tua educazione. Non inciampare quando esci dalla carrozza. Tu inciampi sempre. Una vera signora… - la baronessa si raccolse la gonna –Una vera signora volteggia- dichiarò scendendo con grazia.
Buffy la seguì sbattendo gli stivali a terra con tale violenza che la madre sussultò.
Una donna dai capelli scuri uscì con un sorriso caloroso ad accoglierle.
-Lady Summers- la donna accennò un inchino che mostrava esattamente il giusto grado di deferenza. La baronessa rispose anche lei con un inchino. Poi le due donne si abbracciarono.
-Siete sempre all’ultima moda- dichiarò Cordelia –E voi dovreste essere Elisabeth – la donna avanzò per abbracciarla ma, dato che la ragazza indietreggiò allarmata, la tese virilmente la mano.
-Io sono Cordelia Chase. Benvenuta in collegio! Entrate a pendere un tè, mentre la servitù si occupa dei bagagli dalla signorina?-
-Grazie mille- cinguettò la baronessa, prendendo per il braccio la figlia. Poi sibilò.
-Coraggio…e bada ai tuoi modi!-
-Non sembra una scuola- notò dubbiosa Buffy contemplando i due piani dell’edificio.
-Era un monastero cistercense ai tempi di Enrico Secondo- dichiarò Cordelia, conducendo gli ospiti attraverso il corridoio. –Da allora è rimasto abbandonato. Abbiamo avuto un gran da fare per riammetterlo un po’ a posto-
- Desidero parlare con voi del corpo insegnante- disse Drusilla.
Le due donne continuarono a parlare. Quando Cordelia disse.
-Abbiamo il signore Jonas per l’equitazione…- Buffy aveva drizzato le orecchie: equitazione?
-…ma solo all’amazzone naturalmente- le speranze di Buffy finirono per terra.
- Naturalmente- ripeté la baronessa, accettando una fetta di crostata. Mentre prendeva il dolce, Buffy aveva un’espressione disgustata. Cordy se ne accorse e le sorrise.
-Mia cara, vi prego, dateci una possibilità- la implorò –Se troverete che le lezioni non sono di vostro gradimento, potete sempre scrivere alla vostra mamma ed esporre le vostre perplessità-
-Le lezioni- dichiarò con decisione la baronessa –Sono proprio quello che ci vuole per l’educazione di mia figlia. E siedi eretta. Elisabeth: sembri proprio una popolana- Buffy affondò ancora di più nella poltrona.
-Magari scoprirete che questo posto vi piace- tentò Cordy.
- Sinceramente ne dubito- ribattè Buffy
- Elisabeth! Non essere sgarbata! Oh, signora Chase, i giovani sono diventati così impossibili al giorno d’oggi. Così testardi! Ai nostri tempi, noi saremmo state grate alle nostre madri, se avessero potuto prepararci così bene per il futuro che ci attendeva, vero?-
-Oh, si, lo saremmo proprio state-
Le due donne continuarono a parlare dei tempi passati, mentre Buffy stava seduta mangiava e si stropicciava il vestito, alla fine, annoiata oltre ogni dire, sbadiglio apertamente e con sollievo. Drusilla le scagliò uno sguardo inorridito e finì in fretta la sua tazza di thè.
-Beh, devo confessare, che non ho grandi speranze per questa figlia né nella prossima, né in alcuna stagione, ne in quella successiva. E’ goffa, maleducata e incolta. Non sa parlare. Evidentemente non l’ho curata abbastanza, ma sapete… io ho altri cinque figli e i maschi hanno la precedenza no? In ogni caso, voi mi avete dato nuove speranze e confido che il vostro collegio riesca la dove io ho fallito. Ora devo andare. Spero di arrivare a St. Peter prima del tramonto, E’ l’unico posto nel tragitto da qui a casa in cui trovi una taverna decente-
- E’ vero, siamo un po’ isolate. Ora, se volete scusarmi un attimo…- si scusò Cordelia, andando a preparare la carrozza per la baronessa.
- Elisabeth!- sibilò Drusilla, una volta che rimasero sole –Per san Giorgio, ascoltami. Quella donna è riuscita a sposare la figlia al conte di Clayton alla sua prima stagione…e Vanessa non era certo un granché. Senza contare che non è era affatto ricca. Quindi per te c’è una speranza. Fa’ quello che ti dice e impegnati con diligenza, altrimenti finirai zitella- Buffy trangugiò la settima fatta di crostata con gusto –Oh, mi lavo le mani di te, ragazzaccia impossibile-
Cordy riapparve sulla soglia.
-I vostri cavalli sono stati rifocillati, lady Summers quando siete pronta…
-Sono più che pronta- la baronessa lanciò un’occhiata furiosa alla figlia.
-Arrivederci, madre- disse distratta Buffy.
La baronessa esitò per un attimo, poi l’abbracciò.
-Mi raccomando, comportati bene-
- Sono sicura che si comporterà benissimo- disse Cordy –E voi, baronessa, fate buon viaggio e state tranquilla: Elisabeth è in buone mani-
-Dovrete fare proprio un miracolo. Signora Chase, per trasformarla in una vera signora-
-Ho sempre creduto di fare miracoli- rispose serena Cordelia –Venite, Elisabeth, vi mostro la vostra stanza-

La carrozza uscì dai cancelli. Buffy rimase sotto il portico di fianco a Cordelia, chiedendosi cosa avrebbe dovuto sentire.
“Tristezza, nostalgia e rimpianto?” Pensò. Invece stava pensando a tutt’altro.
-Quanto dista Dover?- chiese a Cordelia.
-Una trentina di chilometri appena-
Buffy ci pensò su un istante.
-Davvero?-
-Avete degli amici li?-
“Chissà” pensò Buffy, ma rispose solo.- No. E’ un posto che non ho mai visitato-
-Forse riusciremo ad organizzare una visita- disse Cordelia poi la prese a braccetto e le diete un colpetto sulla mano.
-Ora andiamo a conoscere le vostre compagne di classe superiore, vi va? So che andrete perfettamente d’accordo-
Cordy la condusse nell’atrio e poi su per le scale, infine per un vasto corridoio.
-In quest’ala dell’edificio risiedono le ragazze della classe inferiore, dai dieci ai dodici anni-
Il corridoio fece una svolta e, attraverso una serie di trifore sulla sinistra, Buffy vide che l’abbazia si sviluppava intorno a un chiostro quadrato. Le finestre interne non avevano sbarre.
-Qui stanno le ragazze della classe intermedia, dai tredici ai sedici anni- la informò Cordy, indicando le stanze. Il corridoio fece un’altra svolta.
-Ed ecco qui…la vostra nuova casa! Si sono iscritte soltanto altre tre ragazze della vostra età: così vi ho messe tutte e quattro insieme. Anche loro sono appena arrivate. Diventerete sicuramente amiche speciali- si fermò e bussò alla porta sulla destra.
-E’ arrivata anche l’ultima iscritta!- girò la maniglia e fece entrare Buffy con un gesto di incoraggiamento.
Illuminati da un paio di lampade a olio, tra volti si girarono verso Buffy… due piuttosto timidi e il terzo altezzoso come quello di una reginetta. Cordy fece le presentazioni.
-Signorina Elisabeth Summers, quella è la signorina Willow Rosemberg- indicò una ragazza minuta e dai castani scuri che nervosamente si inchinò.
-Quella e la signorina Winifred Burkle. E infine la signorina…-
-Lady- la corresse la terza con tono altezzoso quanto l’aspetto. –Lady Darla Thomson. Come state?-
-Sono nobile anch’io- rispose secca Buffy –Ma non mi do certe arie-
Gli occhi azzurri dalla reginetta la fissarono freddamente.
-Strano, non sembrate per niente nobile-
-Siete tutte lady naturalmente- puntualizzò Cordy –ma, come ho gia spiegato la signorina Thom…-
-Lady-
-…son, qui in collegio non facciamo distinzioni di rango-
-Ovviamente- disse Darla –devo insistere per averi degli appartamenti privati. Sono certa che, se i miei genitori, il duca e la duchessa, sapessero che sono costretta a condividere l’alloggio, non mi avrebbero mandata qui -
-Davvero? Allora dovrete scrivere ai vostri genitori. Forse decideranno di togliervi da qui- Buffy guardò Cordelia sorpresa. Le sue parole erano state pronunciante con tono affettuoso, m anche con una decisione che non si sarebbe mai aspettata da una donna del genere.
- State tranquilla che lo farò immediatamente- ribatté Darla per nulla impressionata.
-Ho occupato questo letto, signorina Summers, e vi ho lasciato quello- disse una delle ragazze timidamente, indicando un giaciglio accanto alla finestra.
- Ma, se preferite, farò volentieri uno scambio-
-Per me va benissimo, signorina… Burkle se non sbaglio-
-Non sbagliate- rispose Fred.
Cordy si schiarì la voce.
- Elisabeth, vi consiglio di sistemarvi. La cena sarà pronta tra mezz’ora. Sentirete la campanella. Ora vi lascio disfare i bagagli- e si ritirò chiudendo la porta.
Darla respirò profondamente
-Non so cosa sia passato per la mante di mamma e papà, quando hanno deciso di relegarmi qui- girò le spalle a Buffy e alle altre, avvicinandosi all’unico specchio e aggiustandosi i boccoli biondi.
Buffy le fece una smorfia e poi si mise a esaminare la finestra. Avrebbe potuto farcela, ma era un salto di due piani.
La ragazza timida l’aveva seguita.
-Io ho gia disfatto la mia valigia, volete che vi aiuti a disfare le vostre?- le chiese genialmente.
-Oh, non ho intenzione di disfarle- rispose Buffy, mettendo la testa fuori dalla finestra alla ricerca di appigli di qualsiasi genere, grondai o rampicanti. Ma non sembrava che ci fossero.
- Perché no?-
- Perché non ho intenzione di rimanere-
-Oh- esclamò Darla –Questa è la prima cosa sensata che ho sentito in quest’orribile posto-
-Non capisco- protestò Fred – Credo che sarà divertente frequentare questa scuola-
-Io non vedevo l’ora di arrivare- aggiunse timidamente Willow -A casa c’era una certa monotonia-
-A casa- dichiarò Darla –ho otto persone al mio servizio. E un’intera ala dell’edificio soltanto per me-
-E voi signorina Summers - chiese Fred –di cosa sentite la mancanza?
-Io?- chiese Buffy confusa –Di nulla-
-E allora perché siete così ansiosa di tornarvene a casa?-
-Oh, non sto ritornando a casa- Buffy fece una pausa –Dite, non siete per caso quelle che fanno la spia?-
Le due ragazze timide la guardarono.
-No, no di certo- affermarono.

Capitolo 2

Più tardi quella notte, Buffy giaceva sdraiata nel suo letto sotto la finestra a guardare le nubi scorrere davanti alla falce di luna e il cielo. Indossava i pantaloni di Liam, una sua camicia e una sua giacca, e aveva i suoi stivali e una sua giacca e anche il suo capello a portata di mano. Aveva controllato bene: i muri esterni dell’abbazia erano troppo lisci, ma quelli che davano sul giardino interno erano coperti d’edera. Si fidava dell’edera: era il mezzo con cui era abituata a sgattaiolare fuori dalla sua camera quando era a casa. In quel momento attendeva che forse abbastanza tardi e tutti fossero addormentati.
La cena, in realtà, era stata abbastanza divertente.
Le ragazza più giovani…una ventina, circa…apparivano spaesate e confuse. Willow era stata fantastica nel metterle a loro agio: aveva incamiciato a raccontare storielle e aveva costruito pupazzi coi tovaglioli. Buffy aveva trovato il cibo fantastico, anche se Lady Darla non era stata dello stesso parere . Fred era rimasta quasi sempre zitta e si era risvegliata solo quando la signora Chase aveva accennato all’istruttore di scienze. Era stato strano in mezzo a una compagnia femminile così numerosa. Lei era sempre stata abituata a intere tavolate di ragazzi che parlavano di cavalli, cani da caccia, lotta e ragazze. Da quando i suoi fratelli erano partiti per la guerra, la madre aveva cominciato a cenare nei suoi appartamenti sempre più spesso. Così Buffy aveva preso, bene contenta, l’abitudine, a mangiare da sola in camera sua, per lo meno in quel modo era riuscita ad evitare le continue critiche della madre sulle sue cattive maniere.
-Cosa stai aspettando?- sussurrò una voce nel buio. Buffy, che si stava quasi addormentando, scattò seduta. Era stata Willow a parlare, con gli occhi che scintillavano nel buio.
-Non va via- commentò acida lady Darla –E’ solo una chiacchierona-
-Certo che vado via- annunciò lei mettendosi gli stivali –volevo solo essere sicura che tutti fossero addormentati-
-Come possiamo dormire mentre tu sei all’inizio di una simile avventura?- domandò Willow.
-Vieni con me-
-Io? Oh, santo cielo, no. Non potrei mai fare il soldato: non riesco a svegliarmi presto la mattina e non sopporto gli spari-
-Sai- disse Fred dal suo letto –La signora Chase ti farà cercare, non appena scoprirà che sei fuggita-
-Ci ho pensato- Buffy si calcò in testa il cappello -Mi cercheranno verso casa, ma io vado in direzione opposta. A Dover. Non mi troveranno, a meno che…una di voi non faccia la spia-
-Non lo farei mai- disse con fervore Willow.
- Perché dovrei prendermi questo disturbo?- fece Darla sbadigliando.
-Ci saranno impronte- notò Fred –Se sei sempre dell’idea di rubare un cavallo-
Buffy corrugò la fronte –Non ci avevo pensato-
Willow sedette sul letto. –Sai che puoi fare? Puoi staccare alcuni rami da un albero e legarli alla coda del cavallo. Cancellerà le impronte. L’ho letto in un romanzo-
Lady Darla emise un grugnito ben poco distinto. –Che assurdità! Non può funzionare. E’ proprio un espediente degno di un romanzetto da due soldi!-
-Io trovo che sia ingegnoso!- protestò Willow con un sospiro romantico.
- Per l’uniforme…- disse Fred che evidentemente aveva riflettuto un bel po’ sul piano di Buffy -Credo che tu possa farcela, se ti fasci il seno con una sciarpa-
-Predi questa- offrì Willow.
-Grazie, ragazze- disse commossa Buffy .
-Se devi andare, per l’amore di Dio và e lasciaci dormire- commentò Darla rigirandosi nel letto.
-Va ben, dovrebbe essere abbastanza tardi- Buffy si mosse il labbro –E’ stato un vero piacere conoscervi- “ E’ cos’ che sarebbe stato avere una sorella?”pensò “Sussurrare nel buio e ridacchiare prima di addormentarsi, condividere segreti, speranze, sogni?”
-Buona fortuna- disse solennemente Willow e, con sorpresa di Buffy, si alzò per darle un veloce, timido abbraccio.
- Sta’ attenta- l’ammonì Fred e anche lei si alzò per abbracciarla. Lady Darla aveva cominciato a russare leggermente. Buffy si lanciò lo zaino sulle spalle e si avviò alla porta.
-Ti ricorderò sempre!- disse Willow con ammirazione.
-Quando sarai nel continente, scrivici - aggiunse Fred.
-Statene certe. Addio!- Buffy aprì la porta e scivolò nel corridoio, con un inatteso senso di nostalgia. Si avviò verso la zona nord, dove l’edera era più fitta. All’inizio camminava con cautela temendo di far scricchiolare il pavimento, ma per fortuna si accorse che non faceva alcun rumore. Rincuorata procedette. Procedette più n fretta, arrivò al balcone, saggiò il rampicante più solido Arrivata in giardino, si fermò per riprendere fiato.
I raggi argentei della luna illuminavano una fontana al centro del chiostro, che per il resto non conteneva nulla. Solo erba rada. Buffy fece un giro nell’ombra cercando una via d’uscita e i suoi sforzi furono ricompensati. Dall’altra parte, al di sotto delle scale di servizio, si apriva un arco con una piccola porta di legno. Mentre stava pensando a come forzare la serratura, la mano sulla maniglia cedette: la porta non era chiusa a chiave. Stava per aprirla, quando una voce con un leggero accento straniero le fece sobbalzare.
-Chiedo scusa- le disse la voce –Non avete per caso un fiammifero, vero?-
Buffy si voltò e nel pallido lucore argenteo vide una donna, di età indefinita. Vestita elegantemente con un abito a vita alta molto scollato, una stola sulle spalle magre e in mano un sottile sigaro, cosa che sbalordì a tal punto Buffy da farle dimenticare per un attimo che cosa stava facendo.
-U...un f…fiammifero?- balbettò –No, temo di no, mi dispiace-
-Peccato, Cordelia, mi continua a ripetermi che non devo fumare dentro il collegio, così sono uscita. Ma mi sono dimenticata i fiammiferi-
- Fumate sigari?- chiese confusa Buffy
La donna fece una graziosa smorfia.
-Lo so, è un’orribile abitudine. Cosa posso dire? L’ho presa nel continente-
Sentendo menzionata la sua meta, Buffy fu richiamata all’attenzione –Allora, rientrate a prenderne uno- disse rimettendo la mano sulla maniglia –Se non le dispiace…-
-Voi siete una delle studentesse, vero? Lasciatemi indovinare: Lady Thomson?-
Buffy non poté evitare di ridacchiare.
-No, spero di no-
-Vi ho osservata scendere dall’edera. Un notevole esempio di coraggio-
-Oh, no, lo faccio ogni sera a casa mia-
-Davvero? E perché?-
-Per uscire…andarmene-
- Ed è quello che volete fare anche adesso?-
-Per essere sincera, si-
La donna si tastò il vestito e trionfante tirò fuori una scatolina.
-Ah, eccoli! Non sto invecchiano a tal punto, dunque!- prese un fiammifero e accese il sigaro, aspirando profondamente.
-Siete così infelice qui?-
-Non è questo. Ho altri piani-
-Che tipo di piani?-
Buffy fece una pausa. Ma la donna non sembrava preoccupata, solo curiosa.
-Beh, sto andando nel continente-
-Oh, è un luogo fantastico- disse con calore la donna –E dove esattamente? Italia, Austria, Francia?-
-Non so. Dove la nazione avrà più bisogno-
-Bisogno?- ripeté stupita la sconosciuta
-Si- Buffy prese fiato –Voglio arruolarmi- e attese il solito commento sulla sua stupidità. Che però non venne. La donna annuì pensierosa.
-Una nobile professione quella del soldato. Ma anche rischiosa-
-Io sono forte-
-Vedo, ma cosa sapete fare come soldato?-
-So sparare molto bene- rispose orgogliosamente Buffy –Almeno quanto un uomo. A dire il vero, avrei dovuto nascere uomo-
La donna scrollò in terra la cenere – Perché pensate una cosa del genere?-
-Beh, mamma è papà certamente se lo aspettavano. Ho avuto cinque fratelli prima di me- si bloccò. Non la aveva detto ancora il suo nome.
-Cinque fratelli!- s’esclamò meravigliata la donna –Tutti a combattere nel continente?-
-Si. Mio fratello gemello Liam è stato l’ultimo a partire. Un anno fa-
-Un gemello! Affascinate! E leggete l’uno nella mente dell’altra?-
-Si, e terminiamo le frasi dell’altro!- Buffy rispose senza troppo entusiasmo.
-E ditemi, come ve la cavate con la spada?-
-Male- ammise Buffy tristemente –Liam ha avuto lezioni di scherma a me non è stato permesso. La mamma ha detto che era sconveniente per una ragazza-
-Sciocchezze- ribatté con decisione la donna –Io ho preso diverse lezioni di scherma e non vi ho trovato nulla di sconveniente. Al contrario, è un’arte molto aggraziata. Sarei lieta di insegnarvi quel poco che so-
-Davvero?- poi s’insospettì –State solo tentando di trattenermi- disse alla sconosciuta con tono accusatorio.
-Niente affatto. Se volete fare il soldato, è una cosa che dovete saper fare-
Buffy sbadigliò. Le dispiaceva di averlo fatto, ma aveva passato una giornata davvero dura.
-Possiamo incamiciare domani mattina- propose la donna.
- E’ molto gentile da parte vostra, ma…-
La misteriosa donna la stava squadrando.
-Ho un completo da scherma che dovrebbe andare bene e,naturalmente una spada in più. Anche una lezione solo vi renderà più appetibile per un reggimento-
Un altro sbadiglio convinse Buffy ad accettare la proposta.
-Allora, facciamo domani all’alba? Qui in giardino?-
- All’alba?- ripeté assonnata la ragazza.
-Credo che sia meglio farlo un po’ di nascosto. Prima che si sveglino le altre ragazze. Voi e io siamo contrarie a certe convenzioni troppo rigide, ma la signora Chase-
-Oh, capisco. Benissimo, dunque, all’alba - Buffy, improvvisamente esausta, stava dirigendosi nuovamente verso l’edera.
-Potete rientrare per quella porta…là- e la donna le indicò con la punta incandescente del sigaro.
-Ah, si, certo, Buonanotte-
- Bonne nuit, me petite-
Buffy ancora sbadigliando fece un goffo inchino.
- E molte grazie, signora…-
-Madame- fece la donna –Mi chiamano semplicemente Madame-
-Molte grazie, Madame- disse Buffy ritornando a letto.

Anya la terminò il suo sigaro, lo spense con la punta dello stivaletto e rintronò in salotto, dove Cordelia era seduta alla scrivania davanti a un bicchiere di sherry e una pila di carte. Anya si versò del vino e si avvicinò all’amica.
-Ho appena incontrato una delle ragazze. In giardino-
-In giardino? E cosa diamine ci stava facendo?-
-Stava tentando di fuggire-
-Cielo! Di già? Ha detto per quale motivo?
-Era diretta nel continente. Per arruolarsi-
Cordy assunse una faccia da sconcerto.
-Mai udita una cosa simile! Chi era?-
-Non mi ha detto il nome, ma è una delle ragazze più alte che io abbia mai visto-
Lo sconcerto si trasformò in panico.
-Spero davvero, Anya, che tu sia risuscita a dissuaderla-
-Più che altro l’ho bloccata. Promettendole di darle lezioni di scherma domani-
Questa notizia, che avrebbe dovuto far piacere a Cordy servì solo ad accrescere la sua trepidazione.
-Oh, mio Dio, no. Non la scherma. Non per quella ragazza-
- Perché no? Chi è poi?- Anya stava per prendere il registro delle presenze ma Cordelia glielo impedì.
- Che mi stia nascondendo?-
-Nulla- ma Cordelia mentiva malissimo e lo sapeva. Sopirò e lasciò andare il registro.
-Santo Cielo, speravo proprio che, tra tutte le ragazze proprio lei non s’inscrivesse alla nostra scuola. Ma la madre ha insistito così terribilmente e dopo tutto quello che mi ha detto ho provato una compassione così profonda per la signorina Summers…-
- Elisabeth Summers - lesse ad alta voce Anya. Poi alzò lo sguardo verso l’amica.
-Si, la figlia di Drusilla Summers - confermò nervosamente Cordelia.
-Davvero?- fece Anya –Non pensavi che ci saremmo dovute occupare di quella ragazza, vero?-
-Ora non fingere con me, Anya! Non dirmi che non disprezzi Drusilla Summers dopo quello che ti ha fatto! E’ grazie a lei che hai dovuto esiliare. Quel terribile inganno che ti ha teso…far dire a quel mascalzone che Hank Summers era impaziente di fuggire con te per farti portare in quell’infame taverna, dopo aver informato mezza Londra. Voleva solo disonorarti lui stesso. E, dopo che tu l’hai respinto, seminare quelle orribili menzogne su di te, affermando che ti eri concessa a lui spudoratamente! Ha rovinato la tua reptazione… solo perché era rimasta a far da tappezzeria per due Stagioni. Non era riuscita a farsi sposare, e le era rimasto solo Hank ed era determinata ad averlo a tutti i costi!-
Anya aveva ascoltato con mezzo sorriso quel concitato resoconto dello scandalo che l’aveva fatta fuggire in Francia.
- Cordy! Non crederai che io provi risentimento nei confronti di Drusilla. E’ stato grazie a lei che la mia vita è diventata così soddisfacente-
- Ma quello che ti ha fato è stato orribile-
- E’ anche accaduto più di un quarto di secolo fa. Devo dedurre che tu hai paura che io voglia vendicarmi sulla figlia?-
-Beh…-
-Al diavolo, Cordelia! Che tipo di donna pensi che io sia?-
- Comunque sia- dichiarò l’amica – sei sempre una donna. E le donne non dimenticano cose del genere… e neppure perdonando-
- Alcune si- affermò Anya e girò la pagina del registro –Vediamo…cos’altro abbiamo?Willow Rosemberg… la figlia di quel vecchio matto dell’ammiraglio Rosemberg! Poverina, che perso da portare-

Capitolo 3

Un mese dopo, sola nella sua stanza, Buffy stava leggendo distrattamente una lettera di sua madre che la rimproverava di non averle mandato a casa se notizie.
“Se sei così adirata con me per il fatto che ti ho iscritta in quella scuola” le scriveva la baronessa nella lettera “da volermi punire con questo lungo silenzio, fammi il piacere di dirmelo chiaramente. Se non ti trovi bene lì suppongo che dovrò riportarti a casa”
Buffy rise. Tornare a casa? Non n’aveva la minima intenzione: era più a suo agio nel collegio dalla signora Chase di quanto non si fosse mai sentita a casa. Era vero…a volte c’erano le lezioni insopportabilmente noiose e inutili, come il ricamo, la musica e la danza. Ma lei viveva per le sue lezioni di scherma e per le sue nuove amiche. Willow, nonostante la timidezza era spiritosa e molto intelligente, e Fred, il cui carattere riusciva a sopportare anche i più violenti attacchi dell’orgogliosa Darla. E durante la cena si discuteva con Madame su temi più affascinati.
Ciononostante doveva pur rispondere qualcosa a sua madre…e senza menzionare le lezioni di scherma, altrimenti si sarebbe precipitata a riportarla a casa. “ Povera mamma” pensò “Avreste dovuto avere una figlia come Darla”
Buffy ricoprì il foglio di scarabocchi, senza sapere davvero cosa scrivere. Poi di scatto gettò il foglio e ne prese un altro. Se voleva rimanere nel collego doveva placare le ansie della madre.
“Cara madre” scrisse “ vi prego di perdonare il mio lungo silenzio, ma sono stata molto impegnata ad ambientarmi. Qui sto abbastanza bene…anche se le lezioni di comportamento ricamo e danza sono noiosissime. Ho fatto nuove amicizie e il cibo è buono. Vi saluto e Salutatemi mio Padre. Ancora tanti saluti Elisabeth”
Piegò e imbustò la lettera prima di ripensarci. Almeno quella maledetta cosa era fatta! In quel momento la porta si aprì e Willow entrò.
-Spero di non disturbare- mormorò la ragazza.
-Per nulla. Ho appena finito di scrivere a mia madre- Buffy fece un sorriso cattivo –Tentando di spiegare perché non le ho scritto prima. Minaccia di venirmi a prendermi-
-Non vuoi tornare a casa?- si informò Willow, sedendosi sul suo letto.
-Oh, no, si sta meglio qui-
Willow seguì con la punta della scarpa il disegno del tappeto.
- Anche per me è così. Mi sentivo sola a casa. C’è solo papà…ed è sempre impegnato-
-Non hai la mamma?-
- E’ morta quando ancora ero piccola-
-Mi dispiace- disse automaticamente Buffy. Poi rise –O forse non mi dispiacerebbe. Se fosse toccato a me: vedi, io e mia madre non adiamo troppo d’accordo. Credo che sarebbe felicissima se non dovessi tornare mai più-
- Eppure tornerai- dichiarò Willow con aria tetra –Per le vacanze di natale. La signora Chase deve andare a trovare la figlia e chiuderà il collegio-
-Davvero?- commentò tristemente Buffy –Peccato. Che fa Madame?-
-La signora Chase ci ha detto che ha degli impegni-
Buffy si strinse nelle spalle.
-Beh, vorrà dire che lavorerò duro e sarò pronta a partire per il continente-
-Sei così coraggiosa!-
-Non non credo- confessò Buffy –Ma preferisco affondare Napoleone piuttosto che le rimostranza di mia madre-
Le due ragazze scoppiarono a ridere. Poi Willow disse appassionatamente –Speriamo che accada qualcosa entro Natale e ci eviti di tornare a casa!-
-Speriamo!- ripeté Buffy, anche se non temeva all’evidenza.

-Stoccata!- gridò Madame, guardando attentamente la discepola –Passo! Finita! Tenete su il gomito! Così va meglio. Ecco!- le due lame tintinnarono nell’aria della prima mattina. Buffy aveva incominciato ad amare il suono dell’acciaio contro acciaio.
-Attenzione alla spalla sinistra. Tira di nuovo verso il basso. Ricordato, la spada…-
-E solo l’estensione del corpo- finì Buffy e parò l’attacco dell’avversario ruotando velocemente i fianchi. Madame si fermò, interrompendo il suo elegante staccato.
-Molto bene davvero!- dichiarò, costretta a parare –State imparando a pazientare, a prevedere la mossa dell’avversario, invece di gettarvi all’assalto.-
Poi Buffy si alzò la maschera mentre si avviavano nel collegio
-Cosa dite? Hi imparato abbastanza per andare nel continuante?-
-Ancora decisa, vero?-
-Assolutamente- rispose ferma Buffy –Anche voi siete fuggita nel continente, no?-
-Non per arruolarmi. E, comunque, non prima di aver conosciuto l’alta società britannica. Inoltre, anche la guerra viene sospesa in inverno. Credo che sia meglio per voi attendere la primavera-
Buffy le aprì la porta.
-Io credo di no. Soprattutto dato che il collegio chiude per le vacanze. E io non voglio perdere l’allenamento-
-Dubito che tre settimane vi faccino perdere l’allenamento- al tepore della cucina, Madame si tolse con sollievo l’armatura-
-Tre settimane?- ribatté Buffy in tono inorridito –Tante?-
La cuoca aveva portato a Madame un tazza di thè bollente.
-Mille grazie- sussurrò lei, poi alzò lo sguardo su Buffy –La maggior parte delle ragazze è ansiosa di tornare a casa-
-Non Willow. E neppure io- Buffy ispirò prontamente –Se non sono pronta per il continuante forse portesi…stare con voi? Dovunque dobbiate andare-
-Oh, Elisabeth - il bel volto di Madame era dispiaciuto –Temo che non sia possibile. Se potessi portarti lo fare con grande piacere-
-Non importa- mormorò Buffy.
-Dovete avere voglia di vedere i vostri genitori, no?-
-Ben poco, non ci saranno i miei fratelli e la mamma…beh…la mamma avrà fatto i suoi piani per me: balli, feste-
-Non vi piacerebbe incontrare persone della vostra età…giovani uomini, per esempio?- tentò Madame.
-Non sono il tipo che attira gli uomini. Almeno non in occasioni come i balli e le feste- Buffy corrugò la fronte
-Forse c’è una soluzione- disse Madame
-Quale?-
-Forse potete andare insieme alla signora Chase dalla figlia voi e Willow -
-Non credo proprio che la figlia della signora Chase ci vorrà-
-Da quello che Cordelia racconta- ribatté seria Madame –Quella casa sarà così affollata che nessuno probabilmente vi riuscirà a notare-
- Ma la signora Chase non vedrà l’ora di liberarsi di noi-
-Potrebbe invece gradire la vostra presenza- rispose Madame con un sorriso –Vi apprezzerà molto, sapete? Almeno quanto me. E io sono incline a pensare che voi rappresentiate una dei nostri maggiori successi-
-Dite sul serio?- chiese Buffy, che la pensava del tutto diversamente.
- Certo. Voi siete un tipo originale. E non c’è nulla che l’ammuffita nobiltà inglese gradisce di più di una personalità originale-
Buffy arrossì –Non riesco a immaginare…originale…in che senso?- balbettò
Madame rise –Ne parlerò con Cordelia . Ora andate a vestirvi o arriverete in ritardo per la vostra lezione di ballo-
-Sarebbe proprio un vero peccato- esclamò Buffy e Madame ride di nuovo
-Madame?-
-Si?-
-Mi chiami pure Buffy- disse prima di uscire in fretta.

Capitolo 4

Con gran sorpresa di Buffy, la signora Chase accolse la proposta di Anya con entusiasmo.
- Che splendida idea!- esclamò –Avrei dovuto pensarci io stessa-
E fu così che Willow e Buffy si trovarono a passare le vacanze natalizie a casa Chase, una vasta residenza in pietra grigia. Buffy era rimasta seriamente preoccupata per la pompa dell’accoglienza. Decine di servitori elegantissimi che correvano aventi e indietro e la contessa che usciva ad accogliere la madre, tutta sorriso, acconciatura sontuosa e finta nei modi. Le due ragazze continuavano a profondersi in inchini.
- Sono entusiasta che abbiate potuto accompagnare mia madre- esclamò Vanessa con gli occhi che scintillavano quanto i suoi gioielli e la sua voce seducente. Era così perfetta che Buffy si era sentita sprofondare sottoterra... ma cercò di pensare positivo.

La mattina successiva nella stanza delle bambine, Cordelia informò Buffy e Willow a che era richiesta la loro presenza a un ballo organizzato dalla contessa per la sera seguente. Entrambe rimasero sconcertate.
-Dobbiamo proprio?- chiese Buffy debolmente –Avevo capito che, dato che non avevamo ancora debuttato…-
-Le regole sono piuttosto elastiche, quando il ricevimento è organizzato in casa propria- spigò Cordy, annusando il pannolino del nipote –Caspita! Credo proprio che il signorino abbia bisogno d’essere cambiato-
La governante accorse e si portò via il bambino.
- Che tipo di ricevimento è?- chiese Willow nervosamente.
-Con molta gente. Nessuno si aspetta che balliamo…- Buffy tirò un sospiro di sollievo -…ma se qualcuno vi dovesse invitare…-
-Non c’è pericolo- dichiarò Willow.
Cordelia aggrottò la fronte.
-Voi due avete la pessima abitudine di sottovalutare le vostre doti. Non capisco proprio il perché. Avete da offrire a un marito almeno quanto le altre ragazze che conosco!- le due la guardarono dubbiose
–Davvero- insistette lei –Siete intelligenti, brillanti, spiritose…- l’espressione delle due non mutavano e lei sospirò –Ma, passando a questioni più pratiche, cosa avete intenzione di indossare?-
-Io ho il mio abito d’organza bianco- rispose Willow.
-Splendido! Il bianco vi dona moltissimo. E voi, Elisabeth?-
Buffy stava guardando fuori dalla finestra, dalla quale si poteva vedere una campagna di cacciatori che stavano sparendo tra i boschi con la muta dei cani alle calcagna e i fucili sulle spalle. Oh, cosa avrebbe dato per essere insieme a loro in quel momento.
- Elisabeth?- ripeté Cordelia.
-Ha un abito di broccato dorato- rispose Willow per lei.
-Dovrebbe andare benissimo- e cominciò con le raccomandazioni. Ma Buffy non ascoltò, notò invece che uno dei cacciatori montava uno splendido esemplare dal mantello nero. Cordelia si accorse che era distratta e sospirò.
- Elisabeth, spero proprio che domani presterai più attenzione all’etichetta davanti a dei potenziali pretendenti di quanto facciate a me-
Buffy rise –Non dovete preoccupavi di me, Signora Chase. Non ho mai incontrato un uomo degno di essere guardato due volte… se escludo i miei fratelli-
-Un giorno lo incontrerete - disse sicura l’istruttrice.
-Non io- ribatté la giovane con sicurezza ancora più baldanzosa.

Buffy era seduta su una di quelle poltroncine laccate che le davano sempre l’idea di essere sul punto di rompersi, in un angolo del salone da ballo di casa Chase, mezza nascosta da una palma provvidenziale. Il broccato dorato le pizzicava terribilmente sotto le ascelle, ma tutte le volte che accennava a grattarsi Willow, seduta di fianco a lei, le dava una gomitata. Buffy pensò che la sua amica stava molto bene nel suo abito bianco a vita alta, con un filo di perle al collo e i capelli raccolti in un chignon. Quanto a lei, si sentiva ridicola, continuava a guardarsi le spalle nude.
-La musica è fantastica, non trovi?- le sussurrò Willow. Aveva un ventaglio bianco che apriva e chiudeva continuamente con fare nervoso. Un gruppo di ragazze elegantissime le superò senza neppure notarle.
- E’ spaventosa- borbottò Buffy.
-Mio Dio, ma è Mozart!-
Buffy non poté trattenere una risata.
-Sei davvero troppo brava, Willow. Io non appartengo proprio a questo mondo-
Willow fece un’espressione corrucciata
-Nemmeno io, ma temo che ci dovremmo abituare a situazioni del genere-
-Mai- dichiarò Buffy –Mi dispiace per la signora Chase, ma non ha senso voler cavare sangue da una rapa. Dio, che fame!-
-Ci sarà una cena…-
-A mezzanotte. E sono sole le dieci meno un quarto- Buffy si alzò di scatto –vado a cercare qualcosa da mettere sotto i denti. Tu vieni?-
-Non ci provare. La signora Chase ha detto…-
Buffy non si lasciò fermare, desiderosa di sgranchirsi le gambe. A quel punto il gruppo di ragazze la notò e tutte si misero a ridacchiare. Buffy arrossì e si allontanò orgogliosamente, ripetendosi che non importava.
Sapeva essere uno spettacolo ridicolo: era enormemente più alta di tutte le donne nella sala. Si sentiva come le era sempre accaduto nelle occasioni formali…alta, goffa e vistosa. Fortunata Willow, che almeno poteva nascondersi tra gli invitati! Mentre stava meditando di vendicarsi contro le ragazze, si bloccò. Mezzo steso davanti a lei in una poltrona c’era l’uomo più bello e muscoloso che avesse mai visto, aveva i capelli biondo cenere raccolti in un piccolo codino. Aveva le braccia muscolose le spalle larghe, le gambe fasciate da pantaloni da sera stretti che mettevano in risalto quanto anche quelle fossero muscolose. E guardava verso di lei con gli occhi di un incredibile blu, simile a quello del cielo d’ottobre.
In fretta distolse lo sguardo…ma poi dovette tornare a fissarlo. Dio, com’era bello! Si accorse che anche lui la fissava con quegli occhi blu, senza muovere un muscolo. Arrossendo. Buffy corse via.
Aveva appena adocchiato un vassoio di antipasti dall’altra parte della sala, quando la signora Chase le apparve affianco.
- Dov’è Willow?- le chiese.
- L’ho lasciata vicino alle palme- confessò Buffy. –Io…io avevo bisogno di muovermi un po’-
Cordelia la guardò con premurosa tenerezza.
-Povera Elisabeth, è difficile per voi rimanere seduta e osservare il mondo, vero? Bisogna che riesca a trasformarvi in una fantastica ballerina: così avrete qualcosa da fare durante queste occasioni.-
- Sarebbe più facile trasformarmi in un uccello-
Cordelia le diede un amorevole buffetto con il ventaglio.
-State tranquilla: metterete le ali un giorno o l’altro- poi le strizzò l’occhio –Provate il paté: è ottimo. Ma non metterne sul piatto una porzione troppo abbondante- l’istruttrice la salutò cordialmente e se n’andò.
Buffy prese un assaggio di paté, ben più modesto di quel che avrebbe fatto di solito, poi si appoggiò a un parete a gustarlo, goffa come al solito. Osservò la signora Chase passare davanti a quell’ uomo meraviglioso sulla poltrona e salutarlo con rispetto. Lui inclinò appena la testa e Buffy non paté fare a meno di irrigidirsi.
In maniera furtiva si avvicinò alla poltrona di velluto rosso, per cercare di capire a causa della boria di quell’uomo. Il cenno sussiegoso con cui salutava i vari invitati lo faceva sembrare un re. Da quell’angolo visuale poteva osservarlo di profilo e udire la sua voce, solenne e vanagloriosa come il suo aspetto…e in più affettava un strano accento straniero. Come poteva essere così superbo? Con disgusto Buffy lo vide lasciar cadere il sigaro e fare segno al suo povero servitore che corse immediatamente a spegnerlo.. Il suo aspetto da guerriero lo faceva sentire superiore agli altri? Quel tipo impersonava tutti i difetti che lei odiava di più…si dava mille arie, era inutile e soprattutto pigro. Si trovò ad odiarlo con un’assurda intensità e dovette trattenersi per non precipitarsi a schiaffeggiarlo. Infine, quando vide che la signora Chase gli conduceva davanti Willow e quel bastardo di un lord non si degnava neppure di alzarsi, quella fu la goccia che fece traboccare il vaso della sua furia. Aspettò che le due donne si ritirassero, poi a grandi passi si avvicinò allo sconosciuto.
-Non sapete- gli disse con tono risentito –che è considerata buona creanza, anche per il lord più altezzoso, alzarsi quando viene presentata una signora?-
L’uomo la scrutò dalla testa ai piedi con lentezza.
-Davvero? Ed è considerata buona creanza rivolgersi a uno sconosciuto con tale rudezza?-
Buffy montò su tutte le furie.
-Per Dio, se fossi un uomo, per questa risposta vi avrei gia sfidato a duello-
-Se foste un uomo- rispose lui scrollando la cenere del sigaro per terra - forse accetterei-
- Se foste un uomo- ribatté lei –sarebbe il minimo che potreste fare-
La faccia dello sconosciuto divenne improvvisamente paonazza e Buffy fu travolta da una spiace di senso di trionfo, felice che il suo colpo fosse arrivato a segno. A testa alta se ne tornò alle palme e non guardò più in direzione della poltrona di velluto rosso. Il suo senso d’esaltazione durò poco fina a mezzanotte, quando la signora Chase arrivò a prendere le sue pupille e ad accompagnarle a dormire.
-A proposto, Elisabeth - dichiarò mentre salivano per le scale –mi sembra di avervi visto conversare con lord Shelby-
-Lord Shelby?-
-Si, quell’uomo sulla poltrona di velluto rosso-
Buffy fece una smorfia. – Shelby? Un nome appropriato per un individuo sgradevole-
-Sapete…- disse Cordelia –è molto dura per lui… un uomo un tempo così forte e atletico…reso invalido da una ferita-
Buffy sentendosi sprofondare, incespicò sul gradino.
-Invalido? Ferita?-
-Oh, si, è stato colpito a Dresda: una palla di cannone gli ha portato via il ginocchio. Ma prima di cioè era la quintessenza della virilità…campione di boxe, lotta, equitazione e spada…E’ difficile pensare che non potrà reggersi su una sola gamba, vero?- aggiunse con un sospirò –Che cosa terribile la guerra, vero?-
Mortificata oltre ogni immaginazione, Buffy la seguì su per le scale.

Capitolo 5

Solo l’improbabilità di rincontrare quell’uomo diede a Buffy la forza per alzarsi quella mattina dal letto. Era sopraffatta dalla vergogna e non la consolava nemmeno il pensiero che non poteva essere assolutamente essere al corrente delle sue condizioni.
Come sempre, aveva agito a sproposito, con i soliti risultati. Per colpa della sua sconsiderata irruenza aveva disonorato la signora Chase e il suo collegio… e per quale motivo poi? Perché doveva importarle il modo in cui quel lord salutava la gente?
Durante il thè, Cordelia si accorse dell’insolito cattivo umore di Buffy e cercò di risollevarlo.
-Ieri sera vi siete comportare entrambe perfettamente- assicurò alle sue allieve –Sono veramente orgogliosa di voi-
Willow sorrise, ma Buffy arrossì violentemente.
- Ma cosa avete, Elisabeth?-
-Nulla- borbottò la giovane senza riuscire a mangiare.
- C’è per caso qualche giovane che ha attirato il vostro interesse…-
La ragazza saltò sulla sedia così Cordelia capì che aveva fatto centro.
-Certo che no!-
-Bene, vi lasceremo mantenere il vostro segreto… per il momento, vero Willow?- la ragazza, che stava fissando l’amica stupita, annuì.
Cordelia si alzò da tavola.
-E ora vi prego di scusarmi. Sono sicura che vorrete preparavi per stasera-
-Stasera?- ripeté Buffy allarmata.
-Andiamo a teatro, cara. Non ve ne ho parlato? Vanessa ci ha lasciato il palco-
Willow alzò la testa di scatto.
-Davvero? Che bello! Cosa danno?-
- Shakespeare, immagino. E’ quello che gli attori sanno fare meglio. Speriamo che non sia qualcosa di troppo crudo e volgare-
Buffy tentò di fingere un mal di testa, alla quale Cordelia non credette neanche per un secondo.
-Il divertimento vi farà benissimo- tagliò corto –E ora vestitevi appropriatamente- Buffy ubbidì.
Soltanto un pensiero la sollevava: quante possibilità esistevano che un tipo che non aveva mai visto entrasse nella sua vita due sere di seguito?

Nonostante il malumore di Buffy, l’atmosfera dell’eccitazione del teatro era contagiosa.
-Oh, danno Amleto!- sospirò Willow entusiasta leggendo il cartellone.
Ma Buffy non si rilassò fino a quando non ebbero percorso la lunga scala che portava al palco a loro riservato.
“ Lord William Shelby” pensò “non ce la farebbe mai ad arrivare sin qui con un ginocchio distrutto” così tranquilla, alzò le tende di velluto ed entrò con gli occhi ben aperti per adattarsi al buio della sala…
Solo per vedere con orrore una figura dalle spalle larghe a lei ben nota già accomodata sulla poltrona.
A quel punto quasi incespicò e Cordelia l’afferrò per un braccio.
-Un colpo di vertigine?- le domandò preoccupata –In effetti siamo abbastanza in alto.-
Alla goffa entrata in scena si Buffy, l’uomo accennò a voltarsi. I loro occhi s’incrociarono. Buffy, viste realizzate le sue paure, si affrettò a distogliere lo sguardo.
-Oh, lord Shelby – esclamò Cordelia –Che piacevole sorpresa-
-Mi perdonerete se non mi alzo- disse lord Shelby con la sua voce profonda.
-Certo che vi perdoneremo. Willow, Elisabeth credo che entrambe abbiate già fatto la conoscenza con il nostro compagno di palco. Dovrò rimproverare mia figlia che non mi ha avvertito della vostra presenza- dichiarò Cordelia sedendosi.
-Da un po’ di tempo mi trovo a dover accettare un gran numero di biglietti per il teatro inutilizzati- disse sarcastico -Per non menzionare incontri di box, conferenze, sermoni, concerti e a volte opere e balletti-
-I vostri amici sanno che avete bisogno di distrarvi un po’- ribatté per sdrammatizzare Cordelia.
-I miei amici- disse amaramente lui – Non hanno alcuna idea di quello di cui ho bisogno- poi si scosse di dosso il malumore e tentò di sorridere a Willow.
-Vi accomodate vicino a me?- allarmata Willow si voltò verso Cordelia che annuì in segno di incoraggiamento.
-Vi piace Shakespeare?-
-Io…io- Buffy non stava ascoltando il discorso “Che fato maledetto” pensò rannicchiandosi in una poltroncina e tentando di farsi notare il meno possibile.
Le luci si spensero. Nel buio sentiva il lord conversare allegramente con Willow. Lei disse qualcosa e lui rise… una forte risata che rimbombò per il teatro. Poi finalmente lo spettacolo iniziò.

Le luci si riaccesero alla fine del terzo atto. A Buffy girava la testa, ma la tragedia era riuscita a chiarire una cosa: l’unica sua speranza di recuperare la pace interiore risiedeva nella sincerità.
Cordelia uscì dal palco per incontrare alcune conoscenze, e non appena Willow fece altrettanto Buffy si avvicinò al lord.
-Milord- iniziò –Milord credo di doverle delle scuse-
Lui si girò.
-Davvero? Non riesco ad immaginare per quel motivo-
Lei respirò profondamente.
-Quando mi sono rivolta a voi così bruscamente ieri sera, non ero al corrente che voi eravate…- fece una paura per guardarlo, osservare i suoi muscoli del collo, dal petto alle braccia, e per un momento comprese che splendido corpo doveva avere prima della sciagura. Alla luce della lampada i suoi occhi blu erano scuri.
-Non ero al corrente delle vostre condizioni-
Lui sollevò un sopracciglio.
-Non ho la più pallida idea, Signorina Summers, di quali condizioni parliate- rispose con freddezza.
Poi le voltò la schiena, lasciandola libera di correre dietro a Cordelia e Willow.
Quando le raggiunse ci vollero tutte le sue forze per trattenere le lacrime mentre Willow la osservava preoccupata.
- C’è qualcosa che non va, Buffy? A me puoi dirlo-
Ma Buffy non poteva. La durezza con cui il lord aveva respinto le sue scuse aveva soltanto peggiorato le cose. Fu arduo per lei ritornare sul palco.
Invece lui sembrava perfettamente tranquillo, salutò Willow con calore, le prestò il suo binocolo mentre Cordelia faceva le fusa entusiasta.
-Sembra che la nostra Willow abbia fatto conquiste-
Appena le luci si riaccesero Buffy si affettò verso l’uscita. Quando si girò per aspettare Cordelia Willow, si accorse che il lord aveva gli occhi puntati su di lei. La guardava con metà sorriso e metà sospetto.

Capitolo 6

Per tutta la durata del viaggio di ritorno in collegio, che sembrò veramente interminabile, Buffy dovette ascoltare Cordelia che prendeva in giro Willow per le attenzioni di lord Shelby. L’amica arrossiva e negava.
-Davvero, signorina Chase, si è comportato solo con gentilezza!- ma l’istruttrice era irrefrenabile e alla fine Willow si dichiarò esausta e appoggiò la testa allo schienale e finse di dormire. Cordelia strizzò l’occhio a Buffy.
-Per aumentare l’autostima di Willow, non c’è nulla di meglio di una serata come quella a teatro- mormorò felice guardando fuori dal finestrino –Peccato che lord Shelby sia inadatto al matrimonio-
-Perché?- chiese Buffy un po’ troppo velocemente.
-Beh… ora che è invalido. Quale ragazza darebbe il suo cuore a un uomo che non può camminare?-
- E’ riuscito a salire fino al palco-
-Solo grazie al suo servitore. E credo che abbia impiegato ore, poverino. Avrete notato che era lì molto prima di noi e non si è alzato fino a quando non ce ne siamo andare-
Buffy ci pensò su con un bracciolo di speranza. Se loro Shelby era un tipo così fatuo da dare importanza alla sua immagine pubblica, forse poteva smettere di tormentarsi per lui.
-Pare un tipo estremamente orgoglioso- commentò.
-Ha tutti i motivi per esserlo- rispose Cordelia –Se non fosse stato per qualche scherzo della storia, ora sarebbe re di Scozia-
- E’ scozzese?- chiese Buffy sorpresa.
-Mezzo scozzese e mezzo irlandese. Prima dell’incidente era celebre in tutta l’Inghilterra per non aver mai rifiutato una sfida- l’espressione di Cordelia era divenuta sognante.
-Mi ricordo chiaramente della volta in cui ha battuto Gentleman Jackson… ed era poco più che un bambino-
Willow, dimenticandosi della sua messinscena, trasalì.
-Avete assistito ad un incontro di boxe?-
- Un’esibizione improvvisata. Organizzata in seguito a una scommessa. Oh, a quei tempi William Shelby era sempre coinvolto in sfide e duelli!-
-Quindi immagino- disse acida Buffy –che la sua ferita sia stata causata da una spacconata -
Cordelia divenne immediatamente solenne.
-Per nulla. E’ stata la conseguenza di un’azione coraggiosa per salvare i soldati che si trovavano sotto il suo comando. Erano stati accerchiati dal nemico e l’unica via di fuga era sotto il tiro del cannone. Lord Shelby ha attirato il fuoco su se stesso, mentre la compagnia riusciva a mettersi al sicuro-
-Oh, cielo!- esclamò Willow.
Cordelia sorrise –Vedete, mia cara, quale grande eroe siete riuscita ad affascinare!- la povera Willow fu talmente imbarazzata che ripiombò nel finto sonno.
Buffy, nel frattempo, pensava. Un eroe di guerra…il tipo di uomo che avrebbe sempre voluto essere.. e aveva avuto l’ardire di dirgli codardo! Ricordò le raccomandazioni di Anya sull’importanza della prima impressione: bene, si era pregiudicata ogni possibilità che lord Shelby la considerasse qualcosa di più di una sciocca irruente.
“Ma perché mi dovrei preoccupare della sua opinione?” si chiese indignata “Se non fosse stato così altezzoso, se non avesse trattato così il suo servitore… io avrei tenuto la bocca chiusa, anche se è un eroe di guerra!”

