15/01/2009
Taming of Scrooge
Subject: AU (tutti umani).
Warnings:No.
Rating:NC17.
Genere: Romance.
Lunghezza: 6 Capitoli (14922 parole)
Summary: Il donnaiolo William "Spike" Pratt è un uomo sicuro di sé a cui non dispiace mostrare il suo potere – specialmente con le donne nella sua vita. Poi, durante una vigilia di Natale, Spike viene visitato da tre fantasmi che gli mostrano l'errore dei suoi gesti e l'unica donna con cui dovrebbe stare.
Disclaimer: Non possiedo niente, ecc ecc ecc.
Permesso dell'autrice: Hi Flavia! I am all on board for you translating my fics into Italian. I bet they sound even better in Italian lol. Seriously, I think it's a gorgeous language. Thanks so much, -Brat (Jen)
Link per la ff originale:http://spikeluver.com/SpuffyRealm/viewstory.php?sid=23254
Capitoli:
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Capitolo 1 - Incontrare Scrooge
William 'Spike' Pratt si sedette all'indietro nella sua lussuosa sedia, testa sul sedile e mani strette ai braccioli.
“Arghhh!” urlò per il suo pubblico composto da una persona e diede uno, due, tre strattoni prima che il suo corpo diventasse completamente rilassato.
“Orsetto biondo” lo rimproverò il suo pubblico, uscendo strisciando da sotto la scrivania e pulendosi la bocca. “Tutti sapranno cosa stavi facendo se continui ad urlare così” Harmony Kendall si alzò in piedi e gli sorrise con malizia mentre si aggiustava la gonna. “Sei un tale orso quando urli in quel modo”
“Harm? Mi hai ripulito come piace a me?” chiese Spike, ignorando le sue proteste. Doveva tornare a lavoro adesso e non gli importava di sentire le sue preoccupazioni. Possedeva la dannata compagnia e se voleva farsi fare un pompino nel bel mezzo della giornata dalla sua receptionist, l'avrebbe fatto. Potevano tutti fottersi per quello che gli importava, i suoi desideri venivano per primi. Se volevano un capo felice, allora era meglio che si sfogasse quando poteva.
Roteando gli occhi marroni, Harmony si buttò i capelli biondo miele oltre la spalla e li tenne stretti come in una coda con una mano mentre tornava a succhiare i resti di sperma sul suo cazzo lucido. Spike gemette di piacere deliziato ed ebbe flash di un'altra certa testa bionda fare lo stesso tipo di servizio per lui – sebbene facesse una certa difficoltà ad immaginare quella a fargli quello stesso tipo di servizio. Lei era davvero troppo dolce, davvero troppo gentile, e davvero troppo innocente per quel tipo di cosa. Entro breve tempo, Spike fu di nuovo duro e Harmony si rannicchiò su di lui, cercando di farlo venire velocemente, molto probabilmente temendo un altro urlo.
Questa volta, Spike dovette mordersi il labbro per non gridare il nome della ragazza a cui stava pensando, e quando Harmony fece il suo lavoro, e beh questa volta, lui si alzò velocemente e si rimise nei pantaloni, pensando che era una buona cosa che nessuno potesse vedere nel suo ufficio.
“Grazie, piccola” disse Spike, affaccendando la ragazza verso la porta prima che lei iniziasse a tubare e stravedere per lui nel modo in cui faceva sempre dopo un incontro.
“Orsetto biondo, basta!” Harmony si strattonò liberandosi dalla sua stretta così che potesse fronteggiarlo. Poggiandogli le mani sul torace, gli fece il broncio. “Vieni a casa mia domani?”
“Harm--”
“Dì che lo farai, Spikey, per favore? È Natale domani e non dovresti stare da solo”
“Non sarò da solo, amore. Farò dei giri domani, lo sai. Ho tanta gente da vedere”
Il broncio di Harmony si approfondì. “Vuoi dire tutte le tue altre ragazze?”
Spike ghignò in modo disinvolto. “Andiamo, amore; non fare storie. Lo sai che ho bisogno di te”
“Già, hai bisogno di me che ti faccio un pompino nel bel mezzo della giornata”
“Ora, questo non è vero!” esclamò lui con un finto ansito. “Qualche volta ho bisogno anche di quella tua deliziosa figa”
Harmony lo guardò furiosa. “Sei impossibile. Dì solo che verrai, Spikey. Verrai solo per un po'. Voglio che incontri i miei genitori... per favore?”
Internamente, Spike fece una smorfia sebbene cercasse fortemente di evitare che la sua espressione mostrasse quanto fosse avverso a quella richiesta. “Sicuro, passerotto. Verrò. Secondo giro, okay?”
Strillando e battendo le mani per il piacere, Harmony saltò su e giù e gli cosparse il viso di baci.
“Okay allora, amore. Vai ora, torna a lavoro” e le diede una pacca sul sedere per farla andare.
“Chiudiamo prima oggi vero?”
“Si, solo un'altra ora”
Sorridendo felice, Harmony se ne andò e Spike si curvò per il sollievo. Adesso doveva solo inventare una buona scusa per il perché non sarebbe riuscito ad incontrare il clan Kendall il giorno successivo.
Era pronto a fare alcune telefonate in modo che lui e il suo staff potessero chiudere la giornata, quando l'oggetto della sua fantasia mentre riceveva il pompino del giorno, entrò indaffarato dalla porta. Indossava una gonna lunga fino a metà polpaccio gessata e una camicia bianca con un cardigan bianco sopra. Spike prudeva dalla voglia di scoprire cosa c'era sotto tutto quella pudicizia e appropriatezza. I suoi capelli, i capelli che aveva immaginato sfiorargli le cosce prima, erano tirati all'indietro in una coda e lui sentiva l'impulso di scioglierla.
“Buffy Summers, a cosa devo questo piacere?” la salutò, un po' troppo entusiasticamente a giudicare dallo sguardo che lei gli rivolse.
Lei sorrise, “Mi dispiace disturbarla, Mr Pratt--”
“William” la corresse lui, gli occhi blu brillanti.
“Mi dispiace disturbarla, Mr William--” Smise di parlare a casa delle sue risate.
Afferrandole la mano, e dopo aver notato la morbidezza della sua pelle, come seta, lui la condusse verso il divano nella parte più lontana dell'ufficio, il divano che aveva una vista spettacolare del Comune di Boston e di tutta la sua gloria natalizia. Corrugò la fronte quando lei si tirò bruscamente via dalla sua stretta ma continuò lo stesso, cercando di non richiamarci troppo l'attenzione.
“Chiamami solo William, Buffy” le disse e le fece segno di sedersi. “Quante volte devo chiederti di chiamarmi così?”
Lei si sedette, blocco degli appunti in mano, rigida come una tavola, e lo scrutò con esistanti occhi verdi. “Penso che preferirei rimanere al Mr Pratt”
“Fammi un regalo di Natale, e chiamami William. Cosa posso fare per te, Riccioli d'Oro?”
Lei corrugò leggermente la fronte e abbassò lo sguardo. L'espressione non passò inosservata a Spike che aggrottò le sopracciglia.
“Riccioli d'Oro?” chiese lei, guardandolo con occhi socchiusi.
“I tuoi capelli mi ricordano fili d'oro. C'è qualcosa che non va? Non sei abituata a ricevere complimenti? Il tuo ragazzo non ti fa complimenti?”
Lei scosse la testa, “Non ho un ragazzo, e questo non è importante. Mr – William”, scosse ancora la testa, come a schiarirsela e Spike dovette trattenere una risata. Dio, era adorabile. “Mr Wood ha chiamato per il suo libro. Vuole rifare il capitolo quattro. Di nuovo”
“Com'è che non hai un ragazzo?”
Lei lo guardò sbattendo gli occhi. “Onestamente, Mr Pratt, se conoscessi la risposta a questa domanda, ne avrei uno, non è così? Ora per favore, concentriamoci su questo così possiamo andare a casa--”
Lui ghignò. “Sei un po' insolente, mi piace. Chiamami William”
Lei sospirò e lui riuscì a capire che stava diventando frustrata. L'idea di essere dalla parte del ricevente della rabbia di Buffy Summers lo eccitava per qualche strana ragione. “Bene. William. Ha avuto possibilità di rivedere le bozze? Penso che dovrebbe parlare con lui riguardo il rifare il capitolo, non vogliamo scombussolare l'intero flusso del libro--”
“Perchè sei una bellissima donna, Buffy. Quanti anni hai?” continuò lui, ignorando il suo discorso di lavoro.
Non era per niente preoccupato del maledetto Robin Wood e delle sue fottute memorie riguardo l'essere un preside. Se non avesse cambiato ogni settimana quel capitolo che voleva rifare, Spike e la sua casa editrice, “Pratt & Co.”, avrebbero potuto procedere già con la pubblicazione. Wood poteva aspettare. Non era esattamente sicuro di cosa fosse oggi, forse il fatto che era Natale e lo avrebbe trascorso da solo nel suo appartamento – sua scelta, comunque – o, se era solo che stava pensando a lei mentre Harmony gli faceva un pompino, ma non era disposto a trattenersi dal dovere di flirtare con Buffy.
“Ho trent'anni” affermò lei tranquillamente, guardando in basso.
Solo cinque anni più giovane di me, pensò lui. Inginocchiandosi di fronte a lei, Spike le fece alzare la testa così che lo guardasse. “Cosa c'è che non va, amore?”
“Onestamente?”
“Si, naturale” disse lui piano, perdendosi nella sua bellezza. Dovette resistere all'urgenza di passare il dito lungo il suo naso dalla forma strana, solo per sentirlo.
“Non penso che dovrebbe parlarmi di questo tipo di cose. Non è... professionale” disse lei in tono deciso, guardandolo.
“Ora, Buffy. Da quanto tempi lavori per me?”
“Un anno”
“Giusto, un anno. E mi piacerebbe pensare che siamo amici. Non siamo amici? Parliamo ogni giorno”
“Siamo... colleghi” replicò lei piano, rifiutando di incontrare i suoi occhi, “Sono la sua segretaria, dobbiamo parlare”
Lui indietreggiò leggermente. “Mi piace pensare che siamo amici”
“Impossibile”
“Com'è che è impossibile?” domandò lui, arrabbiandosi.
“Perchè non farò sesso con lei” spiattellò lei, e poi immediatamente, spalancò gli occhi e si tappò la bocca con una mano.
Spike, per la prima volta nella sua vita, fu reso completamente senza parole. Tutto quello che riuscì a fare fu fissarla in completo shock.
“N-non d-devi fare sesso come me per e-essere mia amica!” farfugliò, frustrato dal fatto che gli ci fosse voluto così tanto per tirare fuori quella frase. Dio, era una regressione dei suoi giorni da nerd dalle proporzioni gigantesche.
“Penso che dovrei andare” mormorò Buffy, sembrando completamente sconvolta e si alzò.
“Aspetta!” la chiamò Spike, ancora inginocchiato.
Buffy si fermò di scatto, la schiena verso di lui, la sua piccola figura tremolante.
“Guardami, per favore”
Lei si voltò lentamente nello stesso momento in cui lui si alzava e si fronteggiarono. “Mi dispiace” mormorò lei.
“Puoi sederti, Buffy?” chiese lui in tono calmo, indicando la sedia che era riservata ai clienti.
Lei annuì, deglutendo e sedendosi con la testa bassa.
“Guardami” domandò lui piano.
Lei alzò lo sguardo mentre lui si avvicinava e l'espressione sul suo viso gli strinse il cuore. Era assolutamente spaventata da lui, senza dubbio terrorizzata dall'idea di essere licenziata prima di Natale. Come se l'avrebbe fatto alla migliore segretaria e miglior emergente redattore che avesse mai incontrato da tanto tempo.
“Buffy, non devi dormire con me per essere mia amica e non sono sicuro da dove provenga questa idea --”
“Harmony parla” interruppe lei.
“Cosa?” mormorò Spike. Merda, ora doveva preoccuparsi di una causa per molestie sessuali? Quella tipa doveva tenere la boccaccia chiusa.
