
Subject:
AU
(tutti umani)
Warnings for: Stupro
(Angel verso Faith).
Rating:
NC17
deciso
Genere: Romance, Angst.
Lunghezza:
14
capitoli
Summary: Buffy
è una squillo d'alto borgo, e Spike il ragazzo che cercerà di
cambiarla...
Capitolo 1
Stava guardando il palazzo di fronte a lei: sapeva che il suo cliente aveva
affittato, o comprato (a lei importava ben poco), l’attico, voleva dire
che aveva molti soldi e questo sì che le importava. Secondo la sua
tabella di marcia avrebbe dovuto finire per le due e poi, finalmente, il letto,
quello giusto per riposare. Prese lo specchietto e si guardò: tutto
era a posto. I capelli biondi erano raccolti in uno chignon, dal quale scendevano
due ciocche ribelli. Gli occhi verdi perfettamente truccati, le labbra strette
in un sorriso sprezzante. Si era vestita come le aveva chiesto l’uomo:
stivali con tacchi vertiginosi neri, minigonna a busta nera, top argentato
e niente biancheria, insomma, un vero schianto.
Salì con l’ascensore all’ultimo piano e intanto pensava,
come ogni notte da tre anni a quella parte, alla sua vita. Casa sua era l’inferno:
il padre, Hank Summers, aveva preso, fin da quando lei era piccola, il bel
vizio di picchiarla, dopo che era passato dalla madre. Almeno aveva risparmiato
sempre sua sorella Dawn, prima di andarsene definitivamente da loro. Sua madre
non aveva mai tentato di ribellarsi, difendendo il marito a spada tratta,
finendo poi alcolizzata fino alla radice dei capelli. L’unica persona
di Sunnydale che mancava davvero ad Elisabeth Anne Summers era Dawn. Almeno
lei era riuscita ad essere data in affidamento ad una buona famiglia. Ogni
mese le mandava un po’ di soldi e qualche regalo, raramente la vedeva:
non voleva tornare a Sunnydale, la sua personale bocca per l’inferno,
e New Orleans era troppo lontana per la sorella, l’aveva scelta apposta.
Era iscritta al terzo anno di Storia e Letteratura all’università
statale di New Orleans. Anche questa scelta era ottima: inizialmente per la
sua mancanza di soldi, poi perché i clienti che si era trovata erano
tutti facoltosi e sicuramente non avrebbero mandato i loro figli alla statale
e quindi nessuno avrebbe mai potuto riconoscerla. Meglio di così non
le sarebbe potuta andare.
Era arrivata, ancora un secondo e la porta dell’ascensore si sarebbe
aperta direttamente nell’attico: ‘via con il lavoro ’ si
disse Elisabeth Anne Summers, più conosciuta come ‘The Slayer
‘ nell’oscuro mondo delle squillo d’alto borgo.
Mentre
l’uomo, un avvocato divorzista da quanto aveva capito, la stava cavalcando,
lei pensava. Guardava il soffitto e ogni tanto emetteva qualche gemito, più
che altro per dare l’illusione al tipo di star facendo un buon lavoro.
Lei sapeva di non provare alcun piacere, non lo aveva mai fatto dalla sera
della sua fatidica volta dopo il ballo dell’ultimo anno. Lei sognava
una sera romantica e dolce, ma, come ogni suo sogno, anche quello le fu infranto.
Liam O’Riley, detto Angel per il suo giubbotto con delle ali disegnate,
l’aveva invitata; tutte le ragazze la invidiarono perché lui
era il single più ambito di tutta la città. Si era comportato
da perfetto gentiluomo per tutta la festa, poi, invece di andare a casa, la
portò in uno squallido motel che puzzava di disinfettante. L’aveva
presa su quel letto pieno di polvere e le aveva fatto un male cane, ma lei
non disse nulla. Era innamorata persa di lui, gliele faceva passare tutte:
la trattava male, la scopava ovunque facendola spesso sanguinare ed era terribilmente
possessivo. Era riuscita a dirgli addio solo quando lui l’aveva fatta
ubriacare e poi l’aveva spartita con tutti i suoi amici, per festeggiare
la vittoria di una partita.
Elisabeth sapeva che il suo vero piacere non lo avrebbe mai preso in quelle
lussuose stanze con, fra le gambe, quegli uomini in giacca e cravatta, ma
pagavano bene, molto di più che in quel puzzolente fast food dove aveva
lavorato appena arrivata in città. Sentì che il tipo stava per
venire e quindi si impose di curarsi un pochino di lui. Fece finta di provare
piacere, cosa che lui gradì e cominciò a lasciare gridolini
sempre più alti e frequenti. Quando lui venne, lei fece finta di avere
un orgasmo, tanto sapeva che lui non capiva nulla. Guardò l’orologio
e vide che erano le due meno un quarto: perfetto orario.
“Dio piccola, sei stata favolosa.” Disse lui ansimando.
“Anche tu non sei stato niente male, baby” rispose lei con il
suo solito sorriso sprezzante, mentre dentro di se pensava esattamente il
contrario. Tutti questi vecchi che credevano di essere grandi amanti solo
perché si potevano permettere grandi prostitute… le veniva da
ridere. Lui tirò fuori un mazzo di banconote e la pagò senza
fiatare. Lei si era praticamente già rivestita.
“Posso chiamarti ancora, Slayer?” chiese l’uomo, ancora
nudo sul letto.
“Certo, il numero del cercapersone lo hai. Ciao!” Così
dicendo lasciò l’attico con passo lungo. Prese un taxi e si avviò
verso casa soddisfatta di quello che aveva guadagnato. Il tassista la guardava
con sguardo nauseato: perbenista, pensò lei. Non riusciva a capire
che problemi si facessero: se a lei andava bene così, perché
emettere quei giudizi? A lei non importava niente dell’amore, non più
da quando era stata data via dal suo stesso ragazzo. Che importa allora se
lei si fa pagare per una scopata o un pompino? Non che a lei piacesse, ma
era brava a farlo e veniva pagata proprio bene. Aveva una clientela scelta,
costituita da uomini di classe che non avevano paura di spendere per un po’
di piacere. Con alcuni ci era stata tante di quelle volte da capire che gli
uomini non sempre avevano bisogno di svuotarsi le palle, ma semplicemente
di parlare. Immaginava che le loro mogli ormai erano delle perfette estranee.
Lei era una specie di surrogato della loro vita normale e allora era giusto
che venisse pagata!
Arrivò a casa e sentì che Faith era già tornata: russava
talmente forte che Elisabeth avrebbe dovuto indossare i tappi prima di andare
a dormire. Abitavano insieme da quando era arrivata a New Orleans e lei non
riusciva neppure ad immaginare la casa senza di lei. Faith faceva la squillo
a tempo pieno, non le interessava studiare ed era stata lei a metterla nel
giro, lasciandole qualche cliente che lei non riusciva più a gestire.
Elisabeth si fece una doccia veloce per lavare via il ricordo della serata
e andò a dormire, in fondo il giorno dopo doveva andare a lezione.
Capitolo 2
Il
professore stava blaterando qualcosa su un qualche poeta italiano, ma Elisabeth
non stava ascoltando molto. Il doppio caffè non le era servito molto
e lei stava crollando dal sonno. Fece vagare lo sguardo nell’aula: facce
interessate, facce annoiate, alcune assonnate come lei. Una classica aula
di università. Poi si bloccò: vide, poco lontano da lei, un
ragazzo con assurdi capelli sparati in alto con un chilo di gel biondi ossigenato.
Lei lo conosceva a malapena, forse si saranno detti ciao qualche volta, ma
niente di più. Sapeva che si chiamava William Blake e, quindi, che
i suoi genitori dovevano avere un brutto senso dell’umorismo. Era un
secchione, anche se molte ragazze impazzivano per lui e lei non capiva come
mai. Non gli sembrava fosse particolarmente interessante come persona. Improvvisamente
si accorse di essere osservata proprio da Blake che gli sorrise di rimando.
Lei fece solo un cenno con la mano, l’espressione sempre seria.
Il professore finì e cominciò il classico chiacchierio degli
studenti: Elisabeth guardò i propri appunti, accorgendosi di aver solo
fatto disegnini e sospirò. Avrebbe dovuto chiederli in prestito a qualcuno.
“Ciao!” Una voce calda e sensuale le fece alzare lo sguardo: davanti
a lei stava William Blake con uno strano sorriso sulle labbra. “Se prendi
appunti in questa maniera mi sa che non passerai l’esame.” Disse
lui.
“Grazie di avermelo fatto notare.” Rispose lei gelida. Stava prendendo
la borsa per andarsene, ma lui la fermò.
“Ti va un caffè? Anche secondo me questa lezione era soporifera.”
E le sorrise. Elisabeth stava per perdere la pazienza: lei non dava confidenza
a nessuno e non voleva cominciare adesso, lo sapevano tutti, quindi alzò
lo sguardo, decisa a dare un netto rifiuto al suo compagno di classe, ma quando
lo fece, la voce le si bloccò in gola. Davanti a lei c’erano
gli occhi più belli ed intensi che avesse mai visto: erano blu come
il mare, grandi e magnetici. William, che non capiva il silenzio della ragazza,
inclinò la testa un po’ di lato ed Elisabeth vedendolo soffocò
un gemito. Era veramente sexy.
“Allora? Caffè?” chiese di nuovo William.
“Ok, si può fare.” Rispose lei, dopo essersi finalmente
sbloccata.
La Caffetteria degli studente era stracolma. Lei si sedette su un tavolino
in un angolo, aspettando che lui andasse a prendere da bere. Guardandolo da
lontano potè osservare meglio il suo compagno di corso: era alto, molto
più di lei ed era vestito tutto di nero incluso un lungo spolverino
di pelle consunto in molti punti. Si muoveva sinuoso tra i tavoli, come un
felino, una pantera e aveva una sicurezza di se innata che invidiava. Cominciò
a capire il perché molte ragazze stravedessero per lui.
“Ecco qua, cappuccino con tanta schiuma e poco zucchero.” Disse
un po’ trafelato per l’estremo zig-zag che aveva affrontato e
si sedette di fronte a lei sorridendo “Bene…” guardava Elisabeth
che continuava ad osservarlo con le labbra serrate e l’espressione seria.
“Scusa se te lo domando, ma tu non ridi mai?” chiese il ragazzo.
“Per cosa dovrei ridere?” rispose lei di rimando.
“Bhe, sei qui seduta con un ragazzo bello come me e non ti viene neppure
da sorridere di soddisfazione?”
“Sono abituata ad uscire con gli uomini, uno in più non è
una novità.” Lui sollevò un sopracciglio, ma non disse
nulla. Continuò a sorseggiare il suo caffè osservando la ragazza
meglio di quanto non avesse fatto prima. Non era truccata e aveva due grosse
occhiaie, si vede che non dormiva tanto. I capelli curati erano legati in
una severa coda e i bei occhi verdi erano fermi e freddi. Sembrava un pezzo
di ghiaccio.
“Io sono William Blake, ma puoi chiamarmi Spike.”
“Spike?”
“Da piccolo mi piaceva giocare con i chiodi.”
“Pensavo fosse per i tuoi capelli a punta.” Disse lei. Lui socchiuse
gli occhi e si piegò in avanti verso di lei.
“Era per caso una battuta o eri seria, piccola?”
“Ero seria e non chiamarmi piccola.” Disse lei infastidita. Molti
dei suoi clienti la chiamavano piccola e a lei non piaceva ricordare le sue
notti durante il giorno.
“Ehi, va bene, non volevo offenderti così. Pace? Perfetto. Tu
come ti chiami, invece?”
“Elisabeth Summers.”Solo due parole ferme e decise. Quel ragazzo
la affascinava, ma nello stesso tempo la irritava da matti… era in conflitto
con se stessa e non capiva che cosa voleva fare.
“E non hai nessun soprannome?”
“Mia sorella mi chiamava Buffy.”
“Carino… ti si addice. E come mai ti chiamava così?”
“Elisabeth era troppo difficile e lei da piccola balbettava un po’…
non so bene come sia venuta fuori.” Si bloccò di colpo. Quelle
cose non le aveva raccontate praticamente a nessuno. Quando ci aveva provato
con Angel, lui l’aveva zittita baciandola e poi portandola a letto.
Era la prima volta che parlava seriamente della sua famiglia con qualcuno.
Ma chi diavolo era veramente, quel William Blake?
“Comunque non credo che siano affari tuoi questi.” Disse lei sempre
più irritata.
“Volevo fare solo un po’ di conversazione, non pensavo la cosa
ti creasse problemi.” Buffy si pentì un po’ per come lo
aveva trattato, in fondo che ne sapeva lui della sua situazione familiare?
“Scusa, è solo che non mi piace parlare della mia famiglia. Cerco
di dimenticare.” Le tremò un po’ la voce nel dirlo e lui
se ne accorse.
“Credo che dimenticare la famiglia sia impossibile, in fondo, nel bene
o nel male, fa parte di te, o mi sbaglio.” Non era una domanda, era
una affermazione. Aveva proprio una gran sicurezza e lei lo sentiva. Passò
lei al contrattacco, non voleva dover subire un interrogatorio.
“E tu? Non credo che tu sia di New Orleans… non ne hai l’accento.”
“Infatti, sono in America da poco. Sono di Londra, ma la mia famiglia
si è trasferita qui per il lavoro di mio padre. Comunque mi piace New
Orleans, è piena di vita ed è la più europea delle città
americane.” E sorrise. Ad Elisabeth piaceva quel sorriso, non sapeva
come, ma la riscaldava dentro.
“Certo che non parli molto, Elisabeth.” Come suonava dolce il
suo nome detto da lui. ‘Ma che dici, Buffy, smettila di dirti queste
cose.’ Si disse tra se e se.
“E’ vero… non ho mai parlato tanto. Sono brava ad ascoltare.”
“Mi piacerebbe poterti ascoltare io. Che ne dici, magari una di queste
sere a cena, ti va un invito?” domandò lui.
“Mi piacerebbe molto, ma spesso lavoro di sera e quindi sono impossibilitata
ad uscire.” Lui pareva deluso dalla risposta e qui Buffy fece una cosa
che non si sarebbe mai aspettata di fare.
“Però potremmo fare qualche volta a pranzo.” Fino a quel
giorno non aveva mai detto più di due parole in riga ad un compagno
di corso, ora lo invitava addirittura a pranzo. Dentro di se ancora non capiva
come aveva potuto fare, ma ormai aveva fatto la frittata. Lui la guardò
sorridente (‘Sexy, sexy, sexy’) e annuì.
“Molto volentieri.” Tirò fuori una piccola agendina nera
e poi disse:
“Che ne dici di dopodomani? Domani ho lezione. Potremmo vederci per
l’una. Decidi tu dove portarmi, ti va?”
“Di solito è l’uomo che decide il locale.” Disse
Buffy.
“E’ vero, ma come capirai con il tempo, io non sono un ragazzo
molto normale.” E sorrise di nuovo, questa volta in modo diverso, più
diabolico. Buffy rabbrividì sotto quello sguardo profondo e scuro.
La ragazza si alzò per tornare a lezione.
“Grazie del caffè, William.” E per la prima volta, sorrise.
William vide Buffy cambiare: da fredda ragazza ad un turbine di colore, per
la precisione verde, come i suoi occhi.
“Prego, è stato un grande piacere.” E la ragazza si disperse
tra la folla.
Ovviamente
Elisabeth non riuscì a seguire come voleva la lezione del dopo caffè.
Nella sua mente venivano proiettati solo quei due occhi blu come l’oceano,
non c’era posto quel giorno per date, poesie e altro. Solo William Blake
e lei ne aveva un sacco paura. Doveva correre a casa a parlarne con Faith,
l’unica amica che avesse e con cui poteva tranquillamente sfogarsi.
“Acc…” disse a voce alta, guardando il suo foglio di appunti.
C’era scarabocchiato un solo nome, William.
“Signorina Summers, qualcosa non le è chiaro? Altrimenti non
capisco perché mi abbia interrotto.” Disse il professore di storia.
Si era accorta di aver parlato fin troppo ad alta voce.
“No, mi scusi.” Disse lei abbassando lo sguardo. Non era amata
dai compagni, ma neppure dai professori.
Finalmente era finita, poteva correre a casa. Entrò come una furia
in salotto, dove trovò l’amica seduta in poltrona mentre guardava
la TV e mangiava uno yogurt. Era di una bellezza dirompente, alta, capelli
scuri e occhi grandi castani. Aveva un corpo mozzafiato.
“Ehy Buff, che furia, che è successo?”
“Non ci crederai mai, Faith, ho conosciuto un ragazzo.” Faith
rimase con il cucchiaino a metà strada dal vasetto alla bocca guardando
l’amica con gli occhi sgranati.
“Ma sei pazza? Non ti ricordi le regole?”
“Certo, ma mica sono innamorata. Ti dico solo che l’ho conosciuto.”
“Vuoi dire che ti farai pagare?”
“No, è un ragazzo dell’università, non riuscirebbe
mai a pagarmi. Costerei troppo per lui.” Non si accorse di dirlo quasi
con un pizzico di tristezza.
“Buffy, vedi di non giocare con il fuoco o finirai per scottarti. Lo
rivedrai ancora?”
“Sì, dopodomani a pranzo. L’ho invitato io.” A Faith
andò direttamente di traverso lo yogurt.
“Tu che cosa hai fatto?”
“L’ho invitato a pranzo. Lui voleva la cena, ma io lavoro e quindi…”
“Oh madre santa!”
“Non ti preoccupare, è solo un pranzo. Ora è meglio prepararsi,
dobbiamo andare al lavoro.”
“Ehi, non ti dimentichi una cosa fondamentale?” Buffy la guardò
con la fronte aggrottata: che cosa aveva dimenticato questa volta? “Lui…
è figo?” chiese Faith ormai curiosa. Buffy ci pensò un
po’.
“A prima vista avrei detto di no, ma dopo che lo ho osservato bene…
sì, è proprio figo. Avresti dovuto vederlo, con quello spolverino
nero e gli occhi blu. Mio Dio che occhi che ha, sembrano due calamite…”
era sempre più sognante.
“Ok, sei definitivamente cotta e ti è bastato solo un caffè…
non avrei mai creduto di vederti in questo stato. Dimmi esattamente come è
andata tutta la faccenda, è un ordine, pivella!” esclamò
Faith ed Elisabeth non potè fare a meno di raccontarle tutto.
Capitolo 3
Era
arrivato finalmente il gran giorno. Buffy si sentiva un’adolescente
al suo primo appuntamento. Aveva saltato le lezione del mattino per prepararsi
degnamente per lui. Un bel bagno profumato e rilassante, depilazione totale,
trucco. Avevano deciso di trovarsi davanti all’edificio centrale dell’università,
per poi scendere al ristorante assieme. Elisabeth aveva scelto un piccolo
ristorante poco frequentato al limitare del quartiere francese: ci andava
spesso, da sola, e lì era quasi di casa. Era gestito da due coppie,
Xander e Anya, sposati e Willow e Tara, compagne. Cucinavano esclusivamente
italiano e a lei andava bene così. Optò per un paio di jeans
attillati e una maglietta aderente. Non voleva dare l’impressione di
tenerci troppo a quell’uscita, anche se sapeva che anche così
piaceva.
Arrivata all’università lo vide subito: era vestito di nero,
esattamente come l’ultima volta: camicia leggermente aperta, jeans neri
attillati dove serviva e il suo spolverino. In mano aveva una bellissima rosa
rossa.
“Ciao!” disse Buffy, sorridendo da subito. Oggi si sentiva felice
e, per Dio, aveva proprio voglia di sorridere. Lui si girò e dopo averla
vista fece un fischio.
“Però, ho dovuto aspettarti, ma ne è valsa la pena, pic…
Buffy.” Mentalmente lo ringraziò per non aver continuato. Lui
le offrì la rosa e la prese sotto braccio, portandola verso una macchina
nera, una De Soto del ’63. Come un cavaliere d’altri tempi le
aprì perfino la portiera.
“Allora, mademoiselle, dove mi vuole portare a pranzo?”
“Vai verso il Quartiere Francese, poi ti dico meglio la strada.”
“Va bene.” E partì. “Come è andata ieri? Tutto
ok?”
“Sì grazie.” Elisabeth non voleva parlare, voleva solo
sentire ancora la sua voce calda. “E tu che hai fatto, William?”
si sentiva una ragazzina, aveva perfino tremato nel dire il suo nome, ma grazie
al cielo lui non sembrava essersi accorto di nulla, concentrato come era a
guidare.
“Bene, qualche noiosa lezione, ma basta. Ultimamente la mia lezione
preferita è diventata letteratura italiana.” E sorrise malizioso
guardandola. Lei lo sapeva, era la loro lezione, l’unica che seguissero
assieme. Voleva anche lei scherzare un po’.
“Ah sì? E cosa ti piace in particolare?”
“Il viaggio all’Inferno di Dante, specie il cerchio dei…
lussuriosi.” Elisabeth fremette. William aveva detto ‘lussuriosi
‘ non come se la categoria fosse formata da peccatori, bensì
come se fossero innamorati. In fondo era anche vero: Paolo e Francesca, il
passo sicuramente più conosciuto, si amavano in maniera bruciante e
completa, solo l’essere sposata aveva frenato Francesca. Buffy chiuse
gli occhi immaginando i due innamorati. “A cosa pensi, dolcezza? Chiese
William.
