Hell's Flames
Subject: AU (tutti umani).
Warnings: Lei minorenne (15/16) lui maggiorenne (35), tentata violenza. C'è un po di Buffy/Other e Spike/Other. NO LIETO FINE.
Rating:NC17.
Genere: Romance, Angst.
Lunghezza: Capitolo Unico (34426 parole)
Summary: Buffy ha una vita difficile, sollevata da sogni su un uomo perfetto. Un giorno, andando alla pista da pattinaggio, lo incontra...
Disclaimer: Non possiedo niente, ecc ecc ecc.
Lo vedo avvicinarsi a me sempre di più.
L’uomo dei miei sogni…sì, stavolta è davvero lui, non ho dubbi.
Mi sorride, e resto con il fiato sospeso…
E’ bello, meraviglioso, ed è mio.
Nessuno me lo porterà via…non lo permetterò.
Ora è talmente vicino che posso vedere ogni sfumatura nei suoi occhi, immensi oceani blu…
Sento il suo alito caldo sul collo, poi risale fino alle labbra…oh, le sue labbra….
-Buffy, svegliati specie di ghiro!-
Apro gli occhi di soprassalto, con la voglia matta di uccidere la mia amica ed i suoi modi da elefante.
Aspettavo di rivedere il suo viso da settimane, e quando succede…arriva lei e mi sveglia.
Tiro su la testa, e mi lascio sfuggire un gemito disperato quando vedo il caos generale che mi circonda.
Io e Faith abbiamo ottenuto questa mini vacanza per volontà divina, dopo sforzi enormi per convincere i genitori di entrambe, e come volevamo, dobbiamo arrangiarci da sole…
Anche con i servizi domestici, la nota dolente. Guardo la mia amica che mangia un cornetto come se fosse l’ultimo rimasto sulla Terra, e mi rendo conto che abbiamo la stessa voglia di fare le pulizie, ovvero nessuna.
-Grazie per avermi fatta svegliare nel caos del big bang, specie di elefante!-
Le replico con un sorriso, tirandole contro un cuscino.
Lei ricambia il colpo, e scappo verso la via di fuga più vicina, ovvero il bagno.
Mi sciacquo il viso e lo asciugo, poi osservo il mio riflesso allo specchio.
No, davvero, dimostro almeno 17 anni, mia madre può dire quello che vuole.
Ne ho quasi sedici, ma nell’espressione del viso sembra esserci un qualcosa di più adulto…
Riguardo l’altezza lasciamo stare…sono alta a malapena uno e sessanta scarso, e credo di avere ben poche speranze di diventare una giraffa.
Pettino velocemente i miei capelli corvini in una coda di cavallo, e tento di farmi venire la voglia di fare qualche servizio domestico.
Appena uscita però mi accorgo che la mia migliore amica ha piani ben diversi:
ha già indossato i pattini e sta preparando il suo zainetto per le occasioni speciali.
E devo dire che quando lo mette mi fa paura, perché non va mai a finire bene, o almeno non a me.
-Che diabolico piano hai in mente?-
Dico ironicamente, prima di andare nel frigorifero e tirare fuori la vaschetta di gelato alla fragola e limone.
Lei mi sfoggia il suo sorriso più smagliante, e so già che mi caccerò nei guai. Spero solo che la mamma non sappia nulla, stavolta…ma tanto sarà già tutta impegnata a preparare la casa per l’arrivo da Londra del suo nuovo compagno…bè, meglio così.
Non che mi faccia molto felice il fatto che tra una settimana dovrò abitare a tempo indeterminato con uno sconosciuto in casa, ma…se mia madre è felice, io lo sono per lei.
-Sai cosa facciamo oggi?-
Mi chiede tutta euforica.
Immergo il cucchiaino nel gelato, e mi volto a guardarla.
-No, dimmi, cosa si fa?-
-Io e te andremo alla pista di pattinaggio che ha aperto da poco…quella bella, hai capito?-
Oh no. Già mi vedo in un letto d’ospedale con le gambe rotte, le braccia anche, e lei intatta che mi scrive frasi sciocche sull’ingessatura.
-Oh, sì certo…come no!-
Già comincia a sbuffare.
-Eh dai B.! Vedrai che ci divertiremo! Prometto che non accadrà nulla di male! E se proprio non vuoi pattinare, almeno fammi compagnia!-
In fondo, cosa può succedere di male? Se non pattino, proprio nulla.
Le sorrido, e Faith capisce che l’ha avuta vinta ancora una volta.
-Vado a prepararmi-
Sciacquo il cucchiaino, poso il gelato nel frigo, e mi avvento sull’armadio in cerca di qualcosa di pesante.
*****
Sono qui da due ore, e mi sto annoiando a morte.
Faith piroetta avanti e indietro, tentando di far colpo sull’istruttore seduto lì vicino…
Mio Dio, ha il triplo dei suoi anni! A volte non capisco dove abbia la testa…sempre che cel’abbia.
Sto per dirigermi al distributore di caffè, quando qualcosa o qualcuno mi arriva addosso, facendomi cadere.
E, dal modo in cui mi sento schiacciata, deve anche essere caduto assieme a me.
-Bloody hell, ragazzina! Non sai guardare prima di…-
Oh porco cane. Wow.
-Imbecille, tu mi sei venuto addosso, cosa dovevo fare, mettere la freccia?-
Le parole mi escono di bocca, ma non sono io a pensarle.
Sono troppo intenta a sbavare, letteralmente.
Lui…il ragazzo del sogno.
Davanti a me, o meglio, addosso a me.
Lo vedo squadrarmi attentamente, e sento la testa girare non appena incrociamo gli sguardi.
E’ praticamente a cavalcioni su di me! Oh Dio Oh Dio Oh Dio……
Scoppia a ridermi in faccia, e mi chiedo se per caso ho qualcosa di buffo sul viso…
-Questa si che è buona. Quanti anni hai, pet?-
-Uh??!- Chiedo boccheggiando. Un pesce rosso al mio posto avrebbe fatto più figura.
Mi porge la mano, aiutandomi ad alzarmi, e sento un brivido lungo tutto il braccio.
-Ventuno.-
E lui ride ancora, e mi sembra il suono più bello del mondo.
-Ventuno? Uh, vediamo luv…non credo proprio!!-
-Io credo invece…e non chiamarmi luv!-
Ghigna divertito…si sta prendendo gioco di me, e ci gode anche.
-Dai, per riparare il danno, te lo offro io un thè. Limone o pesca?-
-Sono abbastanza grande da prendere qualcosa di più forte, ma forse il thè puoi prenderlo per te, uh?-
Sinceramente, quanti anni avrà? Venticinque? Trenta? E’ carino da morire, ma è altrettanto presuntuoso.
-Oh, la gattina sa tirare fuori gli artigli! Come ti chiami?-
Non so che mi prende…però so che non posso fare l’idiota timida ogni volta che parlo con un ragazzo.
-Buffy- Miagolo in risposta, con un tono che farebbe invidia anche ad Harmony Kendall.
-Spike-
Sento qualcosa serpeggiarmi nello stomaco, e mi sento stranamente sicura di me.
-Allora, Spike, me lo vorresti offrire un caffè?-
E mi avvicino pericolosamente al viso di lui, sorridendo, per poi anticiparlo verso il distributore.
Inserisce le monete, e continua a guardarmi.
-Allora, Buffy…sei di Sunnydale?-
-Già. Vivo qui. E tu?-
-Ci vivrò molto presto.-
Mi porge il bicchiere con il caffè e le nostre mani si sfiorano.
Poi ritira la sua, come se si fosse scottato,e va via, facendo solo un cenno con la mano.
Resto imbambolata per qualche altro secondo, prima di focalizzare la vista sulla mano che si sventola davanti al mio viso.
-Hai fatto conquiste??? Mio Dio B.! Quello si che è davvero un gran bel pezzo di…-
-Non lo so…io…andiamocene.-
La prendo per mano e praticamente la trascino via.
Non so che mi prende, ma ho avuto una brutta sensazione…e ho una gran voglia di scappare via,
perché di solito, le mie impressioni si rivelano sempre esatte.
E stavolta, portano guai, brutti guai, e dolore.
*****
Sono passati altri tre giorni, e la nostra vacanza è agli sgoccioli. Domani pomeriggio torneremo nelle nostre case, pronte a riprendere i libri poco prima che la scuola ricominci, quindi Faith ha deciso che stasera dovremo scatenarci come matte.
Mi considero già fortunata ad essere uscita illesa da questa avventura con lei, quindi ho acconsentito di buon grado…
Ora il mio problema è uno solo: i vestiti.
Non che non ne abbia, s’intende, ma sono tutti larghi e orrendamente…orrendi.
Mentre la mia cara amichetta ha un guardaroba da fare invidia a chiunque…
Opto per una semplice maglietta rosa a mezze maniche, che non mette in risalto un bel niente,
e per dei pantaloni fucsia a piccole strisce blu e bianche.
Lego i capelli ed ecco, sono sicura che Faith appena mi vedrà si metterà a ridere come una matta.
Non riesco a finire di formulare il pensiero, che eccola che arriva, avvolta nel suo top nero e nei suoi pantaloni super trendy.
-Dove credi di andare conciata così, miss?!-
-Dove tu dici che dovremo andare, lady. Cosa non va in me?-
Lei mi guarda, fingendo di rifletterci un po’ su.
-Vediamo…il fatto che mia nonna è più alla moda di te?- Sogghigna, e poi ritorna verso il suo armadio, facendomi pentire ancora una volta di ascoltare sempre quello che dice.
-Ora sei perfetta, credimi-
Mi guardo un po’ perplessa allo specchio, dove vedo una ragazza che di sicuro non sembro io.
Non con questa minigonna e con questo trucco scuro negli occhi…
Se mi vede mia madre, sarà l’ultima volta che mi vesto così, almeno fino a quando non sarò maggiorenne.
Fatto sta, che sorrido a Faith e all’immagine riflessa, e usciamo a braccetto canticchiando una canzone di Britney Spears.
Stasera il Bronze è gremito di gente, noto mentre sorseggio il mio thè alla pesca e sopprimo a stento una risatina, quando vedo Faith stringersi con l’ex ragazzo di Cordelia Chase, che la fulmina da lontano con lo sguardo. La mia amica è davvero unica…mi mette nei guai, è vero, ma è una persona di cui mi posso fidare, anche se non le ho ancora raccontato dei sogni…bè, quelli sono una cosa così bella, che per ora voglio tenerli solo per me.
-Summers, come mai da queste parti?-
Mi volto e…oh, no!
Drusilla Tomphson, quella arpia, gracchia stupidamente, attorniata dalle sue amiche ochette.
-Drusilla, è sempre un dispiacere vederti, quindi perché non mi lasci in pace almeno stasera?
Sono sicura che l’imbecille del tuo ex sarà felice di essere tormentato!-
Sto per andarmene, quando le sue parole mi arrivano come una doccia ghiacciata.
-Come sta la tua mammina malata? Si imbottisce ancora di medicinali? Sai, a volte capita di cadere in depressione, specialmente quando si ha una figlia come te…è a causa tua che i tuoi si sono lasciati, no?-
Resto qualche secondo immobile, le lacrime che pungono agli occhi.
So che lo fa per ferirmi, che non è assolutamente vero tutto ciò che dice ma…
Corro verso l’uscita, lasciandomi dietro i giudizi della gente, le loro chiacchiere maligne, e la risata di Drusilla e delle altre. Non mi importa di niente, loro non sono nulla per me!
Ma fa male lo stesso.
Sono arrivata correndo nel vicolo dietro il locale, e decido che è molto meglio se torno a casa.
Non sono dell’umore di stare tra la gente, e non voglio che Faith si rovini la serata a causa mia.
Sto per chiamare Xander per dirgli di venirmi a prendere, quando una mano mi si appoggia sulla spalla, facendomi letteralmente saltare dallo spavento.
Mi giro, pronta a colpire, e mi trovo davanti Scott Mcgrinn, per cui avevo una cotta stratosferica l’anno scorso.
-Mio Dio! Vuoi farmi morire di spavento?-
-Scusami, non era mia intenzione spaventarti.
Ti ho vista tutta sola, e ho pensato che magari volevi compagnia…-
“Non potevi pensarci l’anno scorso? Sarei impazzita dalla gioia!” penso, ma mi limito a sospirare.
-No, grazie. Sto andando a casa.-
Vedo una strana luce nei suoi occhi, che non mi piace per niente.
Improvvisamente mi tira per il braccio, facendomi quasi urlare dal dolore.
Tento di chiedere aiuto, ma la sua mano mi copre la bocca, mentre mi trascina nella zona più buia.
Sento un moto di repulsione partire dalla bocca dello stomaco, e tento disperatamente di divincolarmi, ma sembra tutto inutile…no, vi prego aiutatemi…
Mi accorgo che con la mano sta abbassando la zip dei jeans, e la disperazione prende il sopravvento…riesco a mordergli la mano e liberarmi la bocca, poi la sua mano sudicia si insinua sotto la gonna.
Urlo e mi divincolo ancora, ma so che non può bastare. Le lacrime scivolano veloci sulle mie guance, e penso a mia madre, alle parole di Drusilla, e a quanto sono stata stupida a venire qui…
Sento l’erezione di Scott premere contro la mia coscia, e vorrei solo morire piuttosto che…
E poi lo vedo cadere per terra.
Mi lascio scivolare anch’io, perché improvvisamente sento che non potrò più reggermi in piedi.
Prima che io perda i sensi, riesco solo a vedere un paio di occhi blu dall’espressione preoccupata, e a sentire un paio di braccia forti sorreggermi.
*****
-Ti sei ripresa finalmente.-
Eh? Chi sei? Dove sono? Riesco ad aprire gli occhi a malapena, e mi sento troppo stordita anche per parlare…poi ricordo tutto. Drusilla, quella maledetta puttanella, io che scappo dal locale…Scott, quell’infido verme che ben presto avrà la dose di guai che si merita…
Un brivido di paura mi attraversa, e mi rendo conto che stavolta l’ho davvero scampata per poco.
Tento di focalizzare il mio salvatore, anche se ho già una sensazione…
-Buffy, come ti senti?-
E’ lui… Spike…l’uomo su cui ho scritto pagine e pagine sul mio diario segreto…l’uomo dei sogni.
-Uhm, io penso…che se non avessero tentato di stuprarmi, starei meglio.-
Sorrido debolmente, ma lui invece è serio.
-Stupida ragazzina. Cosa ti è passato in mente, non l’hai immaginato quando sei corsa fuori dal Bronze?-
Sbuffo scocciata e mi metto seduta, rendendomi conto solo ora che sono in un letto…il suo letto, presumo.
-Ascolta, ti sono grata per quello che hai fatto, davvero. Ti devo una cosa molto importante, e troverò il modo di ripagarti, ma ti prego, evita la paternale. Domani andrò a sporgere la denuncia contro quello schifoso, e sarà già tanto se mia madre mi farà uscire di casa per andare a scuola, quindi…-
Mi fermo un attimo a riflettere.
-Hey! Mi seguivi per caso?-
Lui sembra nervoso, si gratta la testa, ma non risponde.
-Cosa te lo fa pensare, ragazzina?-
-Il fatto che hai detto “Quando sei corsa fuori dal Bronze”. Tu hai visto tutto, non è vero?-
-Senti, è stato un caso. Ero al Bronze, ed ho visto qualcuno correre fuori…poi sono uscito per tornare a casa ed ti ho sentito chiedere aiuto…-
-E hai colpito Scott.-
Termino io per lui.
Il mio sguardo vaga per la casa, e poi si ferma sull’orologio da muro che segna…oh no!
Le due meno venti! Faith starà in pensiero per me!
-Posso fare una telefonata?-
Lui annuisce, indicandomi la postazione del telefono con un cenno della testa.
Scivolo via dalle lenzuola porpora del letto e mi dirigo verso il telefono, guardando Spike con la coda dell’occhio. Jeans scuri, camicia rossa…credo che potrei impazzire per uno come lui…
Ma ehy, avrà dieci anni in più di me, se non di più.
Compongo il numero della mia amica, e sento il segnale di libero.
Dopo appena due squilli Faith risponde, una nota allarmata nella voce.
Quando sente che sono io comincia anche lei con la predica, ma la zittisco dicendo che domattina le spiegherò tutto.
Poso il telefono e vado a sedermi sul letto accanto a Spike, scacciando malamente la voce nella mia testa che mi urla di…meglio non dire cosa mi urla, ho solo 15 anni.
-Grazie, per tutto. Dovrebbero esserci più uomini come te in giro, dico davvero.-
-Uh, io non penso. Non sono esattamente il tipo da grandi imprese..-
-E chi te lo fa credere? Qualcuno invidioso immagino. So che senza te stasera sarei stata persa, quindi non tentare di convincermi che sei il Big Bad, perché non ci riusciresti.
Sei un uomo buono, Spike…e credimi, il mio intuito non sbaglia mai.-
Lo vedo un po’ a disagio, anche se non capisco perché…ma sento che con lui posso essere sincera, non mi vergogno di dire quello che penso.
Cerco il suo sguardo, e noto che è intento a guardare la mia coscia...e credo di provare quello che Faith chiama “il primo avviso”. Ora, mi chiedo, primo avviso di cosa? Innamoramento? Eccitazione? Spike si inumidisce le labbra con la lingua, ed ora è tutto chiaro.
Entrambe le cose.
Passo velocemente in scansione le cose da dire in una situazione come questa, ma nel mio cervello c’è solo un eco infinito, che mi dice di saltargli addosso…Mio Dio, sono una maniaca!
-S…spike?-
Lo chiamo incerta, sperando di non essere diventata rosso porpora.
Lui balza in piedi come se avesse una molla, e mi domando se non ne abbia davvero una sotto i piedi.
-Vuoi qualcosa da bere?-
Il suo tono è nervoso, e penso che forse lo sto disturbando fin troppo…
-No, credo sia meglio che torni a casa.-
Il suo sguardo accigliato mi fa quasi ridere…
-Tu cosa? Ascolta, Betty, se vuoi cacciarti di nuovo nei guai io non sono disposto a correrti dietro, intesi?-
-Nessuno te lo sta chiedendo, e il mio nome è Buffy!-
-Oh, gran bel nome!-
Si avvicina bruscamente, e mi ritrovo schiacciata tra lui ed il muro.
-Spike è il nome di un cane-
Sussurro, mentre divento sempre più consapevole del mio cuore che batte all’impazzata.
Restiamo così, occhi negli occhi, i respiri accelerati di entrambi.
E poi devo essere posseduta, non c’è altra spiegazione, perché prendo la sua mano, e la passo sulla mia coscia, sorridendo con una malizia che non mi sono mai sognata di avere.
Vedo lampi nei suoi oceani blu, e so che è tentato…e so anche che se non lo avrò, lo rimpiangerò per il resto della mia vita.
-Ma mi piace lo stesso-
Sussurro a fior di labbra, sentendo la sua mano salire, non più guidata da me, ma di volontà propria.
Mi sento così strana, eppure mi sento bene…gli bacio la mascella, delicatamente, sensualmente, aspirando il suo profumo, sentendolo imprimersi nella mia pelle come un marchio…ed un’altra sensazione delle mie, una di quelle che non sbagliano mai…mi dice che questo è solo l’inizio.
Il suo respiro sempre più veloce e lo sento tendersi contro di me…
Mette l’altra mano dietro il mio collo, spingendo la testa più vicina alla sua.
Le sue labbra calde sono contro le mie, dapprima è solo un innocente sfiorarsi, ma è di una potenza tale da farmi girare la testa.
Poi diventa più concreto, le labbra scottano di voglia e desiderio, e prendo l’iniziativa, dimostrandogli che sono pronta, lasciando che la mia lingua sfiori la sua con appetito, avvolgendolo e accarezzandolo in una lenta e profonda danza.
Il mio respiro è al limite, il mio corpo non riesce a vedersi più completo di come lo è adesso, con lui premuto contro, le nostre bocche unite e la sua mano che gioca lentamente con l’orlo della mia gonna. Vieni Spike, vieni a prendere ciò che ti apparterrà sempre…
Le sue mani si appoggiano sui miei fianchi, mentre gli avvolgo le gambe intorno alla vita.
Ci spostiamo dal muro, e delicatamente, senza smettere di massaggiare la mia lingua con la sua, mi stende sul letto, salendo su di me, che ho ancora le gambe avvolte intorno a lui.
Le sue dita esperte salgono lungo le mie gambe, facendomi gemere e desiderare di più.
Cerco disperatamente un contatto più intimo, spingendo le mie pelvi contro le sue, sentendolo sospirare, mentre incontro la sua eccitazione dura.
Stacchiamo le labbra, guardandoci negli occhi, esplorandoci a vicenda, fondendo i nostri sospiri.
La sua mano sale sotto la minigonna, spingendosi lentamente dove mai nessuno è arrivato, e nei suoi occhi leggo una domanda silenziosa.
Oh, sì, certo che lo voglio…
Lo bacio ancora, più profondamente, con più appetito, cominciando a sbottonargli la camicia….
E poi…squilla il telefono.
Lui impreca, staccandosi da me, mentre io sono ancora così scossa da dover sembrare una gatta arruffata. Lo seguo con lo sguardo, sentendomi così calda da poter esplodere, e rido come una sciocca quando maldestramente fa cadere il telefono per terra.
Si abbassa a riprenderlo, dandomi una visuale del suo fondoschiena fasciato dai jeans, e risponde con la voce ancora intrisa di eccitazione.
Mi avvicino a lui silenziosamente, mentre mille interrogativi mi ronzano nella testa.
Se ora si rende conto che non è quello che vuole, e mi caccia via?
Se capisce che non ho diciannove anni? Potrebbe arrabbiarsi davvero.
Se mia madre mi vedesse ora, nella casa di un semi-sconosciuto, con i capelli arruffati e le labbra gonfie di baci, potrei scavarmi sottoterra una buca profonda almeno venti metri.
Stranamente l’idea non mi turba più di tanto e mi allontano, dandogli la sua privacy e con l’intenzione di aggiustarmi i capelli.
Apro una porta e mi ritrovo in un bellissimo soggiorno, forse un po’ troppo antico per i miei gusti, ma davvero elegante. Se non sbaglio è il classico stile inglese, quindi sicuramente anche lui lo è…è vero, l’accento non mente. Come ho fatto a non pensarci prima?
Hey, anche il compagno di mamma è inglese, chissà se si conoscono…
Giro in cerca di uno specchio, quando qualcosa attira la mia attenzione.
Una foto in una cornice.
Non so quanto tempo passi, prima che la terribile consapevolezza lasci spazio al dolore.
So che sento qualcosa dentro di me spezzarsi, quando vedo il viso sorridente di mia madre incorniciato nel soggiorno dell’uomo a cui stavo per dare tutta me stessa.
E’ lui, il suo compagno inglese.
Il suo nuovo amore.
Raccolgo le briciole di forza che mi rimangono, stringo le unghie nei palmi delle mani fino a farmi male, e poi cerco velocemente di guadagnare l’uscita.
E’ un bugiardo, come tutti gli altri.
Stavolta io mi sono sbagliata, le mie sensazioni hanno fallito, e non so cosa fa più male.
Essere illusa così, o avere la consapevolezza che lui farà parte della mia vita a partire da domani?
Se dicessi tutto a mia madre, non mi crederebbe mai.
Non si fida abbastanza di me da credermi, o darmi il beneficio del dubbio. Ho ancora il suo sapore sulle labbra, il suo odore sul mio corpo, ma so già che saranno solo dei ricordi che terrò per me, solo per me.
-E’ meglio che tu vada a casa.-
Lo sento camminare a pochi passi da me, per poi fermarsi.
Ha visto qual è l’oggetto della mia attenzione. Cosa mi dirà ora? Quale scusa? Quale altra bugia?
-Mi dispiace…-
Mette la mano sulla mia spalla, ed io la prendo nella mia, per poi lasciarla andare.
-Credimi, dispiace più a me.-
-Buffy, io..-
-No, non dire niente…mi è tutto chiaro, fin troppo.
Mia madre ti aspetterà domattina, non voglio farti arrivare tardi.-
Mi prende entrambe le spalle e mi fa voltare, guardandomi attentamente.
-Piccola, io non volevo.-
-Avresti dovuto pensarci prima…prima di quello.-
E indico con la testa la camera da letto, chiudendo gli occhi per non far sfuggire qualche lacrima.
-E’stato uno sbaglio, non succederà più.-
-Io sono uno sbaglio?-
Sussurro, sentendo il mondo scivolarmi addosso e l’indifferenza prendere possesso delle mie emozioni. –Sai cosa, Spike? Se non fosse squillato il telefono avresti continuato a sbagliare.
Mi avresti scopata su quel letto, dove magari sei già stato con mia madre.
Hai il coraggio di negarlo? Io non ti conosco bene, ma ho sbagliato a fidarmi di te…e non so come tu abbia fatto ad ingannare mia madre.-
Le parole mi escono fredde e taglienti quanto la lama di un coltello.
Vedo il suo viso cambiare…dapprima il pentimento, poi lo stupore…
Mi aggiusto la gonna e mi volto sorridendo verso di lui.
-Non preoccuparti, non mi hai ferito. Saresti stato solo un’altra nottata di divertimento.
Buonanotte e a domani, papà.-
Mi sollevo sulle punte e lo bacio sulla bocca, mordicchiandogli il labbro inferiore per poi riabbassarmi…e nei suoi occhi vedo proprio quello che vorrei vedere. Desiderio.
Eh già, credo che questa volta in inverno non mi annoierò…
Gliela farò pagare per ogni singolo bacio ed ogni carezza.
Ora, meglio chiamare un taxi, per stasera emozioni forti ne ho avute fin troppe.
*****
Sono appena uscita dal commissariato con Faith, che da quando ha saputo del mio “incidente” si è improvvisata mia guardia del corpo, e mi segue ovunque.
Naturalmente non le ho raccontato come ho trascorso il resto del tempo prima di riprendermi e tornare a casa…
Saliamo sul motorino di lei, che si è anche offerta di accompagnarmi a casa e di aiutarmi nello spiegare a mia madre l’accaduto.
Siamo arrivate davanti alla familiare via di Revello Drive, quando vedo una De Soto nera occupare il parcheggio riservato all’auto di mia madre. Ed ecco il campanello d’allarme nella mia testa, che mi avvisa che lui è lì dentro, e che tra poco lo rivedrò…mi sento male all’idea.
L’uomo dei miei sogni sta per diventare il mio patrigno…
Sento la mano di Faith stringere la mia, e mi decido a fare qualche passo in avanti.
Prendo un bel respiro ed infilo la chiave nella serratura, ma stranamente fatica ad entrare.
Sto per bussare, quando la porta si apre.
-Scusa Joyce, non ho avuto il tempo di…-
Spike, con solo un accappatoio avvolto in vita, mi guarda sorpreso.
-Buffy.-
Giro gli occhi, facendogli capire che non siamo soli, ed infatti Faith compare al mio fianco, continuando a masticare rumorosamente la gomma.
-Cioè, presumo tu debba essere Buffy…-
Imbarazzato si fa di canto per lasciarci passare, e ad un mio sguardo piuttosto eloquente dice di andare di sopra a vestirsi.
-Ehm…B., quello è il tuo patrigno? Non è il tipo con cui flirtavi l’altro giorno alla pista?-
-Uh, vediamo…sì, e sì. Per ora non chiedere altro, sono già scioccata di mio.
Ho bisogno i fare una doccia…stasera ti chiamo e ti racconto, ‘kay?-
Mi abbraccia calorosamente e capisce che le sto chiedendo di restare sola…adoro questa ragazza!
-Ci conto, B.! In bocca al lupo…e crepi!-
Le mando un bacio con la mano, e salgo le scale velocemente.
Sul comodino in corridoio trovo un biglietto di mia madre…è alla galleria, non sa quando tornerà.
Direi che non poteva andare meglio.
Mi sfilo la camicetta, i jeans e il reggiseno, per restare in mutandine.
Sento ancora il rumore dell’acqua, e mi dirigo in bagno con passo felpato, aprendo la porta.
Lo vedo di spalle, che si sta lavando le mani…
Mi appoggio contro la porta e la chiudo a chiave.
Lui scatta sentendo il rumore della serratura, e si gira verso di me.
-Cos…-
Rido, mentre lo vedo boccheggiare, e poi ansimare per prendere aria.
Mi avvicino con un balzo, e sono praticamente a pochi centimetri dal suo petto.
Gli sorrido ancora, portando innocentemente una ciocca di capelli dietro l’orecchio.
-Ciao papà, come stai?-
Lui prova più volte ad articolare una frase, ma ha gli occhi puntati sui miei seni, e capisco che sta pensando tutt’altro.
-Allora? Perché non rispondi? Sei arrabbiato?-
Più che delle domande, suonano come dei miagolii.
Punto il mio dito sul suo petto nudo, tracciando il percorso dei suoi pettorali sodi e muscolosi…
-Mi vuoi, paparino?-
-B-Buffy, non…-
-Zitto. Non esistono i no, in questo momento. So che mi vuoi…smetti di pensare.-
Gli sussurro all’orecchio, lasciando che la mia lingua lo accarezzi, per poi mordere il lobo, ottenendo un sospiro eccitato.
Lascio casualmente scivolare le mie dita sul nodo dell’asciugamano, sciogliendolo in un niente.
Esso scivola a terra, lasciando il suo glorioso,…enorme membro, esposto alle mie cure.
-Buffy, no…-
-Uhm ,non mi sembri molto convinto…-
Sfrego i miei seni contro il suo petto, poi le mani avvolgono la sua erezione, massaggiandolo lentamente, su e giù, su e giù…
Spike si appoggia con le spalle alle fredde mattonelle della doccia, chiudendo gli occhi per il piacere, ed i miei movimenti si fanno sempre più veloci.
