
Subject:
AU
(tutti umani)
Warnings for: no.
Rating:
NC17
deciso
Genere: Romance, Humor.
Lunghezza:
17
capitoli.
Summary:
Buffy Summers va in Italia per aprire una pasticceria con un amica, e si ritrova
tra intrecci amorosi che coinvolgono anche lei e un certo William...
Prologo
TO: buffy.summers@hotmail.com
FROM: monica_wow@libero.it
OBJECT: Lavoro
Ciao
Buffy,
Come va? Qui ho trovato il locale giusto: ha due stanze e specie quella sul
retro è molto grande, giusta proprio per un laboratorio. Appena arrivi
pensiamo a dove mettere i macchinari. Invece davanti ci sta un bellissimo
bancone… Dio, lo vedo già riempito di pasticcini!!! ^_^
Non vedo l’ora di averti qua… come un tempo!!! Faremo faville
insieme, socia!!
Per il resto che dirti? Ah, arriva anche mio fratello con il tuo volo, ma
non ti dico chi è… voglio lasciarti con la sorpresa.
Ma ti rendi conto? Io e te apriremo un negozio tutto nostro!!! Insomma, parliamo
del nostro futuro… del nostro sogno della vita!! Buffy, non sto più
nella pelle!!!! Ti aspetto tra dieci giorni! Un abbraccio!
Monica
Buffy
rilesse per la millesima volta la mail che le era arrivata dieci giorni prima.
Aveva una corrispondenza fissa da anni, ormai, con Monica, una ragazza che
abitava in uno sperduto paesino del nord-est dell’Italia. Si erano conosciute
grazie ad una specie di scambio culturale culinario quando frequentavano la
scuola. Entrambe studiavano per diventare chef, anche se poi avevano optato
per la pasticceria. Ora, a venticinque anni, dopo aver lavorato a Sunnydale
in un laboratorio artigianale, Buffy aveva deciso di aprire una pasticceria
tutta sua e per farlo, aveva bisogno di qualcuno che le facesse da socia e
Monica era la persona perfetta. L’unica cosa che stonava, era che si
doveva trasferire. Avevano deciso di aprirlo in Italia, dove ‘La cucina
vale qualcosa, non come in America.’ Aveva detto Monica… e forse
non aveva tutti i torti, pensò Buffy. Solo che a lei l’aereo
faceva troppa paura e doveva addirittura cambiare tre voli prima di arrivare.
Adesso era a Roma: aveva due ore di attesa prima di ripartire. Andò
alla toilette per rifarsi un pochino il trucco: dieci ore di volo non erano
una passeggiata di sicuro. Dopo essersi messa un tocco di rossetto, prese
ad osservarsi: lo specchio rimandava l’immagine di una bella ragazza
bionda, con i capelli lasciati sciolti lunghi fino alla spalla. Un bel volto
ovale, labbra piene incurvate in un bel sorriso ed i cristallini occhi verdi,
resi più grandi da un efficace linea di eye-liner.
Nonostante si stesse buttando in una avventura nuova e rischiosa, si sentiva
bene, pronta per qualsiasi cosa le fosse arrivata addosso, un vero leone.
Eh sì che di solito ci pensava mille volte prima di fare una cosa,
era totalmente insicura sulle sue capacità. Ma non quella volta.
Dlin dlon.
“I passeggeri del volo AZ 663 delle ore 15.30 per Trieste sono pregati
di presentarsi al cancello 21.”
“Oh, il mio volo!” Buffy prese lo zainetto e dopo aver dato un’ultima
occhiata ai suo capelli, corse verso il cancello di imbarco.
Capitolo 1: Finalmente a casa!
Finalmente il calvario volo era finito! Stava davanti ad un tapin-roulant
ad aspettare i suoi bagagli. L’ultima parte del viaggio era stata decisamente
più tranquilla del precedente, visto che l’aereo era piccolissimo,
c’era poca gente e lei si era persa ascoltando il lettore CD. Cominciava
ad avvertire una leggera stretta allo stomaco guardando la porta scorrevole
che la separava dalla sua nuova vita: oltre l’aspettava Monica e qualcosa
di infinitamente grande e sconosciuto, lì poteva ancora girarsi e tornare
a casa… per un attimo pensò di scappare.
“No, Buffy. Dopo tutta questa strada non puoi farlo… e poi lei
crede in te.” Il signore vicino a lei la guardò male. Non si
era accorta di star parlando da sola. Tentò un piccolo sorriso, ma
lui scrollò il capo e se ne andò via con la sua valigia. Finalmente
erano arrivate anche le sue, prese un grosso respiro e superò la fatidica
porta. Fece una smorfia. L’aeroporto le dava un senso di solitudine:
le sedie nere erano quasi tutte vuote, i muri di mattoni grigi, davano ancora
di più un senso di tristezza. Ma poi arrivò lei!
“Buffy!! Buffy!! Sono qui!!!” Monica si stava sbracciando da dietro
la linea di cortesia con un sorriso smagliante: poteva far la pubblicità
per un dentifricio. Monica non era mai stata una bellezza, ma aveva un suo
certo fascino, dava molta fiducia, veniva spontaneo parlare con lei. Non era
molto alta, aveva le curve arrotondate un po’ ovunque, capelli castani
con riflessi rossi lunghi e scalati, grandi e magnetici occhi nocciola chiaro,
un sorriso che illuminava il viso e un paio di occhiali blu che le davano
un’aria maliziosa. Vestiva con un semplicissimo paio di jeans e una
maglietta a maniche corte, dato che lì facevano già i trenta
gradi. Buffy fissò i particolari. Scarpe da ginnastica, unghie smaltate
di nero, collanina, anello e un buffissimo paio di orecchini tutti in coordinato:
erano gatti d’argento.
“Monica!!!” le due ragazze si abbracciarono forte, tra l’indifferenza
delle altre persone presenti.
“Ciao!” Monica aveva una voce squillante e limpida. “Allora,
come è andato il viaggio? Tutto ok? È arrivato tutto, voglio
dire, non è che ti hanno perso qualche valigia, vero? Perché
in tal caso, andiamo a reclamare!”
“Ehi, calma, respira. Tutto ok. Viaggio perfetto, le valigie sono qua
e non devo fare nessun reclamo di sorta.“ e sorrise.
“Perfetto, vorrà dire che possiamo andare a casa a mettere giù
questa roba. Così poi possiamo andare fuori a fare un giro, che ne
dici?”
“Posso farmi una doccia?”
“Ovvio, tutto quello che vuoi. E se preferisci riposare, stiamo a casa
a chiacchierare… abbiamo un sacco di cose da dirci e io sono curiosissima!”
ormai le due erano nel parcheggio dell’aeroporto. Monica la portò
verso una fiammante 600 rossa.
“Ecco qui, questa è la mia fedele compagna di strada. Si chiama
Cordelia!”
“Cordelia? Tu hai dato un nome alla tua auto?”
“Certo. Avevo dato i nomi anche alla bicicletta e al mio vecchio motorino.”
Disse Monica con convinzione.
“E come li avevi chiamati quelli?”
“Andromeda la bici e Cristal il motorino. Sono stati due fedeli compagni
di avventura.” Buffy rise di gusto, una parte delle sue paure erano
già scomparse.
“Ehi, ma tuo fratello non doveva essere sul mio stesso volo?”
“Mmmm, no. Cambio dell’ultimo momento. Ha dovuto sistemare alcune
cose a Londra con papà, ma arriverà domani. Per fortuna che
è riuscito a spostare il volo.” Le due amiche stavano percorrendo
la strada che le avrebbe portate a casa di Monica, dove Buffy avrebbe vissuto
fino a quando voleva. Monica abitava in un paesino veramente sperduto, non
si trovava neppure nelle carte geografiche, eppure faceva comune, amava ripetere
lei. Duemila anime circa ed una noia da guinnes dei primati. San Pier d’Isonzo
il nome del buco nero geografico. Arrivarono in meno di dieci minuti e Buffy
ammirò la bella casetta: non era grande, già da fuori si capiva.
Aveva due piani, più una mansarda, i muri erano dipinti di bianco con
le grondaie e gli scuri verdi. All’esterno ci stava un bel giardino
con una folta erbetta verde smeraldo e qualche fiore colorato appena piantato.
Nell’angolo si stagliavano erbe aromatiche perfette per cucinare e vicino
un piccolo gazebo con tavolo e sedie per mangiare durante l’estate,
il tutto coperto da del glicine. La macchina era stata parcheggiata sotto
un portico che dava su una porticina che nascondeva la lavanderia e una parte
della dispensa.
“Com’è carino qui…” disse Buffy.
“Già.” Rispose Monica sorridendo. Poi fischiò.
“Che fai?”
“Chiamo il terzo coinquilino della casa. Legolas? Micio, micio…
Legolas?”
“Legolas? Come l’elfo?”
“Sì. Da ragazza, dopo aver letto il libro, ho sempre desiderato
prendermi un gatto e chiamarlo così. Adesso finalmente ce l’ho.”
Dal gazebo fece la sua comparsa Legolas: era un gatto meticcio, dal pelo bianco
e grigio, occhi grandi e verdi, come solo i gatti sanno avere. Portava al
collo un sottile collare rosso con la targhetta. Aveva il pelo corto e ben
curato.
“Ciao Legghy. Ben tornato.” Disse Monica accarezzandolo. “Saluta
Buffy. Adesso anche lei abiterà qui con noi.” Il gatto scrutò
Buffy e miagolò, per poi trottare dentro casa. Si ritrovarono in un
piccolo atrio che si divideva immediatamente in due, da una parte il corridoio
che andava in cucina, dall’altra le scale di legno che salivano verso
le camere da letto.
“Vieni, ti mostro dove puoi mollare la tua roba.” Disse Monica,
precedendo Buffy per le scale. Sul pianerottolo c’erano tre porte, due
sulla destra e una davanti a loro, entrarono in quest’ultima. La stanza
era grande e calda, aveva due finestre, una che dava sul giardino e l’altra
che dava sul cortile dei vicini, anche se quest’ultima aveva una grata
di ferro battuto davanti. I muri erano foderati da perline di legno al naturale
e sul muro dove poggiava il letto, senza legno, c’erano degli stencil
che raffiguravano forme marine, come conchiglie e pesciolini. Sotto la finestra
senza grata c’era una bella scrivania con la sedia. Vicino un mobiletto
basso con dei cassetti e dall’altra parte della stanza, un grande armadio
con anche una libreria. Sul soffitto una plafoniera azzurra.
“Spero ti piaccia. Era di William una volta.” Disse Monica.
“È molto bella, ma a tuo fratello non seccherà che rubi
la stanza?” chiese Buffy.
“No, ormai da quando ci abitiamo solo noi, lui ha preso possesso della
vecchia stanza dei miei, la mansarda… dice che aiuta a conquistare di
più. Io la trovo scomoda.”
“Perché?”
“Troppo caldo d’estate, troppo freddo d’inverno. Do testate
ai travi ogni volta che mi muovo e ci sono scale in più da fare. Preferisco
la mia stanza al primo piano.” In effetti quella stanza non aveva nulla
di personale, sarebbe stata Buffy a decidere come personalizzarla e già
pensava a qualche poster.
“Mi piace qui. Mi troverò bene.” Disse Buffy, dopo aver
aperto le finestre facendo entrare l’aria frizzante della primavera.
Monica sorrise.
“Ok, se vuoi scendere ti faccio vedere il resto.” Tornarono al
piano di sotto e si ritrovarono nell’atrio. Presero il piccolo corridoio,
dopo un passo, alla loro destra c’era una porta che Monica aprì
subito.
“Questo è il bagno. Non è molto grande, ma è funzionale,
a meno che tu non ci debba fare un’orgia.” In effetti il bagno
era piccolo, ma molto bello: le piastrelle erano tutte blu mare, ma avevano
un gioco particolare, la laccatura era stata crepata dando l’illusione
di una rete formata da screpolature. Alla destra della porta c’era una
vasca, non molto grande, ma con i bocchettoni per l’idromassaggio e
la tenda della doccia azzurra con i fiori gialli. C’erano due mobiletti,
uno con la vetrinetta, un bellissimo specchio sopra il lavandino e una lampada
a muro sempre blu. Sembrava di essere in un acquario.
Lasciato il bagno, entrarono nel soggiorno. In realtà soggiorno e cucina
erano una sola cosa. La stanza non era molto ampia, ma dava un gran senso
di calore. Appena si entrava, sulla sinistra, c’era un mobiletto con
lo stereo e dischi, cd e cassette. Poi c’era un bel divano a due posti
blu come la notte, con sopra un tre scaffali ricolmi di libri e fumetti, ricavate
direttamente da una nicchia del muro. A lato del divano, c’era un mobiletto
di legno bianco e poi iniziava la vera e propria cucina. Era stata costruita
tutta in muratura, quindi gli elettrodomestici erano tutti incassati in nicchie
preparate apposta. Le piastrelline quadrate che coprivano il tutto erano di
color avorio, con le costolature azzurre e alcune piastrelle con disegnati
dei fiorellini gialli e azzurri. Il piano cottura era a quattro fuochi, con
vicino due piani per poter impastare e preparare i cibi. Sopra il fornello
c’era una potente cappa di aspirazione e vicino un bel mobiletto in
legno pieni di barattoli dipinto d’azzurro, come del resto tutte le
antine dei cassetti e dei mobiletti.
“Ti piace il blu?” chiese Buffy ironica. In quella casa c’era
un solo colore dominante.
“Decisamente. I miei amavano questo colore e io anche. Mio fratello
preferisce il rosso, ma l’azzurro a me prende di più.”
Spiegò lei.
A completare il quadro della stanza, c’era una credenza dove facevano
bella mostra di se, piatti, bicchieri e servizi per le feste. Vicino un televisore
con un lettore DVD e un videoregistratore, poi la finestra con un balconcino
in legno e ancora a lato una stufa a legna per l’inverno.
“Wow… il camino. L’ho sempre desiderato, solo che a Sunnydale
non mi è mai servito.”
“Qui servirà, credimi. Dà anche una grande mano durante
l’inverno, così non spendono disastri per il riscaldamento, tanto
il legno lo andiamo a prendere sempre sull’Isonzo o in spiaggia.”
“Bene. Io se posso, usufruirei del bagno.”
“Certo e per quando esci ti preparo una buona cioccolata calda.”
Uscita
dalla doccia, Buffy si sentì decisamente meglio. Era stravolta dal
volo e di sicuro quella sera non sarebbe uscita. Meglio parlare. In cucina
Monica era ai fornelli, impegnata a far saltare dei cubetti di pancetta che
emanavano un buon profumino.
“Gnam! Che prepari?” chiese Buffy.
“Vado sul semplice oggi. Non ho avuto tempo di fare la spesa perché
ho dovuto mettere in ordine la casa. Pasta con pancetta, rosmarino e formaggio
grana… vedrai che ti piacerà.” Rispose Monica, mentre buttava
in acqua due etti di pasta corta.
“Posso dare una mano?”
“Ovviamente no. Oggi farai la vita da pascià, sei appena arrivata.
Siediti sul divano e rilassati.” E così dicendo, Monica fece
uscire da un cassetto una tovaglia e si mise a preparare la tavola. Buffy
notò che piatti e bicchieri erano tutti in tinta con la stanza: i piatti
erano di tonalità gialle e arancioni, mentre i bicchieri blu. Sopra
il tavolo c’era un piccolo lampadario di ceramica bianca.
“Questa casa è bellissima. È fatta a misura.”
“Sì. I miei si sono messi anima e corpo per questa casetta. Per
questo non l’hanno venduta andandosene a Londra. Meglio così,
non devo neppure pagare l’affitto.”
“Regole?” Monica alzò le sopracciglia sorpresa.
“Direi di no. Pulizie a turno, la tua stanza è tua e la gestisci
tu. Per le feste va bene, solo avverti. Idem per gli uomini: non ci sono limitazioni,
solo avvertimi. Non è il massimo tornare di sera e sentire mugugni
sommessi.” Buffy si mise a ridere.
“Non ti preoccupare, non credo che accadrà molto presto. Io per
un po’ ho chiuso con gli uomini.” Disse categorica.
“E come mai?”
“Ho appena chiuso una storia. Lo stronzo mi tradiva da mesi… l’ho
beccato a letto con lei dopo che ero tornata a casa prima dal lavoro. Cercava
anche di negare l’evidenza, figurati!”
“Ma stiamo parlando di quel Robert che dovevi sposare?”
“Eh già… ho preso i suoi vestiti e le sue cose e le ho
buttate fuori dalla porta. Chiamato il ferramenta e cambiato la serratura
il giorno stesso. Quindi, basta uomini!”
Monica le porse un bicchiere di rosso della zona.
“Cin, allora. Alle donne single!”
“Alle donne single!” brindarono e si sedettero a tavola a cenare.
“Ehi, è favolosa…” disse Buffy infilandosi in bocca
una forchettata di fusilli.
“Lo penso anche io. È uno dei miei cavalli di battaglia.”
Rimasero in silenzio, poi, fino alla fine del pasto.
“E tu, Monica, a uomini?”
“Io? Single più o meno convinta. Qualche volta ho qualche storiella,
ma nulla di serio. E penso che sia meglio così… a volte avere
un uomo è un problema. Ovvio che se trovo quello perfetto, non scappo
via, però non mi metto a cercarlo con il lumino. Meglio le amicizie,
anzi, a proposito, domani ti presento le mie amiche. Facciamo un’uscita
serale, ok?”
“Certo. E tuo fratello?”
“Uh? Che c’entra William?”
“Intendo, si ferma a lungo qui?”
“Certo. D’estate emigra sempre qui, perché si può
andare al mare. E poi ad ottobre inizia a collaborare con un Prof all’università.”
“Che lavoro?”
“Assistente alla cattedra di letteratura inglese. Mi diceva che dovranno
fare ricerche su vecchi testi in triestino… mah, contento lui a me va
bene tutto.”
“E sta bene?” Monica sorrise a quaranta denti.
“Molto bene. Non lo riconoscerai mai. Rimarrai fulminata quando te lo
troverai davanti, credimi.”
“Ma dai?”
“Diciamo che tu non lo hai visto nel suo meglio. L’anno dopo la
tua venuta qui, è sbocciato e non c’è stata ragazza che
non ne sia rimasta piacevolmente colpita.”
“Wow… fammelo vedere. Qualche foto…”
“No, no. Sarà una sorpresa…” e sghignazzò
fra i denti, mentre Buffy metteva il broncio sporgendo il labbro inferiore.
“Ehi, non hai ancora finito il tour della casa. Vieni, ti mostro le
ultime due stanze della casa.”
Le due ragazze risalirono le scale e superarono la prima porta a destra del
pianerottolo. Buffy si ritrovò in una stanza stracolma di qualsiasi
cosa. Subito a lato, sulla sinistra, c’era una libreria colma di fumetti
e DVD, più a lato c’erano due mensole, anch’esse con diversi
fumetti. Sotto c’era una piccola nicchia ricavata sotto le scale che
portavano alla mansarda, con delle scatole colorate. Davanti alla porta c’era
il termosifone e sopra era posizionato un faretto a forma di fiore azzurro.
Poco vicino c’era la finestra e sotto un mobile basso pieno di cd e
cassette. A lato cominciava l’armadio a tre ante con dei poster e disegni
attaccati sopra. C’era poggiata anche una piccola televisione a 14 pollici.
A destra della porta c’era la scrivania dove poggiavano un sacco di
pennelli e tempere, dei fogli di carta e un portatile. A lato, il letto, ancora
sfatto dalla notte precedente e vicino il comò con due cassetti, un
libro e la radio. Per concludere, sopra il letto c’era un faretto gemello
al precedente e una lunga mensola piena di fumetti. Un poster di un concerto
dei Muse capeggiava sul muro.
“Questa è la mia stanza.” Disse orgogliosa Monica. “Di
solito è molto più incasinata di così, ma la trovo terribilmente
confortevole.”
“Si vede che c’è la tua impronta.”
Salirono l’ultima rampa di scale ed entrarono nella mansarda mentre
dal basso si sentì squillare il telefono.
“Oh, torno subito.” Disse Monica, lasciando lì Buffy a
guardarsi in giro. I muri erano perlinati come tutte le stanze da letto, c’erano
appesi dei poster dei Ramones e Sex Pistol. Una chitarra acustica era appoggiata
ad un mobile non molto alto, pieno di cassetti. Il tetto era spiovente e con
le travi a vista, non c’era il lampadario ma delle due faretti rossi
puntati sul letto in ferro battute a due piazze. Anche questo, come quello
di Monica era sfatto e si vedevano le lenzuola rosso bordeaux. I due fratelli
non dovevano amare molto i letti perfetti. Vicino c’era un comodino
con una lampada rossa.
“Questo ragazzo è ossessionato dal rosso…” disse
piano Buffy. C’era una sedia con dei vestiti tutti neri gettati sopra
e parecchie carte per terra. “Ed è anche disordinato… lo
ricordavo diverso.”
Già, William, lo aveva visto per una settimana solo durante i pasti,
ed era sempre che borbottava, incapace di formulare una frase coerente, arrossiva
per un nulla. Portava occhiali grandi che gli coprivano sempre gli occhi,
i capelli ricci castani formavamo un casco alla Jakson Five che la facevano
impazzire dal ridere, tutti i suoi compagni di classe lo prendevano in giro
per l’aspetto e anche perché era notoriamente un secchione. Monica
non voleva dirle come era cambiato… certo anche lei non era più
la quindicenne che aveva conosciuto lui, ma non era cambiata moltissimo. Decise
di scendere, stare nella camera di William da sola non le sembrava molto giusto.
Trovò Monica seduta sul divano a chiacchierare al telefono con un sorriso
quasi da ebete.
“No, William arriva domani…. Si… vado a prenderlo io…grazie
Alex, ma non è un problema, anzi, mi fa molto piacere.” Monica
fece cenno a Buffy di sedersi tranquilla. “Devo dirgli qualcosa?…
ah…ok…bene, adesso me lo scrivo. Se vuoi puoi passare domani sera…così
gli fai compagnia. Io esco con le altre…uh sì… ok, allora,
a domani. Ciao Alex, ciao.” Sorrise e mise giù. Buffy prese a
guardarla con un sorrisetto malizioso.
“Allora… chi era?” chiese con fare canzonatorio.
“Alex, un amico di William. ehi, perché mi guardi così?”
“Qui qualcuno ha una cotta…”
”Ma no! Che cotta! È solo un amico, un compagno di band di Willy.
Cercava lui, io non c’entro…”
“Uh, uh. Per questo lo hai invitato qui?”
“Senti… alcune volte passa a provare le canzoni qui. Tutto qui,
non c’è niente tra noi e mai ci sarà.” Disse categorica
Monica.
“È gay?”
“No, perché dovrebbe esserlo?”
“Allora perché dici che non ci potrà mai essere storia?
È carino?” Monica sospirò.
“Anche troppo… per me intendo. Insomma, io non sono un phisic
du role, anzi. Invece lui è alto, muscoloso, con due belle chiappe
sode…gnam. Ok, basta pensieri sconci!” Buffy rise di gusto.
“Non vedo quale sia il problema…ti butti e magari ti diverti.”
“Magari… suona la chitarra sai? Dovresti vederlo… è
eccitante!”
“Lo si capisce dal luccichio malato che hai negli occhi. Come si chiama
il gruppo in cui suona?”
“Devono decidere… per ora erano la ‘Spirale mistica’
ma a causa di non so quali problemi di copyright devono cambiarlo.”
“Devono chi?”
“Loro: Alex, William che canta, Sebastian al basso e Paolo alla batteria.
Sono simpatici, li conoscerai tutti molto presto.”
“Non vedo l’ora.”
Capitolo 2: William!
La mattina Buffy si svegliò piuttosto tardi. Si era ripresa bene dal
viaggio e ora voleva diventare operativa. Scese in soggiorno e trovò
Monica con una tazzina in mano e il giornale.
“Buongiorno!” le disse.
“’giorno. Dormito bene?”
“Perfettamente, grazie. C’è del caffè?”
“Si, dovrebbe esserci un goccio nella moka. Attenta, che non è
brodaglia americana, è caffè espresso come si deve.” Avvertì
Monica: odiava il caffè lungo e non capiva come poteva piacere.
“Me lo farò bastare.” Sbadigliò sonoramente, mentre
Monica faceva partire l’impianto stereo.
“Abituati alla musica. In questa casa non manca mai. A me piace ascoltarla
e a Will piace suonarla. Se hai cd portali tranquillamente giù, a meno
che non tu non voglia ascoltarli in privato.”
“Ok. Non ho portato molte cose con me, ma porterò giù
quello che ho. Programmi per oggi?”
“Più tardi torno all’aeroporto, altro non ho di urgente.
Magari possiamo fare un salto al nostro futuro laboratorio, tu che dici?”
“Sì!! Ho proprio voglia di vedere quello che hai trovato. È
distante da qui?”
“In realtà non molto. Ma c’è bisogno dell’auto.”
Buffy annuì guardando la sua tazzina colma di caffè forte.
“Mmmm credo che avrò bisogno di un po’ di latte qui. È
troppo per me, ancora. Senti… pensavo di passare al consolato americano.
Dici che è possibile?”
“Sì, è a Trieste. Perché dovresti andarci?”
“Non lo so, magari per vedere se la mia patente qui vale qualcosa, o
se servono carte speciali per stare qui. Ho il permesso di soggiorno per vacanza,
ma dovrò farne uno per lavoro, oppure chiedere la cittadinanza…
insomma, cose burocratiche…”
“Va bene… domani ti ci porto. Intanto ambientati qui, disfa i
bagagli, insomma… ambientati!”
Buffy finì di bere con calma, mentre sentiva Monica canticchiare in
giardino che stendeva la biancheria appena lavata. Erano le undici e mezza,
era libera per un po’ di godersi la casa nuova. Tornò in camera
sua e iniziò a tirare fuori i vestiti, li pose negli armadi, mettendo
le magliette in un cassetto, i pantaloni perfettamente piegati nell’armadio,
slip e canottiere nel comò. Non aveva molte altre cose, non poteva
portarsele. Si sarebbe rifatta il guardaroba lì. Passò l’aspirapolvere,
spolverò i mobili, pulì anche i vetri delle finestre. La camera
brillava.
“Wow… farò fare a te le pulizie di sotto.” Disse
Monica poggiata sullo stipite della porta.
“Non te la asciughi così… mi piace pulire, ma non faccio
la carità…” e rise.
“Ok, hai ragione. Vado in aeroporto. Torno a breve.”
“Va bene. Ah senti, ho visto delle bici qua fuori. Sono tue?”
“Sono nostre…”
“Posso prenderne una? Volevo fare un giro per il paese.”
“Fai pure…ci becchiamo dopo.” Vide che Buffy si torceva
le mani un po’ nervosamente. “Devi chiedermi ancora qualcosa?”
“Ehm… sì… se mi perdo posso chiamarti?” Monica
si mise a ridere di gusto.
“Perderti? A San Piero? Dovresti essere peggio di Ryoga per perderti
in questo buco, ma se succede… fai pure.”
“Ryoga?”
“È un personaggio di Ranma… un fumetto. Ryoga è
un ragazzo che si è riuscito a perdere dietro a casa, girando a destra
invece che a sinistra. Oh e prima che mi dimentichi… ecco la tua chiave
di casa. Così puoi entrare senza aver sempre bisogno di me.”
le diede una Yale blu, tanto per cambiare. Uscirono assieme, Buffy inforcò
una mountain bike rossa (chiaramente di William) e prese a vagare per le stradine,
mentre Monica, con la sua fedele Cordelia, andava a prendere il fratello.
La
sala d’aspetto dell’aeroporto non era del tutto vuota, c’erano
alcune persone in attesa di un check in per la partenza. Monica era, come
quasi sempre, in anticipo, ma le piaceva andare sul terrazzo a guardare l’arrivo
dell’aereo sulla pista e la discesa dei passeggeri, infatti era lì.
Il piccolo aereo proveniente da Milano stava completando le fasi di atterraggio
e poco dopo i portelloni si aprirono, lasciando scendere uno ad uno i passeggeri,
mentre gli inservienti dell’Alitalia scaricavano con poca grazia le
valigie. Eccolo là suo fratello, impossibile da non notare anche da
lontano: i capelli biondi ossigenati lo caratterizzavano ovunque, senza contare
quel look da dark, vestito completamente di nero, con lo spolverino in pelle
praticamente consunta, che lo facevano assomigliare ad un affascinante pipistrello.
Monica vide che William salutava la hostess con un leggero bacio: adorava
flirtare con le ragazze e lei non potè che sospirare. Scese le scale
mobili e si avviò al cancello di uscita. Di lì a poco arrivò
anche lui. Portava con se solo uno zaino nero ed una valigia rossa. Quando
la vide, le sue labbra si allargarono in un largo sorriso. Monica aveva cercato,
con gli anni, di essere più obiettiva possibile riguardo a lui: fin
da piccoli si adoravano uno con l’altra, l’età ravvicinata
era perfetta per poter crescere sempre assieme. Monica amava suo fratello
anche quando tutti lo prendevano in giro per essere un secchione, quando lui
non faceva o diceva nulla. In parte era stato grazie a lei che lui era cambiato
così. Non aveva più i capelli a casco, ma se li era tagliati
corti e sparati in aria con il gel, senza contare l’ossigenatura che
aveva fatto prendere un colpo al padre. Si era deciso a togliere gli occhiali
e a mettersi le lenti, così poteva sfoggiare meglio quei occhi blu
come il mare, che lei avrebbe tanto voluto possedere. Gli zigomi affilati,
il sorriso a volte dolce, a volte diabolico, un corpo da paura… ovviamente
Monica non subiva particolarmente il suo fascino, ma sapeva che le altre ragazze
impazzivano per lui. Come fratelli non potevano essere più diversi:
lei aveva preso quasi tutto l’aspetto dalla madre, i tipici tratti mediterranei,
gli occhi castani, la carnagione più scura, insomma, lei era proprio
la figlia italiana, mentre William sembrava il ritratto di suo padre, tipicamente
inglese.
“Ciao, bellezza!” La salutò.
“Ciao figo! Preso tutto?” chiese Monica mentre lo abbracciava.
“Sì. Papà e mamma ti salutano, mandandoti a dire che dovresti
farti sentire di più. Ehi, messaggero non porta pena.” Si affrettò
a dire lui, quando lei sbuffò.
“Non è che loro si sversino molto a farlo, ti pare? Come è
andato il viaggio? Fatto buone conquiste?” gli chiese maliziosamente.
Lui sorrise.
“Qualcosa, ma nulla di che, solo qualche giochetto alla hostess…
non abbiamo neppure concluso.”
“Sei un maniaco.”
“Lo so.” Risero assieme di gusto, poi Monica riprese.
“Comunque a casa c’è qualcuno che puoi cercare di conquistare
e che piace anche a me. È una bella novità, dopo Deborah tutte
quelle che ti sei portato a casa erano tremende.” Ormai erano arrivati
alla macchina.
“Deduco che è arrivata la tua socia…” disse con voce
più suadente William.
“Sì…te la ricordi Buffy?”
“Impossibile dimenticarla.”
“La tua prima cotta.” Lo canzonò Monica. Ed era vero, pensò
lui. Appena lei era entrata in casa Cross, lui era partito per lei. Quel corpicino
esile, i capelli biondi, gli occhi verdi… lo avevano fatto sballare.
Per non dire quando, per sbaglio, l’aveva vista sotto la doccia. Lei,
per fortuna, non si era accorta di nulla, ma lui era dovuto correre in camera
a togliersi una immediata erezione. Da quel momento non era più riuscita
a guardarla in faccia… troppo timido. Chissà lei che cosa avrebbe
pensato rivedendolo così cambiato.
“Sta bene?” chiese lui curioso.
“Molto bene. Adesso è in giro con la tua bici per il paese…
ha detto che voleva dargli un’occhiata. Vista l’estensione di
San Piero, sarà già a casa.”
“Direi molto probabile…” Erano arrivati in casa e Buffy
era ancora fuori. William salì le scale per appoggiare la borsa, poi
ridiscese per andare in doccia.
Buffy
stava girando in continuo per le stesse strade. Il paese era veramente piccolo,
ma le piaceva, perché a differenza di Sunnydale, c’era molto
silenzio. Riusciva a pensare alla perfezione: aveva evitato di percorrere
le stradine sterrate che portavano in mezzo ai campi, perché era possibile
che si perdesse e non era giusto chiamare Monica perché lei era stata
un’incosciente. Aveva fatto mente locale su cosa ci fosse in paese:
nella piazza centrale c’era una banca, con vicino una panetteria e un
bar. A fianco il bar, la macelleria e il negozio di frutta e verdura, mentre
davanti c’era l’edicola. Andando verso casa, c’era un negozio
di alimentari e una profumeria con la vetrina tutta luccicante. Era veramente
un buco.
Era di nuovo a casa e stavolta Cordelia era in riposo sotto il portico con
Legolas appollaiato sul tetto.
“Che ci fai li?” gli chiese lei. Il gatto la guardò con
sguardo sornione e tornò a dormire.
“Gli piace stare là sopra.” La voce maschile la fece girare,
solo che Buffy aveva il sole negl’occhi e non capiva chi parlasse, anche
se aveva un forte sospetto su chi fosse. Si mise una mano a mo’ di parasole
e rimase a bocca aperta per lo stupore.
Che fine aveva fatto William? Lo splendore che le stava davanti era l’esatto
opposto di quello che si ricordava. Lo scannerizzò centimetro per centimetro,
notando come la maglietta attillata nera esaltava magnificamente i pettorali
e i jeans fasciavano le gambe muscolose. Ebbe una fugace visione di loro due,
nudi, sopra le lenzuola rosse della sua stanza e avvampò. ‘Madre
Santa…’ pensò.
“Hai perso la lingua, passerotto?” Passerotto??
“William?” chiese lei riprendendosi un po’.
“Il solo e unico, ma se preferisci, puoi chiamarmi Spike.” Le
disse avvicinandosi un po’ e abbassando la voce rendendola più
roca del normale, lasciando lei sorpresa.
“Sei cambiato moltissimo, ti ricordavo più… chiuso.”
Disse lei tranquilla. Si era ripresa dallo shock iniziale e stava meglio.
Lui sorrise malizioso.
“È vero… ho avuto modo di rivedere i miei atteggiamenti
e sinceramente preferisco come sono ora. E tu che ne dici?”
“Io? Io non so chi sei. Quando venni qui anni fa, tu ti eclissavi appena
entravo nella stanza, pensavo mi odiassi. Quindi per me sei sempre lo stesso…
devo comunque imparare a conoscerti.” Lei lo aveva stupito, era una
risposta che non si aspettasse.
“Come stai? Sei contenta di iniziare una nuova vita qui?”
“Sto bene. È un bel paesino, anche se mi sembra poco divertente.
C’è poca gente qui.”
“Ti converrà andare a Monfalcone se vuoi un po’ di vita.”
Uscì in giardino anche Monica.
“Ah, Will, ieri ha chiamato Alex, dice che ha idee nuove per la band.
Devi richiamarlo.” Legolas balzò giù dalla macchina e
si avvicinò alla sua padrona miagolando.
“Ok, adesso lo chiamo.” E tornò dentro. Monica prese in
braccio il gatto che si mise a fare le fusa.
“Che ruffiano che sei Leggy…” poi si voltò verso
Buffy che era ancora lì. “allora… sorpresa?” chiese
mordendosi il labbro inferiore mentre sorrideva.
“A dir poco. Non sembra più lui…”
“Già. Verso i 17 anni, scomparve William e comparve Spike. Si
era stufato della solita immagine ed eccolo qua. Dicono sia molto meglio.”
“Altroché. È favoloso…” Monica sorrise da
un lato.
“Ma dai…” e Buffy, guardandola, sorrise con lei.
“Ehi pazza, vengono i ragazzi a casa nostra stasera, è un problema?”
chiese William tornando fuori e parlando alla sorella.
“Cosa significa che vengono qui? Li hai invitati a cena o al dopo cena?”
“Cena. Possiamo fare una pasta, che dici?”
“La parola giusta non è possiamo, è posso… io. Comunque
ok, però chiamo anche le ragazze. Odio essere in minoranza numerica
tra voi.”
“Da come la metti sembra l’inferno.” Scherzò Buffy.
“E lo è. Quattro uomini single, arrapati e bastardi, non sempre
sono solo un sogno erotico… ma anche un incubo. Se chiamo i rinforzi,
è meglio.” Rispose Monica, mentre William scoppiava in una fragorosa
risata.
“Ah, sorellina, quanto mi sei mancata a Londra!”
“Lo so.” E fece l’occhiolino a Buffy.
Capitolo 3: Amici e Nomi
Monica
si mise a cucinare per tutti: quella sera, oltre a loro tre coinquilini, sarebbero
arrivati gli altri tre componenti della band e due amiche di Monica, totale
otto persone, che lei sapeva, essere affamate come lupi mannari. Aveva mandato
William e Buffy a comprare carne macinata per il ragù e vino rosso.
Dopo due ore di inteso lavorio, dalla cucina si levava un profumino da risvegliare
i morti. Prepararono assieme la tavola e poi aspettarono i loro ospiti. Lo
stereo diffondeva la musica dei Subsonica e i tre chiacchieravano allegramente.
Buffy e Spike avevano preso a guardarsi sottecchi, cercando di non farsi vedere
uno con l’altra, mentre Monica si stava beatamente godendo la scena.
Suonò il campanello.
“Vado io.” Disse Monica. Aprì la porta e si trovò
davanti a Leila, come sempre in perfetto orario.
“Ciao!” le disse.
“Ciao. Vieni, entra.” Entrò una ragazza sui venticinque
anni, capelli lunghi castani, occhi castani leggermente orientaleggianti.
Aveva il volto ovale, carnagione olivastra, più bassa di Monica, che
già non svettava.
“Ciao Leila.” Disse William dal divano.
“Ehilà, ben tornato.” Poi si rivolse a Buffy. “Ciao.
Io sono Leila.”
“Io sono Buffy.”
“Sì lo so. Ti aspettavano tutti qui.” Si tolse il giubbotto
di pelle rivelando un semplice maglione largo e un paio di jeans. “Che
ci avete fatto di buono?”
“Pasta al ragù.” Rispose semplicemente Monica.
“Solo? Speravo qualcosa di più elaborato…” Monica
alzò gli occhi al cielo, mentre William ridacchiava sotto i baffi.
“La prossima volta, per avere qualcosa di elaborato, metto in cucine
te e mio fratello e poi vediamo cosa mangiamo, ok?” Leila fece una smorfia.
“Non sapete cucinare voi due?” chiese Buffy.
“Sono bravi in altre cose, ma in cucina… il terremoto fa meno
danni.”
“Per questo faccio fare a te pranzi e cene.” Si difese William.
Dlin dlon. Il campanello riprese a suonare e Monica andò ad aprire
di nuovo.
“Sebastian, Alex, entrate.”
“Grazie Monica. Permesso.” I due nuovi arrivati si accomodarono
in soggiorno insieme agli altri.
“Ciao Spike, ben tornato. Abbiamo idee spettacolari per il gruppo.”
Esordì Sebastian. Era alto e la sua figura veniva slanciata ancora
di più da un lungo soprabito nero, molto elegante. Infatti indossava
anche una camicia bordeaux di taglio classico e un paio di pantaloni molto
sobri. Si portava dietro un’eleganza innata, dovuta alla madre francese.
Era biondo, con i capelli leggermente ricciolini, occhi verdi come quelli
di Buffy, una bocca con labbra sottili perennemente dischiuse in un sorriso
ironico di scherno. Il volto aveva i lineamenti regolari. Era un bel ragazzo,
pensò Buffy.
Dietro di lui, invece entrò Alex: non poteva essere più diverso
da Sebastian, avevano in comune solo l’altezza. Aveva i capelli neri,
lunghi fino alle spalle e leggermente mossi. Il volto allungato, circondato
da una barbetta rasata non di fresco, più folta nel pizzetto. Sorriso
gentile e occhi grandi scuri magnetici. Indossava un paio di jeans blu artisticamente
consumati e strappati, una maglietta a maniche corte di un vecchio concerto
dei Pink Floid e delle scarpe di ginnastica che un po’ stonavano essendo
bianche. Si portava dietro un’aurea di tranquillità e gentilezza.
“Pensiamo di aver trovato il nome giusto!” disse Alex sorridendo.
“Ciao anche a voi, è un piacere vedervi.” Disse Leila prendendo
un bicchiere di vino.
“E lei che ci fa qui?” chiese Sebastian. “Non dovevamo essere
solo noi?” continuò con tono un po’ acido.
“Ho invitato a cena anche le mie amiche Leila e Deborah… è
un problema?” rispose Monica.
“Ovviamente no. Ciao Leila. E tu devi essere Buffy, la nuova socia.”
Disse Alex cercando di tranquillizzare gli animi. Sapeva che Leila e Sebastian
non sempre si sopportavano, ma stavano tranquilli per gli altri.
“Quindi, ora, mancano solo i due ritardatari. Come sempre.” Disse
William.
A Buffy piaceva osservare il comportamento dei ragazzi, così da capire
meglio le interazioni tra di loro.
“Ciao, Buffy.” La salutò con fare sensuale Sebastian, prendendosi
un’occhiataccia da William.
“Ehm… ciao…”
“Sebastian…è sempre un piacere conoscere belle ragazze
come te.” I presenti alzarono tutti gli occhi al cielo sbuffando, conoscevano
molte bene le tecniche di abbordaggio del ragazzo, ma Buffy sembrò
lusingata da quel commento.
“Bhe, grazie.”
Altro giro, altra corsa, suonò per l’ultima volta il campanello,
cosa che portò Monica ad andare ad aprire per l’ultima volta
la porta.
“Entrate, mancavate solo voi, ovviamente.”
“È colpa sua. È arrivato tardi da me, facevo prima a venire
in Graziella.” Era una ragazza a parlare, alta, bel corpo pieno di curve
sensuali, ricoperto da un vestitino corto e un gilet rosa. Capelli rosso scuro
tagliati in modo che arrivassero alle spalle e la frangetta corta. Occhi castani
truccati con una passata di ombretto rosa, labbra con rossetto, un naso a
patata che le stava bene, nel complesso. La borsa nera piene di spille completava
il look.
“Non è vero. Ho dovuto aspettare che portassi fuori Cucciola.
Quindi buona.” La replica arrivava dal ragazzo dietro di lei. Non era
molto alto, capelli rossi tiziano, il volto leggermente tondeggiante era spruzzato
da una manciata di lentiggini, occhi grigi sormontati da un paio di occhiali
tondi. Portava un paio di pantaloni Adidas di una tuta nera, felpa arancio
con cappuccio e un paio di All Stars leggermente consunte.
“Tranquillo, Paolo, entra. Vi stavamo aspettando.”
Andarono anche loro in salotto, William si alzò dal divano e fu Buffy
a restare di sale questa volta; la ragazza appena arrivata gli si gettò
al collo dandogli un bacio leggero sulle labbra.
“Ciao Debby, ben arrivata, anche se tardi, come sempre.”
“Ah, ah, ah.” Rispose lei in tono sarcastico. Gli invitati cominciarono
a parlare tra loro, mentre Monica e Buffy si occuparono della pasta.
“Scusa… ma stanno assieme?” chiese Buffy.
“Chi?”
“William e la ragazza coi capelli rossi… pensavo stessero assieme…
insomma, visto il bacio.” Disse Buffy con voce fintamente disinteressata.
“No, sono solo amici. Sono stati assieme un paio di anni fa… tutto
finito, per fortuna.” Rispose Monica agitando un cucchiaio di legno.
“Ah, bene!” Monica la guardò curiosa.
“Prego?”
“No, cioè… volevo dire, mi spiace per loro.”
