27/08/2007
Broken
Subject: AU (tutti umani).
Warnings:Stupro, Violenza.
Rating:NC17.
Genere: Angst, Romance.
Lunghezza: 23 Capitoli (26855 parole)
Summary: Quando Spike Atherton, uno specializzato in Psicologia all’UC Sunnydale, viene avvicinato da una compagna di classe un giorno,
incuriosito quando lei gli chiede di conoscere la sua amica, Buffy Summers. Spike ha voluto Buffy dalla prima volta che l’ha vista
fare il giro l'università l'anno precedente e quindi accetta in modo impaziente. Dopo aver incontrato e parlato con Buffy,
inizia a comprendere che le cose non sono sempre come sembrano. Qualche volta la persona che non chiede, è quella che ha più bisogno
di aiuto.
Disclaimer: Non possiedo niente, ecc ecc ecc.
Permesso dell'autrice: Thank you for asking! I don't mind any translations as long as my name stays on as the original author. ~Ashlee
Link per la ff originale:http://spikeluver.com/SpuffyRealm/viewstory.php?sid=9176
Capitoli: 1 | 2 | 3 | 4 | 5 | 6 | 7 | 8 | 9 | 10 | 11 | 12 | 13 | 14 | 15 | 16 | 17 | 18 | 19 | 20 | 21 | 22 | 23 | 24
“Spike!”
Gettando I suoi libri nel sedile dietro della propria auto, l’uomo si
voltò per guardare la giovane donna che stava trotterellando verso di
lui.
“Si rossa?” rispose Spike, guardando Willow confuso mentre lei raggiungendolo
diventò immediatamente nervosa.
La guardò meglio sfregarsi le mani “Hai presente la mia compagna
di stanza, Buffy Summers?”
Spike alzò un sopracciglio. Cerco che sapeva chi era. Sarebbe stato
cieco a non notare quella bellissima bionda “Si, so chi è…
c’è una ragione particolare per cui me lo chiedi?”
“Potresti… beh, sai…”
“Sputa il rospo rossa” disse sorridendo
“Penso che sia nei guai”
Spike inclinò la testa, mentre il suo sorriso lentamente svaniva guardandola
confusa “Che intendi con ‘guai’?”
“Ho promesso che non avrei detto niente…”
“Quindi tu non pensi che sia nei guai, lo sai, visto che c’è
qualcosa che non dovresti dire?”
Willow distolse lo sguardo sentendosi colpevole “Pensi che potresti…
magari… conoscerla?”
“Conoscerla?” rispose “Non ci siamo nemmeno mai parlati”
”Per favour” lo pregò Willow “Se inizia a fidarsi di
te, magari può aprirsi e puoi darle una mano”
“Che hai in mente?”
“Sarà al dormitorio stasera” disse Willow, avendo già
un piano “Avrò bisogno che tu ti fermi a ‘prendere un libro
in prestito’. Non ci sarò, e tu e Buffy potrete parlare. Almeno
sarà un inizio”
Spike sembrò pensarci un momento “Mi sentirei meglio se sapessi
che succede”
“Lo so… ma ho fatto una promessa e devo mantenerla. Fidati di me.
Non sarà difficile accorgersene”
Spike annuì “Va bene Rossa, a che ora vado?”
* * * * *Spike bussò alla porta del dormitorio quella sera, passandosi
nervosamente le mani sui jeans. ‘Per l’inferno, idiota’ pensò
‘Ti stai comportando come se non fossi mai stato in camera di una compagna
di università’
La porta si aprì rivelando la donna per cui sbavava da oltre un anno.
Sembrava comoda in jeans e una lunga maglietta nera, i suoi lunghi capelli di
miele erano tenuti su da un elastico e non aveva un briciolo di trucco. A Spike
si mozzò il fiato in gola mentre lei lo guardava confusa.
”Spike?”
Si riprese velocemente sentendole dire il suo nome
“Sei Spike, no?”
“Si” rispose, trovando la voce “Uhh… si… c’è
Willow?”
“Umm… è uscita. Dovrebbe tornare in un oretta”
Spike si guardò intorno prima di incontrare i suoi occhi di nuovo “Ti
dispiace se aspetto? Dovrei prendere un suo libro, e se torno a casa non faccio
in tempo ad arrivare che dovrei già ripartire”
Buffy sembrò esitare, ma le sue difese calarono col suo sorriso genuino.
“Certo” disse sorridendo, facendogli posto per entrare
“Grazie, passerotto” disse sorridendo
Prese posto alla sedia della scrivania, non voleva farla sentire a disagio
sedendosi su uno dei letti, e la guardò chiudere la porta e superarlo
“Tu e Willow avete un corso insieme?” chiese Buffy, sedendosi sul
suo letto e incrociando le gambe.
“Psicologia” rispose annuendo
“La tua specializzazione?”
“Come lo sai?”
Buffy scrollò le spalle “Immagino perché ti ho guardato”
Spike abbassò lo sguardo al suo spolverino di pelle nera, jeans, camicia
e stivali prima di guardare di nuovo lei con un sorriso alzando il sopracciglio.
Arrossendo, con un sorriso innocente sul volto, Buffy spiegò “Non
intendevo il tuo aspetto fisico” chiarì “Qualcosa nei tuoi
occhi”
Era il turno di Spike di arrossire, e distolse in fretta lo sguardo perché
lei non se ne accorgesse, cercando di mantenere l’immagine di ‘grande
cattiv’. Osservando la stanza, vide una foto sulla scrivania, Buffy nelle
braccia di un altro uomo. Riconobbe il tipo e la fissò un momento prima
di guardare la ragazza.
”Fidanzato?” chiese, inclinando la testa verso la foto.Buffy si
tese visibilmente “Si” disse piano mordendosi il labbro
Spike strinse gli occhi, studiando attentamente la sua reazione “Lo conosco”
disse piano, tastando il terreno “E’ negli Zeta Kappa, vero?”
Buffy deglutì prima di annuire.
“Penso di averti vista a qualcuna delle loro feste” continuò
“Tu non sei in quella casa” disse confusa
“No, sono della Sigma” rispose
Buffy annuì mentre Spike la studiava “Parker?”
Vide Buffy fremere “Um… si… si, Parker Abrams”
L’espressione di Spike si scurì quando ricordò che Willow
gli aveva ditto che il problema non era difficile da capire “Da quanto
state insieme?” chiese
“Circa un anno” disse piano
“Davvero? Non ti ho vista con lui tutto questo tempo”
“Sono stata solo a un paio di feste” rispose “Non mi piace
molto la vita nella fratellanza”
Spike lo dubitava. Quella ragazza sembrava infondere vita in ogni cosa avvicinasse,
e quell’ambiente sembrava perfetto per lei. Guardandola con interesse
mentre si spostava verso il proprio cuscino, era ovvio che non le piaceva quella
conversazione, e provò compassione per lei
“Qual è la tua specializzazione, amore?”
Buffy si rilassò visibilmente guardandolo di nuovo “Fotografia”
disse con un sorriso, ovviamente amava la sua scelta.
“Paparazzi?” chiese con un sorriso mentre lei rideva, scaldandogli
il cuore.
“no” disse scuotendo la testa
“Hmm” Spike si mise la mano sul mento in posizione pensosa “Moda?”
Buffy rise ancora “No”
Schioccando le dita, Spike continuo “Ci sono. Foto di paesaggi per I calendari”
“Fai schifo in questo” lo provocò
“Lo so, fai meglio a dirmelo perché la mia prossima supposizione
era che tu fossi una di quelle che vestono i cani in modo divertente per le
cartoline”
Buffy rise ancora, sempre più forte “Voglio aprire un mio studio”
disse sorridendo
Spike annuì “Beh magari mi ci sarei avvicinato” rispose.
“Certo” disse sarcastica
Rimasero entrambi in confortevole silenzio per un momento prima che Spike parlasse
ancora “Niente programmi per stasera?”
“Non penso” disse piano, ricevendo una strana occhiata da Spike
“Voglio dire, Parker potrebbe passare più tardi”
Il nervosismo si sentì di nuovo nella sua voce, e Spike potè a
malapena annuire, lasciando cadere il soggetto. Stava per parlarle di nuovo
quando la porta si aprì
“Hqy, Buff! Oh, Spike, scusa sono in ritardo” disse fingendo bene
“Spero che tu non abbia aspettato molto”
“No” disse Spike alzandosi “Almeno non mi è sembrato”
“Sono certa che Buffy sia stata di buona compagnia” disse scambiandosi
un sorriso con l’amica.
“Certo che lo è stata” disse sorridendole, e rallegrandosi
quando la vide arrossire e distogliere lo sguardo.
Si voltarono tutti al bussare della porta. Willow, essendo più vicina,
l’aprì. E Spike vide la sua espressione scurirsi “Non sapevo
venissi” disse, incurante di non averlo invitato.
“Devo prendere Buffy”
Spike si volto verso la bionda, visibilmente sbiancata. Fece un passo verso
di lei, gelando quando lei si spostò.
“Sono pronta, Parker” disse prendendo una giacca e sorridendo lievemente
a Spike prima di andare verso la porta.
Spike si avvicinò a Willow, sentendosi gli occhi di Parker addosso.
”Abrams” disse Spike in un freddo saluto
Parker guardò il biondo ossigenato “Spike” rispose con un
freddo cenno prima di guardare Buffy “Andiamo”
Buffy annuì, salutando piano prima di lasciare la stanza.
Spike si voltò verso Willow mentre chiudeva la porta dietro di loro
“Sei riuscito a parlarle?” chiese preoccupata
“Si è tesa ogni volta che il nome dell’idiota veniva fuori”
Willow annuì.
“Cosa ti ha detto Rossa?” le chiese in un tono che non permetteva
no
“Che l’ha colpita una volta” disse lei piano, ovviamente stressata
dal violare le confidenze con l’amica.
“E tu non pensi dica la verità?”
“Sono entrata mentre si stava cambiando una settimana fa… la sua
schiena era completamente blu e nera” disse piano “E indossa sempre
più spesso maglioni lunghi e… ci sono state altre volte in cui
ho notato che non mi diceva la verità”
Gli occhi di Spike si annebbiarono dalla rabbia mentre serrava i pugni.
“Non vuole lasciare che nessuno l’aiuti… non pensa di aver
bisogno di aiuto”
“Penso che dobbiamo farle cambiare idea, non credi?”
Capitolo 2 - Giudizi
“Conoscete un tizio di nome Parker Abrams?” chiese
Spike più tardi quella sera mentre sedeva con gli amici nel soggiorno
della casa della confraternita maschile.
Angel O’Shea staccò gli occhi dalla Tv, guardando attentamente
l’amico “Non è esattamente il più brillante ragazzo
del gruppo. Perché vuoi saperlo?”
“L’ho incontrato oggi,” disse Spike. “Non mi ha dato delle buone sensazioni.”
“Non è mai stato interessato davvero a parlare con qualcuno,” disse Angel. “A meno che non siano donne a cui si può infilare in mezzo alle gambe.”
“Mai sentito che lui sia stato violento?” Spike andò dritto
al soggetto, prendendo un sorso di birra.
Questo attirò l’attenzione degli altri uomini nella stanza. Riley
Finn, Charles Gunn, e Angel lo guardarono attentamente mentre Spike fissava
la televisione.
“Violento?” chiese Riley. “A volte a fatto a pugni, ma non
lo conosco molto .”
“C’è una particolare ragione perché ci stai chiedendo
questo?” chiese Gunn.
Spike prese un profondo respiro, rievocando silenziosamente la storia prima
di parlare. “Bene, sarò diretto con voi. Una ragazza che conosco
mi ha fermato oggi dopo la lezione e mi ha chiesto di fare attenzione a una
sua amica.”
“Perché te?” chiese Angel.
“Non lo so veramente, lei è solo preoccupata per la sua amica,”
disse Spike con un’alzata di spalle.
“Suppongo che questa amica si stia vedendo con Abrams,” disse Riley.
Spike accennò col capo, sentendo una morsa allo stomaco all’idea
che lei era fuori con lui adesso, possibilmente soffrendo.
“Buffy Summers.”
Gli occhi di Spike si spostarono immediatamente su Angel mentre diceva il nome dell’oggetto dei suoi pensieri.
“Come-”
“La conosce Faith,” rispose Angel menzionando la sua ragazza.
Spike prese un profondo respiro. “Non avete sentito nulla da me”
disse quietamente. “E per favore non lo dite a nessuno. Penso che solo
la sua compagna di stanza sa qualcosa, e non voglio che si arrabbi con me per
averlo detto.”
“Non è quella ragazza di cui è cotto Spike?” chiese
Gunn guardando per la stanza.
Si scambiarono degli sguardi ma nessuno parlò.
“Mi stai dicendo che questa pollastrella è nei guai, ma non stai
andando a casa del tipo con pistole fumanti?” chiese Gunn a Spike.
“Credimi, il pensiero mi ha sfiorato,” rispose Spike. “Ma
non penso che lei sappia se vuole uscire dalla relazione, e se faccio qualcosa
all’idiota… e poi lui se la prende con lei?”
* * * *
Buffy rientrò in silenzio nella stanza del dormitorio, sperando di non
svegliare l’amica. Chiudendo piano la porta dietro di se, attraversò
la stanza.
“Buffy?”
“Sono io, Wills” bisbigliò lei aprendo uno dei suoi cassetti. “Mi dispiace. Non volevo svegliarti.”
“Ero sveglia,” rispose Willow, sedendosi e accendendo la lampada
vicino al letto. La stanza si illuminò, e Willow studiò l’altra
ragazza.
Facendo un giro per la stanza, Buffy poteva sentire gli occhi di Willow su di
se mentre si muoveva, ma rifiutò di incontrare il suo sguardo. Finì
di prendere il pigiama e lo spazzolino da denti e riattraversò di nuovo
la stanza.
“Cosa?” alla fine chiese con voce molle.
“Stai zoppicando.”
Chiudendo gli occhi con una mano sul pomello e l’altro che stringeva
i vestiti, Buffy era spaventata di doversi voltare e affrontare l’amica.
Troppo spaventata di vedere il giudizio silenzioso brillare negli occhi di Willow.
Sapeva che non c’era mai stato – tutto quello che aveva visto era
solo appoggio - ma sapeva che Willow non avrebbe retto per molto.
“Sono inciampata,” mormorò Buffy, spalancando la porta e
chiudendola rapidamente dietro a se, attraversando il corridoio verso il bagno.
Willow chiuse gli occhi, sentendo il dolore venire dalla sua migliore amica.
Ricordava ancora la prima notte che Buffy ritornò dopo una discussione
con Parker. La contusione vicino all’occhio, il taglio sul labbro, e il
modo in cui si teneva il braccio ferito contro il corpo, tentando di non muovere
la spalla. Quella notte era radica nella memoria di Willow come una delle cose
più impressionanti a cui avesse mai assistito, e aveva assistito solo
al danno e alla conseguenza.
Buffy aveva mentito.
Aveva detto a Willow che era caduta dai gradini, e Willow lasciò che
Buffy pensasse che l’avesse creduta. Ma era stata in silenzio abbastanza
a lungo. La situazione che non sarebbe mai dovuta iniziare, adesso era arrivata
ad un punto in cui Willow temeva che la sua amica non sarebbe ritornato una
notte. Ecco perché l’aveva detto a Spike. Molte persone lo evitavano,
ma aveva anche compassione negli occhi, ed era ciò di cui Buffy aveva
bisogno in quel momento… tra le altre cose.
* * * * *
Fissandosi nello specchio di bagno, Buffy guardò il suo riflesso, non
vedeva più la donna che era stata. Vedeva la donna che era adesso - la
paura sul viso, gli occhi senza vita.
Quando Buffy andò ad un appuntamento con Parker l’anno prima, commise
lo sciocco errore di dormire con lui, volendolo compiacerlo. Ma l’errore
peggiore fu quando lui tentò di scaricarla la mattina dopo, ma lei divenne
più legata, aggrappandosi a lui finché non iniziarono una relazione.
Non c’era giorno in cui non desiderasse poter tornare indietro e cambiare
la sua vita.
Lei si sentiva privata dall’emozioni.
L’unica sensazione che conosceva era il dolore.
Quando Parker cominciò a colpirla, Buffy immediatamente si allontanò,
decisa a non rimanere in ‘questa’ relazione. Lui l’aveva seguita
scusandosi e dicendo quello che adesso sapeva essere un’ abitudine: ‘non
succederà di nuovo ‘; ‘non so quello che mi è successo
’; ‘non avrei mai voluto colpirti così forte ‘.
E Buffy l’aveva ripreso. Persone potevano dare giudizi su questa situazioni
come volevano. Possono continuamente dire ‘se loro fossero nella sua posizione…
‘
Ma non succedeva… non c’erano.
Nessuno sapeva come avrebbe reagito in quella situazione finché non ci
si fossero trovati.
Staccando lo sguardo dal suo riflesso, Buffy non voleva pensare a Parker o a
se stessa. Si sentiva morta. Era dura e voleva stare così. Era l’unico
modo in cui poteva sopravvivere. Non poteva lasciare Parker - era andato troppo
oltre il punto di non ritorno.
Buffy non aveva più sentito la scintilla di vita da quando l’abuso
era aumentato sei mesi fa. Una scintilla che si era riaccesa dopo una semplice
conversazione con un uomo con cui non aveva mai parlato prima di oggi.
Capitolo 3 - Interazioni Accidentali
Spike attraversò il campus, sollevato di aver terminato un’altra lunga e tortuosa settimana di scuola. Aprendo la macchina, gettò velocemente i libri nel sedile dietro e stava per sedersi al posto di guida quando notò la bionda.
Con un sorriso riservato, chiuse di nuovo la macchina e corse verso la biblioteca
in cui era sparita. Rallentando il passo, attraversò la porta e si guardò
intorno. Fremette non vedendo Buffy ma decise di fare una passeggiata casuale
per l’edificio.
La biblioteca era di tre piani. Quello principale aveva i computer, sopra c’erano
i periodici.
‘Ha detto che la sua specializzazione è fotografia’ pensò
‘Probabilmente è giù’
Raggiungendo le scale, scese velocemente e osservò tutta l’area.
Stava per voltarsi e tornare su quando la vide seduta su uno scaffale con un
libro in grembo.
Andando verso di lei, prese il libro più vicino che poteva raggiungere
e continuò a camminare.
“Buffy” la salutò, fingendosi sorpreso “Non mi aspettavo
di vederti qui” continuò, mentre lei alzava gli occhi attonita.
”Spike” disse piano, alzandosi in piedi.
“Come stai, amore?”
Guardandolo curiosa, si chiese se aveva sentito preoccupazione nella sua voce
o se l’aveva solo immaginata.
“Sto bene” disse sorridendo leggermente superandolo
Spike la guardò un momento, stringendo i denti quando la vide zoppicare
leggermente.
“Ti sei fatta male” disse piano, e lei si fermò qualche passo
più avanti.
Buffy si voltò per affrontarlo, sentendo il fiato mozzarlesi in gola
quando lui le si avvicino “S-sono caduta” rispose piano “Non
è un gran problema”
“Sei caduta?” ripetè incredulo
Cercando di annuire leggermente, Buffy cambiò argomento “Cosa stai
leggendo?” chiese, prendendogli il libro di mano. Spike notò il
suo sorriso sorpreso quando alzò gli occhi per guardarlo “Cercavi
questo libro?”
“Si” disse Spike, leggermente confuso.
“Cercavi ‘I passi estenziali di ostetricia e ginecologia?”
chiese quasi ridendo.
Spike spalancò gli occhi, maledicendosi per non aver controllato che
libro prendeva “Ud… si… corso di salute” rispose, grattandosi
nervosamente il retro della testa.
“Corso di salute?” chiese scettica sull’orlo delle risa
“Si” disse spike, rimettendo il libro in uno scaffale a caso “Um…
non per me... il mio amico Xander mi ha chiesto di prenderglielo”
“Davvero?” disse lei sorridento
“Si” disse difensivo mettendosi le mani in tasca “Non mi credi?”
Buffy si morse il labbro per non scoppiare “Beh, se il tuo amico Xande
ne ha bisogno ha più senso prenderlo invece di rimetterlo giù”
Spike era senza parole “Um… beh… vedi… oh chissene frega.
Ti ho vista entrare e volevo parlarti”Buffy non nascose la sorpresa nei
proprio occhi, ma Spike fu sorpreso di vederla arrossire e sorridere “Di
cosa volevi parlarmi?” chiese
“Niente in particolare” disse con voce bassa, sentendosi soddisfatto
della sua reazione al flirt “Sono stato molto bene ieri”
Stringendosi il libro al petto, Buffy si morse il labbro guardando il pavimento
“Anche io” sussurrò.
“Se lo facessimo di nuovo qualche volta?” chiese, alzandole gentilmente
il mento per guardarlo mentre con l’altra mano le toglieva di dosso il
libro e lo metteva in uno scaffale a caso, per potersi avvicinare senza che
si sentisse minacciata.
Buffy spalancò gli occhi prima di iniziare a scuotere la testa “io…
non posso”
“Voglio solo conoscerti, piccola” sussurrò, accarezzandole
il mento e sorridendo quando lei chiuse gli occhi per il suo tocco gentile.
Era passato tanto tempo dall’ultima volta in cui Buffy provò qualcosa
per un uomo tenero, e quasi le venne da piangere
“Devo andare?” disse piano, non volendo andare veramente.
“Dovere e volere sono due cose diverse” disse con voce roca.
Buffy si spostò riluttante “Devo andare” ripetè, lasciandolo
intuire che non voleva.
Spike prese un respiro “Quando posso vederti di nuovo?”
Trattenne il respire, aspettando una risposta, sapendo che stava prendendo un
grosso rischio e lei poteva non sentire nulla oltre ad amicizia verso di lui.
“Non lo so” sussurrò.
Spike perse un battito cardiaco, non gli aveva detto no. Aveva uno sguardo che
gli faceva venire voglia di prenderla fra le braccia e non lasciarla più
andare.
“Buffy” disse gentilmente “Voglio che tu sappia, che se mai
vorrai parlare…”
Si fermò, lasciando che le parole non dette volassero nell’aria.
Buffy inalò pesantemente annuendo, voltandosi.
“So di Parker” disse, prendendo un altro grosso rischio.
Buffy serrò le spalle sentendo il nome del suo ragazzo “Non sai
niente” disse, continuando a voltargli le spalle con leggera rabbia nella
voce.
Spike fece un passo verso di lei, voleva confortarla ma sapeva che era meglio
controllarsi per ora “So che hai paura ogni volta che lo si nomina”
Buffy si voltò con le lacrime agli occhi “Spike… ti prego,
resta fuori da questo… per favour” disse, sapendo che stava implorando
ma non le importava.
“Non posso farlo, piccola”
“Devi” disse tradendo il proprio panico mentre i nervi cedevano.
“Perché?” le chiese.
”Perché se non lo fai, ti ucciderà”
“Posso prendermi cura di me” insistette, non spaventato dalle minacce
di quell’idiota. Gli uomini che picchiavano le donne non erano esattamente
noti per riuscire a picchiare altri uomini. E se ci avesse provato avrebbe avuto
la sua risposta. ‘Lo seppellirei vivo’ pensò, considerando
cos’aveva fatto a Buffy.
“Ti prego, Spike”
“Non si avvicinerà a me, Buffy. E se lo fa non mi spaventa. Non
è nella posizione di toccarmi, tantomeno di uccidermi”
“Allora ucciderà me”
Capitolo 4 - Rompendo
Buffy si affrettò verso il dormitorio, sentendosi rilassata
dopo mesi. Vedere Spike in biblioteca aveva svegliato qualcosa in lei che pensava
fosse morto da molto. Comprese che una parte di lei era viva. Una parte voleva
vivere ed era una cosa che pensava non esistesse più.