Finchè lui non mi blocca entrambi i polsi.
-Spike…-
Gemo, e lui mi sdraia sul tappeto, salendo sopra di me, strappando via le mutandine e premendo il suo cazzo contro la mia apertura bollente.
“E’ la mia prima volta, è la mia prima volta” come un mantra lo ripeto nella mia mente mentre allargo le gambe e lascio che lui entri…dapprima solo la punta facendomi contorcere per la sensazione magnifica, poi si spinge fino in fondo, restando per alcuni secondi mozzafiato, tempestati di dolore, ma anche di pienezza e di puro piacere.
In poco tempo il dolore della mia barriera infranta sparisce, lasciando spazio all’estasi che lui mi da, spingendo tanto forte da farmi aggrappare alla sua schiena, facendomi spalancare le gambe tanto da portarle sulle sue spalle.
-Maledetto inferno-
Grugnisce, per poi attaccare la bocca con la mia in un bacio che sembra bruciare tutte le mie cellule celebrali. Lui va sempre più veloce, abbastanza da farmi capire che stiamo entrambi per venire solo per penetrazione…
Non sono mai stata meglio, ne mai lo starò…le ondate crescono, il piacere sale a spirale nelle mie vene, e pochi attimi dopo sento il suo sperma scivolare, e riempirmi fino all’inverosimile.
Restiamo lì ancora un po’, tentando di regolarizzare il respiro, di calmare il mio cuore che corre come un cavallo in corsa…
Lui si stende accanto a me, sospirando pesantemente, e chiude gli occhi.
Quando li riapre, trova la mia gamba tra le sue.
Mi stendo sul suo corpo muscoloso, sentendomi la regina del mondo; i miei capelli sul suo viso sudato, i miei occhi nei suoi, ancora un po’ shokati, il mio sedere sulle sue cosce sode.
Mi chino a baciarlo, ancora e ancora, fino a che non sentiamo il portone di casa aprirsi e la voce di mia madre che lo chiama.
Smonto da lui un po’ delusa, infilandomi sotto la doccia, non prima di avergli dato un altro umido bacio mozzafiato, e aver tolto da terra il tappeto sporco di sangue.
Il suo sguardo è impressionato, ma io gli sorrido, facendogli capire che ne parleremo dopo.
Apre la porta e sento i suoi passi farsi sempre più lontani.
Lascio che l’acqua scivoli sul mio corpo, usando però il suo bagnoschiuma…
Ho avuto la mia prima volta, e devo essere sembrata davvero un’esperta in materia.
Tra Faith e le riviste per teenager, non avrei potuto fare di meglio…
Ora rimane la parte più dura della mia vendetta…non far capire nulla a mia madre…e non innamorarmi di lui.
*****
Sento le loro chiacchiere di sotto, o almeno, sento solo la voce di mia madre.
Spike starà ancora pensando al nostro incontro…
Finisco di asciugarmi ed indosso dei pantaloncini corti, anche troppo dato che non fa affatto caldo, poi con nonchalance scendo le scale.
-Mamma, sei già tornata?-
La vedo intenta a cucinare e mi metto a ridere, dato che ogni cosa che prepara finisce regolarmente bruciata. E poi guardo lui, che fa finta di leggere un giornale, peccato che sia…al rovescio.
-Buffy! William mi ha raccontato che avete già fatto conoscenza…-
-Già, è vero…William…-
Lo guardo interrogativamente, i nostri sguardi si incrociano solo per pochi attimi, ma bastano comunque a volermi far restare sola con lui…
Vado verso di lui e sto per sedermi, quando lo sguardo di mia madre mi fa immobilizzare.
-Che c’è?- Chiedo intimorita. Che abbia già capito qualcosa? No, è impossibile.
-Vai ad apparecchiare, signorinella. Non fare come al tuo solito.-
Roteo gli occhi e con un sospiro mi allontano da lui, sperando ardentemente che la richiamino dalla galleria e la allontanino…almeno per il resto della mia vita.
-Comunque, William..-
Sottolineo il nome, chiedendomi perché si faccia chiamare Spike;
-Perché leggi al rovescio?-
Tossisce imbarazzato, poi si alza e mette di canto il giornale.
-Dai, ti aiuto ad apparecchiare.-
-No, deve farlo lei, tu non…-
-Joycie, lo faccio con piacere…-
Sopprimo la voglia di mettermi a piangere, e gli sorrido.
-Giusto, ora siamo una bella grande famiglia, no?!-
Prendo i bicchieri, mentre lui sistema la tovaglia e mia madre tenta disperatamente di recuperare le frittelle, ormai carbonizzate.
-Ehm…mamy, se bruci tutto che bisogno c’è di apparecchiare?-
Lei mi scocca uno sguardo che non ammette repliche, ed io mi siedo, ricordandomi che dovrei dirle della denuncia a Scott…
-Mamma, c’è una faccenda di cui vorrei parlarti…in privato, se possibile.-
Spike si volta verso di me, allarmato.
-Senti Buffy, non ho tempo per le tue stupidaggini, quindi se devi dire qualcosa, dillo ora.-
Okay, come vuoi tu.
-Hanno tentato di violentarmi, oggi ho sporto denuncia.-
-Che cosa?-
Lascia andare la forchetta e mi guarda allibita.
Anche Spike mi fissa, sicuramente tirando un sospiro di sollievo.
-Oh, piccola…io…mi dispiace così tanto….che madre sono? Buffy..-
-No, è tutto ok. Faith mi ha sostenuta…quel bastardo deve pagarla.-
-Chi?-
-Scott Mcgrinn, uno del quinto anno. Mi hanno detto di aver ricevuto altre segnalazioni di molestie da parte sua e…spero tanto che lo arresteranno.-
Una lacrima scivola lungo la mia guancia, mentre mia madre mi abbraccia forte.
Ancora una volta, il mio sguardo e quello di Spike si allacciano, e vedo la rabbia nei suoi occhi.
Mi stacco dall’abbraccio e corro di sopra, chiudendomi nella mia stanza.
Se non fosse stato per Spike ieri…ma che dico?
Mi ha salvata da Scott, ma mi ha ferita lui, forse in modo anche peggiore.
E’ questa tutta la devozione che ha per mia madre?
Tradirla con qualcuno che conosce a malapena e…
Basta, devo smetterla di pensarci.
Prendo il telefono e compongo il numero della mia amica Willow, sperando che sia disponibile per passare un po’ di tempo con me, dato che non ho affatto fame e ho voglia di fare una passeggiata.
Risponde dopo qualche squillo, e fortunatamente accetta la mia proposta, dicendo che ci vedremo alla biblioteca dato che lei è già lì.
Apro il mio armadio in cerca di qualcosa di decente, ma mi rendo conto che è tutto inutile.
Vado in camera di mia madre ed apro il suo, che di sicuro è molto più fornito, e scelgo una canottiera beige ed una gonna bianca che mi arriva sopra il ginocchio.
Strano che abbia indumenti di questo tipo, dato che non li mette mai…
Ci mancherebbe!
Mi trucco leggermente e passo il gloss alla ciliegia sulle labbra, poi mi infilo gli stivali, e sono pronta.
Quando scendo di sotto loro hanno già finito di mangiare, anche se presumo che non sia rimasto poi molto.
-Io vado alla biblioteca da Willow, poi faremo una passeggiata…-
Mi madre mi squadra, poi scuote la testa.
-Buffy Anne Summers, tu non vai da nessuna parte. Vuoi di nuovo rischiare come ieri?
Sono tua madre ed ho il dovere di…-
-Ma mamma! Non trattarmi sempre come se fossi una ragazzina!-
-Ma tu sei una ragazzina! Quindi farai quello che dico io, sono stata chiara? Fila in camera tua!-
Spike si alza dal divano ed esce dalla tasca le chiavi dell’auto.
-Joyce, io ho delle commissioni da sbrigare…-
Ed ecco che arriva il lampo di genio.
-E se mi accompagnasse Sp...William?-
Domando in fretta, sperando che stavolta non abbia nulla da ridire.
La vedo pensarci un po’ su, e rivolgergli uno sguardo strano.
-Ok, vai con lui. Ma dovrai essere a casa per le nove, siamo intesi?-
Annuisco sorridente e lo seguo fuori dalla porta.
Arriviamo in macchina, e lui mette in moto senza dire una parola, ignorandomi completamente.
Dopo un po’, si decide ad aprire bocca.
-Tua madre ha ragione.-
Mi volto a guardarlo e alzo gli occhi al cielo.
-Se lo dici tu.-
-Per prima, nel bagno…Dio Buffy, avresti dovuto dirmelo!-
-Dirti cosa?-
-Che eri vergine. Non posso credere a cosa ho fatto…-
-Spiacente, eri toppo impegnato a spingere, non credo che avresti sentito!-
Accosta bruscamente sul ciglio della strada e si volta a guardarmi.
-Smettila…smettila Buffy, o io...-
-O tu cosa?-
Lo sfido, alzando il mento con un ghigno.
-Hai delle lamentele da fare?-
Mi libero della cintura di sicurezza, ed in un nanosecondo gli sono a cavalcioni.
-Dimmi pure-
Dico, mentre lui chiude lentamente gli occhi.
-Buffy…non qui-
Gli bacio la guancia, lo zigomo, la gola.
-Dove allora?-
-Da nessuna parte…-
Strofino il mio naso sensualmente contro l’incavo del suo collo, sistemandomi meglio sulle sue gambe, sentendo il suo membro tendersi sotto di me.
-Bugiardo…lui non mente!-
Sussurro ridacchiando, godendo della sensazione delle sue mani che salgono lungo i miei fianchi, per poi riscendere e posarsi sulle mie gambe.
-Non posso farti questo-
Dice con poca convinzione.
-Sì che puoi…è quello che vogliamo entrambi…-
Appoggio la schiena contro il volante, guardando dentro i suoi bellissimi occhi blu.
Mi volto a controllare che non passino auto, poi prendo la sua mano e la guido sotto la gonna, verso il mio calore. La sua espressione è impagabile, il suo viso d’angelo mi fa impazzire.
Lentamente mi chino a baciarlo, assaporando le sue labbra piene, tracciandone i contorni con la lingua, desiderando di fare solo questo per tutta la mia vita.
La sua mano comincia a muoversi, facendomi gemere nella sua bocca, ed comincio a sbottonargli la camicia, per poi gettarla sul sedile posteriore.
-Mi farai impazzire-
Dice, staccando le nostre labbra e avvolgendomi tra le sue braccia.
-E’ quella la mia intenzione…-
Sta per baciarmi di nuovo, quando il mio telefonino squilla.
Ridiamo entrambi, fronte contro fronte.
-Quando siamo insieme è meglio spegnere i telefoni-
Dice, ed io prendo la borsetta e guardo sul display.
-E’ Willow, mi starà aspettando…-
-Chiama e dille che non vai.-
Rido sorpresa per la sua presa d’iniziativa, e decido che non ha tutti i torti.
-Dove mi porti?-
-A renderti una donna.-
E si avventa sulle mie labbra.
*****
E’ da almeno un quarto d’ora che Spike guida, e a quanto ho capito, ben poco in realtà, un suo amico ha uno chalet in montagna, ed è lì che siamo diretti.
Ogni due minuti circa si volta a guardarmi, facendomi sorridere con le sue espressioni impazienti.
Decido di togliermi qualche curiosità…
-Allora, cosa riguardo il tuo nome?-
Ghigna divertito, e mi rende davvero molto ansiosa di arrivare…
-Mi chiamo William, è vero, ma è un nome da mezzasega…quindi mi faccio chiamare Spike..-
-Anticonformista, direi.-
Sorride orgoglioso, accelerando.
-Altre domande, principessa?-
-Sì. Vediamo…cosa facevi l’altro giorno alla pista di pattinaggio?-
Il sorriso scompare, e subito diventa pensieroso, accelerando ancora di più.
-Spike?-
Arriviamo davanti ad una costruzione piuttosto piccola, lui si ferma e capisco che siamo arrivati.
Ma non ha ancora risposto alla mia domanda.
Scendo dalla macchina un po’ imbronciata, vedendo che sono già le sette e mezza, e ci resta solo un’ora e poco più.
Spike mi si avvicina, mettendomi la mano attorno alla vita.
-Siamo arrivati, passerotto. Spero non sentirai freddo…-
-No, sto bene, sta tranquillo.-
Esce dalle tasche una chiave e apre la porta in legno, accendendo le luci e lasciandomi passare.
-Wow! Il tuo amico deve essere davvero ricco!-
Esclamo, mentre lo sguardo vaga dai tappeti indiani, al lampadario in ottone, al camino in marmo…
-E’ un posto piccolo, ma è davvero accogliente. Com’è che hai la chiave?-
-Il mio amico non abita a Sunnydale, così quando ha saputo che ci sarei venuto mi ha dato la chiave…per fortuna la strada non è molto difficile da ricordare,altrimenti mi sarei perso!-
-Ci hai mai portato…lei?-
Spike mi accarezza il viso con un’espressione che non riesco a decifrare.
-Solo te, Buffy.-
Per ora, non ho bisogno di sentire altro.
Prendo la sua mano nella mia, mi stringo a lui dolcemente.
-Cosa mi fai, piccola?-
Ah, vorrei sapere cosa fai tu a me.
Dovrei starti lontano, dire tutto a mia madre…e invece sto con te, tra le tue braccia, pregando che tu ti innamori di me…sono proprio senza speranza.
Mi allontana leggermente, sospirando.
-Hai solo quindici anni…-
-Quasi sedici-
-Ne ho 35, Buffy…mi dici che speranze abbiamo?-
Non è un discorso che voglio affrontare, non ora, che siamo ancora all’inizio…ho troppa paura.
-Volere è potere, Spike.-
-Anche se si vuole qualcosa di assurdo? Finirò tra le fiamme dell’inferno Buffy…ma il peggio è che trascinerò anche te, e non voglio…-
-Non devi occuparti di me, Spike. Non sarò un peso, non dirò niente a nessuno!
Solo…Con te è diverso, sento cose che forse non sono giuste, ma non posso farne a meno.
Ho avuto dei ragazzi, e anche se conta poco…tu sei migliore di tutti.-
-Anche tu.-
Sollevo gli occhi per guardarlo. Io sono migliore di tutte le donne che ha avuto?
-Non dovevi dirlo per forza, so che non lo intendi realmente.-
-Vorrei fosse così.-
Mi stringo le braccia attorno al corpo, sto davvero cominciando a sentire freddo.
-Alla pista di pattinaggio, dici? Ero venuto per vedere te.
Solo per scambiare due parole, per sentire il suono della tua voce.-
Lo guardo senza capire, mentre lui gira attorno al tavolo di nocciolo, tenendosi la testa con le mani.
-L’anno scorso, durante la recita della tua classe…ero venuto per vedere mia nipote Linda.
Dato che non la trovavo, mi sono messo a girare per i corridoi del teatro.
E ti ho vista.
Piangevi per qualche dispetto che ti aveva fatto un tuo compagno, mi sei passata accanto sfrecciando come un fulmine. Non ci ho badato più di tanto comunque…
Poi, ti ho rivista all’uscita.
Nessuno ti era venuto a prendere, ed aspettavi, abbracciandoti proprio come stai facendo ora.
Ho visto il tuo viso…e sono rimasto stregato.
E’ possibile che una ragazzina abbia avuto quell’effetto su di me?
Ho scacciato quei pensieri dalla testa, pensavo fosse effetto del troppo lavoro…
Da quel giorno ho fatto il diavolo a quattro per venire a prendere Linda.
Ti vedevo ridere con le tue amiche, a volte anche con qualche ragazzo, e mi sentivo geloso, ed anche un gran depravato. Ho pensato che quando saresti cresciuta, forse…-
Ascolto sbigottita, indecisa se saltargli al collo e tempestarlo di baci, o sentire il resto della storia.
Opto per la seconda opzione, e resto in silenzio.
-Credi di essermi perso da allora.
Ho tentato di scacciarti via, di compensare il vuoto nel mio cuore frequentando mille altre donne,
ma niente, il tuo sorriso era sempre lì.
Così, con il tempo ho pensato che sarebbe stato meglio accasarmi, trovare una donna della mia età, con cui condividere qualcosa di importante, come una famiglia.-
Giusto con mia madre? Il solo pensiero mi fa rivoltare lo stomaco.
Loro due abbracciati, che si baciano, che…
Con una smorfia disgustata mi siedo sul divano, guardando ovunque, tranne che verso di lui.
-Buffy? Perché fai quella faccia? Ho capito, pensi che sia un pedofilo o roba simile e…-
No, non è affatto quello che penso….
Il punto è che odio mia madre, per quello che mi ha portato via senza che io lo sapessi,
ed odio me stessa per essere così debole da sentirmi già innamorata…
-Continua-
Dico solo, alzando gli occhi per una frazione di secondo, e sentendo un brivido lungo la schiena.
Poteva essere mio, ma sono arrivata tardi.
Poi, le immagini dei miei sogni tornano in mente…
e ricomincio a credere che forse, una piccola possibilità c’è anche per noi…
E’ così. Può essere mio.
Non a lungo forse, ma adesso, in questa stanza, siamo solo lui ed io.
Mi alzo, lo raggiungo, e sorrido al suo sguardo disorientato.
-Cosa provi?-
Bisbiglio, prendendo la sua mano e portandomela al petto.
-Io…-
-Sì?-
Chiedo, cominciando a spogliarlo con lo sguardo.
-Non vuoi che continui a spiegar…-
Gli tappo la bocca con un bacio, avvolgendo le gambe attorno alla sua vita, praticamente saltandogli addosso e sfregandomi contro il suo membro.
-Ti voglio Spike…da quando ti ho visto..-
Bacio ogni centimetro del suo viso dolcemente, ridacchiando quando lui si sposta su un piede e stiamo per cadere.
-E’ lo stesso per me-
Dice con voce roca, chiudendo gli occhi quando la mia mano si incastra tra i nostri corpi, e raggiunge la sua erezione.
Finiamo uno sull’altro sul divano, ridendo come una coppia di innamorati, mordicchiandoci l’un l’altro in un appetitoso anticipo di quello che verrà.
-Ora, signorina Summers, mi dica come ha imparato ad essere così birichina…-
-Ho avuto altri ragazzi prima di te, sai?-
Mi trattengo dallo scoppiare a ridere, quando vedo lampi di gelosia nel suo sguardo.
-Bloody hell ragazzina, non…-
-Provocarti? Non ti piace tutto questo, paparino?-
Lui si stacca da me bruscamente, facendomi restare un po’ interdetta.
-Non chiamarmi così, chiaro? Mi fa sentire…-
-Vecchio?-
Suggerisco, afferrandolo per la manica della camicia, e tentando di ritirarlo verso di me.
-Stavo per dire inadatto-
Capisco dal suo tono che forse stavolta o esagerato, così mi alzo, restando con le ginocchia appoggiate sul divano.
Bè, so come farmi perdonare…
-Spike, non fare lo scontroso ora. C’è una ragazza calda che non vuole altro che te, eccitata dai tuoi baci, dalla tua voce sensuale, dal tuo…bè, hai capito no? E tu che fai? Te ne vai?-
Imbroncio le labbra, e abbasso la mano lungo la mia canottiera, sfilandola lentamente, spogliandomi solo per lui.
Lo vedo inumidirsi le labbra, gli occhi scuriti dalla passione, e lo allontano con entrambe le mani quando tenta di avventarsi su di me.
-No no, Spikey…non ci siamo.
Te ne sei andato, ed ora farò tutto da sola…-
Mi alzo in piedi sul divano, abbassando la zip della gonna, sfilandola e lanciandogliela in testa.
Sopprimo un risolino e mi sdraio, cominciando ad accarezzarmi lungo i seni.
Alzo la testa e sento un formicolio serpeggiarmi nello stomaco quando lo vedo lasciar scivolare la camicia, liberando i suoi addominali perfetti.
Mi rendo conto che non ce la farò, non solo perché sono troppo inesperta per questo, ma anche perché la voglia di lui è tanta, troppa.
Così stavolta non lo respingo, anzi lo attiro più vicino, dandogli libero accesso e lasciandomi sfuggire un miagolio quando mi bacia con voracità.
“Ti amo” penso, ma non ho il coraggio di dirlo.
E’ troppo presto, e non riceverei nulla in risposta.
Ma so che è così, io l’ho amato ancora prima di averlo conosciuto, quando era solo materia dei miei sogni.
-Sei la cosa più bella che mi sia capitata-
Per ora è tutto quello che mi limito a dire, prima di perdermi nel piacere che mi danno le sue mani, facendomi inarcare contro di lui…
graffiare le spalle con le unghie, sussurrare il suo nome ancora e ancora…
Le sue dita risalgono, pronte a slacciare il mio reggiseno, quando entrambi geliamo.
Sento la voce di un uomo, e quella di una donna.
Mia madre.
*****
Mi stupisco da sola, dico davvero.
Cogliere i miei vestiti da terra, passare a Spike la sua camicia, e sparire di sopra…devo averci messo all’incirca mezzo minuto.
Ho appena finito di salire l’ultimo scalino, quando sento la porta aprirsi.
Mi rivesto in silenzio, tirando un grosso sospiro.
Stavolta ci siamo davvero andati vicini.
Come ha fatto mia madre a trovarci?
Mi accosto al muro, sperando che non ci abbia seguiti fin da prima…
-Joyce! Che fai tu qui?-
-Will, amore!! Ho incontrato il tuo amico Gunn, e ci siamo messi a chiacchierare!-
-La tua futura moglie è davvero una gran donna, Spike! Sei fortunato!-
-Lo so amico…-
Le parole dette dalla voce estranea mi lasciano stordita ed incredula.
Sento le mani sudare freddo e la testa girarmi vorticosamente.
La sua futura moglie.
Loro stanno per…oh, mio Dio.
E lui lo sapeva…
“Credo di essermi perso da allora”
Come può farmi questo?
Dopo avermi dette quelle parole, dove trova il coraggio di sposare mia madre?
Mi allontano velocemente, prima che i singhiozzi diventino udibili dal piano inferiore.
Entro in una stanza a caso, che è un bagno, e mi inginocchio per terra, intenzionata a non muovermi più, almeno finchè lei non se ne andrà.
Non voglio sentire altri dettagli sulla loro splendida vita…chi lo sa, forse è anche incinta…
Mi rialzo e raggiungo il lavandino giusto in tempo, poiché un attimo dopo sono chinata a vomitare.
-Gunn mi ha detto che avevi le chiavi dello chalet, così ho pensato di venire a darci un’occhiata…
Magari potremmo passare qui la luna di miele! Che ne dici, tesoro?-
Spike si sfrega nervosamente le mani, passando lo sguardo da Joyce a Gunn, e pensando che Buffy può aver sentito tutto.
-Io…-
Joyce gli rivolge uno sguardo curioso, poi sorride con civetteria.
-Oh, amore! Eri venuto qui proprio per questo, vero?
Sto per sposare l’uomo migliore del mondo!-
“O il più bugiardo”
Pensa lui, rassegnato.
-E’ vero Joyce, lo ammetto…mi hai scoperto.-
Lei lo abbraccia con slancio, sotto lo sguardo incerto di Gunn.
-Allora Spike, a quando le nozze?-
-Il prima possibile!-
Esclama lei, mentre il pensiero di lui corre a Buffy.
“Almeno le starò vicino”.
E’ l’unica cosa che riesce a consolarlo, mentre ricambia l’abbraccio della sua futura moglie.
“Che non amo”, dice una vocina nella sua mente.
Ma lui la ignora, e bacia Joyce, sperando che possa cancellare il sapore di Buffy, la sua risata cristallina, la sua pelle chiara…fallisce in tutto.
*****
Guardo lo chalet con ancora le luci accese, nascondendomi alla meglio dietro un albero.
Spike e mia madre sono ancora lì,e decido che la cosa migliore che io possa fare, è andarmene.
Sono uscita scavalcando dalla finestra, ringraziando mentalmente Faith per avermelo insegnato.
Non mi importa quanto freddo sentirò e quanta strada dovrò fare a piedi.
Velocizzo il passo, scomparendo dalla visuale dello chalet, e comincio a pensare a cosa dovrò fare
Arrivata a casa. Continuerò a recitare indifferente, come se oggi non fosse mai accaduto nulla.
Come se le sue parole non fossero impresse nel mio cuore, come un marchio a fuoco.
E’ ora che io la smetta di fare la ragazzina, devo prendere la giusta decisione stavolta.
Non basta il desiderio, per unire due persone.
Ci vuole fiducia, rispetto, lealtà…la passione viene dopo.
Devo mettere a tacere i miei sentimenti…Spike non è l’unico.
Troverò un ragazzo della mia età, che seppure immaturo, mi renderà più felice.
Non ha importanza se il mio cuore è con l’uomo biondo lì dentro, non deve averne.
Giuro a me stessa di porre fine a questo sbaglio, continuando a riempirmi la testa di quelle che so essere soltanto bugie.
Ma forse, è meglio vivere di bugie, che morire consumati dalla passione.
I miei passi si fanno sempre più veloci, non appena sento il rumore di un’auto alle mie spalle.
Che sia mia madre?
Mi nascondo dietro un cespuglio, graffiandomi le gambe con un rovo.
Spero di non essere stata vista, ma l’auto rallenta ed il finestrino si abbassa.
-Ehm…hai bisogno di un passaggio?-
Una voce maschile non familiare, che mi riporta subito alla mente il tentato stupro di Scott.
Guardo in basso, e vedo uno scarafaggio camminarmi vicino alla scarpa.
Con un urlo balzo fuori, correndo verso l’auto.
-Dicevo di aver visto qualcuno. Vuoi salire?-
Ancora schifata, sto per rifiutare, quando sento il rumore di un’altra auto poco distante.
Stavolta sono davvero loro.
Do un fugace sguardo al ragazzo, poi faccio il giro della vettura e salgo, tirando un sospiro di sollievo.
-Potresti accelerare, per favore?-
-Uh, sei seguita, o qualcosa del genere? Per questo ti nascondi?-
Annuisco, allacciandomi la cintura mentre il ragazzo riparte sgommando.
-Grazie per il passaggio-
Dico sospirando, prendendo il telefonino dalla mia borsetta,facendo finta di comporre un numero.
-Uh, papà? Sto per arrivare. No, ho preso un passaggio da un ragazzo.
No, ma dai! Ma come lo arresti se prova a toccarmi? Ok…ciao ciao…-
Sentendomi soddisfatta, guardo nello specchietto retrovisore, e gioisco quando capisco che li abbiamo seminati.
-Tuo padre è un poliziotto deduco…-
Poi mi ricordo anche del ragazzo, e lo guardo.
-Una specie…-
-Comunque piacere, io sono Sebastian.-
-Buffy-
Mormoro incerta, ma poi mi rilasso quando lo vedo comporre un numero di telefono.
Forse non è un maniaco, spero.
-Julie? Sì amore, sto arrivando, non preoccuparti. Un bacio.-
Bè, è anche fidanzato…non devo fare di tutta l’erba un fascio…
Lo guardo meglio, e mi rendo conto che è pure molto carino.
Julie è davvero una donna fortunata…
-Sei di Sunnydale?-
Approccio, tentando di fare conversazione.
-New York, ma vivo qui ormai da due anni.-
-Frequenti il college? Oh insomma, il liceo? Anche se a dirla tutta la Sunnydale High più che una scuola è un circo…-
Sorride con spavalderia, ricordandomi, anche se solo per un attimo, il mio primo incontro con Spike, alla pista di pattinaggio.
-Sono il figlio del nuovo rettore del liceo, e frequento il secondo anno dell’università.-
-Oh-
E’ tutto quello che riesco a dire, pensando che una figura peggiore di questa non potevo farla.
Io, e la mia boccaccia che parla sempre, e a sproposito.
-Invece, dimmi un po’ di te, piccola fuggitiva.-
-Oh, non c’è molto da dire…
Sono di Sunnydale, vivo qui, e non amo molto nascondermi nei cespugli!-
Esclamo seccata, quando vedo del sangue colarmi lungo la gamba.
Maledetti rovi!
-Allora, puoi dirmi chi ti sta inseguendo, oppure se lo scopro metterò a rischio la mia vita?-
-Non è interessante, davvero. Solo che se mi avesse vista una persona, sarei stata in guai molto seri.
Grazie, Sebastian…-
-Valmont. Figurati, è il mio mestiere dare passaggi a belle fanciulle in pericolo.-
Ridacchio, e per qualche minuto riesco anche a non pensare a Spike.
Ma poi, osservando il sorriso di Sebastian, mi ricorda incredibilmente il suo.
Sexy e dolce allo stesso tempo, un sorriso così puro da contagiare anche me.
-Allora, quale strada?-
E mi accorgo che siamo arrivati davanti alla casa di Willow.
-Ferma qui, grazie.-
Lui accosta, e prima di uscire, mi volto a guardarlo ancora una volta.
-Prego, Buffy.-
-Buffy Summers. Bè, ci vediamo…-
-Capiterà sicuramente…-
Esco e lo sento ripartire a tutta velocità. Suono il campanello dei Rosenberg, e dopo qualche minuto vedo apparire la familiare testa color carota.
-Buffy? Entra!-
Will si fa da parte per lasciarmi passare, interrogandomi con lo sguardo.
Saliamo in camera sua, chiudendoci la porta alle spalle.
Mi butto sul suo letto a faccia in giù, restando così fino a quando non sento dei colpetti alla schiena.
-Ti spiegherò tutto, ma è un gran casino, per cui anche io faccio fatica a starci dietro…molto presto comincerò a delirare.-
-Sei strana ultimamente, che succede?-
-Da dove vuoi che cominci? Dal fatto che ho fatto sesso, o dal fatto che l’ho fatto con il mio futuro patrigno?-
La povera Willow sgrana gli occhi, sedendosi accanto a me con la bocca aperta.
