18/11/2007
Dancing in the Moonlight
Subject: AU (tutti umani).
Warnings: No.
Rating: NC17.
Genere: Romance.
Lunghezza: 20 Capitoli (68774 parole)
Storyline: 2° Stagione.
Summary: E se invece di Kendra fosse arrivato un altro AmmazzaVampiri, uno che rompe la tradizione del 'le cacciatrici sono donne'?
Disclaimer: Non possiedo niente, ecc ecc ecc.
Permesso dell'autrice (di tenere storie che erano già state tradotte): You can keep them up
Link per la ff originale: http://paragon.dark-solace.org/stories/ditm.htm
Capitoli: 1 | 2 | 3 | 4 | 5 | 6 | 7 | 8 | 9 | 10 | 11 | 12 | 13 | 14 | 15 | 16 | 17 | 18 | 19 | 20
Capitolo 1 - Brutto risveglio della luna
C’erano notti in cui il pattugliamento era così noioso, pensò di approcciare Giles con l’aspirazione della bocca dell’inferno. Niente vampiri. Niente demoni. Solo un grosso, vuoto, ingrato cimitero che rifletteva la sua noia. Doveva pattugliare anche stanotte. Voleva semplicemente uccidere qualcosa.
Voleva davvero perdere un po di energia prima di rimettersi sull’algebra. Dopotutto, Sunnydale: una grossa valle infernale sulla terra. Il posto che l’aveva uccisa l’anno prima, letteralmente. Era la prima notte di molte che sentiva come indulgente nella sua chiamata.
Un profondo respiro le uscì dalle labbra mentre prendeva posto a sedere sulla lapide più vicina. A dispetto delle sue lamentele, quello che diceva di solito a Giles con la sua solita ingratitudine, c’era qualcosa da dire sulla pace di un cimitero in una notte inattiva. Le dava tempo di schiarire i pensieri. Dava prospettive sulla strada da percorrere.
Era uscita molte volte nella speranza di imbattersi in Angel, anche se questo non dava frutto. Angel arrivava solo per avvertirla che il mondo stava per finire o che lei stava per morire, o entrambi, quando andava bene. Per un ragazzo che era al mondo da due secoli, aveva davvero bisogno di socializzare. C’erano volte che lo sentiva guardarla… sapeva che era lui senza vederlo. Era una certezza.
Avrebbe potuto farlo di professione. Non c’erano dubbi.
Anche la notte era ferma, non c’era vento. Niente ululio distante. Niente ruggiti gutturali di recenti non-morti. Sunnydale dormiva. Niente azione stanotte. Poteva anche far su tutto e andare a casa. Dopotutto, chi poteva resistere ad algebra?
Si chiese se avrebbe potuto chiedere a Giles di scoprire se Mr Kirsch era un demone. Realmente, nessuno dovrebbe sentirsi così obbligato di dare tutti quei compiti.
Scuola. Non vontava il foglio di inglese che doveva fare per il successivò martedì, o il progeto di storia che lei e Willow avevano appena scarabocchiato. Beh, conoscendo Willow, scarabocchiato non era il termine corretto.
“E’ passato abbastanza” si disse fra se alzandosi in piedi “Tempo di andare a casa e lottare col signor Pitagora”
Era infatti universalmente riconosciuto che appena una persona trova un motivo per andarsene, arriva un motivo per restare. Aveva appena tolto il paletto dalla cintura quando sentì il classico urlo la damigella in pericolo toccare ogni albero del cimitero.
“Tipico” mormorò
La scena che trovò, comunque, andava come ogni scenario che si era figurata. Qualche vampiro. Damigella in pericolo, un po’ grossa ma piuttosto comune, ma anche questo poteva affrontarlo. Qualche calcio, soddisfazione di causare violenza, andare a casa e aprire il libro.
Chi stava prendendo in giro? La pattuglia era una scusa per non prendere i compiti.
Dall’altra parte, c’era da spiegare come aveva fatto a peggiorare così a sua madre. Non lo chiamava divertente.
Buffy si fermò così improvvisamente da quasi cadere al suolo. I suoi occhi si spalancarono e aprì la bocca attonita.
Non aveva ai visto un uomo muoversi in quel modo. Con quella fluidità. Con quella grazia. Poesia in movimento. Si muoveva come se fosse stato fatto per quello. Un pugno qui, un calico là. Un paletto e polvere. Non sembrava in panico. Non sembrava nemmeno spaventato. Un uomo che fa quello che deve fare, quelloc he è naturale per lui.
E dannazione, era naturale.
Chi diavolo era questo ragazzo?
Buffy prese un respiro mentre il tipo polverizzava l’ultimo vampiro, poi si voltava verso la damigella sopraffatta dalla paura ma piacevolmente sorpresa dall’uomo in pelle nera.
Almeno, questa era l’ipotesi. Il tipo sexy che impalettava era, beh, sexy. Era ancora a distanza, quindi il verdetto era impreciso.
“Una parola di avviso, passerotto” disse lui pigramente “Da quello che ho sentito su questa città, non dovresti essere qua intorno a un cimitero di notte”
Oh Dio. Quell’accento. La cacciatrice scosse la testa.
Onestamente, che ragazza poteva resistere a quell’accento?
Nessuna, evidentemente. Buffy aveva sentito abbastanza dagli uomini di alta classe da capire cosa voleva un uomo dopo aver salvato da un aggressore. Non che fossero intervenuti molti aggressori, ma quella era una brutta materia di discussione. “Erano… erano…e tu” “Si. Smettila di passare nei cimiteri dopo le sei, e noi non dovremo ripetere la scena, d’accordo?” disse lui alla ragazza guardandosi intorno con un sopracciglio alzato “Ora vai. Nessun altro ti farà del male stanotte”
“Posso… c’è qualcosa che posso fare per te? Sai… mi hai appena salvato la vita”
L’uomo si fermò roteando gli occhi “Grazie, ma no” rispose “Non prendo favori per aver ucciso vampiri, ora va a casa”
La damigella indignata annuì e voltandosi se ne andò.
Ci vollero solo pochi secondi. La cacciatrice lo guardò andare via e lo seguì, lo vide prenderle il braccio fermando la damigella per essere stato così rude con un tono che non sembrava davvero dispiaciuto, andò poi via e lei lo guardò. lo guardò controllare che la damigella andasse in un luogo illuminato prima di prendere ad andare in un’altra direzione. Un uomo salvava una donna e non voleva smancerie? Non voleva felicità in ritorno per un servizio reso?
Che diavolo stava succedendo?
Algebra dimenticata, Buffy prese un respiro e seguì il ragazzo, a distanza di sicurezza. Non dubitava della propria abilità di prenderlo se si accorgeva della sua presenza e non era un ragazzo che amava la compagnia, ma dubitava in qualche modo che lui fosse il tipo da preoccuparsi di chi gli passava davanti.
Almeno sperava. Era intrigata.
C’erano certe cose che poteva capire anche solo seguendolo, le più ovvie erano il suo colore di capelli e lo spolverino di pelle incredibilmente sexy che portava sulle spalle. Non c’erano molti lampioni nella direzione che stava prendendo, e la luna non era fuori, ma riconosceva un lavoro di ossigenazione quando lo vedeva. Aveva i capelli completamente ossigenati, le ricordava un ragazzo che aveva conosciuto a los Angeles a cui piaceva quel tipo di capelli ma sembrava ridicolo.
L’occhiata che catturò mentre lui voltava un angolo confermò il sospetto che l’aveva colpita dal cimitero di Restfield. Il ragazzo era sexy. Tanto sexy. Zigomi pronunciati, labbra sensuali a prima vista… garantito, Buffy non lo stava seguendo per perlustrare una strana percezione, ma era una ragazza e notava queste cose. Anche i capelli erano belli. Arruffati, sembrava, per la lotta; le piacevano.
Camminava come se sapesse di essere seguito e non gli importasse. Come se la stesse conducendo da qualche parte. Il familiare nodo alla base del so stomaco le disse che avrebbe dovuto voltarsi e andare a casa o – almeno- riportare l’incidente a Giles e avere la sua opinione, ma i suoi piedi si mossero in modo opposto. Se la stava portando da qualche parte con intento di far male, sarebbe stato lui a farsi male. Sapeva come prenderla, e bene.
Il maestro? Completamente massacrato.
Poteva andare da Angel, pensò, ma era tardo e non voleva perdere il ragazzo finchè non aveva visto dove stava andando.
Non ci volle molto. Forse tre quarti di miglio dal cimitero. Certo era tardi e lei avrebbe dovuto affrettardi a casa prima che sua madre si accorgesse che non era a letto.
Il ragazzo stava al Sunnydale Inn, l’unico albergo di Sunnydale. C’era stata la settimana prima per investigare di un possibile arrivo di un demone Kfagna, su richiesta di Giles, e aveva una vaga idea della condizione delle camere all’interno. Non grandiosa, almeno confortevole. Garantito, Sunnydale non era un attrazione turistica per nessuno con un battito cardiaco, le accomodazioni per i visitatori erano poche e scomode. Le veniva in mente di proporgli un alternativa come alloggio.
No. Non c’era tempo. Sparì dentro dopo una battaglia di dieci secondi con la porta. Ovviamente si era trattenuto prima di calciarla. Sapeva cosa significava essere frustrati…
Qualche cosa deve essere fatta con la forza.
La porta si chiuse, e lei non potè più vederlo
Buffy stette in piedi qualche minuto. Era cacciatrice da abbastanza tempo per sapere che uomini sexy che sanno combattere non è una coincidenza. C’era una ragione se l’aveva visto. Una ragione dietro l’ovvio.
Sospirò e fremette. Il ragazzo aveva acceso una luce, poi l’aveva spenta. Si chiese se lui la stesse guardando ora…le tendine sembravano tirate, ma non poteva affidarsi all’apparenza.
Sospirò di nuovo. Non poteva fare altro stanotte. La prima cosa nella mattina sarebbe stata dire a Willow di inserirsi nel computer della Sunnydale Inn e prendere le registrazioni e prendere più informazioni possibili sugli occupanti.
Buffy fremette. Willow se sarebbe stata capace?
Beh, se no era dalla via facile, allora si prendeva la via che l’aveva attratta, il biondo sexy e toccarsi.
Le venne un sorriso. L’opzione B non era tanto male… dopo tutto, single femmina bianca, senza impegni da quello che avrebbe potuto essere il suo fidanzato vampiro. L’unico indizio che il grosso rimuginante imbecille potesse averla notata o che lei potesse piacergli l’aveva avuto dalla reazione che aveva avuto lui vedendola sfregarsi contro Xander al Bronze.
Parlando di cose che non avrebbe mai più fatto…
“Okay” si disse, voltandosi e dirigendosi verso Revello Drive “Andiamo a casa a non fare matematica”
Era un altra verità universalmente riconosciuta che quando dei vampire circondavano una nuova vittima, il “leader” del gruppo diceva qualcosa orientato a far crescere la paura nell’impressionabile cuore del futuro snack. E pur non avendo sentito qualunque cosa il vampiro avesse detto, era più che certa di essere ricaduta nella categoria.
A quanto pare i suoi sensi erano rimasti concentrati sull’inglese sexy. Il che sembrava logico – i sensi di solito indicavano vampiri, e a meno che il vampiro in questione non fosse Angel, i vampiri non tendevano a diventare eroici per le damigelle.
Specialmente senza l’aggiunta di un bonus di sangue alla fine dell’azione eroica.
Tre orrendi vampiri la stavano lentamente circondando in una bizzarra forma di intimidazione. Erano dei novellini.
“Okay ragazzi” disse piano, adattandosi alla posa di combattimento “Volete davvero farlo adesso? Voglio dire, devo andare a fare algebra”
“Non avrai più bisogno di preoccuparti dei compiti, biondina” disse uno dei vampiri, squadrandola con gli occhi in un modo che la fece rabbrividire di ribrezzo “O a qualunque altra cosa”
Buffy alzò un sopracciglio “Ve le scrivete da soli le battute?”
“Oh, ne sei toccata?”
“Non toccata” disse lei sorridendogli prima di saltare in aria e calciarne uno vicino alla strada “annoiata”
Ci furono un paio di sussulti a quello, il familiare “la cacciatrice!” da tutti, che le confermò il loro stato di novellini. Uccidere il più vecchio non fu difficile. I novellini ancora più facili, non prestavano attenzione alle loro sensazioni e ai loro istinti e a combattere facevano pena. Nessuno di loro si preoccupava del fatto che la cacciatrice esisteva davvero e viveva nella bocca dell’inferno.
Questi tre erano nanetti in un mondo di giganti.
Beh, almeno sapevano chi lei fosse. Era un inizio. Questo non li rendeva più efficienti. Qualche calcio qui, un pugno là. Tre esplosioni di polvere, ed era finita. E fu di nuovo da sola nella strada.
Ma non si sentiva sola. Buffy fremette guardando indietro al motel.
Nessun cambiamento. Niente. Solo che una delle tendine sembrò tirata per un momento. Lievemente. Non molto, ma abbastanza per farla pensare.
Non poteva vedere niente. Era buio, era Sunnydale, ed era notte. Cacciatrice o no, aveva bisogno di tornare a casa prima che sua madre notasse la sua assenza.
Ancora… non poteva impedirsi di chiedersi…
Non importava. Willow ci avrebbe pensato il giorno dopo. Se non poteva, Buffy avrebbe orchestrato una visita di persona per scoprire chi era e perchè combatteva vampire. E perché era così bello. Avrebbe comunque avuto risposta domani.
Era tempo di finire la nottata.
* * *
Era un lavoro di classe.
Magnifica, vibrante, un giovane lavoro d’arte. Quel tipo di arte che andava apprezzata. Arte che rimaneva inosservata per anni al museo, ammirata da alcuni nella massa. Non aveva mai visto nessuno così pieno di vita. Solo a questo, uno sguardo casuale, sapeva di essere nei guai. Era meravigliosa. Ed era dannatamente la migliore combattente che lui avesse mai visto.
‘Fottutamente stupefacente.’
Ovviamente, era la cacciatrice. Era nel suo sangue. Nel suo essere. Nel materiale che costituiva cosa era.
*Chi* era.
Ridacchiò fra se leggermente mentre finalmente lei se ne andava dalla sua finestra, e lasciò le tendine. Tre vampiri polverizzati in meno di un minuto. Era buona. Era molto, molto buona.
Una maledetta pistola che aspettava di essere caricata.
Domani l’avrebbe incontrata.
Sorrise. In qualche modo lo sapeva. Sapeva che incontrarla avrebbe cambiato tutto. Per sempre. Non era un intuizione, era una speranza. Lo sapeva. Qualcosa che non poteva capire bene.
Incontrarla avrebbe cambiato la sua vita.
E non poteva aspettare.
Capitolo 2 - Il sale della terra
Era solo la seconda volta in cui lo vedeva nella propria casa, ma Buffy non poteva impedirsi di sorprendersi di quando spazio occupava Angel nella sua macera. Era mostruosamente grande, e le faceva male il collo ad alzare la testa per guardarlo. Era il suo vampiro, e mentre era confusa dalla sua presenza, non poteva negare la leggera scossa che provava lungo il proprio corpo.
Non avevano parlato da quando era tornata, non veramente. Quella fase da piccola puttana che aveva passato, averlo mandato fuiori di testa strusciandosi contro Xander… ed era la seconda volta questa notte che ricordava l’incidente. Buffy scosse la testa, accendendo la luce.
“Buffy”
“Già, in carne ed ossa” rispose, togliendosi da polvere dalla giacca “Da quanto sei qui?”
“Cirza mezz’ora. Pensavo fossi già tornata”
“Pattuglia. Mi sono imbattuta in qualcosa di strano, niente che non potessi affrontare” si leccò le labbra mentre si guardavano per un lungo momento “Non risponde al perché sei qui. Perché sei qui Angel?”
“Volevo solo vederti”
Lei stese le braccia “E io sono qui. Mi vedi”
“Non abbiamo avuto una possibilità di parlare da quando sei tornato da Los Angeles” continuo lui “Volevo assicurarmi che stessi bene. Sembravi un po…” fece gesti mentre articolava la frase “… l’ultima volta che ti ho visto”
“Egoista?”
“Stavo per dire distratta”
“Il mio era più accurato” sospirò e scrollò le spalle, sedendosi sul letto e prendendo in mano Mr Gordo “Sto bene” disse lei “Ho ancora incubi, ma sto bene. Ci sto passando sopra. E i miei incubi si stanno fermando”
Angel annuì “Ne sono lieto”
“Beh non era la reazione che mi aspettavo” scrollò di nuovo “E’ strano. Avrei detto ‘Non sai cosa significa morire’ ma non sarebbe stato vero”
“buffy-“
“Sto bene. Davvero” era una bugia abbastanza facile. Immaginò fosse normale. Era morta… era la natura in cui la morte l’aveva portata. La profezia. Il maestro che le metteva le dita intorno alla gola. La calma casuale con cui l’aveva messa da parte. Solo un morso. Niente di più.
E il suo sangue era il più ricco del mondo.
Buffy si leccò le labbra e guardò da un’altra parte. No, nessuno credeva che ci fosse davvero passata sopra. Un’estate via con suo padre che come al solito le dava soldi per compensare il tempo che non passavano insieme. I suoi pensieri erano confusi. Sapeva che il proprio comportamento il primo giorno di ritorno non era stato accettabile e se ne vergognava.
C’era un senso di vendetta. Aveva distrutto il maestro, le sue ossa. Gli stupidi vampiri non potevano resuscitarlo ora.
Non più.
“C’è una ragione per cui sei qui?” chiese improvvisamente, guardando Angel e se stessa nel suo riflesso. “Un’altra spaventosa minaccia in città che dovrei conoscere?”
‘E per caso è il biondo inglese sexy?’
“Potrebbero esserci problemi” disse lui, fremendo ma non facendoci caso. Dopotutto, avevano mutamente deciso di non spingere le cose fra di loro. C’era attrazione, certo, ma Cacciatrice e vampiro? Non poteva finire bene. Non importava cos’altro c’era. Qualcosa non sarebbe mai funzionato.
“Problema?”
“Il treno che passa Sunnydale ogni ora…” fremmette lui “Quello di stanotte… doveva arrivare alle dieci… c’era un massacro. Tutti a bordo erano stati uccisi”
Lo stomaco di Buffy si rivoltò “Cosa?”
“Sangue perso, colli spezzati”
“Mio dio. Io…” si fermò sbiancando di nuovo “Ci sei stato? Hai visto-“
“Non ci sono stato. Hanno pulito tutto prima che potessi guardare”
“Scena del crimine?”
“Ordini del sindaco. Da quello che sono riuscito a capire, sembrava che gli fosse stato molto significativa. E potrebbero esserci stati diversi vampiri. Oppure…” disse lui “C’è qualcos’altro. Non ne sono ancora certo, ma qualcosa… non è stato fatto da principianti, Buffy. Erano anziani”
Era proprio quello che non voleva sentire “Quanto?”
“Non ne sono certo. Anche i piccoli possono fare dei disastri come quello. Ma questi…” di fermò, fremendo e scuotendo la testa “Chiunque fossero, sapevano quello che facevano”
Buffy guardò il pavimento “Beh… è successo tanto per essere stata una notte tranquilla”
“La pattuglia è stata tranquilla”
“Ecceto per un ragazzo che dal nulla è arrivato e ha impalettato dei vampiri e poi se n’è andato come se nulla fosse”
Angel la guardò stupito.
L’espressione persa nel suo sguardo non le aiutò il morale “Pensavo che ne sapessi qualcosa”
“Su cosa?”
“E’ quello che mi piacerebbe sapere. Questo ragazzo nel cimitero, praticamente stava facendo il mio lavoro e ora abbiamo una città piena di maestri vampiri a cui piace mangiare I turisti?” mugugnò lei quasi fra se “Okay, non farò davvero i compiti stasera”
“Questo tipo cacciava i vampiri?”
“Già. E con successo” scosse la testa “non ho mai visto nessuno muoversi così in tutta la mia vita. Voglio dire, nemmeno io posso… beh okay, posso, ma morestamente questa è una virtù. Era bravo. Davvero, davvero bravo. Ha salvato la ragazza e tutto”
“Ti ha vista?”
“Assolutamente no… anche se sapeva che lo stavo seguendo”
Angel sembrò dispiaciuto di questo “Lo hai seguito?”
Fremette mettendosi sulla difensiva, prendendo un passo indietro “Solo per vedere dove andava. Gesù, cos’avrei dovuto fare? Poteva essere un demone o qualcuno che avrei dovuto conoscere. Voglio dire, se sda combattere così allora perché diavolo non avrei dovuto conoscerlo? Specialmente ora, sembra che abbiamo bisogno di aiuto”
Non rispose a quell’osservazione, e Buffy capì di aver fatto punto e che lui avrebbe lasciato cadere l’argomento. Infatti, lui si voltò e andò alla finestra lentamente. Già. La sua tipica sparizione con il “grave pericolo blab la” seguito dal “Non posso stare devo andare a rimuginare da qualche parte”
Come vampiro, era incredibilmente prevedibile.
“Dove l’hai seguito?” chiese lui
“Al Sunnydale Inn. Chiederò a Will di entrare nel sistema domain e vedere se può scoprire qualcosa sulla stanza”
“E sei certa che non ti abbia vista?”
“No, non ne sono certa. Sono certa che c’ero, ero la cacciatrice, non ero morta e quindi all’occorrenza potevo prenderlo a botte”
“Hai detto che lui-“
“Si. Ma hey, le forze soprannaturali lavorano dalla mia parte. Non c’è niente che lui possoa farci”
Angel sorrise timidamente a sentirla “Bene. Solo… sta attenta, okay?”
“Sempre”
“Di più ora. Finchè non scopriamo altro sul-“
“Treno, si. Sono in grave pericolo in ogni minuto della mia vita Angel. Cosa ti fa pensare di poterlo evitare? Darmi un altra avvertenza oltre alle altre migliaia?” lo sguardo di lui divenne di nuovo stoico e lei sospirò “Okay, puoi andare ora. Il mio futuro è stato detto, e ho bisogno di fare un po di algebra”
Non lo vide andare ma lo sentì. Quel freddo che passava dalla finestra aperta, per la sua dipartita. Si chiese se era una cosa da demone, essere così completamente incapace di annunciare il suo arrivo e salutare quando se ne andava. Angel sembrava prendere la libertà di passare quando era conveniente per lui. O quando un potenziale assassino di Buffy era in città.
Come se fosse una novità.
Un altro sospiro la scosse e andò a letto.
Niente algebra. Beh, non che fosse una sospresa.
La sua mente tornò inspiegabilmente al biondo che aveva visto al cimitero dopo secondi di tentativi di distrazione. Era eccitata alla prospettiva di scoprire chi era.
Perché era in città.
Quando aveva imparato a muoversi così.
Un leggero sorriso le tocò le labbra mentre chiudeva gli occhi. Portando il peso di qualcosa che non poteva identificare.
Ad un singolo sguardo.
Domani sarebbe di certo stato interessante.
* * *
“QUindi era carino?”
Per qualche ragione, Willow sembrava fissata su questo dopo il racconto della notte scorsa. Non era stato un giorno facile, il signor Kirsch aveva preso il suo solito sguardo di disapprovazione mentre lei spiegava che non aveva i compiti, facendola sentire alta tre centimetri e indignata allo stesso tempo.
Doveva esserci un modo di escludere i suoi compiti di algebra. Col salvare il mondo e tutto… certe persone proprio non capivano a chi dovevano mostrare gratitudine.
Buffy era grata a Willow, invece. La sua amica intelligente procedeva bene nel loro progetto e le aveva assicurato di aiutarla a scrivere una conclusione degna. Dopo, ovviamente, averle ricordato su cos’era il progetto.
Certi giorni semplicemente facevano schifo. Oggi ne faceva parte.
Grazie al PTB (?) per I quarantacinque minuti di pausa pranzo. Non sapeva come avrebbe fatto se no.
“Già” disse “Era molto sexy. Snello, muscoloso, sarcastico… e se n’è fregato del ‘cosa posso fare per ripagarti’ della persona che aveva salvato”
Xander sorrise “Bwh, ci sei” disse “Probabilmente è gay”
Buffy spalancò gli occhi. No. quello era troppo sexy per essere qualcuno con cui lei non poteva uscire se voleva. Non era possibile. La sua mente non poteva accettarlo “No, non è gay”
“Nessuno evita la gratitudine, Buff. E’ una regola del mondo maschile”
La cacciatrice e la rossa tossirono insieme la parola “Uomini”
“Non era gay”
“E lo sai perché ci hai parlato?”
“Non cercare di rovinare questo per me. È sexy, non è un vampiro, e può combattere come me. Per come stanno le cose ora è perfetto… non renderlo gay!”
“Può davvero?” chiese Willow “Può combattere come te?”
“Quasi” disse lei rimuginando “E’ stato davvero molto braco … non dirlo Xander” lo anticipò “Li ha polverizzati, la ragazza si è offerta, lui l’ha squadrata –ha! L’ha squadrata!” scosse la testa “Poi ha detto che non voleva ringraziamenti e se n’è andato” iniziò a mangiare una mela.
“E tu l’hai seguito?” pressò Xander “Lo hai davvero seguito?”
“Davvero, davvero. Non mi ha vista. E l’ho detto a Angel l’altra notte”
”Hai visto anche Angle l’altra notte” chiese Willow “Wow, due ragazzi sexy in una sera”
“Willow, ti prego” Xander prese un espressione disgustata “Sto mangiando”
La rossa lo ignorò “Dove l’hai visto? Cosa doveva dirti?”
“Sul biondino sexy? Niente. Beh, non era felice che io l’avessi seguito. Devo dirlo a Giles e vedere se ci scopre sopra qualcosa” annuì all’amica “In più, potresti entrare nel registro del Sunnydale Inn? Mi piacerebbe sapere il suo nome… magari anche una ricerca più estesa. Nessuno è così forte e coordinato senza, lo sai, sapere che deve combattere i vampiri. Voglio dire, lui *sa* dei vampiri. Strano, no?”
“Già” rispose Willow “Angel ha detto altro?”
“Oh, il solito. Grosso pericolo, blab la, massacro alla stazione dei treni, blab la. apparentemente abbiamo dei nuovi vampiri in città- vampiri anziani che pare non siano così facili da uccidere come quelli che ho polverizzato ieri sera” Buffy sospirò “Devo controllare anche quello vedeer se c’è qualcosa che lui sa su questo massacro”
Xander corrugò la fronte “Pensi che lui sappia esattamente chi siano i vampiri se gli dici solo quello? Arrivati in treno, ucciso tutti, più anziani del solito?”
La cacciatrice scrollò le spalle “E’ Giles. Ed è inglese quindi…”
“Pensi che Giles sappia di questo tipo?” chiese Willow “Il sexy col paletto?”
“Spero. Vorrei una ragione per andare ad aprire la sua porta, se necessario a calci”
Xander fece una smorfia “Si certo”
“Per parlarci, gesù”
“Dal modo in cui ne parli non sembrava”
“Cosa? non posso pensare che un ragazzo è carino senza avere una proposta di matrimonio? Cosa siamo, negli anni 50?”
“Cosa dici di Angel?”
Buffy scrollò le spalle, mentre il suo cuore si scaldava come ogni volta in cui veniva menzionato il grosso rimuginatore. Ma stava bene. Teneva le distanze. E lasciava crescere interesse per un uomo che poteva essere uno psicopatico per quell che ne sapeva. “Angel? Anche se uscissimo, cosa che non stiamo facendo, essere attratta da qualcun altro è abbastanza difficile da poter girare con una A rossa sul etto” fece pausa “Angel non si fa mai vedere per nulla di più che dirmi che sto per morire, ad ogni modo. O che c’è un altro cattivo in città”
“Solo un altro tentative maschile di capire la specie della donna” le assicurò Xander“A volte mi sento seduta in territorio nemico”
Willow gli sorrise “a volte lo sei”
La campanella suonò sulla mensa e gli attesi versi di frustrazione si levarono da ogni persona.
“Progetto di storia?” chiese Willow e Buffy roteò gli occhi “Prometto, non è tanto. Solo qualche causa di base sulla caduta dell’impero romano”
“Già, ci sarò. Non mi va, ma ho bisogno di scrivere quella conclusione”
La rossa annuì “Sarò di aiuto”
La cacciatrice sforzò un sorriso in ritorno al suo cenno, facendosi scivolare la cartella sulle spalle mentre andavano verso i familiari corridoi della Sunnydale High.
Solo un ora e mezzo dopo avrebbe potuto andare da Giles. Dirgli cos’era successo. E prendere delle risposte alla domanda che aveva in testa dal giorno prima.
Aveva una sensazione che non se ne sarebbe andata. Non identificabile ma reale.
Qualcosa sulal notte scorsa su cui non poteva mettere una pietra sopra. Qualcosa.
* * *
Il suo osservatore le stava dando uno sguardo sbiancato dopo il suo resoconto della notte prima. Quasi lo stesso sguardo di quando gli parlavano di musica pop. Quasi.
“E tu dici che era… umano?”
Buffy alzò un sopracciglio “Beh, non sono arrivata abbastanza vicino da prendergli il polso, ma penso di si, già. Umano”
“Quello che intendevo è… non c’è la possibilità da quello che hai visto ieri sera che fosse un vampiro? Forse un altro vampiro con l’anima come Angel?”
“No, niente vibrazione di vampire. L’ho seguito e sembra proprio umano”
“M-m-ma non lo sai per certo?”
La cacciatrice roteò gli occhi “Beh, suppongo che ci sia una possibilità, ma penso proprio di no. Voglio dire… guardando un ragazzo me ne accorgo. Fai tutte le teorie cosmiche che uoi, il ragazzo era umano. Do un 1% di buona fede. Ci scommetto il mio nuovo guardaroba autunnale”
“Bene” si tolse gli occhiali per la pulizia di routine “Immagino tu ne sia certa”
“Cosa ho appena detto?” Buffy lanciò lo sguardo su una nuova lama che aveva preparato per la pattuglia “Ad ogni modo, Angel a detto che ci sono nuovi vampiri in città. Non sa quanti, ma hanno lietamente ammazzato un treno di gente ieri sera. Pensa che fossero anziani perché erano… organizzati e puliti o qualcosa del genere”
“Fantastico” aggiunse Giles “Un nuovo combattente di demoni in città giusto in tempo per affrontare nuovi vampiri anziani. Sembra… puntuale”
“Giles-“
“Dico solo-“
Buffy mugolò un ruggito e girò i tacchi, andando verso le nuove armi per trovare qualcosa per cominciare l’allenamento pomeridiano “Già, già, niente coincidenze sulla bocca dell’inferno. Bla bla bla”
Sentì la porta della biblioteca spalancarsi e sorrise. Bene. L’incontro del club di matematica doveva essere finito prima. Non importa, le interessava solo che Willow iniziasse il suo lavoro per scoprire quell nome “Hey, dove hai messo le balestre?”
Nessuna risposta. Buffy fremette “Giles?”
“Umm… questo.. uomo che hai visto ieri… hai detto che era biondo?”
Lei annuì senza guardarlo “Biondo, inglese, zigomi pronunciati. Un corpo per cui molti ragazzi ucciderebbero… e aveva uno spolverino. Non che tu possa esserne interessato ma-“
“Bene. Penso sia qui”
Buffy gelò, chiudendo gli occhi. Oh Dio. Questa era la sua fortuna.
Si voltò lentamente. Là. Biondo, pericolosamente sexy, spolverino nero. E sembrava lusingato, dal sorriso che aveva.
“Buffy l’ammazzavampiri, presumo” disse con voce bassa, tanto per ricordarle quanto fosse sexy.
“Cosa? Come… io…” guardò Giles disperatamente “Come fa a sapere chi sono?”
“io-“
Okay, panico crescente. Guardò il combattente di demoni, con occhi spalancati “Come fai a sapere chi sono? Mi segui o qualcosa del genere? Mr Pervertito?”
Le mani del ragazzo salirono in segno di neutralità e rise basso. “Eri tu quella che parlava del mio corpo, amore” osservò “E, da quello che so, non sono stato io a seguirti fino a casa tua, no?”
Il viso di buffy si infiammò “Giles!” chiamò “Risposte? Ora? Sarebbe carino!”
“Io…io…”
“Non è necessario” rispose il sexy platinato, avanzando con fredde e controllate mosse “Farò le presentazioni. Il mio nome è Spike”
Dio. Che nome ridicolo.
Ridicolo ma stranamente attraente.
“E come sai chi sono?”
“Che sei Buffy?” strinse gli occhi avanzando “L’ammazzavampiri. Beh, a parte lo spettacolo che mi hai fornito ieri notte…” a quello, il suo sguardo la squadrò in approvazione “Devo dirlo, amore… le tue mosse… mai visto niente del genere”
Il suo rosssore aumentò. Giles si schiarì la gola.
E a quello, Spike tornò in se “Bene. Come so delle cacciatrici. È una storia carina, davvero. È capitato che anche io lo diventassi”
Pausa.
“Cosa?”
“Io. Sono un cacciatore” nascose le mani nelle tasche dello spolverino sorridendo allo sbiancato attonito sguardo che le passava sul viso “Sorpresa”
La biblioteca cadde nel silenzio.
Quando Buffy parlò di nuovo, c’era un traddo disperato nella sua voce “Giles?”
Lui annuì “ho libri”
“Prendili”
“Già, penso sia appropriato”
Spike semplicemente sorrise, senza lasciare con lo sguardo il viso di Buffy. Era magnifica quando era confusa.
Quasi quanto lo era quando combatteva.
Era semplicemente magnifica.
E si stava divertendo più di quello che si aspettava.
Capitolo 3 - Cammino solo
Non era possible.
Non era minimamente possibile.
In ogni generazione c’è una cacciatrice. LEI sola si ergerà contro I vampire, I demoni, e le forze del male. LEI è la cacciatrice.
Due volte le era stato detto. Una vita fa con Merrick nei giorni di Pike bruciando la palestra della scuola. E di nuovo non tanto tempo fa con Giles arrivata alla Sunnydale High. Una ragazza che aveva sperato di lasciar perdere la sua missione a Los Angeles per poter ripartire senza paletti.
Non fortunata.
Ma comunque sapeva che c’erano regole. Una cacciatrice. Femmina. Fine.
E poi, c’era Spike.
Spike, che era molto, molto maschio. Molto. In piedi al centro della biblioteca di giles, dichiarando di essere cacciatore. Abbastanza divertente, la sua reazione era stata sbiancare. Non c’erano dubbi. Niente di cui dubitare. I suoi occhi dicevano la verità, e lei stessa aveva visto tutto la notte prima. I suoi movimenti, precisi. Come i suoi. E lui sapeva che lei c’era. L’aveva condotta al suo motel, guardata uccidere vampire.
Confermando i loro sospetti in meno di mezz’ora. Lei sapeva di lui, e lui sapeva di lei.
Giles era nel retro guardando nella sua collezione privata di testi, mormorando delle strane parole del gergo inglese. Intanto, i due ammazzavampiri biondi furono lasciati nella biblioteca, fianco a fianco contro il bancone. Buffy tesa, incredibilmente conscia della sua presenza.
“Come sapevi il mio nome?” chiese lei quando non c’era altro da dire
“Come?”
Il mio nome. Tu conoscevi il mio nome”
Spike scrollò le spalle “Sono stato contattato quest’estate da un imbecille in Inghilterra. Ha detto che il suo nome era Gerald e ch c’era qualcosa chiamato il consiglio degli osservatori. Mi ha detto delle cacciatrici e ha menzionato che eri morta ma tornata e che comunque una nuova era stata chiamata, ed ero io”
“Ma tu non sei una ragazza”
“Lieto che tu l’abbia notato, amore. Beh, questo corpo lo vuoi buttare via?”
Gah. Era il tipo da ripetere quella storia solo per imbarazzarla.
“Le cacciatrici sono ragazze” disse lei “Come fai a essere cacciatrice se non sei una ragazza? O…” is uoi occhi si spalancarono “Non sei gay, vero?”
Uno sguardo mortificato di presentò sul viso di lui “Cosa?”
“Beh, a pranzo Xander ha detto che probabilmente eri gay perché non hai lasciato che quella sciacquetta ti ringraziasse appropriatamente per averla salvata. Gli ho detto di no, ma forse il potere di ragazza si applica a ragazzi che vorrebbero essere ragazze”
Gli occhi di Spike si spalancarono. Ed erano magnifici. Blu intenso ma chiari, come un raggio di sole sull’oceano.
“Te lo assicuro” disse lentamente “Non sono gay”
“Beh, non che io stia a giudicare o cose così”
“Sei seria, o mi stai guardando per provare la mia eterosessualità in questo momento?” chiese lui, tentandola “Perché ci sono vari modi per fartelo capire, amore. E non penso che il tuo osservatore sarebbe contento di trovarci sul suo bancone”
Ogni cellula del corpo di Buffy gelò di mortificazione, e il suo rossore ne era prova.
Oh buon Dio.
Chi si credeva di essere questo ragazzo?
“Io…” disse innocentemente completamente persa “Io-tu-io-“
La sua indignazione sembrò ammaliarlo di più. Fece correre i suoi occhi su di lei, con larga approvazione, allargando il sorriso “Già” approvò “io, tu, era questa l’idea”
“Tu… maiale!”
“Scoprirai che molti uomini lo sono”
Gahh, non poteva stargli ancora di fianco. In questo momento aveva bisogno che la distanza fra di loro fosse almeno pari alla lunghezza di un campo da football. Aveva bisogno di qualcosa per calmare gli ormoni che non fosse la sua crudezza di linguaggio. Buffy aveva incontrato molti uomini che si prendevano troppa confidenza, ma Spike aveva preso l’intera torta.
Diavolo, aveva preso l’intera pasticceria.
Quello che era più esasperante, è che aveva il diritto di essere così. Non era semplicemente magnifico e sapeva di esserlo, ma lei sapeva che lui sapeva che lei sapeva e approvava.
“giles?” tentò di chiamare, maledicendo il brivido nella sua voce “Umm… vicino alla risposta?”
“No” arrivò la voce ovattata “Lui non è… err…dovrei chiedergli se ha un osservatore o sa di averlo o forse il consiglio-“
“Un tipo di nome Gerald”
“Gerald? Davvero?”
“Direttamente dalla bocca del pervertito”
Il suddetto pervertito era dietro di lei, facendole correre una mano lungo il braccio. Lei ebbe un brivido e si tese, e un incursione di proteste le stava sfociando dalla gola.
“Gerald non è il mio osservatore” disse lui. Buffy poteva sentire le parole rimbombargli addosso, massaggiandola sensualmente, non sapeva che un certo tipo di dizione potesse fare quell’effetto. Dannato. “Era solo il tipo che mi ha trovato. Mi ha detto chi ero, che Buffy era morta per un paio di secondi e che io ero stato attivato” scrollò “Ha passato l’estate ad allenarmi. Ho ucciso qualche vampiro, qualche demone. Tutto stava andando bene finchè il consiglio mi ha detto che la cacciatrice era tornata a Sunnydale e che dovevo unirmici. Quindi, sono qui” Spike sorrise e aprì le braccia “In carne ed ossa”
Buffy e Giles si scambiarono una lunga occhiata.
“Questo, ehm…” tentò di iniziare l’osservatore “Non spiega perché non sei..”
“Una femminuccia?” un altro scrollò di spalle. Buffy fece un passo lontano da lui, allontanandosi dal suo spazio vitale. E poi lo guardò, in piedi dalla parte di Giles. Molto confusa
“E…ummm… quanti anni hai?”
“Diciannove”
Buffy si morse il labbro, con gli occhi spalancati in risposta. Non sapeva se dovesse essere sorpresa o no, dopotutto le cacciatrici dovevano essere ragazze giovani. Se le forze dell’essere avevano rotto le regole, perché non aggiungere qualche anno?
In più, non si aspettava che lui avesse la sua età. Era più grande, più maturo a dispetto della sua apparente mancanza di maturità nei modi. Diciannove sembravano troppo pochi. Ma del resto, c’era una scintilla nel suo sguardo, qualcosa che avevano i ragazzi pieni di ormoni.
“Giles?”
“Non lo so” rspose immediatamente il suo osservatore “io… io so che non ci sono mai stati cacciatori, maschi, ma ci sono antiche profezie che potrei controllare. Il consiglio poi… forse i papiri di Nyazian?”
A quello, Buffy e Spike si incrociarono con gli sguardi.
“Nessuno di voi sa di cosa parlo, vero?”
“No”
“Spiacente, compagno”
Giles annuì, più che altro a se stesso “Beh, bene, beh… faro ricerche. E… beh, magari non sarà così difficile. Forse…” fremette voltandosi verso la cacciatrice “Forse c’è una ragione per cui sei morta, Buffy. I poteri sapevano che due cacciatrici sarebbero state determinanti per il bilanciamento così-“
Spike ridacchiò secco a quello, alzando una mano “Gerald e quel tipo, Quentin, ci sono già passati in tutto questo” disse, guardando Buffy “Non ha niente a che fare col fatto che sei ancora viva”
Buffy si leccò le labbra voltandosi di nuovo verso giles “Quindi, a quanto pare le regole se ne sono andate, huh?”
“Deve esserci una profezia. Qualcosa che il consiglio non ha visto, o…” un ombra passò il suo viso “O qualcosa che loro… immagino di dover telefonare a Quentin Travers”
Buffy alzò le sopracciglia “Già, e mentre parli col tipo della madrepatria, cosa dovrei fare io con la massa di ormoni che ho di fianco?”
Un sorriso passò le labbra di Spike che aprì le braccia di nuovo “Quello ceh vuoi, passerotto. Solo, sii gentile col novellino”
Lo guardò.
“Beh, non che a me non piaccia andare forte”
“Giles!”
L’osservatore era più scioccato di lei, il che non andava bene. Certo non era lui il bersaglio delle frecciate seduttive del ragazzo, con i suoi perché-sei-così-sexy sorrisi. Non andava bene. Spike era un pervertito. Un pervertito che era più grande di lei di tre anni, non meno. Per sempre teenager. Poteva anche averne ottantacinque.
Beh, non con quel corpo, ma comunque…
“Umm… Spike” fremette Giles al nome “C’è un altro modo in cui possiamo chiamarti?”
“No”
Buffy roteò gli occhi “Cosa? Ti aspetti che noi crediamo che una donna possa averti chiamato Spike?” ti prego”
Un sorriso di scherno gli passò il viso “Oh,” ritorse “e Buffy è un nome davvero sofisticato”
“Giles!”
“Io… ehm” l’osservatore si pulì gli occhiali, guardando il pavimento con fare casuale “Penso che sia meglio, forse, se lo porti fuori per un pattugliamento veloce, Buffy. Date le circostanze… la presenza di Spike può essere utile, specialmente per quello che ti ha detto Angel l’altra notte”
Spike alzò un freddo sopracciglio “Angel?”
“Un vampiro” disse lei secca senza guardarlo “Con un anima. Pentito. Molto carino. Alter domande?”
“Se vuoi puoi darmi indicazioni sul suo posteriore, già che ci sei”
Giles si rimise gli occhiali decidendo che non era il caso di intervenire.
“Buffy” disse prima che lei potesse rispondergli “Penso sia meglio se mostri… a Spike come si fanno le cose qui intorno. I cimiteri, ovviamente, e forse la stazione dei treni che Angel-“
“Come si fanno le cose qui intorno?” ripetè lei “Pattugliamo, uccidiamo, salviamo il mondo da demoni, facciamo festa. Qui. Considerati istruito”
Spike la guardò incliinando la testa “Non vuoi darmi una dimostrazione privata?”
Buffy ruggì
“Buffy”
Quel tono dal suo osservatore era usato pohe volte. Tanto tempo fa avevano silenziosamente stabilito una base per capirsi, lui usava la sua autorità poche volte su di lei.
Ma per lei non era logica la pattuglia. Spike aveva già dimostrato di saper combattere bene, essere sola con lui, comunque, camminando nei cimiteri con lui al suo fianco sarebbe stato strano.
“Si, okay” acconsentì scocciata, ignorando il ghigno soddisfatto sulle labbra di Spike. Andò al gabbiotto delle armi e lo sentì seguirla ma non gli disse niente. Neanche quando le venne così vicino che poteva sentire il suo respiro sul collo.
Essere libidinoso era una cosa. Ora però era presuntuoso. “Non credi negli spazi personali?”
“Beh, dal momento che passeremo bei momenti insieme, non vedo il male-“
Le armi non andavano bene. Era distratta. Niente più di un paletto sarebbe servito quella notte “Qui c’è male. Qui c’è tanto male. Tanto anche per te se non vai maledettamente indietro, okay?”
Con un ruggitò che sembrava molto più rabbioso di quello che realmente voleva, Buffy si voltò, lo superò e andò alla porta.
E quasi capitolò addosso a Willow.
“Hey!” la rossa si spaventò “Scusami sono in ritardo. Il club di matematica ha deciso per quindici minuti in più e… com’è che ho l’impressione che tu ti sia dimenticata che dovevo venire?”
Spike aprì la porta della biblioteca in modo da sfoggiare più sex appeal che poteva. Dannazione, questo non andava bene.
Lui era tutto ciò che lei odiava negli uomini.
Solo in quel momento, l’espressione da pallone gonfiato aveva lasciato i suoi occhi e sembrava più vulnerabile di quello che avrebbe pensato lei. Quegli oceani blu profondi che aveva per occhi sembravano sinceri. E se possibile, il rossore sulle guance che aveva lei si approfondì. “Buffy, io-“ si fermò un momento guardando Willow “Chi è?”
Un sospirò l’attraversò “Willow” disse lei “Willow, Spike. Spike, Willo”
La rossa era stupita “Huh?”
“Questo è il tipo che volevo che tu mi trovassi” spiegò Buffy, con le mani sui fianchi “E’ una cacciatrice, è stato chiamato quando io sono morta per due secondi l’anno scorso. Non è gay, non sappiamo perché è maschio, e ora noi andiamo di pattuglia. Ciao”
“Buffy-“
Non lo sentì. Era troppo carica al pensiero di uscire da quell maledetto edificio.
Che tanto era inutile. Perché c’era Spike. Seguendola con foga. Lo sentiva come non sentiva nessun altro. Ne I vampiri, neanche Angel. Spike c’era. Era molto lì.
E lei non sapeva cosa questo implicasse.
* * *
Era un complete idiota. Non c’era modo di negarlo.
Guardandole il viso, ne aveva la conferma. Era uno stupido. Aprendo la sua stupida bocca prima che la ragazza avesse il tempo di conoscerlo per almeno un ora. La sua maledetta boccaccia. Quella che lo aveva messo nei guai tante volte. Come sempre, da quando con I suoi disturbi adolescenziali I suoi amici lo convincevano a fare qualcosa di stupido. E anche ora, anni dopo. Anni dopo che il momento di darsi una regolata era passato.
Beh, ogni volta che si guardava allo specchio, quello stupido lo guardava indietro.
Buffy era nervosa, si, ed era colpa sua. Onestamente non pensava che fosse arrabbiata con lui ma pensava che fosse semplicemente una reazione alla sua presenza. Era ancora giovane, tre anni meno di lui. E già lui sentiva momenti in cui gli sembrava incredibile conoscerla solo da un giorno..
Così presto. Ma sentiva di conoscerla. Aveva passato tre mesi a imparare di lei, studiando I diari del suo primo osservatore a Los Angeles, anelando dale poche informazioni che il consiglio gli dava, ascoltando dei progressi dell’anno precedente. Imparando com’era morta.
Era divertente, sentire qualcosa di non identificabile ma reale per qualcuno che non conosceva. Qualcuno di cui non aveva mai sentito parlare prima di quei tre mesi, qualcuno che non aveva mai conosciuto e con cui non era accaduto nulla. Eppure sapere che era morta gli faceva venire da serrare la mascella.
Incontrarla lo aveva portato a un bivio. Incontrarla quando sentiva di conscerla così tanto. Incontrarla quando ne era stato affascinato dal momento in cui Gerald lo aveva contattato quattro mesi prima. Incontrato, spiegato chi era, cosa eera, e spiegato che ce n’era un’altra.
Un’altra che viveva dall’altra parte del mondo.
E per quello che le aveva detto… non era stato di aiuto. Le prime parole che aveva sentito da quella melodica voce erano su di lui. E, beh, era un ragazzo. Alla ragazza piaceva, conosceva le ragazze abbastanza da poterlo dire.
Solo che a lei non piaceva il fatto che lui le piacesse. Ma le piaceva tanto.
Era surreale stare accanto a lei. Poteva vedere I segni del morso del maestro nella sua gola. Poteva praticamente vedere la sua mente mentre lei cercava di ignorare la sua presenza e perché lui sembrava attaccato a lei, a parte l’ovvio. A parte l’essere l’altro dei due. Degli unici due.
“Buffy?”
Si tesero entrambi alla sua voce. Lei per trepidazione di cosa poteva dirle, lui pe la paura di non poter fermare le proprie parole.
Lei non rispose, ma stava ascoltando. Oh, si che stava ascoltando.
Spike sorrise “Penso che il vecchio dicesse la verità dopotutto, huh?”
“Cosa?”
“Prendere come buona solo la prima impressione…” sospirò “Senti, se ti ho fatta sentire a disagio dentro, non lo volevo. Beh, lo volevo, ma non avrei dovuto dirlo. Metti qualunque ragazzo di fianco a una ragazza carina e la sua bocca fa fuori gioco, giusto? Almeno è questa la mia esperienza, e temo di fallire ogni volta che ne ho la possibilità”
Buffy si tese ancora di più con gli occhi spalancati “umm, okay”
Dio, quale cosa idiota doveva dire lui ora? “Cosa non va?”
“Niente”
“Come no”
Buffy si leccò le labbra e scrollò le spalle “E’ solo… hai detto… carina. Dillo a qualunque ragazza e lei ha fuori gioco in un minuto. Fa niente, non farci caso”
Spike sorrise “Solo carina? Ho detto questo? È ingiusto, davvero. Dopo quello che hai detto tu di me prima”
“In qualche modo ho la sensazione che non lascerai mai cadere questa storia”
“Vediamo… no”
“beh, non fartelo andare alla testa. Tutto quello l’ho detto prima che tu aprissi bocca e ti presentassi. E fallissi e facessi meglio a tenere la bocca chiusa”
“Qualcuno è toccato. Sembra che io abbia preso bene un tuo nervo, amore”
Buffy scurì gli occhi e si zittì solo perché avevano raggiunto l’entrata del cimitero di Restfield. La sua mano andò alla vita di lui per fermarlo. Guardando il viso adorabile di lei, pieno di confusione e rabbia di cui non era conscia, improvvisamente sentì i jeans troppo stretti.
“Okay, dobbiamo stabilire delle regole base” disse lei “ti porto di pattuglia perché Giles lo voleva. Dopodichè, non andremo mai più da nessuna parte insieme, okay? Eccetti in caso di apocalissi o grossi cattivi che necessitano di più di una cacciatrice morta, capito? Lavoro da sola. È sempre stato così e così sarà. Così dev’essere. Capito?”
“Cristallino”
“Bene”
“Eccetto per la parte in cui dici che non intendevi una parola di quello che hai detto prima che io aprissi bocca” sorrise, una mezza via fra il ghigno e il sorriso sincero. “Guarda, dico una cosa stupida e improvvisamente ti rimangi tutto. Okay. Ma non sei neanche lontanamente indignata come fai credere, e se vuoi essere onesta, è questo che ti irrita davvero”
Il viso di Buffy fu teatro di una lotta interna di qualche secondo prima di sospirare e scrollare le spalle “bene” disse lei “Forse.
Spike sorrise “Beh, una qualunque impressione è meglio di nessuna”
“Già, se ti piace pensarla così”
“Molto più di quello che sei pronta a sapere” quello la confuse di più, e lui prese l’occasione per entrare nel cimitero ricordandole che erano di pattuglia.
Per qualche minuto, camminarono in silenzio. Ascoltando le foglie mosse dal vento e i rametti spezzati che lasciavano dietro di loro.
La calma controllata dei loro respiri danzava nell’aria fredda della notte. Il cimitero era ancora fermo come la notte prima, a parte la scia di polvere. Questa era stata una sorpresa.
Dopo diverso tempo di imbarazzo passando fra le numerose lapidi di Sunnydale, finalmente aveva trovato qualcosa per distrarsi da pensiero della ragazza che aveva aspettato mesi di incontrare.
Mesi. E ora lei era al suo fianco.
La sua voce era musica. Come se fosse l’unica che lui avesse mai sentito, quando lei parlava.
“Quindi” iniziò lei a fare un tentativo “Perché tu… sai, hai evitato la ragazza l’altra sera? Voglio dire, aveva l’aria di una che avrebbe fatto tanto”
Un sorriso marcò le labbra di Spike “Non era il mio tipo” disse
“I ragazzi hanno degli standard? Pensavo che tutto quello che una ragazza doveva fare era essere volenterosa. Non è che stesse chiedendo una relazione a lungo termine. Voleva solo-“
“Sesso casuale non mi basta” rispose lui, compiacendosi del modo in cui il suo viso diventò rosso. Era adorabile quando era imbarazzata. E lui sentì l’urgenza di continuare “Certo non è male come teoria. E si, ci sono state notti in cui mi sono sentito molto molto in vena di esserne grato, ma non vedo l’attrazione”
Non tanto nei mesi passati, comuqnue. Non da quando era stato chiamato.
Non da quando la foto di lei gli fu messa sotto il naso, e il suo cuore era stato rubato da un paio di occhi di smeraldo. Spike decise di omettere quella parte. L’avrebbe solo spaventata. Ed era ancora troppo giovane.
“Quindi… hai fatto”
Il suo intento era molto diverso dall’essere ambiguo, ma comunque il diavolo in lui non potè resistere
“L’ho fatto?”
Pausa “Lo sai”
“Posso assicurarti di no”
“Hai…” gesticolò, guardando ovunque tranne che lui “Dico solo… è… io… la parte sul, ummm…”
“Si”
Buffy si fermò a sentirlo, abbandonando lo sconforto e incontrando i suoi occhi con i propri spalancati “Si?”
I suoi occhi rotearono “Una conversazione abbastanza personale, Summers, no?”
“Beh, io… non lo so. Io sono…” il suo viso si bloccò in un fremito, con le guance viola “Non importa. Hai ragione. Non avrei dovuto chiederlo”
Già. Lui ricordava quando per la prima volta aveva scoperto che I suoi amici non erano vergini, è stato imbarazzante. La linea fra età adulta e adolescenza era quasi palpabile, e i suoi compagni l’avevano superata. Questo in se era stupido, lo sapeva ora, ma era il modo di pensare dei ragazzi quando sono piccoli. Ed era stato l’unico motivo di andare a cercare Cecily più tardi quella settimana e darle quello che aveva cotì tanto chiesto durante la loro cosiddetta relazione.
Non era stato il suo miglior momento.
Buddy era pura e innocente, e saperlo lo ammaliava. Aggiunto alla sua bellezza in un modo che lei non avrebbe capito finchè non fosse stata più grande.
Spike dovette reprimere l’istantaneo impulso di toccarla, prenderle la mano o stabilire qualunque forma di contatto. Sentire la sua pelle contro la propria. L’aveva sfiorata stanotte ma non aveva ricevuto tocco di ritorno, ed era un tocco quello che voleva. Anche solo sentire le sue dita.
“E’ tutto okay gattina” le assicurò “Non puoi sapere niente se prima non lo chiedi”
“Già, beh, di solito non sono così aperta… specialmente con gente che non conosco. E non sono proprio affari miei”
Lui scrollò le spalle “La vita non sarebbe interessante se ci facessimo tutti gli affari nostri, no?”
Un sorriso a quello. Un onesto sorriso. Un sorriso che le raggiunse gli occhi.
In quel perfetto momento i loro sensi di ammazzavampiri si attivarono. Spike distolse lo sguardo da lei immediatamente nella direzione che aveva sentito. Ruggendo leggermente finchè non sentì la mano di lei coprire la sua, scariche elettriche gli attraversarono la pelle.
“E’ okay” disse Buffy “E’ solo Angel”
Angel. Già, l’idiota con l’anima. Gerald gliene aveva un po’ parlato.
Angel era enorme. Più di quello che sembrava nella sua foto. Aveva passato qualche giorno a leggere dell’imbecille, specialmente dopo aver scoperto che si era intenzionalmente messo accanto a Buffy e che la loro relazione era di natura ambigua. Era strano vederlo in carne ed ossa.