Il leggero sorriso si disintegrò dal suo volto e il cuore le cadde nello
stomaco quando si avvicinò al dormitorio e vide Parker camminare fuori
dalla porta. Prendendo un profondo e tremante respiro Buffy raddrizzò
le spalle e camminò verso il suo ragazzo, costringendosi a sorridere
quando si avvicinò.
“Dove sei stata?” ringhiò Parker quando la vide. La voce
era bassa, ma lei vide la rabbia balenarli negli occhi, e la rese ancora più
tesa.
“In biblioteca,” disse Buffy con un bisbiglio mite.
“Vieni,” disse Parker, afferrandole forte il braccio conducendola
verso il parcheggio.
Tentò di mantenere il suo ritmo perché non voleva irritarlo ancora
di più.
‘Cosa ho fatto adesso? ‘ pensò lei miseramente, prima che
un altro pensiero aleggiasse attraverso il suo cervello. ‘Cosa non ho
fatto? ‘
Spalancando la portiera della macchina, Parker la gettò praticamente
nel veicolo, sbattendo la portiera e non preoccupandosi che questa colpì
la spalla di Buffy. Lei ansimò per dolore ma rimase in silenzio quando
lui si sedette nel posto del conducente. Si accorse che era insolitamente silenzioso,
e quello la stava terrorizzando più delle sue grida.
Il suo labbro inferiore tremò quando si fermarono alcuni minuti più
tardi di fronte alla casa della confraternita. Uscendo rapidamente dalla macchina
prima che avesse l’opportunità di estrarla, Parker le afferrò
il polso e la strattonò verso l’edificio.
Lei chiuse gli chiusi mentre fu trascinata nella stanza e gettata contro la
porta quando si chiuse dietro a loro.
Era intrappolata.
Era sempre intrappolata quando la portava qui.
Dopo tutti - i fratelli restavano insieme. Non si preoccupano per un bastardo
abusivo. Non gli importava visto che il padre di lui possedeva praticamente
la maledetta casa.
“Eri con Atherton?”
“Chi?” chiese Buffy quietamente, il nome che le sembrava solo vagamente
familiare mentre attraversava il suo cervello terrorizzato.
“Spike Atherton,” disse Parker, sputando praticamente fuori il nome.
Gli occhi di Buffy si sposarono brevemente per la stanza prima di scuotere la
testa per dire ‘no ‘. Poté sentire quasi il colpo prima che
Parker la colpisse con il retro della mano. La guancia esplose per il dolore,
la bocca aperta per l’aria e gli occhi pieni di lacrime.
“Bugiarda!” gridò Parker, spingendole la testa contro la
porta. “Pensi che lui sia il tuo cavaliere con la brillante armatura,
Buffy? Pensi che qualcuno possa amare un pezzo usato di immondizia come te?”
Sentendo le lacrime scendere mentre le labbra di Parker si spostarono sulle
sue, la stava praticamente soffocandola con la sua ferocia. staccandosi lasciò
Buffy ansimare per l’ossigeno, mise le mani ai lati del suo viso, e lei
si fermò, aspettando che spingesse di nuovo la sua testa contro le porta.
Invece, la fronte di Parker si appoggiò sulla sua, le mani le accarezzarono
dolcemente il viso. “Pensi che qualcuno possa amarti come faccio io?”
Buffy prese un respiro tremante. “No,” bisbigliò lei, tentando
di non fissarlo in viso. Il baratro vuoto nei suoi occhi la stava terrorizzando
più di tutto il dolore che le poteva infliggere.
“Ti amo, Buffy. Lo sai, vero?” chiese Parker con una nota disperata
e bisognosa nella voce.
Lei accennò col capo, sentendo le sue labbra pigiare di nuovo sulle sue
per un bacio più corto. “Non puoi fare questo, Parker” bisbigliò.
“Per favore smetti.”
“Lo voglio,” disse lui con così tanta onestà che la
speranza fiorì nel cuore di Buffy. “Dimmi che mi ami.”
Respirando pesantemente, Buffy guardò il pavimento. “Ti amo,”
bisbigliò, lo stomaco che le si contorceva mentre diceva quelle parole.
“Ma devi avere fiducia in me.”
Il pugno arrivò dal niente, colpendola sullo stomaco, facendola ansimare
per l’aria. “Perché dovrei avere fiducia in te, quando non
mi dai nessuna ragione per farlo, cagna!?”
“Parker,” frignò Buffy, piegandosi su se stessa per proteggersi.
“Tu hai solo detto… solo…”
“So cosa ho detto,” sibilò lui. “Ma quando pensi di
poter andare e aprire le gambe per chiunque, ne pagherai le conseguenze.”
Parker la colpì sulla schiena per enfatizzare il punto. Le contusioni
che già aveva gridarono in protesta. Buffy lottò per stare in
piedi, ma la forza del suo attacco la fece accovacciare di fronte a lui.
Parker colpiva il suo volto raramente, oggi era una delle poche eccezioni. Lo
faceva solo quando era più arrabbiato del solito. Non voleva attirare
attenzione non desiderata su di se, conteneva la crudeltà verso il suo
torace e le gambe.
“Non lo faccio,” alla fine Buffy riuscì a mormorare, il dolore
che le attraversava il corpo con ogni respiro che prendeva. Tutto in lei stava
implorando che smettesse di infliggerle quella punizione.
“Veramente odio quando mi menti,” mormorò Parker, il piede
che entrò in contatto con le sue costole, mentre lei si coprì
velocemente lo stomaco con le mani tentando di proteggersi da altri danni.
“Non sto mentendo,” ansimò Buffy. “Non sono mai andata
con nessuno oltre te, tu lo sai questo.”
La sua voce stava assumendo una nota disperata quando sentì Parker afferrarla
per il collo, trascinandola verso la camera da letto e gettandola sopra il letto.
“Maledettamente giusto che non l’hai fatto,” sibilò
lui, aprendole la cintura. “E continuerà così.”
Buffy sentì le lacrime negli occhi, ma non per il dolore. Si vergognava
di se stessa per non essere stata abbastanza forte da uscire da questa situazione
quando era cominciata. Non abbastanza intelligente da riparare la sua vita quando
ne aveva avuto l’opportunità. Sentiva come se tutte le opportunità
adesso fossero dietro di se. Una parte di lei temeva che non avrebbe mai conosciuto
altro oltre il dolore delle mani di Parker. Sentì vagamente quando venne
spogliata e si ritirò in se stessa. Spense la mente, permettendo al suo
corpo di rispondere a Parker qualsiasi fossero le sue richiese. La sua anima
pianse all’ingiustizia della vita e ancora un altro pezzo del suo spirito
si ruppe.
Capitolo 5 - Scuse
Spike scese nella biblioteca, sperando di incontrarla di nuovo.
Era la stessa ora in cui l’aveva trovata la volta scorsa, e non poteva
resistere alla possibilità di vederla di nuovo.
Voltò l’angolo e non riuscì a trattenere un sorriso imbattendosi
in lei “Ciao, amore” disse solare, afferrandole le braccia per non
farla cadere “E’ bello vederti di nuovo”
“Spike, non dovresti essere qui” sussurrò guardando a terra.
Il suo sorriso si smorzò mentre le metteva gentilmente un dito sotto
il mento alzandole il viso per guardarlo. I suoi occhi divennero una tempesta
di blu mentre passava le dita sul livido che aveva sulla guancia destra.
“Che è successo?” chiese con voce dura
“Penso tu lo sappia” rispose
“Buffy… dimmelo”
“Pensava che venissi a letto con te” sussurrò abbassando
lo sguardo per la vergogna.
“Dov’è?” chiese con voce minacciosa
“Ti prego, non farti coinvolgere in questo, Spike” disse con voce
allarmata mentre lo guardava negli occhi.
“Cos’altro ha fatto?” chiese, guardandola ovunque per vedere
se aveva altri segni.
“Spike, per favore…”
“Non può continuare a farti questo, Buffy. Dimmi dov’è”
“No” rispose con voce forte
“Buffy-“
“Ho detto no” ripetè guardandolo negli occhi “Non sono
affari tuoi”
“Il diavolo che non lo sono” disse Spike, più forte di quanto
intendesse. Rabbrividì quando la vide tremare e fare un passo lontano
da lui. Addolcendo la voce, tentò un altro passo verso di lei, prendendole
una mano nella sua “Non può continuare a farti del male. Devi capire
che non è giusto”
“So che non è giusto” pianse “pensi che sia rassegnata?
Forse parte di me lo è, ma è ancora la mia vita, e devo accettare
cosa ci entra”
“Chi lo dice?” chiese quasi esasperato “Nessuno dovrebbe accettare
questo. Lascia che ti aiuti, Buffy”
“E’ troppo pericoloso” rispose scuotendo la testa
“E’ troppo pericoloso per te rimanere così” continuò
con un sopracciglio alzato.
“Dice che cambierà” sussurrò evitando il suo sguardo.
Sapeva che era una scusa stupida, ma era tutto quello su cui lei si basava.
“Non lo farà” disse gentilmente, cercando di non farla sentire
stupida per credere in un ovvia bugia “Lascia che ti porti dalla polizia.
Puoi segnalarlo”
“Così cosa risolvo?” chiese esasperata “Esce in ventiquattro
ore e mi disintegra? Non farebbe che peggiorare la situazione quando mi trova.
Spike, non capisci che non c’è niente che puoi fare?” sentì
lacrime fresche scivolarle sulle guance “Ho quello che mi merito”
“No ascoltami” rispose con voce ferma, alzandole il mento “Meriti
qualcuno che sappia quanto sei speciale. Qualcuno sicuro di se stesso, che non
ha bisogno di sfogare la sua rabbia su di te, solo perché ti capita di
esserci. Parker ha bisogno di aiuto… oltre a una sana dose di botte”
“Ti prego Spike” lo pregò continuando a piangere.
“Non sei felice… come potresti esserlo?”
“Ti preto, non renderlo peggiore” sussurrò
“Tu non appartieni a lui” continuò, vedendo che riusciva
a scalfire il muro “Sei qualcosa… sei migliore di questo”
“Devo andare” disse, voltandosi mentre le lacrime continuavano a
cadere.
Spike le prese gentilmente il braccio, voltandola per guardarla di nuovo “Devi
andartene da lui, piccolo, prima che sia troppo tardi… prima che ti uccida
sul serio”
“Non c’è modo… non posso. Devo andare, mi sta aspettando”
“C’è una festa alla mia confraternita stasear” disse
disperato, senza lasciarla “Voglio che tu ci sia”
“Spike…”
“Buffy. Se devi stare con lui stasera, voglio poter controllare che non
ti faccia niente. Sei una ragazza sveglia, troverai un modo di portarcelo”
“Ci proverò” sussurrò
“E Buffy?” disse aspettando che si voltasse verso di lui “Davvero
non meriti questo.
Per enfatizzare il suo punto, le premette un gentile, casto bacio sulle labbra,
spostandosi troppo velocemente per entrambi. Immaginava che se ne sarebbe andata,
lasciandolo con niente se non il ricordo delle sue dolci labbra contro le sue.
Niente avrebbe potuto scioccarlo di più di sentirla avvolgere le braccia
intorno al suo collo, spingerlo contro il suo corpo e attaccare le labbra con
le proprie.
Spike gemette, afferrando il suo corpo per tenerlo più vicino e spostandosi
per spingerla dolcemente contro lo scaffale più vicino. Buffy sembrava
prendere tutto quello che le serviva dal bacio come se Spike la stesse sanando.
La sua lingua massaggiava dolcemente quella di lui, le sue mani lo tenevano
vicino.Spostandosi senza fiato dopo un momento, Spike rimase con la fronte appoggiata
con quella di lei. Buffy ansimò per avere aria, guardandolo leccarsi
nervosamente le labbra prima di guardarla “Promettimi che ci sarai”
sussurrò, togliendole i capelli dal viso.
“Perché è così importante per te?” chiese piano,
lasciando scorrere le mani sui forti muscoli delle sue braccia.
“Perché voglio che tu sappia che non sei sola”
Gli sorrise, percorrendogli gli zigomi con la punta delle dita prima di annuire
“Se è così importante per te, ci sarò”
Spike sorrise, abbassandosi per un altro bacio, sapendo che il suo cuore si
sarebbe rotto appena se ne fosse andata. Ma per quei preziosi attimi, era sua.
Per quei pochi momenti, si appartenevano… e lo sapevano entrambi.
Capitolo 6 - Complottando
Spike non si allontanò mai dalla porta anteriore. La festa
era nel pieno dell’azione, e lui stava praticamente era di guardia mentre
guardava tutti gli studenti che andavano verso la casa della confraternita.
“Nessun segnale di loro?” chiese Angel, camminando dietro di lui.
“Non ancora,” rispose Spike attraverso i denti stretti in mente
ogni possibile scenario che poteva essere accaduto.
“Ma lei l’ha promesso?”
“L’ha fatto.”
“Allora sarà qui,” disse Angel, battendo la mano sulla schiena
di Spike.
“E se-”
“Non ci pensare.”
“E’ l’unica cosa a cui posso pensare,” disse Spike con
un sospiro pesante. “Tutti sanno cosa fare se loro arrivano?”
Angel accennò col il capo prima di guardare su e vedere Parker davanti
a Buffy che andavano verso la casa. “E’ il momento dello show,”
disse a Spike prima di allontanarsi.
Spike guardò Angel avvicinarsi a Faith e dirle alcune parole. Gettò
uno sguardo alla porta e resistette all’ impulso di tirare fuori a pugni
la merda di Parker prima di girarsi e camminare sui gradini. Uscendo dalla vista
quando giunse al primo piano, si mise in piedi nelle ombre, rimanendo dove potesse
vedere senza essere visto.
Buffy sembrò comprensibilmente nervosa mentre Parker la condusse nella
casa. Spike guardò l’altro uomo dirle a bassa voce qualcosa nell’orecchio,
e sentì il sangue gelarsi quando la vide istintivamente ritirarsi da
lui.
“Buffy?”
Spike sorrise mentre il suo piano entrò in azione.
Camminando contente verso la bionda, Faith sorrise quando notò che Buffy
era evidentemente confusa visto che raramente la brunetta le parlava.
“Ehi, B!”
“Ciao,” rispose Buffy con un tremito nervoso nella voce mentre guardò
Parker.
“Grazie per avermi lasciato prendere in prestito quella camicia l’altro
giorno. Sono così goffa che mi sono spanta il caffè su di me.”
Buffy la guardò confusa mentre Faith diede a Parker uno sguardo duro
prima di offrirgli la mano. “Sono Faith Lehane.”
“Parker Abrams,” rispose con un sorriso amichevole mentre le strinse
la mano, non vedendo il disprezzo nei suoi occhi mentre era concentrato a fissarle
le curve.
“Sono contenta di conoscerti. Quindi ascolta, B, ho la tua camicia disopra
se vuoi riaverla.”
“io- io non…”
“Ciao, Abrams!”Buffy si girò per vedere due uomini molto
alti che camminano verso il suo ragazzo.
“Angel. Riley,” li salutò Parker con un cenno.
“C’è una gara di magliette bagnata, vieni,” disse Riley,
afferrandolo per il braccio.
Spike alzò gli occhi quando Parker lo seguì volentieri, permettendo
a Buffy di andare a riprendere la sua camicia da Faith.
‘Quel pirla preferisce scegliere donne a caso invece di una donna come
Buffy, ‘ pensò Spike prima di scuotere la testa. ‘Perché
sono sorpreso? Un uomo che colpisce una donna non ha una morale. ‘
“Andiamo, B. Penso che abbiamo solo ottenuto approssimativamente quindici
minuti,” disse Faith, conducendola sui gradini.
“Quindici minuti? Per cosa? Non hai mai preso in prestito una mia…”
Buffy non finì la frase quando vide Spike in cima ai gradini. Gli occhi
spalancati mentre ingoiò cercò di calmarsi.
“Cosa sta succedendo?” chiese lei in un bisbiglio, guardando da
Faith a Spike e viceversa.
“Lascerò che sia il platinato a spiegare,” disse Faith, girandosi
verso Spike. “Dieci minuti.”
“Non avevi detto quindici?” rispose Spike.
“Vuoi rischiare che Parker sospetti realmente qualcosa?” Sospirando
Spike scosse la testa mentre Faith continuava. “Sarò qui.”
Spike prese la mano di Buffy e poteva sentire la tensione uscire da lei come
la condusse verso la sua camera da letto.
“Spike, cosa sta succedendo?” chiese lei mentre lui chiuse la porta.
“Rilassati, amore,” disse lui con voce calma, conducendola verso
il divano e sedendosi vicino a lei. “Volevo solo passare del tempo solo
con te.”
“So- Soli?”
“Solo per parlare. Lo prometto.”
“Questo è un modo troppo rischioso, Spike,” disse Buffy con
gli occhi che scrutavano la stanza, anche se erano da soli. “Se Parker
ci trova qui da soli-”
“Non succederò,” rispose Spike, facendo correre una mano
lungo la sua guancia e sentendo un po’ di soddisfazione quando lei non
si ritirò. “I miei amici lo stanno tenendolo occupato.”
“I T- tuoi amici?”
“Dovevo dirglielo.”
“Tu cosa?” chiese Buffy, alzandosi dal divano con le lacrime agli
occhi. “Dio, Spike! Sai se Parker lo scoprirà, e lui mi…”
Non finì la frase mentre tentò di ingoiare il grumo enorme che
aveva in gola, prese un profondo respiro.
“Buffy… volevo che sapessi che hai delle persone intorno che possono
aiutarti.”
“Già lo sapevo,” bisbigliò lei mentre piangeva.
“Lo so. Hai Willow, ma ora hai un gruppo di uomini che sono disposti a
calciare fuori la merda da Abrams se ti mette una mano su di te.”
“Non mi conoscono.”
Spike si mise in piedi, sperando di non spaventarla mentre la tirò tra
le sue braccia. La sentì rilassarsi quando si appoggiò praticamente
a lui, afferrando la stoffa della sua camicia.
“Non devono conoscerti, voglio proteggerti.”
“Quello non ha senso,” rispose lei la voce soffocato contro il suo
torace.
“Non è giusto, Buffy. Quello che ti sta facendo non è giusto,
e noi vogliamo solo aiutarti.”
Buffy rilasciò un tremante respiro prima di parlare di nuovo. “Chi
lo sa?”
“Riley, Angel, Faith, e Charles Gunn.”
“Sono troppe persone,” disse lei, tirandosi via da lui, gli occhi
spalancati per il panico. Spike poteva vederla quasi spegnersi per non doversi
occupare di altro.
“Ho fiducia in loro, Buffy” disse lui leggermente, inclinandosi
guardarla negli occhi. “Se ti accadesse qualcosa e non riesci a trovarmi,
puoi andare da qualcuno di loro, va bene?”
“Perchè sta facendo questo?” chiese lei miseramente.
Spike sospirò, mettendole distrattamente una ciocca di capelli dietro
all’orecchio. “Perché non posso sopportare il pensiero di
lui che ti fa del male,” disse leggermente. “Perché nessuno
dovrebbe essere messo in questa situazione e sentirsi come se non ne possono
uscire. Perché voglio stare con te così tanto che non mi fa respirare.”
“Non lo fare,” disse Buffy con un bisbiglio pieno di dolore, scuotendo
la testa. “Io non… io non valgo questo.”
Spike chiuse gli per un lungo momento, prendendo un profondo respiro. “Io
penso che lo vali,” bisbigliò, accarezzandole le labbra con le
sue prima di guardarla profondamente negli occhi. “So che lo vali,”
disse con più sicurezza nella voce. “Ti porterò via da lui.”
“Non puoi.”
“Ti porterò via da lui,” ripeté lui, non rompendo
mai il contatto visivo con lei.
Il mento di Buffy tremò mentre avanzò impaziente nel suo abbraccio,
lasciando il mondo scivolare via per alcuni preziosi momenti.
Capitolo 7 - Incrinare
Seduta sul grembo di Spike, Buffy gemette mentre la sua lingua si strofinava contro la sua, le sue braccia la tenevano più vicina.
Il momento fu bloccato quando bussarono alla porta. Spike sentì il cuore
fargli male quando Buffy praticamente raggiunse in un secondo l’altro
angolo della stanza, tenendo le braccia al petto nervosamente.
“E’ tutto ok piccola” disse prima di aprire la porta.
Faith entrò “Scusate ragazzi, è il momento di farci vedere”
Gettò una maglietta bianca a Buffy, che lo guardò confusa
“Per essere credibili” disse scrollando le spalle “Ogni ragazza
ha una maglietta bianca, Parker non sospetterà”
Buffy prese un respiro prima di sorriderle “Grazie”
“Nessun problema B, se ti serve qualcosa io sono qui quasi sempre”
Buffy si guardò intorno nella stanza, entrando in contatto visivo con
Spike “Qui?”
“E’ la ragazza di Angel” disse “Dovremmo andare”
Con uno sguardo molto triste, Buffy andò verso la porta, stringendo la
maglietta tanto forte da avere le nocche bianche. Spike la fermò prima
che lo superasse, tenendole gentilmente il braccio e aspettando che lo guardasse.
“Lo terrò d’occhio” disse piano, rilassandosi quando
lei gli sorrise lievemente.
“Non stare troppo vicino” sussurrò, chiudendo gli occhi quando
lui l’attirò per un altro bacio.
Faith uscì, lasciandoli soli un altro momento.
Spostandosi riluttante, Spike le prese il viso tra le mani, premette la fronte
contro la sua mentre prendevano fiato. “Se fa qualunque cosa… se
anche solo ti guarda nel modo sbagliato, allontanati da lui”
“Non è così facile” sussurrò, cercando di fargli
capire
Spike la baciò di nuovo “Non sei più sola, Buffy”
Tirando leggermente su col naso, Buffy annuì, sentendo un calore confortante
attraverso di se quando lui le mise una mano sulla schiena guidandola oltre
la porta.
Si sentì come se stesse lasciando un santuario per tornare all’inferno.*
* * * *
Buffy e Faith scesero le scale, Spike promise di scendere dopo qualche minuto.
Seguendo la mora per raggiungere il retro della casa, fu sorpresa quando invece
la condusse in un corridoio.
“B, volevo solo che sapessi che puoi fidarti di Spike”
“Lo so”
“E se ti serve qualunque cosa, siamo qui per aiutare… tutti”
Deglutendo forte, sorrise grata a Faith “Vi prego non ditelo a nessuno”
“Non lo faremo. Meglio che andiamo prima che lo stronzo inizi a chiedersi
dove sei”
Uscendo nel prato dietro la casa, Buffy vide Parker con una birra in mano adocchiare
una donna vestita a metà. Non che fosse sorpresa, ma non potè
impedirsi di chiedersi se mai fosse stata libera da Parker quale poveretta avrebbe
preso il suo posto.
“Stavo iniziando a preoccuparmi di dove fossi” disse Parker mentrel
o avvicinavano
“Colpa mia, maschione” disse Faith dandogli una pacca sulla spalla
abbastanza forte da fagli male “Non trovavo la maglia”
Buffy l’alzò come prova. Vide alcuni uomini guardare Parker oltre
le sue spalle, e si sentì improvvisamente a disagio.
“Non penso ci siamo mai conosciuti” parlò uno degli uomini
“Io sono Angel O’Shea” disse, senza offrire la mano a Buffy.