****

-Allora- chiese la contessa , versando, uno sherry all’amica –come è andata la vacanza?-
-Piuttosto bene- rispose Cordelia, accettando il bicchiere –Tralasciando l’idiozia galoppante di mia figlia. Ti assicuro, Anya, ogni momento che passo in compagnia di Vanessa mi rende più felice per aver accettato la tua proposta di fondare questo collegio-
La contessa rise –Nessuna gaffe da parte delle nostre pupille?-
-Sono state perfette- sorseggiò e poi riprese –Anche se mi è rimasta l’impressione che Buffy si sia in qualche modo… infatuata-
-Davvero?- chiese sorpresa la contessa –E di chi?-
-Non saprei. Invece la nostra piccola Willow ha trovato uno spasimante-
-Hai lavorato con impegno, Cordy!-
-Ma, ahimè, non è un buon partito. Si tratta di lord William Shelby -
- William Shelby!- la contessa sgranò gli occhi -Non lo vedo da secoli! E’ ancora un ribelle?-
- Purtroppo no. E stato ferito a Dresda da una palla di cannone-
La contessa impallidì –Mio Dio, non l’avevo saputo-
-Si, è molto triste. Non può nemmeno reggersi in piedi da solo-
-Lord Shelby un invalido! E’ impensabile- la contessa sì verso un altro bicchiere di sherry.
Cordelia rimase per un po’ in silenzio. Poi corrugò la fronte.
-Anya - disse –se non sbaglio, tempo fa mi dissero di averti visto a Parigi insieme a lord Shelby. Era il tuo cavaliere a un ballo dell’ambasciata-
- Shelby e io siamo stati molto vicini per un certo periodo- ammise la contessa.
-Voglio dire… oh, Dio, Anya! E’ tanto più giovane di te-
-Solo di dieci anni- rispose la contessa. I suoi occhi chiari avevano assunto una strana espressione eccitata –E dai dove alloggia?-
-Da lord e lady Dalton, credo- Cordelia si morse il labbro –Non vorrai scappare da lui, vero? Non sarei in grado di accudire tutte queste ragazze da sola-
-Non hai proprio fiducia in me, Cordy!- osservò la contessa, sedendosi alla sua scrivania e prendendo un foglio dal cassetto.
-Pensavo che ormai sapessi che non sono il tipo che lascia le cose a metà-

Capitolo 7

Buffy combatté con il senso di colpa buttandosi nella scherma. Il suo impegno divenne assoluto, a tal punto che, quindici giorni dopo il suo ritorno, alla fine di un lungo duello, Madame gettò la spada e disse.
-Congratulazioni! Siamo arrivare a quel felice momento in cui il maestro non ha più nulla da insegnare all’allievo-
-Oh, no!- sospirò Buffy –Non è possibile. Sono ancora impulsiva e irruente; i miei attacchi sono sgraziati; le mie parate goffe. Siete ancora nettamente molto meglio di me-
Madame ansimò prontamente, si alzò la maschera
–No, forse ho più esperienza, ma non sono meglio di voi. Siete stata creata per la scherma, Buffy. Anche con quel po’ di goffaggine ce vi rimane, riuscite proprio a far cantare la spada!-
Buffy arrossì di fronte al complimento –Tutto quello che so è grazie a voi-
-Tutto quello che siete- ribatté la contessa – era dentro di voi. Sono solo riuscita a portarlo alla luce- poi si massaggiò le costole doloranti –Sinceramente, non ho il coraggio di continuare a combattere con voi. Quando toccare, toccate veramente. Avete bisogno di un avversario degno di voi-
-Allora andrò nel continente-
Madame la guardò –Covate ancora questo sogno?-
-Si- dichiarò ostinatamente Buffy – Perché no? A cos’altro posso aspirare? Le vacanze di Natale hanno dimostrato, se ce n’era bisogno, quanto sia inadatta alla società civile-
-Davvero…. e perché?-
Buffy arrossì, Non volendo raccontarle l’incidente con lord Shelby.
-La signora Chase mi ha ripetuto più volte che è stata estremamente orgogliosa di voi due- incalzò la contessa.
“Questo indica solo quando poco la signora Chase sa di quello che è successo” pensò Buffy mordendosi il labbro.
Madame la condusse in cucina –Cara Elisabeth - disse con gentilezza –se andare nel continente a combattere contro Napoleone, sarete l’essere più triste e solo che possa esistere-
-Sarei un soldato- iniziò Buffy, ma la contessa scosse la testa.
-Sareste un impostore. Falsa nei vostri confronti e in quella dei vostri compagni. Ed essere un impostore… è una cosa molto dura-
- Liam sarebbe felice di vedermi- ribatté appassionatamente Buffy.
-Ne siete sicura? Sarebbe un onore per lui ricevervi nella sua tenda vestita da soldato? Crederete che combatterebbe meglio sapendo che siete al suo fianco e lui è in dovere di proteggervi?-
Buffy voleva rispondere, ma si bloccò. Non l’aveva mai considerata da quel punto di vista.
-Oh, Dio! Quanto odio essere una ragazza!- gridò infuriata.
Con sua sorpresa, Madame annuì lentamente.
-Lo so- rispose, mentre la cuoca metteva a scaldare l’acqua del thè –La vita è maledettamente ingiusta. Gli uomini possono gustarne la parte migliore. Cacciano, flirtano, lottano, barano e fumano…e a noi cosa resta? Allevare i figli e gestire la casa-
Nonostante il suo umore, Buffy si trovò a ridacchiare.
-Oh, voi sapete esattamente come vanno le cose!- disse, e per la prima volta nella sua vita non sentì solo un inutile groviglio di contraddizioni.
-Qualcosa può cambiare- mormorò Madame –Ma si deve trattare di cambiamenti lenti. A volte, tremendamente lenti. Dobbiamo lavorare entro i confini che si cono concessi, se volgiamo piano piano espanderli.
-Davvero sperare di cambiare le cose?- chiese la ragazza.
-Con tutto il mio cuore-
-A anche la signora Chase?-
-Beh, avete incontrato sua figlia…cosa ne pensate?-
Buffy ci pensò –Certo ogni madre sarebbe estremamente gratificata del successo della contessa-
- C’è una gran differenza- dichiarò Madame –Tra il successo e la felicità- la cuoca stava ascoltando i loro discorsi, così Madame si sporse per prendere la zucchera.
- Dunque, dicevano…bisogna trovarvi un nuovo maestro di scherma-
-Non vedo perché - borbottò Buffy –Se non devo andare a combattere contro Napoleone. Nessun corteggiatore sarebbe affascinato dalle mie abilità nella scherma-
-Dobbiamo cercare di fare meglio quello che abbiamo. Nel vostro caso, questo include prendere ulteriori lezioni di scherma. Siete d’accordo?-
-Se lo dite voi- mormorò Buffy, piuttosto confusa.

Tra giorni dopo, la contessa comparve nel salotto del piano superiore per recuperare Buffy da una lezione, tenuta dalla temibile signora Caldburn, che verteva sul modo migliore per sbiancare le lenzuola e corredi.
-Grazie al cielo!- ringraziò Buffy, quando furono a distanza di sicurezza –Ma perché a qualcuna dovrebbe interessare se le lenzuola ingrigiscono? Non lo capirò mai! Quando avrò una casa tutta mia, acquisterò lenzuola grigie fin dal principio, così non dovrò preoccuparmi della sbiancatura -
Madame rise –Chissà che padrona di casa sarete-
-Allora, si va a imparare qualcosa?- disse Buffy mettendosi in posizione d’attacco con una spada immaginaria.
- Proprio così. Presentatevi in giardino domani all’alba-
-Mi avete trovato un’insegnante? Così in fretta? Chi è questa donna formidabile?-
- Quest’uomo formidabile- la corresse la contessa.
Buffy la guardò stupefatta –Non posso prendere lezioni da un uomo-
-Perché no?-
Ricordando il modo in cui la contessa le aveva toccato le braccia e la vita e persino le natiche per insegnale le posizioni corrette, Buffy divenne paonazza.
-Non sarebbe corretto-
-Non dovete temere. E’ molto più vecchio di voi, lo conosco molto bene e si è sempre dimostrato una persona affidabile -
La contessa la guardava intensamente e con curiosità.
-Non ditemi che avete paura di incrociare la spada di un uomo-
La provocazione scosse Buffy –Certo che no! Io non ho paura di niente-
Madame annuì –E’ quello che ho detto al vostro nuovo istruttore di scherma. Allora, domani mattina siate pronta a dimostrargli quello che avete imparato. Gli ho scritto decantandogli le vostre lodi e mi dispiacerebbe avergli fatto fare tutta quella strada solo per ricevere una delusione. Ora coraggio: ritornate alla biancheria della signora Caldburn -
-Devo proprio?-
Madame rise –Si, tesoro. Dovete-

Capitolo 8

La mattina dopo Buffy scivolò fuori dal letto tiepido. Cominciò a battere i denti mentre si toglieva la camicia da notte e s’infilava i vestiti di Liam.
In corridoio l’aria era ancora più fredda, così si calò la maschera per proteggersi almeno il volto dal vento che tirava. Aveva i piedi congelati. C’era del ghiaccio persino sulla maniglia della porta che dava sul giardino…sulla maniglia INTERNA?!!
Il giardino era avvolto nell’ombra. Buffy sperò che il nuovo insegnante avesse deciso di rimandare la lezione a un momento più favorevole, ma no…eccolo appoggiato al muro di fronte, con la maschera e la tenuta indossate.
-Signorina Summers?- sibilò l’uomo da dietro la maschera, non appena la vide avvicinarsi. Buffy pensò che avrebbe dovuto fare un inchino, ma le frivolezze le sembravano fuori luogo in quella situazione. Si decise, quindi, per un saluto con la spada.
–Vediamo cosa sapete fare- mormorò lui. Si chinò a prendere l’arma.
-Non assumiamo la posizione?- chiese lei, piuttosto confusa, aspettandosi che l’uomo facesse un passo verso di lei.
-Sto assumendo la posizione- grugnì lui con impazienza, ancora appoggiato al muro.
Buffy scrollò le spalle e avanzò leggermente nervosa, con l’arma. Stavo ancora decidendo cosa fare, quando la spada dell’istruttore, molto più lunga della sua, sibilò nell’aria con straordinaria velocità e la toccò.
-Non ero pronta!- protestò lei.
-Fate presto, allora-
Buffy ubbidì, mettendosi nella sua migliore posizione. Ma non sei era ancora sistemata del tutto quando lui la colpì di nuovo.
-E due- dichiarò tranquillo, mente lei ribolliva per il risentimento.
-Non ho ancora molta esperienza- ribatté lei abbandonando la posizione –E ho affrontato un solo avversario-
-Tre- l’uomo l’aveva colpita anche mentre lei stava parlando. Allora Buffy stinse i denti e decise di fare più attenzione. Per alcuni minuti i due si affrontarono, mentre il clangore delle lame riecheggiava nel vento. Lui era velocissimo e mostruosamente forte: tenuta da quell’enorme guanto, la sua arma sembrava una spada giocattolo. Ricordando le lezioni di Madame, Buffy ritrovò la calma, respirando profondamente e riuscì quasi a colpirlo, anche se all’ultimo momento fu respinta da una contromossa impressionante.
-Oh, bellissima mossa!-
-Stiamo combattendo o prendendo il thè?- fu l’unica frase che ebbe come risposta. Buffy era così nervosa che dimenticò di controllare la guardia e l’arma dell’avversario la colpì di nuovo.
Furiosa e ansimante, fece un passo indietro.
-Perché non venite fuori e non combattete correttamente?-
-E perché dovrei, quando posso battervi anche così?-
“Bastardo!” pensò adirata. Ma si morse la lingua e si concentrò, riprendono il controllo e costringendosi ad aspettare e ad osservare le mosse dell’altro invece di attaccare con eccessiva irruenza. Così si accorse che lui era un po’ lento se veniva attaccato da destra e sembrava avere qualche problema a spostare il peso da una gamba all’altra. Dio! Era così irritante che rimanesse contro quel muro, imprendendole di sfoggiare mosse migliori. Ma Madame le aveva insegnato che tirare di scherma significava adattarsi e così fece, Si buttò in una finta a sinistra, poi piroettò a desta rapidissima e affondò. La punta lo colpì alla spalla con notevole forza.
-Bene- disse lui –Questa mossa era…-
Ma Buffy si mosse ancora, prima all’indietro e poi in avanti, colpendolo abbastanza facilmente al petto. L’uomo incominciò a ridere. Allora lei si esibì in una stoccata e segnò un altro colpo, basso ma forte, al fianco destro. Quella volta lui barcollò.
-Stiamo prendendo il thè o combattendo?- domando lei, con il sangue alla testa.
-Ora si che stiamo combattendo-
Continuarono a battersi. Però l’avversario era così forte che l’unico vantaggio che aveva Buffy era la rapidità; saltò a destra poi a sinistra, cercando un varco, che non trovò.
Alla fine frustrata gridò.
-Non è giusto! Avete il muro che vi ripara la schiena. Perché non avanzate e combattete da uomo?-
Lui abbassò la guardia, togliendosi la maschera. I suoi capelli biondi erano madidi di sudore.
-So già, signorina Summers, che per voi non sono degno di quel nome-
Buffy fissò inorridita la sua faccia, i suoi abbaglianti occhi blu. Lord William Shelby? Prima che le venisse in mente di dire qualcosa, lui barcollò e cadde a terra.
Subito dalle tenebre sbucò il fedele servitore, che la guardò con disprezzo.
-Ve l’avevo detto, signore, che sarebbe stato troppo faticoso- sbottò in una pesante accento scozzese, mentre s’inginocchiava al fianco del padrone.
-Posso…essere d’aiuto?- balbettò Buffy.
-Avete già fatto abbastanza!-
Amareggiata e confusa, lei si voltò e fuggì via.

Quando finalmente incontro Madame, Buffy la tirò in disparte.
-Vi ho cercato tutta la mattina- le sibilò.
-Davvero? Per quale motivo?-
-Per dirvi che non ho alcun’intenzione di prendere lezioni da lord Shelby -
-Mi dispiace molto sentire questa cosa. Lui mi ha detto che è rimasto molto impressionato dal vostro incontro-
-Io l’ho trovato insopportabile-
-Ah si? E come vi è sembrato come spadaccino?-
Buffy fece una pausa.
- E’ un campione- ammise –Nonostante ciò, mi rifluito di combattere di nuovo con lui-
Madame la condusse dentro la sala da pranzo e la fece sedere.
-Lo temevo- mormorò –Quando si è giovani si vedono le cose da un punto di vista così ristretto. Così egoista!-
Buffy rimase a bocca aperta –Egoista?-
-Ma certo! Lord Shelby, sapete, è stato colpito da una terribile sfortuna. Io ho scambiato qualche lettera con i dottori che l’hanno curato. Credono che sia possibile che un giorno riprenda a camminare, ma… non finché non si decide a provare. E lui ci ha rinunciato. Si è arreso, secondo il suo punto di vista, perdendo l’uso della gamba ha perso ogni motivo per vivere-
-Mi dispiace sentirlo, ma non vedo cos’abbia a che fare con me-
Madame sembrò non aver udito l’obbiezione.
-Nello stato in cui si trova non avrebbe accettato di allenare un uomo. Ha davvero un orgoglio fuori dal comune. E tuttavia, speravo che non trovasse umiliante dare lezioni a voi-
Buffy si morse il labbro. –Pensate che darmi lezioni possa aiutarlo?-
-Non solo lo penso, ma ne sono convinta. Terrà occupata la sua mente e addestrato il corpo…o quel che ne rimane. Mi addolora vederlo diventato così pigro-
-Parlate come se lo conosciate bene-
-Siamo vecchi amici- mentre lo pronunciava, Madame sorrise misteriosamente e una strana luce si accese negli occhi, Buffy provò un’incomprensibile fitta al cuore. “Sono stati amanti?” si chiese, ma si pentì immediatamente di averlo fatto. Certo che lo erano stati! L’elegante Madame era proprio la donna capace di affascinare un come lord Shelby.
-Avete mai combattuto contro di lui?- le chiese.
- No. Quando ci frequentavamo, non avrebbe mai incrociato la spada con una donna. Neppure per gioco-
-Allora forse dovrebbe dare lezioni a voi- esclamò Buffy con un’amarezza che non avrebbe dovuto avere.
-Non siate sciocca, bambina- ribatté la contessa –Non sarei mai un avversario degno di lui-
Buffy si sentiva divisa in due. Una metà volva lavarsi le mani per sempre del caos che era incominciato quando aveva incontrato lord Shelby. La prima impressione… e tutta via l’altra metà desiderava provare a lui, e se stessa, che poteva batterlo e imparare a infliggere colpi con la sua stessa velocità.
“Non sarebbe una grande vittoria” penso poi “trionfare su un invalido” ma quella mattina in giardino lui aveva destato in lei una folle voglia di imporsi. Non era certo sembrato un invalido in quell’occasione!
-Se veramente credete- disse leggermente –che io possa in qualche modo aiutare lord Shelby, naturalmente mi piagherò al vostro volere-
Il sorriso che la contessa gli rivolse fu abbaiante.
-Oh, Elisabeth, come mi rendete felice!-
Solo quando Madame ebbe finito di abbracciarla e si furono entrambe recate a pranzare, una spiacevole domanda spuntò nella mente di Buffy. Perché la contessa era così ansiosa che William Shelby guarisse? Forse perché desiderava riprendere il discorso amoroso interrotto a suo tempo?

Capitolo 9

-No, no, no- sbraitava lord Shelby dalla sua sedia in giardino –Non così. Era orribile. Non imparerete mai?-
-Mi dispiace- ribatté Buffy –Ero impegnata a respingere il vostro coulè!-
-Un coulè non si respinge- ruggì lui –Si para. E il vostro piede davanti punta di nuovo all’interno-
Adirata, Buffy spostò verso l’esterno la punta dei piedi in modo da sembrare un’anatra.
-Così va meglio?-
Lord Shelby alzò la mano verso il suo servitore in cenno di richiamo –Andiamocene, Xander: la signorina Summers è di nuovo in vena di ironia-
-Oh, davvero? Vi chiedo umilmente perdono, grande maestro- e Buffy si profuse in un enfatico inchino di scuse.
-E da insolenza, pure-
Xander, il tetro servitore, uscì dal colonnato, dove si ripara dal vento pungente.
-Benissimo milord-
-Rimanete dove accidente siete, Xander!- gridò Buffy puntando la spada contro l’uomo, che indietreggiò rapidamente.
-E voi moderate il linguaggio, signorina Summers - la rimproverò della sua sedia lord Shelby.
-Andate all’inferno- borbottò lei, infuriato con il suo insegnante, ma ancora di più con se stessa per aver preso le staffe. Tra settimane di lezione le avevano confermato che William Shelby era una persona sgradevole, ma perché doveva sempre essere così duro? Nulla di quello che lei faceva le aveva mai procurato lode.
-A parte la posizione della mano e del mio piede davanti, cosa non c’era che non andava nella mia mossa?-
-Che mi avete quasi colpito- bofonchiò lui agitandosi sulla sedia.
Buffy lo fissò stupita, mentre le sue emozioni mutavano bruscamente –Lo… lo pensate davvero?- chiese con umiltà.
-Ho detto quasi- abbaiò in risposta –Ora riprovate-
Lei obbedì e lo slancio le fece superare la sedia.
-Spostate la gamba indietro!- tuonò lord Shelby. Buffy tentò la correzione mentre era ancora in movimento e… finì lunga distesa a terra.
-Alzatevi! Alzatevi!- tagliò corto lui e la ragazza si alzò in piedi odiando il maestro con tutte le sue forze. Facile per lui dare ordine, seduto comodamente sulla sua sedia come un maledetto pascià!
-Mi avete detto che il valore della flechè risiede nell’elemento sorpresa- gridò Buffy furiosa –Come posso sorprendervi, se mi dite voi cosa devo fare?-
-Se mai imparerete a eseguirla bene- ribatté lui con calma esasperante –state tranquilla che mi stupirete-
-Oh, siete l’uomo più…insopportabile che abbia mai conosciuto-
-Mi hanno detto cose peggiori- da dietro la maschera le parole erano risuonate divertite. Quasi allegre era la prima volta che accadeva. “Forza” si disse Buffy “Rimarrò nella posizione corretta. Saprò attendere. Non sarò irruente” si rimase in posizione per effettuare la flechè. Lui batté la spada sulla sua con atteggiamento indifferente.
-Il braccio dovrebbe essere disteso- la informò poi. Allora Buffy fece un passo indietro, si mise in guardia.
-Chissà se verrà il giorno- incominciò –in cui non vedrete soltanto i difett…- e poi lo colpì, slanciandosi nella flechè. Lui non ebbe neppure il tempo di alzare la spada e la punta lo colpì direttamente al petto. Scoppiando di gioia, le non riuscì a sfruttare il vantaggio e lo assalì a testa bassa. Udì un colpo, poi un grido soffocato. Per un momento la sedia barcollò sulle gambe di dietro e infine si ribaltò, facendoli cadere sull’erba, uno sull’altro.
- Uuf- esclamò lord Shelby.
- Milord!- gridò Xander saltando verso il padrone.
-Oh, dannazione- mormorò Buffy, avviluppata in un intrico di lame, membra e pezzi di sedia. Si aspettava di essere rimproverata. Invece lord Shelby scoppio a ridere. Lei lasciò cadere la spada. La mano che lui aveva steso in avanti per ripararsi era schiacciata sul suo petto.
- Touchè, Signorina Summers - dichiarò lui. Il suo volto era così vicino che anche attraverso la maschera Buffy poteva sentire il suo respiro.
- Un’eccellente flechè, davvero!-
Subito lei rotolò su un fianco e finì stesa a terra accanto a lui, ma il guanto di Shelby sembrò indugiare qualche instante di troppo sul suo seno, infondendole calore nonostante la gelida alba di febbraio.
-Credo che abbiate davvero oltrepassato ogni limite, milord- lo rimproverò Xander, correndo a recuperare l’arma del padrone e a rimettere a posto quel che rimaneva della sedia.
-Il dottore vi ha detto…-
-Al diavolo il dottore. Non ha mia eseguito una flechè come questa, lui- Buffy nel frattempo si era alzata, aveva offerto una mano all’istruttore, ma Xander l’aveva scostata con malagrazia.
-Credo davvero che sia abbastanza per oggi, milord- insistette trovo.
Lord Shelby si alzò la maschera e Buffy fece altrettanto. I loro occhi si incontrarono…
-Suppongo di si- rispose lui riluttante –Ma era davvero un’ottima flechè-
Buffy arrossì –Grazie, milord- balbettò.
Shelby se n’andò zoppicando faticosamente. Si fermò solo una volta per gridarle senza voltarsi.
-Allora a dopodomani! All’alba! Forse riusciremo finalmente ad ottenere qualcosa-

Buffy corse nella sua stanza, senza nemmeno fermarsi in cucina per l’abituale tazza di tè. Le bruciava la faccia, e non solo per l’esposizione al vento gelido. Il compimento di lord Shelby l’aveva messa in agitazione. Era così abituata alla sua freddezza insoddisfatta, che quell’affermazione l’aveva riempita di orgoglio.
Arrivata in camera, dove le sua compagne dormivano ancora, sentì una fitta nella coscia con cui l’avevo travolto. Si fermò a massaggiarsi e colse la propria immagine nello specchio. Sconvolta si avvicinò e si vide così diversa! Il freddo le aveva donato alle guance un colore più vivo di qualsiasi trucco: i capelli spettinati scintillavano sotto i riflessi del sole, gli occhi lanciavano abbaglianti raggi dorati. Si portò le mani alla guancia.
- Sei ferita?-
La voce ansiosa di Willow le fece fare un salto.
-No, no, per nulla. Mi sembrava…ma sto bene-
Anche Fred si stava svegliando.
-Dio, che freddo!- balzò dentro al vestito. –Davvero non riesco a capire come dai a sopportare quest’alzattacce con questo clima, Buffy-
-Soprattutto per un’attività assurda come la scherma- quella era Darla, fresca come una rosa anche appena svegliata, con i capelli perfettamente acconciati.
-Sei solo gelosa- disse Willow a Darla
-Gelosa?- ribatté la ragazza –Io? Di quella? Difficile-
-Dovresti invece- la incalzò Willow – Le dà lezioni un giovane signore estremamente affascinante-
Buffy lanciò uno sguardo di rimprovero all’amica, ma ormai il danno era fatto.
-Pensavo ti desse lezioni Madame- disse Darla a Buffy, stingendo le palpebre fino a ridurle a due fessure.
-Io…io….All’inizio si, ma poi ho imparato tutto quello che aveva da insegnarmi e mi ha affidata ha un altro insegnante-
-Un giovane signore di valore non perderebbe il suo tempo ad insegnare scherma a una ragazza. Chi è, dunque?-
Willow perse la sua occasione di stare zitta. –Oh, tutti in Inghilterra conoscono lord Shelby!-
La fronte si Darla, che era prima corrugata, si distese immediatamente.
-Buon Dio, avevate parlato di un giovane signore. Lord Shelby è attempato! E pare anche che le sue sostante abbiano ricevuto un duro colpo-
-Come fai- sibilò Fred –A conoscere le condizioni finanziare di tutta la nobiltà inglese?-
-E in più è invalido- continuò Darla –Non mi stupisco che non sappia come impiegare il suo tempo-
-Un invalido?- esclamò con occhi sgranati Fred.
-E in ogni caso un uomo bellissimo- dichiarò Willow – Occhi blu, colorito abbronzato, capelli biondo cenere-
-Sembra un sogno- aggiunse Fred.
-Per me è grasso- commentò Darla esaminandosi davanti allo specchio.
-E tu cosa pensi, Buffy?- chiese Fred curiosa.
Inaspettatamente Buffy arrossì. Riprovò la sensazione di quel corpo schiacciato contro il suo, di quella mano sul seno, delle loro bocche che si sfioravano divise solo dalle maschere. Il torace di William Shelby era largo e caldo, i suoi fianchi forti…
-Dico che faremo tardi a colazione- rispose bruscamente –E io, a differenza di voi marmotte, ho faticato e ho una gran fame. Così se mi volete scusare…- e si affrettò alla porta.

La questione dell’età di lord Shelby occupò la mente di Buffy per tutto il giorno e anche per il successivo, mentre ascoltava distrattamente la noiosissima lezione della signora Caldburn sul modo corretto di istruire la servitù, poi passava alla lezione di ricamo, all’ora di equitazione all’amazzone, a un’interminabile sessione di valzer con monsieur Albert e, infine, assisteva alla coinvolgente conferenza del professor Hallaby sulle Egloghe di Virgilio.
Finalmente arrivò il momento della scherma. Buffy si vestì in fretta e scese di corsa in giardino, dove lord Shelby l’aspettava già, seduto sulla sua sedia.
-Siete in ritardo- mugugnò, mentre lei arrivava correndo.
-Mi dispiace- rispose umilmente Buffy e si mise la maschera –Non accadrà più-
-Bene, allora iniziamo- disse lui in tono quasi gentile, rispetto al solito –Per il momento lavoriamo un po’ sulle posizioni dei piedi. Gagmez la mesure!-
Buffy fece un passo in avanti, preoccupandosi di bilanciare correttamente il peso, mentre lord Shelby la controllava con attenzione.
-Ora, rompez!- lei indietreggiò, movendo per primo il piede giusto. – Gagmez!, Rompez!, Gagmez!- dovette ripetere gli esercizi fino a quando non fu tutta indolenzita. Però che felicità! Non era riuscito a rimproverarla neanche una volta.
-Engagez!- sbraitò l’istruttore improvvisamente e lei si protese. Le due lame si toccarono. Shelby rispose con una parata pulita ed elegante, senza alcun spreco di movimenti o di forza. Buffy indietreggiò.
-Perché vi ritirate?- le gridò lui –Eravate in una posizione perfetta per usare il croisè-
-La vostra parata era troppo potente -
-Sciocchezze. Siete perfettamente in grado di reggerla-
Buffy stinse i denti e attaccò ancora. Lui parò, ma questa volta lateralmente, rovinandole ogni possibilità di eseguire il croisè.
-Non è giusto, non me lo aspettavo!- gridò Buffy, iniziando ad irritarsi.
-Chi ripete due volte la stessa mossa è davvero uno spadaccino modesto-
Naturalmente aveva ragione, ma quello non fece che irritarla di più. Attaccò di nuovo, ma questa volta il croisè fu effettuato dal suo istruttore e la spada le volò dall’altra parte del giardino.
-Che bastardo!- le sfuggì.
-Chi ripete due volte…-
-Oh, chiudete la bocca!-
Lui rilassò la schiena contro la sedia –Voi non piangete mai, signorina Summers?-
-Cosa?-
-Vi ho chiesto se per caso a volte piangete. Quasi tutte le…no, mi correggo… tutte le donne che conosco, in una situazione come questa, si sarebbero messe a piangere per la frustrazione-
-No- tagliò corto lei –Io m’infurio-
Lui annuì lentamente –Ho notato-
-Piangere non serve a nulla-
-Forse potrebbe convincermi a trattarvi più dolcemente-
Buffy stava attraversando il giardino per riprendere la sua spada. Quella frase la immobilizzò nel bel mezzo del passo.
-E perché diavolo doveri volere una cosa del genere?-
-Non lo so. Ma dovete comunque stare attenta alle vostre reazioni. Nella scherma non dovete mai, dico mai, permettere che il cuore prenda il sopravvento sulla mente-
-Cosa ne sapete voi del cuore?- mormorò Buffy, chinandosi a raccogliere la spada.
-Avete ragione- ripose lui con tono divertito –Sono davvero un essere senza cuore. Un crudele, miserabile, vecchio bastardo!-
-Quanto vecchio, esattamente?- approfittò lei.
Lui si tolse la maschera e fece segno a Xander di portargli del vino.
-Settantanove anni- Buffy gli posò la lama sul petto all’altezza del cuore –Oh, beh ventotto-
-Non siete particolarmente vecchio- esclamò lei sorpresa.
-Vecchissimo, per un esserino giovane e inesperto come voi! Gradite un bicchiere di vino?- Buffy annuì alzando la maschera. Xander di malavoglia le portò un bicchiere.
-Cosa state rimuginando?- le chiese William. Ora Buffy sapeva l’età del suo istruttore, aveva incominciato a chiedersi quale potesse essere quella di Madame. Se lei e la signora Chase avevano debuttato nello stesso anno e Vanessa aveva ormai vent’anni, quello significava…
-Nulla- rispose lei, immensamente gratificata dal pensiero di Madame doveva avere almeno nove anni più di lui, se non dieci. Non sapeva perché, ma quella riflessione la rendeva estremamente lieta.
-Continuiamo?-
-Credo, milord- esclamò con tono preoccupato Xander mentre avanzava verso il padrone porgendogli le stampelle.
-Che per oggi vi siate sforzato abbastanza-
Sua signoria sorrise tristemente.
-Mi piacerebbe molto restare a giocare con voi- disse in tono infantile –Ma la tata non me lo premette. Facciamo dopodomani?- poi Xander lo portò via. Buffy annuì, con voce strozzata da un nodo di compassione. Ma lui non voleva la sua pietà, n’aveva abbastanza già del resto del mondo.
-Dopodomani- confermò lei quando ritrovò fiato. Senza voltarsi, lui fece un cenno con il capo e si allontanò zoppicando sull’erba ghiacciata.


Capitolo 10

Nella quiete ora pretendente all’alba, lord Shelby tirò il cordone che azionava la campanella per chiamare il suo federe servitore e attese. E attese. Dopo aver aspettato fin troppo, impugnò le stampelle, si alzò in piedi e andò a bussare alla porta di Xander.
-Accidenti a te, svegliati…arriveremo in ritardo!- ruggì . Finalmente l’uomo comparve sulla soglia mentre si infilava la camicia nei pantaloni.
-Chissà che tragedia- mugugnò affrettandosi ad accendere la lampada –Un uomo della vostra età dovrebbe impiegare il tempo in modo più costruttivo, e non correre dietro a una ragazzina inglese che potrebbe essere vostra figlia-
-Non le sto correndo dietro. Le sto dando lezioni di scherma- lord Shelby aspettò impaziente che Xander potasse l’occorrente per lavoralo –E stai esagerando il divario d’età che c’è tra di noi-
-Chiedo scusa milord- ribatté lui con una smorfia –Ma un tempo non vi interessavano le bambine-
-Per tua norma è regola, sto solo facendo un favore alla contessa. Per qualche strana ragione pensa che grazie alle mie lezioni di scherma la signorina Summers posso acquistare un po’ di autostima-
-Un favore di due mesi?-
Lord Shelby prese il telo e si asciugò il volto –Lo sai, Xander, le persone di servizio in genere non osano mettere in discussione le decisioni dei loro padroni-
-Qualcuno deve pur conservare il buon senso- borbottò Xander scuro in volto –Quella ragazzina vi sta troppo a cuore-
Ripensandoci più onestamente, William dovette riconoscere che Xander non aveva tutti i torti. Elisabeth Summers poteva essere una ragazzina, ma era anche in procinto di diventare una spadaccina eccezionale.
Era commovente vedere con quale dedizione si era buttata nella scherma. La cocciutaggine con cui l’aveva intrapresa ricordava stranamente a William lo slancio con cui aveva iniziato lui stesso da giovane.
Lei aveva una grande brama di imparare, una smania di movimento, competizione, insaziabile quando la sua. Veramente non aveva mai conosciuto una donna come lei…e ne aveva conosciute molte. Provava una nuova forma di piacere a contemplare quel giovane corpo forte e flessuoso che rispondeva ai suoi comandi…
Dio. Che Xander avesse ragione? Che il piacere che trovava in quelle lezioni avesse un inconscio impulso sessuale? “Ma certo che no!” si disse con decisione “E’ solo un favore a Anya…”
-Portami le stampelle- disse seccamente avviandosi verso la porta. Poi si fermò, notando la lettera posata sulla mensola del camino –Quando è arrivata?-
-Ieri-
William saltellò a prenderla –E perché non me l’hai detto subito? Maledizione, e di Woffentin! Viene dal reggimento- aprì la busta e si fece portare la lampada –Oh Dio!- esclamò dopo aver letto i primi paragrafi.
-Cattive notizie, milord?-
-Oh, Dio, DIO!- William stava leggendo con le mani contratte sul foglio –Maledetti francesi!- appallottolò la lettera e la gettò a terra con rabbia.
-Il dottore dice che sua signoria non si deve agitare- mormorò Xander.
-Al diavolo il dottore, all’inferno tutti il maledettissimo mondo!- strinse gli occhi –Coraggioso, caro Tarkville-
-Forse, Milord- disse con dolcezza Xander –E meglio se rimaniate in albergo dopo questa notizia-
-Se me l’avessi fatta leggeri ieri sera, sarebbe stato meglio. Neppure così riuscirai ad impedirmi di uscire. Accidenti anche a te Xander-
Per nulla intimidito, il seriore prese l’equipaggiamento per la scherma e si avvio ad aprire la porta al suo padrone.


Buffy era perplessa. La famigliarità che le era sembrata di aver raggiunto con il suo istruttore durante il pretendente incontro era completamente svanita. Lui urlava, sbottava e trovava errori in ogni sua mossa.
-Cosa c’è che non andava in quella parta?- gridò amareggiata –Neppure Marozzo avrebbe potuta eseguirla meglio! Cose vi succede oggi?-
Ci fu una pausa. Lui alzò lentamente la maschera.
-Vi chiedo scusa- le disse –Questa mattina ho ricevuto cattive notizie dal mio reggimento…pardon, dal mio ex reggimento- la spiegazione del suo pessimo umore risultò così inattesa che Buffy trasalì.
-Ha subito pesanti perdite in battaglia-
Allora anche Buffy alzò la maschera –Mi spiace molto- disse addolorata –In quale reggimento eravate?-
-Il venticinquesimo della Corona-
Buffy impallidì –Ma è il reggimento di mio fratello!-
-Vostro fratello?- William sgranò gli occhi –Ma si, Summers! Siete la sorella di Liam Summers! Come ho fatto a non pensarci prima? Non preoccupatevi a vostro fratello non è successo nulla, me l’ha assicurato il mio corrispondente-
-Siete certo?-
-Assolutamente- William seguitava a fissarla –Certo…che non vi somigliate molto-
-Già, anche se sono più muscolosa della maggior parte delle ragazze- e Buffy passò dal pallore al rosso paonazzo in un istante.
-Perché siete arrossita?- domandò William –non c’è nulla di vergognoso nell’avere una costruzione forte e robusta come la vostra-
-No, se si è un uomo- Buffy non poté fare a meno di pensare alla corporatura minuta e aggraziata di Madame.
-Neppure se si è donna- insistette William –Personalmente, io m’innervosisco quando frequento donne troppo fragili. Mi sento un elefante in un negozio di cristalleria…sempre preoccupato di rompere qualcosa. Ma voi…-la guardò dalla testa ai piedi –Nulla da rompere. Siete la degna sorella di Liam Summers!-
-Gemella,ma non ci assomigliamo per nulla per precisione. Tutti i miei fratelli sono al fronte. Ci sarei andata anch’io, se avessi potuto-
-Non dice così, vostra madre sarà lieta di avere almeno una figlia, che non corra i pericoli della guerra-
-No, lei avrebbe preferito un altro maschio-
-Per quale ragione dite una cosa del genere?-
-Oh…- Buffy incominciò a perdere a calci l’erba –Beh sono arrivata io. Negata per la danza, la moda, il ricamo. Capace solo di fare cose da uomo, come cacciare, cavalcare, sparare…-
-Tirare di scherma- aggiunse William.
-Siete molto gentile a dirlo, ma non so dove mi porterà, tra i membri dell’altra società, voglio dire, Madame predica che dobbiamo curare i nostri talenti ma gli uomini preferiscono le ragazze docili, delicate-
- Trovare un marito è il colmo delle vostre aspirazioni signorina Summers?-
-No!- gridò lei –Non voglio assolutamente sposarmi-
-E allora cosa volete fare?-
-Non lo so- confessò lei –Prima desideravo raggiungere Liam al fronte, ma Madame mi ha convinto che per lui sarebbe stato terribilmente imbarazzante…-
-Madame è una donna molto saggia-
-Mi manca tanto Liam. Devo scrivergli, così racconterò anche che vi ho conosciuto-
William alzò la testa di scatto allarmato –Il lord Shelby che ha conosciuto vostro fratello…non era proprio una brava persona-
Buffy fece una smorfia –E ora com’è?-
-Una specie di rottame- sorrise triste lui –Ricominciamo? A proposito, dovete scusarmi; non c’è nulla di sbagliato nella vostra portata. Invece ora stata tenendo le spalle in maniera completamente sbagliata. Vi faccio vedere- Buffy si avvicinò alla sedia e rimase ferma come un sasso mente lui posava le mani sul giubbetto per mostrarle la giusta posizione. Il suo tocco era gentile. Improvvisamente Buffy si chiese come sarebbe stato essere baciata da lui, nonostante la protezione del cotone e dell’imbottitura, la sua pelle fremeva sotto le mani di lord Shelby –Ora eseguite di nuovo la septime-
Lei ci provò, ma sentiva le membra fiacche e senza forza.
-Milord- iniziò Xander.
-Si, hai ragione, è stanca- annuì William –Abbiamo fatto abbastanza per oggi. Ma devo insistere signorina Summers, non parlare di me con vostro fratello-
-Non potevate essere così odioso!-
-Oh- rispose William andandosene zoppicando –Molto peggio-

A Buffy era successo qualcosa di strano e sconvolgente: le lezioni di scherma avevano assunto un’importanza spropositata. Qualsiasi altra cosa stesse facendo- sia che fosse a cena o a chiacchierare con le amiche o a cavalcare- si ritrovava costantemente a ripensare alle parole e alle espressioni del suo istruttore: come l’aveva rimproverata per una mossa sbagliata, come aveva riso a una sua battuta, coma avevano scintillato i suoi formidabili occhi blu, con che tocco leggero le aveva corretto la postura…viveva solo per il momento della lezione successiva.
Avrebbe voluto parlare a qualcuno dei suoi strani sentimenti. Willow sarebbe stata la persona più adatta, ma non le perdonava di aver rivelato a Darla l’identità del suo istruttore. Fred era troppo propensa a vedere il lato romantico di tutte le cose e Darla…beh, Darla aveva già espresso chiaramente la sua opinione su lord Shelby. Le sarebbe piaciuto parlare a Madame, ma no…non con il sospetto che i due fossero stati amanti. E confidarsi con la Signora Chase era fuori discussione: quella donna avrebbe immediatamente incominciato a ricamare le loro iniziali sulle lenzuola del corredo.
Non che pensasse di sposarlo! Innanzi tutto perché era un invalido e lei non avrebbe mai potuto condividere con il marito nulla delle cose che più amava: l’equitazione, il nuoto, la caccia…ma poi perché lui non l’avrebbe mai corteggiata. Si, certo, trovava piacevole combattere con lei, come succedeva agli amici dei suoi fratelli, ma sicuramente rivolgeva le sue attenzioni sentimentali a quelle piccole donne delicate che aveva tanto timore di rompere.
-A cosa stai pensando?- le chiese Fred durante una delle interminabili lezioni della signora Caldburn.
Buffy sussultò –A nulla, nulla- la signora Caldburn la fulminò con un’occhiataccia.
-Potreste farmi sentire le poche cose interessanti che dicono in questa scuola?- chiese Darla alle compagne con tono acido.
Fred alzò lo sguardo al cielo –Speriamo che durante la visita della contessa Clayton, trovi immediatamente un corteggiatore che se la porti via- sussurrò alle orecchie dell’amica.
-Quale visita?- domandò allarmata Buffy.
-Ma dove hai la testa da un po’, Buff?- Fred scosse la testa –Ce l’ha comunicato la signora Chase ieri sera. Siamo state invitate anche per pasqua-
Buffy gemette –Oh, no. Non di nuovo-
-E non è tutto- le confidò Fred –Sono invitate anche le nostre madri-
-Le nostre…oh, mio Dio…io non ci andrò!- annunciò Buffy.
-Non credo che potrai evitarlo- disse Willow –Questa volta è una specie di valutazione dei nostri progressi. Per mostrare ai nostri genitori che i loro soldi sono ben spesi-
-Avrei dovuto fuggire nella Fiandre quando ne avevo la possibilità- esclamò abbattuta Buffy mentre la lezione terminava e si avviò a prendere il thè con un umore tetro che non aveva più avuto da tempo-

-Così non va- dichiarò lord Shelby, mentre Buffy tentava una finta –Non ingannerebbe neppure un bambino. Riprovate- lei lo fece e lui sospirò –Ancora peggio. Che succede a voi, stamattina, Signorina Summers? Non vi ho mai visto così. Siete fiacca e…distratta. State male?-
-No-
-Siete innamorata?-
Lei alzò la testa di scatto –Certo che no!-
-Non riesco a immaginare quale altra afflizione possa trasformare una leonessa come vuoi in una gattina-
Buffy distolse lo sguardo. Nel giardino si stavano manifestando i primi segni della primavera: l’erba aveva ritrovato uno più squillante tonalità di verde, di fiori e il cielo era senza nubi –Molto bene, ve lo dirò- esplose –Per pasqua saremo tutte costretta a recarci di nuovo a Casa Clayton. E anche i nostri genitori sono invitati. Ci sarò…. Mia madre!!-
-Capisco- fece lui con voce seria e profonda.
-Come potete capire?-
- Anch’io ho una madre-
-Non come la mia. E comunque siete un uomo. Per voi è diverso-
-In che senso?-
-In tutto- rispose afflitta Buffy. Cercò un esempio –Vostra madre vi dice mai che ciondolate sgraziato?-
-Da un po’ di tempo no- rispose lord Shelby ridacchiando.
Buffy arrossì dietro la maschera –Scusatemi-
-Quando combattete, non ciondolate sbagliata-
-Ma con la scherma è diverso! Siamo solo io e il mio avversario. Non c’è un’intera sala da ballo che mi osserva-
-Forse potete fingere che la sala da ballo sia un campo di scherma. Per esempio, ora…fate finta di essere avvicinata da un corteggiatore…-
-Non sono mai stata avvicinata da un corteggiatore-
-Facciamo finta che sia così. Immaginiamo che lui inizi una conversazione…-
-Inimmaginabile-
-Perché vi buttate giù in questo modo?- lord Shelby si tolse la maschera e le fece cenno di fare altrettanto. Titubante, lei obbedì. –Vediamo. Chiudete gli occhi. Siamo nella sala da ballo della contessa di Clayton. Io mi avvicino a voi. E vi dico “Buonasera, come state?” cosa mi rispondete?-
-Non so, suppongo con qualcosa di simile a “Bene, grazie, e voi?”-
William scosse la testa –No, no, questo è l’equivalente di una parata semplice. Dovete fare una mossa che stupisca il vostro avversario-
-Un eventuale corteggiatore non è un avversario-
-Ma certo che lo è! Il rituale dell’alta società, signorina Summers, non è molto diverso da un duello di scherma. Dovete tenere il vostro avversario sulle spine, incapace di difendersi. Riproviamo -
-Ritirata- esclamò Buffy sorridendo.
-Su, su signorina Summers-
- Devo gagner le mesure?-
-Esatto. Siate voi stessa. Fatemi vedere. “Buonasera, come state?”-
-“Bene, grazie. Avete mai partecipato a una festa così mortalmente noiosa?”-
-Va già meglio- commentò divertito William –Almeno dimostra uno spirito ribello e fiero. Ma ora il vostro avversario ribatte “Lo pensavo anch’io, fino a quando non vi ho vista”
-Oh per amor del cielo, che stupidaggine!-
-Benissimo, signorina Summers!-
Lei lo fissò –Non starete dicendo sul serio?-
-Certo! Avete eseguito l’equivalente verbale di un affondo. Ora il vostro avversario dovrà dimostrare di essere alla vostra altezza. Se alzasse un sopracciglio si mostrasse offeso- loro Shelby assunse un’espressione scandalizzata -…voi avreste vinto l’incontro e avreste capito immediatamente che il vostro avversario non era degno. Ma…se rispondesse “Oh, è vero. Pensavo che a tutte le donne piacesse sentirsi dire stupidaggini come queste” ecco che le cose potrebbero andare-
-Nessun gentiluomo risponderebbe così- protestò Buffy.
-Io si- ribatté lui –E comunque come potete saperlo se non provate? Cosa direste voi in quel caso?-
-Direi…. “Cosa vi ha spinto ad attaccare discorso con me?”
-“Penso che siate la donna più bella che abbia mai visto”
-Oh, questo no!- gridò Buffy –Questo è davvero oltre ogni immaginazione-
-E poi direi- continuò William –Mi fareste l’onore di ballare con me?”-
-E io rifiuterei-
-Perché?-
-Direi…“Ballo malissimo”-
-“Non posso crederci”-
- E’ vero. Chiedetelo al professor…-
-No, no, ve lo dicevo immaginando di essere il vostro pretendente-
Buffy ci pensò su –“Allora ve lo dimostrerò”
-Benissimo signorina Summers, benissimo-
Lei arrossì –Beh, era l’unica cosa da fare. Se questo smidollato continua a trovarmi attraente, basterà un giro di pista per fargli cambiare idea-
-Dunque, ora stiamo ballando e voi scoprite che sono un vero incapace: vi pesto i piedi, inciampo, ma non vi lascio la mano- e afferrò il polso di Buffy. –“Colombella, è stati divino. Balliamo ancora?-
-“Caro signore!- incominciò Buffy ridendo –“Dobbiamo immediatamente convolare a giuste nozze. Siamo proprio fatti l’uno per l’altro”-
William annuì soddisfatto –Io chiamo la carrozza, fuggiamo insieme e viviamo per sempre felici e contenti. Fine dello scontro. Touchè - le strinse leggermente le mani, poi le lasciò-
Buffy smise di ridere –Le cose non vanno proprio così-
-In effetti no- riconobbe lord Shelby –Ma dovete tenere in mente che tutti, ovunque, si sentono goffi e incerti come voi-
-Non è vero- rispose Buffy pensando a Darla.
-Beh, quasi tutti. Tutte le presone che rappresentano un valido avversario, le persone sensibili, intelligenti e gentili. L’imbarazzo è parte della condizione umana e coloro che deridono gli altri stanno solo tentando di combattere il proprio senso d’inadeguatezza-
Lei lo guardò. I suoi occhi blu bruciavano di intensità “Come fa a saperlo?” si chiese “Proprio una sensazioni come queste mi hanno spinto a trattarlo così la prima volta che ci siamo incontrati”
-Siete sempre così saggio?- gli chiese sottovoce.
-Mi piacerebbe rispondere “Si, ma l’ho tenuto nascosto eccezionalmente bene” Ora…- indicò il ginocchio -…non c’è più motivo di dissimulare. Questo è l’unico guadagno che ho ricevuto dal mio…indicente. Signorina Summers…-
- E’ ora che andiate a riposare, milord- lo interruppe Xander con tono perentorio.
-…da qualche parte là fuori vi aspetta un avversario degno di voi- continuò lui alzandosi dalla sedia.
-Ma non lo troverete mai, se continuate ad evitare lo scontro-
Buffy si chinò a raccogliere la spada da terra –E voi…voi ci sarete? A casa Clayton, intendo-
-Certamente. Nessun insegnante degno di questo nome, perderebbe mai la prima vera prova del suo pupillo-
-Spero di non deludervi-
-Lo spero anch’io. Ricordate…si tratta solo di un incontro di scherma-

