
Subject:
AU
(tutti umani)
Warnings for: Stupro,
Violenza .
Rating:
NC17
deciso
Genere: Romance, Angst.
Lunghezza:
24
capitoli (26855 parole)
Summary: Buffy non riesce
a reagire alle violenze del suo ragazzo Parker. Spike, cotto di lei
da tempo, appena lo viene a sapere inizierà ad aiutarla ad uscirne,
aiutato dai suoi amici Angel, Faith, Riley e Gunn
Link dove trovare la ff in originale:
http://spikeluver.com/SpuffyRealm/viewstory.php?sid=9176

Forgive me father, for I have sinned
Capitolo
1 - conoscendoti
“Spike!”
Gettando
I suoi libri nel sedile dietro della propria auto, l’uomo si voltò
per guardare la giovane donna che stava trotterellando verso di lui.
“Si rossa?” rispose Spike, guardando Willow confuso mentre
lei raggiungendolo diventò immediatamente nervosa.
La guardò meglio sfregarsi le mani “Hai presente la mia
compagna di stanza, Buffy Summers?”
Spike
alzò un sopracciglio. Cerco che sapeva chi era. Sarebbe stato
cieco a non notare quella bellissima bionda “Si, so chi è…
c’è una ragione particolare per cui me lo chiedi?”
“Potresti… beh, sai…”
“Sputa il rospo rossa” disse sorridendo
“Penso che sia nei guai”
Spike inclinò la testa, mentre il suo sorriso lentamente svaniva
guardandola confusa “Che intendi con ‘guai’?”
“Ho promesso che non avrei detto niente…”
“Quindi tu non pensi che sia nei guai, lo sai, visto che c’è
qualcosa che non dovresti dire?”
Willow distolse lo sguardo sentendosi colpevole “Pensi che potresti…
magari… conoscerla?”
“Conoscerla?” rispose “Non ci siamo nemmeno mai parlati”
”Per favour” lo pregò Willow “Se inizia a fidarsi
di te, magari può aprirsi e puoi darle una mano”
“Che hai in mente?”
“Sarà al dormitorio stasera” disse Willow, avendo
già un piano “Avrò bisogno che tu ti fermi a ‘prendere
un libro in prestito’. Non ci sarò, e tu e Buffy potrete
parlare. Almeno sarà un inizio”
Spike sembrò pensarci un momento “Mi sentirei meglio se
sapessi che succede”
“Lo so… ma ho fatto una promessa e devo mantenerla. Fidati
di me. Non sarà difficile accorgersene”
Spike annuì “Va bene Rossa, a che ora vado?”
* * * * *Spike bussò alla porta del dormitorio quella sera, passandosi
nervosamente le mani sui jeans. ‘Per l’inferno, idiota’
pensò ‘Ti stai comportando come se non fossi mai stato
in camera di una compagna di università’
La
porta si aprì rivelando la donna per cui sbavava da oltre un
anno. Sembrava comoda in jeans e una lunga maglietta nera, i suoi lunghi
capelli di miele erano tenuti su da un elastico e non aveva un briciolo
di trucco. A Spike si mozzò il fiato in gola mentre lei lo guardava
confusa.
”Spike?”
Si riprese velocemente sentendole dire il suo nome
“Sei Spike, no?”
“Si” rispose, trovando la voce “Uhh… si…
c’è Willow?”
“Umm… è uscita. Dovrebbe tornare in un oretta”
Spike si guardò intorno prima di incontrare i suoi occhi di nuovo
“Ti dispiace se aspetto? Dovrei prendere un suo libro, e se torno
a casa non faccio in tempo ad arrivare che dovrei già ripartire”
Buffy sembrò esitare, ma le sue difese calarono col suo sorriso
genuino. “Certo” disse sorridendo, facendogli posto per
entrare
“Grazie, passerotto” disse sorridendo
Prese
posto alla sedia della scrivania, non voleva farla sentire a disagio
sedendosi su uno dei letti, e la guardò chiudere la porta e superarlo
“Tu e Willow avete un corso insieme?” chiese Buffy, sedendosi
sul suo letto e incrociando le gambe.
“Psicologia” rispose annuendo
“La tua specializzazione?”
“Come lo sai?”
Buffy scrollò le spalle “Immagino perché ti ho guardato”
Spike abbassò lo sguardo al suo spolverino di pelle nera, jeans,
camicia e stivali prima di guardare di nuovo lei con un sorriso alzando
il sopracciglio.
Arrossendo, con un sorriso innocente sul volto, Buffy spiegò
“Non intendevo il tuo aspetto fisico” chiarì “Qualcosa
nei tuoi occhi”
Era
il turno di Spike di arrossire, e distolse in fretta lo sguardo perché
lei non se ne accorgesse, cercando di mantenere l’immagine di
‘grande cattiv’. Osservando la stanza, vide una foto sulla
scrivania, Buffy nelle braccia di un altro uomo. Riconobbe il tipo e
la fissò un momento prima di guardare la ragazza.
”Fidanzato?” chiese, inclinando la testa verso la foto.Buffy
si tese visibilmente “Si” disse piano mordendosi il labbro
Spike strinse gli occhi, studiando attentamente la sua reazione “Lo
conosco” disse piano, tastando il terreno “E’ negli
Zeta Kappa, vero?”
Buffy deglutì prima di annuire.
“Penso di averti vista a qualcuna delle loro feste” continuò
“Tu non sei in quella casa” disse confusa
“No, sono della Sigma” rispose
Buffy annuì mentre Spike la studiava “Parker?”
Vide Buffy fremere “Um… si… si, Parker Abrams”
L’espressione
di Spike si scurì quando ricordò che Willow gli aveva
ditto che il problema non era difficile da capire “Da quanto state
insieme?” chiese
“Circa un anno” disse piano
“Davvero? Non ti ho vista con lui tutto questo tempo”
“Sono stata solo a un paio di feste” rispose “Non
mi piace molto la vita nella fratellanza”
Spike
lo dubitava. Quella ragazza sembrava infondere vita in ogni cosa avvicinasse,
e quell’ambiente sembrava perfetto per lei. Guardandola con interesse
mentre si spostava verso il proprio cuscino, era ovvio che non le piaceva
quella conversazione, e provò compassione per lei
“Qual è la tua specializzazione, amore?”
Buffy si rilassò visibilmente guardandolo di nuovo “Fotografia”
disse con un sorriso, ovviamente amava la sua scelta.
“Paparazzi?” chiese con un sorriso mentre lei rideva, scaldandogli
il cuore.
“no” disse scuotendo la testa
“Hmm” Spike si mise la mano sul mento in posizione pensosa
“Moda?”
Buffy rise ancora “No”
Schioccando le dita, Spike continuo “Ci sono. Foto di paesaggi
per I calendari”
“Fai schifo in questo” lo provocò
“Lo so, fai meglio a dirmelo perché la mia prossima supposizione
era che tu fossi una di quelle che vestono i cani in modo divertente
per le cartoline”
Buffy rise ancora, sempre più forte “Voglio aprire un mio
studio” disse sorridendo
Spike annuì “Beh magari mi ci sarei avvicinato” rispose.
“Certo” disse sarcastica
Rimasero
entrambi in confortevole silenzio per un momento prima che Spike parlasse
ancora “Niente programmi per stasera?”
“Non penso” disse piano, ricevendo una strana occhiata da
Spike “Voglio dire, Parker potrebbe passare più tardi”
Il nervosismo si sentì di nuovo nella sua voce, e Spike potè
a malapena annuire, lasciando cadere il soggetto. Stava per parlarle
di nuovo quando la porta si aprì
“Hqy, Buff! Oh, Spike, scusa sono in ritardo” disse fingendo
bene “Spero che tu non abbia aspettato molto”
“No” disse Spike alzandosi “Almeno non mi è
sembrato”
“Sono certa che Buffy sia stata di buona compagnia” disse
scambiandosi un sorriso con l’amica.
“Certo che lo è stata” disse sorridendole, e rallegrandosi
quando la vide arrossire e distogliere lo sguardo.
Si
voltarono tutti al bussare della porta. Willow, essendo più vicina,
l’aprì. E Spike vide la sua espressione scurirsi “Non
sapevo venissi” disse, incurante di non averlo invitato.
“Devo prendere Buffy”
Spike si volto verso la bionda, visibilmente sbiancata. Fece un passo
verso di lei, gelando quando lei si spostò.
“Sono pronta, Parker” disse prendendo una giacca e sorridendo
lievemente a Spike prima di andare verso la porta.
Spike si avvicinò a Willow, sentendosi gli occhi di Parker addosso.
”Abrams” disse Spike in un freddo saluto
Parker guardò il biondo ossigenato “Spike” rispose
con un freddo cenno prima di guardare Buffy “Andiamo”
Buffy annuì, salutando piano prima di lasciare la stanza.
Spike
si voltò verso Willow mentre chiudeva la porta dietro di loro
“Sei riuscito a parlarle?” chiese preoccupata
“Si è tesa ogni volta che il nome dell’idiota veniva
fuori”
Willow annuì.
“Cosa ti ha detto Rossa?” le chiese in un tono che non permetteva
no
“Che l’ha colpita una volta” disse lei piano, ovviamente
stressata dal violare le confidenze con l’amica.
“E tu non pensi dica la verità?”
“Sono entrata mentre si stava cambiando una settimana fa…
la sua schiena era completamente blu e nera” disse piano “E
indossa sempre più spesso maglioni lunghi e… ci sono state
altre volte in cui ho notato che non mi diceva la verità”
Gli occhi di Spike si annebbiarono dalla rabbia mentre serrava i pugni.
“Non vuole lasciare che nessuno l’aiuti… non pensa
di aver bisogno di aiuto”
“Penso che dobbiamo farle cambiare idea, non credi?”
Capitolo
2 - giudizi
“Conoscete un tizio di nome Parker Abrams?” chiese Spike
più tardi quella sera mentre sedeva con gli amici nel soggiorno
della casa della confraternita maschile.
Angel O’Shea staccò gli occhi dalla Tv, guardando attentamente
l’amico “Non è esattamente il più brillante
ragazzo del gruppo. Perché vuoi saperlo?”
“L’ho
incontrato oggi,” disse Spike. “Non mi ha dato delle buone
sensazioni.”
“Non
è mai stato interessato davvero a parlare con qualcuno,”
disse Angel. “A meno che non siano donne a cui si può infilare
in mezzo alle gambe.”
“Mai
sentito che lui sia stato violento?” Spike andò dritto
al soggetto, prendendo un sorso di birra.
Questo attirò l’attenzione degli altri uomini nella stanza.
Riley Finn, Charles Gunn, e Angel lo guardarono attentamente mentre
Spike fissava la televisione.
“Violento?” chiese Riley. “A volte a fatto a pugni,
ma non lo conosco molto .”
“C’è
una particolare ragione perché ci stai chiedendo questo?”
chiese Gunn.
Spike prese un profondo respiro, rievocando silenziosamente la storia
prima di parlare. “Bene, sarò diretto con voi. Una ragazza
che conosco mi ha fermato oggi dopo la lezione e mi ha chiesto di fare
attenzione a una sua amica.”
“Perché
te?” chiese Angel.
“Non lo so veramente, lei è solo preoccupata per la sua
amica,” disse Spike con un’alzata di spalle.
“Suppongo che questa amica si stia vedendo con Abrams,”
disse Riley.
Spike accennò col capo, sentendo una morsa allo stomaco all’idea
che lei era fuori con lui adesso, possibilmente soffrendo.
“Buffy Summers.”
Gli
occhi di Spike si spostarono immediatamente su Angel mentre diceva il
nome dell’oggetto dei suoi pensieri.
“Come-”
“La
conosce Faith,” rispose Angel menzionando la sua ragazza.
Spike prese un profondo respiro. “Non avete sentito nulla da me”
disse quietamente. “E per favore non lo dite a nessuno. Penso
che solo la sua compagna di stanza sa qualcosa, e non voglio che si
arrabbi con me per averlo detto.”
“Non
è quella ragazza di cui è cotto Spike?” chiese Gunn
guardando per la stanza.
Si scambiarono degli sguardi ma nessuno parlò.
“Mi stai dicendo che questa pollastrella è nei guai, ma
non stai andando a casa del tipo con pistole fumanti?” chiese
Gunn a Spike.
“Credimi, il pensiero mi ha sfiorato,” rispose Spike. “Ma
non penso che lei sappia se vuole uscire dalla relazione, e se faccio
qualcosa all’idiota… e poi lui se la prende con lei?”
*
* * *
Buffy
rientrò in silenzio nella stanza del dormitorio, sperando di
non svegliare l’amica. Chiudendo piano la porta dietro di se,
attraversò la stanza.
“Buffy?”
“Sono
io, Wills” bisbigliò lei aprendo uno dei suoi cassetti.
“Mi dispiace. Non volevo svegliarti.”
“Ero
sveglia,” rispose Willow, sedendosi e accendendo la lampada vicino
al letto. La stanza si illuminò, e Willow studiò l’altra
ragazza.
Facendo un giro per la stanza, Buffy poteva sentire gli occhi di Willow
su di se mentre si muoveva, ma rifiutò di incontrare il suo sguardo.
Finì di prendere il pigiama e lo spazzolino da denti e riattraversò
di nuovo la stanza.
“Cosa?” alla fine chiese con voce molle.
“Stai zoppicando.”
Chiudendo
gli occhi con una mano sul pomello e l’altro che stringeva i vestiti,
Buffy era spaventata di doversi voltare e affrontare l’amica.
Troppo spaventata di vedere il giudizio silenzioso brillare negli occhi
di Willow. Sapeva che non c’era mai stato – tutto quello
che aveva visto era solo appoggio - ma sapeva che Willow non avrebbe
retto per molto.
“Sono inciampata,” mormorò Buffy, spalancando la
porta e chiudendola rapidamente dietro a se, attraversando il corridoio
verso il bagno.
Willow chiuse gli occhi, sentendo il dolore venire dalla sua migliore
amica. Ricordava ancora la prima notte che Buffy ritornò dopo
una discussione con Parker. La contusione vicino all’occhio, il
taglio sul labbro, e il modo in cui si teneva il braccio ferito contro
il corpo, tentando di non muovere la spalla. Quella notte era radica
nella memoria di Willow come una delle cose più impressionanti
a cui avesse mai assistito, e aveva assistito solo al danno e alla conseguenza.
Buffy aveva mentito.
Aveva detto a Willow che era caduta dai gradini, e Willow lasciò
che Buffy pensasse che l’avesse creduta. Ma era stata in silenzio
abbastanza a lungo. La situazione che non sarebbe mai dovuta iniziare,
adesso era arrivata ad un punto in cui Willow temeva che la sua amica
non sarebbe ritornato una notte. Ecco perché l’aveva detto
a Spike. Molte persone lo evitavano, ma aveva anche compassione negli
occhi, ed era ciò di cui Buffy aveva bisogno in quel momento…
tra le altre cose.
* * * * *
Fissandosi
nello specchio di bagno, Buffy guardò il suo riflesso, non vedeva
più la donna che era stata. Vedeva la donna che era adesso -
la paura sul viso, gli occhi senza vita.
Quando Buffy andò ad un appuntamento con Parker l’anno
prima, commise lo sciocco errore di dormire con lui, volendolo compiacerlo.
Ma l’errore peggiore fu quando lui tentò di scaricarla
la mattina dopo, ma lei divenne più legata, aggrappandosi a lui
finché non iniziarono una relazione. Non c’era giorno in
cui non desiderasse poter tornare indietro e cambiare la sua vita.
Lei si sentiva privata dall’emozioni.
L’unica sensazione che conosceva era il dolore.
Quando Parker cominciò a colpirla, Buffy immediatamente si allontanò,
decisa a non rimanere in ‘questa’ relazione. Lui l’aveva
seguita scusandosi e dicendo quello che adesso sapeva essere un’
abitudine: ‘non succederà di nuovo ‘; ‘non
so quello che mi è successo ’; ‘non avrei mai voluto
colpirti così forte ‘.
E Buffy l’aveva ripreso. Persone potevano dare giudizi su questa
situazioni come volevano. Possono continuamente dire ‘se loro
fossero nella sua posizione… ‘
Ma non succedeva… non c’erano.
Nessuno sapeva come avrebbe reagito in quella situazione finché
non ci si fossero trovati.
Staccando lo sguardo dal suo riflesso, Buffy non voleva pensare a Parker
o a se stessa. Si sentiva morta. Era dura e voleva stare così.
Era l’unico modo in cui poteva sopravvivere. Non poteva lasciare
Parker - era andato troppo oltre il punto di non ritorno.
Buffy non aveva più sentito la scintilla di vita da quando l’abuso
era aumentato sei mesi fa. Una scintilla che si era riaccesa dopo una
semplice conversazione con un uomo con cui non aveva mai parlato prima
di oggi.
Capitolo 3 - interazioni accidentali
Spike
attraversò il campus, sollevato di aver terminato un’altra
lunga e tortuosa settimana di scuola. Aprendo la macchina, gettò
velocemente i libri nel sedile dietro e stava per sedersi al posto di
guida quando notò la bionda.
Con
un sorriso riservato, chiuse di nuovo la macchina e corse verso la biblioteca
in cui era sparita. Rallentando il passo, attraversò la porta
e si guardò intorno. Fremette non vedendo Buffy ma decise di
fare una passeggiata casuale per l’edificio.
La biblioteca era di tre piani. Quello principale aveva i computer,
sopra c’erano i periodici.
‘Ha detto che la sua specializzazione è fotografia’
pensò ‘Probabilmente è giù’
Raggiungendo le scale, scese velocemente e osservò tutta l’area.
Stava per voltarsi e tornare su quando la vide seduta su uno scaffale
con un libro in grembo.
Andando verso di lei, prese il libro più vicino che poteva raggiungere
e continuò a camminare.
“Buffy” la salutò, fingendosi sorpreso “Non
mi aspettavo di vederti qui” continuò, mentre lei alzava
gli occhi attonita.
”Spike” disse piano, alzandosi in piedi.
“Come stai, amore?”
Guardandolo curiosa, si chiese se aveva sentito preoccupazione nella
sua voce o se l’aveva solo immaginata.
“Sto bene” disse sorridendo leggermente superandolo
Spike la guardò un momento, stringendo i denti quando la vide
zoppicare leggermente.
“Ti sei fatta male” disse piano, e lei si fermò qualche
passo più avanti.
Buffy si voltò per affrontarlo, sentendo il fiato mozzarlesi
in gola quando lui le si avvicino “S-sono caduta” rispose
piano “Non è un gran problema”
“Sei caduta?” ripetè incredulo
Cercando di annuire leggermente, Buffy cambiò argomento “Cosa
stai leggendo?” chiese, prendendogli il libro di mano. Spike notò
il suo sorriso sorpreso quando alzò gli occhi per guardarlo “Cercavi
questo libro?”
“Si” disse Spike, leggermente confuso.
“Cercavi ‘I passi estenziali di ostetricia e ginecologia?”
chiese quasi ridendo.
Spike spalancò gli occhi, maledicendosi per non aver controllato
che libro prendeva “Ud… si… corso di salute”
rispose, grattandosi nervosamente il retro della testa.
“Corso di salute?” chiese scettica sull’orlo delle
risa
“Si” disse spike, rimettendo il libro in uno scaffale a
caso “Um… non per me... il mio amico Xander mi ha chiesto
di prenderglielo”
“Davvero?” disse lei sorridento
“Si” disse difensivo mettendosi le mani in tasca “Non
mi credi?”
Buffy si morse il labbro per non scoppiare “Beh, se il tuo amico
Xande ne ha bisogno ha più senso prenderlo invece di rimetterlo
giù”
Spike era senza parole “Um… beh… vedi… oh chissene
frega. Ti ho vista entrare e volevo parlarti”Buffy non nascose
la sorpresa nei proprio occhi, ma Spike fu sorpreso di vederla arrossire
e sorridere “Di cosa volevi parlarmi?” chiese
“Niente in particolare” disse con voce bassa, sentendosi
soddisfatto della sua reazione al flirt “Sono stato molto bene
ieri”
Stringendosi il libro al petto, Buffy si morse il labbro guardando il
pavimento “Anche io” sussurrò.
“Se lo facessimo di nuovo qualche volta?” chiese, alzandole
gentilmente il mento per guardarlo mentre con l’altra mano le
toglieva di dosso il libro e lo metteva in uno scaffale a caso, per
potersi avvicinare senza che si sentisse minacciata.
Buffy spalancò gli occhi prima di iniziare a scuotere la testa
“io… non posso”
“Voglio solo conoscerti, piccola” sussurrò, accarezzandole
il mento e sorridendo quando lei chiuse gli occhi per il suo tocco gentile.
Era passato tanto tempo dall’ultima volta in cui Buffy provò
qualcosa per un uomo tenero, e quasi le venne da piangere
“Devo andare?” disse piano, non volendo andare veramente.
“Dovere e volere sono due cose diverse” disse con voce roca.
Buffy si spostò riluttante “Devo andare” ripetè,
lasciandolo intuire che non voleva.
Spike prese un respiro “Quando posso vederti di nuovo?”
Trattenne il respire, aspettando una risposta, sapendo che stava prendendo
un grosso rischio e lei poteva non sentire nulla oltre ad amicizia verso
di lui.
“Non lo so” sussurrò.
Spike perse un battito cardiaco, non gli aveva detto no. Aveva uno sguardo
che gli faceva venire voglia di prenderla fra le braccia e non lasciarla
più andare.
“Buffy” disse gentilmente “Voglio che tu sappia, che
se mai vorrai parlare…”
Si fermò, lasciando che le parole non dette volassero nell’aria.
Buffy inalò pesantemente annuendo, voltandosi.
“So di Parker” disse, prendendo un altro grosso rischio.
Buffy serrò le spalle sentendo il nome del suo ragazzo “Non
sai niente” disse, continuando a voltargli le spalle con leggera
rabbia nella voce.
Spike fece un passo verso di lei, voleva confortarla ma sapeva che era
meglio controllarsi per ora “So che hai paura ogni volta che lo
si nomina”
Buffy si voltò con le lacrime agli occhi “Spike…
ti prego, resta fuori da questo… per favour” disse, sapendo
che stava implorando ma non le importava.
“Non posso farlo, piccola”
“Devi” disse tradendo il proprio panico mentre i nervi cedevano.
“Perché?” le chiese.
”Perché se non lo fai, ti ucciderà”
“Posso prendermi cura di me” insistette, non spaventato
dalle minacce di quell’idiota. Gli uomini che picchiavano le donne
non erano esattamente noti per riuscire a picchiare altri uomini. E
se ci avesse provato avrebbe avuto la sua risposta. ‘Lo seppellirei
vivo’ pensò, considerando cos’aveva fatto a Buffy.
“Ti prego, Spike”
“Non si avvicinerà a me, Buffy. E se lo fa non mi spaventa.
Non è nella posizione di toccarmi, tantomeno di uccidermi”
“Allora ucciderà me”
Capitolo 4 - rompendo
Buffy
si affrettò verso il dormitorio, sentendosi rilassata dopo mesi.
Vedere Spike in biblioteca aveva svegliato qualcosa in lei che pensava
fosse morto da molto. Comprese che una parte di lei era viva. Una parte
voleva vivere ed era una cosa che pensava non esistesse più.
Il leggero sorriso si disintegrò dal suo volto e il cuore le
cadde nello stomaco quando si avvicinò al dormitorio e vide Parker
camminare fuori dalla porta. Prendendo un profondo e tremante respiro
Buffy raddrizzò le spalle e camminò verso il suo ragazzo,
costringendosi a sorridere quando si avvicinò.
“Dove sei stata?” ringhiò Parker quando la vide.