“A Paolo e Francesca. Al loro amore, alla loro lussuria e alla loro
perdizione.” Rispose lei sognante.
“Ti piacerebbe avere un amore come il loro?”
“Sì, anche se so che non sarà possibile.”
“E perché?”
“Perché i questi tempi non c’è spazio per l’amore.
Lussuria, sì quanta ne vuoi, perdizione, non ne parliamo, ma l’amore,
quello vero… io so che non esiste.” Si maledì per aver
pensato di nuovo ad Angel.
“Sei un po’ categorica, in fondo sei ancora giovane, troverai
l’amore prima di quanto tu possa pensare.” Buffy lo guardò
con una espressione indecifrabile sul volto, poi si accorse che il ristorante
era vicino.
“Gira a destra alla prossima e parcheggia.”
Nella piccola sala del ristorante c’era solo una coppia appartata. Tara,
oggi cameriera, li accompagnò al tavolo assegnato e portò le
liste.
“Però Elisabeth, hai buon gusto. Che prendi?”
“Non lo so… credo che prenderò un piatto di spaghetti con
i frutti di mare.” Rispose la ragazza.
“Mmmm di solito preferisco la carne al sangue, ma stavolta ti seguo.
E direi anche un bel bicchiere di vino, vero?”
Dopo che ebbero ordinato, si fissarono un po’ imbarazzati.
“Che guardi, Buffy?”
“I tuoi occhi sono straordinari, no ne avevo mai visti di simili.”
Buffy sapeva di essersi lasciata andare più del dovuto, ma non riusciva
a celargli le cose.
“Grazie, anche i tuoi sono molto belli.” Di nuovo silenzio. Solo
le note provenienti dallo stereo, si frapponevano tra loro. Poi William, un
po’ titubante chiese:
“Non sei fidanzata, vero?”
“No, certo che no. Avevo un ragazzo, una volta, ma è stato in
una vita fa” disse lei facendo vagare lo sguardo lontano. “E tu?”
“Avevo anche io una ragazza, Drusilla, ma mi ha tradito e ormai da un
anno non la vedo più.
“Ti ha tradito? Era pazza o cosa?” se ne pentì quasi subito.
William rise.
“Bhe, tanto normale non lo è mai stata… diceva di avere
visioni, di prevedere il futuro… forse è stato meglio lasciarci,
ti pare? Ormai sono single da tanto…e tu? Hai lasciato tu il tuo ragazzo,
oppure lui?” Buffy non aveva voglia di parlare di Sunnydale, ma lui
era sempre così gentile che non se la sentiva di zittirlo.
“L’ho lasciato io.”
“Gli avrai spezzato il cuore, povero ragazzo.” Elisabeth contrasse
la mascella.
“Non credo. Non gli importava un cazzo di me.” la voce era dura
e tagliente. William capì in un lampo che tirava maretta.
“Allora poteva far benissimo coppia con Dru, anche lui era un pazzo
a lasciar andare una ragazza come te.” Buffy lo guardò. Quanti
clienti la chiamavano ‘ragazza ‘? Nessuno, pensò. Erano
tutti: piccola, dolcezza, schianto e anche altri epiteti meno simpatici.
“Sono tre anni che non lo sento.” Disse lei come per colmare un
silenzio.
“Da allora niente storie?”
“Niente storie serie e non mi interessa averne.” Arrivarono gli
spaghetti e per un po’ nessuno parlò intenti com’erano
a mangiare quella squisitezza.
“Che sbadati, non abbiamo brindato.” Disse William, che alzò
il calice di Pinot Grigio. “A noi e alla nostra vita…insieme”
Buffy brindò contenta, anche se quell’insieme l’aveva vagamente
inquietata.
“Che lavoro fai Buffy?” la domanda giunse così inaspettata
che quasi soffocò con il vino.
“Che lavoro faccio?”
“Sì, hai detto che a cena non puoi uscire perché lavori,
quindi, che lavoro fai?” Buffy si trovava in una brutta situazione.
“Io… bhe… sì… lavoro…” non riusciva
a focalizzare un lavoro decente, poi vide Willow che rispondeva ad un telefono
“Faccio la telefonista. Sai, sondaggi… vendite… queste cose
qui. Terribilmente noiose, non vale neppure la pena di perdere tempo. Tu lavori?”cercava
di uscire da quella situazione spinosa.
“Qualche volta lavoro in una libreria. Di solito il fine settimana.”
“Che bello!” e così la discussione si spostò sui
libri, argomento sicuramente più comodo per Elisabeth.
Il pranzo era terminato con una deliziosa millefoglie di crema pasticcera
e fragole seguito da un bicchierino di limoncello. Ormai era ora di tornare
a casa, il pranzo era finito. Davanti all’università c’era
poca gente e Buffy scese dalla macchina piuttosto euforica per la giornata
passata fino ad ora.
“Grazie William, mi sono divertita molto, spero di ripetere l’esperienza.”
Acc, capì troppo tardi quello che aveva detto, non doveva farsi accalappiare
da una storia senza futuro.
“Perfetto, mi farebbe molto piacere.” E così dicendo piegò
un po’ di lato la testa, senza smettere di guardarla. Buffy annegò
nei suoi occhi e, anche grazie al vino, perse l’equilibrio. Non fosse
stato per William si sarebbe ritrovata a terra. Lui l’aveva presa per
la vita e continuava a tenerla così senza dar segno di volersi staccare.
Lei alzò lo sguardo per capire e lui la avvicinò a se, poteva
contare tutte le ciglia che aveva, ma non lo fece perché lui la baciò.
Era un bacio dolce ed innocente all’inizio, ma dopo che lei non aveva
protestato, William fece guizzare la lingua nella sua bocca e lei con sommo
stupore, partecipò. Il bacio divenne sempre più intenso ed appassionato,
lei lo stringeva assieme accarezzandogli i capelli ossigenati e lui prendendola
per la schiena. Si staccarono ansanti ed entrambi con le labbra gonfie. Buffy
lo guardò e scappò via, spaventata per quello che aveva provato.
Non ricordava di aver mai dato un bacio simile a quello, così dolce
e sconvolgente alla stessa maniera, così sensuale che riusciva a sentirsi
bagnata e sapeva che a lui aveva fatto lo stesso effetto, perché aveva
sentito la sua eccitazione mentre si strusciava sulla gamba. Questa era una
cosa a cui non aveva decisamente pensato.
Quella
sera, suite imperiale all’Hilton, stava scopando con una mezza tacca
di industriale, che non era neanche riuscito a centrarle il buco. Soldi a
volontà, ma capacità zero. Ma lei sapeva che non stava fottendosi
quell’uomo, bensì era nella sua stanza con un altro uomo, William.
Vedeva davanti a se quei due magnifici occhi blu che la fissavano.
“William…” mormorò piano. L’uomo, senza fermarsi
le chiese:
“Chi cazzo è sto William?” Buffy capì di averlo
detto a voce alta e non nei suoi pensieri.
“Sei tu. Non lo sai che nel gioco a volte si cambia nome? È più
eccitante, o no? Se non ti piace, smetto.” Era brava, in tutto, per
questo la pagavano cara. L’uomo sorrise.
“No, piccola, chiamami come ti pare, ma voglio finirti in bocca.”
Lei annuì e lo fece stendere. Di solito teneva gli occhi aperti, così
da capire quando i tipi venivano per non farsi prendere impreparata, ma stavolta
chiuse gli occhi, sognando di avere in bocca William e non quell’insulso
omuncolo. Venne dopo poco e lei non ne fu soddisfatta: nella sua mente, William
non aveva ancora terminato e lei voleva dargli piacere. Sputò quello
che aveva in bocca e andò in bagno a lavarsi i denti. Quando ritornò
in camera il tipo era ancora disteso a letto nudo.
“Senti Slayer, domenica ho una specie di riunione di industriali, mi
serve una accompagnatrice, sei disponibile?”
“Quante ore?”
“Dalle nove in poi. Il prezzo non è un problema, lo sai.”
“Cento cinquanta all’ora, più il prezzo del vestito di
gala.” Disse lei.
“Anche il vestito?” c’era disappunto nella voce. “Facciamo
centro trenta più vestito.”
“Affare fatto. Ci troviamo qua davanti all’Hilton.” Lui
fece cenno di sì e lei, ormai rivestita uscì, prendendo i soldi
che lui le aveva lasciato sul mobiletto vicino alla porta.
Capitolo 4
Era
ora, per Buffy, di andare a lezione: letteratura italiana. Oggi avrebbe rivisto
William dopo il bacio. Voleva chiedergli scusa per essere scappata in quella
maniera. Quando Faith la vide uscire dal bagno fischiò per l’ammirazione.
Si era vestita in maniera piuttosto sobria, ma elegante. Aveva una camicetta
bianca e un paio di pantaloni blu. Aveva le scarpe con il tacco e si era truccata
alla perfezione. Aveva anche deciso di tenere i capelli sciolti che le ricadevano
sulle spalle.
“Dove vai conciata così?” chiese Faith.
“All’università. Sai che ho lezione oggi.” Rispose
lei.
“E ci vai così?”
“Sì, perché? Non va bene?”
“Buffy, a lezione ci sei sempre andata con le scarpe da ginnastica e
senza un filo di trucco. Sembra tu stia andando ad un appuntamento con un
ragazzo.”
“Ma che dici? Ho solo sentito il bisogno di cambiare.” Faith la
soppesò con lo sguardo.
“Questo… diciamo bisogno, si chiama per caso William?” Buffy
arrossì immediatamente, acc l’aveva scoperta subito.
“Bhe… volevo mostrarmi al meglio.” Faith alzò gli
occhi al cielo.
“Elisabeth! Come hai potuto. Lo sai che non ci si deve innamorare! Dopo
non puoi continuare.”
“Io non sono innamorata, mi piace solo un po’.” Cercò
di giustificarsi Buffy.
“Ah no? Allora perché ti sei vestita così?”
“Non lo so… forse volevo fare colpo su di lui. E poi devo chiedere
scusa per come sono scappata da lui l’altro giorno.”
“Bhe almeno lo hai ammesso, finalmente. Ora vai, non vorrai perdere
la lezione ti pare?
L’aula
ancora non era del tutto piena. Elisabeth cercò la testa bionda di
William, ma non la vide da nessuna parte: non era ancora arrivato. Buffy sbuffò.
Voleva parlargli prima di lezione.
“Ciao!” sentì dietro di se. William la stava guardando
con un grande sorriso.
“Ciao.”
“Mi stavi cercando, Buffy?”
“No, figurati…” disse sapendo bene di mentire. Lui alzò
un sopracciglio. “Sì, è vero, ti cercavo.” Capitolò
lei, mentre lui scoppiava a ridere. Buffy si accorse che i suoi compagni di
corso la guardavano in maniera strana e parlottavano senza farsi sentire.
Probabilmente l’idea che lei parlasse con un ragazzo per loro sembrava
impossibile.
“Ti cercavo perché volevo scusarmi per l’altro giorno.
Non dovevo scappare in quel modo, solo che non me lo aspettavo.” Disse
Buffy abbassando lo sguardo.
“Bene, questo risolve un po’ le cose. Pensavo che appartenessi
ad una religione che… che ne so, considerasse peccato i baci appassionati.”
Aveva alzato la voce di un tono sulle ultime due parole. Mentre sulle labbra
di William si schiudeva un sorriso diabolico, Buffy lo maledì. Tutti
i loro compagni avevano sentito che si erano baciati.
“William!” Disse a denti stretti.
“Che c’è, passerotto, così avranno qualcosa di più
su cui sparlare. Vieni, sediamoci là.” Disse indicando due sedie
libere.
“E che cosa ti fa pensare che io mi siederò con te?” domandò
ancora arrabbiata Elisabeth.
“Perché io lo so che già sei pazza di me. E poi altrimenti
saresti sola.” Disse sempre con quel sorriso strafottente. Buffy non
potè che dargli ragione e, comunque, non gli dispiaceva stare vicino
a lui. La lezione iniziò e per un po’ lei stette attenta. Il
professore parlava della vita di Alessandro Manzoni e a Buffy non ci volle
molto per cominciare ad addormentarsi: il prof aveva veramente una cadenza
soporifera. Girò la testa verso William , per vedere che lui la stava
osservando con un sorrisino dipinto sulle labbra. Lei sorrise di rimando e
si mise a disegnare un tazzina fumante di caffè. Lui soffocò
una risata facendo finta di tossire.
“Quest’uomo è terribile! E si che le cose di cui parla
sono interessanti. Meglio il fai da te, se ci si riesce.” disse William
quando il professore se ne fu andato dall’aula. I due, vicini, si avviarono
verso l’uscita.
“Accidenti!” esclamò Buffy: fuori pioveva e lei, come al
solito, non aveva l’ombrello. “Mi bagnerò tutta.”
“Molto interessante devo dire.” Disse William malizioso.
“Ma che… scemo! Non intendevo in quella maniera!” Sbottò
Buffy.
“Quale maniera, Elisabeth?”
“Lo sai…”
“No, non lo so.” Aveva un tono da santo, peccato che il sorriso
fosse demoniaco. Buffy capì che era meglio se non diceva più
nulla, lui si stava divertendo un mondo a stuzzicarla.
“Ok, per farmi perdonare ti porto a casa in macchina, così non
ti … bagnerai” concluse lui con voce bassa e profonda. Buffy sentì
partirle un brivido lungo la schiena.
“No, grazie, torno a piedi, non è un problema.”
“Dai, non fare la bambina. Mica vorrai prenderti un accidente no? Vieni
dai.” Le prese la mano e cominciarono a correre verso la sua macchina.
Mentre lui guidava, Buffy notò sconsolata che la sua camicia bianca
era diventata trasparente e si incollava al corpo.
“Questo è di sicuro il miglior spettacolo della giornata.”
Disse William lanciandole occhiate roventi.
“Smettila!” Buffy era arrossita. Non le capitava da secoli con
un uomo. ‘Basta Buffy, devi smetterla, lui è solo un amico. Ok
sexy e affascinante, ma solo un amico.’ Pensava tra se. Lui parcheggiò
la macchina sotto casa di lei e spense il motore.
“Grazie del passaggio, William, ci vediamo lunedì a lezione.”
E uscì dalla macchina.
Stava aprendo il portone e si girò per salutare il suo amico, quando
se lo ritrovò dietro di lei, che aspettava di entrare.
“Ti muovi? Mi sto annegando qua fuori!” disse lui un po’
seccato dallo stare sotto la pioggia.
“Ma… ma… che fai?”
“Entro. Dai!” Salirono verso il suo appartamento.
“Carino qui. Il lavoro di telefonista rende bene.”
“Abito con una ragazza, da sola non ce la farei. Bene, rinnovo il ringraziamento.”
“Ehi, potresti almeno offrirmi qualcosa da bere. In fondo ti ho portato
fino a casa…”
“Ok, entra.”
Pregò che Faith non avesse lasciato vestiti in giro. Ci mancava solo
che il suo soggiorno fosse cosparso di gonne corte e mutande di pizzo. Pericolo
scampato, c’erano solo custodie di DVD in giro.
“Vi piace il cinema.” Osservò lui.
“Soprattutto a Faith. Io preferisco i libri.” Infatti il soggiorno
aveva le librerie divise in due: da una parte c’erano videocassette
e DVD, dall’altra solo libri. Avevano deciso che ognuna aveva il diritto
di mettere le cose che voleva lì, in fondo era la stanza comune.
“Accomodati.” Ma lui continuava a vagare per la stanza guardandosi
attorno. Sopra il televisore era appeso un poster dei New Kids on The Block
d’annata, mentre sulle altre pareti svettavano locandine cinematografiche
e qualche stampa di quadri celebri.
“Vivi proprio in un bel nido, passerotto.”
“Grazie. Arredarlo con Faith è stato molto divertente.”
Gli porse un bicchiere di coca.
“Cin.” Lei lo guardava di sottecchi, cercando di non farsi beccare.
Gli piacevano quel profilo deciso e marcato, quei bellissimi occhi blu e quelle
labbra sottili. Sentiva che quel ragazzo le stava facendo un piccolo buco
nel cuore.
“Bene. Credo che sia ora che torni a casa. Grazie della bella bevuta,
Elisabeth.” E adorava come William la chiamava. Era praticamente sulla
porta, quando la guardò fissa negli occhi inclinando la testa di lato.
Buffy gemette sonoramente.
“Che hai?”
“Niente, niente…”
“Ti piace quello che vedi, Buffy?” scherzò lui. Lei non
rispose, ma sapeva che lui aveva fatto centro. “Ah, è così…
allora…” lui le prese il volto fra le mani e la baciò con
passione. Lei non si ritirò e partecipò molto attivamente. La
prese in braccio e la sbattè sul muro infilando di prepotenza la lingua
in bocca, lei muoveva le mani sul suo torace cercando di togliergli la maglietta
bagnata. Erano entrambi eccitati e senza fiato. Buffy fu la prima a riprendersi.
“No, no, no. Non posso!”
“Come non puoi?” William era sorpreso.
“Niente uomini a casa, sono interferenze.” Stava girando per casa
toccandosi le labbra, mentre William la guardava sconvolto.
“Vai via. È meglio William, veramente.”
“Sei impazzita, Elisabeth? Come sarebbe a dire che devo andare via?
Mi stavi spogliando fino a due secondi fa.”
“Ma ho sbagliato. Cristo, non va bene!!!!!!” esclamò lei.
Poi si calmò “Scusa, William, ho sbagliato. Sono confusa…
esco da una storia non bella.”
“Di tre anni fa!”
“Sì, ma sempre brutta era. Cercherò di farmi perdonare,
ma oggi vai.” Lui riprese il suo spolverino e senza dire una parola
uscì come una furia da casa.
Buffy si spogliò del tutto: i vestiti erano tutti bagnati e lei aveva
freddo. Si rannicchiò in poltrona. Quei baci e quelle carezze l’avevano
fatta eccitare da matti e le piacevano, perché aveva detto di no? E
come avrebbe potuto vedere di nuovo negli occhi William a lezione. Si mise
a piangere quietamente, mentre Faith rientrava.
“Ehi Buffy, che cosa è successo?” non era molto sconvolta
a vederla nuda, spesso giravano entrambe così per casa.
“William, è stato qui e per poco non finivamo a letto, anzi più
propriamente sul tappeto. Lo volevo da morire. Però… gli ho detto
di andarsene e lui era così arrabbiato, così triste quando se
ne è andato e ora mi manca da morire. E lo conosco da una settimana!”
Faith la prese per le spalle l’abbracciò.
“Dai Buff, stai tranquilla. Ti sei solo presa una cotta, passerà.
Cerca di stargli lontano a lezione. Buttati nel lavoro e pensa ad altro.”
“Non lavoro fino a domenica Faith. Ho una specie di incontro tra industriali.”
“Anche tu? Uno paga me. Allora, almeno staremo vicine e vedrai che andrà
meglio del solito. Ora che ci penso, devo andare a prendere un vestito. Shopping?”
Buffy annuì. Era inutile pensarci ora, le avrebbe fatto solo male.
William
era furioso. Come poteva dire Buffy di non volerlo? Lui l’aveva sentito
fremere come una foglia al vento e quella lingua che accarezzava la sua non
era un miraggio. Perché si comportava in questa maniera? Era veramente
causa della sua precedente storia? Non riusciva più a capirla, in più
si era eccitato talmente tanto che aveva ancora le parti basse doloranti.
Parcheggiò l’auto nel parcheggio sotterraneo del palazzo dove
doveva andare. Arrivò all’ultimo piano e cominciò a camminare
con passo felpato sulla moquette morbida. Arrivato in fondo al corridoio si
fermò davanti ad una scrivania, dove stava seduta una ragazza con lunghi
capelli neri.
“Ciao Cordelia, c’è papà?”
“Sì, William, vuoi che ti annunci?”
“No, entro e basta.” Varcò la soglia e si ritrovò
in un ampio ufficio, molto elegante, con la finestra che dava sulla città.
C’era una grande scrivania di mogano nel mezzo e dietro un uomo sulla
cinquantina che fissava il nuovo arrivato con sguardo gentile.
“Ciao William, come stai?”
“Ciao papà. Sto bene, grazie. Tu ti sei ripreso?” il volto
dell’uomo era emaciato e si vedeva che era stato malato.
“Piano piano guarisco. Per fortuna che tuo zio mi aiuta sul lavoro.”
“Non prenderti troppi impegni.”
“Cordelia in questo caso e bravissima. Non mi prende mai più
di due appuntamenti al giorno, oggi sei tu l’optional.” Disse
sorridendo. Sulla targhetta c’era scritto: Rupert Blake, presidente.
William si sedette di fronte a lui.
“Che cosa ti ha detto il dottore?”
“Che devo stare tranquillo e che sta andando tutto bene. Il decorso
è perfetto. Però domenica tu vai a quella riunione per me, io
non ce la farei.” Il ragazzo annuì.
“Ero venuto soprattutto per quello. Che cosa devo dire a quei tuoi simpatici
colleghi?” il tono era sarcastico.
“William…” lo rimproverò il padre. “Saranno
anche i tuoi colleghi.” Lui sbuffò. “Per il resto, come
va l’università?”
“Bene. Devo dire che ci sono corsi interessanti, anche se non tutti
i professori sono favolosi.”