Capitolo 11

A casa Clayton, nella camera riservata alle studentesse del collegio, Buffy stava tentando di sbirciare la propria immagine nello specchio, sempre occupato da Darla.
-Sei radiosa- esclamò Fred –Spostati, Darla, non riesce a vedersi. E’ un abito nuovo?-
-Me l’ha inviato mia madre- rispose sorridendo Buffy –Madame mi ha aiutato a togliere un chilo di pizzi, fronzoli e rose ricamate. Mi dice sempre che dovrei vestire come un greca…in modo semplice e sobrio-
-Adesso è semplice e sobrio- concordò Willow –e straordinariamente affascinante-
Dal momento che Darla non condivideva l’entusiasmo delle altre, Buffy si guardò intorno –Anche voi due state benissimo. Fred mi piace molto la tua acconciatura-
Darla temine di agganciarsi al collo una stupenda collana di zaffiri e si avviò verso la porta –Ora, se volete scusarmi, la contessa mi ha chiesto di aiutarla a ricevere gli ospiti-
-Non mi stupisce- sussurrò Fred –Quello due sono proprio uguali- poi si guardò allo specchio con aria mesta –Mio Dio, come sono grassa!-
-Ma no- disse Willow –Non dire stupidaggini. Ma tu, Buffy, a cosa stai pensando? Stasera sei particolarmente silenziosa-
-Chi? Io? Nulla di particolare- in effetti avrebbe preferito che sua madre, non le avesse mandato un vestito bianco. Lord Shalby l’aveva sempre vista con la divisa bianca della scherma. Comunque, le modifiche che aveva fatto Madame erano stata straordinarie. L’immagine che vedeva nello specchio era quella di una giovane donna sorprendentemente bella e elegante…e più alta delle altre nella stanza.
Sospirò.
Willow le prese la mano –Andiamo. Non lasciamo per troppo tempo Darla da sola con tutti quegli uomini, potrebbero rovinare la reputazione del nostro collegio-
Naturalmente la prima persa che Buffy incontrò, appena scese le scale, fu sua madre –Elisabeth!- le gridò la baronessa agitando un fazzoletto –Sono qui!-
-Veniamo con te- la confortò Fred e insieme le tre ragazze si fecero strada tra la folla.
-Madre- disse Buffy –ho il piacere di presentarvi le mie amiche più care: la signorina Burkle e la signorina Rosemberg-
-Incantata- rispose distrattamente la madre –Dov’è il vestito che ti ho mandato?-
- E’ questo-
-Non è possibile. Quello che ti ho mandato era decorato con pizzo irlandese e una cascata di rose che costavano…-
-Lady Summers!- Buffy vide con estremo sollievo che la signora Chase stava correndo in suo soccorso –Siete veramente divina! Lasciatemi indovinare: il vostro vestito più essere soltanto di madame Descoux. Nessun’altra sarta in tutta l’Inghilterra sa lavorare la seta come lei-
-Oh, mi conoscete troppo bene, signora Chase - cinguettò la baronessa.
-Avete visto- mormorò Cordelia in tono cospiratorio –che c’è lady Despenser?-
- No. Davvero? E dove?- la baronessa sollevò l’occhialino per scrutare meglio la folla.
-E non immaginerete mai accompagnata da chi!-
-Non me lo dite. Da Anthony Darlington. Ho ragione? Oh, lo sapevo! Ho sentito qualche pettegolezzo sull’argomento quest’inverno a Londra. Mi hanno detto…- poi si interruppe, notando che le tre ragazze stavano ascoltando incuriosite –Via, via, andate a divertirvi, ragazze! Non vedete che stiamo parlando?-
-Si, madre- mormorò Buffy, ricambiando l’occhiata complice che le stava lanciando Cordelia.
-Così questa è tua madre- disse Willow, mentre si recavano dall0altro lato della sala.
-La baronessa in tutto il suo splendore- rispose Buffy.
- E’ la ci sono i miei genitori!- gridò Fred –Ve lì presento-
I signori Burkle erano tranquilli e gentili, leggermente a disagio nella folla scintillante. Accolsero la figlia con evidente calore, baciandola, abbracciandola e chiedendole notizie sul collegio. Buffy avvertì una fitta al petto e non avrebbe più voluto allontanarsi da quel caldo cerchio di felicità famigliare, ma poi Willow dichiarò che stava morendo di sete e le trascinò al buffet, dove le due ragazze presero due coppe di champagne.
-Non ho mai bevuto champagne prima d’ora- disse incerta Buffy.
-Neppure io. Ma Madame mi ha spiegato come fanno a farlo diventare frizzante. Un processo davvero interessante, scoperto da un monaco…-
-Chiedo scusa- sussurrò una voce flautata alla spalle di Buffy. Lei si scostò, immaginando di intralciare l’accesso al buffet, ma gli occhi sgranati di Willow la costrinsero a voltarsi. Davanti a lei c’era il gentiluomo più elegante che avesse mai visto. Indossava una giacca finissima verde oliva, pantaloni di camoscio aderenti e infilati dentro un paio di scintillanti stivali, una camicia di seta bianca e un foulard ricercatissimo. Aveva i capelli neri, una corta barba curata, occhi scuri. Riguardo all’altezza, però, non le arrivava nemmeno alle orecchie.
-So che non siamo stati ancora presentati- continuò il gentiluomo –Ma perdonerete la mia impertinenza. Dovevo assolutamente conosce la più bella invitata della contessa-
Buffy si fece istintivamente da parte, pensando che lo sconosciuto si stesse riferendo a Willow, che era effettivamente molto carina nel suo vestito color rame e i boccoli rossi ben acconciati intorno al viso.
-Questa è la signorina Rosemberg - dichiarò –Willow ho l’onore di presentarti…-
-Lord Strong - il giovane uomo baciò la mano di Willow con un gesto elegante –Ma voi siete?-
-La signorina Summers- dovette rispondere.
-Signorina Summers- il bacio che le posò sulla mano sembrò interminabile –Che grande, immenso piacere sentivi pronunciare il vostro delizioso cognome-
-Oh!- mormorò Buffy imbarazzata, rendendosi improvvisamente conto che era lei la persona che il gentiluomo era così ansioso di conoscere. Non sapendo cosa fare, sorseggiò il suo champagne. Le bollicine pizzicarono e la fecero tossire.
-Ah, champagne- esclamò Lord Strong, prendendone un bicchiere anche per se e facendolo tintinnare contro la coppa di Buffy –L’unica bevanda degna di celebrare l’incontro con la donna dei miei sogni- e le rivolse un sorriso abbagliante.
-Se volete scusarmi- disse Willow allegramente –vedo che la signora Chase mi sta cercando- Buffy le lanciò uno sguardo allarmato, ma l’amica sorrise e stese la mano di nuovo verso il gentiluomo –E’ stato un vero piacere anche per me- cinguettò prima di andarsene.
Gli occhi scuri del giovane lord continuarono a scrutare Buffy, dalla testa ai piedi, con una tale intensità che lei avrebbe voluto morire.
- L’ultima volta che sono stato in Austria- le disse –Ho letto le leggende delle Valchirie. Sapete cosa sono?-
-Credo di no- rispose Buffy, bevendo di nuovo.
-Fanciulle guerriere- continuò lui –Che cavalcano sui campi di battaglia al servizio di Odino, re degli dei germanici, e stagliavano a quale esercito dovesse andare la vittoria. Voi, cara signorina, sembrate proprio una Valchiria- poi si sfrondò in un inchino –Fatemi l’onore Realizzate i miei sogni. Concedetemi questo ballo-
Buffy era sconvolta dall’intensità con cui quell’uomo aveva pronunciato quella parole. Lei non vi credeva affatto, ma la musica stava terminando e in quel momento colse tra la folla, rivolto verso di lei, il viso famigliare di lord Shelby seduto sulla sua poltrona di velluto rosso. Certo. Doveva essere stato lui a organizzare quella messainscena. Aveva convinto lord Strong a corteggiarla per vedere se era in grado di reggere la situazione.
Voleva assistere a un incontro di scherma?
Allora, per Giove, l’avrebbe accontentato.
-Purtroppo ballo malissimo, lord- rispose, con voce che avrebbe dovuto essere decisa e quasi canzonatoria e invece uscì timida ed insicura.
-Non posso crederci, ancella degli dei!-
-Ma poi ditemi che non vi avevo avvertito!- rispose Buffy, lasciandosi condurre sulla pista da ballo.
In cinque battute fece una grande scoperta: ballare era relativamente facile quando si era guidate da un cavaliere esperto. E lord Strong era senza dubbio il ballerino più esperto che avesse mai conosciuto. Tenendo la mano saldamente posata sulla sua vita, le impediva di sbagliare e indicava con il corpo quale passo avrebbe fatto dopo. Lei doveva solo seguire.
Con quella guida, riuscì a terminare un valzer senza commettere alcun passo falso e scoprì addirittura che poteva divertirsi.
-Ballate benissimo- disse al lord, mentre la faceva volteggiare.
-Sono ispirato dalla mia compagna- rispose lui con una tale serietà che la fece arrossire –Dio- esclamò poi –Come siete bella quando arrossite-
Buffy si sentì stordita e confusa…e non solo per il ballo. Quando la musica terminò lord Stong si inchinò e propose –Ne facciamo un altro? O forse desiderate un’altra coppa di champagne?-
-Dico, Johnatan- si inserì un giovane altro vestito di blu –non si usa presentare le belle signore?-
-Scordatela- replicò Johnatan, prendendo Buffy per mano.
- Johnatan!- un altro giovane li aveva raggiunti –Vi dispiacerebbe presentarmi…-
-Andate all’inferno- disse lui, aumentando la stretta –Allora, Valchiria, un valzer o una coppa di champagne?-
- Johnatan Strong!- gridò una voce eccitata –Condividete le vostre scoperte. Chi è la vostra affascinante amica?- quest’ultimo stava danzando con Darla e l’aveva lasciata bruscamente sola.
-Scopritelo da voi- rispose Johnatan, con gli occhi fissi su Buffy.
-Credo….credo…di aver bisogno di un po’ d’aria fresca- disse lei debolmente.
Lui sorrise –Proprio come me- e la condusse senza esitazione oltre la porta a vetri sulla terrazza. Passarono davanti a William. Buffy lo fissò come per dimostrargli che sapeva stare ai suoi scherzi. Ma lui aveva un’espressione affitta e stupita. Lei sollevò sdegnosamente il capo. Pensava che non sarebbe riuscita a cavarsela così bene? E lo superò senza più guardarlo.
L’aria notturna era fredda. Istintivamente Buffy si massaggiò le braccia.
-Prendete la mia giacca- disse subito Johnatan e gliel’appoggiò sulle spalle.
-Ditemi una cosa- gli chiese lei secca –Siete amico di lord Shelby?-
-Lord William Shelby?- nella luce della luna, lei poté notare la sua espressione perplessa –No, no, lo conosco appena. Perché?-
-Nulla- rispose fredda. Se mentiva, era un ottimo bugiardo. La sua giacca profumava di sandalo. Le piaceva quell’odore –Sapete tirare di scherma lord Strong?-
-Certo- la sua espressione era sempre più perplessa, ma poi si rasserenò –Avete intenzione di chiedermi di difendere il vostro onore a duello? Combatterò all’ultimo sangue chiunque cercherà di allontanarmi da voi-
Buffy rise –Oh, no. Ma non siate così possessivo. Ci siamo appena incontrati-
- E’ perché vi aspetto da una vita- esclamò lui con un tono così adorante che a Buffy mancò il respiro. Lui si avvicinò, cercando di abbracciarla –Vi offendereste, signorina Summers, se vi baciassi?-
Lei abbassò la testa, non sapendo cosa rispondere. Non era mai stata baciata e naturalmente era curiosa.
Allo stesso tempo, la signora Chase l’aveva avvertita della necessità di proteggere la propria reputazione.
Lui la fissava con occhi ardenti. Siccome lei esitava, le disse.
-Pensate che stia correndo troppo, vero? Perdonatemi. Siete così bella che mi gira la testa. Venite, rientriamo. Ma promettere che balleremo ancora insieme-
Attraverso la porta a vetri, Buffy poteva scorgere la poltrona di William. Lui si era sollevato un po’ per vederli meglio. A cosa pensava di assistere?
Buffy si chiese improvvisamente se ci fosse di mezzo una scommessa…quel genere di cose così popolari tra i suoi fratelli. Lei aveva sempre canzonato quelle poverette e non aveva mai pensato che prima o poi anche a lei sarebbe capitato di fare la parte della vittima. Quel pensiero le infuse, il desiderio di rilanciare la posta. Sorrise al suo compagno.
L’aveva fatta sentire bella e desiderata e, anche se l’aveva fatto solo per una scommessa, gliene era riconoscente –Non dovreste ritirarvi così in fretta- gli disse- ero sul punto di capitolare-
-Davvero?- lui ricambiò il sorriso. Era davvero attraente –E’ troppo tardi per richiedervelo?-
‘E’ proprio un incontro di scherma’ pensò divertita Buffy –A voi la decisione- era piuttosto orgogliosa della sua risposta…era sicura che le avrebbe dato tempo.
Ma non fu così. Immediatamente lui l’abbracciò e posò le labbra sulle sue.
‘Il mio primo bacio’ pensò Buffy. Le labbra di Johnatan erano calde e bramose. Tutta la sua persona emanava un buon profumo. Peccato per la sua altezza! Ma come baciava! Sembrava esperto quanto nel ballo. Le accarezzava la guancia, mentre beveva il suo respiro con un lungo, roco sospiro. Quando finalmente la lasciò andare, le ginocchia di Buffy tremavano. E si era completamente dimenticata di lord Shelby.
-Angelo- sussurrò l’uomo di fronte a lei –Angelo divino. Ora posso morire soddisfatto!-
-Mio Dio!- esclamò Buffy, vedendo l’espressione preoccupata della signora Chase al di là della porta a vetri. La sua istruttrice afferrò la maniglia.
- Elisabeth!- gridò –Cosa state…- lord Strong si girò e si affettò a fare un inchino.
-Oh, signora Chase che piacere! Ho avuto l’immensa gioia di ballare con la signorina Summers…ma poi la signorina si è sentita svenire. Ho pensato che un po’ d’aria potesse farle bene. Così è stato- e diede una piccola spinte a Buffy, che avanzò verso l’istruttrice con l’espressione ancora sognante.
-Vedo, vedo! Siete fortunato lord Strong, vi conosco per un gentiluomo. Comunque, è il momento di rientrare, Elisabeth -
Johnatan riprese la giacca, sfiorandole il collo. Cordelia non appariva all’amata, anzi aveva un’espressione estremamente compiaciuta – Vergogna, Strong! Non potete neppure aspettare che la ragazza debutti?-
-Non posso rischiare che dia il suo cuore a un altro uomo, dal momento che mi ha sottratto il mio-
Cordelia lanciò a Buffy un’occhiata diversa…di infinita approvazione –Venite entrambi- insistette la donna –E’ chiaro che non posso permettere che rimaniate soli-
- Elisabeth - le sussurrò Johnatan mentre ritornavano nel salone illuminato – Elisabeth, Elisabeth…venite, ballate con me, prima che arrivino gli avvoltoi-
-Che avvoltoi?- Buffy era stupida che un gruppo di giovani uomini si stava dirigendo verso di loro con espressione vorace. Lei si morse il labbro –Certamente. Balliamo-
-Mi avete reso l’uomo più felice della terra- le sussurrò all’orecchio. E presero posto per il nuovo giro, mentre gli altri gentiluomini delusi si ritiravano borbottando. A Buffy sembrava di vivere in un sogno.
E poi fu sicura di sognare. Quando Johnatan la prese per la vita, si accorse che lord Shelby faceva un segno al suo servitore. Xander gli portò le stampelle e, davanti a tutti, lui si alzò in piedi e zoppicando lasciò la sala.

Il resto della serata fu un delirio di complimenti e successi. Dopo quel ballo Johnatan f costretto dall’etichetta, e dalle proteste degli altri gentiluomini a lasciare libera Buffy.
Ballò il valzer, minuetti e quadriglie con un infinito numero di giovani decisamente meno esperti ed eleganti di Johnatan. Molti si scusarono con lei per le loro mancanze! Tutti fecero a gara per andarle a prendere da bere e tutti tentarono di sedersi accanto a lei quando fu annunciata la cena. Ma Johnatan vinse.
La curò con infinite attenzioni, portandole i piatti più raffinati e versandole i vini migliori, rendendola presto oggetto di invidia tra le ragazze presenti.
-Ora- disse a un certo punto il suo compagno –abbiamo finalmente la possibilità di conoscerci un po’ meglio, Elisabeth. Raccontatemi tutto di voi-
-Beh, non c’è molto da dire- disse lei ad occhi bassi sentendosi di nuovo arrossire.
-Quali sono le cose che amate di più?-
-Beh…-esitò. Ecco come avrebbe perso l’affascinante giovane. Pensò di mentire, ma lui la guardava come se fosse una creatura del cielo. Se quella magia doveva finire, era meglio che succedesse subito
–Mi piace cavalcare-
-Davvero? Splendido!-
Buffy trasalì per la sorpresa –E…cacciare-
-Non c’è cosa che ami di più di una bella corsa insieme ai miei cani- dichiarò lui –Domani c’è una caccia, lo sapevate? Parteciperete?-
-Non…non ci avevo ancora pensato-
-Oh, ma dobbiamo assolutamente cacciare insieme. Ditemi di si. Ci sarà pure nelle stalle un cavallo degno di voi. Lo sceglierò io personalmente. Posso?-
Buffy esitò –Senza dubbio….quello che vi dirò vi lascerà sconvolto-
-Sconvolgetemi- mormorò lui al di sotto della tovaglia le prese la mano.
-Beh, in collegio ci insegnano a cavalcare all’amazzone, ma io cavalco molto meglio nel modo maschile. Me l’hanno insegnato fin da piccola i miei fratelli- poi, decisa a scandalizzarlo del tutto, aggiunse –E di solito…-
-Cavalcare coi pantaloni?- chiese Johnatan con gli occhi scintillante. Lei confermò imbarazzata –Dio! Non vedo l’ora di vedervi in pantaloni!-
-Lord Strong!-
-Vi chiedo scusa. Sono di nuovo troppo irruente, ma avete visto cosa mi ha fatto guadagnarmi la mia irruenza la volta scorsa?- le rivolse un sorriso malizioso e Buffy sentì un colpo al cuore.
Non era possibile: quell’uomo riusciva a capirla? Fu allora che si accorse che, più avanti, allo stesso tavolo, sua madre la stava fissando con occhi sgranati e un’espressione indecifrabile. Era così inusuale che Buffy impiegò diverso tempo per decifrarla.

Orgoglio!
Ecco cosa stava provando sua madre.
Origlio…per lei.
Sotto al tavolo Johnatan le stringeva le mani con intensità.
-Mi sbagliavo. Non siete una Valchiria, siete Diana in persona, la dea cacciatrice. Domani dobbiamo slanciarci insieme al galoppo-
-Oh, non mi pare il caso. Provocherei una gran confusione-
-Nel mio cuore-
Buffy divenne paonazza –E non ho portato i miei pantaloni- aggiunse.
-Sarei entusiasta se ne accettaste un paio dei miei-
Lei lo guardo. Non si accorgeva che le sarebbero andati corti? –La signora Chase non lo permetterebbe mai. Se volete che vi accompagni, dovrò farlo all’amazzone. Non sarò al mio meglio, ma…-
-Mi avevate detto di non sapere ballare- disse –e ho scoperto che eravate la migliore delle compagne-
-Solo grazie alla vostra abilità di conduttore- rispose lei umilmente.
-Preferisco pensare che è perché facciamo una bellissima coppia- e le lanciò un sorriso abbagliante
–Non mangiate?-
Buffy guardò il piatto che lui le aveva così amorevolmente riempito e improvvisamente le venne fame. Infilzò un gigantesco funto ripieno e se lo portò alla bocca, rendendosi conto terrorizzata solo quell’attimo che avrebbe dovuto tagliarlo. Ma lo sguardo di Johnatan rimaneva adorante.
-Mi piacciono le ragazze che hanno appetito- le mormorò accarezzandole la mano –Davvero, signorina Summers, tempo di essere disperatamente innamorato di voi-


-Bene!- dichiarò Willow, mentre le tre amiche si dirigevano verso la loro stanza da letto alla fioca luce dell’alba –Lo sapevo, Buff, che tu saresti stata una meravigliosa preda per qualsiasi uomo di cervello e gusto, ma addirittura Lord Strong!-
A Buffy dolevano i piedi, ma era una sofferenza deliziosa –Non ho la più pallida idea di chi sia- confessò.
Willow e Fred si guardarono –Stai scherzando…- esclamò Fred –E’ lo scapolo più ambito di tutta l’Inghilterra –
-Perché?-
Fred agitò la mani in aria in senso di incredulità.
-Da dove incominciare? Per le sue squisite maniere? Per la sua irresistibile eleganza? Per la sua intelligenza e il suo spirito?-
-O magari- aggiunse Willow –Per la sua rendita di cinquantamila sterline l’anno-
-No!- gemette Buffy.
- E’ l’unico erede del duca di Strafford…non hai notato come ti guardava tua madre durante la cena?- la canzonò Willow.
Buffy sbadigliò –Si, sembrava felice, vero-
-Continuava a ripetere alla signora Chase che i progressi che avevi fatto in collegio sono incredibili- Willow esitò un attimo – Veramente ho anche sentito che non vede il motivo di farti finire l’anno-
Buffy si paralizzò –Oh, Dio, e perché?-
Willow alzò le spalle –Mi sembra di ricordare che abbia detto qualcosa del genere ‘Se può catturare lord Strong ora, è meglio battere il ferro fin che è caldo’-
-Ma se l’ho appena conosciuto!-
-Però è attraente!- sospirò Fred.
-Però è anche molto basso-
Quando arrivarono alla porta della camera da letto, Willow fece cenno di stare zitte –Darla è già a letto. E’ salita con la scusa di una terribile emicrania…in realtà è stata assalita da una gravissimo attacco di gelosia, Buffy!-
-Uhm, ho intenzione di dormire fino a mezzogiorno- mormorò Fred distrutta, mentre Buffy scioglieva i nastri del vestito –Allora, Buffy, ti ha dato un appuntamento?-
-Andiamo a caccia domani mattina- poi si girò per farsi sbottonare dall’amica.
Darla alzò la testa dorata dal cuscino –Potete tacere, per favore?-
-Scusa- sussurrò Willow, soffocando una risata –Come ti è parsa la serata, Darla?-
-Una noia terribile- rispose secca, rimettendosi a dormire –Proprio come voi tre-

Capitolo 12

- L’ho scelto pensando a voi-
Buffy guardò il grande baio che lord Strong stava tenendo per le briglie, con gli occhi stretti per l’eccitazione.
-Oh, è splendido!-
-Allora, montante- e le porse le mani sulla vita per aiutarla a salire. Buffy, ben sapendo di pesare molto più del suo cavaliere, afferrò in fretta il pomo della sella e si tirò su con le sue forze. Johnatan stava sotto di lei con la giacca rossa e il capello nero da caccia e un sorriso caldo e intimo sulle labbra.
-Avrei preferito che aveste indossato i pantaloni!-
- Sssh!- lo zittì lei bruscamente, consapevole di essere ascoltata.
-Perché dovrei fare silenzio? Dico solo la verità-
Poi accettò l’aiuto dello stalliere e montò su un pomellato con una folta coda nervosa che frustava l’aria sibilando.
-Anche il vostro è un bellissimo esemplare- osservò Buffy.
Lui accarezzò il collo dell’animale –E’ Achille. Il mio preferito. Mio padre ha un talento a scegliere i cavalli- lo stalliere gli allungò il fucile –Anche la mia Diana deve avere la sua arma- insistette lui e così Buffy prese a sua volta il fucile. Il baio si mosse di fianco mostrando segni d’irrequietezza, ma lei lo ridusse subito all’obbedienza. Johnatan la guardò ammirato –Avete davvero la mano ferma-
-Oh, beh, i cavalli assomigliano ai cani, no? Desiderano solo ce gli si dica con decisione quello che devono fare-
-Vi piacciono i cani?- il pomellato era addirittura più grande del baio, così i due si ritrovarono alla stessa altezza.
-Li adoro-
-A casa ho un branco di cani bramosi di avere una padrona-
-Allora comprategli una cagna-
Lui rise –Oppure una moglie- le prese la mano e la baciò. In quel momento il capocaccia soffiò nel corno. –Avanti!- gridò Johnatan spronando il cavallo. Subito furono sciolti i cani e i cacciatori scattarono all’inseguimento in un vivace scoppio di colore. Buffy vide Johnatan montare con grande eleganza.
Per un breve tratto il gruppo cavalcò in silenzio compatto. Poi i cavalli incominciarono a sparpagliarsi tra le fitte querce del bosco.
-Splendido parco non trovate?- gridò Johnatan, cercando di stare al fianco di Buffy.
-Delizioso- e lo era davvero, con gli alberi carichi di gemme e cuscini di violette alle radici.
Finalmente i cani fiutarono una pista; per un po’ annusarono a destra e a sinistra, poi si slanciarono nella foresta con i cavalieri alle calcagna. Buffy alzò il capo, con il vento sulle guance e tra i capelli, e si sentì scoppiare di felicità. Johnatan la fissava con tanta attenzione che quasi andò a sbattere contro un albero.
-Oh, come vorrei essere un pittore!- esclamò –per catturare la vostra immagine in questo momento-
Da qualche parte davanti a loro, il corno suonò –Venite!- urlò Buffy, spronando il baio –Ci stiamo perdendo il divertimento- e partì al galoppo, seguita da Johnatan. Lui cavalcava eretto e distinto, con i pantaloni aderenti, gli stivali lucidissimi e le camicia leziosamente bordata di pizzo, ma le sembrò tenesse le redini con eccessiva mollezza.
-Siete nata per l’equitazione!- osservò lui ansimando, dopo averla faticosamente raggiunta.
-E’ tutto merito del cavallo- si schermì lei.
-Sciocchezze! E’ la mano che conta- fu in quel momento che Achille sbuffò, alzando il capo argentato che andò a urtare il fucile che Johnatan teneva appoggiato di traverso sul pomo della sella.
-Attenzione al…- gridò Buffy, mentre lui cerca inutilmente di afferrare l’arma. Il fucile cadde a terra e fece esplodere il colpo.
-Dannazione!- lo sentì imprecare, proprio mente il proprio baio imbizzarrito si slanciava tra gli alberi
- Elisabeth!- gridò Johnatan dietro di lei.

Ma non c’era nulla da fare: solo attendere che alla bestia passasse il panico…cercando di non cadere dalla sella.
Terrorizzato, il baio si addentrò nelle profondità della foresta, mentre il rumore dei cani e del conto spariva in lontananza. Buffy pensava di essere quasi arrivata in Scozia, quando finalmente l’animale rallentò il passo e si arrestò non lontano dalla riva di un fiume.
-Grazie al cielo- mormorò Buffy, tirando le briglie –Ora basta. Ritorneremo dagli atri trottando calmi calmi, d’accordo?- l’animale sbuffava e ansimava, pronto all’obbedienza –Ma prima è meglio bere, che dici?- gli disse teneramente, dirigendosi verso l’acqua –Ragazzaccio!- gli sussurrò mentre il cavallo chinava il collo per bere –Sei fortunato se non prendo la frusta. Però, che bella corsa! Non riusciremo mai a tornare in tempo per la cattura della preda, ma non importa; quella pare della caccia non mi è mai piaciuta. Se fossi io a decidere, la volpe…Oddio, cos’è quello?-

Sembrava… un corpo!

La cosa trascinata dalla corrente era ancora distante, ma a mano a mano che si avvicinava assomiglia sempre più…un uomo. Proprio quando Buffy stava per spronare il cavallo nel fiume, un braccio si alzò dal filo dell’acqua, seguito da una spalla muscolosa.
Poi anche l’altro braccio si alzò riaffiorando.
-Un nuotatore!- sospirò sollevata –Signore, per un momento ho pensato…- l’uomo aveva percorso il tratto più difficoltoso e aveva raggiunto una pozza di acqua ferma. A quel punto si fermò, usci fuori dall’acqua con tutto il busto e si passò le mani sui capelli bagnati. Il sole faceva scintillare i rivolti d’argento che gli scorrevano giù per il collo e per il torso, che era largo, forte.
Buffy sentì una stretta al cuore.
Aveva il corpo di un atleta, un cavaliere un lottatore; era l’esempio perfetto di potenza maschile che avesse mai visto e lei non riusciva a distogliere lo sguardo. Poi improvvisamente lo riconobbe.
Là nel fiume…lord Shelby. Lei cercò di trattenere il respiro, ma lui si accorse della sua presenza.
Allora i loro occhi si incontrarono. Per un istante Buffy, pensò che sarebbe scomparso sotto la superficie dell’acqua, perché aveva colto nel guizzo dei suoi muscoli la spinta a svanire, nascondersi. Ma evidentemente cambiò idea. Lentamente, la tensione fluì via dalle spalle contratte e lui rimase in piedi, aiutando dalla spinta dell’acqua. Si lanciò uno sguardo alla spalle, sicuramente alla ricerca di Xander e dei proprio vestiti. Ma la corrente del fiume e le sue vigorose bracciate lo avevano portato lontano dalla portate del servitore.

Erano soli.

Una vampata di calore prese Buffy ai seni, al volto. Sapeva che avrebbe dovuto distogliere lo sguardo, o almeno fare un cenno di saluto. Ma era paralizzata, intorpidita dall’imbarazzo, dalla confusione e da qualcosa di più: una ammirazione quasi peccaminose e un desiderio disperato. Lui pareva u dio, con le spalle bagnare di sole, il torso scintillante e i capelli grondanti dietro la schiena. E la fissava impeccabile.
Improvvisamente sollevò lo sguardo verso l’altro e afferrò il ramo di un olmo che sporgeva sul fiume. Buffy esalò un respiro trattenuto troppo a lungo e il soffio arrivò sino a lui trasportato dall’acqua.
Così, mente li guardava, lui si sollevò, senza sforzo, centimetro dopo centimetro, con l’acqua che gli scorreva già dalla vita e dall’inguine. Quando uscì dal fiume, apparve la sua virilità, orgogliosa e dura, diretta verso il cielo.
In fretta Buffy chiuse gli occhi. Era qualcosa alla quale non aveva mai pensato: la parte che lo rendeva uomo non era stata coinvolta nell’incidente. Lei rivolse lo sguardo sul fango della riva. Un uomo che non poteva camminare non aveva il diritto di possedere una tale…
Magnificenza. Era magnifico, come le statue dei musei. Guardò di nuovo, contro la propria volontà, adirata con William perché le aveva impresso nella mente un’immagine che non avrebbe mai più potuto dimenticare: il suo corpo, il fiume e la selvaggia, inarrestabile forza della natura che aveva causato quell’erezione.
- Elisabeth!-
Il grido preoccupato risuonò nello sconfinato silenzio che li aveva inghiottiti. Poi il mondo si intromise con imperdonabile violenza. Johnatan arrivò al fiume ansimando.
-Oh, grazie a Dio!- esclamò non appena la scorse –Non mi sarei mai perdonato se vi foste fatta del male- e allungò una mano per accarezzarle il viso.
Buffy si voltò riluttante, udendo sotto l’olmo il suono di un tuffo.
–State bene?- domandò ansioso Johnatan –Siete tutta intera?-
Lei non sapeva cosa rispondere.
-Diana- le sussurrò lui, sfiorandole i capelli –Mia stupenda Diana, potrete mai perdonarmi per la mia goffaggine?-
-Certo- rispose lei sentendo la propria voce debole e lontana –Certo, lo sapete-

Capitolo 13

Per quanto Buffy avesse insistito che stava bene Johnatan volle riaccompagnarla a Casa senza raggiungere gli altri cacciatori. Presto coque anche il gruppo ritornò. Un amico di Johnatan insinuò maliziosamente che nessuno aveva visto né lui né la signorina Summers durante la mattinata. Buffy arrossì, ma Johnatan si lanciò nel racconto dell’avventura e dell’impressionante abilità che la signorina Summers aveva dimostrato riuscendo a rimanere in sella.
-Quel mostro avrebbe disarcionato qualsiasi mortale, credete a me- dichiarò orgoglioso, stringendo la mano di Buffy –Ma non la mia Diana!- e la guardò con una tale ammirazione che lei arrossì ancora di più.
Nel salone era stato predisposto un banchetto sontuoso e il pranzo diede a Johnatan l’opportunità di raccontare altre migliaia di volte la prodezza dell’amazzone. Buffy fu anche commossa dall’impegno che il suo ammiratore profuse nel presentare Willow e Fred a tutti i suoi conoscenti. Per guanto riguardava Darla, evidentemente la compagna aveva deciso che persino l’erede del duca non era degno della sua attenzione fino a quando faceva la corte a Buffy.
-Ma cos’ha lady Thomson?- chiese Johnatan dopo esser stato maltrattato per l’ennesima volta.
-Oh, è sempre così- rispose duramente Fred –Ci disprezza e ci ritiene una banda di plebee-
-Beh, se lo siete, mi sembrate plebee decisamente attraenti-
-Oh, continuate ad adularci così, lord Strong-
-No, lo credo davvero-
Fred rise deliziata. La loro parte del tavolo fu percossa da risate e bevute e, grazie alle attenzioni di Johnatan, anche Willow riuscì a vincere un po’ della sua terribile timidezza. Buffy mangio e bevve con appetito, godendosi la propria felicità in silenzio. Non venne turbata neppure dall’arrivo di lord Shelby anche se fu ben felice che lo sfacciato istruttore non si voltasse mai a guardarla.
-E ora ditemi la verità- incalzò Johnatan, avvicinandosi a Fred –Voi, che la conoscete bene, potete rivelarmi qualcosa di cui la signorina Summers non eccelle?-
- E’ senza speranze nel ricamo- rispose Willow.
- Sciocchezze - e Johnatan lasciò cadere l’argomento con un cenno della mano.
-E nella gestione della casa- aggiunse Fred.
-E pensare che ti credevo un’amica!- esclamò Buffy ridendo.
-Nelle faccende di cuore- dichiarò Fred con una strizzata d’occhio –è meglio essere sincere-
-Non siete riuscite a scoraggiarmi- disse fiero Johnatan –Ma, badate bene, soltanto voi due potete nominare i difetti della mia Elisabeth. Sfiderei a duello chiunque ci provasse-
-Oh, può cavarsela anche da sola- gli disse Fred, ricevendo sotto il tavolo un calcio negli stinchi.
-Cosa volete dire?- domandò Johnatan.
-Sa tirare di scherma molto bene- spiegò Fred –Buffy, perché stai facendo quella faccia?-
Ma Johnatan si era voltato verso Buffy con espressione deliziosa –Buffy? Ecco perché mi avete chiesto se sapevo tirare di scherma!-
-Ho avuto qualche lezione, ecco tutto- mormorò imbarazzata Buffy.
-Niente meno che da lord William Shalby - si intromise Fred.
-Oh, ma con un simile maestro dovete essere davvero brava- poi lui schioccò le dita –Allora, sapete che faremo? Uno duello. Voi e io-
-Non ho portato l’occorrente- tentò di obbiettare Buffy.
Un amico di Johnatan alzò la mano chiedendo un’altra birra, poi richiamò l’attenzione dei convitati.
-Udite, udite, la signorina Summers e Strong incroceranno le spade!-
-Contro chi?- chiese qualcuno dall’altra parte del tavolo.
- L’uno contro l’altra!-
-Oh, raccogliamo scommesse?-
- Fred- sibilò Buffy –sei impazzita Mia madre mi ucciderà!-
-Per il momento- le rispose Fred –ti adora. Guarda! – e fece segno verso la baronessa, che stava guardando raggiante la figlia.
Infatti quando madre e figlia incrociarono lo sguardo, la baronessa fece un gesto benedicente. Buffy era così sconvolta che le cadde il cucchiaio.
Anche se le cose stavano andando così, la sfida di Johnatan la innervosiva –Non ho mai incontrato un vero avversario- disse impacciata –Prendo lezioni solo da alcuni mesi-
Ma la proposta aveva entusiasmato l’intera compagnia. L’amico di Johnatan stava raccogliendo scommesse –Propongo di fare tre punti di vantaggio alla signorina Summers- annunciò.
Buffy continuava ad esitare –Onestamente, non credo…-
-Allora interpelliamo il vostro istruttore- disse Johnatan sorridendo –Lord Shelby!-
Lentamente lui si girò verso la compagnia –Si?-
-Ho sfidato a duello la signorina Summers. Convincetela ad accettare-
-Francamente- rispose William con la sua voce bassa –le suggerirei più volentieri il contrario-
Buffy arrossì.
–Per quale motivo?- chiese Johnatan.
Lo sguardo blu di William scrutò il volto di Buffy per un istante. Lei divenne paonazza ripensando al momento in cui l’aveva visto quella mattina nel fiume, potente e lussurioso come un dio
–E’ solo una principiante- rispose.
-Allora possiamo aumentare il vantaggio- intervenne l’amico di Johnatan.
Le guance di Buffy brunivano. Se era così incapace, perché lui aveva preso il suo tempo a darle lezioni?
-Non prestate attenzioni a Shalby – borbottò l’altro –E’ solo un vecchio noioso intenzionato a rovinarci il divertimento-
-Accetto la sfida, Strong- sussurrò Buffy.
-Avete sentito? Ha accettato!-
L’amico di Johnatan fu travolto dalle scommesse. In mezzo a quella confusione Buffy alzò la testa e guardo in segno di sfida William –Voi ci sarete?- chiese freddamente.
-Non credo- rispose lui e riportò lo sguardo sul piatto.

Il conte di Clayton aveva ovviamente un equipaggiamento di scherma. Buffy, abbigliata con la maschera e il giubbetto imbottito presi in prestito sfiorò l’erba rigogliosa con lo stivale. Non era abiurata a un prato così folto.
-Nervosa?- le mormorò Fred.
-Dimmi piuttosto furiosa! Come hai osato parlare in pubblico di una cosa simile?-
-Non immaginavo che si arrivasse a questo- Fred lanciò uno sguardo alla marea di spettatori che si erano radunati attorno al campo.
-Hai scommesso?- le chiese Buffy.
-No-
-Io si- rispose Willow –Per te, naturalmente-
Johnatan avanzò sul campo. La sua tenuta nera rifinita d’oro era di splendido taglio come il resto del suo guardaroba. Appariva davvero eccitato.
Avanzò verso Buffy con la maschera alzata, sorridendo.
-Diana- e fece un inchino brandendo l’arma –Siete affascinante nella vostra armatura-
Willow spinse in avanti la sfidante- Warren l’amico di Johnatan che era stato scelto come giudice della gara, batté le mani per richiamare l’attenzione.
-Vince chi arriva a dieci- annunciò ad alta voce –Con le regole di mosiur Angelo, naturalmente. I contendenti colpiti sono obbligati a dichiarare il punto. Non è permesso alcun…ehm…colpo basso- ammiccò e uno scoppio di risa travolse i signori e le signore del pubblico.
Buffy scrutò la folla, chiedendosi se per caso lord Shelby avesse cambiato idea. Ma evidentemente non era così-
‘Gliela faccio vedere io’ pensò, mentre Warren dava il segnale di inizio.
-Pronti?- Buffy annuì, calandosi sul volto la maschera. Johnatan fece altrettanto –En garde!- gridò allentandosi.
Johnatan eseguì un veloce gagner la mesure. I movimenti dei suoi piedi, come durante i valzer che avevano ballato insieme, erano ineguagliabili. Buffy, sentendo il peso di tutti quegli occhi su di lei, si ritirò in fretta. Lui avanzò attaccando. Le lame incominciarono a risuonare, mentre Buffy si teneva parata. Le sembrava che gli stivali fossero stranamente pestanti e aveva subito iniziato a sudare.
Lui eseguì un dègege. Istintivamente lei rispose con una parata di contro, muovendosi armoniosamente in cerchio contre de quatre.
Notò che la posizione di Johnatan seguiva esattamente le indicazioni di lord Shelby: eretta e pronta, con la mano libera a coppa per bilanciarsi.
Ora stava eseguendo un coulè e la sua spada si scontrò con quella di Buffy, mentre lui affondava.
Per quando il suo movimento fosse elegante, mancava sia di forza, sia di capacità di sorpresa. Impaziente Buffy rispose con una veloce parata di settima. Lui abbassò la guardia e lo slancio di Buffy la trascinò così in avanti che lo colpì alla spalla. Un Oh ammirato si levò dal pubblico.
Johnatan annuì verso Warren, il quale annunciò con tono sorpreso.
-Un punto per la signorina Summers-
Improvvisamente capì perché lord Shelby si era opposto a quel duello: lei era una spadaccina decisamente più abile di Johnatan.
Oh, dannazione! E ora cosa doveva fare? Non poteva combattere onestamente: gli avrebbe inferto dieci colpi prima che lui potesse sfioratala. E non poteva certo umiliarlo davanti a tutta quella gente!
-Le vostre amiche non mentono, quando lodano le vostre abilità- ansimò Johnatan.
-Un colpo di fortuna- rispose lei. E in quel momento decise di lasciarlo vincere.
Ma non fu così facile. Lui non aveva alcuna sensibilità per la scherma: affondava quando avrebbe dovuto parare e rispondeva con più stile che vigore. Arrivati a un punteggio a favore di Johnatan di otto a cinque…gli ultimi tre punto di Buffy erano stati assolutamente inevitabili: Johnatan non riusciva proprio a tenere la guardia alzata!
Lei arrivò al punto di fingere di inciampare durante una parata di prima dell’avversario. Immediatamente lui lasciò cadere l’arma e corse al suo fianco, inginocchiandosi.
- Elisabeth? State bene?- le chiese preoccupato alzandosi la maschera –Warren, portare acqua e vino!-
Buffy non chiese altro che rimanere stesa e far cessare l’incontro –La mia caviglia- sussurrò –Credo di essermela distorta-
-Oh, Dio, non me ne perdonerò mai. Dovevo proprio essere impazzito per farvi questo, mia colombella- le accarezzò la guancia. Dietro la sua schiena Buffy vide Willow e Fred che confabulavano con aria cupa.
‘Perché?’ si chiese ed ebbe la risposta dopo che Johnatan l’ebbe riaccompagnata in camera, in un continuo profondersi di scuse e tenerezze.
-Che ignobile sceneggiata!- dichiarò arrabbiata Willow.
Buffy sospirò –Non capite. Non sarebbe stato giusto batterlo di fronte a tutti i suoi conoscenti!-
-Oh, Buff!- esclamò triste Willow.
-Era solo un gioco!- si difese Buffy –Inoltre, lui mi piace molto! Non volevo metterlo in imbarazzo-
-Non sono sicura che ne valga la pena dichiaro Willow.
Fred e Buffy la guardarono con un’espressione interrogativa.
-Il collegio. Madame. La fatica di individuare le nostri doti migliori ed esercitarle. A cosa ci serviranno, se il mondo non è pronto per una cosa del genere?-
Fred corrugò la fonte –Pensavo- disse lentamente –che dovessimo cambiare il mondo. Piano piano-
-E io l’ho fatto!- protestò appassionatamente Buffy –Ho combattuto in pubblico con un uomo! Scuramente un passo avanti-
-Hai rinunciato alla vittoria- commentò Willow.
-Oh, accidenti all’incontro! E’ stata tutta colpa di Fred- Buffy era esausta e irritata, per nulla dell’umore giusto per ribattere alla critiche delle amiche.
Mentre rimuginava sull’intera faccenda e sul tentativo di lord Shelby di dissuaderla dal duello, dall’altra parte della porta udì.
- Elisabeth?-
Oh, accidenti! Era sua madre che aveva appena messo la testa dentro la stanza con inusuale riservatezza.
-Vostra figlia sta benissimo- rispose insofferente Fred –Si è soltanto…-
Ma questa volta Buffy, esibendo un’espressione di assoluta disperazione, riuscì a zittirla.
-…storta la caviglia- concluse con riluttanza l’amica.
-Beh prima o poi doveva succedere…no?…a sconfinare sempre nei territori che appartengono di diritto agli uomini- disse convinta la baronessa –Credo che tu abbia imparato a rimanere al tuo posto, vero, tesoro?-

Capitolo 14

La scusa della caviglia dolorante permise a Buffy di passare il resto della giornata nelle sue stanze, cosa della quale fu estremamente felice. Aveva bisogno di tempo per pensare.
Johnatan arrivata a tutte le ore, con vino, fiori, cioccolatini, frutta e scuse così assurde che Buffy dedusse sollevata che non aveva assolutamente capito nulla di quello che era successo durante l’incontro. Anche la baronessa era estremamente premurosa, finchè Buffy non ne ebbe abbastanza.
-Per amor del Cielo, madre!- esclamò, mentre la baronessa le lisciava le coperte del letto –Non siete mai stata così gentile con me, neppure quando mi sono rotta un braccio saltando dal fienile!-
- Sssh- la zittì preoccupata la madre –Non vuoi che Strong venga a sapere una cosa del genere, vero?-
Buffy si sedette eretta –Francamente, non credo che lo sconvolgerebbe più nulla-
-Forse no- la baronessa si sedette accanto a lei –Ma, mia cara, ora devi stare molto attenta-
-Attenta? A cosa?-
-A conservare il suo amore. Ti sei accorta, vero, di quale conquista hai fatto?-
-Come avrei potuto non accorgermene? Me lo continuano a ripetere tutti-
-Oh, se tuo padre e i tuoi fratelli fossero qui a vederti! Ti assicuro che la signora Chase è veramente un genio! E pensare che solo qualche mese fa disperavo del tuo futuro! E ora sei la ragazza più invidiata d’Inghilterra! Il corteggiamento di Strong ti ha guadagnato l’approvazione dell’alta società. Dicono tutti che sei un tipo veramente originale e diede un amorevole buffetto sulla mano alla figlia.
-E voi cosa dite, madre?-
La baronessa esitò –Beh, non è certo la via sulla quale io ti avrei indirizzata…tutto questo esercizio atletico!…ma questo mostra quanto è geniale la signora Chase. E il Cielo sa come ha funzionato con Strong. Non potrei essere più felice, Buffy- si sporse verso la figlia con aria cospiratrice –Non immaginerai mai quante madri sono venute a farmi domande sul tuo collegio! Puoi stare certa che la signora Chase avrà molte nuove iscrizioni!-
Le sue parole fecero venire in mente a Buff una cosa –Willow mi ha riferito che non avete motivo che finisca l’anno-
-Beh, cara, è vero. Io sto per partire per Londra, per la Stagione, e tu faresti meglio a venire con me. Ci sarà anche Johnatan-
-Non voglio andare a Londra -
-Ma, cara…-
-Perché continuate a chiamarmi così? Non l’avete mai fatto prima d’ora!-
-Il collegio ha lo scopo di preparare le giovani al debutto- disse con sfoggio di buon senso la baronessa –Ed è evidente che tu sei già abbastanza pronta-
-E solo perché mi è capitato di attirare l’attenzione di un bel giovanotto?-
-Johnatan è qualcosa di più che un bel giovanotto-
Buffy si sentì improvvisamente stanca –Vorrei dormire ora, madre-
-Certo, ca…certo. Me ne vado- e si chino a baciale la fronte.
-Madre…-
-Si?-
-Voglio finire l’anno in collegio. Se non me lo permetterete, dirò a Johnatan che…che…è troppo basso per me!-
- Elisabeth!- la voce della baronessa aveva recuperato il famigliare toro stridulo –Per amor de Cielo! Come potresti fare una cosa del genere?-
-Sapete che posso farlo- rispose Buffy.
-Stai commettendo un grave errore- disse la madre –E se nel frattempo dovesse essere affascinato da un’altra ragazza?-
-In quel caso- affermò decisa Buffy –il suo affetto per me non sarebbe stata per nulla sincero. E io non potrei mai sposare un uomo del genere-
La baronessa corrugò le sopracciglia e puntò un dito contro il petto della figlia –Farai meglio a prestare attenzione signorina! Non sei certo così attraente o così dotata da poter gettare questa opportunità!-
‘Almeno il nostro rapporto ha ripreso il tono abiutale’ pensò Buffy con un po’ d’amarezza.
L’unica differenza era che le costanti attenzioni di Johnatan le avevano dato un notevole vantaggio.
-Ora potete andarvene, per favore?- mormorò, riversandosi sui cuscini –Ho bisogno di dormire-


Quando arrivò la sera. Buffy si era stancata della sua inattività forzata e insistette per vestirsi e scendere per cena. La sua messinscena la obbligava a fingere di zoppicare…e a ricordarselo.
Johnatan era tutto complimenti e cortesia e stava inchiodato accanto alla sua sedia. A volte le prendeva la mano e gliela baciava sussurrandole –Non sono mai stato così felice-
Shelby stava giocando a carte, con Xander che gli volteggiava intono come un uccello rapace. Buffy notò che il servitore portava al padrone un’incredibile quantità di whisky. Avrebbe dovuto scambiare qualche parolina con lui, spigandogli quello che era successo durante l’incontro di quella mattina, ma sembra non esserci occasione.
Verso mezzanotte il gioco terminò, Johnatan insistette per condurla in terrazza. Lei lo guardò e vide i suoi occhi sicuri scintillare. Ancora teneri baci…
-Se lo desiderate- rispose timidamente –Ma dovrà appoggiarmi al vostro braccio-
-Con assoluto piacere-
Lui la aiutò ad arrivare alla porta a vetri, ignorando le battute dei suoi amici.
-La signorina Summers ha bisogno d’aria fresca- spiegò allegramente, mentre Buffy zoppicava diligentemente al suo fianco.
Poi si chiuse la porta alle spalle –Ecco, sediamoci. Davvero, non potrò mai perdonarmi per avervi fatto male, Buffy- e le sfiorò una guancia –Morirei piuttosto che causarvi una sofferenza-
Sandalo…lei aspirò a pieni polmoni quell’aroma intrigante. Lui posò le labbra sulle sue abbracciandola. Allora Buffy si appoggiò a lui, sentendosi così calda, così desiderata.
-Oh- mormorò lui estasiato –Mia dolce Elisabeth…ditemi che mi amate-
-Io…vi conosco appena-
Lui sorrise –A questo rimedierò. D’ora in poi, sarò sempre al vostro fianco-
-Non vedo come, dato che tornerò in collegio-
Lui sussultò –No! Vostra madre mi ha detto che verrete a Londra per la Stagione!-
- E’ quello che vorrebbe lei, ma io mi sento in obbligo…-
-Di cosa? Terminare le lezioni di economia domestica? Non ne avete bisogno- e le accarezzò i capelli
-Tutto quello che ho sempre desiderato…sognato…lo incarnate già. Io…-poi si interruppe.
Qualcuno aveva fatto irruzione in terrazza. Buffy vide preoccupata che era lord Shelby, che avanzava a fatica sulle stampelle.


