23/07/2008
Shine of my Heart

Subject: AU Ambientata nel Passato.
Warnings: no.
Rating: NC17.
Genere: Romance.
Lunghezza: 23 Capitoli (63297 parole)
Summary: William ama il suo stile di vita avventuriero, pieno di viaggi in mare verso il nuovo mondo, e non ha intenzione di cambiare questo fatto. Quando gira voce che il re Carlo intende sistemarlo con una moglie per assicurarsi di tenerlo a terra, decide di "addestrare" Buffy, una bella ma scapestrata piccola ladra, per farla passare come sua fidanzata. Ma il passato di Buffy nasconde segreti...
Disclaimer: Non possiedo niente, ecc ecc ecc.
Capitoli: Prologo | 1 | 2 | 3 | 4 | 5 | 6 | 7 | 8 | 9 | 10 | 11 | 12 | 13 | 14 | 15 | 16 | 17 | 18 | 19 | 20 | 21 | 22 | 23 | Epilogo
Londra, 1648
L’aria della camera era soffocante a causa del fuoco che scoppiettava nel caminetto. Le eleganti figure ingioiellate che si stringevano attorno al letto avevano dipinte in viso espressioni tese e preoccupate mentre Clarissa, la levatrice, cercava inutilmente di condurre a termine il parto.
Da ore si sforzava di correggere la posizione della creatura che si presentava in modo molto difficoltoso, ma i suoi tentativi erano stati vani.
Una giovane donna dai capelli neri pareva essere indifferente a tanto dolore e sofferenza. Sedeva accanto al letto e i suoi lineamenti perfetti restavano impassibili mentre la donna dai capelli biondi si dibatteva e gemeva nel travaglio.
La levatrice si passò una mano sulla fronte madida di sudore, alzò lo sguardo verso la giovane seduta e con un breve cenno del capo si dichiarò sconfitta.
L’altra si alzò e in tono imperioso ordinò ai presenti di allontanarsi.
-Mia zia sta perdendo le forse, è opportuno che ve ne andiate. Vi chiamerò non appena la situazione muterà-
Il gruppo si ritirò con discrezione in un lussuoso salotto nell’ala opposta della palazzina, dove i domestici si affrettarono ad offrire dei rinfreschi.
La giovane nera si appoggiò alla porta e trasse un profondo respiro.
-Allora?- chiese.
Clarissa si strinse nelle spalle –Ho fatto tutto quanto potevo. Non c’è assolutamente modo di salvarli-
La partoriente lanciò un grido acuto e le due si voltarono. I gemiti e i contorcimenti si fecero più intensi, le lenzuola erano ormai inzuppate di sangue e la battaglia per la vita continuava.
Poi, dopo un ultimo sforzo che parve declinare la madre, una minuscola neonata scivolò nella mani delle levatrice.
-Una femmina- Clarissa le tolse il sangue dalla faccia e bisbigliò, quasi incredula –Sia lodato Gesù, respira-
-No- la giovane afferrò con forza il braccio della levatrice –Non deve sopravvivere-
Un’espressione sconvolta passò sul volto di Clarissa, che subito si ricompose: non si potevano contraddire i signori nati nella ricchezza e nel privilegio.
-E come spiegherete la sua scomparsa?-
-Dirò che avete acconsentito a far sparire il corpo sfigurato e straziato della piccola. Il padrone sarà troppo distrutto dal dolore per chiedere spiegazioni-
-E la madre?- sussurrò Clarissa –Volete eliminare anche lei?-
-Non sarà necessario. Ha perso troppo sangue, non ce la farà- un cenno imperioso troncò quella conversazione –Me ne occupo io. Il vostro compito qui è concluso-
-E il compenso?-
La giovane le mise in mano diverse monete d’oro.
Clarissa le contò poi rialzò lo sguardo –Che devo fare con la bambina?-
L’altra si strinse nelle spalle –Sarà un ottimo pasto per i lupi della foresta-
Vista l’espressione disgustata della levatrice le consegnò un’altra moneta –E con questa siete ampiamente ripagata-
Mentre Clarissa radunava i teli inseguitati, la giovane donna si chinò sul letto.
-Ora dormi, Anya. E’ tutto finito-
-Il bambino…?-
- E’ una femmina-
-Ho saputo che era una bambina sin dal primo momento che l’ho sentita crescere in me- sussurrò la donna in tono sognante.
- E’ morta- parole che vennero pronunciate quasi con esultanza.
-Morta…oh, no! Il destino non può essere così crudele- Anya fu scossa da singhiozzi angosciati
–Desideravo tanto un figlio che colmasse la vita di Ethan-
-Ne verranno altri-
-No- la donna afferrò la mano della nipote –Non cercare di nascondermi la verità: so che sto morendo. E Ethan rimarrà completamente solo-
La levatrice colse il lampo di cupidigia negli occhi della giovane che mormorava alla zia morene
–Farò in modo che Ethan non sia mai solo, Anya -
-Ti ringrazio- la donna chiuse gli occhi.
La nipote chiamo una domestica –Andate immediatamente ad avvertire il padrone. Vorrà dare l’ultimo saluto a sua moglie prima che esali l’ultimo respiro-
Pochi minuti dopo, mentre le dame nel salotto piangevano sommessamente l’amica perduta, l’ignaro padre della bimba appena nata sedeva sulla sponda del letto, annientato dal dolore, e serrava ancora tra le braccia l’unica donna che avesse mai amato.
Ne fissava gli occhi senza vita, due smeraldi che avevano appena perso la luce, e i capelli biondi sparsi attorno al viso pallido. Affondò il volto in quella massa e pianse.
Accanto a lui stava l’astuta giovane che si preparava a consolarlo. Era un prezzo modesto per le terre, i gioielli e soprattutto il titolo nobiliare a lungo agognato.
La levatrice uscì dalla porta di servizio con le braccia cariche di teli insanguinati. Quando fu lontana da occhi indiscreti sollevò un lembo del fagotto rivelando una bimba addormentata.
Nella luce del tramonto notò che quel piccolo angelo aveva le stesse fattezze delicate e il colore dei capelli della madre.
Era un delitto eliminare una creatura di così perfezione. Pensò a sua cugina Joyce, che era sterile. Che dono prezioso sarebbe stato per lei quella minuscola creatura. E nessuno l’avrebbe mai saputo.
Si affrettò lungo il sentiero che tagliava attraverso i campi, ansiosa di portare a termine quel compito.
Londra 1665
Un monello di nove anni o dieci sgusciò tra i barili ammucchiati sulla banchina, si concesse qualche istante per riprendere fiato e quindi annunciò.
-Gli elegantoni sono appena entrati nella Capra Grassa-
Il gruppetto di malandrini scattò in piedi.
-Quanti sono, Connor?- chiese un giovane dai bicipiti bene sviluppati dal lavoro di scaricatore.
-Cinque-
-Cinque contro noi otto!- esclamò una voce –Sarà un giochetto-
-Sono tutti armati di spade- precisò il monello.
-Va bene, ma chi dice che sanno usarle?-
-Glielo insegneremo noi, vero Slayer?-
Vi fu uno scoppio di risate roche.
Il personaggio chiamato Slayer fece un passo avanti posando una mano sulla spada che riluceva nel chiaro di luna.
-Gia- la sua voce era poco più di un bisbiglio. -Puoi ben dirlo. Andiamo ad alleggerirli del loro oro-
La taverna era affollata da marinai e portuali, artigiani e commercianti. A un tavolo lungo di legno sedevano tra uomini che spiccavano per le giacche di ottimo taglio e i pantaloni di raso. Ai pioli sopra di loro erano appesi i capelli piumati.
I tre, dopo aver bevuto parecchi boccali di birra, si divertivano a fare pizzicotti alle servette e a scambiare storielle con i clienti abituali.
I loro due compagni sedevano da soli in un angolo le teste ravvicinate, e conversavano sottovoce.
-Non mi sembri cambiato dopo un anno passato nel Nuovo Mondo. Credevo fossi diventato un barbaro-
-Puoi ben dirlo- la risata rivelò i denti bianchi e regolari nel volto abbronzato dal solo e dal mare.
-Le colonie americane sono luoghi spettacolari, Liam. Ci ho lasciato il cuore-
-Vi tornerai?-
-Ne ho tutte le intenzioni. Non appena avrò avuto un incontro con tuo fratello e assolto le formalità dell’assunzione di un altro titolo, o quale che sia il motivo della cerimonia a Westmister -
-A causa della pestilenza mio fratello ha lasciato Londra e si è rifugiato a Hampton Court. Ha detto che sperava di indurti a trascorrere l’estate laggiù-
-Quando il re spera di indurre, il re ordina- trasse un sospiro –Avevo sperato di far vela entro un mese-
-Un mese? Temo che sarai in età avanzata quando potrai navigare di nuovo sulla ‘the devil’, William. Carlo ha un progetto per te, sai-
-Un progetto?-
L’altro lo scrutò in volto –Devi sapere che non ti ha convocato semplicemente per assegnarti altri titoli, onore e terre, lord Pratt -
-Sai che detesto questo appellativo- William rifletté brevemente –Perché allora la missiva lasciva intendere che ero richiamato a Londra per accettare i ringraziamenti e gli encomi del re?-
-Così ama esprimersi mio fratello- l’uomo si concesse una risatina –Dal momento che è riuscito a riportarti in patria farà in modo che tu ci resti-
-E come potrà trattenermi? Ormai dovrà pur sapere che non vi sono titoli o terre che possano farmi rimanere in Inghilterra -
Liam, duce di York, ebbe un lento sorriso. Lui e suo fratello, Carlo II, nutrivano un profondo affetto per quel giovane.
William Darcy, lord Pratt, era sempre stato bene più di un cugino. Era l’uomo avventuroso che loro non sarebbero mai potuti essere. William aveva navigato attraverso il mondo ancora prima di compiere i ventuno anni.
Aveva avuto un ruolo fondamentale nell’attacco navale contro gli olandesi e aveva raggiunto il Nuovo Mondo partecipando all’occupazione del territorio della Nuova Olanda, che era così divenuta un possedimento inglese ed era stata ribattezzata New York in onore del duca di York.
E appunto questi adesso stava fissando suo cugino William –Carlo ti è sinceramente grato per la tua lealtà e desidera ricompensarti. Ma ha anche altri piani- abbassò la voce –Come ben sappiamo, Carlo ha un debole per le belle donne-
-Non è l’unico- sogghignò William –Se non erro, tu e io più di una volta abbiamo diviso le stesse amanti-
Liam si stinse nella spalle –Cose che succedono. Al momento Carlo sta cercando la donna più bella del regno-
-Rientra nei diritti del re-
Liam sorrise –Non hai capito. Non la vuole per sé. Sarà una spiace di esca per indurti a restare in Inghilterra -
William aggrottò la fronte, allontanò con un cenno la servetta che stava accostandosi e si protese sul tavolo –Stai scherzando, spero…- bisbigliò.
-No, William. Carlo ha deciso che i tuoi giorni avventurosi sono terminati. Ti vuole accatto a sé, a corte. E il modo più semplice per riuscirci è offrirti una donna che ti impegni il cuore-
-Perché non mi ordina semplicemente di restare?-
-Potrebbe- Liam si spinse indietro la sedia e staccò il capello dal piolo –Ma tu gli renderesti le cose così difficili che in breve sarebbe costretto ad allontanarti. Allora riprenderesti i tuoi viaggi per mare, a caccia d’avventure, mentre lui e io saremmo costretti trovare svago…altrove-
William si alzò passandogli un mano sul braccio –Perché hai voluto informarmi delle intenzioni del re?-
Liam gli rivolse un sorriso affascinante –Mi è sempre piaciuto assistere alle schermaglie tra te e Carlo - si mise il cappello dirigendosi verso una porta sul fondo della taverna.
Quando l’uscio venne parzialmente aperto, William intravide una giovane donna allungata su un letto a baldacchino.
Liam si voltò a guardarlo –Ho inviato un messaggero annunciando che arriverò con il mio seguito ad Hampton Court entro due, tre settimane al massimo- il sorriso si accentuò –Mio fratello è il re, ma in questo caso sono pronto a scommettere su di te-
Rimasto solo, William svuotò il boccale riflettendo su ciò che aveva appreso. Se il re lo ordinava, sarebbe dovuto rimanere in Inghilterra. Ma le colonie d’oltremare l’avevano affascinato. Già da tempo aveva scoperto che la vita di corte, con il suo cerimoniale, era troppo soffocante e costrittiva.
Si sentiva morire all’idea di dover fare la parte di gentiluomo del re.
I commento di Liam, era stato puntuale. Carlo aveva sempre detestato gli scontri. William invece li affrontava con estrema sicurezza. Quando tra loro, da ragazzi, era scoppiata una disputa, era sempre stato William ad averla vinta. Il motivo era semplice: possedeva una determinazione che fiaccava ogni resistenza.
Ma…una donna.
Si trovò ad imprecare, contro la subdola manovra del regale cugino. Certo, le belle donne gli piacevano, ma non riteneva che vi fosse al mondo una donna capace di fargli dimenticare il mare. A quel punto gli venne in mente qualcosa. Suo padre, indomito guerriero irlandese, si era perdutamente innamorato della splendida lady Catherine, cugina di Giacomo I e di Carlo I d’Inghilterra e di Scozia. Il loro amore aveva superato le barriere di due paesi assediati dalla violenza e dall’odio ardendo più intensamente di qualsiasi altro sentimento. Suo padre aveva addirittura rinunciato a combattere per stare a fianco della bellissima Catherine. William ricordava bene la tenerezza tra sua padre e sua madre e si chiedeva se un simile affetto avrebbe mai toccato il suo cuore.
Allontanò quei pensieri per concentrarsi sul problema presente. Ti sono grato, caro Liam. Uomo avvisato mezzo salvato. Se Carlo intendeva offrirgli un’amante, lui avrebbe dovuto sventare le manovre di quell’astuta volpe.
Un piano cominciò a prendere forme nella sua mente. William fece segno alla servetta di riempirgli il boccale e mentre beveva fece una risatina. Ma certo, la soluzione era semplice. Doveva trovare una donna in grado di recitare abilmente una parte. Di sicuro a Londra c’erano centinaia di ragazze bramose di oro.
Ah, si, sarebbe stato divertente. Si sarebbe presentato ad Hampton Court portando con se una deliziosa amante. E quando il re si fosse convinto, che William Darcy aveva perso il cuore e cervello, l’avrebbe lasciato libero. La ragazza avrebbe ripreso la sua strada dopo aver ricevuto un’adeguata ricompensa e lui avrebbe potuto condurre la sua esistenza come meglio gli piaceva.
Rivolse un cenno ai compagni che si alzarono, un po’ malfermi sulle gambe, e lo seguirono.
L’aria che saliva da Tamigi era umida e fredda. Veli di nebbia aleggiavano sui dock, dove il gruppetto di malandrini era appostato nell’ombra tenendo d’occhio l’entrata della taverna. Indossavano camiciotti lacerati, brache sformate e berretti calati sulla fronte a nascondere i volti. Alcuni di loro avevano anche degli stracci legati sotto il naso e la bocca.
Erano muniti di spade e pugnali, e avevano un secondo coltello infilato nello stivale, per buona misura. Il vecchio Foxworth li aveva bene addestrati. Sapevano come disarmare un uomo in pochi istanti e come alleggerirlo dei preziosi senza toglierli la vita. Su questo punto era sempre stato irremovibile: non si doveva uccidere se non per salvarsi la pelle. Era stato lui a dare quel soprannome a Slayer. Dopo aver visto come l’ultima recluta sapeva destreggiarsi con la spada e con il pugnale, aveva stabilito che era l’allievo più dotato.
Quest’ultimo aveva lo sguardo fisso sugli uomini dai capelli piumati che stavano uscendo dalla taverna.
-Ne vedo solo quattro-
-Forse uno ha trovato un piacevole diversivo- sussurrò Connor.
Gli altri, conoscendo la fame delle ragazze della Capra Grassa, annuirono.
-Connor, vai a controllare dov’è finito. Non voglio che ci piombi addosso quando meno ce l’aspettiamo-
Il ragazzino si appiattì a terra e strisciò via.
-Trovi sempre il sistema per allontanare Connor, quando c’è da menar le mani- borbottò uno del gruppo.
-E’ solo un bambino. Avrà tutto il tempo di farsi le ossa-
Tutti tornarono a concentrarsi sui quattro che avanzavano verso di loro.
-Aspettate il mio segnale…- mormorò Slayer.
Dal mondo in cui in quattro elegantoni procedevano tranquilli e chiacchieravano allegramente tra loro, era evidente che non avvertivano il pericolo.
-Via!- esclamò Slayer.
William e i suoi compagni si trovarono di fronte a sette aggressori, tutti muniti di spade. Mentre sguainava la sua, William maledì tutta la birra bevuta: aveva i riflessi annebbiati.
Respinse rapidamente due uomini, poi andò in aiuto dei compagni che si battevano contro forze impari.
-Non sono damerini!- gridò uno dei bricconi quando assaggiò la trafittura di una lama –Sono maledetti soldati!-
-Già, soldati del re- replicò ridacchiando una voce soffocata.
Con mosse esperte, William e i suoi uomini inflissero ferite dolorose che ridussero all’impotenza cinque aggressori. Adesso erano in vantaggio.
Proprio allora la punta di una spada ferì William a una spalla, di sorpresa, provocandoli un’esplosione di dolore.
-Perdio!- si voltò di scatto ad affrontare la giovane figura che maneggiava la spada con maggior abilità degli altri.
-Ti occorre aiuto?- gridò uno dei suoi.
- No. Occupati degli altri. Io do una lezione a questo cucciolo- William costrinse l’avversario a indietreggiare e si apprestò ad infliggere il colpo definitivo ma, mentre sollevava la spada, l’altro sgusciò via e la sua lama fendette l’aria.
-Filiamo, Slayer!- gridò uno dei furfanti prima di scavalcare un muretto e sparire nell’oscurità.
-Slayer, eh?- William balzò in avanti cogliendo l’altro alla sprovvista e aprendogli uno squarcio nella camicia, ma senza toccare la pelle –Sei in gamba con la spada- ringhiò, mettendosi in posizione da impedirgli ogni fuga –però riesci solo a scalfire. Ti manca la forza per completare l’opera-
Entrambi ansimarono mentre William avanzava di un passo, alzando la spada. L’esile figura si abbassò di colpo scattando di lato per guizzar via, ma in un istante William le arrivò addosso e caddero entrambi. Dopo una breve lotta lui riuscì ad aver la meglio inchiodando a terra l’avversario, poi scrutò preoccupato i volti e le braccia sanguinanti degli amici.
-Ferite gravi?-
-No, solo graffi- fu la risposta –Se non avessimo bevuto tanto non ci avrebbero colti alla sprovvista, e di sicuro non se la sarebbero cavata così a buon mercato-
-Beh, quanto meno siamo tutti vivi- commentò William a denti stretti –E adesso spieghiamo a questo ragazzo che non è opportuno lanciarsi in simili imprese- si rivolse al suo secondo –Riley, qui ci vuole una buona dose di frustate-
-Con piacere- rispose questi facendo un passo avanti.
Il ragazzo sussultò, pronto a fuggire, ma William lo serrava in una morse ferrea. Senza pronunciar nulla, Riley gli legò le mani e le caviglie, poi trasse un coltello dalla cintura e squarciò dal collo alla vita la camicia che gli ricadde sulle spalle. William trasalì: anche nella fioca luce filtrata della nebbia risultava evidente che era una ragazza.
-Dio mio…- William restò senza fiato di fronte a quel seno, rivestito soltanto da un leggere corpetto che rivelava molto più di quanto celasse.
Uno degli uomini le strappò dal capo il berretto e ne scaturì una massa di lunghi capelli ondulati, color grano.
Riley arretrò di un passo.
-Non riesco a credere che una femmina di abbia potuto ferire-
-E bella, oltretutto- commentò un altro con una certa ammirazione.
-Già- William si sfregò la spalla mentre esaminava perplesso la giovane donna.
Era più che bella: era straordinaria. I capelli dorati, anche se sporchi, erano di quelli che suscitavano in un uomo un desiderio di immergervi le dita. L’espressione del volto era indomita.
-Ti rendi conto che siamo uomini del re, decisi a infliggerti la punizione che ti meriti?- chiese in un ringhio.
La giovane rimase immobile, ma i suoi occhi ebbero un lampo.
-Qual è il tuo nome?-
-Che il diavolo ti porti-
William non si aspettava una simile risposta, ma ancor più rimase colpito da quella voce morbida.
-Il tuo nome, ragazza- ordinò, impaziente.
Lei alzò il mento con un gesto di sfida –Slayer -
-Ah, Slayer. Ora vedremo se sei impavida nella sconfitta quanto lo eri quando pensavi di poter avere la meglio su di noi-
Leo lo fissò socchiudendo gli occhi.
Si, era una ragazza di rara bellezza. E intrepida.
William si scostò rivolgendo un cenno al so secondo –Frustala. Poi deciderò se deve vivere o morire per il suo misfatto-
Notò le espressioni sagomate dei suoi compagni, mentre Riley sollevava la mano che impugnava lo scudiscio. Il suo sguardo tornò alla ragazza. Dalle labbra serrate, in attesa della sua sferzata, non sfuggiva alcun suono.
Riley deglutì, preparandosi ad eseguire il comando. Mai, in tutti gli anni trascorsi al fianco del suo capitano, era venuto meno a un suo ordine, ma l’idea di frustare una donna gli ripugnava e a quel punto esitò, lanciando un’occhiata a William.
-Intendi forse disubbidirmi?- la voce di William vibrava di collera.
-No, ma…-
-Dai qui!- senza aspettare risposta, William gli strappò di mano la scudiscio e si avvicinò alla ragazza –Ora assaggerai quanto ti meriti-
Era convinto che la furia che gli ribolliva dentro gli avrebbe permesso di fustigarla senza alcun rimorso, ma qualcosa lo attestò.
Nella debole luce scorse i segni che le percorrevano il dorso: evidentemente era già stata battuta senza pietà, in passato.
La rabbia che lo pervadeva svanì di colpo. Abbassò il braccio e scrutò la giovane donna che era rimasta immobile, senza invocare pietà.
Adesso ne distingueva meglio l’aspetto. I pantaloni che indossava erano laceri ma modellavano delle gambe snelle e fianchi morbidi. Il misero corpetto evidenziava i seni pieni e sodi.
Un lento sorriso gli incurvò le labbra mentre un nuovo pensiero si faceva strada nella sua mente. Bellissima, impavida, orgogliosa. Non era forse esattamente quello che stava cercando?
Aveva in serbo per lei una punizione molto più appropriata. Che meraviglioso tiro avrebbe giocato al suo re! E grazie a una monella di strada dal viso d’angelo.
Riley era attontito. Le furie di William erano leggendarie: ben difficilmente si dissipavano così alla svelta. E come mai quel sorriso?
William gettò il suo mantello sulle spalle della ragazza e si rivolse al suo secondo –La condurremmo alla mia abitazione-
-A casa tua?- Riley era incredulo: il suo amico apprezzava molto le dame ma, per quando gli risultava William Darcy non si era mai trastullato con donne di strada.
-Devo farmi medicare la ferita- spiegò William –Jenny saprà curarmi e Giles mi procurerò da bere mentre attendo il dottore. Quanto alla nostra pollastrella…non è il caso di avere tanti riguardi con lei se necessario, usa le maniere forti- si concesse una breve risata Ma non mandarla all’altro mondo. Ho in mente un progetto che la riguarda-
William fissava pensieroso le fiamme del caminetto e nella mano destra reggeva un boccale di birra mentre Giles, il maggiordomo, e sua moglie Jenny, che sovrintendevano al personale della casa di città di William, si occupavano della sua ferita.
-Solo ribelli- commentò il maggiordomo, mentre la moglie bendava la spalla –Non so cosa abbia in testa la gioventù d’oggi. Non gli basta avere alloggio in cambio di una giornata di lavoro, vogliono di più. Pretendono denaro e indumenti. Non accettano di andare a servizio presso qualcuno che gliele suoni. Circolano per le strade come una muta di cani selvatici-
William lo guardò –Sei mai stato a servizio presso qualcuno che ti battesse, Rupert?-
-Oh, si- l’uomo aggrottò la fronte –Quando mio padre morì, mia madre mi mandò a lavorare presso lord Davis. Il suo maggiordomo mi costringeva a stirare indumenti fino a quando crollavo esausto. E se scopriva una grinza mi picchiava-
-Non ti sei mai ribellato?-
-Buon Dio, mi avrebbe cacciato all’istante- fu la sua risposta –e mia madre si sarebbe trovata in mezzo alla strada- poi aggiunse in tono blando: -Bisogna saper accettare e chinare il capo, signore, quando abbiamo delle persone care che dipendono da noi-
William lo fissò sovrappensiero. Giles era entrato al servizio di suo padre quando era un giovanotto: non c’era mai stato domestico più leale.
-Queste bande di strada hanno mai aggredito te o Jenny?-
Giles impallidì –Oh no. Non perdono tempo con la gente comune. Anzi, a volte offrono aiuto quando ne vedono la necessità. Se mi è concesso dirlo, signore, rubano solo a quelli che possono permettersi di subire un furto-
A sentir lui, i ladri quasi svolgevano una nobile missione. William si irritò.
-Da dove arrivano?-
-Per lo più dalle campagne- spiegò Jenny –O dai Dock. Non hanno casa, famiglia, nessuno che si occupi di loro-
-Li descrivi come poveri fanciulli derelitti- William posò una mano sulla fasciatura e avvertì un sordo dolore pulsante. La spada era penetrata quasi fino all’osso. Aveva già subito abbastanza ferite da sapere che anche quella si sarebbe rimarginata perfettamente, ma lo infuriava l’idea di essere rimasto vittima di un gruppo di pivelli –Erano ragazzi forti e robusti, abbastanza grandi da farsi prendere a bordo di una nave o coltivare la terra- poi gli venne in mente la donna.
Priva della spada, gli era apparsa fragile e inerme. Però non aveva esitato ad assalire lui e i suoi uomini. E gli aveva lasciato il segno.
-Si- annuì Jenny –Tutti li conoscono, a Londra, ho sentito dire che quello che chiamano Slayer maneggia la spada come i cavalieri del re-
A William andò quasi di traverso una sorsata di birra. Pochi istanti dopo congedava i domestici, desideroso di coricarsi.
A quanto pareva la ragazzina era diventata una specie di leggenda, rifletté William. Beh, ora sarebbe stato lui a crearne un’altra, si disse, cominciando a mettere a punto il suo progetto.
Lei non avrebbe potuto rifiutarsi: l’avrebbe convinta che l’alternativa era la morte. E chiaramente era avida di oro. La somma che intendeva offrile rappresentava più di quando avrebbe messo insieme con tutta una vita di rapine.
Già sapeva che era un’ottima attrice: infatti era riuscita a fargli credere di essere un uomo. Ripensò alla sua abilità di spadaccina: pensandola un giovane, l’aveva giudicata abile, adesso, sapendo quanto era di struttura esile, doveva ammettere che era straordinaria. Ma avrebbe saputo sostenere la sua parte, alla piena luce del giorno, sotto gli occhi d’innumerevoli persone di nascita ricca e nobile?
Serrò la mano a pugno. Perdiana, si, doveva farcela. Non c’era il tempo di trovarne un’altra. E anzi, c’era già un tempo molto limitato per insegnarle tutto ciò che doveva apprendere. Liam sarebbe giunto ad Hampton Court entro due settimane e il re aspettava William e i suoi uomini anche prima.
Vuotò il bicchiere e uscì dalla stanza. Tra poco sarebbe sorto il sole. Forse sarebbe riuscito a dormire un paio d’ore prima di affrontare la ragazza. Gli avvenimenti di quella notte l’avevano lasciato di pessimo umore.
Buffy, agitatissima, si aggirava per la stanza. Dando una sbirciata dalla porta, socchiusa aveva visto che un soldato armato era di guardia nel corridoio. Aveva spiato dalla finestra, sperando di poter riguadagnare la libertà con un salto, ma c’era un’altra sentinella nel cortile.
L’uomo chiamato Riley l’aveva legata ed imbavagliata prima di allontanarsi. Ah, gliel’avrebbe fatta scontare…anche se le erano bastati pochi minuti per liberarsi. Non erano stati ancora creati nodi che potessero resistere ad Elisabeth Summers.
L’elegante letto di legno in un angolo della camera era in sfacelo. Buffy aveva annodato le sontuose lenzuola trasformandole in una fune, nella speranza che l’uomo appostato sotto la finestra si addormentasse.
Da un’asse di legno aveva ricavato delle armi: una robusta scheggia accumunata, ora infilata nella sua cinta, costituiva un buon pugnale. La lunga lastra di legno che ora si trovava ai suoi piedi poteva servire come spada. La parte restante dell’asse era un ottimo randello.
Sperava con tutte le forze che i sorveglianti perdessero la battaglia con il sonno prima che il loro capo si riprendesse, altrimenti avrebbe dovuto affrontare anche lui, e ne aveva già conosciuto la collera. Rabbrividì, rammentando la furia che gli aveva acceso gli occhi.
Si irrigidì sentendo un mormorio di voci nel corridoio. Ammonticchiò in fretta le lenzuola e si nascose nell’ombra.
La porta si aprì. La figura in controluce esitò e Buffy capì che stava scrutando l’interno prima di avanzare.
L’uscio si richiuse e la stanza ripiombò nell’oscurità. Dopo pochi istanti l’uomo si diresse al letto e, quando le diede le spalle, Buffy scattò.
Lui avvertì, più che vedere, la figura che si lanciava contro di lui e si scostò di lato ricevendo la botta sul braccio. Imprecò tra i denti, pervaso da una fitta di dolore, e sguainò la spada.
Riley gli aveva garantito che la ragazza era legata, imbavagliata e distesa, inerme, in un angolo della stanza.
Figuriamoci, inerme!
Pensò spazientito.
Stava avanzando verso di lui impugnando una specie di mazza, come se fosse decisa a ferirlo, e William imprecò di nuovo per non aver portato con sé una candela.
-Non intendevo farti alcun male…- prese a dire, ma prima che potesse ultimare la frase fu stordito da un colpo alla testa. Per un attimo la vista gli si annebbiò, poi la rabbia lo riscosse –Vuoi la guerra, allora?- con la spada, di piatto, le colpì il polso.
-Dannazione!- ansimò lei mentre il randello le sfuggiva i mano. Ma quello non le rallentò il movimenti. Con un gesto sciolto si chinò a raccogliere a terra una stecca di legno che impugnò come una spada. Con veloci fendenti, allunghi e parate riuscì a costringere contro la parete William, sbalordito dalla sua agilità.
Maledizione!
Sapendo che era una donna non se la sentiva di impegnarsi come se si fosse trovato di fronte un volgare brigante, ma doveva badar bene a difendersi per evitare quella stecca appuntita.
Un’infinità di volte aveva disarmato gli avversari. Riuscì a toccarle il palmo con la punta della spada e sentì il suo grido mentre la rozza arma cadeva a terra.
-Arrenditi, adesso- ordinò puntandole la lama contro il petto.
-Mai- di nuovo quella voce bassa, vibrante, che pareva fargli uno strano effetto sui nervi.
William riabbassò la spada e afferrò le spalle della donna –Dimentichi forse chi sono?-
-Non dimentico nulla-
Con un rapido gesto si portò una mano alla cintura e ne trasse la scheggia di legno cercando di colpirlo al petto, ma William le bloccò il polso torcendolo con violenza e anche quell’improvviso sfiletto finì a terra.
-E ora vediamo quali altre armi hai nascoste addosso-
Con gesti decisi le passò le mani lungo il corpo.
Lei si ritrasse, respingendolo –Non ne ho altre-
-E pensi che ti creda?- la spinse sul letto e le sfilò gli stivali. E suole bucate le avevano causato delle vesciche alle piante dei piedi.
Buffy si sentì avvampare a quella perquisizione ma, quando si capì che non aveva altro da temere, lui le gettò il mantello ordinandole di coprirsi.
William, mantre si avvolgeva nella pesante cappa di lena, accese le candele di un doppiere osservandola e nonostante la collera e la stanchezza provò un fremito di puro piacere sensuale alla vista di quel corpo bianco che spariva nelle pieghe del tessuto.
Guardò il letto notando le lenzuola annodate, le assi mancanti. Per quanto quella donna l’esasperasse doveva ammettere che aveva carattere e spirito di iniziativa.
Buffy balzò in piedi con l’agilità di un gatto e gli si fermò di fronte: William notò che tremava un po’. La mano che serrava i lembi del mantello.
Lanciò un’occhiata al letto e poi a lui. Allora William comprese i suoi timori.
-Non sono venuto per…approfittare di te. Ci limiteremo soltanto a coricarci insieme-
La ragazza non si mosse.
William era stanco, stordito dalla birra e dalla botta ricevuta in testa, e la ferita alla spalla si era riaperta.
-Ragazza, posso sperare che mi lascerai dormire in pace o devo legarti?-
-Sarebbe fatica sprecata-
-E va bene- la sua pazienza era esaurita –Non mi lasci altra scelta-
L’agguantò per le spalle facendola scivolare a terra il mantello, la gettò sul letto, raccolse la camicia ormai quasi a brandelli e ne ricavò due strisce con cui le imprigionò i polsi.
Buffy si sentì invadere dal panico. Sapeva che gli uomini del re credevano di poter abusare di qualsiasi donna volessero. Ma questo si sarebbe accorto che lei non era come le altre. Si sarebbe difesa a calci, morsi e graffi fino a non avere più forse prima di lasciare che un uomo avesse la meglio su di lei.
Mentre William terminava di stringerle i lacci, Buffy gli affondò i denti in una mano. Lui si lasciò sfuggire un grido e le tirò uno schiaffo ma, senza emettere un suono, lei sollevò di scatto colpendolo con la testa al diaframma.
William restò per un attimo senza fiato prima di riprendersi e lasciarsi cadere su di lei imobilizzandole i polsi legati al di sopra della testa.
-Donna, sii grata al cielo che ho un’ottima ragione per volerti viva- disse in un sussurro roco
–altrimenti saresti già morta. Adesso non azzardarti più a fare una mossa, o giuro su dio, ti caccio il mio pugnale nel petto-
Buffy si rese conto che non aveva più modo di difendersi e si preparò al peggio.
-Come ti chiami?- domandò William.
-Te l’ho già detto- ansimò cercando ti voltare la testa di lato –Slayer -
Lui le bloccò il volto con una mano –Il tuo vero nome, dannazione-
- Elisabeth, ma tutti mi chiamano Buffy-
- Buffy- ripeté William assaporando quella piccola vittoria, e si trovò a fissare gli occhi turbati di lei, verdi come un mare in tempesta.
Per un breve istante si permise di chiedersi come sarebbe stato assaporare quelle labbra. Avvertita il fuoco, la passione che ardevano in quell’insolita donna selvaggia. Non ne aveva mai incontrata una simile. Subito allontanò quei pensieri. Tra loro non vi sarebbero stati intimi piaceri bensì pura e semplice transizione commerciale.
-Adesso lasciami riposare, Buffy. Okay?-
Lei deglutì con un piccolo cenno di assenso. Aveva visto comparire negli occhi di William, per un fuggevole attimo, qualcosa di allarmante e al tempo stesso eccitante. Non sapeva come definirlo, ma le aveva dato un curioso tremore.
-Tanto per stare tranquillo…- mormorò lui assicurandosi attorno a un polso l’estremità della striscia di stoffa che le imprigionava le mani –Se cercherai di liberarti mi sveglierai e le conseguenze non saranno piacevoli, credimi-
Si sollevò, alleviandola dal proprio peso, per stendersi al suo fianco, così vicino che i loro corpi fossero a contatto, poi con un borbottio di disgusto gettò da parte le lenzuola, annodate e inutilizzabili, spense le candele e afferrò il mantello che allargò per coprire entrambi il più possibile.
Dopo pochi minuti erano profondamente addormentati.
Con l’orecchio teso al suono regolare del respiro di lui, Buffy cominciò a rosicchiare la striscia di tessuto che li legava insieme, cercando di dominare il panico. Mancava solo un’ora all’alba, e allora sarebbe stato troppo tardi per fuggire e lei si sarebbe trovata in balia di un magistrato che sarebbe stato bene felice di chiudere in carcere il famigerato Slayer. Ancora più terrificante era il pensiero che Adam ne avesse notizia e andasse a riprenderla. Non voleva tornare a casa: meglio la morte.
Già era stata una situazione orribile quando sua madre era viva: allora Adam si limitava solo a picchiarla. Ma con la scomparsa di sua madre non c’era più stato nessuno a proteggerla dal bruto che per anni aveva vissuto con loro. E lei era dovuta fuggire scegliendo una vita da vagabonda.
Dov’erano Connor e gli altri? Non l’avrebbero certo abbandonata al suo destino, salvo che Foxworth l’ordinasse. Lui aveva più volte dichiarato che la salvezza della banda contava più di quella dei singoli componenti.
Erano un gruppetto sbandato di ragazzi di strada privi di famiglia, che avevano imparato per contro loro a sopravvivere come ladruncoli. Ma Foxworth li aveva presi sotto la sua ala insegnando loro l’uso del coltello e della spada, e a scegliere le loro vittime. In qualità di stagnaio itinerante, Foxworth aveva spesso accesso a casa benestanti e questo gli permetteva di esaminare il contenuto e decidere il sistema più sicuro per fa man bassa senza farsi cogliere sul fatto. Al momento in cui veniva compiuto il furto, Foxworth era ormai lontano e nessuno sospettava minimamente di lui.
Forse, quando aveva saputo che loro avevano scioccamente aggredito, senza riconoscerli, degli uomini del re, era andato su tutte le furie e aveva portato ai ragazzi di disperdersi. Forse adesso si trovano disseminati in villaggi di campagna, con nomi diversi.
Le sarebbero mancati, pensò Buffy. Soprattutto Connor che, fin dal primo giorno in cui lei era comparsa, si era assunta il ruolo di suo protettore, per quanto gli altri lo prendessero in giro. Lei era molto affezionata al monello che viveva da solo nella zona dei dock fin da quando aveva cinque anni.
La stoffa cominciava a cedere. Dopo pochi minuti si era sciolta dall’uomo steso al suo fianco e aveva i polsi liberi.
Restò immobile, a osservarlo, mentre elaborava un piano di fuga. Nel sonno appariva più giovane, meno temibile. I capelli chiari, ondulati, gli scendevano fino al bavero dell’elegantissima camicia. La sfiorò con un dito chiedendosi che sensazione avrebbe dato avere sulla pelle un tessuto così fine.
Anche le lenzuola erano lisce e morbide, del tutto diverse da quelle ruvide che lei aveva sempre conosciuto. Se quella era la sua abitazione, doveva essere molto ricco. Forse avrebbe dovuto arraffare qualche gingillo prima di tagliare la corda.
Nel sonno il giovane ebbe un sospiro e lei si irrigidì cercando segni di un imminente risveglio.
Non lo si poteva definire propriamente bello, osservò tra sé. Il suo volto era angoloso, gli zigomi pronunciati. Lunghe ciglia gli ombreggiavano le guance,ma le labbra avevano una linea decisa, autoritaria, forse con una sfumatura di crudeltà.
No, non era crudele. Quello sconosciuto aveva mantenuto la parola. A differenza di Adam, non aveva tentato di abusare di lei. E di questo gli era quanto mai grata. In ogni caso restava un uomo pericoloso. Se non fosse riuscita a fuggire, sarebbe stata costretta a piegarsi al suo volere, quale che fosse E lei non intendeva soggiacere ad alcun uomo.
Lentamente, con prudenza, cominciò a sgusciare al sotto il mantello che li copriva, trattenendo il fiato per timore di svegliarlo. Pian piano Buffy si sollevò a sedere.
Le guardie nel corridoio e nel cortile non avevano più bisogno di vigilare visto che il padrone si trovava con lei ma la via più sicura sarebbe stata lo stesso la finestra: avrebbe potuto calarsi già o prendere la via dei tetti.
L’alba già striava di rosso nel cielo. Doveva affrettarsi.
Si mosse con estrema cautela per scende dal letto imprecando tra sé contro il morbido materasso. Come posò un piede sul liscio pavimento, una mano d’acciaio gli si chiuse attorno al polso e una voce ancora assonnata dichiarò.
-Ti avevo avvertita di non disturbarmi, ragazza. Adesso la sconterai-
Cercò di liberare la mano –Non mi fai paura!-
-Allora sei una sciocca oltre che una ladra. Dovresti tremare, di fronte a me-
-E cosa vorresti farmi che già non abbia patito?- si voltò a fissarlo e di nuovo William scorse l’espressione di sfida nei suoi occhi –Puoi picchiarmi ma non spezzarmi-
In altra occasione, in altro momento, lui avrebbe potuto sentirsi toccare da quella parole. Era chiaro che la giovane aveva già subito abusi da parte di un uomo. Ma era stanco, la spalla gli faceva male e l’arroganza di quella donna lo esasperava.
Rafforzò la stretta –Donna, se volessi spezzare il tuo spirito ci riuscirei, credimi. Se avessi semplicemente intenzione ti batterti, già saresti coperta di sangue. Ti avevo chiesto solo di lasciarmi riposare, ma visto che non hai voluto esaudire il mio desiderio adesso la pagherai-
Scorse su quel giovane viso la medesima espressione spaventava di quando le aveva ordinato di stendersi al suo fianco, ma quando si alzò in piedi lei non sussultò.
-Prima di tutto- riprese William tirando il cordone del campanello –farai un bagno e ti laverai i capelli. Voglio vedere che aspetto hai, una volta pulita-
Buffy si ritrasse, come sgomenta –Non ne ho alcuna intenzione. Non puoi costringermi. L’acqua del Tamigi è troppo fredda-
-Il Tamigi?- lui quasi si mise a ridere, ma si trattenne. Dunque era nel fiume che lei si lavava –Avrai a disposizione una vasca accanto al fuoco, e l’acqua sarà calda. E le miei domestiche ti aiuteranno-
-Perché?- lo scrutava come se fosse un animale sconosciuto.
Invece di risponderle lui le chiese –Ti interessa guadagnare dell’oro?-
Gli occhi di lei ebbero un guizzo –Quanto?-
-Più di quanto potresti mettere insieme in tutta una vita di scippi-
-Non sono disposta a uccidere nessuno- dichiarò.
Strana affermazione, pensò William, considerando l’aggressione di quella notte, ma comunque apprezzabile vendendo da una ladra –Non è quello che ti chiedo-
-Ne mi coricherò con te. Per quanto oro tu posso offrire-
-Non ci penso neppure. Non ho bisogno di pagare le donne per il mio piacere- replicò William con arroganza tipicamente maschile.
-E allora perché dovresti darmi del denaro?-
-Credimi, ragazza, dovrai guadagnartelo-
-In che modo?-
-Dovrai farti passare per una dama. Pensi che ne saresti in grado?-
Buffy si raddrizzò in tutta la sua altezza, ma nonostante ciò William si accorse che non riusciva a superarlo comunque –Quale dama?-
-Quel è il tu nome completo?-
- Elisabeth Summers -
Lui rifletté per qualche istante –Allora sarai lady Elisabeth Summers -
-Perché?-
-Fai troppe domande- sentì bussare e andò all’uscio dove scorse una cameriere ancora insonnolita
–Dì’ a Jenny che la signore e io faremo colazione nella mia camera. Nel frattempo desidero che venga portata qui una vasca e dell’acqua calda. Poi occorreranno alcune domestiche-
La donna annuì. Poco dopo arrivarono Jenny e due servette che allestirono un pasto sontuoso sul tavolo di fronte alla grande finestra che affacciava sul giardino.
-Quando la cuoca ha saputo che eravate arrivato, è rimasta alzata buona parte della notte a preparare tutti i suoi piatti preferiti, milord- annunciò Jenny.
-Trasmettile i miei ringraziamenti-
Sempre avvolta nel mantello di lui, Buffy osservò la mensa imbandita –Chi altri deve arrivare?-
-Nessuno. Saremo solo noi due-
-Tutto quel cibo per due persone?- sollevò i copripiatti d’argento aspirando il profumo del pane appena sfornato, dello stufato e del pollame fumanti accompagnati da densi sughi. Su un vassoio c’era un vasto assortimento di marmellate. A completare il tutto una caraffa di birra e una teiera colma.
William le scostò la sedia e lei si accomodò, un po’ rigida, mentre lui le riempiva la tazza di tè. Non sapendo bene cosa fare, Buffy lo imitò. Lui si servì la carne e la salsa, lei fece la stessa cosa. Quando William prese una fetta di pane, lei ne seguì l’esempio. Lui assaggiò un boccone: lei pure.
-Perché fai così?- domandò alla fine William, irritato.
-Cosa faccio?-
-Ripeti tutti i miei gesti-
Buffy si strinse nelle spalle –Non voglio che mi rimproveri perché prendo troppo cibo-
-Non ci penso neppure. Serviti quanto di pare-
Buffy gli lanci un’occhiata sospettosa mentre si colmava il piatto e cominciava a mangiare il più in fretta possibile.
Divorò la carne e il pollo gocciolanti di salsa –Oh porca miseria, che meraviglia-
Prese una coppetta di marmellata e ne spalmò abbondantemente sul pane. Era così occupata a riempirsi la bocca che non scorse la sua espressione disgustata.
-Non ne avevi mai assaggiata, prima?-
Buffy scosse il capo, continuando a masticare. Mentre faceva sparire la quarta fetta di pane emise un’altra delle sue poche signorili esclamazioni.
-Imprechi sempre?-
-Ho imprecato?- mandò giù il boccone e prese altro pane –Non me ne sono accorta. Solo quando sono arrabbiata, direi. O contenta. O emozionata-
-Molto…discreto, da parte tua- William prese qualche sorso di tè e si sforzò di avere un tono pacato –Le dame non imprecano-
Lei alzò lo sguardo, stupita –Davvero?- alzò la spalle –Beh, cosa c’entro io?-
-Tu sei lady Elisabeth Summers, ricordi? E quindi lascia da parte le imprecazioni-
Di nuovo lei si strinse nella spalle –Come vuoi-
Mentre William e Buffy consumavano la colazione, altre due domestiche giunsero trasportando una vasca e diversi secchi di acqua fumante. Mentre preparavano il bagno davanti al caminetto lasciavano occhiate dubbiose a quella strana ospite avvolta in un mantello.
William notò la rapida occhiata di Buffy alla porta aperta: fuori c’era un uomo di guardia. Né gli sfuggì l’espressione delusa della ragazza e trattenne un sorriso. Dunque la gran dama non si era ancora rassegnata alla sua sorte.
-Desiderate altro, milord?- chiese la governante.
-Hai terminato la colazione, mia cara?-
Lei lanciò un’occhiata nostalgica al cibo che ancora restava in tavola. Non ne aveva mai visto così tanto in vita sua, ma non era possibile mangiarlo tutto. E poi immaginava che la governante gliel’avrebbe portavo via se ne avesse approfittato troppo. Prese un ultimo pezzo di pane e poi mormorò.
-Si, basta così…-
-Allora, Jenny, puoi aiutare la signora nella pulizia-
-Per la miseria, sono perfettamente in grado di…-
William tossicchiò e, di fronte al suo cipiglio, lei lasciò la frase a metà.
Lui ricacciò la risata che gli stava salendo in gola di fronte all’espressione di Buffy.
-E inoltre, Jenny, manda a chiamare la sarta-
-Adesso, milord?-
-Si, subito. La signora non può andarsene in giro con addosso il mio mantello-
-Benissimo- dopo aver dato ordine a una servetta, la donna si rivolse a Buffy –Signora, il vostro bagno è pronto-
Buffy lanciò un’occhiata trova a William, poi si irrigidì, muta.
-Ebbene?- sbottò lui dopo alcuni istanti –Lascia che ti aiutino a fare il bagno-
-Non prima che tu abbia lasciato la stanza-
-Perdio, credi forse di potermi dare ordini nella mia stessa casa?-
Buffy rivolse un’occhiata alla governante, evidentemente intimidita dalla presenza del padrone No, non avrebbe avuto alcun sostegno da quella donna.
Ma Jenny sbalordì entrambi –La signora ha ragione- intervenne –Non sarebbe decoroso che voi rimaneste mentre fa il bagno-
-Adesso vai- aggiunse Buffy con un cenno di congedo –Verranno a chiamarti quando avremmo finito-
Lui raggiunse la porta e prima di uscire si voltò.
-Tieni d’occhio la signora, Jenny - lanciò uno sguardo iroso alla sua prigioniera –Ricorda, Buffy, ci sono sempre gli uomini di guardia-
Le donne attesero che l’uscio si fosse richiuso. Poi, mentre la ragazza correva alla finestra a controllare, Jenny si limitò a seguirne le mosse in silenzio.
William aveva detto la verità. Nel cortile c’era una sentinella armata. Buffy si voltò, disgustata.
-Siete pronta, milady?-
Lei annuì –Si, facciamolo questo schifoso bagno, ma non lo gradirò affatto-
Si era sbagliata completamente. Immersa nell’acqua calda e fragrante di essenza, Buffy ebbe un sospiro di piacere mentre la domestica le lavava i capelli. Era una sensazione meravigliosa che non aveva mai conosciuto e che ora stava godendo appieno.
-Avete dei bellissimi capelli, milady- osservò la donna.
-Davvero?- si prese una ciocca tra le dita –Li ho sempre trovati un fastidio. Troppo facili da individuare, nella penombra. E maledettamente difficili da nascondere sotto un berretto da pescatore-
Scandalizzata da quel linguaggio, la domestica diede un’occhiata a Jenny che ebbe un piccolo brivido e aggiunse un altro ciocco nel fuoco.
Poi, raddrizzandosi, si rivolse con disapprovazione a Buffy –Il padrone vi ha sentita esprimervi in questo modo?-
-Quale modo?- chiese lei innocentemente.
La governante si strinse nelle spalle. Non stava a lei fare osservazioni alla signora circa il suo comportamento –Se volete alzarvi, vi asciughiamo-
-Devo proprio?- Buffy si lasciò scivolare tutta sott’acqua e riemerse sollevando altri spruzzi che finirono oltre il bordo della vasca.
-Direi di si, prima che infradiciate il tappeto- replicò in tono fermo Jenny –Il padrone l’ha portato dall’Oriente-
-E dove sarebbe?-
Dietro di lei, la servetta alzò gli occhi al cielo.
-Molto lontano dall’Inghilterra - spiegò la governante dispiegando il telo –Solleva i capelli alla signora, Mary – la domestica ubbidì e Jenny, mentre stava per avvolgere il telo attorno alle spalle di Buffy, notò i segni che le rigavano la schiena. Per un attimo rimase immobile, senza riuscire a distogliere lo sguardo, poi, la fronte aggrottata, completò il gesto –Mary vi pettinerà mentre io vado a chiamare la sarta-
Si diresse alla porta e sulla soglia incontrò William, che ora indossava un paio di pantaloni neri e una camicia color avorio. Con l’aiuto di Giles era riuscito a cambiarsi la fasciatura alla spalla.
-Adesso potete vedere la signora, se desiderate entrare-
-Bene. Di’ a una domestica di far venire qui la sarta, per favore-
-Stavo appunto andando io, milord- disse Jenny allontanandosi in fretta.
William avanzò di qualche passo e si fermò di colpo alla vista della giovane donna seduta davanti allo specchio. La sudicia monella si era trasformata in una straordinaria bellezza. La pelle era candida e la cascata di lunghi capelli dorati incominciavano un volto che lo lasciò senza fiato. I grandi occhi espressivi, verdi come smeraldi, lo osservavano nello specchio. Aveva un piccolo naso e le labbra perfettamente disegnate. L’ampio telo di lino che l’avvolgeva lasciava indovinare le curve del seno.
-Preferite che vi raccolga i capelli o che li lasci sciolti, milady?- chiese la domestica.
William, curioso di vedere come avrebbe risposto, attese in silenzio.
-Fate un po’ come volete-
La servetta allontanò la massa di capelli dal viso di Buffy fissandoli con alcuni pettinini. L’effetto fu incredibile.