-Non sto scherzando purtroppo-
La precedo, facendola restare ancor più di sasso.
-Ti prego, non giudicarmi adesso, non lo reggerei.
Solo ascoltami, se vuoi…se non ne parlo con qualcuno, impazzirò.-
*****
-Oh mio Dio-
-Questo l’hai già detto, puoi dirmi qualcos’altro di differente?
Mi va bene anche “Sei una puttanella”, basta che mi dai un altro segno di vita!-
In effetti sto cominciando a preoccuparmi.
E’ rimasta con la bocca spalancata e le braccia cadenti per tutto il tempo…
-COSA TI PASSA PER QUESTA TESTA PAZZA?-
Mi urla all’improvviso, facendomi saltare in piedi di scatto.
-Maledetto inferno Will, vuoi farmi venire un colpo?-
-Maledetto inferno? Cos’è, una nuova parola amorevole che ti ha insegnato lui?
Buffy, ti rendi conto? Se lo scopre tua madre diventerai carne da macello!-
-Non lo scoprirà ti dico.
Anche perché non si ripeterà più, per quanto lui mi piaccia.-
Willow tira un grosso sospiro, poi mi rivolge uno sguardo più dolce.
-Io ti voglio bene, e mi preoccupo quando tu fai cose tipo…questa..-
-Ma non l’ho mai fatto prima!-
-Non la fare diventare un’abitudine-
Mi ammonisce. E non rispondo, perché so che ha ragione.
Sento lo squillo dl mio telefono, che sto cominciando ad odiare, e lo tiro fuori.
-Pronto?-
-Si può sapere dove ti sei cacciata? E’ da un’ora che ti cerco come un matto!-
Non appena sento la sua voce il cuore comincia a battere più forte, il sangue a scorrere più veloce.
-Non dovevi darti tanto disturbo. Sto bene, non preoccuparti.-
-Buffy, sei sparita, dissolta nel nulla, ed io non dovrei preoccuparmi?
Mi hai fatto venire un colpo! Dove sei? Vengo a prenderti.-
-Ho già un passaggio, grazie. Comunque avvisa Joyce, perché non credo che tornerò a dormire a casa stanotte.-
-Cosa? Maledetto inferno, no! Dimmi dove sei!-
-Ciao, Spike..-
-Buffy, non riattaccare! Asp…-
Spengo il telefono, sedendomi accanto a Will.
-Eh, sì. Stavolta sono proprio nei pasticci.-
-Ti tirerai fuori. Mangi da me, vuoi?-
-Oh, grazie, se non disturbo…mia madre ha bruciato la cena, e d’altronde con Spike lì, credo che mi sarebbe andata comunque di traverso…-
-Non disturbi Buffy. Sei la benvenuta, sempre.-
-Grazie-
So che lo intende davvero, e ringrazio il cielo per avere lei e Faith come amiche.
-Senti, più tardi ti andrebbe di passare un po’da Faith?-
-Certo, tanto i miei sono fuori, al solito. Vuoi cinese, messicano o pizza?-
-Pizza, grazie.-
-E pizza sia!-
*****
Dopo essere passate da Faith, quest’ultima ci ha trascinate al Bronze,
ancora continuando a farmi da body- guard, ogni tanto maledicendo Scott ed i suoi gioielli di famiglia, facendo ridere a crepapelle me e Willow.
Ci sediamo su un divanetto, sorseggiando rispettivamente: Faith un margaritas,
dopo aver convinto il cameriere di essere maggiorenne,
Willow una limonata,
ed io una Coca corretta con del rum, aggregandomi alla filosofia di Faith “bevi che ti passa”.
Dopo pochi sorsi però, sento la testa cominciare a girare, e capisco di essere già ubriaca, quando accanto a me vedo due Willow.
Senza che io possa controllare le mie azioni, comincio a ridacchiare stupidamente,
facendo allarmare le mie amiche…le gambe si muovono di volontà propria, facendomi alzare ed andare nella pista da ballo.
Non so neanche come, ma mi ritrovo a strusciarmi contro un ragazzo dall’aria familiare,
solo che non credo abbia davvero quattro occhi, di solito.
Mi muovo lentamente, alzando le braccia a ritmo,
sfregando la schiena contro il petto di…chiunque sia.
L’ultima cosa che ricordo, prima di perdere completamente la lucidità, è una testa bionda che viene verso di me, e sembra piuttosto arrabbiato.
-Buffy, vieni a casa-
Il suo tono è minaccioso, mentre prende il braccio della ragazza, strattonandola verso di sé.
-Noooooo…tu non puoi portarmi via!! Che vuoi da me? Sposi mia madre, mi spezzi il cuore!-
Biascica Buffy, stringendosi alla maglia del ragazzo dietro di lei come ad un’ancora.
Spike tira un grosso sospiro, guardando con rabbia il ragazzo che osa toccarla.
-Sei ubriaca? –
-Io? Nooo! Lasciami, non mi avrai più!-
La musica finisce, e degli sguardi curiosi cominciano a posarsi sul trio.
-Buffy, credo sia meglio che tu vada…-
-Sebastian!!! Non ti avevo riconosciuto!! Hai davvero un buon profumo!-
Dice lei, scoppiando a ridere.
Passano solo alcuni istanti, prima che si ritrovi capovolta a testa in giù, sulle spalle di Spike.
Saluta con la mano in direzione di Faith e Willow, e poi di Sebastian.
-Mai più-
Blatera ancora, la voce impastata dall’alcol.
Mi sveglio, e la prima cosa che sento, è un dolore straziante alla testa.
Ricado con la testa sul cuscino, sperando di poter dormire altri mille anni, e risvegliarmi senza alcun dolore.
Nel mio intorpidimento, riesco comunque a sentire la sua voce, e mi concentro per capire le parole.
-Tornerò il prima possibile amore…mi hanno trattenuto in ufficio più del previsto,
tu dormi e non preoccuparti per me!
Uh? Oh, sì…domani andrò io a prenderla da Willow, ok.
Mi dispiace molto tesoro, ma è davvero importante…-
Una fitta lacinante mi impedisce di alzarmi, e in questo momento giuro solennemente che non berrò mai più in vita mia.
Chiudo gli occhi quando sento che Spike ha chiuso la conversazione,
e si sta avvicinando verso il letto.
Solo allora intuisco che siamo nella sua casa, dove mi aveva portata quella sera.
Si siede accanto a me, accarezzandomi la fronte in un tocco delicato, avvolgendomi con il suo profumo. No, non di nuovo…
-Cosa combini, passerotto?-
E’ un sussurro nel mio orecchio, che mi dà un brivido lungo tutta la spina dorsale.
Continuo a fingere di dormire, sperando che lui si fermi, altrimenti il mio corpo cederà, e tutti i buoni propositi di oggi andranno in fumo.
Sistema meglio le coperte su di me, e trattengo il respiro quando sento le sue labbra posarsi sulle mie, in un bacio che mi stupisce.
Nel brevissimo tempo in cui siamo stati insieme, i baci sono sempre stati appassionati e profondi…mentre questo, è così intriso di dolcezza da farmi sciogliere il cuore.
-Dormi, amore.-
Reprimo un sussulto alle sue parole, ed apro un occhio, per trovarlo con un sopracciglio alzato.
-Fai la furba micetta, eh? Come ti senti?-
-Non in vena di ramanzine-
Dico solo, usando un tono più freddo del previsto, vedendolo scostarsi.
-E’ il tuo ragazzo?-
Ma che dice? Di chi parla?
Analizzo rapidamente la lista dei ragazzi che conosco, ma non mi viene in mente nulla.
-Uh?-
Stringe i pugni e serra la mascella, cominciando a misurare la stanza a grandi passi.
-Il ragazzo di prima. L’idiota contro cui ti strusciavi come una gatta in calore.-
Eh? …Oddio, Sebastian! Che figura devo aver fatto…voglio sprofondare nel materasso!
Ritorno a guardare Spike, che aspetta una risposta, battendo il piede in segno di nervosismo,
gli occhi pieni di gelosia.
-Se fosse? Tanto tu ti sposi, no?-
Sta per replicare qualcosa, ma si ammutolisce.
-Comunque no, non lo è. Per chi mi hai presa?-
-L’hai detto tu, pochissimo tempo fa. Sarei stato solo un’altra nottata di divertimento…-
Ecco, bravo! Piantami un coltello nel cuore, e continua a rigirarlo.
Ferirebbe meno delle tue parole.
Non mi ha creduto, quando gli ho detto che era l’uomo più importante della mia vita…
-Non importa più.-
Non distolgo lo sguardo, restiamo allacciati ancora per qualche secondo, poi lui è il primo a distoglierlo.
-Giusto-
Annuisco con una convinzione che non ho, sentendo evaporare la piccola speranza che lui mi contraddica; giro il volto dall’altro lato, guardando verso il muro con gli occhi appannati dalle lacrime, e tento di dormire.
Sento i passi di lui allontanarsi, poi la luce spegnersi, assieme alla mia gioia.
*****
I raggi di sole mattutini filtrano attraverso le finestre, proiettando strani giochi di luce lungo le lenzuola. Mi stiracchio lentamente, constatando che i postumi della sbornia sono passati, poi scivolo fuori dalle coperte, infilandomi le scarpe e abbandonando velocemente la camera.
Apro la porta che qualche sera fa mi ha svelato il segreto, ormai non più segreto,di Spike.
Fatico a mettere a fuoco gli oggetti, dato che a differenza dell’altra, questa stanza è completamente immersa nel buio.
Mi fermo quando mi imbatto in qualcosa di duro, imprecando sottovoce per il dolore.
A tentoni cerco l’interruttore della luce, e finalmente si accende.
Mi guardo intorno disorientata, poi mi blocco.
Spike è sdraiato sul divano, gli occhi chiusi, un’espressione beata in volto.
Mi chiedo a cosa stia pensando, o a chi…e l’idea che quel qualcuno sia mia madre, mi fa girare sui tacchi rapidamente.
-Buffy…-
Lo sento sussurrare, e presumo che si sia svegliato.
Mi giro, ma lo vedo ancora con gli occhi chiusi.
Mi avvicino lentamente, osservandolo, e sentendomi completamente persa.
Sembra un angelo…così bello! Resterei a guardarlo per ore…
Ma non è giusto. NO, affatto.
Guardo l’orologio alla parete…sono già le nove, è meglio che vada a casa…
Sbuffo pensando che tra pochi giorni a quest’ora sarò già a scuola, e mentre io mi compiango, lui apre gli occhi.
-Passerotto…-
La sua voce roca mi blocca la respirazione…è così sexy, con i capelli scompigliati…
-E’ tardi, io vado a casa.-
Aggrotta le sopracciglia, facendomi scoprire che adoro quando lo fa…
-Dammi un attimo e ti accompagno…-
-Non disturbarti, prenderò il bus. Addio.-
-Per l’inferno, ascoltami una buona volta!
Ho detto che ti accompagno io, e sarà così!-
Ahi, questo si che è svegliarsi con il piede sbagliato…
-‘kay.-
Meglio non farlo arrabbiare ulteriormente.
Un’altra cosa che scopro oggi, è che odio il punk in tutte le sue forme.
E’ l’ennesima canzone che Spike mette oggi, e anche questa, come le altre, è una lagna che risveglia tutti i miei istinti più violenti.
Gary Oldman doveva essere drogato quando cantava My Way, non ho dubbi.
Cosa ci troverà lui in tutto questo blaterare e lamentarsi?
Mistero…ma so che con la scusa della musica, non mi ha rivolto neppure la parola.
Metto il broncio, girandomi verso il finestrino con un sospiro.
Silenzio vuoi, e silenzio sarà.
Abbasso il volume e prendo il telefonino dalla borsetta.
-Devo fare una telefonata-
Annuisce senza dire niente, facendomi capire dall’espressione del volto che è davvero arrabbiato.
Sbuffo quando mi accorgo che non c’è campo, e spero che casa mia si sposti di un chilometro più avanti, accorciando quest’agonia.
-A quando le nozze?-
Esclamo con l’aria di una che deve aver bevuto sangue di vipera.
E’ una domanda che mi ronza nella testa da ieri sera, prima che perdessi la ragione con quel rum.
-Non abbiamo ancora deciso.
So che deve finire tra noi. Ma vorrei non fosse così difficile…-
Mi giro a guardarlo, trovandomi ancora una volta mortalmente attratta da lui;
gli occhi vagano sulla sua bocca, sui suoi occhi profondi…e mi perdo.
Di nuovo.
*****
-Ti prego…oh sì…-
Scivolo su di lui, su e giù, in preda all’estasi.
Mi chino a baciarlo, passando le mani tra i suoi capelli e scompigliandoli, mentre lui continua a pompare dentro di me, sempre più forte.
Gemo e sospiro, sentendolo così profondamente da mozzarmi il respiro.
Ci sistemiamo meglio sul sedile, facilitandomi nello stendermi su di lui.
-Oh Dio…sì, ancora…-
Graffio i suoi avambracci con le unghie quando il piacere raggiunge il culmine, lasciandomi tremante e appagata.
Lui spinge ancora, finchè non lo sento venire, appropriandosi di me, legandomi a lui maggiormente.
-Amore mio…-
Sospira nel mio orecchio.
“Sono il suo amore”
Con un sorriso felice mi sistemo la gonna e la maglietta, risedendomi al mio posto.
Ci scambiamo un’occhiata complice, baciandoci ancora prima di ripartire.
Quando arrivo davanti a casa mia, mi sento una perfetta estranea.
La terrazza dove da piccola giocavo, è stata sostituita da un gazebo, ornato da fiori e tessuti ricamati. Ancora prima che lui apra bocca, capisco da sola.
-Hai detto che non era deciso-
Resto con lo sguardo fisso sull’erba, tagliata da poco.
-Ed è così...ma i tuoi parenti hanno cominciato ad armeggiare, e nulla ha potuto fermarli.-
-I miei parenti?-
Spike mette una mano sulla mia spalla, guardandomi negli occhi.
Mi prende a coppa una guancia, accarezzandomi dolcemente.
-Non vorrei mai farti questo…-
Sospiro pesantemente, e mi distacco con rammarico.
-Andiamo, mamma sarà dentro.-
Non lo aspetto, ma apro la porta e arrivo nel soggiorno.
Sto per salire le scale, quando vengo travolta da un uragano, o qualcosa di affine.
-Elisabeth! Me petitè! Quanto sei cresciuta!-
Riconosco subito la voce di mia zia Claire, che mi stringe come se fossi un bambolotto.
-Zia…anche io sono felice di vederti, ma così mi blocchi la respirazione!-
Mi divincolo dalla presa mortale, dandole un bacio sulla guancia.
-Ohh!! Chi è questo bel giovanotto? Dì, è il tuo ragazzo?-
Guardo alle mie spalle, gelando quando vedo Spike.
-No signora, io sono William, il…-
-Il futuro sposo di Joyce-
Mia zia stringe gli occhi, perplessa, poi sembra convincersi e sorride allegramente.
Io gli rivolgo uno sguardo triste, poi vengo distratta dall’arrivo di mia cugina, Juliette.
Sono almeno tre anni che non ci vediamo.
La bambina bionda con le treccine che ricordavo io è cresciuta, come me, d’altronde.
-Buffy!-
-Juliette!!-
Ci abbracciamo, per poi squadrarci l’un l’altra.
-Accidenti quanto sei cresciuta…sei una donna ormai!-
Ed è vero, è diventata molto bella.
I capelli chiari le incorniciano il viso, gli occhi azzurrissimi si posano dietro di me.
-William, a quanto ho capito-
La sua mano affusolata si allunga, per incontrare quella di Spike.
Tento di nascondere il fastidio che mi provoca la cosa, dato che lui non è mai stato mio, ma mia zia continua a fissarmi in un modo che non mi piace.
Le sorrido falsamente, distogliendo lo sguardo da Spike.
Porto mia zia in cucina, tanto lui sembra troppo impegnato a pavoneggiarsi con Juliette..
Passando gli tiro una gomitata, facendolo sembrare casuale…ma internamente vorrei solo spingerlo al muro, baciarlo ancora e ancora e dire al mondo che lui è mio, solo mio..
“Smetti di sognare, scendi sulla terra”
Persa come sono nei miei pensieri, non ho neppure sentito la domanda di mia zia.
-Come, scusa?-
-Dicevo che sei diventata davvero molto carina. Cel’hai il ragazzo?-
Una smorfia mi copre il viso, mentre sento Spike ridacchiare come un idiota.
-No-
Rispondo secca, mettendo in lista nelle cose da fare la possibile uccisione di mia cugina, e possibilmente di tutte le belle ragazze del pianeta.
-Davvero strano! Non credo che passi indifferente…sai, la nostra cara Juliette è già fidanzata!-
Meno male.. altrimenti sarebbe già saltata addosso a Spike senza neanche presentarsi.
Ci raggiungono in cucina, lui sta raccontando qualcosa riguardo l’università di Oxford.
-Juliette ha in mente di andare lì, appena finito il liceo-
Mi dice la zia.
Oh, ma bene. Oxford. Io al massimo potrei andare alla Sunnydale University!
-Dov’è la mamma?-
-Alla galleria, tesoro. Mi ha detto che prima delle nozze ha molte cose da sistemare, così..-
-Uh, già. Juliette, la zia mi ha detto che hai un ragazzo-
Sottolineo la frase con enfasi, ottenendo l’attenzione di lui.
-Perché non ce ne parli?-
Lei sventola la mano con nonchalance, poi si siede sul divano, continuando a sorridere a Spike.
La strozzerei!
-E’ un bel tipo. Bello, simpatico, intelligente. Il solito, insomma!-
“Il solito per te, brutta anatra!” Vorrei rispondere, ma mi limito a sollevare un sopracciglio, e ad ignorare gli sguardi di Spike.
Non ricordavo che mia cugina fosse tanto antipatica...e tanto smorfiosa!
-Presto avrai comunque modo di conoscerlo, verrà a pranzo da noi!-
Certo, non sto nella pelle di incontrare l’idiota che ti sopporta!
-Magnifico. Scusatemi, vado di sopra.-
Salgo le scale e mi chiudo in camera, cominciando a spogliarmi.
Dovrei chiamare Faith, e se non lo faccio si arrabbierà davvero, data la mia spettacolare uscita di scena di ieri sera.
Sto per prendere il telefono, quando la porta si apre.
-In Inghilterra non si usa bussare?-
Spike chiude la porta alle sue spalle, accorciando la distanza tra noi.
Fa per prendermi tra le braccia ma sono più veloce di lui, e gli sfuggo, aprendo l’armadio in cerca di qualcosa. Altro appunto, andare a fare shopping il prima possibile.
-Cos’hai?-
-Fretta-
Lo scanso ancora, cominciando a girare per la stanza, mettendo vestiti e riviste nei cassetti, come se lui non ci fosse.
-E ti conviene cominciare ad uscire dalla mia camera, se non vuoi che mia zia si insospettisca.
Perché non ti chiudi in bagno con il piccolo genio di Oxford?-
Lui alza il sopracciglio, venendomi dietro e facendomi solo confondere di più.
-Gelosa?.
-Mai-
Esclamo con sicurezza.
-Ma comincio a pensare che mia madre dovrebbe esserlo.-
Spike non dice niente, colpito e affondato. Uno a zero per me.
Gli sorrido ironicamente, poi apro la porta della camera.
Lo prendo per il colletto della camicia, trovandomi a pochi centimetri dalle sue labbra.
-Ed ora?-
Sussurra accaldato.
-Ed ora...vai fuori!-
Così dicendo, lo spingo via e chiudo la porta a chiave.
Così impari, dongiovanni da strapazzo.
*****
Questa si che è davvero la mia idea di giornata ideale.
Chiusa in cucina a pelare patate, mentre di là chissà che sta combinando il polipo di mia cugina.
-Oh, sei davvero molto simpatico, Spike!-
La voce della gattamorta mi giunge alle orecchie, e giurerei di avere il fumo che esce da esse.
Sbadatamente, in preda ad una raptus omicida, il coltello finisce sul mio dito, procurandomi un taglio.
Di bene in meglio, direi.
-Cos’hai fatto?-
Spike è appoggiato allo stipite della porta, con un’aria tutta soddisfatta.
-Niente-
-Non è niente-
Prende la mia mano nella sua, guardando la ferita.
-Vieni, andiamo a disinfettarla.-
Sto per rispondergli che riesco benissimo a disinfettarla da sola, quando la gallina compare davanti a noi.
-Buffy, che hai fatto?-
-Si è tagliata, andiamo di sopra a disinfettarla..-
Vengo praticamente trascinata di sopra da Spike, che appena arriviamo in corridoio, mi imprigiona contro il muro.
-Non posso stare lontano da te..-
-Dovr..-
Le sue labbra incollate alle mie cancellano il resto del mondo.
La sua lingua scivola nella mia bocca, avvolgendomi dolcemente.
Quando ci stacchiamo abbiamo il fiato corto, gli occhi pieni di passione.
Sento del liquido colare lungo la mano, e vedo che il sangue sta cominciando a scorrere abbondantemente.
-Ora disinfettiamola…-
Lo seguo nel bagno come un automa, chiudendo a chiave la porta.
Sciacquo la mano per bene, poi alzo gli occhi nello specchio, per vedere Spike che mi fissa.
-Non posso crederci!-
-Non puoi credere a cosa?-
-Mi hai sbattuto fuori dalla tua camera!-
Mi volto a guardarlo e lui mi porge un cerotto, aspettando una risposta.
-Noi non siamo legati, lo sai meglio di me. Ed è vero, sono gelosa.
Del tempo che passi con mia madre, o con qualsiasi altra ragazza..
Non so cosa tu abbia visto in me, ma presto potresti guardare avanti e capire che stai facendo un’idiozia, quindi preferirei se evitassimo di stare insieme…sarebbe meno doloroso poi, capisci?-
Sospiro e prendendo coraggio alzo gli occhi, incontrando quelli blu di lui.
-Tu non lo dici davvero. Non ne sei convinta..-
Comincia a girare per il piccolo bagno, segno che è nervoso.
-Credi che io stia mandando tutto a puttane, il matrimonio, una famiglia…per un capriccio?-
-Abbassa la voce!-
Sta urlando con il rischio che di sotto ci sentano, ma lui ignora la mia protesta, continuando a girare.
-Guardami Buffy, guarda!-
In un attimo è su di me e mi scuote…per un istante mi fa quasi paura.
-Ti sto guardando-
-Non, tu non lo stai facendo! Se lo facessi, vedresti quanto sono disperato..-
-Spike…mi stai facendo male..-
Lui allenta la presa, sollevandomi il mento con due dita.
-Quanto sono disperatamente, perdutamente innamorato di te.-
*****
-Eh?-
E’ tutto quello che riesco a dire, ed è molto idiota, lo so.
Perché vorrei dirgli mille cose in un istante, e comunque non descriverebbero quello che provo.
-Ti amo, Buffy. Non so come, o perché…ma è così, e sento che mi distruggerà..-
La serietà del suo sguardo mi fa scoppiare il cuore di gioia.
Lui mi ama, mi ama davvero!
Un lieve sorriso increspa le mie labbra, così mi alzo sulle punte e sfioro le sue labbra lievemente.
-Ti amo anch’io-
Il tempo passa baciandoci come due sposini, anche se il bagno non è il luogo più romantico del mondo…ma noi bastiamo.
Bastano i nostri respiri fusi insieme, la dolcezza delle nostre labbra che si accarezzano, il dolce suono dei nostri cuori che battono furiosamente, dimostrando quanto siamo deboli ma forti allo stesso tempo, spaventati, ma sicuri che il nostro amore sopravviverà.
E non importa se ci saranno ostacoli, li supereremo.
-E’ il caso di portarti in ospedale, o sei già morta dissanguata?-
Resto nell’abbraccio di Spike, seduta sulle sue ginocchia, tranquilla dato che la porta è chiusa.
-Sto bene, Juliette. Torna di sotto, tra poco vi raggiungerò.-
-E il tuo patrigno?-
Io e Spike ci guardiamo negli occhi, complici.
-Non so dove sia, sarà andato al lavoro.-
-Uhm..ok-
Non appena sentiamo i passi allontanarsi, ricominciamo a baciarci, e vorrei poter non smettere mai.
-Sei così dolce, tenera…ti mangerei..-
Mi sussurra all’orecchio parole dolci, procurandomi brividi lungo la schiena.
-Sei sicuro di non volere una torta al mio posto?-
Scuote la testa, e mi rivolge quel sorriso così bello da bloccarmi il fiato.
-Solo te…sei la mia stella, piccola.-
-Tu allora sei…vediamo, cosa vuoi essere?-
Mi porta una ciocca di capelli dietro l’orecchio, solleticandomi leggermente.
-Voglio essere il tuo uomo..-
Mi bacia lungo il collo, risalendo alla gola.
-Il tuo amore…-
Le dita scivolano sotto la mia magliettina, accarezzando un seno.
-Voglio essere tutto per te. Vorrei che tu mi amassi sempre, che fossi sempre mia.-
Lo accarezzo teneramente, scompigliando i suoi capelli chiari e chinandomi a baciarlo sulla bocca, lasciando la mia lingua duellare con la sua.
Poi mi stacco, con le labbra gonfie dal bacio, e la voglia di passare tutta la vita così.
-Buffy…-
Il tono di voce è cambiato, e mi sollevo a guardarlo.
-Sto tentando di convincere tua madre a non fare la luna di miele, ma sembra tenerci così tanto…-
Appoggio il capo al suo petto, sospirando lentamente.
-E’ per mio padre. Quando si sono sposati, un anno prima che io nascessi, la cerimonia non c’era stata. Solo il rito civile, ma niente abito bianco o viaggio di nozze.
Da allora, ha giurato che se si fosse risposata sarebbe stato tutto diverso.
Non negarglielo tu, non preoccuparti per me.-
Mi scruta sorpreso, evidentemente si aspettava tutto, tranne questo.
-Non cambierà niente, no? Io ti amerò ancora.-
-Ed io ti amerò fino alla fine dei miei giorni, Summers. Mi sei entrata dentro da quando ti ho vista..-
-Un giorno di questi dovrai finire il racconto, sono curiosa…-
-Già, mancano parecchie parti!-
-Manca come hai incontrato lei.-
Il silenzio cala tra di noi. Mi alzo, sistemo i capelli allo specchio ed apro la porta del bagno.
-Bene, bene.-
Ritrovandomi di fronte mia madre.
*****
-Posso sapere cosa state facendo voi due chiusi a chiave nel bagno?-
Pensa Buffy, pensa!
-Siamo rimasti bloccati, ma ora per fortuna la porta si è aperta…-
Dall’espressione, sta decidendo se crederci o no.
‘Per favore fa che la beva, ti prego!’
-Oh, sì è aperta dopo tanto? Come avete fatto?-
Guardo mia zia come se fosse una delle sette meraviglie della Terra.
-Joycy, cara…erano rimasti chiusi nel bagno, stavo per venire ad aiutarli ma a quanto pare tutto si è risolto!-
E, per dimostrare la realtà dei fatti, mette in bella vista il coltello che ha in mano.
La bacerei!!!
-Uh, ok. Buffy, vorrei parlarti. Vieni in camera mia, non prima di esserti sistemata i capelli.
Sembri un gatto appena uscito da una lotta!-
-‘kay…-
Quando passo accanto alla zia, mi prende per il braccio.
-E poi vorrei parlarti anch’io, se non ti spiace.-
Uh uh, vedo nubi all’orizzonte…spero non portino tempesta.
Dopo essermi pettinata i capelli da gatto arruffato, come dice lei, apro la porta della sua stanza e la vedo seduta sul letto, che sfoglia una rivista.
Guardo meglio la copertina: ‘Sposa oggi’
Eeeww!!!
-Siediti.-
Mi siedo, sentendomi molto Cenerentola nella grande e lussuosa camera della matrigna.
-Negli ultimi tempi non abbiamo avuto modo di parlare…siamo state entrambe molto impegnate, non è così?-
-Già-
-Io con il matrimonio, la galleria…e tu con…mi sfugge con cosa, Buffy-
Non capisco dove vuole arrivare, ma non promette nulla di buono, non buono almeno per me.
-La vacanza con Faith, mamma. E il ripasso per la scuola, sono uscita con Willow…-
-Hai un ragazzo, non è vero?-
Gelo, ma faccio finta di nulla e le sorrido.
-Avrei voluto dirtelo, credimi.-
-E’ questo l’importante…-
Sorride, ed io mi rilasso, inspirando.
-Quando me lo presenterai? O meglio, ce lo presenterai!-
Oh, nooo!!! Ti prego, fa che non cominci…
-Anche io non ti ho detto molte cose negli ultimi tempi. Avrei voluto parlarti di Spike, farti adattare meglio prima di ritrovarti sotto lo stesso tetto con lui…comunque, cosa ne pensi?-
Penso che vorrei sbattermi la testa al muro, così va bene?
-Riguardo cosa?-
Meglio fare la vaga, o potrei tradirmi.
-Come ti sembra…se già lo vedi come un padre, o cose così…-
Direi un bel grande e grosso no! Lo vedo come il mio amore, e così lui vede me.
-Mamma, io…-
-Forse sto correndo troppo, hai ragione…ma da quando l’ho visto me ne sono innamorata…-
A chi lo dici!
-Buffy, vorrei tu capissi che non lo faccio con brutte intenzioni…-
-Fare cosa?-
-Ho chiesto a tuo padre se puoi passare quest’inverno lì con lui, a Parigi.-
-Tu cosa????????-
No, ditemi che sta scherzando…non può essere vero, non deve!