-Milord!- quel detestabile damerino saltò in piedi, mentre William si avvicinava –Permettetemi di dirvi quanto ho apprezzato le vostre lezioni di scherma alla signorina Summers! Ne stavamo appunto discutendo…-
-Vorrei scambiare qualche parola con la mia allieva- ruggì William. Johnatan sbatté gli occhi.
-Forse, Johnatan- tentò la ragazza –potreste andarmi a prendere una coppa di champagne-
Lui guardò prima lei, poi William –Certo, mia Valchiria, se lo desiderate- e coese nella sala da ballo.
William si avvicinò a Buffy.
-Valchiria?- ripeté, stupito della furia che traspariva dalle proprie parole.
-Sono sorpresa- disse lei freddamente –che vi siate alzato dalla vostra poltrona-
-Come avete osato- esclamò lui, con tale foca che lei indietreggiò –Come avete osato farvi sconfiggere?-
-Cosa ne sapete?- ribatté lei –Non c’eravate neppure-
-So quello che mi hanno detto. Vi batteva otto a cinque, quando…vi siete storta la caviglia- e la sua voce grondava di sarcasmo, mentre le guardava il piede.
Imbarazzata, lei lo nascose sotto il vestito –E’ un buon…-
Lui la zittì dimenando la stampella –Lui è un incapace-
-Allora perché non me l’avete detto finchè ero in tempo?-
- L’ho fatto!- gridò lui –Vi avevo avvertito di non accettare la sfida!-
-Ma non mi avete detto per quale motivo- disse Buffy –Pensavo che foste sicuro che sarei stata sconfitta-
-Voi? Da quella mammoletta? E’ contro la vostra dignità…il vostro onore…aver rinunciato alla vittoria-
- Cos’altro potevo fare?- domandò lei –Non potevo umiliarlo in quel modo davanti a tutti i suoi amici-
-Perché no?-
-Perché è un uomo-
Da quando era stato ferito, William sapeva bene cosa voleva dire essere umiliato davanti alla gente. Era stato indelicato da parte di Buffy preoccuparsi dei sentimenti di Johnatan. E dei suoi?
-Un vero uomo- continuò lui con disgusto.
-Un uomo buono. Un gentiluomo. Un corteggiatore che mi adora!-
-Un uomo per il quale dovete mentire…rinnegare le vostre abilità!-
-Oh, per amor del Cielo! Chi vi dà il diritto di giudicare cosa è giusto e cosa è sbagliato?-
-Questo…questo…è sbagliato!- lui toccò con la stampella la caviglia che doveva essere dolente.
-Pensate che io abbia lavorato tanto duramente per un risultato così ignobile?-
-Siete stato voi a dirmi che sarei stata una pazza ad andare a combattere nel continente. E per cos’altro dovrei usare la scherma?- Buffy guardò verso la sala. William si voltò e vide che Johnatan se ne stava con due coppe in mano e il naso schiacciato contro la porta-finestra. Aggrottò le sopracciglia e lo spasimante corse via.
-Voi, bambolina obbediente - grugnì.
-Voi mi avete detto che era tutto un incontro di scherma- gridò lei amareggiata –E poi l’avte istigato a corteggiarmi-
William la fissò stupito –Cosa avrei fatto?-
-Suvvia, lord Shelby, ho persino ripetuto le sue stesse parole ‘La donna più bella che abbia mai visto’-
-Pensate che l’abbia spinto io a corteggiarvi?-
William scoppiò a ridere, con una risata così piena e rotonda che la ragazza arrossi.
-Cristo! Avevo detto un valido oppositore, no? Non c’è nulla di valido in lui!-
-Ma…allora….se non l’avete istigato voi…per quale motivo mi avrebbe notato?-
-Ovviamente, perché aspira a migliorare il sangue della sua discendenza-
-Ma è il figlio del duca di Strafford!-
-E’ solo una mosca sulla schiena dell’asino inglese-
-Ora osate troppo, signore-
-Oh, potrei osare anche di più. Ma voi non ascoltereste…è evidente: siete caduta vittima delle sue belle maniere e delle tenerezze che vi ha sussurrato nell’orecchio. Davvero una Valchiria! Andate pure avanti!- roteò violentemente una stampella verso la porta –Richiamatelo indietro! Coccolatevelo quanto desiderate. Io me ne lavo le mani. Quello che avete fatto oggi era al di sotto del disprezzo-
-Quello che ho fatto- ribatté amaramente lei –è stato solo un tentativo di ripagare la sua ammirevole gentilezze nei miei confronti- Non mi pare proprio un disonorare. E visto che siamo in argomento come definite voi il mostrasi nudo davanti ad una giovane innocente?-
Immediatamente la furia scemò e William distolse lo sguardo. Era proprio una bella domanda: cosa in nome di Dio l’aveva posseduto quella mattina al fiume?
Quella ragazzetta inglese, non significava nulla per lui. Non era abbastanza giovane per essere sua figlia, ma era fin troppo giovane per destare in lui le sensazioni che gli aveva provato il solo vederla sulle rive di quell’acqua scintillante. In quel momento, in quella solitudine, qualche follia l’aveva conteggiato.
Era diventato assolutamente vitale per lui che lei sapesse, vedesse, quello che era stato un tempo…
E non sarebbe stato più –Non avrei dovuto farlo- ammise esitante –Perdonatemi-
-Perdonarvi? Se lo rivelassi a Johnatan, ve la farebbe pagare-
Sul volto di William ritornò quella smorfia irridente, ancora più sardonica –Mi piacerebbe moltissimo che provasse-
-Voi!- Buffy fissò i bastoni sui quali si stava appoggiando –Neppure voi ora siete esattamente quello che definirei un valido oppositore- lo superò dirigendosi verso la porta. E in quell’attimo, nonostante tutto, lui scoprì che non poteva sopportare che lei se ne andasse. Lasciarla andare…
-Sono quel che sono- le gridò in risposta –Accidenti a voi! Non…non lasciatemi-
Lei si voltò di scatto –Perché no? Avete bisogno di assistenza?-
William la fissò, vide la luce della luna accendere i riflessi dorati nei suoi occhi.

Dio, come era bella!
Bella, intatta, piena di vita e di futuro.

Le aveva mentito. Aveva assistito all’incontro da una finestra, aveva goduto della grazia e della magnificenza di ogni suo movimento…fino a quel momento in cui, palesemente, aveva deciso di rinunciare alla vittoria. E per che cosa? Per l’azzimato figlio di un duca, un uomo che aveva visto il continente soltanto durante il viaggio d sei mesi che i nobili pargoli facevano di rito per poteri dire
‘Sono stato fuori da Oxford’.
Che diritto aveva Strong di guadagnare un bottino così prezioso?
Ah, ma era proprio quello che aveva inteso Anya ‘Io sono stato solo un mezzo per arrivare a questo punto’ riconobbe. La ragazza lo sapeva. E anche lui avrebbe dovuto esserne consapevole.
-No- sussurrò con amarezza –No, grazie, posso farcela da solo-
-Sono lieta di sentirvelo dire- dichiarò lei scuotendo la chioma scintillante. William la guardò tornare all’interno del salone, verso Johnatan, vero il suo brillante, felice futuro insieme a lui.


Capitolo 15

-Allora, Buffy- chiese Madame a colazione, la mattina successiva al ritorno delle ragazze in collegio dopo le vacanze –com’è andata la visita alla contessa di Clayton?-
-Bene- rispose Buffy, continuando a mangiare il suo uovo.
A Fred andò storto il pane tostato –Bene? E’ tutto quello che riesci a dire, Buffy…Bene?!-
Madame guardò Fred inarcando un sopracciglio –E tu quale avverbio avresti usato?-
-Oh, avrei potuto usarne di molti! Straordinario, per esempio, o meravigliosamente, incredibilmente, splendidamente, oppure…-
-Addirittura!- esclamò Madame ridendo –E cosa è successo di così straordinario?-
-Strong!- rispose Fred –Buffy ha conquistato Strong. E’ assolutamente pazzo di lei. Non l’ha lasciata solo neppure per un istante-
-Davvero un ragazzo gentile e attraente- osservò timidamente Willow.
-Strong… il figlio di Strafford?-
-Lo conoscete?- si interessò subito Buffy.
-Ho conosciuto i suoi genitori. Persone adorabili. Molto fini. Li duca, per quando mi ricordo, era davvero un uomo di squisita eleganza-
-E anche il figlio- aggiunse Fred –Che modi! Che abiti! E danza meravigliosamente-
-Avete danzato con lui, Buffy?- chiese Madame. La ragazza annuì.
-Hanno danzato continuamente!- chiarì Fred –Ovvero, quando non erano in terrazza a baciarsi!-
- Fred!- urlò Buffy arrossendo.
Madame scoppiò a ridere mentre sorseggiava la sua tazza di tè –Pare proprio che abbiate fatto una bella conquista, Buffy. Vostra madre ne sarà soddisfatta-
-Strong ha già scritto tre lettere al suo tesoro!- continuò implacabile Fred.
-Soddisfatta!- disse Buffy –Mia madre non ha fatto altro che tessere le lodi della signora Chase -
-E inoltre lui ha milioni di amici- aggiunse Fred –Li ha presentati tutti a Willow e me-
-Davvero?- esclamò Madame rivolta a Willow –Allora è stata proprio una vacanza di grande successo per tutte-
-Non per me- commentò acidamente Darla –Io sono stata offesa dal comportamento indecenti di Buffy. Come tutte le altre rispettabili giovani presenti, credo-
- Quasi tutte- corresse Madame –A proposito, Buffy, vi dispiace raggiungermi nel mio studio dopo la lezione della signora Caldburn? E’ arrivato un pacco per voi-
-Forse è un diamante da pare di lord Strong- la canzonò Fred.
-Direi di no. E’ troppo grande. Inoltre, è arrivato qualche giorno fa-
- E’ più probabile che sia la biancheria di mia madre- notò cupa Buffy –Con l’iniziale S ricamata sopra-
-Oppure le partecipazioni- disse Willow ridacchiando.
Buffy rise insieme alle amiche. Era una sensazione nuova, e non spiacevole, venire presa in giro per un pretendente. Eppure aveva un peso nel cuore, che non riusciva a comprendere.
Poi si ricordò del suo risveglio all’alba: era balzata giù dal letto per indossare i calzoni e prendere la maschera, prima di rendersi contro che lord Shelby non ci sarebbe stato.
Non avrebbe voluto essersi rivolta a lui in maniera così scortese, come aveva fatto su quella terrazza. Ma ormai era troppo tardi!
Il giorno successivo alla loro litigata era partito di buon ora e non era sicuramente intenzionato a tornare.

Buffy bussò alla porta della piccola stanza accogliente che Madame aveva adibito a studio.
–Avanti- disse la voce squillante dal lieve accento francese. Buffy aprì la porta. Madame era alla scrivania, con la penna in mano.
- Com’è andata la lezione della signora Caldburn questa mattina?-
-Una noia come al solito. Non ci crederete, ma riguardava il modo migliore per lucidare l’argenteria-
Madame sorrise –Lord Strong è informato dalla vostra avversione per i lavori di casa?-
-Ci hanno pensato Willow e Fred ad informarlo ben bene su questo argomento. Ma non sembrava preoccupato-
-Non mi stupisce, data la ricchezza degli Strafford. La donna che sposerà non dovrà muovere un dito- Madame posò la penna – Ho parlato con la signora Chase e mi ha confessato di essere veramente orgogliosa di voi. Vostra madre le ha consegnato un’entusiastica lettera di raccomandazioni per la scuola. Come ci si sente, dopo aver ottenuto un successo così brillante?-
-Mi sento un po’ strana, a dire il vero. Strong mi sei è attaccato addosso, senza che io abbia fatto alcunché. E tutto il resto è stato una conseguenza del suo interesse-
Madame le fece cenno di sedersi –Strong vi piace?-
-Molto. Ma non capisco come possa piacergli io-
-E così che funziona l’amore, a volte. In maniera incomprensibile. La signora Chase mi ha detto anche che avete insistito per ritornare qui a finire le lezioni, piuttosto che recarvi a Londra insieme a vostra madre-
-Si. Io…io…non sono pronta per Londra. E’ successo tutto così in fretta…-
-Forse avete solo bisogno di respirare un po’-
Buffy annuì, felice di sentirsi compresa. Gli occhi di Madame scintillarono.
-Allora…com’è il primo bacio?-
Buffy arrossì –Meraviglioso- ammise.
-Oh, sono così contenta per voi! Le cose dovevano andare proprio in questo modo!- Madame posò le mani sul grembo –Purtroppo, però, devo informarvi che ho ricevuto una lettera da parte di lord Shelby: non può più continuare a darvi lezioni di scherma-
-Me l’aspettavo- sussurrò Buffy.
- E’ successo qualcosa tra voi?-
-Abbiamo…litigato-
-Mi spiace sentirlo. Credo che le vostre lezioni fossero diventate molto importanti per lui-
-Si è comportato da vero bastardo con lord Strong. E anche in molte altre circostanze-
-Povera me, deve essere una situazione davvero imbarazzante. A volte ha un orribile carattere-
Buffy ricordò improvvisamente che era stata gelosa di Madame. Oh, come avrebbe voluto conoscere esattamente cosa era successo tra lei e William!
Ma cosa importava ormai? Non l’avrebbe visto mai più…o forse l’avrebbe incontrato di sfuggita, mentre passeggiava al braccio di Johnatan.
-Vi manda questo- disse Madame indicando con lo sguardo un pacco lungo e stretto avvolto in un’elegante carta marrone – E’ arrivato insieme alla lettera-
-A me?-
-Non lo aprite?-
-Certamente- Buffy sciolse il nastro con le dita tremanti. Dentro al pacco c’era una scatola di legno lucido. Aprì il coperchio.
-Oh!- esclamò, mentre la luce che entrava dalla finestra faceva scintillare la lucida lama di metallo. Con amarezza, Buffy sollevò il dono.

Una sciabola con l’elsa finemente lavorata.

-Non aveva mai menzionato che fossi prona per la sciabola- mormorò piena di meraviglia.
-Evidentemente ora pensa che lo siate. Ma…fate vedere un po’!- Madame esaminò la sciabola con attenzione –Si, mi sembrava! E’ la sciabola del suo reggimento!-
-Oh, no!- gridò Buffy –Non posso assolutamente accettarla!-
-Sa che non potrà usarla mai più-
L’arma con cui William aveva attaccato i francesi, la lama che aveva trapassato il petto di tanti avversari…Buffy indietreggiò qualche passo, poi avanzò nuovamente fissando la sciabola.
Forse, con quel gesto, intendeva spronarla ad andare in Europa; forse, preferiva quello piuttosto che vederla sposata a Johnatan.
-Non posso accettarla- ripeté Buffy.
-Ma dovete farlo! E’ un pegno prezioso…dimostra che avevo ragione. Le vostre lezioni significavano davvero tanto per lui!-
-Voi non capite. Non posso accettarla- Buffy arrossì con violenza –Me l’ha mandata per rimproverarmi-
-Perché lo pensate?-
Buffy si lasciò cadere sulla sedia e raccontò a Madame del suo duello con Johnatan e come l’avesse lasciato vincere perché era stato così gentile con lei, perché l’aveva baciata con tanta passione, perché lei non voleva offenderlo davanti ai suoi amici.
-E l’avete lasciato vincere solo per questo?-
-No. C’era anche…mia madre…mia madre mi fissava come quello sguardo…quello sguardo che aveva sempre riservato a Liam. Brian e gli altri miei fratelli. Non ero mai riuscita a rendere mia madre orgogliosa di me. Mai in tutta la mia vita. Avevo…paura. Se avessi battuto Strong sarebbe finita-
-Lo avete detto a Shelby?-
-Certo che no! Non erano affari suoi. Inoltre, lui era troppo impegnato a offendere lord Strong. L’ha chiamato mammoletta e altre cose del genere- Buffy abbassò lo sguardo afflitta –Oh, ma perché è così…così villano?-
-Bene- Madame sedeva con la sciabola tra le mani, soppesandone la lama scintillante –Ora capisco perché ritenete che questo dono sia un rimprovero. Ma, considerando il gesto da un’altra prospettiva, non è possibile che sia una richiesta di perdono? Un tentativo di…riconciliazione?-
-Da parte sua? Oh, non siate assurda!-
-Se non avete intenzione di tenerla, che pensate di fare?-
-Rimandarla indietro, naturalmente. Con…con un messaggio-
Dio che gli avrebbe scritto?
-Forse meglio che la restituiate di persona-
Buffy scosse la testa –Non ho la più pallida idea di dove si trovi-
- E’ alla Taverna della Volpe Bianca, in paese. Ha sempre risieduto lì da quando è venuto a darvi lezioni-
-Preferirei mandargli un messaggio-
Madame impugno la sciabola e fece sibilare la lama nell’aria –Se pensate che sia la maniera migliore per sistemare le cose tra voi…- osservò tranquilla.
-Inoltre - incalzò Buffy –sarebbe tremendamente indecoroso fargli visita, non è vero? In una comune taverna-
-In situazioni normali, penserei così anche io- commentò Madame –Ma, considerando le circostante…e la presenza costante del suo servitore scozzese…si può fare un’eccezione. Posso accompagnarvi io, se pensate che sia meglio così-
-Oh, si, così sarebbe meglio- balbettò Buffy –Anche se…un messaggio…scritto con cura…-
- Buffy. Avete la minima idea di cosa significhi per un soldato la sua spada? Quale infinito onore vi ha fatto lord Shelby mandandovela?-
Ne aveva un’idea. Eppure, non riusciva a vincere i suoi timori.
-Quando?- disse sconfitta.
-Mi ha scritto che lascerà il paese dopodomani-
-Allora, domani- affermò Buffy con voce più ferma –Pensate di essere libera?-
-Credo di sì. Ma solo dopo cena. Va bene alle sette?-
-Come desiderate-
Madame si alzò e ripose la sciabola nella custodia.
-Alla fine, sarete contenta di aver fatto questo piccolo sforzo- le disse sotto voce –E ora…non avete lezione di ricamo?-

Capitolo 16

Buffy aveva visto solo di sfuggita la Taverna della Volpe Bianca, mentre passeggiava a cavallo con il signor Saliston e, naturalmente, il giorno in cui si era recata al collegio insieme a sua madre.
La baronessa aveva indicato l’edificio basso, intonacato di bianco, che si stendeva sulla destra della strada, con espressione disgustata.
Perciò Buffy rimase interdetta vedendo che il giovane garzone salutava Madame calorosamente, mentre il calesse e si fermava nel cortile sul retro del locale.
- Brian!- gridò Madame, altrettanto lieta di vederlo –Come sta tua madre? Si è ripresa dalla bronchite?-
-Si, grazie, sta meglio. Ma ora l’ha presa mia sorella. Proprio stamattina la mamma ha detto che le sarebbero servite di nuovo le vostre medicine-
-Gliele procurerò delle altre. I nostri cavalli hanno solo bisogno di un po’ d’acqua, Brian. Non tratterremo a lungo- Madame gli porse le redini e saltò giù. Buffy scese con più attenzione, maneggiando con cura la lunga custodia della sciabola –Lord Shelby è ancora qui?-
-Si, milady, ma sta facendo i bagagli. La mamma è così dispiaciuta di vederlo partire. Lo siamo tutti-
A quel punto Buffy comprese perfettamente perché Madame era così in famigliarità con i ragazzo e sua madre. Doveva essere venuta a trovare lord Shalby un’infinità di volte. Guardò la donna, ancora intenta a chiacchierare con Brian. Aveva trascorso alcune notti alla locanda?
Non si vedeva spesso in giro per la scuola dopo cena. Un’ondata di risentimento travolse Buffy: anche se aveva sempre sospettato che Madame e lord Shelby fossero stati amanti, non le era mai passato per la mente che potessero esserlo ancora. Ma così tornavano i conti. Era impossibile che lord Shelby fosse rimasto tanto a lungo in un luogo così modesto solo per dare lezioni di scherma a una ragazzina viziata.
Eppure….era strano che Madame, abitata ai livelli europei, si fosse accontentata di quel misero nido d’amore…In quel momento Madame interruppe le sue elucubrazioni.
-Coraggio, entrate, Buffy!-
Entrarono dalla porta di servizio come comuni viaggiatori. Una donna grassa e sudata stava sfornando il pane, quando, alla vista della visitatrice, s’illuminò tutta.
-Contessa!- gridò, pulendosi le mani sul grembiule.
-Sono così contenta di vedervi ristabilita!- rispose Madame, lanciando uno sguardo per la cucina –E attiva come sempre-
-Eh, beh, quando ci si deve guadagnare da vivere accudendo gli altri, non si ha molta scelta! E poi la vostra medicina mi ha fatto stare subito meglio-
-Questa è la signorina Summers, una delle nostre studentesse-
-Lieta di conoscervi- disse calorosamente la donna, tentando un inchino. Buffy fece un cenno sdegnoso con la testa, rendendosi conto immediatamente, e con un po’ di vergogna che si stava comportando esattamente come Darla.
-Siamo venute a salutare lord Shelby - disse Madame.
-Che splendido gentiluomo! E’ un vero peccato che parta! Beh, conoscete la strada-
L’affermazione della signora confermò le congetture di Buffy. La contessa, comunque, non si mostrò affatto imbarazzata.
Sorrise e si diresse verso la stanza. Bussò alla porta. Un’esplosione di voci e rise dalla sala da pranzò così il suono. Così busso ancora.
- William?-
-Siete voi, Anya?- ci fu una lunga pausa, durante la quale Buffy tenne d’ occhio preoccupata i rumorosi bevitori della sala accanto.
-Ci stata mettendo troppo- notò Madame con apparente nonchalanche –Mi chiedo…-
Proprio in quel momento la porta si aprì e apparve lord Shelby appoggiato alla stampella.
-Scusate se vi ho fatto attendere- disse sorridendo –ma Xander è andato a …- poi notò Buffy nell’oscurità, dietro la contessa e la sua espressione mutò –Accidenti, Anya - borbottò –che diavolo vi ha preso di portarla qui?-
Madame irruppe nella stanza –Dove è andato Xander?-
-A…a Londra - rispose lord Shelby, facendosi di fianco per lasciar passare Madame e Buffy che la seguiva riluttante. Era senza giacca e aveva la camicia aperta –A prendere le carrozze. E’ una vera noia gare i bagagli-
-Non lo dire a me- rispose Madame, sedendosi e togliendosi i guanti –Mi sono ripromessa di non muovermi di qui, proprio per non fare mai più un trasloco-
Buffy si guardava intorno incerta. La stanza era spaziosa e sorprendentemente pulita e in ordine, tranne per le pile di libri accatastate ovunque. Accanto alla sedia che aveva occupato Madame, c’era un piccolo sofà di velluto rosso piuttosto malridotto e, sotto la finestra un letto che sembrava troppo corto per lord Shelby.
Lui la stava guardando accigliato, concentrato sulla custodia di legno –Che cos’è?- chiese.
-Lo sapete benissimo, William- affermò Madame, facendo cenno a Buffy di mettersi a sedere. Lei invece rimaneva immobile, pietrificata nella contemplazione del luogo in cui aveva vissuto negli ultimi tempi il suo maestro di scherma.
-La signorina Summers sembra sconvolta dal mio alloggio- notò lui impassibile –Non l’avete avvisata che, per un soldato, è un lusso anche un semplice tetto sulla testa?-
-Volete dire che Liam…- poi Buffy si fermò, comprendendo che si stava rendendo ridicola.
-Si trova in condizioni molto peggiori di questa- le confermò lui –Non ci avevate mai pensato, signorina Summers, quando progettavate di partire per il fronte?-
Lei avrebbe voluto strandolarlo –Sono perfettamente consapevole- ribatté acida –di quanto fosse infantile il mio sogno di entrare nel reggimento-
-Parlate proprio come una dama dell’altra società- disse –Come sta Strong?-
-Benissimo, grazie-
- L’ha tempestate di lettere- lo informò Anya.
-Che ragazza fortunata!-
-Dico, William, non c’è nulla da bere?-
Lui si costrinse a sorridere –In una taverna? Certo che c’è, dolcezza, ditemi solo cosa gradite-
-Whisky con acqua, grazie-
Buffy la guardò attonita. Che genere di donna bevevo quella roba? –E vuoi, signorina Summers?-
-Nulla, grazie-
Lui aprì la porta e gridò per superare il frastuono della sala –Due Whisky con acqua, Brian! E una Bordeaux-
-Subito milord- si sentì in risposta.
-Ho detto…- incominciò Buffy.
-Oh, so cosa avete detto. Avete bisogno di rilassarvi. E sedetevi, per favore. Vi assicuro che non vi sono troppi ragni…e ho già eliminato tutti i serpenti!-
Buffy combatté l’istinto di schiaffeggiarlo e si sedette sull’orlo del sofà.
-E ora dove siete diretto, William?- chiese Madame, mentre Brian entrava sorridendo. L’uomo servì da bere e uscì velocemente.
-Verso Stranthclyde, Anya - rispose –Xander sta insistendo e francamente non ho più la forza di desistere-
-Come va il ginocchio?-
- Andato. Appartiene al passato-
-Ma il dottore dice…- stava per aggiungendo con affetto Madame.
-Il dottore è uno stupido- William riportò lo sguardo su Buffy, che stava ancora sul sofà con la custodia di legno in grembo –Perché l’avete riportata?-
Lei fissò il pavimento –Perché non posso accettarla-
-Sta a me decidere-
-Volevate che fosse una specie di rimprovero per quello che è accaduto con lord Strong, vero?-
Lui la osservò un istante –No- rispose poi –La consideravo un incoraggiamento. Spero che possa impedire che vi riaccadano incidenti del genere-
-Ma insomma! Posso sapere anch’io cosa è accaduto con lord Strong?- chiese Madame.
-Si è rifiutata di batterlo- rispose William.
-Smettetela tutti e due!- esclamò Buffy e senza pensarci sorseggiò il vino. Il sapore…morbido, caldo e ricco…le fece dimenticare quello che stava dicendo e si mise a fissare il bicchiere che aveva in mano
-Stupendo!-
-Viaggio insieme alla mia cantina- la informò Shelby, accennando un sorriso, e buttò già un altro sorso di whisky. Buffy osservò il suo pomo d’Adamo salire e scendere e non poté fare a meno di ricordare la scena del fiume.
-Cielo, mi stavo dimenticando di dire alla signora Wickers il nome della medicina che le ho procurato per la bronchite!- esclamò Madame alzandosi in piedi.
-Vengo con voi- disse subito Buffy.
Madame la fissò –Forse è meglio che spiegate a lord Shelby perché non potete accettare il suo dono. Inoltre, avere in cucina nobildonne con la puzza sotto il naso rende la signora esattamente nervosa-
-Io? Con la puzza sotto il naso?- Buffy rimase di sasso.
Madame scrollò le spalle e uscì.
Lord Shelby la accompagnò alla porta e poi si lasciò cadere sulla sedia che Madame aveva lasciato libera, abbandonando a terra la stampella.
Buffy considerò con sollievo, qualcosa avesse deciso di andarsene lui non avrebbe potuto fermarla. Quindi, incominciò a parlare.
-Non dovete pensare, lord Shelby, che, nonostante tutto quello che è successo, io non vi sia riconoscente per quello che avete fatto per me-
-No sono sicuro di sapere esattamente quello che ho fatto per voi-
Buffy sospirò e buttò giù un altro sorso di vino –Ammetto che possa essere difficile da comprendere, ma io so solo questo: mia madre è orgogliosa di me per la prima volta nella sua vita, le altre ragazze mi invidiano e Strong…sembra essersi innamorato di me-
William si sistemò sulla sedia –E questo è ciò che desiderate dalla vita?-
- E’ molto più di quanto avessi mai immaginato- rispose offesa Buffy –Ma come potete capirlo, voi? Siete un uomo e per giunta un eroe!-
-Ah, si, lord Shelby, il grande eroe di guerra. Mi dispiace sottolineare, signorina Summers, quanto poco duri l’interesse dell’alta società verso un eroe di guerra mutilato-
- L’alta società è composta da cretini!-
-Bene, almeno su una cosa siamo d’accordo- si tastò le tasche della giacca –Dannazione. Ho lasciato i miei sigari sul camino. Vi dispiacerebbe porgermeli?-
Buffy si alzò e gli portò la scatola dei sigari. Lui ne scelse attentamente uno –Vi dispiace se fumo?-
- E’ la vostra camera- ribatté Buffy. Poi il risentimento ebbe il sopravvento e gli chiese –Cos’è che detestate tanto in Strong?-
Lui accese il sigaro, aspirò con la bocca ed esalò una piccola nuvola di fumo –Quello che penso io non ha importanza- dichiarò, impassibile –dal momento che penserete che sia dettato dell’invidia nei confronti di un uomo che ha ancora due gambe. Ma…dato che me lo state chiedendo…secondo voi, per quale motivo non si trova in guerra?-
Buffy fu colta di sprovvista –Non…non ci ho mai pensato. E’ piuttosto giovane-
-Ha venticinque fottutissimi anni-
-Suppongo che ora mi diete che simpatizza per Napoleone-
-Niente affatto. Almeno, non ha parole. A tavola l’ho sentito scagliarsi contro Napoleone migliaia di volte-
-Forse ha qualche difetto fisico..-
-O forse il suo ricco papà a pagato qualcuno perché prendesse il suo posto. Ma, riguardo ai suoi difetti fisici, voi sarete molto più al corrente di me-
-Ecco- gridò lei –Non capisco perché diventiate così sgradevole, tutte le volte che si parla di Strong. Me ne vado. Devo trovare Madame- si avviò verso la porta, ma si ritrovò immediatamente bloccata dalla stampella che William aveva raccolto immediatamente.
-Forse- sussurrò lui pronunciando le parole con lentezza –perché lui ha quello che io ho sempre sognato- con la stampella la afferrò per una coscia e tirò.
Buffy cadde su di lui, a occhi sgranati.
-In nome di Dio, cosa pensate di fare?-
-Non vi permetterò un’altra volta di uscire dalla mia vita- lasciò cadere il bastone, la strinse più forte e poi le prese il volto tra le mani.
La baciò con decisone, con forza, in maniera ben diversa da quella piena di tenerezza di Strong. Le sue labbra forzarono quelle di Buffy, ferendole con violenza virile e così a lungo che lei rimase stordita. Cercò di staccarsi da lui, ma era decisamente più forte.
-Avanti, combattetemi, Valchiria- le sussurrò roco.
-Oh, voi!- infuriata, tentò di schiaffeggiarla, ma lui la bloccò immediatamente con la sua grande mano
-Come osate deriderlo?-
-Non lo sto deridendo. E’ un idiota, ma ha scelto un termine adatto: ancella degli dei…- le cercò di nuovo la bocca, con la stessa furia selvaggia di prima. E, mente la schiacciava contro di sé, le poso la mano destra sul seno, coprendolo, accarezzandolo.
Era una sensazione stranissima: la sua bocca bruciava, eppure la sua mano la percorreva con delicatezza come un vento di primavera. Il pollice gli sfiorò il capezzolo.
Buffy sentì un’indescrivibile sensazione nel ventre, simile al mal di male. Cercò di staccasi, di respingerlo per prendere un po’ d’aria, di schiarirsi le idee, ma lui non glielo permetteva e continuava a baciarla sulle labbra, sul mento, sul collo.
Con un movimento improvviso, lui infilò le dita nella scollatura del corpetto, scostò la biancheria sottostante e le scoprì i seni.
Esalando un lungo, lento sospiro, posò la bocca sulla sua carne, stringendo Buffy a sé con la disperazione di un affamato che lottava per la sopravvivenza.
Il bisogno di quell’uomo era così intenso, così assoluto, così sbalorditivo, che istintivamente lei gli gettò le braccia al collo e lo accolse.
Inorridita, si accorse subito dell’errore. Lui sollevò il capo un per un breve attimo rivolgendole uno sorriso abbagliante.
Poi rinnovò l’assalto e quella volta le sua mani frugarono tra le gambe di Buffy, che gli stava seduta sulle ginocchia. La dolcezza della sua bocca che le succhiava il seno era così inebriante, così struggente…
– Oh, Buffy, siete…dolce come la pioggia-
Quella strana tenerezza la fece rabbrividire –Lord Shelby per favore…- riuscì a mormorare.
-Per favore cosa?- le chiese, ma subito ricominciò a succhiarle il seno con forza. Buffy fu travolta dall’emozione.
-Per amor di Dio- sussurrò lei.
-O della sua ancella- le leccò a lungo, sulle guance, sul collo, soffermandosi nella piega fra i seni.
La pelle di Buffy bruciava.
- Johnatan non ha mai…- iniziò lei.
-Lui perde- ruggì William con impazienza –e il bottino va al vincitore- le sue mani enormi incominciarono a muoversi intorno alle spalle di Buffy fino a quando non riuscirono a sfilarle le maniche.
-Ma…- esclamò la ragazza –Ma…- e poi non riuscì più a dire niente, perché lui le chiuse di nuovo la bocca con un bacio.
Quando si interruppe, riprese con violenza a laccarle i seni, suscitando in lei un’ondata di sensazioni devastanti da farle dimenticare ogni cosa.
-Dite il mio nome- le ordinò, sollevano il capo per guardala negli occhi, mentre la accarezzava, la toccava, la eccitava.
-Lord Shelby…-
-Il mio nome!!-
- William- sussurrò lei e lui sorrise di nuovo ricominciando a divorare i seni –William- ripeté Buffy esitante –No, per favore, no-
Lui subito si fermò –Non voglio che diciate che ho abusato di voi con la forza- le disse dolcemente
–Non vi prenderò…se non lo volete anche voi-
Oh, dio! Cosa voleva veramente? Voleva che lui continuasse così in eterno, con le sue mani forti ma delicate la sua lingua di seta. Quando Buffy ebbe compreso la verità, rimase sconvolta.
-Madame…-
-La porta è chiusa a chiave-
-La mia…la mia reputazione-
-Può solo che migliorare. Una caritatevole studentessa di un collegio offre conforto a un povero invalido-
Qualcosa di duro spingeva contro il fianco di Buffy confermandogli quando fosse assurdo definirlo invalido e ricordandole di quella volta nella foresta…lui che si sollevava in mezzo al fiume, l’acqua che scorreva giù dal suo corpo, dai suoi muscoli meravigliosi, mentre la sua virilità puntava verso il cielo.
-Perché vi siete…?- sussurrò lei.
E stranamente lui capì di cosa stava parlando –Perché volevo che sapeste…che non sono da commiserare-
-Non vi ho mai commiserato- gli disse lei.
-Bugiarda-
-Beh…non per molto, comunque-
Lui la sollevò in altro senza sforzo, sistemandola più comodamente sulle sue ginocchia, e Buffy non poté evitare di ricordare che aveva dovuto salire in sella con le proprie forze, quando Johnatan aveva tentato di aiutarla. Aveva creduto che i timidi baci del suo spasimante fossero meravigliosi. Come doveva definire quelli di quell’uomo, capaci di dissolvere il confine tra il bene e il male, capaci di convincerla ad accettare gli abbracci più scandalosi e a premettergli libertà impensabili sino ad un attimo prima?
Era vero, i baci di William non lasciavano molto spazio alla dolcezza, ma la sua fama selvaggia e incontrollabile era una rivelazione ‘Le carezze di Johnatan non potranno mai più soddisfarmi’ comprese con terrore e fu percorsa da un tremito.
-Che c’è?- le chiese lui.
-Ho paura- ammise Buffy –Lord Shelby, devo andare. Devo andarmene ora!-
-Prima di fare qualcosa di cui vi pentireste?-
-Ho già fatto qualcosa di cui mi pento fortemente-
Lui si rilassò contro lo schienale della sedia, tranquillo e noncurante, con i capelli che gli erano sfuggiti dal codino –Se mi baciate, vi lascerò andare-
-Vi ho già baciato, mi pare-
- No. Io Ho baciato voi-
-E cosa succede, se rifiuto?-
-Vi tratterrò qui fino a quando non cederete-
L’immensa forza delle sue braccia provava che era in grado di farlo. Con tutto quello che era accaduto tra loro, che cosa poteva costargli un bacio?
Si chinò in avanti riluttante, a premere le sue labbra contro la bocca di William.

Le costò la sua innocenze.

Lui si stese sotto di lei e con le mani le afferrò le natiche, tirandosela contro con violenza, in modo che il suo sesso le premesse in mezzo alle gambe attraverso il groviglio delle gonne.
La tenne in quella posizione finchè non ebbe schiacciato i lombi contro di lei, con movimenti ipnotici e lenti. I seni di Buffy erano premuti contro la sua camicia; le sue mani la toccavano, la schiacciavano, la immobilizzavano. Lei gemeva, mentre il suo ventre veniva travolto da un fremito di dolce calore –Oh!-
-Oh!- riecheggiò lui, tenendola stretta, Buffy lo sentiva respirare sempre più veloce e affannoso.
-Oh Cristo, Buffy…- si stringeva contro di lei con furia cieca, muovendola su e giù, sempre più in fretta, mentre il suo membro duro spingeva contro di lei con furore e disperazione,
Anche attraverso il groviglio di abiti, lei sentiva la sua forza affamata e quel bisogno divenne anche il proprio, quel desiderio il proprio desiderio, così presero a danzare insieme quella strana danza selvaggia.
Lei gli afferrò la camicia e la aprì, lottando con i bottoni per denudare il suo ampio petto muscoloso.
Poi strusciò i capezzoli sul petto di William. Lui rise e le baciò il collo.
-Cattiva ragazza….- sussurrò.
-Non mi importa più- sussurro di rimando lei, spostandosi per dargli la possibilità di leccarle nuovamente i seni. Lui li succhiò con tale ferocia da fare girare la testa, ma, Dio, quello che le stava facendo era così bello…la sua bocca, le sue mani, la sua voracità, il suo bacino che spingeva. Desiderava solo che quell’estasi non finisse mai.
Le braccia di lui scivolarono verso il basso, sulle sue ginocchia, e poi sollevarono di scatto la gonna slacciarono con abilità il reggicalze e lei esalò un grido di protesta.
Lui lo bevve spingendo la lingua tra le sue labbra: sapeva di whisky e desiderio. A quel punto le tirò giù con decisione le mutandine.
Quel velo di cotone non poteva essere un impiccio, ma il vestito aveva formato una barriera aggrovigliata tra di loro.
-Maledetti vestiti- grugnì lui –Cosa darei per vedervi senza-
Come lei aveva visto lui. Era bellissimo, simile a un dio, e lei…lei era solo Buffy Summers, sgraziata e con muscoli non comuni alle signorine per bene –Cosa state facendo?- domandò allarmata.
-Vi tolgo il vestito-
-Oh, no!- protestò lei, stringendo la mussolina –Non potete…non lo farete…io non…oh, per favore, no- lui ignorò le sue grida e le sfilo l’abito dalla testa, lasciandolo cadere per terra. Lei si ritrasse, coperta soltanto dal corsetto e dal sottabito.
Allora William la prese per la vita e le sciolse i nastri del corpetto con incredibile abilità, poi glielo sfilò.
‘Non sono certo la prima donna che spoglia’ pensò Buffy di sfuggita. Infine anche le mutandine scomparvero.

Era il primo uomo che la vedeva…così.

Voltò la testa di lato, arrossendo. Lui le fece guardare in avanti toccandola gentilmente con un dito sulla guancia. Buffy tentava disperatamente di coprirsi il seno con le mani.
Oh, come aveva potuto mettersi in quella situazione?
-Devo andare- mormorò e si chinò a raccogliere i suoi vestiti.
- Buffy, guardatemi, per favore- le disse lui con una voca così diversa dal solito, dolce e suadente.
Lentamente lei sollevò la testa e lo guardò negli occhi.
Brillavano come zaffiri. Lui le passò una mano sulla vita, sui fianchi, sulle cosce.
-Siete così…così bella-
-No, non è vero-
-E’ così. Ho visto abbastanza donne nude da riconoscere la vera bellezza quando la incontro-
-Non so cosa mi ha preso per permettervi…-
-Venite qui-
Lei si sporse in avanti. Con le punte delle dita lui le sfiorò il seno, percorse il suo ventre e poi scese verso i ricci biondi tra le sue cosce, emettendo un lungo e languido sospiro.
-Bella- ripetè. Incominciò ad accarezzarla lì, affondando, provando, esplorando. Le sue dita toccarono un punto morbido, umido e caldo, esitarono, si ritrassero. I fianchi di Buffy seguivano le dita, come dotarti di una volontà propria. Lui sorrise e si sbottonò i pantaloni. Buffy non lo fermò, anzi lo aiutò a togliersi la camicia. Poi si inginocchiò e gli tolse gli stivali.
-Lo fate meglio di Xander- le disse lui guardandola con gli occhi socchiusi.
-Io ho un motivo più importante- rispose lei dolcemente.
Lui rise, mentre si abbassava i pantaloni. Poi, improvvisamente si bloccò –Non è una bella vista. Forse non è il caso che vediate-
Ancora inginocchiata Buffy lo aiutò a sfilarsi i calzoni e a denudare la sua gamba ferita. La vista della cicatrice, lunga, contorta e rosea come la carne di un bambino, le tolse il fiato.
-Oh, William- sussurrò –Non avevo idea…-
-Forse è meglio spegnere la luce- tagliò corto lui.
Invece lei si chinò e incominciò a baciare quella ferita terribile, precorrendola con la lingua per tutta la lunghezza.
Lui la fermò –Buffy, non dovete…-
-Perché? Non è forse parte di voi?-
-La mia parte peggiore, la mia rovina-
Lei alzò il capo –Senza di essa- chiese dolcemente –mi avrete mai notata?-
Gli occhi blu di William, divenuti scuri nella penombra, incontrarono quelli di Buffy –Siete veramente…diretta. Probabilmente no. Ma la perdita…oh, la perdita sarebbe stata tutta mia!-
Soddisfatta Buffy sorrise e si sedette di nuovo sulle sue ginocchia. Ma sul volto di William era comparsa un’ombra triste, teneva le mani immobili lungo i fianchi, bevendo la bellezza della sua compagna, poi abbassò di colpo lo sguardo.
-No, non posso- disse con voce tremante –Avevo torto. Non ho alcun diritto di farvi questo. Come posso chiedervelo? Non ho nulla da offrirvi. Voi meritate qualcosa di meglio, vi meritate…-
-Strong?-
-Se può ballare con voi, cavalcare con voi e passeggiare con voi…per Dio si!-
-Ho baciato Strong…- incominciò seria Buffy.
-Pensate che non lo sappia?-
-E farlo non ha mai eccitato in me il minimo desiderio di andare oltre, mente con voi…- e lanciò un’occhiata alle proprie membra nude –Vedete a cosa mi ha portato baciare voi?- lui stava per ribattere, ma lei gli posò un dito sulle labbra –Non vi prenderò…se non lo volete anche voi-
William scoppiò a ridere, così lunga e forte da essere udita persino nella sala da pranzo.
Poi le afferrò la vita e se la tirò vicina, baciandola sulle labbra.
-Touchè. Mi arrendo, signorina Summers. Completamente e senza condizioni. Perché vi voglio con assoluta determinazione: non ho mai voluto qualcuno o qualcosa di più in tutta la mia vita- i suoi baci le coprirono il volto, la gola, gli occhi e le orecchie. Le afferrò le natiche e se la mise a cavalcioni. Il contatto con la sua pelle nuda, con l’interna lunghezza del suo membro, provocò in lei un brivido di piacere. Lui iniziò ad accarezzarla.
-Quanto siete alta?- le chiese improvvisamente.
-Non saprei. Perché?-
-Vi misuro io allora- lui la squadrò dalla testa ai piedi –Misura perfetta-
-Perfetta per cosa?- chiese Buffy.
-Per questo…- la sollevò con le mani….con quale facilità l’alzava…inclinandola leggermente all’indietro. Poi infilò l’intera lunghezza del suo grande membro dentro di lei, sprofondandola fino in fondo con un sospiro di immensa soddisfazione.
-Ah- le mormorò all’orecchio, tenendola stretta a sé.
Buffy chiuse gli occhi per il dolore e cercò di abituarsi…anche se la sensazione era incredibile…come una mano che si infilava in una guanto, una radice che entrava dentro la terra.
Lui allargò le ginocchia per farle aprire le gambe a sua volta, mormorando.
-Oh, Dio!- e affondando le mani nella sua folta capigliatura –Buffy, Buffy!- incominciò a muoversi, lentamente, piacevolmente, con un movimento aventi e indietro dei fianchi, affondando, ritirandosi, mente la baciava sulle labbra.
Buffy prese quel ritmo: si alzava facendo leva sulle ginocchia quando lui si allontanava e scendeva quando lui premeva, persa nell’incredibile calore evocato da quei movimenti. Dentro e fuori, continuamente, come due selvaggi.
I suoi seni si schiacciavano contro il petto di William, poi si risollevavano verso il cielo. Ogni volta in cui lui le afferrava con la bocca un capezzolo e lo succhiava con violenza, Buffy gridava di piacere.
Il suo membro era una sciabola affilata e lei era il suo fodero perfetto…un incontro sublime.
Lui la accarezzò sulle natiche, tirandosela ancora più vicina, muovendosi con un ritmo sempre più veloce finchè…
Buffy urlo e la mano di William le chiuse dolcemente, ma con decisione, la bocca. Ma lei non riusciva a trattenersi: il fuoco le bruciava nel ventre come una fornace. Si chinò in avanti, in modo che lui rientrasse dentro di lei –Oh, oh, oh- gemette.
Lui la tenne così stretta che soltanto i loro fianchi erano liberi di muoversi, su e giù. Premeva la bocca sulla sua per bere le sue grida estasiate.
-Oh- fece anche lui senza più fiato –Buffy, Buffy…-
Lei lo strinse con le ginocchia e prese a cavalcarlo senza freni, mentre lui assecondava i suoi movimenti.
E proprio quando credeva di non riuscire più a tollerare l’intensità del piacere, che , se lui non avesse smesso, sarebbe impazzita. Buffy smise completamente di pensare, si separò dalla sua parte conscia e fu proiettata oltre la ragione, in qualche gloriosa regione di luce bianca accecante che li abbracciava entrambi con le sue ali.
Allora si accascio su di lui e William, a sua volta, sullo schienale, mentre quella calda luce li avvolgeva e poi piano piano lì abbandonava in lunghe ondate lente. Si guardarono. Nel cerchio luminoso che li univa, lei vide dei riflessi tremanti di passione che la percorrevano inondare l’umile stanza, la misera taverna, tutto il Kent, anzi il mondo e l’universo intero, con il loro incredibile bagliore. Poi le ondate di fiamma lentamente cessarono.
Lei posò il capo sul petto di lui, cercando di respirare, mentre William la teneva abbracciata, con le mani ancora avvinte ai suoi capelli.
Era incapace di muoversi o di parlare. Non aveva mai immaginato che il suo corpo potesse provare emozioni del genere. Era sconvolta da quello che avevano condiviso e si chiese se anche lui aveva provato le sue stesse sensazioni, se qualcuno nella storia dell’umanità avesse sperimentato qualcosa di simile.
Poi arrossì.
Certo, lui doveva averlo già provato diverse volte. Non era certo vergine. Aveva avuto un numero incalcolabile di amanti e lei non era diversa dalle altre, probabilmente era solo meno esperta.

Sobbalzò.

Qualcosa le era caduto sui capelli. Si alzò svuotando la testa, quando si accorse che erano lacrime e raggelò.
-Oh, lord Shelby - sussurrò –Non piangete, per favore-
-Io…non piango…mai- disse lui esitando, mentre le lacrime gli scorrevano per le guance –I grandi eroi non lo fanno-
Lei si chinò per leccargli dal volto le gocce salate.
-Non farlo- la avvertì lui –o mi ridurrai in niente…se già non l’hai fatto. E non chiamarmi lord Shelby per amor del Cielo-
- William- si corresse lei. Allungò un braccio e gli avvicinò alle labbra il bicchiere di whisky.
-Ho questo colore?- chiese lui.
-Più pallido-
-Bene- riconobbe lui sorseggiando il liquore –Era da un bel po’ di tempo che non mi accadeva…- lei incominciò ad irrigidirsi. Ah, era così dunque. Quel desiderio travolgente…quella passione insopprimibile… era soltanto una lunga astinenza!
Ma, prima che la rabbia potesse esplodere, lui la baciò e terminò la frase.
-Da quando sono nato, a dire il vero-
-Bugiardo- disse Buffy, poco convinta –Quante donne hai avuto?-
-Molte, ma solo un valido avversario- e le accarezzò una guancia –Facevo pratica solo per questo scontro-
- E’ l’esperienza che ti detta queste parole-
-Può darsi- ammise lui –Ma tu, d’altronde, fanciulla inesperta, cosa puoi sapere della passione?-
-So quello che provo- rispose Buffy con decisione –Quello che ho sentito-
-E com’era?-
Lei scosse la testa –Indescrivibile-
- E’ quello che ho provato anch’io. Si dice che la vera passione sia al di là della parole- e l’abbracciò stretta. Lei si accoccolò tra le sue braccia, quasi soddisfatta.
-Ma certo…- cominciò poi.
-Uhm?- lui le accarezzò la spalla nuda e le sfiorò il capezzolo con un dito. Lei rimase senza fiato, come ricordandosi dell’estasi che l’aveva travolta poco prima.
- Certo le donne sono tutte uguali- terminò, mentre lui le baciava il seno-
Lui alzò il capo e la fissò –Tutte uguali, fino a ora- rispose e abbassò di nuovo la testa per continuare a baciarla.

Capitolo 17

-Devo veramente andare-
Buffy era rimasta stesa per terra sul copriletto della stanza di William per un periodo che le pareva lunghissimo, dormicchiando sul petto del suo amante e godendosi la meravigliosa sensazione del contatto tra i loro corpi nudi. A un certo punto lui aveva suggerito di spostarsi a letto, ma lei aveva obbiettato che non era abbastanza grande per lui solo figurarsi per due.
In realtà non aveva voluto farlo spostare obbligandolo ad usare la stampella: aveva intuito che quello che era successo tra loro due, aveva contribuito a migliorare la sua fragile autostima più di tutte le loro lezioni di scherma, e non voleva interrompere quel momento magico ricordandogli la sua menomazione. Così aveva steso il copriletto per terra, lui si era lasciato cadere dalla sedia pieno di gratitudine e aveva ricominciato immediatamente a fare l’amore con lei.
Ora, però anche le ultime voci nella sala da pranzo si erano spente e la luna era sorta nel cielo, così splendente e piena da illuminare tutta la stanza. Chissà dove era finita Madame, cosa stava pensando?
-Davvero, devo proprio andare- ripeté Buffy e si allungò a prendere i vestiti.
-Non farlo- le mormorò lui tra i capelli –Rimani-
-Non posso. Sarà quasi mezzanotte! Non riesco a immaginare come Madame abbia potuto lasciarci soli per così tanto tempo-
- Anya sapeva quello che stava facendo- William le baciò la gola e incominciò ad accarezzarle i seni con le sue lunghe dita gentili…
Ma Buffy si ritrasse –Non vorrai insinuare che…-
-Ha sempre avuto i suoi piani per riportarmi alla mia antica gloria e credo che anche questa vistia ne facesse parte-
Buffy si irrigidì nonostante le carezze –Così fai sembrare Madame una volgare mezzana e io sarei solo una comune prostituta-
-Non c’è nulla di comune in te- protestò lui nel sonno –Rimani con me. Dormiamo insieme-
Ma quella vecchia, strisciante gelosia…cosa era successo tra loro, un tempo, a Parigi?…aveva ricominciato a divorale la mente. Si allontanò da lui. Non era certo il tipo di uomo che parlava facilmente della sua vita privata, eppure ora lei aveva diritto a qualche spiegazione, qualche chiarimento.
- William?-
-Uhm?- strisciò verso di lei. Nel silenzio della taverna deserta. Buffy riuscì a sentire il battito del suo cuore e ogni suo singolo respiro.
Davvero importava tanto quello che era successo tra di loro? In quel momento non era insieme a Madame…era con lei. Aveva gridato per lei, le aveva detto che come lei non c’era stata nessun’altra.