La voce era bassa, ma lei vide la rabbia balenarli negli occhi, e la
rese ancora più tesa.
“In biblioteca,” disse Buffy con un bisbiglio mite.
“Vieni,” disse Parker, afferrandole forte il braccio conducendola
verso il parcheggio.
Tentò di mantenere il suo ritmo perché non voleva irritarlo
ancora di più.
‘Cosa ho fatto adesso? ‘ pensò lei miseramente, prima
che un altro pensiero aleggiasse attraverso il suo cervello. ‘Cosa
non ho fatto? ‘
Spalancando la portiera della macchina, Parker la gettò praticamente
nel veicolo, sbattendo la portiera e non preoccupandosi che questa colpì
la spalla di Buffy. Lei ansimò per dolore ma rimase in silenzio
quando lui si sedette nel posto del conducente. Si accorse che era insolitamente
silenzioso, e quello la stava terrorizzando più delle sue grida.
Il suo labbro inferiore tremò quando si fermarono alcuni minuti
più tardi di fronte alla casa della confraternita. Uscendo rapidamente
dalla macchina prima che avesse l’opportunità di estrarla,
Parker le afferrò il polso e la strattonò verso l’edificio.
Lei chiuse gli chiusi mentre fu trascinata nella stanza e gettata contro
la porta quando si chiuse dietro a loro.
Era intrappolata.
Era sempre intrappolata quando la portava qui.
Dopo tutti - i fratelli restavano insieme. Non si preoccupano per un
bastardo abusivo. Non gli importava visto che il padre di lui possedeva
praticamente la maledetta casa.
“Eri con Atherton?”
“Chi?” chiese Buffy quietamente, il nome che le sembrava
solo vagamente familiare mentre attraversava il suo cervello terrorizzato.
“Spike Atherton,” disse Parker, sputando praticamente fuori
il nome.
Gli occhi di Buffy si sposarono brevemente per la stanza prima di scuotere
la testa per dire ‘no ‘. Poté sentire quasi il colpo
prima che Parker la colpisse con il retro della mano. La guancia esplose
per il dolore, la bocca aperta per l’aria e gli occhi pieni di
lacrime.
“Bugiarda!” gridò Parker, spingendole la testa contro
la porta. “Pensi che lui sia il tuo cavaliere con la brillante
armatura, Buffy? Pensi che qualcuno possa amare un pezzo usato di immondizia
come te?”
Sentendo le lacrime scendere mentre le labbra di Parker si spostarono
sulle sue, la stava praticamente soffocandola con la sua ferocia. staccandosi
lasciò Buffy ansimare per l’ossigeno, mise le mani ai lati
del suo viso, e lei si fermò, aspettando che spingesse di nuovo
la sua testa contro le porta. Invece, la fronte di Parker si appoggiò
sulla sua, le mani le accarezzarono dolcemente il viso. “Pensi
che qualcuno possa amarti come faccio io?”
Buffy prese un respiro tremante. “No,” bisbigliò
lei, tentando di non fissarlo in viso. Il baratro vuoto nei suoi occhi
la stava terrorizzando più di tutto il dolore che le poteva infliggere.
“Ti amo, Buffy. Lo sai, vero?” chiese Parker con una nota
disperata e bisognosa nella voce.
Lei accennò col capo, sentendo le sue labbra pigiare di nuovo
sulle sue per un bacio più corto. “Non puoi fare questo,
Parker” bisbigliò. “Per favore smetti.”
“Lo voglio,” disse lui con così tanta onestà
che la speranza fiorì nel cuore di Buffy. “Dimmi che mi
ami.”
Respirando pesantemente, Buffy guardò il pavimento. “Ti
amo,” bisbigliò, lo stomaco che le si contorceva mentre
diceva quelle parole. “Ma devi avere fiducia in me.”
Il pugno arrivò dal niente, colpendola sullo stomaco, facendola
ansimare per l’aria. “Perché dovrei avere fiducia
in te, quando non mi dai nessuna ragione per farlo, cagna!?”
“Parker,” frignò Buffy, piegandosi su se stessa per
proteggersi. “Tu hai solo detto… solo…”
“So cosa ho detto,” sibilò lui. “Ma quando
pensi di poter andare e aprire le gambe per chiunque, ne pagherai le
conseguenze.” Parker la colpì sulla schiena per enfatizzare
il punto. Le contusioni che già aveva gridarono in protesta.
Buffy lottò per stare in piedi, ma la forza del suo attacco la
fece accovacciare di fronte a lui.
Parker colpiva il suo volto raramente, oggi era una delle poche eccezioni.
Lo faceva solo quando era più arrabbiato del solito. Non voleva
attirare attenzione non desiderata su di se, conteneva la crudeltà
verso il suo torace e le gambe.
“Non lo faccio,” alla fine Buffy riuscì a mormorare,
il dolore che le attraversava il corpo con ogni respiro che prendeva.
Tutto in lei stava implorando che smettesse di infliggerle quella punizione.
“Veramente odio quando mi menti,” mormorò Parker,
il piede che entrò in contatto con le sue costole, mentre lei
si coprì velocemente lo stomaco con le mani tentando di proteggersi
da altri danni.
“Non sto mentendo,” ansimò Buffy. “Non sono
mai andata con nessuno oltre te, tu lo sai questo.”
La sua voce stava assumendo una nota disperata quando sentì Parker
afferrarla per il collo, trascinandola verso la camera da letto e gettandola
sopra il letto.
“Maledettamente giusto che non l’hai fatto,” sibilò
lui, aprendole la cintura. “E continuerà così.”
Buffy sentì le lacrime negli occhi, ma non per il dolore. Si
vergognava di se stessa per non essere stata abbastanza forte da uscire
da questa situazione quando era cominciata. Non abbastanza intelligente
da riparare la sua vita quando ne aveva avuto l’opportunità.
Sentiva come se tutte le opportunità adesso fossero dietro di
se. Una parte di lei temeva che non avrebbe mai conosciuto altro oltre
il dolore delle mani di Parker. Sentì vagamente quando venne
spogliata e si ritirò in se stessa. Spense la mente, permettendo
al suo corpo di rispondere a Parker qualsiasi fossero le sue richiese.
La sua anima pianse all’ingiustizia della vita e ancora un altro
pezzo del suo spirito si ruppe.
Capitolo
5 - scuse
Spike
scese nella biblioteca, sperando di incontrarla di nuovo. Era la stessa
ora in cui l’aveva trovata la volta scorsa, e non poteva resistere
alla possibilità di vederla di nuovo.
Voltò l’angolo e non riuscì a trattenere un sorriso
imbattendosi in lei “Ciao, amore” disse solare, afferrandole
le braccia per non farla cadere “E’ bello vederti di nuovo”
“Spike, non dovresti essere qui” sussurrò guardando
a terra.
Il suo sorriso si smorzò mentre le metteva gentilmente un dito
sotto il mento alzandole il viso per guardarlo. I suoi occhi divennero
una tempesta di blu mentre passava le dita sul livido che aveva sulla
guancia destra.
“Che è successo?” chiese con voce dura
“Penso tu lo sappia” rispose
“Buffy… dimmelo”
“Pensava che venissi a letto con te” sussurrò abbassando
lo sguardo per la vergogna.
“Dov’è?” chiese con voce minacciosa
“Ti prego, non farti coinvolgere in questo, Spike” disse
con voce allarmata mentre lo guardava negli occhi.
“Cos’altro ha fatto?” chiese, guardandola ovunque
per vedere se aveva altri segni.
“Spike, per favore…”
“Non può continuare a farti questo, Buffy. Dimmi dov’è”
“No” rispose con voce forte
“Buffy-“
“Ho detto no” ripetè guardandolo negli occhi “Non
sono affari tuoi”
“Il diavolo che non lo sono” disse Spike, più forte
di quanto intendesse. Rabbrividì quando la vide tremare e fare
un passo lontano da lui. Addolcendo la voce, tentò un altro passo
verso di lei, prendendole una mano nella sua “Non può continuare
a farti del male. Devi capire che non è giusto”
“So che non è giusto” pianse “pensi che sia
rassegnata? Forse parte di me lo è, ma è ancora la mia
vita, e devo accettare cosa ci entra”
“Chi lo dice?” chiese quasi esasperato “Nessuno dovrebbe
accettare questo. Lascia che ti aiuti, Buffy”
“E’ troppo pericoloso” rispose scuotendo la testa
“E’ troppo pericoloso per te rimanere così”
continuò con un sopracciglio alzato.
“Dice che cambierà” sussurrò evitando il suo
sguardo. Sapeva che era una scusa stupida, ma era tutto quello su cui
lei si basava.
“Non lo farà” disse gentilmente, cercando di non
farla sentire stupida per credere in un ovvia bugia “Lascia che
ti porti dalla polizia. Puoi segnalarlo”
“Così cosa risolvo?” chiese esasperata “Esce
in ventiquattro ore e mi disintegra? Non farebbe che peggiorare la situazione
quando mi trova. Spike, non capisci che non c’è niente
che puoi fare?” sentì lacrime fresche scivolarle sulle
guance “Ho quello che mi merito”
“No ascoltami” rispose con voce ferma, alzandole il mento
“Meriti qualcuno che sappia quanto sei speciale. Qualcuno sicuro
di se stesso, che non ha bisogno di sfogare la sua rabbia su di te,
solo perché ti capita di esserci. Parker ha bisogno di aiuto…
oltre a una sana dose di botte”
“Ti prego Spike” lo pregò continuando a piangere.
“Non sei felice… come potresti esserlo?”
“Ti preto, non renderlo peggiore” sussurrò
“Tu non appartieni a lui” continuò, vedendo che riusciva
a scalfire il muro “Sei qualcosa… sei migliore di questo”
“Devo andare” disse, voltandosi mentre le lacrime continuavano
a cadere.
Spike le prese gentilmente il braccio, voltandola per guardarla di nuovo
“Devi andartene da lui, piccolo, prima che sia troppo tardi…
prima che ti uccida sul serio”
“Non c’è modo… non posso. Devo andare, mi sta
aspettando”
“C’è una festa alla mia confraternita stasear”
disse disperato, senza lasciarla “Voglio che tu ci sia”
“Spike…”
“Buffy. Se devi stare con lui stasera, voglio poter controllare
che non ti faccia niente. Sei una ragazza sveglia, troverai un modo
di portarcelo”
“Ci proverò” sussurrò
“E Buffy?” disse aspettando che si voltasse verso di lui
“Davvero non meriti questo.
Per
enfatizzare il suo punto, le premette un gentile, casto bacio sulle
labbra, spostandosi troppo velocemente per entrambi. Immaginava che
se ne sarebbe andata, lasciandolo con niente se non il ricordo delle
sue dolci labbra contro le sue. Niente avrebbe potuto scioccarlo di
più di sentirla avvolgere le braccia intorno al suo collo, spingerlo
contro il suo corpo e attaccare le labbra con le proprie.
Spike gemette, afferrando il suo corpo per tenerlo più vicino
e spostandosi per spingerla dolcemente contro lo scaffale più
vicino. Buffy sembrava prendere tutto quello che le serviva dal bacio
come se Spike la stesse sanando. La sua lingua massaggiava dolcemente
quella di lui, le sue mani lo tenevano vicino.Spostandosi senza fiato
dopo un momento, Spike rimase con la fronte appoggiata con quella di
lei. Buffy ansimò per avere aria, guardandolo leccarsi nervosamente
le labbra prima di guardarla “Promettimi che ci sarai” sussurrò,
togliendole i capelli dal viso.
“Perché è così importante per te?”
chiese piano, lasciando scorrere le mani sui forti muscoli delle sue
braccia.
“Perché voglio che tu sappia che non sei sola”
Gli sorrise, percorrendogli gli zigomi con la punta delle dita prima
di annuire “Se è così importante per te, ci sarò”
Spike sorrise, abbassandosi per un altro bacio, sapendo che il suo cuore
si sarebbe rotto appena se ne fosse andata. Ma per quei preziosi attimi,
era sua. Per quei pochi momenti, si appartenevano… e lo sapevano
entrambi.
Capitolo
6 - complottando
Spike
non si allontanò mai dalla porta anteriore. La festa era nel
pieno dell’azione, e lui stava praticamente era di guardia mentre
guardava tutti gli studenti che andavano verso la casa della confraternita.
“Nessun segnale di loro?” chiese Angel, camminando dietro
di lui.
“Non ancora,” rispose Spike attraverso i denti stretti in
mente ogni possibile scenario che poteva essere accaduto.
“Ma lei l’ha promesso?”
“L’ha fatto.”
“Allora sarà qui,” disse Angel, battendo la mano
sulla schiena di Spike.
“E se-”
“Non ci pensare.”
“E’ l’unica cosa a cui posso pensare,” disse
Spike con un sospiro pesante. “Tutti sanno cosa fare se loro arrivano?”
Angel accennò col il capo prima di guardare su e vedere Parker
davanti a Buffy che andavano verso la casa. “E’ il momento
dello show,” disse a Spike prima di allontanarsi.
Spike guardò Angel avvicinarsi a Faith e dirle alcune parole.
Gettò uno sguardo alla porta e resistette all’ impulso
di tirare fuori a pugni la merda di Parker prima di girarsi e camminare
sui gradini. Uscendo dalla vista quando giunse al primo piano, si mise
in piedi nelle ombre, rimanendo dove potesse vedere senza essere visto.
Buffy sembrò comprensibilmente nervosa mentre Parker la condusse
nella casa. Spike guardò l’altro uomo dirle a bassa voce
qualcosa nell’orecchio, e sentì il sangue gelarsi quando
la vide istintivamente ritirarsi da lui.
“Buffy?”
Spike sorrise mentre il suo piano entrò in azione.
Camminando contente verso la bionda, Faith sorrise quando notò
che Buffy era evidentemente confusa visto che raramente la brunetta
le parlava.
“Ehi, B!”
“Ciao,” rispose Buffy con un tremito nervoso nella voce
mentre guardò Parker.
“Grazie per avermi lasciato prendere in prestito quella camicia
l’altro giorno. Sono così goffa che mi sono spanta il caffè
su di me.”
Buffy la guardò confusa mentre Faith diede a Parker uno sguardo
duro prima di offrirgli la mano. “Sono Faith Lehane.”
“Parker Abrams,” rispose con un sorriso amichevole mentre
le strinse la mano, non vedendo il disprezzo nei suoi occhi mentre era
concentrato a fissarle le curve.
“Sono contenta di conoscerti. Quindi ascolta, B, ho la tua camicia
disopra se vuoi riaverla.”
“io- io non…”
“Ciao, Abrams!”Buffy si girò per vedere due uomini
molto alti che camminano verso il suo ragazzo.
“Angel. Riley,” li salutò Parker con un cenno.
“C’è una gara di magliette bagnata, vieni,”
disse Riley, afferrandolo per il braccio.
Spike alzò gli occhi quando Parker lo seguì volentieri,
permettendo a Buffy di andare a riprendere la sua camicia da Faith.
‘Quel pirla preferisce scegliere donne a caso invece di una donna
come Buffy, ‘ pensò Spike prima di scuotere la testa. ‘Perché
sono sorpreso? Un uomo che colpisce una donna non ha una morale. ‘
“Andiamo, B. Penso che abbiamo solo ottenuto approssimativamente
quindici minuti,” disse Faith, conducendola sui gradini.
“Quindici minuti? Per cosa? Non hai mai preso in prestito una
mia…”
Buffy non finì la frase quando vide Spike in cima ai gradini.
Gli occhi spalancati mentre ingoiò cercò di calmarsi.
“Cosa sta succedendo?” chiese lei in un bisbiglio, guardando
da Faith a Spike e viceversa.
“Lascerò che sia il platinato a spiegare,” disse
Faith, girandosi verso Spike. “Dieci minuti.”
“Non avevi detto quindici?” rispose Spike.
“Vuoi rischiare che Parker sospetti realmente qualcosa?”
Sospirando Spike scosse la testa mentre Faith continuava. “Sarò
qui.”
Spike prese la mano di Buffy e poteva sentire la tensione uscire da
lei come la condusse verso la sua camera da letto.
“Spike, cosa sta succedendo?” chiese lei mentre lui chiuse
la porta.
“Rilassati, amore,” disse lui con voce calma, conducendola
verso il divano e sedendosi vicino a lei. “Volevo solo passare
del tempo solo con te.”
“So- Soli?”
“Solo per parlare. Lo prometto.”
“Questo è un modo troppo rischioso, Spike,” disse
Buffy con gli occhi che scrutavano la stanza, anche se erano da soli.
“Se Parker ci trova qui da soli-”
“Non succederò,” rispose Spike, facendo correre una
mano lungo la sua guancia e sentendo un po’ di soddisfazione quando
lei non si ritirò. “I miei amici lo stanno tenendolo occupato.”
“I T- tuoi amici?”
“Dovevo dirglielo.”
“Tu cosa?” chiese Buffy, alzandosi dal divano con le lacrime
agli occhi. “Dio, Spike! Sai se Parker lo scoprirà, e lui
mi…”
Non finì la frase mentre tentò di ingoiare il grumo enorme
che aveva in gola, prese un profondo respiro.
“Buffy… volevo che sapessi che hai delle persone intorno
che possono aiutarti.”
“Già lo sapevo,” bisbigliò lei mentre piangeva.
“Lo so. Hai Willow, ma ora hai un gruppo di uomini che sono disposti
a calciare fuori la merda da Abrams se ti mette una mano su di te.”
“Non mi conoscono.”
Spike si mise in piedi, sperando di non spaventarla mentre la tirò
tra le sue braccia. La sentì rilassarsi quando si appoggiò
praticamente a lui, afferrando la stoffa della sua camicia.
“Non devono conoscerti, voglio proteggerti.”
“Quello non ha senso,” rispose lei la voce soffocato contro
il suo torace.
“Non è giusto, Buffy. Quello che ti sta facendo non è
giusto, e noi vogliamo solo aiutarti.”
Buffy rilasciò un tremante respiro prima di parlare di nuovo.
“Chi lo sa?”
“Riley, Angel, Faith, e Charles Gunn.”
“Sono troppe persone,” disse lei, tirandosi via da lui,
gli occhi spalancati per il panico. Spike poteva vederla quasi spegnersi
per non doversi occupare di altro.
“Ho fiducia in loro, Buffy” disse lui leggermente, inclinandosi
guardarla negli occhi. “Se ti accadesse qualcosa e non riesci
a trovarmi, puoi andare da qualcuno di loro, va bene?”
“Perchè sta facendo questo?” chiese lei miseramente.
Spike sospirò, mettendole distrattamente una ciocca di capelli
dietro all’orecchio. “Perché non posso sopportare
il pensiero di lui che ti fa del male,” disse leggermente. “Perché
nessuno dovrebbe essere messo in questa situazione e sentirsi come se
non ne possono uscire. Perché voglio stare con te così
tanto che non mi fa respirare.”
“Non lo fare,” disse Buffy con un bisbiglio pieno di dolore,
scuotendo la testa. “Io non… io non valgo questo.”
Spike chiuse gli per un lungo momento, prendendo un profondo respiro.
“Io penso che lo vali,” bisbigliò, accarezzandole
le labbra con le sue prima di guardarla profondamente negli occhi. “So
che lo vali,” disse con più sicurezza nella voce. “Ti
porterò via da lui.”
“Non puoi.”
“Ti porterò via da lui,” ripeté lui, non rompendo
mai il contatto visivo con lei.
Il mento di Buffy tremò mentre avanzò impaziente nel suo
abbraccio, lasciando il mondo scivolare via per alcuni preziosi momenti.
Capitolo 7 - incrinare
Seduta
sul grembo di Spike, Buffy gemette mentre la sua lingua si strofinava
contro la sua, le sue braccia la tenevano più vicina.
Il
momento fu bloccato quando bussarono alla porta. Spike sentì
il cuore fargli male quando Buffy praticamente raggiunse in un secondo
l’altro angolo della stanza, tenendo le braccia al petto nervosamente.
“E’ tutto ok piccola” disse prima di aprire la porta.
Faith entrò “Scusate ragazzi, è il momento di farci
vedere”
Gettò una maglietta bianca a Buffy, che lo guardò confusa
“Per essere credibili” disse scrollando le spalle “Ogni
ragazza ha una maglietta bianca, Parker non sospetterà”
Buffy prese un respiro prima di sorriderle “Grazie”
“Nessun problema B, se ti serve qualcosa io sono qui quasi sempre”
Buffy si guardò intorno nella stanza, entrando in contatto visivo
con Spike “Qui?”
“E’ la ragazza di Angel” disse “Dovremmo andare”
Con uno sguardo molto triste, Buffy andò verso la porta, stringendo
la maglietta tanto forte da avere le nocche bianche. Spike la fermò
prima che lo superasse, tenendole gentilmente il braccio e aspettando
che lo guardasse.
“Lo terrò d’occhio” disse piano, rilassandosi
quando lei gli sorrise lievemente.
“Non stare troppo vicino” sussurrò, chiudendo gli
occhi quando lui l’attirò per un altro bacio.
Faith uscì, lasciandoli soli un altro momento.
Spostandosi
riluttante, Spike le prese il viso tra le mani, premette la fronte contro
la sua mentre prendevano fiato. “Se fa qualunque cosa… se
anche solo ti guarda nel modo sbagliato, allontanati da lui”
“Non è così facile” sussurrò, cercando
di fargli capire
Spike la baciò di nuovo “Non sei più sola, Buffy”
Tirando leggermente su col naso, Buffy annuì, sentendo un calore
confortante attraverso di se quando lui le mise una mano sulla schiena
guidandola oltre la porta.
Si sentì come se stesse lasciando un santuario per tornare all’inferno.*
* * * *
Buffy e Faith scesero le scale, Spike promise di scendere dopo qualche
minuto. Seguendo la mora per raggiungere il retro della casa, fu sorpresa
quando invece la condusse in un corridoio.
“B, volevo solo che sapessi che puoi fidarti di Spike”
“Lo so”
“E se ti serve qualunque cosa, siamo qui per aiutare… tutti”
Deglutendo forte, sorrise grata a Faith “Vi prego non ditelo a
nessuno”
“Non lo faremo. Meglio che andiamo prima che lo stronzo inizi
a chiedersi dove sei”
Uscendo
nel prato dietro la casa, Buffy vide Parker con una birra in mano adocchiare
una donna vestita a metà. Non che fosse sorpresa, ma non potè
impedirsi di chiedersi se mai fosse stata libera da Parker quale poveretta
avrebbe preso il suo posto.
“Stavo iniziando a preoccuparmi di dove fossi” disse Parker
mentrel o avvicinavano
“Colpa mia, maschione” disse Faith dandogli una pacca sulla
spalla abbastanza forte da fagli male “Non trovavo la maglia”
Buffy l’alzò come prova. Vide alcuni uomini guardare Parker
oltre le sue spalle, e si sentì improvvisamente a disagio.
“Non penso ci siamo mai conosciuti” parlò uno degli
uomini “Io sono Angel O’Shea” disse, senza offrire
la mano a Buffy. Sapeva che era a disagio, e dio sa cos’avrebbe
fatto Abrams se l’avesse vista in prossimità di un altro
uomo.
“E io sono Riley Finn” disse l’altro, diretto a lei
“Ciao” rispose timida.
Non
passò inosservato quando Parker le si avvicinò, mettendole
un braccio intorno alla vita per reclamarne la proprietà.
Con la coda dell’occhio Buffy vide Spike uscire dalla casa, e
gli occhi di lui viaggiarono immediatamente su di lei. Evitò
il suo sguardo, per evitare che Parker si accorgesse di qualcosa, ma
gli era infinitamente grata per il suo silenzioso supporto. Le rendeva
tutto più facile sapere che la teneva d’occhio.