Non aveva preso foto di Angel. Il vampiro che Spike conosceva era quello documentato nella storia. Quello che gli osservatori consideravano il peggiore. La sorta di vampiro che aveva il rispetto del mondo.
E ora nell’espressione che aveva guardando Buffy, Spike si rese conto di quanto non gli piaceva. Una sorta di consapevolezza che c’era dall’inizio ma che capiva solo ora.
“buffy” disse il vampiri, con gli occhi puntati su Spike. Scuri e serrati “Chi è?”
“Umm, lui è-“
“Spike, amico” la cultura civilizzata includeva una stretta di mano. Queste formalità furono evitate. “Ammazzavampiri”
Tanta enfasi sulla parola.
Angel sbiancò un momento “Cosa?”
Buffy scrollò le spalle. “E’ vero. Questo è il tipo di cui ti parlavo ieri sera. Si è fatto vivo ed evidentemente ce n’è un altro oltre a me. Giles sta facendo ricerche. Stiamo pattugliando. Gli faccio vedere il posto”
Angel stava fermo con aria pensosa “Ma è un ragazzo… ragazzo, giusto?”
“Già. Strano, huh?”
Spike sorrise “penso di aver vinto al lotto, compagno” rispose “Messo in vacanza il consiglio, e ora il suo osservatore ci sta lavorando. Non fa tanta differenza, penso. Sono qui”
“Già… e com’è?” finalmente il vampire guardò Buffy “Dall’ultima che ho sentito le cacciatrici devono morire prima che un altra sia chiamata”
“Già, e io ero, ricordi?” sfociò in un largo sorriso per sfogare il dolore che Spike avrebbe visto anche se fosse stato cieco. La ragazza recitava divinalmente, ma le sue mano erano comunque volate dalla mano di lui ai fori nella sua gola.
“Eri là”
Angel fremette “Contava?”
“Evidentemente”
“E lui è stato chiamato?”
“Sono qui, no?”
Entrambi gli lanciarono un occhiata a quella frase.
Per quello che valeva, Buffy sembrò capire che lui non era proprio a suo agio con Angel presente e cercò di distogliere il discorso dalla sua chiamata.
“Hai niente per noi sui vampiri arrivati ieri notte?”
“Umm, si, io….” Lanciò un occhiata nella direzione di Spike “Possiamo parlare in privato?”
“No” di nuovo si sentì bersaglio dell’occhiata di entrambi “Beh, se hai informazioni, servono a entrambi. Siemo in due a cacciare i vampiri, no?”
“Mi paicerebbe parlare con buffy da solo”
“Beh a me piacerebbe fare soldi con il mio bell’aspetto. Non abbiamo sempre quello che vogliamo. Figurati se in due secoli di vita non l’hai imparato”
Angel fece un passo avanti per marcare il suo territorio “Sai, se c’è qualcosa che vuoi dire-“
“Penso di averlo già fatto”
La mano di Buffy scese sulla sua di nuovo e il suo corpo di intiepidì. C’era poca distanza fra lei e il vampiro, ma sapere di essere lui quello che lei voleva gli dava potenza.
“Angel, Spike è okay” disse lei “Siamo della stessa squadra qui. Hai informazioni? Le vogliamo. Cosa sai di questi vampire?”
Il grosso tenebroso la guardò un minuto prima di degnare il ragazzo di risposta “Due di loro… solo due. Il più anziano è Penn… un puritano vampirizzato all’inizio del secolo. È rozzo, distruggerà tutto quello che si frappone fra lui e quello che vuole”
“E cosa vuole?”
Angel scrollò le spalle “Non lo so. A meno che… non lo so. Ma so chi ha portato con lui”raggiunse la propria tasca e aprì un giornale “Hanno trovato una bambola sul treno, fra le altre cose”
“Dice questo il giornale?”
“non esattamente. L’ho vista nello sfondo della foto”
“E significa cosa? Abbiamo un caso Claudia qui intorno?”
Il vampiro la guardò attonito. Spike sorrise.
“Quel pezzo di Anne Rice” spiegò lui “il grande spettacolo con i vampiri con le faccie d’angelo di due attori che non sanno recitare?”
Buffy si stupì “Brad Pitt sa recitare”
“Nei tuoi sogni, gattina”
“Si, è diventato una stella in pochissimo tempo”
“Non è un… non centra”saltò su Angel rimettendo il giornale in tasca “La vampira è Drusilla e immagino sia l’amante di Penn. È stata fatta nel 1860, e per quel che ne so sono insieme da allora”
Spike alzò un sopracciglio “Come lo sai?”
Lui scrollò le spalle in una maniera che rendeva chiaro che ne sapeva più di quello che diceva “I vampiri conoscono altri vampiri. Capita. In due secoli ne conosci alcuni” si voltò verso Buffy “Son opericolosi. Per qualunque cosa siano qui, non si fermeranno finchè non l’avranno trovata. E non esiteranno ad uccidere. Non sono come gli altri che hai affrontato Buffy. Nemmeno come il maestro. Penn è un sociopatico, era un serial killer da umano. E Drusilla… è pazza”
Nessuna delle frasi piaceva a Spike.
“Una vampira paza?” sussultò Buffy “Non mi piace il suono di questo”
Angel annuì stoico “Ti farò sapere se imparo altro”
Se n’era andato un minuto dopo, come qualcosa che esce di scena nei ilm. Un flash poi nulla.
Non importava il modo in cui Angel si faceva vedere. Spike lasciò un sospiro di sollievo, stringendo la mano di Buffy prima che lei si spostasse esitante, avendo evidentemente dimenticato di starla stringendo. La sua immediatamente lamentò la mancanza del suo tocco, ma era rassicurante vederla arrossire, capì che non sarebbe stata l’ultima volta.
“Quindi” disse dopo un lungo minuto “Quello era Angel”
Buffy annuì “Yep. Era Angel”
“Un grosso coso rimuginante”
“Hai notato anche tu, huh?”
Spike a quello sorrise. “Scoprirai che i miei occhi sono connessi al mio cervello come quelli di qualunque altra persona, gattina”
Buffy non rispose, allungandosi di un passo lontano.
Spike deglutì forte. Non voleva chiedere, non voleva nemmeno pensarci, ma la domanda c’era. Volava fra di loro senza segno di voler smettere. Meglio indirizzarla ora.
“Cosa c’è fra di voi?”
Lei alzò lo sguardo con occhi spalancati “Cosa?”
“Tu e il tipo tenebroso. C’è qualcosa”
Buffy si leccò le labbra e scosse la testa “No, non c’è” pausa “Okay, c’è. Ma non è niente. Niente che porterà a niente. Ne ora, ne mai. E… è strano. Qualunque cosa ci sia non è abbastanza forte” scrollò le spalle “Ha questa cosa di essere alto, scuro e carino. Tutto quel mistero per cui molte ragazze sverrebbero. E si, colpevole, ci sono caduta anche io. Ma… non lo so. Solo…” i suoi occhi incontrarono quelli di lui. Un singolo istante. Che voleva dire tutto e niente allo stesso tempo.
“Le cose cambiano”
Spike represse il sorriso soddisfatto che gli toccò le labbra. Invece, annuì e si voltò verso il cimitero dove la notte era solo all’inizio.
Le cose erano cambiate in quel momento. Solo per quel momento rubato.
La brezza della sera li guidava, e andavano fianco a fianco. Due ammazzavampiri nati per la notte. Nati per cacciare. Nati per questo momento.
Camminavano insieme.
Capitolo 4 - Mentre recitiamo nel balletto della vita
Ottenere l’approvazione del suo osservatore era qualcosa che Buffy non sempre curava nella sua lista di priorità. Dopotutto, se aveva ammazzato vampiri e ancora non era morta, cosa importava seguire lo schema? Giles era tutto libri, e il signore sa se lei lo rispettava per questo. Da quando combattevano continuamente le forze del male e della distruzione, era importante avere una mente brillante capace di studiare tutto senza annoiarsi. Vedere lo sguardo di approvazione era qualcosa di cui aveva bisogno alla fine, un segno che faceva qualcosa di buono, anche se i suoi metodi non erano molto ortodossi.
Questo spiegava perché il suo stomaco si stringeva ogni volta che gli raccontava il pattugliamento e aspettava un commento. Spike si stava allenando da circa un ora, mostrando quello che il suo sostituto di osservatore gli aveva insegnato nell’estate. E dannazione, era bravo. Era molto molto bravo. Maneggiava ogni arma con grazia e precisione in modo naturale. Mosse che Giles le faceva provare dallo scorso maggio, circa. Spike le provava senza che gli fossero state spiegate.
Non era bello. Buffy sedeva a gambe incrociate in uno dei numerosi tavoli, tutti vuoti, ad affilare I palette e a pretendere di non essere catturata dale sue mosse. Se possibile, quell’attrazione bruciante che aveva sentito con lui dalla prima notte era cresciuta. E ogni volta che lui la scopriva mentre ‘non stava guardando’, era certa che il proprio cuore stava iniziando a saltare.
“Eccellente!” commentò Giles di nuovo, cercando aria “e dicevi che… Gerald… ti ha solo spiegato qualcosina… durante l’estate? No hai… precedenti esperienze?”
Spike si limitò a sorridere, Giles sembrava stesse per avere un attacco di cuore “Ho tanta esperienza, amico” disse, incontrando gli occhi di lei “Solo non con le armi. No imparato tutto sull’essere ammazzavampiri mentre la piccola signorina Buffy era a Los Angeles”
“Magnifico!”
Buffy scosse la testa facendo una smorfia, cercando di pensare ai pezzi li legno da cui intagliare i paletti.
“oh” disse improvvisamente Giles andando al bancone “Parlando di Gerald, no sentito da lui oggi. Il consiglio ha apptovato che tu stia sotto la mia… tutela… insieme a Buffy… indefinitamente. Non ha senso per loro mandare un altro osservatore quando posso fare io il lavoro di due”
Okay. Non poteva far finta di non sentire. Spalancò gli occhi di orrore.
“Cosa?”
Spike si voltò verso di lei sorridendo “Sembra che condividiamo un osservatore, amore”
“Giles! Non puoi… tu…” scosse la testa determinata “No!”
L’osservatore prese il suo caffè “Ordini del consiglio, Buffy” rispose semplicemente “Non sarà molto diverso da ora”
“Ma lui non deve stare qui!” disse, poi si sentì addosso gli occhi dell’interessato “no?”
“Spike si limitò a sorridere “Oh, non lo so” rispose squadrandola interessato “Penso che potrei trovare un motivo o due per spostarmi qui in modo permanente”
“Non hai, come dire, una casa?”
A quello, s’incupì. S’incupì cos’ in fretta che Buffy si morse la lingua e si maledisse per la maniera in cui le erano uscite le parole di bocca. Evidentemente, la sola sua reazione fu sufficiente, e Spike si limitò a sbuffare e tornare da Giles.
Per i precedenti tre giorni, si erano ballati intorno. Scambiandosi piccole frecciate. La tentazione di lei di scusarsi ora per le sue parole era quasi palpabile, specialmente non sapendo la natura della sua offesa.
Come a sentire la tensione fra di loro, Giles si schiarì la voce e appoggiò il caffè “Credo ci fosse uno di quegli odiosi ritrovi di insegnanti oggi” disse “Spike, perché tu e Buffy non vi allenate insieme mentre non ci sono?”
Lei si leccò le labbra, guardando l’orologio “Non sei, tipo, con mezz’ora di ritardo?”
“Non proprio. Ma io… mmm… torno dopo. La signorina Calendar aveva chiesto per qualcosa su cui forse potrei aiutarla”
In momenti come questi, Buffy voleva avere una videocamera sempre con se perché il modo in cui Giles sgattaiolò fuori dalla stanza era da riprendere.
Spike si appoggiò al bancone e si voltò verso di lei quasi immediatamente, passandosi l’arma fra le mani “Bene, gattina” disse “Vuoi farmi vedere che sai fare?”
Buffy scivolò lentamente dalla tavola, prendendo il posto di Giels al centro della stanza con la propria arma. Non si sentiva bene, comunque. Affrontarlo in una situazione di battaglia con questa cosa che aveva fatto era un problema fra di loro. C’era una rabbia dietro i suoi occhi che non c’era stata prima. Non proprio rabbia, ma una tempesta in mare aperto.
Ogni giorno, c’era qualcosa in lui che prima non c’era.
Le sue mosse in combattimento erano più belle di quanto lei potesse immaginare guardandolo da lontano. Era poesia, il suo viso, il suo linguaggio del corpo – ogni cosa la scuoteva internamente. Il legno delle loro aste tagliò l’aria, cantando insieme ai loro respiri e al gutturale, mascolino suono che arrivava dalla sua gola.
Strano. Molto strano. La reazione di lei a lui dal momento in cui era arrivato era diventata più difensiva. Le piaceva, le piaceva passare tempo con lui. E la sua reazione di pochi minuti prima alla notizia di Giles probabilmente era solo per possessività verso il proprio osservatore. Ma ancora non sapeva come doveva sentirsi.
Non voleva che lui se ne andasse. Solo che no era pronta a dirgli che voleva che restasse.
Un indeterminato lasso di tempo più tardi, erano appoggiati fianco a fianco contro il bancone, ansimando dopo che nessuno dei due aveva vinto. Era impossibile determinate il più bravo da un solo match.
“mia madre è morta un anno fa” disse improvvisamente Spike, riportandola alla realtà. I suoi occhi guardavano a terra, vulnerabili con un espressione che gliaveva visto solo una volta prima di quel momento “Cancro ai polmoni”
Oh Dio.
Buffy cercò di mettere una mano sulla sua, e lui la guardò attonito “Mi dispiace” disse lei sinceramente “Non avrei dovuto… non lo intendevo”
“Già, beh. Anche se l’avessi inteso, non potevi saperlo, no?” disse lui scrollando le spalle
“Spike-“
“va bene, Buffy”
“no, davvero non lo intendevo. Stavo solo facendo miss insensibilità. Non lo intendevo davvero e non mi preoccupa se tu resti” sorrise come meglio poteva “E’ divertente averti qua intorno”
Il suo sopracciglio si alzò, un fantasma di sorriso si fece spazio “Davvero?”
“Beh, sei irritante come l’inferno, ma penso che ci possiamo abituare”
“Grazie allora”
Un momento leggero si instaurò fra di loro. Confortante.
Buffy si bagnò inconsciamente le labbra “Cancro ai polmoni?” si fermò un momento, tenento forte la sua mano. Il bisogno di confortare un uomo le era comunque strano “Sentiti libero di ignorarmi in questo momento”
Spike sorrise, usando il suo braccio per tenerla un po stretta “Va bene” disse e lei gli credette. C’era qualcosa nella sua voce che le faceva capire che diceva la verità “Già, è morta di cancro ai polmoni. Ha fumato per anni. Anche io ho iniziato quando ne avevo 15. ho gettato via il minuti in cui mi ha detto che era malata” sospirò “Non ho toccata una digaretta da allora”
Alzò un sopracciglio “Mia cugina fuma come una ciminiera. Ha cercato di smettere più volte ma non sembra facile”
“Hai una cugina?”
“Dalla parte di mio padre. Non la vedo da anni”
Spike sorrise, alzandosi dal bancone. Lei lo seguì un secondo dopo, perdendosi lo sguardo di adorazione nascosto dietro gli occhi di lui “Davvero non hai la tentazione di fumare ancora?” chiese lei “Da quando hai smesso neanche una volta?”
“Beh, ogni tanto capita” rispose onesto “Ma non voglio finire con un cancro ai polmoni”
“Già. Lo vedo” sospirò Buffy guardando in basso “Come… Gerald, giusto?”
“Si”
“Già. Quando Merrick è venuto da me per la prima volta, era stato come un sogno. Qualcosa che ancora non sentivo reale, anche se era accaduto. Solo… immagino che mi stessi chiedendo com’è stato per te. Non ho potuto parlarne con nessuno prima” disse sorridendo leggermente “E ora sei qui”
“Ti ci sono voluti un paio di giorni per accorgertene”
“Beh la tua personalità si notava”
“Sai, un uomo può rimanere offeso da questo”
Buffy alzò un sopracciglio freddamente “Sei un uomo?”
Gli occhi di lui si spalancarono, la mano teneva la sua pericolosamente vicino al suo inguine “Sei libera di investigare i miei attributi in ogni momento, dolcezza”
Buffy arrossì di colpo togliendo la mano “Perché fai ancora così?” chiese lei guardando ovunque ma non lui.
“Perché? Pensavo fosse ovvio”
Buffy sospirò “Umm… allora sarò lenta a capire”
Il rumore basso della sua risata le mandò dei brividi lungo la schiena. Non c’era ancora niente di lui che non le piaceva.
“Immagino di avere una confessione da fare” disse lui, espirando un lungo sospiro “Tutto il tempo che non ho passato con Gerald, l’ho passato a cercare informazioni su di te”
Buffy gelò “Cosa?”
“Già”
“Perché?”
Era magnifico guardare Spike che faceva crescere il suo ego, non aveva mai visto nulla di così adorabile. Ancora, per qualche ragione, sentiva che a dirglielo non avrebbe capito “Ero intrigato” disse lui piano “Tutto su di te mi intrigava. Ancora adesso. Quella notte che mi hai seguito al mio appartamento? Ero fuori a cercarti. Volevo vederti dopo aver passato tutto quel tempo a leggere di te. Quando ho capito che mi seguivi, non ho potuto resistere dal cercare di intrigarti come sono intrigato il con te”
La potenza nel suo sguardo la spaventò. Buffy improvvisamente capiì quanto il suo cuore stava andando forte. Come il suo polso stava correndo. Il pensiero di Spike preso da lei, prima di vedersi, la eccitava e spaventava allo stesso tempo
“Non capisco” disse lei dopo un minuto, improvvisamente conscia di quanto le fosse vicino “Perché? Voglio dire, ho sedici anni, vivo in California, uccodo vampiri. Sono questa io. Tutto quello che c’è da sapere. Come può questo-“
“Sei stupida se credi questo” disse lui secco
“Beh, allora sono stupida, o come vuoi”
“Lo devo maledettamente dire. Devi esserlo, siocca, e cieca a non vedere quanto maledettamente fantastica sei” l’urgenza dietro la sua voce la spaventò di più, di nuovo si trovò incapace di trovare il suo sguardo. “Cristo, Buffy, ti conosco da pochi giorni e posso dirtelo. Mi aspettavo che il mio essere affascinato da te passasse una volta soddisfatta la mia curiosità, ma Dio, sta crescendo”
“Perché?”
“Sei ammirabile e non lo sai”
Un nervoso brivido le attraversò il corpo “Potresti dirlo a mia madre, pensa che io faccia solo casino”
“Buffy-“
“Non sono nulla di speciale, Spike. Beh, eccetto per uccidere I demoni, ma quello-“
“Cazzate” una risata ironica lo scosse “Dio, Buffy, sei morta. Sei morta e sei tornata più forte. Chiunque si sarebbe lasciato distruggere da questo, ma tu no. Ogni giorno ti vedo, ci stai provando tanto. Un po’ più forte ogni giorno”
“Devo. Sono l’unica”
Una mano le prese la guancia, e improvvisamente riuscì ad alzare gli occhi. La dolcezza del suo tocco e il suo sguardo, prima che lui abbassasse gli occhi alle sue labbra.
“Non più” mormorò lui
Dio, stava per baciarla. Spike stava per baciarla. Il suo cuore martellava più forte. Sentì il suo respire sulle proprie labbra, la sua pelle tremava contro quella di lui con paura e trepidazione. Paciare Spike avrebbe spazzato via tutto quello che era rimasto fra lei ed Angel. E se lei lo voleva, se si lasciava perdere nel suo bacio, non poteva tornare indietro.
Sapeva che doveva saperlo.
Accadde così rapidamente. Tutto accadde così rapidamente. Ma c’era un’alchimia che non c’era stata con Angel, mai avuta. Perdersi per Spike sarebbe stato così facile se se lo fosse concesso. E sapere che c’era tutto questo dopo pochi giorno la spaventava.
“Buffy” mormorò lui, con le labbra quasi sulle sue prima che il suono di una gola irritata si schiarì nell’aria, forzandoli a spostarsi.
Buffy lasciò uscire un sospiro.
Non erano più soli.
-
Sapeva semplicemente guardandoli insieme che lei era persa per lui. Era sempre stata persa per lui in qualche livello. Buffy era la cacciatrice, lui era un vampiro, e semplicemente non c’era modo di farli combaciare. Nessun possibile futuro per loro. Lo sapevano dall’anno prima da quando avevano condiviso un bacio. Quello che aveva rivelato il suo vero volto. Rivelato cosa lei avrebbe dovuto sapere, come cacciatrice, dall’inizio.
C’erano stati sentimenti, a dispetto della loro incapacità di stare insieme.
E lui aveva saputo. Era inevitabile. Buffy era giovane, era magnifica e indipendente, scaltra e piena di risorse. Era solo questione di tempo prima che un nuovo ragazzo facesse parte della sua vita. Solo questione di tempo prima che quello che non avrebbe mai potuto avere scivolasse per davvero dalle sue mani in modo definitivo.
Solo che non si aspettava che accadesse così presto.
Sapeva da quella prima notte, comunque. Il modo in cui parlava del ragazzo che non conosceva, lasciando partire parole senza filtro.
Tre notti fa, li aveva visti insieme e il sospetto fu confermato.
E ancora, aspettando come stava facendo, non c’era modo in cui potesse guardare la ragazza che era la sua salvezza persa nelle braccia di qualcun altro. Non mentre lui era qui inpiedi. Non mentre li osservava.
Era arrivato là con l’intenzione di dirle tutto su Penn e Dru. Tutto quello che voleva era dirglielo senza lo sguardo del suo nuovo amore. Ancora adesso aspettava di avere un altro momento con lei, solo tempo. E se lui aveva idea di cos’avrebbe potuto fare la sua childe, tempo era proprio quello che non avevano.
Quando Spike prese il viso della donna che amava, decise di rendere nota la sua presenza. Portare gli ammazzavampiri alla realtà, allertarli della compagnia vampirica che dovevano aver riconosciuto dal momento in cui erano entrati nela biblioteca,
Fecero un salto e lo guardarono scossi. Buffy arrossì di eccitazione e colpa, mentre Spike era solo iritato. Non che a lui importasse molto cosa pensava Spike. Dalla notte del loro incontro aveva capito che non sarebbero mai andati d’accordo.
“Angel” sussultò Buffy. Poteva quasi tastare il ritmo del suo battito “Io…ummm. Noi solo… cosa stai facendo qui?”
L’esitazione della sua voce si riflesse negli occhi di Spike, in forma di dolore. E per quello, Angel si sentì in colpa. Non voleva toglierla da qualcosa che per lei poteva essere felicità, ma quel che è fatto è fatto e non si poteva tornare indietro.
Poteva solo sperare di non essere così egoista in futuro.
“Scusatemi… non volevo interrompere. Ho solo novità” disse, avvicinandosi “Beh, qualcosa che avrei dovuto dirvi l’altra notte”
Spike alzò un sopracciglio “Sui vampiri che hai conosciuto negli anni?” chiese inclinando la testa. I suoi occhi si spalancarono di consapevolezza. Che Angelus potesse aver avuto a che fare con la loro creazione.
“Si”
Buffy fremette “Angel?”
“Penn e Drusilla sono entrambi miei” disse con gli occhi a terra “Ho vampirizzato Penn… non ti ho detto che lui ha la mania di segnare le vittime con una croce cristiana sulla loro guancia sinistra, o che-“
“Un’altra cosa che ha imparato da te” lo accusò Spike leggermente. Quello confermò “Come ha adattato la tendenza a essere serial killer, no?”
Questo ammazzavampiri aveva fatto bene i compiti a casa.
“Si”
”Angel…” sussurrò Buffy “Perché non ce l’hia detto prima? Sappiamo tutti che tu hai ucciso prima di-“
“Non li ho semplicemente uccisi” rispose lui piano “Li ho vampirizzati. Ho insegnato a Penn a essere come me. Drusilla invece è il suo contrario. È viziosa e pazza… e penso siano insieme da tanto tempo”
Spike corrugò la fronte “Da cosa lo immagini?”
“Penn va sempre dove può fare più danno. È raro che cambi abitudini, e se lo fa, è per un urgenza di Dru” pur non essendo necessario, sospirò “Dru è malata perché io l’ho resa pazza. Ho ucciso la sua famiglia di fronte a lei… giocato con lei… torturati. Ho testato la sua vista facendole vedere cos’ero prima di renderla come me”
“la sua vista?” chiese Buffy
“Drusilla è un’indovina. Un dono da Darla, perché sapeva quanto mi piacciono i visionari. Come le ragazze di convento e le vergini” Angel scosse la testa. Non voleva guardare Buffy ora, non voleva vedere il disgusto nei suoi occhi. “L’ho uccisa il giorno che ha preso i voti per diventare monaca” concluse “Darla e io. Darla non voleva farla ma lho fatto io.”
“Quindi il puritano e la monaca” disse Spike
“Spike---“
“Non capisco ancora perché non ce l’hai detto l’altro giorno, compagno”
Questo non importava molto, no? Il cacciatore sapeva già. Aveva solo optato per non dirlo a Buffy. Probabilmente per proteggerla dall’inevitabile delusione, forse no. sarebbe venuto fuori comunque. Da tutte le ricerche che Giles aveva fatto da quando gli sono stati dati i nomi, scoprire che centrava Angelus era solo questione di tempo.
“Ho avuto le mie ragioni” rispose Angel con gli occhi sul pavimento “li ho cercati per le scorse notti ma senza sucesso. Penso che loro sappiano che sono qui… che può essere o non essere la ragione per cui sono venuti. Non credo che Penn cerchi la cacciatrice… è fuori dalla sua norma. C’è la possibilità che loro non sappiano nemmeno che voi due siete di questa città”
Buffy fremette “Ma tu hai detto che Drusilla è una veggente-“
“La è. Non è onnipotente, però. E le sue visioni a volte sono sciocche… a volte sa tutto precisamente. Altre volte, vede solo immagini” alla fine ebbe il coraggio di alzare lo sguardo. Incontrare i loro occhi era stato difficile “Sono qui per una ragione, e uccideranno chiunque ci si metta in mezzo”
“Ben” disse Spike piano, prendendo la mano di Buffy “Immagino che dovremo darci da fare allora”
”Dove?”
I suoi occhi si scurirono, incontrando quelli di Angel con un fuoco vendicativo che i vampiri conoscevano bne e capivano.
C’erano ancor amolti anni davanti all’esperienza del ragazzo, ma si sentivano come fossero sullo stesso piano.
“Pattuglia. Penso che questi tipi dovrebbero capire che c’è della gente in mezzo a quello che vogliono” strinse la mano di buffy prima di guardarla di nuovo “In due, ricordi? Non più sola, passerotto”
Ci vollero pochi secondi, solo pochi secondi. L’indecisione negli occhi di lei e poi la decisione, e annuì prima che l’aria intorno al loro diventasse troppo silenziosa “Si” disse “Pattuglia, allora. Angel, resta qui e di a Giles tutto quello che hai detto a noi. Noi andiamo di pattuglia”
Lo lasciò. Al fianco del nuovo ammazzavampiri, le loro mani si strinsero con più intimità di prima.
Non era questo che irritava Angel, comunque. Questo se l’era aspettato.
Quello che lo irritava era il fatto che lei non lo aveva più degnato di uno sguardo uscendo.
Non aveva nemmeno detto addio.
Capitolo 5 - Quegli scintillanti peccatori
Era possible che con un piccolo aiuto, Halloween potesse diventare la vacanza preferita di Buffy. Una notte che dava la possibilità di essere selvaggi o peccatori senza ripercussioni future. A parte la storia, era convinta che la celebrazione fosse in onore di ogni teenager femmina che volesse uscire dallo stereotipo per una notte, lasciandosi andare.
Almeno quello era ciò di cui aveva tentato di convincere Willow per tutto il giorno. Prima a scuola, poi a pranzo, in classe, e ora al negozio di costumi, un posto chiamato Ethan’s che c’era da una settimana.
Snyder le aveva assegnate a portare in giro i bambini del posto a fare dolcetto-scherzetto. Non importava, comunque. I ragazzini dovevano tornare presto e la notte poteva ancora essere usata per la vera essenza di Halloween, come Dio vuole.
A dispetto del lasso di tempo, ancora non si sapeva niente di Penn e Drusilla. La pattuglia era andata normale, era almeno stata un inizio. Per quanto aiuto Angle potesse procurare, non era stato in grado di localizzare i suoi childe, e nessuno dei due si era mostrato.
E ora era Halloween, ed erano pronti ad una nottata libera.
Quindi eccoli lì, a fare spese di vestiti prima di sera. Spike e Xander erano da qualche parte nel retro del negozio, mentre le ragazze sceglievano il vestito.
Il fatto comunque che Spike fosse lì, che aveva accettato volontariamente di accompagnare lei con i bambini, la faceva sentire sciogliersi. I sentimenti per lui nella settimana passata erano definitamente diventati di natura amorosa. Il flirt, il quasi bacio che avevano condivisno enlla libreria più di una settimana prima non menzionato ma non dimenticato. Li scoprì a guardarla a volte con uno sguardo che la sua inesperienza non riusciva a decifrare ma che la bruciava dentro con qualcosa che non aveva mai sentito prima. Spike era stato adorabilmente insistente ad accompagnarla. Ora lui e Xander erano nel retro ridendo.
Buffy guardò l’espressione di Wilow mentre la sua amica studiava il pacchi che aveva fra le mani.
“Oh, su” disse “Indosserò qualcosa tipo questo. Tu non sarai sola. Halloween è una scusa per le ragazze per essere sexy col permesso dei genitori. Davvero non capisci cosa ti stai perdendo”
“b.beh quello magari, ma… no puoi metterlo via” disse la rosse “Non posso. Sexy su di me non è corretto. Voglio dire, non ti sembra da sgualdrina?” di fermò vedendo gli occhi spalancati dell’amica “Non che il tuo vestito sia stupido, ma su di me non è… non come te… tu sei-“
Oh, grazie a dio. Spike e Xander stavano arrivando. Il signore sa cosa intendeva Willow, ma a volte sembrava offensive.
“Sembre che le ragazze siano attirate dalla notte” Spike si voltò verso Buffy “Hai trovato qualcosa di appropriato per stanotte, amore?”
Un ruggito frustrato gli era sfuggito dalla gola “Quindi ora entrambi voi pensate che sia una sgualdrina?”
Gli occhi dell’altro amazzavampiri di spalanarono e fece un passo indietro alzando le mani in segno di resa “okay, sono venuto in mezzo alla conversazione sbagliata. Facciamo così, io e Harris andiamo dalle spade di plastica” si fermò scuotendo la testa “Penso che il ragazzo abbia dei copmletti… ha passato la metà del tempo a guardare i simboli fallici”
Buffy sospirò rassegnata e prese il suo braccio prima che lui potesse spostarsi “no” disse “Sto solo cercando di convincere Willow che Halloween non è un giorno per essere se stessi. L’intera idea è di essere qualcun altro” prese il sacchetto che l’amica teneva dal discorso di Xander che guarda i simboli fallici e lo mostrò a Spike per la sua approvazione “Cosa pensi?”
Un leggero sorriso prese gli angoli della sua bocca, e improvvisamente uno sguardo lussurioso la squardò completamente “Dovrei vedertelo addosso per dare il mio verdetto, gattina”
Buffy roteò gli occhi anche se la sua pelle fremette. C’erano volte in cui era certa che lui dicesse certe cose solo per farla arrossire “Non per me, pervertito” disse colpendogli il petto col sacchetto prima di ridarlo alla rossa “Per Willow”
”Già. Sarà fantastico su di te, rossa. Vai e prendilo”
Perfetta risposta. Precisa e onesta, ma senza la lussuria che aveva dato a lei. La risposta che ti darebbe il fidanzato ideale.
Quella parola, quella con la f, aveva iniziato a navigarle in testa più spesso di quello che voleva ammettere. Si univano ogni giorno di più. Pattuglia, allenamento, Bronze a volte. E l’infatuazione che Spike le aveva detto di avere semrava crescere col passare dei giorni.
Anche se lui teneva una distanza di sicurezza. Niente smancerie. Solo occhi profondi e flirt, ce andava bene, ma Buffy si sentiva pronta per le smancerie.
“Da cosa ti vesti?” chiese lei, con pensieri sconci (grazie a Willow per aver paragonato Rocky a Spike nel Rocky Horror Picture Show la sera in cui l’avevano guardato).
“Motociclista”
Oh. Tristezza.
“Solo questo?” mugolò Buffy “Solo… questo?”
“Beh, si. Non ho soldi… a meno che non mi approvi nel derubare Rupert” scrollò le spalle “Halloween è più stupida quando raggiungi una certa età comunque”
“Non sei divertente”
“Si invece”
“No. io mi metto un vestito da sgualdrina e tu da motociclista? Su, Spike”
I suoi occhi brillarono “Se il tuo vestito da sgualdrina ha qualcosa in pelle, faremo una bella coppia stanotte. Il grosso cattivo motociclista e la sua venere?”
A dispetto della sua disapprovazione, la sua pelle arrossì per il suo suggerimento e guardò oltre.
“già” disse cercando di non sembrare interessata “Come se tu potessi fare il grande cattivo”
“Penso che lo scopriremo stanotte, huh amore?”
Improvvisamente se n’era andato, partendo verso la cassa. Willow e Xander stavano parlando da qualche parte, confrontando i costumi, la rossa aveva optato per il fantasma. Per il momento, la mente di Buffy era occupata.
Spike incontrò il suo sguardo, e lei lo vide brillare.
Okay. Tempo di ripensare al costume.
Aveva bisogno di qualcosa in pelle.
* * *
Onestamente, piccolo marmocchi e tutto, non aveva immaginato che dolcetto o scherzetto potesse essere divertente dopo I dieci anni. Aveva perso la parte interessante, specialmente dopo la catastrofe qualche anno prima quando accidentalmente era scivolata via dalle braccia di sua madre mentre girava il centro commerciale di Los Angeles.
Per la precedente ora e mezzo, comunque, si era divertita. Spike era sorprendentemente bravo coi bambini, molto più di quello che avrebbe immaginato senza vederlo. E non si stava comportanto da pervertito, anche se guardandolo i suoi occhi trasmettevano cosa gli sarebbe piaciuto fare.
A lei.
Beh, se doveva essere del tutto sincera, i piccoli sguardi lussuriosi non c’erano solo da parte sua. Per qualche ragione, la casuale vacanza aveva fatto diventare i suoi pensieri… strani. Le sue vibrazioni lavoravano per Spike e solo Spike al momento.
E stavano progredendo. Definitivamente.
La notte andava segnata nel diario.
Il vestito che aveva preso alla fine era più che perfetto, a dispetto dello stato della sua giacca di pelle, e alla fine sembravano una coppia. E, più importante, aveva ottenuto l’effetto desiderato. Nel minuto in cui l’aveva lasciata sola da Ethan’s lei era corsa da Willow strappandola dal dialogo con Xander e avevano trovato qualcosa di perfetto. Un po’ costoso, ma più che degno per vedere la mascella di Spike cadere al suolo.
E si, sembrava una prostituta.
Ma ancora, Halloween, e aveva una giacca per coprirsi davanti ai bambini. Una giacca a completo… e stivali al ginocchio, una minigonna, e un cappello. La sua giacca nascondeva il meglio, uno di quei top che poteva più che altro passare per un reggiseno costoso se intendeva usarlo ancora. Tecnicamente, era un top, ma dava l’idea di ‘posso-rendere-sexy-anche-l’aluminio-guarda-come-faccio.
Una volta chiusa, la giacca nascondeva tutto. Anche se gli stivali erano stati sufficienti da sentirsi il fiato sul collo di Snyder. Fortunatamente, aveva superato il controllo. Spike sembrava emanare autorità.
La madre era ad una festa di Halloween con uno di quei suoi nuovi amici di Sunnydale, che era stato un sollievo per Buffy che non aveva dovuto mostrarsi.
Beh, non si mostrava, ma se apriva la giacca…
Quello che importava era che si combinava bene con Spike. Gli stivali la alzavano un po’, che la faceva proporzionata. Quellla era una delle cose che gli piacevano di lui: poteva gettargli le braccia intorno al collo senza stare sulle punte dei piedi o spezzarsi il collo.
Lo sguardo negli occhi di lui al primo sguardo le sarebbe per sempre rimasto nella memoria. C’erano voluti due secondi prima che diventasse lussurioso sempre di più, e di più ancora. Quasi si aspettava che sarebbe corso a darle il loro bacio non finito. Ad ogni modo, Spike era diventato quasi timido, deglutendo forte e cercando di comportarsi da gentiluomo
“Io.. uhh…” biascicò, facendola arrossire “Sembri… Dio, Buffy…”
“Sembro la Dea Buffy?” ripetè lei scherzando
Lui rise e si passò nervosamente una mano fra i capelli “Sei fantastica” le disse onestamente, appassionato, con la lussuria che sfociava insieme alle parole “Fottutamente fantastica. Cristo santo, non pensavo mi avresti preso seriamente”
Lei gli sorrise a quello, abbottonandosi la camicia e fremendo leggermente quando i suoi occhi di falco cercarono di seguire “Sono una ragazza seria. Sndiamo a fare scherzetti”
Un ora e mezzo più tardi, eccoli lì. Trenta minuti dopo aver portato indietro i bambini. Trenta minuti prima che la notte iniziasse davvero.
E Buffy non potè impedirsi di lasciar andare il brivido lungo la spina dorsale.
Questa notte era una gran notte. Non ne avrebbe avute molte.
Una vera gran notte.
E niente avrebbe potuto rovinarla.
Ovviamente, c’era quel tacito comandamento da qalche parte che impauriva chiunque credesse nel futuro. Nell’esatto momento in cui Buffy espresse il suo desiderio, la notte mostrò una sorpresa.
Una piega che non avrebbe dovuto sorprendere la bocca dell’inferno, comunque.
* * *
Willow non sapeva cosa stava succedendo, ma sapeva che qualcosa non andava.
Davvero tanto. Al momento, stava guardando a terra il suo corpo vestito da fantasma in prospettiva di terza persona, e l’esperienza le dimostrava che non andava bene.
C’erano unamoltitudine di cose che non andavano ovviamente. Ma vedere se stessa sdraiata a terra morta sul portico della casa di qualche anziana signora? Non ne era preparata. In panico, si trovò in jeans e maglione, quelli che aveva portato sotto il costume.
“Oh mio Dio” disse lentamente “Sono un fantasma vero”
Quella domanda non risposta precedette le grida dei bambini, alcuni diventati demoni solo pochi secondi prima. Qualunque altra notte non avrebbe sorpreso, ma non stanotte.
Non stanotte, Giles aveva promesso.
E nel mezzo di questo c’era Xander.
Con quella che sembrava essere una pistola vera. Oh Dio.
“Xander?” mormorò, più a se stessa. “Xander!” quando lui si voltò verso di lei, lei si trovò davanti alla faccia un M-16. era possibile che arrivando davanti a un uomo con un arma così grossa non fosse un grande piano, ma il panico predominava.
“Sono io! Willow!”
Beh, se lui avesse saputo chi era, non le avrebbe puntato addosso una pistola.
Un ombra sospettosa attraversò il viso di Xander “Non conosco nessuna Willow” disse secco
“Xander, non è tempo di scherzare”
“Che diavolo sta succedendo qui?”
La speranza di Willow cadde con quello. Non la conosceva davvero. Il suo migliore amico da dio sa quanti anni non la conosceva. E aveva una pistola. Puntatale ancora contro. C’erano molte cosec he non andavano bene in questa scena “Non mi conosci?”
Xander tolse la pistola e scosse la testa “Signorina, le suggerisco di trovarsi un riparo”
“No aspetta!” si mise di fronte a lui, ma lui le passò attraverso con una brezza che le dava una sensazione che Willow avrebbe associato al sesso e che la lasciò attonita “oh”
In un secondo , Xander si era voltato di nuovo “Cosa sei?”
Alzò le mani in segno neutrale “Xander, ascoltami. Sono dalla tua parte. Lo giuro. Sta accadendo qualcosa di pazzesco. Ero vestita da fantasma di Halloween, e ora sono un fantasma” frememtte “E tu ti eri vestito da soldato, e ora penso tu sia un vero soldato”
“E tu ti aspetti che io ci creda?”
Aprì la bocca per parlare, ma non ne ebbe la possibilità. Un ruggito sunò da dietro di lei e l’attenzione del suo amico prese una nota drastica verso il demone che li stava raggiungendo. Un piccolo demone che si era voltato alla vista della pistola.
Che ricordò a Willow che probabilmente non erano i soli a subire della metamorfosi. Molti mostri in strada sembravano grandi come bambini, al contrario del loro aspetto.
Quindi non si doveva sparare sui bambini
“No!” gridò “Niente pistole! C’è un bambino lì dentro!”
Xander la guardò scettico “Allontanati”
“Niente pistole, è un ordine soldato!”
E con sua sorpresa, lui abbassò l’arma. No sapeva perché, ma andava bene. Niente armi, niente male ai bambini.
“Ora dobbiamo solo trovare…” vide in lontananza il profilo dell’amica, era cambiato solo che i suoi capelli erano più lunghi, il trucco più pronunciato, e che teneva il braccio di uno Spike che sembrava molto pericoloso.
Ma lei non ci fece caso. Ammazzavampiri uguale buono.
“Buffy!” gridò, attraversando la strada, conscia che Xander la stesse seguendo “Buffy, stai bene?”
Sentì Xander mormorare qualcosa sulla situazione.
Oh buon Dio
“Buffy, cosa facciamo?”
Ci fu una smorfia disinteressata a quello “Stai parlando con me?” chiese
“Buffy?”
“No, ma grazie per l’offerta. Il nome è Liz”
Willow chiuse gli occhi per la frustrazione. Oh bene. Più divertimento “Okay, bene. Liz, cosa facciamo?”
“Svuota le tasche e dagli quello che vogliono” rispose apatica con un accento che non era il suo. Non era il suo, a meno che lei non vivesse a Brooklyn. Per lo sguardo attonito che ricevette in risposta, Buffy scrollò le spalle “Non va un gran che qui intorno. Dico quello che ho detto a Viffy, non importa se mia nonna sta per essere ammazzata, non mi muovo per aiutare”
Willow si voltò verso Spike “Non sei tu Vinny, vero?”
Una smorfia disgustata gli curvò le labbra “Sembro un maledetto imbecille che non riesce a stare nella sua maledetta testa? Christo no. Il nome è Will, è tutto quello che ti serve di sapere” si voltò verso Buffy per mormorarle qualcosa allìorecchio, e lei ridacchiò in un modo non da Buffy, ma da donna adulta. Qualcosa che fece sentire Willow decisamente non a suo agio.
Perché Buffy e Spike si conoscevano non lo sapeva. Forse erano i Bonni e Clyde della Lower East Side, o ovunque le loro personalità vivevano. Non le importava. Doveva portarli al sicuro come prima parte.
“Vinny non riesce a tenersi l’uccello nei pantaloni” chiarì Spike “Credimi, passerotto, lo sapresti se l’avessi visto”
Chiunque fosse Vinny nel loro mondo si era stancata di quella versione dei suoi amici.
“Okay come vuoi” disse “Dobbiamo entrare”
“Divertente” disse Spike facendo correre la mano sul corpo di Buffy prima di farla sparire sotto l’orlo della sua gonna “Stavo pensando la stessa cosa”
Oh Dio. Non buono.
“Non è questo il tempo per…” Xander gli rispose in un modo che fece sentire Willow l’unica adolescente. “*quello*. Il fantasma ha ragione. Dobbiamo trovare un nascondiglio” Un flash. Xander alzò il fucile e sparò colpi di avvertimento sui bambini in un modo che a Willow sembrò incredibilmente sexy.
“Un idea di dove, principessa?”
La mano di Spike minacciava di entrare più in profondità nella regione intima dell’amica a dispetto degli ordini. Non buono. Dovevano entrare e metterli in stanze separate.
“Umm.. casa di Buf-Liz” disse piano “E’ vivina”
Buffy alzò un sopracciglio a quello “Tesoro, mi hai mai vista?” disse aprendo le braccia per dimostrarlo “pensi che io mi possa permettere di vivere in un quartiere come questo? Col mio stipendio? Mi stai prendendo in giro”
Willow scosse la testa.
“Come vuoi. Seguimi”
Alla fine probailmente fu l’M-16 di Xander a convincerli, ma l’importante era che qualcosa li convincesse.
Ora bisognava separarli sennò chissà che sarebbe accaduto.
* * *
Per qualche assurda ragione si sentiva come se fossero passati anni dall’ultima volta che l’aveva avuto. E non avrebbe lasciato che una troietta rossa le dicesse cosa fare. Beh non c’erano obiezioni a farsi scortare in una villetta da ricchi. Ma che la controllassero la irritava.
Cosa non avrebbe dato epr una pistola ora. Questi due sarebbero crollati facilmente. Avevano già scoperto le carte, non devi mai voltare la schiena. Mai. Al momento la rossa e l’altro tipo erano alla finestra.
E loro li seguirono riluttanti. Will le sussurrava cose all’orecchio, passandole una mano sullo stomaco e poi su per giocare con i suoi seni coperti. La sua erezione prominente la provocava da dietro. Dovevano staccare. Odiava dover staccare. La faceva sentire come essere a casa di papa.
Erano anni che non doveva staccare. Non dopo che Will le aveva mostrato come farlo senza essere visti.
“Giles” disse la rossa “Dobbiamo trovare Giles”
“Chi è Giles?” disse il soldatino
“E’…” la rossa si fermò guardando fuori dalla finestra “Oh Dio. Cordy”
“Chi?”
“Va ad aiutarla!”
Liz roteò gli occhi e si voltò verso Will, accarezzandogli la gola mentre lui le mormorava cose all’orecchio.
“Sono pronta” disse lei piano “a prendere l’offerta”
“Sono pronto a farti prendere la mia offerta” le ritorse contro Will passandosi la lingua sui denti
“No!” disse la rossa tornando da loro “Qui non ci sarà niente da prendere, okay? Voi tue… so che suona strano ma voi non siete arrapati come conigli nella vita vera. Beh, a volte sembra di si ma-“
Liz stava per andarle a spezzare il collo quando la porta si aprì e il soldatino era tornato, questa volta con una tipa vestita da gatto. Un’altra di quelle di Vinny, sembrava. Il tipo aveva certe fantasie.
Era solo questione di tempo prima che Will avesse accumulato abbastanza soldi per andarsene dallo psicopatico e ripartire da un’altra parte. Lontana, lontana da qui.
“Aspetta” disse Catwoman “Cosa sta succedendo?”
La rossa prese un respiro e iniziò la sua versione della verità. Di nuovo, Liz sentì l’urgenza di prendere la pistola del soldatino e mostrare alla troietta come si facevano le cose da dove veniva lei “Okay” disse “Il tuo nome è Cordelia, non sei un gratto sei al liceo, e noi siamo tuoi amici” una pausa “Beh, più o meno”
“Carino, Willow. E tu sei mentalmente disturbata?”
“Ho chiesto la stessa cosa da quando sono arrivata” fece notare Liz, guidando la mano di Will sotto la coppa del suo reggiseno, sussultando quando le sue mani le presero un capezzolo. Dovevano trovare un angolo o una stanza e in fretta.
Catwoman sbiancò “Okay, da quando Buffy è una puttana?”
“Cosa?” la rossa si voltò verso di loro “Gah! Smettetela!”
Will fece una smorfia “Prova a fermarci” disse spingendo i fianchi sul sedere di Liz.
“Perché tutti continuano a chiamarmi così?”
“E ora sono ancora più disturbata di prima” disse Catwoman andando dalla rossa con occhi spalancati “Cosa diavolo sta succedendo? Buffy si è data alla prostituzione per noia? Xander ha una pistola, tu credi che tutti soffriamo di amnesia, e più importante, sono appena stata attaccata da un orso gigantesco. Guarda il mio costume! Credi che a Partytown mi ridiano il deposito? Non penso proprio”
“Sentito piccola?” disse Liz “QUalcuno qui ha dei veri problemi…”
Will ridacchiò secco prima di leccarle la gola.
Il soldato mise la propria giacca sulle spalle di Catwoman e si ringraziarono.
“Okay” disse la rossa “Voi state qui mentre io cerco aiuto. Se qualcosa va storto, combattete” si voltò specialmente al soldato, con occhi grandi e imploranti “E ti prego assicurati che loro-“ gesticolò “Stiano qui. Con i vestiti addosso. Buffy non è il tipo da fare spettacolo”
Quella bimbetta aveva neanche la sua età e dettava legge? Cos’è, era tornata in casa di sua madre all’età di sedici anni? Dannazione, i teenager l’annoiavano. “Guarda, dolcezza” disse lei “Se pensi che puoi venire qui a fare l’eroe hai sbagliato. Quindi vattene e piantala prima che lo facciamo noi, chiaro?”
“Cazzo” disse Will irriverente “Sei così fottutamente sexy quando ti scaldi, amore”
“B-Buffy, io-“
Scosse la testa “Smettila di chiamarmi così”
“Che diavolo non va con lei?” chiese Catwoman
La rossa guardò un minuti prima di voltarsi “E’ come un amnesia. Non sanno chi sono o cosa dicono, tienili d’occhio, torno presto”
Un secondo dopo era passata attraverso il muro.
E poi si trovò incazzata con l’altra puttanella nella stanza
“Buffy, quale diavolo è il tuo problema?”
“Molti di voi hanno problemi” disse Will tenendola stretta “Noi ce ne andiamo”
“il fantasma ha detto che dovete restare” disse il soldatino facendo un passo avanti “Sembrava sapere di cosa stava parlando”
“Fottute stronzate” sbottò
“Whoa” intervenì catwoman alzando una mano “So che Buffy è pazza del suo nuovo ragazzo, ma so anche dire quando una ragazza ci è stata a letto insieme. Xander, non puoi lasciarli-“
“Zitta” sbottò Liz “Non ti piace? Sparaci”
Will sorrise in approvazione e lasciarono la stanza, ignorando le proteste. Andarono in cucina fermandosi alla porta
“Niente qui, dolcezza” disse lui “Fuori c’è un gran casino”
“Guarda questa casa enorme, dev’esserci essere una stanza per un po’ di privacy” disse sfregandosi contro il suo giaccone.
Annuì prima di andare alla prima porta che vide, quella che porta giù dalle scale.
La chiuse dietro di loro, girò la chiave, e lei era fra le sue braccia, riempiendolo di baci che non volevano aspettare. Mise la lingue nella bocca di lei, lottandoci e portandola giù dalle scale. Il suo giaccone se ne andò in un secondo, cadendo ai suoi piedi mentre andavano alla lavatrice, e poi il cappello di lei. La bocca affamata di lui le graffiò la gola con i denti, le tolse la giacca e la gettò via.
“Dio” mugolò lui alzando le dita al suo top “Perché sembra che sia passata una vita?”
“Non lo so” rispose Liz onestamente. Le sue unghie tracciavano gli addominali di lui togliendogli la maglia con una forza che l’avrebbe spaventata se non fosse stata concentrata su altro “Non mi importa. Solo… oh, Dio. Mi piace”
La bocca fiera di lui aveva trovato il suo seno, le sue obbedienti mani stavano ritorcendole un capezzolo fra le dita. La conosceva così bene. Così bene. Dall’inizio. Sapeva come toccarla per farla tremare e come farlo per farla calmare.
Non poteva pensare a quante volte l’avevano fatto. Andati via nel mezzo di risse o dopo che Vinny collassava su di lei. Will c’era sempre, a curare le abrasioni sulla sua pelle abusata con un tocco angelico. Sempre lì. Non voleva soldi come gli altri, non voleva droga o un posto dalla buona parte di Vinny. Voleva una ragione per non spararsi alla fine della giornata.
Erano anni che erano così. E l’insoddisfatta promessa che “un giorno” stava diventando reale. Avevano quasi abbastanza soldi per stare per conto loro. Sapeva che lui l’amava, non era mai stato chiesto. Non dicevano molto perché l’amore non esiste dove vivevano, ma lo dicevano abbastanza da ricordarsi che c’era.
Era reale con loro.
Le tolse le mutandine senza sforzo, mettendosele nella tasca posteriore prima che lei potesse protestare.
“Mi piace questa gonna” mormorò nella sua gola, entrando in lei con due dita. Liz gridò e si arcuò in avanti, un po’ di dolore – sorpreso dolore – ma più in piacere. Lui si tirò indietro stupido “Dio, dolcezza” sussultò, muovendo le mani piano “Sei così fottutamente stretta. Gesù. Se non me ne accorgevo..:”
Liz gemette in incoraggiamento “Uhh… si sente…”
Le mani di lui si mossero, e gli occhi si scurirono. C’era quella considerazione che lui riservava solo per lei. Che ricordava che anche le puttane meritavano qualcosa ogni tanto. “Troppo, piccola?” chiese, preoccupato “Non so cosa diavolo-“
“No. è…” le braccia si strinsero sulla sua gola mentre lui tentava di esplorarla di nuovo. Le dita spingevano avanti nel suo passaggio più stretto. Un dolore che non sentiva da anni la prese. Il dolore che si sente tipicamente una volta “Quella rossa… ha detto che c’era qualche… cosa strana che stava succedendo. Forse… ohhhh. Io … Will…”
Gemette mentre lui usciva del tutto, ignorando le sue piccole proteste e scuotendo la testa “Non voglio rischiare” dichiarò confuso “Non voglio farti male”
”Non è-“
“Non voglio rischiare”
“Will! Ne ho bisogno…” lo riportò da lei, con le dita sui suoi jeans “Ho bisognod I questo. Ho bisogno di te ora”
“Liz-“
Il suo membro le riempì le mani, le sue proteste scemarono in un gemito di piacere. Lei scese dalla lavatrice e cadde sulle ginocchia, accarezzando con la lingua la sua lunghezza prima di tornare indietro a succhiare delicatamente la punta “Ho bisogno di te ora” ripetè calda “In ogni modo in cui posso prenderti”
Un sussurrò di resa le fece capire che aveva vinto. Le dita di lui si mossero sui suoi capelli, portandola a lui più ferocemente mentre la sua bocca si muoveva con familiarità attorno a lui, succhiando ogni volta la punta del suo membro dentro la sua gola. I suoi adoranti gemiti e sospiri la incoraggiarono. La sua mano destra andò alla base della sua erezione e la sinistra gli strinse i testicoli ritmicamente prima di cadere brutalmente alle proprie gambe massaggiandosi in tempo con ogni spinta.
“Dio, così ello!” ruggì lui nell’ombra lanciando indietro la testa “Dio. Liz… oh Dio, Liz… dio così calda” mormorò lui “Liz, ho bisogno di vederti. Apri le gambe per me, fammi vedere cosa-“
Senza togliere la bocca, fece quello che le aveva chiesto. Lui sussultò eccitato e spinse nella sua bocca con ritrovato vigore “Dio, così dolce” biascicò “Sai cosa mi fa questo, no? La tua piccola manina sepolta nella tua piccola… oh!”
Poi accadde qualcosa. La stanza divenne impercettibilmente fredda. Uno spiffero che non partiva da nessuna parte, e poi qualcosa è cambiato. Qualcosa cambiò. Un mondo le crollò addosso. Face di persone che conosceva da anni furono cancellate e memorie più familiari tornarono. Durò pochi secondi, ma sembrl più lungo. E di nuov oera la cacciatrice. Una cacciatrice di sedici anni, ed era Halloween a Sunnydale. Buffy spalancò gli occhi attonita. Prima realizzando che la sua vita era tornata e dove aveva vissuto nelle ore passate non c’era più, e poi perché la sua bocca era attorno all’erezione di Spike e la mano era fra le proprie gambe.
Oh Dio”
“Oh Dio” sussultò Spike, spalancando gli occhi “Buffy? Buffy, oh Dio-“
Lo lasciò come se stesse bruciando, alzandosi e correndo alla lavatrice, col cuore che le batteva così forte che le sembrava di sentire il mondo crollarle addosso. Si guardarono per un lungo secondo, nessuno dei due certo di cosa fare. Si erano scontrati in un duro posto che non aveva ritorno.
Gli occhi di lei andarono alla sua erezione, spalancati. Si, definitamente un duro posto.