“Harmony parla” disse di nuovo lei. “E... qualche volta non è poi così difficile capire cosa fa qui con lei. E Darla, e Anya e--”
“Si, ho capito, Buffy, grazie” scattò lui, passandosi una mano tra i capelli. “Darla e Anya neanche lavorano qui!”
“No, ma vengono spesso in visita. Darla ogni Lunedì e Mercoledì, e Anya ogni Martedì e Giovedì. Il programma che ha è piuttosto impressionante. Specie con l'intervallo di Harmony a mezzogiorno--”
“Buffy”
“Si?”
“Sta zitta”
“Mi spiace”
“Non esserlo”
“Allora perché mi ha detto di stare zitta?”
“Perchè non lo voglio sentire!”
“Ma è la verità!” gli urlò dietro lei.
“Che non ha niente a che vedere con noi che riusciamo ad essere amici, Buffy”
“No, ma... William, io... non posso essere tua amica”
“Perchè?” chiese lui con voce roca.
“Preferirei non dirlo”
“Il tuo lavoro è fottutamente in pericolo se non lo fai!” ringhiò lui, ignorando la voce che lo avvertiva che si stava avventurando su un terreno minato – e non solo del tipo molestia, ma facendo ulteriormente indietreggiare Buffy da lui.
Lei alzò su di lui occhi pieni di lacrime. “Perchè mi spezzi il cuore” mormorò e si alzò, scappando dalla stanza.
Capitolo 2 - Fantasma delle donne passate
Spike arrivò a casa quella notte sentendosi stanco e pensieroso. Aveva iniziato a nevicare lungo la strada, qualcosa che di solito lo faceva sorridere, ma non questa particolare sera, questa sera non se ne rallegrava. I suoi pensieri erano rivolti a Buffy, a quello che aveva detto e a quanto l'aveva sconvolta tanto da farle lasciare l'ufficio per il resto della giornata. Qualcosa che lei non aveva mai fatto neanche quando era malata e lui le aveva ordinato di andare a casa.
Cosa intendeva con “Perchè mi spezzi il cuore”? L'aveva già fatto involontariamente? Il suo cuore aumentò la velocità al pensiero. Era possibile che Buffy provasse dei sentimenti per lui? Il pensiero era eccitante e spaventoso allo stesso tempo. Eccitante perché era Buffy, un sogno erotico che prendeva vita, e lui la trovava semplicemente affascinante. Rappresentava tutto quello che lui non era e tutto quello che le donne con cui stava non erano: innocenza, purezza e luce. Non desiderava corromperla, non voleva trascinarla in basso nel suo mondo di oscurità e spezzarle il cuore come certamente avrebbe fatto. O aveva già fatto a seconda del caso. Al riguardo arrivava l'aspetto spaventoso della possibilità che Buffy provasse sentimenti per lui.
Fissando fuori dal suo lussuoso e spazioso appartamento, Spike sospirò. Amava il suo appartamento. Si era affannato per assicurarsi che fosse abbastanza casalingo per lui. Era arredato negli schemi di colore che amava – rosso, crema, nero e argento – ed era abbellito da poster di vecchi film e copertine dei libri preferiti che aveva incorniciato. Amava stare a casa. Non gli importava mai di stare da solo. Ora si, invece, ora gli importava.
Aveva sperato di tirare fuori una serata di divertimento con una delle sue amanti, ma avevano incontri familiari a cui partecipare e con l'eccezione di Harmony, lui non era stato invitato. Solitamente, non gli importava, ma stanotte era così. Stanotte voleva un corpo caldo in cui perdersi, riaffermare che era un uomo potente e ricco che avrebbe potuto avere qualsiasi cosa scegliesse, e essere libero da impegni se era quello che voleva.
Dopo aver premuto il pulsante sulla segreteria telefonica la voce di suo padre, un altro William, risuonò. “William, ragazzo mio. Sono tuo padre. Tua madre ed io stiamo cercando di convincerti un'ultima volta a venire qui a trascorrere le vacanza con la tua famiglia. Di sicuro puoi mettere da parte il lavoro per trascorrere un po' di tempo con i tuoi genitori e le tue sorelle. Chiamami”
Spike sospirò e affondò nel duro divano nero e calciò via le scarpe, affondando le dita coperte dai calzini nel morbido tappeto color crema. Fissò senza vederla la sua TV alta definizione montata sul muro e scosse la testa. L'ultima cosa di cui aveva bisogno era trascorrere le vacanze con la sua famiglia in Inghilterra. Dover vedere le sue sorelle sposate con figli, con una famiglia che nutrivano ed amavano, e sapere che lui non aveva niente e che, per questo, in qualche modo era inferiore nonostante il suo successo. Era proprio troppo per Spike da fronteggiare. Inevitabilmente, tutti gli avrebbero chiesto quando si sarebbe sistemato e lui avrebbe lottato con le unghie e con i denti al riguardo. Non aveva bisogno di sistemarsi. Faceva sesso, aveva donne nella sua vita, non aveva maledettamente bisogno di sistemarsi! Aveva abbandonato quei sogni irrealizzabili tanto tempo fa. Il vecchio William non esisteva da tanto grazie-molte, il matrimonio e tutta quella robaccia era solo un mezzo per controllare e lui non ne voleva far parte. Punto. Fine della storia.
Uno penserebbe che se fosse perfettamente felice di quella conclusione, allora non avrebbe nessun problema a difendere il suo stile di vita e vedere la sua famiglia. Ringhiando, Spike si alzò e iniziò a camminare avanti ed indietro. Okay, quindi non c'era nessuna ragione per cui dovesse passare la notte da solo, anche se aveva scelto di trascorrere Natale da solo. E, avrebbe sempre potuto accettare l'offerta di Harmony se si fosse ritrovato disperato il giorno seguente. Ma, per ora, si sentiva piuttosto disperato quindi decise che era tempo di fare qualche conquista.
***
Spike registrò a malapena la donna che lasciava la sua camera da letto nera e rossa, posandogli un bacio veloce e un grazie sulla via di uscita. Non ricordava neanche il suo nome, e non gliene importava poi molto. Aveva voluto un po' d'azione e l'aveva avuta, qualcuno che lo facesse sentire bene e dimenticare Buffy per un po'. Sebbene, non avesse dimenticato esattamente Buffy. Era sempre stata lì, l'intera notte a tormentarlo con le sue qualità angeliche. Quindi, aveva scelto una bellezza bruna e lei gli aveva concesso tutte le azioni sconvenienti che non vedeva l'ora di fare.
Rotolando nelle sue lenzuola di seta nere, Spike cadde prontamente in un profondo sonno, la mente troppo stanca per pensare più a qualcos'altro.
***
“Svegliati, ragazzo cattivo... sveglia, sveglia, sveglia!”
Spike gemette e rotolò dalla schiena al fianco, cercando di bloccare la voce fastidiosa e tuttavia preoccupantemente familiare che cinguettava nella sua stanza.
“Svegliati, mio Spike”
C'era solo una donna che aveva mai detto quello e ora sapeva perché quella voce era familiare. Si tirò a sedere di scatto sul letto. “Dru?”
Lei ridacchiò dal suo posto sopra la cassettiera, vestita con una lunga gonna nera e un top di pizzo rosso, i capelli scuri legati all'indietro e le labbra rosse che formavano un ghignò perfettamente pazzo. “Ciao, mio Spike”
“Che diavolo ci fai qui, cazzo?” domandò lui.
“Tsk, tsk. Che brutto linguaggio” lo ammonì Dru, spostando un dito avanti ed indietro.
“Userò un linguaggio ancora fottutamente peggiore di questo se non inizi a parlare! Ti farò arrestare maledetta pazza furiosa--”
“Sarebbe difficile arrestare un fantasma, non pensi?” chiese lei, sbattendo innocente le ciglia.
“Cosa?” chiese lui con voce roca. Certo ora odiava piuttosto tanto la stronza, ma quello non significava che la desiderava morta.
“Veramente non sono la tua Dru. Sembro soltanto lei”
“Perchè?” chiese Spike lentamente.
“Perchè sono il Fantasma delle Donne del Passato, e Dru era una grande parte del tuo passato, vero?”
“Sei cosa?”
“Il Fantasma delle Donne del Passato. Io, William, sono il primo di altri due spettri che ti visiteranno stanotte”
“Perchè?” mormorò lui, spaventato. “Cos'è questo? Un maledetto racconto di Dickens?”
Dru sorrise. “Ti mostreremo”
“Mostrerete cosa?”
Lei sorrise spaventosamente. “Vedrai. Alzati, vestiti. Volterò persino la testa”
“Non voglio farlo” disse lui in tono petulante.
“Vuoi viaggiare nudo allora, William, hmmm?”
“N-no”
“Allora alzati e vestiti. E vestiti perché fa freddo, va bene?”
Spike non era certo del perché lo stesse facendo e dove stessero andando, ma con estrema riluttanza strisciò fuori dal letto e si vestì. Qualcosa gli disse che lei avrebbe mantenuto fede al suggerimento di farlo viaggiare nudo se non avesse fatto come chiedeva.
Scivolando in un paio di jeans neri, t-shirt nera, calzini, scarpe e spolverino, Spike fu pronto ad andare, sebbene molto riluttante.
“Dove stiamo--” E la stanza ruotò prima che lui potesse finire la domanda. Come se stessero guardando una recita, davanti a lui c'era se stesso, seduto in uno scadente bar punk, a bere una birra.
Questa scena sembrava dolorosamente familiare.
“Cosa mi stai mostrando?” mormorò Spike a Dru, o piuttosto, al Fantasma delle Donne del Passato che sembrava Dru.
“Guarda” ronzò lei.
“Possono vederci?”
“Nessuno può vederci o sentirci”
Lo stomaco di Spike si strinse mentre guardava la sua Dru, una volta la sua Principessa Oscura, entrare nel bar come se non avesse nessun pensiero al mondo. Indossava lo stesso completo che aveva addosso il Fantasma.
Frecce penetrarono il cuore di Spike. Sapeva cosa stava per accadere, e come quando si assiste ad un incidente d'aiuto, trovò difficile voltarsi altrove.
“William” ronzò Dru verso Spike sedendosi al bar, si sistemò accanto a lui, un ghigno seduttivo sulle labbra rosso rubino, gli occhi colorati di scuro.
Spike alzò lo sguardo, “Fottiti”
“Ora, ora, non fare così. Perché stai facendo così?”
“Eri con un altro uomo nel nostro letto, Dru. Come pensi che starei dopo averlo visto?”
Dru schioccò la lingua e scosse la testa. “Sciocco ragazzo, la Mamma ha bisogno di divertirsi. Tu devi imparare a condividere come un bravo ragazzo. I bravi ragazzi condividono la Mamma”
Spike, lo Spike che stava guardando la scena, voleva scuotere il suo vecchio sé perché stava iniziando a piangere come un pivello. Guardò con orrore mentre il suo vecchio sé si voltava verso Dru e iniziava a supplicarla.
“Perchè, Dru, perchè? Tu ed io, eravamo per sempre. Siamo perfetti l'uno per l'altra, si? Perché devi stare con altri ragazzi? Non ti mantengo soddisfatta?”
Dru rise ironica. “Oh, William. Hai tanto da imparare. Devi mantenermi soddisfatta in tutto quello che fai... tutto quello che ho dovuto insegnarti. Ti ho reso ciò che sei. Per questo, non dovresti essere così infelice con me. Dovresti essere grato. Ti ho creato Spike. Ti ho creato”
Era vero. Era così. Aveva preso un poveraccio impopolare e triste e l'aveva trasformato in qualcuno per cui la gente si alzava e notava. William era un impopolare; Spike era una forza di cui tener conto. Ed era stato tutto sotto la tutela di Dru, tutto sotto la sua guida, per quello che aveva visto lei, aveva visto l'uomo sotto gli occhiali e una massa di capelli. E in un colpo di mano, in quel giorno fatidico, l'aveva persa.
Spike chiuse gli occhi mentre guardava la scena che conosceva anche troppo bene. La scena del suo cuore che si spezzava e di lui che faceva scegliere Drusilla tra lui e l'altro tipo, solo per avere lei che sceglieva l'altro tipo, scoprendo più tardi, che ce ne erano tanti di tipi.