Si voltò quando vide Willow seguirlo fuori dalla casa e andare
verso di lei.
“Hey Buffy” disse con un grande sorriso, ignorando completamente
il suo ragazzo.
“Hey Wills” rispose, rilassandosi ancora di più
Willow sembrò immediatamente notare Riley, dandogli un timido
sorriso.
“Ciao” disse lui allargando il proprio sorriso, facendo
un passo verso di lei “Io sono Riley”
“Willow” si presentò, arrossendo pesantemente mentre
gli stringeva la mano.
“Vieni a scuola qui?”
“Si, sono compagna di stanza di Buffy”
“Non ti ho mai vista in giro”
Buffy osservò gli sguardi che passavano tra i due e non potè
non notare l’ovvia attrazione reciproca.
“Vorresti qualcosa da bere?” chiese Riley, offrendogli il
braccio.
“Grande!” rispose Willow con un sorriso che andava da un
orecchio all’altro.
Guardando
la sua migliore amica allontanarsi, Buffy sorrise, sperando che Willow
avrebbe avuto il lieto fine che lei non poteva avere.
* * * * *
Un ora più tardi, Buffy si trovò a essere sola. Non aveva
bisto Spike, anche se poteva quasi sentire che era vicino. Non sapeva
se era una cosa in cui sperare, ma il pensiero le calmava i nervi, quindi
non si pose la domanda.
Willow e Riley sedevano vicino alla piscina, ridendo insieme. Parker
era vicino a Charles Gunn, ridendo per qualcosa. Anche dalla distanza
Buffy vedeva quando il sorriso di Gunn fosse tirato e forzato.
Si chiedeva come Parker non fosse rimasto accanto a lei, ma ne era grata.
Saltando
quando sentì una mano sul suo braccio, Buffy alzò gli
occhi e vide Spike tirarla nell’ombra di fianco alla casa.
”Spike” sussurrò, guardandosi intorno freneticamente
“Cosa stai facendo?”
“Dovevo vederti ancora stasera” sussurro, lasciando che
l’oscurità li circondasse.
Spingendola dolcemente contro la parete, fu sorpreso quando le sue mani
lo tracinarono verso di lei per un lungo e appassionato bacio. Spostandosi,
senza fiato, dopo un momento, Buffy lo guardò negli occhio. Il
solito blu splendente era un oceano intenso nell’ombra.
“E’ troppo rischioso” sussurrò, contraddicendosi
per baciarli ancora, riluttante di rompere il contatto visivo.
“Vieni da me domani” disse piano Spike, senza vergognarsi
di starla implorando.
“Non so se-“
“Se è sicuro… verrai da me?”
Buffy annuì, guardandolo curiosamente prima che lui la baciasse
di nuovo sulle labbra castamente.
“Vieni da me alla biblioteca, nel nostro corridoio. Penserò
io a Parker”
“Cosa vuol dire che penserai tu a lui?”
“Rilassati amore” le sussurrò, sfiorandole le braccia
“Non andrò io da lui, non sospetterà niente. Ti
fidi di me?”
“Sempre”
Capitolo 8 - frammentando
Spike
era quasi frenetico quando Buffy non si era presentata alla biblioteca.
Gunn si era volontariamente avvicinato a Parker con l’offerta
di giocare a pallacanestro, sperando di tenerlo occupato per alcune
ore e dandole un’opportunità di liberasi dal pirla.
Ma lei era in ritardo di un’ora.
Spike stava camminando avanti e indietro nell’area appartata,
guardando attraverso i corridoi periodicamente, sperando di vederla
e preoccupandosi sempre di più ogni minuto che passava.
Dopo avere aspettato altri cinque minuti tormentati, finalmente tirò
fuori il cellulare e compose il numero della sua stanza del dormitorio
.
“Pronto?”
Sospirando di sollievo quando sentì la sua voce con la mano si
massaggiò il ponte del naso, tentando di alleviare la tensione
che si stava formando. “Sono io, amore.”
“Non dovresti chiamarmi,” bisbigliò lei.
“È là? Se è là, dimmi solo che ho
sbagliato numero.”
“No… non è qui.”
“Pensavo che ci saremmo incontrati.”
“Si, ma… Spike, è troppo rischioso.”
“Abrams non è con Gunn?” chiese lui riprendendo a
camminare.
“Sì,” disse lei leggermente. “Solo non potevo
incontrarti. Mi dispiace.”
“Willow è là?”
“Si” disse scettica Buffy. “Perchè?”
“Sarò la tra pochi minuti. Se la checca si presenta, gli
diremo che stavo solo parlando di un progetto scolastico con Willow.”
“Spike, no!”
“Devo vederti, Buffy. Sarò là tra dieci minuti.”
* * * *
Spike arrivò praticamente cinque minuti più tardi nella
sua stanza. Bussando alla porta, fu sorpreso di vedere Willow aprire
invece di Buffy.
“Dove è?” chiese lui preoccupato.
La donna dai capelli rossi non disse niente - aprì soltanto la
porta un po’ di più per rivelare Buffy arricciata sul letto,
stringendosi al torace un peluche a forma di maiale .
Scambiandosi un’occhiata preoccupata con Willow, Spike avanzò
nella stanza e lentamente raggiunse il letto. “Buffy?” bisbigliò.
Quando lei non disse niente, Spike si sedette attentamente sull’orlo
del letto. Dando un altro sguardo a Willow che si stava nervosamente
torcendo le mani insieme e si mordeva il labbro, gli si contorse lo
stomaco quando si rivolse di nuovo alla piccola bionda.
“Guardami, amore” la pregò, mettendole un dito sotto
il mento e inclinando lentamente la testa verso di lui. Entrando in
contatto con i suoi occhi bagnati, sentì male al cuore prima
di indurire lo sguardo. Le accarezzò con la punta delle dita
la contusione tra il porpora e l’azzurro che aveva sotto l’occhio
destro, tirando rapidamente via la mano quando lei si ritirò.
Senza dire una parola, Spike si alzò dal letto, con ogni intenzione
di trovare il suo presunto ragazzo e fermandosi solo quando sentì
la sua voce quieta.
“Non lo fare”
Girandosi verso di lei incredulo, Spike camminò di nuovo verso
il letto, inginocchiandosi per guardarla. “Lui non può
continuare a farti questo, Buffy.”
“Non puoi andare a cercarlo.”
“Buffy-”
“Spike, sapevi questo quando mi hai incontrato,” disse lei
leggermente. “Non mi aiuterai, se andrai a cercarlo.”
“Non ti aiuterò se non lo faccio,” rispose lui con
voce tesa.
Vedendo le lacrime nei suoi occhi, Spike guardò il soffitto per
un momento, tentando di controllare l’emozioni. “Questa
volta per quale motivo l’ha fatto?”
“Apparentemente non gli sono stata abbastanza vicino la notte
scorsa,” mormorò lei incapace di incontrare il suo sguardo.
“Come posso portarti via da lui?” bisbigliò lui,
sentendosi più angosciato all’idea che lei non voleva,
o non poteva, lasciarsi volentieri Parker dietro.
“Te l’ho detto… non puoi”
Spike distolse lo sguardo da lei per un momento, respirando profondamente
per controllare l’emozioni e vide scivolone Willow fuori dalla
stanza con le lacrime negli occhi.
“È una situazione senza vincitori, Spike,” mormorò
lei con voce soffocata. “Puoi benissimo abbandonarmi adesso e
evitarti un guaio.”
Gli occhi spalancati per l’incredulità prima che si appoggiasse
lentamente al letto. Le labbra di Buffy si aprirono, sentendosi confusa
mentre lui la tirò tra le sue braccia, lisciandole dolcemente
i capelli finché lei non chiuse gli occhi appagata, spedendo
un piccolo brivido attraverso Spike per il fatto che aveva abbastanza
fiducia in lui da essere rilassata in sua presenza. “Non ti abbandono,
Buffy. Non ti lascio affrontarlo da sola.”
Tirando su leggermente con il naso, lei lo guardò con occhi umidi.
“Probabilmente dovresti andare… se viene qui…”
“Se viene qui lo ucciderò,” rispose Spike calmo,
tirandola più vicino a se quando lei cominciò a tremare.
Rimanendo insieme per alcuni minuti, le labbra di Spike si posarono
sopra la sua testa, inalando il profumo dolce dei suoi capelli mentre
chiuse gli occhi.
“Dimmi cosa devo fare, Buffy.”
“Non lo so,” bisbigliò lei mentre con la mano gli
accarezzava lo stomaco come se stesse esaminando se fosse vero o no.
“Potresti venire alla casa,” disse lui speranzoso. “Ai
ragazzi non importerebbe e ci sarebbe sempre qualcuno in caso che lui
si presentasse.”
“Non posso farlo,” borbottò lei, la voce bassa mentre
si accoccolò più vicino a lui.
“Perché ti sentì come se dovessi stare con lui?”
bisbigliò lui leggermente, senza accusarla di niente per non
distruggere la fragile fiducia che sembrava avesse verso di lui.
“Perché se vado via, non farà male a me… farà
del male alle persone che amo.”
“Potremmo farlo arrestare, amore. Noi potremmo-”
“Cosa?” chiese Buffy, sedendosi a guardarlo, i capelli dorati
spanti sulla spalla che le precipitavano sul torace. “Potremmo
farlo rimanere in prigione per un paio di notti prima che ‘Paparino’
lo faccia uscire su cauzione e così può venire a cercarmi?
Potremmo mandare te e i tuoi amici a picchiarlo e finire ancora con
lo stesso risultato?” Spike ascoltò mentre la sua voce
divenne più soffocata. “Potremmo vedere quello che farebbe
se vado da lui e gli dico, ‘Parker, voglio lasciarti ‘?
Non posso farlo, Spike,” disse tremando mentre le lacrime scendevano
per il suo volto. “Io non posso farlo e… ”
Un singhiozzò uscì dalla sua gola, appoggiò la
testa sul suo torace mentre le lacrime aumentarono di intensità,
come dagli occhi di Spike.
“… Sento come se ti stessi ingannando quando sono con lui,”
continuò lei in un bisbiglio quasi impercettibile. “E questo
è sciocco perché… perché evidentemente non
mi appartieni.”
“Io ti appartengo” bisbigliò lui con così
tanto emozione che più lacrime cominciarono a precipitare dagli
occhi di lei. “Mi hai avuto dal primo momento che ti ho visto.
Non pensare neppure per un secondo che non appartengo a te.”
Lui l’ascoltò piangere per qualche minuto, incapace di
fare nient’altro che tenerla vicino e tentare di calmarla. “Mi
dispiace così tanto che ti ho trascinato in questo,” mormorò
lei tentando di calmarsi.
“Non l’hai fatto,” disse lui leggermente, baciandole
la testa. “E’ stata una mia scelta e non mi pento di questa.
Neppure per un secondo.”
Capitolo 9 - scheggiando
Buffy
rilasciò un sospiro di sollievo quando le labbra di Spike incontrarono
le sue in un tenero bacio. Lasciò che le mani di lei gli accarezzassero
le braccia risalendo fino ai suoi capelli. Spostantodi senza fiato,
premette la fronte contro la sua, dimenandosi inavvertitamente mentre
si sedeva sul suo grembo, causando senza saperlo reazioni in Spike che
lo costrinsero a chiudere gli occhi e a sopprimere un ruggito di desiderio.
Era
passate due settimane da quando aveva potuto vederla, stringerla, e
pensava che sarebbe diventato pazzo a chiedersi se lei aveva ragione.
Parlava regolarmente a Willow, che lo rassicurava che non era successo
niente tra lei e Parker ultimamente, ma Spike non voleva altro che esserle
vicino e assicurarsi che lei stesse bene.
Sedendo nella biblioteca in confortevole silenzio, lasciava che le sue
mani scorressero sulle braccia di lei, sorridendo al sospiro contento
che le sfuggiva dalle labbra.
“Mi sei mancata” le mormorò nei capelli, lasciandole
dolci baci sulla fronte.
“Anche tu” disse le, cercando di ignorare il conflitto di
emozioni che le si era costruito.
La
paura di lasciare l’abbraccio confortante di Spike e ritornare
all’inferno che era la sua vita. La colpa che la distruggeva quando
si rendeva conto che era essenzialmente infedele a un uomo che davvero
si prendeva cura di lei, ogni volta che il suo ‘fidanzato’
decideva di passare del tempo con lei. e la tristezza di sapere che
il suo tempo con lui era quasi finito.
“A cosa stai pensando amore?” chiese Spike, cercando di
capire da dove arrivava la sua tensione improvvisa.
“Niente di importante” disse sospirando, tenendo il viso
coperto dai suoi occhi scrutatori.
“Sei spaventata” sussurrò, tenendola vicina a se
“Sono più spaventata per te” disse piano, mordendosi
il labbro mentre lui si spostava per guardarla in viso.
”Non esserlo” disse, spostandole i capelli dalle spalle
per prenderle il viso tra le mani “Non voglio che ti preoccupi
di nulla di cui non devi preoccuparti”
“Non posso evitarlo” mormorò, sporgendosi e catturandogli
le labbra in un tenero bacio prima di spostarsi con le lacrime agli
occhi “Che succede se scopre di noi?”
“Buffy-“
“Ti ucciderà Spike” sussurrò sentendosi mozzare
la voce “E dio sa cosa farà a me”
“Non lo scoprirà. So badare a me, e non gli permetterò
di fare niente a te”
“Spike-“
“Ti fidi di me?” chiese, vedendola spalancare gli occhi
“Lo sai”
“E allora fidati di me”
Mordendosi il labbro mentre contemplava cosa stesse dicendo, alzò
gli occhi “Cosa vuoi fare?”* * * * *
Guardando nella sua bottiglia di birra mentre sedeva al tavolino del
bar, Spike sembrò persl nel suo piccolo mondo.
“Ragazzi sono contento di aver deciso di passare un po di tempo
coi miei amici stasera” disse Angel prendendo una grande sorsata
di birra prima di guardare il biondo “Avrei potuto essere arrotolato
nel letto con la mia ragazza proprio ora, ma no… probabilmente
sta aspettando tranquilla che io arrivi, e io ho scelto di portare fuori
l’unica persona nella città che stanotte vuole stare sola”
Aspettando una risposta, Angel alla fine sospirò, prese una manciata
di noccioline e le gettò attraverso il tavolo colpendo Spike.
“Oi!” gridò, alzandosi per togliersele di dosso “Per
cos’era quello, stronzetto?”
“Ho avuto la tua attenzione, no?” rispose, bevendo e guardandosi
intorno mentre Spike si risedeva “Mi dici per cos’è
quel muso lungo, o dobbiamo stare qui a giocare alle venti domande?”
Vedendo che Spike si era estraniato di nuovo, Angel scosse la testa.
“Venti domande sia. È… più grande di paniere?
No? Più piccolo di un paniere? Ok, ci sono, è un paniere”
Finalmente Spike alzò gli occhi, e Angel gli offrì un
leggero sorriso di approvazione.
“Di che parli?”
“Senti” disse Angel “So cosa stai pensando e non puoi
fare niente, Spike”
“Devo toglierla da lui, Angel” disse piano, scuotendo la
testa mentre guardava la bottiglia vuota di fronte a liu
“Beh, ci inventeremo qualcosa”
“Sta peggiorando” disse con un sospiro “Sta cercando
di chiuderssi da me. Pensa di proteggermi da lui e…”
Con
un pesante sospir, Spike guardò l’orologio prima di mettere
via la sua bottiglia e alzarsi “La incontro fra un ora. C’è
ancora del tempo da ammazzare, un’altra birra compagno?”
chiese, aspettando che Angel scuotesse la testa prima di andare verso
il bar.
Angel
guardò l’amico parlare al barista, accantonando le avances
di più di una donna. Appoggiandosi allo schienale, pensò
ai cambiamenti che l’amico aveva fatto da quando la bionda era
entrata nella sua vita. Spike non era mai stato il tipo da lasciare
che il letto diventasse freddo, ma da quando Buffy era arrivata non
aveva più guardato un’altra ragazza. Questo provava ad
Angel quanto gli importasse davvero di lei. Una donna che aveva fatto
diventare lui e tutti i suoi amici protettivi. Se era importante per
Spike, era importante per loro.
E
Angel sapeva che Spike avrebbe fatto qualunque cosa per proteggere chi
amava.* * * * *
Camminando avanti e indietro per la stanza, Buffy sperò che Spike
si sarebbe sbrigato ad arrivare. Non doveva essere lì prima di
un’altra ora, ma Parker era a quella festa della sua confraternita
e lei bramava di spendere più tempo con Spike. Fu grata che Parker
non la volesse lì quella notte. ‘Probabilmente vuole tempo
libero per qualche altra ragazza’ pensò.
Il pensiero non la sfiorava, se non per la pena che provava per chiunque
l’avesse sostituita se lei fosse riuscita ad andarsene. Chi sarebbe
stata la prossima vittima?
“Non pensarci, Buffy” si disse tra se “Questa serata
è per te e Spike. Lui troverà un modo per portarti via…
tu ti fidi di lui”
Passandosi le mani tra i capelli cercò di convincersi che era
sicuro fidarsi di lui, e chiuse gli occhi.
Stava peggiorando.
Sentiva se stessa scivolare via da Spike. Non voleva, ma lo stava facendo.
“Questo può cambiare stanotte” sussurrò tra
se con voce tremante.
Sentendo
bussare alla porta, Buffy sorrise felice correndo “Iniziavo a
essere impaziente…”
Aprendo
il suo sorriso svanì, e sentì la paura farla tremare.
“Parker” sussurrò, spostandosi nervosamente dalla
porta mentre guardava i suoi occhi freddi “Cosa fai qui?”
“Qual è il problema?” le chiese con una voce che
ormai le era troppo familiare “Non sei felice di vedermi? O aspettavi
qualcun altro?”
Capitolo 10 - in frantumi
“Angel
non è ancora tornato?” chiese Faith, camminando nel soggiorno
della casa della confraternita e guardandosi intorno. Alzò gli
occhi e sorrise mentre la stanza piena di uomini la guardavano scherzosi.
Era abituata alle buffonate familiari degli amici di Angel, sapendo
che ne erano riconoscenti e avevano un modo divertente di mostrarlo.
“Hey! Dirigete tutti la vostra attenzione otto pollici (20,32
centimetri) più in alto,” disse con una risata prima di
vedere Riley e Gunn entrare dalla cucina.
“Faith,” Gunn accennò col capo per salutarla mentre
Riley le fece un cenno con la mano.“Angel non è ancora
tornato.”
“Va bene. Sarò nella sua stanza. Voi ragazzi non divertitevi
troppo,” rispose, dirigendosi verso i gradini e lasciando i ragazzi
ad avere la loro ‘serata tra maschi’.
Tutti si sedettero nella stanza spaziosa, parlando e ridendo per molti
minuti, gettando il popcorn sullo schermo della Tv di tanto in tanto,
quando Riley sentì un tonfo molle. Aggrottando le sopraciglia,
si guardò per la stanza, rendendosi conto che proveniva dalla
cucina. Facendo segno a Gunn di seguirlo, entrambi gli uomini si alzarono
e attraversarono la casa.
“Hai sentito?” chiese Riley quietamente, il sopracciglio
alzato mentre entravano in cucina.
“Sembra che venga dalla porta sul retro.”
Avvicinandosi lentamente, il cipiglio di Riley si approfondì
quando sentì quello che sembrava essere un leggero piagnucolio.
Spalancando la porta, entrambi gli uomini si sentirono gelare il sangue
mentre videro la piccola biondina seduta sul portico, il sangue che
lentamente le scendeva giù per il corpo dai molti tagli che aveva
sul viso e sulle braccia. Scorreva sul portico, lasciando il legno quasi
nero mentre gocciolava in giù dalle sue gambe. Indossava solo
una canottiera bianca di un pigiama di raso stracciata, che la copriva
appena, videro la stoffa bianca che diventava cremisi di fronte ai loro
occhi. Riley sentì l’aumento di bile nella gola quando
vide che la maggior parte del flusso del sangue era focalizzato tra
le sue cosce. Non voleva pensare alle implicazioni di quello mentre
tentava di far funzionare il cervello.
“Abbiamo bisogno di aiuto in qui!” gridò Gunn, tornando
nella stanza mentre Riley si acquattò lentamente di fronte alla
giovane ragazza.
“Buffy,” bisbigliò lui, sentendo i suoi amici della
casa camminare dietro a loro e vedendola rabbrividire alla combinazione
del boccheggiare collettivo che corse per la stanza e per il fatto che
era quasi nuda di fronte ad un gruppo di uomini. “Ti sto per prendere
e portarti dentro…okay?”
Tremando mentre le nocche le diventarono bianche per lo sforzo di tenere
insieme la camicia, Buffy accennò col capo. Non voleva stare
vicino a nessuno uomo, ma il suo subconscio sapeva che era al sicuro
qui, dopo aver corso attraverso l’università intera per
fuggire da Parker. Questa casa era il suo porto sicuro. Spike sarebbe
stato qui.
Riley l’andò a prendere attentamente, preparandosi per
un possibile attacco da parte della ragazza spaventata e solo leggermente
sollevato quando non fece niente. Avrebbe quasi preferito se avesse
lottato contro di lui - almeno allora avrebbe trovato qualche tipo di
reazione. Vide Gunn apparire con una coperta, coprirono Buffy come meglio
potevano prima di portarla attraverso la casa e nel soggiorno.
“Vai a chiamare Faith,” bisbigliò Riley per non spaventare
di più Buffy di quello che già era. Vide Gunn andare verso
i gradini, e la sentì tremare ancora di più come rapidamente
la portò verso il divano. Mettendola dolcemente sui cuscini prima
di rivolgersi al gruppo di uomini che lo stavano seguendo silenziosamente,
guardò rapidamente per la stanza. “Graham, tu e Lindsey
andate a cercare Spike. Lui e Angel andavano a prendere qualche, così
dividetevi e andate nei loro posti preferiti. Portatelo qui.”
I due uomini corsero rapidamente fuori dalla porta con alcuni che li
seguirono volontariamente per aiutarli. Tutti gli uomini della casa
stava divenendo molto protettivi verso la giovane. La maggior parte
di loro non l’avevano mai incontrata, ma conoscevano Spike e sapevano
quanto significava per lui.
“Buffy, puoi parlarmi?” chiese Riley, inclinandosi per essere
alla sua altezza così da non sembrare che le imponesse la propria
presenza.
Vedendola allontanarsi lui retrocesse rapidamente.
“Va bene,” disse lui con voce calma. “Nessuno ti farà
del male.”
Sentendo agitazione dietro a se, si mise da una parte quando vide Faith
correre giù per i gradini. Lei si diresse rapidamente verso il
divano e Riley si sentì moderatamente sollevato quando vide Buffy
rilassarsi appena vide l’altra donna.
“Ehi, B,” disse Faith dolcemente con voce molle, ingoiando
sodo quando vide il sangue. “Sei al sicuro adesso, okay?”
Facendole un leggero cenno, Faith le avvolse lentamente le braccia intorno
le spalle della bionda, aiutandola a mettersi in piedi.
“Andiamo a pulirti un po’ di sopra, okay?”
Non ottenne nessuna una risposta verbale, ma si sentì un pò
sollevata quando Buffy cominciò a camminare con lei verso i gradini.
“Qualcuno è andato a cercare Spike?” bisbigliò
Faith, girandosi verso Riley per un momento. Vedendolo accennare col
capo, sospiro leggermente di sollievo e aiutò Buffy a salire
i gradini, volendo pulirla il più rapidamente possibile.
* * * * *
Spike diede la buonanotte a Willy, lasciando un po’ di soldi sul
bancone mentre si alzò. Angel se ne era andato da alcuni minuti
perché voleva andare da Faith. Non che Spike biasimasse l’amico
per essersene andato appena poteva - era stata un buon compagno per
la serata.