“Dio” gemette Spike, prendendosi la propria erezione fra le mani “Dio, Buffy. Mi dispiace così tanto”
Non credeva alla propria voce lei. Gli occhi all’altezzad ell’anatomia di Spike, la più intima parte di lui che aveva avuto in bocca pochi secondi prima.
“Mi dispiace così tanto piccola” sussultò di nuovo con la voce strozzata. Non sapeva esattamente perché si scusava visto che si erano comportati entrambi da conigli arrapati o era il fatto che non riusciva a trattenersi dal masturbarsi di fronte a lei per raggiungere il rilascio di cui aveva bisogno. Sospettò che fosse alla fine, e sentì che sapeva come farlo stare meglio “Mi dispiace, davvero tanto”
Non c’era niente di cui essere dispiaciuti. La paura di lei se n’era andata. Il suo cuore batteva ancora forte, si, ma per qualcosa di nuovo. Qualcosa di forte. La sua voce ancora non andava. Voleva dirgli che andava tutto bene, che stava bene, ma le parole non uscivano.
E prima di sapere cosa stava facendo, era tornata da lui. Pericolosamente vicina alla sua erezione. Guardandolo con curiosità.
Un lungo, torturato gemito lassò le sue labbra quando lei lo toccò, e lui gettò la testa indietro in un torrente di agonizzanti spasmi. Sussurrò quella che sembrava una protesta ma non la fermò. Le mani di lui andarono ai propri fianchi e quelle di lei lo circondarono, pompandolo leggermente, insicura di cosa fare, guardando il viso di lui per avere reazioni e vedendolo in estasi.
“Gesù” sussultò lui “Dio, Buffy. Oh, la mia ragazza. Dolce, dolce ragazza. Mi dispiace così tanto, gattina, non posso-“
Buffy tentò di leccargli la punta, e lui partì
“Buon Dio!”
La successive cosa che vide fu Spike che si allontanava da lei e collassava a terra accanto a lei, prendendo la sua maglietta gettata. Lo guardò con un misto di paura, timidezza e curiosità mentre veniva, con un ruggito sfuggito dalla sua gola che lanciò dei brividi lungo la sua schiena. E improvvisamente divenne dolorosamente concia che era seduta sul pavimento del proprio seminterrato indossando solo gli stivali e la gonna senza mutandine, e che c’era qualcosa di appiccicoso fra le sue coscie.
E Spike si era appena spento nella sua maglietta nera di cotone, e poi si era tirato su i pantaloni.
Per quanto tempo rimasero seduti così non avrebbe saputo dirlo. L’imbarazzo fra di loro era paragonabile a un vuoto troppo grande da colmare. In più sentì i suoi amici bussare alla porta e ne lei ne Spike riuscirono a rispondere. Sedevano lì in silenzio, senza guardarsi. Senza sapere cosa fare.
Improvvisamente, Spike si avvicinò, senza toccarla ma guardandola. Non c’era imbarazzo per i suoi seni scoperti o per quello che era appena accaduto fra di loro. Si fermò, le prese il viso dolcemente, e avvicinò la bocca alla propria.
Fu il bacio più dolce che lei avesse mai provato. Tenero, perfetto nel modo in cui le labbra di lui si muovevano contro quelle di lei. Sussurrando lievi adorazioni in lei, il suo pollice le accarezzò la guancia. La sua lingua assaggiò dolcemente la sua bocca, lussuriosa ma cauta. Come se riversasse in lei tutto quello che sentiva. Dandole più che una scusa, dandole tutto se stesso.
“Mi dispiace” mormorò contro le sue labbra di nuovo, un mantra che aveva perso il suo potere “E’ tutta colpa mia. Avremmo dovuto ascoltare la rossa… io non-“
Buffy scosse la testa “Va tutto bene” disse lei. Il suo viso bruciò con più che imbarazzo. Qualcosa di più grande che mai. “Io.. io non so cosa sia accaduto del tutto, ma…”
Spike ridacchiò leggermente contro di lei, raggiungendo il proprio giaccone per metterglielo sulle spalle con una mossa da gentiluomo che le aveva notato già prima “Mai sentito niente del genere” mormorò “Gesù, Buffy… non devi-“
“Lo so. Ero…” si fermò “E’ stato… come se le cose da fare… come se ti conoscessi”
“Tu mi conosci”
“Come se ti conoscessi da tempo… così”
Quell’incertezza nella prorpia voce la fece vergognare, ma Spike era lì, e a dispetto dell’imbarazzo, non c’era nessuna ragione per nascondersi da lui. Anche ora con questa cosa fra di loro. Con il sapore di lui ancora sulle labbra, con la pelle bruciata dai baci. Grazie a Dio per lui. Se fosse stata qui con chiunque altro sarebbe morta di umiliazione.
“Se fossi stata qui con qualcun altro” ruggì lui possessivamente, stringendo il braccio intorno a lei “Sarebbe già in ospedale”
“L’ho detto ad alta voce?”
“Un pochino” Spike la prese fra le braccia e lentamente le fece alzare lo sguardo per guardarla negli occhi “Dicevo sul serio, Buffy. Avrei maledettamente fatto castrare il pazzo che ti avesse toccata in quel modo”
“Lo hai fatto tu”
“Presenti esclusi” un altro punto di imbarazzo. Spike sospirò e le tolse I capellid al viso, dandole un bacio sulla fronte “Sei fantastica”mormorò “Maldettamente fantastica”
Buffy sospirò e si arricciò contro di lui, sendentosi al sicuro. Del resto, Spike non sarebbe andato da nessuna parte. Era qui con lei. Tenendola nell’ombra mentre la realtà le tornava addosso.
“Cosa succeed ora?”
”Non lo so” rispose li onestamente, appoggiando la testa alla lavatrice. “non lo so davvero”
“Non lo so nemmeno io”
E per qualche ragione, quella risposta fu sfficiente. Per ora. Per questo momento. Spike non andava da nessuna parte. Sarebbe stato qui domani.
Aspettare finchè il giorno fosse venuto a vanificare la notte.
Capitolo 6 - Suono di risa, ombre di vita
Era ammaliante la chiarezza che la luce di un nuovo mattino poteva portare. Buffy si svegliò fredda, con il fianco dolorante per come era stata reclinata sul duro pavimento la sera prima. Ci volle qualche secondo per ricordare tutto, le braccia nude che le tenevano la vita, il torace mascolino contro cui era premuta la sua schiena. Qualcosa di duro era premuto contro le curve del suo sedere, ed era dentro un giaccone di pelle non familiare.
Non ci volle molto ancora per l’incursione delle memorie della notte prima. In secondi, si ritrovò piena di immagini e sensazioni. Un fiume di emozioni di cui non aveva mai avuto esperienza prima. Cose che aveva sentito. E ancora, c’era qualcosa di confortante. La consapevolezza di avere qualcuno che la proteggeva. Spike era con lei. Spike era rimasto con lei tutta la notte, e la teneva ancora.
Stava anche premendo la sua erezione contro il suo sedere, e lei sentì la prima ondata di rossore alle gote. Sapeva com’era fatto. Di cosa sapeva. Quanto era largo, come si adattava bene alla sua gola. Come si adattava alle sue mani. Come sussultava lui quando lo toccava con la lingua. Come i suoi occhi si ingrandivano mentre la guardava…
Okay. Siamo diventate rosse.
Una leggera risata rimbombò dietro di lei, e improvvisamente qualcosa le sfiorò i capelli togliendoli dal viso. “Oh, sta arrossendo” mormorò lui “Allora è sveglia”
“Molto divertente”
“Esatto. Sono un regolare commediante” Spike rilasciò un basso mormorio gutturale abbassando la bocca alla gola di lei “Penso siamo crollati”
Mmmm. Smancerie di Spike la mattina. Quindi era questo che si era persa per sedici anni dvita “già” acconsentì lei lentamente “Chi lo sapeva che questo pavimento può essere così… confortevole”
“Freddo. Ma meglio del marmo”
“Hey, sei tu che sei rimasto qui”
”Già. È strano. Ogni volta che mi sono svegliato, ho ceercato di spostarmi da te ma qualcosa mi diceva che sarebbe stata la fine del mondo svegliarmi fra le tue braccia” sosrrise “Ovviamente, la mia schiena mi sta uccidendo.
“Non hai dormito?”
“E’ poco romantico da dire, ma non molto”
“Potevi andare quando volevi”
“Meglio di no”
“mmm…” Buffy richiuse gli occhi, spingendosi istintivamente contro di lui mentre lui le baciava il collo. Il gemito che sfuggì dalle sue labbra la fece rabbrividire, la metà di queste sensazioni erano fuori dalla sua sfera di comprendione, ma sarebbe stato troppo giusto andarsene ora “Ebbene”
“Tu non hai idea di cosa mi stai facendo, vero?”
Un flash di lui con la testa gettata all’indietro in estasi gemendo mentre il suo membro spingeva nella sua bocca.
“Ne ho un idea vaga” rispose lei
Spike la rotolò sulla schiena, avvicinando il viso al suo un istante dopo. I suoi occhi brillavano, caldi e affamati. Come se volesse divorarla “No” rispose lui ardentemente “non ne hai idea. La scorsa notte? È stato solo un inizio” il viso di lui si abbassò di nuovo sul suo collo assaggiandola senza esitazione “Mi rendi selvaggio con uno sguardo. Non sono stato capace di togliermiti dalla testa per mesi, e questo… stare attorno a te è una droga. Un maledetto afrodisiaco. Ogni giorno ti voglio di più. Mi fa male non toccarti. Mi ricorda che sei ancora così giovane. E che nessun uomo ha mai…” il suo fiato si fermò a quello, una mano le passò sulla pancia, aprendo i bordi della giacca per mostrare i suoi seni nudi. Era certa di essere nuda e il suo cuore batteva così forte che era un miracolo che non le stesse spezzando il petto. Ma non si mosse. Non protestò. Non riuscì a fare altro che guardarlo.
“Nessuno ti ha fatto questo prima” mormorò, prendendole a coppa uno dei seni, agitando un capezzolo fra il police e l’indice “Toccata così”
Buffy sussultò e scosse la testa, spingendo i fianchi contro i suoi denim “Nessuno”
Spike le leccò le labbra e annuì “Non dovrei nemmeno io” rispose lui anche se non smise si abbassare la testa su un suo capezzolo “Sei così giovane”
“Non troppo giovane”
“No. Tre anni non ti sembreranno un niente quando arrivi ai venti”
Buffy protestò. Le stava dicendo che era troppo giovane per lui e le stava succhiando un capezzolo allo stesso tempo “Spike…”
“Dio, sono un mostro” sussultò staccandosi dal suo seno “Ma non voglio aspettare così tanto”
“Nemmeno io”
Spike sospirò e si spostò da lei lentamente “Ho dimenticato in quanto poco tempo le cose possono cambiare” disse lui, abbottonandole di nuovo la giacca per evitare tentazioni “Solo ieri non ti avevo nemmeno baciata”
“Beh, ieri ci siamo anche messi i nostri costumi e abbiamo iniziato a provocarci come conigli arrapati” disse secca sedendosi “Penso che le nostre alternative personalità non si siano curate della parte della timidezza”
Lui ridacchiò e scosse la testa “E come”
Un momento di silenzio, poi voltò la testa “Tua madre non dovrebbe essere in casa? Sarà preoccupata se non sei nel lettino”.
Un attimo di panico le attraversò il corpo prima di ricordarsi che era sabato mattina e sua madre non si alzava mai prima delle dieci quando non doveva lavorare “Penso vada bene” disse “Che ore sono?”
“Presto. Neanche le sette”
Si rilassò e sorrise “E’ okay. Non si alzerà ancora per un po’”
“Un po di buone notizie” fece pausa Spike per un momento, poi si alzò in piedi e le tese una mano “Intendevo quello che ho detto” continuò “Ti voglio più di quanto non ho mai voluto nessun altra. Senso per te più che… beh, non mi sono mai sentito così. Mai”
Buffy si leccò le labbra “Davvero?”
Spike annuì e sorrise “Si. È qualcosa… che non ho idea di come iniziare a descrivere. Sei chi sei… sei tu Buffy. È così da quando ho scoperto che esisti. Io solo…” un’altra pausa “Vuoi fare colazione?”
Il rapido cambiamento di argomento la colse di sorpresa. La sua bocca si aprì per protesta, ma c’era qualcosa nascosto nel suo sguardo che chiedeva pazienza e tempo. La voleva, quello che aveva detto era sufficiente. E poi glielo leggeva negli occhi.
“Certo” acconsentì lei “Offri tu?”
“Non offro amore. La faccio”
“Sai cucinare?”
“Sono un cuoco eccellente”disse con uno sguardo che se possibile la fece arrossire di più, anche se lui ormai aveva visto tutto quello che c’era da vedere. “Perché tu non vai di sopra a infilarti qualcosa? Per quanto dannatamente sexy siano quegli stivali, non possono essere molto comodi”
Buffy si guardò gli stivali “Ho dormito con questi addosso?”
“Già”
“Beh, è qualcosa “annuì lei “Okay. Piano di sopra, doccia, vestire, e poi fantastico Spike che fa la colazione”
“Esatto piccola, ma se ometti le ultime parole e lasci solo ‘Fantastico Spike’ diventa una mattina memorabile”
Buffy sorrise e gli diede un leggero bacio, tremando al peso delle emozioni “E’ già una mattina memorabile” disse piano salendo le scale.
Un sorriso gli prese le labbra e la rese felice.
Come se lui potesse dubitare di quanto fosse memorabile quella mattina. Ogni secondo con lui era memorabile.
Non poteva aspettare di vedere il resto della giornata.
* * *
“Allora è questo il tuo vero nome?”
Spike la guardò dall’altezza del frigorifero “Qual è il mio vero nome?”
“Dalla notte scorsa, ti sei presentato come Will” Buffy ignorò il rossore alle guance e si scrollò con nonchalance. Se ci fosse mai stato un giorno in cui non sarebbe arrossita accanto a lui, sarebbe stata la fine. Era una cosa normale ormai.
Il fatto che lui non indossasse niente oltre i jeans nel mezzo della sua cucina non aiutava, comunque. E poi la rimandava a come si era rovinato la sua maglietta la notte prima.
“Già” rispose lui finalmente, prendendo latte e uova “Penso di non essermi mai presentato come Will un solo giorno della mia vita. “
“Quindi sei, cosa? Wilbert? William?”
La guardò pieno di orrore “Ti sembro un idiota di nome Wilbert?”
“Beh, ci devono essere delle ragioni per cui da un nome perfettamente ragionevole sei passato a Spike”
Spike alzò un sopracciglio mettendo insieme gli ingredienti “Già. Perché Buffy che molte madri darebbero alle loro figlie. Non abbiamo già avuto questa conversazione?”
Lei sorrise “Allora ti chiami William”
Una pausa. Lui guardò in basso “Si”
“William? È così carino! Perchè non l’hai tenuto?”
I suoi occhi si scurirono “Perchè io non sono carino” ritorse “William l’ammazzavampiri? Ti prego, amore” gesticolò con il sopracciglio con la cicatrice alzato, cosa che lei aveva notato ma che non chiese, era davvero sexy come cosa.
‘Mi sta facendo diventare una pervertita’
“Sono Spike dalla chiamata, e non è una bella storia”
“Non mi servono belle storie”
“Viene dai chiodi da binario ferroviario, e da alcuni teppisti dalle parti di casa mia. Oh, e dai poliziotti” scosse la testa “I ragazzi fanno cose stupide quando voglono attenzione. È una di quelle cose di cui non parlo”
Bastava. La sua curiosità era stata soddisfatta, Buffy sapeva che le sue cose personali non sarebero mai state argomento di discussione. C’erano cose fra lei e Dio, e voleva che restassero tali.
“E tu?” chiese Spike
“Io cosa?”
”Liz è il tuo vero nome, o tua madre ti ha davvero chiamata Buffy?”
“Mia madre mi ha chiamata Buffy, si. Ma se vuoi i dati tecnici, è Elizabeth. Non mi sono mai presentata con quel nome. Anche quando non ero cacciatrice”
“Quindi Liz…?”
“E’ il nome del momento? Non lo so. Nessuno mi ha mai chiamata con diminutive di Elisabeth”
Spike sorrise “Non potrei mai immaginarti come Eliza, amore”
“Nemmeno io. Sono solo Buffy”
I suoi occhi andarono al petto di lei, leccandosi le labbra “Si, certamente.”
Buffy andò ad investigare di persona il contenuto del frigo. Senza astenersi dallo strusciarsi con lui in tutti i modi casuali che le vennero possibili. Si era messa una camicia e una gonna, senza regiseno, probabilmente motivo per cui lui l’aveva fissata tanto. E poi dopo aver dormito con gli stivali aveva deciso che voleva stare comoda. Era Buffy al naturale.
Era curiosa di capire cosa significava quello che c’era stato fra di loro la notte prima. Voleva sapere anche di più su quella magia, e come Willow l’avesse fermata.
Una chiamata alla sua migliore amica andava fatta. Scusarsi per la puttanella Liz e assicurare che era ancora vergine.
C’erano comunque cose che voleva sapere di Spike. A parte il cattivo motociclista Will, l’aveva toccata in modi… in qualche modo lui sapeva com’era lei. Non pensava che lui… certo che quella notte si erano identificati a vicenda. Si conoscevano. Non Xander, non Willow o Cordelia, o la sua stessa casa. Ma aveva riconosciuto Spike, e lui aveva riconosciuto lei.
Ed evidentemente molto, molto bene.
La colazione del mattino era un ottima cosa. La scorsa notte si era spostato da lei una volta raggiunto il suo limite, sapeva che non si sarebbe perdonato di venire in quel modo nella sua bocca.
Il perché voleva risposte era in lei. Doveva solo farlo.
“Spike?”
“Hmmm?”
“La scorsa notte…” lui gelò e fu in procinto di rompere le uova “Quando tu… lo sai…”
Una lunga, imbarazzante pausa “Umm, no amore, non ho capito
Okay, rossa di nuovo “Quando tu… mmm… sei venuto… tu… ti sei spostato da me” la stava guardando come se fosse sordo “Perché?”
“Me lo stai chiedendo seriamente?”
Eccolo lì. “Si”
Spike sospirò e gettò nel cestino l’uomo vuoto “Se non l’avessi fatto” disse lui “Non ci sarebbe stato modo in cui io fossi capace di guardarti in faccia stamattina… mi sarei maledettamente vergognato a morte. Più di quanto non lo sia già”
Lei lo guardò “Non ti devi vergognare”
Uuuna pausa “Ti volevo… quando la magia è finita e tu ti sei spostata, avrei dovuto smettere. Ma non l’ho fatto. Tu eri lì e io ero… egoista. E quando sei tornata e mi hai… toccata…” il suo sguardo si riempì di passione, così tanta che credeva sarebbe scoppiato “Ti ho volute ancora. Avevo maledettamente bisogno di te. Ma quando hai … lo sguardo che avevi sul viso… mi hai dato qualcosa di prezioso ieri notte, gattina. Più di quello che puoi sapere adesso. Non me ne sarei mai approfittato”
Buffy deglutì forte e si schiarì la gola “Okay. Umm… se dico che… accadrà di nuovo… e che non voglio che ti sposti. Lo farai?”
Evidentemente, non era una buona idea discutere su futuri rapporti orali in quel momento. Spike fece scivolare l’uovo che aveva in mano nel lavandino e si aggrappò al bordo del mobile, con tutto il corpo teso “Gesù Buffy”
Okay. Doveva esserci qualche residuo di Liz nel suo sistema. Poteva tranquillamente andare nel giardino sul retro e morire ora, imbarazzo incluso “Io… ummm… dimentica quello che ho detto. Non so di cosa stavo parlando”
“Tu davvero non hai idea di quello che mi fai, non è così?”
Una frase nervosa le arrivò alle labbra “Ti faccio perdere l’equilibrio?”
Spike ridacchiò ruvidamente e scosse la testa, voltandosi a guardarla quando ancora lei non era certa di poter affrontare il suo sguardo “Questa cosa che c’è fra noi” disse lui attentamente “La voglio più di qualunque altra cosa. La voglio da mesi. Mesi lunghi quanto non ti potresti immaginare, e non fa altro che crescere da quando sono qui. Da quando ho imparato a conoscerti. Immagino che non ne fossi pronto” sospirò “Quello che è accaduto l’altra notte… non te lo chiederò mai”
“… ma se lo volessi io?”
Gli occhi di Spike si scurirono. Le parole strane che erano uscite dalla sua bocca, la loro implicazione oltrepassava la sua comprensione, ma aveva comunque senso per lei in qualche forma. Una specie di via di mezzo fra i frivolo mondo delle ragazze e quello consapevole delle donne.
“Se lo vuoi tu” rispose “Sarei l’idiota più fortunato al mondo.”
Meglio lasciar perdere il discorso. A giudicare dalla sua reazione a tutto, Buffy capì che era meglio tenere per se la sua innata curiosità. Era certa che la linea di differenza fra le reazioni di Spike e la tipica attitudine dei maschi amici suoi alla Hemery era netta. Kimberly, a cui non pensava da mesi, una volta le aveva detto che il suo ragazzo se lo aspettava da lei. Era solo parte della loro prematura ma altamente sessuale relazione. Spike reagiva come se fosse un regalo. Le aveva detto che per lui era prezioso.
“Cosa fai?” chiese lei un minuto dopo, sorprendendo se stessa per il cambiamento di pensiero. Terreno sicuro, comunque. Avevano tempo di esplorare il resto più tardo.
Lui la guardò e le sorrise “Pancakes. Ti piacciono?”
“Li adoro. Ma non ho marmellata”
“Ma se avessi pezzi di cioccolato…”
Lei annuì sorridendo
“Allora posso provvedere a renderli più buoni”
“Mi piace la cioccolata e mi piacciono i pancake quindi penso vadano bene accoppiati”
“Dipende da come li metti. Se usi troppo cioccolato, diventa esagerato… almeno questa è la mia esperienza”
Lei scrollò le spalle “Adoro anche lo sciroppo. Ogni ammazzavampiri dovrebbe avere una colazione carica di zuccheri la mattina. Si lavora meglio.”
Spike ridacchiò, prendendo il latte “Dovremmo chiamare Rupert” disse un minuto dopo “Scoprire cos’è successo ieri notte. La casa sembra messa bene, quindi immagino che Xander e… come si chiama?”
“Cordelia”
“Esatto. Penso che abbiano limitato I Danni”
“Immagino” fremette “Ma Cordy non si era trasformata nel proprio costume. Era solo… Cat Cordy. Forse… beh, cos’avevano in comune tutti i vestiti?”
Spike alzò un sopracciglio “Penso sia ovvio, passerotto”
“Cosa?”
“Li abbiamo comprati tutti nello stesso posto. Se Cordelia non l’ha fatto, è un buon inizio”
“E se l’ha fatto?”
“Abbiamo esaurito le teorie” si fermò, cercando l’utensile che più poteva essergli utile. “Non ha menzionato a dove l’ha preso?”
Buffy si leccò le labbra “Non lo so, ero… preoccupata”
“Già. Tutto a parte te sembrava essere fuori scena. Beh, immagino che la rossa abbia raggiunto Rupert. Probabilmente dovremmo controllare dopo la colazione”
“Tu capisci che questo significa vestirsi, vero?”
Spike sorrise lanciando un occhiata al suo seno senza reggiseno “Penso che tu sia abbastanza vestita”
“Per te, si. Per il mio osservatore? Umm, non ci voglio pensare”
“Sono lieto che tu sembri pensare che provocarmi in questo modo sia accettabile”
Buffy guardò a terra timitamente “Beh… hai visto già… tutto”
“Non vuol dire che non voglio vederlo di nuovo. Sentirlo di nuovo. Sentirti intorno a me o-“
“Okay! Capito la scena”
Le sorrise “Sei adorabile”
“Non la sono”
“si invece. Dammi il permesso di parlare ancora di quello che ho visto e quell rossore che intendevo si farà vedere di nuovo” raggiunse la sua tasca posteriore
“Specialmente quando ho queste a perpetuare fantasie sconce” Buffy spalancò gli occhi.
Aveva le mutandine dell’altra notte fra le dita “Hai dimenticato queste, no?”
“Ridammele”
“No, non penso che lo farò”
“Spike!” si allungò in avanti mentre lui spostava il braccio facendola entrare in collisione col suo torace “Ridammele!”
“Ma io le uso. E poi te le ho strappate, non puoi comunque più usarle, no?”
“Che uso puoi – ohhh” il suo viso sbiancò “Oh!”
Spike sorrise
“Pervertito!”
Lui alzò un sopracciglio, usando il suo braccio libero per pressarla contro di lui Devo ricordarti che delizioso uso ne abbiamo fatto la scorsa notte?” si passò la lingua fra i denti
“Gah! Spike!”
“Mmm, profumano ancora di buono”
“Spike!”
Ridacchiò e scosse la testa, rimettendosi le mutandine nella tasca dietro dei pantaloni prima che lei potesse tentare di raggiungerle “Sei così allegra, dolcezza” mormorò lui prendendole il braccio per tenerla contro di se “Questa parte di te è fantastica. Non hai idea di quanto”
“Fantastica?”
Un sorriso, sincero. La calmò a dispetto dell’imbarazzo “Si. E un giorno… presto…” il suo sguardo le arrivò alle labbra “Ti mostrerò quanto riservi. Non posso aspettare di assaggiarti”
Buffy rabbrividì quando le labbra di lui toccarono le sue. Dolci, ma anche piene di passione come la notte prima, facendo tremare la sua pelle e bruciare il suo interno. La sua lingua contro la propria, mormorando sussurri di apprezzamento contro la sua bocca. Iniziò innocentemente, gentilmente, e poi uscì dal controllo.
“Buffy” gemette in lei, prendendole i fianchi per pressarli ai propri “Ooohh, Buffy”
“Mmmm…”
“Sei così bella”
La cosa che seppe subito dopo era che le sue gambe erano attorno alla vita di lui ed era seduta sul mobile. Stava sfregando la propria erezione sul suo centro, scivolando con una mano sotto la camicia per toccarle il seno. “Maledetto inferno…”
Era troppo veloce. Il corpo di lei stava reagendo in tanti modi. La pelle le andava a fuoco. Il suo cuore scoppiava. Si sentiva calda, bagnata, aveva bisogno di essere toccata in modi che solo lui poteva soddisfare. Ma era tutto troppo veloce. Troppo veloce. Non era pronta per questo.
Ma questo andava contro tutto quello che il suo cuore le gridava, la mente era andata “Spike..”
Doveva esserci stato qualcosa nella sua voce che aveva spezzato l’armonia. Qualcosa nel suo tono, forse, qualcosa che lo riportò alla realtà. Nel momento in cui il suo nome le era sfuggito dalla bocca, si spostò da lei ansimando con una scusa nello sguardo.
Ci volle qualche minuto per entrambi per parlare.
“Mi dispiace” disse lui apena ne fu in grado, con le mani appoggiate accanto a lei sul bancone “Sei solo.. forse dovrei andare”
“Cosa?”
“Solo per un po’. Mettere dello spazio fra di noi” fece cadere la testa in avanti “Ho bisogno di… mettermi in test ache sei… sei fuori limite per me ora.”
“Non sono fuori limite-“
“Qualche parte di te si” un grosso, profondo sospiro “E sono le parti che mi tentano di più. Io…” si leccò le labbra “Devo stare via per un po’. Devo darti spazio. Ho bisogno di…” le incontrò lo sguardo “Ho bisogno di rimettermi nell’ordine di idee di non toccarti”
“Tu puoi-“
Spike alzò una mano “No” sussultò “Non dirlo. Mi fai perdere la testa” sospirò forte “Perchè non ci incontriamo più tardi per pattuglia? Vado a casa di Rupert a vedere se sa qualcosa di quello che è successo e tu puoi… fare quello che fai di sabato. Chiama la rossa o quello che vuoi. Fai del frivolo shopping”
Una scossa di disapprovazione le passò il corpo. Non voleva che se ne andasse, ma vedere come non potevano tenersi le mani giù di dosso per più di pochi minuti alla volta non andava bene. Era indice di mettere uno stop di emergenza. Prima che fosse troppo tardi.
“Okay” acconsentì “Probabilmente è la cosa migliore”
“Non voglio andare” rispose “Solo che non voglio restare e rifare quello che abbiamo appena fatto… finirai per odiarmi”
“Non succedera”
“Non puoi saperlo”
“Intendevo, mia madre si alza verso le 9:30, non penso faremmo in tempo…” sorrise leggermente. Avevano bisogno di distanza… fra di loro e dalla scorsa notte.
Lo avrebbe rivisto in poche ore, comunque. Pattuglia. Ricerca di Penn e Dru.
“bene” concluse Spike con un cenno “Bene. Prendo la mia giacca e me ne vado” guardò la cucina “Scusami, ho fatto del caos per niente”
“Nah. È okay. Spiegherò a mia madre che ho tentato di fare da mangiare”
“Posso restare a pulire-“
Un altro giorno avrebbe acconsentito, ma non oggi “Spike?”
”Già. Hai ragione. Vado”
Pochi imbarazzanti minuti dopo si incontrarono davanti alla porta principale. Spike scivolò nel giaccone che l’aveva scaldata tutta la notte, a fianco della sua confortevole presenza, e sorrise “Ci incontriamo al Restfield, stasera” disse lui “Sei?”
“Alle sei va bene”
”Bene” fece una pausa guardandola di nuovo e leccandosi le labbra “Ci vediamo dopo”
“Giusto”
“Giusto”
Un altro silenzio riempì l’ingresso. Stettero lì a pochi centimetre di di stanza, con il fiato corto. Poteva sentire il suo cuore pulsare e ne prese qualche tipo di soddisfazione. Sapere che poteva velocizzare il battito di lui.
Alla fine, Spike ruggì arrendendosi e si combattè per non baciarla “Scusami” mormorò “Uno per il viaggio? Concesso?”
“Si”
I suoi occhi erano sulla sua bocca “Penso che ho bisogno-“
“Spike?”
E solo a quello tornò in se. Sottolineandosi la ragione per cui se ne stava andando.
“Si, sto andando. Okay… okay vado” sospirando aprì la porta “Ci vediamo stasera”
Lei annuì “Stasera”
E chiuse la porta prima di poter cambiare idea. La chiuse. Si voltò e ci si appoggiò contro, incapace di trattenere un sorriso. Un piccolo estatico sorriso.
Era cotta. E lo era anche lui. Oh, definitivamente.
Le cose che le aveva detto, fatto, e tutto il resto…
Di una cosa era certa. Non poteva aspettare il tramonto.
Capitolo 7 - E una di queste notti
Mai prima era andata di pattuglia con questa grinta.
Tutto il giorno era stato passato a pianificare stasera. A scegliere che vestito mettersi per non sembrare ridicola ma nemmeno troppo sportiva e aveva fatto dio sa quanti tentativi davanti allo specchio. C’era una grossa linea di separazione fra l’essere ragazza e l’essere donna, e ci si stava ancora abituando.
Tanto Spike l’aveva già vista al meglio e al peggio. C’era già stato agli allenamenti e aveva già condiviso con lei momenti come nessun altro uomo aveva fatto.
Momenti che voleva condividere solo con lui, per sempre.
La rapidità con cui le cose fra di loro erano cambiate avrebbe dovuto spaventarla, ma non l’aveva fatto. Era successo in fretta, si, ma era come se fosse la cosa più naturale nel mondo.
Una rappresentazione di quanto in fretta il mondo attorno a lei poteva cambiare. Solo una settimana prima aveva conflitti di sentimento con Angel. Ed erano stati tutti vanitifati dalla presenza di un ammazzavampiri maschio.
Era giovane, ma il sentimento era lo stesso. Stesso come completamente differente. Quello che sentiva per Spike era forte quanto quella per Angel ma più potente. Per il realismo che c’era dietro. Quello che c’era con Angel era quello ce le ragazze avevano per il principe azzurro. Qualcosa che non può accaedre, e infatti non accade.
La scorsa notte aveva cambiato di più le cose. Nel momento in cui se ne andò Will e tornò Spike, lo sguardo nei suoi occhi era più profondo. Orrore per quello che stavano facendo, paura di quello che sarebbe successo se si fossero fermati. E quando lei lo raggiunse per curiosità , e vide la sua espressione euforica di nuovo, si era scaldata in un modo che non sapeva esistere.
Era strano, ma lo sentiva.
Spike era quello che voleva. E lo avrebbe visto stasera.
E presto. Aveva già fatto due passi verso il cimitero di restfield. Sperava di trovarlo già ad aspettare, impaziente quanto lei che il sole se ne andasse per poter capire che entrambi avevano passato la giornata aspettando il tramonto.
Non ci voleva ancora tanto.
Prese un respiro.
Non ci voleva ancora tanto
* * *
Si stava facendo tardi.
Beh, non proprio tardi. Aveva lasciato l’hotel quindici minuti prima di quanto fosse necessario. Quindici minuti prima di quello che gli serviva per essere puntuale. C’era voluta tutta la sua inesistente pazienza per stare da solo. La sua pazienza e la consapevolezza che lei non sarebbe stata là con tre ore, due ore, un ora di anticipo per tutta l’impazienza che potesse avere.
Era stato per colpa dello stupido che era in ritardo. L’idiota non aveva diritto di interfierire nella sua vita così, se non fosse per la consapevolezza che Buffy sarebbe stata male lo avrebbe già impalettato.
Ma no. Oh no. Angel ha bisogno di parlare. Voleva esprimere delle cose che per Spike erano già state maledettamente ovvie. Ed era stato lì con le orecchie aperte per venti maledetti minuti ad ascoltare sui pericoli della vita di Buffy e di come fosse ancora tanto, tanto giovane.
A pensarci l’idea del paletto sembrava tanto bella.
“Ovviamente ci sono pericoli nella sua vita” disse tre secondi dopo aver perso la via della diplomazia insofferente alla conversazione “E’ la maledetta cacciatrice. E come lei lo sono io”
“Si” aveva risposto Angel “E tu profumi di lei”
“E il punto qual è, compagno? Sei geloso? Prendi il messaggio forte e chiaro”
“Beh, si. Ma a parte l’ovvio, tu sei più grande di lei””
“Da quel che ne so anche tu. E di un più largo margine, devo aggiungere” Spike sospirò scuotendo la testa, ridendo fra se “Guarda, se il tuo motivo per venire era spaventarmi-“
“Non è questo. Penso… penso che voi due vi fareste bene a vicenda”
Che onestamente l’aveva sorpreso, ma non al punto da ridurre la sua indignazione. Buffy lo stava aspettando al cimitero, e il suo grosso amore di vampiro rimuginante gli stava parlando dulla compatibilità della ragazza che lui… era ridicolo “Buon per te. Buona cosa muoverti, specialmente dal momento che non la lascierò mai andare se sono il fortunato che lei ha scelto” scosse la testa di nuovo “Non voglio spaventare la ragazza, ma i miei sentimenti non sono negoziabili. Non è la sola giovane qui. Sono…”
Si fermò a quello. Non l’avrebbe detto ad un idiot ache voleva vedere in polvere, specialmente quando non l’aveva ancora detto a Buffy.
Quello che sentiva da mesi. C’era qualcosa di essere l’unica. O l’unico di due. Due ammazzavampiri. E I mei che aveva passato a imparare di lei gli avevano rubato il cuore.
Non era nulla in confronto al loro incontro. Conoscerla. Parlarle. Ridere con lei. Tenerla. Baciarla. Sentire le sue labbra attorno a lui. Sentire il suo corpo contro il suo. Quell’innocenza nei suoi occhi. Non se ne sarebbe approfittato.
Ma non lo stava facendo. Era un uomo innamorato di lei. Dall’inizio.
Questo, evidentemente, era più che ovvio intorno a lui.
“Sei innamorato di lei” disse Angel piano.
Per l’inferno, Spike sapeva quali erano le sue emozioni
“Si” rispose “Lo sono”
“E questo è il motivo per cui sono preoccupato. Lei… io penso che lei…” Angel alzò una mano e scosse la testa “Non lo so. Non la vedo da un po. Non abbastanza vicino da-“
Spike spalancò gli occhi “L’hai seguita figlio di-“
“-ma lei sente per te qualcosa che le ho mai visto provare. Ora quando la seguivo prima che ci incontrassimo, tu non c’eri ancora… e sono grato che lei abbia qualcuno che può essere lì per lei. Che non sia più sola. Che può esserci alla luce del sole. È solo… sono preoccupato che vuoi due diventiate troppo innamorati… Il mondo-“
Spike ridacchiò sarcasticamente “Bene. Quindi, pensi che è bello che lei abbia trovato un altro uomo, ma il fatto che lei possa rimanere uccisa dovrebbe far si che io le stia lontano. Senti, fronte-alta, il fatto che io amo la mia ragazza non vuol dire che la lascerò uccidersi. Non finchè sono in piedi”
“E tentando di salvarla rimarresti ucciso tu. Lei diventerebbe cattiva e-“
Oh che stupido ego “Davvero non hai fede nella sua indole, eh? Pensi che lei sia qualche stupida bambolina che passerebbe la sua vita dietro di me? Per quanto possa essere romantico, non accadrà. La ragazza è forte. Più di te. Più di chiunque di noi. La mia morte potrebbe farla morire, ma non la ucciderebbe” sospirò “Quindi non accadrà. E io non morirò presto”
“Non puoi-“
“Si. Posso. E tu mi stai facendo perdere tempo che posso parrare con quella ragazza che abbiamo stabilito entrambi che amo. Quindi, con rispetto, leva le tende”
Questo lo fece andare via.
Non importava. Niente al mondo poteva tenerlo lontano da lei ora.
* * *
Dannazione.
Dannazione, dannazione, dannazione, dannazione.
Buffy sospirò. Okay. Ho I palette. Ho la croce attorno al collo. Ho I sensi di cacciatrice allerta. Tutto va bene.
Perchè il vampire che la stava raggiungendo aveva addosso l’aria di ‘sono più vecchio del normale’ addosso.
Capelli a punta, occhiali, e n ghigno divertito. Qualcosa di più pericoloso. Qualcosa che aveva sentito solo in presenza di Darla e il Maestro. Una vecchia sensazione.
“Lasciami immaginare” disse al vento “Penn?”
Il vampiro rise, aprendo le braccia diplomaticamente “La mia reputazione mi precede.” Dischiarò orgoglioso “E tu – tu – tu devi essere Buffy”
“Cosa? Vuoi un biscottino?”
“No. vorrei morderti il collo”
“Non succederà”
Penn sorrise e scrollò le spalle “Non puoi biasimare un vampiro per provarci” fece segno di mordere e corse con gli occhi su di lei come un predatore.
“Quindi, tu sei la cacciatrice. Hmmm. Interessante. Pensavo fossi più grossa. Forse più alta. Voglio dire, tu senti ‘cacciatrice’ e hai quest’immagine in testa di qualcuno un po più… non so… intimidatorio” sorrise “Sei molto carina”
“Grazie. Ma non do appuntamenti a vampiri”
Un lungo sospiro scivolò dalle spalle di lui, e scosse la testa “Vedi, non è bello. Di questi tempi non puoi fare un complimento a una ragazza senza che lei pensi male” fremette di disapprovazione “E’ tragico. Davvero, c’è da fermarsi e chiedersi dove vada a finire il mondo. Abbiamo perso la morale, e abbiamo preso più indignazione? La società si fa degli scherzi da sola, davvero. Ci sono volte in cui ci si dovrebbe fare attenzione”
“Mi dispiace, ma stai cercando di annoiarmi a morte? Perché davvero, non è che non apprezzo l’originalità, ma la maggior parte dei vampiri? Meno chiacchiere e più botte”
“Già. Vedi, c’è questa cosa… ho notato che molte delle mie creature tendono a farsi incenerire” sorrise e scosse la testa “Ma in duecento anni io sono ancora qui”
“Sono certa che si può risolvere, prova a stare lì e chiudere gli occhi, te la risolvo in un minuto”
Penn rise e fece un passo di lato. Mentre era assolutamente ovvio che non la vedeva come una minaccia, ancora non distoglieva lo sguardo da lei. Nemmeno per un secondo.
“Sei interessante” disse ancora “Non avevo mai incontrato una cacciatrice prima, credevo mi avessero raccontato una favola” si fermò improvvisamente, con le mani incrociate dietro la schiena “E tu. Per essere così una piccola giovane cosa, hai certamente impressionato il mondo. Ucciso il maestro, fatto si che Angelus uccidesse Darla, e poi farlo innamorare di te. È stata una buona mossa. Davvero classica. Voglio dire, una come te c’è in ogni generazione… beh, a essere onesti, le cacciatrici fanno fatica a vivere per una generazione intera. C’è sempre qualche creatura cattiva o qualche apocalisse. Voi cacciatrici e i vostri complessi dell’eroe. Ma ancora, non risponde al perchè, fuori dalla cacciatrice sono certo che Angelus abbia visto – e vedrà – che tu piccolina gli hai rubato il cuore. Non prendermi male, anche io ho il mio senso di poesia, ma sinceramente… da Darla a te…” disse indicandola da capo a piedi “Non vedo quest’attrazione”
Qualcosa dentro di lei si incrinò di risentimento, ma lo scacciò presto. “Non importa realmente” rispose lei alzando di nuovo il paletto “Per qualcuno che conosce così bene la mia vita non sembri aver prestato attenzione a cosa ci sia qui”
“Oh, certo. La prospettiva di due ammazzavampiri nella stessa città mi intrigava” finì per ridere. “Quanto è buono il mio tempismo? Voglio dire, farsi vedere sulla bocca dell’inferno mentre il nuovo ragazzo arrivava? Fantastico!” una pausa “e poi un ragazzo. Dev’esserci qualche profezia o simili”
“La stiamo cercando”
“Già, come tutti i buoni ammazzavampiri, o forse…” improvvisamente era dritto di fronte a lei, con un ghigno maniacale. Non vide il braccio finchè lui non gliel’ebbe preso, il paletto era volato fuori dalla sua mano e il suo viso era finito contro la più vicina lapide “no”
Il dolore le attraversava il corpo. Il sangue spillava dal tessuto rotto, ma si rialzò in fretta. Abbastanza in fretta da colpire il viso di Penn con la testa causando la sua trasformazione nel suo vero volto.
“Non prendermi male” continuò la conversazione lui, avanzando verso di lei con passi lenti “Penso che tu sia davvero, davvero affascinante. Se fossi stato nella posizione, avrei accantonato tutto questo e avrei visto dove il destino ci avrebbe portati. Ma non posso lasciarti andare in giro a rovinare tutto il mio divertimento”
Il pugno di Buffy si alzò e fu lieta di vedere del dolore negli occhi di lui “Scusami se non sono d’accordo”
“già, beh, non che tu potessi saperlo”
Gli occhi di lei si scurirono e guardarono il paletto nell’erba a pochi piedi di distanza. Il suo cuore stava scoppiando e le tempie pulsavano. Penn colse il suo sguardo, ovviamente, e piegò la testa in modo curioso.
“Oh, bene, ora c’è un interessante dilemma” iniziò “andrai al paletto, sapendo che io so che è esattamente quello che stai per fare, o si alzerai e tenterai di basarti sulla tua sola forza?”
“O ti darò un calcio in quel iper-psicologico culo, salvandomi con solo un forte mal di testa, e aggiungerti al numero dei tanti che ho ucciso. Già. Proviamo questa.” Un movimento flash, le gambe di Buffy caddero da sotto di lei e il vampiro iniziò a colpirla. Lei cadde a terra il momento successivo, rotolandosi per cercare il suo paletto, e preparandosi a rimettersi in piedi.
Quello a cui non era preparata era l’impatto di un grosso pugno contro la sua testa, mandandola a sbattere contro una lapide.
E poi tutto fu dolore.
“Cattiva cacciatrice” questo non era Penn. La sua voce era inglese, e pazza. Le faceva gelare il sangue. “Mamma non è contenta quando piccoli uccellini rubano i biscotti e il latte ai bambini.”
Non c’era un centimetro di lei che non gli facesse male.
“Dru!” esclamò Penn deliziato. “Che tempismo impeccabile”
“Miss Edith mi ha detto che la ragazza stava diventando cattiva” lo informò “Ha detto che il circo sarebbe stato cancellato e che tutti gli acrobati sarebbero andati a casa senza i loro giocattoli. Il mio tesoro si è fatto male?”
Penn scosse la testa “Nah. Stavo solo dicendo alla cacciatrice qui che mi sarebbe piaciuto parlare, ma ci sono cose da fare, persone da.. beh, non persone, veramente. A meno che Angelus non sembri una persona” pensò per circa un minuto, poi scrollò le spalle “Beh, immagino tu possa. Sei ciò che mangi, dopotutto”
L’intera parte sinistra del corpo di Buffy era livida. Sapeva anche di star sanguinando, ma non riusciva a sentirlo. La nuvola di polvere dalla sua collisione con la lapide si stava disperdendo. E ora Drusilla era qui. Drusilla. Quella che era diventata sia vampire che pazza.
Dov’era Spike?
Drusilla si voltò verso di lei, con i suoi capelli di ebano volanti nella brezza della notte.
“E’ tutta un raggio di sole” disse di nuovo, con le parole che le uscivano dalla bocca come fossero veleno “Tutta fiori e santità. Ohhhh, mi fa male allo stomaco”
Penn sospirò scuotendo la testa “Beh, ci siamo” disse, voltandosi di nuovo verso di lei “Hai fatto male alla mia donna. Penso che dovrò ucciderti”
Buffy era appena tornata a stare in piedi, usando la parte del corpo che riusciva a sentire. Il suo cuore non aveva mai battuto così forte. Non aveva mai sentito la vera adrenalina. ‘Alzati idiota, alzati’.
“Non sul personale, o cose del genere” continuo Penn, andando verso di lei lentamente “Ma davvero non posso lasciarti andare in giro a fare del male alla mia ragazza. Non è leale. Ed io che pensavo che stessimo avendo una bella conversazione”
“Ooohh” disse Drusilla da dietro, con la voce improvvisamente così lontana. La cacciatrice fece fatica a sentirla. C’era qualcosa di stretto nella sua gola che non riusciva a identificare. L’aria le mancava improvvisamente. I suoi occhi si spalancarono per la disperazione. “Il lupo sta arrivando, mio caro. Corre per noi. Corre propprio ora. Lui lo segue… è arrabbiato con te. Arrabbiato per aver fatto male al suo agnellino”
Penn also un sopracciglio, senza distogliere lo sguardo da Buffy “Sarebbe Angelus? Beh, penso che sia giusto dire che le cose stanno diventando interessanti”
I successivi minuti passarono in un attimo. Improvvisamente Spike c’era. Un occhiata del suo spolverino nero e di occhi azzurri. Uno sguardo di preoccupazione agonizzante, e furente nell’istante in cui vide il vampiro che le teneva la gola. E poi fu libera. Rilasciata. La pressione della sua gola era sparita, un quasi primordiale Spike che colpiva Penn. Buffy comandò le sue gambe che però non l’ascoltavano. Aveva bisogno di alzarsi… doveva aiutarlo. Doveva uccidere i vampiri ora prima che-
Un altro rapido movimento. Angel. Che teneva Drusilla contro il più vicino mausoleo, ma la vampira sembrava euforica. Un flash, l’aveva gettata via il minuto dopo, e si era trovato addosso Penn. E Buffy guardava tutto. Con il corpo che doleva e le gambe che non si volevano muovere. I vampiri combattevano fra di loro.
Dio, dov’era Spike?
e un secondo dopo era apparso al suo fianco, con glio occhi pieni di panico che le facevano battere il cuore. “Buffy,” annaspò, prendendola fra le braccia “Dio, dove ti sei fatta male? Dove ti hanno fatta male?”
E fu circondata di calore. Le sue braccia erano attorno a lei, il suo viso nascosto nei suoi capelli. Sentì il corpo di lui tremare contro il suo. Ogni briciola della sua paura le stava scivolando via dal corpo con un sospiro di sollievo. “Spike… Penn e-“
Lui si guardò per nulla preoccupato oltre la sua spalla e lei lo seguì. Angel stava parlando con loro. Non stavano combattendo ora. Stavano parlando. Di cosa, non ne aveva idea. Spike c’era. “Mi dispiace piccolo” sussurrò, voltandosi di nuovo verso di lei, riempiendole il viso di baci preoccupati. “Lo stupido finocchio mi ha tenuto. Ha deciso che dovevamo fare una chiacchierata. Dio, è stata tutta colpa mia”
“Spike…”
Una voce si alzò da dietro di loro. La voce di Penn. Se avesse vissuto centinaia di anni non sapeva se se lo sarebbe comunque mai dimenticato. “Vedi!” gridò, e lei lo vide indicare Spike disgustato “E’ esattamentequesto che stavo dicendo. Hai lasciato emozioni umane prendere la tua strada. Questo non sei tu Angelus! Non sarebbe mai potuto succedere! Non-“
Angel lo fermò con qualcosa di cui non le importava nulla.
“Spike” mormorò lei “Portami… via. Io… il mio corpo-“
“Ti ho con me, dolcezza” la rassicurò, prendendola in braccio “ti ho sempre avuta con me”
Quando si voltò, c’era solo Ange. Penn e Drusilla se n’erano andati. Solo Angel in piedi contro il mausoleo, con occhi aperti ei vuoti. Ci volle un po prima che la sua attenzione tornasse verso di loro.
“Buffy?”
Spike la tenne più stretta. “No. Non farlo. Se non mi avessi fermato per darmi quelle lezioni di vita del cazzo sarei stato qui e lei non si sarebbe fatta male a causa di qualche idiota che tu hai vampirizzato. Non farlo. Non devi avvicinarti a me o a lei. Capisci?”
Buffy si morse il labbro, non volendo contrariarlo. Un qualunque altro giorno forse. Dopotutto, Angel era Angel. Era solo più o meno responsabile per le cose che aveva fatto da creatura senz’anima. Ma stanotte, stanotte lo avrebbe tenuto responsabile. Stranotte con la testa che le esplodeva e il corpo distrutto e sangue ovunque, si stanotte era colpa sua. Solo stanotte.
In più, aveva rovinato il suo appuntamento con Spike, e questo non era accettabile.
E ora, voleva stare con lui.
“Spike” disse lei piano “Possiamo andare?”
”Si” acconsentì lui “Stiamo andando passerotto”
Poi si voltò e andò via, dandole un bacio sulla fronte quando furono di nuovo solo lui e lei. Non la mise giù finchè non furono usciti dal cimitero. Anche quando lei gli aveva detto che stava iniziando a sentirsi meglio e pensava di poter camminare. Non voleva semplicemente lasciarla andare dalle proprie braccia.
“Dove stiamo andando?” chiese lei quando notò che erano lontani da Revello Drive. La risposta sembrava ovvia, ma la sua mente rifiutava di pensarci.
“Al mio appartamento” disse lui “Ti diamo una pulita”
“Spike-“
”Dio. Mi sentivo che qualcosa non andava. Stavo arrivando e sentivo che qualcosa non andava.” Si fermò brutalmente per congiungere la fronte con la sua. “Non voglio mai più sentirmi così. Ho quasi avuto un maledetto attacco di cuore.”
“Sei venuto. È la cosa importante”
“Troppo tardi”
“Sei comunque venuto”
Uno pseudo sorriso gli solcò le labbra “Lo farò sempre, amore” promise “Non posso farci niente.”
Le parole ‘sei troppo importante per me’ le navigarono per la testa, vestite della sua voce, ma non capiva se erano autentiche o frutto della sua immaginazione.
Ma sapeva cosa lui sentiva perché lei sentiva lo stesso.
“Chiama tua madre” mormorò, aiutandola ad entrare quando raggiunsero la sua porta “Non voglio che lei ti veda così e si spaventi. Chiamala e dille che stai dalla rossa”
Buffy si fermò un momento, con un groppo alla gola “… e dove sto invece?” sussurrò.
Lui non rispose, non ne aveva bisogno. L’istante successivo, lui calciò la porta e la prese per mano, guidandola dentro. Dentro la sua stanza. Nella stanza che era di Spike. Nel suo santuario. Fu l’ultimo pensiero che le passò la mente prima che lui chiudesse la porta, chiudendo il mondo fuori di essa.
Chiudendo loro dentro.
Ed erano insieme. Chiusi. Soli.
Ma insieme.
Capitolo 8 - Un altro bacio di buonanotte
Non aveva mai notato così bene il rumore dell’acqua quando colpisce il fondo di una vasca da bagno. Non in modo consistente, ma lo splash iniziale colpì la superficie forte, e i suoi nervi saltarono. La notte aveva preso una piega surreale a cui non era preparata. Poche ore fa pensava ad un appuntamento di ronda, e ora era dolorante in modi che non si sarebbe mai nemmeno immaginata.
Ma c’era Spike dietro di lei. Il suo petto era appoggiato alla sua schiena, le sue braccia appoggiate alla sua vita. Solo pochi minuti prima l’aveva portata nella sua stanza di motel, aveva aspettato la sua telefonata a sua madre e la telefonata a Willow per avvertirla dell’alibi, e ora lui era con lei in bagno. Le stava riempiendo una vasca di acqua calda, le sue mani tremanti attorno a lei. Poteva sentire il cuore di lui contro la propria schiena. Non calmo. Terrificato. La realtà lo aveva colpito.
“Il tuo fianco sanguina” mormorò “Bisogna lavarti, dolcezza. Vedere quanti danni hai”
Buffy rilasciò un profondo sospiro “Sto bene” rispose piano “Voglio dire, immagino che avere la tua testa spiaccicata contro una lapida possa scuoterti un po”
“Non hai sonno?”
“No…” sorrise e si voltò fra le sue bracccia perché potessero essere faccia a faccia “penso che mi sarei fatta male comunque”
Lui sorrise nervosamente “Già, penso di si. Solo… non posso fare altro che preoccuparmi. Non mi ricordo di essere mai stato… non so. Non so nemmeno come mi sono sentito mentre tu eri in pericolo, sono solo arrivato”
“Ed Angel è la ragione per cui sei arrivato tardi”
“Uccidero quell’idiota” sbottò “Un altro maledetto secondo e-“
“Non dovevi essere lì per salvarmi. Anche io sono cacciatrice, lo sai”
“Lo so” le diede un bacio sulla fronte “Questa notte, penso. E Angel-“
“Non è stata colpa sua”
Un lieve, ruggito irritato gli salì dalla gola “Beh, bene. Il tipo ha un anima. Grande scusa” scosse la testa “So che hai qualcosa per lui, gattina, ma-“
“No”
“No?”
Buffy sorrise leggermente “Una volta. Sai, c’è come dire qualcun altro adesso”
Spike la guardò un minuto prima che un leggero sorriso gli attraversasse il volto “Davvero, passerotto?” chiese “E’ così? Qualcuno che conosco?”
“Beh…” Buffy gli fece un occhiolino e gli allacciò le braccia al collo “è alto circa come te, biondo… ossigenato, tipo i tuoi capelli” un risolino le attraversò il viso “Indossa sempre uno spolverino nero… come il tuo, veramente. Ha una cicatrice sul sopracciglio… proprio qui…” passò un dito sul suo sopracciglio sfigurato, quello che gli dava un estetica da ragazzo cattivo. Coperta dalla sua dolcezza. Non c’era niente di lui che non l’attraesse. Specialmente quando piegava la testa di lato e accarezzava il palmo della sua mano con la guancia “I suoi occhi sono magnifici. Ha un accento sexy… e puoi far rimbalzare delle monetine sul suo sedere”
Lui rise tiepidamente “stupida” la accusò scherzosamente.
“Già, beh, non ho mai detto che stavo parlando di te”
“Farà meglio a essere maledettamente così”
“Ho menzionato che lui sembra tutto scuro e possessivo?”
”Io non sono scuro e possessivo”
“Di nuovo, non ho detto che sto parlando di te” sorrise di nuovo quando gli occhi di lui presero finta indignazione, dandogli un dolce bacio che subito sbocciò nella frenesia del bisogno. Un semplice tocco era tutto. La lingua di lui entrò freneticamente nella bocca di lei disperatamente, le mani le tiravano la maglia sopra la testa. Le toccava il petto con le mani mentre lei si spingeva inconsciamente contro di lui.