“Uh, Uh… immagino. Per ora qui siamo tutti solo amici… bhe
tranne che me e William, ovvio. Tresche ce ne sono e continueranno ad esserci,
ma ci divertiamo assieme. Per esempio, a me piace Alex da una vita e lui non
lo sa… o fa finta di non sapere, cosa molto più probabile. Paolo
muore dietro a Leila e lei non lo degna di uno sguardo; Deborah e mio fratello
si frequentavano, ora lei sbava per Sebastian e noi cerchiamo di farle cambiare
idea. Però ci vogliamo bene tra noi. Branco, a tavola.”
I ragazzi si sedettero a turno, facendo in modo di alternarsi tra maschi e
femmine: Monica sedeva a capotavola, vicino ai fornelli, alla sua sinistra,
William, poi, continuando c’erano Buffy, Paolo, Leila, Sebastian, Deborah
ed infine Alex.
“Ciao, Leila.” Disse piano Paolo.
“Ciao Paolo, ti avevo già visto e salutato, comunque.”
Rispose lei stizzita.
Mangiarono chiacchierando tranquillamente, soprattutto chiedevano a Buffy
di parlare dell’America e di come si trovava. Soprattutto con le ragazze
si trovava bene, erano tutte abbastanza ferrate in gossip e moda, mentre i
ragazzi cercavano di trovare un nome per la loro band.
“E poi ammettiamolo, Spirale Mistica non prende come gruppo rock. Piuttosto
sembra il nome per un gruppo chill out. Ci serve qualcosa di forte.”
Disse veemente Sebastian.
“Tipo?”
“Bhe, che ne dite di “The Chess?” e sorrise.
“Gli scacchi? Non dovevamo avere un nome forte? Non c’è
niente di forte negli scacchi!” rispose William facendo una smorfia.
“Gli scacchi sono un gioco fenomenale. È tutta tattica, è
come giocare alla guerra. Sono forti.” Si difese Sebastian. Alex e Paolo
scossero il capo.
“Magari è meglio altro…” sussurrò Monica.
“Quindi? Visto che non vi piace la mia idea, dite qualcosa voi.”
“Potremmo…Bisiac boys?”
“Sembra il nome di una boy-band sfigata. Altro!”
“Gli assassini?”
“Pregno di fiducia…”
“Cazzo, Spike, sai solo a protestare, dai una mano anche tu!”
disse esasperato Sebastian. L’ossigenato prese a pensare per un po’,
poi sorrise e declamò la sua scelta.
“Saremo i ‘Blood Bro.’ Mi sembra appropriato, voi che pensate?”
“Bro? Che significa?” chiese Paolo curioso.
“Bro sta per brothers, fratelli. Diamine, siamo cresciuti assieme come
fratelli… insomma, mi sembrava carino. Non fa paura come gli assassini,
né addormenta come gli scacchi…”
“Mmmmm…” fece pensieroso Alex. “Non sembra male. Voi
ragazze che dite?”
“Le ragazza danno pollice su.” Parlò per tutte Deborah.
“Adesso c’è da scegliere il nostro nome, Monica.”
Disse Buffy alla socia.
“E già…”
“Tu come lo chiameresti il negozio, Buffy?” chiese William guardandola
fissa negli occhi. Buffy sentì che il cervello le andava in fumo.
“Eh? Ah… bho, qualcosa con Sweet dentro… in fondo vendiamo
dolci.”
“Dunque, facciamo le prove.” Cominciò Monica “Tesoro,
vado da Sweet a prendere una torta.” Fece una smorfia. “No, sembra
il nome di un pub.”
“Di solito panetterie e pasticcerie tengono i nomi del proprietario.”
Analizzò Deborah.
“Cross e…” partì Leila fermandosi, dato che non sapeva
il cognome di Buffy.
“Summers. Ma non sta bene, siamo in Italia, due cognomi così
stranieri non andrebbero bene. Darebbe poca fiducia.” Rispose calma
Buffy.
“E una semplice ‘Casa del dolce’?” si intromise Alex
dal suo angolino. Monica si voltò a guardarlo sorridendo a quaranta
denti.
“Sei un grande. È un nome perfetto. C’è il dolce
che è quello che vendiamo e la casa che dà sempre un’idea
di…calore e fiducia. Sì!”
“Allora domani mi porti a vedere la nuova casa del dolce?” era
il modo di Buffy per dire che era d’accordo.
“Propongo un brindisi: ai Blood Bro e alla Casa del Dolce.” Esclamò
Paolo alzando il bicchiere.
“Cin!”
“Però stasera il dolce non c’è. Mi avete avvisato
troppo tardi.” Disse Monica facendo la linguaccia agli altri.
“No!! Sono venuta solo per quello.” Disse Leila.
“Ah, io pensavo fossi venuta per stare con i tuoi amici.” Disse
William.
“Spike, con voi posso passare mille altre sere, ma una torta…
magari con le fragole… bhe era meglio.” Rispose candidamente lei.
“Quindi, se non c’è il dolce, io tornerei a casa. Domani
mi devo svegliare troppo presto.” Andò a prendersi il giubbotto
e la borsa e salutò tutti.
“Ciao Leila. Vuoi un passaggio?” chiese Paolo velocemente.
“Non mi serve, sono in macchina.” Rispose secca lei. William scosse
la testa. “Ciao ragazzi, alla prossima. E voi muovetevi a fare un concerto.”
E se ne andò.
Monica iniziò a sparecchiare la tavola aiutata da Buffy e Deborah,
mentre i Blood Bro parlavano di canzoni da suonare.
“Perché Leila non degna di uno sguardo Paolo?” chiese Buffy
alle due ragazze, mentre puliva il fornello. Le amiche si guardarono e fecero
spallucce.
“La volta che finalmente lui era riuscito a prendere un appuntamento
con lei… bhe ha avuto la pessima idea di presentarsi quarantatre minuti
in ritardo. Per lei è stato un affronto e da quel momento Paolo è
diventato quasi trasparente.”
“Stai scherzando? Solo per un ritardo?” chiese Buffy sconvolta.
“Leila non ha mai preso bene chi non arriva puntuale. Pensa a questa
sera: lei è arrivata per prima, esattamente alle otto spaccate. Se
tarda anche di cinque minuti avverte. E, comunque, lui non le interessava…
c’è uscita solo per fargli smettere di provarci.” Disse
Monica ridacchiando.
“Bhe, dato che domani sono in turno di mattina, vado a dormire, vi lascio
qui a divertire ancora un po’.” Annunciò Paolo alzandosi
dal suo posto.
“No, dai, resta ancora un pochino, non puoi andartene già via.”
Cercò di fermarlo Deborah.
“Grazie dell’affetto dimostrato, ma devo scappare. Alle 5 domani
devo essere in piedi.”
“Ok, bel uomo. Ci becchiamo la prossima volta.” Gli disse Monica
mentre gli prendeva il giubbotto.
“Grazie. A presto.” E anche lui abbandonò la casa.
“Deborah… chi ti riporta a casa?” chiese William. Lei spalancò
la bocca e si mise le mani nei capelli.
“Cazzo! Ehm… Sebastian… mi dai uno strappo?”
“Devo già portare a casa Alex… non mi è molto comodo.”
Disse lui un po’ scortese.
“E allora a chi chiedo? William e Monica sono già a casa!”
ribattè lei stizzita.
“Ma certo che ti portiamo, stai tranquilla.” Cercò di mettere
pace Alex. Deborah gli sorrise e prese il cellulare. Digitò qualcosa
di veloce e tornò dalle ragazze.
“Allora, a quando l’apertura?”
Poco
lontano, il cellulare di Paolo squillò: gli era arrivato un SMS. Lesse
il mittente. Deborah. Il messaggio era breve, ma lui capì al volo.
“Grazie!!!”
Evidentemente la tattica ‘vado a casa prima e ti lascio con lui’,
aveva funzionato. Sperava solo che Sebastian non fosse troppo stronzo. Ci
provava con tutte le ragazze, tranne che con lei. Paolo sospirò e decise
di avviarsi verso casa: in fondo era vero che la mattina doveva andare a lavorare.
“Che
lavoro fa Paolo?” chiese Buffy ad un certo punto.
“Lavora come metalmeccanico in fabbrica. È a turno e domani gli
tocca la mattina: 6-14.” Disse Monica. Buffy annuì.
“E voi che fate? Sono curiosa… scusate.”
“Ma figurati. Siamo ben contenti di risponderti.” Disse Sebastian
regalandole un sorriso da sciogliere i ghiacci eterni del polo. “Io
sto finendo la tesi: scienze delle comunicazioni, indirizzo musicale.”
Disse cercando di essere sensuale, beccandosi sguardi rivolti al cielo dai
suoi amici.
“Io lavoro in una panetteria, in attesa che si liberi un posto da commessa
in una certa Casa del Dolce… chi ha orecchie per intendere, intenda.”
Disse Deborah sorridendo.
“Forte, sei già del mestiere!!” esclamò Buffy e
l’amica annuì.
“Io non faccio ancora nulla… a settembre inizio a pieno ritmo.
Per ora farò la dannata guida turistica a Miramare, appena mi chiamano.”
Disse Spike.
“Che cos’è Miramare?”
“È un castello vicino a Trieste. Era la dimora di Massimiliano
d’Austria e sua moglie Carlotta, prima che lui avesse la brillante idea
di farsi ammazzare in Argentina. È un piccolo gioiello che dà
direttamente sul mare. Sono sicurissima che William ti farà fare un
bel giro se lo vuoi. Ormai conosce quel parco meglio delle sue tasche.”
Disse Monica.
“Io sono commesso in un negozio a Monfalcone.” Disse per ultimo
Alex.
“Che negozio? Così poi ti vengo a salutare.” Chiese ancora
Buffy.
“In uno dei più belli della zona.” Rispose William. “Il
nostro chitarrista lavora in un negozio di dischi. Infatti è il nostro
spacciatore ufficiale di musica.”
“Ma è splendido!!” esclamò Buffy.
“Sì, non è male e poi così mi tengo aggiornato
per la band.” Disse Alex con un sorriso.
“Quindi le nulla facenti siamo solo noi!” scherzò Buffy
in direzione di Monica. Risero tutti.
“Bhe, noi dobbiamo darci da fare per l’apertura di settembre.
Domani si va al negozio, ok?” gli ospiti rimasti si alzarono dalle sedie
e andarono a prendersi giacche e giubbotti: era tempo, per tutti, di tornare
a casa.
“Bhe, ragazzi, grazie dell’ospitalità e della cena. Buonanotte.”
Disse allegro Alex.
“Ciao a voi e ci vediamo presto. Domani in sala prove…facciamo
per le nove?” chiese William.
“Sì, buon orario. Alle nove domani. Ciao.” Salutò
Sebastian veloce, seguito a ruota dagli altri due passeggeri.
“E anche questa è andata. Dio santo, sono peggio di un’orda
di cavallette.” Esclamò Monica.
“Sono simpatici.” Disse Buffy.
“Sì, un po’ pazzi, ma sono ok.” Fece eco Spike. “Bhe,
i piatti li metto a posto domani. Adesso non ne ho voglia.”
“Bhe ma possiamo aiutarti noi, no?” disse Buffy.
“No. A casa chi cucina non sparecchia e lava. Una piccola distribuzione
dei compiti. Io vado a nanna. Ciao piccioncini.” E Monica salì
per le scale.
“Piccioncini?” dissero in coro. Si guardarono e fecero entrambi
spallucce. Andarono a dormire anche loro: l’ordine poteva aspettare.
Capitolo 4: Novita al lavoro
Il
mattino dopo Buffy si svegliò contenta. Scese in cucina e si ritrovò
davanti ad un William in versione casalinga, armato di guanti di gomma e spugnetta.
“Buongiorno. Bel completo.” Lo prese in giro, facendo un cenno
al grembiule che indossava il ragazzo. Si accorse solo ora che sotto non portava
nulla, solo i pantaloni.
“Ah, ah, ah.” Rise per finta lui. “Che dirti, sono in divisa
elegante. È la giusta ripartizione del lavoro casalingo, almeno così
continua a ripetere Monica. È discriminatorio, solo perché non
so cucinare.”
“Neanche un uovo?”
“No. Mi fermo al buttare la pasta, ma non chiedermi di metterci il sugo…
non sarebbe saggio.” Buffy rise di gusto all’immagine che le si
era formata in testa di William in cucina sommerso dagli spaghetti.
“Caffè?” chiese il ragazzo e lei annuì.
“Che fine ha fatto Monica?”
“Oh, è andata a fare un po’ di spesa. Tornerà a
breve.”
Spike si tolse il grembiule, restando a petto nudo, cosa che fece parecchio
piacere a Buffy a cui venne l’acquolina in bocca.
“Ti piace quello che vedi, Riccioli d’oro?” prese a sfotterla.
“In realtà…sì. Sei molto bello.” Lui rimase
piacevolmente sorpreso da quella rivelazione da parte sua.
“Grazie. Neppure io ti ricordavo così esplicita.”
“Non hai avuto la fortuna di conoscermi prima di adesso.” Lui
annuì.
“Che farete oggi?”
“Appena arriva Monica, andiamo a vedere il nuovo locale, così
da decidere quello che dobbiamo fare per renderlo vivibile. Vieni anche tu?”
chiese Buffy.
“Non lo so. Devo passare in libreria. Anche se non lavoro, devo tenermi
aggiornato. Ci becchiamo eventualmente a pranzo oppure quando tornate.”
“Buongiorno bambini!!” Monica entrò come una furia con
un sacchetto di carta in mano e seguita a ruota da Legolas che zampettava
felice. “Sei pronta? Iniziamo a preoccuparci per il nostro futuro!!”
Era raggiante, mentre posava quello che aveva in mano e metteva qualche croccantino
nella ciotola gialla del gatto.
“Mi vesto e arrivo.” E Buffy scappò in bagno.
Monica guardò nella moka in ricerca di caffè e fece una smorfia
quando si accorse che non ce ne era più.
“Giri in casa in quella maniera perché hai caldo, oppure perché
vuoi fare uno spettacolo a beneficio della nostra ospite?” Chiese con
finta noncuranza Monica, mentre si metteva a preparare un altro caffè.
“Diciamo che Buffy mi dà un motivo in più…ma ho
anche caldo. Me ne fai una tazzina anche per me?”
“Ovvio. Domani lavori?”
“Sì, pomeriggio, alle tre. Arriva una comitiva da Londra. Secondo
te è normale che uno venga qua a farsi le vacanze?” chiese lui.
“Bhe, ci sono delle belle cose da vedere… comunque, non era di
questo che volevo parlare. Buffy dovrebbe passare a Trieste in Consolato.
Ce la porti?” William fece un sorriso che partiva dalle orecchie.
“Che domande, certo che ce la porto. Prestale il casco.” I due
fratelli si sedettero a bere il caffè aspettando l’uscita di
Buffy, che avvenne poco dopo.
“Ancora caffè? Come fate a berne così tanto? Con le vostre
dosi io non dormirei più…” domandò Buffy.
“A quest’ora non ci fa più nulla. È solo che tu
non sei abituata a come lo beviamo qui. Voi americani con i vostri beveroni…
mah...” rispose Monica.
Le due ragazze presero le proprie borse, rossa per Buffy e blu petrolio per
Monica e uscirono avviandosi verso il loro nuovo negozio.
In macchina, Buffy osservava attentamente l’ambiente circostante. Il
giorno prima, stanca per il viaggio e per la voglia di chiacchiere, non aveva
guardato bene ciò che la circondava. Si accorse che nella vicinanza
c’erano soprattutto campi, a maggioranza di vigne, infatti la zona del
Goriziano era rinomata in tutta Italia per la produzione vinicola. In lontananza
si stagliava il Carso, zona tipica dell’Isontino e del territorio Giuliano.
La primavera portava un’esplosione di colori, dal verde delle nuove
foglie, al bianco e rosa di ciliegi e mandorli. Nell’aria volavano i
piumini dei pioppi e i pollini delle graminacee, per fortuna che lei non era
allergica, altrimenti non avrebbe fatto altro che starnutire.
“Dove abbiamo la pasticceria?” chiese Buffy.
“A Monfalcone, in pieno centro, via Duca d’Aosta. C’era
un bar fino a poco tempo fa, ma hanno chiuso. È un bel posto.”
Parcheggiarono in una via laterale e poi camminarono un po’. Superarono
una strana struttura bassa e gialla, il Mercato coperto, spiegò Monica,
poi presero la zona pedonale in pavè, circondate da negozi di tutti
i generi e girando l’angolo, si trovarono davanti ad una vetrina vuota,
con un cartello in cui c’era scritto in vendita.
“Ho detto al tizio che avevo bisogno di un paio di giorni per decidere
se prenderlo o meno, così lo potevi vedere anche tu. Comunque non ci
sono molte altre possibilità così favorevoli… qui è
perfetto, solo perché è in centro e non ce lo farebbe pagare
tanto. Dovrebbe arrivare a breve.”
Intanto Buffy guardava in giro. Il locale dava quasi sulla piazza principale
del paese, Piazza della Repubblica, con il Municipio davanti. Intorno girava
una strada che poi si biforcava nella parte opposta dove stava lei. Dalla
sua parte, invece, partiva una strada che si immetteva in un senso unico pieno
di vetrine scintillanti. Sorrise soddisfatta per dove si trovava, per l’aria
che respirava, così diversa di quella di Sunnydale, più profumata,
più pulita, il cielo più chiaro… o forse, molto più
semplicemente, l’idea di iniziare una nuova vita le faceva bene!
“Eccome, scuseme par el ritardo.” Davanti a loro si era materializzato
un vecchietto molto rugoso, vestito in completo nero, con un basco in testa.
Aveva naso piuttosto grosso che fece ridere dentro Buffy. “Vignì,
signorine.” Aprì la porta e si ritrovarono in un ampio ambiente
completamente vuoto. Sul soffitto c’erano dei neon e sembrava un posto
molto scuro, ma solo perché la vetrina era chiusa. Sul lato opposto
all’entrata, c’era una porta che dava alla seconda stanza, grande
almeno quanto la prima e altrettanto vuota, ma più scura a causa della
finestra chiusa.
“Wow… è perfetto.” disse Buffy, mentre Monica sorrideva
soddisfatta. “Certo, dobbiamo dare una bella imbiancata e cambiare le
luci.” Si mise a muovere per la stanza gesticolando felice. “Qui
possiamo mettere il forno e vicino l’impastatrice. Poi i fornelli e
i frighi. Mentre di qua…” disse spostandosi nella prima sala “…ci
sta bene il bancone espositivo, il frigo per le torte da esporre e qualche
tavolo alto, per la degustazione in loco. Monica, abbiamo trovato il posto
giusto.”
“Lo ciolè, alora?” chiese l’uomo.
Le due amiche si guardarono e insieme annuirono.
“Ovvio!” L’uomo si fregò entusiasta le mani e trasse
da una tasca interna della giacca un plico di fogli.
“Ecco qua il contratto.” Le due firmarono e si misero d’accordo
per il trasferimento di soldi. Dopo un’oretta avevano concluso l’affare.
“Bon, che ne disè de brindar?” il vecchietto diede le chiavi
a Monica, che chiuse, per la prima volta, il suo nuovo negozio. Le portò
in una enoteca lì vicino, nella zona pedonale.
“Ciao Toio. Fame tre prosecchi.” Disse l’uomo. Buffy aggrottò
la fronte, lei non era molto abituata a bere.
“Fanne due e un refosco per mi.” disse Monica sicura. Il barista
preparò due bicchieri di un vino bianco frizzantino e uno di un bel
rosso rubino per Monica.
“Brindemo a noi. Cin!”
“Cin.” Dissero le due ragazze.
“Alora, putele, che me dixè?” chiese il vecchio, parlando
in dialetto. Buffy apparve confusa, ma rispose Monica. “Cossa volè
far del posto?”
“Volemo verser na pasticceria. Un postisin bel. La vignerà da
noi, se spera.”
“Certo.” Buffy si avvicinò a Monica e sussurrando le chiese.
“Ma che ha detto?”
“Ci ha chiesto che cosa ne vorremmo fare del negozio. Scusa, ma i vecchietti
parlano ancora Bisiacco, il dialetto di qui. E non hai ancora conosciuto mia
nonna…” disse Monica bevendo un sorso di vino.
“Me la presenterai, vero?”
“Ovvio. Ok, ora che abbiamo brindato, sarà bene andare a casa.
Non vorrei che William provasse a farci il pranzo.” Uscirono dal bar
e si avviarono alla macchina.
“Sono proprio contenta del posto che hai trovato. È perfetto…
quando cominciamo a metterlo a posto?” chiese Buffy eccitata.
“Domani vado a portare le carte in comune e a chiedere i permessi necessari,
mentre tu vai a Trieste. Ti porta William, ok? Poi ti potresti fermare con
lui al lavoro, così vedi il castello.”
“Va bene, potrebbe essere divertente.”
Quella
sera, William arrivò a casa di Paolo per le prove. Usavano il suo garage,
dato che Sebastian e Alex abitavano in appartamento e William aveva troppi
vicini. Invece, Paolo, abitava nella vecchia casa del nonno, in mezzo alla
campagna e nessuno poteva dire nulla.
“Oggi provano per la prima volta i Blood bro. Non siete emozionati?”
disse William.
“Come se fosse Natale.” Rispose acido Sebastian.
“Dai ragazzi, basta. Cominciamo con i Police.” Presero a suonare
‘Every little thing she does is magic’ e poi andarono avanti per
un’ora e mezza cambiando canzoni, riprovando altre.
“Direi che andiamo forte!” disse Alex alla fine, mentre si toglieva
la chitarra.
“Siamo pronti per ricominciare a suonare da qualche parte.” Continuò
Paolo.
“Monica mi ha chiesto se possiamo fare un concertino quando aprono la
pasticceria. Niente di eccezionale, ma mi pare bello farlo. Voi che dite?”
“A me va bene… e a proposito di tua sorella… carina la nuova
socia.” Disse malizioso Sebastian. Spike sorrise.
“Sì, molto. E prima che ti faccia strane idee… lasciala
perdere Seba.”
“Perché? Te la vuoi fare tu?”
“Io non me la voglio fare. La voglio conquistare come si deve. Niente
giochi strani come i tuoi.”
“Come sei noioso.” Sbuffò Sebastian mentre metteva via
il basso. “Se non si gioca adesso, lo fai quando sei vecchio?”
“Semplicemente Spike non pensa che con le donne si debba solo giocare
come pensi tu.” Disse Alex tranquillo.
“Già… perché non provi a mettere la testa a posto?”
continuò Paolo da dietro la batteria. “Ci sono un sacco di ragazze
che farebbero la fila per stare con te.”
“Nessuna va bene per me. Sono tutte scialbe, a tutte manca qualcosa.”
“Deborah non è scialba, per esempio, e neppure Leila e Monica.
Potresti provarci con una di loro.” Disse Paolo.
“Spiegatemi perché state cercando di fare da agenzia matrimoniale.
Se ci provo con Monica, Spike mi ammazza, lo sappiamo tutti che quei due sono
tremendi uno con l’altro. Leila… ci scanneremmo in due secondi
e Debby…non lo so, ma non va bene. E poi non voglio nulla di serio.
Mi voglio divertire a letto e basta.” Troncò il discorso Sebastian.
“Comunque, domani vado a parlare con il Jack… vediamo se ci lascia
il palco per il sabato. Ci fa bene ricominciare a guadagnare qualcosina. Ciao
raga.” E se ne andò incavolato nero. Gli altri tre risero un
po’.
“Certo che quel ragazzo è malato di figa.” Disse William.
“Anche troppo.”
“Voi pensate che Leila uscirebbe di nuovo con me?” chiese Paolo
speranzoso. I due si guardarono facendo delle smorfie.
“In tutta onestà…non ti converrebbe lasciarla perdere?
Trovatene un’altra, con lei non hai speranza. Ti ha già giudicato
come ritardatario…” disse Alex piano.
“Vedremo. Ciao ragazzi.” William Alex camminarono verso i loro
mezzi di trasporto, una Ducati rossa per William e una Peugeot 206 azzurra
per Alex.
“Senti, Will…” iniziò Alex “…avrei un
biglietto omaggio per un concerto a Udine… pensi che a Monica possa
interessare? Mi piacerebbe invitarla.”
“Dipende da che concerto è.”
“Muse. Suonano il 31 di luglio.”
“Cosa??? Tu hai un biglietto omaggio per i Muse?”
“Sì. Me ne hanno dati due al lavoro.”
“E inviti lei e non me? Bloody Hell, sono il tuo migliore amico e non
mi inviti?”
“Bhe… Monica è Monica… senti se a lei non interessa,
vieni tu.”concluse Alex.
“Mettiti pure l’anima in pace…verrà di sicuro. Lei
adora i Muse, come me del resto. Guarda, non resto arrabbiato solo perché
mi piacerebbe averti per cognato.”
“Non dire stronzate, Will. È solo un concerto. E poi non se neanche
se a lei possa interessare…non il concerto, io.” William alzò
gli occhi al cielo. Possibile che quei due fossero così ciechi? Si
inseguivano da anni, senza che nessuno dei due facesse una qualsiasi mossa,
troppo presi a dirsi amici per intuire la vera verità.
“Non è giusto, però… a me toccherà pagare
per andarli a vedere, mentre voi li vedrete gratis.” Sbottò William.
“Così impari a studiare letteratura. Venivi a lavorare da me
e avresti avuto i biglietti gratis.”finì Alex. “Bhe, biondo,
io me ne vado a dormire. Saluta le donzelle di casa, ok?” ed entrò
in macchina, per poi sgommare via.
William indossò il suo casco nero integrale e corse a casa anche lui.
L’indomani avrebbe avuto una giornata pesante… doveva conquistare
Buffy.
Capitolo 5: seduzione al castello
Il
consolato americano stava in via Roma a Trieste. Era un bel palazzo, con la
facciata in stile settecentesco. Trieste era un città di origine romana,
veramente, ma il grande sviluppo l’ebbe nel settecento con l’Imperatrice
Maria Teresa d’Austria, che fece in modo di trasformare la città
in uno dei più grandi porti del Mediterraneo.
Buffy non era riuscita a vedere molto del paesaggio, in quanto William correva
piuttosto forte. Quella mattina le aveva fatto mettere il casco di Monica
e se l’era caricata in moto. Il Carso colava a picco in mare e proprio
a margine era stata costruita una strada, chiamata Costiera, piena di curve
e spiazzi panoramici. Infatti, nelle belle giornate, da lì si poteva
vedere tutta la Dalmazia e, di fronte, Lignano.
In città, William la accompagnò direttamente in Consolato, con
la promessa di farle fare un giro turistico appena avrebbe finito le carte
che doveva fare.
“Allora, passerotto, finito?”
“Sì, mi hanno detto tutto quello che devo fare. Che si fa adesso?”
chiese Buffy.
“Bhe, Trieste non è molto grande. Si parte da Piazza Unità.”
Disse William con un sorriso. Buffy si sentiva viziata da entrambi i fratelli.
Monica ancora non le aveva permesso di muovere un dito in casa, con la scusa
che era ancora in modalità ospite, e William, bhe lui l’aveva
appena portata in città, le faceva fare giri turistici ed era sempre
piuttosto gentile.
“Andiamo allora.” Lui sorrise e la prese a braccetto. “Ma
dove andiamo?”
“Vieni, seguimi.” Continuarono a camminare per via Roma. Buffy
guardava con ammirazione tutti i palazzi che la circondavano, erano tutti
in stile settecento e davano alla città una particolare atmosfera da
mittle Europa. William le raccontava la storia, di come era cambiata nel tempo.
Lei ascoltava rapita, un po’ per l’interesse, ma soprattutto a
causa della voce sexy di Spike. Il modo in cui parlava, sussurrandole alcune
cose nelle orecchie, la facevano andare fuori di testa. Quel giorni aveva
indossato i soliti jeans neri, ma siccome doveva lavorare, poi, aveva anche
una camicia bianca, che gli conferiva una certe eleganza, nonostante i capelli
biondo platino. Notava che molte ragazze giravano lo sguardo per seguire la
figura di William, il ragazzo faceva furore.
Arrivarono in una piazza.
“Questa è piazza della Borsa. Il palazzo là a destra è
la Borsa stessa.” Buffy guardò il palazzo che William le indicava.
Sembrava una specie di tempio greco, la facciata terminava a punta con un
grande orologio rotondo che svettava. C’erano quattro colonne che sorreggevano
il soppalco del tetto e c’erano delle transenne dei muratori che avvolgevano
il resto dell’edificio. Davanti al palazzo c’era la pensilina
per la fermata dell’autobus e due mezzi fermi. Tutto intorno c’erano
negozi con le vetrine scintillanti, una farmacia dall’aria antica e
qualche banca.
“Questa è la zona ricca della città.” Le sussurrò
William.
“Vedo.”
“Vieni, andiamo di qua.” Continuarono la loro strada, passando
fra la gente che si fermava in Piazza Borsa a chiacchierare. Buffy potè
vedere che c’erano un paio di barboni negli angoli che chiedevano l’elemosina
che davano un certo contrasto rispetto alle cravatte e ai tailleur dei lavoratori
più eleganti. C’erano anche moltissimi ragazzi alla moda che
facevano spola tra i diversi negozi di vestiti e di scarpe presenti.
La piazza si trasformava in una strada corta che sfociava nella piazza principale
della città: Piazza Unità. Buffy rimase senza parole, mentre
William la trascinava davanti alla fontana circondata da un anello di ferro
fatto a posta per sedersi. Davanti a lei si stagliava il mare: finita la pavimentazione
bianca della piazza, c’era la strada in pavè, poi un altro pezzo
di marmo bianco e il molo, su cui era stato costruito un monumento in ricordo
dell’entrata di Trieste in Italia.
“È splendida…” disse la ragazza sorpresa.
“Sì. E ha due particolarità: è la più grande
piazza Europea che dà direttamente sul mare, ed è anche la più
grande piazza senza una chiesa.”
Buffy si guardò attorno e non potè che annuire: dietro di loro
c’erano solo palazzi in stile settecento bianchi. William cominciò
a spiegarle che genere di palazzi fossero.
“Quello dietro a noi è il municipio, con sotto il centro per
il turismo.” Buffy alzò gli occhi: il palazzo era bellissimo,
pieno di guglie a punta che slanciavano l’edificio, c’erano molte
finestre ad intervalli regolari di circa un metro, con ognuna un vaso di gerani
rossi che svettavano. Un orologio faceva bella mostra di sé, sovrastando
la piazza, come a controllare che tutto andasse bene.
“Qui a destra c’è il Caffè degli Specchi, praticamente
il caffè storico della città insieme al caffè San Marco,
che però non sta in centro. Qui veniva spesso James Joyce, lo scrittore.”
“So chi è.” Il caffè aveva le vetrine molto grandi
e davanti ad esse una gran serie di tavolini con delle tovagliette di raso
azzurre. Qualche persona era seduta fuori a godersi i raggi del sole sorseggiando
tazzine di caffè o bicchieri di vino, mentre qualche cameriere in divisa
inappuntabile passava a raccogliere o a portare le ordinazioni. Dopo il caffè
si apriva, a destra, una strada, poi c’era un altro palazzo alto, bianco,
con un arco sorretto da delle colonne di marmo bianco. La facciata era decorata
con mosaici dorati che scintillavano al sole.
“Quello laggiù è la Procura.” Disse William
“Questa piazza toglie il fiato…”
“La tua lezione non è finita. Davanti al palazzo della procura,
c’è quello del Loyd.”
Il palazzo era come gli altri bianchi, nessuna colonna, ma una fontana che
rappresentava una sirena su una conchiglia.
“L’ultimo palazzo è il palazzo dell’hotel Duchi d’Aosta.”
C’era l’hotel che faceva angolo in una stretta stradina, una banca
e un bar con i tavolini di metallo in bella vista.
“Un gioiello…”
“È bella, vero? È uno dei posti che mi piace di più
della città. Poi ti porto nell’altro posto bello. Lo si vede
anche da qui.” Le indicò un puntino bianco in mezzo al mare turchese.
“Che cos’è?” lui rise.
“Quello è Miramare. Di giorno non si capisce bene che è
un castello, ma di notte viene illuminato e si staglia nell’oscurità.
Uno spettacolo, Buffy.” Aveva la voce appassionata, di colui a cui piace
veramente quello di cui parla. “Anche questa piazza cambia totalmente
di notte. I palazzi vengono illuminati da luci potenti, ma localizzate, che
danno un gioco di chiaro scuro eccitante. Poi, là davanti, prima della
strada, ci sono delle lucine al neon, credo, che si illuminano di viola. Hanno
creato forti disappunti, ma a mio parere sono molto carine invece. Ti porteremo
qui una sera vederle.”
“Non vedo l’ora!!” disse Buffy entusiasta. Si stava pentendo
di non aver portato la macchina fotografica.
William la portò a mangiare in un ristorante piccolino che faceva solo
cibi tradizionali. Buffy prese una frittura di pesce di scoglio. Continuarono
a parlare per tutto il pranzo, scambiandosi aneddoti sulle loro vite, lei
in America e lui con sua sorella. A Buffy piaceva ascoltarlo, perché
voleva conoscere il più possibile dei due fratelli.
Mentre finiva il pranzo con una fetta di strudel di mele, Buffy disse:
“Vuoi molto bene a Monica.” Era una affermazione e lui sembrò
sorpreso.
“Certo. Siamo fratelli, è una cosa strana per te?”
“Bhe, normalmente i miei amici che hanno fratelli, non fanno altro che
lamentarsi. Di solito non si sopportano tra loro, invece voi siete così
attaccati.”
“Sai, quando eravamo piccoli, non abitavamo nella stessa casa in cui
siamo adesso. Abitavamo in un appartamento di un palazzo con davanti una strada,
non c’erano altri bambini, c’eravamo solo noi. Giocavamo sempre
assieme, ci coalizzavamo sempre contro mamma e papà, ci siamo aiutati
nei momenti più brutti. Non riesco a concepire un rapporto diverso
con lei.” Rispose William calmo. “Lei è stata la persona
che ha aiutato Spike ad uscire dal guscio, non potrei dimenticarlo.”
Presero un caffè in velocità, perché William si accorse
di essere in ritardo per il lavoro.
“Tieniti stretta. Andrò veloce.”
Nel viaggio d’andata Buffy era rimasta piuttosto rigida, senza godersi
molto il viaggio. William non andava velocissimo, lo aveva capito anche lei,
però aveva lo stesso paura, essendo il suo primo viaggio in due ruote.
Ora era peggio: lui correva veramente e per poter stare sicura, lei si aggrappava
al torace di William per non volare via. ‘Però è bello
stare così vicini.’ Pensò Buffy.
Dopo pochi minuti si ritrovarono in un parcheggio per gli autobus che dava
sul mare che aveva un bel colore azzurro/verde.
“Non farlo mai più!” urlò Buffy a William mentre
scendeva dalla bella Ducati Monster.
“Eravamo in ritardo, passerotto. Al ritorno andrò più
piano, promesso.” Le rispose mettendo via il casco e il giubbotto. “Vieni.
Devo aspettare qui il pullman dei turisti. Tu infiltrati dentro, così
non ti perdo di vista.”
La comitiva inglese arrivò poco dopo a bordo di un bus azzurro: scesero
una quarantina di persone di mezza età, perfettamente calati nello
stereotipo dei turisti anglosassoni, completi di cappello di paglia, pantaloncini
corti e calzettoni tirati sulle ginocchia con i sandali. William fece una
piccola smorfia, ma si avviò verso di loro sorridendo.
“Buongiorno signore e signori, benvenuti a Miramare. Io sono William
e sarò la vostra guida per le prossime ore.” Disse in perfetto
Inglese. Buffy si accodò in fondo al gruppo e prese a seguirli: passarono
attraverso il cancello di muratura bianca con la merlatura rettangolare in
cima. Presero a camminare per un bel sentiero sotto gli alberi, a sinistra
si alzava una collinetta con fitta vegetazione da arbusti e roverelle dalle
foglie scure. A sinistra, invece, c’era un piccolo muretto che separava
il sentiero dal mare a strapiombo sotto di loro.
William continuava a parlare ai turisti del giardino circostante, ma lei non
lo stava ad ascoltare, si limitava ad osservarlo. Era splendido, con la camicia
bianca leggermente aperta, i jeans che gli fasciavano le gambe così
sensuali. E poi mentre parlava aveva lo sguardo acceso e contento di una persona
che amava il proprio lavoro, anche se estivo.
Il sole picchiava su di loro, dando al mare una varietà di colori degno
di una tavolozza di un pittore, il castello splendeva davanti a lei abbagliandola
con il bianco dei muri. Non era molto grande, almeno rispetto a quello che
si aspettava lei: le finestre erano disposte su due piani, la porta d’entrata
è di legno massiccio lavorato, protetta da un baldacchino in marmo
che sembrava una terrazza che partiva dal secondo piano. Ai quattro angoli
della costruzione c’erano delle classiche torrette bianche rialzate
che slanciavano la costruzione. Davanti al castello, a circa una decina di
metri, c’era una grande fontana rotonda che zampillava, con delle aiuole
tutto attorno cariche di fiori colorati. Lo spiazzo era delimitato da un gazebo
che correva per una ventina di metri, carico di glicine, con al di sotto delle
panchine di legno verde. C’erano un sacco di bambini che correvano urlando.
Il gazebo terminava nei pressi di un sentiero lastricato da con ciottoli di
fiume.
“Prego, seguitemi. La nostra visita inizia da castello.” La voce
di William richiamò Buffy all’attenzione.
Entrarono nel castello seguendo le frecce. William parlava a raffica, lanciando
anche qualche battutina a beneficio delle signore. A Buffy veniva da sorridere
guardando gli sguardi che lanciavano le arzille vecchiette a William. ‘Quel
ragazzo risveglierebbe i senso ad un morto’ pensò lei mentre
si trovava nella camera da letto di Massimiliano d’Austria. Rimase molto
colpita dal ritratto che era appesa sopra la tastiera del letto: un giovane
donna dai capelli corvini, con il collo scoperto su cui faceva sfoggio una
collana dorata, la stava guardando con un’espressione colma d’amore.
Era Carlotta che vegliava sul marito. Mentre seguiva la comitiva, Buffy prese
a perdersi nelle sue fantasie. Si immaginò con abiti ottocenteschi
mentre girava tranquilla per il maniero. Aveva servi a cui chiedere le cose,
giardinieri a prendersi cura del giardino splendido che c’era. Si sentiva
una vera principessa. E poi, entrava nella sontuosa biblioteca….
“Qui sono custoditi settemila volumi, molti dei quali trattano di nautica,
materia che Massimiliano adorava.” La voce di William era lontana…
e nella biblioteca c’era lui, William, che la aspettava, con un libro
aperto e gli occhi blu colmi d’amore per lei.
“ah…” il sospiro le uscì spontaneo.
“Tutto bene, signorina?” Un vecchio che l’aveva seguita
per tutto il tragitto, la stava osservando da dietro a delle spesse lenti.
“Ehm… sì, tutto ok…” arrossì violentemente.
‘Ma che vado a pensare? Lo conosco da meno di una settimana!’
guardò William che stava dicendo qualcosa ad una signora sorridente
e si ritrovò a pensare che quel ragazzo la attirava parecchio.
‘Va bene, sarai mio, William. Non so bene cosa fare, ancora, ma prima
o poi scoprirò di che sapore sei.’ E sorrise soddisfatta, mentre
lui le lanciava un’occhiata divertita.
“Queste sono le salette orientali. Massimiliano amava viaggiare e si
è fatto portare oggetti proveniente da tutto il mondo. Queste due sale
erano adibite solo per i fumatori.”
Continuarono il giro per il castello, fino a quando non raggiunsero una grande
sala vuota, piena di stucchi dorati e arazzi rossi.
“Questa è la sala grande, dove Massimiliano e Carlotta organizzavano
i balli.” Buffy ebbe di nuovo una visione di lei e William in versione
‘800 mentre ballavano insieme un bel valzer. Le venne da sorridere come
una ebete.
La visita finì poco dopo. Fuori il castello, William diede alcune disposizioni.
“Allora, facciamo mezz’oretta di pausa, così se volete
potete girare un po’ qui a torno e se volete potete fare qualche foto.
Poi continuiamo il giro nel parco.” I vecchietti si sparpagliarono e
lui andò da Buffy.
“Piaciuto il castello?”
“Molto. Mi sono sempre piaciute le storie di principi e principesse.”
E sospirò. “Ho sognato molto spesso di esserne dentro ad una.”
“Sono sicuro che saresti stata la più bella principessa in circolazione.”
“Dai, mi fai arrossire.”
“Ma è la verità. Sei splendida, Buffy.” Disse lui
con tono seducente e fissandola intensamente negli occhi. La magia fu spezzata
da un bambino che carambolò tra i loro piedi.
“Ahi.”
“Attento piccolo. Ti sei fatto male?” chiese Buffy.
“Sì.” Rispose il bambino e si mise a piangere, facendo
subito intervenire la madre.
“Scusate. Gli avevo detto di non correre.”
“Oh, non si preoccupi, è tutto apposto.” Rispose tranquillo
William. Finiti i convenevoli, il ragazzo vide che Buffy si era avvicinata
al cornicione del castello che dava su delle scale che scendevano verso la
continuazione del giardino. Sotto di loro c’erano alcune aiuole, ma
quello che a Buffy interessava, era il piccolo porticciolo. Era stata creata
come una piccola insenatura artificiale che lambiva il parco.
“È bello qui.” Analizzò lei con semplicità.
“Bhe, Massimiliano non era stupido. Aveva i soldi e si è fatto
la casa al mare, sebbene la sua vera e propria dimora era a Monza, essendo
il Governatore dei possedimenti Lombardo veneti di Francesco Giuseppe.”
“Lei lo amava, vero?” chiese sognante Buffy.
“Penso di sì. O al massimo si volevano bene. C’è
chi dice che dopo la morte di Max, Carlotta si sia spenta per dolore.”
“Com’è morto lui?” William aggrottò la fronte
e la guardò un po’ male.
“Non mi hai ascoltato dentro? Ero noioso?”
“Come? No, certo che no. È solo che quando vedo un castello parto
con una delle mie fantasie. Mi faccio prendere dall’atmosfera e non
capisco più nulla.” si scusò lei.
“Va bene, allora mi ripeterò. Ma solo perché sei tu!”
puntualizzò “Max era stato incoronato come Imperatore del Messico
e là ebbe la brillante idea di farsi fucilare. I messicani non volevano
un reggente europeo e quindi ci hanno dato dentro con la rivoluzione e lui
è stato ucciso. C’è chi dice, anche, che in realtà
non sia morto quel giorno, ma che abbia cambiato identità e si sia
trasferito là per sempre. Io non ci credo.”
“E lei c’è rimasta male…”
“Parecchio. Ha vissuto sola qui. E lui non è neppure riuscito
a vedere casa sua messa apposto come voleva. Gli conveniva restare qui.”
“Penso proprio di sì, anche perché sembra di stare in
paradiso. Adesso dove ci porti?”
“Abbiamo tutto il giardino da visitare. Se non hai voglia di venire
non con noi, possiamo ritrovarci qui più tardi. Ti do uno squillo quando
ho finito.” Disse William.
“No, vengo con te più che volentieri.”
William li portò per il sentiero in acciottolato che partiva dallo
spiazzo della fontana: la parte iniziale del sentiero era coperto da una pensilina
ricoperta di rampicanti. Arrivarono ad un grandissimo spiazzo rettangolare
stracolmo di fiori colorati e curati.
William parlava, parlava, ma Buffy non riusciva a starlo ad ascoltare, persa
com’era dal parco attorno a se. Si sentiva la padrona di quel possedimento,
si vedeva con un abito di un bel colore rosso, ricamato con fili dorati. Aveva
una grande scollatura su cui sfoggiava un grosso diadema con un pendente a
forma di goccia. Le fontanelle tra le aiuole spillavano acqua creando piccoli
arcobaleni ovunque, le farfalle svolazzavano di fiore in fiore e lei si vedeva
splendida ed innamorata con William a fianco.