“Non posso più guardarlo” disse Spike al fantasma. “Non riesco a guardarlo implorare. È patetico”
“Lui è te”
“Lo so che è me!”
“Dru” sentì se stesso dire. “E' o lui o me. Non posso dividerti così. Non lo farò”
“Tira fuori le palle!” urlò Spike al suo vecchio sé. “Smetti di piangere e lamentarti come una stronzetta!”
Guardandolo in modo comprensivo, Dru gli diede un colpetto sulla testa e disse soltanto, “Lui” Trotterellò via poi, ancora una volta come se non avesse nessun problema al mondo.
Lo Spike nel bar singhiozzò nella sua birra, e lo Spike che guardava si voltò altrove per il disgusto. “Portami fuori di qui, per favore” mormorò al fantasma, chiudendo gli occhi.
“Ricordi cosa è successo dopo?” chiese Dru il Fantasma.
Spike la fissò. “Mi sono messo con Winifred”
“Ahh...” Dru sorrise deliberatamente. “La donna carina che voleva nient'altro che sistemare il tuo cuore a pezzi”
“Guarda--”
“Spike, per fare non andare. Possiamo sistemarlo!” Winifred.
La testa di Spike scattò di fronte alla nuova scena che si spiegava davanti a lui. Erano nella camera da letto molto rosa di Winifred, o piuttosto Fred. I suoi capelli erano in disordine e mascara nero le correva lungo le guance. Era sul letto, seduta, le coperte tirate su sopra il suo grembo e aveva una canottiera. Il suo altro sé si stava chiudendo la zip dei pantaloni e mettendo una t-shirt.
“Scusa, piccola, devo andare. Grazie per l'ultima scopata comunque” strascicò e gironzolò, portando le sue scarpe.
“Ma ti ho appena detto che ti amavo!” gli urlò Fred e scoppiò in lacrime, singhiozzando.
Spike chiuse gli occhi alla vista. Le aveva fatto questo? L'aveva ferita così tanto? Non l'aveva neanche capito. “Mi dispiace, Fred” mormorò, sedendosi sul letto accanto a lei. “Mi dispiace di essere stato un tale coglione. Non volevo... anche io ero ferito...” Vedere come l'aveva lasciata così insensibilmente mentre lei singhiozzava disperata, aveva tirato le corde del suo cuore a lungo gelido.
Winifred era stata così gentile con lui, così paziente e comprensiva. L'aveva lasciato scaricare su di lei Dru e il suo dolore. Aveva anche pianto nelle sue braccia. Ma poi lei era andata e gli aveva detto che lo amava. Quello era stato il punto per lui. Non voleva essere in una relazione seria; voleva solo passare da una all'altra come Dru era andata oltre lui.
Chiudendo gli occhi, implorò il fantasma; il suono del pianto di Fred gli spezzava il cuore, “Portami via da qui, per favore”
“Forse questo sarà più di tuo gradimento, hmmm?
Aprendo gli occhi, Spike trovò una ragazza con i capelli biondo miele in piedi davanti a lui, la schiena rivolta a lui. Era curvata sopra un qualche tipo di tavolo con dei pantaloni da yoga blu macchiati di vernice e una t-shirt bianca stretta nello stesso stato. Non indossava scarpe e davanti a lei su un muro alto c'era un lenzuolo, appeso.
“Buffy” ansimò lui e girò intorno al tavolo per assorbirla. Dopo quello che aveva appena visto, lei era una visione piacevole. Lei non avrebbe mai fatto quello che Dru gli aveva fatto, mai, e lui non riusciva neanche a concepire il farle quello che aveva fatto a Fred. E tuttavia le sue parole di prima nella giornata tornarono Perché mi spezzi il cuore.
Sogghignò quando vide cosa stava facendo. Aveva le mani immerse in vernice appiccicosa in una vaschetta; ce ne erano quattro, tutte di diversi colori: rosso, blu, giallo e verde. I capelli le cadevano attorno al viso, nascondendola dal suo sguardo affamato, ma riusciva lo stesso a capire che era giovane. I suoi occhi tornarono sulla sua figura. Sotto quelle gonne gessate e camicette abbattonate fino al collo, c'era un corpo succulento, proprio come aveva sospettato.
“Quanti anni ha?” chiese a Dru.
“Diciotto.”
La mia stessa età quando Dru mi lasciò.
“E' così bella” si entusiasmò Spike.
“Vero?” meditò Dru. “E' tutta rilassata e --”
“Felice” finì Spike. “Sembra felice”
E, come se l'avesse sentito, Buffy alzò lo sguardo, i capelli caddero all'indietro dal suo viso e lei socchiuse gli occhi verso il lenzuolo. Spike sorrise, eccitato dal vedere cosa stava per fare. Lei alzò le mani coperte da vernice blu e con passi decisi, si fece strada fino alle sue 'tele' e macchiò con le mani il lenzuolo. Ridacchiò e canticchiò deliziata e Spike non poté evitare di ridere.
“Voglio unirmi a lei!” esclamò lui.
“Il suo divertimento è contagioso” commentò Dru e sorrise dolcemente.
“Buffy, Scott è qui per vederti”
Spike aggrottò la fronte. Chi osava interrompere il suo divertimento, che era ora il suo divertimento, e chi diavolo era Scott?
Sia Buffy che Spike guardarono e trovarono una ragazza con i capelli scuri che sembrava avere dieci anni, in piedi nel vano della porta. I suoi occhi si spalancarono di malizia alla vista delle mani di Buffy aperte sul lenzuolo.
“Non pensarci neanche, Dawn” le disse Buffy. “Puoi farlo venire qui?”
Spike era sconcertato. Non sapeva avesse una sorella!
Lamentandosi, Dawn andò a prendere Scott e Spike incrociò le braccia, “Va bene; ora daremo una bella occhiata a chi è questo Scott”
Un minuto dopo, un tipo dai capelli scuri e occhi grigi entrò, vestito come se fosse appena uscito da Gap.
Spike sbuffò. Quello non era per niente il tipo di Buffy, e quel fatto fu anche più certo quando Scott fece una faccia disgustava mentre guardava Buffy ungere le mani nella vernice rossa.
“Buffy, volevo parlare con te...” iniziò il ragazzo.
“Sicuro, Scott. Riguardo cosa?”
Spike dovette sogghignare, Buffy gli stava a malapena rivolgendo l'attenzione; a quanto pare questo Scott non doveva importarle molto.
“Io-noi-io voglio rompere con te”
Gli occhi si Spike si spalancarono e Buffy gelò. Alzò lo sguardo su di lui. “Cosa?” chiese.
“Penso dovremmo lasciarci” corresse Scott. “Voglio dire, tu andrai al college, io andrò al college. Penso che dovremmo vedere altra gente”
Buffy ghignò. “Vuoi dire, vuoi farti altra gente, giusto?”
Scott mosse i piedi e guardò in basso, scrollando leggermente le spalle.
Avvicinandosi a lui, Buffy gli posò una mano sulla spalla. “Scott, è okay. Sul serio. Volevo rompere con te da un po' ormai. Solo non volevo ferire la tua delicata sensibilità. Vedendo quanto hai pianto durante La casa sul lago del tempo l'altra sera, non volevo schiacciarti con il mio rifiuto a dormire con te oltre al mio desiderio di non uscire più con te” parlò così gentilmente e comprensiva, che Spike quasi credette che fosse dispiaciuta seriamente. Il luccichio nei suoi occhi verdi la tradiva, e le parole era davvero intrise di sarcasmo.
Scott la fissò, coem se stesse cercando di capire se fosse onesta quando capì, allo stesso tempo in cui lo fece Spike, che la mano di Buffy era coperta di vernice e rivoletti di rosso stavano sgocciolando sul davanti dalla sua maglia da cinquanta dollari.
“Stronza! Questa è la mia maglia preferita!” le urlò Scott e corse via.
Spike rise quando Buffy scoppiò a ridere. Un secondo dopo Dawn, seguita da una donna più anziana con capelli dorati come quelli di Buffy, entrò nella stanza. Dovette presumere che fosse sua madre.
“Buffy, cosa è appena accaduto con Scott?” chiese sua madre, preoccupata.
Buffy stava ridendo così forte che stava piangendo. “Oh, ha rotto con me, mamma. Mi ha rifilato il discorso 'Andrò al college, andrai al college'.”
Sua madre sembrò confusa. “Non andrete entrambi alla stessa scuola?”
Buffy rise più forte. “Esattamente. È un idiota. Che liberazione! Era così ad alto mantenimento. Chiunque ci impieghi più di me a prepararsi per uscire deve andarsene”
Sua madre rise. “Ho sempre pensato che fosse un po' troppo per te”
“Già, era uno snob” si unì Dawn.
“Buffy, tesoro, perché non ti lavi e mi aiuti con la cena? Dawn ha accettato di preparare la tavola”
“Sicuro, Mamma” cinguettò Buffy.
Prendendole a coppa un lato del viso con la mano, la mamma di Buffy la guardò implorante. “Sicura che non sei ferita dolcezza?”
Buffy sorrise, “Starò bene, mamma, onestamente”
“Che ne dici se la usiamo come scusa per rimpinzarci di gelato e fare shopping dopo cena? Sono sicura che a tuo padre non dispiacerà”
Buffy sorrise in modo brillante. “Possiamo andare in libreria?”
Sua madre sorrise, “Sicuro”
“Posso venire?” si accodò Dawn.
Buffy ghignò, “Naturale, peste!”
Spike fece un passo per seguire Buffy mentre iniziava ad uscire dalla stanza seguita dalla madre e dalla sorella, e finì per entrare nella sua camera da letto.
“Voglio vedere di più!” urlò a Dru.
Dru scrollò le spalle e si lasciò cadere di nuovo sopra la cassettiera. “Questo è tutto quello che devi vedere. Una finestra nel suo mondo”
Spike sorrise malinconicamente. “Sembrava così felice. Così contenta. Non lo ha implorato per un'altra possibilità, l'ha solo lasciato andare”
“Buffy era una ragazza molto giudiziosa a quell'età. Marciava al suono di una diversa batteria e nessuno si metteva sulla sua strada”
Sedendosi sul suo letto, Spike annuì malinconico. “Desidero poter esser stato così. Felice di chi fossi. Invece ero triste e mi sono messo con una come... beh, te”
Dru rise, “Non me, era lei. Io sono solo una forma di lei.”
“Già, è lo stesso comunque” mormorò lui.
“Meglio che ti riposi un po' ora, Spike. Le altre due saranno qui a breve” e con quello Dru scomparve.
“Ma perché me l'hai mostrata?” domandò lui, chiamando il Fantasma. “Perchè me l'hai mostrata?” mormorò. Non che non apprezzasse vederla; gli era stato concesso un regalo vedendo una finestra nel suo mondo e aveva scoperto che era pieno di tanti tipi di domande: Dipingeva ancora? Cos'era successo a Scott? Aveva avuto un altro ragazzo subito dopo? Aveva avuto tanti ragazzi? Aveva mai sofferto di insicurezza come lui?
Strisciando nel suo letto, alzò lo sguardo al soffitto pensando a quanto diversa sarebbe stata la sua vita se non gli fosse importato così tanto di essere popolare e ricercato. Buff era stata uno spirito libero a diciotto anni, e lui non era stato nient'altro che miserabile. Non era come se avesse avuto ragioni per esserlo. Aveva cene di famiglia come le facevano i Summers, amava i suoi genitori nel modo in cui Buffy sembrava farlo, e si divertiva con le sue sorelle... fino ad un certo punto. Aveva detto fino ad un certo punto per le sue sorelle che erano stelle mentre lui era stato il noioso e monotono William. Avrebbe voluto brillare come loro, essere la stella della famiglia. E ora... ora non era nient'altro che la pecora nera. Non era più 'il figlio buono'. Naturalmente, per lui essere il 'figlio buono' significava scialbo e inetto, per loro tuttavia, era stato affidabile e sicuro.
Non più. Ora sentivano come se non potessero più contare su di lui per niente, e lui riusciva a sentire la tristezza quando chiamava e cancellava per le grandi feste e dimenticava di chiamare dopo un grande evento nelle loro vite. Li feriva.