Jenny bussò, poi fece passare una donna e due ragazze. Dietro di loro venivano diversi servitori che portavano pezze di tessuto, indumenti, scialli e canestri colmi di nastri e pizzi.
-Milord, ecco Mrs. Bevens con le sue due figlie. Provvederanno alle necessità di milady-
-Milord…- mormorò la sarta –Onorata di servirla-
-Grazie, signora Bevens. A lady Elisabeth occorre un intero guardaroba-
La donna spalancò gli occhi – Un guardaroba completo…e per quando ne ha bisogno?-
-Entro una settimana-
-Milord, ma è…-
Lui mostrò una manciata di monete d’oro –Mi rendo conto che un’ardua impresa, ma Jenny mi ha assicurato che potete farvi aiutare delle migliori cucitrici di Londra -
-Vi ringrazio, milord. Saprò accontentarvi- fece sparire il denaro in una tasca prima di rivolgersi a Buffy –Immagino che vogliate iniziare con gli abiti da giorno, milady?-
Buffy passò lo sguardo da William alla sarta –Se il proprietario di questa casa intende restare in questa stanza, ritengo che sia meglio iniziare dalla biancheria-
Mrs. Bevens arrossì mentre le due figlie si lasciavano sfuggire dei risolini nervosi. La madre lanciò loro un’occhiata severa e frugò in un gesto.
-Ecco qui una camiciola e un sottabito che dovrebbero andarvi bene, milady-
Mentre Jenny reggeva il telo per celarla da sguardi indiscreti, Buffy indossò quei raffinati indumenti ed ebbe una piccola esclamazione di sorpresa sentendoli così morbidi sulla pelle.
-Mai avuto niente di simile-
-Lieta che approviate, milady. Adesso, vogliamo cominciare con gli abiti da giorno?-
Le ragazze iniziarono a srotolare le stoffe, mentre William, con un sorriso, si accomodava in poltrona annuendo alle descrizioni dei disegni e dei tipi di tessuti che venivano presentati a Buffy.
-Questo donerà moltissimo alla signora- osservò la sarta mostrando una pezza di raso verde –E un mantello di questo velluto a mio parere completerebbe tutto-
-Lo voglio foderato d’ermellino- dichiarò William. E si godette l’espressione sbigottita di Buffy.
-Come desiderate, milord. E con queste- riprese la sarta aprendo un’altra seta, di colore celeste –la signora sarà l’invidia di ogni dama-
-Bella, si. Ma preferisco quella bianca: l’ideale per i brillanti dei Darcy -
Dall’altro capo della sala Jenny osservava la scena.
-Occorreranno anche scarpe, babbucce, stivali, capellini, un prendisole e, certo, camice da notte e vestaglie, milord- fece notare –E forse un paio d’abiti da ballo, non credete?-
-Almeno cinque…- mormorò lui.
-Cinque vestiti da ballo?- Mrs. Bevens si voltò a guardarlo.
-D’accordo, sei-
Buffy, che stava passando la mano su una pezza di seta, sollevò il capo a fissarlo.
William si alzò –Allora, abbiamo terminato?-
-Si, milord. Per il momento. Si intende che dovrò tornare quasi tutti i giorni per le prove-
-Naturale-
La sarta e le figlie radunarono i loro materiali, lasciando i cestini accessori perché Buffy potesse esaminarli, e uscirono precedute dalla governante.
Rimasti soli, William osservò Buffy che indossava un abito giallo chiaro che Mrs. Bevens le aveva gentilmente lasciato in attesa che le nuove vesti fossero pronte. Le andava un po’ stretto, ma addosso a lei risultava di grande eleganza. Un bellissimo, aggraziato passerotto, commentò William tra sé.
Le scarpine di capretto invece era un po’ grandi, ma lei certo non amava le costrizioni. Quando si girò incontrò lo sguardo inteso di William Darcy.
-Perché bene sei abiti da ballo?- volle sapere.
-Perché il re ama molto le feste- rispose lui.
-Il re?-
Lui ebbe un sorriso malizioso e, con soddisfazione, la vide impallidire.
-Già. E’ là che dovrai farti passare per una nobile dama. Al cospetto del re-
-Farmi passare per…con il dannato re?-
-Ad Hampton Court- l’informò, mentre Buffy si afferrava allo schienale di una sedia per sostenersi.
-Un dama rischia l’impiccagione se definisce dannato il suo re-
- Hampton Court?- gemette lei – La residenza di campagna del re?-
-Proprio- non si tenne più e sbottò una risata. Poi spiegò alla giovane esterrefatta –Trascorreremo insieme un certo periodo ad Hampton Court, con il re. E finché ci troveremo là tu sarai l’affascinante lady Elisabeth Summers – le lasciò il tempo di assimilare la notizia, poi aggiunse
–La mia amante-
Buffy si lasciò cadere su una sedia. Il re? Carlo d’Inghilterra? La cosa era a dir poco folle.
Ma certo. Fissò l’uomo che ancora ridacchiava. Doveva essere pazzo. Aveva visto come i domestici tramavano dinanzi a lui, pronti a eseguire senza esitazione ogni suo ordine. E quella sarta che si dichiarava in grado di preparare in una settimana un guardaroba completo. Ma certo, era evidente. Quell’uomo era pazzo e tutti lo tenevano buono perché se contrariato diventava pericoloso.
Doveva agire con estrema cautela fino a quando avesse trovato il sistema di sottrarsi a quel dissennato.
-Molto bene- annuì rialzandosi –Andremo ad Hampton Court a trovare il re. Io indosserò dei magnifici abiti e fingerò di essere la tua amante. E dopo sarebbe piacevole salire a bordo di una nave e recarci…- notò che i suoi occhi assumevano una strana espressione e si sforzò di trovare le farsi giuste, per farlo contento -…In Francia. Ma si, certo. Andare a far visita alla regina. E poi in Spagna…-
Lì per lì William rimase perplesso, ma subito dopo capì che lo giudicava folle.
Il suo sorriso scomparve mentre avanzava verso la ragazza, che si affrettò a indietreggiare –La Spagna non ti interessa? Beh, il Nuovo Mondo, allora. Sicuro. So che ci sono delle colonie in America -
-E chi te l’ha detto?-
- Foxworth - rispose lei. Il cuore cominciava a martellarle nel petto. Quel folle ora l’avrebbe picchiata e lei non avrebbe potuto mettersi in salvo. Continuò a cicalare senza sapere bene quel che diceva –Foxworth ci ha raccontato che ci sono posti dove, anche se non si possiedono bene o titoli nobiliari, si può essere liberi. Perfino i prigionieri, diceva, possono conquistarsi la libertà con un duro lavoro- ormai aveva le spalle contro la parete e non aveva modo di liberarsi.
-E ti piacerebbe, vero?- lui le posò una mano sulla gole e ne avvertì le pulsazioni –Ti piacerebbe essere libera?-
-Oh, si- cercò di scostargli la mano, ma inutilmente.
-Da chi stai cercando di fuggire, Buffy?-
Lei rialzò il mento. Basta con le chiacchiere insensate. Era giunto il momento di parlar chiaro. Se lui era deciso a strozzarla, facesse pure.
-Da te- rispose audacemente –E da tutti gli uomini che credono di potermi possedere-
Perdio, si disse William. Nonostante il dolore e la paura non cedeva. Era combattiva. Si, una donna eccezionale.
Quasi senza volerlo scostò la mani e le sfiorò l guancia con le nocche. Quello, comprese subito, fu il primo errore. E l’avrebbe scontato. Lei non era il tipo di donna con cui si poteva avere un semplice breve contatto e poi cancellarla dalla mente. Ra una trappola infernale. Una trappola dai capelli d’oro e occhi di smeraldo. Ma ignorò quella segreta voce che lo ammoniva. Adesso che l’aveva toccata, desiderava di più. Molto di più. Smaniava dal desidero di affondare le dita nei suoi capelli, invece si limitò a posarle una mano sulla guancia.
-Non pretendo di possederti, Buffy-
Lei si irrigidì. Quel contatto le aveva suscitato una strana, indefinibile sensazione –E allora perché mi hai trattenuta qui contro la mia volontà?-
-Perché sei in debito con me…- mormorò William sfiorandole una ciocca bionda –Per la stoccata che mi hai inflitto. Per aver aggredito me e i miei uomini…ora dovrai ripagarmi-
Il cuore le balzò in gola. Faceva fatica a trovare la voce –E per questo dovrei diventare la tua amante?-
-No, mi hai frainteso. Devi solo fingere di esserlo-
Buffy sentì l’alito tiepido di William contro il viso un attimo prima che lui le posasse la mano sulla spalla e in quel momento capì che l’avrebbe baciata. Ma era incapace di muoversi.
Quando William le mise un dito sotto il mento facendole alzare il volto, Buffy ebbe l’impressione che il cuore le si arrestasse.
La sua bocca le sfiorò appena le labbra. Ma fu una specie di scosse per entrambi.
Lui rialzò il capo di scatto, come se si fosse scottato, ma un attimo dopo la cinse tra le braccia attirandola a sé, gustandone le labbra con carezze lievi, delicate ma provocanti.
E a quel punto una miriade di scintille scoccarono tra loro. Lei era come un fiore selvatico, dal profumo diverso, tutto da scoprire: un aroma fresco, pungente e inebriante.
Buffy non aveva mai conosciuto nulla di simile e dovette aggrapparsi a lui, ma quando ritrovò la voce domandò in un sussurrò –Non… mi costringerete a giacere con te?-
William ebbe un sussulto. In quel momento il pensiero di poterla avere costituiva una tentazione quasi irresistibile. Quando ritrovò il controllo di sé le rivolse un sorriso malizioso.
-Solo se lo vorrai, piccola-
Un colpetto all’uscio li fece separare bruscamente e mentre Buffy si appoggiava alla parete, malferma sulle gambe, lui si avviò alla porta. Era un bene potersi allontanare da una fiamma così pericolosa.
Sulla soglia c’era Jenny, che stava per bussare di nuovo.
-Mi troverai in giardino quando sarò l’ora del designare. Provvedi a quanto può occorrere alla signora- ordinò brevemente.
William si rivolse a Buffy –Sei pregata di non tentare di allontanarti-
-Vai al…-
Con un sorriso lui richiuse la porta avviandosi a passo rapido lungo il corridoio. Aveva riacquistato la padronanza delle sue emozioni, ma le mani, notò, gli tramavano ancora.
-Sei proprio andando a cercartelo questo grattacapo- commentò Riley dopo che William si fu confidato con lui.
-Puoi ben dirlo- William si mise a sedere sulla panca di pietra al centro del curatissimo giardino –Dovresti vedere il suo comportamento a tavola. Si riempie la bocca come uno scoiattolo che pensa all’inverno- si rialzò nervosamente per camminare avanti ed indietro –E sentissi come si esprime, oltretutto-
Riley sbottò in una risata –Cosa che stona con il suo aspetto, vero?- e all’occhiata di William aggiunse in fretta –Non puoi negare che sia una bella donna-
-Si, senza dubbio- William si chinò a odorare una rosa –Ma, come aprirà bocca davanti al re, lui capirà il gioco-
-Credi davvero di poterla trasformare in modo radicale nel giro di pochi giorni?-
William scorse Giles che avanzava verso di loro –Ormai non ho scelta. E’ troppo tardi per trovarne un’altra-
-Chiedo scusa, milord- disse il maggiordomo –Il pranzo sta per essere servito-
-Grazie, Rupert. Di a Jenny che arrivo subito-
-Non invidio certo la situazione in cui ti trovi- osservò Riley mentre William si avviava –Ma, se permetti, vorrei darti un piccolo consiglio-
Il giovane signore si voltò a guardalo.
-Vedi che non ci siano in giro coltelli taglienti. E guardati le spalle-
Suo malgrado William si scoprì a esaminare accigliato gli oggetti presenti nelle eleganti stanze della sua abitazione, mentre le percorreva.
C’erano un infinità di oggetti che potevano diventare armi d’offesa: attizzatoi, sculture di giada e d’avorio, vasi di ogni sorta. Face un sospiro. Sarebbe stato necessario tenere notte e giorno vigili sentinelle fino a quando lui e Buffy non fossero partiti.
Ancora sovrappensiero giunse nella sala da pranzo e li si fermò di botto. Buffy reggeva in mano un copripiatto d’argento e con l’altra si cacciava in bocca dei pasticcini. Vedendolo comparire coprì in fretta il vassoio e gli voltò le spalle cercando di deglutire in fretta.
-Meriteresti che ti andasse di traverso-
-Non so proprio cosa vuoi dire- replicò lei, con le guance ancora gonfie.
Lui trattenne una risata e andò a mettersi dietro una sedia –Lezione numero uno, Buffy- aggiunse poi in tono serio –Un gentiluomo offre sempre la sedia a una dama- lei si accomodò senza dire una parola e William continuò –A meno che ti trovi alla tavola del re. In tal caso devi restare in piedi fino a che lui abbia preso posto, e dopo saranno i domestici a farti accomodare-
Andò a sedersi all’altro capo del tavolo e in quel momento la porta si aprì. Comparve Jenny con due domestiche che reggevano dei vassoi d’argento.
-Cosa gradite bere, milord?-
-Vino, grazie-
Jenny colmò due calici e Buffy prese il suo, vuotandolo in un paio di sorsate. La governante aggrottò le sopracciglia e lanciò una breve occhiata a William prima di riempirlo nuovamente.
-Pranzeremo tra qualche minuto, Jenny. Puoi andare- uscite le domestiche, William riprese in tono paziente –Buffy, una dama non vuota mai di colpo il bicchiere. Il vino va sorseggiato lentamente-
-Ma era buono- protestò lei.
-Si, ma anche il vino migliore può dare alla testa-
-Ma non è proprio questo lo scopo?- obiettò lei con ferrea logica.
-Non esattamente. Un buon vino dà risalto al gusto del cibo. Per questo se ne prende solo un bicchiere prima di mangiare-
Lei si inalberò –Vuoi dire che non posso berne un altro?-
La sua pazienza stava esaurendosi. William contò fino a dieci.
-Qui puoi berne quanti ne vuoi. Sto solo spiegandoti come devi condurti se vuoi convincere il re che sei una vera dama. In sua presenza ti limiterai a un solo calice.
Buffy non parlò.
-Ora, quanto al cibo…-
Lei rialzò il capo –Volevo solo vedere se qui pasticcini mi piacevano. Non intendevo farne fuori tanti-
-Quando il domestico ti offrirà un vassoio- continuò lui come se lei non avesse aperto bocca –ti servirai con parsimonia-
-E se ho fame?-
-Potrai prendere un’altra piccola porzione quando presenteranno di nuovo il vassoio-
-E poi basta?-
William trattenne un sorriso –Alla tavola del re viene imbandito cibo a sufficienza per un esercito. Non patirai di certo la fame, Buffy-
-Ma io ne ho patita tanta…- mormorò lei.
Allora William capì la sua smania di mangiare tutto quel che poteva. Per tutta la sua giovane vita doveva aver lottato per riempirsi lo stomaco.
-Ti prometto che non dovrai preoccuparti più di non aver abbastanza per saziarti. Quando la nostra piccola commedia sarà finita disporrai di denaro a sufficienza per vivere come hai sempre sognato. Vogliamo pranzare adesso?- domandò William prendendo il campanello.
Lei annuì e poco dopo Jenny rientrò con le due domestiche.
-Stufato di carne con contorno di verdure, milord- annunciò la governante mentre una delle ragazze si avvicinava a Buffy con un vassoio. Jenny provvide a servirla, poi fece lo stesso per il suo signore.
William assaggiò la portata fumante e annuì –Eccellente, Jenny -
-Grazie, milord. Desiderate altro?-
-Per ora no, grazie-
Le domestiche lasciarono la sala. William sbirciò Buffy e notò che di nuovo lo imitava.
-Il cibo è di vostro gradimento, milady?-
Lei sbatté le palpebre di fronte a quell’espressione formale, poi comprese che faceva parte della lezione –Squisito, milord-
-Bene, Buffy. Molto brava. Stiamo godendo di un tempo molto mite, non trovate?-
Lei cominciava a entrare nello spirito della cosa –Un tempo estremamente gradevole, milord. Anche se il vostro giardino sarebbe grato di un po’ di pioggia
Jenny rientrò raccano una grossa pagnotta appena sfornata e prese a tagliarla a fette.
-E che ne pensa la gente di Sua Maestà il re?- continuò William.
-Tutti vorrebbero sapere perché diavolo non possono svignarsela a loro volta dalla città a mettersi in salvo dalla pestilenza, come ha fatto lui con i suoi cortigiani della malora-
Jenny, che stava disponendo il pane sulla tavola, restò di sasso, poi si portò una mano alla bocca per impedirsi di ridere e uscì in tutta fretta.
William depose il bicchiere con forza –Se ti dovessi esprimere in questo modo alla presenza del re avresti di che pentirtene-
-Ma sei stato tu a chiedermi cosa pensa la gente!-
-Ne ho abbastanza!- sbottò William spingendo indietro la sedia .
Proprio allora la porta si aprì e comparve Giles –Chiedo scusa, milord, ma Mrs. Bevens ha consegnato alcuni involti per lady Elisabeth -
Lei balzò in piedi –Degli involti? Per me?-
-Falli portare pure nei miei appartamenti, Rupert. La signora li esaminerà poi-
-Come desiderate, milord-
Mentre l’uomo si voltava Buffy chiese –La schiena vi fa male, vero, Rupert?-
-La mia schiena?- lui si girò nuovamente –Si, milady. Ma non è una cosa recente. Sono anche che ne soffro-
-Si- confermò Jenny, ricomparsa da una seconda porta –Certe notti non riesce nemmeno a dormire dal dolore-
-So io cosa bisogna fare- dichiarò Buffy –Stendetevi a terra-
-Come dite?- il maggiordomo era sconvolto.
-Mettetevi giù. Lì, sul tappeto di fronte al camino-
L’uomo si fece scarlatto in volto –Scusatemi, milord, milady- stava per allontanarsi, ma Buffy lo afferrò per un braccio sospingendolo verso il tappeto.
-Adesso stendetevi a pancia sotto- ordinò costringendolo ad inginocchiarsi –e vedrete che in men che non si dica vi sistemerò la schiena- si liberò delle scarpine e, tenendo un po’ sollevata la gonna, salì sulla schiena del maggiordomo e cominciò a pasticciare lungo la colonna vertebrale.
Jenny lanciò uno sguardo implorante a William, che allarmato, si alzò di scatto, deciso a porre fine subito a quell’assurdità, ma prima che potesse raggiungerla si udì uno schiocco.
Jenny sbiancò –Che gli avete fatto?- gemette chinandosi ad afferrare una mano del marito.
-Eccovi sistemato- Buffy tornò sul pavimento –Adesso potete alzarvi, Rupert. La schiena è a posto-
La governante e William aiutarono Giles a rimettersi in piedi.
Quando si fu raddrizzato, Giles fece un paio di passi, incerto, tenendosi la schiena e toccandola cautamente a destra e a manca. Un’espressione sbalordita gli si dipinse sul volto.
-E’ un miracolo..- sussurrò –Il dolore è sparito- prese la mano di Buffy portandosela alla labbra
–Che il cielo vi benedica, milady. Sarò sempre vostro debitore-
-Stai scherzando?- gli chiese la moglie.
-No, non mi fa più alcun male- le assicurò lui.
-Non so come esprimervi la…la mia gratitudine, milady- balbettò Jenny, incredula e commossa.
William, con le braccia conserte, stette a guardare lei domestiche che si radunavano attorno a Giles, commentando eccitare l’insolita cura a cui avevano appena assistito. Ma una attimo dopo serrò le mascelle.
L’autrice del miracolo, notò con disgusto, era tornata alla tavola e stava rapidamente cacciandosi nelle tasche dell’abito i pasticcini rimasti nel vassoio.
-Mi volevate, milord?-
Jenny entrò nella biblioteca e attese che William, in piedi davanti alla finestra, si voltasse.
Lui aveva ordinato a Riley di accompagnare Buffy a fare una passeggiata nei giardini. Non si fidava a lasciarla senza scorta: era capacissima di battersela per riunirsi alla sua banda di lestofanti. L’aveva osservata mentre camminava al fianco di Riley, chiacchierando e gesticolando. Più volte il suo secondo era sbottato a ridere.
A quel punto si girò –Si, Jenny. Ho deciso di confidarmi con te- andò allo scrittorio e si sedette
–La nostra ospite, Lady Buffy- cominciò –non è una signora di nobili natali-
La saggia governante non aprì bocca.
-Ma è necessario che, nel giro di pochi giorni, impari a esprimersi e comportarsi come una vera dama- prese la pergamena arrotolata che portava il sigillo del re –Verrà con me ad Hampton Court. E mi occorre la tua collaborazione-
-Posso esprimermi francamente, milord?-
Lui assentì ed Jenny avanzò di qualche passo.
-La signora è di animo gentile ed è molto bella. Ma il suo eloquio, se non i suoi modi a tavola, la tradirà-
-Già, appunto per questo chiedo il tuo aiuto, Jenny. Prima di sposare Rupert tu eri una delle cameriere personali di Maria Henriette. Per questo ho pensato che fossi la persona adatta per istruirla-
-Vorreste trasformarla in una gentildonna nell’arco di pochi giorni?-
-E’ tutto il tempo che ho a disposizione-
Da quando era entrata al suo servizio, Jenny aveva nutrito un’autentica adorazione per lord Pratt, padrone giusto e generoso. Ora le veniva affidato un incarico quasi impossibile, ma non poteva certo rifiutare. Dopo una brevissima esitazione annuì.
-Va bene, milord. Mi sforzerò di esaudire il vostro desiderio-
-Grazie, Jenny. La cosa deve restare un segreto tra noi. A parte Rupert, si intende. Capisco benissimo che non potrai evitare di parlargliene-
Lei non ebbe il cuore di dirgli che ormai anche la più umile delle servette aveva intuito che l’inconsueta ospite era solo una vagabonda –Certamente, milord. Non ne farò parola con alcuno-
Dopo che la governante si fu congedata, William tornò alla finestra. Riley sedeva su una panchina di pietra mentre Buffy si aggirava a passo leggero tra i fiori, lo sguardo di lui era irresistibilmente attratto dell’elegante fondoschiena della fanciulla.
William lasciò a passo rapido la biblioteca per dirigersi in giardino. Aveva preteso troppo dal suo vecchio amico. Era tempo di andare ad alleviarlo da quel compito ingrato.
-Così gli ho detto: tieni le mani ben ferme e in vista altrimenti te le ritrovi appese alle orecchie. E quando quello si è voltato di colpo per lanciar misi contro, accanto a me c’era Connor che ringhiava come un cane rabbioso. E anche lui impugnava un coltello, nel caso che il tizio non avesse inteso il messaggio. Così…-
Buffy si interruppe vedendo il cipiglio di William che stava avvicinandosi.
Riley rideva ancora –Buffy mi stava raccontando certe sue esperienze con quella banda di giovani. Ha avuto davvero parecchie avventure-
- Connor?- William ripeté quel nome provando un improvviso fiotto di rabbia. Gelosia? Respinse quell’idea assurda. Quella donna non significava nulla per lui. Era solo lo strumento che gli serviva per un determinato scopo –E chi sarebbe questo Connor?-
- Connor e io ci copriamo le spalle a vicenda-
-Ed era un bel figliolo?- domandò Riley senza rendersi conto che stava spargendo sale su una piaga.
-Oh, sicuro. Un vero tesoro. Coi capelli mori e gli occhi neri più profondi che abbia mai visto-
-A quanto pare hai passato parecchio tempo ad osservarlo- Riley rivolse una strizzatina d’occhio a William e si meravigliò vedendolo farsi ancora più scuro in volto.
-Si. Eravamo grandi amici-
-Basta con questi sciocchi discorsi- William si rivolse all’amico –Riley, non avevi detto che oggi intendevi recarti da Drusilla Stivens?-
-Si, ma se ben ricordi, mi hai chiesto di restava con la signorina in questa passeggiata in giardino-
-Ti sono grato, ma ora non desidero approfittare oltre del tuo tempo-
-Per me è un piacere-
-Ma ne rendo conto- ed era ben chiaro infatti che Riley aveva gradito moltissimo la compagnia di Buffy –Ma adesso rimarrò io con lei. Puoi andare, Riley –
Vistasi zittire così seccamente. Buffy proseguì in silenzio al fianco di William, sbirciandone ogni tanto l’espressione cupa. Infine non si tenne più.
-Come mai tanto malumore in una così bella giornata?-
-Forse a causa delle persone che ho attorno-
Lei ignorò quella risposta pungente fermandosi a osservare degli uccellini radunati sul bordo di un’elegante fontana. Dopo qualche istante chiese timidamente.
-Se non può imprecare, cosa dice una dama quando è in collera?-
-Stringe le labbra e tace-
-Tace?- Buffy ci pensò su –E allora, maledizione, come fanno gli altri a sapere che è arrabbiata?- e alla sua occhiataccia subito si rammentò di aver usato di nuovo una parola non corretta.
-Non lo sanno. Così si distingue una vera dama, non lascia mai trasparire i suoi sentimenti-
Buffy si voltò a fissarlo –Mai?-
-Proprio-
-Ma allora…se non può esternare la sua collera, come fa a mostrarsi contenta?-
-Sorride-
-Ah…- fece qualche passo, poi si fermò ancora –A una dama è mai consesso ridere?-
Nonostante l’irritazione, William sorrise di fronte a quel fuoco di fila di domande –Qualche volta-
-Può ridere alla presenza del re?-
-Se anche lui è divertito, si-
-E se non lo è?-
Lui non poté resistere alla tentazione di prenderla in giro –Potrebbe farti tagliare la testa-
Buffy si portò una mano alla gola –Perché io?- chiese.
-Scusa?-
-Ho detto: perché io? Perché non porti la tua vera amante alla corte del re?-
-Per la semplice ragione che non ho un’amante-
-No?- lei rifletté per qualche istante –E’ perché picchi le donne o le tratti mali?-
-Certamente no- replicò William.
-E allora come mai non hai un’amante?-
Non era tenuto a dare alcuna spiegazione a quella piccola ficcanaso, eppure si scoprì a rispondere.
-Negli ultimi anni sono rimasto lontano dall’Inghilterra, ad occuparmi delle colonie del re-
-E non c’era una donna risposta ad aspettarti per qualche anno?-
-Non c’era una donna che mi stesse abbastanza a cuore per domandarglielo-
-Ah- un sorriso le sfiorò le labbra e lui si chiese cosa significasse –E in che modo ti occupavi delle colonie?-
-Ho partecipato a una battaglia navale-
-Davvero? Hai una nave?-
-Si, la the devil-
-Oh, che cosa meravigliosa- una luce le si accese negli occhi.
-Ti piacciono le navi?- non sapeva perché, ma era molto gratificato da quella reazione.
-Si- arrossì –Beh, ecco, non sono mai stata a bordo di una nave, ma ho sempre pensato che dev’essere straordinario prendere il mare e non doversi voltare indietro-
-E’ emozionante allontanarsi dalle cose che ci sono familiari e vedere nuove terre esotiche. Però il mare è un padrone esigente- William si fermò all’ombra di un albero –E la vita a bordo di una nave comporta non poche difficoltà. Ma in realtà io non me la sento di rinunciarvi. Ogni volta che trascorro troppo tempo sulla terraferma vengo colto dalla smania di nuove avventure-
-Se avessi una casa come questa…- Buffy si girò ad ammirare la palazzina, attorniata dai giardini curatissimi -… mi parrebbe di essere in paradiso-
Anche William si voltò per osservare la sua abitazione –Talvolta dimentico quanto è bella. Apparteneva a mio nonno, ma da ragazzo mi ci sentivo prigioniero dopo aver percorso con mio padre le ondulate campagne inglesi-
Buffy colse la nota d’orgoglio nella sua voce.
-Dovevi essergli molto affezionato-
-Si, è stato lui a farmi appassionare alla scoperta di terre nuove. Abbiamo traversato il mare per raggiungere la sua casa natia, in Irlanda. Avevo dodici anni e per tutta quell’estate ho cavalcato su quelle verdi colline o partivamo all’alba con i pescherecci… tornato a Londra ho capito che non avrei più potuto accettare di respirare l’aria fredda della città o di fare la ruota come quei pavoni attornino il re-
Già, pensò Buffy. Non era certo il tipo. Ma con la sua rude bellezza e il fisico muscoloso, di certo avrebbe attratto l’attenzione delle dame di corte.
Per evitare di fissarlo, si chinò ad aspirare la fragranza di una rosa.
William, alle sue spalle, si schiarì la voce –Ho incaricato Jenny di istruirti circa il comportamento di una dama di corte-
Buffy si girò a guardarlo con espressione interessata.
- Jenny un tempo era la cameriera personale di Maria Henrietta - spiegò William.
-La regina?-
Lui annuì –Jenny saprà insegnarti come ci si inchina davanti al re e come si tratta con le persone di sangue reale-
-Chi l’avrebbe immaginato?- mormorò lei –Io, Elisabeth Summers, alla presenza del re. Oh!- esclamò, con una piroletta che le fece ondeggiare la gonna –Se solo Connor potesse vedermi ora!-
William mutò espressione –Dobbiamo rientrare. Vedo che Rupert sta venendo a chiamarci per la cena- disse bruscamente offrendole il braccio.
Buffy vi posò la mano e provò una strana sensazione di calore. Diede una breve sbirciata a William, ma il suo duro profilo non rivelava nulla.
Per parte sua William non gradiva affatto la rapida accelerazione del polso che avvertiva in quel momento. Per quanto avesse apprezzato le grazie di molte donne, era ben lieto che non ne esistesse una capace di conquistargli il cuore. E quella ragazzo non faceva eccezione. Era solo completamente diversa da quelle incontrate fino ad allora.
Il maggiordomo avanzò a passo quasi arzillo lungo il sentiero lastricato e fece un profondo inchino –La cena è servita nella sala principale, milord-
-Grazie, Rupert. Di’ a Jenny che lady Elisabeth e io arriviamo subito- mentre il domestico si allontanava, William notò che la dolorosa rigidezza che per anni aveva caratterizzato la sua andatura era scomparsa.
-A quanto pare la schiena non gli duole più-
-E’ un sistema che funziona sempre- dichiarò Buffy, compiaciuta –Se dovessi mai provare disturbi sarò ben lieta di camminarti addosso-
-Ti ringrazio- mentre le teneva la porta, William si scoprì a sorridere.
-Adesso voltatevi, milady, e percorrete tutta la stanza-
Jenny, seduta su una sedia, osservava attentamente Buffy che teneva in equilibrio sul capo una grossa ciotola colma d’acqua. Il sistema era semplice: la ciotola era abbastanza pesante da ricordare a Buffy che doveva tenere la testa alta e ben ferma. In caso contrario si sarebbe ritrovata inzuppata d’acqua.
William si affacciò all’uscio del salotto che separava la sua camera da letto da quella assegnata a Buffy. Aveva deciso che, per ridurre al minimo le guardie, la giovane avrebbe alloggiato nei suoi appartamenti. La cosa non lo soddisfaceva del tutto, ma doveva rassegnarsi. Ad Hampton Court la sitazione sarebbe stata ancora spiacevole: avrebbero dovuto dividere la medesima stanza per recitare la commedia egli amanti. E una notte trascorsa con Buffy gli era stata sufficiente. Per poco non si erano fatti fuori a vicenda.
L’andatura rigida e impacciata di lei lo fece sorridere. Quando Buffy sollevò una mano verso la ciotola, Jenny ordinò seccamente –No! Prima dovete percorrere la stanza avanti e indietro altre quattro volte-
-Mi sento una dannata…una perfetta stupida- protestò lei.
-Dovete imparare a muovervi come una perfetta dama- ribatté Jenny –E se non controllate il vostro linguaggio, tutte le lezioni non serviranno a nulla. Su, camminate-
William entrò e si appoggiò allo stipite. Buffy indossava una vestaglia di velluto blu scuro e quando si girò lui intravide l’orlo della lunga camicia da notte bianca che era pudicamente allacciata fino alla gola.
Scorgendolo sull’uscio, con espressione sorridente Buffy ebbe un sussulto e l’acqua traboccò inondandole il viso. Lei fece appena in tempo ad afferrare la ciotola prima che andasse ad infrangersi sul pavimento.
-Guarda che hai fatto!- protestò.
Jenny le prese il recipiente dalle mani e lanciò una occhiata disperata a William –Credo che la signora si sia esercitata a sufficienza per stasera, milord-
-Si, Jenny. Ti ringrazio-
-Manderò una cameriera ad aiutarvi a coricarvi, milady -
-Una cameriera? Non mi serve nessuna dannata…- Buffy si interruppe mordendosi un labbro, poi aggiunse in tono sommesso –Si, grazie, Jenny. Suonerò quando sarò pronta-
Il volto della governante si illuminò di un sorriso. Ogni successo, anche minimo, andava festeggiato.
-Benissimo, milady- si rivolse a William –Buonanotte, milord-
-Buonanotte, Jenny - rimasti soli, William osservò –Deliziosa quella vestaglia. Era negli involti di Mrs. Bevens?-
-Si- con perfetta disinvoltura Buffy si slacciò la vestaglia, rivelando una camicia da notte che di certo era stata ideata per sedurre. Il corpetto della scollatura rotonda rivelava buona parte del seno, e il tessuto leggero celava ben poco le forme procaci del corpo.
-Non ho mai provato una simile sensazione…- mormorò con un sospiro –E’ come essere avvolta in ali d’angelo. Così soffice che mi pare di non avere nulla addosso-
-Si. Beh…- William le richiuse la vestaglia. E fu un errore. Le sue nocche sfiorarono il seno colmo provocandogli una vampata di calore. Raggiunse in fretta il caminetto e, tanto per fare qualcosa, aggiunse un altro ciocco nel fuoco –Fa freddo, stanotte-
-Si? Non me n’ero accorta-
Si voltò a guardarla e notò con sollievo che Buffy si era riabbottonata la vestaglia. Ma la visione di lei, avuta poco pria, gli bruciava ancora nella memoria.
-Sarai stanca- osservò, quasi speranzoso.
-Oh no, sono troppo emozionata- intrecciò le dita -Non avevo mai avuto regali prima d'oggi. Quando ho aperto i pacchi di Mrs. Bevens è stato straordinario spaere che tutte quelle cose erano per me. Vuoi vederle?-
-Certo-
Gli fece segno di seguirla nella sua stanza: sul letto erano stesi parecchi indumenti femminili: corpetti, sottabiti, camice da notte guarnite di nastri.
-Non sono meravigliosi?-
-Si- William era un pò disorientato. Sapeva apprezzare la linea di una sciarpa e il modello di un abito, ma quei capi di biancheria...parevano evocare l'immagine del suo corpo perfetto.
- Jenny ha detto che posso indossare ogni notte una camicia diversa- ne prese una color albicocca e girò su se stessa -Non è incredibile? Dopo aver dormito per tanti anni coi pantaloni e quei ruvidi camiciotti, non hai idea...-
-Dormivi coi pantaloni?-
Lei si fermò, sempre reggendo contro di sè il leggero indumento -Certo. Me li tenevo sampre addosso. Ed ero fortunata ad averli. Ma queste cose...- contemplò la propria immagine nel grande specchio ovale.
-...sono così belle che ho quasi paura a usarle. Non vorrei strapparle o sciuparle-
Per tutta la sua vita William aveva dato per scontati i titoli nobiliari, la ricchezza e tutto ciò che ne derivava. Sebbene a volte si sentisse oppresso dagli obblighi formali della sua posizione, aveva sempre saputo di essere padrone della sua esistenza e del suo futuro. Quella ragazza invece aveva conosciuto solo una vita di stenti e povertà e pareva grata di ogni più piccola cosa. Era così fresca, spontanea e deliziosa che era facile dimenticare che portava sulla sua pelle le tracce di incredibili orrori.
-Desidero che tu ti goda queste vesti, Buffy- si concesse il piacere di posarle una mano sulla spalla.
Lei si girò a fissarlo -Dovrò pagarteli con una parte del mio guadagno?-
-Il tuo guadagno?-
-Mi hai promesso dell'oro-
-Considerali parte della tua ricompensa-
-Vuoi dire che posso tenermeli? Anche dopo che ci saremo congedati dal re?-
In quel momento le avrebbe concesso tutto ciò che desiderava in cambio di un bacio. Ardeva dalla smania di baciarla. Non rientrava affatto nel suo piano. Ma ora non aveva modo di controllarsi.
Le sue labbra si posarono su quelle di lei e Buffy, sbalordita, si accorse che non poteva resistere a quelle braccia che la serrarono e la facevano aderire al torace vigoroso in cui sentiva martellare, all'unisono col suo, il cuore di lui.
Non fu un bacio tenero e dolce, ma intenso e possessivo. E, per quanto l'essere dominata da un uomo era una cosa che andava contro il suo istinto, Buffy si scoprì ad abbandonarsi al puro piacere di quei momenti.
Poi, d'improvviso come era iniziato, tutto finì. William rialzò il capo, ansante, e fece un passo indietro.
Com'era accaduto? Non riusciva neppure a ricordare come si fosse accostato a lei, come le avesse fatto alzare il viso.
Doveva allontanarsi, e subito. Era stato uno sciocco, avventato e imprevedibile. Doveva far sì che non accadesse più.
-Considera anche questo parte della tua ricompensa- disse mentre spalancava la porta.
-Razza di presuntuoso della malora...-
Sbatté l'uscio e attraversò rapidamente il salotto, ma prima di raggiungere la sua camera da letto potè udire un fiotto di imprecazioni che avrebbero fatto impallidire il più incallito dei marinai.
Rannicchiata sull’ampia cornice di pietra della finestra, Buffy osservava le prime luci dell’alba che schiarivano il cielo. Per tutta la notte, dopo che la cameriera aveva riposto i suoi indumenti e preparato il letto, aveva camminato avanti e indietro, troppo agitata per prendere sonno.
Con le braccia allacciate attorno alle ginocchia piegate, lanciò un'occhiata all'uomo di guardia nel cortile.
Cosa le aveva fatto credere che William Darcy fosse meglio degli altri? L'unica differenza era il taglio dei suoi abiti e l'oro che aveva in tasca. Aveva ragione sua madre: gli uomini usavano le donne e poi, avuto quel che volevano, se le lasciavano alle spalle.
La mamma. Ricacciò le lacrime che stavano salendole agli occhi. Continuava a pensare a lei come a sua madre anche se, prima di morire, Joyce le aveva raccontato una strana storia. Certo, aveva la febbre alta e nel suo confuso stato mentale si era convinta di non essere la madre di Buffy, bensì una perfetta estranea che si era vista consegnare una neonata, così, come se fosse un oggetto qualsiasi.
Buffy si strinse nelle spalle. Joyce sarebbe sempre stata sua madre, nonostante quel che aveva detto nel delirio. Ciò che contava era che Joyce Summers aveva sempre fatto il possibile per offrirle una casa sicura, anche dopo la prematura scomparsa di suo marito, di cui Buffy non aveva che un vago ricordo. Poi c'era stato Adam, che era più simile a una bestia che a un uomo.
La mamma le aveva detto che il suo primo marito era stato una persona gentile e affettuosa, ma che gli uomini erano quasi tutti come Adam. Volevano solo una cosa.
Buffy si passò le dita sulle labbra. Il bacio di William le aveva provocato delle strane, sconosciute sensazioni. Chiudendo gli occhi poteva ancora risentire il fremito che l’aveva percorsa. Forse perché era un uomo di mondo che aveva conosciuto centinaia di bellissime donne in terre esotiche. Lei invece non era mai stata baciata da un uomo. Salvo Adam. E quelli non erano baci ma aggressioni che lei aveva imparato a schivare, fino al giorno in cui era fuggita di casa.
E, certo, anche Connor l’aveva baciata, ma lui era un ragazzino e si era trattato di baci infantili.
Con William era stato qualcosa di completamente diverso. Per la prima volta si era sentita del tutto indifesa. Il che era pericoloso, rifletté alzandosi e riprendendo ad aggirarsi per la stanza.
Mai trovarsi indifesi: poteva andarne della propria vita. Era stata la prima regola che le aveva insegnato Foxworth.
Doveva elaborare un piano. Non poteva aspettare docilmente che William Darcy facesse di lei ciò che voleva.
D’accordo, avrebbe seguito con attenzione gli insegnamenti di Jenny. Avrebbe imparato a esprimersi in modo da non sfigurare a corte. E se lui avesse tenuto fede alla sua parola, alla fine lei avrebbe avuto la sua ricompensa. Ma non poteva fidarsi. Forse era il caso di appropriarsi di qualche oggetto prezioso per salvaguardare il suo futuro. Diamine, non si sarebbe lasciata usare come una servetta di taverna. Lei era più forte di quanto era stata sua madre. E anche più furba.
Nessuno, neanche l’affascinante William Darcy, l’avrebbe persuasa a cedere l’unica cosa preziosa che avesse:
La sua virtù.
Stabilito ciò, si infilò sotto le coperte. Doveva essere fresca e riposata per affrontare le prove degli abiti di Mrs. Bevens.
-Oh, milady! Siete splendida con quest’abito bianco-
-Guardate come questa tonalità di verde fa risaltare i vostri occhi-
-Incredibile che abbiate la vita così sottile-
-Abbiate ancora un attimo di pazienza, questa è l’ultima prova-
Le voci sommesse delle donne, a volta accompagnate da risatine, giungevano nella camera di William.
Fermo davanti alla finestra, lui guardava il giardino. Sarebbe dovuto essere nel locale attiguo, a dare la sua approvazione, ma Jenny gliel’aveva sconsigliato. Quello era un regno femminile. La sarta si sarebbe sentita così libera di dare consigli. E Buffy, aveva osservato la governante, pareva alquanto tesa in sua presenza.
Ah, era tesa! Serrò i pugni. Tuttavia le argomentazioni di Jenny erano logiche e, per quanto fosse restio ad ammetterlo, era un sollievo poter rimandare l’incontro, con Buffy. Quel bacio gli aveva tolto il sonno.
Sentì bussare all’uscio e si voltò.
-Milord, le prove sono terminate. Volete venire a dare il vostro giudizio?-
Varcò la soglia. Su ogni mobile del salotto erano drappeggiate vesti dei colori leggiadri.
Buffy, in piedi su uno sgabello al centro del locale, indossava un abito da giorno di lana verde con larghe pieghe che ricadevano dalla spalle. Le maniche, molto ampie fino al gomito, si restringevano terminando con polsini di pizzo. Un’elegante fascia sottolineava la vita sottile. I capelli erano raccolti sulla sommità del capo e dei lunghi boccoli ricadevano su una spalla. Una dama di squisita eleganza.
William si aggirò per il salotto esaminando le sete, i ricchi velluti, la pelliccia di ermellino che foderava un mantello.
-Tutta opera delle migliori cucitrici di Londra - Annunciò con orgoglio Mrs. Bevens –Due dei sei abiti da ballo sono già ultimati. Gli altri saranno pronti nei prossimi giorni-
-E quelli da viaggio?-
-Arriveranno entro la fine della settimana, milord-
-Vi ringrazio, signora Bevens. Tutto mi sembra della migliore qualità.- trasse di tasca un sacchetto di monete e glielo consegnò –Riceverete il saldo quando il guardaroba sarà completo-
-Vi sono grata, milord-
Jenny condusse via la sarta e le due ragazze.
William offrì la mano a Buffy aiutandola a scendere dallo sgabello –Sei soddisfatta dalle tue vesti?-
Soddisfatta? Non credeva ai suoi occhi. Ma si limitò ad annuire –E voi, milord?-
-Si, più che soddisfatto. L’abito che indossi ti dona infinitamente-
-Grazie- sentì che le guancie le si facevano rosee e finse di interessarsi a uno scialle adagiato sul bracciolo di una poltrona.
-Come vanno le lezioni?-
-Bene, credo. Jenny sta insegnandomi il giusto modo di comportarsi a tavola e come tagliare i bocconi d’arrosto- non vide il suo sorriso –Ma la cosa più difficile per me è farmi servire dai domestici-
-Capisco. Quando si è abituati a badare a noi stessi, è fastidioso vedersi accuditi-
-E’ così anche per te?-
William annuì e Buffy sospirò di sollievo. Forse quell’uomo non era poi tanto diverso da lei.
-Io sono nato in una famiglia agiata- riprese lui -e forse per me è più semplice. Ma ci sono momenti in cui preferirei senz’altro provvedere da solo alle mie necessità, come avviene in navigazione.- le rivolse un sorriso amichevole –Quando mi prende questa sensazione mi faccio presente che non devo privare Rupert del suo maggior motivo di orgoglio-
Dunque lord Pratt non era arrogante come appariva, ma era …addirittura sensibile? Le riusciva difficile crederlo.
-Parlami dei tuoi viaggi. Hai detto di essere stato nelle colonie-
William fu subito a suo agio. Ecco un argomento di cui non si sarebbe mai stancato. Sedette sul bracciolo del divano –L’America è ancora molto selvaggia, ma ha qualcosa che mi avvince come nessun altro paese-
- Com’è?- Buffy si accomodò sullo sgabello, di fronte a lui.
-Una terra di grandi contrasti. Ci sono coloni francesi, tedeschi, scandinavi e olandesi, oltre agli inglesi. Il territorio di New York è abbastanza civilizzato, ma ancora primitivo a paragone dell’Inghilterra –
-E gli indigeni?-
-I rapporti con gli indiani sono amichevoli. Già per diversi anni hanno avuto scambi commerciali con gli olandesi e adesso cominciano ad accettare i prodotti inglesi-
-E’ un ambiente diverso da quello di Londra?-
-Si, e sotto molti aspetti. Ma la differenza principale, rispetto all’Inghilterra, è che i ricchi non sono nobili. Anzi, per lo più appartengono al ceto dei commercianti. Perfino gli uomini politici provengono dalla classe lavoratrice-
-Allora Foxworth aveva ragione- osservò lei, eccitata –Un uomo può costruirsi la vita che vuole nel Nuovo Mondo-
- Foxworth?-
-Un vecchio amico…- mormorò distrattamente Buffy –Ma raccontami…com’è la gente?-
-Ricca di iniziativa. Operosa. E tiene nel massimo spregio l’idea di avere un monarca al di là del mare-
-Allora io mi ci troverei bene?-
William si concesse una piccola risata, ammirando la sua prontezza –Credo proprio di si-
-Oh…un giorno forse andrò laggiù e sarò libera di essere quello che voglio. Senza che nessuno venga a dirmi che non posso farcela-
Vi fu un colpetto all’uscio e un istante dopo Jenny entrò in fretta, seguita da una domestica.
-E’ giunto il momento di un’altra lezione, milady- annunciò la governante mentre la cameriere cominciava a radunare gli abiti.
-E di cosa si tratta stavolta?- Buffy non riuscì a cancellare una certa stizza dal suo tono –Come masticare? Come inghiottire?-
-Come conversare con i vostri pari-
-I miei pari?-
-Le dame e i gentiluomini di alto ceto-
William le rivolse un’occhiata compassionevole prima di lasciare la stanza.
- Riley ci ha gentilmente invitati a cenare nella sua casa in città-
-Stasera?- chiesero contemporaneamente Buffy e Jenny.
-Si. C’è qualcosa in contrario- William era interdetto –Conosci già Riley, quindi dovresti trovarti a tuo agio in sua compagnia. Hai imparato a comportati in modo decente a tavola ed hai diversi abiti tra cui scegliere-
-Ma io…- Buffy non trovava argomentazioni logiche e a quel punto rivolse un’occhiata supplichevole a Jenny.
-Non l’avevano previsto, milord- spiegò la governante –Non siamo ancora pronte ad affrontare il mondo esterno-
William notò l’uso del noi. Da quando le due donne erano diventate amiche? Forse quella mattina in cui Jenny, tornando dal mercato, era stata aggredita da un furfantello e Buffy l’aveva messo in fuga brandendo un ramo d’albero. O dal pomeriggio in cui Buffy aveva allegramente steso ad asciugare una montagna di panni perché Jenny aveva una spalla dolente.
-Hai tutto il tempo di fare un bagno e vestirti. L’abitazione di Riley non è lontana.-
-E se ti metto in imbarazzo?- osservò Buffy.
-Meglio che ciò avvenga in presenza di Riley piuttosto che in presenza del re- tagliò corto lui –ti aspetterò in biblioteca.-
Mentre seguiva Jenny al piano di sopra, Buffy si premette una mano sullo stomaco. Provava una gran nausea.
-Che succede?- chiese la governante notando la sua espressione.
-Non ce la faccio, Jenny. Non mi sento pronta-
-Non potete trasgredire a un ordine del padrone. Cercate di controllarvi.-
Buffy si sforzò di dominare l’ansia mentre la governante impartiva tutta una serie d’istruzioni alla domestiche.
Quando tutto fu sistemato, e Buffy fu pronta, si osservò nello specchio ovale. La regale creatura che aveva di fronte era una sconosciuta. Una splendida, esotica sconosciuta.
-Vi occorrerà una mantello- osservò la governante –L’aria notturna è ancora fredda- una cameriera prese il mantello foderato di ermellino e lo consegnò a Jenny, che fece cenno a Buffy di seguirla.
-Vi attenderò nell’atrio, milady. Ora dovete raggiungere il signore-
Mentre scendeva la scale, Buffy si sentì riprendere dal tremito, ma si fece forza e raggiunse la porta della biblioteca. Bussò leggermente ed entrò.
William era in piedi davanti al caminetto, con un bicchiere di birra in mano. Si voltò e per un buon minuto non disse una parola. Era senza fiato.
-Siete…molto bella, milady-
-Grazie- ma perché era accigliato? Già l’avevo deluso in qualche modo?
Mentre si accostava, William notò il suo nervosismo. Le dita che reggevano la gonna erano rigide, gli occhi abbassati, il passo incerto.
-Gradite della birra, milady?-
-Con piacere-
Lui versò in un bicchiere il liquido ambrato e glielo prose. Quando le loro dita si sfiorarono, Buffy avvertì una specie di scosse e qualche goccia di birra schizzò fuori.
-Oh, corpo d’un…- si interruppe di colpo.
Ecco il bel risultato di tutti gli insegnamenti di Jenny, commentò lui tra se.
-Nulla di grave- la rassicurò. Trasse dalla tasca un fazzoletto e le asciugò la mano.
Buffy dovette fare un autentico sforzo per non ritirarla e William notò il calore che le era salito alla guance.
Si allontanò dirigendosi allo scrittorio, girò la chiave nella serratura e prese da una cassetto una borsa di velluto.
-Vorrei che mettessi questi- annunciò.
Buffy depose il bicchiere e aprì il sacchetto estraendo una collana di quattro fili di perle. Nel fermaglio era incastonato un enorme rubino. C’erano anche due splendidi orecchini costruiti da perle riunite attorno a un rubino.
Per qualche istante potè solo fissare quei gioielli da cui il riverbero del fuoco traeva mille bagliori. Era senza parole. Aveva rubato per Foxworth abbastanza preziosi da saperli valutare. E quelli erano davvero pezzi unici.
William le tolse di mano la collana e gliela allacciò al collo, poi le fisso ai lobi gli orecchini.
Quei gioielli erano stati messi solo da sua madre. In seguito erano sempre stati gelosamente custoditi e fino a quel momento non gli era mai venuto in mente di farli portare ad un’altra donna.
-Fanno parte dei gioielli dei Darcy, e da molte generazioni- le posò le mani sulle spalle, fissandola.
Aveva fatto un’ottima scelta, rifletté. Quella donna avrebbe acceso il sangue di qualsiasi uomo. Perfino il re sarebbe stato tratto in inganno da quel viso angelico. E quell’elegante figura riccamente abbigliata sembrava in tutto e per tutto una dama di nobili natali.
Posò lo sguardo sulle sue labbra provando l’irresistibile desiderio di gustarle di nuovo. Vide gli occhi di Buffy sgranarsi prime che le ciglia si abbassassero a celare i suoi pensieri.
Ma dov’era finito il suo buonsenso?, si chiese lui.
