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2005

Criminal Games

by Ashlee
tradotta da Flo83

Subject: AU (tutti umani).
Warnings:No.
Rating:NC17.
Genere: Romance.
Lunghezza: 40 Capitoli (67980 parole)
Summary: William 'Spike' Giles č uno dei pių noti ladri d'arte e nonč; mai stato catturato. Essendo uno degli uomini pių facoltosi del paese, č sempre riuscito ad evitare l'arresto mantenendo un elevato tenore di vita. Quando l'agente dell'FBI Buffy Summers ō assegnata a lavorare al suo caso sotto copertura, si ritrova in un gioco che non č affatto sicura di riuscire a vincere.
Disclaimer: Non possiedo niente, ecc ecc ecc.
Permesso dell'autrice: Thank you for asking! I don't mind any translations as long as my name stays on as the original author. ~Ashlee
Link per la ff originale: http://spikeluver.com/SpuffyRealm/viewstory.php?sid=12748



Capitoli: 1 | 2 | 3 | 4 | 5 | 6 | 7 | 8 | 9 | 10 | 11 | 12 | 13 | 14 | 15 | 16 | 17 | 18 | 19 | 20 | 21 | 22 | 23 | 24 | 25 | 26 | 27 | 28 | 29 | 30 | 31 | 32 | 33 | 34 | 35 | 36 | 37 | 38 | 39 | 40 | 41 | 42 | 43 | 44 | Epilogo



Capitolo 1 - Cambiamento di piani

Inclinando la testa per osservare il quadro, Buffy assaggiò il suo champagne, fissando pigramente il pezzo d'arte mentre spostava i capelli lontano dalla guancia, quasi cercando di ottenere una migliore visuale.

“Stupendo”

Voltandosi al suono dell'accento inglese, Buffy inarcò un sopracciglio verso l'uomo biondo in piedi accanto a lei. “Lo è”, disse con un leggero cenno di assenso.

“Intendevo colei che l'ammira”, replicò lui con un leggero sorriso compiaciuto, squadrandola dall'alto in basso mentre si mordeva il labbro inferiore, ammirando le curve che erano sottolineate dal vestito nero.

Quasi ridendo mentre scuoteva la testa, Buffy sospirò. “Per favore dimmi che questa frase di solito non funziona”

“Non lo saprei, amore. Non l'ho mai provata prima. Sono William Reed”, disse lui, allungando la mano.

La familiarità del nome la colpì mentre accettava la sua mano, sorridendo quando lui gentilmente ne baciò il dorso. “Buffy Summers”

“Allora, Buffy Summers, sei nel mondo dell'arte?” chiese lui, inclinando la testa per guardarla con interesse.

“Mi diletto” disse lei con un piccolo sorriso, guardando mentre William afferrava due flutes di champagne dal vassoio di un cameriere, aspettando fino a quando Buffy posò il suo bicchiere sul vassoio e accettasse quello che le offriva lui.

“Diletti?” chiese dopo un momento, lanciando un'occhiata in giro per la galleria d'arte mentre la gente continuava a mulinare intorno, osservando i dispendiosi pezzi.

“Mia madre era un'artista” disse lei, riportando la sua attenzione al quadro.

“Summers” disse piano William, in apparenza esaminando il nome. “Non posso dire di ricordare questo nome”

“Robertson” lo corresse Buffy. “Non figurava come Summers”

“Joyce Robertson” disse lui in tono sommesso, annuendo mentre trovava posto al nome. “Sono stato dispiaciuto di sentire della sua scomparsa”

“Grazie”, mormorò lei, abbassando lo sguardo sullo champagne, e guardando il liquido compiere un giro nel cristallo.

“Sei un'artista?”

“Non proprio” replicò Buffy con un sorriso tranquillo, evitando i suoi occhi mentre lanciava uno sguardo per la stanza. “Penso sia rilassante dipingere, ma non mi qualificherei come un'artista”

“Sono sicuro che sei troppo dura con te stessa” disse lui con un sorriso dolce.

Azzardando uno sguardo da una parte all'altra della stanza, Buffy aggrottò le sopracciglia quando vide Rupert Giles farle segno prima che lei lentamente si voltasse a guardare William. “Scusa se interrompo così bruscamente”, disse con un sorriso pieno di rammarico. “Penso sia ora che dichiari conclusa la mia serata”

“Comprensibile”, rispose lui, controllando il suo Rolex. “Devo andare, io stesso. Vorresti un passaggio?”

“Grazie, ma sono venuta con la mia macchina” disse lei con un leggero cenno del capo.

“In questo caso… ti dispiacerebbe se ti chiamassi un giorno?”

Sollevando un sopracciglio per la rudezza del suo approccio, Buffy sorrise lentamente. “Veramente, sì'” disse lei, mordendosi il labbro per soffocare la risatina all'espressione abbattuta di lui. “Posso chiamarti io, però”

Sorridendo quando si rese conto di quello che lei stava dicendo, lui cercò nella sua tasca, porgendole un biglietto da visita con nessun logo d'affari sopra. Buffy aggrottò le sopracciglia ma non disse niente, osservando il biglietto.

“Grazie” disse piano, alzando gli occhi verso quelli di lui. “Terrò questo”

“Buono a sapersi” disse lui, prendendo la sua mano per la seconda volta quella sera e depositandoci sopra un lieve bacio.

Vedendo che Giles stava diventando sempre più frustrato, lei velocemente si scusò e si fece strada lungo l'atrio della galleria, lanciando un'occhiata in giro prima di seguire fuori l'uomo più anziano attraverso una porta laterale che conduceva in un vicolo.

Assicurandosi di essere soli, Giles si voltò verso Buffy con espressione incredula. “Cosa stavi facendo?”

“Cosa?” chiese lei confusa.

“Stavi parlando con Spike Reed”

Gli occhi di Buffy si allargarono mentre lanciava uno sguardo oltre la sua spalla, guardando la porta della galleria. “Io-io non l'avevo riconosciuto… i capelli e… sei sicuro che fosse lui?”

“Positivo” rispose l'uomo più anziano. “Cosa voleva?”

“Lui stava… stava flirtando con me” disse lei piano.

“Flirtando con te?” ripeté lui, aspettando finché Buffy annuì. “E non ci sono stati segni di O'Neill?”

“No”, disse lei, scuotendo la testa, tornando al suo capo. “Ma quei due non frequentano esattamente gli stessi circoli, quindi probabilmente si eviteranno l'un l'altro, giusto?” chiese lei, ancora un poco sorpresa per la nuovissima rivelazione della serata.

“Molto probabilmente”, disse Giles, lanciando uno sguardo alla porta. “Se Reed sta progettando qualcosa, O'Neill vorrà di sicuro starne lontano”

“Quindi stanotte è fallita?”

“Non necessariamente”, disse lui, un lieve sorriso si fece strada mentre formulava un piano.

“Non mi piace quello sguardo, Giles” disse Buffy, stringendo gli occhi mentre i suoi nervi prendevano il sopravvento.

“Invece di infiltrarti in O'Neill… Penso che avremo un cambiamento di piani”

“Questo non è bello”, mormorò lei con un sospiro.

***

“E siccome Reed ha a quanto pare preso in simpatia l'Agente Summers, avremo un cambiamento nel programma”, Giles informò il gruppo di persone il giorno successivo mentre puliva i suoi occhiali con un panno morbido. “Angelus O'Neill sarà ancora all'ordine del giorno, ma deve essere rimandato”

“Non mi piace questo, signore” disse Buffy, scuotendo la testa. “O'Neill è un assassino a sangue freddo e in apparenza un pericolo più grande. Non avrebbe senso perseguire lui per primo?”

“O'Neill è in Europa”, rispose Giles, ottenendo l'intera attenzione di tutti nella stanza. “Londra, a quanto pare, il che spinge Reed in cima alla nostra lista delle priorità. E siccome abbiamo una chiara opportunità, l'Agente Summers andrà sotto copertura e lavorerà dall'interno. Qualche domanda?” chiese, guardando per la stanza il gruppo di agenti dell'FBI. “Molto bene. La riunione è sospesa”

Mordicchiandosi nervosamente l'unghia del pollice, Buffy rimase dov'era mentre tutti uscivano in fila dalla stanza.

“Non hai bisogno di preoccuparti, Buffy” disse Giles, mettendo in ordine alcuni fogli sulla sua scrivania prima di andare verso di lei e porgerle un grosso fascicolo. “Tutto quello che hai bisogno di sapere su Spike Reed. È un criminale pericoloso, ma mi sento più sicuro affidandotelo a te piuttosto che aspettare che Angelus mostri la sua faccia. Quindi qual è il problema?”

“Ero preparata per Angelus”, rispose lei. “Non so niente su Spike Reed”

“A questo serve il fascicolo”, disse lui, facendo un cenno al raccoglitore che ora si trovava di fronte a lei.

“Grazie, Giles”, mormorò lei, alzando lo sguardo sul suo padre putativo, l'uomo responsabile del fatto di aver intrapreso la carriera nella Bureau. Raccogliendo il fascicolo, tirò la sedia all'indietro con trepidazione, ascoltandola strisciare lungo il pavimento, prima di uscire dalla porta.

Facendo correre una mano attraverso i capelli mentre faceva un profondo respiro, Buffy guardò il pesante fascicolo prima di procedere verso il suo ufficio. Quasi sbattendo la porta, lei chiuse gli occhi mentre vi si ci appoggiava contro.

‘Come riuscirai a farlo?', si chiese. Non conosceva Spike,ma conosceva la sua reputazione e sapeva che essere abbastanza attratta da un criminale al primo sguardo non era una buona cosa. ‘Almeno questo posso combatterlo', pensò. E aprire il fascicolo era un buon modo per ricordarle di questo fatto mentre leggeva superficialmente la prima pagina.

Uno dei più brutali uomini d'affari del mondo, William Reed (alias ‘Spike') è un criminale ingegnoso e astuto - non è mai stato incriminato, sebbene siano state presentate delle accuse in quattro precedenti occasioni. Una volta che inizia qualcosa, non si ferma fino a quando tutto sul suo cammino è neutralizzato. Ricco, potente, non teme di procurarsi quello che vuole – affari, beni materiali, o persone, è veramente un milionario. Dopo aver ereditato i suoi soldi dalla sua famiglia, ha preso in carico l'azienda familiare e l'ha trasformata in qualcosa di ancora più grande. Conosciuto come ‘William The Bloody' nel mondo degli affari (il nome originato forse anche per la sua condotta nel mondo del crimine, ma questo non è mai stato provato) è uno spietato manipolatore.

Un individuo molto pericoloso e un noto assassino, ma mai condannato, ha presumibilmente ucciso diverse persone che erano devote, in qualche forma, a Angelus O'Neill. I due erano soliti essere amici, ma spesso traggono più piacere nell'odiarsi l'un l'altro.

Ammiratore dei pittori Impressionisti, e benché compri legalmente un grande numero di pezzi, sembra più divertirsi a rubarli che al possederli. Spesso descritto come a sangue freddo e spietato…

Chiudendo il file, Buffy lo lanciò sulla scrivania, non volendo leggere oltre.

Sei un agente dell'FBI”, disse, avendo bisogno di farsi un discorsetto di esortazione. “Sai maneggiare uomini due volte più grandi di te, quindi non fare la pappamolle ora. Finalmente hai avuto un incarico importante”

Sentendo bussare alla porta, Buffy si voltò e l'aprì, leggermente sorpresa quando vide Giles dall'altro lato.

“Ecco le informazioni per la tua identità”, disse lui, dandole un piccolo raccoglitore di fogli.

“Gli ho tipo già detto che il mio nome è Buffy Summers”, disse lei con espressione imbarazzata.

“Ho pensato ad una cosa del genere. Negli elenchi della Bureau sei iscritta come Elizabeth Summers, quindi non c'è molto per un legame. Sono certo che lui controllerà o ha già controllato il tuo background dettagliatamente, e siccome avevamo già mascherato con successo la tua identità quando pensavamo saresti andata dietro O'Neill, non sarà un problema. Tutte le normali informazioni sono tuttavia pertinenti – questo include il tuo passaporto e altri documenti a nome ‘Buffy Summers'”

“Commerciante d'arte indipendente, straordinario” disse lei con un cenno del capo, confermando la storia di copertura che la maggior parte della gente conosceva.

“Quando progetti di stabilire il contatto?”

“Presto” disse lei con un cenno. “Userò il mio cellulare da casa – c'è troppa possibilità che un altro agente possa entrare qui e non voglio preoccuparmi che la mia copertura sia rovinata”

“Va bene. I congegni sono stati messi per il dispositivo per controllare le tracce. Non sarà un'unità audio o video a questo punto. Reed è un uomo furbo, e preferirei che fosse completamente a suo agio con te” disse lui, voltandosi verso la porta.

“E mi uccida”, aggiunse Buffy.

“Conosci le probabilità che questo avvenga”, disse Giles, non risparmiandole un'occhiata.

“Giles?”, disse lei, attirando la sua attenzione di nuovo su di sé mentre nervosamente si muoveva irrequieta vicino alla sua scrivania. “Si presume che entri in relazione con lui…questo tipo è uno dei più potenti uomini del paese”

“Una ragione di più perché noi lo catturiamo, Buffy”, replicò lui.

“Che succede se vuole portarmi sul suo jet privato e volare da qualche parte fuori del paese? Sai che trascorre la maggior parte del suo tempo a Londra, e non è che quella sia la mia zona di sicurezza. Se non voglio far saltare la mia copertura, devo andare, e se vado… sono sola”

“Buffy”, disse lui in tono gentile. “Tu sei uno dei più abili agenti che conosco. Se qualcuno sa trattare quello che Spike Reed propone, saresti tu”

“E se ‘propone' la sua pistola e quella è la fine?”

Giles rimase silenzioso per un momento prima di dare un colpetto gentilmente sulla spalla di Buffy. “Non ucciderebbe mai una donna innocente”

“E un agente dell'FBI sotto copertura?”, chiese lei, la mascella contratta mentre lo guardava.

“Una soluzione molto semplice a questo problema, Agente Summers”, disse Giles, ritornando nel ruolo del suo capo.

“E sarebbe, signore?” chiese lei con calma.

“Non farti scoprire”

Capitolo 2 - Conversazione nascosta

“Non farti scoprire”, mormorò Buffy, sbattendo la porta di casa sua più tardi quello stesso giorno. “Facile da dire per lui”

Scrollandosi di dosso il cappotto e facendo cadere di peso il file su Spike Reed su un tavolo vicino, camminò lentamente attraverso la casa, lanciando le chiavi sull'isola della cucina mentre andava verso il bancone. Schiacciando il bottone della segreteria telefonica, scorse la posta, mettendo in ordine le bollette mentre i messaggi iniziavano.

“Hey, Buffy, sono io”

Buffy sorrise al suono del tono cinguettante della sua migliore amica.

“Mi sembra di non sentirti da mesi. Fammi una telefonata al più presto prima che mi preoccupi sul serio per te. Dobbiamo andare a pranzo fuori un giorno che non sei troppo impegnata col lavoro. Mi manchi”

“Mi manchi anche tu, Willow” disse lei con dolcezza, sfogliando la posta, e prendendo mentalmente nota di chiamare la sua amica mentre la segreteria scattava al messaggio successivo.

“Solo un promemoria del fatto che non ti sarà necessario venire in ufficio, Buffy. Tutte le consegne della prossima transazione potranno essere trattate attraverso il cellulare della compagnia”

“Astuto, Giles”, borbottò lei. “Pensi che Reed abbia già messo una spia nel mio telefono?” chiese alla casa vuota, aprendo con uno strappo una busta e guardando i contenuti prima di lanciarla sul bancone e iniziare con la successiva bolletta.

Tutto il suo corpo sembrò paralizzarsi quando la segreteria scattò al messaggio successivo.

“Miss Summers”

Sentendo la voce di Spike diffusa nella sua cucina, di riflesso strinse il ripiano, non sicura di cosa fare di questo nuovo sviluppo.

“Perdoni la sorpresa della mia chiamata, dato che non mi ha realmente dato il suo numero. Cosa posso dire? Non potevo aspettare”

Il sorriso era ovvio nella sua voce quando Buffy si voltò verso la segreteria, fissandola come se Spike si materializzasse da lì da un momento all'altro.

“Vede, so che è un preavviso breve, ma do una cena stasera e mi piacerebbe se lei ci raggiungesse. Confido nel fatto che abbia ancora il mio biglietto… non esiti ad usarlo”

Lo scatto del telefono risuonò nella stanza, lasciando Buffy a meditare su quello che aveva appena detto. Ovviamente lui aveva chiamato di recente, dato che il suo messaggio era dopo quello di Giles. Sapeva che le sue informazioni personali erano state mascherate visto che la Bureau aveva progettato di infiltrarla nella vita di O'Neill, se fosse stato possibile, ma quello non significava che Spike non avesse potuto farla seguire quella mattina.

E se l'aveva fatta seguire a lavoro e ora le stava mettendo su una trappola?

“Solo un modo per scoprirlo”, mormorò a se stessa, prendendo il cordless e fissandolo per un lungo momento.

Considerò brevemente di chiamare Giles per avere la sua opinione sulla situazione ma decise di no. Questo era il suo primo grande caso, e benché non fosse esattamente una missione solitaria, lei l'avrebbe fatta da sola. Non poteva chiamare il suo mentore ogni volta che qualcosa la rendeva nervosa. Specialmente considerando che questo era il suo incarico e Spike glielo stava rendendo molto più semplice.

Componendo il numero che aveva memorizzato, Buffy lo ascoltò suonare, mordendosi il labbro mentre camminava a grandi passi per la cucina.

“Pronto?”

Aprendo la bocca, si preparò a dire ‘Spike', realizzando che lui non le aveva detto il suo soprannome. “Signor Reed”, disse dopo un momento, cercando di mantenere il tono di voce leggero, ricordando a se stessa che era un agente federale.

“Miss Summers?” replicò lui in tono lieto. “Spero che stia chiamando per accettare il mio invito?”

“Mi chiami Buffy. Ed è terribilmente sicuro di se stesso, signor Reed” disse lei sommessamente, sentendolo camminare lungo il pavimento.

“Non arrivi dove sono essendo insicuro sulle cose, Buffy”, replicò lui con voce soddisfatta, il suo nome che praticamente rotolava lungo la sua lingua. “La mia sicurezza e determinazione innanzitutto sono quello che mi ha portato qui. E chiamami Spike”

“Spike?” ripeté lei, fingendo innocenza.

“Soprannome. Me l'hanno dato alcuni vecchi colleghi di lavoro”

‘Ci scommetto', pensò Buffy, mordendosi il labbro.

Inspirando piano per calmare i nervi, fece correre una mano lungo il ripiano del bancone, cercando di distrarsi mentre la guardava scivolare lungo le piastrelle. “Ascolta, Spike, riguardo stasera-“

“Manderò una limousine a prenderti alle otto”

Battendo gli occhi per la sorpresa, Buffy aprì e chiuse la bocca diverse volte per rispondere. “Non ho esattamente accettato”, disse alla fine, un accenno di irritazione si fece largo nella sua voce.

“Perché prolungare l'inevitabile?” chiese lui con un sorriso nella voce.

Rendendosi conto che lui era abituato ad avere donne ad ogni suo cenno e chiamata, Buffy finalmente si rilassò, voltandosi per saltare sul bancone capendo come avrebbe potuto giocare a questo gioco. “Allora temo che dovrò declinare la sua offerta, Mr Reed”, disse, praticamente sentendo la schiena di lui raddrizzarsi mentre il buon umore nel suo tono svaniva.

“Scusi?”

“Non sono un'avventura da una sola notte o una potenziale conquista. Ho paura che non mi piacciano le persone che prendono le decisioni per me. Buona serata, Mr Reed”

Sorridendo quando lo sentì praticamente farfugliare dall'altro lato del telefono, Buffy piegò la testa di lato, ascoltando con attenzione.

“Buffy, aspetti”

“Sto aspettando”, rispose lei, controllandosi le unghie.

“Mi dispiace”, disse lui, sembrando sincero per la prima volta. “Le sarei grato se fosse presente stasera, Miss Summers”, continuò, assumendo un accento da alta classe inglese.

“Beh, dato che lo ha chiesto così gentilmente”, disse lei con dolcezza. “Immagino che sia okay. E ti ho detto di chiamarmi Buffy”

“Va bene, amore. Manderò una macchina per te alle otto”

“Come sai dove vivo?” chiese lei, sapendo esattamente come lui lo sapesse.

“E' il mio lavoro”

“Davvero?” replicò lei scetticamente come se non avesse idea di chi lui fosse. “Lavoro interessante”

“Non ne hai idea”, disse lui in un sussurro seducente.

***

In piedi nella sua stanza un'ora dopo, Buffy esaminò il vestito con il corpetto a prendisole che sottolineava tutte le sue migliori risorse. Guardando la profonda scollatura, la seta rosso sangue e la fluente gonna mentre la stoffa toccava a malapena il pavimento, lei continuò a guardare con occhio critico il suo aspetto. I suoi capelli erano tirati indietro in una piega elegante, lasciando alcuni pezzi sciolti ad incorniciare il viso per completare il look.

Dopo aver finito i ritocchi secondari al trucco, velocemente scivolò nei suoi sandali a tacco alto prima di andare verso l'armadio.

Frugando nel contenuto per un momento, sorrise quando trovò lo scialle di seta abbinato, voltandosi per lanciarlo sul letto. Dopo aver scelto una borsa, guardò in basso al pavimento prima di prendere un profondo respiro. Raccogliendo il vestito e cadendo attentamente in ginocchio, alzò la falsa tavola sul fondo dell'armadio, estraendo la pistola più piccola che possedesse.

Controllò velocemente i proiettili, lanciò uno sguardo desideroso alla Heckler & Koch USP MATCH appoggiata a lato, riflettendo un momento prima di scuotere la testa. Una pistola era già abbastanza rischio, e considerando che era la prima sera del suo scoprire cose su Spike, non poteva mettere a repentaglio la sua posizione prendendo un'arma più pesante. Sarebbe venuta più tardi, quando sarebbe stata a suo agio vicino a lui e a casa sua. A controbilanciare la pistola più piccola, lei afferrò un coltello a scatto e lo assicurò nella rigatura della sua borsa.

Mettendo la pistola nel suo fodero sul suo interno coscia, lasciò ricadere il vestito a terra, voltandosi in ogni modo immaginabile per assicurarsi che non ci fossero linee evidenti che indicassero che era armata.

Soddisfatta del fatto che non sarebbe stata scoperta e che aveva opportuna protezione se fosse successo, Buffy lentamente accennò con la testa come se stesse dando alla sua immagine riflessa coraggio.

“E' ora di iniziare lo spettacolo”

Capitolo 3 - False impressioni

Dimenandosi per tutto il viaggio fino al palazzo, Buffy si aggiustò nervosamente la gonna una mezza dozzina di volte mentre la limousine proseguiva verso la sua destinazione. Arrivando in cima alla collina, riuscì a vedere le luci da lontano, alzando un sopracciglio di fronte all'enorme pianura erbosa che si allargava davanti alla casa, bloccandola dalla vista da cancelli mentre la strada si avvolgeva attorno alla collina, portando alla vista la casa.

“E' una pista di atterraggio elicotteri”, mormorò a se stessa, guardando per un momento la collina prima di concentrarsi sulla casa. I campi spaziosi erano meticolosamente decorati con parchi e giardini, accentuando la grandezza della casa mentre si avvicinavano. Dozzine di macchine erano parcheggiate sul lungo viale stradale, e ospiti stavano ancora camminando per raggiungere i gradini di pietra e scomparire dietro la doppia porta aperta, dove un lampadario poteva essere visto nel foyer.

“Oh mio Dio!” mormorò lei, mordendosi il labbro quando la limousine si fermò. Stringendo forte la borsa mentre l'autista girava attorno alla macchina e le apriva la portiera, immediatamente divenne la persona che aveva bisogno di essere.

Con grazia prese la mano che le veniva offerta e gli permise di aiutarla ad uscire dalla macchina, sorrise e lo ringraziò, assicurandosi più fermamente lo scialle attorno, domandandosi pigramente perché avesse scelto un vestito che era del colore del sangue.

Mantenendo un'espressione indifferente sul viso, lentamente iniziò a salire per i gradini principali, alzando un sopracciglio quando venne immediatamente bloccata da due enormi uomini in smoking.

“Invito, signorina”

“Non ho un invito” disse lei con incisività nella voce.

“Allora non entrerà lì”

“Il mio invito è stato fatto per telefono”, disse lei, stringendo le braccia attorno al corpo.

“Sì, il suo e quello di un mucchio di altra gente che vuole entrate”, la informò l'altro uomo. “Senza invito non si entra”

Roteando gli occhi, Buffy si voltò ed iniziò la sua discesa lungo gli scalini. Non valeva la lotta – avrebbe trovato qualche altro modo per arrivare a Reed.

Ascoltando il rumore dei suoi tacchi che battevano contro la pietra, lei si fermò quando sentì il suo nome. Voltandosi con un sopracciglio alzato, Buffy strinse le braccia attorno al corpo, tirandosi lo scialle più vicino mentre guardava Spike apparire apparentemente dal nulla, correre lungo i gradini.

“Vai via così presto?” le chiese con un sorriso quando si fermò di fronte a lei.

“A quanto pare non sono un ospite gradito”, disse lei, lanciando un'occhiata ai muscoli vicino alla porta.

Spike guardò oltre la sua spalla, serrando la mascella quando capì cosa era successo. Si voltò mentre prendeva un profondo respiro, rivolgendo a Buffy il suo più affascinante sorriso. “Mi spiace per quello, passerotto”, disse prima di ridurre la voce ad un bisbiglio. “Per favore non andartene”

“Mi vuoi davvero qui?” chiese lei con calma, lanciando un'occhiata all'imponente dimora.

“Non l'avrei chiesto se non lo volessi” replicò lui, prendendole la mano nella sua e conducendola lentamente su per le scale.

Silenziosamente lo seguì, la sua mano fermamente stretta in quella di lui, lei lo guardò con interesse mentre la manovrava affinché la sua mano poggiasse sul retro della sua schiena, guidandola attraverso la porta. Quasi avvertendo lo sguardo furioso che proveniva da lui, lei piegò la testa, cogliendo le sue parole sussurrate mentre oltrepassavano i due dipendenti alla porta.

“Non vi avevo detto di chiedere i nomi?” domandò lui in un tono minaccioso che Buffy riuscì a mala pena a sentire. “Fareste meglio a sperare che sia di umore migliore domani”

Avvolgendo un braccio attorno alla vita di Buffy, la condusse attraverso la calca di persone.

“Uomo potente”, osservò Buffy, sentendolo tendersi leggermente prima di infilarsi per la sua strada tra la folla, sorridendo e offrendo strette di mano mentre camminavano, non lasciando mai che l'altra sua mano lasciasse la sua schiena.

“E a quanto pare popolare”, continuò lei con un sorriso, sentendo finalmente i suoi occhi su di lei.

“Avrei creduto che l'avessi capita questa cosa”, disse lui con un sorriso divertito.

“Capito…cosa?” chiese lei, alzando lo sguardo su di lui con occhi spalancati ed innocenti.

Attirandola in un angolo tranquillo, lui la guardò per un momento, quasi come se stesse cercando qualcosa. “Tu non sai chi sono?”, chiese semplicemente, entrambe le sue sopracciglia corrugate in confusione.

“William Reed”, rispose Buffy, guardando attorno l'interno della casa. “A quanto pare chiamato Spike e con un gusto molto costoso. Dovrei conoscerti?”

‘Lei non sa chi sono' pensò lui sorpreso. ‘Un uomo che è stato nelle liste dei potenti più di molte celebrità, e lei non ha idea di chi sono'

“No”, disse lui con un sorriso incantevole. “Affatto”

“Beh, a quanto pare sei qualcuno di importante, o tutta questa gente non si sarebbe mostrata”, disse lei con un sorriso. “A meno che non vogliano solo il cibo gratis”

“Più i drink gratis”, la corresse Spike con un ghigno, guidandola lontano dall'area affollata e attraverso alcuni corridoi posteriori.

“E dove mi sta portando, signor Reed?” chiese lei con un sorriso.

“Da qualche parte dove possiamo avere un po' più di privacy”, disse lui, voltandosi a guardarla e facendole l'occhiolino. Vedendo l'espressione sul viso di lei, continuò, “Non è quello che stai pensando”

“Spero di no”, replicò lei, guardandolo con espressione canzonatoria. “Odierei che tu andassi a dormire stanotte come la metà dell'uomo che sei ora”

Alzando un sopracciglio al suggerimento, Spike gentilmente prese la mano di lei nella sua, facendo correre il pollice sopra le sue unghie. “E la gattina ha le unghie” disse divertito.

“Sorpreso?”

“Compiaciuto”, replicò, non lasciandole andare la mano.

Continuando la loro passeggiata per la casa, Buffy cercò sottilmente di abituarsi all'ambiente circostante, notando le spaziose stanze e gli alti soffitti.

Aggrottando le sopracciglia quando lui la portò ad una porta sul retro, lo guardò interrogativa, sorprendentemente sollevata quando lui le sorrise. Seguendo attraverso la porta, guardò il cortile posteriore magnificamente decorato, le luci luccicanti vicino l'enorme piscina mentre alcuni degli ospiti si mescolavano attorno al ponte.

Evitandoli velocemente, Spike la condusse ulteriormente nei giardini fino a che i rumori del party divennero bisbigli nella notte.

La confortante sensazione della sua pistola contro la coscia mentre camminava la trattenne dal fuggire quando lui la condusse ulteriormente lontano.

“Spike?”, disse lei, permettendo ad una appropriata quantità di nervosismo di penetrare la sua voce, ricordando a se stessa che si supponeva fosse un'indifesa giovane donna. “Io - davvero non mi piace questo”

“Solo ancora un po' più lontano, amore”, mormorò lui, voltandosi verso di lei e prendendo gentilmente nella mano la sua guancia. “Voglio mostrarti qualcosa”

“Se è un qualche tipo di allusione sessuale, amico, vedrai”, disse lei con un sorriso canzonatorio, sentendo il sogghigno di lui in risposta.

“Te lo prometto, niente di sessuale… a meno che tu non decida di iniziarlo”, disse con un sorriso malizioso, guadagnandosi una leggera pacca sul torace da parte di Buffy.

Spike le prese la mano, conducendola ulteriormente lungo il sentiero. Incapace di vedere ancora la casa, lei finalmente si fermò, un ghigno scherzoso sul viso mentre incrociava le braccia sul torace. “Dimmi perché uno sconosciuto, che ho appena incontrato, mi rintraccia, mi invita a casa sua, e mi porta fuori nel bel mezzo del nulla quando lo conosco a mala pena da quindici minuti”

Sorridendo mentre le afferrava le mani e camminava all'indietro, lui la guidò attraverso un piccolo gruppo fitto di alberi, rivelando una vista mozzafiato dell'oceano.

“Ecco perché”, rispose lui.

“Questa non è una risposta”, mormorò lei, incapace di distogliere gli occhi dalle onde che si fracassavano sotto di loro mentre la luce della luna si rifletteva sulla superficie cristallina.

Andando dietro di lei, le mani di lui l'afferrarono intimamente per i fianchi mentre guardava la vista dell'oceano oltre la sua spalla. Rimanendo in silenzio per un lungo minuto, lui alla fine rispose, “Forse volevo solo condividere questo con qualcuno”

Ascoltando quello che lui aveva detto, Buffy roteò gli occhi con un sorriso incredulo sul viso, spingendo via le sue mani dal proprio corpo e tornando verso il sentiero.

“Buffy?”

Voltandosi per fronteggiarlo con un pesante sospiro, lei scosse la testa, alzando lo sguardo verso il cielo. “Giuro, siete tutti uguali”, disse con una leggera risata.

“Chi?”, chiese lui confuso.

“Gli uomini!”, esclamò lei con un grido. “E' sempre un ‘quanto in fretta riusciremo ad infilarci sotto la sua gonna'. Ti è mai passato per la testa che non tutte le donne sono delle bambole di plastica come quelle a cui sei abituato? Non abbocco alle solite frasi o a quella schifezza dell''amore a prima vista…”

Avendo dimenticato per un momento di essere sotto copertura, Buffy si affievolì, sperando di non averla appena mandata all'aria con il suo piccolo scoppio.

Ridotto stordito al silenzio per un momento, Spike la fissò, le sue labbra separate in un'espressione indecifrabile.

“Guarda”, disse Buffy dopo un momento, prendendo un profondo respiro mentre fissava l'oceano in lontananza. “Sono lusingata… davvero. Le ragazze come me solitamente non sono scelte da… milionari”, disse lei, lottando per trovare una parola mentre indicava in direzione la casa. “Ma questo non significa che comprometterò qualcosa per avvicinarmi a te. Solo… Non ho inclinazione per il potere e i soldi e… qualsiasi altra cosa tu abbia”, continuò lei, notando il leggero sorriso mentre lui fissava a terra prima che i suoi occhi si alzassero verso i suoi ancora una volta.

Incapace di dire altro, Buffy si voltò per andarsene, sapendo che probabilmente stava compromettendo qualcosa.

Il suo lavoro.

Se falliva questo incarico prima che fosse veramente cominciato, non voleva pensare alle conseguenze. Tuttavia non era neanche disposta a saltare nel letto di un noto criminale solo per avere qualche informazione che poteva o non aiutare la Bureau.

“Mi dispiace”

Buffy si fermò quando sentì la voce dietro di lei, quasi con un sospiro di sollievo per non aver mandato all'aria tutto.

Voltandosi per guardarlo in faccia, decise di dargli il beneficio del dubbio mentre lui le si avvicinava con le mani profondamente infilate nelle tasche, un'espressione imbarazzata sul viso.

“Hai ragione… Sono abituato a fare come voglio con le ‘solite frasi' e il denaro. Non hanno mai esattamente danneggiato le mie possibilità riguardo la mia… compagnia… in passato. E mi dispiace se ti ho offesa”

Sorridendo leggermente fissando a terra, lei si allontanò i capelli dal viso prima di alzare di nuovo lo sguardo su di lui. “Non mi hai offesa”, disse, scuotendo la testa. “Solo… sentita una frase, le hai sentite tutte e… forse dovrei andare”, finì, ritornando nel ‘personaggio' mentre gesticolava oltre la sua spalla, sperando che lui avrebbe fatto quello che lei aveva pensato.

“No”, disse lui in fretta, facendo un passo verso di lei mentre Buffy cercava di nascondere la sua espressione soddisfatta. “Voglio dire”, continuò lui con voce leggermente nervosa. “Se preferisci andare… capisco, ma se vuoi rimanere…”

Venne meno, piegando la testa per guardarla.

Decidendo di sorprenderlo ancora una volta, lei fece un passo in avanti, guardandolo come se stesse cercando qualcosa. “Ad una condizione”, disse alla fine, fissandolo con sguardo fermo. “Smetti di recitare. Perché se davvero vuoi conoscermi, allora va bene, ma ti dico ora che non riuscirai ad avermi nel tuo letto stasera”

“Diretta, non è vero?”, disse lui con un leggero sorriso.

“Ti sto solo facendo sapere… se questo è il tuo obiettivo stasera, non lo raggiungerai con me”

Vedendo la forza che lei possedeva e la scintilla nei suoi occhi, Spike annuì. “Va bene, signorina Summers” disse con un sorriso gentile, offrendole il braccio, che lei prese felicemente. “Credo ci sia un party a cui dovremo presenziare”

Capitolo 4 - Libere occasioni

In piedi sulla cima delle scale, Buffy cercava di mantenere un po' di distanza dagli invitati del party. Era lì da diverse ore, e anche se Spike era stato attento nei suoi riguardi, doveva comunque recitare il ruolo dell'ospite, lasciandola di tanto in tanto sola.

Fissando oltre la ringhiera, guardò le centinaia di persone che ancora girovagavano per la sala da ballo e il foyer del palazzo. Sentendo qualcuno arrivarle da dietro, si tese quando una mano sconosciuta le si posò sul retro della schiena.

“A meno che non voglia farsi estrarre un paletto insanguinato, le suggerisco di togliere la sua mano”, disse Buffy, serrando la mascella.

Voltandosi, alzò un sopracciglio alla vista di un uomo di mezza età in piedi davanti a lei.

“Presumo che abbia uno scopo per toccarmi, ma penso che sia solo perché spera di essere fortunato”

“Ragazza affascinante”, disse con un accento Inglese, offrendole un sorriso che sarebbe potuto essere attraente se il suo ‘radar del viscidume' non avesse suonato all'impazzata. “Sono Ethan Rayne”

Buffy guardò, alzando un sopracciglio quando lui allungò una mano verso di lei, facendogli sapere che non era interessata a conoscerlo.

“C'è qualche problema?”

Voltandosi al suono della voce di Spike, lei gli rivolse un sorriso accecante, lieta che fosse lì a salvarla dall'altro uomo. Non che avesse bisogno di essere salvata, ma apprezzava il gesto.

“Nessun problema, Spike” disse Ethan, mettendo amichevolmente un braccio attorno all'uomo più giovane, guadagnandosi in cambio uno sguardo furioso da parte di Spike. “Mi stavo solo presentando a questa graziosa giovane donna”

“Penso che lei possa fare a meno della tua presentazione, Ethan”, disse Spike con un sorriso freddo, andando verso Buffy.

“Puoi biasimarmi?” chiese lui, guardando l'uomo più giovane. “Dovevo scoprire la donna che sembra averti così innamorato con la sua presenza”

Facendo un passo più vicino a Spike, Buffy guardò l'uomo più anziano attraverso occhi socchiusi. Definitivamente non riceveva buone vibrazioni da lui.

“Buffy Summers, ti presento Ethan Rayne”, disse Spike dopo un momento, il suo tono di voce rendeva ovvio il fatto che non volesse che si conoscessero.

Accettando la sua mano, lei mantenne un'espressione indifferente quando Ethan alzò la mano alla bocca, depositandoci un lungo bacio sul dorso.

Sentendo la stretta di Spike sulla sua vita stringersi, si sentì sollevata quando lui la tirò con forza lontano dall'altro uomo, rivolgendogli un lieve sorriso quando alzò lo sguardo, incontrando gli occhi di Spike con un'espressione leggermente sbigottita.

“E' stato bello vederti, Ethan”, disse Spike, conducendo Buffy lontano da lui e lungo il corridoio, non preoccupandosi di aspettare una risposta. “Dio, odio questi party”, gemette, facendo sì che un sincero sorriso apparisse sulle labbra di Buffy.

“Allora perché li organizzi?” chiese divertita.

“Una di quelle aspettative da cui non riesco ad allontanarmi”, replicò lui, guidandoli fuori alla privacy del terrazzo.

Osservando il panorama mentre le persone mulinavano attorno a loro, Buffy prese un profondo respiro, lasciando che le calmasse i nervi.

“Cosa fai, Riccioli d'Oro?”

“Cosa?” chiese lei, guardando verso di lui e vedendolo guardarla con interesse.

“Il tuo lavoro”

“Oh”, disse lei, sorridendo comprensiva. “Sono una commerciante indipendente d'arte”

“Sul serio?”, chiese lui con un sorriso. “Non penserei che sia la professione che hai scelto”

“Perché questo?”, chiese lei, voltandosi verso di lui con un sorriso dei suoi.

“Sembri un po' troppo… forte, immagino sia la parola”

Il suo sorriso immediatamente si sciolse mentre si voltava per guardare ancora una volta il panorama. “Forte?” ripeté, cambiando piede e sentendo la pistola sfiorare contro la sua coscia, facendola calmare.

“E' solo che emani questa sicurezza di sé e fiducia in te stessa” chiarì lui. “Di sicuro presupponevano tu fossi una donna forte”

“E non posso esserlo se sono una commerciante d'arte?” chiese lei, rilassandosi abbastanza da guardarlo di nuovo negli occhi.

“Immagino di aver pensato che possedessi una tua scuola di arti marziali o qualcosa del genere”, disse lui, ridendo e scuotendo la testa di fronte all'assurdità di quello che stava dicendo. “Dimenticalo”, continuò lui, ridacchiando. “Non so quello che sto dicendo – deve essere di già il troppo bere”

Ridacchiando dolcemente per un momento, Buffy si fermò quando vide la sua espressione pensosa.

“E tu cosa fai?” chiese dopo un momento.

“Possiedo una società a Los Angeles”, disse lui, evitando i suoi occhi.

“E la ‘società' ti da questo palazzo completamente ammobiliato e la limousine?”, chiese lei, alzando un sopracciglio.

“Quella era di mio padre”, disse lui piano. “Tutto quello che vedi in casa è stato ereditato da alcuni membri di famiglia”

‘E tutto quello che non vedo?' si domandò lei silenziosamente.

“Nessuno ti ha mai detto che è facile parlare con te, amore?”

“Non hai sul serio parlato così tanto con me”, rispose lei con un sorriso.

“Immagino di no”, replicò lui con un leggero cenno del capo. “Ma mi sento un casino più rilassato di quanto non mi sia sentito da lungo tempo”

“Questo è sempre un bene saperlo”, disse lei tranquillamente, attirandosi più stretta lo scialle per evitare la fresca aria notturna.

Vedendo il suo fastidio, Spike velocemente si tolse il suo cappotto, drappeggiandoglielo attorno alle spalle in un unico fluido movimento. Voltandosi verso di lui, Buffy sentì lo stomaco serrarsi quando lo guardò aggiustare delicatamente il bavero, facendo indugiare le sue mani sulla stoffa mentre i suoi occhi incontravano quelli di lei.

“Grazie”, mormorò lei, arrossendo sotto il suo sguardo, vedendo il modo in cui i suoi occhi erano deviati verso le sue labbra. Il fiato le si mozzò in gola quando lui lentamente piegò la testa verso di lei, secondi prima che lei si voltasse, evitando con difficoltà il lieve contatto delle labbra di lui contro le proprie e facendolo fermarsi per un lungo momento, a cercare di capire cosa era appena accaduto.

“Perché io?”, chiese Buffy con interesse, deglutendo forte al pensiero del quasi-bacio.

“Perché tu?”, ripeté lui con un sopracciglio alzato, mettendosi in piedi in tutta la sua altezza, cercando di non pensare al rifiuto che aveva appena ricevuto.

“Guardati attorno, Spike”, disse lei, facendo un segno verso l'area affollata sotto di loro. “Non sono la donna più bella qui. Non sono la più intelligente, la più ricca, la più sicura di sé. Sono solo io. Questo è quello che so essere. Quindi… perché io?”

Spike rimase silenzio per un momento, studiandola solennemente come se stesse cercando di capire se era seria o no. “Perché non tu?” replicò.

“Andiamo”, disse lei, roteando gli occhi. “Hai avuto donne che ti sbavavano addosso tutta la sera – probabilmente tutta la tua vita – e sei qui con me. Ovviamente hai tutto quello che potresti volere… è solo un qualche tipo di gioco per te?” chiese, cercando di evitare un tono di accusa.

“No”, disse lui piano. “E' così difficile credere che potrei essere genuinamente interessato a te?”

‘Sì', disse silenziosamente a se stessa Buffy, apparentemente scrollando le spalle.

“Sei stata ferita in passato”, disse lui dolcemente, capendo finalmente da dove lei provenisse quando alzò i suoi occhi verso i suoi.

“Non lo sono stati tutti?” mormorò lei, guardandolo meditare su quello che lei aveva detto per un momento prima di annuire.

“Quindi mi dica, Signorina Summers”, disse Spike, offrendole un sorriso mentre rimetteva in ordine il bavero del suo cappotto che era ancora saldamente avvolto attorno a Buffy. “Vale il rischio?”

“Forse” rispose lei piano.

uardando in basso per un momento, Spike prese un profondo respiro prima di alzare gli occhi ai suoi di nuovo. “Verrai a cena con me?”

“Sarà un pittoresco piccolo party come stasera?” chiese lei in tono scherzoso.

“Stavo pensando più ad uno scenario uno ad uno” disse lui, guardando la folla sotto di lui con sdegno.

“Vedremo cosa accade” disse lui in tono provocatorio, ma Buffy riuscì a capire la verità nascosta in quella dichiarazione. Non era stupida abbastanza da pensare che lui si sarebbe aperto con lei solo dopo averla conosciuta per un breve periodo, ma definitivamente non si sarebbe lasciata scappare quest'opportunità, rivolgendogli un sorriso luminoso prima che parlasse.

“Quando e dove?”

Capitolo 5 - Conosci il tuo lavoro

In piedi di fronte al palazzo alcuni giorni più tardi, Buffy prese un profondo respiro, agitata per la situazione.

Quella sarebbe stata la prima sera che sarebbe stata con Spike senza l'offuscante presenza di centinaia di altre persone a portata di mano.

Adesso sarebbero stati soli.

Suonando il campanello, Buffy si lisciò i pantaloni neri che indossava, giocherellando nervosamente con il top di seta color crema mentre aspettava. Trattenendosi con difficoltà dal mordersi il labbro quando la porta si aprì, cercò di sorridere all'uomo dall'altro lato.

“E' qui per il signor Reed, presumo”, disse lui con un accento da alta società Inglese.

“Sì” disse lei piano.

“Venga dentro”, disse lui, aprendo di più la porta per farla entrare.

“Grazie”, mormorò lei, entrando in casa e avendo effettivamente la possibilità di guardare l'impressionante foyer, i pavimenti di marmo, e il bellissimo candeliere ora che l'area era vuota.

“Intendo dire al signor Reed che è arrivata”

“Grazie”, ripeté Buffy, girovagando per il foyer. Osservando i vasi di cristallo, la costosa arte moderna, e i numeri pezzi di antiquariato che decoravano la zona, prese un profondo respiro, sentendosi veramente fuori del suo elemento. “Quest'uomo ha davvero buon gusto”, mormorò a se stessa.

“Ma grazie”

Rotando su se stessa al suono della voce compiaciuta, Buffy arrossì nervosamente quando capì che Spike era proprio dietro di lei. Aprendo e chiudendo la bocca alcune volte, fece una risatina nervosa, presa alla sprovvista dalla vista di lui in jeans neri e maglietta nera che sembrava essere stata modellata sul suo torace muscoloso.

“Non è stato troppo difficile trovarla di nuovo mentre guidavi, vero?”, chiese lui, indicando la casa.

“No”, disse Buffy, scuotendo la testa e torcendosi le mani l'una con l'altra per avere qualcosa da fare. “Niente affatto difficile. Non difficile come dato di fatto”, disse lei con un'altra leggera risata, vedendo Spike sorriderle.

“Vuoi qualcosa da bere?”, chiese lui, scivolando facilmente nel ruolo dell'ospite mentre la conduceva attraverso la casa e nella formale sala da pranzo, andando verso il bar.

“Um… martini, se ce l'hai”

‘Bel lavoro, Summers, inizia a bere sul lavoro', disse a se stessa prima di quasi roteare gli occhi. ‘Lui si aspetta che tu beva – è… nel personaggio' pensò, quasi annuendo con la testa soddisfatta.

“La cena non sarà pronta che fra qualche minuto”, disse lui un momento dopo, camminando verso di lei e porgendole il drink di sua scelta. “Vuoi che ti mostri in giro?”

Aveva sulla punta della lingua di rifiutare, ma capì che sarebbe stato nel suo migliore interesse imparare la disposizione della casa dato che non ne aveva visto molto la sera del party. “Sembra bello”, disse con un sorriso, arrossendo leggermente quando lui le prese la mano nella sua e iniziò a condurla attraverso gli spaziosi corridoi.

Dopo aver visto quasi ogni stanza che era al piano inferiore, Buffy fu guidata in una stanza vicino il retro della casa con una vista spettacolare della piscina. Guardando il pesante legno di ciliegio e i divani e le sedie di pelle color Borgogna, dovette sorridere. “E' saggio sul serio avere un ufficio che gode della vista sulla piscina? Non penso che riusciresti a lavorare molto”, scherzò lei.

Sorridendo in risposta, Spike si strinse nelle spalle. “Mi stimola a finire quello a cui sto lavorando”, disse lui, mettendosi dietro di lei, la sua mano poggiata gentilmente sul suo fianco. “Ti piacerebbe una nuotata più tardi?”

“Non ho portato il costume”, disse lei piano, voltandosi verso di lui.

“Non mi lamenterò” replicò lui con un ghigno, inducendola ad alzare un sopracciglio in risposta.

“Forse qualche altra volta”, disse lei con un sorriso, guardandolo da sopra la spalla per vedere la sua reazione. Il suo sorriso lentamente si affievolì quando vide il quadro che era appeso al muro di fronte.

“Monet”, soffiò lei, fissando il bellissimo pezzo d'arte, voltandosi per dargli un'occhiata migliore.

“Lo conosci?”, chiese Spike, piegando la testa per studiare la sua reazione.

“Non noto come i suoi mucchi di fieno o le ninfee”, disse lei lentamente.

“Le Ninfee sono nell'altra ala”, disse lui, lanciando un'occhiata al quadro mentre Buffy si voltava a fronteggiarlo.

“Scusami?”, chiese lei con un sopracciglio alzato che causò un sorriso sul viso di Spike. Non doveva neanche guardarla per capire le domande non poste.

“Le Nuvole”, chiarì lui. “Credo che Le Ninfee sia attualmente in vetrina all'Art Institute di Chicago. Le Ninfee – Le Nuvole è parte di una collezione privata… la mia”

Battendo rapidamente gli occhi mentre tornava a voltarsi verso il quadro e cercava di incassare tutte le informazioni, la sua mente stava cercando di capire se ci fosse stato un Monet rubato negli ultimi anni. Rendendosi conto che non ricordava di averlo visto nel suo file, finalmente emise un sospiro di sollievo, avvicinandosi di alcuni passi, ammirando i colpi di pennello e l'uso del colore.

“Allora parlami di questo”, disse lei con un sorriso civettuolo, voltandosi ancora una volta verso di lui.

“Credo che probabilmente tu ne sappia più di me, amore”

“Assecondami”, disse lei, guardandolo con occhi larghi prima di tornare a voltarsi verso il quadro.

“Va bene”, disse lui con una leggera risatina. “Ne Il Giardino dell'Artista a Vetheuil, forse davvero uno dei più pianeggianti panorami mai dipinti, la maggior parte delle cose non sono individualmente distinguibili. Questo solleva parecchie domande – i palazzi sullo sfondo sono l'uno accanto all'altro o si presume siano uno di fronte all'altro? Non ci sono nuvole, né ombre, e i girasole hanno sollevato numerose domande. I fiori non diventano più piccoli, come sarebbe normale in un quadro, lasciando molti a credere che ci fosse una muraglia di fiori alla base della scalinata”

Per la fine del discorso, Buffy aveva distolto lo sguardo dal quadro, voltandosi per guardare Spike invece.

Sentendo i suoi occhi su di sé, lui lentamente si voltò a guardarla con un sorriso. “Cosa pensi?”

“Riguardo al quadro o alle teorie?”, chiese lei.

“Entrambi”, disse lui con una leggera scrollata di spalle mentre Buffy guardava il lavoro artistico, emettendo un profondo respiro mentre le sue sopracciglia si corrugavano e si mordeva il labbro inferiore, persa in pensieri profondi.

“Non uno dei miei preferiti”, disse dopo un momento, causando a Spike di alzare un sopracciglio divertito.

“E perché questo?”

“Mostra quando fosse talentuoso, ma è solo così diverso da uno dei suoi altri lavori che credo avrebbe fatto meglio ad aggiungergli più profondità” Vedendo il leggero sorriso sul viso di lui, Buffy roteò gli occhi. “Cosa? Perché quella faccia?”

“Suppongo che tu sia una fan dei mucchi di fieno, allora?”

Allontanandosi dal dipinto, lei sorrise scuotendo la testa. “Il Giardino dell'Artista a Giverny”, disse, guardandolo per giudicare la sua reazione, vedendo il sorriso farsi strada sulle sue labbra. “Diciannove anni dopo aver dipinto questo… Immagino che il suo lavoro dovesse solo maturare un po' di più”, disse un largo sorriso.

“Perché quello, amore?”

“Perché è un giardino acquatico – dà a tutto una tale profondità e ricchezza. Il modo in cui li ha dipinti dall'alto, intensificando l'ambiente vicino”

“Mai visto?”, chiese Spike, seguendo Buffy per la stanza.

“Al Museo d'Orsay a Parigi?”, replicò lei con un sorriso. “Non è esattamente nel mio budget”

“Una commerciante d'arte indipendente?”, chiese lui, guardandola con espressione curiosa. “Credevo dovessi andare oltreoceano”

Realizzando il suo errore un momento troppo tardi, gli occhi di Buffy si spalancarono un pochino prima che lei si incollasse un sorriso sul viso. “Indipendente è la parola chiave. Non è che abbia un capo che mi paghi il volare tutto attorno al mondo”

Stringendo leggermente gli occhi, Spike annuì lentamente. “Forse lo vedrai un giorno”

“Non sto trattenendo il fiato”, disse lei con un sorriso, camminando da una parte all'altra dei tappeti persiani fino al dipinto sull'altra estremità dell'ufficio. “Renoir?”, chiese con interesse.

“Non sembri molto impressionata”

“Ci vuole molto per impressionarmi, signor Reed”, disse lei, prendendo una nota seria con la sua voce mentre si voltava verso di lui.

“Me lo ricorderò”, disse lui in un sussurro rauco. “E in caso tu l'abbia dimenticato – è Spike” Conducendola fuori dalla stanza, lui lasciò la sua mano strisciarle lungo il retro della schiena mentre camminavano. “Allora, chi adorna la sua casa, signorina Summers?” le chiese in tono canzonatorio.

“Oh, sai com'è”, disse lei con un sorriso scherzoso. “Alcuni Rembrandt, Bazille, e una coppia di altri Impressionisti”

“Ma davvero?”, disse lui, sorridendo divertito mentre la guidava verso la sala da pranzo. “Dovrai mostarmeli una volta o l'altra”

Mordendosi il labbro e rivolgendogli un'occhiata civettuola, lei alzò un sopracciglio per uno sguardo più seducente. “Gioca bene le tue carte”

Capitolo 6 - Ragazzini nell'animo

“Com'è la cena?” chiese Spike, piegando la testa per guardarla.

“Eccellente”, disse lei, tagliando il suo filetto mignon. “E immagino che abbia cucinato tutto tu, giusto?” chiese lei, trattenendo una risatina mentre sorseggiava il vino.

“Lo sai già”, replicò lui, prendendo un boccone di verdura. “E' uno dei miei talenti nascosti”

“Allora, ti sei mai davvero cucinato da solo la cena?” chiese lei divertita.

“Ordinare la pizza conta?”

“No”, rispose lei, scuotendo la testa. “Immagino che questo significhi che dovrò farti cucinare, huh?”

“Ti stai offrendo?”, chiese lui, alzando un sopracciglio, leggermente sorpreso dal commento.

“Se vuoi”, disse Buffy, scrollando le spalle mentre diventava un po' nervosa a causa del suo improvviso invito.

“Quando e dove?”, chiese lui con un sorriso, ripetendo le parole che lei gli aveva detto alcune sere prima.

“Qualsiasi sera è buona per te e la mia casa”, replicò lei. “Voglio che tu provi l'esperienza completa”

“Dev'essere bello”, mormorò Spike, vedendola alzare un sopracciglio verso di lui. Alzando le mani a sua difesa, scosse la testa. “Scherzavo, stavo solo scherzando”

“E' meglio”, disse lei, puntandogli contro il coltello, un'espressione seria sul viso prima di iniziare a ridacchiare.