E ferisco me stesso, fu l'ultimo pensiero che Spike ebbe prima di ricadere nel sonno.
Capitolo 3 - Fantasma delle donne del presente
“Orsetto biondo, è ora di svegliarsi!”
Spike scattò nel letto ancora una volta, gli occhi spalancati. Si sentiva più che un po' disorientato e vedere Harmony in piedi sul fondo del letto lo fece sentire ancora più disorientato.
“Harm? Quando sei arrivata qui?” chiese in tono incerto, massaggiandosi gli occhi.
“Sono appena arrivata”
“Oh? Perché non te ne vai, eh? Il tuo orsetto biondo ha bisogno di dormire”, e si riaccoccolò nel letto.
“Oh, non penso proprio, Mister!”
Il letto iniziò a tremare e la sua risata riempì la stanza.
Spike fu in piedi e fuori da letto in un secondo e, fissandosi del tutto vestito; tutto gli tornò in mente. Alzò lo sguardo su Harmony. “Merda”
Allargando le braccia, Harmony il Fantasma canticchiò, “Fantasma delle Donne del Presente!”
“Oh fottimi” mormorò Spike e ricadde sul letto che non stava più tremando.
“No, scusa, non sono qui per questo!”
“Okay, capisco che stai prendendo la sua figura o come ti pare, ma potresti trattenerti dal parlare con costanti punti esclamativi come lei?”
Harmony il Fantasma lo fissò. “Bene. Andiamo”
Spike cadde sul pavimento quando non fu più sul letto, ma quasi cadde dalla sua scrivania a lavoro.
“Arrggghhh!”
Si voltò per trovarsi ad avere il suo usuale pompino giornaliero da Harmony. Si guardò venire nella sua bocca e poi la guardò alzarsi, dovendo strisciare da sotto la scrivania come se fosse un qualche tipo di schiavo.
“Harm?” disse il suo altro sé e indicò il suo cazzo.
Immediatamente, Harmony si inginocchiò e lo pulì. Spike, il vero Spike, fece una smorfia. Perché lei lo faceva? Perché lui lo faceva? Dio, la stava trattando come un pezzo di carne! Non aveva realizzato quanto fosse tremendo fino a che non l'aveva visto, al di fuori di se stesso.
“Ora sii una brava ragazza e corri a lavoro” disse il suo altro sé, dando un buffetto in testa ad Harmony come ad un cane.
Harmony sospirò. “Ma Spikey...” mise il broncio.
“Andiamo, ho delle telefonate da fare”
Harmony annuì e si voltò per uscire lentamente dal suo ufficio.
“Seguila” disse il sé fantasma di Harmony e lo condusse fuori dalla stanza, seguendo Harmony che correva nella stanza della pausa e singhiozzava.
“Oh Cristo” imprecò Spike, guardando tremare le spalle della ragazza. “Sapevo che le piacevo, ma ho sempre pensato che fosse solo appiccicosa!” esclamò, difendendosi. “Non pensavo ci tenesse così tanto!”
“Quindi andava bene quando non sapevi che ci teneva così tanto?” chiese Harmony il Fantasma, indicando la sua versione umana.
“Harmony?”
Spike si voltò per vedere Tara, una collega entrare. “Stai bene?”
“Io-io voglio solo che mi ami!” esclamò Harmony e singhiozzò più forte. “Provo così tanto, ma lui vuole soltanto un pompino o che faccia sesso con lui”
I dolci occhi color cioccolato di Tara erano tristi mentre dava un colpetto sulla schiena di Harmony. “Perchè non provi a non fare queste cose?” le suggerì gentilmente.
Harmony scosse la testa, “Allora troverebbe soltanto un'altra. Almeno sono parte dello schieramenteo” disse tristemente.
Spike voleva vomitare. Dio, era disgustato. Da lui! Era disgustato da lui!
“E ora”, e Harmony il Fantasma schioccò le dita. Improvvisamente, erano tornati nel suo ufficio e il suo altro sé stava sbattendo Darla sulla scrivania, le sue urla spronavano il suo altro sé a continuare.
Era erotico, Spike doveva ammetterlo, e tuttavia, stava trovando l'intera esperienza surreale e qualsiasi stimolo di eccitazione che poteva star provando era stato compresso dalla consapevolezza che Harmony era nell'altra stanza in quel momento, singhiozzante, mentre lui scopava Darla.
Sicuro Harmony era fastidiosa; un assillo e una seccatura ed era praticamente una svampita, ma... ma anche lei aveva sentimenti. Lo amava per amor del cielo. Lui! Quello in sé provava che svampita fosse, e tuttavia, lo faceva a pezzi. Pensava che lei sapesse il punto...
Okay, quindi lei voleva che lui incontrasse i suoi genitori e aveva sempre cercato di passare più tempo con lui, ma lui aveva pensato che lei sapesse...
“Oh, è stato peccaminoso!” si entusiasmò Darla, spingendo via il suo altro sé e allungandosi immediatamente verso i suoi vestiti.
Lo Spike nudo si sedette a guardarla con apprezzamento. “E' vero. Quindi, forse vorresti venire più tardi e avere una replica?”
“No non posso, piccolo. Devo partecipare ad un qualche evento benefico” roteò gli occhi.
“E allora? Vieni dopo”
“Ti stai ammorbidendo con me ora?” Darla gli fece un ghigno, chiudendo la zip della sua gonna.
“Stasera è il mio compleanno” mormorò il suo altro sé.
Spike chiuse gli occhi. Ricordava quel momento; era stato solo pochi mesi prima. Si sentiva particolarmente giù quel giorno e si stava allungando verso Darla per tenergli compagnia al di fuori del loro accordo. Ricordava il dolore che aveva provato quando lei lo aveva accusato di ammorbidirsi; come se non gli fosse permesso, come se non gli fosse permesso di avere altri bisogni oltre il sesso.
E sul serio, si era mai permesso questo? Quanto triste era che si fosse sentito particolarmente solo e giù quel giorno e Harmony fosse nell'altra stanza a sentirsi anche lei sola e giù? Tutto a causa sua. Si era allungato verso la persona a cui non importava un cavolo di lui, mentre aveva spinto via quella a cui importava.
“Cristo” imprecò e non appena le parole furono fuori, fu in un posto che riconobbe solo vagamente. “Dove siamo?” mormorò mentre lottava per ricordava perché questo posto gli sembrasse familiare.
“Dawn, pensavo venissi a casa. L'avevamo pianificato da mesi!”
Buffy. Lo studio appartamento di Buffy! Naturalmente. L'aveva portata a casa una volta quando era stata violentemente malata e si era preoccupato che non ce la facesse ad arrivare a casa tutta intera. Casa sua era piccola e un po' scura. Riusciva a vedere tocchi casalinghi qui e lì – un divano consunto con un invitante coperta adagiata sopra, sedie logore che promettevano di inghiottirti vivo. Foto di sua madre e Dawn sparpagliate sui muri frammezzate con poster artistici molti come ne aveva lui.
Come una falena alla sua fiamma, la cercò, fischiando piano quando la vide. Era seduta sul suo letto matrimoniale, il telefono premuto all'orecchio. I capelli erano tirati giù, proprio nel modo in cui erano stati quando l'aveva vista a diciotto anni, e indossava un trucco leggero che le accentuava gli occhi. Quello che indossava fece sul serio partire la testa di Spike. I suoi occhi viaggiarono su per la sua figura partendo dalle scarpe nere col tacco che indossava fino alle calze nere, dalla gonna corta, nera, di velluto luccicante alla maglia con lo scollo a V rossa e luccicante che era punteggiata d'oro. Era semplicemente da togliere il fiato e non riusciva a staccarle gli occhi da dosso. Era veramente un sogno erotico che prendeva vita!
E ora stava mettendo il broncio al telefono, una tristezza le copriva i lineamenti che evocava quella di prima quel giorno.
“Sta succedendo ora?” chiese Spike, preoccupato.
“Beh, è successo prima” gli disse Harmony.
“Dawn, sai che gli voglio bene. Ma, Dawn... voglio davvero che tu sia qui” stava dicendo Buffy nel telefono.
“Che sta succedendo?” chiese Spike piano, guardando disperato mentre una lacrima si faceva strada lungo la guancia di Buffy.
“Sua sorella ha deciso di trascorrere le feste con il suo ragazzo invece che con Buffy”
“E sua madre e suo padre?”
“Sua madre è morta un anno e mezzo fa e suo padre ha lasciato le ragazze; si è risposato ed ha iniziato una nuova vita in California”
“Dio, no” mormorò Spike. “Non sapevo niente di questo” I suoi occhi volarono veloci per la stanza. “Ricordo di averle dato un aumento dopo aver visto questo posto. Di sicuro può permettersi qualcosa di più grande!”
“Sta pagando per qualcosa di più di un appartamento adesso” lo informò Harmony.
“Per cos'altro sta pagando?” domandò lui.
“Dawn è al college e Buffy la sta aiutando”
“E loro padre?”
“Non vuole nessun coinvolgimento nelle loro vite”
“Quel maledetto bastardo--”
“Mi dispiace... No, non voglio farti sentire in colpa. So... so che hai bisogno di rilassarti e divertirti”
“Dio, no” mormorò Spike con voce roca mentre guardava Buffy crollare e lottare per non farlo sentire alla sorella.
“Devo andare, Dawn. Si, chiamerò Tara. Chiamami --” allontanò il telefono dall'orecchio, fissandolo. “Domani”
Chiudendo il telefono, Buffy cedette alle lacrime.
“Non posso fare qualcosa invece di stare qui e guardare? Non posso toccarla? Stringerla? Qualcosa? Qualsiasi cosa?” domandò Spike ad Harmony che continuò a scuotere la testa. “Che cazzo di fantasmi siete? Come puoi mostrarmi questo – tutto quello che mi avete mostrato e non lasciarmi fare qualcosa?”
“C'è tanto che puoi fare” disse Harmony in modo criptico.
“Tipo?”
“Guarda” disse lei e indicò Buffy che stava adesso aprendo una bottiglia di vino. La guardò versare il liquido rosso in un bicchiere carino ma semplice e poi svuotarlo in un sorso solo. Non poté evitare di sorridere. Poi lei lo fece di nuovo. E ancora.
“Fottimi, si sta ubriacando!” ridacchiò Spike.
Camminando verso il suo letto, lei deviò verso il suo specchio a figura intera e si fermò. Ci sbirciò dentro, tenendo la testa alta. “Beh, salve, Mr. Pratt...”
Spike deglutì.
“No, no, io insisto. La chiamerò Mr – Cos'è questo? Vuoi essere mio amico?” Scoppiò in una risata che gelò Spike fin nelle ossa. Era derisoria e arrogante, e non coincideva affatto con la personalità di Buffy. “Non è mio amico, Mr Pratt. Io sono una signora, lei è” arricciò il naso, “una puttana”
Quello lo colpì nello stomaco più forte di qualsiasi cosa avesse mai visto fino ad ora. Quello era peggio che rivivere Dru. Lacrime si affacciarono ai suoi occhi. “No” mormorò.
“Non sono qui per il suo divertimento, Mr Pratt. Non sono qui perché lei mi fissi e mi occhieggi. Lei è qui per il mio divertimento. Se vuole scusarmi, ho un appuntamento a cui andare” e si allontanò veloce dallo specchio, nel processo quasi inciampando nel tappeto rosa nel mezzo del pavimento di legno. Quasi versando il suo drink, si lasciò cadere sul letto e alzò gli occhi tristemente, incontrando i suoi. Gli fece male che lei non riuscisse a vederlo. Se avesse potuto, avrebbe visto l'assoluto rimorso nei suoi occhi.
Nessuna quantità di soldi al mondo avrebbe comprato il rispetto di Buffy Summers. Odiava con cieca passione che questo fosse come lei lo vedeva.
“Non sono davvero così, Buffy amore” iniziò a dirle, il tono che assumeva una qualità supplicante, “Non lo sono davvero. Sono un bravo ragazzo. So di esserlo, almeno che posso esserlo--”
Il telefono squillò interrompendolo e la guardò allungarsi verso di esso con braccia molli, un'espressione di sconfitta.