Sapeva che era a disagio, e dio sa cos’avrebbe fatto Abrams se l’avesse
vista in prossimità di un altro uomo.
“E io sono Riley Finn” disse l’altro, diretto a lei
“Ciao” rispose timida.
Non passò inosservato quando Parker le si avvicinò, mettendole
un braccio intorno alla vita per reclamarne la proprietà.
Con la coda dell’occhio Buffy vide Spike uscire dalla casa, e gli occhi
di lui viaggiarono immediatamente su di lei. Evitò il suo sguardo, per
evitare che Parker si accorgesse di qualcosa, ma gli era infinitamente grata
per il suo silenzioso supporto. Le rendeva tutto più facile sapere che
la teneva d’occhio.
Si voltò quando vide Willow seguirlo fuori dalla casa e andare verso
di lei.
“Hey Buffy” disse con un grande sorriso, ignorando completamente
il suo ragazzo.
“Hey Wills” rispose, rilassandosi ancora di più
Willow sembrò immediatamente notare Riley, dandogli un timido sorriso.
“Ciao” disse lui allargando il proprio sorriso, facendo un passo
verso di lei “Io sono Riley”
“Willow” si presentò, arrossendo pesantemente mentre gli
stringeva la mano.
“Vieni a scuola qui?”
“Si, sono compagna di stanza di Buffy”
“Non ti ho mai vista in giro”
Buffy osservò gli sguardi che passavano tra i due e non potè non
notare l’ovvia attrazione reciproca.
“Vorresti qualcosa da bere?” chiese Riley, offrendogli il braccio.
“Grande!” rispose Willow con un sorriso che andava da un orecchio
all’altro.
Guardando la sua migliore amica allontanarsi, Buffy sorrise, sperando che Willow
avrebbe avuto il lieto fine che lei non poteva avere.
* * * * *
Un ora più tardi, Buffy si trovò a essere sola. Non aveva bisto
Spike, anche se poteva quasi sentire che era vicino. Non sapeva se era una cosa
in cui sperare, ma il pensiero le calmava i nervi, quindi non si pose la domanda.
Willow e Riley sedevano vicino alla piscina, ridendo insieme. Parker era vicino
a Charles Gunn, ridendo per qualcosa. Anche dalla distanza Buffy vedeva quando
il sorriso di Gunn fosse tirato e forzato.
Si chiedeva come Parker non fosse rimasto accanto a lei, ma ne era grata.
Saltando quando sentì una mano sul suo braccio, Buffy alzò gli
occhi e vide Spike tirarla nell’ombra di fianco alla casa.
”Spike” sussurrò, guardandosi intorno freneticamente “Cosa
stai facendo?”
“Dovevo vederti ancora stasera” sussurro, lasciando che l’oscurità
li circondasse.
Spingendola dolcemente contro la parete, fu sorpreso quando le sue mani lo tracinarono
verso di lei per un lungo e appassionato bacio. Spostandosi, senza fiato, dopo
un momento, Buffy lo guardò negli occhio. Il solito blu splendente era
un oceano intenso nell’ombra.
“E’ troppo rischioso” sussurrò, contraddicendosi per
baciarli ancora, riluttante di rompere il contatto visivo.
“Vieni da me domani” disse piano Spike, senza vergognarsi di starla
implorando.
“Non so se-“
“Se è sicuro… verrai da me?”
Buffy annuì, guardandolo curiosamente prima che lui la baciasse di nuovo
sulle labbra castamente.
“Vieni da me alla biblioteca, nel nostro corridoio. Penserò io
a Parker”
“Cosa vuol dire che penserai tu a lui?”
“Rilassati amore” le sussurrò, sfiorandole le braccia “Non
andrò io da lui, non sospetterà niente. Ti fidi di me?”
“Sempre”
Capitolo 8 - Frammentando
Spike era quasi frenetico quando Buffy non si era presentata alla
biblioteca. Gunn si era volontariamente avvicinato a Parker con l’offerta
di giocare a pallacanestro, sperando di tenerlo occupato per alcune ore e dandole
un’opportunità di liberasi dal pirla.
Ma lei era in ritardo di un’ora.
Spike stava camminando avanti e indietro nell’area appartata, guardando
attraverso i corridoi periodicamente, sperando di vederla e preoccupandosi sempre
di più ogni minuto che passava.
Dopo avere aspettato altri cinque minuti tormentati, finalmente tirò
fuori il cellulare e compose il numero della sua stanza del dormitorio
.
“Pronto?”
Sospirando di sollievo quando sentì la sua voce con la mano si massaggiò
il ponte del naso, tentando di alleviare la tensione che si stava formando.
“Sono io, amore.”
“Non dovresti chiamarmi,” bisbigliò lei.
“È là? Se è là, dimmi solo che ho sbagliato
numero.”
“No… non è qui.”
“Pensavo che ci saremmo incontrati.”
“Si, ma… Spike, è troppo rischioso.”
“Abrams non è con Gunn?” chiese lui riprendendo a camminare.
“Sì,” disse lei leggermente. “Solo non potevo incontrarti.
Mi dispiace.”
“Willow è là?”
“Si” disse scettica Buffy. “Perchè?”
“Sarò la tra pochi minuti. Se la checca si presenta, gli diremo
che stavo solo parlando di un progetto scolastico con Willow.”
“Spike, no!”
“Devo vederti, Buffy. Sarò là tra dieci minuti.”
* * * *
Spike arrivò praticamente cinque minuti più tardi nella sua stanza.
Bussando alla porta, fu sorpreso di vedere Willow aprire invece di Buffy.
“Dove è?” chiese lui preoccupato.
La donna dai capelli rossi non disse niente - aprì soltanto la porta
un po’ di più per rivelare Buffy arricciata sul letto, stringendosi
al torace un peluche a forma di maiale .
Scambiandosi un’occhiata preoccupata con Willow, Spike avanzò nella
stanza e lentamente raggiunse il letto. “Buffy?” bisbigliò.
Quando lei non disse niente, Spike si sedette attentamente sull’orlo del
letto. Dando un altro sguardo a Willow che si stava nervosamente torcendo le
mani insieme e si mordeva il labbro, gli si contorse lo stomaco quando si rivolse
di nuovo alla piccola bionda.
“Guardami, amore” la pregò, mettendole un dito sotto il mento
e inclinando lentamente la testa verso di lui. Entrando in contatto con i suoi
occhi bagnati, sentì male al cuore prima di indurire lo sguardo. Le accarezzò
con la punta delle dita la contusione tra il porpora e l’azzurro che aveva
sotto l’occhio destro, tirando rapidamente via la mano quando lei si ritirò.
Senza dire una parola, Spike si alzò dal letto, con ogni intenzione di
trovare il suo presunto ragazzo e fermandosi solo quando sentì la sua
voce quieta.
“Non lo fare”
Girandosi verso di lei incredulo, Spike camminò di nuovo verso il letto,
inginocchiandosi per guardarla. “Lui non può continuare a farti
questo, Buffy.”
“Non puoi andare a cercarlo.”
“Buffy-”
“Spike, sapevi questo quando mi hai incontrato,” disse lei leggermente.
“Non mi aiuterai, se andrai a cercarlo.”
“Non ti aiuterò se non lo faccio,” rispose lui con voce tesa.
Vedendo le lacrime nei suoi occhi, Spike guardò il soffitto per un momento,
tentando di controllare l’emozioni. “Questa volta per quale motivo
l’ha fatto?”
“Apparentemente non gli sono stata abbastanza vicino la notte scorsa,”
mormorò lei incapace di incontrare il suo sguardo.
“Come posso portarti via da lui?” bisbigliò lui, sentendosi
più angosciato all’idea che lei non voleva, o non poteva, lasciarsi
volentieri Parker dietro.
“Te l’ho detto… non puoi”
Spike distolse lo sguardo da lei per un momento, respirando profondamente per
controllare l’emozioni e vide scivolone Willow fuori dalla stanza con
le lacrime negli occhi.
“È una situazione senza vincitori, Spike,” mormorò
lei con voce soffocata. “Puoi benissimo abbandonarmi adesso e evitarti
un guaio.”
Gli occhi spalancati per l’incredulità prima che si appoggiasse
lentamente al letto. Le labbra di Buffy si aprirono, sentendosi confusa mentre
lui la tirò tra le sue braccia, lisciandole dolcemente i capelli finché
lei non chiuse gli occhi appagata, spedendo un piccolo brivido attraverso Spike
per il fatto che aveva abbastanza fiducia in lui da essere rilassata in sua
presenza. “Non ti abbandono, Buffy. Non ti lascio affrontarlo da sola.”
Tirando su leggermente con il naso, lei lo guardò con occhi umidi. “Probabilmente
dovresti andare… se viene qui…”
“Se viene qui lo ucciderò,” rispose Spike calmo, tirandola
più vicino a se quando lei cominciò a tremare.
Rimanendo insieme per alcuni minuti, le labbra di Spike si posarono sopra la
sua testa, inalando il profumo dolce dei suoi capelli mentre chiuse gli occhi.
“Dimmi cosa devo fare, Buffy.”
“Non lo so,” bisbigliò lei mentre con la mano gli accarezzava
lo stomaco come se stesse esaminando se fosse vero o no.
“Potresti venire alla casa,” disse lui speranzoso. “Ai ragazzi
non importerebbe e ci sarebbe sempre qualcuno in caso che lui si presentasse.”
“Non posso farlo,” borbottò lei, la voce bassa mentre si
accoccolò più vicino a lui.
“Perché ti sentì come se dovessi stare con lui?” bisbigliò
lui leggermente, senza accusarla di niente per non distruggere la fragile fiducia
che sembrava avesse verso di lui.
“Perché se vado via, non farà male a me… farà
del male alle persone che amo.”
“Potremmo farlo arrestare, amore. Noi potremmo-”
“Cosa?” chiese Buffy, sedendosi a guardarlo, i capelli dorati spanti
sulla spalla che le precipitavano sul torace. “Potremmo farlo rimanere
in prigione per un paio di notti prima che ‘Paparino’ lo faccia
uscire su cauzione e così può venire a cercarmi? Potremmo mandare
te e i tuoi amici a picchiarlo e finire ancora con lo stesso risultato?”
Spike ascoltò mentre la sua voce divenne più soffocata. “Potremmo
vedere quello che farebbe se vado da lui e gli dico, ‘Parker, voglio lasciarti
‘? Non posso farlo, Spike,” disse tremando mentre le lacrime scendevano
per il suo volto. “Io non posso farlo e… ”
Un singhiozzò uscì dalla sua gola, appoggiò la testa sul
suo torace mentre le lacrime aumentarono di intensità, come dagli occhi
di Spike.
“… Sento come se ti stessi ingannando quando sono con lui,”
continuò lei in un bisbiglio quasi impercettibile. “E questo è
sciocco perché… perché evidentemente non mi appartieni.”
“Io ti appartengo” bisbigliò lui con così tanto emozione
che più lacrime cominciarono a precipitare dagli occhi di lei. “Mi
hai avuto dal primo momento che ti ho visto. Non pensare neppure per un secondo
che non appartengo a te.”
Lui l’ascoltò piangere per qualche minuto, incapace di fare nient’altro
che tenerla vicino e tentare di calmarla. “Mi dispiace così tanto
che ti ho trascinato in questo,” mormorò lei tentando di calmarsi.
“Non l’hai fatto,” disse lui leggermente, baciandole la testa.
“E’ stata una mia scelta e non mi pento di questa. Neppure per un
secondo.”
Buffy rilasciò un sospiro di sollievo quando le labbra di Spike incontrarono le sue in un tenero bacio. Lasciò che le mani di lei gli accarezzassero le braccia risalendo fino ai suoi capelli. Spostantodi senza fiato, premette la fronte contro la sua, dimenandosi inavvertitamente mentre si sedeva sul suo grembo, causando senza saperlo reazioni in Spike che lo costrinsero a chiudere gli occhi e a sopprimere un ruggito di desiderio.
Era passate due settimane da quando aveva potuto vederla, stringerla, e pensava
che sarebbe diventato pazzo a chiedersi se lei aveva ragione. Parlava regolarmente
a Willow, che lo rassicurava che non era successo niente tra lei e Parker ultimamente,
ma Spike non voleva altro che esserle vicino e assicurarsi che lei stesse bene.
Sedendo nella biblioteca in confortevole silenzio, lasciava che le sue mani
scorressero sulle braccia di lei, sorridendo al sospiro contento che le sfuggiva
dalle labbra.
“Mi sei mancata” le mormorò nei capelli, lasciandole dolci
baci sulla fronte.
“Anche tu” disse le, cercando di ignorare il conflitto di emozioni
che le si era costruito.
La paura di lasciare l’abbraccio confortante di Spike e ritornare all’inferno
che era la sua vita. La colpa che la distruggeva quando si rendeva conto che
era essenzialmente infedele a un uomo che davvero si prendeva cura di lei, ogni
volta che il suo ‘fidanzato’ decideva di passare del tempo con lei.
e la tristezza di sapere che il suo tempo con lui era quasi finito.
“A cosa stai pensando amore?” chiese Spike, cercando di capire da
dove arrivava la sua tensione improvvisa.
“Niente di importante” disse sospirando, tenendo il viso coperto
dai suoi occhi scrutatori.
“Sei spaventata” sussurrò, tenendola vicina a se
“Sono più spaventata per te” disse piano, mordendosi il labbro
mentre lui si spostava per guardarla in viso.
”Non esserlo” disse, spostandole i capelli dalle spalle per prenderle
il viso tra le mani “Non voglio che ti preoccupi di nulla di cui non devi
preoccuparti”
“Non posso evitarlo” mormorò, sporgendosi e catturandogli
le labbra in un tenero bacio prima di spostarsi con le lacrime agli occhi “Che
succede se scopre di noi?”
“Buffy-“
“Ti ucciderà Spike” sussurrò sentendosi mozzare la
voce “E dio sa cosa farà a me”
“Non lo scoprirà. So badare a me, e non gli permetterò di
fare niente a te”
“Spike-“
“Ti fidi di me?” chiese, vedendola spalancare gli occhi
“Lo sai”
“E allora fidati di me”
Mordendosi il labbro mentre contemplava cosa stesse dicendo, alzò gli
occhi “Cosa vuoi fare?”* * * * *
Guardando nella sua bottiglia di birra mentre sedeva al tavolino del bar, Spike
sembrò persl nel suo piccolo mondo.
“Ragazzi sono contento di aver deciso di passare un po di tempo coi miei
amici stasera” disse Angel prendendo una grande sorsata di birra prima
di guardare il biondo “Avrei potuto essere arrotolato nel letto con la
mia ragazza proprio ora, ma no… probabilmente sta aspettando tranquilla
che io arrivi, e io ho scelto di portare fuori l’unica persona nella città
che stanotte vuole stare sola”
Aspettando una risposta, Angel alla fine sospirò, prese una manciata
di noccioline e le gettò attraverso il tavolo colpendo Spike.
“Oi!” gridò, alzandosi per togliersele di dosso “Per
cos’era quello, stronzetto?”
“Ho avuto la tua attenzione, no?” rispose, bevendo e guardandosi
intorno mentre Spike si risedeva “Mi dici per cos’è quel
muso lungo, o dobbiamo stare qui a giocare alle venti domande?”
Vedendo che Spike si era estraniato di nuovo, Angel scosse la testa.
“Venti domande sia. È… più grande di paniere? No?
Più piccolo di un paniere? Ok, ci sono, è un paniere”
Finalmente Spike alzò gli occhi, e Angel gli offrì un leggero
sorriso di approvazione.
“Di che parli?”
“Senti” disse Angel “So cosa stai pensando e non puoi fare
niente, Spike”
“Devo toglierla da lui, Angel” disse piano, scuotendo la testa mentre
guardava la bottiglia vuota di fronte a liu
“Beh, ci inventeremo qualcosa”
“Sta peggiorando” disse con un sospiro “Sta cercando di chiuderssi
da me. Pensa di proteggermi da lui e…”
Con un pesante sospir, Spike guardò l’orologio prima di mettere via la sua bottiglia e alzarsi “La incontro fra un ora. C’è ancora del tempo da ammazzare, un’altra birra compagno?” chiese, aspettando che Angel scuotesse la testa prima di andare verso il bar.
Angel guardò l’amico parlare al barista, accantonando le avances di più di una donna. Appoggiandosi allo schienale, pensò ai cambiamenti che l’amico aveva fatto da quando la bionda era entrata nella sua vita. Spike non era mai stato il tipo da lasciare che il letto diventasse freddo, ma da quando Buffy era arrivata non aveva più guardato un’altra ragazza. Questo provava ad Angel quanto gli importasse davvero di lei. Una donna che aveva fatto diventare lui e tutti i suoi amici protettivi. Se era importante per Spike, era importante per loro.
E Angel sapeva che Spike avrebbe fatto qualunque cosa per proteggere chi amava.*
* * * *
Camminando avanti e indietro per la stanza, Buffy sperò che Spike si
sarebbe sbrigato ad arrivare. Non doveva essere lì prima di un’altra
ora, ma Parker era a quella festa della sua confraternita e lei bramava di spendere
più tempo con Spike. Fu grata che Parker non la volesse lì quella
notte. ‘Probabilmente vuole tempo libero per qualche altra ragazza’
pensò.
Il pensiero non la sfiorava, se non per la pena che provava per chiunque l’avesse
sostituita se lei fosse riuscita ad andarsene. Chi sarebbe stata la prossima
vittima?
“Non pensarci, Buffy” si disse tra se “Questa serata è
per te e Spike. Lui troverà un modo per portarti via… tu ti fidi
di lui”
Passandosi le mani tra i capelli cercò di convincersi che era sicuro
fidarsi di lui, e chiuse gli occhi.
Stava peggiorando.
Sentiva se stessa scivolare via da Spike. Non voleva, ma lo stava facendo.
“Questo può cambiare stanotte” sussurrò tra se con
voce tremante.
Sentendo bussare alla porta, Buffy sorrise felice correndo “Iniziavo a essere impaziente…”
Aprendo il suo sorriso svanì, e sentì la paura farla tremare.
“Parker” sussurrò, spostandosi nervosamente dalla porta mentre
guardava i suoi occhi freddi “Cosa fai qui?”
“Qual è il problema?” le chiese con una voce che ormai le
era troppo familiare “Non sei felice di vedermi? O aspettavi qualcun altro?”
“Angel non è ancora tornato?” chiese Faith,
camminando nel soggiorno della casa della confraternita e guardandosi intorno.
Alzò gli occhi e sorrise mentre la stanza piena di uomini la guardavano
scherzosi. Era abituata alle buffonate familiari degli amici di Angel, sapendo
che ne erano riconoscenti e avevano un modo divertente di mostrarlo. “Hey!
Dirigete tutti la vostra attenzione otto pollici (20,32 centimetri) più
in alto,” disse con una risata prima di vedere Riley e Gunn entrare dalla
cucina.
“Faith,” Gunn accennò col capo per salutarla mentre Riley
le fece un cenno con la mano.“Angel non è ancora tornato.”
“Va bene. Sarò nella sua stanza. Voi ragazzi non divertitevi troppo,”
rispose, dirigendosi verso i gradini e lasciando i ragazzi ad avere la loro
‘serata tra maschi’.
Tutti si sedettero nella stanza spaziosa, parlando e ridendo per molti minuti,
gettando il popcorn sullo schermo della Tv di tanto in tanto, quando Riley sentì
un tonfo molle. Aggrottando le sopraciglia, si guardò per la stanza,
rendendosi conto che proveniva dalla cucina. Facendo segno a Gunn di seguirlo,
entrambi gli uomini si alzarono e attraversarono la casa.
“Hai sentito?” chiese Riley quietamente, il sopracciglio alzato
mentre entravano in cucina.
“Sembra che venga dalla porta sul retro.”
Avvicinandosi lentamente, il cipiglio di Riley si approfondì quando sentì
quello che sembrava essere un leggero piagnucolio. Spalancando la porta, entrambi
gli uomini si sentirono gelare il sangue mentre videro la piccola biondina seduta
sul portico, il sangue che lentamente le scendeva giù per il corpo dai
molti tagli che aveva sul viso e sulle braccia. Scorreva sul portico, lasciando
il legno quasi nero mentre gocciolava in giù dalle sue gambe. Indossava
solo una canottiera bianca di un pigiama di raso stracciata, che la copriva
appena, videro la stoffa bianca che diventava cremisi di fronte ai loro occhi.
Riley sentì l’aumento di bile nella gola quando vide che la maggior
parte del flusso del sangue era focalizzato tra le sue cosce. Non voleva pensare
alle implicazioni di quello mentre tentava di far funzionare il cervello.
“Abbiamo bisogno di aiuto in qui!” gridò Gunn, tornando nella
stanza mentre Riley si acquattò lentamente di fronte alla giovane ragazza.
“Buffy,” bisbigliò lui, sentendo i suoi amici della casa
camminare dietro a loro e vedendola rabbrividire alla combinazione del boccheggiare
collettivo che corse per la stanza e per il fatto che era quasi nuda di fronte
ad un gruppo di uomini. “Ti sto per prendere e portarti dentro…okay?”
Tremando mentre le nocche le diventarono bianche per lo sforzo di tenere insieme
la camicia, Buffy accennò col capo. Non voleva stare vicino a nessuno
uomo, ma il suo subconscio sapeva che era al sicuro qui, dopo aver corso attraverso
l’università intera per fuggire da Parker. Questa casa era il suo
porto sicuro. Spike sarebbe stato qui.
Riley l’andò a prendere attentamente, preparandosi per un possibile
attacco da parte della ragazza spaventata e solo leggermente sollevato quando
non fece niente. Avrebbe quasi preferito se avesse lottato contro di lui - almeno
allora avrebbe trovato qualche tipo di reazione. Vide Gunn apparire con una
coperta, coprirono Buffy come meglio potevano prima di portarla attraverso la
casa e nel soggiorno.
“Vai a chiamare Faith,” bisbigliò Riley per non spaventare
di più Buffy di quello che già era. Vide Gunn andare verso i gradini,
e la sentì tremare ancora di più come rapidamente la portò
verso il divano. Mettendola dolcemente sui cuscini prima di rivolgersi al gruppo
di uomini che lo stavano seguendo silenziosamente, guardò rapidamente
per la stanza. “Graham, tu e Lindsey andate a cercare Spike. Lui e Angel
andavano a prendere qualche, così dividetevi e andate nei loro posti
preferiti. Portatelo qui.”
I due uomini corsero rapidamente fuori dalla porta con alcuni che li seguirono
volontariamente per aiutarli. Tutti gli uomini della casa stava divenendo molto
protettivi verso la giovane. La maggior parte di loro non l’avevano mai
incontrata, ma conoscevano Spike e sapevano quanto significava per lui.
“Buffy, puoi parlarmi?” chiese Riley, inclinandosi per essere alla
sua altezza così da non sembrare che le imponesse la propria presenza.
Vedendola allontanarsi lui retrocesse rapidamente.
“Va bene,” disse lui con voce calma. “Nessuno ti farà
del male.”
Sentendo agitazione dietro a se, si mise da una parte quando vide Faith correre
giù per i gradini. Lei si diresse rapidamente verso il divano e Riley
si sentì moderatamente sollevato quando vide Buffy rilassarsi appena
vide l’altra donna.
“Ehi, B,” disse Faith dolcemente con voce molle, ingoiando sodo
quando vide il sangue. “Sei al sicuro adesso, okay?”
Facendole un leggero cenno, Faith le avvolse lentamente le braccia intorno le
spalle della bionda, aiutandola a mettersi in piedi.