“Diamine.” Mormorò piano. Aveva appena deciso di smetterla
con gli uomini e ci ricascava in un minuto. Tutta colpa di quei due occhi
blu, aveva sempre avuto un debole per gli occhi chiari.
“Massimiliano aveva fatto portare da ogni viaggio le piante del luogo,
facendo diventare questo parco una specie di giardino botanico. Era una grande
attrazione all’epoca.” Buffy se lo immaginò vestito da
soldato, con una bellissima divisa bianca, da marinaio. Forse assomigliava
troppo a Richard Gere in Ufficiale Gentiluomo, ma non riusciva a cambiarlo.
I guanti bianchi, il cappello con il frontino e quel sorriso dolcissimo, la
fecero sospirare profondamente. Doveva smetterla di immaginarselo diverso
da come era… in fondo anche nella realtà era splendido.
Passarono un’ora a girare per l’immenso parco del castello vedendo
un sacco di piante di genere diverso, un laghetto con i cigni e le paperelle
e anche qualche scoiattolo. La giornata stava rapidamente finendo.
“Vi ringrazio per la vostra attenzione e spero che vi sia piaciuto quello
che avete visto.” Disse William alla comitiva riunita davanti al loro
pullman in procinto di partire.
“Oh grazie mister William. Le sue spiegazioni sono state ottime.”
Disse una vecchietta con un sorriso a quaranta denti. Possibile che ci stesse
provando con lui che aveva almeno cinquant’anni in meno? A Buffy venne
da ridere.
“Arrivederci e buon viaggio.”
Tutti i turisti erano saliti sul mezzo che partì lento, lasciando Buffy
e William da soli sullo spiazzo, davanti alla loro moto.
“Sei bravissimo nel tuo lavoro.” Lo lodò lei.
“Grazie. Ma non è niente di che. È solo un lavoretto estivo,
niente di più.”
“Sei bravo comunque.”
“Mi lusinghi.”
Il sole stava tramontando dando al mare un bellissimo color arancio. Il cielo
ad est cominciava a tingersi di blu mentre il sole lentamente calava ad ovest.
Buffy rimase rapita ad osservare tutta la scena: si appoggiò al muretto
che delimitava il parcheggio. William la guardava con un sorriso dolcissimo,
perdendosi in pensieri pericolosi. La sua pelle era ancora più dorata
grazie al sole, gli occhi le brillavano come gemme e i capelli lasciati sciolti
volteggiavano pigri seguendo il vento. Si avvicinò a lei e quando le
fu vicina la abbracciò da dietro. Lei si stupì di questo gesto,
ma non si spostò, anzi ne approfittò per appoggiarsi a lui che
la strinse ancora di più.
“Spero tu ti sia divertita oggi, dolcezza.” Le sussurrò
piano all’orecchio. Buffy nel sentirlo così vicino provò
una strana sensazione a livello dello stomaco: era come se mille farfalline
stessero svolazzando dentro di lei.
“Moltissimo.” Rispose lei piano, mentre chiudeva gli occhi per
assaporarsi quel momento fino in fondo. Lui le lasciò un piccolo bacio
sul collo, per poi sciogliere l’abbraccio. Quel momento così
intimo lo aveva leggermente scombussolato.
“Dovremmo andare a casa, adesso.” Disse lui alla fine. Buffy lo
guardò con un’espressione stupita. Si era aspettata come minino
un bacio, invece lui era già con il casco addosso che la aspettava.
La stava prendendo in giro? Eppure dal suo tocco non sembrava. Sconsolata
si avviò alla moto, si mise il giubbotto e il casco e salì sulla
due ruote, pregando che William andasse piano.
Ripercorsero la stessa strada dell’andata, ma il ragazzo stavolta se
la prese comoda: in realtà non lo fece per far felice Buffy, bensì
per poterla sentire più a lungo aggrappato a lui. Le sue mani lo tenevano
per la vita, anche su avrebbe fatto meglio a tenersi al cordone di cuoio della
sella, ma lui era stato ben attento a non dirglielo. Aveva il corpo completamente
incollato al suo, cosa che gli permetteva di sentire i due seni schiacciarsi
sulla schiena. Ad un certo punto dovette aspirare profondamente per calmarsi
un po’, visto che i suoi jeans neri erano diventati più stretti
al livello del cavallo.
‘Diamine, Spike. Non sei più il ragazzino sfigato di una volta.
Cerca di mantenere un po’ di contegno!’ si sgridò lui silenziosamente.
Prima di arrivare a casa, William si fermò in una gelateria.
“Hai fame?” chiese Buffy smontando dalla Ducati.
“No. Monica mi ha chiesto di prendere il gelato da accompagnare con
le fragole.”
“Wow… fragole…mi piacciono un sacco.” I due presero
un chilo di gelato, giusto per andare sul sicuro, disse William arrossendo
un po’, per quella palese dimostrazione di debolezza cibaria, e poi
risalirono in sella, per andare a casa.
“Alla buon’ora… avete fatto tardi!” disse Monica appena
misero piede in cucina.
“Mi sono fatto un po’ prendere con le spiegazioni. In più
il gruppo ha voluto andare a vedere il museo del WWF, che non è compreso
nella visita, e quindi… tempo perso.”
“Ah. Dammi il gelato, va, che lo metto al freddo. Piaciuto Miramare,
Buffy?”
“Moltissimo. È un luogo speciale.” Monica sorrise.
“È vero. Molto carino e…romantico.” Buttò
lì, con tono leggermente malizioso. William soffocò un colpo
di tosse, lanciandole un’occhiata fulminante.
La tavola era già pronta in attesa dell’arrivo dei due biondi:
c’era pane, dei diversi tipi di formaggi e qualche salume.
“Buon appetito, bambini.” Dissero Monica e William assieme, mentre
Buffy aggrottava la fronte.
“Buon appetito a voi.” Disse cauta.
“Scusaci, è una cosa che diciamo sempre a tavola.” Spiegò
William con un sorriso “Ce lo diceva sempre nostro nonno.”
“Ah. Ok.”
Cominciarono a mangiare in silenzio, mentre ascoltavano il telegiornale interessati.
“Posso suonare questa sera?” chiese William prima di addentare
un pezzo di pane con del salame.
“Certo. Non vedo dove sta il problema.” Rispose Buffy tranquilla.
“Sai, non sapevo se volevate guardare qualcosa alla Tv, oppure se volevate
andare a letto presto.”
“Questa sera li lavo io i piatti e no, Monica, non sono più un
ospite.” Disse di fretta Buffy per non farsi interrompere dall’altra
ragazza che si limitò a fare spallucce.
William
era sul letto a strimpellare la sua chitarra: stava ripensando alla giornata
passata con Buffy e quanto la sua vicinanza lo sconvolgesse. Anni prima era
stato un povero sfigato che nessuna ragazza voleva filare. Quei tempi erano
passati ormai da secoli e lui aveva imparato come ci si doveva comportare
con le ragazze per poter far colpo su di loro. Aveva capito che bastava molto
poco: una camminata sicura, gli occhi senza impalcatura davanti e un abbigliamento
più abbordabile rispetto al Tweed inglese. Nessuna ragazza gli scappava,
se lui la voleva. Non era un sciupa femmine come Sebastian, che andava a letto
con una e poi chi si era visto si era visto, però non era neanche un
frate di clausura. Ci aveva dato dentro parecchio, ma era sempre stato galante
con tutte. Quindi, in definitiva, lui era sicuro di se e dei suoi mezzi.
Eppure Buffy lo stordiva. Prese a canticchiare una canzone che volevano inserire
nella scaletta dei loro concerti.
Words
like violence
Break the silence
Come crashing in
Into my little world
Painful to me
Pierce right through me
Can’t you understand
Oh my little girl
All I ever wanted
All I ever needed
Is here in my arms
Words are very unnecessary
They can only do harmLe parole amano la violenza
Rompono il silenzio
Irrompono distruggendo
Nel mio piccolo mondo
È doloroso per me
Penetrano dritte dentro di me
Non capisci
Piccola ragazza mia?
Tutto ciò che ho sempre voluto
Tutto ciò di cui ho sempre avuto bisogno
È qui tra le mie braccia
Le parole sono del tutto superflue
Possono solo far male‘Io l’ho avuta tra le mie braccia…
ma lei? Penserà che sono ancora uno sfigato?’ Più cantava
e più andava avanti a deprimersi, fino a quando Monica non lo sentì
cantare una vecchissima canzone di Marco Masini.
“William, che succede?”chiese allarmata salendo le scale che portavano
alla mansarda. Lui smise di suonare guardandola senza capire.
“Non succede nulla. Perché me lo chiedi?”
“Sai che stavi suonando Masini?” gli disse avvicinandosi. Lui
sembrava sorpreso.
“Lo facevo? Non me ne ero neppure reso conto.” Fece un sospiro.
Monica si sedette sul suo letto a gambe incrociate e lo guardò.
“Allora… vuoi parlarmene tu, o devo tirare ad indovinare?”cominciò
la ragazza.
“Comincia tu. Vediamo se mi conosci.” Lei sorrise a questa frase.
Se lei lo conosceva? A momento conosceva più lui di se stessa.
“Te lo riassumerò in un parola sola.” Disse Monica sicura
guardandolo fisso negli occhi. “Buffy.” William si mosse un po’
a disagio per essere stato scoperto così in fretta.
“Non vale…” si lagnò.
“Ho ragione vero? Figuriamoci, in stè cose sono un drago. Allora,
cos’è che ti preoccupa?”
William prese a tormentarsi le mani, come faceva sempre quando era un po’
nervoso.
“Io non lo so. Oggi siamo stati così bene, l’ho portata
a Trieste, poi al castello. Pensavo di fare la mia mossa lì, ma non
ci sono riuscita. Quella ragazza mi…terrorizza. Ecco, questa è
a parola giusta.”
“Non credo che ti morda, sai?”
“Non sto scherzando!” sbottò lui un po’ piccato per
il modo semplicistico in cui la prendeva sua sorella.
“Neppure io, se è per questo. Non vedo di cosa tu debba aver
paura, Will.”
“Io… non ho mai fallito con nessuna ragazza, o almeno con quelle
che mi interessavano. Conosco le mie armi a disposizione e so come sfruttarle
per centrare l’obiettivo. Ma mentre ero su quel muretto, con lei tra
le mie braccia, ho preso ad aver paura. E se lei non mi volesse?” Quindi
era solo questo il problema. Monica si rilassò visibilmente. Aveva
pensato che la cosa sarebbe stata peggiore.
“Perché non dovrebbe volerti?” lui sbuffò, come
se la domanda fosse terribilmente stupida.
“Perché sono un povero secchione perdente?” Monica scosse
la testa alzando gli occhi al cielo.
“Non hai più quindici anni, sei molto migliorato e pure lei lo
ha notato, se ti può far star meglio saperlo.”
“L’aspetto non basta. Dentro sono sempre lo stesso William sfigato.
Lo sappiamo bene entrambi.” Era proprio depresso nero, pensò
Monica. Non si stupiva della Masinite di poco prima.
“Ascoltami. Ti osservo da molto più tempo di quanto non lo faccia
tu e prendo il titolo di conoscitrice ufficiale di William, quindi credimi
se ti dico che non sei sfigato, non lo sei mai stato. Ti ho visto fare cose
splendide, cercare di proteggermi dai bulletti, anche quando era chiaro che
con una spinta saresti crollato; hai aiutato chiunque avesse bisogno di una
mano senza chiedere nulla in cambio. Sei un ragazzo speciale, William, il
migliore fratello che una ragazza come me possa avere e il miglior moroso
che una ragazza come Buffy potrebbe trovare. Io non credo che lei sia stupida,
ma se lo sarà, pazienza, troverai un’altra ragazza che ti farà
impazzire d’amore e Buffy capirà troppo tardi dell’errore
che avrà fatto.” Gli disse dolcemente lei.
“Lo credi davvero?”
“Assolutamente. Adesso mi suoni qualcosa di più simpatico?”
“A patto che tu canti con me.”
“Ci sto.”
William pizzicò le corde della chitarra e iniziò con una delle
canzoni preferite della sorella (Indian Summer Sky, U2), che si unì
a lui cantando.
In
the ocean cuts ring deep, the sky.
Like there, I don’t know why.
In the forest there’s a clearing
I run there towards the light.
Sky, it’s a blue sky.
Nel
taglio d’oceano nuota profondo il cielo
Luce laggiù non so perchè
Nella foresta una radura
Mi precipito alla luce
Cielo
E’ un cielo azzurro
In
the earth the hole deep, deep, decide.
If I could I would.
Up for air to swim against the tide.
Hey, hey, hey.
Up towards the sky.
It’s a blue sky.
To lose along the way the spark that set the flame
To flicker and to fade on this the longest day.
So wind go through to my heart.
So wind blow through my soul.
So wind go through to my heart.
So wind blow through my soul.
So wind go through to my heart.
Una fossa nella terra scava a fondo
Decido, se potessi lo farei
Su la testa il respiro è controcorrente
ehi, ehi la alzo sino al cielo
E’ il cielo azzurro
Perdere in cammino
La scintilla che ti accende
Una vampata e via
In questo giorno che è il più lungo
Vento passa dentro il mio cuore
Vento spazza la mia anima
Vento passa dentro il mio cuore
Vento spazza la mia anima
Vento passa dentro il mio cuore
Vento spazza la mia anima
William smise di suonare tutto ad un tratto, lasciando Monica a metà
strofa.
“Ehi, ci stavo cominciando a prendere gusto…” disse lei
fintamente arrabbiata.
“Stavo pensando che dovresti ricominciare a cantare con noi, come un
tempo.” Monica sbuffò.
“No. Lo sai che non riesco a stare su un palcoscenico, mi vergogno da
morire. Poi farei fare brutta figura anche a voi.”
“Lo sai che sei brava. Conosci tutte le parole a memoria, meglio di
me che ogni tanto devo andare a studiarmele.”
“William, non ricominciare, ok? Lo sai che mi piacerebbe farlo, ma non
posso. Tu sai come muoverti sul palco, sai interagire e hai una presenza scenica
non male, ma io sono diversa. Sono goffa e mi vergogno, discorso chiuso.”
Disse perentoria.
“Ma…”
“Niente ma. Non canterò davanti ad un pubblico di sconosciuti.”
Gli occhi di lei lanciavano fiamme, ma lui non si impressionò e prese
a guardarla con un sorrisino diabolico stampato sul viso.
“Fosse l’ultima cosa che faccio, tu canterai con i Blood Bro.
Lo giuro!”
Capitolo 6: Debby alla riscossa
Monica
era a casa a cucinare: ormai era giugno inoltrato e cominciava per lei la
stagione delle marmellate, a partire da quella di fragole che ormai bolliva
sul fuoco già da un po’. Era pomeriggio e faceva piuttosto caldo,
ma lei sembrava non sentirlo. William era sul lavoro, mentre Buffy stava conoscendo
meglio la zona con la bicicletta prestatale dai fratelli.
Monica stava facendo un paio di conti per mettere a posto il locale: Paolo
con un suo amico elettricista le avrebbero sistemato i cavi dove c’era
bisogno e lo avrebbero fatto gratis. Le due socie avevano deciso che sarebbero
state loro a dipingere le sale e l’indomani sarebbero andate nel colorificio
a decidere la tonalità giusta. Volevano spendere il meno possibile
e puntavano molto sul fai da te.
La marmellata si stava condensando in maniera corretta ed emanava un profumino
da risvegliare i morti.
“Bene, bene… stai venendo proprio bene.” Disse guardando
la pentola. Il campanello suonò e lei andò ad aprire, mentre
si asciugava le mani con uno strofinaccio.
“Debby! Ciao.” Davanti a lei c’era la sua amica in piena
tenuta da battaglia: vestitino corto al limite della legalità, con
una generosa scollatura che faceva ben più che intravedere il decolté.
Il tutto, ovviamente, era di una tonalità di rosa acceso.
“Ciao. Come va? Spero tu possa darmi un bicchiere d’acqua, perché
sono morta.”
“Sei arrivata qui in Graziella?”
“Certo… non ho altri modi per spostarmi.” Monica le diede
direttamente una brocca d’acqua intera con un bicchiere, poi prese a
schiumare la marmellata.
“Dove vai vestita così?” chiese Monica.
“Da te. Secondo te sto bene vestita così?” rispose lei.
Monica aggrottò la fronte.
“Sei spettacolare… vorrei poter stare io bene così.”
“Perfetto, perché stasera voglio sedurre Sebastian.” Disse
convinta Deborah e Monica non potè che scuotere la testa.
“Debby, tesoro, quello ti userà e poi ti butterà via come
un fazzoletto usato. Non puoi trovarne uno migliore?”
“No! È figo, è simpatico e mi piace. Sarà mio.”
Monica lo guardò con un’espressione poco convinta.
“Mi spieghi solo il perché? Ci conosciamo da sempre e da sempre
sappiamo che Sebastian è un donnaiolo, peggiore di William.”
“Lo so…ma non posso farne a meno. Credi che gli piacerò
vestita così?”
“Sarebbe un cieco. Oppure un idiota, cosa che io non escluderei. Qual
è il tuo piano?”
“Stasera al concerto, farò le mie mosse. So qual è il
mio potere.”
“Quindi stasera.”
“Stasera. Per il resto come va?”
“Bene. Il negozio procede, abbiamo ormai tutti i permessi e i vari bolli.
A settembre saremo pronte. Intanto questa sarà l’estate della
passione.” Disse Monica con calore. “Ho bisogno di un uomo…
sono in astinenza da troppo.”
“Anche io. Come sta William, a proposito di uomini.”
“Oh… bene. Anche lui è piuttosto preso dagli ormoni impazziti.”
“La Buffetta?”
“Sì. Che vuoi, il primo amore non si scorda mai.”
“Tuo fratello è strano.” Esclamò Debby all’improvviso.
Monica la guardò sorpresa senza capire bene.
“Perché?”
“È pazzo di questa Buffy da quando lo conosco, eppure è
stato con me per tre mesi e io sono la persona più diversa rispetto
a lei. Mi sembra strano.”
“Non è all’estetica che lui guarda… o meglio, la
guarda, ma per le storie importanti quella non conta. Tu e lui non potevate
essere una coppia felice e contenta… troppo amici per esserlo. E, comunque,
tu e Buffy avete qualche punto in comune.”
La porta di casa si aprì e apparve William con il casco della moto
in mano.
“Che bello, due splendide ragazze che spettegolano. Come state?”
prese a tirarsi via il giubbotto e le scarpe, poi si avvicinò alle
due e baciò Deborah sulle labbra velocemente.
“E che profumino… fragole?”
“Sì. Ancora due orette e sarà pronta.” Disse Monica
mescolando la marmellata ancora piuttosto liquida.
“Fantastico. Oh, hai lasciato qualche fragola a pezzi, come piace a
me. Sei una dea in cucina.” Disse lui guardando dentro la pentola.
“Lo so… “ rispose la sorella. William prese un cartone di
succo e si sedette a bere con Deborah.
“Allora, di che parlavate?” le due amiche si guardarono veloce.
“Di niente, solite cose.” Lui le guardò socchiudendo gli
occhi: sapeva che non dicevano la verità.
“Quindi uomini.” Dedusse William
“Ovviamente!” risposero le due assieme.
“Ed è per un uomo in particolare che ti sei svestita in questo
modo, Deborah?” chiese lui con un tono da terzo grado, mentre lei sbuffava.
“Avanti, non è così corto.”
“Il costume di Monica ha più stoffa.”
“Va bene, papà Spike… cercherò di fare la brava
la prossima volta.”
“Ecco brava.” Monica sghignazzava piano sentendoli battibeccare.
“Parliamo di cose serie. Siete pronti per questa sera?” chiese
Monica versando lo zucchero nella composta.
“Certo. Il primo concerto ufficiale dei Blood Bro sarà indimenticabile.
Faremo una serie di canzoni del nostro vecchio repertorio e alcune nuove.
Ho la voce che sta benissimo e anche gli altri sono alle stelle. Seba ha trovato
proprio un bel posticino per suonare. Speriamo venga tanta gente…”
concluse William meditabondo. Per il nervosismo si era passato talmente tante
volte la mano nei capelli, che ormai il gel non riusciva a tenerli più
incollati e si ritrovò con ricciolini sparsi, tutti rigidi.
“Credo che urga un lavaggio capelli. Vi lascio di nuovo sole, così
potete finire di sparlarmi alle spalle.” Disse ammiccante e le due lo
guardarono con fare fintamente innocente.
“Mi passi a prendere tu, questa sera?” chiese Deborah ad una Monica
intenta a tirare via dalla marmellata la schiuma che si era formata a causa
del bollore.
“Sì, certo. Poi andiamo da Leila. Passo per le nove e mezza,
tanto loro iniziano a suonare appena alle dieci se tutto va bene.”
“Ok, allora io vado. Ti lascio alla marmellata. A dopo tesoro.”
E dicendo così, si avviò verso la bici, ma davanti alla porta
del bagno si fermò per salutare William.
“Ciao, Spike. A stasera.”
“Ciao Debby.” Disse una voce ovattata dal bagno.
Monica riprese a mescolare la composta nella pentola, per poi dare una pulita
al piano di lavoro, prima di mettersi a guardare la TV. Tanto prima di due
ore non avrebbe potuto invasarla, quindi aveva tempo da perdere. Su Rai2 c’era
una vecchia replica dei ‘Ragazzi della Prateria’, serie che a
lei era piaciuta molto quando era piccola. Si fece catturare dall’ambientazione
Western e ritornò per un’ora ad essere bambina, facendo ridere
William, ormai docciato di fresco.
La
sera arrivò in fretta.
Faceva piuttosto caldo, anche se l’estate non era ancora scoppiata del
tutto. Il cielo era sgombro di nuvole e le stelle brillavano lontane. Un bel
gruppetto di ragazze stava avviandosi verso un locale da cui proveniva una
musica martellante.
“Per fortuna che questo strazio non durerà tutta la sera.”
Si lamentò Leila.
“Già, i ragazzi suonano molto meglio.” Disse Debby convinta.
Si era tirata veramente a lucido per poter attuare la sua conquista. Per concludere
al meglio il suo look, aveva indossato un paio di sandali a tacco alto. Le
altre, invece, avevano tutte i pantaloni lunghi: jeans blu scuro per Monica
con camicetta bianca, pantaloni color nocciola per Leila con top legato al
collo che le lasciava la schiena scoperta e jeans azzurri con una maglietta
corta attillata per Buffy.
“Speriamo ci sia tanta gente a vederli.” Disse Buffy.
“Faremo noi il tifo per loro. Saremo le grupie per il dopo.” Le
rispose Monica ridendo.
“Entriamo.”
Il locale era bello grande, pieno di tavoli non del tutto occupati. Dal lato
opposto della porta c’era il palco su cui i ragazzi stavano mettendo
a posto gli strumenti. Il pub era illuminato da faretti posizionati in maniera
strategica. Le ragazze si sedettero sul primo tavolo libero, quello tenuto
per la band. Deborah andò sul palco.
“Ciao, ragazzi.” Disse allegra.
“Ciao Deb…” Sebastian si bloccò a metà frase,
vedendo come l’amica fosse sexy.
‘Centrato!’ pensò Deborah continuando a sorridere.
“Sei splendida questa sera.” Le disse Paolo, mentre infilava un
piatto sull’asta apposita.
“Grazie, sei molto gentile. Io vado al tavolo con le altre.” E
se ne tornò indietro con un sorriso soddisfatto sul volto.
“Però… proprio figa questa sera.” Finì Sebastian
seguendola con lo sguardo.
“È sempre stata bella. Sei tu che fai finta di non accorgertene.”
Disse Alex accordando la chitarra.
“Stai buono tu. Pensa alla tua pasticcera.”
“Come vuoi…”disse il chitarrista.
“Bene, aspettiamo il cenno d’inizio. Vado a prendermi una birra.”
Disse William per concludere quella discussione. Non gli andava che Deborah
sbavasse in quella maniera per Sebastian, perché, sebbene non stessero
più insieme da anni, era una delle sue migliori amiche e vederla soffrire
le faceva male. E sapeva per esperienza, che Sebastian le avrebbe fatto male,
perché lui le donne le usava e poi chi si è visto si è
visto.
“Pronto, fratellone?” dietro di lui stava Monica con un bicchiere
di the freddo.
“Sono gasato. Sarà un concertone…”
“E allora perché sei così immusonito?”
“Non sono immusonito…” lei lo guardava con una espressione
inquisitoria. “Ok… l’hai vista Debby stasera? Tutta per
lui e lui, invece, non la calcola.”
“Se non la calcola questa sera è scemo.”
“Sì, ma se la porterà a letto e poi basta… lei merita
di meglio.”
“Smettila di preoccuparti. Lei sa badare a se stessa, se lui le fa qualcosa,
lei gliene tornerà pan per focaccia.”
“Hai ragione… ma è più forte di me. Oh, iniziamo.
Goditi il concerto.”
“Certo e tu dedicami quella canzone. Ci tengo.”
“Sarà solo tua… “ e si avviò verso il palco
con la sua falcata sexy e arrogante, mentre Monica tornò a sedersi
vicino alle sue amiche.
“Uno, due prova… ok, funziona. Salve ragazzi, noi siamo i Blood
Bro e spero che stasera vi divertiate ad ascoltarci. Cominciamo con una canzone
piena di carica: ‘Bitter End’, Placebo.”
Alex prese a suonare la chitarra con potenza, seguito a ruota da Paolo e Sebastian.
Finalmente fu il turno di William che prese a cantare. Per Buffy fu come ricevere
una scossa elettrica nel sentire la sua voce calda e avvolgente
Since
we’re feeling so anesthetized
In our comfort zone
Reminds me of the second time
That I followed you home
We’re running out of alibis
On the second of May
Reminds me of the summer time
On this winter’s day
I
quattro suonavano con forza ed erano molto affiatati. Al tavolo le ragazze
stavano cominciando a scatenarsi.
“Sono bravi!” Urlò Buffy a Monica e lei annuì.
Deborah ammiccava di continuo verso Sebastian che più di una volta
spostò lo sguardo verso il tavolo.
‘Che diavolo sto facendo? È solo Deborah, la tua amica, sempre
quella Deborah.’ Era una sensazione strana quella che provava per la
ragazza e non gli piaceva per nulla.
“Ma quanto è figo?” urlò Debby all’orecchio
di Monica.
“Chi?”
“Ma come chi? Sebastian, ovvio.”
“Per me anche Alex è molto figo.” Si guardarono sorridendo.
“Questa notte quella camicia sarà strappata. Farò saltare
i bottoni ovunque.” Disse Deborah convinta.
“Wow… bel piano!” le rispose ridendo. Sul palco continuavano
a darci dentro con una canzone dietro l’altra strappando applausi calorosi.
“Dai, guardalo… non è terribilmente sexy?” le disse
piano, mentre Sebastian faceva partire ‘Seven Nation Army’ insieme
alla batteria di Paolo. “Guarda come tocca quelle corde, come muove
la mano su e giù…” e dicendo questo si passò la
punta della lingua sulle labbra. “Pensa che cosa potrebbe fare sul corpo
di una donna.”
“Grazie dell’immagine, ma ti giuro che non mi interessa saperlo.”
Rispose categorica Monica.
“Grazie, grazie mille…” disse William alla fine di ‘Enjoy
the Silence’ “…la canzone di adesso è per una persona
speciale. Monica, questa è per te.”
William partì a suonare la tastiera l’inconfondibile intro di
‘Beautiful Day’ e Monica si mise a saltellare davanti al palco
cantando con il fratello, sembrava non le importasse nulla che tutti gli avventori
del locale la guardassero come se fosse un’aliena sbarcata da Marte.
Buffy la guardò stupita.
“Non ti preoccupare. Lei fa sempre così…” le disse
Leila quando vide la sorpresa dell’americana. “Lei è pazza…
la musica è la sua droga.”
“Lo vedo…”
Il concerto durò fino a mezzanotte, quando ormai i ragazzi erano definitivamente
spompati, soprattutto William che aveva l’abitudine di muoversi come
un pazzo quando cantava.
“Allora, che ne dite? Vi siamo piaciuti?” Chiese Paolo avvicinandosi
al tavolo.
“Siete stati bravissimi!” rispose Buffy entusiasta.
“Grazie.” E sorrise gentilmente.
Deborah, intanto, aveva iniziato la sua opera di seduzione. Si avvicinò
sinuosa a Sebastian che stava mettendo a posto il basso, staccandolo dall’amplificatore.
“Hey.” Salutò lei.
“Hey.” Rispose lui, guardandola pieno di desiderio.
“Sei stato molto bravo.”
“Ti ringrazio. È sempre un piacere suonare per un pubblico così…
affettuoso.” A Deborah veniva da sorridere. Ci stava provando con lei,
lo sapeva: aveva seguito parecchie rimorchiamenti di ragazze portati avanti
da lui e conosceva bene le sue mosse.
“È sempre un piacere ascoltare un musicista così…
dotato.” Voleva la guerra e l’avrebbe avuta.
“Con chi sei venuta qui?” chiese lui inaspettatamente.
“Con Monica. Guida lei stasera. Perché?”
“Così… curiosità. Magari ti posso dare uno strappo
io a casa.”
‘O la va o la spacca.’ Si disse mentalmente lei.
“A casa mia o tua?” Lui per un attimo perse la sua aria sicura
e rimase spiazzato, ma ci mise un nulla a riacquistare la sua sicurezza. Si
avvicinò all’orecchio di lei e le sussurrò:
“Dove desideri. Stanotte la passeremo dove preferisci, fosse anche una
panchina del parco.” Aveva dato alla voce un tono più basso del
normale, che sapeva faceva sciogliere le gambe delle ragazze, e le passò
un dito sul braccio nudo, facendola rabbrividire.
“A casa tua andrà perfettamente. Le panchine sono scomode per
certe cose, già provato.” Gli rispose lei con voce ridotta ad
un sussurro.
“Perfetto. Tra dieci minuti ho finito qui e sarò tutto tuo.”
Lei sorrise trionfante: la sua fatica stava per essere ricompensata. Tornò
da Monica con un sorriso a quaranta denti.
“Dalla tua espressione, si direbbe che le cose con il bel Seba stanno
andando bene.”
“Sì… ti faccio sapere tutto domani. Non mi occorre un passaggio
per tornare a casa.”
“Ok, in bocca al lupo.”
“Crepi!”
Meno di cinque minuti dopo, Debby si trovò comodamente seduta sulla
Opel Tigra nera di Sebastian con le gambe accavallate in modo da mostrare
più pelle possibile. Voleva fare in modo che lui non la potesse rifiutare.
Fecero la strada in completo silenzio, ascoltando la musica che si spandeva
nell’abitacolo. Deborah guardava fuori dal finestrino per evitare la
voglia di saltargli addosso al primo semaforo rosso, mentre lui faceva vagare
lo sguardo dalla strada a lei, o meglio al suo decolté, molto spesso.
L’appartamento di Sebastian era in perfetto ordine, analizzò
Deborah appena entrata. Le sembrava un po’ freddo come ambiente, era
tutto bianco, solo la tv e lo stereo risaltavano, scuri come le ali di un
corvo.
“Non ti facevo tipo da bianco.” Gli disse.
“No? Io lo trovo piuttosto distensivo. Vuoi qualcosa da bere?”
chiese lui avvicinandosi al frigo.
“No, grazie. Sono a posto così.”
Lui la stava guardando come un gatto che punta al topo. Lei era appoggiata
sul muro del salotto, con un sorriso malizioso stampato sul volto. Lui si
avvicinò a lei, bloccandola appoggiando le mani sul muro, a lato del
suo capo.
“Tu non sai in che guaio ti sei messa, Debby…” le disse
con voce roca.
“Oh, ti sbagli. Io lo so benissimo.”
Lui le prese il volto fra le mani e la baciò con irruenza, portandola
verso il letto della sua camera.
“È da quando ti ho vista arrivare con questo vestitino che non
vedevo l’ora di fare questo.” E così dicendo fece scivolare
via le spalline dell’abito, che si raggrumò ai suoi piedi, lasciandola
praticamente solo con le mutandine di pizzo bianche e i sandali alti.
“E io è da giorni che sogno di fare questo.” Rispose lei,
strappandogli la camicia e facendogli saltare i bottoni in aria, esattamente
come aveva detto a Monica. Lui sorrise e iniziò ad amarla, continuando
per buona parte della notte, fino a quando non crollarono esausti.
Capitolo7: Buona domenica
Il
mattino seguente, Deborah si svegliò da sola nel letto di Sebastian.
Ci rimase un po’ male, perché sperava in un po’ di coccole
post risveglio, invece nulla. Trovò i suoi vestiti piegati sulla sedia,
si vestì e si guardò allo specchio facendo un po’ di boccacce.
Era contenta per la notte appena passata, il suo sogno erotico ricorrente
da due mesi a quella parte era stato esaudito. Ora sperava di cominciare una
storia seria con lui. Uscì dal bagno canticchiando e si ritrovò
il ragazzo davanti.
“Ciao Seba.”
“Ciao Deborah. Colazione?”
“No, io non mangio mai la mattina.”
“Permetti che mangio io?”
“Non vedo perché no.” Deborah si sedette a fianco a lui,
in cucina, mentre Sebastian si versava un po’ di caffè e prendeva
i biscotti. Cominciò a mangiare in silenzio con lei che lo guardava
sorridente.
“Stai bene?” chiese lui dopo un po’.
“Benissimo. Perché me lo chiedi?”
“Sei lì che sorridi come se avessi una paresi.” Debby ci
rimase male.
“Oh… senti che facciamo questa sera?”
Sebastian, che si stava portando alla bocca un biscotto appena inzuppato nel
caffè, si bloccò sconvolto. Il biscotto si ruppe in due sporcando
il tavolo.
“Facciamo?”
“Bhe, potremmo essere una coppia, no? Siamo stati bene questa notte,
no?” disse lei sorridendo.
“Ehi… piano. Siamo solo stati a letto assieme. Ottimo sesso, lo
ammetto, però finisce qui.” Disse finendo il caffè.
“Prego? Tu l’hai vissuta come una… scopata e basta?”
“Certo. Che altro?”
Lei lo guardò con gli occhi sbarrati, senza emettere suono.
“Anzi, ti riporto a casa quanto prima. Devo studiare per la tesi. Lo
avrei dovuto fare ieri, ma stavi dormendo e mi seccava svegliarti.”
Disse lui con tutta calma. Pensava che le cose fossero state messe bene in
chiaro.
“Pensavo di piacerti?” sussurrò lei ancora sconvolta.
“Eri molto sexy ieri sera e mi hai arrapato alla grande, ma finisce
qui. Amici come prima. Andiamo. Non hai lasciato niente di là, vero?
Non mi piace trovare cose delle ragazze in camera mia.”
Lei si alzò lentamente dalla sedia e si avvicinò al lavello
della cucina, dove stavano asciugandosi piatti e bicchieri. Sebastian era
già alla porta con le chiavi della macchina in mano.
“Vie…” non riuscì a finire la parola, che Sebastian
vide Deborah lanciargli un piatto addosso che si infranse sul muro dietro
di lui. “Ma che cazzo fai?”
“Tu sei un bastardo!” e via un altro piatto. Lui cercò
di nascondersi dietro al divano, ma lei gli lanciò un bicchiere che
si ruppe a dieci centimetri dal suo piede.
“Ma sei matta?” urlò lui sperando di calmarla, ma lei sembrava
impazzita e continuava a tirargli tutte le stoviglie che le venivano sottomano.
“Tu- piatto- sai che-piatto- mi piaci- piatto- eppure- piatto- mi hai
preso in giro!”
“Non ti ho preso in giro. Ho fatto quello che volevo e che volevi anche
tu!”
“Io voglio stare con te! Non mi interessa una squallida scopata di una
notte, per quanto intensa. Non mi basta!”
“Allora hai sbagliato persona, piccola.”
Lei gli gettò l’ultimo bicchiere, poi prese la sua borsetta e
si avviò verso la porta. Dopo averla aperta si voltò verso Sebastian
che ancora non si era mosso da dietro il divano.
“Bene, non occorre che mi porti a casa. Troverò un passaggio
alternativo. Ricordati una cosa: sai quello che provavo e ne hai approfittato.
Fallo ancora una volta e il prossimo a pagarne le spese sarà il tuo
amato basso e se ancora non lo capirai, sarai tu a pagare… molto dolorosamente.”
Finì lei ricacciando indietro le lacrime e parlando con voce dura.
Uscì dalla casa sbattendo la porta con tutta la forza che aveva e si
mise a camminare verso la più vicina fermata dell’autobus: era
una sciocchezza, dato che non c’erano autobus che la riportassero a
casa, ma sperava di trovare una panchina per sedersi e sfogare le lacrime
che prima aveva ingoiato. Sapeva che Sebastian era un donnaiolo, ma si conoscevano
ormai da due anni ed erano sempre stati buoni amici, sperava che quella sera
potesse essere il buon inizio per una storia, magari non La storia della loro
vita, ma passare qualche mese assieme poteva essere una bella idea. Invece
lui l’aveva liquidata come una delle tante, come se fosse una ragazza
conosciuta qualche ora prima. Questo le faceva male. Aveva bisogno di qualcuno…
prese il telefono e chiamò.
“Pronto… ciao Monica… scusa, lo so che per te è presto
e che è domenica mattina, ma avrei bisogno di chiederti una cosa…grazie…
potresti venire a prendermi? Sono vicino a casa di Sebastian… alla fermata
del bus. Sì… ti aspetto qui, non mi muovo. Grazie… e scusami.”
Concluse la telefonata e prese ad aspettarla, mentre le prime lacrime presero
a scivolarle sulle guance.
Poco
dopo la portiera di Cordelia si aprì.
“Grazie. Scusa se ti ho fatto venire qui così presto” esordì
Deborah. Monica la guardò a fondo e scosse la testa sconsolata.
“Ha fatto lo stronzo.” Non era una domanda, era una affermazione.
Lo aveva capito nello stesso momento in cui la aveva guardata. Lei annuì.
“E non dirmi ‘Te lo avevo detto.’ Non lo sopporterei.”
“Non lo dirò… ma tu dovrai spiegarmi perché ti sei
buttata a pesce su di lui, quando sapevi… che tipo è!”
“Io… lui mi piace da tanto… io pensavo che mi volesse perché
gli piacevo, invece a lui servivo solo per togliersi un prurito.”
“E non ti aveva sfiorato il dubbio?”
“No. Insomma, ci conosciamo, lui sapeva di me e quindi pensavo che non
fosse così stronzo da prendere in giro i sentimenti di una amica.”
“Peccato che lui sia stronzo molto più di tanti altri. Dovrò
fare un bel discorsetto con lui.”
“No! Lascia perdere, farò finta di nulla. cercherò di
essere fredda e distaccata… perfetta.” Disse con convinzione la
rossa, mentre Monica la guardava dubbiosa.
“Eccoci a casa. Senti, un consiglio, Sebastian non lo puoi conquistare
con il corpo. Io sono sicura che lui non sia venuto a letto solo per tirarsi
via il prurito, solo che non lo ha ancora capito. È un uomo, fai leva
sul suo bisogno di possesso.” Deborah la guardò con la fronte
aggrottata.
“Ok, va bene. Adesso me ne torno a letto con Cucciola e ci penso.”
Aveva già una gamba fuori dall’auto, ma si girò. “Grazie.”
Disse semplicemente.
“Figurati, per così poco.” Aspettò che l’amica
entrasse in casa, poi Monica ripartì.
A
casa Cross era Buffy a cimentarsi in cucina: aveva deciso di preparare le
frittelle con lo sciroppo. Voleva dare ai due fratelli una colazione da leccarsi
i baffi, solo che Monica era dovuta scappare via dopo una telefonata di Deborah
e William dormiva della grossa. Quando ebbe finito di prepararle, salì
le scale verso la mansarda e bussò alla porta. Niente, il ragazzo sembrava
non averla neppure sentita. Salì i primi scalini cercando di non fare
troppo rumore.
“William…” lo chiamò con un sussurro. Dal letto sentiva
provenire solo il respiro regolare del ragazzo. Arrivò fino alla fine
delle scale e lo vide: era disteso su un fianco, con un lenzuolo rosso aggrovigliato.
Poteva vedere la sua gamba lunga e muscolosa fare capolino: ‘ma non
usa il pigiama?’ pensò lei. Prese a guardare il suo profilo,
quello zigomo sporgente che gli conferiva un’espressione decisa, eppure,
anche nel sonno, aveva dipinto addosso quel sorriso dolce e seducente. Ebbe
di nuovo un flash di lei e lui su quel letto in una estenuante maratona sessuale.
Si riscosse dai suoi pensieri solo quando sentì la porta d’entrata
sbattere. La sentì anche William che si svegliò di scatto sbarrando
i suoi magnifici occhi blu. Cercò a testoni gli occhiali sul comodino
e inforcandoli si accorse di Buffy davanti a lui.
“Buongiorno passerotto. Dormito bene?”
“Perfettamente.”
“E sei qui per…?” chiese facendo alcuni gesti con la mano
per incoraggiarla ad andare avanti. ‘Per guardarti mentre dormi perché
sei terribilmente sexy? No, non glielo posso dire.’
“Colazione. Ho cucinato io e volevo chiamarti. Ti aspettiamo giù.”
E dopo avergli lanciato un sorriso, scese giù.
“Solo la colazione… ma se eri qui da un po’, dolcezza.”
Disse piano mentre cercava un paio di pantaloni da infilarsi. Optò
per dei pantaloncini neri…gambe al vento e senza maglietta e la seguì.
Si ritrovò davanti ad una torre di frittelle che divideva una Buffy
sorridente e una Monica furiosa.
“Spero vi piacciano, è una delle mie specialità.”
Disse l’americana sorridente.
“Grazie.” Notò con piacere che Buffy lo stava guardando
come se volesse mangiarselo sul tavolo al posto dei dolci. Forse Monica non
aveva tutti i torti nel dirgli che anche Buffy era interessata a lui.
“Dov’eri?” chiese William a Monica mentre portava un boccone
in bocca.
“In che senso?”
“Come sbatti tu la porta di casa non lo fa nessuno. Riformulo: dov’eri?”
“Da Deborah. Mi ha chiamato.” Rispose tranquillamente.
“E come mai ti ha chiamato?” Buffy li osservava in silenzio.
“Aveva bisogno di un passaggio a casa.”
William prese a sorseggiare il caffè, mentre Monica lo fissava severa.
“Sono ottime queste frittelle.” Disse William rivolto a Buffy
che si trovò spiazzata da questo cambiamento repentino di argomento.
“Grazie, William.” Gli rispose. Vide che il ragazzo tornò
a guardare la sorella, che non si era mossa di un millimetro, e sospirò.
“Sebastian l’ha trattata male. Ho ragione?”
“Sì.”
“Ci parlerò io. Tu lo uccideresti e non voglio mia sorella in
galera.” Monica non disse nulla, ma si limitò a riprendere a
mangiare in silenzio.
Quel
pomeriggio i due fratelli Cross si sedettero sul divano, bandiere alla mano,
per guardare il motomondiale. Fin da quando erano più piccoli avevano
preso l’abitudine di passare la domenica pomeriggio a guardare lo sport
in tv, calcio, basket, moto, pallavolo. Insomma, qualsiasi cosa, basta stare
assieme a fare il tifo.
Ovviamente anche quel giorno non faceva eccezione.
“Ma fate mai qualcosa separati? Sembrate due siamesi.” Disse Buffy
rivolta a Monica che era già pronta.
“Sssss. Stanno per partire. Vai Vale!!” Legolas arrivò
zampettando e si accoccolò in mezzo a loro, come se quello spettacolo
non lo riguardasse. In fondo li conosceva bene.