Dopo aver mangiato in silenzio per alcuni momenti, Buffy alzò lo sguardo verso di lui, piegando la testa per studiarlo. “Colore preferito?”, chiese, guardandolo fissarla sorpreso.

“Scusa?”

“Dobbiamo attraversare la fase ‘conosciamoci meglio', vero?” chiese lei, vedendolo poi ridacchiare in risposta. “Ripeto – colore preferito?”

“Nero” rispose Spike, guardandolo mentre lei roteava gli occhi. “Cosa?”

“E' solo che è così… blah”, disse lei, mostrando la lingua ad indicare la sua antipatia per la sua scelta. “Voglio dire, non potevi scegliere qualcosa un po' meglio tipo giallo o porpora?”

“Porpora?”, domandò lui con sdegno, praticamente spuntandola fuori la parola. “Ti rendi conto con chi stai parlando, giusto?”

“Un uomo a cui non piace il color porpora?”, replicò lei, sorridendo leggermente quando lui roteò gli occhi.

“Un uomo”, disse lui come se fosse la scelta più semplice al mondo.

“Questa non è una scusa. Conosco montagne di uomini a cui piace il porpora. Questo prova la loro mascolinità”

“Bene”, borbottò Spike. “Rosso. Questo è meglio?”

“Molto”, replicò Buffy, un'espressione soddisfatta sul viso mentre prendeva un altro boccone.

“E tu?” chiese lui.

“Non lo so”, disse lei con una scrollata di spalle, sedendosi all'indietro mentre finiva il suo pasto. “Blu, forse”

Chiacchierando per i successivi venti minuti, Buffy imparò molto su di lui ma sapeva che era troppo presto per rischiare di avventurarsi nella sfera personale.

“Pronta per il resto del tour?” chiese Spike, alzandosi dal suo posto e andando verso di lei per allontanarle la sedia.

“C'è altro in questo posto?” chiese lei con un sorriso.

“Altri due piani”, replicò lui, offrendole il braccio, che lei accettò felicemente.

“Fai strada”

Facendo molta attenzione alla disposizione della casa, lei lo seguì su per le scale. I suoi occhi si spalancarono alla vista dell'enorme stanza giochi in cui lui la condusse. Vedere il costoso tavolo da biliardo, il grande schermo Tv che era fornito di ogni congegno elettronico e game system immaginabile, e i videogiochi autentici che sembravano essere appartenuti ad un arcade, fece sorridere Buffy.

“Ragazzino nell'animo?”, chiese divertita, camminando più avanti nella stanza.

“Lo puoi dire”, disse lui con un cenno della testa, afferrando una stecca da biliardo. “Ti senti di giocare?”

“Forse”, mormorò lei, guardandosi in giro prima di strillare alla vista sul muro opposto. “Pac-Man? Oh mio Dio, non posso credere che tu abbia questo gioco!”

Spike dovette ridere, guardandola correre verso il sistema e sedersi appassionatamente sul sedile. “Premi start e gioca per la felicità del tuo cuore”

Voltandosi a guardarlo con un sorriso grato, lei scosse la testa. “Giochiamo a biliardo”

“Buffy, va bene, se vuoi – “

“No”, lo interruppe lei, scuotendo la testa. “Penso che il biliardo sia più divertente. Ma devo avvisarti… non sono molto brava”

“Abbastanza corretto”, disse lui, lanciandole una stecca.

Appoggiandosi contro il lato del tavolo mentre lui si arrotolava le maniche, lei inconsciamente si leccò le labbra, guardando i muscoli che venivano esposti al suo sguardo. Sentendo i suoi occhi su di sé, Buffy alzò gli occhi per un momento, cogliendo l'occhiolino e il sorriso che lui le fece prima di rivolgere la sua attenzione al tavolo, preparandolo per spaccare.

Respirando affannosamente, Buffy quasi urlò a se stessa a causa del battito del cuore irregolare e del modo in cui il suo stomaco si stava muovendo.

‘Questo è un lavoro', si disse. ‘Sono affari… tutto qui. Non si suppone che tu abbia reazioni che non riesci a controllare. A livello di testa – ricordi?”

Tutti i pensieri furono presto dimenticati quando lo guardò piegarsi per traverso sul tavolo, mordendosi il labbro guardò i suoi muscoli flettersi sottilmente.

Notando a malapena quando era il suo turno, Buffy scosse la testa per cercare di schiarirla prima di camminare attorno al tavolo per fare il suo colpo. Mancando la buca di un orribile scarto e mandando in buca la palla bianca, si voltò verso Spike con un sorriso imbarazzato e una scollata di spalle. “Sbagliato”

“Non è il tuo gioco, amore?”

“Non proprio”, replicò lei, guardandolo fare alcuni altri tiri, facendo un passo all'indietro per ammirare la vista di dietro quando lui si piegava sopra il tavolo. Alzando un sopracciglio in apprezzamento, indossò un'espressione indifferente quando lui si voltò a fronteggiarla, indicandole che era il suo turno.

Buffy camminò verso il lato del tavolo, preparandosi al suo colpo, e si fermò quando sentì la sua voce.

“Solo un secondo”, disse lui delicatamente, appoggiando la sua stecca contro il muro e andando verso di lei. Avvolgendole le braccia attorno, cominciò a mostrarle la tecnica giusta, sorridendo quando lei rabbrividì contro di lui. “Lo senti questo?”, mormorò, il suo respiro che le accarezzava la guancia.

“Penso di sì”, mormorò lei, mordendosi il labbro per trattenersi dal sorridere mentre lui l'aiutava a colpire due palle e a mandarle in buca. Lasciando che l'aiutasse ancora un altro po', lei finalmente si raddrizzò, voltandosi a guardarlo con un piccolo saltello. “Ora giochiamo”

“Sicura di essere pronta?”

“Yep”, disse lei, sorridendo con fiducia.

“Va bene, allora”, disse lui piano. “Ci andrò piano con te”

Vedendo l'occhiolino che lui lanciò nella sua direzione, Buffy semplicemente alzò un sopracciglio, guardandolo sistemare le palle su una rastrelliera. “Vuoi spaccare o devo farlo io?”, chiese lui in tono divertito.

“Posso farlo”, disse Buffy, camminando attorno al tavolo.

Guardando altrove per un momento, gli occhi di Spike si spalancarono quando sentì il distintivo schiocco delle palle, alzando lo sguardo in tempo per vederne tre entrare nelle buche d'angolo.

Mordicchiandosi il labbro, Buffy semplicemente si strinse nelle spalle. “La fortuna dei principianti”, disse lei dolcemente.

Cinque minuti più tardi, quando mise in buca la palla numero otto, si voltò lentamente verso Spike, rivolgendogli un sorriso luminoso.

“Guarda che ho fatto”

“Ancora la fortuna del principiante, amore?” chiese lui, alzando un sopracciglio nella sua direzione.

“Beh… Potrei aver fatto un po' più di pratica, ma come potevo sapere che ti avrei battuto?”

“Battuto?! Mi hai fregato, più che altro”, replicò Spike, ovviamente cercando di non ridere per il fatto che era cascato in uno dei più vecchi trucchetti.

Lanciandogli la sua stecca, lei sorrise. “Sii felice che non giocavamo a soldi”

Immobilizzandola contro il tavolo prima che lei potesse allontanarsi, Spike la guardò negli occhi.

“Cosa?”, chiese lei nervosamente, odiando il tremito che aveva pervaso la sua voce. “Cosa c'è che non va?”

“Nulla” sussurrò lui, abbassando lentamente la testa verso quella di lei. “Assolutamente nulla”

Chiudendo gli occhi quando le labbra di lui toccarono lievemente contro le proprie in una tenera carezza, Buffy sentì muoversi lo stomaco. Avvertendo le sue mani sistemarsi gentilmente sui suoi fianchi, afferrandoli con delicatezza, lei non poté fare a meno di sentire la sottointesa ossessività che c'era in quel gesto. Dopo aver avvolto le braccia attorno al collo di lui, per attirarlo più vicino, le ginocchia le iniziarono ad indebolirsi.

La lingua di Spike gentilmente le scivolò in bocca, sfiorando la sua e strappandole un basso gemito in risposta.

Capendo che le cose stavano velocemente andando fuori controllo, Buffy gli mise una mano contro il torace, spingendolo leggermente via fino a quando le loro labbra si separarono.

Premendo la sua fronte contro quella di lei, Spike sembrò cercare nei suoi occhi qualcosa. Sfiorandole con la punta delle dita la guancia, le rivolse un sorriso dolce.

“Rimani per la notte”, sussurrò, le sue labbra che si muovevano a malapena contro quelle di lei, un poco sorpreso quando lei si tirò indietro con un leggero sorriso, rompendo la trance in cui sembravano essere caduti.

“Rimango nella camera degli ospiti?”, chiese lei, alzando un sopracciglio.

“Pensavo di mostrarti dove dormo, Riccioli d'Oro”, replicò lui con un ghigno sexy.

Facendo correre le mani lungo il suo stomaco e torace, lei cercò di non pensare ai potenti muscoli sotto la camicia mentre la sua mano si muoveva ancora più in alto, per il collo fino a che il dorso della sua mano gli accarezzò gentilmente una guancia. Muovendosi per colmare la distanza tra loro, lei gli sfiorò una guancia con un delicato bacio, lasciando che il suo alito gli accarezzasse l'orecchio mentre parlava.

“Non ho avventure di una sola notte”, soffiò lei, allontanandosi di un passo in tempo per vedere l'espressione sorpresa di lui. Voltandosi, uscì dalla stanza, facendosi strada lungo le scale, senza mai voltarsi a guardare indietro mentre attraversava il foyer e usciva dall'ingresso principale.

Emettendo un sospiro di sollievo quando uscì fuori, chiuse brevemente gli occhi, inspirando l'aria della notte che le colpiva il volto. Incapace di trattenere il ghigno soddisfatto dal viso, quasi ridacchiò ricordando l'espressione sul viso di Spike. Sapeva che se fosse rimasta per la notte, le possibilità non sarebbero state buone per un suo ritorno in quella casa. Per non parlare del fatto che lei davvero non avrebbe dovuto avere sentimenti lussuriosi sbagliati nei confronti di un uomo che lei aveva il compito di catturare.

Sfidandolo praticamente si era garantita che sarebbe tornato indietro per dell'altro… sperava.

Capitolo 7 - Interessi contrastanti

Pulendo casa sua alcuni giorni dopo, Buffy si sentiva come se stesse per impazzire. Non sapeva cos'era peggio: rimanere seduta ad aspettare una telefonata come se fosse di nuovo al liceo, o essere forzata ad essere lontana dal lavoro perché avrebbe potuto far saltare la sua copertura.

La sua casa era quasi senza macchia dopo tutta l'attenzione che gli aveva rivolto, bruciandosi così tutta la sua energia nervosa. Era stata capace persino di ridipingere le due stanze per gli ospiti. Mentre rovistava nella sua scrivania nel soggiorno, lasciò il mucchio di fogli inutili sulla superficie piatta. Qualsiasi cosa incriminante era stata rimossa dalla casa o chiusa a chiave quando aveva scoperto che avrebbe cercato di seguire le tracce di Angelus O'Neill, sapendo che lui non si sarebbe risparmiato di entrare nella casa di una donna e frugare tra le sue cose. Buffy in tutta onestà non credeva che Spike avrebbe fatto la stessa cosa, ma non voleva testare questa teoria e correre il rischio che lui scoprisse chi era davvero.

Sfogliando tra il mucchio di bollette pagate, di ricevute di qualcuno dei suoi negozi preferiti e cianfrusaglie varie, si fermò quando sentì squillare il telefono.

Buffy velocemente saltò su e corse in cucina, afferrando il cordless. “Pronto?”

“Buon giorno, tesoro”

“Ciao, Spike”, disse lei, tornando in soggiorno per sedersi sul divano, piegando le gambe sotto di sé.

“Mi sono divertito la scorsa sera”, disse lui con voce sensuale.

“Anch'io”, replicò lei, leggermente sorpresa di star dicendo la verità.

“Ti va di cenare con me stasera?”, chiese lui, esitando quando Buffy non rispose immediatamente.

“Ti dico cosa – ceneremo, ma stasera verrai a casa mia”

“Abbastanza corretto”, rispose lui, un sorriso nella sua voce. “Dimmi dove e quando e sarò tutto tuo”

***

Mentre apriva la porta più tardi quella sera, Buffy offrì a Spike uno dei suoi sorrisi da un milione di watt quando lo vide. “Ciao!” disse in un tono cinguettante che immediatamente causò un sorriso sul viso di lui.

“Ciao a te”, rispose lui, guardandola dall'alto in basso. Dopo averla vista tre sere in due settimane, questa era la prima volta che lei sembrava veramente a suo agio e rilassata. Indossava dei blue jeans con un ginocchio tagliato e un top bianco allacciato con delle stringhe sottili, simili a spaghetti, sembrava una ragazzina. Notando la sua mancanza di trucco e i suoi lunghi capelli biondi tirati indietro in una coda alta, il suo sorriso si allargò per il fatto che lei fosse talmente a suo agio dopo un così breve periodo di tempo da essere al naturale vicino a lui.

Entrando in casa, sollevò una bottiglia di vino, offrendogliela.

“Oh, è molto dolce”, disse lei, accettando la bottiglia e baciandolo sulla guancia, lasciando le sue labbra soffermarsi sulla sua pelle più a lungo del necessario prima di tirarsi indietro. “Andrò a metterla nel ghiaccio”, disse lei, camminando felicemente in cucina mentre Spike si toglieva il cappotto, sorridendo a se stesso per il fatto che lei sembrava già così a suo agio con lui.

Era anche scioccato per il modo in cui lui sembrava rilassarsi automaticamente attorno a lei. La qualità piena di vita che lei emanava si irradiava praticamente in tutta la stanza. Sentendola muoversi in giro per la cucina, lanciò il cappotto sopra la balaustra prima di andare in soggiorno, sfruttando l'opportunità di dare un'occhiata alla stanza.

Girovagando per la confortevole area, notò il divano e le sedie troppo imbottite, il manto del caminetto coperto di fotografie, e la grande scrivania nell'angolo su cui erano ammucchiate alte pile di fogli. Lavori artistici e foto pendevano da ogni muro, ma l'attenzione di Spike fu rapidamente attirata di nuovo dal caminetto. Muovendosi lentamente per stare in piedi di fronte ad esso, guardò il quadro che pendeva sopra il manto.

“Un drink?”, chiese Buffy allungandogli un martini mentre entrava nella stanza.

“Grazie”, disse Spike, sorridendole prima di tornare all'opera d'arte. “Ice Floes Morning Haze”, disse lui piano, le parole che praticamente rotolavano via dalla sua lingua mentre fissava la riproduzione del quadro di Monet, deglutendo una buona porzione del suo drink. “Cosa è successo al Giardino dell'Artista a Giverny? Mi sembra di ricordare che sia il tuo preferito”

“Solo perché è il mio preferito non significa che mi rappresenti”, disse lei con dolcezza, evitando i suoi occhi mentre guardava nel proprio bicchiere.

“E questo sei tu?”, replicò Spike con un sopracciglio alzato, facendo un gesto verso la riproduzione.

“Penso che potrebbe rappresentare molte persone…non credi?” chiese lei, alzando lo sguardo su di lui con un sopracciglio sollevato.

“Ti avrei immaginato di più con i Ponti Giapponesi”, disse lui con un leggero sorriso, evitando la domanda.

“Il ghiaccio è meglio”, disse lei, prendendo un sorso del suo drink, lasciando che l'alcol le bruciasse il percorso lungo la gola.

“Perché questo?” chiese lui, piegando la testa mentre aspettava la sua risposta.

Voltandosi per studiarlo per un lungo momento, Buffy non distolse mai lo sguardo dai suoi occhi intensi. “Perché…per vivere in questo mondo, devi essere duro. Devi avere una maschera”

Mordendosi leggermente il labbro, Spike guardò il pavimento, apparentemente immerso nei pensieri prima di tornare a guardare il quadro. “E se guardi sotto la superficie?” chiese, fissando l'acqua cristallina, che rifletteva tutto intorno ad essa.

“Potrebbe non piacerti quello che vedi”, disse lei piano, insicura di quello di cui stava parlando. Mettendo il suo drink sul bordo del tavolo, si voltò e andò verso la cucina, lasciando Spike a pensare a quello che aveva detto.

Seguendola lentamente, lui si fermò nel vano della porta, guardandola in piedi vicino all'isola, che tagliava a pezzi le verdure.

Sentendo i suoi occhi su di sé per diversi lunghi minuti, Buffy digrignò i denti mentre rafforzava la sua stretta sul coltello da macellaio. “Cosa?” chiese irritata.

“Cosa c'è che non va?” chiese dolcemente lui.

‘Oh, nulla', pensò Buffy mentre continuava ad affettare le verdure. ‘Sto solamente provando tutti i tipi di sentimenti sbagliati per l'uomo che sto lavorando per arrestare e non so cosa fare'

“Perché pensi che qualcosa non vada?” chiese lei, alzando un sopracciglio nella sua direzione mentre incontrava il suo sguardo con espressione indifferente.

“Sembri un po' agitata” disse lui, piegando la testa per studiarla.

“Sto bene”, replicò lei, afferrando un pomodoro e affondandoci il coltello, saltando quando sentì Spike camminare fino a trovarsi dietro di lei, confinandola contro il bancone con le braccia su ogni suo lato.

Il movimento era così simile a quello che aveva fatto la notte precedente, ma Buffy si tese lo stesso per la stranezza di avere qualcuno così vicino a lei. Manovrando di riflesso il coltello in una stretta più difensiva, lei chiuse gli occhi quando le mani di lui arrivarono a fermarsi sulle sue spalle, troppo vicine al collo di Buffy per essere a suo agio.

“Hai solo bisogno di rilassarti”, le sussurrò in un orecchio, facendole correre brividi lungo la spina dorsale mentre un miscuglio di sentimenti scatenati l'attraversava – paura, contentezza, ansia, allegria. Completezza.

Emettendo un rantolo quando le mani di lui iniziarono a massaggiarle i muscoli della schiena, lei tremò quando le sue labbra toccarono lievemente la sua gola, muovendosi più in basso fino a che lui la sentì tendersi di nuovo.

Rimettendosi un po' più dritto, Spike gentilmente le massaggiò le spalle per un altro minuto prima di far si che le sue mani abbandonassero la pelle morbida di lei, strisciando lungo il suo corpo per fermarsi sui suoi fianchi. “Immagino sia ora di mangiare”, disse lui con un sorriso dolce quando lei gli lanciò un'occhiata.

“Um…s-sì”

Aiutando Buffy a portare il cibo a tavola, Spike dovette sorridere. “E' bella, sexy, di successo, e cucina…placati cuore mio. Martha Stewart farebbe meglio a guardarsi le spalle”

Ridacchiando mentre scuoteva la testa, rispose, “Prima di tutto, Martha Stewart sa fare di meglio che del prosciutto tagliato a mano. Secondo…bella?” chiese piano, voltandosi a guardarlo con espressione speranzosa.

Spike sorrise ma non rispose mentre si mordeva il labbro inferiore, voltandosi per prendere il vino dal bancone.

C'era qualcosa di talmente lusingante in quell'espressione che quasi le tolse il fiato. Buffy dovette ricordarselo, non per la prima volta, quello non era un appuntamento. Era il suo lavoro.

Un incarico che le era stato affidato, e lei non avrebbe dovuto provarci troppo…piacere.

Capitolo 8 - Ripensamenti

“Aspirazioni nella vita?”, chiese Spike, prendendo un sorso del suo vino. Dopo aver finito il loro pasto un'ora prima, si erano seduti con calma l'uno in presenza dell'altro, a fissare il cielo notturno dai gradini del portico sul retro di Buffy.

“Hmmm”, disse lei, posando un dito sul mento quasi stesse pensando gravemente. “Sposare un uomo ricco, trasferirmi in Europa, divorziare dal tipo e prendermi metà dei suoi soldi”

“Interessante”, replicò Spike, alzando un sopracciglio.

“Sto scherzando”, disse lei, guardandolo esasperata. “Onestamente non ho tante aspirazioni. Ne ho raggiunte molte, e fondamentalmente prendo le cose un giorno alla volta adesso”

“Sembra un piano”, disse lui con un sorriso.

“Per me funziona” replicò lei, nascondendo il suo stesso sorriso mentre si portava alle labbra il suo bicchiere di vino, prendendo un piccolo sorso.

“E qual era il piano di stasera, Riccioli d'Oro?”

“Una cena”, disse lei, voltandosi verso di lui. “E la mancanza di roba in fiamme. Penso di aver avuto successo, non credi?”

“Ho la sensazione che se dicessi di no, sarei in seri problemi”, disse lui in tono canzonatorio.

“E' del tutto possibile”, chiese lei, piegandosi per dargli gentilmente un colpetto con spalla prima che la sua espressione diventasse seria. Rimanendo seduta in silenzio per alcuni altri minuti, lei prese un profondo respiro, chiamando a raccolta i nervi. “Posso chiederti una cosa?” domandò piano, fissando il suo bicchiere mentre parlava.

"Cosa, amore?”

“Cos'è questo?” domandò lei, voltandosi verso di lui, sapendo che l'aspetto lavorativo dei suoi sentimenti stava rapidamente scivolando via, lasciandola voltata a fissare gli occhi di un uomo di cui stava innamorandosi. Un uomo non che non le aveva mai mostrato un lato di sé che potesse essere considerato illegale o pericoloso, provandole con semplicità che poteva essere buono. Lei sperava.

Allungandosi per allontanarle con delicatezza i capelli da una guancia, Spike la guardò per un lungo momento. “Non lo so”, disse piano. “Tu cosa vuoi che sia?”

“Questa non è una risposta”, mormorò lei, alzando su di lui occhi brillanti.

Sedendosi all'indietro con un sospiro, Spike guardò il cielo per un momento prima di parlare. “Non è che l'abbia mai fatto prima”, disse con un leggero sorriso. “Ho più di trent'anni, e mi sembra di essere di nuovo un ragazzino”

“Stai dicendo che hai una cotta per me, Mr Reed?” chiese lei con dolcezza, sorridendogli.

Spike sogghignò prima di chinarsi lentamente verso di lei, vedendo per un attimo i suoi occhi allargarsi prima di tremolare e chiudersi quando lui incontrò le sue labbra in un tenero bacio. Combattendo qualsiasi istinto che gli diceva di approfondire immediatamente il bacio, si concentrò sulla sensazione delle labbra morbide di lei che accarezzavano le sue.

Allontanandosi prima di perdere il controllo, Spike premette la fronte contro quella di lei, vedendo l'indecisione sul suo viso prima che lei si tirasse indietro, evitando il suo sguardo mentre lui continuava a fissarla.

“Neanche mi conosci”, sussurrò lei dopo un momento.

Notando la tristezza che sembrava attraversarle il viso, Spike aggrottò le sopracciglia, avvicinandosi di più a lei. Con esitazione mise una mano sulla sua spalla, piegando la testa quando lei alzò gli occhi verso di lui. “Conosco abbastanza”, disse piano. “Conosco che tipo di donna sei…la forza che hai”

“Non puoi proprio saperlo”, sussurrò Buffy, guardando in basso e chiudendo gli occhi mentre cercava di dimenticare il suo scopo per essere lì.

“Invece sì” replicò lui. “La forza non è una dimostrazione di potenza – è qualcosa di più profondo. Qualcosa che riesci a leggere nello sguardo. Qualcosa che tu possiedi”

‘Non innamorarti di lui – è solo tutta una finzione. Solo un qualche piano elaborato per avere da te ciò che vuole. Non innamorarti di lui'

“Raccontami di te”, disse lei, volendo cambiare argomento mentre si voltava verso di lui, alleggerendo immediatamente l'atmosfera.

“Cosa vuoi sapere?”, chiese lui, piegandosi leggermente all'indietro, sapendo che probabilmente lei voleva un po' di distanza.

“Non importa”, disse lei con una scrollata di spalle, prendendo un altro sorso. “Qualcosa che nessun altro sa”

“Qualcosa che nessun altro sa”, ripeté lui con un sorriso divertito, mettendosi a sedere un po' più dritto mentre pensava ad una risposta. “Va bene…guardo Passions”

“Guardi Passions?” chiese lei incredula, un sorriso le giocherellava sulle labbra.

“Sono appassionato di quel dannato show”, disse lui, ridacchiando di se stesso. “E Dawson's Creek”

“Stai scherzando”, ribatté Buffy, quasi ridendo per l'assurdità di quello che le aveva appena detto. “Allora, dimmi, William Reed…sei un fan di Dawson o di Pacey?”

“Pacey” rispose lui immediatamente. “Anche se ero solito pensare fosse uno stupido cieco, alla fine si è rivelato avesse ragione”

Mordendosi il labbro per trattenersi dal ridere, Buffy guardò il suolo, prendendo un profondo respiro.

“Cosa ti sta passando per la testa, passerotto?”, chiese Spike, vedendola trattenersi dal ridere.

Voltandosi verso di lui, gli occhi brillanti di lacrime non versate mentre continuava a trattenere le risa, continuò con calma, “Per favore dimmi che non hai i DVD di tutte le stagioni”

“Va bene…non te lo dirò”, disse lui, sogghignando quando la sentì ridacchiare. “Ora è il tuo turno”

“Qualcosa che nessun altro sa”, disse lei piano. “Beh, ho alcuni poster dei New Kids on the Block ficcati nel retro del mio armadio perché non riesco a sopportare l'idea di separarmene”

Vedendolo abbassare la testa per nascondere il suo sorriso, Buffy sbatté la sua spalla contro quella di lui. “Non puoi fare niente del genere – il tuo piccolo piacere colpevole è dieci volte peggiore del mio. E tu ne hai due” gli ricordò lei.

“Non ho detto una parola”, replicò Spike, alzando le mani mentre soffocava un'altra risata.

“Lasciamo stare così”, disse lei, sollevando un sopracciglio in finto ammonimento.

Seduti in confortevole silenzio per un altro minuto, Spike sospirò mentre guardava il suo orologio. “Penso sia tempo per me di mettermi in moto”, disse piano, la delusione evidente nella sua voce.

Mettendosi in piedi, si voltò e sorrise quando vide Buffy allungarsi verso di lui. Aiutandola ad alzarsi, Spike avvolse in modo sciolto le braccia attorno alla sua vita, aspettando che lei facesse la prima mossa.

Prendendo un profondo respiro dopo un attimo, le bracci di Buffy lentamente si avvolsero attorno al collo di Spike, avvicinandolo per un tenero bacio.

Sapendo che non avrebbe avuto autocontrollo ancora per molto, lui cercò di mantenere una distanza di sicurezza da lei mentre la sua lingua scorreva lungo il suo labbro inferiore, chiedendo di entrare. Aprendo le sue labbra per lei, Spike quasi gemette alla sensazione del suo corpo caldo premuto contro il proprio mentre le mani di lei correvano nei suoi capelli, allentandoli dal gel e liberando i suoi ricci. Combattendo qualsiasi naturale impulso del suo corpo di sollevarla e premerla contro il fianco della casa, Spike continuò il dolce bacio per un momento prima di staccarsi con riluttanza.

Entrambi ansimarono per l'aria, fissandosi negli occhi colmi di desiderio.

“Immagino questo sia il mio segnale di partenza”, disse piano lui.

“Immagino di sì”, mormorò lei, sorridendo quando lui le prese la mano nella sua, guidandola attorno al lato della casa.

Raggiungendo il viale un momento dopo, Spike si voltò a fronteggiarla, assorbendo i suoi lineamenti mentre la luce della luna li inondava. Piegandosi, toccò lievemente con le sue labbra quelle di lei.

“Quando posso vederti di nuovo?”, domandò, il suo respiro ad accarezzarle le labbra.

“Presto”, mormorò lei, odiando lo sconvolgimento che accompagnò il flip-flop nel suo stomaco.

Dandole un altro tenero bacio, Spike fece correre teneramente una mano lungo la sua guancia, sorridendo quando lei rabbrividì al contatto. “Ti chiamerò”, disse sommessamente, aspettando il suo cenno di conferma prima di entrare in macchina.

Buffy lo guardò allontanarsi, stringendo le braccia attorno al corpo come in un abbraccio per avere qualche forma di conforto. Odiava non sapere più dove si trovasse.

Quell'uomo era davvero come affermava la sua reputazione? O era tutto un qualche tipo di piano elaborato da parte sua?

Tornando in casa, le sue mani andarono su al suo viso mentre la frustrazione e lo stress della situazione sembravano intrappolarla.

Afferrando il telefono cellulare che era per le emergenze, andò sul portico anteriore, componendo il numero familiare, aspettando il segnale di libero mentre squillava.

“Pronto?”

“Giles…sono io”

Capitolo 9 - Un lavoro da fare

“Buffy?”

La voce di Giles viaggiò attraverso il telefono, ovviamente stava cercando di svegliarsi. Riusciva a sentire il suono del materasso che scattava mentre lui si tirava a sedere e quasi sorrise quando se lo immaginò mettersi gli occhiali, solo per toglierseli e lucidarli.

“Qualcosa non va?” chiese lui dopo un momento.

“Non posso farlo, Giles,” mormorò lei, sentendo lo stomaco agitarsi mentre si sedeva sul dondolo sul retro, i suoi nervi la lasciavano tesa e confusa.

“Se stai parlando del tuo incarico-“

“Sì, e non posso,” disse lei piano. “So che state contando su di me, ma…”

“Hai davvero bisogno di sentire la mia risposta?” chiese lui.

“Se lo conoscessi”, continuò Buffy, sentendosi iniziare ad affogare nella disperazione. “Se conoscessi chi è, capiresti…”

“Buffy”, disse lui lentamente, parlando in tono delicato. “Voglio che tu rifletta in modo razionale su quello che mi stai dicendo. Tu sai chi è quest'uomo. Sai di cosa è capace”

“Lo so”, replicò lei con voce tesa. “Lo so questo…ma Giles…io non penso proprio che dovremmo concentrare la nostra energia- almeno non così tanta- su di lui. Angelus è la minaccia più grande e più pericolosa, e se potessimo solo-“

“E' vero…ma non è quello a cui stiamo andando dietro questa volta. Verrà la sua ora, Buffy. Adesso, stiamo concentrando la nostra attenzione su Reed, e questo significa che tu devi maneggiare la situazione- qualunque possa essere”

“Penso solo…”

“Ha un incarico, Agente Summers”, disse Giles, un taglio affilato nel suo tono. “Mi aspetto che se lo ricordi”

“Sì, signore”, mormorò lei, combattendo le lacrime nei suoi occhi. Odiava quando aveva qualcosa che voleva dire in modo genuino e Giles la rimetteva in riga.

Sospirando gravemente, lui continuò, “So che è duro. Il tuo lavoro è di avvicinarti e scoprire dove farà il prossimo colpo. So che deve essere difficile, ma il fatto rimane- non sei nel suo gruppo di amici; quindi, lui non ti dirà cosa sta facendo. Devi guadagnarti quella fiducia, e la nostra speranza è che o si fidi abbastanza di te o se lo lasci scappare. Devi recitare il ruolo della sua ragazza, Buffy, e so che puoi farlo. Se senti che non riesci, posso rimuoverti dall'incarico e mettere Faith al tuo posto, ma questa è una tua scelta”

“No”, disse Buffy velocemente, un po' troppo forte di quanto intendesse. L'idea di Faith Lehane che si avvicinava a Spike le faceva venir voglia di vomitare. “No…è okay”, disse, ammorbidendo il tono. “Posso farlo”

“E' difficile”, disse Giles in tono comprensivo. “Ti avvicini all'uomo e non al criminale, ed è estremamente arduo distinguere tra i due…ma ti conosco, Buffy. So che ce la puoi fare. Sei una donna straordinaria, e la tua forza si mostra in tutto quello che fai”

“La forza non è una dimostrazione di potenza – è qualcosa di più profondo. Qualcosa che riesci a leggere nello sguardo. Qualcosa che tu possiedi”

Chiudendo gli occhi al ricordo della voce di Spike, Buffy scosse la testa, sentendo il bisogno di liberarla dai suoi pensieri. “Grazie”, disse. “Mi dispiace di averti svegliato”

“Sai che sono qui per te”, disse lui in tono confortante.

“Lo so”, mormorò lei, prendendo un profondo respiro mentre le emozioni iniziavano ad avere la meglio su di lei. “Grazie, Giles”

“Buona notte, Buffy”

Attaccando il telefono, lo lasciò cadere sul cuscino del dondolo mentre la testa le ricadeva tra le mani.

‘Giles ha ragione', pensò, facendo scorrere le mani fra i capelli. ‘Questo è un lavoro…un lavoro. Niente più di questo'

Sedendosi lentamente un po' più dritta, fece scorrere la mani fra i capelli, spingendo i lati liberi lontano dal viso mentre fissava il buio.

‘Allora perché è così difficile?'

***

Girovagando per casa più tardi quella notte, Buffy fece roteare le spalle in maniera irritata mentre entrava in cucina.

Facendosi della cioccolata calda, la portò in soggiorno, sorridendo al ricordo di sua madre che faceva la stessa cosa ogni notte in cui non riusciva a dormire. Era uno dei suoi ricordi preferiti e uno dei momenti che le mancava di più.

Fissando senza vederlo il soggiorno, lo sguardo di Buffy si concentrò presto su uno scaffale posto in un angolo. Mettendo giù con attenzione la tazza sul tavolino da caffé, strinse l'accappatoio mentre vi si avvicinava, sceglieva un album fotografico e lo riportava al divano.

Sistemandosi sui morbidi cuscini, iniziò a sfogliare le pagine. Ritrovandosi persa nei ricordi della sua infanzia, sorrise alle immagini di fronte a lei. Immagini di sua madre e suo padre insieme, che sorreggevano la loro bambina dopo che era stata portata a casa dall'ospedale.

“E' sorprendente come le donne incinta siano sempre luminose, ma le donne che hanno appena avuto i loro bambini sembrano sempre gonfie”

Buffy ridacchiò al ricordo della voce di sua madre. Lei aveva sempre odiato quella foto, ma Buffy insisteva che era una bella foto e che mostrava la famiglia che sognava. La famiglia che ora esisteva solo nelle fotografie e nei ricordi.

Sorridendo della propria evoluzione – che colorava su una cavalletto mentre sua madre dipingeva quando era una bambina, che stringeva la busta col pranzo e sorrideva orgogliosa alla macchina fotografica il suo primo giorno di scuola, in piedi nervosamente accanto al suo accompagnatore per il Ballo di fine corso al liceo – Buffy si perse nella sua passeggiata lungo il viale dei ricordi.

Vedendosi preparandosi per il Ballo del diploma, in piedi vicino ai suoi genitori alla cerimonia dei diplomi del liceo e a quella del college, e sorridente con sua madre il giorno in cui si era diplomata per diventare un agente dell'FBI, prese un profondo respiro per controllare le emozioni.

Chiudendo l'album, Buffy serrò gli occhi, ricordando la conversazione che ebbe con sua madre quel giorno.

“Fino a quando sei felice, sono felice per te”, disse Joyce, abbracciando sua figlia. “Mi dispiace che tuo padre non sia riuscito ad essere qui”

“Anch'io”, disse Buffy piano, ricambiando con ardore l'abbraccio. “Immagino che non potesse essere disturbato da sua figlia”

“Non pensare questo”, disse sua madre, allontanando i capelli dal viso di Buffy. “Questo è il tuo giorno e meriti di essere felice”

“Penso che lo sarò, sempre che non sposi un uomo come mio padre”, replicò lei seccata.

“Troverai un uomo che è giusto per te”, disse Joyce, avvolgendo un braccio attorno alle spalle di Buffy. “Qualcuno che ti metterà sopra ogni cosa e che ti amerà per quella che sei…non per chi lui vuole che tu sia”

Accoccolandosi sul divano, Buffy sentì le lacrime pungerle gli occhi al ricordo di sua madre e della verità dietro quello che le aveva detto quel giorno.

Aveva trovato quell'uomo?

Era sua responsabilità volgere la situazione a suo vantaggio, ma questo non le diceva ancora quale sarebbe stata la reazione di Spike, non importa quali circostanze. E se lui era l'uomo per lei, cosa sarebbe accaduto quando la verità sarebbe venuta fuori?

Perché la verità esce sempre fuori.

Capitolo 10 - Zone di conforto

Dopo aver salito i gradini davanti casa di Spike alcuni giorni più tardi, Buffy suonò il campanello, sentendosi estremamente fuori luogo. Dopo aver parlato con lui al telefono, lui le aveva detto di non vestirsi per niente elegante. Entrare nel palazzo indossando dei pantaloncini di jeans e una semplice t-shirt bianca non era nella zona di conforto di Buffy – specialmente dato che non era stata in grado di portare un'arma con sé.

Prendendo un profondo respiro per calmarsi, quasi roteò gli occhi.

‘Sì, una pistola ti fa sentire meglio, ma sei piena di risorse. Se qualcosa succede, troverai qualcosa da usare contro di lui'

Aspettando di vedere uno dei suoi dipendenti aprire la porta, lei rimase sorpresa quando Spike l'aprì, sorridendo quando la vide.

“Sera, bellissima”, disse lui, alzando un sopracciglio mentre valutava apertamente le sue gambe prima di aprire di più la porta per permetterle di entrare.

“Sembri di buon umore”,disse lei, guardandolo con espressione divertita.

“Non lo sono sempre?”, chiese lui, avvolgendole un braccio attorno alla vita.

“Non ti conosco davvero così bene per fare questa affermazione”, scherzò lei, lasciandolo guidarla attraverso la casa. “Dove stiamo andando?”

“Fuori”, disse lui, strisciando la mano lungo la sua schiena e sopra il suo fianco fino a che raggiunse la sua mano.

“E che c'è fuori?”

“Una festa in piscina”

Fermandosi per un momento, lei lo fissò mentre Spike si voltava a guardarla.

“Che c'è che non va?”

“Niente”, disse lei, scuotendo la testa. “Sono solo…sorpresa…immagino”

“Sicura?” chiese lui, confondendola ancora di più con la sua apparentemente genuina preoccupazione.

“Affermativo”, replicò lei, lasciandosi condurre fuori nella parte sul retro. Fermandosi mentre si guardava attorno, Buffy aggrottò le sopracciglia, non vedendo nessuno. “Che succede?” chiese.

“Oh, ho dimenticato di dirlo?” chiese Spike con un sorriso. “E' una festa privata”

“Scusami?” chiese lei con un sorriso, sorpresa a quanto facilmente lui riuscisse a farla rilassare.

“Ho dato la serata libera al mio staff – cancellato ogni cosa e di più che avrebbe potuto disturbarci. Ho pensato che potremmo rilassarci”

“Non ho un costume”, disse lei, voltandosi verso di lui con un'espressione timida.

“La cabina della piscina”, replicò Spike, i suoi occhi lanciarono uno sguardo oltre le sue spalle in direzione della casetta prima di tornare a guardare lei. “Sono sicuro che troverai qualcosa lì dentro”

Alzando un sopracciglio, Buffy fece un piccolo passo indietro. “Non sono i resti di qualcun altro che ha avuto la ‘serata libera' con te, vero?”

“No, amore”, mormorò lui, dandole un bacio gentile sulla fronte. “Nuovi di zecca”

“Okay”, disse lei, quasi tremando contro di lui. “Torno subito”

“Sarò qui”, mormorò lui, vedendola alzare gli occhi verso i suoi e premette un bacio gentile sulle sue labbra.

Rilassandosi contro di lui, Buffy si tenne alle sue braccia, sentendo le sue mani posarsi sul retro della sua schiena mentre lei lentamente si allontanava. Stava diventando troppo familiare e troppo…piacevole.

“Sto andando”, mormorò lei, sorridendo leggermente quando non fece una mossa per tirarsi fuori dalle braccia di lui.

“Ti sto guardando”, replicò lui, il sorriso ovvio nella sua voce, anche se Buffy non alzò lo sguardo per vederlo.

Mettendo a tacere tutto quello dentro di lei che le diceva che era sbagliato, Buffy gli avvolse le braccia attorno al collo, attirandolo verso di lei per un bacio appassionato, quasi attaccando la sua bocca con la propria. Spike ricambiò con ardore il bacio, eccitandosi alla sensazione del suo corpo caldo schiacciato così intimamente contro il proprio.

Sentendo l'effetto che stava avendo su di lui, lei si spinse leggermente contro di lui, avvertendo la durezza contro il suo stomaco mentre lui premeva la sua erezione contro di lei.

Sapeva che delle linee stavano venendo attraversate e dei limiti fatti a pezzi, ma a quel punto, non le importava di niente tranne che delle sue labbra sulle proprie e della sensazione del suo corpo che si adattava così naturalmente al proprio.

Allontanandosi dopo un lungo momento per riprendere fiato, chiuse gli occhi, sentendo la sua fronte poggiare contro la propria.

“Immagino sia meglio che vada”, mormorò lei, rabbrividendo mentre lui faceva correre le punta delle dita su e giù lungo il suo braccio.

“Posso sempre venire con te”, disse lui, un sorriso gli salì alle labbra mentre la guardava.

Esitando per un momento, lei fece un passo indietro, sorridendogli. “Tornerò in un minuto”

Non voltandosi a guardarlo, camminò fino alla cabina della piscina, chiudendo la porta dietro di sé. Dopo aver visto i costumi da bagno disposti sul letto, quasi roteò gli occhi alla vista dei bikini striminziti. Le avrebbero offerto a malapena della copertura se avesse voluto veramente fare qualcosa come nuotare.

Scegliendo un bikini blu marino, velocemente se lo mise, legando le stringhe ai fianchi e attorno alla schiena.

Prendendosi alcuni minuti, velocemente cercò nella cabina, alla ricerca di qualcosa di incriminante. Sapeva che Spike era troppo furbo perché lasciasse qualcosa allo scoperto così, ma doveva guardare.

Non trovando nulla, lasciò la stanza, uscendo nell'aria calda, e sorridendo quando vide Spike in piedi vicino alla piscina, che indossava un paio di pantaloncini neri come costume.

Voltandosi verso di lei prima che lo raggiungesse, Spike sentì la bocca asciugarsi alla vista del suo corpo tonico, messo in mostra da qualche pezzetto di stoffa che stava indossando.

“Incontro la tua approvazione?”, chiese lei in tono scherzoso, allungando le braccia verso l'esterno lungo i fianchi e girando in circolo.

“Hai persino bisogno di chiederlo?” replicò lui con voce roca, diminuendo la distanza tra loro e prendendola tra le sue braccia. Dopo aver posato gentilmente un bacio sulle sue labbra, Spike si tirò in dietro per guardarla, notando la breve esitazione sul suo viso prima che un sorriso ne prendesse il posto. “Sei bellissima”, mormorò, le sue mani sfiorarono la pelle liscia del suo stomaco, avendo bisogno di toccarla in qualche modo.

Buffy tremò mentre le sue mani continuavano il loro pigro esame accurato del suo corpo, notando il sorriso compiaciuto sul viso di lui perché il suo tocco aveva causato una reazione in lei. Chiudendo gli occhi quando sentì le labbra di Spike sfiorare gentilmente la sua gola, ansimò alla ricerca di aria quando lui le morse leggermente la pelle tenera.

“Spike”, mormorò lei, le mani si mossero rapidamente verso i capelli di lui, stringendosi alle morbide ciocche mentre lui continuava a baciarle la gola. La sua intenzione era quella di dirgli che stavano andando troppo veloce, che sarebbe successo qualcosa se avessero continuato, ma le parole le si fermarono in gola.

Sentendolo alzarla fra le sue braccia, Buffy voltò la testa per guardarlo, sorpresa quando le sue labbra incontrarono le proprie in un bacio appassionato. “Dobbiamo fermarci”, mormorò contro le sue labbra, messa a tacere quando il bacio si intensificò.

Spike la depose con attenzione sul soffice cuscino della sedia a sdraio in acciaio che era sull'erba vicino alla piscina. Dopo averle attentamente sciolto i lacci del pezzo superiore del bikini, Spike quasi gemette quando le punta delle dita sfiorarono la pelle morbida dei suoi seni.

Buffy si inarcò contro di lui, le sue labbra si separarono da quelle di lui, leggermente sorpresa che fosse improvvisamente a seno scoperto. Tremando contro di lui, chiuse gli occhi quando lui iniziò di nuovo a baciarle il collo. “N-non possiamo”, mormorò, gemendo quando le sue mani scivolarono oltre il resto del tessuto, stuzzicando gentilmente la sua clitoride, riducendo al silenzio qualsiasi obiezione che lei potesse fare mentre con l'altra mano viaggiava lungo il corpo.

Stringendo forte il suo braccio fino a che le unghie si conficcarono nella pelle, lei era resa irragionevole dal desiderio, inarcando il corpo contro la sua mano, desiderando di più da lui, e non notando la sua mano che lavorava sui restanti lacci del suo costume.

Piagnucolando quando lui tolse la mano, Buffy ebbe a mala pena la possibilità di aprire gli occhi prima di richiuderli quando la parte inferiore del suo corpo si mosse di riflesso verso l'alto nel momento in cui sentì la lingua di Spike scivolare gentilmente lungo la sua apertura mentre le sue mani impugnavano i suoi capelli.

Incitandolo con i suoi movimenti, lei urlò e gemette mentre lui continuava a portarla al limite e poi a rallentare, lasciandola con una sensazione incompiuta che le dava le vertigini.

“Spike, per favore”, piagnucolò dopo qualche minuto di beata tortura, quasi urlando quando lui si allacciò sulla sua clitoride, lasciando che i suoi denti strusciassero contro il fascio di nervi sensibili mentre aumentava la pressione su di esso.

Arcuando il suo corpo contro di lui, lei urlò, stringendo gli occhi. Urlando di piacere quando lui spinse due dita dentro di lei, accrescendo le sensazioni che stava provando mentre raggiungeva il culmine, Buffy si strinse a lui mentre cavalcava il suo orgasmo.

Tornando lentamente indietro, fu vagamente consapevole di Spike che si muoveva sul suo corpo e estremamente consapevole di quello che era appena successo tra loro. Entrando nel panico per un momento, iniziò immediatamente a scuotere la testa, spingendolo contro il torace nudo. “No, no, no”, cantilenò, spingendolo via fino a quando lui si mise a sedere, lasciandole abbastanza spazio perché raggiungesse il suo bikini.

“Buffy?”

“Noi non avremmo dovuto…io non avrei dovuto…”

Scuotendo freneticamente la testa, le sue mani tremavano mentre cercava di capire come rimettersi il costume.

Spike le afferrò le spalle, costringendola a voltarsi verso di lui, vedendo la paura che sembrò materializzarsi nei suoi occhi per un momento prima che la nascondesse con attenzione. Non dicendo altro, la guardò mentre apriva e chiudeva la bocca, cercando di capire cosa dire. Lanciando un'occhiata verso il basso, il suo labbro si sporse leggermente all'infuori. “Mi dispiace”, mormorò, alzando lentamente gli occhi verso i suoi.

“Per cosa?”, chiese lui, piegando la testa per guardarla.

“Per…per questo”, disse lei piano, facendo un gesto attorno a loro prima di incrociare le braccia sopra il torace in un modesto tentativo di coprire se stessa. “E per quello”, aggiunse, lanciando un'occhiata al tessuto tirato dei suoi pantaloncini neri.

“Non preoccuparti di questo”, disse lui, rivolgendo a mala pena un secondo pensiero alla sua condizione, semplicemente volendo trattenerla dall'andarsene. “C'è qualcosa che non va?”

“Io solo…penso solo che stiamo andando troppo veloce”, mormorò lei, arrossendo mentre gentilmente sollevava le mani di lui dalle sue spalle e iniziava a riallacciare i lacci ai fianchi, sollevata che stesse offrendo a se stessa di nuovo un po' di copertura.

“Okay”, disse Spike, attirando l'attenzione di Buffy verso di lui all'inaspettata risposta.

“Okay?”

“Non ti farò pressioni, Buffy”, disse lui, prendendole una mano fra le sue. “Ma per favore non andartene”

Sorridendo timidamente, lei evitò i suoi occhi per un momento, mordicchiandosi il labbro inferiore.

“Ed è okay che andiamo un po' più piano?”, chiese lei. ‘Perché non ho bisogno di fare sesso con un criminale', aggiunse silenziosamente, ignorando la voce fastidiosa che le diceva che non sarebbe stata una cattiva idea…specie considerando che la vista del suo torace forte e delle sue braccia muscolose stavano indebolendo la sua determinazione.

“Tanto piano quanto vuoi”, concordò Spike, cercando di non mostrale la sua delusione. Attirandola verso di sé, lui le depose un bacio gentile sulle labbra, dominando ogni impulso nel suo corpo di approfondirlo e portarlo ancora un po' più oltre. Era finalmente con una donna che lo eccitava e lo sfidava.

Tutto il resto poteva aspettare.

Capitolo 11 - Chi sei?

Sdraiata con Spike sulla sdraio, Buffy si godette il semplice atto di baciarlo, sentendosi come fosse di nuovo una teenager mentre la sua mano si muoveva leggera sopra il dolce rigonfiamento del suo seno, ancora nudo dalla loro scappatella precedente.

Nessuno dei due fece una mossa per approfondire il bacio o portare oltre le cose, godendosi la semplicità del momento.

Allontanandosi dopo un momento, Buffy gli rivolse un dolce sorriso, diventando davvero troppo consapevole che era ancora a seno scoperto. “Probabilmente dovrei vestirmi”, disse piano, sorridendo quando Spike mise il broncio. “Considerando che abbiamo appena detto di andare piano… sarebbe una mossa saggia”

“Pensavo solo volessi raffreddarti”, disse lui con un ghigno. “Visto che ti ho resa tutta bollente”

“Battuta orribile”, replicò Buffy, roteando gli occhi mentre si metteva a sedere e si allungava per prendere il pezzo superiore del suo bikini. “E penso di essermi raffreddata abbastanza”

“Aww, andiamo… sai che vuoi bagnarti ancora un po'”, disse lui, mordendosi il labbro inferiore e rivolgendole un sorriso diabolico mentre le sue abbraccia le si avvolgevano attorno alla vita.

Gli occhi di lei si spalancarono mentre si tirava leggermente indietro per guardarlo. “Spike…no…NO!” strillò lei, ridacchiando quando lui se la issò sulla spalla e corse verso la piscina, lanciandola dentro e ridendo mentre il suo urlo veniva inghiottito dal suono dell'acqua che spruzzava. Spike quasi si piegò in due quando lei riemerse, sputacchiando e levandosi l'acqua dagli occhi, poi la guardò mentre cercava di ricomporsi, guardandolo furiosa.

“Raffreddata, tesoro?” chiese lui, rinnovando la sua risata quando i suoi occhi si restrinsero su di lui.

Incrociando le braccia sul torace, Buffy continuò a fissarlo.

“Oh, andiamo, non dirmi che non è stato divertente”, disse lui, sorridendole. “Non sarai una di quelle donne che non possono bagnarsi i capelli, vero?” chiese, alzando un sopracciglio quando la vide roteare gli occhi.

“Potresti per lo meno essere un gentiluomo e passarmi un asciugamano?”, chiese lei, aspettando fino a quando lui annuì con la testa prima di muoversi verso il bordo della piscina. Guardandolo tornare verso di lei con un soffice asciugamano bianco, Buffy gli offrì un piccolo sorriso, allungandosi per prenderlo. “Grazie”, disse, dando uno strappo all'asciugamano così che Spike cadde nella piscina.

Riemergendo allo stesso modo di Buffy, Spike quando si voltò a fronteggiarla fu accolto dalle sue risatine.

“Questo dev'essere il trucco più vecchio del mondo”, disse lei, il suo sorriso che lentamente si affievolì quando lui si mosse verso di lei, inchiodandola al lato della piscina.

“Questo è quello che ottengo per essere stato gentile?” chiese lui, la sua voce che diventava un sussurro seducente.

“Avresti dovuto saperlo”, mormorò lei con un sorriso timido, chiudendo gli occhi quando le labbra di lui incontrarono le proprie in un tenero bacio.

Arrivò a prendergli a coppa una guancia nella mano, l'altra si teneva alla sua spalla, incitandolo ad avvicinarsi mentre la sua lingua sfiorava gentilmente il suo labbro inferiore.

Quasi gemendo quando la sua lingua incontrò la propria, le mani di Spike abbandonarono il muro della piscina, avvolgendosi attorno a lei per attirarla più vicino, sentendo la sua mano contro il retro del collo, che lo teneva a posto. Staccandosi per respirare dopo un momento, le loro fronti si premettero insieme.

“Forse dovremmo uscire”, disse Buffy con un leggero sorriso, aspettando che Spike annuisse prima di lasciare la confortevole acqua, rabbrividendo quando l'aria fredda passò sopra la sua pelle.

Incrociando le braccia sul torace, sentì l'acqua scorrere veloce verso il basso mentre Spike si issava sul bordo della piscina, voltandosi a fronteggiarlo quando lui velocemente saltò su e afferrò due asciugamani.

Avvolgendone uno attorno a Buffy, fece correre le mani su e giù lungo le sue braccia, creando abbastanza frizione per riscaldarla prima di avvolgere l'altro attorno alla sua vita.

Sorridendo quando lui immediatamente si voltò di nuovo verso di lei, Buffy rabbrividì ancora una volta, stavolta però come risultato dell'accurata premura di Spike. Tremando quando l'attirò nelle sue braccia, appoggiò la testa contro il suo torace, chiudendo gli occhi, e cercando di non concentrarsi sui suoi pensieri agitati.

Chi era il vero Spike?

***

Vestito con dei jeans e una t-shirt nera, Spike si appoggiò contro il bordo della porta, guardando la macchina di Buffy andare via. Dopo aver aspettato che fosse fuori dal campo visivo, lentamente si allontanò dall'ingresso principale, chiudendo la porta con un calcio mentre se ne andava.

Salendo le scale fino al terzo piano, andò verso il retro della casa, il suo buon umore che si affievoliva rapidamente, il suo viso che si trasformava in una fredda maschera mentre apriva una porta alla fine del corridoio.

“Allora?” chiese, entrando nella piccola stanza, il linguaggio del suo corpo e il comportamento cambiarono immediatamente rispetto all'uomo spensierato che era stato per la prima parte del pomeriggio.

“Bellissima ragazza”, disse Ethan, voltandosi a fronteggiare il suo datore di lavoro distogliendo lo sguardo dal monitor. “Naturalmente te l'ho detto quando l'ho incontrata”

“Non ti sto chiedendo la tua opinione sul suo aspetto… Cosa sappiamo?” chiese Spike, la sua voce fredda e dura mentre incrociava le braccia sul torace.

“Non molto”, replicò lui, sedendo all'indietro sulla sua sedia, lanciando le foto della sorveglianza sul tavolo di fronte a Spike.

Vedendo le immagini di Buffy allungata sulla sdraio che era vicino alla piscina quando Spike continuava a darle piacere, lui alzò un sopracciglio. “Non ricordo con precisione di averti detto di aver bisogno di sorveglianza oggi”

“Una donna come questa”, disse lui con un sorriso. “Sai che non posso resistere”

Stringendo la mascella, Spike fissò l'uomo di fronte a lui fino a quando il suo sorriso si affievolì. “Resisterai”, disse in tono basso. “Toccala, e –“

“Rilassati”, disse Ethan. “Non ho progetti per la tua preziosa ragazza”

“Buono a sapersi. Perché odierei doverti fare del male”

Deglutendo in modo evidente, Ethan tornò a voltarsi verso lo schermo del computer. “Beh, non sappiamo molto di questa ragazza. La sua storia sembra coincidere…”

“Ma” incitò Spike.