“Pronto?... Oh, ciao Tara. No, non è qui... E' con il suo ragazzo e la sua famiglia... No, sto bene, sul serio. Una lunga giornata e tutto il resto...”
Harmony schioccò le dita e la voce di Tara arrivò. “Allora, cosa ti ha detto per farti andare via?”
“Chi? Mr Pratt?” chiese Buffy.
“Chi altro? Ha un debole per far piangere le donne nel nostro ufficio – e non per i loro lavori, ma per lui”
Buffy sospirò, “Non ha detto niente, sul serio. È stato quello che io ho detto, quello che ho quasi... ammesso”
“Cosa hai quasi ammesso?”
“Preferirei non dirlo”
“Buffy!”
“Tara, sul serio, ho avuto una giornata da schifo. Non voglio continuare”
“Buffy, se hai quasi ammesso quello che penso tu abbia ammesso, stai attenta. Lui spezza i cuori. È questo quello che fa. È crudele – proprio come le donne con cui sembra dormire – con l'eccezione di Harmony. Quelle Darla ed Anya non sembrano affatto avere cuori”
“Non so, Tara. Non penso sia davvero così crudele... penso sia solo”
Tara sbuffò. “Solo? Hai visto le donne che entrano ed escono da quell'ufficio nell'ultimo anno, giusto?”
“Come può essere felice così?”
“E' un uomo”
Il denaro non ti compra affatto il rispetto, pensò Spike, odiando che fosse questo ciò che pensavano di lui i suoi dipendenti. Questo è ciò che mostrava al mondo: puoi avere denaro e potere, ma non significa che queste cose non ti rendano un enorme idiota. Sembrava che lui fosse questo e anche di più.
Buffy scosse la testa, un'espressione determinata e accorta sul viso. “Qualcosa gli è successo per renderlo così. So che è un po' cliché, ma sul serio non penso che lui lo capisca. Forse non vuole fronteggiarlo e farci i conti. Quell'uomo è triste. Riesco a vederglielo in viso. Può anche avere tante donne, può anche avere tanti amici, ma io riesco a vedere la solitudine dentro di lui. Mi dispiace per lui”
“Perchè?” chiese Tara incredula.
“So com'è essere soli. So com'è sentirsi dispiaciuti per se stessi”
“Buffy, vieni qui. Vieni a trascorri il Natale con me e la mia famiglia”
Buffy scosse la testa. “Non stasera. Forse domani verrò okay? Ho bevuto troppo vino ora e penso che ho solo bisogno di dormire. Forse metterò su 'La vita è meravigliosa' mentre si addormento”
“Sei un'anima coraggiosa, Buffy. Chiamami domani, o ti chiamerò io. Buonanotte”
Chiudendo il telefono, Buffy sospirò pesantemente, fissando il nulla. “Non sono coraggiosa. Solo troppo orgogliosa” mormorò. Sdraiandosi sul letto, si rannicchiò a mò di palla. “Proprio come William”
Avvicinandolesi, Spike si inginocchiò al suo fianco e si allungò per accarezzarle il viso, solo per passarle attraverso come se lui fosse il fantasma. Lacrime cadevano dai suoi occhi. “Se fossi con te, non saresti da sola. Mi assicurerò che tu non sia mai più sola, Buffy, okay? Hai ragione su di me... hai ragione...”
Un ringhio inumano risuonò nella gola di Spike quando si ritrovò nel suo appartamento, inginocchiato di fronte al suo stesso letto.
“Non avrei mai pensato ti inginocchiassi di fronte a nessuno, Spike” meditò Harmony.
Voltandosi, Spike posò gli occhi su di lei mentre lei incrociava le braccia sul torace e gli rivolgeva un'occhiata d'intesa.
“Mi dispiace--” iniziò lui.
“Non dirlo a me” gli disse Harmony. “Dillo a loro” E con quello, scomparve.
Spike rimase inginocchiato lì, a fissare il suo letto vuoto e solitario. Buffy aveva ragione. Era solo. Non importava quante donne avesse, era solo. Non aveva nessuno da chiamare suo, nessuno a cui davvero importasse, e nessuno che lo vedesse sul serio.
Tara pensava fosse felice; diavolo, per tutto questo tempo lui aveva cercato di convicersi che fosse felice. Ma non lo era. Darla e Anya venivano da lui per scopare e qualsiasi cosa al di fuori di quell'accordo era ridicolo ai loro occhi. Un po' come aveva trattato Harmony – e guarda quanto era stata ferita da lui. Quanto era stato terribile con lei? L'aveva trattata come spazzatura! Visto che c'era poteva anche farle lucidare le sue scarpe dato che era in ginocchio a servirlo. Dio, perché lei accettava quell'abuso?
Perché le importa di me. Si crede innamorata di un idiota come me.
Harmony avrebbe avuto un aumento prima cosa Lunedì mattina, e una scusa. Possibilmente un bouquet di fiori, tuttavia, quello avrebbe potuto mandare il messaggio sbagliato. La loro tresca era finita ora, per quanto riguardava lui, ma l'avrebbe reso il più facile possibile per lei. Non ci sarebbe stato più dolore e abuso per Harmony Kendall.
E per Anya e Darla, beh, anche loro dovevano andare. Le avrebbe mollate di punto in bianco. Sarebbe stato difficile, ma l'alternativa era una proroga dello scherno che riceveva dai suoi colleghi, e una proroga della derisione che riceveva da Darla e Anya. A loro non importava di lui; era solo un corpo. L'aveva fatto ad Harmony, loro l'avevano fatto a lui, e lui aveva finito.
Poi, naturalmente, c'era Buffy. Buffy che era solo al mondo, Buffy che lo vedeva attraverso la sua facciata di machismo, Buffy che era un angelo per quanto riguardava lui, e lui non voleva nient'altro che essere degno di lei.
Adesso, per com'era, non era degno di lei. Era degno della feccia sul tacco della sua scarpa forse e basta.
Strisciando nel letto, e sentendosi più in basso del basso, Spike pianificò come avrebbe reso felice Buffy Summers, e con un po' di speranza nel processo se stesso. Gli eventi della notte ben presto ebbero la meglio e ancora una volta, fu velocemente addormentato con le visioni di Buffy che gli danzavano nella testa.
Capitolo 4 - Fantasma delle donne future
Spike aveva freddo. No cancella, stava congelando. Tremando nel suo letto si allungò verso le coperte, solo per scoprire che non erano lì. Brontolando si tirò a sedere e questo fu ciò che vide: una figura tutta in bianco. Fissandola, concluse che doveva essere una donna non solo per la dimensione, ma per il fatto che in tutto quel mantello bianco, c'erano definitivamente i segni di seni.
Il mantello era quasi perlaceo e il cappuccio era lungo abbastanza da coprire il viso di questo Fantasma.
“Fammi indovinare” strascicò Spike, “Il Fantasma delle Donne Future?”
Il Fantasma annuì.
Scendendo dal letto, Spike sospirò pesantemente. “Parli?”
Il Fantasma scosse la testa.
“Va bene. Sono pronto” A questo punto, non se la sentiva di stimolare il fantasma a parlare. Era stanco e spremuto da quello che aveva visto fino ad ora quella notte, e non è che non vedesse l'ora di scoprire cos'altro avrebbe visto. Sebbene... sebbene se avesse già deciso di fare dei cambiamenti, allora forse quello che lei gli avrebbe mostrato sarebbero state delle cose buone che sarebbero arrivate da quei cambiamenti.
Battendo le mani e strofinandole insieme, Spike ghignò. “Più che pronto, a dire la verità”
***
Spike era tornato nel suo ufficio. Questa volta, era in piedi dietro il suo altro sé seduto. Di fronte al suo altro sé c'era Buffy; una Buffy splendente in pantaloni neri lucidi e un top porpora con lo scollo a V che faceva risaltare i suoi occhi verdi. I suoi capelli erano lasciati cadere sopra le spalle e lo guardava raggiante.
“Allora, quand'è il grande giorno?” le chiese il suo altro sé.
“Riley vuole che il nostro matrimonio avvenga presto, dice che non può aspettare per sposarmi”
“Non posso dire di biasimarlo, passerotto”
“William, mi piacerebbe sul serio se potessi venire”
“Naturale che verrò. Potrei anche portare un'accompagnatrice. O no. Vedremo”
Spike guardò la scena davanti a lui con assoluto orrore. Buffy era fidanzata? Non era affatto così che si era immaginato il futuro!
“Riley vuole davvero incontrarti” continuò Buffy. “Dice che canto sempre le tue lodi e vuole incontrare l'uomo che mi ha resa un tale eccezionale editore”
“Beh, grazie” disse l'altro Spike con finezza. “Sebbene quando ti ho insegnato tutto quello che so, non pensavo l'avresti portato altrove”
Buffy sorrise e guardò in basso, timidamente. “Beh, sai come va...”
“Si. L'hai incontrato, ti è piaciuto, e ovviamente viceversa. Quindi, te ne sei andata”
Buffy corrugò leggermente la fronte. “Mi dispiace, William”
“Non esserlo. Sei felice, si?”
Buffy annuì, “Lo sono”
“Sono felice, sei felice. Siamo tutti felici”
Spike corrugò la fronte verso il suo altro sé e si voltò per guardarlo. Non sembrava felice, e se quello che stava sentendo era un qualche indicatore, allora sapeva che il suo altro sé era definitivamente non felice. Infatti, si sentiva male. Si sentiva nel modo in cui si era sentito quando Dru l'aveva lasciato solo ingrandito di un centinaio. Questa era Buffy. E mentre ora riusciva completamente ad ammettere a se stesso che aveva saputo nel profondo che lui e Dru non erano destinati al per sempre come una volta aveva pensato, sapeva che se gli fosse stata data la possibilità di stare con Buffy, loro sarebbero stati per sempre. Eterni.
“Stupido idiota, dì qualcosa!” urlò al suo altro sé che se ne stava lì seduto, a sorridere cordialmente a Buffy. “Dille di non sposarlo! Dille che la ami invece” Gelò. “Per l'inferno maledetto” mormorò. I suoi occhi si spalancarono e guardò verso il Fantasma delle Donne del Futuro. “La amo. È così. Amo Buffy Summers”
Il Fantasma non fece niente, non mosse neanche un muscolo.
“Quanto avanti nel futuro è questo?” domandò Spike. Il Fantasma alzò tre delicate dita. “Mesi?” Il Fantasma scosse la testa. “Anni?” Il Fantasma annuì.
“Se non cambio le cose, accadrà questo?”
Il Fantasma annuì.
“Ma a questo punto devo sapere che la amo. Voglio dire... come non potrei? È la prima persona che cerco la mattina quando arrivo, l'unica con cui posso davvero parlare qui. Quando non sono... altrimenti impegnato, la cerco. Divento rude quando non ho la possibilità di parlare con lei e vivo per far sì che mi sorrida e per farla arrossire e oh Dio, sono innamorato di Buffy Summers. Voglio dire, sapevo di provare qualcosa per lei prima, sapevo che volevo essere parte della sua vita in qualche modo, ma dopo tutto quello che ho imparato questa notte... mi sono innamorato di lei. È un angelo, il mio raggio di sole, la luce nel mio tunnel oscuro e voglio solo scaldarmi in lei” Scosse la testa mentre guardava Buffy che gli stava ora dicendo tutti i piani riguardo il suo matrimonio e Spike la osservò, tristemente. “Non voglio ferirla se è felice con lui. Non voglio rovinarglielo. Merita la felicità con tutto quello che ha da affrontare. Merita un cavaliere che la salvi e la ami completamente. Se questo tizio Riley è quello giusto... chi sono io per fermarlo?”
Guardò tristemente mentre Buffy diceva addio al suo altro sé e usciva dal suo ufficio. Il Fantasma la indicò e Spike seguì Buffy, lungo il corridoio e fino all'ascensore. Le porte si aprirono e Darla uscì fuori proprio prima che Buffy entrasse. Buffy la fissò, con sguardo assente, e Spike scosse la testa, “No” mormorò lui. “No”
Il Fantasma lo stava spingendo nell'ascensore, e Spike acconsentì felicemente. Era dove voleva essere comunque; vicino a Buffy per sentire il suo calore e gioia. Fu completamente sconcertato quando Buffy iniziò a piangere; singhiozzi strazianti che lo forzarono a cercare di stringerla, e ringhiò quando non ci riuscì.