“Scusaci, Buffy, ma sei capitata in una casa di pazzi. Siediti con noi,
magari impari ad apprezzare le nostre follie.” Passarono l’ora
successiva a spiegarle come funzionava il mondo delle corse in moto, soprattutto
William, che amava correre in due ruote.
Mancavano due giri alla fine del gran premio e Valentino Rossi e Max Biaggi
erano intenti in un duro testa a testa per la prima posizione, quando il telefono
di Monica squillò, facendola sobbalzare.
“Leila? E che vuole ora? Pronto?”
“Ciao.”
“Ciao. Che c’è?”
“Che fai?”
“Me lo chiedi anche? Che giorno è oggi?”
“Domenica.”
“Appunto. Lo sai qual è la nostra tradizione.” Disse Monica
perdendosi nei sorpassi dei due centauri.
“Oh, la roba con tuo fratello. Io volevo dirti che ho trovato un ragazzo
interessante.”
“Bene… cazzo, sì, vai Vale, grande!!”
“Guardi Rossi?”
“Sì, sono all’ultimo giro, ormai.”
“Comunque ti dicevo che ho incontrato un ragazzo strano e simpatico.
Figurati che la prima cosa che mi ha chiesto è come prendo il sole
al mare.”
“Ah, ah.”
“E poi si è messo a parlare come niente del fatto che lui si
scotta subito e si spella.”
“Ah, ah.”
“E mi ha anche detto che è atterrato su Marte.”
“Ma dai?”
“Monica! Non mi ascolti!!”
“Eh no! Cavolo, Gran premio d’Italia, ultimo giro, duello mortale
e tu mi telefoni? Cinque minuti… capiscimi, per favore. Ecco, guarda….
Taglia il traguardo! E Vale c’è!!! Urlò Monica. “Eccomi,
ora sono tutta tua. E tu che gli hai detto? Come lo prendi il sole? Visto
che ti ascoltavo?” sentì l’amica sbuffare dall’altro
capo della cornetta.
“Che mi giro spesso. Secondo te che dovevo dirgli?”
“È un po’ fuso o sbaglio?”
“È simpatico…” protestò debolmente. “Mi
ha chiesto di uscire con lui. Domani andiamo a bere qualcosa assieme, così
potremmo conoscerci al di fuori del lavoro.”
“Ottima idea… poi voglio i particolari!”
“Va bene, ma non ci sarà nulla, lo sai.”
“Va bene, ma io voglio sapere anche di quello.”
“Ok, buon pomeriggio. Ciao.”
“Ciao.” E interruppe la chiamata. “Mio Dio… la primavera
porta un bel sconvolgimento di ormoni… sono tutti che conoscono gente
nuova.”
“Come sta?” chiese Buffy.
“Bene. Ha conosciuto un tipo… mah.”
“E ce lo presenterà?” chiese William.
“Non lo so. Escono insieme questa sera, non so come si svilupperanno
le cose.”
“Sarebbe ora che uscisse dal guscio.”
“Mica è così facile per lei.” Ribattè Monica.
Buffy non capiva del tutto.
“Cosa le è successo?”
“Diciamo che se il suo ex torna da queste parti, io lo strangolo.”
Rispose decisa Monica con uno sguardo infuriato negli occhi.
“Ha fatto il grande stronzo e non avrebbe dovuto… sa di non dover
tornare, sarebbe pazzo se lo facesse.” Spiegò William. L’americana
non aveva ancora capito tutto, ma aveva intuito che i due fratelli non ne
volevano parlare e che se avesse voluto sapere qualcosa, ne avrebbe dovuto
chiedere alla diretta interessata.
Squillò di nuovo il telefono di casa. Questa volta fu William a rispondere.
“Pronto.”
“Pronto, ciao William, sono Elisa.”
“Ely, ciao! Come stai?” Monica si girò sorridendo e piano
disse al fratello di salutargliela.
“Chi è?” chiese Buffy.
“È una nostra amica. Abita a Parma per lavoro, ogni tanto ritorna
qui per i week-end.” Intanto William continuava a parlottare piano e
Buffy si ritrovò a sorridere ammaliata nel fissarlo con Monica che
se la rideva.
‘Se tutto va come penso io, questa sarà un’estate molto
movimentata per i nostri cuoricini…’
William mise giù.
“Elisa torna questo fine settimana. Mi ha chiesto se avevamo posto per
ospitarla, ma le ho detto che è arrivata la tua socia. L’ho dirottata
da Paolo che ha qualche stanza in più.” Monica si mise a ridere
di gusto.
“Non vuole proprio tornare a casa.”
“No. Vedi Buffy…” iniziò William per spiegare come
stavano le cose all’ospite “…Elisa ha una madre un pelo
oppressiva e quando lei se ne è andata di casa si è ripromessa
di non tornare mai più sotto la sua ala. Quindi, quando viene qui,
si fa sempre ospitare da noi, anche se poi la va a trovare.”
“Mi spiace, per colpa mia non può venire qua.”
“Non ti preoccupare. Non è un problema. Vedrai che le cose si
sistemano.” Rispose Monica.
“Chi viene a farsi un giro in bicicletta?” chiese William mettendosi
le scarpe da ginnastica e guardando Monica in maniera tale che capisse.
“Oh che bella idea. Io ci vengo!” esclamò Buffy saltando
su dal divano come una molla. “Vieni anche tu, Monica.” William
le lanciò un’occhiataccia.
“Ehm… no, credo che dovrò…” prese a guardarsi
in giro, ma non c’era nulla da fare. “… dovrò…
non lo so, ma qualcosa troverò. Divertitevi.” Disse sorridendo
sentendosi falsa, mentre i due uscivano assieme.
“Farò una telefonata a Cupido…dovrò farmi regalare
l’arco, visto che gli rubo il lavoro.” Disse mentre i due sparivano
dalla sua vista.
“Allora, dove vuoi andare?” chiese William a Buffy.
“Guidami tu. Io non sono mai andata oltre al paese.” Gli rispose
lei.
“Allora vieni, è ora che tu faccia conoscenza dell’Isonzo.”
Il ragazzo virò ad U, seguito a ruota da lei. La portò per una
stradina sterrata limitata da alberi ed arbusti. Il polline di pioppo volteggiava
fra di loro come se fosse neve, farfalle ed insetti ronzavano intenti nel
loro intenso lavorio. William correva come un pazzo tra i sassi e le pozzanghere
presenti sul sentiero alzando chili di polvere.
“Eh, eh, eh, prendimi se ci riesci!” la prendeva in giro.
“Ehi, non vale!! Fermati.” E prese ad andare più veloce.
Superarono delle vigne e poi dei campi di grano dorati con un po’ ovunque
macchie vermiglie di papaveri. Il sole picchiava e faceva molto caldo. Erano
usciti da un piccolo boschetto di acacie attraversato da un fiumiciattolo
di acqua corrente.
“Ti piace?”
“Sì, molto. È bello qui.”
“Vieni… qui c’è un posticino carino carino.”
William era sceso dalla bici e camminava per un piccolo sentierino coperto
da erba alta che virava verso il basso. Davanti a Buffy si aprì una
specie di spiaggetta di pochi metri quadrati che dava su una pozza di acqua
blu che le ricordarono gli occhi del ragazzo. Più avanti, placido e
lento, stava l’Isonzo nel suo largo letto, interrotto qua e la da dune
di acciottolato, una delle quali creava quella piccola insenatura naturale
davanti a loro. Lui mollò la bicicletta per terra e prese a tirarsi
via i pantaloncini e le scarpe.
“Che fai?”
“Un bagno. L’acqua è fredda, ma è quello che ci
vuole dopo questa corsa.” E così dicendo le lanciò un
sorriso seducente e si buttò in acqua, scomparendo tra mille schizzi.
“Ah cazzo! È gelata!” urlò lui riemergendo. Lei
rise di gusto.
“Allora credo che non ti seguirò. Tu sarai scemo a buttarti là
dentro, ma io no!” lo prese in giro.
“Come mi hai chiamato? Adesso la pagherai!!” Buffy non riuscì
a godersi appieno il petto scolpito di lui, con quella leggera peluria a livello
dell’ombelico che spariva a livello dei Boxer; non riuscì a godersi
neppure i capelli bagnati che spandevano goccioline ovunque; non riuscì
a godersi tutto questo, perché lui cominciò a gettarle acqua
addosso.
“No, fermati!!”
“Ah, ah, sbagliato!” corse velocemente verso di lei, la prese
in braccio e si incamminò verso la pozza. “Bene, bene, ecco un
piccolo sacco di patate… che ne facciamo?”
“Ti prego, non voglio bagnarmi.” Piagnucolò lei, anche
se dentro di se godeva nel sentire le sue mani che le toccavano le gambe nude.
“Mmmmm non era questo che volevo sentire io.”
“William, mollami!”
“Ecco, questo è giusto!” la gettò al centro della
pozza ridendo, mentre lei urlava. “Così impari!” lei riemerse
sputando un po’ d’acqua e ringhiando.
“William… se ti prendo!” i due presero a ridere risalendo
verso le bici. Il bagno aveva fatto bene ad entrambi, ma l’acqua del
fiume era veramente troppo fredda. In più Buffy era totalmente vestita
e anche dopo un po’ batteva i denti.
“Passerotto, dovresti tirarti via i vestiti bagnati.”
“Non posso, non ho il costume sotto.”
“Fa nulla, resti in biancheria.” Lei arrossì impercettibilmente,
ma si tolse le scarpe grondanti e gli shorts, per poi togliersi la maglietta.
Praticamente era nuda, dato che la biancheria era di semplice cotone bianco.
William prese ad osservare il reggiseno trasparente su cui spiccavano fieri
i capezzoli induriti dal freddo. Deglutì un secondo, ripensando a lei
sotto la doccia e ringraziò mentalmente di avere i boxer ancora freddi
e bagnati dal tuffo.
“Se avessi saputo mi sarei messa qualcosa di più consono.”
Disse lei distendendo le gambe per scaldarsi meglio. Dalla sua posizione William
potè vedere qualche ricciolo scuro che partiva dal pube. ‘Calmati,
Spike… niente che non hai già visto… anche di lei.’
Cercava di mantenersi calmo lui, con scarsi risultati. Anche Buffy si accorse
del leggero rimescolamento nei suoi boxer e si sentì lusingata di fargli
questo effetto.
“Allora questo tuo cambiamento a cosa è dovuto? O a chi?”
chiese lei curiosa. Lui le sorrise maliziosamente.
“Sarebbe giusto che io ti dicessi che sono cambiato per me, perché
non mi piacevo, ma sarebbe una balla. In realtà sono cambiato, inizialmente,
perché ero stufo delle prese in giro. Mi chiamavano secchione, idiota,
perdente… e questi sono gli insulti più gentili. Ero una persona
ricercata solo per copiare i compiti o per degli aiuti. Così ho deciso
di dare un taglio netto a tutto questo. Ho sequestrato Monica per una giornata
intera e siamo andati a fare spese: via il vecchio, avanti il nuovo. Poi,
senza passare per casa, siamo andati dal parrucchiere e sono diventato platino.
Non ti dico che facce che hanno fatto a scuola.” Prese a ridere di gusto,
facendo scendere brividi di eccitazione sulla schiena di Buffy. “I miei
prof erano sconvolti, ma poi andavo lo stesso bene e hanno smesso di preoccuparsi.
Le ragazze non mi pigliavano più per il culo e così sono diventato
popolare. Alla fine della quinta il mio nome era sulla porta del bagno delle
ragazze… era il massimo del riconoscimento ai miei tempi.” Finì
lui orgoglioso.
“Complimenti, allora.”
“Grazie!” lei prese a guardare il fiume tranquillo davanti a loro
pensando a come evitare di violentarlo lì, visto che erano le quattro
del pomeriggio e potevano essere visti da chiunque. Doveva solo parlare, mentre
attendevano che i vestiti si asciugassero almeno un po’.
“Come vi siete conosciuti voi della band?”
“Dunque… è stata una cosa graduale. Allora, Alex lo conosco
da quando avevamo sedici anni. In realtà me lo ha presentato Monica,
dato che giocavano a basket nella stessa società. Poi, entrando in
università, ho conosciuto Sebastian, perché ha risposto al mio
annuncio per il bassista. Anche Paolo è arrivato grazie all’annuncio:
si era iscritto al primo anni di ingegneria, ma poi ha capito che non faceva
per lui ed è andato a lavorare, però la band era formata.”
“E fate solo cover?”
“In linea di massima sì, ma qualche volta scrivo qualche canzone,
solo che gli altri non lo sanno.” Disse lui sussurrando.
“E perché?”
“Non sono molto bravo come poeta…”
“Magari un giorno me ne canterai una.”
“Chissà… forse.” Rispose lui facendo spallucce. “Che
ne dici? Torniamo indietro?”
“Meglio.” Si rivestirono in fretta anche se William si prese qualche
secondo per spiarla mentre si chinava per prendere gli shorts, permettendogli
un’ampia visuale del suo fondoschiena. ‘Mio Dio, impazzirò
se non mi muovo…’
Capitolo 8: Chiacchiere tra donne
Buffy
e Monica lavorarono alacremente per tutta la settimana. Avevano concordato
per un colore azzurro pastello per la zona clienti e bianco per quella di
lavoro di pasticceria. Paolo stava finendo di tirare gli ultimi cavi necessari.
“Allora, così vi va bene?” chiese alle ragazze impolverate
dalla testa ai piedi.
“Perfetto. Spine quanto basta.” Concordò Monica.
“Adesso cosa vi manca?”
“Dipingere, ammobiliarlo, preparare l’insegna, decorare la vetrina.
Preparare i volantini per l’apertura, pulire…insomma, queste cose
qui. “ rispose Buffy.
“Ti ha chiamato Elisa per domani?” chiese Monica a Paolo.
“Sì, la ospito io. Tanto ho stanze in abbondanza in quella casa.
Mio nonno non ha badato a spese quando l’ha costruita.”
“Bene, così sabato al concerto ci sarà anche lei. Suonate
vero?”
“Sì… il tizio del locale è stato molto contento
della nostra performance della scorsa settimana e ci ha chiesto di ripetere.”
“Bene! Questa è un’ottima notizia.” Esclamò
Monica. Lei adorava ascoltare musica dal vivo, specie se suo fratello cantava.
Uscirono dal negozio per tornare a casa: ormai era sera e per quel giorno
avevano fatto abbastanza. Appena Paolo le ebbe lasciate, Buffy iniziò
a parlare.
“Senti…avrei alcune cose da chiederti. Posso?”
“Certo, spara.”
“William… come faccio a conquistarlo?” dritta al sodo. Monica
sorrise.
“Sei in fase espansionistica?”
“È molto carino…” Monica la guardò con uno
sguardo accusatorio. “Ok, molto più che carino, è proprio
figo! Solo che ho paura di non interessargli.”
“Figurati…” disse Monica mormorando. “Posso dirti
che sei sulla buona strada. Ammetto che William ama conquistare le ragazze
e ci riesce anche bene, però è sempre stato molto galante. Non
è uno stronzo… oddio, è un uomo, quindi è uno stronzo
di natura, è genetico, però è stronzo a momenti…”
Buffy la guardava sorpresa. “Che c’è?”
“Bhe… di solito tu e lui sembrate così… uniti. E
adesso dici che è stronzo.”
“Io e William siamo uniti e lo siamo da sempre. Però lui ha un
cromosoma Y, al posto della mia X e questo la cataloga come stronzo. Vedi,
la mia teoria è questa: ogni uomo ha il gene della stronzaggine, è
una cosa da Y… proprio così. La differenza tra un ragazzo e l’altro
è solo quanto questo gene viene espresso. Ma tutti, prima o poi, lo
esprimono. Quindi, essendo William un uomo e ti assicuro che è così,
è anche uno stronzo.”
“Ah…” Buffy ci pensò un po’ su. “Forse
non hai tutti i torti.”
“Ma tu non eri quella ‘uomini addio.’” Chiese Monica,
mentre superava un semaforo verde.
“È vero, ma tuo fratello mi ha un po’ scombussolato. Quando
l’ho visto la prima volta, là sotto il portico, con quei jeans
attillati e la maglietta nera… bhe, il mio primo pensiero è stato
di togliergli i vestiti e di rotolare con lui nel suo letto, fra le sue lenzuola
rosse. Insomma… è stato sconvolgente.”
“Però… ti capisco, lo farei anche io qualche volta…non
con William, eh?” disse Monica veloce.
“Eh, eh, eh, Alex…” disse maliziosa Buffy e Monica arrossì
un po’.
“Bhe… è molto bello…” cercò di difendersi.
“Sì, parecchio… ma tuo fratello è meglio.”
“Io dico di no.”
“Non fai testo… non puoi stare con William.”
“Ma posso stare con Alex e tu no, sennò ti uccido.”
“Non lo tocco, lo giuro.” Concluse Buffy mettendosi a ridere con
Monica. “Come vi siete conosciuti, voi due.” Chiese poi. Monica
sorrise a quaranta denti, era ovvio che le piaceva parlarne.
“Lui una volta giocava a basket ed io pure. Un anno, quando io avevo
14 anni, la loro squadra faceva allenamento dopo di noi. L’ho visto
lì per la prima volta, in piedi appoggiato sul muro, canottiera blu,
pantaloncini rossi, con i capelli lunghi legati in una coda. Aspettava che
finissimo. Non so neppure se lui si sia accorto di me quel giorno. Non sono
mai stata una che si nota.” Aveva la voce malinconica.
“Sono sicura che non sia vero. Ti avrà sicuramente visto.”
“Non importa più. In fondo ora siamo amici, no? Mi va bene così,
lui è troppo… in alto per me. Io sono… così, non
bella, non brutta, nel mezzo. Lui, invece, è sempre stato circondato
da ragazze molto carine. Anche alcune mie compagne di squadra lo avevano adocchiato,
ma lui nulla.”
“E poi?”
“E poi cosa? Ci siamo conosciuti. Andavo sempre a vederlo giocare, tutte
le partite e facevo il tifo. Giocavano dopo di noi, e io rimanevo. Ci siamo
conosciuti così… tra un allenamento e l’altro, sai, un
ciao, un come va… nulla di più…però è stato
carino.”
“Ti piace da quel giorno?”
“Sì… entrambi abbiamo avuto le nostre storie… eppure
una parte di me lo ama da sempre. Non si può dimenticare il primo amore,
no?” e sorrise dolcemente.
“E mai niente? Nulla di nulla?”
“Un bacio. Uno solo… ma lui non lo ricorda.” Buffy la guardò
con occhi sgranati.
“Come sarebbe a dire? Un bacio non si dimentica.”
“Era ubriaco. Una festa della società… ha bevuto, io ero
lì ed è successo. Non credo se lo ricordi e in caso contrario…
non mi ha mi fatto capire niente. Quindi è come se niente fosse successo,
almeno per lui. Per me è stato sconvolgente…”
“Lo immagino dal tuo arrossire.” La sfottè Buffy.
“Non prendermi per il culo… non è giusto.”
“Dai stavo scherzando… che farai con lui?”
“Nulla… che ci devo fare. Restiamo amici ed andiamo avanti.”
“Secondo me dovresti buttarti… provare non costa nulla.”
“Qui ti sbagli. Se io provo e mi va bene, eureka, missione compiuta,
siamo tutti felici. Ma se io provo e poi va male… oltre la figura di
merda, lo perdo anche come amico, ed è una cosa che non potrei sopportare.
Indi per cui me ne starò ben cuccia.” Finì Monica troncando
il discorso.
“Ok, fai come vuoi. Tornando al discorso iniziale. William?”
“William… cosa?”
“Cosa devo fare con lui. Devo fare la seducente, la maliziosa, la timida?
Che genere da ragazza ama?”
“Ti proporrei di continuare la tattica che stai portando avanti. Funziona…”
Erano arrivate a casa.
“Era ora, stavo morendo di fame.” Le aggredì William.
“Sai fratellino, un giorno o l’altro dovrò insegnarti a
farti qualcosa da mangiare.” Rispose esasperata Monica. Arrivò
anche Legolas scodinzolante.
“A te invece, diamo la pappa senza problemi, giusto micione. Miao!”
ed entrarono in casa.
Il
locale era affollato come la settimana prima. Deborah aveva deciso di non
andare al concerto, non aveva voglia di vedere Sebastian. Al posto suo, Buffy
conobbe Elisa: era una ragazza della sua stessa età, con i capelli
neri lunghi fino a metà schiena, gli occhi castani incorniciati da
un paio di occhiali azzurri di metallo con le lenti ovali, un dolce sorriso.
Era rotondetta più di Monica, vestiva con un paio di pantaloni neri,
una maglietta a maniche corte rossa e dei sandali neri. Concludeva con una
borsetta jeans.
“Piacere, io sono Buffy.” E le porse la mano che lei prese.
“Io sono Elisa, ciao.” Arrivò Monica portando qualche bicchiere,
seguita da Leila che l’aiutava.
“Come è andata la prima notte con Paolo?” chiese maliziosamente
Monica.
“Bene. Si è comportato come un perfetto gentiluomo. È
un bravissimo ragazzo.”
“A proposito di ragazzi… qui c’è qualcuno, di cui
non farà il nome, che deve parlare di una certa persona… vero
Leila? Ops….” Fece Monica fintamente dispiaciuta.
Leila si mosse un po’ a disagio sulla panca.
“Bhe… sono uscita con lui una paio di sere…”
“Un paio? Io ero rimasta a una!” urlò Monica all’amica.
“Siamo andati avanti… è simpatico, un po’ strano
a volte, ma questo mi attira. È diverso…” rispose Leila.
“E come si chiama?” chiese Elisa curiosa.
“Giulio. È un mio cliente, sembra si sia trovato bene con le
mie mani…” Buffy la guardò con occhi sbarrati: cliente?
Mani? Oh signore, che lavoro faceva la sua amica?
“Leila… scusa, ma che lavoro fai?” chiese timorosa della
risposta.
“La massaggiatrice shiatsu. Lavoro in un centro specializzato e anche
in proprio.” Rispose sorridendo e Buffy si rilassò.
“E come è andata l’uscita?” incalzò Monica,
non soddisfatta della risposta della amica.
“Bene. Abbiamo chiacchierato tanto, mi ha proposto un giro in moto.
Ha una CBR favolosa… non vedo l’ora.”
“Tu come ti sei sentita con lui.”
“Non lo so. Mi viene da dire bene, ma ho ancora un po’ paura di
lasciarmi andare troppo. È bello stare con lui, però, solo che
forse è ancora troppo presto.”
“Troppo presto? È passato quasi un anno… mi sembra che
sia il momento giusto per ributtarsi!”
“Sarà… però, me la prenderò con calma, questo
è sicuro!” esclamò seria Leila.
La band iniziò a suonare e quindi le ragazze smisero di chiacchierare
a causa del volume troppo alto. Monica ricominciò a saltellare per
il locale seguita da Buffy che aveva voglia di ballare e conquistare William.
Furono seguite da altre persone incoraggiate dalle due ragazze. Buffy si posizionò
sotto il palco, direttamente davanti a William, affascinante come non mai
nel suo spolverino nero. Lei cominciò a muoversi sensualmente, lanciandogli
ogni tanto occhiate sensuali e maliziose. Lui la guardava senza staccare lo
sguardo un minuto dal suo corpo. Monica se la rideva.
“Ok, ragazzi, grazie a tutti. Ci prendiamo cinque minuti di pausa. A
tra un po’.” Disse William scendendo dal palco con un salto. Una
cameriera portò una birra ad ogni componente del gruppo, sorridendo
seduttiva a Sebastian, cosa che fece passare un’ombra sul volto di William.
“Siete stati molto bravi.” Disse Buffy, facendo voltare William.
“Grazie. Anche tu ballavi molto bene.”
“È una cosa che mi piace fare. Il mio ex l’ho conosciuto
proprio in pista.” Disse lei ammiccando un po’. Monica le aveva
fatto bere un bicchiere di vino piuttosto forte e lei, non abituata, si sentiva
leggera e propensa a flirtare come un tempo.
“Immagino che lo avrai fatto andare su di giri… sei molto sexy
lo sai.” Lei ridacchiò un po’ scioccamente.
“È stato divertente, ma poi lui si è dimostrato un coglione.”
Rispose con poca grazia.
“Un giorno mi racconterai tutto per bene… ora devo andare a finire
il concerto.” Buffy si avvicinò ancora più a lui e si
posizionò in modo da sussurrargli all’orecchio.
“Ballerò per te… guardami.” E scoccandogli uno sguardo
malizioso ancheggiò verso il tavolo delle ragazze.
William rimase un po’ spiazzato: lo avrebbe fatto sul serio? Oppure
era l’alcool a farla straparlare? Ma in fondo, non si diceva ‘in
vino veritas’?
“Ti sbrighi a salire o per stasera vuoi fare la statua di sale lì”
gli urlò acidamente Sebastian. Spike si riscosse dai suoi pensieri
e con un salto fu sul palco.
“Ti ha morso una vipera? Sei più acido del solito questa sera.”
“Ah, ah, ah, simpatico. È solo che non mi sento benissimo.”
“Io so come si chiama la tua malattia.” Disse Paolo sedendosi
“Si chiama Sensi di colpa per come ho trattato Deborah!”
“Paolo, vai a farti fottere! Iniziamo?”
“Sì, muoviamoci, di questo parleremo dopo.” Ordinò
Alex perentorio e prese ad iniziare l’intro di Every me, Every you dei
Placebo, sorridendo alla vista di Monica che stava cominciando a scatenarsi
al tavolo.
Buffy ritornò in pista, posizionandosi esattamente davanti a William,
in modo che il ragazzo non si perdesse un suo solo movimento. Gli lanciava
sorrisi languidi e occhiate roventi, facendolo deglutire qualche volta di
troppo, cosa che per un cantante non era il massimo.
‘Vuole la guerra, bene Buffy… sarai accontentata.’ Pensò
lui accaldato. Vide mentre ritornava al tavolo per bere, per poi tornare al
suo spettacolo.
I ragazzi continuarono a suonare, alternando pezzi rock a pezzi più
melodici, riuscendo a far ballare qualche lento alle coppiette innamorate.
Finirono con una ovazione del pubblico.
“Grazie a tutti. Spero di rivederci presto. Buona serata a tutti!”
terminò William con un sorriso. Come scese dal palco, si materializzò
una Buffy arrossata e leggermente claudicante.
“Sei stato bravissimo.” E ridacchiò.
“Grazie, passerotto… sei ubriaca?”
“Sì!! Eh eh eh eh. Io non bevo mai…” e prese a ridere
mettendogli le mani attorno alle spalle. “Lo sai… la, su quel
palco eri così eccitante, lo sai vero? Lo sai?”
“Wow… bhe, grazie. Forse è meglio se tu ti siedi un po’.”
Disse William, mentre cercava di tenerla su.
“Io non voglio sedermi… voglio distendermi… e sai dove?
Amo il tuo letto con le lenzuola rosse. E tu con me.”
“Quanto ha bevuto?” chiese William alle ragazze sedute. Monica
sorrise.
“Oltre a questo bicchiere a metà… solo uno. Direi che è
del tutto astemia. È già ubriaca?”
“Oh sì… meglio se la porti a casa. Vai con lei Monica,
io sono in moto.” E la passò alla sorella.
“Ma io voglio stare con William… Monica, posso stare con lui?
A te va bene?”
“Mi va benissimo, cara, però ora devi stare tranquilla. Cerca
di non vomitarmi in macchina. Bhe ragazze alla prossima settimana.”
Buffy, che non capiva nulla continuava a parlare a voce alta.
“Ma a me piace William… è sexy, posso scoparlo? Oh…
forse non dovevo dirlo.” Ma scoppiò a ridere, facendo andare
di traverso la birra a William.
“Domani avrà un mal di testa enorme e non si ricorderà
niente…” sentenziò Leila.
“Così imparerà a non bere.” E dicendo così
uscirono dal locale.
Poco dopo arrivò Alex ignaro di tutto.
“E Monica dove sta?”
“Ha portato Buffy a casa. La poverina era ubriaca.” Le rispose
Elisa e lui fece una smorfia.
“Dovevi chiederle qualcosa?” gli chiese William da dietro le spalle.
“No, era così, per salutarla.”
“E anche per invitarla al concerto, immagino.”
“Anche.” Rispose pacato il bel moro.
“Le ho detto che ho comprato i biglietti per entrambi… muoviti
ad invitarla, così le posso tornare i soldi.”
“Grazie fratello.”
“Figurati, è un piacere per me.”
“Ho sentito che la tua bella si è presa una sbornia con i fiocchi.”
Disse Sebastian mentre metteva a posto il palco. “Non dovresti essere
la ad aiutarla e confortarla come si deve?”
William e Alex si scambiarono un’occhiata complice.
“Forse sono malato io, ma ogni volta che tu dici qualcosa, Sebastian,
mi sembra che tu ti riferisca sempre a qualcosa di sessuale.” sbottò
infine William.
“Caro, tu così mi offendi. È come se ti avessi detto di
approfittare dello stato di Buffy per farci qualcosa. Neppure io scendo a
questi livelli!” sembrava veramente scandalizzato.
“E questo per pura bontà d’animo?” chiese calmo Alex.
“In parte… ma anche perché preferisco farlo con le sobrie,
almeno non rischiano di svenirmi a metà lavoro.”
“Che umanitario che sei.”
“Che ci volete fare, è così che vanno le cose.”
Buffy
e Monica arrivarono abbastanza presto a casa: il locale dove si trovavano
era relativamente vicino. Per fortuna Buffy non si era sentita male, anzi
era euforica e cantava urlando a squarciagola. Quando aprirono la porta, uscì
Legolas che le guardava con muto rimprovero: lo avevano chiuso in casa per
tutta la sera.
“E tu che ci facevi dentro? Briccone, ti eri nascosto quando ti chiamavo!”
gli disse Monica rimproverandolo. Lui si girò sdegnoso e andò
a caccia.
Monica portò Buffy in camera sua lasciandola sul letto mentre la spogliava.
“Mi piace tuo fratello…”
“Lo so, me lo hai ripetuto cento volte in macchina.”
“Oh, è vero… scusa. Io voglio stare con lui. Lo amo.”
Monica si bloccò. Amare? Già? Cavoli, non si era aspettata che
in un solo mese quella ragazza si fosse già cotta a puntino del fratellino.
“Perfetto, domani diglielo, ok?”
“Sì, lo farò… hai ragione… devo farlo.”
E dicendo questo crollò, russando leggermente.
Capitolo 9: una grande doposbornia
Buffy
si svegliò e la prima cosa che capì, fu di avere la testa in
fiamme. Gemette sonoramente, mentre cercava di alzarsi.
Capì immediatamente che la notte scorsa doveva aver fatto la cazzata
di bere troppo. Sentì bussare alla porta.
“Avanti.” Gemette piano, mentre un migliaio di spilli le bucavano
il cervello.
“Ciao. Come stai?” Monica le sorrideva impercettibilmente.
“Male… potresti anche non urlare? Ho la testa che scoppia.”
“E chi urla… sto parlando normalmente. Non dovresti bere se non
ci sei abituata.”
“Non volevo bere… ma era così buono!” poi si bloccò
facendo una smorfia. “Ho fatto qualcosa di strano?”
“Perché me lo chiedi?” domandò Monica curiosa.
“Perché la prima e unica volta, fino a ieri, bevuta che mi sono
fatta è stata tragica. Ho preso a dire cose che da sobria neppure penserei.
È successo anche ieri?”
“Bhe… qualcosina, ma niente di grave.” Disse Monica con
un sorriso poco raccomandabile, che preoccupò un po’ Buffy. “Dai,
scendi che il pranzo è pronto.”
“Il pranzo? Ma che ora è?”
“Mezzogiorno e mezza. Hai dormito parecchio.” Rispose Monica,
lasciando la poveretta esterrefatta.
Buffy si alzò faticosamente sentendo la testa pesante dieci volte più
del normale. Cercò di ricordare cosa era successo la notte precedente,
ma si fermava a quando stava ballando sotto il palco, poi nebbia fitta. Sperò
solo che Monica non le avesse raccontato una balla prima. Scendendo in cucina,
trovò i due fratelli in tenuta estiva. Pantaloncini e canottiera per
lei e solo pantaloncini per lui. Come vide William rimase senza un grammo
di saliva in bocca, più lo guardava e più capiva di volerlo
per se.
“Buongiorno, passerotto.” La salutò lui.
“Ciao.”
“Come stai?”
“Ho vissuto momenti migliori… ma passerà.” Si sedette
mentre Monica metteva in piatto del riso allo zafferano. Buffy fece una smorfia
quando vide il cibo, aveva un po’ di nausea.
“Ne vuoi un po’ o preferisci limitarti ad un po’ di pane?”
chiese Monica.
“Grazie, credo che passerò il riso…” disse prendendo
dal cestino in mezzo alla tavola una pagnotta, sbocconcellandola piano. “allora…
come è finito il concerto ieri?”n William la guardò come
se lo stesse prendendo in giro.
“Guarda che c’eri anche tu, sai?” lei prese a torcersi le
mani.
“Ehm… in verità non ricordo praticamente nulla…so
che ballavo…” gli occhi di William scintillarono maliziosamente.
“Eccome! Ballavi molto bene, eri molto sensuale…” Buffy
quasi si strozzò con l’acqua che stava bevendo, mentre Monica
annuiva.
“In effetti ti muovevi in maniera piuttosto disinibita.”
“Ero… era solo l’alcool.” Cercò di difendersi.
“Nessun problema, mica ti giudichiamo qui! Anzi, era un vero piacere
vederti mentre lo facevi.” Finì ridendo William, lasciando Buffy
ancora più rossa di vergogna. I suoi tentativi di seduzione erano stati
presi in giro, sigh.
“Ti va di venire a fare un giro in bici con me dopo? Magari ti aiuta
a stare meglio.” Chiese Spike a Buffy e lei non se lo fece ripetere.
“Certo, vado un attimo a lavarmi la faccia…” e così
dicendo si chiuse in bagno, trattenendo a stento un sorriso al pensiero di
stare sola con lui.
“Posso sapere i tuoi piani?” domandò Monica al fratello,
mentre con tranquillità si mangiava un sacchetto di ciliegie.
“Voglio vedere se quello che ha detto ieri notte era vero… se
tutto va bene, faremo tardi per cena.” Monica prima sorrise, poi fece
una smorfia di finto disgusto.
“Mi vuoi dire che cenerò con una coppia? Mio Dio, sarò
la terza incomoda. Sai che faccio? Chiamo Elisa e le chiedo di uscire con
me. Ciapa, là!” finì lei in dialetto.
“Perché non chiami Alex, invece? So di sicuro che è a
casa oggi.” Buttò lì con noncuranza William. Lei si ammutolì
di colpo, come se l’idea le stesse passando effettivamente in testa,
poi scosse il capo.
“Non credo sia una grande idea. Elisa, meglio!”
William, alzando gli occhi al cielo, andò in camera sua a preparare
un piccolo zaino per la sua escursione sul fiume. Voleva portarla in una piccola
insenatura quasi del tutto nascosta, in modo che nessuno potesse disturbarli.
Voleva il terreno più libero possibile! Decide di rimanere in pantaloncini:
più vestiti aveva addosso e più elaborato sarebbe stato spogliarsi
al fiume e già ora solo quel pezzo di stoffa gli risultava stretto.
Scese velocemente trovando una Buffy intenta ad allacciarsi le scarpe di ginnastica.
“Sono pronta.”
“Bene, pure io.” Rispose lui.
Inforcarono le bici e William prese di nuovo a farle strada per le stradine
in mezzo ai campi, stavolta, però, erano passati per un’altra
zona del paese. Faceva un caldo tremendo, ormai l’estate era scoppiata
in tutto il suo splendore. Le due bici lasciavano dietro di loro una scia
di polvere, entrarono in un sentiero coperto da alti alberi che li riparavano
dal sole cocente. Buffy ringraziò mentalmente di essersi portata gli
occhiali da sole, visto le nuvole di insetti che le si spiaccicavano sulla
faccia. Doveva stare ben attenta a tenere la bocca chiusa.
Dopo un buon quarto d’ora di pedalata, William sterzò verso sinistra
violentemente, portandola in un sentierino ancora più piccolo del precedente.
Qui dovevano andare più lenti a causa dei grossi ciottoli presenti.
“Vieni, vedrai che ti piacerà.” Le disse sorridendo. Si
ritrovarono in una spiaggia di sassolini molto piccoli, sembrava quasi sabbia.
C’erano degli alberi che facevano ombra, una pozza di colore verde azzurro
davanti a loro e neanche un’anima intorno. Secondo Buffy, il paradiso.
“Wow… è bellissimo.”
“Già. L’ho scoperto qualche anno fa. È agibile solo
d’estate, dato che d’inverno qua è tutto fiume.”
Mollò la bici a terra e dallo zaino fece uscire un grande asciugamano
rosso. “Così staremo più comodi.” E si tolse anche
le scarpe, mentre Buffy lo imitava restando, questa volta, in costume. Aveva
un due pezzi a triangolo di colore giallo, con i fiorellini rosa.
“Stavolta mi sono premunita.” Disse lei parlando del costume.
“Non so se lo preferisco così…” rispose lui piano,
sorridendo. “a parte questo, come stai?”
“Bhe, continuo a chiedermi chi me l’ha fatto fare a bere, ma mi
sento meglio. L’aria aperta fa miracoli.” Disse lei stiracchiandosi.
Si distese sull’asciugamano, mentre lui si sedeva vicino a lei. “Si
sta davvero bene qui, quasi ne approfitto per dormire un po’.”
“Non vieni a farti un bel bagno fresco?”
“Non ora. Resto qui a guardarti.” Rispose lei, mentre lui con
pochi passi raggiungeva l’acqua fredda. Si tuffò in fretta e
fece qualche bracciata, ma poco dopo riemerse permettendo alla ragazza di
guardare ogni più piccolo anfratto di lui. Adorava il modo in cui gli
stavano i capelli bagnati: i riccioli cadevano scomposti sul volto, mentre
milioni di goccioline scendevano dalle loro punte.
Si soffermò a fissare a lungo lo stato dei suoi pantaloncini: grazie
all’acqua ora erano completamente incollati alle gambe, facendole intravedere
anche il pacco rilassato. Quando capì quello che stava guardando, Buffy
distolse lo sguardo imbarazzata. Lui se ne accorse e sorrise trionfante.
“Brrr… gelida come pensavo.” Le disse mentre si sedeva vicino
a lei.
“Sei tutto matto a buttarti… mi fai venire i brividi solo a guardarti.”
Lui prese a scuotere la testa sopra di lei bagnandola tutta e facendola urlare.
“sei matto!!” Lui rideva senza ritegno.
“Dai, passerotto, scherzavo… mica vorrai morire di caldo? Un po’
di acqua fredda non può che farti bene e poi con sto caldo ti asciugherei
in un attimo.” Lei fece una smorfia, ma si mise a sorridere dopo poco.
“Va bene, sei perdonato… ma solo perché fa caldo.”
William si distese allungando le gambe e mettendosi le mani sotto la testa
e Buffy guardava il fiume placido davanti a loro.
“Allora…” iniziò lui con un sorriso diabolico dipinto
sul volto “…parliamo di cose serie.” Buffy prese a guardarlo
senza capire dove il ragazzo volesse parare.
“Prego?”
“Bhe, ieri sera hai detto cose particolarmente interessanti…”
disse William con fare sornione, mentre lei arrossiva violentemente.
“Oddio, che ho detto?” sussurrò lei timorosa della risposta.
“ Mi hai detto che ti piacciono le mie lenzuola rosse…”
“Ehm… sono molto carine in effetti.” Balbettò un
pochino lei.
“Ne ho un paio ancora più belle, sai?” rispose lui ammiccando.
“Ah sì?”
“Sì… sono nere, di seta. Molto eccitanti.” Buffy
gemette all’immaginarsi loro due nel letto a godere come due pazzi.
“E sai che cosa hai detto ancora?” continuò lui, facendo
finta di non essersi accorto della reazione della ragazza. Lei scosse il capo
temendo il peggio. William si girò leggermente e prese a fissarla negli
occhi, poi, scandendo bene le parole continuò. “Hai detto che
avresti voluto distenderti nel mio letto… con me.”
Buffy chiuse gli occhi maledicendosi ancora una volta per aver bevuto. Si
mise le mani sul volto sconsolata.
“Scusa… colpa dell’alcool.” Cercò di difendersi,
ma lui si mise in ginocchio davanti a lei in modo da parlarle all’orecchio.
“Perché ti scusi, amore? Lo trovo un onore e se vuoi possiamo
provarlo quando preferisci.” Lei sgranò gli occhi e si ritrovò
a fissargli le labbra con una voglia terribile di baciarle. “Fallo,
Buffy… o lo faccio io.” Le sussurrò pianissimo William.
‘Bhe, me lo ha chiesto lui…’ Buffy si avvicinò di
più, riuscendo finalmente a toccargli le labbra. Aveva deciso di andare
piano, senza buttarsi subito, ma dopo pochi secondi cercò di infilare
la lingua in bocca al ragazzo, che aprì le labbra per farla entrare.
William passò una mano dietro il collo di Buffy per farla aderire di
più a se e stanco di stare in ginocchio la fece distendere mettendosi
sopra di lei, il tutto senza scollarsi di un centimetro. Le loro lingue continuavano
a duellare e a conoscere la bocca dell’altro, come a voler imprimere
ogni millimetro quadrato nella mente. Lui potè assaggiare il sapore
di dentifricio con cui Buffy aveva cercato di togliersi il saporaccio del
post sbornia, mentre lei assaporava il gusto del caffè che aveva appena
bevuto lui. Nessuno dei due voleva cedere prima dell’altro, ma quando
le mani di William presero a cercare di togliere il costume di Buffy, lei
lo fermò.
“No, qui ci potrebbe vedere chiunque.”
“Direi di no, passerotto. Non viene mai nessuno qui…” e
puntò sul suo collo nudo leccandolo dal basso verso l’alto.
“Mmmmm.” Buffy decise che le parole non servivano più e
continuò a gemere soddisfatta. William le aveva slacciato il reggiseno
e giocava con i suo capezzoli. Si stava impegnando come poche volte in vita
sua, la pelle di Buffy era leggermente salata, dovuta probabilmente al sudore,
ma a lui non dispiaceva, la voleva in qualsiasi modo. Stava per toglierle
gli slip, quando sentì qualcosa di freddo bagnargli i piedi: l’Isonzo
si stava alzando, cosa che succedeva abbastanza spesso, anche d’estate.
Niente di grave, ma rovinava sicuramente l’atmosfera. (N.D.S. succede
sul serio… è capitato pure a me, roba che mi si rovinavano i
fumetti)
“Perché ti sei fermato?” chiese lei ansimante. Non voleva
si fermasse.
“Dobbiamo sloggiare da qua. Guarda il fiume.” Buffy lanciò
un gridolino di sorpresa.
I due ragazzi cominciarono a tirare su le proprie cose in velocità,
prima che l’asciugamano divenisse completamente piombo. Corsero via
velocemente, incespicando sui ciottoli. Poco dopo videro che la spiaggetta
dove si stavano baciando era completamente immersa.
“E adesso?” chiese Buffy.
“Ricominciamo a casa, no?” rispose lui sorridendo.
Monica
era andata a casa di Paolo per uscire con Elisa. Erano andate a scuola insieme,
prima che lei decidesse di fare la pasticcera, erano nella stessa classe anche
con Leila. Poi Elisa aveva frequentato l’università iscrivendosi
al corso di Tecnico di laboratorio, per poi trovare lavoro in una azienda
farmaceutica nel pressi di Parma. Tornava poche volte in Friuli e ogni volta
che ci ritornava alloggiava a casa di amici.
Scese dall’auto guardando in alto verso il sole: finalmente stava calando
la sera e anche se era solo ora di cena, il caldo era leggermente sceso. Amava
l’estate e le piaceva andare al mare, ma odiava l’afa terribile
che capeggiava su di loro. Sapeva che la vicinanza al mare rendeva più
sopportabile il tutto, però per lei non era abbastanza. Sospirò
rumorosamente a suonò il campanello. Le aprì Paolo in pantaloncini
corti e ciabatte.