“Sei contento della tua scelta?”
“Certo!” e fece un grande sorriso.
“L’importante è questo. E a ragazze? Sempre svolazzante?”
chiese il padre ammiccante. William si fece una gran risata. Gli piaceva parlare
con il padre, a volte non sembrava nemmeno tale, ma semplicemente un amico.
“Ho incontrato una ragazza molto carina, solo che non capisco che cosa
voglia. Prima ci baciamo e poi mi manda via. Tu la capiresti una così,
papà?” Rupert riflettè un po’.
“Magari l’hai presa alla sprovvista e non si è sentita
di andare avanti. Guarda che alcune ragazze sono anche timide.”
“Mah…”
Capitolo 5
Era
domenica sera: Buffy e Faith si erano preparate con cura. Stavolta niente
vestiti sexy da passeggiatrice, solo abiti lunghi e classici.
Buffy era avvolta da un tubino lungo fino alle caviglie tutto di un bel colore
blu, mentre Faith era in rosso. Si sarebbero incontrate con i loro accompagnatori
in parti diverse della città, quindi si salutarono per poi rivedersi
durante l’incontro. Di solito quelle cose erano una noia mortale: vecchi
barbosi che parlavano di numeri e statistiche per ore e poi tutti ad ubriacarsi
o a fumare. Non che ad Elisabeth non andasse di fare un po’ di vita
mondana, ma preferiva altre cose. Il taxi la portò fino al luogo del
suo incontro dove l’aspettava l’uomo. Salì poi su una limousine.
Il tipo stava cominciando a palparla da sopra l’abito e lei lasciò
fare. Per fortuna che il viaggio era breve. Quando scese, vide Faith poco
lontano da lei già sottobraccio al suo cinquantenne.
“Andiamo, piccola.” Buffy fece una piccola smorfia, ma non disse
nulla.
Avevano scelto la sala magna del palazzo del tesoro di New Orleans. Era un
locale costruito nel settecento e quindi rispecchiava molto i gusti dell’epoca.
Decorazioni dorate, pesanti broccati e stucchi. Lo sfarzo dilagava e Buffy
non potè fare a meno di meravigliarsi. Prese una coppa di champagne
che le fu offerta da uno zelante cameriere. Intorno a lei c’erano un
sacco di uomini in giacca e cravatta con le loro dame. Notò che molte
erano sue colleghe: non ne era sorpresa, perché gli uomini volevano
sempre circondarsi di cose belle e quindi le loro vecchie mogli ‘stavano
poco bene ‘. Il suo accompagnatore la presentava agli altri uomini e
lei si limitava ad un bel sorriso e qualche piacere, nulla di più.
In fondo doveva solo fargli fare bella figura, mica intavolare conversazioni,
quello non era richiesto, doveva solo essere un bel accessorio.
“Ma guarda il rampollo dei Blake, si vede che il padre non sta ancora
bene.” Per Buffy fu come ricevere una scossa elettrica.
“Blake?” mormorò impaurita. Davanti a lei si materializzò
William che la guardava con gli occhi fiammeggianti. Lei arrossì.
“William, quanto tempo! Voglio presentarti la mia graziosa compagna,
si chiama Sabrina. Sabrina, lui è William Blake, figlio di Rupert Blake,
presidente della Blake Industry.” Buffy e Spike si strinsero la mano
freddamente scambiandosi un veloce ‘piacere ‘.
“È da molto che non ti si vede nei circoli mondani, William.
Come mai sei qui, stasera? Avrebbe dovuto parlare tuo padre.” Disse
l’uomo.
“Mio padre deve riposare per rimettersi e quindi sono venuto io al posto
suo. Ho deciso con lui di cosa parlare.” William discuteva con l’uomo,
ma guardava fissamente Buffy che intanto non riusciva a posizionare lo sguardo
verso nessun punto specifico. Quando alzò il viso vide che William
aveva gli occhi blu in tempesta e non potè evitare che le venissero
le lacrime. Aveva capito all’istante che tutti i suoi sogni si erano
infranti in quel momento.
“Chiedo scusa.” Disse Buffy cercando di allontanarsi da loro.
“Ehi, dove vai, piccola?”
“Cerco una toilette.” Disse Buffy infastidita. William non distolse
lo sguardo fino a quando lei non girò per un corridoio e non si vide
più.
“È bella vero?” disse l’uomo.
“Sì, molto.” Disse asciutto William.
“È un po’ cara, in realtà, ma se vuoi il meglio
devi pagare il giusto. Non che tu ne abbia bisogno, Blake, sei così
giovane che ne troverai dietro l’angolo quante ne vuoi.”
“Cara?” Aveva appena capito il fantomatico lavoro serale di Elisabeth.
“Sì, ti interessa?”
“Solo curiosità.”
“Cento trenta all’ora, più il vestito che indossa, straccetto
che le sta proprio bene oltretutto.” E se ne andò, lasciando
William solo e furente.
Buffy
stava lottando con se stessa per non piangere. Tra tutte le persone che conosceva
in quella dannata città, doveva incontrare proprio lui? Ora la avrebbe
odiata di sicuro e, come lei ne era certa, se fosse stato come gli altri sarebbe
di sicuro andato in giro per l’università a sparlare di lei.
Aveva paura di dover ripartire da zero un’altra volta.
“Ok, Buffy, ora basta. Torni di là facendo finta di nulla e poi
ti togli William dalla testa.” Strinse i bordi del lavandino così
forte che le vennero le nocche bianche. Si guardò allo specchio riprendendo
la sua solita espressione sprezzante e sputò in direzione della sua
immagine. Ritornò nella sala: era calato il silenzio perché
stavano cominciando gli interventi degli industriali. Il suo accompagnatore
era in prima fila e lei non aveva voglia di scapicollarsi fino a là.
Vide Faith in lontananza che era annoiata almeno quanto lo sarebbe stata lei
in condizioni normali.
Sobbalzò: qualcuno si era appoggiato a lei da dietro e dal suo profumo
capì subito che era William.
“Allora, piccola, “lo disse con voce tagliente e cattiva “È
stata l’agenzia telefonica a mandarti qui?” di nuovo le lacrime
minacciavano di scendere. Si girò verso di lui: non sorrideva, aveva
la bocca serrata e la mascella contratta. Lei non sapeva che cosa dirgli.
“Che cosa farai adesso?” chiese lei con voce bassa.
“Che cosa dovrei fare secondo te?”
“Credevo volessi andare a dirlo in giro per l’università.”
Ormai inutile mentire.
“E perché dovrei? La vita e la tua e te la gestisci come vuoi,
o sbaglio?” Lei la guardò sorpresa. Una piccola fiammella di
speranza riprese a bruciare.
“Non sei incazzato con me?”
“Certo che lo sono, ma non per quello che pensi tu. Vieni con me di
là, voglio parlare con te come si deve.” E la strattonò
nella stanza affianco. “Allora Elisabeth, anzi, Sabrina, adesso ti chiami
così, vero, è ovvio che io sia arrabbiato. Tu mi hai preso per
il culo. Mi hai sparato un sacco di balle una dietro l’altro. Questo
mi fa arrabbiare!” Elisabeth era rimasta shoccata da quella rivelazione.
“Ok, quindi ci siamo chiariti e restiamo amici come prima?” William
la guardò con occhi di fuoco.
“Stai scherzando, vero?” Buffy tornò a deprimersi. “Le
cose non sono più come erano due giorni fa.” Stettero in silenzio
per un po’, poi William riprese a parlare. “Che cosa fai domani?”
“Lavoro.”
“No, con chi e cosa farai.” Buffy arrossì violentemente.
Di sicuro non voleva mettersi a parlare di quello che faceva agli uomini.
“Parla.”
“Sono con un avvocato. È un tipo standard.”
“Che cosa intendi per tipo standard.” Chiese lui incuriosito.
“Vado da lui, scopata e torno a casa.” Adesso la sua voce era
piatta.
“Bene, domani lascia il tuo standard ad una collega. Domani lavori per
me.” Il tempo sembrò fermarsi.
“Non posso disdire. Me lo gioco come cliente.”
“Ti pago il doppio di quello che prenderesti con lui. Non mi interessa
come farai, ma domani alle nove ti vengo a prendere sotto casa. Non farmi
scherzi, te ne pentiresti.” E Buffy ebbe l’assoluta certezza che
lui non scherzasse. Lo guardò da lontano mentre saliva sul palco per
esporre la sua discussione. Sorrideva di convenienza, ma riusciva a vedere
benissimo che i suoi occhi erano un pozzo blu di rabbia. Elisabeth sospirò
e si avvicinò all’unica persona che poteva darle un po’
di conforto. Faith era appoggiata allo stipite di una porta, in una posizione
non molto elegante, ma nessuno la stava guardando e quindi lei non si faceva
problemi.
“Ehi, Buffy, come va? Guarda quello sul palco… me lo prenderei
nel letto molto volentieri, in più deve pagare bene, visto il pedigree
che si ritrova.”
“Mmmm…”
“Bhe, solo un mugugno? Pensavo a qualcosa più profondo.”
“Faith… quel ragazzo è William, il mio compagno di università.”
L’amica era rimasta a bocca aperta.
“E che ci fa lì? Con i soldi che si ritrova potrebbe studiare
ovunque.”
“Non chiedere, non so risponderti. E domani sera mi ha comprata.”
“Bene. Qualcuno di interessante. Ma non avevi già un impegno?”
“Sì, ma lui ha detto di disdire e se non lo faccio credo che
sarà la mia fine qui. In più mi paga il doppio.” Sospirò
per l’ennesima volta quella sera, da quando aveva visto William. “Faith,
prendi il mio posto per favore. È uno standard, non ti porterà
via molto tempo.” L’amica annuì.
“Non preoccuparti. Gli dirò che hai una leggera influenza e che
non volevi contagiarlo.”
“Grazie, sei proprio un’amica.” Vide William che scese dal
palco: non aveva seguito una sola parola di tutto il discorso. Su una cosa
doveva dare ragione a Faith, William era veramente bello e una capatina nel
letto l’avrebbe fatta volentieri. Sarebbe stata accontentata domani,
peccato che poi lui l’avrebbe pagata.
Arrivò il suo accompagnatore.
“Vieni, andiamo via. Ho ancora una cosina da fare con te.” Buffy
annuì. Non vedeva l’ora di tornare a casa.
Capitolo 6
Erano
le otto di sera e lei già stava preparandosi per il lavoro con William.
Si vestì con la gonna corta, le autoreggenti, i tacchi è un
mini top, capelli raccolti in coda. Ormai aveva perso tutto, anche se si vestiva
come la più consumata delle puttane che aveva da perdere? Faith la
guardò di sottecchi senza dire nulla. Aveva visto, durante il giorno,
che Buffy vagava per la casa senza una meta precisa e praticamente non parlava.
Il campanello trillò: le nove, William era arrivato. Salutò
Faith che stava cambiandosi per andare al suo appuntamento disdetto e scese.
Era così nervosa che aveva un crampo terribile allo stomaco. La stava
aspettando appoggiato alla sua De Soto con una sigaretta in bocca. Era vestito
in nero, come lo aveva visto in tutti i suoi incontri. Immancabile il suo
spolverino, aveva un paio di jeans neri e la camicia, anfibi. Se si fosse
truccato avrebbe potuto essere tranquillamente un dark.
“Ben arrivata, piccola.” Buffy capì che aveva detto quella
parola apposta per ferirla.
“Dove mi porti?” chiese la ragazza.
“Cosa cambia a te?”
“Nulla, ero solo curiosa.” Lui era freddo e distante e a Buffy
faceva male. William stava guidando verso la periferia della città.
Loro non parlarono per tutto il tragitto, c’era solo la musica dei Depeche
Mode che invadeva l’abitacolo. William si fermò, dopo aver guidato
per più di un’ora, davanti ad una piccola casa immersa nell’oscurità.
“Entra.” Ordinò lui con voce ferma. Lei annuì ed
entrò. Non vedeva nulla. Dietro di lei arrivò William con una
piccola torcia. Andò verso un mobiletto e trafficò un po’,
per poi riuscire ad accendere un paio di candele che illuminarono fiocamente
la stanza. Buffy vide che c’era una piccola cucina, un tavolo con una
sedia e un letto. L’arredamento era veramente spartano.
“Accomodati Elisabeth. O preferisci essere chiamata in un altro nome?”
“No, Elisabeth va benissimo, o Buffy, come già sai.” Cercava
di mantenere la sua solita facciata da squillo, ma dentro era in completo
tumulto. Si tolse la giacca e lo guardò. Lui non faceva un movimento,
solo la fissava, allora Buffy cominciò a spogliarsi: si tolse il top
e la gonna. Rimase con le autoreggenti, i tacchi e la biancheria intima. Stava
per slacciarsi il reggiseno quando lui si alzò e quindi si fermò,
magari lo voleva fare lui. William prese i vestiti che lei aveva buttato per
terra e glieli diede indietro.
“Rivestiti. Non ho bisogno di pagare per scopare, Elisabeth.”
Lei non riusciva a capire bene.
“Magari non ci sarai abituata, ma io da te voglio una cosa sola. Per
quanto mi piacerebbe un sacco portarti sul letto e farti, non è questo
che farò.” Lui era davanti a Buffy e lei pensò che forse
voleva vendicarsi delle sue bugie schiaffeggiandola, ma lui si staccò
e ritornò a sedersi sul letto. Lei si rivestì e ancora non riusciva
a capire che cosa volesse fino in fondo William.
“Che cosa vuoi? Visto che non mi vuoi, posso tornare a casa?”
“Chi ti ha detto che non ti voglio, passerotto. Io ti voglio e alla
grande, ma non come gli altri con cui lavori. Non guardarmi così, adesso
ti spiegherò tutto, piccolina. Quando ti ho visto in università
mi sono subito stupito del fatto che tu stessi tutta sola. Ti guardavo, sperando
di non farmi vedere, fino a quel giorno del caffè. Avevo paura, perché
pensavo che non ti interessasse conoscere gente. Invece è stata una
bellissima mattinata. Poi il pranzo, il bacio e ancora il bacio. Ero felice.
Poi ti ritrovo a fare da accompagnatrice per un laido vecchio industriale
che ti paga centotrenta dollari ad ora. Non me l’aspettavo.”Si
fermò per prendere fiato e pensare. “Come ti ho già detto
l’altra sera, non mi hai fatto male facendo il tuo lavoro, bensì
mentendomi. Perché lo hai fatto?” Buffy aggrottò le sopracciglia
con espressione incredula.
“Ma sei scemo? Esco con un ragazzo che non conosco e gli dico che per
mantenermi faccio la prostituta? Non lo avrebbe fatto nessuna.” Lui
fece una smorfia con le labbra.
“Mmmm te lo concedo. Ma d’ora in poi il gioco sarà diverso.
Passerai tutte le sere con me, pagherò, per me non è un problema
e tu farai tutto quello che io ti ordinerò. Non ti farò mai
fare cose contro la legge e non ti scoperò, ma ti farò fare
tante altre cose.”
“Non posso. Io ho anche altri clienti.”
“No, non hai capito. Io sarò il tuo unico e solo cliente da stasera
a tempo indefinito. Puoi tranquillamente buttare la tua agenda o quello che
usi per prendere gli appuntamenti, tanto li avrai sempre con me: ogni sera
alle nove ti passerò a prendere a casa o dove decideremo il giorno
prima.” Elisabeth lo guardava a bocca aperta. “Sarai praticamente
la mia segretaria serale. Qualche domanda?”
“Sì, una: hai qualche malattia mentale? Insomma, è impossibile,
sai quanto ti costerà? Non ce la farai mai.”
“Ti ho detto che quello non è un problema. Ho soldi in abbondanza.
Ora cominciamo il tuo lavoro. Siediti qui sul letto, davanti a me.”
Lei riluttante si sedette in fondo al letto, mentre lui si sedeva all’opposto.
Si tolse gli anfibi e allungò le gambe: adesso che aveva messo le cose
in chiaro si sentiva meglio e riusciva anche ad avere un piccolo sorriso stampato,
peccato che gli occhi erano ancora freddi, ma Buffy non si stupì molto,
se la meritava quella freddezza.
“Ti farò delle domande, Elisabeth e tu mi risponderai dicendomi
la verità, su qualsiasi argomento. Se scopro che menti e credimi, lo
scopro, ti pentirai di tutto.” Era serissimo e lei lo sapeva. Sospirò.
“Allora vai con le domande, William.”
“Perché hai cominciato a fare la squillo?” Buffy pensava
peggio.
“Sono arrivata tre anni fa a New Orleans da un paese della California
che si chiama Sunnydale. Avevo una piccola borsa di studio per aver vinto
un concorso letterario, giusto quello che mi bastava per iscrivermi al primo
anno. Mi serviva un lavoro e ho trovato questo.”
“Come?”
“La mia coinquilina, Faith, era uno squillo da un paio di anni e lei
mi ci ha introdotto. Mi dava di sicuro più soldi del mio precedente
lavoro, fare la cameriera al Doublemeat Palace non era molto redditizio. Tutto
qui.” Aveva la voce spenta.
“E ti piace?” Lui la guardò con un sorriso sarcastico.
“Mi piace? Figurati! Sono uomini bavosi che non sanno cosa fare, ma
pagano bene e adesso non mi serve altro.”
“Quindi non ti hanno obbligato, la scelta è tua.”
“Sì, solo mia. Non mi sono mai fatta problemi sai. In fondo si
tratta solo di aprire le gambe, non è niente di più.”
“E l’amore travolgente di Paolo e Francesca? Dove lo hai messo?”
Lei aveva di nuovo una maschera di indifferenza sul volto.
“Quell’amore non esiste. Agli uomini non interessa un cazzo dell’amore,
vogliono solo infilartelo fra le cosce e godere un po’, ma l’amore…
quando mai!” sembrava arrabbiata. Lui non sembrava molto convinto della
cosa, ma sorvolò.
“E come funzionano le cose? Insomma, come fate a mettervi d’accordo?”
“Ho un numero di cercapersone. Loro lo chiamano, io li richiamo dal
primo telefono che trovo e prendiamo accordi. Dove, quando, come.”
“Come?”
“Sì, come. Come mi devo vestire, come mi devo comportare. Ogni
uomo ha le sue esigenze e fantasie: se uno vuole che mi vesta da infermierina,
io devo arrivare li con il camice, la siringa e le autoreggenti bianche. Vogliono
una poliziotta? Eccomi, divisa e paletta per il traffico e credimi, quella
eccita molto. Vedi, io per loro sono la materializzazione dei loro sogni,
delle loro fantasie. Perché credi che i miei clienti siano tutti vecchi?
I ragazzi come te possono trovare mille altre ragazze senza pagare, ma loro…
hanno bisogno di una come me, perché le loro perfette mogliettine non
lo farebbero mai.” Cadde di nuovo il silenzio tra loro. Lui stava giocando
con un piccolo anello che portava al mignolo.
“E come li dividi?”
“Standard: sesso e poi a casa. Chiacchierone: sesso e poi lui mi parla
della sua vita, faccio finta di ascoltare e annuiscono, non vogliono altro.
Rompi: sesso e discussione. Lui vuole sempre avere ragione, ma vuole che tu
parli perché così lui ti possa rinfacciare di sapere più
cose di te.”
“E succede spesso?”
“Succede, a seconda degli argomenti. Alcuni mi parlano di alta finanzia
o di diritto societario, cose che a me non fregano un cazzo. Altri magari
parlano di cinema e va bene. Figurati che una volta quasi litigavo con uno
che era convinto che “Sogno di una notte di mezza estate” era
di Marlowe. Puoi fregare una ragazza iscritta a Letteratura? No. Io gli ho
fatto notare che era di Shakespere e quello che mi sono presa è stato
uno schiaffo a mano aperta perché lo avevo contraddetto. Semplicemente
vogliono dimostrarti che sei un essere inferiore e che da loro devi solo imparare.”
“Sei tornato con lui?”
“No. Avrò perso un cliente, ma chi se ne frega, ne ho altri che
mi bastano e mi avanzano per quello che mi serve.”
“Quanti appuntamenti prendi a sera?”
“Dipende. È un gala come quello di domenica, allora uno, è
solo una scopata, allora posso arrivare a tre. Dipende quanto ci mettono i
signori a sbrigare le faccende. Con te immagino durerà tutta la notte.”
Lui sorrise.
“Credi che abbia così resistenza per…farlo per così
tante ore di file?” in quel momento le sembrò di rivedere davanti
a sé il William della facoltà e che gli mancava un casino.
“Ne sono sicura.”
“Non hai mai pensato di smettere?”
“No, perché dovrei?”
“Bhe ad alcune donne potrebbe sembrare, come dire… degradante.
Andare con un uomo diverso a notte e farsi pagare. Non sembra un bel mestiere.
O forse ti piace essere scopata?”
“Tu vuoi la verità, giusto?”
“La esigo.”
“Bene, allora eccotela. Non provo mai piacere a farlo. Loro arrivano,
vogliono che mi spogli, mi distenda sul letto aprendo le gambe e poi mi fottono.
I preliminari vanno a farsi benedire, che piacere c’è in questo?
La parte divertente sai quale è? Loro si aspettano che io sia bagnatissima
e super eccitata per loro, ma non succede mai, io devo immaginare situazioni
che vorrei provare oppure cose che leggo. Loro sono là, in quella stanza,
ma sono io a non esserci veramente. E li faccio felici, basta così
poco.”