“Ma… è tutto quello che fa – coincide. Non ci sono dettagli dopo la sua laurea. Fondamentalmente, è una commerciante d'arte con una piccola lista di clienti; sua madre è morta delle complicazioni di un tumore cerebrale un anno fa; il padre non si trova da nessuna padre. Vive sola in maniera confortevole e non ha nessuna relazione seria”

“Mai?”

“Alcuni ragazzi al liceo”, disse lui con una leggera scrollata di spalle. “Nessuno di serio. C'era un tipo al college con cui è uscita per diversi mesi, ma lui si è laureato e trasferito altrove. Lei non voleva trasferirsi ed è rimasta qui”

“Quindi ci sono dettagli fino a quando è andata all'università?” chiese Spike confuso.

“Proprio così”

“Allora… che fa nel tempo libero?” chiese lui, parlando con se stesso. “E' una commerciante d'arte indipendente senza ufficio. Deve avere molto tempo libero”

“Guarda in giro per casa sua”, disse Ethan con una scrollata di spalle. “Tienila occupata per un paio d'ore, e io posso fare un giro”

“Come se volessi te che frughi tra le sue cose”, disse Spike, quasi roteando gli occhi. “Tieni d'occhio per qualsiasi altra cosa”, disse dopo un momento. “Cercherò io per il resto”

Voltandosi per uscire dalla stanza, si fermò quando sentì la voce di Ethan.

“C'è una cosa che ho trovato particolarmente interessante”, disse lui, aspettando fino a quando Spike si voltò ancora una volta verso di lui.

“Cosa?”

“Il fatto che prima oggi ha trascorso buoni cinque minuti a perlustrare la cabina della piscina mentre tu eri fuori che l'aspettavi”

“Lei cosa?” chiese lui piano.

“Ha cercato in tutti i cassetti, gli armadi e sotto il letto”, disse Ethan, appoggiandosi all'indietro sulla sua sedia. “Ora… conosco donne che sono curiose per natura, ma lei sembrava stesse cercando qualcosa”

“E la tua teoria?” chiese Spike, alzando un sopracciglio.

Ethan rise, indicando in giro per la stanza. “Guardati attorno, Spike. Ogni pezzo di apparecchiatura in questa stanza è stato acquistato con soldi rubati. C'è difficilmente una persona che hai incontrato che non hai fatto incazzare in un modo o in un altro e… Penso dovresti stare attento con questa qui”

Spike guardò mentre Ethan faceva scivolare una sottile cartellina lungo il tavolo, verso di lui.

“Ci sono tutte le informazioni che sono riuscito ad avere su di lei. Continuerò a cercare”

Prendendo la cartella, guardò le foto in bianco e nero che lo fissavano a loro volta. Vedendo la piccola nota sul fondo, ‘Università della California, Sunnydale – Ultimo anno', fissò la donna sorridente nella foto, cercando di controllare i suoi pensieri agitati. Scorrendo tra il mucchio di foto e informazioni, presto trovò le foto che erano state fatte quel giorno.

Fissando le immagini del suo viso mentre l'orgasmo la investiva, lentamente lui continuò a scorrere il mucchio di foto, fermandosi ad una di loro due nella piscina. La foto era un primo piano, e Spike si prese un momento per ammirare loro due insieme. Il suo corpo era praticamente schiacciato al proprio, le sue mani nei suoi capelli, attirandolo più vicino mentre le proprie mani erano allargate lungo la sua schiena, tenendola stretta.

Non aveva bisogno di essere un esperto di linguaggio del corpo per vedere che lei non stava fingendo la sua reazione verso di lui. Si stava praticamente offrendo a lui, sfidandolo a prenderla e tuttavia… c'era qualcosa leggermente sbagliata.

Tutte le loro interazioni, tutte le loro conversazioni, e lui sentiva come se lei si stesse trattenendo. Come se non volesse rivelare troppo. Come se non potesse essere se stessa.

Sedendosi all'indietro sulla sua sedia, Spike mise la sua foto del college vicino a quella di loro che si baciavano, fissando la Buffy più giovane e la donna che era ora, le sue sopracciglia si aggrottarono mentre cercava di farsi strada tra i suoi pensieri.

“Chi sei?”

Capitolo 12 - Segnali contrastanti

La settimana successiva Buffy camminava da negozio a negozio, cercando di sfogare la tensione nervosa. Non aveva notizie da Spike da quando aveva lasciato casa sua il giorno trascorso in piscina, e stava iniziando a domandarsi se lui avesse perso interesse in lei.

Giles aveva chiamato una volta, richiedendo un rapporto sui progressi che Buffy non poté dargli. Sapeva che lui era insoddisfatto, ma non lo era neanche la metà di quanto lo era lei.

Sperando di tenere a freno l'aggravante di non poter essere in grado di fare niente di produttivo, stava trascorrendo la giornata al centro commerciale.

Consegnando la carta di credito ad un altro negozio di abbigliamento, finalmente sentì che l'acredine aveva preso il volo. Dopo aver accettato la busta con il suo nuovo vestito, lentamente lasciò il negozio, prendendo tempo mentre camminava verso la zona ristorazione.

Dopo aver pagato per un'insalata e una bottiglia d'acqua, aggrottò la fronte quando sentì il suo nome.

“Buffy!”

Facendo quasi un giro completo, i suoi occhi si spalancarono quando vide l'uomo che correva verso di lei.

“Buffy, ehi!” disse lui vivacemente con un enorme sorriso sul viso.

“Riley…cosa stai facendo qui?” chiese lei, quasi roteando gli occhi per la propria stupida domanda.

“Niente di importante”, replicò lui, prendendole alcune buste, facendo sì che Buffy sorridesse.

“Sempre gentiluomo”, disse lei dolcemente, ringraziandolo quando lui tirò fuori la sedia per lei dal tavolo vicino. “Allora…come stai?”, chiese lei, guardandolo mentre si sedeva dall'altra parte rispetto a lei, ancora senza fiato per il fatto che il suo fidanzato del college era lì di fronte a lei.

“Sto bene”, disse Riley, annuendo per conferma. “Mi sto trasferendo di nuovo qui, e sto cercando di sistemare alcune cose per la casa”

“Carino”, disse Buffy con un lieve sorriso.

“Allora, che ti è successo dopo la laurea?” chiese lui.

“Um…non molto”, disse lei, stringendosi nelle spalle. “Sono una…commerciante d'arte”, disse, usando la storia della sua copertura dopo un momento. “E' piacevole”

“Fantastico”, disse Riley.

I due chiacchierarono del più e del meno mentre Buffy mangiava la sua insalata, aggiornandosi l'un sulla vita dell'altro e scambiando sorrisi civettuoli per l'ora successiva.

“Ti vedi con qualcuno?” domandò alla fine Riley, vedendo gli occhi di Buffy sollevarsi verso i propri.

“Um…no…non proprio”, disse lei, mordendosi il labbro mentre guardava il tavolo.

“Vorresti…forse uscire insieme qualche volta?”, chiese lui, rivolgendole lo stesso sorriso da ragazzino che l'aveva conquistata al college.

“Uh…sì…immagino di si”, disse lei con una leggera scrollata di spalle.

“Grande!” rispose Riley con entusiasmo, controllando un momento dopo il suo orologio. “Faccio meglio a correre – ho bisogno di andare in banca prima che chiudano – ma che ne dici di Venerdì alle otto?”

“Venerdì? Venerdì domani?”

“Sì”

“Va bene”, disse Buffy, annuendo mentre si alzava, cercando di scrollarsi via di dosso la spiacevole sensazione mentre tirava fuori dal portafoglio un biglietto da visita e glielo porgeva. “Ecco il mio indirizzo. Ci vediamo domani”

Riley sorrise mentre accettava il biglietto, lasciandole un tenero bacio sulla guancia prima di salutarla con la mano.

Guardando Riley andare via, Buffy sospirò mentre tornava a sedersi al tavolo, fissando la sua bottiglia d'acqua per alcuni momenti prima di prepararsi per andare via a sua volta.

“Ti stai divertendo, passerotto?”

Immediatamente le sue spalle si irrigidirono al suono del morbido accento dietro di lei.

“Perché non dovrei?”, chiese, dando uno sguardo da oltre la spalla per guardare Spike mentre lui camminava attorno e si sedeva nel posto che Riley aveva occupato minuti prima.

“Simpatico vederti qui”

“Stavo per dire esattamente la stessa cosa”, rispose lei, alzando un sopracciglio. “Solo la versione americana”

“Che sarebbe ‘Come va?'” domandò lui con un lieve sorriso. [ndF. Qui c'è un gioco di parole con quello che dice Spike, usando un termine prettamente inglese, rispetto a quello che dice Buffy in americano – ovviamente in italiano non rende].

Buffy sorrise, guardando il tavolo per evitare i suoi occhi penetranti. “Cosa stai facendo qui, Spike?”

“Ti ho visto parlare…ho deciso di dire ciao. Lui chi era?”

Alzando un sopracciglio all'improvviso cambiamento nel suo tono, Buffy alzò lo sguardo, mettendosi a paro con i propri occhi. “Un vecchio fidanzato”, rispose, giudicando la sua reazione, la sua mascella che si contrasse quando lui alzò il sopracciglio.

“Liceo?”, chiese, non distogliendo mai lo sguardo da lei.

“College”, replicò lei, sentendo montare la rabbia. “Dovette trasferirsi, e mia mamma era malata, quindi non avrei potuto… saremmo probabilmente ancora insieme se non fosse stato per quello”

I suoi occhi si spalancarono quando Spike rise senza indugi. “Quel pivello non sarebbe stato in grado di mantenere una ragazza come te” disse lui.

“Mi ha mantenuto per anni”, replicò lei, contraendo la mascella, cercando di ignorare il fatto che Spike stava ovviamente facendola seguire. Non c'era altra spiegazione per il fatto che lui fosse in un centro commerciale fra tutti i luoghi proprio dopo che lei aveva trascorso il pomeriggio con il suo ex-fidanzato. Sapendo che doveva essere stato informato da qualcuno che la stava seguendo, lei sentì il bisogno di mettere il biondo al proprio posto. Sfortunatamente, non era sicura di come farlo.

Alzandosi in piedi, raccolse velocemente le sue borse, alzando lo sguardo quando vide Spike alzarsi insieme a lei.

“Cosa stai facendo qui, Spike?”, domandò lei, prendendo un profondo respiro per calmarsi.

“Shopping” affermò lui, facendo un gesto ad indicare il centro commerciale.

“Shopping?” ripeté lei, scuotendo la testa mentre camminava verso l'uscita. “Per cosa?”, domandò, sapendo che lui la stava seguendo.

“Per…vestiti”, rispose lui, sforzandosi di trovare una risposta.

“Vestiti?” replicò lei, voltandosi con un sorriso incredulo. “Non penso che abbiamo Gucci qui”

“Pensi davvero che sia così superficiale?”, chiese lui, seguendola mentre lei proseguiva fuori la porta e attraverso l'area di parcheggio.

“Penso che tu sia abituato ad avere tutto ciò che vuoi, ogni volta che lo vuoi”

“E questo cosa sta a significare?”, chiese lui con incisività nella voce, guardandola caricare le borse nella BMW nera.

“Non lo so”, disse Buffy, diventando sempre più frustrata mentre continuava a dargli la schiena. “Immagino sia solo una sensazione che ho io”

Prendendole gentilmente il gomito con una mano, Spike la fece voltare lentamente. “Parlami”

“Cosa c'è da parlare?” chiese lei, alzando gli occhi su di lui, cercando di incollarsi un sorriso sul viso.

“Che ne dici del fatto che non sei chi fai finta di essere?”

Irrigidendosi sotto la sua mano, Buffy si sentì improvvisamente a corto di fiato, le sue labbra si allargarono mentre gli occhi si spalancarono per lo shock. “C-cosa vuoi dire?” chiese, cercando di mandare giù il groppo che aveva causato alla sua voce di assumere una qualità traballante.

“Ti piace recitare il ruolo della sofisticata donna di mondo”, disse lui, lasciandole andare il braccio e camminando verso la macchina. “Una che guida una 325i BMW Sedan. Una che acquista abiti eleganti e assiste alle inaugurazioni di gallerie d'arte. Quando di fatto, non sei niente di più di una ragazzina che gioca a mettersi in maschera, che preferirebbe stare a casa con un libro piuttosto che andare ad un party ogni sera”

Riuscendo a tenere il respiro sotto controllo, lei socchiuse gli occhi sull'uomo di fronte a lei. “Si presume che lo prenda come un complimento?”

“Dimmelo tu” replicò lui.

“Sei arrabbiato con me per qualcosa?” chiese lei esasperata.

Passandosi una mano sopra il viso, Spike scosse la testa. “Mi dispiace…sono stato solo…è stata una brutta giornata”

Non volendo pensare alle verità nascoste in quella frase e a cosa poteva essere successo per rendere una giornata brutta per lui, Buffy prese un profondo respiro. “Allora per cosa stai facendo shopping?” domandò, cercando di beccarlo in flagrante sulla bugia. “Non dovresti essere a casa con una sigaretta e un bel bicchiere di scotch?”

Guardandosi in giro per un momento, Spike ficcò le mani in tasca. “Volevo solo sciogliermi, suppongo”

“Giusto”, replicò Buffy in tono incredulo, voltandosi dall'altra parte e cercando le sue chiavi.

“Quale diavolo è il tuo maledetto problema?” chiese lui, facendo sì che Buffy si voltasse di scatto a fronteggiarlo con scintille fiammeggianti negli occhi.

“Oh, non lo so”, disse lei con sarcasmo, guardando in giro per l'area parcheggio come se la conversazione non la stesse toccando per niente. “Forse il fatto che pensavo fossi un po' diverso, ma sei davvero come ogni altro uomo lì fuori”

“Cosa?” domandò lui con voce bassa, le sopracciglia corrugate insieme in confusione.

“Solo…pensavo avessimo qualcosa”, disse lei, guardando il suolo prima di rialzare lentamente gli occhi verso quelli di lui, cercando di sorridere nonostante qualsiasi cosa stesse provando. “Immagino sbagliassi, uh?” chiese, abbassando di nuovo lo sguardo.

“Buffy”, disse Spike dolcemente, mettendole un dito sotto il mento e dirigendo di nuovo lo sguardo di lei verso il proprio. “Di cosa stai parlando, amore?”

“Una settimana” mormorò lei. “Una settimana, e non ho avuto notizie di te. E l'unica cosa che sono riuscita a pensare è che hai preso quello che volevi e non hai chiamato, o non hai preso quello che volevi e non hai chiamato. In ogni caso… il risultato è lo stesso”

“Io…sono stato occupato, passerotto”, mormorò lui, vedendola sbattere gli occhi per cacciare indietro le lacrime nei suoi occhi.

“Giusto”, borbottò lei, arrabbiata con se stessa per non essere in grado di controllare le proprie emozioni. E la spaventava perché non stava recitando. “Farei meglio ad andare”, mormorò.

Gli occhi di Buffy si spalancarono quando si ritrovò bloccata contro la macchina, le braccia di Spike ad ogni lato. Alzando lo sguardo confusa, il suo corpo si irrigidì quando sentì le labbra di lui sulle proprie.

Spike non approfondì il bacio, testò appena la sua reazione a lui. Si rilassò leggermente quando lei con esitazione lo ricambiò prima di allontanarsi.

“Addio, Spike”, mormorò lei, spingendo leggermente contro il suo torace.

Capendo che l'aveva ferita con la sua sbadataggine, Spike le prese il viso a coppa fra le mani, facendo sì che lo guardasse. “Mi dispiace”, sussurrò. “Esci con me domani sera”

“Non posso”, rispose lei, spingendolo con più forza.

“Che vuoi dire, non puoi?” chiese lui, ovviamente non abituato ad un rifiuto.

“Ho un appuntamento”, disse lei, contraendo la mascella mentre aspettava la sua risposta.

“Cosa?”

“Un appuntamento”, disse lei, pronunciando più chiaramente. “Questa cosa che la gente single fa quando non si usano l'un l'altro per favori sessuali”

Trasalendo alla descrizione, Spike la fissò per un lungo momento. “Chi?”

“Non sono affari tuoi”, borbottò lei, liberandosi finalmente dalla sua stretta e voltandosi verso la macchina. Sussultando sorpresa quando si ritrovò bloccata ancora una volta contro la macchina, chiuse gli occhi quando sentì il suo respiro contro l'orecchio.

“E' il tuo ex bamboccetto, vero?”, chiese sommessamente, la sua voce uscì fuori come un sussurro minaccioso che ricordò a Buffy chi stava affrontando.

“Perché ti importa?”, chiese lei, digrignando i denti, odiando il fatto che era schiacciata contro la macchina senza nessun posto dove andare.

“Forse perché si suppone che tu stia con me”, replicò lui, il suo tono di voce divenne ancora più basso.

Contraendo la mascella, gli occhi di Buffy si socchiusero. Sbattendogli il gomito nello stomaco, si voltò, cogliendolo di sorpresa e spingendolo contro la SUV dietro di lui. “Davvero?”, chiese, notando lo shock e l'apprezzamento nei suoi occhi.

Studiandola per un momento, Spike le afferrò i polsi, dandole uno strattone in avanti fino a che non arrivò a stringerla. “Impressionante”, mormorò, secondi prima di schiacciare le labbra contro quelle di lei.

Combattendo per un momento, Buffy ben presto cedette alle sue avance, avvolgendogli le braccia attorno al collo, attirandolo più vicino.

Staccandosi con un rantolo un momento dopo, lei alzò lo sguardo verso di lui con gli occhi spalancati, prendendo profondi respiri. “Devo davvero andare ora”, bisbigliò, sentendosi stordita dal bacio.

“Vieni domani”, disse lui piano.

“Spike, ti ho appena detto…”

“Dopo”, chiarì lui. “Vieni dopo”

“Potrebbe essere tardi”, replicò lei, non sicura di quale reazione stesse cercando di avere da lui, sapendo solamente che voleva un'indicazione di quello che lui stava provando. Guardò l'indecisione sul suo viso mentre lottava con il suo temperamento dominante.

“Sarò sveglio”, disse alla fine, contraendo la mascella per fermare qualsiasi altra osservazione.

Buffy gli rivolse un tenero sorriso prima di attirarlo vicino per un breve, gentile bacio. “Allora ci sarò”

Capitolo 13 - Segreti & Bugie

Buffy non andò direttamente da Spike dopo che Riley la lasciò la sera successiva. Sapeva che lui la stava facendo seguire, e voleva provargli che non la possedeva. Che lei era l'unica cosa nella sua vita che non avrebbe potuto controllare.

Dopo una cena, un film, e un caffé a casa sua, Buffy aveva detto buona notte a Riley, ringraziandolo per l'amabile serata.

Cambiandosi in un paio di pantaloni di color cachi e una maglietta di seta nera, si preparò a lasciare la casa, fermandosi un attimo prima di raggiungere la porta. Decidendo di fare una cosa che non aveva fatto per settimane, Buffy andò verso la sua cassaforte, componendo velocemente la combinazione.

Facendo un profondo respiro, tirò fuori la grossa cartella e la fissò per un momento. Alla fine aprì il file che non aveva voluto più guardare da quando aveva iniziato a conoscere Spike, prese un profondo respiro, estraendo le informazioni che aveva letto il giorno in cui era stata assegnata a William Reed.

Uno dei più brutali uomini d'affari del mondo…un criminale pieno di risorse e scaltro…non si ferma fino a che tutto lungo il suo cammino è stato neutralizzato…crudele manipolatore…individuo molto pericoloso e noto assassino, sebbene non sia stato condannato…descritto come spietato e insensibile…

Sfogliando il resto del file, finalmente lo chiuse, lasciando cadere la testa fra le mani mentre lo stress della situazione iniziava a prendere il sopravvento su di lei.

“Chi sei?” sussurrò,chiudendo gli occhi per un momento. “Chi è quello vero? Sono entrambi falsi?”

Diventando sempre più frustrata dal fatto che non avesse nessuna risposta alle sue domande, alla fine si alzò in piedi, radunando il file e rimettendolo nella sua cassaforte. Non era più vicina allo scoprire qualcosa di vero riguardo a quell'uomo di quanto lo fosse il giorno in cui l'aveva incontrato.

Giles l'avrebbe chiamata per un aggiornamento presto o tardi in settimana – ne era sicura – se non avesse avuto niente che somigliasse ad una prova, allora era certo che lui le avrebbe messo addosso una cimice. All'inizio, quello avrebbe potuto farla rilassare, a questo stadio della loro…qualunque cosa avessero…Buffy sapeva che non sarebbe stata al sicuro o a suo agio avendo su di sé una trasmittente.

Spingendo tutti i pensieri fuori della sua mente, uscì dall'ingresso principale, si fece scivolare addosso una leggera giacca ed entrò in macchina.

***

“Mr Reed la sta aspettando” disse l'impiegato mentre apriva la porta, facendo sorridere lievemente Buffy.

“Naturale lo stia facendo”, disse lei, quasi roteando gli occhi al fatto che probabilmente lui stava ricevendo rapporti ogni ora sulla sua vita.

Seguendo l'uomo più grande attraverso la casa e nello spazioso soggiorno, vide Spike in piedi dietro il bar nell'angolo della stanza. Guardando l'impiegato uscire dalla stanza, chiudendo la porta dietro di sé, Buffy non disse una parola mentre si scrollava di dosso la giacca, lanciandola sopra uno dei divani di pelle nera che si trovavano tra loro due.

Fissandolo per un momento mentre si muoveva dietro il bar, lei alzò un sopracciglio, determinata a non parlare per prima. Una silenziosa battaglia di forze di volontà che non significava niente nel grande schema delle cose ma che al momento sembrava importante.

“Ti sei divertita al tuo appuntamento?”, chiese alla fine lui dopo un minuto, versando due drink.

“A dire la verità, sì, l'ho fatto” rispose lei, non volendo cedere di un millimetro mentre lui attraversava la stanza, offrendole il bicchiere di cristallo.

“Davvero?” chiese lui con un leggero sorriso, guardandola dall'alto in basso, fermandosi ad ammirare l'accenno di scollatura che la sua camicia gli offriva.

“Usciremo di nuovo insieme la prossima settimana”, disse lei, mentendo con facilità, sapendo che lui non aveva modo di sapere che lei e Riley avevano deciso di essere solo amici. Si stava perversamente godendo il fatto che i suoi occhi si allargarono brevemente, mostrandole un pezzetto delle sue vere emozioni prima che la calma maschera ricadesse al suo posto.

“Forse sì”, disse lui, facendo un passo in avanti e piegando la testa per guardarla meglio. “O potresti usare quel tuo sveglio cervellino e capire che Capitan Cartone non è quello per te”

“E chi lo sarebbe?”, domandò lei, alzando un sopracciglio, godendo del gioco che stavano facendo un po' troppo. “Tu?”

Prima che Spike potesse rispondere, i loro sguardi lasciarono l'un l'altro al rumore di un forte bussare alla porta. Aprendo la bocca per rispondere, i suoi occhi si indurirono quando la porta si spalancò, lasciando uno dei suoi impiegati in piedi davanti a lui, un'espressione scioccata sul viso.

Non dicendo niente per un lungo momento, Spike aspettò fino a che l'uomo deglutì in modo evidente prima di fare qualche passo verso di lui, poggiando il suo bicchiere sulla più vicina superficie piatta disponibile.

“Cosa?” domandò con voce fredda.

“Ethan mi ha chiesto di darle questa”, disse l'uomo, offrendo a Spike la cartella, trasalendo quando il biondo gliela strappò dalle mani.

“Fuori”

Buffy guardò mentre l'uomo praticamente correva fuori dalla stanza all'ordine di Spike prima di volgere il suo sguardo verso di lui. Notando il modo nervoso con cui stava battendo la cartella contro il palmo della mano, lei decise di alzare la posta. “Ethan?”

Voltandosi a guardarla, l'intero comportamento di Spike sembrò cambiare. “Cosa?” chiese con voce dolce, cercando di calmare qualunque cosa lei stesse chiedendo.

“Lui ha detto ‘Ethan'”, disse Buffy con una scrollata di spalle, posando il suo bicchiere sull'estremità di un tavolino. “Pensavo che non ti piacesse Ethan, tutto qui”

“Mai detto che non mi piaceva, tesoro”, disse lui con un sorriso.

“Ti piace?”

“Beh…no”

Sorridendo in risposta, Buffy fece alcuni passi in avanti, allungandosi scherzosamente verso la cartella. “Dev'essere spaventosamente importante perché il grande e potente Spike sia stato interrotto”, scherzò lei, alzando gli occhi a guardarlo quando lui la tenne fuori dalla sua portata, un'espressione indifferente sul viso. “Andiamo, Spike, dammela” disse lei con un sorriso che si affievolì presto quando vide la sua espressione diventare seria.

“Spiacente ma non posso, Riccioli d'Oro”, disse lui, voltandosi da lei e andando verso un mobile chiuso a chiave.

Vedendolo tirare fuori da una delle sue tasche una chiave e aprire la porta, Buffy si avvicinò, facendo un altro tentativo di sottrargli scherzosamente la cartella.

“Smettila”, disse Spike in tono duro, lanciando la cartella nel mobile e sbattendo la porta per chiuderla.

Ridotta al silenzio per un momento, Buffy recuperò velocemente il suo sangue freddo, alzando la testa a mo' di sfida.

“Wow, se avessi saputo che saresti stato un tale idiota stasera, non mi sarei data noia a venire”, disse lei, voltandosi e dirigendosi verso la porta, afferrando la sua giaccia lungo la strada.

“Buffy, aspetta”, la chiamò lui, andando verso di lei quando si voltò.

“Cosa?”, chiese lei, piegando le braccia sul torace. “Mi dispiace se ti ho insultato, Spike, ma immaginavo di aver tipo capito che se fosse stato qualcosa di serio non l'avresti avuta di fronte a qualcun altro. In fin dei conti, cosa potrebbe essere così importante da tenerla nascosta alla persona che…qualunque diavolo di cosa noi siamo”, finì lei, gesticolando tra di loro. “Allora cos'è così importante?”, chiese, piegando le braccia attorno alla giacca mentre lo fissava, sperando in un numero di cose, ma non era sicura se voleva che la risposta fosse la verità.

“Non posso dirtelo”, disse lui piano. “E'…è roba di lavoro”

“Okay”, disse Buffy con un cenno di comprensione. “Posso accettarlo. Arrivederci, Spike” terminò lei, voltandosi verso la porta.

“Ti ho mai detto quello che ho pensato la prima volta che ti ho vista?”

Voltandosi sorpresa per il brusco cambio di argomento e il fatto che lui fosse casualmente appoggiato contro il retro di un divano con le braccia incrociate sul torace, Buffy dovette lasciar che un sorriso le albeggiasse sul viso.

“Stai cercando di tenermi qui”,affermò lei, il suo sorriso si allargò quando lui lentamente alzò un sopracciglio.

“Sta funzionando?”, chiese con un sorriso compiaciuto.

Lanciando la giacca su una sedia vicina, le incrociò le braccia sul torace. “Forse”, mormorò, piegando la testa per studiarlo. “Allora…cosa hai pensato all'inizio di me?”

“Ho pensato…quanto velocemente riesco ad averla nel mio letto”

Le labbra di Buffy si separarono per la sorpresa prima che una risata incredula si facesse strada fino alle orecchie di Spike.

“Acquisto punti per l'onestà?” chiese lui con un sorriso.

“Sì”, disse Buffy con un leggero cenno del capo, diminuendo la distanza tra loro e lasciando giocare le sue mani sul suo stomaco. “Te lo concederò”, mormorò lei, alzando lo sguardo fino a che le sue labbra sfiorassero quasi quelle di lui. “Ma è tutto quello che avrai”, sussurrò, sorridendo quando gli occhi di lui si restrinsero leggermente.

“Per ora?”, domandò lui in tono speranzoso.

“Cosa hai pensato di me adesso che mi hai conosciuta?”, chiese lei, ignorando la sua domanda, e sorridendo quando la testa di Spike scattò all'indietro per la sorpresa prima che lui velocemente recuperasse il suo sangue freddo.

“Ho pensato…che sei sorprendente”

Rivolgendogli un sorriso autentico, Buffy finalmente annuì in risposta alla sua precedente domanda. “Per ora”

Capitolo 14 - Persi nella notte

Spike era in piedi di fronte a Buffy, fissandola per un lungo momento prima che un lento sorriso gli si allargasse sulle labbra. “Andiamo”, le disse, afferrandole una mano e conducendola fuori della stanza.

“Dove stiamo andando?” chiese lei, le sopracciglia corrugate mentre si lasciava trascinare attraverso i corridoi del palazzo.

“Ho una sorpresa per te”, disse lui con un ghigno malizioso, rallentando fino ad avvolgerle un braccio attorno alla vita.

“Non mi piacciono le sorprese”, replicò Buffy, alzando un sopracciglio.

“Questo è un peccato…io amo farle”

“Belle o brutte?” domandò lei, lanciandogli un'occhiata.

“Entrambe”, disse lui con una scrollata di spalle.

“Sei a favore delle pari opportunità”, disse lei, prendendo un profondo respiro. “Non penso che mi piacerà questo”

Permettendogli di condurla fuori della porta di ingresso, Buffy provò un leggero senso di panico dovuto al fatto che fosse disarmata. Era un pensiero che non le aveva attraversato la mente per oltre una settimana, ma la sensazione di non sapere dove stava andando era abbastanza per provocarle un ritorno al bisogno di familiarità.

Vedere l'autista di Spike in piedi accanto alla limousine, in attesa del suo datore di lavoro, fu abbastanza per metterla un po' più a suo agio.

“Andiamo”, disse Spike, lasciandole andare la vita per afferrarle ancora una volta la mano.

Entrando con esitazione nella limousine, Buffy rimase silenziosa per alcuni minuti, guardando il paesaggio scivolare via mentre la macchina si allontanava dalla casa. Voltandosi verso Spike dopo alcuni minuti, arrossì quando vide che lui la stava osservando con attenzione.

Buffy rimase senza fiato un momento dopo quando le sue labbra iniziarono ad accarezzarle la gola, facendole chiudere gli occhi e piegare la testa, volendo offrirgli miglior accesso. Sorridendo quando la sensualità divenne giocosità, lei fece un tiepido tentativo di allontanarsi da lui.

“Dove mi stai portando?” chiese, ridacchiando quando Spike se la tirò in grembo così che non potesse più muoversi.

“E' una sorpresa” le mormorò in un orecchio, ripetendo l'infuriante frase.

“Spike, è tardi, ho avuto una lunga serata, e quando ho accettato di rimanere ancora un po', immaginavo fosse per un drink extra – non pensavo comportasse te che mi rapisci”, disse lei, tirandosi indietro per guardarlo.

“Fidati di me, Riccioli d'Oro”, disse lui, appoggiandosi all'indietro contro il sedile di pelle.

Alla fine Buffy sospirò, rilassandosi leggermente mentre si voltava a guardare la città che passava rapidamente fuori dal finestrino della limousine.

La sua ansia ricominciò lentamente ad aumentare quando iniziò a vedere l'aeroporto. Prendendo un profondo respiro quando attraversarono un'area etichettata ‘Accesso Limitato', si voltò verso Spike.

“Okay…il livello del rapimento si sta rapidamente spostando su estremo. Dove stiamo andando?”

“Ti porto a fare una mini fuga”, disse lui, guardandola con uno sguardo calmo.

“Una ‘mini fuga'?” ripeté lei, diventando sempre più frustrata mentre lui la fissava con espressione indifferente. “Spike, non posso prendere e partire per… ovunque tu stia progettando di portarmi”

“Penso tu possa” disse lui con voce bassa.

Buffy deglutì, prendendo un profondo respiro mentre lo guardava negli occhi. “Qualcosa non va?”

“No”, disse lui, scuotendo la testa, non distogliendo mai gli occhi da lei. “Cosa non dovrebbe andare?”

“Sembri un po' inquieto”, disse lei mentre la macchina si fermava.

“Sto bene, Buffy”, replicò lui, lasciando cadere la testa all'indietro contro il sedile mentre aspettava che l'autista aprisse la portiera.

“Oh, per cortesia”, disse lei, roteando gli occhi mentre afferrava la maniglia.

“Cosa…”

“Tu puoi pensare di essere troppo superiore per aprire una portiera, ma io no”, disse lei, uscendo dalla macchina. Se stava per essere portata da qualche parte e non aveva scelta al riguardo, avrebbe controllato qualunque altra piccola cosa avesse potuto. Anche se fosse stato metterlo al suo posto e aprirsi la portiera.

Ascoltando il ticchettio dei suoi tacchi contro la pista, si avvolse le braccia attorno al corpo, desiderando che Spike le avesse dato un maggiore avvertimento per poter afferrare la sua giacca dalla casa prima che se ne andassero.

Studiando il jet privato davanti a lei, prese un profondo respiro, chiudendo gli occhi.

‘Questa non sono io', pensò, avvolgendosi più saldamente le braccia attorno al corpo mentre apriva gli occhi. ‘Anche se non fossi qui per lavoro, non saresti adatta a questo stile di vita'.

“Pronta?”

Voltandosi verso Spike quando sentì la sua mano sul retro della schiena, lei accennò lievemente con la testa, lasciando che la guidasse verso l'aereo e su per i gradini.

“Sei arrabbiata con me”, disse lui con un sorriso divertito.

Buffy non disse niente – lo guardò solamente mentre si sedeva su uno dei sedili di pelle color crema.

Spike fece un sorriso compiaciuto, sedendosi di fronte a lei.

“Gradisce un drink, Mr Reed?”

Buffy si voltò al suono della voce, quasi roteando gli occhi alla vista dell'ossigenata tettona che flirtava con lui.

“Il solito, amore”, disse lui, mordendosi il labbro inferiore mentre la guardava su e giù.

Questa volta Buffy roteò gli occhi, alzandosi per dirigersi verso il retro dell'aereo mentre Spike continuava a flirtare. Riusciva a sentire i suoi occhi su di sé quando tirò fuori il cellulare e compose un numero familiare.

Voltando la schiena a Spike, ascoltò il suono del telefono che squillava, sospirando quando rispose la segreteria telefonica e la voce della sua migliore amica viaggiò fino a lei. Aspettando il beep, lasciò un veloce messaggio.

“Ciao, Will. Mi dispiace, devo rimandare il nostro pranzo domani. Sembra che sarò fuori città. Ti chiamerò non appena ne avrò la possibilità. Mi manchi”

Voltandosi, Buffy scattò quando vide Spike in piedi lì. La sua mano andò immediatamente al torace, cercando di regolare la respirazione.

“Will?”, chiese lui con un sopracciglio alzato.

“Cosa?” chiese lei, mettendo via il telefono mentre tornava al suo sedile.

“Stai vedendo tre uomini adesso?”

“Dimmelo tu”, disse lei, contraendo la mascella, sapendo che si stava addentrando in un territorio pericolosamente vicino al rivelare un segreto su se stessa – o il fatto che conosceva il suo segreto.

“Cosa significa questo?”

Buffy cercò i suoi occhi per un momento, la sua espressione si ammorbidì mentre lo guardava. “Sei un uomo potente, Mr Reed”, disse lei, la sua voce che a malapena raggiungeva le orecchie di lui. “Sei abituato a controllare tutto attorno a te. Devo presumere che tu non stia cercando di controllare anche me?”

Fissandola confuso, Spike si raddrizzò leggermente. “Stai insinuando qualcosa?”

“Cos'è questo?”, chiese lei,indicando con un cenno l'area attorno a loro.

“Penso tu lo sappia”

“Cos' è questo?” ripeté lei con più forza, facendo un passo verso di lui.

“Questo sono io”, disse lui, un leggero accento di rabbia nella sua voce.

“Esattamente”, replicò lei. “Sei tu. Le macchine, l'aereo, i soldi, le donne” continuò lei, indicando il davanti dell'aereo, dove era probabilmente la hostess. “Puoi comprare tutto ciò…ma non me. Non puoi vincermi , Spike. Non sono un premio. Ti conosco. So che ti piace avere una rassomiglianza di controllo, ma questo funziona da entrambe le parti”

“Tu pensi che questo piccolo viaggio sia per controllarti?”

“No, io normalmente devo sistemare la mia agenda perché gli uomini vogliono portarmi in località segrete” disse lei sarcasticamente, voltandosi per guardare fuori dal finestrino dietro di lei, vedendo gente fuori che si muoveva, preparandoli per il decollo. “E' a causa di Riley, vero?” chiese lei, cercando di controllare le sue emozioni mentre aspettava che lui rispondesse.

“Forse” rispose lui.

“Forse?” ripeté lei.

“Forse volevo solo mostrarti qualcosa di diverso. Mostrarti quello che Capitan Cartone non può offrirti”

“Non hai bisogno di fare questo”, strillò Buffy esasperata, voltandosi di scatto per fronteggiarlo. “Non hai visto il modo in cui vivo? Non sono ricca sfondata, ma sono felice e mi piace essere felice. Non mi interessano case o yacht o uno stupido aereo. Non ho bisogno di uno stupido viaggio a… ovunque stiamo andando per il weekend”

“Sei pronta per andare a casa, allora?” domandò lui divertito mentre l'aereo cominciava lentamente a muoversi.

“Spike”, gemette lei, facendo correre le mani fra i capelli per la frustrazione prima di sedersi sul suo sedile. “Non voglio che tu pensi che non ti sia grata, perché lo sono”, disse lei dolcemente, prendendogli una mano e guidandolo verso il sedile accanto a lei. Guardandolo negli occhi, lasciò che le sue mani si muovessero gentilmente lungo il suo braccio quando si sedette. “Ma mi piace avere un po' più di controllo nella mia vita. E se tutto questo è solo qualcosa per impressionarmi… Non ne ho bisogno” Soffocando tutta l'ansia e il rimorso e spingendo via tutto ciò che le diceva che non avrebbe dovuto aprirsi così tanto con lui, continuò, “Sono qui perché voglio stare con te… voglio conoscerti”

“Davvero?”, chiese lui alzando un sopracciglio.

“Sì”, mormorò lei, alzando lo sguardo verso di lui, cercando di fargli capire. “Proprio così. È chi sono… se pensi di aver bisogno di qualcuno che possa essere una moglie trofeo o un bastoncino candito o chiunque tu abbia bisogno lei sia… dimmelo”

“Stai già cercando una proposta di matrimonio?” chiese lui con un ghigno.

Buffy alzò un sopracciglio irritata. “Spero tu sappia che stai davvero rischiando un pugno sul naso”

“Andiamo, amore, lo sai che mi vuoi”, replicò lui, guardandola con occhi desiderosi.

Roteando gli occhi, Buffy lasciò cadere la testa fra le mani. “Sei oltremodo frustrante, lo sai questo?”

“Non posso dire di averlo mai sentito prima”

“Forse il tuo enorme ego ha inciso sul tuo udito”

Voltandosi verso di lei con un sopracciglio alzato, un sorriso giocò sulle labbra di Spike mentre la guardava divertito.

“O immagino possa essere che la gente ha paura di te”, disse lei, sedendosi all'indietro sul suo sedile e lanciandogli un'occhiata prima di guardare altrove.

“Sembra piuttosto corretto”

Buffy lo guardò di nuovo, sentendo la conferma. Studiandolo per un momento, rifiutò di essere intimidita dal suo sguardo serio. “Beh, io non ne ho”

Capitolo 15 - Libera uscita

“Guarda fuori dal finestrino, amore”, disse Spike dal suo sedile, gli occhi chiusi tentando di riposarsi un po' prima di atterrare.

Piegandosi leggermente, Buffy guardò fuori e vide le luci chiare sotto di lei. Dopo aver fissato per alcuni momenti, si voltò verso Spike, un leggero sorriso sul viso. “Vegas? Mi hai portato a Vegas?”

“Viva Las Vegas” disse lui, muovendosi nel suo sedile, senza mai guardarla.

“Se sei così stanco, perché siamo su un aereo?” domandò lei, lasciando cadere all'indietro contro il sedile la testa.

Aprendo finalmente gli occhi, Spike si voltò a guardarla, offrendole un sorriso. “Perché sarà divertente, Riccioli d'Oro”

***

“Ho vinto!” strillò Buffy, girandosi e sentendosi immediatamente avvolta nelle forti braccia di Spike. “Oh mio Dio, qualcosa come tre volte di fila, e io non vinco mai”, disse lei, tirandosi indietro per rivolgergli un sorriso luminoso.

“Non t'avevo detto che ti saresti divertita?” disse lui, allontanandole delicatamente dal viso alcune ciocche di capelli.

“Avevi ragione”, disse lei, dandogli un breve bacio sulle labbra prima di tornare al tavolo.

Tirando su i dadi, rivolse a Spike un altro sorriso prima di lanciarli.

“Sette!”

Buffy rise incredula, voltandosi verso Spike, che la stava aspettando per darle un altro abbraccio, godendosi ovviamente il fatto che lei stesse vincendo esattamente come stava facendo Buffy.

Lanciando uno sguardo per la stanza, Spike prese un profondo respiro, vedendo l'uomo fargli un cenno con la testa. “Torno tra un minuto, tesoro”, mormorò, sfiorandole la guancia con un bacio prima di allontanarsi, senza mai guardarla.

Buffy guardò confusa mentre Spike attraversava il casinò, incontrandosi con un uomo attraente e attraversando poi una porta che era pesantemente protetta.

“Signorina?”

Sentendo finalmente la voce, si voltò verso il tavolo.

“Vuole giocare di nuovo?”

“Um…no” disse lei, scuotendo la testa. “Penso che incasserò”

Camminando per il casinò alcuni minuti più tardi, Buffy divenne irrequieta. Guardando irritata ogni due minuti all'imponente porta, aveva i nervi a fior di pelle.

‘Cosa sta progettando?'

“Signorina Summers?”

Voltandosi al suono del suo nome, alzò un sopracciglio quando vide l'uomo con cui Spike aveva parlato.

“Il mio nome è Charles Gunn. Il signor Reed al momento è costretto a rimanere ancora un po' in un incontro di lavoro, e mi ha chiesto di occuparmi di lei”

“Incontro di lavoro?” ripeté lei scettica. “Sono quasi le tre di mattina”

“Gli orologi non hanno significato a Las Vegas” disse lui con semplice sorriso.

“Beh, signor Gunn-“

“Solo Gunn” la interruppe.

“Beh, Gunn…perché non torna indietro e dice al suo datore di lavoro che starò bene da sola?”

Allontanandosi prima che lui potesse dire un'altra parola, Buffy si fece strada attraverso il casinò. Entrando l'atrio del Bellagio alcuni minuti più tardi, si voltò per assicurarsi che Charles Gunn non la stesse seguendo.

Prendendo un profondo respiro per rilassarsi, si premette i palmi delle mani sulla fronte. Non sapeva se era più delusa di Spike che stava facendo qualcosa di segreto mentre lei era con lui, o di se stessa per non essere stata furba abbastanza da capire com'era.

Cercando di schiarirsi le idee, attraversò l'enorme atrio e uscì dall'hotel. Era rimasta così sbalordita da tutte le luci quando le aveva viste che non aveva prestato abbastanza attenzione alle famose Fontane del Bellagio.

Ascoltando la musica bizzarra che vagava verso di lei mentre le luci coreografate e i suoni iniziavano a comparire in lontananza, Buffy fece un passo verso la ringhiera, ipnotizzata dallo spettacolo di fronte a lei.

Guardando per un momento, i suoi occhi si allargarono per lo spettacolo.

“Oh wow”, sospirò Buffy, gli occhi spalancati mentre fissava i getti dell'acqua. Guardando il resto dell'attuale spettacolo, rimase dov'era, affascinata mentre un altro spettacolo iniziava alcuni minuti dopo.

Brevemente chiuse gli occhi quando sentì Spike avvolgere le braccia attorno alla sua vita, appoggiando il suo mento alla sua spalla. “Pensavo mi avessi abbandonata”, mormorò lei, non pronta ad iniziare una lite con una tale bellissima vista di fronte a lei.

“Come se potessi”, replicò lui, il suo respiro che le faceva il solletico alla gola.

“Pensavo saresti stato via per un po'”, disse lei, voltandosi a guardarlo.

“Gunn mi ha detto che sembravi arrabbiata”, disse lui, fissando le fontane.

“Non arrabbiata”, replicò lei, appoggiandosi contro di lui, “Solo che non mi sentivo proprio di stare da sola in un posto con cui non ho familiarità, tutto qui”

“Scusa, passerotto”, disse lui. “Non potevo evitarlo”

Lanciandogli uno sguardo, lentamente si rilassò, forzandosi di dimenticare cosa era successo tra Spike e chiunque aveva incontrato. Buffy si voltò per avvolgergli le braccia attorno alla vita, appoggiando la testa contro il suo torace. Sospirando quando lui l'attirò più vicino, lei si rannicchiò più fermamente contro di lui.

Guardando il resto dello show in un confortevole silenzio, Buffy aspettò che l'ultima nebbiolina si affievolisse prima di tirarsi indietro con riluttanza.

“Grazie per questo, William”, mormorò lei, alzando lo sguardo per guardarlo con un'espressione indecifrabile, vedendo un sorriso allargarsi sul viso di lui per il fatto che lei l'aveva chiamato con il suo vero nome. “E' stata una nottata divertente”

“Non soffri il jet-leg, vero?” chiese lui con un sorriso, conducendola verso l'entrata del Bellagio.

“Per un viaggio così corto? No”, disse lei con un sorriso che presto si affievolì quando si rese conto che stavano rientrando nel famoso hotel/casinò. “Dove stiamo andando?” chiese lei, voltandosi a guardarlo.

Attirandola più vicina, Spike si rannicchiò contro il suo collo, provocandole un brivido lungo la schiena. “Ci ho preso una stanza d'albergo” disse, baciandola lungo la gola. “Rimani con me”, mormorò, tirandosi indietro per sfiorare con le labbra quelle di lei in un tenero bacio. “Per favore”, continuò, vedendo l'indecisione sul suo viso.

Mordendosi il labbro mentre guardava l'imponente palazzo, Buffy si voltò a guardarlo, vedendo i suoi espressivi occhi implorarla.

Baciandolo dolcemente, lasciò intensificare la tenerezza fino a quando si tirò indietro, boccheggiando in cerca d'aria. Spingendo tutto quello che sarebbe dovuto essere importante nel retro della sua mente, si piegò vicino a lui e sussurrò, “Portami a letto, Spike”

***

I due riuscirono a malapena ad arrivare alla camera d'albergo prima di iniziare a strapparsi i vestiti di dosso l'un l'altro. Baciando con passione ogni centimetro di pelle esposta, Buffy ebbe appena l'occasione di ammirare il torace muscoloso di Spike prima di essere sollevata fra le sue braccia. Sentendo il muro freddo contro la pelle nuda della schiena, si inarcò verso Spike, vedendo il sorriso soddisfatto sul suo viso per l'effetto che stava avendo su di lei.

Spogliandosi rispettivamente del resto dei loro vestiti, i loro occhi si incontrarono in un silenzioso intendimento. Buffy sfiorò gentilmente le sue labbra contro quelle di lui, secondi prima di urlare quando lui si spinse dentro di lei.

Vedendo Spike tirarsi indietro per guardarla per un momento, lei prese un profondo respiro, muovendosi con esitazione contro di lui.

Spike velocemente riacquistò il controllo, spingendola con più forza contro il muro, imponendo un ritmo violento che Buffy eguagliò con ardore. Affondando dentro di lei, lui sentì le sue pareti interne stringere forte il suo pene, implorando il rilascio. Facendo scivolare la sua mano tra loro, gentilmente le circondò il clitoride prima di applicare un po' di pressione su di esso fino a che lei urlò il suo orgasmo.

Rilassandosi contro di lui, Buffy fu vagamente consapevole che Spike stava attraversando l'immensa suite, verso la camera da letto. Respirando a fondo quando lo sentì abbassarla gentilmente sul letto, Buffy strinse la sua stretta su di lui, reclutante a lasciarlo andare.

Spike gemette quando i fianchi di lei si inarcarono verso i suoi, permettendo alla sua mano di scivolare attorno fino al retro della sua schiena, tenendola stretta a lui. Spingendo gentilmente in lei, quasi perse il controllo quando lei iniziò a muoversi contro di lui con più rapidità. Spike stava a breve martellando dentro di lei, cercando il suo proprio rilascio.

Urlando quando lui schiacciò i fianchi contro il suo clitoride, Buffy si ritrovò a cadere oltre il limite una seconda volta quella notte, stringendosi a lui mentre cavalcava il suo orgasmo. Respirando affannosamente quando Spike culminò, si rilassò contro il letto, tremando quando le labbra di lui trovarono il punto pulsante della sua gola, provocandole brividi per tutto il corpo.

“Stupefacente”, disse Spike con voce roca. “Sei stupefacente”

“Stavo per dire la stessa cosa”, replicò lei con una risata ansante, immediatamente seguita da lui quando Spike iniziò a rotolare via da lei. Rannicchiandosi nel suo fianco, gli occhi di Buffy quasi si spalancarono quando sentì le dita di lui muoversi lungo il suo stomaco prima di dirigersi più in basso, accarezzandola fino a quando divenne quasi persa di desiderio ancora una volta.

Sarebbe stata una lunga notte.

Capitolo 16 - Luogo giusto, momento sbagliato

Aprendo gli occhi la mattina dopo, Buffy guardò storto la luce che flirtava nella stanza attraverso le tende.

Mettendosi a sedere sul letto, si tirò addosso il lenzuolo, stringendolo con una mano mentre con l'altra cercava di lisciare i capelli.

Non vedendo Spike da nessuna parte, tutta l'insicurezza e l'ansia che aveva mai sentito nella sua vita improvvisamente sembrarono ossessionarla. Muovendosi per scendere dal letto, si fermò quando sentì la sua voce.

“Dove pensi di andare?”

Voltandosi verso la porta, Buffy finalmente si rilassò, vedendo Spike appoggiato contro la cornice, incurante del suo corpo nudo quando si allontanò dal telaio e attraversò la stanza, concedendole l'opportunità di spaziare con gli occhi sul suo corpo in apprezzamento.

Sedendosi accanto a lei, gentilmente le allontanò i capelli da una guancia, prendendola a coppa mentre si piegava in avanti e le baciava teneramente la fronte. “Hai dormito bene?” le chiese, guardandola negli occhi.

“Sì” mormorò lei. “Qualcuno mi ha stravolto”

“E sarei felice di farlo di nuovo” disse lui, alzando il lenzuolo per distendersi sul letto, avvolgendo il suo corpo contro quello di lei.

Rilassandosi quando sentì le sue labbra accarezzarle una spalla e lungo il pendio del collo, il suo corpo tremò quando lo sentì spingere la sua erezione contro la parte bassa della schiena.

Afferrando il lenzuolo, Buffy quasi urlò quando lui si riposizionò e si mosse nel suo corpo da dietro.

Guidandole la gamba affinché fosse drappeggiata sopra di lui, Spike iniziò a muoversi lentamente dentro di lei. “Qualche rimpianto?” chiese, il sorriso ovvio nella sua voce.

“Cosa pensi?” boccheggiò lei, muovendo il corpo con il suo.

Pompando dentro di lei lentamente, Spike si prese il suo tempo, baciandole ogni millimetro di pelle con cui veniva a contatto.

Diventando irrequieta dopo alcuni momenti, la mano di Buffy iniziò a scivolarle lungo lo stomaco, alla ricerca del sollievo dal fuoco che stava crescendo dentro di lei.

Capendo la sua intenzione, Spike la intercettò velocemente, massaggiandole duramente la clitoride, creando un diretto contrasto con le spinte lente che la faceva contrarre attorno al suo cazzo, innescando il proprio rilascio mentre entrambi ansimavano e gemevano, tremando l'uno contro l'altro.

Chiudendo gli occhi per un momento, Buffy sorrise. “Questo è un diavolo di modo per dire buongiorno” sussurrò affannosamente.

“Potrei farlo ogni mattina” mormoro lui, avvolgendole un braccio attorno alla vita, e attirandola con più forza contro di lui.

Rimanendo in silenzio per qualche altro minuto, Buffy lanciò uno sguardo oltre la sua spalla. “Quando ce ne andiamo?” chiese con un leggero broncio, non volendo mai uscire dal loro letto.

Non voleva tornare indietro e in funzione in un posto che era il suo mondo. O, era solito essere il suo mondo.

“Fra qualche ora” mormorò lui, baciandole la gola. “C'è abbastanza tempo per stendersi qui e rilassarsi”, disse con il sorriso nella voce.

“E come proponi di rilassarci?” chiese lei, trascinando la mano lungo il braccio che la stava ancora stringendo forte attorno alla vita.

“Così mi sembra piacevole” disse lui con un sorriso.

“Dimmi qualcosa di te” disse lei dopo un momento, tirandosi indietro con riluttanza, gemendo sommessamente quando si separarono.

“Cosa vuoi sapere?” domandò lui, guardandola mentre si voltava per fronteggiarlo.

“Che dici dei bambini?” domandò piano lei, alzando lentamente gli occhi su di lui, e non volendo pensare all'invisibile barriera che era stata buttata giù. “Ne vuoi?”

“Ne voglio un centinaio” disse lui con un sorriso, tracciando pigramente la pelle nuda del suo braccio.

“Ne hai qualcuno?” chiese lei, guardando altrove quando lo sguardo serio di lui incontrò il suo, domandandosi brevemente perché si era preoccupata di tirar fuori quell'argomento. Sapeva che non avrebbe potuto avere un futuro con quell'uomo.

“No”, mormorò lui, sfiorandole la tempia con un bacio. “Non ho mai incontrato la donna giusta…fino ad ora”

Sentendole il cuore sobbalzare nel torace, Buffy si morse il labbro, nascondendo il sorriso che voleva fare bella mostra di sé sul suo viso. “Colazione?” chiese, non aspettando risposta mentre scendeva dal letto.

Poggiando un braccio dietro la testa, lui lasciò che un lento sorriso gli salisse alle labbra, ammirandola mentre camminava per la stanza.

Emettendo un profondo respiro un momento più tardi, lentamente scese dal letto, camminò per l'enorme attico, afferrando i pantaloni sulla strada per la cucina. Sorrise quando vide i vestiti di lei sparsi nell'ingresso.

Entrando in cucina subito dopo, si fermò quando vide che Buffy indossava la sua camicia di seta nera, il tessuto che le sfiorava le cosce.

“Mi stavo proprio domandando dove fosse la mia camicia” disse, allontanandosi dalla cornice della porta quando lei si voltò a guardarlo. “Ma se avessi saputo quanto ti sta bene, te ne avrei date altre dieci”

Chiudendo il frigorifero, Buffy si voltò a guardarlo. “Questa vecchia cosa?” ribatté, soffocando un sorriso quando lui alzò un sopracciglio. “Non c'è niente qui”, continuò, indicando il frigorifero.

“Servizio in camera?” chiese, continuando a guardarla dall'alto in basso.

“Potremmo andare in uno di quei café al piano di sotto” disse lei, sperando di vedere un po' di più dell'hotel durante la giornata. “Ma dato che sono stata rapita per questa piccola gita, potrei aver bisogno di fare qualche acquisto”

“Non c'è problema” disse lui, prendendole la mano e guidandola verso il bagno. “Una doccia veloce e poi esploreremo un po'”

Sorridendo quando lo vide aprire l'acqua della doccia, alzò un sopracciglio quando si voltò a guardarla, slacciando i pochi bottoni che le chiudevano la camicia.