‘Almeno adesso vado a vedere Buffy, ‘ pensò lui,
guardando l’orologio.
Camminando verso la porta, si scontrò praticamente con Lindsey,
quasi candendo a terra.
“Dove è il fuoco?” chiese Spike, studiando l’altro
uomo.
“È Buffy,” disse Lindsey ansimando.
“Buffy?” ripeté Spike, sentendo come se il suo cuore
si fermasse. “Cosa? Buffy?”
“Lei è alla casa. Lei è… non sta bene, Spike.”
Sentendo il mondo intero che spariva da sotto di se, Spike corse rapidamente
via dal bar seguito dall’ altro uomo.
Capitolo 11 - distrutta
Riley
vide Spike correre attraverso la porta principale e immediatamente guardarsi
attorno nel panico. Prendendolo per le spalle prima che corresse di
sopra, Riley lo voltò verso di se.
”Non sta bene, Spike” disse serio
“Cosa intendi esattamente?” chiese a denti stretti “Dov’è?”
“Di sopra in camera di Angel” rispose, trattenendolo ancora
quando Spike cercò di salire “Spike! È messa davvero
male. Angel è arrivato qualche minuto fa e ha visto lei e Faith…
ha detto che potresti preferire che lui sia sceso prima di salire”
Quasi ruggendo, Spike chiuse gli occhi, sapendp che se Angel aveva visto
Buffy avrebbe detto solo il suo vero interesse “Bene” mormorò,
più frustrato che mai nella sua vita.
Salendo lentamente le scale, un pensiero sfiorò la mente di Spike
e si voltò verso Riley “E’ il caso che vai a vedere
come sta la sua compagna di stanza, Finn”
“Willow?”
“Si” disse “Qualcosa mi dice che Abrams andrà
a cercare Buffy, e non trovandola non vorrei se la prendesse con la
rossa”* * * * *“Come sta?” cheise Spike qualche minuto
dopo, camminando nervosamente davanti alla porta della camera di Angel
inalando da una sigaretta.
Angel
chiuse lentamente la porta dietro di se, poi si appoggiò contro
il muro “Non bene” disse “E’ rimasta in camera
per tutto il tempo in cui c’ero anch’io, e l’ho vista
solo di sfuggita… stava praticamente cercando di buttarsi dalla
finestra per allontanardi sa me. Non vuole che stia nessuno nella sua
stanza eccetto Faith. Ora che il dolore è forte, è come
se pensasse che qualunque uomo sia una potenziale minaccia”
Le
mani di Spike tremavano, desiderando disperatamente di averla tra le
braccia “Dovrebbe andare in ospedale?” chiese, buttando
fuori il fumo dal naso.
“Se non mostra miglioramenti in un paio d’ore, direi di
si. Ma aspettiamo e vediamo cosa dice Faith”
Spike annuì, accorgendosi che Angel lo stava guardando fisso
“Cosa?”
“Non stai per fare niente di stupido, vero?”
“Definisci stupido” mormorò, spegnendo la sigaretta
sotto la scarpa, incurante che quello fosse il pavimento del corridoio.
“Spike” disse Angel piano “Se il migliore amico che
ho, ed è per questo che ti dico-“
“Se mi dici non andare da Abrams, non riusciresti a fermarmi neanche
uccidendomi”
“Spike, voglio bene a quella ragazza come fosse mia sorella. Farei
fuori Abrams personalmente, se potessi, ma devi pensare a tutte le possibilità”
“Come?” chiese scettico
“Buffy ha bisogno di te qui. Ha bisogno di te in un solo pezzo,
e non penso che le farebbe bene ora preoccuparsi per te”
“So badare a me, compagno” rispose in tono freddo “Quel
piccolo idiota può intimidire una donna grande metà di
lui, ma avrà un altro risultato a pensare di poterlo fare senza
conseguenze”
Angel
aprì la bocca per rispondere quando la porta si aprì dietro
di lui.
“Spike” disse Faith molto piano “Chiede di te”
Spike fece per fiondarsi dentro la stanza ma la ragazza lo fermò.
“Senti, biondino. B ha avuto una notte davvero traumatica e non
le serve che entri come un treno nella stanza spaventandola di più.
Tienila d’occhio. Fai attenzione a cosa la fa stare più
a suo agio, e assicurati che sia lei a volerti prima di avvicinarti.
Chiaro?”
Spike
annuì e Faith si spostò per farlo passare. Entrò
lentamente dentro il piccolo salotto e bussò alla porta della
camera. Strinse la mascella quando la porta si aprì e Buffy fu
in piedi, impaurita davanti a lui. Indossava un paio di pantaloncini
di cotone che appartenevano a Faith e una maglietta enorme di Angel,
sembrava così… debole. La luce nella stanza era flebile,
ma riusciva comunque a vedere i danni al suo viso.
Un
profondo sfregio le correva sulla tempia sinistra, circondato da un
livido nero. Il suo labbro inferiore era spaccato sul lato destro, e
un altro taglio correva sotto l’occhio destro. Un livido profondo
scuriva la pelle della sua mascella e le si diffondeva sotto il collo,
costringendo Spike a chiedersi quanto poteva esserci nel resto del suo
corpo. Poteva vedere un livido iniziare a formarsi sotto l’occhio
sinistro e represse l’urgenza di distogliere lo sguardo.
Guardandolo
con occhi vetrati che non mostravano emozioni, Buffy sembrava fissarlo
nell’anima. Spike fece un piccolo passo avanti, rabbrividendo
quando lei volò attraverso la stanza tenendosi al muro opposto.
“Buffy” sussurrò più dolcemente che gli era
possibile “Sono io, amore. Sono Spike” vide le sue spalle
rilassarsi quando riconobbe la sua voce, ma lo sguardo di terrore era
ancora nei suoi occhi “Faith ha ditto che hai chiesto di me”
continuo, assicurandosi di rimanere fermo al suo posto mentre parlava
“Ti lascio se non mi vuoi… è quello che vuoi?”
vide la sua testa scuotersi quasi impercettibilmente, e si rilassò
un po “Posso venirti più vicino?”
Sembrò
passare un eternità prima che Buffy annuisse, tenendosi le braccia
attorno al corpo. Spike entrò esitante, lasciando la porta aperta,
sapendo che si sarebbe sentita intrappolata se l’avesse chiusa.
Si guardò intorno, nella stanza c’erano solo un letto e
una sedia e decise che era meglio andare verso la sedia “Mi siedo
qui, okay?”
Buffy annuì e Spike la guardò rimettersi lentamente in
piedi.
“Sai che non ho intenzione di farti male” le sussurrò.
Prendendo un grande respiro prima di attraversare la stanza, Buffy non
esità e si sedette in grambo a Spike arricciandosi immediatamente
sul suo corpo. Spike la tenne a se come se cullasse un bambino, sfregandole
dolcemente la schiena mormorando suoni rassicuranti nel suo orecchio.
La sentì rilassarsi e le lacrime iniziarono.
“Buffy” le sussurrò dopo qualche minuto, aspettando
che alzasse la testa per guardarlo “Voglio portarti in ospedale,
amore” Buffy si tese automaticamente, e Spike le carezzò
la schiena per rilassarla “Penso che sia la cosa migliore, lo
sai vero?”
“Non voglio andare” disse finalmente, con uno strozzato
sussurro e tenendo disperatamente la sua maglietta “Mi troverà
Spike. Mi farà del male di nuovo”
“Ma lui non potrà prenderti” la rassicurò,
tenendola stretta a se “Ti sei già fatta una doccia?”
Buffy scosse la testa “Faith mi ha solo aiutata a pulire un po
del sangue” sussurrò “Mi ha ditto che probabilmente
non dovevo fare niente, eccetto cambiarmi I vestiti”
”Bene” sussurrò Spike, baciandola su una tempia “Possiamo
portare Angel e Faith con noi. E Riley va a prendere Willow. Cosa ne
dici?”
“Non mi lascerai?” chiese, stringendogli forte la mano.
“Non lo farò finchè non sarai tu a chiedermelo”
“Anche se mi esamineranno?” chiese con voce tremante
“Resterò finchè mi vorrai con te”
“E se ti volessi per sempre?” mormorò “Per
sempre va bene per te?”
“No” sussurrò “Per sempre non è abbastanza
lungo”
Capitolo 12 - non mi lasciare mai
Camminando
fuori dalla biblioteca, Willow aggrottò le ciglia mentre si scontrò
con qualcosa di solido. Lasciando che i suoi occhi si adattassero all’oscurità,
immediatamente si allargarono quando vide Parker in piedi di fronte
a se.
“Dove è?” ringhiò lui guardandosi in giro
prima di rimettere gli occhi su Willow.
“Non lo so,” rispose lei, incrociando le braccia al torace
e fulminando con lo sguardo quello che doveva essere definito come un
uomo. “Cosa gli hai fatto?”
“Quello che si meritava,” rispose lui, guardandosi intorno
come se Buffy potesse materializzato da un momento all’altro.
“Forse alla fine vuole saggiamente scaricare il tuo sedere,”
disse Willow con un sopracciglio alzato, non mostrandosi intimidita
quando lui le si avvicinò.
“Cosa hai detto?” chiese Parker con occhi a fessure.
“Mi hai sentito,” si oppose lei, alzando in modo provocante
il mento.
“Le piccole cagne sono tutte uguali,” disse Parker con voce
bassa.
“Cosa hai fatto alla mia amica?” chiese Willow di nuovo,
senza retrocedere. Si rifiutò di essere intimidita da questo
codardo.
“Le ho insegnai una lezione.”
“Che intendi?”
“Cosa pensi che voglia dire?”rispose lui avvicinandosi al
punto di rottura.
“So quello che vuoi dire,” bisbigliò Willow, la mascella
contorta per la rabbia. “I ragazzi che colpiscono le loro ragazze
perché sono troppo deboli per essere veri uomini che meritano
una lezioni”
Senza permettendogli di dedurre quello che voleva dire, Willow diede
un calcia a Parker nell’inguine, assicurandosi che la punta dello
stivale colpisse direttamente il suo pene. Soddisfatta quando lui si
piegò, gridando in agonia, fece un breve sorriso prima di correre
giù per la strada. Sbattendo in qualcosa di solido per la seconda
volta, guardò su per vedere che era tra le braccia di Riley.
“Stai bene?” chiese lui preoccupato.
“Sto bene,” bisbigliò lui, sospiro di sollievo per
essere al sicuro tra le sue abbraccia.
“È Parker?” chiese Riley sorpassando la donna dai
capelli rossi e spingendo la porta.
“E’ un poco incapacitato al momento. Sii attento,”
gli disse, torcendosi le mani insieme mentre lui fece una corsa.
Ancora in piedi tesa per un pò, Willow stava quasi per inseguirlo
quando lo vide affrettarsi verso di lei.
“Andiamo” disse lui leggermente, prendendole la mano e conducendola
verso il parcheggio.
“Dove-”
“Dovremo finire più tardi con lui,” disse, mettendosi
in tasca il cellulare. “Angel ha chiamato e ha detto che dobbiamo
andare all’ospedale.”
“L’ospedale? Buffy sta bene?” chiese lei frenetica.
“Lei… lei ha bisogno di sostengo adesso,” disse dolcemente
Riley.
“M- ma lei starà bene, vero?”
“Spike è con lei,” rispose lui leggermente, tentando
di evitare la domanda come meglio poteva.
* * * * *
Spike tenne la mano di Buffy mentre lei si ritirò per il dolore,
chiudendo gli occhi e inclinandosi inconsapevolmente verso lui mentre
continuarono l’esame pelvico. Inclinandosi verso lei, fece scorrere
la mano sulla sua fronte, Spike le diede un sorriso gentile, tentando
di dirle silenziosamente sa sarebbe stata bene.
“Bene, signorina Summers,” disse la dottoressa, sedendosi
e dando delle cose all’infermiera. “Abbiamo finito –
adesso puoi vestirti. Tornerò tra un minuto e potremo parlare.”
Buffy accennò col capo mentre la donna uscì dalla stanza.
Sedendosi e facendo smorfie per il dolore, Spike le lasciò la
mano e si diresse verso la porta.
“Dove stai andando?” chiese lei con voce piena di panico,
mentre lo fissava con occhi spalancati.
“Andavo fuori mentre ti rivesti, amore,” disse lui dolcemente.
“Per favore non andare via,” bisbigliò lei, mordendosi
il labbro inferiore mentre lo guardava. Era già stato abbastanza
duro stare per i pochi minuti da sola mentre si toglieva il vestito
- Buffy non sapeva se poteva reggere se lui fosse uscito.
“Penso che staresti più a tuo agio se-”
“Per favore,” bisbigliò lei, guardandolo con uno
sguardo fisso.
“Va bene allora,”disse lui leggermente, dandole un piccolo
sorriso, prima di voltarsi per darle un minimo di privacy.
Buffy tentò di cancellare alcuni pensieri scomodi dalla mente.
Sapeva che Spike era un gentiluomo e non voleva farla sentire in imbarazzo,
ma un altro pensiero si stava facendo spazio.
‘Lui non vuole chiaramente guardarti. Sei praticamente rotta.
Può avere di meglio che qualche caso di carità. ‘
Rimettendosi velocemente i pantaloni che Faith le aveva data, Buffy
le fu grata per la grande camicia di Angel che sembrò ingoiare
la sua figura, nascondendo il peggio dei danni.
“Fatto,” mormorò lei, spingendosi cautamente a sedere
sul lettino mentre Spike si voltò.
Un sorriso molle onorò le sue caratteristiche mentre la guardò.
“Ricordami di dargli una delle mie camicie quando torniamo a casa.
Ti potresti perdere in quella.”
Buffy gli offrì un piccolo sorriso, immediatamente rilassando
quando camminò verso di lei e le tenne la mano. “Grazie
per essere qui,” bisbigliò, sentendo il suo dito sotto
il mento che le inclinava il volto per guardarlo.
“Non andrò da nessuna parte.”
Sentendo bussare sulla porta, entrambi si girarono per vedere la brunetta
rientrare. “Sto bene, Dottoressa Burkle?” chiese Buffy leggermente,
ritirandosi praticamente in se mentre si inclinò verso Spike.
“Penso che starai bene,” la giovane cominciò con
voce gentile. “Forse dovremmo discutere di questo in privato.”
Spike era sicuro che stava per avere delle ossa rotte nella mano mentre
la presa di lei si intensificò. “Lo voglio qui,”
bisbigliò, guardò Spike per assicurarsi che gli andava
bene e rilassando leggermente quando lo vide sorridere rassicurante.
“Se è quello che vuole, Buffy” disse lei leggermente,
facendo gelare il sangue di Spike quando menziono in modo informale
il nome. Sapeva che non era un bene in considerazione del fatto che
il dottore stava cercando di farla rilassare.
“Lo è,” rispose Buffy, inclinandosi al tocco di Spike
mentre lui le avvolse un braccio intorno le spalle.
“Hai detto al tuo ragazzo chi ti facevo questo?”chiese la
Dottoressa Burkle, guardando esitante Spike.
“Sì,” rispose lei prima di vedere lo sguardo dell’altra
donna. “Ma Spike non il mio ragazzo. Lui è, um… lui
è…”
“Un suo amico,” disse lui con un sorriso, facendo rilassare
ancora di più Buffy.
“Da quanto tempo andava avanti questo abuso?” chiese leggermente
la dottoressa Burkle.
Spike sentì Buffy tendersi su temine poco familiare. “Un
pò” mormorò, incapace di entrare in contatto visivo
con loro.
“Ho dato i risultati dei test preliminari alla polizia dopo la
tua richiesta, ma penso che dovresti vedere un consigliere, Buffy.”
“No,” bisbigliò lei, e mordendosi il labbro e cercando
un appoggio da Spike, distogliendo lo sguardo da lui quando era evidente
che fosse d’accordo con l’altra donna.
“So che non si sente molto a suo agio, ma trattandosi di qualcosa
come danni fisici e psicologici causati dallo stupro-”
La dottoressa si fermò quando vide l’uomo di fronte a se
tendersi e guardare Buffy.
“Stupri?” chiese lui incredulo.
“Vi lascerò un po’ di tempo da soli” disse
la dottoressa Burkle, uscendo dalla stanza.
“Lui…”
“Non è così, Spike,” rispose Buffy, sentendo
il bisogno di difendersi. Si sentiva sporca e usata e vedere il giudizio
nei suoi occhi la fece quasi singhiozzare per l’angoscia. Nella
sua mente, il giudizio era per lei e non per Parker.
“Come è allora, Buffy?” chiese lei, tentando di tenere
il tono accusatore fuori dalla voce, siccome non era rivolto a lei.
“E’… Quel- quello era solo… era il modo.”
“Cosa?” chiese lui, guardandola come se avesse perso la
ragione e immediatamente pentendosene quando la vide allontanarsi da
lui.
“Pensavo dovesse essere così,” rispose lei timidamente,
asciugando le lacrime. “È stato sempre così e io
non…”
“Buffy…” bisbigliò Spike, il cuore spezzato
per la giovane mentre l’avvolse tra le braccia. “Non è
così che le relazioni funzionano, amore. Non quando…”
Lui non riuscì a finire la frase, la voce bloccata dalle emozioni.
Sentendo le lacrime cadere sulla camicia, la contenne più vicino
a se, facendo attenzione a non farle male.
Sentendo il dottore camminare rientrare, Spike si tirò lentamente
via, lasciandole un bacio tenero sulla fronte prima di fare un passo
indietro. “Tornerò presto,” bisbigliò.
“Do- dove stai andando?” chiese Buffy con voce così
terrorizzata che lui quasi corse di nuovo al suo fianco, ma sapeva che
se l’avesse fatto non sarebbe andato più via.
“Ritornerò,” disse lui con un sorriso per il suo
beneficio. “Te lo prometto.”
“Lo troverai vero?” chiese lei, guardandolo con occhi tristi
- volendo silenziosamente che rimanesse con lei.
“Ti terrò al sicuro.”
“Sono di più al sicuro se stai qui con me,” bisbigliò
lei, supplicando silenziosamente di voltarsi.
“Sarai più al sicuro dopo che mi sarò preso cura
di lui.”
Capitolo 13 - bilanciando le questioni
Sapendo
che il piccolo ratto non avrebbe lasciato la città, Spike andò
alla casa della sua confraternita. Dopo aver preso un novellino chiedendogli
dove fosse Parker, Spike andò dritto verso la casa Stevenson,
verso la stanza di Buffy alla fine del corridoio e spalancando la porta.
“Oh guarda” disse Parker in tono condiscendente “E’
arrivato il cavaliere bianco, venuto a-“
Spike
tirò immediatamente un pungo sulla faccia dell’altro uomo,
con un sorriso maniacale sul volto sentendo le ossa dl suo naso rompersi.
”Tu figlio di-“
Fu zittito di nuovo da un altro pugno, senza avere la possibilità
di reagire. Calciandogli le gambe da sotto di lui, continuò a
colpirlo “Qual è il problema Abrams?” chiese Spike,
alzandolo per il collo e scuotendolo “Riesci a darle ma non a
prenderle?” chiese, enfatizzando la questione con una testata,
soddisfatto all’urlo di dolore “Su” disse “Prendila
come un uomo”
Gettando
Parker a terra e calciandolo nello stomaco, Spike sentì diminuire
le forze mentre lo stato di allarme si afflosciava. Guardando alla sua
sinistra, si sentì male vedendo il sangue sulle lenzuola del
letto. Sangue di Buffy.
Attaccandolo con forza rinnovata, non si fermò finchè
le sue nocchie non furono dolenti e sanguinanti.
“Stai lontano da lei, Abrams, o te ne pentirai” disse in
tono minaccioso, riprendendo fiato.
Fermandosi
al suono della risata irritante di Parker, Spike lo guardò disprezzo
negli occhi. Guardandolo cercare di rimettersi in piedi, e cadere a
terra dopo diversi tentativi, era così ridicolo che alzò
un sopracciglio.
“Allora ti ha preso, vero?” chiese
Spike serrò i denti, cercando di regolare il fiato.
“decisamente un coniglio nel sacco, anche se è un po piagnucolosa”
I pungi lividi di Spike tremavano di anticipazione per togliere il sorriso
da quell’uomo.
”Non ti amerà mai come ama me”
“Non ti ama” rugg’
“Ti ha detto questo?” chiese Parker con un sorriso prima
di ridere “Ti ha detto come mi sussurra nell’orecchio quanto
mi ama mentre sono dentro di lei?”
La rabbia di Spike ribollì e gli colpì forte il volto
di nuovo. Non fermandosi ad un solo pugno, continuò “Se
stai ridendo” ruggì “Allora non ti ho fatto abbastanza
male”* * * * *Entrando nella propria stanza, Spike si guardò
intorno nel piccolo salotto prima di andare verso la camera, notando
la leggera luce accesa mentre entrava.
”Stai bene?” chiese, vedendo Buffy arricciata sul letto.
Indossava ancora la maglia di Angel, e sdraiata sul largo letto sembrava
ancora più fragile di quando era all’ospedale. Guardandosi
intorno, fu sorpreso che la rossa l’avesse lasciata sola prima
che lui tornasse “Buffy?”
“Dove sei stato?” chiese, non guardandolo nemmeno mentre
lui si sedeva sul letto passandole una mano sulla schiena.
“Mi sono preso cura della situazione”
“Lo hai trovato, vero?”
“L’ho fatto” rispose, non c’era motivo di mentirle.
”E?”
“L’ho portato alla polizia. Almeno quello che restava di
lui”
“Lo hai colpito?” chiese, alzando la testa per guardarlo.
“L’ho fatto”
“E poi lo hai portato alla polizia?”
“Si, amore?”
“E se lui avesse fatto arrestare te?” chiese con panico
nella voce.
“Non l’avrebbe fatto” disse rassicurante “Non
era il caso. Ma se hai paura di quello che può succedere, non
esserlo” continuò “Se cerca di portarmi dentro, ci
saranno molte persone attorno a te tutto il tempo. Angel, Riley, Gun…
si prenderanno tutti cura di te se non ci sono”
Rilassandosi
e prendendogli la mano, Buffy studiò le sue nocche preoccupata.
“Dovresti pulirle” sussurrò
“Si” mormorò annuendo “Dovevo solo venire a
guardare te prima” disse con un sorriso prima di alzarsi e andare
verso il bagno “Torno fra cinque minuti”
Spike
pulì e bendò velocemente le proprie mani prima di guardare
il suo riflesso nello specchio per un lungo momento “Ha bisogno
che tu le sia amico” mormorò fra se “Quindi vai là
fuori”
Prendendo un sospiro prima di aprire la porta, Spike fu moderatamente
sorpreso di vedere che tutte le luci erano spente. Una foschia blu e
argento entrava dalla finestra illuminando leggermente le sagome. Guardandosi
intorno per abituare gli occhi, fremette vedendo Buffy in piedi accanto
al letto, che indossava una delle sue camice rosse e giocava nervosamente
con i bottoni.
“Che stai facendo amore?” chiese, andando lentamente verso
di lei.
Incapace di guardarlo, Buffy tenne gli occhi a terra rispondendo “Questa
non è la parte in cui tu e io…”
Fremendo un momento, Spike spalancò gli occhi realizzando cosa
intendeva “no” disse, scuotendo la testa, facendole alzare
gli occhi “Non voglio approfittarmi di te, Buffy”
“Non è approfittarsi se lo vuoi” mormorò
“Si, lo è” rispose piano “Non faremo niente
stanotte Buffy”
“Ma ho pensato che…” smise di parlare perché
le parole le si mozzavano in gola.