“Che cosa immagini mentre sei lì?”
“Prego?”
“Oh bene, mi è venuto in mente un gioco. Ok, facciamo che tu
adesso sei in una stanza con un uomo X che ti scopa. Tu sai di dover pensare
a qualcosa per eccitarti… dimmi a cosa pensi.”
“Tu sei completamente fuori di testa. Immagino di non poter rifiutarmi
di farlo.”
“Infatti.”
“Dunque, vediamo. Immagino un bacio appassionante e mozzafiato, le mani
del mio uomo ideale che mi esplorano ogni punto del mio corpo, accarezzandomi
e graffiandomi. Voglio qualcosa di travolgente. Poi lui mi spoglia con frenesia,
strappandomi gli slip e infilandoci la mano.” Buffy si bloccò
perché l’immagine che le venne in mente fu quella del suo soggiorno,
con lei e William sul muro. Arrossì violentemente.
“Che ti prende? Perché ti sei fermata?” chiese lui divertito.
“Scusa… ho immaginato un po’ troppo a fondo.”
“Continua allora. Mi stavo divertendo.” Buffy chiuse gli occhi
per evitare di guardare in faccia William.
“Lui mi dice ad un orecchio che mi desidero perché sono l’essere
più bello della terra, e tu non ridere, ne va del mio ego. Poi lui
mi porta sul letto e comincia a giocare con il mio seno, mentre con le dita
mi tortura sotto. Poi quando io lo prego, lui mi prende in maniera selvaggia
facendomi urlare…” la voce di Buffy era diventata calda e sensuale
mentre parlava e a William quello spettacolo piaceva proprio tanto. Era difficile
resisterle, ma rimase fermo senza muovere un muscolo.
“Brava… capisco che tu ti riesca a bagnare. Era una fantasia molto
bella.” Lei riaprì gli occhi, quasi sorpresa di averlo davanti.
“Provi mai piacere?”
“No.”secca e lapidaria.
“Mai un orgasmo, neppure per sbaglio?”
“Mai avuto orgasmi in vita mia.”
“Neppure con il tuo ragazzo?”
“Ex ragazzo, prego e comunque meno che meno con lui.”
“Demente. Come si fa a non far godere una donna? È la prima cosa
a cui dovresti pensare quando sei con lei. Altrimenti che gentiluomo sei?
Bene, la prima parte del gioco è finita. Ti concedo un bonus, fammi
tu una domanda. Su qualsiasi argomento, non mi tirerò indietro.”
Una domanda diceva lui! Buffy aveva in testa una miriade di domande diverse
da fare a quel bizzarro ragazzo e non sapeva da dove cominciare. Poteva chiedergli
perché faceva tutto questo, ma aveva paura della risposta. Oppure del
perché frequentasse la sua università, ma non le sembrava così
urgente in effetti.
“Cosa aveva tuo padre?” fu l’unica cosa in grado di articolare.
Sperava che lui non inveisse per quella mancanza di privacy.
“In che senso, scusa?” fece lui un po’ interdetto.
“Al galà di domenica il mio accompagnatore ha detto che tuo padre
stava male. Era grave?” aveva praticamente detto le ultime parole in
un sussurro. William si passò una mano tra i capelli biondo platino
sospirando.
“Cavoli, mi hai spiazzato, pensavo mi chiedessi mille altre cose. Mio
padre si è appena riavuto da un brutto male, ma ora sta meglio, si
sta riprendendo in fretta.”
“Per fortuna.”
“Già, non oso pensare che farei se perdessi anche lui.”
Buffy sobbalzò. La frase di William… voleva dire che aveva già
perso la madre? Voleva chiederglielo, ma lui aveva detto una sola domanda.
William la guardò dritta negli occhi e capì.
“Sì, mia madre è morta anni fa. È stato un incidente,
se così si può dire. E se vuoi puoi continuare a farmi domande,
perché vedo che sei rosa dalla curiosità.”
“Scusa. È che parlo così poco con la gente che sono incuriosita.
Ma se non vuoi parlare, io non chiedo più nulla. Sono brava.”
“No, continua.”
“Quanti anni avevi?”
“È successo dieci anni fa esatti, quindi ne avevo quindici.”
“Mi spiace, William” lui la guardò inclinando di lato la
testa.
“Sai che il mio nome, detto da te, è ancora più bello?”
disse lui d’improvviso. “Dillo ancora.”
“William.” disse lei piano e lui sorrise.
“Vieni. È ora di tornare a casa. Come prima notte non mi sembra
sia andata male. Ora ancora un lavoro e abbiamo finito: dammi il tuo cercapersone.
Non ti preoccupare, non lo guarderò. Voglio solo che tu non sia rintracciabile
dagli altri. Hai un telefonino?” lei annuì. “Bene, eccoti
il mio numero. Comunicheremo con questo.”
Così dicendo spense le candele e portò fuori Buffy. La notte
era tiepida: le cicale frinivano e il cielo era tappezzato di stelle. Buffy
si sentiva come svuotata, era come se la sua vita iniziasse di nuovo. In macchina
di nuovo non parlarono, lasciando a Dave Graham il compito di fare da compagnia.
Arrivati a casa di Buffy, lui la pagò come pattuito e le disse:
“Domani vestiti meglio. Preferisco quando sei in jeans e maglietta.
Notte.” Lei scese e andò verso il portone. Si girò e vide
che lui era ancora lì ad aspettare.
“Ho dimenticato qualcosa?”
“No, voglio vedere che entri a casa.”
“Non ti fidi di me? Pensi che andrei da un altro?”
“No, veramente non mi fido dei tipacci che potresti incontrare, non
vorrei ti succedesse qualcosa, allora aspetto fino a quando non vedo la tua
luce di casa accendersi.” Era la notte delle sorprese quella.
“Buonanotte William.” ed entrò.
A casa Faith ancora non c’era. Si vede che aveva avuto più clienti.
Peccato, avrebbe voluto parlare con lei della serata trascorsa con William.
Erano le due e lei non voleva rimuginarci sopra proprio ora, andò in
camera e si tuffò sul letto. Era molto confusa, perché non aveva
capito che cosa lui desiderasse da lei: ‘da te voglio una cosa sola
‘ aveva detto lui, ma che cosa era questa cosa? Troppo confusa per altre
domande senza risposta, si spogliò e andò a letto. Di una cosa
era realmente sicura: gli era dispiaciuto non averlo toccato, neppure per
un istante.
Capitolo 7
Il
loro strano rapporto di lavoro continuò così per giorni: lui
andava a prenderla a casa e poi si dirigevano verso i locali notturni della
città oppure verso la casa in periferia di William. Chi li vedeva in
giro poteva benissimo pensare ad una coppia di fidanzati o di amici. Buffy
aveva notato che gli occhi di lui erano tornati quieti, anche se a volte,
ritornavano scuri come il mare in tempesta. Lei ormai non andava da nessun
altro cliente e con William parlava soltanto. Lui non l’aveva mai neppure
sfiorata: come aveva detto la prima notte non la voleva per scopare. Buffy
doveva ammettere che la cosa non le dava fastidio, ciò che veramente
non sopportava era di essere pagata, ma quei soldi le servivano e quindi non
rifiutava mai. Lui era molto curioso: le chiedeva di raccontare le cose strane
capitate a letto e alla fine si ritrovavano a ridere delle disgrazie capitate
ai clienti di Buffy.
Quella sera William la portò in una casa al centro città. Era
un bel appartamento visto da fuori e dentro era ancora meglio. Nel salotto
c’era un bel divano a due piazze di colore blu, un piccolo tavolino
sopra un tappeto, che poi si scoprì essere persiano. La libreria a
due ante era stracolma di libri, mentre nel mobile che sovrastava lo stereo
e la TV era pieno di cd. La stanza aveva un penisola di marmo che la divideva
dalla cucina, dove c’era un bel tavolo già agghindato per due,
con una candela nel mezzo. Buffy lo trovò terribilmente romantico e
anche stonato. Che cosa aveva in mente William, quella volta?
“Siediti pure dove vuoi, Elisabeth.” Nonostante quello che c’era
tra loro, sentire William dire il suo nome, le faceva scendere un brivido
di piacere dietro la schiena. Lei si accoccolò sul divano: era comodissimo
e soffice. Lui le portò un bicchiere di vino rosso come aperitivo e
si sedette vicino a lei.
“Tra un po’ è pronta la cena, intanto stiamo qui.”
Lei annuì.
“È molto bello qui. Casa tua?”
“Sì.”
“È piccolo, confortevole.” Disse Buffy aprendosi un po’.
Lui aveva un’espressione molto dolce dipinta sul viso. Vide che sulla
penisola c’erano alcune foto: William, suo padre e una bella donna con
gli stessi occhi di William, sua madre.
“Devo dire che stare qui mi piace moltissimo. È il mio rifugio
dal mondo, più ancora della casetta fuori città.
“Posso farti una domanda, William?” domandò timorosa Buffy.
Di solito era lui a chiedere le cose e lei rispondeva.
“Va bene.”
“Tu sei figlio di un noto industriale e visto quanto mi paghi non hai
problemi di soldi, ma allora perché ti sei iscritto in una università
statale? E perché vivi in questo appartamento quando potresti avere
una villa da trenta stanze?”
“Sono due domande, Buffy. Pazienza. Vediamo da dove partire. Sono l’unico
figlio di Rupert Blake e fin da quando ero piccolo lui mi portava nel suo
ufficio e mi insegnava il suo lavoro. Quando è morta mia madre il nostro
legame è diventato ancora più stretto. Io sapevo e so, che quando
lui si sarà stufato del suo lavoro, aspetterà a me prenderne
le redini. In realtà potrei vendere tutto e vivere di rendita, ma la
Blake Industry è nostra da decenni e non voglio che finisca in questo
modo. Non mi interessava studiare economia o diritto, anche se so benissimo
che mi servirebbe. Le mie passioni sono le arti grafiche e la letteratura,
infatti stiamo cercando di ampliarci anche lì, producendo lavori sconosciuti
e di nicchia. Ho scelto la statale per un semplice motivo: non mi conosce
nessuno. Sì, sanno che mi chiamo William Blake, ma non che sono Quel
William Blake. Sono come te, Buffy: tutti sanno che sei Elisabeth Summers,
ma nessuno sa che sei anche the Slayer. Cercare di confondermi in mezzo alla
gente è quello che voglio, almeno fino a quando non dovrò salire
sul palcoscenico di mio padre.” Si alzò e andò a spegnere
i fuochi in cucina.
“Vieni e pronto.” Buffy si sedette ad uno dei due capi del tavolo:
il profumino era delizioso in quella cucina.
“Ho provato a cucinare la salsa al pomodoro, visto che ti piace la cucina
italiana. Ho seguito fedelmente la ricetta.” William servì la
pasta. Era cotta al punto giusto e Buffy aveva già l’acquolina
in bocca. Lei cominciò a mangiare, mentre lui la guardava per capire
le sue reazioni.
“Mmmm è veramente buona. Forse ci manca un’ombra di sale.
Sei bravissimo, William.” Lui rise e prese a mangiare.
“E tu, sai cucinare, piccola?” Ormai la chiamava piccola, ma non
con l’intenzione di offenderla e lei lo capiva dal tono dolce della
sua voce.
“Io sono un disastro. Credo di aver dimenticato anche come si cucina
l’hamburger. Io e Faith quando siamo a casa mangiamo sempre cose da
scongelare. Il microonde è un’invenzione spettacolare.”
“Tua madre non ti ha mai insegnato niente?”
“Quando mia madre era sobria non voleva che le girassi tra i piedi e
quando era ubriaca era un pericolo. No, niente cucina a Sunnydale.”
Si accorse solo dopo aver parlato di quello che aveva detto. Non aveva parlato
mai a nessuno della sua famiglia. Alzò il capo sorpresa.
“Che hai, Buffy?” chiese lui.
“Niente…” lui strinse gli occhi e la fulminò. “Scusa…
mi sono stupita di averti parlato di mia madre. Io… non ho mai detto
a nessuno niente della mia vita a casa.”
“Allora parlane a me.”Disse lui tranquillamente.
“No… ti prego. Non sono cose che ti piacerebbe sentire.”
Rispose lei spaventata. Lui inclinò il capo di lato, come era solito
fare molto spesso.
“Elisabeth, io di te voglio sapere tutto, altrimenti non passerei tutte
queste ore con te a parlare. Qui non si tratta di cose che io vorrei o non
vorrei sentire, ma solo di cose che tu non vuoi ricordare. Non c’è
nulla di quello che ti possa essere accaduto e che tu abbia fatto, che mi
possa far cambiare idea su de te.”
“Che cosa pensi di me?”
“Lo saprai a tempo debito, ora parla. Mi piace la tua voce.” Buffy
restò in silenzio, mentre con le dita strapazzava la tovaglia. Pensare
alla sua vita era un conto, ma raccontarla ad un ragazzo era tutta un’altra
faccenda. Sospirò profondamente, prima di iniziare. In fondo poteva
farle bene.
“Mia madre si chiama Joyce e mio padre Hank. Abitavamo in una piccola
casetta a Sunnydale e all’inizio eravamo anche felici, almeno io penso
che lo fossimo. Loro litigavano spesso, ma poi andavano avanti, come se tutte
le cattiverie sputate il giorno prima non fossero mai state dette. Nacque
anche Dawn e la famiglia fu completa. Poi arrivò la crisi: mio padre
lavorava in una piccola fabbrica che chiuse e lui rimase senza lavoro. Cominciò
ad essere nervoso e se la prendeva con mia madre, che racimolava qualche soldo
facendo dei lavori di casa per le signore ricche di Sunnydale, solo che i
soldi non bastavano mai.” Si fermò per raccogliere meglio i suoi
pensieri. Guardò di nuovo negli occhi William, ringraziandolo mentalmente
di non averla mai interrotta e anche perché dal suo volto era sparito
il suo solito sorriso. “Mio padre cominciò ad integrare le botte
alle urla che lanciava su mia madre. Io avevo quindici anni quando cominciò.
Non passò molto tempo prima che iniziasse anche con me. Diceva che
spendevo troppo in vestiti e nella scuola, che avrei fatto meglio a cercarmi
un lavoro e ad andarmene di casa. Io… che non riuscivo neppure a comprarmi
un libro, tutti quelli che ho letto erano della biblioteca o me li prestava
un’amica. E li dovevo nascondere, sai? Altrimenti lui pensava fossero
miei e me le dava di brutto. Dovevo mettermi chili di trucco per nascondere
i segni che mi lasciava. E la gente di Sunnydale faceva finta di nulla. Tutti
sapevano e nessuno si interessava, se non per spettegolare. Poi mio padre
decise di andarsene e ci abbandonò. Non ci ha mai più richiamato,
non si è mai fatto più rivedere.” La sua voce tremò.
William allungò la mano per prenderle la sua e stringergliela. Lei
non si schivò, ma non perché lo doveva fare per lavoro, ma perché
ci teneva a sentire un contatto umano. Quel gesto le diede il coraggio per
andare avanti. “Mia madre pianse per giorni e per dimenticare si buttò
a capofitto sull’alcool. Era raro trovarla sobria. Appena ho potuto
me ne sono andata via da quello schifo.” Una piccola lacrima solcò
la guancia di Elisabeth.
“E tua sorella? L’hai portata con te?” Buffy sorrise.
“No, lei è stata più fortunata. La scuola dove andavamo
aveva segnalato il nostro caso all’assistenza sociale e appena fu possibile
venne data in affidamento ad una coppia che ora la coccolano come fosse la
loro vera figlia. L’ho vista un paio di volte e sta bene. Di certo non
l’avrei lasciata in casa mia a sopportare le stesse cose che ho sopportato
io, a costo di non iscrivermi all’università. Ma per fortuna
a lei è andata bene.” Prese ancora un grosso respiro. “Ti
invidio, William. Quando parli di tuo padre si vede che gli vuoi bene e anche
per quel piccolo accenno di tua madre, tieni le loro foto in bella vista.
Io da Sunnydale non mi sono portata nulla. Solo qualche vestito. Vorrei una
famiglia come la tua.”
“L’avrai, sarà quella che ti costruirai con le tue forze.
Adesso stai meglio?” Buffy ci pensò un attimo e sentì
veramente che un piccolo macigno si era disintegrato.
“Sì…”
“Parlare fa bene. Che ne dici se adesso mangiamo il dolce?” lui
si alzò sparecchiando la tavola.
“William, posso fare una cosa?” Lui si fermò con i piatti
ancora in mano.
“Certo.” E posò le stoviglie nel lavello. Buffy si alzò
e lo abbracciò. Sentiva di aver bisogno del calore del ragazzo, non
voleva niente altro che sentirsi circondare dalle braccia di William.
“Grazie William.” Lui la strinse forte aspirando intensamente
il suo profumo. Quando lei si staccò, si asciugò le lacrime
dagli occhi.
“Lo vuoi un po’ di Tiramisù, passerotto?” chiese
William.
“Certo. Senti avrei un’altra domanda da porti.”
“Vai!” disse lui, mentre tirava fuori dal frigo due coppe di dolce.
“Chi ha avuto la brillante idea di chiamarti William?”
“Perché?”
“Stai per nascere e si sa che sarai un Blake. Ma chiamarti William…
insomma, è come segnarti a vita, ti pare?” disse lei sorridendo.
“Mi piace chiamarmi come il poeta. Mi piace la letteratura. E per rispondere
alla tua domanda, è stata mia madre a decidere.” Buffy tornò
seria.
“Mi spiace.”
“E di cosa, passerotto?”
“Di farti rivangare il passato. Non avrei dovuto.”
“Tranquilla, non lo potevi sapere. E non mi dispiace parlare di mia
madre. Mi manca molto e non passa giorno in cui non ci pensi. È bello
parlarne con te.” E le sorrise. Ad Elisabeth faceva impazzire sentirlo
parlare di sé. Le dava la sensazione di stare vicino, di conoscersi
e completarsi, come una coppia di fidanzati.
“Allora,
racconta tutto e non omettere particolari di nessun genere!” Questa
era la tipica frase che aspettava Buffy ogni mattina. Faith le aveva detto
di raccontarle sempre tutto quello che succedeva con William, così
da aiutarla a capire il comportamento bizzarro del ragazzo, quindi, con davanti
una abbondante tazza di caffè, Buffy prese a raccontare ogni cosa all’amica.
Alla fine Faith rimase pensierosa.
“Insomma, ti paga per mangiare una cena preparata da lui e poi ti ascolta
mentre gli parli della tua situazione famigliare?” Elisabeth annuì.
“Sì e poi non prova neppure a baciarmi o ad accarezzarmi. Niente,
non mi tocca.”
“E lui ha ancora il tuo cercapersone, giusto?”
“Sì, non me lo torna per paura che vada con altri.”
“E ha ragione?” Buffy ci pensò un attimo.
“Non lo so. Queste settimane con lui mi sono piaciute un sacco. Mi piace
parlare con lui, anche della mia famiglia. Non so se ritornerei subito come
prima… mi fa paura tutto questo. Se solo non mi pagasse alla fine.”
Disse scuotendo la testa.
“Non farti pagare, allora.” Buffy aggrottò la fronte. Non
aveva capito bene la ragazza.
“Faith, ma sei impazzita anche tu?” lei rise.
“No, Buff, ma se vuoi ti dico quello che penso di questa storia.”
“Ok, così magari ci capisco qualcosa pure io.”
“William sta cercando di tenerti legata a sé e lo fa nell’unico
modo che conosce.”
“Spiegati meglio.”
“Probabilmente prova qualcosa, sentimentalmente, per te. Ti porta con
sé ogni sera per non doverti far andare con altri uomini che non siano
lui. È geloso.”
“Non direi scemate!”
“Credi che non sia vero? Allora perché non ti ha ancora toccata?
Sta cercando di conquistarti. E sei maledettamente fortunata!” Buffy
la guardò con stupore. Raramente Faith si lamentava della sua vita.
“Sai che cosa devi fare, Buffy? Molli tutto, trovi un lavoro decente
e ti metti con quel fusto di prima categoria.”
“Faith?!”
“Ma sì. Tu sei una ragazza in gamba, studi e sai un sacco di
cose. Cerca un lavoro migliore e la tua vita decollerà.”
“E tu perché non lo fai?”
“Io? Io non ho neppure finito le scuole. Mi sono fatta due anni in riformatorio
e non so fare nulla a parte questo. Io non ho scelta, ma tu si. Prova a far
stampare qualcuno dei tuoi racconti, magari diventi una scrittrice famosa
in tutto il mondo.” Buffy abbracciò l’amica.
“Pensi veramente che William provi qualcosa per me?”
“Assolutamente. Ha solo sbagliato sistema, ma in fondo è tenero
non trovi? Magari aspetta ancora qualche giorno per vedere le sue mosse e
poi parlaci. Ormai è da più di un mese che andate avanti con
questa storia. Se per lui fossi solo una puttana, ti avrebbe già sbattuto
sul letto, tesoro.” E questo Buffy lo sapeva.
Capitolo 8
William
la stava baciando intensamente. Le sue meni esploravano ogni centimetro del
suo corpo facendola gemere di piacere. La buttò sul letto con forza
togliendosi lo spolverino mentre lei passava la lingua sulle labbra con sensualità.