“Pensavo che avrei fatto la doccia da sola” disse lei, ridacchiando quando lui la spogliò e la spinse leggermente sotto il getto dell'acqua.

“E perdermi la possibilità di vederti tutta bagnata?” mormorò lui, schiacciandola contro il muro e baciandola lungo la clavicola. “Non penso proprio”

“Non usciremo mai da qui” sussurrò Buffy, avvolgendogli le gambe attorno alla vita, e mostrandogli che sarebbe stata felice di rimanere dov'era.

“Quindici minuti” mormorò lui, spingendosi lentamente dentro di lei, deliziandosi del modo in cui il corpo di lei si arcuò contro il suo, ricercandolo.

***

Uscendo dall'ascensore oltre un'ora più tardi, Buffy per poco arrossì allo sguardo che Spike le rivolse.

Stringendo la stretta sulla sua mano, lui la condusse attraverso l'enorme atrio verso i negozi. Dopo aver estratto il portafogli dalla tasca posteriore, ne fece scivolare fuori una carta di credito e gliela offrì.

Vedendo la carta platino, Buffy fece quasi un passo all'indietro, scuotendo la testa.

“Posso permettermi i miei vestiti” disse, corrugando la fronte quando vide il suo sguardo dirigersi verso i negozi. Voltandosi, i suoi occhi si allargarono per quello che vide – Chanel, Prada, Gucci, Hermés, e dozzine di altri negozi.

“Prendila” mormorò lui, dondolandole la carta davanti. “Non lo faccio per chiunque”, disse, alzando un sopracciglio quando lei lo guardò.

Sentendosi intimidita una delle poche volte nella sua vita, Buffy si allungò con esitazione, accettando la carta che conteneva più soldi di quelli che avrebbe guadagnato lei in un anno.

“Divertiti” disse lui, dandole un bacio sulla guancia.

“Tu dove sarai?” domandò lei, non apprezzando l'idea che lui se ne andasse.

“In giro” disse lui con un sorriso discreto, dandole un dolce bacio prima di voltarsi e andarsene.

Sapendo che avrebbe dovuto seguirlo, Buffy prese un profondo respiro. Rilassandosi un poco quando lo vide scomparire in un negozio di Armani, forzò la sua coscienza a mettersi da parte mentre entrava in uno dei negozi vicini.

***

Tenendo sott'occhio Buffy, lui guardò mentre il direttore di Tiffany & Co. avvolgeva la collana di diamanti e gli orecchini coordinati e li metteva in scatole blu firmate.

Porgendo la busta allo stimato cliente, il direttore gli rivolse un sorriso. “Le auguro un magnifico soggiorno al Bellagio, signor Reed”

“Grazie” replicò Spike, conservando il suo solito atteggiamento freddo mentre si voltava.

“Ciao”

I suoi occhi si spalancarono quando vide Buffy dietro di lui, vestita con un paio di pantaloni grigi e una camicia bianca di seta con un collo a cappuccio. Il completo sembra essere stato fatto per lei, sottolineandole la figura.

“Cosa hai comprato?” chiese lei, lanciando un'occhiata alla busta che teneva in mano.

“Un regalo di compleanno” replicò lui senza esitare. “Per mia mamma”

“Augurale buon compleanno” disse Buffy con un sorriso, rilassandosi quando lui le prese una mano, guidandola fuori dal negozio. “Prima che mi dimentichi” disse, allungandogli la carta di credito, aspettando che Spike la prendesse, guardandola confuso. “Come se potessi dimenticarmene” aggiunse lei con una risata.

“Non vale la pena di usarla se non hai le braccia piene di borse da mostrare”

“Ho una borsa” disse lei, indicando verso il basso.

“Non i tuoi vecchi vestiti” disse lui, alzando un sopracciglio.

“Hai idea di quanto costi questo?” domandò lei incredula.

“Quanto guadagno in meno di un'ora” disse lui, guardando per l'atrio mentre camminavano prima di condurla in un vicino café.

“E come li guadagni questi soldi, signor Reed?” domandò lei, voltandosi a guardarlo mentre entravano nel ristorante.

“Con la mia compagnia, Riccioli d'Oro” disse lui con un sorriso disinvolto. “Le azioni di borsa sono una cosa meravigliosa di questi giorni”

Aprendo la bocca per rispondere, Buffy si fermò quando fu spinta. Voltandosi verso la persona che l'aveva colpita, spalancò gli occhi scioccata.

“Mi dispiace…Buffy?”

L'unica persona che avrebbe potuto renderla infelice e avrebbe potuto far saltare la sua copertura nello stesso momento.

“Ciao, papà”, disse lei, non riconoscendo la sua propria voce. “Non sapevo fossi a Las Vegas”, continuò, cercando di recuperare una parvenza di controllo mentre guardava la donna che era al suo braccio.

“Buffy, questa è Candi” disse lui, indicando la bionda, che era più giovane persino di lei.

“Con la ‘I'” aggiunse la ragazza, sorridendo luminosa.

“Buffy è mia figlia” disse Hank, facendo sì che per poco roteasse gli occhi quando Candi sembrò riconoscerla.

“Oooh”

“Sì, forse avresti dovuto capirla quando l'ho chiamato ‘Papà'” concluse Buffy, non volendo nient'altro che allontanarsi dalla coppia di fronte a lei e prendere le distanze dall'intera situazione.

“Non si sa mai” disse la ragazzetta. “Gli piace la fantasia del paparino”

“Come se non potesse essere ancora più fastidioso” borbottò Buffy, sentendosi nauseata mentre guardava Hank. “L'hai ordinata tramite posta?” gli chiese in modo distaccato.

“Hei!” urlò Candi con sdegno.

“Stanne fuori, Barbie”

“Sei proprio tu a parlare di nomi” replicò lei.

“Non stavo dicendo che eri una testa vuota a causa del nome ” disse Buffy. “Pensaci un po'”

“Buffy-“

“Oh, non dirmi Buffy , papà” disse lei irritata. “Non ti sento per anni, e poi… Sai cosa? Non importa. Sono stata meglio senza di te”

“E ovviamente hai dimenticato le buone maniere” disse Hank, non preoccupandosi affatto dello scoppio di sua figlia mentre si voltava verso Spike. “Sono Hank Summers”

“William Reed” replicò lui, stringendo la mano dell'uomo e quasi stritolandola nella sua stretta.

“Aah, sì” disse Hank, trasalendo leggermente mentre ritirava la mano. “Ho letto di lei in quasi tutte le sezioni economiche che ci sono. È bello vedere che ti stai muovendo nel mondo, Buffy”, disse, voltandosi verso la figlia.

Spike aggrottò le sopracciglia fino a che sentì la voce di Buffy.

“Desidererei poter dire la stessa cosa per te” replicò lei, voltandosi verso Spike. “Non ho davvero più fame. Possiamo andarcene un po' prima?”

“Sicuro, amore” disse Spike, avvolgendole un braccio attorno alla vita.

“E' stato bello vederti, Papà ” disse lei, voltandosi dall'altra parte rispetto all'uomo che aveva smesso di essere un padre diversi anni prima, sentendo finalmente di aver chiuso con quel capitolo della sua vita.

“Stai bene?” chiese Spike, tirandola un po' più vicino in un gesto consolatorio.

“Sì” disse lei, schiarendosi la gola. “E' stato un viaggio divertente…nonostante certi ultimi eventi”

“Sono felice che ti sia divertita” disse lui, baciandole la tempia. “Ne è valsa la pena esserti fatta rapire da me?” le domandò dopo un momento.

“Assolutamente” disse Buffy, rivolgendogli un sorriso genuino. “Prendimi come ostaggio ogni volta che vuoi”

Spike le rivolse un sorriso compiaciuto. “Potrebbe essere coinvolto il bondage?”

Capitolo 17 - Sussurri nascosti

“Giles, glielo prometto, non mi sto rovinando per questo incarico” disse Buffy, uscendo dalla macchina una settimana più tardi.

“Cosa? No, non mi… non mi sto innamorando di lui” disse in modo non convincente mentre cercava le chiavi e velocemente apriva la porta.

“Non si preoccupi per me, so quello che sto facendo… lo prenderò ” disse esasperata, entrando. Tutto il suo corpo si irrigidì quando vide Spike in piedi nel mezzo del soggiorno. “Devo andare” disse, richiudendo il telefono, senza mai distogliere gli occhi da Spike.

“Hai lasciato la porta aperta”

“Che sciocca” mormorò lei, turbata dal fatto che lui fosse in casa sua e che non c'era nessuna possibilità che avesse lasciato la porta aperta.

“C'è qualche problema?” chiese lui, lanciando un'occhiata al telefono che lei aveva ancora in mano. Il telefono che chiaramente non era il suo solito telefono cellulare.

“Cosa? Oh…no…solo lavoro” disse, togliendosi il cappotto e mettendo il tutto via nel vicino armadio.

“C'è qualcosa che posso fare?” domandò lui.

“No, non penso” disse lei, scuotendo la testa mentre si voltava a fronteggiarlo con un falso sorriso. “Solo uno dei clienti. Loro, uh…vogliono un quadro che è piuttosto difficile avere”

“Quale?”

“Cosa stai facendo qui?” chiese lei, sperando di cambiare argomento.

“Volevo farti una sorpresa”

“E se la porta non fosse stata aperta…”

“Avrei trovato un modo” disse Spike con un sorrisetto.

“Sei davvero irritante, lo sai?” scherzò lei, cercando di non mostrare quanto fosse scossa dal fatto che lui avrebbe potuto trovare qualcosa che lei aveva negligentemente lasciato in giro. Rassicurandosi che tutto era chiuso al sicuro nel suo nascondiglio segreto, cercò di rilassarsi e di non pensare al fatto che Spike Reed era un ladro e avrebbe facilmente potuto aggirare qualsiasi ostacolo sul suo cammino.

“Vieni qui” le disse lui, allungando una mano.

“Dove stiamo andando?” domandò lei, lasciando che lui le prendesse la mano e la conducesse su per le scale.

“E' una sorpresa”

“Sai come la penso riguardo alle sor…”

Affievolendosi quando guardò nella sua stanza, lei si voltò verso Spike con gli occhi spalancati.

“Ho pensato che questa qui potesse piacerti” le disse lui mentre Buffy entrava nella stanza, notando le candele accese su ogni superficie e i petali di rosa sul pavimento, che conducevano al letto.

“Perché hai fatto questo?” mormorò lei, voltandosi a guardarlo.

“Mi sembrava adatto” replicò lui, conducendola verso il letto.

Vedendo i petali di rosa rosso fuoco sparpagliati sopra il copriletto, gli occhi di lei si spalancarono quando vide le scatolette blu di Tiffany che erano nascoste tra i petali.

“Cosa…?”

“Per te” disse lui, prendendole ancora una volta la mano e guidandola verso il letto.

Prendendo una delle scatole con mani tremanti, Buffy l'aprì, rivelando all'interno la magnifica collana di diamanti. Boccheggiò, la mano a coprire la bocca mentre la fissava. “Spike, io…io non posso accettarla”, disse, voltandosi verso di lui, gli occhi spalancati quando lo vide aprire l'altra scatola, rivelando gli orecchini coordinati.

“Puoi” disse lui, prendendole la scatola dalle mani e appoggiandola sul comodino. “E' semplice”

“E' troppo…”

“Non per me”, mormorò lui, sfiorandole le labbra con le sue.

Perdendosi nel bacio, Buffy dimenticò ben presto la discussione mentre le sue mani lavoravano lentamente i bottoni della camicia di lui fino a che non sentì il tessuto cadere a terra. Alzando le braccia quando lui le sollevò la maglietta, rabbrividì quando gliela tolse, tracciando una linea di baci lungo il suo torace.

Lentamente tolsero l'uno i vestiti dell'altro, facendosi strada verso il letto per sdraiarsi. Si baciarono languidamente e si accarezzarono, Buffy sentì un brivido lungo il corpo quando Spike si tirò a sedere.

“Dove stai andando?” chiese mettendo il broncio che ben presto scomparve quando lui si voltò verso di lei, tenendo in mano diversi foulard di seta. “Per cosa sono quelli?” domandò lei, sapendo esattamente per cosa fossero.

“Penso tu lo sappia” mormorò lui, tornando indietro per darle un bacio dolce prima di tirarsi indietro con espressione speranzosa. “Posso?”

La sensazione di disagio sembrò aumentare quando lei annuì, trattenendo il respiro mentre Spike le assicurava i foulard attorno ai polsi e alla testata del letto, legandoli in modo che stesse comoda.

‘Posso fidarmi di lui?' si chiese lei, quasi entrando in panico quando uno dei foulard le fu legato attorno agli occhi, impedendole di vedere. ‘Immagino questa sia la tua risposta', si disse, cercando di controllare la paura che stava nascendo dentro di lei.

“Stai bene?” domandò lui, il respiro che le solleticava la gola.

“Sì” mormoro lei, chiudendo gli occhi sotto la benda, lasciando che i suoi sensi si intensificassero un pò mentre le mani di lui correvano con leggerezza sopra la sua pelle umida.

Un leggero rantolo le si strappò dalla gola quando sentì la soffice estremità di un petalo di rosa accarezzarle la pelle. Si rilassò quando lo sentì lungo la gola, scivolare lentamente lungo il suo corpo come se stesse librandosi nell'aria. Il tocco vellutato del petalo fu rimpiazzato dalla sensazione ruvida delle punta delle dita di Spike sul suo polpaccio che tracciavano la lunghezza della sua gamba, fermandosi alla coscia.

Respirando affannosamente, Buffy quasi saltò giù dal letto quando sentì la sua lingua sulla clitoride. Arcuandosi verso di lui, piagnucolò quando lui si allontanò altrettanto velocemente.

“Dimmi cosa vuoi” le disse lui, la voce roca che si allargava per la stanza.

“Te” disse lei affannosamente. “Tutto di te”

Tremando quando lo sentì sistemarsi tra le sue cosce, strattonò agitate i foulard che le legavano i polsi.

“Spike, per favore” mormorò, tremando quando lui lentamente si spinse dentro di lei.

Sorrise quando il piccolo rumore che le sfuggì dalla gola, aumentò presto diventando un grido soffocato quando si tirò fuori da lei.

“Spike”

Sentendo la disperazione nella sua voce, Spike affondò in lei, schiacciando le labbra contro le sue in un bacio violento.

Muovendo ardentemente i fianchi con quelli di lui, Buffy strattonò i foulard, diventando sempre più frustrata.

Senza smettere i suoi movimenti, Spike le slegò il tessuto ai polsi, sorridendo quando immediatamente lei lo afferrò, le braccia e le gambe avvolte attorno a lui, timorosa di lasciarlo andare.

Muovendosi dentro e fuori delle sue calde profondità, le sfiorò le labbra con le proprie. Aumentando il ritmo delle sue spinte, continuò a pompare dentro di lei, sentendo il suo corpo tendersi in risposta, alla ricerca del rilascio.

“Vieni per me, piccola” disse con voce roca, accelerando le spinte.

Sentendo il suo corpo perdere il controllo, Buffy urlò il proprio rilascio, sentendo Spike gemere mentre si rovesciava dentro di lei. Boccheggiando alla ricerca d'aria quando lui crollò sopra di lei, Buffy si allungò pigramente, allontanandosi la benda dagli occhi e lanciandola sul pavimento, battendo gli occhi per un momento per farli riabiturare alla stanza illuminata dalle candele.

Alzandosi per guardarla, Spike le studiò il visto per un lungo momento, fino a che Buffy si mosse irrequieta sotto di lui, sentendosi a disagio per l'intensità del momento.

“Spike?”

“Ti amo” mormorò lui, l'espressione scioccata di lei che eguagliava la sua mentre cercava di controllare le sue emozioni. “Ti amo, Buffy”

Fissandolo per un lungo momento, Buffy aprì la bocca per rispondere, scuotendo leggermente la testa per schiarira. “Io…ti amo anch'io” mormorò, sbattendo gli occhi per fermare le lacrime nei suoi occhi.

Infilandole una mano nei capelli, Spike la baciò ardentemente, sorridendole contro le labbra mentre le premeva i fianchi più fermamente contro, sentendosi indurire dentro di lei.

Gemendo nella sua bocca, Buffy dondolò i fianchi con i suoi, boccheggiando quando lui si tirò indietro per appoggiare la fronte contro la sua.

Senza fermare i suoi movimenti, Spike la guardò negli occhi. “Ti amo tanto”

Capitolo 18 - Nobili intenzioni

“Va tutto bene?” chiese Spike, la sua stretta che si stringeva sulla mano di Buffy mentre camminavano per i giardini attorno al suo palazzo una settimana più tardi.

“Sì, bene” disse lei con voce cinguettante, voltandosi per rivolgergli un sorriso.

“Sei sicura?” domandò lui, ovviamente preoccupato.

“Sono sicura” ripeté lei con un cenno del capo, guardandosi attorno per il costoso prato inglese che si allargava intorno alla casa. Muovendosi per mettersi a sedere, Buffy strattonò la mano di Spike fino a quando lui si sedette accanto a lei.

Accogliendo un silenzioso conforto da lui, Buffy appoggiò la testa contro la sua spalla, sorridendo quando lui le avvolse un braccio attorno e si sdraiò sull'erba, attirandola con sé.

Entrambi rimasero distesi in un confortevole silenzio per diversi minuti fino a quando lei avvertì la tensione nel corpo di Spike crescere in modo continuo.

“Okay” disse lei, alzando gli occhi per guardarlo. “E' il tuo turno...qualcosa non va?”

“Sono solo un po'...irrequieto...immagino”

“C'è qualche posto in cui dovresti essere?” domandò lei.

“No” disse lui, scuotendo la testa. “Allora, Miss Summers” disse lui con un sorriso forzato, volendo in modo evidente cambiare argomento. “Cosa vuole fare nella vita?”

“Sei serio?” chiese lei, guardandolo alzando un sopracciglio mentre lui studiava le loro mani unite mentre aspettava la sua risposta.

“Puoi biasimarmi per il fatto che voglio conoscerti?” disse lui, piegando la testa per guardarla.

“Tu mi conosci” replicò lei, guardandolo confusa.

“Assecondami, Buffy”

Considerando per un lungo momento la domanda, rispose, “Mia mamma mi ha sempre detto che la felicità era la chiave per la vita. Mi è sempre piaciuto” disse piano, aspettando un momento prima di voltarsi verso di lui. “La stessa domanda a te” mormorò, puntellando la testa con una mano per guardarlo.

“Penso di aver avuto tutto quello che volevo dalla vita” disse lui semplicemente, del tutto perso nei pensieri.

“Ma sei felice?” chiese lei, vedendo l'indecisione nei suoi occhi mentre la luce della luna gli scivolava sul volto.

“Lo sono ora” mormorò lui, tirandola verso di lui per un morbido bacio.

Lasciando muovere gentilmente le labbra sopra quelle di lui, lentamente lei premette la fronte contro la sua, allontanandosi dal bacio. “Sei felice con me, o sei solo felice di avere qualcuno con te? Così che non sei solo?”

“Come puoi chiedermi questo?” mormorò lui.

“Perché non ti conosco, Spike” mormorò lei, evitando i suoi occhi. “Non mi permetti di farlo”

Riflettendo su quello che lei stava dicendo per un momento, Spike lentamente si voltò verso di lei. “Buffy, c'è qualcosa che ho bisogno di dirti” mormorò, mettendosi a sedere, aspettando che lei imitasse i suoi movimenti prima di continuare. “Non sono stato del tutto onesto con te”

“Riguardo a cosa?” chiese lei, deglutendo forte mentre aspettava che continuasse.

“Riguardo ai soldi”

“Soldi?” ripeté Buffy, le sopracciglia si aggrottarono insieme. “Hai detto che i soldi sono della tua famiglia?”

“Tanti lo sono, sì” disse con un leggero cenno del capo, leccandosi le labbra improvvisamente secche. “Ma ho fatto tante cose che non erano esattamente...legali, secondo ogni standard”

Guardandola per giudicare la sua reazione, vide l'espressione gentile sul suo viso. “E ora?”

“Ci sono state volte” disse lui piano. “Mi piaceva il rischio...mi piaceva il pericolo...non mi sono mai fermata a vedere quello che stavo davvero facendo. Quello che sto ancora facendo”

“Cosa stai facendo, Spike?” sussurrò lei con voce strozzata, combattendo le lacrime.

“Ho preso parecchie cose che non merito” mormorò lui, evitando i suoi occhi. “Ho fatto del male a delle persone che pensavano fossi loro amico”

“Hai mai ucciso qualcuno?” chiese lei, guardandolo con occhi spalancati, vedendo il suo sguardo sfrecciare su di lei prima di guardare altrove.

“L'ho fatto” disse piano. “Non ne sono felice...non ne sono orgoglioso...ma l'ho fatto”

La gola di Buffy si chiuse per il terrore. Sapeva che era vero dal momento che sapeva chi fosse Spike, ma non era mai stato confermato da lui .

“Hai fermato... tutto ?” chiese, quasi chiudendo gli occhi mentre aspettava la sua riposta.

“No” rispose lui solennemente.

“Devo andare” mormorò Buffy, combattendo le lacrime mentre cercava di rimettersi in piedi, fermandosi quando sentì le braccia di Spike unirsi attorno alla sua vita, rifiutandosi di lasciarla andare via.

“No” disse lui ,scuotendo la testa. Vedendo la paura nei suoi occhi quando la vide voltarsi verso di lui, lui sentì un'ondata di nausea al pensiero di averla causata. “Non posso lasciarti andare via, Buffy”

“Spike” piagnucolò lei, sentendosi come se fosse tirata in tre diverse direzioni.

“Avevo bisogno che lo sapessi” mormorò lui. “Dovevo essere onesto con te”

“Lasciami andare”, disse lei, divincolandosi da lui.

“Non posso” disse lui, la sua disperazione aumentava mentre la tratteneva. “Buffy, per favore ascoltami. Ho bisogno che tu capisca”

“Capisca cosa?” chiese lei, spingendolo via fino a quando fu in grado di mettersi dritta, guardando Spike rimettersi velocemente in piedi. “Capisca che sei un bugiardo e un assassino? Che hai ucciso il padre o il figlio di qualcuno?”

“Non è così” disse lui, afferrandole la mano quando lei cercò di andare via. “Era uccidi o vieni ucciso, e io ho fatto la mia scelta. Dovevo farlo, Buffy”

“Dovevi farlo” ripeté lei, chiudendo gli occhi e portandoci le mani, cercando di cancellare lo stress della situazione prima di voltarsi lentamente di nuovo a guardarlo, lasciando cadere le mani lontano dal viso.

“Sì” disse lui, annuendo per cercare di farle capire.

“Allora smetti”

“Cosa?”

“Smetti. Smetti tutto. Non coinvolgerti in niente di cattivo. Per favore, Spike”

“Io...io non posso, amore” mormorò lui, scuotendo la testa.

Aprendo la bocca per rispondere, gli occhi di Buffy si spalancarono quando sentì il rumore di lame che fendevano l'aria. Alzando lo sguardo, fece alcuni passi all'indietro quando vide l'elicottero sopra di loro, che si preparava ad atterrare.

“A cosa serve?” chiese, sentendosi stringere lo stomaco quando lui le prese a coppa il viso tra le mani.

“E' qualcosa che devo fare”

“Dove?”

“Philadelphia” disse, dandole un bacio affrettato. “Tornerò tra alcuni giorni”

“Cosa? Alcuni giorni? Da dove esce fuori questo?” domandò lei, urlando oltre il rumore del motore dell'elicottero.

“E' una cosa dell'ultimo minuto. Mi dispiace, amore – ti spiegherò meglio quando torno a casa”

“Spike, tu...”

Affievolendosi quando lo vide saltare sull'elicottero, e voltarsi a guardarla, lei vide le tacite scuse nei suoi occhi. Sentendosi stringere il cuore mentre lo guardava dirle con il semplice movimento delle labbra 'Ti amo', Buffy si voltò con le lacrime agli occhi, combattendo ogni istinto che aveva di fermarlo.

Lasciando cadere libere le lacrime mentre l'elicottero si alzava da terra, le mani di Buffy le coprirono il viso, sapendo quello che doveva fare.

***

Camminando nel quartier generale dell'FBI, Buffy fece un profondo respiro, chiudendo gli occhi, sapendo che doveva farlo. Doveva essere forte e fare quello che era giusto, non importava quello che i suoi sentimenti contrastanti le dicevano.

Giles alzò gli occhi dalla griglia elettronica che stava studiando, offrendo a Buffy un sorriso luminoso quando la vide.

“Confido che dato che sei qui, sia ora”

“Spike è stato preso stanotte” disse lei, riuscendo a malapena a trattenere le emozioni fuori dalla sua voce. “L'elicottero...ha detto che era importante e che ci saremmo rivisti tra alcuni giorni”

“E ci sono prove che ha fatto qualcosa per cui possiamo acciuffarlo?”

Lanciando il file sul tavolo, Buffy lo fissò senza vederlo. “Queste sono tutte le informazioni che ho raccolto su di lui da quando ho cominciato. Angelus sta cercando di avere un Renoir a Philadelphia...Spike vuole batterlo sul tempo”

Guardando il pavimento, cercò di fermare il suo mento tremulo o la voce fastidiosa dentro la sua testa che le diceva che dovevano andare dietro ad Angelus.

Giles studiò la giovane donna per un lungo momento prima di tornare alla griglia. Inserendo alcuni numeri, parlò mentre spingeva i bottoni, “L'elicottero, hai detto?”

“Sì” mormorò lei, guardando mentre il minuscolo blip appariva sullo schermo, indicando dov'era Spike. O dov'era l'elicottero.

Sentendo l'inizio di un'emicrania, Buffy si premette il palmo della mano contro la fronte, cercando di alleggerire la tensione.

“Stai bene?” chiese Giles, poggiandole una mano confortante sulla spalla.

Buffy combatté ogni emozione che stava provando, incontrando lo sguardo di Giles con un sorriso tranquillo. “Solo un po' stressata...una buona notte di sonno e sarò come nuova”

“Sei sicura?” domandò lui, ovviamente preoccupato.

Fissando la griglia che indicava che Spike era ora all'aeroporto, si forzò di arrivare a termini con quello che aveva appena fatto. “Starò bene”

Capitolo 19 - Una dura notte

Aprendo gli occhi gonfi al suono di un incessante trillo, Buffy fissò il telefono per un momento. L'ultima cosa che ricordava era piangere.

Per ore.

Capendo che doveva essersi addormentata, barcollante si tirò a sedere, allungandosi verso il telefono sul comodino.

“Pronto?”

“Buffy, sono io”

Sentendo la voce di Giles raggiungerla attraverso la linea, il suono di un un chiassoso motore ricopriva smorzando tutto attorno a lui, Buffy si tirò a sedere più dritta, tenendo stretta la coperta al torace mentre la paura si impossessava di lei.

“E'...è stato fatto? Ce l'avete?”

“No. Qualcosa...qualcosa è andata male mentre eravamo là. Evidentemente sapeva che qualcosa era diverso e... non c'ha provato, Buffy. Neanche Angelus l'ha fatto”

“Quindi ha... ha ricevuto una soffiata, non sappiamo da chi, e non sapete dov'è?” domandò lei, la sua voce raggiungeva un livello convulso mentre balzava fuori dal letto, incapace di sedere ferma.

Ascoltando Giles confermare i suoi sospetti, camminò su e giù per la sua camera da letto, fermandosi per lanciare uno sguardo fuori dalla finestra.

“Non sappiamo davvero come siamo messi, Buffy, ma stai in guardia. Ora più del solito, capisci?”

“Sì, signore” mormorò lei, lanciando un'occhiata per la stanza, ascoltando ogni cigolio della sua vecchia casa, la sua iperattiva immaginazione creava una storia dietro ognuno di essi.

“Bene... ti contatterò quando ne sapremo di più. Per ora, procedi con cautela”

“Lo farò” disse lei piano, attaccando il telefono, il tranquillo bip che echeggiava per la stanza.

Rimanendo dov'era per alcuni momenti, cercò di raccogliere i pensieri. Saltando al suono di un tenue bussare contro la porta d'ingresso, si voltò verso la porta della camera da letto, discutendo silenziosamente con se stessa.

“Stai diventando ridicola, Agente Summers” si sibilò contro, camminando verso la porta, afferrando la sua vestaglia di satin lungo la strada e legandosela attorno alla camicia da notte mentre scendeva lungo le scale.

Non preoccupandosi di accendere nessuna luce, aprì la porta d'ingresso, gli occhi spalancati quando vide Spike.

“Ciao, amore” ronzò lui in tono rassicurante, la voce che praticamente le accarezzava i nervi troppo agitati. Il suo tono era diverso? Sembrava seducente, al limite del sinistro, ma non sapeva se fosse solo la sua immaginazione.

“Sei tornato” disse con un leggero sorriso, stringendosi le braccia attorno al corpo e stringendo di più la vestaglia.

“Non c'è voluto tanto quanto pensavo” replicò lui con voce non identificabile. “Posso entrare?”

Sentendo un'evidente incisività nella sua voce, lei si incollò sul viso un sorriso, facendo da parte per farlo entrare.

“Scusa” disse con un sorriso genuinamente impacciato. “Qualcuno che bussa nel cuore della notte, una ragazza indifesa – conosci il ritornello”

“Non saresti indifesa neanche se tentassi” disse lui, voltandosi verso di lei con un sorriso.

Chiudendo la porta dietro di lui, Buffy non si preoccupò di guardarsi oltre le spalle, sapendo di aver bisogno di un momento per riprendere fiato.

“Tuttavia” disse con una scrollata di spalle, fingendo di controllare due volte la serratura della porta prima di voltarsi a fronteggiarlo. “Mi rende nervosa, quest'ora di notte”

“Avrei dovuto chiamare?” domandò lui, guardandola con aria critica mentre si toglieva il cappotto.

“No” rispose lei, scuotendo la testa, avvertendo praticamente la tensione crepitare nell'aria.

Camminando verso di lei, Buffy non notò che stava indietreggiando fino a quando non fu premuta contro la porta.

Deglutì forte, alzando gli occhi al suo viso, stringendo la mascella e urlandosi silenziosamente per non aver acceso nessuna luce. I suoi occhi erano coperti da ombre, non lasciandole vedere niente.

“Immagino che dobbiamo parlare” disse Buffy piano, guardando la sua reazione turbata.

“Mmm”

“Cosa c'è che non va?” chiese, mordendosi il labbro di fronte al bisbiglio soffocato.

“Perché qualcosa non dovrebbe andare?” mormorò lui, la sua mano gentilmente le tracciava la fascia attorno alla vita della vestaglia. Slegandola fino a che cadde via, aprendo il materiale con un dito, lui sorriso quando lei chiuse gli occhi.

Abbassando sperimentalmente le labbra verso quelle di lei, Spike lentamente fece scivolare le mani lungo il materiale di satin che le copriva lo stomaco. Sorridendole contro le labbra quando lei si inarcò contro il suo tocco, una delle sue mani viaggiò verso l'alto, sfiorandole appena il lato del seno, provocandole un minuscolo piagnucolio che le sfuggì dalle labbra mentre lui proseguiva più in alto. Prendendole a coppa una guancia con la mano, continuò il gentile gioco delle sue labbra su quelle di lei prima di metterle la mano sul retro del collo, attirandola con più forza a sé.

Buffy era un miscuglio di sentimenti contrastanti. Il suo corpo invocava praticamente Spike di prenderla, mentre la sua mente le diceva di allontanarsi e stare il più lontano possibile.

Le stava facendo un test?

Se era così, o lo stava passando oppure stava fallendo miserabilmente.

Reprimendo il suo basso gemito, Spike la spinse contro la porta con più forza di quanta ne avesse bisogno. Vedendo l'espressione confusa quando lei si tirò indietro da lui per un momento, velocemente l'alzò nelle sue braccia, premendo le labbra alle sue per un altro bacio appassionato che le fece girare la testa.

Buffy riusciva a sentire le sue dita scorrere gentilmente lungo il suo corpo, rabbrividendo quando sfiorarono la pelle nuda della coscia prima di scomparire sotto la sua camicia da notte.

Spike sorrise quando scoprì che non indossava niente sotto, e senza esitare spinse due dita dentro di lei, guardandola con interesse quando la sua schiena si inarcò e urlò di doloroso piacere.

“Spike” mormorò lei, stringendo gli occhi per chiudergli di fronte alle emozioni contrastanti, le sue unghie gli afferrarono la schiena. “E' troppo”

Senza ascoltarla, Spike usando soltanto il suo pollice, fece pressione sulla sua clitoride fino a quando lei urlò in estasi, piagnucolando quando le sue azioni continuarono mentre lei tornava giù dal suo orgasmo, lasciandola molto sensibile e confusa. Dimenandosi contro di lui per un breve momento, la sua mano gli afferrò il polso, cercando di forzarlo ad allontanarsi dal suo corpo, incapace di lasciare che il suo cervello capisse cosa stava succedendo nel suo debole stato.

Sospirando di sollievo quando si fermò, Buffy lasciò cadere la testa sulla sua spalla, muovendo le gambe per rimettersi in piedi, e fu sorpresa quando Spike la tenne a posto, voltandosi per portarla su per le scale.

“Spike?” mormorò lei senza fiato, alzando la testa per guardarlo, vedendo una maschera di calma sui suoi lineamenti. “Cosa c'è che non va?”

Senza risponderle, lui entrò nella sua camera da letto. Buffy guardò mentre la deponeva sul letto, le mani le spinsero immediatamente via la vestaglia dalle spalle guardandola poi scivolare lungo la sua pelle abbronzata e posarsi sulla trapunta.

Dimenticando tutto quello che Giles le aveva detto, lei si mosse fino a che la vestaglia fosse tolta con successo prima di allungarsi verso l'orlo della camicia da notte e trascinarla sopra la testa.

Spike guardò, praticamente ipnotizzato mentre il suo corpo veniva esposto al suo sguardo, deglutendo forte quando lei lo guardò con occhi pieni di desiderio e paura.

Passandosi una mano fra i capelli, Spike espirò pesantemente, evidentemente elaborando qualcosa mentre si voltava rispetto a lei.

“Spike” mormorò lei, mordendosi il labbro quando lui non si girò a fronteggiarla. Respirando affannosamente per controllare le sue emozioni, lentamente si allungò per raggiungere la camicia da notte, combattendo le lacrime negli occhi. Sobbalzando quando sentì il polso afferrato in una stretta d'acciaio, Buffy alzò lo sguardo, vedendo la confusione e la disperazione negli occhi di Spike mentre la fissava.

'Lo sa?” si domandò impaurita, deglutendo forte mentre lui le perlustrava il volto. 'No...no, è troppo calmo perché lo sappia. È successo qualcosa, qualcosa che l'ha infastidito, ma non sono io...non può essere'

Lasciandole andare il polso, lui si tolse i vestiti, immobilizzandola al letto con il proprio corpo. Non facendo niente per spingersi oltre, lui continuò a fissarla.

“Stai iniziando a spaventarmi” mormorò lei, tremando quando lui abbassò le labbra verso le sue in una gentile carezza.

Allontanandosi dopo un momento, lui le rivolse un sorriso titubante. “Scusa, amore”

Allungandosi per tracciare le lisce linee del suo viso, lei lo toccò a mala pena, fissandolo negli occhi. “Cosa c'è che non va?”

“Chi sei?”

Immediatamente Buffy si tese sotto di lui, quasi sgridandosi per la propria stupidità. Era stata allenata a non essere nervosa quando veniva posta di fronte ad una domanda come quella.

Naturalmente l'addestramento non veniva in mente quando un eccitante uomo nudo era sopra di lei, tuttavia avrebbe dovuto fare di meglio.

“Sono io” disse lei piano, sperando di distrarlo dalla breve tensione che le era scorsa nel corpo. “Nessun altro che io”

Chiudendo gli occhi, aprì le labbra quando lui si spinse dentro di lei in un'unica spinta, i fianchi che si incontrarono, sorprendendola per la brutalità del momento. Non sapeva cosa fare – non sapeva se Spike sapesse chi fosse davvero e stesse cercando di dimostrare un punto o se se stesse cercando di scoprire chi lei fosse attraverso l'intimità.

“Cosa vuoi da me?” mormorò lei, tremando quando i fianchi di lui iniziarono a dondolare contro i propri, provocando brividi lungo entrambi.

“Te” mormorò lui, premendo le labbra contro il suo collo. “Tutto di te...ti ho, Buffy?”

Spingendosi contro di lui, lei gli morse la spalla, attutendo un grido di piacere mentre lui continuava a muoversi contro di lei.

Allontanandosi da lei, Spike la fissò negli occhi, respirando affannosamente mentre la guardava, lasciando che le sue dita le scorressero tra i capelli, aspettando una riposta. Guardandola negli occhi, strinse la mascella prima di tirarle la testa da una parte, sentendola trasalire di dolore prima che riaprisse gli occhi per guardarlo con indignazione sul viso.

“Rispondimi” disse un po' più forte, una punta di disperazione nella sua voce. “Ti ho?”

“Potresti” mormorò lei, non volendo dargli più di quello.

Apparentemente non soddisfatto di quella risposta, Spike quasi ringhiò, piegandosi più in basso per morderle selvaggiamente la pelle sensibile della gola.

Gli occhi di Buffy si spalancarono per lo shock secondi prima che l'orgasmo le passasse per il corpo. Urlando quando le sembrò che le stelle le scoppiassero di fronte agli occhi, respirò affannosamente, i fianchi che si muovevano ancora con quelli di lui fino a quando non fu sicura se era in agonia o in estasi.

Digrignando i denti quando lo sentì allontanarsi e tutto sembrò tornarle indietro, Buffy realizzò presto di averne avuto abbastanza. Spingendogli arrabbiata il torace, chiuse gli occhi brevemente mentre lo coglieva di sorpresa, facendolo rotolare via da lei e separarlo dal suo corpo. Si mosse prima che lui avesse una possibilità, afferrò i suoi polsi in una presa d'acciaio, e glieli bloccò sopra la testa mentre si sedeva a cavalcioni sulla sua vita.

Sentendo il suo cazzo muoversi piano contro la sua entrata, cercandola, lentamente roteò i fianchi fino a che lui fu ancora una volta dentro di lei.

“E' questo quello che vuoi?” chiese, lasciando che la rabbia la vincesse, ancora spaventata e incerta riguardo a quello che stava succedendo tra loro. “Ti fa sentire bene, Spike?”

Poteva vedere la stessa confusione specchiarsi negli occhi di lui. Lasciandogli andare i polsi, cercò di combattere le lacrime che aveva negli occhi.

“Chi vuoi, Spike?”

“Te” disse con voce stridula lui, afferrandole i fianchi in una stretta ferma.

“Me?” domandò lei, la voce che le si incrinava. “Vuoi me...o sono solo un corpo disponibile?”

“Te” ripeté lui, un tono disperato nella sua voce. Allungandosi, le afferrò fermamente le spalle, attirandola più vicino a lui.

“Chi sei?” mormorò lei, sentendo le lacrime pungerle gli occhi, desiderando che lui le dicesse tutto quello che voleva sapere. Non solo la verità. Tutto.

“Sono tuo” mormorò lui, facendo sì che lei si alzasse, desiderando la distanza nonostante il fatto che erano ancora uniti.

“Cosa vuoi da m-me?” domandò con voce tremolante.

Mettendosi a sedere, le sue braccia si unirono attorno al suo corpo, attirandola più vicino possibile a lui mentre la baciava gentilmente, facendo correrle le mani lungo la schiena.

“Niente” sussurrò, baciandole la pelle rovinata della gola, provando rimorso per averlo causato.

Muovendosi più freneticamente contro di lui, nessuno dei due parlò, entrambi si persero nella sensazione dell'altro. Attirando Buffy più vicina quando lei iniziò a tremare, lui pompò dentro di lei ritmicamente mentre i fianchi di lei si schiacciavano contro i suoi.

“Vieni per me, amore” mormorò, sentendo le sue mani afferrargli le spalle, avendo bisogno di qualcosa che la tenesse a terra mentre si contorceva sopra di lui.

Sentendo il rantolo che le fu strappato di gola, lui si tirò indietro per guardarla andare oltre il limite, chiudendo gli occhi un momento dopo quando i suoi muscoli si strinsero attorno a lui, facendolo pulsare dentro di lei, e afferrarla quasi disperatamente.

Tornando lentamente a terra, Buffy boccheggiò alla ricerca d'aria, tremando nelle sue braccia quando lui si sdraiò con esitazione, tirandola con sé.

Sentendo il peso di quello che aveva appena fatto, Spike chiuse gli occhi, aggrovigliando una mano nei suoi capelli, cercando di usare la sua presenza per calmarsi. Poteva sentirla ancora tremare contro di lui, e lo faceva a pezzi pensare che potesse aver paura di lui.

Aprendo la bocca per parlare, per scusarsi, per dire qualcosa, si fermò quando sentì la sua voce sommessa.

“Che è successo, Spike?” chiese lei piano, incapace di guardarlo negli occhi.

Prendendo un profondo respiro, cercò di distrarsi, guardando la sua mano scivolarle lungo la pelle. “Non lo so” mormorò, vedendo il suo sguardo dubbioso voltarsi verso di lui. “Forse volevo solo provare che questo non era niente” continuò, gli occhi che si allargarono quando lei si mise a sedere.

“Vuoi dire che volevi provare che io non fossi niente” disse lei, guardandolo incredula.

“Cosa? Buffy, no” disse lui, scuotendo la testa, e respirando affannosamente quando lei spostò velocemente i lunghi capelli dal collo, mostrandogli il logoro segno del morso che lui le aveva appena inflitto.

“Allora cos'è questo?” chiese lei, stringendo le labbra quando lui evitò i suoi occhi.

“Mi dispiace” mormorò lui. “Non avevo intenzione di...”

Chiudendo gli occhi, Buffy fece ruotare le spalle, cercando di eliminare la tensione prima di arrivare ad una decisione. Lentamente abbassando la testa sul suo torace, sentì il sospiro di sollievo che lui esalò, alla sensazione del suo corpo ancora una volta contro il suo.

“Siamo a posto?” domandò lui, guardandola con espressione speranzosa.

“Penso di si” mormorò lei, mordendosi il labbro mentre rimanevano sdraiati in silenzio per alcuni altri minuti, ad ascoltare i morbidi rumori notturni che provenivano dalla sua finestra.

“Vieni da me domani sera” mormorò lui.

“Cosa c'è domani?” chiese lei, sentendo il suo respiro iniziare a tornare normale mentre faceva correre la mano lungo il suo torace, stringendosi di più a lui.

“Una cena di lavoro” mormorò lui, baciandole la testa. “Incredibilmente noiosa – sarò pronto a rilassarmi con la mia ragazza quando sarà finita”

Alzando lo sguardo per guardarlo negli occhi per un lungo momento, Buffy sembrò studiarlo prima di annuire con esitazione. “Okay”, sussurrò, chiudendo gli occhi quando lui abbassò le labbra verso le sue, baciandola dolcemente.

Capitolo 20 - Punto di ebollizione

Entrando nel palazzo la sera successiva, Buffy si aggiustò nervosamente le bretelle del lungo vestito nero, assicurandosi che coprissero l'area gonfia sul suo collo che le aveva fatto Spike la sera precedente.

Per la prima volta in settimane, si sentì a disagio attorno a lui, e quello la rendeva più nervosa di quanto volesse ammettere. L'estranea sensazione della pistola legata alla coscia, che una volta le sembrava così familiare, era ora una distrazione ben accetta mentre camminava per la casa.

“ Ed eccola” disse Spike con un sorriso luminoso, alzandosi in piedi per salutarla, ovviamente mettendo su uno show a favore degli uomini che erano seduti attorno al tavolo. “Proprio puntuale, come al solito”

Andando verso di lei, le depose un bacio gentile sulla guancia, lasciando che la mano le sfiorasse la schiena. “Buffy Summers, permettimi di presentarti alcuni dei miei soci in affari. Questi sono Robin Wood, Lindsey McDonald, Caleb Parson, Daniel Clement, chiamato Clem, e naturalmente conosci già Gunn”

Offrendo a tutti nella stanza un educato saluto, Buffy permise a Spike di guidarla al suo posto, dove poi si piegò per sfiorarle la guancia con un altro bacio. “Vestito bellissimo” soffiò, ammirando la scollatura dalla sua prospettiva prima di raddrizzarsi e prendere posto accanto a lei.

Buffy rimase impassibile di fronte agli sguardi che stava provocando da alcuni degli uomini, cercando piuttosto di concentrarsi innanzitutto sul perché lei era lì.

Ascoltando gli uomini chiacchierare della compagnia di Spike mentre la cena era servita, mangiò in silenzio. Quando i piatti furono puliti meno di un'ora più tardi e le porte furono chiuse a chiave, si guardò attorno confusa.

“ Va bene, signori” disse Spike, appoggiandosi all'indietro sulla sua sedia mentre tutti si sedevano di nuovo al tavolo. “Il centro dell'attenzione è su O'Neill”

Gli occhi di Buffy quasi saettarono verso di lui scioccati prima di nascondere con cautela la sua sorpresa.

“ Nessuno sa dov'è Hamilton?” chiese lui, guardando in giro per il tavolo.

“ Angelus l'ha mandato a New York. E' in ricognizione laggiù” disse Lindsey, giocando con una penna mentre guardava dall'alto in basso Buffy dal suo punto del tavolo.

Spike si aggiustò la cravatta mentre si alzava, annuendo lentamente. “Piuttosto semplice” disse, prendendo un grosso oggetto piatto avvolto in carta marrone. “Come tutti sapete, lo voglio tagliato fuori. Il modo più semplice per eliminare Hamilton è quando non è attorno ad Angelus. Quindi abbiamo bisogno di qualcosa che funga da...esca” continuò, aprendo un coltello a scatto e tagliando con facilità la carta, rivelando al di sotto un Renoir.

Un Renoir rubato.

Buffy chiuse gli occhi, prendendo un profondo respiro mentre le emozioni iniziavano a prendere il sopravvento.

'Stai tranquilla, Summers', si disse mentre Spike lanciava incurante il quadro sul tavolo con un sorriso freddo.

“ Penso che questo possa fare al caso nostro”

***

Andando avanti e indietro per il grande soggiorno meno di un'ora più tardi, Buffy cercò di regolare il suo respiro. Spike le aveva chiesto di uscire per un momento, avendo bisogno di parlare di qualcosa con i suoi impiegati. Lei non era sicura di voler sapere cosa stavano discutendo.

Intravedendo uno spiraglio di se stessa in uno specchio antico sul muro, si premette le dita alle tempie, cercando di elaborare la situazione.

'Come sono finita qui?' si chiese, digrignando i denti mentre guardava la porta. 'Come ho potuto mettermi in questa situazione?'

Col bisogno di fare qualcosa, il suo sguardo di voltò verso il mobile chiuso a chiave nell'angolo della stanza. Non pensando alle sue azioni, attraversò velocemente la stanza, tirando fuori una forcina dai capelli si inginocchiò di fronte al mobile, forzando facilmente la serratura e aprendo la piccola porta. Prese il raccoglitore che era posato all'interno, poi si mise in piedi, aprendo l'archivio.

Vedendo quello che si aspettava e mai aveva sperato di vedere, chiuse brevemente gli occhi, solo per riaprirli e guardare i fogli e le foto davanti a lei.

Foto di vigilanza della sua casa – di lei che usciva dalla macchina, che preparava la cena, che si cambiava d'abito. Buffy improvvisamente si sentì male. Scorrendo nell'archivio, vide note scarabocchiate da Ethan Rayne, capendo il suo scopo nella vita di Spike, e la sensazione di nausea tornò prepotentemente. Coprendosi la bocca con una mano, continuò a guardare nel file, vedendo registrazioni e foto del liceo e del college, registrazioni telefoniche, ricevute...i suoi momenti più intimi con Spike.

La sua vita.

Sentendo la porta aprirsi dietro di lei, lentamente chiuse il file, senza mai voltarsi mentre i passi di Spike potevano essere sentiti mentre attraversava la stanza.

Alzando lo sguardo in tempo per vederlo in piedi dietro il bar, che si versava un drink, lei sentì crescerle dentro la rabbia. Andò verso di lui, lanciando con rabbia il file sulla superficie piatta del bar.

“ Lavoro, huh?” chiese, quasi tremando mentre la rabbia aumentava.

Sentendo la sua voce, lui si voltò lentamente verso di lei, stringendo il bicchiere così forte, che fu sorpreso dal fatto che non andasse in frantumi per la pressione.

“ Che ti aspettavi, Buffy? Che avrei tenuto prove incriminanti in ogni angolo della mia casa? Diavolo, assolutamente no”

“ Cos'era stasera?”

“ Un modo per me di esibirti in giro” replicò lui con un sorriso malizioso.

“ Quindi, questo è quello che sono adesso, Spike?” domandò lei, ogni nervo al limite, il corpo praticamente che esplodeva di tensione. “Solo il piccolo sporco segreto che tieni da parte? Solo la tua puttana?”

“ Non ho mai detto questo!” urlò lui, lanciando il bicchiere nella sua direzione, facendo sì che lei si coprisse quando le volò oltre la spalla, frantumandosi sul muro dietro di lei.

Così preoccupata per il bicchiere, lei non notò quando Spike attraversò la stanza per sbatterla contro il muro, inchiodandola, il corpo premuto intimamente contro il suo.

“ Non fingere che quello che abbiamo sia senza significato” disse lui in un basso sussurro.

“ Quello che abbiamo? Sei tu quello che mi sta tenendo sotto controllo ventiquattro ore al giorno e che fa controlli sul mio background. Stai cercando di dirmi che davvero significo qualcosa per te?” strillò lei incredula, spingendolo via con rabbia e facendolo incespicare all'indietro, dandole così la possibilità di aggirarlo e muoversi verso il centro della stanza, sentendo il bisogno di stargli lontana. “Non sono niente per te. Faresti prima ad uccidermi che ad amarmi”

“ E' vero?” domandò lui con voce talmente fredda che lei sentì un acuto tremito di paura attraversarla che mai aveva provato quando poi lui fece un minaccioso passo in avanti. “Ti va di testare questa teoria?”

Estraendo di riflesso la pistola da sotto il vestito, lei la puntò contro di lui con sguardo gelido, vedendo il brusco shock e la sorpresa sul suo viso. Spalancò gli occhi quando lui tirò fuori una pistola con una velocità impressionante, puntandogliela allo stomaco.

Bloccati in una battaglia di volontà, Buffy fu la prima ad arrendersi.

“ Non spari per uccidere” disse con la mascella serrata, senza mai distogliere gli occhi da lui.

“ Non ancora” disse lui in tono letale. “Allora dimmi, amore. Qual'è il piano?”

“ Il piano?” chiese lei, prendendo un profondo respiro per calmare i nervi.

“ I Federali. Quando stanno progettando di buttarmi giù la porta?”

Sentendosi come se le fosse stata risucchiata via l'aria, la bocca di Buffy si spalancò mentre fissava Spike. “Tu sai?” chiese incredula.

“ Che sei stata mandata per spiarmi? Sì, Riccioli d'Oro. L'ho capito. Quello che non ho capito è quanto saresti stata disposta a spingerti per amore del tuo lavoro. Lo scoparmi era tutto parte della tua lotta per una promozione?”

“ La scorsa notte...”

“ Sì” disse lui a denti stretti. “Sapevo. Volevo metterti alla prova...volevo vedere quanto lontano saresti andata in nome del tuo lavoro” disse lui, praticamente sputando fuori le parole. “E indovina un po', passerotto? Vai parecchio lontano. Ho conosciuto puttane non altrettanto brave nella loro professione di te. Hai mancato la tua vocazione, tesoro”

“ Non farlo” disse lei con voce fredda, cercando di fermare le emozioni.

“ Non fare cosa?” la stuzzicò Spike, alzando le sopracciglia mentre le rivolgeva uno sguardo di sfida. “Non farti sapere la verità su te stessa? Che ti sei venduta per un bel cartellino?”

“ Non è così” mormorò lei, la sua determinazione scricchiolava mentre lo guardava, notando l'incredulità nel suo sguardo.

“ Allora com'era, Buffy?” domandò lui, notando i suoi occhi che guardavano la sua pistola mentre lentamente iniziava a muoverla più in alto, seguendo il suo stato d'animo.

“ Non mi aspetto che tu capisca”

“ O forse è che io capisco un po' troppo bene, vero?”

Rimanendo in silenzio, Buffy deglutì, il dito si tese sul grilletto.

“ Vattene” ringhiò Spike.

“ Non posso” mormorò lei, fissandolo negli occhi.

“ Perché questo? Hai bisogno di fare il tuo lavoro? O vuoi una scopata d'addio?”

“ Spike...”

Il suono della sua stessa voce senza fiato la fece quasi voltare alla ricerca del suo estraneo, non capendo che era lei.

“ Se è questo che vuoi, posso facilmente accontentarti” disse lui in tono degradante. “In piedi contro il muro?” domandò, indicandolo con la pistola prima di puntarla di nuovo su di lei. “La sedia? Sul bar? È tua la scelta, Buffy”

“ Non fare questo” disse lei, scuotendo la testa. “Non umiliare quello che noi-”

“ Vai fottutamente fuori dalla mia casa” disse lui in tono piatto. “A meno che tu non stia progettando di andartene in una sacca da morto” ringhiò, la pistola ora che puntava al suo torace.

“ Sai che non posso farlo”

“ Perché restare nei paraggi? Mi ucciderai? Provaci”

Serrando le labbra in una linea decisa, Buffy cercò di ignorare il dubbio che le stava sorgendo. Non aveva mai messo in discussione il suo lavoro o il suo dovere negli anni nella Agenzia, e ora era qui addestrata con una pistola puntata su un uomo che si supponeva dovesse odiare, e sapeva che non sarebbe stata in grado di premere il grilletto.

“ Lascia che ti dica qualcosa su di te, Agente Summers. Non sai un cazzo di me. Sei terrorizzata dall'andare contro quello perché potrebbe essere vero e metterebbe in pericolo la vita che ti sei creata”

“ Tu non sai niente di me” disse lei, stringendo forte la pistola in mano.

“ Sai non merito quello che stanno progettando” continuò Spike con voce bassa. “Lo sai, Buffy”

“ Sei un assassino” disse lei con voce secca, attaccandosi all'unico fatto che sapeva essere vero.

“ E tu non lo sei?” la sfidò lui, occhieggiando la pistola che era puntata al suo cuore.

“ E' diverso”

“ Perché? Perché a te viene ordinato di uccidere delle persone e io sono quello che da gli ordini? Andiamo dietro alla stessa gente, Buffy, anche se per ragioni differenti”

Aprendo la bocca per replicare, velocemente si fermò, sentendo i rumori degli impiegati di Spike che si avvicinavano.

Stringendo la mascella per un momento, Spike arrischiò un'occhiata alla porta prima di guardare Buffy. Lentamente abbassò la sua pistola, mantenendo un occhio attento su di lei. “Va via” mormorò, vedendola esitare per un momento.

“ Sai che non posso farlo” disse lei piano, scuotendo la testa.

“ Metti giù la pistola” disse lui in tono di comando.

Prendendo un profondo respiro, Buffy chiuse brevemente gli occhi, boccheggiando quando sentì la sua mano circondarle il polso, torcendole il braccio ad un angolo fino a quando fu attirata contro il suo corpo. Tremando quando le sue labbra le sfiorarono gentilmente lungo la gola, lei rimase ferma, cercando di rilassarsi quando si aprì la porta.