“Buffy, che c'è?” mormorò lui.
“Oh, William...” mormorò lei, asciugandosi gli occhi. “Desidero che le cose potessero essere diverse. Solo non avrei potuto aspettarti, e non posso neanche fidarmi di te. Stiamo meglio come amici... desidero solo di volere il mio fidanzato nel modo in cui ho sempre voluto te”
“Buffy, possiamo essere diversi, lo giuro, possiamo esserlo!” proruppe Spike, volendo disperatamente raccoglierla a sé e confortarla. “Cambierò, amore, è così. Non sarò più lo stesso, puoi fidarti di me. Non farei mai niente per ferirti – ti amo, Buffy, è così, e te lo proverò --”
Le porte si aprirono e Buffy si raddrizzò. Uscendo dall'ascensore, fu raccolta nelle braccia di un tipo alto, rozzo e dall'apparenza sciatta che suppose fosse Riley.
“Ciao, amore mio” la salutò l'uomo, soffocandola di baci che lei non sembrava volere in quel momento. “Come è andata la tua visita a William?”
“Bene, Riley” disse Buffy, cercando di sorridere e fallendo miseramente.
“Andiamo, abbiamo tanto da fare questo pomeriggio. Voglio dare un impulso alla preparazione della nostra nuova casa, non è divertente?”
Spike fece una smorfia; doveva parlarle come se fosse una bambina?
“Che ne dici di farlo più tardi, Riley? Pensavo che forse avremmo potuto andare a pattinare sul ghiaccio o--”
“Beh, tesoro, ce l'avevo in testa che questo era quello che avremo fatto oggi. Sai quanto odi cambiare il programma”
“Vuole andare a pattinare sul ghiaccio, idiota, portala a pattinare sul ghiaccio!” urlò Spike.
Buffy sospirò e annuì, “Okay, Ri”
“Domani andremo, okay, tesoro?”
“Si, Ri”
Fece un passo verso di lei, volendo disperatamente seguirla mentre Riley ciarlava di qualcosa che Buffy a quanto pare non sembrava ascoltare (né lui per quel che importava), quando ritornò nel suo ufficio. Si voltò verso il Fantasma che era accanto a lui. “Ti ho mai detto che odio essere preso in giro così, cazzo? Volevo stare con lei!”
“Okay, amante, sono pronta”
Spike si voltò per vedere Darla, distesa come un buffet natalizio sulla sua scrivania mentre il suo altro sé era in piedi, un po' disorientato, e completamente vestito.
“Ti sto parlando” disse il suo altro sé, il dolore evidente nella sua voce. “Stavo cercando di dirti dell'arrivo del matrimonio di Buffy”
Darla roteò gli occhi. “Non vengo qui per parlare, Spike. Vengo qui per il sesso. Non esco con te – ho un ragazzo, ricordi? Adesso, ho soltanto un'ora, potresti venire qui e fottermi?”
Spike guardò con disgusto mentre il suo altro sé iniziava a spogliarsi. “Fammi uscire da qui!” ringhiò. “Non posso vederlo cazzo!”
Con uno scatto tornò nel suo appartamento. “Non lascerò che le cose accadano in questo modo” disse al Fantasma, indicandola. “No. Cambierò le cose. Sarò quello di cui ha bisogno – è già di più di quello che il borghesotto le dà” Spike scosse la testa e iniziò a camminare avanti ed indietro. “Un cazzo di piano ha per lei... lei voleva andare a pattinare sul ghiaccio!” Si fermò e fissò il Fantasma. “Non dici niente?”
Il Fantasma rimase lì, muto.
Con rabbia, Spike gli si avvicinò e gli tolse il cappuccio rivelando--
“Buffy” ansimò, fissandola con riverenza.
“Non lei” affermò il Fantasma.
Lui lasciò cadere le mani sconfitto. “Lo so, solo... lo desidero. Lei è... non sarà felice con lui?”
“Riley è un brav'uomo, solo è prevedibile. È sicuro e fidato e --”
“E tutto quello che non sono io, giusto?” mormorò Spike. “Lo capisco. Quindi, lei non è esattamente felice e io sono... io sono solo un fottuto disastro--”
“Tu sei lo stesso, solo con sentimenti attaccati. Non che tu non avessi sentimenti prima, ma beh, non eri molto bravo ad ammetterli. Tu e Buffy soffrirete dal volere quello che pensate non potete avere – e da parte di Buffy, lei soffrirà pensando che anche se fosse stata in grado di averlo, non sarebbe stata in grado di fidarsi. Riley è un uomo semplice, ma come ho detto, un brav'uomo. La supporta anche se non sempre la ascolta”
“Io ascolterei” disse Spike con veemenza. “Io la ascolterei. Se la mia Buffy volesse andare a pattinare sul ghiaccio con quaranta gradi all'ombra, e non ci fossero piste in giro, troverei il modo di portarla. Farei di tutto per mantenerla felice”
“La tua Buffy?” ghignò il Fantasma.
Spike gli rivolse un sorriso sospettoso e tuttavia divertito. “Sei un po' come la mia Buffy. So che quella ragazza è insolente”
“L'hai visto, anche se lei non lo mostra spesso”
“No” Spike scosse la testa, “Non lo fa. Ma lo farà”
“Davvero?”
“Mi stai sfidando?” chiese Spike con un sopracciglio alzato.
Buffy il Fantasma sorrise, “Forse si”
“Beh non hai bisogno di sfidarmi per forzarmi a fare quello che deve essere fatto. La renderò felice”
“E tu? Ti renderai felice?”
“Non sono felice ora, vero?” chiese retorico. “Non vedo come smettere quello che sto facendo e scegliere la donna che voglio sul serio – la donna che amo – mi renderà infelice. Ho fatto un vero disastro con me stesso, la mia famiglia, con Buffy e con Harmony. È tempo di sistemare queste cose, tempo di migliorarle”
“Non so come riusciva a sopportarlo” Spike scosse la testa. “Come riusciva a stare lì seduto ad ascoltarla parlare del suo matrimonio e non dire niente. E tuttavia lo capisco. Se avesse pensato che era felice – se io avessi pensato che fosse felice – non le avrei intralciato la strada”
“Questo è il segno di qualcuno che ama e tiene davvero ad un altro” disse il Fantasma Buffy sorridendo. “Quindi, posso dire che le cose che hai visto stanotte hanno aiutato ad aprirti gli occhi su cosa ti stai perdendo – non solo con Buffy, ma anche con te stesso”
Spike annuì forte. “Si, Dio, si”
“Bene. La gang ed io stavamo parlando e ci stavamo domandando se ci fosse qualcosa di diverso che avremmo potuto fare, ma questo si è dimostrato molto più efficiente quando l'abbiamo usato”
Spike la fissò.
Il Fantasma Buffy scoppiò a ridere. “Era uno scherzo. Abbiamo anche un senso dell'umorismo!”
Spike ridacchiò. “Si, questo viaggio nel mio mondo – e nel suo – si è dimostrato molto efficiente” Si fermò pensoso. “Quando glielo dico?”
“Quando vuoi dirglielo?”
“Adesso, voglio dirglielo adesso”
“Allora fallo”
“Ma--”
La sua sveglia suonò in quel momento e Spike saltò in aria.
A letto, era a letto. Il sole era alto, entrava dalle finestre, e riusciva a vedere che stava nevicando e – dov'era andato il Fantasma? Quando era diventato giorno? Strofinandosi gli occhi, si guardò addoso, nudo. Proprio com'era quando era andato a dormire all'inizio, ma...
Scosse la testa e saltò fuori dal letto, allungandosi verso i vestiti sparsi a terra. “No” disse ad alta voce. “Era reale. Tutto è stato reale. Lo so. Lo sento. E ora...” Si buttò a dosso lo spolverino, “Ho una ragazza da vedere”
Capitolo 5 - Merry Christmas
Spike parlò a se stesso per tutta la strada fin lì, convincendosi che la notte prima non fosse stato un sogno come era portato a credere. Non avrebbe potuto essere un sogno. Doveva essere reale. Le cose che aveva visto e sentito, il modo in cui si sentiva ora riguardo lei... doveva essere vero.
Raggiunse il suo appartamento in tempo record nonostante il tempo avesse rallentato un po' Boston. Era in missione dannazione, e l'avrebbe portata a buon fine.
La sua intera vita dipendeva da questo.
Ricordava esattamente a che piano stesse – ricordava tutto. Ora che aveva accettato quello che provava, ora che ne era benedettamente consapevole, ricordava tutto. Cose del tipo come le piaceva il caffé, come si infilava due matite nei capelli e li stringeva in una crocchia quando ne era infastidita, come le piacessero i pasticcini alla menta, ma non le piacessero i bastoncini caramellati, il suono della sua risata quando parlava con Tara, il sorriso che alcune volte, aveva ricevuto lui stesso – e c'era di più. Di più che voleva imparare che aveva bisogno di imparare, ma che sapeva, quello che aveva imparato durante la notte era abbastanza per dirgli che sarebbe stato un maledetto idiota a lasciarla andare.
C'erano cambiamenti in atto, ad iniziare da ora. Ad iniziare con Buffy.
Battendo sulla sua porta, Spike dondolò sui talloni, pronto a lei che apriva la porta, pronto a che la porta si aprisse e lo facesse entrare nella sua vita così tanto presto.
Bussò di nuovo e sentì un debole, “Vengo!”
Controllando l'orologio con un cipiglio, Spike fece una smorfia. Erano le sette del mattino, nessuna meraviglia che lei fosse debole, e con tutto quel vino che aveva bevuto la notte prima anche.
La porta si aprì lentamente e Spike sorrise in modo ampio.
Lei era davvero stravolta dal sonno. I capelli erano schiacciati da un lato, il trucco la sporcava sotto gli occhi, dandole quel look fumoso chic e gli occhi erano leggermente arrossati. I vestiti erano stropicciati, e le calze avevano un buco. Per Spike comunque, l'uomo infatuato che era, lei era la cosa più bella su cui avesse mai messo gli occhi.
“Buon Natale, amore” la salutò quando lei rimase lì in piedi, a fissarlo.
“E' venuto qui per licenziarmi?” chiese lei. Poi, leggermente perplessa e impressionata: “Si è ricordato dove vivo?”
Lui scosse la testa, “Non sono venuto a licenziarti, e si, mi ricordo. Ricordo più di quello che pensi, Buffy”
“Cosa ci fa qui?” chiese lei bruscamente.
“Sono venuto a parlare con te di alcune cose. Ti dispiace se io...?”
Le sue sopracciglia si corrugarono. “Mi dispiace se parla con me? Mr Pratt se questo riguarda ieri--”
“Beh, si, è così, e tuttavia non lo è”
“O lo è o non lo è”
“Non lo è allora”
“Sta mentendo”
“Hai ragione è così, ma sono disposto a provare di tutto per entrare”
“Vuole entrare e parlare con me? Non ha dei posti dove andare, Mr Pratt? È Natale; non deve... essere da qualche parte?”
“L'unico posto dove voglio essere, Buffy, è proprio qui, a parlare con te”
“E' ubriaco?”
“Molto sobrio, sebbene sono sicuro tu ti senta un po' frastornata per tutto il vino che hai bevuto la notte scorsa”
Buffy gelò e Spike sobbalzò.
“Come sa che ho bevuto vino la notte scorsa?” chiese lei con voce pacata.
Bel lavoro, amico. Sputa fuori roba e non pensarci vero? Agisci sempre prima di pensare, parla sempre prima di pensare, anche. Forse un piano sarebbe stato d'effetto prima di venire qui?
“Io- Posso entrare?” chiese lui, speranzoso.
“Non fino a quando mi dice come sapeva che ho bevuto vino” ragionò Buffy.
“Non mi crederesti se te lo dicessi, fidati”
“Già non mi fido, quindi... può anche dirmelo” ricambiò lei in tono pratico.
“Ouch, passerotto”
“Sto aspettando” E incrociò le braccia sul torace battendo il piede.