Tra poco avrebbe creduto alla sua stessa menzogna. Non erano amanti. Si trattava di pura transizione d’affari, E non doveva dimenticare che aveva stretto quel patto con una ladruncola pronta a derubarlo alla prima occasione, a fuggire con i gioielli che valevano un patrimonio, gioielli insostituibili.
Evidentemente la medesima ida era venuta anche a lei.
Buffy si portò una mano alla gola –Non pensi che dovresti…-
-Non pensare- ordinò lui seccamente, scostandosi.
Che razza di carattere bizzoso che aveva quell’uomo. Un attimo prima la copriva di gioielli e pareva sul punto di baciarla, quello dopo lo trattava come se la trovasse insopportabile.
Buffy riprese il bicchiere e lo vuotò. Quella forte birra cancellò il senso di nausea e le diede coraggio. Sarebbe stata a quel maledetto gioco. Certo, se era riuscita a sopravvivere alla vita di strada, avrebbe potuto benissimo recitare la parte della nobil donna.
-Avrai bisogno di un mantello- osservò William.
-Lo ha Jenny, che ci sta aspettando nell’atrio-
-Allora, se sei pronta, andiamo- concluse lui voltandosi.
Le aprì l’uscio e lei varcò la soglia stando bene attenta a non sfiorarlo.
La governante e il maggiordomo attendevano vicino alla porta d’ingresso, reggendo i loro mantelli.
-Oh, milady!-esclamò Jenny, notando i gioielli. E mentre l’avvolgeva nel mantello si accostò a sussurrarle –Fatevi onore-
Buffy deglutì e si costrinse a sorridere.
-Ecco qui, milord…- mormorò Giles aiutando William a indossare il mantello. Poi rivolse un inchino a Buffy –Vi auguro una piacevole serata, milady-
-Grazie, Rupert -
Fedele al ruolo che le era stato assegnato, Buffy posò una mano sul braccio che William le offriva e si diresse con lui alla carrozza. Dopo averla fatta accomodare accanto a sé, lui girò il capo verso il finestrino, soprappensiero. Doveva por fine a quell’assurdità. Nel prossimo futuro sarebbero stati costretti a una continua vicinanza, fingendosi amanti e dividendo le medesime stanza per un periodo protratto sotto gli occhi del re e della sua corte. Doveva imparare a toccarla senza provare ciò che provava in quel momento. Era bene che tenesse presenti chi e cosa era quella ragazza, si ammonì mentre la carrozza si avviava.
Elisabeth Summers era una ladra di cui non poteva fidarsi. E lui l’aveva adornata coi gioielli dei Darcy. L’avrebbe sorvegliata attentamente e se lei avesse cercato di prendere il largo…le avrebbe spezzato il collo.
Buffy appoggiò la testa al cuscino e chiuse gli occhi. Non l’aspettava il patibolo. Stavano semplicemente andando a cena da Riley, si rammentò. Se avesse commesso degli errori gli unici testimoni sarebbero stato William e Riley. E quest’ultimo era al corrente della commedia.
E allora perché il cuore le martellava in petto e aveva le mani sudate? E perché faceva fatica a respirare? E perché ogni minimo contatto con l’uomo che aveva al fianco le procurava un tremito?
Un domestico lì accolse sulla soglia della casa di Riley e, dopo aver consegnato i loro mantelli a una servetta, li precedette lungo un corridoio fino a un salotto. Riley si alzò in fretta per andare loro incontro.
Buffy, guardandosi intorno, si accorse con sgomento che non sarebbero stati solo in tre. Davanti al caminetto sedeva una donna.
-Amico mio- Riley diede un colpetto alla spalla di William –Lady Elisabeth, siete splendida. Una abbigliamento molto diverso da quello della sera in cui ci siamo conosciuti.-
Buffy si sentì il viso in fiamme mentre lui le faceva il baciamano, inconsapevole di quanto aveva detto. Forse, pensò lei tristemente, aveva già rivelato il suo segreto all’altra ospite.
-Venite. Desidero presentarvi lady Drusilla Stivens. –
- Drusilla - il tono di William era un pò troppo formale mentre si portava alle labbra la mano della dama.
-E’ parecchio che non ci vediamo, William…- mormorò lei –Avevate promesso di farmi visita al ritorno dalle colonie.-
-E tale era la mia intenzione. Ma mi sono trovato di fronte …ad altri impegni!-
-Si, me ne rendo conto.- lo sguardo duro di lei si posò su Buffy.
-Come sta vostro marito?- si informò William, gelido.
-Noioso come sempre. Per questo ho accettato con gioia l’invito a cena di Riley.–
-State dimenticando entrambi la nostra ospite- intervenne quest’ultimo-
-Chiedo scusa- mormorò William –Drusilla, vi presento, lady Summers. –
La dama ebbe un sorriso freddo –E chi è vostro marito, lady Summers?-
Dunque Riley non aveva svelato la finzione, pensò Buffy –Sono…nubile.-
-Davvero? E come mai uscite senza l’opportuno chaperon?-
-La signora è ospite a casa mia.- le comunicò William.
-Quale audacia la vostra, caro mio.- Drusilla squadrò Buffy con improvviso interesse –E dove abitate? Quando non alloggiate presso lord Pratt, intendo.-
-Viaggio molto- rispose tranquilla Buffy –Ma risiedo nella mia tenuta presso Oxford, quando sono in Inghilterra.- la bugia le venne così facile che ringraziò mentalmente Foxworth, che era stato un ottimo insegnante nell’arte della menzogna.
William le lanciò un’occhiata a cui Buffy rispose con un sorriso modesto mentre si accomodava sulla poltrona che Riley le offriva.
-La vostra famiglia deve possedere notevoli ricchezze se non ha ancora provveduto a trovarvi un buon partito.- commentò lady Drusilla.
-Si- rispose lei disinvolta –Immagino che possiamo considerarci ricchi, per quanto la cosa non abbia mai rivestito grande interesse per me.-
Riley soffocò una risata –Birra o vino, mia cara?-
-Vino, grazie.-
Quando un domestico le offrì il calice. Buffy ne prese un breve sorso e quindi lo depose su un tavolino.
-Mi sorprende che vi troviate da Londra proprio mentre la pestilenza sta facendo fuggire tutti quanti in campagna- riprese Drusilla.
-Neppure una minaccia del genere potrebbe tenermi lontana da William, adesso che è tornato dalla colonie.- rispose Buffy con estrema dolcezza, ignorando l’occhiata sbalordita di lui.
-Parole che parlano d’amore.- osservò Drusilla –Ma badate, è risaputo che lord Pratt sparisce quando una donna è troppo invaghita di lui.-
Ah, ecco cosa le bruciava. Evidentemente William aveva saputo evitare la trappola tesa da Drusilla Stivens. Buffy non seppe resistere alla tentazione di punzecchiarla.
-Non è il mio caso,- precisò con sufficiente dose di sincerità –Mi trovo a Londra dietro insistenza di William. Ha dichiarato che mi voleva al suo fianco anche a costo di farmi trattenere da guardie armate.-
William tossicchiò per nascondere una risata. Drusilla si accigliò ancora di più.
-Nessuno nel nostro giro di conoscenza sapeva di questa nuova situazione. La vostra amicizia dev’essere sbocciata molto in fretta.-
Buffy notò il sorriso di Riley –Infatti. Si potrebbe dire che tutto è accaduto in un batter d’occhio.-
-Quando vi siete conosciuti?- Drusilla esaminò l’acconciatura perfetta, il sontuoso abito rosa, le elegantissime scarpette e provò un nuovo morso di gelosia.
-In realtà è accaduto prima che William partisse per le colonie.- raccontò amabilmente Buffy –Le sue lettere mi hanno scaldato il cuore per tutti questi lunghi mesi. Mi raccontava delle battaglie navali, delle miti popolazioni indigene e della gente proveniente dai paesi più diversi che si sono avventurati nel Nuovo Mondo.-
-Strano che non abbiate mai fatto cenno a lady Summers, William!- Drusilla si rivolse di nuovo a Buffy –Ma come vi siete incontrati?-
-In effetti si è trattato di un vero…scontro.- intervenne Riley a quel punto, che stava divertendosi enormemente.
Sarebbe stata una serata indimenticabile.
-E’ vero!- adesso che aveva creato quell’invenzione, Buffy doveva reggerla –Noi…- lanciò un’occhiata a William, ma lui si limitò a guardarla al di sopra del bicchiere, con un sorrisetto. Evidentemente voleva vedere se se la cavava. –E’ successo che le nostre due carrozze si sono scontrate.-
-Oh…siete rimasta ferita?-
-Solo un po’ scossa.- rispose disinvolta Buffy –Ma lord Pratt aveva ricevuto un brutto colpo al capo, e ho dovuto fargli riprendere i sensi.-
-Già, è stata una dura botta.- William si toccò il punto ancora dolente, ricordo della randellata ricevuta.
-Molto emozionante. E poi?-
La mente di Buffy galoppava –Ho ordinato al mio cocchiere di trasportarlo alla mia tenuta e là i domestici e io lo abbiamo assistito finché non è stato in grado di riprendere il viaggio.-
Drusilla guardò William –Un episodio che non scorderete mai, suppongo?!-
-Questo è certo.- William, che stava divertendosi quanto Riley, si accostò a Buffy posandole una mano sulla spalla.
Lei fu sommersa da un’ondata di calore, e quando riprese il calice di vino la mano le tremava leggermente. William lo notò e sorrise. Dunque non era indifferente alla sua vicinanza quanto voleva fa credere. Fece scorrere delicatamente le dita lungo il suo braccio e la sentì rabbrividire. Ebbe anche la sensazione che se fossero stati soli non avrebbe esitato a schiaffeggiarlo.
Buffy depose nuovamente il bicchiere ed intrecciò le mani in grembo, apparentemente serena, ma fu un vero sollievo quando, pochi minuti dopo, un domestico venne ad annunciare che la cena era servita.
Riley si accostò a Drusilla per scortarla in sala da pranzo. William offrì il braccio a Buffy.
-Tieni le mani a posto.- sibilò lei.
-Mi limito a stare al tuo gioco.- fece notare William –Hai messo insieme una storia così romantica che mi sono sentito in obbligo di far la parte dell’uomo innamorato.-
-Te la farò scontare…-
Riley scostò la sedia per Drusilla e, rivolto a Buffy, annunciò –In vostro onore, mia cara, ho fatto preparare fagiano arrosto in salsa d’arancia.-
-Molto gentile da parte vostra.- mormorò Buffy accomodandosi a tavola –Come avete indovinato che è una delle mie pietanza preferite?-
William prese posto di fronte a lei rivolgendole un sorriso abbagliante. Doveva elogiare Jenny per i suoi sforzi. Buffy stava comportandosi in modo assolutamente impeccabile.
Due domestici fecero il giro del tavolo offrendo vassoi di tartine farcite al salmone, fagiano con vari contorni di verdure, pane appena sfornato, coppette di miele e di marmellate di sambuco.
Buffy non poté fare a meno di pensare a quanto Connor avrebbe apprezzato una simile cena. Sarebbe stato bello colmare un cesto di quei cibi e portarli ai docks. Lui si sarebbe addormentato con lo stomaco pieno e un sorriso in volto.
William colse la sua espressione sognante e si domandò dov’erano rivolti i suoi pensieri. Di nuovo provò una fitta di gelosia, per quanto si rifiutasse di riconoscerla come tale.
Un altro domestico venne a offrirle vino e idromele. Buffy accettò un bicchiere del secondo: una bevanda dolcemente aromatica che le diede un piacevole senso di calore.
-Non posso non ammirare i vostri gioielli.- disse Drusilla con una punta di invidia.
Buffy sfiorò le perle che le cingevano la gola e lanciò una brave occhiata a William.
-Un gentile pensiero di lord Pratt ...- mormorò con un piccolo sorriso.
-I gioielli dei Darcy?- Riley, che stava sollevando il bicchiere, interruppe il gesto e fissò l’amico.
-Perché no?- replicò William in tono secco –Non le donano, forse?-
-Non…non intendevo questo- balbettò Riley passando lo sguardo da William a Buffy. Si schiarì la voce –Sono molti anni che i gioielli della tua famiglia non compaiono su una bella donna.-
-Intatti. Troppi anni.-
Si volse ad osservare Buffy. La calda luce delle candele disposte sulla tavola rendeva vividi i riflessi delle perle e dei rubini che l’adornavano, creando un vivido contrasto con lo scintillio smeraldino dei suoi occhi e la morbida luminosità della liscia pelle candida.
Il delizioso aspetto rendeva credibile ogni finzione.
Terminarono la cena nel salotto, dove un domestico recò un vassoio con l’occorrente per il tè, seguito da un altro che presentò un ampio assortimento di dolciumi e pasticcini.
-Verso io il tè.- dichiarò imperiosamente Drusilla. E mentre riempiva le tazze si rivolse a Buffy –Assaggiate i dolci, mia cara.-
Lei ne divorò tre prima di incrociare lo sguardo di William che scosse impercettibilmente il capo.
L’idromele doveva averle dato alla testa. Molto imbarazzata, Buffy chiese di potersi assentare per rinfrescarsi.
-Una domestica vi accompagnerà.- disse Riley.
Mentre lasciava il salotto, Buffy udì lady Drusilla che commentava –Una fanciulletta senza dubbio piacevole, William. Ma non la trovate un po’…ingenua per i vostri gusti?-
Fanciulletta? Ingenua? Buffy serrò i denti e, reggendosi le gonne, seguì in fretta la cameriera su per le scale.
-Da questa parte, milady- disse la domestica.
Buffy si trovò nella sontuosa camera da letto di Riley. Per quanto fosse un ambiente tipicamente maschile, sul letto c’era, abbandonato con noncuranza, un abito da giorno femminile, color vinaccia.
Dunque lady Drusilla aveva trascorso diverse ore in compagnia del padrone di casa. In fondo si era legata ad un marito noioso. Evidentemente Riley non lo era.
Alcuni oggetti posti su un tavolinetto attrassero il suo sguardo. Una spazzola d’argento, un pettine e un rotolo di raso da cui sporgeva una catena d’oro.
Buffy si sedette di fronte allo specchio.
-Desiderare che vi porti una bacinella d’acqua e una spugna?- chiese la servetta.
-Ve ne sarei grata.-
Buffy attese che la giovane fosse uscita poi aprì rapidamente il rotolo di raso ed esaminò i gioielli che conteneva. Oltre alla catena d’oro su cui era appeso un virtuoso medaglione di pietre preziose, c’erano una bella spilla di brillanti e una collana davvero splendida, con tre grossi zaffiri blu.
Una fanciulletta, lei? Ingenua? Con una risata pensò alla dama dalla lingua tagliente che aveva fatto di tutto per metterla a disagio. Evidentemente era stata respinta da William, ma continuava a desiderarlo.
Cosa le aveva sempre detto Foxworth?
Afferra ogni occasione che possa giovare ai tuoi interessi. Nessun altro provvederà a te.
Quelle gioie avrebbero fruttato una bella somma e lei ancora doveva vedere una monetina dell’oro che gli aveva promesso William. Per quel che ne sapeva, poteva servirsi di lei e poi liberarsene con la massima indifferenza.
Senza interessarsi al medaglione, nascose in tasca la spilla e la collana e arrotolò il portagioie. Quando la domestica tornò con la bacinella e la spugna, lei era di nuovo di fronte allo specchio.
Dopo pochi minuti era pronta e, ringraziata la domestica, tornò di sotto.
Lady Drusilla, notò, era più animata, adesso. Forse, in sua assenza, William le aveva offerto qualche briciola del suo fascino.
-Un goccio di vino, milady?- chiese Riley quando lei ricomparve.
-Con piacere-
Sicura di sé, con quei gingilli in tasca, accettò il bicchiere e lo vuotò. Poco dopo un domestico glielo riempì di nuovo e lei, senza riflettere, se lo portò alle labbra.
Quando lo depose si accorse che cominciava ad avere caldo. Si toccò una guancia: scottava. Vide che Drusilla le stava sorridendo e sorrise a sua volta. Forse era stata un po’ dura nel giudicarla: dopotutto la povera Drusilla non aveva colpa se si era lasciata conquistare il cuore da un furfante.
Furfante. Buffy vide tre teste che si voltavano verso di lei. Provò un guizzo di apprensione. Aveva detto quella parola ad alta voce?
-E’ tempo che ci congediamo, Riley.-
Buffy cercò di schiarirsi le idee. Era stata una sua impressione o il tono di William aveva davvero una sfumatura di collera?
Adesso erano tutti in piedi. William l’aiutò ad alzarsi.
-Grazie della cena.- disse all’amico.
-E’ stato un piacere.- Riley fece un inchino a Buffy –Spero che onoriate di nuovo la mia casa con la vostra presenza, milady.-
-Grazie. Ne sarò lieta.-
Qualcuno le mise il mantello sulle spalle.
-Data la vostra stretta amicizia con lord Pratt, immagino che ci rivedremo.- Drusilla Stivens le rivolse un sorriso freddo.
-Certamente.- Buffy sentì una risatina salirle in gola –E’ stato molto…interessante fare la vostra conoscenza, lady Stivens. -
Alla fine si trovò in carrozza e si addossò ai cuscini.
-Non avrei mai immaginato...- osservò William –Sei stata molto convincente-
-Meno difficile di quanto prevedessi.- mormorò lei.
-Avrei dovuto immaginare che mentire ti viene spontaneo.-
-Stai dicendo che sono una perfetta bugiarda?-
Lui ebbe una risatina a quella reazione –No, dico che sei una meravigliosa attrice. E ne sono grato al cielo.-
Dopo qualche istante lei si girò a guardalo: –Lady Stivens non pareva lieta di incontrami. Era la tua amante?- non appena pronunciato quelle parole se ne pentì, ma il vino le aveva allentato il controllo. Era stata la gelosia a farle sfuggire quella frase, si domandò lui con un brivido di piacere.
-No, non è mai stata la mia amante, anche se forse lei lo sperava.- aggiunse con un sorrisetto –E’ risaputo che ha sposato lord Stivens solo per il suo titolo nobiliare.-
-Orribile!-
-E’ cosa frequente. Se tu fossi nata da una famiglia ricca, i tuoi genitori avrebbero fatto si che sposassi un uomo che potesse unire le sue proprietà alle loro.-
-In tal caso sono felice di essere nata povera.- le parole adesso le uscivano un po’ impastate –Non vorrei mai che si disponesse di me come di un semplice bene!-
-Anche per i membri della famiglia reale è così.- le fece notare lui, sulla difensiva –I patrimoni vanno conservati ed estesi.-
-Ditemi, lord Pratt. Su quali ricche ereditiere avete posato l’occhio?-
-Non ho bisogno di ricche ereditiere. Per me è diverso.-
-Davvero? E come mai?-
-Non mi interessa estendere le miei proprietà. Sono più che sufficienti per me. Inoltre sono un uomo di mare: non voglio essere legato a case e terreni. Desidero sentirmi libero, andare incontro a esperienze nuove. Non posso costringere una moglie alle mie protratte lontananze.-
-Molto nobile e generoso.-
-Alcuni lo definiscono egoismo.-
Buffy sorrise, intuendo il vero significato del suo discorso –Il re, intendi dire?-
-Si. Vuole assegnarmi una sposa ricca e così pure un amante.-
-Perché?-
-Per trattenermi in Inghilterra.-
Ora, d’un tratto, Buffy comprese la parte che aveva nel piano di William.
-E se tu riesci a convincere il re che hai già un’amante che adori pazzamente lui penserà di averla vinta, dopodiché tu sarai libero di tornare nelle colonie…-
-Proprio così!- la carrozza si fermò e William aiutò Buffy a scendere. –Adesso capisci perché devi recitare a tua parte in modo convincente. Se il mio piccolo piano fallisce, io sarò costretto a rimanere a corte, vale a dire in una prigione dorata.-
Mentre risalivano i gradini la porta d’ingresso si aprì e un domestico ritirò i loro mantelli.
Il resto del personale si era ritirato e, salvo le candele disposte lungo le scale, la palazzina era immersa nell’ombra. William e Buffy raggiunsero gli appartamenti di lui. Nel salotto che divideva le loro camere da letto il caminetto era accesso.
-Ti restituisco i gioielli- mormorò Buffy e lui si accostò per aiutarla ad aprire il fermaglio della collana.
Ma, dopo essersi infilato in tasca i preziosi, rimase a contemplare le belle spalle lisce e non resistette alla tentazione di posare le labbra su quel collo elegante. Le sue mani, come animate da volontà propria, cinsero la vita di lei per poi risalire fino a posarsi sul seno.
Buffy ebbe un sussulto. Mai prima dall’ora aveva concesso a un uomo simili libertà ma, per quanto la mente si ribellasse, il suo corpo la tradiva, percorso da fremiti di piacere mentre i capezzoli si indurivano. Perché doveva avere simili reazioni con un uomo che non faceva segreto di ciò che pensava di lei? Cercò di sottrarsi, ma lui la costrinse bruscamente a voltarsi e le coprì la bocca con la propria.
William alzò brevemente la testa per sussurrale –Sei un’incantatrice che stasera ha gettato su di me un sortilegio.-; subito dopo le riprese le labbra, impedendole di rispondere, e lei dimenticò ogni cosa.
Lui non aveva mai conosciuto un simile desiderio violento: tutti i suoi saggi proponimenti furono cancellati dal fuoco che lo divorava. Sentiva che era una follia e un grave errore, ma non poteva rinunciare alla dolcezza di quella bocca che rispondeva alla sua con tanto abbandono.
Quando infine riemersero da quei lunghi momenti turbinosi, le prese il viso tra le mani.
-Da quando ti ho vista, stasera, ho dovuto fare uno sforzo per ricordarmi che stavi recitando la tua parte. Ma adesso che ti ho qui, tre le miei braccia…- l’afferrò per i fianchi attirandola contro di se.
-Forse è opera dei gioielli che ti ho messo. Dicono che abbiano poteri magici. Ma qualcosa tra noi è mutato. Non si tratta più di una commedia…-
Le sue mani incrociarono la forma dura degli oggetti che aveva in tasca. Le parole gli morirono sulle labbra.
-Cos’è?-
-Per l’inferno- Buffy cercò di allontanarsi, ma lui la trattenne.
- Cos’hai in tasca?-
-Niente- alzò il mento –Non sono affari tuoi!-
-Tutto ciò che ti riguarda è affar mio. Fammi vedere. Subito!- ordinò a denti stretti.
Trattenendola saldamente per un braccio, William infilò la mano nella tasca. Quando vide la spilla e la collana restò senza fiato.
-Lì hai rubati…-
-E anche se fosse?-
-Hai goduto dell’ospitalità del mio amico e l’hai derubato?-
-Non sono di Riley - si difese lei –Appartengono a Drusilla. -
-So bene di chi sono. E che pensavi di farne?-
Buffy si strinse nelle spalle –Venderli. Conosco persone che pagherebbero bene gioielli come questi.-
William le diede uno strattone. I suoi occhi erano ghiaccio, pieni di furore. Come poteva aver scordato anche solo per un momento chi era quella donna?
-Ho speso un patrimonio per te chiedendoti in cambio una sola cosa. Tu non appartieni più alla strada ragazza. Fino a che questa storia non sarà conclusa ti comporterai in modo civile. E se per fartelo capire occorrono metodi forte, ebbene sia!-
Afferrò con entrambe le mani il bordo della scollatura e con un gesto deciso lacerò la veste, che scivolò a terra.
Buffy gettò un grido mentre lui afferrava una coreggia di cuoio.
-E adesso- ringhiò William – ti darò una lezione che non dimenticherai tanto facilmente.-
Jenny si destò da un sonno profondo udendo un grido e riconobbe la voce: Buffy.
- Rupert svegliati, presto!- disse in tono urgente infilandosi la veste da camera –Vieni con me.-
Lui si alzò indossando la vestaglia sopra la camicia da notte e la seguì, ancora frastornato.
-Santo cielo! Ma sono le stanze del lord!- protestò mentre sua moglie spalancava la porta ed entrava.
-Buon Dio!- esclamarono insieme di fronte alla scena che gli si presentava davanti.
Buffy indossava solo il corpetto e il sottabito, la splendida veste di seta rosa era abbandonata sul pavimento. William teneva un braccio alzato e in mano stringeva una frusta.
-Tornate nella vostra stanza.- ordinò William.
-Non è degno di voi, milord!- dichiarò Jenny avanzando. Andò a porsi tra lui e Buffy, affrontandolo.
-Un gentiluomo non può fustigare una signora.-
-Non è una signora e ne ha dato ampia dimostrazione stasera azzardandosi a rubare in casa del mio amico Riley.-
-Oh, no! E’ vero, milady?- domandò Jenny girandosi verso Buffy.
-Si- lei distolse lo sguardo, incapace di reggere il suo sguardo deluso. Aveva cominciato ad affezionarsi alla governante di William e la coscienza le rimordeva sapendo di averla delusa.
-Ma si tratta solo di gingilli. E neppure la donna a cui li ho sottratti è una signora!- aggiunse lanciando un’occhiata all’uomo furibondo alle spalle di Jenny.
-Hai sentito?- la voce di William era carica di rabbia –Ammette di aver rubato dei preziosi a lady Drusilla Stivens e pretende anche di giustificarsi. Deve imparare che non tollero simili azioni.- William cercò di oltrepassare la governante –Altrimenti commetterà imprese analoghe addirittura al palazzo del re!-
-Qualsiasi cosa abbia fatto, non potete punirla in questo modo!- esclamò Jenny e, senza badare all’espressione di William, passò un braccio attorno alle spalle di Buffy conducendola nella camera da letto che le era stata assegnata e richiuse con fermezza la porta dietro di sé.
Scoppiettante d’ira, William accennò a seguirle ma Giles, rivelando un’insolita agilità, gli sbarrò il passo.
-Chiedo scusa, milord- disse con voce ferma –Jenny ha ragione. Dovete trovare un altro sistema per insegnare alla signora come comportarsi onestamente.-
-Onestà! Tu parli di principi fondamentali, ma quella ragazza non ha la più pallida idea di ciò che è giusto o sbagliato.-
-Non importa, milord. Ma non varcherete questa soglia.- dichiarò il maggiordomo fissandolo negli occhi.
William gli voltò le spalle, disgustato, e prese a camminare avanti e indietro per la stanza battendosi la correggia di cuoi contro il palma. Infine la gettò da parte e picchiettò un pugno sulla mensola del caminetto.
-Quella donna sarà la mia morte, Rupert.-
L’uomo si tranquillizzò. La collera dal padrone si stava smorzando –Si, milord. Da sempre le donne suscitano sdegno e corruccio.-
-No, non capisci!- William mosse ancora qualche passò poi tornò al caminetto e ne fissò le fiamme, come cercandovi le risposte ai grandi tormenti interiori –Questa non è come le altre. Ha un viso d’angelo, ma appena mi dimentico che devo stare in guardia, rivela il suo animo diabolico.-
-Ciò vale per tutte le donne, temo.-osservò l’uomo –Chi avrebbe mai pensato che mia moglie, con quella voce dolce, potesse farmi impazzire di gelosia o riempirmi il cuore di gioia con una sola parola?-
William non aveva mai sentito Rupert esprimersi in quel modo –Ma è diverso. Tu e Jenny vi amate. La furia che Buffy risveglia in me…- scrollò il capo, come se non riuscisse a capacitarsi delle sue reazioni.
Giles riempì di birra un calice e glielo portò, William lo vuotò in una sorsata.
-Ne desiderata ancora?- chiese il maggiordomo.
-Si. E versane uno anche per te- suggerì William.
L’uomo ubbidì con un sorriso. Era un momento importante e voleva goderselo. In silenzio i due scrutarono il liquido dorato, poi lo sorseggiarono lentamente.
-Sei mai andato così sulle furie con Jenny da volerla frustare?-
Il maggiordomo annuì –Certo. Ma non sempre si fa quello che si vorrebbe.-
-Già!- William gli lanciò un’occhiata. In quel frangente, Rupert era un confidente più che un domestico –E come riesci a sbollire la rabbia?-
-A volte è utile una passeggiata in giardino.-
-E se non serve?-
-Allora mi dedico a qualche incombenza spiacevole accantonata fino a quel momento. E di solito raggiungo il mio scopo. Poi mi accorgo che ci siamo calmati entrambi ed è arrivato il momento di coricarsi.- Giles vuotò il calice e aggiunse –Alcune delle nostre notti più…soddisfacenti hanno fatto seguito a una lite!-
-E dimenticate tutto così in fretta?-
-E’ una cosa che abbiamo imparato con gli anni. Certo gli inizi del nostro fidanzamento no era così facile. Neppure una nuotata nella acque gelide del Tamigi avrebbe smorzato il fuoco, a quei tempi.-
-Già, il fuoco...- William terminò la birra senza avvertirne il sapore –Quello dell’ira, intendo.-
-Naturalmente, milord.- Giles si schiarì la gola –Jenny mi ha messo al corrente del vostro piano.-
-L’ho autorizzata a parlartene, anche se forse avrei dovuto confidarmi io stesso!-
- Jenny mi ha raccontato anche un’altra cosa. A proposito di lady Elizabeth...– Giles esitò, cercando le parole più adatte. Ma forse non c’erano –Mia moglie ha visto sulla schiena della giovane signora delle cicatrici che possono essere dovute solo a precedenti frustate.-
William si sentì riempire d’orrore. Come poteva essersene dimenticato? Non le aveva forse notate anche lui stesso? Nessuna meraviglia che Buffy avesse lanciato quell’urlo lacerante comprendendo le sue intenzioni. L’orrore si mutò in disgusto di se stesso.
-Da quel poco che Jenny ha appreso, sembrerebbe che la giovane signora sia fuggita da un ambiente brutale rassegnandosi ad una vita vagabonda. Ha imparato a difendersi dagli uomini. Ed è chiaro, dell’incidente di stasera, che voi non nutrite alcuna fiducia in lei.- Giles tossicchiò di nuovo –Se volete riuscire a trarre in inganno il re , voi e la signora dovete imparare a fidarvi l’uno dell’altro. Se mi è concesso dirlo, milord.-
William annuì lentamente e si voltò a guardare il fuoco con occhi turbati.
-Adesso, con il vostro permesso, milord, vi auguro la buonanotte.-
-Si, buonanotte, Rupert. E grazie.- William si versò ancora un goccio di birra prima di aggiungere –Ringrazia Jenny da parte mia per avermi impedito un’azione di cui mi sarei pentito amaramente in seguito.-
Stava ancora fissando le fiamme quando la porta si richiuse alle spalle del maggiordomo.
Buffy, presso la porta che dava sul salotto, tese l’orecchio ma nessun suono ne giungeva.
Il pensiero di allontanarsi sottraendosi alla collera di William era allettante, ma un orgoglio innato le impediva di agire da codarda. Avrebbe affrontato le sue ire e le conseguenze delle sue azioni.
Socchiuse l’uscio. La stanza era vuota. Ogni traccia dell’episodio della notte pretendente era stato eliminato: la veste lacerata e la frusta erano scomparse.
Fece un bel respiro e si avviò giù per le scale. Forse, se la fortuna l’aiutava, avrebbe trovato William nella biblioteca dove spesso si chiudeva per tutta la giornata. Così avrebbe potuto dire ciò che doveva senza che i domestici sentissero.
Esitò per qualche istante davanti all’uscio, poi entrò avanzando di pochi passi. William era in piedi davanti alla finestra, le mano intrecciate dietro la schiena, e fissava il cielo. Al suono dei passi si voltò subito e dovette trattenere un modo di sorpresa.
Buffy indossava i pantaloni lacerti e il camiciotto che portava la sera in cui l’aveva aggredito ai dock. I capelli, liberi dai pettini e dalla forcine, ricadevano scomposti e le arrivavano fino alla vita.
-Mi rincresce averti disonorato, ieri sera.- prese a dire lei in fretta sotto lo sguardo attento di lui –Ma visto che non è possibile porvi rimedio, mi rendo conto che devo andarmene!-
-E chi farà la parte della mia amante?-
Lei si strinse nella spalle –Ci sono moltissime donne che sarebbero felici di poter assumere tale ruolo.-
-Tra pochi giorni dovrò patire per Hampton Court. Non avrò il tempo di istruirne un’altra.-
-Mi dispiace sinceramente, ma tutti e due ci rendiamo conto che una nostra collaborazione è impossibile.-
-Sono disposto a fare un altro tentativo!- dichiarò William.
Buffy lo guardò fisso –Può essere questo lo stesso uomo che è diventato pazzo di rabbia scoprendo la mia piccola…avventatezza?-
-La tua piccola…- William serrò i denti.
-Vedi? Anche solo l’accennarne ti manda in collera!-
-Hai rubato gioielli di grande valore a una dama titolata. Questa non è una piccola avventatezza.-
-Ho rubato cose ben più preziose dei gingilli di lady Stivens.- replicò lei con una nota d’orgoglio.
-Di questo non ho dubbio!- William si accorse che stava per perdere il controllo e s' impose di dominarsi –Ho deciso di dimenticare l’episodio.-
Quelle parole la colsero di sorpresa.
Notando la sua sorpresa, William continuò in fretta –Jenny ha dedicato molte ore alla tua preparazione. E io ho investito forti somme nel tuo guardaroba. Non troverei mai un’altra a cui andassero bene gli abiti che Mrs. Bevens ha confezionato per te. Dovrai portare a termine l’opera!-
Buffy provò un lampo di trionfo. William aveva bisogno di lei. Al punto che nemmeno lo sdegno per la sua bravata poteva indurlo a scacciarla. Un sorrisetto compiaciuto le apparve sulle labbra.
Notandolo, William provò un certo gusto e ridimensionò la situazione –A un patto però!-
Lei lo guardò con sospetto.
-Dovrai trovare il modo di ridare i gioielli a lady Stivens.-
-Restituire…-
-Non avrai pensato che te li lasciassi tenere, vero?-
Lei si strinse nella spalle. In effetti una simile idea le era balenata per la testa –D’accordo. Li restituirò.-
-Adesso bisogna stabilire come e quando.-
In quel momento ci fu un colpetto alla porta ed entrò il maggiordomo –Chiedo scusa, milord…milady…- Giles fece un inchino a Buffy, mantenendosi del tutto impassibile al suo abbigliamento –Jenny manda a dire che, se desiderate consumare la colazione, è tutto pronto in sala da pranzo-
-Alla signora occorreranno alcuni minuti per vestirsi.- il tono di William non ammetteva replica.
Buffy lasciò la biblioteca. La sua mente lavorava intensamente. Durante la colazione William avrebbe preteso di sapere in che modo contava di restituire i gioielli. Per fortuna aveva qualche minuto per pensarci.
Poco dopo fece la sua comparsa in sala da pranzo dove lui stava sorseggiando una tazza di tè in attesa del suo arrivo. Come Buffy si avvicinò lui si alzò per scostarle la sedia.
- Quest’abito ti dona moltissimo.- osservò William.
-Grazie- era uno di quelli che lei preferiva. Di morbidissima lana bianca, aveva un ampia scollatura rotonda e larghe maniche guarnite d’ermellino. La gonna era costituita da balze sovrapposte fissate con nastri bianchi.
Aveva lasciato i capelli sciolti, limitandosi a fissarli ai lati con un paio di pettinini di madreperla. L’effetto era stupefacente.
-Buongiorno milord, milady.- Jenny entrò a passo rapido, seguita da due domestiche, e servì la colazione come se la notte prima non fosse accaduto nulla.
-Desiderate altro, milord?-
-Grazie, no, Jenny.-
William attese che fossero soli poi fissò Buffy –Hai un piano?
-Si!- tagliò a metà una focaccina e la spalmò di miele –Mi è capitato spesso di vedere dame e gentiluomini che si godevano una passeggiata in carrozza nel parco. Forse potresti prendere accordi con Riley e Drusilla per un’uscita insieme.-
-E pensi che sapresti trovare l’opportunità per renderle i gioielli?-
-Si.-
Lui prese un sorso di tè continuando a fissarla –Intendi confessarle quanto hai fatto e chiederle perdono?- domandò con aria scettica.
Buffy gli restituì l’occhiata –Conosci meglio di me la signora. Credi che forse Drusilla potrebbe facilmente perdonare e dimenticare un simile oltraggio?-
-Per ciò che mi risulta è una donna vendicativa, astiosa che ti svergognerebbe pubblicamente.-
-Tale è l’impressione che ne ho ricavato anch’io.-
-E allora come ti proponi di farle riavere i preziosi senza incorrere nella sua ira?-
Buffy ebbe un sorrisetto enigmatico –Troverò il modo, milord.-
Sebbene il cielo fosse limpido, l’aria era frizzante; Buffy aveva un capello legato con una sciarpa di tulle, e portava uno scialle di lana sulle spalle.
La carrozza di William, bianca e dorata, trainata da due cavalli candidi, attirava gli sguardi di chi era abituato alle maggiori raffinatezze.
Riley e Drusilla già lì attendevano quando giunsero all’abitazione dell’amico. Drusilla indossava l’abito che la sera prima era stato abbandonato con noncuranza sul letto di Riley, un cappello adornato di piume, e al collo aveva il vistoso medaglione che Buffy aveva deciso di lasciare nel rotolo di raso. Vedendolo ora alla luce del sole, lei si convince di aver scelto bene: era davvero di pessimo gusto.
-La giornata ideale per una passeggiata nel parco.- osservò Riley.
-Si. L’idea è stata di Elizabeth. Un piccolo segno di gratitudine per la deliziosa cena di ieri.-
Riley aiutò Drusilla a salire sulla carrozza accanto a Buffy, e i due uomini si accomodarono di fronte alle signore.
Per Buffy tutto risultava nuovo e affascinante. Per quanto vi avesse trascorso svariati anni, quelle strade la apparivano diverse.
-Vi guardate attorno come se non conosciate affatto questa città.- osservò Drusilla a un certo punto.
Buffy si voltò –C’è sempre qualcosa che non si è notato nelle vie di Londra!–
-Le trovo sudice e poco interessanti. Preferisco senz’altro Parigi o Venezia.- tenne a precisare Drusilla.
-Forse lord Stivens vi ci condurrà presto!- la confortò Riley.
-Mio marito preferisce stare accanto al re. Tra poco raggiungerà Hampton Court.-
-Lo accompagnerete?-
-Lui preferirebbe di no, ma riuscirò a fare a modo mio.- si concesse una pausa, poi aggiunse –Vuole punirmi per la mia indelicatezza al ricevimento di lord Dillingham.- guardò gli altri cercando comprensione –Come facevo a sapere che l’ospite d’onore avrebbe notato la mia assenza?-
-L’ospite d’onore?-
-Il re.- sospirò lei.
-Siete venuta meno alle regole del protocollo allontanandovi prima di Sua Maestà? E perché mai?-
- Caleb Lee Può essere molto…convincente!- spiegò lei con una risatina.
Riley si fece meditabondo. Quella donna era un piacevole diversivo, possedeva un vivace senso dell’umorismo e, tra le lenzuola, era eccezionale. Ma per quanto fosse affascinante, poteva in breve diventare un problema. Il re non era un personaggio indulgente e poteva essere poco saggio mostrarsi in pubblico in compagnia di quella donna così impudente. Lui desiderava essere accolto con benevolenza dal suo sovrano quando, completate le necessarie riparazione alla nave, avesse risalito il Tamigi con il vascello fino ad Hampton Court. No, quella bella signora non valeva l’amicizia del re.
Si batté una mano sulla fronte –Come ho potuto dimenticarmene?-
Tutti lo fissarono.
-Dovevo incontrarmi con i carpentieri incaricati della riparazione del mio vascello- lanciò un’occhiata a William –Mi perdoni se devo rinunciare a questa passeggiata?-
-Ma certo, non preoccuparti- William ordinò al cocchiere di tornare indietro.
-E i nostri progetti per oggi pomeriggio?- protestò Drusilla.
-Purtroppo non sarò libero.- rispose Riley.
-E stasera?-
-Forse dovreste trascorrere la notte al fianco di vostro marito.- le consigliò.
Drusilla si oscurò in volto, offesa.
Mentre si avvicinavano alla casa di Riley, William sospirò tra sé. Tutto quel piano elaborato non era servito a nulla. Buffy non aveva la possibilità di rendere i gioielli.
La carrozza si fermò, Riley scese e offrì immediatamente la mano a Drusilla. Quando lei posò il piede a terra qualcosa le scivolò dalla tasca dell’abito. Riley si chinò a raccogliere la spilla di brillanti e mentre la consegnava a Drusilla, la sua espressione si indurì.
-E’ il gioiello del cui furto avete accusato i miei domestici?-
-Ma…- lei si frugò in tasca e, costernata, ne trasse la collana di zaffiri.–Ecco dov’erano!- incrociò lo sguardo incollerito di Riley –Non so come possa essere accaduto. Ripongo sempre i preziosi nel mio portagioie di raso. Eravate così smanioso e appassionato che dev’essermi sfuggito di mente.-
-Ora radunerò il mio personale e voi vi scuserete.- dichiarò Riley in tono aspro.
-Scusarmi? Proprio no!-
-In tal caso- replicò lui, sapendo perfettamente che lei non avrebbe mai accettato un’umiliazione del genere –non rimetterete più piede in casa mia!-
- Riley, non direte sul serio?-
-Posso garantirvelo- si rivolse a William e Buffy, muti spettatori –Perdonate questo episodio increscioso amici miei. Vi auguro una buona giornata.-
Mentre la carrozza ripartiva, William scrutò la giovane donna seduta di fronte a lui e la vide offrirgli un sorriso modesto.
Era riuscita a restituire i gioielli e a ripagare Drusilla del suo atteggiamento offensivo. Avrebbe dovuto sentirsi sollevato, ma l’accaduto dimostrava una volta di più che quella diabolica ragazza era un’abilissima borsaiola, che di lì a poco avrebbe liberamente circolato tra i personaggi più ricchi e potenti del regno, ad Hampton Court.
-Durante la vostra assenza è venuta Mrs. Bevens, milord.-
William consegnò il mantello a Giles e si voltò a guardare la governante –A tuo giudizio ha fatto un buon lavoro?-
- Senz’altro, milord. Dovreste vedere…-
-Molto bene!- tagliò corto lui. Era chiaro che aveva altro per la mente –Vieni con me in biblioteca, ti darò il denaro per saldare il conto. Pensa tu a farglielo recapitare.-
-Certo, milord!-
La governante lo seguì mentre i servitori andavano e venivano trasportando bauli e borse alla file di carrozze in attesa davanti alla porta d’ingresso.
-Ecco qui, Jenny - disse William, consegnandole un sacchetto gonfio di monete. –Lady Elizabeth è pronta per partire?-
-Si, milord. Ma…-
-Ebbene?-
La governante si strinse nella spalle –Credo che sia in grande apprensione. Per tutto il giorno l’ho vista silenziosa e tesa.-
-In apprensione? Dovrei essere io ad avere i nervi visto che sto per portare una borsaiola al palazzo del re.-
-Oh, milord. Buffy non si azzarderebbe mai a rubare laggiù.-
-Lo credi? Per quel che ho potuto vedere è capace di sgraffignare qualsiasi cosa.-
-E’ un po’ sconsiderata, si,- ammise Jenny –ma ho potuto convincermi che ha un cuore d’oro!-
-Un cuore avido d’oro, Jenny. E così pure mente e dita. Di fronte a un possibile bottino troverà sempre il modo di arraffarlo. Anche sotto gli occhi del re.-
-Sarebbe bene che le parlaste, milord. Mi sembrava un po’ pallida. Non vorrei che le venisse qualche malanno durante il viaggio.-
-D’accordo. Ma verrà con me anche se non riuscisse a reggersi in piedi. I patti vanno mantenuti.-
Uscì dalla biblioteca e si avviò veloce su per le scale. Trovò Buffy nel salotto, seduta con aria avvilita su un divano di fronte al caminetto.
- Jenny mi ha detto che non ti senti bene.-
Buffy alzò lo sguardo –No, nulla di serio-
-Meglio così.- non voleva certo avere a che fare con misteriose indisposizioni.
Buffy giocherellò con i nastri dell’abito –Jenny mi ha comunicato che Rupert ti accompagnerà ad Hampton Court…ma che lei rimarrà qui.-
William annuì –Ho bisogno che continui a dirigere la casa.-
-Non pensi che dovrei presentarmi con una cameriera personale?-
Lui aggottò le sopracciglia –Il re dispone di decine di cameriere perfettamente in grado di prendersi cura delle dame di corte.-
-Ma una ricca dama titolata non dovrebbe averne una sua?-
-Si, ma…-
-Non trovi giusto che, se Rupert può avere il piacere di assisterti a palazzo, anche a sua moglie si debba offrire la medesima possibilità?-
-Dunque è di Jenny che ti preoccupi.-
-Si, milord. Voglio dire, no, milord.-
-Perché vuoi Jenny con te?- domandò lui irritato.
-Sono tante le cose che non so ancora, e non vorrei tradirmi. Lei potrebbe essere una guida preziosa per me.- e con un sospiro aggiunse –Mi sentirei molto più sicura, milord.-
Sicura. Una piccola vagabonda poteva mai aver provato un senso di sicurezza? Una persona in cui aver fiducia poteva essere importante per Buffy, in un mondo del tutto sconosciuto.
William assentì –D’accordo. Jenny ti accompagnerà come tua cameriera personale. L’avverto subito.-
-Oh, grazie, William!- esclamò con gioia, ma subito si corresse –Grazie,milord!-
-Al palazzo del re mi chiamerai William. Non dimenticarti che siamo amanti.-
Lei annuì seguendolo con lo sguardo, mentre lui usciva. Ben strani amanti. Da quando aveva avuto la dimostrazione della sua abilità di borsaiola, William era diventato ancorr più diffidente.
Ma aveva avuto una piccola concessione, si rammentò con un sorriso. Non importava che William Darcy non si fidasse di lei. Non sarebbe stata sola ad Hampton Court; con lei ci sarebbe stata Jenny. La saggia, comprensiva Jenny.
-Chi avrebbe mai immaginato che per far giungere un uomo, la sua donna e i suoi domestici al palazzo del re occorresse mobilitare tanta gente?-
William annuì, osservando il piccolo corteo dal finestrino.
C’erano carrozze. La prima e l’ultima ospitavano dei soldati armati, pronti ad affrontare le bande di briganti che infestavano le campagne. Sulla seconda carrozza viaggiavano Jenny e Rupert, e sulla terza Buffy e William. Le altre due erano cariche di bagagli che contenevano gli abiti necessari per il soggiorno presso il re.
Quando calò la sera decisero di fermarsi in una grande locanda, dove Buffy provò un’immediata affinità con gli avventori. Nelle rare occasioni in cui avevano avuto qualche moneta in tasca, lei e i compagni si erano concessi un pasto caldo e un comodo letto in varie taverne.
E i profumi che vi scopriva ogni volta, gli effluvi della carne arrosto e dei pasticci al forno le facevano nascere una fame da lupo. E i letti. Morbidi materassi in cui si sprofondava, con lenzuola fresche di bucato che ancora serbavano l’odore del sole.
E adesso, pensò guardandosi intorno, aveva cominciato a dare per scontate quelle cose. Se William Darcy avesse mantenuto fede alla parola lei avrebbe potuto alloggiare in una locanda quanto avesse voluto. E avere una casa sua, e magari anche viaggiare.
-Ho chiesto una saletta privata- annunciò William –Non vorrei che qualche tuo amico di un tempo capitasse qui a rovinare tutto.-
Buffy si guardò attorno –Non vedo nessuno di mia conoscenza.-
.Si, ma è ancora presto. Meglio essere prudenti.- si rivolse a Jenny e Giles –Voi cenerete nella vostra stanza. I soldati rimarranno a guardia delle carrozze.-
I due domestici si avviarono su per le scale mentre William conduceva Buffy in una piccola sala da pranzo, dove un tavolo rotondo era già apparecchiato. Una servetta portò vassoi di pane caldo e croccante, vino, formaggi e una ampio assortimento di carni.
La ragazza riempì i calici di vino rosso –Tornerò in seguito a servire i dolci.- annunciò congedandosi con una riverenza.
-Grazie.- William fece accomodare Buffy e prese posto a sua volta, gustando le vivande –Noto che viaggiare non ti stanca.- osservò poi in tono discorsivo.
-Non è certo faticoso, in carrozza. Ho fatto molte miglia a piedi.-
-La tua non è stata una vita agevole.-
-Non molti hanno una vita agevole, milord.-
-Vuoi parlarmene?-
Lei scosse il capo in segno negativo –No. Mi sarebbe doloroso. Raccontami invece qualcosa della tua.-
William si addossò allo schienale allungando le gambe. Le lunghe ora in carrozza l’avevano intorpidito –Sono cresciuto con Carlo e Liam. –
A lei quasi andò di traverso il vino. Trasse un fazzoletto dalla cintura e se lo portò alla labbra –Il re e il duca di York?-
-Si. Siamo cugini.-
Buffy lo fissò incredula. Era stata in sua compagnia per quasi due settimane e lui mai aveva accennato a una parentela con la famiglia reale.
-Mia madre era cugina del loro padre. E sebbene il nome Darcy non fosse loro molto gradito, in quanto appartenente ad un condottiero irlandese, in breve capirono che mio padre era profondamente innamorato di lei. E nonostante le diverse religioni e nazionalità il loro amore resistette.-
-E com’era giocare con due principi?-
-I bambini sono uguali in tutto il mondo. Carlo voleva imporre la sua volontà in quando era primogenito e un giorno sarebbe stato il re. Ma Liam e io mettemmo bene in chiaro che fino a quel giorno, avrebbe dovuto battersi per ciò che voleva.-
-Chi l’ebbe vinta?-
-Io, naturalmente!- William sorrise e Buffy osservò che era molto affascinante quando aveva un’espressione distesa. –Io ero il combattivo. Liam il seduttore. E Carlo…Carlo voleva solo fare il re.-
-E che tipo di re è, adesso?-
William aggrottò la fronte fissando il vino nel suo calice –Sono stato lontano per parecchio tempo. Sono curioso di vedere se insegue ancora i sogni che un tempo dividevamo.-
La servetta comparve con un vassoio di dolci. Servì il tè e subito uscì.
-Hai mai desiderato diventare re?- domandò Buffy.
William ebbe una mezza risata mentre si alzava –No. Mi sentirei soffocare sotto la corona e le vesti reali. Il mio solo desiderio è sempre stato conoscere il mondo.-
-L’hai realizzato!- osservò Buffy, alzandosi a sua volta e accostandosi al caminetto –Ti invidio. Io ho sempre sognato di raggiungere paesi lontani.-
-La vita di mare non è adatta per una donna.-
-Neppure quella di strada.- come l’ebbe detto se ne pentì, ma ormai era tardi. Quella parole rimasero sospese nell’aria.
William si voltò posandole una mano sulla spalla e la sentì trasalire brevemente per poi subito ricomporsi.
Quanti uomini, si chiese, la avevano messo le mani addosso? Quante volte era stata costretta a lottare per il suo onore, per la sua vita?
-Sono dispiaciuto per l’esistenza che ti è toccata, Buffy. Ma ti prometto che quando avremo condotto in porto questa storia non avrai più da preoccuparti per il futuro. Sarai ampiamente ripagata.-
Dalla sera in cui erano stati a cena da Riley, William si era deliberatamente tenuto a distanza, ripromettendosi di non toccarla più a meno che la loro commedia non lo richiedesse. Ma adesso le teneva una mano sulla spalla ed era un piacere sentire quella pelle morbida sotto le dita.
Situazione pericolosa, si disse. Una saletta privata, un buon pasto, un tepore accogliente e giusto quella quantità di vino che poteva indurre entrambi ad abbassare la guardia. Ma non riuscì a dominarsi.
-Sei una bellissima donna…- mormorò passando le dita lungo la scollatura che rivelava parte della schiena –Quando disporrai di un patrimonio molti uomini ti rincorreranno- mentre lo diceva provò un impeto di collera all’immagine che gli si presentava.
Buffy sentì il cuore che accelerava i battiti. Pochi istanti dopo William la prendeva tra le braccia abbassando la bocca sulla sua.