Spike lentamente alzò gli occhi verso la porta, fissando gli uomini come se avessero interrotto qualcosa di completamente differente. “Fuori”

“ Volevamo solo controllarla, signore. Avevamo sentito...qualcosa” disse Gunn, studiandoli entrambi prima che i suoi occhi si posassero sopra il vetro a pezzi sul pavimento.

Tenendo attentamente nascoste le pistole dalla loro vista nelle pieghe del vestito di Buffy, Spike alzò un sopracciglio verso i suoi uomini. “Come potete vedere, stiamo bene. Andate via”

Aspettando fino a quando la porta fu fermamente chiusa dietro di loro, lui liberò la pistola dalla stretta di lei, spingendo via Buffy.

“ Quello vale anche per te” disse con un'occhiata gelida.

“ Spike...”

“ Vattene via” ringhiò lui, stringendo gli occhi su di lei mentre la mano si serrava sulla pistola. “Non te lo dirò di nuovo”

Rischiando un'occhiata verso la porta, Buffy incontrò con esitazione il suo sguardo gelido. “Non doveva essere così, lo sai”

“ Pensavo dovesse essere esattamente così, Agente”

Voltandogli coraggiosamente la schiena, Buffy camminò verso la porta, quasi aspettandosi un proiettile da dietro, e fu leggermente sorpresa quando si allungò per la maniglia senza incidenti. Prendendo un profondo respiro, lanciò uno sguardo da oltre la spalla, vedendo Spike in piedi nella stessa posizione, che fissava il pavimento.

“ Spike-”

“ Non voglio sentirlo” disse, senza guardarla. “Non voglio vederti”

Buffy guardò il pavimento per un momento prima di annuire lentamente con la testa quando aprì la porta. “Allora non lo farai”

Capitolo 21 - Fragili accenni

Seduto nella stanza buia, Spike non alzò lo sguardo quando un frammento di luce scorse sul pavimento mentre la porta si apriva.

“Vattene” disse, la voce che usciva inavvertitamente dell'ombra e che provocò ad Ethan di fermarsi mentre entrava nella stanza.

“So che questo non è il modo in cui volevi-”

“Non ho bisogno di un maledetto discorsetto, Ethan. Vattene”

“Sei stato chiuso qua dentro per giorni”

“E quando avrò bisogno di qualcosa, te lo farò sapere” ringhiò lui, senza mai voltarsi, aspettando fino a che la luce si spegnesse prima di prendere un altro lungo sorso dalla bottiglia d'alcol che teneva in mano, cercando di fermare il fiume dei ricordi. Cercando di dimenticare l'immagine del suo viso. Cercando di dimenticare la sensazione del suo cuore che andava in pezzi quando aveva scoperto chi lei fosse sul serio.

“Abbiamo trovato qualcosa”, disse Ethan, giocherellando nervosamente con la cartella che teneva fra le mani.

“Trovato qualcosa su chi?” chiese Spike, entrando nella camera d'albergo, lanciando un veloce sguardo alla veduta del profilo di Philadelphia.

“Sulla tua innamorata” disse lui, alzando le sopracciglia mentre batteva il file contro la mano. “O più esattamente...su sua madre”

Non volendo guardare l'informazione, Spike andò verso il bar, versandosi un drink. “Va bene” disse dopo averne preso una lunga sorsata, senza mai distogliere lo sguardo da un punto sul muro, ascoltando Ethan tirare fuori dei fogli dalla cartella.

“Joyce Robertson, sposata una volta ad Hank Summers, divorziata diciassette anni più tardi. Aveva una figlia – Elizabeth Summers”

Prendendo un altro sorso, Spike si voltò finalmente per guardare l'uomo dietro di lui. “Quindi Buffy è un soprannome” disse con una scrollata di spalle, sentendosi sollevato dal fatto che non fosse niente di più serio.

“Elizabeth Summers... non è una commerciante d'arte, Spike” disse lui con un sospiro, desiderando di potergli passare l'informazione per telefono. “E' un agente dell'FBI”

Mandando in frantumi il bicchiere di cristallo che aveva in mano, Spike non notò quando i pezzi caddero sul pavimento, il suo sguardo era vacuo, il suo respiro debole.

“Ti lascio da solo” disse Ethan, andando verso la porta.

“Interrompi il piano” disse Spike, la voce un basso mormorio. “Fa preparare l'aereo”

“Non penso sia una buona idea andare dietro ad un agente federale, Spike”

“Lascia giudicare me”

Chiudendo gli occhi al ricordo, fece un profondo respiro. Cercò di non pensare a come le avesse detto che l'amava. A come le aveva confessato chi fosse realmente momenti prima di partire per Philadelphia, solo per ritrovarsi con qualsiasi fragile illusione di un sogno con lei fatto a pezzi quando Ethan era comparso.

Rabbiosamente fece cadere la testa all'indietro contro la sedia, combattendo le lacrime che aveva negli occhi e odiando il lato debole che lei sembrava riuscire a portare alla luce in lui.

“Buffy...”

***

“Mi dia il mio prossimo incarico, Giles” disse lei, la voce le uscì più forte di quanto intendesse mentre seguiva il suo capo per il palazzo, il tono della sua voce lo fece voltare per guardarla.

“Non sei pronta” disse lui prima di voltarsi di nuovo e andare nel suo ufficio.

“Stupidaggini!” urlò Buffy, seguendolo attraverso la porta e sbattendola dietro di lei, sapendo che stava camminando su un ghiaccio sottile. “Sono pronta. Ho avuto un paio di giorni liberi e sto bene. E' stato un piccolo guasto – è tutto sistemato ora”, finì lei, sforzandosi per un tono più allegro.

“Buffy, ti sei innamorata di un criminale. Un criminale per cui ora non abbiamo prove abbastanza forti per arrestarlo o persino per trattenerlo per un breve periodo di tempo. Hai bisogno di una pausa”

“Era un gioco” disse lei, deglutendo mentre cercava di convincere se stessa di quella cosa. “E' stata tutta una finzione. Sto meglio ora – voglio dire, mi guardi” continuò, allargando le braccia dai fianchi. “Betty è pronta. Mi consideri impegnata”

Studiandola per un minuto, Giles alla fine sospirò. “Va bene”, disse esasperato. “Xander e la sua squadra stanno lavorando per prendere Warren Meers in un prossimo futuro”

“Il ladro di gioielli?”

“Proprio lui” disse con un cenno del capo. “Ci sarà un'operazione domani sera al ristorante dentro il Sunnydale Museum”

“Ma...è un ladro di gioielli”, ripeté Buffy confusa. “Cosa vuole in un museo?”

“Uno dei più grandi diamanti del paese che è attualmente in mostra” rispose lui, lanciandole di fronte una brochure che mostrava l'attrazione.

“Oh, mi stai prendendo in giro” disse lei con un ghigno. “Veramente pensa che riuscirà a sgraffignare quella cosa?”

“E' estremamente vanitoso. Con un po' di fortuna, quella sarà la sua rovina”

“Conti su di me” disse Buffy, andando verso la porta.

“Buffy -”

“Lo faccio, Giles” disse lei fermamente, guardandolo negli occhi.

Chiudendo la porta dietro di lei, camminò per il palazzo fino a quando raggiunse il piccolo ufficio alla fine del corridoio. Bussando sulla porta mentre l'apriva, si appoggiò contro la cornice. “Hey, Xand. Ho pensato di farti sapere che sarò d'aiuto domani”

“Di già?” chiese Xander sorpreso. “Pensavo che volessi un altro po' di tempo libero”

“Non volevo nessun tempo libero” corresse lei. “Sono pronta per un po' di azione pratica”

“Non potresti avere più 'azione' di quella che hai avuto con Spike Reed”, mormorò lui, frugando tra alcuni files sulla sua scrivania.

“Cosa dovrebbe significare questo?” chiese lei, un taglio duro nella sua voce.

Alzando lo sguardo dal foglio che stava leggendo, Xander le rivolse un'occhiata preoccupata. “Niente, Buff. Volevo solo dire che Spike ha la reputazione di un violento – probabilmente hai avuto il lavoro tagliato per te”

“Spike non ha mai alzato una mano su di me, Xander” disse lei con voce bassa, guardando il pavimento, cercando di dimenticare l'immagine di lui che le puntava contro una pistola. “Che succederà domani?” chiese, sperando di cambiare argomento.

“E' tutto praticamente in ordine. Faith agirà come...'esca', per così dire. Tu puoi venire come suo sostegno. Se deve mandare a monte la sua copertura, per qualsiasi ragione, sii pronta ad entrare in gioco”

“Quindi fondamentalmente sto seduta nelle retrovie e non faccio niente”, disse Buffy con un sospiro, alzando lo sguardo al soffitto.

“Giles sarà lì” replicò Xander con un sorriso. “Puoi sempre parlare con lui”

***

“Ethan!”

Praticamente incespicando per uscire dalla stanza quella stessa notte più tardi, Spike camminò lungo il corridoio, realizzando a malapena che il suo capo della sicurezza era in piedi di fronte a lui.

“Dov'è?”

“Non sei serio” disse Ethan incredulo.

“Mai stato più serio, amico”

“Spike, se pensi di poter semplicemente iniziare una relazione con lei o riprendere da dove hai lasciato...”

“Ho detto che la rivoglio?” replicò lui in tono letale. “Ora...scopri dov'è”

Capitolo 22 - Ballando con la morte

“ Giles, posso essere più utile” borbottò Buffy nella sua radio. “Posso fare qualcosa ”

Sentendo il leggero scricchiolare del suo auricolare, lei roteò gli occhi quando sentì la voce del suo capo che le sorrideva dall'altro lato della stanza. “Basta che stai lì e sei carina”

“ Non faccio da scenario”

“ Stasera sì. Ricorda solo che eri tu quella che voleva essere aggiunta. Questa è l'operazione di Xander”

Diventando sempre più frustrata mentre guardava Xander e Anya sulla pista da ballo, che ricoprivano la loro parte 'sotto copertura' della missione, anche se sembrava un regolare appuntamento, continuò a scrutare la stanza.

Battendo il piede mentre aspettava che Meers arrivasse, il suo sguardo lentamente tornò da Giles prima che i suoi occhi si allargassero per lo shock quando vide Ethan Rayne avvicinarsi al suo capo.

Allungandosi verso il suo auricolare per farlo sapere a Giles, boccheggiò quando sentì il minuscolo pezzo di equipaggiamento che le veniva tolto dall'orecchio e lo guardava cadere in un bicchiere di vino abbandonato lì vicino.

“ Queste cose possono essere rischiose per la tua salute, tesoro”

Tentando di sopprimere il brivido che le corse per il corpo al suono della sua voce roca, prese un brusco respiro quando sentì la lama di un coltello premerle contro la parte bassa della schiena.

“ Non rischiose quanto te” replicò lei, senza mai voltarsi a guardarlo.

“ Sono commosso” disse Spike, ridacchiando silenziosamente con se stesso. La risata si affievolì presto quando le premette più fermamente il coltello contro la pelle. “E starei più attento a quello che dici” disse lui, la sua voce prese un tono minaccioso.

“ O cosa?” chiese lei, ancora fissando diritto davanti a lei.

“ O il tuo capo potrebbe avere uno sfortunato incidente”

Concentrando il suo sguardo su Ethan e Giles, lei deglutì forte. “Giles sa prendersi cura di se stesso”

***

“ Cosa diavolo stai facendo qui, Ethan?” domandò Giles mentre l'altro uomo si metteva a sedere.

“ Ti tengo in riga, Ripper, vecchio amico” replicò lui, dandogli una pacca sulla spalla. “Assicurandomi che tu non intervenga”

“ In cosa?” ringhiò lui, vedendo lo sguardo di Ethan spostarsi attraverso la grande stanza.

***

“ Sai” disse Spike lentamente, ammirandole la curva del collo mentre le si piegava più vicino. “Avrei potuto ballare con te tutta la notte”

“ Pensi che stessimo ballando?” controbatté Buffy, senza mai guardarlo.

“ E' quello che abbiamo sempre fatto” replicò lui con un ghigno nella voce. “Allora, cosa dici? Ti va di ballare, passerotto?”

Le sue spalle si tesero a quella domanda.

“ O cosa?” chiese lei, spingendo con lo sguardo in modo da poter vedere il suo profilo accanto a lei.

“ Vuoi davvero scoprirlo?”

Lanciando un'occhiata in giro per assicurarsi che nessuno li stesse guardando, lei velocemente si girò, afferrandogli il polso con la mano e piegandolo fino ad avere maggiore controllo.

“ Sì” rispose lei, guardandolo negli occhi per la prima volta da quando aveva lasciato la sua casa. “Mi piacerebbe scoprirlo”

Mordendosi il labbro mentre la guardava, Spike sorrise, squadrandola dall'alto in basso. “Ti va di mostrarmi quello che hai?” disse, lanciando il coltello sul tavolo vicino e avvolgendole il braccio libero attorno alla vita.

“ Pensi di farcela?” lo sfidò lei, alzando un sopracciglio.

Muovendola sulla pista da ballo, l'espressione di Spike sbiadì per lasciare posto ad una di fredda indifferenza mentre iniziavano a ballare alla delicata musica. “Ce l'ho già fatta”

Serrando le labbra in una linea sottile, Buffy gli diede rabbiosamente un calcio ad uno stinco, rivolgendogli un sorriso innocente quando lui sobbalzò e la fissò. Vedendo una coppia anziana rivolgerle uno sguardo interrogativo, lei gli rivolse un sorriso sciocco. “Sono una tale goffa” ridacchiò, vedendo che le sorridevano.

Voltandosi per fronteggiare Spike, Buffy strinse gli occhi quando lui l'attirò di più contro di sé mentre si muovevano per il pavimento.

“ Cosa stai facendo qui?” chiese lei, guardandolo con attenzione.

“ Sto finendo quello che tu hai iniziato”

“ Quello che io ho iniziato?” disse lei con sdegno. “Non sono io il ladro e l'assassino”

“ Solo un'assassina” replicò lui, guardando oltre la sua spalla mentre la faceva girare.

“ Non chiamarmi così”

“ Perché no? Ti rivela troppo?”

“ Spike” disse lei con tono d'avviso, fissandolo. “Non ti ho mai chiesto di venire qui. Ti ho dato molte opportunità per andartene...molto prima che tu facessi andare via me”

“ Si presume che ti dica 'grazie'?” domandò lui, serrando gli occhi su di lei.

“ Non sarebbe male” replicò lei, alzando un sopracciglio quando la sua espressione si rabbuiò.

Stando al passo con lui mentre la conduceva per la pista da ballo, Spike si separò abbastanza da farla roteare, guardando girare la seta blu reale del suo vestito, solo per poi sistemarsi di nuovo contro le sue gambe.

“Quanto a lungo sarebbe andata avanti?” chiese con rabbia, incapace di imporsi di guardarla. "Fino a che non mi avessi arrestato? O stavi aspettando per cercare di uccidermi?”

Tirandosi indietro per guardarlo con occhi spalancati, Buffy scosse la testa. “Io non...”

“Hai ordito questa intricata trama e poi l'hai abbandonata” disse lui divertito mentre cambiava argomento. “Deve essere terribilmente frustrante per il tuo capo”

“Chi dice che l'abbiamo abbandonata?” chiese lei, traendo un po' di piacere dal modo in cui i suoi occhi scattarono alla ricerca dei propri.

Sorridendole lentamente, Spike si morse il labbro, studiandola mentre continuavano a muoversi per la pista da ballo. “Allora posso aspettarmi un altro giocattolo sessuale ai miei comandi?”

“Spike...non farlo” mormorò lei, odiando le emozioni che la stavano attraversando. Sbattendo rapidamente indietro le lacrime, gli scagliò un'occhiata gelida. “Sei tu il primo che ha detto 'Ti amo'”

“Sai quante volte l'ho detto?” domandò lui, alzando un sopracciglio quando si fermarono, fissandosi l'un l'altro. “Dozzine”

“Divertente” replicò Buffy, mantenendo con grazia l'equilibrio quando lui la fece roteare, attirandola nel processo più forte contro di sé. “Stavo per dire la stessa cosa”

Notando che la sua mascella si contraeva in risposta, lei gli rivolse un sorriso freddo mentre lui rapidamente la spingeva schiena al muro, sobbalzando quando sbatté la testa. Fissandolo per un momento, lentamente guardò oltre la spalla di Spike. Vedendo Giles prepararsi per intervenire e trattare con Spike, rivolse all'uomo più anziano un'occhiata, scuotendo abilmente la testa prima di riportare la sua attenzione all'uomo che la stava stringendo.

“Ora cosa?” domandò lei, spingendo il tacco del suo piede nella sua scarpa, vedendolo trasalire mentre usava questa nuova altezza per spingerlo all'indietro, ricominciando la violenta danza. Boccheggiando quando la fece roteare, Buffy sentì il suo cuore iniziare a correre quando la sua mano le afferrò immediatamente il fianco in una stretta dura, l'altra mano che ancora teneva ferme le sue mentre ballavano con la sua schiena contro il suo torace.

“Guardali”, disse lui, indicando verso Ethan e Giles. “Sono davvero così diversi?”

“Vuoi davvero che ti risponda?” chiese lei, stringendo la mascella quando la sua stretta su di lei si serrò.

“Sono uguali come tu ed io” continuò lui, perdendo l'equilibrio quando Buffy gli spinse il gomito nello stomaco e si voltò, afferrandogli spalla e mano per continuare a ballare.

“Cosa stai dicendo? Che dovrei far sistemare il mio capo con il tuo... qualunque cosa sia?” domandò lei con un leggero sorriso. “Spiacente, non proporrei Ethan a nessuno”

Ignorando l'affermazione, Spike la guardò dal basso verso l'alto, ammirando la pelle che era esposta.

“Pensavo fossi sotto copertura, amore” disse, notando le minuscole bretelle e la scollatura a cuore del suo vestito. “Non dovresti essere un po' più discreta?”

“Ha funzionato con te” replicò lei, non distogliendo lo sguardo quando lui socchiuse gli occhi.

“Forse a me piacciono le ragazze appariscenti” disse lui, mantenendo un'espressione indifferente sul suo viso. “Ma solo per vedere quanto sono brave tra le lenzuola”

Afferrandogli la spalla fino a che le sue unghie non gli si conficcarono nella pelle, lei gli rivolse un sorriso dolcemente contraddittorio. “Immagino che questa piccola notizia potrebbe andare a mio vantaggio, in futuro”

Realizzando quello che lei stava dicendo, Spike la fissò per un momento, muovendola per la pista. Vide che guardava verso l'entrata e si voltò in tempo per vedere Warren Meers entrare con una donna sotto braccio. “E c'è il marchio” disse, voltandosi verso di lei per vedere l'espressione scioccata sul suo viso. “Dimmi, passerotto... quante armi hai addosso adesso?”

“Perchè ti interessa?” domandò lei, vedendolo sorridere leggermente.

“Così tante?” domandò lui divertito, rallentando e piegandola appena. Gli occhi di Buffy si allargarono quando le sue labbra le sfiorarono il collo mentre la sua mano passava leggera lungo la sua coscia, percependo il fodero della sua pistola. “Una” mormorò lui, vedendola serrare la mascella quando la sua mano si mosse più in alto, disegnando il contorno dell'astuccio del coltello vicino al fianco. “Due” soffiò, rimettendola dritta e muovendola fino a che non si ritrovò premuta contro il suo corpo, la sua bocca vicino al suo orecchio. “Immagino che l'altra pistola sia sull'altra gamba” mormorò lui, tenendola ancora stretta con una delle sue mani che teneva quelle di lei contro il torace. “Altro?”

“Ti piacerebbe saperlo” disse lei, rilassandosi un po' finalmente quando si allontanò da lui con un ghigno. Facendo un passo all'indietro, Buffy lanciò un'occhiata a Giles, il suo sguardo che si alternava tra lei e Meers. Tornando verso Spike, lei lo fissò per un momento, vedendo l'indecisione nei suoi occhi. “Sai cosa mi era stato assegnato da fare” disse piano. “Ti sto avvertendo, Spike... per favore non avvicinarti più a me. Sai chi sono”

Afferrandole la mano, la fece roteare, ammirando la sua gonna gonfiarsi attorno a lei prima di attirarla di nuovo contro il suo corpo. “E tu hai sempre saputo chi ero. Questo non ha cambiato niente”

“Cosa vuoi da me?” mormorò lei in tono supplichevole.

Incapace di risponderle, Spike continuò a guardarla negli occhi, conducendola elegantemente per la pista da ballo.

***

“Non penso sia di me che tu ti debba preoccupare” replicò Ethan, indicando la pista da ballo dove l'attraente coppia era ora bloccata in una gara di sguardi. Sembravano emanare scintille mentre i loro sguardi bruciavano l'uno nell'altro. “Sembra che la tua ragazza sia rimasta un po' troppo coinvolta dal suo lavoro”

“Sta zitto, Ethan”

***

“Questo non è il tuo mondo” disse Spike con un sospiro roco. “Appartieni all'ombra...con me” I due continuarono a muoversi in una danza più sensuale mentre Spike continuava, “Dimmi... che non ami scappare con questo…”

Tremando visibilmente mentre si tirava via da lui, Buffy non disse niente mentre si voltava e correva fuori dall'edificio.

Capitolo 23 - Contrattacco

Precipitandosi lungo i corridoi del palazzo il Lunedì mattina, Buffy sbatté la porta dietro di lei, facendo sì che il suo sbalordito capo la fissasse mentre si fermava dal prendere di mira le immagini computerizzate sullo schermo di fronte a lui.

“Voglio Angelus”

“Scusa?” chiese Giles, togliendosi gli occhi per guardarla mentre lei avanzava e prendeva una delle pistole finte, mirando uno dei bersagli.

“Mi hai sentito” replicò lei, determinata a mettersi dietro le spalle Spike Reed, una volta per tutte, premette il grilletto, colpendo uno degli uomini computerizzati dritto al cuore, rivolse poi allo schermo un'occhiata compiaciuta mentre questo cadeva a terra. “Voglio andare dietro ad Angelus. Era il bersaglio originale – voglio farlo”

“Buffy -”

“Non cercare di dissuadermi, Giles. Non sono riuscita a prendere Spike, e non ho neanche aiutato a mettere dentro Meers l'altra sera, ma prenderò Angelus”

“Non stavo cercando di dissuaderti” disse Giles, appoggiandosi contro il muro mentre lei lo guardava. “Ti conosco, Buffy, e anche se penso tu abbia bisogno di un po' più di riposto, sei la migliore per questo lavoro”

“Mi darai il caso?” domandò lei, leggermente stupita dal fatto che fossero sulla stessa lunghezza d'onda.

“Ci sono alcune condizioni” continuò lui.

“Okay...”

“Indosserai una ricetrasmittente, sapremo dove sarai per tutto il tempo, e sarai sempre armata”

“Va bene” disse lei, annuendo mentre tornava a voltarsi verso lo schermo. Prendendo la mira e colpendo uno degli uomini alla testa, riuscì a sentire l'adrenalina sciogliersi dalla sua stretta poi continuò, “C'è solo un piccolo problema a cui non ho una soluzione”

“Sarebbe?”

“So che l'ho chiesto io, e non è che mi dia fastidio un'altra operazione sotto copertura, ma quali sono le probabilità che Angelus e Spike...”

Si affievolì, non sapendo cosa dire riguardo all'argomento dato che era stata lei la prima a tirarlo fuori.

“Capisco le tue preoccupazioni, Buffy, e non penso che saranno un problema. I due non frequentano esattamente gli stessi ambienti. Ma se ti senti più a tuo agio posso assegnare il caso a qualcun altro, sta a te”

Guardando in basso per un momento, discusse silenziosamente con se stessa, poi roteò le spalle irritata prima di alzare la pistola e sparare agli obiettivi animati.

Giles sobbalzò involontariamente quando vide che aveva colpito l'uomo computerizzato al grembo.

“Lo farò” disse lei, annuendo con la testa mentre tornava a guardarlo. “Dov'è?”

“Chicago... per il momento”

“Qual è il piano?”

“Lo stesso come l'originale” disse Giles, aspettando fino a quando Buffy annuì prima di andarsene.

Annuendo lentamente, Buffy guardò il suo capo, prendendo un profondo respiro. “Ce la posso fare... quando parto?”

“In quanto riesci a fare le valigie?”

***

“Il mio volo è tra tre ore” disse Buffy, usando la spalla per tenere fermo il telefono contro l'orecchio mentre lanciava una valigia nel bagagliaio della macchina.

“Va bene”, disse Giles dall'altra parte. “E' tutto sistemato. Ti incontrerai con un mio collega al tuo hotel. Il suo nome è Wesley Wyndham-Pryce”

“Inglese?” domandò lei, entrando in casa per prendere il resto del bagaglio.

“Sì” rispose lui, ascoltando mentre Buffy ridacchiava per telefono.

“Sai, con tutti voi Inglesi nella Bureau, viene da pensare che Scotland Yard stia per chiamare per dire a qualcuno di voi di tornare a casa”

“Molto divertente” disse Giles freddamente. “Ora, hai tutto quello di cui hai bisogno?”

“Sì” mormorò lei, prendendo il suo bagaglio a mano.

“Cosa c'è che non va?”

“Giles, io... io non so come Spike abbia scoperto di me. E se Angelus avesse la stessa fortuna?”

“Buffy, con un po' di fortuna, Angelus sarà in cella nell'arco di un mese”

“Non sono stata fortunata nell'ultimo periodo” borbottò lei, prendendo un profondo respiro”

“Sicura che vuoi farlo?”

“Affermativo” disse lei, forzando un'appropriata quantità di buon umore nella sua voce. “Farò meglio ad andare. Ci sentiamo quando atterro”

“Va bene... e Buffy?”

“Sì, Giles?”

“Sta attenta”

“Mi conosci”

“Ed è per questo che te lo sto dicendo”

Sorridendo piano internamente, Buffy prese un profondo respiro. “Posso farlo”

“So che puoi. Fa buon viaggio”

“Grazie, Giles”

Spegnendo il telefono per chiudere la telefonata, Buffy issò il suo bagaglio più in alto sulla spalla mentre prendeva la borsa con il computer portatile. Controllando ancora una volta la casa, uscì dalla porta principale, chiudendola dietro di sé.

“Bene, bene”

'Oh Dio, non ora.'

Voltandosi verso la voce, Buffy impallidì visibilmente quando vide Spike in piedi dietro di lei.

“Cosa vuoi adesso?” chiese a denti stretti, incerta sul perché fosse lì. Durante il loro ultimo incontro, lui sembrava pronto a perdonare e dimenticare – o per lo meno, allontanarla dalla sua carriera e indirizzarla verso obiettivi più sinistri.

“Non può un ragazzo passare a dire ciao?” replicò lui, salendo lentamente i gradini del portico.

Socchiudendo gli occhi per guardarlo, Buffy desiderò improvvisamente di non aver preso un volo notturno. Le ombre del portico li coprivano entrambi, mantenendo segrete le loro espressioni.

“Noi non siamo amici” mormorò lei, spingendolo da parte per andare verso la macchina.

“Non ho detto che lo eravamo”

Trattando con poco riguardo i suoi bagagli, Buffy li lanciò nel bagagliaio, voltandosi poi per fronteggiarlo, desiderando di poter vedere i suoi occhi mentre la seguiva. “Le ultime due volte in cui ci siamo visti, hai minacciato di uccidermi o di fare del male a qualcuno a cui voglio bene” disse lei con rabbia. “E si presume che creda che sei passato per chiacchierare?”

“Forse” replicò lui in un tono esperatamente calmo.

Sbattendo il bagagliaio, lo spinse via irritata, allungandosi verso la maniglia della porta. Digrignando i denti quando la sua mano sbatté contro la porta, impedendole di aprirla, si voltò per fronteggiarlo. Sentendo il suo stomaco contrarsi quando lui si piegò verso di lei, Buffy quasi chiuse gli occhi, dimenticando che non poteva fidarsi di lui.

“Devo andare” disse con voce forte.

“Dove?”

Inclinando la testa per studiarlo per un momento, Buffy socchiuse gli occhi. “Lontano da qui”

“Questa non è una risposta”

“Davvero?” chiese lei sarcastica. “A me è sembrato di sì”

Spingendolo all'indietro, Buffy fu leggermente sorpresa quando si trovò schiacciata contro la macchina.

“Lasciami ” disse, cercando di togliersi le sue mani dalle braccia.

“E' davvero quello che vuoi?” domandò lui, rivolgendole un sorriso freddo.

Dopo aver liberato un braccio, Buffy velocemente gli pianto un pugno sul naso, facendolo annaspare all'indietro per la forza del pugno. Guardandola scioccato per un momento, la sua espressione si oscurò presto prima di colpirla a sua volta.

Lasciando che la forza del colpo guidasse i suoi movimenti, lo ripagò con la stessa moneta, prendendolo a calci sul ginocchio. Mettendosi diritta, Buffy lo fissò, portandosi la mano alla mascella, toccandola con cautela fino a che non sobbalzò.

Realizzando quello che era successo, gli occhi di Spike si spalancarono. “Buffy, io-”

“No” lo interruppe lei con voce dura. “Non cercare neanche di usare delle scuse. Questo è quello che volevi, vero?” chiese, respirando pesantemente. “Cosa stai aspettando?”

Scagliando il suo pugno contro la sua mascella, Buffy vide lo shock sul suo viso diventare rabbia.

“Contrattacca” disse con un pungente sussurro. Colpendolo di nuovo, la sua voce si alzò, “Contrattacca!”

Schiacciandola contro la macchina, Spike cercò di controllarla mentre lei lottava per liberare le braccia, colpendolo al torace. Combattendo contro le lacrime negli occhi, lei continuò il suo assalto contro di lui, prendendogli a pugno il torace e le braccia fino a quando fu obbligato ad allontanarsi.

“E' questo quello che vuoi?” domandò lui, fissandola mentre cercava di riprendere fiato.

Guardandolo per un lungo momento, Buffy non disse niente.

“Allora fallo” disse lui, alzando un sopracciglio quando lei non si mosse. Avanzando verso di lei, mise le mani sulla macchina sui lati. “Fallo”

Evitando i suoi occhi, Buffy si voltò altrove rispetto al suo sguardo penetrante.

“Ti manco, Buffy?” chiese Spike con un leggero sorriso.

“Se dico di no, mi ucciderai?” replicò lei, alzando gli occhi verso di lui con espressione indecifrabile.

“Se dici di no, non ti crederò”

“Allora perché chiedere?”

“Curiosità” disse lui dopo un momento.

“No” disse lei, digrignando i denti attorno alla parola. “Non mi manchi. Come potresti? Tu sei un essere inferiore”

Vedendo quello che aveva voluto per tutto il tempo, la vista dei lineamenti di Spike che si oscuravano, fu abbastanza per mandarle un brivido di paura lungo la schiena.

Afferrandole le spalle in una dura stretta, Spike la scosse, sbattendola contro la macchina così forte che le batterono i denti.

“Inferiore”, ringhiò, spingendo la sua crescente erezione contro il suo stomaco mentre le allontanava i capelli dal collo, esponendo la cicatrice che era rimasta del suo morso prima di chinarsi. “Che ne dici se metto te sotto di me?” disse in un minaccioso sussurro, le labbra che si chiusero sopra la cicatrice.

Buffy lottò nelle sue braccia per un momento, e capendo che stava combattendo una battaglia già persa, gli avvolse le braccia attorno al collo, attirandolo vicino. Portando le sua labbra alle proprie per un bacio brutale, lei praticamente gli saltò tra le braccia, desiderosa del suo tocco.

Allungandosi tra di loro dopo un momento, Buffy massaggiò il rigonfiamento crescente nei suoi pantaloni, sentendolo ringhiare contro le sue labbra in risposta. Chiudendo gli occhi come se avvertisse dolore, lentamente si tirò indietro. “Non possiamo” disse senza fiato. “Qualcuno potrebbe vedere...”

“Lasciali vedere” disse Spike a voce bassa, schiacciando di nuovo le labbra contro le sue, e allungandosi sotto la sua gonna e massaggiandole gentilmente il materiale umido del suo tanga.

Respirando affannosamente, Buffy gli afferrò le spalle, spingendo i fianchi contro la sua mano, cercando ardentemente il suo tocco.

“Spike” mormorò, stordita quando lui si aprì la lampo dei pantaloni, spostando di lato il suo tanga.

Sentendolo alla sua entrata, Buffy piagnucolò, lasciando cadere la testa sulla sua spalla mentre si stringeva a lui.

Spingendosi lentamente dentro di lei, Spike evitò attentamente ogni possibilità di contatto visivo, rifiutandosi di riconoscere chi era tra le sue braccia. Nessuno dei due fece una mossa per baciarsi mentre si muovevano insieme, ognuno rimaneva distaccato dal momento.

Pompando dentro di lei fino a quando la macchina contro cui era premuta dondolasse avanti e indietro, la stretta di Spike si strinse sulle sue braccia, ferendola quasi per la forza con cui la stava stringendo. Sentendo i suoi muscoli serrarglisi attorno mentre lei urlava, lui la seguì oltre il limite, premendole la fronte con l'arco del collo, stringendola fino a che lei non gemette di dolore.

Lasciandola velocemente andare, Spike la rimise a terra, incerto su quello che era appena accaduto tra loro mentre guardava altrove, cercando di riprendere fiato.

Entrambi si sistemarono i vestiti mentre un silenzio imbarazzato cadeva su di loro.

Guardandosi attorno per un momento, Buffy si schiarì la gola senza entusiasmo. “Io... io devo andare” disse, la voce un mormorio forzato.

Gli occhi di Spike si socchiusero mentre la guardava, sentendo il bisogno di allontanarla così facilmente come aveva ovviamente fatto lei. “Per me va bene, passerotto. Ho avuto quello che volevo”

Buffy combatté le lacrime negli occhi mentre Spike si voltava e andava verso la sua macchina che era parcheggiata davanti alla casa, senza mai guardarla mentre metteva in moto.

Guardando per terra, Buffy lasciò finalmente libere alcune lacrime, asciugandole velocemente. Non alzò mai lo sguardo per vedere Spike fissarla mentre se ne andava.

***

In piedi nel suo ufficio più tardi quella sera, Spike fissò senza vedere veramente fuori dalla finestra, odiandosi per quello che le aveva detto e frustrato per il fatto che stava avendo rimorsi per aver ferito i sentimenti di una donna a cui era stato assegnato il compito di arrestarlo.

“Stai bene?”

Voltando leggermente la testa per vedere Ethan in piedi nel vano della porta, Spike rimase in silenzio mentre prendeva un sorso dal suo scotch.

“So che quella ragazza era una sfida per te, ma devi andare avanti”

“Cosa hanno in programma per lei, Ethan?” chiese, senza alzare lo sguardo dal suo drink.

“Spike, non penso sia una buona idea immischiarsi continuamente-”

“Dimmelo!” urlò lui, voltandosi di scatto a fronteggiarlo.

“Non è un compito facile, scoprire cosa fanno gli agenti dell'FBI durante il lavoro. Tutto quello che posso dirti è che è previsto che sia alla galleria d'arte di Chicago che ha una prima il prossimo fine settimana”

Guardando Ethan per un lungo momento, Spike prese un profondo respiro, cercando di controllarsi mentre tutto sembrava ruotare senza controllo. “La stessa prima per cui è previsto Angelus?”

“L'unica e la sola”

Digrignando i denti mentre guardava fuori dalla finestra, Spike annuì lentamente. “Pare che stiamo andando a Chicago”

Capitolo 24 - Dimenticando l'indimenticabile

Tenendo gli occhi aperti per Angelus, Buffy ammirò pigramente i pezzi d'arte che erano in mostra nel museo. Frustrata dal fatto che non avesse un auricolare per sentire quello che gli altri agenti potevano sapere della situazione, alzò il bicchiere di champagne alle labbra. “Nessun segno di lui” mormorò nel microscopico microfono nel suo braccialetto. Prendendo un sorso dal suo bicchiere, fissò il pezzo d'arte contemporanea.

Voltandosi per vedere un quadro diverso, Buffy gelò quando vide Spike con una donna appariscente dall'altra parte della stanza.

“Oh mio Dio”, mormorò, sentendosi nauseata alla vista di lui che rideva e parlava con un'altra donna.

Quasi tremante mentre combatteva le lacrime nei suoi occhi, Buffy si voltò e andò in una stanza diversa, cercando il bagno, nella speranza di nascondersi e mettere in ordine i pensieri.

Ricordando il proposito originale dell'essere al museo, portò di nuovo alle labbra il bicchiere. “Il piano è stato compromesso. Interrompere per stasera”

Spegnendo l'alimentazione, iniziò a cercare la stanza per l'uscita più vicina.

“Guarda guarda che ho trovato”

Tendendosi per la voce compiaciuta dietro di lei Buffy ebbe una sensazione di déjà vu, lentamente si voltò, fissando Spike.

“Simpatico incontrarti qui, passerotto. Un'altra operazione sotto copertura?” domandò lui, guardando in giro per la stanza prima di fare cenno alla sua accompagnatrice di rimanere dov'era.

“Cosa stai facendo qui, Spike?” chiese lei, stringendo il suo bicchiere, cercando di trattenersi dallo scaraventargli il drink in faccia.

“Cosa ti sembra?” replicò lui, accennando al palazzo. “Guardo a pezzi d'arte senza prezzo che queste brave persone del museo sono così felici di mostrarci”

Roteando gli occhi al suo sarcasmo, Buffy si voltò lentamente verso di lui, posando il bicchiere su un tavolo mentre gli rivolgeva un sorriso accecante. “Beh, è stato bello parlare con te” disse, l'ostilità che praticamente gocciolava dal tono dolce della sua voce. “Ma se vuoi scusarmi, penso che mi divertirò di più saltando sotto un autobus”

Voltandosi per andarsene, sapendo che il piano sarebbe andato all'inferno se Angelus l'avesse vista parlare con Spike, gemette quando lui si mise a seguirla.

“Lasciami sola, Spike. Non te lo sto chiedendo”

“Oh, è un ordine, allora, vero?” replicò lui, afferrandole il gomito con una forte stretta, strattonandola lungo un corridoio fino ad un magazzino.

“Cosa diavolo pensi di star facendo?” domandò lei, tirando via il braccio dalla sua stretta.

“Cosa ci fai qui, Buffy?” chiese lui, la sua voce assunse un tono serio mentre la guardava.

“Potrei farti la stessa domanda”

“Cosa ci fai qui?” ripeté lui con voce bassa.

“Non sono affari tuoi” replicò lei, muovendosi per girargli attorno. Gli occhi si spalancarono per l'indignazione quando lui sbatté le mani al muro su entrambi i suoi lati, bloccandola all'interno, Buffy si voltò verso di lui, contraendo la mascella per la frustrazione. “Muoviti” sussurrò, le scintille che praticamente le volavano dagli occhi.

“O cosa?”

“Vuoi davvero mettermi alla prova?” domandò lei piano, prendendo un profondo respiro per controllare le sue emozioni.

“Forse lo voglio”, mormorò lui, guardandola dall'alto in basso.

Alzando un sopracciglio e scrollando leggermente le spalle, lei gli diede con facilità un pugno alla mascella, più per provare un punto che per causare danno mentre la testa di lui annaspava di lato.

Sapendo che non sarebbe mai stata in grado di batterlo in un combattimento leale – e non avendo niente da usare come arma mozza per un combattimento sleale – decise di fare l'unica cosa che sapeva avrebbe potuto farla vincere.

“Vuoi colpirmi?” domandò piano, vedendo i suoi occhi oscurarsi sempre più. “Fallo”

La parole sembrarono rendere più reale la situazione, facendo sì che Spike si fermasse da qualsiasi rappresaglia stesse considerando.

“Andiamo, Spike”, mormorò lei, alzando gli occhi verso di lui con uno sguardo che una volta aveva riservato tanta speranza per lui. “Pensi che me lo merito... colpiscimi”

Vedendolo esitare, le sue spalle quasi si incurvarono per il sollievo secondi prima che lui l'afferrasse per le braccia, spingendola con forza contro il muro. Trasalendo quando il retro della testa colpì la superficie piatta, lei lo guardò con occhi furiosi.

“Non lo chiederò di nuovo” ringhiò lui. “Cosa ci fai qui?”

“Non sono affari tuoi” disse lei, digrignando i denti per spingerlo da parte. Boccheggiò quando lui la puntellò con più forza contro il muro, tutto il suo corpo che premeva contro il proprio.

“E' Angelus?” domandò lui, lasciando cadere la maschera per un momento, mostrando la sua vera preoccupazione per lei.

“Spike, non chiedermelo” mormorò lei, scuotendo la testa per evitare di guardarlo.

“Stai lontana da lui, Buffy” disse lui in tono d'avvertimento. “Non vale la pena farsi uccidere per cercare di prenderlo”

“Grazie per il voto di fiducia” disse lei, dimenandosi contro di lui, gli occhi si spalancarono quando realizzò l'effetto che i suoi movimenti avevano su di lui.

Chiudendo gli occhi per prendere fiato per un momento, fu scioccato dal riaprirli e vedere lo sguardo preoccupato di Spike di fronte a lei. “E' la stessa operazione che hai cercato di attuare con me?” chiese, piegando la testa, bloccandole le sue emozioni.

“Spike…”

“Dimmelo , Buffy”

“Non lo so” pianse lei, tremando contro di lui mentre le sue emozioni agitate trovavano sbocco. “Non lo so più... non so cosa sto facendo o come tutto è andato fuori percorso. Tutto quello che so è...”

Si affievolì, guardandolo negli occhi per un momento, vedendo le sue emozioni rispecchiate nel suo sguardo e concedendosi di dimenticare tutto un'ultima volta.

“...Tutto quello che so è che mi manchi così tanto” mormorò, le lacrime che le riempirono gli occhi quando lui le lasciò andare le braccia e fece un passo indietro, scioccato dalle sue parole.

“Non farlo” disse lui, un piglio duro nella sua voce. “Non cercare di giocare di nuovo a questo gioco – non ci casco”

Sbattendo gli occhi per ricacciare indietro le lacrime mentre prendeva un respiro tremolante, guardando il pavimento, Buffy si mise nervosamente una ciocca di capelli dietro l'orecchio, ricomponendosi silenziosamente.

“Va bene” disse piano, accennando con la testa mentre cercava di calmarsi. “Dimenticavo... Hai già avuto quello che volevi, giusto?” Non dandogli la possibilità di rispondere, scosse la testa. “Ho un lavoro da fare” mormorò, andando verso la porta e fermandosi quando sentì la sua mano sul braccio.

“Era questo tutto quello che ero?” chiese lui. “Un lavoro?”

Lo stomaco le si contrasse mentre alzava gli occhi su di lui, vedendo il bisogno nei suoi occhi. Non pensando alle conseguenze delle sue azioni, gli si avvicinò, le mani lo attirarono a lei per un bacio appassionato.

Sbalordito per un momento, Spike cercò di combattere ogni istinto che aveva, cedendo alla fine mentre la sollevava nelle sue braccia. Puntellandola contro il muro per una seconda volta, la sua mano si mosse su fino al suo viso, accarezzandosi la morbida pelle della sua guancia mentre le mani di lei si infilavano nei suoi capelli, tenendolo vicino. Sentendo la sua lingua sfiorare il suo labbro, lui separò ardentemente le labbra, permettendole l'accesso che così evidentemente voleva.

Il corpo di lei si rilassò contro il suo, lasciando che tutto scomparisse nell'oscurità per qualche momento. Gemendo dolcemente quando Spike con lentezza si separò da lei, Buffy premette la fronte a quella di lui, sentendo il suo respiro contro il viso mentre entrambi lottavano per recuperare l'aria.

“Non doveva andare così” mormorò lei, quasi parlando a se stessa. “Non si supponeva trovassi qualcuno e poi...”

Venendo meno mentre combatteva le lacrime nei suoi occhi, il mento di Buffy tremò.

Tirandosi leggermente indietro, Spike le prese a coppa il viso tra le mani, guardandola profondamente negli occhi. “Cosa era reale?” chiese, bisognoso di sapere la sua risposta.

Fissandolo per un momento, Buffy cercò di capire la risposta a quella domanda.

“Ero felice” mormorò alla fine, chiudendo gli occhi contro le sue emozioni. “Mi hai fatto dimenticare... tutto” disse piano, tremando quando capì quello che aveva appena detto e dov'era. Lanciando un'occhiata per la stanza, prese un profondo respiro. “Ma eravamo troppo diversi”

“E siamo esattamente uguali” replicò Spike, fissandola fino a che lei tornò a voltarsi verso di lui. “Per questo ci adattiamo l'un l'altro”

“Devo andare”, mormorò lei, cercando di allontanarsi da lui e fermandosi quando lui le tenne la coscia.

“E' Angelus, vero?”

Non preoccupandosi di rispondere, lei lo guardò, gli occhi che lo supplicavano di capire.

“E lascerai che lui ti aiuti a 'dimenticare'?” domandò lui, una nota amara nella voce.

“Spike-”

“Rispondimi” disse lui, contraendo la mascella e stringendole le braccia.

“Come puoi anche solo chiedermi questo?” mormorò lei, riuscendo finalmente ad allontanarsi da lui. “Pensi davvero che quello che avevamo fosse un lavoro ? Che l'altra notte c'è stata perché stavo cercando informazioni? Poteva essere il motivo che spingeva te, ma per me... era conforto” disse lei, lasciando libere alcune lacrime. “E se pensi che io...” Venendo meno, velocemente andò verso la porta, fermandosi abbastanza per voltarsi e guardarlo un'ultima volta. “Non mi conosci affatto”

Capitolo 25 - Amore pericoloso

Buffy quasi roteò gli occhi quando entrando nell'atrio dell'hotel vide Wesley camminare nervosamente avanti e indietro.

“Davvero di basso profilo, Wes”, disse lei, camminandogli oltre e dirigendosi verso la zona degli ascensori. “Fai sapere a tutti che sei qui e che sei ovviamente nervoso riguardo a qualcosa”

“Hai deviato dal piano, Bu – Liz” disse lui, scivolando nel nome che avevano creato per lei per il lavoro.

“Ho dovuto” disse lei, premendo con rabbia il pulsante per uno degli ascensori, sfogando la sua aggressività su questo. “La situazione è stata compromessa”

Entrando nell'ascensore quando si aprì, guardò mentre Wesley la seguì e in fretta premette il pulsante 'chiusura porte'.

“Prima di arrivare ad una decisione del genere devi farmelo presente”

“Mi dia un attimo, Signore” replicò lei, cercando di usare abbastanza rispetto nella sua voce per placarlo. “Sono un agente da abbastanza tempo per sapere quando qualcosa è pericoloso, e si fidi di me, quello era pericoloso”

“Cosa è successo?” chiese finalmente lui, sentendo il distante rumore delle porte dell'ascensore che si aprivano.

“Spike era lì” mormorò lei a mezza bocca, sapendo che Wesley aveva capito le sue parole sommesse quando la sua testa quasi si spezzò nella foga di girarsi a guardarla.

“Cosa?”

Aprendo velocemente la porta della sua stanza, Buffy l'allargò abbastanza per permettere a Wesley di entrare, indicandoglielo con la testa. “Dentro”

Seguendolo da vicino dentro, chiuse la porta e immediatamente iniziò a camminare avanti e indietro per la stanza, cercando di ignorare gli sguardi che Wesley le stava rivolgendo. “Era troppo pericoloso, Wes” disse alla fine.

“Posso capire che se William Reed avesse fatto un'apparizione sarebbe stato... difficile, nella migliore delle ipotesi, ma non capisco perché tu non abbia semplicemente-”

“E' più di questo” lo interruppe lei, facendosi correre le mani tra i capelli mentre continuava a camminare per la stanza. “Se Angelus ci avesse visto, avrebbe compromesso tutto e... avrò un'altra opportunità, Wesley. Lo prometto”

“Lo spero” disse lui, mettendosi in piedi. “Chiamerò Giles e lo informerò. Tu hai bisogno di riposarti”

Buffy si voltò a guardare senza vedere realmente fuori dalla finestra. La sua mente non era concentrata su quello che vedeva, combatteva le lacrime che aveva negli occhi. “Lo farò più tardi”

“Buffy-”

“Devo sfogare un po' di tensione” disse, allungando le braccia per provare il suo argomento. “Sarò giù in palestra, se hai bisogno di me”

“Va bene, ci vediamo domani”

Ascoltando il rumore lontano della porta che si chiudeva, Buffy prese un profondo respiro, cercando di controllare le sue caotiche emozioni. Vedere Spike prima quella notte l'aveva spinta oltre il suo punto di rottura. Non era stata preparata alla sua apparizione dal nulla. Con un'accompagnatrice.

Cambiandosi in un paio di pantaloncini e un top, Buffy afferrò la sua chiave e chiuse la porta alle sue spalle quando lasciò la stanza. Camminando verso l'ascensore, stava per per imboccare la strada verso la porta delle scale quando sentì il suono che annunciava l'arrivo dell'ascensore.

Voltandosi appena verso di questo, gli occhi si spalancarono quando vide Angelus O'Neill e Marcus Hamilton impegnati in una discussione. Cambiando direzione, camminò velocemente verso l'ascensore, scontrandosi di proposito contro Angelus.

“Oh, sono davvero dispiaciuta” disse Buffy, gli occhi spalancati mentre la mano copriva la bocca in falso shock.

Guardando con chi si era appena scontrato, Angelus si fermò per un momento prima che un sorriso si allargasse sulle sue labbra. “Va tutto bene” disse con voce calma. “Nessun rancore, signorina...?”

“Robertson” suggerì Buffy, dandogli il nome da ragazza di sua madre. “Liz Robertson”

Sentendo il suo sorriso scivolare via quando lui le prese la mano tra le sue e vi depositò sopra un bacio gentile, Buffy cercò di farlo sembrare come se fosse adulata dalla sua attenzione, invece che come un tentativo di allontanarsi per auto-conservazione.

Buffy riuscì a dire immediatamente che quella sarebbe stata un'esperienza completamente diversa da quella che aveva avuto con Spike. Lui stava cercando ovviamente qualcuno da poter controllare e non qualcuno che lo sfidasse. C'era un'espressione nei suoi occhi che lo rendeva più sinistro, quasi ad avvertirla di mantenere le distanze.

E lei era determinata a non innamorarsi di lui.

“Marcus Hamilton, Liz Robertson,” Angelus fece le presentazioni, gli occhi che non lasciavano mai Buffy.

“Piacere di conoscerla” disse Hamilton in tono conciso, ovviamente non gli importava di conoscerla o meno. “Angel, dobbiamo andare se vogliamo incontrare-”

“Penso che sarò assente stasera” replicò lui, interrompendo l'altro uomo.

“Angel,” continuò Hamilton con voce irritata.

“Portagli le mie scuse” disse Angel, guardando l'uomo più alto. “Io accompagnerò Miss Robertson ovunque lei debba andare”

Buffy ridacchiò, quasi facendosi piccola per quanto falso le sembrasse alle sue orecchie. Avvertendo la sua mano sul retro della schiena, allenò il suo corpo a reagire velocemente al tocco, piegandosi verso di lui mentre la guidava nell'ascensore, ignorando l'ovvia irritazione di Hamilton per essere stato messo da parte così facilmente.

“Beh, Miss Robertson,” disse Angel con una voce che era ovviamente ben allenata nell'arte dell'approcciare le donne. “Dove siamo diretti stasera?”

“Ad una serata ricca di divertimento in palestra” disse lei, appoggiandosi scherzosamente contro il muro dell'ascensore mentre si mordeva il labbro.

“Penso di essere vestito un po' troppo elegantemente” disse lui, sorridendole compiaciuto. “Ma non mi dispiace guardarti”

Combattendo ogni impulso che le diceva di prenderlo a calci nell'inguine, Buffy sorrise semplicemente, sapendo che avrebbe dovuto giocare questo gioco con molta attenzione.

***

“L'hai vista?”

“Sì” mormorò Spike, tirandosi la cravatta mentre camminava per la stanza dell'hotel.

“E?”

“E... cosa?” chiese irritato, voltandosi a fronteggiare Ethan.

“L'hai convinta?”

Digrignando i denti, Spike alzò brevemente gli occhi al cielo prima che il suo sguardo si spostasse al pavimento per la frustrazione e ultima accettazione mentre si sedeva sul bordo del letto. “Non c'era nessun modo per convincerla” disse alla fine, ignorando l'espressine incredula sul viso di Ethan.

“Diavolo se c'erano! Lei sa cose, Spike. Cose che io, stesso, non le avrei mai lasciato avvicinare. Devi fare qualcosa di permanente riguardo alla situazione-”

“E cosa?” chiese Spike, saltando su per fronteggiare una delle poche persone di cui si fidava. “Cosa vuoi che faccia? Che la uccida? Che la minacci?”

“Convincila”

“Lei non mi aiuterà con niente” ringhiò lui. “E' troppo buona per questo. Siamo opposti in ogni cosa e-”

“E siete esattamente uguali” disse Ethan, cercando di far vedere al suo datore di lavore quello che lui riusciva a vedere. “Se lei da la caccia ad Angelus e lui la convince-”

“Se non sono riuscito a convincerla io, non c'è niente che lui possa fare” disse Spike, premente le punta delle dite sul naso come se stesse cercando di evitare che la sue emicrania si diffondesse. “Arrenditi, vecchio mio. Non riusciremo ad allontanarla dalla Bureau, e non c'è nient'altro da dire”

“E non ti importa che potrebbe essere con Angelus in questo momento?” domandò Ethan, come ultima carta. “Non ti importa che potrebbe dividere il suo letto-”

“Vattene” disse Spike in tono minaccioso, odiando l'immagine che Ethan aveva messo nella sua testa.

“Sto solo cercando di metterti le cose in prospettiva, Spike”

“Non ho bisogno di prospettiva su niente, amico” disse lui, camminando verso la finestra. “So quello che sto facendo”

“Spero di si” replicò Ethan, uscendo dalla stanza, e lasciando Spike da solo con i suoi pensieri.

Con rabbia fece scrocchiare il collo quando sentì la porta chiudersi, Spike fissò la vista fuori dalla finestra, domandandosi brevemente se quello che Ethan aveva detto poteva essere vero. Domandandosi se Buffy era davvero nel letto di Angelus a quest'ora.

“No” mormorò, scuotendo la testa per convincersi ulteriormente. “Lei no è quel tipo di...” Affievolendosi in un sussurro rauco, Spike chiuse gli occhi, premendo la fronte contro la lastra di vetro mentre prendeva un profondo respiro. “Lei mi ama”

Capitolo 26 - Al limite

Appoggiando la testa sulla mano, Buffy lottò per tenere gli occhi aperti mentre Angelus continuava a parlare di se stesso.

Stare in sua presenze per le ultime settimane aveva reso Buffy pronta a strapparsi i capelli a forza di ascoltare le sue storie ripetitive. Dopo il loro iniziale incontro, Angelus non aveva esitato ad invitarla fuori, credendola una giovane ragazza sola in città che aveva bisogno di protezione. Lei non si preoccupò di informarlo che la sua vita era molto esposta, sapendo che così sarebbe stata in grado di avvicinarsi di più a lui.

Buffy aveva accettato prontamente l'invito ad andare a Los Angeles con lui, ma il facile consenso l'aveva messa anche nella difficile posizione dell'evitare il suo letto.

“Che ne pensi?”