“Andiamo a pulirti un po’ di sopra, okay?”
Non ottenne nessuna una risposta verbale, ma si sentì un pò sollevata
quando Buffy cominciò a camminare con lei verso i gradini.
“Qualcuno è andato a cercare Spike?” bisbigliò Faith,
girandosi verso Riley per un momento. Vedendolo accennare col capo, sospiro
leggermente di sollievo e aiutò Buffy a salire i gradini, volendo pulirla
il più rapidamente possibile.
* * * * *
Spike diede la buonanotte a Willy, lasciando un po’ di soldi sul bancone
mentre si alzò. Angel se ne era andato da alcuni minuti perché
voleva andare da Faith. Non che Spike biasimasse l’amico per essersene
andato appena poteva - era stata un buon compagno per la serata.
‘Almeno adesso vado a vedere Buffy, ‘ pensò lui, guardando
l’orologio.
Camminando verso la porta, si scontrò praticamente con Lindsey, quasi
candendo a terra.
“Dove è il fuoco?” chiese Spike, studiando l’altro
uomo.
“È Buffy,” disse Lindsey ansimando.
“Buffy?” ripeté Spike, sentendo come se il suo cuore si fermasse.
“Cosa? Buffy?”
“Lei è alla casa. Lei è… non sta bene, Spike.”
Sentendo il mondo intero che spariva da sotto di se, Spike corse rapidamente
via dal bar seguito dall’ altro uomo.
Capitolo 11 - Distrutta
Riley vide Spike correre attraverso la porta principale e immediatamente
guardarsi attorno nel panico. Prendendolo per le spalle prima che corresse di
sopra, Riley lo voltò verso di se.
”Non sta bene, Spike” disse serio
“Cosa intendi esattamente?” chiese a denti stretti “Dov’è?”
“Di sopra in camera di Angel” rispose, trattenendolo ancora quando
Spike cercò di salire “Spike! È messa davvero male. Angel
è arrivato qualche minuto fa e ha visto lei e Faith… ha detto che
potresti preferire che lui sia sceso prima di salire”
Quasi ruggendo, Spike chiuse gli occhi, sapendp che se Angel aveva visto Buffy
avrebbe detto solo il suo vero interesse “Bene” mormorò,
più frustrato che mai nella sua vita.
Salendo lentamente le scale, un pensiero sfiorò la mente di Spike e si
voltò verso Riley “E’ il caso che vai a vedere come sta la
sua compagna di stanza, Finn”
“Willow?”
“Si” disse “Qualcosa mi dice che Abrams andrà a cercare
Buffy, e non trovandola non vorrei se la prendesse con la rossa”* * *
* *“Come sta?” cheise Spike qualche minuto dopo, camminando nervosamente
davanti alla porta della camera di Angel inalando da una sigaretta.
Angel chiuse lentamente la porta dietro di se, poi si appoggiò contro il muro “Non bene” disse “E’ rimasta in camera per tutto il tempo in cui c’ero anch’io, e l’ho vista solo di sfuggita… stava praticamente cercando di buttarsi dalla finestra per allontanardi sa me. Non vuole che stia nessuno nella sua stanza eccetto Faith. Ora che il dolore è forte, è come se pensasse che qualunque uomo sia una potenziale minaccia”
Le mani di Spike tremavano, desiderando disperatamente di averla tra le braccia
“Dovrebbe andare in ospedale?” chiese, buttando fuori il fumo dal
naso.
“Se non mostra miglioramenti in un paio d’ore, direi di si. Ma aspettiamo
e vediamo cosa dice Faith”
Spike annuì, accorgendosi che Angel lo stava guardando fisso “Cosa?”
“Non stai per fare niente di stupido, vero?”
“Definisci stupido” mormorò, spegnendo la sigaretta sotto
la scarpa, incurante che quello fosse il pavimento del corridoio.
“Spike” disse Angel piano “Se il migliore amico che ho, ed
è per questo che ti dico-“
“Se mi dici non andare da Abrams, non riusciresti a fermarmi neanche uccidendomi”
“Spike, voglio bene a quella ragazza come fosse mia sorella. Farei fuori
Abrams personalmente, se potessi, ma devi pensare a tutte le possibilità”
“Come?” chiese scettico
“Buffy ha bisogno di te qui. Ha bisogno di te in un solo pezzo, e non
penso che le farebbe bene ora preoccuparsi per te”
“So badare a me, compagno” rispose in tono freddo “Quel piccolo
idiota può intimidire una donna grande metà di lui, ma avrà
un altro risultato a pensare di poterlo fare senza conseguenze”
Angel aprì la bocca per rispondere quando la porta si aprì dietro
di lui.
“Spike” disse Faith molto piano “Chiede di te”
Spike fece per fiondarsi dentro la stanza ma la ragazza lo fermò.
“Senti, biondino. B ha avuto una notte davvero traumatica e non le serve
che entri come un treno nella stanza spaventandola di più. Tienila d’occhio.
Fai attenzione a cosa la fa stare più a suo agio, e assicurati che sia
lei a volerti prima di avvicinarti. Chiaro?”
Spike annuì e Faith si spostò per farlo passare. Entrò lentamente dentro il piccolo salotto e bussò alla porta della camera. Strinse la mascella quando la porta si aprì e Buffy fu in piedi, impaurita davanti a lui. Indossava un paio di pantaloncini di cotone che appartenevano a Faith e una maglietta enorme di Angel, sembrava così… debole. La luce nella stanza era flebile, ma riusciva comunque a vedere i danni al suo viso.
Un profondo sfregio le correva sulla tempia sinistra, circondato da un livido nero. Il suo labbro inferiore era spaccato sul lato destro, e un altro taglio correva sotto l’occhio destro. Un livido profondo scuriva la pelle della sua mascella e le si diffondeva sotto il collo, costringendo Spike a chiedersi quanto poteva esserci nel resto del suo corpo. Poteva vedere un livido iniziare a formarsi sotto l’occhio sinistro e represse l’urgenza di distogliere lo sguardo.
Guardandolo con occhi vetrati che non mostravano emozioni, Buffy sembrava fissarlo
nell’anima. Spike fece un piccolo passo avanti, rabbrividendo quando lei
volò attraverso la stanza tenendosi al muro opposto.
“Buffy” sussurrò più dolcemente che gli era possibile
“Sono io, amore. Sono Spike” vide le sue spalle rilassarsi quando
riconobbe la sua voce, ma lo sguardo di terrore era ancora nei suoi occhi “Faith
ha ditto che hai chiesto di me” continuo, assicurandosi di rimanere fermo
al suo posto mentre parlava “Ti lascio se non mi vuoi… è
quello che vuoi?” vide la sua testa scuotersi quasi impercettibilmente,
e si rilassò un po “Posso venirti più vicino?”
Sembrò passare un eternità prima che Buffy annuisse, tenendosi
le braccia attorno al corpo. Spike entrò esitante, lasciando la porta
aperta, sapendo che si sarebbe sentita intrappolata se l’avesse chiusa.
Si guardò intorno, nella stanza c’erano solo un letto e una sedia
e decise che era meglio andare verso la sedia “Mi siedo qui, okay?”
Buffy annuì e Spike la guardò rimettersi lentamente in piedi.
“Sai che non ho intenzione di farti male” le sussurrò.
Prendendo un grande respiro prima di attraversare la stanza, Buffy non esità
e si sedette in grambo a Spike arricciandosi immediatamente sul suo corpo. Spike
la tenne a se come se cullasse un bambino, sfregandole dolcemente la schiena
mormorando suoni rassicuranti nel suo orecchio. La sentì rilassarsi e
le lacrime iniziarono.
“Buffy” le sussurrò dopo qualche minuto, aspettando che alzasse
la testa per guardarlo “Voglio portarti in ospedale, amore” Buffy
si tese automaticamente, e Spike le carezzò la schiena per rilassarla
“Penso che sia la cosa migliore, lo sai vero?”
“Non voglio andare” disse finalmente, con uno strozzato sussurro
e tenendo disperatamente la sua maglietta “Mi troverà Spike. Mi
farà del male di nuovo”
“Ma lui non potrà prenderti” la rassicurò, tenendola
stretta a se “Ti sei già fatta una doccia?”
Buffy scosse la testa “Faith mi ha solo aiutata a pulire un po del sangue”
sussurrò “Mi ha ditto che probabilmente non dovevo fare niente,
eccetto cambiarmi I vestiti”
”Bene” sussurrò Spike, baciandola su una tempia “Possiamo
portare Angel e Faith con noi. E Riley va a prendere Willow. Cosa ne dici?”
“Non mi lascerai?” chiese, stringendogli forte la mano.
“Non lo farò finchè non sarai tu a chiedermelo”
“Anche se mi esamineranno?” chiese con voce tremante
“Resterò finchè mi vorrai con te”
“E se ti volessi per sempre?” mormorò “Per sempre va
bene per te?”
“No” sussurrò “Per sempre non è abbastanza lungo”
Capitolo 12 - Non lasciarmi mai
Camminando fuori dalla biblioteca, Willow aggrottò le ciglia
mentre si scontrò con qualcosa di solido. Lasciando che i suoi occhi
si adattassero all’oscurità, immediatamente si allargarono quando
vide Parker in piedi di fronte a se.
“Dove è?” ringhiò lui guardandosi in giro prima di
rimettere gli occhi su Willow.
“Non lo so,” rispose lei, incrociando le braccia al torace e fulminando
con lo sguardo quello che doveva essere definito come un uomo. “Cosa gli
hai fatto?”
“Quello che si meritava,” rispose lui, guardandosi intorno come
se Buffy potesse materializzato da un momento all’altro.
“Forse alla fine vuole saggiamente scaricare il tuo sedere,” disse
Willow con un sopracciglio alzato, non mostrandosi intimidita quando lui le
si avvicinò.
“Cosa hai detto?” chiese Parker con occhi a fessure.
“Mi hai sentito,” si oppose lei, alzando in modo provocante il mento.
“Le piccole cagne sono tutte uguali,” disse Parker con voce bassa.
“Cosa hai fatto alla mia amica?” chiese Willow di nuovo, senza retrocedere.
Si rifiutò di essere intimidita da questo codardo.
“Le ho insegnai una lezione.”
“Che intendi?”
“Cosa pensi che voglia dire?”rispose lui avvicinandosi al punto
di rottura.
“So quello che vuoi dire,” bisbigliò Willow, la mascella
contorta per la rabbia. “I ragazzi che colpiscono le loro ragazze perché
sono troppo deboli per essere veri uomini che meritano una lezioni”
Senza permettendogli di dedurre quello che voleva dire, Willow diede un calcia
a Parker nell’inguine, assicurandosi che la punta dello stivale colpisse
direttamente il suo pene. Soddisfatta quando lui si piegò, gridando in
agonia, fece un breve sorriso prima di correre giù per la strada. Sbattendo
in qualcosa di solido per la seconda volta, guardò su per vedere che
era tra le braccia di Riley.
“Stai bene?” chiese lui preoccupato.
“Sto bene,” bisbigliò lui, sospiro di sollievo per essere
al sicuro tra le sue abbraccia.
“È Parker?” chiese Riley sorpassando la donna dai capelli
rossi e spingendo la porta.
“E’ un poco incapacitato al momento. Sii attento,” gli disse,
torcendosi le mani insieme mentre lui fece una corsa.
Ancora in piedi tesa per un pò, Willow stava quasi per inseguirlo quando
lo vide affrettarsi verso di lei.
“Andiamo” disse lui leggermente, prendendole la mano e conducendola
verso il parcheggio.
“Dove-”
“Dovremo finire più tardi con lui,” disse, mettendosi in
tasca il cellulare. “Angel ha chiamato e ha detto che dobbiamo andare
all’ospedale.”
“L’ospedale? Buffy sta bene?” chiese lei frenetica.
“Lei… lei ha bisogno di sostengo adesso,” disse dolcemente
Riley.
“M- ma lei starà bene, vero?”
“Spike è con lei,” rispose lui leggermente, tentando di evitare
la domanda come meglio poteva.
* * * * *
Spike tenne la mano di Buffy mentre lei si ritirò per il dolore, chiudendo
gli occhi e inclinandosi inconsapevolmente verso lui mentre continuarono l’esame
pelvico. Inclinandosi verso lei, fece scorrere la mano sulla sua fronte, Spike
le diede un sorriso gentile, tentando di dirle silenziosamente sa sarebbe stata
bene.
“Bene, signorina Summers,” disse la dottoressa, sedendosi e dando
delle cose all’infermiera. “Abbiamo finito – adesso puoi vestirti.
Tornerò tra un minuto e potremo parlare.”
Buffy accennò col capo mentre la donna uscì dalla stanza. Sedendosi
e facendo smorfie per il dolore, Spike le lasciò la mano e si diresse
verso la porta.
“Dove stai andando?” chiese lei con voce piena di panico, mentre
lo fissava con occhi spalancati.
“Andavo fuori mentre ti rivesti, amore,” disse lui dolcemente.
“Per favore non andare via,” bisbigliò lei, mordendosi il
labbro inferiore mentre lo guardava. Era già stato abbastanza duro stare
per i pochi minuti da sola mentre si toglieva il vestito - Buffy non sapeva
se poteva reggere se lui fosse uscito.
“Penso che staresti più a tuo agio se-”
“Per favore,” bisbigliò lei, guardandolo con uno sguardo
fisso.
“Va bene allora,”disse lui leggermente, dandole un piccolo sorriso,
prima di voltarsi per darle un minimo di privacy.
Buffy tentò di cancellare alcuni pensieri scomodi dalla mente. Sapeva
che Spike era un gentiluomo e non voleva farla sentire in imbarazzo, ma un altro
pensiero si stava facendo spazio.
‘Lui non vuole chiaramente guardarti. Sei praticamente rotta. Può
avere di meglio che qualche caso di carità. ‘
Rimettendosi velocemente i pantaloni che Faith le aveva data, Buffy le fu grata
per la grande camicia di Angel che sembrò ingoiare la sua figura, nascondendo
il peggio dei danni.
“Fatto,” mormorò lei, spingendosi cautamente a sedere sul
lettino mentre Spike si voltò.
Un sorriso molle onorò le sue caratteristiche mentre la guardò.
“Ricordami di dargli una delle mie camicie quando torniamo a casa. Ti
potresti perdere in quella.”
Buffy gli offrì un piccolo sorriso, immediatamente rilassando quando
camminò verso di lei e le tenne la mano. “Grazie per essere qui,”
bisbigliò, sentendo il suo dito sotto il mento che le inclinava il volto
per guardarlo.
“Non andrò da nessuna parte.”
Sentendo bussare sulla porta, entrambi si girarono per vedere la brunetta rientrare.
“Sto bene, Dottoressa Burkle?” chiese Buffy leggermente, ritirandosi
praticamente in se mentre si inclinò verso Spike.
“Penso che starai bene,” la giovane cominciò con voce gentile.
“Forse dovremmo discutere di questo in privato.”
Spike era sicuro che stava per avere delle ossa rotte nella mano mentre la presa
di lei si intensificò. “Lo voglio qui,” bisbigliò,
guardò Spike per assicurarsi che gli andava bene e rilassando leggermente
quando lo vide sorridere rassicurante.
“Se è quello che vuole, Buffy” disse lei leggermente, facendo
gelare il sangue di Spike quando menziono in modo informale il nome. Sapeva
che non era un bene in considerazione del fatto che il dottore stava cercando
di farla rilassare.
“Lo è,” rispose Buffy, inclinandosi al tocco di Spike mentre
lui le avvolse un braccio intorno le spalle.
“Hai detto al tuo ragazzo chi ti facevo questo?”chiese la Dottoressa
Burkle, guardando esitante Spike.
“Sì,” rispose lei prima di vedere lo sguardo dell’altra
donna. “Ma Spike non il mio ragazzo. Lui è, um… lui è…”
“Un suo amico,” disse lui con un sorriso, facendo rilassare ancora
di più Buffy.
“Da quanto tempo andava avanti questo abuso?” chiese leggermente
la dottoressa Burkle.
Spike sentì Buffy tendersi su temine poco familiare. “Un pò”
mormorò, incapace di entrare in contatto visivo con loro.
“Ho dato i risultati dei test preliminari alla polizia dopo la tua richiesta,
ma penso che dovresti vedere un consigliere, Buffy.”
“No,” bisbigliò lei, e mordendosi il labbro e cercando un
appoggio da Spike, distogliendo lo sguardo da lui quando era evidente che fosse
d’accordo con l’altra donna.
“So che non si sente molto a suo agio, ma trattandosi di qualcosa come
danni fisici e psicologici causati dallo stupro-”
La dottoressa si fermò quando vide l’uomo di fronte a se tendersi
e guardare Buffy.
“Stupri?” chiese lui incredulo.
“Vi lascerò un po’ di tempo da soli” disse la dottoressa
Burkle, uscendo dalla stanza.
“Lui…”
“Non è così, Spike,” rispose Buffy, sentendo il bisogno
di difendersi. Si sentiva sporca e usata e vedere il giudizio nei suoi occhi
la fece quasi singhiozzare per l’angoscia. Nella sua mente, il giudizio
era per lei e non per Parker.
“Come è allora, Buffy?” chiese lei, tentando di tenere il
tono accusatore fuori dalla voce, siccome non era rivolto a lei.
“E’… Quel- quello era solo… era il modo.”
“Cosa?” chiese lui, guardandola come se avesse perso la ragione
e immediatamente pentendosene quando la vide allontanarsi da lui.
“Pensavo dovesse essere così,” rispose lei timidamente, asciugando
le lacrime. “È stato sempre così e io non…”
“Buffy…” bisbigliò Spike, il cuore spezzato per la
giovane mentre l’avvolse tra le braccia. “Non è così
che le relazioni funzionano, amore. Non quando…”
Lui non riuscì a finire la frase, la voce bloccata dalle emozioni. Sentendo
le lacrime cadere sulla camicia, la contenne più vicino a se, facendo
attenzione a non farle male.
Sentendo il dottore camminare rientrare, Spike si tirò lentamente via,
lasciandole un bacio tenero sulla fronte prima di fare un passo indietro. “Tornerò
presto,” bisbigliò.
“Do- dove stai andando?” chiese Buffy con voce così terrorizzata
che lui quasi corse di nuovo al suo fianco, ma sapeva che se l’avesse
fatto non sarebbe andato più via.
“Ritornerò,” disse lui con un sorriso per il suo beneficio.
“Te lo prometto.”
“Lo troverai vero?” chiese lei, guardandolo con occhi tristi - volendo
silenziosamente che rimanesse con lei.
“Ti terrò al sicuro.”
“Sono di più al sicuro se stai qui con me,” bisbigliò
lei, supplicando silenziosamente di voltarsi.
“Sarai più al sicuro dopo che mi sarò preso cura di lui.”
Capitolo 13 - Bilanciando le questioni
Sapendo che il piccolo ratto non avrebbe lasciato la città,
Spike andò alla casa della sua confraternita. Dopo aver preso un novellino
chiedendogli dove fosse Parker, Spike andò dritto verso la casa Stevenson,
verso la stanza di Buffy alla fine del corridoio e spalancando la porta.
“Oh guarda” disse Parker in tono condiscendente “E’
arrivato il cavaliere bianco, venuto a-“
Spike tirò immediatamente un pungo sulla faccia dell’altro uomo,
con un sorriso maniacale sul volto sentendo le ossa dl suo naso rompersi.
”Tu figlio di-“
Fu zittito di nuovo da un altro pugno, senza avere la possibilità di
reagire. Calciandogli le gambe da sotto di lui, continuò a colpirlo “Qual
è il problema Abrams?” chiese Spike, alzandolo per il collo e scuotendolo
“Riesci a darle ma non a prenderle?” chiese, enfatizzando la questione
con una testata, soddisfatto all’urlo di dolore “Su” disse
“Prendila come un uomo”
Gettando Parker a terra e calciandolo nello stomaco, Spike sentì diminuire
le forze mentre lo stato di allarme si afflosciava. Guardando alla sua sinistra,
si sentì male vedendo il sangue sulle lenzuola del letto. Sangue di Buffy.
Attaccandolo con forza rinnovata, non si fermò finchè le sue nocchie
non furono dolenti e sanguinanti.
“Stai lontano da lei, Abrams, o te ne pentirai” disse in tono minaccioso,
riprendendo fiato.
Fermandosi al suono della risata irritante di Parker, Spike lo guardò
disprezzo negli occhi. Guardandolo cercare di rimettersi in piedi, e cadere
a terra dopo diversi tentativi, era così ridicolo che alzò un
sopracciglio.
“Allora ti ha preso, vero?” chiese
Spike serrò i denti, cercando di regolare il fiato.
“decisamente un coniglio nel sacco, anche se è un po piagnucolosa”
I pungi lividi di Spike tremavano di anticipazione per togliere il sorriso da
quell’uomo.
”Non ti amerà mai come ama me”
“Non ti ama” rugg’
“Ti ha detto questo?” chiese Parker con un sorriso prima di ridere
“Ti ha detto come mi sussurra nell’orecchio quanto mi ama mentre
sono dentro di lei?”
La rabbia di Spike ribollì e gli colpì forte il volto di nuovo.
Non fermandosi ad un solo pugno, continuò “Se stai ridendo”
ruggì “Allora non ti ho fatto abbastanza male”* * * * *Entrando
nella propria stanza, Spike si guardò intorno nel piccolo salotto prima
di andare verso la camera, notando la leggera luce accesa mentre entrava.
”Stai bene?” chiese, vedendo Buffy arricciata sul letto. Indossava
ancora la maglia di Angel, e sdraiata sul largo letto sembrava ancora più
fragile di quando era all’ospedale. Guardandosi intorno, fu sorpreso che
la rossa l’avesse lasciata sola prima che lui tornasse “Buffy?”
“Dove sei stato?” chiese, non guardandolo nemmeno mentre lui si
sedeva sul letto passandole una mano sulla schiena.
“Mi sono preso cura della situazione”
“Lo hai trovato, vero?”
“L’ho fatto” rispose, non c’era motivo di mentirle.
”E?”
“L’ho portato alla polizia. Almeno quello che restava di lui”
“Lo hai colpito?” chiese, alzando la testa per guardarlo.
“L’ho fatto”
“E poi lo hai portato alla polizia?”
“Si, amore?”
“E se lui avesse fatto arrestare te?” chiese con panico nella voce.
“Non l’avrebbe fatto” disse rassicurante “Non era il
caso. Ma se hai paura di quello che può succedere, non esserlo”
continuò “Se cerca di portarmi dentro, ci saranno molte persone
attorno a te tutto il tempo. Angel, Riley, Gun… si prenderanno tutti cura
di te se non ci sono”
Rilassandosi e prendendogli la mano, Buffy studiò le sue nocche preoccupata.
“Dovresti pulirle” sussurrò
“Si” mormorò annuendo “Dovevo solo venire a guardare
te prima” disse con un sorriso prima di alzarsi e andare verso il bagno
“Torno fra cinque minuti”
Spike pulì e bendò velocemente le proprie mani prima di guardare
il suo riflesso nello specchio per un lungo momento “Ha bisogno che tu
le sia amico” mormorò fra se “Quindi vai là fuori”
Prendendo un sospiro prima di aprire la porta, Spike fu moderatamente sorpreso
di vedere che tutte le luci erano spente. Una foschia blu e argento entrava
dalla finestra illuminando leggermente le sagome. Guardandosi intorno per abituare
gli occhi, fremette vedendo Buffy in piedi accanto al letto, che indossava una
delle sue camice rosse e giocava nervosamente con i bottoni.