-Ti divertirai, andrai a corsi privati, ti farai dei nuovi amici…-
-Ma io non voglio andarmene!!! Chi ti ha dato il consenso di chiederlo a papà?-
-Non ho bisogno del tuo consenso, signorina.
Dopo il matrimonio starò con William in luna di miele e non ho intenzione di avere te tra i piedi!-
-Oh, bene!-
Scatto in piedi, la rabbia che ribolle nelle mie vene.
-Sai cosa? Sono io quella che non vuole più vederti!-
-Dove credi di andare?-
Senza neanche ascoltarla, esco e sbatto la porta con forza.
Vuole sbarazzarsi di me, ma almeno potrebbe avere la gentilezza di rendermi partecipe a ciò che riguarda il mio futuro!
Mi chiudo a chiave in camera mia, accendendo lo stereo e mettendo a tutto volume.
You look so fine
I want to break your heart
And give you mine
You’re taking me over
It’s so insane
You’ve got me tethered and chained
I hear your name
And I’m falling over
I’m not like all the other girls
I can’t take it like the other girls
I won’t share it like the other girls
That you used to know
You look so fine
Knocked down
Cried out
Been down just to find out
I’m through
Bleeding for you
I’m open wide
I want to take you home
We’ll waste some time
You’re the only one for me
You look so fine
I’m like the desert tonight
Leave her behind
If you want to show me
I’m not like all the other girls
I won’t take it like the other girls
I won’t fake it like the other girls
That you used to know
You’re taking me over
Over and over
I’m falling over
Over and over
You’re taking me over
Drown in me one more time
Hide inside me tonight
Do what you want to do
Just pretend happy end
Let me know let it show
Ending with letting go
Let’s pretend, happy end
Le lacrime bagnano il cuscino, mentre penso che forse andarmene sarebbe la cosa migliore.
La colpa per ciò che sto facendo comincia a venire fuori, assieme ai ricordi di mia madre,
lasciata da mio padre, che beve sul divano, che mi urla di sparire e poi rompe ogni oggetto che trova sottomano.
Non voglio che si ripeta.
Lasciare Sunnydale è la cosa giusta.
Ho sedotto il suo futuro marito, l’ho indotto a tradirla…
Il lieto fine non fa per me, vero?
Posso volerlo quanto voglio, ma le cose accadono per un motivo.
Questo motivo, mi sta indicando di andarmene lontano.
Anche se lui mi mancherà così tanto da ridurmi in fin di vita…ma è la cosa giusta da fare, lo so.
Asciugo gli occhi e spengo lo stereo.
Poi prendo carta e penna, e comincio a scrivere.
*****
La serranda del garage si chiude lentamente dietro di noi, ed in un attimo siamo nuovamente incollati, uno tra le braccia dell’altro.
-Amore…-
-Abbiamo pochissimo tempo, lo sai!-
Spike solleva il sopracciglio, appoggiandosi all’auto di mia madre…per poi prendermi per i fianchi e farmi sedere su di lui.
-Allora ci conviene cominciare subito!-
Solleva la mia gonna, e sento il rumore della zip che si abbassa.
Scivolo lentamente su di lui, sibilando per il piacere.
-Quanto vorrei sposare te-
Il suo alito caldo sul mio collo non fa altro che eccitarmi di più.
Il ritmo accelera, rapendoci ancora, trascinandoci sempre più in alto, uniti come mai.
Quando i respiri si calmano e tutto smette di girare, posa un bacio sui miei capelli.
-Ti amo Buffy-
Decido di non dire niente, di lasciare che le cose restino come sono.
Mi giro a baciarlo con un sorriso finto, che serve solo a celare il dolore che provo.
Presto ti lascerò, ma il mio cuore sarà con te.
Fortunatamente oggi il pranzo è stato preparato dalla zia Claire, altrimenti saremmo dovuti ricorrere alle ordinazioni dal take-away.
Guardo distrattamente la strada, quando una decappottabile rosso fiammante parcheggia davanti al nostro viale.
Mi volto verso Juliette, che, fortunatamente, sembra essersi staccata da Spike, primo fattore sicuramente la presenza di mia madre.
-Il tuo ragazzo ha una decappottabile rossa?-
-Oh, vediamo…sì direi, anche se usa molto più spesso la jeep…-
La guardo perplessa, poi apro la porta d’entrata.
-Allora credo sia arrivato. Vedo se è lui-
Vado incontro all’auto, chiedendomi che razza di miliardario sia il tipo di mia cugina.
La portiera si apre, e lui mi viene incontro.
Hey! Sembra proprio che…
-Buffy??!-
Lo squadro bene, e rimango fulminata.
-Sebastian!-
Si sfila gli occhiali da sole scuri, rivelando i sorridenti occhi chiari.
Capelli castani scompigliati, sorriso accattivante, labbra carnose.
Per non parlare del fisico atletico, coperto da una semplice t-shirt bianca, e da dei jeans sbiaditi.
-Sei tu la cugina di Julie?-
-Sono io, la pazza di ieri sera!-
Arrossisco ancora un po’ al ricordo, ma lui scuote le spalle.
-Capita a tutti di prendere una sbronza…non sentirti in imbarazzo!-
Mette amichevolmente il braccio sulla mia spalla, sorridendomi ancora.
-Ma sei molto carina anche quando arrossisci..-
Rido scioccamente, guidandolo verso il portico.
-Sono già tutti dentro…non impressionarti, ho una famiglia un po’ strana!-
-Se conoscessi la mia non mi rivolgeresti più la parola..-
La sua smorfia mi fa ridere ancora, ma il sorriso si affievolisce.
-Pensavamo ti fossi persa-
Spike guarda prima me, poi Sebastian, lo sguardo serio e la mascella contratta.
-Non ci siamo già visti?-
Sebastian tenta un approccio, allungando il braccio per incontrare la mano di Spike.
Che resta immobile,scrutandoci ancora.
-Il pranzo è quasi pronto-
Volta le spalle, e trova mia madre pronta a baciarlo, sulle labbra.
Non ho neanche il tempo di voltarmi.
Resto ferma, gelata.
Sebastian mi cinge la vita con un braccio.
-Presumo lei debba essere la madre di Buffy, ovvero la zia di Julie…-
Mia madre si stacca dalle labbra di Spike, sorridente, mentre lo stomaco mi si chiude e l’unica cosa che sento è un grande stimolo di vomitare.
Lo sguardo di mia madre si posa sul braccio di Sebastian, ancora attorno a me, ed anche gli occhi di Spike prendono la stessa direzione.
Il suo sguardo si incupisce di gelosia, e devo ammettere che mi fa molto piacere.
-Già, sono la regina di tutto questo caos! Scusa la scarsa accoglienza! Sono Joyce!-
-Sebastian, molto lieto!-
E fa da baciamano, come un perfetto gentiluomo, mentre mia madre sorride tutta lusingata.
-Tu e mia figlia vi conoscete già?-
Sebastian mi rivolge un breve sguardo, che mi lascia interdetta.
-Abbiamo avuto diverse occasioni per incontrarci, quindi sì, ci conosciamo!-
Spike si allontana emettendo una specie di grugnito, facendo voltare mia madre a guardarlo
-Che gli prende? Oh, ma che stupida che sono! Vieni in salotto, il pranzo sarà pronto tra poco!-
Io e lui la seguiamo, e credo che sarà un pranzo davvero molto, molto lungo.
Come previsto, non siamo ancora la secondo e vorrei già scappare via.
Non tanto per i discorsi a ruota libera di mia madre, o per il continuo vantarsi di mia cugina,
ma per l’assoluto ignorarmi di Spike.
Da quando ci siamo seduti non mi ha mai guardata, è sempre stato attento con mia madre, facendole complimenti e continuando ad abbracciarla.
Scuoto il capo…è così che deve essere, perciò devo smettere di restarci male, smettere di…
No, non potrò mai smettere di amarlo.
Come se avesse sentito i miei pensieri, si gira a guardarmi, ma io distolgo subito gli occhi.
-Allora Buffy, sei preparata all’inizio dell’anno scolastico?-
Chiede la zia.
-A questo proposito, ho un annuncio da fare.-
Ottengo la massima attenzione, e sorrido.
-Ho deciso che quest’anno andrò a studiare in Francia, da mio padre-
Non guardo le reazioni degli altri, non mi interessano.
E’ della sua che mi importa.
Siamo occhi negli occhi, blu in tempesta contro verde rimpianto.
E’ incredulo, mi osserva con la bocca aperta ed un’espressione incredula.
-Davvero? Che coincidenza! Io sarò in Francia per un master, magari potremmo partire assieme!-
La voce di Sebastian mi arriva come un eco lontano, mentre distolgo il viso da Spike.
Mia madre mi sta osservando con un’espressione felice, ed ho la conferma di stare facendo la cosa più giusta.
-Dici davvero?Bhe…sarebbe fantastico…non trovi anche tu, mamma?-
Il sorriso caldo di lei mi coinvolge, e non riesco a smettere di ridere…davvero, non riesco.
Sto perdendo tutto ciò che ho sempre desiderato, e tutto ciò che ho voglia di fare è ridere.
Guardo ancora Sebastian ,il suo sorriso, i suoi occhi.
Ecco il mio nuovo obbiettivo…ecco qualcuno alla mia portata.
Mentre sono ancora immersa nei miei pensieri, vedo a malapena Spike che si alza dalla tavola, congedandosi educatamente e sparendo al piano di sopra.
Mia madre si alza, seguendolo per le scale.
Anche mia zia si alza in piedi, e mi chiedo se ho detto o fatto qualcosa di sbagliato.
-Juliette, tesoro…mi accompagneresti a prendere quella cosa di là in cucina?-
-Quale cosa mamma?-
Starnazza la bionda, poi segue la zia.
Restiamo in due, io e Sebastian.
Ci guardiamo e sorridiamo.
-E restarono in due…-
-Già…allora, che master frequenterai in Francia?-
-Oh, è una cosa piuttosto noiosa…non ho molta voglia di parlarne! Tu invece? Hai deciso così, di punto in bianco?- I suoi occhi azzurri mi scrutano attentamente, facendomi però sentire tranquilla, al sicuro.
-No…era da parecchio che ci pensavo. Ma adesso ho la conferma che è la cosa giusta da fare!-
Distolgo lo sguardo, fissando assente il mio piatto.
Cos’ha Spike? Che sta succedendo di sopra? Riflettendoci, non sono molto sicura di volerlo sapere.
-Tutti sono spariti…ti andrebbe di fare un giro con la mia macchina?-
-Uh, quale delle tante?-
Lui mi guarda un po’ perplesso, e allora mi spiego.
-E’ che Julie ti ha descritto come un…-
-Pollastro ricco sfondato?-
-Si…-
Ridiamo assieme, poi mi alzo anch’io.
-Accetto l’offerta, Rich Guy. Dove mi porti?-
-Ovunque tu voglia andare!-
*****
-E’ bellissimo qui…è da parecchio che non vengo…-
Siamo seduti sulla sabbia, osservo le onde che si infrangono dolcemente a pochi passi da noi.
-E’ vero…di solito ci vengo per rilassarmi e liberarmi di tutto..e di tutti!-
Ridacchio al pensiero di mia cugina che lo tormenta.
-Cosa c’è?-
-Niente…-
-Su, sputa il rospo! Non puoi prendermi in giro e poi fare finta di nulla!-
-Ah, no? Chi ti credi di essere???-
Prendo un pugno di sabbia e glielo butto sui capelli, poi comincio a correre ridendo, con lui che mi rincorre. Dopo solo qualche metro mi sento afferrare da dietro, e finiamo sulla sabbia, uno sull’altro. –Presa!-
-Non è valido così!-
Dico con voce affannata, mentre lui mi aggiusta una ciocca di capelli dietro l’orecchio.
-Oh, sì che lo è!-
Nel giro di pochi secondi mi ritrovo con la bocca attaccata alla sua, e non mi rendo neanche conto di come sia successo.
So solo che ho bisogno di un po’ di pace per adesso, di qualcosa che non porti solo danno e lacrime.
E lo voglio trovare con il ragazzo di mia cugina?
-No, non posso…-
Mi stacco da lui e lo spingo via, rialzandomi e spazzando via la sabbia dai pantaloni.
Mi giro a guardarlo, e vedo che è abbastanza perplesso.
-Sebastian…scusami…tu mi piaci, davvero…sei un bel ragazzo, mi fai ridere…ma…-
-Sto con tua cugina e bla bla bla…-
Sbuffa, spolverandosi anche lui la sabbia di dosso.
-Già, esatto. E non solo. Io amo un altro, e per quanto possa sembrare stupido….-
-Ok, capito, non voglio sapere altro! Evita la parte del ‘non posso vivere senza di lui ’ , l’ho già sentita troppe volte in vita mia.-
Cammina di passo verso l’auto, lasciandomi lì a guardarlo imbambolata.
-Che vuoi dire con questo?-
Lo seguo velocemente, finchè non si ferma e quasi gli sbatto contro.
-Anche tu mi piaci, Buffy. Per come parli, come brillano i tuoi occhi quando ridi…per come mi fai sentire. E’ fortunato chi ti ha trovata…solo che…dimmi, dov’è adesso? Perché io non lo vedo al tuo fianco. Credi davvero che lui ti meriti? Non sta a me giudicare, ma….-
Si interrompe quando vede i miei occhi inumidirsi, ma asciugo le lacrime appena spuntate e apro lo sportello.
-Mi dispiace, piccola. Voglio essere onesto con te…-
Si mette al volante, ed io annuisco leggermente.
-Mi perdoni per averti parlato così?-
-Non hai detto niente di sbagliato. Duh…-
-Allora amici come prima?-
-Amici!-
-Torniamo a casa tua…Julie avrà già chiamato in tutti gli ospedali della zona.-
E, come se non fosse accaduto nulla, rido ancora.
Questo ragazzo è incredibile….
*****
-Dove siete stati????-
Dio, questa ragazza ha la voce di una cornacchia.
A vederla bene non sembra poi così intelligente…
-Uhm, volevo far vedere a Buffy una cosa…-
Guardo Sebastian ad occhi spalancati…che cosa gli viene in mente di dire così?
Ed ecco spuntare mia zia, che ci guarda in modo strano.
-Non si avvisa prima di sparire? Pensavamo che vi avessero rapito!-
-Già zia, scusaci…ci dispiace tanto.-
-Siete perdonati per stavolta…-
-Dov’è…dove sono, la mamma e Spike?-
-Credo siano a vedere dei tendaggi per l’arredamento…cosa da sposini!-
‘Che voltastomaco…’
-Davvero? Che dolci…scusatemi, vado in camera mia.-
-Aspetta…Buffy…-
La voce suadente di Sebastian mi chiama.
-Sono stato davvero bene con te, sei un’ottima amica-
Sottolinea la parola ‘amica’ con un’enfasi che mi fa quasi arrossire.
-Spero di vederti presto, mon cherì…-
-Anch’io…grazie per il giro!-
Gli sorrido e lui si avvicina, baciandomi sulla guancia.
Quando ci separiamo, evado gli sguardi di mia zia e mia cugina, facendo un altro cenno a lui e sparendo su per le scale.
Sdraiata sul mio letto compongo il familiare numero della mia migliore amica…ultimamente non sono stata molto presente con lei.
Dopo parecchi squilli, sento la sua voce squillante risuonarmi nel timpano fino a stordirmi.
-Faith????! Che diavolo urli????-
-Ehyyyyyyyyy!!!!!!!!!B.!!!!!!!!!!! Da quanto tempo, sweety!!!!-
Sta praticamente biascicando…che cavolo le è successo????
-Faith, ascolta…-
-Oh, gli uccellini cantano!!! E riiiidoonooo!!!!-
-Maledizione stammi a sentire!!!! Sei ubriaca????-
Sento dei gorgoglìì che mi ricordano molto i ringhi di Reagan nell’Esorcista.
-Sei ubriaca. Non muoverti, vengo subito da te!-
Riattacco la cornetta e riscendo le scale di tutta fretta.
Bella mossa…arrivo subito eh? Ma come ci arrivo???
Un’idea mi viene quando guardo le chiavi dell’auto di mia madre appese.
Devono essere andati con la Desoto di lui…
Afferro le chiavi ed urlo un disinteressato ‘Sto uscendo’.
Ok, sono al volante dell’auto di mia madre, il che mi provocherà parecchi guai di suo. In più sono una completa frana, non ho idea di cosa siano le marce e a cosa servano…e qual è il freno? Il pedale al centro? Se muoio è tutta colpa di Faith.
Anche se rimango ferita è colpa sua.
Accendo la radio, l’unica cosa che so usare su quest’aggeggio infernale…
‘Love me, love me
Say that you love me
Full me full me,
Go on and full me..
Love me love me
Pretend that you love me’
Che belli I Cardigans.
Oh mio…
-Aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaah!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!-
E poi sento un bel boom.
Ho…non ci credo! Non ci posso credere! Ho investito qualcosa!-
Resto spaventata con le braccia aggrappate al volante, non ho nessuna intenzione di scendere a vedere cosa-o chi- la mia imbranataggine ha appena ucciso.
Ma che sto pensando? Devo soccorrerlo!!!!
Mi tolgo a fatica la cintura di sicurezza, in cui credo di essermi avvolta…posso essere peggiore di così???
Quando apro lo sportello, facendo appello a tutto il coraggio che ho, resto di sasso.
-Miiiiaoooo!!!!!!!-
-Oh, micetto!!! Ti ho investito…vieni, ti porto dal veterinario….-
Raccolgo il batuffolino stramazzato al suolo come una cotoletta, sentendomi un mostro.
Che ha fatto di male questa piccola palla di pelo per finire sulla mia strada?
Lo poggio sul sedile del passeggero, sperando di poterlo salvare.
-Oh Faith…tutta colpa tua!!!!!!-
Così rimetto in moto l’aggeggio di distruzione, andando a 20 orari. Così l’unica cosa che investirò saranno le formiche.
Mezzora dopo mi trovo in una sala d’attesa di un veterinario, con Oscar che fa comodamente un pisolino sulle mie ginocchia. Gli ho dato anche il nome, così diventeremo più amici.
Quanto mi sento idiota in questo momento? Infinitamente, sul serio.
E non sono neanche andata da Faith…le cure per il gatto dovrei farle pagare a lei, come minimo.
Che le sarà mai successo???
*****
-Io..io…-
-Tu….?-
-Io non mi sono mai sentita peggio…-
Abbraccio Faith, o almeno quella che dovrebbe essere lei…non l’ho mai vista così, neanche quando le ho per sbaglio buttato il pesce rosso nel wc. E allora aveva sofferto davvero molto…
-Su, calmati. Chi ti ha ridotto così? Ha le ore contate, tranquilla!-
-Si asciuga le lacrime con foga, poi si sdraia sul letto.
-Ho mal di testa B….-
-Effetto della sbornia, ben ti sta!-
-Parla quella che poche ore fa scambiava un palo per un essere umano…-
-Ok, touchè. Mi vuoi dire che ti succede? Credevo di essere io quella depressa!-
Mi siedo accanto a lei a gambe incrociate, sorridendole.
-La sera al bronze, quando te ne sei andata…o meglio, il tuo patrigno ti ha presa…-
-Spike!-
-Uh?-
-Chiamalo solo Spike. La cosa del patrigno mi da il voltastomaco.-
-Come vuoi! Quella sera ho conosciuto un ragazzo…gentile, dolce ma non una checca, simpatico…stratosfericamente figo…-
-Ci sei andata a letto?-
-No!!! Certo che no!!! Per chi mi hai presa????-
La fisso attentamente, inarcando il sopracciglio.
-Ok, sì. Contenta? Mi piaceva e non ho visto nulla di male nell’andare con lui!-
-Ma?-
C’è sempre un ma…io lo so bene….
-E’ stupido parlarne, B.!-
-E’ stupido dire che sia stupido se non è poi una cosa così stupida che ti fa stare male..-
-Alt! Stop! Mal di testa, ricordi?-
-Scusa il gioco di parole…vai avanti, lo sai che con me puoi parlare di tutto. Sei la mia migliore amica, ti voglio bene.-
-E tu la mia. Ecco, io non pensavo di poter stare così male nell’essere…diciamo…ecco, sai…-
-Sei gay?-
-Sono cosa????-
Mi faccio più vicina a lei, abbassando il tono di voce.
-Se ti sei trovata male con un ragazzo e pensi che…-
Faith sbuffa scocciata, abbracciando il cuscino.
-B. ferma, non hai capito niente. Questo stronzo mi ha mollata dopo averlo fatto! E non gliene faccio una colpa, perché lo sapevo…non era niente di più che una cosa passeggera! Solo che mi ha fatto un brutto effetto. Sono stupida per questo, lo so!-
-Sei umana Faithy, come tutti. Siamo solo delle ragazze…abbiamo tutta la vita davanti per compiangerci. Se l’idiota ti ha scaricata, ci ha perso lui! Non ubriacarti per questo…non ne vale la pena per nessuno! Comincio a credere che l’amore sia solo una nostra invenzione per…sentirci meno soli, ecco. Non esiste l’amore eterno, non troveremo mai la felicità, ci lasceremo e ci innamoreremo di altre persone…è la vita, punto più, punto meno.
Faith, parto per la Francia tra poche settimane…ho avuto una relazione con il mio patrigno…e lui si sposerà molto presto con mia madre. Ah, e ho baciato il ragazzo di mia cugina. E sai cosa? Mi è anche piaciuto.-
Mi volto a guardarla, finalmente libera dal peso che mi tiene sveglia la notte.
-Faith?-
L’unica risposta che ho, è un leggero russare. Ok mica tanto leggero.
Ed io che parlavo come una tonta…
Le sistemo le coperte e ritorno in auto, dove Oscar sembra aver appena combattuto una Guerra Punica. Stavolta, vedo già la mia pietra tombale nel cimitero di Sunnydale.
*****
Quando arrivo sul portico di casa mia, sento la voce di mia madre che parla -grida- con qualcuno.
-Ciao, sono tornata….-
Chiudo la porta alle mie spalle, avvicinandomi alla cucina.
Mi sono sbagliata! La mamma non sta urlando…lei, la zia e Spike stanno ridendo allegramente.
-Hey…buone nuove?-
L’incrocio di sguardi tra me e lui mi provoca quella sensazione che non provavo più da giorni, ormai. –Eccoti, finalmente! Sei uscita con la mia auto, signorina! Cosa ti è saltato in testa?-
-Su, Joyce…lasciala vivere, questa povera ragazza! La sua permanenza qui sta per finire, deve pur divertirsi un po’ prima!- Aggiunge la zia, in quella che a modo suo è una difesa.
-Lo so, scusa mamma. Faith non si sentiva bene e sono andata a trovarla…-
-Per stavolta è ok, sono troppo felice per arrabbiarmi. Claire, andiamo in quel nuovo negozio? Non vedo l’ora di provarmi quei vestiti esposti in vetrina!-
Entrambe si avvicinano alla porta, parlottando in gran segreto.
Io e Spike restiamo a fissarci, il mio imbarazzo cresce sempre di più.
Se si fosse accorto che lo sto evitando? Se mi chiede il motivo per cui parto?
Lui fa qualche passo esitante verso di me, facendomi perdere un battito.
Troppo giovane per morire d’infarto? Non ci giurerei.
-Spikey, vieni con noi?-
Mia madre è sulla porta ed entrambi ci immobilizziamo.
-A stare ore ad aspettare te che provi vestiti? No, grazie amore!-
Mamma lo guarda con occhi spalancati, poi ritorna davanti alla porta.
-Come vuoi.-
E la sbatte con forza.
Restiamo da soli…con il formicolio che mi attraversa da capo a piedi.
-Andiamo di sopra-
Osservo la sua camicia aderente sopra i jeans scoloriti, la sua espressione seria.
La sua non è una domanda…è un obbligo.
-Come vuoi-
Gli passo accanto velocemente e salgo gli scalini a due a due.
Aspetto che arrivi anche lui, poi gli indico la mia stanza.
-Ho qualcosa da darti.-
-Non adesso, Buffy-
Mi giro a guardarlo con stupore.
-Sei un porco, Spike. Non mi riferisco a ‘quella’ cosa.-
Apro il cassetto del mio comodino, e prendo la lettera che ho scritto ieri sera, confidandogli tutte le cose che non sono mai riuscita a dirgli a voce alta.
-Voglio che tu la legga solamente quando sarò partita. Prometti?-
Appena dico ‘partita’ il suo viso assume un’espressione indecifrabile.
-Certo, perché tu parti. Ora. Con lui.-
I suoi occhi azzurri trasudano rabbia e mi sento solamente colpevole, tutto questo non doveva iniziare.
-Spike-
Tocco dolcemente la sua spalla, mantenendo il contatto visivo.
-Sì, io parto. Da sola, per il mio futuro. Per il tuo, anzi il vostro…ma non dimenticherò mai, mai hai capito? Tu sei in me…parte di me, del mio cuore! Lo sarai anche quando crescerò…sempre, per sempre. Ma non posso partire se so che tu sei arrabbiato con me, perché avrò bisogno del tuo ricordo per…- Mi interrompo per asciugare la lacrima, che scivola lungo la mia guancia.
-Per andare avanti. Perdonami Spike…perdonami ti prego…-
Quando i pensieri si fanno più concreti, e la consapevolezza diventa una lama affilata che mi ferisce, la lacrima diventa un pianto silenzioso.
-Ti prego abbracciami-
Ci sdraiamo sul mio letto restando così, niente sesso, solo noi due con la nostra malinconia, noi abbracciati. –Ti perdono-. Prende la lettera, ancora stretta tra le mie mani, mettendola nella tasca dei jeans. Mi sento così al sicuro, così…completa nel suo abbraccio, i nostri respiri fusi insieme, che non passa molto tempo prima che io mi addormenti. Quando mi posa un leggero bacio sulla punta della testa, sto per scivolare nel mondo dei sogni.
*****
Ecco, il tormento è cominciato! Fino a poche ore fa ero nelle braccia del mio amore, sognando che il tempo si fermasse solo per noi…e ora sono qui a preparare stramaledette valige per uno stramaledetto viaggio. E, per rendere la cosa ancora più gradevole, mia madre mi sta elencando la lista di cose da fare e non fare in Francia…l’unico momento in cui ottiene la mia attenzione, è quando menziona il mio ritorno per il matrimonio.
Mi fermo con i vestiti a mezz’aria, fissandola perplessa.
-Mi sembra perfettamente inutile andare in Francia e tornare qualche settimana dopo…non ti pare?-
-Non vuoi più partire?- Chiede con tono inquisitore.
-No, no. Voglio partire, devo no? Dico solo…che magari potrei evitare di venire alle nozze…con tutti gli invitati che ci saranno, probabilmente la mia presenza passerebbe inosservata…-
-Come vuoi, cucciola. Se lo preferisci…-
Annuisco e continuo a sistemare i vestiti.
Fino a qualche secondo fa ero solo un inconveniente, ora che mi sono tolta definitivamente dai piedi sono diventata ‘cucciola’…davvero preferisco non esserci…chi non eviterebbe un paletto nel cuore se potesse???
*****
-Dove andiamo?-
Stringo la mano di Spike incuriosita, mentre passeggiamo lungo la strada che, a quanto mi ricordo, porta al cimitero.
-Spike, non è quello che penso io, vero? Ho detto a mamma che andavo da Willow, non che facevo un giro nel cimitero degli orrori!-
-Ti fidi di me?-
-Mai-
Ride ironicamente, stringendomi nel suo abbraccio.
-Si invece…altrimenti non saresti qui-
Sussurra contro il mio orecchio, in quel tono sexy che mi fa indebolire le ginocchia.
-Ci sto ripensando, infatti.-
-Su passerotto, non essere spaventata. C’è qui il sexy ammazzavampiri Spike a proteggerti!-
-Si, certo. E magari dietro quel cespuglio c’è un licantropo pronto ad attaccarci!-
-Uhm, tu dici luv? Andiamo a controllare!-
-No, scherzavo!-
Uff, davvero pensavo mi portasse in un posto più romantico.
Invece eccoci qui, davanti ad un cimitero, quasi alle nove di sera.
Apre il cancello con una riverenza, come se mi portasse in chissà quale regia.
-Benvenuta nella mia umile dimora....-
Gli faccio una smorfia e lo seguo dentro, camminando tra le lapidi.
-Allora, qual è il piano?-
-Piano? Ti ho portata qui senza uno scopo preciso…voglio solo stare con te, in un posto dove non può vederci nessuno.-
-A parte un migliaio di morti, certo.-
-Vieni, laggiù c’è una cripta piuttosto confortevole…-
-Una che? Spike, non se ne parla nemmeno!-
-La mia bambina ha paura…allora sono costretto a prenderti qui, su queste lapidi-
-Sei a conoscenza dell’esistenza dei motel?-
Perdo tutti gli argomenti quando il suo corpo si struscia contro il mio, e la sua lingua forma piccoli cerchi sul mio collo.
-Sei mia-
In risposta riesco soltanto a gemere, finchè non lo sento distendersi e trascinarmi con lui su di una lapide. –Spike non qui!-
La sua lingua si impossessa della mia, facendomi trovare quell’estasi che è capace di cancellare tutto, e che solo lui può darmi. E allora va bene qui, nella cripta, ovunque. Basta che ci sia lui, il mio amore, la mia anima gemella. In fondo, molto in fondo, non credo alle parole che ho detto a Faith oggi…solo, non so quanto tutto questo sia vero, e quanto possa durare.
Gli sbottono la camicia lentamente, accarezzando i muscoli del suo addome, continuando a sfregare dolcemente le mie labbra con le sue.
Mettendo le sue mani sul mio sedere inverte le posizioni, mettendo me al comando.
Anche la mia maglietta scivola sull’erba, lasciandomi mezza nuda, come lui.