Vedendo le lacrime scenderle dalle guance, Spike corse ad avvicinarsi
a lei, abbracciandola mentre piangeva. Sentendola rilassare dopo un
momento, si fece indietro per guardarla, sorpreso quando con le mani
gli prese il collo per spingerlo vicino a lei.
Sentire le dolci labbra di Buffy contro le sue, Spike non sapeva per
quanto tempo sarebbe rimasto forte se continuava a baciarlo. Cercò
di spostarsi da lei, ruggendo quando lei gli prese la mano mettendosela
sul seno, incoraggiandolo a muoversi.
Spostandosi per avere aria, Spike mise della distanza fra di loro, vedendo
lo sguardo ferito che mise su lei. “Non lo faremo” sussurro,
passandosi nervosamente una mano tra i capelli.
Vedendola tremare, le prese il braccio prima che corresse fuori.
“Buffy, ti prego parlami”
“Io… pensavo che mi volessi” sussurrò singhiozzando.
“Ed è così” sussurrò, prendendola a
se per un tenero abbraccio, passandole una mano fra i capelli “Ma
non stanotte. Non in questo modo. Buffy, lo faremo quando sarai pronta…
quando saprò che è davvero quello che vuoi. Quando saprò
che vuoi stare con me e non che pensi di doverlo fare”
“Ma se io ti voglio?” sussurrò, prendendogli la maglietta
e lasciando che le lacrime vi cadessero sopra “Non so cos’altro
fare, Spike. Non so come far funzionare questa cosa e come ripagarti
di tutto”
“Questo non ha a che fare con qualche debito che puoi avere”
mormorò, guardandola negli occhi “Parker non ha idea di
come trattare una donna. Quando succederà fra noi, sarà
perché lo vogliamo entrambi… va bene?”
Buffy
annuì, asciugandosi le lacrime mentre Spike allacciava I bottoni
rimanenti della camicia, dandole più privacy. Una volta finito,
notò che stava di nuovo tremando e l’abbracciò.
“Parlami, Buffy”
“Sono io, vero?” sussurrò con voce tremante
Spike chiuse gli occhi mentre le lacrime gli confondevano la vista,
aumentando la stretta su di lei “No” disse piano “Non
sei tu”
“Non capisco” mormorò “Sei un ragazzo. I ragazzi
non dovrebbero…”
“Non tutti i ragazzi” sussurrò, baciandole la fronte
“Devi riposarti, amore” sussurrò notando che il cielo
iniziava a schiarirsi.
“Stai con me?” chiese piano, guardandolo piena di speranza.
Le mise una ciocca di capelli dietro l’orecchio dandole un bacio
sulla fronte, e annuì.
Conducendola verso i l letto, tolse le coperte, lasciando che entrasse
le per prima e togliendosi le scarpe per unirsi a lei.
“Dormi sempre completamente vestiti?” chiese Buffy accarezzandogli
il torace.
“Solo quando sono da solo con una bellissima donna” rispose
con un dolce sorriso
“Che tu non vuoi” mormorò
“No” sussurrò, avvicinandosi a lei e chiudendo gli
occhi “Che voglio così tanto da non fidarmi di me stesso
intorno a lei”
Capitolo 14 - raccogliendo i pezzi
Sentendo
i brividi che gli attraversarono il corpo, Spike si lamentò nel
sonno, cercando inconsapevolmente la fonte di piacere e conforto. Divenendo
lentamente più consapevole dei suoi dintorni, aprendo gli occhi,
ansimò per l’aria.
“Fottuto inferno,” ansimò lui incerto su quello che
stava accadendo, coprendosi con la mano brevemente il viso mentre inarcò
le anche.
‘Aspetta, ‘ pensò Spike, gli occhi che controllavano
la stanza. ‘Letto… stanza… oh Dio - ‘
“Buffy,”
bisbigliò lui, tentando di sembrare controllato, anche se il
suono della sua voce la fece diventare più coraggiosa nei movimenti.
Quasi terrorizzato per la situazione, Spike ansò per l’aria
quando la vide posizionata sopra di lui, le labbra che si muovono su
e in giù sulla sua asta dura, succhiando così forte che
pensò potesse morire.
‘Oh Dio, cosa faccio? ‘ pensò lui in modo frenetico,
chiedendo gli occhi mentre digrignò i denti, lottando contro
l’urgenza che sentiva nel corpo di pompare nella sua bocca e occuparci
poi delle maledette conseguenze. ‘Se le chiedo di fermarsi, penserà
che non mi piace, e se non lo faccio, penserà che deve fare questo
perché è quello che voglio. ‘
Sentendo
i suoi capelli lunghi che gli passavano sopra lo stomaco mentre lei
si mosse, le mani di Spike andarono automaticamente a immergersi dolcemente
attraverso i ricci dorati e soffici, tentando di essere abbastanza forte
per fermarla mentre lei aggiunse più pressione con la mano, sorridendo
contro lui quando sentì il corpo di Spike tremare sotto il suo.
Spingendole via i capelli dal viso, Spike comprese che quella era l’ultima
cosa che avrebbe dovuto fare. Vedendo le sue labbra scivolando giù
per il suo pene prima di usare la lingua che gli fece chiudere gli occhi
mentre un’altra ondata di piacere lo attraversò. Il corpo
gli tremava per lo sforzo di rimanere moderatamente calmo, ma Spike
sapeva che stava lottando contro una battaglia persa.
Lui non si era mai sentito così debole e indifeso in tutta la
sua vita. “Buffy,” bisbigliò, sentendo una breve
pausa nelle sue assistenze prima che tornasse a quello che stava facendo.
“Mmm?”
“Oh
Dio,” espirò Spike mentre la vibrazione lo attraversò.
Le anche si inarcarono di loro scelta, con le mani le strinse brevemente
i capelli, il corpo che cercava impazientemente la liberazione contro
cui la sua mente stava disperatamente combattendo. “Buffy, sto
per-”
Lui
non finì, quasi gemendo per il dolore e il piacere, strinse i
denti tentando di placare l’orgasmo. Gemendo quando Buffy lo ignorò
e lasciò che le labbra scivolassero ancora più giù,
guidandolo in profondità nella sua bocca, provocando un’altra
spinta minore, che Spike non aveva potuto controllare.
Lui era così vicino.
“Buffy… si, baby… I- io sto per venire, pet…
io… adesso…”
Praticamente
esplose per il piacere mentre pulsò nella sua bocca, tremando
come tornò lentamente alla realtà e osservandola ingoiando
tutto il fluido salato.
Una sensazione di rimorso lo sovrastò, Spike prese un respiro
per calmarsi mentre Buffy strisciò sul suo corpo e appoggiò
la testa contro il suo torace, avvolgendogli un braccio intorno allo
stomaco e giocando con i muscoli lisci del suo torace. Spike sospirò,
avvolgendole le braccia intorno al corpo e tenendosela vicina.
“Andava bene?” bisbigliò lei, senza guardarlo. L’insicurezza
che usciva praticamente da lei.
Chiudendo gli occhi per fermare le lacrime che stavano bruciando per
uscire, Spike accennò col capo prima di prendere un profondo
respiro e baciarla sulla testa. “Stupendo, amore… tu sei
stupenda.” Sentendola rilassarsi contro di lui, Spike la tenne
stretta, desiderando conoscere le parole giuste da dire. Desiderando
poter liberarsi dal grumo nella gola per dirle qualche parola.
“Vado a fare una doccia,” bisbigliò lei, sedendo
e baciandogli la guancia.
Spike le diede un sorriso gentile, sentendosi il cuore stringersi mentre
lei scivolò fuori dal letto e attraversò la stanza prima
di chiudere la porta del bagno. Alla fine lui rimase solo con i suoi
pensieri, le lacrime che uscivano, coprendosi il viso con un respiro
tremante mentre le sue spalle vennero scosse per la forza dei suoi singhiozzi
silenziosi.
‘Non c’è modo per definire il danno che le hai causato
solo perché sei troppo debole, sei un pirla, ‘ pensò
lui miseramente.
* * * * *
Chiudendo
la porta del bagno dietro a se, Buffy si inclinò contro questa
per un momento, fissandosi nello specchio di fronte. Vedendo le contusioni
fresche e i tagli, dolcemente esaminò la pelle intorno gli occhi
mentre fissò una donna che non riconosceva più.
Togliendosi lentamente la camicia di Spike e ispezionando il danno al
resto del corpo, Buffy sentì il mento vibrare mentre si guardò
con disgusto e repulsione, comprendendo che il corpo di Parker era l’ultima
cosa che conosceva. Cominciò a tremare capendo, sentendosi sporca
e usata.
“Nessuno ti vorrà mai.”
Il
suono della voce di Parker le arrivò dal subconscio.
“Nessuno ti amerà mai come ti amo io.”
Asciugandosi le lacrime, Buffy tirò su col naso mentre continuava
a guardarsi, incapace di staccare lo sguardo dalla figura orrenda nello
specchio. Non poteva più vedersi. Non poteva più vedere
la donna che realmente era - vedeva solamente la donna in cui Parker
l’aveva trasformata con successo.
Non era più l’allegra, e spensierata cheerleader del liceo
ora Buffy si sentiva come se fosse invecchiata di cinquanta anni negli
ultimi dodici mesi.Sentendo le lacrime scenderle per le guance, Buffy
accese il rubinetto della doccia, entrando e sistemando la temperatura
dell’acqua che andava da ghiacciata a bollente in pochi secondi.
Arricciandosi nel fondo della vasca, finalmente lasciò le lacrime
cadere libere, che stava cercando di contenere da quando Spike era ritornata
la notte scorsa.
Sperando che l’acqua l’avrebbe aiutata a bruciare e pulire
i suoi sentimenti, Buffy lasciò il corpo scuotersi dai singhiozzi,
coprendosi la bocca così che Spike non l’avrebbe sentita.
‘Chiaramente Spike non ti vuole, ‘ pensò lei con
una voce che suonava stranamente come quella do Parker. Con le lacrime
si guardò, artigliando freneticamente le braccia e le gambe,
avendo bisogno di una forma di liberazione dai pensieri orribili che
le stavano turbinando dentro. ‘Come sarebbe possibile volerti
nelle condizioni in cui sei? ‘
Capitolo 15 - recuperando
Rimettendosi
insieme dopo diversi minuti, Spike si alzò vergognosamente e
guardò la stanza, aveva bisogno di tenersi occupato mentre cercava
di non pensare alla bionda nella doccia. ‘Doccia’ pensò,
rendendosi conto che l’acqua era scesa per diverso tempo.
Andando verso la porta, bussò timidamente, aspettando per qualunque
cosa potesse somigliare ad un invito ad entrare. Bussò di nuovo,
più forte.
“Buffy?” chiamò dolcemente, premendo una mano contro
la porta mentre aspettava la risposta. Bussando di nuovo, Spike deglutì
forte rimanendo in ascolto “Buffy, apri la porta piccola”
Girò la maniglia, lieto che non fosse chiusa a chiave. Aprendo
la porta, fu invaso da una nuvola di vapore, e dotevve stringere gli
occhi per vedere qualcosa. Andando verso la doccia, si sentì
andare nel panico notando che l’aria diventava più fredda.
“Buffy?”
Aprendo la tendina, Spike pensò che il suo cuore si sarebbe fermato
vedendo la sua piccola forma stretta a se contro la parete, tremante
sotto il getto ormai gelido. Spegnendo l’acqua, impiegò
un momento a calcolare il danno. Vedendo gli sfreghi e i lividi che
le percorrevano le braccia e le gambe, Spike sentì il terrore
nel suo cuore.
Prese un asciugamano ed entrò nella doccia, avvolgendola.
“Parlami, amore” sussurrò mentre l’asciugava,
attento a non irritare la sua guarigione mentre la prendeva fra le braccia
“Che è successo?”
“Non guardarmi” mormorò quasi incoerente, con i denti
che battevano mentre lui cercava di scaldarla.
“Buffy-“
“Non voglio che mi vedi” disse in un sussurro, cercando
di spostarsi da lui. Facilmente trattenuta dalle forti braccia di Spike,
Buffy sentì ripartire le lacrime “Ti prego, Spike, non
guardarmi” singhiozzò, sentendosi sollevata e terrorizzata
allo steso tempo.
“Cosa è successo. Amore?”
”No” singhiozzò, spingendolo e singhiozzando quando
lui non la lasciava andare.
Spostandosi leggermente per poterla guardare negli occhi, Spike la fissò
con ansia e preoccupazione “No cosa?”
“Io non ti merito” sussurrò, battendo i denti mentre
il suo corpo aveva bisogno di calore “Non mi merito come amico
o salvatore o… qualunque altra cosa”
Prendendo
un grosso respiro, Spike le mise una maglia intorno alle braccia e iniziò
a sfregare, cercando di scaldar.a
“Non ti meriti quello che lui ti ha fatto” sussurrò
infine, prendendola e tornando alla camera.
Mettendola attentamente sul materasso soffice, Spike si tolse la camicia
e si sdraiò accanto a lei, stringendola e coprendo i loro corpi
con la trapunta, sperando di usare il proprio corpo per scaldarla.
“Non sai cosa merito” mormorò flebilmente.
“Si che lo so” sussurrò lui, stringendola maggiormente
e baciandole i capelli “Meriti di essere felice. Meriti di avere
qualcuno che ti ama e che non ti minaccia o si approfitta di te ogni
volta. Meriti qualcuno che sia l’esatto opposto di lui”
“Cosa non va in me Spike?” chiese in un sussurro strozzato,
piangendo di nuovo
“Niente” disse dolcemente “Non c’è niente
che non va in te. Non hai fatto niente di sbagliato”
“Allora perché sono stata punita?” chiese in voce
a malapena udibile
Spike sentì lacrime iniziare a formarsi nei suoi occhi “Solo
sfortuna, piccola… ma è finita ora. Lui non ti farà
più male”
“Perché a te importa?” chiese miserabile, voltandosi
per guardarlo.
“Perché ti amo, Buffy” sussurrò.Non era preparato
allo sguardo di terrore che le si formò sul viso.
“No” sussurrò scuotendo la testa e cercando di spostarsi
da lui, facendo tutto quello che poteva per sedersi “No!”
“Buffy! Cosa c’è che non va?” chiese, tenendola
stretta e cercando di guardarla negli occhi.
“No… no… non mi ami”
“Perché?” chiese gentilmente, passandole una mano
tra I capelli, cercando di calmarla col suo tocco.
“L’amore fa troppo male… non voglio più dolore”
sussurrò piangendo. “Ti prego non amarmi, Spike. Non voglio
più dolore. Non voglio che mi fai male. Ti prego non farmi male”
singhiozzò disperata.
La
consapevolezza attraversò il viso di Spike mentre capiva che
l’abuso doveva essere iniziato dopo che Parker le aveva detto
di amarla.
“Buffy” sussurrò, assicurandosi che lei lo guardasse
anche se ormai anche i suoi occhi erano pieni di lacrime “Io non
ti farò mai del male. Mai. L’amore non è dolore,
e se dovrò impiegare il resto della vita, lo farò per
fartelo capire. Meriti di essere amata. Io ti amo” disse piano,
prendendola nel suo abbraccio “Ti amo tantissimo e non lascerò
che più nessuno ti faccia male”
“Non mi merito te” disse “No… ti prego lasciami
andare”
“No” disse piano con tono autoritario, facendola voltare
verso di lui sorpresa “Non ti lascio andare. Non ti lascerò
mai andare” finì in un sussurro.
I sensi di Buffy furono assaliti dalla voce di Parker che le diceva
quelle stesse parole, ma invece di tendersi, i suoi muscoli si rilassarono,
lasciando che lui la tenesse al sicuro.
“Ti amo” sussurrò, sentendo le lacrime arrivargli
al torace “Non posso lasciarti andare… non ora… non
quando siamo così vicini”
Tirando su col naso, Buffy alzò lo sguardo verso di lui, sorridendogli
per la gratitudine “Voglio dirlo” disse piano “Voglio
ma… non so se significa qualcosa. Non so se sono capace di farlo”
“Lo sei” disse con un sorriso “Devi solo ricordartelo”.
Capitolo 16 - guarendo
Aprendo lentamente gli occhi, il primo istinto di Spike fu di stirare
i muscoli rigidi prima di vedere la biondina, annidata tra le sue braccia.
Sorridendo verso Buffy, la guardò dormire, e si sentì
sollevato di vedere lo sguardo calma sui suoi lineamenti.
Sentendo un sospiro molle mentre Buffy si mosse lentamente, allungando
un braccio sopra la testa e aprendo gli occhi, vide il breve la confusione
nel suo sguardo mentre si chiedeva dove fosse. Poi vide Spike vicino
e si rilassò. “Ciao,” disse leggermente.
“Ciao,” rispose lui con un sorriso. “Dormito bene?”
“Si,”
mormorò lei con voce stanca, facendo scorrere le mani attraverso
i capelli aggrovigliati e gemendo quando incontrò i nodi dove
si erano asciugato mentre dormiva. “Oooh, non è un bene”
disse con un sorriso a cui Spike rispose.
“A me sembri eccellente, amore.”
Naturalmente,”
disse lei con un riso sciocco che era musica per le orecchie di Spike.
“Il consiglio del re ai capelli al perossido.”
“Hey!”
urlò Spike indignato, il sopracciglio alzato fingendosi seccato.
“Penso di sembrare maledettamente sexy.”
“Certo,”
disse lei con un sorriso, ridendo quando Spike immediatamente le attaccò
le costole prima di sibilare per il dolore per una delle sue ferite.
“Oh, pet, mi dispiace tanto,” disse lui con voce preoccupata.
“Non è colpa tua,” disse lei, facendo smorfie mentre
si mise la mano contro le costole, sedendosi sul letto.
“Io devo andare… io non –”
“Possiamo
fare qualcosa stasera?” chiese Buffy, girandosi verso lui con
un’espressione speranzosa, volendo cambiare disperatamente l’argomento.
“Cosa vuoi fare?” chiese Spike, sollevato che sembrasse
stare bene. Piegando le mani dietro alla testa, guardandola mentre uscì
dal letto e cominciò a cercare nella borsa che Willow e Riley
le avevano portato la notte prima.
“Non lo so,” disse lei con un’alzata di spalle, voltandosi
con una piccola borsa e una spazzola tra le mani, immediatamente la
passò tra i capelli. “Qualcosa di divertente.”
“Sicura
che te la senti?” Vedendo il suo viso allegro affievolirsi, Spike
immediatamente si pentì per il commento indiscreto. “Intendevo…”
“Lo
so,” disse lei con un sorriso “E mi sento okay… ma
se non vuoi o hai altri piani, capirò.”
Spike
aggrottò le sopraciglia mentre lei si voltò per camminare
verso il bagno.
“Ehi,” la chiamò lui, togliendosi le coperte e uscendo
dal letto. Vedendola fermarsi sulla porta, si avvicinò rapidamente
e avvolse attentamente le braccia intorno alla sua vita, dandole baci
gentili lungo il collo e sulle spalle, sorridendo mentre lei rabbrividì
attraverso il tessuto di spugna spesso. “Amerei fare qualcosa,”
bisbigliò lui. “Che ne dici di un film?”
“Okay,”
disse Buffy con un sorriso mentre si voltò. Vedendo che il suo
sorriso si affievolì lentamente, Spike aggrottò le sopraciglia.
“Cosa c’è che non va?” chiese lui, inclinando
la testa nella sua direzione.
Girandosi verso lo specchio, Buffy fece delle smorfie quando vide il
riflesso che la fissava a sua volta. “Forse non dobbiamo andare,”
mormorò, mordendosi il labbro e facendo scorrere la spazzola
tra i capelli.
“Perché no?” chiese Spike, guardandolo sopra la sua
spalla mentre lei fece un breve contatto visivo con lui prima di distogliere
lo sguardo.
“Guardami, Spike,” bisbigliò lei prossima alle lacrime.
“Non sono esattamente…”
“Tu
sei bella,” disse lui leggermente, avvolgendole le braccia intorno
alla vita e baciandole il collo. “Ma se non vuoi uscire, possiamo
sempre rimanere qui e noleggiare un film.”
“Veramente?”
chiese lei speranzosa.
“Possiamo chiedere anche ai ragazzi se vogliono unirsi a noi.”
Buffy
gli diede un sorriso brillante mentre si rilassò contro il suo
torace. “Sembra buono.”
“Andremo
a scegliere qualcosa quando sei pronta,” disse lui, lasciandola
andare lei si mise a sedere sull’orlo della vasca, godendo del
semplice atto di guardarla, oltre la routine familiare. Una volta che
le contusioni si schiarirono e i tagli guarirono, sapeva che questo
sarebbe stato uno dei suoi momenti favoriti con lei. Godendo solo del
semplice atto di guardarla fare qualcosa di normale come prepararsi
la mattina.
“Perché mi stai guardando?” chiese Buffy con un sorriso
mentre si metteva la crema idratante.
“Ti stavo solo ammirando, pet,” disse lui con un sorriso
furbo.
“Non c’è molto da ammirare,” mormorò
lei, guardando nella sua borsa con i trucchi e estraendo una bottiglia
di fondotinta, sperando di coprire il peggio dell’ecchimosi.
“Non lo dire,” disse Spike, il sopracciglio alzato mentre
inclinò la testa per guardarla. “Svanirà. Tutto
questo svanirà, Buffy.”
“Forse,”
bisbigliò lei, gettando uno sguardo al riflesso e distogliendo
lo sguardo disgustata.
“Succederà,” insistette lui.
“E per tutto il danno?” lei quasi mormorò a se stessa,
giocando col piccolo tappo della bottiglia.
Spike ingoiò mentre unì le mani di fronte a se. “Forse
dovresti vedere qualcuno, Riccioli d’oro” bisbigliò,
sperando che non si sarebbe messa sulla difensiva per il semplice consiglio.
“Come un terapista?” chiese lei leggermente.
“Sì,” disse Spike, accennando col capo leggermente.
“Tu ti stai laureando in psicologia,” disse Buffy, girandosi
verso di lui con un sorrise forzato. “Non posso solo dirlo a te
e avere una valutazione?”
“Potresti,”
mormorò lui con un cenno. “Ma non sono precisamente qualificato.
Sono qui per ascoltare tutti quello che vuoi dirmi, ma penso che dovresti
parlare con un professionista, amore.”
Evitando
i suoi occhi, Buffy fece scorrere le mani sul lavandino, cercando qualche
tipo di distrazione. “Devo decidere adesso?”
“No,”
disse rapidamente Spike, non volendo opprimerla. “Non adesso.
È già abbastanza che lo stai considerando.”
Offrendogli
un sorriso molle prima di rivolgersi di nuovo allo specchio, Buffy lasciò
fuori un sospiro pesante. “Odio gli occhi neri,” mormorò,
guardando nello specchio.
“posso immaginarlo che lo fai” rispose Spike, guardandola
attentamente e godendo il combattente che sembrò emergere dalla
giovane. Comprese che stava prendendo un raro sguardo della donna che
era… e che doveva essere.
“È solo… sono sempre consapevole quando ne ho uno.”
“Non
sono sicuro di seguirti” rispose lui, alzandosi e muovendosi dietro
a lei così che fosse visibile nello specchio, sulla sua spalla.
Sospirando Buffy, distolse lo sguardo dal suo riflesso e si voltò.
“Vedi questo?” chiese, gesticolando alla contusione sulla
mascella. “Sì, fa male, ma fa male quando parlo. Se fa
male troppo, devo solo stare zitta per un pò. Capito?”
“Finora
si.”
“Bene,
con un occhio nero, ogni volta che batto le palpebre, fa male e non
posso solo… smettere di … sbattere le palpebre.”