Era così morbida e dolce. Ogni durezza che poteva venirle dalla sua vita pretendente, si cancellò in quei preziosi momenti mentre le sue labbra rispondevano senza esitazione a quel bacio.
Quante volte si era detta che doveva tenere una barriera tra sè e William? Ma non trovava la forza di respingerlo. Qualcosa le diceva che non era un semplice gioco mondano. E le sensazioni che provava erano autentiche.
Le loro lingue si incontrano, e Buffy istintivamente gli allacciò le braccia al collo, premendosi contro di lui. Il sangue le galoppava nelle vene e un desiderio profondo, quasi doloroso, le strappò un piccolo gemito. Tremava come una foglia. Poi d’un tratto capì che doveva staccarsi da quell’uomo che con un semplice carezza poteva dominarla, annullare la sua lucida mente.
Si dibatté per liberarsi e lui rialzò il capo notando la sua espressione turbata. La desiderava immensamente. Non avesse saputo quanto era improbabile,avrebbe giurato sulla sua innocenza.
-E’ meglio se ti ritiri nella tua stanza.- disse.
Quel brusco congedo l’offese. Ancora ansimante, Buffy scosse il capo –Preferirei trattenermi qui.-
-Qui? Con gli uomini del villaggio?-
-Proprio!- replicò lei in tono ribelle –A bere birra e chiacchierare.-
-Vai a chiacchierare con Jenny.-
-I discorsi degli uomini sono molto più interessanti di quelli delle donne!-
-Cosa ne sai? Direi che hai trascorso bene poco tempo in compagnia di donne.-
-Già, verissimo- si passò una mano sulla bocca come per cancellare il sapore di quel bacio. –A differenza di te, evidentemente!-
Uscì come una furia sbattendosi la porta alla spalle.
Distesa sull’ampio letto morbido, Buffy ascoltò a lungo le voci e le risate provenienti dal piano di sotto, rammentando i suoi compagni che l’avevano accolta tra loro. Oh, Connor, pensò tristemente, dove sei? Un nodo le strinse la gola e si girò affondando il volto nel cuscino, sperando di rivederlo.
Ma per quanto cercasse di ripensare alla sua vita passata, l’immagine di William continuava a rappresentarsi: William che sorrideva, rideva, l’accarezzava, la baciava…
Cose le stava succedendo? Come avrebbe affrontato i giorni e le settimane che l’attendevano con lui??
Ripresero il viaggio dopo una lauta colazione. Sarebbero arrivati ad Hampton Court verso il calar della sera.
-Sarà opportuno che ripassiamo alcune regole essenziali.- suggerì William mentre la carrozza avanzava attraverso la bella campagna.
Buffy voltò il capo, staccando di malavoglia lo sguardo dal panorama.
-Non devi rivolgere la parola al re a meno che sia lui a farlo per primo.- cominciò William.
-Di questo non dovrò preoccuparmi. Dubito che il re avrà qualcosa da dirmi.-
-Ti sbagli! Al re piacciono le donne affascinanti.-
Buffy non ebbe il tempo di rispondere al complimento, se tale voleva essere, ma provò una specie di euforia. William la giudicava affascinante.
- Carlo troverà molte occasioni di discorrere con te, e tu dovrai ascoltarlo con attenzione.-
-A sentirti sembra che ci sia il rischio che lo pianti in asso mentre sta ancora parlando.-
William sorrise –E non lo farai se tiene alla tua testa. Ma bada: trascorreremo diverso tempo in sua compagnia. Le nostre versioni devono combaciare perfettamente.-
Partendo dalla storia che Buffy aveva raccontato a Drusilla, avevano costruito tutta una vicenda riguardante il loro incontro e l’amore nato tra loro, e negli ultimi giorni vi avevano aggiunto molti particolari che la rendevano plausibile.
-Come si chiama tuo padre?- domandò William senza preamboli.
- Hank. -
-E tua madre?-
- Joyce…- mormorò Buffy.
William avrebbe preferito un nome più nobile, ma Buffy aveva insistito. Quali fossero le sue ragioni, non valeva la pena di discuterne.
-Bene. Ricordi la tua tenuta di campagna e la casa di Londra?-
Lei annuì.
-Grazie a Dio- commentò William quasi tra sé –il re non si aspetterà che la mia amante sappia leggere.-
-Si. Invece!- esclamò Buffy –So leggere e scrivere.-
- Com’è possibile?-
- Foxworth pretendeva che tutti noi fossimo in grado di leggere e scrivere altrimenti non gli saremmo serviti a niente. Bisognava saper leggere le mappe e spesso lanciare dei messaggi.-
William scoppiò in una risata –Mia cara Buffy, non cesserai mai di sorprendermi!-
Lei provò un piccolo formicolio d’orgoglio e, voltando il capo per nascondere il rossore, esclamò protendendosi verso il finestrino –Oh, che meraviglia!-
William seguì la direzione del suo sguardo e scorse, a perdita d’occhio, dei prati vividi di fiori selvatici.
-Posso andare a raccoglierne un mazzo?-
Lui annuì e ordinò al cocchiere di fermarsi. Per alcuni minuti il corteo di carrozze attese mentre Buffy correva rapida tra l’erba. Al ritorno aveva le guancie accese di gioia e reggeva tra le braccia un gran fascio di fiori multicolori.
Le vetture si rimisero in moto.
Buffy si abbandonò contro i cuscini accostando al volto i fiori per aspirarne la fragranza. In quel momento William sarebbe voluto essere un pittore, ma forse neanche un vero artista avrebbe saputo cogliere tutta la grazia in quell’immagine. Se l’impresse nella mente così che un giorno, ritornato sulla sua nave, potesse rivederla come in quel momento: radiosa, felice, bellissima.
Ben presto attorno a loro calarono le ombre della sera e le lanterne della carrozza vennero accese. D’un tratto, quando giunsero sulla sommità di una collina, scorsero in lontananza delle luci.
- Hampton Court!- annunciò William.
Buffy provò un gran tuffo al cuore.
Fino ad allora le era parsa tutta una favola. Gli splendidi abiti, le regole dell’etichetta di corte, gli accurati ammaestramenti erano stati un piacevole interludio dopo un’esistenza di dura lotta per sopravvivere in un mondo brutale.
Ma adesso non era più una fiaba. Il palazzo, che andava facendosi sempre più vicino, era ben concreto. E così il re, Carlo II d’Inghilterra.
Presa dal panico, si afferrò alla manica di William.
-Non ce la farò mai. Coprirò d’infamia il tuo nome…e causerò la mia stessa rovina…-
William lesse il terrore nei suoi occhi e le prese la mano –Ti sei dimostrata un’ottima allieva. Sarai sicuramente all’altezza del tuo compito.-
-No, non capisci!- si ritrasse stringendo la maniglia dello sportello come decisa a balzar giù –Non è un gioco. Qui c’è di mezzo il sovrano!-
-Si- il tono di lui si fece duro. Non era il momento di mostrarsi tenero: occorreva polso di ferro.
-Noi due abbiamo stretto un patto. Consideralo pure un patto con il diavolo, se vuoi. Ma se verrai meno al tuo impegno avrai da pentirtene amaramente--
Lei riunì le mani in grembo intrecciando le dita con tanta forza che le nocche sbiancarono. Si udirono delle voci: la prima carrozza si era già fermata nel cortile del palazzo.
-Non puoi permetterti una crisi di nervi.- dichiarò William –Ricordati la tua parte alla perfezione.-
Anche la loro carrozza si arrestò e lo sportello venne aperto. Dopo essere sceso a terra, William offrì la mano a Buffy. E poi, tra saluti, grida e ordini furono travolti dal fermento del palazzo.
- William!- una voce risuonò alta dall’ingresso del palazzo.
Nelle penombra si intravedeva una sagoma maschile che tendeva le braccia. William si accostò in fretta per scambiare un grande abbraccio.
-Razza di filibustiere, quanto ti sei fatto aspettare! Non cercare di convincermi che solo adesso hai posto piede sul suolo inglese perché mi è giunta voce che ti trovi a Londra da parecchi giorni.-
-E’ vero!- ammise William ridendo –Ma avevo alcune questioni pressanti di cui occuparmi.-
-E che può esserci di più importante del tuo re?- la voce era regale e imperiosa.
Alla luce guizzante delle torce Buffy scorse un volto olivastro, quasi cupo, con gli occhi scuri guizzanti sotto le lunghe ciglia. I lineamenti erano decisi e regolari, con il labbro superiore coperto di un paio di baffi bruni. I capelli scendevano ondulati oltre il bavero trinato della camicia.
-Le miei proprietà?!-
-Disponi di abilissimi amministratori.- fece notare il re, con una risata ironica e un gesto noncurante.
-E’ vero, ma a volte ci vuole l’occhio del padrone, come bene sai. C’erano registri da controllare e ordini da impartire.-
-E queste sarebbero cose tanto urgenti da indurti a rimandare la tua venuta qui?-
-No!- William passò un braccio intorno alla spalle del re, con disinvoltura, e lo condusse verso la figura che attendeva presso la carrozza –Ma ecco cosa mi ha veramente trattenuto... Maestà, posso presentarvi Elizabeth Summers?-
Buffy fece una riverenza, tenendo lo sguardo abbassato.
Carlo, colto di sorpresa, per qualche istante la fissò in silenzio, poi le prese la mano portandosela alle labbra, sempre continuando a scrutarla in volto.
-Ora capisco!- il re sorrise. Gli occhi limpidi e verdissimi che spiccavano in quel volto dai lineamenti delicati ricambiarono il suo sguardo con totale innocenza. Mai Carlo si sarebbe aspettato di vedere una simile creatura al fianco di quel suo cugino avventuroso –Benvenuta ad Hampton Court, milady!-
-Vi ringrazio, maestà.-
William osservava Buffy. Lo sgomento di poco prima era bene celato, e nonostante il lungo viaggio appariva maggiormente fresca e deliziosa, anche dopo le lunghe ore trascorse nello spazio ristretto della carrozza.
-Hai sempre saputo sorprendermi,- dichiarò il re accentuando un sorriso –ma questa volta, devo ammetterlo, hai superato te stesso!- si rivolse a Buffy: - Com’è stato il viaggio milady?-
-Estremamente gradevole, maestà. Ho potuto ammirare la bellezza di queste campagne e mi auguro che vogliate gradire un’offerta della nostra generosa natura.- gli presentò il fascio di fiori selvatici –Mi rendo conto che non sono perfetti come quelli che vengono attentamente curati nei vostri giardini, ma i fiori che crescono spontanei hanno una loro speciale leggiadria.-
-Non potrei essere più d’accordo e ve ne ringrazio dal profondo del cuore.- Carlo accolse l’omaggio aspirandone il profumo –Mi sarei aspettato che un uomo di mare giungesse qui risalendo il Tamigi. - riprese, senza distogliere lo sguardo da Buffy –Come mai hai scelto la via di terra, William?-
-Quando sono arrivato a Londra immaginavo di trovarti a Whitehall. Saputo, invece, che ti eri trasferito qui ho approfittato del tempo che questa scelta mi lasciava a disposizione per far riparare la mia nave, che Riley condurrà qui.-
-Mio cugino è sempre stato imprevedibile!- commentò il re sorridendo di nuovo a Buffy –Dovete essere stanchi dopo questo viaggio. Caleb!- gridò.
Un uomo abbastanza alto, dai capelli neri, con una camicia ornata di pizzi e giacca di seta, comparve accanto a lei.
-Quello è Caleb…- sussurrò William a Buffy –Te ne ho parlato. E’ il segretario personale del re e gli è stato compagno fedele durante l’esilio in Francia, dopo la decapitazione di suoi padre, Carlo I.-
Buffy annuì, memore degli insegnamenti ricevuti. Caleb era un uomo di lettere, animato da profondi sentimenti religiosi, che aveva stretto un curioso legame con il giovane monarca privo di interessi intellettuali e dotato di leggendari appetiti sessuali.
-Date ordine che questi fiori vengono posti nella mia camera, presso al letto.- disse il re e , guardando Buffy, aggiunse –Sarà il profumo che mi accompagnerà mentre prendo sonno e che mi accoglierà al risveglio.- si rivolse di nuovo al segretario –E fate approntare la cena per i nostri ospiti e gli alloggi per il loro personale.-
-Subito, maestà.- l’uomo si voltò e chiamò in tono sommesso –Signora Mellon... -
Una donna alta si accostò.
-Provvedete alla sistemazione degli ospiti del re.-
La donna annuì e impartì ordini ad alcuni servitori occupati a prendere i bagagli dalle carrozze.
-E adesso, William, viene con la tua dama a riscaldarti presso il fuoco.- riprese Carlo –Dobbiamo rifarci di anni di lontananza!-
William prese Buffy per mano accostandola a sé e la condusse oltre le guardie armate immobili ai lati del portale. Buffy vide una distesa di pavimenti di pietra e altissime pareti adornate di arazzi. I soffitti illuminati con innumerevoli candele, inserite nei candelabri fissati ai muri.
Una schiera di servitori passava in fretta lungo i corridoi recando vassoi e stoviglie ed entrando in sale da cui provenivano voci liete e risate. Evidentemente il re si circondava di molti amici. Ma Carlo proseguì oltre, conducendoli in una stanza con un focolare di pietra rialzato, su cui ardeva un fuoco scoppiettante e attorno al quale erano disposti numerosi divani e poltrone.
-Ora fatti guardare.- disse Carlo, voltandosi ad afferrare William per le spalle.
Nel riverbero del fuoco e delle candele nei candelabri d’argento, i due si esaminarono a vicenda.
Il sorriso del re si accentuò –Come mai tu diventi sempre più affascinante mentre io invecchio?-
-Invecchi?- rise William –L’ultima volta che ti ho visto stavi aspettando che ti crescesse la barba. E guardati adesso…E’ stata la tua più recente conquista a fare questo genere di insinuazioni?-
-Già!- per un attimo il re si adombrò, ma subito gli ricomparve il sorriso –Devi raccontarmi tutto. Le colonie, la battaglia per il territorio della Nuova Olanda…New York... - alzò lo sguardo divertito –Un colpo di genio dare a quel territorio il nome di mio fratello, vero?-
-Si. Gli ha fatto molto piacere.-
-L’hai incontrato?-
-Solo brevemente, a Londra. Arriverà tra poco con il suo seguito.-
-Ora mettimi al corrente di tutto quanto è accaduto dall’ultima volta che ci siamo visti.-
Mentre William raccontava, Buffy vide entrare Caleb seguito da un domestico che, al cenno del segretario, depose su un lungo tavolo addossato alla parte un vassoio d’argento carico di bicchieri e caraffe. Dopo aver colmato alcuni calici il domestico si allontanò e fu Caleb a offrire il vino al re che l’accettò senza neppure alzare gli occhi.
-La battaglia in sé non è stata ardua, abbiamo incontrato poca resistenza. Però- aggiunse William in tono di rammarico –ho perso uno dei miei uomini migliori.-
-Non Soames, spero!-
-Proprio lui!- William accettò il calice che gli porgeva Caleb.
-Sono davvero dispiaciuto. Era un tuo caro amico oltre che un buon soldato.-
-Milady?-
Buffy trasalì a quel bisbiglio, e alzando lo sguardo vide Caleb che reggeva un vassoio su cui restavano due bicchieri –Vino o birra, milady?-
-Vino, grazie.-
Lui le porse il calice colmo di liquido coloro rubino.
-Molte gentile.-
-Piacere mio.-
Strano, rifletté Buffy mentre il segretario si allontanava, che un uomo in una posizione di così alto livello, si esprimesse con voce appena udibile. Forse voleva essere un garbato contrappunto ai toni imperiosi del re.
Caleb andò a prendere posto in disparte.
-Gli abitanti delle colonie sono soddisfatti del loro nuovo sovrano?- chiese Carlo.
William scelse con cura le parole –Ho promesso che le loro esistente rimarranno sostanzialmente immutate. Che non intendi asservirli, ma ti limiterai a ricevere le tasse che prima versavano agli olandesi.-
-Saranno molto più sicuri sotto la protezione dell’Inghilterra di quanto lo fossero sotto il dominio olandese.-
-Non temono per la loro sicurezza. E non è gente che si lascia sottomettere, Carlo!-
Il re scoccò un’occhiata grave, ma prima che replicasse fu Caleb a chiedere sommessamente
-Intendono sfidare l’autorità del re?-
-Non è una questione personale!- spiegò William –Rifiuterebbero l’autorità di qualsiasi monarca.-
Carlo bevve un sorso di vino –Bada a ciò che dici, cugino!- la voce era di ghiaccio.
Buffy fu percorsa da un brivido di paura davanti a quell’uomo che in un istante poteva trasformarsi da amico in re.
-Desideri la verità o deve inzuccherare le mie parole?- il tono di William si mantenne calmo.
Il guizzo iroso negli occhi di Carlo si spense e riaffiorò l’amabile sorriso –Temo che gli anni d’esilio mi abbiano indurito. In Franca la monarchia inglese era vista con irrisione.-
Buffy si tranquillizzò. Quel momento difficile era stato superato.
William posò una mano sulla spalla del cugino –Dev’essere stato duro. Io almeno potevo solcare i mari con la mia nave, mentre tu eri costretto ad attendere su lidi stranieri. Ho spesso pensato a te e avrei voluto che le cose fossero state diverse. Ma adesso il tuo desiderio è stato esaudito. Sei il re!- sollevò il calice –Lunga vita al re!-
Carlo era chiaramente toccato da quelle parole sincere – Si, adesso sono il re...- prese un altro sorso di vino –E desidero condividere la mia prosperità con chi ha diviso il sogno della mia fanciullezza!-
-Non è necessario! Mi è sufficiente sapere che sei felice, Carlo.-
-Si, lo sono! E tu mi sembri più appagato di quanto ti abbia mai visto.-
Il re posò lo sguardo su Buffy, che ascoltava in silenzio –Ora parlatemi di voi, milady!-
Buffy ripensò alla storia che avevano costruito. Era parso tutto molto facile quando si trovava nella casa di William ma adesso, lì, le parole le morivano in gola. Non si raccontavano menzogne al re, soprattutto se di temperamento volubile come Carlo!
Proprio in quel momento, Caleb, ascoltata la comunicazione di una domestica, si rivolse al re.
- Mrs. Mellon vi informa che la cena è pronta, maestà.-
-Andiamo. Dopo una giornata in carrozza dovete aver fame.- Carlo si avviò, seguito da William e Buffy, che ringraziò il cielo di quella breve tregua.
Caleb si trattenne a bisbigliare con il domestico.
La sala da pranzo era enorme, con grandi camini alle due estremità. Al centro si trovava un tavolo abbastanza grande da ospitare trenta persone. Data l’ora, non c’erano altri commensali.
Mrs. Mellon attendeva rigida, pronta a dirigere le quattro domestiche che avrebbero servito quegli ospiti speciali.
-Quaglie arrosto, maestà.- annunciò –Manzo allo sherry. Salmone affumicato. Formaggi assortiti. Focaccine. Birra per milord e vino o idromele per milady.-
-Bene, signora Mellon. Fate servire.-
-E per voi, maestà?-
-Birra.-
Buffy prese un piccolo assaggio da ogni vassoio che le venne presentato e fin dal primo boccone si rese conto che i sovrani non vivevano come i comuni mortali. Non aveva mai gustato niente del genere! La selvaggina era delicatamente speziata. La carne di manzo si scioglieva in bocca. Il salmone aveva un gusto inconfondibile. E le focaccina…così leggere e delicate che lei ne fece sparire due prima di ricordarsi che una dama ne prendeva una sola.
-Adesso gradirei aver notizie di lady Elizabeth Summers.- dichiarò Carlo.
Buffy trasalì –Cosa…cosa desiderate sapere, maestà?-
-Tutto. Da dove venite? A che famiglia appartenete? Dove avete conosciuto William? E perché vi incontro solo ora?- l’ultima domanda fu accompagnata da una risata e Buffy cominciò a tranquillizzarsi. Il re evidentemente apprezzava la birra e ne beveva in abbondanza. Ma questo andava a suo vantaggio, forse l’indomani non avrebbe avuto ricordi precisi.
-La residenza della mia famiglia si trova nelle vicinanze di Oxford, maestà.-
-Suo padre, Hank, conosceva tuo padre.- intervenne in fretta William.
-Davvero? Purtroppo non so molto degli amici di mio padre. Non ricordo il nome di Hank Summers.-
William l’aveva rassicurata in proposito.
-E’ comprensibile, maestà.- rispose lei con un sorriso –Abbiamo sempre condotto una vita molto appartata.-
-E in che modo avete fatto la conoscenza di questo ribaldo?- volle sapere Carlo.
Buffy ripeté la storia narrata a Drusilla, arricchendola di dettagli. Alla fine del discorso, tutti e tre ridevano di cuore.
Quando Buffy riabbassò lo sguardo sul suo bicchiere lo trovò di nuovo colmo di vino. Senza riflettere, se lo portò alla labbra e bevve un lungo sorso.
-Sei stato fortunato ad avere incontrato una fanciulla di così squisite sembianze e di così dolce natura.-
-Già!- annuì William in tono asciutto. Se il re ne avesse conosciuto la vera natura avrebbe pensato che il cugino fosse pazzo. Notò preoccupato che Buffy continuava a bere.
Lei aveva quasi vuotato un altro bicchiere quando la testa cominciò a girarle. Non era una sensazione sgradevole, ma poi incontrò lo sguardo duro di William e fu percorsa da un brivido.
-Vino, milady?- si sentì chiedere.
-No, grazie…- mormorò.
-Voi, milord?-
- No. Basta così- William capiva, della palpebre appesantite di Buffy, che la stanchezza del viaggio e gli effetti del vino cominciavano farsi sentire. Meglio portarla via subito, prima che cominciasse a esporre le opinioni dei suoi amici dei docks circa la casa reale.
Si alzò bruscamente per accostarsi a lei –Credo sia ora che accompagni la signora alla camera da letto.-
-Posso capire il tuo fervore.- osservò Carlo ammiccando –Potessi godere delle sue grazie, anch’io sarei smanioso quanto te!-
-E’ stato un tragitto faticoso- mormorò William –e la signora è stanca.-
-Non sono…- si inalberò Buffy.
William si chinò rapido a sfiorarle le labbra con le sue bisbigliando –Attenta!-
-Ah, l’amore!- sospirò Carlo –Stavate dicendo, milady?-
-Dicevo che…non sono stanca, ma letteralmente esausta!-
-Ma io tenevo tanto a una lunga chiacchierata con te, William!- protestò Carlo in tono stizzoso.
-Sarò più che lieto di riunirmi a voi dopo aver scortato la signora.-
-Un incarico che si può dare a una domestica.- osservò il re.
-Preferisco provvedere di persona prima di affidarla alla cameriera.-
-Se proprio insisti... Ma non attardarti.- ordinò il sovrano –Siamo stati lontani per troppo tempo!-
Mentre afferrava saldamente il braccio di Buffy e la conduceva fuori William udì la voce di Mrs. Mellon.
-Altra birra, maestà?-
-Si. E in abbondanza. Finalmente ho di nuovo accanto mio cugino, che è come un fratello per me, e stanotte ci rifaremo del tempo perduto!-
A quella parole William si sentì mancare il cuore. Ogni speranza di riposo era esclusa. E avrebbe avuto ben poco tempo per rammentare a Buffy i suoi obblighi.
-Non riesco a crederci!-
Stordita dal vino più di quanto volesse ammettere, Buffy si appoggiava pesantemente al braccio di William mentre risalivano lo scalone ricurvo. Si guardava attorno cercando di cogliere ogni dettaglio, ma era impossibile. Gli splendidi affreschi del soffitto, gli antichi arazzi intessuti d’oro, gli stendardi che pendevano dalle aste fissate alle pareti, i soldati in uniforme lungo il salone. E tanti oggetti preziosi. Il paradiso di un ladro.
-Credere a cosa?-
-Di tro…trovarmi ad Hampton Court, a cena co..con il re della malo…-
-Fatti sentire e presenteranno al re la tua testa su un vassoio.-
Buffy lo guardò –Stavo scherzando!-
-Non mettere oltre a dura prova la mia pazienza. Già si sta esaurendo!- replicò lui tra i denti.
-Come puoi essere di malumore in un posto del genere?- domandò Buffy accennando con un ampio gesto al sontuoso ambiente –Non ho mai visto nulla di simile…supera ogni mio sogno.- abbassò la voce –E pensare che c’è gente che nasce e vive tra tanto splendore. Non riesco a capacitarmene!-
William provò una fitta di rimorso. Una persona come Buffy doveva davvero sentirsi soprafatta. E lui la rimproverava di non sapersi comportare ammodo. In realtà c’era da stupirsi che riuscisse a mantenere un certo sangue freddo.
-Mi ha rivolto la parola…- sussurrò lei.
-Chi?- William si guardò attorno.
-Il re, sciocco!-
- Oh. Si, certo!- si concesse un sorriso –E, meraviglia delle meraviglie, tu gli hai risposto.-
-Infatti!- Buffy si rese conto della realtà del fatto e si portò una mano alla bocca a soffocare un risolino.
-Gli ho risposto. Ho parlato con il re.-
-E sei stata ammirevole, mia cara. A parte il vino!-
-Il vino?-
-Si. Te ne sei scolata svariati bicchieri.-
-Oh!- già il tono era un’ammissione di colpa. Buffy rifletté per un istante, poi rialzò la testa –E una fortuna averti al mio fianco, a tenermi sotto controllo.-
-Di sicuro. Domani, dopo una notte di sonno e con le idee schiarite, mi ringrazierai. Eccoci arrivati.-
Rivolse un cenno del capo al domestico che stava spalancando la porta –Ecco le stanza dove alloggeremo finché saremo ospiti del re.-
-Ospiti del re.- ripeté lei guardandosi attorno con timore.
Il salotto era arredato sfarzosamente con divani e poltrone disposti davanti al caminetto. Sul pavimento lucidissimo facevano bella mostra di sé ricchi tappeti. Alle pareti erano appesi dipinti di soggetto storico.
Attigua al salotto c'era una camera da letto ancor più luminosa. Un grande caminetto acceso diffondeva il suo tepore. Su una pedana di legno c'era un grande letto a baldacchino ammantato di tendaggi di raso. Le coltri erano già state ripiegate per il loro arrivo e su un lato era disposta una elegante camicia da notte guarnita di pizzi.
Su un tavolo erano posate una bacinella e una brocca colma d'acqua. Buffy a saggiò con un dito.
-E' calda...- mormorò.
William trattene un sorriso. Probabilmente le ci sarebbe voluta tutta una vita per dimenticare le abluzioni nelle fredde acque del Tamigi.
Buffy si accostò al letto e sfiorò con la mano la camicia da notte.
Pareva tutto irreale. Doveva essere un sogno.
Ma quando si sedette sulla sponda del letto fu colta da un pensiero inquietante. -Se questa è la mia stanza, tu dove dormirai?-
-Credevo che ti fosse chiaro!- William si accostò fissandola negli occhi -Per quanto questo palazzo ti possa sembrare enorme, è troppo piccolo per custodire segreti. Il personale chiacchiera. Se io dormissi altrove le cameriere se ne accorgerebbero e la notizia si diffonderebbe, così la nostra piccola commedia morirebbe sul nascere!-
-Ma...- Buffy guardò i letto che le era parso così ampio. Adesso, al pensiero di dividerlo con William, pareva ridursi a metà.
-Quindi dormiremo insieme. Tu da quella parte e io da questa. Mi auguro- aggiunse lui con tono asciutto -che tu non spazi eccessivamente tra le lenzuola, nel sonno.- vide le sue guance colorarsi -E dato che dobbiamo farci passare per amanti, possiamo anche offrire alle domestiche qualche gustoso pettegolezzo...-
Prima che lei potesse chiedere cosa intendeva dire, lui tirò il cordone del campanello e pochi attimi dopo, mentre Jenny entrava con una domestica, serrò Buffy tra le braccia attirandola a sé.
-Sarà un tormento dover stare separato da te anche solo per poche ore.- dichiarò William fissandola negli occhi.
Buffy trattene l'impulso di tirargli un pugno e, consapevole di essere osservata da un membro del personale reale, mormorò -Non riuscirò a dormire finché non ti avrò accanto.-
-No, non privarti del necessario riposo, mia adorata!- William le allontanò una ciocca di capelli dalla fronte e si accorse di non riuscire a ritrarre la mano. La pelle di Buffy era così morbida, come un petalo di rosa, mentre gli occhi verdissimi si erano sgranati a quel semplice tocco
-Dormi amore mio. Al mio ritorno ti desterò con un bacio.- chinò il capo premendo le labbra contro le sue.
Era un semplice bacio di convenienza e non si aspettava di certo l'intensa corrente di vibrazioni che, all'istante, si stabilì tra loro. Quella bocca contro la sua era fresca e dolce, sapeva di fiori selvatici e di miele.
Non riusciva a staccarsi.
Buffy si sentì sciogliere in quell'abbraccio. Sapeva che doveva essere una finzione, ma il tumulto che la pervase era quanto mai reale. Il semplice tocco delle labbra di William la mandava in estasi.
Lentamente lui tornò al presente e fece uno sforzo per riprendere il controllo di sé staccandosi da Buffy.
-A domani...- mormorò, poi si guardò attorno, fingendo di accorgersi solo ora delle presenza di Jenny e della domestica, -Jenny, affido la signora alle tue mani- disse brevemente, nell'avviarsi alla porta.
Una volta giunto nel corridoio dovette fermarsi un momento per riprendere fiato. Sulle labbra avvertiva ancora il gusto di miele e fiori selvatici e si sentiva un po' stordito.
-Oh, William...William...- biascicò Carlo con voce impastata mentre risaliva le scale lasciandosi sostenere dal cugino -Non sai cos'abbiano significato per me queste ore. Avevo davvero bisogno della compagnia di qualcuno con cui poter essere semplicemente me stesso.- abbassò la voce in cono complice e si fermò appoggiandosi alla balaustra -Un re è circondato da molti che si dichiarano amici, ma di chi posso fidarmi, in realtà? Vogliono solo ottenere qualcosa. Tutti quanti.-
William strinse i denti, riprese il suo fardello e affrontò i gradini che restavano.
-Persino mio fratello Liam, ha sempre saputo che sarei diventato re ma questo non gli ha impedito di desiderare il trono. Naturalmente- aggiunse Carlo emettendo un suono strozzato che poteva essere una risatina o un singhiozzo -sappiamo tutti che c'è un solo modo che gli permetta di soddisfare quest'ambizione.-
-Liam non ti vuole male, Carlo. Ti vuole bene.-
-Si, lo so. Ma desidera ugualmente la corona. Come tutti. Eccetto te, William. Sei l'unico che non vuole niente da me. Né ora, né quando eravamo ragazzini, né mai-
William ebbe un'esclamazione soffocata quando entrambi inciamparono rischiando di cadere.
-Ti sbagli!- dichiarò a voce bassa.
-Desideri qualcosa da me, William? Basta che tu lo dica. Sai bene che ti concederei qualsiasi cosa. Qualsiasi cosa.- ripeté il re con convinzione, fermandosi.
-Voglio che tu smetta di parlare e che mi lasci andare a dormire.-
-Si!- il sovrano sbadigliò nell' appoggiare il cugino, mentre un domestico si affrettava ad aprire la porta degli appartamenti reali -Riposiamoci, adesso. Ma solo perché non riuscirei a bere altra birra.-
-Grazie al cielo!-
I due fecero ancora qualche passo mentre Caleb compariva insieme ad un altro domestico.
-Affido Sua Maestà alle vostre mani.- borbottò William.
Mentre si voltava per allontanarsi, Carlo gli afferrò un braccio -Ti ho detto quanto sono felice che tu finalmente sia qui?-
-Si.- replicò William in tono asciutto -Almeno dieci volte. Adesso fammi andare a dormire.-
-Se tra le mie lenzuola ci fosse ad aspettarmi ciò che attende tra le tue, anch'io sarei impaziente.- commentò Carlo. Quando William raggiunse la porta la voce del cugino lo fermò di nuovo -Ti ho detto quanto ammiro il tuo buon gusto in fatto di donne?-
-Si. Cento volte.-
William richiuse la porta e si allontanò in fretta.
Buffy stava sognando. Camminava in un grande giardino e aveva le braccia cariche di fiori. Un domestico le apriva una porta e lei entrava nella stanza più incantevole che avesse mai visto. Sul pavimento, sul tappeto dei vividi colori. Tappezzerie di stoffa pregiata. Un grande tavolo con una schiera di vassoi che contenevano le vivande più prelibate del mondo. Un uomo veniva verso di lei a braccia aperte. Sapeva che quando l'avesse scorto in volto avrebbe visto l'uomo che l'amava più di ogni altra cosa al mondo. Doveva assolutamente vederlo in faccia. Si mise a correre lasciando cadere i fiori, ma più correva più la sua figura si faceva distante. Lei continuava a correre, con tutte le sue forze, ma inciampava in un angolo del bel tappeto. E poi cadeva, cadeva...
Fu svegliata da un tonfo seguito da una sequela di imprecazioni. Scrutando nella penombra riuscì a distinguere una sagoma che avanzava incespicando verso il letto. Per un attimo non capì dove si trovasse, poi di colpo ricordò. Il palazzo, le stanze loro assegnate, il grande letto...
William.
Si levò a sedere e lo vide andare a urtare l'angolo del tavolino. Lui imprecò nuovamente mentre la bacinella colma d'acqua finiva rumorosamente a terra. Buffy scivolò in fretta giù dal letto e accese una candela accostandola alle braci del caminetto. Quando torno indietro, William era seduto sul bordo del letto e cercava faticosamente di liberarsi di uno stivale.
-Sei schifosamente ubriaco!- l'accusò reggendo attenta la candela.
-Molto perspicace. Adesso saresti tanto gentile da aiutarmi a cavarmi gli stivali?-
Buffy depose la candela, con qualche brusco strattone eseguì il compito e rimase a guardare mentre lui armeggiava con i bottoni della camicia, alla fine ne ebbe compassione e gliela slacciò rapidamente sfilandogliela dalla testa.
-Il vino va sorseggiato.- dichiarò imitando il tono di Jenny -Non tracannato!-
-Già!- rispose lui con un mezzo sogghigno -Ma non si trattava di vino. Era birra. E qualcuno ha dimenticato di avvertite il re.-
-Vuoi dire che anche il re è ubriaco?-
-Già!- William contemplò la possibilità di togliersi i pantaloni, ma era troppo complicato. Si lasciò cadere all'indietro, abbandonandosi di traverso sul letto.
-Non puoi restare così!- gli fece notare Buffy.
-Perché no?-
-Perché non rimane spazio per me!-
-Hai tutto lo spazio che vuoi, qui...- replicò William battendo la mano sul lenzuolo, accanto a sé.
-Sollevati, sciocco. Devi girarti in modo da posare la testa sui cuscini- gli afferrò le mani per tirarlo su e c'era quasi riuscita quando William si lasciò andare all'indietro trascinandola con se.
-Visto?- sorrise, a occhi chiusi, tendendola tra le braccia -Hai tutto lo spazio che vuoi.-
-Non sei affatto divertente!- cercò di liberarsi ma lui rafforzò la presa -Lasciami andare.-
-Temo sia impossibile, milady.- aprì gli occhi guardandola, ogni traccia di ironia sparita.
-Devi assolutamente...-
-Shh...parli troppo. Ciò che ho in mente non richiede parole.-
Le insinuò una mano tra i capelli facendole abbassare il capo finchè le loro labbra non si incontrarono.
-Alcune ore fa...- le bisbigliò sulla bocca -ci siamo baciati a beneficio di una domestica. Ora invece lo faremo solo per il nostro piacere.-
Buffy resisteva ancora, cercando di respingerlo, ma come lui le fece dischiudere le labbra si sentì sopraffatta dall'incanto di quel bacio. Le sua mani fino ad allora strette a pugno si allargarono contro il torace nudo di William.
Lui si domandò se Buffy si rendesse conto di quanto era seducente coi capelli che le ricadevano un po' arruffati attorno al viso.
-Mi piaci, Buffy...- sussurrò -Mi piaci molto.-
Si rigirò imprigionandola sotto di sé e le prese il volto tra le mani, fissandola a lungo prima di impadronirsi delle sue labbra nuovamente.
-Presso il letto del re ci sono, disposti in un vaso, i fiori selvatiche che gli hai offerto. Ne ho sentito il profumo quando sono entrato.- le sfiorò le labbra delicatamente con le sue -E tu sai di quei fiori!-
E lui aveva un gusto oscuro e misterioso. Un uomo della notte. Lo assaporò abbandonandosi al bacio.
Dopo alcuni minuti, il corpo di William la schiacciò. Buffy gli diede una piccola spinta affinchè si spostasse, ma lui restò completamente immobile.
-Ti prego...mi stai soffocando...- mormorò contro le sue labbra.
Lui non si mosse. Il respiro era lento e regolare.
Dormiva!
Quel dannato cialtrone si era addormentato!
-Vi sono grata milord-
William socchiuse una palpebra e la luce del sole che si riversava dalla finestra gli provocò una fitta dolorosa. Gli pareva di avere gli occhi pieni di sabbia e in bocca avvertiva un sapore amaro.
-Di che?- intravide una figura vestita di rosa. Buffy appariva fresca e riposata come una bimba. Per qualche motivo inspiegabile questo lo fece sentire ancor peggio.
-Di aver fatto in modo che non bevessi troppo vino, ieri sera. Mi avete rammentato che avrei preferito destarmi con la mente lucida e sgombra. E infatti sto benissimo-
-E per questo mi hai svegliato?- fece una smorfia mentre cercava di rigirarsi.
-Si- Buffy si mise a ridere, compiaciuta -E inoltre, per dirvi che il re vi invita a consumare con lui la prima colazione-
-No. Non così presto-
-Si, invece. Ha già mandato un servitore-
William si lasciò sfuggire un gemito -Puoi dire a quel dannato...-
Lei gli posò una mano sulla bocca e si chinò a sussurrare -Il domestico può sentirti. Sta aspettando nel salotto la tua risposta-
Al momento lui non capì perché il tocco di quelle dita dovesse dargli tanto piacere, poi gli tornò un ricordo fugace: loro due avvinti sul letto, le loro bocche congiunte.
-Riferisci al re...- aggrottò la fronte -...che sarò lieto di raggiungerlo- dal tono pareva che dovesse andare al patibolo.
Attese che Buffy fosse uscita, poi lentamente, dolorosamente, si sollevò per affrontare un nuovo estenuante giorno.
Dopo aver scacciato la nebbia che gli offuscava la vista, notò sul tavolino un buon assortimento di cibi: fette di salmone, pezzi di formaggio, focaccine. Serrò le labbra. Buffy aveva fatto man bassa alla tavola del re, la sera prima.
Di che altro si era servita? Il re avrebbe fatto bene a contare l'argenteria prima di lasciare che la dama si allontanasse.
Scrollò il capo. Impossibile aspettarsi che dimenticasse così in fretta tutti gli anni di fame e privazioni.
-Spero che il tuo aspetto pietoso non corrisponda alle condizioni fisiche in cui ti trovi- commentò Carlo a mo di saluto quando William e Buffy fecero la loro comparsa nel salone da pranzo. I lunghi tavoli erano occupati da numerosi ospiti che chiacchieravano allegramente. Alcuni si scostarono per fare posto ai nuovo arrivati.
-Qui, milady- ordinò il re -Vi desidero al mio fianco-
Mentre lei si accomodava, William rispose -Mi sento ancor peggio. Come fai ad essere così arzillo dopo una nottata come quella trascorsa?-
-Sono il re- replicò Carlo -Ancora non è fermentata la birra che può avere la meglio su uno Stuart-
-Poche ora fa sembrava che fosse la birra a vincere la battaglia-
-Riconosco che mi ha dato un po' alla testa, ma è straordinario ciò che può fare un breve sonno-
-Quanto a me, avrei preferito poltrire sotto le coperte. Perché non mi hai lasciato restare a letto un po' più a lungo?-
-E farti rinunciare al piacere della mia compagnia?- il re sbottò in una risata, subito imitato da tutti. Evidentemente l'arrivo del suo grande amico l'aveva messo di buon umore.
-Signori- riprese Carlo ad alta voce richiamando l'attenzione generale -Ecco qui mio cugino William Darcy, lord Pratt, e la sua dama Elizabeth Summers-
Vecchi amici e nuovo conoscenza si accostarono a salutarli.
-Adesso cominciamo a divertirci davvero!- osservò uno.
-Aspettavamo con ansia la vostra venuta- dichiarò un altro.
Buffy accolse con piacere le molte presentazioni anche se ben presto tutti i volti, nomi e titoli le diedero le vertigini.
-William. Lady Elizabeth-
Entrambi alzarono lo sguardo e scorsero il volto sorridente di Riley.
-Amico mio- William gli diede una gran pacca sulla schiena -La nave è stata riparata?-
-Sicuro. Può riprendere nuovamente il mare-
-Quando sei arrivato?-
-Proprio stamani-
-E non hai portato un'amica con te?- chiese William con un sorriso.
-No. Speravo di poter conoscere qui qualche dama affascinate-
-E così sarà- gli assicurò il re ridendo -Ma chiedo il diritto di prelazione. La regola, nei prossimi giorni, sarà che ogni bella donna che giunge a corte venga presentata a me per primo-
Stavano ancora ridendo quando Buffy vide l'espressione di William mutare. Seguì la direzione del suo sguardo e scorse un uomo alto e biondo, dal bel viso giovane. Al suo braccio c'era lady Drusilla Stivens, che aveva un'aria molto soddisfatta.
-Dunque sei tornato dalle colonie- commentò l'uomo.
-Infatti- annuì brevemente William.
-State dimenticando entrambi le buone maniere- intervenne Carlo -Lady Elizabeth Summers, desidero presentarvi Lindsey McDonald e Drusilla Stivens, moglie di Ethan Stivens, che è uno dei miei più fidati consiglieri-
-Milady, milord...-mormorò Buffy ritenendo più saggio non dire che aveva già fatto la conoscenza di Drusilla. Se la signora voleva rivelarlo, l'iniziativa stava a lei. Ma considerando la situazione, Buffy dubitava che Drusilla volesse rammentare l'episodio avvenuto con Riley.
-Abbandoniamo i formalismi- suggerì il bel giovanotto -Per voi siamo Lindsey e Drusilla-
-Ed io Elizabeth-
-La leggiadra Elizabeth, oserei dire- osservò Lindsey portandosi brevemente alle labbra la sua mano e al tempo stesso scrutandone il volto incantevole -Come mai incontro solo ora una dama così seducente?-
Drusilla si irrigidì per un istante prima di rivolgere un sorriso smagliante a William.
-Dunque siamo qui per festeggiare il vostro ritorno presso il nostro sovrano. Rinuncerete ora alla vostra smania di viaggi per restare in Inghilterra?-
William posò una mano sulla spalla di Buffy in un chiaro gesto di possesso -Come potrei pensare di abbandonare tanta perfezione?-
-Vostro marito si trova qui con voi, lady Stivens?-
Il sorriso di Drusilla si raggelò -No. La febbre lo ha costretto a letto e ha deciso di rimandare la partenza fino a quando si sarà rimesso-
-E non state in pensiero? Data la pestilenza dilagante-
-E' un po' avanti negli anni, ma ha un fisico troppo robusto per lasciarsi abbattere da una semplice febbre- replicò Drusilla con freddezza -Sapeva che mi sarebbe dispiaciuto molto rinunciare all'animazione di questa corte e così ha voluto che lo precedessi. Ci raggiungerà tra qualche giorno-
-A proposito di animazione...- Lindsey si rivolse a Buffy -Sono desideroso di mettere alla prova le mie capacità. Per caso è stata organizzata una battuta di caccia?-
-Si, per domani, se il tempo lo permette-
-Hai trascorso in mare un periodo così lungo, Darcy- riprese Lindsey -che forse preferirai limitarti a osservarci da lontano-
-Credo di essere ancora in grado di maneggiare arco e frecce stando in sella-
-E voi, lady Elizabeth?- continuò Lindsey -Vi unirete alla caccia?-
Con la coda dell'occhio lei vide l'espressione di William e capì che era contrariato -Con grande piacere-
-E voi, Drusilla?-
-Sapete bene che non tollero i disagi della caccia. Preferirei godermi un buon tè accatto a un caminetto e lasciare agli altri simili giochi infantili-
-Non si può abbattere un cervo standosene davanti a un caminetto- fece notare il re.
-No, ma posso catturare prede più interessanti- ribatté lei con un sorriso significativo.
-Per stasera ho organizzato una cosa che dovrebbe incontrare i vostri gusti, Drusilla- annunciò il re.
-Di che si tratta, maestà?-
-Di una festa. Ci saranno commedianti e menestrelli-
Drusilla gli dedicò uno dei suoi sorrisi più abbaglianti -Meraviglioso. E l'avete organizzato appositamente per me?-
-A dire il vero è in onore del mio amato cugino e amico William- il freddo lampo di collera negli occhi della bella donna sfuggì a Carlo ma non a Buffy.
-Andiamo, la colazione ci aspetta- ordinò il re riprendendo il suo posto. -Il mio stomaco ancora risente degli stravizi della notte scorsa. Il cibo lo placherà-
Senza por tempo in mezzo vennero serviti grandi vassoi colmi di vivande fumanti.
La conversazione a quel punto si concentrò sulla partita di caccia dell'indomani. Ma mentre gli uomini parlavano di armi e cavalli, le signore già pensavano a ciò che avrebbero indossato per la festa di quella sera. Dando una sbirciata a Buffy, William si accorse che stava di nuovo riempiendosi le tasche di formaggio e focaccine. Avrebbe voluto strangolarla. Più tardi, quando fossero stati soli, le avrebbe fatto un ramanzina in proposito.
-Vi prego di stare ferma, milady- ordinò spazientita Jenny -altrimenti non riuscirò a preparavi in tempo-
-Perché avete allontanato le altre domestiche, Jenny? Avrebbero potuto aiutarvi- Buffy sedeva irrequieta sullo sgabello dinanzi allo specchio. Dopotutto sarebbe stata la sua prima festa alla corte del re: aveva i nervi molto tesi.
-Volevo parlarvi a quattr'occhi-
Dal tono di voce Buffy intuì che c'era un discorso serio in arrivo.
-Di che si tratta, Jenny? Cos'ho fatto?- e senza darle il tempo di rispondere continuò -Ho capito. Stamattina a colazione con il re...lo ammetto, ho mangiato troppo. Ma non ho mai assaggiato nulla di simile alle pietanza che servono qui. Oh, Jenny. Quando le carini sono cucinate alla perfezione e le focaccine si sciolgono in bocca...è difficile comportarsi da vera signora. Di questo si tratta, vero? William vi ha incaricata di dirmi a freno il mio appetito di fronte agli altri-
-No, milady- Jenny scese con cura le parole -Lord Pratt ha accennato al fatto che voi...vi riempite le tasche di cibo-
-Non intendevo rubare- mormorò Buffy -E' un gesto che mi viene spontaneo, Ma non pensavo che pochi bocconi avrebbero fatto differenza-
-Non è per il cibo in sé, milady. Il fatto è il signore ha paura che vi colgano sul fatto. E apparirebbe molto strano che una nobile dama sottragga del cibo della tavola del re-
-Oh- Buffy rifletté brevemente -Ma io sono così abile, Jenny. Nessuno potrebbe accorgersene-
La governante dovette fare uno sforzo per non ridere -Al momento è una questione ancor più importante. Il signore mi ha ordinato di prepararvi per la serata che vi attende. Ci saranno molte facce nuove e lui non vuole che vi sentiate a disagio-
-Voi conoscete tutti gli ospiti del re?-
Jenny annuì mentre continuava ad acconciare i capelli di Buffy -In buona parte-
-Parlatemi di Lindsey McDonald-
La donna incontrò lo sguardo di Buffy nello specchio e le sue dita si fermarono -Perché mi chiedete di lui?-
-Mi pare di avere avvertito qualcosa tra lui e William. Una sorta di rancore-
La governante annuì -Sono nemici da tempo. Come i loro padri. Non ne so esattamente il motivo. Sembra che certi uomini spesso vogliano ciò che appartiene agli altri. Nel caso del padre di Lindsey si trattava della madre di lord William-
-Desiderava la donna di un altro?-
Jenny annuì di nuovo -Anche se, il cielo lo sa, lei non gliene a mai dato motivo. Non ha mai guardato altri uomini, era profondamente innamorata di suo marito. Ma forse era proprio quella la ragione che gliela faceva bramare di più. E' curioso che alcuni individui vogliano con tutte le loro forze giusto ciò che non possono ottenere-
-E di che si tratta, nel caso di William e Lindsey?-
-Dell'amicizia del re, sospetto- Jenny inserì un pettinino nelle chiome di Buffy e fece un passo indietro per ammirare l'opera -Quasi tutte cercano di sfruttare a loro vantaggio l'amicizia del re. Non v'è nulla che il re non concederebbe a William, basterebbe solo che milord lo chiedesse. Lindsey McDonald non sopporta che William Darcy abbia un rapporto così stretto con l'uomo più potente del regno mentre lui deve accontentarsi di rimanere in disparte-
-E William non chiede nulla?-
-Nulla- confermò Jenny-William Darcy è un uomo troppo retto per sfruttare il favore del re-
Cogliendo la nota d'orgoglio nella voce della governante, Buffy sorrise. Era chiaro che la sua lealtà aveva radici profonde.
-Adesso che sapete ogni cosa di Lindsey McDonald, desidererei mettervi in guardia nei confronti di un'altra persona- riprese Jenny -Guardatevi da lady Drusilla Stivens. E' risaputo che ha sposato lord Ethan Stivens per la sua ricchezza e il suo potere. Lord Stivens è il più fidato consigliere del re, un uomo assolutamente probo, ma la moglie...-
-Perché devo guardarmene? In che modo porterebbe nuocermi?-
-Ho saputo di suoi domestici che è una donna vanitosa ed egoista, che non si fermerebbe davanti a nulla pur di ottenere ciò che vuole. Sarà gelosa della vostra gioventù, della vostra bellezza. E c'è dell'altro, milady-
-Vuole William-
L'anziana donna parve sorpresa da quelle parole, poi annuì -Si. Ed è comprensibile. Ma milord non è uno sciocco, e ha intuito da tempo i suoi piani. E ora- concluse con un sospiro -visto che siete pronta...- consegnò a Buffy una piccola boccetta di cristallo -E' un'essenza che viene da Parigi. Versatene qualche goccia sulle dita e applicatela al colo e tra i seni-
Buffy ubbidì e una delicata fragranza di fiori selvatica parve avvolgerla.
La governante aspirò a fondo e sorrise -Ho capito subito che era il profumo per voi, milady. Adesso alzatevi- ordinò. Quando Buffy fu in piedi, Jenny le aggiustò le pieghe della gonna e infine concluse.
-A posto. Ora andate in salotto: milord sta aspettando con impazienza-
Quando lei comparve sull'uscio, William, in piedi presso il caminetto, si voltò.
L'abito era di raso color smeraldo, audacemente scollato. Le maniche, molto gonfie fino al gomito, si restringevano poi sui polsi. La gonna scendeva sulla vita sottile formando una sorta di cascata di pizzi . I folti capelli biondi erano trattenuti su un lato da pettinini e ricadevano in un turbine di riccioli sull'altra spalla e sul seno. William dovette bere un sorso di vino prima di recuperare la voce.
-Siete davvero...- bella era un aggettivo inadeguato -Splendida, milady-
-Vi ringrazio, milord-
-Vino?-
-Pensate che possa rinfrescarmi un poco prima che mi presenti al re?-
-Probabilmente no-
Buffy fece udire quella sua morbida risata vibrante che non mancava mai di dargli un brivido.