-Ti amo Spike-
-Ti amo, e non voglio che tu parta-
Mi scosto leggermente, infastidita che la conversazione prenda questa piega.
-Non voglio parlarne ok? Non è questo il momento…-
Lui si rialza, lasciandomi perplessa a guardarlo.
-e quando sarà il momento, eh Buffy? Quando partirai su quell’aereo e non ci rivedremo fino al matrimonio, e poi fino a chissà quanti mesi dopo?-
-No…-
-e allora quando?-
-No..nel senso…io non vengo al matrimonio.-
-Tu cosa?-
Prendo un lungo respiro, prima di poter ritornare a guardarlo in volto.
-Non vengo. Mamma è d’accordo, pensavo tel’avesse già detto…-
-No, la mamma non mel’ha detto!-
Scimmiotta la mia voce e si riabbottona la camicia; anche io mi risollevo, aggiustandomi i vestiti.
-Io…-
-Tu cosa, ti dispiace??? Oh no, io non credo! Credo che ti piaccia stare mesi e mesi accanto a quel bamboccio che ti seguirà in Francia! Sai cosa? Buona fortuna, adesso và da lui-
Gira le spalle e si allontana velocemente.
Dal paradiso, all’inferno.
Rimango gelata a fissare le mie scarpe, incapace di trattenere queste stupide lacrime da debole.
E’ stato lui lo stronzo stavolta, non io. Stupida gelosia. Stupido Spike! Passare il nostro poco tempo a litigare…comincio a correre, e dopo pochi secondi raggiungo la sua schiena, prendendogli un braccio e aggrappandomi.
-Non lo sai che non si lasciano le ragazzine di notte da sole? In un cimitero poi!-
-Chiama Simon per aiutarti!-
-Si chiama Sebastian…e smettila di essere geloso. Non è lui che amo, ma te.-
Mi squadra incerto, ricominciando a camminare.
-Però vai via con lui…-
-Maledetto inferno! Io non parto CON LUI, io parto da sola! E’ solo un caso se anche lui andrà in Francia! Quando leggerai la lettera ti renderai conto che…-
-Credi che parole su un foglietto possano colmare la distanza da qui all’Europa?-
-No! Ma se tu provassi a…-
-Buffy…-
La sua espressione diventa stranamente preoccupata.
-Cosa? Che succede?-
Si tocca nelle tasche del jeans, in quelle della giacca.
-La lettera. Non la trovo più-
-Oh cazzo!-
*****
-Quanto sei idiota?-
-Piantala, non è colpa mia. Non sono stato io a scriverla-
-Oh brutto infame! Ti dovevo scaricare via sms, ecco cosa!-
-nella lettera mi scarichi?????-
-Non ho detto questo. Insomma, non ti ricordi proprio dove puoi averla messa?-
-Era nella mia tasca! Quando abbiamo dormito abbracciati, l’ho messa lì…-
Mi porto le mani alla testa, sopprimendo un singhiozzo stanco.
-Potrebbe essere caduta ovunque-
-Nella macchina non c’è, nel mio ufficio neppure…resta….-
-A casa…Spike muoviamoci-
*****
-Zia Joyce, dove vuoi che metta questa gonna?-
-Oh cara, lasciala pure lì sopra. Sai niente dove sono mio marito e Buffy?-
-Uh, Buffy è da Finlow, una cosa del genere. Spike non lo so…-
-Juliette tesoro, potresti farmi un altro favore? In camera di Buffy dovrebbe esserci il suo cesto della biancheria sporca…potresti portarmelo?-
-ma certo zia!-
Juliette entra in camera di Buffy, guardandosi attorno con curiosità.
‘Vediamo un po’ che segreti nasconde la mia piccola cuginetta’
Apre i cassetti del comodino, cominciando a frugare.
-Dove terrei il mio diario se fossi Buffy Summers? …-
La bionda si china sulle ginocchia, guardando sotto il letto.
‘Niente diario…ma…è una lettera!’
-Juliette cara, hai trovato il cesto?-
Si risolleva velocemente, piegando la lettera e mettendola nella sua tasca.
‘Speriamo sia roba scottante’
-Certo, arrivo subito!-
Prende il cesto ed esce con un sorriso sulle labbra.
*****
-Non c’è! Non c’èèèèèèè!!!!-
Batto i piedi per terra, in preda ad un raptus che avevo a circa 5 anni.
-Siamo fottuti! Mamma l’ha letto e ci starà aspettando sul portico con tanto di fucile in spalla!-
-Tua madre non ha un fucile, e piantala di essere così pessimista!-
-Cosa vuoi che ti dica? Balliamo la hola e facciamo un’orgia tutti assieme??-
-No, ma non voglio neppure che tu mi metta quest’ansia. Risolveremo tutto, ecco cosa.-
-Spike, quella non è la letterina che scrivevo a Babbo Natale! Ci sono i nostri nomi, la nostra storia! Tutto quello che provo per te è scritto lì sopra…e adesso chiunque potrebbe leggerlo! Questa cosa mi fa impazzire….-
-Fa impazzire anche me, ma così non risolveremo nulla. Stiamo per arrivare, e sistemeremo ogni cosa, fidati.-
Sbuffo sonoramente, non capendo perché se la prende così poco…è come…come se non gli importasse più di tanto, ecco.
-Ok, mi tranquillizzo. Ma sei tu quello che può finire in carcere, non io.-
Neanche risponde, si limita a fare una smorfia. Uomini…tsè!
In pochi minuti siamo arrivati davanti a casa, ed è come se mi stessi dirigendo alla ghigliottina con un sorriso idiota stampato sulla faccia.
Va avanti lui, aprendo la porta quasi con cautela, fino a spalancarla del tutto.
-Joyce? Sei in casa?-
Aspettando la risposta, restiamo a fissarci immobili per quelli che sembrano dei secoli…
-Tesoro, sono in cucina!-
Lasciamo entrambi andare un lungo sospiro di sollievo.
-E se stesse fingendo?-
Bisbiglio, di nuovo allarmata.
-Piantala, non avrebbe senso. Ora andiamo-
Lui si dirige verso la cucina, mentre io salgo le scale e mi chiudo in camera.
‘Che giornata di merda’
Sto per appisolarmi nuovamente, quando qualcosa mi fa il solletico.
Apro un occhio, trovandomi una palla di pelo a pochi centimetri dal viso.
-Oscar!!! Mi sono dimenticata di te…scusa micetto…-
Si accoccola tra le mie braccia, e in pochi minuti ronfiamo entrambi.
*****
‘Hey…stai leggendo…allora io sono sicuramente su un aereo per Parigi.
Ti chiedo scusa se non ho avuto il coraggio di guardarti negli occhi, e dirti queste parole…
Che ti amo, già lo sai. Credo che basti per farti capire quanto mi faccia male andare via,
ma quello che abbiamo, per quanto possa renderci completi, non è altro che un’illusione
della nostra mente. Come potremmo mai io e te stare insieme alla luce del sole?
Non dico che sia colpa tua, non lo è. Sai, prima di quel giorno alla pista….c’erano stati dei sogni, su di te. Su di noi…eri il mio principe azzurro, lo sei ancora. Già, un principe anticonformista, il più sexy mai visto. Ho scritto pagine e pagine su di te, immaginando il nostro futuro insieme…cose da ragazzina insomma. Quando ti ho visto, ho pensato di aver trovato il mio pezzo mancante, e di essere incredibilmente fortunata ad averlo trovato così presto…strano il destino, eh? Stai per sposare mia madre…che tu ci creda o no, vi auguro tanta felicità…spero che il mio ricordo non ti scompaia mai, ma che tu pensi a me come un semplice passaggio…una parte della tua vita in cui eri indeciso, e forse hai scelto la cosa sbagliata…non perdere mai fiducia in te stesso…segui sempre il tuo cuore, perché solo così potrai rimanere lo splendido uomo che sei…vivi la tua vita accanto a lei, perché è così che deve essere! Io sono giovanissima, non preoccuparti…soffrirò, soffro già…ma me ne farò una ragione, mi innamorerò di nuovo e tutto tornerà sereno…anche se non ti scorderò mai. Sei parte di me Spike, del mio passato, presente e futuro. Queste sono le parole che ti ho già detto, e te le ripeto adesso, ancora una volta, facendoti capire che è tutto finito, ancora prima che cominci.
Starò qui con mio padre e questo non potrà farmi altro che bene, o almeno lo spero. E ricorda che sei stato il mio primo amore, la mia prima volta, ed il mio unico pensiero dal mattino alla sera…per qualcuno sei valso l’universo, e non puoi fare altro che andarne fiero. Rendi felice la mamma, calmala quando urla, esci quando è nervosa, prima o poi la rabbia le sbollirà.
Porterò sempre il tuo ricordo nel cuore, come quello di un raggio di sole che ha illuminato le mie giornate ed i miei sogni. ‘ Con amore
Tua Buffy
-Oh mio Dio…questa si che è una scoperta!-
*****
Manca una settimana alla mia partenza.
Non riesco ancora a crederci…io, la piccola Buffy pantofolaia, che lascia Sunnydale e si trasferisce a Parigi. Roba da matti! Se mel’avessero detto qualche settimana fa non ci avrei creduto…mentre adesso….
-Buffy, al telefono!-
Mia madre sta urlando dal piano inferiore.
Prendo il cordless, aspettando di sentire la voce di Faith o Willow.
-Pronto?-
-Hey, dolcezza! Sono Sebastian, come stai?-
-Oh, ciao! Bene grazie..te?-
-Tutto ok…mi chiedevo se oggi pomeriggio sei impegnata…-
-Cosa? Uh..oh…ecco, io…-
-Ho capito, non fa niente sarà per…-
-Hey aspetta! Era un sì…sono libera oggi-
Sento praticamente il suo sorriso dall’altro capo del telefono..
-Bene allora…ti va un po’ di shopping?-
-Un po’ di cosa?-
-Oh, non sono gay, tranquilla. Shopping. Sai, comprare, pagare, provare…non in quest’ordine!-
-Si grazie, so cos’è lo shopping. Certo che mi va!-
-Bene, perché devo comprare dei regali assurdi prima di partire ed ero disperato…-
-Juliette non può accompagnarti?-
-Oh no, lei ha da fare con le sua amichette oche…e poi volevo passare un po’ di tempo con te-
-Va bene allora…come facciamo?-
-Direi che non posso venire lì a prenderti…-
-Infatti…davanti al cinema?-
-Perfetto. Alle 15 di fronte al cinema. Grazie amore-
-Prego…a più tardi. Ciao…-
‘Grazie amore.. non devo mettermi nei guai non devo mettermi nei guai non devo….’
La mia porta si apre miracolosamente, dato che era chiusa a chiave fino a poco fa.
Dietro di essa c’è Spike con un coltellino svizzero in mano.
-Bussare è da perdenti?-
-Scusa, pensavo dormissi! Sto per andare a lavoro, ma prima volevo darti il buongiorno…-
-Dormivo eh? Non hai sentito Joyce urlare di prendere il telefono?-
-Ero sotto la doccia, luv. Cos’hai?-
Si siede sul mio letto, mentre io mi preoccupo di chiudere di nuovo la porta.
-Cos’ho? Dimmelo tu.-
-In quale mano mi vedi la sfera di cristallo?-
-Coglione-
Apro le imposte della mia stanza, lasciando entrare i raggi mattutini.
-Sei di buon umore vedo…-
-Può darsi-
Incrocio le braccia sul petto e metto il muso.
-Oggi è una così bella giornata…pensavo che potremmo fare qualcosa nel pomeriggio…non so, una gita nel deserto…-
-Mi hai presa per un cammello? E poi no, grazie..ho già un impegno.-
-Willow e Faith? Puoi sempre disdire e quando finisco di lavorare…-
-Io NON voglio disdire. E non sono Willow e Faith.-
Lui inarca il sopracciglio, squadrandomi con sfida.
-Ah no? La mia piccola colombella ha un appuntamento?-
-Smettila, sembri un vecchio pervertito. Comunque sì, ho un appuntamento-
-E con chi, di grazia?-
Non mi crede, eh? Brutto presuntuoso…
-Con Sebastian. Spiacente, si è prenotato prima. E’ meglio che cominci a stare con lui, tanto tra poco avremo per forza un contatto più…intimo-
Aggiungo con voce suadente, buttando un gridolino quando mi ritrovo schiacciata contro il muro.
-Spero per te che tu stia scherzando-
Sussurra a denti stretti, facendomi ridacchiare.
-No, non lo faccio. Tutto vero! Ora vai papà, o farai tardi a lavoro-
Mi schiocca un’occhiataccia in stile ‘sono un uomo pericoloso’ ed esce dalla porta, chiudendola alle spalle con un bel botto.
Ho esagerato? Naaaaaa!!!!
*****
Aspetto davanti al cinema da qualche minuto, finchè arriva la decappottabile rossa che ho ormai imparato ad associare a Sebastian.
Accosta accanto a me, mentre apro lo sportello e saluto allegramente il conducente.
-Hey baby! Scusa il ritardo!-
Gli sorrido e mi siedo sui sedili in pelle.
-Ero qui da poco, figurati. Pronto per lo shopping sfrenato??-
Mi rivolge un’occhiataccia sarcastica, e io aggiungere molto, mooolto accattivante.
-Se non ci fossi tu sarei perso…grazie per aver accettato…-
Riparte nuovamente, diretto verso il Centro commerciale più in voga di Sunnydale…o, semplicemente, quello più costoso. Cosa aspettarsi dal figlio del rettore della scuola?
-Impara una cosa sulle donne: mai ringraziarle prima di andare a fare compre.
A fine giornata le odierai-
-Giù, può darsi- ridacchia, girandosi a guardarmi.
-O forse non potrei mai odiarti-
Distolgo lo sguardo imbarazzata, guardando la strada.
-Dunque…una maglietta, hai detto?-
-Uh, qualsiasi cosa che possa coprire la ciccia di mia zia Nicole…non voglio neanche pensarci!-
-Ok, vediamo che possiamo fare…Scusi signorina…stiamo cercando qualcosa di largo…e poco appariscente, anche se deve avere una certa eleganza…-
-Certo, aspettatemi un attimo-
La giovane commessa ci squadra brevemente, prima di spogliare Sebastian con gli occhi e lanciargli un’occhiatina languida.
Dopo qualche istante ritorna con le braccia piene di maglie, e sorride giulivamente a lui.
-Ecco, vedi cosa può interessare te e la tua ragazza-
-Non siam-
Sto per dire che non stiamo insieme, ma lui mi precede, ringraziandola e stringendomi a lui, allacciando il braccio nella mia vita.
La ragazza ci guarda delusa, poi si allontana verso un’altra cliente.
-Tu che ne pensi?-
Mi domanda, continuando a tenermi.
Fisso il suo viso rilassato, i suoi occhi trasparenti e furbi.
Smette di parlare, rimanendo a fissarmi con curiosità.
-Cosa fissi piccola?-
-Te…stavo pensando che…-
La sua mano calda si intrufola tra i miei capelli, portandomi delle ciocche dietro le orecchie per poi prendermi a coppa una guancia, ed accarezzarla con dolcezza.
-Sei bella, Summers…-
Sento il mio respiro accelerare contro la mia volontà, e la mia mano prendere la sua e racchiuderla
tra le mie.
-Quella blu-
-Cosa?- è il bisbiglio a fior di labbra di lui.
-La maglia blu-
Mi scosto da lui, prendendo la maglietta in questione, tentando di pensare a qualsiasi cosa tranne lui…le sue labbra, il suo sorriso sexy alla Spike…me lo ricorda tanto, non posso farci nulla…devo smetterla, non deve accadere nulla! Gelo completamente quando le sue braccia mi abbracciano da dietro e sento il suo alito caldo solleticarmi il collo…improvvisamente nella stanza ci saranno almeno 40 gradi, anzi no, 50.
-Direi che è perfetta…ottima scelta amore, brava-
Chiudo gli occhi, tentando di riprendere il controllo, solo che chissà dov’è andato a finire…
-A-allora l-la pre-prendiamo?-
Oh no…vi prego, aprite il pavimento e fatemi inghiottire! Ho appena balbettato!
-Si, prendiamola- Mi schiocca un bacio sul collo, prima di lasciarmi andare per prendere la carta di credito. Mi allontano velocemente, fingendo di guardare altri indumenti…sto solo cercando di far tornare le mie guance di un colorito normale, e di far smettere il mio cuore di galoppare.
Possibile che mi faccia questo effetto, nonostante tutto quello che provo per Spike?
Che razza di sgualdrina sono?
-Andiamo?-
Faccio un timido cenno con la testa, seguendolo verso le scale mobili.
-Tutto ok?- Mi chiede apprensivo, sollevandomi il mento con un dito.
-Non voglio essere troppo appiccicoso, credimi…solo che non riesco a staccare le mani e gli occhi da te-
Sospiro pesantemente, ridiventando color paprika.
-Se volevi imbarazzarmi ci sei riuscito…-
-Te lo ripeto, voglio solo essere onesto. Se ti da fastidio basta dirlo, ti capirò-
Mi limito a guardarlo.
Che bono da infarto…
Neanche mi rendo conto che siamo arrivati, e finisco per inciampare contro la cima delle scale.. fortunatamente lui mi prende prima che finisca per ruzzolare come una palla.
Di nuovo tra le sue braccia…forse era meglio cadere.
-Stai attenta, o farai una brutta fine-
Le sue labbra sono così vicine, che è tutto quello che riesco a vedere…a sentire….
Mi alzo sulle punte, raggiungendo le sue labbra piene, sfiorandole con dolcezza e curiosità, mentre le mani corrono tra i suoi capelli mielati.
Sento la sua risposta, le labbra che si schiudono e si incontrano con le mie, provocandomi un calore per tutto il corpo. Il bacio diventa più intenso col passare dei secondi, le mie braccia avvolte intorno al suo collo, le sue lungo i miei fianchi. Lo bacio ancora più appassionatamente, per poi staccarmi in cerca di aria.
*****
Ci fissiamo alcuni instanti, ansimanti, inappagati.
Stringo la sua mano nella mia, guidandolo verso un altro reparto. Saluto il commesso, prendendo i primi abiti che mi capitano tra le mani, e trascinandolo con me in un camerino.
Chiude la porta, butto i vestiti sullo sgabello e mi riavvicino a lui, ritrovando le sue labbra vogliose.
Mi stringe contro di lui, deponendo una scia di baci lungo il mio collo, spingendomi contro il muro.
-Buffy…ti voglio-
-Ah…oh sì…ti voglio anch’io…-
Le mie orecchie sono piene dei suoi sussurri, del suo respiro affannato…penso a Spike, a Juliette, a mia madre…chiudo gli occhi e lascio scivolare tutto via, avvolgendogli le gambe attorno alla sua vita, continuando a darci baci mozzafiato.
-I capelli?-
-Aspetta…-
Mi aggiusta qualche ciocca fuori posto, dandomi poi un altro bacio leggero a fior di labbra.
Apro la porta del camerino, guardandomi attorno un po’ stordita.
Se fossimo rimasti lì dentro qualche minuto in più, saremmo andati molto oltre il semplice bacio…
Ma non voglio così, non con lui, e non adesso.
-Aspettami in macchina, amore…arrivo tra poco…-
Mi porge la chiave dell’auto, strofinando la sua fronte contro la mia.
-Ok…ma non starci tanto…-
Annuisce sorridente. Mi dirigo verso le scale, con in mente mille pensieri.
*****
Certo, non metterci tanto. E’ passata mezz’ora e ancora non c’è traccia di lui. Possibile che per una volta non sia io quella a rimanere per negozi fino allo sfinimento?! O forse si è solo pentito e aspetta un po’ per parlarmi e…scaricarmi, pure lui.
Grande Buffy, hai appena fatto una nuova vittima del tuo fascino mortale. Dovrei diventare gay…o farmi suora, come minimo.
Aggiusto i capelli nello specchietto, in mancanza di qualsiasi cosa da fare, tranne che aspettare ansiosa il suo ritorno. Perché poi devo prendermela così? Sono stati solo dei sbaciucchiamenti…magnifici, eccitanti sbaciucchiamenti. Che importanza potranno mai avere?
La portiera si apre, finalmente. Eccolo, pieno di borse.
Ha svaligiato tutti i reparti?
-Uh…hai molti parenti tu, vero?-
-Scusa il ritardo, principessa. Ero un po’ indeciso…-
-Potevi chiedere a me…-
Mette alcune borse sui sedili posteriori, poi si siede accanto a me, con un’altra sporta in mano.
-Non potevo…è una sorpresa.-
Me la porge, sfoderando la sua espressione da playboy. Asciugo il rivolo di bavetta che devo avere all’angolo della bocca, poi lo guardo interrogativamente.
-Aprilo, spero ti piaccia-
-Non dovevi…-
-No, non dovevo. Lo volevo.-
Gli sorrido, tirando fuori dalla carta un piccolo pacchetto blu notte.
-Cos’è?-
-Vedi tu stessa.-
Tolgo la carta velocemente, impaziente di vedere cosa contiene.
Quando vedo cosa ho tra le mani, non posso fare a meno di restare con gli occhi spalancati.
-Io…io non posso accettarlo, davvero…-
Prendo tra le dita la sottile catenina, che scintilla ad ogni movimento.
Una bellissima B funge da ciondolo, anch’essa brillante e tempestata di piccole pietruzze verdi.
-Accettala invece. E’…il mio regalo per la partenza. Il primo di una lunga serie spero…se tu vorrai restare vicina a me.-
Stacco a fatica gli occhi dalla collanina, puntandoli sul suo bel viso.
-Non ho parole, davvero…grazie infinite!-
Gli salto al collo, abbracciandolo con gioia, godendo delle sue risate, del corpo contro il mio.
-Prego Buffy, a buon rendere!-
Dopo aver girato un altro paio di negozi, decidiamo di fermarci a mangiare qualcosa…lo shopping ci ha privati di ogni energia!
Usciamo da un bar con tra le mani due sacchetti pieni di leccornie e risaliamo in auto.
-Andiamo a mangiare a casa mia, vuoi?-
-Si, per me è ok. Ho una fame…-
*****
Osservo il salone ancora un po’ stupida…ok, sapevo della ricchezza di Sebastian e dei suoi…ma davvero, non pensavo che fossero COSI’ ricchi!!!
Una cameriera dai lineamenti orientali prende le borse, portando via quelle che contengono i regali per i parenti.
Io e lui ci sediamo per terra, su un bellissimo tappeto persiano.
-Sicuro che possiamo mangiarci sopra? Insomma, sembra così…costoso!-
-Tranquilla bocca di miele, questo tappeto ha sopportato anche di peggio…-
Lo guardo interrogativamente, e lui ricambia con un grosso sorriso.
-Non avevi tanta fame?-
-Sì, giusto-
Lo attiro più vicino, mentre siamo sdraiati sul suo tappeto prezioso…è sopra di me, baciandomi e accarezzandomi…credo che se non la smetteremo morirò per la frustrazione, oppure lo violenterò qui, adesso.
-In –bacio- camera- bacio- mia- leccatina-
Provo a sollevarmi, ma con il suo peso addosso, è praticamente impossibile.
Rinuncio ad ogni tentativo quando la sua bocca punta sul mio collo, baciando e succhiando.
-Mi lascerai il segno…-
E’ la mia debole protesta, ma lui continua a torturarmi e provocarmi.
Poi si stacca, prendendomi in braccio con un movimento fluido, dirigendosi verso le scale.
-Se hai dei ripensamenti, dillo adesso-
Quando guardo il suo viso, si sovrappone quello di Spike…il suo profumo, le sue parole…e i sogni che ho fatto in passato.
-Sebastian, io…-
Scendo dalle sue braccia, evitando di guardarlo negli occhi…so che ci potrei leggere solo delusione.
-Non sei tu, sono io. Non posso.-
Faccio per correre via, ma la sua presa ferma mi blocca il braccio.
Mi volto e siamo a pochissimi centimetri di distanza, i miei singhiozzi contro il suo ansimare agitato.
-Ti prego perdonami…-
Scoppio a piangere disperatamente, odiando l’uomo che amo così tanto da non poter dimenticare.
Sebastian mi avvolge tra le sue braccia, cullandomi come una bambina, asciugando le mie lacrime.
Si siede in cima alle scale, io resto sul suo grembo, aggrappata come ad un’ancora di salvezza.
-Non piangere piccola….shhhh, andrà tutto bene.-
Mi tranquillizza facendo lente carezze sulla mia schiena, baciandomi la testa, le guance.
-Sta tranquilla-
Smetto di singhiozzare e mi stringo ancora più vicina a lui, chiudendo gli occhi.
Quando li riapro, trovo i suoi a scrutarmi con un’espressione che non riesco a descrivere.
-Sei arrabbiato?-
Le sue labbra si incrinano in una smorfia sarcastica, facendomi sentire in colpa circa il doppio di quanto non mi senta già.
-Lo sarò,- mi fissa serio, -se non mi dici che ti succede-
-La verità?-
-La verità.-
-Io…io non posso dirtelo. Non posso.-
Lui mi guarda freddamente.
-Se non mi dirai cosa ti tormenta, non sarò mai in grado di aiutarti, lo capisci?-
-Non riguarda solo me, capisci? E’ una cosa davvero molto…intima. Nessuno lo deve sapere.-
Cerco nei suoi occhi un minimo di comprensione, sollevando la mano per accarezzargli il volto.
-A me puoi dire tutto, voglio che tu lo sappia! Ti vedo sfuggente, triste…che ti succede?-
-Resterai accanto a me?-
-Certo.-
-Allora te lo dirò. E’ stato un brutto periodo, davvero molto strano…sono successe tante cose che io non sono in grado di affrontare…ho sbagliato, ho combinato un macello. Tutta colpa mia. Ora devo solo affrontare le conseguenze…scappando in Francia.-
-Puoi essere più..specifica?-
-Solo se mi giuri che ciò che ti dirò non uscirà da questa stanza.-
-Hai la mia parola. Dio, lo giuro Buffy!-
Intreccio le nostre dita, cercando le parole adatte che possano finalmente liberarmi da questo peso, e, almeno un po’, dalla colpa.
-Conosci William, il mio patrigno-
Accenna con la testa, incitandomi a continuare.
-Io e lui ci siamo conosciuti prima di sapere chi lui fosse. C’erano stati dei sogni…ero…io ero innamorata di lui.- Sento la sua mano irrigidirsi tra la mia, lui che si abbassa a guardarmi.
-Anche lui prova qualcosa per me…lui dice amore ma ti rendi conto di quanto è impossibile una situazione come questa…-
-Si-
Incrocio il suo sguardo, che non è arrabbiato o disgustato come mi aspettavo.
-Tu non…non sei sorpreso?-
-No, non più di tanto almeno. Sai, c’ero anche io al Bronze quando ti ha portato via ubriaca. Non sembrava un padre preoccupato, nient’affatto. Il punto è…lo ami ancora?-
Già, bella domanda. Spike. Sebastian. Che sta succedendo? Perché sono così attratta dal ragazzo accanto a me? E, soprattutto, come ha fatto a conquistarsi la mia fiducia tanto da raccontargli tutto?
-Se quel bastardo ti farà ancora soffrire, ci penserò io. Non lo voglio più attorno a te. Non più-
Riesco soltanto a sospirare, appoggiandomi di nuovo al suo petto.
-Resta con me stanotte-
Mi bacia delicatamente la cima della testa, poi ci alziamo entrambi, salendo tutte le scale.
Che sto facendo?
Mi siedo sul suo letto, provando a non sentirmi imbarazzata.
-Sai, in fondo lo sospettavo. Quando vi avevo visti assieme avevo creduto che foste una coppia, non padre e figlia…anche se acquisiti. Mi dispiace tanto che tu stia soffrendo, ma io ho la cura. Posso aiutarti, se lo vuoi-
Mi rialzo, avvicinandomi a lui.
-Qual è la cura?-
Le sue braccia mi circondano, restiamo a fissarci per qualche istante.
-Te lo richiedo. Ne sei sicura?-
Trattengo il respiro.
Poi ricambio la sua stretta, avvicino il suo volto al mio.
E comincio a baciarlo con passione, come se non ci fosse un domani.
Le nostre lingue combattono una battaglia sensuale, le mani si cercano, i gemiti sono l’unico suono della stanza. Lo spingo contro la porta, passando le dita lungo i suoi addominali, cominciando a sbottonargli la camicia, mentre tremo ad ogni sua carezza, ad ogni contatto delle mie labbra con le sue.
Mi stacco affannando in cerca d’aria, poi ricerco le sue labbra, ancora e ancora, perdendomi nel suo dolce sapore. Mi viene un leggero capogiro quando afferro la sua cintura, slacciandola e tirando giù la zip dei pantaloni. I nostri occhi si incontrano ancora, i suoi, scuriti dal desiderio, sembrano quelli di un gatto. Mi viene lo sciocco pensiero di paragonarlo ad Oscar. Sopprimo un sorriso, avvolgendo le gambe attorno ai suoi fianchi nudi. Lui mi regge, tenendo entrambe le mani sulle mie natiche.
Succede tutto così in fretta, la gonna che si solleva, lui dentro di me.
E’ qualcosa di incredibile, è come se dovessi morire in questo momento. Mi sento impossibilmente bene, e allo stesso tempo sono sicura che proverò dolore se non comincia a muoversi.
Così lo faccio io, spingendomi in avanti, prendendo il suo membro dentro di me sempre più a fondo. E’ così caldo, bollente, mi sembra di impazzire dal piacere.
Gemo incoerentemente, chiedendone ancora e ancora, mentre la porta dietro di noi sbatte…se qualcuno dovesse entrare anche adesso, non me ne importerebbe nulla.