“Ciao. Entra.”
“Ciao. Come va?” chiese Monica.
“Bene. Lavoro questa notte, ma a parte questo direi bene.”
Elisa emerse dal bagno completa di pantaloni leggeri rosa accesi e una maglietta
a maniche corte gialla, portava i capelli legati in una coda e una frangia
corta completamente ingellata.
“Dove andate a mangiare?” chiese Paolo.
“Di solito andiamo sempre al cinese. Ti va anche oggi?” domandò
Monica ad Elisa.
“Per me non c’è problema.” Rispose lei tranquilla.
“Ciao, a domani.” Disse poi rivolta al ragazzo che aveva già
aperto loro la porta.
“Divertitevi.”
Le due ragazze entrarono in macchina, si allacciarono le cinture e partirono.
“Allora Ely, c’era troppo casino ieri sera. Come va in quel di
Parma?” chiese Monica mentre accendeva la radio e la musica si spandeva
nell’abitacolo.
“Va bene. Il lavoro procede a meraviglia, solo che fa un caldo tremendo.
Per fortuna esistono le ferie.” Rispose lei con la sua solita tranquillità.
Monica riflettè che aveva visto arrabbiata Elisa pochissime volte.
Lasciava passare tutto, sempre con quel leggero sorriso impacciato.
“Buon per te. Senti, che dici se passiamo a prendere anche Deborah?
Penso che abbia bisogno di tirarsi su di morale.” L’amica annuì.
Continuarono parlando soprattutto di lavoro. Elisa lavorava per uno dei biologi
del laboratorio che studiava alcuni nuovi antibiotici a spettro limitato e
lei sembrava particolarmente contenta di quello che faceva. Monica, invece,
le descriveva i lavori di riammodernamento della sua pasticceria. Quando arrivarono
a casa di Deborah, scese solo Monica. Bussò piano e sentì una
risposta leggera dall’interno. Non si capiva se era un invito ad entrare
o se era un qualcosa che suonasse più come un ‘vattene.’
Decise che valeva la pena di rischiare ed entrò. Debby abitava in un
appartamento piuttosto piccolo al primo piano di un palazzo ingrigito dal
tempo. Come aprì la porta le si precipitò addosso un piccolo
cane scodinzolante di colore marroncino chiaro.
“Ciao Cucciolina. Sono io, sono solo Monica.” La cagnetta continuava
a leccarle le mani e cercare di salirle in braccio. Sentì un mugugno
provenire dalla stanza vicina. Si avvicinò al letto della sua amica,
trovandola distesa in posizione fetale con solo un leggerissimo pigiamino
di seta rosa chiaro.
“Dai, alzati.” Le disse Monica con voce ferma.
“No. Voglio stare qui.”
“Andiamo a mangiare cinese. Siamo io ed Elisa. Vieni anche tu, hai bisogno
di uscire. Non puoi ridurti in questo stato per un uomo, specie per Sebastian.”
“Non voglio. Tutto ciò che voglio fare è stare qui a guardare
la Tv abbracciata a Cucciola. E poi lo sai che io non ceno mai.”
“E invece no. Alza le chiappe da quel cavolo di letto e muoviti che
ho fame. Farai un’eccezione.” Monica prese Debby per le spalle
e la fece alzare. “che cosa ti metti? Io proporrei per quel tuo vestitino
da schianto.”
“Non sono in vena di essere figa. Dai lasciami.”
“Non è una questione di essere in vena o meno, lo sei e basta.”
Deborah sorrise al complimento e prese lentamente e svogliatamente a vestirsi.
Indossò un vestitino corto di colore violetto e i suoi sandali bianchi
a tacchi alti.
“Va bene, ma non mangerò niente. Vi faccio solo compagnia.”
Capitolò infine la rossa.
Il ristorante era pieno quella sera: mangiarono in giardino, su un tavolo
rotondo che aveva al centro un grande vassoio rotante, così che ogni
commensale potesse prendersi il cibo senza doverselo passare da un posto all’altro.
Le tre ragazze avevano fatto incetta di riso all’ananas e spaghetti
alla piastra, pollo alle mandorle e verdure in pastella per Debby, vegetariana.
E ovviamente parlavano del discorso universale: gli uomini! In realtà
era più Deborah a parlare per sfogarsi.
“Insomma, vi sembra normale? La mattina dopo mi ha sbattuta fuori di
casa, come se fossi una ciabatta vecchia! Vi prego, ditemi che a voi le cose
vanno meglio!” Monica sorrise tra se, mentre con le bacchette portava
alla bocca del riso. Deborah, quando era giù di morale, chiedeva sempre
se la sua storia andava meglio. Inguaribile romantica…
“Io non ho nessuno, quindi direi che non sto né meglio né
peggio di te.” Disse tristemente Elisa guardando il piatto.
“Come non hai nessuno? A Parma niente? Nulla? Che noia…”
finì Monica “insomma, già pensavo a grandi novità!!”
“Ma figurati.”
“Potresti uscire con Paolo. È single e dolce.” Disse Debby
convinta.
“Questa è una bella idea!” continuò Monica.
“Ma figurati, quello è perso per Leila, io non vado bene.”
“Senti, mica ti abbiamo detto di sposarlo, ma potresti uscirci. Magari
una sera di questa settimana, quando lui finisce il turno di notte.”
“Ma, veramente… io non so se vada bene.” Rispose Elisa titubante.
Monica fece un gesto di stizza.
“Figurati, perché non dovrebbe andare bene. Ci esci a bere qualcosa,
nulla di più. Buttati una volta tanto, smettila di nasconderti!”
sbottò infine Monica leggermente stizzita. La timidezza di Elisa e
i suoi continui dubbi la disturbavano un po’: bisognava ammettere che
era cambiata molto in questi ultimi due anni in cui viveva da sola. Prima
era ancora più chiusa, parlava pochissimo, specie con i ragazzi ed
usciva molto poco. Ora stava pian pianino risalendo la china, ma era ancora
piena di insicurezza.
“E tu, invece? Novità dal bel giocatore?” chiese Debby
con fare malizioso.
“No one.” Rispose secca Monica.
“Dai, vi mangiate con gli occhi ogni volta.” Disse Deborah angelica,
mentre a Monica andava di traverso il cibo.
“Ma tu sei pazza.” Disse Monica mentre tossiva convulsamente diventando
paonazza.
“Non lo sono, non confondermi con l’altra ex di tuo fratello.
Allora, quando andrai con Alex?” Monica alzò gli occhi al cielo.
Non voleva mollare, era terribile.
“Quando me lo chiederà!” prese una pausa e poi riprese.
“Con Daniele sono stata io a fare la prima mossa, poi ok, mi ha scaricato,
ma pazienza. Con Gianluca anche sono stata io a dichiararmi per prima…
sinceramente sono stufa. Voglio un uomo che si comporti da uomo, che mi inviti
fuori senza paranoie strane come l’Altro ‘fenomeno’, un
uomo che sappia quello che vuole, un uomo che prenda qualche decisione senza
strani tentennamenti. È chiedere troppo?”
“Sì.” Risposero in coro le amiche e lei sospirò.
“Alex è un amico, nulla di più.”
“Sì, raccontala meglio e forse ci credi anche tu.” Sentenziò
Deborah. Monica sbuffò.
“Ok, hai ragione. Non è solo un amico. Cioè, lo è
per forza di cose, non siamo niente altro. Lui non mi vuole.”
“Solo perché nessuno dei due ha il coraggio di fare la prima
mossa.”
“Parla miss sicurezza, o mi sbaglio?” chiese un po’ acida
Monica a Deborah.
“Touchè. Ammetto di essere sempre molto timida e di arrossire
per un niente ad ogni battuta un poco maliziosa, ma con Seba mi sono buttata.”
Calò il silenzio. “Ok, bruttissimo esempio visto come è
finita, ma almeno ci ho provato.” Finì la rossa.
“Lo so, ma non voglio, anzi vorrei ma non mi va di buttarmi, voglio
fare la vera donna della relazione, per una volta.” Concluse posando
le bacchette sul tavolo, facendo capire, piuttosto chiaramente, che la discussione
era finita. Debby ed Elisa non dissero nulla, si limitarono a scuotere le
spalle e continuare a mangiare.
“Che faccio con Sebastian?” domandò infine Deborah piano,
lasciando Monica senza parole e con la bocca aperta.
“Prego?”
“Bhe, il mio piano è fallito miseramente, che faccio ora?”
“Ma tu lo vuoi ancora?” chiese allibita Monica.
“Certo.”
“Tu sei pazza! Dopo quello che ti ha fatto?”
“Monica, cerca di capire. Io lo amo.” Rispose semplicemente Debby
e Monica capì e capitolò.
“Ok… la faccenda è seria.” Prese un po’ di
spaghetti alla piastra e ci versò sopra un po’ di salsa agrodolce
che adorava. Stava pensando a come risolvere quel problema.
“Potresti parlargli.” Suggerì Elisa.
“Ma figurati, mi ha chiaramente fatto capire che da me vuole solo sesso,
anzi ha già avuto quello che voleva. No, parlare sarebbe come spararmi.”
E sospirò.
“Io credo che potresti attuare la tattica ‘me-la-tiro-come-una-fionda-e-tu-non-esisti.’”
“Eh? Spiegati.” Monica proseguì.
“Tu torni ad uscire e non lo caghi, fai la superiore, come se il suo
rifiuto ti fosse passato sopra o più semplicemente che tu sia giù
riuscito a superarlo.”
“E cosa ne verrà fuori?”
“Che lui tornerà da te. Da esperienza personale posso dirti che
funziona. Insomma, gli uomini sono possessivi, quando vedono che un loro,
diciamo possedimento, non lo calcola più… bhe si incazzano e
fanno marcia indietro.”
“Interessante…” commentò Elisa.
“Dici che funzionerà?” chiese Debby.
“Non ho dubbi in proposito.” Rispose Monica tranquilla “E
adesso ti dirò come fare.” E sorrise in maniera diabolica e a
Debby ed Elisa parve di vedere un po’ di William in quell’espressione.
Monica
aveva riaccompagnato a casa le sue amiche e tornò lentamente a casa
sua con la radio a palla e pensando alle varie storie che si stavano scrivendo
in quell’estate. Sembrava che gli ormoni fossero in iper attività.
Sebastian era sempre stato uno stronzo patentato: non lo aveva mai visto fidanzato,
eppure il suo letto era sempre occupato da una ragazza diversa. Lui diceva
che voleva solo divertirsi, peccato che questo facesse del male ad una delle
sue migliori amiche e lei questo non lo tollerava. Aveva sofferto anche lei
a causa dei ragazzi, ma non riusciva ad odiarli, anzi aveva tranquillamente
ripreso a sentirsi con loro, ma Monica non riusciva a sopportare le persone
che ferivano i suoi cari. Deborah lo amava e una donna innamorata era capace
di tutto.
Poi pensò a Leila. Anche lei aveva finalmente trovato qualcuno da considerare
interessante. Per una ragazza normale sarebbe stato poco un uomo solo interessante
dopo due settimane di continue uscite assieme, ma Monica la poteva capire:
Leila da meno di un anno era stata lasciata dal suo ragazzo. Lui doveva partita
per andarsene in Australia per un viaggio ERASMUS dell’università
di Bologna. La lasciò due settimane prima di imbarcarsi e quel che
peggio non lo fece neppure davanti agli occhi, ma solo per telefono. Una vigliaccata
che Monica non aveva mai perdonato al ragazzo. Le dispiaceva solo che tra
lei e Paolo non potesse andare bene, ma capiva che lui non era il tipo giusto
per lei, troppo mite per lei che, almeno secondo Monica, aveva bisogno di
un ragazzo leggermente stronzo. Strano, come la stronzaggine degli uomini
potesse essere utile e disastrosa allo stesso tempo. Magari Elisa poteva consolare
Paolo e così facendo schiudersi del tutto. Monica, intimamente, aveva
deciso che avrebbe fatto di tutto per farli mettere assieme. Sapeva di essere
un Drago in quelle cose: nelle sue storia era una frana e non capiva niente,
ma in quelle degli altri era imbattibile.
Già, la sua storia: se lo ripeteva sempre, il primo amore non si scorda
mai, ma questo era troppo. Dieci anni di cotta continua verso Alex era il
colmo. Aveva sognato molto spesso i suoi incontri con lui, ma mai che una
volta fossero andati come voleva lei, c’era sempre qualcosa che li frenava.
“Dio, come mi piace!” disse a voce alta direttamente a Cordelia.
Si era innamorata perdutamente del suo sorriso prima che di altro. Non che
il resto facesse schifo, ma l’espressione che aveva quando segnava un
canestro particolarmente difficile o quando suonava la chitarra, era impagabile:
era così dolce e sereno che per Monica era una specie di balsamo per
le sue tristezze.
Ed infine, non ultimo, il suo caro fratellino. William era una specie di Mini
Sebastian, su questo Monica non aveva il minimo dubbio, però gli dava
l’alibi di essere decisamente corretto con le sue varie ragazze, non
aveva avuto quasi mai strascichi particolari, a parte qualche eccezione. E
ora Buffy:
“Si ritorna sempre al primo amore.” Si disse piano mentre apriva
la porta di casa. Le luci erano tutte spente, ma lei sapeva orientarsi anche
senza. Si lavò e si cambiò in fretta per poi salire nella sua
stanza per leggere un po’. A metà di uno scalino si bloccò:
dalla mansarda sentì provenire dei gemiti sommessi.
‘Oh, ha compagnia…’ pensò Monica tra se.
“Wow, Buffy…” lo sentì ansimare e lo sapeva per esperienza,
quelli non erano gemiti da amore solitario. Monica sorrise e si chiuse definitivamente
nella sua camera, accendendo la radio ad un volume indecente per quell’ora.
Era la stessa tattica che usava qualche anno prima con i suoi genitori. Poco
dopo sentì dei passi pesanti sulle scale e la sua porta di aprì
di scatto: suo fratello, in mutande e incazzato come una iena, si stagliava
sulla soglia.
“Dico, ma sei matta? Lo sai che ore sono?” urlò.
“Io lo so, Willy.” Rispose lei sapendo di farlo arrabbiare per
il nomignolo. “ma lo sai tu? E comunque, qual è il problema?”
“Disturbi.” Disse lui secco.
“Anche voi… fate con comodo, ma lasciatemi la possibilità
di non sentirvi. Non è piacevole e neppure eccitante, se io volessi
fare da sola. E dai, lo abbiamo sempre fatto con mamma e papà. Vai
e divertiti, visto che puoi, tanto domani mi racconti tutti.” Lui rise
fragorosamente, ormai tranquillo.
“Tu sogni. ‘notte.”
“Ciao.”
Capitolo 10: galeotto fu il concerto
Luglio
era ormai ben che inoltrato e gli ormoni erano decisamente impazziti. Ogni
mattina Monica notava come il letto di Buffy non era mai sfatto, non aveva
cambiato lenzuola praticamente mai nelle ultime due settimane e tutto perché
passava le notti con suo fratello. La cose le faceva piacere, ovviamente,
però sentirli gemere e mugugnare sera dopo sera era troppo. Doveva
sempre scendere in soggiorno e accendere lo stereo con le cuffie. Si stava
facendo fuori un sacco di libri grazie a loro due, visto che di solito d’estate
i due fratelli passavano le serate a cantare e ad andare in giro per le sagre
paesane. Adoravano le grigliate che si sbafavano. Però, quest’anno,
le cose andavano in maniera diversa, lui era tutto preso con Buffy. Quindi
Monica si consolava con le sue partite di basket, anche se da un po’
erano finite, e con le sue amiche. Lei e Debby stavano programmando come far
impazzire Sebastian.
Anche adesso, in cucina, pensava alla amica. Stava preparando la pasta per
la pizza che avrebbero mangiato tutti insieme quella sera al ritorno di William
dal lavoro. Era deprimente mangiare con la coppietta a volte, la faceva sentire
sola. La parte egoistica di Monica voleva che le cose tornassero come erano
prima, ma sapeva anche che lui ora era felice e quindi non sarebbe stato giusto
che lasciasse Buffy per lei. Non se lo sarebbe perdonato di sicuro. Buffy
scese dalle scale con un sorriso sgargiante come sempre.
“Che prepari di buono?” chiese a Monica.
“La pizza. Mi viene bene sai.”
“Mmmmm ho già l’acquolina in bocca.” Si sedette sul
divano con le gambe incrociate guardando la cuoca alle prese con acqua calda
e farina. Poi un po’ tentennante cominciò a parlare.
“Senti, Monica…posso parlarti seriamente?”
“Certo.” Rispose lei impastando.
“Ti dispiace che io e William stiamo insieme?” Monica si fermò
un attimo a raccogliere le idee.
“No, non mi spiace. Lui è contento, felice, non può spiacermi.
Mi mancherà molto, ma pazienza.”
“Non te lo sto portando via.” Monica sorrise.
“No, è vero, ma mi mancherà comunque. Le cose cambiano
inevitabilmente, anche se non lo si vuole. Ti avverto solo di una cosa: non
farlo soffrire, altrimenti ti ammazzo, molto lentamente.” Era seria
e Buffy annuì convinta. In quel momento suonò il campanello.
“Vado io.” Disse Buffy alzandosi svelta. Sapeva che Monica e William
si volevano molto bene, ma la minaccia appena ascoltata le aveva messo su
un po’ di paura. Aprì la porta e si trovò davanti ad una
bella ragazza, piuttosto alta, con i capelli corti biondi tagliati alla Cameron
Diaz, occhi color nocciola, una spruzzata di lentiggini sul naso. A Buffy
fece immediata antipatia: lo sguardo era sprezzante e la bocca era schiusa
in un sorrisino di derisione.
“Salve.” Disse Buffy.
“E tu chi saresti? La nuova pupattola di Willy?” a quelle parole
Buffy si irrigidì sul posto. Chi diamine era quella stronza?
“Mi chiamo Buffy e abito qui. Vuoi qualcosa.”
“No, non vuole niente, sta andandosene, vero?” rispose Monica
per la sconosciuta. Era arrivata dalla cucina dopo aver ascoltato il tra le
due alla porta.
“Ciao Monica.”
“Addio Chiara.” La sconosciuta rise.
“Senti, c’è William?”
“No, è a lavoro. Torna più tardi.”
“Allora ritornerò.”
“No, cara, non lo farai. Lo sai che in questa casa tu non puoi entrare.”
Disse Monica dura.
“Non puoi impedirmi di vederlo, non sono fatti tuoi questi.”
“Io non ti impedisco di vedere lui, ma fuori di qui. Questa casa è
anche mia e posso decidere che è desiderato e chi no. E guarda caso
tu fai parte della seconda categoria. Vattene e non tornare mai più.”
Disse Monica scandendo bene le ultime parole. Chiara le lanciò un’occhiataccia,
ma riprese subito a sorridere.
“Sei patetica, attacca ai pantaloni di tuo fratello, dovresti farti
una vita.”
“Ah, sarei io la patetica. Ti sei guardata? La vostra storia è
finita da un pezzo e tu sei di nuovo qui a tormentarlo. Lascialo in pace,
gli hai già fatto male abbastanza.” Rispose Monica sbattendogli
letteralmente la porta in faccia facendo tremare i muri della casa. Era furibonda
e Buffy si ritrovò curiosa.
“Chi era?” chiese poi, mentre Monica sbatteva furiosa la pasta
di pane sul piano di lavoro.
“Una puttana.” Disse lapidaria.
“Ah…” capì al volo che non tirava aria giusta. Non
aveva mai visto la sua amica così arrabbiata. Suonò di nuovo
il campanello della porta.
“Oh, stavolta mi sente quella maledetta.” Esclamò Monica
lasciando la pasta spalmata sul piano. Aprì la porta come una furia.
“Che cazzo ci fai anco…” si bloccò immediatamente
appena vide chi si parava davanti: Alex. La stava guardando un po’ scioccato
da quella reazione.
“Se vuoi me ne vado.” Le disse.
“No, resta. Scusa… pensavo fosse un’altra persona…”
balbettò Monica sconsolata. Ti pareva che sarebbe successo qualcosa
di simile prima o poi. “Entra pure.” Alex era lì con dei
bellissimi jeans blu scuro attillati e una maglietta bianca candida.
“Ciao Buffy.” Disse appena vide la ragazza in soggiorno. “Spero
di non disturbare.”
“Oh no, stavamo solo chiacchierando. Posso offrirti qualcosa?”
“Qualcosa di fresco, fa un caldo della Madonna fuori. Qui si sta decisamente
meglio.” Monica prese dal frigo un cartone di succo di frutta al gusto
ACE e ne versò tre bicchieri per tutti loro.
“William non c’è. Arriva tra un po’, lo vuoi aspettare?”
Alex si sistemò un po’ meglio sulla sedia.
“In realtà volevo parlare con te.” Disse con tranquillità
a Monica che sentì provenire dallo stomaco una stretta che provava
quando le succedeva qualcosa che la terrorizzava.
“Ah sì?” lui annuì.
“Devo chiederti una cosa.” Il nodo le si sciolse subito, voleva
un favore. Ci rimase un po’ male.
“Ok, che ti serve?” domandò allora
“Volevo chiederti di uscire per una sera speciale con me.” Eccolo
di nuovo il nodo allo stomaco. Buffy si alzò piano dal divano cercando
di non farsi sentire dagli altri due, ma loro non sembravano accorgersi di
niente, e se ne andò nella sua stanza.
“Eh?” riuscì ad esalare Monica.
“Ho due biglietti per il concerto dei Muse di venerdì. Vieni
con me?”
‘Io e lui da soli al concerto… wow sì!’
“Ovvio!” poi ci pensò un attimo “Dovevo andarci con
William… ma non importa, ok. Mi passi a prendere tu?”
“Sì. Facciamo per le sette. Mi fa piacere che tu abbia accettato.”
Monica improvvisamente si sentì come se fosse sospesa a dieci centimetri
da terra: un appuntamento con Alex!!! Il primo dopo dieci anni che si conoscevano.
Aveva un sorriso che partiva da un orecchio all’altro.
“Ti fermi a cena? Faccio la pizza.” Gli chiese praticamente illuminata.
“Certo, come faccio a perdere una tua pizza. Lo sai che mi piace da
matti.” Rispose lui sorridendo.
Rimasero a chiacchierare, mentre Monica metteva a riposare la pasta e puliva
la cucina.
Monica
non poteva ancora credere quello le era stato chiesto: il concerto dei Muse
con Alex, un pacchetto offerte veramente invidiabile. Oltretutto per la prima
volta dopo un po’ di tempo non si sentì tanto fuori luogo a tavola:
avere l’amico lì a cena con loro implicava che Buffy e William
si trattenevano con le smancerie, anche se, molto probabilmente, avrebbero
potuto farlo sul tavolo e Monica non si sarebbe fatta problemi, visto la presenza
di Alex. Quella sera aveva chiamato Debby e Leila per metterle al corrente
delle novità e le amiche si erano immediatamente proposte per aiutarla
prima dell’uscita. Lei aveva declinato, ma non era sicura che le due
avessero capito.
Arrivò finalmente il giorno del fatidico concerto. Monica girava per
casa come una trottola impazzita, non riusciva a stare ferma: l’agitazione
la stava mangiando viva. Quella mattina aveva ripulito la casa da cima a fondo,
compresa la sua stanza, per non pensare al suo appuntamento, con scarsi risultati.
L’immagine di lei ed Alex assieme non la abbandonava.
Verso le cinque, in una casa luccicante come un diamante, decise che era ora
di farsi una doccia. Sotto l’acqua potè sentire il formarsi del
nodo di agitazione a livello dello stomaco.
“Cavoli, due ore prima è troppo.” Si disse ad alta voce
sbattendo piano la testa sul muro. Si sentiva una stupida, anzi sapeva che
entro la fine della serata avrebbe fatto qualcosa di irrimediabilmente stupido.
Si lavò con cura i capelli e poi il corpo, soddisfatta del lavoro uscì
per asciugarsi: sentì distintamente la voce di Deborah fuori dalla
porta del bagno. Le sue amiche erano gia arrivate per ‘la prova costume’
come l’avevano definita e con loro le portarono la consapevolezza che
mancava ancora meno tempo alla sua uscita. Il nodo le si serrò ancora
di più.
“Monica, ce l’hai ancora per molto?” sentì dire a
Leila.
“No, sono quasi pronta. Cinque minuti.” Con le pinzette si tolse
qualche pelo dalle gambe per averle perfettamente lisce, si mise la crema
e si vestì con un paio di jeans lunghi blu scuro. Mise il reggiseno
sportivo per poter saltare in tranquillità e poi indossò una
lunga e larga T-shirt blu con un disegno richiamante il basket. Si spazzolò
per bene i capelli umidi che poi legò in una coda, spruzzata di profumo
e fu pronta. Come uscì dalla porta si trovò davanti tre ragazze
con delle espressioni che variavano dal deluso, disgustato e scettico.
“Ciao.” Disse cautamente Monica.
“E tu vorresti vestirti così per uscire?” chiese Debby
andando diretta al sodo.
“Ovvio!”
“Ma non sei sexy.”
“Non devo essere sexy, devo saltare, ballare.”
“No, non è vero, tu devi conquistare.” Rispose Leila. “Tu
devi uscire con Alex, devi conquistare Alex.”
“E conciata così non puoi farlo.” Finì Buffy. Monica
alzò gli occhi al cielo gemendo terrorizzata.
“William?” cercò di appellarsi al fratello.
“Hanno ragione, dannatamente ragione. Vai a cambiarti.”
“Traditore! Una volta ti saresti schierato con me.”
“Una volta non volevo che tu stessi con Alex.” E Monica rimase
senza nulla da dire. Scuotendo la testa risalì le scale seguita dalle
amiche.
“Wow… questa camera sembra vivibile ora. Hai chiamato una Filippina
a pulirtela?” chiese Leila prendendola un po’ in giro.
“Ah, ah, ah.” Rispose con finto tono entusiasta la diretta interessata.
“È tutto il giorno che fa la piccola lavandaia.” Fece Buffy
dal suo posto in retroguardia. Quando Deborah chiuse la porta con un colpo
secco, Monica seppe di essere perduta.
“Punto 1: cosa ti facciamo mettere!” esclamò Debby.
“Punto uno? Che diavolo volete farmi?”
“Vestiti, capelli, trucco, scarpe.” Enumerò Leila. “Tutto,
insomma!” Monica si mise le mani tra i capelli disperata.
“Ok, i jeans possono passare, anche perché non porta altro, ma
la maglietta è assolutamente out. Cerchiamo qualcosa di adatto all’occasione.”
Le ragazze aprirono tutti gli armadi della stanza e presero a tirare fuori
ogni maglia e camicia presente. Ben presto sul letto si formò una piccola
collinetta di vestiti.
“Potrebbe mettere questa.” Disse Buffy mostrando una camicetta
bianca.
“Troppo castigata.” Liquidò Leila.
“Apre qualche bottone?” tentò di portare avanti la sua
causa Buffy.
“No! Abbiamo bisogno di qualcosa che metta in risalto la mercanzia.”
Concluse Deborah facendo un eloquente gesto rispetto al seno di Monica. L’urletto
di Buffy fece fermare tutte.
“Trovato! Questa è perfetta.” E tirò fuori dal cassetto
del comò una canottiera rosa dall’ampia scollatura con un disegno
bianco sul davanti e le spalline strette.
“Ma no! È troppo.” Esclamò Monica, ma capì
che le sue proteste sarebbero state vane appena vide i sorrisi delle ‘amiche.’
“Mettitela.” E lei si spogliò.
“Reggiseno sportivo? No, no. Metti questo.” Disse Leila porgendole
uno bianco di pizzo.
“Ragazze, devo andare ad un concerto. Così non posso scatenarmi.”
Protestò Monica indossando il reggiseno datole.
“Cambia prospettiva. È una guerra questa e tu devi vincerla.
Scatenati come sai fare e lui non avrà scampo.” Rispose Leila.
“Vestita così sei spettacolare.” Urlò Buffy.
“Bene, ora il trucco.” Buffy fece sedere Monica ed iniziò
a metterle un dito di ombretto rosa in tinta con la maglietta, poi le fece
una riga leggera con l’eye-liner nero e le allungò le ciglia
con del mascara.
“Perfetto.” Sussurrò rimirando la propria opera. Prese
il suo lipp-gloss e glielo passò sulle labbra rendendole più
brillanti e sensuali. “Non è bellissima?” chiese Buffy
estasiata, come se guardasse sua figlia pronta per il ballo di fine anno.
“Voi siete matte.”
“E ora i capelli. Vai a prendere il phon.” Ordinò Debby.
“No! Fa troppo caldo, ve lo proibisco.” Esclamò Monica
sperando bene.
“Io ho la piastra.” Si intromise Buffy.
“Tutte contro di me!” l’americana tornò e si misero
al lavoro. Dopo una ventina di minuti con lacca e spazzola, finalmente Monica
fu libera.
“Punterei a scarpe con il tacco.” Disse Deborah guadagnando da
Monica un’occhiata assassina.
“Meglio di no, se non vogliamo che si accoppi solo scendendo le scale
di casa. I sandali sono più sicuri per le sue caviglie e per le ginocchia.”
Disse Leila.
“Mi metto i sandali bianchi, che, tra parentesi, avevo già deciso
di indossare ad inizio serata.” Sbottò Monica. Le tra amiche
annuirono riuscirono finalmente ad uscire dalla stanza. Come William vide
la sorella, mollò un fischio.
“Sei uno schianto.”
“Non prendermi per il culo.” Rispose poco gentilmente Monica.
“Guardati allo specchio se non mi credi.” E così lei fece
e non credette ai suoi occhi. Vedeva riflessa una ragazza che lei non conosceva.
I capelli lisci le allungavano il volto, il trucco riusciva ad ingrandire
ancora i suoi occhi già grandi di natura e la canottiera dava ampia
visuale del suo petto. Era lei quella persona? Evidentemente sì.
“Madonna…”
“Spettacolare, vero? Non vedo l’ora di vedere la faccia che farà
Alex vedendoti.” Disse Leila sorridendo. Era felice per la sua amica,
dopo anni di attesa, finalmente sarebbero usciti assieme.
Poco dopo suonò il campanello: erano le sette precise ed Alex era arrivato.
Monica prese un profondo respiro ed andò ad aprire, restando senza
fiato. Alex si era tagliato i capelli corti e se li era sparati in alto con
un po’ di gel.
“I tuoi capelli…”
“Avevo voglia di cambiare e a quanto vedo anche tu hai avuto la stessa
idea.” Rispose lui con la sua voce pacata, ma con un scintillio negli
occhi scuri. Monica se lo squadrò per bene, trattenendo un sospiro
di eccitazione quando vide che portava un paio di jeans artisticamente stinti
e perfettamente attillati dove serviva.
“Vieni dentro. Sono quasi pronta.” Disse lei facendogli strada.
Tutti i presenti nella casa ammutolirono vedendo Alex, ma le ragazze poterono
osservare bene che anche lui era piacevolmente sorpreso dal cambiamento di
Monica.
“Ehi, ciao Will. Ci vieni anche tu al concerto?” chiese Alex salutando
l’amico con un gesto della mano.
“Sì, ma salgo su con un collega.”
“Pensavo ci andassi con Buffy. Non state assieme ora?”
“Me lo ha chiesto, ma a me i Muse non piacciono.” Rispose la ragazza.
“Resterò qui con le amiche e poi ne approfitterò per chiamare
casa con calma. È da un po’ che non sento mamma ormai.”
“Pronta a partire!” disse Monica prendendo la sua borsetta blu.
“Perfetto. Andiamo allora.” Lei annuì, ma prima di uscire
sentì Debby che le urlava qualcosa.
“Ricordati le spille se riesci!” Monica non potè non sorridere.
Alex le aprì la portiera dell’auto con un gesto galante.
“Signorina, prego.” Monica si mise a ridere seguita a ruota dal
ragazzo. Partirono velocemente andando a prendere l’autostrada.
“Sei bellissima, più del solito.” Le disse lui.
“Diciamo che le amiche si sono messe d’impegno. Non mi sento molto
a mio agio.” Rispose molto candidamente Monica.
“Vedrai che come Matthew si mette a suonare ti passa tutto e ti scatenerai
come al tuo solito.”
“Sono così prevedibile?”
“Sappiamo che la musica è la tua droga. Meglio di tante altre
cose.” Passarono il viaggio a chiacchierare del più e del meno,
fino a quando non arrivarono in vista dello stadio Friuli di Udine. Il parcheggio
si stava rapidamente riempiendo, ma ancora si vedevano spiazzi abbastanza
grandi liberi.
“Bisognerà stare attenti a non perdersi.” Analizzò
Monica scendendo dall’auto e guardando la grande quantità di
ragazzi che si stavano posizionando davanti ai cancelli.
“Farò in modo di non perderti.” Rispose Alex e così
dicendo la prese per mano guidandola in quella serpentina umana. ‘Io
sono morta e sono in paradiso!’ pensò Monica tutta felice. Il
nodo dallo stomaco non le era scomparso, infatti appena lui le offrì
un goccio d’acqua lei fece una smorfia.
“No, grazie. Sto bene così.” Disse cercando di essere più
gentile possibile. La stretta alla mano non si allentava e a lei andava benissimo
così. Si misero diligentemente in fila e lui prese i due biglietti.
Monica ora cominciava anche a sentire l’eccitazione per il concerto,
non solo per la presenza di Alex vicino a se. Ecco, il primo momento magico:
i cancelli si aprirono e la fila prese a muoversi verso l’interno. Alex
mostrò i tagliandi ed entrarono, venendo subito fermati da due carabinieri
per la classica ispezione della borsa. Monica mostrò che aveva portato
con sé solo dei piccoli tetrapak di the freddo, dato che erano vietate
le bottiglie con i tappi duri. Aveva anche pensato a prendere qualche merendina
per la cena, anche se lei non riusciva ad ingerire praticamente niente. Passata
indenne l’ispezione, i due si avviarono verso il palco: capirono subito
che erano stati parecchio fortunati. Si ritrovarono in terza fila, praticamente
davanti al microfono posizionato al centro del palco. Dato che avevano ancora
un’oretta abbondante da aspettare, si sedettero comodamente sul prato.
Monica si guardava in giro per vedere se trovava qualcuno che conosceva, ma
per ora le ricerche erano state vene. Notò, invece, che alcuni ragazzi
fissavano lussuriosi il suo seno, cosa che non le fece piacere: un conto era
mostrare ad Alex, un altro era mostrare a dei perfetti sconosciuti.
“Che c’è?” chiese Alex.
“Ci sono alcuni ragazzi che mi fissano di continuo le tette. Non è
piacevole.”
“Bhe posso capirli.” Rispose lui sorridendo.
“Ehi… non mi piace questo.”
“Hai un bel balcone ed è molto piacevole guardarlo sai.”
E si mise a ridere, mentre lei metteva il broncio, poi sorrise.
“Facciamo che lo prendo come un complimento.”
“Ovvio che sì!” Monica si stava piano piano tranquillizzando.
Stare sola con lui non era così traumatizzante come si era immaginata.
Passarono molto tempo a parlare delle vecchie squadre e di basket, intervallati
dagli urli che provenivano dal pubblico appena qualcuno usciva da dietro al
palco, fino a quando il gruppo di supporto dei Muse non iniziò a suonare,
allora si alzarono e si ritrovarono in seconda fila. Tutto intorno a loro
i ragazzi pogavano come indemoniati, mentre lei cercava di mantenere un certo
equilibrio. Sia Alex che Monica conoscevano il gruppo che si stava esibendo,
si chiamavano Jade e venivano anche loro da Monfacone. Il cantante, Gianluca,
aveva una voce molto simile a quella di Bellamy, infatti quando ancora suonavano
cover, facevano parecchie canzoni dei Muse. L’esibizione durò
solo mezz’ora, ma fu abbastanza perché Monica si ritrovasse già
sudata. Alex stava esattamente dietro di lei, anche perché se fosse
stato davanti, lei non avrebbe visto nulla. I Jade uscirono e per cinque minuti
lo stadio rimase completamente al buio. Cominciarono i fischi, le incitazione
ad uscire, qualche ohhh sparso, fino a quando dalle casse cominciò
a spandersi l’Intro de ‘Apocalypse Please.’ dall’album
Absolution. Monica prese ad urlare felice come poche volte le era capitato
di essere. Aveva già assistito ad un concerto dei Muse, ma anche quella
volta si sarebbe scatenata, nonostante sapesse benissimo che vestita in quella
maniera sarebbe stato difficile. Uscirono sul palco i tre musicisti in ordine,
prima Dominic Howard, il batterista, poi Chris Woistenholme, il bassista,
ed infine lui, il leader vero, Matthew Bellamy, cantante e chitarrista, ma
anche tastierista e mezzo clown. Monica si trovò strattonata da tutte
le parti, partì la musica e si ritrovò Bellamy davanti a lei,
che prendeva possesso del microfono posizionato a metà palco, allungò
la mano e calcolò che due metri più in là e lo avrebbe
toccato. Cominciò a cantare assieme a lui a squarciagola, mentre trovava
sempre più difficoltà a stare in piedi. Matthew indossava una
stranissima maglietta attillata a maniche corte piena di colori tutti stridenti
tra loro. Appena finì la prima canzone, fecero partire ‘Hysteria’
e lei si ritrovò ad urlare ancora di più. Quella canzone le
piaceva un sacco. Alzò la mano verso il Bellamy che cantava con gli
occhi chiusi mentre suonava con foga la sua chitarra elettrica. Quando riaprì
gli occhi, le parve che lui le facesse un piccolo cenno, ma ovviamente non
poteva essere vero. Avrebbe voluto saltargli addosso, solo per provare che
era reale. Mentalmente si disse che era una stupidata, ma non ci poteva fare
niente. Registrò che Alex le stava dietro a pogare anche lui insieme
ad altri ragazzi lì attorno. Lei voleva restare lì, ma voleva
anche godersi il concerto senza rischiare la vita. Al ritornello rimase senza
fiato. Alex prese a cantarle nell’orecchio con la sua voce sensuale
I
want you now
I want you now
Give me your heart and soul
And I’m breaking out
I’m breaking out
Give me your complete control
Poi
ripresero a saltare ed urlare assieme. Le fece un po’ strano non vedere
più il suo amico posato e tranquillo come era di solito, ma scatenato
al ritmo della musica, sudato e senza controllo. Le pareva ancora più
sexy del solito! Quando Matthew si spostò dal centro del palco, Monica
potè osservare bene anche Dominic, per il quale provava una piccola
cotta da quando lo aveva visto durante il primo concerto. Secondo lei era
bellissimo, con i capelli biondi e lunghi fino alle spalle che si muovevano
da tutte le parti. Aveva un viso da bambino raggiante. Non riusciva a vedere
come era vestito a causa della batteria, ma le pareva indossasse una camicia
bianca con la cravatta nera. Monica sentiva il petto muoversi senza freni,
maledette le sue amiche, ma sinceramente la voglia di saltare e scatenarsi
era più forte di quel maledetto reggiseno. Il pubblico andò
in delirio appena sentì le prime note di piano di ‘New Born’.
La voce di Bellamy si spandeva per lo stadio e mandava a Monica ed Alex dei
brividi di felicità dietro la schiena, però la ragazza decise
che per la sua incolumità fisica era meglio spostarsi di qualche fila,
altrimenti sarebbe tornata a casa tutta un livido.
“Andiamo un po’ indietro?” urlò direttamente all’orecchio
di Alex, sentendo chiaramente il profumo che portava il ragazzo: Dolce e gabbana
uomo, direttamente da stupro, pensò dentro di sé. Lui annuì
e prendendola per mano si allontanarono di qualche metro dal palco.
“Meglio qui?” le chiese.
“Sì. Non avrò Matthew Bellamy davanti a me, ma almeno
non dovrò preoccuparmi troppo di un gomito nell’occhio.”
E risero assieme.
Il concerto continuò senza pause, i Muse sembravano avere le pile infinite,
cantavano, chiacchieravano con il pubblico ringraziandolo e poi di nuovo giù
con la musica. Alternavano pezzi nuovi e pezzi dei vecchi album, poi, per
la gioia di Monica, ecco il Riff iniziale di chitarra di ‘Plug in baby’.
Saltò e urlò come ancora non aveva fatto per praticamente nessuna
canzone, essendo quella una delle sue preferite. Intorno a lei pogatori di
ogni età che la spintonavano. Uno più ubriaco degli altri, la
centrò in pieno facendola cadere. Alex la aiutò a tirarsi su.
“Ma hai visto che deficiente!!” urlò arrabbiata lei.
“Dai, ti proteggo io. Fidati.” Così dicendo, la abbracciò
da dietro a mò di Koala, cercando di circondarla il più possibile,
senza interferire troppo con i salti della ragazza. Praticamente saltavano
e ballavano in doppio.
‘Ecco, adesso potrei morire qui e sarei felice.’ Si disse Monica.
Dovette ricredersi quando sentì l’inizio di ‘Time is Running
out.”
I
think I’m Drowning
Asphyxiated
I wanna break this spell
That you’ve created
You’re
something beautiful
A contradiction
i wanna play the game
I want the friction
You
will be the death of me
You will be the death of me
Bury
it
I won’t let you bury it
I won’t let you smother it
I won’t let you murder it
Our
time I running out
Our time I running out
You can’t push it underground
You can’t stop it screaming out.
Per
i due fu una specie di scossa, quella canzone li faceva impazzire. Iniziarono
ad urlare, saltare, Monica non capiva niente, si lasciava trasportare dalla
canzone, rimanendo intossicata dal suono, dalle luci gialle e blu intermittenti,
dalle mani di Alex sui suoi fianchi. Avrebbe voluto che quel momento non finisse
mai.
Quando sentì la voce di Matthew ringraziare il pubblico, quasi ci rimase
male.
“Ciao Udine.” Disse dal palco Bellamy in un Italiano un po’
zoppicante. “Questa canzone non è nostra, ma faremo finta che
lo sia.”
“Feeling good” disse Alex all’orecchio di Monica e lei annuì.
Il piano iniziale invase lo stadio, poi la voce calda di Matthew Bellamy accompagnò
Monica in un piccolo ballo sensuale. Cominciò a muovere il bacino strusciandolo
sul corpo di Alex che rimase leggermente spiazzato. Oltre al bacino, Monica
prese a muoversi tutta abbastanza sensualmente, appoggiando la testa sul collo
del ragazzo. Poi alzò le braccia incrociandole dietro la sua testa.
Alex strinse l’abbraccio in modo da farla aderire più a sé
e sentì la ragazza cantarle vicino all’orecchio. La situazione
fra loro stava diventando piuttosto rovente. Monica sgranò gli occhi
quando si accorse che qualcosa di decisamente duro le stava accarezzando il
sedere quando lei si muoveva. La canzone stava arrivando al culmine e lei
si voltò verso di lui con sguardo interrogativo. Quello che lesse negli
occhi di lui, fu solo lussuria e desiderio. Ormai erano vicinissimi, potevano
sentire tranquillamente il fiato uno dell’altra. Alex prese coraggio
e la baciò. Fu in questo preciso istante che il cuore di entrambi si
fermò e fu come se il mondo esterno non esistesse, ma che in quello
stadio ci fossero solo loro.
Per Monica fu come un’esplosione potente nel cervello. Sentiva le sue
labbra premerle addosso e la sua voglia di entrarle in bocca: poteva essere
così scortese lei da impedirgli l’accesso? Ovviamente no! Rise
dentro ai pensieri strani che le stavano venendo in mente, ma aprì
le labbra per poterlo assaggiare e quello che sentì le fece bene. Sapeva
di menta, quella della gomma che stava masticando, cosa non grave, visto che
lei stava facendo lo stesso. La parte ancora razionale di lei notò
che il suo cuore pulsava a mille e poco di questo era dovuto al concerto.