Dannazione!

Aveva bisogno di tempo e solitudine per pensare e lui non le stava lasciando né l’uno né l’altro. Per quanto apparisse assonnato, lei sentiva la sua virilità risvegliata che le premeva sul fianco.
Evidentemente se ne era accorto anche lui perché mormorò –Scusa- e si spostò cercando di nascondere il suo stato –Devi essere esausta, ormai, ma io…non riesco a smettere di desiderarti-
Buffy era esausta. Si sentiva come se avesse cavalcato a briglie sciolte per un’intera giornata, ma era un spossatezza piacevole. Allungò la mano per accarezzargli la coscia e incominciò a giocare con la sua peluria.
-Mi sembrava che tu volessi andare via-
-Lo volevo- rispose Buffy con un tono così scoraggiato che William si mise a ridere.
-Facciamo così- propose lui –Ti riporterò a scuola all’alba, in tempo per la tua lezione di scherma-
-Non ho l’equipaggiamento-
-Puoi prendere quello che tengo di riserva-
-Non ho la spada-
-Hai la sciabola- le ricordò –La mia…-
-Non posso accettarla-
- L’hai già fatto. Più volte- lei ridacchiò mentre lui strusciava il suo membro nudo tra le sue natiche.
-Era un simbolo. Di quello che volevo fare con te. Oh, Buffy- e incominciò a spingere per prenotarla in quella posizione, creando il suo fodero con la punta della propria virilità.
Quando ebbe trovato la strada, Buffy provò una sensazione diversa, ma non meno magica. Lui le afferrò i seni con le grandi mani e le stimolò i capezzoli con gentile insistenza. Lei sospirò felice e si arrese a quella nuova tempesta di emozioni.
Quando fu conclusa, dopo che lui l’ebbe portata di nuovo a tramare di godimento, William incominciò a baciarla sulle guance con infinita dolcezza e poi cadde addormentato.
Lei stava stesa sotto il suo piacevole peso a contemplare il lento passaggio della luna attraverso il pezzo di cielo incorniciato dalla finestra.
Andarsene ora era impossibile. Non voleva che lui pensasse che fosse pentita. Nonostante tutte le conseguenze che ci sarebbero state, non aveva rimpianti perché l’amava.

‘Da quanto lo amo?’ si chiese ‘Da sempre e per sempre?’

La misera camera, che aveva tanto disprezzato al momento del suo arrivo, in quel momento era avvolta in uno splendore d’argento, la luna illuminava ogni mobile, ogni tessuto, rendendo quella stanza un luogo incantato.
Per un momento, la sua mente pratica incominciò a valutare gli ostacoli:

L’età di William.
Il suo passato.
La sua reputazione.
La sua ferita e tutto quello che aveva provocato nella sua anima.

Ma quelle considerazioni non potevano nulla contro la magia di quella notte di luna, contro lo splendore argenteo delle promesse, dei sussurri e delle lacrime del suo amante.

-Ti amo, William Shelby - gli disse –E ti amerò fino alla fine del tempo- lui si mosse e la abbracciò forte, come se l’avesse sentita.
‘Forse mi ha sentito davvero ’ pensò Buffy, esausta e felice, stringendosi al cuore l’orlo del copriletto.

Capitolo 18

La primavere era ormai arrivata anche in collegio: l’edera gettava migliaia di germogli sugli antichi muri della scuola, i pettirossi erano tornati a bere nella vecchia fontana, l’erba del cortile era di nuovo verde ed alta sotto gli stivali di Buffy.
Lei ne falciò un ciuffo con la punta della sciabola aspirandone il dolce profumo, mentre osservava Xander che scavava trovo la terra morbida.
-Falla un po’ più profonda- dava istruzione William dalla sua sedia. Il servitore grugnì e riprese a scavare borbottando.
-Si può sapere cosa stai facendo?- chiese Buffy con la maschera sulla fronte, mentre osservata i misteriosi preparativi –Dopo tutto, dovrò spiegare alla signorina Chase perché stai scavando una trincea nel suo cortile-
-Tutto a tempo debito- ribatté William sorridendo –E ora, Xander, ti prego di andare a prenderlo- il servitore si drizzò massaggiandosi la schiena con un gesto teatrale e se n’andò mugugnando.
-Gli scozzesi sono tutti così avversi al lavoro?- domandò Buffy.
-Maligna. Non mi pare di averti visto scavare-
-Avrei potuto farlo…in metà tempo e con metà dei suoi lamenti-
-A Xander non piaci-
Buffy sgranò gli occhi –E perché mai?-
-Non lo so…forse perché vede i cambiamenti che provochi in me- rispose William tranquillo, accendendosi un sigaro.
Buffy lo guardò leccare la punta del sigaro, nello stesso modo in cui poco prima le aveva succhiato i capezzoli, e stava per saltargli sulle ginocchia, quando si rese conto che i rumori degli scavi avevano richiamato Willow e Fred in terrazza.
-State alzando un albero di calendimaggio, lord Shelby?- gridò allegramente Fred.
-No- tuonò lui in risposta –un rogo per le ragazzine troppo curiose- le due amiche di Buffy sparirono ridacchiando.
-Sistemalo nella fossa, Xander, per bene, in profondità-
La voce di Fred risuonò di nuovo –Sere per stendere la biancheria?-
-Nulla di così volgare, ve lo assicuro. Anche voi volete azzardare una congettura, signorina Rosemberg?-
-Vediamo…- gli disse lei dall’alto –Forse avete pensato che, senza la vostra eroica presenza in Europa, le armate di Napoleone ci stiano per invadere e avete incominciato a costruire le fortificazioni-
William rispose per le rime –State tranquilla. Ho già avvistato i generali; se quel maledetto corso riuscirà ad approdare sulle rive inglesi, sarà indirizzato verso il collegio della signora Chase. Neppure lui riuscirà a resistere al fascino delle sue giovani studentesse-
Fred sospirò profondamente –Non avete per caso parenti simili a voi in patria, lord Shelby? Sto pensando di trasferirmi in Scozia-
Tra le risa, Buffy vide che Darla era apparsa sul balcone. Stava per incominciare una delle sue interminabile lagnanze, ma William l’anticipò scusandosi.
-Mi dispiace, lady Thomson, se ho disturbato il vostro sonno. Ho quasi finito- con la coda dell’occhio Buffy vide che Madame era apparsa sulla soglia della porta di servizio, con una tazza di thè fumante in mano e sul volto un’aria divertita.
Infine, arrivò anche la signora Chase, vestita di tutto punto, come se fosse normale trovare di prima mattina un membro dell’alta società intendo a scavare nel proprio giardino.
- E’ troppo vicino alle vostre primule, signora Chase?- chiese premuroso William.
-Non credo. Ma a cosa serve?-
Lui spinse il sigaro con il tacco dello stivale e si alzò in piedi –E’ il momento della rivelazione, credo. Xander, ti dispiace portarmi la mia maschera?-
- Continuo a credere, signore, che sia troppo pesante per voi. Il dottore dice che…-
-La mia maschera, Xander- ripeté William con tono imperioso –E la stampella-
Buffy guardava perplessa William zoppicare verso il palo. Una volta arrivato, lui buttò la stampella e si mise in guardia attaccandosi al palo.
-Oh, Will…oh, lord Shelby - si corresse lei –Non dovete…- ma lui aveva un aspetto così fiero e orgoglioso…lanciò un’occhiata a Madame, che annuì.
-Siete diventata troppo esperta. Non posso più insegnarvi nulla rimandando seduto. Avanti! Se non vi battere, vi taglio la testa!-
Le ragazze più giovani emisero tutte insieme un grido di terrore. Darla commentò dal balcone.
-Che scocca messinscena! Un invalido che sfida una stupida-
Buffy si offese profondamente: come osava definirlo un invalido? Si lanciò con forza contro di lui, urtando la sua lama con ferocia.
Dal balcone le ragazzine urlarono nuovamente. Lui parò il colpo con tale maestria che la sciabola le saltò quasi di mano. Allora si ritrasse, strinse la presa e tentò un colpo in diagonale.
William girò attorno alla pertica per parare con più facilità.
-Perché a sinistra?- le chiese –Sapete che la destra è la mia parte più debole-
- William, io…-
-Bisogna sfruttare le debolezze dell’avversario- rispose lui impeccabile –Se non vi impegnate contro di me, vi assicuro che io mi impegnerò contro di voi- e affondò un colpo terribile.
Buffy decise che non si sarebbe sottomessa, come aveva fatto con lord Strong. E alla fine trionfò.

Dieci a nove.

Quando ebbe segnato l’ultimo punto, lui si tolse la maschera. Per un istante, Buffy fu piena di terrore.
Ma solo per un istante, William la stava guardando con gli occhi blu pieni di orgoglio, e ammirazione e un sorriso vasto come il mare –Voilà, signorina Summers, oggi vi siete guadagnata il titolo di spadaccina-
Willow e Fred esplosero in grida di gioia e le ragazzine più giovani applaudirono entusiaste.
La signora Chase annuiva soddisfatta e Madame…
Madame guardava radiosa William che volteggiava intorno al palo e saltellava nuovamente verso la sedia.


-Sai- disse Buffy sorseggiando il vino –credo che tu mi abbia lasciato vincere-
-Io? Non farei mai una cosa del genere- William la passò da ginocchio destro a quello sinistro –Scusami, ho un crampo al polpaccio-
-Ti massaggio io- lei posò il bicchiere e si lasciò scivolare a terra. Gli prese la caviglia tra le mani, lisciandogli il polpaccio con i palmi e i polpastrelli fino a quando non fu completamente rilassato.
-Umm- mormorò lui, chinandosi a baciarla sui capelli –Me lo faceva Xander di solito, ma non così bene-
-Potevi dirmi che cosa stavi progettando-
-Non volevo lasciarti il tempo di pensare se darmela vinta o no-
-La maggior parte degli uomini…-
- E’ fatta di stupidi. Che vergogna c’è nel perdere contro con una donna, se ti è superiore?-
-Ma io non lo sono- ribatté lei –Ovvero non lo sarei, se tu non fossi…- la sua voce sfumò e non fisse più nulla.
-Ma non lo sono- William ebbe un sussulto –Ecco, mi si è contratto di nuovo-
-Hai faticato troppo- lo rimuoverò lei, massaggiandogli delicatamente il muscolo.
-Era inattivo da un anno. Se si considera questo, non sono andato così male-
-Smettila di fare l’eroe-
Lui rise –Va bene. Fa un male dell’inferno, ma anche il dolore e preferibile all’inezia, alla morte- lei distolse lo sguardo.
William se ne accorse e la costrinse a guardarlo –Cosa c’è che non va?-
Buffy non riuscì a esprimere a parole il terribile pensiero che la tormentava. Se, per qualche miracolo, lui avesse riacquistato l’uso della gamba e fosse ritornato quello che era prima dell’incidente…a cosa sarebbe servita lei? Fortunatamente, in quel momento bussarono alla porta e Xander entrò con un vassoio in mano –Il vostro whisky con acqua, milord-
-Appoggialo lì- William indicò il tavolino accanto al sofà –Non ho più bisogno di te per stanotte-
Xander lanciò un’occhiataccia a Buffy inginocchiata sul pavimento –Il dottore raccomanda tranquillità e riposto, non credo che…-
-Ho detto che non ho più bisogno di te. Va’ a letto- il servitore si ritirò infuriato.
-Vorrei piacergli- sospirò Buffy.
-Neppure io gli piaccio-
-Ma allora perché lo tieni al tuo servizio?-
William fece una smorfia –Per motivi ereditari. Sarebbe il mio aiutante di campo. Chiediglielo e te lo dirà: per quattrocento e passa anni, il più anziano del suo clan è stato braccio destro di lord Shelby. In genere, quando combattevano contro l’Inghilterra. Ha fatto fatica ad abituarsi a combattere fianco dei britannici-
Buffy ricordò quello che le aveva detto la signorina Chase qualche tempo prima: se non fosse stato per qualche capriccio del destino, William Shelby sarebbe stato re di Scozia e d’Irlanda.
-E tu?- gli chiese piena di soggezione.
-Non amo particolarmente gli Harris, ma non sono neppure uno di quegli scozzesi che si ostinano a combattere il precedere fatale della storia. E’ naturale che Inghilterra e Scozia siano unite, E’ un’isola piccola rispetto al mondo!-
-Anche se l’unione fosse avvenuta sotto la corona britannica?-
-Abbiamo avuto la nostra possibilità di conquistare la corona. Non ci tengo a rivendicare il trono di uno dei regni più ricchi della terra solo perché il mio bis-bis-bis nonno di mio padre un tempo comandava su queste isole-
- Comunque, hai sangue reale nelle vene-
-Quando i miei erano re- tagliò corto William –le donne non indossavano le sottovesti, gli uomini non usavano i cavalli e i guerrieri si tingevano la faccia di blu. Sai cosa è importante per me? Il progresso. E gli inglesi hanno portato il progresso- allungò la mano verso il tavolino e prese un sorso di whisky.
-Vuoi un sigaro?- propose Buffy.
-Vorrei piuttosto andare nel mio letto…anzi, nel nostro letto- si corresse lui con un ghigno.
Lei si alzò e gli porse un braccio. Quella volta lui lo accettò senza vergogna e le permise di aiutarlo a spogliarsi. Poi fu il suo turno di spogliarla e lo fece con dita così bramose e avide che lei arrossì e rise di imbarazzo.
Quando entrambi furono nudi, lui si stese e la tirò a se. Buffy si chinò sul suo petto e lo baciò. Poi salì per baciargli il volto, le orecchie, ma lui sussultò.
-Cosa c’è?- chiese lei.
-Ancora quella maledetta gamba. Non credo di farcela-
Lei gli massaggiò di nuovo il polpaccio.
-Sai che c’è? Questo letto è troppo piccolo-
-Ci avevo già pensato-
-E cosa hai concluso?-
-Che ne ho uno ben più grande nella mia casa di Londra -
-Potresti mandare Xander a prenderlo-
-Eh, già, ma credo che gli farei venire le convulsioni-
-A meno che…- Buffy fece una pausa e respirò profondamente –A meno che tu non abbia intenzione di andartene presto-
Ci fu un attimo si silenzio. Lei fissava il ginocchio ferito.
-Ho intenzione di rimanere fino a quando tu resti con me- dichiarò lui alla fine.
Era la prima volta, in tutti i mesi in cui erano stati amanti, in cui si accennava a parlare del futuro. Buffy avrebbe avuto il coraggio di continuare il discorso? Ma come avrebbe potuto astenersi?
-Alla fine dell’anno scolastico io partirò, lo sai. Per Londra –
- L’anno termina tra poche settimane. Non mi sembra corretto mandare aventi e indietro Xander con quel letto pesante per un periodo così breve-
-Allora ti vedrò…a Londra?- chiese lei riprendendo il massaggio alla gamba –Voglio dire…so che non potrà essere cos’…-
- Buffy- iniziò lui.
Lei lo interruppe subito –Ma forse è possibile, no? Anche a Londra gli uomini hanno amanti, vero? Ci sarà pure un modo per fare queste cose. Cercherò un manuale nella biblioteca del collegio: Istruzioni sulla conduzione di una relazione illecita…- la sua voce era troppo allegra; in realtà stava trattenendo le lacrime e probabilmente se ne era accorto anche lui.
Una goccia le tremolò all’estremità di un occhio, e poi cadde sulla gamba di William.
- Buffy, io…-
-Non importa- disse lei bruscamente –Non avrei dovuto parlarne. Scusami-
-Quando sarai a Londra, non avrai più tempo per me-
Lei sollevò lo sguardo di scatto, sconvolta –Come osi dire una cosa del genere?-
- E’ la verità. A cosa ti potrà servire…un relitto di d’uomo come me?-
-Non chiamarti così mai più. Non osare, non osare mai-
-Tu sarai la bella della Stagione. Avrai decine e decine di spasimanti ai tuoi piedi. Ed è quello che meriti-
-Non è quello che voglio. Voglio te- la voce di Buffy era salda –Io ti amo-

Oh, dio! L’aveva fatto! Aveva pronunciato quella parole che aveva giurato di non dire mai per prima.

Attese, a capo chino, con il cuore che batteva furiosamente. E nel frattempo pensava. Pensava che gli uomini non provavano le stesse cose delle donne. Sue madre gliel’aveva ripetuto migliaia di volte.
‘Per gli uomini è diverso…anche per i migliori’
Ma lei non riusciva a crederci. Aveva conosciuto abbastanza a fondo William nelle passate settimane…il suo desiderio, la sua allegria, la sua tenerezza…per essere sicura che anche lui provava i suoi stessi sentimenti. Ma allora perché rimaneva così in silenzio? Perché non diceva nulla?

‘Perché non gli hai lasciato nulla da dire…’

Furiosa con se stessa…per quale maledetto motivo l0aveva messo così alle corde?…chinò ancora di più la testa, finché non sfiorò con la bocca il suo ginocchio ferito. Allora lo baciò e lasciò che le sue labbra gli salissero su per la coscia, per l’avvallamento dell’inguine, sulla peluria fulva che circondava la sua virilità e infine il suo membro, che giaceva stranamente molle.
Allora lui parlò, con voce roca e impastata.
- Buffy, non sentirti in obbligo…- e poi si interruppe con un gemito. Lei lo aveva accolto nella sua bocca.
Era una sensazione curiosa. Buffy percorreva con la lingua avanti e indietro la liscia punta del suo sesso. Una luccicante perla di umore vi apparve e lei la leccò. Il grande corpo di Wiliam fu scosso da un fremito. Lentamente percorse il membro con le labbra…era diventato più lungo e duro…assaporando ogni vene e ogni rigonfiamento. Lui mugolava e si era completamente irrigidito.
- Buffy…non c’è bisogno…-
Ma c’era. Era lei che aveva bisogno, una disperata esigenza di provargli quella parola…l’abusato termine amore…corrispondeva a verità e lo sarebbe stato se non sentiva le stesse cose, non avrebbe potuto impedire che lei lo amasse per tutta la vita. Così gli afferrò la base del sesso con le mani e ricominciò ad andare su e giù, su e giù.
-Oh, Cristo. Oh, Dio!- i fianchi di William avevano preso a muoversi al suo ritmo, spingendo contro di lei, implorando di più, implorando di accettarlo, di accettarlo tutto quanto.
Lei lo fece. Accompagnando con la mano i movimenti della bocca.
-Oh, Cristo! Buffy, non riesco a…-
Troppo tardi. Il seme esplose improvvisamente in un enorme getto, più abbondante di quello che lei si era aspettata.
Lui giaceva sotto di lei ansimante, il suo membro era percorso da fremiti convulsi. Sulla testa di Buffy la mano del suo amante era posata immobile.
-Non dovevi farlo- disse lui, quando riprese fiato.
-Perché no?- ribatté lei.
-Non…sta bene-
-Mi è piaciuto-
Con qualche difficoltà, lui sollevò il capo e vide gli occhi di Buffy che scintillavano –Per Dio, è vero! Beh allora dimmi se ti piace questo- lui la fece scivolare sul letto accanto a lui e sprofondò il capo tra le sue cosce. La sua lingua saettò, accarezzandola con la punta, esplorandola, assaporando tutti i liquidi dell’amore.
-Sei così dolce- le sussurrò con la testa sepolta tra le sue gambe. Poi la lingua trovò il bocciolo del piacere e prese a leccarlo lentamente, ritmicamente, la sua bocca vi si richiuse al di sopra e succhiò con forza. Di fronte a quella nuova emozione, Buffy gemette sentendo la fonte del godimento scorrerle dal corpo. Poco dopo lui alzò il capo.
-Devo smettere?-
-Non provarci!-
Ridendo lui riprese con dedizione e non smise fino a quando lei non ebbe raggiunto un nuovo e inesplorato picco di soddisfazione.
-Nessuno mi aveva detto…-
-Cosa?-
-Voglio dire… la signora Caldburn aveva sfiorato il soggetto…-
-Quale soggetto, di grazia?- chiese lui divertito, mentre si stendeva al suo fianco.
-Il dovere di una moglie verso il…-

Marito. Un’altra parola proibita.

-Quello che succede tra un uomo e una donna, ma non aveva accennato a questo!-
-Ovviamente- disse lui abbracciandola –Se le donne avessero una pallida idea dei piaceri del sesso, non esisterebbero vergini al di sopra dei tredici anni-
-Gli uomini però li conoscono- notò lei con una certa durezza –E si confidano gli uni con gli altri. Pensi sia giusto?-
-Non credo di seguirti…-
- L’unico insegnamento di mia madre è stato che il rapporto sessuale era una cosa da evitare-
-Un consiglio che tutte le giovani donne farebbero bene a seguire-
-Perché?-
-Qui viene la grande, triste differenza tra l’anatomia maschile e quella femminile, tesoro. Dio…o il destino…ha deciso che per l’uomo non ci fossero conseguenze dopo il rapporto sessuale, mentre per la donna…-
-Ah, già, i bambini!- esclamò subito Buffy –Che ingiustizia! Ecco perché gli uomini usano…quelle cose che usano-
-I preservati- disse lui tranquillo –Ogni uomo con una coscienza lo fa, si-
-Tranne la prima volta-
-Mi hai preso alla sprovvista. Ma poi, come hai visto, non è più successo- lui sorrise e la baciò.
Buffy sapeva che avrebbe dovuto essergliene grata per la sua prudenza. Ma per qualche strana ragione, invece, quella precauzioni la rendevano triste.
William era stanco e non riusciva più a tenere aperte le palpebre. Allora si appoggiò ai cuscini e poco dopo il suo respiro si fece pesante.
Buffy si alzò per spegnere la candela. Aveva la mente troppo sconvolta per dormire. Si sedette sul sofà, pensando a quello che poteva passagli per la mente.

La amava? O semplicemente la usava per il suo piacere? Non voleva che gli generasse figli. L’aveva fatto capire chiaramente. Non aveva risposto alla sua dichiarazione d’amore. Non la amava o credeva sinceramente che lei meritasse di meglio?

Buffy iniziava a propendere per la seconda possibilità, ma poi le venne in mente Madame che sorrideva luminosa mentre lui si alzava dalla sedia per duellare con lei. Solo la compiacenza della contessa aveva permesso alla loro relazione di continuare.

Perché si era prestata a tanto?
E perché Xander la odiava con quella intensità?

William steso tra le coperte, la cercava con le mani. Lei scivolò nuovamente nel letto e lo sentì mormorare il suo nome.

Il suo nome. Non quello di Madame o di un’altra donna. Doveva smettere di tormentarsi con tutte quelle domanda. Per il momento lui era suo. Lo abbracciò stretto ascoltando il battito del suo cuore. L’alba con il suo nuovo carico di battagli e trivellazioni, sarebbe arrivata presto.

Chiuse gli occhi e si impose di dormire.

Capitolo 19

-Posta!-
Il grido sorvolò le umide trincee scavare nelle ondulate colline delle Fiandre, allettando immediatamente ogni soltanto del Venticinquesimo Reggimento della Corna.
Liam Summers saltò su dalla fossa nella quale stava accovacciato insieme a tre commilitoni a riordinare le munizioni e a parlare, come sempre, di casa.
-Abbassa la testa, stupido!- urlò Ned Prescott, afferrando Liam per la giacca –Le schifose rane francesi te la faranno saltare-.
-Voglio una lettera. Preferibilmente da parte di Elisabeth, ma andrà bene anche da parte di mia madre-
.Ci penserà il ragazzo a distribuirle-
-Non ce la faccio ad aspettare- annunciò Liam e scattò nella fossa successiva, saltando addosso a Bill Simms.
-Che accidenti fai, Liam?-
-Posta!- ripeté il giovane arrampicandosi sui soldati accovacciati.
-Deve avere una fidanzata!- suggerì maliziosamente George Naylor.
-No, ha una sorella-
-Oh, aspetta posta dalla sorellina!- lo canzonarono i commilitoni.
- Chiudete il becco- intimò allegro Liam.
-Sua sorella- informò tutti James Woffentin, che era stato spesso ospite a casa Summers –è una delle ragazze più in gamba che abbia mai conosciuto. Ti ricordi, Liam, quando mi ha battuto nella gara di nuoto?-
Liam rise –Si, ti ha vinto di due lunghezze!-
-Tua sorella? Nuota?- riecheggiò meravigliato Bill.
-E dovresti vederla cavalcare, ragazzo!- esclamò James –Tiene la sella meglio del generale. E ha anche una fantastica mira-
-Una vera amazzone - commentò un altro soldato.
-Proprio così- concordò Liam orgogliosamente.
La testa bionda del ragazzo della posta apparve sull’orlo della trincea –Dammi qui, dammi cui- esclamo Bill afferrando il pacchetto di lettere che stava portando –Sono tutte per me. Notizie dei cuori che ho infranto-
-Mi dispiace, ma non c’è nulla per voi, signore-
Tutti scoppiarono a ridere –Questa volta, lord Woffentin - disse il ragazzo, scorrendo le buste.
-Di chi è?- si informarono gli amici, affollandosi intorno al compagno.
-Del mio avvocato, ragazzi-
-Puah!- dichiarò Michael Ridpath –Questo tipo di lettere porta sempre cattive notizie-
-E questa è per voi signor Simms-
Bill afferrò la lettera e sospirò –Mia moglie-
-Preferisco la lettera di un avvocato a quella di una consorte- ridacchiò James.
-Perché non hai mai conosciuto la mia-
-Mi pare proprio di si, invece-
Bill fece gesto di colpirlo con un pugno, ma fu bloccato da Liam, che chiese.
-E per me non c’è nulla, Rufus?-
Il ragazzo si grattò la testa –Ah, si, ecco-
-Dannazione!- disse Liam –E’ di mia madre. Solo lei profuma le lettere- e aprì la busta –Buon dio! Non posso crederci! Buffy ha trovato un fidanzato!-
-E di chi si tratta?- chiese con curiosità James.
Liam proseguì a leggere –Gesù! Niente meno che di lord Strong!-
- E’ l’erede del duca di Strafford, vero?- chiese James.
-Mia sorella…una duchessa!- Liam era sconvolto –Siete sicuri, ragazzi, di non avermi scritto una lettera per prendervi gioco di me?-
-E dove avremmo trovato una bottiglia di profumo?- lo canzonò qualcuno.
-Già, eppure non riesco ad immaginare mia sorella duchessa- poi continuò a leggere –Oh, no. Oh, mio Dio!-
-Cattive notizie?- si informò James.
-Le peggiori possibili- rispose Liam arrampicandosi su per la fossa.
-Dove pensi di andare?- domandò Bill guardandolo allarmato.
-A chiedere una licenza al generale-
-Ma, insomma, cosa è successo?- domandò James afferrandolo per il colletto.
Liam si fermò a metà della salita –Ho saputo che…Buffy ha conosciuto lord William Shelby che le sta dando lezioni di… beh, non si capisce bene. Quando scrive mia madre fa un’enorme confusione-
James emise un fischio –Buon Dio, hai tutta la mia comprensione amico-
-Lord Shelby?- si inserì Michael –Non era nel reggimento prima che arrivassi io? Non era quello che chiamavano…-
-Chiudi il bacco!- sibilò Bill.
Ma Michael terminò la frase -…Pellecalde William Shelby?-
-E’ di certo spacciata- mormorò uno della compagnia.
-Taci, bastardo!- gridò Liam –Se riesco a partire subito, forse non è troppo tardi- saltò fuori dalla trincea e corse schivando le pallottole verso la tenda del generale.

Liam riuscì ad ottenere la licenza, ma la diligenza sarebbe arrivata soltanto dopo due giorni. Così trascorse quel tempo scrivendo la lettera più difficile della sua vita: una lettera che spiegasse la situazione a sua madre, nel caso in cui la guerra gli avesse impedito di raggiungere il collegio della signora Chase. Non voleva allarmare troppo la baronessa, ma doveva assolutamente convincerla a togliere Buffy dalla sfera d’influenza di Shelby.
Non che non stimasse quell’uomo!
In realtà era il miglior soldato che avesse mai conosciuto. Ma ricordava anche molto bene l’infinita lista di bellezze che avevano ceduto al suo fascino, finendo nel suo letto.
E anche se era invalido, non era certo divenuto inoffensivo: più e più volte quello scozzese era riuscito a catturare il cuore di una donna con il semplice uso delle sue imprese battagliere.

‘Oh, Buffy, non fare la pazza!’ pregava Liam ‘Non rovinarti per quell’uomo!’

Arrivò a Dover due giorni dopo, noleggiò un cavallo e si diresse immediatamente a nord galoppando come un ossesso, dopo aver consegnato le sue credenziali al giovane ufficiale.
Galoppò tutta la notte e raggiunse i cancelli del collegio all’alba.
Le finestre erano buie, le ragazze erano probabilmente tutte sene e salve nel proprio letto.
‘E’ meglio cercare una taverna, sono davvero distrutto!’ pensò.
E poi l’inconfondibile rumore di due lame che si incontravano percorse l’aria.

Il cuore di soldato di Liam sussultò.

Cosa poteva essere?
Banditi?
Un’invasore francese?

Poi il rumore fu interrotto da un improvviso ululato che esprimeva una rabbia furiosa e…decisamente maschile.
Liam saltò giù dal cavallo fece irruzione nel cortile della scuola con la sciabola sguainata.
-En garde!- gridò.
Le due figure che stavano combattendo sull’erba bagnata si girarono contemporaneamente.
Ma allora cos’era…un duello?
Liam guardò con più attenzione: il più grosso dei due si teneva con un braccio a una pertica e con l’altro stringeva l’avversario in una presa mortale.
Poi la figura snella si tolse la maschera rivelando una cascata di capelli biondi.
Lo fissò a bocca aperta e infine esclamò –LIAM!-
-Eh, già, in persona- proruppe l’altro togliendosi a sua volta la maschera –Liam Summers! Che io sia dannato!-
-Lo sarai, Shelby!- ruggì Liam preparandosi ad attaccarlo –Togliete le vostre sporche mani da mia sorella!-
-Per l’amor di Dio, Liam - esclamò ridendo Buffy –Non fare lo stupido-
Ma Liam si avventò su William con la sciabola sguainata. Con sua sorpresa, Buffy si mise in mezzo. Per un momento Liam pensò che l’avrebbe uccisa, ma lei parò il fendente del fratello senza alcuna fatica. Liam perse l’equilibrio e quasi scivolò sull’erba bagnata.
-Togliti di mezzo, Buff- le gridò.
-Dovrai passare sul mio cadavere- ribatté le, mettendosi la maschera ed eseguendo un flèche che quasi lo decapitò.
- Gesù, Buffy- ansimò indietreggiando il fratello –Chi ti ha insegnato a combattere così bene?-
-Lord Shelby - rispose secca lei, senza abbassare la guardia.
-Ho visto quello che ti stava facendo!-
-Stava correggendo la mia posizione!- ringhiò Buffy in risposta.
-Ti stava palpeggiando!-
-E allora? Non sono affari tuoi-
-Conosco bene quell’uomo- disse amaramente Liam, indicando William con la punta della spada.
- Anch’io- rispose la sorella e l’orgoglio nella sua voce, il modo in cui si voltò verso William Shelby, lo fece trasalire.
Era arrivato troppo tardi. William l’aveva già conquistata.
Quella rivelazione ebbe sul ragazzo un effetto devastante –Siate maledetto, Shelby!- mormorò –Come avete osato? Mia sorella!- e si gettò su William, cieco di rabbia. Ma Buffy lo intercettò di nuovo –Togliti dalla mia strada, Buffy!-
-Se gli fai male, ti uccido- gridò Buffy e sottolineò la dichiarazione con un potente affondo.
Liam tentò una parata…e vide la sua spada volteggiare in aria e finire sul prato.
William applaudì sorridendo –Colpo magnifico, Buffy-
- E’ vero- ammise lei –Non era male- e si avvicinò al fratello porgendogli la spada –Se vuoi, potremmo esercitarci più tardi. Ma mi pare che tu abbia violato la prima regola della scherma ‘Non lasciare mai che il cuore abbia il sopravvento sulla ragione’-
Liam era confuso ed esausto, fradicio e amareggiato –Ma, Buffy, non hai capito che tipo d’uomo è quello? In Europa ha spezzato più cuori….e ha disseminato più bastardi…di ogni altro manigoldo che abbia conosciuto-
-Su, Liam, quello che dite è ingiusto- commentò William con un pizzico di rabbia –Non sono mai stato così incosciente-
-Non sei bene indomato, Liam - aggiunse sua sorella –Lui usa sempre il preservativo-
Con un grido rabbioso, Liam si gettò su William e stava per farlo cadere a terra, quando sua sorella gli puntò la punta della sua sciabola alla gola.
-Non muoverti, Liam!- lo avvertì lei con un tono che non lasciava presagire nulla di buono.
- Buffy, io volevo solo salvarti…-
Ma in quel momento la scena fu interrotta da un grido –Liam? Buffy? Santo Cielo, che cosa state facendo?-
Buffy guardò nella direzione da cui erano giunte quelle parole. E rimase senza fiato.
-Bastardo- sibilò al fratello –Come hai osato farla venire qui?-
La baronessa Summers fece un timido passo in avanti –La tua lettera, Liam…devo dire…era piuttosto allarmante, anche se un po’ mi ha lasciato abbastanza confusa. Buffy è in una specie di…pericolo?-
Gli occhi di Buffy fissarono il fratello disperati e il suo cuore gridava.

‘Non dirglielo, non dirglielo, non dirglielo, Liam!’ Quante volte si erano coperti reciprocamente le loro marachelle infantili! Ma quella volta era diverso: lord Shelby l’aveva disonorata…e in quel modo aveva disonorato anche lui.
William, comunque, era rimasto freddo e impassibile.
-Lady Summers, che piacevole sorpresa! E’ sveglia davvero di buon’ora!-
-Ho viaggiato tutta la notte…a causa della lettera di Liam. E cosa scopro? Nulla di nulla. Liam, ti avevo avvertito che lord Shelby dava lezioni di schema a Buffy, no?-
-La signorina Summers ha appena dato a suo fratello un assaggio di quello che ha imparato- dichiarò soavemente William e, abbassando la voce si rivolse a Buffy –Prendimi la stampella, per favore, tesoro-

Tesoro. Quella dolcezza…la famigliarità del tono, simile a una carezza!
Liam guardò la coppia con una fitta di dolore.
Cristo!
Quell’uomo non poteva neppure camminare. Come era riuscito a tirare Buffy nel suo letto?
Ma poi osservò nuovamente la sua gemella e il suo portamento orgoglioso. Non era mai stata così attraente. Aveva diciannove anni. Era una donna, Abbastanza matura da decifrare i messaggio del proprio cuore.
Che diritto aveva lui di opporsi alle sue decisioni?
Ma perché proprio Shelby?

Liam sapeva che avrebbe dovuto dire la verità alla madre, nonostante la sua simpatia per Buffy era il suo dovere di fratello e protettore. Ma non ci riuscì- Un rumore dal balcone fece alzare a tutti lo sguardo.
Uno sciame di ragazzine in leggeri, innocenti vestiti primaverili stavano passando davanti alla balconata.
-Buongiorno Buffy- salutarono alcune timidamente –Buongiorno, lord Shelby!-
Sua signoria si inclinò alle ragazze con la stessa eleganza che avrebbe sfoggiato per la regina –La migliore delle giornate a voi, signorine!-
-Mamma- disse Liam –Non so come farete a perdonarmi. La verità e che io…io…ho preso una brutta influenza. E quando vi ho scritto deliravo. Come ho potuto pensare che in questa scuola Buffy fosse in pericolo?-
La sorella lo guardò infimamente riconoscente.
- Un’influenza?- gridò allarmata Drusilla –E allora perché rimani qui fuori all’umidità?-
Improvvisamente altre due figure uscirono nel cortile.
Una più alta e una un pochino più bassa, vestita con un elegante abito di mussolina e una giacca di seta tedesca, che gridò a Buffy con un leggero accento straniero.
-Ho sentito arrivare una carrozza. Abbiamo visite?-
La donna più altra stinse il braccio dell’altra e sussurrò –Anya…-
Liam vide la madre girarsi. Irrigidirsi. La sentì esalare un sibilo che somigliava a ‘Anya?’
Madame guardò la baronessa e per un attimo sembro barcollare. Poi riprese ad avanzare –Drusilla! Siete davvero voi?-
Dru si rivolse alla signora più alta –Signora Chase, potete spiegarmi cosa sta facendo questa…questa sgualdrina…nella vostra scuola?-
Buffy guardò prima la donna, poi sua madre, poi di nuovo la donna –Madame?- chiese con voce stridula –Madame, conoscete mia madre?-
-La conosco io!- tuonò Dru –La conosco per quell’abisso di ignobiltà che è!-
-Mamma!- gridò Buffy sconvolta.
-Credo che fareste meglio a misurare le vostre parole, milady- si inserì William, con una freddezza che fece tramare Liam

–Quella donna…e quell’uomo! Oh, Liam, non c’era nulla di delirante nelle tue premonizioni. Qui si trama qualcosa di turpe -
Liam si rivolse alla madre – Non capisco assolutamente a cosa vi riferiate-
- Elisabeth!- gridò Drusilla –Chi ti ha presentato lord Shelby? Chi ha suggerito che ti desse lezioni di scherma?-
-Io…è stata Madame, ma perché…- balbettò la figlia.
-Quali altre lezioni ti ha dato quell’uomo, di grazia?-
Buffy arrossì violentemente –Madre, non capisco..-
-Ha approfittato di te?-
-Oh- provenne un grido terrorizzato dalla balconata. Liam, alzando il capo, vide una giovane donna con eleganti boccoli biondi, sorridere soddisfatta –Lo sapevo!-
La baronessa lo ignorò e continuò a fissare Buffy. Liam scoprì che stava parteggiando per la sorella.

‘Aventi! Affronta nostra madre! Mostra anche a lei la tua felicità!’ Ma lei si era rattrappita e guardava il suolo con aria colpevole. La baronessa la afferrò per un braccio.
-Ce ne andiamo immediatamente. Va a preparare i bagagli, Buffy. Anzi, lascia pure qui le tue cose. Le avrei in ogni caso bruciato-
-Lady Summers- William, a quel punto, stava dritto e impettito più che poteva –Vi prego…-
-Voi? Voi pregate me? Dopo quello che le avete fatto?-
-Non vi lascerò commettere questo errore!- esclamò orgogliosamente William.
-Ah, si?- lo assalì Drusilla –E come pensate di impedirmelo? Strisciando sulle mani e sulle ginocchia?-
-Mamma!- Liam aveva sopportato abbastanza –Lord Shelby è stato ferito mentre difendeva il nostro paese…il vostro paese!-
-Ci sono cose che non puoi capire, Liam - ribatté la madre –Lui, comunque, le capisce molto bene. E anche quella!- puntò il dito verso Madame –Mia figlia! La mia unica figlia! Dio, che sporca vendetta!-
-Vendetta?- ripeté Buffy confusa –Per cosa?-
-Non importa- tagliò corto la baronessa –Liam, prende tua sorella. Lasciamo questo luogo!-
- William?- sussurrò sperduta Buffy.
-Non le avete detto che voi e Anya siete stati amanti, vero?- domandò Dru.
-Non è vero, Drusilla!- gridò Anya.
La baronessa le lanciò uno sguardo di disgusto –Oh, avanti, Anya! Tutti lo sapevano della vostra relazione in Francia, Se ne è parlato per tutta la Stagione. Siete sempre stata una sgualdrina!-
-William?- sussurrò Buffy affanata.
Lui non disse un parola. Stava dritto appoggiato alla stampella. Le ragazze dalla balconata contemplavano la scena con occhi sgranati.
Ma la baronessa non aveva ancora finito –Quanto a voi, signora Chase, state sicura che avvertirò le famiglie della altre ragazze che avete sedotto qui sotto falsi pretesti. Davvero un’ottima scuola per giovani donne!-
-Oh, no!- gridarono le ragazze dal balcone –Non fateci mandare a casa. Stiamo così bene qui!-
La baronessa scosse la testa amareggiata –Voi, povere creature innocenti. Se potessi farlo, vi porterei via tutte con me in questo istante! Andiamo, Liam!-
- William- ripeté di nuovo Buffy sconvolta –William, che significa…vendetta?- la baronessa la trascinò fuori dal cancello –William?-
Lord Shelby stava immobile e silenzioso. Alcune ragazzine sul balcone piagnucolarono confuse.
Liam raccolse la propria spada e rinfoderò la sciabola della sorella.
Riconoscendo l’arma da ufficiale di lord Shelby, pensò che nessun soldato avrebbe fatto un simile dono a nessuna ragazza qualsiasi.
Eppure…
Cosa sarebbe successo se Buffy era incinta?
Lanciò a William un’occhiata di odio –Bastardo. Bastardo di uno scozzese-
Poi seguì la madre e la sorella e salì sulla carrozza.

Capitolo 20

-E dove andrete stasera tu e lord Strong, Buffy?- chiese la baronessa Summers alla figlia, versandole del thè.
-Non lo so- le rispose Buffy, prendendo la tazza.
-La stai facendo tintinnare- notò prontamente la baronessa.
-Davvero? Mi dispiace- Buffy posò la tazza sul tavolino con elegante noncuranza.
Liam, che si era preparato un brandy con soda, le lanciò un’occhiata preoccupata
-A casa dei suoi… Johnatan non ha detto così?- la incalzò.
-Forse- lei sedeva sul sofà in uno splendido abito di seta color argento, con i capelli biondi raccolti in un semplice chignon e un giro di perle al collo
-Allora, forse questa sarà la sera in cui udiremo l’attesa dichiarazione- disse sollevata Drusilla, mettendo lo zucchero nel suo thè.
-Qualche dichiarazione?- chiese Buffy impassibile.
La baronessa accennò una risata –Oh, lo sai perfettamente!-
Liam buttò già il liquore in un sorso, quasi sperando che la licenzia che aveva chiesto di prolungare per motivi famigliare…non gli fosse concessa.
-E ora scusatemi, ragazzi- esclamò la baronessa, dopo aver sorseggiato il suo thè –E’ meglio che vada da vostro padre, a ricordargli che questa sera siamo invitati del Regnante. L’avrà certo dimenticato. E tu, Buffy, fatti fare qualcosa ai capelli prima di uscire. Sembri una vecchia-
-Si, mamma- rispose Buffy. La baronessa si avviò per le scale.
-E colorati un po’ quelle guance!- gridò –Sei bianca come uno spettro!-
-Si, mamma-
‘Uno spettro ’ pensò Liam ‘E’ proprio quello che sembra!’
Un essere privo di vita e tuttavia percorso da una strana pericolosa energia. Si alzò e andò a sedersi accanto alla sorella.
- Buffy, dobbiamo parlare. So che sei arrabbiata con me- attese. Lei non disse nulla –Bene…infuriata-
-Immagino che tu abbia avuto le tue ragioni- rispose calma Buffy.
-Certo che le avevo. Buffy, sono passate sei settimane. Ti ha scritto?-
-Certo che no. Come potrebbe, dopo quello che gli ha detto la mamma?-
-Non l’ha fatto- disse Liam con tono paziente –Perché è un bastardo. Oh, un bastardo estremamente affascinante, ma sempre un bastardo-
-Piantala, Liam!- Buffy fu percorsa da una scintilla di vita.
-Ha avuto quello che voleva da te- continuò il ragazzo, prendendo coraggio –Pensi che non mi addolori dirti queste cose? Quasi tutti gli uomini sono dei bastardi. Io lo sono. Il babbo lo è-
-Forse dovresti rinchiudermi in un monastero-
-Non intendevo questo. Ti devi ritenere fortunata…-
-Oh, fortunatissima!-
-…perché hai Johnatan. Lui non è un bastardo. E’ il tipo giusto. Non ho mai visto un uomo così innamorato. E mamma ha avuto la decenza di non menzionare quanto è successo in collegio-
-Oh, Liam, come sei stupido! L’unica ragione per cui non ha svergognato la scuola in lungo e in largo è che mi avrebbe precluso ogni possibilità d fare un buon matrimonio-
Lui guardò sorpreso la sorella –Credi davvero?-
-Sono stata io a suggerirlo alla mamma-
-Brava, Buffy. Molto brava-
-Non sono l’idiota che pensi-
Lui le sfiorò la mano –Io non penso affatto che tu sia un’idiota. Hai fatto un…errore. Capita a molte giovani donne-
-Che errore ho fatto?- chiese acida lei.
-Di credere alle sue parole. Di credere che ti amasse…-
-Non mi ha mai detto una cosa del genere-
-Ah no?- esclamò Liam con voce strozzata.
-No, ma gliel’ho detto io- un accenno di sorriso attraversò il volto di Buffy –Sono contenta di averlo fatto-
Liam tentò di ricostruire gli avvenimenti –Ricordi cosa ci ha raccontato la mamma in carrozza? La contessa…Madame…era decisa a sposare nostro padre, anche se era già fidanzato con nostra madre, e ha tentato di incastrarlo in una maniere così vergognosa che è stata espulsa dall’alta società e ha dovuto trasferirsi in Europa. E’ logico che abbia favorito la tua relazione con Shelby per vendicarsi, no?-
-Io so solo che Madame è stata molto fortunata a non sposare papà-
-Non discutiamo di questo- Liam buttò giù un altro bicchiere di brandy. La discussione non stava portando dove voleva.
- E’ certo una donna di malaffare. Tutti sanno che a Parigi dirigeva un bordello-
-E tu? Ci sei stato…in un bordello?-
-Io? Non è una domanda da fare-
-Mio Dio, sei noioso come papà-
-Ti hanno rovinato…- reagì immediatamente Liam –Shelby, Madame o quella signora Chiese. Hai perso la tua innocenza. E non parlo solo della verginità-
Improvvisamente suo fratello stava intuendo una verità con profonda perspicacia –Puoi comportarti docilmente quanto vuoi con nostro madre, ma io ti vedo che sei cambiata. Non hai nessuna intenzione di sposare Johnatan. Non è così?-
-Qualunque siano le mie intenzione, l’esperienza mi ha insegnato a non fidarmi di te-
-Accidente a te, Buffy. Qualsiasi fratello nelle mie condizioni avrebbe fatto lo stesso- Liam la guardò finire il thè e alzarsi con una nuova, sorprendente grazia.

Era davvero cambiata!

C’era una freddezza, una determinazione in lei, che non riusciva a comprendere fino in fondo. Aveva imparato a trattare Johnatan come un cagnolino. Le sue maniere in società erano diventare perfette e affilare come una sciabola e da quel che poteva aver dedotto guardando la fila di corteggiatori che aveva affascinato, altrettanto distruttive. Forse stava meditando di trovare un uomo che fosse di suo gradimento più di Strong.
Ma il pensiero che potesse espirare a qualcosa di più del figlio di un duca lo innervosiva.
A cosa aspirava?
A un principe?
-Ora mi scuserai, Liam – dichiarò lei con un elegantissimo inchino –Vado a prendere capello e mantello-
- Buffy…-
Nel corridoio Buffy si voltò, bella da far star male –Si?-
Qualsiasi cosa tu stia meditando…fai attenzione. Un errore si può perdonare, ma due…-
-Non preoccuparti, fratellino. Ho imparato la lezione-
Ma Liam avrebbe voluto sapere a quale lezione stava pensando sua sorella.

Johnatan venne a prenderla alle otto con la sua elegante carrozza e la condusse nell’immensa residenza dei genitori. Vi fu una cena e poi un intrattenimento musicale durante il quale Buffy sedette accanto alla duchessa, divertendola con racconti di vita studentesca. Il duca guardava con approvazione con il suo monocolo.
Poi, quando furono servite le bevande su un vassoio d’oro, Johnatan la reclamò per una passeggiata nel parco. Buffy lasciò la duchessa con un’espressione da attrice consumata, a metà tra il rammarico e il desiderio.
Johnatan la portò a sedere su una panchina dove, circondati dal profumo delle rose e dei gigli, la abbracciò teneramente.
-Mi fare impazzire- le mormorò, accarezzandole la guancia con un dito.
Poi la baciò e Buffy glielo permise. La sue labbra sapevano di meringa –Sapete di paradiso- sussurrò lui –Oh, Elisabeth. Mi amate un po’, mio tesoro?-
-Certamente-
-Allora sposatemi- la implorò, premendo nuovamente le labbra sulle sue –Sposatemi e io vi renderò la donna più felice del mondo- e le sfiorò la gonna di sete sopra la coscia. Buffy si irrigidì.
Lui subito ritrasse la mano –Perdonatemi, amore mio. E che…oh Dio, cosa darei per avervi subito…sposarmi e avervi nel mio letto-
-Johnatan!- esclamò Buffy scandalizzata. –Ve l’ho già detto, ho bisogno di tempo-
-Per cosa? Chi può amarvi più di me?-

I suoi occhi blu che scintillavano mentre entrava dentro di lei, mentre si inarcava su di lei. I suoi capelli sparsi sul cuscino. Il profumo della sua pelle, il sapore della sua bocca…tabacco e whisky…

Buffy si impose di pensare al presente. Johnatan si frugò nella tasca e tirò fuori una scatolina di velluto rosso –Tenete, Elisabeth -
Lei scosse la testa e la rifiutò – Johnatan, per favore. Non ancora-
-Perché no? I miei vi adorano. Se ci fidanziamo ora, potremo sposarci in ottobre e fare un sontuoso matrimonio nella nostra tenuta, davanti a tutta l’alta società. Ditemi di si. Ho paura di perdervi. Eì tutto troppo bello per essere vero-
-Caro, Johnatan- gli sussurrò lui accarezzandogli una guancia –In tutta Londra non c’è uomo che preferirei a voi!-
-E allora accettate la mia proposta. Io vi amo-

Vi amo.