-Ne berrò un poco ugualmente-
William colmò un calice e si accostò per offrirglielo. Lei era avvolta da una fresca fragranza fiorita completamente diversa dai gravi profumi dolciastri che usavano le dame di corte. L'aspirò a fondo, con piacere sensuale. Mentre sorseggiava lentamente il vino, Buffy studiò l'uomo che pareva così a suo agio al palazzo del re. Era scomparso il rude militare incontrato ai dock di Londra, l'uomo che sapeva imprecare selvaggiamente e battersi come un demonio. L'individuo che ora aveva davanti, in giacca di raso verde e oro sopra i pantaloni aderenti, aveva dei modi e il portamento di un principe. Ma neppure quegli abiti potevano celare i muscoli scattanti e il passo agile dell'uomo totalmente sicuro di se.
William si diresse a uno stipe e ne trasse un involto di seta. Lo aprì e ne prese alcuni gioielli.
-Desidero che li indossiate-
Le agganciò la collana di smeraldi e brillanti e Buffy ebbe un ansito mentre si portava una mano alla gola.
-Milord, sono troppo belli per essere portati-
-Si. Sono degni di un re. Appartenevano a mia madre, e a sua madre prima di lei. E nei saloni dabbasso saranno molti a vedere per la prima volta queste gemme di cui hanno solo sentito parlare- si concesse una pausa, poi le mostrò gli orecchini di smeraldi -E questi completano la parure. Volete metterli?-
Buffy si affrettò a obbedire -Come stanno?- chiese poi con voce poco udibile.
-Sei...- le posò un dito sotto il mento facendole alzare il viso.
Forse era il riverbero del fuoco, o forse la passione della donna che li indossava, ma quelle pietre parvero assumere una vita loro. Su Buffy il vedere degli smeraldi pareva più intenso, e il fulgore dei brillanti era quasi accecante.
-Sei perfetta- concluse lui semplicemente.
Mosse la mano per sfiorarle la guancia vellutata, scrutandola: era orgogliosa e altera a dispetto del timore che le attanagliava il cuore. Sia vestita di cenci, sia abbigliata con le sete più fini e ingioiellata, era una creatura straordinaria. Come potevano, il re o i suoi cortigiani, anche solo pensare che quella donna stupefacente non gli avesse conquistato il cuore?
Imponendosi uno sforzo di volontà ritrasse la mano. Bastava una semplice carezza per fargli desiderare di più. E non poteva concederselo.
Lui solo sapeva la verità. Se voleva uscirne indenne, se voleva continuare a condurre l'esistenza a cui teneva tanto, i suoi sentimenti non dovevano restare coinvolti. E di conseguenza doveva serbare una buona distanza tra loro due.
Buffy fece un passo indietro e riprese il calice. Come mai un contatto così semplice e breve riusciva ad affrettarle i battiti del cuore? Si detestava per la sua debolezza.
Se William Darcy avesse capito il potere che aveva su di lei, ne avrebbe approfittato per dominarla. Abbassò gli occhi per nascondere la confusione e bevve un sorso di vino.
-Vogliamo andare, milady?-
-Si- depose il bicchiere.
-Avete domande da pormi prima che affrontiamo il re?-
Buffy dominò il panico che l'aveva riafferrata al pensiero di quanto l'attendeva. Se avesse commesso errori...
-No, milord. Nessuna domanda-
William le offrì il braccio -Allora raggiungiamo gli altri-
Insieme percorsero il corridoio e discesero con passo sicuro lo scalone ricurvo, diretti alla festa.
In un'altra parte del castello, due personaggi occupavano un divano posto di fronte alle braci morenti di un fuoco. Per evitare di farsi notare dai domestici avevano scelto un'ala poco frequentata dagli ospiti. Le voci erano ridotte a semplici bisbigli.
-La nostra pazienza sarà infine ricompensata. Questa riunione tra il re, il duca e il loro cugino sarà il degno completamente dei nostri piani-
-Sarebbe stato più facile se aveste semplicemente ucciso William Darcy-
-Come avete detto, non se n'è mai presentata l'occasione. Inoltre la situazione è a nostro favore. Con tutte queste persone presenti le nostre azioni passeranno inosservate-
-E come sperate di riuscirci?-
-Non l'ho ancora deciso. Ma ritegno che quella donna ci sarà utile. Già le mie spie stanno raccogliendo informazioni su di lei-
-E se è innocente quanto appare?-
Un'alzata di spalle e una breve pausa -Allora troveremo un altro sistema. Comunque il re deve morire. E William Darcy dovrà sembrare il suo assassino-
Le note della musica e il brusio di voci gaie giunsero loro molto prima che arrivassero al grande salone. Quando si fermarono sulla soglia, Buffy non credeva ai proprio occhi.
Le centinaia di candele inserite nei candelabri a muro e in quelli disposti sui tavoli inondavano il locale di una luce straordinaria.
I tavoli erano apparecchiati per almeno duecento persone. Argenteria e cristalli mandavano una miriade di baragli. Sul palco posto al centro della sala si stava esibendo, tra l'apprezzamento generale, un giocoliere.
E gli invitati!
Buffy si guardò attorno incantata. Gli abiti delle dame costituivano un arcobaleno di vividi colori, i gioielli brillavano come stelle nell'aria satura di profumi. I gentiluomini, in giacche dalle tinte altrettanto vivaci, con trine increspate attorno al collo, erano riuniti in piccoli gruppi a discutere di politica e ad occhieggiare alle dame più avvenenti.
I domestici si muovevano agili tra la folla reggendo vassoi di vino e birra.
William sentì la mano di Buffy contrarsi sul suo braccio -Pronta ad affrontare il tuo pubblico, mia cara?-
Lei gli rivolse un piccolo sorriso forzato -Si, milord-
-Non ti rammarichi di trovarti in questo gorgo?-
-E' così che ho imparato a nuotare-
-Vuoi spiegarti?-
-In una giornata invernale il mio patrigno mi ha gettata nel Tamigi dicendo che potevo scegliere: o raggiungere la riva opposta o lasciare mia madre a piangere la perdita della sua unica figlia. E poi se n'è andato senza neppure stare a guardare se ce la facevo-
William provò un violento odio per quell' individuo.
-E come si chiama questo furfante? Vorrei conoscerlo-
-No, milord. Non vi farebbe piacere conoscerlo. E neppure io voglio rivederlo-
-Buffy, sappi una cosa- la voce era satura di ira controllata -Non ti abbandonerò mai a nuotare da sola. Siamo insieme in questa avventura-
Il sorriso di lei si fece spontaneo -Allora sono pronta, milord-
Quando varcarono la soglia calò il silenzio improvviso. Ogni dama scrutava la splendida donna vestita di verde i cui smeraldi lanciavano fulgidi lampi. E tutti i gentiluomini la fissavano a loro volta, ma con scarso interesse per i gioielli. Era la sua assoluta bellezza a stregarli.
Uno di questi in particolare, non staccava gli occhi dalla giovane donna, detestando l'uomo che le stava al fianco. Quanto era stata agevole la vita di William Darcy: con una madre di sangue reale e un padre che possedeva vaste terra in Irlanda, aveva avuto tutte le fortune dalla sua. A differenza degli altri. C'era chi era costretto ad inchinarsi e strisciare dinanzi ad individui che non avevano alcuna delle qualità richieste dalla corona. Le sue dita si serrarono attorno al calice. Non sarebbe stato così per sempre. Quegli stessi spregevoli individui che davano per scontati il loro potere e le ricchezze, presto avrebbero assaggiato il fiele della sconfitta. E lui avrebbe mostrato loro come un uomo degno sapeva gestire potere e ricchezze.
La donna al suo fianco schiumava di invidia. Non aveva mai visto gli smeraldi dei Pratt, ma ne aveva sentito parlare. Lei come tutta la nobiltà di Londra. Ed erano ancor più splendidi di qualsiasi descrizione. I gioielli di famiglia di suo marito sembravano semplici gingilli al confronto. E lei aveva pagato a caro prezzo la sua attuale posizione: da tempo aveva capito che la sua giovinezza e la sua bellezza erano sprecate per un vecchio che non aveva mai avuto modo di soddisfarla.
Odiava la donna che si appoggiava al braccio di William Darcy. La disprezzava. Avrebbe trovato il modo di umiliarla. Un giorno, presto, quel grave peso che da tempo l'opprimeva si sarebbe dissolto e allora William si sarebbe pentito di non aver mai voluto gustare il nettare che lei gli aveva offerto. Ma sarebbe stato troppo tardi: i suoi favori sarebbero andati ad un altro. Ad una persona affascinante come Darcy e potente quanto il Re. Perché era a questo a cui ambiva: la giovinezza e la virilità di William, e il potere del trono d'Inghilterra.
Squilli di tromba annunciarono l'arrivo del sovrano e gli invitati si disposero rapidamente sui due lati del salone. Carlo entrò, splendido, in pantaloni di raso bianco e giacca candida intessuta d'oro. Su una spalla portava un mantello scarlatto con lo stemma reale. A distanza di due passi lo seguiva l'onnipresente segretario. Al suo passaggio tutti si inchinarono ma, quando giunse di fronte a William e Buffy, Carlo si fermò per portarsi alle labbra la mano di Buffy.
-Milady, il vostro splendore abbaglia il Re-
Buffy arrossì -Troppo buono, maestà-
-Ah. William- il re lo strinse in un abbraccio -La tua dama è deliziosa. Ti invidio, amico mio-
William sorrise, poi scorse il fratello del re, il duca di York, alle spalle di Caleb.
-Liam- i due si scambiarono una salda stretta d mano -Quando sei arrivato?-
-Al tramonto. Carlo ha detto che dovevo darmi una rinfrescata e partecipare a questo ricevimento- fece avanzare una donna bruna. -Desidero presentarti Cordelia Chase, attrice di teatro-
-Signora- William abbozzò un inchino -E io ti presento Elizabeth Summers-
L'espressione del duca di York si fece leggermente sorpresa, poi un sorriso scaltro comparve sulle sue labbra -Lady Elizabeth Summers? E come sei riuscito a tenere nascosto un simile splendore, William?-
-Si sono conosciuti prima che lui partisse per le colonie- intervenne il re -A quanto pare nostro cugino le ha mandato lunghe missive colme d'amore e solo adesso è tornato da lei-
-Dunque è vero amore?- chiese Liam.
-Hai bisogno di chiederlo?- replicò Carlo avvicinandosi per salutare gli altri ospiti, poi si volse a mezzo “William, tu e la tua dama avrete posto al tavolo principale. Così come Liam e la sua-
I due amici si scambiarono un'occhiata prima di seguire il sovrano verso il palco dove i commedianti attendevano con ansia. La tavola del re era su una pedana rialzata, così da essere ben visibile per tutti i presenti. Coloro che vi prendevano posto erano considerati gli ospiti d'onore.
Appena Carlo si sedette tutti gli altri lo imitarono e la cena cominciò a essere servita tra il cicaleccio di animate conversazioni frammiste e risa e alla note sommesse di un'arpa e di un liuto.
Buffy sedeva tra il re e William. Alla sinistra di Carlo c'era Cordelia, accanto a cui si trovava Liam.
-Che ne pensi?- sussurrò William mentre iniziavano a mangiare.
-Sono senza parole davanti a tutto questo fasto. Mi sembra incredibile trovarmi qui, con tutte queste splendide dame...-
-Tu sei una di loro- l'interruppe William -E posso aggiungere che sei più bella di qualsiasi altra donna presente-
-Non hai bisogno di adularmi. Nessuno ci ascolta-
Lui sollevò un bicchiere di birra e la fissò. Era davvero possibile che lei non si rendesse conto di essere incantevole? Credeva che i suoi comportamenti fossero solo a beneficio del re? Questo la rendeva ancora più affascinante: una insolita combinazione di bellezza, intelligente e umiltà. E sconsideratezza. Non doveva dimenticarlo.
-Domani ci sarà una battuta di caccia, Liam, tempo permettendo.
Liam rivolse al fratello un ampio sorriso.
-Allora prego il cielo che il sole sia favorevole. Mi piacerebbe molto prendere un cervo. O una ventina di fagiani-
-E magari entrambi- convenne il re -Lady Elizabeth ha acconsentito a partecipare. Vi unirete a noi, Cordelia?-
L'attrice scosse il capo in segno di diniego -La caccia non fa per me, sire. Riesco a malapena a tenermi in sella ad un cavallo-
-Capisco- annuì Carlo, poi guardò William mormorando - L'amata di mio fratello è così insignificante che secondo me gli è stata imposta per penitenza- posò una mano su quella di Buffy e aggiunse a voce più alta -Guardate, mia cara-
Stavano avvicinandosi due domestici che reggevano a fatica un enorme vassoio su cui faceva bella mostra un maiale arrosto. Lo presentarono al re per averne l'approvazione e, poi cominciarono a tagliarlo. Le prime fette furono servite al tavolo del sovrano.
Buffy intrecciò le dita in grembo. Il re l'aveva toccata, le aveva preso la mano. Per qualche motivo incomprensibile aveva voglia di piangere.
Per gli abitanti del quartiere poveri di Londra, i personaggi della famiglia reale erano quasi degli dei. D'un tratto le parve inverosimile trovarsi proprio li accanto al sovrano, alla sua tavola, a discorrere con lui.
-Che c'è?- chiese William con tenerezza -Non ti senti bene?-
Lei fece un respiro profondo e raddrizzò la schiena -Sto benissimo, grazie-
Lui notò che le guance, sbiancate all'improvviso pallore, tornarono rosee. Quale che fosse stato il suo turbamento, l'aveva dominato.
Si, rifletté, era proprio una donna di carattere.
Dopo la sontuosa cena, il tavolo principale venne rimosso dalla pedana e sostituito da un trono. Comparve un gruppo di menestrelli e ben presto tutti gli ospiti si unirono al loro canto. Vino e birra scorrevano a fiumi.
-Si dia inizio alle danze- ordinò il re, a un certo punto, e altri tavoli vennero portati via per fare spazio.
I musici cominciarono a suonare motivi vivaci mentre le dame e i gentiluomini, disposti su due file si inchinavano ad eseguivano con grazia le figure del ballo.
-Milady?- William le offrì il braccio. Buffy l'accettò con il sorriso e poco dopo danzava tra le sue braccia.
-Jenny è stata un'ottima insegnante...- le bisbigliò contro la tempia.
-Temo di essere stata un'allieva maldestra-
-Tu? Maldestra?- le fece fare una garbata giravolta e l'attirò di nuovo a sé -Lo direi impossibile-
Buffy si augurava che le gambe non le cedessero. Desiderava solo seguire dolcemente il ritmo della musica, tra le braccia di William. Chiuse brevemente gli occhi assaporando quel momento.
- L'hai avuta con te abbastanza- dichiarò la voce del re, vicino al loro -Vai a cercare un'altra dama, cucino. Questa la reclamo io-
Carlo le cinse la vita e la portò via con sé. William si mise in disparte accettando un calice di vino da un domestico che passava con un vassoio.
-Sono invidioso- dichiarò Carlo.
-Invidioso, maestà?-
-Si. Voi e il vostro innamorato sembrate totalmente presi l'uno dall'altro-
-E non è forse così che dev'essere per gli...innamorati?-
-Si, certo- lui sorrise -Ma forse, quando vi sarete stancata di mio cugino, acconsentirete a portare un raggio di luce nella mia grigia vita-
Buffy ebbe una risatina -Voi potete avere tutte le donne del regno, maestà-
-E' vero-
-E allora perchè posare l'occhio su una persona banale come me?-
Lui eseguì una perfetta giravolta poi le posò le mani sulle spalle fissandola per un lungo momento
-Per gli dei...- mormorò, come tra sé -Credo che questa volta mio cugino abbia trovato la donna giusta-
-Giusta, sire?-
-Lui è sempre stato troppo modesto. Inconsapevole del suo fascino e dalla sua forza. E non mi riferisco al vigore fisico, ma a quella forza interiore che ispira negli altri un'istintiva fiducia. E ritengo, milady, che abbia incontrato la donna che gli sta al pari-
Entrambi alzarono lo sguardo quando Liam si fermò accanto a loro -Tu sei il re- disse questi al fratello -ma io pretendo questa dama-
-E con chi danzerò io?-
-Cordelia è un'ottima ballerina-
-Ah, già. La tua attrice- rivolto un ultimo sorriso a Buffy, Carlo si allontanò.
-E adesso raccontatemi ogni cosa- prese a dire Liam mentre si muovevano a tempo di musica -Quanto vi paga? Dove vi ha trovata? E, cosa che più mi sta a cuore, sarete disposta a sostenere la medesima parte per me quando lui farà ritorno alle colonie?-
-Prego, milord?-
-Questa commedia che recita con mio cugino...so perfettamente di che si tratta. Sono stata io ad avvertirlo dei progetti che mio fratello aveva in serbo per lei-
Le guance di Buffy si fecero in fiamme -Non so di che stiate parlando. Se ora volete scusarmi...-
Si allontanò facendosi strada tra la folla, oppressa dall'umiliazione. Riley sapeva. Ora anche il duca di York. Quanti altri erano al corrente del fatto che era stata ingaggiata per calarsi nel ruolo dell'amante di William Darcy.
-Non potete andarvene senza prima aver danzato con me- dichiarò una voce profonda.
Prima che potesse ritrarsi si sentì cingere da due solide braccia.
Si trovò a guardare il volto di Lindsey McDonald. Le labbra di lui erano incurvate in un sorriso che non si trasmetteva agli occhi -Vedo che siete molto richiesta, milady. Adesso che stiamo ballando ne comprendendo il motivo. Siete aggraziata quanto bella-
-Vi ringrazio, milord- cercò inutilmente una via di fuga: era in trappola. Prigioniera tra le braccia di Lindsey come lo era stata in casa di William. Ma da anni ormai Buffy aveva imparato ad affrontare le situazioni più difficili. Sbatté le palpebre con aria di perfetta innocenza -L'incantevole lady Stivens è la vostra...amante?-
-Solo una delle molte- il tono era annoiato e vanesio -Come mai una dama così squisita quanto voi spreca le sue grazie con un capitano di mare? Non vi rendete conto che William Darcy preferisce la vita d'avventura anche alla donna più affascinante-
-Forse è proprio questo il suo fascino- si tranquillizzò vedendo l'espressione di lui irrigidirsi. Aveva colto un punto debole. Adesso gli avrebbe inferto un altro colpo -Allora ci somigliamo: la stessa cosa vale per me-
L' attirò ancor di più a sé accarezzandole la schiena e solo a fatica Buffy seppe nascondere il disgusto.
-Forse voi scambiate un rifiuto per un sfida- ribatté lei seccamente.
Il sorriso scomparve. Lindsey McDonald abbassò il viso verso di lei -Non è ancora nata la donna in grado di resistermi se ho deciso di averla. Perciò state in guardia, milady -
Era un'aperta minaccia e lei fu percorsa da un brivido. Invano cercò di liberarsi: lui la tratteneva con forza e cercò di posare le labbra sulle sue, ma Buffy voltò la faccia e lui poté soltanto sfiorarle la guancia. Avvertiva in quell'uomo una violenza brutale e spietata, come quella di Adam. Una furibonda e incontrollabile volontà di imporsi. Guai a chi osasse sfidarlo.
-Eccoti qui- intervenne una voce -Credo che mi spetti un'altra danza-
-La signora si è rivelata quanto mai affascinante e agguerrita- osservò Lindsey con un sorriso forzato.
Con enorme sollievo Buffy si lasciò condurre via da William, ma quando la musica cessò vide che lui la osservava accigliato.
-Sembravate in grande intimità- disse lui – Di che mai parlavi con Lindsey McDonald?-
-A quanto sembra, quel perfetto imbecille è convinto che qualsiasi donna che si interessa a te sarebbe ben felice di abbandonarsi tra le sue braccia, e soprattutto tra le sue lenzuola- la collera le alterava la voce.
William notò il suo pallore e annuì brevemente -Vieni- prese da un vassoio due calici e la condusse in una nicchia appartata.
Lei tremava ancora e dovette respirare a fondo, più volte, cercando di calmarsi.
-Non possiamo lasciare la festa prima del re, ma è accettabile che due innamorati desiderano stare un po' da soli-
-Due innamorati- ripeté Buffy a denti stretti.
-Sapevi le difficoltà a cui andavi incontro- osservò William sperando di placare entrambi. Era stato sommerso da un'ondata di rabbia quando l'aveva vista tra le braccia di Lindsey, e adesso era sconcertato dall'atteggiamento di Buffy.
-No, proprio, no. Né ho avuto una possibilità di scelta. Se ben ricordi è stata pura imposizione. E mi è stata promessa una ricompensa che ancora non ho visto-
-Sono un uomo di parola- rispose William prendendo un sorso di vino. Si accorse che aveva un sapore amaro. Dannata donna. Riusciva a rovinare una magnifica serata e a farlo ardere di gelosia semplicemente ballando con altri cavalieri.
Gelosia.
Rifletté sul significato di tale parola. Era questo il motivo per cui aveva avuto una reazione così intensa vedendola tra le braccia di Lindsey McDonald?
Gelosia?
Ne aveva provato un primo guizzo quando Carlo gliel'aveva portata via. E la sensazione si era fatta più intensa vedendola ridere e conversare con Liam, duca di York. Ma quando era intervenuto Lindsey quel sentimento si era acceso al punto che non aveva più potere di ignorarlo. Gettato alle ortiche l'orgoglio, aveva attraversato la sala come una furia per riprendersi ciò che gli apparteneva.
Si voltò a guardare le coppie impegnate nella danza. Mai aveva desiderato che una donna gli appartenesse. Per quale ragione adesso gli si presentava una simile idea? E riferita a una donna che era solo una volgare ladruncola?
Le lanciò un'occhiata. Non c'era nulla di volgare in lei. Era sicuramente la donna più bella di quella sala, e forse di tutto il regno. E non era sua. Non apparteneva a nessuno. Per ora...
-Il Re sta per allontanarsi...- mormorò notando Caleb che bisbigliava qualcosa all'orecchio di Sua Maestà. Carlo lasciò il salone.
-Vuoi che ci ritiriamo nelle nostre stanze?-
-Si- Buffy depose il bicchiere e si alzò. Era ancora pallida e turbata.
Mentre risalivano lo scalone scambiarono sorrisi formali con gli altri ospiti che a loro volta stavano raggiungendo le loro stanze. Passarono direttamente nella camera da letto, dove nel caminetto ardeva un fuoco accogliente.
-Perdona la mia irritazione, Buffy- mormorò William accostandosi per aiutarla, vedendo che aveva qualche difficoltà ad aprire il fermaglio della collana di smeraldi -Non dovevo abbandonarti tra gli artigli di una belva come Lindsey McDonald-
-Sono sopravvissuta- Buffy distolse lo sguardo -Ho già avuto a che fare con tipi come lui-
Il modo in cui Buffy pronunciò quelle parole gli diede una stretta al cuore.
-Ma tu hai il diritto di aspettarti qualcosa di più da me- le teneva ancora una mano sul collo e l'accarezzava cercando di darle conforto -Non ho proprio pensato, quando ti ho chiesto di stare al gioco, che la tua reputazione potesse soffrirne-
-La mia reputazione?- lei alzò il volto -Io sono solo una ladra. Essere considerata l'amante di un nobile gentiluomo ben difficilmente può infrangere il mio nome-
-Ma adesso ci sono uomini che ti ritengono una donna facile-
-Non me ne importa nulla di quello che gli altri possono pensare di me-
-A me si. Non voglio che credano di poterti trattare in modo irrispettoso-
L'attirò a sé abbassando il capo fino a che le loro bocche s'incontrarono.
Le labbra di William erano calde, dolci, suadenti. Come le sue dita, poco prima, la confortavano. Era tanto tempo che qualcuno non si curava di lenire i suoi dolori, le sue paure, le angosce della vita. Senza imporsi, con un semplice, morbido contatto la svuotarono di ogni volontà. Ogni traccia di collera svanì come neve al sole lasciandola desiderosa di nuova baci.
L'impulso che l'aveva indotto a baciarla mutò forma e senso quando le loro bocche si sfiorarono. Si era aspettato fuoco e passione, e li trovò, ma avvertì anche una quiete trepidazione passiva che lo colse di sorpresa. Era come se lei non fosse mai stata tra le braccia di un uomo.
Ma era una vagabonda, era ragionevole supporre che avesse già avuto esperienza di tutto ciò che avveniva tra un uomo e una donna. O forse no?
Per qualche strano motivo lui aveva la sensazione di essere il primo. Il primo a toccarla. Il primo a baciarla. E come tale sentiva di doverla trattare con cautela e gentilezza.
Gentilezza. Buffy non l'aveva mai trovata in un uomo. Non si era mai aspettata tenerezza. A quel punto la sentì e vi si abbandonò totalmente. William percepì quel mutamento: era come un fiore che si apriva per lui. Aveva conosciuto il desiderio e la passione, ma qualcosa in quella donna trasformò i suoi sentimenti. Ora desiderava offrire più che prendere, confortare più che eccitare. D'un tratto, pur senza sapere bene il motivo, sentì che doveva trattenersi.
Rialzò il capo e lesse nei suoi occhi uno smarrimento, una pena che gli diedero una stretta al cuore.
-Se Lindsey McDonald si azzarda anche solo a toccarti, devi dirmelo. Siamo intesi?-
Come mai quel bacio aveva cambiato qualcosa tra loro? Perché adesso William si preoccupava di ciò che altri potevano farle o dirle?
-Ma c'è anche un'altra cosa ancor più importante. Come mai tuo cugino, il duca di York, sa di noi?-
William aggrottò la fronte -Cosa sa? Che ha detto?-
-Mi ha chiesto di raccontargli tutto. Come ci siamo conosciuti e dove. E quanto mi paghi per sostenere questo ruolo. E inoltre- aggiunse in un bisbiglio furioso -se sarei stata disposta a recitare la medesima parte per lui una volta che tu avessi ripreso il mare uscendo dalla mia vita-
Lui fu quasi accecato dalla rabbia. L'idea che lei diventasse l'amante di un altro gli era intollerabile. Imprecò con violenza trattenuta a stento -Quell'idiota- ringhiò poi -Rovinerà tutto-
Buffy restò sgomenta. Dunque quel momento di tenerezza era stata un'altra finzione. Neppure i baci rubati nell'intimità della loro stanza avevano un significato. A lui interessava solo che il re credesse alla commedia così da lasciargli la sua preziosa libertà.
Si strappò dalla sue braccia -Esci- sbottò -Desidero un minimo di intimità mentre mi preparo per la notte-
William si inalberò. Come si azzardava a dargli ordini? Non aveva alcuna voglia di restare li a far da spettatore mentre si spogliava, di mettere a dura prova il suo controllo quella sera.
-Senz'altro. Puoi avere tutta l'intimità che vuoi. Anch'io ho bisogno di starmene un po' da solo-
Cos'aveva consigliato Rupert per placare la collera? Una passeggiata in giardino. Bene, avrebbe provato. Senza aggiungere parola si voltò e uscì sbattendo la porta dietro di sé.
Per un lungo momento Buffy rimase a guardare l'uscio chiuso poi, lentamente, con gesti deliberati, cominciò a svestirsi.
Gli uomini. Quando avrebbero imparato a conoscere a fondo la loro natura subdola?
Non aveva ancora visto un soldo del compenso promessole da William. Quindi avrebbe fatto in modo che certi gioielli finissero nella sue tasche.
Tanto per sicurezza.
Il giorno sorse chiaro e limpido. Un sole dorato dissipava le brume e una lieve brezza portava con sé.
Buffy era sul balcone, avvolta in uno scialle. Nelle primissime ore del mattino aveva sentito William rientrare: si era spogliato rapidamente per poi infilarsi a letto. Lei aveva fatto finta di dormire, ma la tormentava il pensiero che lui fosse tornato al piano di sotto dove si stava svolgendo la festa.
-Buongiorno-
Trasalì alla voce di William, alle sue spalle. Non l'aveva sentito alzarsi.
-Buongiorno...- rispose sommessamente, voltandosi.
Faceva uno strano effetto vederlo scalzo, a torso nudo, con i capelli arruffati e le guance ispide.
-E la giornata adatta per una partita di caccia?-
William arrivò al suo fianco e scrutò l'orizzonte, ma era intensamente consapevole della vicinanza di lei, inondata dal sole, con indosso la leggere vesta da notte che lasciava intravedere le forme del suo bel corpo snello ben poco celate dallo scialle buttato sulle spalle.
-Si, ma sembra perfetta- Buffy gli lanciò una occhiata incerta - Sai, ho pensato...forse sono stata poco saggia offrendomi di partecipare alla battuta. Sono abile con l'arco e col coltello, ma non conosco l'etichetta da osservare in simili occasioni. Sarà meglio che resti qui-
-No- le posò una mano sul braccio e subito la ritrasse. Aveva imparato la lezione. Doveva evitare qualsiasi contatto - Anch'io ho avuto il tempo di riflettere- Rupert aveva avuto ragione. Una passeggiata nei giardini gli aveva dato modo di chiarirsi le idee -Una battuta di caccia con il re è un evento spettacolare e non devi perdertela. Inoltre rinsalderà il tuo rapporto con Carlo. Mio cugino ammira le donne di carattere-
Già, era stato troppo sperare che William pensasse premurosamente a lei. L'unica cosa che gli stava a cuore era la sua libertà. E lei, partecipando alla caccia e conquistandosi la benevolenza del re, avrebbe favorito ulteriormente il suo gioco. Ma era anche vero che l'ida di mettere alla prova le sue abilità l'entusiasmava.
-Dirò a Jenny di prepararmi l'abito da amazzone-
Buffy si allontanò per tirare il cordone del campanello e quando si voltò William stava già facendo le sue abluzioni. Osservò affascinata il gioco dei muscoli delle braccia, domandandosi cos'avrebbe provato conoscendone la piena forza. Aveva sempre avuto la sensazione che lui si controllasse quando la toccava. Come sarebbe stato se avesse dato libero corso alla passione?
-Mi avete chiamata, milady?-
La comparsa della governante costrinse Buffy ad abbandonare quei pensieri.
-Si, Jenny. Avrò bisogno del mio abito da amazzone-
-Certo, milady-
Rimasti soli, Buffy lanciò un'occhiata a William che aveva indossato una casacca, un paio di pantaloni aderenti, stivali alti e mantello.
-Ti aspetto nel salotto- annunciò lui in tono asciutto. Desiderava mettere quanta più distanza possibile tra sé e quella donna che gli provocava sentimenti così confusi e contraddittori -Consumeremo la colazione con il re e il duca di York prima di recarci alle scuderie-
Buffy annuì e lui uscì mentre comparivano altre domestiche con le brocche d'acqua e indumenti. Lei era impaziente di vestirsi: la prospettiva della battuta di caccia l'eccitava.
-Ecco i nostri innamorati- esclamò a gran voce Carlo, quando Buffy e William entrarono nella sala.
-Venite a sedervi presso il vostro Re-
Decine di teste si voltarono a guardarli mentre i due raggiungevano il tavolo del sovrano.
-E' una splendida giornata per andare a caccia, maestà- osservò William mentre offriva la sedia a Buffy.
-Naturale, l'aveva ordinata- replicò Carlo con un sogghigno.
Tutti risero alla piccola battuta.
Mentre si accomodava accanto al re. Buffy alzò lo sguardo e notò la smorfia sdegnosa sul volto di Drusilla.
-Abito da amazzone? Davvero intendete unirvi alla battuta?- chiese questa.
Il re osservò la giovane donna che indossava una veste di velluto color ruggine sotto un mantello dello stesso tessuto e foderato di ermellino. Con i folti capelli biondi che le ricadevano sulle spalle offriva una immagine stupefacente
-Saremo esattamente lieti delle vostra amabile compagnia, signora-
-E magari sapete anche tirar d'arco- commentò Lindsey McDonald con una risata -Sono certo che i battitori del re sapranno indurre la preda a stare ferma in attesa della vostra freccia-
-Non chiedo un trattamento speciale- ribatté irritata -Ma posso fare una piccola scommessa, milord-
-Una scommessa?- Lindsey si protese a guardarla con interesse.
-Attenta...- mormorò William.
Lei, nella collera, ignorò l'ammonimento -Si. Abbatterò più selvaggina di voi-
-Volete scherzare- gli occhi di Lindsey si posarono su William e, notandone l'espressione accigliata, ebbero un lampo d'avidità -E quanto sareste disposta a puntare, milady?-
Buffy rifletté in fretta. Non disponeva di denaro né di oggetti preziosi. Come al solito si era lasciata trascinare dal suo carattere impetuoso e adesso aveva suscitato anche l'ira di William.
Sentì la mano di William sopra la sua e, abbassando lo sguardo, sorpresa, vide che le disponeva sul palmo una manciata di monete d'oro.
La gola le si inaridì. Era una somma sufficiente a sfamare una famiglia per un anno. Come poteva arrischiarla in una sciocca scommessa proposta per salvare il suo orgoglio? Si vergognò di se stessa.
-Sono in attesa, milady- il tono di Lindsey era secco -Quanto volete puntare?-
Lei contò le monete -Cinque sovrane d'oro- rispose, disgustata di sé.
-Appena cinque sovrane? Perchè non decidere una posta più interessante?- la provocò Lindsey -Diciamo cinquanta sovrane?-
-Io accetto- disse subito il re.
-Io pure- intervenne Liam.
-D'accordo, allora- Lindsey passò lo sguardo sui convitati con un sorriso compiaciuto -Centocinquanta sovrane d'oro che lady Elizabeth abbatterà più selvaggina di me- sbottò in una grande risata -volete versarmele subito o preferite farmi aspettare fino alla conclusione della caccia?-
-Dire che puoi aspettare, Lindsey - replicò allegramente Carlo -Vederti sfidare da qualcuno vale almeno cento volte questa scommessa- si rivolse a Buffy spiegando: - Lindsey McDonald è considerato uno dei più valenti cacciatori del regno, milady. Nessuno ha mai osato sfidarlo prima d'oggi-
Buffy deglutì a fatica. Cosa mai l'aveva indotta a lanciarsi in una simile bravata? Accidenti al suo carattere focoso. Adesso non le restava che accettare con grazia la sconfitta.
Buffy non aveva idea che una giornata di caccia con il re potesse essere un avvenimento così complesso. Mentre il sovrano e i suoi cortigiani si recavano alle scuderie per scegliere le cavalcature, una schiera di carri e domestici avanzò nella foresta per individuare la radura dove allestire convenientemente il pranzo di mezzogiorno.
Avvicinandosi alle scuderie, Buffy avvertì il profumo di terra, letame e cuoio ben ingrassato. Nella sua infanzia c'era stato un capanno con un vivace puledro. Lei aveva il compito di dar da mangiare all'animale e tenere pulita la stalla. Molte volte aveva cavalcato a pelo nella campagne, sentendosi una sola cosa con il cavallino e provando un incredibile senso di libertà, ma ben presto la cosa era finita. Quando Adam era entrato nella vita di sua madre, il puledro era stato venduto e il ricavato era finito nelle tasche dei tavernieri.
-Mi sembri pensierosa- osservò William prendendole il braccio.
-Hai ragione. Scusami- lui non le aveva detto una parola di rimprovero circa quella stupida scommessa con Lindsey McDonald e Buffy gliene era grata.
-Spero che fossero pensieri lieti-
Lei si costrinse a distaccarsi dai ricordi -Le scuderie del re sono davvero enormi-
-Si. Come hai visto, tutto ciò che riguarda o appartiene al re ha dimensioni eccezionali-
Il responsabile delle scuderie condusse avanti un magnifico stallone bianco. Carlo lo esaminò attentamente e fu chiaro che ammirava i purosangue con la medesima passione che nutriva per le belle donne.
-Prefetto. I miei complimenti, Roberts-
Lo scudiero arrossì di piacere mentre aiutava il sovrano a montare in sella. I garzoni presentarono altri cavalli agli ospiti. William scelse una focosa giumenta roana.
-Fornite alla signora una cavalcatura docile!- gridò Lindsey McDonald, già in groppa a un impetuoso destriero morello -Non vogliamo certo che finisca nella fanghiglia ancora prima che la caccia abbia inizio-
-Abbiamo una giumenta mansueta- disse il capo degli scudieri.
- No. Vorrei scegliere io stessa- scartati i pochi cavalli che ancora non erano stati richiesti, Buffy avanzò tra le file di stalli esaminando gli animali che, per qualche ragione, non erano stati sellati.
-Voglio questa...- mormorò tra sé fermandosi a osservare una cavalla che la fissava con sguardo deciso.
Aprì la porticina, entrò e si fermò di botto scorgendo il ragazzino che stava rialzandosi dalla paglia, come un fantasma del passato. Lui si stiracchiò sbadigliando, poi la guardò a bocca aperta.
- Connor!- esclamò Buffy -Santo cielo, sei davvero tu, Connor?!-
Stanco di aspettartela nel cortile tra il palazzo e le scuderie, William smontò e consegnò le redini a un garzone prima di andare alla ricerca di Buffy. Quando i suoi occhi si furono abituati alla scarsa luce, procedette tra gli stalli fino a che sentì la sua voce. Avvicinandosi si rese conto che non era sola. Incuriosito, si ritrasse nell'ombra.
-Come mai ti trovi qui?-
-Sono con gli uomini del duca di York- la voce era poco più di un bisbiglio.
-Ma cos'è accaduto? Oh, devi raccontarmi tutto. Temevo...ho pensato le cose più terribili, Connor-
William rialzò bruscamente il capo. Connor? Il tanghero al cui pensiero gli occhi di Buffy si facevano lucidi e la sua voce tremava? Avanzò senza far rumore.
-La notte che si siamo separati ho fatto come tu mi hai ordinato- spiegò Connor -Entrato nella taverna, è stato facile venire a sapere che un ricco gentiluomo stava godendosi i favori di una servetta. Avevo in mente di intrufolarmi di soppiatto nella stanza e alleggerirlo del suo oro mentre lui era...distratto. Come facevo a sapere che sarebbe stato così lesto di riflessi e abile con la spada?-
-Vuoi dire che ti ha catturato? Mi stupisce che non ti abbia ucciso-
-Era pronto a farlo- ci fu il lampo di un sorriso -Ma ho fatto un patto con lui-
-Un patto? Con il duca di York?-
Connor ebbe una mezza risata -Al momento non sapevo di avere a che fare con un membro della famiglia reale. Pensavo fosse semplicemente uno stupido riccone-
-E in che modo vi siete accordati?- insistette Buffy.
Connor distolse lo sguardo poi, raccolto il coraggio, spiegò -Gli ho detto che, visto che sapeva apprezzare le belle donne, gli avrei fatto conoscere mia sorella, la più giovane e seducente donna di tutta l'Inghilterra.-
- Connor, non sapevo avessi una sorella- mormorò Buffy.
Il ragazzo sogghignò di fronte alla sua ingenuità -E non ce l'ho, infatti-
-E allora...?-
-Cercavo solo di guadagnare tempo fino a che mi si fosse presentata l'occasione di filarmela. Ma il duca è un tipo estremamente generoso- Il ragazzo abbassò lo sguardo sul proprio abbigliamento: casacca, pantaloni e stivali nuovi di zecca. Ed erano tutti doni del ricco benefattore.
-Ma come ti è venuto in mente di raccontargli che avevi una sorella seducente?-
Connor arrossì -Mi è venuto così. Pensavo a te. E tu sei davvero la più bella donna dell'Inghilterra.-
-Oh, Connor!- Buffy ebbe una risata e abbracciò il ragazzo baciandolo sulla guancia.
William era furibondo. Non poteva vedere i due, ma aveva sentito abbastanza da capire che quel Connor era un furfante che sapeva incantare una fanciulla innocente. Sarebbe stato un vero piacere rivelare le sue frottole a Liam. E ancora più vedere fustigare quel Connor per la sua impudenza.
Con gli occhi lampeggianti di collera, William irruppe nella stalla. Lì, poté scorgere solo Buffy, di spalle, leggermente chinata. Ma al rumore dei suoi passi lei si raddrizzò girandosi di scatto con aria colpevole mentre cercava di nascondere la persona dietro di lei.
-Troppo tardi per continuare la finzione- William l'afferrò rudemente per un braccio -Ho udito ogni cosa, quindi non tentate di negare. So che questo giovanotto ti sta molto a cuore. E la sua sfrontatezza gli verrà fatta penare a furia di frustata-
La scostò con un gesto brusco e poi restò a bocca aperta scorgendo il ragazzino, sui nove o dieci anni, che le arrivava appena alla spalla.
-Questo sarebbe Connor?-
-Si- Buffy passò un braccio protettivo attorno alle esile spalle del ragazzo -E prima di toccare lui dovrai frustare me-
William cercò di ricomporsi. La furia che l'aveva colto fino a un attimo prima di colpo si era dissoluta. Non si era mai sentito così sciocco.
-Non farti prendere da una crisi di nervi...- borbottò, irritatissimo con se stesso.
-Crisi di nervi?- Buffy era a sua volta furente - Piombi qui, minacci di prenderlo a nerbate e poi mi accusi di avere una crisi di nervi?-
-Non sapevo che fosse appena una bambino. Credevo...- William si interruppe di botto. Di certo non avrebbe dato spiegazioni a quella ragazza.
-Che credevi?-
-La cosa non ti riguarda-
A quelle parole lei capì e accostò il volto a quello di lui -Credevi che fosse il mio amante?-
Sconcertato di fronte all'animosità tra i due, Connor passò lo sguardo dall'uno all'altro -Chi è questo cialtrone?-
-Cialtrone? Ma io...-
Buffy posò una mano sulle labbra di William -Se non la smetti di strepitare come un pazzo, fra qualche istante avremo addosso il re e tutta la sua compagnia- poi si rivolse a Connor -Questo è William Darcy, lord Pratt. Cugino del re e del Duca di York-
-Uno schifoso cugino di quello schifo di re?-
Buffy ignorò l'osservazione e riprese -Sono venuta qui con lord Pratt per farmi passare per la sua amante-
-Farti passare...? Buffy, ma hai...?-
-Qui ad Hampton Court la signora non si chiama così- intervenne rabbioso William -E lady Elizabeth Summers- sentì dei passi e aggiunse in fretta -La signora ti spiegherà tutto quanto più tardi. Per il momento è opportuno che fingiate di non conoscervi-
Connor diede un'occhiata a Buffy per averne le conferma.
Lei annuì -Non potremmo spiegare come mai ci conosciamo, Connor. Più tardi ti metterò al corrente di ogni cosa-
-Eccovi qui- disse il re. Alle sue spalle c'era Liam -E' questa la cavalcatura che avete scelto, milady?-
-Si- rispose lei in fretta.
Carlo diede un'occhiata al ragazzino, ma Liam intervenne subito -Eccoti qui, Connor. Hai dormito bene?-
-Si, milord-
-A quanto pare hai già fatto la conoscenza di lord Pratt e di lady Summers. Sella la giumenta per la signora, Connor- Liam si rivolse al fratello -L'ho incontrato a Londra e si intende abbastanza di cavalli. Ho pensato che nessuno avrebbe avuto qualcosa in contrario se l'avessi lasciato dormire qui-
Carlo alzò le spalle -Come vuoi, Liam.-
Mentre i due parlavano, William osservava il ragazzino che assicurava la sella con fare esperto. In questo, almeno, non aveva mentito. Ma la sua mente già lavorava febbrilmente. Il piccolo poteva costituire un serio problema. Bastava una parola sbagliata e tutto il progetto costruito con tanta fatica sarebbe franato miseramente.
Diede una sbirciata a Buffy e vide che si torceva nervosamente le mani. Lo stesso pensiero doveva essere venuto pure a lei.
-Conduci fuori questo animale, ragazzo- ordinò il Re -E aiuta la signora a salire in sella. Sono ansioso di iniziare la caccia-
William uscì a sua volta dalle scuderie e montò a cavallo osservando il ragazzino che bisbigliava rapidamente qualcosa a Buffy. La giornata, rifletté aggrottando la fronte, stava andando di male in peggio. Prima Buffy si era impegnata in una scommessa che non aveva la minima possibilità di vincere. Adesso si era messa nelle mani di un furfantello dei bassifondi.
Il re e il suo seguito cavalcavano in lunga schiera attraverso i prati. Più avanti, il capo-caccia e i battitori percuotevano i cespugli coi bastoni per far alzare le prede. Connor era tra gli uomini a piedi e correva tra l'erba alta voltandosi di tanto in tanto a guardare il sovrano, splendido sul suo cavallo candido. In questo era come Buffy, non riusciva a capacitarsi di essere davvero nei pressi del re. Tutto quanto gli pareva inverosimile.
Da quando si era unito agli uomini di Liam la sua vita era mutata in modo radicale. Assegnato ai cavalli, aveva potuto dormire nelle scuderie tra gli odori agresti del fieno e della paglia. Per un ragazzino proveniente dalle aspre strade della periferia di Londra, quell'ambiente rurale era come un balsamo. Lì c'era tutto il cibo che voleva. Il duca l'aveva rivestito da capo a piedi facendogli anche avere, cosa straordinaria, un mantello con il quale poteva coprirsi per dormire e abbastanza caldo da proteggerlo anche dal vento più pungente.
Sentì un battito di ali, mentre alcune quaglie prendevano il volo. Connor si fermò a guardarle incantalo.
William, che cavalcava al fianco di Buffy, le toccò un braccio -La prima preda dev'essere del re- l'avvertì.
Guardarono Carlo che incoccava la freccia e prendeva accuratamente la mira. Il dardo sibilò nell'aria e trafisse la quaglia. Si levarono grida esultanti mentre l'uccello cadeva al suolo.
-Bel colpo, maestà!- esclamò William.
-Si, non ho ancora perso il mio tocco- replicò il sovrano, ridendo.
Connor, con l'esuberanza di un cucciolo, corse a raccogliere il trofeo e glielo presentò.
-Grazie. Il tuo nome?-
- Connor, maestà-
-Ah, Connor. Non lo dimenticherò. Porta questa quaglia al capo-caccia, Connor.-
-Si, maestà- Il re lo aveva chiamato per nome. Filò via senza quasi avvertire il terreno sotto i piedi.
Altri uccelli si alzarono in volo e diverse frecce centrarono il bersaglio. Una di queste, notò Buffy, era di Lindsey McDonald. La banda dorata che contrassegnava i suoi strali scintillava nel sole.
-Ragazzo- ordinò Lindsey in tono arrogante, rivolto a Connor -vai a raccogliere la mia prede, e alla svelta-
Quando il ragazzino tornò, Lindsey sollevò il suo trofeo.
-Badate, milady!- gridò - Quest'oggi intendo abbattere più capi di tutti i componenti di questa partita-
-Ho inteso- rispose Buffy.
Così dicendo estrasse il coltello dalla cintura e lo lanciò. Una quaglia cadde al suolo e Connor lanciò un'esclamazione esultante mentre si precipitava a prenderla.
Gli altri rimasero storditi dalla sua abilità. Nessuno aveva mai visto lanciare un coltello da una donna con tanta precisione. Lindsey rimase a bocca aperta. Dove diavolo poteva aver acquistato tanta maestria?
Mentre Connor si chinava a recuperare l'uccello, Lindsey spinse il suo cavallo dandogli un violento urtone.
-Ecco cosa capita a chi si azzarda ad applaudire i miei rivali- ringhiò allontanandosi.
Di fronte a quella scena Buffy si senti fermare il cuore. Pallida come un cencio, spronò la giumenta. Vedendo la sua reazione, William la precedette e sollevò il ragazzino.
-Sei ferito, piccolo?- domandò ansioso.
-No... no, milord- aveva un labbro sanguinante ed era tutto infangato, ma per il resto sembrava illeso.
Un attimo dopo Buffy fu accanto a loro e serrò tra le braccia Connor, stringendolo forte a sé.
-Tutto bene?-
-Si- Connor aveva voglia di piangere, ma aveva imparato già da tempo che un uomo non doveva mostrare segni di debolezza se voleva sopravvivere -Mettimi giù...- mormorò imbarazzato -Voglio continuare-
-Per poco non ti ha ucciso-
-Già. E troverò il modo di ringraziare quel cane- borbottò Connor restituendole il coltello prima di allontanarsi.
Buffy si lasciò sfuggire un lungo respiro -Per un momento ho creduto...-
-Si- gli occhi di William erano foschi di collera - Anch'io ho temuto che il cavallo di Lindsey lo calpestasse-
-Ho già conosciuto individui del genere- sul viso di Buffy si dipinse un'espressione lontana -Sarà meglio andare-
Gli altri, ignari dell'accaduto, erano già avanti. Mentre li raggiungevano al galoppo, Buffy si ripromise di vincere la scommessa. Lindsey McDonald non meritava l'oro del re.
Quando un secondo stormo di uccelli si alzò in volo, anche William e Buffy presero la mira e colpirono. Il capocaccia fece raccogliere la selvaggina che fu buttata in un sacco dopo averne estratte le frecce; queste erano conservate in una speciale faretra e, poiché ogni cacciatore usava dardi segnati per poterli riconoscerli, era facile tenere il conto dai capi che ciascuno di loro aveva abbattuto. Le frecce di Buffy aveva un banda color ruggine.
-Fagiani- avvertì qualcuno sentendo un battito d'ali.
Di nuovo, fu il re a scoccare per primo il dardo. Tutti i partecipanti si godevano quella partita di caccia, che li portava a cavalcare attraverso prati e boschi. Dopo un'ora circa, i battitori fecero alzare un altro stormo. Quando le frecce vennero contate, quelle di Buffy erano sei, ma la sua soddisfazione si smorzò quando seppe che Lindsey ne aveva altrettante al suo attivo. La sua abilità, ad ogni modo, non era passata inosservata: il re le si affiancò lodandola.
-Come avete appresto tanto bene quest'arte, milady?-
-Non avevo fratelli- rispose lei -e così mio padre, in mancanza di un figlio maschio, mi portava a caccia con sè-
-Straordinario. Ed è stato lui ad insegnarvi ad usare arco e coltello?-
-Si, maestà- la bugia le venne facile. Quante notte era rimasta sveglia a fantasticare sull'esistenza che le si sarebbe offerta se suo padre fosse vissuto? -Apprezzava molto la mia compagnia e trascorreva con me tutto il suo tempo libero-
-Vostra madre non aveva nulla in contrario?-
- No. Anzi, ci incoraggiava ad andare a caccia insieme-
-Una donna di rara sagacia- Carlo ammiccò a William -L'uomo che vi sposerà avrà una compagna con cui dividere non solo le gioie del matrimonio, ma anche quelle della caccia-
Buffy arrossì e sperò che la cosa venisse attribuita al sole. Non gradiva sentir parlare di matrimonio. Per quanto di recente si fosse abbandonata a sogni ad occhi aperti, sapeva bene come stavano le cose. Nessun uomo l'avrebbe mai sposata. O almeno nessun uomo di un certo livello.
Il sole era alto nel cielo quando il gruppo giunse sulla sponda di un torrente nel cuore della foresta. Emergendo dai cespugli, Buffy non riuscì a credere ai propri occhi. Numerosi servitori erano indaffarati ad arrostire carni sopra grandi fuochi; c'erano tavole apparecchiate con tovaglie e cristalli, attorniate da panche e sedie. A capo del tavolo principale era posto un seggio riparato da tendaggi.
Carlo scese abilmente di sella, mentre William aiutava Buffy a smontare.
-Venite, milady- disse il re offrendole il braccio -Voi e William sederete con me-
Buffy avanzò tra l'erba sostenendosi le gonne, al fianco del sovrano.
-Qui, accanto a me- disse Carlo indicando la sedia alla sua destra. Era chiaro quanto apprezzava la compagnia della dama.
A breve furono raggiunti da William e Liam, e subito il domestico venne ad offrire boccali di birra.
-Ricordate la volta che noi sfuggimmo alla sorveglianza dei nostri tutori per andarcene a caccia?- domandò Carlo -Ci credevamo molto scaltri, ma poi il capo delle scuderie trovò il cavallo preferito del re coperto di schiuma e di fango-
-Già- annuì Liam -e tu lasciasti che fosse William a essere punito- Carlo sbottò in una risata.