Era esattamente come se lo ricordava.
Per Alex quel bacio sembrava una liberazione, era tutta la sera che lei, inconsciamente,
lo stava facendo impazzire. Quella canottiera rosa l’avrebbe voluta
strappare appena entrati in macchina; quel saltare e ballare lo avevano messo
in allarme, per questo si era buttato in alcuni poghi senza senso, in modo
da evitare di sbatterla sulla prima superficie dura e farsela lì, davanti
a tutti. Ed aveva funzionato, fino a quando non aveva cominciato ‘Feeling
good’: quel ballo sensuale che stava facendo usandolo come palo era
stata la goccia che faceva traboccare il classico vaso. Non si era potuto
trattenere e sembrava che anche lei apprezzasse. ‘Meglio del primo.’
Pensò.
Furono costretti ad interrompersi a causa del pogo pazzo messo in atto su
‘Stockholm Syndrome’. Alex guardò negli occhi di Monica
per capire qualche cosa e ne lesse solo una quantità enorme di incredulità.
Si pentì immediatamente di quello che era successo.
‘Cazzo, qua ho combinato un disastro.’
“Scusa!” le urlò tentando di sistemare il casino, ma lei
non parve capire nulla, perché continuò a seguire il concerto
come se nulla fosse.
Dopo il secondo bis a base di ‘Showbiz’, ‘Bliss’ e
‘Butterfly and Hurricane’, i Muse salutarono tutti e se ne andarono:
avevano suonato per due ore e mezzo filate. Monica ed Alex si avviarono lentamente
verso l’uscita, si fermarono nel banchetto ufficiale in modo che Monica
prendesse le spille per lei e Debby, poi tranquilli ritornarono in macchina,
con lei che continuava a cantare qualsiasi canzone dei Muse le passasse per
la testa. Cavoli era felice, una cifra.
Ci misero un po’ ad uscire dal parcheggio, dato che si era formato un
piccolo ingorgo, ma appena entrati in autostrada, Monica pensò che
era il momento buono per tirare fuori il discorso ‘Bacio.’
“Allora…” iniziò, sperando che lui prendesse la palla
al balzo.
“Allora…” continuò lui.
“Bhe… pensavo volessi dirmi qualcosa per quel bacio.” Disse
con un tocco di speranza nella voce.
“Sì…cioè…” prese un attimo a balbettare.
“Bhe scusa. Non so bene che mi è preso, mi spiace.”
Crak, Monica lo sentì distintamente, era il suo piccolo cuoricino che
si spezzava.
“Ah… ok.” Rispose cercando di fermare le lacrime prima che
scendessero copiose sul viso.
“È stata l’atmosfera un po’ strana della canzone.”
“Sì, hai ragione.” Rispose lei senza far trasparire la
delusione.
“Amici come prima?” chiese lui con un po’ di paura. Sperava
sinceramente che quel bacio non avesse rovinato quello che era riuscito a
creare con gli anni con lei, dimostrando di non aver capito nulla di quello
che passava per la testa della ragazza.
“Certo, anche più di prima.” Finì lei. Monica per
evitare di dover parlare ancora, alzò il volume della radio a livelli
indecenti, ma lui non la fermò, gli andava benissimo così.
Dopo meno di un’ora erano di nuovo davanti a casa di Monica.
“Bhe, grazie della bellissima serata. Il concerto è stata spettacolare
e io mi sono divertita molto.” Cercò di tagliare corto Monica.
Voleva solo chiudersi in camera sua a piangere. No, non piangere, basta lacrime
per un uomo!!
“Prego, grazie a te di avermi accompagnato. Non avrei potuto trovare
persona migliore.” Rispose. Si salutarono e Monica lo vide sparire dal
vialetto. Entrò in casa a luci spente. Dal bagno sentì provenire
la voce di William.
“Come è andato il concerto?”
“Splendido. Ma ora sono stanca, ne parliamo domani, magari. ‘notte.”
E corse sotto il lenzuolo. Sapeva che se avesse guardato in faccia il fratello
non avrebbe potuto nascondergli niente e lei non voleva mettersi a parlare
della sua disastrosa serata alle due di notte. Si svestì completamente
e si buttò a letto a pensare. Si era auto convinta a ricordarsi solo
del perfetto concerto dei Muse, di Matthew che cantava con quel suo modo sexy
di atteggiarsi, oppure pensare a Dominic che colpiva i piatti e i tamburi
con il sorriso sulle labbra, oppure rivedere Chris che pizzicava serio le
corde del basso. Purtroppo non riusciva a non pensare a quel bacio: la sensazione
di freschezza della sua bocca, dovuta alla menta, la lingua gentile che accarezzava
la sua, le mani che percorrevano il suo corpo. Diavolo, quello era un bacio
con i contro cazzi e lei lo sapeva. Ma perché doveva chiederle scusa?
Perché per una volta non poteva andarle bene.
Una lacrima solitaria bagnò il cuscino.
Capitolo 1: poco Chiara
La
sera prima, William era ritornato contento dal concerto dei Muse. Non era
riuscito a trovare in mezzo a quella bolgia sua sorella con Alex, ma non gli
importava, tanto quella mattina lei gli avrebbe raccontato tutto. Andando
a letto si accorse che Buffy stava già dormendo della grossa e a lui
seccava doverla svegliare, quindi perse la classica sessione di coccole pre-dormita.
Le avrebbe fatto la mattina dopo, tanto non lavorava. Si perse un po’
osservandola. Buffy dormiva con una piccola canottierina e dei pantaloni microscopici
di colore verde, i capelli biondi erano sparsi sul cuscino e lei teneva la
bocca leggermente aperta e russava piano. Lui si spogliò e si distese
a letto abbracciandola, mentre lei si muoveva un po’ per il disturbo.
Cavoli che Paradiso. Si addormentò poco dopo.
La mattina dopo fu svegliato da un botto e con lui anche Buffy fece un salto
sul letto di spavento.
“Che diamine?” bofonchiò lei ancora assonnata.
“Dal rumore, direi che Monica ha sbattuto la porta.” Si sentì
un altro tonfo, ma stavolta più lontano. “Questa era la porta
del bagno. Deve essere arrabbiata.”
“Chissà come mai?” chiese lei appallottolandosi sul fianco
accanto a lui. William l’abbracciò baciandole la fronte.
“Ciao passerotto. Dormito bene?”
“Benissimo. Mi sei mancato un po’ ieri sera.” William fece
scivolare la mano sulle cosce di lei, cercando di scostare i pantaloncini:
ghignò soddisfatto quando si accorse che non aveva le mutande.
“Che intenzioni hai, ragazzaccio?”
“Divertirmi un pochino.” Si baciarono lentamente fino a quando
non sentirono di nuovo le porte sbattere. “E che cazzo, se va avanti
così butta giù la casa!” esclamò irritato William.
Buffy si alzò e andò direttamente in bagno, mentre lui si infilava
i pantaloncini e scendeva le scale pesantemente. Trovò Monica in cucina
che beveva un po’ di succo con sguardo truce.
“Che hai?” le chiese.
“Niente. Succo?”
“No. Così, non hai niente.” Riprese sedendosi vicino a
lei. “Per questo vai in giro per la casa sbattendo porte, finestre e
lanciando occhiate assassine. Sì, sì, tutto bene, come no.”
“Lasciami in pace. Non è giornata.” Rispose secca lei.
Anche Buffy ora era scesa e si accorse immediatamente che Monica non era al
top della forma. Aveva ancora gli occhi pieni di trucco.
“Buffy, scusa se te lo chiedo, ma credo che avrò bisogno della
mattinata libera.” Disse William alla sua ragazza.
“Va bene, se Monica mi presta l’auto, vado al negozio.”
E si diresse in bagno per poter prepararsi, mentre William accendeva lo stereo
mettendo su ‘Origin of Simmetry’ dei Muse. Sapeva che se era successo
qualcosa, era da lì che bisognava iniziare.
“Sono stati grandi ieri sera. Quando hanno cantato New Born mi sembrava
di volare.” La buttò lì verso la sorella.
“Sì, sono stati proprio bravi.” Rispose lei laconica.
“Vieni a sederti qui.” Disse William dando pacchette al divano.
Monica si mise vicino al fratello e lo guardò triste.
“Che è successo? Tutti i particolari, prego.”
Monica iniziò a raccontargli tutta la sua serata senza escludere nulla,
dal viaggio in macchina alle scuse finali. Come aveva già deciso, non
pianse una lacrima che fosse una, ma sentire di nuovo tutti quei sentimenti
che aveva provato, le fece stringere il cuore.
“Scommetto che c’è un errore.” Concluse William.
Sapeva che entrambi i ragazzi si piacevano, non capiva perché Alex
si era comportato in quel modo.
“Certo che c’è! Io sono una stupida, mi sono illusa che
lui volesse qualcosa in più di una amicizia e lui mi ha riportato con
i piedi ben a terra.”
“Tu non sei stupida.” Dallo stereo provenne ‘Feeling good.’
e tutti i buoni propositi di non piangere, crollarono miseramente. “Monica,
che hai?”
“Qui, mi ha baciato in questo punto. Non potrò più ascoltarla
senza pensare a lui.” Lui non potè far altro che abbracciarla
e dondolarla un po’, per poterla consolare. Quel pomeriggio avrebbe
parlato ad Alex.
Intanto
Buffy aveva raggiunto il negozio. Quel giorno aspettava che arrivasse un rappresentante
per poter firmare un contratto. Avrebbe voluto ci fosse anche Monica, ma l’amica
non sembrava incline a pensare al lavoro. Magari avrebbe chiesto al ragazzo
di passare un altro giorno.
“Signorina Cross? Buongiorno, sono Giovanni Restini, rappresentante
della Chain food.” Buffy si trovò davanti ad un uomo sulla trentina,
abbronzato al limite, completo di giacca e cravatta inamidata. Le sorrise
sensualmente.
“Non sono la signorina Cross, sono la sua socia, Buffy Summers.”
E gli tese la mano. “Monica ha avuto qualche problema familiare. Potremmo
firmare domani, magari. Potrà venire anche lei e non avremmo guai.”
Vide che l’uomo faceva una smorfia poco convinto. “Per favore…
le offro un caffè per il disturbo.” Cercò di convincerlo
con un sorriso dolce.
“Va bene, ma solo perché lei è così carina.”
Dopo mezz’ora il signor Giovanni se ne andò, lasciando Buffy
a sorseggiare ancora il suo the freddo. Stava bene seduta al tavolino all’ombra,
ma avrebbe preferito essere nel comodo letto di William tra le sue lenzuola
nere di seta. Pazienza, in quel momento Monica aveva sicuramente più
bisogno di lei del fratello. Prese a guardare quello che le capitava intorno:
in giro c’erano soprattutto nonne e nonni con i nipotini. Le scuole
avevano chiuso e per i genitori la cosa migliore era lasciarli a loro. Il
sole splendeva bollente per quel primo giorno di Agosto.
“Tu sei la nuova pupattola di William.” Buffy si riscosse dai
suoi pensieri quando davanti a lei si materializzò la persona di Chiara
in tutta la sua stronzaggine.
“Non sono una pupattola. Mi chiamo Buffy.” La ragazza alzò
le spalle come se nulla fosse e si sedette vicino a lei ordinando un caffè
al cameriere che passava di lì.“Come mai vivi a casa Cross?”
“Non ho detto che puoi sederti, mi pare.” Ribattè piccata
Buffy.
“Da come ti comporti, direi che Monica ti ha già detto qualcosina
su di me. Ma non crederle, lei mi dipinge peggio di quello sono.” Rispose
con un sorrisino tirato. “Allora, perché vivi là? Sei
la nuova ragazza di Willy?”
“Sono la socia di Monica. Vivo là perché me lo hanno offerto
e a me sta bene, direi.”
“E nel pacchetto è incluso farsi scopare dal mio ragazzo?”
chiese candidamente Chiara. Buffy non capiva molto bene quello di cui stava
parlando.
“Prego?”
“So cosa vuol dire divertirsi con William, l’ho fatto parecchie
volte e non sopporto che una piccola arrivista come te me lo porti via. Non
sai in che guaio ti sei messa a stare contro di me.” Bevve tutto ad
un fiato il caffè e poi si alzò, lasciando un euro sul tavolo.
“Guarda che William non sta con te.” La sfidò con fierezza.
“Lui non mi ha mai dimenticata e te ne renderai conto anche tu.”
Girò i tacchi e se ne andò, lasciando Buffy allibita. Doveva
assolutamente chiedere informazioni al diretto interessato. Prese il cellulare
e mandò un sms.
‘Come va a casa? Posso ritornare? Devo parlarti.’ Aspettò
due minuti e il beep del telefono la fece saltare sulla sedia.
‘Diamine, quella stronza mi ha innervosito.’ Il messaggio diceva
che era tutto ok, quindi pagò anche lei e se ne ritornò a San
Pier d’Isonzo.
Trovò Monica sul divano che guardava un punto fisso nel vuoto, come
se lei non fosse lì. William, invece, cercava di mangiare qualcosa
che si trovava in frigo, dovendo cedere ad uno yogurt.
“Ciao dolcezza. Andato bene il tuo giro?”
“Insomma, poteva andare bene. Ah, Monica, al rappresentante viene la
settimana prossima. Senza di te non si poteva firmare il contratto.”
Monica mugugnò qualcosa e poi se ne andò in camera sua.
“Che cosa ha? Fa paura vederla così.”
“Problemi con Alex. Allora, di che dovevi parlarmi? Dal messaggio sembrava
non andasse tutto bene. Qualcosa di spiacevole?”
“Sì. Chi è Chiara?” vide William contrarre la mascella
e il suo sguardo diventare incazzato.
“Una puttana.”
“Monica mi ha detto la stessa cosa.” Commentò lei tranquilla.
“Perché vuoi saperlo?”
“Perché oggi si è seduta vicino a me e ha detto che devo
smetterla di scopare il suo ragazzo. Mi sono persa qualcosa?” William
sospirò forte e passandosi una mano nei capelli non potè fare
altro che risponderle.
“Era una mia ex. Ero completamente perso di lei. A Monica non piaceva,
ma mi vedeva felice e quindi stava buona. Poi, un giorno, anzi una sera, più
propriamente, vado in un locale con tutti i ragazzi e la trovo avvinghiata
ad un tizio mai visto, quando sarebbe dovuta essere a casa ‘stanca per
il troppo lavoro.’ Mi è crollato il mondo addosso.” Prese
un profondo respiro e continuò. “È venuto fuori che mi
tradiva, anche da parecchio, con chiunque avesse due gambe e qualcosa fra
le gambe. Diceva di volermi bene, ma che aveva anche altre esigenze e quindi
che andava sfarfallando in giro. L’ho lasciata, ma lei ancora crede
di avere qualche potere su di me, ma non ne ha.”
“È venuta qui l’altra settimana.”
“Ogni tanto cerca di entrare, ma Monica la butta fuori a calci. La odia
come poche persone al mondo e quindi ha messo il divieto di entrata per lei.”
“Non la ami più?”
“Assolutamente no! Io odio chi tradisce. A me non frega nulla se lei
adesso si vuole fare tutti gli uomini e anche le donne del paese, è
una sua scelta, ma lo fai se non hai nessun legame, non se hai un moroso,
come me. Questa mancanza di rispetto è intollerabile. Non voglio più
vederla.” Buffy sospirò tranquilla. Sapeva che c’era qualcosa
di mezzo e lei credeva a William, non certo a quella pazza di Chiara.
“Doveva essere matta a tradire uno come te. Insomma, è un sacrilegio!”
“Troppo gentile, passerotto. Mi piacerebbe poter stare con te ancora
un po’, ma devo andare da Alex. Non aspettatemi per pranzo, ok?”
la bacio velocemente ed uscì prendendo la sua fedele Ducati.
Arrivò a casa di Alex in meno di venti minuti. Sapeva che il ragazzo
finiva di lavorare all’una e che quindi o era già arrivato a
casa, oppure non sarebbe mancato molto al suo ritorno. Infatti ecco arrivare
la Peugeot azzurra.
“Ciao Spike.”
“Ciao. Io e te dobbiamo parlare!” sembrava un cavaliere dall’armatura
scintillante, pronto a combattere per la damigella in pericolo. Ad Alex venne
da ridere per il pensiero che aveva fatto.
“Lo immaginavo. Hai già pranzato?”
“No.”
“Bene, butto pasta anche per te.” Entrarono assieme nel piccola
appartamento di Alex. Il suo soggiorno piaceva un sacco a William, su ogni
muro era appoggiata una libreria, carica di cd. La cucina, invece, era decisamente
spoglia, visto che non ci viveva molto tempo.
“Adesso mi spieghi per bene perché mia sorella è tornata
a casa incazzata come una iena dopo che è venuta al concerto con te.”andò
diritto al sodo William.
“Quanto sai?”
“Tutto. Compreso il bacio e le scuse.” Alex prese una pentola
e ci versò dell’acqua salandola. Pesò la pasta e tirò
fuori dal frigo il sugo. “Stai cercando di glissare?”
“No. Sto raccogliendo le idee per esporti le cose nel modo migliore
le cose. Dunque, partiamo dall’inizio, allora. Vidi Monica per la prima
volta in palestra. Avevo allenamento dopo di loro, me la ricordo ancora.”
Chiuse gli occhi, come a voler rivedere un’immagine indelebile nella
sua mente “Aveva un paio di pantaloncini neri dell’Adidas, la
maglietta grigia, quella che porta ancora adesso, con i Loony Toons che giocano
a basket con le maglie dei Lakers, le scarpe nere della Kronos e la coda alta.
Le sue compagne ridevano e scherzavano tra di loro, facendo incazzare l’allenatore,
mentre lei era seria seria e difendeva alla morte. Sono rimasto estasiato
a guardarla, era così diversa da tutte le altre. A dieci anni di distanza
non è cambiata, anzi, è cambiata molto, ma io la rivedo ancora
come quel giorno, lo sguardo fisso sulla palla, la voglia di non mollare.”
“Splendido ritratto, ma non mi hai ancora spiegato nulla.” Alex
buttò la pasta.
“Lo so, ma era per spiegarti che voglio bene a tua sorella. Volevo un
appuntamento speciale per stare con lei. Una semplice serata a bere una birra
mi pareva fin troppo denigrante. Ecco che arrivano i Muse, perfetto per lei
e per me. Quando mi ha detto di sì, ho toccato il cielo con un dito.
E il concerto è stato spettacolare, come lo è stata lei. Quella
canottiera… me la sono sognata questa notte.”
“E immagino che non la stesse indossando, vero?” disse sogghignando
William, facendo sorridere Alex che però non rispose.
“Ti ha detto che si è messa a ballare?”
“Perché, avevi qualche dubbio che non lo facesse? È mia
sorella, lei è nata per la musica, non sa trattenersi. Era ovvio che
si mettesse a ballare.”
“Usandomi come palo.” William rimase senza parole. L’idea
di Monica che si strusciava su Alex non gli faceva fare salti di gioia.
“Non ha menzionato questo, ma conoscendola non si sarà neppure
resa conto di farlo.”
“Lei no, ma io sì. È stato deleterio per le mie parti
basse già all’erta. Si è girata, ci siamo guardati e sono
partito.” Si mise a scolare la pasta e ne passò un piatto a William
che si versò il sugo da solo.
“E poi perché ti sei tirato indietro?” chiese mettendosi
in bocca una forchettata di cibo.
“Quando ci siamo staccati, mi sono detto che volevo vedere che cosa
ne pensasse lei e l’ho fatto. Il suo sguardo mi ha trasmesso solo incredulità.
Ho pensato che le avessi dato fastidio e così le ho chiesto scusa.
Fine della storia.”
Mangiarono un po’ in silenzio, così da immagazzinare per bene
le informazioni.
“E adesso?”
“Amici come prima.”
“Amici? Lo dici per me o per convincere te stesso? Come fate ad essere
amici adesso, dopo quello che avete fatto? Scusati nuovamente e falle capire
quello che pensi.”
“Come?”
“Lo sai che sabato suoniamo, vero?” disse William cambiando discorso.
“Certo. Ma che c’entra con Monica?”
“C’entra, la conosci. Musica. Canta per lei e falle capire che
la rivuoi indietro, al secondo prima del bacio.”
Alex ci pensò un po’ su.
Capitolo 12: la dichiarazione
In
quella settimana Monica si buttò anima e corpo al lavoro. Cercava il
più possibile di dimenticarsi il dopo concento, però i risultati
erano decisamente scarsi. Sospirò per l’ennesima volta in quella
giornata, mentre stava sotto la doccia. Suo fratello l’aveva praticamente
obbligata a prepararsi per andare al loro concerto.
“Mica puoi buttarti giù. Dai che un po’ di musica ti aiuta
ad andare avanti.” Già, facile parlare per lui, mica aveva Alex
davanti a lui che suonava sexy da paura! Però ammetteva che sentirlo
cantare le tirava su il morale.
Arrivò Leila a prenderla. Quella sera aveva deciso di usare la sua
auto e a Monica andava bene così. Non le andava neppure di pensare
a guidare.
“Ciao. Come va?” le chiese l’amica.
“Potrei stare meglio.”
“Lo hai sentito?”
“No. Lo sai, siamo amici. È stato abbastanza chiaro sulle sue
intenzioni!” disse Monica chiudendo a chiave casa sua.
“William e Buffy?”
“Sono andati al locale prima. Sai, devono mettere a posto gli strumenti
e quei due sembrano non riuscire a stare lontani neppure un secondo. Nauseanti!”
Leila rise.
“Parli per gelosia vero?”
“No… per invidia!” rispose Monica mettendo il broncio.
“Viene anche Giulio questa sera.” Se ne uscì tutta ad un
tratto Leila, lasciando Monica senza parole. “Lo sai in anteprima.”
Finì.
“È una cosa seria, allora.”
“Lo sta diventando. In realtà sono ancora confusa. Mi piace,
ma non lo so, è come se mancasse qualcosa che avevo con Dario, quella
cosa che ti permette di fare tutto.”
“L’amore, per esempio?”
“Sì. Quello non c’è di sicuro e non so se quello
che faccio sia giusto.” Finì titubante.
“Magari con il tempo comincerai a provare qualcosa.”
“Ma con Dario è nato da subito.”
“Già e guarda come è finita. La storia con Dario è
nata fin troppo velocemente. Dopo tre giorni che vi conoscevate, già
stavate assieme. E poi considera che la lontananza non facilita in questo
caso. Il vostro è stato un colpo di fulmine che, però, come
un fulmine si è estinto, almeno da parte sua e tu sei rimasta l’unica
a starci male. Magari con questo Giulio le cose andranno meglio proprio perché
andrete più piano.” Disse Monica dolcemente.
“Magari.” Si fermarono nel parcheggio davanti al locale e prima
di scendere Monica disse:
“Ce la puoi fare, Leila, solo non avere troppa paura.”
“Facile dirsi. È agosto…”
“E hai paura che lui torni? Te lo dico io, non lo farà, anche
perché, se lo facesse, si ritroverebbe uno stuolo di amiche ed amici
pronto a torturarlo.” Leila sapeva che non stava scherzando e quindi
non rispose e si limitò a sorridere.
Entrarono che i Blood Bro stavano già suonando.
“Siamo arrivate tardi!” urlò Monica all’orecchio
dell’amica.
“Guarda là, c’è Deborah. Chi l’ha portata?”
Monica fece spallucce.
Hear
the sound of the falling rain,
Coming down like and Armageddon flame,
The shame, The ones who died without a name,
Hear the dogs howling out of key, To a hymn called
“Faith and Misery”,
And bleed the company lost the war
today
I beg to dream and differ,
From the hollow lies, This is the dawning of
the rest of our lives On Holiday
William
stava saltando sul palco mentre cantava Holiday dei Green Day. Le fece un
piccolo gesto con la mano quando la vide seduta tra le ragazze.
“Chi ti ha portato qui?” chiese Leila a Debby curiosa.
“Paolo. Solo che sono dovuta arrivare qui prestissimo. Lo sapevate che
la batteria è un aggeggio infernale? Ci mette una vita ad essere assemblata.
Che noia.”
“Hai parlato con Sebastian?” chiese Monica.
“No. Neanche una parola. Neppure un ciao, me la sto tirando.”
“Ben fatta… cerca di resistere.” Le consigliò Leila.
Arrivò Buffy con un vassoio pieno di bicchieri salutando le nuove arrivate.
“Non ci sarà alcool lì dentro vero?” chiese Monica
ricordandosi delle conseguenze per la sua amica.
“No, ci sono due coche e due the freddi. Poi voi vedrete se volete altro.”
Poi si fermò a guardare William sul palco. Quella sera si era messo
una camice maniche corte azzurra, colore decisamente strano per lui che preferiva
il rosso e il nero. Ma gli stava bene, lo valorizzava, pensò. Lo rendeva
più luminoso. Si sentì scaldare il cuore quando lui gli sorrise.
La sua storia con Roger era iniziata lentamente, si conoscevano fin da quando
erano bambini, il passaggio da amici ad amanti era stato breve, invece con
William era stato tutto il contrario. Lui era focoso e passionale, le portava
un turbine di emozioni più diverse. Ogni volta che facevano l’amore
si sentiva come quando, da piccola, si buttava dagli scogli al mare: provava
trepidazione ed un po’ di timore, ma quando lui entrava in lei, si sentiva
in pace, come quando entrava in acqua. Lo amava, ne era certa e presto glielo
avrebbe dovuto dire. Quando si girò verso il tavolo, trovò Monica
e Leila che discutevano di qualcosa.
“No, non lo farò!”
“Dai, è Debby quella che se la deve tirare, non tu.”
“Leila, sai che non voglio farlo, perché devi sempre insistere?”
sbottò Monica in via di incazzatura.
“Ammetti che hai paura.” Si intromise Deborah. Monica serrò
la mandibola e poi fece una smorfia strana.
“Lo ammetto. Mi vergogno, ok.”
“Che succede?” domandò Buffy curiosa.
“Vogliono farmi cantare sul palco.” Rispose Monica.
“Ho parlato con William e loro sono d’accordo. In fondo cantavi
con loro, sai come interagire.” Disse Leila.
“Avete congiurato contro di me?”
“Noi no, ma credo che qualcuno più in alto lo abbia fatto al
posto nostro.” Continuò Deborah.
“Che diavolo stai dicendo?” Monica si girò verso l’entrata
seguendo lo sguardo della sua amica e capì che cosa voleva dire prima.
Era appena entrato il ‘Fenomeno.’ Ovviamente non si chiamava così,
ma nel suo gruppo era quello il nome datogli. Era un suo ex compagno di lavoro
alla vecchia pasticceria: non molto alto, piuttosto massiccio come persona,
capelli castano chiaro e due penetranti occhi grigi.
“Di bene in meglio.”
“Chi è?” chiese Buffy.
“Il fenomeno.” Rispose Leila, poi vedendo che Buffy non aveva
capito del tutto, continuò. “Hanno avuto una storia assieme piuttosto
travagliata. Lui era un indeciso cronico, non sapeva cosa voleva. Alla fine
sono rimasti amici, anzi conoscenti, ma ogni volta che lui si rifà
vivo, la nostra Monicuccia si ritrova rintronata.”
“Stavolta non succederà. Sono già rintronata a causa di
un altro!”
“Non so se è una cosa buona o meno.” Commentò Deborah
con una punta di sarcasmo.
“Non sei furiosa, Monica?” chiese Leila con un sorrisino poco
raccomandabile.
“Che cosa vuoi?”
“Bhe, se sei arrabbiata potresti sfogarti in un modo molto semplice,
lo sai.”
“Già. È vero, sei brava, ti ho sentito un paio di volte
a casa. Canta per noi, dai!” rincarò la dose Buffy.
Monica non sapeva cosa fare. Era sempre stata piuttosto tentata dal palcoscenico,
ma aveva anche tanta paura di quello che rappresentava. Sarebbe dovuta essere
osservata e scrutata da tutti i presenti, avrebbero giudicato il modo in cui
cantava e se avesse cappellato? Sarebbe stata presa in giro a vita. Ma poi
si disse, ‘e allora? Mica la mia vita deve basarsi sugli altri. Se lo
faccio è per me, non per loro.’ Guardò la band suonare,
soffermandosi un po’ di più su Alex. Cantare poteva fargli cambiare
idea su di lei? E lei lo voleva? Sì, intimamente sapeva che tutto quello
che desiderava in quel momento era di avere quel microfono in mano e urlare
a squarciagola la sua rabbia e la sua frustrazione. Si alzò all’improvviso
dal tavolo, attirando su di se le attenzione delle amiche curiose. Andò
verso il palco salendoci e piazzandosi dietro Sebastian. Dalla sua posizione
poteva osservare in tutto il suo splendore, Alex, che completamente assorto,
suonava impegnato. Si era messo un paio di pantaloncini rossi che gli arrivavano
ai polpacci e che di solito usava per giocare nei campetti, aveva una T-shirt
completamente bianca. I capelli tagliati corti sembravano volessero chiamarla
ad accarezzarli. I ragazzi conclusero la canzone e William andò da
lei.
“È successo qualcosa?” le chiese preoccupato.
“No, volevo cantare.” La band al completo si bloccò, tutti
e tre la guardarono a bocca aperta, nessuno di loro si aspettava una mossa
del genere. “Ehi, mica ho detto di volervi sposare, ho chiesto solo
di cantare.”
“Che è meglio.” Si riprese Sebastian. William, senza una
parola, ma solo con un sorriso sfacciato, si posizionò di nuovo al
centro del palco.
“Di solito sono solo io che canto, ma questa sera ci saranno alcune
eccezioni. Per ora lascio il microfono ad una gran donna che canterà
per voi.” Disse, porgendole il microfono.
“Grazie fin da ora. Siccome è la mia prima volta, cercate di
essere gentili, ok?” disse Monica rivolta al pubblico. Vedeva le sue
amiche che si erano già alzate e in attesa che cominciasse. Prese un
grosso respiro e fece un gesto a Paolo che iniziò. Aveva deciso di
cantare ‘Sunday bloody Sunday’ degli U2: era una delle sue canzoni
preferite quando era arrabbiata. Bono, nel disco, la cantava con rabbia e
ardore ed erano due sentimenti che in quel momento provava anche lei.
I
can’t believe the news today
I can’t close my eyes and make it go away.
How long, how long must we sing this song?
How long, how long?
‘Cos tonight
We can be as one, tonight.
Broken bottles under children’s feet
Bodies strewn across the dead-end street.
But I won’t heed the battle call
It puts my back up, puts my back up against the wall.
Sunday, bloody Sunday.
Sunday, bloody Sunday.
Sunday, bloody Sunday.
Sunday, bloody Sunday.
Oh, let’s go.Non riusciva a vedere bene il bar, ma le sue amiche erano
sotto di lei a ballare e saltare solo per lei, in quanto raramente si scatenavano
in quella maniera. Le si riempì il cuore di gioia. La musica entrava
prepotentemente in lei assordandola, eppure l’ultima cosa che voleva
era smettere.
And
the battle’s just begun
There’s many lost, but tell me who has won?
The trenches dug within our hearts
And mothers, children, brothers, sisters
Torn apart.
Sunday, bloody Sunday.
Sunday, bloody Sunday.
How long, how long must we sing this song?
How long, how long?
‘Cos tonight
We can be as one, tonight.
Sunday, bloody Sunday.
Sunday, bloody Sunday.
Vide anche che il fenomeno, alias Stefano, la stava fissando, alla sua maniera,
certo, ma lo faceva. La guardava qualche secondo e poi spostava lo sguardo
verso altri punti, ma tornava sempre su di lei e questo la riempiva di orgoglio.
Ormai la canzone stava per finire e diede tutta se stessa in quelle strofe.
Wipe the tears from your eyes
Wipe your tears away.
I’ll wipe your tears away.
I’ll wipe your tears away.
I’ll wipe your bloodshot eyes.
Sunday, bloody Sunday.
Sunday, bloody Sunday.
And it’s true we are immune
When fact is fiction and TV reality.
And today the millions cry
We eat and drink while tomorrow they die.
The real battle just begun
To claim the victory Jesus won
On...
Sunday, bloody Sunday
Sunday, bloody Sunday
Si sentiva veramente meglio, nel suo corpo girava una quantità di adrenalina
da resuscitare un morto.
“Sei stata grande, sorellina. Dovresti farlo più spesso.”
Le disse William, mentre il pubblico applaudiva soddisfatto.
“Sei stata molto brava.” Le disse pacatamente Alex sorridendo.
“Grazie.”
“Anche tu non eri niente male mentre suonavi.”
“Come stai?”
“Adesso bene. È stato liberatorio. Ora vado.”
“Ma resti per tutto il concerto, vero?” A Monica parve che la
sua voce avesse un tono leggermente ansioso.
“Certo.” E scese dal palco.
Le sue amiche la abbracciarono facendole mille complimenti, poi si sedettero
al tavolo.
“Non pensavo potesse essere così… facile. Come è
iniziata la musica mi è sembrato naturale cantare. Ma per un po’
basta adesso. “ risero e scherzarono mentre i ragazzi ripresero a suonare.
Arrivò il cameriere con un Bacardi Breezer rosso e lo posò davanti
a Monica.
“Per te.”
“Io non l’ho ordinato.” Disse lei rivolta al ragazzo sorpresa.
“Lo so. Offerto da terzi.”
“E da chi?”
“Da quel ragazzo laggiù.” E indicò Stefano che stava
parlando con gli amici.
“Grazie.” Le ragazze la guardarono con sorriseti maliziosi. “State
buone. Mi ha solo offerto da bere.”
“Sì, come se non fosse una piena offerta di altro.” Disse
Leila.
“Dovrò andare a ringraziarlo, credo.” Disse Monica sospirando.
“Vedi solo di non finire in ginocchio sotto un tavolo per farlo.”
Esclamò Debby facendo andare di traverso la bibita a Monica.
“Debby? Sei tu?” e si alzò per andare dal suo fenomeno
con due occhi scuri che dal palco che la scrutavano.
“Ehm…” fece Monica dietro le spalle di Stefano che si girò.
“Immagino di doverti dire Grazie.” Lui sorrise e lei lo imitò.
“Sei stata brava.”
“Oh, grazie.”
“Come stai?”
“Direi bene, adesso.” Rispose lei guardando il palco.
Intanto Alex sembrava non perderla di vista, tanto che alcune volte perdeva
il filo della canzone. Voleva cantare per lei, ma sembrava piuttosto presa
dal tipo con cui parlava. Chi era? Non lo aveva mai visto.
“Chi è quello?” chiese a William tra una canzone ed un’altra.
“Quello è il fenomeno. Non so cosa ci faccia qui, ma mi sembrano
in ottimi rapporti. Devi darti da fare amico.”
“Sta zitto.” Disse Alex stizzito.
Monica intanto stava continuando a chiacchierare con Stefano sorridendo e
ridendo di tanto in tanto, mentre con mezza orecchia ascoltava il fratello
cantare. Ricevette una scossa quando dalle casse sentì la voce inconfondibile
di Alex.
“Questa è l’ultima canzone per questa sera. Come sapete,
di solito è Spike che canta, ma oggi abbiamo già fatto un’eccezione
e io sono la seconda. Canterò una canzone che di solito non è
in scaletta e la voglio dedicare ad una persona speciale a cui, purtroppo,
ho fatto del male, cosa di cui mi dispiaccio immensamente. Lei sa che questa
è per lei.”
William cominciò a suonare l’inizio di Feeling Good. Stefano
le continuava a parlare, ma lei non lo calcolava neppure di striscio, era
completamente intenta ad ascoltare Alex cantare, ricordando secondo dopo secondo
ogni momento passato assieme a lui durante il concerto: riviveva le luci,
i suoni e lui. I suoi capelli fra le dita, gli occhi scuri che la fissavano,
le braccia che la stringevano in modo che non si facesse male se gli altri
pogavano, le sue labbra posate sulle sue e il magico rumore che facevano i
loro due cuori mentre si baciavano. Non voleva che accadesse, ma le lacrime
presero a scendere come se le cateratte del Nilo si fossero aperte, facendo
preoccupare Stefano vicino a lei.
“Monica, tutto ok?”
“Sì, benissimo. Scusa, esco a prendere un po’ d’aria.”
“Se vuoi ti accompagno.” Le disse prendendola per mano, ma lei
si divincolò.
“Grazie, ma vorrei stare un po’ sola.” E gli sorrise andando
verso la porta, proprio quando le ultime note si spargevano nella sala. Alex
l’aveva osservata per tutto il tempo dell’esibizione, ci aveva
messo tutta la sua più buona volontà per farle capire quello
che pensava e mentre la guardava uscire pensò di aver fallito miseramente
nell’impresa. Un’ondata di applausi lo ridestò dai suoi
pensieri.
“Sei stato bravo. Tra te e Monica rischio il posto.” Commentò
sorridendo William.
“Già, Monica…” rispose Alex sospirando. “È
uscita… non le è piaciuto.”
“O forse le è piaciuto troppo. Si può sapere che ci fai
ancora qui? Esci e valle a parlare e stavolta dille tutto… niente scuse!”
e lo spinse fuori dal palco. Forse non era una brutta idea quella di William.
Uscendo trovò Monica seduta su uno scalino che guardava le stelle.
“Ehi.” Le disse per ricevere attenzione.
“Ehi.” Gli rispose lei senza staccare lo sguardo dal cielo. Appena
era uscito dalla porta aveva capito che era lui, lo riconosceva praticamente
dal suono dei suoi passi. Si sedette di fianco a lei.
“Che fai qui da sola?”
“Guardo le stelle cadenti.”
“Hai espresso qualche desiderio?” chiese lui curioso.
“Sì, sempre quello.”
“Quale?”
“Stare con te. Non dovrei dirtelo, perché altrimenti non si avvera,
ma tanto non si avvererà comunque, quindi mi porto avanti con il lavoro.”
Lo disse con voce tranquilla, come se la sua dichiarazione non le fosse costato
tutto il coraggio di cui era provvista.
“Perché pensi che io e te non staremo assieme?” Monica
sorrise tristemente.
“Ti sei mai visto allo specchio una volta?”
“Certo, ma che c’entra adesso?” domandò lui spiazzato.
“C’entra. Mi hai visto mai? Tu sei alto, bello, affascinante e
con un sacco di bei aggettivi, io invece sono brutta… insomma, sei troppo
perfetto per me.”
“Perfetto? Io? Ma tu sei scema, scusa se te lo dico. Io sono tutto tranne
che perfetto, le lacrime di questa sera lo dimostrano appieno, ti pare? Se
fossi perfetto come dici tu, non avrei aspettato dieci anni per darti il secondo
bacio facendo finta che il primo non fosse mai esistito, oppure non ti avrei
chiesto scusa venerdì. Non sono perfetto Monica.” Disse lui guardandola
fisso negli occhi.
“Non sarai perfetto, ma lo sei troppo per me. Io sono bassa, tonda,
ho gli occhiali, sono una rompiscatole, una testarda, una matta, una persona
così piena di difetti…”
“…da risultare perfetta.” La interruppe lui. Monica rimase
senza parole da quella confessione inaspettata. Mentre lo osservava lui alzò
lo sguardo verso il cielo e poco dopo le sue labbra si allargarono in un dolce
sorriso.
“Ho visto una stella cadente anche io.”
“Hai espresso un desiderio?” chiese lei titubante.
“Sì.”
“Quale?” lui si voltò verso di lei e le prese una mano
fra le sue.
“Stare con te. Pensi che ci sia un conflitto di interessi con il tuo
o che si potrebbe provare?” Monica sentì come un’esplosione
provenirle dal cuore. Lui le stava chiedendo di diventare la sua ragazza?
Non poteva essere vero. Dato che lei non le rispondeva, Alex si avvicinò
un po’ a lei assumendo un’espressione in cercava di farle capire
che lei doveva ancora darle una risposta, quale che fosse.
“Potremmo provare.” Esalò lei infine. Entrambi sorrisero,
mentre Alex si avvicinò ancora un po’ verso di lei, in modo da
posare le sue labbra sulle sue. Intenti com’erano a baciarsi non si
accorsero di sei teste che sbucavano da dietro la porta.
“Era ora.” Disse Sebastian sussurrando.
“Già… Speravo proprio che quei due si mettessero assieme.”
Replicò Leila.
“Andiamo dentro, ci stanno guardando come se fossimo degli alieni.”
Propose Paolo. Mentre si ritirarono, Buffy trattenne William per un braccio.
“Va tutto bene?”
“Certo, che dovrei avere?”
“Non lo so, ma la vista di tua sorella che sbaciucchia un ragazzo non
ti dava noia?” Lui finse di pensarci un po’, poi abbracciandola
in mezzo la pista le fece fare una piroetta.
“Naah, Alex è un po’ come un fratello per me. Mi va bene
così…anche perché lui sa che se le fa di nuovo del male,
io lo uccido senza pietà.”
Intanto fuori i due piccioncini erano ancora abbracciati sullo scalino.
“Tu pensi che se noi li lasciassimo, si arrabbierebbero?” chiese
Alex stringendola a se.
“Non credo. Ma scusa, stiamo assieme da cinque minuti e già vuoi
portarmi a casa tua?” chiese lei con fare falsamente indignato.
“Veramente avevo in mente un’altra cosa. Ti fidi me?”
“Certo.”
“Allora andiamo!!” la prese per mano e la portò verso la
macchina azzurra, le aprì la portiera con galanteria e poi partì.
Capitolo 13: la nonna
La
mattina dopo, Monica rientrò in casa che erano ormai le nove passate.
Alex l’aveva portata in spiaggia a fare la notte distesi sulla sabbia,
semplicemente abbracciandosi. Lei non aveva resistito e si era buttata, in
biancheria, in acqua a nuotare. Per fortuna sua, Alex aveva, in macchina,
tutto l’occorrente per una giornata da mare, incluso un set di asciugamani.
Poi, avevano guardato insieme l’alba, per poi approfittare delle brioches
calde appena sfornate. Si erano strafogati di dolci e caffè, in modo
da restare svegli durante il ritorno.
“Puoi lasciarmi qui.” Disse Monica, mentre Alex imboccava il vialetto
che conduceva a casa sua, ma lui si fermò solo davanti alla sua porta:
sul tappetino d’entrata aspettava diligentemente Legolas.
“No, almeno la prima volta voglio portare la mia ragazza alla porta
e darle un bacio come si deve prima di vederla entrare. Voglio che questa
nottata finisca in maniera perfetta.” E sorrise. Entrambi scesero dall’auto
e mentre il gatto miagolava, Alex abbracciò Monica portandola verso
di se e la baciò. Nonostante avessero passato la notte a baciarsi,
nessuno dei due voleva staccarsi. Vennero interrotti da una macchina che doveva
passare per il vialetto occupato dalla Peugeot di Alex.
“Credo che questa suonata di clacson sia una elegante richiesta di sloggiare.”
Disse lui staccandosi.
“Lo credo pure io!” disse Monica facendo un gesto al suo vicino
di casa che le sorrideva indulgente.
“Ti chiamo dopo, ok?” disse lui.
“Ok.” Rispose Monica. Si diedero un veloce bacio sulle labbra
e poi Alex andò a casa sua a dormire.
Monica ringraziò il cielo che né William, né Buffy fossero
in piedi. Non aveva molta voglia di raccontare la sua notte, forse perché
voleva conservarla per se ancora per un po’. Mollò dei croccantini
a Legolas che aspettava impaziente e decise che la doccia l’avrebbe
fatta dopo: adesso moriva troppo dal sonno. Andò in bagno giusto per
cambiarsi e poi salì le scale, con Legolas che la seguiva zampettante.
“Dormi un po’ con me?” il gatto le rispose facendo le fusa.
Monica si distese e abbracciò Legolas e con un sorriso da guinnes si
addormentò felice come poche volte nella sua vita.