Perché quelle parole a lui erano venute così facilmente, mentre non erano mai uscite dalle labbra di William? Eppure Johnatan la conosceva appena. Non avevano mai condiviso nulla di importante.
-Mi fare una grande onore con la vostra proposta, Johnatan- gli disse calma –Ma non posso ancora accettare-
Johnatan richiuse con amarezza il pugno intorno alla scatolina. Poi alzò la testa di scatto, con piglio infantile –Ragazza credule! Almeno datemi una speranza!-
-Se ora dovessi spossare qualcuno in Inghilterra - rispose Buffy, dopo una pausa –sareste voi-
Lui le afferrò la mano e la coprì di baci –Sarò paziente- le promise –Vedrete, Buffy Summers: vi conquisterò anche a costo di dannarmi l’anima- poi, grazie al Cielo, si alzò –Ora è meglio rientrare-
Buffy gli camminò al fianco, adattandosi alla sua altezza. Johnatan era alto quanto lei. Non era certo come essere abbracciata a William, sentirsi piccola contro il suo bellissimo e ampio torace…Liam aveva capito bene; non aveva alcuna intenzione di sposare quell’elegante pretendente.
Aveva deciso di tenerlo sulla corda fino a quando Willow o Fred non si fossero fidanzate. Allora, si, non le sarebbe importato più che sua madre andasse sparlando di Madame e del collegio della signora Chase. A quel punto avrebbe potuto rivelare ad Johnatan la verità e dirgli che, per quando dolce e gentile lui fosse, non poteva sposarlo.
Nonostante tutte le sue belle parole, non avvertiva alcuna passione per lui.
Shelby le aveva insegnato cos’era la passione. Era diversa dall’amore, ma avvinta da esso, come il calore al sole.
Si poteva avere amore senza passione, ma mai, mai passione senza amore. E, una volta conosciuta la passione, l’amore comune, di tutti i giorni, per lei era secco come la polvere.

Capitolo 21

Buffy si lasciò cadere sul sofà del salotto e calciò via le scarpine di capretto, incredibilmente felice che suo madre fosse fuori a fare spese.
Era stanca…anzi, esausta…di quella recita che stava sostenendo da più di due mesi. L’esercizio da funambolo che eseguiva ogni giorno e ogni sera con Johnatan…mantenendolo sempre felice e contento, ma continuando a non soddisfare il suo desiderio di formalizzare il fidanzamento…stava incominciando a pesarle ed era sempre più difficile accettare i suoi baci e il suo corteggiamento continuo senza dirgli la verità: ovvero, che non aveva alcuna speranza con lei.
Dannazione, quel tipo le piaceva!
Gli era grata e non dimenticava che erano state le sue attenzione a farla accettare dall’alta società. A volte riusciva addirittura a divertirsi con lui…soprattutto quando la lasciava un po’ in pace: era piacevole ascoltare le sue battute crudeli sulla pancia del Re o sul foulard di lord Winthorp. Stare con lui era un po’ come ritornaste in compagnia di Fred e Willow: lo sentiva come un buon amico.

Ma non lo amava…

Le settimane passavano e sempre più la Londra che contava li considerava una coppia, invitandoli insieme alle cene e ai ricevimenti. Sua madre aveva ormai rinunciato ad accompagnarla e Buffy si sentiva sempre più in colpa con Johnatan: era troppo gentile con lei per meritarsi di essere preso in giro fino a quel punto.
Purtroppo, le notizie che riceveva dalle amiche del collegio non erano incoraggiando: dapprima Madame era sparita e con lei anche le lezioni di scienze, che avevano lasciato più spazio alla ore di economia domestica. Quando le acque si erano calmate, Madame aveva fatto ritorno, ma pareva che le ragazze non avrebbero debuttato tanto presto. Anche le visite alla figlia della signora Chase erano state rimandate, probabilmente perché ci si voleva assicurare che la baronessa avesse veramente tenuto la bocca chiusa.
‘Sono a un punto morto’ riconobbe Buffy. Solo il suo matrimonio avrebbe sigillato per sempre la bocca alla madre e il matrimonio era proprio la cosa che voleva evitare ‘Le mie possibilità di felicità sono già stata rovinate: a questo punto dovrei pensare al futuro di Fred e Willow…’
-Che cosa ti preoccupa tanto?- le chiese Liam entrando in salotto per versarsi un bicchiere di brandy.
-Non so cosa mettermi stasera a teatro- rispose sussultando Buffy.
-Oh, non darti troppo pana: se deciderai di andarci chiusa in un sacco, domani l’altra società l’adotterà come moda. Non hai notato quante ragazze brune si sono tinte i capelli di biondo?- mentre la sorella pensava dentro di se…
‘Stupide pecore!’ Liam le porse il giornale –C’è qualcosa sulla “Gazzetta” che dovresti leggere-
-Mio Dio, non dirmi che Johnatan si è lasciato prendere la mano ed ha annunciato il nostro fidanzamento senza il mio permesso!_ ma Liam non sorrideva e la sua solennità incuteva timore.

Cosa poteva essere successo?

Preoccupata, abbassò lo sguardo sul breve articolo che il fratello indicava.

- “Tre proposte per l’Ordine della Giarrettiera e una per l’Ordine del Cardo” Oh Liam quelle antiquate onorificenze! Ci presti ancora attenzione?-

Poi colse il nome tra le righe

- “Sua eccellenza William lord Shelby, signore di Antrim, siniscalco di Starathclyde, detentore del titolo ereditario delle Isole occidentali…” la lista dei titoli sembrava continuare all’infinito “…sarà insignito da sua maestà, il Principe Regnante di Gran Bretagna e Irlanda, con l’Ordine del Cardo per il suo straordinario servizio alla Patria e per il coraggio mostrato in combattimento, durante una cerimonia che si terrà a Londra il diciotto luglio…”- a Buffy sfuggì un’espressione ben poco elegante –Non verrà. Certe cose non significano nulla per lui-
-Sei pazza? Soltanto dodici uomini in tutto il Regno hanno ricevuto un tale onore. Verrà, verrà. Tu lo incontrerai e ricomincerà il caos-
-Di cosa hai tanto paura, Liam?-
-Che abbia spezzato il tuo cuore, che dopo di lui tu non sia soddisfatta da nulla di meno!-
Improvvisamente….inaspettatamente…Buffy sorrise e fu come il solo che squarciava le nubi.
-Ma allora non sei così stupido come pensavo, fratellino! Infatti io non sarò mai soddisfatta da nulla di meno e, dato che sovrasta di gran lunga ogni uomo vivente in Inghilterra, ho davanti a me la prospettiva di una vita lunga e solitaria- Ma di una cosa puoi stare tranquillo: lui non verrà. Non per un motivo così frivolo. Non lui-
-Vedremo- rispose lui torvo.
-Scommettiamo? Cinquanta sterline? Cento? Un milione?-
-Sei così sicura di te stessa- commentò Liam tristemente –Se avessi visto la scia di cuori infranti e infelici che lasciva dietro di sé!-
-Quello accadeva prima- dichiarò Buffy.
Lui scoppiò a ridere –Prima che ti incontrasse? Povera ingenua, non darti tante arie!-
-Volevo dire- ribatté lei con una freddezza che lasciò Liam sconvolto –prima della ferita-


Capitolo 22

William, lord Shelby, teneva una mano sulla nuca di un levriero di nome Spike e l’altra stretta intorno a un bicchiere di whisky liscio. A volte dava una grattatina al cane o sorseggiava distratto, fissando il fuoco del camino, nella sua stanza, nell’antichissimo maniero di famiglia. Il sole stava calando nella grande insenatura.
Aveva la gamba ferita posata su uno sgabello e stava pensando di chiamare Xander per farsi togliere gli stivali, quando un colpo alla porta fece ringhiare Spike. William calmò la bestia e gridò.
-Chi è?-
-Sono io, William-
Dannazione, sua madre! Nascose in fretta il bicchiere sotto la poltrona –Entrate pure-
Lei aprì la porta e si diresse lentamente verso il figlio. Era tormentata da una grave forma di artrite, che le impediva le due cose che nella sua giovinezza aveva amato di più: il giardinaggio e le cavalcate.
All’età di sessant’anni Ann Shelby era ancora una donna straordinaria: aveva i capelli fulvi, per quando percorsi da qualche ciocca grigia, e gli occhi blu che aveva trasmesso al suo unico figlio sopravvissuto.
Tutto il resto…l’alterezza, la corporatura, gli zigomi sporgenti….William li aveva presi dal padre.
Non si erano mai capiti molto bene, madre e figlio, ma esisteva tra loro quel legame inscindibile determinato dal sangue, dai numerosi lutti sopportati insieme e dall’amore infinito.
-Posso fare un po’ di luce?- chiese.
-Non datevi pena. Stavo per chiamare Xander per farmi togliere gli stivali-
-Faccio io- lei si sedette sullo sgabello e con una dolcezza simile a quella di Buffy…gli sfilò lo stivale dalla gamba ferita senza girargli la caviglia – Alaster McCrimmon non ti aveva invitato a cena?-
-Mi ha invitato-
-Perché non vai? E’ forse umiliante per lord Sono-Stato-A-Londra-A-Parigi- e nelle Fiandre frequentare i suoi vecchi amici?-
-Non è per quello che non vado e lo sapete-
-Ah, si, e per cosa allora?-
-Mi fa male la gamba-
-Non mi meraviglia! Stai tutto il giorno inchiodato su quella poltrona- gli occhi blu della madre erano penetranti –Non è da te, William, essere così ozioso-
-E cosa dovrei fare? Aggiustati il tetto, coltivare le tue rose, dare la caccia ai cervi?-
-Non capisco perché non vai un po’ a cavallo- notò lei calma.
-Non mi riesce bene- ribatté lui esasperato.
-Mi pare che ti siano rimaste braccia abbastanza forti da guidare un cavallo-
-Guidare implica qualcosa di più che stare seduti sul proprio deretano-
-Anche vivere implica qualcosa di più che stare seduti tutto il giorno davanti al camino-
William sospirò, con lo sguardo al soffitto e la mano che annaspava sotto la poltrona. Il bicchiere era finito al di fuori della sua portata.
- C’è un bicchiere qui sotto…-
-Pensi che non abbia sentito l’odore dell’alcool, quando sono entrata? Tiene, ecco il tuo maledetto whisky! Davvero una bella compagna per un uomo con le tue doti!- e con violenza gli mise il bicchiere in mano –Ci sarà un matrimonio domenica, verrai alla cerimonia?-
-Ho già mandato un regalo con un biglietto di condoglianze-
-Accidenti, figlio! Cosa devo fare con te?-
-Togliermi gli stivali di tanto in tanto-
La madre frugò nelle tasche dell’abito da sera –Tieni, Tara l’ha trovata mentre ti lavava i vestiti-
-Dannazione, pensavo di averla bruciata- rispose William, vedendo la pergamena.
-Bruciata? Con tutto il sangue che hai versato per quegli sporchi inglesi? E ora che cercano di darti qualcosa in cambio, lo vuoi bruciare?-
-Mamma, non è che un biscotto lanciato a un cane inutile e malandato-
-Oh, se tuo padre potesse sentirti! Ne ho parlato con il pastore: mi ha detto che un tale onore è stato concesso ad appena dodici uomini in tutta l’Inghilterra. Ci sarà una grande cerimonia nella cattedrale di Winchester…-
- Westminster - la corresse lui.
-Come vuoi tu. E forse ci sarà persino il re-
-Il Re soffre ancora della sua malattia. Ci sarà solo il principe Regnante e so bene quello che pensi di lui-
-E una canaglia e un furfante- riconobbe immediatamente Ann –Ma il disonore di quell’uomo non può macchiare la tua reputazione. Perché non vuoi prendere quello che ti spetta? Fallo almeno per l’onore della famiglia, se non per il tuo! Un giorno avrai figli…- lui irrigidì i muscoli del collo, cosa che non passò inosservata da sua madre. Ann strinse gli occhi –A meno che…la tua frequentazione delle balle francesi non ti abbia reso allergico alla donne-
-Basta!- ruggì lui.
-Devi pensare al futuro-
-Quale- chiese William con violenza –quale futuro mi aspetta?-
-Maledizione! Sei attraente, hai terre e ricchezze. Non dirmi che in tutte le isole della Gran Bretagna non esiste una ragazza disposta a sposarti, nonostante la tua gamba-
-Nessuna per cui valga la pena farlo- rispose lui dopo un istante.
In quella pausa il cuore di Ann aveva preso a battere velocemente. C’era qualcosa in quel silenzio, qualcosa di doloroso e inaspettato.
-Oh, William- disse con voce tenere a bassa –Ragazzo mio! Hai avuto una delusione d’amore? E’ per questo che sei ritornato qui? Di chi si trattava?-
-Non so di cosa stiate parlando. Sono tornato per godere di un po’ di tranquillità…cosa che non potrò fare, se continuate a torturarmi in questa maniera-
L’ultima lettera che il figlio le aveva spedito proveniva dal Kent e il Kent era molto vicino a Londra, Ann cominciò ad accarezzare il cane, riflettendo: William non si sarebbe mai recato a Londra per ritirare l’onorificenza, ma forse…avrebbe potuto andarci con lei.
Londra. Che orribile prospettiva! Piena di inglesi sconosciuti, inoltre…cosa avrebbe indossato? Si sarebbe sentita continuamente un pesce fuor d’acqua.
Lady Shelby guardò il figlio di sottecchi, vide che aveva finito il suo whisky e stava tirando il cordone del campanello per chiamare Xander, pronto a berne un altro. Pronto ad annegare nell’alcool quello che era successo nel Kent e che l’aveva spinto a rifugiarsi a casa sua.

Ma cosa era successo?

Lui non le avrebbe mai detto nulla: doveva scoprirlo da sola.

-Ho pensato- gli disse –che ci devi andare assolutamente, William. Devi accettare quell’onore- lui stava per parlare, ma lei continuò imperterrita –Lo devi fare per tuo padre. L’ha fatto morire di crepa cuore, prima con la decisione di andare a combattere per gli inglesi, poi con il tuo comportamento dissoluto, i continui duelli, gli scandali…-
-Tutte esagerazioni, vi assicuro, madre-
-Davvero? Non credo, William. Ti conosco da sempre, dentro di te hai una corrente selvaggia, più forte di qualsiasi altra cosa. Ma ora non voglio parlare più di tuo padre. Voglio parlare di me-
Xander era arrivato e stava indugiando sulla soglia.
-Un altro- ordinò William mostrandogli il bicchiere vuoto –Non capisco cosa volete dire madre-
-No? Vediamo se riesco a spiegarmi. Se servire quei maledetti inglesi ti è costato tanto…il futuro, la speranza di sposarti e generarmi dei nipotini…allora, per Dio, io voglio andare a Londra e vedere il Regnante che ti fa cavaliere-
-Voi? A Londra?- William era stordito.
-Proprio così. Immediatamente!-
Xander tentò di opporti, continuando a ricordare le indicazioni del dottore –Pace e tranquillità è quello di cui sua signoria ha bisogno-
-Non sono preoccupata dei suoi bisogni- tagliò corto Ann –Vai a prendetegli quel maledetto whisky!- il servitore trotterellò fuori dalla stanza. –E chiudi la porta!-
-Ma davvero vuole dire tanto per voi questa decorazione…un’onorificenza conferita da un uomo che disprezzate?- chiese William incredulo.
-Sarà il mio ultimo momento di gloria- mormorò lei nelle orecchie del cane –Il mio canto del cigno…non vorrai privarmi di questa ultima gloria!-
-Oh, per l’amore del Cielo, madre- borbottò lui.
-Il Signore che è nei Cieli lo sa. Non avrò conforto nella vita, dal momento che non hai intenzione di sposarti-
William alzò le mano –Dannazione, madre, mi arrendo! Andiamo a Londra a vedere il Regnante che mi fa cavaliere a Westminster. Ma, per Dio, dopo ciò, non voglio più sentire da voi una parola, che sia una, su come devo gestire la mia vita-
-Si, certo, William, figlio mio, figliolo caro- esclamò lei asciugandosi gli occhi con l’orlo della gonna –Non puoi capire come mi stai rendendo felice-
-E voi non potete capire quanto mi stare rendendo triste- ribatté lui.
-Ho sempre saputo che in fondo sei un bravo ragazzo. Dio ti benedica per questo piacere infinito che mi fai-
-Dio mi maledica: sono davvero un idiota- fece lui cupamente.
Ma Ann era soddisfatta di come erano andare le cose. William avrebbe potuto dire di no. Non aveva nemmeno lottano più di tanto. E quello voleva dire solo una cosa: nonostante la sua riluttanza esteriore, c’era qualcuno a Londra con cui aveva i conti in sospeso.
-Ora devo pensare al mio guardaroba!- esclamò alzandosi con fatica –Il diciotto luglio! Manca meno di un mese. Dobbiamo affrettarci, William, se vogliamo arrivare in tempo!-


Capitolo 23

Buio e un groviglio di lenzuola.
Sogni inquieti, di nuovo su William…
Buffy si svegliò prima dell’alba, aggrappandosi all’ultima immagine: lui che le copriva il corpo di baci.
Si aggiustò la camicia da notte sui fianchi.
Era al Londra ed era luglio.
Rimase a guardare il cielo che piano piano si illuminava.
Il giorno si annunciava umido e torrido.
Poi si riaddormentò.
Quando si svegliò di nuovo, era mattina inoltrata.
Chiamò la cameriera per fare un bagno.
-Avete ragione, signorina- concordò con entusiasmo Amy –E’ meglio incominciare con un bel bagno rinfrescante: sarà una giornata molto impegnativa-
-Davvero?-
-Oh, si, signorina. A pranzo dal duca e dalla duchessa, poi il pomeriggio musicale da lady Primton, la cena e l’opera…e dopo…andrete sicuramente da qualche parte, voi e lord Strong, non è così?-
-Immagino di si- già stanca del programma prima di incominciare Buffy sprofondò nella vasca.
-Quale essenza profumata desiderate nell’acqua?- chiese Amy, senza riuscire a comprendere per quale motivo la sua padrona, tanto ammirata e invidiata dalle coetanee, era così triste e malinconica
–Dunque…abbiamo lavanda, rose, gelsomino, sandalo e una nuova essenza che proviene dalla Scozia: erica-
- L’erica va bene-
Scozia: il luogo dove William era nato e dove, secondo le informazioni che Willow aveva ricevuto da Madame, era ritornato. Chiuse gli occhi e cercò di immaginarlo in quel panorama selvaggio.
-Che giorno è oggi, Amy?-
-Beh…- incominciò a riflettere la ragazza –domenica era il compleanno di mia madre, quindi oggi è il…quindici-
Solo tre giorni la separavano dalla cerimonia in Westminster. Aveva assicurato a Liam che William non ci sarebbe stato, ma sperava ardentemente di sbagliarsi.
-Lord Strong verrà a prendervi tra meno di un’ora, signorina. Cosa desiderate indossare?-
Nulla che a Johnatan piacesse troppo. Stava incominciando a diventare troppo sicuro di sé: la sera prima l’aveva baciata in carrozza in un luogo dove tutti potevano vederli. Lei aveva faticato un bel po’ per tenergli a freno le mani…così diverse da quelle di William, così piccole, bianche e delicate.
-Quello di mussolina color giunchiglia- la scollatura era a prova d’attacco. Vide Amy che aveva aperto la bocca per fare altre domande e la precedette –Il capellino di paglia con i nastri gialli…e gli stivaletti blu…e il parasole di senta blu. E’ tutto?-
-La giacca- rispose pronta la ragazza.
-Qualcosa di blu e di leggero-
Mentre la cameriera le stava asciugando i capelli, qualcuno bussò alla porta.
- Buffy?- chiamò sua mandre, incredibilmente allegra e cinguettante –Lord Strong è qui-
Amy spalancò gli occhi. Era terrorizzata dalla baronessa.
-Sono appena uscita dalla vasca da bagno-
-Oh, mio Dio, sbrigati, stupidina!- esclamò Drusilla esasperata.
Nonostante le corse di Amy, Buffy se la prese con calma e scese circa un’ora dopo. Johnatan la stava aspettando, bello come sempre nel suo elegante tight. Aveva un paio di stivali nuovi, con piccole decorazioni dorate.
‘Troppo frivoli per un uomo!’ pensò Buffy ‘William non li avrebbe indossati neppure da morto…’
- Elisabeth!- disse lui scattando in piedi per salutarla –Avete indossato il capellino che amo tanto!-

Accidenti! Lei aveva creduto di avere messo il peggiore.
Sorrise, mente Johnatan la baciava sulla guancia. Anche la madre sorrise, ma tiepidamente: non capiva perché quel fidanzamento che pareva così sicuro non veniva formalizzato.
-Dovresti prendere un soprabito più pesante- l’ammonì –Vedrai, che finirà per piovere-
-Non vi preoccupate, milady- rispose pronto Johnatan, dando un braccio a Buffy –Mi prederò cura io di vostra figlia!-
La baronessa emise un risolino infantile –Oh, ne sono sicura. Andate e divertitevi. Ma state attenti alla pioggia!-
Il patio era già picchiettato di goccioline –Volete un ombrello?- le chiese Johnatan.
-Credo che passerà presto- rispose Buffy –Corriamo il rischio-
Salirono sul calesse e Johnatan spronò i cavalli. Lei si rilassò contro lo schienale di velluto rosso, osservandogli le mani: erano lisce e certamente curate con latte di mandole, come andava di moda nel bel mondo; tenevano le redini senza vigore, come il girono del duello aveva tenuto la spada.
-Dovreste arrotolare le redini ai polsi- gli suggerì –Le mani diventano scivolose quando sono bagnate-
-So governare i miei cavalli- ribatté lui con un sorriso malizioso –Ho problemi soltanto con voi, che non riesco a piegare alla mia volontà. Ho parlato con papà ieri sera: ha detto che, quando ci sposeremo, ci farà costruire una residenza degna di rivaleggiare con casa Clayton -
-Ci sarà una montagna di lenzuola da tenere pulite-
-Avrete una montagna di servitù per farlo-
Buffy sperò che smettesse di parlare come se il loro matrimonio fosse una cosa scontata. La pioggia incominciò a scendere più fitta e si precipitò a prendere l’ombrello.
-Fare attenzione- gridò Buffy.
Una carrozza più veloce, con un conducente sicuramente più abile, li stava superando a sinistra, Johnatan virò nella stessa direzione per evitare una pozzanghera.
- Johnatan!- gridò di nuovo lei.
-Che c’è?- rispose lui perplesso, proprio mentre i due veicoli si scontravano. Buffy sgranò gli occhi.
-Le redini! Arrotolatele ai…-
Troppo tardi. I cavalli imbizzarriti avevano ormai deciso di fare di testa loro e si slanciarono in avanti con un salto che quasi ruppe le tirelle. Buffy afferrò le redini, mentre il capellino le voleva via. Sulla loro strada apparve il carretto di un venditore di frutta.
-Fate largo!- urlò Buffy.
-Li avrei controllati, se non mi aveste distratto- stava borbottando Johnatan.
-Erano già fuori controllo- rispose lei a denti stretti, mentre i cavalli rovesciavano il carretto. Allora si decise e tirò le redini con una fermezza sconosciuta alla bestie, che sembravano mandassero fiamme dalle narici.
-Alt!- ordinò Buffy con decisione.
E i cavalli si arrestarono immediatamente. Lei si voltò verso Johnatan adirata per la sua inettitudine, intenzionata a dirgli quello che pensava. Ma lui la stava guardando, fradicio di pioggia con aria sognante.
-Oh, Diana!- mormorò –Siete splendida!- e si chinò a baciarla, mentre il venditore di frutta lì raggiungeva arrabbiato.
-Mi dispiace- disse Johnatan al buon uomo –Questo dovrebbe risarcirvi- e gli allungò una manciata di scellini.
Sulla destra riapparve la carrozza che li aveva urtati in precedenza. Andava più lentamente.
-Qualcuno si è ferito?- chiese una voce stranamente famigliare…
Buffy si voltò e si ritrovò a fissare la faccia trova di Xander.
Johnatan rispose allegramente –No, no, nessun ferito, amico mio!- dallo sguardo del servitore, Buffy comprese che Xander stava per ripartire di nuovo, pentito di essersi fermato.
Ma una donna glielo impedì –Pazzo di uno Xander, quante volte ti ho detto che in una città affollata non puoi guidare come fai nelle nostre campagne?-
Poi si voltò verso Buffy con un sorriso che lei conosceva bene, ampio scintillante come un lago di montagna. E quegli occhi blu come il cielo d’estate…
-Lord Shelby, siete proprio voi?- esclamò subito Johnatan.
La figura accanto alla donna sembrò esitare. Fissava le redini ai polsi di Buffy.
-Sono tuoi amici, William?- chiese la donna sorpresa.
-Madre- disse lui piano e a fatica –ho l’onore di presentavi la signorina Elisabeth Summers e Johnatan, lord Strong-
-Ma allora sei venuto!- sussurrò Buffy, dimenticata di tutto. I loro occhi si incontrarono –sono lieta per voi- disse poi ad alta voce.
-E’ un vero onore quello che state per ricevere- esclamò calorosamente Johnatan –L’Ordine del Cardo! Congratulazioni. Sarete orgogliosa di vostro figlio, lady Shelby -
Ann continuava a guardare Buffy, che si sentiva messa a nudo da quegli occhi.
-Lo sono- rispose distratta. E poi più interessata –Siete fidanzati?-
Johnatan rise abbracciando Buffy –Quasi, milady. Possiamo dire così, Elisabeth?-
La signora annuì con aria pensosa. Poi il figlio batté sul tetto della carrozza.
-Dal momento che nessuno si è fatto male- disse –forse è meglio che ci togliamo dalla pioggia. E’ stato bello rivedervi, Bu…signorina Summers. A presto, Strong. Xander, puoi andare-
La carrozza lì superò e Johnatan riprese gentilmente le redini.
-Da qui in poi posso farcela da solo- le disse, per nulla umiliato dalla situazione –Non finirete mai di stupirmi, Buffy, amore mio. Siete una vera amazzone!-
poi lanciò un fischio ai cavalli, che ripresero a trotterellare in avanti obbedienti.

Capitolo 24

‘Quell’imbecille avrebbe potuto ucciderla!’ William sedeva nella suite che aveva prenotato al Savoy…
perché non mostrar alla madre, nell’unico viaggio della sua vita, il meglio di Londra?…a rimuginare sull’incontro di quella mattina.
‘Cavalli come quelli, indomiti e pronti a scattare…dovrebbero essere proibiti a chi ha le mani di burro!’
Era così arrabbiato che dimenticò di bere il suo bicchiere di whisky con acqua.
‘E poi…con tutta quella pioggia perché l’idiota non ha scelto una carrozza chiusa? Potrebbe ammalarsi, fradicia com’era!’
Fradicia…ripensò a come le aderivano al corpo la giacchetta blu e il vestito di mussolina giallo. La gonna le si era così bagnata che lasciva intuire le curve delle sue cosce.
William scosse la testa e cercò di scacciare quell’immagine e l’altra che continuava a frullargli in mente da troppo tempo…
Il momento in cui la luce e l’amore erano scomparsi dai suoi occhi dorati quella maledetta mattina nel giardino del collegio.
Non avrebbe mai dovuto tornare a Londra!
Non avrebbe mai dovuto ascoltare sua madre!
Per cosa poi?
Per una maledetta onorificenza che non avrebbe cambiato nulla nella sua vita?
La porta che dava nella stanza adiacente si aprì e Ann sbirciò dentro la camera del figlio.
- William? Non andiamo a cena? E’ già piuttosto tardi e non sei ancora vestito- entrò e si mise davanti al figlio –E io ho già messo il mio abito nuovo, pronta per essere accompagnata da mio figlio in un posto elegante-
-State benissimo- rispose lui automaticamente poi la guardò e si accorse che era davvero vero –Ma, sapete, stavo pensando che forse è meglio cenare in camera. E’ la stessa cucina del ristorante di sotto e non c’è tutto quel frastuono! Oggi è stata una giornata stancante-
Ann abbassò la testa adornata dal bel capellino –Lo sapevo. Ti vergogni di me-
-Per l’amor di Dio! Siete impazzita? Ma no che non mi vergogno di voi!- William era rimasto sconvolto.
Lei tese un dito per zittirlo –Non c’è bisogno che tu mi dica nulla. Ho capito benissimo. Anche oggi…quasi non mi volevi presentare ai tuoi amici, quel giovanotto e la signorina…signorina…-
- Summers-

Dannazione!

William aveva creduto che sua madre non si fosse accorta di nulla, con tutta la confusione creata dalla pioggia e dall’incidente mancato per un soffio!

-Ma voi non c’entrate affatto-
-…siamo scappati via come se stesse bruciando la carrozza e ora…ora…dobbiamo cenare in camera, come una coppia di topi che sgranocchiano una crosta di pane in solaio! Ma, si, è giusto, così. Vado a cambiarmi-
-Va bene, va bene, mi vesto- esclamò William esasperato. Non tollerava l’idea che sua madre pensasse che lui si vergognasse di lei –Andremo giù, inizieremo con ostriche e champagne, termineremo con babà al rum e poi…vi poterò a ballare nei giardini di Vauxhall. Va bene?-
-Molto meglio che cenare da sola con te e la tua faccia tetra- affermò sinceramente la madre e uscì con un gesto allegro di saluto.


In realtà andò meglio di quanto si era aspettato. La suite era al primo piano e lui riuscì ad arrivare al tavolo con disinvoltura, senza sforzarsi troppo con il bastone. Sua madre guardò l’elegante salone pieno di ospiti alla moda con occhi scintillanti e un entusiasmo da bambina.
Due tavoli più in là, lord Burrington, il cui cucino aveva militato con lui nel Venticinquesimo reggimento, lo vide e corse da lui per salutarlo facendo più confusione di quella che William avrebbe gradito, ma almeno gli diede la possibilità di dimostrare a sua madre che non si vergognava di farsi vedere con lei in pubblico.
Burrington…probabilmente già alticcio…riempì Ann di complimenti, giurando che sembrava la sorella di William e non sua madre. Lei arrossì e rise, ascoltando avidamente i racconti che quell’uomo sciorinava sulle imprese eroiche di suo figlio.
Il cibo fu veramente eccellente, e anche lo champagne. Quando arrivò il babà della madre, William si sentiva quasi ubriaco. Appoggiò la schiena alla poltrona, sorseggiando un ottimo brandy, e si godette l’espressione deliziata della mandre dopo il primo assaggio.
-Oh ma è meraviglioso! Dobbiamo assolutamente insegnare questa ricetta alla nostra cuoca-
Fu a quel punto che William captò la conversazione che stavano tenendo i suoi vicini di tavolo, due giovani uomini e due giovani donne vestiti all’ultima moda.
-Strong…che tipo fortunato!- esclamò uno dei due.
-Cosa?- reagì con violenza una graziosa brunetta seduta al suo fianco –Vorresti dire, Tommy, che mi preferiresti bionda come lei?-
-Non ha neppure un soldo!- commentò l’altra gentildonna.
-Non è vero: ha una buona sistemazione- rispose il secondo gentiluomo –E poi non importa quando si ha il suo stile. Ero a casa Clayton per Pasqua e ho assistito al duello-
-Davvero?- chiese la brunetta –E’ proprio brava come dicono?-
-Mi avrebbe sicuramente battuto- tagliò corto l’uomo.
-Figuratevi: apparire in pubblico in pantaloni!- esclamò scandalizzata l’altra.
-Beh, non si può negare che siano una bella coppia- disse allegramente la brunetta, sorseggiando il suo vino.
-A me non sembra, veramente: vicino a lei Strong sembra un nano!- ribatté acida l’altra.
-Oh, Miranda, come siete cattiva! Evidentemente a lui non importa. Ho saputo che le ha comprato un incredibile anello di fidanzamento: un diamante circondato da zaffiri. Un DeBeers! Gli è cosato diecimila sterline!-

‘Oh no’ pensò William ‘Non una diamante circondato di zaffiri. Non per lei. Io avrei scelto un occhi di tigre o un topazio oppure dell’ambra…si ambra…bruna e percossa da riflessi dorati….ecco cosa avrei scelto io!’

-Beh- dichiarò Miranda –io sarò la prima a rallegrarmi quando lei accetterà quell’anello. Così voi uomini ricomincerete finalmente a prendevi cura di tutte noi-
Ma anche Ann aveva un eccellente udito e, accortesi dell’espressione assente del figlio, aveva seguitato quel pezzo di conversazione.

Così ora sapeva.

La signorina Summers, per la quale Strong aveva acquistato un anello di fidanzamento, era il motivo per cui erano venuti a Londra.
Gli elementi in suo possesso erano ancora pochi, ma sempre di più che se fosse rimasta a casa. In condizioni normali, non sarebbe rimasta affatto soddisfatta nell’apprendere che suo figlio si era innamorato di una inglese, ma la signorina Summers non era una inglesina tipica.
Le era sembrata piuttosto…solida.
Per nulla sconvolta dalla pioggia e dall’incidente scampato per miracolo. E stava tenendo lei le redini quando finalmente i cavalli avevano deciso di obbedire.
Dunque, era una ragazza coraggiosa, non frivola, bella, giovanissima e non ancora sposata.
Ann aveva sempre temuto che suo figlio si perdesse dietro a donne di altro genere, ballerine, attrici e simili.
Invece quei due potevano essere davvero una magnifica coppia.
Finalmente casa sua si sarebbe riempita di bambini, cuccioli, impronte di fango sui pavimenti, fantastiche fiabe raccontate davanti al camino nelle lunghe notti invernali.
-Madre?-
-Si?-
-Sembrate così…felice-
Ann ripiombò nella realtà. Non sarebbe stata un’impresa facile. C’era il tizio dell’anello e soprattutto il maledetto orgoglio di William…senza contare che non c’era abbastanza tempo.
-Lo so- rispose –Mio figlio ha appena esaudito il mio ultimo desiderio-
-Un viaggio a Londra?- esclamò William sorpreso –Avrei potuto esaudirlo dieci anni fa, se l’avessi saputo-
Ma naturalmente era una bugia: non c’era mai stato posto per sua madre nella sua vita turbolenta prima della ferita. Era strano come una cannonata potesse cambiare le abitudini di un uomo: la compagnia di Ann era molto più piacevole di quella di molte ragazze con cui era uscito.
Proprio come Buffy valeva mille volte più delle vezzose signorine, delle mogli insoddisfatte e delle eleganti cortigiane che aveva frequentato prima di lei.

Dio, come l’aveva reso felice!

E ora…Strong avrebbe reso felice lei?

‘Naturalmente’ si rispose brusco. Perché no?

Era ricchissimo, l’amava e aveva acquistato per lei un anello da diecimila sterline.
Forse in quel momento lei aveva appena accettato il dono, e stava cenando con Strong in qualche posto alla moda con quella cosa scintillante al dito.
Cosa gli avrebbe risposto?
‘Ti amo’ l’aveva detto a lui quella sera.
Perché lui non le aveva detto niente?
-Scusate, madre, non sono una buona compagnia, vero? Adesso vi porto a Vauxhall…-
-Oh, sai, mi sento troppo stanca per quel genere di cose- ammise lei –Forse è l’età…-
-Beh, se siete sicura…-
Lei annuì e insieme tornano nella loro stanza.
William si addormentò sulla poltrona, dopo aver vuotato il solito bicchiere di whisky, sognando il letto di una misera locanda nel Kent e i suoi capelli biondi sparsi sul cucino….


- Buffy- sussurrò Johnatan, cercando di non disturbare il concerto –Venite in terrazza-
-Mi piace il programma- rispose lei, stanca delle sue carezze e dei suoi baci.
-Devo dirvi qualcosa che vi piacerà ancora di più- e ammiccò.

Non ce la faceva più.

Non ce la faceva più a fare finta che i suoi baci la eccitassero, quando non era assolutamente vero.

‘Ricordati di Willow e Fred!’ si ammonì.

Ma quel pensiero non era sufficiente a vincere la sua repulsione per quelle mani bianche e morbide, che non sapevano domare NEMMENO un paio di cavalli.
-Su!- sibilò lui con impazienza, ricevendo un’occhiataccia dalla duchessa.

‘Mi sta bene’ pensò mestamente Buffy alzandosi e seguendolo oltre la porta finestra. Non gli ho mai detto di no prima d’ora. Come faccio a farlo ora?’

-Che notte!- esclamò Johnatan respirando a pieni polmoni l’aria notturna e contemplando il cielo. Buffy seguì il suo sguardo. C’erano tante luci! Ma nessuna buona stella per lei. Poi le sovvenne un pensiero.
- Johnatan?-
-Si, amore mio?- mormorò lui mordicchiandole l’orecchio.
-Perché non siete partito per la guerra?-
Lui si ritrasse sorpreso –E perché avrei dovuto?-
-Non so. Vi ho sentito dire tante volte che Napoleone minacciava la nostra libertà-
Johnatan ebbe il buon senso di mostrarsi a disagio.
-La verità è, tesoro che non sarei mai stato adatto per quella vita: trincee infangate, tende umide, rancio puzzolente…-
-Avete pagato qualcuno perché predasse il vostro posto?-
Johnatan sussultò –Mio padre. Come tanti altri padri a cui rimaneva un unico erede-
Ma anche William era l’unico erede della sua casata.
-Quindi, devo supporre che mi ritenete un codardo- continuò rigido.
-No, no, non volevo dire questo. Ognuno a i suoi talenti- Buffy si pentì di aver introdotto quell’argomento.
-Vorrei sapere quali sono i miei- ribatté Johnatan mestamente.
-Siete un ottimo amico- disse lei senza pensare alle conseguenze di quella frase.
-Amico?- lui pronunciò quella parole con un brivido.
-Oh, Johnatan- esclamò Buffy prendendoli le mani nelle sue –Avete tante ottime qualità: danzate bene, siete elegante, mettete a vostro agio la gente. Oh, se sapeste come siete riuscito a mettermi a mio agio quella sera in cui mi avete invitata a ballare per la prima volta…-
-Pensavo che foste uscita da uno dei miei sogni- disse lui sorridendo.
-Il vostro invito- continuò lei con franchezza –ha cambiato la mia vita per sempre-
-Beh, suppongo che sia qualcosa- sospirò lui –Ma non abbastanza da convincermi a sposarmi, vero?-
Lei guardò il pavimento –Ve l’ho già detto milioni di volte. Non siete voi che non andate. Io non sono pronta a sposarmi-
-Non siete pronta a sposare me-
-Non c’è nessun altro!-
-Neppure lord Shelby?- le chiese pungente.
Buffy lo fissò –Cosa sapete di lord Shelby?-
-Quello che sa tutta l’alta società: che è un libertino, una canaglia-
-Lo è- riecheggiò con enfasi Buffy.
-Che la sua fama non ha impedito a milioni di donne di cedere al suo fascino-
-Ma quello accadeva nel passato, no?- ribatté lei –Ora non è altro che…- come aveva detto William?
-Un rottame…-
-Sono felice di sentirvelo dire- Johnatan apparve sollevato –Quando l’abbiamo incontrato oggi, mi è sembrato…-
-Ogni donna di buon senso- disse Buffy con decisione –deve evitare William Shelby come la peste-
Johnatan si infilò una mano nella tasca –Allora forse stasera accetterete- e le porse la scatolina di velluto rosso.

Buffy trattenne il respiro ‘Non mi ha degnata neppure di un’occhiata. E’ scappato come un lampo dopo i convenevoli. Neppure una scintilla di quello che è successo tra noi…oh, stupida, cosa ti aspettavi?’

Guardò l’uomo che aveva davanti: era una persona per bene.
E finalmente quella sera aveva scoperto che avevano qualcosa in comune: il senso di inettitudine…quello almeno l’avrebbero sempre condiviso.
Così, il futuro di Willow e Fred sarebbe stato sicuro. Inoltre la amava…perché esitava?

La passione. Il fuoco nei suoi occhi mentre la stringeva. Il sigillo messo su di lei per sempre…

Le speranze di sua madre. Il terrore di suoi fratello.

La bugia che avrebbe dovuto sopportare per tutta la vita…

La bugia che stava sostenendo in quel momento…

Johnatan ritirò la mano e rimise la scatolina in tasca –Aspetterò- disse con rassegnazione che le spezzò il cuore –Aspetterò che siate pronta. Ma sono sicuro di potevi rendere felice, Buffy-
Allora lei mise la mano su quella di Johnatan –Vi sposerò-
Lui sgranò gli occhi incredulo –Davvero?- lei annuì e non poté fare a meno di sorridere vedendo la sua espressione.
Lui l’abbracciò –Oh, Buffy! Mi avete reso l’uomo più felice del mondo!- poi irruppe nel salone –Devo fare un annuncio- proclamò facendo sobbalzare i musicisti –La signorina Summers ha accettato la mia proposta di matrimonio- si ricordò l’anello e tentò di infilarlo al dito di Buffy, ma era decisamente troppo stretto –Oh, accidenti, lo farò allargare domani stesso!-
Quell’incidente non fu notato da nessuno nel tripudio generale.
-Benvenuta nella nostra famiglia, mia cara- esclamò la duchessa baciandola –Ragazzi miei, sono felice per voi!-
Buffy accettò tutti gli abbracci e le strette di mano, pensando a come sarebbe stata felice sua madre.
E Liam. Le sue peggiori paure non si sarebbero avverate…la paure che il suo cuore rimasse per sempre legato a William.
Che ovviamente era a Londra. E che avrebbe saputo subito la novità. Ma certo non l’avrebbe scosso. Lui non l’aveva amata. Non le aveva mai detto amore.
Oh, se almeno avesse pronunciato quella parola!
- Buffy? Questo ballo è nostro, non credete?- le disse allegro Johnatan portandola in pista.
Lei danzò la quadriglia senza sbagliare neppure un passo. Continuando a sorridere.

Nessuno avrebbe potuto dire che aveva il cuore a pezzi….


Capitolo 25

La mattina del diciotto luglio Ann, si fece portare la colazione in camera. Sul vassoio arrivò anche il giornale chiamato ‘Gazzetta’, che ei sfogliò distrattamente mentre mangiava. Conteneva più che altro notizie sulle decisioni del Parlamento, sugli effetti dell’embargo francese sul commercio della seta e su come proseguiva la guerra sul fronte dove aveva combattuto suo figlio.
Le cose non sembravano andare molto bene. Ann lesse con avidità, felice che William fosse tornato anche a scapito di una gamba
In fondo alla prima pagina notò un piccolo riquadro intitolato ‘Chiacchiere cittadine’.
Solo quegli svergognanti degli inglesi potevano mettere in piazza i loro affari privati con tale tranquillità!
Stava per girare la pagina, quando nel primo paragrafo scorse un nome che le interessava molto.
‘Signorina Elisabeth Summers’

“E’ ufficiale ormai” diceva la ‘Gazzetta’ “Il duca di Strafford ha confermato la voce del fidanzamento del suo unico erede. Johnatan, lord Strong, con la bellissima signoria Elisabeth Summers. Non è ancora stata decisa la data delle nozze, ma la dichiarazione ha definitivamente mandato in frantumi i sogni di molti giovani gentiluomini, colmando di gioia le altre debuttanti delle Stagione, che potranno finalmente tirare un sospiro di sollievo”

Ann rimase immobile, meditando sul da farsi. Non era possibile!

Non dopo che lei aveva intrapreso quel lungo viaggio.

-Ho bisogno di vestirmi immediatamente- gridò alla cameriera –Non sta lì impalata e acconciami i capelli, presto!-
-Dove andiamo, signora?- disse la ragazza affrettandosi.
-Tu stai qui e dici a Xander che sua signoria non deve assolutamente leggere la ‘Gazzetta’. Hai capito bene?-
La ragazza annuì. Si affettò a preparare la padrona e poi corse ad avvertire Xander.
Ann si gettò la stola sulle spalle. Mentre scendeva le scale, ritrovò finalmente la serenità. Stava facendo la cosa giusta, per suo figlio, per i corridoi deserti del loro castello. Arrivò all’ingresso e chiese al portiera una carrozza.
-Dove andiamo, signora?- chiese il cocchiere.
-Non lo so. Devo trovare una ragazza. Si chiama Elisabeth Summers-
- Summers…- l’uomo ci pensò un po’ su, poi scosse la testa –Non ho la più pallida idea, signora. Londra è una città così grande-
-Ma lei non capisce. Devo trovarla! E’ una questione…- si fermò esitante, ma in effetti era veramente così -…di vita o di morte!-
-Senza un indirizzo non la posso aiutare. Ma…aspetti…- il cocchiere scese e si mise a confabulare con alcuni colleghi che stavano aspettando altri ospiti.
Ann attendeva fermamente. Dopo alcuni minuti, il cocchiere tornò con il sorriso sulle labbra.
-Al quindici di Crescent Street!- esclamò e mondò immediatamente.
-Allora, andiamo, il più velocemente possibile!-

La mattina del diciotto luglio Liam Summers si svegliò più felice del solito. Finalmente il fidanzamento era stato ufficializzato. Aveva inviato lui stesso la notizia alla ‘Gazzetta’ e ora leggeva il giornale con infinita soddisfazione. Era così felice che incredibilmente scese a fare colazione alle otto.
Tutta la servitù sorrideva. E la cameriera che gli versava il caffè gli espresse timidamente la sua contentezza.
-Congratulazioni, signore. Lord Strong è un gentiluomo così cortese. Vostra sorella sarà molto felice-

‘Dovrà esserlo!’ pensò Liam ‘Ha fatto la cosa giusta’

La madre aveva accolto la notizia la sera precedente con il cuore traboccante di gioia e aveva addirittura tirato fuori dallo studio suo padre, che aveva stretto le mani a Johnatan con un’espressione vagamente stupita: non riusciva a capacitarsi che proprio la figlia avesse catturato la preda migliore di tutta l’Inghilterra.
Quando suonarono alla porta, tutti in cucina sobbalzarono.
Chi poteva essere a quell’ora del mattino?
-Non sono neppure le otto e mezzo!- disse la cameriera con aria di disapprovazione.
Liam continuò a mangiare, così perso nella contemplazione dello splendido futuro destinato a sua sorella da non accorgersi subito che tra il maggiordomo e il visitatore si stava verificando una piccola discussione. Posò il giornale e si mise in ascolto.
Edgar stava discutendo con una signora!
Spinto dalla curiosità, si alzò e si diresse in corridoio, da dove poté vedere la scena che stava avvenendo all’ingresso.
-Vi ho appena detto, signora, che la signorina Summers è ancora a letto-
-E io vi continuo a dire, signore, che devo svegliarla!-
-Non è proprio possibile- dichiarò rigido il maggiordomo.
Liam si avvicinò ai due –Edgar, ci sono problemi?-
Il maggiordomo lo guardò con espressione scandalizzata –Questa…signora…insiste sulla necessità di svegliare la signorina Summers. Dice che deve assolutamente parlarle-
Liam guardò la visitatrice, un’attraente signora di mezza età, vestita in modo semplice, ma elegante, e con un lieve accento scozzese.
-Con chi ho l’onore di parlare?-
-Lady Shelby, Signore. Ann, lady Shelby-
-La madre di William Shelby -
Lei si illuminò e in quel momento fu facile dedurre da chi William avesse ereditato il suo aspetto.
-Conoscete mio figlio?-
-Molto bene- rispose piano Liam –Abbiamo combattuto insieme-
La donna era ancora sulla soglia. Liam avrebbe voluto lasciarla lì, ma la cortesia richiedeva diversamente.
-Mia sorella non si è ancora alzata. Sapete, abbiamo avuto una notte abbastanza impegnativa…-
Lei annuì –Immagino. Ho visto l’articolo sulla ‘Gazzetta’ dovete essere tutti molto orgogliosi-
-Lo siamo- Liam guardò Edgar –Stavo facendo colazione. Gradite unirvi a me?-
- E’ molto gentile da parte vostra, signor Summers- lei entrò e posò la mano sul braccio teso di Liam senza degnare il maggiordomo di un’occhiata.
-Cosa prendete? Tè? Caffè? Cioccolata?-
-Un tè andrà benissimo- lui scostò una sedia dal tavolo e lei si sedette con qualche fatica –E’ la mia artrite, purtroppo- spiegò –La croce della mia vita-
-Oh, mi dispiace- Liam si sedette, attendendo che la cameriera portasse un’altra tazza e un altro piatto.
-Posso chiedervi, lady Shelby, cosa dovete dire di tanto urgente a mia sorella?-
-Potete chiederlo- disse lei mettendosi lo zucchero nella tazza –Ma sono faccende un po’ riservate-
Liam incominciò a innervosirsi. Si costrinse a ridere –Spero, lady Shelby, che non siate qui per attentare alla felicità di mia sorella-
-Al contrario! La sua felicità è la mia unica preoccupazione- e morse la fetta di pane tostato –La sua e naturalmente…quella di William-
-Lady Shelby, credetemi. Conosco vostro figlio e ho potuto constatare le sue meravigliose qualità di combattente. Non ho mai incontrato un uomo più coraggioso di lui-
-E com’è questo Strong, allora?- chiese improvvisamente Ann.
- Johnatan? Beh, lui è….è- cosa accidenti era?
-Ricco?- suggerì la donna.
-Immagino di si-
-Immagino anch’io-
-Molto raffinato- aggiunse Liam –E spiritoso! E balla benissimo!-
La bocca di Ann si curvò in un’espressione di disgusto simile a quella del figlio.
-Proprio le doti che una donna cerca in un marito!-
Liam si irrigidì –Ma almeno non è un libertino-
Lei non si offese –Credo che mio figlio abbia una pessima reputazione-
-Quindi capirete perché…-
-Anche mio marito era così. Una grande guerriero un grande giocatore d’azzardo e un grande seduttore… finchè non ha trovato la donna giusta. Ecco cosa serve a mio figlio-
-Con tutto il rispetto, lady Shelby- disse Liam a denti stretti –non mi pare che mia sorella sia la donna giusta per William. Vostro figlio, che lo sappiate o no, l’ha già sedotta rubandole la verginità-
Ann sollevò un sopracciglio –Lord Strong, lo sa?-
Liam si maledì per non aver tenuto la bocca chiusa –Certo che no- esclamò –E voi non andrete certo dirglielo? Che genere di donna sareste?-
Lei posò i gomiti sul tavolo –Avete detto che volevate la felicità di vostra sorella. Anch’io. Le chiederò se è felice. Dopo aver udito un si dalla sue labbra, me ne andrò soddisfatta-
-Certo che è felice!- esplose Liam –Perché non dovrebbe esserlo? Quale ragazza in procinto di sposare il figlio di un duca non sarebbe felice?-
-E allora perché avete tana paura che io le faccia questa domanda?-chiese Ann scrollando le spalle.
-Quale domanda?-
Liam scattò in piedi come una marionetta –Buffy, questa è lady…-
-So chi è- rispose Buffy –Siamo state presentante. Lady Shelby - e fece un inchino –E’ davvero una sorpresa trovarvi qui. Cosa desideravate chiedermi?-
- Buffy…- iniziò Liam
-Siete davvero bella- mormorò Ann fissando Buffy con attenzione –Ma questo non sarebbe stato abbastanza: mio figlio ha avuto tante donne belle. Cosa pensate l’abbia fatto…-
-Ma avevate detto una sola domanda!- esclamò Liam.
-E così, figliola, vi siete fidanzata con l’intenzione di sposarvi…-
Buffy annuì.
-Anche se vostro fratello mi ha rivelato che avete dato la vostra verginità a mio figlio?
- Liam!!-
Lui arrossì –Stavo solo tentando di spiegare a lady Shelby perché non doveva intromettersi nella tua…-
Voleva dire la tua felicità. Perché non ci riusciva?
-…decisione-
Buffy si ricompose e si sedette a tavola –Vostro figlio mi ha mentito e mi ha usata- disse calma.
-Usata in che senso?-
- Buffy….- ricominciò Liam –non hai nessuno dovere di spiegare nulla-
-Vuoi chiudere la bocca? Siamo tra adulti. Vostro figlio era…amico…di una mia insegnante che aveva dei motivi di vendetta contro mia madre. Lei l’ha convinto a sedurmi per…-

Come erano incominciate le cose?