Voleva vederlo nudo e voleva averlo dentro di lei. Si alzò e gli disse
di lasciare fare a lei. Gli tolse la maglietta facendo emergere i pettorali
perfettamente scolpiti, leccando piano i capezzoli con lui che mugugnava.
Mentre gli rubava di nuovo le labbra cercava di togliergli la cintura e poi
i pantaloni, accorgendosi con piacere che non portava biancheria intima. Lo
fece stendere sul letto, mentre vedeva, con soddisfazione, che il suo membro
era già duro e pulsante. Si mise davanti a lui e lentamente si sfilò
le autoreggenti neri che portava lanciando sguardi di fuoco al ragazzo che
sorrideva diabolicamente. Slacciò il reggiseno e glielo gettò
addosso, cosa che fece anche con il ridottissimo perizoma di pizzo nero che
si era preso apposta per lui. Lui annusò con piacere e la fece venire
sopra di se per baciarla di nuovo. Sentiva che era bagnata e pronta, come
sempre. La girò di forza e mentre infilava a forza la sua lingua dentro
la bocca di lei, la penetrò con forza. Lei gemeva e quando si staccarono
mormorò il suo nome. Sentiva il piacere crescerle dentro e voleva che
William lo sapesse.
“Oh, William… mmmmm “ non riusciva a dire più nulla,
perché…
…Si
svegliò. Elisabeth era in un bagno di sudore. Passò la mano
sulla sua femminilità e la sentì indubbiamente bagnata. Ormai
erano notti intere che sognava di fare l’amore con William. E lei sapeva
di volerlo un casino.
L’orologio segnava le otto e mezza: era tardissimo. William sarebbe
arrivato di lì a mezz’ora e lei non si era ancora preparata.
Il campanello suonò cristallino.
“Chi è?” chiese Buffy al citofono.
“Sono io, passerotto.” Rispose William. “Sono un po’
in anticipo.”
“Un po’? Mezz’ora! Sali.” Lui arrivò di fretta.
Era vestito sempre di nero.
“Ciao. Scusa, non sono pronta.”
“Fai con calma. Ero di passaggio e ho deciso di fermarmi prima.”
Seguì con lo sguardo Buffy che andò in camera. La porta socchiusa
gli permise di vedere la ragazza che si spogliava: sotto il pigiama rosa con
cui aveva aperto la porta non aveva nulla. Era veramente favolosa.
“Buono… stai a cuccia.” Disse William al suo cavallo. “Come
mai sei in pigiama, Elisabeth?”
“Mi sono addormentata per sbaglio e mi sono svegliata solo a causa tua.”
“Causa mia? Il campanello?”
“Non per quello.” Disse Buffy accarezzandosi ancora la zona intima,
mandando gli ormoni di William in orbita. Per fortuna che poco dopo era completamente
vestita. “Andiamo, piccola. Stasera si balla”
“Ok, in fondo non abbiamo fatto altro.”
La discoteca era affollatissima. Buffy e William erano vicini in pista, senza
interessarsi di nessuno altro che di loro stessi. Buffy provò a strusciarsi
un po’ sul ragazzo, ma lui cercava di evitare questi contatti: aveva
paura che non si sarebbe riuscito a fermare. Lei era infastidita da questo,
voleva riuscire a capire se quello che le aveva detto Faith era vero.
Seduti su un divano, Buffy beveva un cocktail colorato e William una birra.
Non parlavano perché la musica era troppo alta, ma lei si sentiva bene.
Lui era lì, con lei e non aveva degnato di uno sguardo nessuna altra
ragazza, anche se l’avrebbe potuto fare senza problemi.
“William!” Urlò lei. Lui si girò e avvicinò
l’orecchio alla sua bocca. “Andiamo via? Comincio ad avere un
po’ di mal di testa.” Lui si voltò: ormai le loro bocche
erano vicinissime. Buffy si avvicinò quanto bastava per posare le sua
labbra delicatamente sulle sue. Era un bacio delicato e dolce. Poi si staccarono
e, prendendosi per mano, uscirono dal locale. Mentre William guidava, Buffy
cominciò a parlare. Ormai aveva capito che poteva farlo anche senza
aspettare gli ordini del suo cliente.
“Sai una cosa, credo che cambio lavoro.” Si aspettò un
commento da parte del ragazzo, ma lui non disse nulla, riuscì solo
a sorridere.
“E come farai?”
“Pensi che non sia capace di farcela?” domandò lei con
voce leggermente alterata.
“Non ho detto questo, passerotto. Ero solo curioso di sapere a cosa
avevi pensato.”
“Non lo so ancora. Sto ancora studiando, quindi dovrò trovarmi
un lavoro part-time. Ho comunque abbastanza soldi messi via per stare tranquilla
ancora un po’. Magari un lavoro di commessa…” ormai parlava
più a se stessa che al ragazzo.
“Mmmm, forse conosco il posto giusto. E i tuoi precedenti clienti?”
Buffy lo guardò. Aveva detto la parola ‘clienti ‘ in maniera
strana, non capiva se voleva essere offensiva oppure semplicemente gli era
venuta così per sbaglio. Aveva intuito già da un po’ che
con William era tutto possibile.
“Tanto, ormai sono quasi due mesi che esco solo ed esclusivamente con
te. Oltretutto non so neppure il perché. Il mio cercapersone lo hai
tu e quindi non potendo rispondere… si saranno tutti trovati un’altra.”
Il tono di voce non sembrava arrabbiato, quindi William rise. “Spiegami
perché ridi.”
“No, va tutto bene, tranquilla.” Ormai erano praticamente davanti
all’appartamento di Elisabeth. William aveva preso l’abitudine
di salutarla proprio davanti alla porta di casa e, quindi, fece lo stesso
quella sera.
“Ti ringrazio per la bella serata, mi sono proprio divertita. Era un
sacco che non andavo a ballare. Mi mancava.” Disse Elisabeth infilando
la chiave nella toppa. Si guardarono un attimo solo, occhi verdi davanti ad
occhi blu e poi si baciarono con foga. Lingue saettanti e mani decisamente
bollenti. ‘Questo si che è un bacio! ‘ pensò tra
sé Elisabeth e proprio quando stava per farlo entrare, lui rovinò
tutto.
“Wow… devo stare attento o mi toccherà pagare un extra
per questo.” Buffy gli mollò uno schiaffo così forte da
lasciargli l’impronta delle cinque dita. Il viso era paonazzo dalla
rabbia.
“William, sei un pezzo di merda!” ed entrò in casa sbattendo
la porta. Non voleva dargli la soddisfazione di vederla piangere, ma come
raggiunse la camera si gettò sul letto inondando il cuscino di lacrime.
Perché era uscito con quella frase? Perché voleva farle così
del male? Gli aveva appena detto di voler cambiare lavoro e tutto questo solo
perché lui era entrato prepotentemente nella sua vita, facendola di
nuovo sentire splendida. E adesso aveva rovinato tutto! Elisabeth sentiva
che William bussava a ripetizione sulla porta, alternando squilli del campanello.
“Elisabeth, apri. Sono stato un coglione, ma apri, mi voglio far scusare.”
Niente. Lei era decisa fermamente a non aprirgli. Prese i tappi per le orecchie
e se li mise, finendo, così, di sentire il ragazzo.
“Cazzo, Buffy apri!” William continuava da dieci minuti buoni
a battere quella porta, ma lei non rispondeva.
“Sei proprio un coglione, Spike. Come cazzo ti è venuta in mente
quella frase.” Si disse piano William. Poi sentì un rumore. La
porta dietro di lui si aprì, facendolo voltare. Si ritrovò davanti
una vecchia signora piena di rughe e con i bigodini in testa.
“Giovanotto, se non la smette con questa confusione chiamo la polizia.
Ma si rende conto che ore sono?”
“Ha ragione, signora. Mi scusi. Ora me ne vado.” E così
dicendo lasciò l’appartamento,
anche se in testa sapeva benissimo che cosa doveva fare.
Capitolo
9
La
mattina dopo William corse verso l’ufficio di suo padre.
“Ciao Cordelia. Posso entrare?”
“Non ancora, William. Tuo padre ha un incontro d’affari. Stanno
discutendo sulla casa editrice, ma non riesco a sentire bene da qua…”
e così dicendo scoccò al ragazzo un’occhiata maliziosa.
Anche William sorrise, di rimando.
“Senti, Cordy, se il tuo ragazzo ti facesse incazzare di brutto, che
cosa vorresti che facesse per farsi perdonare?” Cordelia si illuminò.
“Hai una fidanzata? Non lo sapevo… e com’è?”
“Non è la mia fidanzata. È solo una ragazza che mi piace,
almeno per ora. Solo che ieri l’ho fatta un po’ arrabbiare.”
Sotto lo sguardo impietoso della ragazza terminò “ok, un po’
tanto incazzare e non se lo merita. Solo che i fiori mi sembra un po’
poco.”
“Bhe i fiori sono un buon inizio, ma penso che dovresti semplicemente
dirle quello che provi e pensi.”
“Grazie Cordelia, sei un angelo e saluta Wesley da parte mia.”
E andò da suo padre, visto che la porta dell’ufficio si stava
aprendo.
“Ah, William!” Lui si girò verso Cordelia che l’aveva
richiamato “ Insieme ai fiori ci aggiungerei un regalino che abbia un
significato profondo, qualcosa che vi ricordi una cosa speciale.” Lui
sorrise e fece segno di aver capito.
“Ciao papà!” esclamò lui quando si trovò
solo con Rupert Blake.
“Ciao figliolo. Vieni che dobbiamo parlare un po’ d’affari.”
William aggrottò la fronte, ma non fece commenti. L’amore che
suo padre provava per il suo lavoro era secondo solo all’amore che provava
per lui e lo sapeva. “L’uomo che è appena uscito è
un contabile della nostra sezione editoriale. Dice che in questo ultimo semestre
la produzione è diventata un po’ scadente e che ci sarebbe bisogno
di un nuovo direttore. Queste sono semplicemente conclusioni sue e tu sai
che io di letteratura ci capisco molto poco, specie di quella giovane e all’avanguardia.
Voglio proporti di lavorare per me, come supervisore, così potrai leggere
i manoscritti che arrivano e poi scegliere i migliori da pubblicare.”
William era a bocca aperta. Era un lavoro importante, che poteva cambiare
la sua vita.
“Sei sicuro?”
“Sei l’unica persona di cui mi fido ciecamente. Se vuoi ti puoi
prendere un assistente, ma ti prego accetta.”
“Papà, non mi sono ancora laureato.”
“Sì, è vero, ma solo perché hai dovuto assistere
me, altrimenti lo avresti fatto già da anni. Ormai manca poco, quattro
mesi e sarai dottore, quindi accetta. In fondo sarebbe stato il tuo lavoro
lo stesso.” William non sapeva che cosa rispondere, quindi si alzò
e cominciò a percorrere la stanza a grandi passi.
“Non ci posso credere. Ma ne sei sicuro?” sbottò William
alla fine.
“Sì, figliolo. Vedi, la malattia mi ha fatto capire una cosa:
non ci sarò per sempre.” William stava per ribattere “No,
non fermarmi, lasciami finire. Con questo non voglio dire che morirò
da qui a domani, ma sono stanco, Will. E quando una persona è stanca
deve andare a riposarsi. Ho già iniziato ad eliminare determinati appuntamenti
lasciandoli a tuo zio, ma la casa editrice… è un’altra
faccenda. L’avevo creata per tua madre in modo che se ne occupasse lei,
ma, purtroppo, ci ha lasciati troppo presto. Vorrei che la casa editrice rimanesse
a comando del nostro ramo Blake e solo tu lo puoi fare, sempre che tu lo voglia.
Sai che non voglio forzarti a fare nulla, ma questo è un favore che
ti chiedo con tutto il cuore.” Rupert Blake aveva la voce ferma e decisa.
William aveva capito che non sarebbe mai riuscito a far cambiare idea a suo
padre, quindi, un po’ controvoglia, accettò l’incarico.
“Va bene, ma lo faccio solo per fare un favore a te. Non voglio essere
pagato.” Rupert fece un gesto di stizza con la mano e poi chiamò
la sua segretaria mediante l’interfono.
“Cordelia, mi può portare il documento che le ho fatto stilare
stamane? Grazie!” William alzò gli occhi al cielo.
“Sapevi già che avrei detto di sì? Ma come fai ad avere
tutta questa sicurezza di te?”
“Da chi pensi di averla ereditata? Ci rimuginavo da un po’ a questa
cosa e la riunione di prima mi ha solo convinto del tutto.” Entrò
Cordelia con i fogli in mano e li diede al suo capo.
“Firma qui, Will.” Il ragazzo prese la penna e lasciò uno
svolazzo sul foglio. Rupert era raggiante. “Bene Cordelia, faccia in
modo di bollare e sigillare il contratto prima possibile.”
“Sì, signor Blake.” E uscì velocemente.
“Bene, brindiamo!” Aprì un mobiletto, che si rivelò
essere un frigo, e prese una bottiglia di liquore.
“Papà, il dottore ha detto niente alcol e lo sai!” Lo rimproverò
William.
“Stai calmo. È solo la bottiglia, dentro c’è the
freddo. Voglio avere l’illusione visiva di bere alcolici.” E William
scoppiò a ridere.
“Sei incredibile, papà!” Sorseggiarono in silenzio il the,
poi il padre riprese a parlare.
“Adesso che abbiamo finito di discutere di lavoro… parlami di
questa ragazza.”
“Che ragazza?” domandò William. Non aveva mai parlato a
nessuno di Buffy, tranne a Cordelia mezz’ora prima.
“Quella di cui parlavi prima con Cordy.”
“E tu come lo sai?” Il ragazzo era stupito, non pensava di aver
parlato ad alta voce.
“Sono il presidente di questa società. Se non so quello di cui
si parla fuori dalla mia porta, come faccio a sapere qualcosa di cui si discute
dentro il mio palazzo? Allora, come si chiama?” e sorrise magnanimo.
“Elisabeth.”
“E…è una cosa seria?”
“Io spero lo diventi.”
“Ti piace, allora?”
“Moltissimo. È una ragazza intelligente, simpatica, dolce”
a William brillavano gli occhi “e poi è tenera, ma anche testarda
e se la prende per un niente, ma fa certe facce buffissime. Dovresti vederla,
papà, ha i capelli color del grano baciato dal sole e i suoi occhi
hanno rubato il colore allo smeraldo. La bocca cremisi sembra dipinta apposta
per…”
“Ok, William, ho capito, ma torna a parlare in prosa, la poesia non
fa per me.” William si bloccò. Non si era accorto di essere partito
in quarta a parlare di Buffy e di aver ricominciato a camminare per la stanza.
“Scusa, papà.”
“Si direbbe che la ragazza ti abbia fatto un bel buco al cuore. Spero
che prima di sposartela mi presenterai questo fiore di ragazza.”
“Certo, appena riesco a farci la pace.”disse lui accasciandosi
sulla sedia.
“E come mai avete litigato?”
“Diciamo perché a volte non collego il cervello alla bocca. Ho
fatto una terribile affermazione e lei, giustamente, non l’ha presa
molto bene.”
“Che le hai detto?”
“Scusa, papà, ma questo non posso dirtelo. Si tratta della sua
vita personale e non trovo giusto che te la racconti io.”
“Come vuoi tu. Cosa pensi di fare allora?”
“Questo pomeriggio andrò a casa sua e le parlerò.”
L’uomo fece un segno di assenso.
“Mi sembra una buona idea. Adesso ti devo chiedere di uscire, ancora
lavoro. Ci sentiamo e ci vediamo lunedì. Vieni da me, prima e poi vai
giù per cominciare, ok?” William si alzò dalla sedia e
abbracciò suo padre.
Capitolo 10
“Brutto
pezzo di idiota!” Buffy riprese a prendere a pugni il cuscino del divano,
davanti ad una divertitissima Faith.
“Elisabeth, tesoro, vuoi farmi fuori la casa?” e rise.
“Mi spieghi perché ridi? Ma hai visto come mi ha trattato? Come
se fossi una puttana, una prostituta, una…” si bloccò e
si sedette sulla poltrona “ma in fondo è quello che sono veramente,
no?” e abbassò la testa. Non voleva rimettersi a piangere.
“Senti, Buffy, lungi da me proteggere un uomo, ma non puoi dargli il
beneficio del dubbio? Ha sbagliato, ma magari potresti dargli una seconda
possibilità, giusto? Senti che cosa ha da dirti e poi decidi.”
Buffy sospirò forte.
“Dio, Faith, non so che farei se non ci fossi tu.” In quel momento
suonò il campanello.
“Aspetti qualcuno, Elisabeth?”
“No.” Prese il citofono. “Chi è?”
“Sono io, William.”
“Vattene! Non abbiamo niente da dirci, torna alle nove, come sempre!”
“Elisabeth…” brivido lungo la schiena.
“No!” poi guardò Faith che le stava lanciando una occhiata
di disapprovazione. “Ok, sali, ma vai via subito.” Venti secondi
dopo era davanti alla porta ansante per la corse sulle scale, con un enorme
mazzo di margherite gialle, fiore che Buffy adorava.
“Ciao, passerotto. Per te!” e diede i fiori ad Elisabeth. Entrò
e vide Faith sul divano. “E ciao a te. Devi essere Faith. Elisabeth
mi ha parlato molto di te.” E si strinsero la mano.
“Anche Buffy mi ha parlato di te, William, tante e tante volte.”
Aveva detto maliziosamente. “Credo che questo sia il momento del riconciliamento,
quindi io mi dileguo.” Si mise le scarpe di ginnastica filò fuori
dall’appartamento.
I due si guardarono fissi negli occhi. Buffy aveva lo sguardo duro e il viso
arrabbiato, mentre William la guardava con occhi da cucciolo abbandonato.
“Elisabeth…” ‘maledetto brivido ‘ pensò
la ragazza.
“Che vuoi? Parla in fretta, non ho tempo da perdere con te.” Disse
fredda.
“Senti, lo so, sono stato uno stupido ieri notte, non volevo ferirti,
solo che a volte parlo a sproposito.”
“Bene, ora lo sappiamo entrambi. Puoi andartene.”
“No, aspetta. Io devo dirti alcune cose. Se poi tu non vorrai avere
più niente a che fare con me, ti lascerò in pace per sempre,
giuro che esco dalla tua vita.” La ragazza sospirò e si sedette
in poltrona, mentre lui rimaneva in piedi.
“Tu più volte mi hai chiesto perché io ho continuato per
settimane a pagarti per uscire insieme. Bene, lo faccio perché non
voglio saperti a letto con qualcuno che non sia io stesso. Da quando ti ho
visto in quell’aula non ho fatto altro che sperare di avere una possibilità
con te. Credevo di piacerti, ma poi ho scoperto il tuo lavoro. E mi sono ritrovato
geloso!” Era davanti a lei che la guardava con i bei occhi blu limpidi.
Si inginocchiò davanti a lei prendendole le mani. “Io amavo Dru
e quando mi ha lasciato, pensavo di impazzire. Ma mi sono accorto che pensare
a te con un altro mi fa stare ancora peggio. Avrei continuato a lasciarti
fare il tuo lavoro se non avessi provato questi sentimenti per te, ma mi ci
sono ritrovato dentro e non posso fare a meno, ora, di pensare a te. Io…mi
sono innamorato di te, Elisabeth.” Lei non disse nulla, lo guardava
e basta, mentre un piccola lacrima le scese sulla guancia. “Buffy, io
quello che avevo da dire l’ho detto… adesso sta a te.”
“Oh, William… io amo passare le mie serate con te, ogni notte
che passava io sentivo si stare meglio con te, ma quello che hai detto ieri
mi ha fatto male! Io ho preso una decisione importante, quella di lasciare
il mio lavoro e tu hai detto che per un bacio mi dovresti pagare di più?
Ma come hai potuto?” ormai piangeva senza preoccuparsi di nulla. “E
sai perché voglio cambiare lavoro? Perché voglio uscire con
te, anche di giorno, senza sentirmi male e senza essere pagata per farlo,
perché anche tu mi piaci molto.” Si abbracciarono stringendosi
forte.
“Oh, Buffy…ce la fai a perdonarmi?” lei non disse niente,
lo strinse solo di più a se, accarezzandogli i capelli biondi senza
fermarsi.
“Lo sai, William, dovrai fare due cose…” il ragazzo si staccò
e la guardò con uno sguardo interrogativo. “La prima sarà
di ringraziare Faith, se non fosse stato per lei non ti avrei fatto salire.
La seconda è di gettare il cercapersone.” Lui rise forte.
“Piccola, quello l’ho fatto la stessa sera che me lo hai dato.”
“Ma… come…?”
“Bhe… ero sicuro che saresti capitolata ai miei piedi, solo che
non sapevo in quanto tempo.”
“Sei un mascalzone… ma mi piaci lo stesso.” Si baciarono
appassionatamente. Lei gli tolse immediatamente lo spolverino che finì
a terra.
“Allora, passerotto, com’era il tuo sogno erotico? Baci appassionati
e poi sbattuta sul muro? Vuoi provare?” Buffy fece un gran sorriso e
annuì senza parlare. Lui la prese in braccio andando verso camera sua.