“Gahh” Spike si spostò un momento, preoccupato. “Per l’inferno Buffy…”
Lei sorrise con gli occhi di finte scuse “Forse stavo parlando di te”
Lui rise leggermente “Meglio così. Non avrei lasciato nessun altro toccarti” scosse la testa “Dio, ma dobbiamo fermare questo”
”Perché?” chiese lei imbronciando il labbro
Gli occhi di Spike si scurirono, incapaci di resistere alla tentazione della sua bocca “Stupida” disse di nuovo prendendola contro di lui “Irresistibile stupida” le loro labbra si incontrarono di nuovo in un impeto di baci appassionati prima che il suono di acqua che colpiva il pavimento li facesse tornare alla realtà
“Mi fai perdere la testa” disse un minuto più tardi, ridendo piano “E’ il tuo fianco l’unico posto che fa male, piccola?”
“Anche la mia testa”
“Già. Me ne sono accorto mentre entravi”
Poi, combattendo la lussuria dei suoi occhi, fece il gentiluomo e si voltò mentre lei si toglieva i vestiti per lavarsi. Il rumore dei suoi vestiti che si sfilavano era abbastanza per farlo indurire.
Poi la mano di lei gli toccò la spalla, facendolo voltare “E’ okay”
Spike deglutì forte, col suo corpo più teso che lui potesse mai ricordare “Buffy” gemette “Davvero non vuoi-“
“E’ okay. Hai visto tutto e… non faresti niente… non vuoi fare niente”
“Come lo sai?”
“Perché… tu… tu ci pensi. E se avessi voluto fare qualcosa, l’avresti già fatta” la sentì fare un passo avanti, e improvvisamente il suo seno nudo fu premuto contro la sua schiena “Mi fido di te, Spike”
“Non dovresti”
“Lo faccio”
“Perché?”
“Per te… a te importa di me. O almeno così sembra”
Un gemito gli tremò nella gola. “Mi importa di te? Dolcezza.. non hai idea… ma questo non significa che posso comportarmi da gentiluomo mentre sei completamente nuda e io ti voglio cos’ maledettamente tanto. Dio, Buffy…”
“E’ okay. Se tu… solo non voglio stare da sola adesso”
Se qualcosa avesse potuto convincerlo, sarebbe stata quella confessione da sola. Spike si leccò le labbra e sospirò di nuovo, annuendo a se stesso. Si voltò lentamente, e non potè impedirsi di guardarla. Dio, era così bella. Da qualche parte in mezzo all’adolescenza e alla maturità, è lì che trovava Buffy. Pura. E lui era il fortunato bastardo che stava lì in piedi. In piedi con lei.
Il fianco di lei era violaceo, con un ruggito l’accaressò dolvemente. Il pensiero che lui aveva lasciato accadere tutto questo per colpa di quel maledetto finocchio lo distruggeva.
“Entra nella vasca” mormorò, spingendole lentamente la schiena “Starò nell’altra stanza”
Un fremito le attraversò il viso “L’altra stanza?”
“Buffy-“
“E’ okay”
Dio, doveva smettere di dirlo. Lui aveva questo orribile impulso di vedere quante cose sarebbero state okay per lei. Solo quel pomeriggio, lo aveva spinto via quando doveva. Lo aveva spinto via perché non era pronta. Non poteva essere pronta ora, solo ore più tardi. E se non la era, allora era deliberatamente crudele con lui.
“Buffy…” stava tremando ma lei non lo notava “Tu non potresti mai capire quanto io ora abbia voglia di smettere di fare il gentiluomo e prenderti contro il muro”
“Mi fido di te”
“Lo dici ancora”
“Perché è vero” gli prese la mano e se la portò a un seno “Cosa vuoi fare ora?”
Il fatto che lui riuscisse ancora a formulare parole era ammirabile “Io… Buffy, il fatto che… tu devi chiedermelo… chiedermi quello…” chiuse gli occhi, combattendo la sua richiesta di toccarle il seno “Dio ti voglio così tanto. Non posso…”
”Mi fido di te. E ti voglio con me. Qui e…” sospirò “Non sono stata così vicina a perdere da… beh, quella volta ero sola… è una stupida cosa da ragazze pensarci adesso ma-“
No, non la era solo menzionare quello che era quasi successo fece fare un giro completo a Spike, e capì tutto con perfetta chiarezza. Il pensiero di quello che sarebbe successo se fosse arrivato un minuto dopo gli faceva gelare il sangue. “Non so cos’avrei fatto” mormorò “Dio… Buffy, sei stata… non so nemmeno come sia successo. Sei diventata… così importante per me”
“Lo hai detto fuori, no?”
”Già” sorrise e le sfiorò la guancia per tirarle indietro una ciocca di capelli “Ero terrorizzato quando ho pensato… ero solo…” sospirò “meglio se entri nella vasca, amore”
“E tu stai qui?”
“Non me ne vado da nessuna parte, se non vuoi essere sola”
Scosse la testa “No, ora non voglio prorpio”
Si immerse nell’acqua e si sentì subito meglio. Stette seduta lì per lunghi minuti, guardando davanti a se. Spike deglutì forte. Buffy immersa in una vasca sarebbe definitivamente rimasta nelle sue fantasie stanotte.
“Come hanno fatto?” chiese lui appena ebbe ripreso il controllo della sua voce. “Ti ho vista combattere prima. Sei spettacolare, dolcezza… mi chiedo come sia potuto accadere”
Buffy scrollò le spalle “Non lo so” rispose onestamente “Io ero… Penn, mi stava parlando e io non ho abbassato la guardia, ma… non lo so. Lui… tutto quello che so è che lo stavo guardando… lui stava parlando di come io fossi insolita, e poi… mi ha colpita. Mi ha davvero colpita. La maggior parte dei vampiri che ho polverizzato evitavano una lotta. Questo non aveva bisogno di lottare. Mi voleva solo morta. Ha detto che non era qui per noi… per me, veramente. E poi la sua ragazza era lì e tutto è diventato… non sono mai stata così felice di vedere qualcuno come quando si arrivato tu.” Un lungo respiro la fece rilassare “Quando il maestro mi ha uccisa, non era stata una lotta. Mi ha semplicemente presa e io ero finita. Mi ero promessa che non sarebbe più successo. Ma Penn non voleva una lotta. Voleva solo… togliermi di mezzo. Come il maestro. Non ero nemmeno degna di essere uccisa. Ero semplicemente lì e lui aveva bisogno che io non ci fossi.” Si voltò lentamente verso di lui “Se lui e Dru sono qui per un ammazzavampiri… sei tu”
Spike scosse la testa “Non hanno ragione di essere qui per me”
“A parte il fatto che tu sei un ammazzavampiri nonostante ce ne fosse già uno, in più, lo sai, c’è l’altro piccolo particolare extra…”
Spike si schiarì la gola e alzò un sopracciglio “Piccolo particolare extra?”
Buffy arrossì e sorrise quando lui passò con una spugna sui suoi fianchi prima che le sue mani iniziassero a esplorare il suo corpo. Sentendola tremare sotto il suo tocco. Volendo così disperatamente nascondere le sue dita fra le sue coscie ed esplorare i segreti della sua femminilità.
“Beh” disse lei un minuto dopo “non piccolo” una pausa “Non penso di essere nelle condizioni di giudicare. Il tuo è il solo…” il suo rossore si approfondì mentre lui sorrideva malignamente “Non mi sembra piccolo” menzionare il suo tocco lo fece fremere
“Dio, Buffy”
“Beh, sto solo dicendo… ma davvero non posso giudicare”
“Se andiamo avanti così, gattina, non ne avrai la possibilità”
“Lo pensi davvero?”
Il pensiero di un altro uomo che la toccava nei modi in cui la toccava lui, condividere con lei quello che avevano condiviso loro la notte prima gli mandò un brivido freddo lungo la schiena. E a quel pensiero Spike fece scivolare una mano oltre i limiti stabiliti, entrando fra le sue gambe. Guardò in che modo gli occhi di lei ruotarono e il suo corpo si arcuava contro il suo tocco. Le mani esperte trovarono la sua clitoride in un secondo, sfregandola gentilmente.
Dio, era imbarazzante anche per se stessa. Toccarla in quel modo. Come un ragazzino che vedeva una donna nuda per la prima volta. Era dolorosamente duro, e questo –fare quello che stava facendo- peggiorava la sua tortura.
“Spike” mormorò lei “Di più”
Era a secondi di distanza dallo strapparsi via i pantaloni e dire addio alle buone maniere.
Ma no. No se lei non lo voleva veramente. E lui non poteva forzarla. Anche se le sue dita massaggiavano la sua clitoride, sapeva che era troppo. La notte era stata abbastanza surreale. La sua esperienza con i vampiri l’aveva spinta in qualcosa per cui non era pronta. E non se ne sarebbe approfittato.
Non quando lei si fidava di lui. Lei si fidava di lui.
“Mi dispiace” sussurrò lui, evitando di dare retta al gemito di disapprovazione che le usciva dalle labbra “Buffy mi dispiace. Non avrei dovuto. Io…”
Ci vollero pochi secondi perché la cosa anche a lei fosse chiara. Pochi altri perché lei arrossisse maggiormente. Per realizzare cosa stava facendo. Cosa si stava a fatica trattenendo dal fare vicino a lei.
“Mi sono reso ridicolo” mormorò lui piano “Hai visto cosa ottieni dal credere in me?”
”Spike-“
“Io-“
La cosa successiva di cui lui si rese conto fu che Buffy si era sporta e lo aveva avvicinato a se baciandolo. Affondò in un misto di piacere e rabbia. Il limite doveva ancora essere attraversato. E che Dio potesse aiutarlo, il profumo di lei era intossicante. Sentire le sue braccia, bagnate, avvinghiate alla sua gola. Il suo seno premuto al suo petto. I suoi capelli bagnti fra le dita. Non c’era niente che che non adorava. Un uomo perso per il viso di una bella ragazza. Era intossicato di lei, e non riusciva a prevenire nulla.
Si spostarono dopo pochi minuti senza fine. Ansimando insieme.
“E’ giusto definirti il mio ragazzo?”
La testa di lui si inclinò alla domanda “Cosa?”
“Beh, mi chiedevo… e se no-“
“Buffy, sono tuo. Tu devi saperlo da adesso” il suo tono casuale era sicuro, stava gridando di estasi per l’improvvisa certificazione della loro relazione. Così poco tempo era passato, e ora lei era nuda sotto il suo sguardo, consentendogli di toccarla in modi che veva solo sognato quarantotto ore fa.
“Quindi… ragazzo?”
Era così fottutamente adorabile. Voleva leccarla dalla testa ai piedi.
“Meglio che tu ci faccia conto”
“Bene”
La parola era così innocente che lui non potè impedirsi di sorridere “Sai, questo significa che nessun altro finocchio può toccarti”
“Bene, perché sei l’unico a cui lascerei toccarmi. Non accetto contatti perversi da nessuno che non sia ora in questa stanza”
Oooohh, c’era un pensiero. Spike sorrise e alzò un sopracciglio.
“Cosa?” un attimo e lei se ne accorse e arrossì.
“Beh, intendo… ovviamente-“
Una risata attraversò la gola di lui e decise di passare oltre la possibilità di imbarazzarla solo per questa volta. Era stata una giornata lunga, ed era pronto ad arrotolarsi nel letto con la ragazza che amava fra le braccia. Sicuri, in un nido. Il suo ragazzo. Era il ragazzo di Buffy.
“Lasciami prenderti un asciugamano, piccolo” si offrì, alzandosi in piedi “Ho dei boxer e una maglietta con cui puoi dormire”
“Indossi i boxer?”
Un sorriso diabolico gli solcò il viso “Beh, non di solito, come ricordi dalla scorsa notte. Ma prevedo il futuro. Potrebbe esserci un giorno in cui ne avrò bisogno.”
“Non è mai successo?”
“Beh, te li lascio usare per la notte, quindi no”
Il pensiero di lei che indossava i suoi vestiti era quasi più sexy che vederla uscire dal bagno. Quasi. I suoi occhi passarono per tutte le sue lunghezze.
Qualche minuto più tardi, lui era accanto al letto e lei stava uscendo dal bagno. I suoi capelli erano umidi, asciugati solo dall’asciugamano. I riccoli d’oro coprivano parte di una delle sue magliette. Aveva indossato i propri boxer solo una volta prima, ma non ricordava quando, era certo solo che non gli aveva mai dato la giustizia che gli stava dando lei ora.
“Hai parlato a Giles della magia?” gli chiese mentre si coricavano nel letto.
Le braccia di lui furono attorno a lei il secondo dopo. La testa di lei contro il suo petto, le gambe su quelle di lui. Ancora jeans stanotte. Non riusciva a dormire. Per tutta la fede che buffy aveva messo in lui, sapeva che la voleva troppo. Troppo per essere già tentato al solo averla nella stanza. A fare quello che avevano già fatto.
Per il primitivo Spike non ci sarebbe stato spazio per nient’altro. A dispetto di tutto quello che era passato fra loro da quando era arrivato, era troppo vicino alla memoria di quello che era quasi successo stanotte. Ci sarebbe voluto il paradiso e l’inferno per toglierlo di dosso a lei ora.
C’erano stati giorni in cui non sarebbe riuscito a controllare niente. Giorni come oggi. Giorni in cui la sua unica rassicurazione sarebbe stata la promessa di tenerla alla fine di tutto. Giorni in cui la possibilità di perderla per morte era più alta.
“già” rispose, dandole un bacio sulla fronte “Sembra che il tipo che ci ha venduto i vestiti sia un suo vecchio compagno.”
“Giles ti ha detto tutto questo?”
“In modo riluttante. Non penso mi abbia detto tutta la veritò. Apparentemente il tipo aveva fatto tutta questa magia e la rossa e Giles lo hanno fermato. Motivo per cui la magia è finita poco dopo che lei se n’era andata”
Ringraziare dio per questo.
Se avesse preso la verginità di Buffy in mezzo a una magia non se lo sarebbe mai perdonato.
“Tu… non gli hai detto cos’è accaduto… vero?”
Onestamente pensava che lui avesse desideri di morte? E al di la di tutto, di solito gli uomini non dicono ai padri delle loro ragazze che gli avevano fatto un lavoretto, anche sotto circostanze di forza maggiore.
Lo aveva toccato di sua volontà dopotutto.
“Certo che no” disse Spike, “e non succederà a meno che non mi voglio morto, è stata una cosa privata fra di noi”
“Oh, bene”
“Perché? L’hai ditto alla rossa?”
“No. l’ho chiamata per scusarmi di essermi comportata la puttana. Ha capito e siamo ok… ma non abbiamo parlato molto” un sospiro “Tu… hai ragione. È una cosa privata”
“Oh, si che lo è”
“Dovremmo vedere Giles domani… dirgli cos’è accaduto con Penn”
“Ce ne preoccuperemo domani” rispose Spike tenendola più stretta. Aveva ragione, dopotutto, ma non la voleva spaventare di nuovo ora. Avevano bisogno di riposare. Lei doveva curarsi. La sua forza doveva preservarsi. Le responsabilità domain. Ora doveva riposare “Dormi ora”
”Okay” acconsentì “buonanotte Spike”
Fu addormentata In due minuti” mormorò. Una confessione d’amore sulla lingua, ma non le diede voce, non ora. Ora c’era riposo. Tutto il resto sarebbe venuto alla luce del sole.
Capitolo 9 - Finchè le stelle non svaniranno dall'alto
Sapeva di non essere più solo anche senza bisogno di alzare lo sguardo.
“Ti suggerisco di andartene ora” disse Angel calmo, con gli occhi che correvano sulla pagina che stava leggendo “Un altro passo e-“
Penn alzò una mano, chiudendo la porta dell’appartamento del suo sire senzaa staccare gli occhi da lui “Fammi indovinare ‘Sarà il mio ultimo’? ti prego, Angelus. almeno con un anima potevi acquistare un po di originalità”
“L’originalità può essersene andata. La minaccia resta la stessa” Angel mise da parte il proprio libro con un sospiro e tirò fuori le gambe dal letto “Ho avuto una coscienza, non ho perso altro. Non ho perso forza o velocità, o la capacità di terminare la tua triste esistenza nello stesso modo in cui l’ho creata. Quindi quando ti dico di andartene…” un movimento rapido, e il giovane vampiro fu alzato per la bola in un secondo, i piedi su da terra “Voglio dire vattene”
“Questo è così triste” sputò fuori il giovane “Tu sei così triste. Vivere con loro? Sopra la terra? Girare con la cacciatrice come se fosse una di noi” scosse la testa disgustato “Ancora non posso credere che hai ucciso Darla. E per lei. ‘Non è possibile’ ho detto ‘Non Angelus. Lui e Darla possono aver litigato ma lui non l’avrebbe mai ammazzata’ Poi mi sono ricordato di te e della tua…” un smorfia “Anima. La tua mezza umanizzazione”
“Stai arrivando a un punto, o stai solo perdendo il mio tempo?”
“Oh, c’è un punto. Un grande punto” Penn battè le mani e scrollò le spalle “Vedi, se ricordi, Drusilla ha quell’abilità di vedere nel futuro. È utile di tanto in tanto. Ci ha tirati fuori da quel casino a Berlino” fremette “Beh, ha avuto una brillante idea un paio di mesi fa. Davvero fantastica. Vedi, abbiamo scoperto che mangiare stregoni…” inclinò la testa “Ti da una sorta di viaggio mentale meglio che mangiare hippy fatti di crack. Quindi, Dru ha una visione, e noi facciamo un banchetto che ne anche ai tempi dei Romani”
Angel sbiancò.
“Poi, e questa è la parte davvero, davvero grande… una delle streghe inizia a pregare per la sua vita. Stava pregando. Sembrava la vergine Maria, se la vergine Maria non fosse stata così vergine e fosse stata una strega con cui mi sono preso del divertimento diverse volte” sorrise “Quindi Drusilla ha quest’idea… lasciamo vivere la streghetta. Se lei fa una certa magia per noi”
“Una magia”
“Si, piccola magia”
“Penn--“
“Non puoi davvero aspettarti che io creda che sei più felice così, Angelus. vivere con loro. Ti ha fatto diventare più sfigato di prima. Dall’ultima volt ache sei strisciato da noi”
“Mi vedi strisciare?”
Il giovane vampiro scosse la testa “Non deve andare così. Possiamo sistemarlo. Drusilla e io abbiamo trovato il modo”
“Quindi è per questo che sei qui?” grugnì Angel “Tu e Dru… e questa ragazza che avete rapito e torturato… siete qui per…”
Pen allargò le braccia, quasi innocentemente “Prenderci cura dei tuoi problemi. Sarà semplice, e Dru e io ci siamo già un po divertiti con lei. Trovato modi per … estrarre informazioni. Punendola per I fallimenti… e anche per le vittorie. A noi piacciono le punizioni”
“io--“
“E puoi farlo anche tu. Lo abbiamo trovato, Angelus”
“Non chiamarmi in quel modo”
“Perché no? È il tuo vero nome. Il tuo nome reale. E io sono qui per dirti che puoi esserlo di nuovo”
“Non è… no, Penn”
“No? non mi suona convincente”
“E’ perché tu non sai cosa ti fa l’avere un anima” Angel fece un passo avanti, i suoi occhi fiammeggiavano “Non posso lasciartelo fare, non lo farò”
“Vedi, questa è la parte in cui tu non hai scelta”
“Penso che le scelte aumenteranno con l’ucciderti entro circa due secondi”
“Non farlo. Non sono io quello da uccidere. E anche se lo facessi, non troveresti Dru e la streda” scrollò le spalle semplicemente “Abbiamo dovuto fare qualche esperimento per essere certi che la ragazza non facesse cose diverse da quelle che diceva. E ci ha provato. Ohhh, ci ha provato. Buon per noi, gli ammazzavampiri erano troppo preoccupati con loro stessi per sentire la sua chiamata, no? Coppia di folli ragazzini. La ragazza è carica, lo ammetto. Non molta personalità, ma le sue mosse sono qualcosa che io-“
“avvicinati di nuovo a Buffy e io ti uccido”
“Vedi? Ancora le tue minacce. Sei ridondante” Penn scosse la testa “Non puoi uccidermi, Angelus. Lo sai come lo so io. Se lo avessi voluto, l’avresti fatto nel cimitero stanotte. Ma non puoi, vero?” scrollò le spalle “Comprensibile. Perchè se ci uccidi, sei solo. Solo per davvero. Niente Darla. Niente childe. Solo un grosso vecchio Angelus senza l’us che non ha nemmeno più una cacciatrice da aiutare. Quindi dimmi, in che modo sei migliore ora di quando centinaia di anni fa hai pregato Darla di farti diventare quello che eri?”
“Ti aspetti che io semplicemente ammetta tutto. Diventare Angelus. Tornare con te e Drusilla? La grande famiglia felice perchè voi due da soli non sapete prendervi cura di voi?”
Penn si scrollò di nuovo “Non capisco cosa ti trattiene. Non vivi qui. Ci provi, ma non vivi. E sei miserabile. Più miserabile ora di quanto tu non lo sia mai stato come Angelus. Quindi prendi tutto ciò che sei ora, considera tutto, e dimmi, cosa è peggio?”
“No. Non te lo lascerò fare”
“Ancora con la parte in cui non hai scelta”
“Penn—“
“Vuoi uccidermi?” allargò le braccia di nuovo “Avanti. Uccidi tuo figlio. Uccidi uno degli ultimi due membri della tua famiglia rimasti al mondo. Solo un corpo dall’essere completamente solo”
“Pensi che non lo farò?”
“Penso che se avessi voluto l’avresti già fatto” tornò verso la porta. Lentamente. Non curandosi del vampire più anziano che poteva impalettarlo in ogni momento. Sapendo che a dispetto di tutto, a dispetto della voglia di essere buono, non lo avrebbe fatto. Perché Penn diceva la verità.
Era la sua famiglia, come Drusilla. E senza di loro, era veramente solo.
“Ti darò un po di tempo per pensarci” disse Penn, aprendo la porta “i buoni vecchi tempi. Tornerò entro pochi giorni per la risposta”
“Sai quale sarà”
“Tornerò ugualmente”
“Penn… se fai male a qualcuno, ti avvicini a qualcuno, ti ucciderò” una pausa “Non mi importano le conseguenze”
“Si” sorrise “immagino che lo farai”
Se n’era andato il secondo dopo. La porta sbattè dietro di lui con un solitario, vuoto click.
La stanza era vuota. Angel era solo.
E gli parve di essere solo da una vita.
Era la prima notte da quando sua madre era morte in cui Spike si svegliava sentendosi amato. La prima notte in cui sentiva di aver dormito senza svegliarsi, e non era difficile immaginare il perché.
Buffy era fra le sue braccia, tenendolo a lei come il sole era attaccato alla notte. La mattina prima, aveva riposato accanto a lei nel seminterrato della sua casa. Ora era con lui. Il suo corpo premuto contro il suo, i suoi capelli ancora umidi per la doccia della notte prima. Era radiazione solare pura accanto a lui. I suoi occhi chiusi, il suo petto che si muoveva col suo respiro.
Il panno era caduto ai piedi del letto, lasciandoli coperti solo da un lenzuolo. Un lenzuolo bianco contro la sua pelle abbronzata.
Buffy non era solo radiazione. Era innocente. Era l’epiteto dell’innocenza.
I peccati di lui erano ambigui, Spike era certo ci fosse qualcosa nel suo passato inciso appositamente perché lui si negasse questo. Si negasse la gioia di svegliarsi accanto a lei. Di guardarla dormire. Sapendo che sotto il riposo c’era la dorata innocenza che amava. La stessa che aveva iniziato a macchiare. La stessa con cui lei lo tentava solo guardandolo.
Non credeva, comunque, che nessun altro uomo avrebbe mai apprezzato il paradise che teneva fra le mani come avrebbe dovuto. Non credeva che nessuno potesse sentire per lei quello che sentiva lui, specialmente quando lei si fidava di lui in questo modo. Dormendo nel suo abbraccio.
Aspettando che il sole li abbracciasse.
Il suo respiro si bloccò quando sentì strusciare le lenzuola contro la pelle di lei, mentre lei apriva gli occhi dolcemente incontrando I suoi nel risveglio. Ricordandogli tutto quello che la notte precedente aveva portato.
“Hey” disse lei dolcemente.
Dio, era così fottutamente adorabile.
“Buon giorno gattina” rispose lui, stiracchiandosi lussurioso “Dormito bene?”
Sperava fottutamente di si. Aveva già pianificato di fare queste dormite il più spesso possibile. Che lo meritasse o no.
“Si, davvero, davvero bene” Buffy sorrise e il suo cuore perse un battito. Era bellissimo e dolce. “Non mi ricordo di aver dormito così bene per… beh, di solito ho degli incubi. Profetici o roba del genere. Oppure o dei flashback sulla mia morte che tanto è accaduta non molto tempo fa” si leccò le labbra “Non ne ho parlato con Giles. Ne con nessun altro”
“Fai ancora sogni sul…”
“Il maestro che mi morde? Si” tremò leggermente a parlarne. Il pensiero di un vampiro che la morde. “Comunque, faccio anche sogni belli. Non c’è solo terrore nella Terra di Buffy”
Un leggero grigno si formò sulle labbra di Spike “Ho qualche possibilità di fare un giro nella terra di cui parli?” chiese retorico, passandosi la lingua tra i denti facendola arrossire “Ci sarebbero delle corse che mi piacerebbe fare”
“Non sono un parco divertimenti, stupido”
“Non stavo parlando di quel genere di corse, passerotto” sorrise mentre lei arrossiva di più, e improvvisamente essere sdraiato accanto a lei senza esserle attaccato con la bocca gli sembrava una cosa orribile “Dovresti sapere qualcosa..”
“Cosa?”
“Sto per baciarti”
“Non sto per fermarti”
“Alito del mattino e tutto il resto?”
“Abbiamo già avuto questa discussione ieri, ricordi?” fremette “A meno che non vuoi che io- in quel caso, si, capisco. Voglio dire, il maggior fattore nel-“
“Buffy?”
“Si?”
La bocca di Spike catturò la sua in una furia di necessità, sufficiente a chiudere tutte le sue obiezioni per il più importante sentimento delle loro labbra che danzavano insieme. Suppose che questo era il test finale, trovarla così deliziosa ogni momento del giorno. Si, era innamorato. Era innamorato della cacciatrice. L’unica altra ammazzavampiri. I suoni che lei faceva lo stavano facendo impazzire. Oltre ogni razionalità possibile.
Si separarono con non poche difficoltà “Così bella” le disse lui “Vedi cosa mi fai? Ti svegli e io non posso tenere ferme le mani”
“Ancora, non sto per fermarti”
“Non possiamo continuare a fare così” rispose, maledicendosi per la ripetizione di quel mantra che non aveva intenzione di seguire. Invece, le sue labbra trovarono la gola di lei, le sue coscie catturarono le gambe di lei mentre rotolava. E improvvisamente lei era sotto di lui. Buffy era sotto di lui “Non possiamo continuare…”
“Perché no?” chiese lei, allargando le gambe perché lui ci cadesse dentro. Spike spalancò gli occhi. La sua erezione era improvvisamente premuta contro la verginità di lei, con barriere troppo sottili. I jeans di lui ormai dolevano alla promessa di quello che c’era oltre pochi millimetri “Ti ho detto la scorsa notte…”
“Mi hai detto che ti fidi di me”
“Spike… quando succederà…” la sua mano era improvvisamente premuta contro la guancia di lui “Ci ho già pensato parecchio”
“Cosa?”
“Non dico che sono pronta, perché realmente non lo sono. Però penso che lo sarò presto”
”Buffy-“
“E quando sarà, sei tu quello che voglio”
Mio dio, era possibile che solo due giorni fa, stava parlando con lei dell’indossare pelle in un negozio di costumi? Sembrava passata una vita. Buffy era sotto di lui, si muoveva in modo deduttivo senza rendersene conto e gli stava dicendo che quando avesse deciso di abbracciare la sua sessualità avrebbe voluto lui.
“Buffy” sussurrò, e la baciò con foga. “Dio, mi rendi folle. Ogni volta che cerco ti provarti che la mia attrazione non è solo fisica tu mi giri contro le carte” abbassò la testa verso uno dei suoi capezzoli attraverso la maglietta.
“Puramente fisica?”
“Che non ti voglio solo per questo.” Una mano colpevole scivolò in mezzo a loro prendendo a coppa la sessualità di lei “Devi saperlo. Perché la mia bocca e la mia mano non sono completamente d’accordo”
Buffy gemette e spinse i fianchi contro il suo tocco “Ti sbagli”
“Davvero?”
“Se questo è tutto quello che vuoi, l’hai già preso”
Spike la guardò per un lungo momento, chiedendosi perché era così sorpreso dalla sua affermazione. Non aveva nulla da dire se non baciarla “Buffy…”
Il cavallo dei boxer che lui le aveva prestato ormai era umido, il suo profumo lo circondava, la lussuria gli scurì gli occhi. Buffy sembrava più adulta in quel momento di quanto non lo fosse mai stata. Anche più di quando aveva il suo membro in bocca. Un altro gemito e lei si arcuò contro il materasso “Spike, ti prego”
“Ti prego cosa?”
“Non lo so… ho solo… bisogno”
Aveva bisogno. Lo aveva fatto la scorsa notte. Adorarla con il suo tocco, poi si era spostato realizzando cosa faceva. E ora lo stava facendo di nuovo. Toccandola dove non doveva. Sentendo il suo calore tra le dita. Se fosse stato sveglio, avrebbe smesso.
La sua disobbediente mano premette dentro di lei.
“Spike…”
Inferno. Non era così sveglio. Questa era la prova definitiva. Rubò un altro bacio dalle sue labbra.
“Ti prego” disse lei spalancando gli occhi.
“Va tutto bene piccola” mormorò, togliendole la maglietta. Guardarla era inebriante. Nessuna paura. Nessun imbarazzo. Era nuda sotto di lui. Deglutì forte mentre abbassava la mano verso il suo petto “Lo sto rendendo più bello”
E andando all’Inferno come risultato.
Lei sussultava per il bisogno e gli tirò la testa verso il suo petto, e lui capì che valeva la pena di andare all’Inferno. Solleticandole i capezzoli con la lingua, le dita spinsero contro di lei da dentro i boxer che in breve le tolse.
Completamente nuda di fronte a lui. Completamente nuda. “Dio” le disse “Sei così fottutamente bella”
“Spike…”
“Sono qui piccola” scosse la testa dandole un bacio prima di scendere con la bocca verso un’altra parte del suo corpo. Quando si posizionò fra le sue gambe, lei fu presa dall’istinto di coprirsi. Non contò nulla, Spike le allargò le gambe “Sei bellissima” le ripetè
“Davvero?”
“Dio, Buffy, non ne hai idea. Non ne hai davvero idea” Nascose la testa dentro di lei e la divorò.
Pochi minuti furono sufficienti, con la sua bocca e le sue dita. “Oh Dio” gridava lei quasi ritmicamente. Pochi minuti furono sufficienti perché lei raggiungesse il suo culmine.
“Oh Dio” sussultò lei, scendendo gradualmente. Era sbiancata. Spike si appoggiò alla sua coscia, guardandola dal basso “Dio è stato…”
“Delizioso” disse lui
Lei arrossì. La adorava quando arrossiva.
Buffy lo afferrò per un feroce bacio e lui si scontrò su di lei, sentendo la sua mano che gli prendeva l’erezione.
Si staccò da lei con un sussulto “Gesù Buffy! Dio, no, non possiamo-“
“Non possiamo” acconsentì lei senza viato “Ma voglio sentirti”
“buffy-“
“Come prima”
Il suo membro fu nella mano di lei prima che se ne rendesse conto, e lo stava massaggiando alla perfezione che aveva conosciuto solo due giorni prima. Si sedette portandola con lui nel proprio grembo, cercando di ignorare che ora non c’erano barriere. La sua mano sperimentava su di lui in modo completamente consapevole. Cercando disperatamente di trattenersi, sentì arrivare l’orgasmo in secondi, vista la preparazione precedente. “Buffy” disse “Dio, sto per-“
Non seppe esattamente com’era successo. Si ritrovò sulla schiena con lei che lo circondava con le labbra
“Buffy!”
Matura. Donna.
“Non mi tiro indietro” disse lei “Voglio sentirti”
Dio. Era così. Sei parole. Spike gridò un misto di oscenità e preghiere nel rilascio, riempiendole la bocca con il proprio seme.
Buffy lo rilasciò dopo essere sicura che si era speso del tutto. Gli diede un bacio quasi casto alla punta del pene e lo guardò. Spike si scagliò sulle sue labbra.
“Dio, Buffy” le disse
Ammirabilmente, lei stava di nuovo arrossendo. Dopo tutto quello stava di nuovo arrossendo.
“Sei bellissima, assolutamente bellissima”
“Quindi andava… bene? Non vorrei essere andata male, io-“
“Male? Credi sia andato male? Buffy, se potessi esprimerti quanto sono pazzo per te, per tutto quello che fai, avremmo un problema” voleva dirle quanto l’amava, ma aveva paura delle conseguenze. Forse non era pronta. “Non ho mai sentito nulla del genere. Sei… una dea. Sei semplicemente perfetta”
Era felice. L’aveva resa felice.
Buffy era fra le sue braccia, contro la sua spalla, ed era felice.
Voleva dirle cose che avrebbe ditto un giorno
Un giorno presto.
Non potevano aspettare per sempre. Non quando avevano cambiato la sua vita.
Non quando aveva bisogno di lei così disperatamente.
E presto, l’avrebbe detto.
Capitolo 10 - In cerca di tempi e notizie migliori
“Quindi tu sei il figlio del signor Giles?”
Buffy diede a Spike uno sguardo di perdono e annuì che poteva farcela. Era stata a casa per un ora e mezza dopo aver speso un immaginario giorno con Willow, e aveva avuto paura di questo momento fin da quando aveva spiegato a sua madre che avrebbe fatto tardi di nuovo questa notte. Erano circa le quattro del pomeriggio; lei e il suo ragazzo –wow- avevano deciso di salvare le apparenze presentandosi formalmente alla madre, il che includeva una storia completamente fasulla e un’equale fasulla di rimanere ‘bravi ragazzi’.
La spiegazione che lei stava uscendo col figlio di Giles le era semplicemente uscita di bocca. Funzionava per lei. Spike era britannico come l’osservatore – quali erano le probabilità che entrambi vivessero a Sunnydale se non erano imparentati, no?
“Umm, già” disse lui imbarazzato, etrando in casa “Sono Spike… Giles. Spike Giles è il mio nome. Spike Giles… sono io. Spike Giles”
Sarebbe stato carino anche se non avesse cerccato di fare impressione. Era carino sempre. Spike era così nervoso, e si vedeva. Buffy dovette mordersi la guancia per non ridere, non lo aveva mai visto così in imbarazzo.
Quando alzò gli occhi, lui le stava sorridendo.
“Si” disse lei “Spike Giles”
Lui sorrise. Da nervoso a confidenziale in due secondi. “Ad ogni modo, sono stato in città per un po’ e visto che Buffy è sempre in bibilioteca, ci siamo come dire scontrati”
“E ora andiamo a cena da Giles” concluse lei con un cenno.
Il fatto che avevano provato questo discorso mentre facevano una doccia insieme non aiutava molto. Erano, come dire, distratti da zone che venivano sempre più esplorate. Ma questi pensieri erano sufficienti a farla sentire fuori luogo in casa di sua madre.
Più o meno. A dire il vero non erano completamente entrati.
“Quindi voi due uscite insieme?” dedusse Joyce, fremendo. Quell’istintiva disapprovazione che è universale fra le madri di tutto il mondo “E’… grandioso.”
Ora Spike sfoderò il sorriso da ‘Sono-Il-Fidanzato-Perfetto-Chiedimi-Perché’ che avevano provato e alzò una mano “Signora Summers” disse “So che probabilmente non approva. E so che non aiuterebbe dirle che tengo a Buffy più di quanto si può immaginare… ma è così. E-“
Qualcosa di sorprendente accadde. Qualcosa di improvviso e non pianificato. Un tenue sorriso si fece strada sulle labbra di Joyce e scrollò le spalle “Voi ragazzi probabilmente pensate che sono moralista” rispose “Davvero, sei più giovane dell’altro uomo che mia figlia mi ha portato a casa, e sono solo due da quando siamo arrivati a Sunnydale, quindi penso che puoi contare sulla mia benedizione”
Spike guardò inquisitoriamente Buffy, con un velo di gelosia-
“Angel” spiegò lei “E… era per aiutarmi in storia. Non siamo mai usciti”
Joyce scosse la testa “Forse no, ma le madri conoscono quello sguardo”
Immediatamente, gli occhi di Spike andarono a terra. Non poteva trattenersi dal fare quello sguardo di cui lei parlava.
Le aveva dato quello sguardo fin da quando si erano incontrati, prima che accadesse qualunque cosa.
“Quindi voi due andate a trovare il signor Giles?” chiese Joyce, riportandoli al presente.
“Si” rispose Spike, tendendosi per prendere la mano cercando però di evitare il contatto degli occhi “Perché è mio padre e ci voleva da lui a cena… perché è il mio papà”
“Lo abbiamo capito questo” lo fermò Buffy “Mamma?”
“Si. Solo torna a casa presto, è un giorno di scuola” si voltò verso Spike “E’ stato carino conoscerti… Spike”
“Può chiamarmi William, se preferisce”
Buffy lo guardò. E, ammirabilmente, fu lui ad arrossire e a rendesi conto “E’ il mio vero nome. Spike è solo un soprannome che mi davano in Inghilterra. Penso che può sentirsi più a suo agio a pensare che sua figlia esce con uno di nome William piuttosto che con uno Spike”
Ci fu un momento di pausa. Un lungo e sconfortante momento di pausa.
E poi sua madre sorrise di nuovo, che era qualcosa di inaspettato, soprattutto riguardo l’argomento ‘fidanzati di buffy’ “E’ stato carino da parte tua farmelo notare” notò Joyce “Ma se preferisci Spike, ti chiamerò Spike. Non voglio confondermi e iniziare a pensare che mia figlia esca con due uomini allo stesso tempo”
Un ombra solcò il viso di Spike alla possibilità “Beh mi faccia sapere se lei-“
“Non ci saranno doppi” assicurò Buffy “Mi piace questo qui”
“Lo spero”
“E sarò a casa presto”
“Si, lo sarai” acconsentì Joyce “Divertitevi voi due”
Buffy guardò Spike. In quel momento condivisero un attimo di complicità che le fece capire come mai lui ci teneva tanto a prendere la storia un passo alla volta. Era fantastico.
Uscirono di casa.
“E così hai detto a tua madre che sono il figlio di Giles?” chiese lentamente, inarcando un sopracciglio.
“Mi è uscito fuori così” rispose lei guardando il vialetto. Camminavano lentamente verso la scuola, mano nella mano, indugiando nella vicinanza che non avevano potuto avere in quell’ora e mezzo in cui erano stati lontani. Quasi non si era accorta che era un intero giorno che stava lontana dalla compagnia. E questo davvero non accadeva spesso.
“Uscito fuori, mm?”
“Si. Beh, le ho menzionato che avevo una specie di ragazzo-“
Spike arcuò un sopracciglio “Una specie?” rispose “Non c’è niente di una specie fra noi, passerotto. Sei tu che hai reso tutto ufficiale la scorsa notte… e per l’inferno mi sei arrivata al cuore”
Buffy sorrise. Aveva pensato che il possesso fosse costrittivo ma da Spike era semplicemente bellissimo.
“Scusami” rispose lei chinandosi sulla sua spalla “Sei un fidanzato definitivo”
Rimasero qualche momento in silenzio.
“Ad ogni modo” continuò lei “Mi è anche capitato di menzionare che sei britannico e lei si è ricordata che lo è anche Giles così vi ho… messi in relazione”
“Già” fu d’accordo lui, dandole un bacio su una tempia “Quindi non conta che io e Rupert abbiamo accenti diversi, e-“
“Mia madre non lo noterà”
“cosa?”
“Beh, per noi britannico è britannico”
Spike roteò gli occhi “Uh huh” ritorse “Questa te la lascio scappare solo perché sei bellissima”
“Perché sono bellissima, huh?”
Le sorrise “Le belle ragazze non hanno bisogno di essere anche sveglie”
“Hey!” lo spines via Buffy con finta indignazione “Ritira quello che hai ditto!”
“E pretendere di poter andare oltre lo stereotipo di me come intero paese?”
“Non chiamarmi stupida”
Spike fremette e la voltò per guardarla bene in faccia “Tu non sei stupida Buffy” disse lui “Stavo solo scherzando”
“Mi sento stupida a volte. Non capisco cosa dice Giles la metò del tempo e sarà un miracolo se mi diplomerò con la mia classe. Seriamente, se è per il cervello che guardi le ragazze, hai-“
La cosa successiva di cui si rese conto è che Spike la prese fra le braccia e le sue labbra erano vicine al suo orecchio “Mi dispiace piccola” mormorò lui sinceramente “Non volevo. Non sei minimamente stupida. Sei una delle persone più scaltre che conosco. Brillante e scherzosa. E se hai problemi a scuola, è solo perhcè hai tante altre cose di cui occuparti” si fece indietro lentamente dandole un dolce bacio sulle labbra “Sono un imbecille. Non avrei mai parlato in quel modo se avessi saputo come ti consideri”
Buffy si leccò le labbra “Davvero?”
“Si. Oh si. Non lasciare che nessuno ti dica il contrario, okay?”
Lei sorrise “Okay, se lo dici tu”
“Io lo so” le sorrise nuovamente.
Ripresero a cmminare. Vicini.
Buffy non aveva mai sentito nulla del genere. Per nessuno.
Era quasi certa di amarlo. E ne era spaventata.
Ma allo stesso tempo era meraviglioso.
Ma lei non sapeva come dirglielo.
“Ho trovato qualcosa” disse Giles appena arrivarono alla biblioteca. Se era sorpreso di vederli vicini, non lo diede a vedere. Ma li salutò con un cenno, tornando subito ai suoi studi “Credo di aver trovato la profezia che parla di Spike come il primo ammazzavampiri maschio”
Beh, era la bomba questa.
“Cosa?” chiesero all’unisono.
“Si, è qui” ripose “Nei papiri aztechi. Beh, è molto diverso dalla traduzione originale… nessuno sa ebne dove sia, ma comunque qui è riportato tutto” abbassò la testa per dire di più “Dice qui ‘negli ultimi anni del secolo di numero venti, un cacciatore di Adamo sarà chiamato. E lui e la cacciatrice che vive saranno uno. Lotteranno con un solo braccio e vivranno con un solo cuore. E il mondo, per il cacciatore di Adamo e la cacciatrice che vive, vivrà’” alzò gli occhi eccitato “Vedete? È proprio qui”
“Okay. Beh… abbiamo idea del perchè il consiglio non ce ne ha parlato?” chiese Buffy “Voglio dire, Spike è stato con loro tutta l’estate e nessuno ha cercato nei papiri Azzanni?”
“Aztechi” corresse Giles “e penso di no. I papiri Aztechi parlano specificatamente del vampiro con l’anima… e qualcosa a proposito di una nascita. È stata una fortuna che ci abbia guardato. Dopo che hai ucciso il Maestro, ho pensato di cercare qualcosa di più su Angel… nel caso. Mi ricordavo che questo passaggio mi ha dato problemi perché parlava di un cacciatore al maschile, il che non sembrava logico”
“Già, e cos’ha da dire del grosso idiota?” chiese Spike, incrociando le braccia. Aveva praticamente ascoltato solo la parte riguardante Angel. “Annoierà, irriterà, interverrà negli affari degli altri e non ucciderà i suoi childe quando la vita della cacciatrice è in pericolo?”
“Spike…”
Alzò le mani neutrale “Solo dati di fatto, amore”
Giles li guardò un momento, confuso, ma scosse la testa e tornò alla traduzione “Devo ancora determinare cosa riserva il futuro per Angel” disse “Per ora, tu e la tua relazione con buffy siete la mia priorità. Penso che indichi che insieme, voi due salverete il mondo… ripetutamente. Come i mitici Adamo ed Eva”
Spike scrollò le spalle “sembra divertente”
Ad ogni modo, per lei era difficile seguire una sola linea di pensiero dopo quella giornata, e rimase nell’ottica “Essere uno?” ripetè lei “Dice proprio così?”
Giles scosse la testa confuso per l’imbarazzo “Oh. Oh! Io – beh, erm – credo che il testo parli più specificatamente di lotta e non – erm – altre cose. E poi gli ammazzavampiri saranno dello stesso giorno” also gli occhi “In che giorno siete nati?”
Si guardarono. Non se l’erano mai chiesto.
“Io faccio gli anni fra due settimane” disse lei
“Anche io”
“Beh, questo è…” due settimane. Fra due settimane lei avrebbe avuto diciassette anni. E lui venti. Non sarebbe più stato un teenager. Buffy fremette e guardò a terra. Per qualche ragione, il pensiero la metteva a disagio. Come se si rendesse conto della differenza di età per la prima volta. Non era come nei vampiri, quelli erano anni veri.
“Non importa comunque” disse lui parlando a Giles ma guardando lei “Non cambia niente. Non per me”
Lei alzò gli occhi “Davvero?”
“Perché dovrebbe?”
“Non lo so… però sembra”
Scosse la testa “Ricordi cosa ti ho, vero? Lo intendo ora. Lo intenderò anche fra due settimane, e per un bel po di tempo dopo”
Quelle parole la fecero sorridere, ma le sembravano incomplete allo stesso tempo. Come se ci fosse qualcosa di ugualmente importante che le veniva celato. Ma non importava. Le strinse la mano e tornarono a dare la loro attenzione a Giles, che li aveva guardati con interesse.
“Qualche idea del perché Spike non è della normale età degli ammazzavampiri?” chiese Buffy tornando in se
“No, ancora nessuna” Giles fremette e scosse la testa “Ero più focalizzato sulla ragione della sua presenza. Ma può anche essere perché ci si riferisce a lui come ‘Cacciatore di Adamo’, e biblicamente Adamo è stato creato prima di Eva. Forse significa che deve essere più grande di te.
“Ma non importa tecnicamente, no?” ritorse Spike “Sono cui. Sono il cacciatore. Abbiamo la profezia. Ma non dice niente su Penn e Drusilla”
L’osservatore spalancò gli occhi “Li avete incontrati nel pattugliamento? Pensavo che ci volesse ancora del tempo, visto cos’aveva detto Angel. E-“
Buffy fremette ancora e si sfregò un sopracciglio. Il livido non si vedeva più, almeno non si faceva notare. Il suo fianco invece richiedeva un altro giorno per sistemarsi. Questo non impedì a Spike di sfiorarle la pelle.
“Penn l’ha attaccata ieri notte” disse lui “Si è preso abbastanza vantaggio e-“
“Dobbiamo proprio parlarne?”
“Buffy, se ti sei fatta male-“
“Sto bene. Cos’è accaduto ieri notte non accadrà più. È solo… penso che non ne ero preparata, mi ha colta alla sprovvista. È quando è arrivata quella pazza e- si, mia colpa. Avrei dovuto impalettare prima e fare domande dopo” scrollò le spalle “Non accadrà più”
“Puoi stare certa che non accadrà più” confermò Spike “Non andrai in pattuglia senza di me”
“Posso farcela”
“So che puoi, tesoro. Ma esco con te lo stesso” sorrise dolcemente “E’ per me. Mi spaventerei se ti succedesse qualcosa mentre non ci sono”.
Ci fu una grande pausa. Giles li stava studiando curiosamente, non sorpreso “Bene” disse un minuto dopo, richiamando l’attenzione. Quello che era accaduto fra loro era così naturale, sembrava quasi ovvio. “Si sarebbe appropriato. Si. Dovreste farmi rapporto dopo la pattuglia. Fino ad allora, ho Willow e Xander ad aiutarmi. Cerchiamo di prendere informazioni su Penn”
“Abbiamo bisogno di Xander e WIlloew per questo?” chiese Buffy
L’osservatore scrollò le spalle “Ho organizzato il ‘ricerca party’ dopo che Willow è arrivata l’altra notte preoccupata per il disastro di Halloween. Suppongo che la profezia che coinvolge Spike richieda ancora molto tempo per decifrarla. Credo sia meglio per tutti lavorare e prendere più informazioni possibili su Penn. Abbiamo bisogno di sapere come agisce, qual è il suo scopo”
“Sembra giusto” commentò Spike
Buffy incontrò i suoi occhi e sorrise “Penso che tornerò a casa tardi stanotte”
Non che realmente importasse. Prima o poi avrebbe dovuto parlare della sua segreta identità con sua madre. Lo avrebbero fatto entrambi. Sembrava inevitabile.
Willow e Xander erano arrivato da dieci minuti quando lo sfigato dichiarò di non essere in vena di studiare e chiese a Spike di unirsi a lui in una partita di basket. E non si fece pregare per avere la possibilità di stracciare l’unico altro maschio vicino alla sua ragazza. Se non era per evitare le ricerche, almeno era perché Buffy gli aveva chiesto di socializzare.
Non avrebbe mai capito gli americani e la loro affinità per il basket. Comunque, la sua forza incrementata gli permetteva di battere facilmente l’altro ragazzo.
“Wow” disse Xander, sedendosi con i palmi sulle ginocchia “Impari in fretta”
Spike scrollò le spalle, riprendendo fiato. Avevano giocato per una decina di minuti, era più che ovvio che Harris non era portato per lo sport.
“Non è niente. Ma qualcosa mi dice che non mi hai invitato a giocare perchè ti piace così tanto questo gioco. Cosa ti passa per la testa, compagno?”
Xander rise con poca eleganza e guardò in basso “Wow, capisci al volo anche questo”
“Beh, non è che tu sia un gran giocatore”
“Già, non sono molto portato per il basket. O per alcun tipo di sport” scosse la testa “Veramente, volevo parlarti di Buffy”
Spike gelò “Eh?”
“già. Non abbiamo avuto molta possibilità di parlare di quello che è successo ad Halloween” scosse la testa “Senti, non è che sono nato ieri, so che voi due… siete andati nel seminterrato a fare qualcosa. Qualcosa che fa venire voglia al fratello maggiore che è in me di picchiarti, ma l’uomo razionale in me realizza che non sarebbe il caso. E poi non è solo Halloween. Gli sguardi che vi lanciate non sono così ambigui, mi sta bene, davvero. E tu non sei un vampito, quindi almeno è meglio di prima” disse son un sorriso “Solo voglio assicurarmi che… Buffy è importante per me, e non voglio che stia male”
“Non si farà mai male con me, compagno. Non farei mai niente per farle male”
“Davvero? Perché, e non intendo rinnegare il mio stesso genere ma, i ragazzi? Possono essere dei bastardi. Non sei stato in città per molto tempo e-“
“E’ er me, o perché hai un prurito che solo Buffy può togliere e io sono in mezzo alla strada?”
Xander scurì gli occhi “E’ così che la vedi? Perché, amico, puoi essere può forte di me ma-“
Spike alzò una mano “No” rispose secco “Senti… Dio, mi sembra di starlo dicendo a tutti meno a lei però, se ti fa sentire meglio, io amo la ragazza. Sono innamorato di Buffy e non le farei mai del male. Chiaro?”
Passò un lungo momento.
“Tua madre è morta?”
Spike sospirò e annuì, guardando il pavimento “Già. L’anno scorso. Cancro ai polmoni”
“Oh, signore, mi dispiace io-“
“E’ okay, non potevi saperlo” Spike also lo sguardo “Siamo okay allora?”
Xander annuì fiero “Già. Siamo a posto. Dovevo solo esserne sicuro, sai? Buffy è una delle mie migliori amiche…avrei fatto lo stesso discorso al ragazzo di Willow”
Spike sorrise “Sei un bravo ragazzo, Harris” disse lanciando la palla da basket che aveva in mano “Avrei fatto lo stesso se fossi stato nei tuoi panni”
“Se fossi stato nei miei panni, saresti uscito con Buffy lo stesso”
“Beh, già. Lei mi trova irresistibile”
Xander ridacchiò. Andava bene, meglio dell’altra parte della conversazione. Ora Xander stava bene e Spike era sollevato. Era un uomo perso, e prima o poi lo avrebbe detto anche a Buffy.
Buffy avrebbe dovuto essere sorpresa, ma non lo era. Più che altro sorrise quando lui la trascinò nello sgabuzzino della manutenzione, le labbra sulle sue quasi istantaneamente. Le mani a coppa sul suo viso, per ritornare al calore a cui era stato separato troppo tempo.
Del resto, non si poteva ignorare che era buio e dovevano uscire in pattuglia.
“Spike-“
“Mmm” mormorò lui “Ho aspettato che tu arrivassi per dieci minuti, amore. Harris ha già stancato per questa notte”
“Cosa posso dire?” rispose Buffy fra I baci, con una mano disobbediente che gli avanzava verso il collo “Giles vuole… allenamento… Willow ha trovato dei passaggi”
Ridacchiò contro di lei “Ripeti, con coerenza”
“Zitto. Sono distratto dalle peccatrici labbra di Spike”
“La migliore sorta di distrazione”
“Beh, si…” Buffy sussultò “Ma… dobbiamo andare in pattuglia”
“Si, lo so. Volevo solo scaricare le mie pulsioni, tutto qui” sorrise teneramente e si spostò “Harris mi ha fatto una strigliata sulle mie intenzioni”
“Davvero?”
“Già. Gli ho ditto che sei passa per il mio tonico e seducente corpo e mi dai mandato fuori di testa stamattina”
“Giudicando dal fatto che non hai lividi e Xander è ancora vivo, penso che stai mentendo”
“Buona osservazione” Spike sorrise e aprì la porta dello sgabuzzino, facendo entrare un po di aria “Meglio andare, nessun riposo per i malvagi”
“Dillo alla tua lingua” Buffy spalancò gli occhi. L’aveva ditto ad alta voce?
“Tu zuccherosa-“
Si, apparentemente l’aveva detto ad alta voce.
“Te ne pentirai”
Meglio salvare l’imbarazzo per dopo. Buffy sorrise e disse “Prima devi prendermi” e corse via attraverso gli atri deserti della Sunnydale High, mentre un arrapato ammazzavampiri maschio la inseguiva.
Adorabile.
I suoi gridolini si alzarono al cielo quando lui la raggiunse, circondandola con le braccia.
Spike era con lei ora, ed erano pronti ad affrontare la notte.
Mano nella mano.
Questo importava.
Capitolo 11 - Quel che sarà, sarà
Il compleanno di Spike era vicino ormai, e non aveva idea di cosa prendergli. Non aveva mai avuto bisogno di comprare un regalo per un fidanzato, non uno serio per lo meno, ed era completamente assorta nei pensieri di cosa prendergli per dimostrargli quanto lo amava senza, beh, doverglielo dire. Almeno era confortevole sapere che lui stava facendo lo stesso, visto che erano nati lo stesso giorno. Se non altro, il sabato entrante sarebbe stato memorabile per entrambi.
“Cosa pensi di questo?” chiese Buffy, tenendo un orologio nel quinto negozio che avevano guardato in mezz’ora al centro commerciale. Lo stesso in cui erano capitate nelle ultime tre ore. Giurava di non aver mai visto Willow così annoiata, e le circostanze erano un po inusuali in effetti.
Ma sul serio, compleanno con il suo fidanzato? Il primo significativo scambio di regali, e voleva fosse memorabile.
Specialmente dal momento che aveva idea che stesse per accadere qualcosa di veramente brutto. Da quella notte al cimitero con Penn e Drusilla, i vampiri erano stati tendenzialmente assenti. Lei e Spike avevano girato un gran numero di cimiteri, seguito dozzine di piste, percosso Willy del locale un paio di volte, ma non c’era niente. Come se fossero caduti dalla faccia della terra.
Qualcosa di orribile stava arrivando. Voleva solo un ultima festa prima che accadesse.
“Spike indossa orologi?” rispose Willow
“Io… no, non penso”
“Beh, allora magari gliene serve uno. O forse non gli piace sapere che ora è. O forse questo regalo è solo come quella maglia che hai guardato nell’altro negozio, o il libro che non hai comprato, o il CD o…” era frustrata come non mai “Okay, non mi ricordo altro. Lo shopping se n’è semplicemente andato dalla mia testa. Buffy, sono sicura che adorerà qualunque cosa gli porterai. Specialmente dopo che gli avrò detto quanto hai faticato per trovarla”
“Will!”