-Tu ridi- osservò William con una smorfia -ma io ricordo ancora bene il bruciore delle bacchettate sul mio posteriore. Ero convinto che non avrei più potuto reggermi in sella-
-Io pensavo che la cosa fosse finita lì- continuò Carlo -Ma poi uno dei cacciatori riferì a mio padre di avermi visto galoppare per i campi-
-E che fece il re?- chiese Buffy incuriosita.
- Mi servì un doppio castigo- raccontò Carlo seguitando a ridere -Per una settimana fui costretto a spalare il letame dalla stalla e inoltre mi presi una sonora frustata per aver lasciato che un innocente venisse punito al posto mio. E se tu rimanesti indolenzito- aggiunse rivolto a William, -pensa che io per poter sedermi ho dovuto usare un cuscino per una settimana-
-E' stato peggio la volta che abbiamo versato un secchio di idromele nella zuppa che la cuoca stava preparando- intervenne Liam.
-Idromele?- ripeté Buffy -Ma si saranno ubriacati tutti quanti-
-Esattamente. Il re e la regina si sono addormentati davanti agli ospiti- confermò William ridendo di cuore.
-E quando si sono svegliati, anche tutti gli invitati dormivano con la testa nel piatto- sghignazzò Carlo.
-Tranne il vecchio Leopold. Rammentate? Ha continuato tranquillamente a gustare la zuppa asserendo che era la migliore che avesse mai assaggiato-
-E quale è stato il castigo?-
-Tutti e tre abbiamo passato quindici giorni a pulire i pavimenti e gli acquai dalle cucine. Il che ci andava bene- precisò William -visto che comunque potevamo sederci senza problemi-
Buffy si unì alle risate, lieta di aver conosciuto quei due episodi dell'infanzia di William. Prese un sorso di birra e si riabbassò allo schienale, completamente rilassata per la prima volta da quando era giunta lì. L'uomo che era il Re d'Inghilterra, suo fratello e suo cugino, erano persone vere. Un tempo erano stati ragazzi e avevano combinato le loro brave monellerie. Come tutti i bambini avevano giocato, pianto e affrontato le loro paure.
-E ti ricordi...?- riprese William rievocando altri avvenimenti divisi coi cugini in anni lontani. In quel momento Buffy sentì che lei e William avevano qualcosa in comune: entrambi erano stati ragazzini furbi e vivaci. Ma c'erano tante altre cose a dividerli. Per un attimo fu abbagliata dal riverbero del sole sul fermaglio d'oro del suo mantello e la colpì il pensiero che William indossava vesti preziose con la stessa noncuranza con cui lei aveva portato i suoi stracci. Anche se avevano combinato birichinate molto simili, le loro infanzie non sarebbero potute essere più diverse.
Lindsey McDonald, seduto a tavola, osservava il re e i suoi compagni che chiacchieravano e ridevano, mentre una rabbiosa invidia gli bruciava dentro come la lama arroventata di un pugnale. Non fosse stato per una semplice differenza di natali, adesso lui si sarebbe trovato al posto d'onore accanto al re.
Aveva sentito raccontare quella storie fin da piccolo. Suo padre e Darcy l'irlandese amavano la bella cugina del re. Ma l'ingenua fanciulla si era lasciata irretire dal fascino di Darcy e aveva preferito unirsi a quello straniero piuttosto che a un nobiluomo inglese. La sua dote e le sue proprietà erano andate a quel cialtrone di Darcy.
Un altro scoppio di risa gli fece digrignare i denti. Guardò il volto sorridente di Buffy che fissava il bell'uomo che aveva accanto. William possedeva lo stesso fascino di suo padre e le donne erano irresistibilmente attratte da lui.
Ma lui aveva una qualità ben più importante del fascino: sapeva come vendicarsi. Non era lontano il giorno in cui tutti si sarebbero piegati al potere di Lindsey McDonald. Poiché, nelle mani giuste, il potere contava più dell'oro.
-Vieni- si sentì chiamare dal re -Addentriamoci nelle foresta in cerca di selvaggina più grossa-
Lindsey si avvicinò, con un sorriso forzato -Milady, il capo.caccia ha contato le nostre prede. Finora abbiamo abbattuto entrambi tredici capi-
-La giornata non è certo finita, milord- replicò Buffy con un sorriso amabile.
-Si. Ma pensavo che forse vi interessa aumentare la posta-
- Perchè dovrei?-
- Perchè adesso ci dedicheremo a prede di maggiori dimensioni. Vorreste scommettere su chi uccide il cervo più grande?-
-Io sono disposto- intervenne in fretta il re -Altre cinquanta sovrane d'oro su lady Elizabeth-
-Io pure- dichiarò Liam.
Buffy lanciò un'occhiata a William, che rispose con un breve cenno di assenso. Non era il caso di scontrarsi con il sovrano.
-Allora accetto. Cinquanta sovrane, milord-
-Bene- Lindsey, con uno scintillio divertito negli occhi, si inclinò per farne un ostentato baciamano -Farete di me un uomo ricco-
-Un consiglio, milord- Buffy ritrasse la mano -Non spendete il vostro ora prima di averlo in tasca- fece una riverenza al re e si allontanò al braccio di William.
Il re ed il fratello la seguirono con gli occhi, ammirati. La dama del cugino possedeva carattere. E una bellezza non comune.
La selvaggina abbondava in quelle lussureggianti foreste, mentre il capocaccia e i suoi ospiti tenevano pronti gli archi. Dopo che Carlo ebbe colpito il primo cervo, un altro ne comparve e Liam prontamente lo fulminò con una sola freccia.
Nelle ore che seguirono altri quattro cervi furono uccisi. Due volte William incitò Buffy a scoccare il dardo, ma lei esitò e altri poterono vantare il trofeo.
-Non avete ancora abbattuto un cervo, milady- sottolineò Lindsey.
-Neppure voi, milord-
-Ho preferito non impegnarmi a fondo, signora, ma adesso dovrò confermare la mia fama di gran cacciatore- e rivoltò a William aggiunse -Vedo che ho avuto ragione per quanto vi riguardava, Darcy. E' chiaro che hai trascorso troppo tempo su una nave. O forse hai semplicemente perso il gusto della caccia?-
- Né l'uno né l'altro, pur ammettendo che in una così splendida giornata desidero soprattutto godermi questa deliziosa compagnia. Ma se un cervo dovesse attraversare il mio cammino, penso proprio che farò lo sforzo di scoccare una freccia-
Il re e suo fratello sbottarono in una gran risata. Conoscevano l'abilità del cugino. Come tutti coloro che possedevano un vero talento, non vi era alcun bisogno di mostrarlo in continuazione. Era evidente che, al fianco di lady Elizabeth, non provava la necessità di altre emozioni.
Persino William si stupiva del proprio stato d'animo rilassato. Mai si era goduto tanto una partita di caccia senza provare la smania di uccidere una preda.
Nell'ora successiva avanzarono con una certa fatica tra i fitti rami e gli intrichi di cespugli. Poi William vide Buffy voltare di scatto la testa e, seguendo la direzione del suo sguardo, scorse il cervo. Era molto più grande di tutti quelli che avevano avvisato quel giorno.
William era perplesso. Sapeva che lei aveva vito la preda., ma non accennava a tendere l'arco.
-Colpiscilo...- le sussurrò.
-Mi sembra un peccato- mormorò lei di rimando.
- Perchè? Non hai ucciso un cervo prima d'ora?-
-Si, molte volte, ma sempre per placare la fame. Questa invece...- si girò sentendo gli altri che si avvicinavano -...è una semplice esibizione di bravura. Come posso privare una creatura della vita solo per vincere una scommessa?-
William restò sbigottito. -Non hai mai tolto la vita a nessuno nelle vie di Londra?-
-No, mai. Oro e gioielli, si. Ma...una vita?- pareva stupita da quella domanda.
William l'osservò: una continua sorpresa. Una donna davvero unica. Poi si accorse che Lindsey era sopraggiunto e già stava prendendo la mira -Devi colpirlo, Buffy - mormorò -Altrimenti lo abbatterà il tuo avversario-
In quel momento una freccia contrassegnata da una banda dorata sibilò nell'aria penetrando nel cuore dell'animale che crollò subito al suolo.
Il capo-caccia lo pesò -Centoventi libbre, maestà-
Lindsey lanciò un'occhiata trionfante a Buffy -Posso reclamare il mio oro?-
Lei sorrise -Al ritorno a palazzo verrà decretato il vincitore. Confido che possiate contenere la vostra smania fino ad allora, milord-
-Certo. Sono un uomo di grande pazienza, milady, soprattutto quando so che sarò ricompensato-
Il re si portò al fianco di Buffy -Avevate la vittoria in pugno, milady. Come mai avete esitato?-
-Il fogliame mi ha tradita, maestà. Mi è occorso qualche istante per avvistare il cervo e a quel punto un cacciatore più bravo di me aveva già colpito-
-Volete dichiarare che Lindsey ha vinto?-
Il re rivolse un sorriso al fratello mentre lei dava di sprone alla sua cavalcatura -Scommetto altre centro sovrane che Lady Elizabeth otterrà la palma-
-Accetto- rispose Liam – Temo che la battuta sia ormai conclusa, ma i tuoi cento pezzi d'oro leniranno il mio strazio quando dovrò pagare Lindsey McDonald-
Il capo-caccia fece risuonare il corno richiamando tutti quanti alla radura.
-Si sta facendo tardi- annunciò il re -Ora rientreremo-
-Quando termina ufficialmente la caccia?- volle sapere Lindsey.
-Quando i cavalli saranno di nuovo alle scuderie- dichiarò Carlo.
-Avete a disposizione meno di un'ora per vincermi, milady- Lindsey McDonald sorrise, sicuro di sé. I battitori stavano già allontanandosi e gli animali potevano tornare ai loro rifugi. La possibilità di imbattersi in un grosso cervo era oltremodo remota.
William si accostò a Buffy. Per tutto quel giorno l’aveva osservata ridere, discorrere e cacciare con il re come se vi fosse abituata da sempre. Un'ottima attrice, certo. Ma soprattutto una persona notevole. Più la conosceva, più desiderava conoscerla meglio.
-Mi rincresce che tu abbia perso la scommessa, ma capisco la ragione per la quale non hai voluto uccidere quel magnifico cervo-
-Davvero?- Quelle parole la resero felice. Erano pochi gli uomini che sapevano accettare con tanta grazia la sconfitta.
-Si. E sono d'accordo. Non è giusto uccidere una creatura per diletto quando c'è chi patisce la fame-
Buffy provò un lampo di gioia in quel momento, capì perchè era innamorata di William Darcy. Mai aveva incontrato un uomo che fosse così vicino al suo animo.
Poi fu percorsa da un brivido.
Innamorata?
Superarono una svolta del sentiero e per qualche istante furono nascosti dalla vista di coloro che seguivano. Scorsero il cervo nello stesso momento. Ma Buffy non accennò a tendere l'arco.
-No...- mormorò scollando il capo.
William scrutò l'animale, immobile tra i rami. Incuriosito, si avvicinò, imitato da Buffy. Adesso potevano vedere che il cervo era abbandonato su un fianco e che una freccia gli spuntava dal petto.
Il gruppo di cacciatori li raggiunse.
-Che c'è?- domandò Carlo calandosi a terra.
-Un cervo- disse semplicemente William.
-Proprio- il re si voltò verso gli altri impugnando una freccia contrassegnata da una banda color ruggine. -Questa è di lady Elizabeth -
Quando il capo-caccia annunciò che la preda pesava duecento libbre, un grande applauso di alzò.
Ai margini della piccola folla, Buffy scorse Connor appoggiato a un tronco con aria indifferente. Per un lungo momento i loro sguardi si incrociarono e il ragazzino le rivolse un lento sorriso. Poi si allontanò, sparendo nella foresta.
-Bisogna festeggiare- dichiarò il re scendendo di sella e consegnando le redini allo scudiero –Che possiamo fare in onore della nostra più provetta cacciatrice?-
-Maestà, non occorre davvero...- sussurrò Buffy, ma Carlo cancellò con un cesto le sue obiezioni.
William notò l'espressione sgomenta che le si era dipinta in viso e capì che si sentiva in colpa. Si rammaricava di quell'avventata scommessa, aveva fatto quanto possibile per perderla, ma l'aveva vinta ugualmente.
Diede un'occhiata a Connor, occupatissimo a strigliare il cavallo di Liam. Chi mai avrebbe immaginato che un ragazzetto con una faccia da cherubino avesse una mente così astuta e subdola?
Aveva saputo escogitare un sistema perfetto per ripagare Lindsey della sua brutalità. Più che comprensibile che Buffy gli volesse bene: erano simili. Pur a malincuore, William provava una buona dose di rispetto per Connor che, senza violenza, aveva saputo pareggiare il conto.
Anche Buffy osservava il ragazzino. In quel momento avrebbe voluto torcergli il colo. Connor non aveva alcun diritto di intromettersi nelle sue faccende. Avrebbe voluto trovarsi da sola con lui, ma erano attorniati da una piccola folla.
Stanotte riuscirò a parlargli, si ripromise. A costo di rinunciare a ore di sonno avrebbe rintracciato Connor e gli avrebbe spiegato a chiare lettere che non doveva immischiarsi. C'era il rischio che rovinasse tutto quanto.
-Terremo un banchetto in onore di lady Elizabeth- affermò Carlo interrompendo quelle riflessioni.
Lei fu sul punto di farsi sfuggire un gemito, in compenso tutti gli altri approvarono con entusiasmo. I banchetti del re erano sempre molto animati e briosi.
Mentre si dirigevano al palazzo attraverso i giardini, lady Drusilla si fece loro incontro a passo svelto, accompagnata dal segretario personale del re, Caleb.
-Eccovi, finalmente!- esclamò.
Indossava un abito rosa pallido adornato di preziosi ricami in perle. I capelli erano perfettamente acconciati e tutto in lei appariva ricercato.
Si fermò cercando con lo sguardo Buffy nella speranza di umiliarla con il contrasto tra i loro diversi aspetti ma, come la scorse, comprese il proprio errore.
Una veste chiara e un incarnato pallido non reggevano il confronto con la splendida giovane dagli occhi accesi nel volto animato, incorniciato dai riccioli che le ricadevano sulla spalle. Adesso poteva solo cercare di rimediare.
-Povera piccola, come avete potuto sopportare una intera giornata in sella a un cavallo? Immagino che desideriate solo coricarvi al più presto-
-No. Non sono affatto stanca. E' stata una giornata assolutamente splendida e mi sentirei di affrontarne un'altra uguale domani stesso-
Drusilla si adombrò visibilmente, ma giusto in quel momento sopraggiunse Caleb -Se non sbaglio, stavate cercando, Lindsey McDonald, milady- accennò col capo al gruppo di cacciatori.
-Vogliate scusarmi- si congedò Drusilla arricciando il naso -Non tollero il puzzo dei cavalli-
Raggiunse Lindsey, ma quando gli posò la mano sul braccio avvertì la sua tensione.
-Che c'è, milord? Qualcosa vi ha contrariato?-
Lo sguardo di lui guizzò verso Buffy, che procedeva verso il castello tra il re e William.
-Quella donna è una fattucchiera. Possiede abilità riconoscibili solo ad un uomo-
-Ma perchè siete così in collera?-
-Mi ha attirato in una scommessa che mi costerà centinaia di sovrane d'oro-
Drusilla indurì le labbra -E si tratta forse di sovrane di cui voi non disponete?- capì subito di aver toccato il punto dolente.
-Infatti-
Lei ebbe un sorrisetto scaltro -Forse portò esservi d'aiuto-
Lui rialzò il capo con espressione perplessa.
-E perchè mai dovreste trarmi dall'impiccio?-
-Perchè, in un secondo tempo, voi aiuterete me-
-In che modo?-
-Raggiungetemi nelle mie stanza prima del banchetto, milord, e ne discuteremo-
-Non posso accettare il denaro di Lindsey McDonald- Buffy camminava avanti e indietro di fronte al caminetto. L'azzurro intendo dell'abito era messo in risalto dagli zaffiri che le adornavano la gola e i lobi.
-Ma devi- William era presso la finestra e contemplava un tramonto spettacolare -Il re ha appoggiato la tua scommessa. Rifiutare la posta sarebbe un insulto a Carlo e a suo fratello-
-Ma tu sai bene che non ho ucciso io quel cervo-
-Si. Ma la freccia era tua, ed è questo che conta-
-Oh, William, mi sento una tale impostora!-
Gli piaceva il suono del suo nome pronunciato da lei. Anche più di quanto volesse ammettere.
-Lo siamo tutte e due- le fece notare. Andò al tavolo e colmò di vino due calici -Brindiamo al successo della nostra piccola trama- suggerì porgendogliene uno.
-Secondo me ti stai divertendo-
-Si, lo riconosco. All'inizio temevo che Carlo potesse nutrire dei sospetti, ma ora vedo che è sempre più preso dal tuo fascino- la vide arrossire e abbassò la voce -Il re non è il solo ammaliato da te. Spesso devo farmi presente che in realtà non sei la mia amante- le scostò una ciocca di capelli dalla guancia e lasciò che le dita indugiassero sulla pelle, così liscia e invitante.
Quel lieve contatto, come sempre, le fece accelerare i battiti del cuore suscitandole delle emozioni che le facevano dimenticare tutto ciò che si era ripromessa.
Scorgendo l'espressione che le si dipinse in viso, William le affondò le dita nei capelli e per un momento la fissò.
Gran cielo, come poteva resisterle?
Con un gemito soffocato l'attirò a se serrandola con forza, catturandole la bocca in un lungo bacio divorante che lasciò entrambi senza fiato.
-Ti rendi conto dell'effetto che mi fai?- prima che lei potesse rispondere la baciò di nuovo, lentamente, con passione -Temo proprio che abbiamo dimenticato entrambi che questa doveva essere solo una recita- bisbigliò poi sulle sue labbra.
Buffy si sforzò di dominare l'ardore che la pervadeva, poi mormorò -Io non trovo difficoltà a rammentarlo. Sono un'attrice, in questo caso, nulla più- e una bugiarda, aggiunse mentalmente -Lo faccio solo per l'oro che tu mi hai promesso-
-Ah, già. L'oro-
Le sfiorò con un dito le labbra e la sentì trasalire. Una situazione pericolosa, si rese conto. Già il re era nel salone in attesa dell'ospite d'onore, e lui aveva in mente solo di portarsela a letto.
-Dunque è solo l'oro a cui tieni?- a quel punto si aspettava che lei ammettesse di provare i suoi stessi sentimenti.
Il fatto era che Buffy non riusciva a pensare. Cercò di trovare una risposta coerente, ma le risultò impossibile.
Interpretando il suo silenzio come una conferma, William fece un passo indietro sciogliendola dall'abbraccio. Evidentemente scorgeva nei suoi baci più di quanto lei intendesse. Era davvero un'ottima attrice.
Aprì la porta e le offrì il braccio -Non possiamo far attendere oltre il re e i suoi invitati. E puoi accettare da Lindsey la somma che ti spetta. Nonostante tutto quell' oro ti fa gola- Buffy non cercò di difendersi e lui aggiunse in tono sarcastico -Sorridi mia cara. Affascina tutti quanti come hai saputo affascinare me. E fingi di divertirti immensamente-
-Quanto vi occorre per pagare il debito?-
Drusilla sedeva sulla sponda del letto allontanandosi i capelli dagli occhi. La bellissima veste rosa era stata gettata con noncuranza su una poltrona.
-Duecentodieci sovrane- Lindsey era a letto, le braccia intrecciate dietro la nuca.
Lei gli gettò un'occhiata irosa -Duecento...-
Lindsey non si preoccupava della collera di Drusilla. Era certo che gli avrebbe dato l'oro. Una cosa sapeva di lei: non gli importava nulla di quanto doveva sborsare pur di ottenere quello che voleva. Attese con pazienza di venire a conoscere cosa lei pretendesse in cambio di quel favore che gli permetteva di non sottrarsi ai suoi impegni.
-Avrete il vostro oro- si alzò e prese a muoversi per la stanza con perfetta disinvoltura, sapendo che l'uomo ancora nel letto ammirava il suo corpo. L'aveva sfruttato a suo vantaggio quando si erano conosciuti e Drusilla era certa che avrebbe potuto attirarlo tra le lenzuola ogni volta che avesse voluto.
Se solo fosse stato così anche con William Darcy. Ma questi aveva sempre evitato le trappole che lei gli aveva teso. Ma c'erano altri uomini: non altrettanto belli e interessanti, ma potenti.
-Vostro marito non vi chiederà lo scopo di una somma così ingente?-
-Mio marito- ripetè lei con sprezzo -ha più denaro di quanto possa contarne e ugualmente pretende che giustifichi ogni mia spesa-
-Forse non si fida di voi, mia cara. E ha una buona ragione, oserei dire-
-Non costituirà un problema ancora per molto-
Lindsey le scoccò un rapido sguardo -Se volete che uccida vostro marito, la risposta è no. Non che non gradirei veder morto Ethan Stivens- aggiunse in fretta - É solo che non voglio essere sospettato quando il re verrà a sapere che il suo più fido consigliere è stato assassinato-
Drusilla rise -Non ho bisogno di voi per eliminare quel vecchio idiota. Di lui mi occuperò io-
-Allora cosa chiedete in cambio del vostro oro?-
-Voglio che voi seduciate l'amante di William Darcy-
-Che?- Lindsey scese dal letto e cominciò a rivestirsi rapidamente -Siete pazza-
-Statemi bene a sentire- esclamò lei posandogli una mano sul braccio –É risaputo che il padre di William ha sedotto la donna che vostro padre amava. La donna che avrebbe fatto di voi il cugino del re-
-E' vero- ammise lui -Ma cosa...-
-Seducendo la donna che William ama, voi non solo vendicherete vostro padre, ma avrete anche il piacere di infliggere un grave colpo all'uomo che è il vostro peggior avversario-
-Non pensate che l'accetterebbe tranquillamente. E se William reagisse con violenza?-
-Allora- disse lei con un sorriso -avrete un motivo per ucciderlo-
-Non è ancora nato l'uomo che può battere William Darcy in un duello leale-
-Giusto- Drusilla rise di nuovo -Ma faremo in modo che voi siate in vantaggio-
-E come?-
-Ci sono anche altri che coglierebbero con gioia la possibilità di eliminare il favorito del re, pronti a schierarsi dalla vostra parte-
-Mi date la vostra parola, in questo?-
Drusilla annuì.
-E se lui non reagisce come speriamo?-
-In ogni caso la reputazione di quella donna sarà macchiata e William ne risentirà. Quando voi vi sarete stancato potete passarla al Duca di York o persino al re. So da buona fonte che entrambi guardano con bramosia quella donna. E voi avrete il piacere di aver messo in ginocchio William Darcy senza neppure aver estratto il pugnale-
Dal sorrisetto che comparve sulle labbra di Lindsey, Drusilla capì che l'idea lo attirava.
-Mi piacerebbe possedere la donna di Lord Pratt, ma ho visto come si guardano e non credo proprio di avere speranze con lei-
-Ne siete convinto?-
-Si. Mi tratta con gelida cortesia-
Lei rifletté per qualche istante -Allora dovremmo far in modo che le apparenze la tradiscano. Da quanto mi è stato raccontato di voi, Lindsey, non vi fate scrupolo di possedere una donna contro la sua volontà. E so come far valere la vostra più della sua-
Lindsey aggottò la fronte -Non capisco-
Drusilla andò al tavolino e cominciò a scrivere, poi gli tese il foglio -Adesso capite?-
Lui lesse attentamente, poi alzò lo sguardo con un sogghigno -Vi ha mai detto nessuno che siete una donna scaltra e infida?-
-Si- rispose lei ridendo -Ma adesso andate. Vi farò sapere quanto potete avere la deliziosa lady Elizabeth Summers-
-Lady Elizabeth, William, venite al mio fianco- lì invitò Carlo.
Intimidita da tanto onore, Buffy ricevette le congratulazioni dagli invitati che sfilavano dinanzi a loro.
Alle spalle del re c'era il vigile Caleb che passava le opportune informazioni. A quanto pareva non c'era pettegolezzo o diceria che Caleb ignorasse.
-Lady Beltrope- bisbigliò Caleb -Si dichiara moglie devota, ma frequenta in segreto lord Callum- e poco dopo -Il Duca di Wallingshire. Pessimo amministratore delle sue terre. Lord Devlin- il sussurro era sarcastico -Gioca pessimamente a carte. Ha perso più di mille sovrane e ancora non rinuncia al gioco. Crede sempre di potersi rifare alla prossima partita-
Buffy provava un certo disgusto per quelle rivelazioni, ma Carlo pareva divertirsi un mondo.
Comparvero Lindsey e Drusilla.
-So con certezza che onorerà la scommessa fatta...- mormorò il segretario.
-Maestà- Lindsey fece un profondo inchino.
-Lindsey, è un peccato che questo banchetto non possa essere in tuo onore-
A quelle parole, Drusilla gettò una breve occhiata a Buffy e si sentì ardere dalla gelosia. La scommessa che Lindsey aveva perso non solo le costava una somma considerevole, ma anche l'onore di stare al fianco del re.
-Confesso che non mi aspettavo di essere battuto. Specie da una bella donna- Lindsey sfiorò con le labbra la mano di Buffy -Milady, sono incantato dal vostro splendore e dalla vostra perizia-
Lei fu scossa da un brivido di disgusto e si impose di non ritirare di scatto la mano -Vi ringrazio, milord...- mormorò con un piccolo cenno del capo. -Quanto si dice circa la vostra bravura con arco è frecce risponde al vero-
-Troppo buona. E adesso vorrei saldare il mio debito- Lindsey trasse un sacchetto dalla tasca, ne tolse dieci sovrane che consegnò a Buffy e offrì la piccola borsa al re -Qui vi sono duecento sovrane, maestà. Cento per voi e cento per vostro fratello-
Negli occhi di Carlo si accese un lampo divertito -Liam...- suo fratello era poco distante, con un gruppetto d'amici – Se non erro, pure noi avevamo fatto una scommessa-
Liam fece un sospiro rassegnato -Si, infatti. Cento sovrane. Sapevo che non l'avresti dimenticato-
Il re rise mentre affidava il sacchetto al segretario. Poco dopo si accomodarono a tavola dove, come in precedenza, Buffy, William, Liam e Cordelia presero posto ai lati del re. Prima che il banchetto avesse inizio, alcuni servitori portarono un vassoio su cui erano poste le corna di un cervo.
-Il vostro trofeo, milady- annunciò Carlo.
-Vi ringrazio, maestà- mormorò Buffy tra gli applausi generali, e dopo qualche momento riprese -A questa cena verrà servito il cervo da me abbattuto?-
Il re alzò le spalle -Non credo, la preparazione richiede un certo tempo-
-Allora potrei chiedere un favore, a vostra maestà?-
Il re incrociò lo sguardo di William -Mi chiedo se riesci a trovare il coraggio di negare qualcosa a questa dama quando rivolge su di te quei suoi incantevoli occhi verdi-
-Adesso capisci la mia situazione- rise William -Basta che lei chieda e ottiene qualsiasi cosa-
-Esprimete il vostro desiderio, mia cara- disse il re.
-Ho notato un povero villaggio nelle vicinanze del castello. La mia preda potrebbe essere distribuita agli abitanti?-
Carlo fu toccato da quella richiesta -Molto generoso da parte vostra, lady Elizabeth- si rivolse imperioso al segretario – Domani provvederete in merito, Caleb-
-Vi sono grata, maestà-
-No- replicò lui in tono sommesso -grazie a voi per aver ricordato al re i suoi doveri verso il suo popolo. Aggiungerò altri due cervi alla vostra offerta, e una sacca di selvaggina. E adesso- continuò a voce più alta -si dia inizio al banchetto-
Come sempre, vino e birra scorsero abbondanti. Alla fine le tavole vennero portate via, comparvero i musici e cominciarono le danze.
-Hai dato molte soddisfazione al re, stasera- sussurrò William contro la tempia di Buffy mentre si muovevano a tempo di musica -Lui apprezza i piccoli piaceri come vincere scommesse, cenare in compagnia di vecchi amici e avere accanto una bellissima donna-
Quelle parole le riscaldarono l'anima più di qualsiasi altra cosa. William la considerava bella. Com'era possibile che ciò che pensava di lei William Darcy le stesse più a cuore di ciò che pensava il re? Come mai era tanto soggiogata da quell'uomo?
Perchè lo amo.
La risposta emerse spontanea, ma non le recò alcune piacere. Presto sarebbe giunta la pena della separazione. Una sofferenza che l'avrebbe straziata.
-Sei molto silenziosa-
Buffy rialzò il capo e le loro labbra quasi si sfiorarono -Chiedo scusa. E' tutto molto nuovo ed emozionante-
-Capisco. Anch'io provo una certa emozione-
Un'emozione pericolosa, rifletté William. Ma non riusciva a indietreggiare da quel precipizio. Così era sempre stato. Fin dalla prima adolescenza aveva cercato l'avventura. Non c'era sfida che non accettasse. E quella donna era sicuramente una sfida, forse la più ardita di tutte.
A poca distanza, mentre conduceva nel ballo Drusilla, Lindsey li teneva d'occhio
-Avevo visto giusto. Quell'uomo è innamorato. Dovremo creare presto una frattura tra di loro-
Drusilla seguì la direzione del suo sguardo ed ebbe un sorriso maligno -State sempre all'erta. Non appena si presenterà l'occasione agite in fretta-
-Si, e non sarà mai troppo presto per me- il pensiero di ciò che avrebbe fatto all'ardimentosa Elizabeth Summers lo eccitava oltre ogni dire.
-E' essenziale che non le restino addosso segni visibili. Deve sembrare che sia venuta con voi di sua spontanea volontà-
-E perchè William dovrebbe credere più a me che alla donna che ama?-
-Quella donna sarà del tutto infamata- gli bisbigliò Drusilla all'orecchio -e le sue proteste non avranno alcun peso-
-Non stai godendoti la serata, William?- Carlo accettò un altro boccale di birra e infilò scherzosamente una mano nella scollatura delle servetta che arrossì, allontanandosi in fretta.
-Ha occhi solo per la sua amante- Liam accennò a Buffy che stava ballando con l'attraente lord Wickersham -Non trovi che formino una bella coppia?-
-Quell'uomo è un buffone...- borbottò William.
I due fratelli sbottarono in una risata.
-Mi pare di scorgere una certa gelosia nel nostro stimato cugino- commentò il re.
-Si- annuì Liam -Cosa alquanto deplorevole in un uomo deciso a sostenere che non è ancora nata la donna capace di legarlo a sè-
-Vi pare che ci siano dei vincoli tra noi?- replicò William portandosi il bicchiere alle labbra. In realtà voleva solo gustare di nuovo il sapore di Buffy. -Ma sono stanco di tutta questa gente chiassosa-
Di nuovo Carlo e Liam si misero a ridere.
-Dunque vorresti che mi allontanassi in modo da poterti ritirare per la notte?-chiese il re.
William annuì -E' stata una giornata faticosa-
-Parole vuote, cugino- Carlo depose il boccale -Capisco che sei ansioso di condurre la tua amante nelle vostre stanze, dove potrai concederti ben altri piaceri, ma non ho intenzione di lasciare la festa. Anzi, intendo ballare con la tua dama-
Si allontanò lasciando l'aggrondato cugino a conversare con Liam e Cordelia. Ma lo sguardo di William non si staccò mai da Buffy, che danzava tra le braccia del re.
-I tuoi molti talenti non cessano mai di stupirmi- osservò asciutto Liam.
-Che intendi dire?-
-Non averei mai pensato che fossi un così bravo attore- spiegò Liam trattenendo una risatina -Se non ti conoscessi, sarei pronto a giurare che sei completamente perso d'amore- fece una breve pausa prima di aggiungere -Ma naturalmente non è possibile. Mi hai detto tu stesso che state solo recitando una parte- osservò il cugino che prendeva un altro breve sorso -Ammettilo, William: la tua dama ti ha irretito. E il re vedrà soddisfatto il suo desiderio. Non avrai più modo di lasciare l'Inghilterra-
Già, si disse William, era irretito. E per ironia del destino aveva tessuto lui stesso quella rete.
Buffy desiderava solo poter lasciare quella festa e trovare il modo di parlare con Connor. Doveva fargli intendere che non doveva interferire nei suoi piani.
Inciampò nel piede del suo cavaliere che la sostenne abilmente.
-Scusatemi, milady. Sono stato maldestro-
-No, la colpa è mia. Comincio ad essere un po' stanca, temo-
-Un poco di vino?- le suggerì -Vi ridarà forza-
Lei annuì lasciandosi guidare verso il tavolo dove sedevano William e i suoi cugini.
Il suo compagno di danza si allontanò in fretta per andare a cercare un domestico e Liam le rivolse un sorriso malizioso -Sembra che vi divertiate-
-Si-
William osservò le sue guance rosee, gli occhi accesi, ed ebbe un guizzo di rabbia. Mentre lui era costretto a subire quell'interminabile serata, lei invece se la godeva appieno.
Il suo cavaliere tornò dandole un calice che lei accettò dedicandogli un sorriso smagliante, ma al tempo stesso di congedo. Il gentiluomo le rivolse un inchino prima di allontanarsi.
-Il giovane Wickersham ha tutta l'aria del cucciolo adorante...- borbottò William -Che hai fatto? Gli hai gettato un osso?-
Buffy lo guardò -Come mai così irritabile?-
-Un dardo dritto al cuore è molto doloroso, mia cara- osservò il re.
Mentre Carlo e suo fratello ridevano, William afferrò un bicchiere e lo vuotò in poche sorsate.
Buffy lo studiò, con la mente in tumulto. Una freccia al cuore? William si era innamorato di qualche bella dama? E di chi poteva trattarsi?
Passò rapidamente in rassegna tutte le donne con cui lui aveva danzato quella sera. Quale di loro l'aveva conquistato? Naturalmente la cosa non la riguardava, si rammaricò. Non aveva alcun diritto su William.
Caleb bisbigliò qualcosa all'orecchio del sovrano. Carlo gettò un'ultima occhiata comprensiva alla coppia depressa e, dopo un lungo sbadiglio, si levò in piedi -Vi auguro la buonanotte. Ho bisogno di riposo in vista delle corse dei cavalli, domani-
-Corse?- Liam si illuminò in volto -Mi concederai la possibilità di rifarmi della perdita?-
Carlo aggrottò un sopracciglio -Non rinuncio mai all'occasione di raddoppiare il mio oro. Accetterò qualsiasi scommessa- dichiarò prima di allontanarsi.
William si alzò a sua volta afferrando la mano di Buffy -Andiamo, milady. Quest'eterna serata finalmente si è conclusa-
Liam ancora sogghignava mentre i due uscivano. Dall'altro capo del salone, Lindsey li vide varcare la soglia ed ebbe un sorriso freddo. Sussurrò qualcosa a Drusilla prima di congedarsi.
La camera da letto era immersa nel silenzio, salvo l'occasione schiocco di un ceppo nel focolare. Le lenzuola erano ripiegate e su un lato del letto era stesa una camicia da notte. Su un tavolino era posato un vassoio d'argento con una caraffa di cristallo e due bicchieri.
Buffy avanzò fino al caminetto, meditabonda. Avrebbe dovuto aspettarsi che William si fosse addormentato prima di sgusciare fuori. Considerando la quantità di birra da lui bevuta in quella serata, non sarebbe occorso molto tempo.
Mentre risalivano le scale lui era rimasto stranamente silenzioso e lei aveva attribuito la cosa alla birra...e al fatto che la sua mente era presa da un'altra donna.
Quel pensiero la turbava più di quanto volesse ammettere. Rialzò fieramente il capo. Mai rivelare la propria debolezza al nemico, le aveva sempre detto Foxworth. Doveva tenere bene a mentre che William era l'avversario e fino a quando non l'avesse pagata non doveva scorgere alcuna debolezza in lei.
-Un goccio di vino?- chiese lui.
-No, grazie. Ho bevuto a sufficienza-
Lui riempì un calice e se lo portò alle labbra -Non posso dire la stessa cosa-
-Che cerchi di dimenticare?-
Lui vuotò il bicchiere e si voltò. Nei bagliori del caminetto i suoi occhi erano cupi e misteriosi.
-Non c'è vino bastevole a cancellare il sapore delle tue labbra, Buffy- l'afferrò per un braccio attirandola a se per impadronirsi delle sua bocca.
Lei sentì ogni forza svanire come neve al sole.
-Hai un gusto intenso e dolce, saturo di passione e promesse quale nessun'altra-
-William...- gli premette una mano contro il petto e fece un passo indietro. Era pura follia. Come potevano continuare quella commedia se lei gli permetteva tali libertà?
Ma lui avanzava e lei continuò ad arretrare fino a sentire contro la schiena il freddo muro. Non aveva scampo. Era intrappolata non solo da quella parete, ma anche dalla sua debolezza. Il pensiero dei baci di William le faceva battere il cuore all'impazzata.
-Non solo il tuo sapore...c'è anche il tuo profumo...- mormorò lui affondando il viso nei suoi capelli -E' un profumo femminile, ma diverso da ogni altro. Intenso, ma fresco e dolce come quello dei fiori di campo- si premette contro di lei prendendole il volto tra le mani -Quando ti sei trasformata, Buffy? Che ne è stata della monella di strada che ho incontrato per caso? Com'è accaduto che in un tempo brevissimo tu sia… diventata una seducente dama di corte?-
-Dama di corte? Ma io non...- non si era certo aspettata una simile passione, una tale veemenza -William, non devi...-
Lui le catturò la bocca in un bacio famelico che parlava di promesse deliziose, di passione, di disperato desiderio.
-Dio del cielo, Buffy, vieni a letto con me...subito- bisbigliò sulle labbra -Non voglio più una semplice commedia-
Mai avrebbe pensato di sentirsi rivolgere una richiesta del genere. Mai aveva dovuto lottare con tanta determinazione contro i suoi stessi impulsi.
-Non posso-
Ma le labbra di William insistevano nella loro opera di persuasione, tenere ed esigenti, e dopo qualche momento lei non riuscì più a pensare bensì solo ad accogliere il piacere che le veniva offerto.
Ancora un gesto, un passo, e sarebbe precipitata in un mondo di misteriose delizie.
-Lord Pratt...- la porta fu spalancata e sulla soglia c'era Jenny -Oh, milord, perdonate-
William sollevò il capo, ma non si voltò -Che c'è?- domandò sempre tenendo stretta Buffy.
-Una missiva urgente per voi-
A quel punto si girò a mezzo -E' uno scherzo?-
-No, milord- Jenny avanzò nella stanza e gli consegnò il foglietto arrotolato.
Perplesso, William ruppe il sigillo e lesse rapidamente -Il messaggio attende una risposta?-
-No, milord- Jenny indietreggiò e l'uscio si richiuse dolcemente.
William imprecò con forza selvaggia. Poi sfiorò con un dito le labbra umide di Buffy.
-Devo allontanarmi immediatamente, ma al mio ritorno ti vorrò ancora...e spero che mi vorrai anche tu-
Lei non trovò il fiato per rispondere. Aveva il cuore in gola. William la scrutò. Nel riverbero del fuoco gli zaffiri dei Darcy attorno al suo collo sprigionavano bagliori azzurrini e gli occhi tradivano un desiderio intenso e profondo, anche se lei non l'avrebbe mai ammesso.
-Tornerò non appena il re mi congederà-
Uscì senza aggiungere altro. Buffy si addossò alla parete. Le tempie le pulsavano e il battito del cuore pareva impazzito.
Una cameriera l'aiutò a spogliarsi e a indossare la camicia da notte. Non appena la ragazza si fu allontanata, Buffy si tolse in fretta la camicia e infilò un paio di pantaloni neri di William e un mantello scuro, nascondendo i capelli sotto il cappuccio. Se qualcuno l'avesse vista uscire avrebbe pensato che si trattasse di un domestico.
Infilò il coltello nella cinta, aprì la porta che dava sul corridoio e si guardò attorno. Nessuno. Avanzò rapida tenendosi nell'ombra.
Giunta alle scale usate dalla servitù, si fermò tendendo l'orecchio. Di nuovo nessuno. Scese rapidamente giungendo nel retrocucina deserto. Spinse la porta massiccia e uscì nella notte.
Nonostante il buio avanzava orientandosi perfettamente tra il profumo di timo e rosmarino dell'orto. Poco più avanti trovò un sentiero lastricato che portava alle scuderie.
Più volte avvertì uno strano formicolio alla nuca, come se dita invisibili la sfiorassero. Forse qualcuno la seguiva: si fermò a guardare dietro di sé. No, era sola.
Giunse alla scuderie e, spinto l'uscio, si infilò all'interno avanzando tra gli stalli fino a che intravide una figura rannicchiata nella paglia. Si inginocchiò accanto a Connor toccandogli una spalla.
Il ragazzo si raddrizzò di scatto portando istintivamente una mano all'impugnatura del coltello infilato nella cintura.
-Tranquillo, sono io. Slayer-
Lui si strofinò gli occhi insonnoliti e la scrutò nella penombra -Che razza di idea balorda svegliarmi in questo modo. Volevi beccarti una coltellata?-
-Shh...- gli posò un dito sulle labbra. Trasse un involto da sotto il mantello -Ti ho portato del cibo preso alla tavola del re-
Connor aprì e contemplò estasiato quella quantità di carni, formaggi, focacce e dolci. Un autentico banchetto.
-C'è qualcun altro che dorme qui nelle scuderie?-
-Si. Diversi garzoni di stalla-
-Allora vieni- tornò all'aperto, seguita da Connor.
-Dimmi, che vuoi?- chiese lui a bassa voce.
-Non devi più intrometterti-
-Non ti è piaciuto il tuo cervo?-
-Sappiamo benissimo che non l'ho ucciso io-
-Ma la freccia apparteneva a te e quindi era una tua preda-
-Connor, dammi la tua parola che non ti immischierai più in quello che sto facendo qui-
-Già, fai l'amante di un lercio gentiluomo di sangue reale- replicò lui accigliatissimo.
-E' solo una messinscena, capisci?-
- Vuoi dire che non dividi il letto con lui?-
-Proprio così-
L'espressione di Connor si rischiarò -Sul serio?-
-Si, certo-
-Lo sapevo che non ti saresti concessa a un qualche dannato nobile- dichiarò lui, con un gran sospiro di sollievo -Ma perchè fai finta?-
-Non ho il tempo di spiegarti tutto. Sono stata costretta. Ma Lord Pratt mi ha promesso dell'oro, quando avrò portato a termine il mio compito-
-Quanto?-
-Non l'ha detto. Ma ho motivo di credere che sarà sufficiente perchè noi due possiamo vivere senza preoccupazioni-
Connor deglutì -Noi due...vuoi dire tu e io?-
Buffy ebbe una risatina -Si. Pensavi forse che ti avrei dimenticato?-
Lui sorrise di gioia.
-Adesso devo andare, prima che qualcuno noti la mia assenza- riprese Buffy -Ma spiegami come hai fatto a uccidere quel cervo con una delle mie frecce-
-Il merito non è mio. E' stato Foxworth-
Lei provò un tuffo al cuore - Foxworth? Si trova qui?-
-Si. Lui e tutti gli altri della banda sono al villaggio, a lavorare nei campi in attesa del momento propizio per intrufolarsi nel palazzo. Ma Foxworth dice che adesso che all'interno ci sei tu, tutto sarà più facile-
La bocca di Buffy si seccò -Gli hai detto che sono qui?-
-Certo-
-E lui si aspetta che derubi il re?-
-Perchè no? Sei sempre la più abile, Slayer-
Un cavallo scalpitò e nitrì. Buffy mise una mano sulla bocca di Connor e si guardò in giro, ma non scorse movimenti sospetti -Non devi chiamarmi così. E devi riferire a Foxworth....-
-Potrai riferirglielo tu stessa- la interruppe Connor -Mi ha incaricato di comunicarti che ti aspetterà qui domani sera, alla scuderie. Allora ti darà istruzioni. Dice di non preoccuparti. C'è qualcuno a palazzo che sta organizzando tutto quanto. Non è magnifico?-
Il ragazzo le diede un rapido bacio sulla guancia e si allontanò in fretta. Buffy attese fino a che lo vide sparire nel buio delle scuderie poi si avviò per rientrare.
Aveva la sensazione che una trappola stesse chiudendosi attorno a lei. Foxworth era li nei pressi. A pretendere che lei continuasse ad agire come un tempo.
Ma adesso era tutto diverso. William aveva ragione. Non era più la persona di un tempo. Allora era stata una vagabonda, una ladra. Adesso era una donna innamorata. E il suo passato, come sempre, stava minacciando il suo futuro.
E tutto perchè aveva commesso il tragico errore di innamorarsi di William Darcy.
L'amore, decise, era un grosso fastidio. Prima dell'allora, quanto meno, non aveva avuto l'assillo di tante decisioni da prendere. Adesso doveva soppesare ogni cosa tendendo presente ciò che avrebbe pensato William.
Immersa in quei pensieri, non udì i passi felpati alla sua spalle. Una figura indistinta la raggiunse e una pesante cappa calò su di lei. Mentre si dibatteva vanamente, due robuste braccia la sollevarono da terra.
William avanzava rapido lungo il corridoio in penombra, ansioso di tornare nei suoi alloggi. Carlo aveva negato di averlo fatto convocare, sostenendo che doveva essersi trattato di uno scherzo allo scopo di disturbare i due innamorati.
Disturbarli. Oh, senz'altro. William era furioso.
Nonostante le assicurazioni di Carlo, nutriva ancora il sospetto che la cosa fosse stata ordinata da lui. Come spiegare altrimenti il sigillo reale impresso sul messaggio? A meno che...un sorriso gli sfiorò le labbra. Forse Liam aveva accesso a quel sigillo. Era l'unica spiegazione plausibile. Ed era il tipo di scherzo che i tre cugini spesso si erano reciprocamente fatti da ragazzi.
L'indomani avrebbe chiarito la cosa, ma al momento desiderava solo raggiungere Buffy.
Spalancò la porta. Nel caminetto ormai ardevano solo le braci. Restò deluso non trovando Buffy ancora alzata, in attesa, ma non aveva importanza. Raggiunse il letto. Vuoto.
Guardò il balcone aspettandosi di vederla comparire dal buio. Sollevò la candela con fare impaziente.
La stanza era deserta.
A quel punto tirò il cordone del campanello e poco dopo Jenny si presentò, insonnolita.
-Dov'è andata lady Elizabeth?-
-La signora?- Jenny era frastornata -Una cameriera l'ha aiutato a prepararsi per la notte non appena voi vi siete allontanato, milord. Non l'ho sentita uscire. Pensavo che stesse dormendo-
-Hai in mente una ragione per cui sia stata costretta ad allontanarsi da queste stanze?-
-No, Milord-
Dopo una rapida indagine le dita di William trovarono la spilla di brillanti nascosta in una tasca dell'abito di Buffy. Si accostò al caminetto fissandone cupamente le braci -Grazie, Jenny-
La governante si congedò con una riverenza.
Guardò la spilla con un sospiro. Avrebbe voluto torcerle il collo.
Lasciò silenziosamente la stanza.
Buffy si sentì trasportare su per le scale. Il mantello che l'avvolgeva le impediva qualsiasi movimento. Poteva solo scalciare ed emettere gemiti soffocati. Per quanto cercasse di dibattersi non poteva contrastare la forza del suo rapitore.
Sentì una porta aprirsi e poi richiudersi. Fu scaricata su un duro pavimento e le ci volle un po' per liberarsi dal pesante panno che l'avvolgeva. Solo allora poté respirare a fondo e vedere dove si trovava.
Era in una stanza arredata lussuosamente, con un letto a baldacchino e illuminata da candelabri. Nel caminetto ardeva un bel fuoco e su un tavolino erano disposti una caraffa e due bicchieri. Quella camera aveva tutta l'aria di essere un nido d'amore.
Buffy si rimise in piedi e si diresse alla porta, ma con la coda dell'occhio scorse qualcosa sul letto. Esitò, poi si avvicinò.
Le coltri erano ripiegate e su un lato era dispiegata una camicia da notte stranamente simile a quella che lei si era sfilata un'ora prima negli alloggi di William.
La sollevò per esaminarla. Era indubbiamente la sua. Come era arrivata lì? Chi si era introdotto nelle sue stanze per impossessarsene?
Una porta si aprì e sulla soglia comparve Lindsey McDonald . Sul volto aleggiava un sorriso sinistro.
-Ah, mia cara. A quanto pare vi siete ambientata. Vi prego, indossate pure quell'indumento. Muoio dalla voglia di vederlo addosso a voi-
Buffy non si aspettava nulla del genere. Guardie armate, forse, bloccarle ogni movimento mentre la si accusava di furto. Oppure membri della banda di Foxworth, decisi a piegarla alla volontà del loro capo. Ma...Lindsey McDonald? Al castello del re?
-Perchè mi trovo qui?-
Lui andò a colmare di vino due bicchieri e gliene offrì uno. Buffy lo rifiutò scuotendo il capo.
-Siete qui per il mio piacere-
-Il vostro...- si lanciò rapida verso la porta gridando -Andate all'inferno!-
Lui si mosse con l'agilità di un gatto. Le sfilò il coltello dalla cinta e le sferrò alla tempia un pugno che la mandò a sbattere contro la parete. Lei cadde sulle ginocchia, ansimando.
Lindsey mise la spranga alla porta e vi si appoggiò contro, guardandola con aria di trionfo.
-Era tanto che lo desideravo, milady. Vi ringrazio per avermene offerto l'occasione-
-Perchè...?- lei scrollò la testa per schiarirsela -Cosa sperate di ottenere?-
-Ottenere?- sulle labbra di Lindsey comparve un sorriso gelido e Buffy si rese conto di trovarsi di fronte ad un folle -Siete stata voi a parlare di rifiuto, milady- le si avvicinò ed ebbe la soddisfazione di vederla ritirarsi -Nessuna donna può respingermi. E' un'offesa che ora pagherete a caro prezzo-
Lei afferrò una bacinella e la scagliò addosso a Lindsey, che riuscì a schivarla. L'oggetto finì contro il muro andando in mille pezzi.
-E avrò anche la soddisfazione di sapere che il nobile William Darcy é pazzo di gelosia- sbottò in una risata -Meglio ancora che trafiggerlo con la spada-
-Lui vi ucciderà- sibilò Buffy.
-Spero solo che ci provi- replicò Lindsey ridendo.
-Non avete né la forza né l'abilità necessarie per avere la meglio su William- affermò Buffy in tono di sfida.
-Non mi servono: dispongo di un'arma segreta. E adesso... il sorriso scomparve -...indossate quella camicia, Milady-
-Per nulla al mondo-
-E' tempo che impariate una lezione fondamentale. Quando io impartisco un ordine, pretendo che venga eseguito senza la minima obiezione-
Servendosi del coltello, con un rapido colpo aprì un lungo squarcio nel mantello e nei pantaloni che la coprivano. Buffy, stordita, cercò di coprirsi.
-E adesso infilatevi quella camicia- le impose.
-Come osi disturbare il sonno del re?- sbraitò Carlo quando William irruppe nella sua stanza.
-Non stai dormendo e si tratta di una cosa di massima urgenza- William era agitatissimo.
Aveva perlustrato il palazzo senza trovare traccia di Buffy. Alle scuderie si era imbattuto in Connor intento a godersi il lauto pasto che lei gli aveva procurato, ma il ragazzino gli aveva assicurato che Buffy era da tempo tornata a palazzo.
-Ho ragione di pensare che il messaggio fattomi pervenire avesse il fine di allontanarmi, così da permettere il rapimento di Elizabeth-
-E sospetteresti di me? Come puoi bene vedere non nascondo la tua amante tra le mie lenzuola- Carlo lanciò un'occhiata a Caleb, comparso silenziosamente -Dunque, di che si tratta? Avete avuto un piccolo litigio?-
William serrò con forza i pugni per impedirsi atti inconsueti -Ho bisogno di sapere chi può servirsi del tuo sigillo-
-Nessuno oserebbe mai farlo. Sarebbe un oltraggio gravissimo-
-Maestà- intervenne Caleb a quel punto -vostro cugino è molto agitato, ma ho la sensazione che sia nel giusto. Deve essere stato compiuto un atto illecito...non vedo altri motivi per cui la signora debba essere assenta dagli alloggi assegnati a lei e a vostro cugino-
-Magari si è trovata un altro compagno-
William imprecò avvicinandosi minaccioso.