Balzando fuori dallo stordimento in cui sembrava essere caduta, Buffy si schiarì la gola e decise di attenersi alla sua risposta standard. “Sembra meraviglioso!” disse con una voce entusiasticamente cinguettante.

“Sapevo che avresti detto così” disse lui, piegandosi in avanti e deponendole un bacio sulla fronte.

Buffy si era facilmente allenata a reagire quando lui arrivava piuttosto vicino a lei. Non era lo stesso tipo di relazione che aveva avuto con Spike, dove lei poteva rilassarsi quando lui le metteva le braccia attorno, tuttavia, questa non era affatto una relazione. Si era assicurata di mantenere le distanze con non sorprendente disinvoltura. Angelus era bello da guardare, ma Buffy non avrebbe mai sognato di attraversare nessuna invisibile linea con lui.

La sua attenzione fu distratta dal suo paragone con Spike e tornò a lui quando la sua mano coprì la propria sulla tovaglia di lino. “Rimani con me stanotte” disse lui.

Buffy guardò nei profondi occhi marroni che sembravano regalargli una condotta più ricca di sentimento di quanto non fosse. Sentendo le sue dolci parole, lei quasi chiuse gli occhi mentre ricordava un uomo diverse dirle la stessa cosa non molto tempo fa.

Rimani con me...per favore.

“Non posso” disse,mettendo dietro la sua voce un'incisività più dura di quanto avesse originariamente voluto. Offrendogli un sorriso quando lui si tirò indietro con un'espressione ferita, Buffy prese un profondo respiro. “Angel, sai come la penso al riguardo”

“Sono settimane, Liz” disse lui con voce implorante che quasi le fece roteare gli occhi.

“Lo so” disse lei, appoggiandosi all'indietro sulla sedia per mettere un po' più di distanza tra lei e l'uomo di fronte a sé. Prendendosi un momento per guardare in giro per il ristorante, reindirizzò lo sguardo ad Angelus. “E non penso che questo sia il posto per avere questa discussione”

Sapendo che era irritato con lei, Buffy non poté imporsi di preoccuparsene mentre si alzava in piedi con lui. Permettendogli di condurla fuori dal ristorante, Buffy lentamente si voltò verso di lui prima che potessero raggiungere la limousine.

“Forse dovrei andare in albergo stanotte” disse, spalancando gli occhi vitrei e lasciando che il broncio più piccolo si formasse sulle sue labbra, sorridendo quasi quando ebbe il risultato desiderato.

“Mi dispiace” disse Angelus, non sembrando affatto spiacente. “Non volevo farti pressione”

“Forze... se ti conoscessi un po' meglio” disse lei, mordendosi il labbro per un momento. “Come hai detto tu – stiamo insieme da settimane e ancora sento di non conoscerti”

Sfiorandole le labbra con un bacio, Buffy cercò di far passare il suo brivido di disagio per uno di una reazione più piacevole.

“Immagino vada bene” disse lui con un sorriso tranquillo. “Usciremo domani sera”

“Meraviglioso” disse Buffy in tono allegro.

***

Sorseggiando una tazza di the, Rupert Giles leggeva pigramente il suo giornale mentre era seduto nel pittoresco caffé all'aperto senza prestare attenzione all'ambiente circostante.

“Bene, bene... è bello vederti, qui, Ripper”

Alzando lo sguardo al suono dell'accento, Giles quasi si aspettò di vedere Ethan Rayne in piedi di fronte a lui. Gli occhi si spalancarono quando vide Spike Reed prendere posto di fronte a lui, stringendosi addosso il suo spolverino di pelle mentre si appoggiava all'indietro sulla sedia.

“Cosa vuoi, Reed?”

“Tsk tsk- che modi, Ripper. Non ti ha mai insegnato nessuno i piacevoli scopi della conversazione?”

“Non penso che i piacevoli scopi della conversazione si adattino quando sto parlando con un riconosciuto ladro”

“Riconosciuto?” ripeté Spike con falsa ignoranza, appoggiandosi ancora di più all'indietro sulla sedia. “Se questo fosse vero, non pensi che sarei dietro le sbarre adesso?”

“E che dici di riconosciuto assassino?” replicò Giles, lanciando il giornale sul tavolo. “Ti si adatta di più?”

“Non sono io quello con il soprannome di 'Ripper'” disse Spike, il tono che si induriva mentre fissava l'altro uomo. “Trovo difficile credere che le tue conoscenze conoscano l'origine di questo particolare nome”

“Sanno quello che devono sapere. Non ho mai fatto niente di illegale” disse Giles, lanciando un'occhiata per lo spazio aperto.

“Lo dici tu”

“Cosa vuoi?”

“Dov'è, Rupert?”

“Chi?” chiese Giles, alzando le sopracciglia e soffocando a mala pena un ghigno sul viso.

“Sai dannatamente bene chi” ringhiò Spike, piegandosi più vicino all'uomo più grande. “Dimmelo”

“Dove lei sia o non sia, una cosa è certa – non vuole essere associata a te”

“Lei non sa quello che vuole” disse Spike, quasi lanciando il suo peso all'indietro contro la sedia per la frustrazione. “L'hai addestrata ad essere a tua disposizione. A saltare quando tu dici quanto alto”

“L'ho addestrata bene” disse Giles in tono basso, restringendo gli occhi sul biondo.

“Cosa ti dà più fastidio, Rupert? Che lei si sia dimenticata di fare il suo lavoro mentre era con me? O il fatto che stava urlando il mio nome e non il tuo?”

Sentendo lo schianto di una sedia che cadeva sul pavimento, Spike non si preoccupò di reagire quando Giles lo afferrò per i risvolti della giacca e lo lanciò contro una colonna vicina. Ghignando all'uomo più grande, Spike alzò un sopracciglio mentre il suo sguardo viaggiava dalle mani dalle nocche bianche che lo tenevano fermo agli occhi infuriati che bucavano i suoi.

“Sta zitto, idiota” disse Giles con un bisbiglio stridulo.

“Ho toccato un nervo, vero?” domandò lui divertito.

“Quella donna è come una figlia per me” disse Giles, ignorando gli sguardi che gli altri membri del ristorante gli stavano rivolgendo. “E tu non ti avvicinerai di nuovo a lei”

“E tu preferiresti piuttosto che fosse più vicina ad Angelus?” replicò Spike, restringendo gli occhi.

Sciogliendo la stretta sullo spolverino, Giles fece un passo indietro, prendendo un profondo respiro. “Sarei felice se lei rimanesse dentro a fare lavori cartacei per il resto della sua vita... ma questa non è Buffy. Lei ha bisogno di essere fuori con un incarico. È quello che è”

“Allora dov'è?” ringhiò Spike, perdendo rapidamente la pazienza.

“Pensi di essere tanto furbo?” disse Giles, restringendo leggermente gli occhi. “Trovala”

Rimanendo dov'era mentre Giles gli girava attorno e andava sul marciapiedi, Spike contrasse la mascella per la frustrazione prima di voltarsi per seguirlo. “Pensaci, Rupert” disse, raggiungendo l'altro uomo e copiando la sua andatura mentre camminavano insieme come se fossero vecchia amici. “Che succede quando Angelus scoprirà chi è?”

L'andatura di Giles vacillò mentre le sue spalle si tendevano. “Di che accidenti diavolo stai parlando?” domandò con calma.

“Lui non è come me, Giles” disse Spike, fermandosi per guardarlo. “Succederà alla fine se la tieni su questo incarico. Lui non le darà la possibilità di andare via”

“Sì, tu sei un vero martire” disse lui a bassa voce. “Puntare la pistola sulla donna a cui tieni”

Lanciando un'occhiata in giro per un momento, Spike si assicurò che nessuno lo stesse guardando prima di raggiungere il suo cappotto e tirare fuori la sua pistola. Vedendo Giles fare un passo indietro di riflesso e allungarsi verso la propria, Spike gli lanciò la pistola, guardando l'espressione stupita attraversargli il viso mentre la prendeva. “Probabilmente non significa niente adesso” disse lui, indicando la pistola che Giles stava ispezionando. “Ma questa è quella che avevo puntato su di lei quella sera”

Voltandola tra le mani, il cipiglio di Giles si corrugò mentre fissava la pistola con attenzione, testandone il peso. “E' finta” mormorò a se stesso incredulo.

“Sapevo che sarebbe venuta armata dopo... beh, la notte prima non era stata esattamente calma”

Alzando gli occhi per incontrare per un momento quelli di Spike, Giles guardò velocemente altrove, non volendo pensare alle verità sottintese in quella affermazione.

“Sentivo di dover pareggiare le differenze, ma non... non volevo davvero pareggiare le differenze”

“Perché?” domandò Giles, lanciando la pistola all'altro uomo nonostante il suo miglior giudizio.

“Perché non le avrei mai fatto del male intenzionalmente” disse Spike, guardando Giles negli occhi, lasciandogli vedere quanto stesse essendo onesto. “Ci sono state volte, sì, quando l'ho ferita... ma non ne ho mai avuto l'intenzione. È solo successo”

“Perché mi stai dicendo questo?”

“Perché Angelus le farà del male, Giles. Il secondo in cui scoprirà chi è, cercherà di ucciderla. Conosco Buffy – so che sa cavarsela da sola, ma... conosco anche Angelus”

“Allora perché non sai dov'è?”

“Perché non l'avete messo dietro le sbarre?” replicò Spike irritato. “Non è tanto semplice mantenere una sorveglianza ventiquattro ore su ventiquattro su un uomo che sa di essere sempre osservato”

“Sei disposto ad aiutarla?”

“Sono disposto a far uscire Angelus dall'equazione ad ogni costo”

“E' stata su questo incarico da quasi un mese”

“Lo so” disse Spike, digrignando i denti mentre la sua immaginazione correva con lui. “Spero che abbia acquisito un po' di informazioni in questo periodo”

“Abbastanza” disse Giles in modo enigmatico.

“La voglio lontana da lui proprio quanto lo vuoi tu, Giles”

“Se le fai del male-”

“Non lo farò”

Alzando gli occhi al cielo che si scuriva per un momento, Giles sospirò, non volendosi fidare di un noto criminale, anche se aveva i migliori interessi di Buffy a cuore ma sapendo che stavano iniziando a scarseggiare le possibilità. “E' a Los Angeles”

Capitolo 27 - Perchè combattiamo

'Come è possibile fare shopping e tuttavia essere annoiati al limite dell'inverosimile?' si chiese Buffy mentre usciva da un altro negozio.

Era abbastanza grata che Angelus non si fosse preoccupato di venirle dietro, dandole una breve tregua dal suo comportamento soffocante. Non poté fare a meno di domandarsi se ci fosse qualcosa che le stesse tenendo segreta – una qualche ragione per cui Angelus non la voleva attorno quel giorno, ma non avrebbe fatto domande. Aveva già abbastanza informazioni per metterlo dietro le sbarre, stava solo aspettando il momento giusto per usarle al meglio.

Svoltando in un diverso corridoio del centro commerciale, Buffy raggelò quando vide un uomo intromettersi nel suo cammino.

“Ciao, bellezza”

Sentendo la bocca prosciugarsi alla sua vista, Buffy inspirò bruscamente, cercando di scacciare il nervosismo che sembrava sgorgare dentro di lei.

“Addio, Spike” disse, voltandosi per tornare nel corridoio principale, e digrignando i denti quando sentì la sua mano chiudersi attorno al suo polso, tirandola all'indietro verso di lui. “Lasciami andare” disse in tono basso, cercando di non concentrarsi sul modo in cui la sua mano lasciava la sua pelle desiderosa del suo tocco.

“Non stai giocando secondo le regole, amore”

Il tono tranquillo la fece quasi tremare, incerta su cosa lui volesse. “Dimmi cosa intendi” disse lei attraverso i denti stretti, strattonando il polso per liberarsi dalla sua stretta di ferro.

“Scomparire senza neanche un addio” disse lui, scuotendo la testa e schioccando la lingua in falsa irritazione. “Dovresti vergognarti di te stessa, micetta”

“Adesso devo fare rapporto anche a te?” sibilò lei, facendo un involontario passo all'indietro quando Spike si fece più vicino, spingendola completamente contro il muro.

“Sempre” disse lui con voce morbida e sicura di se, rivolgendole un sorriso indolente.

“Togliti dalla mia strada, Spike... adesso ”

Alzando un sopracciglio, ovviamente impressionato dal modo in cui lei gli teneva testa, Spike fece soltanto un passo più vicino, premendo le mani al muro ad ogni lato di lei fino a che Buffy fu efficacemente bloccata lì dentro.

Lasciando cadere il sorriso divertito, lui la fissò negli occhi, vedendo rabbia e frustrazione in quelli di lei che rispecchiavano i propri. “Tirati fuori da questo incarico, Buffy”

“Fatti gli affari tuoi” replicò lei con lo stesso tono.

“Non sto scherzando” disse lui, la sua voce che diventava persino più bassa.

“Neanche io” si oppose lei con un sopracciglio alzato. “Esci dalla mia vita... non te lo dirò di nuovo”

Spingendo via del muro una delle sue braccia, Buffy boccheggiò quando sentì la sua schiena sbattere con forza contro la superficie inesorabile. Vagamente consapevole delle sue mani che le pungevano le braccia, ammaccandole la pelle mentre la teneva al suo posto, lei provò una leggera lotta quando lui schiacciò le labbra alle sue.

Combattendo tutto quello dentro di lei che le diceva di perdersi nel bacio, Buffy sentì le lacrime bruciarle negli occhi per il ricordo dolce-amaro di quello che voleva e che non avrebbe mai avuto.

Allontanandosi un momento per respirare, Spike aprì gli occhi al suono dei suoi singhiozzi soffocati.

“Buffy…?”

Spingendolo violentemente lontano da sé, Buffy si pulì rudemente la bocca mentre cercava di riprendere il controllo del suo respiro irregolare. Si mise nervosamente una ciocca di capelli dietro l'orecchio, combattendo le lacrime negli occhi, diventando del tutto troppo consapevole del fatto che Spike la stava osservando.

Alzando gli occhi per vedere i suoi socchiusi su di sé, Buffy lo guardò piegare la testa e far scorrere la lingua lungo il labbro inferiore mentre la contemplava.

“Stai lontano da me” disse, la voce sorprendentemente forte, in diretto contrasto con le sue emozioni caotiche.

“Spiacente di non poterlo fare, amore”

“Non so a che gioco stai giocando, ma non ci casco” disse Buffy, allontanandosi da lui, desiderando l'opportunità di allontanarsi da lui e scomparire. “Non voglio vederti... non voglio conoscerti. Stai lontano da me”

Mezza aspettandosi un pugno sulla mascella, Buffy rimase sorpresa del fatto che lui riuscisse a mantenere il sangue freddo.

“Sono venuto qui per aiutarti” disse lui, digrignando i denti attorno alle parole.

“Non ho bisogno di te. Non ho mai avuto bisogno di te, Spike”

“Questo è quello che senti?” domandò lui, alzando un sopracciglio.

“Sento che tu aiuteresti solo qualcuno che potesse fare qualcosa per te. E io non sono quella persona”

“Vai via e rimani lontano – è così, passerotto?”

Stringendo le labbra in risposta, Buffy guardò mentre lui si piegava come se stesse per baciarla prima di tirarsi indietro e voltarsi verso l'uscita.

“Buona fortuna, Riccioli d'Oro... ne avrai bisogno”

Chiudendo gli occhi quando fu fuori dal suo campo visivo, Buffy lottò contro il bisogno di portarsi le mani al viso, desiderando nient'altro che piangere di dolore.

***

Entrando esausta nella sua camera d'albergo un'ora più tardi, Buffy cercò disperatamente di lasciarsi la conversazione con Spike alle spalle. Si sentiva emozionalmente svuotata dall'averlo visto e non voleva nient'altro che rivivere l'intera conversazione. Sapeva che era impossibile, tuttavia non poteva fare a meno di desiderare che le cose fossero differenti.

Non voleva pensare alla ramanzina che avrebbe ricevuto da Wesley quando l'avesse visto. Aveva un controllo ventiquattro ore su ventiquattro, da quando aveva quasi fatto saltare la sua copertura la prima notte, e incorrere in Spike non l'avrebbe messa in buona luce davanti a Wesley. Specialmente considerando che l'aveva baciato.

'Lui mi ha baciato' si disse, chiudendosi la porta alle spalle. 'Non è che glielo hai chiesto'.

Voltandosi, deglutì un rantolo quando andò a sbattere contro il torace di Angelus, poi si tirò indietro per guardare i suoi occhi socchiusi.

“Ciao, Liz”

Respirando regolarmente, riuscì a rivolgergli un leggero sorriso. “Angel”, replicò, ormai a disagio dall'essergli così vicina. Allontanandosi di un passo, appoggiò la borsa sul tavolo vicino alla porta. “Qualcosa non va?” chiese alla fine, voltandosi verso di lui.

“Dove sei stata?”

La voce tranquilla, associata al sottinteso senso di possesso nel suo tono, misero sulla graticola i nervi di Buffy.

“A fare shopping” replicò lei con incisività nella voce, voltandosi mentre posava le chiavi sul tavolo vicino alla borsa. “Te l'ho detto che stavo andando”

“Hai visto niente di interessante?” domandò lui in tono tranquillo per fare conversazione.

Alzando gli occhi al muro, Buffy contemplò la domanda per un momento prima di scuotere la testa. “Niente per cui valesse la pena spendere soldi” disse.

“E non hai incontrato nessuno?”

Il sangue di Buffy gelò nelle vene mentre si voltava e andava verso l'area della cucina. “Perchè lo chiedi?” replicò, mantenendo il tono leggero e neutrale mentre apriva il frigorifero e afferrava una bottiglia d'acqua.

“Pensavo volessi stare con me, Liz”

“Io-io lo voglio” disse lei, voltandosi per guardarlo negli occhi mentre parlava, forzando un sorriso sulle labbra. “Angel, sai che sei l'unico per me”

Studiandola per un momento, Angel iniziò lentamente a camminare avanti e indietro. “C'è solo una cosa che non capisco” disse, camminando piano verso di lei con un dito premuto contro le labbra come se fosse perso in profonde riflessioni. “Se mi sei così devota...perché stavi parlando con Spike Reed?”

Sperando di tirarla per le lunghe per un po', lei prese casualmente un sorso d'acqua. “Oh” disse, cercando di usare una quantità appropriata di sorpresa nelle sue parole. “Conosci Spike?”

“Già” disse lui con voce bassa. “La domanda che ho io è – com'è che tu conosci Spike?”

“Oh... siamo usciti” disse lei, afferrando la cannuccia. “Non a lungo – solo una volta o due... c-com'è che lo conosci?” chiese, schiarendosi la gola per coprire il suono del suono balbettio nervoso.

“Penso che tu lo sappia già”

Stringendo leggermente le labbra, Buffy si mosse lentamente verso il soggiorno come se stesse cercando di allontanarsi da un pericoloso animale. “Davvero?” domandò, la voce che assumeva una qualità calmante.

“E quando la ragazza con cui voglio stare viene vista baciare un altro uomo... un uomo che io odio ... questo fa sollevare qualche sopracciglio”

“Mi stai facendo seguire?” chiese lei, la voce ritornata al suo tono normale mentre lo guardava, lasciando cadere la facciata. “Non avrei mai pensato che fossi così furbo”

Gli occhi di Buffy si spalancarono quando lui si allungò e la schiaffeggiò di traverso, la forza dell'impatto la spinse contro l'angolo del tavolo vicino al divano. Respirando affannosamente mentre si rialzava dal pavimento, Buffy riusciva a sentire il sangue che le gocciolava dal taglio sulla fronte.

Voltandosi di scatto, colpì con violenza Angelus con un pugno nell'occhio, provando un moderato senso di soddisfazione quando la sua testa scattò all'indietro.

Dirigendosi in direzione della porta, Buffy urlò quando lui l'afferrò per i capelli, strattonandola all'indietro verso di lui e piegandole la testa fino a quando non fu ad un angolo innaturale. Guardando furiosa Angelus che la fissava, Buffy restrinse gli occhi quando lo sentì parlare.

“Chi sei?”

“Sei tanto furbo” disse lei, digrignando i denti. “Indovina”

Colpendolo con un pugno nel viso, Buffy si voltò di scatto quando la lasciò andare per tenersi il naso e gemere di dolore.

Urlando quando lui la spinse con forza contro il muro, usando il suo corpo per tenerla ferma, Buffy riuscì a guadagnare abbastanza spazio, scalciando fino a quando riuscì a piazzargli un ginocchio nell'inguine. Lo vide chiudere gli occhi mentre boccheggiava alla ricerca d'aria, allora lo spinse via, sobbalzando quando lui l'afferrò per un braccio e riuscì a lanciarla sul pavimento.

Piagnucolando quando si sdraiò sopra di lei, Buffy lottò sotto di lui, gli occhi spalancati quando lui riuscì a bloccarle i polsi sopra la testa.

“Forse prenderò solo quello che voglio e me ne andrò” disse lui con un sorriso freddo.

“Vattene al diavolo lontano da me” disse lei attraverso i denti serrati, le labbra ferme in una linea sottile quando una mano libera di lui lentamente scivolò lungo il suo corpo. Facendo quello che poteva per farlo allontanare da lei, Buffy riuscì a colpirlo nell'occhio con un gomito. Non era abbastanza da fargli male, ma poteva vedere la rabbia crescere nei suoi occhi, secondi prima che la colpisse con un pugno in viso.

Ricacciando indietro un grido di dolore, Buffy riprese la sua lotta, riuscendo a liberare una mano dalla sua stretta. Si allungò per afferrare un filo lì vicino e lo tirò fino a quando la lampada di ferro, che era appoggiata sul tavolo, iniziò a traballare sul bordo. La vide cadere e colpire Angel sul retro della testa, ma quando lui la colpì di nuovo con un pugno il suo zigomo sembrò quasi venire schiacciato.

“Puttana!”

Afferrando con forza la lampada in mano, Buffy la fece roteare alla cieca, prendendo Angelus alla mascella e facendolo cadere lontano da lei e sul tavolino da caffè vicino a loro. Rotolò debolmente sul fianco, lottando per mettersi in piedi. Respirando affannosamente, gli occhi le si spalancarono quando Angelus torreggiò su di lei. Urlando di dolore quando lui la colpì violentemente con un calcio nello stomaco, Buffy si rannicchiò su se stessa, proteggendo il suo corpo dall'attacco, ma niente avrebbe potuto proteggerla dal danno che le stava facendo.

Boccheggiando alla ricerca d'aria quando lui finalmente si fermò, Buffy riusciva a mala pena a vedere attraverso la nuvola di dolore, digrignando i denti quando lo sentì afferrarla per i capelli e tirarla fino a quando fu parzialmente seduta e parzialmente sdraiata sul pavimento, la guardò negli occhi.

“Scoprirò chi sei” disse lui con voce bassa. “ Dopo averti ucciso”

Vedendo gli occhi gelidi perforarle i propri, Buffy riuscì a fare un dolente sogghigno quando notò il suo futuro occhio nero, il naso gonfio, e il danno che la lampada aveva fatto. “Non sei uomo abbastanza” disse poi con voce bassa, sobbalzando quando lui la colpì con uno schiaffo di traverso, l'altra mano che ancora la teneva ferma al suo posto.

Contraendo la mascella, Buffy tirò colpi, la punta della sua scarpa lo prese all'inguine per la seconda volta. Sentendo il suo urlo di dolore mentre la lasciava andare, Buffy riuscì a mettersi seduta, afferrando la lampada vicina e facendola roteare con tutta la forza che le era rimasta, colpendo Angelus alla tempia e mandandolo a cadere sul divano che era vicino a lei.

Lacrime di dolore le riempirono gli occhi mentre cercava di mettersi in piedi, la mano afferrò di riflesso lo stomaco, sapendo che aveva almeno una costola rotta, non sorpresa se sarebbe stato più di quello.
Sentendo Angel gemere sul divano, lei boccheggiò alla ricerca d'aria mentre cercava di mettersi in piedi, senza notare quando lui si mise a sedere un po' più dritto e le diede un altro calcio ben piazzato all'addome. Crollando al suolo, Buffy chiuse gli occhi, desiderando disperatamente un qualche tipo di intervento divino per salvarla.

Quando sentì la porta spalancarsi, alzò barcollante gli occhi, gemendo silenziosamente quando vide Hamilton precipitarsi nella stanza. Lo vide fermarsi ad esaminare il posto, poi correre verso il suo capo, aiutandolo a mettersi in piedi.

Buffy riuscì a sentire frammenti di conversazione, ma la consapevolezza di avere non uno, ma ben due uomini che era il doppio più grandi di lei, che la volevano entrambi morta, fu più di quanto potesse trattare.

“...poliziotti...dobbiamo andare... Angel, non c'è tempo... adesso !”

Alzando gli occhi, vide Hamilton sopra di lei mentre Angelus zoppicava fuori dalla stanza. Buffy lo fissò negli occhi, aspettando che le sue mani le si stringessero attorno al collo.

Vide il suo corpo piegarsi come per prepararsi a colpirla, quindi Buffy volse altrove la testa, secondi prima che un potente calcio le facesse perdere conoscenza.

Capitolo 28 - Il punto più basso

Il bip fisso di una macchina vicino a lei fece svegliare Buffy, facendola poi sussultare quando finalmente riuscì ad aprire gli occhi gonfi. Alla vista della sterile camera bianca, quasi richiuse gli occhi per il sollievo, capendo che non era morta.

Voltando la testa con difficoltà, Buffy rimase sorpresa di vedere Giles seduto al suo capezzale, che le teneva la mano in una calda stretta.

“Giles?” mormorò, la gola secca rendeva il suono di quella singola parola stridulo ed irregolare.

“Buffy” disse lui, alzando gli occhi verso i suoi, un sorriso sollevato sul viso.

“Cos'è successo?” domandò lei, la voce che veniva fuori in un rauco mormorio mentre lo guardava con occhi incerti.

“Ricordi niente?” chiese lui gentilmente, stringendo la presa sulla sua mano e offrendole quel po' di conforto che poteva fornirle.

“Ricordo... Angelus” disse lei piano, chiudendo gli occhi per bloccare i ricordi prima di riaprirli. “Sapeva... sapeva qualcosa. Abbiamo lottato e... non sono riuscita a prendere la mia pistola. Era nella mia borsa e lui... Per favore dimmi che sta messo peggio di me”

Rivolgendole un sorriso tranquillo, Giles le strinse la mano. “Vorrei poterlo dire”

Chiudendo gli occhi, Buffy lasciò cadere la testa all'indietro sul cuscino. “Se n'è andato, vero?” mormorò, sentendo la sommessa conferma di Giles. “Hamilton è entrato...”

“Sì” disse lui con un leggero cenno della testa. “E' tutto su nastro”

Voltandosi a guardarlo quando sentì la voce strozzata di Giles, Buffy cercò di regalargli un sorriso – un compito non facile, dato che i suoi lineamenti non volevano saperne di risponderle.

“Buffy, io-”

“No” disse lei, cercando di scuotere la testa. “Volevo l'incarico e sapevo... sapevo che questo era una possibilità. Sono sicura che tutti sono arrivati il più velocemente possibile”

Senza sentire la porta aperta quando entrò l'infermiera per controllarle la pressione, Buffy gli rivolse un sorriso gentile.

“Ho fatto quello che ho potuto” disse, deglutendo con qualche difficoltà. “Non me ne pento. E... spero solo che questo ci aiuti a lungo andare”

“Non voglio che si preoccupi di niente” disse l'infermiera con un sorriso cordiale, attirando l'attenzione di Buffy su di sé. “E' giovane e sana – ci saranno molte altre possibilità di avere un altro bambino”

Sentendo il fiato bloccarlesi in gola, il mondo sembrò chiudersi su di lei mentre la stretta sulla mano di Giles si rafforzava. Lo stomaco si attorcigliò su sé stesso mentre il suo sguardo andava avanti e indietro tra l'infermiera e il suo padre surrogato.

“Cosa?” domandò incredula, scuotendo la testa mentre Giles alzava gli occhi lucidi su di lei. “Ero...? No” mormorò, lasciando cadere le lacrime mentre le spalle le tremavano. “No, non così... Io... è tutto a posto, vero? Per favore, Giles, dimmi che è tutto a posto” pianse, stringendolo forte quando lui l'attirò a sé per un abbraccio, offrendole tutto il conforto che poteva mentre lei continuava a singhiozzare nella sua spalla.

Facendo cenno alla donna di uscire dalla stanza, Giles ignorò l'espressione contrita dell'infermiera mentre si chiudeva la porta alle spalle, facendo piuttosto tutto quello che poteva per confortare la donna tra le sue braccia.

“So che è... difficile” disse dopo diversi minuti quando le sue lacrime iniziarono a fermarsi. “E sono veramente dispiaciuto che tu abbia dovuto scoprirlo in questo modo... ma le cose miglioreranno”

Non preoccupandosi di rispondere, Buffy nascose semplicemente la testa ancora più a fondo nella sua spalla, lasciando le lacrime continuare a cadere.

***

Buffy era stordita.

I giorni precedenti erano passati confusi in una bolla che lei non riusciva a ricordare. Gli amici e i colleghi erano andati a trovarla, augurandole tutto il meglio. La sua migliore amica Willow era riuscita persino a prendere qualche giorno lontano dal lavoro e a rimanere con lei all'ospedale per qualche notte mentre si rimetteva.

Buffy le raccontò tutto quello che poteva degli ultimi mesi, glissando sopra qualcuno dei dettagli più privati o riguardanti il lavoro, lasciando l'amica sbigottita per tutto quello che era successo.

Xander e gli altri colleghi le avevano mandato fiori e palloncini, mentre Wesley era passato con una scatola di cioccolatini, ovviamente nervoso per il fatto che Buffy potesse incolparlo del non essere stato in grado di raggiungerla velocemente. Buffy l'aveva velocemente messo a suo agio, dicendogli che lei e Angelus avevano lottato per appena cinque minuti prima che Wesley e i suoi uomini si mostrassero e che non c'era stato modo di sapere per tempo quello che Angelus sapeva.

Wesley era sembrato più a suo agio quando se n'era andato, ma Buffy avrebbe potuto dire che era rimasta ancora una piccola quantità di colpa.

Giles era una presenza costante nella sua stanza, ovviamente un'altra persona che si sentiva in colpa per averle permesso di lavorare ad un altro incarico quando sapeva che lei non era pronta. Buffy rimase silenziosa durante ogni tirata, solamente per ribattere con l'ovvia risposta che non avrebbe accettato un no come risposta. In quel momento.

D'altra parte, c'è una ragione per cui si dice che la colpa non è mai di una sola persona.

Fu quando lasciò l'ospedale che ricevette un altro colpo. Stava esaminando i fogli per la dimissione con un'infermiera il giorno in cui doveva uscire, quando ricevette un bellissimo vaso di cristallo che quasi traboccava di rose. Il vibrante colore poteva essere descritto solamente come rosso sangue – lo stesso colore di quelle che Spike aveva sparpagliato per la sua stanza la notte in cui le aveva confessato di amarla.

Non c'era biglietto con il bouquet, ciò portò Buffy a fare delle ipotesi. Non sapeva se voleva che i fiori fossero da parte di Spike. Era un'arma a doppio taglio. Incerta se fosse peggio o meno pensare che fossero da parte sua e che lui non si fosse preoccupato abbastanza da passare a trovarla o se fossero da parte di un altro uomo a cui piacevano le rose rosse.

Lo stesso uomo che l'aveva mandata all'ospedale.

Le fu detto di prendersi alcune settimane lontano da lavoro, ma Buffy scoprì che non riusciva a stare lontana dalla Bureau.

Dopo più di due settimane di non fare niente, Buffy era nella sala degli allenamenti, che ignorava il dolore che le trafiggeva il corpo mentre attaccava il sacco, scaricando tutta la sua aggressività e l'ostilità repressa.

Fu così che la trovò Giles.

“Non ho specificato che devi stare lontana almeno un chilometro da questo edificio mentre stai recuperando?” domandò, notando la leggera pausa nei suoi movimenti prima che ricominciasse a colpire il sacco.

“Non puoi aspettarti che rimanga a casa tutto il tempo” replicò lei, digrignando i denti quando una particolare combinazione irritò le sue costole ancora non guarite.

“Buffy, sono preoccupato per te”

“Perché?” chiese lei in tono disinteressato. “Sto bene”

“Va a casa, Buffy. Riposati”

“Giles, voglio soltanto uscire da casa per un po'” disse, voltandosi a fronteggiare l'uomo dietro di lei, guardandolo con occhi imploranti.

“Ti ho dato del tempo libero per una ragione. Non voglio che ti faccia ancora più male di quanto tu non abbia già fatto”

“Non mi sono fatta male” disse lei facendo il broncio e guardando il pavimento, voltandosi poi così che non potesse vedere la leggera tinta scura che ancora colorava la pelle sotto il suo occhio.

Considerando l'esperienza che aveva vissuto, era abbastanza sorpresa che non avesse più cicatrici della notte con Angelus. Ma sapeva che tutte le sue cicatrici erano interne. Gli unici ricordi erano un leggero occhio nero, costole incrinate, il taglio in via di guarigione sulla fronte, e un debole dolore nel cuore che sapeva non sarebbe mai andato via.

“Ti prendi un'altra settimana e questo è tutto”

Alzando gli occhi su Giles con un'espressione incredula, Buffy aprì la bocca per protestare, fermandosi quando lui alzò una mano per farla tacere.

“Ho detto è tutto, Agente Summers”

Le spalle di Buffy si piegarono per la delusione mentre guardava Giles.

“Non guardarmi così, o farò in modo che tu debba fare delle sedute obbligatorie con il dottor Maclay. Sebbene, penso che dovresti farle comunque”

“Starò bene, Giles” mormorò lei, guardando pigramente il suo piede mentre lo trascinava per il pavimento, facendo quello che poteva per evitare i suoi occhi.

“Hai vissuto un'esperienza piuttosto traumatica, Buffy-”

“Lo so questo” disse lei con un cipiglio duro nella voce più di quanto intendesse. Schiarendosi la gola, roteò nervosamente le spalle, cercando di alleviare un po' della tensione che sentiva. “Forse hai ragione” disse con un leggero cenno della testa. “Mi sento bene adesso, forse... forse un altro paio di giorni mi aiuteranno davvero a tornare. Sarò Buffy tip-toppity in un batter d'occhio” disse, forzando un sorriso.

“Lieto di sentirlo” disse Giles, inarcando un sopracciglio, ovviamente non credeva ad una sola parola di quello che lei diceva mentre lei lo superava, dirigendosi verso la porta. “Buffy” la chiamò, vedendola fermarsi con la mano sulla maniglia. “Se hai bisogno di parlare con qualcuno...”

Lasciando la frase non detta appesa nell'aria, Giles la guardò mentre Buffy si voltava verso di lui con un sorriso genuino sul viso.

“Grazie, Giles”

Capitolo 29 - Emozioni agitate

Buffy si sentiva come se stesse per impazzire a forza di rimanere in casa. Frustrata dal fatto che non poteva fare niente di utile con il suo tempo – e avendo disperatamente bisogno di qualcosa che le calmasse i pensieri esageratamente zelanti – si sentì pronta per chiamare Giles e domandargli di lasciarla tornare a lavoro.

Naturalmente, sapeva come sarebbe finita quella conversazione, quindi non si preoccupò. Le aveva dato una settimana obbligatoria lontana dal lavoro e sapeva che era meglio non cercare di fargli cambiare le regole a suo favore. Tra tutti era il più preoccupato per lei.

'Devi solo aspettare un altro paio di giorni' pensò, prendendo un profondo respiro. 'Non ti ucciderà avere un po' di tempo libero'.

Tutte le ferite erano potenzialmente invisibili e le costole stavano meglio, ma la solitudine che provava sembrava avvolgerla, attirandola ancora più a fondo nella profondità della disperazione.

Scuotendo la testa, si schiarì la gola, tagliando abilmente a dadini le verdure per la sua insalata, poi lanciò un'occhiata fuori dalla grande finestra della cucina giusto in tempo per vedere i vividi colori del tramonto sbiadire, lasciando nient'altro che un vago cielo grigio. Buffy fermò brevemente i suoi movimenti, chiudendo gli occhi quando il cuore aumentò i battiti. Senza preoccuparsi di domandarsi cosa stava succedendo, tornò alle verdure di fronte a lei, quasi scuotendo la testa di fronte all'ironia della cosa. “Non per sembrare ripetitiva o... come te , ma va' via”

Sentendo i passi avvicinarsi lentamente, non si preoccupò di guardare oltre la spalla quando si fermarono. Tutto il corpo si tese mentre aspettava che lui dicesse qualcosa.

“Che diavolo vuoi?” chiese alla fine, la voce che era stata così forte e aveva avuto così tanta convinzione solo pochi momenti fa ora sembrava debole e bassa alle sue stesse orecchie.

“Ho solo pensato di fare un salto”

Voltandosi per guardarlo in faccia, Buffy prese un profondo respiro, vedendo Spike appoggiato con naturalezza contro la cornice della porta che conduceva nell'ingresso, le mani conficcate nelle tasche del suo spolverino.

“Oh, andiamo” disse, la voce leggermente canzonatoria mentre lo guardava con un ghigno sul viso. “Puoi inventarti una scusa migliore di questa”

Vedendo i suoi occhi guardare il pavimento, Buffy realizzò improvvisamente quando a disagio lui sembrasse, in piedi nella sua cucina. Lei l'aveva sempre visto sicuro di sé e in controllo – l'uomo di fronte a lei era ovviamente nervoso, nonostante il suo comportamento rilassato. Ciò provocò una sensazione di malcontento nello stomaco di Buffy.

“Davvero, Spike, perché sei qui?” domandò, lasciando da parte tutte le finzioni e le sottigliezze mentre lo guardava con freddi occhi verdi.

“Ho sentito che hai perso un bambino” disse lui piano, vedendola tendersi prima che si voltasse dall'altra parte per preparare la pasta che aveva davanti.

“Non ho perso un bambino – il mio bambino è stato ucciso” mormorò lei, chiudendo gli occhi per combattere il dolore che sembrava scuoterla nel profondo.

“Mi dispiace, amore... una povera scelta di parole e... mi dispiace”

Il doppio, o forse triplo, significato di quella scusa era ovvio.

La risposta standard a quel sentimento era sempre stata 'Non è stata colpa tua', ma cosa dici ad un uomo che era il padre di tuo figlio quando è stata colpa sua? Non direttamente – non più direttamente di Buffy stessa – ma sarebbe stato diverso se non le avesse detto di andare via quella notte? Se gli uomini di Angelus non l'avessero visto quel giorno?

O se lei non gli avesse detto che non aveva bisogno del suo aiuto...

“Che ci fai qui?” chiese, mordendosi il labbro e stringendo forte il bordo del bancone per trattenersi dal voltarsi.

“Immagino di aver voluto vedere con i miei occhi che stai bene” disse lui, la voce calma che non si alzava, facendo sì che Buffy si tendesse nello sforzo di sentirlo nella stanza silenziosa. “Ho cercato di dirti-”

“Sì, Spike, hai cercato di dirmelo!” urlò lei, girandosi per fronteggiarlo. “Tutti hanno cercato di dirmelo. Tutti...” Affievolendosi con voce soffocata, Buffy chiuse gli occhi, prendendo i palmi delle mani contro la fronte mentre cercava di regolarizzare il respiro. Lentamente lo guardò di nuovo e vide lo sguardo interrogatorio e la sottintesa compassione nei suoi occhi.

E lei lo odiava per quello.

“Mi hai anche detto di andare via, ricordi?” domandò lei, piegando la testa per studiarlo. “Mi hai detto di andarmene prima che dovessi farlo in una cassa da morto. Mi hai detto che non sarei riuscita a trattare con Angelus e...” Mordendosi il labbro, lasciò che un sorriso le giocasse sulle labbra prima di scuotere la testa. “Non importa” mormorò, alzando di nuovo gli occhi su di lui. “Niente di questo importa. Niente di quello che dico cambierà il passato”

Voltandosi, Buffy chiuse gli occhi mentre ascoltava i suoi passi attraversare il pavimento prima di sentire la sua mano allontanarle gentilmente i capelli dalle spalle.

“Hai ragione” disse lui piano. “Niente di ciò che dici lo cambierà... ma forse aveva bisogno di tirarlo fuori”

“Forse” mormorò lei, voltandosi leggermente verso di lui e vedendolo osservarla con la coda dell'occhio.

“E sì, sapevo che era pericoloso” continuò lui, vedendola alzare brevemente gli occhi verso i suoi prima che guardasse altrove. “Angel è un malato figlio di puttana, ma non avevo mai pensato che avrebbe fatto del male alla madre del suo stesso figlio” disse Spike, una nota amara nella voce.

Alzando gli occhi su di lui per la sorpresa, Buffy aprì e chiuse la bocca diverse volte, incapace per un momento di pensare a qualcosa da dirgli.

“Io non...io mai...” Si affievolì, le sopracciglia ancora corrugate per la sorpresa, si voltò dall'altra parte rispetto al suo sguardo curioso, solo per sentire le sua mani sulle spalle che la facevano spostare per riportare l'attenzione su di lui.

“Mai cosa?” domandò delicatamente.

Soffocando tutti i nervi nello stomaco, sapeva che lui meritava la verità. “Era il tuo bambino, Spike” mormorò, rannicchiandosi leggermente quando vide l'oscurarsi dei suoi lineamenti.

“No” disse lui con un mormorio rauco, scuotendo la testa mentre inciampava all'indietro, avendo bisogno di allontanarsi da lei. “No” ripeté con più forza, notando le lacrime non versate che luccicavano negli occhi di Buffy.

Allontanando lo sguardo, Buffy sobbalzò ma non si mosse per fermarlo quando sentì il suo pugno colpire il muro mentre freneticamente cercava di scaricare la sua rabbia su qualcosa. Sapeva senza alcun dubbio che si sarebbe fermato se lei si fosse anche solo mossa verso di lui, ma sapeva anche che aveva bisogno di tirarla fuori. Lei aveva avuto la sua buona parte di crolli, ed era più che disposta ad aspettare fino a quando lui l'avesse tirata fuori dal suo sistema, sapendo istintivamente che lui si sentiva responsabile. E più che un po' colpevole.

Vedendolo calmarsi visibilmente, Buffy lo osservò mentre i pugni si rilassavano, lasciando le mani fermamente piantate sul muro e lei si voltò altrove.

“E tu non me l'avresti mai detto?” domandò lui con rabbia, guardandola con espressione scura.

“Quando volevi che te lo dicessi, Spike?” disse lei, senza avere il coraggio di voltarsi e fronteggiarlo mentre le mani si chiudevano a pugno sopra il bancone, cercando di controllare le emozioni. “Volevi che ti chiamassi e dicessi 'Hey, ti ricordi di me? Indovina un po' – so che ci odiamo, ma sto per avere il tuo bambino'?”

“Sarebbe stato un inizio” mormorò lui freddamente.

“E poi cosa?” domandò lei, girandosi di scatto. “Avresti detto ai tuoi scagnozzi che dovevano aspettare nove mesi prima di uccidermi? Sono cerca che sarebbe stata la tua priorità numero uno”

“E' davvero questo quello che pensi?” domandò lui con un sussurro sommesso, gli occhi che si restrinsero pericolosamente quando lei non rispose. “Se avessi voluto ucciderti, saresti già morta. Non dimenticarlo mai, amore”

Il suo tono di voce le provocò i brividi lungo la schiena mentre si voltava lontano da lui, incapace di guardarlo negli occhi. “Allora perché sono ancora qui?” mormorò con voce soffocata, chiudendo gli occhi.

Aspettando una risposta, Buffy soffocò un rantolo quando sentì la sua mano afferrarle la gola. Voltandosi immediatamente, afferrò di riflesso con la mano il coltello da macellaio sul bancone, per poi fermarsi quando fu stretta da una morsa d'acciaio. Fissandolo con espressione indecifrabile, prese un profondo respiro, notando lo sguardo compiaciuto sul suo viso.

“Quante armi hai qui in giro?” domandò lui, il suo tono calmo la spaventava di più della mano che era fermamente stretta attorno al suo collo.

“Cosa ti importa?” chiese lei, stringendo la stretta sul coltello, poi sentì in risposta la sua mano stringere il suo polso.

“Non ho mai detto che mi importi... ma non avresti dovuto cercare un'arma quando ti senti minacciata”

“Sono commossa” disse lei con voce disinteressata. “Ti stai davvero interessando a me”

Chiudendo gli occhi quando Spike si piegò in avanti, lasciando sfiorare le labbra contro la sua pelle mentre il respiro le solleticava l'orecchio, lei tremò quando lui parlò.

“L'ho sempre fatto”

Le parole sussurrate provocarono un involontario brivido lungo la schiena prima che i suoi occhi si spalancassero quando venne liberata.

“Allora proviamo di nuovo” disse lui, estraendo il coltello dalla sua stretta e lanciandolo oltre la spalla senza guardare, notando Buffy sobbalzare per il rumore fragoroso che fece quando atterrò nel lavandino.

“Proviamo cosa di-”

Bloccata con un rantolo quando le sue mani le si avvolsero attorno alla gola, applicando ferocemente pressione fino a quando la schiena non fu sbattuta contro il bancone, lei gli afferrò immediatamente le mani, notando la fredda indifferenza sul suo viso. Graffiandogli le mani per cercare di farsi liberare, cercò di calmarsi per quanto possibile e di schiarirsi la mente prima di cambiare angolo e sbattergli un gomito sulla faccia. Afferrando il bordo del bancone per tenersi dritta mentre lui incespicava all'indietro, con l'altra mano andò verso il collo, massaggiandosi i segni delle dita che di sicuro sarebbero stati lì la mattina successiva.

“Ecco la mia ragazza” disse Spike, cercando di fermare il flusso dal suo naso sanguinante.

“Non sono la tua ragazza” replicò lei arrabbiata, resistendo all'impulso di fargli un occhio nero per accompagnarlo al naso. “E non ho bisogno del tuo aiuto ” sputò furiosa, trovando difficile parlare mentre si massaggiava la gola ferita.

“Non hai bisogno di aiuto?” domandò lui in tono di sfida.

“Mai avuto”

“Allora perché non sei riuscita a farcela con quell'idiota?” domandò furioso, cercando di dissimulare le sue emozioni. “Sei la donna più forte che conosco, Buffy. Perché non sei riuscita... perché?”

“Tu non eri lì!” urlò lei arrabbiata. “Non hai idea di quello che è successo. Di quello che ho passato. Non sapevo come agire intorno a lui, come...” Affievolendosi mentre chiudeva gli occhi, Buffy si premette i palmi contro gli occhi con un grido strozzato.

“Dannazione, Spike” mormorò con voce dura, cercando in modo ovvio di mandar giù le lacrime. “Tu non eri lì. Se fossi stato tu... se fossi stata con te ... ma non lo ero e...”

Togliendo le mani, si voltò lentamente dall'altra parte, prendendo un profondo respiro, afferrando il bancone come se potesse scomparirci dentro.

“Cosa stai dicendo?” domandò lui piano, facendo con esitazione un passo in avanti e mettendole gentilmente le mani attorno alla vita, notando che lei non indietreggiò dal suo tocco. Anche dopo tutta la violenza che si erano inflitti l'un l'altro, lei ancora sembrava trovare conforto in lui.

“Non avrei dovuto prendere quell'incarico” mormorò lei in tono angosciato. “Non ero pronta... non emozionalmente e... e Angelus punta sulle debolezze. Questo è ciò che è. Sapeva che qualcosa non andava e lo ha usato a suo vantaggio. Quando avevo la guardia abbassata, l'ha notato”

“Sapeva del bambino?” domandò lui, un taglio duro nella sua voce.

“Non lo sapevo neanche io” mormorò Buffy, lasciando cadere la testa fra le mani. “Sapevo che qualcosa non... andava nel mio corpo, ma l'ho attribuito semplicemente allo stress. Due grandi incarichi in pochi mesi... non pensavo fosse qualcosa. Non penso che Giles me l'avrebbe detto, ma un'infermiera è entrata e ha pensato di offrirmi un po' di conforto e...”

“E' così che l'hai scoperto?” chiese Spike, il cuore dolente per lei quando la vide annuire. “Tu... volevi il bambino?”

Togliendosi lentamente le mani dal viso e piegandole davanti a lei, guardò alla cieca diritto, ovviamente pensato a quello che voleva dirgli. “Come puoi volere qualcosa che non hai mai avuto per davvero?” mormorò, senza mettere peso dietro le parole e chiudendo gli occhi quando le mani di Spike si strinsero attorno alla sua vita, emettendo un sospiro di sollievo quando le sue labbra le sfiorarono gentilmente il collo.

“E' facile, amore” mormorò lui contro la sua pelle, senza muoversi per proseguire la cosa mentre le sue braccia le avvolgevano la vita, per poi quasi sobbalzare per la sorpresa quando lei si voltò nel suo abbraccio e gli avvolse con foga le braccia attorno. Quella era l'ultima reazione che si sarebbe aspettato.

Tenendola gentilmente vicino a lui, fece correre una mano sopra i suoi capelli, chiudendo gli occhi quando sentì l'umidità delle sue lacrime trapelare attraverso la sua camicia. Prese un profondo respiro.

Questo non era lui.

Lui non era questo tipo.

Si presume che lui rimanga rigido. Freddo. Questo è chi era, chi era sempre stato. Ma la sensazione del suo caldo, morbido corpo che cercava conforto da lui fece sì che l'attirasse ancora più vicina.

“Non dovresti essere qui” mormorò lei dopo un momento, prendendo un profondo respiro per calmare i nervi.

“Lo so” mormorò lui, la voce attenuata dai suoi capelli.

“Promettimi una cosa” disse lei delicatamente, vedendolo tirarsi indietro per guardarla. “Promettimi che... che non farai niente che ti farà ricercare dalla Bureau”

“Al momento... non lo sto facendo”

“Spike” mormorò lei, mettendo il peso dei suoi sentimenti dietro la singola parola, chiudendo gli occhi per allontanare il dolore.

“Buffy, se pensi che lascerò scorrere questa-”

“Lasciar scorrere cosa?” domandò lei, spalancando gli occhi quando capì di cosa stava parlando. “Spike, no. No ! Non puoi... non te lo permetterò”

“Non hai davvero scelta, amore”

“No” ripeté lei, scuotendo la testa. “Lo stiamo cercando, lo troveremo e...” Si affievolì quando lui abbassò gentilmente le labbra sulle sue, provocandole un piccolo gemito quando le prese il viso tra le mani. Lentamente lui si tirò indietro, osservando il suo viso arrossato e gli occhi lucidi, ricordando un tempo in cui era stato tanto semplice per loro.

'Erano davvero solo pochi mesi fa?' si domandò, scuotendo la testa mentre si allontanava.

“Spike, per favore non farlo” lo implorò lei, afferrandogli il braccio quando lui cercò di andare verso la porta.

“Che ti importa?” domandò lui, voltandosi a guardarla.

“Io... mi importa, okay?” replicò lei, quasi strozzandosi sulle parole mentre i suoi veri sentimenti stavano quasi per uscire fuori. “Non voglio vederti ferito”

“Fidati, non lo sarò” disse lui, uscendo dalla porta prima che lei avesse la possibilità di rispondere.

Quasi sbattendo la porta dietro di lui, Spike aprì il suo cellulare, aspettando fino a quando sentì la voce dell'amico dall'altra parte.

“Gunn, trova dov'è O'Neill. Adesso ”

Capitolo 30 - Processo di eliminazione

“Buffy” disse salutandola Giles e rivolgendole un sorriso gentile quando lei entrò nella stanza. “Hai ancora un paio di giorni liberi – mi aspetto che tu li usi”

“Lo farò” disse lei.

Guardando mentre il suo capo fissava la rete davanti a lui, buttando giù alcune note sulla sua cartella, Buffy prese con esitazione posto accanto a lui, studiando le luci verdi che scorrevano velocemente sullo sfondo nero. Prendendo un profondo respiro, giocherellò nervosamente con il foulard di seta che aveva legato attorno al collo, a nascondere i segni che le mani di Spike avevano inflitto sulla sua pelle la sera precedente. Non voleva far preoccupare l'uomo più anziano, e sapeva che Giles avrebbe avuto una giornata campale se li avesse visti.

“Giles, ho una domanda”

“Prosegui, Buffy” disse lui, rivolgendole un sorriso tranquillo voltandosi verso di lei.

Fermandosi per un momento, aprì e chiuse la bocca un paio di volte, prendendo un profondo respiro. “Se O'Neill fosse eliminato... completamente eliminato... sarebbe una cosa buona, giusto?”

Sedendosi di fronte a lei, Giles si tolse gli occhiali, strofinandoli con un panno morbido, perso nei suoi pensieri. “Se Angelus O'Neill fosse fatto fuori... andrebbe di sicuro in una buona categoria”

“E-e non importa chi lo fa fuori, giusto? Voglio-voglio dire, se fosse qualcuno al di fuori della Bureau?”

Mettendosi a sedere un po' più diritto, l'uomo più grande le rivolse uno sguardo severo. “Di cosa stai parlando?”

Torcendo nervosamente le mani, Buffy si morse il labbro per un momento. “Diciamo che c'è qualcuno lì fuori che lo vuole fuori quanto lo vogliamo noi. Ora... non possiamo infiltrarci nelle sue vicinanze come l'ultima volta. Non molto preso, comunque – è troppo furbo per questo e sentirebbe odore di trappola. Ma se qualcuno... se qualcuno che potesse avvicinarlo abbastanza, e potesse darci l'informazione che potesse giustificare la cosa e... è possibile, non è vero?”

“E di chi stiamo parlando, Buffy?” domandò piano lui, conoscendo la riposta quando lei immediatamente nascose gli occhi alla sua vista.

“Spike è venuto a trovarmi la scorsa sera” mormorò lei, non volendo incontrare il suo sguardo, sapendo che avrebbe visto delusione sui suoi lineamenti. “Gli ho detto la verità” sussurrò. “Riguardo al bambino, riguardo... gliel'ho detto e non l'ha presa davvero bene. Non che avrebbe dovuto” aggiunse come se fosse un ripensamento.

“E vuole uccidere Angelus” riassunse Giles, appoggiandosi all'indietro sulla sua sedia mentre gli occhi di Buffy si alzavano verso i suoi.

“Non vuole...lo farà. Lo ucciderà alla prima opportunità che avrà. E quindi ho bisogno di sapere... se c'è una possibilità che potesse essere per noi, per fare un favore a noi...”

“Lo vuoi discolpato”

“Non è che sia cattivo come Angelus-”

“Ma è comunque cattivo, Buffy. Cosa pensi che accadrà una volta che O'Neill sarà fuori dal giro? Pensi che Reed rimarrà seduto ad oziare e non cercherà di ingrandire la sua operazione?”

“Non è la mafia, Giles. Spike ha tutti i soldi di cui ha bisogno e-”

“Non ha mai riguardato i soldi” disse lui esasperato, alzandosi e camminando avanti ed indietro per la stanza. “Spike Reed avrebbe potuto ritirarsi più di dieci volte, ma non riguarda questo. È il potere... lui brama il potere della sua posizione”

“E se non lo facesse?” mormorò lei, alzando lo sguardo supplichevole. “Se volesse davvero smetterla... lo considereresti?”

“Non c'è nessuna ragione per lui di fermarsi” disse Giles piano, mettendosi a sedere mentre la guardava, cercando di farle capire.

“Ma potrebbe esserci” disse lei, una nota di disperazione nella voce. “Se potessi parlargli, potrei...”