Mi riporto indietro, sentendo un senso di perdita quasi lacerante. I nostri volti stupiti si incontrano, si scontrano in un bacio che è quasi violento e disperato.
Cozzo ancora i fianchi contro i suoi, sentendolo gemere nel mio orecchio.
La sua mano sale lungo la mia coscia, trovando il centro del mio piacere, accarezzandolo, stimolandolo. Ci baciamo ancora, come attirati da calamite, guidati da una forza insaziabile, finchè comincio a sentire qualcosa di più potente crescere lungo ogni fibra del mio essere. L’orgasmo si avvicina, travolgendomi, lasciandomi sconvolta e incredibilmente sfinita.
Continuo a spingere, stavolta più lentamente, finchè sento tendersi anche lui.
Poi perdo l’equilibrio, ritrovandomi dopo qualche istante su un altro tappeto, Sebastian che entra di nuovo, prima di lasciarsi andare, di venire dentro di me a lungo, mordendomi il collo fino a lasciarmi il segno, stringendo le mie mani nelle sue.
Quando la crisi è passata, ed entrambi siamo in cerca di abbastanza aria e proviamo a far ritornare ad un livello normale il battito del cuore, si stacca da me, non prima di avermi dato un altro profondo bacio.
Si sdraia accanto a me sul tappeto, affannando ancora.
Mi volto a guardarlo, scompigliandogli ancora i capelli mielati.
-Io ho ancora fame-
Lui si gira, guardandomi serio.
Passano pochi istanti però, e sta ridendo sguaiatamente.
Stavolta resto io impassibile, fissandolo con sarcasmo.
-Che ho detto di strano?-
Sebastian cerca di riprendere il controllo, gioca con la mia mano nella sua, sorride.
-E’ che…ogni ragazza avrebbe detto qualcosa tipo ‘è stato fantastico’, o ‘ voglio rifarlo’…mentre tu pensi al cibo. Sei un tipo bizzarro, Buffy Summers!-
-Per tua norma e regola, Sebastian Valmont, io non sono ogni ragazza. E’ stato fantastico, incredibile, e mi è sembrato che la cosa si commentasse da sola, dato che non sono più in grado di muovere le gambe…ma è un dato di fatto che il mio stomaco brontola…-
-Allora sarà meglio ascoltarlo, che ne dici? E sì, anche io ho fame. Questo genere di attività mi provoca molto appetito….-
Sorride lascivamente, e non posso fare altro che tirargli un piccolo pugno sulla spalla.
-Abbiamo appena finito. Mi sa che dovrai aspettare un altro po’ per un altro round…-
Mi rialzo a fatica dal tappeto, poi mi aggiusto malamente la gonna; anche lui si alza, tirando su la zip e chiudendo la cintura.
-Vieni amore, andiamo a mangiare.-
Prende una giacca dall’armadio(che è grande circa il triplo del mio) e me la poggia sulle spalle, poi apre la porta della camera.
Arriviamo al piano di sotto e, almeno io, devo avere un’aria completamente stralunata.
Lui invece sembra appena uscito dalla copertina di Man’s Healt. Potrebbe fare qualche pubblicità….
Ci risediamo sul tappeto, mentre io prendo d’assalto la crèpe al formaggio, e lui apre la scatola del sushi. Mangiamo vergognosamente come due morti di fame per almeno venti minuti, scambiandoci sorrisi e sguardi complici di tanto in tanto.
Non vorrei dirlo, ma la sua cura funziona. E’ così che sarebbe dovuta essere la mia prima relazione con un ragazzo. Bè, magari questa non è stata la prima volta più dolce del mondo, ma mi sono sentita completa, felice…rilassata. E poi, non dimentichiamo che sono appena stata con uno dei ragazzi più belli che abbia mai conosciuto. Si fotta mia cugina, un’oca come lei non se lo merita. Tanto lo usa e basta, così facendo farò solo un favore ad entrambi.
Stavolta, il ragazzo è mio.
*****
-Buffy non è ancora tornata?-
-In effetti mi stavo chiedendo la stessa cosa. Tu non l’hai vista in giro?-
-No Spike, mi dispiace…è da oggi pomeriggio che non la vedo.
Ah…comunque, credo di aver trovato qualcosa che ti può interessare….-
Juliette sorride innocentemente a Spike, estraendo qualcosa dalla tasca dei jeans.
Gliela porge, continuando a fissarlo con l’aria più casta del mondo, mentre lui gela appena si rende conto di cosa si tratta.
-Juliette….tu….tu l’hai letta?-
-Ecco, su questo, ci stavo pensando. Sai, potrei fare la brava e tutto, fare finta di non aver letto niente….ma la curiosità è donna, no? Così, diciamo che ho dato una sbirciata.-
Lui prende un profondo sospiro, provando a nascondere la sua irritazione.
-bene ragazzina, che vuoi in cambio del tuo silenzio?-
-Vedo che ci siamo capiti subito. Tu e Buffy avete una relazione, ormai questo è chiaro. Ora, se non vuoi finire in galera prima di poter dire ‘stronza’, ti consiglio di seguire alla lettera tutte le istruzioni che ti darò….la povera Joyce potrebbe uscirne distrutta, te ne rendi conto? E Buffy…la piccola, povera, dolce Buffy…che fine farebbe lei? E’ solo una bambina…che cosa le hai fatto, brutto pervertito?-
Spike stringe nervosamente i pugni, accartocciando la lettera nella sua mano, stringendo gli occhi un un’espressione pericolosa.
-Che- cosa- vuoi-
-Come vuoi, passiamo subito al sodo. Mi piaci molto, William. Davvero! Perciò, credo non ci sia niente che quella svampita di mia cugina abbia più di me. Si tratta solo di spassartela ancora…solo che stavolta starai con una vera donna. Prendere, o lasciare. –
Il biondo gira le spalle, cominciando a scendere i gradini.
-Ne va del bene di Buffy.-
Spike si volta, pensieroso.
-Preferisci tradirla, o condannarla ad essere definita una troia per tutta la vita? Ad essere odiata dalla propria stessa madre, da suo padre, dai suoi amici!Non ti sto chiedendo molto, in fondo. E mi pare di non fare così schifo, perciò non fare quella faccia. Ti aspetto al Bronze, stasera. Se ci sarai, la piccola Slutty partirà allegra e felice per la Francia.
E….ah, Spike. Ho almeno venti copie di quella lettera.-
*****
-Non devi pensarci, piccola.-
-Pensare a cosa?-
Appoggio la testa sull’incavo del collo di Sebastian, stringendomi a lui.
-A lui, a cosa gli dirai. Quando saremo partiti, sarà tutto più facile. Saremo solo tu, ed io.-
Le sue dolci labbra piene toccano le mie in un gesto di rassicurazione.
-Già…ancora pochi giorni-
-Io non sono come lui….io non ti lascerò. Anzi, parlerò con Julie il prima possibile. Per quanto gliene importa, potremmo anche sposarci domani…si limiterebbe a fare qualche mugolio da oca, per poi andarsi a consolare tra le braccia di qualche fusto della sua scuola. E’ fatta così, non è colpa sua-
-E allora perché vi siete messi assieme? Intendo…se la reputi una stupida, perché lei? Potresti avere qualsiasi ragazza…oddio, mi sto tirando la zappa sui piedi, vero?-
-No, non lo fai. Ecco, all’inizio mi faceva quasi tenerezza…e tutti hanno sempre detto che eravamo la coppia perfetta, perciò…ho dato ascolto a loro, e non al mio cuore.
Per quello che riguarda te…lo sto seguendo adesso. Mi sei piaciuta subito, una pazzerella che sale su un’auto per sfuggire a chissà chi…e che fa finta di parlare con suo padre per spaventarmi…sei carina, intelligente, ironica. Voglio che tu sappia che sono completamente sincero….è che non mi fido di me stesso quando mi sei accanto.
Mi fai letteralmente uscire di testa…-
Mi limito a sorridergli, prendo le sue mani tra le mie.
-Anche tu mi piaci parecchio, Valmont. Ti ho trovato, adesso sarà parecchio difficile sbarazzarti di me!-
Sono passate quasi due settimane da quando io e Sebastian ci siamo...trovati.
Ma lui non ha parlato con Julie, né io con Spike. Domani è il giorno della partenza, e in tutto questo tempo non ho trovato il tempo di potergli parlare in privato.
Ci siamo visti solo a pranzo e a cena, poi, ogni qual volta restavamo da soli, sono sbucati fuori improvvisi appuntamenti di lavoro e nuove cose da organizzare per il matrimonio.
L’ho visto parlare con Julie più di una volta, e anche se so di non averne alcun diritto, sono stata infastidita da ciò. Possibile che preferisca parlare più a lei che a me? E’ rimasto così infastidito dal mio appuntamento con Sebastian, quel giorno? Ma, dopotutto….è meglio così, quindi devo piantarla di essere ancora gelosa. Tra loro non c’è nulla, stavano solo parlando.
Mi sdraio sul mio letto, facendo le coccole ad Oscar, che ormai è diventato di famiglia.
Certo, non lascerò qui questo povero micetto alla mia partenza, anche se non so quante possibilità ho di tenerlo, conoscendo mio padre.
Poi, mi viene un’idea.
-Mi stai regalando un gatto?-
Annuisco contenta, mettendo la mano tra i morbidi capelli di Sebastian.
-Mi ha ricordato te! Siete tutti e due soffici e furbi. Sarete perfetti assieme, in Francia.
Sai, mio padre non me lo farebbe mai tenere…e non voglio lasciare Oscar tutto solo. Nessuno a casa mia si occuperebbe di lui, per il matrimonio e tutto. Sai che gliene frega del gatto…ma se lo prendi tu….-
-Eh va bene, ho capito. La palla di pelo spetta a me!-
-Hey!-
Riprendo Oscar dalle sue braccia, coccolandolo e lisciandogli il pelo.
-Se Sebastian farà il cattivo, tu lo graffierai, vero Oscar?-
Se mi avvolge tra le sue braccia, tempestandomi il collo di piccoli baci.
-Tu ami quel gatto più di me!-
-Te l’ho detto, vi somigliate. E poi, in entrambi i nostri incontri, c’erano della auto di mezzo…-
-Quindi cosa? Devo farlo guidare?-
-Ah-ah-! No. Basta che lo lasci vivere un’esistenza felice. Sia chiaro, che io verrò a trovarlo molto spesso. –
-Non vedo l’ora piccola…-
Sentiamo un rumore provenire dal piano di sotto, restiamo ambedue in attesa.
Mamma è fuori con la zia, Spike è al lavoro…Julie è uscita.
-Chi sarà?-
-Non so, dovrebbero tornare tutti tra almeno due ore! Fortuna che hai parcheggiato l’auto dietro casa, almeno non se ne accorgeranno…-
Poso il gatto e mi avvicino alla porta, schiudendola leggermente.
-Non c’è nessuno, tutto il tempo per noi. Non sei contento, Spikey?-
-Facciamolo in fretta, non ho tempo da perdere-
Sentendo dei passi salire le scale chiudo la porta a chiave.
I passi terminano alla fine del corridoio, nella camera degli ospiti, ovvero la stanza di Julie.
Io e Sebastian ci guardiamo confusi.
-Aspetta qui, vedo se è Juliette.-
Apro la porta, guardo lungo il corridoio.
Nessuno, tranne le risatine che provengono dalla camera.
Possibile che Julie stia tradendo Sebastian? In casa mia?
Mi accosto alla sua porta chiusa, ascoltando.
-Mi vuoi, Spike?-
Non riesco a sentire altro. L’unico eco assordante è quello dei miei battiti, chiudo gli occhi, li riapro. Vedo solo rosso, nient’altro. La mano sudata si appoggia alla porta, che si apre sotto il tocco leggero. Ed ecco, davanti a me, la scena.
Sul letto, Julie. Con lui. Il disgusto prende il sopravvento, prima che possa anche solo realizzare l’idea. Mi ha solo usata. Come tutte le altre.
Li vedo baciarsi, abbracciarsi, poi chiudo la porta con più delicatezza possibile.
Ritorno sui miei passi calma, tranquilla.
Rientro in camera mia, dove Sebastian mi aspetta incuriosito.
Lo guardo con i miei occhi lucidi, che bruciano. Sento il sangue correre lungo le vene così velocemente da farmi star male.
Mi siedo accanto a lui, senza dire una parola.
-Allora?-
Ci fissiamo, ancora in silenzio. Apro la bocca, e sento un verso strozzato che esce e prende il posto delle parole. Quando sento di non potermi più trattenere, passo le mani sugli occhi, mi butto lungo il letto.
Ingoio più volte.
-Sebastian lasciami sola-
-Cosa? Che è successo? –
Mi circondo la testa con le braccia, chiudo gli occhi, spero di far calmare le palpitazioni.
Sebastian si alza dal letto, mi accarezza la testa.
-Hai bisogno di calmarti, faccio quattro passi. Tornerò tra non molto, ok? Dimmi che stai bene-
-Sto bene-
Sospiro solo quando sento la porta chiudersi.
Mi alzo, chiudo a chiave, accendo lo stereo, mettendolo a tutto volume.
Lascio uscire il dolore che non può più entrare, ne ho troppo, non riesco.
E’ tanta la delusione, tanta da far male, e la gelosia che mi stringe il cuore in una morsa.
E l’odio, che aumenta ad ogni lacrima che verso.
Ancora un giorno, mi dico, e dimenticherò tutto.
*****
Scendo le scale, preparandomi ad affrontare la cena in ‘famiglia’, l’ultima.
Ancor prima di arrivare sento mia madre che canticchia felice, mia cugina che parla al telefono, la tv che, a quanto pare, parla da sola.
Arrivo silenziosa, vedo la tavola già apparecchiata e mi limito a sedermi, dando un’occhiata verso il divano.
Spike è seduto lì, sta guardando una stupida trasmissione sugli scherzi ai vip.
Solo la sua vista mi da sui nervi, la repulsione è anche più forte di quella che provo per Julie.
-Tutti a tavola, è pronto!-
Mia madre comincia a servire le cotolette di pollo, l’insalata, anche i churros.
Nel giro di pochi minuti, sono tutti ai loro posti, attirati dall’odore di quella che è, non ho alcun dubbio, una cena pre-ordinata.
Seduta tra la zia e mia madre, abbasso la testa sul piatto, pronta a rialzarla solo a fine cena.
Ma, evidentemente, in questa casa ci trovano gusto a rompermi le scatole.
-Buffy, mi passi il sale?-
Spike mi fissa con la mano tesa.
-Chiedilo a Julie-
Gli occhi mi ritornano al piatto.
-Buffy! Che razza di comportamento è questo? Che fine ha fatto la tua educazione?-
Mi riprende mia madre, accigliata.
-Dì Buffy, ti ha morso una tarantola?-
Sputa Julie con un sorrisetto idiota.
Mi alzo, scostando la sedia con forza.
-Scusate, mi è passata la fame-
Corro nella mia stanza, senza badare alle proteste di mia madre e alle domande di mia zia.
Fottetevi, tutti quanti!
Compongo il numero che mi è ormai familiare, contando gli squilli in attesa.
-Pronto!-
-Hey, amore-
-Hey piccola! Che piacere sentirti…-
-Già, anche per me. Scusa se prima ti ho trattato male…e ti ho detto di non tornare…devo dirti quello che ho scoperto.-
-Non preoccuparti…eri troppo scossa, sarei dovuto rimanere comunque. Così, qual è la nuova?-
-La piccola troia della tua ragazza, ecco cosa.-
-Julie?-
-E Spike.-
-Cosa????-
-Li ho visti insieme. A quanto pare non ero poi così importante, duh. Mi ha subito sostituita con lei…Dio, mi spiace solo per mia madre.-
-Buffy, a quel bastardo toglierò la possibilità di sorridere, promesso! Sto arrivando, aspettami-
-Sebastian no! Non fare niente…parlerò io con mia madre, la metterò in guardia senza però sconvolgerla troppo. Di lui non me ne importa più nulla…da domani ci saremo solo noi due, amore.-
-E’ così anche per me, lo sai. Ma…penso che Julie debba essere scaricata come si vede.-
-Che intendi?-
-Oh, domani vedrai! –
-Allora…come vuoi! A domani…-
-Al nostro futuro insieme a Parigi. E…Buffy?-
-Sì?-
-Io….no, niente. Buonanotte piccola.-
-Notte amore-
-Notte amore. Se questa non è una scena commovente-
Stringo il telefono tra le mani fino a sentirle scricchiolare, senza però girarmi.
-Cosa per il diavolo fai in camera mia?-
-Volevo solo vedere se stavi bene. Più che bene, o sbaglio?-
Mi volto verso di lui, chiedendo mentalmente aiuto per tenermi calma.
-Vai all’inferno, Spike.-
-Per cosa? Non mi sembra di averti fatto nulla. Siamo lunatiche, stasera?-
Afferro la sveglia che è sul comodino, tirandogliela.
-Ouhc! Maledizione! Sei impazzita?-
Gongolo soddisfatta quando lo colpisco direttamente sul naso.
Mi avvicino a lui, cogliendo la sveglia da terra.
-Fuori-dalla-mia-camera-
-Qual è il tuo fottuto problema? Adesso fai tanto la preziosa mentre io tento di salvarti il culo?-
-Davvero? Mi salvi il culo? Non sapevo che dallo scoparti mia cugina possa trarre io dei benefici! Sei solo un verme schifoso, un viscido bastardo! Io ti odio!!! Non sopporto nemmeno la tua vista, mi fai schifo capito? Schifo!!!!!!-
Sbatto violentemente i pugni contro il suo petto, per poi scostarmi infastidita.
-Non voglio più vederti in casa mia, accanto a mia madre o ai miei amici. Voglio che tu sparisca da questo Stato, da questo Pianeta, hai capito?????-
Lo vedo scrutarmi perplesso, per poi afferrarmi per le braccia.
-Piccola, ascoltami-
Provo a ribellarmi, scuotendomi come una posseduta, tirandogli qualche debole calcio.
Niente, è troppo forte.
-Buffy, calmati. Ascoltami prima di trarre conclusioni affrettate, poi farai quello che vorrai.-
-Non mi interessano le tue scuse, sporco bugiardo. Ci credevo sai? Credevo che mi volessi bene, anche solo un po’-
Mi mordo le labbra, trattenendo le lacrime che già brillano nei miei occhi.
-Lasciami, mi fai male-
Glielo chiedo quasi sussurrando, con un fil di voce spezzata. Obbedisce, guardandomi con il dolore negli occhi. Sta solo fingendo, non devo credergli. Dopo tutto quello che mi ha fatto, non posso.
-E’ vero, sto con Julie-
Gelata, accetto la confessione a testa china,aspettando che passi la tempesta.
-te l’avevo consigliato fin da subito, di metterti con lei. Andare con me non è stato soddisfacente, no?-
Mi odio per il tono di voce con cui lo chiedo, tremante e maledettamente insicura, e per il dolore che brucia impertinente in quelle lacrime.
-Tu sei tutto per me-
-Oh, piantala per piacere!-
Volto gli occhi al cielo, scostandomi bruscamente.
-Non mi interessa di te e lei. Io non provo più nulla per te, se non schifo e repulsione. Puoi inventare tutte le scuse di questo mondo, chi ti crederà? Io voglio che tu sparisca. Intendo, da Sunnydale. Devi fermare il matrimonio. Se solo ti azzarderai-
Punto il dito dritto verso il suo viso, in tono accusatorio
-Se solo ti azzarderai a sposare mia madre, le racconterò tutto. Sarà un gioco da ragazzi sbatterti in cella, dove meriti di stare. Racconterò che mi hai violentata, che sei solo un povero malato mentale che molesta le ragazzine. Che poi tra l’altro è la verità-
Termino, polverizzandolo con lo sguardo.
-E pensare che ti amavo…-
Lo guardo negli occhi, convincendolo delle mie parole. E’ stupito, oserei dire, distrutto. Davvero un bravissimo attore. L’Oscar lo prenderebbe di sicuro.
Inaspettatamente, mi riafferra per le spalle, sbattendomi contro il muro.
-E’ questo che pensi? –
-Si! Lasciami!-
Mi scuote, facendomi davvero male stavolta.
-Che devo fare per farti capire che ti amo?-
Prova a baciarmi, ma mi scosto, girando il viso da un lato all’altro come una forsennata.
-Spike no!-
-E’ l’unico modo!-
Mi trascina a terra, sdraiandosi su di me.
-No! Ti prego no!-
-Solo così capirai!-
Sento le sue mani dappertutto, come la sera nel parcheggio con Scott.
Scoppio a piangere, rassegnandomi alla tremenda realtà.
-Spike fermati!-
Sta per tirarmi via la maglietta, poi si ferma, imprecando.
Lo guardo impaurita, provando a trovare nell’essere che ho davanti, un po’ dell’uomo che conoscevo. Niente…è completamente fuori di sé.
-Spike…-
Si risolleva, guardandomi incredulo.
Tento di rialzarmi, ma tremo, completamente paralizzata.
-Che cosa mi hai fatto? Chi diavolo sei tu per farmi agire così?-
Guardo nel vuoto, gli occhi appannati, le labbra tremanti.
Come siamo arrivati a farci così male?
-Non voglio rivederti mai più. Amo Sebastian, non te. Sei solo una cosa priva di sentimenti, mel’hai dimostrato adesso. Tu hai bisogno di aiuto!-
So che non dovrei, ma essendo stata così ferita, l’unica cosa che posso fare è ricambiare.
Mi rimetto in piedi debolmente, avvicinandomi alla porta.
Ho la mano sulla maniglia, quando mi sento prendere di nuovo per le spalle.
E’ un incubo questo?
-Buffy ti prego…non lasciarmi! Non sono niente senza te!-
Stringo i pugni, e giuro che se cederò, mi prenderò a calci.
-Su questo siamo pienamente d’accordo. Sei solo un fallito, te ne rendi conto? Ora lasciami andare-
-Buffy-
Stringe convulsamente le mie mani tra le sue, strattonandomi con forza verso di lui.
-Tu non ami lui! Ami me, lo so! Te lo farò riprovare…-
-No!-
Provo a scivolare dalla sua stretta, ma è praticamente impossibile.
La sua bocca si schiaccia sulla mia, e provo a morderlo,ad urlare…è inutile anche questo.
Soffoco i singhiozzi, ma le lacrime scivolano comunque dalle mie alle sue guance.
Mi stringe la vita, spingendomi verso il suo corpo che non voglio stavolta, non così, non più…
Finiamo per terra, lui si sistema tra le mie gambe mentre provo disperatamente a chiuderle, a restare fredda ed immobile.
-Non ami Sebastian! Hai capito? Non lasciarmi…io ti amo…ti amo!-
Afferra i miei capelli nel pugno, stringendoli, spaventandomi ancora di più.
-Lasciami ti prego!-
Ma continua, abbassando la zip, alzandomi la gonna lungo i fianchi, e riesco solo a vedere grigio, e a sentirmi morire dentro.
Mi bacia ancora, lotta nella mia bocca fredda, glaciale, morta.
Quando sta per entrare dentro di me, e spinge, sussurrando parole che il mio cuore non può capire, succede qualcosa.
Lo vedo chiudere gli occhi, e scivolare di lato.
Non appena si sposta, riesco a vedere il volto di mia madre, sconvolto, che stringe tra le mani un’ascia.
Poi succede tutto così in fretta, che non ho neppure il tempo di capire o calmarmi.
Mia madre mi avvolge in una coperta, portandomi un bicchiere d’acqua.
Spike rimane lì per terra, mentre mia zia lo guarda disgustata.
-Chiamo la polizia-
Guardo mia madre, siamo entrambe stordite.
-No-
Lei si volta verso di me, squadrandomi come se fossi l’essere più idiota della terra.
-Quel porco ha appena tentato di violentarti, e vuoi che non chiami la polizia?-
-Mamma, era fuori di sé. Penso che avesse bevuto.-
Non so perché lo difendo, o perché provo a non farlo davvero sbattere in prigione. Lo meriterebbe, ma non posso. Sono stata troppo legata a lui, e ora voglio andarmene,senza rimorsi di coscienza o scandali.
-Non sembrava ubriaco fino a poco fa. Io non so…-
La mamma si prende la testa tra le mani. Sembra stanchissima, stremata. Anche più vecchia di quanto non sia in realtà.
Si siede vicino a me, guardandomi con gli occhi velati di lacrime.
-Mi dispiace che tu debba soffrire tutto questo, piccola mia.-
Ci abbracciamo, confortandoci, stando vicine come non lo eravamo da anni ormai.
-Stavo per sposarlo, Buffy!-
-Lo so mamma, lo so-
Sinceramente, non so chi tra le due sia la più scossa. Sono però certa di dovermene andare da lì.
Quando, mezz’ora dopo, Spike si risveglia, ci guarda perplesso. Forse non si ricorda cosa mi stava facendo, prima che lo fermassero.
La mamma gli piazza davanti al naso una valigia, quasi prendendolo a calci.
-Ti voglio fuori da casa mia, adesso. Se non muoverai il culo entro qualche secondo, farò la cosa più ragionevole e chiamerò la polizia.-
Si alza, guardandola mortificato.
Poi guarda me, ancora infreddolita e atterrita.
Prende il bagaglio, si avvicina a me.
-Mi dispiace-
E’ il suo unico sussurro, prima di chiudersi la porta alle spalle.
Dispiace anche a me, uomo dei sogni. Addio.
3 anni dopo
Parigi
-Amore, ci sei?-
-Sì, sono di sopra!-
Sono eccitatissima!!! Oggi è il mio diciottesimo compleanno…e sono certa che Sebastian ha in serbo qualcosa di speciale. Mi sento come una bambina che vorrebbe rubare la marmellata…anzi, non mi piace molto, la marmellata. La nutella, magari, oh, quella sì!
Sciolgo i capelli, guardando il mio riflesso nell’enorme specchiera accanto all’armadio.
Aggiusto le pieghe del mio completo beige con estrema cura…chi rischierebbe di presenziare con qualche imperfezione davanti alla madre di Sebastian? Quella donna è praticamente perfetta.
Mai un ciuffo fuori posto o un’unghia non laccata di smalto. E’ una vera lady. Ok, anche una vera rompipalle.
La giovane cameriera vietnamita che abbiamo assunto da poco bussa leggermente, intrufolando la testa timida.
-Puoi entrare, Mang-Li. Togli le tende, e sostituiscile con quelle nuove di lino. Voglio fiori freschi sul tavolo, e.. diamine, pettinati ogni tanto!-
Le sorrido ironicamente, chiudendomi la porta alle spalle e scendendo lungo la scalinata di preziosi mattoni in marmo.
Guardo soddisfatta i sandali italiani che mi fasciano i piedi; ci ho messo un po’ per decidere cosa mettere, e, alla fine, il risultato è impeccabile.
-Mon amour, sei bellissima-
Ed eccolo qui, seduto al tavolino costato più della sua testa. Mi squadra lascivo, venendomi incontro.
-Auguri, amor mio-
-Merci, mè petite.-
Ci baciamo dolcemente, e, quando lui prova ad approfondire il bacio, mi ritiro.
-Gloss, amore. Si sbaverebbe tutto…-
Sbuffa insoddisfatto, poi mi prende per mano, portandomi nella terrazza.
-Oggi è un giorno speciale, tesoro… e ho deciso di festeggiarlo in un modo speciale-
-Ma amore, lo festeggiamo in *quel* modo speciale ogni notte…-
Gli sussurro, osservando la Torre Eiffel in tutta la sua imponenza.
-Potrei sorprenderti, Kat.-
Giro gli occhi in alto, sedendomi su una delle poltrone che circondano la piscina.
-Odio quel soprannome, lo sai-
-Sai anche che l’ispirazione me l’ha data Oscar. Gatto tuo, tua colpa-
-Comunque sia-
Accavallo le gambe, sfiorando l’acqua con la punta delle dita.
-Quando arriva tua madre?-
-Sarà qui a momenti, non preoccuparti. La tortura non durerà a lungo-
Si siede accanto a me, passandomi una mano sulla coscia.
-Sebastian! Pensi solo a quello?-
-Uhm, no…-
Sfiora il mio collo, le spalle, il seno.
-Penso a te…a noi due assieme e a quello che potremmo fare…-
-Sebastian?-
Ci scostiamo non appena sentiamo la voce di sua madre. L’incubo ha inizio.
-Wow. Sono senza parole, davvero!-
-Lo credo mia cara, questa cosa è costata a mio figlio più della sua casa a New York!-
Sapete quando vorreste dire qualcosa di brillante, di incredibilmente acuto ed ingegnoso, e tutto quello che vi viene in mente è il canto degli uccellini sugli alberi? Ecco, questo è uno di quei momenti. Che posso dire ad uno che mi ha appena comprato una Jaguar del 1968, ed un appartamento nel centro di Londra?
-Grazie amore.-
Sebastian scoppia a ridere, accarezzandomi la guancia.
-Prego…-
Mang-Li entra, facendoci un profondo inchino e porgendomi il telefono.
-Signorina desiderata urgentemente-
Porgo uno sguardo di scuse a Sebastian e al mastino.
-Scusatemi, torno subito-
Ritorno in terrazza, avvicinando il telefono all’orecchio.
-Pronto?-
-Buffy Summers?-
-Sono io.-
-Ispettore Brooken, distretto di Los Angeles. Mi dispiace dover essere il primo a darle la notizia, ma…-
-Sebastian-
-Amore,che succede?-
Mi butto tra le sue braccia, scoppiando a piangere come una bambina.
-Hey, piccola…dimmi cos’è successo-
-La mamma…è morta-
*****
Apro gli occhi lentamente; metto a fuoco l’ambiente che mi circonda, composto da…sedili.
Ma certo. La consapevolezza di quello che è successo, ritorna alla mente come una doccia gelata.