-E va bene- disse il re -Aiutatemi a vestirmi-
Pochi minuti dopo i tre uscivano dagli appartamenti reali. Seguendo il consiglio di William, il re e il suo segretario si erano muniti di spade.
-Da dove cominciamo?- chiese il re.
-Controlleremo ogni stanza, se necessario- rispose William in un bisbiglio furibondo.
-Se ci fosse con noi Liam invece di Caleb, sarebbe come tornare a una delle nostre imprese giovanili- la voce del re vibrava di divertimento.
Con mani alquanto tremanti Buffy indossò la leggere camicia da notte per celare la propria nudità.
Lindsey sollevò il bicchiere in un brindisi mentre con occhi cupidi l'osservava nel riverbero del candelario.
-Devo riconoscere che William Darcy ha gusti eccellenti, milady. Siete davvero una splendida conquista per qualsiasi uomo. E adesso la conquista è mia- vuotò il bicchiere e le tese la mano -Venite-
Buffy si guardò disperatamente attorno cercando un mezzo di difesa, ma l'unica arma era il suo coltello, ora infilato nella cintura di Lindsey.
Nelle vie di Londra aveva avuto modo di osservare molte cose, e per quanto si fosse sempre bene difesa dai possibili aggressori, aveva visto le tattiche delle meretrici. Rialzò la testa con aria sicura e si diresse verso Lindsey, ancheggiando. Vide come lui seguiva bramosamente ogni sua mossa.
-Dunque, milady, non siete tanto avversa alla mia persona quanto mostravate di essere?-
-No- gli posò una mano sul braccio fissandolo negli occhi -L'ammetto: vi trovo quanto mai attraente- lui cercò di stringerla a sé, ma Buffy lo tenne a bada -Prima però gradirei un sorso di vino-
Lindsey sorrise -Certo. Berremmo insieme- le offrì un bicchiere ricolmo.
Buffy se lo portò alla labbra tenendo lo sguardo fisso su di lui. Doveva farlo parlare.
-Mi pare di intuire che qui non si tratti semplicemente di sottrarre a William qualcosa che gli appartiene. Quali sono le vostre motivazioni, Lindsey?-
-Qual è l'unico movente? Il potere, mia cara- replicò lui prendendo una lunga sorsata -Il potere che può affermarsi e dominare-
-E in che modo lo acquisterete, seducendomi? Io non posso certo offrirvelo-
-No- sulle labbra di Lindsey comparve un sorriso indecifrabile -Ma c'è qualcun altro che può aprirmi la strada a ciò a cui aspiro-
Buffy non riuscì a capire. Nessun re avrebbe diviso il potere con uno smidollato come lui, e inoltre Carlo non desiderava fare del male a lei o a William. O forse si?
-E questo qualcuno vuole che io venga sedotta?-
-Diciamo piuttosto che vuole infliggere un duro colpo a William. E' necessario per i nostri piani che venga preso da una furia omicida- vuotò il bicchiere e lo depose sul tavolo.
Quell'attimo di distrazione le fu sufficiente. Quando Lindsey si voltò di nuovo lei gli buttò in faccia il contenuto del suo calice, facendogli lanciare un urlo di rabbia.
Approfittando di quei momenti in cui lui era accecato dal vino, Buffy gli sfilò il coltello dalla cintura e si precipitò alla porta togliendone la sbarra. Purtroppo, prima che potesse aprirla, lui la raggiunse trascinandola indietro e la colpì alla bocca con un pugno, ma Buffy riuscì a sottrarsi alla stretta e sollevò il coltello.
-E adesso, milord...- passò la lingua sulle labbra avvertendo il sapore del proprio sangue -...sono io a dare gli ordini. E se non li eseguirete vi troverete infilzato come quell'innocente quaglia che ho trafitto oggi-
La rabbia nei suoi occhi si mutò in spavento. Era stato testimone della sua abilità con il coltello. Si guardò attorno terrorizzato. Dov'erano i sicari che gli erano stati promessi?
-No- balbettò -non...non intendevo farvi del male-
-Ah, no? Dunque mi avreste violentata col sorriso sulle labbra, convinto di non farmi male?-
Lindsey si addossò alla parete -Avevo creduto...mi era stato detto...-
-Che cosa?- Buffy avanzò verso di lui -Chi ha progettato quest'infamia?-
-Non posso rivelarlo. La mia vita non varrebbe più niente-
-La vostra ignobile vita vale meno di un soldo in questo momento- Buffy prese la mira -Se non mi dite chi vi ha suggerito quest'azione, e perchè, questa lama affonderà nel vostro petto-
-Si, si...ve lo dico- era come ipnotizzato dal luccichio della lama.
D'un tratto si udì un gran trambusto e l'uscio si spalancò facendo comparire tre uomini armati di spade, che per un attimo restarono muti, notando i segni evidenti della violenta colluttazione appena avvenuta nella stanza.
-Santo cielo...Buffy!- urlò William vedendo il sangue che le gocciolava dalla bocca -Abbiamo udito un grido e credevamo...-
-Il grido era di Lindsey. Gli ho gettato del vino negli occhi-
Tutti si voltarono verso Lindsey, rattrappito contro il muro.
-Stavo solo eseguendo...- si interruppe di colpo mentre una spada lo trafiggeva.
-No!- gridò Buffy accorrendo. Ma era troppo tardi: la ferita era chiaramente mortale -Lindsey stava per rivelarmi chi aveva ordito questa congiura e perchè...- gemette.
Lindsey, paralizzato, fissava l'uomo che ancora brandiva la lama affondata nel suo torce.
Caleb parve sbigottito dall'enormità del suo gesto, ma dopo un istante ritirò la lama e un fiotto di sangue sgorgò dalla ferita.
Lindsey sollevò un braccio in un gesto supplichevole. Mosse le labbra, ma non ne uscì alcun suono. Poi si accasciò lentamente sul pavimento, premendosi entrambe le mani sul petto. Il sangue gli colava tra le dita. Gli altri non poterono fare nulla mentre la vita lo abbandonava.
-Rimpiango il mio atto precipitoso...- mormorò Caleb -Ma quando ho visto lady Elizabeth in pericolo il mio unico pensiero è stato che un uomo capace di una simile infamia non meritava di vivere-
Il re posò una mano sulla spalla di Caleb -Avete fatto bene, Caleb. Non fosse stata la vostra lama, di certo sarebbe stata la mia. Sarà meglio andare...- ordinò, mentre William avvolgeva Buffy nel suo mantello -Ritiriamoci in stanze più appartate, dove lady Elizabeth potrà raccontare l'accaduto-
-No- notando l'estremo pallore di Buffy, William la sollevò tra le braccia -Ci spiegherà tutto quanto più tardi. Adesso la porto nel mio alloggio-
Il re stava per obiettare ma rinunciò. Conosceva bene quell'espressione decisa del cugino -Come vuoi. Né parleremo domani-
-Nessuno deve disturbarci, Jenny- stabilì William.
-Ma, milord, la signora sanguina- la governante stava già andando a prendere il necessario per pulirla.
-Me ne occupo io, Jenny- William posò Buffy sul letto, prese il telo dalle mani della donna e la sospinse verso la soglia, dove Rupert stava a guardare.
Jenny avrebbe voluto insistere, ma si arrese scorgendo la luce dura negli occhi di Lord Pratt e raggiunse suo marito chiudendo la porta.
Quando furono soli, William si rivolse a Buffy che si era sollevata a sedere, ancora tremante.
-Come mai ti trovavi nella camera di Lindsey McDonald e in camicia da notte?-
-Mi ha costretta lui ad indossarla. Se ti fossi dato il tempo di guardarti attorno avresti visto gli indumenti che ha squarciato con il mio coltello-
William aveva notato vagamente un mucchietto di vesti lacere, ma l'unico suo pensiero era stato che la donna che amava aveva rischiato di essere posseduta da un altro -Ti ha ferita?-
-No. La lama non mi ha toccato la pelle-
Ma William aveva anche un altro motivo per essere in collera -Ho trovato questa nella tasca del tuo vestito-
Buffy guardò la spilla, poi i suoi occhi -L'ho...presa a lord Wickersham. Tanto per tenermi in allentamento-
-Capisco molte cose- gettò in disparte il gioiello poi le si avvicinò. Avrebbe quasi voluto strangolarla.
-Sono andato nelle scuderie. Ho visto le prelibatezze che hai portato a Connor-
-Ha sempre patito la fame. Non potevo godermi quel banchetto e non dividerlo con lui-
-E cos'altro intendi dividere con il ragazzo? I preziosi gingilli che sottrai agli ospiti del re?-
Buffy trasalì. Connor aveva detto a William di Foxworth? No, rilettè rapidamente, Connor non avrebbe mai parlato di simili cose con un nobiluomo come Lord Pratt.
-Pensavo di tenerlo per me qualora ti dimenticassi di versarmi l'oro promesso- si toccò cautamente l'angolo della bocca che sanguinava ancora.
William le scostò la mano -Stai ferma e lasciami vedere-
-Non è nulla- ma ebbe un piccolo sussulto quando lui cominciò a ripulire la ferita col telo.
-Nulla?- ringhiò -Avrei voluto poter uccidere io stesso Lindsey. Mi rincresce che Caleb mi abbia preceduto-
-E a me rincresce che Lindsey sia morto prima di poter confessare chi è l'ideatore di questo piano-
-Lui stesso. Ha sempre voluto ciò che è mio. Come suo padre prima di lui-
-Come tutti sanno. Ma qualcun altro ha fatto leva sulla sua rabbia-
William la fissò -Che intendi dire?-
-Che Lindsey era semplicemente una pedina di una trama delittuosa. Come me-
-Credevo...- Buffy usata come pedina. Un pensiero che lo atterriva. Non aveva mai conosciuto la paura, per sé, ma in quel momento non tollerava l'idea che qualcosa di terribile accadesse a lei -Quando non sono riuscito a trovarti ho pensato...-
Vedendo il suo improvviso pallore, Buffy gli toccò una guancia -Forse sono io che dovrei confortarti-
William le afferrò la mano -Mi basta che tu sia illesa, Buffy. Ero come impazzito. Sono persino andato a strappare Carlo dal suo letto costringendolo a partecipare alle ricerche-
Buffy, sbalordita, gli prese il volto tra le mani -Davvero? Hai rischiato la collere dal re per me?-
-Avrei rischiato qualsiasi cosa, Buffy-
A quelle semplici parole lei sentì le lacrime che le salivano gli occhi e sbatté le palpebre per respingerle.
Ma William le scorse e la prese teneramente tra le braccia -Non hai ancora capito ciò che ad Hampton Court tutti vedono chiaramente?- mormorò contro la sua tempia -Sono pazzo di te, Buffy. E darei qualsiasi cosa , davvero qualsiasi cosa perchè tu mi amassi-
Tanti pensieri si affollavano nella sua mente, tante cose avrebbe voluto dirgli, ma le parole le venivano meno. Si protese invitante verso di lui, offrendogli la bocca, per esprimere con quel gesto ciò che era troppo timida per dirgli a voce.
Le labbra di William sfiorarono le sue, lievi come ali di farfalla. Il desiderio scoccò tra loro: acceso, irresistibile.
Fino ad allora lei aveva gelosamente difeso la sua indipendenza. Aveva preso una strada che spesso l'aveva lasciata sola, ma era stata una sua scelta. Non aveva avuto bisogno di alcun uomo. Ma ora...ora desiderava William con un'intensità che le straziava l'anima.
William avrebbe voluto dirle cosa provava in quel momento, ma le parole non lo soccorrevano. Come spiegare che quanto provava adesso era totalmente diverso da ciò che aveva mai provato prima?
Come farle comprendere che nessuna donna aveva mai destato in lui, una così travolgente, intensa fantasia? E che, pur volendo farla impazzire di desiderio, al tempo stesso provava l'impulso di aver cura di lei, di proteggerla da ogni male?
-Devi credermi, non ho mai avuto intenzione di giungere a questo punto-
Certo, pensò lei, un uomo come William non avrebbe mai donato facilmente il proprio cuore. Un cuore irrequieto, smanioso di avventura e libertà.
-Ti voglio, Buffy. Dio del cielo, come ti voglio-
Lei fu percorsa da un fremito quando lui la trasse a sé baciandola avidamente.
Mentre il bacio si faceva più intenso William avvertì il crescere della propria eccitazione. L'urgenza di tanto ardore lo turbò: non gli era mai capitato di perdere i tale misura il controllò di se. Si sforzò di dominarsi, di agire con cauta pazienza, per assaporarne ogni momento.
Tenendola per le spalle l'allontanò un poco da sé, fissandola poi negli occhi, parevano ardere di un fuoco interiore.
-Nella mia vita ho conosciuto poche volte la paura, Buffy. Ma adesso ho paura di te-
-Di me? Com'è possibile?-
-Non voglio farti del male-
-Oh, William non potresti mai farmi del male- ma già mentre lo diceva sentiva che lui aveva ragione. Era il solo che avrebbe potuto spezzarle il cuore.
Lui non si era neppure reso conto di trattenere il fiato e a quel punto sospirò di sollievo. Buffy aveva fiducia in lui, e lui non avrebbe tradito quella fiducia.
Gustò il dolce sapore fresco delle sue labbra, bevendolo fino a esserne ubriaco.
Affondò le mani nei capelli sciolti di Buffy e di nuovo la guardò negli occhi: l'amore che vi scorse gli toccò il cuore. Quella donna così orgogliosa, così fiera, stava offrendogli il dono più prezioso che avesse mai ricevuto.
Buffy avvertì una sottile mutamento in William. C'erano in lui una dolcezza, una gentilezza nuova, come se il loro contatto avesse domato una belva furiosa.
William abbassò il capo a coprirle le labbra con le sue e con un gemito sommesso lei dischiuse la bocca dando un accesso a quella lingua morbida che esplorava e solleticava la sua, inducendola ad abbandonare ogni ritrosia e a seguirne l'esempio.
Poi le labbra di William scesero a baciarle il collo e lei chinò il capo all'indietro, abbandonandosi tra le sue braccia, ed ebbe un ansito quando le mani di lui le percorsero il dorso per poi risalire lungo il costato, sfiorandole il seno con i pollici. Subito i capezzoli si indurirono sotto il leggero tessuto della camicia da notte.
Con dita incerte William cercò i nastri che le chiudevano il corpetto e dopo qualche momento la camicia scivolò giù dalle spalle, lentamente, sino ad afflosciarsi sul pavimento.
-Come sei bella, Buffy- la percorse con lo sguardo, incantato, prima di stringerla a sé.
Smaniosa di sentire la pelle di William contro la propria, gli slacciò la camicia aiutandolo a liberarsene.
Avvertì i muscoli poderosi di lui: volendo, William avrebbe potuto spezzarla, eppure la teneva con infinita tenerezza, come fosse un raro tesoro.
Quando le braccia di William si chiusero attorno a lei, Buffy fremette al contatto. Adesso voleva di più, molto di più.
Pochi attimi dopo il resto degli indumenti di lui raggiunsero la camicia abbandonata terra, e di nuovo la strinse a se per un lungo bacio.
Buffy sentì che le gambe le cedevano e caddero entrambi in ginocchio, sempre avvinti in un strenuo abbraccio.
-Sai quanto ho sognato questo momento?- le parole gli uscivano a stento, ma ormai non erano più necessarie. Non c'era più bisogno di spiegare. Le avrebbe comunicato ciò che provava con le mani, con le carezze.
Aveva atteso tutta la vita e d'un tratto aveva trovato la donna che aveva sempre desiderato di incontrare. Ne percorreva le spalle, la morbida curva del seno, la vita sottile, la liscia superficie del ventre piatto. Questo voleva: la libertà di toccare, esplorare, adorare.
Con un sospiro Buffy si abbandonò al dolce piacere che le davano quelle carezze.
Nella stanza silenziosa si udivano solo gli occasionali sospiretti e sibili del fuoco frammisti al loro respiro affrettato.
Dal cielo di velluto nero si riversava, attraverso la finestra, la luce argentata della luna, a inondarli.
William fece stendere Buffy sul tappeto e la contemplò, perdendosi nella luminosità appassionata di quegli occhi che nel riverbero del caminetto parevano verdi fiamme di un fuoco che ardeva solo per lui.
Era così che l'aveva desiderata: stordita dal piacere, fremente di passione.
Di nuovo le prese la bocca: aveva atteso così a lungo di toccarla, assaporarla, scoprirla. Ora finalmente si sarebbe saziato. Ma voleva essere dolce, far si che quella prima volta fosse ricca di delizie.
Buffy gli toccò una spalla, con un gesto esitante. A lungo si era chiesta come sarebbe stato se lui avesse dato libero sfogo a tutte le sue energie. Ora l'avrebbe saputo.
-Ti voglio, Buffy. Mio Dio, come ti voglio-
Quelle parole bisbigliate contro la sua gola le fece correre un brivido nelle vene. Era la prima volta che lo vedeva perdere il suo freddo controllo. Lo cinse con le braccia accettando con gioia la passione che travolgeva entrambi.
William le percorse la gola con le labbra, scendendo poi più giù a seguire con la lingua il profilo dei seni, a succhiarle i capezzoli. Con un gemito, Buffy gli affondò le dita tra i capelli.
Lui si mosse sopra di lei mentre con la bocca e le mani continuava ad esplorarla: il torace, il ventre e più oltre ancora. La sorpresa di Buffy si mutò in un piacere inatteso. Cercò di resistere, ma non era possibile.
Mai aveva pensato che potessero esistere sensazioni così intense: William la conduceva attraverso delizie sempre più squisite, torturanti.
-William...- gemette.
-Dimmelo...dimmi che mi vuoi-
-Ti voglio- ansimò Buffy -Ti voglio, William. Ti amo-
Amore. Era assai più di quanto avesse sperato. Era tutto ciò che voleva.
Non riuscì più a dominarsi. Quella donna lo portava sull'orlo della follia. Non vi fu più dolcezza, gentilezza. L'ardore irruente che voleva essere lasciato libero non poteva attendere oltre.
Quando la penetrò, Buffy si avvinghiò a lui con un singhiozzo di dolore e di piacere.
Prese a muoversi con lui e uniti salirono sempre più in altro, fino a liberarsi senza più vincoli.
Il pericolo che poteva stare in agguato al di là della porta non poteva penetrare il fortino dei loro cuori. Qualsiasi cosa li attendesse nel futuro, non poteva colpirli ora. Esistevano solo quella stanza, quell'uomo, quella donna e il loro amore, che ardeva più luminoso di qualsiasi fiamma.
Buffy fu percorsa da un brivido quando giunse all'apice e infine sentì tutta la forza di lui nel momento culminate. William gridò il suo nome un attimo prima di affondare il volto nei capelli di lei, mentre si sentiva esplodere in mille frammenti.
Giacevano ancora uniti. Nessuno dei due era in grado di muoversi, di spezzare l'incantesimo. Il tempo era sospeso.
Uniti.
Questo era dunque l'amore, si disse Buffy, lottando contro la voglia di piangere.
Non aveva mai provato un simile turbine di emozioni. Estasi. Disperazione. Tenerezza. Passione. Stordimento totale. E un profondo senso di pace. Si, pensò, sfidando con le labbra la fronte di William. Lì, tra le sue braccia, c'era solo pace.
-Lacrime?- William si sollevò per guardarla e le sfiorò la guancia umida -ti sto schiacciando. Sono stato bruto a prenderti qui, sul pavimento-
-No- lo attirò a se -Non mi fai male. Piango perchè...- a quel punto arrossì e la cosa la stupì non poco, dopo ciò che avevano condiviso -E' stato così meraviglioso. Avevo sempre temuto...-
-Temuto cosa, amore?-
Amore. Quell'espressione così tenera fece sgorgare nuove lacrime -Temevo che ci sarebbe stato molto dolore e poco piacere. Ma è stato molto più bello di quanto avrei mai potuto immaginare-
William si sentì stringere la gola dall'emozione.
-Quando l'atto d'amore si consuma tra due persone che si sentono legate veramente, non vi è nulla di più bello-
-E' stato così per te, altre volte?-
-Mai- rispose lui sinceramente -Credevo che valesse solo per i poeti e i sognatori. Ma adesso, con te, ho scoperto il paradiso-
-Com'è potuto accadere?- bisbigliò Buffy -Apparteniamo a mondi diversi. Abbiamo iniziato come nemici-
-Già. Nemici- si girò su un fianco e l'attirò tra le sue braccia. Buffy aderiva perfettamente al suo corpo, come fosse il tassello mancante al mosaico della sua esistenza -Forse i nemici si mutano nei migliori amanti. Non ci siamo inoltrati alla cieca su questa strada. Conosciamo entrambi i lati oscuri dell'altro, siamo consapevoli delle rispettive debolezze e ciascuno di noi due rispetta la forza dell'altro-
-Io non ho debolezze- affermò Buffy.
William la guardò e, accorgendosi che l'aveva detto seriamente, sbottò in una risata -Nessuna debolezza? E che mi dici della tua inclinazione per le proprietà altrui?-
-Non la considero una debolezza . Sarò magari una ladra, ma un'ottima ladra. Non rubo a chi non se lo può permettere. E- aggiunse con orgoglio -non sono mai stata colta sul fatto-
-Capisco. Quindi se ti avessero colta sul fatto saresti una cattiva ladra?-
Buffy si sollevò a sedere e la massa di riccioli le ricadde sulle spalle.
-Se mi avessero presa ora mi troverei in prigione. E tu saresti costretto a trascorrere notti molto fredde e solitarie-
-Oppure- replicò lui attorcigliandosi intorno a un dito una ciocca di capelli di Buffy -suppongo che troverei chi può scaldarmi il letto in attesa del tuo ritorno-
Lei gli allontanò sdegnosamente la mano -Ecco, lo vedi. Le tue parole d'amore sono state pronunciate solo nell'impeto della passione. Ora che l'ardore si è spento mi getti in disparte in favore di un'altra-
Lui cercò, senza riuscirvi del tutto a trattenere un sorriso -A dire la verità, volevo portarmi a letto un cucciolo e tu reagisci come un'amante gelosa-
-Un cucciolo?- Buffy ridacchiò e gli sfiorò la bocca con la sua -Ti saresti scaldato con un cucciolo fino al momento in cui mi avessero lascita libera?-
-Di certo non avrei invitato un'altra donna nel mio letto. Non adesso che ho incontrato te, amore mio- l'attirò a sé baciandola a lungo -Perché ciò che hai detto è vero. Sono un'amante gelosa-
Fece scorrere le dita sul suo petto, scendendo verso il ventre. William si sentì riprendere dalla smania. Com'era possibile volerla di nuovo, così presto?
-E se mai ti venisse la tentazione di avere una altra donna, sarà meglio che tu tenga bene a mente la mia abilità con il coltello- aggiunse Buffy.
William le afferrò la mano -Non è il tuo coltello che temo, ma il potere delle tue dita- scorse il guizzo divertito negli occhi di lei, che continuò ad accarezzarlo -Basta, Buffy. Sai che effetto mi fai?-
-Si. O almeno lo spero-
-Sei una strega- l'attirò sopra di sé.
-Credo proprio che mi piaccia averti come cuscino...- sussurrò lei.
-Sarò il tuo cuscino per sempre, se me lo consentirai- le ultime parole si persero in un gemito di piacere mentre sprofondavano insieme, per l'ennesima volta, i un abissi di estasi squisita.
William, disteso nel grande letto, osservava la donna che teneva tra le braccia, ancora addormentata.
Le prime luci dell'alba coloravano l'orizzonte e si insinuavano nella stanza dissipando le ombre. William imprecò contro il sorgere del giorno sapendo che avrebbero dovuto raggiungere gli altri ospiti del sovrano. Non era ancora pronto a dividere Buffy con gli altri. Il loro amore era così nuovo e meraviglio che voleva tenerlo solo per sé.
Ripensò alle cicatrici che aveva notato sulla schiena. Dovute, come Buffy aveva ammesso, alla frustrate di un certo Adam. Se fosse stato possibile, pensò con rabbia William, l'avrebbe portata con sé verso lidi lontani. Avvertì un senso di impotenza: tutto ciò che poteva fare era amarla, e pregare il cielo che il suo amore fosse sufficiente.
Scorse un vibrare di palpebre. Lei aprì gli occhi e sorrise stiracchiandosi come un gatto, prima di cingergli il collo con le braccia.
-Buongiorno, milord-
-No...- sussurro lui posandole un dito sulle labbra -Non milord. Amore mio-
-Si, lo preferisco. Buongiorno, amore mio-
I capelli erano sparsi su un seno, come un velo dorato. Gli occhi avevano il medesimo verde intenso dei prati attorno al castello. La pelle era candida come panna. E la sua voce gli faceva vibrare i sensi, gli accendeva il fuoco.
Sentì quel fuoco divampargli dentro mentre la fissava negli occhi. Non aveva creduto possibile desiderarla ancora con tanta smania. Forse sarebbe sempre stato così. Non si sarebbe ai saziato di lei. Non avrebbe mai smesso di volerla: per anni, per tutta la vita.
Ci fu un colpetto alla porta -Milord- disse la voce di Giles -Il re richiede la vostra presenza a colazione, prima delle corse-
William si lasciò sfuggire un gemito -Ma non si può stare un poco tranquilli in questo maledetto palazzo?-
Buffy gli posò una mano sulla bocca, ridendo.
-Vedo che ho una cattiva influenza su di te. Un gentiluomo non può definire maledetto palazzo la residenza del suo sovrano-
-Giusto- le baciò il palmo, il polso e l'incavo del gomito.
-William, no...non possiamo. Il re...-
-Al diavolo- sussurrò lui -Che faccia a meno di noi, stamani -
Rupert bussò di nuovo e William rialzò il capo -Comunica al re...- Buffy gli baciò il collo e lui la coprì con il proprio corpo, poi rialzò ancora il capo e concluse -...che lo raggiungeremo tra poco-
Al di là della porta, Giles aggrottò una sopracciglio udendo i suoi soffocati che gli giungevano.
Poi, sfregandosi le mani, disse rivolto alla moglie -A quanto pare, lord Pratt e lady Elizabeth hanno trascorso una notte estremamente gradevole-
La stanza della torre era riscaldata da un fuoco frettolosamente acceso. Le due figure avvolte in pesanti mantelli per proteggersi dal freddo dell'alba parlavano a bassa voce, le teste ravvicinate.
-Dunque è morto?-
-Si. Quello sciocco incapace. Non ha saputo nemmeno sottomettere una donnicciola. E' andato tutto a monte-
-Che si fa adesso?-
-Procediamo secondo i piani-
-Ma senza Lindsey McDonald i sospetti ricadranno su di noi-
-No. Ci sarà un solo sospettato quando il re sarà ucciso-
-E chi? Perchè sorridete? Che cosa avete appreso?-
-Mi è stata riferita una cosa molto interessante. In seguito a ulteriori indagini, ho inviato i miei uomini nelle campagne a cercare un furfante di nome Adam- una risatina sommessa -A quanto pare lady Elizabeth Summers non è ciò che sembra-
Nel palazzo si faceva un gran parlare della morte di Lindsey McDonald, il cui cadavere era stato caricato su un carro per portarlo alla sepoltura nella sua dimora avita. Correvano molte voci, diffuse soprattuto dai domestici.
Lady Elizabeth si era trovata nella camera di Lindsey con indosso solo una seducente camicia da notte. Lord Pratt, non trovandola nei suoi alloggi, si era infuriato a tal punto d'azzardarsi a destare il sovrano per chiederne l'aiuto nelle ricerche. E, cosa ancor più interessante, la spada che aveva tolto la vita a Lindsey non era stata impugnata dal geloso amante bensì dal pio Caleb in persona, l'ultimo da cui aspettarsi un atto del genere.
Nella sala dove veniva servita la prima colazione gli ospiti fremevano di impazienza, smaniosi di veder comparire Lord Pratt e Lady Elizabeth.
Quale sarebbe stato il loro atteggiamento? Ci sarebbe stata una luce accusatoria negli occhi di lui? Ora che la sua fiducia nelle volubile amante era stata inclinata, avrebbe forse rivolto le sue attenzioni a Drusilla Stivens? Non era un segreto che lei lo desiderasse, dato che l'anziano marito a quel punto non era più in grado di soddisfarla.
E lady Elizabeth? Si sarebbe mostrata colma di rimorsi? O altera e senza pentimenti?
Buffy e William si fermarono sulla soglia e subito il brusio di voci si interruppe. Tutte le teste si voltarono nelle loro direzioni mentre avanzavano verso il tavolo del re. I due avvertirono le occhiate incuriosite, il silenzio sospeso, e la mano di Buffy si settò sul braccio di William, che la coprì con la sua in un gesto rassicurante.
-Si. Insieme- era un pensiero confortante.
-Ah, William...Lady Elizabeth!- esclamò Carlo, che evidentemente stava godendosi quel momento carico di dramma. Accennò ai due posti vuoti accanto a sé -Venite-
Notò la tenera gentilezza con cui William aiutava Buffy ad accomodarsi, la mano che per un momento indugiò possessiva sulla sua spalla.
Carlo ammiccò a suo fratello che sedeva poco più in là e disse -Mi auguro che tu abbia dormito bene-
-Molto bene, grazie, maestà-
-Avete entrambi l'aria...riposata-
William non fece commenti. Notava le occhiatine maliziose che si scambiavano i suoi cugini e ricordava di avere lanciato analoghe frecciatine in circostanze più o meno simili, ma nulla poteva turbare il suo ottimo umore. Nulla poteva guastargli quella splendida giornata.
Buffy pareva ignorare tutto quanto. Aveva occhi solo per William.
-Vorreste fare una scommessa sulle corse, milady?- chiese il re.
-No- dichiarò in fretta lei -Lascio a voi e a vostro fratello ogni pronostico sui vincitori-
-Peccato- Carlo si rivolse al Duca di York -Chi monta il tuo cavallo, Liam?-
-Connor- rispose il duca.
-Quel bambinetto?- l'interesse de re si risvegliò subito -Perchè scegliere un ragazzino come avversario per un cavaliere esperto come il mio scudiero?-
-Mi ha assicurato che può vincere-
-E tu gli credi?-
Liam si strinse nelle spalle -Abbastanza da puntare su di lui cento sovrane d'oro-
-Accettato- annuì il re -Nessun altro vuole scommettere?-
-Il piccolo sa cavalcare?- domandò William a Buffy, sottovoce.
-Sinceramente non lo so- bisbigliò lei -la nostra base erano i dock di Londra. Non l'ho mai visto in sella. So solo che, se necessario, è capace di tutto-
William lanciò un'occhiata al re – Anch'io punto centro sovrane sul ragazzo, maestà-
Carlo ebbe un ampio sorriso -Adesso la gara si fa interessante. Chi altri?-
Mentre altri ospiti facevano le loro puntate, William offrì il suo bicchiere a Buffy. Dall'altro capo della sala, Drusilla osservava i gesti intimi tra i due e il suo intuito femminile le disse che qualcosa era mutato nei loro rapporti.
Un sorriso le incurvò le labbra accorgendosi di avere scoperto l'unico punto debole dell'armatura di William Darcy: un vantaggio che non avrebbe esitato a sfruttare. Quello sciocco era perdutamente innamorato.
I tragici fatti delle notte furono presto dimenticati. La giornata assunse un'atmosfera gaia mentre il re e tutta la sua corte percorrevano i prati di Hampton Court.
-Anche il tempo ci favorisce- osservò il re che camminava accanto a Buffy e William -Guardate che sole stupendo-
-Si, maestà- convenne lei mentre si guardava attorno. I gentiluomini indossavano giacche della tinte brillanti: rosso, turchino, verde, e candide trine attorno al collo. Le vesti rigonfie delle dame formavano tutto un arcobaleno di colori che spiccava contro il verde dei prati. Mentre portavano ampi cappelli per proteggersi dal sole. I capelli di Buffy le ricadevano sulle spalle, trattenuti appena da qualche nastro. L'abito di velluto verde cupo era messo in risalto dagli smeraldi di William.
-Preferisco senz'altro le corse che si tengono a Windsor- si lagnò Liam.
-Perchè mai?-
-Questo terreno ineguale e l'erba alta rallentano anche l'animale più veloce-
Carlo rivolse un sorriso a William -Credo proprio che mio fratello stia pentendosi della sua avventata scommessa-
-No- Liam arrossì. Aveva già speso più di quanto intendesse in quel viaggio. Il pensiero di prendere altro denaro a vantaggio di suo fratello lo irritava non poco - Si da il caso che anche il tuo cavallo dovrà affrontare questo percorso periglioso-
-Lo terrò bene a mente- rispose il re.
Mentre si accostavano al vasto prato attorno al quale si sarebbe tenuta la gara, Buffy fissò l'impalcatura che era stata eretta a un estremità del campo. I carpentieri dovevano avere lavorato tutta la notte per approntarla in tempo.
-Andiamo, salite con me sul palco-
C'era spazio a sufficienza ad accogliere una decina di persone e alcuni altri ospiti speciali vennero prescelti dal re, perchè si unissero a loro. Il resto della compagnia si dispose si dispose lungo il percorso e alcuni risalirono i fianchi delle brevi alture per vedere meglio.
-Ecco Connor!- esclamò Buffy quando il ragazzo comparve conducendo un elegante stallone bruno e rosso.
Alle sue spalle veniva Squire Roberts che teneva le redini del cavallo del re, un agile animale dal mantello castano e l'andatura baldanzosa. Alla gara parteciparono anche altri quattro cavalli. Al loro passaggio si levò un gran brusio di commenti circa il portamento, la discendenza, la vivacità di ciascuno di essi.
Dopo aver sfilato dinanzi alla folla, i sei cavalli si fermarono davanti al palco reale dove i cavalieri rivolsero un profondo inchino al sovrano.
Buffy sorrise orgogliosa mentre Connor, nei colori verde e oro del Duca di York, si toglieva il cappello inclinandosi. Quando si raddrizzò, lui le rivolse una strizzatina d'occhio e lei gli gettò un bacio.
I sei fantini montarono in sella e spinsero avanti le cavalcature fino a schierarsi accanto all'asta, conficcata nel terreno, su cui sventolava lo stendardo del re. Al segnale di Carlo, diedero di sprone e i cavalli si lanciarono al galoppo.
La gara si svolgeva lungo un percorso serpeggiante, attorno all'ampia radura, reso più difficoltoso da diverse alte siepi da superare, una delle quali era a ridosso di un piccolo stagno. Vari incaricati erano stazionati nei punti opportuni per controllare che i concorrenti rispettassero le regole. Chi fosse stato sorpreso a evitare un ostacolo sarebbe stato squalificato.
-Oh, William- sussurrò -Se Connor dovesse scivolare di sella verrebbe calpestato di certo da tutti quegli zoccoli-
-E' un ragazzo in gamba, l'hai detto tu stessa- William l'attirò a sé mormorando -Vedrai che non gli succederà nulla-
Lei annuì continuando a fissare la macchia di colore che a poco a poco avanzava tra le altre. A una curva, i cavalli furono momentaneamente nascosti alla vista da una fitta di alberi. Quando ricomparvero, Connor e Squire Roberts erano stati oltrepassati dagli altri quattro.
Mentre loro galoppavano verso la siepe con lo stagno i due cavalli erano in testa superarono agevolmente la siepe, ma solo per finire nell'acqua, sbalzando di sella i fantini. I due che seguivano restarono presi nella confusione e i loro cavallerizzi subirono la medesima sorte.
Buffy si portò una mano alle labbra per soffocare un'esclamazione di sgomento. Connor non aveva idea di quel che c'era oltre la siepe, ma era chiaro che il suo animale sarebbe finito proprio sopra quel groviglio di uomini e cavalcature.
-William. Oh, William...- gemette premendo il viso contro il suo petto.
William la strinse a sé e fissò con affascinato orrore il cavallo del ragazzo che volava oltre la siepe: per un qualche miracolo i suoi zoccoli evitarono di pochissimo i caduti e la sua corse proseguì senza incidenti.
-Guarda, Buffy. Il piccolo ce l'ha fatta-
Lei sospirò di sollievo, poi fissò ipnotizzata il ragazzo in groppa al cavallo del duca.
Quando il purosangue del re superò la siepe, gli altri si erano già messi in salvo.
Adesso la gara era tra i colori del duca e quelli del re. Connor era in un leggero vantaggio, ma in breve Squire Roberts guadagnò terreno.
Mentre filavano veloci verso l'asta con lo stendardo reale, il cavallo Connor parve incespicare, però riprese subito, e con il ragazzo saldo in sella proseguì di gran carriera verso il traguardo.
Carlo e Liam lanciavano urli d'incitamento e anche Buffy prese a gridare mentre i due animali correvano testa a testa. Poi, a una ventina di passi dal traguardo, il cavallo di Connor andò di nuovo in vantaggio.
Il re si lasciò sfuggire un gemito. Quando i due destrieri sfrecciarono davanti al palco reale fu chiaro per tutti che aveva vinto quello del duca.
-Ah, com'è dolce il successo- commentò Liam posando un braccio sulle spalle del fratello.
-La rivincita è più dolce ancora- il re si voltò verso Caleb, che aveva assistito impassibile alla gara -Provvedete a pagare mio fratello e mio cugino. Cento sovrane d'oro a ciascuno, se non erro- poi aggiunse, guardando i due -Vorreste ritentare?-
Liam e William si scambiarono un'occhiata e scosse il capo.
-La fortuna è troppo capricciosa- mormorò William -Ci è sufficiente questa vincita-
Carlo si strinse nelle spalle -E va bene. Dovrò trovare un'altra forma di svago. Che possiamo fare stasera?-
-Che ne dite di un ballo in maschera, maestà?- suggerì Caleb.
Carlo batté le mani, entusiasta -Ma certo. Magnifica idea, Caleb- si rivolse a Buffy, che fissava estasiata il ragazzo che riceveva e congratulazioni di tutta la folla -Venite, Milady. Dobbiamo consegnare il premio al vincitore- prese il sacchetto di monete che Caleb gli tendeva e si avviò con lei, lasciando che William e Liam li seguissero -Questa sera mia cara, avrete il privilegio di partecipare a un ballo in maschera. Sono occasioni molto piacevoli...-
William camminava avanti e indietro nel salotto, irritatissimo perchè non aveva modo di restare solo con Buffy. Jenny aveva preso in pugno la situazione esigendo che lui lasciasse la camera da letto per darle modo di preparare il costume ideale per Buffy. E così doveva affrontare un'altra insopportabile serata prima di potersi coricare con la donna che amava.
La donna che amava. Si, amava Buffy. L'amava con tutto se stesso. E quando il re avesse rinunciato a quel suo sciocco capriccio, avrebbe potuto portarla con sé nelle colonie. E a quel punto nulla avrebbe più ostacolato la sua felicità.
Si fermò ad ascoltare il mormorio di Jenny e la calda risata di Buffy. Non si sarebbe mai stancato di udirne la voce, di guardarne gli occhi luminosi, pieni di vita. Quanto era stato fortunato a trovare un simile tesoro.
La porta si aprì e lui dovette trattenere il fiato. Buffy indossava una veste scarlatta la cui ampia scollatura rivelava l'attaccatura dei seni. La vita sottile era messa in risalto da una larga fascia ingioiellata. I capelli erano celati da una parrucca candida con boccoli che le piovevano su una spalla. In una mano reggeva un'asta a cui era fissata una maschera di piume bianche con cui si nascondeva gli occhi.
-Oh, Buffy...- non c'erano parole per descrivere ciò che provava guardandola.
-Vi piace, milord?- chiese Jenny con orgoglio.
-Madame, avete superato voi stessa-
La governante arrossì di piacere a quel raro complimento. Poi, notando le occhiate che i due si cambiavano, si allontanò discretamente.
-Devi mettere questi- disse William traendo un sacchetto dalla tasca.
Di fronte alla delicata filigrana d'oro in cui erano inseriti gli splendidi brillanti, Buffy sgranò gli occhi.
-William, non ho mai visto nulla di così bello.-
Lui aggrottò la collana attorno al collo e le premette le labbra sulla spalla -Non lo è quanto la donna che lo indossa-
Lei mise gli orecchini e si guardò nello specchio.
-Mi pare d'essere una regina-
-No, amore mio, sei ben più di una regina: sei una donna amata intensamente- William le offrì il braccio poi raccolse la propria maschera -Speriamo che questo ballo si concluda presto così che possiamo tornare quanto prima nelle nostre stanze, e allora ti dimostrò in che misura ti amo-
Come nelle altre occasioni l'atmosfera era gaia, ma quella marea di maschere aggiungeva una nota intrigante. All'inizio tutti cercavano di indovinare chi vi si celasse dietro.
Facile identificare il sovrano. Anche nelle vesti di un monaco incappucciato e con gli occhi nascosti, il suo portamento regale non lasciava adito a dubbi. Dopo un poco lui si stancò del gioco e prese posto sul torno, da cui poteva osservare quanto accadeva nel salone.
Liam e Cordelia erano vestiti da attori del teatro greco e furono subito riconosciuti, così come William e Buffy.
-Non potrete mai ingannarmi- dichiarò il re di fronte alla parrucca bianca e la maschera piumata di Buffy -I vostri occhi sono inconfondibili-
Lei ebbe una risatina -Non ditelo a nessuno, maestà...-bisbigliò Buffy prima che William la conducesse via.
Sulle labbra di Carlo comparve un sorriso compiaciuto. Era chiaro che il cugino fosse follemente innamorato: adesso non avrebbe più lasciato l'Inghilterra. La partita era vinta.
Drusilla comparve sul tardi, un po' affannata, al braccio di un anziano gentiluomo.
-Chi è?- domandò Buffy.
-Lord Ethan Stivens, il marito di Drusilla- spiegò William -E' arrivato questo pomeriggio-
-Non sapevo che fosse tanto più vecchio di lei-
-Strano che non l'abbiate sentito dire- commentò Carlo in modo asciutto -Lei non fa che lamentarsi dell'età del consorte. Anche se, quando è rimasto vedovo, ha fatto di tutto per consolarlo-
-Non era a lui che teneva, quanto al suo titolo- sottolineò Liam.
-E al suo primo patrimonio- aggiunse William.
-Avrei piacere di fare la sua conoscenza- dichiarò Buffy a quel punto.
William le offrì il braccio e insieme avanzarono nella folla.
– Ethan- mormorò William.
L'anziano gentilmente alzò gli occhi e afferrò con entrambe le mani quelli di William, con un gesto affettuoso.
-Oh, William. Sei tornato dalle colonie. Hai un ottimo aspetto-
-Anche tu mi sembri in forma. Avevo sentito dire che eri indisposto-
Per un attimo sul volto di Lord Stivens passò un'espressione triste, o forse meditabonda -E' cosa passata. La mia salute è migliorata non appena Drusilla è partita per venire qui-
-Nulla di serio, allora?-
-Ti sbagli, la faccenda è stata molto grave. Ma ormai il pericolo ormai è superato-
– Ethan, desidererei presentarti Elizabeth Summers-
-Milady- disse lui amabilmente.
-Milord- Buffy non avrebbe saputo spiegarne il motivo, ma provava un'istintiva simpatia nei confronti di lord Stivens. Forse per il sorriso, o per il modo diretto in cui la guardava. Brillava una grande debolezza nei suoi occhi. Buffy si era sempre fidata del suo istinto e adesso era certa di essere davanti a un uomo buono e generoso.
-Mi erano giunte delle voci- riprese lui sorridendo -ma fino a questo momento, mi ero rifiutato di credere che esistesse davvero una donna capace di rubare il cuore a William Darcy. Adesso, di fronte alla realtà, posso capire. Venite- continuò prendendole il gomito -visto che William è come un figlio per me, andiamo a cercare un posto tranquillo dove potete raccontarmi come avere conosciuto questo brigante-
-Buffy!- dietro di loro si era alzata una voce proveniente dal passato di Buffy. Una voce che le fece serpeggiare il terrore nelle vene.
Si arrestò di botto e si voltò. Sulla soglia era comparsa una figura massiccia che indossava i poveri indumenti di un pescatore. Come tutti, si teneva una maschera sul volto, ma quando l'abbassò, due occhi iniettati di sangue fissarono Buffy e un dito venne puntato contro di lei.
-Costei che si fa chiamare Lady Elizabeth Summers è una imbrogliona e una bugiarda!- gridò l'uomo -Non è certo una dama-
Nella sala calò un silenzio agghiacciato. I musici smisero di suonare. Le danze si interruppero. Nessuno si muoveva. Nessuno parlava.
Quando vide che l'attenzione generale era concentrata su di loro, l'uomo continuò -Quando la sua povera madre è morta, questa ragazza ingrata è fuggita di casa per unirsi a una banda di tagliaborse. Ed è diventata la peggiore di tutte. Ai dock di Londra è ben nota come Slayer-
Dei sussurri animati si levarono nella sala.
-Butterò fuori a calci questo furfante!- sbottò William.
-No. Troppo tardi...- bisbigliò Buffy afferrandolo per la manica -Qualcuno che vuole la mia rovina l'ha condotto qui. Qualcuno che ha scoperto il mio segreto-
Dal tono giunse alta la voce imperiosa del re -Lady Elizabeth, chi è questo individuo?-
-Mi chiamo Adam, maestà!- urlò l'uomo. Di nuovo additò Buffy e assunse in tono minaccioso -Sono il patrigno di questa ragazza...intendo riportala a casa e darle la lezione che si merita-
-Conducete questo briccone dinanzi a me- ordinò il re.
Caleb, in piedi dietro il trono, rivolse un cenno ad alcune guardie armate che senza por tempo in mezzo sospinsero avanti l'uomo.
-Lady Elizabeth, avanzate anche voi- aggiunse Carlo.
William le offrì il braccio, ma lei scosse il capo -Ti non c'entri in questa storia- mormorò con forza -Non voglio che il tuo nome venga infangato-
-Non ti troveresti qui se non ti ci avessi costretta io- le afferrò la mano -Hai già dimenticato, amore mio? Noi siamo insieme-
-No, non in questo caso- lo supplicò lei -Tu non conosci Adam. Potrebbe rovinarti-
Ma lui non lasciò la stretta e l'accompagnò fino al trono dov'era il re.
-Milady- riprese questi -ditemi che questa canaglia mentre e io lo farò fustigare sulla pubblica piazza per le calunnie lanciate su di voi.
Buffy si voltò a guardare l'uomo che le aveva resto la vita un inferno, a casa. Aveva regolarmente picchiato lei e sa madre; aveva scialacquato tutti i loro poveri averi. E quando sua madre era morta aveva cercato in tutti i modi di costringere Buffy ad assumere il posto nella sua casa e nel suo letto. Era stato Adam a costringerla a un'esistenza randagia, nelle strade di Londra, quando era poco più di una bambina.
Lo odiava. Lo odiava con un furore che le faceva ribollire il sangue nelle vene.
Deglutì a fatica. Sarebbe stato così facile mentire, Adam avrebbe ricevuto la punizione che meritava ampiamente e la festa avrebbero ripreso il suo corso normale, con la semplice aggiunta di qualche commento sullo zoticone che si era introdotto nel palazzo cercando di macchiare la reputazione di una dama.
Perchè esitava? Le bugie erano state alla base della sua vita negli ultimi anni. La sua stessa presenza li a palazzo non era costruita forse su una menzogna? Perchè non mentiva anche in quel caso?
Abbassò lo sguardo sulle sue dite intrecciate con quelle di William. Questa forse era la ragione: amava William Darcy. Lo amava troppo per lasciare che quella menzogna infettasse anche la sua vita.
Rialzò il capo orgogliosamente, gli invitati si affollarono attorno al trono, curiosi e avidi di ascoltare.
-Silenzio!- ordinò il re.
Subito tutti si zittirono.
William osservò Buffy, fiera di fronte al suo accusatore, e sentiva di non averla mai amata di più. Era una donna eccezionale.
-E ciò che ha detto a proposito della banda di ladri?- insistette il re -Di certo non può essere vero-
-E' così, maestà. Per sopravvivere sono diventata una ladra e una borsaiola. Come ha raccontato Adam, sono la persona conosciuto come Slayer-
Gli ospiti rumoreggiarono, sdegnati. Avevano sentito parlare dei quel famigerato personaggio e molti di loro si erano visti sottrarre oro e gioielli sotto la minaccia della spada di Slayer.
Drusilla fece sentire la propria voce -Chiediamo giustizia, maestà. Questa donna merita l'impiccagione!-
William afferrò Buffy per un braccio trascinandola via. Superarono un'arcata laterale, ma mentre la conduceva con sé su per una rampa di scale qualcuno lo colpì al capo con una mazza. William crollò in ginocchio.
-Corri, amore mio...- ansimò mentre sentiva l'oscurità si richiudeva attorno a lui -Devi stare nascosta finché...-
Buffy si voltò per aiutarlo, ma due solide braccia l'agguantarono e una mano le chiuse la bocca, soffocando il suo grido. Un attimo dopo un pesante mantello le veniva gettato in testa.
Dio del cielo.
Invocò mentre si dibatteva inutilmente. La stessa esperienza di quando Lindsey McDonald l'aveva fatta rapire. Ma non era possibile, Lindsey era morto.
Si sentì trasportare su per le scale e lungo stretti passaggi. Le voci provenienti dal salone si fecero sempre più lontane cancellandosi del tutto mentre una porta veniva spalancata. Fu buttata sul pavimento e udì l'uscio richiudersi. Quando riuscì a liberarsi dalla cappa che l'imprigionava si trovò in un freddo locale della torre. Attraverso le sbarre alla finestra scorse il prato, giù in basso.
Si precipitò alla porta cercando di aprirla. Una chiave girò nella toppa e le giunse il suono soffocato di una risata e quindi il rumore di passi che si allontanavano. Rimase sola in un gelido silenzio.
-Un brutto bernoccolo, cugino. Evidentemente sei ruzzolato giù per le scale- Liam l'aiutò a rialzarsi.
-No. Non sono caduto, qualcuno mi ha colpito con una bastone- William si tastò cautamente la testa -Dove hai condotto Buffy?-
-Io?- Liam lo guardò come se lo ritenesse matto -A quanto pare non hai ripreso del tutto i sensi. Pensavo che sapessi tu dov'era finita Buffy -
-Ossia non l'hai vista?-
-No. Né io né gli altri. E' riuscita a fuggire-
William aggottò la fronte cercando di mettere un minimo d'ordine nei suoi pensieri confusi -No, non è fuggita. E' stata rapita-
-Ma certo- rise Liam -I fantasmi di Hampton Court sa la sono portata via-
William si addossò al muro -Non era un fantasma a impugnare quel pastone, Liam. Né era un fantasma che si è impadronito di Buffy. Si tratta di una persona in carne ed ossa. Qualcuno che ha scoperto il segreto dal suo passato e vuole nuocerle. Andiamo. Dobbiamo chiedere aiuto a Carlo-
Trovarono il Re nei suoi appartamenti. Quando Caleb fece entrare suo fratello e suo cugino si limitò ad alzare lo sguardo dal fuoco e stava fissando con aria pensosa.
-Ho riflettuto- annunciò ancor prima che i due si fossero accomodati -Per difendere il tuo buon nome renderò noto che sei stato tratto in un inganno della donna che...-
-Nessuno inganno...-
Il re lo interruppe con un gesto -Dichiarerò anche che la donna nota come Slayer è un nemica del trono, e porrò sulla sua testa una taglia di cinquanta sovrane- vuotò il boccale di birra e lo depose con forza. Subito Caleb accorse per colmarlo.