“Lo ami, Buffy?” domandò lui, guardandola e osservando il suo sguardo evitare velocemente i suoi occhi. “Buffy?” incitò, piegandosi più vicino, cercando di forzare il contatto visivo.

“Non lo so” mormorò lei. “Provo di sicuro sentimenti che non dovrei provare, ma potrebbero essere solo dei residui della... gravidanza. Anche se all'epoca non sapevo che stavo aspettando un bambino, è solo... è difficile, Giles” disse lei con un mormorio strozzato, combattendo per trattenere le lacrime. “Voglio solo che tutto finisca, e se posso farlo succedere, voglio provare”

Sedendosi all'indietro sulla sedia, Giles si passò una mano sul viso, lasciandola a coprire la bocca mentre rimaneva seduto perso nei suoi pensieri.

“Angelus è la minaccia peggiore e tu lo sai” disse lei, fissandosi le mani. “Spike è pericoloso, ma non va in giro alla ricerca di guai... non più. Ad Angelus piace causali, adora provocare disastri e avere potere e il brivido. Spike non è così”

“Tu non lo sai questo” disse Giles piano. “Non hai visto quel lato di lui”

“Ho visto ogni lato di lui” replicò Buffy, la voce più forte mentre alzava lo sguardo sul suo capo. “Ho visto il lato che mi ha puntato contro una pistola e che ha cercato di farmi cedere... quello che ha cercato di schiacciarmi perché sapeva che mi avrebbe reso più forte e quello... quello che mi ha permesso di vederlo per davvero”

Sentendo il singhiozzo soffocato nella sua voce, Giles rimase silenzioso per un momento, lasciando che si ricomponesse. “Lui ti ama?” domandò sommessamente, piegandosi in avanti e appoggiando i gomiti sulle ginocchia, poi strinse le mani di fronte a sé e la guardò.

Guardando la scrivania di fronte a lei per evitare i suoi occhi, Buffy ci pensò un momento. “Non lo so”

***

“Vacci alla cieca e verrai ucciso” disse Ethan, seguendo Spike per il palazzo.

“Forse” borbottò Spike, saggiando il peso della sua pistola mentre apriva le porte del retro della casa. Puntando la pistola su un obiettivo non visibile, tirò il grilletto tre volte, ignorando il fischio nelle orecchie quando i proiettili tagliavano l'aria, scomparendo nel nulla. “Comunque non è importante sempre che non lo porti con me”

“Tutto questo per una ragazza” mormorò Ethan, sedendosi sul tavolo del patio.

“Cosa?” domandò Spike, voltandosi verso l'uomo, che ovviamente divenne ben consapevole del fatto che il suo capo dal brusco temperamento teneva in mano una pistola.

“Niente” disse con un sorriso disinvolto, mettendosi a sedere un po' più diritto.

“O'Neill avrebbe dovuto essere fatto fuori parecchio tempo fa e tu lo sai”

“Non significa che voglia saperlo” replicò Ethan, non volendo essere immischiato.

“Lavori per me, questo è quello che succede” rispose Spike, puntando la pistola e sparando ancora una volta.

“Posso presentare le mie dimissioni?” domandò lui sarcasticamente.

Guardandolo oltre la spalla con un leggero sorriso, Spike scosse la testa. “Ho paura di no, amico. Sei bloccato con me”

“Fino a che morte non ci separi, eh?”

“Fondamentalmente sì”

“Che romantico” disse Ethan, vedendo Spike sogghignare leggermente.

Il sorriso leggermente si affievolì quando Spike fissò nella distanza. Immagini passavano veloci nel suo cervello, immagini del viso coperto di lacrime di Buffy, del sorriso impudente di Angelus, e di quello che Buffy aveva dovuto passare per finire in ospedale.

“Sappiamo dov'è?” domandò Spike, il tono immediatamente freddo e brutale.

“Abbiamo un luogo e un orario. Domani sera”

“Lo sai sembrare un appuntamento” replicò Spike, facendo del suo meglio per tenere al suo posto il ghigno.

“Abbastanza” borbottò Ethan, a cui non piaceva il piano. “Un appuntamento con la morte”

“La sua” chiarì Spike, puntando la pistola mentre aspettava la conferma di Ethan. Non sentendone una, si voltò per guardarlo oltre la spalla con un sopracciglio alzato.

“Adesso devo essere d'accordo con te su qualsiasi cosa dici?” domandò l'altro.

Spike non ebbe la possibilità di rispondergli perché il suono del campanello risuonò nella grande casa. “Non è necessario un consenso. Va ad aprire la porta” replicò, indicando la strada per la porta sul retro.

“Adesso sono il maledetto maggiordomo?”

“Vorresti essere solo maledetto?” domandò Spike, vedendo Ethan rientrare verso la casa.

“Non penso che questo richieda una risposta” disse, scomparendo nella casa.

Controllando la pistola che stringeva in mano, Spike iniziò a ricaricarla quando Ethan apparì di nuovo un paio di minuti più tardi.

“Spike, hai un ospite” disse con un preciso accento Inglese.

“Non voglio vedere nessuno” mormorò lui, senza alzare gli occhi dal suo compito.

“Penso tu voglia vedere questa persona”

Alzando lo sguardo al tono serio della voce di Ethan, Spike corrugò la fronte mentre i suoi occhi facevano una domanda silenziosa.

“E' la signorina Summers”

Capitolo 31 - Perdere di vista il quadro principale

Senza fiato mentre attraversava il corridoio, Spike registrò a malapena i suoi stessi movimenti quando entrò nel soggiorno. Vedendo Buffy camminare nervosamente avanti e indietro di fronte al camino, un sorriso gli aleggiò sulle labbra fino a quando lei non si voltò dalla sua parte.

Spike osservò mentre i suoi occhi si spalancavano per un momento prima che incrociasse le braccia sul petto.

“Non sono armata”

Guardandola confuso, corrugò la fronte, incerto riguardo quello che stava dicendo. Notando che il suo sguardo era diretto alla sua mano, abbassò lo sguardo, realizzando che stava ancora stringendo la pistola.

Schiarendosi la gola, la mise rudemente sul tavolo vicino prima di infilare nervosamente le mani nelle tasche. “Non era per te, passerotto”

“Sì, beh... non si può mai essere troppo sicuri in questa casa” mormorò lei, evitando il contatto visivo fissando il pavimento, ricordando ovviamente l'ultima volta che era stata in casa sua.

Schiarendosi la gola, Spike fece con esitazione un paio di passi verso di lei. “Perché sei qui?”

“Oltre alla parte 'cercare di non venir uccisa' della visita?” domandò lei con un leggero sorriso.

“Non ti farei del male, amore” disse lui piano. “Non intenzionalmente”

Prendendo un profondo respiro per calmare i nervi, Buffy lottò per evitare una risata incredula. “Penso che la cicatrice e le ferite sul mio collo racconterebbero una storia diversa” disse, alzando gli occhi per osservare la sua reazione.

Spike abbassò gli occhi, schiarendosi la gola mentre cambiava nervosamente posizione da un piede all'altro, ricordando la notte di così tanti mesi fa così come quello che le aveva fatto la notte precedente, cercando di ricordare che tutto ricadeva sotto il regno dell'essere 'per il suo bene'.

“Colpo basso” disse Buffy dopo un momento. “Mi dispiace”

“Non sarebbe il primo che dai” disse lui, forzando un sorriso quando la guardò negli occhi. “Perché sei qui, Buffy?” ripeté.

“Lavoro” rispose, vedendolo irrigidirsi. “Non... non riguarda te, Spike” disse velocemente. “Non direttamente, ad ogni modo”

“Allora perché?” domandò lui, piegando la testa per studiarla.

“La verità?”

“C'è una prima volta per tutto” disse lui, cercando di sorridere mentre si avvicinava, appoggiandosi contro il retro del divano, direttamente dall'altra parte rispetto a dove Buffy era in piedi.

“Okay” disse lei, evidentemente raccogliendo i suoi nervi mentre faceva un passo in avanti, accorciando la distanza tra loro. “Mi manchi” disse, combattendo per mantenere gli occhi fissi in quelli di lui mentre la confusione e il sospetto gli scorrevano nello sguardo.

“Va bene” disse lui lentamente, incerto su quale fosse il significato nascosto dietro le sue parole.

“Non chiedermi perché” continuò lei con una leggere risata, facendo quello che le era possibile per alleggerire l'atmosfera. “Ma è così”

“Cosa significa, allora?” domandò lui, osservandola con cautela.

“Ho parlato con Giles” disse lei piano, vedendolo irrigidirsi alla menzione del suo capo. “Ha detto che se sei deciso ad inseguire Angelus, c'è un modo...”

“Sputa fuori, Buffy” disse lui, incerto su dove stesse andando la conversazione.

“Se vai dietro ad Angelus per conto della Bureau e ti mantieni pulito dopo... sarai completamente esonerato. Per tutti” chiarì lei, guardando le sue sopracciglia alzarsi per la sorpresa. Aspettando una risposta, gli rivolse nervosamente un sorriso speranzoso. “Cosa ne pensi?”

“Dov'è l'imbroglio?” domandò lui dopo un momento, incrociando le braccia sul petto.

“Cosa?”

“L'imbroglio. Ho fatto troppo merda per essere lasciato andare, Buffy”

“Ma non possono provarla” disse lei, scuotendo la testa per enfatizzare il suo punto.

“E perché questo?” chiese sospettoso. “Di sicuro hai riportato tutto quello che hai trovato quando stavi con me...quando investigavi su di me”

“Non tutto” disse lei piano, evitando i suoi occhi. “Gli ho dato abbastanza informazioni per arrestarti, se cercassi di rubare il Renoir, ma non sanno niente riguardo... la gente che hai ucciso”

Massaggiandosi la mascella per un momento, Spike prese un profondo respiro, cercando di controllare le sue emozioni. “E tu sai?”

“Spike, mi hai già raccontato-”

“Sai i dettagli?” domandò con acredine nella voce. C'era stata una volta una piccola speranza che lui le raccontasse tutto quello che avesse voluto sapere sul suo passato, ma quel tempo era lungamente trascorso. “Rispondimi, Buffy”

Guardandolo negli occhi, lei mantenne un'espressione indifferente mentre annuiva. “Conosco alcuni dettagli” confermò.

“Come?” chiese lui, digrignando i denti”

“Una volta ti fidavi di me, Spike” disse lei piano, vedendo la rabbia serpeggiare vicino la superficie.

“Non ti ho detto niente oltre alle basi” disse lui con voce bassa.

“E' una casa grande” disse lei, senza mai distogliere lo sguardo. “E all'epoca, non sapevi perché ero qui... parte della ragione per cui ero qui” si corresse, guardando altrove quando lui restrinse gli occhi.

“Perché non gliel'hai detto?” domandò lui, facendo un passo in avanti e trattenendo un leggero sorriso quando lei non si allontanò.

“Tu che ne dici?” replicò lei, alzando un sopracciglio quando lui le sorrise con aria compiaciuta.

“Non mi volevi dietro le sbarre, amore?”

“Devo davvero rispondere?” domandò lei, chiudendo gli occhi quando lui la raggiunse, avvolgendole le braccia attorno alla vita e strofinandole gentilmente il viso nel collo, provocandole brividi lungo la schiena.

“Ti dico io cosa” mormorò lui, le labbra che le sfioravano la giugulare. “Tu torni da papà carissimo...” Si mosse più in alto fino a che i denti non raschiarono gentilmente sopra la cicatrice che le aveva lasciato, “...E gli dici...” Baciandole la mascella prima di sfiorarle le labbra, “...Che non sono interessato”

Buffy si irrigidì immediatamente nelle sue braccia, la nebbia che sembrava averla circondata che iniziava ad alzarsi mentre si tirava indietro per guardarlo incredula. “Spike...?”

“Mi hai sentito” disse lui, usando ogni grammo di forza che possedeva per allontanarsi da lei. “Non voglio essere associato a loro”

“Spike, vai dietro ad Angelus da solo, e verrai arrestato per omicidio” disse lei, sentendosi a corto di fiato. “E cosa c'è di male nell'usare la Bureau come copertura? Fai tutto tu lo stesso, ma ecco l'idea nuova – non vai in prigione” disse lei sarcasticamente.

“Non farlo, Buffy”

“Ma potremmo stare insieme” mormorò lei, fissando il pavimento, senza neanche rendersi conto di aver dato voce ai suoi pensieri fino a quando vide Spike fissarla.

“Non potremmo” disse lui, scuotendo leggermente la testa, cercando di controllare il suo respiro quando lei alzò gli occhi a guardarlo. “Siamo troppo diversi”

“E siamo esattamente uguali” disse lei, digrignando i denti mentre lo guardava. “Sei tu ad avermelo detto questo”

“Semplicemente non funziona così, passerotto” disse lui tranquillo. “Questa non è una favola”

“Tu pensi che non lo sappia?” urlò lei irritata. “In questa storia tu non sei esattamente il cavaliere dall'armatura scintillante, Spike. Non sei neanche il tipo che corre al salvataggio su un cavallo bianco”

“Allora perché mi vuoi?” domandò lui, afferrandole le braccia in una stretta severa, tirandola vicino fino a quando non fu intimamente stretta contro di lui.

“Perché tu sei tu” disse lei, guardandolo negli occhi. “Perché puoi essere un brav'uomo. L'ho visto”

“Quando?” ringhiò lui. “Quando l'hai visto? Quando ti stavo mentendo? Quando ti ho praticamente violentato? Quando ti ho puntato contro una pistola?”

“Ti ho mentito più io di quanto l'abbia fatto tu con me” replicò Buffy, prendendo un profondo respiro quando sentì le sue mani stringersi sulle sue braccia. “E non ho mai detto di no quando cercavi di toccarmi. Ti ho sempre voluto, Spike” disse con voce soffocata. “E per quanto riguarda la pistola – stai parlando di quella finta che hai mostrato a Giles?” domandò, notando la sorpresa sul suo viso mentre la lasciava andare e si allontanava, voltandosi, incapace di guardarla ancora negli occhi. “Sì” continuò lei con un leggero cenno del capo. “Me l'ha detto. Ora dimmi tu... perché non vuoi farlo?”

“Non lo capisci?” urlò lui, voltandosi di scatto per fronteggiarla, i nervi sull'orlo. “Perderei tutto. Tutto , Buffy”

“Non mi importa” mormorò lei severamente, cercando di mandar giù il groppo che aveva in gola, volendo che lui capisse che lei non era lì per i suoi soldi o per il potere che aveva in certi circoli.

“A me sì” disse lui, cercando di far sì che le lacrime che le vedeva brillare negli occhi lo infastidissero.

“Allora è così?” sussurrò lei con il fiato sospeso, spostando il suo sguardo verso il pavimento, incapace di guardarlo negli occhi.

“Immagino di sì” replicò lui, lottando per mantenere la noncuranza nel suo tono e nella sua espressione quando lei alzò lentamente lo sguardo su di lui.

Considerando per un momento se seguire il suo istinto femminile e lasciar libere le lacrime o prendere la strada più difficile, tirò un profondo respiro, chiudendo gli occhi per un momento prima di concentrarsi ancora una volta su di lui.

“Goditi la tua vita, Spike... te la sei meritata” disse con grazia, notando la confusione nei suoi occhi. Fece un passo in avanti, allungandosi lentamente fino a toccargli il retro del collo e a guidarlo in basso verso di lei. Esitando per un momento, sfiorò poi le labbra contro le sue, provocandogli un morbido sospiro. Tirandosi indietro quando lui cercò di approfondire il bacio, cercò di sopprimere il gemito alla perdita del contatto. Facendo un passo all'indietro, sentendo il bisogno di allontanarsi da lui, Buffy alzò lo sguardo con occhi tristi, cercando di forzare un sorriso sulle labbra. “Addio... William”

Voltandosi, lasciò velocemente la stanza, sentendo il bisogno di uscire dalla sua casa il più velocemente possibile.

Praticamente correndo lungo l'enorme corridoio, non si preoccupò di guardare indietro, cercando di mandare via le lacrime che aveva negli occhi mentre spalancava la porta principale.

Non si voltò mai per vedere l'espressione di desiderio negli occhi di Spike.

Capitolo 32 - Tutti a bordo

Spike rimase fermo dov'era, ad ascoltare il rumore della macchina di Buffy allontanarsi, portandola ancora di più lontano da lui.

Incapace di muoversi, chiuse gli occhi, cercando di concentrarsi sul suo respiro e lottando contro tutto quello che aveva dentro per non correrle dietro, implorando il suo perdono.

"Sei un uomo forte" disse Ethan, entrando nella stanza quando il rumore della macchina si affievolì con la distanza. "Lasciare andare una donna come quella."

Voltandosi verso l'altro uomo, Spike lo fissò. "Pensavo non ti piacesse, amico" replicò, inarcando un sopracciglio.

"Nonostante i miei personali sentimenti nei suoi riguardi, ho capito chi è veramente "

"E chi sarebbe?" domandò Spike arrabbiato.

"Una donna innamorata" rispose in tono piatto, notando le spalle di Spike tendersi in risposta. "Una che, allo stesso tempo, non va dietro ai tuoi soldi o a quello che puoi darle. Una rarità in questa città. Come ho detto - sei un uomo forte a lasciarla andare"

Evitando lo sguardo di Ethan , Spike fissò il pavimento, prendendo alcuni profondi respiri. "Non potrei mai renderla felice" disse, quasi rivolto a se stesso.

"Immagino che non lo sapremo mai" replicò Ethan, voltandosi ed uscendo dalla stanza.

***

Buffy entrò in casa sua sentendosi intontita. I suoi occhi erano rossi e gonfi per il pianto che aveva fatto lungo la via fino a casa, e non voleva nient'altro che rannicchiarsi nel letto e piangere le ore fino a che il dolore non fosse diminuito.

A metà strada sulle scale, si fermò quando l'acuto squillo del telefono risuonò riempiendo la casa. Chiudendo brevemente gli occhi, si voltò e tornò al piano inferiore, afferrando il più vicino telefono.

"Pronto?"

"Miss Summers"

Sentendo il suono del familiare accento, Buffy si irrigidì leggermente, guardando istintivamente in giro per la casa in una manovra protettiva.

"Cosa vuoi, Ethan?" domandò, la voce divenuta dura e freddo nell'arco di un secondo.

"Dì a Rupert che Spike accetterà l'accordo"

Sentendo come se l'aria le stesse lasciando i polmoni, Buffy afferrò la ringhiera delle scale, abbassandosi lentamente su uno dei gradini sul fondo. "Ha accettato?" domandò con calma.

"No" rispose Ethan. "Sono io ad autorizzarlo. Essendo il capo della sicurezza e tutto il resto, e nessuno ha più bisogno di sicurezza in questa questione di William Reed. Dì a Giles che firmerò qualsiasi foglio lui abbia bisogno che firmi purché mi assicuri una qualche forma di back-up per domani sera"

"Che succede domani sera?" chiese Buffy, sapendo che Giles non aveva mai menzionato nulla al riguardo.

"Spike andrà dietro ad Angelus. Da solo"

"Oh Dio" mormorò lei, sentendo lo stomaco sommuoversi violentemente. "Quando?" domandò, facendo correre una mano fra i capelli.

"Ventiquattro ore"

"Ethan, se vuoi che lo aiuti, ho bisogno di un orario e un luogo preciso" disse, digrignando i denti per la frustrazione.

"Due di mattina" rispose lui. "Un vecchio magazzino nei bassifondi di Los Angeles… appartiene ad Angelus,e lui e Hamilton hanno in progetto di muovere un po' della 'mercanzia' che è localizzata lì senza essere sorpresi."

"Solo O’Neill e Hamilton?" chiese Buffy, chiudendo a pugno la mano nei capelli mentre i suoi nervi minacciavano di cedere.

"Gli unici che mi sono stati confermati" replicò Ethan.

"Come lo sai?"

"Ho un contatto... Conosce Angelus"

"Chi?" domandò lei, aspettando impaziente una risposta. "Ethan, il mio telefono è sicuro- è stato controllato di recente... Chi?"

"Gunn."

Alzando un sopracciglio sorpresa, Buffy annuì a se stessa. "Ho bisogno di sapere come arrivare lì"

***

"E tu sei sicura che ha detto si?" domandò Giles, vedendo Buffy muoversi nervosamente non a suo agio sul sedile vicino a lui mentre guidavano verso i bassifondi di L.A.

"Yep, Spike è a bordo- a pieno carico" mentì lei, deglutendo forte mentre ripensava a quando l'aveva lasciato la sera precedente.

"E sa dell'incontro di questa sera?" chiese Giles.

"Lui... Lui dovrebbe" disse lei prendendo un profondo respiro. "Non sono riuscita a contattarlo oggi"

'Un'altra in qualche modo innocua bugia... Spero'

"Buffy-"

"Giles, so che vuoi qualcosa per iscritto. So che vuoi che tutto scorra liscio. So tutto questo, ma per favore fidati di me- se Spike è in grado di trovare Angelus prima di noi, si prenderà cura di tutto"

"Mi sentirei più a mio agio al riguardo se mi dicessi la fonte della tua informazione"

"E allora non sarebbe una fonte" replicò Buffy, guardando fuori dal finestrino.

"Quindi la fonte è un 'lui'" disse Giles, apparentemente orgoglioso di se stesso.

"Molto bene, Giles" disse Buffy con un sorriso. "Hai appena ristretto il mio informatore a ad occhio e croce metà della popolazione mondiale"

"È importante che lo sappia" disse lui, ignorando i suoi stuzzicamenti.

"E ti conosco, Giles. Se te lo dico prima del fatto, allora non ci sarà un dopo il fatto"

"Era Inglese quello?"

"No, era Americano" disse lei sarcasticamente, sapendo che non l'avrebbe distratto così facilmente.

"Sono serio, Buffy, voglio sapere chi è. E se fosse un agente che fa il doppio gioco?"

"Okay, ma se te lo dico, voglio che mi prometti che non diventerai tutto paternalista e Gilesy, okay?"

Lanciandole uno sguardo, Giles fece un profondo sospiro prima di annuire. "Hai la mia parola"

"È Ethan Rayne"

"Cosa?!"

"Hai promesso" gli ricordò lei.

"Buffy-"

"Giles, Ethan ha detto che si sarebbe occupato lui di tutto. È il capo della sicurezza, ricordi?"

"So chi è, Buffy"

"Ha detto che si sarebbe occupato lui delle scartoffie, eccetera e così via. Penso che sia preoccupato per Spike"

"Lo ha praticamente cresciuto" mormorò Giles, quasi a se stesso, vedendo la donna vicino a lui voltarsi sorpresa.

"Davvero?"

"Beh, no, non davvero" replicò Giles, non volendo offrire più informazioni di quanto già fatto, ma sapendo che Buffy non gli avrebbe permesso di ignorarlo.

"Lui... Ha influenzato Spike"

'Lo ha modellato in quello che voleva' Buffy si accigliò al pensiero.

"Ethan ha detto che Spike andrà da solo. Non avrà nessun tipo di aiuto esterno o potrebbe diventare più pericoloso" disse lei, decidendo che fosse ora di cambiare soggetto. "Sarai fuori con la cavalleria-"

"Come ci sarai tu" le ricordò Giles.

"Oh... Giusto" disse lei, cercando di mantenere calma la voce.

"Buffy…"

Sentendo la nota guardinga nella voce di Giles, Buffy fissò il suo capo, rivolgendogli un sorriso ritroso.

"Per nessuna ragione entrerai in quel palazzo, hai capito?"

"Sai che non posso semplicemente aspettare fuori, Giles" disse lei, lasciando che sentisse la verità dietro le sue parole.

"Questo è un ordine, Agente" replicò lui, la voce divenuta più fredda.

"È personale" disse lei, guardandolo con occhi imploranti.

"Solo perché Spike-"

"Non Spike" disse lei, scuotendo la testa. "Spike è solo una piccola parte. Angelus" continuò, chiarendo per l'uomo più anziano. "Si è preso qualcosa di mio, Giles. Qualcosa che non riavrò mai più indietro"

"Non siamo qui per la vendetta, Buffy"

"Beh, forse dovremmo esserlo!" urlò, i nervi sull'orlo della crisi. "Mi ha quasi ucciso. Ha ucciso mio figlio-"

"Non possiamo-"

"Hai ragione" disse lei con un cenno del capo. "Noi non possiamo. Ma non me ne starò seduta fuori quando Spike potrebbe aver bisogno di aiuto. Non lascerò scappare via Angelus"

Sentendo la determinazione nella sua voce, Giles sospirò. "Troveremo una soluzione quando arriveremo lì" disse, fissando la strada senza fine che si allungava di fronte a loro.

Sorridendo dolcemente, le spalle di Buffy si rilassarono mentre lei annuiva. "Grazie"

Capitolo 33 - Appuntamento con la morte

Facendosi lentamente strada lungo la passerella fino all'altro lato del magazzino, Buffy tenne sott'occhio tutte le possibili uscite. Ogni muscolo era teso e all'erta mentre si preparava a qualsiasi cosa, parte di lei che si aspettava che Angelus le comparisse davanti, l'altra parte che si aspettava che fosse Spike.

Sapendo che nessuno dei due uomini si aspettava di averla lì, cercò di non pensare al fatto che quello per lei raddoppiava il rischio.

“Niente?” chiese alla radio.

“Niente da questa parte”

“Non so dov'è, Giles” disse Buffy, guardandosi attorno, e odiando il fatto che i suoi nervi stessero avendo la meglio su di lei.

“Hai ancora qualche minuto, Buffy. E puoi sempre tornare indietro-”

“Non torno indietro. Voglio solo assicurarmi che fuori siamo coperti”

“Lo sei. E Buffy... Sta attenta” la mise in guardia lui.

Senza preoccuparsi di rispondere, Buffy guardò l'orologio.

01:47:00

Tredici minuti e passa.

Odiava questa storia.

Odiava tutto, e mentre osservava i secondi scorrere via, riusciva a sentire aumentare l'ansia.

Un paio di minuti prima delle due, Buffy sentì il distintivo di porte che si aprivano. Accovacciandosi dietro una grande cassa nell'angolo del piano superiore, guardò quando Angelus e Hamilton entrarono nella zona.

Corrugando la fronte mentre li guardava, Buffy osservò con attenzione l'area, sorpresa dal fatto che Spike non fosse già nel palazzo, ad aspettare per un attacco a sorpresa. Scrollando via le sensazioni e le emozioni, tornò verso l'uomo che era evidentemente al comando. L'uomo che l'ultima volta che l'aveva visto zoppicava via da lei per i danni che gli aveva provocato. Sorridendo a quella parte del ricordo, Buffy si tirò silenziosamente in piedi, rimanendo vicino al muro mentre si faceva strada verso la scala che era lontana dai due uomini.

Scendendo lentamente, Buffy gelò quando sentì il rumore delle porte che si riaprivano. Guardandosi attorno, scese silenziosamente gli ultimi gradini, rannicchiandosi quando vide entrare Spike, all'apparenza calmo, anche se Hamilton gli puntava contro la sua pistola.

'É matto?' pensò, guardando Spike camminare nel magazzino, come se non avesse nessun problema al mondo.

“Qual è il problema, Angel?” chiese con un sorriso. “Non sei felice di vedermi?”

“Al contrario” replicò Angelus con un sorriso. “Non pensavo mi rendessi così facile ucciderti. Marcus” disse voltandosi verso l'uomo vicino a lui.

Gli occhi di Buffy si spalancarono quando Hamilton estrasse una seconda pistola dalla sua cintura, puntandole entrambe contro Spike. Agendo per puro istinto, Buffy sparò, notando Hamilton piegarsi quando il proiettile gli entrò nel fianco.

Gli occhi di Spike saettarono brevemente verso dov'era lei prima di coprire la distanza tra lui e Angel, schiaffandogli un pugno in pieno viso.

“Qual è il problema, Willie? Ho preso uno dei tuoi giocattoli?” lo stuzzicò Angelus, ripagandolo con un montante alla mascella mentre sputava sangue sul pavimento.

“Non potresti prendermi niente, neanche se lo volessi” ringhiò Spike, piazzandogli un altro pugno sul naso. “Ma hai fatto del male a qualcuno a cui tengo” disse, prendendolo a calci nello stomaco. “E per questo...” pugno “...dovrai soffrire”

Colpendolo di nuovo, Spike rimase sorpreso dal fatto che O'Neill non si stesse opponendo così fortemente come lui sapeva che avrebbe potuto. Il pensiero si formò quando sentì un colpo sulla nuca. Cadendo a terra, si voltò per vedere Hamilton, il sangue che gli colava dal fianco, macchiandogli il completo di Armani. Tirando fuori di riflesso la sua pistola, Spike svuotò un caricatore sul torace di Hamilton, mirando allo stesso tempo un calcio ben piazzato al ginocchio di Angelus, facendo cadere a terra l'altro uomo.

Saltando su quando Hamilton colpì il pavimento, Spike vide l'espressione omicida negli occhi di O'Neill mentre tirava fuori la pistola dalla cintura dei pantaloni, puntandola contro Spike. Sentendo lo scoppio quando il proiettile tagliò l'aria, gli occhi di Spike si spalancarono quando il braccio di Angelus scattò seguendo l'impeto del proiettile. Vedendo che era solo un graffio sul braccio, Spike piazzò un pugno sulla faccia dell'altro uomo prima di saltare su e correre verso il retro dell'edificio.

Piegandosi dietro un mucchio di casse da imballaggio, si accucciò per evitare una rappresaglia da parte di Angel mentre i proiettili tagliavano l'aria.

Buffy lo tenne sott'occhio mentre si ritirava nell'ombra. Allontanandosi ulteriormente, si premette una mano all'auricolare, sentendo la voce di Giles.

“Buffy? Stai bene? Buffy!”

“Sono qui” disse lei, la voce tranquilla nonostante la sparatoria.

“Che sta succedendo?”

“È tutto...sotto controllo- solo tenete gli occhi aperti lì fuori. Non entrate! Evitate che Angelus riesca ad uscire!”

Alzandosi un poco, Buffy sparò ancora una volta, mancando di poco il braccio di Angel, senza capire che così stava attirando su di sé i suoi colpi, lasciando Spike con la possibilità di correre oltre lo spazio tra le casse e di cadere accanto a lei.

“Che diavolo ci stai facendo qui?” ringhiò Spike, abbassandosi di più mentre un altro proiettile gli sibilava vicino alla testa, e notando l'espressione indignata sul viso di lei.

“Ti sto salvando il culo - ecco che faccio”

Dopo averla fissata per un momento, Spike iniziò velocemente a ritornare il fuoco.

“Vattene via da qui!” urlò, gli occhi spalancati quando lei si alzò e mirò ad Angel, colpendolo alla clavicola.

Spike guardò con apprezzamento mentre lei scivolava facilmente per il magazzino, avvicinandosi ad Angelus nel suo punto cieco.

“Fermo!” urlò lei, facendo sì che lo sguardo di Angel si spostasse su di lei, dando a Spike abbastanza tempo per prenderlo di mira. “Sei in arresto” continuò lei, stringendo gli occhi di fronte al sorriso sadico che le rivolse.

Buffy corrugò la fronte quando non vide il sangue fuoriuscire dalla ferita che doveva essere sul suo torace. 'Dannazione, dovevamo saperlo che sarebbe venuto preparato' pensò lei, notando vagamente la massa in più del giubbotto anti proiettile sotto i suoi vestiti.

“Guarda a chi è appena cresciuto un paio di palle” disse Angelus, piegando leggermente la testa mentre Buffy camminava lentamente verso Spike, sentendosi più a suo agio dato che erano in maggioranza.

“Non ne ho mai avuto bisogno” replicò lei, inarcando un sopracciglio nella sua direzione. “Ti ho preso a calci nel culo una volta- potrei farlo di nuovo”

Buffy riusciva praticamente a sentire Spike sorridere accanto a lei.

“Butta via la pistola” disse lei con calma, muovendo la mano verso la radio per chiamare Giles per i rinforzi, il dito stretto sul grilletto, che puntava alla testa, quando Angel non l'ascoltò. “Ultima possibilità, O'Neill” disse lei, digrignando i denti quando lui le sorrise.

“Ultima possibilità, huh?” disse lui, piegando la testa per guardarla.

L'istinto prese il sopravvento quando Angelus mirò a Spike- spingendolo via un mezzo secondo prima che l'altro uomo premesse il grilletto.

La sensazione di un proiettile che l'attraversava fece sì che il corpo di Buffy si inarcasse all'indietro, cercando di riflesso di allontanarsi dal dolore.

Boccheggiando per la sofferenza mentre cadeva a terra, Buffy fu vagamente consapevole del rumore di altri colpi di pistola ma non riuscì a concentrarsi su questi mentre cercava di respirare.

Vedendo Angelus correre verso il retro del magazzino, Spike fece per andargli dietro, sperando di averlo colpito almeno una volta dove non era coperto dal giubbotto. Voltandosi per controllare Buffy, spalancò gli occhi quando la vide sdraiata a terra, una pozza di sangue che lentamente si allargava sotto di lei. I suoi occhi erano serrati chiusi- vide vagamente una lacrima scivolarle lungo la guancia.

Quasi rotolando su se stesso mentre correva verso di lei, le cadde accanto in ginocchio. Lasciando cadere a terra la pistola, Spike si strappò immediatamente la camicia e la premette sulla ferita che zampillava sulla spalla.

“Va tutto bene, piccola” mormorò, la mascella stretta mentre combatteva contro le lacrime negli occhi quando lei inconsciamente si inarcava dal pavimento, combattendo il dolore. “Va tutto bene...starai bene. Rimani con me, Buffy”

Facendole scorrere una mano fra i capelli mentre l'altra continuava a premere sulla spalla, emise un sospiro di sollievo quando sentì le sirene fuori dall'edificio. Non avrebbe mai pensato di essere così grato per l'arrivo dei poliziotti.

“Buffy?”

Voltandosi al suono della voce di Rupert Giles, Spike non riuscì a dire niente quando l'uomo più anziano corse ad inginocchiarsi accanto a loro. Chiamando velocemente i soccorsi, gli diede la loro posizione prima di voltarsi verso Spike.

“Che è successo?”

“Angelus” replicò Spike, senza mai distogliere gli occhi da Buffy.

“Lo so questo” scattò Giles.

“Beh, l'hai preso?” ribatté Spike, digrignando i denti prima di concentrarsi sulla donna nelle sue braccia.

“Ci stiamo lavorando”

Guardando incredulo Giles per un momento, Spike si tirò più vicina Buffy quando la sentì gemere piano. «Starai bene, amore” mormorò, sperando che sapesse che era lì mentre le premeva le labbra sulla fronte. “Non lascerò che ti succeda niente”

Capitolo 34 - Il momento della verità

Gli occhi di Buffy si strinsero più forte mentre lentamente diventava cosciente del dolore che si irradiava dalla sua spalla. Sentendo il distante bip dell'attrezzatura dell'ospedale e il rumore soffuso di attività dall'altro lato della porta, cercò di raccogliere il coraggio per aprire gli occhi.

Sapendo che tutto le sarebbe tornato in mente con perfetta chiarezza una vota che l'avesse fatto, Buffy sbatté lentamente gli occhi, assorbendo la stanza d'ospedale. Una chiara sensazione di déjà-vu l'assalì quando vide Giles seduto accanto a lei, notandola nello stesso momento in cui lei notava lui.

“Buffy” disse lui con voce sollevata. “Come ti senti?”

“Come se m'avessero sparato” disse lei sarcasticamente, sobbalzando quando cercò di muovere la spalla. “Non è di certo la vacanza che uno si sarebbe aspettato”

Sorridendo leggermente, Giles prese un profondo respiro, ovviamente cercando di venire a patti con il fatto che lei stava bene.

“Ecco un'idea nuova” disse Buffy, respirando un po' più a fondo nel tentativo di alleviare i dolori lancinanti che le correvano lungo il braccio e il torace. “Che te ne pare se finalmente completo una missione e non finisco in ospedale”

Sorridendo mentre la combattente che è in lei sembrava prevalere, Giles annuì. “Speriamo che questa sia l'ultima volta”

“Angelus è ancora lì fuori, vero?” domandò lei, cambiando bruscamente argomento quando tutti i ricordi sembrarono travolgerla allo stesso momento.

“Vero” confermò Giles, vedendola in risposta stringere la mascella.

“Dannazione” mormorò lei, colpendo agitata il materasso, sobbalzando quando il movimento immediatamente innervosì la sua spalla ferita. Lanciando uno sguardo a Giles, la sua espressione divenne ancora più solenne. “E Spike?”

“È stato il primo a soccorrerti” ammise Giles a malincuore.

“No... quello l'avevo immaginato... dov'è adesso?”

***

Camminando nervosamente avanti e indietro nella sala d'attesa dell'ospedale, Spike sbatté ansiosamente il pacchetto di sigarette contro il palmo aperto, non essendo disposto a lasciare la stanza nel caso in cui ci fossero notizie sulle condizioni di Buffy.

Le parole di Rupert ancora lo tormentavano ad ogni passo che faceva.

“Devi rimanere qui. Se ti vuole vedere, te lo farò sapere, ma non correrò il rischio di sconvolgerla quando si sveglia”

Sapeva che se ne sarebbe dovuto andare. Sarebbe dovuto uscire dall'ospedale senza guardarsi indietro nell'esatto istante in cui aveva saputo che Buffy sarebbe stata bene. Ma la voce di Rupert non era l'unica cosa che lo tormentava.

L'immagine della sua camicia rossa macchiata di un rosso più scuro quando il sangue di Buffy si diffuse nella stoffa era abbastanza per fargli nuovamente contrarre lo stomaco per il nervosismo.

Facendo correre una mano tra i capelli mentre espirava rumorosamente, Spike continuò irritabile il suo andare avanti e indietro, senza notare quando Giles entrò nella stanza.

“Chiede di te”

Il tono freddo della voce attirò l'attenzione di Spike verso di lui. Gli occhi si spalancarono quando realizzò che l'avrebbe vista sul serio - e che era stata Buffy a volerlo nella sua stanza.

Senza preoccuparsi di rispondere, Spike annuì, oltrepassando senza dire nulla l'uomo più grande e camminando lungo il corridoio eccessivamente luminoso e sterile. Senza fare rumore scivolò nella sua stanza e chiudendo la porta dietro di sé, Spike restò pietrificato mentre osservava Buffy. I suoi occhi erano vacui mentre guardava il vaso di cristallo che era stracolmo di vibranti rose rosse.

“Sono bellissime” disse piano, senza voltarsi a fronteggiarlo, sapendo per istinto chi c'era nella sua camera.

“Ti piacciono?” chiese Spike, facendo un piccolo passo in avanti nello sforzo di attraversare l'invisibile divario tra loro.

“Esattamente quanto mi è piaciuto l'ultimo vaso che hai mandato” disse lei piano, voltandosi verso di lui- finalmente alzando gli occhi su i suoi. “Sei stato tu... Giusto?”

“Sì” disse lui, annuendo leggermente. Spike le rivolse un sorriso esitante, rilassandosi alla fine quando lei si allungò verso di lui. Chiudendo la distanza tra loro, le prese una mano tra le sue con attenzione, occhieggiando la benda che le ornava l'altro braccio, circondando e mantenendola spalla il più immobile possibile.

“Cosa ci facevi lì, Buffy?” domandò lui, fissandola negli occhi quando lei gli rivolse un debole sorriso.

“Ti salvavo il sedere, ricordi? È quello che faccio” replicò lei con leggerezza.

“Sono serio”disse Spike, la fronte corrugata mentre guardava il suo sorriso affievolirsi.

“Ero seria” mormorò lei, evitando i suoi occhi mentre lui registrava quello che aveva detto.

Rivolgendole un leggero sorriso, Spike le premette con esitazione un bacio sulla fronte, notando Buffy alzare gli occhi su di lui scioccata. “Grazie”, mormorò.

“Per cosa?” chiese lei, la voce che assumeva una qualità leggermente senza fiato mentre lo fissava negli occhi.

“Per amarmi così tanto” replicò lui, piegando la testa leggermente mentre le allontanava i capelli dalle guance, lasciando che le punte delle dita lasciassero una scia sulla sua pelle per un brevissimo secondo.

“Chi ha detto niente riguardo l'amore?” chiese lei, controllando l'espressione rispetto alla sua quando i suoi movimenti si fermavano.

“Adesso non trasformarti nella donna riservata e timida, Buffy” disse lui in tono stuzzicante. “Non ti si addice”

“Non sono mai stata io” sussurrò lei, quasi a se stessa. “Non mi hai mai conosciuto”

“Tu non lo credi questo” replicò lui, alzando un sopracciglio. “O non starei qui adesso... O forse è questo quello che vuoi”

Incapace di dire niente, Buffy continuò a fissare la squallida coperta che copriva la parte inferiore del suo corpo, evitando così lo sguardo di Spike.

Fraintendendo la sua reazione, Spike si allontanò lentamente da lei, facendo un passo indietro. “È bello conoscerti, Summers” disse con voce bassa che non conteneva malizia verso di lei prima di voltarsi altrove.

“Fermati lì” disse Buffy quando lui raggiunse la maniglia della porta.

“Dovrei andare via” borbottò lui, aprendola.

“Me lo devi” replicò lei, la voce più dura di quanto intendesse.

Voltandosi per guardarla oltre la spalla, Spike fece un profondo respiro, notando le determinazione nei suoi occhi quando si mosse per tirarsi a sedere, trasalendo per l'ovvio dolore che le si propagò nel corpo quando mosse leggermente la spalla. “Non dovrei essere qui, Buffy” disse lui dopo un momento, guardando il pavimento.

“Mi sono presa un proiettile per te” disse lei, le sue parole tranquille che praticamente lo facevano a pezzi. “Sono quasi morta per te” continuò lei, senza mai distogliere lo sguardo da lui. “Mi devi dieci minuti”

Prendendo un profondo respiro mentre guardava il soffitto, Spike digrignò i denti. “Che palle” mormorò a se stesso, sapendo che stava arrivando il momento della resa dei conti. “Il momento della verità, vero?”

“Penso di meritarmi così tanto” replicò Buffy, stringendo le labbra quando lui la guardò.

“Sei una ragazza intelligente” disse lui, prendendo un profondo respiro. “Sono certo che hai capito parecchie cose”

“Che Ethan e Giles sono un po' più amichevoli di quanto ci si aspetti? Che Giles sembra avere una certa fiducia in re, anche se la nasconde dietro l'odio? Che sembri conoscere veramente parecchio di entrambi i lati della barricata?” continuò lei, piegando la testa per studiarlo. “C'è una storia alle tue spalle, William Reed, e intendo scoprirla. Basta con questa storia del bravo/cattivo ragazzo. Voglio la verità. Penso di essermela meritata. Riempi gli spazi vuoti.”

Cadendo sulla sedia vicino al letto, Spike si passò stancamente una mano sulla faccia, sospirando gravemente.

Proprio quando Buffy stava per interrogarlo di nuovo, parlò.

“Ero un ragazzino stupido” borbottò, senza mai distogliere gli occhi dal pavimento. "Un vero idiota. Ho sempre avuto tutto quello che volevo- senza mai metterlo in dubbio. Senza mai dubitare del fatto che avrei potuto averlo” aggiunse con una risata amara. “E quando chiedere divenne troppo facile, rubare mi diede rush. Tutto quello con cui potevo andare via- roba piccola dai drugstores, aumentando fino a raggiungere quadri e antichità”

“Eri un taccheggiatore,” disse Buffy, vedendo finalmente i suoi occhi alzarsi verso i suoi.

“Fino ai miei vent'anni” disse lui con un cenno della testa.

“Cosa?” domandò lei sorpresa.

“Sono stato preso. O... Notato”

“Notato?” ripeté Buffy confusa.

“Un agente dell'FBI” continuò lui, appoggiandosi all'indietro sulla sedia per guardarla. “Vide il potenziale dentro di me”

“Eri un agente?” mormorò Buffy, sentendosi senza fiato.

Spike continuò a guardarla, non sentendo la necessità di confermare niente.

“C-cosa..? Cosa è accaduto?” chiese alla fine lei, la voce stretta attorno alle parole.

“Mi sono annoiato” replicò Spike con un'alzata di spalle.

“Quindi...hai smesso il lavoro onesto per diventare un ladro d'arte a tempo pieno?” chiese lei confusa, vedendo il lieve sorriso sul viso di lui.

“Qualcosa del genere, sì. Vedi, ho imparato parecchi trucchetti nei miei anni nella Bureau. Col tempo, superai il mio mentore e sentii che avevo bisogno di una nuova sfida. Lui era propenso all'essere d'accordo.”

“Il tuo mentore...? Ethan” mormorò Buffy, gli occhi spalancati quando capì, ricordando le parole di Giles di sole che ore prima.

“Lui ha... influenzato Spike”

“Ho lasciato il lavoro d'ufficio alla ricerca di cose migliori. Naturalmente, la dichiarazione ufficiale era che mi ero ritirato in pre-pensionamento. Era credibile- ho sempre vissuto dei soldi della famiglia e il lavoro non è mai stato niente di più di un hobby. Ho imparato a diventare più efficiente nella mia professione scelta. Ethan in qualche modo seppe quello che stavo facendo. Voleva un assaggio del lato oscuro e mi seguì.”

“Questo non è Star Wars” disse Buffy, le sopracciglia corrugate mentre si appoggiava con più peso contro i cuscini dietro di lei.

“C'è un percorso oscuro in ogni forma di vita, Buffy. Sta a te decidere se seguirlo o no” finì Spike con un sussurro affilato. “Credo tu sappia riempire gli spazi vuoti da qui in poi.”

“Hai detto abbastanza” replicò lei, prendendo un profondo respiro. “Ed è per questo che non hai accettato l'accordo di Giles quando sono venuta da te? Perché hai detto che avresti perso tutto?”

“Se avessi lavorato con i Federali, i contatti che ho creato negli ultimi anni avrebbero pensato che fossi un agente infiltrato. Quindi, sì, avrei perso tutto, tranne i beni materiali”

“E il riconoscimento significa più per te che tutto il resto" mormorò lei, chiudendo gli occhi per un momento prima di voltarsi a guardarlo con un'espressione assente. “Più di me”

“Non è così semplice, amore”

“Oh, io penso che sia esattamente così semplice, Mr. Reed” replicò lei, prendendo un profondo respiro per controllare la rabbia prima di piegare la testa di lato. “O preferisci Agente Reed? Sembrava ti piacesse chiamarmi così quando accusavi me. Mi sembra semplicemente giusto che le carte in tavola siano cambiate”

“Non farlo, passerotto”

“Egoista bastardo”

“Buffy-”

“Mi sei saltato al collo perché ero un agente e tuttavia sapevi esattamente quello che stavo passando! Sapevi! Sei un tale ipocrita" sputò fuori lei, diventando sempre più frustrata mentre la sua maschera di calma rimaneva fermamente al suo posto. “Mi hai fatto passare l'inferno. Indirettamente mi hai mandato due volte all'ospedale. Hai fatto saltare la mia copertura in un caso importante e tuttavia stai lì in piedi senza una preoccupazione al mondo.”

“Non è-”

“-così?” suggerì Buffy, contraendo la massimo. “Non lo è mai, vero, Spike? Perché è così che va il mondo. Tutto va bene fino a quando non vieni morso nel sedere e allora, indovina un po'? È ora del gioco delle colpe”"

Chiudendo gli occhi, Buffy combatté le lacrime negli occhi mentre deglutiva il groppo in gola. Sentendo Spike muoversi verso la porta, le sue spalle tremarono leggermente mentre reprimeva i singhiozzi, ignorando i dolori che, come risultato, correvano su e giù lungo il suo braccio. “Cos'era reale?” sussurrò quando lui si allontanò da lei, ripetendo la domanda che le aveva fatto lui tanto tempo prima.

Aprendo la porta, Spike lanciò uno sguardo da oltre la spalla, vedendola così fragile e spezzata sul letto, e non volendo nient'altro che allungarsi verso di lei. “Io e te” replicò, contraendo la mascella per fermare le stesse lacrime prima di uscire dalla porta. “Sempre io e te”

Capitolo 35 - Dolce agonia

'Com'è che sono arrivata qui?' si chiese Buffy, premendo la fronte contro la porta che le era davanti. 'Perché devo essere io?'

Sistemandosi in piedi più diritta, fissò senza vederla la casa di Spike. Non aveva idea di come fosse arrivata a questo momento. Un attimo era in ospedale e l'altro, stava fissando la sua porta. Naturalmente, c'era stato il momento in cui Giles le aveva detto che l'unico modo in cui sarebbe tornata a lavoro era se avesse detto a Spike che era stato esonerato.

Non aveva idea del perché avesse scelto lei. Non aveva idea del perché dovesse farlo di persona quando una telefonata avrebbe concluso il lavoro. E non aveva davvero idea del perché avesse trascorso quasi due ore cercando di decidere cosa indossare.

Ora, vestita con un prendisole rosa chiaro e un maglioncino bianco trasparente, Buffy si sistemò la fascia attorno alla spalla, schiarendosi la gola prima di bussare alla porta. Era una mossa pianificata. Se qualcuno fosse stato abbastanza vicino da sentirla, avrebbe risposto - altrimenti se ne sarebbe potuta andare fingendo di non essere mai stata lì.

Quasi gemendo quando la porta si aprì, Buffy alzò gli occhi per vedere Ethan Rayne che la fissava.

“Ho bisogno di parlare con il signor Reed” disse lei, decidendo che le formalità erano inutili tra loro due.

“Non è disponibile al momento”

Spingendo la porta con un pesante sospiro, Buffy entrò nel palazzo. “So che probabilmente ti ha detto di dire così se e quando avessi deciso di comparire, ma ci vorranno solo pochi minuti.”

“"Non mi ha detto affatto una cosa del genere” replicò Ethan, lanciando uno sguardo per l'ingresso. “È una cosa semplice. Spike è indisposto al momento.”

“Credimi, nessuno vuole credere a questa idiozia che stai tentando di inventare più di me. Non desidero nient'altro che voltarmi e andarmene via da qui senza mai guardarmi indietro, ma non ho tempo per questo.” disse Buffy, andando verso il retro della casa.

“Miss Summers-”

“Ethan, sarò fuori di qui prima che tu te ne accorga” gli lanciò lei da oltre la spalla. “Fidati di me” mormorò a se stessa.

Spingendo la porta della sala da pranzo, cercando una scorciatoia per il suo ufficio, Buffy gelò quando vide Spike seduto a capotavola. Sentendosi stringere la gola e battere forte il cuore, aprì e chiuse la bocca più volte, cercando di balbettare qualche parola.

Vedendo la piccola donna bionda seduta accanto a lui, e notando la somiglianza fisica con se stessa, Buffy cercò di pensare a qualcosa da dire.

“Buffy?”

Il suo nome venne pronunciato con sorpresa mentre Spike si alzava dal suo posto.

“Che cosa ci fai qui, amore?”

Distogliendo con difficoltà lo sguardo dalla donna con cui lui aveva ovviamente un appuntamento, Buffy strinse brevemente le labbra, cercando di controllare le sue emozioni. “Ho delle notizie per te. Lavoro” specificò.

“Giusto” borbottò lui, guardando il pavimento, cercando di pensare a qualcosa per alleggerire l'atmosfera. “Uh... Buffy Summers, ti presento Darla Masterson”

Accennando con la testa alla donna, Buffy si voltò e lasciò la stanza, intenzionata a dire ad Ethan che poteva passarle lui a Spike le notizie, non volendo niente di più che andarsene via da quella casa. Camminando velocemente verso il fronte della casa, boccheggiò quando sentì il braccio non ferito venir stretto in una morsa d'acciaio prima di venir trascinata nel soggiorno.

“Buffy, quello... Io... Non era...”

“Non mi devi nessuna spiegazione” disse lei, prendendo un profondo respiro mentre fissava il pavimento.

“Lo so, solo... Cosa ci fai qui?”

“Due motivi” mormorò lei, il mento tremante quando Spike ci agganciò un dito sotto e guidò il suo sguardo verso il proprio.

“E sarebbero?” domandò gentilmente.

“Ti devo una scusa” disse lei, quasi strozzandosi sulle parole. Non era facile per lei ammettere di avere torto, ma lui lo meritava- anche alla luce dei recenti sviluppi. “All'ospedale... Non mi sono fermata sul serio a pensare. Sì, mi hai nascosto molte cose, ma io ho fatto lo stesso con te e non avrei dovuto urlarti contro in quel modo.”

Guardando il pavimento con un'espressione colpevole sul viso, Spike annuì prima di forzarsi a guardarla negli occhi. “E l'altro?”

“Sei esonerato” disse lei, guardando dappertutto tranne che lui. “A quanto pare salvare la vita di un agente ti mette dalla parte dei buoni per la Bureau.”

“Salvare la tua...? Io non ti ho salvato, Buffy, tu hai salvato me”

Guardandolo finalmente negli occhi, Buffy cercò di mascherare il dolore che stava provando, sapendo che Spike non si sarebbe fatto imbrogliare. “Non è così che me lo ricordo io” disse lei piano.

“Buffy, io-”

“Ha cercato di spostarmi dalla traiettoria, Mr Reed” disse lei, il viso privo di espressione. “Quando non è riuscito a mettermi in salvo, si è preso cura di me fino all'arrivo dei paramedici. Così è come lo ricordo”

“Questo non è quello...” Affievolendosi quando capì cosa Buffy stesse facendo, gli occhi di Spike si spalancarono per lo shock. “Gli hai mentito?”

“Gli ho raccontato una versione della verità”

“Davvero?” replicò Spike, piegando la testa per studiarla.

“Una versione che tu non avresti esitato a rendere reale” disse lei, deglutendo forte quando lui restrinse gli occhi.

“Ne sei certa?” Guardandolo negli occhi per un momento, lei annuì lentamente. Lo sono”

“Lieto di sapere che uno di noi lo è” mormorò lui, prendendo un profondo respiro.

“Dovrei andare” mormorò lei dopo un momento, camminando verso la porta.

“Buffy, aspetta!”

Fermandosi ma rifiutandosi di voltarsi verso di lui, Buffy chiuse gli occhi, cercando di trattenere il dolore che le bruciava nel cuore. “Cosa?” chiese, gli occhi spalancati quando Spike l'afferrò e la fece girare di scatto per fronteggiarlo.

“Mi ami ancora?”

Gli occhi di Buffy si spalancarono per l'incredulità. Cosa credeva che lei mettesse a nudo la sua anima quando lui aveva un appuntamento nell'altra stanza? “No” disse con una voce più convinta di quello che in realtà era. “Non so se l'ho mai fatto”

“Questa è una bugia” disse lui con voce bassa, gli occhi fissi nei suoi. “E lo sai”

Guardando il pavimento, Buffy prese un profondo respiro prima di voltarsi verso la porta, boccheggiando quando sentì Spike afferrarle le braccia e farla girare, sbattendola contro il muro e irritandole allo stesso tempo la spalla fino a che un dolore affilato le attraversò il corpo.

“Che diavolo stai facendo?”

“Non scapperai da questo” disse lui a bassa voce.

“No” disse lei, digrignando i denti. “Io penso che entrambi ci siamo allontanati allo stesso tempo” Buffy riusciva a sentire il suo cuore battere all'impazzata mentre Spike chiudeva la distanza tra loro fino a che le sue labbra toccarono quasi le sue.

“Non sono stato io quello che l'ha cominciato” disse, la voce che assumeva una tonalità suadente. “Tu hai cominciato tutto, Buffy. Dall'inizio della relazione fino a quanto ci siamo spinti... sei sempre stata tu”

“Sei stato tu che mi hai fatto andare via” replicò Buffy, senza tirarsi indietro quando lui continuò a fissarla.