Non ti prenderò se tu non lo vuoi.

-…per rovinarti- terminò la frase Liam.
-Rovinarvi?- esclamò Ann –Non mi pare che ci sia riuscito, se stare per sposare il più appetitoso scapolo di Londra -
-In effetti, lady Shelby, se devo essere sincera- replicò Buffy –è solo grazie a vostro figlio se mi trovo a questo punto-
-A questo punto?- Ann sembrava sul punto di esplodere –A questo punto? E per quando riguarda lui?-
-Lui…-
-Buffy…-
-Non mi ha mai parlato di matrimonio- gridò Buffy, lieta finalmente di liberarsi –Non mi ha mai fatto un’offerta onorevole. Lui…-
-Ha solo preso quello che voleva da lei, come da tutte le altre donne- commentò freddamente Liam.
-Lui vi ama- disse Ann seccamente.
-Sciocchezze- rispose Buffy dopo un attimo di pausa.
-Figliola, vi ama tanto che si sta distruggendo! E non se ne rende nemmeno conto! Forse non è ricco come Strong…-
-Non mi importavano le sue ricchezze!-
-…né l’erede di un duca- continuò Ann.
-Cosa vi fa pensare che sia innamorato di me?-
-Oh, Cristo!- urlò Liam sbattendo la mano sul tavolo –Avete detto che volevate farle una domanda, no? Fatela!-
Ann puntò gli occhi in quelli di Buffy –Siete felice?- le chiese.
Buffy chiuse gli occhi e rimase in silenzio. Quando lì riaprì e parlò, la sua voce risuonò esausta come quella di una donna molto vecchia.
-Sono…soddisfatta, lady Shelby, della scelta che ho fatto. Inoltre, non credo che molte donne riescano a trovare la felicità in questa vita-
Liam la guardava sconvolto –Che risposta è questa, Buff? Cosa vuol dire che le donne non sono felici?-
Ann, comunque, si alzò, prese i guanti e dichiarò –Molto bene. Potrei dire altro, ma non lo farò. Parteciperete alla cerimonia di questa sera, vero?-
-Io ovviamente partecipo- dichiarò Liam –Appartengo al reggimento di William-
-E voi, signorina Summers?-
-Non so cosa desidera fare lord Strong- poi improvvisamente guardò l’ospite e disse –Sarete tremendamente infuriata con me-
-No, figliola, non lo sono. State calpestando i vostri sentimenti, ma non sta a me decidere se sbagliate o no-
-Vi accompagno alla porta- disse Liam più calmo.
-Non importa. Troverò la strada- e uscì.
- Buffy…- disse improvvisamente Liam –Ascolta, se non sei soddisfatta di Johnatan…-
- E’ troppo tardi ormai, no?- Buffy bevve un sorso di tè e pose nuovamente la tazza sul tavolo.
- E’ diventato freddo- poi lasciò la stanza.
Liam la guardò uscire con un’incredibile sofferenza nel cuore.


Capitolo 26

-Davvero, Johnatan, preferirei rimanere sola con voi stasera- disse Buffy, mentre il fidanzato entrava con la carrozza a WhiteHall, mettendosi in coda dietro la lunga fila di veicoli.
-Sciocchezze, tesoro! Ci sarà tutto il bel mondo e anche noi dobbiamo esserci! Intendo godermi tutte le congratulazioni!- e si girò a farle un bacio.
-Ci sarà una grande ressa- ribatté lei, sperando che i cavalli si imbizzarrissimo di nuovo e non lì portassero mai a Westminster in tempo. Johnatan, invece, aveva imparato la lezione e teneva le redini saldamente arrotolate intorno ai polsi.
-Una ressa di vostri ammiratori- aggiunse lui con galanteria –Mi divertirò moltissimo a osservare la loro invidia. Avete ricevuto i miei fiori?-
-Me l’avete già chiesto- rispose lei a bassa voca –E io vi ho già risposto: si, sono magnifici-
-Bene. Mia madre aveva proposto gigli, ma ho pensato che per voi andasse meglio le rose-
-Strong!- il guidatore di un’altra carrozza si alzò in piedi per salutarlo –Ce l’hai fatta alla fine, vecchio mio!-
Johnatan abbracciò Buffy sorridendo –Certo, Botheringly! Avevi dubbi?-
-Congratulazioni, signorina Summers- gridò il guidatore. Lei annuì con un cenno distratto.
-E a quando il lieto evento?-
-Io…-
-In Ottobre- rispose Johnatan –A Wentworth Hall. Durante la stagione della caccia-
-Johnatan- sussurrò Buffy –non abbiamo ancora deciso la data-
Lui la guardò sorpreso. –Ma si, ne abbiamo già parlato: il matrimonio, poi la battuta di caccia e infine un pranzo luculliano…Ottobre non va bene?-
- E’ troppo presto- rispose lei senza riflettere e poi si corresse –C’è tanto da fare. Mia madre dice che è necessario almeno un anno di preparativi-
-Non ho intenzione di aspettare tanto- disse lui sorridendo –A cosa servono i soldi se non ad accelerare le cose?-
Lei non aveva nulla da ribattere e così rimase in silenzio.
Ottobre o dicembre…che differenza faceva?
Il suo destino era segnato.
Mentre la coda avanzava lentamente verso l’abbazia, i due giovani vennero travolti da una valanga di congratulazione e auguri. Che Buffy accettò con grazia. Johnatan fortunatamente rimaneva concentrato sulla guida e alla fine portò la carrozza ai cancelli, dove un valletto corse a prendergli le briglie. Johnatan scese e aiutò Buffy non senza un certo sforzo.
Jhon Farnweather, nella carrozza davanti, tirò giù la sorella con tale impeto che le fece alzare tutta la gonna. La ragazza arrossi, guardando Johnatan che avanzava, e rimproverò il fratello.
-Allora, entriamo?- disse Johnatan con una smorfia di riprovazione stampata sul viso: senza dubbio la goffaggine del ragazzo l’aveva offeso.
Era così puritano!
Dopo l’annunciò del loro fidanzamento, non aveva osato nulla…solo qualche bacio appena più appassionato.
Come sarebbe stato fare l’amore con lui?
Buffy ebbe improvvisamene la consapevolezza che sarebbe stato ogni volta come scendere dalla carrozza: lei avrebbe avuto sempre paura di schiacciarlo e sarebbe sempre stata consapevole della loro diversità di taglia.

Con William non aveva mai…

Bagnò le dita nell’acquasanta e si fece il segno della croce, sperando che l’acqua benedetta le dissolvesse tutti i cattivi pensieri. La coppia prese posto nelle prime file. Buffy si sedette con le mani in grembo a contemplare la bellezza dell’edificio, fino a quando uno squillo di tromba non annunciò l’ingresso del Regnante.
Tutti si alzarono e si inchinarono al suo passaggio, poi lui si sedette sull’altare, accanto arcivescovo e circondato dai dignitari. Una campagna suonò e le voci bianche del coro intonarono una melodia commovente.
Buffy chinò il capo e lasciò che le antiche parole della cerimonia la cullassero. Ritrovò pesino una certa serenità interiore.
A quel punto i tre candidati per l’Ordine della Giarrettiera avanzarono solennemente per la navata; ricevettero la giarrettiera, il collare e le decorazioni dal Regnante: poi si voltarono e salutarono il pubblico.
Di nuovo si levarono le voci del coro. E il neocavalieri si sposarono di lato. Mentre le ultime note dell’inno sfumavano, dal fondo si udì un rumore inequivocabile: alternativamente un colpo e un trascinamento.

Buffy non riuscì a resistere si voltò.

Era William che avanzava col suo bastone.

Dio, com’era magnifico!

Vestito tutto di nero, a capo scoperto, con i capelli che scintillavano alla luce dei candelabri. Buffy cercò di frenare un tremito, al ricordo di quella splendida testa tra i suoi seni. Lui teneva il capo eretto e guardava fisso in avanti, con gli occhi seri e imperturbabili, inchiodati sull’altare.
Chissà quanto gli costava quell’esporsi in pubblico.
Perché l’aveva fatto?
Non era certo da lui.
Poi Buffy colse un altro bagliore tra i presenti, della stessa tonalità di lui; lady Shelby.
E capì.
Era venuto per lei. Lei glielo aveva chiesto. La consapevolezza che quel grande guerriero sopportasse un tale umiliante esposizione per amore della madre le fece venire le lacrime agli occhi.
Accigliato, Johnatan le pose un fazzoletto.
Lei lo prese quasi senza accorgersene e se lo portò agli occhi. Ora William era di fronte al Regnante e all’arcivescovo che intonò.

-Preghiamo!-

William in qualche modo riuscì a mettersi in ginocchio. Buffy lo guardò con apprensione. Sarebbe riuscito a risollevarsi da solo?
Il religioso pose la mano sul capo di William e incominciò a pronunciare il suo discorso, lodando il suo eroismo in battaglia e menzionando le vite che aveva salvato con le sue azioni audaci.
Buffy lo guardava rapita. Le sembrava Lancillotto, illuminato da una luce gloriosa, inviato all’Inghilterra per ricordare alla nazione cos’era l’onore.
Il Regnante si avvicinò: gli toccò le spalle con la spada e lo decorò con la stella, il collare e l’emblema.
-Nemo me impune lacessit- intonò l’arcivescovo, alzando le mani tramanti sulla solida figura di William.
Era il motto dell’ordine del Cardo e anche della Scozia:

Nessuno mi sfida impunemente.

E fu a quel punto che Buffy si sentì terribilmente in colpa. Come aveva sbagliato nei suoi confronti.
Quella mattina, nel giardino della signora Chase, lei aveva accettato senza discutere le spiegazioni della madre, mettendo subito in dubbio il suo onore.
E lui non aveva accennato neppure una parole in sua difesa!
Nell’agitazione del momento lei aveva creduto che quel silenzio fosse la prova della sua colpevolezza; invece, era una difesa alla propria dignità, certo, ma soprattutto a quella di Madame. Se lui fosse stato veramente il tipo di uomo che sua madre e suo fratello ritenevano, avrebbe già rivelato ai quattro venti che le aveva rubato le verginità e l’onore.
Quale più gustosa rivelazione che la fidanzata di lord Strong, la bella della Stagione, non era innocente come fingeva di essere?
Liam e la baronessa erano alcune file davanti a lei. Buffy vide suo fratello che si voltava a cercarla, guardandola con un’espressione stranamente sofferente.

Poi giunse il momento per il cavaliere dell’Ordine del Cardo di alzarsi. Xander si precipitò ad aiutarlo, ma William gli fece segno di no. Allunò la mano verso il bastone, traballò… l’arcivescovo gli porse una mano e anche il Regnante fece un passo verso di lui…in ogni caso si alzò da solo.
Si voltò verso i convenuti con sguardo duro. Lanciò un’occhiata alla madre e la linea delle sue labbra si addolcì un po’.
Poi, mentre le voci del coro esplodevano nuovamente, si ritirò accanto agli altri cavalieri.
Buffy sarebbe rimasta ancora, ma Johnatan la prese per una manica e la condusse verso l’uscita. Lei si lasciò trasportare con inconsueta mitezza. Silenziosamente e tetro, lui saltò sulla carrozza desideroso di allontanarsi il più in fretta possibile.
Una volta sulla strada, Buffy decise che doveva parlarli.
- Johnatan- iniziò.
-Non ora, vi dispiace?- rispose lui secco –Vorrei concentrarmi sulla giuda-
A casa Carlton era stato organizzato un rinfresco in onore dei neocavalieri. Buffy pensò che Johnatan avrebbe trovato una scusa per non partecipare e invece si diresse proprio là, sempre più cupo.
-Aspettiamo di avere un po’ di pace e tranquillità- le disse a un certo punto –Allora parleremo-
Pace e tranquillità? Certo andare a quella festa non era il posto giusto. Comunque, Buffy fu contenta di rimandare la discussione: non era facile quello che gli doveva dire.
Ovviamente c’era una fila lunghissima per salutare i cavalieri. I due si accodarono avanzando lentamente. Buffy non sapeva cosa avrebbe dovuto dire, quando si sarebbe inchinata a William, e nel momento in cui raggiunsero il Regnante la sua mentre era un turbinio di desideri e rimpianti.
Il Regnante salutò allegramente Johnatan e fece alla coppia le congratulazioni per l’imminente matrimonio. Johnatan lo ringraziò e proseguì verso i tre membri dell’Ordine della Giarrettiera.
Infine, arrivarono a William.
Johnatan si inchinò sorridendo.
-Nessun uomo merita quell’onore più di voi- gli disse stoicamente e spinse in avanti Buffy –Avete saputo la mia buona notizia?-
Buffy si costrinse a guardalo dentro quegli occhi blu –Lord Shelby -
-Signorina Summers- lui le sfiorò la mano con un bacio –I miei migliori auguri per il vostro fidanzamento-
-Le mie congratulazioni per l’onore che avete ricevuto-

Dio! Quelle buone maniere erano così odiose!

Ciò che lei desiderava veramente, ciò che voleva dirgli…ma la coda l’aveva già sospinta in avanti.
Johnatan la condusse sul balcone e poi, con una certa sorpresa di Buffy, sparì dicendo che andava a prendere qualcosa da bere.
-Aspettatemi qui- le sussurrò dandole un bacio sulla fronte.
Lei si mise a scrutare la folla di invitati. William, ignorato dagli altri cavalieri, sedeva silenzioso e solitario sulla sua poltrona dorata.
Mentre fissava la sala gremita di persone disinvolte e all’ultima moda, Buffy si sentì chiamare. Era suo fratello.
Liam le stava facendo dei cenni da una certa distanza e stava forse per raggiungerla, ma una corrente di gente che andava nel senso contrario lo travolse, perché stavano iniziando le danze.
Finalmente Johnatan spuntò al suo fianco con due coppe in mano.
-Dobbiamo parlare, Buffy- dichiarò.
-Credo di si, Johnatan-
-Venite, andiamo in giardino- buttò giù in un sorso il suo champagne, poi appoggiò la coppa sul vassoio del cameriere.
Le prese saldamente la mano e la portò giù per le scale e fuori attraverso la portafinestra.
Camminava con un’insolita determinazione e un passo più svelto del solito.
Si fermò sotto un salice, che faceva ombra a una panchina di pietra. Fece sedere Buffy. Lui, invece, continuò a camminare nervosamente avanti e indietro.
-Bene, Buffy- iniziò –Avete qualcosa da dirmi?-
-Johnatan, caro- incominciò lei, tormentandosi le pieghe del vestito –Ieri sera quando ho accettato la vostra proposta di matrimonio…c’era qualcosa che non vi ho detto, qualcosa che sicuramente vi avrebbe fatto cambiare idea-
-Siete stata l’amante di William Shelby -
Buffy sollevò il capo di scatto –Voi…sapevate?-
Lui si mise le mani nel panciotto –Lo sospettavo. Tutte quelle lezioni di scherma…non è il timpo da dare nulla per nulla-
-Non è andata affatto così- protestò lei.
-E come allora?-

Come uscire dalla nebbia sbucando in una luce accecante. Come trovare un appiglio in una palude desolata….

Basta, con quei pensieri!

-Date le circostante Johnatan- riuscì a dire –non capisco perché abbiate continuato a corteggiarmi-
-Prima lo sospettavo soltanto. Ma oggi, a Westminster, ne ho avuto la conferma- Lo guardavate…- la sua voce era stridula, sofferente -…come se fosse un dio-
-Speravo che non fosse così evidente-
-Beh, lo era…e non mi piace affatto che la mia fidanzata si faccia vedere in giro ad adorare un altro uomo- dichiarò lui con una fermezza sconcertante.
-Ma, Johnatan. Quello che vi volevo dire…- prima che potesse finire, Johnatan le aveva afferrato le mani.
-Ascoltatemi- le disse con intensità –Il passato è passato. Noi dobbiamo guardare al futuro-
-Ma, Johnatan…-
-Non sareste così sciocca da pensare che lui vi sposi, no? Ha avuto centinaia di donne!-
-No- rispose lei con fermezza –Non lo penso, ma credo anche che sposarci sarebbe un errore. Non che non provi per voi affetto e gratitudine…-
-Affetto e gratitudine sono una base perfetta per un matrimonio-
-No, no! Per alcuni è così, ma… Johnatan… il matrimonio è per sempre. Il matrimonio richiede amore-
-Sciocchezze!- ribatté lui –Matrimonio, significa fare la scelta migliori per entrambi le parti. Io sono la vostra scelta migliore. A meno che non cambi idea…-
Buffy lo guardò –Cosa volete dire?-
-Potrei rompere il fidanzamento, annunciare al mondo che voi e Shelby siete stati amanti. Sareste cacciata dall’alta società e perdereste ogni possibilità di fare un matrimonio decente. Sareste come…quella donna…la contessa d’Olivieri-
-Cosa sapete di Madame?- chiese Buffy sorprese.
Lui sorrise –Fino a ieri molto poco, ma oggi mi ha avvicinato il servitore di Shelby. Un tipo molto loquace, quell’Xavier-
- Xander- lo corresse lei.
- Comunque si chiami! Quello che mi ha detto è sufficiente a decretare il nostro destino-
-Che è?-
-Quello di sposarmi, Elisabeth Summers-
-Mai!-
Lui sorrise con profonda soddisfazione –Oh, cara, Buffy, lo farete. Dopo stanotte non avrete scelta-
-Non mi importa quello che l’alta società pensa di me. Non mi importa se direte a tutti che io e William siamo stati amanti!-
-Non intendo quello- le disse –Dirò che noi siamo stati amanti-
Lei lo fissò sconvolta –Ma io negherò!-
-Nessuno vi crederà. Perché…mia cara…sarà vero- e con un movimento improvviso, cercò di prenderla tra le braccia.
Il tentativo non riuscì.
-Per l’amor di Dio, Johnatan! Cosa state facendo?-
-Vi rapirò- grugnì lui e riprovò.
Lei lo respinse con facilitò, senza neppure essere costretta ad usare tutte le sue forse.
-Non siate ridicolo!-
-Sarà così, Buffy. Arrendetevi!-
Johnatan si avventò su di lei e Buffy gli piantò una gomitata nelle costole. Incominciarono a lottare. Tutto era così assurdo che lei non poté fare a meno di ridere.
-Johnatan, non possiamo discutere da persone civili?-
-Il tempo delle discussioni è finito. Devo avervi-
E cercò di immobilizzarla. Lei gli piantò il tacco nel piede sinistro e , non appena lui ebbe allentato la presa si precipitò verso la casa. Ma lui la afferrò per le spalle.
- Johnatan, vi state veramente dimostrando uno scemo!- gli disse, trascinandosi in avanti con lui attaccato –Lasciatemi!-
-Mai!- dichiarò lui.
-In questo caso…- lei si girò e lo colpì con un pugno ben assestato.
Lui cadde a terra come un morto. Buffy si morse il labbro pentita. Non voleva colpire così forte.
-Oh, Johnatan, siete proprio un pazzo- sussurrò.
Lui sanguinava dal naso. Allora Buffy tirò fuori un fazzoletto dalla borsetta e glielo porse. In quel momento un mantello scuro piombò su di lei.
-Non voleva farvi del male- sibilò una voca maschile –Ma io non ho simili preoccupazioni-
Buffy urlò con tutto il fiato che aveva nei polmoni. Una corda le strinse il mantello intorno al collo facendola tossire.
-Seguitemi senza fare storie- disse la voce –e vi lascerò respirare. Altrimenti…- lei gli tirò un calciò nelle parti più delicate ed ebbe la soddisfazione di sentirlo gemere.
La presa si allentò per un attimo e lei corse cercando di togliersi il mantello dalla testa. Ma prima che potesse farlo incappò nelle braccia di un altro uomo.
-Uno scemo si- disse il secondo uomo –ma non un pazzo. Ha previsto tutto- e qualcosa di duro e freddo piombò con violenza sulla testa di Buffy, che crollò a terra priva di sensi.


Capitolo 27

William avrebbe abbandonato da un pezzo la casa, ma inspiegabilmente Xander, il fedele Xander, non era al suo solito posto a fianco al padrone. E William non aveva certo intenzione di saltellare davanti a tutta nobile compagnia alla ricerca del suo bastone.
Dove diavolo era finito?
William cercò il servitore tra la folla e finalmente lo vide, mentre rientrava nel salotto dalla portafinestra che dava sui gradini.
Distrattamente notò lord Strong dietro di lui e si stava dirigendo verso Buffy dopo averla lasciata sola e abbandonata in terrazza per più di mezz’ora.
‘Se fosse la mia fidanzata’ pensò William ‘non la lascerei solo nemmeno un istante, in questo covo di vipere’
Osservò Johnatan che le si avvicinava, mormorandogli dolci scuse e portando due coppe di champagne, poi le sussurrava qualcosa con espressione seria. Buffy annuì e lo seguì nei gradini.
-Dove accidenti sei stato?-chiese William al servitore, finalmente tornato al suo fianco.
-Non vi ho mai detto che la seconda cugina del marito di mia zia lavora qui nelle cucine?- replicò Xander in tono di scuse –Le ho dato solo un saluto-
In più di dieci anni di servizio, non aveva mai accennato a parlargli di parenti inglesi –Va’ a dire a mia madre che ce ne andiamo-
-Sarà un po’ dispiaciuta, credo-
Dispiaciuta. Nessuno era dispiaciuto quanto lui. Ma cosa aveva sperato?
Perché Buffy avrebbe dovuto tornare da lui, se era convinta che lui l’avesse orribilmente usata e tradita?
Era terribile avere alla spalle un passato di libertino: succedeva come nella storiella del ragazzo e del lupo e, quando l’amore finalmente colpiva, nessuno poteva crederci…giustamente.
Xander ritornò insieme a Ann che aveva in effetti un’espressione dispiaciuta.
-Ho sentito che vuoi già andare-
-Non vedo perché dovremmo rimanere-
A Ann non era sfuggito che Buffy si era appartata in giardino con il fidanzato, ma aveva notato anche che i due non avevano un aspetto particolarmente felice e rilassato.
Che fosse andato storto qualcosa nei loro piani matrimoniali?
Anna aveva ferma intenzione di rimanere ad investigare.
- E’ così eccitante, William, osservare le danze e le signore eleganti…-
-Capisco, ma io ho intenzione di ritornare in albergo-
Ann assunse una posa abbattuta –Se è quello che vuoi, allora…-
- E’ quello che voglio. E domani mattina ripartiremo immediatamente per casa-
Così nobile e orgoglioso era parso nell’abbazia, così…vivo…ora era piombata su di lui di nuovo quella terribile cappa di sconfitta.
-Non possiamo prima fare un giro dei giardini? Xander ti aiuterebbe…-
-Per quale motivo dovremmo visitare i giardini?- tuonò lui.
-Nessuna ragione in particolare- rispose la madre tristemente –Solo perché desideravo vederli io-
Xander uscì a prendere la carrozza. Ann rimase a fianco al figlio mentre lui si faceva strada tra la folla: qua e là una manata amichevole scendeva sulla spalla di William e una voce lo salutava, a più che altro Londra sembrava ansiosa di liberarsene….almeno quanto lui desiderava lasciare quella città.
Arrivati in albergo, Ann salì le scale seguita dal figlio zoppicante. E dopo averlo salutato lo sentì ordinare a Xander un whisky….liscio. Povero figlio!

Ma cosa poteva fare lei, se non svestirsi e andare a dormire?


Ma quel bicchiere di whisky non fu quasi toccato, William sedeva su una poltrona accanto alla finestra che dava sulla strada, stava fumando distrattamente un sigaro.
Ripensava a Buffy…a come era bella nel suo vestito elegante, blu del colore della notte e decorato da alcuni ricami dorati, come i suoi capelli, raccolti in un sobrio chignorn che le lasciava scoperte le orecchi e il suo lungo collo sottile…
Ricordava il meraviglioso sapore delle sue orecchie, la sensazione che l’aveva travolto mentre le esplorava con la lingua e lei rabbrividiva di piacere…
-Desiderata qualcos’altro, milord?- gli chiese Xander, dopo avergli sfilato gli stivali.
Riportato alla realtà, William scrollò la cenere del sigaro –No, grazie, Xander-
Stramante il servitore tentennò –un altro drink, forse?-
William guardò il bicchiere quasi pieno e scosse la testa. Eppure Xander non si ritirò nella stanza accanto.
-Forse desideri qualcosa tu?- gli chiese irritato.
-Volevo solo dirvi che starete meglio senza di lei-
Gli occhi assonnati di William si spalancarono –Senza chi?-
-Quella ragazza. La signorina Summers-
Aveva veramente toccato il fondo se doveva ascoltare le lezioni sentimentali di Xander –E cosa te lo fa pensare?- chiese curioso.
-Sasenach! Sassoni!- esclamò Xander con disgusto –Non ci si può fidare di loro. Si comportano sempre male-
- L’opinione comune direbbe- ribatté William –che sono stato io a comportarmi male con lei-
-Avete agito come si meritava. E anche con le altre. Devono soffrire…quei maledetti inglesi…scontare un po’ della sofferenza che hanno causato alla Scozia! Dovreste sedevi voi sul trono di quel Regnante!-
William scoppiò a ridere –Mio Dio, no! Chi vuole quel maledetto lavoro? Va’ a letto, Xander. Domani mattina partiremo-
Xander annuì in segno d’approvazione –E’ ora che vi troviate una ragazza scozzese- e se ne andò, lasciando il padrone quasi divertito, se il suo futuro non fosse stato tanto cupo e buio.
William si accese un ultimo sigaro guardando dalla finestra le carrozze correre per la via nella sua ultima notte a Londra.

Doveva essersi addormentato sulla poltrona. A un certo punto fu svegliato di soprassalto dal rumore di spari in lontananza. D’istinto William si lanciò a prendere la spada e invece urtò il tavolino sul quale aveva posato il bicchiere.
Mentre si rendeva conto di non essere più sul fronte, sentì gridare disperatamente il suo nome.
-Shelby! Aprite, Shelby!-
Non erano spari, allora: qualcuno stava bussando alla porta. Dov’era il suo maledetto bastone?
- Xander!- gridò allora William –Xander!- ma dato che il seriore non arrivata, si trascinò fino al bastone e andò ad aprire. –Arrivo, arrivo, non c’è bisogno di svegliare tutto l’albergo-
Liam Summers stava sulla soglia della sua camera con un’aria sconvolta e la pistola in mano.
Irruppe con violenza nella stanza –Dov’è?- gli chiese gridando.
- Dov’è, chi?- domandò gentilmente William.
-Mia sorella, maledetto!-
-Avete cercato bene nei giardini di casa Carlton? L’ultima volta che l’ho vista, si stava dirigendo là-
Liam incominciò a perquisite la stanza, strappando le tende, spalancando gli armadi, sbirciando sotto il letto.
-So che è qui, Shelby, e la troverò-
-Che ore sono, esattamente?-
-Le due. Accidenti deve essere qui!-
-Non è troppo tardi per due piccioncini innamorati; avete provato a casa di Strong, o nei giardini di Vauxhall, o in qualche altra festa mondana?-
Liam aveva aperto la finestra e stava controllando il davanzale –Volete dire che non è qui? Cosa c’è dietro quella porta?-
-La camera di mia madre-
-E dietro l’altra?-
-Il mio servitore. Almeno, lo credo. Xander!- gridò di nuovo William –Quel tipo dorme come un sasso. Xander!- non ci fu risposta.
Liam si stava dirigendo verso la camera di Ann, quando la porta si aprì e comparve lady Shelby, assonnata e in vestaglia, con i capelli raccolti in una folta treccia sopra la spalla.
-Cosa accidenti sta succedendo qui?- chiese irritata.
-Non credo che abbiate l’onore di conoscere…- iniziò William, ma evidentemente la mandre aveva avuto l’onore.
-Voi?- tuonò contro Liam –Cosa fate qui?-
-Mia sorella è scomparsa- rispose seccamente Liam.
-Sarà a ballare- aggiunse canzonatorio William.
- E’ andata nei giardini della casa del Regnante e non è più tornata-
-Come potete esserne sicuro?- chiese Ann.
-I valletti alla porta non l’hanno vista uscire-
-Ah, in tutta quella confusione! E lord Strong?- si informò Ann -
-Nemmeno lui è stato visto-
-Beh…lui non è un tipo molto appariscente!-
William sorrise: non c’era nulla di tagliente come il risentimento di una madre.
Ma come diavolo aveva fatto a capire tutto?
Dove accidenti aveva conosciuto Liam?
-Quello che mi sfugge- continuò Ann –è perché la state cercando qui-
-Voi lo sapete benissimo- esclamò Liam –Perché è innamorata di lui- e puntò il dito contro William, che vacillò.
Liam non sapeva più dove cercare –Se non è qui…- buttò indietro i capelli e scosse la testa –Dio! E’ in pericolo e io non so dove cercarla!-
William gli si avvicinò aiutandosi col bastone –Calmatevi. Per quale motivo siete così convinto che sia in pericolo?-
Liam, continuando a fissare Ann, si potò una mano al cuore –Lo sento…qui dentro-
-Oh, per l’amor di Dio- esclamò William alzando gli occhi al cielo.
Ma l’espressione di sua madre divenne improvvisamente preoccupata.
-Siete molto legati, voi due?-
-Siamo gemelli- rispose Liam.
-Capisco! E quindi sentite l’uomo le emozioni dell’altro?-
-Basta con queste supervisioni, madre!-
Ma Ann non prestò attenzione al figlio.
-Sento quando ha bisogno di me- rispose Liam incerto.
-Siete stato dagli Strong?-
Liam annuì –Il maggiordomo non mi ha fatto entrare. Mi ha detto che neppure Johnatan era ritornato-
-Qui ci vuole davvero un whisky- esclamò William dirigendosi verso la porta di Xander.
- Elisabeth ha delle amiche in città, figliolo?- si informò Ann –Qualcuno dalla quale possa essersi recata?-
-No, le sue uniche amiche sono in collegio-
William aprì la porta e Xander gli cadde quasi tra le braccia. Non era a letto. Era evidentemente rimasto ad origliare.
E allora gli ritornò alla mante la conversazione che aveva avuto con il servitore prima di addormentarsi. Starete meglio senza di lei…

Lo afferrò per la camicia da notte –Non è che per caso tu sai qualcosa della signorina Summers?-
-Io, milord? Perché dovrei?-
William scosse le spalle –Perché è una Sasenach forse? Perché non è la donna adatta a me?-
Non si era sbagliato. Gli occhi scuri di Xander. –Senza dubbio si sta rotolando in un letto con quel tizio che vuole sposare-
Liam non aveva mai visto qualcuno muoversi con un’agilità così felina. William scattò ad afferrare il servitore e gli strinse il collo con un braccio.
-A quale delitto hai preso parte?- ruggì. Il volto di Xander stava diventando paonazzo. William stinse ancora –Cosa diavolo hai combinato?-
-Non devi ucciderlo, William- disse Ann. Osservando affascinata la scena.
-Allora, verme, ha ragione Liam? E’ in pericolo?-
-No..no pericolo- balbettò il servitore.
-Sai dove si trova?-
-No!- il braccio di William strinse ancora di più.
-Ma forse ha un’idea, vero?- suggerì il padrone.
-Non è un caso che oggi tu sia rientrato dai giardini subito dopo Strong-
-Io no…no…so-
-Ultima possibilità, Xander. Cosa sai?- chiese di nuovo William allenato la presa.
-Nulla. Lo giuro!-
-Bene, Liam, uccidilo-
Liam gli puntò la pistola alla testa.
-Va bene, va bene, ho parlato con Strong-
-E cosa gli hai detto?-
-Tutto gli go detto…a quel damerino…che se voleva davvero quella femmina, doveva prendersela subito o sarebbe ritornata a spassarsela con voi come ai vecchi tempi-
Tutti, William, Ann e Liam, lo guardarono attintiti.
Allora Ann gemette –Non ho mai sentito una cosa più folle in tutta la mia vita! Xander, come hai potuto?-
-Ma…voi…voi…- balbettò il servitore, rivolgendosi disperato alla padrona –gli avreste lasciato sposare una sporca Sasenach?-
-Gli avrei lasciato sposare anche una pecora a due teste, pazzo fanatico, se quello avrebbe potuto renderlo felice-
Liam rifletteva furiosamente –Ma allora dove sono finiti? Buffy non ha certo seguito Johnatan di sua spontanea volontà. Non dopo….avervi visto all’abbazia. Durate la cerimonia aveva deciso: non l’avrebbe mai sposato-
-Ma allora perché è andata in giardino insieme a Strong?- chiese Ann preoccupata.
La voce di Liam era tetra –Per rivelargli tutto, credo. Shelby, mi sto convincendo che Johnatan l’abbia rapita. Proprio in giardino-
William non riuscì a trattenersi e scoppiò a ridere.
-Proprio una bella scena…avrei voluto assistere! Ma un momento, amico mio. Non state procedendo un po’ in fretta?-
-Sarà stato aiutato da amici…- continuò pensieroso Liam –Turlington, per esempio. E Botheringly. Li ho visti accanto alla portafinestra… completamente sbronzi-
- Xander- mormorò William con voce roca –cosa ti ha detto Strong dopo le tue rivelazioni?-
Xander deglutì –Cose senza senso…-
-Cosa?!-
-Che si sarebbe inspirato a…come ha detto?…a una pagina del diario della baronessa Summers-
-Quel tipo deve essere proprio scemo- commentò Ann –Non credo che vostra madre possa avere qualcosa a che fare con il rapimento, vero, signor Summers? Sarà sicuramente una signora simpatica e per bene-
Il volto di Liam sbiancò –La contessa d’Olivieri- sussurrò Ci doveva essere qualche dettaglio mancante nel racconto di mia madre!-
-Quale racconto?- chiese Ann.

Ma William lo conosceva. L’aveva sentito raccontare da Anya in persona, tanto tempo prima, a Parigi.

Sapeva che Drusilla Simons era rimasta ignorata per tre Stagioni, senza alcuna seria proposta di matrimonio.
Che finalmente, durante una festa, Hank Summers le aveva sorriso e l’aveva invitata a ballate due volte. Lei aveva giurato che sarebbe stato suo. Avevano incominciato a conoscersi meglio…Drusilla era pazza di gioia.

Ma poi….

Ma poi Anya aveva debuttato e Hank si era invaghito di lei. Drusilla aveva incominciato a tramare contro la rivale insieme a un pretendendo rifiutato da Anya: una canaglia di nome Warran.
Quell’uomo l’aveva avvicinata una sera, per rivelarle che lord Summers moriva dal desiderio di fuggire con lei, e Anya, da vera ingenua, l’aveva seguito in una locanda. Era salita nella camera dove avrebbe dovuto trovare ad attenderla il suo futuro marito e, non appena arrivata, Warran l’aveva violentata.
Poi aveva fatto sapere a tutta l’alta società che Anya gli aveva ceduto, portando con se testimoni l’oste, al quale aveva dato cinque sterline davanti alla stessa Anya, e altri loschi personaggi che quella sera avevano cenato alla taverna.

-Avete ragione, Liam: Buffy è stata rapita- osservò William apparentemente tranquillo.
Ma dove l’avevano portata?

Una pagina del diario della baronessa…

Forse proprio in quella locanda. Anya gli aveva detto come si chiamava: ricordava con precisione ogni dettaglio di quell’umiliante episodio della sua giovinezza. William chiuse gli occhi e cercò di ricordare.

Kent. Era nel Kent. Una locanda che aveva nel nome un colore e un animale, come migliaia di altre sparse in tutta l’Inghilterra. Ma…un momento…nero….si….lo Stallone Nero!

-Alla taverna dello Stallone nero!- annunciò William improvvisamente –Sulla strada verso il Kent. Ecco dove l’ha portata-
-Come fate a saperlo?- chiese Liam in tono dubbioso.
- E’ il luogo in cui Warran portò Anya, la contessa d’Olivieri, su istigazione di vostra madre. E’ stata lei a tramare l’inganno contro Anya, Liam. Era decisa sposare vostro padre, proprio come Strong è deciso a sposare Buffy-
-Partiamo!- esclamò Liam –Devono per forza aver preso una carrozza. Se andiamo a cavallo, abbiamo una possibilità di raggiungerli-
-Oh, no, milord- gridò Xander disperato – Non potete cavalcare con la vostra gamba…-
-Cavalcherò!- esclamò William con amara determinazione –fino a quando ce la farò. E, quando non ce la farò più, striscerò- si avviò verso la porta appoggiandosi al bastone –Sai una cosa, Xander? Questa è la pena per la colpa che hai commesso: se tu non ti fossi intromesso nei miei affari, domani mattina sarei tornato a casa e non avrei mai più rivisto Buffy. Nulla di questo sarebbe successo. E tu avresti forse ottenuto quello che desideravi. Che io sposassi una brava ragazza scozzese!-
Il seriore impallidì. Poi si erse con orgoglio davanti al padrone.
- E’ troppo tardi, milord. Quando arriverete, saranno già sposati-
-Se lo saranno- sibilò William infilandosi la giacca che la madre gli porgeva –tornerò qui a ucciderti con le mie mani!-

Capitolo 28

Buffy rivenne con un terribile mal di testa e la certezza di stare soffocando. Era in una carrozza chiusa; lo capiva dal rumore delle ruoto e dall’essenza di vento. Aveva ancora in testa il cappuccio e, quando tentò di toglierselo, si accorse che aveva le mani legate sul grembo. Si sentiva inerte e impaurita. Aveva freddo.
-Per favore- sussurrò –Per favore. C’è qualcuno?-
-Ve l’avevo detto che non l’avevo colpita così forte- biascicò una voce impastata al suo fianco. Nel silenzio, un altro uomo sbottò con una roca risata.
-Non tanto forte quanto lei ha colpito Johnatan. Allora, cosa c’è, pintagrane?-
-Non riesco a respirare!- rantolò Buffy.
-Vi sta bene: così scontate il calcio che mi avete tirato nelle parti basse-
-No, davvero! Non arriva aria!-
-Su, su- intervenne l’uomo accanto a lei, leggermente preoccupato –Non vogliamo che muoia-
-Parla per te- mormorò il compare.
Presa dalla disperazione, Buffy finse di svenire e il cappuccio le fu subito levato –Non so chi siete- supplicò nell’oscurità della carrozza –ma vi prego…abbiate pietà di me. Per amore delle vostre madri, delle vostre sorelle, delle vostre mogli…-
-Non ho mai visto mia madre mollare pugni come i vostri- esclamò ridacchiando l’uomo di fronte a lei.
- Botheringly?- improvvisamente lei riconobbe la voce dell’amico di Johnatan –Siete voi, vero?- si voltò verso l’altro uomo al suo fianco –E voi dovete essere lord Turlington, allora- fu percorsa da un’ondata di sollievo –Per amor di Dio, finiamo questa messinscena! Siete gentiluomini, no? Non vi sognereste mai di partecipare ad un rapimento di una signora-
-Dipende dalla signora in questione. Se volete sapete il mio parere, signorina Summers, vi meritate proprio di essere domata e costretta all’ubbidienza-
-Perché?- gridò lei esterrefatta.
-Siete troppo brava nella scherma!-
-Oh, mio Dio! E questo cosa c’entra?-
- E’ pericoloso insegnare alle donne a combattere- osservò Turlington con l’alito pesante di whisky –Fa venire loro la voglia di pensare-
-Pensare a cosa?- chiese Buffy.
-A tante cose. Il posto di una donna è in casa, a servire il marito, non sui campi di battaglia-
-Esatto- concordò Botheringly, prendendo una fiaschetta e buttando giù una sorsata di liquore
-Pertanto, signorina Summers, voi ve ne starete tranquilla e legata fino a quando il parroco non vi avrà dichiarati marito e moglie. Anche se non capisco perché Johnatan voglia un demonio come consorte!-
Buffy stringendo gli occhi nell’oscurità si accorse che c’era anche Johnatan, naturalmente ancora svenuto.
Buffy rimase seduta cercando qualche buon argomento per convincere i suoi rapitori, ma non gliene venne in mente nessuno.
-Ci siamo- annunciò Turlington soddisfatto, mentre la carrozza si fermava –Tu chi vuoi prendere?-
-Io prendo Johnatan: fa meno storie e pesa anche meno-
Buffy sbirciò dal finestrino: si trovavano davanti ad una locanda. Sicuramente ci sarebbe stata gente e non potevano portarla dentro senza fare rumore. Qualcuno sarebbe sicuramente venuto in suo aiuto!
Una ragazza innocente rapita da due bruti ubriachi…
Buffy incominciò a inspirare, pensando al grido che avrebbe lanciato nona appena fosse stata aperta la porta.
Ma, proprio quando stava per socchiudere le labbra, Botheringly vi ficcò dentro una sciarpa. Lei tentò di sputarla, ma lui gliene legò un’altra sulla bocca.
- E’ meglio che stiate zitta, se non volete un’altra botta in testa- lì superò trasportando il peso morto di Johnatan.
Turlington tentò di mettersi Buffy sulle spalle e, dal momento che non vi riuscì, la trascinò per le ascelle. Lei piantava i tacchi nella terra, roteava forsennatamente gli occhi, implorando il cocchiere che la guardava con curiosità.
Turlington osservava i suoi sforzi divertito –E’ il cocchiere di Johnatan- le rivelò ridacchiando –E’ inutile chiedergli aiuto-
I quattro entrarono della porta sul retro e la donna che lavava i piatti in cucina non sembrò affatto sorpresa dell’arrivo dei suoi nuovi ospiti.
-Sulla scala, a sinistra- disse secca porgendo a Botheringly una chiave. Buffy le lanciò uno sguardo disperato, mentre veniva trascinata via.
Quando arrivarono in camera –un locale squallido, arredato soltanto da un letto e un tavolino- Buffy fu mollata bene poco cerimoniosamente a terra, mentre Johnatan cominciava a muoversi sul letto.
-Chi va a chiamare il parroco?- chiese Turlington, detraendosi il sudore dalla fronte.
-Io ho bisogno di bere. Di bere parecchio. Va’ tu-
- Anch’io vorrei farmi un gocetto, sinceramente: mandiamo il cocchiere- propose Turlington.
-Splendida idea, amico- esclamò l’altro battendo le mani sulle spalle dell’amico. I due uscirono chiudendo la porta a chiave.
-Uh…- un gemito proveniente dal letto attirò l’attenzione di Buffy. Johnatan si era seduto, si stava guardando le mani, le vide sporche di sangue e impallidì. Poi lanciò un’occhiata al luogo in cui si trovava, vide Buffy sdraiata ai suoi piedi e sorrise.
-Così va bene, cara!- poi notò la ferita che aveva sulla fronte –Vi hanno ferita? Dannazione, ho ripetuto mille volte che non vi dovevano farvi del male. Sarete…sarete molto arrivata con me, vero?- gli occhi di Buffy lampeggiarono –Non volevo arrivare a questo punto, ma, accidenti, Buffy, non mi avete lasciato alternative!-
Johnatan si alzò e le si avvicinò tristemente, con l’atteggiamento di chi si stava accostando a una belva feroce –Avevate accettato di sposarmi. Io sto solo accelerato un po’ le cose. Il fatto è che non sopporto l’idea di perdervi. Mi dispiace che le cose siano andate così. Non urlerete, vero, se vi tolgo il bavaglio?-
Lei scosse la testa e lui glielo tolse.
Buffy urlò come un diavolo dall’inferno.
Lui le tappò la bocca con una mano –Su, su, avevate promesso- esclamò preoccupato.
-Maledetto bastardo!- gli gridò in faccia Buffy.
-Non fate così!- reagì lui sconvolto. Buffy era così stanca, così disperata per l’assurdità della situazione che scoppiò a piangere –Ecco, questa è la Buffy che amo- mormorò lui accarezzandola.
-Come…- lei scosse la testa per respingere le sue carezze –Come potete dirmi di amarmi, dopo quello che mi avete fatto!-
-Io penso solo al vostro bene-
-Dubito che il mio bene sia arrivare all’altare legata e costretta con la forza! Nulla potrà mai più convincermi a sposarvi!-
-Siete esausta-
-Si, sono esausta. Ma anche voi…come potete sposare una donna che non vi ama?-
-Ho bisogno di voi- rispose lui.
-Ma per cosa, di grazia?-
-Per fare dei bambini-
Era l’ultima risposta che Buffy aveva immaginato. Emise un gemito.
-Perché?-
Lui distolse lo sguardo –Voi non potete capire…cosa significa…essere come me. Un debole, un inetto, spazzatura-
Contro ogni buon senso, Buffy provò un senso di pietà nei suoi confronti.
-Ma come potete dirlo?- protestò –Siete lo scapolo più ambito d’Inghilterra!-
-Sono una parodia di un uomo- rispose lui calmo.
-No-
-E allora perché voi non volete sposarmi?-chiese in tono accusatorio.
-Non per questo. Sareste il marito perfetto per migliaia di ragazze!-
-Ragazze minute- gemette lui –Che tipo di figli mi genererebbero? Caricature come me-
Buffy stava incominciando a capire –Volete sposarmi perché desiderate figli grandi e forti?-
Lui annuì –Meravigliosi spadaccini!- mormorò con entusiasmo crescente –Veri soldati! Come voi. Buffy. Mai timidi o impauriti!-
-Johnatan, io sono sempre impaurita!-
-Di cosa?-
-Di…rompere la cristalleria, di urtare la gente… di schiacciarvi, ogni volta che scendo dalla carrozza!-
-Vedete- disse lui con amarezza –Mi disprezzata, proprio come mio padre. Continua sempre a ripetermi ‘Quando diventerai un uomo, Johnatan?’ e non mi ha permesso di fare il soldato. Io l’ho scongiurato per settimane e sarai corso incontro alla prima pallottola che fosse stata sparata. Devo avervi. Voi sapete fare tutte le cose importanti. Voi siete…una leonessa!-
-Dovrete sentire mia madre- rispose impulsivamente Buffy –Secondo lei, io sono un caso disperato. Ho accettato di sposarmi solo per farle piacere. Lei non avrebbe mai immaginato che riuscissi ad attirare il figlio di un duca! Siete stato voi a farmi sentire desiderabile, graziosa…-
-Posso continuare a farvi sentire così per il resto della vostra vita- promise lui con zelo.
Buffy gli sorrise –Onestamente, Johnatan, pensateci un attimo. Vi piace cacciare, cavalcare, tirare di scherma?- lui scosse la testa tristemente –Come faremo insieme per il resto della nostra vita?-
Johnatan alzò la testa con determinazione –Intendo sposarvi, Buffy, e avere figli come voi. Loro diventeranno il tipo d’uomo che io avrei sempre voluto essere-
-Non si può sposare una ragazza solo per il suo corpo!-
-Perché no? Gli uomini lo fanno sempre-
-Ma sono pazzi. Dovresti cercare una persona con cui condividere interessi- lui aveva ricominciato a protestare, ma lei continuò –Se non avreste la preoccupazione dei figli, chi sposereste?-
-Beh…- lui alzò lo sguardo –Conoscete Cecily Underwood?
Lei annuì incoraggiante –Adorabile creatura. Sempre gentile, vestita alla moda, ed è anche una meravigliosa ballerina-
-Oh- esclamò appassionato Johnatan –Penso che sia la donna più bella del mondo- fece una pausa
–Dopo di voi-
-L’ho vista oggi all’abbazia, Johnatan. Lei vi sposerebbe subito-
-Ma è così minuta!-
-Sapete- fece notare Buffy grattandosi il naso –la vita è piena di sorprese. Cosa succederebbe se vi generassi solo figlie? Grosse, sgraziate figlie femmine?-
-Dio! non avevo pensato alla possibilità di avere figlie. Cecily farebbe bambine deliziose…- la sua fronte si distese, ma subito si corrugò di nuovo –Ma il vero problema è: che figli mi nascerebbero con Cecily?-
-Gentili e meravigliosi come voi-
-Se sono gentile e meraviglioso, perché non mi volete sposare?-
-Perché non vi amo- rispose con franchezza Buffy –E non credo che voi amiate me. Forse vi siete invaghito di un’idea, ma non della mia vera essenza. Pensate, non ci conosciamo neppure!-
-Impareremo a conoscerci- disse lui con disperazione –Impareremo ad amarci-
-Forse- ammise lei –O forse no. Forse arriveremo a comprendere che non eravamo per nulla fatti l’uno per l’altro, come…mio padre e mia madre. Nulla da condividere, nessuno progetto in comune, due solitudini che procedono affiancate ma senza mai toccarsi. Oh, Johnatan …- c’erano lacrime negli occhi scintillanti di Buffy –Abbiamo solo una possibilità nella vita. Una sola chance di trovare la felicità. Sono veramente io la donna che cercate, l’amore che volete dalla vita?-
-Voi…voi….io- ma Johnatan non la guardò negli occhi; respirò profondamente, quasi emettendo un gemito –Non voglio farvi del male per nulla al mondo, Buffy-
-Lo so- rispose lei –Ed è per questo che ora mi sciogliereste e mi lascereste andare-
-Slegarvi…si, certo. Mi dispiace. Ero davvero impazzito- impacciato, corse alla liberarla. Buffy si massaggiò le caviglie e i polsi. Lui la guardò di nuovo.
-Ora penserete che sono davvero un idiota-
- No. L’avrei pensato se non mi aveste slegato. Bisogna essere un vero uomo per ascoltare il proprio cuore, incurante del frastuono dell’alta società-
Johnatan aveva un’espressione disperata che Buffy lo abbracciò. Lui la baciò leggermente sulla fronte.
- Cecily accetterà?- le chiese titubante -Davvero lo credete?-
-Ne sono certa- rispose Buffy, accarezzandogli la guancia.
Fu in quel morendo che il terribile boato squassò la stanza. I due si stinsero spaventati.
- Gesù!- gridò Johnatan e Buffy prese a strillare. Ci fu una pausa e un’altra esplosione. La porta si aprì squarciando i cardini e sulla soglia apparvero due figure con la pistola in mano. Buffy li riconobbe immediatamente: suo fratello Liam e, addirittura, lord William Shelby.

William si lanciò su Johnatan, puntandogli la pistola alla tempia.
-Non l’ho toccata!- gridò Johnatan –Lo giuro sulla mia vita!- e tolse le mani dalla spalle di Buffy.
-Bugiardo infame!- ruggì William.
-E stato un..equivoco- insistette il giovane.
-Un equivoco che pagherete caro!-
- William…Liam...- intervenne Buffy – Basta. Mettete giù le pistole. Non c’è bisogno di violenza. Johnatan e io abbiamo trascorso insieme una notte molto istruttiva-
- Istruttiva?- esplose William –Ti ha rapita!-
-Non proprio rapita…- cercò di correggere Johnatan, ridacchiando per l’imbarazzo.
-Ma insomma siete sposati o no?- domandò Liam.
-Non siamo più nemmeno fidanzati, vero, Johnatan?-
- No. Mi avete convinto, mia cara-
William appoggiò una mano sulla spalliera del letto per sostenersi. Si sentiva svuotato. Qualsiasi cosa fosse successa in quella stanza, era chiaro che Buffy non aveva avuto bisogno del suo intervento. Avrebbe dovuto saperlo. Non aveva bisogno di un eroe…e certamente non di lui.
La guardò. I suoi capelli dorati sciolti, sfuggiti allo chignon; il vestito blu notte spiegazzato e stappato; la tempia ferita. Non era mi stata così bella.