“Penso che gli piacerà tanto quanto la cosa che gli darai”
“Ma cosa penserà se gli dirai che ho saltellato un intero giorno per prendergli poi una cosa che magari non gli piace nemmeno?” guardò miserabilmente l’orologio “Dio, faccio schifo”
Willow si accigliò “Parli della tua conoscenza delle preferenze dei ragazzi come regali di compleanno?”
“Già…” Buffy appoggiò l’orologio sul mobile “Questo è importante. Se non posso pensare cosa prendergli per il compleanno… allora come faro con tutto il resto? Questo è solo un regalo. Io sono la cacciatrice. Dovrei saperlo affrontare”
“Beh, allora pensa solo… cosa piace a Spike?”
Buffy sospirò “Gli piace la musica punk, la pelle, le commedie, la poesia-“
“Poesia? Sul seio?”
“Si, ma non gli piace parlarne. Evidentemente quello che ha provato a scrivere ha fatto si che si prendessero gioco di lui quando era a scuola” Buffy sospirò “E da quello che mi ha raccontato vorrei prendere a pugni tutta quella gente. Non mi lascia leggere nulla di quello che ha scritto!”
“Beh, qual è la sua poesia preferita?”
Buffy scosse la testa “Non voglio dargli della poesia. Lui ha poesia. Una volta quando stava andando a prendere da mangiare e stavamo per guardare un film, ho aperto uno dei suoi cassetti e c’erano tonnellate di libri di poesia. Non gliene servono altri”
“Tiene la sua roba nei cassetti del motel?” fremette Willow “Spike ha davvero bisogno di, sai, una casa”
“Lo so. Lui lo sa. Solo che non ha soldi. Per ora, pagare un po’ alla volta per lui è meglio che affrontare una grossa spesa che non sa come pagare” sospirò “I soldi di sua madre finiranno prima o poi. Le cose sarebbero più semplici se potesse semplicemente trasferirsi nel nostro seminterrato o qualcosa del genere”
La rossa alzò un sopracciglio “Già, perché tua madre sarebbe proprio d’accordo”
“So che non vorrebbe. Dio, ho quasi diciassette anni e lui venti. Mia madre probabilmente pensa che sia una qualche cosa da liceale e che crescerò. “ alzò gli occhi “Non la è. Prima che tu me lo chieda, non la è. Quello che sento per Spike è… spaventoso, ma reale. E so che è un clichè e mi dirai che sono troppo giovane per saperlo e magari hai ragione ma-“
“Lo ami”
Sospiro. “Si”
“E pensi che lui possa essere… sai, ‘quello’?”
“So che è folle. Voglio dire, solo diciassette anni. Ma-“
“Già, penso sarebbe folle se parlassi di chiunque altro” rispose “o di qualunque altro posto. Se fossimo regolari ragazzi che vivono in una regolare città e vivessimo nella nostra regolarità. Ma non lo siamo. Soprattutto tu non lo sei. E nemmeno lui. E poi, la profezia? Sembra una cosa permanente” suggerì “Inoltre, Spike ti adora. Lo sai, in quale modo? Proprio come una ragazza sogna”
Buffy sorrise “già. È così”
“Uh huh”
“Parliamo di bei ragazzi? Cosa mi dici di quell giovanotto che ti ha fatto gli occhi dolci tutta la settimana?”
“Oh! Oz?” il temperamento di Willow prese il sopravvento e arrossì.
“Ohh, sai il suo nome, ora?”
“Beh, ti ricordi la settimana della carriera? Siamo stati selezionati penso per la stessa cosa e ora stiamo lavorando insieme per questa cosa” ridacchiò “E’ come dire… ammirabile. Ha certe qualità che sono semplicemente di… ohhh… Oz”
“Perchè non ne ho ancora sentito parlare? La settimana della carriera era la settimana scorsa! Hai avuto giorni per dirmelo è-“
La rossa roteò gli occhi “Umm, penso che la ragione sia quel bel ragazzo biondo platinato, con gli occhi blu e un accento britannico? Oh, e il fatto che è sempre attorno a te e vice versa? Buffy, questa è la prima volta che usciamo da tre settimane. Ed è per prendergli un regalo di compleanno”
La bionda guardò a terra “Mi dispiace”
“No, non essere dispiaciuta. Ti vedo a scuola e poi tu hai le tue cose da cacciatrice e… da cacciatore. E, hey! Parliamo anche al telefono”
“Un sacco” confermò Buffy “Quindi perchè non mi hai detto di Oz?”
“Non lo so. Immagino sia perché le cose vanno lente ma promettenti, e non voglio portarmi sfortuna. Voglio dire, Oz e io non usciamo insieme, ma quasi. Ma non so come andare da qui alla parte in cui, sai, flirtiamo. Io faccio schifo in questo”
“Will, lui ti guarda mentre tu non lo guardi. A pranzo? Passa tutto il tempo a guardarti e non si imbarazza quando lo scopro. Se vuoi potresti, sai, ricambiare lo sguardo, sarebbe un contatto di sguardi”
“Un contatto di sguardi che potrebbe portare a qualcos’altro…” annuì Willow prendendo mentalmente appunti. “capisco dove vuoi arrivare”
“Behe. Ora dimmi cosa prendere a Spike”
La rossa sorrise “Beh… pensaci. Spike porta quei lacci al collo e ha un anelo con un teschio. È un po femminile”
“Umm… no”
“Okay. Questo è quello che chiamiamo negazione. Buffy-“
“Credimi. Non è femminile. Non è decisamente femminile” iniziò ad arrossire. Ogni volta che ne parlava da quella notte al motel iniziava ad arrossire, nonostante fossero diventati sempre più intimi. Non c’era niente di femminile.
“Già, okay” rispose Willow “Beh, c’è quel posto tipo gotico in cui siamo passati. Forse c’è qualche anello o laccio anche lì”
“Pensi che gli paicerebbe?”
“Onestamente, penso che se viene da te, gli piacerebbe anche un kleenex usato” una pausa, entrambe fecero una smorfia disgustata “Okay, forse no”
“Già” scosse la testa “Mi piace l’idea di un paletto. Proviamo a vedere nel posto che hai detto”
“Già”
“E dovresti portare Oz alla mia festa a sorpresa” Buffy rise allo spalancare degli occhi di Willow
“Hey, è colpa tua non essere più nascosta”
Willow biascicò “almeno fingi di essere sorpresa?”
“Certo! Era già pianificato. Andiamo. Ultima fermata. Promesso”
“Lo hai detto negozi fa”
“Si, ma stavolta lo penso anche”
“Questo lo hai detto tre negozi fa” ritorse, ma la seguì.
La vita a Sunnydale andava bene ora. Il che significava che qualcosa stava per accadere.
“Non sei andato da loro”
Anchel non si preoccupò nemmeno di voltarsi. Sapeva che Penn sarebbe arrivato stanotte.
“No” rispose. “Non ci sono andato”
“Perché no”
Una pausa. Non si voltò “Non lo so”
“Non giocare con me, Angelus. Lo sai eccome”
“Penn, se dai valore alla tua non-esistenza, esci di qui. Non sono proprio dell’umore per questo stanotte”
”Qual è il problema, tesorino, hai mal di testa?”
“Dannazione” con un grugnito animalistico gli occhi stavano per diventare gialli, ma non era ancora pronto. Non pronto ad essere il vampiro che il suo childe stava cercando di aggravare “Quindi hai fatto il tuo grosso punto la notte scorsa, no? Se ti uccido sono solo. Pensi davvero che questo mi fermerà? Pensi sul serio che non lo farei?”
”Perché no? hai avuto possibilità”
“Lo voglio fare, Penn”
“Si, lo hai detto forte e chiari”
Il resto accadde in confusi momenti. Angel era in piedi accanto al suo letto, un attimo dopo teneva l’altro vampiro contro la porta, con più forza di quella usata negli ultimi anni. Ma non era spaventato come se fosse davvero preso dal suo Sire.
“Non ti lascerò fare” disse Angel “Non puoi solo minacciare di rilasciare il mio demone e aspettarti che io stia qui ad accettarlo. Le cose sono diverse ora. Tu e Dru avete vissuto un secolo senza di me. Fatti un favore: vai a casa, prendila, lascia andare la ragazza e vattene da qui”
Penn lo guardò “Oh, mi dispiace, parli con me? Perché vedi, questo è il punto. Ti ho guardato per due settimane, e non hai parlato ad una sola anima, perdona il gioco di parole, della nostra piccola conversazione. Se volevi veramente fermarmi, lo avresti detto almeno all’osservatore”
“Perché non vado da nessuna parte. Sto fermo qui”
“Sembri sicuro”
“Ti ho detto che la mia risposta non sarebbe cambiata, voglio solo darvi la possibilità di andarvene. Più importante, volevo sapere cosa avresti fatto con l’informazione” il secondo dopo Penn aveva calciato via il suo Sire
“Ed eccoci qui, a comportarti come sempre. Non hai fatto niente. Avresti potuto andare dall’osservatore, usare la tua infallibile magia. Potevi dirlo agli ammazzavampiri, farmi catturare anche se non ci sarebbero riusciti. Ma no, Angelus. Hai solo aspettato. Hai aspettato che prendessi la tua anima per due lunghe, tristi settimane”
“Sbagli”
“No non sbaglio. Ed è questo che ti irrita, vero? Il fatto che tu vuoi, essere angelus. Che la tua vita era molto più facile quando lo eri” scosse la testa “avere una scusa per uccidere quell’ammazzavampiri che ti ha portato via la ragazza”
“Questo non centra nulla!”
“Davvero?” Penn tirò a Angel un calcio inatteso e potente, Angel volò lungo la stanza rompendo l’armadio. Penn non fece altro che ciondolare la testa con interesse “Scopriamolo”
Angel lo guardò con orrore, ma non si mosse.
Nemmeno quando si aprì la porta in maniera teatrale ed entrò Drusilla. Una ragazza legata e sanguinante era con lei. Aveva gli occhi gonfi per il sonno e il pianto, e guardava lui per avere aiuto. Oh Dio.
“Tempo di iniziare la festa” dichiarò Penn
“Ciao papino” disse Drusilla, con il solito tintinnio di demenza nella sua voce, quella follia che poteva far tremare di terrore anche un vampire “Ti abbiamo portato qualcosa”
“Dru…”
“Solo un ultimo passo, Angelus” disse Penn.
Angel non fece niente. Era come se stesse guardando se stesso dalla distanza, guardando quella nube di rassegnazione che lo aveva seguito nelle ultime settimane. Quel buio che era stato con lui. E poi la scintilla fu tolta.
Penn era qui per prendergli l’anima. E lui non stava facendo nulla.
Stava solo seduto, e lo lasciava fare.
Sul serio, la pattuglia stava diventando sinonimo di ‘uscite gratuite senza scopo’.
Questa notte almeno. Di solito impalettavano qualche vampiro appena nato, prima di entrare nella fase in cui semplicemente passeggiavano insieme. Ma stanotte era tutto tranquillo, quindi avevano una serata per se stessi.
Avevano passato la prima mezz’ora a controllare che non ci fossero vampiri. Nessuno. Nessun sacrificio umano o allusioni alla fine del mondo. L’aria era pulita sulla bocca dell’inferno. Non c’erano demoni.
Eccetto per Spike ovviamente, anche se la sua parte demoniaca non era scoperta… In un momento, la schiena di Buffy fu premuta contro la pietra di un mausoleo, la bocca impegnata in un appassionato bacio. Esplorando luoghi perversi di cui lui aveva unico possesso.
“Mmm…” mormorò lei premendo i fianchi provocatoriamente contro di lui “Inizio ad amare la notte”
“E’ un bel lasso di tempo” rispose lui entusiasta, facendo scorrere le mani sotto la maglietta “Veramente bello”
“Eccetto quando ci sono i vampiri”
“esatto”
Buffy gli morse un orecchio “O i demoni”
“Sporchi guastafeste” acconsentì lui, prendendole un seno fra le mani. La mano di lei invece si insinuò fra i loro corpi andando a sfregargli il tessuto di denim in una certa zona “Dio, ho già menzionato quanto adoro quando fai questo?”
Lei lo strizzò dolcemente “Non hai bisogno di farlo”
“Cazzo. Mi sto rendendo ridicolo” sorrise prendendole la vita e riaggiustandole la maglietta “Non hai dei compiti da fare, vero?”
Buffy alzò un sopracciglio “Mi farai fermare per fare i compiti?”
“No. volevo solo esserne sicuro prima che andassimo da qualche parte a concludere in privato” e lei arrossì.
Queste escursioni notturne erano diventate sempre più intense. La pazienza di lei iniziava a incrinarsi e si rendeva sempre più conto di quanto auto controllo avesse dimostrato lui aspettandola. Ma ora le sue maniere da gentiluomo si stavano giustamente incrinando. Ormai Buffy stava guardando fin dove poteva spingerlo mentre stava aspettando che lui non ce la facesse più.
Avevano parlato di questo, comunque. Anche con tutto quello che avevano condiviso, lei era ancora nervosa. Era un grosso passo. E Spike lo capiva. Lui voleva che lei fosse pronta. Ormai lei era certa di amarlo, ma ancora non gliel’aveva ditto. E nemmeno lui. Ormai quasi si immaginava sarebbe successo per caso, una cosa del tipo ‘hai visto quel demone? Dai inseguilo che io ti amo’.
Non sarebbe stato bello.
“Abbiamo tempo” sussurrò Buffy “Mamma non mi aspetta almeno per un’altra ora”
“Il che significa che sarai a casa entro…”
“Circa tre ore”
Le sorrise “Maledettamente fantastico”
Buffy sorrise vittoriosa e lo abbracciò, battendo le mani mentre lui la allontanava dal mausoleo. Grazie a Dio questa notte non c’erano vampiri. La pattuglia era diventata più divertente. Se solo ogni notte potesse essere come questa.
Capitolo 12 - Ritorna la pioggia
Sua madre sarebbe stata fuori tutto il weekend. Buffy non sapeva come aveva fatto, ma c’era un postit per lei sul frigo quando arrivò a casa da scuola venerdì con un assegno che lei doveva andare a cambiare prima che la banca chiudesse. Qualcosa riguardo una conferenza a Los Angeles, non prestò molta attenzione. Solo le parole ‘fuori fino a lunedì’ e ‘niente feste’ erano apparse nella sua mente. Il che andava bene, perché fare una festa era l’ultima cosa di cui aveva in mente.
Ma tre notti con il suo ragazzo? In un posto confortevole e più grande di un motel? Non male.
Spike propose di prendere un film, del cibo e accoccolarsi sul divano per una serata tranquilla fra di loro. Una proposta che le andava più che bene.
E così erano lì, ad acclimatarsi in cucina per evitare danni se avessero tenuto in mano qualcosa di bollente.
“Lo sai” disse Buffy, chiudendo il frigo e appoggiando un paio di lattine di soda nel tavolo “Quando hai detto di andare a prendere un boccone pensavo avremmo semplicemente preso a portar via. Come le persone normali”
Spike arcuò un sopracciglio. Si erano fermata dagli alimentary prendendo della pasta precotta a cui serviva circa un ora nel forno. L’idea lo aveva intrigato disse, aveva spesso guardato quella confezione di pasta e desiderato provarla. Buffy trovava la sua insistenza adorabile.
“Lo sai, molte ragazze ucciderebbero per uno che passa un po’ di tempo in cucina”
“Mangiamo pasta”
“Si beh, la prossima volta ci penso io, se è quello che vuoi” Spike sorrise e le diede un rapido bacio “E poi, da quando siamo persone normali?”
“Già, già, noi e la profezia e i sacri compleanni” Buffy sorrise e lo abbracciò. Era questa la conseguenza di avere un ragazzo coccoloso, non poteva stare staccata da lui. Non che a Spike dispiacesse, ovviamente. “Non posso crederci di poterti finalmente avere nel mio letto”
Gli occhi di lui presero il familiare sguardo. Quello che diceva che se avessero già fatto l’amore lei ora starebbe sdraiata sul tavolo con le ginocchia sulle sue spalle. “Non ci vuole molto, piccola” le disse “Basta dire la parola…”
Arrossì e gli toccò una spalla “Voglio dire, niente motel. Un bel letto, grande casa. Niente muri sottili…”
“Con altre persone che fanno sesso tutto intorno, vuoi dire” Spike sorrise e le diede un bacio “Si, ti sento, amore. Del resto… stavo aspettando un momento buono per vedere la tua camera”
“Beh, se avessi veramente voluto, Angel saliva dalla mia finestra. Abbiamo un grande albero nel retro e…” smise di parlare quando notò lo sguardo che aveva lui, reso rabbioso “Non è che sia importante. Infatti, non so come mi sia venuto in mente”
“Non lo fa più, vero?”
Buffy aprì gli occhi “Cosa? Certo che no! Angel sa di noi. Lui-“
“Gliel’hai ditto?”
“Beh, no. Non l’ho nemmeno visto. È stato per conto suo in questo periodo” fremette “Davvero, non lo vedo da quando abbiamo incontrato Penn e Drusilla. Lui non… tu l’hai visto?”
“No. Non l’ho certo cercato. Immaginavo che un giorno senza lui intorno fosse fortuna” Spike la guardò andando a prendere la pasta “Beh” disse un minuto dopo “Ogni giorno dal giorno del cimitero è un bel giorno”
Buffy sorrise. Sentimento decisamente condiviso “Già” acconsentì “Questo si, certo”
Spike le sorrise di rimando “Contento che sei d’accordo”
“Decisamente” sospirò “Ma… è strano. Angel e io non uscivamo insieme, ma nei passati mesi non è mai sato lontano per più di due giorni. Fino a due settimane fa. E… se Penn l’ha ucciso?”
Spike si voltò verso di lei “Cosa importa?”
“Spike-“
“Non hai bisogno di lui intorno ogni cinque minuti. Ti è mai mancato?”
“Beh, no-“
“E allora?”
“Ma non lo voglio morto!” sospirò di nuovo “Senti, so che hai questa cosa contro di lui… comunque sia-“
“E’ per te”
A dispetto di tutto, lei arrossì “Okay. Per me. Ma io sono con te! Non Angel. Non sarò mai con Angel. Oltretutto, se avessi potuto stare con Angel non avrei voluto. Perché tu sei quello che…” Spike la guardò in attesa, e Buffy – per la milionesima volta – si sentì sull’orlo della catastrofe della confessione d’amore. Sapeva di amarlo… ma la terrorizzava ammetterlo. “Tu sei quello con cui sto. Con cui voglio starei, okay? Non significa però che io voglia Angel morto”
“Beh, forse sa che siamo insieme e ti evita per questo” scrollò le spalle “Lo sfigato magari sarà il migliore fra i vampiri, ma è comunque un uomo. E da come ti guardava prima noi… sto solo dicendo che potrebbe aver deciso di starti alla larga”
Poteva essere vero. Sembrava abbastanza logico. Comunque, c’era qualcosa su Angel che scivolava oltre la comprensione. No, non aveva sento. Qualcosa era accaduto, doveva essere così.
Lei non voleva condividerlo però. Non voleva alzare la gelosia di Spike più di quanto non avesse già fatto. Sorrise e annuì, con la mente piena di possibilità.
Forse Penn lo aveva ucciso. Forse quella era la ragione per cui era qui. Quella notte al cimitero, le aveva detto che lei era solo in mezzo alla sua strada. In questo caso avrebbe avuto senso evitarna. E poi Penn aveva sapito della sua sorta di relazione con Angel, o almeno quello che lui provava per lei. Forse aveva pensato che lei si sarebbe messa di mezzo, lo avrebbe fermato da ciò per cui era venuto.
C’erano stati pochi vampiri stasera. Niente Penn. Niente Drusilla. Niente Angel.
Qualunque fosse la teoria giusta, probabilmente era già successa e I due vampiri avevano lasciato la scena. O forse lei si stava semplicemente sbagliando. E ora lei era qui con il suo ragazzo e non avrebbe sprecato il loro tempo. Soprattutto sapendo che per il momento lei non poteva fare niente. Non finchè non avrebbe avuto risposte.
Spike mise la pasta in un piatto “Sembra mangiabile” disse lui, sorridendo.
“Mi hai dato metà porzione?”
“Non hai mangiato niente oggi. Ho pensato dovessi mangiare bene”
“Ho mangiato una mela a pranzo. Ero di fretta per fare i compiti che non ho fatto l’altra sera”
Spike fremette “Mi hai detto di non avere compiti”
“No. Tu l’hai chiesto. Io non ho risposto”
Scrollò le spalle “Tecnicamente” ritorse “Avresti dovuto dirmelo, ti avrei aiutato”
“Beh, li ho fatti ora, e mi è piaciuto come abbiamo passato la serata”
Spike sorrise “Beh, in effetti non posso certo essere triste. Ma comunque, amore, avresti dovuto mangiare a pranzo”
“Ho mangiato! Ti ho detto-“
“Una mela non è pranzo. Non è nemmeno uno snack” le indicò un piatto “Questo è un pranzo. Mangia”
Prese una forchetta “Okay capo” ritorse lei “Lo faccio sotto protesta”
“Già. Le persone fanno spesso cose sotto protesta. Del resto, posso sentire il tuo stomaco brontolare da qui”
“Puoi?”
“Puoi contarci”
Buffy aggrottò le sopracciglia “E’ vero?”
“Dovresti sentire le cose che mi dice”
“Il mio stomaco”
Annuì, serio “Un po di cose pervertite. Tipo ‘Mettimelo dentro’, ‘su, lo sai che lo vuoi’, e ‘ci sarà una festa nella tua bocca’-“
Buffy sputò tutto quello che stava mangiando mentre rideva. “Era questa la testa di William il Sanguinario?” gli chiese
“Più di quanto voglio che tu veda” confermò onestamente “Su, passerotto, mangia. Poi c’è quel confortevole letto su per le scale” quel commento fu naturalmente seguito da un alzata di sopracciglia. E lei, naturalmente, arrossì.
“Penso sia questo il motivo per cui mia madre non voleva qui amici oltre a Willow mentre era via” ragionò Buffy mangiando pasta “Beh, ovviamente non l’avrebbe detto, ma l’implicazione c’era”
“Finchè non l’ha detto esplicitamente, siamo a posto”
“Ti piacerebbe se io ci credessi vero?”
“Con ogni osso maschio nel mio corpo” le sorrise “Uno in particolare”
“Maiale”
Spike sorrise. “E’ adulta ma buona” scrollò lui “e poi a te piacciono le mie tendenze da maiale”
Si, le piacevano veramente. Non che lui avesse bisogno di saperlo. Gli avrebbe dato alla testa. Alle teste, visto che i maschi ne hanno due.
Gah. Stava diventando cattiva come lui.
‘Diventando? Ragazza, chi stai prendendo in giro? Ti ha fatta diventare completamente pervertita’
“Tornando al grosso imbecille” disse Spike pieno d’ira alla possibilità di tornare a parlare di Angel “Se vuoi telefonare a Rupert prima di preoccuparti troppo, sono certa che troverà qualcosa in qualche libro per vedere se Penn è il tipo di vampiro che farebbe fuori il suo sire”
Buffy sorrise grata “Sei il migliore”
“Certo che lo sono”
“E sei così carino quando sei geloso”
Spike scurì gli occhi “io NON sono geloso. Sono io l’unico che può toccarti, no? Accarezzarti? Assaggiarti? Stare con te da soli. Non sto fuori dalla tua vita a guardarti”
“Quindi se io incontro platonicamente Angel da qualche parte---“
“Lo impaletto prima che ti porti al più vicino angolo buio per essere certo che sei la mia ragazza”
Buffy arrossì “E questa non è gelosia?”
“No. È il mio controllo maschile” la guardò pensando che la risposta fosse ovvia “C’è differenza. E una volta portata in quell’angolo buio ti farei cose che ti sradicherebbero dalla memoria la presenza di chiunque altro imbranato nel mondo
Buffy tossì sulla pasta “Okay” acconsentì arrossendo.
Ma non era sufficiente. Spike corse ad abbracciarla “Esatto” ruggì baciandola. Una dolce invasione delle sue labbra e la cena era dimenticata. Il sentire le sue mani sulla propria pelle era inebriante, gli ormoni non potevano non essere ascoltati.
“Cristo” mormorò Spike dentro di lei, prendendole i fianchi con le mani, incoraggiandole una gamba a circondargli la vita “Cosa mi fai… mi fai uscire di testa”
Il sentimento era più che condiviso. E lei glielo disse. Lui le rispose con qualche gemito primitivo, la ruotò per farla sedere sul tavolo, quasi sbattendo il piatto di pasta per terra. Le sue mani erano ovunque, il suo bacino si muoveva ritmicamente contro di lei.
Buffy si spostò dal suo bacio con un gemito. Era diverso. C’era qualcosa di diverso nel suo tocco. Qualcosa di bisognoso e primitivo. Come lo aveva acceso semplicemente parlando era oltre lei.
Ci avevano girato attorno per settimane. La pazienza di Spike reggeva a malapena. E anche la sua.
“Spike…”
“Lo so, lo so. Devo fermarmi. Devo… per favore solo un altro po” la pregò baciandola sul collo “Dio Buffy ti voglio così tanto”
Anche lei lo voleva. In tutti I sensi. Lì, in quel momento, la decisione era presa. Era inevitabile, no? Lei gli aveva detto che voleva fosse lui il primo. Lo voleva. Voleva fosse il suo unico. Voleva dirgli quanto lo amava e che era pronta. Che potevano dimenticare la cena e il cinema e andare nella sua camera.
E lo avrebbe fatto. Le parole erano sulla sua lingua, pronte a uscire. Ma che fosse il fato o cattivo tempismo, il telefono squillò prima che lei potesse aprire la bocca..
“Lo lascio suonare?” sussurrò lei
La tentazione c’era. Qualcosa tra la lussuria di lui e la sua bruciante affezione, voleva ignorare. Ma c’era un senso di responsabilità che non potè ignorare “Potrebbe essere tua madre” mormorò “O Giles”
“Quindi?”
Il telefono stava ancora squillando
“Torno subito” le promise andando a rispondere prima che potesse protestare.
Buffy rimase ad aspettare seduta sul tavolo, di fianco al suo piatto di pasta dimenticato.
Quanto sarebbe tornato le avrebbe ricordato che doveva mangiare e poi ci sarebbe stato il film.
“Buffy?”
Saltò già a sentire la sua voce grave. Spike era in piedi sotto la porta col telefono sulla spalla. “Cosa?” chiese lei.
”E’ Giles “ disse “I poliziotti hanno trovato i resti di una ragazza. Era appena fuori città, appesa a un albero. Stuprata, mitliata… una croce sulla sua guancia sinistra”
Capì l’implicazione “La firma di Penn”
“Già”
La stanza divenne all’improvviso molto fredda. C’era qualcosa che non le stava dicendo.
“Cos’altro?”
“C’è una A sulla sua gamba. Non è… non è Penn. Non solo lui. Almeno Rupert non pensa” l’emozione gil interruppe la voce e dovette guardare altrove “ci vuole alla biblioteca”
Buffy annuì. “Okay”
Spike la guardò un lungo secondo prima di rialzare il ricevitore “Arriviamo”
“La A non vuol dire niente”
“Solo quella può voler dire ogni cosa”
“So cosa pensi, ma non può…” Buffy scosse la testa furiosamente, appena conscia di quanto forte stesse stringendo la mano di Spike “Può voler dire… non lo so. Penn forse gioca con noi”
“Già” confermò lui “O Angel può aver deciso di unirsi a loro”
“Non lo avrebbe fatto. Ha ucciso Darla per me…. Non può aver semplicemente voltato la schiena!”
Il biondo platinato ruggì di frustrazione “Sei incredibile”
“Cosa”
“Questa cotta cieca che hai per l’idiota. Ci sono certe cose che sono innate, lo sai. I vampiri uccidono. È quello che fanno. “ un incredula risata gli si fece strada dalla gola “Non sono noi. Sono come leoni e zebre. Forse il finocchio se n’è finalmente accorto, che non può essere noi”
“Quindi cerca di ucciderci? A Angel importa di me, a dispetto di… comunque sia. Non può dal nulla aver iniziato a uccidere”
Spike roteò gli occhi, prendendole possessivamente la mano “Incredibile” disse di nuovo
“Non dovremmo saltare a conclusioni”
“Non possiamo nemmeno escludere conclusioni più probabili di altre”
“Angel non ha mai segnato le sue vittime. Giles me l’avrebbe detto-“
“Forse voleva che sapessi che era lui”
“Spike! Dio, c’è almeno un ombra di dubbio nella tua mente, o sei già pronto a sbatterlo in galera?”
Spike si fermò “Certo che no amore” le disse raggiunto l’angolo da voltare per andare alla scuola “Non porti un vampiro in galera, lo uccidi, come tutti gli altri”
Una voce estranea irruppe nella conversazione. Da qualche parte nell’ombra, dove occhi li avevano osservati avanzare. Occhi gialli, subumani, ma familiari “Ha ragione lui, lo sai”
La coppia si preparò all’assalto con una sincronia da atleti, per avere nient’alto che una risata con cui Penn uscì dall’ombra “Ho avuto lo stesso problema” continuò la conversazione
“Irritanti vampiri sul mio territorio… è una situazione difficile, ma li impaletti”
“Come dicevo” continuò Spike, prendendo un paletto dal suo spolverino “E’ l’unico sfottuto modo di avere a che fare con i vampiri”
“Beh, è un po rude”
Buffy sussultò; il suo ragazzo era improvvisamente in mezzo alla via, il suo pugno colpì il torace di Penn lanciandolo a terra. Il vampiro rise e saltò “intendevo solo che da quando Angelus è dentro, mi piacerebbe ridurre i tuoi amici a brandelli” disse malizioso in direzione di Buffy “Un po violento il tuo ragazzo. Sono lieto che tu veda qualcosa in lui. Sembra poco lodevole ai miei occhi”
“Angel è dentro?” sussurrò Buffy
“Già. Solo che ha passato la fase ‘Angel’. Puoi ancora andare a salutarlo se sai correre molto veloce”
“Spike. Dentro” non toglieva gli occhi dal vampiro “Vai a controllare gli altri”
“Buffy-“
”Io sto bene”
“Si, Spikey” disse Penn sorridendo all’ammazzavampiri più anziano “Mi piacerebbe scambiare qualche parola con la vera prescelta. Se ricordi, hai interrotto la nostra serata un paio di settimane fa. Stavamo avendo una bella… chiacchierata”
“Spike, vai. Starò bene” Non avrebbe fatto gli stessi errori due volte. Non lo avrebbe lasciato distrarla con le sue parole. Non quando aveva tutto ciò che voleva proprio ora. Non era il tipo da rifare i propri errori “Vai!”
Spike le annuì fiero e sparì un istante dopo verso la scuola. E poi lei fu sola.
“Bene” disse Penn in approvazione “Angelus sperava che fosse il tuo ragazzo a entrare. Aveva qualche parolina da dirgli”
“Cos’hai fatto ad Angel?” ruggì lei prendendo il paletto “Giuro su Dio-“
Il vampiro scrollò le spalle “L’ho liberato. Che altro? Non gli davi ciò che voleva, quindi gli ho dato ciò di cui aveva bisogno. Ora può andare incontro all’universo senza quel grosso peso sulle spalle. Davvero, se non fosse stato per te probabilmente ora sarei polvere al vento. Quindi grazie. Non ce l’avrei fatta senza di te”
Ecco. Buffy perse ogni senso di tempo e realtà, l’unica cosa che sapeva è che era in piedi ferma un secondo e correva addosso a lui il secondo dopo. Pronta a imprimere la sua arma nel suo cuore, Penn non si mosse. Non battè ciglio.
Si limitò a guardarla con ammirazione mentre la schivava e la mandava a terra con un calcio.
“Vedi. Quello era impulsivo. Hai passato troppo tempo con il tuo nuovo ragazzo” rise ironico.”Ma non è un problema. Ha fatto perdere a Angelus la sua volontà di andare avanti. Rubato la sua anima? Più facile di quello che pensavo. E devo ringraziare te per questo!”
Buffy allungò la gamba a colpirgli il viso e si tirò in piedi, “Non ho fatto niente”
“No, è quello è il problema, no? Hai semplicemente lasciato che il nuovo ragazzo prendesse il suo posto. E a pensarci, il mio sire pensava che tu fossi la sua salvezza” Penn scosse la testa “Odio pensare cosa avrebbe potuto succedergli se non fossi venuto qui a fargli vedere la luce…”
Buffy gli saltò addosso gettandolo a terra e colpendolo con una serie di pugni e calci. Non sapeva cosa la rendeva più furiosa: l’idea che lui desse a lei la colpa per Angel, o che Spike fosse coinvolto.
Aver tolto l’attenzione a qualcuno con cui lei non avrebbe mai avuto un futuro per l’uomo che amava poteva averlo portato a un punto in cui l’anima non era più sopportabile. Per quello che Penn le aveva fatto, lei non provava vergogna. Ma ora voleva ucciderlo. Proprio ora. Passargli il paletto nel petto e farlo diventare polvere. Se diceva la verità, allora quella sensazione che ha avuto per tutta la sera avrebbe avuto un senso.
Lo avrebbe ucciso. Doveva farlo.
“Un po manesca stasera, non ti pare?” disse Penn “Pare che qualcuno sia pronto a giocare pesante”
“Scusami, non sono quella gattina che ti sei portato dietro la volta scorsa” sbottò “Non socializzo con vampiri che mi irritano”
“Non mi pareva di averti offesa”
“Lo hai fatto” Buffy sentì la presenza di un altro vampiro, non conosciuto. Lei riconosceva la presenta di Angel. Questo era diverso ma lo aveva già sentito. E sapeva cosa aspettarsi. Con un sorriso, strinse il paletto guardando Penn “E penso sia il momento in cui tu ti sieda in un angolino a rifletterci”
Buffy si voltò, e vide l’avanzare di Drusilla. Con un perfetto arco nel cielo scuro, guidato dalle grida infuriate di Penn, la successiva cosa di cui si rese conto fu di essere sbattuta a terra dal vampiro che proteggeva la sua ragazza. La cacciatrice arrivò a terra lo stesso momento in cui il paletto colpì il fianco di Drusilla. Buffy era preparata a un contrattacco infuriato di Penn, ma lui teneva la sua donna fra le braccia.
“Ha versato il mio latte!” miagolò Drusilla “Vedi come è sparso a terra? Mi ha versata, mio principe!”
La convenzionale calma di Penn se n’era andata. Il ghiaccio che gli caratterizzava gli occhi era più freddo che mai. Sapeva che uno dei due sarebbe morto. Forse non stasera, ma lui sarebbe morto o avrebbe visto lei morire.
Il che era l’ordine naturale delle cose. Solo che non lo aveva mai visto così chiaramente.
Alla fine, lui non parlò. Se ne andò nella notte. Sparì in un attimo. E lei fu sola.
Corse verso le porte della scuola. Non vi riuscì. Naturalmente qualcosa interferì. Questa volta, fu Angel. I suoi occhi erano più distanti e freddi di quanto non li avesse mai visti. Capì semplicemente guardandolo che il suo childe aveva detto la verità. Non era Angel. Angel non la guardava in quel modo. Angel quasi non la guardava.
“Wow” disse “Quasi impressionante. Pensavo che ti avrebbe tenuta occupata più tempo”
Buffy fece il possibile per ignorare il colpo al cuore. Il suo paletto era a terra da qualche parte; Penn lo aveva gettato sull’erba dopo aver preso Drusilla. Era disarmata, e questo la impauriva più che mai. Dio, dov’era Spike? Se Angel era qui allora-
Il suono di un vetro che si infrangeva le rispose, e improvvisamente Spike c’era, con un paletto nella sua mano. Spinse via il vampiro istintivamente ma si trovò a terra.
Angel la guardò con disapprovazione “Onesatamente, Buff, cosa ci vedi in questo tipo?” Buffy corse addosso ad Angel prima di avere il tempo di pensare
“Whoa, calma ragazza” disse alzando le mani in segno neutrale. Non c’era minaccia, però. Niente nei suoi occhi suggeriva che la considerasse nemmeno degna di combattere. Come se fosse nulla più di un gioco per divertirlo. Più vuoto di Penn “Ci stiamo solo divertendo un po. E come dicevo ai tuoi amici prima che Wonder Boy si facesse vedere…” sorrise “Le cose si faranno interessanti”
Teneva una scarpa sulla gola di Spike per non permettergli di alzarsi. La realtà si fermò. Il cuore di Buffy si fermò. Non le importava di quello che stava dicendo. L’unica logica era farlo fuori. Stava per uccidere Spike.
“Buffy!”
Angel rise e scosse la testa, sfregando le mani insieme “Si, decisamente interessanti”
E poi sparì. Andato come Penn e Drusilla prima di lui. E Spike fu addosso a lei, pieno di preoccupazione, prendendola fra le braccia.
Dio, cosa era successo quella notte?
“E’ okay” mormorò lui “Stai bene. Ero fottutamente preoccupato”
“Giles? Willow? Tutti dentro-“
“Stanno bene. La ragazza di Rupert sapeva, non si sa bene come. Aveva tutto sotto controllo quando sono arrivato. Più o meno” le diede un bacio su una tempia “Tu stai bene?”
“Bene” era mezzo vero. Stava tremando. Non poteva fermarsi. Non era preparata “Non è Angel”
“No. Penn e Drusilla… c’è stata una magia”
Un respiro tremante le uscì dalle labbra “Dobbiamo portarli a casa. Portarli al sicuro”
“Non c’è un posto sicuro” rispose dolcemente, ma annuendo allo stesso tempo “Non sapremmo dove stare”
Buffy li aveva a malapena sentito “Dobbiamo ucciderlo”
Spike evitò di rispondere, e fu meglio così. Si limitò a tenerla a se mentre entravano nella scuola, dove i suoi amici la stavano aspettando.
“Non ti lascerò andare” disse lei un minuto dopo sorprendendolo “E’ venuto qui per uccidere te. Non me. Ti vuole morto”
“Ci vuole entrambi”
“Tu di più”
“Naturalmente. Ho sempre pensato fosse un po frocio” le sorrise tenendola più stretta “è tutto a posto. Li portiamo a casa. Penso ci sia una magia per togliere l’invito a un vampiro in uno dei libri di Rupert. Faremo tutto quanto, piccla”
Si. Se ne sarebbero occupati loro.
Il fatto che Sunnydale avesse dato vita a uno dei più pericolosi vampiri della storia era un discorso diverso. Buffy ormai era quasi tranquilla. Angel aveva cercato di uccidere Spike stanotte. Tutto questo è stato organizzato per farlo. Non sapeva come, ma lo sapeva. Non importava che ne avesse avuta l’occasione ma non l’avesse fatto. Lo sapeva.
Sarebbe stato polvere prima di potersi avvicinare di nuovo al suo ragazzo.
Capitolo 13 - Il mio amore non morirà mai
C’era una magia. Due di loro e Jenny Calendar l’avevano tradotta in meno di un’ora.
La prima era in uno dei suoi libri oscuri. La magia nera che controllava e, per sua affermazione, raramente guardava.
Lì aveva una delle sue tre magie che credeva avessero potuto usare Penn e Drusilla nel togliere l’anima a Angel. Qualcosa che lei diceva avrebbe potuto essere datto quasi da chiunque.
La ragazza che pendeva dall’albero era la strega che aveva fatto il rituale. Angelus aveva, evidentemente, provato sadico piacere nei dettagli dei suoi ultimi minuti. Come l’avevano uccisa. Come si erano divertiti a usare il suo corpo. E come Buffy avrebbe potuto subire la stessa cosa.
Quelo solo pensiero, l’idea di quello che potevano fare a Buffy faceva tremare Spike di rabbia. In piedi nella libreria calma dopo le rivelazioni, con Buffy fra le braccia. Non si era ancora calmata dal pensiero di vederlo morto.
Lei era la cacciatrice, aveva affrontato la morte più spesso di lui. Non doveva realmente preoccuparsi per lei. Ma doveva fare qualcosa di degno di lei. Per quello che lei gli aveva dato.
Ma non poteva proteggerla. Era forte, molto, come lui se non di più. E stanotte aveva dimostrato che era lei a proteggere lui. Il pensiero era caloroso, anche se non necessario.
La seconda magia che Jenny Calendar trovò era quella che bandiva ai vampiri un invito già ricevuto. La tradusse, stampò delle copie e istruì tutti di andare a casa e praticarla.
Spike non se lo fece dire due volte. Quando la madre di Buffy fosse tornata dal suo viaggio lui non avrebbe più potuto restare in casa, e non sarebbe stato tranquillo senza quella magia.
“Inizio le ricerce sul rapporto sire/childe fra Penn e Angel” disse Giles mentre il gruppo si preparava ad andare “Se Penn voleva portare alla luce il demone di Angel, dovevano essere stati molto vicini. O “ fremette “Non lo so. Angel ha ucciso Darla… per quello che sappiamo…”
“Ha avuto più di un opportunità di uccidere il childe” grugnì Spike “Era lì la prima notte in cui Penn ha attaccato e non ha fatto niente. Hanno solo parlato mentre Buffy sanguinava”
Giles sbiancò “Non ha nemmeno tentato di colpire Penn?”
“Ha solo spostato Drusilla” disse Buffy “Ma… no”
“Te l’abbiamo detto Rupert. Quando ci hai parlato della profezia, ricordi?”
L’osservatore lo guardò un momento prima di ricordare “Oh. Oh! Si, bene. Probabilmente l’ho scartata come tendenza generale dei vampire. Forse è stato diverso con Penn perchè Angel si sente responsabile per lui. Non aveva ragione di sentirsi responsabile per Darla, lo aveva creato lei”
Spike alzò un sopracciglio “E questo fa differenza?”
Xander scosse la testa “Differenza. Non la vedo. Angel è un vampiro. Ha passato il limite senza la sua anima. Niente anima” si voltò verso Buffy “Non puoi dirmi che vuoi lasciarlo andare dopo quello che ha fatto stanotte. È venuto a ucciderci”
Gli occhi di Buffy si scurirono “No”
“No? Buffy-“
“No, non gliela lascerò passare” sospirò, e guardò a terra “non mi piace, ma lui… hai ragione. È venuto a uccidervi” sussurrò. “E per come mi ha guardato fuori… come se si aspettasse che io… no. no. Devo ucciderlo. Prima che uccida uno di noi”
Il modo in cui lo disse era così determinato, così vuoto di emozioni, era difficile per Spike credere che stessero parlando dello stesso vampiro che lei ammirava così tanto. Poteva cambiare così tanto in così poco.
“Ce ne andiamo ora” suggerì Spike “Dobbiamo andare a risistemarae la casa e il resto. C’è stato abbastanza movimento per stanotte, no?”
Giles annuì “Si. Meglio. Porto a casa io Willow e Xander. Jenny?”
L’oggetto dell’attenzione di Giles lo guardò sorpreso “Sto bene. Angel non è mai stato a casa mia. Non preoccuparti per me”
L’osservatore annuì “E voi due state insieme stanotte?”
Anche se già lo aveva pianificato, ora ne era più sicuro che mai “Si. Sto a casa sua. Ti diamo uno squillo domattina”
Si voltò senza un’altra parola, contento che Buffy lo seguisse altrettanto muta.
Arrivarono a Revello Drive, ancora senza una parola. Quando furono al sicuro, sospirarono.
“Non so cos’avrei fatto” mormorò lei a Spike che chiudeva la porta dietro di loro “Io ero… nel secondo in cui l’ho visto… stava per ucciderti”
“Non l’ha fatto”
“Stava per farlo”
“Non l’ha fatto” Spike le diede un bacio su una tempia “Sono qui. Non vado da nessuna parte”
Buffy scosse la testa, tenendolo stretto “Mi dispiace così tanto” mormorò “Per tutto quello che ho detto prima. Avevi ragione. Dio, avevi ragione su tutto”
Un leggero sorriso gli passò le labbra “Speravo non fosse così” rispose onestamente “so come ti senti riguardo questo”
“Questo?” i suoi occhi erano spalancati mentre la teneva a lui “No. Angel ha cercato ucciderti. Io… io non … Spike, io-“
Lui annuì, senza poter evitare di darle un bacio. Un piccolo brivido lo attraversò al contatto, il suo corpo rispondeva in maniera naturale.
“Hai idea di quanto ero preoccupato?” le chiese “Lasciarti a Penn? Sapendo cosa ti ha fatto la volta scorsa? Quanto ci era arrivato vicino? Cristo… “
“Spike…”
“Si?” le disse alzando un sopracciglio
“Io voglio…” fece correre le mani sul suo petto, si sentì esplodere il cuore. La luce che si riflesse nei suoi occhi era ormai familiare, lui l’aveva già vista. Non spesso, ma abbastanza da sapere cosa significava. “Io ti voglio” sussurrò.
Spike spalancò gli occhi di desiderio. Fossero state diverse le circostanza, fosse stato qualcun altro, sarebbe stato sorpreso da come poteva eccitare i suoi ormoni solo parlandogli “Buffy” sussurrò mentre la bocca di lei trovava la sua gola, arretrando fino ad arrivare contro la parete. Non doveva essere lei quella senza esperienza? “Cristo…”
“Non dirmi di no” lo pregò dolcemente “So che sembra… ma io-“
No? pensava davvero che lui potesse dirle di no? Questa notte mentre erano stati così vicini a perdersi a vicenda? Non stanotte. Lo aveva voluto per molto tempo.
“Buffy” mormorò con riverenza, baciandola. Quella innocenza. Era sua. Sua da prendere… e lei voleva che gliela prendesse stanotte. “Dio, ti ho voluta da una vita”
“Anche io. Avevo solo paura e-“
“Sei sicura^”
“Spike-“
Lui annuì e la coinvolse in un grande bacio, spingendo il bacino contro di lei perché potesse sentire quanto disperatamente la voleva. Le cose potevano facilmente sfuggirgli di mano. Ma non potevano farlo qui, così. Non quando la casa aveva bisogno di essere controllata. Non quando era la prima volta. Non l’avrebbe presa contro la porta principale di casa sua.
Con un grosso sforzo, Spike staccò le labbra da quelle di lei. Ci volle qualche momento per prendere le parole. Era in casa di Buffy, il corpo di ilei era accogliente e caldo contro il suo, la promessa della sua purezza gli mandava brividi lungo la schiena.
”Buffy…” mormorò
“Non dirmi no” sussurrò di nuovo “Ti prego, Spike”
“Al piano di sopra. Non qui” le disse “E devo fare la cosa per togliere l’invito”
“La faccio con te”
Scosse la testa. Quando poteva a malapena astenersi dal toccarla non avrebbe potuto fare tutta la magia senza saltarle addosso. Questa notte sarebbe stata speciale. Lui l’avrebbe resa speciale.
“Vai al piano di sopra. Io mi sbrigo”
Buffy annuì, rubandogli un ultimo bacio andò al piano di sopra. Lasciandolo da solo al piano di sotto.
Spike prese la magia che aveva preso alla biblioteca e la scorse velocemente. Non ci voleva molto tempo. Accese qualche candela, crocifissi eccetera. Sapeva che Buffy ne aveva al piano di sopra, ma non voleva salire ora. Andò a controllare nel seminterrato e frugando un po fra gli scatoloni di sua madre trovò quello che cercava.
Cinque minuti dopo aveva raggiunto la camera di lei, e sospirò. La lampada era accesa e lei era seduta sul letto, dopo essersi messa una delle magliette di Spike. Voleva qualcosa che odorasse di uli.
“Buffy…”
Un leggero rossore le tinse le guance, incantandolo. Come era riuscita a rimanere così modesta parendogli comunque una gattina sensuale era incredibile. Sperava solo che sarebbe sempre rimasta così. Che rubare la sua virtù non avrebbe compromesso il resto. La adorava. Aveva bisogno di dirglielo prima che esplodesse la sua libidine.
“Buffy…” disse ancora “Non siamo obbligati a farlo stasera, se tu—“
La successiva cosa di cui si rese conto è che lei era fra le sue braccia. Il suo caldo corpo premuto contro il suo, la bocca di lei sulla sua, la sua maglietta che veniva strappata via dalle sue piccole mani. “Ti voglio, Spike”
“Dio, anche io ti voglio. Ti ho voluta per molto tempo”
“C’è qualcos’altro” disse lei piano timidamente. Mandandogli dei brividi lungo la schiena. “Mi sono detta migliaia di volte di dirtelo… solo che non sapevo come. Lo sento da quella che sembra un eternità. Volevo solo farti sapere, prima che…” gesticolò timidamente, e lui la trovò adorabile “questo… ti amo. Sono innamorata di te, e lo sono da un po. E so che è una cosa che di solito spaventa i ragazzi ma volevo che sapessi che-“
Onestamente, Spike non calcolò quello che accadde dopo. Il suo intero corpo si sciolse. Il suo cuore si allargò a un punto che pensava stesse bruciando. Spinse la bocca contro quella di lei. Dio, lei lo amava. Buffy lo amava. Non lo aveva creduto possibile. Ma era così.
Gesu Cristo.
“Io ti amo” le disse liu fra I baci, portandola verso il letto. Guardando I suoi occhi spalancarsi di sorpresa “Da sempre”
“Davvero?”
“Dannazione, Buffy, hai qualche dubbio=” scosse la testa, portandosi le mani ai pantaloni, calciando via le scarpe impazientemente “Hai rubato il mio cuore dal primo giorno. Solo che non volevo essere io a spaventarti. Non volevo… pensavo che se avessi saputo quanto ero serio ti saresti-“
“Fatta indietro?”
“Già”
“Si, anche io” rise e lo portò a un altro bacio. “Bella coppia siamo”
“Ho avuto la pazienza di un maledetto santo” ritorse Spike, gemendo quando si accorse che lei sotto la maglietta non portava niente. “Tutto quello che fai mi fa uscire di testa”
Fu su di lei il secondo successivo, il viso nascosto nel suo collo e le dita premute dentro di lei. Doveva essere certo che fosse pronta. Sapeva che la prima volta per le ragazze faceva male, ma lui non voleva che lei si facesse male. Con un grosso sospiro, le diede un bacio dolce sulle labbra “Sei bellissima” mormorò, togliendo le dita da dentro di lei.
“Spike, ti prego…”
“Voglio essere sicuro che tu sia pronta prima, amore” rispose “Non voglio farti male”
“Male?”
“Fa male la prima volta. Solo la prima, prometto. Voglio essere sicuro che non sia eccessivo. Quindi intendo assaggiarti per diverso tempo, finchè non potrai più venire” rise lui, iniziando la pratica più volte ripetuta in passato.
Buffy era sul serio sotto di lui, e stavano per fare il passo. Niente più giochi. Niente più girarci intorno. Lei era sua ora, e non l’avrebbe mai lasciata andare. Mai più.
“Spike…”
“Shhh, gattina. Andrà tutto bene” disse deglutendo. Ma Buffy lo sorprese iniziando ad eccitarlo a sua volta, prendendo il suo membro nella mano e rischiandogli quasi l’orgasmo. Spike cercò fra i sospiri, di dire “Devo prendere…” la mente era annebbiata di desiderio “Protezione. Sicurezza. Devo-“
“no”
“Buffy-“
“Pillola. La prendo da quando…” anche così, con la mano che teneva la sua erezione, era capace di arrossire “… dalla prima notte nel tuo motel.”
“Due settimane? Sono sufficienti?”
Buffy sospirò “Il dottore ha detto di usare qualcosa la prima settimana, ma ora siamo al sicuro”
“Sicura? Non vuoi-“
“Voglio sentirti. Ti prego. Non voglio niente fra di noi”
Il pensiero della sua tenera carne che lo circondava fu abbastanza convincente. Non aveva mai fatto sesso senza la sicurezza di un preservativo, e il pensiero che non ci fosse nulla di artificiale a separarli non faceva che incrementare la sua passione. Annuì vigorosamente e la baciò di nuovo. Era il momento.
La punta del suo membro arrivò a toccare la sua femminilità, lanciandole brividi lungo la schiena. Spike si sentiva come se avesse atteso questo per tutta la vita.
“Buffy… guardami, piccola”
Buffy si stupì prima di rendersi conto che aveva gli occhi chiusi
“Ti amo. Ti amo tantissimo”
Le assicurò
“Ti amo anch’io”
“Farà male solo un po” le strinse la mano, intrecciandola con la sua. E poi stava scivolando dentro di lei. Piano all’inizio, poi velocemente quando trovò la sua barriera. Voleva farle dimenticare immediatamente di essere stato la causa del suo dolore, anche di così poco. E poi il peggio era passato. Era dentro di lei. Dio, era dentro di lei. Il suo calore lo rendeva vivo. Lo bruciava in un modo che non avrebbe mai pensato. Era così stretta, lo soffocava con promesse di paradiso. Era come toccare il paradiso e vivere per poterlo raccontare.
“Stai bene?” le chiese
“Si. Oh si. È bello. Spike, ti prego”
Era tutto quello che voleva sentire. Alzando la testa per baciarla, si fece indietro lentamente per poi riaffondare dentro di lei. Cercando di ignorare tutto il resto e focalizzandosi sul farla diventare la migliore notte della vita della sua donna.
“Cristo” sussultò “Sei così stretta”
“Uhhhh…”
“Fai stare così bene”
“Anche tu” arcuò la schiena, alzando i fianchi per sperimentare nuove angolazioni per le sue spinte. Non si era mai sentito così.
“Spike…io…” lo baciò “io… “
“E’ tutto okay, dolcezza mia” mormorò “Sei bellissima. Sei splendida. Meravigliosa. Mia, giusto? Mia, Dio, dimmi che sei mia” la sua bocca abbandonò quella di lei “Ti prego”
“Spike…Oh Dio, tua”
“di nessun altro”
“Dio… no. no, nessun altro”
Le spinte erano di una lentezza agonizzante. “Non ho mai sentito nulla del genere” sussultò lui, prendendole un capezzolo fra le labbra. Le unghie di lei gli presero la schiena.
“Spike… Dio…”
Sorrise “Puoi chiamarmi così, se ti piace”
Buffy sorrise. Ora si stava muovendo più rapidamente con lei, e quasi cedeva.
“Sei una dea” le disse “La mia fiera dea”
“Uhhh…”
“Ti amo. Cristo, sei così bella, così stretta, così calda” con le dita andò a stuzzicarle la clitoride. Era vicina. L’orgasmo di lei lo investì più di qualunque cosa avesse mai provato, come se glielo avesse donato. Entro breve la seguì, dentro di lei. E rimasero così, abbracciati.
Non seppe quanto tempo rimase dentro di lei. Sembrò tanto tempo. Buffy che lo circondava. Rimase appoggiato alla sua spalla per un tempo interminabile.
“Spike?”
“Oh Dio Buffy” mormorò “Ti prego dimmi che non te ne sei pentita”
“No. Dio no. Solo…” prendendo un respiro, prese il coraggio di guardarlo “Ti amo”
Spike sospirò di sollievo, avendo temuto il peggio “Anche io ti amo”
“E’ stato…”
“Fantastico” le disse “Fottutamente fantastico”
“Davvero?”
“Mai sentito niente del genere. Mai” le disse scuotendo la testa “Tutto bene? Dolore?”
“All’inizio un pochino, ma-“
“Ora?”
“No” rispose, stringendo I suoi muscoli interni per ricordargli la comrpomettente posizione in cui erano. Ma l’effetto fu diverso da quello che immaginava. Spike divenne duro di nuovo. Buffy spalancò gli occhi per la sorpresa, e lui rispose con un sorriso diabolico. “Ora mi sento benissimo” sussultò lei.
“Solo benissimo?” le chiese ironico “Penso che potremmo fare meglio”
”Si, sono certa che possiamo”
“Dobbiamo provare prima”
“La pratica rende perfetti”
Spike scosse la testa e la baciò, sorridendo “Dio, ti amo”
“Io di più”
“Non è vero”
“Si invece”
“Provalo”
Domani poteva aspettare. Questa notte era per lei. Per indugiare nell’amore che avevano scoperto. La loro notte nel giardino. La loro notte nel posto in cui il paradiso vive.
Capitolo 14 - Portami dolcemente verso il mattino
La luce del sole mattutino entrò nella stanza attraverso le sottili tende, baciando la pelle di lei con un dolce calore. Mai nella sua vita Buffy aveva vissuto una mattina così bella. Era presente in ogni centimetro del suo essere. Il modo in cui la teneva, appoggiando la testa al suo stomaco, le braccia attorno al suo corpo. Il suo respiro la solleticava dolcemente. Quando si erano addormentati di preciso lei non lo sapeva. Sapeva solo che si era svegliata in paradiso.