Spike
se la tirò più vicino, stando attento a non farle male
mentre lei si accoccolò nel suo torace.
“Non farà male a lungo,” bisbigliò lui, baciandole
la testa.
“Posso stare qui?” chiese lui con un sorriso. “Dimentico
tutto il dolore quando mi abbracci.”
“Pensi
che ti permetterò di andare via?” chiese Spike, stringendola
e sorridendo quando la sentì ridere scioccamente contro il suo
torace.
Capitolo 17 - risanandosi
Arricciandosi
intorno a Spike in uno dei divani della stanza principale, Buffy saltò
quando sentì la porta aprirsi e qualche ragazzo entrare.
“E’ okay amore” sussurrò tenendola vicina “Sei
al sicuro con me. Nessuno è qui per farti male”
Rilassandosi contro di lui, annuì “Lo so” mormorò,
tenendo la voce bassa perché nessuno sentisse.
Fedele alle sue parole, Spike aveva organizzato una serata film, invitando
Angel, Faith, Riley e Willow a unirsi a loro. Buffy aveva cercato per
il meglio di non saltare a ogni rumore, ma con le braccia di Spike salde
intorno a se, riusciva a restare calma.
“Vuoi andare di sopra?” chiese Spike, tenendo il tono leggero
perché sapesse che non c’erano secondi fini. Guardandola
preoccupato, l’abbracciò più sicuramente.
Buffy si guardò intorno, scuotendo la testa “Non ancora.
Scusami, ho i nervi a fior di pelle”
“Non è un problema” rispose con un gentile sorriso
“Tutto quello che vuoi, fammelo solo sapere”
Sentendola
sistemarsi comodamente contro di lui, Spike le sfregò dolcemente
le labbra sui capelli, massaggiandole leggermente le spalle. Mentre
il suo respiro si appesantiva Spike sorrise, capendo che si stava addormentando
contro di lui. Senza fermare i suoi movimenti, aspettò finchè
non fu certo che si fosse addormentata, non volendo disturbare il suo
più che meritato sonno.* * * * *
Tutto era nero. Non aveva via d’uscita. Non poteva proteggersi
contro il dolore che esplodeva in ogni fibra del suo corpo. Un solo
pensiero le passava per la mente – doveva andarsene.
Cercando di alzare il peso dal suo corpo, si liberò sentendosi
moderatamente soffisfatta quando il suo pugno colpì qualcosa,
incurante di cosa potesse essere. Spingendo via quel corpo, cercò
di mettersi in piedi prima di sentire un braccio intorno alla vita.
“Buffy!”
“No” disse, la mente incapace di comprendere dov’era
o chi diceva il suo nome mentre la paura si impossessava di lei “No,
no, no, no…”
“Buffy!”
Aprendo
gli occhi, Buffy cercò aria, cercando di ricordare dove fosse.
Riconoscendo i muri e il letto familiari, si guardò attorno nel
panico. Ricordava che era al piano di sotto a guardare un film con Spike
e i suoi amici, capì che doveva essersi addormentata e lui l’aveva
portata di sopra.
“Spike?”
mormorò, guardandosi intorno e fremendo quando lo vide. Un braccio
era ancora intorno alla sua vita, e l’altro a coprirsi l’occhio,
e Buffy si sentì tremare quando capì cos’era successo
“Mi dispiace” disse in un sussurro mozzato, raggiungendolo
esitante per poi farsi indietro.
“Tutto okay piccola” sussurrò, cercando di non fare
caso al dolore che se ne sarebbe andato il mattino dopo “Hai avuto
un incubo, è stato un incidente”
Sentendo
bussare alla porta, Buffy si sentì immediatamente in colpa mentre
Spike andava ad aprire.
“Tutto okay?” chiese Angel, guardando oltre la spalla di
Spike “Ho sentito urla”
“Mie o sue?” disse sorridendo, portandosi la mano all’occhio
e spostandola per il dolore.
“Lei…?”
“Ha avuto un incubo e mi sono trovato in mezzo al fuoco incrociato.
Tutto okay ora”
Angel
annuì e salutò. Spike chiuse la porta, appoggiandovi la
fronte per un momento quando sentì un leggero rumore dieto di
lui. Voltandosi, sorrise e aprì le braccia per Buffy quando la
vide in piedi sulla soglia della camera. Facendosi avanti per essere
intrappolata nel suo abbraccio, si strinse a lui, prendendo tutta la
dolcezza che poteva offrirle.
Corrugò la fronte preoccupato, e poi si accorse immediatamente
di che errore era stato.
“Per l’inferno” mormorò “Avevi ragione
sugli occhi neri, riccioli d’oro. Fanno fottutamente male”
Vedendo il suo sguardo preoccupato, le diede un bacio sulla fronte alzandole
gli occhi.
“hey” disse dolce “E’ tutto ok”
“Non avrei dovuto…”
“Non avresti dovuto… cosa? Hai avuto un incubo, amore. Non
c’è niente di sbagliato, non preoccuparti per me- mi è
capitato di peggio”
Buffy tirò su col naso annuendo, spostandosi calma dal suo abbraccio
e andando verso il bagno.
“Buffy?”
Voltandosi al suono della sua voce, alzò lentamente gli occhi
verso i suoi.
“Stai bene?”
“Si” sussurrò annuendo, entrando in bagno e chiudendo
la porta dietro di se.
Appoggiandosi
contro la porta, lentamente aprì gli occhi, guardando nello specchio
di fronte a lei e quasi non riconoscendosi.
Guardandosi per un lungo momento, non poteva fermare l’odio e
la repulsione che c’erano dentro di lei. Sapeva che Parker era
la causa, ma non poteva dissipare il veleno con cui l’aveva infettata.
Chiudendo gli occhi, tornò verso la camera.
Vedendo
il suo viso sbiancato e gli occhi lucidi, Spike scese dal letto e andò
verso di lei.
“Cosa non va, amore?”
“Spike” sussurrò, evitando il suo sguardo cercando
la forza di parlare “Penso che dovrei vedere qualcuno”
“Un terapista?” chiese gentile, sentendo un peso enorme
scrollarglisi dalle spalle quando lei annuì “Allora va
bene” disse inclinando la testa e sorridendo “Posso chiamare
domani e farti dare un appuntamento”
“Conosci qualcuno?” chiese nervosamente e allontanandosi
da lui di un passo
“Si” disse e inclinando la testa confuso “Cosa non
va?”
“Hai… pianificato questo?”
Spike
sospirò, sperando di poter rompere le barriere con cui Parker
l’aveva circondata e fare in modo che si fidasse di lui. Sperava
quasi che Buffy potesse tornare quell ache era, ma poi ricordò
che questa era la donna di cui si era innamorato e non avrebbe esitato
ad aiutarla “Ho chiesto a un mio professore se poteva raccomandarmi
qualcuno”
“Prima di ieri”
”Si” sussurrò, sedendosi, per non essere intimidatorio
“Mi ero preoccupato per te da un po… pensavo non potesse
farti male trovare qualcuno di cui ti potessi fidare”
“oh” sussurrò, cercando di annuire mentre Spike le
prendeva la mano, tirandola a se per darle un soffice bacio.
“Andrà tutto bene, piccola. Lo prometto”
Sospirando, e sedendosi sul suo grembo, Buffy lo abbracciò “Prometti?”
Strofinandole la schiena con la mano, la fece rilassare “Prometto”
Capitolo 18 - sopprimere l effetto di una modifica
“Come si sente, Buffy?”
Guardando
il terapeuta, il Dottor Holden Webster, Buffy sentì il cuore
batterle forte nel torace. “Non voglio stare qui,” disse
leggermente.
“E’ comprensibile. La maggior parte delle persone non vogliono
stare qui. Capisce perché è qui?”
“Si,”
disse lentamente Buffy. “Dott. Webster-”
“Mi
chiami Holden,” disse lui con un sorriso gentile. “Mi piace
che tutti i miei pazienti siamo a loro agio con me. O può chiamarmi
Webs. Era il mio soprannome al liceo.”
“Penso
che la chiamerò Holden,” disse lei con un cenno.
“Bene. Adesso perché non mi dice perché è
qui.”
Facendo
una pausa e prendendo il respiro dopo un momento, finalmente sentì
abbastanza coraggio per cominciare. “Perché il mio ragazzo…
ex… il mio ex ragazzo mi… faceva del male.”
Conoscendo
la maggior parte delle informazioni dopo aver letto il suo file, Holden
accennò solo col capo, incoraggiandola a parlare.
“Io- io volevo lasciarlo e… non ero abbastanza forte,”
bisbigliò lei.
“E lui la costrinse a fare delle cose contro il suo volere?”
Sentendo
le lacrime agli occhi, Buffy afferrò gli orli del divano, tentando
di controllare la respirazione. “Spike,” bisbigliò.
“Per favore può far venire Spike qui?”
Holden
accennato col capo prima di alzarsi e andare fuori nella stanza d’attesa,
ritornando un momento dopo con Spike che immediatamente corse verso
Buffy e le prese dolcemente il viso a coppa con le mai. “Stai
bene?”
“Adesso
si,” disse lei leggermente con voce carica di sollievo.
Sedendosi vicino a lei, Spike se la tirò vicino, tenendole ermeticamente
la mano con la sua per offrirle un appoggio silenzioso.
“Può dirmi della prima volta, Buffy?” chiese Holden.
“Perché se non si sente a suo agio…”
Ingoiando,
Buffy si afferrò all’uomo che aveva trasformato nella sua
ancora di salvezza, guardalo e vedendo che l’appoggiava si rivolse
di nuovo a Holden.
“N- noi avevamo un appuntamento e salimmo nella stanza di Par…
nella sua stanza. E’stato… carino… suppongo che sia
la parola giusta,” bisbigliò, vergognandosi mentre evitò
entrambi gli uomini nella stanza.
“E dopo ciò?”
“I-
io veramente non so come è successo… l’ho cercato,”
disse lei con voce soffocata. “Gli ho chiesto un’altra opportunità
e lui… non è cominciato subito,” finì in un
bisbiglio.
“L’abuso?”
Saltando
al termine, Buffy accennò col capo.
“Come è iniziato?”
“Noi
stavamo… stavano discutendo e lui… mi ha colpito.”
Poteva sentire la tensione in ognuno mentre continuò. “Sono
andata via. Mi ero sempre detto che non sarei mai diventata quel tipo
di ragazza. Che non mi sarei mai messa in quel tipo di situazione.”
“Ma
lui la cercò per farsi dare una seconda opportunità.”
“Sì,”
mormorò Buffy, lottando contro le lacrime negli occhi. “Tutto
è andato bene per un po’ di tempo e poi è successo
di nuovo. E mi minacciò anche - mi disse che avrebbe fatto male
a mia mamma o ai miei amici se non facevo quello che diceva.”
“E
cosa doveva fare?” chiese Holden leggermente.
“Qualsiasi cosa,” bisbigliò lei, chiudendo gli occhi.
“Doveva stare zitta per il… dolore che mi provocava e dovevo…”
Provando
a spengere la mente contro le immagini orribili, Buffy prese un profondo
respiro.
“… dovevo… soddisfarlo… quando voleva lui.”
Sentendo
Spike ritirarsi mentre sedeva vicino a lei, Buffy si liberò la
mano con uno strattone. Poteva vedere che lui la cercava, ma lei si
già stava ritirandosi in se, credendo che volesse solo fingere
che andava tutto bene, quando in verità non era così.
‘Lui pensa che sei disgustosa, ‘pensava lei girando un pò
e facendo scorrere le mani attraverso i capelli.
“Cosa sta pensando, Buffy?” chiese Holden.
“Non è importante,” bisbigliò lei, afferrandosi
i capelli con le mani.
“Perché?”
“Perchè…
cosa?” chiese lei improvvisamente incerta su tutta la situazione.
“Perché pensa che i suoi pensieri non siano importanti?”
“Perchè
non lo sono,” disse lei leggermente.
“È ciò che le ha detto Parker?”
Buffy
guardò in giù, facendo corre nervosamente le mani lungo
i pantaloni mentre prese un respiro profondo. “Parker mi ha detto
molte cose,” mormorò.
“Ad esempio?”
“I…Io
non possono,” soffocò lei, sentendo i singhiozzi che l’attraversavano
facendo scuoterle le spalle mentre si coprì il viso con le mani,
tentando di controllare le lacrime. Sentendo Spike che si spostava più
vicino, Buffy spinse da parte tutti i pensieri e non esitò ad
inclinarsi contro lui quando le sue braccia forti le circondarono il
corpo, tirandosela contro e lisciandole i capelli mentre piangeva.
Alla fine si permise di calmarsi, Buffy prese molti respiri profondi
per calmare i nervi prima di sedersi e girarsi verso Holden. “Sono
spiacente,” borbottò.
“Non si deve scusare per niente,” rispose lui con un sorriso.
“Sta bene?” Vedendo il suo cenno provvisorio, Holden continuò,
“Può dirmi dell’altra notte.”
Mettendosi
nervosamente una ciocca di capelli dietro l’orecchio, Buffy tentò
di controllare il tremito che le stava attraversando il corpo. “Ero
nella mia stanza,” cominciò in un bisbiglio, tentando di
trovare la forza per continuare mentre i ricordi l’assalirono
da ogni direzione. Saltò via da Spike al menzionare del nome
di Parker, non volendo associarli neanche attraverso le semplici parole.
“Io… non stavo facendo niente. Qualcuno bussò alla
porta e...”
“Si
prenda il suo tempo, Buffy” disse leggermente Holden.
“L- lui era tornato e… e non mi aspettava che fosse lui…
non sapevo che fosse lui,” continuò con voce soffocata
mentre le lacrime le offuscarono la vista. “Lui mi chiese…”
Prendendo
un profondo respiro, Buffy chiuse gli occhi per un momento, tentando
di tenere l’emozioni sotto controllo.
“Dedusse che non stavo aspettando lui,” bisbigliò
lei a disagio.
“Come lo capì?” chiese Holden, sapendo di ciò
stava parlando.
Dando uno sguardo nervoso a Spike prima di guardare il dottore, Buffy
prese un profondo respiro. “Perché aprii la porta, pensando
che fosse qualcun’altro… e lui lo capì.”
Spike
sentì come se il cuore gli si fermasse quando vide l’occhiata
che lei gli aveva lanciato. Lo sguardo terribile parlò - voleva
nascondere il fatto che stava aspettando lui e quello era il motiva
che aveva fatto arrabbiare così tanto Parker e se l’era
presa con lei. I sensi di colpa lo investirono per essere lui la causa
che lei aveva dovuto soffrire.
‘Se fossi andato prima là… non sarebbe mai accaduto.
È tutta la mia colpa. ‘
Buffy
poté sentire Spike tendersi accanto a lei quando si rese conto
di quello che stava dicendo. Il suo corpo era così rigido, sentì
il bisogno di allontanarsi da lui, sedendosi nell’angolo del divano
mentre lui tentava di venire a termini con quello che aveva saputo.
“E cosa è successo, Buffy?”
Tornando
con l’attenzione al terapeuta, prese un profondo respiro. “Lui…
lui mi disse che avrei sempre ricordato a chi appartenevo. Che nessuno
mi avrebbe mai più voluto.”
Inclinandosi
indietro sulla sedia, Holden sembrò stesse contemplando qualcosa
per un momento mentre guardò sulla scrivania. “Considera
quello che le ha fatto uno stupro?”
Stringendosi
le braccia intorno al corpo in uno sforzo di difendersi dal freddo che
la stava attraverso, alzò le spalle.
“E’ un sì?” chiese lei leggermente.
“Lo consideravo come una cosa normale,” mormorò lei.
“Cosa intende?”
“Lui
solo… prendeva sempre quello che voleva. Non so se era aggressione
o frustrazione o qualche altra cosa. L’ultima volta è stato
più violento, ma… ma non era fuori dell’ordine del
giorno.”
“Usava
il sesso per controllarla?”
“Non
lo so” bisbigliò lei dopo un momento. “Quello era
sempre per lui. Mai per me.”
“Mai
per te?”
Spike
la stava guardando sorpreso.
“Era solo… non era mai per me.”
*
* * *
Uscendo
dalla stanza d’attesa, Buffy si strinse le braccia intorno alla
vita, grata per l’appoggio di Spike ma chiedendosi se non fosse
troppo per lui. Girandosi verso la porta che conduceva all’atrio,
saltò quando sentì le sue braccia circondarle la vita.
“Stai bene?” bisbigliò lui.
“Sono contenta che eri qui.”
Accarezzandole
la spalla con le labbra, Buffy finalmente si rilassò contro il
suo tocco, sentendo la sua voce confortevole dietro a se, “Anch’io.”
Capitolo
19 - sentendosi distrutta
Entrando
in casa, Spike soppresse un sospiro quando Buffy immediatamente iniziò
a salire le scale, sentendosi ovviamente a disagio e volendo restare
sola per un po.
“Com’è andata?”
Voltandosi alla sua destra vide Angel e Faith guardare Buffy con la
stessa espressione smarrita. Sapeva che probabilmente la pensavano come
lui.
“Ci sta lavorando molto” mormorò, guardando di nuovo
le scale e vedendola sparire al piano di sopra “Ci vorrà
del tempo, ma lei c’è andata”
“Forse dovresti andare a vedere che fa” disse Faith, indicando
le scale.
“Penso abbia bisogno di stare sola” disse piano
”Penso sia solo una copertina. Credimi, quando una ragazza ti
da un avvertimento, ti sta urlando di fare il contrario. Va a vedere
come sta Spike”
Non
volendo altro che salire da lei e prenderla fra le braccia, seguì
il consiglio dell’amica. Andando al secondo piano, voltò
l’angolo e si rilassò vedendo che la sua porta non era
chiusa.
Entrò e la chiuse dietro di se, attraversando la sala fino alla
sua camera. Vide Buffy arricciata sul suo letto sembrare così
piccola, non voleva altro che prenderla tra le braccia e gridarle che
non aveva nulla di cui preoccuparsi.
Vide
le sue spalle tendersi quando si sedette lentamente sul letto, lasciando
che il sottile materasso si inclinasse per il suo peso, non volendo
spaventarla le passò una mano sulla schiena, sfregandola in leggeri
circoli finchè non la sentì rilassarsi sotto il suo tocco.
Sentendola sospirare fortemente, lo prese come un segnale che poteva
spingersi un po di più.
Accasciandosi
accanto a lei, mise più pressione sulla schiena, sorridendo per
I gemiti appena audibili. Muovendosi più in alto, le massaggiò
le spalle, sentendosi abbastanza soddisfatto quando si spinse contro
il suo tocco.
Abbassando le mani di nuovo, le mise un braccio intorno alla vita per
stringerla a se, attento ad avitare che fosse a contatto con la sua
erezione.
‘Non posso nemmeno toccarla senza diventare duro’ pensò,
cercando di tenerla rilassata.
“Spike?”
Sentire la sua dolce voce entrò nel suo subconscio, i movimenti
di Spike si fermarono per un breve momento prima di continuare. Le baciò
il collo e la linea delle spalle, per poi risalire baciando la tenera
pelle sotto l’orecchio.
“Si, amore?” sussurrò, sentendo che veniva attraversata
da un leggero brivido.
Aspettò un momento, e fremette quando non la sentì dire
niente. Voltandola lentamente, su sorpreso di sentire le sue morbide
labbra sulle sue. Sentendo il suo corpo agganciarsi al proprio, cercò
freneticamente di pensare a una ragione per cui questo era sbagliato.
Un momento dopo, roteò gli occhi sentendo le mani di lei scorrergli
sulle braccia fino al suo collo mentre la parte bassa del suo corpo
veniva premuta contro quello di lui.
‘Questo è il motivo’ gli urlò la voce di avvertimento.
Spostandosi leggermente da lei, Spike si mosse piano piano finchè
non furono connessi solo con le mani.
“Ho fatto qualcosa di sbagliato?” chiese lei, guardandolo
impaurita.Sentendo il proprio torace stringersi vide ancora più
danno che Parker le aveva causato, e scosse la testa “no, dolcezza”
sussurrò prendendole il viso tra le mani “Hai fatto tutto
un po troppo giusto, per questo avevo bisogno di fermarmi”
Aspettandosi di vederla sorridere, fu sorpreso di vederla mordersi il
labbro ed evitare il suo sguardo.
“Cosa non va, Buffy?”
“Sono troppo piena di lividi?” sussurrò senza alzare
lo sguardo.
Spike le mise un dito sotto il mento, trattenendo la rabbi ache lo riemì
quando lei voltò la testa per non alzare gli occhi. Ovviamente
la rabbia era, ancora una volta, diretta a Parker.
“No” disse, scuotendo la testa “Hai solo bisogno di
un po di tempo, stai recuperando e continuerai a vedere il terapista,
e alla fine ti sentirai come nuova”
“No” rispose scuotendo la testa “Non starò
mai bene come nuova”
“Perchè?” chiese
“Perchè mi sento troppo distrutta” mormorò
alzando finalmente gli occhi.
Vedendo
le lacrime che li facevano scintillare, implorando per uscire, Spike
la stinse a se. Le passò le mani tra i capelli baciandole la
fronte.
”Non sei distrutta” disse piano, guardandola di nuovo negli
occhi, sollevato di vedere che le lacrime per il momento se n’erano
andate.
Rimasero entrambi zitti per alcuni minuti, godendosi il fatto di essere
così vicini.
Spike
sentì un sorriso formarglisi sulle labbra quando la mano di lei
iniziò a disegnargli circoli sullo stomaco, come lui aveva fatto
con lei qualche minuto prima. La guardò studiare la sua maglietta
nera. Poteva vedere i dolci sorrisi che si formavano mentre la punta
delle sue dita tracciava una linea sugli addominali, attraverso il sottile
materiale.
La sensazione solleticande lo aveva quasi fatto ridere, ma la dolcezza
nei suoi occhi lo teneva immobile a guardarla.
La
mano di lei si mosse lentamente più in basso, lungo il suo stomaco.
Il suo viso aveva un espressione più seria che Spike non capiva.
Sentendo la sua mano andare più in basso un momento dopo, inalò
più aria che potè sentendo le dita di lei sulla propria
cintura. Sapendo di non essere in grado di mantenere il controllo a
lungo, intervenne.
“Non farlo” sussurrò, scuotendo la testa e prendendole
la mano nella sua, intrecciando le dita insieme
Vedendola preoccuparsi e tremare leggermente si sentì un bastardo
ma sapeva che doveva rimanere fermo per farle capire che non era lì
per quello.
“Buffy, non sono qui per vedere cosa posso avere da te”
disse dolcemente
“E’ una ragione in più per dartelo, no?” mormorò,
evitando il suo sguardo.
“No” sussurrò, baciandole la fronte e rilassandosi
quando lei lo guardò di nuovo. Scuotendo la testa ma sorridendo
ripetè “No”
“Mi dispiace” disse lei con voce strozzata “Non dovrei
continuare a pensare che vuoi stare con me-“
Interrompendola
con un bacio appassionato, Spike lasciò che le proprie labbra
la reclamassero, non voleva sentire più dubbi che Parker le aveva
messo in testa. Quando si spostarono senza fiato scosse la testa.
“Voglio stare con te” mormorò contro le sue labbra
“Dio sa quanto voglio stare con te, ma dobbiamo aspettare finchè
non sarà giusto”
“Quando sarà?”
“Quando lo vorremo tutti e due” rispose “E non perché
pensi sia quello che voglio da te”
Capitolo
20 - ricordi dolorosi
Lasciando che il sole le accarezzasse il viso quando uscì dall’edificio,
Buffy sospiro di sollievo. Aveva appena consegnato l’ultimo foglio
per recuperare le lezioni che aveva perso e gustò il fatto che
non aveva più scadenze davanti a se. Guardandosi intorno, fece
uno sguardo deluso quando non vide Spike. Le aveva detto che avrebbe
tentato di incontrarla, ma sapeva che il suo esame di Psicologia probabilmente
era più lungo di quanto pensasse.