“Che stai facendo amore?” chiese, andando lentamente verso di lei.
Incapace di guardarlo, Buffy tenne gli occhi a terra rispondendo “Questa
non è la parte in cui tu e io…”
Fremendo un momento, Spike spalancò gli occhi realizzando cosa intendeva
“no” disse, scuotendo la testa, facendole alzare gli occhi “Non
voglio approfittarmi di te, Buffy”
“Non è approfittarsi se lo vuoi” mormorò
“Si, lo è” rispose piano “Non faremo niente stanotte
Buffy”
“Ma ho pensato che…” smise di parlare perché le parole
le si mozzavano in gola.
Vedendo le lacrime scenderle dalle guance, Spike corse ad avvicinarsi a lei,
abbracciandola mentre piangeva. Sentendola rilassare dopo un momento, si fece
indietro per guardarla, sorpreso quando con le mani gli prese il collo per spingerlo
vicino a lei.
Sentire le dolci labbra di Buffy contro le sue, Spike non sapeva per quanto
tempo sarebbe rimasto forte se continuava a baciarlo. Cercò di spostarsi
da lei, ruggendo quando lei gli prese la mano mettendosela sul seno, incoraggiandolo
a muoversi.
Spostandosi per avere aria, Spike mise della distanza fra di loro, vedendo lo
sguardo ferito che mise su lei. “Non lo faremo” sussurro, passandosi
nervosamente una mano tra i capelli.
Vedendola tremare, le prese il braccio prima che corresse fuori.
“Buffy, ti prego parlami”
“Io… pensavo che mi volessi” sussurrò singhiozzando.
“Ed è così” sussurrò, prendendola a se per
un tenero abbraccio, passandole una mano fra i capelli “Ma non stanotte.
Non in questo modo. Buffy, lo faremo quando sarai pronta… quando saprò
che è davvero quello che vuoi. Quando saprò che vuoi stare con
me e non che pensi di doverlo fare”
“Ma se io ti voglio?” sussurrò, prendendogli la maglietta
e lasciando che le lacrime vi cadessero sopra “Non so cos’altro
fare, Spike. Non so come far funzionare questa cosa e come ripagarti di tutto”
“Questo non ha a che fare con qualche debito che puoi avere” mormorò,
guardandola negli occhi “Parker non ha idea di come trattare una donna.
Quando succederà fra noi, sarà perché lo vogliamo entrambi…
va bene?”
Buffy annuì, asciugandosi le lacrime mentre Spike allacciava I bottoni
rimanenti della camicia, dandole più privacy. Una volta finito, notò
che stava di nuovo tremando e l’abbracciò.
“Parlami, Buffy”
“Sono io, vero?” sussurrò con voce tremante
Spike chiuse gli occhi mentre le lacrime gli confondevano la vista, aumentando
la stretta su di lei “No” disse piano “Non sei tu”
“Non capisco” mormorò “Sei un ragazzo. I ragazzi non
dovrebbero…”
“Non tutti i ragazzi” sussurrò, baciandole la fronte “Devi
riposarti, amore” sussurrò notando che il cielo iniziava a schiarirsi.
“Stai con me?” chiese piano, guardandolo piena di speranza.
Le mise una ciocca di capelli dietro l’orecchio dandole un bacio sulla
fronte, e annuì.
Conducendola verso i l letto, tolse le coperte, lasciando che entrasse le per
prima e togliendosi le scarpe per unirsi a lei.
“Dormi sempre completamente vestiti?” chiese Buffy accarezzandogli
il torace.
“Solo quando sono da solo con una bellissima donna” rispose con
un dolce sorriso
“Che tu non vuoi” mormorò
“No” sussurrò, avvicinandosi a lei e chiudendo gli occhi
“Che voglio così tanto da non fidarmi di me stesso intorno a lei”
Capitolo 14 - Raccogliendo i Pezzi
Sentendo i brividi che gli attraversarono il corpo, Spike si lamentò
nel sonno, cercando inconsapevolmente la fonte di piacere e conforto. Divenendo
lentamente più consapevole dei suoi dintorni, aprendo gli occhi, ansimò
per l’aria.
“Fottuto inferno,” ansimò lui incerto su quello che stava
accadendo, coprendosi con la mano brevemente il viso mentre inarcò le
anche.
‘Aspetta, ‘ pensò Spike, gli occhi che controllavano la stanza.
‘Letto… stanza… oh Dio - ‘
“Buffy,” bisbigliò lui, tentando di sembrare controllato,
anche se il suono della sua voce la fece diventare più coraggiosa nei
movimenti. Quasi terrorizzato per la situazione, Spike ansò per l’aria
quando la vide posizionata sopra di lui, le labbra che si muovono su e in giù
sulla sua asta dura, succhiando così forte che pensò potesse morire.
‘Oh Dio, cosa faccio? ‘ pensò lui in modo frenetico, chiedendo
gli occhi mentre digrignò i denti, lottando contro l’urgenza che
sentiva nel corpo di pompare nella sua bocca e occuparci poi delle maledette
conseguenze. ‘Se le chiedo di fermarsi, penserà che non mi piace,
e se non lo faccio, penserà che deve fare questo perché è
quello che voglio. ‘
Sentendo i suoi capelli lunghi che gli passavano sopra lo stomaco mentre lei
si mosse, le mani di Spike andarono automaticamente a immergersi dolcemente
attraverso i ricci dorati e soffici, tentando di essere abbastanza forte per
fermarla mentre lei aggiunse più pressione con la mano, sorridendo contro
lui quando sentì il corpo di Spike tremare sotto il suo.
Spingendole via i capelli dal viso, Spike comprese che quella era l’ultima
cosa che avrebbe dovuto fare. Vedendo le sue labbra scivolando giù per
il suo pene prima di usare la lingua che gli fece chiudere gli occhi mentre
un’altra ondata di piacere lo attraversò. Il corpo gli tremava
per lo sforzo di rimanere moderatamente calmo, ma Spike sapeva che stava lottando
contro una battaglia persa.
Lui non si era mai sentito così debole e indifeso in tutta la sua vita.
“Buffy,” bisbigliò, sentendo una breve pausa nelle sue assistenze
prima che tornasse a quello che stava facendo.
“Mmm?”
“Oh Dio,” espirò Spike mentre la vibrazione lo attraversò. Le anche si inarcarono di loro scelta, con le mani le strinse brevemente i capelli, il corpo che cercava impazientemente la liberazione contro cui la sua mente stava disperatamente combattendo. “Buffy, sto per-”
Lui non finì, quasi gemendo per il dolore e il piacere, strinse i denti
tentando di placare l’orgasmo. Gemendo quando Buffy lo ignorò e
lasciò che le labbra scivolassero ancora più giù, guidandolo
in profondità nella sua bocca, provocando un’altra spinta minore,
che Spike non aveva potuto controllare.
Lui era così vicino.
“Buffy… si, baby… I- io sto per venire, pet… io…
adesso…”
Praticamente esplose per il piacere mentre pulsò nella sua bocca, tremando
come tornò lentamente alla realtà e osservandola ingoiando tutto
il fluido salato.
Una sensazione di rimorso lo sovrastò, Spike prese un respiro per calmarsi
mentre Buffy strisciò sul suo corpo e appoggiò la testa contro
il suo torace, avvolgendogli un braccio intorno allo stomaco e giocando con
i muscoli lisci del suo torace. Spike sospirò, avvolgendole le braccia
intorno al corpo e tenendosela vicina.
“Andava bene?” bisbigliò lei, senza guardarlo. L’insicurezza
che usciva praticamente da lei.
Chiudendo gli occhi per fermare le lacrime che stavano bruciando per uscire,
Spike accennò col capo prima di prendere un profondo respiro e baciarla
sulla testa. “Stupendo, amore… tu sei stupenda.” Sentendola
rilassarsi contro di lui, Spike la tenne stretta, desiderando conoscere le parole
giuste da dire. Desiderando poter liberarsi dal grumo nella gola per dirle qualche
parola.
“Vado a fare una doccia,” bisbigliò lei, sedendo e baciandogli
la guancia.
Spike le diede un sorriso gentile, sentendosi il cuore stringersi mentre lei
scivolò fuori dal letto e attraversò la stanza prima di chiudere
la porta del bagno. Alla fine lui rimase solo con i suoi pensieri, le lacrime
che uscivano, coprendosi il viso con un respiro tremante mentre le sue spalle
vennero scosse per la forza dei suoi singhiozzi silenziosi.
‘Non c’è modo per definire il danno che le hai causato solo
perché sei troppo debole, sei un pirla, ‘ pensò lui miseramente.
* * * * *
Chiudendo la porta del bagno dietro a se, Buffy si inclinò contro questa
per un momento, fissandosi nello specchio di fronte. Vedendo le contusioni fresche
e i tagli, dolcemente esaminò la pelle intorno gli occhi mentre fissò
una donna che non riconosceva più.
Togliendosi lentamente la camicia di Spike e ispezionando il danno al resto
del corpo, Buffy sentì il mento vibrare mentre si guardò con disgusto
e repulsione, comprendendo che il corpo di Parker era l’ultima cosa che
conosceva. Cominciò a tremare capendo, sentendosi sporca e usata.
“Nessuno ti vorrà mai.”
Il suono della voce di Parker le arrivò dal subconscio.
“Nessuno ti amerà mai come ti amo io.”
Asciugandosi le lacrime, Buffy tirò su col naso mentre continuava a
guardarsi, incapace di staccare lo sguardo dalla figura orrenda nello specchio.
Non poteva più vedersi. Non poteva più vedere la donna che realmente
era - vedeva solamente la donna in cui Parker l’aveva trasformata con
successo.
Non era più l’allegra, e spensierata cheerleader del liceo ora
Buffy si sentiva come se fosse invecchiata di cinquanta anni negli ultimi dodici
mesi.Sentendo le lacrime scenderle per le guance, Buffy accese il rubinetto
della doccia, entrando e sistemando la temperatura dell’acqua che andava
da ghiacciata a bollente in pochi secondi. Arricciandosi nel fondo della vasca,
finalmente lasciò le lacrime cadere libere, che stava cercando di contenere
da quando Spike era ritornata la notte scorsa.
Sperando che l’acqua l’avrebbe aiutata a bruciare e pulire i suoi
sentimenti, Buffy lasciò il corpo scuotersi dai singhiozzi, coprendosi
la bocca così che Spike non l’avrebbe sentita.
‘Chiaramente Spike non ti vuole, ‘ pensò lei con una voce
che suonava stranamente come quella do Parker. Con le lacrime si guardò,
artigliando freneticamente le braccia e le gambe, avendo bisogno di una forma
di liberazione dai pensieri orribili che le stavano turbinando dentro. ‘Come
sarebbe possibile volerti nelle condizioni in cui sei? ‘
Capitolo 15 - Recuperando
Rimettendosi insieme dopo diversi minuti, Spike si alzò
vergognosamente e guardò la stanza, aveva bisogno di tenersi occupato
mentre cercava di non pensare alla bionda nella doccia. ‘Doccia’
pensò, rendendosi conto che l’acqua era scesa per diverso tempo.
Andando verso la porta, bussò timidamente, aspettando per qualunque cosa
potesse somigliare ad un invito ad entrare. Bussò di nuovo, più
forte.
“Buffy?” chiamò dolcemente, premendo una mano contro la porta
mentre aspettava la risposta. Bussando di nuovo, Spike deglutì forte
rimanendo in ascolto “Buffy, apri la porta piccola”
Girò la maniglia, lieto che non fosse chiusa a chiave. Aprendo la porta,
fu invaso da una nuvola di vapore, e dotevve stringere gli occhi per vedere
qualcosa. Andando verso la doccia, si sentì andare nel panico notando
che l’aria diventava più fredda. “Buffy?”
Aprendo la tendina, Spike pensò che il suo cuore si sarebbe fermato vedendo
la sua piccola forma stretta a se contro la parete, tremante sotto il getto
ormai gelido. Spegnendo l’acqua, impiegò un momento a calcolare
il danno. Vedendo gli sfreghi e i lividi che le percorrevano le braccia e le
gambe, Spike sentì il terrore nel suo cuore.
Prese un asciugamano ed entrò nella doccia, avvolgendola.
“Parlami, amore” sussurrò mentre l’asciugava, attento
a non irritare la sua guarigione mentre la prendeva fra le braccia “Che
è successo?”
“Non guardarmi” mormorò quasi incoerente, con i denti che
battevano mentre lui cercava di scaldarla.
“Buffy-“
“Non voglio che mi vedi” disse in un sussurro, cercando di spostarsi
da lui. Facilmente trattenuta dalle forti braccia di Spike, Buffy sentì
ripartire le lacrime “Ti prego, Spike, non guardarmi” singhiozzò,
sentendosi sollevata e terrorizzata allo steso tempo.
“Cosa è successo. Amore?”
”No” singhiozzò, spingendolo e singhiozzando quando lui non
la lasciava andare.
Spostandosi leggermente per poterla guardare negli occhi, Spike la fissò
con ansia e preoccupazione “No cosa?”
“Io non ti merito” sussurrò, battendo i denti mentre il suo
corpo aveva bisogno di calore “Non mi merito come amico o salvatore o…
qualunque altra cosa”
Prendendo un grosso respiro, Spike le mise una maglia intorno alle braccia
e iniziò a sfregare, cercando di scaldar.a
“Non ti meriti quello che lui ti ha fatto” sussurrò infine,
prendendola e tornando alla camera.
Mettendola attentamente sul materasso soffice, Spike si tolse la camicia e si
sdraiò accanto a lei, stringendola e coprendo i loro corpi con la trapunta,
sperando di usare il proprio corpo per scaldarla.
“Non sai cosa merito” mormorò flebilmente.
“Si che lo so” sussurrò lui, stringendola maggiormente e
baciandole i capelli “Meriti di essere felice. Meriti di avere qualcuno
che ti ama e che non ti minaccia o si approfitta di te ogni volta. Meriti qualcuno
che sia l’esatto opposto di lui”
“Cosa non va in me Spike?” chiese in un sussurro strozzato, piangendo
di nuovo
“Niente” disse dolcemente “Non c’è niente che
non va in te. Non hai fatto niente di sbagliato”
“Allora perché sono stata punita?” chiese in voce a malapena
udibile
Spike sentì lacrime iniziare a formarsi nei suoi occhi “Solo sfortuna,
piccola… ma è finita ora. Lui non ti farà più male”
“Perché a te importa?” chiese miserabile, voltandosi per
guardarlo.
“Perché ti amo, Buffy” sussurrò.Non era preparato
allo sguardo di terrore che le si formò sul viso.
“No” sussurrò scuotendo la testa e cercando di spostarsi
da lui, facendo tutto quello che poteva per sedersi “No!”
“Buffy! Cosa c’è che non va?” chiese, tenendola stretta
e cercando di guardarla negli occhi.
“No… no… non mi ami”
“Perché?” chiese gentilmente, passandole una mano tra I capelli,
cercando di calmarla col suo tocco.
“L’amore fa troppo male… non voglio più dolore”
sussurrò piangendo. “Ti prego non amarmi, Spike. Non voglio più
dolore. Non voglio che mi fai male. Ti prego non farmi male” singhiozzò
disperata.
La consapevolezza attraversò il viso di Spike mentre capiva che l’abuso
doveva essere iniziato dopo che Parker le aveva detto di amarla.
“Buffy” sussurrò, assicurandosi che lei lo guardasse anche
se ormai anche i suoi occhi erano pieni di lacrime “Io non ti farò
mai del male. Mai. L’amore non è dolore, e se dovrò impiegare
il resto della vita, lo farò per fartelo capire. Meriti di essere amata.
Io ti amo” disse piano, prendendola nel suo abbraccio “Ti amo tantissimo
e non lascerò che più nessuno ti faccia male”
“Non mi merito te” disse “No… ti prego lasciami andare”
“No” disse piano con tono autoritario, facendola voltare verso di
lui sorpresa “Non ti lascio andare. Non ti lascerò mai andare”
finì in un sussurro.
I sensi di Buffy furono assaliti dalla voce di Parker che le diceva quelle stesse
parole, ma invece di tendersi, i suoi muscoli si rilassarono, lasciando che
lui la tenesse al sicuro.
“Ti amo” sussurrò, sentendo le lacrime arrivargli al torace
“Non posso lasciarti andare… non ora… non quando siamo così
vicini”
Tirando su col naso, Buffy alzò lo sguardo verso di lui, sorridendogli
per la gratitudine “Voglio dirlo” disse piano “Voglio ma…
non so se significa qualcosa. Non so se sono capace di farlo”
“Lo sei” disse con un sorriso “Devi solo ricordartelo”.
Capitolo 16 - Guarendo
Aprendo lentamente gli occhi, il primo istinto di Spike fu di
stirare i muscoli rigidi prima di vedere la biondina, annidata tra le sue braccia.
Sorridendo verso Buffy, la guardò dormire, e si sentì sollevato
di vedere lo sguardo calma sui suoi lineamenti.
Sentendo un sospiro molle mentre Buffy si mosse lentamente, allungando un braccio
sopra la testa e aprendo gli occhi, vide il breve la confusione nel suo sguardo
mentre si chiedeva dove fosse. Poi vide Spike vicino e si rilassò. “Ciao,”
disse leggermente.
“Ciao,” rispose lui con un sorriso. “Dormito bene?”
“Si,” mormorò lei con voce stanca, facendo scorrere le mani
attraverso i capelli aggrovigliati e gemendo quando incontrò i nodi dove
si erano asciugato mentre dormiva. “Oooh, non è un bene”
disse con un sorriso a cui Spike rispose.
“A me sembri eccellente, amore.”
Naturalmente,” disse lei con un riso sciocco che era musica per le orecchie di Spike. “Il consiglio del re ai capelli al perossido.”
“Hey!” urlò Spike indignato, il sopracciglio alzato fingendosi seccato. “Penso di sembrare maledettamente sexy.”
“Certo,” disse lei con un sorriso, ridendo quando Spike immediatamente
le attaccò le costole prima di sibilare per il dolore per una delle sue
ferite.
“Oh, pet, mi dispiace tanto,” disse lui con voce preoccupata.
“Non è colpa tua,” disse lei, facendo smorfie mentre si mise
la mano contro le costole, sedendosi sul letto.
“Io devo andare… io non –”
“Possiamo fare qualcosa stasera?” chiese Buffy, girandosi verso
lui con un’espressione speranzosa, volendo cambiare disperatamente l’argomento.
“Cosa vuoi fare?” chiese Spike, sollevato che sembrasse stare bene.
Piegando le mani dietro alla testa, guardandola mentre uscì dal letto
e cominciò a cercare nella borsa che Willow e Riley le avevano portato
la notte prima.
“Non lo so,” disse lei con un’alzata di spalle, voltandosi
con una piccola borsa e una spazzola tra le mani, immediatamente la passò
tra i capelli. “Qualcosa di divertente.”
“Sicura che te la senti?” Vedendo il suo viso allegro affievolirsi, Spike immediatamente si pentì per il commento indiscreto. “Intendevo…”
“Lo so,” disse lei con un sorriso “E mi sento okay… ma se non vuoi o hai altri piani, capirò.”
Spike aggrottò le sopraciglia mentre lei si voltò per camminare
verso il bagno.
“Ehi,” la chiamò lui, togliendosi le coperte e uscendo dal
letto. Vedendola fermarsi sulla porta, si avvicinò rapidamente e avvolse
attentamente le braccia intorno alla sua vita, dandole baci gentili lungo il
collo e sulle spalle, sorridendo mentre lei rabbrividì attraverso il
tessuto di spugna spesso. “Amerei fare qualcosa,” bisbigliò
lui. “Che ne dici di un film?”
“Okay,” disse Buffy con un sorriso mentre si voltò. Vedendo
che il suo sorriso si affievolì lentamente, Spike aggrottò le
sopraciglia.
“Cosa c’è che non va?” chiese lui, inclinando la testa
nella sua direzione.
Girandosi verso lo specchio, Buffy fece delle smorfie quando vide il riflesso
che la fissava a sua volta. “Forse non dobbiamo andare,” mormorò,
mordendosi il labbro e facendo scorrere la spazzola tra i capelli.
“Perché no?” chiese Spike, guardandolo sopra la sua spalla
mentre lei fece un breve contatto visivo con lui prima di distogliere lo sguardo.
“Guardami, Spike,” bisbigliò lei prossima alle lacrime. “Non
sono esattamente…”
“Tu sei bella,” disse lui leggermente, avvolgendole le braccia intorno alla vita e baciandole il collo. “Ma se non vuoi uscire, possiamo sempre rimanere qui e noleggiare un film.”
“Veramente?” chiese lei speranzosa.
“Possiamo chiedere anche ai ragazzi se vogliono unirsi a noi.”
Buffy gli diede un sorriso brillante mentre si rilassò contro il suo torace. “Sembra buono.”
“Andremo a scegliere qualcosa quando sei pronta,” disse lui, lasciandola
andare lei si mise a sedere sull’orlo della vasca, godendo del semplice
atto di guardarla, oltre la routine familiare. Una volta che le contusioni si
schiarirono e i tagli guarirono, sapeva che questo sarebbe stato uno dei suoi
momenti favoriti con lei. Godendo solo del semplice atto di guardarla fare qualcosa
di normale come prepararsi la mattina.
“Perché mi stai guardando?” chiese Buffy con un sorriso mentre
si metteva la crema idratante.
“Ti stavo solo ammirando, pet,” disse lui con un sorriso furbo.
“Non c’è molto da ammirare,” mormorò lei, guardando
nella sua borsa con i trucchi e estraendo una bottiglia di fondotinta, sperando
di coprire il peggio dell’ecchimosi.
“Non lo dire,” disse Spike, il sopracciglio alzato mentre inclinò
la testa per guardarla. “Svanirà. Tutto questo svanirà,
Buffy.”
“Forse,” bisbigliò lei, gettando uno sguardo al riflesso
e distogliendo lo sguardo disgustata.
“Succederà,” insistette lui.
“E per tutto il danno?” lei quasi mormorò a se stessa, giocando
col piccolo tappo della bottiglia.
Spike ingoiò mentre unì le mani di fronte a se. “Forse dovresti
vedere qualcuno, Riccioli d’oro” bisbigliò, sperando che
non si sarebbe messa sulla difensiva per il semplice consiglio.
“Come un terapista?” chiese lei leggermente.
“Sì,” disse Spike, accennando col capo leggermente.
“Tu ti stai laureando in psicologia,” disse Buffy, girandosi verso
di lui con un sorrise forzato. “Non posso solo dirlo a te e avere una
valutazione?”
“Potresti,” mormorò lui con un cenno. “Ma non sono precisamente qualificato. Sono qui per ascoltare tutti quello che vuoi dirmi, ma penso che dovresti parlare con un professionista, amore.”
Evitando i suoi occhi, Buffy fece scorrere le mani sul lavandino, cercando qualche tipo di distrazione. “Devo decidere adesso?”
“No,” disse rapidamente Spike, non volendo opprimerla. “Non adesso. È già abbastanza che lo stai considerando.”
Offrendogli un sorriso molle prima di rivolgersi di nuovo allo specchio, Buffy
lasciò fuori un sospiro pesante. “Odio gli occhi neri,” mormorò,
guardando nello specchio.
“posso immaginarlo che lo fai” rispose Spike, guardandola attentamente
e godendo il combattente che sembrò emergere dalla giovane. Comprese
che stava prendendo un raro sguardo della donna che era… e che doveva
essere.
“È solo… sono sempre consapevole quando ne ho uno.”