La baciò appena chiuse la porta, facendo scivolare la lingua sulla
sua. Le aveva praticamente già tolto la maglia di cotone che lei indossava
e si attaccò al seno già scoperto, dato che lei non portava
intimo. Lei aveva circondato il suo bacino con le gambe, attirandolo sempre
più vicino a sé. Gemeva rumorosamente mentre lui le infilava
le mani dentro i pantaloni del pigiama.
“Si, William… continua.” Le aveva infilato due dita dentro
muovendole avanti ed indietro con forza.
“Amore, dì ancora il mio nome, ti prego…”
“William, William!” stava urlando di piacere, per la prima volta
stava impazzando con un uomo.
“Buffy, sei l’essere più bello di tutto il mondo.”
Disse lui al suo orecchio, proprio come lei aveva detto che le volesse essere
fatto. Gemette ancora più forte.
La portò sul letto togliendole i pantaloni con un gesto secco, per
poi continuare ad accarezzarla ovunque riuscisse a passarle la mano.
“Ti prego, William…”
“Cosa, amore? Che cosa vuoi?” Elisabeth non riusciva a capire
più nulla, non riusciva neppure ad articolare una parola. William si
staccò da lei per vederla meglio. Era splendida, tutta nuda con il
volto arrossato e i capelli sparsi sul cuscino.
“Perché ti sei fermato?”
“Volevo guardarti… sei bellissima, Elisabeth.” Lei arrossì
ancora di più.
“Spogliati, William!”
“Vuoi farlo tu?”
“No. Voglio guardarti mentre lo fai per me. Ti va?” chiese lei.
“Certo, passerotto.” Lui si alzò in piedi e si tolse le
scarpe e i calzini, poi, senza staccare mai lo sguardo da lei, si tolse la
maglietta a maniche corte che lo fasciava lasciando liberi i pettorali. Buffy
aveva l’acquolina in bocca.
“Dio, quanto sei bello…” a lui venne da ridere. Sfilò
la cintura e si tolse i pantaloni. Adesso era nudo come lei ed era decisamente
pronto.
“Ah…” gridò per la sorpresa lei.
“Che c’è? Non lo hai mai visto?”
“Scemo… non porti biancheria sotto.”
“No, mi dà fastidio, perché?” lui si distese sopra
di lei, prendendo in bocca un capezzolo per giocarci.
“Perché l’ho sognato…” disse lei mentre gli
accarezzava la testa. La stava facendo andare fuori di testa. Si stupì
che lui ancora non le avesse chiesto di fare nulla. Poi smise di pensare,
ma si dedicò solo al suo piacere. Tornò a gemere forte quando
lui sostituì le dita con la lingua. Gliela stava infilando in qualsiasi
piega della sua femminilità strappandole urla continue.
“Will… ti prego…non ce la faccio più.” Lui
le aprì le gambe e posizionò il suo membro pronto davanti alla
sua fessura, scese verso di lei.
“Ti amo, piccola.” E guidandolo con la mano glielo infilò
dentro, mentre lui prese possesso anche delle sue labbra. Smisero di baciarsi
per gemere insieme. Buffy miagolava di goduria.
“Mmmmm che dolce micina che abbiamo qui.” Disse William per prenderla
in giro. Prese a muoversi velocemente in lei facendola urlare e l’unico
pensiero coerente di Buffy fu: ‘questo è fantastico.’
Vennero assieme con un lungo gemito in sincrono. Lui si distese su di lei
prendendo a baciarle il lobo dell’orecchio.
“Wow…è stato…spaziale!” gli disse lei.
“Già!” Lui le prese la mano intrecciando le sue dita tra
le sue. “Deduco che ti sia piaciuto…” affermò lui.
“Sì… la migliore della mia vita…” rispose lei.
“Ed è solo il nostro primo tentativo, passerotto. Pensa a cosa
saremo capaci di fare tra due minuti.”
“Tra due minuti? Non sei ancora soddisfatto?”
“Di te? Mai!” E si girò portandosela sopra. Lei ora era
seduta sulle sue anche, gli occhi fulgidi e i capelli arruffati. “Tu
non vuoi il secondo round?”
“Certo, però volevo un po’ di coccole prima…”
e prese a baciarlo sul petto.
“Bhe amore, questo mi va proprio bene.” Disse lui mentre si godeva
la bocca di Elisabeth sui suoi capezzoli.
“Noto duri segni di risveglio qua sotto.” E Buffy sorrise maliziosa.
“Cosa ti posso dire, mi fai questo effetto, tesoro.” E rise.
“Dimmi, piccolo” e calcò molto sull’ultima parola
“Cosa ti piacerebbe che io facessi adesso per te?”
“Ti do carta bianca. Fai di me quello che preferisci.” Negli occhi
di Buffy passò un lampo di eccitazione.
“Qualche ideuccia ce l’ho, sai?” e con la mano prese il
suo membro in mano per muoverlo piano. William si morsicò il labbro
inferiore chiudendo gli occhi. “mmmm qualcosa mi dice che questo giochino
ti piace.” Tirò fuori la lingua e la passò sulla cappella
ormai gonfia, strappandogli un gemito. “Mi piace quando ansimi, Spike.”
William aprì gli occhi a sentirsi chiamare: Buffy aveva detto il suo
nome con una carica erotica ed una sensualità che lo avevano fatto
impazzire di voglia.
“Elisabeth, amore, se non sali subito sopra di me e non ti muovi a prendermi,
non garantisco più nulla!” lei gettò la testa all’indietro
ridendo deliziata.
Lei cominciò a cavalcarlo con passione, teneva gli occhi bene aperti
per non lasciarsi sfuggire neanche una espressione di William. Sentiva che
lui era quasi al culmine, per cui decise di rallentare un po’, facendolo
lamentare sommessamente. Lei sorrise nel vederlo rabbuiarsi. Riprese a muoversi
dando colpi lenti e lunghi, ansimando con lui. Nel precedente assalto lei
aveva tenuto gli occhi chiusi, ma questa volta voleva vedere il volto di William
durante l’orgasmo, quindi prese a muoversi di nuovo velocemente, facendo
venire William come un torrente in piena dentro di sé. Era splendido,
con le palpebre semi chiuse, la bocca leggermente aperta in un sospiro mozzato.
Il suo angelo.
“Cazzo, Buffy…” disse lui mentre veniva. Aveva aperto gli
occhi e l’aveva abbracciata facendola distendere su di lui.
Il
pomeriggio stava scivolando inesorabilmente verso la sera, ma ai due amanti
la cosa non poteva proprio interessare. Stavano distesi a letto, accoccolati
insieme a parlare.
“Sai che mio padre mi ha offerto un lavoro?”
“Veramente? Di che si tratta?”
“Da lunedì dovrò leggere i manoscritti che arrivano in
redazione e decidere quali vale la pena pubblicare. Speriamo bene…”
“Vedrai che ce la farai!” disse Elisabeth accarezzandogli un braccio.
“Anche io devo trovarmi un lavoretto… almeno per un paio di giorni.”
“Senti, amore se te lo trovo io il lavoro ti incazzi?”
“Dipende dal lavoro…”
“Ne puoi avere due, sta a te decidere. O mi fai da assistente aiutandomi
a leggere i racconti, oppure potrei accompagnarti alla libreria dove lavoravo
io: dato che me ne vado potrebbero aver bisogno di una mano. Che ne dici?”
Buffy ci pensò su. Era allettante l’idea di lavorare con Wiliam,
ma sapeva anche che se andava avanti così, avrebbero lavorato ben poco…
forse per ricominciare era meglio la libreria.
“Credo che il lavoro in libreria sarebbe migliore, almeno per ora. Quando
ci andiamo? Adesso?”
“Adesso? No… io pensavo domani, questa sera non voglio muovermi
da questa casa.” Sentirono dei rumori provenienti dal salotto.
“Oh, Faith è tornata…” disse Elisabeth.
“Bene, così faccio anche la seconda cosa e sono apposto. Grazie
Faith!” Urlò William.
Da fuori si sentì ridere.
“Prego, ragazzi! Tra un po’ esco e vi lascio di nuovo soli…
spero non sentirete la mia mancanza.”
“Grazie, bella, ma credo che riusciremo a resistere anche senza di te.”
Urlò Buffy felice.
I due si baciarono ancora, mentre continuavano a stringersi, come per evitare
che uno dei due andasse via.
“Ti porterò da mio padre. Ha detto che vuole conoscerti, sai?”
disse William accarezzandole i capelli.
“Ah…” lei non sembrava molto convinta.
“Che c’è? Non ti va?”
“È solo che ho paura di quello che potrebbe pensare di me…”
“Vedrai che ti adorerà!! E comunque mio padre non è una
persona che dà giudizi affrettati.” E la baciò sul collo.
Rimasero abbracciati così tanto che Buffy si appisolò, mentre
lui continuava a vegliare su di lei.
Quando
Elisabeth si svegliò, sentì immediatamente di essere sola. Possibile
che William se ne fosse andato senza salutare? Poi sentì la sua voce
provenire dal soggiorno. Si vestì ed andò a raggiungerlo. Lui
si trovava ai fornelli, vestito solo con i jeans, lasciando il petto nudo.
Buffy lo spiò un po’, mentre lui canticchiava “English
Summer Rain” dei Placebo: era decisamente splendido, con i capelli un
po’ arruffati, i pantaloni attillati che facevano risaltare le sue forme.
Buffy gli si avvicinò piano da dietro, cercando di non farsi beccare,
e quando fu a portata di mano gli prese una natica fra le dita e la palpò
con tutta la forza che aveva.
“Ehi… ti sei svegliata, pelandrona.” E la baciò.
“Ti va qualcosa da mettere sotto i denti? Non che in questa casa abbia
trovato molto, ma l’occorrente per un due frittelle c’era.”
E ricominciò a spadellare.
“Sembri a tuo agio a casa mia.”
“Già… Faith ti saluta e mi manda a dirti di divertirti.”
“L’hai vista?”
“Sì, stava uscendo al lavoro.”
“Non so che cosa farei senza di lei. Comunque, ho deciso che domani
vado dal parrucchiere e mi faccio un taglio radicale.” Lui la guardò
incredulo.
“Ma stai scherzando? Hai i capelli così belli e tu vuoi tagliarli?
Amore…” disse con voce supplichevole.
“Dai, William… ho deciso di dare un taglio alla mia vita precedente
e di esorcizzarla a partire dai capelli. Vedrai che starò bene anche
così.” E si tirò su i capelli.
“Penso che io ti amerei anche se tu fossi completamente calva!”
e risero assieme.
Capitolo 11
Buffy
si tagliò i capelli corti corti, come Cameron Diaz e William la trovò
comunque perfetta. Elisabeth aveva cominciato a lavorare in una piccola libreria
gestita da un vecchio signore che trattava William come se fosse un nipote
piccolo. Vendeva libri antichi, quindi era un negozietto di nicchia, però
a lei piaceva, perché nei tempi morti riusciva a leggere da quei volumi
più vecchi di lei. Era anche riuscita a conoscere il padre di William
e le era anche piaciuto molto. Non gli aveva detto del suo vecchio lavoro,
non le sembrava il caso di sconvolgerlo dal primo incontro.
Abitava sempre con Faith, anche se ormai andava molto spesso a casa di William
e si fermava a dormire da lui. Le mancava solo poter parlare con l’amica
quando voleva…
Ma
le cose, si sa, non sempre vanno bene.
Faith era davanti al suo cliente mentre si spogliava. Lui era giovane, appena
arrivato in città e voleva festeggiare alla grande con la migliore
sulla piazza, quindi lei! Lui aveva i capelli scuri, gli occhi di tenebra
ed era attraente in modo fastidioso, con quel sorriso stampato in faccia.
“Sei molto bella, piccola…” disse lui con la voce calda,
ma un po’ distaccato.
“Grazie, anche tu non sei male.”
“Sei The Slayer?” Faith gli lanciò un’occhiata strana.
Cercava Elisabeth?
“No, lei è fuori dal giro. Non ti vado bene io?”
“Certo, bellezza. Poi ti chiederò di fare ancora una cosina per
me. E ora, datti da fare.”
William
stava leccando la femminilità di Buffy voracemente facendola urlare
come una pazza, quando il cellulare della ragazza si mise a suonare.
“Ah, Spike… aspetta… il telefono…”
“Ma lascia perdere…anzi, no… facciamo un gioco.” E
così dicendo le passò il cellulare. “Vediamo se sei brava
a non farti sentire…” e ridacchiò.
“Pronto.” William la stava torturando, ma lei resisteva stoicamente.
La sua espressione cambiò in un lampo, mentre ascoltava il suo interlocutore.
Il sorriso si spense e fece togliere a William la testa dalle sue gambe. Lui
la guardava, preoccupato per il repentino cambio di umore.
“Mio Dio… sì arrivo subito. No, non ha famiglia, solo me.
Arrivo.” Si alzò come una furia dalla sedia in cui stava e si
mise a cercare i vestiti.
“Elisabeth, che succede?” chiese William.
“Sbrigati, vestiti… devi portarmi in ospedale.” E gli gettò
pantaloni e maglietta. “Faith è stata ricoverata.” E le
scese una lacrima.
“Sono
Elisabeth Summers, mi avete chiamato per Faith Edwards. Come sta?” Erano
arrivati all’ospedale come due fulmini, William aveva dato parecchio
gas alla De Soto. Buffy aveva il volto tirato e gli occhi preoccupatissimi.
Temeva per la sua amica: se non fosse stato niente di grave avrebbe chiamato
lei, lo sapeva, invece era stato un addetto del nosocomio a farlo.
“Buongiorno, signorina. La signorina Edwards è al quinto piano,
in terapia intensiva. Venga, la accompagno, da sola non può andarci.”
La gentile infermiera li portò fino a destinazione, lasciandoli al
medico di turno.
“Buongiorno, signorina Summer. Abbiamo chiamato lei perché il
suo numero era sulla assicurazione della Edwards, però avremmo bisogno
di rintracciare i parenti. Lei sa dove li possiamo trovare?” chiese
il medico.
“No, dottore, Faith non aveva più nessuno. Ha tagliato i ponti
con la famiglia anni fa, le restavo io. Sono come una sorella per lei.”
“Come sta?” Chiese William da dietro Elisabeth.
“Non bene. L’ha trovata una pattuglia che faceva ronda vicino
al Quartiere francese. Quando è arrivata qui aveva massicce emoraggie
interne, oltre che a qualche costola rotta. Siamo riusciti a bloccare la perdita
di sangue, ma per ora non si è ancora svegliata. Ha subito un trauma
cranico e non sappiamo quanto sia profondo.” Elisabeth si mise a piangere
e William la abbracciò. “Mi spiace signorina Summer, noi abbiamo
fatto il possibile, adesso non ci resta che aspettare.”
“Possiamo vederla, starle vicino in qualche modo?” chiese William.
“Venite con me… fino a domani è meglio che non vi avviciniate,
per poter star vicino ad un paziente in intensiva servono speciali precauzioni
e voi capirete che a quest’ora di notte non possiamo provvedere. Domani,
per due ore, potrete starle vicino e non si sa mai che la aiutiate.”
Il gentile dottore li accompagnò fino ad un vetro, che li separava
da Faith: era mortalmente pallida per la massiccia perdita di sangue. Dal
braccio uscivano le canule per le flebo e aveva un tubo che le usciva dalla
bocca.
“Dottore… cosa le avete fatto?” chiese Elisabeth guardando
l’amica.
“Non si preoccupi. Il tubo che vede serve per farla respirare meglio.
Purtroppo una costola ha forato un polmone provocando uno Pneumotorace che
abbiamo sistemato. Quando si sveglierà le tireremo via l’intubazione.”
“Le serviranno cose speciali quando uscirà?” Chiese William,
che di medicina ci capiva molto poco.
“Probabilmente dovrà fare riabilitazione, ma non so se la sua
assicurazione copre questo genere di interventi.” E sospirò.
“Non importa quanto spenderà. Fate tutto il possibile per farla
guarire, al resto ci penso io.” Disse risoluto William. anche lui aveva
preso in simpatia Faith: oltre al fatto che la ragazza li avesse aiutati con
la loro storia, erano diventati amici e qualche volta uscivano tutti assieme
per divertirsi. Vederla in quello stato lo faceva star male.
“La polizia ha già avviato un’indagine. Immagino che vorranno
parlare anche con voi. Vado a vedere se sono giù. Intanto, se volete
aspettarmi qui.” E stringendo la mano ad entrambi se ne andò.
Elisabeth non riusciva a fermarsi nel piangere. La sola idea di perdere Faith
le faceva venire la nausea.
“Vedrai piccola, andrà tutto bene. Si rimetterà, è
forte lei.”
“Ma chi può aver potuto fare questo?!” urlò lei.
“Amore, siamo in un ospedale… abbassa la voce.”
“No, non mi frega un cazzo di abbassare la voce. La mia migliore amica,
la ragazza che per me è stata una sorella è distesa su un letto
di ospedale e rischia di morire. Non mi interessa di abbassare la voce, voglio
solo aver davanti il mostro che le ha fatto questo!”
William la guardò senza dirle nulla. La capiva perfettamente e sapeva
che nulla l’avrebbe fatta star meglio quella sera.
Ritornò il medico seguito da altre due persone, un uomo con i capelli
rosso fuoco e una donna dallo sguardo gentile.
“Buonasera signori, siamo i detective Oz Wolf e Fred Master. Ci occupiamo
del caso della vostra amica. Potremmo farvi qualche domanda?” chiese
gentilmente il detective Wolf. I due annuirono. “Bene, spostiamoci di
qui, c’è quella saletta di attesa che mi sembra meglio.”
Quando furono tutti seduti, William chiese:
“Avete qualche indizio?”
“No, purtroppo. Sappiamo che quel macellaio ha lavorato lontano dal
parco e che li ha lasciato solo il corpo. Abbiamo trovato qualche segno di
pneumatici, il problema è che quella zona è molto trafficata,
quindi potevano essere lì da molto più tempo. Quello che vorremo
sapere da voi è un’altra cosa. Sapevate il lavoro che faceva
la signorina Edwards?” chiese Wolf. Entrambi annuirono. “Non preoccupatevi,
lo sappiamo anche noi.” William e Buffy sospirarono di sollievo. Non
gli andava di raccontare la vita di Faith.
“Ma sappiamo che anche lei, signorina Summer, era The Slayer. Capirà,
quindi, che vorremmo sapere da lei se conosce i clienti con cui lavorava oggi
Faith.” Disse il detective Master che era rimasta silenziosa fino a
quel momento. Elisabeth si irrigidì un po’, ma voleva aiutare
la sua amica e quindi si fece forza.
“Mi spiace, detectives, ma sono fuori dal giro da mesi. Faith ed io
non parlavamo mai di clienti, la segretezza era importante su questo genere
di cose. Sapevo solo che doveva vedersi con uno giovane. Le era rimasto impresso
perché capita raramente.”
“Capisco. Non ci può dire niente altro?”
“No, mi spiace.” Disse lei sconsolata. I due detective annuirono
assieme. “Aspettate. Faith teneva il cercapersone sempre con se e segnava
gli appuntamenti su una agendina. Lì troverete tutto.” Disse
Elisabeth.
“Purtroppo nella sua borsa abbiamo trovato solo il portafoglio e qualche
pezzo di carta. L’assalitore deve aver rubato il resto.”
“E le chiavi?”
“Quali chiavi, signorina?” chiesero i due attenti.
“Quelle di casa. Le porta sempre con se, altrimenti come farebbe a rientrare
dopo il lavoro?” adesso i poliziotti avevano la faccia un po’
più scura.
“Signorina Summer, lei ha un posto dove andare a dormire stasera?”
“Sì, vado dal mio ragazzo.”
“Sorveglieremo casa sua. Non si sa mai.” E si alzarono. “Arrivederci.
Questo è il nostro numero: se le viene in mente qualcosa o trova qualcosa,
anche in casa, ci chiami, può essere fondamentale. Questo vale anche
per lei signor…” solo adesso si erano accorti di non aver chiesto
nulla all’uomo.
“Blake, William Blake. Non si preoccupi, faremo di tutto per aiutare
a beccare chi ha ridotto Faith in questo stato.”
“Ah, questi sono gli effetti personali della ragazza, li diamo a lei
signorina, a noi non servono più.” E diedero ad Elisabeth la
borsa nera di Faith.
In
macchina il silenzio era assordante. Entrambi avrebbero voluto dire qualcosa,
ma appena iniziavano l’unica cosa che volevano era il silenzio. Buffy
rigirava fra le mani la borsa di Faith. La aprì guardando prima il
portafoglio e poi i pezzettini di carta di cui parlava il detective Wolf.
E fu in quel momento che Elisabeth perse un battito cardiaco: su uno dei foglietti
di Faith c’era stampato uno di quei tatuaggi per bambini che si fanno
con l’acqua. Erano rappresentate due paia di ali, ali che lei conosceva
benissimo. William si accorse subito che qualcosa non andava.
“Elisabeth, tesoro, tutto ok?” Buffy aveva preso a piangere e
singhiozzare “Buffy?”
“….colpa mia…. Dio… Faith… solo colpa mia…”
William parcheggiò l’auto e la guardò. Lei era diventata
ancora più pallida dell’amica, sembrava non avesse più
un goccio di sangue nel corpo e tremava come una foglia. Lui cercò
di abbracciarla, ma lei lo scansò.
“Lasciami, non mi toccare!” urlò lei isterica.