Cominciando a camminare verso la casa della confraternita, Buffy spostò
la borsa da una spalla all’altra, tentando di non fremere per
il peso dello zaino che le tagliava la spalla. Erano passate alcune
settimane dall’aggressione di Parker e anche se i tagli e le contusioni
si erano affievolite, nessun dubbio sul fatto che stava guarendo ma
i risultati erano ancora là che giacevano sotto la superficie.
Il gonfiore e l’ecchimosi peggiori erano spariti, lasciando la
sensazione di stare meglio ma si sentiva ancora rotta.
Lei si sentiva ancora così… vulnerabile.
Come il pensiero le attraversò la mente, Buffy ebbe appena il
tempo di registrare quello che stava accadendo mentre le venne strattonata
la spalla. Ansimando venne tirata nelle ombre di due degli edifici dell’università,
gli occhi spalancati per il terrore quando vide gli occhi da pazzo del
suo ex-ragazzo.
Troppo spaventato per gridare, comprese vagamente che non ne sarebbe
stata capace, anche se voleva. Il respiro bloccato in gola, intrappolando
tutti i suoni.
“Pensavi di fuggire da me?” sibilò lui, la mano avvolto
intorno al collo che la teneva fermo contro il muro.
Buffy chiuse gli occhi, desiderando che fosse solo un sogno, anche quando
afferrò le mani di lui, tentando di graffirlo per costringerlo
a lasciarla.
“Pensi che potevi andare a convivere con lui e così sfuggirmi?”
continuò Parker, avvicinando le labbra a pochi centimetri dai
suoi. “Ti avevo avvertito, baby” disse in un bisbiglio minaccioso.
“Potrei spezzarti il collo giusto qui. Lasciare che qualcuno inciampasse
su di te, ma non lo farò… penso che sarebbe più
divertente se uccido il tuo nuovo ragazzo giocattolo prima.” Sentendo
il piagnucolio che uscire dalla donna che era sicuro di amore, Parker
allentò la presa, solo abbastanza per farle prendere un po’
d’aria.
“Ti sono mancato, baby?”bisbigli lui, tenendole il corpo
bloccato mentre con l’altra mano le spremette il seno, dolcemente
prima di aumentare la pressione, facendo uscire un singhiozzo dalle
sue labbra mentre lei tentava di liberarsi.
“Non lo fare,” bisbigliò lei con la voce piena di
dolore, tentando di trattenere le lacrime che stavano minacciando di
uscire.
“Vieni,” disse lui con voce grezza, avanzando di nuovo e
tenendola per il braccio con una presa ferrea mentre cominciò
a tirarla. “Ci divertiremo un pò.”
Un
suono strangolato uscì dalla sua gola mentre lei lottava contro
lui, lottando contro il panico che la stava paralizzando.
“No,” disse lei digrignando i denti e tentando disperatamente
di liberarsi mentre lottava contro lacrime negli occhi.
“Buffy?”
Girandosi
al suono della voce familiare, Buffy vide Spike e Angel che camminano
verso di lei, entrambi con un’espressione confusa finché
non videro chi stava tenendo la ragazza.
Spike non avrebbe mai pensato che potesse vedere davvero rosso se provocato,
ma la vista di Buffy che veniva trascinato contro la sua volontà
dal suo ex- ragazzo che l’abusava era abbastanza per fargli volere
il sangue.
Avvicinandosi, Parker ebbe appena l’opportunità di sbattere
gli occhi mentre il pugno di Spike lo colpì sulla mascella.
Attaccandolo con forza rinnovata, senza permettere a Parker di difendersi,
continuò a prendere a pugni l’altro uomo. Comprendendo
vagamente che qualcuno stava tentando di tirarlo via, Spike si girò
pronto a colpire chiunque fosse dietro di lui. Vedendo il viso di Angel,
alzò le sopraciglia confuso prima di seguire lo sguardo di Angel
che era diretto verso Buffy.
Gli occhi di Spike si allargarono mentre la vide indietreggiare, tremando
visibilmente mentre si girò e corse attraverso la folla che si
stava formando per guardare la lotta.
“Buffy,” bisbigliò lui. Correndole dietro e prendendola
facilmente, Spike avvolse le braccia intorno alla sua vita, tirandosela
fermamente contro il torace. L’altra sua mano immediatamente le
prese a coppa la testa, tenendosela contro in un tentativo disperato
di calmarla.
“Va tutto bene, dolcezza” mormorò lui, chiudendo
gli occhi, mentre tentava di calmarla, trattenendo le lacrime mentre
lei continuò a tremare. “Lui non ti farà più
del male.”
“E
invece tu?” chiese lei con voce tremante, tentando di liberarsi.
“Cosa?” chiese lui incredulo, incapace di lasciarla andare,
conducendola lontano dalla folla.
“T- tu eri… incontrollabile,” bisbigliò lei,
lottando contro le lacrime negli occhi. “Come lui.”
Digrignando
i denti al fatto che aveva detto che era come Parker, Spike chiuse gli
occhi per un momento, capendo quello che lei gli stava dicendo.
“Ma non ti farei mai del male, pet,” mormorò lui,
prendendo di nuovo coppa il suo viso con le mani.
Alzando alla fine gli occhi bagnati verso i suoi, Buffy sospiro di sollievo,
liberandosi dalla tensione che sentiva. “Lo so,” bisbigliò.
“Solo… è successo tutto così velocemente e
questo… suppongo che sia stato solo troppo per me.”
“Lo
so,” rispose Spike con voce calma, tirandosi via di malavoglia
quando sentì del casino dietro a se. Voltandosi e tenendo in
modo protettivo Buffy dietro a se, fulminò con lo sguardo Parker
che tentava di liberarsi dalle presa di Angel.
Lui poteva sentire Buffy ritirarsi quando l’altro uomo chiamò
il suo nome. Preparandosi ad avanzare, Spike si fermò quando
sentì una presa gentile sul braccio che lo teneva fermo. “Non
lo fare,” bisbigliò lei nel suo orecchio, bloccandolo dal
muoversi oltre.
“Perchè…”
Spike
non finì la frase mentre Buffy camminò verso Parker. Vedendo
Angel aumentare la pressione della presa sul braccio dell’uomo
più piccolo, Spike fece un aventi nel caso che Parker decidesse
di provare a fare qualcosa di stupido.
“Sapevo che avresti usato il tuo buonsenso,” disse Parker
con un sorriso, lottando ancora per liberarsi.
“Sì,” disse Buffy con più convinzione di come
si sentita da anni. “L’ho fatto.”
Prima
che chiunque potesse reagire, la piccola bionda tirò indietro
la gamba - calciandolo più forte che poteva nell’inguine,
sorridendo al grido di dolore che uscì da Parker mentre gli altri
uomini che stanno in piedi intorno fremettero involontariamente.
Grato che aveva Spike dietro a se per appoggio e Angel che teneva Parker,
Buffy si sentì sfacciata prendendo un altro passo verso lui.
“Ho usato il buonsenso,”disse con voce bassa. “E visto
che evidentemente non capisci la parola ‘no ‘, te lo dirò
in un modo che anche tu lo possa capire… vaffanculo.”
Guardandola
con ammirazione e shock mentre Buffy tirò un pugno sul naso di
Parker, Spike sorrise quando Angel lo lasciò cadere a terra,
lasciando il patetico uomo che frignava mentre con una mano si afferrava
il naso e con l’altra l’inguine danneggiato. Avanzando dietro
a lei, Spike avvolse impazientemente le braccia intorno Buffy, non si
era mai sentito più felice come in quel momento.
Prendendo la mano ferita nella sua, Spike le baciò dolcemente
le nocche ferite. “Pronta ad andare a casa?” chiese leggermente.
“Sì,” mormorò lei, lasciandosi condurre lontana
dalla scena quando sentì la voce di Parker chiamarlo.
Voltandosi lentamente, lo fissò con uno sguardo così pieno
di disprezzo che lo vide rabbrividire.
“Non è finita,” ringhiò lui.
“Forse no,” rispose Buffy con un’alzata di spalle
disinteressata. “Ma tra noi si.”
Capitolo 21 - la fiducia e abbastanza
”A
chi stai parlando?” chiese Buffy, arrotolandosi I capelli in un
asciugamano mentre entrava nella camera, vedendo Spike riagganciare
il telefono.
“Nessuno” disse velocemente, cercendo di evitare il suo
sguardo e allo stesso tempo di guardare la sua pelle esposta.
“Oh” disse lei piano mordendosi il labbro mentre l’insicurezza
la invadeva “Okay” mormorò, prendendo i vestiti prima
di tornare verso il bagno.
“Cosa c’è amore’”
“Niente” rispose con una voce un po troppo entusiasta per
il suo solito
“Buffy” Spike inclinò la testa studiando la sua rigida
posizione prima di continuare “Parlami”
Mettendo
i vestiti nel mobile del bagno, Buffy si voltò lentamente, tenendo
l’asciugamano con una mano mentre con l’altra teneva il
fondo, volendo essere più coperta mentre prendeva un respiro
“Sto meglio ora” disse piano, alzandosi a guardarlo negli
occhi e vedendolo confuso “So che il fatto che io stia qui probabilmente
è stato un grosso problema, quindi posso andare appena ne hai
bisogno”
“Da dove viene questo?” chiese, alzandosi verso di lei e
cercando di smorzare il panico che si stava alzando dentro di lui.
“Spike, sto invadendo la tua vita” disse, cercando di forzare
un sorriso e gesticolando verso la sua stanza “Voglio dire, guardati.
Non puoi nemmeno telefonare in privato senza preoccuparti che io senta
qualcosa”
“E’ per quello?” chiese andando di fronte a lei “La
chiamata?”
“E’ per tutto” mormorò, cercando di fargli
capire “Penso solo che dovrei lasciarti il tuo spazio”
“Non voglio spazio, piccola. Voglio te”
“Anche io voglio te” sussurrò, sentendosi più
in confidenza quando le sue mani le tennero le spalle nude, attirandola
in un abbraccio. Mentre il desiderio sembrava attraversarla, Buffy quasi
saltò indietro, scioccata dal sentimento insolito.
Guardandolo negli occhi, mise su un sorriso puramente femminile e giocoso.
Abbandonando
la sua stretta sull’asciugamano, vide gli occhi di Spike scurirsi
di lussuria quando scivolò, esponendola di più al suo
sguardo. Accarezzandogli il torace, scese con la mano fino al lembo
della camicia, e le mani di lui coprirono le sue.
”Buffy, non dobbiamo farlo” disse piano, scioccato di avere
il potere di parlare mentre lei faceva un passo indietro lasciando completamente
andare l’asciugamano.
“Lo so” disse con un sorriso dolce, chiudendo di nuovo la
distanza tra di loro “ma se io voglio farlo?”
“Io non voglio che pensi…”
Si fermò, sentendosi improvvisamente nervoso, chiudendo gli occhi
quando una delle sue mani gli accarezzò la guancia, rilassandosi.
“Mi
fido di te, William” sussurrò, tirandogli la maglietta
sopra la testa “Mi fido di te” ripetè, sapendo che
aveva bisogno di essere rassicurato.
Spingendolo
gentilmente verso il letto, Buffy sentì i suoi occhi su di se
mentre si sedeva, prendendola per farla sedere sul suo grembo. Mordendosi
il labbro inferiore mentre percorreva le man sui suoi addominali esposti,
si sentì mozzare il fiato quando le mani di lui le accarezzarono
dolcemente la schiena, rilassandola. Non aveva mai sentito niente del
genere con Parker. Il suo motto per il sesso era ‘voglio, prendo,
ho’ ma Spike era diverso. Non la sbatteva sul letto toccandola
ovunque volesse. Le dava quello di cui aveva bisogno, consentendole
di abituarsi alla situazione.
Spingendosi
sulle ginocchia, Buffy mantenne il contatto visivo con lui mentre raggiungeva
la sua cintura, svestendolo lentamente di ciò che rimaneva di
lui perché si ritrovassero nudi entrambi. Squittendo mentre Spike
le prendeva il sedere alzandola, muovendola sul letto, poteva vedere
il sollievo sul volto di lui mentre si rilassava al suo tocco.
Le
loro labbra si incontrarono per un tenero bacio, facendo si che Buffy
quasi si sciogliesse sotto il suo tocco mentre la lingua di lui accarezzava
gentilmente la sua. Baciandosi fino a essere completamente rilassati,
Buffy si mosse per cambiare la loro posizione, non abituata ad avere
il controllo della situazione.
“Non farlo” mormorò Spike, mordendole gentilmente
il collo e sorridendo quando lei sussultò sentendo la sua mano
accarezzarle il seno.
“Ma non vuoi…”
Fermandosi col fiato mozzato in gola quando Spike le accarezzo un capezzolo,
lo vide spostarsi per guardarla.
“Se vuoi muoverti, di sicuro non ho nulla in contrario, piccola,
ma voglio che tu abbia tutto il controllo che vuoi”
Sorridendo
al pensiero gentile, Buffy sfregò le labbra contro quelle di
lui in una carezza gentile prima di guardarlo negli occhi “Ti
amo” sussurrò
Lo
shock nei suoi occhi quasi la fece ridere “Ti amo anche io”
disse lui dolcemente, con la voce spezzata dalle emozioni. Buffy notò
un tremolio nel suo corpo e gli sorrise mettendo una mano tra i loro
corpi per posizionarlo alla sua entrata.
“N-non dobbiamo per forza-“
“Shh” sussurrò Buffy, mettendogli un dito sulle labbra
“So che non dobbiamo… ma sono pronta. Tu lo sei?”
“Dio, si” mormorò chiudendo gli occhi mentre le loro
labbra si incontrarono per un bacio frenetico.Non dandogli tempo di
pensare o reagire, Buffy spinse i fianchi contro quelli di lui inalando
tutta l’aria che poteva. Notando lo sguardo di ammirazione e sorpresa
sul suo viso, Buffy sorrise, rilassandosi per la sensazione del suo
corpo. Nessuno si mosse mentre lei si adattava a lui, sentendo i suoi
muscoli interni stringersi di riflesso, non abituati alla sensazione
di fare l’amore per la prima volta.
Muovendosi
insieme in un ritmo lento, Spike premette la fronte contro la spalla
di Buffy, cercando di non perdere il controllo mentre si muovevano insieme,
tenendole i fianchi con le mani “Ti ho voluta per così
tanto” sussurrò con voce spezzata, sentendo la sua mano
massaggiarlo dolcemente sul collo e mentre incontrava le sue spinte.
Facendosi
indietro dopo qualche minuto, Spike scontrò le labbra contro
quelle di lei in un bacio disperato, doveva esser certo che questo fosse
reale, che la donna che amava era davvero qui con lui e che non era
qualche genere di sogno elaborato.
Sentendo
i suoi muscoli interni stringersi attorno a lui, Spike vide lo sguardo
assolutamente sorpreso e leggermente spaventato di Buffy “Lascialo
andare, piccolo” mormorò, realizzando che forse non lo
aveva mai sentit prima. Aumentando le spinte, Buffy lasciò cadere
la testa sulla sua spalla, mordendolo leggermente sulla schiena e rilasciando
gemiti di piacere. Spike la seguì in fretta oltre il limite,
mentre lei continuava a muoversi su di lui “Ti amo così
tanto” le sussurrò, sorridendo mentre lei collassava su
di lui.
“E’ stato fantastico” disse senza fiato.
“Sono d’accordo con te” le disse con un sorriso, baciandole
la testa mentre riprendevano fiato. Godendosi il semplice stare sdraiati
insieme, Spike le passò una mano tra I capelli “Era un
investigatore private” disse dopo un momento, lasciando Buffy
confuse.
“cosa?”
“Quello con cui stavo parlando” continuò Spike, spostandole
i capelli dal viso “L’ho chiamato circa una settimana fa
per vedere se potevamo trovare qualcosa su Abrams per il processo”
“E?” chiese Buffy, tenendolo con forza mentre aspettava.
”Vuole incontrarci e parlarne”
“Voglio andare” disse sedendosi
”Sei sicura?”
“Si” rispose convinta.
“D’accordo, amore” mormorò, baciandola sulla
fronte.
Capitolo 22 - avendo bisogno di sapere
Camminando verso il café all’aperto, Spike tenne un braccio
avvolto intorno la vita di Buffy mentre analizzò l’area.
Facendo un breve cenno all’uomo di mezza età seduto ad
un tavolo, Spike la condusse verso lui.
“William,” l’uomo lo salutò, alzandosi con
un caldo sorriso diretto a Buffy mentre strinse la mano di Spike. “E
lei deve essere la signorina Summers,” continuò con caldo
accento britannico.
“Buffy,” rispose lei, prendendo la mano che lui le offriva
e arrossendo quando la baciò prima di rilasciarla.
“Buffy, questo è Rupert Giles,” disse Spike, spostando
una sedia e facendola sedere. “E’ un amico di famiglia.”
“Ha trovato qualcosa su Parker, Signor Giles?” chiese lei,
guardandolo con un’espressione nervosa.
“Chiamami Giles. E si… ho trovato qualcosa.”
“Cosa?”
chiese Spike, sporgendosi verso l’uomo più anziano, senza
mai rompere il contatto con Buffy.
“Sembra che Buffy non era l’unica donna che è stata
soggetto al lato più oscuro del Signor Abrams.”
“C’e
ne erano altre,” disse lei leggermente, già comprendendo
le donne che erano state sottoposte alla misericordia di Parker.
“Una,” disse quietamente Giles. “Una giovane che si
chiamava Darla Mason.”
“Come
ha fatto a fuggire da lui?”
Giles
si sedette dritto, togliendosi gli occhiali e pulendoli lentamente con
una stoffa molle mentre evitò la domanda, guardò brevemente
su e incontrando gli occhi di Spike.
“Non l’ha fatto,” disse Spike con tono quieto, leggendo
il linguaggio del corpo dell’altro uomo e capendo che era riluttante
a parlarne.
“Lei… ma come,” insisté Buffy. “Sono
stata con lui abbastanza…I- io so come è protettivo verso
le sue cose,, così non è possibile che tenesse una donna
fuori di vista.”
“Buffy,”
disse Spike con voce molle, toccandole dolcemente il braccio senza staccare
gli occhi da Giles.
Vedendo l’occhiata che i due uomini si stavano scambiando, Buffy
sentì il mento vibrarle mentre chiuse gli occhi. “Lei non
è fuggita… vero?”
“No,”
rispose Giles con tono quieto, sedendo un pò più diritto
sulla sedia. “La notizia ufficiale è che la sua morte fu
indicata come un incidente.”
“Lui
l’ha uccisa,” bisbigliò Buffy, fissando la tavola
mentre tentò di non pensare al fatto che poteva essere successo
anche a lei.
“Dal mio punto di vista ‘si’.”
“Come?”
“Ufficialmente
un incidente di macchina,” disse lei, leggendo le note erano di
fronte a se. “Trauma cranico, molte contusioni e lacerazioni.”
“Così
l’ha uccisa e intenzionalmente ha fatto un incidente in macchina
per farlo sembrarlo accidentale?” chiese Spike.
“Apparentemente,” rispose Giles, guardando avanti e indietro
tra la coppia.
Spike gettò uno sguardo a Buffy, vedendole il viso pallido mentre
lottava contro le lacrime che aveva negli occhi. “Stai bene?”
bisbigliò, tirandola più vicino a se.
“Sì,” mormorò lei, sbattendo le palpebre per
cacciare le lacrime. “E adesso il caso è chiuso?”
chiese, incapace di guardare gli uomini mentre sentì l’ira
sotto la superficie.
“Sì,” disse Giles con voce gentile, simpatizzando
per la giovane.
Spike sospirò. “Così non è stato mai condannato,
e se questa volta viene condannato sarà fuori in pochi mesi per
ricominciare di nuovo tutto il ciclo.”
“No,
non lo farà,” disse Buffy con voce fissa, girandosi a guardare
Spike.
“Non è che puoi fare molto, pet,” disse lui, spostandole
dolcemente i capelli dalla spalla mentre la guardava, capendo quello
che doveva star attraversando.
“Non gli permetterò di fare male a qualcun altro,”
disse lei con voce forte. “Ricomincerà di nuovo con qualcun’altra.”
“Non
c’è niente che puoi fare, Buffy.”
“Posso
farlo confessare,” rispose lei, girandosi verso Spike e vedendo
lo shock sul suo volto quando comprese.
“No,” ringhiò lui scuotendo la testa prima che Buffy
potesse continuare.
“È l’unico modo, Spike. Mi parlerà.”
“Torni
da lui e lui ti ripicchierà!” rispose Spike alzando la
voce mentre si agitò, vedendo la determinazione nei suoi occhi.
“E se io non faccio, lui lo farà a qualcun’ altra.
Un altra povera ragazza che non sospetta di avere qualcuno per fuggire.
È probabile che non sarà forte abbastanza per uscire da
sola, e dovrà soffrire perché sono stata troppo spaventata
per fare qualcosa.”
“Se
posso darti un consiglio,” disse Giles, non permettendo a Spike
di protestare. “Ho molti contatti al reparto di polizia. Forse
possiamo trovare qualche poliziotto che ci offra una certo protezione,
potremmo registrare questo Abrams e vediamo se realmente si apre con
Buffy.”
“E’
troppo pericoloso,” disse Spike, scuotendo la testa mentre guardò
tra Buffy e Giles.
“Vi lascerò un momento da soli,” disse Giles, alzandosi
e allontanandosi dal tavolo.
“E se sarà in un luogo pubblico?” chiese Buffy, senza
distogliere gli occhi da Spike, tentando di fargli capire che doveva
farlo. “E se tu e Giles state nei dintorni e ascoltate la conversazione
e abbiamo in qualche posto vicino i contatti di Giles? Potesti stare
là, potresti sentire tutto senza essere visto.”
“E’
troppo pericoloso,” bisbigliò lui, prendendo a coppa il
viso di Buffy. “Non posso rischiare che ti accada qualcosa”
“Non
posso rimanere seduta e rischiare, Spike” bisbigliò lei,
accarezzandogli dolcemente la gamba per calmarlo. “E cosa succederà
se quando esce di prigione, se invece di andare via viene a cercare
te? O me? E che succede se riesce a prendermi e tu non sei abbastanza
vicino per aiutarmi? Per favore mi devi capire,” mormorò,
guardandolo negli occhi. “Per favore. Lo devo fare… sai
che devo farlo.”
Chiudendo
gli occhi, Spike sospirò mentre digrigno i denti. “Se ti
succede qualcosa…”
“Non
accadrà,” insisté lei, facendo scorrere la mano
lungo la sua guancia, facendo si che la guardasse.
Tirandola a se per un bacio frenetico, Spike la tenne disperatamente,
non disposto di permetterle di andare mentre le loro labbra praticamente
si unirono insieme.
Sedendosi indietro dopo un momento, la guardò negli occhi, ingoiando
la paura mentre accennò col capo. “Se Giles può
portare dei poliziotti là…”
“Andrà
bene,” bisbigliò lei, facendo quello che poteva per riassicurarlo.
“Te lo prometto.”
*
* * *
Mordendosi
il labbro quando Spike chiuse la porta dietro a lei, chiudendoli nella
sua stanza, Buffy prese un profondo respiro per calmare i nervi. Lui
non aveva detto una parola sulla strada di casa, e stava cominciando
a sentire un pò innervosita.
“Okay,” alle fine disse lei, girandosi per affrontarlo.
“Fallo.”
“Cosa?”
chiese lui confuso.