“Non sono sicuro di seguirti” rispose lui, alzandosi e muovendosi
dietro a lei così che fosse visibile nello specchio, sulla sua spalla.
Sospirando Buffy, distolse lo sguardo dal suo riflesso e si voltò. “Vedi
questo?” chiese, gesticolando alla contusione sulla mascella. “Sì,
fa male, ma fa male quando parlo. Se fa male troppo, devo solo stare zitta per
un pò. Capito?”
“Finora si.”
“Bene, con un occhio nero, ogni volta che batto le palpebre, fa male e non posso solo… smettere di … sbattere le palpebre.”
Spike se la tirò più vicino, stando attento a non farle male
mentre lei si accoccolò nel suo torace.
“Non farà male a lungo,” bisbigliò lui, baciandole
la testa.
“Posso stare qui?” chiese lui con un sorriso. “Dimentico tutto
il dolore quando mi abbracci.”
“Pensi che ti permetterò di andare via?” chiese Spike, stringendola
e sorridendo quando la sentì ridere scioccamente contro il suo torace.
Arricciandosi intorno a Spike in uno dei divani della stanza principale, Buffy
saltò quando sentì la porta aprirsi e qualche ragazzo entrare.
“E’ okay amore” sussurrò tenendola vicina “Sei
al sicuro con me. Nessuno è qui per farti male”
Rilassandosi contro di lui, annuì “Lo so” mormorò,
tenendo la voce bassa perché nessuno sentisse.
Fedele alle sue parole, Spike aveva organizzato una serata film, invitando Angel,
Faith, Riley e Willow a unirsi a loro. Buffy aveva cercato per il meglio di
non saltare a ogni rumore, ma con le braccia di Spike salde intorno a se, riusciva
a restare calma.
“Vuoi andare di sopra?” chiese Spike, tenendo il tono leggero perché
sapesse che non c’erano secondi fini. Guardandola preoccupato, l’abbracciò
più sicuramente.
Buffy si guardò intorno, scuotendo la testa “Non ancora. Scusami,
ho i nervi a fior di pelle”
“Non è un problema” rispose con un gentile sorriso “Tutto
quello che vuoi, fammelo solo sapere”
Sentendola sistemarsi comodamente contro di lui, Spike le sfregò dolcemente
le labbra sui capelli, massaggiandole leggermente le spalle. Mentre il suo respiro
si appesantiva Spike sorrise, capendo che si stava addormentando contro di lui.
Senza fermare i suoi movimenti, aspettò finchè non fu certo che
si fosse addormentata, non volendo disturbare il suo più che meritato
sonno.* * * * *
Tutto era nero. Non aveva via d’uscita. Non poteva proteggersi contro
il dolore che esplodeva in ogni fibra del suo corpo. Un solo pensiero le passava
per la mente – doveva andarsene.
Cercando di alzare il peso dal suo corpo, si liberò sentendosi moderatamente
soffisfatta quando il suo pugno colpì qualcosa, incurante di cosa potesse
essere. Spingendo via quel corpo, cercò di mettersi in piedi prima di
sentire un braccio intorno alla vita.
“Buffy!”
“No” disse, la mente incapace di comprendere dov’era o chi
diceva il suo nome mentre la paura si impossessava di lei “No, no, no,
no…”
“Buffy!”
Aprendo gli occhi, Buffy cercò aria, cercando di ricordare dove fosse. Riconoscendo i muri e il letto familiari, si guardò attorno nel panico. Ricordava che era al piano di sotto a guardare un film con Spike e i suoi amici, capì che doveva essersi addormentata e lui l’aveva portata di sopra.
“Spike?” mormorò, guardandosi intorno e fremendo quando
lo vide. Un braccio era ancora intorno alla sua vita, e l’altro a coprirsi
l’occhio, e Buffy si sentì tremare quando capì cos’era
successo “Mi dispiace” disse in un sussurro mozzato, raggiungendolo
esitante per poi farsi indietro.
“Tutto okay piccola” sussurrò, cercando di non fare caso
al dolore che se ne sarebbe andato il mattino dopo “Hai avuto un incubo,
è stato un incidente”
Sentendo bussare alla porta, Buffy si sentì immediatamente in colpa
mentre Spike andava ad aprire.
“Tutto okay?” chiese Angel, guardando oltre la spalla di Spike “Ho
sentito urla”
“Mie o sue?” disse sorridendo, portandosi la mano all’occhio
e spostandola per il dolore.
“Lei…?”
“Ha avuto un incubo e mi sono trovato in mezzo al fuoco incrociato. Tutto
okay ora”
Angel annuì e salutò. Spike chiuse la porta, appoggiandovi la
fronte per un momento quando sentì un leggero rumore dieto di lui. Voltandosi,
sorrise e aprì le braccia per Buffy quando la vide in piedi sulla soglia
della camera. Facendosi avanti per essere intrappolata nel suo abbraccio, si
strinse a lui, prendendo tutta la dolcezza che poteva offrirle.
Corrugò la fronte preoccupato, e poi si accorse immediatamente di che
errore era stato.
“Per l’inferno” mormorò “Avevi ragione sugli
occhi neri, riccioli d’oro. Fanno fottutamente male”
Vedendo il suo sguardo preoccupato, le diede un bacio sulla fronte alzandole
gli occhi.
“hey” disse dolce “E’ tutto ok”
“Non avrei dovuto…”
“Non avresti dovuto… cosa? Hai avuto un incubo, amore. Non c’è
niente di sbagliato, non preoccuparti per me- mi è capitato di peggio”
Buffy tirò su col naso annuendo, spostandosi calma dal suo abbraccio
e andando verso il bagno.
“Buffy?”
Voltandosi al suono della sua voce, alzò lentamente gli occhi verso i
suoi.
“Stai bene?”
“Si” sussurrò annuendo, entrando in bagno e chiudendo la
porta dietro di se.
Appoggiandosi contro la porta, lentamente aprì gli occhi, guardando
nello specchio di fronte a lei e quasi non riconoscendosi.
Guardandosi per un lungo momento, non poteva fermare l’odio e la repulsione
che c’erano dentro di lei. Sapeva che Parker era la causa, ma non poteva
dissipare il veleno con cui l’aveva infettata. Chiudendo gli occhi, tornò
verso la camera.
Vedendo il suo viso sbiancato e gli occhi lucidi, Spike scese dal letto e andò
verso di lei.
“Cosa non va, amore?”
“Spike” sussurrò, evitando il suo sguardo cercando la forza
di parlare “Penso che dovrei vedere qualcuno”
“Un terapista?” chiese gentile, sentendo un peso enorme scrollarglisi
dalle spalle quando lei annuì “Allora va bene” disse inclinando
la testa e sorridendo “Posso chiamare domani e farti dare un appuntamento”
“Conosci qualcuno?” chiese nervosamente e allontanandosi da lui
di un passo
“Si” disse e inclinando la testa confuso “Cosa non va?”
“Hai… pianificato questo?”
Spike sospirò, sperando di poter rompere le barriere con cui Parker
l’aveva circondata e fare in modo che si fidasse di lui. Sperava quasi
che Buffy potesse tornare quell ache era, ma poi ricordò che questa era
la donna di cui si era innamorato e non avrebbe esitato ad aiutarla “Ho
chiesto a un mio professore se poteva raccomandarmi qualcuno”
“Prima di ieri”
”Si” sussurrò, sedendosi, per non essere intimidatorio “Mi
ero preoccupato per te da un po… pensavo non potesse farti male trovare
qualcuno di cui ti potessi fidare”
“oh” sussurrò, cercando di annuire mentre Spike le prendeva
la mano, tirandola a se per darle un soffice bacio.
“Andrà tutto bene, piccola. Lo prometto”
Sospirando, e sedendosi sul suo grembo, Buffy lo abbracciò “Prometti?”
Strofinandole la schiena con la mano, la fece rilassare “Prometto”
Capitolo 18 - Sopprimere l'Effetto di una Modifica
“Come si sente, Buffy?”
Guardando il terapeuta, il Dottor Holden Webster, Buffy sentì il cuore
batterle forte nel torace. “Non voglio stare qui,” disse leggermente.
“E’ comprensibile. La maggior parte delle persone non vogliono stare
qui. Capisce perché è qui?”
“Si,” disse lentamente Buffy. “Dott. Webster-”
“Mi chiami Holden,” disse lui con un sorriso gentile. “Mi piace che tutti i miei pazienti siamo a loro agio con me. O può chiamarmi Webs. Era il mio soprannome al liceo.”
“Penso che la chiamerò Holden,” disse lei con un cenno.
“Bene. Adesso perché non mi dice perché è qui.”
Facendo una pausa e prendendo il respiro dopo un momento, finalmente sentì abbastanza coraggio per cominciare. “Perché il mio ragazzo… ex… il mio ex ragazzo mi… faceva del male.”
Conoscendo la maggior parte delle informazioni dopo aver letto il suo file,
Holden accennò solo col capo, incoraggiandola a parlare.
“Io- io volevo lasciarlo e… non ero abbastanza forte,” bisbigliò
lei.
“E lui la costrinse a fare delle cose contro il suo volere?”
Sentendo le lacrime agli occhi, Buffy afferrò gli orli del divano, tentando di controllare la respirazione. “Spike,” bisbigliò. “Per favore può far venire Spike qui?”
Holden accennato col capo prima di alzarsi e andare fuori nella stanza d’attesa, ritornando un momento dopo con Spike che immediatamente corse verso Buffy e le prese dolcemente il viso a coppa con le mai. “Stai bene?”
“Adesso si,” disse lei leggermente con voce carica di sollievo.
Sedendosi vicino a lei, Spike se la tirò vicino, tenendole ermeticamente
la mano con la sua per offrirle un appoggio silenzioso.
“Può dirmi della prima volta, Buffy?” chiese Holden. “Perché
se non si sente a suo agio…”
Ingoiando, Buffy si afferrò all’uomo che aveva trasformato nella
sua ancora di salvezza, guardalo e vedendo che l’appoggiava si rivolse
di nuovo a Holden.
“N- noi avevamo un appuntamento e salimmo nella stanza di Par… nella
sua stanza. E’stato… carino… suppongo che sia la parola giusta,”
bisbigliò, vergognandosi mentre evitò entrambi gli uomini nella
stanza.
“E dopo ciò?”
“I- io veramente non so come è successo… l’ho cercato,”
disse lei con voce soffocata. “Gli ho chiesto un’altra opportunità
e lui… non è cominciato subito,” finì in un bisbiglio.
“L’abuso?”
Saltando al termine, Buffy accennò col capo.
“Come è iniziato?”
“Noi stavamo… stavano discutendo e lui… mi ha colpito.” Poteva sentire la tensione in ognuno mentre continuò. “Sono andata via. Mi ero sempre detto che non sarei mai diventata quel tipo di ragazza. Che non mi sarei mai messa in quel tipo di situazione.”
“Ma lui la cercò per farsi dare una seconda opportunità.”
“Sì,” mormorò Buffy, lottando contro le lacrime negli occhi. “Tutto è andato bene per un po’ di tempo e poi è successo di nuovo. E mi minacciò anche - mi disse che avrebbe fatto male a mia mamma o ai miei amici se non facevo quello che diceva.”
“E cosa doveva fare?” chiese Holden leggermente.
“Qualsiasi cosa,” bisbigliò lei, chiudendo gli occhi. “Doveva
stare zitta per il… dolore che mi provocava e dovevo…”
Provando a spengere la mente contro le immagini orribili, Buffy prese un profondo
respiro.
“… dovevo… soddisfarlo… quando voleva lui.”
Sentendo Spike ritirarsi mentre sedeva vicino a lei, Buffy si liberò
la mano con uno strattone. Poteva vedere che lui la cercava, ma lei si già
stava ritirandosi in se, credendo che volesse solo fingere che andava tutto
bene, quando in verità non era così.
‘Lui pensa che sei disgustosa, ‘pensava lei girando un pò
e facendo scorrere le mani attraverso i capelli.
“Cosa sta pensando, Buffy?” chiese Holden.
“Non è importante,” bisbigliò lei, afferrandosi i
capelli con le mani.
“Perché?”
“Perchè… cosa?” chiese lei improvvisamente incerta
su tutta la situazione.
“Perché pensa che i suoi pensieri non siano importanti?”
“Perchè non lo sono,” disse lei leggermente.
“È ciò che le ha detto Parker?”
Buffy guardò in giù, facendo corre nervosamente le mani lungo
i pantaloni mentre prese un respiro profondo. “Parker mi ha detto molte
cose,” mormorò.
“Ad esempio?”
“I…Io non possono,” soffocò lei, sentendo i singhiozzi
che l’attraversavano facendo scuoterle le spalle mentre si coprì
il viso con le mani, tentando di controllare le lacrime. Sentendo Spike che
si spostava più vicino, Buffy spinse da parte tutti i pensieri e non
esitò ad inclinarsi contro lui quando le sue braccia forti le circondarono
il corpo, tirandosela contro e lisciandole i capelli mentre piangeva.
Alla fine si permise di calmarsi, Buffy prese molti respiri profondi per calmare
i nervi prima di sedersi e girarsi verso Holden. “Sono spiacente,”
borbottò.
“Non si deve scusare per niente,” rispose lui con un sorriso. “Sta
bene?” Vedendo il suo cenno provvisorio, Holden continuò, “Può
dirmi dell’altra notte.”
Mettendosi nervosamente una ciocca di capelli dietro l’orecchio, Buffy tentò di controllare il tremito che le stava attraversando il corpo. “Ero nella mia stanza,” cominciò in un bisbiglio, tentando di trovare la forza per continuare mentre i ricordi l’assalirono da ogni direzione. Saltò via da Spike al menzionare del nome di Parker, non volendo associarli neanche attraverso le semplici parole. “Io… non stavo facendo niente. Qualcuno bussò alla porta e...”
“Si prenda il suo tempo, Buffy” disse leggermente Holden.
“L- lui era tornato e… e non mi aspettava che fosse lui… non
sapevo che fosse lui,” continuò con voce soffocata mentre le lacrime
le offuscarono la vista. “Lui mi chiese…”
Prendendo un profondo respiro, Buffy chiuse gli occhi per un momento, tentando
di tenere l’emozioni sotto controllo.
“Dedusse che non stavo aspettando lui,” bisbigliò lei a disagio.
“Come lo capì?” chiese Holden, sapendo di ciò stava
parlando.
Dando uno sguardo nervoso a Spike prima di guardare il dottore, Buffy prese
un profondo respiro. “Perché aprii la porta, pensando che fosse
qualcun’altro… e lui lo capì.”
Spike sentì come se il cuore gli si fermasse quando vide l’occhiata
che lei gli aveva lanciato. Lo sguardo terribile parlò - voleva nascondere
il fatto che stava aspettando lui e quello era il motiva che aveva fatto arrabbiare
così tanto Parker e se l’era presa con lei. I sensi di colpa lo
investirono per essere lui la causa che lei aveva dovuto soffrire.
‘Se fossi andato prima là… non sarebbe mai accaduto. È
tutta la mia colpa. ‘
Buffy poté sentire Spike tendersi accanto a lei quando si rese conto
di quello che stava dicendo. Il suo corpo era così rigido, sentì
il bisogno di allontanarsi da lui, sedendosi nell’angolo del divano mentre
lui tentava di venire a termini con quello che aveva saputo.
“E cosa è successo, Buffy?”
Tornando con l’attenzione al terapeuta, prese un profondo respiro. “Lui… lui mi disse che avrei sempre ricordato a chi appartenevo. Che nessuno mi avrebbe mai più voluto.”
Inclinandosi indietro sulla sedia, Holden sembrò stesse contemplando qualcosa per un momento mentre guardò sulla scrivania. “Considera quello che le ha fatto uno stupro?”
Stringendosi le braccia intorno al corpo in uno sforzo di difendersi dal freddo
che la stava attraverso, alzò le spalle.
“E’ un sì?” chiese lei leggermente.
“Lo consideravo come una cosa normale,” mormorò lei.
“Cosa intende?”
“Lui solo… prendeva sempre quello che voleva. Non so se era aggressione o frustrazione o qualche altra cosa. L’ultima volta è stato più violento, ma… ma non era fuori dell’ordine del giorno.”
“Usava il sesso per controllarla?”
“Non lo so” bisbigliò lei dopo un momento. “Quello era sempre per lui. Mai per me.”
“Mai per te?”
Spike la stava guardando sorpreso.
“Era solo… non era mai per me.”
* * * *
Uscendo dalla stanza d’attesa, Buffy si strinse le braccia intorno alla
vita, grata per l’appoggio di Spike ma chiedendosi se non fosse troppo
per lui. Girandosi verso la porta che conduceva all’atrio, saltò
quando sentì le sue braccia circondarle la vita. “Stai bene?”
bisbigliò lui.
“Sono contenta che eri qui.”
Accarezzandole la spalla con le labbra, Buffy finalmente si rilassò
contro il suo tocco, sentendo la sua voce confortevole dietro a se, “Anch’io.”
Capitolo 19 - Sentendosi Distrutta
Entrando in casa, Spike soppresse un sospiro quando Buffy immediatamente iniziò
a salire le scale, sentendosi ovviamente a disagio e volendo restare sola per
un po.
“Com’è andata?”
Voltandosi alla sua destra vide Angel e Faith guardare Buffy con la stessa espressione
smarrita. Sapeva che probabilmente la pensavano come lui.
“Ci sta lavorando molto” mormorò, guardando di nuovo le scale
e vedendola sparire al piano di sopra “Ci vorrà del tempo, ma lei
c’è andata”
“Forse dovresti andare a vedere che fa” disse Faith, indicando le
scale.
“Penso abbia bisogno di stare sola” disse piano
”Penso sia solo una copertina. Credimi, quando una ragazza ti da un avvertimento,
ti sta urlando di fare il contrario. Va a vedere come sta Spike”
Non volendo altro che salire da lei e prenderla fra le braccia, seguì
il consiglio dell’amica. Andando al secondo piano, voltò l’angolo
e si rilassò vedendo che la sua porta non era chiusa.
Entrò e la chiuse dietro di se, attraversando la sala fino alla sua camera.
Vide Buffy arricciata sul suo letto sembrare così piccola, non voleva
altro che prenderla tra le braccia e gridarle che non aveva nulla di cui preoccuparsi.
Vide le sue spalle tendersi quando si sedette lentamente sul letto, lasciando che il sottile materasso si inclinasse per il suo peso, non volendo spaventarla le passò una mano sulla schiena, sfregandola in leggeri circoli finchè non la sentì rilassarsi sotto il suo tocco. Sentendola sospirare fortemente, lo prese come un segnale che poteva spingersi un po di più.
Accasciandosi accanto a lei, mise più pressione sulla schiena, sorridendo
per I gemiti appena audibili. Muovendosi più in alto, le massaggiò
le spalle, sentendosi abbastanza soddisfatto quando si spinse contro il suo
tocco.
Abbassando le mani di nuovo, le mise un braccio intorno alla vita per stringerla
a se, attento ad avitare che fosse a contatto con la sua erezione.
‘Non posso nemmeno toccarla senza diventare duro’ pensò,
cercando di tenerla rilassata.
“Spike?”
Sentire la sua dolce voce entrò nel suo subconscio, i movimenti di Spike
si fermarono per un breve momento prima di continuare. Le baciò il collo
e la linea delle spalle, per poi risalire baciando la tenera pelle sotto l’orecchio.
“Si, amore?” sussurrò, sentendo che veniva attraversata da
un leggero brivido.
Aspettò un momento, e fremette quando non la sentì dire niente.
Voltandola lentamente, su sorpreso di sentire le sue morbide labbra sulle sue.
Sentendo il suo corpo agganciarsi al proprio, cercò freneticamente di
pensare a una ragione per cui questo era sbagliato. Un momento dopo, roteò
gli occhi sentendo le mani di lei scorrergli sulle braccia fino al suo collo
mentre la parte bassa del suo corpo veniva premuta contro quello di lui.
‘Questo è il motivo’ gli urlò la voce di avvertimento.
Spostandosi leggermente da lei, Spike si mosse piano piano finchè non
furono connessi solo con le mani.
“Ho fatto qualcosa di sbagliato?” chiese lei, guardandolo impaurita.Sentendo
il proprio torace stringersi vide ancora più danno che Parker le aveva
causato, e scosse la testa “no, dolcezza” sussurrò prendendole
il viso tra le mani “Hai fatto tutto un po troppo giusto, per questo avevo
bisogno di fermarmi”
Aspettandosi di vederla sorridere, fu sorpreso di vederla mordersi il labbro
ed evitare il suo sguardo.
“Cosa non va, Buffy?”
“Sono troppo piena di lividi?” sussurrò senza alzare lo sguardo.
Spike le mise un dito sotto il mento, trattenendo la rabbi ache lo riemì
quando lei voltò la testa per non alzare gli occhi. Ovviamente la rabbia
era, ancora una volta, diretta a Parker.
“No” disse, scuotendo la testa “Hai solo bisogno di un po
di tempo, stai recuperando e continuerai a vedere il terapista, e alla fine
ti sentirai come nuova”
“No” rispose scuotendo la testa “Non starò mai bene
come nuova”
“Perchè?” chiese
“Perchè mi sento troppo distrutta” mormorò alzando
finalmente gli occhi.
Vedendo le lacrime che li facevano scintillare, implorando per uscire, Spike
la stinse a se. Le passò le mani tra i capelli baciandole la fronte.
”Non sei distrutta” disse piano, guardandola di nuovo negli occhi,
sollevato di vedere che le lacrime per il momento se n’erano andate.
Rimasero entrambi zitti per alcuni minuti, godendosi il fatto di essere così
vicini.
Spike sentì un sorriso formarglisi sulle labbra quando la mano di lei
iniziò a disegnargli circoli sullo stomaco, come lui aveva fatto con
lei qualche minuto prima. La guardò studiare la sua maglietta nera. Poteva
vedere i dolci sorrisi che si formavano mentre la punta delle sue dita tracciava
una linea sugli addominali, attraverso il sottile materiale.
La sensazione solleticande lo aveva quasi fatto ridere, ma la dolcezza nei suoi
occhi lo teneva immobile a guardarla.
La mano di lei si mosse lentamente più in basso, lungo il suo stomaco.
Il suo viso aveva un espressione più seria che Spike non capiva.
Sentendo la sua mano andare più in basso un momento dopo, inalò
più aria che potè sentendo le dita di lei sulla propria cintura.
Sapendo di non essere in grado di mantenere il controllo a lungo, intervenne.
“Non farlo” sussurrò, scuotendo la testa e prendendole la
mano nella sua, intrecciando le dita insieme
Vedendola preoccuparsi e tremare leggermente si sentì un bastardo ma
sapeva che doveva rimanere fermo per farle capire che non era lì per
quello.
“Buffy, non sono qui per vedere cosa posso avere da te” disse dolcemente
“E’ una ragione in più per dartelo, no?” mormorò,
evitando il suo sguardo.
“No” sussurrò, baciandole la fronte e rilassandosi quando
lei lo guardò di nuovo. Scuotendo la testa ma sorridendo ripetè
“No”
“Mi dispiace” disse lei con voce strozzata “Non dovrei continuare
a pensare che vuoi stare con me-“
Interrompendola con un bacio appassionato, Spike lasciò che le proprie
labbra la reclamassero, non voleva sentire più dubbi che Parker le aveva
messo in testa. Quando si spostarono senza fiato scosse la testa.
“Voglio stare con te” mormorò contro le sue labbra “Dio
sa quanto voglio stare con te, ma dobbiamo aspettare finchè non sarà
giusto”
“Quando sarà?”