Muovo la mano, e mi accorgo che è racchiusa dentro un’altra, quella dell’uomo addormentato, seduto accanto a me. Guardo l’orologio da polso della Breil, quello che mi aveva spedito la mamma lo scorso Natale. Siamo partiti sì e no da tre ore, il viaggio è appena cominciato.
Tra alcune ore tornerò in America, a casa.
Ammetto che la sola idea mi terrorizza…e un brivido di anticipazione scorre nelle mie vene.
Sono passati tre lunghi anni, da quando ho lasciato tutto ciò che avevo, tutto quello di cui mi importava davvero…le mie amiche, mia madre…sono cresciuta a Sunnydale, ed abbandonarla è stato come perdere una parte di me. Nonostante ciò, la vita Francese si è dimostrata tutt’altro che ostile. Io e Sebastian abbiamo instaurato un rapporto di piena fiducia e sincerità…conosciamo l’uno i difetti e le pecche dell’altro, è un rapporto paritario che non concede segreti.
L’ingresso a scuola…oh, quello è stato tutt’altra storia.
Nei telefilm americani si vedono cheerleader odiose, ragazzi sbruffoni, nerd…in Francia è molto peggio. In confronto, Drusilla Tomphson è una benefattrice.
Mi sono trovata attorniata da veri e propri squali, ragazzette odiose che ti squadrano dalla testa ai piedi senza pietà. Con il tempo, e con tanta astuzia, sono riuscita a farmele amiche.
Certo, non è facile sopportare chi guarda il tuo ragazzo come se fosse il dessert da gustare per cena…Ma conoscete quel detto?
Tieni vicini gli amici…ma ancora di più i nemici.
Garantisco io, funziona.
Nel giro di pochi mesi mi sono trasformata nella perfetta ragazza di scuola: voti ottimi, popolarità alle stelle, lodata da tutti.
Io, Buffy Summers, sono persino diventata presidentessa del consiglio scolastico.
A Sunnydale, Snyder mi avrebbe fatta divenire una galeotta emarginata.
Il mio nome è sulla bocca di tutte, nel bene, s’intende, ad eccezione delle invidiose, che fanno congetture sulla mia vita passata a Sunnydale. Ma chi se ne importa?
Non mi manca niente. Anche mio padre, per quanto possa essere assente, colma i vuoti spirituali con quelli materiali, ricoprendomi di carte di credito e di regali.
Sebastian da il suo contributo…a volte però, mi costringe a presenziare a qualche cena straziante con i suoi…giuro che preferisco gli esami!
Ripeto, lui è la persona più vicina a me…è riuscito a rimarginare le mie ferite, facendomi crescere e maturare, facendomi mettere in discussione sempre e comunque.
Sono sicura di non esagerare, dicendo che adesso sono una Buffy diversa, più forte, coraggiosa, meno istintiva: ed il merito, se non tutto, in buona parte è suo.
Posso dire che lo amo, lo faccio, davvero.
Conosce la mia luce e l’ombra, mi rispetta, mi incendia con la sua passione, la sua gioia di vivere…
Non gli mentirei per nulla al mondo. E’ parte di me, la parte più viva….
Proprio per questa assoluta sincerità, gli ho confidato le mie intenzioni prima di partire.
Sebastian non è stupido. Sa che nonostante non ne faccia mai parola, ed eviti l’argomento come la peste, non ho mai dimenticato William.
E’ naturale, dopotutto: è stato importante per me, per quanto sia durata.
Lo amavo, nel mio modo stupido ed ingenuo da ragazzina acerba….
Tenevo a lui come alla mia stessa vita; qualcosa, quella sera, è cambiato…
Sussurrandomi quelle due parole, quel ‘Mi dispiace’, ho capito quanto avevo sbagliato, come ero andata oltre, senza neppure accorgermi di aver superato il limite.
E ora ho bisogno di dar pace alla voce che urla dentro me, strillandomi di metter fine al passato.
Dopo il funerale, e l’aver pregato per l’anima di mia madre, nonostante io non sia religiosa, andrò a cercare William, l’ombra che ha costeggiato ogni mia azione, bella o brutta che sia stata, l’uomo che compare ogni sera davanti ai miei occhi, sorridendomi.
Inutile dire che l’ho perdonato per quella sera.
Abbiamo sbagliato tutti e due; io lo provocavo, lui non era in grado di reggere alle provocazioni, cedeva, fino ad arrivare a quella famosa volta…per quanto mi abbia sconvolta, oggi faccio tesoro di quell’esperienza.
So cosa penserete….mi fingo tanto buona samaritana e brava ragazza. No, affatto.
Divento falsa quando serve, doppiogiochista con chi lo merita…diciamo che so giocare bene le mie carte, ma ho imparato dal migliore. Sorrido al pensiero di quante ne abbiamo combinate, io e il mio Sebastian, e mi rimprovero mentalmente perché mia madre è appena morta, dopo la sua malattia, ed io non sono neppure andata a trovarla.
Ci sentivamo, mi aveva detto che dopo l’operazione era completamente guarita…ed invece ieri, sul più bello…povera la mia mamma. Non ha mai ottenuto ciò che voleva in vita sua, ed è morta così, tra le braccia di suo marito Ethan, senza rendersi conto di nulla.
Non averle detto addio mi brucia, mi fa stare male: ma so che è stato meglio così, perché in fondo lei sapeva, ha sempre saputo quello che io e William avevamo alle sue spalle.
Addio, mamma….
*****
L’arrivo non è stato dei migliori. Le turbolenze mi hanno fatta stare male più di una volta, costringendomi a chiudermi nell’angusto bagno.
Ho subito bocciato l’idea di Sebastian di farci sesso, lì dentro…come minimo gli avrei vomitato addosso. Ora siamo appena usciti dall’aeroporto…mi guardo attorno, ricordando ogni dettaglio della partenza, tre anni prima.
Ricordando la mia fervida immaginazione da ragazzina, che mi aveva fatto scorgere dietro una colonna, anche solo per qualche istante, una testa platinata.
-Pronta amore?-
-Che domanda. Sono nata pronta!-
Stringo la sua mano con più forza, contrastando nettamente le mie parole; sono debole, ma lui lo sa.
E non dice niente, si limita ad esserci, come sempre…restandomi accanto ogni momento della mia vita. Ci imbarchiamo dentro la limousine, mandata a prenderci dal padre di Sebastian…ci porterà nella mia vecchia casa, lì dove ho lasciato dubbi e incertezze da ragazzina, dove ho ucciso le mie illusioni con una realtà troppo ardua da affrontare.
Non appena metto piede in casa, si affaccia tutto alla mia mente, ogni ricordo, anche quello più stupido. Io e Faith che ci rincorriamo per le scale, io urto una fotografia, che cade a terra.
Era la foto di mia madre da ragazza…mi aveva messa in punizione per aver rotto la cornice.
La mamma che voleva darmi lezioni di cucina…i vicini volevano chiamare i pompieri, avendo visto tutto quel fumo. Una delle poche volte in cui eravamo state assieme non solo come madre e figlia, ma anche come amiche.
Un altro ricordo, più vivido, più recente…
La porta si chiude davanti a me…lui esce e so che non lo rivedrò più.
Mi inginocchio, soffocando i singhiozzi. La mamma si avvicina a me, scuotendomi, stringendomi.
‘E’ tutto a posto tesoro…lui è fuori dalle nostre vite adesso’
E io a piangere più forte. Ed il telefono che squilla, è Sebastian, chiede di me…ma adesso non posso parlargli, sono troppo scossa, distrutta, spezzata…
-Non voglio più stare qui. Andiamo all’obitorio dell’ospedale.-
-Come vuoi-
Mi stringo piano tra le braccia del mio ragazzo, posando un leggero bacio sulla sua spalla.
-Che c’è micetta? Ti ha scosso ritornare qui?-
-Un po’…-
Ed ecco che mi coglie una sensazione, una di quelle che mi annunciano che sta per accadere qualcosa…socchiudo gli occhi, prendo un lungo respiro.
Mi fermo sul portico, e anche lui resta lì, a fissarmi, un gradino più in giù di me.
-Sebastian, c’è qualcosa che voglio che tu sappia.-
Stringe gli occhi azzurri, come per evitare un pugno di sabbia negli occhi; socchiude le labbra piene, aspetta solo che io mi decida a parlare. Eppure dovrebbe immaginare cosa voglio dirgli, non l’ho mai fatto. Non mi sono mai sbilanciata, ma adesso devo…perché potrebbe accadere qualcosa…e potrei perdermi, e perderlo.
-Sebastian io…
Io ti amo.-
Le sue dita si posano sulle mie labbra, dolci, leggere.
-No, Buffy. Non adesso. Dimmelo quando torneremo in Francia.-
Allontana le dita, pensieroso, bello come sempre.
Si volta e cammina lentamente, allontanandosi dal mio giardino.
Rivolgo un’ultima occhiata alla casa, prima di seguirlo.
*****
Hanno appena rinchiuso la salma nella bara, sembra tutto troppo macabro per essere vero; sembra quasi che non stia succedendo a me, e che io sia solo una spettatrice estranea.
Eppure non è così, lo so.
La cerimonia funeraria sarà tra poco meno di due ore; vedo avvicinarsi un uomo sulla cinquantina, brizzolato, triste in volto.
Mi avvicino a mia volta, squadrandolo meglio.
-Ethan Rayne?-
Mi guarda distrattamente, è assente, vuoto.
-Sono io-
Gli porgo la mano.
-Sono Buffy…-
Spalanca gli occhi dalla sorpresa, come risvegliandosi da un sogno; ignora la mano, abbracciandomi con calore ed affetto.
-Joyce ti amava moltissimo…le mancavi, sai?-
Gli sorrido debolmente, scostandomi dall’abbraccio e restando ferma accanto a lui.
-Vorrei essere stata più presente. Mancava anche a me.-
-Sono certo che lei vede che sei qui, ed è felice. La mia dolce, amata Joyce-
Parla più a se stesso che a me, ed in pochi istanti si allontana e lo perdo di vista.
Mi guardo attorno, cercando Sebastian. Deve ancora essere a parlare con sua madre al telefono…
Mi siedo in un angolo, incrociando le braccia.
-Buffy?-
Sollevo rapidamente la testa, mentre qualche lacrime scivola sulle mie guance.
La testa rossa davanti a me mi guarda sorpresa.
Non posso far altro che sorridere, alzandomi ed abbracciandola.
-Will!!! Che bello rivederti-
-Lo è anche per me!!! Dio, pensavo che non saresti più tornata a Sunnydale! Piuttosto…come stai? Bè, a parte…questo. Mi dispiace tantissimo, tua madre negli ultimi tempi era diventata una donna così dolce e sensibile…la amavano tutti in città…e poi…oh, avrei voluto chiamarti per darti la notizia…-
-Non preoccuparti, ora sto meglio. Certo, è davvero strano…mi sento come...come un’estranea, ecco. E mi manca mia madre, terribilmente. A parte questo, si sopravvive. Ti va di andare a prenderci un caffè?-
-naturalmente. Non ci vediamo da…-
-Tre anni, già. Aspetta solo un secondo, avverto il mio ragazzo che sto uscendo…-
-Uhm…certo! Mi racconterai anche di questo, lo sai vero?-
Annuisco sorridente…certe cose non cambiano mai, come la mia Willow.
Ecco Sebastian che ritorna, gli vado accanto velocemente.
-Amore…ho incontrato Willow, la mia vecchia amica…pensavamo di andare a prendere un caffè, ti dispiace?-
-Certo che no piccola…anche perché credo che andrò a casa di mio padre, a salutarlo.-
-Ok…allora a dopo. Al cimitero.-
-Non preoccuparti Buffy. Ce la farai, perché sei unica.-
Mi posa un bacio sulla fronte e se ne va.
Giro il cucchiaino nella tazza, masticando svogliatamente un pasticcino.
-Allora? Raccontami!-
-Ehm…ok, comincio. La vita in Francia è davvero fantastica..-
-Sì, l’abbiamo intuito quando non sei tornata neppure in estate-
-Appunto…a scuola mi sono trovata uno sballo, bè, non subito, ma poi sì. Sono presidentessa del comitato studenti, e, notizia incredibile, ho voti altissimi! –
-Oh mio Dio! Questa sì che è una notizia sconvolgente!-
-Grazie Will, cosa farei senza il tuo supporto…-
-Dai…dico solo che è strano…e…e questo famoso ragazzo?-
-Già…il mio ragazzo. Sebastian Valmont.-
Willow mette le mani davanti alla bocca, lanciando un gridolino eccitato.
-Sapevo che saresti finita con lui, lo sapevo! E’ un gran figo!!!!-
-Sì, lo è…veramente stavamo insieme anche prima che partissi, ma è rimasto un segreto…sai, lui aveva quella specie di ragazza…-
-Già, quella Julie. E’ odiosissima, la ucciderei!-
-Come scusa?-
Domando sorpresa.
-Sì, davvero! Non c’è volta che vada in quel locale che non la veda strusciarsi contro qualcuno…che troietta!-
-Non è a Oxford?-
Will scoppia a ridere, bevendo un sorso del suo caffè.
-Stiamo parlando della stessa Julie?-
-A me sembra di no…Julie mia cugina, bionda, oca giuliva, futura matricola di Oxford…-
-Già, peccato che faccia da sguattera al Bronze!-
-Oh. E…gli altri? Anche tu, non mi hai detto niente di cosa combini!-
-Bè già…indovina? Sto con Xand! Ci siamo messi il giorno del ballo… è davvero un sogno!-
-Sono davvero contenta per voi…-
-Avanti, chiedimelo! So che non pensi ad altro!-
-Pensare a cosa?-
La guardo con occhi innocenti, finendo di bere.
-Che fine ha fatto lui…William!-
Oh,oh. Touchè.
-Non è vero che non penso ad altro. Comunque, che fine ha fatto?-
Stritolo la tazzina tra le mani,continuando però a sorridere indifferente.
-Lui…ha aperto un’attività con un suo amico, Charles Gunn…-
-Quindi è qui a Sunnydale…-
-Veramente, credo proprio che verrà anche al funerale. –
-Oh-
Resto perplessa alla notizia, anzi, direi che entro nel panico.
Avevo fatto già i conti con l’idea di rivederlo, ma così presto, ed in questo modo…proprio non ci avevo pensato, che stupida.
-Bene Will, si è fatto tardi. Meglio se cominciamo a tornare…sai, non le sono stata molto vicina in vita…almeno oggi posso, anche se troppo tardi.-
-Certo-
Paghiamo il conto e risaliamo lungo il vialetto che porta ad uno dei dodici cimiteri di Sunnydale;
il vento soffia forte tra gli alberi, riportandomi alla mente odori familiari, che non sentivo da troppo tempo ormai. I miei capelli scuri e quelli rossi di Will giocano con il vento, incontrandosi di tanto in tanto. Passeggiamo in silenzio, io avvolta in un cappotto troppo nero per essere indossato in un giorno normale, lei nella sua giacca grigia, quella che piaceva a mia madre.
Vecchie amiche che si ritrovano, che inseguono i loro pensieri lontani, distanti una dall’altra, eppure così vicine. Ricordi di una vita che ormai non mi appartiene più.
Ricordi di quello che ero una volta…che adesso stridono con quello che sono.
Arrivate in chiesa, non posso far altro che continuare a guardarmi attorno. Per vedere qualche volto familiare, mi dico, - per vedere lui, in realtà.-
Ma che importanza può avere adesso? Ci siamo persi, per sempre.
E’ stato sesso, e forse solo tante speranze mal riposte.
Non sto cercando di disilludermi, nonostante tremino le mie mani; non voglio nemmeno pensare ad una possibilità di deludere le persone che mi amano.
Mi scuso con Will, vado in bagno per rinfrescarmi il volto, e per riprendermi un po’.
Ho appena finito di lavarmi la faccia quando vedo uscire, da una delle porte, una ragazza bionda.
Fin qui, niente di eccezionale.
Quando, guardando meglio, mi rendo conto di chi sia, tutto l’odio represso ritorna a galla.
Guardo il nostro riflesso nello specchio; Julie si avvicina a me, lavandosi le mani anche lei.
-Julie. Non sapevo ci fosse qualcuno.-
-Già, ciao Buffy. Così sei tornata. Come stai?-
-Starò bene.-
Si asciuga le mani, poi va verso la porta. Si rigira.
-Buffy…se hai bisogno di un’amica…io ci sono.-
Si chiude la porta alle spalle, lasciandomi stupida e ancora arrabbiata.
-Già, stronza!-
Ritorno da Willow, seduta nella prima fila; accanto a lei c’è una nota testa nera, la cui sola vista mi fa sorridere.
-Hey, Faith-
Lei si gira, guardandomi, osservandomi meglio ad ogni occhiata.
I suoi occhi castano si abbassano, conservando il gelo di quelli che sono ben tre anni di silenzio.
Vorrei dire anche a lei che mi dispiace…che avrei voluto chiamare, farmi sentire…ma so che nulla mi ha impedito…meglio limitarmi a tacere, e a fissare le mie scarpe Valentino in silenzio.
Mi siedo tra Faith e Willow, ancora avvolta nel mio mutismo…
Sarei potuta rimanere da sola, seduta in un angolo,ed avrei avuto più compagnia.
Vedendo avvicinarsi Sebastian, non posso far altro che tirare un sospiro di sollievo, mentre mi avvicino, stringendomi nel suo abbraccio caldo.
-Com’è andata con i tuoi vecchi amici?
-Male…ti prego, resta con me-
-Certo piccola. Sono proprio qui…-
‘Oggi salutiamo la nostra sorella Joyce Summers, che ritorna precocemente nella casa del Padre…’
La cerimonia è cominciata da un po’, e sono inquieta, ansiosa…stringo la mano di Sebastian con tutte le mie forze, provando a non piangere, e frenando gli impulsi che mi farebbero girare in lungo e largo la chiesa per trovare William.
Prima che mi possa rendere conto di qualcosa, è arrivato il mio turno di parlare all’altare.
Al pulpito, osservo la chiesa gremita di gente; i miei vecchi amici, quelli di mia madre, gente che non ho mai visto.
‘Mia madre non era perfetta. Come nessuno lo è, d’altronde.
Forse è proprio a causa di questi suoi difetti, che adesso mi manca terribilmente.
Sono passati tre anni da quando l’ho lasciata, e ho sempre sentito la mancanza dei suoi rimproveri, delle ramanzine, del suo affetto. Vorrei essere stata più a lungo con lei.
Vorrei non averla fatta soffrire’
Rialzo il viso, asciugandomi gli occhi.
E lo vedo.
In una fila di mezzo, tra volti grigi ed insignificanti, eccolo lì.
I capelli più scuri, un volto assorto.
Ho aspettato così tanto…
‘Ma ormai è troppo tardi. Nonostante tutto, so che lei mi amava.
Perché era nella sua natura, di amare, di darsi con tutta se stessa, purtroppo, la maggior parte delle volte, alle persone sbagliate.
Ci mancherai, mamma. Mancherà il tuo sorriso e la tua voce, ed il tuo profumo.
Eppure, aspetto il giorno che ci rivedremo…per ripeterti quanto sei importante per me.’
Volgo un ultimo e significativo sguardo alla bara, poi scendo i pochi gradini in marmo, tornando al mio posto.
Sebastian mi passa una mano tra i capelli, confortandomi, ripetendomi che non mi lascerà mai.
E sento che devo dirglielo, perché è la cosa più giusta che possa fare per ricambiarlo per tutto quello che mi ha dato.
Quando apro la bocca per parlare, però, rimango senza parole, senza il coraggio di ricordare e poi poter andare avanti con la mia vita, di nuovo.
*****
-Così, come vanno le cose a Parigi?-
-Molto bene, grazie-
-Sebastian, che ne diresti se ti facessi vedere la mia nuova auto?-
-Per me è ok…-
-Ti faccio fare un giro, vedrai che potenza!-
-Amore, vado con Xander allora…-
-Si, io resterò qui per un po’…allora ci ritroviamo all’albergo-
Ci scambiamo un rapido bacio, poi lui scende dalle scale, con Xander a seguito.
Gli corro dietro, trattenendolo per la giacca.
-Cosa non va, piccola?-
Avvolgo le braccia attorno al suo collo, baciandolo ancora, più profondamente.
Mi stacco dopo qualche minuto, sorridendogli.
-Ti amo-
Gli accarezzo dolcemente la mano, e ritorno da Willow, ridacchiando alla faccia sbigottita di Xander, che osserva prima me, poi Sebastian.
Adesso sono felice, ed ho intenzione di rimanere tale…anche dopo gli incontri che farò.
Rimango seduta sulla lapide, anche quando sento dei rumori alle mie spalle.
Sono un po’ troppo grande per credere ai vampiri ed agli zombie, anche se ammetto che non sono tranquilla.
I cimiteri di Sunnydale non mi sono mai piaciuti particolarmente…
I misteriosi passi si fermano appena dietro di me.
Chiudo gli occhi, avendo già un presentimento su chi possa essere…
-Ti ho visto oggi, in chiesa. E’ bello che tu sia venuto.-
Non mi sono sbagliata. Voltandomi, ecco che lo rivedo davanti a me.
Cosa devo fare? Cosa dovrei dirgli, oltre questo? Che mi è mancato? Che lo sogno spesso?
-Non potevo mancare.-
Quando mi alzo ne approfitto per guardarlo meglio; non ha ancora abbandonato la vecchia giacca di pelle, né quell’espressione strafottente che l’ha sempre distinto.
Oltre questo, credo di poter vedere quanto è cambiato.
Gli occhi blu che mi facevano tremare sembrano così…diversi, lontani.
E la voce…è come una scossa che riempie la mia mente di dubbi, e allo stesso tempo, di certezze.
E’ lui, sempre e comunque, il mio William.
Timorosa, incerta, troppo sconvolta per agire come farei normalmente, sorrido debolmente ai suoi occhi dolci, che mi scavano dentro come una lama affilata…
Non servono altri gesti o parole, non più.
Riempio i pochi passi che ci dividono, come se stessi colmando i tre anni di assenza lacerante; abbracciandolo piano, sentendomi viva in lui, nel suo respiro, nel suo calore.
Poggio la testa sulla sua spalla, quasi con paura di farlo svanire, di vedere un mucchio di cenere al suo posto…sento che è scosso, emozionato, eppure distante, almeno quanto me.
Penso velocemente, animatamente, cercando qualcosa da dirgli, qualsiasi cosa che possa esprimere meglio come mi fa sentire…e poi sento qualcosa…è la sua mano, che mi prende per le spalle…
Tremo al solo ricordo di un bacio, ricordando ogni istante…ogni sapore…ma no, non vuole baciarmi. Mi sta solamente scostando, allontanandomi da lui. E sono andata via, scappata col cuore infranto, ritrovando in Francia l’immagine di qualcuno che non è me…sono cambiata, ma fa ancora male, come la prima volta, come la vista della foto di mia madre sul suo comodino.
Non dico nulla, nemmeno adesso. Buffy è cresciuta, non piange più per te.
Il mio sguardo gli sta dicendo tutto…poi chiudo gli occhi.
Li riapro lentamente, ritrovandolo ancora di fronte a me, volto indecifrabile.
Metto da parte i sentimenti, chiedendo alla nuova Buffy di uscire, di avere il coraggio di presentarsi davanti a lui, e fargli rimpiangere di avermi preferito a mia cugina, di avermi mentito, di aver ingannato mia madre.
Strofino la mano sudata sulla gonna, poi gliela porgo. Riesco quasi a vedere la scena esternamente, come se fossi una spettatrice, un’estranea , che assiste ignara di tutto ciò che passa per la mente ai due protagonisti.
Lo vedo guardare titubante la mia mano, squadrarmi come se finalmente capisse che non sono più la piccola Buffy, vista mentre prendeva sua nipote all’uscita da scuola.
Socchiude gli occhi, non facendomi capire che intenzioni abbia…e poi stringe la mano con presa ferma, decisa, come se avesse capito il gioco.
Ti sbagli, amore. Non è più un gioco questo…è la mia vita.
-Bentornata a Sunnydale, Summers.-
-Avrei preferito non fosse questo il motivo del mio ritorno. Ma a quanto pare…-
Ritiro la mano, stringendola a pugno in una morsa, trattenendo tutto il nervosismo in quel gesto.
Indietreggio di alcuni passi, guardando l’orologio con fare casuale.
-Devo andare. Arrivederci, William.-
Vado via, non aspettando risposta, non girandomi nemmeno.
Aspettare una risposta sarebbe vano, sentirei solo il fruscio degli alberi…quindi non lo faccio, mi limito ad essere forte e coerente, forse per la prima volta nella mia vita.
*****
-Amore…sono tornata, scusa il ritardo!-
-Oh, figurati. Potevi anche trattenerti tutta la notte, già che c’eri.-
Mi siedo sul letto accanto a Sebastian, guardandolo scrivere un altro capitolo del suo libro.
-Mi dispiace, avrei dovuto chiamare…-
-Certo.-
-Certo…-
Provo a togliergli il libro dalle mani, ma niente… allora mi viene un’idea.
Mi libero della giacca, risalendo sul letto, gattonando fino a lui.
-Sebastian….-
-Uh-
-Ho un problema…-
-Uh-uh-
Raggiungo la cintura del suo accappatoio, cominciando ad armeggiarci..
-Vorresti aiutarmi?-
Gli sorrido maliziosa, riuscendo ad afferrare l’oggetto della sua(finta) distrazione. Lo poggio sul comodino, chinandomi sull’uomo sotto di me.
-Allora? Mi aiuti o no?-
Lancio un gridolino al suo afferrarmi per la vita, invertendo le posizioni.
Mi bacia appassionatamente, pienamente, come solo lui sa fare…
E non posso fare altro che ricambiare, nonostante tutto; ci liberiamo in fretta dei vestiti, mentre gli ripeto che ho bisogno di lui, solo di lui…e, ora come ora, è solo una bugia a metà.
Non appena non riesco più ad avere un pensiero coerente, e lui è di nuovo dentro di me, amandomi completamente, posso solo dirgli che lo amo, urlarglielo, e sarà la verità….non mi basta sapere nient’altro, questo è tutto.
-Buffy…ho bisogno di parlarti-
Sollevo la testa dal cuscino, accarezzando i suoi pettorali.
-Sono tutta orecchie, tesoro..-
-Forse penserai che questo non è il momento, e l’ho pensato anche io. Ma è ora che sento di farlo.-
-Senti di fare cosa?-
Raggiunge con la mano un cassetto del comodino, estraendone una piccola scatola blu.
-Ti amo, Kat. Non posso immaginare la mia esistenza senza di te. Questi tre anni sono stati completamente meravigliosi, nonostante il passato. Stare con te, Summers, è stare in paradiso.
Voglio amarti per sempre…-
Sento le lacrime scorrere sulle mie guance, lavando via ogni paura o incertezza.
-Lo vuoi anche tu?-
Getto le braccia intorno al suo collo, riempiendolo di baci, di carezze, di amore.
-Lo voglio anch’io-
-Ed ora, futura signora Valmont, credo sia ora di indossare il mio pegno d’amore-
Mi mette l’anello, che sembra fatto per appartenermi, per legarci…ed è di nuovo passione, un’altra volta solo noi due, intensamente, profondamente. Se lo perdessi…se mai dovessi commettere qualche errore che lo portasse via da me…ne sarei distrutta. Cancello il pensiero, fondendomi di nuovo con le sue labbra…e davvero ogni paura non ha più importanza.
-Sei felice?-
-Sono in paradiso. Tutto merito tuo, Valmont-
-Vorrei fosse così…ci penso sempre sai? Vorrei che tu fossi mia, completamente. Che avessi amato solo me, conosciuto solamente le mie braccia…-
Prendo il suo volto tra le mani, fissando i suoi stupendi occhi chiari.
-Sono tua adesso, completamente. E voglio esserlo…-
Nonostante i dubbi. Non posso dimenticare Spike, ma rimpiangerlo sarebbe solamente un grosso torto che farei a me stessa. Trovare la felicità è qualcosa di impossibile…ma ci sto andando davvero vicina, adesso. Carpe diem, Buffy…è la tua occasione, la tua vita. Ma, prima di dedicarmi all’uomo accanto a me, almeno finchè morte non ci separi…ho una questione da portare a termine. Da sola.
*****
-Salve, signora Lehane. Faith è in casa?-
-E’ al lavoro, se è importante, le dirò che sei passata-
-Veramente…dov’è che lavora?-
-Oh, bhè…in una caffetteria a tre isolati da qui…quella accanto al Bronze-
-Già, il Bronze…grazie signora..arrivederci-
Scendo i gradini del portico, rientrando nella limousine che mi attende.
Io e Faith siamo state troppo amiche per andarmene così, senza nemmeno salutarla…ne abbiamo passate così tante assieme, e mi manca terribilmente. A Parigi non mi sono mai fatta dei veri amici, ed ho rimpianto quello che avevo lasciato. Ieri il gelo tra di noi mi ha fatto capire di aver sbagliato…devo scusarmi con lei.
Appena entro nel piccolo locale, confortante nella sua intimità, individuo subito la mia amica.
E’ al bancone, sta parlando con un cliente mentre gli versa del liquore nel bicchiere.
Mi avvicino ai due, togliendomi gli occhiali Prada e sistemandoli sulla testa.
Faith si volta verso di me, ma dopo qualche istante si rigira indifferente, continuando a trafficare con i bicchieri. Mi appoggio ad una sedia accanto al bancone, guardando con sufficienza il cliente di prima. Da come beve il liquido, guardando Faith senza alcun pudore, deduco che non sia proprio una figura rispettabile…o, più semplicemente, lui e lei sono in confidenza. Spero per la mia amica di non esser caduta così in basso…
Eccola che ritorna, appunto, avvicinandosi a me senza nemmeno l’ombra di un sorriso.