“Sono pronta. Grida, urla, getta cose. Qualunque cosa tu voglia
fare, solo fallo uscire dal tuo corpo.”
Con
un sospiro pesante, Spike eliminò la distanza tra loro, prendendole
dolcemente a coppa la guancia con una mano e lisciandole dolcemente
le linee nella sua fronte con il pollice. “Non c’è
niente che deve uscire dal mio corpo,” disse leggermente. “Sono
solo preoccupato per te.”
“Lo
capisco,” mormorò Buffy. “Ma è ora che mi
prenda cura di me. Non posso nascondermi e non posso aspettarmi che
tu mi protegga per il resto della mia vita.”
“Ma
io posso,” bisbigliò lui, guardandola negli occhi. “Ti
proteggerò per sempre.”
“Lo
so,” disse lei con un sorriso gentile. “Ma sono stanca di
essere la vittima. Sono stanca di sentirmi come se non potessi…
”
Senza
finire la frase, Buffy guardò in giù, prendendo un profondo
respiro.
“Cosa, amore?”
“Non
mi conosci,” bisbigliò lei, guardandolo con un sorriso
molle, distogliendo lo sguardo mentre vide l’espressione confusa
sul suo viso.
“Cosa intendi?” chiese lui confuso.
“Questa non sono io,” continuò lei, tirandosi via
da lui e camminando per la stanza. “Non sono una ragazzina spaventata
e indifesa. Sono più forte di così. Avevo dimenticato
chi fosse, ma… ma adesso ricordo… chi ero… chi sono.
Non ho bisogno di protezione, Spike.”
Alla fine si girò di nuovo verso lui, e poté vedere la
paura nei suoi occhi prima che parlasse. “E io?” chiese,
facendo un passo esitante verso lei. “Hai bisogno di me?”
“Più
di qualsiasi altra cosa,” bisbigliò Buffy, avvolgendogli
le braccia intorno alla vita e avanzando impaziente nel suo abbraccio.
“Non ho bisogno che mi proteggi. Non più. E ho bisogno
di sapere che non vuoi essere uno che deve proteggermi. Ho bisogno di
sapere che tu vuoi me e non una vittima.”
Spike
sospiro di sollievo, baciandole dolcemente la testa. “Ti amo.
Te,” precisò, avendo bisogno di farle capire e sorridendo
quando la sentì rilassarsi.
“Ti amo anch’io.” * * * * *
“Sei
sicura di essere pronta per questo?” chiese Spike, tenendole ermeticamente
la mano.
Chiudendo gli occhi per un momento per controllare l’emozioni,
Buffy accennò col capo. “Si… sono pronta.”
Raccogliendo
il cellulare, Buffy lo fissò per un momento, sentendosi la bocca
prosciugata al pensiero della chiamata che stava quasi per fare.
“Forse non dovresti stare qui,” disse lei leggermente, incapace
di incontrare lo sguardo di Spike quando sentì i suoi occhi bruciarla.
“Perché, pet?” chiese lui insicuro.
Girandosi per affrontarlo, Buffy strinse la bocca prima di parlare.
“Perché non posso recitare molto bene di volere tornare
insieme al mio ex-ragazzo che abusava di me se l’uomo che amo
è qui sedendo nella stessa stanza. È per la credibilità,
Spike. Cosa ti aspettavi? Che voglio veramente tornare con lui?”
“Naturalmente
no,” mormorò lui guardando il pavimento. “Pensavo
solo che volevi un po’ d’appoggio.”
Camminando
verso il letto, Buffy sorrise mentre lo guardò prima di mettersi
a gambe divaricate sulla sua vita e avvolgergli le braccio intorno al
collo. “Lo faccio,” bisbigliò lei, lasciando dolcemente
un bacio sulla sua fronte prima di tirarsi indietro per guardarlo. “Ma
so di avere il tuo appoggio, e penso che questa cosa la dovrei fare
da sola.”
“Posso
ascoltare fuori dalla porta?” chiese lui con un sorriso, inclinando
la testa per guardarla.
“Come se non lo facessi comunque” disse lei con un riso
sciocco. “Solo devi sapere che io devo fingere che voglia tornare
con lui…”
“Lo
so,” Bisbigliò Spike , premendole dolcemente il collo finché
le sue labbra incontrarono le sue in un bacio gentile. Buffy ansimò
quando la sua lingua le accarezzò lentamente il labbro inferiore,
chiedendo il permesso di entrare e lei fu molto disposta a concederglielo.
Massaggiandole la lingua con la suo, Buffy gli afferrò le spalle,
sentendosi stordita mentre lui si tirò via per poi lasciarle
un altro bacio tenero sulla fronte.
Ridendo scioccamente quando lui si alzò con lei tra le braccia,
Buffy strillò quando si trovò distesa sulla schiena, distesa
sul letto. “Spike, cosa stai-”
Non
finì la frase quando lui immediatamente saltò sopra lei
e cominciò a farle il solletico, Buffy gridò, dimenandosi,
facendo quello che poteva per liberarsi mentre rideva.
“Hai vinto!” urlò lei dopo un momento, ridendo così
sodo che lo stomaco le faceva male mentre tentò di allontanarsi
dalla sue mani.
“Non è la risposta giusta, amore” rispose Spike con
un ghigno diabolico.
“Quale è la risposta giusta?” chiese lei ansimando,
contorcendosi per liberarsi.
“Penso che tu lo sappia.”
Agganciando
le mani dietro al suo collo, Buffy lo tirò impazientemente in
giù, unendo le labbra alle sue e ponendo fine al solletico, mentre
lui si tirò via per prendere fiato. “Questa va meglio?”
chiese con un sorriso molle.
“Lo sai, baby” disse lui con un sorriso furbo e seducente.
“Bene,” mormorò lei, lottando per sedersi mentre
lo spinse sul torace. “Ho bisogno di farla finita con questo.”
Sospirando
Spike, si alzò e se la tirò dietro. “Sarò
qui fuori,” disse, chiudendo gli quando lei gli avvolse le braccia
intorno alla vita.
“Grazie per essere qui,” mormorò lei, la voce soffocata
contro il suo torace.
Stringendo la donna che amava, Spike pigiò un altro bacio sulla
sua testa. “Ci sarò sempre.”
Tirandosi
via e offrendogli un sorriso, Buffy gli accarezzò la guancia
con le dita. “Lo so.”
Guardandolo
girarsi e uscire dalla porta, si sentì improvvisamente sola mentre
si girò per guardare il cellulare.
“Devi farlo,” mormorò lei chiudendo gli occhi per
radunare il coraggio. “Devi.”
Con
un respiro tremante, Buffy compose il numero che era inciso nella sua
mente, sentendo le mani che le tremavano mentre si mise il telefono
sull’orecchio.
“Pronto?”
“Parker,”
lo salutò, tentando di tenere un tono caldo e senza pretese.
“Buffy?”
“Si”
disse leggermente. “Sono io.”
“Perché
stai telefonando?”
Buffy
poteva sentirlo quasi scrocchiarsi le dita mentre lei muoveva le spalle,
tentando di mandare via la tensione.
“Forse hai ragione,” disse lei, tenendo facilmente la giusta
quantità di apprensione nella voce. “Forse appartengo a
te.”
“Lui
ti ha lasciato, vero?” chiese Parker con voce soddisfatta.
Gettando uno sguardo alla porta e radunando la forza dall’uomo
che davvero l’amava, Buffy chiuse gli occhi. “Sì,”
mormorò. “Ha detto che io non potevo dimenticarti e che
era ovvio che volevo stare ancora con te.”
“Lo
sapevo” disse lui il sorriso evidente dal tono.
Prendendo un respiro profondo, Buffy chiuse gli occhi prima di continuare,
“Possiamo incontrarci? Solo per parlare. Forse possiamo far funzionare
la cosa?”
“Mi
sembra di ricordare che hai fatto delle accuse contro di me,”
rispose Parker. “Senza menzionare il tono… e tutte le altre
cose.”
“Ero
arrabbiata. Solo… voglio vederti” disse lei, tentando di
tenere la tensione fuori dalla voce.“Bene, vieni stasera. A casa
mia.”
“Um…
non posso stasera. Io, uh, io ho molti compiti da fare. Che ne dici
di domani pomeriggio… al parco?”
Trattenendo
il fiato mentre aspettò una risposta, Buffy quasi sospiro pesantemente
di sollievo quando lo sentì concordare.
“Domani alle due,” disse Parker. “Non fare ritardo.”
Attaccando
il telefono, Buffy precipitò di nuovo sul letto, sentendosi esausta
dopo la breve conversazione. Sentendo la porta aprirsi si rilassò
immediatamente per la presenza di Spike mentre lui si sedeva sul letto
e la tirò tra le sue braccia.
“Lo puoi fare, Riccioli d’oro.”
“Lo
so,” mormorò lei, aggrappandosi a lui e chiudendo gli occhi.
“Ma questo non lo rende più facile.”
Capitolo 23 - una nuova ragazza
”Sei
sicura di sentirtela?” chiese Giles, studiando Buffy mentre nervosamente
indossava la maglietta più ampia per nascondere il microfono
sul suo stomaco.
“Si” sussurrò “Starò meglio quando sarà
tutto finito”
“Capisco” rispose con un sorriso caloroso prima di condurla
dai due uomini, vestiti in kaki “Buffy Summers, questi sono Wesley
Wiyndham-Pryce e Robin Wood. Si assicureranno di averti a vista mentre
parli con Abrams.
“Signorina Summers” si presentò uno degli uomini
con un cenno “Mi chiami Wes”
“E io sono Robin” disse l’altro uomo, amichevolmente.
“Ora, signorina Summers-“
“Buffy” interruppe lei
“Molto bene Buffy” disse Wes sorridendo “Sa cosa fare?”
Prendendo un respiro, cercò di calmarsi guardando i due ufficiali
prima di annuire “Si… lo so”
“Bene” disse guardando il suo orologio “Mr. Giles
e Mr. Atherton saranno in una macchina parcheggiata là”
continuò, indicando una macchina con i vetri oscurati “Robin
e io la seguiremo a distanza, ma rimarremo abbastanza vicini da intervenire
se necessario”
”Perfetto” disse annuendo, sentendo le mani di Spike sulla
vita
“Io vado, amore. Mi allontano prima che l’idiota si faccia
vedere”
”Okay” sussurrò Buffy, mordendosi il labbro e stringendosi
le mani mentre annuiva.
“Sarò qui per qualunque cosa” promise “Se prova
anche solo a toccarti, sarò qui”* * * * *“Sei in
anticipo” disse Parker, andando versi di lei e guardandola dall’alto
al basso.
“Anche tu” rispose cercando di sorridere
“Volevi parlare?” continuò chiudendo la distanza
tra di loro, facendola tremare per la sua vicinanza.
“Si… voglio parlare…”
“Voglio che cadano le accuse Buffy” disse con voce bassa
“Ora”
“non era la mia idea” rispose, cercando di seguire la conversazione
che aveva pianificato “la polizia, mi hanno parlato, e io ero
arrabbiata e… ferita. So che non mi avresti mai fatto male apposta,
Parker” sbottò, sorprendentemente credibile.
“Esatto piccola” mormorò, passandole una mano sulla
guancia, non curandosi di sentirla allontanarsi dal suo tocco.
Spostandosi
quando lui si avvicinò per un bacio, prese un respiro. Vedere
Robin seduto su una panchina oltre le spalle di Parker fingendo di leggere
un giornale le fece ricordare che non era sola “C’è
qualcosa che ho bisogno che fai per me, Parker. Prima che torniamo insieme”
Che cosa?” chiese, dimenticando che si era spostata per non essere
baciata.
“Voglio sapere di te. So delle cose, ma voglio sapere del tuo
passato”
“La mia vita è un libro aperto Buff. Lo sai”
“Chi c’è stato prima di me?” chiese, reprimendo
l’urgenza di correre via “Chi hai amato prima di me”
“E’ importante per te?” chiese, inclinando la testa
per fissarla a occhi stretti.
“Lo è”
“Si chiamava Darla” disse sospirando “L’ho conosciuta
al liceo. Bella, una piccolo cheerleader bionda. Tu me la ricordi in
effetti”
Buffy tremò al paragone. Ovviamente Parker cercava di riavere
quello che aveva con lei… o il brivido che aveva quando la picchiava.
“Che le è successo?” chiese, spalancando gli occhi
quando lui la fissò “Voglio dire… se l’amavi,
perché non sei con lei”
“C’è stato un incidente” disse vago
“Come l’incidente con me?” chiese, sapendo che se
era collegato a lei poteva avere più informazioni
“Non volevo farti male, Buffy”
“Lo so” disse a denti stretti, tenendo un esteriore calma
“Che le è successo, Parker?”
Prendendogli le mani nelle sue, Buffy fremette al suo tocco, ma doveva
farlo rilassare.
“Non mi ha ascoltato”
“Come me?”
”Una specie” disse scrollando le spalle “Sai che quello
che è successo a lei non sarebbe successo con te, vero?”
“Lo so” disse con un finto sorriso rassicurante “Ma
cosa le è successo, Parker?”
“Abbiamo litigato… non mi ricordo molto dopo quello”
“L’hai uccisa”
Buffy
quasi saltò indietro quando lui serrò gli occhi guardandola,
spalancando gli occhi quando lui le afferrò il braccio in una
stretta sicura, tenendola più vicina ase. Era certa che se ascoltava
abbastanza avrebbe sentito Giles impedire a Spike di scendere dalla
macchina.
“Perché
mi chiedi questo?” ruggì Parker, scuotendola
“Perché dobbiamo partire con la sincerità”
disse piano, sorprendendosi di quanta calma riusciva a mostrare “Dobbiamo
ripartire dall’inizio, e devo sapere tutto di te… anche
le cose brutte. Ti prego dimmi la verità”
Allentando la stretta, Parker la studiò prima di annuire “Ho
perso la calma… la litigata è continuata e l’ho colpita”
“Sapevi che questo l’avrebbe uccisa?”
“Era una spranga di ferro… lo immaginavo” disse senza
rimorso nella voce.
Buffy
tremò al tono freddo che aveva. Sentiva la rabbia scorrerle nelle
vene al pensiero di questa povera ragazza che non era riuscita ad andarsene
da lui e per il fatto che lei stessa avrebbe potuto essere al suo posto.
Ignorò che Parker ancora la teneva per le spalle.
”Quindi stai apertamente ammettendo di essere un assassino? Di
aver ucciso una ragazza a sangue freddo? È così?”
chiese, non aspettandosi una reazione.
“Si. Ti crea problemi?” continuo, serrando gli occhi tenendola
più stretta, ovviamente arrabbiato dalla sua insolenza.
“Toglimi le mani di dosso” rispose con un sorriso “Non
mi è mai piaciuto niente di tuo su di me. Ora vattene all’inferno”
Prima
che Parker potesse capire cosa succedeva, Parker e Robin lo avevano
preso e gli stavano mettendo le manette, leggendogli i suoi diritti
mentre guardava Buffy scioccato.
“Hai organizzato tu questo?” chiese allibito “Non
può essere stata una tua idea. La ragazza che conosco non avrebbe
mai organizzato tutto questo”
“Buona cosa che io non sia la ragazza che conosci, allora”
disse, chinandosi contro Spike quando lo sentì circondarle la
vita.
“Stai bene piccola?” le mormorò nell’orecchio.
“Bene” rispose, vedendo lo shock nel viso di Parker diventare
disgusto. Buffy sorrise.
“Hai fatto tu tutto? Hai giocato con me?” chiese con una
voce bass ache usava per infondelre terrore prima che incontrasse Spike.
“E l’oscar va a…”
“Tu cagna!”Buffy spalancò gli occhi quando il pugno
di Spike andò dritto sul naso di Parker mentre gli ufficiali
distoglievano lo sguardo, prima che lui si chinasse verso l’orecchio
dell’altro uomo.
“Pensavi davvero che l’avrei lasciata?” chiese minaccioso,
così basso che anche Parker tremò a sentirlo “l’hai
picchiata fino a sottometterla per stare con lei, e non sei riuscito
a tenerla nemmeno così. Come si sta, Abrams? Come si sta a sapere
che la donna che credi di amare non ha mai avuto un orgasmo prima che
arrivassi io?”
“Stai… zitto” ruggì
“Pensaci mentre dividerai la cella con qualcuno che farà
di -te- una cagna”
Facendo
un passo indietro, Spike guardò soddisfatto Parker che veniva
trascinato via prima di voltarsi verso Buffy.
“Andiamo a casa piccola” sussurrò, baciandola in
adorazione.
Sospirando di contentezza, annuì “E’ la migliore
idea che sento da un po”
Capitolo 24 - lieto fine...
6
Mesi Dopo...
“Com’è
andata?” chiese Angel quando Spike e Buffy entrarono in casa
“Colpevole
su tutti i capi d’accusa” disse Spike con un sorriso, avvicinando
a se Buffy “Grazie alla testimone principale, qui”
“Quindi
Abrams farà una vacanza estesa al penitenziario?” chiese
Faith, stringendosi al proprio ragazzo.
“Praticamente
si” disse Buffy prima di voltarsi verso Spike “Io vado di
sopra”
Guardandola
salire, sospirò prima di voltarsi verso i suoi amici “Meglio
che vada con lei, è stata una lunga giornata”
“Probabilmente
è una buona idea” rispose Angel comprendendo.
Slacciandosi
la cravatta andò verso il secondo piano. Piegò il collo,
cercando di allentare la tensione dal suo corpo. Sapeva che qualunque
cosa sentisse, le emozioni di Buffy erano multiple.
Aprendo
la porta della propria stanza, andò verso la camera da letto
la vide seduta sul bordo del letto, guardando senza espressione verso
la parete. “Un penny per i tuoi pensieri, passerotto”
“E’
sbagliato che io mi senta male?” chiese, senza alzare gli occhi.
“Su
cosa?” cheise lui, sedendo accanto a lei e prendendola per mano.
“So
che è quello che merita. So che dopo quello che ha fatto alle
sue altre ragazze, è per il meglio che lui non possa più
fare male a nessuno, ma...”
“Vorresti
che fosse andata diversamente” disse Spike leggero, accarezzandole
i capelli dalle spalle.
“Un
uomo ha appena perso il suo intero futuro perchè gli serve aiuto”
“E
forse lo avrà ora” disse “E’ la cosa migliore
che potesse accadere, Buffy. Lo sai”
“Lo
so” sussurrò, finalmente alzando gli occhi verso di lui
“Vorrei solo aver fatto qualcosa prima che tutto sfuggisse di
mano”
“Lo
so, piccola” mormorò, accarezzandole una guancia e passandole
il pollice lungo la pelle, rilassandosi quando lei si chinò al
suo tocco “Ma questo non cambia il fatto che ha ucciso una donna.
So che vorresti averlo aiutato, ed è normale. E’ perchè
sei umana. Perchè sei una donna corretta. Non c’era niente
che potessi fare, Buffy”
“Potevo
essere io, spike” sussurrò, tremando al pensiero “E
a conti fatti, avrei dovuto essere io”
“Ma
non è stato così” disse, rassicurandola.
“Grazie
a te” mormorò guardandolo “Mi hai portata via...
mi hai tenuta al sicuro”
“Ne
sei uscita per conto tuo” le sussurrò, sfregando le labbra
sulle sue “Ti ho solo dato un posto dove stare”
“Mi
hai dato più di questo Spike” disse “Mi hai dato
la forza di andare avanti, quando pensavo di non riuscirci”
“E lo farei di nuovo senza pensarci” disse con un sorriso
gentile “Ti amo, riccioli d’oro”
“Mostramelo”
disse dolcemente, togliendogli la giacca dalle spalle e lavorando lentamente
sui bottoni della sua camicia.
Nessuno
potrebbe rifiutare la richiesta di una donna amata. Spike si alzò,
tirandola con se e baciandola mentre slacciava il suo vestito. Sentendo
il tessuto scivolare dal corpo di lei fino a terra, passò le
mani sulla sua pelle di seta.
Spostandosi
dalle labbra al suo collo, Spike soppresse un ruggito di desiderio quando
sentì la mano di lei muoversi per la sua cintura, slacciandola
con dolorosa lentezza.
“Ho
bisogno di te” sussurrò lui contro le sue labbra contro
le sue, strappando via il resto dei suoi vestiti mentre la spingeva
dolcemente verso il letto, rimuovendole le mutandine con facilità
acquisita da mesi di pratica.
“Ho
bisogno di te anche io” mormorò lei, allacciando le mani
dietro il collo di lui, arcuando il proprio corpo contro il suo.
Sussultando
quando lui entrò in lei, Buffy afferrò le sue spalle,
sentendosi completa come solo quando lo aveva dentro di se. Sbattendo
i fianchi di lui contro i propri, Spike alzò la testa per guardare
il misto di emozioni che le attraversava il viso.
Incontrando
il suo sguardo, Buffy cercò di controllare il tremore che la
percorreva, gridando mentre il suo corpo si arcuava contro quello di
lui.
Togliendole
gentilmente i capelli dal viso, Spike le baciò teneramente la
fronte, aumentando le spinte. Il ritmo dei loro movimenti diventò
incendiario, facendo tendere i loro corpi in modo frenetico.
Incontrando le sue labbra in un dolce bacio, Spike la guardò
negli occhi “Ti amo, Buffy” sussurrò.
“Lo
so” rispose lei “Anche io ti amo”
Vedendole le lacrime agli occhi, inclinò la testa studiandola
per un momento “Stai bene?” chiese, con voce carica di preoccupazione
mentre rallentava le spinte.
Prendendolo più fortemente dentro di se, Buffy annuì “Bene”
disse sorridendo, arcuando i fianchi, incoraggiandolo ad aumentare le
spinte.
Dopo
pochi minuti, Spike sentì il corpo di lei tremare, pronto al
rilascio. Raggiungendo la sua schiena, spi spinse più fortemente
dentro di lei. Digrignando i denti mentre i muscoli interni di lei gli
si stringevano intorno, lasciò cadere la testa sulla sua spalla,
spillando dentro di lei mentre la sentiva mordergli la spalla, trattenendo
le grida.
Sentendo
la tensione praticamente sovrastarlo, collasso su un lato, trascinando
Buffy con lei e cercando di riprendere fiato.
“Non pensavo fossi una che morde, amore” disse con un sorriso
“Che posso dire?” squittì lei “Tu sei mio”
“Marcavi il tuo territorio?” le chiese ghignando. Sentendola
annuire, sorrise “Beh in questo caso...”
Buffy squittì quando si sentì spinta sopra nel letto prima
che Spike le attaccasse il collo con morsi scherzosi. Trovando il punto
che sapeva eccitarla di più, la morse leggermente più
forte “Mia”
“Tua”
mormorò lei, passandole una mano sulla guancia “E tu sei
mio”
“Il
tuo tutto?”
“Il
mio tutto” sussurrò “Mio amico, amante, eroe, protettore,
tutto quanto avvolto in una carta molto sexy”
“E’
vero?” chiese sorridendo
“Si,
beh... se devo guardarti nudo, aiuta che tu sia così sexy”
Spike
arcuò un sopracciglio e Buffy rise.
“Non preoccuparti piccolo” disse lei “Ti amerò
per sempre... anche quando diventerai calvo”
“Hey!
Chi dice che diventerò calvo?”
“Oh su” rispose Buffy cercando di trattenersi dal ridere
“Non puoi pensare di poter usare tutto quel perossido e non aspettarti
effetti collaterali”
Spike semprò pensarci un momento, prima di scrollare le spalle
“Beh, se continuerai a stare con me...”
“Non preoccuparti capitan perossido” disse lei sorridendo
“Starò qui finchè non ti stancherai”
Fine
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traduzione: b_fly@email.it & strawberry85@hotmail.it

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