“Quando lo vorremo tutti e due” rispose “E non perché
pensi sia quello che voglio da te”
Capitolo 20 - Ricordi Dolorosi
Lasciando che il sole le accarezzasse il viso quando uscì dall’edificio,
Buffy sospiro di sollievo. Aveva appena consegnato l’ultimo foglio per
recuperare le lezioni che aveva perso e gustò il fatto che non aveva
più scadenze davanti a se. Guardandosi intorno, fece uno sguardo deluso
quando non vide Spike. Le aveva detto che avrebbe tentato di incontrarla, ma
sapeva che il suo esame di Psicologia probabilmente era più lungo di
quanto pensasse.
Cominciando a camminare verso la casa della confraternita, Buffy spostò
la borsa da una spalla all’altra, tentando di non fremere per il peso
dello zaino che le tagliava la spalla. Erano passate alcune settimane dall’aggressione
di Parker e anche se i tagli e le contusioni si erano affievolite, nessun dubbio
sul fatto che stava guarendo ma i risultati erano ancora là che giacevano
sotto la superficie.
Il gonfiore e l’ecchimosi peggiori erano spariti, lasciando la sensazione
di stare meglio ma si sentiva ancora rotta.
Lei si sentiva ancora così… vulnerabile.
Come il pensiero le attraversò la mente, Buffy ebbe appena il tempo di
registrare quello che stava accadendo mentre le venne strattonata la spalla.
Ansimando venne tirata nelle ombre di due degli edifici dell’università,
gli occhi spalancati per il terrore quando vide gli occhi da pazzo del suo ex-ragazzo.
Troppo spaventato per gridare, comprese vagamente che non ne sarebbe stata capace,
anche se voleva. Il respiro bloccato in gola, intrappolando tutti i suoni.
“Pensavi di fuggire da me?” sibilò lui, la mano avvolto intorno
al collo che la teneva fermo contro il muro.
Buffy chiuse gli occhi, desiderando che fosse solo un sogno, anche quando afferrò
le mani di lui, tentando di graffirlo per costringerlo a lasciarla.
“Pensi che potevi andare a convivere con lui e così sfuggirmi?”
continuò Parker, avvicinando le labbra a pochi centimetri dai suoi. “Ti
avevo avvertito, baby” disse in un bisbiglio minaccioso. “Potrei
spezzarti il collo giusto qui. Lasciare che qualcuno inciampasse su di te, ma
non lo farò… penso che sarebbe più divertente se uccido
il tuo nuovo ragazzo giocattolo prima.” Sentendo il piagnucolio che uscire
dalla donna che era sicuro di amore, Parker allentò la presa, solo abbastanza
per farle prendere un po’ d’aria.
“Ti sono mancato, baby?”bisbigli lui, tenendole il corpo bloccato
mentre con l’altra mano le spremette il seno, dolcemente prima di aumentare
la pressione, facendo uscire un singhiozzo dalle sue labbra mentre lei tentava
di liberarsi.
“Non lo fare,” bisbigliò lei con la voce piena di dolore,
tentando di trattenere le lacrime che stavano minacciando di uscire.
“Vieni,” disse lui con voce grezza, avanzando di nuovo e tenendola
per il braccio con una presa ferrea mentre cominciò a tirarla. “Ci
divertiremo un pò.”
Un suono strangolato uscì dalla sua gola mentre lei lottava contro lui,
lottando contro il panico che la stava paralizzando.
“No,” disse lei digrignando i denti e tentando disperatamente di
liberarsi mentre lottava contro lacrime negli occhi.
“Buffy?”
Girandosi al suono della voce familiare, Buffy vide Spike e Angel che camminano
verso di lei, entrambi con un’espressione confusa finché non videro
chi stava tenendo la ragazza.
Spike non avrebbe mai pensato che potesse vedere davvero rosso se provocato,
ma la vista di Buffy che veniva trascinato contro la sua volontà dal
suo ex- ragazzo che l’abusava era abbastanza per fargli volere il sangue.
Avvicinandosi, Parker ebbe appena l’opportunità di sbattere gli
occhi mentre il pugno di Spike lo colpì sulla mascella.
Attaccandolo con forza rinnovata, senza permettere a Parker di difendersi, continuò
a prendere a pugni l’altro uomo. Comprendendo vagamente che qualcuno stava
tentando di tirarlo via, Spike si girò pronto a colpire chiunque fosse
dietro di lui. Vedendo il viso di Angel, alzò le sopraciglia confuso
prima di seguire lo sguardo di Angel che era diretto verso Buffy.
Gli occhi di Spike si allargarono mentre la vide indietreggiare, tremando visibilmente
mentre si girò e corse attraverso la folla che si stava formando per
guardare la lotta.
“Buffy,” bisbigliò lui. Correndole dietro e prendendola facilmente,
Spike avvolse le braccia intorno alla sua vita, tirandosela fermamente contro
il torace. L’altra sua mano immediatamente le prese a coppa la testa,
tenendosela contro in un tentativo disperato di calmarla.
“Va tutto bene, dolcezza” mormorò lui, chiudendo gli occhi,
mentre tentava di calmarla, trattenendo le lacrime mentre lei continuò
a tremare. “Lui non ti farà più del male.”
“E invece tu?” chiese lei con voce tremante, tentando di liberarsi.
“Cosa?” chiese lui incredulo, incapace di lasciarla andare, conducendola
lontano dalla folla.
“T- tu eri… incontrollabile,” bisbigliò lei, lottando
contro le lacrime negli occhi. “Come lui.”
Digrignando i denti al fatto che aveva detto che era come Parker, Spike chiuse
gli occhi per un momento, capendo quello che lei gli stava dicendo.
“Ma non ti farei mai del male, pet,” mormorò lui, prendendo
di nuovo coppa il suo viso con le mani.
Alzando alla fine gli occhi bagnati verso i suoi, Buffy sospiro di sollievo,
liberandosi dalla tensione che sentiva. “Lo so,” bisbigliò.
“Solo… è successo tutto così velocemente e questo…
suppongo che sia stato solo troppo per me.”
“Lo so,” rispose Spike con voce calma, tirandosi via di malavoglia
quando sentì del casino dietro a se. Voltandosi e tenendo in modo protettivo
Buffy dietro a se, fulminò con lo sguardo Parker che tentava di liberarsi
dalle presa di Angel.
Lui poteva sentire Buffy ritirarsi quando l’altro uomo chiamò il
suo nome. Preparandosi ad avanzare, Spike si fermò quando sentì
una presa gentile sul braccio che lo teneva fermo. “Non lo fare,”
bisbigliò lei nel suo orecchio, bloccandolo dal muoversi oltre.
“Perchè…”
Spike non finì la frase mentre Buffy camminò verso Parker. Vedendo
Angel aumentare la pressione della presa sul braccio dell’uomo più
piccolo, Spike fece un aventi nel caso che Parker decidesse di provare a fare
qualcosa di stupido.
“Sapevo che avresti usato il tuo buonsenso,” disse Parker con un
sorriso, lottando ancora per liberarsi.
“Sì,” disse Buffy con più convinzione di come si sentita
da anni. “L’ho fatto.”
Prima che chiunque potesse reagire, la piccola bionda tirò indietro
la gamba - calciandolo più forte che poteva nell’inguine, sorridendo
al grido di dolore che uscì da Parker mentre gli altri uomini che stanno
in piedi intorno fremettero involontariamente.
Grato che aveva Spike dietro a se per appoggio e Angel che teneva Parker, Buffy
si sentì sfacciata prendendo un altro passo verso lui. “Ho usato
il buonsenso,”disse con voce bassa. “E visto che evidentemente non
capisci la parola ‘no ‘, te lo dirò in un modo che anche
tu lo possa capire… vaffanculo.”
Guardandola con ammirazione e shock mentre Buffy tirò un pugno sul naso
di Parker, Spike sorrise quando Angel lo lasciò cadere a terra, lasciando
il patetico uomo che frignava mentre con una mano si afferrava il naso e con
l’altra l’inguine danneggiato. Avanzando dietro a lei, Spike avvolse
impazientemente le braccia intorno Buffy, non si era mai sentito più
felice come in quel momento.
Prendendo la mano ferita nella sua, Spike le baciò dolcemente le nocche
ferite. “Pronta ad andare a casa?” chiese leggermente.
“Sì,” mormorò lei, lasciandosi condurre lontana dalla
scena quando sentì la voce di Parker chiamarlo.
Voltandosi lentamente, lo fissò con uno sguardo così pieno di
disprezzo che lo vide rabbrividire.
“Non è finita,” ringhiò lui.
“Forse no,” rispose Buffy con un’alzata di spalle disinteressata.
“Ma tra noi si.”
Capitolo 21 - La Fiducia è Abbastanza
”A chi stai parlando?” chiese Buffy, arrotolandosi I capelli in
un asciugamano mentre entrava nella camera, vedendo Spike riagganciare il telefono.
“Nessuno” disse velocemente, cercendo di evitare il suo sguardo
e allo stesso tempo di guardare la sua pelle esposta.
“Oh” disse lei piano mordendosi il labbro mentre l’insicurezza
la invadeva “Okay” mormorò, prendendo i vestiti prima di
tornare verso il bagno.
“Cosa c’è amore’”
“Niente” rispose con una voce un po troppo entusiasta per il suo
solito
“Buffy” Spike inclinò la testa studiando la sua rigida posizione
prima di continuare “Parlami”
Mettendo i vestiti nel mobile del bagno, Buffy si voltò lentamente,
tenendo l’asciugamano con una mano mentre con l’altra teneva il
fondo, volendo essere più coperta mentre prendeva un respiro “Sto
meglio ora” disse piano, alzandosi a guardarlo negli occhi e vedendolo
confuso “So che il fatto che io stia qui probabilmente è stato
un grosso problema, quindi posso andare appena ne hai bisogno”
“Da dove viene questo?” chiese, alzandosi verso di lei e cercando
di smorzare il panico che si stava alzando dentro di lui.
“Spike, sto invadendo la tua vita” disse, cercando di forzare un
sorriso e gesticolando verso la sua stanza “Voglio dire, guardati. Non
puoi nemmeno telefonare in privato senza preoccuparti che io senta qualcosa”
“E’ per quello?” chiese andando di fronte a lei “La
chiamata?”
“E’ per tutto” mormorò, cercando di fargli capire “Penso
solo che dovrei lasciarti il tuo spazio”
“Non voglio spazio, piccola. Voglio te”
“Anche io voglio te” sussurrò, sentendosi più in confidenza
quando le sue mani le tennero le spalle nude, attirandola in un abbraccio. Mentre
il desiderio sembrava attraversarla, Buffy quasi saltò indietro, scioccata
dal sentimento insolito.
Guardandolo negli occhi, mise su un sorriso puramente femminile e giocoso.
Abbandonando la sua stretta sull’asciugamano, vide gli occhi di Spike
scurirsi di lussuria quando scivolò, esponendola di più al suo
sguardo. Accarezzandogli il torace, scese con la mano fino al lembo della camicia,
e le mani di lui coprirono le sue.
”Buffy, non dobbiamo farlo” disse piano, scioccato di avere il potere
di parlare mentre lei faceva un passo indietro lasciando completamente andare
l’asciugamano.
“Lo so” disse con un sorriso dolce, chiudendo di nuovo la distanza
tra di loro “ma se io voglio farlo?”
“Io non voglio che pensi…”
Si fermò, sentendosi improvvisamente nervoso, chiudendo gli occhi quando
una delle sue mani gli accarezzò la guancia, rilassandosi.
“Mi fido di te, William” sussurrò, tirandogli la maglietta sopra la testa “Mi fido di te” ripetè, sapendo che aveva bisogno di essere rassicurato.
Spingendolo gentilmente verso il letto, Buffy sentì i suoi occhi su di se mentre si sedeva, prendendola per farla sedere sul suo grembo. Mordendosi il labbro inferiore mentre percorreva le man sui suoi addominali esposti, si sentì mozzare il fiato quando le mani di lui le accarezzarono dolcemente la schiena, rilassandola. Non aveva mai sentito niente del genere con Parker. Il suo motto per il sesso era ‘voglio, prendo, ho’ ma Spike era diverso. Non la sbatteva sul letto toccandola ovunque volesse. Le dava quello di cui aveva bisogno, consentendole di abituarsi alla situazione.
Spingendosi sulle ginocchia, Buffy mantenne il contatto visivo con lui mentre raggiungeva la sua cintura, svestendolo lentamente di ciò che rimaneva di lui perché si ritrovassero nudi entrambi. Squittendo mentre Spike le prendeva il sedere alzandola, muovendola sul letto, poteva vedere il sollievo sul volto di lui mentre si rilassava al suo tocco.
Le loro labbra si incontrarono per un tenero bacio, facendo si che Buffy quasi
si sciogliesse sotto il suo tocco mentre la lingua di lui accarezzava gentilmente
la sua. Baciandosi fino a essere completamente rilassati, Buffy si mosse per
cambiare la loro posizione, non abituata ad avere il controllo della situazione.
“Non farlo” mormorò Spike, mordendole gentilmente il collo
e sorridendo quando lei sussultò sentendo la sua mano accarezzarle il
seno.
“Ma non vuoi…”
Fermandosi col fiato mozzato in gola quando Spike le accarezzo un capezzolo,
lo vide spostarsi per guardarla.
“Se vuoi muoverti, di sicuro non ho nulla in contrario, piccola, ma voglio
che tu abbia tutto il controllo che vuoi”
Sorridendo al pensiero gentile, Buffy sfregò le labbra contro quelle di lui in una carezza gentile prima di guardarlo negli occhi “Ti amo” sussurrò
Lo shock nei suoi occhi quasi la fece ridere “Ti amo anche io”
disse lui dolcemente, con la voce spezzata dalle emozioni. Buffy notò
un tremolio nel suo corpo e gli sorrise mettendo una mano tra i loro corpi per
posizionarlo alla sua entrata.
“N-non dobbiamo per forza-“
“Shh” sussurrò Buffy, mettendogli un dito sulle labbra “So
che non dobbiamo… ma sono pronta. Tu lo sei?”
“Dio, si” mormorò chiudendo gli occhi mentre le loro labbra
si incontrarono per un bacio frenetico.Non dandogli tempo di pensare o reagire,
Buffy spinse i fianchi contro quelli di lui inalando tutta l’aria che
poteva. Notando lo sguardo di ammirazione e sorpresa sul suo viso, Buffy sorrise,
rilassandosi per la sensazione del suo corpo. Nessuno si mosse mentre lei si
adattava a lui, sentendo i suoi muscoli interni stringersi di riflesso, non
abituati alla sensazione di fare l’amore per la prima volta.
Muovendosi insieme in un ritmo lento, Spike premette la fronte contro la spalla di Buffy, cercando di non perdere il controllo mentre si muovevano insieme, tenendole i fianchi con le mani “Ti ho voluta per così tanto” sussurrò con voce spezzata, sentendo la sua mano massaggiarlo dolcemente sul collo e mentre incontrava le sue spinte.
Facendosi indietro dopo qualche minuto, Spike scontrò le labbra contro quelle di lei in un bacio disperato, doveva esser certo che questo fosse reale, che la donna che amava era davvero qui con lui e che non era qualche genere di sogno elaborato.
Sentendo i suoi muscoli interni stringersi attorno a lui, Spike vide lo sguardo
assolutamente sorpreso e leggermente spaventato di Buffy “Lascialo andare,
piccolo” mormorò, realizzando che forse non lo aveva mai sentit
prima. Aumentando le spinte, Buffy lasciò cadere la testa sulla sua spalla,
mordendolo leggermente sulla schiena e rilasciando gemiti di piacere. Spike
la seguì in fretta oltre il limite, mentre lei continuava a muoversi
su di lui “Ti amo così tanto” le sussurrò, sorridendo
mentre lei collassava su di lui.
“E’ stato fantastico” disse senza fiato.
“Sono d’accordo con te” le disse con un sorriso, baciandole
la testa mentre riprendevano fiato. Godendosi il semplice stare sdraiati insieme,
Spike le passò una mano tra I capelli “Era un investigatore private”
disse dopo un momento, lasciando Buffy confuse.
“cosa?”
“Quello con cui stavo parlando” continuò Spike, spostandole
i capelli dal viso “L’ho chiamato circa una settimana fa per vedere
se potevamo trovare qualcosa su Abrams per il processo”
“E?” chiese Buffy, tenendolo con forza mentre aspettava.
”Vuole incontrarci e parlarne”
“Voglio andare” disse sedendosi
”Sei sicura?”
“Si” rispose convinta.
“D’accordo, amore” mormorò, baciandola sulla fronte.
Capitolo 22 - Aver Bisogno di Sapere
Camminando verso il café all’aperto, Spike tenne un braccio avvolto
intorno la vita di Buffy mentre analizzò l’area. Facendo un breve
cenno all’uomo di mezza età seduto ad un tavolo, Spike la condusse
verso lui.
“William,” l’uomo lo salutò, alzandosi con un caldo
sorriso diretto a Buffy mentre strinse la mano di Spike. “E lei deve essere
la signorina Summers,” continuò con caldo accento britannico.
“Buffy,” rispose lei, prendendo la mano che lui le offriva e arrossendo
quando la baciò prima di rilasciarla.
“Buffy, questo è Rupert Giles,” disse Spike, spostando una
sedia e facendola sedere. “E’ un amico di famiglia.”
“Ha trovato qualcosa su Parker, Signor Giles?” chiese lei, guardandolo
con un’espressione nervosa.
“Chiamami Giles. E si… ho trovato qualcosa.”
“Cosa?” chiese Spike, sporgendosi verso l’uomo più
anziano, senza mai rompere il contatto con Buffy.
“Sembra che Buffy non era l’unica donna che è stata soggetto
al lato più oscuro del Signor Abrams.”
“C’e ne erano altre,” disse lei leggermente, già comprendendo
le donne che erano state sottoposte alla misericordia di Parker.
“Una,” disse quietamente Giles. “Una giovane che si chiamava
Darla Mason.”
“Come ha fatto a fuggire da lui?”
Giles si sedette dritto, togliendosi gli occhiali e pulendoli lentamente con
una stoffa molle mentre evitò la domanda, guardò brevemente su
e incontrando gli occhi di Spike.
“Non l’ha fatto,” disse Spike con tono quieto, leggendo il
linguaggio del corpo dell’altro uomo e capendo che era riluttante a parlarne.
“Lei… ma come,” insisté Buffy. “Sono stata con
lui abbastanza…I- io so come è protettivo verso le sue cose,, così
non è possibile che tenesse una donna fuori di vista.”
“Buffy,” disse Spike con voce molle, toccandole dolcemente il braccio
senza staccare gli occhi da Giles.
Vedendo l’occhiata che i due uomini si stavano scambiando, Buffy sentì
il mento vibrarle mentre chiuse gli occhi. “Lei non è fuggita…
vero?”
“No,” rispose Giles con tono quieto, sedendo un pò più diritto sulla sedia. “La notizia ufficiale è che la sua morte fu indicata come un incidente.”
“Lui l’ha uccisa,” bisbigliò Buffy, fissando la tavola
mentre tentò di non pensare al fatto che poteva essere successo anche
a lei.
“Dal mio punto di vista ‘si’.”
“Come?”
“Ufficialmente un incidente di macchina,” disse lei, leggendo le note erano di fronte a se. “Trauma cranico, molte contusioni e lacerazioni.”
“Così l’ha uccisa e intenzionalmente ha fatto un incidente
in macchina per farlo sembrarlo accidentale?” chiese Spike.
“Apparentemente,” rispose Giles, guardando avanti e indietro tra
la coppia.
Spike gettò uno sguardo a Buffy, vedendole il viso pallido mentre lottava
contro le lacrime che aveva negli occhi. “Stai bene?” bisbigliò,
tirandola più vicino a se.
“Sì,” mormorò lei, sbattendo le palpebre per cacciare
le lacrime. “E adesso il caso è chiuso?” chiese, incapace
di guardare gli uomini mentre sentì l’ira sotto la superficie.
“Sì,” disse Giles con voce gentile, simpatizzando per la
giovane.
Spike sospirò. “Così non è stato mai condannato,
e se questa volta viene condannato sarà fuori in pochi mesi per ricominciare
di nuovo tutto il ciclo.”
“No, non lo farà,” disse Buffy con voce fissa, girandosi
a guardare Spike.
“Non è che puoi fare molto, pet,” disse lui, spostandole
dolcemente i capelli dalla spalla mentre la guardava, capendo quello che doveva
star attraversando.
“Non gli permetterò di fare male a qualcun altro,” disse
lei con voce forte. “Ricomincerà di nuovo con qualcun’altra.”
“Non c’è niente che puoi fare, Buffy.”
“Posso farlo confessare,” rispose lei, girandosi verso Spike e
vedendo lo shock sul suo volto quando comprese.
“No,” ringhiò lui scuotendo la testa prima che Buffy potesse
continuare.
“È l’unico modo, Spike. Mi parlerà.”
“Torni da lui e lui ti ripicchierà!” rispose Spike alzando
la voce mentre si agitò, vedendo la determinazione nei suoi occhi.
“E se io non faccio, lui lo farà a qualcun’ altra. Un altra
povera ragazza che non sospetta di avere qualcuno per fuggire. È probabile
che non sarà forte abbastanza per uscire da sola, e dovrà soffrire
perché sono stata troppo spaventata per fare qualcosa.”
“Se posso darti un consiglio,” disse Giles, non permettendo a Spike di protestare. “Ho molti contatti al reparto di polizia. Forse possiamo trovare qualche poliziotto che ci offra una certo protezione, potremmo registrare questo Abrams e vediamo se realmente si apre con Buffy.”
“E’ troppo pericoloso,” disse Spike, scuotendo la testa mentre
guardò tra Buffy e Giles.
“Vi lascerò un momento da soli,” disse Giles, alzandosi e
allontanandosi dal tavolo.
“E se sarà in un luogo pubblico?” chiese Buffy, senza distogliere
gli occhi da Spike, tentando di fargli capire che doveva farlo. “E se
tu e Giles state nei dintorni e ascoltate la conversazione e abbiamo in qualche
posto vicino i contatti di Giles? Potesti stare là, potresti sentire
tutto senza essere visto.”
“E’ troppo pericoloso,” bisbigliò lui, prendendo a coppa il viso di Buffy. “Non posso rischiare che ti accada qualcosa”
“Non posso rimanere seduta e rischiare, Spike” bisbigliò lei, accarezzandogli dolcemente la gamba per calmarlo. “E cosa succederà se quando esce di prigione, se invece di andare via viene a cercare te? O me? E che succede se riesce a prendermi e tu non sei abbastanza vicino per aiutarmi? Per favore mi devi capire,” mormorò, guardandolo negli occhi. “Per favore. Lo devo fare… sai che devo farlo.”
Chiudendo gli occhi, Spike sospirò mentre digrigno i denti. “Se ti succede qualcosa…”
“Non accadrà,” insisté lei, facendo scorrere la mano
lungo la sua guancia, facendo si che la guardasse.
Tirandola a se per un bacio frenetico, Spike la tenne disperatamente, non disposto
di permetterle di andare mentre le loro labbra praticamente si unirono insieme.
Sedendosi indietro dopo un momento, la guardò negli occhi, ingoiando
la paura mentre accennò col capo. “Se Giles può portare
dei poliziotti là…”
“Andrà bene,” bisbigliò lei, facendo quello che poteva per riassicurarlo. “Te lo prometto.”