-Cosa vuoi prendere?-
-Uhm…vorrei 10 minuti del tuo tempo, se non costa troppo. Sai, ho solo spiccioli.-
-Sono in servizio, la pausa è tra un’ora. Potresti semplicemente darmi 100 dollari di mancia, e saremmo pari.-
-Credo che aspetterò.-
Poggio la borsa sul bancone, sistemandomi meglio sulla sedia.
Faith mi guarda perplessa, spostando alcune ciocche dei suoi capelli mossi dalla fronte.
-Non avrai mica l’intenzione di aspettare qui?-
-Perché no? E’ accogliente, come buco. E amo l’odore degli alcolizzati che chiedono il quarto bicchiere di vino senza avere i soldi per pagarlo. Davvero una grossa prospettiva per il futuro, questo posto-
Sbatte sul bancone lo straccio con qui si stava asciugando le mani, guardandomi di traverso.
Si avvicina velocemente, incrociando le braccia sul petto.
-Ascoltami bene, signorina ‘Ho più soldi di Bill Gates’! Se sei venuta qui per criticare la mia vita, che in confronto alla tua fa schifo, puoi anche andartene. Lo sapevo da prima di non avere un lavoro decente, non c’è bisogno che arrivi tu a ricordarmelo.-
-Molto bene. Meriti di meglio, questo intendo. E poi, almeno mi stai parlando. Se aspetterò un’ora qui dentro, e mi sembrerà già un’eternità, sarà solo perché ti voglio bene. Perciò, finisci il tuo turno. Io aspetto.-
Le sorrido, non appena mi scocca un’altra occhiata assassina. Poi sorride anche lei, e torna a servire un’altra cliente.
Esco il cellulare dalla tasca, proprio mentre la vibrazione mi avverte che ho ricevuto un messaggio.
E’ di Sebastian…
‘Dove 6 amore? Mi manchi già. Vorrei essere con te per…hey, stasera al Bronze, io e te. Voglio provare quei divanetti…Ti amo’
Sorrido inconsciamente, ricambiando con uno squillo.
-Salve, Faith! –
Alzo gli occhi, per osservare la ragazza che mi sfreccia accanto, sorridendo gentilmente a Faith.
Non so perché, ma trovo in lei qualcosa di…interessante, un motivo che mi spinge a fissarla.
Eppure…una ragazza normalissima, né bella, né brutta.
Gesticola verso la mia amica, chiedendole due caffè, aggiustando qualche ciocca di capelli castani.
E’ alta, o almeno, più alta di me; magra, semplice. La maglia beige che indossa richiama il ricamo dei pantaloni bianchi, portati sopra il ginocchio. Quando anche lei si volta a guardarmi, mi ritrovo di fronte a due occhi nocciola, gentili, sinceri. Provo una strana sensazione…rabbia, mista a qualcosa di confuso…
-Vuoi altro, Fred?-
-No, grazie. Porto il caffè a William, e torno a lavoro…credo che Julie sia ancora disperata…voglio aiutarla. Ci si vede al Bronze, allora…-
Che stupida che sono. Maledettamente stupida, ed incredibilmente intuitiva.
Ecco perché questa insipida ragazza ha attirato la mia attenzione…semplicemente, quando incontri qualcuno che ha ciò che tu hai perso…te lo senti.
Questa Fred sorride ancora a Faith, spero le venga una paralisi facciale…e poi esce, mentre io continuo a pregare che si scotti le dita fino a cuocerle, con quei bicchieri di caffè.
-Così, credo che tu abbia già capito-
Faith mi porge un bicchiere, indicandomi con la mano una fila di bottiglie.
-Per oggi offro io, in fondo sono passati tre anni. Cosa vuoi?-
-Un Bacardi. Tanto. Versane un fiume, per favore. Così, la ragazza è la tipa di Spike, uh?-
-La tipa?-
Sollevo il sopracciglio, come a chiedere ‘non lo è?’
-Non la tipa, Buf. E’ la moglie.-
*****
-Ooookay. Spike e Candy Candy si sono sposati. Questo l’ho capito. Voglio dire…ewww!!! Anzi, non rende bene. Gli piacevo io, lui stava con me! Quella cozza non mi somiglia nemmeno lontanamente!!!-
-Meglio. Sei così presuntuosa da pensare che lui non possa vivere senza di te? Sei cambiata tanto
A Parigi.. non mi piace quello che vedo. Eri la mia migliore amica, una tipa unica. Ora…-
-Ora sono una ragazza sola, a cui è morta la madre, che ha lasciato tutto quello che amava per fuggire dal ricordo di un uomo che ha tentato di violentarla e le ha rovinato l’adolescenza. Uno a zero, Faith. Hai ragione tu, come sempre. E pensare che volevo scusarmi…-
Raccolgo la borsetta, voltandole le spalle.
-Aspetta.-
Rimango ferma, incrociando le braccia, in attesa.
-Il mio primo istinto è sempre quello di attaccare, lo sai. Possiamo parlare come due vecchie amiche, o dirci in faccia quello che pensiamo. Perciò, Buffy.. decidi tu-
-Ci sono così tante cose da dire…che sarebbe impossibile elencarle tutte!-
-Eppure una volta ci dicevamo tutto…ti ricordi quella volta? Quando ero disperata…per un ragazzo.
Dio, avevo una tale cotta per quel tizio…e mi aveva lasciata dopo il sesso. Che botta…-
-E ti avevo consolata…mi sentivo davvero vicina a te-
-Lo avevo apprezzato, Buff. Ripensando a quei momenti capisco quanto mi manchi, a volte…anche se per fortuna non ho più trovato sulla mia strada dei bastardi come quel Valmont…-
Bang. Bang, bang. Colpito, ed affondato. E adesso, che cazzo c’entra Faith con Sebastian?
-Valmont chi?-
-Uhm, quell’ex ragazzo di Julie. Lo conosci, credo sia anche venuto a pranzo da te…-
Stringo la borsetta tra le mani, non riuscendo ad impedire al mio sguardo inceneritore di uscire allo scoperto.
-Oh, il Sebastian Valmont che sto per sposare?-
La bocca di Faith assume la forma di una grossa O, che avrei voglia di riempire a pugni.
Come si dice? I guai non vengono mai da soli, come le brutte notizie.
Sì amore, ci vediamo stasera ai divanetti. Potrei anche soffocarlo con uno di essi.
*****
Apro la porta, sentendo il rumore della doccia che scende. Ma bene, il dongiovanni si sta lavando.
Mi viene in mente la scena del film Psyco. Lo amo troppo per ucciderlo, ma in questo momento potrei fare di tutto.
Getto la borsa sul tavolo, mi sfilo la giacca e apro la porta del bagno.
Vedo la sagoma di Sebastian, che canticchia un motivetto mentre si sta insaponando.
Non è il momento di pensare al sesso- mi dico, quando il mio sguardo si ferma sul suo corpo.
Brutto infame traditore.
-Così, ti prepari a qualche appuntamento? Chi sarà stasera? Willow? Oh, scusa se non te l’ho detto, ma lei sta con Xander!-
-Cosa amore? Non ho sentito-
Chiude il rubinetto, guardandomi incuriosito.
-Tu-
Gli punto il dito sul petto
-Tu! Traditore! Te la sei fatta con Faith! Non posso crederci!-
Effettivamente, solo il pensiero mi fa stare male…l’idea che lui possa stare tra le braccia di un’altra, mentre per me è il mio mondo…è una sensazione già provata, quando vedevo Spike e mia madre stare insieme.
-Sei completamente uscita fuori di testa? Chi sarebbe Faith?-
-La mia amica che ti sei sbattuto tre anni fa! Ecco chi!-
Mentre lo dico…non so, mi sembra così stupido. Tre anni fa.
Io mi arrabbio così tanto, per una cosa accaduta così tanto tempo fa…quando nemmeno stavamo insieme. Lui mi guarda non capendo, allungando una mano verso il mio viso.
-Buffy…non ti ho mai tradita. Mai.-
-Io…lo so, scusa-
Spero di non suonare troppo lacrimevole, quando lo dico e mi getto tra le sue braccia.
Le sue lente carezze alla schiena mi fanno calmare, così mi alzo in punta di piedi, sfiorandogli le labbra.
-Che idiota che sono…me la prendo per niente. Parlavo con Faith, e poi…bum! Mi è crollato il mondo addosso. Il pensiero di te con un’altra mi fa così schifo…-
-Sai, è per questo che i matrimoni solitamente sono esclusivamente monogami. E io e te…-
Mi bacia lungo il collo, sfilandomi la camicia dalle spalle-
-Presto saremo una cosa sola, mia piccola gelosona-
Mi spinge contro le fredde mattonelle della doccia, attaccando le labbra alle mie.
Sta per sfilarmi i pantaloni, quando lo blocco con una mano.
-Cosa?-
-Amore…-
Risalgo i suoi glutei con le mani, prendendo poi il suo membro, portando la mano su e giù.
Quando leggo sul suo viso che il piacere cresce rapidamente, gli sorrido, uscendo velocemente dalla doccia.
-Mettilo a cuccia-
-Mi prendi in giro?-
Con un ultimo sorriso sadico chiudo la porta.
-Ciao Will…mi chiedevo...che mi sai dire di Fred Burkle? A parte che è un nome orrendo, ma questo è ovvio!-
Rigiro la penna tra le mani, avvolgendo il dito nella cornetta, impaziente.
-Si, ho saputo che è diventata la piccola mogliettina di Spike…oh, niente…pura curiosità..
Migliore amica di Juliette, dici? Oh, bene…cosa? Sì … Wolfram&Hart…di Charles Gunn e William…sì, so dov’è. Grazie amica, ti devo un favore. Bacio, a dopo!-
Annoto l’indirizzo per sicurezza, poi guardo l’orologio. Le quattro…ho ancora parecchio tempo prima di stasera, al Bronze. E’ il caso di fare una visitina alla buona samaritana. Chissà che non possiamo diventare ‘amiche’…
*****
Chiudo alle mie spalle la porta d’ingresso dell’edificio, dando un’ultima occhiata al mio riflesso nella vetrata.
Una giovane donna mi viene incontro.
-Salve, sono Amy Mcgee. Posso esserle utile?-
-Cerco William, dovrebbe essere il capo, qui…-
-Ma certo, si accomodi-
Scuote i capelli –detta anche paglia- sulle spalle, sculettando fino alla scrivania.
-Lei è…-
-Valmont. Kathryn Valmont.-
La ragazza mi fissa, restando con il telefono tra le mani.
-E’ parente di Sebastian Valmont, per caso?-
Alzo gli occhi al cielo, incredula. Gesù, possibile che la storia si ripeta?
-Si…lei lo conosce?-
-Oh, tutta la popolazione femminile di Sunnydale lo conosce! Se lo vede…gli dica che non ho mai scordato quella notte, a casa sua…-
-Tre anni fa?-
- Bhè, più o meno…-
-Che significa più o meno?- Domando alterata.
-Hey! Non sapevo avesse una sorella così possessiva! Tre annetti fa, comunque…ma chi se lo scorda a quello!-
Lascio che l’oca cuocia nel suo brodo, entro nell’ascensore, premendo il tasto del 4 piano.
Non appena la porta si apre, trovo di fronte a me Fred, che entra anche lei.
-Buongiorno-
-Buongiorno a lei. Che piano?-
- L’ufficio di William Pratt.-
-Vi conoscete?-
-Ecco…io sono una…vecchia amica, tutto qui.-
-Gli amici di William, sono i miei amici. Mi chiamo Fred, sono sua moglie!-
Mi porge la mano affusolata. La stringo, sentendomi strana.
-Bu…Kathryn Valmont. –
Possibile che adesso, avendola vicino, non possa provare antipatia per questa donna?
Hey Buffy, non scordare chi sei… e nemmeno i tuoi piani.
-Vi conoscete da molto quindi, con William.-
-Oh, da quattro anni circa…frequentavamo la stessa compagnia…-
L’ascensore arriva a destinazione, ed entrambe sorridiamo prima di scendere. Sì, sorridi, sorridi.
-Gunn, hai trovato i documenti che ti avevo chiesto?-
-Li ho dati a Fred…oh, eccola lì!-
Spike si volta a guardare la moglie, vedendo accanto a lei…
-Uh…torno subito-
-Eccolo qui! William tesoro, in ascensore ho incontrato Kathryn…mi ha detto che siete vecchi amici, eppure il suo nome deve essermi sfuggito…-
Ci guardiamo, lui sorpreso ed un po’ perplesso.
Non è felice che io stia accanto alla sua dolce metà? Mah, fatti suoi.
-Ciao Spikey, che piacere vederti!-
Mi avvicino timidamente, risentendomi la ragazzina impacciata ed imbranata che lui conosce bene.
Anche la sua espressione si scioglie in un sorriso caldo, un po’ apprensivo, ma accogliente.
-Ciao, …Kathryn. E’ bello rivederti…vieni, ti offro un caffè.-
-Ma scusa, perché non vieni da noi a cena? Will è sempre così stressato, che non appena dico la parola ‘cenare’ mi vorrebbe rinchiudere! –
-Accetterei molto volentieri, Fred...ma stasera ho programmato già qualcosa con il mio ragazzo-
La mia voce si incrina leggermente nel pronunciare la parola che comincia per ‘r’…davanti a lui mi sembra così strano, come se, dopo tutto ciò che abbiamo passato, lo stia tradendo.
Nessuno dei due, però, ha il coraggio di guardare verso l’altro: l’imbarazzo comincia a crescere, nonostante i timidi e cortesi tentativi di Fred di mantenere la conversazione.
Poi, sembra come avere un’illuminazione. I suoi occhi nocciola mi fissano, né troppo curiosi, né distaccati come prima.
-Ci siamo già viste, non è vero? Conosci Faith?-
-Sì, anche lei è una mia vecchia.. amica. Forse si, ci siamo già viste!-
-Sapete cosa sarebbe perfetto? Una serata, tutti assieme al Bronze! Quanto ti fermerai a Sunnydale?-
-Oh, ancora non lo so...ecco, sono venuta in città per un grave lutto…è accaduto tutto così in fretta, che non abbiamo programmato nulla, naturalmente.-
-Domani sera, al Bronze. Che ne dite? Certo, non è il massimo della novità…porta anche il tuo ragazzo se vuoi, vedere gente nuova fa sempre bene!-
Le sorrido, ricambiando la cortesia. Sento il rimorso crescere dentro di me, per quello che fino ad ora ho solamente pensato. Insomma Buffy, che ti passa per la mente? Di cosa potrei lamentarmi, in questo momento? Sono felice. Non la felicità finta, di quelle che si sgretolano al primo soffio di vento. Amo il mio ragazzo, l’uomo che sposerò…rovinare tutto per una stupida vendetta è una vera e propria idiozia anche per me, che in questo campo sono una campionessa.
-Ti farò sapere, grazie di cuore comunque. –
Seguo Spike per prendere questo fatidico caffè. Non ho più nulla in testa, nessun argomento brillante da prendere…solo la verità.
Rimaniamo lontani da occhi indiscreti, e solo ora lui mi guarda apertamente.
-Non mi aspettavo di vederti qui. A cosa devo la visita?-
Dice, sorseggiano il liquido scuro.
-Lo so che è stata un’intrusione inaspettata, e scusa per questo.
Ma sai, quando ieri ci siamo visti non ho avuto l’occasione di dirti esattamente quello che volevo.-
-E vuoi farlo adesso. Bhè, se volevi farmi pestare, avresti portato con te il tuo tanto amato ragazzo, perciò suppongo ci sia da stare tranquilli…-
Aggiunge, con un’ironia che mi infastidisce non poco.
-Lascia fuori Sebastian. Sei l’ultimo a poterlo giudicare!-
Sa che ho ragione, quindi sull’argomento sembra non aggiungere altro, per il momento. Lo tradisce solo l’espressione tra il sarcastico e l’arrabbiato, che non riesce a celare. Non a me.
-Così ti sei sposato, eh? Nemmeno un invito per la cara vecchia Buffy? O pensavi che ti avrei rovinato i piani?-
Mi scosto, avvicinandomi alla finestra.
Godo della vista del tramonto, girando il bicchiere tra le dita.
Stranamente non sono nervosa, solamente un po’ estraniata.
Ecco la conversazione che immagino di avere da anni. Certo, non è proprio come me l’aspettavo…
Se credevo di ritrovare un uomo disperato, ancora innamorato follemente di me, mi sbagliavo in pieno. Ma non mi ferisce, nemmeno questo. Voglio solo essere qui per chiarire tutto.
Per non avere ombre, fantasmi del passato che tornano a farmi visita, questioni non risolte che ti fanno chiedere ‘e se fosse andata diversamente?’.
-Se ti avessi invitata, saresti venuta?-
-Sicuramente no-
Accenno un sorriso che ritrovo in lui, solamente un po’ più amareggiato.
-Ma hey, avrei apprezzato il gesto. Pensavi che non avresti mai amato nessun’altra…lo pensavamo entrambi. Ed invece guardaci adesso. Una diciottenne ed un trentottenne innamorati, felicemente aggiungerei. Fred sembra una tipa a posto, cordiale, socievole. –
-Ma?-
Sobbalzo leggermente nel sentirlo accanto a me. Osservo il suo profilo, mentre guarda anche lui il tramonto, appoggiato coi gomiti alla finestra.
-Io non aggiungo nessun ma. Fallo tu, se ce n’è davvero uno.-
-Mi avessi fatto questa domanda qualche anno fa, la risposta avrebbe occupato una serie di enciclopedie!-
-E perché mai?-
-Perché lei non era te-
Il sorriso passa, e anche lui mi guarda.
-E’ troppo grigia per te, te ne rendi conto?-
-Mentre tu eri il mio sole. Cosa vuoi che ti dica, Summers…mi dispiace.-
No, non con quello stesso tono.
Con quello sguardo, che mi aveva mostrato il dolore, quello palpabile, che uccide nel profondo.
Un dolore conosciuto così, di passaggio, ma troppo presto per me.
E adesso lo rifà, lasciando una scia di amarezza nel silenzio che ci circonda.
Racchiude una ciocca di capelli tra le dita, sfiorandoli delicatamente, leggendoci misteriosi segreti che solo lui può vedere.
-Ti chiedi mai come sarebbe stato? Senza tua madre, senza Sebastian…io e te, un’altra situazione, un’altra vita, magari.-
-Immaginarlo sarebbe stato sognare. Sì Spike, l’ho fatto tante, troppe volte. E non si vive di sogni, non per sempre. –
-Non ti sto chiedendo di farlo adesso, ma…saremmo potuti essere felici? Hai visto un sorriso, sui nostri volti?-
Resto in silenzio, sconvolta dal tono delle sue parole, dalla profonda angoscia che esse assumono nella mia mente, facendomi tornare ad altri tempi e altri luoghi, dove sarebbe bastato chiudere gli occhi, per vedere la felicità accanto a noi due, ai nostri nomi, com’era nel mio diario segreto di allora.
Buffy&Spike, x sempre.
Lui lascia andare i miei capelli, sospirando ancora al mio fianco.
-Non lo so, Spike. I sogni possono diventare incubi…-
-Buffy…-
Prende delicatamente il mio braccio…o sono semplicemente io che mi faccio afferrare, non so quale sia, delle due.
Si assicura che io lo stia guardando dritto negli occhi, prima di parlare.
E lo faccio, perché non solo non ho nulla da perdere, ma anche perché se questo è davvero il momento della verità, voglio che non ci sia nessuna bugia.
Come me e Sebastian. Assoluta sincerità, parità.
Anche se non sto per sposare Spike, non sarà il padre dei miei figli, solo un ricordo, un nome su un foglio, una foto trovata per sbaglio tra le pagine di un vecchio diario ingiallito.
Spike, Spike, Spike.
Amato, odiato, rimpianto…eccomi, mi hai presa adesso.
Ti ascolto, non scappo più…non ho più ali da bruciare, né lacrime da versare.
-Sono passati anni, anche troppi, ed è ora che tu sappia davvero quello che ho sentito…ciò che dovevo dirti…-
-Ricordare non farà così male. Ti ascolto.-
-Non ho mai avuto intenzione di ferirti, in nessun modo. E quando dico mai…-
-So a cosa ti riferisci-
Lo precedo, prendendo la sua mano nella mia.
-Spike, ti ho già perdonato molto tempo fa per ciò che è successo. Non mi devi altre scuse…credo che dimenticare sia la cosa migliore, per tutti e due. Che senso ha ferirti, pensando ancora a quella sera? L’errore non è stato solamente il tuo, perciò puoi considerare l’argomento chiuso…-
-Ma non sai neppure il perché…non di quello che.. volevo fare io, quell’imperdonabile errore…Buffy, tu ti sei sentita tradita, e ne avevi ogni ragione. Ma se solo mi avessi chiesto il motivo, ti avrei spiegato tutto…-
Mi distacco velocemente da lui, impedendogli di vedere i miei occhi lucidi, nel ricordo di quella serata.
-Tu e Julie stavate insieme. Che altro c’era da aggiungere? Vedi, errori. Il tuo, ed il mio…avrei dovuto dirti subito che tra me e Sebastian era nato qualcosa. Eppure non l’ho fatto, così come te…e scoprirlo mi ha ferita. Ero una quindicenne Spike, ti aspettavi che facessi i salti di gioia? A quell’età tutto è…amplificato, ecco. Una cotta può diventare l’amore della tua vita, cose che, come il tradimento, capitano ogni giorno…ti distruggono. E bada bene che nonostante tutto, non ti sto giustificando. –
-Julie sapeva di noi..-
-Cosa?-
Con uno scatto mi ritrovo nuovamente di fronte a lui, accigliata e confusa.
-Aveva trovato quella lettera. L’aveva tenuta per sé, facendone copie su copie.
Non le interessava dirlo a Joyce, a meno che io non l’avessi accontentata nel…-
-Nello stare con lei-
Sussurro debolmente, guardandomi attorno.
-Ero follemente innamorato di te, non ti avrei mai tradita, mai…ma se non l’avessi fatto, Julie avrebbe detto tutto a tua madre e allora…per te sarebbe stata la fine. Avrei preferito lasciarti andare da me, piuttosto che vederti distrutta…e poi, ho fatto quell’imperdonabile errore…-
Mi lascio abbracciare, confortare dalle sue braccia, mentre i pezzi cominciano a combaciare, uno ad uno. Lui mi amava, e per colpa di Julie…
-Ora, Buffy, la domanda è…cambia qualcosa, per te?-
-Spike, sei sposato- Dico con un tono molto più acido di quello che vorrei.
-A certe cose ormai non devi più nemmeno pensarci…abbiamo scelto strade diverse, ed ecco dove ci hanno portati-
-Appunto! Di nuovo insieme, non capisci? Il destino ti ha guidato fin qui..-
-Spiacente deluderti, è stato l’autista della limousine. E’ passato troppo tempo ormai…quella Buffy non ero io. Eri attratto…bhè, sinceramente non so da cosa, ma quello che ti piaceva di me, non credo ci sia più!-
-E allora perché da ieri non faccio altro che pensare a te?-
-Sono uno svago interessante, ecco tutto.-
-Certo. A chi vogliamo darla a bere? Ti penso ancora...ti sento, lo capisci?-
Indietreggio, non appena lo vedo avvicinarsi troppo.
-Spike, no.-
-Ti amo ancora Buffy…-
Si spinge sempre più avanti, fino a farmi ritrovare tra lui ed il muro.
-Non hai anche tu un dejà vu?-
-Del tipo?-
-Del tipo…Spike è il nome di un cane…-
Ci pensa su, ghignando.
Toccandomi i capelli, le spalle, il collo…
-Summers, mi sei mancata tanto…ti amo, ti amo…-
Scende a baciarmi il collo, accarezzandomi le braccia con il suo tocco gentile.
Lo guardo attonita, incerta, mentre la sua mano sale a tenermi il viso.
-Sei bellissima, piccola…-
Il suo alito sul collo, poi accanto alle labbra…lo spingo via con decisione, allontanandomi fino all’altro capo della stanza.
-No. Mi dispiace Spike, ma non posso ricambiarti. –
Non mi importa della delusione nei suoi occhi, o del bruciore che sento nei miei.
-Forse venire qui è stata una cattiva idea…-
-No, aspetta! Buffy...voglio rivederti. Non importa dove, ma prima che tu parta…-
-Non mi sono mai piaciuti gli addii…-
-Non lo sarà, se tu lo vorrai. Non dipende da me. Tra me e Fred non c’è mai stata una grande passione, nonostante le voglio un gran bene.-
Mi guarda, aspettandosi qualcosa, ma non ho ancora capito cosa.
-Vuoi la verità, o una bugia?-
-Bene, allora mentimi…-
Prendo un profondo respiro, avvicinandomi a lui, ma con cautela.
Accarezzo il suo volto, imprimendo nella memoria ogni particolare.
-Sei l’unico per me, Spike.-
-Mai nessun altro?-
-Mai-
Sento nuovamente il suo corpo tendersi ed avvicinarsi.
Lentamente, con dolcezza, lascio scivolare le mie labbra sulle sue.
Dura solo pochi secondi, ma credo sia meglio di mille parole.
Nessun bisogno di parlare, chiedere, rispondere…ecco tutto. Adesso sa che ci sarà un noi, in un futuro, anche se lontano. Che una parte di me lo ama.
Per adesso però, è giusto così.
Stringo la sua mano più forte, sorridendogli amaramente.
-Io ti amo…-
Non è convinto, nè disposto a crederci realmente.
Lascio la mano, lanciandogli un ultimo sguardo; poi esco dalla stanza, dall’edificio, dalla sua vita.
Per ora.
*****
Epilogo
-Vuoi tu, Elizabeth Anne Summers, prendere il qui presente Edward Sebastian Valmont come tuo legittimo sposo, per amarlo, onorarlo e rispettarlo finchè morte non vi separi?-
Tutto canta, in questa bellissima giornata.
I dolci cinguettii degli uccelli sugli alberi, le grida dei bambini che si rincorrono attorno al gazebo…lo sguardo dei miei amici, qualcuno commosso, come Willow e Xander, altri assolutamente felici e radiosi, come Faith e Luke, il suo nuovo amore.
E poi ci siamo io e lui, io ed il mio Sebastian.
Sembra un sogno, nel suo completo nero. Elegante come sempre, bello da togliere il fiato.
E questo insulso prete, ha anche il coraggio di chiedermi se lo voglio?
-Si, lo voglio-
E l’ho voluto davvero tanto, se per averlo ho rinunciato all’altro grande amore della mia vita.
Poi, non posso più esprimere un pensiero chiaro. Gli invitati scoppiano in festeggiamenti, urla, riso a volontà.
Stringo le mani di Sebastian, mio marito, vedendo la felicità dei miei occhi riflessa nei suoi, realizzando finalmente che l’attesa è finita. Lo scambio delle promesse, degli anelli, il bacio…dolce come mai, travolgente, che ci legherà per sempre.
-Ed è appena cominciata, amore-
Mi sussurra, portandomi via in braccio, coprendoci dai chicchi di riso che si intrufolano nelle pieghe del mio abito bianco.
-Già…la nostra vita insieme-
E’ solo due ore più tardi, quando tutti, attirati dal buffet e dai balli, si sono allontanati da noi, che riesco a sedermi accanto a mio marito.
-Amore, sei stanca?-
-Per niente. Sono incinta, mica malata!-
-Già, ma non vorrei che la tua testardaggine stancasse nostra figlia, ecco tutto.-
Poggio la testa sulla sua spalla, guardandolo meglio.
-Speri che sia femmina?-
-Sai, non mi dispiacerebbe avere per casa un’altra piccola Buffy…-
-Oh, credo che ben presto ne avrai fin troppo anche di quella adulta!-
-Cosa dici, cominciamo ad aprire i regali? Chissà che qualche fantastico dono non possa distrarti dai tuoi vaneggiamenti. Non mi stancherò mai di te. Mai.-
-E regali siano!-
Mi dirigo verso la tavola, piena di pacchetti bianchi e blu.
Afferro una piccola busta, che avevo già adocchiato stamani.
Aprendola, non resto sorpresa nel vedere l’elegante calligrafia che l’ha scritta.
Ho ricevuto l’invito…ma sai, come hai detto tu…
Sicuramente non sarei venuto.
Eppure ti ho pensato, oggi, come sempre.
Auguri, sii felice.
Vivi con lui la gioia che non sono stato in grado di darti io…
non farti mai ferire, né abbattere.
Sei grande, Summers. Ricordalo tu, come lo faccio io…
Non appena terminerò il mio viaggio di lavoro a Tokyo, porterò Fred in vacanza.
Se lo merita anche lei, sai…
Non prenderlo come un addio.
Tornerò, lo sappiamo entrambi…che sia tra 5 anni, o 10, o in un’altra vita…
ma resterò solo se mi vorrai.
Con amore.
William
Ripiego la carta tra le mani, mentre Sebastian mi osserva, curioso.
-Di chi era?-
-Di William. E’ a Tokyo, non è potuto venire per questo. –
-Ti manca?-
-Un po’…-
-Tornerà, non è vero?-
Lo abbraccio dolcemente, accarezzandogli i capelli mielati.
-Non lo so…-
-E se….-
-Amore, zitto.-
Gli tappo la bocca con un bacio, cominciando a far valere i miei diritti di moglie.
-Non mi interessa. Ho voglia di torta al lampone…-
E rientriamo tra gli ospiti, incredibilmente raggianti, davvero, davvero felici.
Gli occhi blu dei sogni, diventano quelli di Sebastian…così come tutto il resto.
A volte i sogni vanno interpretati….e so che adesso, il mio principe l’ho davvero trovato.
Fine
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