“Mi hanno fatto visita la scorsa notte tre fantasmi e il Fantasma del Natale Presente mi ha mostrato cosa stavi facendo la scorsa notte--”
“Già. Ok. Ci vedremo Lunedì, William--” e iniziò a chiudere la porta. Spike velocemente mise la mano sulla porta e spinse, e poi infilò il piede, fermandola dal chiuderla.
“Questo è ciò che ci voleva per far sì che mi chiamassi William?” chiese lui incredulo.
“Cosa stai facendo?”
“Buffy, posso entrare e parlarti per un po'? Per favore? È Natale; riesci a trovarlo nel tuo cuore di farmi entrare a Natale?”
Dopo un po' di riflessione da parte di Buffy, lei finalmente si fece da parte dalla porta, indicandogli di entrare. “Va bene, okay, entra. Probabilmente non sei esattamente in grado di stare in società adesso, e Dio solo sa cosa faresti se ti ci facessi andare”
“Quindi, devo solo agire da matto per far sì che tu mi faccia entrare?” chiese lui mentre entrava nel suo appartamento, assorbendolo nel modo in cui aveva fatto quella notte movimentata.
“Beh, qualsiasi cosa tu stia passando, è probabilmente più sicuro farlo qui che lì fuori”
Spike le sorrise, “Sei divertente”
“Grazie” disse lei in modo distaccato. “Allora... sul serio come sai del mio bere vino la notte scorsa? Solo un tentativo o...?”
“Ti ho vista. Non sono pazzo, passerotto. So che sembra così, ma non lo sono sul serio. Stavi per uscire la scorsa notte, tua sorella Dawn doveva venire, ma ha cancellato per trascorrere le feste con il suo ragazzo. Era piuttosto sconvolta al riguardo. Da ragazza coraggiosa che sei comunque – e orgogliosa – non le hai fatto capire quanto ti sconvolgesse”
“Già, devi davvero andare via adesso. Se stai per avere un qualche tipo di collasso mentale, non voglio sul serio che sia qui”
“So che tua madre è morta e che tuo padre ha una nuova moglie e famiglia. Paghi per aiutare Dawn a scuola e quando avevi diciotto anni, Scott qualcosa ha rotto con te” spiattellò Spike velocemente, per provarle ulteriormente che stava dicendo la verità.
“Va via!” gli urlò Buffy, aprendo la porta e indicando il corridoio.
“Buffy, parliamone”
“No, vedi” disse Buffy in tono inflessibile, scuotendo la testa, “questo non è qualcosa di cui parliamo. Questo non è un problema che dobbiamo risolvere. Sei un fottuto matto, esci dal mio appartamento!”
“Passerotto, se solo mi ascoltassi--”
“Più parli, più mi fai paura!”
“E' per questo che stai urlando?”
“Si! Come sai tutta questa roba? Hai scavato in giro?”
“Un dossier su di te non mi avrebbe detto del tuo bere la scorsa notte” disse lui in tono logico. Se fosse almeno stato calmo, magari lei si sarebbe calmata. “O Dawn. O Tara che ti chiama e ti invita. Hai deciso di andare lì oggi?”
La bocca di lei si spalancò e sembrò un pesce.
Lui ghignò. “Sei proprio adorabile”
“Va bene” concesse lei, “Tu rimani. Io me ne vado”
Correndole dietro, Spike la catturò prima che riuscisse ad uscire del tutto dalla porta.
“Lasciami andare, psico!” gli urlò Buffy.
Calciando chiusa la porta, Spike la voltò verso di sé. “Solo se mi lasci parlare. Solo se mi lasci dire quello che devo e tiro fuori quello che devo tirare fuori e poi me ne andrò se vuoi che lo faccia, va bene?”
Incontrando i suoi occhi, lei lo fissò a lungo prima di rilassarsi. “Bene”
Liberandola, Spike si passò una mano tra i capelli e iniziò a camminare avanti ed indietro. “Ti dispiace sederti?”
Chiudendo la bocca, Buffy scosse la testa e in modo esitante andò verso il divano. Sistemandosi su di esso, alzò gli occhi su di lui, aspettando pazientemente.
Lui le sorrise. “Mi ricordi di ieri quando sei venuta per dirmi di Woods. Seduta lì tutta perbene”
Imbarazzata si toccò i capelli facendo una smorfia. “Non c'è niente di davvero 'perbene' riguardo me ora”
“Per me sei bellissima lo stesso” le disse lui amorevolmente.
“William?”
“Si?”
“Puoi parlare per favore?”
Lui annuì vivacemente, grattandosi il retro della testa, “Okay allora. Va bene. La scorsa notte io... beh, stavo dormendo. Stavo come un papa e sono stato svegliato da Dru fra tutti, solo che non era Dru”
Buffy alzò la mano.
“Si?”
“Chi è Dru?”
“E' la mia ex. La ragazza che da sola mi ha strappato via il cuore e ci ha camminato sopra e mi ha lasciato lì a sanguinare come una ferita aperta” La indicò. “Perchè hai alzato la mano?”
“Non so. Eri così intento su quello che dicevi, non volevo interrompere rudemente. Quell'immagine del sanguinare era piuttosto descrittiva e più di un po' disgustosa comunque”
“Grazie, passerotto. Non devi alzare la mano. È casa tua dopo tutto”
“Già, ma tu sei il pazzo nella stanza, quindi...”
“Amo quella tua lingua tagliente, Buffy”
“Meraviglioso. Continua a parlare”
“Giusto, allora, era Dru. Tranne che non era Dru”
“Il Fantasma del Natale Passato?” offrì Buffy.
“Come fai a saperlo?”
“Beh, se il Fantasma del Natale Presente è venuto, allora il Fantasma del Natale Passato doveva esser venuto prima” Lei roteò gli occhi molto drammaticamente. “Lo sanno tutti questo”
“Giusto allora, okay, quindi Dru mi porta a fare questo piccolo viaggio e quello che ho visto era disturbante per dire poco...”
Raccontò la sua notte, e lei ascoltò con rapita attenzione. Quando lui spiegò le parti che la riguardavano, lei sobbalzò alcune volte, si mosse irrequieta altre, e guardò altrove anche. Ma non lo sbatté fuori o gli disse che era pazzo.
“E quindi quando sono tornato dal vederci nel futuro, Buffy, avevo capito” disse lui, concludendo e inginocchiandosi di fronte a lei.
“Capito cosa?” mormorò lei.
Mettendole un dito sotto il mento e piegandole la testa per far sì che lo guardasse, lui dichiarò con completa onestà e un po' più che un po' di paura, “Sono innamorato di te, Buffy Summers”
Gli occhi di lei si spalancarono e lei fece di nuovo l'imitazione del pesce. “T-t-tu non puoi esserlo!”
“Lo sono. Ho avuto sentimenti per te per tutto questo tempo, Buffy--”
“E tutto quello che mi hai appena detto... Dio, William...” lei scosse la testa e si alzò dal suo spazio sul divano, allontanandosi da lui, troppo lontano secondo lui. Invece di rimanere sulle ginocchia questa volta, lui si alzò e rimase dov'era, lasciando che lei avesse il palco questa volta.
“Vieni qui alle sette di mattina e inizi a vomitare tutta questa roba riguardo Fantasmi e passato, presenti e futuri e di me fidanzata e ti aspetti che io...” Si affievolì,fissando pensierosamente nello spazio. “Ma poi mi dici cose che sono accadute, cose che non potresti sapere” Scosse la testa e lo guardò. “Ho già sentito di gente che ha esaurimenti nervosi, hanno una forma di ESP”
“Buffy, amore, so che sembra inverosimile, ma è vero, amore, lo è. Da qualche parte dentro di te, lo sai. Lo sai”
Si fissarono per un lungo momento e Spike riuscì a vedere la battaglia interna che lei stava compiendo con se stessa. Inevitabilmente non le dava la colpa, sembrava matto. Aveva solo bisogno di una piccola briciola da parte sua...
Finalmente, lei aprì la bocca per parlare e Spike trattenne il fiato per la paura. Aveva il suo cuore nelle sue mani adesso; avrebbe potuto spezzarlo o risanarlo con una singola parola. Non che sarebbe tornato al suo vecchio stile di vita, e a quel punto era già 'vecchio' per lui, ma sarebbe stato un disastro senza di lei, e non aveva paura di ammetterlo. Dopo tutto, era la puttana dell'amore.
“Vuoi fare colazione?”
Capitolo 6 - La vita è meravigliosa
“E poi ha detto che sei la migliore che ho e che dovrei esserne grato. Riesci a crederci?” finì Spike muovendo le mani come se fosse un pazzo e fissando la bionda leggermente annoiata appollaiata sopra la sua scrivania. Pensò solo leggermente annoiata perché aveva un ghigno e quello sguardo che diceva “Possiamo farla finita con questa storia adesso?”
Lui sogghignò di fronte alla sua espressione. “Non riesco ad evitarlo amore. Tre maledetti anni dopo e sto ancora cercando modi per provare che non ho sognato tutta l'esperienza quella notte, che è stata reale”
“Beh, Orsetto Biondo, mi hai convinto tanto tempo fa. Quindi, pensi che potremmo andare a casa ora? Forse il Fantasma del Natale Passato, Presente e Futuro può farti una visita stanotte e mostrarti quale destino ti accadrà se non inizi a ripulire il bagno dopo che ci sei stato”
Spike le rivolse un'occhiata. “Dovevi proprio aggiungere Orsetto Biondo?”
Buffy rise. “Esatto. Penso sia carino che ti chiami ancora così. Sento un legame con quella ragazza adesso, non importa quanto sia totalmente fastidiosa. Dopo tutto, è stato anche per merito suo come – quale era lei?”
“Presente”
“Giusto, presente. È stato in parte il suo fantasma a farti cambiare idea. In più, è fidanzata con il mio fidanzato”
Spike ringhiò e la trascinò dalla scrivania alle sue braccia, mordicchiandole le labbra. “Non è il tuo fidanzato. Lui è suo. Tu sei mia”
“Comunque io non sono la tua fidanzata, e tecnicamente, lui era stato programmato per me...” scherzò Buffy, ridacchiando tra le sue braccia.
“Questa sì che è bella donna” ringhiò lui di nuovo e le morse leggermente il collo, spingendole via i capelli sensuali. Era sempre così felice che il suo 'miglior editor', come Riley Finn l'aveva chiamata oggi, avesse preso a portare i capelli sciolti in questi giorni. L'occasionale crocchia appariva, ma non spesso. Anche i suoi abiti erano cambiati. Non era più così infagottata come un'insegnante, ma indossava completi professionali che mettevano in mostra il fatto che la sua ragazza avesse un fuoco per la moda. Sembrava che più felice diventava, più “sciolta” diventava.
Tuttavia usava un pugno di ferro per quanto riguardava lui. Non che lui se ne lamentasse. La sua ragazza lo manteneva sulla retta via – sebbene lui non avesse nessun desiderio di deviare. C'era voluto molto tempo prima che Buffy accettasse di uscire con lui, e c'era voluto molto lavoro da parte sua. Lei era stata onesta con lui riguardo il fatto che nonostante provasse delle cose per lui, non si sarebbe buttata in niente con lui per poi avere il cuore spezzato. “Il mio cuore è stato spezzato abbastanza e non solo da uomini” gli aveva detto. Quindi l'ordine del giorno era stato di essere amici prima.
Amici, che lui aveva capito non erano mai realmente stati. Non sul serio comunque. Entrare nel mondo di Buffy, esserci invitato, era molto diverso dal farci una capatina una volta ogni tanto. Si era aperto a lei e le aveva dato se stesso, provando sia la paura che la libertà di dare e condividere se stesso con qualcun altro.
La sincerità e l'onestà erano stati gli unici modi per provare se stesso alla sua amata e sapendo questo, non le avrebbe mai dato di meno. Fu lieto di scoprire che Buffy aveva ricambiato in pieno.
Dopo sei mesi di conoscenza come amici, lei aveva finalmente accettato di uscire con lui. Si erano presi il loro tempo, e Spike aveva imparato cosa significava essere in una relazione che non era superficiale e come impressionare una donna per tenersela stretta. Non c'erano tracce di Dru con Buffy. Lei non chiedeva che lui cambiasse i suoi modi, aveva semplicemente messo in chiaro che lei ne sarebbe stata coinvolta; sarebbe stata coinvolta con lui. Inoltre il cambiamento non era stato uno difficile da fare.