* * * *
Mordendosi il labbro quando Spike chiuse la porta dietro a lei, chiudendoli
nella sua stanza, Buffy prese un profondo respiro per calmare i nervi. Lui non
aveva detto una parola sulla strada di casa, e stava cominciando a sentire un
pò innervosita.
“Okay,” alle fine disse lei, girandosi per affrontarlo. “Fallo.”
“Cosa?” chiese lui confuso.
“Sono pronta. Grida, urla, getta cose. Qualunque cosa tu voglia fare,
solo fallo uscire dal tuo corpo.”
Con un sospiro pesante, Spike eliminò la distanza tra loro, prendendole dolcemente a coppa la guancia con una mano e lisciandole dolcemente le linee nella sua fronte con il pollice. “Non c’è niente che deve uscire dal mio corpo,” disse leggermente. “Sono solo preoccupato per te.”
“Lo capisco,” mormorò Buffy. “Ma è ora che mi prenda cura di me. Non posso nascondermi e non posso aspettarmi che tu mi protegga per il resto della mia vita.”
“Ma io posso,” bisbigliò lui, guardandola negli occhi. “Ti proteggerò per sempre.”
“Lo so,” disse lei con un sorriso gentile. “Ma sono stanca di essere la vittima. Sono stanca di sentirmi come se non potessi… ”
Senza finire la frase, Buffy guardò in giù, prendendo un profondo
respiro.
“Cosa, amore?”
“Non mi conosci,” bisbigliò lei, guardandolo con un sorriso
molle, distogliendo lo sguardo mentre vide l’espressione confusa sul suo
viso.
“Cosa intendi?” chiese lui confuso.
“Questa non sono io,” continuò lei, tirandosi via da lui
e camminando per la stanza. “Non sono una ragazzina spaventata e indifesa.
Sono più forte di così. Avevo dimenticato chi fosse, ma…
ma adesso ricordo… chi ero… chi sono. Non ho bisogno di protezione,
Spike.”
Alla fine si girò di nuovo verso lui, e poté vedere la paura nei suoi occhi prima che parlasse. “E io?” chiese, facendo un passo esitante verso lei. “Hai bisogno di me?”
“Più di qualsiasi altra cosa,” bisbigliò Buffy, avvolgendogli le braccia intorno alla vita e avanzando impaziente nel suo abbraccio. “Non ho bisogno che mi proteggi. Non più. E ho bisogno di sapere che non vuoi essere uno che deve proteggermi. Ho bisogno di sapere che tu vuoi me e non una vittima.”
Spike sospiro di sollievo, baciandole dolcemente la testa. “Ti amo. Te,”
precisò, avendo bisogno di farle capire e sorridendo quando la sentì
rilassarsi.
“Ti amo anch’io.” * * * * *
“Sei sicura di essere pronta per questo?” chiese Spike, tenendole
ermeticamente la mano.
Chiudendo gli occhi per un momento per controllare l’emozioni, Buffy accennò
col capo. “Si… sono pronta.”
Raccogliendo il cellulare, Buffy lo fissò per un momento, sentendosi
la bocca prosciugata al pensiero della chiamata che stava quasi per fare.
“Forse non dovresti stare qui,” disse lei leggermente, incapace
di incontrare lo sguardo di Spike quando sentì i suoi occhi bruciarla.
“Perché, pet?” chiese lui insicuro.
Girandosi per affrontarlo, Buffy strinse la bocca prima di parlare. “Perché
non posso recitare molto bene di volere tornare insieme al mio ex-ragazzo che
abusava di me se l’uomo che amo è qui sedendo nella stessa stanza.
È per la credibilità, Spike. Cosa ti aspettavi? Che voglio veramente
tornare con lui?”
“Naturalmente no,” mormorò lui guardando il pavimento. “Pensavo solo che volevi un po’ d’appoggio.”
Camminando verso il letto, Buffy sorrise mentre lo guardò prima di mettersi a gambe divaricate sulla sua vita e avvolgergli le braccio intorno al collo. “Lo faccio,” bisbigliò lei, lasciando dolcemente un bacio sulla sua fronte prima di tirarsi indietro per guardarlo. “Ma so di avere il tuo appoggio, e penso che questa cosa la dovrei fare da sola.”
“Posso ascoltare fuori dalla porta?” chiese lui con un sorriso,
inclinando la testa per guardarla.
“Come se non lo facessi comunque” disse lei con un riso sciocco.
“Solo devi sapere che io devo fingere che voglia tornare con lui…”
“Lo so,” Bisbigliò Spike , premendole dolcemente il collo
finché le sue labbra incontrarono le sue in un bacio gentile. Buffy ansimò
quando la sua lingua le accarezzò lentamente il labbro inferiore, chiedendo
il permesso di entrare e lei fu molto disposta a concederglielo. Massaggiandole
la lingua con la suo, Buffy gli afferrò le spalle, sentendosi stordita
mentre lui si tirò via per poi lasciarle un altro bacio tenero sulla
fronte.
Ridendo scioccamente quando lui si alzò con lei tra le braccia, Buffy
strillò quando si trovò distesa sulla schiena, distesa sul letto.
“Spike, cosa stai-”
Non finì la frase quando lui immediatamente saltò sopra lei e
cominciò a farle il solletico, Buffy gridò, dimenandosi, facendo
quello che poteva per liberarsi mentre rideva.
“Hai vinto!” urlò lei dopo un momento, ridendo così
sodo che lo stomaco le faceva male mentre tentò di allontanarsi dalla
sue mani.
“Non è la risposta giusta, amore” rispose Spike con un ghigno
diabolico.
“Quale è la risposta giusta?” chiese lei ansimando, contorcendosi
per liberarsi.
“Penso che tu lo sappia.”
Agganciando le mani dietro al suo collo, Buffy lo tirò impazientemente
in giù, unendo le labbra alle sue e ponendo fine al solletico, mentre
lui si tirò via per prendere fiato. “Questa va meglio?” chiese
con un sorriso molle.
“Lo sai, baby” disse lui con un sorriso furbo e seducente.
“Bene,” mormorò lei, lottando per sedersi mentre lo spinse
sul torace. “Ho bisogno di farla finita con questo.”
Sospirando Spike, si alzò e se la tirò dietro. “Sarò
qui fuori,” disse, chiudendo gli quando lei gli avvolse le braccia intorno
alla vita.
“Grazie per essere qui,” mormorò lei, la voce soffocata contro
il suo torace.
Stringendo la donna che amava, Spike pigiò un altro bacio sulla sua testa.
“Ci sarò sempre.”
Tirandosi via e offrendogli un sorriso, Buffy gli accarezzò la guancia con le dita. “Lo so.”
Guardandolo girarsi e uscire dalla porta, si sentì improvvisamente sola
mentre si girò per guardare il cellulare.
“Devi farlo,” mormorò lei chiudendo gli occhi per radunare
il coraggio. “Devi.”
Con un respiro tremante, Buffy compose il numero che era inciso nella sua mente,
sentendo le mani che le tremavano mentre si mise il telefono sull’orecchio.
“Pronto?”
“Parker,” lo salutò, tentando di tenere un tono caldo e
senza pretese.
“Buffy?”
“Si” disse leggermente. “Sono io.”
“Perché stai telefonando?”
Buffy poteva sentirlo quasi scrocchiarsi le dita mentre lei muoveva le spalle,
tentando di mandare via la tensione.
“Forse hai ragione,” disse lei, tenendo facilmente la giusta quantità
di apprensione nella voce. “Forse appartengo a te.”
“Lui ti ha lasciato, vero?” chiese Parker con voce soddisfatta.
Gettando uno sguardo alla porta e radunando la forza dall’uomo che davvero
l’amava, Buffy chiuse gli occhi. “Sì,” mormorò.
“Ha detto che io non potevo dimenticarti e che era ovvio che volevo stare
ancora con te.”
“Lo sapevo” disse lui il sorriso evidente dal tono.
Prendendo un respiro profondo, Buffy chiuse gli occhi prima di continuare, “Possiamo
incontrarci? Solo per parlare. Forse possiamo far funzionare la cosa?”
“Mi sembra di ricordare che hai fatto delle accuse contro di me,” rispose Parker. “Senza menzionare il tono… e tutte le altre cose.”
“Ero arrabbiata. Solo… voglio vederti” disse lei, tentando di tenere la tensione fuori dalla voce.“Bene, vieni stasera. A casa mia.”
“Um… non posso stasera. Io, uh, io ho molti compiti da fare. Che ne dici di domani pomeriggio… al parco?”
Trattenendo il fiato mentre aspettò una risposta, Buffy quasi sospiro
pesantemente di sollievo quando lo sentì concordare.
“Domani alle due,” disse Parker. “Non fare ritardo.”
Attaccando il telefono, Buffy precipitò di nuovo sul letto, sentendosi
esausta dopo la breve conversazione. Sentendo la porta aprirsi si rilassò
immediatamente per la presenza di Spike mentre lui si sedeva sul letto e la
tirò tra le sue braccia.
“Lo puoi fare, Riccioli d’oro.”
“Lo so,” mormorò lei, aggrappandosi a lui e chiudendo gli
occhi. “Ma questo non lo rende più facile.”
Capitolo 23 - Una Nuova Ragazza
”Sei sicura di sentirtela?” chiese Giles, studiando Buffy mentre
nervosamente indossava la maglietta più ampia per nascondere il microfono
sul suo stomaco.
“Si” sussurrò “Starò meglio quando sarà
tutto finito”
“Capisco” rispose con un sorriso caloroso prima di condurla dai
due uomini, vestiti in kaki “Buffy Summers, questi sono Wesley Wiyndham-Pryce
e Robin Wood. Si assicureranno di averti a vista mentre parli con Abrams.
“Signorina Summers” si presentò uno degli uomini con un cenno
“Mi chiami Wes”
“E io sono Robin” disse l’altro uomo, amichevolmente.
“Ora, signorina Summers-“
“Buffy” interruppe lei
“Molto bene Buffy” disse Wes sorridendo “Sa cosa fare?”
Prendendo un respiro, cercò di calmarsi guardando i due ufficiali prima
di annuire “Si… lo so”
“Bene” disse guardando il suo orologio “Mr. Giles e Mr. Atherton
saranno in una macchina parcheggiata là” continuò, indicando
una macchina con i vetri oscurati “Robin e io la seguiremo a distanza,
ma rimarremo abbastanza vicini da intervenire se necessario”
”Perfetto” disse annuendo, sentendo le mani di Spike sulla vita
“Io vado, amore. Mi allontano prima che l’idiota si faccia vedere”
”Okay” sussurrò Buffy, mordendosi il labbro e stringendosi
le mani mentre annuiva.
“Sarò qui per qualunque cosa” promise “Se prova anche
solo a toccarti, sarò qui”* * * * *“Sei in anticipo”
disse Parker, andando versi di lei e guardandola dall’alto al basso.
“Anche tu” rispose cercando di sorridere
“Volevi parlare?” continuò chiudendo la distanza tra di loro,
facendola tremare per la sua vicinanza.
“Si… voglio parlare…”
“Voglio che cadano le accuse Buffy” disse con voce bassa “Ora”
“non era la mia idea” rispose, cercando di seguire la conversazione
che aveva pianificato “la polizia, mi hanno parlato, e io ero arrabbiata
e… ferita. So che non mi avresti mai fatto male apposta, Parker”
sbottò, sorprendentemente credibile.
“Esatto piccola” mormorò, passandole una mano sulla guancia,
non curandosi di sentirla allontanarsi dal suo tocco.
Spostandosi quando lui si avvicinò per un bacio, prese un respiro. Vedere
Robin seduto su una panchina oltre le spalle di Parker fingendo di leggere un
giornale le fece ricordare che non era sola “C’è qualcosa
che ho bisogno che fai per me, Parker. Prima che torniamo insieme”
Che cosa?” chiese, dimenticando che si era spostata per non essere baciata.
“Voglio sapere di te. So delle cose, ma voglio sapere del tuo passato”
“La mia vita è un libro aperto Buff. Lo sai”
“Chi c’è stato prima di me?” chiese, reprimendo l’urgenza
di correre via “Chi hai amato prima di me”
“E’ importante per te?” chiese, inclinando la testa per fissarla
a occhi stretti.
“Lo è”
“Si chiamava Darla” disse sospirando “L’ho conosciuta
al liceo. Bella, una piccolo cheerleader bionda. Tu me la ricordi in effetti”
Buffy tremò al paragone. Ovviamente Parker cercava di riavere quello
che aveva con lei… o il brivido che aveva quando la picchiava.
“Che le è successo?” chiese, spalancando gli occhi quando
lui la fissò “Voglio dire… se l’amavi, perché
non sei con lei”
“C’è stato un incidente” disse vago
“Come l’incidente con me?” chiese, sapendo che se era collegato
a lei poteva avere più informazioni
“Non volevo farti male, Buffy”
“Lo so” disse a denti stretti, tenendo un esteriore calma “Che
le è successo, Parker?”
Prendendogli le mani nelle sue, Buffy fremette al suo tocco, ma doveva farlo
rilassare.
“Non mi ha ascoltato”
“Come me?”
”Una specie” disse scrollando le spalle “Sai che quello che
è successo a lei non sarebbe successo con te, vero?”
“Lo so” disse con un finto sorriso rassicurante “Ma cosa le
è successo, Parker?”
“Abbiamo litigato… non mi ricordo molto dopo quello”
“L’hai uccisa”
Buffy quasi saltò indietro quando lui serrò gli occhi guardandola, spalancando gli occhi quando lui le afferrò il braccio in una stretta sicura, tenendola più vicina ase. Era certa che se ascoltava abbastanza avrebbe sentito Giles impedire a Spike di scendere dalla macchina.
“Perché mi chiedi questo?” ruggì Parker, scuotendola
“Perché dobbiamo partire con la sincerità” disse piano,
sorprendendosi di quanta calma riusciva a mostrare “Dobbiamo ripartire
dall’inizio, e devo sapere tutto di te… anche le cose brutte. Ti
prego dimmi la verità”
Allentando la stretta, Parker la studiò prima di annuire “Ho perso
la calma… la litigata è continuata e l’ho colpita”
“Sapevi che questo l’avrebbe uccisa?”
“Era una spranga di ferro… lo immaginavo” disse senza rimorso
nella voce.
Buffy tremò al tono freddo che aveva. Sentiva la rabbia scorrerle nelle
vene al pensiero di questa povera ragazza che non era riuscita ad andarsene
da lui e per il fatto che lei stessa avrebbe potuto essere al suo posto. Ignorò
che Parker ancora la teneva per le spalle.
”Quindi stai apertamente ammettendo di essere un assassino? Di aver ucciso
una ragazza a sangue freddo? È così?” chiese, non aspettandosi
una reazione.
“Si. Ti crea problemi?” continuo, serrando gli occhi tenendola più
stretta, ovviamente arrabbiato dalla sua insolenza.
“Toglimi le mani di dosso” rispose con un sorriso “Non mi
è mai piaciuto niente di tuo su di me. Ora vattene all’inferno”
Prima che Parker potesse capire cosa succedeva, Parker e Robin lo avevano preso
e gli stavano mettendo le manette, leggendogli i suoi diritti mentre guardava
Buffy scioccato.
“Hai organizzato tu questo?” chiese allibito “Non può
essere stata una tua idea. La ragazza che conosco non avrebbe mai organizzato
tutto questo”
“Buona cosa che io non sia la ragazza che conosci, allora” disse,
chinandosi contro Spike quando lo sentì circondarle la vita.
“Stai bene piccola?” le mormorò nell’orecchio.
“Bene” rispose, vedendo lo shock nel viso di Parker diventare disgusto.
Buffy sorrise.
“Hai fatto tu tutto? Hai giocato con me?” chiese con una voce bass
ache usava per infondelre terrore prima che incontrasse Spike.
“E l’oscar va a…”
“Tu cagna!”Buffy spalancò gli occhi quando il pugno di Spike
andò dritto sul naso di Parker mentre gli ufficiali distoglievano lo
sguardo, prima che lui si chinasse verso l’orecchio dell’altro uomo.
“Pensavi davvero che l’avrei lasciata?” chiese minaccioso,
così basso che anche Parker tremò a sentirlo “l’hai
picchiata fino a sottometterla per stare con lei, e non sei riuscito a tenerla
nemmeno così. Come si sta, Abrams? Come si sta a sapere che la donna
che credi di amare non ha mai avuto un orgasmo prima che arrivassi io?”
“Stai… zitto” ruggì
“Pensaci mentre dividerai la cella con qualcuno che farà di -te-
una cagna”
Facendo un passo indietro, Spike guardò soddisfatto Parker che veniva
trascinato via prima di voltarsi verso Buffy.
“Andiamo a casa piccola” sussurrò, baciandola in adorazione.
Sospirando di contentezza, annuì “E’ la migliore idea che
sento da un po”
6 Mesi Dopo...
“Com’è andata?” chiese Angel quando Spike e Buffy entrarono in casa
“Colpevole su tutti i capi d’accusa” disse Spike con un sorriso, avvicinando a se Buffy “Grazie alla testimone principale, qui”
“Quindi Abrams farà una vacanza estesa al penitenziario?” chiese Faith, stringendosi al proprio ragazzo.
“Praticamente si” disse Buffy prima di voltarsi verso Spike “Io vado di sopra”
Guardandola salire, sospirò prima di voltarsi verso i suoi amici “Meglio che vada con lei, è stata una lunga giornata”
“Probabilmente è una buona idea” rispose Angel comprendendo.
Slacciandosi la cravatta andò verso il secondo piano. Piegò il collo, cercando di allentare la tensione dal suo corpo. Sapeva che qualunque cosa sentisse, le emozioni di Buffy erano multiple.
Aprendo la porta della propria stanza, andò verso la camera da letto la vide seduta sul bordo del letto, guardando senza espressione verso la parete. “Un penny per i tuoi pensieri, passerotto”
“E’ sbagliato che io mi senta male?” chiese, senza alzare gli occhi.
“Su cosa?” cheise lui, sedendo accanto a lei e prendendola per mano.
“So che è quello che merita. So che dopo quello che ha fatto alle sue altre ragazze, è per il meglio che lui non possa più fare male a nessuno, ma...”
“Vorresti che fosse andata diversamente” disse Spike leggero, accarezzandole i capelli dalle spalle.
“Un uomo ha appena perso il suo intero futuro perchè gli serve aiuto”
“E forse lo avrà ora” disse “E’ la cosa migliore che potesse accadere, Buffy. Lo sai”
“Lo so” sussurrò, finalmente alzando gli occhi verso di lui “Vorrei solo aver fatto qualcosa prima che tutto sfuggisse di mano”
“Lo so, piccola” mormorò, accarezzandole una guancia e passandole il pollice lungo la pelle, rilassandosi quando lei si chinò al suo tocco “Ma questo non cambia il fatto che ha ucciso una donna. So che vorresti averlo aiutato, ed è normale. E’ perchè sei umana. Perchè sei una donna corretta. Non c’era niente che potessi fare, Buffy”
“Potevo essere io, spike” sussurrò, tremando al pensiero “E a conti fatti, avrei dovuto essere io”
“Ma non è stato così” disse, rassicurandola.
“Grazie a te” mormorò guardandolo “Mi hai portata via... mi hai tenuta al sicuro”
“Ne sei uscita per conto tuo” le sussurrò, sfregando le labbra sulle sue “Ti ho solo dato un posto dove stare”
“Mi hai dato più di questo Spike” disse “Mi hai dato
la forza di andare avanti, quando pensavo di non riuscirci”
“E lo farei di nuovo senza pensarci” disse con un sorriso gentile
“Ti amo, riccioli d’oro”
“Mostramelo” disse dolcemente, togliendogli la giacca dalle spalle e lavorando lentamente sui bottoni della sua camicia.
Nessuno potrebbe rifiutare la richiesta di una donna amata. Spike si alzò, tirandola con se e baciandola mentre slacciava il suo vestito. Sentendo il tessuto scivolare dal corpo di lei fino a terra, passò le mani sulla sua pelle di seta.
Spostandosi dalle labbra al suo collo, Spike soppresse un ruggito di desiderio quando sentì la mano di lei muoversi per la sua cintura, slacciandola con dolorosa lentezza.
“Ho bisogno di te” sussurrò lui contro le sue labbra contro le sue, strappando via il resto dei suoi vestiti mentre la spingeva dolcemente verso il letto, rimuovendole le mutandine con facilità acquisita da mesi di pratica.
“Ho bisogno di te anche io” mormorò lei, allacciando le mani dietro il collo di lui, arcuando il proprio corpo contro il suo.
Sussultando quando lui entrò in lei, Buffy afferrò le sue spalle, sentendosi completa come solo quando lo aveva dentro di se. Sbattendo i fianchi di lui contro i propri, Spike alzò la testa per guardare il misto di emozioni che le attraversava il viso.
Incontrando il suo sguardo, Buffy cercò di controllare il tremore che la percorreva, gridando mentre il suo corpo si arcuava contro quello di lui.
Togliendole gentilmente i capelli dal viso, Spike le baciò teneramente
la fronte, aumentando le spinte. Il ritmo dei loro movimenti diventò
incendiario, facendo tendere i loro corpi in modo frenetico.
Incontrando le sue labbra in un dolce bacio, Spike la guardò negli occhi
“Ti amo, Buffy” sussurrò.
“Lo so” rispose lei “Anche io ti amo”
Vedendole le lacrime agli occhi, inclinò la testa studiandola per un
momento “Stai bene?” chiese, con voce carica di preoccupazione mentre
rallentava le spinte.
Prendendolo più fortemente dentro di se, Buffy annuì “Bene”
disse sorridendo, arcuando i fianchi, incoraggiandolo ad aumentare le spinte.
Dopo pochi minuti, Spike sentì il corpo di lei tremare, pronto al rilascio. Raggiungendo la sua schiena, spi spinse più fortemente dentro di lei. Digrignando i denti mentre i muscoli interni di lei gli si stringevano intorno, lasciò cadere la testa sulla sua spalla, spillando dentro di lei mentre la sentiva mordergli la spalla, trattenendo le grida.
Sentendo la tensione praticamente sovrastarlo, collasso su un lato, trascinando
Buffy con lei e cercando di riprendere fiato.
“Non pensavo fossi una che morde, amore” disse con un sorriso
“Che posso dire?” squittì lei “Tu sei mio”
“Marcavi il tuo territorio?” le chiese ghignando. Sentendola annuire,
sorrise “Beh in questo caso...”
Buffy squittì quando si sentì spinta sopra nel letto prima che
Spike le attaccasse il collo con morsi scherzosi. Trovando il punto che sapeva
eccitarla di più, la morse leggermente più forte “Mia”
“Tua” mormorò lei, passandole una mano sulla guancia “E tu sei mio”
“Il tuo tutto?”
“Il mio tutto” sussurrò “Mio amico, amante, eroe, protettore, tutto quanto avvolto in una carta molto sexy”
“E’ vero?” chiese sorridendo
“Si, beh... se devo guardarti nudo, aiuta che tu sia così sexy”
Spike arcuò un sopracciglio e Buffy rise.
“Non preoccuparti piccolo” disse lei “Ti amerò per
sempre... anche quando diventerai calvo”
“Hey! Chi dice che diventerò calvo?”
“Oh su” rispose Buffy cercando di trattenersi dal ridere “Non
puoi pensare di poter usare tutto quel perossido e non aspettarti effetti collaterali”
Spike semprò pensarci un momento, prima di scrollare le spalle “Beh,
se continuerai a stare con me...”
“Non preoccuparti capitan perossido” disse lei sorridendo “Starò
qui finchè non ti stancherai”
Fine
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