“Ma che ti prende?”
“Mi sembra che tu abbia giocato abbastanza con me, Angel!” William
rimase impietrito. Sapeva che Angel era stato il primo ragazzo di Buffy, ma
non capiva che cosa c’entrava ora, nel bel mezzo di un litigio fra loro.
“Elisabeth…” cercò di chiamarla lei, che, comunque,
continuava a restare in stato catatonico, fino a quando non lanciò
un urlo: sembrava un animale ferito, agonizzante. E si lasciò finalmente
abbracciare.
“Scusa, William, non volevo…”
“Shhhh tesoro, va tutto bene, mi dovrai solo spiegare cosa c’entra
il tuo ex in tutta questa faccenda.” Per tutta risposta, lei gli passò
il foglio con le ali.
“La sua firma… un paio di ali.”
“Mi stai dicendo che lui è qui?”
“Peggio… ti sto dicendo che è stato lui a picchiare Faith.
E che la prossima volta mirerà a me.” Aveva la voce dura e tagliente
e per la prima volta dopo mesi a William sembrò di riavere davanti
la squillo, quella Slayer che aveva cercato di seppellire nel suo cuore.
“Dobbiamo dirlo alla polizia, Buffy.” Disse dolcemente William.
Lei non rispose, continuava a guardare quel bigliettino che aveva in mano.
“Buffy…Elisabeth?” chiamò William, quando vide che
la ragazza non rispondeva.
“Ok, andiamo da loro.”
“Voi
ci state dicendo che questa sarebbe la firma del pestaggio?” chiese
Wolf.
“Io lo credo. Liam si faceva chiamare Angel proprio per le ali. Se avrò
sbagliato, meglio per lui.” Disse Buffy in preda alla collera. Se fosse
dipeso da lei avrebbe ucciso il suo ex immediatamente.
“Grazie, faremo subito delle ricerche. Vedremo se sta ancora a Sunnydale
e nel caso sia l’uomo che cerchiamo, lo prenderemo.”
Capitolo 12
La
sera dopo Elisabeth e William ritornarono nell’appartamento della ragazza:
dovevano prendere un po’ di cose di Faith da portare in ospedale.
“William, vai in camera mia e prendimi qualche vestito, se devo trasferirmi
da te per un po’ è meglio se mi porto i ricambi, ti pare? Io
intanto preparo la borsa di Faith.” Disse Buffy entrando in camera dell’amica.
William andò in camera di Buffy ed impietrì: sul letto della
sua ragazza c’era un grosso mazzo di rose nere.
“Buffy… amore, vieni qui un secondo…”
“Che c’è, Will…” si bloccò anche lei
nel vedere i fiori. “Oddio….” Prese il biglietto che era
legato al mazzo.
Non puoi fuggire, Slayer, sei mia.
E
c’erano disegnate le solite ali.
“Angel… maledetto.” Sibilò lei velenosa come un serpente.
William chiamò il detective Wolf.
“Buonsera detective. L’aggressore è venuto in casa di Elisabeth
e ha lasciato fiori e biglietto. Sempre ali, sempre Angel.” Fu interrotto
dal suo interlocutore che parlava. Dopo un po’, con un sonoro sospiro
disse:
“Va bene, vi aspettiamo.” Interruppe la comunicazione. “Buffy,
vieni di la, non dobbiamo toccare nulla o quasi.”
“Che cosa ti ha detto Oz?” aveva capito che qualcosa era successo
dallo sguardo deluso di William.
“Ha detto che non è stato Angel.”
“Cosa???!!!” Urlò Buffy.
“Ha un alibi. Era a Kenner con un gruppo di amici.”
“Kenner? Ma è a meno di trenta chilometri da New Orleans. Cavoli,
non è come se fosse in California no?” Era arrabbiatissima e
in quel momento arrivò la polizia che cominciò a fare i vari
rilevamenti.
“Almeno tre persone sono disposte a testimoniare che quella notte lui
era con loro. Mi spiace, dovremmo cercare un altro.”
“E allora questo biglietto?”
“Lo dia a noi. Magari ne ricaviamo qualcosa.”ordinò un
poliziotto. Buffy e William se ne andarono in silenzio, lasciando che la polizia
mettesse a soqquadro la casa. Non parlarono per tutto il tragitto. In testa
di William vorticavano mille domande da fare ad Elisabeth, che, però,
non sembrava avesse voglia di rispondere. Infatti si chiuse immediatamente
in bagno per farsi una doccia senza dire nulla. Sapeva, però, che il
suo ragazzo non avrebbe demorso e che quando fosse stata a letto avrebbe subito
un terzo grado. Uscì con solo un asciugamano attorno al corpo. William
era già disteso sul letto con solo i pantaloni addosso.
“Buonanotte, Will.” E si distese vicino a lui togliendosi l’asciugamano.
“Col cavolo che vai a dormire. Dobbiamo parlare mi sembra!”
“No, sono stanca e non mi và.”
“Elisabeth!” questa volta niente brivido, pensò Buffy,
forse perché stavolta era arrabbiato. Lei, piano, si girò verso
di lui: i bei occhi blu di William erano diventati più scuri, come
succedeva sempre quando litigava con qualcuno. Buffy non riuscì a tenere
il volto impassibile guardandolo. Lui la scioglieva e si mise a piangere quietamente.
Nessun lamento, nessun rumore, solo un fiume di lacrime. William la abbracciò
e cercò di calmarla accarezzandole i capelli.
“Non ti ho mai chiesto niente di Angel, so solo che stavi con lui e
non ho indagato, anche quando avrei potuto farlo obbligandoti. Ora, però,
abbiamo decisamente qualche problema con questo Angel o almeno con uno che
cerca di imitarlo. Vorrei sapere perché ce l’ha tanto con te.”
Elisabeth lo guardò fissa e scosse la testa in segno di diniego.
“Non voglio… non mi piace…”
“Buffy, per favore… se non ti interessa niente di me, pensa a
Faith almeno. Lei avrà qualche diritto visto che è ancora in
ospedale con i tubi che le escono da tutte le parti!” Ormai William
era arrabbiato anche se continuava a tenere Buffy abbracciata. Pensò
che la ragazza continuasse a mantenere il mutismo, invece con voce molto bassa
cominciò a parlare.
“Angel era uno dei ragazzi più corteggiati del liceo: bello,
atletico, affascinante. Insomma, aveva tutte le ragazze ai suoi piedi e io
ero una delle tante. Incominciammo a conoscerci quando riuscii ad entrare
nelle cheerleaders e lui era nella squadra di football. Alla fine dell’anno
mi ha invitato al ballo: non ti sto a dire quanti sguardi infuocati ricevevo
ogni giorno dalle escluse. Era la mia serata, William. Il grande amore della
mia vita, mi invita al ballo facendo tutte quelle cose che ti aspetti debbano
essere fatte in una sera del genere. Poi, dopo la rosa, i balli, mano nella
mano si offre di portarmi in un bel motel e lì…” sospirò
“lì si prese la mia verginità. Mi veniva da tossire per
la polvere del copriletto e non riuscivo a farmelo piacere. Men che meno quando
mi ha preso. Niente eccitazione, secca come il Sahara, nonostante fossi con
il più figo della scuola!” rimase in silenzio per un po’,
mentre William le accarezzava il braccio. “A scuola cominciò
a schiavizzarmi… sì, penso sia la parola giusta. Io pensavo che
fosse giusto comportarsi così, fare delle cose per il proprio ragazzo.
Solo che non ce la facevo più. Ero quasi decisa a lasciarlo, anche
perché le cose a casa non andavano molto bene, quando lui mi dice:
‘vieni, andiamo ad una festa a casa di un amico, vedrai che ci divertiremo.
‘ l’ho accompagnato e…” smise di nuovo. “Torno
subito, ho bisogno di bere qualcosa.” Si alzò e andò in
cucina, mentre William la aspettava paziente. Lei tornò e il ragazzo
sentì odore di alcool ‘Deve essere una cosa grossa da raccontare
se ha bisogno di un aiutino. ‘ lei si accoccolò di nuovo fra
le sue braccia, ma mentre parlava evitava accuratamente di guardarlo negli
occhi.
“In casa c’erano alcuni amici di Angel e nessuna ragazza…
mi sentivo spaesata. Come Angel chiuse la porta…lui… mi spinse
verso il divano e disse ‘divertitevi, non si lamenta mai.’ “
Le lacrime sembravano non finire mai quella notte. “Mi hanno preso uno
dopo l’altro, mentre io urlavo di smettere, mentre io pregavo di smettere,
con l’unico lubrificante del loro sperma. Uno schifo. Poi Liam…
Angel, mi ha trascinato a casa e mi ha lasciato mezza nuda sugli scalini di
casa…ridendo di me e ‘della bella serata ‘.” Ormai
Elisabeth non ci provava neppure a trattenere le lacrime, scendevano bagnando
il petto di William. “Dopo pochi giorni partii per venire qua, mollando
tutto, compreso Liam. Non gli ho lasciato detto nulla, sono solo svanita.
Adesso capisci perché ho dovuto aspettare te per provare del vero piacere.
Per lui io ero solo una bambolina, un gioco da dividere con i suoi amichetti.”
“E perché dopo tre anni si fa rivedere? Così, tutto ad
un tratto?” William non voleva lasciare in sospeso nulla, perché
sapeva che tornarci sopra un’altra volta sarebbe stato ancora più
duro.
“Io… io penso che…voglia vendicarsi… lui era terribilmente
possessivo, voleva che facessi solo quello che ordinava lui, indipendentemente
da cosa fosse, anche darmi ai suoi amici, mentre lui si godeva lo spettacolo.
Bastardo! Avrà cercato me, ma essendomi ritirata avrà trovato
Faith… poi non lo so, avrà chiesto informazioni, no, forse quelle
prima…”
“Elisabeth, ha un alibi di ferro.” Buffy sbuffò.
“Se gli amici sono quelli della mia serata, ci scommetto che lo avranno
aiutato a mettere su questo spettacolo.” Disse Buffy. William rimase
in silenzio per assimilare al meglio tutte le informazioni che gli aveva dato.
“Sei sicura che sia stato lui? Dico, sicura al 100%?”
“Io credo a tutto, tranne ai folletti e alle coincidenze e sui folletti
non ho certezza. Il mio ex si chiama Angel per le ali e adesso mi arriva un
biglietto con, guarda caso, delle ali. Non è una coincidenza, esattamente
come il fatto che Liam sia a Kenner.”
“Ok, ho capito. Adesso dobbiamo riposare un po’ e domani andare
da Faith. Sistemeremo le cose, piccolina”
“No, sarò io a sistemare questa cosa, William, è una cosa
che riguarda me.” disse Buffy risoluta.
“No! Riguarda noi. Tu non sei più sola, ci sono io con te e non
ti lascerò.” Buffy non disse niente, ma aumentò la stretta
dell’abbraccio e mentalmente lo ringraziò per tutto quello che
stava facendo per lei.
“Ufficio
di Rupert Blake, dica pure.”
“Ciao Cordelia, sono William. Potresti passarmi papà? È
molto urgente.”
“Certo.” Sentì un paio di click dell’interfono e
poi la voce calda e pacata del padre.
“Dimmi William, ci sono problemi giù?”
“No. Ho bisogno di un favore da te. Ti ricordi il quasi scandalo Murphy?”
“Certo, impossibile da dimenticare. Mi stava fottendo alla grande quel
bastardo. E scusa le parole…”
“Tranquillo, non mi formalizzo. Ho bisogno del numero di telefono dell’uomo
che ti ha aiutato.”
“Ok, ricordati però che è un tipo molto elitario per i
lavori.”
“Nessun problema, farò in modo di rientrare in questa elitè.”
Capitolo 13
Il
sole picchiava forte nel Vieux Carrè e in un piccolo bar stava seduto
ad ascoltare il classico jazz della Louisiana un ragazzo vestito completamente
di nero e i capelli alla Billy Idol. Era un po’ in anticipo sull’orario
dell’appuntamento, ma la cosa non gli dava fastidio. La musica non era
suonata male anche se lui preferiva altri generi. Poi lo vide: lo riconobbe
subito, anche se era passato un po’ di tempo da quando quel ragazzo
aveva lavorato per suo padre. Alto, spalle enormi, un viso gentile. Chi non
lo conosceva si faceva sempre idee sbagliate su Riley Finn: lo credevano il
classico bravo ragazzo, quello che ogni madre vorrebbe per le proprie figlie.
Proprio questa sua caratteristica lo aiutava nel suo lavoro: riusciva a farsi
dire qualunque cosa, perché poi la gente semplicemente lo dimenticava,
dato che passava inosservato.
“Mister Finn, buongiorno.” Salutò William, porgendogli
la mano
“Signor Blake, piacere. Come sta suo padre?”
“Molto bene. Si sta riprendendo alla grande.”
“Mi fa piacere. Adesso che abbiamo lasciato alle spalle i convenevoli,
mi dici di che lavoro si tratta.” Aveva lasciato volutamente il lei
per il tu e a William non dispiaque. In fondo avevano più o meno la
stessa età. William mostrò una foto di Faith e spiegò
per filo e per segno tutto quello che era successo, omettendo solo la vita
di Elisabeth.
“Vorrei che tu facessi delle ricerche su questo O’Riley e i suoi
amici. La mia ragazza è convinta che sia stato lui e io le credo. Dammi
qualcosa per incastrarlo, chiedo solo questo.” Finn guardò di
nuovo la foto della ragazza e sorrise.
“Per una come lei farei qualsiasi cosa. Va bene, William, farò
qualche ricerca. Ti chiamerò non appena avrò qualcosa in mano.”
“Grazie. Sei la mia unica speranza.” Riley stava per andarsene,
quando all’improvviso si girò.
“Senti, Blake, oltre alla classica parcella, non è che mi faresti
conoscere questa Faith Edwards quando si sveglia? È molto carina.”
“Lo è molto di più di quello che pensi. Non credo che
ci sarebbero problemi.” E rimase di nuovo al sole ad ascoltare del jazz.
Finn era bravo. Era riuscito ad evitare la bancarotta di suo padre, smascherando
i giochi di potere che c’erano stati nella Blake Industry senza creare
nessuno scandalo. Sapeva che la polizia non poteva agire contro Angel senza
prove certe, che parevano non esserci, invece Riley muovendosi nei bassifondi
non avrebbe avuto limitazioni di alcun genere. Sperava solo che trovasse qualcosa
in fretta: aveva già visto che Elisabeth fremeva come una tigre in
gabbia. William aveva paura che facesse qualcosa di terribilmente stupido.
Sospirò, finì di bere la birra che aveva ordinato e tornò
al lavoro.
Elisabeth
sapeva di dover fare qualcosa: davanti a lei Faith giaceva bianca come un
cencio e la polizia non sapeva dove andare a sbattere la testa. Doveva parlare
con Angel, farlo confessare e mandarlo in galera, a meno che non lo uccidesse
prima. Sapeva che anche William si era messo in moto, ma a lei interessava
poco.
Il proprietario della libreria, il signor Travers, l’aveva lasciato
sola dato che ormai si fidava. Era una giornata fiacca, con pochissimi clienti.
Lei stava passando il tempo leggendo una vecchia copia di “Dracula”
di Bran Stocker, quando sentì il campanello della porta suonare.
“Buongiorno, posso ess…”
“Ciao Buffy.” Elisabeth si irrigidì immediatamente: davanti
a lei si stagliava Angel con un paio di occhiali da sole a specchio e vestito
di nero. ‘William sta meglio di lui con quel colore.’ “Bhe
non saluti neppure? E sì che sono il tuo ragazzo.”
“Tu non sei il mio ragazzo.” Disse lei sibilando velenosa.
“Come no? Non ricordo nessun: ‘tra noi non può funzionare,
addio.’ Quindi vedi che sei ancora la mia ragazza.”
“Fottiti Liam!”
“Sono passati tre anni e tu sei cambiata così? Fare la puttana
ti ha reso cattiva.” Lei lo guardò sorpresa.
“Cosa c’è? Non sai che sono un uomo pieno di risorse?”
e si avvicinò a Buffy. Tra loro ormai c’era solo il bancone a
dividerli. “Sei proprio bella e immagino che ancora non ti lamenti…”
“Esci dalla mia vita! Tu… sei…” Elisabeth si stava
piantando le unghie sui palmi delle mani. “Che cosa ci fai qui, maledetto?”
“Sono solo venuto a riprendermi quello che è mio, cioè
tu.”
“Io non sono tua. Io non sono di nessuno.”
“Sì che sei mia. Te ne sei andata da Sunnydale in tutta fretta,
ma non hai chiesto a me se potevi farlo. Mi hai fatto fare la figura dello
stupido. Io ti dico che tornerai con me in California.”
“È per questo che hai picchiato Faith?”
“No, la tua amica è stato un gustoso antipasto, tesoro. Sei tu
il piatto principale qui.”
“Andrò dritta alla polizia adesso, lo sai vero?” Liam rise
fragorosamente.
“E dove hai le prove? La mia parola contro la tua e tu mi odi e io ho
un alibi.” Lui le prese il volto con una mano attirandolo a sé.
“Tu sei mia, Elisabeth e io non sopporto che qualcosa di mio vada in
giro per tutta New Orleans aprendo le gambe a chiunque passi, puttana.”
E la baciò. Buffy teneva le labbra serrate e, nel momento che lui cercò
di infilarle la lingua in bocca, lo morsicò fino a farlo sanguinare.
“Brutta stronza!” e la schiaffeggiò. In quel momento rientrò
in negozio in signor Travers.
“Elisabeth, va tutto bene? Il signore ti stava importunando?”
“Il signore stava per andarsene.”
“Va bene, piccola, andrò via. Ma tu tornerai a Sunnydale con
me. Goditi questa città finchè puoi.” E uscì.
“Stai bene, Buffy? Vuoi che chiamiamo la polizia?” Il signor Travis
era preoccupato per lei.
“Grazie signore. Lasciamo perdere…”
Così era stato lui. Adesso ne aveva la certezza assoluta, doveva dirlo
a William il prima possibile. Forse la sua idea non era tanto male.
Capitolo 14
Riley
era andato a Kenner. Se voleva conoscere i fantomatici testimoni di Liam O’Riley
doveva andare là. Girò un po’ per la città, quando
beccò i suoi polli. Non sembravano particolarmente svegli, ma era meglio
non sottovalutarli. Vide anche Angel che tornava a casa. Segnò il numero
di targa per fare qualche ricerca: la macchina era a noleggio, c’era
lo stemma della concessionaria. Si scrisse il numero presente sul contachilometri.
Con un po’ di fortuna poteva capire quanti chilometri aveva fatto.
La segretaria della concessionaria era una bella ragazza che sorrise amabilmente
quando lo vide. Riley tirò fuori un finto distintivo.
“Salve. Sono il detective Stevenson. Mi servirebbe un favore da lei.”
“Dica pure detective.” Sorrise ancora di più. Quel ragazzo
era molto affascinante.
“Mi serve di sapere quanto segnava il contachilometri della macchina
targata ‘CRT 765 SB ’ e la cosa deve restare tra noi, è
in corso una indagine, mi capisce vero?”
“Sicuro. Non una parola.” Battè rapida sui tasti di un
pc e dopo pochi istanti ebbe il verdetto. “Dunque, segnava 34555 chilometri
tre giorni fa.”
“Lei mi è stata utilissima signorina. Arrivederci.” E se
ne andò lanciando un grande sorriso alla ragazza, che ormai aveva gli
occhi a forma di cuore.
Lui aveva segnato 34689 chilometri… pensandoci bene era il tragitto
per New Orleans andata e ritorno per due volte. Ma era ancora troppo poco
per portarlo in tribunale. Quindi ritornò dove li aveva lasciati. Erano
ancora rintanati in hotel e quindi a Riley non rimase che aspettare. Verso
le dieci alcuni ragazzi uscirono e si avviarono verso un locale poco distante
e lui li seguì a ruota.
“Io
lo uccido con le mie stesse mani quel bastardo! Guai a lui se osa tornare
in negozio!” Elisabeth aveva raccontato a William quello che era successo
quel giorno e lui, ovviamente, non l’aveva presa molto bene.
“William, calmati, per favore. Ormai non puoi fare niente.” Cercò
di rabbonirlo lei, con scarsi risultati.
“Se osa farsi di nuovo vedere da queste parti, capirà perché
mi faccio chiamare Spike!”
“Spiegalo a me intanto… io ancora non lo so.” Chiese lei
curiosa. Lui la guardò di sottecchi.
“Da piccolo ero un po’ pestifero… inchiodavo le lucertole
con i chiodi, quindi Spike.”
“Ah, e cosa vorresti fare a Liam con i chiodi?”
“Lo infilzo, ecco cosa gli faccio. E cercherò i chiodi più
sporchi, così almeno potrebbe infettarsi.” Buffy sorrise. Era
strano, di solito era lei quella che si infuriava, invece questa volta lui
era inviperito e lei stranamente calma. Era una strana sensazione: aver rivisto
Angel le aveva portato rabbia, ma sapere che era lui il colpevole la rendeva
tranquilla. Sapeva contro chi dover combattere.
“William, amore… vieni qui da me…” adesso l’unica
cosa a cui pensava era stare con il suo ragazzo e cercare di tranquillizzarlo.
Il ragazzo si avvicinò ancora furioso.