Scendendo
le scale, William si accorse che la porta della camera di sua sorella era
aperta. Sbirciò dentro e la vide ronfare come un ghiro abbracciata
al suo gatto: ecco spiegata la porta aperta. Se Legolas voleva scendere lo
poteva fare senza problemi, ma per ora non sembrava il caso.
Era curioso da morire, voleva assolutamente sapere come era andata la notte,
ma gli seccava svegliarla.
“Vorrà dire che ne parleremo più tardi.” Si disse
mentre preparava la colazione per lui e Buffy a base di pane e marmellata
fatta in casa. Per ora Monica aveva fatto, oltre la marmellata di fragole,
anche quella di ciliegie, albicocche e pesche. Mancava solo quella di susine
e poi la stagione produttiva sarebbe terminata. Quando il caffè venne
su, andò a chiamare la sua dea bionda, che aveva preferito restare
sotto le lenzuola ancora per un po’.
“Passerotto, è ora di mangiare qualcosa.” La risposta fu
un mugugno sommesso. Lui le si avvicinò piano scostando il lenzuolo
nero dal suo corpo nudo. Gli brillarono gli occhi quando la vide. Le accarezzò
i capelli, prima di baciarla piano un po’ ovunque riuscisse. Le allargò
piano le gambe e prese ad accarezzarla lì nel mezzo con un dito, facendola
bagnare subito.
“William, così non vale.” Disse lei completamente sveglia
grazie a quel trattamento.
“Ah no? Vuol dire che mi dovrò fermare.” Disse lui sorridendo
diabolico mentre spostava la mano.
“Guai e te se osi fermarti.” Ruggì Buffy sedendosi, facendo
così svettare il seno verso di lui.
“Mmmm come dirti di no?” e la fece distendere di nuovo accarezzandole
il clitoride pronto. Aggiunse anche la lingua e fu gioco facile far venire
Buffy tra singulti e urla di piacere.
“Santo cielo, come fai?” chiese lei quando si fu leggermente ripresa.
“Dote naturale e tanto, tanto impegno per farti godere.” Disse
lui sorridendole mentre l’abbracciava per baciarla.
“Quindi adesso tocca a me farti impazzire.” Disse maliziosa lei
mentre muoveva le mani sul suo torace.
“Veramente la mia idea era un’altra. Per me niente.” Le
rispose lui lasciandola shoccata.
“Qualcosa non va? Non ti piace?” domandò lei con una punta
di panico.
“No, no, anzi adoro quando lo fai!” rispose lui con veemenza.
“Solo che questo voleva essere un mio regalo per te, in modo da iniziare
alla grande la giornata. Buon primo mesiversario!” esclamò lui,
mentre Buffy si scioglieva.
“Grazie, William, sei un amore!”
“Lo so… vieni, giù ti ho preparato di tutto… o almeno
ci ho provato!”
Scesero assieme tenendosi la mano come dei fidanzatini dodicenni, ma non se
la sentivano proprio di lasciarsi. Mangiarono chiacchierando e annegando uno
negli occhi dell’altra. Quando anche la più piccola briciola
di pane scomparve, si dichiararono completamente sazi.
“Fantastico, ci vorrebbe più spesso.” Sentenziò
Buffy che si toccava la pancia.
“Alla prossima ricorrenza di sicuro.”
“Il tuo compleanno?” chiese speranzosa Buffy, ma lui rise.
“Mi spiace piccola, ma compio gli anni in maggio, quindi la vedo lunga.”
Lei mise il broncio “Possiamo aspettare il tuo di compleanno, dolcezza.”
“È a gennaio… ne abbiamo di tempo!” si lamentò.
“Pazienza, aspetteremo allora.” Le disse abbracciandola da dietro,
lasciandole un piccolo bacio sul collo. “Dato che oggi è un giorno
speciale, voglio presentarti una persona speciale!”
“Chi?” chiese lei curiosa.
“L’unica parente che è rimasta da queste parti, visto che
mamma e papà sono a Londra. Ti voglio far conoscere mia nonna!”
Buffy gelò. Ecco, l’inevitabile confronto con i parenti. Lui
se ne accorse e sorrise. “Tranquilla, è una santa donna. Vedrai
che ti piacerà e tu piacerai a lei.”
“Sarà…”
“Che ne dici? Facciamo una doccia prima di uscire?” propose lui.
“Ok. Chi va prima?” lui le rivolse un sorriso malizioso.
“Io pensavo di andarci assieme… io lavo te e tu lavi me. Ti andrebbe
bene? Ovviamente in silenzio, visto che sopra c’è Monica che
dorme.” Lei non rispose, ma lo prese per il braccio portandoselo in
bagno.
Ne uscirono un’ora dopo, quando ormai l’acqua era completamente
congelata, dato l’esaurimento della potenza della caldaia. Avevano avuto
anche qualche intoppo nel vestirsi, dato che continuavano a tirarseli via
i vestiti, piuttosto che metterseli, ma finalmente eccoli rinvenire dal bagno.
Trovarono Monica scarmigliata che beveva una tazzina di caffè e mangiucchiava
qualche biscotto.
“Ben svegliata.” Le disse William felice.
“Mica tanto.”
“Potevi restare a letto.”
“Ti ricordo che la mia stanza è situata esattamente sopra il
bagno e che qualsiasi rumore venga fatto di sotto, io lo sento. E voi due
che mugugnate di sano piacere non è tra le sveglie migliori!”
sbottò lei mettendo in bocca l’ennesimo biscotto. Buffy arrossì
potentemente, mentre William scrollava le spalle.
“A te è andata bene?” le chiese e il sorriso che si allargò
sul volto di Monica gli diede la risposta che voleva. Sì, era andato
tutto a meraviglia. “Pensavo di portare Buffy dalla Nonna. Ti unisci
a noi?”
“Certo. Chiamala, mentre mi preparo, così saprà di fare
da mangiare per tutti!” esclamò Monica.
I tre arrivarono a Staranzano, piccolo paese dell’Isontino, dove abitava
la nonna di William e Monica. Casa sua era in centro del paese, dava direttamente
sulla piazza appena rifatta in pavè. La casa era al primo piano, situata
sopra la macelleria del paese, di colore giallo ocra con le finestre piuttosto
grandi. Lasciarono l’auto sul retro, nel giardino. Poco dopo, erano
in casa.
Davanti a Buffy c’era una piccola vecchietta con i capelli grigi curati,
effetto di una seduta dal parrucchiere recente, portava occhiali con lenti
spesse e indossava un camicione a fiori senza maniche con una sottana color
crema che faceva capolino.
“Chi xè?” chiese la donna.
“Semo noi, mi e William.” Disse Monica.
“Vignì. Xè quasi pronto.”
“Ciao Nonna. Volevamo presentarti una persona.” Disse William.
“Chi xè sta bela signorina?”
“La socia di Monica per il negozio e cosa ancora più importante,
la mia ragazza.” Buffy si sentì volteggiare: era la prima volta
che William la presentava a qualcuno come ‘la sua ragazza.’
“Piacere signora, io sono Buffy.”
“Piaser mio, mi sono la Ilda.” Disse la nonna porgendole la mano
in maniera un po’ impacciata. “gò butà la pasta.
Senteve. Posso offrirghe qualcossa, signorina?”
“Eh?” Non capiva molto bene il dialetto, essendo americana. Monica
rise.
“Nonna, Buffy non è di qui. Non capisce il bisiacco. Parla in
lingua se riesci.” La signora pareva dispiaciutissima.
“Oh, la me scusi. Le ho chiesto se potevo offrirle qualcosa.”
Ridisse scandendo bene le parole, come se parlasse ad una bambina.
“Grazie, ma sto bene così.” Rispose Buffy un po’
perplessa. Sentì che la signora continuava a parlare, ma non era rivolta
a lei, perché usava di nuovo il dialetto.
“Alora, come stè? Non vignì mai a trovarme.”
“Scusa, nonna, ma siamo stati un po’ impegnati.” Rispose
William tranquillo, mentre Monica sfogliava attenta un giornale di pettegolezzi,
ridacchiando ogni tanto.
“No gò molta roba de darve de magnar, savè che non ghe
vedo. Un poc de pasta, va ben?”
“Benissimo, tranquilla.”
“Sì, ma xè poc. E lei signorina cosa la mangia?”
chiese la nonna a Buffy.
“Pasta mi va benissimo. È buona.” Stava cercando di fare
una buona impressione all’unico parente veramente adulto che era rimasto
a William in Italia, ma ammetteva di perdersi una buona parte del discorso.
Per fortuna un piatto di pasta al ragù fumante le venne messo sotto
il naso. Sperava che i tre non si mettessero a chiacchierare, ma fu tutto
inutile, anche perché i fratelli da un bel po’ non andavano a
trovare la nonna, quindi si sbizzarrivano con i gossip e le notizie.
“Nonnetta, te vien quando versemo el negosio. No te pol mancar.”
“Son anca mi.” Disse William e Buffy si stupì dell’intonazione.
Lo aveva sempre sentito parlare in italiano perfetto, con qualche cadenza
inglese, ma mai nel dialetto della sua zona. Le sembrò leggermente
stonato.
“Niente, no vedo niente. Voi non capì, voi stè ben che
Dio ve daghi fioi miei. O la me scusi. Ho detto che non vedo niente, sono
orba, signorina.”
“Oh, mi spiace.” Rispose Buffy.
William si rese conto del disagio che provava la ragazza, così, finito
il pranzo, la prese per mano.
“Vieni dai , che ti faccio vedere il resto della casa.” Scusa
patetica, lo sapeva anche lui, ma così potevano stare soli un pochino.
Arrivati alla terrazza, la baciò con foga.
“Wow… a che devo tutto ciò?”
“Non posso dare un bel bacio alla mia ragazza preferita?”
“Pensavo che quella fosse Monica.” Disse lei prendendolo in giro.
“No, lei è solo la mia sorella preferita, è diverso.”
“Bella forza, non ne hai altre”
“Oh, è vero!” rispose con leggerezza William, facendola
scoppiare a ridere. “Ecco, è proprio questo che mi mancava oggi.
Una tua bella risata. Allora, adesso mi spieghi cosa c’è che
non va?”
Buffy si sedette sul un dondolo quasi appoggiato al muro, con fare sconsolato.
“Mi sento un po’ a disagio qui. Non riesco a capire fino in fondo
tua nonna e la cosa mi dispiace. Lei tenta di farsi capire e mi sembra così
maleducato dirle che non ci riesce quasi per nulla. E poi speravo di poterle
piacere, visto che tu… sì, insomma… sei il mio ragazzo.
Invece…”
“Invece cosa? Stai andando benissimo. Non ti preoccupare, mia nonna
è buona come un pezzo di pane. Sono sicura che adesso starà
dicendo a Monica che ti trova perfetta.” Si sedette vicino a lei e la
abbracciò, perdendosi nei suoi capelli biondi, resi ancora più
lucenti dal sole che picchiava sopra di loro. Tornarono in salotto sentendo
la nonna che faceva la paternale, anzi, la nonnale in questo caso, a Monica
che pazientemente si sorbiva tutto.
“Te doverie trovar un omo e sposarte, farte na casa e far qualche fio.
Xè ora Monica.” Monica lanciò un’occhiata a William
che se la rideva sotto i baffi. Quante volte avevano già sentito quelle
cose? In realtà lei molto più di lui.
“Nonna… intanto il moroso l’ho trovato.”
“Cosa? E no te me dise niente? Chi xè? Podemo fidarse?”
I fratelli si misero a ridere.
“Certo. È Alex, l’amico di William. Lo conosci, è
venuto qui un sacco di volte.”
“Xè ver. Sembra un bravo putel.”
“Quindi vedi che le cose vanno bene. A settembre apriamo e poi vediamo
che succede nella mia vita sentimentale.”
“Meter su casa te devi. Lei che dice signorina?” Buffy si sentì
impreparata come a scuola. Che cosa avrebbe voluto sentirsi dire quella donna?
“Bhe, dato che Monica è la mia socia, forse prima di abbandonare
il lavoro dovrebbe iniziarlo.” Sperò di aver detto la cosa giusta.
“Ha ragione, mi dimenticavo che lavorate assieme. L’età…”
fece la signora con un gesto noncurante della mano.
“Non si preoccupi.”
“Bene, nonna, credo che ora sia tempo di andare.” Disse William
alzandosi in piedi.
“Bon, saludè mama e papà. Ciameli.” Ordinò
la signora.
“Va bene.” Fecero in coro i fratelli con tono infantile.
Al sicuro in macchina, Buffy non potè trattenersi dal sospirare. Quella
prova era passata.
“Preoccupata?” chiese Monica alla ragazza.
“Un po’. Pensate che sia piaciuta a vostra nonna?” chiese
titubante Buffy.
“Certo. Me lo ha detto giusto prima che ti trova una brava signorina.”
Buffy non potè fare a meno di sorridere. Se anche la famiglia approvava
la sua relazione con William, era tutto ok.
Capitolo 14: brutta bestia la gelosia
Quella
sera la simpatica brigata Brancaleone aveva deciso di andare a ballare in
un locale situato sulla spiaggia. La pista era all’aperto, costruita
con tavole di legno scuro. La luce era soffusa e la sdraio erano ormai tutte
occupate. L’acqua del mare e la luna quasi piena, aiutavano a creare
l’atmosfera. Il DJ alternava pezzi pop a quelli dance con poca maestria,
ma nessuno se ne curava.
“Carino questo posto.” Disse Buffy seduta in braccio a William,
mentre lui le accarezzava la schiena da sotto la maglietta.
“Sì, non è male.” Concordò Sebastian, tirato
più del solito.
“Dai, andiamo a ballare!” Esclamò Debby alzandosi veloce.
Prese Paolo ed Elisa, anche in quel week-end in Friuli, e li trascinò
in pista, seguita da Buffy, William e Sebastian. Al tavolino erano rimasti
solo Leila, Monica ed Alex.
“Non vai a ballare?” chiese Monica all’amica.
“Appena sento una canzone che mi piace.” Rispose lei sorseggiando
un po’ della sua birra. A Monica sembrava strano che non fosse già
schizzata a scatenarsi, le piaceva molto.
“Senti, ti va di venire ad un concerto con me? Alex mi tira pacco.”
“Di già. Non è un po’ presto?” il ragazzo
sorrise, ma non replicò. “Di chi poi? E dove?”
“Tarvisio, c’è la brava e bella zia Carmen.”
“Zia Carmen?”
“La Consoli.” Spiegò Alex.
“Ah, non male! Certo che vengo. Chi siamo?”
“Io e te. Ad Alex e Seba non piace, Elisa torna a Parma, Paolo lavora,
idem Debby e la coppietta felice ha già fatto programmi per usare tutta
la casa… spero puliscano dopo.” Disse piano Monica.
“Bene, mi piace l’idea.”
Monica contenta per l’accordo con Leila, si alzò e andò
a ballare portandosi Alex dietro.
“Leila non balla?” urlò Deborah al suo orecchio per sovrastare
la musica.
“Tra un po’. Ci deve essere qualcosa che non và. Bisognerà
indagare.”
“In effetti non è da lei stare seduta.” Monica guardò
l’amica al tavolo e fece spallucce.
“Quando verrà, verrà. Tu che fai? Ti metti in moto con
Sebastian?” Debby fece un piccolo sorriso ed annuì, andò
al centro della pista e mise a muoversi nella maniera più sensuale
che conoscesse. Il vestitino corto le lasciava parecchia carne scoperta nei
punti strategici. Ogni tanto lanciava lunghe occhiate alla sua preda che abboccava
spesso all’amo. Lui la guardava come un assetato nel deserto: credeva
fosse un miraggio. Deborah di solito non così intraprendente, anzi,
eppure quella sera lo stava facendo andare su di giri. Si avvicinò
alla ragazza prendendola per la vita ancheggiando assieme a lei.
“A che gioco stai giocando, Debby?” lei, che si sentiva euforica,
gli rispose a tono.
“A niente. Avevo voglia di divertirmi.” Dalla loro notte assieme,
avevano parlato molto poco tra loro, ma ore lei si sentiva potente.
“Divertirti? Posso aiutare in questo?”
“L’idea è allettante, ma stasera non mi va…non con
te almeno.” E si svincolò dall’abbraccio e puntò
ad un ragazza che ballava con degli amici, lasciando Sebastian fermo come
uno stoccafisso.
“Merda!” sussurrò lui, poi andò al bar a prendersi
qualcosa. “Un gin lemon.” E prese a guardare la ragazza che, di
fatto, lo aveva appena scaricato. Non l’aveva mai vista così
sicura di se e piena di iniziativa: era lei che ballava sinuosa tra le luci
colorate e qualche bellimbusto che ci provava spudoratamente. Prese la sua
dose di alcol e andò a sedersi al tavolino, sperando di essere solo,
ma ci trovò Leila che beveva birra tranquillamente.
“E tu che ci fai qui? Di solito non sei a ballare con Monica? Stasera
pure Paolo si è lanciato.” Disse Sebastian guardando il suo amico
che stava tentando di imitare John Travolta, sembrando più un pinguino
che camminava sul ghiaccio.
“Stasera non sono in vena.” Rispose Leila “Piuttosto a quest’ora,
di solito, tu non sei già a strusciarti con qualche oca senza cervello?”
“Io non mi struscio, io conquisto, io caccio!” rispose lui senza
esitazione, poi si afflosciò nella sdraio “Solo che la mia preda
è scappata.” Lanciò un’occhiata alla pista dove
Debby sembrava felice e lusingata dalle attenzioni che riceveva da un ragazzo
moro con la camicia rosa.
“Oh, la preda… capisco.” Disse Leila capendo a chi si riferiva
lui.
“Taci!” rispose acido Sebastian.
“Punto sul vivo.” Continuò a prenderlo in giro “E
guarda che carino è lui.” Rincarò la dose e lui ci cascò
appieno.
“Carino? Carino? Ma se è un imbecille! E deve essere pure gay,
guarda che camicia!”
“Quest’anno il rosa va molto di moda.”
“Bhe, guarda come si muove, ci prova in maniera spudorata, è
senza classe. Debby merita di meglio di sicuro.”
“Tipo te? Non credo sai. Non è che sei geloso?” chiese
Leila con finta innocenza facendo andare di traverso il gin lemon a Sebstian.
“Geloso? Geloso?” urlò sempre più forte “Non
dire scemenze. Io e lei siamo solo amici e niente gelosia.”
“Infatti sei qui che le sbavi dietro e ti fastidio se ci prova con uno
diverso da te. Te ghe dovevi pensarghe prima de butarla via come se la fossi
niente, mona!” finì lei alzandosi “Credo che ora andrò
a ballare. Medita ragazzo, medita.” E lasciò Sebastian solo a
pensare.
Era dunque gelosia quello che provava per la rossa? Dopo la loro notte aveva
ripensato spesso a lei. Erano stati molto bene, lui si era stranamente sentito…
come completo, come in pace con il mondo, cosa che non gli era mai successo.
E dopo aver messo a posto l’appartamento dai frammenti di piatti e bicchieri,
si era reso conto che le mancava. Gli era piaciuto svegliarsi con lei accanto
e ne aveva avuto paura. Forse per quello l’aveva trattata così
quella mattina. E ora cosa voleva? Lei, indubbiamente e a questo pensiero
il suo cuore fece una capriola degna del migliore Alexandre Despatie. Provò
a guardare in giro, ma tutte le ragazze presenti le sembravano insipide, quasi
messe in ombra dalla luce che a Sebastian sembrava provenire da Deborah.
“Diamine.” Disse a bassa voce.
“Ehi, che ti prende?” si trovò davanti un sorridente Alex.
“Niente!” il chitarrista si sedette vicino a lui e sorrise ancora
di più guardando Monica saltare e scatenarsi in pista per una canzone
dei Subsonica che le piaceva particolarmente.
“Stasera le ragazze sono proprio su di giri, vero?”
“Uh, uh.” Rispose Seba. Alex lo guardò di sottecchi e seguì
lo sguardo dell’amico fino alla pista dove Deborah stava continuando
il suo ballo sensuale con vicino le sue amiche e qualche ragazzo interessato.
“Per fortuna…” mormorò a voce abbastanza alta da
farsi sentire da Sebastian.
“Come? Stavi dicendo?” chiese Seba come risvegliato da una dormitina.
“Sì, dicevo che sono contento che Monica balli scatenandosi e
non per conquistare, come invece sta facendo… Deborah.” Calcò
di proposito il nome della ragazza.
“Stai cercando di dirmi qualcosa di specifico, amico?”
“Come sei lento! Te la stai mangiando come un biscotto perfettamente
cotto. Vai la e cerca di essere il vero Sebastian, non lo stronzo patentato
che ti sforzi in tutti i modi di far uscire.”
“Non andrò in mezzo alla pista a cercare di conquistarla. Sono
le donne che vengono da me, non il contrario.” Ribattè piccato
Sebastian.
“Allora mi sa che è venuto il momento buono per cambiare tattica.
Fai quello che vuoi, coglione, ma io torno in pista dalla mia gattina.”
“Chiami Monica gattina?”
“Credimi, se la chiamo così un motivo c’è.”
E sorrise maliziosamente per poi andare, appunto, da Monica.
Sulla
pista Buffy e William ballavano appiccicati qualsiasi canzone mettesse il
DJ, a volte più veloci, altre lente.
“Siete nauseanti. Farete venire il diabete a tutti!” li prese
in giro Monica.
“Tutta invidia la tua, sorellina.” Rispose tranquillo William.
“Non farmi ridere. Ce l’ho il moroso, solo che non stiamo appiccicati
come voi due.”
“Passerotto, vado al bar. Vuoi qualcosa da bere?” chiese William
a Buffy.
“Sì, una coca.” Si lasciarono baciandosi e lei aveva un
sorriso a trentadue denti scintillanti.
“Direi che va bene tra voi.” Disse Monica a Buffy.
“Meglio che bene. Sono letteralmente pazza di lui!” esclamò
Buffy entusiasta.
William intanto era a fare la fila al bancone cercando di non farsi spintonare
troppo da altri energumeni assetati.
“E che Cazzo… state attenti.”
Il barman prese la sua ordinazione e proprio quando gli i bicchieri, si senti
posare una mano sulla spalla. Gli venne da sorridere.
“Non sai resistere lontano da me, vero passerot…” bloccò
la frase a metà, quando si rese conto che davanti a se non c’era
Buffy, bensì sua maestà Chiara la stronza in tutto il suo splendore.
“Ciao William.” Fece per prendergli un bicchiere dalla mano, ma
lui si tirò indietro.
“Che cosa diavolo vuoi, Chiara?” la voce tirata, dura.
“Quello che ho sempre voluto. Solo te, piccolo mio.” Cercava di
dare alla voce un tocco morbido e suadente, cosa, però, che non fece
né caldo né freddo a William, abituato al suo modo di fare.
“Si può sapere quale parte del discorso ‘non fai più
parte della mia vita.’ non hai capito?” gli tremavano le mani
dalla rabbia. Più la guardava e più i sentimenti di astio che
provava, uscivano incacchiati neri.
“Dai cuccioletto, ci divertivamo assieme.” Fece lei civettuola.
“Sbagliato, tu ti divertivi e alle mie spalle. Ora scusa, la mia ragazza
mi aspetta.” Fece per andarsene ma lei lo fermò.
“Quella non è niente. Tu sei destinato a stare con me!”
“Io non lo credo proprio, bella.” Dietro Chiara si materializzò
Buffy con gli occhi ridotti a due fessure. “Lascialo in pace.”
“Questi non sono fatti tuoi, pupattola.” Sputò Chiara girandosi
verso William. “Andiamo in un posto più appartato.”
Chiara fece per portarlo lontano, ma:
1- William stava facendo di tutto per stare fermo, senza rovesciare tutto
quello che aveva nei bicchieri;
2- Buffy le aveva preso i capelli cominciando a tirarglieli.
Morale della favola: avevano formato una specie di linea a tre, con Chiara
nel centro.
“Mollami i capelli piccola puttana!” urlava disperata Chiara.
“Io mollo i capelli, ma tu lascia andare il mio ragazzo.”
“Non è il tuo ragazzo, è il mio!”
“Ehi, ragazze, potete lasciarmi?” cercò di divincolarsi
William dalle grinfie di Chiara. Tutte le persone vicino a loro, si erano
voltati a guardarli sorridendo. Alcuni ragazzi invidiavano William per essere
così ricercato da due biondine che dimostravano di essere tutto pepe.
Anche i loro amici si erano accorti dello spettacolo che stavano dando quei
tre.
“Pensate che dovremmo separarli?” chiese Alex tranquillo.
“Io non ci penso proprio ad andare la in mezzo. Quelle due mi scannerebbero.”
Continuò Paolo pulendosi gli occhiali.
“Io darei una mano a Buffy.” Disse Monica e Debby annuì
convinta.
“Provo più solidarietà per Spike!” continuò
Sebastian.
“Quindi che si fa?” domandò Elisa.
“Niente!” sentenziò Leila e tornarono tutti al tavolo.
A separare il simpatico terzetto, ci pensarono due buttafuori muscolosi con
l’auricolare all’orecchio.
“Sentite, andate fuori di qui a discutere!” gli ordinarono, sbattendoli
praticamente in mezzo alla spiaggia buia. “Tornate quando sarete più
calmi, facciamo tra una sera o due.”
Le due ragazze erano ansimanti per la lotta e si guardavano in cagnesco.”Tu,
brutta stronza, devi stare lontano da lui. È sempre stato mio e lo
sarà per sempre!” urlò Chiara indicando William.
“Ti ha lasciato tempo fa, fattene una ragione, Psyco!” le rispose
Buffy, intenzionata a non lasciarsi mettere i piedi in testa da lei.
“Non capisci che tu sei soltanto un rimpiazzo? Si serve di te solo per
farmi ingelosire.”
William stufo di questa lotta si mise tra loro, separandole.
“Ahi.” Dissero in coro le due.
“Adesso la smettete. Entrambe!” disse rivolto a Buffy che puntava
ai capelli della sua avversaria.
“Ehi, non vale così.”
“Vedi, lui mi difende, stronza.” Urlò Chiara.
“Stai zitta anche tu, Chiara.” Sbottò William.
Quando le due furie si furono calmate, William le lasciò e si prese
qualche secondo per parlare. Doveva sistemare questa faccenda una volta per
tutte.
“Chiara, devi metterti in testa che io non voglio avere più niente
a che fare con te. Non voglio neppure vederti, se ti incontrassi in giro,
cambierei strada. Detto questo, devi anche capire che io amo Buffy.”
Mentre parlava non guardava l’americana, che però, a queste ultime
parole, aveva sgranato gli occhi per lo stupore. “Io l’ho amata
da prima di conoscerti. La conoscevo da quando avevo 16 anni e la amo da allora,
la voglio da allora. Tu devi sparire dalle nostre vite. E se continui a rientrarci,
non dubitare, non mi metterò in mezzo, ma lascerò a Buffy e
a Monica di finire il lavoro iniziato. Capito?” la sua voce era sicura,
nessun tentennamento.
“Non puoi dire questo.” Per la prima volta Buffy sentì
in Chiara una punta di terrore. Forse si stava veramente rendendo conto di
aver perso William per sempre, senza possibilità di riabilitazione.
“Tu…io… stavamo bene assieme.”
“Stavamo. È finita più di un anno fa. Tu l’hai fatta
finire, te l’ho già detto, più volte. Smettila di tormentarmi.”
Era stata umiliata, su tutta la linea. Chiara non disse nulla, lanciò
due ultime occhiate a William e Buffy e si voltò andandosene, muovendosi
con malcelata sicurezza.
“Quanto a te, signorinella…” cominciò lui verso Buffy,
solo che se la trovò addosso, con le labbra che cercavano di divorarlo
a partire dalla bocca. “Ma che…”
“Oh William!” sembrava felice e lui non capiva il perché.
Insomma, voleva sgridarla per quella scenata e lei lo bacia felice.
“Stop, ferma.” La spostò, anche un po’ bruscamente.
“Ma che ti prende?”
“Mi ami?” chiese lei a bruciapelo. E questa domanda da dove sbucava?
Fece un breve ripasso mentale e sì, si accorse che aveva detto a Chiara
di amare Buffy. Sospirò.
“Sì, ti amo. Avrei voluto dirtelo in maniera migliore, più
romantica… più adatta alla situazione, invece è venuta
così, per far capire a Chiara che non la volevo più vedere.
Scusa, immagino che non te lo aspettavi così.” Buffy rise.
“In effetti l’avevo immaginato a lume di candela, magari sotto
la luna… beh la luna c’è effettivamente.”
“Volevo che tu lo sapessi per prima, invece…” allargò
le braccia in segno di rassegnazione.
“Non fa nulla. L’hai detto, questo è importante.”
Si avvicinò a lui, lo abbracciò al fianco poggiandogli la testa
sul petto. Sentì il cuore di William battere forte e veloce, anche
se non lo voleva ammettere, era emozionato.
“Ti amo anch’io, William.”
Ora i cuori che battevano all’impazzata erano due.
Capitolo 15: grandi Haidi alla riscossa
La
macchina scivolava veloce sull’autostrada: Cordelia faceva tranquillamente
i 140 senza colpo ferire e a Monica andava bene così. Lei e Leila avevano
deciso di partire di pomeriggio per il concerto, anche se era di sera, per
poter stare assieme e chiacchierare come un tempo, oltre al fatto che logisticamente
non sapevano dove ci sarebbe stato il concerto e quindi avrebbero potuto fare
un sopralluogo prima.
“Come è andata in Francia?” chiese Monica. La sua amica
era ritornata da un po’ di giorni, da un viaggio per lavoro proprio
in Francia. Solo che dal suo ritorno non si erano parlate molto, tra lavoro
e neo moroso di Monica, non riuscivano mai ad avere qualche ora in solitaria.
Non sarebbe stato così quel sabato. Due ragazze sole, pronte a divertirsi,
in mezzo ai monti.
“La è andato tutto bene, direi.” Rispose lei. “A
parte svegliarsi alle cinque ogni mattina per andare a meditare alle sei!
Cioè, era anche bello…ma quando iniziava a piovere ti aspettavi
di rientrare, invece niente. Per non parlarti delle scalate su per i monti!”
“Allora oggi ti troverai benissimo!” e risero assieme.
“Però lui non ha chiamato mai.” Monica non voleva girarsi,
ma dal tono di voce di Leila, aveva capito che la sua espressione non era
al massimo della felicità.
“Giulio?”
“Già. Mi ha mandato un sms e poi silenzio. Sapeva quando sarei
tornata e non si è fatto sentire. Niente, nada.” Sospirò.
“E tu che hai fatto?”
“Nulla, ovvio!! Solo che… insomma, prima di partire sembrava andasse
tutto ok, invece ora…”
“Mi spiace.” Rispose Monica ed era sincera: voleva che la sua
amica fosse felice e non che venisse scaricata.
“Comunque ho trovato un altro ragazzo.” Doveva immaginarlo!
“E chi è?”
“Si chiama Alan, fa il pasticcere!”
“Concorrenza! Non vale!” Leila rise.
“Ma per una panetteria, non per una pasticceria.”
“Mmmmm… e com’è? Carino?”
“Bhe, è un tipo… non so bene come dirti… ha un gran
corpo, però. Corre in moto.”
“E ti pareva, te se non te lo trovi motociclista non va bene.”
“Non è vero.” Protestò Leila “È solo
che mi piacciono le moto. Comunque è un mio cliente, me l’ha
portato un’altra cliente, si è trovato bene ed è rimasto.
Mi porta i pasticcini ogni volta che viene.”
“Grande. Almeno è gentile.”
Le due continuarono a chiacchierare tranquille di uomini mentre le prime montagne
della Carnia le passavano affianco. Tarvisio era l’ultima città
Italiana prima di entrare in Austria. Era una località turistica che
funzionava sia d’inverno, grazie a numerose piste ed impianti di risalita,
che per l’estate con i numerosi sentieri verso malghe e rifugi abbarbicati
sui crostoni rocciosi dei monti.
“Da che parte si va?” si chiese Monica a voce alta. La strada,
all’inizio del paese, si biforcava in due rami. Le ragazze presero quella
che portava al centro della città. Sui marciapiedi decine di turisti
facevano incetta di souvenir da portare a casa al ritorno delle vacanze. C’erano
un sacco di negozi di tutti i tipi, ristoranti e hotel per villeggianti. Le
costruzioni erano tutte di fattura tipicamente montana, con grandi balconi
su cui sfoggiavano rigogliosi gerani e dalie pieni di colore. I tetti nero
di ardesia, erano spioventi per fare in modo che d’inverno la neve non
si accumulasse sopra. Una vera e proprio cittadella montana.
“Guarda! C’è il mercatino; andiamo a farci un giro la,
dai!” esclamò Leila che era più libera di guardarsi attorno,
visto che non doveva guardare.
“Ok, però facciamo un piano d’azione.” Rispose Monica
“Parcheggiamo, cerchiamo dove fanno il concerto e compriamo i biglietti,
così poi possiamo fare qualsiasi cosa senza problemi.”
“Mi sembra giusto.”
Le due trovarono posto nel parcheggio di un supermercato.
“E se prendessimo da mangiare?” buttò li Monica “razione
d’emergenza.”
Al negozio comprarono dei succhi di frutta e una gustosa tavoletta di cioccolato
con le nocciole, poi presero a vagare per il paese senza avere una vaga idea
di dove andare. Fortuna loro, trovarono una gentile negoziante che seppe indicare
loro il luogo della manifestazione.
“Eccoci qua, Piazza Unità.” Disse Monica un po’ ansimante
a causa della salita che avevano appena affrontato.
“Non mi sembra ci sia molto movimento.” Analizzò Leila.
Infatti la piazza in pavè era completamente vuota. C’era un palco,
ma deserto e con il set di luci ancora a terra. “E che non vedo neppure
un posto per prendere i biglietti.”
“Magari al bar sanno qualcosa.” Si sedettero ad un tavolino esterno.
“Se lo fanno qui, il concerto, non ci sarà molta gente.”
Effettivamente la piazza era piccolina. Ordinarono entrambe un gelato.
“Mmmm, guarda, magari lui sa dove prendere i biglietti.” Disse
Monica indicando un bel ragazzo castano che scendeva da un furgoncino e che
al collo portava un tesserino di cartone che da lontano somigliava molto ad
un pass. “Vai, Leila, chiedi.”
“No, sei tu quella con più faccia tosta.” Si tirò
indietro Leila.
“Uhm… ok.” Il ragazzo passò e Monica, lesta, lo sbloccò.
“Scusa!”
“Sì?”
“Volevamo sapere se sei dello staff del concerto. Dovremmo prendere
i biglietti, ma non sappiamo dove.”
“Guarda, io non c’entro, ma i biglietti dovresti trovarli all’ufficio
per il turismo, cento metri avanti per la strada qui.” E indicò
la via principale.
“Grazie mille.”
“Di nulla.”
Monica e Leila si rimisero a chiacchierare tranquille godendosi il sole che
ogni tanto faceva capolino tra le nuvole.
“Andiamo. I biglietti ci attendono!”
Le due pagarono e presero a cercare l’ufficio del turismo. Se la stavano
prendendo molto comoda, in realtà.
“Eccoci qua. APT di Tarvisio. Entriamo.”
La sede era molto ordinata e linda, una ragazza curata in tailleur stava parlando
ad un gruppo di turisti tedeschi. Monica e Leila aspettarono silenziosamente
guardandosi attorno curiose. C’erano poster di rifugi montani e di spettacoli
teatrali, vari volantini e pubblicità di concerti.
“Prego, posso aiutarvi?” chiese la ragazza, quando i tedeschi
uscirono. Monica si avvicinò.
“Volevamo sapere se ci sono ancora biglietti per Carmen Consoli di questa
sera.”
“Certo che ci sono, ne sono rimasti tanti. Quanti ne volete?”
“Due.” Risposero in coro. “Sa avevamo un po’ di timore
che fossero finiti.”
“No, no. Non c’è pericolo. Sapete che il concerto sarà
al teatro tenda e non in piazza, vero?” Le due si guardarono con espressione
per nulla stupita. Fecero spallucce. “Lo trovate a circa trecento metri
avanti sempre per la strada principale. Visto il tempo poco stabile è
stato preferito far suonare al coperto. Ecco, due biglietti. Fanno quaranta
euro.”
La ragazza diede a Monica i due biglietti, mentre Leila pagava per entrambe.
“Grazie.”
“Prego e buon divertimento, ragazze.”
Le due amiche, sorridenti, uscirono di nuovo all’aperto. Monica prese
a saltellare contenta.
“Bene, andiamo a farci un giretto?” propose Leila e Monica annuì.
“Andiamo al mercato che c’era sotto.”
“Sì, così prendiamo l’auto anche e la portiamo più
vicino.” Tornarono da dove erano venute, stavolta in discesa, chiacchierando
allegre. Arrivarono al mercato coperto ed entrarono. L’atmosfera era
cupa e le due si guardarono un po’ timorose. Sia a destra che a sinistra
c’erano piccoli cubicoli coperti da vestiti di pelle o finta pelle che
davano all’ambiente un senso di tristezza, almeno Monica la pensava
così. Sembrava un’esposizione da mattatoio. Al soffitto c’erano
pochissime luci e all’entrata di ogni banco sostava un uomo in attesa.
“Uh, guarda che bel giubbotto.” Disse Leila, mentre indicava un
bel spolverino nero.
“Assomiglia a quello di William.” Come si avvicinarono, arrivò
un uomo.
“Bello vero? E guardate qui, questo è meglio.” Le due continuarono
la loro strada, venendo, pian piano, adocchiate da tutti i venditori che le
chiamavano a gran voce, seguendole anche, mentre camminavano.
“Andiamocene via da qui, subito!” sussurrò Monica e Leila
annuì aumentando il passo. Finalmente uscirono di nuovo all’aperto,
scappando letteralmente da quel luogo.
“Santo cielo, è terribile lì dentro.”
“Oppressivo. Come fai a guardare le cose se ti si fondano addosso. Mio
Dio.” Repressero entrambe un brivido. Camminavano ora più tranquille
per le placide vie in pavè del centro, scrutando vetrine e canticchiando
canzoni per prepararsi per la sera.
“Che facciamo adesso?” chiese Leila, dopo che furono arrivate
alla macchina. “manca ancora un sacco di tempo.” Monica ci pensò
un attimo guardando le montagne attorno a loro. Alcune avevano ancora delle
spruzzate di neve candida che si stagliavano sul grigio della nuda roccia.
“E se andassimo a farci un giretto ai laghi di Fusine?” propose
Monica. I laghi erano un parco naturale protetto, costituiti da due laghetti,
quello alto e quello basso, e decine di sentieri partivano da li. D’inverno
arrivavano tranquillamente a toccare i venti gradi sotto lo zero, dato che
si trovavano ai piedi di una valle chiuse, che manteneva la temperatura a
livelli sempre più bassi rispetto alle zone limitrofe. C’era
anche una bellissima pista per lo sci di fondo che passava per il bosco.
“Perché no? Sai la strada, perché io non ho idea di come
si arrivi.”
“Sì, qualcosina mi ricordo… speriamo di non perderci!”
Entrarono in auto e partirono. Monica dovette faticare solo all’inizio,
per uscire dal paese dalla parte giusta, ma azzeccata la strada, non ebbe
più dubbi.
Stavano percorrendo una carreggiata piuttosto stretta in mezzo agli alberi,
quando Leila fece una proposta a Monica.
“Domani ti va di venire via con me?”
“Dipende dove. Mi porti al mare?”
“Uhm… no.” Monica aggrottò le sopracciglia. Da che
si conoscevano, Leila sapeva che di domenica a lei piaceva andare in spiaggia
a crogiolarsi per bene, ci andavano sempre assieme, oltretutto. “Vorrei
portarti sul Monte Zoncolan.” Sparò tutto ad un fiato.
“Sullo Zoncolan? A fare che? Lo sai che odio la montagna, che ci vado
a fare lì.”
“Ci sarebbe Alan che corre… mi ha invitato, ma da sola mi secca
andarci e tu sei l’unica a cui possa chiedere.” Leila guardava
speranzosa l’amica.
“Io vorrei andare a Grado! Mare, spiaggia, sole… nuoto, non montagna.”
“Ma puoi prendere il sole anche là, ti butti su un prato…
e fa anche più fresco. Ti prego, lui mi piace tanto.” Monica
sbuffò poco convinta, ma si arrese.
“E va bene, ma solo perché sei tu.”
“Grazie. E non ti preoccupare, guido io!”
“Ci mancherebbe altro. Voglio essere servita e riverita!” e risero
assieme. Arrivarono al parcheggio dei laghi e presero ad incamminarsi. La
strada si alzava e quindi smisero di parlarsi per un po’, fino a quando
non riprese ad essere dritta. Alla loro destra scorreva, rumoroso, un ruscello
di montagna limpido e pieno di schiuma per le rapide presenti. A lato del
fiume partiva un fitto bosco di tipiche conifere montane, con un sottobosco
di cespugli. Si sentiva il cinguettare di uccelli lontani, insomma un piccolo
paradiso. Solo il cielo non era altrettanto bello: ormai era completamente
coperto di pesanti nuvole plumbee.
“Altro che camminata, qui viene a piovere.” Analizzò Monica.
“Pazienza, io ho la mantellina e tu?” Monica sorrise e tirò
fuori dalla sua borsa un k-way blu elettrico.
“Tada! Il mio kappa way, gentile omaggio dei Giochi olimpionici della
Gioventù di Lignano.”
“Oltre a pagarti ti hanno pure regalato questa? Gentili.”
“Potevano darci qualcosina in più, tipo le spillette, ma pazienza.”
Erano arrivate in prossimità del primo lago, quello più a bassa
quota. L’acqua sembrava uno specchio, leggermente increspato quando
le raffiche di vento soffiavano più forti. Aveva un colore verde smeraldo,
grazie alla presenza di abeti su tutta la circonferenza.
“Comincia a fare un po’ di fresco.” Disse Monica. Presero
un piccolo sentiero che costeggiava il lago. Ai loro piedi un tappeto di aghi
di pino e terriccio morbido reso tale dalle piogge dei giorni passati. Delle
paperelle stavano riposando sull’erbetta fresca.
“Oh, che carine, ci sono anche dei pulcini!” esclamò Monica,
mentre Leila tirava fuori il cellulare per fare una foto. I pulcini erano
almeno sei, tutti ancora con il piumino, ma già con qualche penna visibile.
“uhm… ‘sto zoom non funziona molto bene. Si vedono lontane.”
Cercò di avvicinarsi, facendone scappare alcune, ma riuscì nell’impresa.
“Guarda.”
“Carina.” Rispose Monica sorridendo.
Cammina, cammina arrivarono ad una costruzione in legno che dava sull’acqua
con una terrazza. Alcuni tavolini erano occupati da turisti che parlavano
tranquilli. Vicino, ormeggiate, stavano alcune barche a remi.
“Beviamo qualcosa?” chiese Monica, ma Leila era in contemplazione
delle barche.
“E se andassimo a farci un giro con quelle?” Rispose lei indicandole.
Monica fece spallucce.
“Va bene, ma tu sai remare?”
“Ehm… forse.”
“Facciamo che remo io. In fondo papà aveva una barca, me la dovrei
cavare.” Andarono dai proprietari del ristorante a chiedere informazioni.
Sul bancone stava un omone dalla pancia prominente, il volto abbronzato che
stava parlando in friulano con degli esercenti.
“Buongiorno, volevo sapere quanto viene affittare una barca.”
Chiese Monica gentilmente.
“Quattro euro e cinquanta ogni mezz’ora.”
Monica andò a riferire all’amica. Non erano del tutto sicure
se imbarcarsi o meno.
“Che si fa, andiamo?” chiese Leila.
“C’è molta gente che ci guarda.”
“Già…”
“Secondo te a quanto arriva il nostro senso di vergogna?” Chiese
Monica guardando l’amica.
“Io direi che rasenta lo zero.”
“Allora dico che possiamo andare in barca.”