Sentiva il rossore alle guance, anche dopo tutto quello che avevano già condiviso prima. Il corpo di lui arricciato attorno al suo, nel suo. Non sapeva davvero cosa aspettarsi. Non dopo la scorsa notte. Non dopo quello che lui le aveva donato. La dolce armonia di quello che avevano condiviso, accesa da una passione che superava tutto ciò che avesse mai sperimentato, o pensato di sperimentare. Le aveva fatto cose che aveva solo letto. Cosa che riteneva finzione, fino alla scorsa notte. Cose che avevano portato il livello della loro relazione a nuove altezze.
Era sveglia solo da pochi minuti che Spike si tirò su e sbadigliò contro il suo ventre. E inspiegabilmente, il corpo le si tese in un ritrovato imbarazzo. C’erano state molte mattine in cui si erano svegliati l’uno delle braccia dell’altra, persino nudi, dopo una notte trascorsa ad esplorare i molteplici modi per raggiungere quella vicinanza che avevano ottenuto solo ore prima, senza oltrepassare quel limite. Oh si, al suo ragazzo piaceva molto torturarla con le mani e la bocca. Il solo sapere quali peccati le sue dita avevano stimolato era abbastanza da ispirare il bisogno di confessarsi al prete più vicino, nonostante la sua assenza di fede.
Spike alzò la testa subito dopo, gli occhi ridenti che trovarono i suoi e le infusero calore in tutto il corpo.
“’Giorno” fece le fusa, strofinando la guancia contro la sua pelle.
“Hey,” gli rispose, rimproverandosi da sola per il proprio imbarazzo mentre scavava un solco nei cuscini. “Hai dormito bene?”
Lui la guardò, allibito che lei potesse pensare qualcosa di diverso. “Con te? Certo.” Prese un profondo respiro, scrollando la testa. “E tu? Dormito bene?”
C’era un’implicita domanda nella sua voce. Buffy si sedette, lasciando che il sorrisetto femminile che le aveva solleticato le labbra sin dalla scorsa notte uscisse finalmente allo scoperto, dissipando tutti i suoi dubbi. “Fantasticamente” gli assicurò, attirandolo in su per un bacio. Il modo in cui lui si fondeva con lei era un qualcosa che sperava non sarebbe mai cambiato. Sembrava che fosse sempre affamato di lei, e il pensiero che qualcuno potesse desiderarla così tanto era ben oltre la sua comprensione. Il fatto che lui stesse in tutto e per tutto con lei, pur essendo così giovane — e notevolmente inesperta— com’era, sconvolgeva il suo mondo in modi che era meglio lasciare all’immaginazione. “Nessun rimorso, ricordi?”
Spike sorrise brillantemente e la baciò di nuovo. “Nessun rimorso” concordò, lasciando scivolare una gamba sulle sue. “Mi sono svegliato una mezza dozzina di volte, col dannato terrore di aver sognato la scorsa notte. Ho dovuto resistere alla tentazione di svegliare anche te.”
“Credevo avessi detto di aver dormito bene.”
“E’ vero. Quando ho effettivamente dormito, ho dormito come un maledetto bambino.”
Lui le si stava strusciando contro. Lei lo sentiva, il suo peso, improvvisamnete così presente, e così vicino alla sua coscia. Strisciando verso l’alto fino a…oooh. Quello era davvero squisito. Quando l’era diventato così familiare sentirlo massaggiare la sua sensibilità tra le gambe, non lo sapeva. Solo che improvvisamente, nelle primissime fasi del risveglio, la punta della sua erezione si stava facendo strada tra le sue pieghe umide, mentre le sue dita le stimolavano il clitoride con grandiosa esperienza. “Va bene?” le chiese, la voce improvvisamente roca. “Non voglio farti male. Ieri notte ho come perso il controllo—”
“Ieri notte è stato incredibile, e lo sai.”
Spike ghignò, il cazzo che si conficcava completamente in lei. La sua espressione compaciuta si trasformò in un ansito di piacere, e lei lo iscrisse facilmente nel suo libro interno delle cinque cose più sexy che avesse mai visto. La sensazione di lui dentro di lei era incredibile. Come se finalmente capisse tutti gli stereotipi di cui aveva sentito parlare con la più totale chiarezza. La stava tendendo tanto da farle credere che sarebbe esplosa, ma il dolore era troppo dolce perchè lo fermasse. Un lento tipo di morte a cui intendeva non tirarsi mai indietro.
“Dio, mi fai stare così bene,” le mormorò adorante all’orecchio, tirandosi leggermente fuori per poi tuffarsi di nuovo nel suo calore. “Come se mi stessi perdendo nel sole, ecco come mi fai sentire. Morbida e setosa. La mia dea.”
“Spike…”
Le sue mani la circondarono, forgiandole a coppa i seni mentre s’inarcava contro di lui. Le sue spinte erano dolci e indulgenti; gli occhi rotearono all’indietro quando la vide dibattersi al suo tocco. “E invece come fa stare te?” le chiese, posandole un bacio tra la nuca e la gola.
“Bene,” gemette lei, graffiandogli le spalle. “Così bene.”
Spike sorrise e lasciò un sentiero umido intorno ad un capezzolo, i suoi movimenti che aumentavano appena. Toccando posti, dentro di lei, che non credeva esistessero. “E’ solo la punta dell’iceberg, dolcezza,” le assicurò lui. “Da qui non fa che migliorare.”
Buffy miagolò e flesse i suoi muscoli interni, ghignando quando lui gemette di nuovo. “Migliora,” concordò senza fiato. “Così a fondo.”
“Mmmm…”
“Così bello.”
“Solo io. Io sono l’unico che può permettersi di farti questo.” Come minacciato dal pensiero che lei potesse scaricarlo, la ferocia dietro le sue spinte aumentò. Il rumore della loro pelle che sbatteva insieme suonava strano in una stanza così poco abituata all’intimità.
Lei strabuzzò gli occhi, fissi su un poster dei New Kids, e rabbrividì contro di lui. Una donna nella stanza di una ragazza, con un uomo che non l’avrebbe mai lasciata andare. Mr. Gordo era sul letto con loro, zompettando allegramente ai suoi piedi, e facendosi pericolosamente vicino a ruzzolare oltre la sponda. E Spike aveva occhi solo per lei. Sbatteva in lei con un’urgenza che era uscita fuori dal nulla—un’urgenza che superava i quesiti mentali e trascendeva qualcosa che era ancora così nuovo per lei.
“Solo io, Buffy,” ansimò lui, tirandole il lobo dell’orecchio con i denti. “Dillo. Ti prego. Ho bisogno che tu lo dica.”
Lei si lamentò appena, i muscolo vaginali che gli strizzarono di nuovo il cazzo. Come poteva pensare che lei avrebbe mai permesso a qualcun altro di toccarla in quel modo? Che avrebbe mai permesso ad un altro uomo di esserle così vicino da poter dire persino quale fragranza di shampoo preferisse. Non c’era nessun uomo dopo Spike. Non per lei. Ecco tutto. L’aveva trovato a diciassette anni. Il suo tutto.
“Nessun altro,” rispose con voce gutturale, quando sentì di riuscirci. “Dio, lo sai.”
“Dannatamente” Spinta. “Esatto.”
“Ooohhh…”
“Mi rendi selvaggio. Fottutamente selvaggio.” A quelle parole, si estrasse completamente da lei; gli occhi sgranati e fissi nei suoi. La punta del suo pene eretto si strusciava deliberatamente contro le sue sensibili pieghe, lo sguardo che danzava, quando lei ansimò e cercò di tirarlo di nuovo dentro. “Mi annulli con un’occhiata. Un fottuto tocco.”
“Spike!”
“Ho solo pensato che avessi bisogno di sapere che sono serio.”
Le unghie di Buffy gli solcarono gli avambracci. Stupido uomo macho e le sue prese in giro. Le sue gambe scattarono verso l’alto e gli si avvolsero intorno ai fianchi, facendosi leva per spingerlo sotto di lei. Posizionò il suo cazzo alla sua apertura scivolosa e di nuovo calò violentemente su di lui, prima che avesse la possibilità di reagire. Guardò i suoi occhi sgranati per la sorpresa, poi vicini all’estasi mentre un lungo, feroce gemito gli vibrò attraverso la gola.
“Serio,” replicò lei, sorpresa alla nota scanzonata nella propria voce, quando il suo corpo inizò a muoversi sensualmente su quello di lui. “Si, direi che questo è molto serio.” Scivolò sul suo corpo finchè la sua figa non arrivò a strofinarsi alla base della sua erezione, i loro morbidi riccioli fusi insieme, le mani che gli tenevano le braccia ancorate al letto.
Allora attivò quei muscoli che aveva scoperto la notte precedente, e cominciò a spremergli via la vita.
“Oh cazzo.” Le sue mani mantennero la presa sul suo corpo quando lui cercò di sedersi, il suo osso pelvico che si contorceva contro il suo. “Gesù, Buffy.”
“Mmmm. Ti piace?”
Lui stava strabuzzando gli occhi. “Cazzo!”
“Solo io, giusto?” Lei sogghignò e fece spallucce quando lui la guardò, perplesso. “Hey, rispondere sarebbe carino.”
A quel punto parve che lui non avesse altra scelta se non annuire. Freneticamente. “Solo tu,” balbettò, un lungo miagolio che gli scappò dalla bocca quando lei lo strizzò di nuovo. Più stretto. “Solo tu. Ora e per sempre. Mai più nessun’ altra. Mia. La mia Buffy. Dio, ti amo.”
Il suo sorriso mutò da indulgente ad adorante a quelle parole, e si sollevò leggermente da lui, per poi andare giù di nuovo. Regolò il proprio ritmo contro il suo come aveva fatto lui l’altra notte. Provocatoriamente, lasciò che il suo cazzo scivolasse via dalla sua calda umidità, una gamba poggiata sul letto, l’altra attorno a lui. Portò la sua punta a strofinare contro il proprio clitoride, gli occhi che si spalancavano al contatto. “Oh Dio.”
“Oh Dio!” concordò Spike senza fiato, le mani che strizzavano le coperte. “Così maledettamente eccitante. Cazzo, cosa mi fai.”
Lei lo strofinò rudemente contro di lei, gli occhi chiusi. Dio, da dove fosse uscito fuori quell’atteggiamento da puttana non lo sapeva, nè le importava. Tutto ciò che contava in quel momento era lì, nella sinuosa sensazione di sentirlo contro di lei mentre mentre si stuzzicava. “Uhhh…”
E quando lui parlò di nuovo, la sua voce era tremante. Gutturale. Implorante. “Buffy…Dio, ti prego.”
A quel punto lei sgranò gli occhi, e annuì prima di condurlo di nuovo dentro di sé. Gemiti collettivi risuonarono nell’aria, già appesantita dai loro odori mescolati. Buffy gettò la testa all’indietro e ricominciò a muoversi lentamente, le mani che facevano presa suoi fianchi di lui, sostenendola mentre lo guidava lentamente al galoppo.
Lui la guardò attraverso gli occhi socchiusi; guardò il lieve ballonzolare dei suoi seni che lo provocavano col loro tocco. Guardò il suo viso contratto in estasi. Le passò le dita tra i capelli mentre l’altra mano cercava il suo centro.
Trovò il suo clitoride e lo strofinò furiosamente. I suoi ansiti squarciarono l’aria, e improvvisamente stava venendo. I suoi fianchi cozzarono contro quelli di lui mentre gridava il suo nome in un vortice di godimento. Le mani di Spike corsero alle sue cosce con un grugnito, spingendosi sempre più a fondo dentro di lei mentre spruzzava il suo rilascio. Mugolò qualcosa di feroce mentre i muscoli di lei gli spremevano via tutto ciò che aveva da darle. Il suo nome una preghiera sussurrata sulle labbra.
Secoli dopo, Buffy collassò di botto sul suo torace, ansiti selvaggi che lottavano per la libertà. Sentiva il cuore battere tempestoso contro il petto, il respiro di lui che risuonava insieme al suo. Una mano risalì a ricacciarle indietro i capeli impregnati di sudore. Spike la strinse a sè nel mezzo del loro riposo, la fronte contro la sua. Le loro bocche vicine. I respiri sincronizzati. Ancora chiusi nell’intimità. Legati l’uno all’altra come fossero una cosa sola.
“Dove,” disse infine lui, guardandola in adorazione. Era ben lontana la verginella con cui aveva fatto l’amore la notte prima. La donna a cavalcioni su di lui era completamente diversa, in un modo che era insieme meraviglioso e preoccupante. Non c’era alcuna possibilità che avesse imparato quei trucchi da lui. Non la scorsa notte. “Dove... dove hai imparato quello?”
E incredibile—incredibile— lei arrossì. “Io…non lo so. Ero…andava bene?”
Spike sbattè le palpebre nel vederla dubbiosa. “Bene? Fottutamente bene? Mi ha quasi ucciso! Fottuto Cristo, non ho mai provato niente del genere.” Scosse la testa in ammirazione. “Sei incredibile. Dio, ti amo.”
“Ti amo anch’io.” Buffy emise un respiro tremolante. “Proprio non so come…non lo so. Forse qualche rimanenza da Halloween?” Il suo rossore aumentò, e guardò in basso, imbarazzata. “Liz…ummm…sapeva un po’ di trucchetti. Immagino di… non lo so.”
Lui scosse di nuovo la testa, scostandole dal viso i boccoli sfatti dei capelli. “Maledettamente fantastica,” mormorò. “Cazzo, ti amo. Ti amo così tanto.”
“Continui a ripeterlo,” osservò lei, il capo chino, quasi vergognosa.
“Non smetterò mai di dirlo. Hai uno schiavo compiacente tutto per te, dolcezza. Sono come gomma nelle tue mani.” S’interruppe, sollevando provocatoriamente un sopracciglio, spingendo il suo cazzo di nuovo duro più in profondità. “Anche se nelle tue manii, dubito che qualcosa possa diventare come gomma.”
“Uhhh…”
Spike le fece correre le mani lungo le braccia. “Stai tremando,” riflettè. “La mia dolce ragazza. E’ troppo?”
“No. No.” E, per dissuaderlo dal pensarla così, i suoi muscoli lo presero in una lunga, agonizzante stretta. “Non è mai troppo. Uhhh…è così bello.” Un gemito. “Così bello.”
“Lo sei anche tu.” Si tirò rispettosamente indietro, cullandola tra le braccia. Stava ancora tremando molto. Nonostante quando aveva detto, sapeva che doveva farle male. Cacciatrice o non Cacciatrice, il suo corpo non era abituato a quello. Non dopo la scorsa notte, o dopo l’incredibile scopata che gli aveva appena dato. Era tutto nuovo per lei. Quelle sensazioni. Quei sentimenti. Lui non sapeva come funzionasse tra persone come loro; sapeva solo che la scorsa notte era stata la migliore della sua vita. Il suo amore, il suo corpo—sapere che era sua, adesso...tutta sua. La migliore della sua vita per così tante, tante ragioni. E non l’avrebbe rovinata stremandola, ora che quelle sensazioni erano ancora fresche. Ora che lei non era sicura di cosa il suo corpo potesse essere capace. Ora che neanche lui lo era.
Non voleva forzarla. Non voleva forzarla a far nulla, in quel momento.
Non mentre quella parte era ancora così nuova per entrambi.
Un lieve mugolio di disappunto le scappò dalle labbra quando lui si estrasse da lei. “Spike?”
“Vado a prepararti un bagno, micetta.” Le allungò teneramente una mano sulla gamba, accarezzandole l’interno coscia in un modo che era più sensuale che sessuale, nonostante tutte le gustose implicazioni. “Voglio assicurarmi che tu non sia dolorante.”
“Non lo sono. Credevo avrei potuto esserlo, ma…forza da Cacciatrice?”
Lui sorrise gentilmente e le posò un bacio sulle labbra. “Fallo per me.”
Gli occhi di Buffy si spalancarono e illuminarono, e non si rifiutò. Non avrebbe potuto. Si limitò ad annuire e si resse su gambe traballanti. Avvolse le braccia intorno a lui mentre la portava fuori dalla stanza. Si lasciò condurre nel resto della casa come una ragazza diversa. Una donna. Una donna avvolta nel protettivo abbraccio dell’uomo che amava. Il mondo le apparve sotto una nuova luce.
“Che ne diresti di un bagno a due?” gli sussurrò mentre lui iniziava a versare acqua fumante nella sua - una volta candida - vasca da bagno. La stessa vasca che ora sembrava il paradiso, per tutte le nuove avventure che lui aveva inaugurato il giorno prima.
“Oh si.” Lo sguardo di Spike corse ammirato lungo il suo corpo, e si leccò le labbra. “Nel modo più assoluto.”
Lei ghignò e lo abbracciò, in un attacco di spontaneità. “Grazie.”
“Per cosa, amore?”
“Per tutto. Ieri notte è stato perfetto. E stamattina…non lo so. E’ come un sogno.”
Un sorriso ironico gli dipinse le labbra, e le accarezzò riconoscente la guancia. “So quello che intendi,” concordò. “E c’è un’altra cosa.”
Si chinò sulla sua bocca per strapparle un intenso bacio, assaporandola appieno come se non avesse ancora memorizzato il suo sapore. “Buon compleanno.”
Una pausa. Poi lei si ritrasse e scoppiò in una risatina. “Dio, l’avevo dimenticato!.”
“Anch’io. Quasi.”
“Buon compleanno, Spike.”
Il suo sorriso si allargò, e le baciò i capelli con reverenza. “Posso avere il mio regalo adesso?” le chiese, attirandola contro di lui. “O più tardi?”
“Hrm. Bè…che ne diresti…di avere adesso il regalo che i nostri amici non vedranno? Quello che coinvolge la vasca da bagno.”
“C’è un regalo che coinvolge una vasca da bagno, huh?”
Lei annuì. “Sono imprevedibile”
“Piccola, non hai bisogno di spiegarmi questo.” Spike ghignò e chiuse il rubinetto, adagiandola nella vasca prima di entrare dietro di lei. Le sue braccia avvolte alla sua vita, la sua duratura eccitazione che le accarezzava l’adorabile fondoschiena. “E l’altro regalo?”
“Stasera. Alla festa a sorpresa di cui si suppone io non dovrei essere a conoscenza, dove dovrai fingere che ti piaccia anche se non è vero.”
Il pensiero che potesse non piacergli qualcosa che gli dava lei era assurdo. “Mi piacerà.”
“Non sai che cos’è.”
“E’ da parte tua. Mi piacerà.”
“Sai quanto questo suona patetico, vero?”
Lui fece spallucce. “Sono un ragazzo patetico.” Prese una pallina da checca poggiata sul bordo della vasca, valutandola con un sopracciglio inarcato, ma decise di non chiedere niente. “E tu…anche tu avrai il tuo stasera.”
“Stasera?”
“Davanti agli altri.” Spike sogghignò e le affondò scherzosamente i denti nella spalla, facendola dimenare tra le sue braccia, così che si ritrovasse di nuovo a cavalcioni sul suo grembo. “Dove dovrai fingere che ti piaccia anche se non è vero.”
“Mi piacerà.”
“Come fai a saperlo?”
Una pausa. “E’ da parte tua.”
“Patetico.”
“Già. Io sono patetica, tu sei patetico. Siamo tutti patetici.” Buffy ridacchiò, e la musica che vi era dietro gli fece stringere il cuore con tutte quelle stupide note di poesia che non poteva fare a meno di voler esternare ogni volta che le stava intorno. “Possiamo essere patetici insieme,” decise lei, avvolgendogli le braccia al collo.
“Ci sono cose peggiori,” concordò Spike con calore, rubandole un casto bacio. Cercando di ignorare il modo in cui lei si stava deliberatamente muovendo sulla sua erezione. “Ti amo.”
“Ti amo anch’io.”
“E lo stai facendo di proposito.”
Buffy ghignò. “Ci puoi scommettere.”
“Sgualdrinella.”
“Pervertito.”
*“Asina.”
“Bue.”*
[*’kettle’ e ‘pot’ sono i due termini di paragone nell’equivalente inglese del nostro proverbio: “Il bue che dice cornuto all’asino”, n.d.t]
Spike le arrotolò i capelli intorno alle dita, tirandola a sé per un altro bacio mentre il suo cazzo premeva contro la sua fica, e lei si abbassò di nuovo su di lui. “Mia,” ansimò lui, in estasi.
“Tua.”
E si fermarono così. Stretti l’uno all’altra. Il giorno cantava il suo motivetto mattutino intorno a loro.
Oggi. Solo un giorno intrappolato. Un giorno per esplorare le sensazioni e le reazioni a quello iniziato la notte prima.
Un giorno solo.
Non era chiedere troppo.I gemiti di Drusilla si erano finalmente attenuati col sopraggiungere dell’alba, e si era profondamente addormentata, comodamente avvolta tra le braccia di Penn. Lui le aveva promesso che quando il dolore avrebbe raggiunto le vette più alte le sarebbe stato accanto, ma non era più riuscito a sopportare i suoi lamenti. Quella dannata donna gli stava facendo venire il mal di testa, e c’erano troppe cose di cui occuparsi. La festa di bentornato di Angelus non era andata come si era aspettato. Non c’erano cadaveri abbandonati nei corridioi della Sunnydale High. I Cacciatori che avevano pianificato di uccidere per poi farla finita stavano probabilmente scopandosi a vicenda. Dall’odore che avevano la scorsa notte, sapeva che il ll loro approccio alla danza era tutt’altro che finito. Era una tentazione, ancora più per Angelus, immaginava, sporcare le mutande di una ragazza prima che qualcun altro potesse farci un giro.
Per quello che aveva fatto a Drusilla, avrebbe sofferto come nessun altro aveva mai fatto.
“Non mi sembra di ricordare che t’importasse così tanto di lei, oggi,” biascicò Angelus mentre gironzolava provocatoriamente nella loro stanza. “Mi pare che me l’hai offerta per compensarmi riccamente, se te l’avessi tolta dai piedi una volta per tutte.”
Penn ghignò amaramente e si strofinò la bocca. “Vuoi sentire una cosa divertente? Non mi sembra di ricordare che tu ti sia lamentato. Ti è sempre piaciuta molto più di quanto piaccia a me.”
“E nonostante ciò, non sono io quello che la sta coccolando adesso” Il suo sire si strinse noncurante nelle spalle, lasciandosi cadere sulla sedia più vicina e alzando i piedi in un atto di subdola impertinenza per tutto ciò che il suo childe aveva guadagnato. Il gesto non sfuggì a Penn, e non aveva affatto dimenticato quanto piccole cose come quelle sapessero irritarlo. “Dru è peggiorata. E in più, questo le piace. Cedi ora, e non avrai mai più un briciolo di rispetto per te stesso.”
“E questo viene da un mangiatore di ratti? Sono stato insieme a lei per un secolo e mezzo. So come occuparmene.”
“Centocinquant’anni. Wow. Ora c’è qualcosa di cui essere orgogliosi.” Angelus roteò gli occhi e scosse la testa. “Dru non è mai stata monogama, ragazzo mio. E nemmeno tu, pensandoci bene. Papà è tornato e all’improvviso tu costruisci una fortezza intorno a lei. A che pro?”
“Non all’improvviso. Pensi che non sappia che lei è tua? Lo sapevo anche quando ti ho riportato indietro, per cui —in ogni caso— sei il benvenuto.” Una pausa. “Dru ama giocare con i paletti, fidati, ma non aveva mai avuto il piacere di sentirne davvero uno. Credo che l’acrobazia della tua ragazza, ieri notte, le abbia regalato qualcosa per cui era pronta.” Penn si accigliò e applaudì a quelle parole, dondolando da un piede all’altro. “A questo proposito, non posso fare a meno di notare che non è ancora morta.”
Angelus inarcò un sopracciglio. “Oh andiamo. Mi conosci meglio di quanto fai credere.”
“Allora che mi dici?. Non è nemmeno una parodia d’esistenza. Sai, quello che avevi intenzione di lasciarle sulla soglia di casa, preferibilmente mutilato fino ad ssere irriconoscibile?”
Un’altra indifferente scrollata di spalle. “Le cose cambiano.”
“Si, bè, le cose tornano com’erano. Perchè non fai qualcosa al riguardo?”
“Con la ragazza farò a modo mio, Penny. Non è divertente ucciderli uno davanti all’altro. Ci sono già passato tante volte, l’ho già fatto.” Lanciò un’occhiata indicativa in direzione di Drusilla. “Con questa, devi assaporare il retrogusto. Ucciderlo quando lei se lo aspetta di meno? Non è molto creativo. Ucciderlo, dico io, quando lei è beatamente felice? Sicura che niente può farle del male? Quando non mi cerca in ogni angolo? Ha un impatto maggiore, direi.”
Penn lo guardò in cagnesco. “Già, impatto. Sentilo. Che ne diresti se lasciassimo perdere l’impatto e uccidessimo i ragazzini? L’eternità è un tempo lungo per vivere crogiolandosi nella distruzione di due miseri Cacciatori, Angelus. Che te ne pare…tu concentrati su Buffy, Dru ed io ci divertiremo con l’altro.”
Il vampiro più anziano lo guardò con tranquillità. Come se avesse detto qualcosa di particolarmente percioloso. “Stai senza dubbio prendendo l’iniziativa,” disse. “C’è stato un tempo in cui le mie parole erano come Vangelo. Tu eri un purtiano, e tutto…”
“Un tempo. Non più. E’ un po’ che non sei più in giro come vampiro, Angelus. Ed io e Dru? Non sono così sicuro che il tuo cuore possa reggerlo.” Penn scosse la testa con disgusto. “Vedi che effetto ti ha fatto avere un’anima? Inventi scuse come se questo non cambi niente. Pensavo che mi sarei sbarazzato di quei Cacciatori prima che ti riportassimo indietro. Non erano quello che stavo cercando. Indovina un po’. E’ cambiato. E ti piacerà, o riporteremo l’anima in quel tuo culo ingrato e ti impaletteremo senza darti il tempo di dire le tue ultime preghiere.”
Angelus lo fissò come se avesse detto qualcosa di immensamente divertente. “Bene, bene, bene” riflettè. “Qualcuno è diventato un uomo, mentre io ero via.”
“Pensi che io non sia all’altezza?”
“No, penso che tu lo sia, ecco perchè è così divertente.”
Penn fece una smorfia. “Già. Scherzaci su finchè ti va. Solo, ricorda, tu mi hai reso come te. Tutti i tuoi trucchetti? Tutte quelle mosse che credi tanto imprevedibili? Io le conosco. Le conosco molto bene. Giocheremo a modo mio, o non giocheremo affatto. Afferrato?”
Il suo sire allargò diplomaticamente le braccia e si strinse nelle spalle. “Sei tu il capo.”
Nel suo tono era impresso tutto meno che sincerità. E lo sapevano entrambi.
Era così tra loro da secoli. Così, o qualcosa del genere. E c’era di più; Penn lo sapeva quando era arrivato. Quando Drusilla aveva accennato per la prima volta all’idea di riportare indietro il loro sire. Nel tirar fuori Angelus dal pacchetto faccia-da-bebè che era diventato. Lo sapeva, ma non gli era importato.
In fondo, c’era rispetto. Rispetto che il vampiro più anziano aveva per entrambe le sue creature. Rispetto che non avrebbe mai confessato. Soprattuto adesso, strappato dal suo crocifisso e riportato nel corpo che gli apparteneva.
Nient’altro importava. Avevano dei Cacciatori da uccidere.
Si era sempre chiesto cosa signifcasse assaggiarne uno. Solo uno. Ed ora aveva la sua possibilità.
Si sarebbe assicurato che il suo sire non lo ostacolasse.
Capitolo 15 - Bramare il perdono
Due lunghe settimane erano passate, e niente.
A parte che non era -del tutto- niente. Non che Angelus fosse preoccupato. Le morti aumentavano, gli amazzavampiri erano impegnati. Al punto che i giorni venivano trascorsi a dormire, la scuola era persa per il bisogno di riposare in preparazione della ronda notturna.
Ovviamente, Joyce non sapeva nulla di questo, per suggerimento di Giles. L’aumento del lavoro causato da Angelus aveva portato qualche differenza. Spike si era trasferito a casa dell’osservatore il giorno dopo il loro compleanno, ed era stato deciso che avrebbe preso lavoro alla biblioteca della Sunnydale High. Qualcosa che soddisfava praticamente tutti. Un ammazzavampiri col suo osservatore tutto il giorno, abbastanza vicino all’altra ammazzavampiri per rubare momenti di passione.
Per ora, comunque, con i cimiteri pieni di vampiri - per non menzionare i soliti demoni che affrontavano - Buffy e Spike avevano perso giornate a dormire l’uno nelle braccia dell’altro. Giles faceva da copertura per Snyder, nonostante i sospetti del preside, e loro riposavano.
Il che era il problema minore. Ma dopo cinque giorni consecutivi di assenza, la scuola aveva infine chiamato a casa per informare Joyce. Peggio, il bibiliotecario, che non aveva effettivamente autorità nelle attività degli studenti, si era preso cura delle giustificazioni fino a quel momento. Non aiutò certo che Buffy chiamasse a casa per ricordare a sua madre di firmare la sua pagella di metà anno, e per la magia dell’identificatore di chiamata, si seppe che telefonava da casa di Giles.
Il fatto che fosse lò con il suo ragazzo non aveva importanza. La logica volò dalla finestra, sia per preoccupazione materna sia per le insinuazioni del preside Snyder, Joyce tuonò alla Sunnydale High in un pomeriggio particolarmente nuvoloso e trovò l’uomo in questione spolvarare alcune copertine nella libreria abbandonata.
Giles alzò gli occhi per la sorpresa. Era inquietante che qualcuno entrasse nella biblioteca. Vero era che Spike aveva chiamato prima per informare che lui e Buffy si erano svegliati e sarebbero arrivati, ma sapeva che ‘sarebbero arrivati’ significava il doverli aspettare tra adesso e le prossime due ore. Era diventato quasi impossibile ignorare la vita sessuale che il suo surrogato di figlia aveva scoperto da quando l’altro ammazzavampiri era in casa sua. Cercò di passare oltre convincendosi che era una questione profetica, e interferire non era nell’interesse di nessuno. Ma comunque Buffy era ciò che più si avvicinava a una figlia che lui avrebbe mai avuto - gli sguardi che si lanciavano i due quando pensavano che nessuno li guardasse erano più di quanto volesse considerare. Confidava almeno nella considerazione di Spike; per quello che ne sapeva, niente di inappropriato era stato fatto nella sua casa. Col fatto che le pattuglie notturne erano diventate più pesanti, dormire era l’unica cosa a cui pensavano durante il giorno. Oppure era di questo che cercava di convincersi.
Questo non spiegava la presenza di una furente Joyce Summers nella sua biblioteca.
“Signora Summers” disse diplomatico, dandole un sorriso di benvenuto mentre appoggiava lo straccio per spolverare “Cosa posso fare per lei?”
La donna non era dell’umore per la diplomazia. Se non era evidente dalla sua espressione, lo sarebbe stato per quello che avrebbe detto dopo. L’ira sopra ogni cosa.
“Va a letto con mia figlia?”
Giles spalancò gli occhi, la sua mente improvvisamente piena di stupore e immagini a cui non voleva assolutamente pensare. Perchè mai le era venuta un idea così assurdamente rivoltante ed impossibile?
“C-cosa?”
“Mia figlia. Buffy. Parla molto di lei. Molto più che dei suoi insegnanti, che so deve vedere per legge ogni giorno. E parlando di questo, non viene a scuola da una settimana. E pare che sia stato lei a giustificare la sua assenza dalle lezioni. Ogni lezione, ogni giorno.” Joyce era furente, certa della sua colpa. Dio, lo sguardo nei suoi occhi era sufficiente a far dubitare lui stesso della prorpia innocenza. Improvvisamente si sentiva molto poco innocente. “Ma il vero problema? Mi ha chiamato per ricordarmi di firmare qualcosa oggi. Ed era a casa sua”
“Io... Io... Buon Dio, questo è semplicemente terrifiante!” avrebbe avuto bisogno di nuove lenti per gli occhiali se non li avesse messi da parte “Signora Summers, glielo assicuro, Buffy è come una figlia per me. Non farei mai-”
“Quindi devo pensare che ci sia una spiegazione perfettamente logica?”
“Si. Si! Certamente” Oh grazie a Dio. Se c’era un giorno in cui i due erano stati rapidi, era oggi. Buffy e Spike entrarono nel secondo successivo attraverso le porte della biblioteca, e il sollievo gli rilassò le spalle, dolce come non mai.
“Mamma?”
“Buffy, dì a tua madre che io e te non andiamo a letto insieme”
Gli ammazzavampiri si fermarono di colpo, i loro volti segnati dal disgusto.
“Okay, quante volte posso dire ewww?”
“Non abbastanza” aggiunse Giles “Potresti stare lì a dire ‘eww’ per circa un ora, fa che sia il tuo esercizio per oggi”
La sicurezza di Joyce oscillò, e guardò Spike “Oh. Oh. Giusto. Il fidanzato” scosse la testa “Che è figlio del signor Giles”
Giles spalancò gli occhi a sentirlo, ma uno sguardo ai suoi pupilli fu sufficiente a convincerlo di reggere il gioco. Meglio che pensasse che Spike fosse suo figlio piuttosto di qualcosa di disgustoso come prima.
Il suo compagno di casa sorrise alla madre di Buffy e vacillò leggermente “Salve, Joyce” disse, teso. Per quando innocente fosse Giles, sapeva dannatamente bene che suo ‘figlio’ non lo era. “Come va?”
Grazie a Dio fu ignorato.
“Beh...” la donna iniziava ad essere confusa “Non capisco. Il preside Snyder ha detto che il signor Giles ha firmato le giustificazioni. E lui... beh, ha suggerito che...” scosse la testa “Okay, mi dispiace. Ho un po’ perso la testa. Ma ancora non spiega perchè non sei andata a scuola.”
No, non lo spiegava.
Ma qualcos’altro l’avrebbe fatto. Ed era tempo che lo sapesse. Se non per la sua sicurezza ora che tre pericolosi vampiri erano in città, almeno per evitare situazioni come queste in futuro.
“Umm, la prego, si sieda” disse Giles impacciato, guardando Buffy e Spike in un modo che gli fece capire cos’era necessario fare. Ora più che mai.
E così si sedettero e chiarirono. Lì. Quel pomeriggio. Giles e i suoi cacciatori, e Joyce.
Due giorni erano passati. Joyce stava lentamente scendendo a patti con la situazione, il chè era un progresso dal caos che aveva creato quando la parola ‘ammazzavampiri’ fu menzionata. C’erano volute delle serie spiegazioni, e non fu facile. Ora sapeva che sua figlia era cacciatrice come Spike, e che lui non era parente di Giles. Ma comunque sia abitava da lui. E Giles era il loro osservatore, per questo Buffy passava tanto tempo con lui.
Più importante, sapeva che Angel era un vampiro. Di recente divenuto cattivo. E di non uscire mai col buio, mai.
Sapeva anche che Buffy perdeva le lezioni, e dopo un periodo iniziale di obiezione materna e molte tediose spiegazioni su come la virtù di salvare il mondo superasse l’educazione della Sunnydale High, acconsentì a chiamare lei stessa la scuola. Questo a condizione che Buffy chiedesse aiuto a Willow per il lavoro perso, e tornasse a casa a dormire invece di andare a casa di Giles dove sarebbe rimasta sola tutto il giorno col suo ragazzo. Se la donna avesse notato o meno le occhiate che si lanciavano e avesse supposto cosa i due facessero insieme, non lo diede a vedere.
Quel Venerdì mattina prima di lasciare il lavoro, Joyce lasciò dei soldi sul comodino di Buffy con un post-it in cui diceva di usarli per il pranzo quando si fosse svegliata. Poi le aveva tolto i capelli dal viso, baciato la fronte e uscita ad affrontare la giornata. Appena la porta principale si fu chiusa, la cacciatrice aprì gli occhi. Ascoltò un momento per assicurarsi che la madre non avesse dimenticato nulla, poi andò ad aprire la finestra. Come aveva sospettato, Spike era lì, sorridendo nella luce del giorno.
“Buongiorno piccola” la salutò assonnato, baciandola rapidamente “Mamma è andata?”
Buffy sorrise mentre lui entrava “Come sempre” confermò, ugualmente esausta “Hai parlato con Giles?”
“Se n’era andato quando la mia svegila ha suonato. E poi non abbiamo niente da riportare da ieri notte”
“Sai, amore, mi piace averti qui, ma se volevi stare da Giles non ti avrei trattenuto contro la tua volontà”
Spike scosse la testa, prendendo i boxer che le aveva lasciato tempo prima quando lei li lanciò nella sua direzione. Da quando sua madre aveva dichiarato che stare da Giles non era il caso, erano semplicemente rimasti da lei. Buffy non sapeva di questa sua idea, si era a malapena svegliata il giorno prima sentendolo raspare alla sua finestra. Aveva sorriso comprendendo e si era svegliata, lasciandolo entrare e ricadendo sul letto. “Non riesco a dormire senza di te” le rispose, scivolando nei boxer dopo aver tolto i jeans “Non bene”
“Nemmeno io. Volevo solo farti sapere che non era necessario se non volevi farlo”
Le sorrise stanco e scosse la testa “Vorro sempre stare vicino a te, piccola. Ora dormiamo. Hai avuto una notte impegnativa”
“Mmm” confermò lei mentre tornavano a letto. Il torace di lui premuto sulla sua schiena, un braccio protettivo sullla sua vita “Anche tu”
Spike mormorò qualcosa che lei non riuscì a decifrare e le baciò la gola. “Buonanotte”
Buffy si arricciò contro di lui, felice “Buonanotte
“Ti amo”
“Ti amo anche io”
E si addormentarono.
* * *
Era iniziata abbastanza innocentemente. Drusilla girovagava senza meta, con sguardo ammaliato sul viso. Angelus non era estraneo ai suoi bizzarri modi di fare. Anzi, nei loro passati giorni insieme era quello che lo aveva attratto a lei. E a dire la verità, era sembrato innocuo. Cantare alla luce del sole immaginaria, volteggiare attorno a vampiri inferiori che avevano capito non era il caso porle domande.
Quando aveva sussultato, comunque, in quel modo che indicava la ricezione di una visione, l’intera casa si era bloccata per l’apprensione.
“Tick tock” aveva mormorato “Tick tock, tick tock. La piccola zingara fa tick tock. Viene per te, viene per te, e in famiglia non saremo più tre...” aveva alzato gli occhi terrorizzata “Lo farà, mio caro. Muoverà paradiso e terra e ti sepellirà”
“Zingara?” sbottò lui “Dru, non mi piace quel genere di linguaggio in casa mia”
“Cattiva ragazza. Vive tra scienza ed equazioni. Le mangia come fragole. Da tutti i cracker agli acrobati e non lascia briciole per i gattini”
Non ci volle molto per capire qualcosa dei suoi vaneggiamenti, e del resto quella conclusione era sempre stata inevitabile. Con una come Buffy, gli incidenti venivano richiamati con una poco sana attendibilità. Penn prese la minaccia seriamente, si era sforzato molto per far tornare indietro il suo sire. E non c’era modo in cui la famigli apotesse permettere qualche trucco per ridargli l’anima, nonostante le loro differenze.
I cacciatori da soli erano fuori gioco. Angelus se n’era assocurato. Con quanto aveva tenuto occupati i piccioncini in queste due settimane, c’era una certa sicurezza che sarebbero andati tranquillamente in pattuglia senza porsi domande. Senza andare prima alla biblioteca.
Il ché era fantastico. La piccola zingara lavorava alla sua scrivania, come tutti gli ingenui umani. Come mai non lo portava a casa il suo prezioso computer? Non che avrebbe migliorato le cose, l’avrebbe uccisa comunque.
Penn iniziava a dargli sui nervi, come poteva capitare quando sceglievi di prendere qualcuno sotto la tua ala. E per quanto era grato, ucciderlo era fuori questione. Penn era della famiglia, ed era stato il capo di casa per un secolo. Non era davvero colpa sua se aveva naturalmente assunto quel ruolo che ora sarebbe rimasto suo.
Ci avrebbe pensato più tardi.
Ora, doveva uccidere un insegnante.
Il sangue direttamente dal rubinetto era delizioso. Il sangue da quelli che credevano di conoscerti? Non aveva prezzo. La stupida zingarea scriveva a computer nel buio della sua classe. Non lo aveva nemmeno notato entrare.
Non che nessuno notasse Angelus quando non voleva essere visto. L’assoluta stupidità tra gli umani, comunque, era qualcosa che non avrebbe mai smesso di attirarlo.
Una nozione che non fece che crescere quando lei finalmente notò di non essere sola, urlò, e saltò dalla sedia. Andando prevedibilmente verso la porta. Come se lui l’avrebbe lasciata uscire. “Angel...” disse, il suono del suo nome umanizzato sulle sue labbra incitò un leggero ruggito. Un altro problema dell’umanità, non riuscivano a capire la differenza tra mele e arance “Come sei entrato?”
Beh, prima cosa, scuole? Non erano esattamente a prova di vampiro.
Le avrebbe dato la stupida risposta. Dopo tutto, la povera casa stava per essere uccisa. Poteva almeno rilassare la sua confusione. Prima le buone maniere.
“Ono stato invitato” rispose tranquillamente “Il cartello di fronte alla porta. Formatia trans sicere educatorum.”
“Entrate voi che cercate la conoscenza”
Però, quand’è che tutti in città erano diventati esperti di latino?
“Che posso dire?” si avvicinò “Sono un ricercatore della conoscenza”
Prevedibilmente, Jenny sussultò e si fece più indietro. Occhi spalancati ed imploranti, anche se la sua voce fingeva calma. Un punto per la creatività, ma non sarebbe arrivata lontano “Angel. Ho... buone notizie”
“Ho sentito. Sei andata al negozietto di magia qui vicino” sorrise alla sua espressione, alzando i fogli sulla sua scrivania “Un globo di Thesula. Se la memoria non mi inganna, dovrebbe contenere l’anima di una persona... dall’etere, e può ritrasferirla”
Jenny continuava a indietreggiare. Puntava su velocità ed agilità per salvarsi da quell’angelo rigettato dal paradiso. Era un pensiero dolce, in effetti. Era la caccia quello che bramava. Era la caccia al centro di tutto. “Sai cosa odio di più di queste cose?” un urlò riempì l’aria mentre il globo si distruggeva contro il muro “Sono dannatamente fragili. Dev’essere un abilità di quei maledetti zingari, huh?”
“Io sono certamente d’accordo” era Penn. Entrato dall’altra porta. Angelus sorrise ma non si voltò verso di lui, tenne gli occhi fissi sull’insegnanti. Comunque, sentì il suo childe avanzare. “Certo l’arte di togliere e dare l’anima è un genere che non lascerei in mano agli zingari, comunque. Quasi di sicuro manderebbero qualcosa a farsi fottere”
“Che espressione” disse il vampiro più anziano scuotendo la testa in finta scusa “Sua madre non gli ha mai insegnato le buone maniere”
“No, l’ha fatto. Probabilmente per quell’assurda credenza religiosa” ritorse Penn, avanzando “Immagino di essere stato preso da quella ribellione da adolescente. Anche se in effetti ero poco più di un adolescente quando sono morto”
Fu lì che Jenny tentò sul serio di andare alla porta. Non che sarebbe arrivata tanto più avanti. I due vampiri nella stanza, e un ugualmente furiosa Drusilla fuori. La povera donna era, in una parola, fottuta.
“Io non ci proverei” l’avvertì Angelus, non abbastanza veloce per impedirle di urlare alla vista dell’altro demone che occupava l’uscita “Non posso dire di non averti avvertita”
“Angel-”
Scosse la testa, avvicinandosi alla finestra mentre Drusilla entrava. Ora, con due childe dalle sue parti, non c’erano possibilità. “Jenny” disse piano “Non chiamiamoci per nome”
Gli occhi di lei si spalancarono mentre il suo volto si trasformava, un grido le si fermò in gola.
Un grido che non trovò vita, il che fu deludente. Gli piaceva quando urlavano.
* * *
La pattuglia di Buffy e Spike consistette in un altra confusione di attacchi di demoni. Iniziarono a troncare l’abitudine di riportare gli avvenimenti a fine nottata. Non c’erano motivazioni di panico o preoccupazione, non ancora. I due cacciatori insieme erano praticamente inarrestabili. Il modo in cui si proteggevano a vicenda era più che semplicemente inusuale. I giorni prima dell’arrivo di Spike erano ombrosi e fuorvianti.
Giles non riusciva a ricordare com’era. Un tempo di preoccupazioni insensate e tarde notti, temendo le conversazioni che gli osservatori avevano con i genitori di bambini morti dall’inizio dei tempi. Ma Spike era con lei ora.
Era troppo protettivo per lasciarla in pericolo.
Giles conosceva bene quella sensazione.
Era di umore fantastico, e la consapevolezza lo sbalordì. C’erano tutte le possibilità che Angelus, Penn e gli altri stessero tramando qualcosa di terribile. Qualcosa di terribile che magari poteva essere su scala apocalittica. Joyce ora sapeva che sua figlia era la cacciatrice, sapeva delle creature della notte. Sapeva tutto. E tutto sommato, aveva assimilato tutto con sorprendente apertura.
C’erano comunque delle ricerche che voleva approfondire. Nessuno dei suoi libri diceva che Penn avesse particolari schemi di caccia... ma c’erano migliaia di testi là fuori. Migliaia di posti nella sua stessa libreria ancora da guardare, e ancora molti che non avrebbe saputo senza chiamare il Consiglio. Loro avevano tutto quello che era necessario, ma portare qui il Consiglio ora avrebbe solo complicato le cose. Non era pronto. Non era pronto a dire che non si fidava che i suoi Cacciatori avrebbero sistemato le cose, perchè lui si fidava invece. Si fidava molto. Erano assolutamente efficienti.
Ma stanotte le regole sarebbero cambiate. Tutto sarebbe cambiato.
Il peso del mondo ricadde sulle spalle di Giles nel secondo in cui attraversò le porte della biblioteca della Sunnydale High. Lo seppe prima di vederlo. Una sorta di premonizione lo colpì un attimo prima che i suoi occhi cadessero col suo viso senza vita. E poi tutto se ne andò. Crollato. Distrutto. Sparito. La freddezza gli riempì il corpo, ed i libri caddero a terra.
“Oh Dio”
* * *
Fu un orribile promemoria di non sottovalutare mai quanto rapidamente il mondo potesse andare a pezzi. Le successive ore dimostrarono quel sentimento con perfetta chiarezza, e lasciarono il regno della razionalizzazione da qualche parte nella terra della negazione. Da qualche parte tra i rapporti della polizia e le chiamate a chi gli voleva bene, Giles era sgattaiolato via e aveva raggiunto il posto da cui sapeva non sarebbe più tornato.
Buffy e Spike studiarono la scena alla biblioteca, ignorando i piagnucolii di Xander e Willow dietro di loro. C’era solo una conclusione da trarre. Le armi non c’erano, si, ma lui doveva essere passato da casa. Le armi migliori, quelle riservate a quando il mondo stava finendo... era là che le teneva.
Non alla biblioteca, non dove chiunque poteva trovarle.
I Cacciatori si guardarono l’un l’altro, si voltarono, ed uscirono mentre Harris continuava a parlare di Angel e di come nessuno ancora lo avesse ucciso. Sembrava ignorare il fatto che lo cercavano avidamente ogni notte da due settimane, piccolo dettaglio. Qualunque cosa il maestro vampiro avesse pianificato, era decisamente uscito dal suo tipico modus operandi.
Ma Angel li conosceva. Sapeva dove affondare il coltello. E aveva ucciso Jenny Calendar. Quello era Angel, lei lo sapeva. Ma c’erano troppe firme qui. Il suo corpo era in posizione di croce rovesciata, appesa alla parete più lontana della biblioteca. Quello era Penn, sapeva anche questo. Non capiva come poteva saperlo, ma era così. Gli occhi di Jenny erano graffiati. Unghie. Donna. Drusilla.
Sotto di lei c’era una pila di libri. Le pagine aperte su racconti storici dei metodi di caccia di Angelus, in particolare quando non era accompagnato dal suo childe. Erano pieni di sangue.
Quello... quello era Angelus.
E Giles l’aveva visto. Giles l’aveva trovata.
A casa dell’osservatore avevano trovato un rituale, che Willow aveva identificato come un incantesimo di localizzazione.
Ora avevano un posto
Un posto in cui Giles era andato.
Era andato a farsi uccidere
* * *
Non era bello distrarre un uomo che affrontava tre pericolosi vampiri in un ingresso che veniva gradatamente inghiottito tra le fiamme. Veramente, Buffy non sapeva cosa stesse pensando. Tutto ciò che sapeva era che il suo osservatore si era intrappolato in una buca mortale, e dallo sguardo che aveva non riuscì a capire se gli importava o no.
Quel pensiero da solo fu terrificante più di tutto il resto.
In particolare quando Penn colse l’opportunità di attaccarlo a zanne scoperte.
“Giles!”
‘Smettila’.
Nel momento successivo, Spike non era più al suo fianco. Un flash e se n’era andato, lanciandosi contro Angelus, che sembrava più divertito che spaventato dal fallimentare attacco dell’osservatore. Buffy prese un grosso respiro, maledicendosi per il modo in cui i propri occhi erano velati di lacrime.
Non sapeva nemmeno come c’era arrivata. Un minuto era in piedi all’entrata, stupidamente ferma, e il minuto successivo si era lanciata nella stanza. Lanciando via il bastardo dal suo osservatore, gettandolo con più odio di quanto ne avesse mai provato per un vampiro. Divertito. Dimesso. “Bene” sbottò “Guarda chi finalmente si fa serio”.
Di nuovo sentì il familiare fremito alla bocca dello stomaco. I suoi occhi si fissarono sul vampiro di fronte a lei. Guardandolo mentre lui la guardava. Quardandolo mentre il fuoco divampava nella fabbrica e tutti quelli con un po’ di senso scappavano. Volavano alla prima uscita utilizzabile. Vide Spike e Angel lanciare pugni e calci dietro di lui. La presa attorno al paletto si strinse, e seppe che non ci sarebbe stata vittoria oggi. Non da Penn o Angel. Niente vittoria.
Doveva farli fuori.
Doveva fargli male, tanto.
Buffy si gettò nell’aria e volteggiò, lanciando il paletto. Mentre questo volava, la gravità la riportà a terra. Nella stanza piena di fuoco, dove stavano i vampiri.
E guardò trionfante mentre gli occhi di Drusilla si spalancavano, il paletto assicurato al suo cuore. Non riuscì neanche ad urlare. Si sentì a malapena un piagnucolio prima che la sua pelle divenisse un cumulo di cenere. Guardò le fiamme reclamarla.
L’urlo inumano che scaturì dalla gola di Penn fu superato solo dalla furia che vide negli occhi di Angel. Vide Spike scagliarsi contro l’anziano vampiro, richiamarlo nella loro lotta.
Le sembrò di cadere a terra ore più tardi, come avesse visto tutto rallentato. Ore dopo che Drusilla era sparita, ore dopo l’orribile urlo di Penn. Ricadde sui piedi, raggiungendo automaticamente l’altro paletto, contando sull’abilità dell’amante senza doverlo aiutare. Era solo consapevole, l’aveva accettato.
Il fuoco cresceva attorno a loro.
“Ti farò desiderare di non essere mai nata” sbottò il vampiro, fissandola.
La frase in se era un classico, ma vide che lo intendeva sul serio. Se doveva diventare polvere, era determinato a vedere prima lei maledire la propria esistenza. E, forse, fu il momento più spaventoso della sua vita. Lei era il suo obbiettivo. La sua ragione.
Voleva vederla morte. L’avrebbe messa sotto terra dopo averla fatta implorare per questo.
Se lei gliel’avesse permesso. E lei non gliel’avrebbe permesso.
Nel momento successivo, Penn veniva scagliato contro il muro. Lo guardò attonita, sollevata di vedere Spike in piedi dietro di lui. I suoi occhi blu come l’oceano pieni della più enorme tristezza che avesse mai visto, la fissavano con preoccupazione e poi sollievo. Prese un respiro e si affrettò da lei, prendendole la mano.
“Dobbiamo uscire da qui”
“Giles?”
“Fuori. Mi sono assicurato che uscisse”
“Angel?”
“Non lo so e non mi importa”
Buffy non si rese conto di quanto aveva bisogno di respirare finchè Spike non la portò di fuori. Tossì nell’aria pulita pensando che forse il fumo avrebbe potuto ucciderla. Poi guardò Giles, seduto sul pavimento, un espressione vuota. La sua mente era distante da loro.
Dio, voleva essere così arrabbiata con lui. Cosa sarebbe successo se non fossero arrivati stanotte? Cosa sarebbe successo?
C’erano due uomini al mondo senza cui non poteva vivere, ed erano entrambi con lei ora. Lì con lei. Spike le teneva la mano abbastanza stretta da farle male, ansimando così forte che quasi non riuscì a sentire l’edificio dietro di loro che collassava per il fuoco.
“Giles?”
Buffy non riconobbe il suono della propria voce.
Lui alzò gli occhi, guardandola come se non avesse idea di chi fosse o di come sapesse il suo nome “Non dovevi venire qui” disse piano “Non era la vostra lotta”
“E’ sempre la mia lotta” anche se la uccideva, lasciò la mano di Spike per inginocchiarsi accanto al suo distrutto Osservatore.
Padre e figlia, che si confortavano nel bel mezzo delle loro paure.
Sentì Spike dietro di lei un attimo prima che li raggiungesse a terra, le braccia tremanti attorno a lei. Protettivo. Sentì l’umido delle sue lacrime contro la schiena, e il suo corpo si scosse con quella consapevolezza.
E poi si stavano tenendo a vicenda. Loro tre. Accanto ad un edificio che andava in fiamme.
Si tenevano mentre il cielo crollava.
Capitolo 16 - Quando la strada diventa oscura
Buffy non avrebbe mai dimenticato il giorno del funerale di Jenny. Era il primo a cui era stata, la prima volta che era morto qualcuno di così vicino a lei. La prima volta in cui la tensione morale veniva portata per prima. Certo, c’erano state altre volte in passato. Sua madre le aveva ricordato che sua nonna era morta quando aveva cinque anni, e quello zio lontano che non aveva mai incontrato era trapassato prima che si trasferissero a Sunnydale. Le persone del suo stesso sangue ma di cui non le importava. Non aveva ricori passati da condiviere con quelli che amava.
L’oscura terra della bocca dell’inferno era casa di molti, ma la morte non era mai sembrata reale fin’ora. Fino a che non era a fiando di Spike, il cielo coperto i nuvole, guarando il volto senza vita della sua insegnante mentre veniva data alla terra che l’aveva uccisa.
La morte era reale quel giorno.
Avevano perso qualcuno che amavano.
Da allora erano passate delle settimane. Da quell’orribile pomeriggio in cui aveva visto il suo Osservatore piangere alla luce del giorno. Non si era abbattuto come si sarebbe aspettata. Lacrime silenziose erano scese lungo le sue guance. Quasi stoiche. Non l’aveva guardata. Non aveva incontrato gli occhi di Spike. Aveva fatto il suo elogio e se n’era andato. Come se lo avessero sepolto con lei.
La pattuglia era stata ancora lenta, e il pensiero l’aveva terrorizzata. Buffy trovava le sue notti scure e solitarie. Aveva parlato con Spike al telefono e lo vedeva quando poteva, ma a parte le loro occhiate ai cimiteri e le sessioni di allenamento, non riusciva a passare del tempo semplicemente con lui. A lui non piaceva l’idea di lasciare il loro osservatore solo quando era distrutto, anche se gli sguardi che le mandava quando erano nella stessa stanza le facevano capire quanto anche lui bramasse la sua presenza.
La morte li aveva avvicinati anche se le circostanze li avevano separati. Non era colpa di nessuno, poteva andare da Giles se voleva, ma non voleva essere irrispettosa stando col suo ragazzo sotto il suo naso. Era anche d’accordo con lui nel dire che l’osservatore non andata lasciato solo allora.