“E' vero” ammise lui con un leggero cenno. “Ma non ha cambiato quello che sentivo per te”

Sapendo che lui stava aspettando che facesse la prima mossa, il mento di Buffy tremò mentre si gli si avvicinava, sfiorando con le esitazione le sue labbra. Sentendo le sue mani allungarsi per prenderle a coppa il viso, un silenzioso singhiozzo le scosse il corpo mentre si aggrappava a lui.

“Spike?”

Staccando di scatto al suono della voce, Buffy si voltò altrove mentre Darla entrava nella stanza.

“La cena è pronta”

Aprendo la bocca per rispondere, gli occhi di Spike si spalancarono quando Buffy lo spinse via e lasciò la stanza. “Torno subito” disse, facendole segno di rientrare nella sala da pranzo prima di rincorrere Buffy.

Raggiungendola prima che potesse arrivare alla porta, Spike le prese una mano, improvvisamente grato che al momento non avesse l'uso dell'altro braccio quando si voltò per fronteggiarlo, sapendo che altrimenti avrebbe avuto un naso sanguinante.

“E' un contatto di lavoro, tutto qui” disse, sapendo che avrebbe avuto solo una possibilità di spiegare e che avrebbe fatto meglio a far sì che fosse una spiegazione buona. “I miei soci hanno pensato che sarebbe stata una buona idea entrare nelle sue grazie”

“Già, e un appuntamento nella tua casa con il tuo letto al piano di sopra è un buon modo per entrare nelle sue grazie” scattò Buffy, voltandosi per aprire la porta d'ingresso, digrignando i denti quando Spike sbatté la mano contro la superficie, trattenendola in casa.

“Non è quello che succederà”

“No?” domandò Buffy, voltandosi di scatto. “Quindi non sei a casa con una donna che potrebbe dimostrarsi un prezioso elemento per il tuo prossimo lavoro?” chiese, alzando un sopracciglio incredula.

Fissandola per un momento, Spike chiuse brevemente gli occhi. “Posso capire la gelosia-”

“Non sono gelosa!”

“-ma oltre al fatto che è una donna, qual'è il problema?” continuò come se non l'avesse sentita.

Guardando la fascia sul suo braccio, Buffy lentamente riportò lo sguardo verso Spike. “Dopo tutto quello che ho passato per te” disse, respirando profondamente. “Dopo tutto quello che io... questo è il modo in cui dimostri la tua gratitudine?”

“Buffy... cosa?”

“Sei stato esonerato da tutto quello che hai fatto” disse lei, cercando di farlo capire. “Hai un nuovo inizio... e ancora non sei disposto ad usarlo. Ho un proiettile nel braccio, un assassino a cui non dispiacerebbe che fossi la sua prossima vittima – dopo una lunga sessione di tortura, sono certa – e ancora... ancora non capisci” mormorò lei, nascondendo le lacrime che aveva negli occhi guardando il pavimento.

“Ti ho detto-”

“Che non vuoi lavorare con l'FBI” disse lei, mandando via le lacrime mentre la rabbia prendeva il sopravvento. “Beh, indovina un po'? Non lo fai. Hai aiutato un agente e per questo, la Bureau è grata... io ero grata” Le lacrime le riempirono gli occhi mentre continuava a fissarlo. “Non ti conosco” sussurrò, scuotendo la testa. “Non credo di averlo mai fatto”

Vedendola voltarsi, Spike entrò nel panico mentre si muoveva per afferrarla di nuovo. “Non andartene via così, Buffy, per favore. Possiamo-”

“Spike”

“Che c'è?” ringhiò lui, voltandosi verso Ethan.

“Ho alcune notizie piuttosto urgenti”

Sentendo Buffy tendersi e allontanarsi da lui, Spike si voltò verso di lei, implorandola silenziosamente di rimanere per un altro paio di minuti, anche se lei stava aprendo la porta.

“E' meglio che vai a vedere i tuoi affari” disse lei con voce fredda. “Il dovere chiama”

Sentendo un senso di perdita che ormai gli stava diventando anche troppo familiare, Spike ascoltò il rumore della macchina che partiva qualche momento dopo, prendendo un profondo respiro per calmare i nervi prima di voltarsi per fronteggiare Ethan. “E' meglio che sia qualcosa di importante”

“Lo è” disse l'altro uomo, il tono di voce gli fece capire quanto fosse seria la situazione. “Ho appena avuto parola che qualcuno è arrivato in città per un'altra apparizione”

Gli occhi di Spike si oscurarono mentre serrava i pugni. “Angelus”

Capitolo 36 - Il dovere chiama

Testando cautamente la spalla, Buffy lanciò la benda in un angolo della sua camera da letto, odiando il restrittivo pezzo di tela ogni giorno di più. Odiava sentirsi indifesa con la benda che le ostacolava i movimenti. Il dolore che ancora era rimasto dalla ferita del colpo di pistola la lasciava con un costante promemoria – non avvicinarti troppo.

Le parole di Spike del giorno precedente le servivano allo stesso modo. La tormentavano.

“Non sono stato io quello che l'ha cominciato. Tu hai cominciato tutto, Buffy. Dall'inizio della relazione fino a quanto ci siamo spinti... sei sempre stata tu”

Aveva ragione. Era stata lei a chiedergli di portarla a letto. Era stata lei che gli era andata dietro e aveva perso di vista il suo obiettivo. Lei si era innamorata.

Determinata a ritornare com'era prima – desiderando di riavere il cipiglio duro di prima – Buffy sapeva che doveva ricominciare dalle basi. Sapendo ciò che comportava, attraversò la sua stanza, raccogliendo pigramente alcuni oggetti che erano in giro prima di iniziare a cercare nei cassetti del suo cassettone. Tirando fuori un paio di pantaloni da corsa e un reggiseno sportivo, si fermò quando vide una busta sul fondo del cassetto.

Buffy aggrottò le sopracciglia mentre l'apriva, il respiro le si bloccò in gola quando vide le foto all'interno. Sfogliandole, il mento tremò, vedendo gli scatti di lei e Spike insieme. Nessuna di quelle foto era fatta in posa, ma il modo in cui loro erano in piedi mostrava chiaramente il loro amore l'uno per l'altro.

Fissandone una in particolare, Buffy la studiò per un lungo momento. Sapeva che quelle erano foto della sorveglianza, ma non riusciva ad essere arrabbiata al riguardo. L'immagine che era stata catturata sembrava descrivere silenziosamente chi fossero sul serio. Era stata scattata la notte di una delle sue cene di gala, il braccio di Spike era fermamente avvolto attorno alla sua vita, la testa piegata verso di lei mentre Buffy mormorava qualcosa nel suo orecchio. Entrambi stavano sorridendo, persi l'uno nell'altro.

La foto sembrava incapsulare un lato della loro relazione che era stato così reale.

Buffy non dovette domandarsi come le foto fossero arrivate lì. Sapeva che le aveva lasciate Spike ad un certo punto. Non era sicura se le avesse messe lì prima o dopo che avevano prese strade diverse, ma non sembrava importante. Le aveva lasciato qualcosa di più tangibile dei ricordi che aveva con sé e in qualche modo, gliene era grata.

Schiarendosi la gola per cercare di combattere le emozioni, andò verso l'armadio, ficcando le foto in una borsa sul pavimento prima di voltarsi ed uscire dalla stanza. Andando verso la camera da letto sul retro della casa che aveva convertito qualche tempo fa in palestra, Buffy si cambiò velocemente nei pantaloni e nel reggiseno sportivo, desiderosa di sfogare un po' di tensione.

Voltandosi verso lo stereo, Buffy iniziò la sua routine, iniziando con una corsetta come riscaldamento. Aumentando fino ad arrivare ad una vera e propria corsa, sobbalzò quando i movimenti vibranti del suo correre facevano continuamente cambiare posizione alla sua spalla. Forzandosi di superare il dolore, Buffy respirò pesantemente mentre continuava a correre.

Sentendo il rumore del telefono che squillava, Buffy rallentò fino a camminare prima di scendere giù dalla macchina. Afferrando il telefono senza fili nella stanza, cercò di regolare il respiro prima di rispondere.

“Buffy?”

“Sì, Giles?” chiese, prendendo una bottiglietta d'acqua e bevendone un lungo sorso.

“Stai bene?”

“Sì, sto solo facendo esercizio” disse, sentendo il cuore rallentare i battiti fino al ritmo normale.

“Hai bisogno di-”

“Per favore, nessuna ramanzina paterna, Giles” disse lei, interrompendolo mentre sorrideva. “Sto solo facendo un po' di corsa”

“E' solo poco più di una settimana – devi prendertela con calma” disse lui, chiaramente ignorandola.

Guardando la fasciatura che era strettamente avvolta attorno alla sua spalla, gonfia leggermente a causa della spessa benda che copriva di sotto la ferita, Buffy la piegò leggermente, rannicchiandosi per il dolore. “Starò bene” disse dopo un momento. “Non c'è bisogno di preoccuparsi”

“Veramente... c'è una ragione molto insistente per preoccuparsi”

“Uh oh,” mormorò Buffy, andando verso una delle macchine nella stanza e sedendosi. “Non mi piacerà, vero?”

“Ne dubito sinceramente” replicò lui.

“Okay... spara. Qual è la prossima grande apocalisse?” scherzò lei, il sorriso che svanì quando Giles non rispose immediatamente. “Giles? Puoi anche dirmelo – il trattamento del silenzio non aiuta da questa parte”

“O'Neill è in città”

“Oh, divertente!” disse Buffy con falso entusiasmo mentre la testa cadeva in avanti sul palmo della mano. “Dov'è?” domandò, la voce che assumeva un tono molto più serio.

“Lo stiamo cercando”

“Lo state...? Allora come fate a sapere che è in città?” chiese lei confusa. “Voglio dire, se non l'avete visto...”

“Abbiamo avuto una soffiata” rispose Giles.

“E dal tono della tua voce, conosco la fonte”

“Sì”

“Giles, non giocare questo gioco con me. Se Angelus è in città, ho bisogno di sapere tutto. Voglio ogni vantaggio che riesco ad avere”

“Spike mi ha chiamato”

Aspettando che fosse detto di più, Buffy si morse il labbro quando fu ovvio che Giles non avrebbe offerto ulteriori informazioni.

“Devo andare” mormorò lei con voce strozzata.

“Buffy-”

Attaccando il telefono prima che Giles disse altro, Buffy compose velocemente il numero di telefono familiare con mani tremanti. Chiudendo gli occhi quando sentì la voce di Ethan, Buffy cercò di controllare il respiro. “Ethan, ho bisogno di parlare con Spike”

“Signorina Summers-”

“E non dirmi stupidaggini!” urlò lei, i nervi al limite mentre si alzava in piedi e andava verso una delle finestre della stanza, guardando fuori il sole che tramontava. “Passagli questo dannato telefono”

Ascoltando il rumore di Ethan che attraversava la casa, Buffy riuscì a mala pena a sentire le voci soffocate prima che una voce familiare le parlasse.

“Buffy?”

“Grazie per avermelo detto” disse lei, digrignando i denti. “Ho davvero apprezzato l'avvertimento”

Spike sospirò. “Giles ti ha chiamato?”

“Già. A quanto pare al mio capo importa del mio benessere più che all'uomo che...” Affievolendosi con voce strozzata, Buffy prese un profondo respiro, sentendo il bisogno di rimettersi in sesto. “Sai cosa? Non importa”

Riattaccando il telefono, lentamente attraversò la stanza, sedendosi sulla vicina panca per gli addominali. “Rimettiti insieme” mormorò, saltando quando il telefono squillò. Guardando l'identificativo del chiamante, Buffy fu tentata di lasciarlo suonare.

'Lasciamo che si stressi per un po'' pensò, sospirando dopo un momento prima di rispondere al telefono.

“Cosa?”

“Mi dispiace” disse Spike, sembrando sorprendentemente genuino. “Avrei dovuto dirtelo, solo non volevo preoccuparti se non avessi avuto bisogno di saperlo”

“Già, perché se Angelus sta cercando di uccidermi nel sonno, quando non sapevo che fosse in città, il mio livello di stress era molto basso” disse in tono sarcastico.

“Stavo facendo quello che pensavo fosse meglio”

“Beh, fatti dire un piccolo segreto – tu non sai cos'è meglio per me. Non l'hai mai saputo”

Buffy si accigliò quando Spike rise.

“E' bello sapere che ci credi, amore”

“Sono seria, Spike” disse lei con incisività nel suo tono.

“Dillo come se lo pensassi veramente” replicò lui con voce canzonatoria.

“Smettila” disse Buffy, quasi colpendo il muro per la frustrazione. “Semplicemente smettila”

Spike sospirò pesantemente, Buffy riuscì praticamente a sentirlo digrignare i denti e guardare il soffitto. Scuotendo la testa per liberarla da quei pensieri fastidiosi, cercò di dimenticare che lo conosceva così bene.

“Mi manchi” disse lui piano, facendo sì che il respiro di Buffy le si bloccasse in gola alla dolce ammissione.

“No, non è vero” disse lei con una voce che sorprese persino se stessa. “Smettila di fare questo”

“Fare cosa?” domandò lui esasperato.

“Questa routine di caldo e freddo che hai messo su! La odio, Spike. Non puoi prendere una decisione ed attenertici. Avresti potuto avermi e hai buttato via quella possibilità... più di una volta. Ora che... immagino che tu sia di nuovo annoiato, vuoi giocare questo gioco e...”

“Non sono l'unico che sta facendo questo, Buffy” disse lui con calma.

Passandosi una mano sul viso, lei sospirò in calma accettazione. “Hai ragione” mormorò con un sospiro. “Hai ragione” ripeté con più convinzione. “E... e non ce la faccio proprio più”

“Cosa stai dicendo?” domandò lui, la voce che assumeva una qualità nervosa.

“E' troppo difficile, Spike” sussurrò lei, combattendo le lacrime negli occhi. “Dobbiamo smettere... qualunque cosa sia”

“Buffy-”

“Solo non ce la-”

“Beh... non è dolce”

Buffy sentì il sangue gelarsi al suono della voce dietro di lei. Sentendosi senza fiato, si voltò, la mascella stretta quando vide l'uomo bruno in piedi nel vano della porta.

“Buffy? Buffy! Chi c'è lì?”

Incapace di rispondere a Spike, mantenne il contatto visivo con l'uomo, pietrificata sul posto.

“Ciao, amante”

Capitolo 37 - Condanna

“Riattacca il telefono, Buffy”, disse Angelus, avvicinandolesi lentamente.

“Buffy-”

“Spike”, mormorò lei, interrompendo qualsiasi cosa lui stesse per dire. “Ti amo”

“No! Non dirlo così... Buffy!”

Chiudendo il telefono, lo tenne strettamente in mano, guardando Angelus che continuava ad avvicinarsi a lei con attenzione. “Ti ci è voluto molto” disse lei, mantenendo un'espressione indifferente sul viso. “Volevi goderti il panorama mentre eri in città?”

“Ho solo pensato di lasciarti cuocere nel tuo brodo per un po'”

“Per un po'?” replicò Buffy con un sorriso tranquillo. “Non capisco come potrei essere nervosa riguardo al prenderti a calci di nuovo”

L'espressione di Angelus si scurì mentre il suo respiro si velocizzava. “Non sembravi esattamente al tuo meglio neanche tu, principessa” disse prima di guardarla dal basso verso l'alto con occhio interessato. “Sebbene, ora sia una storia diversa” disse, gli occhi che indugiavano sul rigonfiamento dei senti sottolineato dal reggiseno sportivo. “Potrei dover saggiare i beni prima di sbarazzarmene”

“Nei tuoi sogni” disse lei, incrociando le braccia sul torace, il telefono ancora strettamente in mano.

“Ne ho avuti un po' replicò lui con un sorriso compiaciuto”.
“Possono morire con te”

“Sei così carina quando diventi tutta determinata” disse lui con voce condiscendente. Con un sorriso freddo continuò a camminarle attorno in un lento circolo. “E' bello che tu creda così tanto nelle tue abilità come lottatrice da pensare di riuscire a fregarmi”

“Non ho nessuna intenzione di fregarti, Angel” replicò Buffy con voce dolce. “Saprai esattamente cosa ti colpirà”

“Proprio come te” disse lui in un sussurro minaccioso, piegandosi verso di lei. “Come ci si sente?” chiese, piegando la testa per guardarla. “Come ci si sente a sapere che la tua vita potrebbe esserti tolta in ogni momento?”

“Non ho mai conosciuto quella sensazione. Come ti sembra a te, adesso?”

Restringendo gli occhi alla sua risposta pronta, Angelus si tirò in piedi un po' più diritto. “Sei sempre stata la mia preferita”

“Preferita?” ripeté Buffy scettica.

“Agente preferita” chiarì lui. “Gli altri non erano altrettanto divertenti”

“Questo che stiamo avendo è un bel momento – possiamo combattere?” domandò lei seccamente.

“Non voglio combattere” disse Angelus, avvicinandosi ancora una volta lentamente verso Buffy mentre lei alzava un sopracciglio.

“No?” replicò lei scettica.

“No, pensavo che saremmo potuti tornare insieme” disse lui, sopprimendo un sorriso sulle labbra.

“Come se avessi mai avuto una possibilità con me” disse lei, sorridendo compiaciuta quando i suoi occhi si scurirono.

“Ne ho una adesso” replicò Angelus, lasciandole capire di che tipo di possibilità stava parlando. Buffy non ebbe bisogno di vedere la pistola per sapere che era armato. “E sono di umore generoso” mormorò lui, piegandosi verso di lei, sorridendo quando Buffy non si allontanò. “Quindi se vuoi correre, ti darò dieci secondi di vantaggio”

Senza indietreggiare, Buffy alzò gli occhi su di lui con espressione fredda. “Non scappo dalle cose che non mi fanno paura” replicò, quasi sorridendo quando i suoi occhi si restrinsero su di lei.

“Sta attenta, Buffy. I nostri ultimi due incontri non sono finiti esattamente a tuo favore”

“Mi sembra di ricordare che eri uno schifo quando sei riuscito ad andartene zoppicante da quei due incontri” disse lei, non mostrando quanto fosse a disagio ad averlo a pochissimi centimetri da lei. “Non mi fai paura, Angelus. Sei solo una patetica scusa di uomo. Avrei dovuto ucciderti quando meno te l'aspettavi, ma no, avevo la ridicola idea che una lotta leale fosse l'unico modo per farlo. Indovina un po', amante?” mormorò lei, piegandosi ancora più vicino a lei tanto che le sue labbra toccavano quasi quelle di lui. “Mi è passata”

Le parole erano a malapena fuori dalla sua bocca prima che Buffy sbatté un pugno contro la sua mascella, facendogli volare la testa all'indietro con un colpo secco. Non dandogli la possibilità di recuperare, gli piazzò un calcio ben messo al ginocchio, usando la mano col telefono per dargli un altro pugno sul naso, cercando di ignorare l'esplosione di dolore che le viaggiava dalla spalla fino al lato del corpo.

Angelus annaspò all'indietro, afferrandosi ad una delle macchine. “Desidererai di non averlo mai fatto” disse con voce bassa, guardandola con sguardo assassino.

“Sai” disse lei, leggermente senza fiato mentre gli sorrideva. “Odio davvero quando gli uomini le danno ma non sanno prenderle”

Muovendosi per prenderlo di nuovo a pugni, Buffy lottò quando Angelus le catturò un pugno nella mano, dandole uno dei suoi che la lanciò a cadere all'indietro. Recuperando velocemente, Buffy si voltò di scatto, dandogli un calcio nello stomaco.

Perdendo lentamente il vantaggio dopo quelle che sembravano ore ma che erano in realtà solo momenti, Buffy respirò fortemente, cercando di prepararsi al suo prossimo attacco.

Continuarono a scambiarsi colpi. Buffy sentì il suo corpo diventare più debole, moderatamente orgogliosa di sé per essere durata così a lungo quando aveva la spalla che le mandava rivoli di dolore lungo il corpo al più piccolo movimento. Rannicchiandosi quando fu mandata al tappeto, la testa che colpì una delle macchine per i pesi, Buffy guardò sbalordita il viso sorridente di Angelus mentre stava in piedi sopra di lei. I suoi occhi si allargarono quando vide la pistola che le stava puntando contro.

“Dì buonanotte, stronza” ringhiò lui.

Vedendo il dito stringere il grilletto, il respiro di Buffy le si bloccò in gola secondi prima di piazzargli il piede nello stomaco. Saltando in piedi con un'ondata di adrenalina, gli diede un calcio alto alla testa, facendolo cadere con successo sul pavimento. Andando verso di lui mentre cercava di rimettersi seduto, Buffy fissò l'uomo di fronte a lei, sollevando uno dei pesi dal suo sostegno. “Buonanotte, stronza” disse, piazzandogli il ferro sul viso, e permettendosi un piccolo senso di soddisfazione quando cadé a terra.

Voltandosi in posizione da combattimento al rumore di qualcuno che entrava dalla porta, Buffy lasciò cadere il peso nella mano, quasi sentendolo cadere a terra quando guardò negli occhi di Spike.

I due rimasero dov'erano, fissandosi l'un l'altro come se non si fossero visti per anni. Contemplando lentamente il caos nella stanza, la mascella di Spike si contrasse quando vide Angelus sdraiato a terra.

“E' morto?” domandò, senza distogliere gli occhi dall'uomo.

“Dio, spero di sì” mormorò Buffy, sentendo come se la sua forza le venisse risucchiata fuori mentre Spike si piegava e prendeva la pistola di Angelus, sistemandola fuori dalla sua portata, giusto in caso. “Come sei arrivato qui così velocemente?” chiese lei, sobbalzando al più piccolo movimento della sua spalla.

“Un sacco di persone avranno bisogno di rifare i giardini”

Buffy tentò un sorriso pieno di lacrime prima di lanciarsi tra le braccia di Spike. “Sei venuto” mormorò, nascondendo la testa nel suo torace mentre le braccia di lui si univano attorno a lei in una stretta d'acciaio, facendole pensare che niente avrebbe potuto toccarla. “Sei venuto per me”

Spike chiuse gli occhi, facendo cadere la testa sulla sua spalla, depositandole un bacio dolce al passaggio. “Nessuno fa del male alla mia ragazza” Guardando oltre la sua spalla per assicurarsi che la forma immobile di Angelus rimanesse immobile, sorrise. “Ovviamente” aggiunse come se fosse un ripensamento, stringendo la sua stretta su Buffy, fermandosi però quando la sentì piagnucolare. “Lascia che ti guardi” mormorò, tirandosi indietro per prenderle il viso a coppa tra le mani.

Facendo correre il pollice sopra l'area che sapeva sarebbe stata livida tra qualche ora, Spike le toccò gentilmente la pelle, il taglio sulla fronte, i capelli. Qualsiasi cosa per rassicurarsi che lei stesse bene. Non più preoccupato delle formalità e di quello che i suoi sentimenti per lei potessero significare, si confortò del fatto che lei era in piedi davanti a lui. Le sue mani scivolarono sotto i suoi capelli, chiudendosi leggermente dietro il suo collo. Incapace di resistere ulteriormente, chiuse la distanza tra loro, sfiorandole le labbra con un dolce bacio.

Buffy tremò quando lui approfondì il bacio, sentendo le lacrime scivolarle lungo le guance. I suoi occhi rimasero chiusi quando Spike si tirò indietro, premendo la fronte contro la sua.

“Ho pensato di averti perso” mormorò lui con voce soffocata, il doppio significato della sua affermazione non le era sconosciuto

Buffy aprì la bocca per rispondere prima che i suoi occhi scattassero alla porta per il rumore di passi al piano di sotto.

“E' Giles” disse Spike con voce rassicurante, aspettando che lei si rilassasse prima di continuare. “L'ho chiamato mentre venivo qui”

“Buffy!”

Voltandosi al suono del suo nome, Buffy rivolse a Giles un debole sorriso, appoggiando stancamente la testa contro il torace di Spike. “Sto bene, Giles” disse, guardando sia il suo padre surrogato che l'uomo che la stringeva. “Sto bene”

* * *

“Dannazione, fa male!” urlò Buffy, fissando l'infermiere che stava cercando di ri-cucirle la spalla.

“Si presume che faccia male” la informò lui. “Le ho dato abbastanza droghe per attutire il dolore”

“Davvero? Beh, perché non ti sparo nel braccio, dopo ti riapro la ferita e poi ti ficco ago e filo nella pella e vedi quanto bene ti senti?”

Spike si appoggiò contro il lato dell'ambulanza, sorridendo furbo mentre Buffy scattava contro il giovane uomo.

“Sto facendo il meglio che posso” disse lui irritato.

Digrignando i denti, Buffy appoggiò la testa contro l'ambulanza, chiudendo gli occhi nel tentativo di alleggerire il dolore nel braccio. Li riaprì un momento dopo quando sentì una mano calda coprire le sue, guardò Spike grata, respirando un po' più facilmente quando lui le strinse gentilmente la mano. Fissandolo negli occhi per un lungo momento, Buffy fu sorpresa quando il dolore nella spalla sembrò alleviarsi.

“Fatto” disse il tecnico, rimpacchettando i suoi strumenti.

“Grazie” borbottò Buffy, rompendo il contatto visivo con Spike mentre si rimetteva in piedi.

“Ti senti bene, amore?” domandò lui, notando la sua smorfia di dolore.

“Sì” mormorò lei, annuendo leggermente, evitando di guardarlo. “Sto bene”

“Buffy, posso parlarti?” chiese Giles, avvicinandosi.

“Torno subito” disse lei a Spike, seguendo il suo capo fino ad un'area lontana così che potessero parlare senza interruzioni.

“Angelus è morto”

“Lo immaginavo” replicò Buffy, emettendo un respiro di sollievo.

“E per certi nuovi... sviluppi, non sono certo che siano particolarmente saggi” continuò lui, lanciando uno sguardo in direzione di Spike.

“Forse lo sono e forse non lo sono” disse lei, alzando la spalla non ferita in una misera scrollata di spalle. “Ma è la mia vita e... è qualcosa che devo fare” disse, gli occhi che silenziosamente lo imploravano di capire.

“Desidero che tu ci ripensi” disse lui con un sospiro.

“Ho bisogno di farlo, Giles” disse lei, cercando di farlo capire. “Mi odierei se non lo facessi”

“Molto bene” disse Giles con un sospiro, posandole la mano sulla schiena e conducendola verso la folla. “Posso offrirti un posto dove stare stanotte, se vuoi. Dopo un giorno stancante come questo, hai bisogno di riposo”

“Grazie per l'offerta, ma penso di preferire rimanere con Spike” disse lei, vedendo l'uomo in questione voltarsi sorpreso quando sentì per caso la loro conversazione mentre si avvicinavano. “Se lui mi vorrà” mormorò lei, sentendosi improvvisamente più impacciata, ricordando il loro ultimo incontro a casa sua.

Un sorriso sollevato accese il viso di Spike mentre chiudeva la distanza tra loro, avvolgendole le braccia attorno. “Ti vorrò sempre”

Capitolo 38 - Solo per stanotte

Seguendo Spike nel palazzo, Buffy si guardò stancamente attorno, appoggiandosi pesantemente contro di lui mentre lo sfinimento della giornata sembrava insinuarsi nel suo corpo. Rannicchiandosi più a fondo nello spolverino di pelle che era avvolto attorno alle sue spalle, lei si guardò attorno nell'interno buio.

“Non ci sono ospiti?” domandò, lanciando uno sguardo in giro.

“Ho detto ad Ethan di levarsi dai piedi dopo che hai chiamato e mi hai brontolato contro” replicò lui con un sorriso affettuoso.

“Non ho brontolato” disse lei con indignazione, voltandosi a guardarlo. “Io... okay, potrebbe esserci stato un po' di brontolio, ma avevo una buona ragione” aggiunse rudemente, rabbrividendo quando sentì la sua mano che le accarezzava teneramente la guancia, scivolare lentamente in basso per appoggiarsi contro la sua gola. Guardandosi attorno per il palazzo, Buffy abbassò lo sguardo al pavimento, prendendo un profondo respiro prima di chiedere. “E non c'è nessun altro qui?”

Ascoltando la sua debole domanda, Spike le fece alzare la testa per guardarlo. “Cosa vuoi dire?”

“La donna... di ieri” specificò lei, guardando oltre la sua spalla per evitare il suo sguardo.

“Era solo un contatto, Buffy” disse lui con voce dolce, portando l'altra mano a prenderle a coppa il viso, forzando i suoi occhi a guardarlo. “Ti ho detto che non era niente”

“Mi hai detto tante cose” mormorò lei, cercando di tenere l'emozione fuori dalla sua voce. “Hai ferito molte-”

“Ma non ho ferito te”

Buffy pensò alla cicatrice sul suo collo. La lama del coltello premuta contro la schiena. Il suo pugno che le colpiva la mascella. La sensazione del suo corpo che colpiva il bancone mentre lui la soffocava.

E lui non l'aveva ferita.

Non c'era una cosa di quelle che erano accadute tra di loro che non l'aveva trasformata in una persona più forte. L'aveva mantenuta in vita quando aveva pensato che non ce l'avrebbe fatta. Gli doveva quello.

“Lo so” mormorò, appoggiando la testa contro il suo torace, rilassandosi quando sentì le sue braccia avvolgerlesi attorno, dandole il conforto di cui aveva bisogno.

“C'è molto su cui lavorare” mormorò lui, senza vedere gli occhi di Buffy aprirsi mentre continuava a tenersi stretta a lui.

“Davvero?”

“Non abbiamo mai parlato. Nell'ospedale, sì, ma... penso ci siano delle lacune che hanno bisogno di essere riempite”

“Possiamo lasciarle così?” domandò lei, tirandosi indietro per guardarlo con espressione speranzosa. “Solo per stanotte”

“Solo per stanotte” accordò lui con un cenno del capo, sfiorandole le labbra con un bacio. “C'è una cosa cosa di cui non sono sicuro” disse, mordendosi il labbro mentre tratteneva un sorriso. “La notte che noi... quando tutto è venuto allo scoperto? Che sarebbe successo se non fosse avvenuto?”

Accigliandosi leggermente, Buffy piegò la testa per guardarlo. “Che vuoi dire?”

“Avevi una pistola allacciata alla coscia, Buffy” disse lui divertito. “Cosa sarebbe successo se fosse stata una serata normale e fossi riuscito a portarti in camera da letto?”

“Immagino che non avresti concluso niente quella notte” scherzò lei, baciandogli il collo.

“Allora avrei capito che qualcosa non andava” disse lui, sorridendo quando lei si tirò indietro per guardarlo. “Non c'è possibilità che tu riesca a resistermi, Riccioli d'Oro” continuò lui, ridacchiando quando lei gli schiaffeggiò leggermente il torace.

“Maiale” disse lei, soffocando una risatina.

“Lo sai già, piccola”

Buffy sorrise calorosamente, il suo tocco divenne ancora più gentile mentre faceva correre un dito lungo il torace di lui, sentendo che i nervi prendevano il sopravvento. “Possiamo andare di sopra ora?”

Spike fece un passo indietro per la sorpresa, ovviamente non aspettandosi la sua richiesta. “Sei sicura?”

“Lo sono” disse lei piano, annuendo mentre manteneva il contatto visivo con lui, volendo che sapesse esattamente quanto fosse seria.

Prendendole una mano tra le sue, Spike la portò alle labbra, sfiorandone il retro con un tenero bacio, senza mai lasciarla con lo sguardo. “Mi hai detto qualcosa stanotte” mormorò, timoroso di alzare la voce per paura di rompere il fragile incantesimo sotto cui sembravano essere. “Qualcosa che avevi già detto prima e che poi hai negato. Diverse volte” aggiunse.

Lottando per trattenere le lacrime dall'apparire, Buffy tentò di sorridergli, sperando che non notasse l'umidità nei suoi occhi mentre teneramente gli prendeva una guancia a coppa nella mano. “Ti amo” disse con voce tesa.

“Sei sicura questa volta?” scherzò lui tranquillo, sorridendo quando lei rise senza emettere suono.

“Lo sono” replicò lei con un cenno della testa.

“Questo si risolve piuttosto bene, allora” mormorò lui, coprendole la mano con la propria. “Perché io non ho mai smesso di amarti”

Sentendo finalmente versarsi le lacrime, Buffy lo attirò verso di sé, prendendo le labbra contro le sue in un bacio disperato. Un gemito soffocato le sfuggì dalle labbra quando Spike la sollevò tra le braccia e la portò su per le scale. Separandosi solo alcuni momenti più tardi, le sue dita rimasero allacciate nei suoi capelli mentre lui la depositava sul pavimento. Gli sguardi rimasero avvinghiati mentre Buffy giocava con le morbide ciocche sotto le sue dita.

“Dio, mi sei mancato” mormorò, prendendo un profondo respiro per controllare il resto delle lacrime.

“Mi sei mancata anche tu, amore” mormorò lui, asciugandole una lacrima che era riuscita a sfuggire alle sue ciglia. “Perché questi giochi d'acqua?”

“Per... nulla” disse lei, scuotendo la testa mentre si strofinava gli occhi, cercando di forzare una risata. “E' stato solo una giornata emotiva”

“Cosa posso fare?” domandò lui con dolcezza, gli occhi che si allargavano leggermente quando lei gli prese la mano, conducendolo verso il letto. Scrollandosi di dosso lo spolverino mentre camminava, Buffy lo lanciò su una sedia vicina, rimanendo solo nei pantaloni da ginnastica e il reggiseno sportivo. “Non devi-”

“Non osare finire quella frase” disse Buffy, togliendosi il reggiseno sopra la testa, sorridendo quando Spike si mosse alla velocità della luce per raggiungerla. Gridando quando lui le avvolse le braccia attorno e la spinse sul letto, Buffy ridacchiò quando le sue labbra coprirono le proprie per un bacio frenetico, separandosi un momento dopo per tirargli via la camicia da sopra la testa. “E io che pensavo di essere quella bisognosa” disse lei con un sorriso, ridendo quando Spike le afferrò pantaloni e mutandine, trascinandoglieli lungo le gambe.

“E' troppo tempo” mormorò lui, togliendosi velocemente il resto dei vestiti prima di depositare teneri baci lungo la sua pelle mentre si arrampicava su di lei, chiudendo gli occhi quando lei gli avvolse le braccia attorno. I suoi movimento rallentarono mentre la guardava. “Buffy” mormorò, strofinando con delicatezza il viso contro la cicatrice che lei aveva sul collo, emettendo un sospiro di sollievo quando lei poi sorrise. “C'è qualcosa che ho bisogno di-”

“Non ho mai dormito con lui, Spike” sussurrò lei, accarezzandogli i contorni del viso. “Lo sai questo. Non c'è mai stato nessun altro”

“Bello da sapere, amore, ma stavo per dirti che ho bisogno che tu sappia una cosa”

Buffy sentì la bocca seccarsi di fronte al sottinteso nascosto. “O-okay” mormorò nervosamente, chiudendo gli occhi quando le dita di Spike si infilarono tra i suoi capelli.

“Non c'è mai stata nessun'altra” mormorò lui, baciandola teneramente per un breve momento. “Mai”

“Dici davvero?” sussurrò lei, alzando gli occhi per guardarlo, il viso pieno di incertezza. “Dopo che ho accettato il caso O'Neill, sei apparso a Chicago. La ragazza alla galleria-”

“Una donna che lavora per me. Il suo nome è Cordelia Chase ed è sposata al mio amico Doyle. La volevo lì per distrarre Angel se fosse arrivato mentre stavo parlando con te”

“E Darla?”

“Esattamente chi ti ho detto che era. Se Angel non fosse apparso in città, lei era il mio informatore per raggiungerlo. Mi stava aiutando cosicché io potessi aiutare te”

Cercando nel suo viso per un momento, un sorriso triste le apparve sulle labbra mentre rapidamente batteva le palpebre per scacciare le lacrime. “Amami, Spike” mormorò, chiudendo gli occhi quando le lacrime le sgorgavano lungo le guance mentre lui entrava in lei. “Semplicemente amami”

“Ti amo” mormorò lui, muovendosi dentro di lei mentre teneramente le asciugava le lacrime dagli occhi. “Ti amo così tanto”

“Ti amo anch'io” disse lei con voce strozzata. “Sei sempre stato tu” ansimò mentre lui accelerava le spinte. “Non c'è mai stato nessun altro”

Dondolando insieme i fianchi, Spike si strinse a Buffy, spaventato che lei potesse scomparire se l'avesse lasciata andare. Le sue labbra continuavano a cercare le sue, separandosi da lei solamente quando lei inarcava la schiena e gemeva per la stimolazione.

Affondando in lei con più forza, i gemiti e i rantoli di Buffy sembravano spronarlo mentre si muovevano insieme. “Ho bisogno di te” mormorò lei, lasciandogli dei leggeri morsi sul collo, sentendo i suoi muscoli tenersi sotto le sue mani. “Ho avuto bisogno di te così tanto”

I suoi fianchi si alzarono per incontrare i suoi, le labbra separate mentre avvertiva il familiare serrarsi nel suo addome. Inarcandosi per incontrarlo, i suoi movimenti assunsero una qualità disperata mentre si stringeva a lui.

Urlando il suo orgasmo un momento dopo, boccheggiò alla ricerca d'aria mentre Spike raggiungeva anche lui il culmine, il corpo teso per il rilascio prima che si rilassasse sopra di lei. Rotolando dall'altra parte con Buffy fermamente stretta tra le braccia, lui respirò pesantemente, cercando di tenere sotto controllo il suo corpo. “Ti amo, piccola” mormorò, passandole una mano fra i capelli.

Buffy sorrise contro il suo torace, sfiorandogli la pelle con un bacio leggero. “Lo so”

***

Buffy si sentiva come se lo stesse fissando da ore. Gli affilati angoli del suo viso, la morbidezza delle sue labbra, i forti muscoli del suo torace. Tutto era marchiato a fuoco nella sua memoria.

Voltandosi per guardare l'orologio, Buffy sospirò, vedendo che ora era. Scendendo dal letto, fu attenta a non svegliarlo mentre raccoglieva i suoi vestiti, indossandoli di nuovo velocemente. Prendendo una delle sue camice di seta rossa che era stata gettata sopra una sedia, Buffy se la fece scivolare addosso, scuotendo leggermente i capelli oltre il colletto prima di uscire dalla stanza.

Scoprendo una stanza con un telefono, chiamò silenziosamente un taxi prima di rientrare furtivamente nella sua stanza e andare verso la scrivania che si trovava in un angolo.

Trovando un momento dopo un foglio di carta, velocemente scrisse una breve lettera, combattendo le lacrime negli occhi mentre la firmava. Andando verso la porta, si fermò mentre una lacrima le sfuggiva dalle ciglia, scendendo lentamente lungo la guancia. Voltandosi vero l'uomo che dormiva, le tremò il mento mentre andava verso il letto, piegandosi poi per lasciargli un dolce bacio sulla guancia. “Addio” mormorò, raddrizzandosi lentamente.

Con un'espressione determinata, uscì dalla stanza senza una seconda occhiata. Aveva un aereo da prendere.

Capitolo 39 - Non è splendido l'amore?

Dopo aver caricato l'ultima delle sue valigie nel cofano, Buffy sospirò mentre lo chiudeva, fissando le chiavi della macchina che aveva in mano per un lungo momento prima di alzare gli occhi per guardare la sua casa.

I traslocatori sarebbero arrivati più tardi quello stesso giorno per mettere le sue cose in deposito. Adesso, mentre lo scuro cielo blu si schiariva in un nebbioso grigio, creando alla casa una silhouette delicata, Buffy si morse il labbro, domandandosi se stesse prendendo la giusta decisione. Valeva la pena ricominciare da capo? Lasciarsi tutto alle spalle?

“Buffy!”

Voltandosi sorpresa al suono della voce, gli occhi di Buffy si spalancarono quando lo vide correre verso di lei.

“Che stai facendo qui?” domandò, guardandosi attorno. “Giles, non sono neanche le cinque di mattina.”

“Volevo vederti prima che te ne andassi” disse lui, leggermente senza fiato per via della corsa dalla macchina.

“Perché?” chiese lei sorpresa.

“Per assicurarmi che tu non stia commettendo un errore” disse lui semplicemente.

“Giles-”

“Guarda Buffy, so che senti che questa è la decisione migliore per te-”

“Lo è” insistette lei.

“-ma voglio che tu capisca cosa stai dando via”

“Stai parlando di Spike, vero?” mormorò, alzando gli occhi per guardarlo con espressione triste.

“Non mi piace, Buffy” disse lui con calma. “Ma chiunque può vedere quello che prova per te”

“Non ho mai pensato che saresti stato tu a perorare la sua causa” borbottò lei, guardando per un momento il terreno. “Sto prendendo la decisione giusta, Giles” mormorò, tornando a guardarlo. “Noi due... Non siamo compatibili”

“Beh, Sono incline a non essere d'accordo con te” disse lui con un sorriso. “Ma so quanto sai essere testarda”

Buffy sorrise prima di controllare l'orologio. “Meglio che vada”

“Hai bisogno di un passaggio fino all'aeroporto?”

“Sarebbe splendido, ma la mia macchina-”

“Posso guidarla fino a lì e poi organizzerò per farla spostare in un magazzino”

“Sembra un piano migliore del parcheggio a lungo termine nell'aeroporto” replicò lei. “Andiamo”


***

Spike gemette mentre rotolava di lato, trasalendo quando il sole che passava dalle finestre, lo colpì negli occhi. Diventando anche troppo consapevole di quanto freddo sentisse, si voltò lentamente dall'altro lato del letto, registrando a mala pena il fatto che notò che Buffy non c'era.

Prendendo un profondo respiro per calmare i nervi si tirò a sedere, accigliandosi quando vide il biglietto piegato di fronte a lui. Aprendolo, cercò di deglutire il groppo che gli si era formato in gola mentre fissava la sua calligrafia.

Spike,
non volevo andare via la scorsa notte, per favore credimi. Solo che ci sono alcune cose che devo fare... e non includono te. Non lo sto dicendo per essere crudele o farti arrabbiare, lo sto dicendo perché non avremmo mai funzionato. Lo sai questo. Ti amo così tanto. Per favore credimi. Tutto quello che ho detto la scorsa notte era la verità. Me ne sto andando. Lascio la città. Ho già preparato tutto e... non ho in programma di tornare. Grazie, Spike, per tutto. Per avermi amato, anche quando non dovevi... e per aver lasciato che io ti amassi. Per favore non tentare di trovarmi. Sappiamo entrambi che non avremmo mai funzionato.

Con amore sempre,
Buffy

Spike chiuse gli occhi quando finì di leggere, stringendosi il dorso del naso per fermare il mal di testa pulsante che stava iniziando a formarsi. Gettando all'indietro la trapunta sul letto, si mise rabbiosamente in piedi. “Non così facilmente, amore”


***

Entrando nel quartier generale dell'FBI, Spike prese un profondo respiro. Era trascorsi anni da quando aveva messo piede nell'edificio, e non era alla ricerca di una passeggiata lungo il viale dei ricordi. Facendosi strada verso il retro dell'edificio, riuscì ad evitare tutti quelli che sembravano aver pianificato di fermarlo.

Dopo aver messo piede nell'ufficio di Rupert Giles come se fosse il proprio, Spike incrociò le braccia sul torace, squadrando attentamente l'altro uomo.

“Come sei arrivato qui?” domandò Giles, alzandosi.

“Ero un agente, ricordi, Rupes? Non è esattamente difficile entrare in questo palazzo quando sai come funziona. Dovresti ricordartelo”

“Sì, beh, la maggior parte dei nostri ex agenti non sono rinomati criminali”

“Dipende da come lo guardi...”

“Perché sei qui?” lo interruppe Giles.

“Non giocare questo gioco, Rupert. Non stiamo facendo un gioco di forza. Sai perché sono qui”

“Ho la sensazione che il nome 'Buffy Summers' apparirà in questa conversazione”

“Dove?” chiese Spike, digrignando i denti.

“Dove cosa?” replicò Giles, togliendosi gli occhi irritato.

“Da quanto sapevi che era questo il suo piano?”

“Soltanto pochi giorni” disse lui con un sospiro. “Ha lasciato una lettera di dimissioni sulla mia scrivania, dicendo che voleva tirarsi fuori dalla Bureau. Al riguardo le ho solo parlato la scorsa notte, dopo che Angelus è morto”

“E' per questo che l'hai presa da parte?” chiese Spike, guardando il pavimento. “Ho pensato che stessi cercando di portarla lontano da me. Che volessi dissuaderla”

“Il pensiero mi ha attraversato la mente” replicò lui con un sospiro. “Ma quando Buffy decide qualcosa, niente la allontanerà dal suo obiettivo”

“Quello che amo di più di lei” mormorò lui con un leggero sorriso, i lineamenti tornarono freddi quando guardò l'altro uomo. “Dov'è?”

“Pensi onestamente che ti direi spontaneamente questa informazione?”

Spike sospirò, affondando di peso nella sedia di fronte all'uomo più grande, le mani congiunte di fronte a lui. “Sii onesto con me, Giles” disse con calma. “Ho bisogno di lei... Odio aver bisogno di lei” continuò a denti stretti. “Ma è così. Per favore dimmi dov'è”

“Le ho fatto una promessa. Non posso darti quell'informazione” Giles sospirò, guardando Spike abbassare la testa sconfitto, poi chiuse gli occhi prima di continuare. “Cos'è che ha sempre voluto vedere?” domandò, poi notò la confusione sul viso dell'altro uomo mentre alzava gli occhi dal pavimento.

“Cosa?”

“Non è solo un agente” disse Giles con calma. “Non è solo un'altra arma che ti abbiamo lanciato contro per vedere come te la cavavi. Sei arrivato a conoscere quella ragazza, e in quel tempo in cui l'hai conosciuta... dove andrebbe? Ha la libertà e il tempo per andare e fare quello che ha sempre voluto fare... Se sai questo, se conosci lei, allora sai la risposta”

Spike ripensò per un momento, alzando per camminare avanti e indietro per la stanza mentre flash della sua memoria lo stuzzicavano con possibili risposte. Gli occhi si spalancarono quando ricordò una particolare conversazione.

“Il Giardino dell’Artista a Giverny. Diciannove anni dopo aver dipinto questo… Immagino che il suo lavoro dovesse solo maturare un po’ di più”

“Perché quello, amore?”

“Perché è un giardino acquatico – dà a tutto una tale profondità e ricchezza. Il modo in cui li ha dipinti dall’alto, intensificando l’ambiente vicino”

“Mai visto?”, chiese Spike, seguendo Buffy per la stanza.

“Al Museo d’Orsay a Parigi?”, replicò lei con un sorriso. “Non è esattamente nel mio budget”

Un lento sorriso si allargò sulle labbra di Spike mentre batteva Giles sulla spalla. “Rupert, vecchio mio, sarai il mio testimone al matrimonio”

“Immagina quanto significhi per me” disse lui sarcasticamente, togliendosi gli occhi per strofinarli con un panno morbido mentre Spike praticamente correva fuori dal suo ufficio. “E che dirà Ethan?” gli urlò dietro, sorridendo quando sentì l'altro uomo ridere prima che la porta si chiudesse. Scuotendo la testa mentre si rimetteva gli occhi, non poté fare a meno di sogghignare. “Non è splendido l'amore”

Capitolo 40 - Esattamente lo stesso

Buffy era in piedi di fronte al quadro, cercando di combattere le lacrime.

'Sei ridicola, Summers', pensò, chiudendo brevemente gli occhi. 'Sei in una delle più belle città del mondo, in piedi nel posto in cui hai sempre voluto essere, a guardare il quadro che hai sognato da quando tua madre te l'ha mostrato per la prima volta in foto. Smettila con il compatimento'

Riaprendo gli occhi, osservò il bellissimo pezzo d'arte, esaminando le pennellate di colore che percorrevano la tela. Piegando la testa per uno sguardo più da vicino, Buffy fissò il quadro in soggezione mentre si spostava i capelli da una guancia, cercando di avere una visuale migliore.

“Stupendo”

Irrigidendosi al suono del familiare accento Inglese, Buffy non si preoccupò di voltarsi. “Lo è”, disse con voce strozzata, deglutendo a fondo mentre accennava con la testa.

“Intendevo colei che l’ammira”, replicò lui con un lento sorriso compiaciuto, rievocando un tempo diversi mesi fa quando aveva messo gli occhi per la prima volta su di lei.

Quasi ridendo mentre la sensazione di déjà vu la sopraffaceva, Buffy scosse la testa sospirando e sbattendo le palpebre per ricacciare indietro le lacrime. “Per favore dimmi che questa frase di solito non funziona” disse, mordendosi il labbro quando lo sentì sogghignare dietro di lei.

“A quanto pare sì” disse, vedendola voltarsi leggermente, senza però che lo guardasse. “Ma solo una volta. Una ragazza stupefacente. Non so dove ho sbagliato”

“Forse non sei stato solo tu” disse Buffy, lo sguardo rivolto al pavimento.

“Forse no” mormorò lui, portando la sua attenzione al quadro. “Il giardino dell'artista a Giverny”

Un sorriso tirò le labbra di Buffy mentre le parole praticamente gli cadevano dalla lingua, quasi poeticamente. “Sai niente al riguardo?” domandò, senza voltarsi a fronteggiarlo.

“Diciannove anni dopo aver dipinto Il giardino dell'artista a Vetheuil. Non ho mai tenuto molto a questo fino a che qualcuno mi ha messo in evidenza che il suo lavoro aveva solo bisogno di... maturare un po'” disse lui con un leggero sorriso, ripetendo le parole di lei di tempo fa.

“Esattamente i miei pensieri” mormorò lei.

“Mi sembra di ricordare perché ha iniziato a starmi a cuore... La descrizione mi è stata data da una ragazza che conoscevo”

Piegando leggermene la testa da una parte, Buffy sorrise piano tra sé. “E ancora ti ricordi quello che ha detto?”

“Perché è un giardino acquatico” quotò Spike, avanzando di un passo più vicino a lei, spostandole i capelli dalle spalle e provocandole un brivido lungo la spina dorsa.e. “Dà a tutto una tale profondità e ricchezza. Il modo in cui li ha dipinti dall’alto, intensificando l’ambiente vicino”

“Hai una buona memoria”

“Sono William Reed” replicò lui, ignorando quello che lei aveva appena detto.

Sorridendo morbidamente, lei voltò lentamente lo sguardo verso di lui, arrossendo quando le prese una mano e gentilmente gliene baciò il retro. “Buffy Summers” disse lei con espressione divertita.

“Allora, Buffy Summers, sei nel campo dell'arte?” domandò lui, inclinando la testa per guardarla con interesse.

“Mi diletto” , disse lei con un sorriso, guardandolo mentre alzava un sopracciglio nella sua direzione.

“Diletti?” chiese dopo un momento, lanciando un’occhiata in giro per il museo, vedendo che erano relativamente da soli. Facendo un passo in avanti, le avvolse un braccio esitante attorno alla vita, guardandola negli occhi, alla ricerca di qualcosa. “Cosa ci fai qui?” domandò gentilmente, guardandola con aria afflitta.

Sorridendo piano, Buffy appoggiò leggermente le mani contro il suo torace, incerta su cosa stesse accadendo tra loro, combattendo l'urgenza di spingerlo via e di attirarlo più vicino allo stesso tempo. “Vivo il sogno”

“Questo è il tuo sogno?” chiese lui, una linea si formava tra le sue sopracciglia mentre la studiava.

“Sarebbe potuto esserlo” mormorò lei, un sorriso triste sul viso mentre le si riempivano gli occhi di lacrime. “Solamente non...”

“Avresti potuto dirmelo” disse lui piano, studiandola con attenzione. “Ti avrei portata qui... ti avrei portata ovunque”

“Lo so” disse lei, guardando dappertutto tranne che lui. “Ma non avremmo mai... cosa vuoi, Spike?” domandò con voce esausta.

“Voglio un nuovo inizio” disse lui semplicemente, vedendo i suoi occhi spalancarsi mentre li alzava a guardarlo.

“I nuovi inizi sono sopravvalutati” mormorò lei, allontanandosi da lui e muovendosi per sorpassarlo, fermandosi solo quando sentì una mano che la tratteneva sul braccio.

“Davvero?” chiese Spike, alzando un sopracciglio.

“Non lo sono?” controbatté lei nello stesso tono.

“Buffy-”

“Non c'è un noi, Spike. Non potrebbe mai esserci, quindi perché stai facendo questo?”

“Tu non lo sai questo” replicò lui, stringendo la mascella mentre guardava altrove. “Tu non hai idea di cosa sarebbe potuto... Saresti andata via in ogni caso, vero?” domandò, voltandosi verso di lei con espressione assente. “Anche senza che il caso O'Neill fosse concluso. Nonostante il fatto che non mi avresti detto addio. Eri pronta a prendere e andartene”

“E' così” confermò Buffy quietamente, fissando senza vederlo il quadro di fronte a lei.

“Beh,” disse Spike con un sorriso sardonico. “Non è carino. E l'altra notte? Solamente un po' di magra consolazione?”

“Dovresti sapere che non era così” disse lei, voltandosi a guardarlo, notando la sua mascella contrarsi mentre guardava fisso davanti a sé. “Ti ho detto nel biglietto- Intendevo tutto quello che ho detto, è solo... il motivo per cui l'ho detto... io pensavo...”

“Pensavi che non mi avresti visto mai più” completò lui.

“Spike, io-”

“Risparmiami le tue spiegazioni, Summers” disse lui, voltandosi a fronteggiarla con espressione fredda. “So cosa stavi cercando di fare... e non mi importa”

Gli occhi di Buffy si spalancarono per lo shock mentre lo guardava.

Non mi importa” ripeté lui, la voce che acquistava più emozione mentre i suoi occhi si ammorbidivano. “Non ho mai sentito per nessuno quello che sento per te” disse, sentendo il cuore battergli all'impazzata nel torace. “Quindi se hai in programma di scappare via di nuovo... metti in conto che io ti troverò”

“Cosa stai dicendo?” mormorò lei, troppo spaventata di sperare che quello che stava sentendo fosse la verità.

“Ti rivoglio” disse lui, lo stomaco serrato per l'apprensione. “Mollo, Buffy, mollo tutto. Fanculo tutto il resto – voglio noi. Perché nonostante quello che dici, c'è un noi”

Buffy aprì la bocca per rispondere, scoprendo che le parole non uscivano. Dopo aver guardato il pavimento scioccata, cercò di controllare il respiro mentre scuoteva la testa. “Siamo troppo diversi” mormorò.

“E siamo esattamente uguali” replicò lui con un sorriso.

“Ci credi davvero?” domandò lei, chiudendo gli occhi quando lui si piegò in avanti e le sfiorò teneramente le labbra con un bacio casto.

“Non l'avrei detto se non dicessi sul serio. Dico sempre quello che penso” mormorò lui, appoggiandole le mani sui fianchi, attirandola impercettibilmente più vicino.

“Voglio che ci sia un noi” mormorò lei, ricacciando indietro le lacrime mentre lo guardava, stringendo poi a pugno le mani nel suo spolverino, attirandolo in basso per un tenero bacio prima di appoggiare la fronte contro la sua con un sorriso tenero. “Probabilmente finiremo con l'ucciderci l'un l'altra”

“E' una distinta possibilità” replicò lui con un sorriso compiaciuto.

“Sei sicuro di questo?”

“Per niente”

“Neanch'io”

Fine


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