Chiamarono il gestore delle barche che slegò la catena che teneva legata
una barca rossa dal nome ‘Elfy’, scelta apposta per la connotazione
fantasy da amanti del ‘Signore degli Anelli’, come erano loro.
Monica fu la prima a decidere di salire. Piano entrò, cercando di non
bagnarsi troppo le scarpe, con il busto piegato in avanti e con le mani che
cercavano appigli sicuri.
“Attenta!” Urlò Leila. Monica non capì a cosa si
stesse riferendo e non le badò. Con un po’ di sforzi riuscì
a salire e a sedersi al centro, solo che la barca si allontanò dalla
riva, dato che non era più legata.
“Ehm… Monica, e io?” chiese Leila.
“Adesso torno.” Monica prese uno dei due remi e cominciò
a muoversi, solo che la barca andava come voleva lei. Finalmente, dopo averci
litigato un po’, riuscì a comandare il remo come voleva lei e
a portare la barchetta a riva, in modo da far salire Leila. Lei, preoccupata
di cadere nel lago, ci mise un po’, ma finalmente si sedette sul posto
a poppa, guardando Monica che prendeva entrambe i remi e cominciava a vogare.
“Dove vuoi che vada?”
“Bho… andiamo in mezzo!”
Come una provetta canottiera, Monica vogava con forza divertendosi un casino.
“Non sono male, tutto sommato! Ma perché prima hai urlato?”
chiese a Leila.
“Come perché? Stavi per cadere in acqua!”
“Ma quando mai!”
“Quando sei salita con il primo piede, la barca si stava rovesciando.”
“Era tutto sotto controllo.”
“Sì, come no.” Erano arrivate al centro del lago: tutto
attorno a loro c’erano pini e abeti che coloravano il lago di turchese
scuro, a causa delle nubi plumbee che le sovrastava. Le cime dei monti erano
coperte da nuvole basse che alle due amiche, sembravano cariche di pioggia.
Monica guardò la tavola d’acqua intorno a loro e le prese voglia
di toccarla. Si inclinò leggermente alla sua sinistra, solo che così
facendo la barca prese a muoversi un po’ troppo per i gusti di Leila.
“Monica! Fermati immediatamente.” Monica guardò la sua
amica sorpresa.
“Che c’è?”
“Non vedi come si muove questa bagnarola? Non voglio cadere.”
“Ma dai che non cadiamo!” rispose Monica ridendo.
“Invece sì. Non è stabile.”
“Bhe, anche se cadiamo, che può succedere di peggio? Ci bagniamo…
e perdiamo le borse, ma a parte questo?” chiese Monica curiosa. Lei
non aveva tutta quella paura.
“Già ho difficoltà a restare a galla al mare, pensa qui!”
Monica si mise a ridere forte.
“Vero, sei il caso che va contro ogni legge della fisica! L’unica
donna che immersa in acqua va a fondo invece di galleggiare se fa il morto!
Comunque non ti preoccupare, ti vengo a prendere io in caso. Tutt’al
più dovremmo preoccuparci del freddo: l’acqua sarà gelida.”
“Ecco, per evitare tutto questo, puoi non muoverti?” Monica prese
di nuovo a remare e ricominciarono a chiacchierare, ridere e scherzare tranquille.
Se la stavano godendo quella gita insieme.
“Posso remare io?” chiese Leila ad un certo punto.
“Certo.” Rispose Monica che stava per alzarsi per cambiare posto.
“Ferma li. Io non mi muovo, sennò cadiamo.” Monica alzò
gli occhi al cielo, non le andava bene niente? Le passò i remi, era
curiosa di vedere come avrebbe remato dalla posizione in cui si trovava. Leila
sembrava un po’ perplessa all’inizio, poi iniziò a remare:
la barca non voleva saperne di muoversi, poi lei si risistemò meglio
e le cose andarono meglio. Usava la tecnica del gondoliere, spingendo il remo
al contrario di quello che si fa normalmente.
“Tecnica interessante… tutto per non spostarsi.” Commentò
serafica Monica guardando l’amica.
“Avanti vado, quindi che problema c’è?” Effettivamente
Leila aveva ragione. La barca andava avanti anche piuttosto dritta. Si godettero
l’ultima parte di navigata, proprio mentre il vento cominciava a soffiare
più forte e il cielo diventava ancora più scuro. Le due ragazze
ritornarono al bar per ammarare. Incatenarono la barca alla terra ferma, pagarono
e si avviarono verso la macchina: era ora di scendere in paese.
“Dovremmo
mangiare qualcosa. Sono solo le sette, un panino ce lo possiamo fare. Tanto
prima delle otto almeno non aprono i cancelli.” Disse Monica mentre
parcheggiava a cinquanta metri dal tendone dove avrebbe avuto luogo il concerto.
“Sì, tanto siamo vicini.”
“Grazie a te. Hai un culo mostruoso.” Leila aveva l’abitudine
di beccare tutti i semafori verdi e parcheggi a volontà, anche quando
trovare un posto era un’impresa titanica.
“Pizza? È da un po’ che non ne mangio.” Camminarono
lente ed entrarono nella prima pizzeria che trovarono, si sedettero nell’angolo
e presero ad ascoltare un gruppo di ragazzi che parlavano del concerto.
La cena filò liscia, la pizza era molto buona e Monica e Leila discutevano
animatamente sui poster dei Simpson attaccati al muro e su altre cose veramente
poco importanti. Le grandi discussioni di solito le facevano in macchina dalle
due alle quattro di notte.
Ai cancelli c’era già un gruppetto di persone che aspettavano
ordinate di entrare. Erano soprattutto ragazzi giovani, ma c’era anche
qualche genitore che accompagnava le figlie troppo piccole per stare da sole.
C’erano perfino delle ragazza vestite da dark e una coppia che sembrava
essere appena uscita dal ballo delle debuttanti, da quanto eleganti erano.
Bisognava ammettere, però, che la maggio parte dei presenti era in
jeans e felpa, visto il freddo che cominciava a fare.
Monica, che era in maglietta manica corta, si era infilata il suo k-way che
poco serviva, ma come si dice, ‘tutto fra brodo.’
Si sedettero su dei passamano di metallo, che limitavano l’argine di
un ruscelletto. Tranquille aspettavano il loro posto per entrare, senza spingere
o prendere a pugni il proprio vicino. Davanti a loro c’era un gruppetto
di tre ragazzi dall’accento pesantemente friulano e si misero ad ascoltarli
un po’ distrattamente. Infatti Monica stava continuando a scrutare la
gente che arrivava. Sgranò gli occhi vedendo apparire una ragazza molto
alta, vestita con un abito bianco lungo, quasi fosse un dama dei tempi passati.
Aveva i capelli neri come le ali di un corvo, gli occhi grandi e di un colore
che Monica non riuscì a decifrare, Violetto forse? Pensò quando
lei le si avvicinò con andatura leggermente ciondolante. Parlava con
la sua vicina, una bionda fasciata in un paio di jeans così stretti
che Monica si chiese come facesse a camminare, di stelle e destino.
“Forse è un po’ matta.” Analizzò Leila e lei
non potè che darle ragione.
“Oppure pensa che sia Halloween. Hai visto che pallida che era? Una
vampira!! Sarà andata in giro a fare Dolcetto o Scherzetto e…”
Monica si fermò di botto, colpita da una folgorazione. Prese il cellulare
dalla borsa e si mise a digitare qualche numero. Sembrava che nessuno rispondesse.
“Merda, ha il telefono spento. Vediamo William.” Prese a digitare
di nuovo frenetica. “E che Caspio! Staranno a scopare come pazzi. Proviamo
a casa.” Disse più a se stessa che a Leila che la guardava senza
capire molto bene le manovre dell’amica. “Ti pareva… la
segreteria. Preparati a ridere. Beep, si entra in scena. Allora piccoli ricci
arrapati, devo parlare con Buffy, ho trovato il nome perfetto per il negozio,
altro che casa del Dolce. Quando avete finito di venire su ogni mobile della
casa, potreste pulire? Grazie.” Chiuse, con Leila che la guardava sghignazzando
e i ragazzi davanti a lei che la scrutavano sorpresa. “Che c’è?”
gli disse guardandoli.
“Che devi dire a Buffy?” chiese Leila curiosa.
“Segreto.”
“Dai, dimmelo.” Si lagnò Leila.
“Nono, prima devo parlarne con lei. Oh, guarda, aprono i cancelli!”
Le prime persone che entrarono nel parco, si misero a correre per prendere
i primi posti, ma loro due camminarono tranquille: avevano visto che i posti
erano a sedere. Le sedie erano abbastanza comode e il palco si vedeva piuttosto
bene, nonostante le teste delle persone. Nella fila davanti si erano seduti
i ragazzi che erano vicini a loro due ai cancelli. Infatti, quando si girarono,
cominciarono a parlare insieme a Monica e Leila tutti tranquilli.
“Di dove siete?” chiese il primo ragazzo, uno con una maglia arancione
e gli occhiali.
“Veniamo da vicino a Monfalcone, e voi?” rispose Leila.
“Noi siamo di Udine. Monfalcone è lontanuccio. Siete venute fino
a qui solo per Carmen.” Chiese un secondo ragazzo, alto, con i capelli
tagliati corti.
“Certo! Per lei questo ed altro.” Disse Monica tranquilla. Leila
tirò fuori dalla borsa la tavoletta di cioccolato e la divise anche
con i ragazzi. L’atmosfera era decisamente più tranquilla rispetto
al concerto dei Muse, pensò Monica, guardandosi in giro. La i ragazzi
urlavano e saltavamo, qui aspettavano composti a sedere.
Dopo un’oretta entrò in scena il gruppo supporto: veniva da Londra,
era formato da due cantanti, di cui una suonava il violino e a Monica sembrava
una scaricatrice di porto, da come si muoveva sul palco, un chitarrista cantante,
un bassista, un batterista, un trombettista e un clarinettista. Insomma, una
band decisamente numerosa.
La cantante era una ragazza di colore molto carina e decisamente sexy, a sentire
gli apprezzamenti dei ragazzi in sala. Indossava un vestito bianco che diventava
quasi trasparente contro luce. Aveva una voce morbida, ma molto spesso non
si sentiva, visto che gli strumenti erano più forti della sua voce.
Monica pensò che erano ancora da perfezionare, ma che non fossero poi
tanto male. La loro performance durò circa un’oretta e l’atmosfera
cominciò ad essere più rovente: Carmen Consoli avrebbe suonato
a breve.
Cominciarono i cori in cui si incitava la Cantantessa ad uscire sul palco,
gruppi di ragazzi che cantavano pezzi significativi delle sue canzoni. Insomma,
era il momento!.
Le luci si spensero e, con l’ausilio di un faro posizionato su di lei,
Carmen Consoli, con la sua chitarra, uscì. Indossava un paio di pantaloni
neri attillati ed una camicia senza maniche di color verde elettrico (Nds:
immaginatevi il colore del vestito di Buffy per il matrimonio di Anya…
ecco, uguale.) e un fiore rosa tra i capelli. In versione completamente acustica,
cantò ‘Blunotte’ accompagnata da tutti i presenti. Quella
voce calda e morbida accompagnava al meglio le doli note pizzicate della chitarra.
Alcune luci blu illuminano il palco ancora vuoto.
A Monica faceva stare bene ascoltare quella donna fantastica che cantava.
Continuò con vecchie canzoni di repertorio, quali ‘contessa miseria’,
‘parole di burro’ e ‘Fiori d’arancio’: il pubblico
non riuscì a stare seduto, quindi rumorosamente si alzò dalle
sedie, creando anche qualche scompiglio. Non tutti riuscivano a vedere bene,
in quel momento, specie se alcuni si alzavano in piedi sulla sedia. Per fortuna
che venivano tirati giù dai loro vicini con poche cerimonie.
Quando le prime note de ‘l’ultimo bacio’ echeggiarono nella
sala, un urlo più forte degli altri parti dal pubblico.
Di
quei violini suonati dal vento
l’ultimo bacio mia dolce bambina
brucia sul viso come gocce di limone
l’eroico coraggio di un feroce addio
ma sono lacrime mentre piove piove
mentre piove piove
mentre piove piove
Come
rapite dalla musica, le nuvole ascoltarono Carmen e cominciarono a riversare
litri di acqua verso il basso. Sembrava voluta come cosa e nessuno ci fece
veramente caso, rapiti dalla bravura della cantante siciliana.
Monica aveva un sorriso a quaranta denti mentre la guardava suonare la sua
chitarra semi acustica e Leila era decisamente felice di aver seguito l’amica
al concerto.
“Questo concerto è veramente molto intimo.” Pensò
Monica guardandosi attorno: nessun pogatore, nessun alcolizzato, bambini e
bambine che battevano le mani. Le piaceva quell’atmosfera.
Arrivò l’apoteosi del concerto, quando, per il bis, la Cantantessa
intonò ‘Un amore di Plastica’, canzone preferita di Monica:
le ricordava sempre la storia con il sue ex, Gianluca. Le parole calzavano
a pennello con la sua vecchia situazione, quindi, nonostante non avesse più
voce, urlò a squarciagola, come per esorcizzare il suo passato con
lui.
Non
sei per nulla obbligato
a comprendermi
quasi non sento il bisogno
d’insistere
Tu che mi offrivi un amore
di plastica
ti sei mai chiesto se onesto
era illudermi
Ricorda
tu sei quello che non c’è
quando io piango
tu sei quello che non sa
quando è il mio compleanno
quando vago nel buio
Ma come posso dare l’anima
e riuscire a credere
che tutto sia più o meno facile
quando è impossibile
volevo essere più forte di
ogni tua perplessità
ma io non posso accontentarmi se
tutto quello che
sai darmi
è un amore di plastica
Tu sei quel fuoco che stenta
ad accendersi
non hai più scuse eppure sai
confondermi
Ricorda
tu sei quello che non c’è
quando io piango
tu sei quello che non sa
quando è il mio compleanno
quando vago nel buio
Ma come posso dare l’anima
e riuscire a credere
che tutto sia più o meno facile
quando è impossibile
volevo essere più forte di
ogni tua perplessità
ma io non posso accontentarmi se
tutto quello che
sai darmi
è un amore di plastica
volevo essere più forte di
ogni tua perplessità
ma io non posso accontentarmi se
tutto quello che
sai darmi
è un amore di plastica
ma io non posso accontentarmi se
tutto quello che
sai darmi è un amore di plastica
Stava
per mettersi a piangere, da quanto intensa le era sembrata quella performance,
ma non voleva rovinare la serata ripensando a Gianluca, non ne valeva la pena.
Pensò ad Alex e sperò con tutto il cuore che quella canzone
non si adattasse anche a lui, anche se era convinta che non lo sarebbe stato.
Il concerto terminò con un turbinio di luci: Carmen ringraziò
tutti e presentò ogni membro della sua band, a cui fu riservato un
fragoroso applauso. Il concerto era terminato.
Monica e Leila si guardarono e sorrisero contente di quella serata, salutarono
i ragazzi friulani: uno di loro, quello con la maglia arancione, baciò
anche Leila sulle guance.
“Bene, dopo aver rimorchiato, possiamo avviarci alla macchina.”
Disse Monica ammiccando all’amica. Leila rise e guardò verso
fuori: la pioggia cadeva copiosa, si sarebbero sicuramente bagnate. Entrambe
si chiusero bene il giubbino, sperando di evitare più acqua possibile.
Si guardarono fisse e contarono insieme:
“Uno, due… TRE!” si buttarono sotto quella doccia naturale
e iniziarono a correre, facendo slalom fra le pozzanghere e le persone, poi
Leila si fermò.
“Ma che senso ha correre? Tanto ci bagniamo lo stesso.” Monica
ci pensò un attimo e decretò che la sua amica aveva decisamente
ragione e prese a camminare anche lei. Tanto Cordelia era li vicino.
Finalmente al riparo dalla pioggia, si poterono togliere i giubbotti ed asciugarsi
un po’.
“Allora, piaciuto il concerto?” chiese Monica alla sua amica che
stava guardando sul cellulare se era arrivato qualcosa per lei.
“Certo, è stato veramente bellissimo. Lei canta troppo bene!”
“Sì, ha una voce così perfetta, così calda. È
una grande!”
“Vero, devo proprio darti retta quando parli di musica.” Questa
constatazione lasciò Monica euforica: le faceva piacere che le venissero
riconosciuti i meriti, specie per quanto riguardava il campo della musica,
visto che era una cosa che lei amava e che la appassionava.
“Andiamo a casa, che ne dici?”
“Idea perfetta.” Concluse Leila. La giornata era stata splendida
e la domenica su per i monti si avvicinava: avevano bisogno di un po’
di riposo.
Capitolo 16: un caldo ferragosto
Quindici
di agosto, giorno di ferie per tutti i componenti della allegra banda. Avevano
deciso di passare la giornata in spiaggia a Grado. Cercarono di arrivarci
con meno macchine possibili, visto che la cittadina veniva sempre presa d’assalto
da turisti di tutti i tipi.
Era una città che si era formata su un’isola circondata dalla
laguna, che ospitava uccelli acquatici, come gli aironi, e pesci di varia
fattura e grandezza. La città era molto antica, i primi ad essersi
accampati lì furono i Romani della vecchia città di Aquileia,
che scapparono all’arrivo dei barbari dall’est. Quindi ora, al
centro, c’era la città vecchia con il Duomo di Santa Eufemia
con accanto una cappella con dei bellissimi mosaici romani. La città
era anche bella da vedere e non solo una classica località turistica
della riviera fatta di appartamenti e di negozi.
Salirono in due macchine, più la moto di William. Quella mattina Buffy
era in uno stato catatonico, dato che per poter andare a prendere un posto
si erano tutti svegliati alle sei e mezza, quindi al posto suo, sulla moto,
salì Monica, che aveva deciso di non guidare e aveva voglia di un po’
di brivido mattutino. Sapeva che suo fratello aveva la mania di correre.
Il giorno prima aveva passato il pomeriggio con Buffy a fare pizza per tutti
quanti. Ci sarebbero stati anche i mitici tramezzini di Elisa e una terrina
di riso freddo che avrebbe portato Leila. Ai ragazzi, onde evitare pasticci
in cucina, era stato chiesto di occuparsi del bere e dei mezzi di trasporto,
quindi Sebastian e Alex misero le macchine. Era presente anche Alan, il nuovo
ragazzo di Leila, il motociclista, nonchè pasticcere e che, quindi,
per ringraziarli dell’invito, portò una pinza di due chili, da
mangiarsi con un barattolo di Nutella. (Nds. La Pinza è un dolce tipico
delle mie zone, che viene fatto soprattutto sotto Pasqua, ma non solo. Per
altre informazioni, contattatemi in privato): era un ragazzo non molto alto,
con i capelli di un colore castano chiaro, tendente al biondo, un bellissimo
paio di occhi grigi e un gran corpo, dovuto agli allenamenti per le corse
in moto.
La moto di William sfrecciava veloce sulla statale che conduceva alla spiaggia.
Con un po’ di malinconia, Monica pensò che era veramente da tanto
che non andava in moto con suo fratello e adesso che stava con Buffy sarebbe
successo ancora meno. Pazienza, si disse, i tempi cambiano. Superarono Grado
Pineta, dove l’acqua era bassissima e in spiaggia c’erano frotte
di famiglie urlanti, e si buttarono nella spiaggia chiamata Vecchia. La spiaggia
vera e propria iniziava alla fine di un lungomare, la sabbia era sottile e
dorata. C’erano diversi stabilimenti con i loro ombrelloni già
pronti, ma tra uno e l’altro rimanevano dei pezzi di spiaggia libera,
su cui uno poteva buttarsi. Loro andarono su uno di questi. Qui la sabbia
non era pulitissima, verso l’acqua c’erano rimasugli di alghe
secche e soprattutto moltissime conchiglie.
C’era già molta gente che si abbronzava, nonostante fossero appena
le otto e mezza. Riuscirono lo stesso a trovare un pezzo abbastanza grande
di spiaggia vicino all’acqua, ora in versione bassa marea.
“Chi prenderebbe un caffè?” domandò Leila sbadigliando
ancora. Quasi tutti alzarono la mano in alto, segno che erano d’accordo.
Tanto avevano già mollato giù asciugamani e due ombrelloni formato
gigante, non c’era pericolo di non trovare posto. La carovana si avviò
lentamente verso il bar più vicino. Buffy e William camminavano abbracciati
stretti, Leila e Alan si tenevano per mano, mentre tutti gli altri camminavano
in solitario, anche Monica ed Alex, che pure stavano assieme, ma lei stava
saltellando su una canzone trasmessa dal bar, che le piaceva assai.
“Ehi, Monica, come è andata la domenica in montagna?” chiese
Paolo curioso. Aveva visto che ormai Leila era persa, ma si era detto che
avrebbe puntato ad altro… andava molto d’accordo con Elisa.
Monica guardò l’amico facendo una smorfia. Quella domenica avrebbe
voluta dimenticarla.
“Guarda, te la riassumo così: freddo, pioggia, pioggia freddo.
Si salvava la gara di moto. Almeno è servita a qualcosa.” Disse
lanciando un’occhiata alla sua amica che si sbaciucchiava Alan. In fondo
non era per quello che ci era andata?
Si spartirono i caffè e decisero di buttarsi anche su una brioches
ancora calda. Non tutti erano in vena di parlare, era ancora troppo presto.
Il sole scaldava rapidamente, tanto che già la sabbia bruciava leggermente.
“Qualcuno ha voglia di fare qualcosa?” chiede Monica. Lei non
era stanca, stando in moto con William non poteva permettersi di dormire.
Si distese sull’asciugamano posizionandosi vicino ad Alex che la abbracciò.
Monica adorava il suo moroso con i boxer che indossa: arrivano fino alle ginocchia,
di colore verde smeraldo. Ma solo con quell’indumento addosso, riusciva
a vedere perfettamente il suo addome: ringraziò ancora una volta il
cielo che non fosse troppo peloso, il giusto sul petto, ma aveva quella strisciolina
scura che partiva dall’ombelico e andava verso il basso. A Monica piaceva
molto perché le permetteva di immaginare dove quella peluria arrivasse,
inabissandosi sotto l’elastico dei boxer.
“Monica, qui abbiamo sonno.” Fu destata dai suoi pensieri da Leila,
che già posizionata sul suo asciugamano a pancia sopra, prendeva il
sole con il suo due pezzi fucsia, tenendo per mano Alan che sembrava stesse
già dormendo.
“Dorme già?”
“Sì… con i ritmi che ha, mi ha detto che si addormenta
subito in ogni posto dove lo metti. Non è simpatico?”
Monica fece una smorfia: lei non voleva dormire. Prese un libro dalla borsa
e decise di passare così il tempo, mentre Alex sonnecchiava abbracciandola.
William stava sopra Buffy a baciarla ovunque e già qualche madre li
guardava in maniera storta.
“Ragazzi, dovreste smetterla.” Disse Sebastian alla coppia.
“Perché?”
“Perché non vorremmo vedervi in galera per atti osceni in luogo
pubblico.” Finì Paolo per tutti. Effettivamente William sentiva
i suoi boxer meno larghi di prima.
“Ok. Vedi passerotto, non ci lasciano giocare.” Monica sbuffò
in risposta. “Qualcosa da dire, sorellina?” Monica alzò
lo sguardo dalle sue pagine e lo posò malizioso sul fratello e la sua
ragazza.
“Potete evitare di divertirvi qui, visto che durante le mie assenze
lo avete fatto per tutta casa a più riprese, mi pare.” Spike
si mise a ridere, mentre Buffy arrossiva immediatamente.
“Touchè.”
Niente, nessuno voleva fare un passo per raggrupparsi, quasi tutti dormicchiavano
cullati dal sole. Andarono avanti così, finchè il sole non fu
alto nel cielo. Una puntatina in acqua non poteva che far bene a tutti quanti.
“Palla?” propose William.
“No…” protesto qualcuna, ma la palla fu portata.
Si misero a giocare dove l’acqua era bassa, in modo da poter correre
per prendere i tiri insidiosi, ma pian piano si spostarono dove l’acqua
era più alta. Cominciarono gli schizzi e gli scherzi.
“Provate a bagnarmi…” cercò di minacciare Deborah,
ma con scarsi risultati. Il suo costume intero violetto si ritrovò
umido quanto prima. “Vi odio!”
“Vediamo chi possiamo bagnare ora…” minacciò Alex
con un sorriso. Si voltarono verso il gruppetto delle ragazze che li guardavano
con sguardo ostile.
“Prima di farmi bagnare da loro, ci penso da me.” Disse Monica.
Poi occhieggiò Leila che stava vicino a lei e che le annuì.
“Uno, due e…tre!” Urlò lei e si buttarono giù
proprio quando William e Co. presero a spruzzare acqua ovunque.
“Ma perché dovete sempre rompere così?” piagnucolò
un’Elisa ormai fradicia.
Intanto Monica e Leila stavano ancora nuotando verso il largo. In realtà
arrivare dove non si toccava era quanto meno impossibile. Però, almeno,
riuscire a nuotare senza problemi si poteva. Arrivarono al palo di segnalazione
e li si accamparono, aspettando gli amici. Arrivarono solo le ragazze, perché
i maschi erano tutti intenti a giocare a calcio su una piccola duna scoperta.
“Uomini. Dategli un pallone e il mondo scompare.” Analizzò
Monica guardandoli.
“Da noi preferiscono usare il pallone ovale.” Disse Buffy.
“Palle = uomini. È pure fisiologico.” Concluse Elisa e
tutte risero assieme, mentre continuarono a nuotare tranquille nelle acque
placide della spiaggia Vecchia di Grado.
Quando vennero raggiunte ai dai maschi, iniziarono le gare di velocità
a nuoto. Monica andava piuttosto veloce a stile libero, riusciva ad andare
via anche a Sebastian. Fece a gara con William e Alex, arrivando terza.
“Primo!” Urlò Alex. “E Alex Martini batte entrambi
i fratelli Cross! Un applauso prego!”
Gli amici batterono le mani una volta sola. “Non sprecatevi.”
Continuò acido lui, andando ad abbracciare la sua ragazza.
“Hai detto un applauso.” Rispose Elisa candidamente. “Se
vuoi possiamo farlo fragoroso.” E si mise a fare il verso universale
per le grandi masse, battendo di nuovo le mani per una volta.
“Grazie, tu si che mi capisci. E il vincitore può avere un bacio?”
chiese a Monica attirandola a se, mentre poggiava le labbra sulla spalla.
“Uhm… non lo so… “ cercava di svicolare Monica ridendo,
poi sentendo le mani di Alex sulle sue cosce, si girò per guardarlo.
“Forse te lo meriti.” E si baciarono, meritandosi una doccia da
parte dei loro amici che tentarono di disturbarli.
Risalirono sul bagnasciuga, trovando chili di sabbia sui loro asciugamani.
“Dove sono William e Buffy?” chiese Deborah non vedendo più
i due li vicino.
“Credo che si fermino a fare cicci cicci laggiù.” Rispose
un po’ acido Sebastian indicando un puntolino disperso in mezzo all’acqua.
Poi riprese a guardare la sua rossa. ‘Non mia, Debby è solo una
amica. Io ne sono geloso, ma perché è una amica. Cazzo, questo
costume le sta proprio bene. Potrei offrirmi di metterle la crema.’
Pensò. Tutti i pensieri del ragazzo furono inutili, Monica era già
dietro alla sua amica dandole una mano a metterle la crema dove lei non arrivava.
Seba si distese palesemente incavolato, sbuffando, guadagnandosi occhiate
interrogative dagli altri.
Intanto, in un luogo più fresco, William e Buffy si baciavano selvaggiamente.
Erano andati piuttosto al largo, in modo di non avere troppo gente vicino.
I bambini lì non arrivavano e i pochi nuotatori non li calcolavano
troppo.
“Mmmm, raggio di sole, sei splendida. Questo costumino è irresistibile.”
Buffy si era portata dietro un due pezzi di colore verde con dei fiorellini
rosa, molto grazioso. Il pezzo superiore era a triangolo, mentre gli slip
si legavano grazie a dei nastrini a lato.
“Grazie, Spike.” Rispose lei con voce un po’ più
roca del normale. Lui sorrise diabolicamente: aveva capito che cosa voleva
lei, ogni volta che lo chiamava Spike, invece di William, lo facevano.
“Non hai paura di essere beccata, dolcezza?”
“Per me lo rende ancora più eccitata. Perché non vai a
sentire quanto sono bagnata per te.” Gli sussurrò all’orecchio
per poi prendergli il lobo tra le labbra.
“Sei un diavolo di donna!”
William la strinse ancora più a se, facendole intuire quello che si
celava dietro i suoi boxer blu, facendo mugugnare Buffy di contentezza. Prese
a leccarle il collo salato, mentre con una mano entrava nei suoi slip per
prenderle una natica soda e stringerla. Buffy, intanto, glielo aveva preso
in mano cominciando ad accarezzarlo frenetica. Voleva sentirlo venire mentre
ansimava vicino al suo orecchio.
“Basta… piccola… non così in fretta…”
cercava di fermarla lui, ma lei non sembrava lo stesse ad ascoltare.
“Lasciami fare, sei sempre così solerte, adesso tocca a me.”
Gli rispose palpandogli con forza il sedere con la mano libera. “Voglio
sentirti venire, amore. Voglio che tu goda per me. Lo farai vero?” William
non rispose, non ce la faceva a dire niente. Gli piaceva quando lei prendeva
il controllo in quella maniera, solo che stava andando troppo veloce, sarebbe
durato troppo poco. Il respiro gli si fermò in gola, l’orgasmo
stava premendo prepotentemente. ‘Pensa, Spike, pensa a qualcosa di deprimente,
altrimenti non duri nulla. La fame nel mondo, hai pochi soldi e devi risparmiare
su tutto… cazzo, non ci riesco! Ha una manina così…’
Buffy prese a muoverlo ancora più forte e veloce, vedendo l’espressione
beata che aveva William.
“Buffy, amore… sto per…” non riuscì a finire
la frase che venne gemendo appagato. Buffy si lavò la mano in acqua
e poi abbracciò Spike lasciando una scia di baci sulle clavicole del
suo ragazzo che stava ancora riprendendosi dall’orgasmo provato.
“Come stai, tesoro?” gli chiese sbarazzina.
“Sto più che bene, amore. Sei… favolosa.” Si complimentò
sinceramente lui. “ma adesso devo prendermi cura di te, mica vorremo
lasciarti insoddisfatta, no?” continuò con cipiglio arrogante.
“ma cerca di urlare meno di quello che fai in camera. Non so se i bambini
capirebbero quello che facciamo, anche se imparerebbero cose molto interessanti.”
Disse facendo scivolare la mano dentro il reggiseno di Buffy pizzicandole
un capezzolo.
“Sarà difficile, visto il modo in cui mi tocchi sempre.”
Rispose lei mugugnando per il semplice tocco. “Muoviti, però,
che non resisto molto se vai avanti in questa maniera.”
Le aprì le gambe e le fece scivolare la mano dentro gli slip. Era scivolosa
e pronta per lui, ansimante.
“Questa piccola gattina fa le fusa. Ne vuoi ancora, Buffy?” disse
lui all’orecchio mentre infilava prepotentemente un altro dito nella
sua fessura bagnata.
“Sì… ancora.” Mormorò lei in risposta. Lui
non se lo fece ripetere due volte e cominciò a muovere le dita dentro
di lei, incurante dei gemiti e dei movimenti del bacino che lei faceva. Con
la seconda mano palpava un seno stuzzicandole un capezzolo indurito. Quando
sentì che stava per raggiungere il culmine, cercò, con il pollice
della mano dentro gli slip, la clitoride prese a massaggiarla, fino a quando
lei non esplose in un gemito soffocato.
Rimasero abbracciati per qualche minuto, fino a quando i loro battiti del
cuore non presero ad essere regolari.
“Stai bene, passerotto?” chiese William accarezzandole una guancia
fresca.
“Mai stata meglio, amore. Hai le mani miracolose…” disse
ridendo lei.
“Mica solo le mani. Ma per il resto è meglio aspettare la notte.”
Concluse baciandola a fondo. “Torniamo su, ho una certa fame.”
La
giornata passò velocemente tra pettegolezzi, giochi e dormite. La gang
al completo si stava divertendo in spiaggia e ben presto arrivò la
sera, con il suo dolce tramonto. Il sole era una palla di fuoco che stava
annegando ad ovest, dando al cielo una colorazione che variava dall’arancio
al nero della notte, che stava arrivando da est.
“Mangiamo qualcosa? Monica, tira fuori la pizza, la sogno da ieri notte.”
Esclamò Sebastian. Molto spesso potevano non andare d’accordo,
ma lui sapeva quando accantonare la presunta ascia di guerra. Quindi, pizza!
I falò sulla spiaggia erano vietati, ma questo non voleva dire che
non si potesse portare un po’ di fuoco comunque. L’addetto del
gruppo era Paolo, che aveva comprato nel negozio apposito una decina di torce
da piantare nella sabbia. Quando tutte furono accese, una calda luce si spanse
attorno a loro. Alex aveva portato una vecchia chitarra tenuta apposta per
quelle occasioni.
Seduti in cerchio i ragazzi mangiavano, beverono e amoreggiavano, almeno Buffy
e William non facevano altro. Monica e Sebastian cantavano assieme divertendosi
e gli altri ascoltavano chiacchierando e ridacchiando.
Sebastian lanciava parecchie occhiate a Deborah, cercando di non essere beccato,
cosa che faceva anche lei. Era tatto il giorno che lui cercava un motivo qualsiasi
per toccarla e parlarci seriamente, ma con scarsi risultati. Aveva deciso
che doveva parlarle di quello che stava succedendo tra di loro, in fondo erano
2 settimane che andavano avanti senza uno scambio di conversazione civile.
In più aveva decisamente capito di provare qualcosa che superava l’amicizia
per lei. Doveva fare qualcosa e al più presto.
Mentre Alex iniziava a suonare una canzone della Consoli per la sua morosa,
Sebastian rese finalmente la sua decisione. Si alzò dal suo posto e
si piazzò davanti a lei che la guardava con stupore.
“Che c’è?” chiese Debby.
“Vieni con me.” Rispose lui porgendole la mano.
“Cosa vuoi?”
“Parlare con te.” Lei si alzò usufruendo della mano di
Sebastian e si avviarono verso il bagnasciuga con una decina di occhi puntati
su di loro.
Camminarono per qualche minuto in silenzio con l’acqua che lambiva loro
i piedi con delle piccole onde, poi Deborah si stufò del mutismo di
lui.
“Allora, perché siamo qui? Mi divertivo a sentirvi cantare.”
“Io credo che noi dobbiamo parlare e cerca di capire che questa non
è una frase che dico spesso ad una ragazza, anzi sei probabilmente
la prima.” Lei si fermò per guardarlo: per quanto la luce le
permettesse di farlo, le sembrò che Sebastian fosse piuttosto serio.
“Bene, allora. Comincia.” Diede lei carta bianca.
“Io non ho mai avuto rapporti stabili con le ragazze, non mi piace sentirmi
legato a qualcuno, ho un grande bisogno di spazio personale, quindi ho sempre
preferito andarci a letto una notte e dimenticarle la mattina dopo, come si
fa con i sogni.” comincia lui misurando attentamente le parole. “Però
sei arrivata tu: non avevo mai fatto nulla con le amiche, perché ho
sempre creduto che questo mio modo di fare avrebbe portato solo disastri ed
è vero, guarda cosa è successo a noi, sono due settimane almeno
che non ci parliamo. Ma io non voglio questo. Voglio tornare a come eravamo
prima.” Debby aveva gli occhi umidi, ma rispose fermamente.
“Non è possibile. Io sono venuta a letto con te perché
mi piaci, perché lo volevo e tu mi hai trattato come se fossi dell’immondizia
da sbattere fuori, non mi sembra un bel comportamento.”
“No, non lo è, ma ho le mie ragioni.” Lei si mise a ridere,
una risata senza allegria.
“E sentiamo, quali sarebbero queste tue ragioni.
“Avevo paura.”
“Paura di che cosa?”
“Avevo paura, anzi ho paura, di stare con una ragazza, di avere una
storia seria. Io non so che cosa vuol dire, stravolgerebbe completamente la
mia vita. E ho una paura folle di innamorami… di te.”
Si fermarono entrambi stupiti, lui per aver finalmente centrato il fulcro
di tutta la storia e lei per aver capito che non le è mai stato indifferente.
“Vorresti dire che…”
“Che mi piaci, sì, mi piaci Deborah. Quando te ne sei andata
da casa mia mi sono sentito per la prima volta solo, mi mancavi, c’era
qualcosa di stonato e non erano i cocci di piatti e bicchieri.” Lei
arrossì un po’ al ricordo di come gli aveva conciato la casa,
ma passò in fretta. “E quando eravamo fuori, a ballare oppure
quando io cantavo, mi dava un enorme fastidio vederti civettare con qualche
ragazzo. Ci ho messo un po’ per capire di essere geloso. Io non so come
andrà avanti, ma ho il disperato bisogno di ritornare a parlare con
te, di tornare a far parte della tua vita. Me lo permetti?”
Deborah non se lo fece ripetere e gli gettò le braccia al collo, rilasciando
quelle due lacrime che premevano per uscirle dagli occhi, mentre ascoltava
il discorso del ragazzo.
“Sei uno stupido! Lo capisci? Uno stupido! Perché non me lo hai
detto prima?”
“Perché sono stupido, almeno in queste cose.” Disse lui
accarezzandole i capelli con dolcezza. “Debby, io non so come si fa
a portare avanti una storia. Dovrai aiutarmi e quando ti farò impazzire,
dammi una sberla, perché l’unica cosa di cui sono certo è
di volerti vicino a me.”
“Lo farò, lo giuro. Ti prenderò a calci se sarà
necessario.”
I due si guardarono negli occhi ed incuranti dell’inizio dei fuochi
d’artificio, si baciarono, le stelle a fare da spettatrici.
“Amore,
guarda che carini!” urlò Monica accoccolata tra le braccia di
Alex che le sbaciucchiava il collo. Guardavano quegli sprazzi di colore che
illuminavano la città come due bambini piccoli. Erano rimasti in pochi
li con loro, Buffy e William erano scappati in acqua, forse per un secondo
randez-voux intimo, Leila ed Alan stavano facendo una camminata fino al faro
e Sebastian e Debby non erano ancora tornati. Quindi restavano soltanto Elisa
e Paolo che chiacchieravano tranquilli.
“Monica, sono quelli che vediamo ogni anno.”
“Uffa, ma sono belli! Mi piacciono così tanto.”
“L’ho capito sai. Vorrà dire che me li farò piacere.”
I fuochi stavano per dare il meglio si loro, quando Monica gli sussurrò
all’orecchio:
“Non te l’ho mai detto, ma credo di essere irrimediabilmente innamorata
di te. Mi sembrava giusto dirtelo.” Lui la strinse ancora più
nelle sue braccia.
“Ti amo anche io, cucciola.”
Capitolo 17: dolcetto o scherzetto
Era
arrivato il giorno dell’inaugurazione della pasticceria. Per una settimana
avevano girato tutti i paesi della Bisiaccheria a lasciare volantini casa
per casa.
Monica e Buffy avevano pulito ogni angolo del negozio, che ora brillava come
uno specchio d’elettro. Il balcone esponeva vassoi di pasticcini mignon
di tutti i tipi: cassatine, bignè, cestini di frutta e crema e via
dicendo. Erano riusciti a sistemare gli strumenti dove poi sarebbero stati
posizionati dei tavolinetti alti da degustazione.
“Dai che tra poco apriamo. Muoviti, William!” urlò Monica
uscendo dal laboratorio sul retro con un vassoio carico di dolcetti scintillanti.
“Vuoi stare calma? Sembra ti abbia morsicato una tarantola.” Rispose
lui piccato, mentre provava il microfono.
“Come faccio a stare calma? Sto per aprire la mia pasticceria! Il mio
sogno, capisci?”
Grazie al cielo arrivò Alex in quel istante che la prese e la baciò,
zittendola.
“Grazie, amico.”
“Amore, calmati. Andrà tutto per il meglio. Rimarranno tutti
abbagliati dalla bontà dei vostri pasticcini.” Cercò di
rassicurarla lui.
“Dimmelo di nuovo.” Implorò Monica.
“Andrà tutto bene. Stai meglio ora?”
“No, ma grazie lo stesso.” Rispose lei baciandolo di nuovo.
Poco lontano un’altra coppietta si dava da fare.
“Dio, sono così eccitata!” esclamò Buffy appoggiata
al muro.
“Mmmm eccitata… interessante. Posso dare un’occhiata?”
scherzò lui.
“Ma Spike! Non mi sembra il caso!” si finse scandalizzata lei.
Erano le cinque e Monica aprì la porta. C’erano tutti i suoi
amici che aspettavano l’apertura. Pian piano cominciò il via
vai della gente: di sabato pomeriggio c’era molta gente che passava
il tempo a guardare le vetrine e approfittavano di assaggiare qualche stuzzichino.
C’erano molti bambini che correvano felici tra i dolci e le mamme.
Le due proprietarie avevano gli occhi a cuoricino. Sembrava che iniziasse
bene la loro avventura. Arrivarono Sebastian e Deborah mano nella mano e Leila
da sola.
“E il tuo uomo?” chiese Monica a Leila.
“È via per una gara. Vi saluta e vi fa i classici in bocca al
lupo.”
“Crepi!” risposero in coro le due interessate.
Fu il momento della band. I ragazzi presero posto e iniziarono a suonare,
attirando tutta la gioventù presente nei dintorni. C’era talmente
tanta gente, che le persone non riuscivano più ad entrare.
Quando le note di ‘With or Without you’ si dissolsero e gli applausi
terminati, Monica, con Buffy a fianco, prese il microfono.
“Buonasera e benvenuti. Io sono Monica e lei la mia socia Elisabeth.
Vi ringraziamo di tutto cuore per essere qui tanto numerosi. La pasticceria
aprirà ufficialmente martedì mattina alle nove in punto fino
alle tredici e dalle sedici alle diciannove. Spero di rivedervi tutti quanto
prima. E ora, la mia graziosa socia toglierà il velo all’insegna,
inaugurando di fatto il nostro negozio.” Buffy tirò una cornicina
e svelò un’insegna al neon blu con due disegni, un pasticcino
ed una zucca di Halloween, con tanto di faccia sorridente.
“Apre ‘Dolcetto o Scherzetto’!” disse trionfante Monica
e un applauso accolse l’esclamazione.
Elisa arrivò e si posizionò vicino a Paolo, che le prese un
bicchiere di spumante.
“Sono proprio felici!” constatò Elisa.
“Già, buon per loro. Hai visto che belle le luci? Ho fatto io
tutto il lavoro.” Elisa notò un malcelato orgoglio. In effetti
Paolo pensava che quella fosse la sua migliore creazione elettrica.
“Senti Ely, che fai domani sera?” chiese lui sorridente.
“Torno a Parma.” Rispose lei, ma si accorse della delusione dell’amico.
“Ma alla mattina sono libera se vuoi, così scappo prima di casa.
Mamma è insopportabile.
“Perfetto. Ti passo a prendere per le undici, così potremmo pranzare
assieme”
“Pensavo che con tutte le volte che mi hai ospitato, fossi stufo di
me.” Disse Elisa con la sua solita voce timida.
“Ma figurati, che stufarmi, sei così simpatica.” Elisa
sorrise.
Poco dopo il concerto dei Blood Bro riprese, dando di fatto inizio alla seconda
parte della festa. Piano le famiglie presero ad andarsene, lasciando il posto
a dolci coppiette che ballavano dei lenti.
Monica e Buffy guardavano felici la loro creazione: piena di gente e tutti
sembravano soddisfatti di quello che avevano ricevuto. Guardarono i loro rispettivi
ragazzi sul palco e sorrisero: l’avventura era appena iniziata.
Fine