“Non capisco come possa ancora essere fuori di galera quel maledetto!”
si sedette sul tappeto, fra le gambe di Buffy che stava in poltrona.
“Shhh… non ci pensare per ora. Pensa a me, invece. Sono qui, dietro
di te che ti coccolo. Non ti piace l’idea?” disse lei passando
le dita fra i suoi capelli massaggiandogli la cute. Sentì che William
si stava rilassando sotto le sue mani. Quello che non riusciva a credere era
che anche lei era tranquilla. ‘Mah… stranezze…’
“Mmmm così mi piace proprio Elisabeth.” Disse lui godendo
di quel contatto. Appoggiò la testa sulla coscia della ragazza lasciandosi
cullare. Le mani di Elisabeth scesero verso il collo per poi infilarsi dentro
la maglietta, mentre si chinava per poterlo baciare.
“Sai una cosa, William” disse lei quando si staccarono “Dovrei
essere spaventata, distrutta, decisa a mollare tutto, invece mi sento bene.
Sono tranquilla, anche perché tu sei qui, con me. Grazie.” E
lo abbracciò forte.
Lui si girò verso di lei guardandola negli occhi e poi la baciò
di nuovo. Senza staccarsi da lei la prese in braccio e la portò sul
tavolo della cucina.
“Mmmmm William, che vuoi fare?” chiese lei con voce maliziosa.
“Quello che so fare meglio, passerotto.” E le infilò di
nuovo la lingua in bocca, mentre la spogliava febbrilmente. Nonostante l’incazzatura
per Angel, aveva ancora voglia di fare l’amore con Buffy e non si sarebbe
tirato indietro.
Riley
Finn continuò a seguire Angel e la sua cricca per giorni, era diventato
praticamente la loro ombra. Angel era andato un paio di volte a New Orleans
per incontrarsi con gentaglia che lui conosceva, oltre per seguire, a debita
distanza, Elisabeth, che non sapeva di averlo alle spalle.
Un giorno andò anche in ospedale a vedere come stava Faith: come gli
aveva detto William, la ragazza era più bella dal vivo che in foto,
nonostante il pallore mortale. Distesa su quel letto, con i lunghi capelli
castani che le incorniciavano il volto, aveva una bellezza quasi eterea, gli
ricordò vagamente la Arwen del Signore degli Anelli. Se ne andò
dall’ospedale continuando a pensare alla ragazza.
Continuò a seguire Angel con costanza, ma lui non ne voleva sapere
di fare passi falsi, quindi si dedicò ai suoi amici.
Era sera e Riley si trovava in un bar malfamato di Kenner: vicino a lui, seduto
sul balcone c’era Josh Kennedy, un amico di O’Riley, che si stava
decisamente sbronzando. L’investigatore capì che era il momento
giusto per scoprire qualcosa di decisamente interessante. Accese il piccolo
registratore che portava con se e si avvicinò con andatura da ubriaco.
“Ehi, amico” disse Riley “come va?”
“Che cazzo vuoi? Mica ci starai a provare vero?”
“Guarda che non sono mica finocchio io! È brutto sbronzarsi da
soli e a parte te non c’è nessuno con cui farlo. Brindiamo! A
quelle puttane che sono le donne!” disse Riley alzando un po’
il tono della voce. L’altro rise e alzò il bicchiere.
“A quelle troie!” e bevve tutto ad un fiato la birra rimasta,
poi ne ordinò un’altra.
“E poi dicono che siamo noi i bastardi” continuò Riley
sedendosi vicino a lui. “Io torno a casa dopo una giornata di duro lavoro
e me la ritrovo con le cosce aperte e bagnate davanti ad uno sconosciuto.
Chi è il bastardo adesso?”
“Spero che le avrai fatto quello che si meritava!”
“L’ho lasciata la con quel uccello moscio. Me ne vado, basta,
lascio questo stato del cazzo.”
“Ehi, amico, non si fa così. Noi in California abbiamo un sistema
migliore per trattare con le puttane, sai?”
“Veramente?” Riley ascoltava con più attenzione ora.
“Certo! Se una stronza ti fa fare questa figura di merda, mica gliela
lasci correre. Devi vendicarti. La prendi, la meni e te la riporti a casa,
questo è il metodo migliore. Almeno così pensa Angel.”
Disse Josh con voce un po’ impastata.
“Angel? È amico tuo questo tipo?”
“Sì! Siamo qui per riprenderci quella puttanella della sua ragazza.
Ce la siamo fatta tutti un giro su di lei, dovevi sentire come godeva la cagnetta.
O forse protestava… ma non è importante, amico. Poi questa stronza
se ne è andata lasciando Angel. Ora l’abbiamo ritrovata e sai
che cosa faceva qui? La squillo!” e si mise a ridere forte. “Ma
sembra abbia smesso… nuova vita. Che vada al diavolo!” e bevve
ancora.
“E che ha fatto il tuo amico?”
“È andato con la sua amica, fratello. L’ha galoppata per
bene e poi le ha dato una bella lezione. È finita in ospedale. Così
Buffy sa cosa le succederà se fa una mossa falsa.” E si mise
di nuovo a ridere forte. Riley aveva ascoltato tutto quello che gli serviva
e se ne andò, proprio mentre Josh svenne per il troppo alcool.
‘È così pieno che domani neanche si ricorderà dove
sta, figurarsi se si ricorderà di me. Bene, bene… siamo a cavallo.’
E uscì dal bar fischiettando.
“Amore!”
urlò William dopo aver attaccato il telefono. Elisabeth uscì
dalla stanza con i capelli scarmigliati e nulla addosso.
“Che c’è? Perché urli così a quest’ora?
Torna di la che è meglio.”
“Mi ha telefonato Finn. Dice di avere la registrazione di un tipo che
parla del pestaggio di Faith.” E la prese in braccio baciandole un seno.
“Sul serio? Quindi Angel finirà in galera? Ottimo!” ma
non sembrava così contenta.
“Ehi, che hai?”
“Niente.”
“Elisabeth…” brivido dietro la schiena “Non è
che ci tieni ancora a quel bastardo vero?”
“Spero tu stia scherzando, William! Sono contenta che vada in galera,
solo che vorrei averlo per le mani e sentire da lui quello che le ha fatto.”
“Non è che farai qualche sciocchezza, vero?”
“Ma quale pazzia! Appena il tuo amico avrà abbastanza prove da
sbatterlo dentro lo faremo. Io voglio stare lontano da Angel il più
possibile. Non sono una stupida.” Lui le accarezzò la schiena.
“Questo è quello che volevo sentire.” Si mise sopra di
lei, cominciando a farle un delicato massaggio sulle spalle… alternando
alle mani le labbra. Continuarono a giocare tutta la notte (beati loro…
ndr) .
Capitolo 15
Elisabeth
aveva appena tirato giù la vetrina del negozio: aveva deciso di andare
a mangiare nel ristorante del suo primo appuntamento con William, era tanto
che non ci andava da sola e ne aveva un po’ nostalgia.
Camminava a passo spedito, senza accorgersi che una macchina la stava lentamente
seguendo e che dietro a quest’auto ce n’era un’altra che
chiudeva la fila. La prima auto accelerò e si affiancò alla
ragazza che, sorpresa dal rumore improvviso, si girò. Non riuscì
neanche ad urlare che venne presa per il braccio e trascinata dentro la macchina.
“Che cosa??!!”
“Ciao Elisabeth.”
“Angel!”
Ti ho detto che saresti tornata con me a Sunnydale.”
“Fottiti” sentì sghignazzare il guidatore “ah, ci
sei anche tu Josh? Mi pareva che in questa macchina ci fosse un tasso molto
alto di stupidità!” disse lei velenosa.
“Ehi, amico, falla stare zitta.” Disse Josh arrabbiato.
“Sai bambina, partiamo con il volo di domani, così questa sera
potrai dare un degno addio a questa città… insieme a me e poi
a lui. Merita un contentino, ti pare, piccola?”
“Tanto domani sarai in prigione, Angel”
“Prego?”
“Ti ricordi di aver pestato Faith? Finirai in galera.”
“Ti ho già detto che è la mia parola contro la tua…
nessuno ti crederà” lei sorrise trionfante.
“Ehy, Kennedy, che faccia sbattuta che hai. Bevuto ieri?”
“Io… sì, ma lei come lo sa?” Liam la guardava con
incredulità.
“Il tuo amico stupido ieri sera ha svuotato il sacco ad un microfono,
che questa mattina è andato direttamente alla polizia…”
Vide gli occhi scuri di Liam accendersi di rabbia e poi mollare uno scappellotto
sulla testa di Josh, per poi dare uno schiaffo a Buffy, tanto forte che sbattè
la testa sulla portiera e perse i sensi.
“Bene, se proprio devo uscire di scena, lo farò a modo mio. Vai
avanti come pattuito.”
Buffy riprese i sensi quando Angel le aveva gettato addosso un secchio di
acqua. Si era ritrovata legata al letto e non riusciva a muovere né
braccia né gambe.
“Finalmente ti sei ripresa, cucciolotta. Adesso è arrivato il
tempo di giocare, ti pare.” Liam le era arrivata praticamente a pochi
centimetri dal volto ed Elisabeth gli sputò in faccia. Lui si ritrasse
pulendosi. “Ti ricordavo più affabile. Tornerai quella di un
tempo.” E così dicendo prese a spogliarsi.
“Che cosa vuoi fare? Violentarmi di nuovo?”
“Di nuovo? Mi sa che non ti ricordi bene. Tutto quello che abbiamo fatto
era tra due persone consenzienti.”
“Consenzienti? Ma sei diventato scemo come Josh? Ti rendi conto che
l’ultima sera mi hai dato ai tuoi amici, lurido pezzo di merda. E che
le volte prima non eri capace di farmi bagnare? Non sai neppure scopare!”
Cercò di sputargli in faccia tutto il disprezzo che provava per lui,
anche perché magari avrebbe tardato il momento per prenderla. Non riusciva
a pensare ad altro che non fosse William, tanto che quando lo vide sulla porta,
vicino ad un altro ragazzo dai capelli castano chiaro, pensò fosse
un miraggio.
“Elisabeth!” Miraggio molto realistico, le aveva provocato lo
stesso brivido lungo la schiena…
Riley
Finn vide la macchina avvicinarsi ad Elisabeth e caricarla di forza su. Prese
a seguirli in mezzo al traffico, stando sempre attento a non farsi beccare.
Prese il telefono e chiamò William.
“Blake, il bastardo si è preso la tua ragazza. Li sto seguendo.”
“Dove sei?”
“Stiamo andando verso il porto, sulla riva del Mississippi. Se vanno
al loro personalissimo covo, sono al magazzino 14 est. Ti aspetto davanti,
ok?”
“Ok, ho capito. Arrivo in un attimo.”
Continuò a seguire l’auto davanti a se. Il guidatore non doveva
averlo visto, perché non faceva nulla per seminarlo. Quella mattina
aveva portato il nastro della registrazione di Josh ai detectives che si occupavano
del caso di Faith: erano piuttosto sorpresi e contenti. Subito avevano diramato
l’ordine di arresto per Liam O’Riley e la sua gang, solo che,
dopo essere andati a Kenner, non li avevano trovati. Riley aveva intuito che
l’unica possibilità per trovarli era di stare appiccicato ad
Elisabeth Summer. Infatti eccoli li a cercare di rapirla. Bene, anni in più
di galera. Quando arrivò al magazzino aspettò un po’,
prima che arrivasse William. lui sapeva già come poter entrare, perché
nei giorni precedenti, seguendo Angel, spesso si era ritrovato lì e
quindi aveva avuto il tempo di fare un sopralluogo. Vide avvicinarsi una De
Soto nera e scendere come una furia il suo proprietario.
“Dov’è quel bastardo?” Riley fece un gesto con la
testa verso l’interno del capannone. “Andiamo.” L’investigatore
sentì come un rumore di ferraglia provenire dal suo cliente, ma non
chiese nulla. Entrarono silenziosamente nel magazzino, ma si ritrovarono subito
gli amici di Angel davanti.
“Ciao ragazzi!” disse Riley con calma.
“Ehi, è il tipo della sbornia di ieri sera. Ciao! Ancora un giro?”
disse Josh tranquillo.
“Magari quando sarete in galera ti porterò le sigarette.”
Disse lui sorridendo.
“Sentite, la smettete con questi convenevoli? Dov’è Elisabeth?”
urlò William infuriato. I ragazzi capirono che quei due erano lì
per un motivo ben chiaro. Si avventarono contro di loro, pugni levati, ma
non ci misero molto a finire al tappeto, uno con il naso rotto, uno con una
profonda ferita allo zigomo e l’altro con la tempia che perdeva sangue.
Solo Josh aveva alzato le mani in segno di resa.
“Forse non sei così stupido come credevo.” Disse Riley.
Poi sentirono provenire da una porta le urla di Buffy.
“Consenzienti? Ma sei diventato scemo come Josh? Ti rendi conto che
l’ultima sera mi hai dato ai tuoi amici, lurido pezzo di merda. E che
le volte prima non eri capace di farmi bagnare? Non sai neppure scopare!”
“La tua ragazza è proprio una signora, eh Blake” disse
per scherzare Riley, ma si zittì subito vedendo che fulminata gli stava
lanciando William. Aprirono la porta e videro Buffy legata al letto e Angel
che si stava spogliando.
“Elisabeth!”
William
si avventò su Angel. Lo voleva picchiare a sangue. Angel schivava spostandosi
di lato, ma non riuscì ad evitare un dritto direttamente nello stomaco
e la ginocchiata a seguire. Intanto Riley era andato a liberare Elisabeth
con un coltellino per tagliare le funi. Angel si era rialzato faticosamente
e assestò un pugno in faccia a William.
“E tu chi saresti?” chiese Angel mentre William si riprendeva.
“Io sono il fidanzato di Elisabeth.”
“E quanto ti paga per il servizio completo?” disse Angel con voce
cattiva.
“Nulla, deficiente. Lei ha smesso!”
“Come no! Appena potrà ti mollerà per aprire le cosce
ad un altro. Pensi che non la conosca?”
“Esattamente! Tu non sai nulla di lei, perché a te non importa
niente di lei!” e si buttò su Angel che non riuscì a schivarlo.
Erano entrambi a terra con William che sovrastava Angel. Cominciò a
prenderlo a pugni e intanto gli parlava.
“Tu… sei solo… un bastardo! Hai mandato in ospedale Faith
che non c’entrava nulla! E, ancora più grave, pensi che Elisabeth
sia di tua proprietà. Tu non potrai mai averla perché non la
hai mai amata come lei amava te!”
“E pensi che quella puttana ti possa amare dopo aver amato me? Io so
com’è lei: quando è con te lei pensa a me!”
“Vuoi dire che quando glielo infilo dentro e urla ‘William‘
vorrebbe dire Angel? Non credo proprio.” Gli assestò un ultimo
cazzotto e si alzò. Angel aveva il volto tutto rosso, con i lividi
sparsi e una fuoriuscita copiosa di sangue dal labbro. William si accese una
sigaretta, mentre Elisabeth gli si avvicinò e lo abbracciò.
“La differenza tra te e me, Liam, è che io amo Buffy, la amo
sul serio, mentre per te era solo un giocattolo.” Prese dalla tasca
una manciata di chiodi arrugginiti. “Tienili, così ti ricorderai
di me, di Spike!”
In quel momento entrarono i detective Oz e Fred.
“Liam O’Riley, lei è in arresto per aggressione, tentato
omicidio e sequestro di persona.” Mentre Oz finiva di leggere i diritti
ad Angel, Fred si avvicinò ad Elisabeth.
“Tutto bene, miss Summer?”
“Sì, grazie.” Rispose la ragazza.
“Se la sente di venire subito in centrale per la deposizione?”
“Ovvio! Prima Liam finisce in galera e prima sarò contenta!”
Il telefono di William squillò.
“Pronto…Sì…sì…perfetto! Sì, veniamo
appena possibile. Grazie, grazie.” Con un gran sorriso si avvicinò
ad Elisabeth. “Faith si è svegliata!” Buffy scoppiò
in lacrime di gioia.
“Oh Dio, finalmente!” e si strinse addosso al suo ragazzo, mentre
Angel veniva trascinato via.
“Amore, come mi hai trovato?” chiese Elisabeth uscendo dal magazzino.
“Ringrazia Riley Finn. Ti è stato appiccicato per tutto il giorno.”
E videro Riley tranquillo che li aspettava fuori guardando il fiume.
“Riley? Si chiama come Liam.”
“Sì. Pensa che curiosità…”
“Tu sei Riley, allora. Grazie per tutto quello che hai fatto per me.”
e lo abbracciò, mentre lui arrossiva.
“Dovere, miss Summers. E poi già pregusto l’uscita con
la signorina Edwards appena lei potrà.”
“Devi uscire con Faith?”
“Il signor Blake ha promesso di farmela conoscere.” Buffy guardò
sorpresa William.
“Che c’è? Anche lei ha bisogno di un ragazzo!” E
sorrise.
Epilogo
Elisabeth
e Faith erano nel loro appartamento. Si stavano preparando ad uscire: avevano
un galà importante alla Blake Industry e dovevano essere perfette.
Elisabeth indossava un abito lungo di satin violetto, mentre Faith aveva optato
per un elegante vestito blu scuro con una profonda scollatura sulla schiena.
Alle otto e mezza precise, suonò il campanello: i loro accompagnatori
erano arrivati. Presero le borsette e scesero. Di sotto una limousine nera
le aspettava e a tenere aperte le portiere c’erano loro: William era
splendido nel suo smoking nero, nonostante i capelli ossigenati, mentre Riley
sembrava un po’ a disagio nel gessato grigio che si era comprato. Entrambi
tenevano in mano una rosa a gambo lungo.
“Ben arrivate, ragazze. Andiamo?” chiese William. le due amiche
annuirono sorridendo ed entrarono nella macchina. Elisabeth baciò William
sulle labbra e Faith lo fece sulla guancia di Riley.
“Siete splendide questa sera!” Disse William. “Più
del solito!” e rise.
“Grazie William. Ci siamo preparate così solo per tuo padre.”
Disse allegra Faith. “E tu, Riley, non mi dici nulla? Non ti piaccio?”
L’investigatore arrossì violentemente.
“Sei molto graziosa Faith, ma non metterti questo domani in ufficio.”
Elisabeth e William scoppiarono a ridere fragorosamente. Vedere un uomo grande
e grosso come Riley arrossire come un dodicenne e fare il timido li faceva
morire.
“Ehi, sono qua bella come il sole e l’unica cosa che ti viene
in mente è il lavoro? Sei senza speranze, capo! E comunque è
ovvio che non lo porto sul lavoro. Stonerebbe: si è mai visto una segretaria
di un investigatore privato che può permettersi un vestito del genere?”
disse Faith scuotendo la testa.
“Spiegami cosa succede questa sera, Blake.” Cercò di svicolare
Riley.
“È una festa in onore di mio padre. Si è ripreso completamente
e festeggia i venticinque anni di direzione della Blake Industry. In più
daremo i nuovi dati della casa editrice, che, non per vantarmi, sta andando
alla grande, quindi un doppio festeggiamento.” I tre presenti cominciarono
ad applaudire. “Grazie, grazie… ma ho voluto che ci foste qui
anche voi” e così dicendo guardò Faith e Riley “perché
siate i testimoni di un momento per me importante.” Si sfilò
dal mignolo il suo anello d’argento e si girò verso Buffy. “Elisabeth,
è vero che ci conosciamo solo da un anno, oppure già da un anno,
vedi tu, ma io sono qui, davanti a due persone che ci hanno permesso di stare
assieme, per chiederti una cosa importante: vuoi venire a vivere con me?”
Elisabeth vide che i suoi occhi blu erano in agitazione. Si vede che ci teneva
molto alla sua risposta. Continuava a guardarlo senza dirgli niente, solo
sorridendo di più.
“Certo! Sì!” e gli saltò letteralmente al collo,
mentre i due amici presero di nuovo ad applaudire. William prese la mano di
Elisabeth e le infilò all’anulare l’anello di argento.
“Certo che ti sei sprecato, William. Potevi almeno chiederle di sposarti!”
disse Faith.
“Credo che il matrimonio possa aspettare, almeno per ora.” Rispose
invece Elisabeth.
“Magari vi sposate prima voi!” Esclamò William, facendo
di nuovo arrossire il povero Riley.
“Se aspettiamo questo qui, siamo freschi. Però è tenero
non vi pare?” Lo prese in giro Faith. Gli altri risero con lei.
“Anche io voglio brindare ad una cosa importante.” Disse Buffy.
Gli altri la guardavano curiosi.
“Voglio brindare al fatto che l’altra settimana il ‘caro
‘ Angel è stato condannato! Ce lo siamo levato dalle scatole
per almeno quindici anni!”
“Ma avevamo già brindato con papà…” rispose
William.
“Sì, ma non con loro.”
“Avete detto al padre di William che lavoro facevi, Buffy?”
“Sì, non volevo continuare a mentirgli, in fondo è sempre
stato gentile con me. non lo trovavo giusto, ecco.” Rispose Elisabeth.
“Certo che siete una gran coppia…” disse Riley e questa
volta Faith non aveva proprio niente da obiettare.
Elisabeth guardò William e mentalmente ringraziò il cielo per
avergli dato quella seconda possibilità di vita.
Fine