Il primo cambiamento in ordine era stato mettere fine alle sue relazioni con Anya e Darla – entrambe erano state infastidite, ma non perché lui gli sarebbe mancato così tanto quanto gli sarebbe mancato fare sesso. Alcune donne, aveva capito, potevano essere proprio come gli uomini in quel dettaglio.
Il suo secondo cambiamento in ordine era stato Harmony. Non più pompini giornalieri, niente più sesso, invece le aveva dato un bell'aumento, le aveva dato un po' più di responsabilità per aiutarla a guadagnare un po' di sicurezza in se stessa e quando Riley Finn era arrivato in città e si era sistemato come il nuovo editore, Spike aveva felicemente presentato l'uomo alla sua migliore receptionist. Aveva anche passato la giornata a tenere Buffy lontana da lui più che poteva. La coppia si era inevitabilmente incontrata comunque, Buffy aveva dichiarato che voleva almeno posare gli occhi sull'uomo a cui era stata destinata, e poi aveva prontamente dichiarato dopo averlo incontrato, “Noioso da morire”
Il passaggio di Harmony, pre-Finn, era stato un po' più difficile, dato che la ragazza si credeva innamorata di lui, ma dopo alcune sessioni di pianto durante le quali l'aveva implorato per un'altra possibilità e Spike aveva spiegato più e più volte che lei non aveva fatto niente di male, che era lui, Harmony aveva lentamente lasciato andare. E quando Finn era arrivato, se n'era andata a lavorare per lui, venendo ancora ogni tanto a mostrare quanto stesse bene e quanto fosse felice.
“Possiamo andare a casa ora?” chiese Buffy con un sospiro. “E' la vigilia di Natale, è stata una lunga giornata e sono stanca”
“Giornata difficile amore?”
“No, solo quando sai che c'è una vacanza e vuoi andare e iniziarla il prima possibile”
“Dimmi di nuovo quando verrà Dawn?” chiese lui, tirandola verso l'ascensore con lui.
“Non prima di domani mattina con... com'è il suo nome?”
Spike sorrise, “RJ”
“Giusto. È quello. Perché non riesco a ricordarlo?”
“Probabilmente perché non ti piace”
Buffy scrollò le spalle. “Potrebbe essere”
“Ti dico cosa faremo, io ordinerò cinese mentre tu ti farai un bagno e per quanto avrai finito, sarà tutto lì ad aspettarti”
Gemendo di felicità, Buffy si allungò per baciarlo. “Sei il migliore”
“Non sei felice di aver finalmente accettato di trasferirti da me?”
Buffy sorrise, “Quanto ci è voluto per convincermi?”
“Un anno, un anno molto lungo”
“Il tempo è l'essenziale, e ne valeva la pena vero?”
“Naturalmente” mormorò Spike e le mordicchiò le labbra prima di reclamarle in un bacio dolce.
***
Mentre l'acqua per il suo bagno scorreva, Spike fece i loro ordini per la consegna e con mani tremanti tirò fuori i bicchieri di cristallo e una bottiglia di champagne che aveva comprato per quella notte. Era un'occasione speciale, e sperava sinceramente che lo champagne e la causa per celebrare non fossero invano.
Spike si era ritenuto il tipo che si sistemava quando era più giovane, e poi quell'idea era scemata nel dolore e nel tempo che passava durante il quale aveva perso ogni speranza – e si era convinto – di trovare l'anima gemella.
Beh, l'aveva trovata ora e non l'avrebbe lasciata andare. Come era riuscito a vivere così tanto della sua vita senza di lei, non lo sapeva. La parola “deteriorarsi” gli veniva in mente insieme al pensiero di perdere lei.
“Spi-ike!” chiamò Buffy dal bagno.
Lui sorrise, sapendo esattamente cosa aveva fatto. Lo faceva ogni volta: si era dimenticata l'accappatoio in camera da letto. Entrando nella stanza, prese l'accappatoio dal letto e rimase in piedi fuori dalla porta del bagno.
“Si, mio amore?” chiese.
“Puoi prendere--”
Entrando, ridacchiò e appoggiò l'accappatoio sopra il gancio accanto alla vasca/doccia.
Lei gli sorrise, le spalle luccicanti di acqua e il corpo immerso e nascosto dalle bolle al profumo di lavanda. “Grazie”
“Prego” Tirandosi su le maniche e inginocchiandosi accanto alla vasca, lui prese la sua spugna dal lato e l'immerse nell'acqua. Indicandole la schiena chiese, “Posso?”
Annuendo e sorridendo, lei si tirò a sedere e si piegò leggermente in avanti, sospirando di beatitudine mentre lui gentilmente le lavava la schiena con il panno schiumoso.
“Mmm... è proprio bello” mormorò lei.
Stava per chiedere se poteva unirsi a lei, dimenticando completamente il cibo, quando il campanello suonò, ricordandoglielo.
Imprecando sotto voce, sospirò con rammarico e si alzò, porgendole la spugna. “Il cibo è qui, amore”
“Okay, sarò fuori in un battito di ciglia”
Ridacchiando, lui andò in cucina e sistemò il cibo nei piatti. Per quando li portò nella sala da pranzo, Buffy era apparsa, rosa e ripulita, avvolta nel suo accappatoio bianco con i capelli tirati indietro in una coda disordinata.
“Sei adorabile” disse lui, spostandole la sedia per farla sedere e dandole un bacio sul naso quando lei lo fece.
Lei gli sorrise radiosa. “Grazie!” Guardando la distesa davanti a sé, lei rimase sorpresa alla vista dello champagne. “Wow, abbiamo il servizio completo stanotte huh?”
“Esatto” concordò lui e diede un colpetto alla tasca che conteneva il diamante dal taglio principesco a forma di cuore che sperava avrebbe messo al suo dito.
Buttandosi sul cibo, chiacchierarono della loro giornata ancora una volta, dei loro piani per la mattina successiva, a che ora dovevano alzarsi ed essere pronti e a che ora iniziare la cena. Il tipo di conversazione che le coppie avevano quando si preparavano per una riunione di famiglia. Improvvisa nella sua mente arrivò l'immagine di una mattina di Natale con bambini – i loro – l'albero pieno di regali sotto, del tipo che lui aveva avuto da bambino quando i regali minacciavano di rovesciarsi e lasciare il rifugio del 'sotto l'albero' e avventurarsi nella stanza che li conteneva, prendendo un po' di autentico spazio.
“Cosa?” chiese Buffy, posando il suo bicchiere.
Fu allora che Spike capì che la stava fissando con quella che era sicuro fosse un'espressione sognante sul viso.
Fallo ora, amico. Dillo. Hai una possibilità. “Buffy...”
“Si?” chiese lei e diede un morso ad un involtino.
“Mi vuoi sposare?”
Lei si fermò a metà boccone e lo fissò. “Cosa?” chiese, metà della bocca ancora attorno all'involtino.
Lui non poté evitare di ridere. “Davvero attraente”
Schiarendosi la gola, lei finì il boccone, masticò e deglutì. Posando le mani in grembo, lo guardò. “Okay. Cosa?”
Spingendo indietro la sedia, con un groppo che gli si formava in gola, Spike le indicò di tirare un po' indietro la sua sedia. Lei lo fece e con il cuore che gli martellava come un martello pneumatico, Spike si inginocchiò di fronte a lei, esibendo la scatola dell'anello dalla tasca. Alzò su di lei uno sguardo con occhi spalancati e disse con tutto il coraggio che riuscì a radunare, “Buffy Summers, ti amo più di qualsiasi cosa o chiunque altro in questo mondo. Sei l'amore della mia vita e non voglio mai più trascorrere un minuto senza di te. Voglio trascorrere il resto della mia vita con te e quindi ti sto chiedendo, per favore, vuoi sposarmi?”
La sua ragazza sapeva essere una vera sdolcinata così non fu una grande sorpresa per lui che i suoi occhi fossero pieni di lacrime. Lei annuì e il cuore gli saltò in gola sebbene bramasse di sentire le parole. Finalmente, lei fu in grado di pronunciarle, “Si, si, ti sposerò!”
Gridando di gioia, lui saltò su e la sollevò dalla sedia per prenderla tra le braccia. Dopo averla fatta girare, la rimise sui suoi piedi e le tempestò il viso di baci.
“Spike, posso vedere l'anello? Metterlo?”
Lui sbatté gli occhi e poi scosse la testa. “Naturale!” Afferrandola dal tavolo dove l'aveva lanciata per la gioia, aprì la scatola.
“Oh Will, è così bello”
Lui sorrise. Sapeva di aver fatto bene quando l'aveva chiamato “Will”.
“Mettimelo, per favore!”
Spike fu più che felice di farlo e, subito dopo aver visto l'anello sul suo dito, brillare nella luce bassa, sentì un'ondata di emozione che minacciò di portarlo in ginocchio.
Prendendola tra le braccia, la tenne stretta forte a sé, ringraziando gli Dei, i fantasmi, Dio e qualunque altro potere che avesse portato Buffy nella sua vita e che l'aveva resa sua.
“Ti amo così tanto” ansimò lui.
“Spike... per favore...”
“Per favore cosa, piccola? Dimmi. Vuoi la luna? La prenderò al laccio per te. Vuoi una stella? Ne prenderò una per te. Dimmi solo cosa vuoi”
Alzando lo sguardo su di lui, lei gli sorrise. “E' semplice, sul serio”
“Dimmi”
“Il mio piede. Ci stai messo sopra”
“Oh!” Guardando in basso a dove la sua scarpa le stava coprendo il piede nudo, lui si mosse velocemente e lei ridacchiò.
“Mi piace l'idea della luna!” gli disse lei e si lanciò tra le sue braccia, soffocandolo con un bacio. “Ma sai cosa voglio davvero adesso?”
“Cosa? Qualsiasi cosa tu voglia è tua”
“Voglio che tu faccia l'amore con me” mormorò lei.
Sollevandola con slancio da dove era in piedi, Spike la condusse verso la camera da letto, sentendosi molto come Rhett Butler.
Dopo averla depositata sul letto, si rimise in piedi per spogliarsi e guardarla slegare l'accappatoio con occhi famelici. Non gli sembrava di liberarsi dei vestiti abbastanza velocemente, e quando, finalmente fu libero, si arrampicò sul letto e le allargò le gambe, desideroso di deliziarsi del suo dolce nettare.
Fece l'amore con la sua fica con la bocca, mordicchiando, succhiando, stuzzicando e assaggiando. Quando lei venne, urlando il suo nome, Spike si precipitò su per il suo corpo, e lentamente scivolò a casa. Chiudendo gli occhi alla sensazione del suo calore umido e stretto che lo circondava, gemette di piacere.
“Spike” mormorò lei e lui aprì di scatto gli occhi, guardando la sua fidanzata.
Lei gli sorrise. “Ti amo”
Dio, non si sarebbe mai stancato di sentirglielo dire. Spingendo nel suo umido calore, Spike le accarezzò la pelle, le baciò le labbra e non le lasciò mai non sentirlo per un secondo.
“Ti amo, Buffy” boccheggiò lui mentre raggiungeva l'orgasmo, “Ti amo così tanto”
“Spike!” urlò lei, gli occhi che rotolavano all'indietro. E quando sentì le sue pareti contrarsi e stringerlo, lui si lasciò andare, bagnando il suo grembo con il suo seme. Presto, faremo dei bambini, pensò in modo confuso e la strinse a sé.
“Penso che abbiamo fatto bene, non trovate?” chiese il Fantasma del Natale Presente alle sue amiche mentre guardavano giù nel mondo dal loro posto sulle nuvole, controllando i soggetti passati, e preparandosi per i nuovi.
“Mi sento una guardona!” si lamentò il Fantasma del Natale Passato.
“Oh attaccati. Ce ne andiamo adesso” rimproverò il Fantasma del Natale Futuro prima che si allontanassero, tutte e tre sentendo che la loro missione era stata davvero compiuta.
Fine
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