Penn non era morto. Era quasi certa che non era morto. Non c’era modo in cui si sarebbe lasciato atterrare così in fretta. Nemmeno Angelus era morto. La fabbrica era in rovina, si, ma loro ne erano usciti. Uno con l’aiuto dell’altro. E il pensiero di cosa potevano fare quando erano abbastanza forti, la rabbia che la morte di Drusilla aveva innescato, aumentava la determinazione di Buffy nel volerli battere.
Uccidere Angelus non sarebbe stato sufficiente. Doveva essere completamente sradicato dalle loro vite. Il suo ricordo cancellato, la linea di Aurelius ridotta a cenere. Per quello che aveva fatto a Giles, non ci sarebbe stata pietà. Non le importava come fosse successo o quando, solo che lui sarebbe diventato cenere. Lo avrebbe fatto per lui.
Non aiutava che la Sunnydale High si stesse preparando per un ballo Sadie Hawkins, una stupida cosa in cui le ragazze dovevano chiedere di uscire ai ragazzi e pagare per loro e tutto. Una sorta di percursore per il giorno di San Valentino che sembrava prematuro adesso. E poi, ricordava le parate di Natale nelle prime settimane di Novembre a Los Angeles. La vera festa era ancora lontana, ma le danze in suo onore erano per quel fine settimana, e non sapeva cosa pensare a riguardo.
Beh, sotto la superficie lo sapeva. Lo sapeva bene. Dopo tutta quell’obbligatoria distanza, voleva sepellirsi tra le braccia di Spike e dimenticare tutto il male che era accaduto da quando avevano esplorato i loro sentimenti una notta che sembrava passata da tanto tempo. Gli mancava. La sua compagnia. Il modo in cui la faceva sentire meglio solo stando al suo fianco. Con le braccia attorno a lei. Le lievi carezze che rubava quando pensava che lei non prestasse attenzione. Il modo in cui le toccava i capelli e le baciava la fronte semplicemente perchè voleva farlo.
Per questo aveva deciso di parlare del ballo il prima possibile. Sapeva bene che Spike vedeva i balli scolastici più o meno come lei, ma comunque era bello andare da qualche parte e ballare via la tensione, specialmente se avevi il tuo tesoro al tuo fianco. E poi... era un ballo per coppie. Lui era con lei, e Willow andava con Oz, e Xander andava e basta. I suoi amici andavano. Perchè lei no? O perchè Spike non avrebbe potuto essere il suo cavaliere?
C’era una cosa buona che quella settimana aveva portato. Willow e Oz. La dolcezza di Willow e Oz. Dal suo compleanno, quei due erano stati inseparabili. Era felice per la sua amica oltre ogni parola, e molto lieta che il suo consiglio fosse stato preso. Quei due erano adorabili insieme. Così adorabili che sarebbe bollita di gelosia se non avesse avuto il suo fidanzato sexy che la faceva sciogliere con uno sguardo.
“Stai abbassando le spalle” disse Spike, distogliendola dalle sue fantasie. Si erano allenati per l’ultima mezz’ora, aspettando che Giles si mostrasse ma sperando segretamente che non lo facesse. Per quanto fosse doloroso, l’Osservatore si stava lentamente recuperando. Buffy non voleva una ragione per sentirsi in colpa di essere innamorata oggi. “Piccola, ne abbiamo già parlato”
“Forse le mie spalle lavorano meglio quando sono basse”
“Si. Certo hanno facilitato le cose al demone Ryzorjk che abbiamo incontrato questa settimana, o sbagilo?”
“Sapevo che me l’avresti rinfacciato”
“Beh, se non avessi abbassato le spalle, non avremmo avuto questa conversazione” le sorrise, ridandole l’asta che aveva person durante l’attacco “Su. Ancora”
“Si sergente istruttore”
“Piccola, ti istruisco ogni volta che vuoi” alzò un sopracciglio, e sentì un calore familiare arrivarle alle guance. Ancora adesso, dopotutto, aveva ancora la capacità di imbarazzarla e farle adorare ogni secondo di imbarazzo.
“Non di recente” rispose, mettendo il broncio.
“La mia ragazza si sente rigiutata” rispose, sospirando “Scusa, tesoro. Sai quanto mi ha ucciso starti lontano. Solo...” si leccò le labbra e la guardò “Non so come fare... a stare intorno a lui mentre è così miserabile e io sono così felice, capisci? E poi penso a cos’avrei fatto se quella fossi stata tu e io...” un ombra gli attraversò il viso. Scura. Pericolosa. E aveva menzionato sexy? Era decisamente sexy. “Mi manchi”
“Mi manchi anche tu”
“Continui a entrarmi in testa. È solo... Rupert...” scosse la testa e si passò una mano tra i capelli “No so più come stargli intorno. Non riesco a immaginare cosa sta passando. Ma allo stesso tempo mi viene voglia di portarti da qualche parte e scoparti fino a rassicurarmi che sei ancora qui”
Buffy si leccò le labbra e appoggiò l’asta “Beh... la tua idea non suona così male” offrì gentilmente.
Spike ghignò “Già...” una pausa, i suoi occhi guardarono a terra e la sua sicurezza evaporò “Mi sembra passata una vita da quando ti ho toccata. Credimi, piccola, tutto questo non è facile per me. Devo aggrapparmi a qualcosa ogni volta che torniamo dalla pattuglia per non trascinarti in un angolo scuro”
“Beh... potremmo... sai, c’è una cosa alla fine della settimana. Non so se l’hai sentita o-”
“Quella cosa del Sadie Hawkins” rispose annuendo entusiasta “Ci sono cartelloni intorno a tutto l’edificio, amore. È difficile perderselo”
Buffy mise il broncio “beh, perchè non mi hai detto niente?”
“Mi sembra di aver capito che siano le ragazze a chiedere ai ragazzi di uscire, giusto?” sorrise guardandola predatorio “Ho aspettato che me lo chiedessi per due dannate settimane”
Improvvisamente, per parlare serviva un manuale. Dio, poteva ridurla al nulla senza sforzo “D-davvero?”
“Immagina quante offerte da ragazze volenterose ho dovuto rifiutare?”
L’idea di una donna di qualunque specie che gli si avvicinava la fece innervosire “Spike...”
Spike ghignò, ora contro di lei, accarezzandole i capelli. “Sei adorabile quando sei gelosa” mormorò “Specialmente perchè l’idea di un altra ragazza è quasi repellente per me quanto lo è per te”
“Quasi?”
“Buffy, ti amo così tanto che muoverei la terra e il cielo per te. Lo sai”
Il suo rossore si intensificò “Si...”
Spike le baciò la fronte “Abbiamo un appuntamento allora? Questa cosa?”
“Esatto. Dì alle tue ammiratrici di tornare all’inferno o da dove vengono”
“Non ho ammiratrici, tesoro”
“Sei bellissimo, sei inglese, sei qui tutto il tempo... sono sicura che hai un ammiratrice o due”
Spike scrollò le spalle “Se è così non l’ho notato. E poi, non puoi dire di non attirare tutti i ragazzi nel raggio di cinque miglia”
“Beh...”
“Vedi? Se c’è qualcuno che deve preoccuparsi, sono io. E poi, per quanto ti senti rifiutata ultimamente-”
Buffy roteò gli occhi, allacciandogli le braccia al collo “Sono un esiliata sociale”
“E? I tuoi compagni di classe hanno ancora gli occhi, no?”
“E poi con l’essere follemente innamorata di te e tutto il resto...”
“Sai, dovresti menzionare questa parte più spesso” sorrise abbassando la bocca per catturare la sua. Sentire le sue labbra muoversi sulle proprie era più di quanto potesse reggere. Solo quello. La semplice sensazione di essere baciata dall’uomo che amava. Non che le ultime settimane fossero passate senza baci, ma questo era più simile a quelli che adorava. Quello lussurioso che lasciava intendere ‘oddio dov’è lo stanzino chiuso più vicino’.
La sua lingua si strofinò nella sua, si, prorpio come le piaceva. Le era mancato.
Troppo.
“Mmm...” gemette Spike, spostandosi prima che il sapore delle sue labbra potesse attivare i loro frustrati ormoni “Quindi ti vedrò avvolta in un vestitino nero?”
“Ti voglio Vuoi vedermi in un vestitino nero?”
“Ti voglio sopra un mobile a stringermi fino a farmi esplodere, ma temo di dovermi accontentare” gli occhi di Spike danzarono mentre lei era certa di essere arrossita ancora di più. “Allora... vestitino nero, o mi sorprenderai?”
“Beh, visto che manca solo una settimana, temo che prenderò quello che resta”
“Sarai bellissima”
“Uh huh. Pensa a cose belle.”
“Impossibile non farlo” le assicurò, baciandole l’angolo della bocca in modo sorprendente intimo. “Quindi... è una cosa formale?”
“Traduzione: ‘devo mettermi un dannato smoking’?”
Spike le fece l’occhiolino “Forse non in quell’accento”
“Il mio accento sta bene, grazie”
Sospirando, Spike le ridiede l’asta “E’ una di quelle cose che ti lascio credere perchè sei la luce della mia vita e adoro ogni centimetro di te, compreso il tuo accento orribile”
“Hey!”
“Beh, quando cerchi di passare per inglese, hai un accento orrbile” sorrise “Ma tranquilla, piccola. Scommetto che non vuoi sentirmi tentare di sembrare uno yankie. Credimi.”
“Sai che ora che l’hai detto lo voglio sentire”
“Credimi”
“E se non ci credo?”
“Dovrai vivere nella delusione”
Buffy alzò un sopracciglio “Con te? Non penso sia possibile, signore”
Spike sorrise, e la baciò rapidamente sulle labbra prima di forzarla a riprendere l’asta “Rifacciamolo” suggerì, mettendo della distanza tra di essi e riassumento la posizione. “E cerca di non abbassare le spalle stavolta”
“Cattivo”
Spike aggrottò la fronte in protesta, ma decise di giocare “Bimbetta”
“Stupido”
“Provocatrice”
“Capitan perossido”
“Stronza”
“Bastardo”
“Sgualdrina”
“Maiale”
“Verginella”
“Cazzone”
“Piccola svergognata”
“Delinquente”
“Bagascia”
“Baga-cosa? Voglio dire, stupido!”
Spike rise mentre lei si muoveva nella sua direzione “Mi hai chiamato stupido due volte”
Buffy sorrise e si tirò indietro i capelli “Domanda”
“Si?”
“Sei arrapato quanto me?”
Un momento per registrare le sue parole, e poi piegò la testa “Di più”
E lei lo sentì. Lo sentì nella sua voce. Tutta la passione che teneva lì per lei. Era abbastanza per far sciogliere una ragazza. Ed essere la ragazza che lo amava, era orgogliosa. E lui lo sapeva, certo che lo sapeva. E non cercava di nascondere che lo sapeva. E lui usò quel momento per prendere vantaggio “Distratta, amoer?”
“Cosa? Sto perfettamente bene”
“Si. Guarda.” non ebbe tempo per scansare il suo attacco, e cadde a terra seduta.
“Hai di nuovo abbassato le spalle”
“Stai zitto”
“Zittiscimi”
“Ti piacerebbe, vero?”
Spike le sorrise brillante “In molti, molti modi peccaminosi” tese una mano e la tirò su, attirandola per un feroce bacio appassionato prima di lasciarle riprendere la posizione “Di nuovo. E-”
“Lo so, lo so. Se peggio di... sei un carceriere o un torturatore professionista o qualcosa del genere”
Se aveva sentito cos’aveva detto non lo diede a vedere. “Ti amo” rispose, sincero e casuale. Se non la sua voce, i suoi occhi trasmettevano tutta la tenerezza di cui era capace.
“Ti amo anche io”
“Bene. Ora atterrami così posso dire che eravamo d’accordo su qualcosa prima di uscire da qui”
Sorrise “Non saprai cosa ti ha colpito”
“Con te, non lo so mai”
Quella frase le piaceva. Si fece la nota mentale di dirglielo.
Dopo averlo atterrato, ovviamente.
* * *
Il ballo era stato spostato al Bronze all’ultimo minuto, lo staff non voleva perdere soldi perchè i clienti erano al ballo e Snyder non voleva dover ripulire la scuola. E a tutti gli studenti andava più che bene. Avere a che fare con la scuola era già abbastanza durante la settimana. Ballare lì mentre Snyder li avrebbe fissati ogni secondo? Non molto divertente.
Alla fine, anche se era più tentata di quanto potesse esprimere, Buffy optò per evitare i vestiti formali quella sera. Indossò dei pantaloni eleganti e un top da festa, era neccessario nel caso si fossero fatti vedere Angelus e Penn. Aspettavano il loro momento, e lei voleva essere pronta.
Non l’avrebbero colta con la guardia abbassata. Non sarebbe successo.
Spike non era un gran ballerino quando la canzone non era un lento. A dispetto di tutti i suoi tentativi, non le voleva nemmeno dare un esempio di quanto non fosse un gran ballerino. Avevano festeggiato, parlato con Oz e Willow e parlato del perchè Xander e Cordelia sembravano così presi sulla pista da ballo. Non tropp, ovviamente, ma si toccavano volontariamente il che era nuovo.
Buffy era certa di essere l’invidia di ogni ragazza presente. Dopo tutto, Spike era il più sexy.
“Vuoi stare qui per molto?” le mormorò dopo un ora “Pensavo potessimo fare un giro di pattuglia veloce... poi...”
Un sorriso le segnò il volto “Mia madre non è fuori città, William. Non questa volta”
Le fece scivolare una mano sul sedere spingendola a se per mostrare la propria eccitazione “Ti prego?”
Le parole improvvisamente erano difficili da trovare. Non sapeva per cosa di più, il suo sguardo, il bisogno di stare insieme stanotte, o l’urgenza della sua voce. Avevano goduto del tempo passato insieme e dei momenti di estasi rubati durante la settimana, ma fare l’amore era difficile ora che non c’era la sua stanza. Dovevano essere dannatamente attenti.
Ma comunque lo voleva troppo. Disperatamente.
“Okay”
Spike sorrise e la baciò, stringendola a se mentre la band finiva una delle canzoni più famose dei Beatles.
“Ti amo” mormorò nei suoi capelli.
Quelle parole. Dio, amava quelle parole. “Ti amo anche io”
Quella sera c’era qualcosa. Qualcosa che non le piaceva. E lui ne era certo quanto lei.
La calma prima di una tempesta. Avevano sepellito Jenny calendar ma i cattivi erano ancora fuori. Aspettavano. Contavano i minuti che rimanevano per l’attacco. E la consapevolezza era terrificante.
Specialmente quando l’attacco all’orizzonte sarebbe stato per vendetta e non per semplice tormento. Questan otte voleva Spike. Voleva dimenticare le ultime settimane. Voleva dimenticare tutto tra le sue braccia, la sua bocca e il suo corpo. Voleva che le facesse sentire cose che sentiva solo quando era con lui.
Era stanotte. Avevano tempo
Tempo di rubare un altro giorno.
Capitolo 17 - Resta per tutta la notte
La casa era scura quando arrivarono, e non c’era segno di sua madre. Buffy non sapeva se iniziare a contare la sua benedizione o ascoltare la sua voce interiore che le ricordava incessantemente che c’erano due vampiri molto pericolosi e vendicarivi nell’ombra. La presa di Spike sulla sua mano rimase forte, ma non disse niente per non distruggere l’incanto facendola preoccupare. Invece, prese un respiro e la tenne vicina. Sapendo che l’unico modo di annullare le sue paure era confrontarsi con loro.
C’era un foglietto sul mobile che spiegava che sua madre era con Giles per la simile sensazione che non avrebbe dovuto stare solo, e voleva dare a loro una serata senza che dovessero preoccuparsi di lui. Buffy lesse il messaggio e glielo porse, chiedendosi se forse era una tacita accettazione di tutti i livelli della loro relazione. Non lo sapeva, non sembrava così, ma era speranzosa.
Non voleva nascondersi da sua madre. Ma non significa che non avrebbe nascosto, non si sarebbe negata ciò che voleva. Specialmente quando amava Spike così tanto. E non facevano niente che i ragazzi normali non facessero.
C’era un desiderio dietro il tocco del suo ragazzo stasera che non aveva mai sentito prima. Il modo in cui la sua mano tremava mentre le sue dita le scivolavano sulle braccia e le diede una stretta al cuore. Lui le aveva già mostrato cose che non si sarebbe mai fidata di farsi fare da nessun altro. Presa in posti che pensava fossero nascosti nel mito e divorata in modo che si sarebbe solo sognata.
“Ti ho detto quanto sei bella oggi?” mormorò, tracciandogli dei baci pieni di bisogno lungo il collo “Come un dannato spirito che sorge da un lago di cristallo”
“Non mi sono vestita elegante” rispose. Come se significasse qualcosa. Il suo torace era premuto alla sua schiena, le mani di lui danzavano sui suoi fianchi, afferrandole riverentemente il seno. La sua bocca lavorava sul suo collo. “Sembro un avvocato o roba del genere.”
“Un avvocato sexy” mormorò “Il potere è sexy, e quello che indossi è fottutamente bello”
“E se non volessi essere un avvocato?”
“Bene. Odio gli avvocati. Non danno altro che problemi”
“Sarei comunque sexy?”
“Saresti sexy con qualunque cosa addosso” La voltò gentilmente tra le sue braccia perchè si guardassero “Lo senti, vero? Qualunque cosa succeda accadrà presto”
Non c’era modo di negarlo. Angelus e Penn erano stati fermi per troppo tempo. Forse riorganizzavano le forze dal fuoco, ma sembrava più un modo di organizzare come ferirla per quello che aveva fatto. Penn le aveva detto che avrebbe implorato la morte prima che gliel’avesse data. E aveva ricevuto minacce simili prima, ma nessuna le era sembrata così seria, così sincera.
Aveva bisogno di Spike stanotte. Aveva bisogno che lui portasse via tutto quello che era successo nelle ultime settimane. Gli eventi che li avevano circondati da quando lui era tuonato nella sua vita erano tanti da considerare. Non sapeva dove sarebbe ora senza di lui, non voleva pensare a cosa sarebbe successo se non fosse mai venuto
Se non avesse mai aperto il suo file in un noioso giorno in Inghilterra e deciso che era degna di essere nella sua vita. Qualcosa che ancora la stupiva.
“Presto” concordò lei, toccandogli il viso. Il suo cuore martello quando lui le mormorò e si chinò nel suo tocco. “Sono stati tranquilli”
“Troppo tranquilli” sospirò Spike e chiuse gli occhi “E io non ti perderò”
“Io-”
“Cacciatrice, lo so. E puoi atterrarmi quando vuoi, nonostante la tua tendenza ad abbassare le spalle” Buffy gli sorrise e lui le rubò un bacio “Io solo... quello che ha passato Rupert... io non conoscevo Jenny così bene. Lei e Rupert avrebbero potuto essere seri se avessero avuto più tempo. Lui sta male, ma non sarà per sempre. È un tipo svegilo” Scosse la testa “Se fossi stato io... non penso che mi sarei mai rimesso”
“Spike-”
“Una cosa da cacciatore” rispose, prendendole di nuovo la bocca nella sua. “Siamo profetizzati, tu ed io. Ma anche se non lo fosse sarebbe lo stesso. Ti amo così tanto” Le sue mani tremanti le raggiunsero il viso, strofinando le guance “Mi hai portato alla vita”
“Davvero?”
Lui le sorrise, le mani nelle sue conducendola alle scale “Fino alla morte, piccola. Non so cos’avrei fatto di me stesso se non fossi piombata nel mio incasinato piccolo mondo”
“Tecnicamente sei tu che sei piombato nel mio”
Spike le prese le braccia e se le allacciò al collo, conducendola su per le scale. Attento che non cadesse “E’ una brutta cosa?”
“Assolutamente no”
“Assolutamente, huh?”
“Beh, visto che ti amo anche io, vedi. In effetti, te l’ho detto per prima”
Lui fece una smorfia “Non è vero”
“Invece si”
“E ho lasciato che accadesse?”
“Beh...” Buffy sorrise maliziosa mentre era ferma sul pianerottolo, e lui le baciava il collo “Non te ne ho dato scelta, tesoro”
Lui sorrise “Adoro quando mi chiami con nomi come quello”
“Beh, questo è perchè sei un tenerone”
“Non lo sono”
“Lo sei eccome”
Il suo sorriso si ampliò. Questi erano i momenti per cui viveva. Bufyf tra le sue braccia, mentre si scambiavano battute deliziose. “Te lo avrei detto il primo giorno se non avessi pensato che te ne saresti andata urlando” rispose.
Erano arrivati alla porta ora. La sua camera. Il suo rifugio. Il posto in cui lo aveva accettato la prima volta. Il suo corpo si scosse contro il suo, e lui era così duro che pensava avrebbe squarciato i pantaloni. Fosse stato chiunque altro, sarebbe stato sorpreso della propria reazione. Ma non era chiunque, era lei, era Buffy. La sua dea dorata. Lei poteva farlo venire con uno sguardo se avesse voluto. Così tanto potere in quelle piccole mani capaci.
Non c’era mai stata una cosa come l’amore nella sua vita prima di arrivare qui. Certo, amava sua madre. Gli mancava da morire, ma era diverso. Non era questo.
Una fitta dolceamara gli colpì il cuore a quello. Sua madre non avrebbe mai incontrato Buffy. Non l’avrebbe amata come faceva lui. Non sarebbe stata lì il giorno in cui l’avrebbe fatta sua per sempre.
Naturalmente, qualsiasi tipo di cerimonia era troppo lontana nel futuro anche solo per immaginarla, e si sentiva un idiota anche solo per intrattenersi con l’idea. Tuttavia, il pensiero di lei vestita elegante in merletto bianco e che marciava verso di lui lungo una qualche navata faceva gonfiare di speranza quella parte di lui che sua madre aveva sempre chiamato vecchio stampo. Un giorno, forse. Era ancora maledettamente terrorizzato dallo spaventarla con l’intensità del suo riguardo. Sentiva come se se lei avesse saputo quanto lui l’amava, allora non ce ne sarebbe stato più.
Non ci sarebbe stato più lei a guidarlo nella sua camera da letto e a chiudere la porta dietro di loro.
“Buffy...”
Le sue mani erano già impegnate con il suo top, rivelando il satin del suo reggiseno nero ai suoi occhi affamati. Il color crema della sua pelle contro il contrasto del materiale era sorprendente nel suo effetto. A Spike piaceva l’intimo decorato e le donne scarsamente vestite come qualsiasi maschio immerso negli ormoni, ma non si era mai concepito così eccitato da qualcosa di così semplice. Logicamente, sapeva che Buffy indossava reggiseni. Diavolo, gliene aveva strappati via praticamente tutti quelli che erano una parte del suo guardaroba, sempre desideroso di sentire il peso dei suoi seni nelle proprie mani. Non aveva mai saputo indossasse nero. Mai saputo che riuscisse ad appararire così deliziosa in biancheria intima. Lei aveva una fissazione piuttosto adorabile sul presupposto che le sue mutandine e le altre cose innominabili fossero, come li chiamava lei, ‘semplici e noiosi’. Tutto questo nonostante il fiatto che vederla così nuda gli annebbiava gli occhi di lussuria al punto che avrebbe potuto indossare uno zerbino e lui non l’avrebbe notato.
I suoi pensieri dovevano averlo portato via con loro, perchè quando battè gli occhi, Buffy indossava nient’altro che quel reggiseno nero e un paio di mutandine coordinate. E lui, come un grande idiota, era ancora totalmente vestito; incapace di fare altro tranne che sguardare stupidamente quanto era bella.
Buffy si mosse a disagio. “Io... ho fatto venire Will con me da Victoria’s Secret mentre facevamo shopping per la cosa di Sadie Hawkins”
“Sei bellissima”
Il suo rossore lo incantò. Era la sua seduttrice, la sua sola tentazione, e lei in qualche modo non lo sapeva. “Speravo ti piacesse”
Spike emise un profondo respiro, combattendo il desiderio di ringhiare qualcosa di primitivo e di lanciarla sul letto. Invece, i suoi occhi divennero lucidi, e fece un passo avanti verso di lei in modo predatororio, un groppo gli si formava in gola. “Bellissima” mormorò di nuovo, le dita che intrattenevano con la sua spallina sinistra. Poi la sua bocca non poté sopportare il tormento di essere separata dalla sua pelle, e le sue labbra scesero ancora una volta sul suo collo, assaggiandole la pelle dolce mentre le sue braccia si avvolgevano sotto le sue spalle e la attiravano contro di lui. “Mi stai uccidendo”
“Io non...” Un rantolo inebrianto le scappò dalla gola mentre le dita agili di lui lavoravano sul gancio frontale del suo reggiseno, tremando con la consapevolezza che non le sarebbe piaciuto se lui avesse strappato qualcosa che aveva appena comprato. Poi stava tirandole i capezzoli, la bocca che passava sulla sua mentre le esplorava il viso con dolci, morbidi baci. “Non stavo facendo niente”
“Mi distruggi con un maledetto sguardo” ringhiò lui, incoranggiandole le mani verso i bottoni della sua parte superiore. Non era andato con un completo; piuttosto una camicia più elegante e dei pantaloni scuri. Erano apparsi stanotte, a suo parere, come se si fossero modellati per lo scopo di stare insieme. Altre poetiche fantasie che portavano alla luce il tradizionalista in lui, ma l’idea era ciò nonostante riscaldante.
Spike le prese la bocca in un altro bacio mentre la sua camicia cadeva a terra. La voltò nelle sue braccia così che la sua schiena fronteggiasse il letto e la guidò verso di esso lentamente, le mani che le massaggiavano cerchi sui fianchi. Lei sedette quando le gambe toccarono il materasso, alzando gli occhi su di lui mentre lui li abbassava per guardare lei, il suo tocco che si muoveva sui suoi capelli mentre lei alzava dita nervose alla fibbia dei suoi pantalini e lentamente lo tirava fuori.
Dio, lui quasi si sciolse allora. La sua piccola mano stringeva il suo cazzo con venerazione, strofinandolo fino a raggiungere un’ulteriore durezza mentre i suoi pantaloni si raccoglievano alle ginocchia prima di unirsi alle scarpe sul pavimento.
“Cazzo, Buffy” boccheggiò, lasciandole i capelli. Con quanto voleva tenerla in posizione, c’era qualcosa del gesto che lo colpiva come sbagliato; del tutto irrispettoso, e lontano miglia dal posto in cui il suo amore per lei iniziava. Le aveva detto una volta che non si aspettava mai niente, e rimaneva vero. Qualsiasi cosa lei gli desse era abbastanza. “Gesù”
L’altra sua mano era caduta alle sue palle e lo stringeva leggermente. “Ti piace?”
Si aspettava davvero che parlasse?
La sua lingua schiccò sopra la testa del suo cazzo, e un piccolo mormorio di approvazione le rimbombò nella gola. Come se le stesse davvero piacendo questo. Le poche ragazze che avevano diviso il suo letto avevano fatto questo per lui basato su un principio solo; lui dava, quindi loro davano. A nessuna di loro era piaciuto, e Cecily aveva ritenuto suo dovere dirglielo con poche parole ben scelte. L’idea che a Buffy piaceva – piacesse – era toccante ma impossibile. Non voleva mai che lei si sentisse di doverlo fare per lui... sebbene non fosse un tale idiota da dirle di smettere se non avesse voluto.
“B-Buffy-”
La sua lingua prese in considerazione la parte inferiore della sua erezione, bagnandola con lunghe, bagnate leccate. Alzando la mano appena un pò così che potesse assaggiare il suo sacco con la lingua. Succhiando gentilmente e stuzzicandolo a malapena con i denti.
“Cazzo!” Spike ringhiò qualcosa di incomprensibile e la spinse indietro sul letto. “Mi mandi maledettamente fuori di testa, lo sai questo?”
“Beh, tu mi mandi più fuori di testa”
“Non penso proprio, dolcezza” La sua bocca le circondò un capezzolo roseo, la mano destra le accarezzava il seno trascirato mentre l’altra scivolava in basso lungo la sua lunghezza. Accarezzandola gentilmente attraverso il raso delle sue mutandine zuppe. “Così bagnata”
“Uhhh...”
“Così dolce”
“Spike, per favore”
Lui sfregò la punta di un capezzolo con i denti prima di tirarsi indietro per trascinarle le mutandine lungo le gambe. I suoi occhi si paralizzarono sul suo centro pieno di rugiada che luccicava verso di lui anche attraverso l’oscurità. “Così fottutamente meravigliosa” mormorò con reverenza, una mano che scorreva velocemente su per la gamba per stuzzicarle i morbidi riccioli. “Hai una qualche idea di quanto tu sia deliziosa?”
“Hai una qualche idea di quanto spesso tu me lo chieda?”
Un sorriso compiaciuto gli scappò sulle labbra. “Insolente”
“No” Alzò i fianchi in offerta, gli occhi spalancati dal bisogno. “Eccitata”
“Beh, almeno sei onesta” Lui infilò lentamente un dito in lei, gli occhi luccicanti quando i suoi si spalancarono, le sue pelvi che saltavano al tocco. Con attenzione evitò la clitoride anche quando le sue altre dita iniziarono ad esplorarla; massaggiando le sue pieghe, sfiorando il suo calore, sentendo i suoi succhi caldi scorrergli sulla pelle. Tentandolo con il suo sapore. “L’onestà è una qualità che amo in una donna”
“Gah.”
“Non sei d’accordo?”
“No altre donne”
“Beh, sono sicuro che tu non sia l’unica donna che-”
“Spike!”
Lui sorrise. “Piccola, te lo prometto. Non hai niente di cui preoccuparti” Ritirò le sue dita da lei con attenzione, ignorando i suoi lamenti di protesta in risposta. Si leccò il suo sapore dalla pelle, poi abbassò la mano verso la sua bocca così che lei potesse avere un assaggio di se stessa. Il suo naso si arricciò in protesta prima che lo sguardo che ricevette in risposta le ricordasse che lei aveva fatto lo stesso con lui, e che non sarebbe stato diverso assaggiare se stessa di come era stato mandare giù lui.
“Sansone parlava del miele nel leone” le disse lui piano. “Penso che avesse sbagliato, comunque”
“Oh?” Non avrebbe potuto dire se lei fosse solo eccitata oltre le parole o ignara del riferimento. Dall’espressione nei suoi occhi, offuscati dal desiderio benché velati di confusione, decise che era una combinazione di entrambi.
“Tu sei il maledetto miele, dolcezza” replicò lui, avanzando lentamente su per il suo corpo. “Grazie a Dio non sono un Nazirite. Posso berti quanto voglio senza paura di punizione”
I suoi occhi guizzarono come se ispirati da un qualche distante ricordo, e le sue guance si arrossarono. “Ahhh... Spike”
La testa del suo cazzo le stava stuzzicando le pieghe, scivolando sopra la sua pelle bagnata con la promessa del paradiso che lo attendeva. Amava guardarla in questo modo. Amava guardarla boccheggiare per il desiderio, eccitata oltre le parole per mano del suo tocco. Il sudore le rotolava già lungo la gronte. Il suo corpo caldo ed elastico, che accoglieva il suo. Che aveva bisogno del suo. Le sue unghie gli si piantarono negli avambracci, la sua testa si alzò per rubargli un bacio dalle labbra. La propria stessa mano tra loro, che si strofinava contro di lei fino a quando fu troppo per entrambi, e affondò dentro di lei con un gemito beato.
“Merda” boccheggiò lui. “E’ così bello”
Buffy piagnucolò, gli occhi che le si chiudevano. “Mi è mancato questo” disse piano, i suoi muscoli che si stringevano attorno a lui. “E’ stato troppo a lungo”
Spike sorrise teneramente mentre iniziava a muoversi dentro di lei, gli occhi sul suo viso. Affogando nella sensazione di lei attorno a sé. Il calore che lei offriva, lo bruciava vivo e spegneva quella sete allo stesso tempo. “Non troppo” replicò lui, rendendo duro un capezzolo tra le sue dita, guardandola avidamente mentre boccheggiava e lo stringeva di nuovo. “Ma si. È mancato anche a me. Ogni maledetto secondo lontani. Stavo morendo per la mancanza di te”
“Anch’io. Io... uhhh...” Le sue spinte stavano acquistando velocità; le mani di lei alle sue spalle, le unghie incastrate nella sua pelle mentre lui si muoveva per colpire quell’angolo perfetto dentro di lei. “Una volta ho passato... ohhh... un’intera ora di storia cercando di... di decidere se avrei potuto oohhh.... potuto prenderti e... fare irruzione nello sgabuzzino del bidello”
Lui sogghingò, lasciando cadere baci lungo la sua gola mentre infilava una mano tra i loro corpi intrecciati. Le sue dita danzarono sopra la sua pelle scivolosa, toccandola per stuzzicarla prima di catturarle la clitoride. Godendo del modo in cui il suo viso si sciolse in un ansito gutturale di piacere. Le sue unghie gli affondarono ancora di più nella pelle. Ferendolo dolcemente. Incitando il suo cazzo ancora più a fondo dentro di lie. Desiderando quanto lei poteva dare; dando quanto lui poteva, nonostante la consapevolezza che non sarebbe mai stato abbastanza.
“Oh DIO!” urlò lei, i muscoli lo strinsero così stretto che rimase genuinamente sorpreso quando non scoppiò. “Così buono”
“Cazzo si” Non sapeva cosa fosse; l’atmosfera della notte era troppo contenuta, troppo pesante per il peso di quello che sarebbe potuto crollare attorno a loro in ogni momento. Il peso schiacciante di due vampiri che avrebbero potuto portare il loro paradiso ad una conclusione con un semplice colpo violento non era mai troppo lontano dai riflettori. Avevano evitato il destino per settimane adesso. Avevano catturato momenti di intimità; sguardi rubati, ore, e baci in piccoli lampi di quello che era così vicino all’essere loro. Aveva così tanto bisogno di lei. Era così consolidato nel suo amore per lei; l’ombra che potesse essergli tolto mandava la sua urgenva a livelli catastrofici. Questa connessione, sentirla sotto di lui, avere il permesso di stare dentro di lei... era tutto troppo. Stanotte.
E Cristo, aveva bisogno di mandarla oltre quel limite prima che trovasse il suo rilascio. Il suo corpo combatteva mentre si forzava a tirarsi fuori da lei, ignorando il brusco rantolo di protesta che le cadde dalle labbra. Le premette un bacio veloce al lato della bocca, poi scivolò lungo il suo corpo, le labbra che le accarezzvao la pelle sudata fino a che la sua bocca fu a livello con la sua fica fradicia. Il suo odore gli inondò i sensi.
“Spike!” I suoi fianchi si inarcarono fuori dal letto. “Smetti di torturarmi!”
“Tu prima” ringhiò lui, affondando la lingua in lei. Buffy si colpì la bocca col palmo della mano e si inarcò all’indietro, un grido attutito le si strappò dalla gola. Lui sorrise contro la sua pelle, la mano sinistra che indugiava sui seni per tirarle i capezzoli; l’altra che si univa alla bocca avida per accarezzarle con deferenza la clitoride. “Dio, il tuo sapore mi fa impazzire”
“Uhhhh...”
La sua lingua affondò ancora di più dentro, le sue dita le massaggiarono il nocciolo mentre il corpo tremava attorno a lui. Spingeva l’erezione contro il materazzo, disperatamente desideroso di frizione. “Così fottutamente buono”
“Spike!”
“Sai così di buono. Il mio miele nel leone”
“Oh Dio. Ohmiodio, ohmiodio!”
Le diede un’ultima leccata prima di tirarsi indietro e strisciare di nuovo su per il suo corpo, catturandole la bocca con la propria mentre il suo cazzo le stuzzicava le pieghe prima di spingere di nuovo dentro le sue profondità. Inghiottì il suo lamento e soffocò il proprio. Le sue dita le massaggiavano ancora la clitoride, più veloce ora. Lei divenne più stretta e più bagnata ad ogni slancio. La scivolata viscida della sua carne da quella di lei contro l’aria che doleva per i colpi dei loro corpi sudati. Un lungo brivido gli corse lungo la spina dorsale mentre spingeva via l’immediatezza del suo orgasmo. La mano tra loro la spingeva più vicina al limite. Guardarla mentre i suoi occhi si illuminavano, poi finalmente lei urlò e andò oltre, affondando i denti nella sua spalla per soffocare il suo urlo di completezza.
E fu quello. Il corpo di lei ebbe spasmi sotto il suo, serrandogli fuori la vita. La sensazione di lei che gli mordeva la pelle fu più erotica di quanto avrebbe potuto sognare. E non poté evitarlo – perso. I suoi fianchi spinsero pazzamente contro quelli di lei mentre la sua fica lo inghiottiva per intero. Le sue pareti si strinsero attorno a lui, mungendolo di tutto quello che aveva da dare; mentre veniva, toccò il paradiso. Dentro il suo leone trovò quell’estasi, bevendola tutta fino a quando il miele gli gocciolò lungo il mento. Il corpo di Buffy aperto, accogliente; le sue braccia lo stringevano forte a lei mentre lo teneva durante la sua caduta. Cullato lì fino a quando vide che erano di nuovo nella sua stanza. Da soli. Le luci ancora spente. Il torace di lei sollevato contro il suo, la sua pelle umida di sudore. Gli occhi spalancati che lo guardavano con ammirazione. L’aria attorno a loro era densa dell’odore del loro fare l’amore. La mani di lei affondarono con riverenza nei suoi capelli, le sue labbra gli accarezzavano la fronte mentre i suoi occhi trovarono quelli di lei. Trovarono laghi di amore riflesso che brillavano verso di lui. Sentì il suo cuore espandersi fino a quando non seppe se avrebbe potuto sopportarlo. Il potere di quello che avevano condiviso. Qualcosa si era manifestata oltre se stesso. Non sapeva se ridere o piangere. La creatura meravigliosa nelle sue braccia era davvero sua. Buffy era davvero sua. E per la prima volta, lo capì veramente.
Credette veramente che sarebbe potuto essere così fortunato. Che lei avrebbe scelto un rottame come lui. Profezia o non profeziona; non c’era nessuna mappa cosmica negli occhi del vero amore. Parole su una pagina antica non sapevano niente dell’emozione. Non sapevano niente dell’abbondanza che sentiva per lei. Non sapevano niente del potere di quello che avevano appena condiviso.
Dio, era davvero sua. Lo sentiva. Lei lo amava. Sul serio.
Buffy incoraggiò la sua testa sul proprio torace, le braccia attorno a lei. Abbracciandola a lui mentre la notte si sistemava attorno a loro. Ancora dentro di lei, ancora aggrappato a quell’intima connessione. Ad ascoltare il suo battito cardiaco. A godere del potere di una tale intimità.
“Buffy” le mormorò tra i capelli. Le parole erano lì che lei già sapeva, risplendenti dentro di lui. Bisognose di trovare liberazione. Gliel’avrebbe detto ogni giorno – ogni volta che avrebbe potuto. Tutte le volte che avrebbe potuto. Per il resto delle loro vite, per quanto lunghe. “Ti amo”
“Ti amo”
Librando un respiro tremolante, Spike le sfiorò con un bacio tenero sopra la fronte e li rotolò sul fianco. Ancora dentro di lei, cullato nel suo umido calore. Più vicino possibile. Desideroso di questa stanotte.
Desideroso di lei per quanto i Poteri gli avessero permesso di tenerla.
Una qualche parte di lui sapeva che non avrebbe potuto addormentarsi nelle sue braccia. Sua madre sarebbe tornata a casa alla fine, e non le sarebbe piaciuta molto la vista di un uomo più grande nudo nel letto della sua ugualmente nuda figlia. Ma per ora, mise da parte le inutili preoccupazioni e la tenne stretta semplicemente nel silenzio di una nuova notte.
Avrebbe rischiato fuoco e zolfo per mantenere questo. Avrebbe rischiato tutto.
Questo santuario. Questa beatitudine.
Questo miele nel leone.
Capitolo 18 - La brezza notturna sembra sussurrare
Non fu intenzionale. Piuttosto, con tutto quello che era successo, trovare il dischetto – la maledizione – era l’ultima cosa che Willow voleva. Dalla morte di Miss Calendar, era stata promossa a sostituta di fortuna; qualcosa per cui si sentiva stranamente preparata, nonostante la sua paura di parlare in pubblico. L’esperienza in sé le stava dando tutti i più strani tipi di aspirazioni per la vita dopo il college, e la sua grande scelta di possibili lavori. Specialmente ora, visto come i suoi pari la trattavano quando era in posizione di autorità. Studenti che non le avevano dato che dolore mentre cresceva. Studenti che ora la guardavano con rispetto. Era una trasformazione sbalorditiva, e l’ammirazione che guadagnava in cambio era più che intimidante.
Angelus aveva distrutto il computer di Jenny dopo averla uccisa. Per qualsiasi ragione, quel pensiero era rimasto con la rossa, tormentandola durante le ultime scorse settimane. Non troppo lontano dalla consapevolezza che anche Penn e Drusilla erano stati lì. L’intero clan Aurelius si era riunito per uccidere una insegnante. Per uccidere uno di loro.
Buffy non aveva fatto domande. Neanche Spike o Giles l’avevano fatto. L’avevano lasciato ai bisogni della famiglia di dimostrare la loro cattiveria – di colpire dove faceva male.
Tre vampiri dietro uno di loro. Tre vampiri qui per assicurarsi che Jenny non vedesse la luce di un nuovo giorno. Non fu una sorpresa, allora, quando trovò il dischetto refrattario che in qualche modo all’inizio si erano lasciati sfuggire. Lo scoprì sul fondo di un qualche cassetto dai resti della scrivania che aveva occupato in precedenza la classe.
Un rituale che spiegava la rabbia di Angelus. Spiegava la presenza di Penn e Drusilla quella notte quando era stata assassinata. Spiegava il loro bisogno di mettere Jenny a terra. Spiegava tutto.
Jenny era morta perchè stava per ridare ad Angelus la sua anima. Stava per renderlo Angel. Come possedesse quella conoscenza, Willow non lo sapeva. Solo che c’era una maledizione e che era su questo dischetto, e in qualche modo i vampiri dovevano saperlo. E l’avevano uccisa per questo.
Willow si leccò le labbra. Okay, così ora lo sapeva lei.
Cosa si supponeva facesse con questo? Giles non avrebbe voluto indietro Angel. Xander l’avrebbe guardata come se fosse matta e mormorato qualcosa riguardo al diventare morbida con i vampiri. Non pensava neanche che Buffy lo rivolesse indietro dopo quello che aveva fatto. Certo, prima di tutto questo, era stata giusta per quanto riguardava la penitenza di Angel; non ora. L’espressione nei suoi occhi ogni volta che parlava della sua rabbia quando sapeva che Angel era andato ad uccidere Spike era qualcosa del più freddo che la rossa avesse mai visto. Buffy non rivoleva indietro Angel. Se altro, lo voleva morto.
Sarebbe stato più facile ucciderlo se avesse avuto l’anima, comunque.
Avrebbe anche reso più semplice prendere Penn. Dio, non sapeva che fare. Ritornargli la sua anima e far soffrire attraverso la consapevolezza che il mostro dietro Angel non era l’uomo che indossava il suo viso, o lasciar stare e rischiare le vite degli altri. Insieme, Angelus e Penn erano forse piuttosto invicibili... e avevano un risentimento che avrebbe facilmente fatto sprofondare la città.
Se avessero riportato Angel nel quadro, c’era ogni possibilità che lui potesse uccidere Penn e risolvere i loro problemi. Anche se non l’aveva fatto prima, lei non riusciva ad immaginarlo che si tratteneva ora. E poi il suo destino sarebbe rimasto in mano ai Cacciatori. Uccidere o perdonare. Personalmente, Willow pendeva più verso l’uccidere. Non le piaceva ammetterlo, mentre pensava che l’Angel con l’anima fosse un bravo ragazzo, ma aveva ucciso Jenny. Per quello, non c’era perdono.
Allo stesso modo, nel profondo del suo cuore, sapeva che trattenersi da un tentativo di un semplice rituale perchè l’alternativa poteva non andare d’accordo con i suoi amici era da egoisti. Ridare l’anima ad Angel avrebbe potuto salvare vite – avrebbe potuto salvare le loro vite. Cosa sarebbe successo da allora in poi era una storia diversa. Dovevano farlo. Doveva farlo.
Doveva ridare ad Angel la sua anima.
Willow emise un profondo respiro e scosse la testa. Era piuttosto certa di poter far cadere l’incantesimo. Vero, era un’esordiente, ma l’occulto la affascinava. E da quando aveva preso il lavoro di Jenny, aveva fatto ricerche su ogni aspetto della vita dell’insegnante... e dilettato molto attentamente con piccoli incantesimi.
Giles non sarebbe stato entusiasta al riguardo, ma al momento non le importava. Adesso, c’era un incantesimo da mettere insieme.
Un incantesimo che avrebbe cambiato tutto.
Solo non sapeva come.
* * *
Era in uno di quegli stati d’animo che praticamente domandavano uno spontaneo numero musicale. C’era uno scatto nei suoi passi che non c’era stato da quelle che sembravano settimane; gli sembrava in pratica di aver volato fino a Revello Drive. Oggi era stato un giorno troppo buono, dall’inizio alla fine. Giles gli aveva fornito il primo assegno per il suo lavoro come assistente bibliotecario, ignorando felicemente che di fatto nessun vero lavoro era stato portato a termine. Un pagamento a ritroso, forse; Spike era dell’impressione che questi sarebbero continuati bisettimanalmente ad una quota fissa piuttosto che pagandolo ad ore.
Quell’offerta lo aveva del tutto scioccato, ma non era un’idiota. Essere pagato abbastanza per sistemarsi in suo proprio appartamento – con l’aiuto iniziale del resto dei soldi di sua madre – era più di quello che avrebbe potuto sperare. L’appartamento in sé era ammobiliato con un letto e un frigorifero; tutto il resto sarebbe stato comprato con i suoi soldi, il che era più che giusto per lui. Un letto e un frigo era tutto quello di cui aveva bisogno al momento, e più di quello che pensava gli fosse offerto. Tutto quello che importava era che aveva un posto dove lui e Buffy avrebbero potuto avere un pò di privacy.
Quella era qualcosa di cui erano stati privi nella scorsa settimana. Da qualche parte semplicemente per essere lasciati a loro stessi senza preoccuparsi di chi potesse interrompere. Ora aveva un posto. E i valori delle properità erano quelli che erano in Sunnydale, e il suo padrone di casa era stato piuttosto insistente che si trasferisse il prima possibile.
Era stato un buon giorno. Un vero buon giorno.
E ora aveva la notte, e le ore che seguivano la ronda sarebbero state trascorse con Buffy. Nella beatitudine che comandava tra le sue braccia. Non vedeva l’ora di vedere l’espressione sul viso di lei quando gliel’avesse detto. Quando avrebbero finalmente smesso di strisciare in giro e avessero avuto un posto vero per rilassarsi dopo una serata a combattere i cattivi.
Fu allora, proprio mentre stava passando il cimitero sulla strada per prendere la sua ragazza, un urlo bucò la notte nera. In pieno panico, vicino, decisamente femminile. Sembrava come se fosse tenuta prigioniera in un inferno, e si ritrovò a lanciarsi dietro di lei per istinto soltanto. Non aveva niente a che fare con l’essere un Cacciatore e tutto a che fare con l’essere un essere umano. Uno non si voltava dall’altra parte di fronte ad un grido di aiuto, specialmente uno che portava l’inferno con sé.
Spike aveva da lungo tempo deciso che i civili sulla Bocca dell’Inferno erano oltremodo idioti. Le passeggiate di mezzanotte attraverso i cimiteri in qualsiasi città non dimostravano la massima prudenza, per non parlare in un posto con la reputazione di Sunnydale. Più di una volta, aveva considerato di andare dal Sindaco e suggerirgli di mettere in atto un coprifuoco, sebbene il pensiero fosse un pò più che spiacevole. Avrebbe salvato delle vite, tuttavia, e quello era ciò che si supponeva importasse.
Forse solo non ora. Solo fino a quando Penn e Angelus fossero diventati polvere.
Perchè non avesse ucciso il segaiolo quando era stato nella fabbrica era oltre per lui. Quella era una cosa che continuava a tenersi per sé in queste scorse settimane; una confessione riguardo le sue colpe per cui non riusciva a perdonarsi. Riviveva la notte più e più volte. Vedeva il bastardo chiaramente. La sua schiena verso di lui, certo, ma a leggere il suo linguaggio del corpo non ci voleva di certo uno scienziato nucleare. Buffy aveva appena ucciso il suo amante, dopo tutto. E il posto dove vivevano stava andando a fuoco. Penn voleva assicurarsi che lui prendesse Buffy con sé quando avesse fatto il suo viaggio all’Inferno. Avrebbbe usato qualsiasi soprannaturale influenza che i vampiri avevano semplicemente per essere vampiri, e l’avrebbe cacciata attraverso le dimensioni se quello avrebbe significato che lei avrebbe sofferto per quello che aveva fatto.
Una mossa. Una maledetta mossa. Fosse stato un pò meno primitivo e un pò più conscenzioso, il segaiolo sarebbe stato polvere. Qualcosa era scattata, comunque, quando aveva visto la sua ragazza in pericolo. E lei lo era stata – anche se non voleva ammetterlo. Penn l’aveva presa in quell’istante, e per Spike, quello aveva bloccato all’esterno tutto il razionale. Aveva messo a terra il bastardo e afferrato la donna che amava con il solo pensiero di uscire prima che il mondo collassasse attorno a loro. Se si fosse fermato, se avesse ascoltato il suo Cacciatore piuttosto che l’impulso porta-fuori-la-ragazza, avrebbero avuto un Big Bad in meno da fronteggiare.
Aveva fallito quella notte perchè aveva lasciato dettare legge alle sue emozioni sopra i suoi sensi di Cacciatore. Sarebbe dovuto essere uno e tutto ma non era stato così. Non era stato così. Aveva visto Buffy in pericolo e tutti i pensieri eccetto portarla fuori l’avevano abbandonato.
Profetizzati. Lui e Buffy erano profetizzati a salvare il mondo essendo uno. Una forza. Uno strumento dell’umanità. Non più solo il braccio destro – l’intero corpo legato assieme. Giles aveva suggerito che avrebbero salvato il mondo infinite volte. Sinceramente, Spike non sapeva quanto credere e quanto riscuotere dall’incoerente balbettio dei monaci morti e dal loro ugualmente morto linguaggio.
Quello che sapeva era semplice: il modo in cui si sentiva per lei, la ricchezza di quello che sentiva, era più forte dei suoi legami alla discendenza dei Cacciatori. Non c’era nessun reale modo per definirlo senza oltrepassare i suoi limiti; Giles aveva fatto il paragone proprio alcune notti fa ad un legame vampirico. Un senso di appartenenza, di consapevolezza, di mettere la salvezza dell’altro sopra tutto il resto. Spike l’aveva criticato all’inizio, disgustato da qualsiasi cosa che lo associasse con il lato non-uccisorio dei vampiri, ma il pensiero rifiutava di morire semplicemente perchè a lui non piaceva.
Più la sua mente lottava, più aveva senso.
Il che era perchè non sarebbe stato sorpreso se Buffy fosse balzata fuori dalle ombre adesso, avendo avvertito l’immediatezza di un attacco. Le urla si affievolirono il minuto in cui vide la ragazza. La massa di capelli bruni tirati indietro così che i contorni della sua deformità vampirica non fossero mascherati dalla maschera ingannevole della notte. Un vampiro.
Per un orribile secondo, pensò fosse Drusilla. Quel secondo passò, come fanno molti, e la fitta di paura morì con lui; aveva visto Drusilla sciogliersi in polvere. Quella era l’unica certezza che quella notte gli aveva dato. L’Ordine di Aurelius si era ridotto a due.
Questo vampiro era un principiante. E serviva uno scopo.
E ora, avendo portato a termine quello scopo, non fu una sorpresa quando Angelus uscì fuori dalle ombre dietro di lei, un sorriso ironico che gli giocava sulle labbra.
“Che sciocco. E io che pensavo fossi percettivo” strascicò il vampiro, trafiggendo il principiante attraverso la schiena con un paletto che sembrò apparire dal nulla. La ragazza non urlò. Non pianse. Neanche batté gli occhi mentre si riduceva in polvere. Piuttosto rimase lì, sapendo qual era il suo scopo. Era stata selezionata per attirarlo qui, e la morte era la sua ricompensa.
Angelus non avrebbe voluto altre interruzioni. E non avrebbe voluto condividere la sua conquista con qualcun altro. Toglieva il divertimento.
Spike allungò le braccia. “Allora, cosa? Mi hai attirato qui per una bella chiacchierata?”
“Hrm. Allettante. No, ti ho attirato qui più per ucciderti”
“Vedi, ecco la cosa... non ho visto molto da parte tua in ambito uccisioni. Vai in giro ad uccidere insegnanti innocenti e che altro. La ragazza non aveva una maledetta possibilità. Ogni singola volta, ti sei allontanato da coloro che avrebbero potuto rendere la tua vita molto interessante” Una piccola campana suonò nel retro della sua mente dicendogli che si stava comportando da imbecille, ma la ignorò, come aveva fatto nella maggior parte della sua vita. C’erano alcune cose che avrebbe amato dire al grande segaiolo; cose che scommetteva non avrebbe mai avuto altra opportunità di rivelare.
E per un secondo, si odiò pienamente per l’uso della morte di Jenny Calendar per provocare il suo assassino. Solo per un secondo. Un altro di quei momenti che tendevano a durare solo per quanto il titolare lo permetteva. Era andato di nuovo proprio altrettanto fuggevolmente.
“Non uccidi l’eroe nel primo atto” replicò Angelus, stringendosi nelle spalle con noncuranza. “Rapisci la sua ragazza, fai le minacce, incedi con le tue cose e ti fai un nome. La cosa è, dato che non sapevamo quali di voi Cacciatori era la ragazza, abbiamo deciso di saltare quella parte e uccidere qualcuno che non giocava sul serio in tutto questo. Solo abbastanza per provocare trambusto”
“Carino questo. Hai perso uno dei tuoi in quel tiro”
Il vampiro alzò un sopracciglio. “Pensi sia Drusilla la ragione per cui sono qui?”
“Beh, no. Sarebbe prevedibile”
Un ghigno a quello. “Vedi, so che sembra che tu stia cercando di adularmi...”
“Veramente, sto cercando di farti arrivare al maledetto punto. Ho un appuntamento da mantenere, vedi”
“Non mi preoccuperei di quello”
“Cosa? Questa è la parte in cui mi dici che la vedrò davvero presto, dato che ci ucciderai altrettanto velocemente?” Spike sbuffò. “Per favore. Stupidità e spavalderia a parte, questo è proprio... misero”
“Ah, il Tallone di Achille di ogni demone. Essere considerato misero dal suo nemico”
Il successivo fu una macchia sfocata di movimento; Angelus era in piedi diversi metri lontano, poi non lo fu. Improvvisamente, era alla destra lì accanto a lui, un pugno di metallo che si fracassava nella mascella del Cacciatore. Spike traballò per la sorpresa ma non crollò, piuttosto incanalò il suo dolore in furia e mandò un pugno in risposta con lo stesso fervore. Il vampiro barcollò per la sorpresa, il corpo che spaccava la lapide del più vicino mausoleo nell’impatto. Non sembrava ferito così tanto come sembrava, ghignando mentre si puliva l’angolo della bocca.
“Vedi, questo ha comportato stupidità!”
“No. Ha comportato un cervello e un maledetto pugno. Questo, d’altra parte...” Spike gli lanciò un altro pugno, gustando la forza dietro il contatto, nello schicco che risuonò nell’aria mentre la testa del vampiro si fracassava nella lapide. Il ginocchio del Cacciatore saltò verso l’alto e connettè onestamente con la parte del corpo in questione; qualcosa che non avrebbe mai pensato sarebbe ricorso a fare, nonostante la situazione. Dopo tutto, era un ragazzo, e i ragazzi non vogliono proprio fare questo agli altri ragazzi. “Maledettamente si”
L’urlo che si strappò dalla gola di Angelus diede a Spike il tipo di soddisfazione che uno ha dal guardare un ragno particolarmente orrendo morire lentamente sotto l’influenza di un spray anti cimici molto potente. Il tipo non designato per uccidere ragni, ma altrettanto efficace. Non importa che fosse stato spinto buoni quindici metri lontano il secondo successivo; il danno era stato fatto. Il grande idiota si stava rimettendo insieme velocemente, gli occhi lampeggianti di dolore offuscati dalla rabbia. Tirò un calcio preciso nel torace del biondo. “Non avresti dovuto farlo” sputò. “Ora ti farò vivere più a lungo”
“Oh per il maledetto...” Spike inspirò un profondo respiro e spinse il dolore da parte meglio che poteva, rotolando ancora una volta e mettendosi in piedi. “Neanche per sogno”
“Vedi, ecco la faccenda. Ho finito. Ho finito di aspettare che Penn metta insieme il suo atto. Diavolo, avevo finito con te prima che il Osservatore decidesse di diventare un piromane. Ho finito” Allargò le mani quasi diplomaticamente. “Tu vai per primo. Buffy va per ultima. Salvarsi il meglio, e tutto il resto. Inoltre, sarà troppo preoccupata a piangere e lamentarsi per il suo povero amoruccio perduto che metterla a terra? Non sarà molto una sfida”
Gli occhi di Spike si scurirono ma non abboccò all’esca. “Non penso proprio, amico” ringhiò. “Ho il complesso da moneta senza valore”
Angelus trasalì. “Dio. Non dirmi che Buffy si beve queste sciocchezze?”