William balzò in piedi -Carlo, io sapevo fin dall'inizio chi era Buffy. L'ho pagata perchè si fingesse la mia amante...-
Di nuovo il re ignorò le sue parole -Mi rendo conto che è una somma eccessiva per una ladruncola, ma voglio che giustizia sia fatta. Sono troppe le persone che lo pretendono-
-Ascoltami- sconvolto com'era, William si permise di posare le mani sui braccioli della sedia di Carlo fissando il cugino negli occhi -E' solo colpa mia se Buffy si è trovata esposta a tanto pericolo-
-Pericolo?- Carlo lo spinse di lato, levandosi in piedi -Parli di pericolo per un misera tagliaborse quando il tuo sovrano è stato esposto ad uno ben maggiore?-
-Che intendi dire?- William passò lo sguardo da Liam a Carlo -Quale pericolo hai corso?-
-Come mi ha fatto notare Caleb, si sono il Re!- tuonò Carlo -Come osi esporre la mia persona alla vicinanza di qualcuno pronto a uccidere per denaro?-
-Buffy non ha mai ucciso nessuno!- William si sforzava di controllarsi -Una ladra, questo si. Ma non è un'assassina-
Il re posò una mano sul braccio, paziente -Ti perdono queste bugie, cugino, perché ti so profondamente innamorato. Ma bada: se insisti a difendere questa donna mi costringerai a metterti al bando-
-Carlo - Liam si alzò a suo volta per avvicinarsi al fratello -Questo è William, il nostro cugino più amato. L'uomo a cui intendevi conferire un altro titolo nobiliare e altre proprietà in occasione del banchetto di domani-
-E' vero. Ma ricorda il Re può donare il re può anche togliere. Rifletti, William. Se non denunci questa donna io ti porterò via ogni terra e ogni titolo. E sarai esiliato dall'Inghilterra per sempre-
-Credi che me ne importi qualcosa delle terre e dei titoli in un momento simile?- William si diresse alla porta e, votandosi a metà, gridò -Non sono nulla senza la donna che amo. E non avrò pace finché non la ritroverò!-
-Hai segnato il tuo destino!- tuonò il re rimettendosi a sedere.
Caleb fu subito al suo fianco per versargli dell'altra birra nel boccale.
Buffy sedeva a terra, avvolta nel mantello che era stato usato per rapirla. Non c'era altro a difenderla dal gelo di quel locale.
Nel cielo notturno e terso le stelle parevano vicinissime, quasi a portata di mano. Ah, potersi afferrare a una di quelle luci vibranti e tornare alla libertà!
Udendo un suono di passi corse alla porta. Una chiave girò nella serratura e l'uscio venne spalancato. Buffy fece un balzo indietro scorgendo la torcia stretta nelle mani di una figura ammantata. Una seconda figura comparve e richiuse la porta.
Quando la vista le si fu abituata alla luce, Buffy ebbe un ansito.
-Voi!- esclamò quando l'uomo, sistemata la torcia in un anello infisso alla parete, si girò.
Caleb sorrise mentre prendeva dalle mani di Drusilla un vassoio d'argento e lo posava sul tavolo.
-Si, mia cara Slayer. Peccato che non abbiamo avuto occasione di vederci prima, quando vi foste presentata a Foxworth, gli avrei ordinato di sfruttare in modo assai più proficuo i vostri talenti-
-Ordinare...a Foxworth? Che state mai dicendo?-
-Non l'avete capito? Foxworth lavora per me- diede un'occhiata a Drusilla e rise con lei -Come voi, di conseguenza. Venite a godervi l'ultimo pasto. Perchè domani, purtroppo, vi toglierò la vita-
-E come pensate di giustificare la mia morte?-
Lui sogghignò -Ma come! Sarà per vendicare le uccisioni del mio amato sovrano e del suo successore, il Duca di York, che avranno posto fine alla dinastia degli Stuart- scoppiò in una risata stridula e maligna che fece tremare Buffy -E saranno morti per mani vostra, mia cara-
-Per mano mia?-
-Certo. Il famigerato Slayer avrà colpito di nuovo. E io sarò considerato un eroe per aver troncato la vostra ignobile esistenza-
Buffy era scossa e sdegnata -Come potete uccidere il re che per anni avete amato?-
-Amato?- il sorriso di Caleb scomparve -Perchè, per un semplice fatto di nascita, un uomo come lui deve regnare? E' frivolo e stupido. Se non fosse stato per me, l'Inghilterra sarebbe in sfacelo. Sono io ad avere la forza, l'intelligenza, il potere. Lui ha solo la stirpe. Ma le stirpi possono essere interrotte. Come Oliver Cromwell, succeduto da Carlo, io rappresenterò la scelta logica per governare un paese gettato nel caos della sua morte-
-Dimenticate l'altro erede- mormorò Buffy -William Darcy è cugino del re e quindi ha diritto al trono-
Caleb emise un sibilo rabbioso -A lui è riservato il mio piano più astuto. Sarò colto in possesso di oro e gioielli sottratti agli ospiti del re. A questo provvederanno i ragazzi di Foxworth. Quando la gente saprà del misfatto compiuto dal vostro amante, pretenderò la sua morte insieme alla vostra-
-E lady Drusilla?- sussurrò Buffy -Come rientra nei vostri piani?-
Il sorriso ricomparve sulle labbra di Caleb, Buffy rimase esterrefatta vedendolo passare una mano sul collo di Drusilla.
-Sarà la mia regina-
Buffy comprese che Lindsey McDonald non era stato l'unico sciocco a essere affascinato dalla splendida dama.
-Voglio i suoi gioielli- affermò Drusilla.
-In qualità di regina potete avere tutti i gioielli che volete-
-Ma io voglio quelli dei Darcy- insistette lei.
Caleb allungò la mano e attese, mentre Buffy si toglieva la collana e gli orecchini. Gli occhi di Drusilla scintillarono quando lui glieli porse.
-Sapete bene che non posso negarvi nulla...- mormorò Caleb -Ma per un po', fino a che William Darcy non avrà seguito nella tomba i suoi cugini, dovete aspettare. Foxworth avrà bisogno di unirli al bottino-
Sogghignava ancora quando, insieme a Drusilla, lasciarono la stanza richiudendo con violenza la porta-.
Connor se ne stava rannicchiato nelle scuderie, sbalordito da tutto ciò che aveva sentito raccontare dai domestici, circa la bellissima ladra che era riuscita ad ammaliare persino il cugino del re. Alcuni dicevano che era già morta. Altri sostenevano che si aggirava nei corridoi in cerca di vendetta. Altri ancora sussurravano che era chiusa nelle segrete del castello, in attesa dell'impiccagione.
No, non Buffy, pensava Connor. Non la meravigliosa ragazza che si era sempre schierata dalla sua parte, che lui considerava una madre, sorella, amica. Non avrebbe esitato a morire per Buffy. Doveva esserci qualcosa che lui poteva fare.
Appoggiato al muro sbirciò attraverso il finestrino delle stallo da cui filtrava la luce della luna.
Dove sei Buffy? Ti hanno picchiata, incatenata? Sei sola, spaventata?
D'un tratto, nella parte più alta del castello, scorse il balugino di una torcia. La stanza della torre settentrionale, concluse osservando la luce che si muoveva per poi fermarsi. Qualcuno aveva inserito la torci nell'anello infisso alla parete. Ma perchè? Nessuno alloggiava nella torre. Perchè recarsi lì a mezzanotte?
Per qualche istante continuò a fissare quella luce, poi si voltò e si precipitò fuori. Ancora non aveva idea di ciò che avrebbe fatto, ma era pronto a scommettere la vita che Buffy era tenuta prigioniera in quella stanza.
Buffy guardava la torcia ormai quasi consumata del tutto. Il cibo sul tavolo era intatto. Come poteva mangiare sapendo quali atrocità stavano per essere messe in atto? Non solo sarebbe stata l'ultima notte per lei, ma anche per William, il Re e il duca.
La fiamma si indebolì e lei capì che in breve tempo sarebbe stata immersa di nuovo nelle tenebre.
I suoi rapitori non le avevano offerto un fuoco. Si avvolse meglio nel mantello e cominciò a spaccare quel tavolo messo insieme alla meglio gettandone pezzi nel focolare, poi vi avvicinò la torca morente. Il fuoco divampò in pochissimi istanti, cancellando almeno in parte il gelo del locale.
Buffy si avvicinò il più possibile al focolare, assorbendone tutto il calore possibile perchè tra poco anche quelle fiamme si sarebbero spente.
Era così assorta nei suoi pensieri da non udire il raspio lungo il muro esterno. Un colpetto contro le sbarre delle finestra la fece voltare.
-Buffy- disse una voce infantile.
-Connor!- esclamò sbalordita -Dio del cielo, come hai fatto a trovarmi?-
-Ho visto la luce di una torcia- si trovava sullo stretto cornicione che circondava la torre -E' possibile arrampicarsi fin qui, se si hanno piedi abbastanza piccoli- si teneva aggrappato alle sbarre -Come posso farti uscire?-
-E' impossibile smuovere queste sbarre. Ci ho già provato-
-Vado a cercare Foxworth- propose Connor -Troverà lui un sistema-
-No- Buffy gli afferrò le braccia attraverso le sbarre -Foxworth lavora per la persona che mi ha intrappolata qui-
-Foxworth?- il ragazzino non credeva alla proprie orecchie.
-Si-
-Allora siamo perduti. Non c'è nessun altro a cui possiamo rivolgerci-
-Qualcuno c'è- si sforzava di ricacciare le paure che l'avevano assediata in quella prigione.
E se anche William le si fosse messo contro?
Stanco e abbattuto, William rientrò nelle sue stanze accompagnato da Ethan Stivens. Avevano perlustrato indubbiamente tutta l'ala orientale del palazzo. I pochi domestici che si erano mostrati disposti a parlare avevano giurato di non aver visto Buffy.
-Versaci della birra, Rupert...- mormorò William.
-Subito, milord- Giles tossicchiò -Nel salotto c'è un ragazzo che desidera parlare con voi. Non ha spiegato il motivo della sua visita, ma ha voluto assolutamente aspettarvi-
William annuì e varcò la soglia.
Connor scattò subito in piedi – Ho saputo di Buffy- prese a raccontare in fretta -E dovevo parlare con voi. Lei...ha detto che dovevo fidarmi, così...-
Maledizione!
Imprecò fra sé scorgendo la nobile figura di Ethan, che era comparsa alle spalle di William. E di quest'altro poteva fidarsi?
-Di che si tratta, Connor?- domandò William accettando il boccale che Giles gli offriva, mentre Ethan si sedeva presso il caminetto. m
Il ragazzino conservò la sua espressione sospettosa mentre il domestico lasciva la stanza.
-Posso parlare di fronte a lui?-
-Si. Lord Ethan Stivens è un vecchio amico-
-Si tratta di...di Buffy-
-Ebbene?-
-Buffy si trova nel castello- disse Connor a mezza voce.
Ethan si voltò di scatto e William fece un balzo in avanti -Come fai a saperlo?-
-L'ho vista...e...le ho anche parlato. Ha detto che dovevo affidarmi a voi e non certo a Foxworth-
-Foxworth? Il capo della vostra banda di ladri?- William afferrò il ragazzo per le spalle -E' qui?-
-Si. Da un pò-
Lui aggrottò la fonte -L'ha fatto venire Buffy?-
-No. C'era già prima che arrivassimo-
William lo fissò e si convinse che stava dicendo la verità -Dunque è al soldo di qualcuno del palazzo. Ma non importa. E' Buffy che mi sta a cuore. Dov'è?-
-Nella torre settentrionale-
-E come hai fatto a parlare con lei se si trova lassù?- domandò Ethan.
-Mi sono arrampicato lungo il muro- il ragazzo mostrò le mani, coperte di escoriazioni.
-In che condizioni è?- chiese in fretta William -Se le hanno fatto del male...-
Il ragazzino lesse lo spavento nei suoi occhi e comprese che quell'uomo amava Buffy quanto se stesso.
-No- si affrettò a rassicurarlo -Ma è prigioniera. Mi ha detto che deve confidarti qualcosa della massima importanza-
Lui si accostò al caminetto, prese la sua spada appesa sopra la mensola e, mentre se l'agganciava in vita, si rivolse all'amico.
-Posso muovermi più in fretta da solo, Ethan. Aspettarmi qui- guardò Connor -Grazie di aver avuto fiducia in me, Connor. Ti dimostrerò che non è mal riposta-
Il ragazzo gli posò una mano sulla manica -Pensate di andare a salvare Buffy, senza di me?-
-Credo che...-
-Vengo con voi- stabilì Connor.
William pensò al pericolo, poi si rese conto che il ragazzino ne aveva già affrontati non pochi nella sua breve esistenza, così annuì.
Il re e suo fratello erano parecchio ubriachi.
Liam aveva voluto trattenersi con il fratello nella speranza di indurlo a mutare idea per quanto riguardava William. Caleb, sempre nell'ombra, provvedeva a tenere colmi i boccali. Ogni volta che il re mostrava delle esitazioni, lui gli rammentava gli ignobili reati commessi dalla ladra.
A quel punto lo stesso Liam cominciava a lasciarsi convincere dai mormorii insinuanti del segretario.
-Forse- osservò, tra sé e se -nostro cugino è stato stregato dalla bellezza di quella donna-
-Già- convenne il re con voce impastata -tutti noi siamo stati gabbati da lei-
-Ma non priverai nostro cugino dei suoi titoli e della sua proprietà, vero?-
Carlo si strinse nelle spalle -Farò tutto ciò che sarà necessario per costringerlo a guardare in faccia la verità. E' mio dovere, come sovrano e come suo cugino-
Caleb pensò ai documenti, già preparati a recanti il sigillo reale, coi quali lui si sarebbe impossessato di tutti i beni di William. Quando vi avesse aggiunto quelli del Duca di York e dello stesso re, sarebbe stato l'uomo più ricco e potente del regno.
Liam cercò di alzarsi, ma si accorse che barcollava -Avrò bisogno di qualcuno che mi aiuti a raggiungere la mia camera-
-Forse sarà meglio che vostro fratello si trattenga qui- osservò ragionevolmente Caleb. E senza attendere risposta chiamò una domestica ordinandole di allestire per la notte il divano del re.
Quei due sciocchi rendevano tutto più facile, si disse con un lieve sorriso.
Carlo vuotò il boccale e sorrise al fratello prima di avviarsi con passo malcerto verso la sua stanza da letto -Capisci perché mi è tanto cara l'amicizia di quest'uomo?- si appoggiò allo stipite e si rivolse biascicando a Caleb -Pensate a tutto, Caleb. Cosa mai farai senza di voi?-
Quando imboccò il passaggio che conduceva alla torre, William scorse due guardie armate. Si ritrasse nell'ombra e fece segno a Connor di fermarsi.
-Che c'è?- bisbigliò il ragazzo.
-Soldati. Devo trovare il modo di distrarli-
-Lasciate fare a me-
Prima che William potesse fermarlo, Connor si era già avviato, fischiettando.
-Altolà!- ordinò una voce.
Connor sollevò le braccia in gesto di resa -Volete essere tanto cortesi da aiutarmi?- chiese con voce sottile -Credo di essermi perso-
Di fronte a quel ragazzino innocuo i due soldati si tranquillizzarono.
-Dove sei diretto?- domandò uno.
-Alle cucine- Connor fece del suo meglio per avere un tono spaurito -La cuoca ha promesso ai garzoni delle scuderie qualche avanzo della tavola del re-
-Le cucine? Zucca vuota, si trovano dabbasso- la guardia gli allungò un porte scapaccione che lo spedì lungo disteso per terra -Hai fatto tutte queste scale per niente- si girò verso il compagno, ridendo.
In quello stesso istante comparve William con la spada sguainata. Lo scontro che seguì durò pochi attimi. Estratta una chiave dalla casacca di uno dei due militari a terra, William risalì di corse gli ultimi gradini fino alla stanza della torre, seguito da Connor. Fece scattare la serratura, spalancò la porta ed entrò guadandosi attorno, sorpreso. La stanza appariva vuota. Poi scorse Buffy appostata dietro l'uscio: torreggiava altro un vassoio, pronta a colpire.
-William...- ansimò, lasciando cadere quell'insolita arma -Grazie al cielo sei tu. Ho sentito dei rumori...- si lanciò tra le sue braccia -Ho pregato tanto che non ti fossi messo contro di me anche tu-
-come potrei mettermi contro di te, amore?- la strinse forte a sé ed ebbe l'impressione che solo in quel momento il suo cuore riprendesse a battere.
-Avevi ragione a fidarti di lui, Buffy- affermò una voce dietro di loro.
Buffy si voltò e abbracciò Connor -Si. Immagino come ti sia stato difficile confidarti con un dannato nobile. Ma William è nostro amico-
-Un amico che vuole portarti al sicuro, lontano da questo castello, prima dell'alba- William la prese per mano -Andiamo, Buffy. Dobbiamo agire in assoluta fretta. Carlo ha posto una taglia su di te-
-No. Non possiamo fuggire. Dobbiamo avvertire il re-
-Avvertirlo di cosa?-
-C'è in atto un complotto: vogliono assassinare lui e suo fratello-
William la guardò come se la credesse impazzita -Ma che stai dicendo?- Buffy gli riferì rapidamente quanto aveva detto Caleb e, quando ebbe terminato, l'espressione di William era sgomenta -Non c'è tempo da perdere- guardò Connor -Raggiungi di corsa il mio alloggio e avvisa Lord Stivens. Digli di recarsi subito con un drappello di guardie agli appartamenti reali- mentre il ragazzo imboccava le scale, William prese la mano di Buffy -Vieni, amore mio. E prega che non sia troppo tardi altrimenti l'Inghilterra precipiterà nell'inferno-
Caleb sedeva allo scrittoio del re, intento a esaminare dei documenti. Di fronte a lui c'era Drusilla, raggiante d'orgoglio. Insieme avrebbero governato l'Inghilterra.
Lei ripensava ai suoi modesti inizi. Suo padre aveva sperperato il suo patrimonio in dissolutezze e quindi aveva chiesto aiuto alla sorella, che aveva sposato un ricco nobiluomo. Drusilla aveva sempre odiato la zia, i suoi bei vestiti, i domestici affezionati, il suo carattere dolce e leale che le aveva guadagnato una schiera di amici. Odiava l'amore che sorgeva negli occhi dello zio ogni volta che guardava la moglie. Poi il destino l'aveva favorita. La zia era morta giovane. Con poco sforzo Drusilla aveva ottenuto tutto ciò a cui ambiva. Sorrise contemplando il fuoco che ardeva nel caminetto. Era riuscita a emergere grazie al fatto di saper manovrare gli uomini.
Alzò lo sguardo all'ingresso di Foxworth che si inchinò davanti a Caleb.
-Avete tolto di mezzo il patrigno della ragazza?-
-Si. E' seppellito in un luogo dove nessuno lo troverà mai-
-Avete nascosto l'oro e tutti i gioielli a bordo della nave di Darcy, come vi avevo ordinato?-
-Si, è stato facile. La nave è già carica di provviste per traversata alla volta delle colonie. Adesso contiene anche un patrimonio in oro e preziosi-
-Sono smaniosa di vedere la faccia di quello sciocco quando scopriranno il bottino sulla sua nave e renderemo noto il piano di Darcy per fuggire dall'Inghilterra. La popolazione vorrà la sua testa. E non resterà nessuno ad avanzare i diritti sul trono-
-E voi non avete più bisogno di me- sospirò Foxworth.
-Non temete. Mi servirò di voi e dei vostri ragazzi come del mio esercito personale. Non solo continuerete ad alleggerire i bravi cittadini dei loro preziosi, ma lo farete anche con la benedizione del re. Andate, adesso- Caleb fece un gesto di congedo e, quando la porta si fu richiusa alle spalle di Foxworth, si addossò alla spalliera. Il potere era inebriante.
-Ancora non capisco perché avete voluto far nascondere tutti quei gioielli sulla nave di William- si lagnò Drusilla -Una volta riconosciuti, dovranno essere restituiti ai legittimi proprietari. E io desideravo tanto averli per me-
-Presto avrete tutto ciò che volete. Quando ogni cosa sarà definita, farò in modo che i gioielli dei Darcy giungeranno nelle vostra mani-
Da un cassetto delle scrittoio prese il coltello di Buffy di cui si era impossessato nella stanza in cui aveva uccido Lindsey. Quella sarebbe stata la prova della colpevolezza di Buffy.
-E' giunta l'ora- annunciò.
Drusilla balzò in piedi -Vengo con voi-
-Non sverrete alla vista del sangue?-
Lei gli offrì le labbra per una breve bacio duro. Si era già macchiata di sangue le mani, in passato. Non aveva affatto rimorsi -Basta che lo chiediate e vi aiuterò a conficcare questa lama nei loro petti-
Buffy aveva il cuore che le batteva all'impazzata mentre scendeva rapidamente le scale dietro William. Il palazzo era enorme e complesso: quella corsa precipitosa verso gli appartamenti reali sembrava non finire mai. Per quanto ne sapevano, il re e suo fratello potevano già essere immersi nel loro stesso sangue e lei e William sarebbero andati incontro alla morte.
I domestici si erano ritirati da ore. I corridoi erano silenziosi e fiocamente illuminati dalle candele quasi consumate. Il suo dei loro passi risvegliava echi soffocati.
Quando infine giunsero nei pressi della loro meta, scorsero due guardie armante. William spinse Buffy nell'ombra e proseguì da solo.
-Chi è là?-
-Lord Pratt- William comparve nel cerchio di luce creato dalla torcia -Devo parlare con Sua Maestà-
-Il re si è coricato da tempo- replicò il soldato occhieggiandolo con diffidenza. Tutti sapevano che in una recente occasione il cugino del re aveva avuto l'ardire di svegliare il sovrano per farsi aiutare nelle ricerca dell'amante scomparsa -Tornate quando sarà giorno-
-No. E' cosa che non può attendere-
La seconda guardia sollevò la spada -Lord Caleb ha ordinato che nessuno deve disturbare Sua Maestà-
Buffy emerse dall'ombra e, scorgendola, i due soldati si mossero per catturarla.
-C'è una taglia sulla testa di questa donna!- gridò uno.
A William non occorreva altro. Approfittando di quell'attimo di distrazione riuscì a disarmare rapidamente i due e li tenne sotto la minaccia della spada mentre Buffy li legava mani e piedi.
Il pensiero del prezioso tempo perduto li faceva trepidare. Immobilizzate le guardie, spalancarono le doppie porte ed entrarono decisi.
Nel focolare ardevano ormai solo le braci, ma in quei bagliori rossastri potevano scorgere Liam che dormiva sull'ampio divano. Nell'aria ristagnava l'odore della birra.
William si diresse alla camera del re, aprì l'uscio e si arrestò bruscamente. Le cortine di raso che avvolgevano il grande letto erano chiuse, ma un lembo era stato scostato. Il re era immerso nel sonno e accanto a lui si strigliava la figura di Caleb che impugnava un coltello. Al suo fianco Drusilla.
Entrami rialzarono bruscamente il capo. Alla vista di William e Buffy, Caleb serrò le labbra pronto a colpire.
-Maestà!- urlò Buffy con tutto il fiato che aveva in gola.
-Chi osa disturbare il re?- Carlo si girò sul fianco drizzandosi a sedere nell'istante preciso in cui Caleb abbassava la mano. La lama si conficcò in un cuscino facendo alzare una nube di piume
-Santa Vergine!- gridò il re guardando William precipitarsi verso Caleb che aveva già estratto la spada.
Caleb era un ottimo spadaccino, ma non all'altezza di William, la cui abilità era stata affinata da anni di scontri e battaglie. In breve Caleb si trovò con le spalle al muro.
Liam comparve sulla soglia, sommariamente vestito e scalzo, al fianco di Buffy. Gli occhi intrisi di sangue ardevano nel volto cupo.
-William, abbassa subito quell'arma!- gridò -Come osi minacciare Caleb?-
-No, Liam. Non capisci- William accostò la punta della lama sulla gola di Caleb -Gettate la vostra spada o vi trafiggo-
-Sei impazzito?- il duca raggiunse William e gli afferrò il braccio.
Tanto bastò perché Caleb sgusciasse via e agguantasse Buffy per una spalla attirandola a sè-
-Badate, Darcy. Sono pronto ad ucciderla-
-Arrendetevi, Caleb. Non avete via di scampo-
-No, gettate la spada- premette il taglio della lama contro la gola di Buffy, facendone uscire un rivolo di sangue.
William lasciò cadere l'arma.
Liam, esterrefatto da quella piega degli eventi, si rivolse al fratello che, pallido e scosso, era seduto sulla sponda del letto -Che sta succedendo qui, Carlo?-
-A quanto pare nostro cugino e la sua donna hanno rischiato le loro vite per salvare le nostre- il re scrollò il capo per scacciare il sonno e gli effetti della birra.
-Lo stesso Caleb ha confessato a Buffy delle sua intenzione di uccidervi!- esclamò William.
Il re incrociò lo sguardo di Caleb -Perché?-
Questi non rispose e William continuò -Intendeva uccidere anche Buffy, e attribuire a lei ogni colpa. E poi contava di farsi nominare Lord protettore dell'Inghilterra, al pari del suo eroe, Oliver Cromwell-
-Cromwell?- esplose il re -L'uomo che è passato sul cadavere di mio padre per assumere il potere?- fissò Caleb -Come potete dichiararvi suddito fedele e al tempo stesso ordire un simile complotto?-
-Ciò che faccio è per il bene dell'Inghilterra!- gridò Caleb.
-Il bene dell'Inghilterra...- ripeté William in un sussurro, senza distogliere lo sguardo dalla lama premuta contro la gola di Buffy. La sua mente galoppava. Doveva trovare un modo per salvare Buffy, anche a costo della propria vita. Valutò la distanza che lo separava da Caleb e si preparò il suo piano d'attacco -Non ve ne importa nulla dell'Inghilterra. Sono le vostra ambiziose brame a spingervi!-
E così dicendo gli balzò addosso, sottraendo Buffy alla sua stratta. Sotto la veemenza di quell'assalto i due uomini finirono contro la finestra che andò in frantumi: si ritrovarono sul balcone dove lottarono per il possesso della spada.
Caleb riuscì a colpire William alla tempia con l'elsa, facendolo indietreggiare barcollante verso la balaustra, poi alzò la lama deciso a trapassare l'avversario, ma all'ultimo William riuscì a spostarsi di lato e Caleb, trascinato dal suo stesso impetto, finì con un urlo oltre la balaustra compiendo un volo mortale sino al cortile sottostante.
William corse a prendere tra le braccia Buffy.
Drusilla, rimasta paralizzata fino ad allora, corse al balcone con un grido inorridito a guardare il corpo inerme dell'amante. Poi si voltò -Caleb mi aveva promesso che sarei diventata la sua regina!-
Il re era attonito -Caleb che disapprovava i miei piccoli piaceri? Posso solo complimentarmi con voi se siete riuscita a sedurre persino un fanatico religioso come Caleb. Ma vorrei rammentarvi che avere un marito, che tra l'altro è uno dei miei più cari amici-
-Mio marito per me non significa niente- replicò lei con sprezzo.
Proprio in quel momento Ethan fece la sua comparsa, seguito da una decina di soldati armati. Marito e moglie si fissarono dai due estremi della camera.
Vedendo il caos nella stanza, i soldati si diressero verso Buffy.
-Rinfoderate le armi- ordinò il re.
-Ma avete posto una taglia sulla testa di questa donna- replicò uno -E' nostro dovere proteggervi dai nemici del trono-
-Mi sono sbagliato- dichiarò seccamente Carlo -Questa dama ha rischiato la vita per salvare la mia. Abbassate le armi-
Mentre i soldati ubbidivano, Ethan continuava a fissare Drusilla -Ho sempre saputo che mia moglie era una donna ambiziosa- prese a dire con voce priva di qualsiasi emozione -Ma solo di recente ho capito fino a che punto poteva spingersi pur di ottenere ciò che voleva. Le febbri di cui ho sofferto mi sono state procurate da una pozione che lei mi ha fatto bere e che conteneva del veleno-
Drusilla si erse in tutta la sua statura -E' una menzogna. Qualcuno dei domestici ha mentito. Sono tutti contro di me. Anche a distanza di tanti anni non mi hanno perdonato di aver preso il posto di tua moglie-
-Credimi, mia cara- ribatté tristemente Ethan -tu non hai mai preso il posto di Anya-
-Anya...- ansimò Buffy -E' il nome che mi ha confidato mia madre sul letto di morte-
Per la prima volta da che era comparso lì, Ethan Stivens si voltò a guardarla. Impallidì e la spada gli sfuggì dalle dita finendo sul pavimento.
-Che avete, milord?- Buffy accorse in fretta prendendogli le mani che erano fredde come il ghiaccio -Un altro attacco di febbre?-
-No- Ethan si addossò alla parete, tenendo lo sguardo fisso su Buffy -Ieri sera, al ballo, non vi avevo vista chiaramente. Portavate una parrucca e una maschera. Ma adesso è proprio come trovarmi dinanzi a un fantasma del passato-
-Non capisco, milord-
-Non vedete?- Ethan guardò gli altri -E' l'immagine stessa di Anya. I capelli, gli occhi...Ditemi- continuò serrandole le mani -Chi siete e da dove venite?-
-Ve l'ho detto, milord. Sono Elizabeth Summers. Mia madre si chiamava Joyce e il mio patrigno Adam. Non ricordo molto di mio padre, Hank-
-E' possibile che Joyce non fosse la vostra vera madre?-
Buffy si inumidì le labbra -Sul letto di morte la mamma mi ha raccontato una strana storia. Ma io non le ho creduto. Delirava, Milord-
-Riferitemela, vi prego...-
Lei decise di potersi confidare con quell'uomo dagli occhi buoni -Ha detto che ero figlia di una nobildonna di nome Anya, e che ero stata affidata a lei da una lavatrice che si chiamava Clarissa-
-Dio del cielo, non può trattarsi di una coincidenza. Non capite?- Ethan guardò il Re -La levatrice che ha assistito mia moglie nel parto si chiamava Clarissa. Quando ho chiesto di vedere la bambina mi è stato risposto che la levatrice l'aveva portata via per risparmiarmi la vista di quel povero corpicino sfigurato-
-Chi ve l'ha detto?- volle sapere il re.
Ethan lanciò un'occhiata fosca alla moglie. Tutti i presenti seguirono lo sguardo.
-Sei stata tu a dirmi che la mia figlioletta era morta. Perché hai mentito?-
-Perché?- Drusilla guardò Buffy con un lieve sorriso -Adesso capisco perché vi ho detestata fin da primo istante. Così come ho sempre detestato la vista di vostra madre-
-Mia madre?- ripeté Buffy sbigottita.
Drusilla si rivolse al marito -Non volevo certo vivere con un continuo memento della tua adorata Anya. Ho ingiunto alla levatrice di ucciderla...e spero che Clarissa bruci nelle fiamme dell'inferno per aver disobbedito ai miei ordini-
-E io la benedirò sempre per non averli eseguiti- replicò con disgusto Ethan, poi si chinò a raccogliere la spada che poco prima gli era sfuggita di mano -Dovrai pagare per il dolore che mi hai inflitto in tutti questi anni, per non parlare poi della pena e dell'angoscia di mia figlia!-
-No, Ethan- William passò un braccio intorno alle spalle del vecchio amico e lo sentì tremare -Devi lasciarla alla mercé del nostro sovrano-
-Io non chiedo grazia!- affermò Drusilla. Aveva il viso arrossato e occhi febbrili mentre si lasciava cadere sulla sponda del letto. Nascosta dalla voluminosa gonna, la sua mano trovò il coltello affondato nel cuscino. L'afferrò e lo tenne celato tra le pieghe della veste, mentre si rialzava dirigendosi verso Buffy.
L'odio e la furia le bruciavano dentro. Era stata quella ragazza a mandare in fumo i suoi piani. Una volgare ladruncola che adesso avrebbe avuto tutto ciò a cui lei aveva sempre aspirato.
-William Darcy!- gridò -Voglio che voi soffiate quanto ho sofferto io per la perdita di Caleb. E tu, Ethan- continuò con sprezzo -paritari una seconda volta la scomparsa di tua figlia!-
Mentre alzava la lama e puntandola al cuore di Buffy, William lanciò un urlo di furore. Non sarebbe riuscito a fermarla. Buffy sollevò le braccia per difendersi.
La mano di Drusilla rimase sospesa per un istante prima che la sa figura di irrigidisse per poi afflosciarsi sul pavimento. Tre le scapole sporgeva l'impugnatura di un piccolo pugnale.
-Perdonatemi, maestà, per essermi introdotto nelle vostre stanze!- esclamò Connor, che era comparso come d'incanto dalla porta -Ma non potevo permettere che colpisse Buffy.
-Si, ragazzo- annuì a mezza voce il re -Possedessi la tua abilità, avrei fatto la medesima cosa-
-E' stata lei ad insegnarmi- il ragazzino corse da Buffy, che lo strinse a se. Dall'altro capo della stanza, William vide Ethan che li abbracciava entrambi versando lacrime di gioia.
Il salone era gremito di gente. I membri del Parlamento erano giunti da Londra per assistere alla solenne cerimonia voluta dal re per rendere un doveroso tributo al cugino, Lord Pratt. Buffy sedeva a un posto d'onore accanto a suo padre. Ethan Stivens.
Suo padre.
Sebbene avessero parlato per lunghe ore, quella notte, non si era ancora abituata all'idea. Lui le aveva mostrato un ritratto in miniatura di sua madre ed era stato come guardarsi in uno specchio. Aveva avuto un senso di vertigine.
Avevano scoperto di avere molte cose in comune: la passione per la caccia e per i viaggi, il desiderio di apprendere cose nuove e l'antipatia per i bagni freddi. Insieme avevano rise e pianto, profondamente commossi.
Il re, in un'udienza privata, aveva assolto Buffy da ogni sua precedente trasgressione e l'aveva dichiarata ufficialmente figlia di Ethan. Come tale sarebbe stata la legale erede delle proprietà di famiglia.
Quel repentino mutamento, da reietta a ricca ereditiera, aveva alimentato le chiacchiere dei nobili, che ancora non sapevano se temerla come Slayer, o dimenticare la scena della sera precedente.
Gli squilli delle trombe annunciarono l'arrivo del sovrano che attraversò la sala, avvolto in un manto rosso bordato d'ermellino.
Dietro di lui veniva Liam Duca di York, seguito da William Darcy. Gli occhi di William, notò Buffy, erano segnati dalla tensioni della lunga notte trascorsa con il re e suo fratello. Passando davanti a lei, William le rivolse un breve cenno del capo fissandola con sguardo intenso.
Quando il re salì sul trono, cessò ogni brusio.
-Sono accaduti fatti eccezionali- prese a dire Carlo -Il vostro re è vivo oggi grazie al coraggio di un uomo. Lo stesso alla cui sagacia e abilità l'Inghilterra deve le sue colonie. Invito quest'uomo, mio cugino William Darcy, Lord Pratt, a farsi avanti-
A Buffy parve che il suo cuore stesse per scoppiarle d'orgoglio mentre William, in pantaloni neri e giacca scarlatta, si inchinava dinanzi al re.
-Lord Pratt, la gratitudine del re vi assegna le tenute di Lindsey McDonald e la somma di diecimila sovrane d'oro. E' inoltre nostra intenzione onorare qualsiasi richiesta vogliate avanzare-
William aveva avuto tutto il tempo per pensare a ciò che voleva chiedere. Più di qualsiasi altra cosa desiderava avere per sempre al suo fianco Buffy ma, con la scoperta della sua vera identità, ciò non era più possibile. Ethan era stato privato per lunghi anni della figlia e non sarebbe stato giusto strappargliela adesso. Così William sapeva di dover essere tanto forte da fare ciò che era appropriato e necessario.
-William Darcy, cosa domandate al Re?-
-Chiedo solo il permesso di continuare a servirvi, maestà- rispose William con voce chiara e ferma -E l'autorizzazione a tornare subito nelle colonie come vostro inviato-
Il Re si chinò in avanti -Sai bene che desidero la tua presenza a corte...- mormorò così da non farsi udire dagli altri.
-E tu sai bene che ho sempre detestato questa vita- replicò William in tono altrettanto basso.
-Si. Ma hai visto tu stresso quante poche persone fidate ho attorno. Ho bisogno di te, William. E inoltre c'è la donna che ami. Tu non puoi di certo separarla dal padre che ha appena ritrovato-
-Si. E' vero- si inumidì le labbra e pronunciò le frasi che aveva accuratamente preparato -Nonostante il profondo affetto che nutro per questa donna, il mio animo aspira a un'esistenza diversa. Un leopardo non può mutare le sue macchie e un navigante non può abbandonare il mare-
Il re lo scrutò per un lungo momento, leggendo la disperazione negli occhi del cugino -Scegli una strada solitaria, William-
-Non posso far altro-
-Lady Elizabeth ti seguirebbe in capo al mondo-
-Già. Ma spezzerebbe il cuore a Ethan-
Il re annuì lentamente -Sei un nobile sciocco- alzò la voce perché tutti potessero udire -Il vostro desiderio sarà esaudito, Lord Pratt. Ordino che facciate vela immediatamente per le colonie-
-Grazie, maestà- dopo un profondo inchino, William si voltò e lasciò la sala.
Liam, bisbigliò al fratello -mi devi centro sovrane, Carlo. Quelle che avevo puntato su William-
-Raddoppio la scommessa: la ragazza saprà trovare un modo di averlo con sé-
Liam sogghignò -Accetto-
Buffy restò immobile mentre un coro di voci rompeva il silenzio. Provava un nodo alla gola e tratteneva a stento le lacrime.
Quando iniziarono i festeggiamenti si congedò e raggiunse in fretta le stanze che aveva diviso con William. Lui non c'era. Tutti i suoi bagagli erano già stati portati a bordo della nave.
Vedendo il letto che aveva diviso con William, Buffy vi si lasciò cadere e pianse con singhiozzi strazianti.
William era da solo al timone della sua nave e guardava le dense nubi che oscuravano la luna. Aveva mandato Riley sottocoperta, a riposare. Quanto a sé, si chiedeva se avrebbe mai potuto riavere una notte di sonno.
Se chiudeva gli occhi rivedeva solo Buffy. Quanto avvertiva il gusto della salsedine e sentiva il vento sul viso, ricordava il suo sapore dolce e fresco.
Si stupiva di avere avuto la forza di lasciarla. La consapevolezza di non aver avuto scelta non facilitava le cose. Nel profondo del cuore sapeva che lei aveva diritto alla vita che Ethan le avrebbe offerto: un'esistenza agiata, ben diversa e lontana dai disagi patiti ai Dock di Londra.
E avrebbe avuto una schiera di pretendenti, pensò cupo. Anche senza titolo o ricchezze, Buffy sarebbe stata il sogno di qualsiasi uomo, ma adesso tutti i migliori partiti si sarebbero presentati a chiederne la mano.
Si lasciò sfuggire un'imprecazione quando un ondata si abbatté sul ponte, minacciandolo di fargli scappare il timone. La pioggia prese a scrosciare e William indossò un'incerata.
-Con permesso, Milord- disse una voce.
Girandosi si trovò di fronte Giles che gli offriva una tazza di tè fumante.
Sparita l'impeccabile tenuta da maggiordomo, l'uomo indossava una casacca da marinaio, brache sbiadite e un'incerata. In compenso il sorriso era più animato, il passo più arzillo.
-Grazie, Rupert. Ma, come ti ho detto, non devi occuparti di me. A bordo ognuno bada a se stesso-
-Si, milord. Ma Jenny l'ha preparato per noi e ha pensato che l'avreste gradito-
-Infatti- William prese un sorso -Adesso che abbiamo lasciato le coste dell'Inghilterra, Jenny è sempre convinta della decisione presa? Desidera ancora conoscere le colonie? O comincia ad avere dei ripensamenti?-
-Oh no, milord. Nessun ripensamento. Sappiamo che andiamo incontro ad una vita diversa., come ci avete spiegato. Ma siamo certi di avere fatto una buona scelta-
-Lo spero, Rupert- William bevve ancora e fissò le acque nere -Ci si può sentire molto soli lontani dalla patria-
-E' vero, milord. Ma noi siamo in due- subito l'uomo si pentì di quelle parole. Inulte ricordare a William ciò a cui aveva rinunciato. Si schiarì la gola -Milord....Jenny ha ammirato il vostro coraggio-
-Il merito è da attribuire a Buffy. E' stata lei in realtà a salvare la vita al Re-
-Non mi riferivo a quello, Milord, ma al coraggio che c'è voluto a lasciare Lady Elizabeth con suo padre- improvvisamente imbarazzato, cercò di darsi un contegno -Vi auguro la buonanotte, milord-
-Buonanotte, Rupert-
La breve burrasca passò, il mare tornò calmo e le stelle ricomparvero in cielo, ancora più brillanti.
-Milord- lo chiamò ad un tratto una voce agitata -Ho scoperto un clandestino a bordo- un robusto marinaio stava risalendo dalla stiva trascinandosi appresso una figura che si divincolava e scalciava.
William intuì ancor prima di vederla in faccia. Le stessa brache, lo stesso camiciotto lacero, il berretto abbassato sugli occhi. Per un attimo pensò di avere le traveggole.
-Prendi il timone- ordinò all'uomo.
-Sissignore-
Lei rimase presso la battagliola, le mani sui fianchi in gesto di sfida, osservandolo con diffidenza mentre si avvinava. Gli occhi segnati apparivano enormi nel suo viso pallido.
William si fermò a breve distanza -Dio del cielo, Buffy, ti sei nascosta nella stiva?-
Lei annuì brevemente.
-Non so come tu sia riuscita a sopravvivere in questi sette giorni-
A quel punto Buffy fu sommersa da un'ondata di debolezza e dovette aggrapparsi al parapetto -Sette?- mormorò -Mi sono sembrati quindici-
-Posso immaginarlo- avrebbe voluto accostarsi, stringerla a sé, ma riuscì solo a fissarla come temendo che quell'immagine potesse dissolversi -Come ti sei nutrita?-
-Sono riuscita a rubare qualche provvista-
-Già. Ladra una volta...-
-E' per questo che mi hai lasciata?-
William sentì la pena nella sua voce e serrò le mani a pugno -Ti ho lasciata perchè avevi ritrovato tuo padre. Non avevo il diritto di chiederti di abbandonarlo, dopo quel che aveva patito-
-E quel che ho patito io?-
-Grazie a Ethan, adesso hai un titolo e delle ricchezze-
-Cose che non mi interessano affatto-
-Mi pareva che l'oro ti interessasse parecchio quando ci siamo conosciuti. Posso rammentarti che hai accettato di sostenere una certa parte in cambio di un compenso?-
-E io posso rammentarti che non hai mai saldato il tuo debito?-
William la scrutò. La voce si era fatta più ferma in quel breve scambio di battute, ma il volto era ancora pallido -Per questo ti sei nascosta qui? Per quel denaro?-
-Perchè così ho voluto-
Per essere vicino a te, aggiunse tra sé, solo per stare con te.
-E tuo padre?-
-Ho avuto la sua benedizione-
-E ti aspetti che ti creda? Allora perchè nasconderti? Perchè non ti sei mostrata?-
-Non potevo fare altrimenti. Tu mi avresti accolta sulla tua nave?- di fronte al suo silenzio aggiunse: -Mi hai dato la tua risposta. E adesso capisco che questo era il tuo piano per liberarti da me-
-Oh, Buffy- si avvicinò per prenderla tra le braccia.
-Tu stesso l'hai detto: ami una vita avventurosa e senza legami-
-Si- la cinse con le braccia e questa volta lei cedette al bisogno di quella vicinanza. Era trascorso troppo tempo -Ma questo prima che incontrassi l'indomita, Slayer-
-E' un passato che voglio dimenticare...- mormorò lei.
-Ma Buffy, è stato proprio questo che ci ha fatti incontrare. E ciò che ti ha resa diversa da qualsiasi altra donna-
-Però adesso si erge tra di noi, vero?-
-Oh, Buffy, piccola sciocca- l'attirò a se, sfiorandole la bocca con la sua -Sai bene quanto ti amo. L'unica cosa che ci ha divisi è stato il rendermi conto che tuo padre, il mio più caro amico, sarebbe stato privato una seconda volta della figlia se ti avessi chiesto di partire con me-
-Davvero? E' l'unico motivo?-
-Te lo giuro. Ora vieni con me, andiamo nella mia cabina, al riparo da questo vento. Tu mi stai morendo di freddo e di fame-
Ma lei resistette e lo fissò -Anch'io ti amo, William-
Il suo tono grave, quasi solenne, lo indusse a scrutarla -Buffy? Cosa vuoi dirmi?-
-C'è dell'altro...- mormorò lei.
Era percorsa da brividi, ma rifiutò il calore dell'abbraccio di William. Doveva parlare subito, prima di perdere il coraggio -Ti ho detto che mi sono allontanata con la benedizione di mio padre-
-E mi hai mentito-
Lei scosse il capo -No. Basta con le menzogne. Per questo devo raccontarti dell'altro. Gli ho giurato che ti avrei detto la verità-
Lui attese, fissandola.
Buffy si posò una mano sotto il petto -Ethan sa bene cosa significa scoprire che la propria figlia è cresciuta senza suo padre. Senza la sua protezione, il suo affetto, la sua giuda. E non vuole riservare la stessa cosa al suo più caro amico. Per questo mi ha incoraggiata a venire con te. Ha detto che ci raggiungerà tra un anno, così da poter vedere i nuovo frutti-
I nuovi frutti. Quella strana espressione lasciò perplesso William.
-Sono convinta di portare già in grembo tuo figlio, William-
-Mio...- deglutì a fatica.
Buffy scorse le emozioni che si alternavano sul suo viso e le parve che il cuore si arrestasse. Era stato un terribile errore. Non sarebbe dovuta salire a bordo. Come poteva aspettarsi che un uomo di mare, smanioso di avventure, si rallegrasse all'idea di essere legato a una moglie e a un figlio?
Infine William ritrovò la voce -Un figlio. Mio figlio. Dio del cielo, Buffy, cos'ho fatto perché mi fosse accordata una simile gioia? Ti amo. Vi amo entrambi!-
-Non ti dispiace?-
-Dispiacermi?- scoppiò a ridere -Amore mio, è più di quanto avessi mai sperato!- abbassò il capo per bisbigliarle contro le labbra -Andiamo a letto, Buffy, e lascia che ti dimostri quanto di amo-
Giunta alla scala che portava sottocoperta lei si fermò -Dimenticavo una cosa-
-Di che si tratta?- chiese lui con crescente impazienza.
-Nella stiva c'è una montagna di oro e gioielli-
William rimase a bocca aperta -Oro e gioielli?-
-Si. Una quantità enorme-
-Ma com'è possibile? Sei stata...?-
-No. Ma ho trovato questi- trasse dalla tasca la collana e gli orecchini di filigrana d'oro e brillanti che Drusilla le aveva sottratto quando lei si trovava nella torre.
-I brillanti dei Darcy- ansimò William.
-Proprio. Dato che è stata Drusilla a sottrarmeli, posso solo supporre che lei e Caleb abbiano nascosto tutti quei preziosi a bordo della tua nave per comprometterti in qualche modo-
Willian annuì -Tutti avrebbero pensato che li avessi rubati a corte. Rovinata in tal modo la mia reputazione, Caleb avrebbe potuto farmi salire sul patibolo-
-Che ne farai?-
Lui sorrise -Troverò una soluzione, amore mio, ma non intendo tornare in Inghilterra. Adesso andiamo nella mia cabina-
-Un'altra cosa-
William le rivolse un'occhiata interrogativa.
-Non sono salita a bordo da sola. C'è anche Connor-
-Connor?-
-E' solo un ragazzino, William. Non potevo abbandonarlo-
-E dov'è, adesso?-
-Nascosto nella stiva-
Un sorriso divertito gli comparve sulle labbra -Bene. Può restarci fino a domani mattina-
-William, come puoi essere così crudele?-
-E' un ragazzo sveglio. Troverà il modo di trascorrere piacevolmente il tempo- la sollevò tra le braccia trasportandola fino alla cabina, dove richiuse la porta con un calcio prima di posare la bocca su quella di Buffy -Ancor più crudele sarebbe chiedermi di aspettare anche un solo minuto in più bisbigliò poi depositandola sul letto.
Lei gli allacciò le braccia al collo attirandolo verso si sé -In quanto ricca ereditiera potrei avere ampia scelta tra gli aspiranti alla mia mano- osservò in un sussurro.
-Non dimenticare mai che sei la mia donna. E mia soltanto-
Una nube di fumo nero si alzava dal ponte della nave. Vi fu uno schianto e il vascello vibrò tutto prima d'inabissarsi tra le onde.
Al sicuro sulla spiaggia, Buffy e William erano l'uno accanto all'atro presso il battello di salvataggio. Con loro c'era anche Connor, Giles, Jenny e l'intera ciurma.
-E' un vero peccato che non siamo riusciti a salvare l'oro e i gioielli- gemette Riley.
-A rischio di annegare tutti quanti? Conta molto di più il fatto che non ci siano state perdite- William diede un'occhiata ai marinai che stavano risalendo un'altura affacciata sul mare -E' stato proprio l'eccesso di peso provocato da quel tesoro a causare il naufragio. Caleb e Drusilla erano davvero avidi-
-Ma come ci procureremo cibo e riparo?- Riley, con il suo senso pratico, già si preoccupava.
-Non datevi pensiero, mi occuperò io di procurare il cibo- rispose Connor, molto sicuro si sé -So il fatto mio-
William trattenne un sorriso mentre stendeva il mantello sulla sabbia e aiutava Buffy a sedersi. Il ragazzino ci teneva ad avere un ruolo importante, ed era bene lasciargli quella soddisfazione, almeno per un po'. In realtà non ci sarebbe stato alcun problema: lui restava sempre un uomo facoltoso.
-Dove ci troviamo?- domandò Buffy osservando la vegetazione lussureggiante.
-E' un'isola delle Bermuda. La popolazione è amichevole e potremo trattenerci qui fino alla nascita del bambino- William attirò a sé la moglie per baciarla -Così avrò il tempo di far giungere un'altra nave-
-Dunque riprenderemo il viaggio?- chiese Connor.
-Si, quando saremo pronti. So che sei ansioso di giungere nelle colonie, ma per il momento accetteremo l'ospitalità di questo luogo-
Il ragazzo si sfilò gli stivali per godersi la sensazione della sabbia sotto i piedi nudi e alzò il viso offrendolo al tiepido sole.
Buffy intrecciò le dita in quelle di William. Per lei il sole era superfluo: le bastava il calore del sentimento che scorgeva nei suoi occhi. Si erano incontrati come avverarsi nei Dock di Londra e quindi si erano innamorati. Si era creduta orfana, ma aveva ritrovato suo padre e il suo passato. Con William aveva plasmato un futuro emozionate. E lì, in quella terra accogliente, insieme a Connor, Jenny e Giles, sarebbe stata felice di godersi ogni giornata mentre il bambino cresceva nel suo grembo e l'amore di William le dava forza.
-Siamo parecchio lontani dall'Inghilterra- osservò Connor in tono nostalgico.
Buffy l'attirò a se per baciargli la fronte -Si- ammise -molto lontani. Ma l'avremo sempre nel nostro cuore-
William guardò la donna e il ragazzino che gli avevano scombussolato l'esistenza e si domandò come sarebbe potuto sopravvivere se quei due non avessero deciso di nascondersi nella sua nave. Ogni giorno ringraziava il cielo per averlo fatto imbattere in quei due impetuosi ladruncoli che gli avevano rubato il cuore.
Erano una famiglia.
Sulle labbra gli comparve un sorriso di assoluta serenità. Posò una mano sulla spalla di Buffy mentre scrutava il mare. Le acque avevano completamente inghiottito la nave. Ora un'enorme tesoro giaceva sul fondo dell'oceano. Era giusto che fosse sepolto là, si disse. E lui a quel punto si era sciolto da ogni vincolo. In quella terra, con la sua famiglia, non gli occorrevano oggetti legati al passato.
Cosa contavano i beni materiali? Altri gioielli si potevano acquistare, un'altra nave poteva giungere dall'Inghilterra. Ma ciò che aveva adesso valeva molto di più.
Un nuovo mondo. Un nuovo inizio. Una nuova vita con la donna che amava.
Questi, si disse, erano i tesori più preziosi.
Fine
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