-A proposito, dove sono Botheringly e Turlington?- chiese Johnatan curioso.
-A terra, sul pavimento dalla sala da pranzo- lo informò Liam –Non si sono neppure resi conti di cosa li ha colpiti-
-Davvero?- esclamò improvvisamente Johnatan.
-Allora, tutto è bene quel che finisce bene. Che ore sono? Deve essere tremendamente tardi. Mi dispiace, Buffy-
-Un momento- William lo afferrò per la giacca mentre lui tentava di uscire –Voglio lasciarvi qualcosa in ricordo di questa serata!- e tirò il pugno indietro per colpirlo sul viso, quando Buffy improvvisamente gridò.
- William, dov’è il tuo bastone?-
Lui fermò il colpo a mezz’aria e si guardò le mani.
-Io…non so…devo averlo lasciato a Londra, nelle stalle dell’albergo. Avevamo tanta fretta-
-E come sei salito per le scale?-
Lui ci pensò un po’ –Non ricordo. Forse mi ha aiutato Liam -
-No di certo- rispose Liam –Io ti seguivo-
-E come mai stai su due gambe ora?-
Lo sguardo di William scese ai suoi piedi meravigliandosi. Il ginocchio destro traballò un poco e lui si riappoggiò al letto.
-Accidenti!- esclamò Johnatan battendosi la mano sulla fronte – La ‘Gazzetta!’-
-Che cosa c’entra ora la ‘Gazzetta?’- chiese Buffy
-Avevo lasciato a lord Upton un annuncio per l’edizione del mattino-
-Quale annuncio?-
-Della nostra fuga, ovviamente. Ora salto su un cavallo e cerco di fermare la pubblicazione!
-Troppo tardi!- disse Liam controllando l’orologio nel taschino –Sono quasi le quattro del mattino. Impiegherete circa un’ora ad arrivare. E per allora la ‘Gazzetta’ sarà già in tutte l’edicole di Londra –
Buffy si morse il labbro –E la mamma? Cosa succederà alla mamma?-
Mentre tutti erano concentrati a pensare, si udì un timido colpo alla porta semidistrutta.
-Lord…lord Strong, siete voi? Io sono padre Damian. Mi dispiace del ritardo, ma dovevo confessare un moribondo-
-Dispiace a me che vi siate disturbato, padre Damian. Non abbiamo bisogno dei vostri servigi…-
-I giornali commettono tanti errori…- disse William pensoso, seduto sul letto.
- E’ vero!- esclamò appassionatamente padre Damian –Sbagliano continuamente. E per riparare alla loro sciatteria sono capaci solo di scrivere un Errata corrige sull’edizione del giorno dopo. Un bel rimedio! Magari nel frattempo, hanno rovinato la reputazione di un uomo-
-Meglio di niente- mormorò William, guardando Buffy –Non è proprio come avrei voluto che fosse, ma…- e si lasciò cadere a terra.
- William, ti farai male!- esclamò preoccupata Buffy.
-Se mi posso inginocchiare per il Regnante, posso farlo per te. Vuoi sposarmi, Buffy?-
Liam guardò sconvolto la sorella che scuoteva la testa.
- E’ un bel gesto da parte tua, William- sussurrò lei –tentare di salvare la mia reputazione, ma…-
-Non mi importa un accidenti della tua reputazione!- ruggì lui dal pavimento –Io ti amo e voglio passare il resto della mia vita insieme a te. Ora, vuoi sposarmi o no?-
-Oh, William!- il voltò di Buffy divenne raggiante. I suoi occhi si riempirono di lacrime –L’hai detto finalmente!-
- L’ho detto e lo sento- confermò lui imbarazzato –Avrei dovuto dirtelo tanto tempo fa. Mi dispiace di non averlo fatto. Forse l’avevo detto troppe volte senza crederci. Speravo di trovare un’altra parola…una parola inventata solo per te. Allora, cosa rispondi?-
-Si, si, certo!- Buffy si gettò su di lui, quasi rovesciandolo a terra.
Lui sorrise e la prese tra le braccia con tale abbandono che padre Damina educatamente distolse lo sguardo. Johnatan continuò a guardare mormorando qualcosa che a Liam sembrò…
-Uhm, ecco, passione…-
William interruppe il bacio per rivolgersi al prete –Rimanete, dunque, padre. In fondo sembra che ci sia qualcuno che ha bisogno dei vostri servigi-
-Molto bene, signore- il prete si avvicinò, sicuro del rito celebrato tante volte –Avete gli anelli e la licenza?-
-La licenza?- esclamarono contemporaneamente William e Buffy.
-Quella per sposarsi senza partecipazioni-
-Io ne ho una- esclamò Johnatan frugandosi nelle tasche –Una in bianco. Me l’ha data Turlington. Dice che se ne porta sempre dietro una: gli è utile per quando vuole sedur…beh, lasciamo perdere-
-Begli amici!- commentò Buffy.
-Una licenza in bianco…- mormorò il prete –Non sono sicuro che sia valida…-
Liam lo prese in disparte –Vedete, padre, se non li sposate ora, quei due finiranno a letto insieme non appena usciremo da questa stanza. Volete evitare una cosa del genere, vero?-
-Certo- dichiarò il religioso arrossendo –La fornicazione è un peccato mortale-
-Bene, vado a prendere penna ed inchiostro- disse Johnatan uscendo dalla porta. Ritornò subito dopo con l’occorrente per scrivere.
-E gli anelli?-
-Ho anche quelli- disse sorridendo Johnatan –Ma forse non vorrete usarli, date le circostanze…-
-Ci sono incisi i nomi?- chiese William.
-No, no, non c’e stato il tempo-
-Bene, allora lì prendo, Strong. Ma dovete farmeli pagare-
-Per nulla, considerateli un dono di nozze- e mise sul palmo della mano di William due semplici fedi di oro giallo.
-Oh, grazie, Johnatan- esplose Buffy grata, togliendosi l’anello di fidanzamento-
-Bene- dichiarò padre Damian, schiarendosi la voce –Siamo pronti?-
-Prontissimi!- rispose William, afferrando la mano di Buffy.
-Carissimi, siamo qui riuniti…
La luce dell’alba entrò dalla finestra, proprio mentre William infilava l’anello nel dito della sposa.
‘Un buon segno’ pensò Liam, guardando con affetto la coppia illuminata dallo splendore del mattino.


Capitolo 29

-Vi siamo molto grati, padre- ancora in ginocchio, William tirò fuori della tasca dieci sterline e le mise nella mano del padre.
-Sono stato felice di avervi potuto aiutare. Registrerò il matrimonio nel libro della parrocchia. E’ quella di San Ninian a Boswell, nel Kent. Così…se vi interessa saperlo-
Liam si era avvicinato per abbracciare la sorella.
-Sono così contento per te, Buff-
-Davvero?- chiese lei scrutandolo in volto.
-Davvero. Tu avevi ragione e io torto-
-Congratulazioni, amico mio!- Johnatan colpì sulla spalla William sorridendo –Nessun risentimento, spero!-
-No- rispose William guardando Buffy –Piuttosto qualche desiderio. Tu?- lei arrossi.
Liam comprese e condusse padre Damian e Johnatan fuori dalla stanza.
-Vado a dare la buona notizia alla mamma- disse alla sorella ammiccando –Spero solo che non abbia ancora letto la ‘Gazzetta’, potrebbe venirle un infarto!-
-Grazie- disse Wiliam con un sorrido acido.
-Di nulla- rispose sorridente Liam.
-Arrivederci, Johnatan!- esclamò Buffy –E grazia per avermi rapito!-
-Prego- rispose il ragazzo, rimettendo a posto la porta alla meglio –Dovrebbe resistere fino a quando non ordinerete la colazione!-
Buffy ridacchiò –Hai fame?- chiese a William.
-Solo di te, amore mio- William si alzò senza aiuto e si stese sul modesto letto –Vieni a letto-
-Che vergogna: andare a letto quando sorge il sole!- rispose lei quasi senza fiato.
-Ti mostrerò io cos’è la vergogna- promise lui con una voce che la fece tremare.
Si sedette e iniziò a spogliarla, molto lentamente. Le sue mani le indugiarono sulla nuca, mentre scioglievano del tutti i capelli, sulle spalle, mentre le sfilava i guanti, sulla gola mentre le abbassava il corpetto. Si chino a baciarle i seni, mentre il vestito di seta blu notte scivolava a terra. Lei lo abbracciò stretto e William respirò il suo dolce profumo mordendole i capezzoli. Buffy si schiacciò contro di lui e lo fece stendere sul letto.
-Dammi di più- implorò sbottonandogli i pantaloni.
-Con gioia - lui la fece sdraiare sulla schiena e la massaggiò con le forti dita, leccandola e baciandola ovunque, finchè lei non pensò di svenire dal piacere.
-Oh, William, temevo che non mi avresti toccata più-
- Anch’io- lui si tolse la camicia e iniziò a levarsi gli stivali.
Buffy si stava precipitando ad aiutarlo –Te li tolgo io!-
-Sono in grado di farlo da solo ormai- e li levò, lentamente, con l’orgoglio di un bambino di tre anni che stava imparando a svestirsi da solo.
-Ti fa male?- chiese lei, mordendosi il labbro preoccupata.
-Da morire-
-Non riesco a credere che tu sia salito per quelle scale-
-Non potevo tollerare il pensiero che ti stesse toccando-
- E’ un bravo ragazzo in fondo- disse Buffy, ridacchiando –E’ proprio strano che lui, il miglior partito dell’Inghilterra, mi abbia rapito, mentre tu, il più grande farabutto dell’Europa, mia abbia salvata-
-Dimostra solo che non ci si può fidare dell’opinione dell’altra società!- William gettò trionfante gli stivali a terra, poi si guardò attorno, rendendosi improvvisamente conto dello squallido posto in cui si trovavano.
-Sai, Elisabeth Summers, lady Shelby, prima o poi mi piacerebbe fare l’amore con te in un luogo un po’ più meno volgare di una locanda-
-Le locande vanno benissimo- rispose Buffy –se sono con te-
-Cara- disse lui sorridendo –Ti piacciono anche quelle con i ratti?-
Buffy rabbrividì –Diciamo che le preferisco pulite- poi raddrizzò la schiena –Dove mi potrerai esattamente?-
-Nel mio castello -
-Un castello!- gli occhi di Buffy si illuminarono.
-Beh, non pensare chi sia chissà cosa. Se volevi un uomo veramente ricco, era meglio se rimanevi con Strong-
-Ho l’uomo che voglio, l’unico che abbia mai voluto…- affermò lei con tono di rimprovero.
-Non capisco perché proprio io-
-Perché…- e gli strattonò i pantaloni –Nessun altro mi ha fatto sentire come te-
-Ti manca l’esperienza- grugnì lui, mettendosi in modo che lei glieli potesse sfilare.
-Perché sei bello, allora!-
-Ah, sfacciata- si lanciò su di lei e le tolse la biancheria.
Sta per continuare, ma la vista delle sue cosce nude, della peluria dorata gli tolse il respiro –Oh, moglie…-
-Oh, marito- lei sorrise e lo attirò contro di sé.
I due corpi nudi si schiacciarono l’uno contro l’altro e Buffy si accorse della sua virilità, eretta e bramosa, che spingeva contro di lei. William si inarcò su di lei, baciandola teneramente sulle palpebre e poi sulla bocca, con più forza, e poi sui seni, con una fame così disperata che le strappò un gemito –Non posso aspettare!- sussurrò sospeso sopra di lei –Neppure un minuto-
-E il preservativo?-
-Basta con quelli. Non ne ho più bisogno-
William le accarezzò le cosce, le separò, scivolò con le dita verso la sua parte umida –Buffy, Buffy, amore mio-
-Si- sussurrò lei, mentre quel tocco leggere risvegliava in lei la violenta ondata di sensazioni che aveva temuto di non provare ma più –Oh, William, ora…ora…-
Lui spinse il suo sesso duro contro Buffy, la penetrò piano, avanti e indietro, mentre la cullava tra le braccia, mormorandole dolci parole.
-Ti amo-
- Anch’io-
Allora William affondò in lei, più giù, nel fodero fremente del suo corpo meraviglioso. Gli sfuggì un sospiro.
-Oh, Dio, Dio…- andò avanti e indietro, avanti e indietro di nuovo. Il letto scricchiolava forsennatamente sotto i loro corpi.
Buffy chiuse gli occhi aggrappandosi a lui con tutte le sue forze, schiacciandosi il più possibile contro il marito, folle di desiderio. Sentiva dentro di se un immenso peso d’amore sul punto di esplodere, lui non le sarebbe mai bastato. Il mondo avrebbe anche potuto finire mentre lui era dentro il suo corpo e non le sarebbe importato nulla. Lui le prese le natiche e la spinse contro di sé… e finalmente si mossero insieme, in una furia estatica, perfettamente a tempio, perfettamente armoniosi ; non esisteva più nulla, tranne quel momento.
Quel momento sembrò dilatarsi in un’eternità e l’eternità era un’accecante vampata di calore selvaggio.
Lei gridò…qualcosa…il suo nome, il proprio amore, il proprio bisogno…e lui rispose con il proprio grido, gutturale e trionfante, mentre il suo seme esplodeva dentro di lei. I suoi fianchi si mossero ancora, frementi e forti mentre lui riversava dentro di lei ogni goccia del suo amore.
Poi cadde su di lei sfinito, mentre Buffy lo stringeva con le lacrime agli occhi.
Piano, piano, il suo membro si mosse dentro di lei. Buffy sentì i proprio muscoli stringersi attorno e sorrise rendendosi conto che il suo corpo non voleva spararsi da lui, lo voleva tenere dentro per l’eternità.
E l’avrebbe fatto…
-Carne della mia carne…- sussurro lui improvvisamente.
Buffy aprì gli occhi. Lui la stava fissando e piangeva, anche se sembrava non accorgersene. La vista delle lacrime di William la fece sentire contemporaneamente potente e sgomenta –Carne della mia carne- ripeté –E i due divennero uno…-
-Per sempre e sempre- rispose lei, lavandogli le lacrime con un bacio –Amen-
In seguito lui dormì un po’, ma Buffy rimase stesa a fissare il soffitto crepato e macchiato dall’umidità, mentre rimanevano abbracciati e il profumo del loro amore riempiva la stanza…un meraviglioso profumo. Quando lui si svegliò, lei suggerì di fare colazione. William respinse l’offerta e la prese di nuovo, in maniere più giocosa. Poi entrambi dormirono, abbracciati, sotto le coperte chiazzate.
Quando si svegliarono, il cielo era buio.
William sedeva sul letto e con le mani le accarezzava i capelli. Lei girò la testa per baciargli le dita.
-Non ti sei pentita…allora?-
-Di cosa?-
-Forse ho accelerato un po’ le cose. Forse avresti preferito un vero matrimonio. Westminster. Una folla di invitati. Fiori. Cose del genere-
Lei rabbrividì –Sarei stata terrorizzata di inciampare nello strascico. No, ho avuto quello che volevo. Beh, non proprio…avrei preferito che tu mi avessi detto che mi amavi tre mesi fa. Avrebbe risparmiato a un sacco di genere un bel po’ di sofferenza- ma poi ci ripensò –Ma forse in quel momento non mi amavi-
-Ti amavo…- sospirò lui e si allungò a prenderla tra le braccia –Ti ho amato subito, dal primo momento in cui ti ho vista. O forse dal primo momento in cui mi hai parlato-
-Ma come puoi dire una cosa del genere? Ti ho detto delle cose terribili!-
-Avevi ragione. Ero pigro. Tutto preso a compiacermi…-
-A ragione-
-Molti uomini coraggiosi sono morti combattendo Napoleone- rispose lui severo –Io non avevo motivo per compatirmi, ma l’ho fatto-
-Non riesco a credere che tu abbia cavalcato fin qui- sussurro lei –Per salvarmi-
-Io posso credere. Sono distrutto- il suo stomaco ruggì –E affamato-
-Povero tesoro- lo prese in giro lei baciandolo –Mi vesto e vado a prendere le specialità della casa?-
-Veramente, non vedo l’ora di andarmene dall’Inghilterra. Di tornare in Scozia. Di mostrarti il mare e le isole…- la abbracciò stretta –Di avere un figlio da te-
-Anche a me piacerebbe- rispose lei –Ma prima di andare, c’è qualcosa che devo fare. Qualcuno con cui mi devo scusare-
Lui la guardò negli occhi –Ti ho capito: non ti serba rancore-
-Lo so, ma voglio dirglielo-
Lui si alzò e prese la camicia –Bene, siamo già nel Kent. E almeno mangeremo un pasto decente alla taverna della Volpe Bianca-

Capitolo 30

La ‘Gazzetta’ arrivata sempre in collegio con un giorno di ritardo, sulla diligenza diretta a Dover. La signora Chase considerava un rituale scrutarne le pagine sorseggiando il suo sherry, per tenersi informata sulle notizie della città. In quel momento era in salotto a sgorbiarla, mentre la contessa era seduta alla scrivania per controllare l’amministrazione della scuola.
- E’ incredibile- notò Madame, posando la penna –quanto mangino delle ragazzine così esili e giovani. Hai visto l’ultima fattura del macellaio? Trentotto sterline!-
-Le ragazze in buona salute hanno apparito- rispose impassibile Cordelia –E le fatture sono diminuite notevolmente dopo la partenza di Buffy. Da quando lei non c’è, il collegio è diventato un ambiente molto più tranquillo. Ho quasi nostalgia della sferraggine delle spade all’alba- la voce di Cordelia era diventata sognante.
Madame aveva smesso di scrivere –Sono sicura che si è sistemata bene, Cordy. E’ una ragazza piena di risorse. Guarda come è stata brava a convincere la baronessa in modo che non svergognasse la nostra scuola in giro per Londra…e non rivelasse che sono tornata in Inghilterra -
- E’ vero: è stata brava. Ma io sono ugualmente in pensiero. Ti ricordi come sembrava sperduta e confusa quella mattina nel giardino? E’ così giovane. E ferita- esitò un istante -E' vero quello che ha detto la madre di Buffy di te e lord Shelby? siete stati amanti a Parigi?-
-Mai. Né a Parigi, né altrove. Oh, mentirei se dicessi che non ci ho mai fatto un pensierino, Cordy. William ha un corpo magnifico, non è vero? ma, quando ci siamo incontrati, avevo appena perduto Jean-Baptiste. Con me lui è stato solo molto galante: mi teneva occupata, mi accompagnava dovunque, tentava di lenire il mio dolore. Eppure non ha mai tentato di baciarmi. E' stato allora che ho capito che uomo speciale fosse...e che avrei voluto aiutarlo a trovare la donna adatta a lui-
-Pensavi a Buffy, vero?-
-In effetti si-
-Non è un gran partito- disse dubbiosa la donna -Almeno non ora-
-Oh, lo è invece. A meno che, ovviamente, non si dia troppo peso alle opinioni dell'alta società-
-Ma ha avuto tante donne...-
-Stava solo cercando quella giusta. E vorrei ricordare che non è mai stato accusato di aver sedotto una donna che non fosse già pronta a lasciarsi sedurre-
-Tutte quelle donne sposate...- mormorò Cordelia -Come mai gli giravano tanto attorno?-
-Perché sa come soddisfare una donna, sa farla sentire speciale e adorata. Oh, Buffy sarebbe stata fortunata a sposarlo!- la contessa guardò nel nulla, poi alzò la testa di scatto -Abbiamo fatto tutto quello che potevamo per lei. Per loro-
-Se solo avessimo avuto più tempo...- la signora Chase sospirò e aprì la 'Gazzetta', mettendosi a leggere la rubrica di pettegolezzi cittadini. Improvvisamente emise un grido.
Si alzò pallida e mise il giornale davanti a Anya. Lei guardò la pagina e lesse ad alta voce il paragrafo indicato dall'amica.

E' ufficiale ormai: il duca di Strafford ha confermato la voce del fidanzamento del suo unico erede, Johnatan, lord Strong, con la bellissima signorina Elisabeth Summers. Non è ancora stata decisa la data delle nozze, ma la dichiarazione ha definitivamente mandato in frantumi i sogni di molti giovani gentiluomini comando di gioia le altre debuttanti della Stagione, che potranno finalmente tirare un sospiro di sollievo...

-Bene- dichiarò infine la contessa -che meravigliosa notizia!-
-Si, meravigliosa-
- Buffy ha conquistato lo scapolo più ambito di tutta l'Inghilterra -
-Lo scapolo più ambito- ripeté Cordelia.
-Dobbiamo prepararci a un diluvio di iscrizioni Cordy. Questa è la migliore pubblicità che potesse desiderare il nostro collegio-
-Senza dubbio-
-Non ti avevo detto che Buffy sarebbe stata il nostro più grande successo?-
-Si, l'avevi detto- rispose Cordelia...e scoppiò a piangere.
- Cordy!- esclamò Anya -Cosa succede?-
Cordelia aveva afferrato un fazzoletto e se l'era portato alla bocca -Lei...lei...lei...-
-Calmati, Cordy!- disse severa la contessa.
-Diventerà come Vanessa! Tu sai bene che non lo ama. Per quale assurdo motivo lo sposa?-
-Lo conosciamo tutti e due: perché non può sposare William Shelby -
Cordelia fece una pausa –Perché poi no?-
Cordy!- esclamò Anya, inarcando un sopracciglio –Sei l’ultima persona dalla quale mi sarei aspettata questa domanda! Sposare uno scozzese, invalido e con una pessima reputazione? Avrebbe dovuto essere proprio sciocca!-
-Non vedo perché - rispose con decisione Cordelia –Il nostro proposito non era quello di rafforzare la volontà della nostre studentesse e di renderle orgogliose e sicure di sé, insegnando loro a coltivare i propri talenti nel corso della vita?-
-Sposare l’erede di un duca non è proprio una bazzecola!-
-Lo è, se non lo ama!-
Inaspettatamente Madame sorrise –Oh, Cordelia, sono così orgogliosa di te!-
-Di me?- Cordy era un po’ confuso –Per quale motivo?-
La contessa andò ad abbracciarla –Perché sei come sei. Quando ti ho proposto la nostra avventura, non ero sicura che tu fossi così forte! Questo mi da grandi speranza per il futuro!-
-Il futuro…-
-Si, possiamo aver fallito con Buffy, povera bambina. La cocciutaggine di William e il veleno della baronessa sono state una combinazione troppo micidiale. Ma, Cordy, abbiamo una scuola piena di ragazze che hanno fiducia in noi. Dobbiamo tenere duro-
In quel momento entrambe le donne si accorsero che un rumore di ruote risuonava per la quiete aria notturna.
-Le unici e mezzo! Un po’ tardi per una visita…-
il rumore si interruppe bruscamente. Dopo un istante, qualcuno bussò alla porta.
-Oh, Dio! Spero che non siano altri guai- esclamò la Cordelia –Forse quell’orribile Darla ha finalmente convinto il duca e la duchessa a salvarla da noi-
-Non devi definire orribile una nostra studentessa- la rimproverò Anya –anche se è vero. Vado ad aprire-
-Vengo con te. L’unione da la forza- e a braccetto le due donne raggiunsero il portone.
Una volta aperto, rivelò l’ultima persona che si era immaginato di vedere: Drusilla Summers.
La bocca della baronessa era una smorfia di rabbia; il suo graziosissimo capellino era schiacciato in testa di sbieco; gli occhi lampeggiavano.
Stringeva in mano una copia della ‘Gazzetta’
-Lady Summers?-
-Voi!- la baronessa si scagliò con le unghie sguainate verso Anya. –Voi, sporca puttana!-
-Su, su, milady!- Cordelia tentò di intervenire, ma senza risaltato e fu scaraventata di lato con un colpo di avambraccio.
- L’avevo detto a Buffy!- gridò lei, cercando di strappare gli occhi a Anya –Le avevo detto di non ascoltare una cagna come voi! Maledetto il giorno in cui l’ho portata in questo luogo di perdizione! L’avete rovinata! L’avete rovinata per sempre!-
Cordelia osservava la scena attonita, mentre la contessa cercava di parare gli assalti.
-Di cosa vi lamentate, Drusilla?- chiese infine Anta, bloccando il polso della baronessa –Non dovrete essere al settimo cielo?-
-Al settimo cielo?- la baronessa crollò –Evidentemente non avete letto la ‘Gazzetta!’-
-Ma si, l’abbiamo appena letta! Siamo molto orgogliose di Buffy!-
-Orgogliose?Io…io- le parole vennero meno –Siete pazze. Farò chiudere questo posto, fosse l’ultima cosa che faccio nella mia vita. Io…io…-
-Ma, come? Dobbiamo ritenere che questo matrimonio vi dispiaccia?-
-Certamente, dispiacerebbe a ogni madre di buon senso-
-Non vedo perché - notò Cordelia, sentendosi più sicura di se stessa –E’ di famiglia mobilissima. Ha una considerevole fortuna. E’ giudicato di bell’aspetto-
- E’ un maledetto scozzese!- urlo Drusilla.
-Strong è scozzese?-
-Cosa c’entra Strong? Buffy non è sposata con lui-
-Ah, no?-
-Ma quale ‘Gazzetta’ avete letto?-
Cordelia prese il giornale dalle mani di Drusilla sconvolta. La rubrica dei pettegolezzi riportava ancora una volta il nome di Buffy nel primo paragrafo ma…
- Anya - disse Cordelia –Leggi!-
La contessa afferrò il giornale e sbiancò.

Incredibile rivelazione! Il fidanzamento tra la signorina Elisabeth Summers e lord Johnatan Strong si è rivelato prematuro. Da fonte autorevolissima abbiamo saputo che la giovane in questione ha sposato ieri sera il cavaliere dell’Ordine del Cardo William, lord Shelby.

Alzò gli occhi spalancati –Può essere vero?-
-Anche Liam era presente- esplose Drusilla –Me l’ha detto stamattina. Sposata…con il matrimonio consumato…in una miserevole locanda. Oh, ve ne pentirete, Anya…e anche voi, Cordelia! Ve la farò pagare amaramente!-
- Anya - Cordelia non riuscì a trattenersi –Ce l’ha fatta! E’ andata avanti con le sue forze e ce l’ha fatta!-
-E anche lui- il volto della contessa era pallido come un lenzuolo.
La baronessa era sul punto di avere un infarto. La sua faccia era rossa e gli occhi gli stavano uscendo dalle orbite.
-Voi siete contente! Lo sapevo che c’eravate dietro a questo scempio. Proprio quando il suo futuro sembrava così splendido…non sarò mai più in grado di comparire in pubblico…-
Cordelia sporse il petto in fuori con gli occhi lampeggianti.
-Ora basta, Drusilla Summers. Ne ho piene le tasche delle vostre offese. Lord Strong può essere un uomo carino e ricco, ma queste cose non interessano minimamente Buffy-
La baronessa aprì la bocca per protestare, ma Cordy la zittì.
-E lasciatemi finire! Se Buffy ha sposato William, l’ha fatto perché lo ama. Niente altro conta. Se fosse mia figlia, starei ululando sul tetto di una cada per lodare ai quattro venti il suo buon senso. Andate pure dalle vostra amiche a sparlare di Anya e di me. Fate chiudere il collegio! Almeno la contessa e io avremmo la soddisfazione di sapere che abbiamo aiutato una ragazza di talento a trovare la vera felicità. Questo varrà ogni scandalo che vorrete montare- e incrociò le braccia suo grosso seno.
-Ottimamente espresso Cordy - esclamò Anya.
-Lo penso anch’io- riecheggiò una voce maschile dal cancello. Nella confusione nessuna delle donne aveva sentito il cavallo arrivare. Tutte e tre si voltarono e fissarono il buio.
- William?- tentò Anya –Siete voi?-
- L’unico e il solo- dichiarò William, aiutando Buffy a scendere. Si avviò verso l’ingresso lentamente, appoggiandosi al braccio della moglie.
La baronessa si accorse del vestito spiegazzato e dei capelli spettinati della figlia e rabbrividì.
-Mio Dio, Buffy, sembri…sembri…-
-Radiosa- la interruppe la contessa sorridendo –E anche voi, William! A cavallo…sulle vostre gambe!-
-Più o meno- ripose lui con modestia.
-Ha fatto grandi passi in avanti- dichiarò Buffy guardandolo sognante. Poi lanciò un’occhiata alla madre –Che sorpresa vedervi qui. Non credo che siate venuta a ringraziare Madame e la signora Chase- la baronessa era senza parole –Vi prego, non siate arrabbiata. So che non era il tipo di matrimonio che voi…-
-Non potrò più farmi vedere in pubblico!- sibilò la baronessa.
-In pubblico…oh, mamma!- da quanto tempo non la chiamava così? –Mamma, cosa importa quello che pensa la gente, se non sei soddisfatta di notte, nel tuo letto?-
-Come osi popolare cosi a tua madre?- domandò sconvolta Drusilla –Quello che succede a letto svanisce presto. Credimi, io lo so-
-Non sempre. Ho davvero cercato di sposare Strong, mamma! Non per me…per voi. Per tutta la vita ho desiderato tanto compiacervi, rendervi orgogliosa di me, vi avrei fatta…felice!-
-E sarebbe stato proprio così!-
-Davvero? Il mio matrimonio con l’erede di un duca avrebbe risolto i problemi che esistono tra voi e il babbo?-
Drusilla le si scagliò contro, infuriata –Questo non è ne il momento né il luogo per discutere del mio matrimonio! Non quando il tuo è una tale disgrazia!-
-Per chi?- chiese a testa alta Buffy –Sapete cosa ho imparato dalla due splendide donne che avete davanti? Che non posso contare su voi per raggiungere la mia felicità, proprio come voi non potete contare su di me per raggiungere la vostra. Che nella vita ognuno è responsabile della propria felicità. Tra i membri dell’altra società la vostra reputazione è già abbastanza solida; è a casa, con mio padre, che siete triste-
-Sfrontata!- cominciò Drusilla, poi barcollò –Io…io-
-Se può essere di consolazione, Drusilla - disse con calma la contessa –io non ce l’ho con voi-
-Non mi stupisce!- esplose –Mio marito è l’uomo più intollerabile che io abbia mai incontrato. Non gli ho dato tutto quello che voleva? Cinque figli maschie…senza contare te, Buffy. Ho sempre mantenuto la casa in perfetto ordine. E la mia persona impeccabile e alla moda. Ma l’ha mai notato? Mi ha mai prestato un po’ d’attenzione?-
-Questo, Drusilla - mormorò Cordelia –è proprio il tipo di matrimonio che volevamo evitare fondando questo collegio-
La baronessa raddrizzò la schiena –Non dicevate nulla di simile nella documentazione che mi avete inviato-
-Ma si- intervenne Anya –‘Il proposito del nostro collegio è di aiutare le giovani inglesi a raggiungere il loro vero potenziale ’-
-Oh, ma io pensavo che volesse dire…- Drusilla guardò la figlia, orgogliosa e splendente, mentre il braccio di lord Shelby le cingeva la vita –Oh, Dio-
-Cosa c’è di meglio per un uomo p una donna- le disse Buffy con dolcezza –della possibilità di condividere i piaceri e le pene della vita con il coniuge, da uguali, da compagni, da amanti e amici? Strong l’ha capito alla fine. Guardate, ci ha persino regalato le fedi nuziali!- mostrò il dito e le due istruttrici si profusero in esclamazioni di meraviglia –Ecco perché siamo venuti qui stanotte…per ringraziare Madame e la signora Chase dal profondo del cuore. Madame, mi dispiace tanto aver dubitato di voi! Potrete mai perdonarmi?-
-Ma certo, cherie - gli occhi della contessa erano eccezionalmente brillanti e la signora Chase piangeva apertamente per la commozione. Buffy si avvicinò per abbracciare entrambe, sotto gli occhi felici del marito che rimaneva appoggiato al cancello.
-E ora dove siete diretti?-
- Strathclyde- rispose William –Il castello degli antenati…o almeno quel che ne rimane-
-Smetti di scherzare- lo rimproverò Buffy –Sarà fantastico: la vista sul Firth, i cervi da cacciare, i cavalli da lanciare al galoppo nelle brughiera e grandi cani per scaldarci il letto- sua madre era sbiancata. Buffy la notò e scoppiò a ridere –Oh, mamma! Sarà il paradiso per me!-
-Prediamo un the, vi va?- propose Cordelia, considerando tutti il tempo che erano rimasti sotto il portico.
-Dubito che abbiate del Bordeaux- disse William –E neppure un sigaro, vero? Sto morendo dalla voglia di un sigaro. Sono uscito di casa di corsa senza prendere i miei l’altra notte-
-Abbiamo sia il Bordeaux, sia i sigari- lo rassicurò Anya mentre entravano.
-Grazie al cielo!-
La baronessa era rimasta paralizzata sulla soglia e Cordelia si occupò caritatevolmente di lei.
-Lady Summers, unitevi a noi in un brindisi nuziale!_ la invitò calorosamente –Anche se abbiamo opinioni diverse, siamo tutte persone civili, no? Dopo tutto, quel che è fatto è fatto-
Drusilla si lanciò uno sguardo intorno per essere sicura che gli altri non potessero sentire –Tra me e voi, signora Chase, penso che tutto andrà bene. Posso fidarmi?- Cordelia annuì –Bene! Liam mi ha detto che, quando Strong ha tentato di…rapire Buffy, lei l’ha steso con un pugno! Non sarebbe mai stato in grado di domane quella ragazza-
-No davvero- concordò Cordelia.
-Lei è così incredibilmente cocciuta! Se avesse sposato Strong, chissà quali scandali mi avrebbe sottoposto! Il punto ora è come spiegare la situazione all’alta società-
-Bene- Cordelia prese la baronessa sotto braccio e le diede un rassicurante buffetto sulla mano
–La verità è sempre la scelta migliore. Se fossi in voi, direi semplicemente che, nonostante il suo fidanzamento con Strong, Buffy ha scoperto che il suo cuore era rivolto altrove e l’ha seguito-
-Ha seguito il suo cuore? Nessuno lo fa!-
-Dimenticate che Buffy ha già la fama di essere una personalità originale…non ricordate? Ha catturato Strong sfidandolo a duello….l’alta società adora gli originali!-
-Uhm…-
-E c’è il fatto che Strong stesso ha regalato le fedi nuziali. Immagino confermerà la vostra versione-
-Mi sono recata da lui, prima di venire qui- spiegò Drusilla –E sono rimasta estremamente sorpresa di non trovalo per nulla adirato. Al contrario, sembrava sollevato! Continuava a balbettarmi di qualcosa a proposito di Cecily Underwood-
-La signora di Veronica Underwood? Si, una graziosissima fanciulla, molto più adatta a lui di Buffy. Sarebbe splendido se si fidanzassero: Cecily sarebbe eternamente grata a vostra figlia-
-Immagino- dichiarò Drusilla –E anche molte madri saranno contente di levarsi Buffy di torno-
-Naturalmente…- aggiunse Cordelia, conducendo l’ospite in salotto –dopo la confusione che la fuga di Buffy provocherà nell’alta società, trovo che sia controproducente sollevare altri scandali che la riguardino-
La baronessa si fermò di colpo –E cioè?-
-Beh…se fossi in voi, mi guarderei bene dal menzionare la presenza di Anta in questo collegio.
Dopo un istante di silenzio, Drusilla scoppiò a ridere –Oh, signora Chase! Avreste dovuto entrare in diplomazia! Siete molto più abile di molti statisti di mia conoscenza-
-Chissà quali meravigliose doti avremmo sviluppato noi donne, se non fossimo stare sempre costrette in casa, vero?- disse pensosamente Cordelia.
Quando ebbero raggiunto il salotto, le due donne trovarono William accomodato in poltrona e Buffy seduta sulla sua gamba buona. Lui aveva un sigaro in mano e i due sposini stavano sorseggiando il vino dallo stesso bicchiere. Ridevano spensierati. La baronessa li guardò intensamente. E il rimpianto esplose.
-Oh, se avessi lasciato che Anya si prendesse Hank, quando lo voleva!- mormorò.
-Beviamo qualcosa- consigliò Cordelia, riempiendo due bicchieri di sherry.
-Solo un goccetto - disse la baronessa.
-A Buffy e William!- esclamò Cordelia.
-Viva gli sposi!- aggiunse Anya.
-Vi augurò ogni felicità- mormorò Drusilla –Ma è chiaro che ne avrete in abbondanza-
-E così, milady- rispose William, stringendo la moglie –E’ così-


Era quasi l’alba quando Willow si svegliò la mattina dpo. Rimase un po’ nel letto a guardare il giaciglio vuoto che era stato di Buffy, ricordando quella sera lontana in cui la compagna, vestita con abiti del fratello, aspettava di andare a combattere Napoleone nel continente. Secondo quanto aveva detto la signora Chase, ora Buffy era la bella dell’alta società e stava per sposare lord Strong. Willow sapeva che avrebbe dovuto essere contenta per l’amica, eppure…-
- Willow?- sussurrò Fred –Sei sveglia?-
-No!-
-Lo sapevo. Cosa stai facendo?-
-Solo…pensavo-
-So a cosa: a Buffy, vero? Anche a me manca tanto. Spero che almeno sia felice-
-Perché non dovrebbe esserlo? Ha il mondo ai suoi piedi-
-Avevo sempre sperato che sposasse lord Shelby -
-Già…facevano proprio una bella coppia- concordò Willow.
Darla si stava rigirando tra le coperte. Le due ragazza si zittirono, aspettando che trovasse la posizione giusta e tornasse immobile, poi Willow chiese all’amica.
-Tu sposeresti mai un invalido?-
-Dovrò sposare il primo che me lo chiederà- rispose Fred sarcastica –Non avrò una seconda occasione-
-Ma che tipo di uomo ti piacerebbe sposare?-
Fred si sedette con le due trecce che le pendevano sul petto –Non riesco a immaginare qualcuno innamorato di me, ma…nei miei sogni…è un giovane attraente, bruno, appassionato dalla vita quanto me. Forse un poeta-
-Vi dispiacerebbe- esclamò acida Darla sprimacciando il cuscino –andare a terminare la vostra interessante conversazione altrove? Sarà un vero miracolo il giorno in cui troverete un pretendente-
Fred le fece la bocciaccia –Non mi padre che siate assalita dai pretendenti, LADY Darla-
-No, e sapete perché? Perché sono reclusa in questa scuola di perdenti- Darla si mise la mani sull’orecchie: un improvviso clamore aveva incominciato a provenire dal giardino –Ah, ancora quel dannato rumore di spade?-
-Spade?- esclamarono contemporaneamente Fred e Willow –Non sarà…?-
Scalze e in camicia da notte, corsero alla porta, si precipitarono nel corridoio e poi sul balcone. Due figure con la maschera, vestite di bianco, si stavano affrontando nella brillante luminosità dell’alba estiva.
- Buffy!- gridò Fred, quasi precipitandosi giù dal balcone –Sei tu?- la figura più bassa si tolse la maschera e fece un cenno di saluto. Fred continuò –Ma non dovresti essere a Londra, a preparare il matrimonio con lord Strong?-
-Qualcosa- notò Buffy –ha interrotto quei piani-
-Cosa?- domandò Willow.
L’altra figura si alzò la maschera e Fred ebbe un sussulto –Il matrimonio con lord Shelby- rispose calma Buffy.
-Matrimonio?- gridò Fred –Siete sposati?-
-Certamente- confermò Buffy –Ma, William, dovrai combattere un po’ meglio di così, se vuoi che ti prenda sul serio-
-Non sono ancora abituato a duellare di nuovo con due gambe- si scusò lui –Vieni ora-
-Per sempre e sempre e sempre- promise lei, lasciando cadere la spada e lanciandosi in un bacio appassionato.
-Oh!- sull’altro balcone, era apparso un gruppo di ragazza più piccole che ridacchiavano meravigliate.
-Guardate! Buffy sta baciando lord Shelby!- e Fred sospirò deliziata, mentre osservava la foga con la quale William stava ricambiando il bacio.
Willow, più pratica, si sporse dalla balaustra –Ma…come, Buffy, quando, dove?-
-Due giorni fa- rispose Buffy abbracciata al marito –Siamo fuggiti insieme-
-Dio…è così romantico!- sospirò Fred.
-Cosa?- domandò Darla, attirata da tutto quel baccano.
- Buffy si è sposata con lord Shelby…sono fuggiti insieme- le disse Fred eccitata.
-Oh, Gesù!- Darla si mise una mano sulla fronte –Ora non ci saranno più scuse: mamma e papà dovranno venire a prendermi a tutti i costi e potarmi via da questo luogo di perdizione-
-Grazie degli auguri, lady Thomson - disse serio William, mentre Buffy ridacchiava al suo fianco.
-Ragazze!- esclamò Cordelia dalla porta della cucina –Sono lieta di informarmi che lord e lady Shelby ci faranno compagnia per colazione. Allora farete loro tutte le domande che desiderate. Per il momento, sareste così gentili da vestivi? Non mi pare il caso di andare in giro in camicia da notte. Dov’è il vostro senso del pudore?-
- Dov’è quello di Buffy?- chiese Darla, scura in volto –Ma siete tutte matte in questa scuola? Cosa c’è da essere contente? Avrebbe dovuto sposare lord Strong! Così, almeno, noi avremmo avuto una possibilità!-
- L’avrai la tua possibilità, Darla- le assicurò Buffy –Ma sta attenta a non fartela scappare: il vero amore è una cosa un po’…scivolosa-
William sorrise e la baciò di nuovo, con una violenza che quasi fece svenire Fred.
-Ragazze!- ripeté Cordelia.
Riluttanti Willow e Fred ritornano piano piano nelle loro stanze. Stranamente, fu proprio Darla ad attardarsi di più sul balcone, per spiare la coppia, radiosa di gioia, che si stava ancora abbracciando nel giardino.

Epilogo

Nella grande camera da letto del castello di Tobermaugh, William stava sognando di stare soffocando, di precipitare nelle tenebre, schiacciato sotto un immenso peso. Si dimenò nel sonno, fino a quando non fu svegliato da una lingua umida che gli leccava il volto.
-Accidenti, Spike!- mormorò cercando di scacciare il levriero –La sveglierai!-
-Sono già sveglia- sussurrò Buffy sotto una montagna di coperte.
Si sollevò per guardare il cane e lui le coprì le guance e il naso di baci. William mandò giù dal letto l’animale con una gomitata precipitandosi a baciare la moglie. Buffy incominciò a ridere.
-Cosa c’è?- domandò William, leggermente offeso.
-Stavo solo cercando di immaginare, Johnatan che mi baciava dopo che l’aveva appena fatto un cane-
William fece una smorfia –Se posso essere sincero, preferirei che tu non pensassi a quel damerino nel nostro letto-
Poi i suoi lineamenti si addolcirono e la prese tra le braccia. Lei aveva i capelli tutti spettinati e brillanti nella pallida luce dell’alba, e profumava di lui…del suo camino, del suo cane, del suo letto, del suo sudore. Sotto la stoffa sottile della camicia da notte, si intravedevano i seni pesanti e rigorosi. Lui li accarezzò dolcemente, vide i capezzoli indurirsi e i suoi occhi si oscurarono, Buffy sorrise invitante.
-Tentatrice!- esclamò William, cadendo su di lei, slacciandole la camicia da notte e seppellendo la bocca nella sua dolce carne.
Fecero l’amore con rinnovata voglia, da come accadeva da ormai da cinque mesi.
-Sei così bravo- esultò Buffy abbracciandolo.
-Grazie, anche tu-
-Tutto quello che so me l’hai insegnato tu- disse lei riaggiustandosi la camicia da notte. Ma lui le fermò le mani.
-Aspetta, potrei non aver finito con te-
-Spero proprio di no-
Lui corrugò un sopracciglio –Sei stata tu quella che ha voluto concludere-
-A me piace avere più conclusioni-
-Oh, creatura insaziabile!- rise lui baciandola –Ma prima o poi dovremmo fare anche qualcos’altro che rotolarci nel letto-
-Perché?- chiese lei maliziosa.
-Ce lo imporrà mia madre. Non ama i poltroni-
-Questo non è da poltroni. E’ un duro lavoro…non è vero?-
-Per me si-
-Allora la prossima volta starò sopra io-
-Se insisti- esclamò lui allegro. Anche lei scoppiava di gioia.
Non si alzarono fino a mezzogiorno, quando Ann bussò e entrò seguita da una cameriera che portava un immenso vassoio –Colazione!- annunciò –O pranzo. Scegliete voi-
Buffy si sedette di scatto –Oh, grazie! Sto proprio morendo di fame-
William rise e le chiuse la camicia da notte che le aveva lasciato i seni scoperti.
- E’ una svergognata vero, madre?-
-Non più di te- ma il sorriso di Ann era pieno d’affetto –C’è un pacco per te, Buffy…dal collegio-
-Un altro?- esclamò lei incredula.
-Si. Altre lenzuola ricamate, temo- Anna fece segno a Xander che attendeva fuori dalla stanza; il servitore entrò con un pacchetto e la solita espressione cupa.
C’era un biglietto sulla scatola, Buffy taglio la busta con un unghia.
-Beh- chiese William –Di chi è?-
Willow. Scrive che il regalo è da parte di tutte le ragazze- Buffy aprì la scatola e, in mezzo a un mare di veline colorata, trovò una camicia bianca tutta ricamata –Oh- esclamò lei –Che carina!-
-Mi sembra un po’ piccola per me- notò William.
- E’ per tuo gli, idiota-
-Vorrai dire…mia figlia- corresse lui, accarezzandole la sporgenza del ventre.
-Tuo figlio- ripeté Buffy e guardò ancora nella scatola.
C’erano anche alcune pezze quadrate di lino bianco, squisitamente ricamate –Oh, guarda. Ti hanno mandato una dozzina di fazzoletti-
Ann scoppiò a ridere –Non sono proprio fazzoletti-
-E cosa sono? –
-Pannolini ricamati…i neonati scozzesi non portano cose del genere- dichiarò con una smorfia William.
-Questo lì porterà-
-Allora spero proprio che sia una bambina!-
Buffy continuò a scrutare nel pacco e tirò fuori una scatola di legno –Questa è per te, William. Da parte di Madame-
-Sigari!- lui li afferrò aprendo il sigillo di ceralacca –Cubani! Che Dio benedica quella donna. Cosa dice il messaggio?-
-Che sono da offrire agli amici, quando nascerà il bambino-
-Ma forse posso assaggiarli anche prima- disse William accendendosene uno. Poi si accorse che Buffy diventava verde.
-Prima di colazione, tesoro?-
-Mi dispiace. Me ne sono dimenticato. Porta qui il vassoio, Tara-
La cameriera si avvicinò sorridendo –Ho preparato le uova come piacciono a voi, signora, e il becon e il pane tostato e l’haggis…-
-Quella è la mia haggis- dichiarò William.
-Un po’ per uno, egoista- e Buffy taglio l’insaccato a metà.
William lanciò un’occhiata alla madre –Deve avere radici scozzesi, non credete? Nessun Sasenach ha mai potuto sopportare l’haggis-
-Tua moglie è una Sasenach davvero insolita. Non c’è altro nella scatola, Buffy?-
-Non mi pare…oh, aspettate!- tirò fuori un pacchetto, strabuzzando gli occhi –Dio! E’ di Darla!-
-Lasciami indovinare: albicocche avvelenate- esclamò William sorridendo.
-No, no!- dopo averlo liberato dall’involucro, Buffy tenne l’oggetto sospeso –E’ un…un… bavaglino!-
-Naturalmente- disse William.
Buffy non potè fare a meno di ridacchiare, mentre leggeva le righe d’accompagnamento al regalo.
-Dice che sarà impossibile insegnare le buone maniere a un bambino scozzese. E forse il regalo mi aiuterà nell’arduo compito-
-Mi piacerebbe- ruggì William –affidare quella ragazza a una dozzina di amici scozzesi. Ha decisamente bisogno di una lezione-
-Ha solo bisogno d’amore- sussurrò pensosa Buffy –Sarà così fortunata da trovarlo?-
-Ne dubito- scherzò il marito.
Intanto Buffy aveva deposto il pacco e si era avventata sul vassoio della colazione.
-Ti dispiace se mangio qualcosa anch’io?- chiese lui.
-Puoi prendere il bacon- offrì lei –Oggi non mi sento di mangialo-
-Molto generoso da parte tua- William ne prese una fettina e la sgranocchiò.
-Sai, tesoro, c’è ancora una cosa che non capisco della notte del rapimento. Chiese Buffy improvvisamente, dimenticando la colazione.
-Cosa, amore?- William approfittò di quel momento di distrazione per mettersi un po’ di cibo nel piatto.
-Non osare toccare quell’uovo- lo ammonì lei –Sto mangiando per il tuo erede-
-A me sembra che stai mangiando per tutta la Scozia- lei gli fece la linguaccia –Ma cos’ che ti tormenta?-
- L’annuncio sulla ‘Gazzetta’ che riguardava la nostra fuga. Non penso che né Liam né Johnatan siano riusciti a tornare a Londra per sostituire il nome di Strong con il tuo. Come è potuto accadere?-
Ann emise un leggero sbuffo –Devi chiedere a me, figliola-
-Voi?- Ann annuì sorridendo –Ma è impossibile! Sapevate solo che ero stata rapita da Strong! Non sapevate né dove ero stata condotta, né che William e Liam mi avrebbero trovata…e tanto meno che io avrei accettato di sposare vostro figlio!-
-Devo ammettere che, quando sono andata al giornale, e ho scoperto che Strong aveva lasciato il suo annuncio, ho avuto qualche problema a convincere il redattore che era stato commesso un errore- riconobbe Ann con modestia –Alla fine il buon uomo mi ha creduto, ma soltanto perché ero la madre di William-
-Avete corso un rischio terribile!- esclamò Buffy –Se qualcosa fosse andato storto, immaginate che scandalo!-
-Il rischio non era poi così grosso- disse con noncuranza Ann –Mio figlio può essere lento ad accorgersi di certe situazioni. Ma, quando si decide, ottiene sempre quello che vuole-
-Mia madre non lo ammetterà mai- sussurrò William nell’orecchio della moglie –Ma è chiaroveggente-
-Deve esserlo per forza- commentò rapita Buffy, proprio mentre il bimbo nel ventre le asestava un bel calcio –Allora, ditemi milady, il bimbo che aspettiamo sarà maschio o femmina?-
Ann la guardò intensamente, con un sorriso –Non conterei né su l’uno né sull’altra. Godetevi la colazione!- e uscì, facendo cenno di ritirarsi anche a Xander e alla cameriera.
-Non conterei…- ripetè Buffy con aria confusa –Cosa può voler dire?-
William si paralizzò con una forchettate di haggis davanti alla bocca –Oh, mio Dio!-
-William? Cosa c’è, William?-
-Può voler dire solo una cosa…anzi, due- balbettò lui.
-Non penserai a…-
-Si, gemelli!-



Fine