“Più di quanto facesse quando eri tu quello a sputare sonetti”
“Già. La buona vecchia Buff. Sarà bello vederla di nuovo. Specialmente con te fuori dall’equazione”
“Pensavo avessimo stabilito che questo non accadrà”
Una scrolla di spalle. “Stavo solo dicendo. Sarà divertente violentarla a morte. Vedere quanto bene ha imparato tutti quei trucchi che le hai insegnato. Hey! Ho sentito anche che il sangue della Cacciatrice è un afrodisiaco. Scommeto che se ci cibassimo di te prima di iniziare, ci manderemmo su di giri e divertiremmo per ore”
E fu quello. Quello fu la fine.
Tutto divenne rosso. Un rosso scuro e fiammeggiante che era tormentato da ombre di minore furia. Ogni nervo nel suo corpo era sopraffatto da rabbia oltre la rabbia. Rabbia che scintillava in una fiamma che non aveva mai visto vita prima, alzandosi dentro di lui fino a quando i come e i perchè non importarono più, e ci fu solo Angelus.
E lo seppe allora.
Uno di loro sarebbe morto stanotte. Lui o il vampiro. Solo uno sarebbe andato via. Uno o nessuno. Sangue o polvere. Non importava.
Se avesse dovuto morire per mantenere le sudicie mani di quel bastardo lontane da Buffy, l’avrebbe maledettamente fatto.
C’erano ragioni peggiori.
* * *
Non c’era voluto molto per convincerli. Davvero, una volta che Willow ebbe fornito le sue ragioni, sia Giles che Xander erano arrivati alla stessa conclusione senza molta lotta. Aveva il maggior senso. Ridare ad Angel la sua anima ora prima che altra gente morisse. Prima che le cose peggiorassero. Ridarla a lui quando aveva il potenziale per fare con questa del vero bene.
O qualcosa con quello stesso pasticciato effetto.
L’unica obiezioni che aveva incontrato dai due proveniva dalla decisione di chi avrebbe fatto il rituale. Willow si sentiva preparata, ma era la sola voce di quell’idea. Alla fine, vinse perchè non c’era nessuno migliore; e Giles non si fidava di se stesso nell’eseguire una cerimonia che avrebbe ridato una ragione di redenzione al vampiro che aveva ucciso la donna che amava.
Le vendette avevano un modo sgradevole di riaffiorare nel momento più inopportuno. E mentre la rossa non credeva che l’Osservatore fosse in capace di cedere a qualcosa del genere solo per dispetto, non era disposta a rischiare nessuna possibilità.
Jenny era stata uccisa per quello che loro stavano per fare. E si, mentre loro erano nel conforto di una residenza privata, quello non avrebbe fermato i vampiri dall’appiccare un falò fuori.
“Chi era quello?” chiese Xander, strofinandosi nervosamente le mani. Erano nell’appartamento di Giles, a sistemare l’incantesimo come il rituale suggeriva. Oz era nel retro, a ricercare nei vecchi giochi da tavola per trovare dei dadi. La traduzione in sé menzionava far rotolare qualcosa in un gioco di possibilità prima che il rituale avesse luogo; i dadi sembravano essere la soluzione più logica.
L’Osservatore, nel frattempo, aveva finito di accendere le candele adatte e stava pescando il libro che pensava potessere essere utile. Il comportamento di Giles durante le scorse settimane era stato eccezionale. Non sapeva come aveva fatto; solo che non era mai stata più orgogliosa di lui di quanto lo era adesso. Mettere tutto il resto da parte per il bene superiore.
Era una sensazione strana... essere orgogliosi di qualcuno vecchio abbastanza da essere suo padre. Tuttavia, non rendeva il sentimento più o meno intenso. Era orgogliosa.
Per quello che aveva passato, non c’era nessuna ragione di accordare questo. E tuttavia.
“Buffy” replicò Willow, riattaccando il telefono al suo ricevitore. “Spike non si è mostrato ancora e lei si stava domandando se avesse chiamato o fosse passato qui”
Xander si accigliò. “Quando doveva mostrarsi?”
“Quindici, venti minuti fa. Ronda e così via”
Un’altra paura. “Pensi che sia successo qualcosa?”
“Io penso sia meglio continuare con questa cosa prima che qualcosa accada”
Come se fosse stato avvertito, Oz apparì nel foyer del secondo piano, sbatacchiando i dati scoperti nella sua mano con un piccolo ghigno alla Oz. “Trovato qualcosa”
“Bene. Giles?”
“Erm- si. Sono pronto”
Willow annuì, emettendo un respiro. “Okay. Okay. Posso farlo. Posso”
“Puoi” concordò Oz. Non avrebbe potuto dire se fosse stato sincero o stesse solo cercando di calmarla. Non importava sul serio; il sentimento era apprezzato.
“Posso. Io posso” Fece una pausa e si leccò le labbra. “Dovremmo farlo ora”
Giles alzò gli occhi e annuì il suo accordo. Fece una pausa, poi cercò nella sua tasca e tirò fuori un piccolo libretto di fiammiferi da hotel, sfregandone uno contro il muro. “Si” disse torvamente. “Nessun tempo come il presente”
Ci fu qualcosa nel suo tono che non le piacque, ma Willow lo mise da parte senza pensiero.
Nient’altro importava ora. Avevano un incantesimo da lanciare. Un’anima da ritornare.
Tutto il resto avrebbe potuto aspettare.
Capitolo 19 - Rendimi uno strumento per la tua pace
Qualcosa non andava.
Non sapeva come lo sapeva. Solo era lì. Qualcosa di conosciuto. Qualcosa che le bruciava alla bocca dello stomaco. Qualcosa non andava. Qualcosa andava terribilmente male, e Spike era al centro di questo. Spike era in pericolo. C’è nient’altro che quella consapevolezza. Spike era oltre mezz’ora in ritardo, ed era perchè qualcosa non andava.
Questo non era panico. Questa era consapevolezza. Lo sentiva. Lui aveva bisogno di lei. Stava urlando per lei senza parole, senza essere affatto lì. Urlava per lei che era nei guai ma anche di stare lontana. Come se Spike stesso fosse diviso in due entità; il Cacciatore che chiamava la sua Cacciatrice, il suo ragazzo che le urlava di rimanere dov’era sicuro.
Non era per niente come qualcosa che avesse già sentito prima. Solo consapevolezza. E non poté fermarsi. Il minuto in cui la sensazione la colpì, il minuto in cui la sua premonizione passò da preoccupazione da ragazza a preoccupazione da Cacciatrice , era in piedi e saccheggiava la cassapanca delle armi. Un paletto nella mano e un altro in una cinghia attorno alla caviglia. Due. Quello era tutto ciò di cui aveva bisogno. Due paletti per due vampiri. Due esattamente come qualsiasi altro avesse dovuto uccidere. Sarebbero stati polvere altrettanto velocemente. Manovre veloci, un balenio di un paletto, e sarebbe finita.
Avrebbe aiutato se ci avesse creduto veramente.
Per la prima volta da quando era stata chiamata, Buffy si ritrovò divisa in parti uguali tra cosa la sua testa le diceva e cosa il suo sangue le diceva. Non c’era modo che avesse potuto sapere dove lui fosse, ma il suo sangue era collegato a quello di lui in qualche modo. E mentre non c’era assolutamente modo di dire dove l’avrebbe condotta, lei non aveva altra scelta che seguirlo.
Il suo cuore stava rimbombando. Il battito correndo. E questo, questo non sapere, era più terrificante di qualsiasi altra cosa avesse mai sperimentato.
Se un singolo centimetro della pelle di Spike fosse stato ferito, si sarebbe assicurata che assaggiassero la polvere. Non ci sarebbe stata clemenza. Nessuna esitazione. Nessun ripensamento.
Solo vendetta. E non avrebbe guardato indietro.
* * *
“Okay, quindi la fase uno è sedere in un cerchio mentre io faccio fluttuare in giro delle erbe aromatiche. Sembra richiamante per anima” Xander rise in modo poco convincente e alzò lo sguardo. Nessuno gli sorrideva in risposta. “Wow, pubblico difficile”
La rossa gli balenò un sorriso grato ed emise un profondo respiro. Giles era un attimo lontano; nel frattempo, l’atmosfera tra loro era tesa di tensione non voluta. Immediatamente prima di iniziare il rituale, l’Osservatore realizzò che aveva lasciato il Globo di Thesulah al liceo dove lo stava evidentemente usando come fermacarte.
Non importa. Aveva appena telefonato solo alcuni minuti prima. Fermacarte preso. La fretta in cui Willow aveva lanciato questa cosa aveva teso i nervi di tutti. La notte era confusa nel suo risultato. Buffy non aveva richiamato per verificare che Spike fosse arrivato sano e salvo, e mentre non aveva assolutamente nessun modo per saperlo, la rossa era convinta che qualcosa di brutto stava avvendendo. Adesso. Senza nient’altro che questa sensazione distorcente nello stomaco, in qualche modo sapeva che il miscuglio confuso delle passate settimane stava volgendo al termine stasera.
“Sei sicura che stai bene, Will?” chiese Oz dolcemente, dandole un colpetto sul ginocchio.
Lei sospirò di nuovo ed annuì. “Si. Voglio dire, la traduzione è qui, giusto? E ho dato una scorsa agli incantesimi della signorina Calendar e altra roba e... l’altro giorno ho quasi fatto lievitare il mio libro”
“Wow” replicò Xander. “Quasi?”
“Beh, la mia mano ha tipo saltato e ho perso la concentrazione, ma era vicino a lievitare”
Lui corrugò la fronte. “Capisci che rimettere l’anima di qualcuno dentro il suo corpo molto morto e cattivo è leggermente diverso dal far quasi lievitare un libro, giusto? O c’è un qualche tipo diverso di magia tra il fare incantesimi e la lievitazione di cose che le persone lente come me non possono capire?”
Maledetto. Maledetto lui e il suo instigare dubbi. Si sentiva fredda dappertutto, e il peso di quello che riposava su cosa stava per fare non stava aiutando. Né lo stava facendo il supporto stanco del suo amico. Quel tipo di complimento ambiguo che lasciava uno a fumare di rabbia per giorni, anche se lui non intendeva sul serio.
“No. E’ molto diverso” Willow sospirò di nuovo, non disposta ad ammettere quanto forte stesse tremando. “E’... gah, fai schifo, Xander Harris!”
Oz, per principio solo, si sentì mosso abbastanza da colpirlo dietro la testa.
“Ow!”
“Scusa. Obbligo nel contratto da fidanzato” Si voltò verso la rossa e le offrì un caldo sorriso. “Farai bene, Will. Penso che la gravità della cosa di ridare anime è leggermente più su del lievitare un libro. Andrà bene”
La sua fede in lei era una cosa meravigliosa. Willow sorrise e liberò un respiro che stava trattenendo, baciandolo impulsivamente anche se sembrava strano iniziare una tale casuale dimostrazione di affetto. Dall’espressione sul viso di Oz, era ben lontano dall’obiettare. Piuttosto, le stava rivolgendo quell’espressione adorante che la faceva sentire tutta sdolcinata all’interno. La stessa che le diceva che alla fine, lei, Willow Rosenberg, era in una relazione. Finalmente capiva tutte quelle cose di cui Buffy parlava. Capiva il sorriso sciocco che le illuminava il viso quando Spike era menzionato. Capiva l’espressione luminosa nei suoi occhi quando lui entrava nella stanza. Capiva tutto quanto.
“Sei il migliore” gli disse.
“Penso di poter vivere con questo”
Xander si accigliò di nuovo. “E io?”
“Tu hai bisogno di essere più come Oz nel dare rassicurazione come opposto al dare dubbio”
Una pausa. Brontolò. “Lo dici solo perchè è il tuo ragazzo”
“No, lo dico solo perchè ho appena visto i fari di Giles attraverso la finestra il che significa che ho un vampiro a cui ridare l’anima, ed è carino avere un pò di supporto”
“Io ti supporto! Io sono tutto con il supporto di Willow”
“Si, beh... tuttavia, dovresti essere più come Oz nel dare rassicurazione” Per il suo sguardo, lei cedette e sorrise. “Scusa. Giocare al favorito è un obbligo nel contratto da fidanzata”
“Sto notando che questa cosa della relazione ha molti obblighi contrattuali”
Oz scrollò le spalle, sfiorando con un bacio la guancia della rossa. “Ne vale la pena”
Oh, svenimento. Grande svenimento.
Ma ora non era tempo. Giles era qui con il Globo di Thesulah. Aveva un rituale da compiere. Un vampiro da maledire. Notti da ridare alla sua amica così che Buffy e il suo ragazzo potessero godere di questa beatitudine calda e meravigliosa che Willow era arrivata ad avere cara.
Riserve scartate. Non poteva permettersi dubbi.
Era tempo.
* * *
La morbida luminosità della luna baciava l’erba scura e faceva danzare le ombre sulle lapidi invecchiate. Le terre sembrano scure nonostante la luce, come se ogni stereotipo prendesse vita per farla tremare fino nel profondo. Per far sì che quella paura la consumasse fino a quando non fosse rimasto niente. Il freddo che la circondava era probabilmente immaginato; era quasi primavera a Sunnydale, e la temperatura non era mai niente meno che perfetta, nonostante il tempo.
Il freddo della notte le morse la pelle in fermo disprezzo. Seguiva la spinta del suo sangue attraverso le terre di un cimitero familiare. Uno per cui avrebbe potuto girare bendata e sapere esattamente dov’era. Uno di cui non aveva mai avuto paura quando era sola.
Non fino ad ora. Non fino a questa notte.
Non aveva mai capito il cliché poesia in movimento; non fino a quando li vide muoversi. La luce accecante di un Cacciatore nel suo elemento, a combattere uno dei vampiri più onorati della storia era, nel mezzo del suo panico, una delle scene più commoventi che avesse mai visto.
Spike era lì. Era vivo. L’espressione sul suo viso era un attorcigliamento di meravigliosa violenza. Come se i peccati del mondo fossero caduti sulle spalle di Angelus, e lui era quello a mietere giustizia. Seppe il secondo in cui lui avvertì la sua presenza; un mezzo battito prima che il suo odore colpisse le narici del vampiro. C’era un familiare bagliore negli occhi del suo ragazzo, quel calore che dava solo a lei. Calore potenziato dall’amore, e provato da una preoccupazione irritata.
La furia le pompò il sangue. Angel avrebbe conosciuto il sapore della polvere.
Finiva stanotte.
Era come qualcosa presa dai film. Era ad un tiro di sasso dal raggiungere la mischia, e poi Penn fu lì. Uscendo casualmente da dietro uno dei mausolei, il viso allineato di allegra malizia. “Ah” salutò, le mani si strinsero quasi formalmente davanti a lui, “proprio in tempo”
“Buffy!” urlò Spike, strappandosi via dai pugni volanti di Angel. “Buffy!”
Il panico che correva nella sua voce la fece vibrare dalla realtà. I suoi occhi si allargarono all’improvvisa fitta di urgenza terrorizzata, e il vampiro di fronte a lei fu quasi dimenticato.
“Ah, che dolce” sputò Penn, gelandola con uno sguardo. “Davvero, voi due riscaldereste il mio cuore se non fosse morto e, beh, deciso ad uccidervi”
Angel ringhiò e balzò in avanti, afferrando i polsi di Spike e bloccandoglieli dietro la schiena, fingendo che fosse una cosa piccola contenere un Cacciatore arrabbiato com’era il suo ragazzo. Fingendo che gli strattoni e i sobbalzi che Spike offriva fossero niente di più che piccoli fastidi. “No, no” sgridò piano. “La tua ragazza è occupata. Sarebbe rude interrompere” Ghignò e lentamente trascinò il suo sguardo su fino a Buffy. “Ciao, dolcezza. Abbiamo così tanto in serbo per te”
“Va all’inferno”
Il vampiro più anziano fece tsk in tono disapprovante. “Vedi, questo è quello che ottengo per il fare una conversazione educata” Il suo ghigno si approfondì. “Non preoccuparti, Buff. La faremo relativamente breve con il tuo ragazzo. Relativamente. Oh, dovrai guardare ogni singolo secondo, naturalmente, ma stiamo serbando i nostri trucchi migliori per te”
Era proprio una cosa vedere la rabbia manifestarsi. L’espressione sul viso di Spike era qualcosa che lei non aveva mai visto; pallida, fusa con la furia, deformata in qualcosa di brutto. La maschera del Fantasma; Angel l’aveva spinto oltre qualche limite interno, e ora tutto era gioco. Il secondo successivo, si era tirato via dalla presa del vampiro e si era lanciato in una rissa animalesca. Un caos di arti e ringhi; e il cuore di Buffy cadde. Rimase lì. Sola.
No. Penn.
Furono una strana coppia di secondi. La logica la abbandonò per il bisogno instintivo di proteggere Spike. Spike, la cui forza era equivalente alla sua. Spike che aveva una chiamata. Spike che non aveva bisogno di protezione.
Doveva uccider Penn. I suoi pensieri erano per Spike.
Il suo linguaggio del corpo le diceva lo stesso.
“Ti sei dimenticata di me, tesoro?” Quella era Penn. Proprio dietro di lei. Senza toccarla. Per qualsiasi ragione, il fatto che fosse lì e non facesse niente la terrorizzò più di un veloce balenio di zanne. Quando lo vide, indossava il suo demone. La guardava come un uomo. Un assassino attraverso occhi umani. “Penso di aver fatto una promessa che ho intenzione di mantenere”
Il freddo la attaccò di nuovo; una raffica gelata proveniente dal nulla. Intendeva sul serio quello che aveva detto.
E tuttavia c’era questo rimescolarsi nel suo stomaco che non avrebbe potuto ignorare. Un’ombra le attraverò il viso e recuperò il controllo dei suoi sensi, quasi sorpresa che l’avessero abbandonata tanto per cominciare. Il suo pugno venne su con un veloce schiocco al naso di lui, poi fu lanciata attraverso il prato verso il suo ragazzo. A seguire il suo sangue. A seguire ciò che l’aveva portata qui stanotte.
Senza trasalire, Angel si piegò per liberarsi da un altro pugno alla mascella e la prese proprio prima che lei li raggiungesse. Le sue braccia sulle sue spalle, i suoi occhi al neon che danzavano con sadico divertimento. “Ah, ah, ah, cara” rimproverò lui, scuotendo la testa. “Non è il nostro tempo ancora”
Poi qualcosa di ripugnante le si schiacciò contro le labbra. Che faceva male. Indifferente. Il bacio più freddo che avesse mai ricevuto. Riversava tutta la sua insensibilità, la sua empietà nella sua bocca. Rendendola una parte di lui per quell’orribile istante. Il tocco fu breve ripensandoci ma sembrò durare ore – troppo velocemente l’afferrò e la liberò per metter su un qualsiasi tipo di lotta. Sebbene quando finalmente la liberò, lei giurò che le sue mani fossero macchiate di rosso.
Spike urlò la sua rabbia e balzò sul vampiro di nuovo, le braccia che gli si attaccavano attorno alla gola e lo ritiravano indietro. Lo tiravano via da lei anche se Angel la spingeva nell’abbraccio in attesa di Penn. Immediatamente, le mani del demone più giovane le afferrarono le braccia, storcendola così che lo fronteggiasse. Umano ancora, la guardava senza sentimenti. Angel parlava grandi parole, sì, ma non potevano paragonarsi alla morte dietro gli occhi di questo vampiro.
Non gli importava se fosse torturata. Lo vedeva questo. L’importante era che morisse. Dolorosamente.
Angel la voleva viva. Penn no. E il pensiero della morte immediata, per la prima volta, la spaventò molto di più della possibilità di essere tormentata. Non per una qualsiasi ragione che potesse determinare; piuttosto, era terrorizzante che qualcuno lì fuori, vampiro o no, potesse odiarla così tanto come colui che la stringeva ora.
“Ricordi cosa ho detto?” sibilò Penn, il veleno dietro la sua voce le gelò il sangue. Non c’era nessun dubbio nella sua mente – niente così lontano da quella notte bruciata via settimane fa. La notte in cui aveva ucciso Drusilla. La notte che lei stava aspettando che lui ricambiasse da allora ogni notte. “Beh” continuò lui, scorrendole le mani sul viso in un modo che la beffò per finta gentilezza. “Inizia a desiderare”
Buffy tirò indietro un braccio per un brutale colpo sul suo viso con tutta la forza. Il vampiro ringhiò ma rifiutò di lasciare la sua stretta su di lei. Diede indietro bene quanto ricevette, scaraventandola contro il più vicino mausoleo. “Non è che non ammiri il tuo spirito” disse iroso. “Hai completamente confutato tutte le mie teorie sulle Cacciatrici” La colpì di rovescio di nuovo dopo aver rapidamente evitato uno swing fuorioso, una mano che le si avvolgeva attorno al polso che stava colpendo e bloccandola brutalmente ancora una volta alla catacomba. “Sono venuto in questa città pensando che saremmo stati amici, Buffy. Beh, forse non amici, dato che progettavo di averti morta e sepolta a quest’ora. Ma sul serio, dopo tutto quello che abbiamo passato insieme...” Le scagliò un altro pugno sul viso. “Immagino di doverti ringraziare. Ti volevo morta prima perché mi stavi sulla strada. Non più. Duecento anni, e finalmente mi hai dato una ragione per odiare” Un altro pugno. Lei gliene sparò uno in risposta, e lui lo accolse senza sobbalzare. “Una ragione per uccidere che non avevo mai pensato di aver bisogno. Vampiro qui, giusto!” L’afferrò per le spalle e la attirò a lui di nuovo, ignorando le sue lotte. Tenendola come Angel aveva tenuto Spike. Come se la forza di un Cacciatore significasse niente per lui. “Non ho bisogno di una ragione. Non ho bisogno di un motivo. Potrei spezzarti il collo e nessuno si domanderebbe perché. Solo un altro demone, giusto? Tu mi hai dato una ragione, Buffy. Una ragione per la prima volta in due fottuti secoli!” La sua gamba scattò in alto e incontrò il suo stomaco, forzandola a barcollare in avanti, verso di lui, così che la sua bocca le fosse all’orecchio. “Quindi grazie”
La cosa successiva che lei seppe, lui l’aveva lanciata di nuovo a terra, gli occhi brillanti di giallo ma che non cambiavano. Ancora non cambiavano. Era ancora l’uomo davanti al demone. Come se volesse che lei sapesse che la sua morte significava più per lui come persona che per lui come vampiro.
Buffy non registrò quanto forte stesse ansimando. Quanto il suo corpo dolesse per l’impatto dei suoi colpi. Doleva quasi al punto dello stordimento. I suoi muscoli erano dolenti; da qualche parte stava sanguinando, lo sapeva, ma c’era troppo dolore per decifrare dove la sua pelle fosse rotta.
Paletto. Da qualche parte, aveva fatto cadere il suo paletto. Immediatamente, le sue mani tremanti andarono alla caviglia dove aveva chiuso la scorta, gli occhi che non lasciavano mai il viso del vampiro che si avvicinava mentre lui indulgeva in lunghi passi verso di lei.
“Pensi davvero che funzionerà?” strasicò lui, schivandola di lato con calma mentre lei gli balzava su. “Non hai idea di chi sono, vero? Nessuna idea di cosa sono capace. Di quante ragazzine piagnucolanti come te ho ucciso negli anni. Pensi che la tua chiamata mi intimidisca? Tu sei niente. Sei peggio di niente. Sei nata con un diritto a morire”
“L’ultima volta che ho controllato, tutti lo erano” Buffy emise profondi respiri, rifiutandosi di distogliere gli occhi da lui. Anche se i suoi sensi erano in conflitto, anche se sentiva costrizione dappertutto per lasciarlo di nuovo e correre verso dove Spike ed Angel stavano combattendo. Ancora combattendo. Sentiva il dolore del suo ragazzo come se fosse stato il proprio. Sentiva dove stava sanguinando anche se non avrebbe potuto giudicare l’estensione delle proprie ferite. “Essere nati è il primo passo per morire, vero?”
“Carino” Camminò predatorio in avanti, evitandola abilmente quando lei balzò di nuovo. La sua mano si strinse attorno al suo polso ancora una volta, avvolgendola nelle sue braccia così che la sua schiena fosse premuta al suo torace, e lei fissasse davanti il cimitero in apparenza vuoto. Il suo corpo si storse contro la presa del vampiro senza utilità. Oh, lui tentennò un poco. Grugnì quando era appropriato, ma rifiutò di liberarla. Anticipando ogni mossa di offesa che lei avesse fatto. Spike era dietro di lei; dietro di loro. Poteva sentirlo – sentire le sue urla per lei come se lui avesse abbandonato se stesso per lei.
“E’ stato divertente” mormorò lui. “Non c’è da negarlo questo” E finalmente, lei sentì la puntura delle sue zanne sulla gola. “Tutte le cose buone”
Era finita allora. Finita nel prossimo secondo. Era una strana sensazione, sentire il corpo attorno al suo sbriciolarsi via come se la terra avesse appena adesso deciso di correggere un orribile sbaglio. Lei era in piedi lì, paletto che doleva dall’urgenza di essere usato, e prima che potesse lottare per liberarsi, il suo momento era passato. La sua pelle formicolò mentre la sua polvere danzava su di lei, e fu improvvisamente in piedi da sola.
Buffy boccheggiò e si girò di scatto. Spike la stava guardando con amore e sollievo; bloccato sotto Angel, il braccio ancora allungato da dove aveva lanciato il paletto. Aveva salvato la sua vita persino mentre le zanne dell’altro vampiro erano più vicine alla sua gola.
“Beh” strascicò Angelus, lanciandole uno sguardo pigro. Se ci fosse stato un qualsiasi senso di perdita per l’improvvisa inesistenza del suo childe, non lo rivelò. Niente di più di un bagliore di fastidio. Una secondaria ragione per uccidere il Cacciatore sotto di lui, come se creature come lui fossero legate da motivi. “Quello è stato o molto eroico o molto stupido”
“Buffy!” boccheggiò Spike.
Spike.
“Io pendo più vero stupido” continuò il vampiro, la sua stretta sul collo del Cacciatore che si stringeva. “Che dici tu?”
“Oh Dio” Non c’era nessun pensiero nella sua testa. La sua mano si strinse attorno al paletto e si precipità verso di loro.
Stupido uomo che le salvava la vita quando avrebbe dovuto essere preoccupato per la sua. Non l’avrebbe perso. Proprio no.
“Spike!”
Con la polvere di Penn che ancora le scivolava via dalla pelle, Buffy balzò verso il suo innamorato, la rabbia le dava forza nelle vene e dappertutto di nuovo. Qualcosa di inumano che le cadde dalle labbra, le dita affondarono nelle braccia di Angel mentre lo strappava via da Spike, il paletto inarcato in alto sopra la testa. Pronta a farla finita, mentre il suo sguardo inumano le danzava davanti al culmine della derisione.
Qualcosa cambiò, allora. Proprio mentre era pronta a farla finita, un rantolo acuto girò nell’aria, e i suoi occhi brillarono. Il suo corpo penzolò in avanti, il peccato gli si appoggiò sulle spalle schiacciandolo per l’improvviso carico, e lui collassò.
“Buffy.”
Oh Dio. Lei conosceva quella voce.
“Angel.”
Spike, da dove era allungato sul terreno accanto al vampiro, ansimò, gli occhi che trovavano quelli di lei. Il suo stesso corpo doleva per il peso delle sue ferite. Si sentì sanguinare dove lui sanguinava, anche se non c’era segno che le danneggiava la pelle. Aveva dolore dove lui aveva dolore, e il vampiro di fronte a loro era il responsabile.
Il vampiro di fronte a loro aveva ucciso Jenny Calendar. Era stato a secondi di distanza dall’uccidere l’uomo che amava.
Lo stesso vampiro che aveva alzato gli occhi su di lei all’improvviso con un’espressione che si intonava alla voce. Occhi che lei conosceva. Occhi per cui lei una volta aveva perso la testa che corrispondevano all’uomo dal volto angelico. Il demonio che aveva ucciso, e che non aveva mostrato pietà per quelli che aveva tormentato.
Aveva ucciso Giles quasi di più di quanto avesse ucciso Jenny. La sua morte era per lui. La messainscena. I libri imbevuti di sangue. Il crocifisso. I suoi occhi tagliati e chiusi così che non vedesse nessun male. Ucciderla era stata sul serio una pietra miliare. Era morta per tormentare Giles.
Se lui era tornato, lei non lo voleva. Non c’era penitenza per quello. E prima che potesse mettersi in dubbio, il braccio di Buffy arrivò precipitandosi in basso, il paletto che gli sfondava il torace. Toccandogli il cuore e mandando una reazione a catena attraverso il suo corpo da tempo morto, sciogliendolo via fino a quando fu parte della terra. Il resto, lei lo chiuse fuori. Non preoccupandosi di vedere il suo viso. Di vedere la sua sorpresa o l’accenno di tradimento. Piuttosto lo guardò ridursi in polvere come se fosse un qualsiasi altro vampiro. Un qualsiasi altro vampiro in una qualsiasi altra ronda, andato adesso perchè lei era la Cacciatrice.
E poi ce n’erano due.
Spike. Il suo Spike. Buffy lo guardò per un lungo minuto, incapace di ammettere quanto forte stesse tremando. Il volume di quello che aveva quasi perso stanotte era ancora miglia lontano; per adesso, lei era solo lì con lui. A guardarlo. I suoi occhi persi in un blu oceano, affongando senza nessuna volontà di sopravvivere.
“Oh Dio” Era nelle sue braccia prima che potesse emettere un altro respiro, mormorandogli baci sul viso mentre lui la stringeva a sé. Il suo viso era bagnato di lacrime, solamente alcune versate dai suoi occhi. “Ero così preoccupata. Ho sentito che qualcosa non andava... Io-”
“Shhh, piccola, va tutto bene” La sua bocca scivolò su quella di lei bisognosa, assaggiandola come per rassicurare se stesso. Stringendola a sé. Lì nel cimitero, persi l’uno nell’abbraccio dell’altra. “E’ tutto finito adesso”
C’era qualcosa nella sua voce che lei non avrebbe saputo identificare. Come se il suo amore per lei si fosse espanso in secondi, e fosse più potente che mai per qualche ragione che lei non riusciva a comprendere.
“Ti amo” piagnucolò lui. “Così tanto”
“Ti amo” Lei lo afferrò più strettamente. “Non spaventarmi mai più così”
“Tu neanche. Ho quasi avuto un maledetto attacco cardiaco” Spike la tirò di nuovo verso di lui, nascondendole il viso nei capelli. “E’ finito ora” mormorò di nuovo. “E’ tutto finito”
“Finito”
Ed era così. Una strana pace cadde sul cimitero. E si tennero l’uno all’altra sull’erba scura, spruzzata della polvere dei due caduti. Lì sotto il bagliore della luna piena della notte. Gustandosi i risultati della battaglia. Gustandosi il conforto che l’altro offriva con un tocco.
La danza era finita. E si tennero l’uno all’altra mentre il sipario calava. Lì nel silenzio del cimitero.
Lì l’uno nelle braccia dell’altra.
Lì nel loro paradiso di pace.
Capitolo 20 - Musica da un altra stanza
Non venne sul serio registrato fino a quando Spike tintinnò distrattamente le sue nuove acquisite chiavi che possedeva sul serio un posto tutto suo. Lei lo aveva sentito dirlo al cimitero. Aveva saputo che la fermata al minimarket era per comprare shampoo e altre essenzialità che uno dava per scontato a meno che gli fossero negati tali piccoli lussi. Anche la chiamata fatta a Giles da una cabina perchè lui era privo di una linea telefonica le era sfuggita. Tutto era passato non riconosciuto fino a quando lui la condusse attraverso un corridoio non familiare di un ugualmente non familiare palazzo, mormorando qualcosa riguardo la mancanza di mobili. Colpì allora. Spike aveva un appartamento. Un vero appartamento.
Il posto era suo. Suo. E l’aveva preso per loro.
“Non è molto” disse lui oltre la spalla. “Ha solo il frigo e il letto. Ci vorrà un pò prima che possa permettermi una tv... per non parlare di tutta la maledetta roba che viene insieme. Ma abbiamo le basi, giusto? Cibo, impianto idraulico al chiuso, e un posto per dormire”
“E’ meraviglioso” disse lei automaticamente, ancora sopraffatta soltanto dal fatto che lui aveva un suo appartamento. Avevano qualche parte dove andare quando volevano stare da soli. Un posto dove avrebbe potuto vedersi vivere anche se si fosse rivelata la più grande discarica del mondo. Era loro – beh, suo – ed era più che abbastanza per lei.
Spike tirò un profondo respiro. “Sono stato un segaiolo a portarti qui?” chiese.
Buffy gli sbatté gli occhi scioccamente. “Cosa?”
“Ti volevo con me stanotte... specie dopo quello che è successo. Non ho chiesto, ho solo... ho solo dato per scontato che volessi stare qui”
“Lo voglio!”
Il sollievo gli si riversò negli occhi. “Oh grazie a Dio”
“Naturale che voglio stare qui. Perchè dovresti pensare che io-”
Spike ghignò. “Hai detto che il posto era meraviglioso e non sei neanche ancora entrata” Indicò il corridoio vuoto. “Ho pensato che forse io... non so. Ho pensato che tu-”
Buffy sorrise ironica e attraversò la soglia, posando la borsa piena di bontà sul pavimento. “E’ meraviglioso. È meraviglioso che tu abbia questo... sono così...” Sospirò e scosse la testa. “E’ solo che è stato un lungo giorno”
“Questo è un modo per metterlo” concordò lui, muovendosi per sfiorarla con un bacio sulla fronte.
“Credimi... sono con te... non c’è altro posto dove preferirei essere” Lei si tirò indietro leggermente e gli baciò le labbra. “Specialmente dopo stanotte. Non voglio mai più sentire niente del genere”
“Del genere?”
“Ti ho sentito. Stavo seduta a casa ad aspettarti, e poi ho sentito che qualcosa non andava. Non so come o...” Corrugò la fronte, alzando lo sguardo su di lui inerme. “Questa non è neanche la prima volta. Io non...”
La mano di Spike cadde sulla sua, le loro dita si intrecciarono mentre lui la attirava di più nella sua nuova casa. Chiuse la porta dietro di lei, liberando un profondo respiro e catturando il sacchetto abbandonato con la mano libera. “Rupert ha alcune idee” disse. “E’ qualcosa che sto sentendo da un pò”
“Dove stiamo andando?”
Lui sorrise gentilmente, stringendole la mano. “Doccia. Mi sento un pò... grigiastro dopo...” Un sospiro tremolante gli sibilò tra le labbra. “Voglio solo... rimani con me stanotte. Io non...” Guardò in basso. “Ero così maledettamente arrabbiato quando ho visto che eri venuta per me. Ero così terrorizzato. Non ero mai stato così terrorizzato. Non so neanche perchè. Qualcosa riguardo stanotte che io...”
“Non puoi continuare a farlo. Sono la Cacciatrice anch’io, ricordi? Io -”
“Lo so questo, dolcezza. Stanotte era diverso” Scosse la testa. “Qualcosa riguardo stanotte era diverso. Avevo bisogno di prenderti più di qualsiasi altra cosa. Penso sia qualcosa... qualcos’altro è iniziato qui. Qualcosa...” Spike la guardò per un minuto in più, strattonandola di nuovo verso il bagno. “Ripuliamoci, okay? Poi correrò per il corridoio e userò il telefono di uno dei vicini per ordinarci qualcosa. Suona bene?”
Lei sorrise. “Suona perfetto. Dovrò chiamare Mamma e farle sapere che sono... da Willow stanotte”
“Era con Rupert. Le ho detto che stavi con me”
Gli occhi di Buffy si spalancarono. “L’hai fatto?”
“Piccola, era in piedi proprio lì” Spike sorrise e le sfiorò con un bacio il retro della mano. “Ho detto a Joyce che mi sarei preso cura di te e di non preoccuparsi”
“Già. Posso immaginare che sia andata bene. Metti me e te in un appartamento, non sorvegliati, poi dille di non preoccuparsi?” Sorrise mentre lui accendeva la luce del bagno e sistemava la borsa di bontà sul bancone del lavabo. “Penso di non vedere l’ora di avere una discussione molto imbarazzante con mia madre quando torno a casa”
Spike ghignò e prese a pugno il materiale consumato della sua camicia, incoraggiandola con gli occhi ad alzare le braccia. “Penso che è un pò tardi per la chiacchierata sulle api e i fiori, vero?”
“Beh, la chiacchierata vera, si. La parte in cui l’ho sperimentata...”
Gli occhi di lui brillarono.
“... per ora la ometteremo” Lei condivise il suo stato d’animo, le mani impegnate al bordo della sua camicia. Il freddo marmo del suo torace era sciupato dalle ferite, il sanguinare che aveva sentito nel cimitero si era fermato e era già sulla via della guarigione. C’erano macchie di pelle arrossata che non avrebbe potuto nasconderle. Sangue secco incrostato sopra le ferite che avrebbero richiesto più di poche ore per migliorare. Posti in cui Angelus l’aveva ferito prima che conoscesse la polvere.
Il peso di quello che era quasi stato perso stanotte rifiutava di liberare la sua stretta su di lei. Perchè stanotte più di ogni altra notte, non lo sapeva. Solo che Angel e Penn erano andati al cimitero stanotte con il proposito di ucciderli. Uccidere prima Spike così che la sua morte la paralizzasse, e lei non avrebbe opposto una lotta quando fosse diventata la punta della loro attenzione.
“Rupert pensa che sia perchè siamo compagni... o qualcosa” disse Spike, sorprendendola. I suoi occhi si fissarono attentamente su di lei. “Quello che stavi dicendo prima. Ti ho sentito anch’io, dolcezza. Sentito tutto”
“Compagni?”
“Lo ha visto solo con i vampiri, e dice che non è così comune come era solito essere. I tempi cambiano anche per i non morti, sembra. È il loro modo per il matrimonio, o che altro. Almeno questo è come l’ho capito io. Immagino che i vampiri non l’abbiano in loro il rimanere fedeli l’uno all’altro per un qualsiasi periodo di tempo”
“Penn e Dru erano... erano compagni?”
Lui scosse la testa. “Non penso. Se lo fossero stati, penso che Penn sarebbe morto il minuto in cui tu hai impalettato lei. I vampiri si uniscono, passerotto, ma non tendono a reclamarsi l’uno altro così spesso. È anche meno comune ora, con quanto promiscua è diventata la società. Ma, secondo il nostro Osservatore, accede di quando in quando”
“E Giles pensa che sia successo... a noi?”
“Per quello che posso dire io”
“Come? L’ultima volta che ho controllato, io e te siamo molto dotati di pulsazioni e siamo oltre la temperatura della stanza”
Gli occhi di lui stavano ancora danzando. “Ti va di controllare di nuovo?”
Buffy arrossì e lo colpì molto leggermente sul torace – non volendo fare niente per aggravare qualcuna delle ferite acquisite stanotte. “Testa calda”
“Di che testa stai parlando, amore?”
“Gah! Maiale”
“No” Si indicò. “Ragazzo”
“Stessa cosa”
“Mi ferisci”
“Ti piace”
“Questo è non pertinente” Spike le prese a coppa la guancia con reverenza, avvicinandosi per accarezzarle la fronte con un bacio. “Ad ogni modo, come stavo dicendo, Rupert sembra pensare che dato che Cacciatrici e vampiri sono fatti dallo stesso stampo... il maledetto Ying Yang o che altro, che condividiamo proprietà” Emise un altro respiro tremolante, le mani frementi che cadeva sul gancio frontale del reggiseno di lei, gemendo leggermente quando i suoi seni gli furono rivelati. “Quando siamo stati chiamati...” continuò lui distrattamente, perdendo il pensiero mentre la sua bocca cadeva sula gola di lei, posando umidi, desiderosi baci sopra la sua pelle mentre le dita le rendevano duri i capezzoli con ammirata reverenza. “Mmm... quando siamo stati chiamati, ci è stato detto che eravamo destinati a fermare i vampiri. Non i maledetti demoni o le altre cose che ci vengono addosso di notte. Solo i vampiri. Rupert dice che indica che siamo legati a loro. Condividiamo le proprietà... condividiamo... tutti i tipi di... mmm, ma sei gustosa”
Buffy ghignò, facendo correre le mani lungo i suoi fianchi. Le dita prudevano verso il bottone dei jeans, resistendo rapidamente alla tentazione di prenderlo a coppa attraverso il denim. Poteva sentire la sua durezza, sporgente contro di lei. “E ora siamo... siamo compagni?”
“Qualcosa del genere” concordò Spike, attirando un capezzolo nella bocca. Le sue braccia si strinsero attorno a lei quando boccheggiò e si inarcò in lui, le sue mani che abbandonarono il loro compito ai suoi jeans per afferrragli le spalle. “Va bene questo per te? Nessuna maledetta obiezioni, nessun-”
“Ti amo, grande idiota”
Lui ridacchiò nella sua pelle. “Un tale affetto”
“Beh... il modo in cui lo vedo io...” Lei gli inclinò il mento verso l’alto così che potesse assaggiargli le labbra di nuovo. “Dato che siamo compagni, Mamma non può lamentarsi di me e te e della nostra affinità per della bontà nuda e sudata”
Spike le ghignò incorreggibile, portando le sue stesse mani ai suoi pantaloni e gustando i piccoli mormorii di protesta che le precipitarono dalla gola per la perdita del suo tocco. “Già” replicò lui, tirandola di nuovo a sé così che potesse liberarsi velocemente dei suoi jeans. “Questo è un punto che deve essere chiarito. Se siamo profetizzati, non c’è motivo di obiettare”
“Assolutamente nessuno”
“Se siamo profetizzati e compagni nella maniera di Cacciatrici e vampiri, beh...” Spike le afferrò strette le mani mentre iniziava a camminare all’indietro nella doccia. “Non c’è modo per vincere una battaglia con i maledetti Poteri”
Il rumore dell’acqua che usciva dal tubo la colpì di nuovo come aveva fatto quella notte così tanto tempo fa. Quella notte dopo il suo primo incontro con Penn quando Spike l’aveva portata di corsa al motel dove stava. Quella notte in cui gli aveva chiesto di rimanere con lei mentre si faceva il bagno. La loro prima notte trascorsa assieme, se escludeva l’infamia di Halloween che aveva, di per sé, aperto così tante porte. Ed eccola lì. Nuda in un altro bagno con Spike, questa volta mentre lui la conduceva sotto la bocchetta. Le sue mani non erano più spaventate di esplorarla. Il suo corpo era familiare al suo. Non rivestito da ambiguità di carattere. Lei lo amava conpletamente, con tutto quello che era o sarebbe potuta essere. Il passato era dov’era.
Angel era morto, una risposta al suo colpo fatale. E come stavano facendo quando i vampiri arrivarono in città, stavano lavando via il loro passato. Entrambi sotto la bocchetta questa volta; non più divisi. Lui non era più da un lato della vasca mentre lei si immergeva nell’acqua. Condivisero il loro battesimo. La sua testa contro la spalla di lui, i suoi capelli che si bagnavano sotto il piccolo diluvio, le braccia di lui attorno a lei.
Non c’era mai un momento con lui di cui lei non si sentisse di avere cura. I suoi ragazzi nel passato, insignificanti com’erano, non l’avevano mai, anche al loro meglio, fatta sentire così. Neanche per un secondo. Sempre dopo qualcosa che lei aveva riservato a buon diritto per l’uomo che la stringeva ora. Spike la faceva sentire desiderata con un tocco così come quando era dentro di lei.
Una parte di lei aveva sempre supposto che le carezze affettuose e le carezze sessuali si sarebbero differenziate nella sensazione. Le mani di Spike sulla sua pelle sembravano così genuine come la durezza del suo cazzo contro di lei. Il modo quasi esitante in cui lui esplorò le sue pieghe femminili, le labbra che le accarezzavano la guancia, la gola, mormorando piccoli accenni di affetto contro la pelle. “Ti amo” mormorò lui. “Così tanto”
“Ti amo”
Il suo pollice le premette contro la clitoride, la bocca che inghiottiva il suo lamento. “Così dolce” mormorò lui. “Hai una qualche idea di cosa mi fai?”
Buffy si leccò le labbra, le mani che si avvolgevano attorno alla sua erezione, guidandolo alla sua entrata. Boccheggiò alla sensazione della sua testa a punta che le stuzzicava le pieghe umide, gli occhi diventarono lucidi per l’espressione di beatitudine euforica che gli colorò i lineamenti. “Ho una qualche idea” replicò lei piano. “Dato che me lo chiedi ogni giorno”
Spike ghignò e la sollevò un poco, la bocca che cadeva alla sua spalla. “Questo è perché tu non ne hai idea” ribatté lui, gemendo quando lei gli affondò le unghie nella pelle, il cazzo che scivolava dentro di lei. “Dio, non penso che questo smetterà mai di sorprendermi”
“Cosa?”
“Quanto fottutamente bene ti sento. Diventa meglio ogni volta” Le sue mani le passarono sotto le cosce, incoraggiandola ad avvolgergli le gambe attorno alla vita. “Sei così meravigliosa. La mia ragazza. Il mio maledetto folletto d’acqua” Lei lo strinse forte, strappandogli un lungo lamento. Le mattonelle fredde premute contro la schiena, Spike che si muoveva con lenti, languidi colpi. Le sue mani sui fianchi, che spingevano in lei con piccoli piagnucolii di adorazione. La sua bocca sul collo, le mani sulle cosce. Stringendola contro di lui. Le sue braccia attorno alla sua gola, persa nella sensazione di lui mentre si muoveva dentro di lei, l’acqua che le cadeva lungo la pelle.
C’erano così tante cose a cui lui la stava introducendo, in apparenza per caso. Lei aveva letto di coppie a cui piaceva fare l’amore nella doccia, ma non si era mai pensata così avventurosa. Concesso, c’erano alcune ragazze alla Hemery che avrebbero riso all’idea del sesso in doccia come avventuroso, ma per lei lo era. Tutto quello che Spike faceva con lei era avventuroso.
“Oh Dio...”
“Ti amo” giurò lui ardentemente. “Ti amo così tanto”
“Ti amo”
“E’ così bello” Spike incontrò i suoi occhi con adorazione, le sue spinte che si approfondivano. Lui le rubò un bacio dalle labbra. “Ancora non lo capisco” mormorò, avvolgendole un braccio attorno alla vita per tenerla, l’altra mano che risaliva la sua pelle umida per prenderle a coppa un seno.
Lei lo strinse di nuovo, la testa che cadeva sulla sua spalla. “Capisci cosa?”
“Perché diavolo hai scelto un disastro come me”
“Ti amo”
“Non capisco neanche questo” Si tirò completamente fuori da lei, il cazzo che le scivolavano lungo la pelle umida, tra loro. Aveva quest’espressione sul viso che lei adorava; come se fosse solo a secondi dal perdersi. Era così premuroso verso di lei, così disperato che lei ottenesse il rilascio, sebbene non in un modo che lei si sarebbe aspettata. Come se prendesse più piacere nel suo orgasmo che nel proprio. “Cristo, non c’è una parte di me che non mi annienta maledettamente”
“Neanche tu” Buffy boccheggiò e lo strinse più forte. La sua pelle era tesa, bollente. Come un fuoco nella bocca dello stomaco che si stava allargando in tutto il suo corpo. E anche qui, imbevuta nella loro cascata, bruciava al punto in cui le lacrime le pungevano gli occhi. Piccoli spilli che le stuzzicavano gli interni, ardendo così insopportabilmente, così dolcemente, che non sapeva se sarebbe riuscita a sopportarlo. “Dio, Spike, per favore”
Lui annuì urgentemente e affondò ancora una volta nel suo calore. “Non lo capisco”
“Spike—”
“Sei una dea. La mia bollente, fiera dea”
Il suo tocco cadde alla sua fica, scivolando sopra la sua umidità , massaggiandola dove erano uniti. Strofinandole la clitoride con veloci giri tortuosi. Spindendola più vicina a quel limite mentre sbatteva dentro di lei. Il suo corpo si arrotolò intorno a quello di lui, avvolgendoglisi attorno, i suoi fianchi che spingevano incontravano quelli di lui ad ogni affondo.
“Così dolce”
“Oh Dio” Dovette trattenere un urlo di frustrazione quando lui si tirò fuori da lei di nuovo. Stuzzicandola così dolcemente. Così spietatamente.
“Ti amo” Con un turbinio sfacciato dei fianchi, lui sbatté di nuovo in lei. La sua testa volò all’indietro contro le mattonelle e lei piagnucolò, i muscoli che si contraevano nelle profondità soddisfacentemente agonizzanti. Guardandolo mentre lui la guardava, l’espressione bruciante che gli colorava i lineamenti un palpabile tocco di per sé. Spingendo in avanti sensazioni che avrebbe negato esistessero se non fosse per l’uomo nelle sue braccia. L’uomo che le ricordava ogni giorno quello che avevano. La bellezza beata di quello che condividevano. Se non con un tocco, con uno sguardo. Un sospiro. La curva del suo sorriso seduttivamente elegante che le lampeggiava ogni volta che trovava qualcosa ironica o scandalosamente divertente. Tutto arrotolato in uno.
I loro respiri affannosi si mischiarono mentre le spinte di lui diventavano frenetiche. Lei divenne più stretta e più bagnata ad ogni affondo. Le dita di lui la spingevano più vicina all’orgasmo, la bocca impegnata alla sua gola prima di cadere sui suoi seni ancora una volta e succhiarle il capezzolo tra i denti.
“Guhhh...”
“Mmmm.”
“Spike!”
I suoi occhi blu incontrarono quelli di lei animati prima che la sua bocca saccheggiasse la sua esplorandole ogni centimetro della sua caverna. Bevendola completamente. Le sue dita la spinsero più vicina all’apice. “Vieni per me, piccola” boccheggiò lui. “Sei così vicina. Posso assaggiarlo”
“Spike—”
“Ti amo. Ti amo così tanto”
“SPIKE!”
La colpì dal nulla. Uno slancio di sovraccarico sensoriale, il corpo che esplodeva attorno a lui. Le mattonelle contro la schiena, l’acqua che le lavava il corpo, le sue braccia che la tenevano ferma, il suo cazzo che spingeva in lei, la sua bocca che le danzava sopra la pelle. Il tutto compilato in qualcosa che lei non aveva mai sperimentato prima. Non con nessuno. Neanche con lui. Non fino a stanotte. Precipitandosi su di lei in onde, increspandosi attraverso di lei piccoli sobbalzi fiammeggianti di piacere che le toccavano ogni nervo nel corpo. Il suo nome si rovesciò dalle labbra di lui il secondo successivo, i suoi muscoli lo strizzarono, mungendolo di tutto quello che aveva da dare. La sua fronte le crollò contro la spalla, violenti ansiti gli ruzzolavano attraverso la gola.
Per quanto rimasero lì, lei non lo sapeva. Solo che la doccia si stava stava diventando fredda ora, raffreddandoli nella pace del loro dopo.
Quando pensò di potersi fidare della sua voce con le parole, Buffy lo strinse più forte e soffocò una risatina nella sua spalla.
“Non è la reazione più lusinghiera che abbia mai ricevuto...”
“E’ stato fantastico, e lo sai”
Spike si tirò indietro, gli occhi danzanti. “Si...” concordò lentamente, attirandole le labbra vicine per un altro lungo bacio. “Cos’è maledettamente divertente, allora?”
“Beh... le docce sono tipicamente pensate per incoraggiare la pulizia. Tu mi hai resa ancora più sporca.”
“Ooohh. Dì quella parola di nuovo”
“Che parola?”
Lui ghignò e spinse in avanti leggermente, godendo del modo in cui gli occhi di lei si spalancarono alla sensazione del suo cazzo che si ingrandiva dentro di lei. “Sai maledettamente bene quale parola”
“Abbiamo bisogno di una... doccia”
“La faremo” concordò lui, strofinando il viso nei suoi capelli mentre iniziava a muoversi di nuovo. “Non c’è nessuna fretta”
Una indeterminata quantità di tempo dopo, caduti sul letto che era composto da lenzuola prese in prestito e un solitario cuscino, riposarono. Buffy era stretta nel fianco del suo ragazzo, vestita semplicemente della sua t-shirt. Piena del Cinese che lui si era precipitato a prendere all’ultimo minuto prima che tutti i ristoranti a portar via chiudessero per la notte. Lui si era ornato di un paio di pantaloni di tuta di sua iniziativa. C’era qualcosa nell’intimità dell’abbigliamento che lei sentiva molta gente prendeva per garantita. Entrambi indossavano qualcosa del suo guardaroba; un completo intero se messo insieme. E per qualche ragione, quello forniva la più strana sensazione di conforto.
C’era una linea sottile tra essere pazzi ed essere pieni di gioia. Buffy non sapeva quale delle due lei fosse, e ora non le interessava. Era con l’uomo che amava. Nelle sue braccia nel risultato della battaglia.
Il futuro era confuso nella migliore delle ipotesi. Non sapeva cosa avrebbe portato. Quali ripercussioni avrebbe sofferto per le decisioni prese stanotte. Spike aveva trasmesso che la riapparizione di Angel lì alla fine era per opera di Willow che recitava una maledizione che Jenny Calendar stava evidentemente ricercando la notte in cui era morta. E sul serio, Buffy non sapeva perché avesse preso la decisione che aveva preso. Non la rimpiangeva come pensava avrebbe fatto. La sentiva giusta. Giustificabile.
Per qualunque altra cosa, c’era questo. Questa semplice beatitudine delle braccia di Spike. Erano profetizzati. Il Cacciatore che la stringeva ora. E tuttavia, non era la Cacciatrice che l’aveva fatta precipitare a salvarlo stanotte.
Quello forniva anche conforto. C’erano cose che non avrebbero potuto essere profetizzate. Lei non lo amava perchè era il Cacciatore. Lei lo amava perchè era Spike. E sapeva, semplicemente dal suo tocco, che il sentimento era condiviso.
C’era così tanto rimasto da esplorare. Così tanto rimasto da scoprire. Così tanto.
Non stanotte, comunque. Stanotte l’avevano finita. Stanotte era tempo di riposare.
Avvolta nella braccia di Spike nel buio del suo appartamento vuoto, Buffy mormorò qualcosa con aria assonnata e mosse la testa da dove riposava sul torace di lui. “Ti amo”
“Ti amo anch’io”
“Per sempre?”
“Per maledettamente sempre. Fino a quando mi vorrai”
“Mi piace per sempre”
“Bene, perchè non ti lascerò andare” Non avrebbe potuto vedere il suo viso nel buio, tuttavia sapeva che stava sorridendo. La attirò più vicina e le posò un bacio riverente su una tempia. “Quell’intera cosa del ‘fino a quando mi vorrai’ era solo fumo negli occhi”
Lei ridacchiò e alzò la testa, cercando le sue labbra. Condivisero un bacio appassionato che rimase affettuoso e alimentato da un accenno di desiderio che lui non poté evitare di aggiungere. E non ci furono più altre parole. Solo sorrisi nel buio.
Avvolta nelle braccia del suo amante, a godersi la pace dopo una lunga lotta. Incurante di quello che aspettava all’orizzonte. Si erano guadagnati stanotte. Stanotte e mille altre. E per ora, c’era questo. Questo periodo tra ieri e domani. Tempo ricompensato.
Fine
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